Archivio | 27/04/2021

Lacrime del mondo – Tears of the world


Lacrime del mondo

Non smettono mai le lacrime del mondo
ed ogni giorno è un nuovo inizio
nessuno si prende cura di fermare
questo gioco inquieto senza una fine

02.05.2011 Poetyca

Tears of the world

Never stop the tears of the world
and every day is a new beginning
no one take care to stopping it
restless this game without an end

02.05.2011 Poetyca

Le vie del Dharma – The ways of the Dharma – Lama Geshe Gedun Tharcin


Le vie del Dharma

Noi ci troviamo qui per approfondire il discorso sul Dharma: il Dharma definitivo è quello che si chiama Nirvana, la fine della sofferenza, la via per arrivare alla liberazione. Il Dharma, quindi, non è altro che la somma di tutti quei mezzi che portano alla liberazione, alla illuminazione: lo studio, l’ascolto e la contemplazione.
C’è un altro termine in sanscrito che prende il nome di Abidharma, e cioè la suprema realizzazione della natura. L’Abidharma è la diretta comprensione, il diretto apparire dell’ultima suprema comprensione dei fenomeni, quello che noi chiamiamo il supremo Dharma e cioè un mezzo definitivo per arrivare al Nirvana.
Quando parliamo del Dharma vuol dire che abbiamo a che fare con qualcosa che ci può condurre alla liberazione dalla sofferenza, alla liberazione dal Samsara.
Samsara e Nirvana sono due parti molto distinte: il Samsara è una grossa confusione, un ingarbugliamento; il Nirvana è uno stato mentale, uno stato di realizzazione in cui ogni cosa è chiara e limpida e non c’è confusione. Il fatto che noi stiamo cercando il Nirvana vuol dire che stiamo in uno stato di confusione. I mezzi per uscirne e raggiungere quello stato di realizzazione, di chiarezza, che è invece il Nirvana, sono chiamati appunto Abidharma.
L’Abidharma è l’ultima realizzazione della vacuità, è l’ultima realizzazione della realtà, è l’ultima realizzazione della reale natura delle cose. Il percorso è semplice: Samsara, Abidharma e poi Dharma, ovvero il Nirvana.
Questo è il livello convenzionale dell’Abidharma, al contrario del livello ultimo cioè quello della reale comprensione della vera natura delle cose. Quindi quello che chiamiamo l’Abidharma convenzionale, che è correlato con l’Abidharma tradizionale, sono tutti quei mezzi per raggiungere l’ultimo Abidharma. Tali mezzi sono lo studio e la contemplazione ed entrambi ci permettono di comprendere la reale natura delle cose.
In questo momento noi viviamo nel Samsara indipendentemente dal fatto che siamo Buddha, Arhat o Bodhisattva e vogliamo uscire fuori dal Samsara. I mezzi che ci permettono di uscire dal Samsara sono correlati al Karma, poiché noi viviamo nel Samsara a causa del Karma: per uscire dal Samsara, dobbiamo cambiare il nostro Karma, cioè il nostro lavoro personale, qualcosa di concreto. Tutto ciò che succede nel Samsara dipende dal Karma.
A volte ci domandiamo come è possibile che tante cose sono prodotte dal Karma, è qualcosa di difficile da immaginare.
Il Buddha ha detto che comprendere i funzionamenti sottili del Karma, è più difficile che comprendere il concetto di vacuità. Inoltre, ha anche detto che tutti gli esseri supremi, Bodhisattva e Arhat possono aver compreso i concetti della vacuità, ma come funziona la vacuità, comprendere i sottili livelli del Karma può farlo solo un Buddha. Quindi non possiamo aspettarci di comprendere tutto quello che riguarda il Karma, questo è impossibile. Farò comunque del mio meglio per cercare di spiegarlo.
Come possiamo comprendere che tutti i diversi aspetti, tutte le diverse cose sono prodotti dal Karma? Innanzitutto vediamo la definizione di “Karma”: secondo i testi classici tibetani, è uno stato mentale. Ci sono due livelli mentali: uno è la mente temporanea, e cioè la mente che appare e scompare, e l’altro è la mente principale.
Il Karma è collegato alla mente secondaria, cioè a quella mente che appare e scompare: per esempio, la rabbia appartiene alla mente secondaria e non a quella primaria perché noi non siamo sempre arrabbiati, ma questo stato mentale va e viene. Ciò non vuol dire che se noi non siamo arrabbiati abbiamo abbandonato la rabbia, poiché è dentro di noi, nelle nostre profondità e come se stesse in uno stato di sonno.
Questa è una caratteristica della mente temporanea, qualcosa che va e viene, appare e scompare, a seconda delle differenti condizioni. La mente secondaria può essere tradotta come intenzione. Questa intenzione accompagna ogni funzione mentale e ci sono cinque menti che praticano l’intenzione: la prima è la sensazione, la seconda è la concezione, la terza è l’intenzione, la quarta è l’ispirazione e infine la quinta è il contatto. Queste cinque menti onnipresenti sono quelle che accompagnano ogni funzione mentale. Per quanto riguarda la sensazione ci sono tre tipi di sensazioni: piacevole, non piacevole e neutra.
