Samadhi – Sri Aurobindo


Samadhi – Sri Aurobindo

Nel nostro yoga il Nirvana è l’inizio della Verità superiore, giacché è il passaggio dall’Ignoranza alla Verità superiore. L’Ignoranza dev’essere estinta affinché possa manifestarsi la Verità. (…)
Per questo yoga (e si potrebbe anche aggiungere: nell’ordine naturale e completo della manifestazione) l’esperienza del Nirvana può essere solo uno stadio o un passaggio verso la completa realizzazione. Ho anche detto che esistono molte porte attraverso cui si può passare per giungere alla realizzazione dell’Assoluto (Parabrahman), e il Nirvana è una di esse, ma in nessun modo l’unica. Forse ricordate che Ramakrishna diceva che i Jivakoti possono salire la scala, ma non tornare, mentre gli Ishvarakoti possono salire e scendere a volontà. Se è così, i Jivakoti potrebbero essere quelli che descrivono solo la curva che dalla Materia va, attraverso la Mente, nel Brahman silenzioso, mentre gli Ishvarakoti quelli che raggiungono la Realtà integrale e possono di conseguenza combinare l’Ascesa con la Discesa e contenere nel loro singolo essere i ‘due estremi’ dell’esistenza.
La realizzazione di questo yoga non è inferiore, ma superiore al Nirvana o al nirvikalpa samadhi.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 69

In genere, come nello yoga tantrico, si parla della coscienza che si solleva fino al brahmarandhra, la sommità del capo, come il culmine. Il Rajayoga naturalmente pone l’accento sul samadhi come il solo mezzo per raggiungere l’esperienza suprema. Ma evidentemente, se non si ha la brāhmī sthiti nello stato di veglia, la realizzazione non è completa. La Gita parla chiaramente dell’essere samāhita (che equivale ad essere in samadhi) e della brāhmī sthiti come di uno stato di veglia in cui si vive e si compiono tutte le azioni.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 118

Accade che le persone possano avere la discesa senza notare che è una discesa perché percepiscono solo il risultato. Lo yoga ordinario non va oltre la mente spirituale: le persone percepiscono alla sommità della testa l’unione con il Brahman, ma non sono consapevoli di una coscienza al di sopra della testa. Allo stesso modo, nello yoga ordinario si percepisce l’ascesa della coscienza inferiore risvegliata (kundalini) verso il brahmarandhra, dove la Prakriti si unisce alla coscienza di Brahman, ma non si percepisce la discesa. Alcuni possono aver avuto queste cose, ma non mi risulta che ne abbiano compreso la natura, il principio o il posto che occupano in una sadhana completa. Per lo meno, non ho mai sentito parlare di queste cose da altri prima di scoprirle attraverso la mia esperienza personale. La ragione è che gli antichi yogi, quando andavano al di sopra della mente spirituale, entravano in samadhi, il che significa che non tentavano di divenire coscienti su questi piani superiori, in quanto il loro scopo era andarsene nel piano Sovracosciente, e non di far discendere il Sovracosciente nella coscienza di veglia, che è lo scopo del nostro yoga.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Perché mai gli yogi dei sentieri tradizionali dovrebbero sentire qualche pressione della discesa della Supermente, dal momento che sono soddisfatti della realizzazione che hanno? Essi vivono nella mente spirituale; ma la natura della mente è di separare, e nel loro caso si tratta di separare un certo aspetto o stato elevato del Divino e di ricercarlo escludendo tutto il resto. È quanto fanno tutte le filosofie spirituali e scuole di yoga. Se vanno oltre, è nell’Assoluto che vanno; ora, la mente non può concepire l’Assoluto se non come qualcosa, appunto, di inconcepibile, neti-neti. Inoltre, per ottenere il samadhi, si concentrano su un’unica idea e ciò che raggiungono è ciò che tale idea rappresenta; il samadhi è essenzialmente una concentrazione esclusiva su un’idea. Quindi, perché dovrebbe dar loro un’apertura su qualcos’altro? Solo pochi sono abbastanza plastici da sfuggire a questa limitazione che la sadhana impone a se stessa; si deve entrare in contatto cosciente e illuminante con la supermente, o almeno averne un barlume – e questo significa passare oltre la mente spirituale.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 150-1