Possiamo dire che ogni cosa che io faccio è sempre accompagnata da intenzioni, da motivazioni. Anche gli stati mentali positivi come la comprensione e la benevolenza sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche gli stati mentali negativi come la rabbia, e l’odio sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche quando siamo arrabbiati c’è sempre una intenzione dietro la nostra rabbia. In quella intenzione c’è l’aspetto principale di quello che chiamiamo Karma.
Dal punto di vista psicologico è abbastanza chiaro come si crea il Karma. Se per esempio diamo del denaro a dei mendicanti in strada questo crea un buon Karma, ma come viene creato un buon Karma in quel momento? Perché in quel momento abbiamo una buona intenzione, una intenzione positiva che crea quello che viene chiamato il buon Karma.
Il fatto di produrre frutti spirituali è molto più potente del produrre aspetti materiali.
Il Buddha fa l’esempio del seme di sesamo che è molto piccolo però può produrre un grande albero. Lo stesso vale per noi una piccola intenzione positiva può produrre un grande frutto.
Quindi è chiaro come sia possibile produrre un buon Karma. Non è qualcosa a cui noi dobbiamo dare una fiducia cieca: si può sperimentare. Il Karma positivo crea risultati positivi, il Karma negativo crea risultati negativi. Se qualcuno crea un Karma negativo questo non scomparirà mai e darà sempre i suoi frutti.
Ci sono quattro caratteristiche del Karma: la prima è la certezza del Karma (è certo che un Karma positivo crea un risultato positivo e viceversa), la seconda è che noi non incontriamo mai nessun tipo di Karma che non sia stato creato da noi stessi (questo vuol dire che se hai creato un Karma positivo o negativo io non posso sperimentarlo al tuo posto, ma è tua piena responsabilità), la terza caratteristica è che se noi creiamo un Karma positivo o negativo questo non scomparirà, non andrà perduto.
Ci sono delle eccezioni, dei metodi che hanno la possibilità di cambiare o di estinguere il Karma, però questo non è affatto facile. La quarta caratteristica è che un piccolo Karma positivo può generare un grande frutto. Queste quattro caratteristiche del Karma sono la base dell’insegnamento del Buddha.
L’insegnamento del Buddha si può condensare in tre semplici versi: fare del bene, non fare del male e cercare di addestrare la mente. Il risultato delle cose cattive è la sofferenza. Il risultato delle cose positive è la felicità. Queste cose sia che siano positive che negative, buone o cattive dipendono dalla nostra intenzione mentale e cioè dal Karma.
Cercare di addestrare la mente, cercare di dominare la mente vuol dire dominare le nostre intenzioni, rivolgerle al positivo. Quindi nel verso che dice di non fare delle cose cattive, non fare del male, Buddha condensa tutto il suo insegnamento che riguarda l’etica. Se si dimora nella moralità, nell’etica, sarà impossibile fare delle cose cattive. Il primo verso dice: “Fai cose buone, fai del bene” in quel verso è condensato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la concentrazione. La principale sostanza della concentrazione è la consapevolezza mentale, se qualcuno vigila nella consapevolezza, farà delle cose buone.
Quando noi perdiamo la nostra consapevolezza, facciamo cose sbagliate, cose cattive. Il terzo verso dice “Cerca di dominare la tua mente”, in quel verso è concentrato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la saggezza, cercando di sviluppare le tue qualità positive. Quindi la saggezza vuol dire cercare di determinare bene ciò che è sbagliato e ciò che è positivo. Noi commettiamo degli errori perché non abbiamo una visione chiara. Al contrario se noi avessimo una visione chiara di ciò che è buono e di ciò che è cattivo ci asterremmo dal commettere errori. Quindi bisogna avere una buona base di moralità e sviluppare la concentrazione.
Una volta che si è ottenuta la moralità e la concentrazione si sviluppa la saggezza. Nell’insegnamento del Buddha sono molto famosi i cinque precetti fondamentali. Essere radicati nei cinque precetti vuol dire evitare di essere coinvolti nelle cose negative. Inoltre ci sono le dieci azioni virtuose e le dieci azioni non virtuose e queste a loro volta sono suddivise in tre categorie: le azioni verbali, le azioni fisiche e le azioni mentali. Le azioni principali sono le azioni mentali: dalle azioni positive o negative di tipo mentale derivano le azioni fisiche e poi le azioni verbali.
Credo che per ora sia meglio fermarci qui.

Lama Geshe Gedun Tharcin


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The ways of the Dharma

We are here to deepen the discourse on Dharma: Dharma is what is called final Nirvana, the end of suffering, the way to achieve liberation. Dharma, therefore, is nothing more than the sum of all the means that lead to the release, the lighting: the study, listening and contemplation.
Is there another word in Sanskrit is called Abidharma, that is the supreme creation of nature. The Abidharma is the direct understanding, the direct appearance of the last supreme understanding, what we call the supreme Dharma and that the final half to get to Nirvana.
When we speak of the Dharma means that we are dealing with something that can lead to liberation from suffering, liberation from Samsara.
Samsara and Nirvana are two very distinct parts: the Samsara is a big confusion, garbled, Nirvana is a state of mind, a state of creation where everything is clean and clear and there is no confusion. The fact that we are seeking Nirvana means that we are in a state of confusion. The means to get out and reach that state of realization, clarity, which actually is the Nirvana, I just called Abidharma.
The Abidharma is the final realization of emptiness, is the latest realization of reality, is the final realization of the true nature of things. The route is simple: Samsara, and then Abidharma Dharma, or Nirvana.
This is the conventional level dell’Abidharma, unlike the last level, namely the real understanding of the true nature of things. So what we call the conventional Abidharma, which correlates with the traditional Abidharma have all the means to reach the last Abidharma. These means are the study and contemplation, and both help us understand the real nature of things.
Right now we live in Samsara whether we are Buddha, Bodhisattva and Arhat, or want to come out of Samsara. The means that allow us to get out of Samsara are related to the Karma, since we live in because of Samsara Karma: to exit from Samsara, we must change our karma, our own work, something concrete. Everything that happens depends in Samsara Karma.
Sometimes we wonder how it is possible that many things are produced by karma, is something difficult to imagine.
The Buddha said that understanding the subtle workings of karma, it is more difficult to understand the concept of emptiness. In addition, he also said that all supreme beings, Bodhisattvas and Arhat may have understood the concepts of emptiness, but how does the emptiness, understand the subtle levels of Karma can only do a Buddha. So we can not expect to understand everything about the Karma, this is impossible. I’ll still try my best to explain it.
How can we understand that all the different aspects, all other things are produced by Karma? First we see the definition of “Karma”: according to classical Tibetan texts, is a state of mind. There are two levels of mind: a mind is only temporary, and that is the mind that appears and disappears, and the other is the mastermind.
Karma is connected to the secondary mind, namely the mind that appears and disappears, for example, anger belongs to the mind and not secondary to the primary because we’re not always angry, but this state of mind comes and goes. This does not mean that if we are not mad we dropped out of anger, because it is within us, in our depth and as if in a state of sleep.
This is a temporary feature of the mind, something that comes and goes, comes and goes, depending on different conditions. The mind can be translated as secondary intention. This plan accompanies every mental function, and there are five minds engaged in the intention: the first is the feeling, the second is the concept, the third is the intention, the fourth is the inspiration and finally the fifth is the contact. These ubiquitous five minds are those that accompany any mental function. As for the feeling there are three kinds of feelings: pleasant, unpleasant and neutral.
We can say that everything I do is always accompanied by intention, by reasons.Even positive mental states such as understanding and goodwill are accompanied by these five states of mind. Even the negative mental states such as anger, hatred are accompanied by these five states of mind. Even when we are angry there is always an intention behind our anger. In the intention is the main aspect of what we call Karma.
From the psychological point of view is quite clear how you create the Karma. For example, if we give money to beggars in the street it creates good karma, but how you create good karma in that moment? Because at that time we have a good intention, a positive intention that creates what is called good karma.
Producing spiritual fruit is much more powerful aspects of producing materials.
The Buddha gives the example of sesame seed which is very small but can produce a large tree. The same applies to a small positive intent we can produce a great result.
So it is clear that it is possible to produce good karma. It is not something to which we must give a blind trust: you can experiment. Karma positive creates positive, negative creates negative karma. If someone creates a negative karma that will never disappear and will always bear fruit.
There are four characteristics of Karma: the first is the certainty of Karma (Karma is certain that a positive creates a positive result and vice versa), the second is that we never meet any kind of Karma that has not been created by ourselves ( This means that if you have a positive or negative karma I can not test it for you, but it is your full responsibility), the third characteristic is that if we create a positive or negative karma that will not disappear, it will be lost.
There are exceptions, the methods that have the ability to change or extinguish the Karma, but this is not easy. The fourth characteristic is that a small positive Karma can generate an abundance of fruit. These four characteristics of the Karma are the teaching of the Buddha.
The Buddha’s teaching can be condensed into three simple ways: to do good, do no harm and try to train the mind. The result of the bad things is suffering. The result of the positive things is happiness. These are things that are positive and negative, good or bad depends on our intention and that is the mental Karma.
Trying to train the mind, seek to dominate the mind means to dominate our intentions, to ask the positive. Then in verse that says not to do bad things, do no harm, Buddha condensing all his teaching concerning ethics. If you stay in morality, ethics, it will be impossible to do bad things. The first verse says: “Do good things, do good” in that it is condensed into the Buddha’s teaching with regard to the merger. The main ingredient is the concentration of mental awareness, if anyone watches in awareness, make good things.
When we lose our awareness, we do wrong things, bad things. The third verse says, “Try to dominate your mind,” that verse is concentrated in the Buddha’s teaching with regard to the wisdom, seeking to develop your positive qualities. So the wisdom means trying to determine clearly what is wrong and what is good. We make mistakes because we do not have a clear vision. Conversely, if we had a clear vision of what is good and what is bad we abstain from making mistakes. So you have to have a good basis for morality and develop concentration.
Once we obtained the morality and concentration develops wisdom. In the teaching of the Buddha are very famous five basic precepts. Being rooted in the five precepts means to avoid being involved in negative things. In addition, there are ten good deeds and the ten non-virtuous actions, and these in turn are divided into three categories: verbal actions, physical actions and mental acts. The main actions are the actions of mind: the positive actions and negative actions result in a mental and physical actions and verbal.
I think it is better to stop here for now.