Nel nostro yoga le grandi realizzazioni permanenti non vengono di solito in trance, bensì grazie alla perseveranza nella sadhana allo stato di veglia.
[Nel samadhi] il corpo si fa quieto, la mente fisica è in uno stato di torpore e la coscienza interiore è allora lasciata libera di continuare con le sue esperienze. Lo svantaggio è che la trance diventa indispensabile e il problema della coscienza di veglia non viene risolto: essa rimane imperfetta.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. VI, p. 20 e 118

Samadhi – Sri Aurobindo

In our yoga Nirvana is the beginning of higher Truth, since it is the passage from Ignorance to Truth more. Ignorance must be extinguished so that the truth can be revealed. (…)
For this yoga (and you might even add, in the natural order and complete the event) the experience of Nirvana may be just a step or a step towards full implementation. I also said that there are many doors through which you can move on to promote the realization of the Absolute (Parabrahman), and Nirvana is one of them, but by no means the only one. You may remember that Ramakrishna said that Jivakoti can climb the ladder, but not return, while Ishvarakoti can get on and off at will. If so, the Jivakoti may be those that describe only the curve of the matter goes through the mind, the silent Brahman, while Ishvarakoti those who reach the full reality and can therefore combine with the Ascent and Descent contain the Their single to be the ‘extremes’ of existence.
The realization of this yoga is not less but more than Nirvana or Nirvikalpa Samadhi.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 69

Typically, as in tantric yoga, speaks of the consciousness that rises up to brahmarandhra the top of the head, as the culmination. The course focuses on Rajayoga samadhi as the only means to achieve the ultimate experience. But obviously, if you do not have the Brahmi sthiti in the waking state, the implementation is not complete. The Gita speaks clearly being samahita (which is equivalent to being in samadhi) and Brahmi sthiti as a waking state where you live and perform all actions.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 118

It happens that people can be down without noticing that it is a descent because they perceive only the result. Yoga does not go beyond the ordinary mind, spiritual people feel at the top of the head the union with Brahman, but are not aware of a consciousness above the head. Likewise, yoga is ordinarily perceive the rise of the lower consciousness awakened (kundalini) to the brahmarandhra, where the Prakriti is joined to the consciousness of Brahman, but we do not perceive the descent. Some may have had these things, but my understanding is that they have understood the nature, the principle or the place they occupy in a complete sadhana. At least, I never heard of these things to others before you discover them through my personal experience. The reason is that the ancient yogis, when they went above the spiritual mind, went into samadhi, which means not trying to become aware of these upper floors, as their purpose was to get in the plane Superconscient, and not to down the Superconscient in waking consciousness, which is the purpose of our yoga.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 119

Why yogis of the traditional paths should feel some pressure of the descent of the Supermind, since they are satisfied with the realization that they have? They live in the spiritual mind, but the nature of mind is to separate, and in their case is to separate a certain aspect of the Divine, or high status and search for the exclusion of everything else. This is what they all do the spiritual philosophies and schools of yoga. If they go beyond that range is in the Absolute and now, the mind can not conceive the Absolute as something if not, indeed, inconceivable, neti-neti. Furthermore, to achieve samadhi, focuses on one idea and that reach is what this idea represents, samadhi is essentially an exclusive concentration on an idea. So, why should it give them an opening to something else? Only a few have enough plastic to escape this limitation requires that the sadhana itself, you should get in touch with the supermind conscious, enlightening, or at least have a glimmer – and this means moving beyond the spiritual mind.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 150-1

In our yoga large permanent achievements are not usually in a trance, but his perseverance in sadhana in the waking state.
[In samadhi] the body becomes quiet, the physical mind is in a state of torpor and the inner consciousness is then left free to continue with his experiences. The disadvantage is that the trance becomes indispensable and the problem of waking consciousness is solved: it remains imperfect.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. VI, p. 20 and 118

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