Lama Geshe Gedun Tharcin

Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo – Zen is the path that connects us to the Universe –


– Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo –
La luce di una candela rischiara appena una stanza disadorna. Di fronte al muro siedono, perfettamente allineati, immobili personaggi vestiti con abiti neri, ampi, panneggianti. Il sobrio e vigoroso silenzio viene interrotto soltanto da una profonda voce che, ogni tanto, con severa compassione richiama alla bellezza del momento presente.
Cosa stanno facendo queste persone? Niente – potrebbe essere la risposta – sono semplicemente sedute. Esse in verità stanno meditando, stanno praticando zazen.
Ora, il termine Zen, che sta a indicare una delle forme che il buddhismo ha preso in Giappone, vuol dire meditazione. Esso deriva dal termine cinese chan, che a sua volta deriva dalla parola sanscrita dhyana, usata in India per indicare appunto la pratica della meditazione.
A questo punto è bene ricordare una cosa: in Occidente con meditazione, o meditatio, di solito si intende lo scegliere un passo del Vangelo sul quale riflettere, pensare, per poter giungere a una maggiore e più profonda comprensione del messaggio del Cristo. All’alba dell’incontro con le dottrine orientali, gli studiosi occidentali hanno definito “meditazione” tutta quella serie di pratiche ascetico-concentrative caratteristiche delle filosofie orientali. Ma, in ambito buddhista, il termine sanscrito che indica tali pratiche in generale è bhavana: esso deriva dalla radice verbale bhu, che vuol dire “essere”. Pertanto bhavana può essere tradotto come esserci, esserci di più, ora.
Dunque la pratica contemplativa buddhista non deve rimandare a una cogitazione continua, bensì a un essere totalmente calati nel momento presente. Si tratta in altre parole di essere completamente consapevoli di se stessi, del proprio corpo, dei propri pensieri, e di ciò che ci circonda.
Buddha, l’illuminato, è colui il quale è completamente sveglio, assolutamente calato nella irripetibile bellezza del momento presente, ed è proprio alla luce di tale fatto che nella tradizione Zen si arriva ad affermare che zazen è satori, e cioè che la pratica della meditazione è l’illuminazione: in altre parole se essere illuminati vuol dire essere completamente calati nel momento presente, e se meditare vuol dire esserci totalmente, allora i due termini coincidono.
La tradizione Zen si chiama in tal modo proprio perché avendo compreso l’importanza della pratica seduta, su essa pone un forte accento. Ma come si fa a fare zazen, o meglio la meditazione (zen) seduta (za)?
Innanzitutto occorre scegliere un posto dove sedersi che sia tranquillo, non troppo caldo nè troppo freddo, e poi indossare un abito ampio, comodo e possibilmente scuro. Scelto un cuscino consistente, occorre sedersi su di esso a gambe incrociate, per quaranta minuti circa, anche se all’inizio è possibile sedersi per un periodo minore.
La posizione da assumere è quella del loto completo: il piede destro che poggia sulla coscia sinistra e il piede sinistro che poggia sulla coscia destra. Tale posizione ha una valenza sia simbolica che pratica. Da un lato infatti simbolizza il loto, il fiore che, pur affondando le sue radici nella melma, si leva alto verso il cielo con i suoi petali arancioni, colore del sole nascente e della rinascita spirituale. Dall’altro invece la posizione del loto è estremamente pratica perché salda, stabile. Bisogna aver cura di sedersi in pizzo al cuscino e di far toccare bene a terra le ginocchia. In tal modo si viene a formare un tripode che dona stabilità e vigore a tutta la postura e permette alla schiena di stare naturalmente dritta, senza grossi sforzi. E’ possibile sedersi anche nella posizione del mezzo loto, con il piede destro sulla coscia sinistra o viceversa, cercando comunque di ricreare la stabilita di detto tripode.
La schiena deve essere mantenuta bene dritta, le mani toccano con il taglio interno l’addome e la sinistra poggia sulla destra. La misura della corretta sovrapposizione delle mani viene data dal dito medio sinistro, la cui falange centrale deve coincidere con la falange centrale del medio della mano destra. La punta dei pollici si sfiora a formare un perfetto ovale, che va mantenuto per tutta la durata della seduta. Questa posizione delle mani viene chiamata in giapponese hokkaijoin, o sigillo dell’Oceano del Dharma, ed è simbolo e indice della concentrazione: infatti se ci si assopisce i pollici si allentano e formano la cosiddetta “valle”, se invece ci si accanisce in un turbinio di pensieri i pollici premono forte l’uno contro l’altro andando a formare un “monte”. Inoltre è anche molto importante il movimento che si compie per assumere tale posizione. Le due mani partono da lati opposti e convergono verso il centro. Allo stesso modo la mente che di solito è dissipata, distratta in pensieri che la trascinano avanti e indietro, dovrebbe, all’inizio della seduta, ricentrarsi, focalizzarsi.
Le spalle devono essere rilassate e i gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi, a differenza di altre scuole meditative, vengono tenuti aperti, e questo per il semplice motivo che il mantenere gli occhi chiusi, anche se all’inizio della seduta può risultare molto calmante, di fatto poi induce sonnolenza. Di solito si chiudono gli occhi quando si vuole dormire, mentre quando si è svegli gli occhi sono aperti. Ora, se questa deve esser la pratica del Risveglio, è bene che il corpo assuma l’atteggiamento di una persona sveglia.
Il mento deve essere rientrato e la nuca tesa: l’immagine che la tradizione Zen offre per aiutare il praticante ad assumere una corretta postura è quella di una colonna che a un’estremità spinge la terra in basso, e all’altra spinge in alto il cielo. In tal modo chi pratica diventa una sorta di asse cosmico che unisce le sfere celesti alla terra: il palo attraverso il quale è possibile raggiungere il cielo, o meglio l’Assoluto.
Ma cosa fare durante zazen? Si tratta fondamentalmente di focalizzare la propria consapevolezza su due cose: la postura e il respiro, le due ali su cui vola la meditazione.
Innanzitutto bisogna tornare costantemente alla posizione. Occorre sentire il proprio corpo mentre mantiene una corretta postura: non bisogna quindi piegare la schiena, afflosciarsi, allentare la posizione delle mani, perdere il contatto delle ginocchia, reclinare il capo o chiudere gli occhi.
Una corretta postura deve poi essere vivificata da una corretta attenzione al respiro. Si tratta in altre parole di osservare il proprio respiro senza per questo controllarlo o modificarlo in alcun modo. Se è superficiale lo si registra come tale, e quando è o affannoso, o calmo o profondo si fa lo stesso. Con il tempo e la pratica, il respiro diventerà quieto e impercettibile: l’espirazione si farà sottile e prolungata e l’inspirazione breve e decisa.
La tradizione paragona la mente discorsiva a un cane affamato: come il cane ha bisogno di rosicchiare continuamente qualcosa, così la mente discorsiva ha bisogno di “ruminare” costantemente pensieri. Si tratta allora di dare alla mente affamata un osso da rosicchiare, un qualcosa che calmi il suo desiderio di essere sempre impegnata in un processo cogitativo ma che allo stesso tempo la mantenga legata al momento presente.L’attenzione alla postura e alla respirazione è la risposta, è l’osso da gettare alla mente discorsiva, è l’oggetto che tiene la mente occupata e che altresì non la distoglie dal presente. Infatti sia la postura che il respiro sono elementi presenti ora, da percepire nell’immediatezza del presente.
Normalmente la mente discorsiva è persa in continui confronti, progetti futuri o ricordi passati: una rapida occhiata al momento presente e subito parte il “film” interiore, una carrellata di pensieri che distolgono dalla realtà. E parlare di realtà non è esagerato poiché, a pensarci bene, il passato è passato, il futuro deve ancora essere: solo la dimensione del presente effettivamente è, esiste, è reale. Ora, la mente discorsiva persa nei suoi pensieri fa vivere l’essere umano come un fantasma, alienato dal momento presente nel quale la vita si attua.
La pratica Zen, con il suo vigoroso richiamo alla presenza educa alla capacità di esserci, di esserci completamente, e permette al praticante di scoprire una dimensione sconosciuta anche se già presente di fronte agli occhi: la realtà vibrante del momento presente, nel quale è possibile scorgere il proprio Sé originale, natura misteriosamente sottile della vita che ci unisce in maniera inscindibile a tutti gli altri esseri.
Il semplice fatto di sedersi con tutto se stessi (o shikantaza in giapponese) vuol dire accettare e dunque comprendere la propria reale natura. La reale natura, o natura originale del Sé è comune a tutti gli esseri. Accettare e comprendere tale natura con la sola mente è impossibile, occorre accettarla, sentirla, assimilarla anche con il corpo: ecco perché si dà tanta importanza alla pratica dello zazen dove tutto il corpo e tutta la mente sono concentrati sulla postura.
Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accettarsi e riconoscersi connessi e interconnessi con il resto del Cosmo. E’ per questo che si dice che lo zazen è la porta che dà accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo vivono da sempre: il nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

– Zen is the path that connects us to the Universe –

The light of a candle illuminates just a bare room. Sit facing the wall, perfectly aligned, real estate people dressed in blacks, wide, panneggianti. The simple and powerful silence is interrupted only by a deep voice, sometimes with severe compassion recalls the beauty of the present moment.
What are these people doing? Nothing – it could be the answer – they are just sitting. They really are speculating, are practicing zazen.
Now, the word Zen, meaning that they are one of the forms that Buddhism has taken in Japan, it means meditation. It comes from the Chinese word chan, which in turn derives from the Sanskrit word dhyana, which is used in India to indicate precisely the practice of meditation.
At this point it is worth remembering one thing: in the West with meditation or meditatio usually means the point on the Gospel on which to reflect, to think, to reach a broader and deeper understanding of the message of Christ. At the dawn of the meeting with the Eastern doctrines, Western scholars have called “meditation” whole series of ascetic practices-concentrative characteristics of Eastern philosophies. But, in the Buddhist context, the Sanskrit term that indicates this practice in general is bhavana: it derives from the verbal root bhu, meaning “be”. Therefore bhavana can be translated as, be more now.
So the Buddhist contemplative practice should not defer to a continuous cogitation, but declined to be totally in the present moment. It is in other words to be fully aware of themselves, of their bodies, their thoughts, and what surrounds us.
Buddha, the enlightened, is the one who is fully awake, absolutely fell in the unique beauty of the present moment, and is in the light of the fact that in the Zen tradition we come to say that zazen is satori, which is that the practice of Meditation is the light: in other words, to be enlightened is to be completely dropped in the present moment, and if there is to meditate totally, then the two terms coincide.
The Zen tradition is called so because they had understood the importance of the practice session, has a strong focus on it. But how do you do zazen, or rather meditation (Zen) sitting (za)?
First you choose a place to sit that is comfortable, not too hot nor too cold, and then wear loose clothing, comfortable and preferably dark. Chose a large pillow, you need to sit cross-legged on it for forty minutes, even if at first you can sit for a shorter period.
The position to be taken is that of the full-lotus: the right foot resting on the left thigh and left foot resting on the right thigh. This position has a value both symbolic and practical. On one hand, the lotus symbolizes the flower, although its roots in the mud, rises high into the sky with its orange petals, color of the rising sun and spiritual rebirth. On the other hand the lotus position is extremely practical because it firm and stable. We must take care to sit down to lace pillow and good to touch the knees to the ground. Thus is formed a tripod that gives stability and strength to the whole posture and allows the spine to stay straight course, without great effort. It ‘also possible to sit in half-lotus position, with your right foot on left thigh or vice versa, still trying to recreate the stability of this tripod.
The back should be well maintained straight, hands touching the abdomen with the internal cut and the left rests on the right. The correct measure of the overlap of the hands is given by the left middle finger, middle phalanx, which must coincide with the center of the middle phalanx of the right hand. The tip of the thumbs touching to form a perfect oval, which should be maintained for the duration of the session. This hand position is called in Japanese hokkaijoin, or seal of the Dharma Ocean, and is a symbol and index of concentration: in fact if you are asleep your thumbs become loose and form the so-called “valley”, but if there rages a whirlwind of thoughts strong thumbs pressed against each other going to form a “mountain”. It is also very important that the movement is done to take this position. The two hands start at opposite sides and converge toward the center. Similarly, the mind that is usually dissipated, distracted with thoughts that drag back and forth, should, at the beginning of the session, refocus, focus.
The shoulders should be relaxed and the elbows apart from the body. The eyes, unlike other schools of meditation, are kept open, and this for the simple reason that keeping your eyes closed, although the beginning of the session can be very soothing, in fact, then induces drowsiness. Usually you close your eyes when you want to sleep, and when you are awake eyes are open. Now, if this should be the practice of enlightenment, it is good to take the attitude that the body of a person awake.
The chin should be back and neck tense: the image that the Zen tradition offers to help the practitioner to assume a correct posture is that of a column at one end which pushes the earth down, and the other pushes up the sky. In this way, those who practice it becomes a kind of cosmic axis that unites the celestial spheres to the earth: the pole through which you can reach the sky, or rather the Absolute.
But what to do during zazen? It’s basically focus their awareness on two things: posture and breathing, the two wings on which flies meditation.
First we must constantly return to the position. Need to hear your body while maintaining proper posture so we should not bend your back, limp, loosen the hand position, losing touch knees, tilt your head or close his eyes.
Proper posture must then be enlivened by a proper attention to the breath. In other words it is to observe your breath without controlling it or modify it in any way. If it is superficial register as such, and when it is or wheezing, or calm or deep you do the same. With time and practice, the breath becomes quiet and inaudible exhalation will be thin and long and short and decisive inspiration.
Discursive tradition likens the mind to a hungry dog: how the dog needs something to chew constantly, so the mind needs to discursive “chewing” thoughts constantly. It is time to give hungry minds a bone to chew on, something to calm her desire to always be engaged in a process cogitative but at the same time keep tied at presente.L ‘attention to posture and breathing is response, is the bone to throw to the discursive mind, is the object that keeps the mind occupied and that also does not detract from the present. In fact, the posture is that the elements of breath are now to be perceived immediacy of the present.
Normally, the discursive mind is lost in continuous comparisons, past memories or future projects: a quick look at the present moment and just part of the “movie” inside, a roundup of thoughts that distract from the reality. And speaking of reality as it is no exaggeration to think of it, the past is past, the future is yet to be: only the size of this fact is, there is real. Now, the discursive mind lost in thought is the human being as a living ghost, alienated from the present moment in which life takes place.
The practice of Zen, with its strong appeal to the presence educates the ability to be there, be there completely, and allows the practitioner to discover an unknown dimension, even if already present before the eyes: the vibrant reality of the present moment, where you can see one’s self the original, subtle nature of life mysteriously unites us inseparably to all other beings.
The simple act of sitting down with their whole heart (or shikantaza in Japanese) means to accept and therefore understand its real nature. The real nature, or nature of the original self is common to all beings. Accept and understand the nature of the mind alone is impossible, you must accept it, feel it, even with the body to assimilate it here because it gives so much importance to the practice of zazen, where the whole body and whole mind focused on your posture.
When sitting, just sitting, enjoying the silence and stillness of zazen, you can observe, learn, accept and recognize connected and interconnected with the rest of the Cosmos. And ‘why you say that zazen is the door that gives access to real peace and harmony in which all existences in the cosmos have always lived: Nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

Luce trovata – Light found


Luce trovata

Mosaici sbiaditi
scorrono
sotto le dita
del tempo
-Vita senza vita-

Icari stanchi
di volare
lasciano vuoto
il cielo
-Sogni senza sogni-

I colori
al tramonto
su tele nuove
gocciano
-Speranze perdute-

La notte
a respiro
rantolante
da inizio
-Buio che sovrasta-

Su nuvole
sospese
reale e irreale
danzano abbracciati
m e n t r e
La Luce rinasce

19.02.2002 Poetyca

Light found

Mosaics faded
flow
under your fingers
time
Life-without-life

Icarus tired
to fly
leave blank
the sky
Dreams-dreamless-

Colors
sunset
New on canvas
drop
Lost-hope-

The night
to breath
rattling
from the beginning
Dark-to above-

On clouds
suspended
real and unreal
embraced dance
w h  i l e
The light is reborn

19.02.2002 Poetyca

L’inizio del sentiero – The beginning of the path


Il fiore di Bodhidharma

Riflettendo…

La Riflessione

Quando la mente è calma e lo spirito in pace,
la comprensione è realizzata.

Non v’è più nulla da comprendere.
Chi può affermare che il regno del Tao è lontano da noi?

Com’è sereno!
Come l’origine di Cielo e Terra.

Ni Tsan (1301-1374)

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Non esiste dualismo,
non ha spazio la separazione
come una mente agitata ci proietta.

Tutto è racchiuso
in un respiro calmo,
nella pura attenzione
che lascia andare
attaccamento ed aspettativa.

Nel tao il senso profondo
di ogni cosa che ci pervade
e che si proietta nello spazio intorno.

Poetyca

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L’insegnamento

L’inizio del Sentiero

Quando il Buddha insegnò le quattro nobili verità,
disse che prendere rifugio nell’esistenza umana è un’esperienza insoddisfacente.

Se ci si attacca a questa struttura mortale, si soffrirà.
Non ottenere quello che si vuole è sofferenza
– con questo possiamo trovarci facilmente d’accordo –
Ricevere quello che non si vuole può anche essere doloroso.

Ma se ci inoltriamo un po’ di più lungo il cammino del Buddha,
anche ottenere ciò che vogliamo è sofferenza!

Questo è l’inizio del sentiero del risveglio.

Ajahn Sundara

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La brama, il possesso e l’aspettativa
sono veleni che inquinano il nostro andare.

La vera ricerca si confronta con la capacità
di non attendersi nulla,
di accogliere ogni cosa come dono.

Senza aspettative si comprende
che quel che ci accade
è adatto al nostro percorso.

Non sempre quel che appare beneficio
accorda il nostro bisogno
e se non vigiliamo diviene
attaccamento e veleno.

Poetyca

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15.06.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Non trascurare – Do not disregard – Buddha


Non trascurare

Non trascurare i piccoli misfatti,
pensando che siano innocui,
perché anche minuscole scintille di fiamma,
possono dare fuoco a una montagna di fieno.
Non trascurare i piccoli atti positivi,
pensando che siano senza beneficio,
perché anche minuscole gocce d’acqua,
finiranno per riempire il barattolo più grande.

—Buddha Shakyamuni, Sutra del saggio e dello sciocco
🌸🌿🌸#pensierieparole
Do not disregard

Do not disregard small misdeeds,
thinking they are harmless,
because even tiny sparks of flame,
can set fire to a mountain of hay.
Do not disregard small positive acts,
thinking they are without benefit,
because even tiny drops of water,
will eventually fill the largest jar.

—Buddha Shakyamuni, Sutra of the Wise and Foolish

Emozioni – Emotions


🌸Emozioni🌸

È attraverso le emozioni,
la loro manifestazione,
la condivisione del nostro sentire
che si instaurano legami profondi
e trattenere,nascondere o minimizzare
equivale al fuggire se stessi
e rinunciare a donarsi.

17.03.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Emotions

It is through the emotions,
their manifestation,
sharing our feelings
that deep bonds are established
and withhold, hide or minimize
it is equivalent to running away from oneself
and renounce giving oneself.

17.03.2021 Poetyca

Mani alzate – Hands up


🌼Mani alzate🌼

Attesa
di un generale
cambiamento
in un mondo
ormai arreso
mani alzate
a coprire il sole
Non fuggono
le ombre
non respira
la voglia di vita
se prima
non inizio io
a fare la differenza
Ora metto
parole in fila
per portare fuori
quello che bussa
e ancora dentro
si fa spazio
in cerca di voce

02.12.2018 Poetyca
🌼🌿🌼#Poetycamente
🌼Hands up

Waiting
of a general
change
in a world
now surrendered
hands up
to cover the sun
They do not flee
shadows
does not breathe
the desire for life
if before
I do not start
make the difference
Now I’ll put it
words in a row
to bring out
what knocks
and still inside
it makes space
looking for a voice

02.12.2018 Poetyca

Incanto – Enchantment


🌸Incanto🌸

Anche oggi
guarda
oltre
le apparenze
ed accendi
con gioia
nuovi colori

È musica
è arte
negli occhi
e nei palpiti
del nostro essere
senza confini

17.03.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Enchantment

Also today
look
beyond
appearances
and turn on
with joy
new colors

It’s music
it is art
in the eyes
and in the heartbeats
of our being
without borders

17.03.2021 Poetyca

Armonia – Harmony – Haiku


🌸Armonia – Haiku🌸

Armonia è specchio
immagine riflessa
di luce viva

13.04.2019 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Harmony – Haiku

Harmony is mirror
a reflected image
of a living light

13.04.2019 Poetyca

David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

Una perla al giorno – Tirukkural


mandala7
Dovresti aver paura dell’ostilità
che hai dentro di te e difenderti da essa:
nei momenti catastrofici taglierà
più a fondo della lama del vasaio.

Tirukkural, LXXXIX, 883

You should be afraid of hostility
you have inside of you and defend you from it:
at times catastrophic cut
deeper blade of the potter.

Tirukkural, LXXXIX, 883