Archivio | 22/05/2021

Naturali e spaziosi – Natural and spacious


Riflettendo…

La Riflessione

Il Risvegliato
può solo indicare la via:
siamo noi a doverla percorrere.

Chi con saggezza riflette
e intraprende il sentiero
è libero dai ceppi di Mara.

Dhammapada – 276

————————

Toccare la terra
è saper distinguere
tutte le tentazioni,
le illusioni di una mente
che non guarda in profondità.
Nel gioco dell’attaccamento
sono confuse le immagini,
a noi prendere la via
per riconoscere la realtà
come essa è,
e con volontà restare centrati
verso la nostra ricerca.

Poetyca

————————

L’insegnamento

Naturali e spaziosi

In meditazione, siate a vostro agio, siate quanto più naturali e spaziosi possibile.

Scivolate quietamente oltre i lacci del vostro sé, come sempre ansioso,
lasciate andare tutti gli attaccamenti e rilassatevi, abbandonandovi nella vostra vera natura.

Lasciate che la pace lavori su di voi e vi permetta di riunire la vostra mente dispersa
nella consapevolezza di una profonda e stabile quiete,
risvegliando in voi l’illuminazione di una chiara e profonda visione.

Sogyal Rinpoche

………………………

Nel momento presente
tutto è quiete,
nella forza di questa consapevolezza
basta semplicemente respirare
e portare attenzione
a questo momento in serenità,
senza aspettativa alcuna:
essenza che respira e si pacifica
con tutto quel che sa accogliere.

Poetyca

……………………..

13.06.2009 Poetyca

Testi tratti da: 

Reflecting …

Reflection

the Awakened
can only point the way:
us having to go.

Who wisely reflects
and takes the path
is free from the fetters of Mara.

Dhammapada – 276

——–

Touch the Earth
is able to distinguish
all temptations,
the illusions of a mind
that does not look in depth.
In the game of attachment
images are blurred,
we take the path
to recognize the reality
as it is,
and will be centered
to our research.

Poetyca

——–

The teaching

Natural and spacious

In meditation, you are at ease, be as natural and spacious as possible.

Glide quietly over the laces of your self, eager as always,
let go of all attachments and relax, lose yourself in your true nature.

Let the peace work of you and will let you bring your mind scattered
in the awareness of a deep and stable peace,
awakening in you lighting a clear and profound vision.

Sogyal Rinpoche

… … … … … … … … …

At the present time
everything is quiet,
in the strength of this awareness
simply breathing
and bring attention
at this moment in serenity,
without any expectation:
essence that breathes and peaceful
with everything that feels welcoming.

Poetyca

… … … … … … … … ..

13.06.2009 Poetyca

 

 

                                                                                                    Prendere rifugio – Riflettendo

La Donna che doveva attraversare il fiume – The Woman who had to cross the River – Osho


L Ego

La Donna che Doveva Attraversare il Fiume

L’ego è un fenomeno sociale – è proprio alla società, non sei tu. D’altra parte ti dà una funzione all’interno della società, un posto nella gerarchia della società. E se ti limiti ad accontentarti di quel ruolo, ti lascerai sfuggire completamente l’opportunità di trovare il tuo sé reale.

Non hai mai notato che ogni sorta di miserie entra nella tua vita attraverso l’ego? No, l’ego non potrà mai renderti estatico; potrà solo renderti infelice. L’ego è inferno. In qualsiasi caso ti ritrovi a soffrire, prova semplicemente a osservare, analizza lo stato di cose in cui sei, e troverai che da qualche parte l’ego ha provocato ciò che stai vivendo, ne è la causa primaria.

Due monaci buddhisti in cammino verso il loro monastero, giunsero a un torrente. La corrente era forte, era un torrente di montagna. Sulla sponda videro una giovane, molto bella, che aspettava qualcuno che l’aiutasse ad attraversare quelle acque impetuose. Aveva paura a farlo da sola.

Un monaco, ovviamente il più vecchio… e per questo camminava per primo – sono tutti giochi dell’ego: il monaco più anziano deve camminare davanti, i più giovani seguire un po’ discosti. Poiché veniva per primo, la giovane chiese al monaco più anziano: “Potresti aiutarmi, anche solo tenendomi per mano? Ho paura: la corrente è così forte che potrebbe travolgermi”.

Il vecchio monaco chiuse gli occhi – è ciò che il Buddha ha detto di fare: “Se vedete una donna, e se è bella, chiudete gli occhi”. Ma la cosa mi stupisce: già l’avete vista, perché mai chiudere gli occhi? Infatti, come potreste dire altrimenti che è una donna, e che è bella? Già ne siete stati toccati, e ora chiudete gli occhi! Ma così fece quel monaco, che entrò nel torrente senza risponderle.

Poi arriva il secondo monaco, il più giovane. La donna è titubante, ma non può fare altrimenti: il sole sta tramontando, tra poco sarà notte. Per cui chiede ancora: “Per favore, potresti tenermi per mano? La corrente è forte e potrebbe travolgermi… ho paura”.

E il monaco: “Lo vedo, e tenerti per mano non servirà: ti prenderò in spalla e ti porterò sull’altra riva”.

Quando giunsero al monastero, il vecchio monaco disse al giovane: “Ragazzo, hai commesso un peccato e dovrò riferirlo: non solo hai toccato una donna, non solo le hai parlato, l’hai anche portata sulle spalle! Dovresti essere espulso dalla nostra comunità; non sei degno di essere un monaco!” .

Il giovane scoppiò semplicemente a ridere e disse: “Sebbene io abbia depositato a terra quella ragazza cinque chilometri fa, sembra che tu la stia ancora portando sulle tue spalle. Sono passati cinque chilometri: ancora ne sei preoccupato?”.

Ebbene, cosa accadde a quel vecchio monaco? La ragazza era bella e lui si lasciò sfuggire l’opportunità. È in collera, è geloso; trabocca di sessualità, è in subbuglio. Il giovane è limpido e cristallino. Prese la ragazza sulle spalle, le fece attraversare il fiume e la lasciò sull’altra sponda, tutto qui: la storia era ormai conclusa.

Non lottare mai con l’avidità, l’ego, la rabbia, la gelosia, l’odio – non li puoi uccidere, non li puoi annientare. Puoi solo esserne semplicemente consapevole – e allorché ne sei consapevole, scompaiono. Alla luce l’oscurità scompare semplicemente.

Da una storiella buddhista

Fonte Osho Timens

The Ego

The Woman who had to cross the River

The ego is a social phenomenon – it is society, not you. On the other hand gives you a function in society, a place in the hierarchy of society. And if you limit yourself to settle for that role, you will miss completely the opportunity to find your real self.

Do not you ever noticed that all sorts of misery enters your life through the ego? No, the ego can never make you ecstatic, will only make you unhappy. Ego is hell. In any case you find yourself suffering, simply try to observe, analyze the state of things where you are, and you’ll find that somewhere the ego has caused what you are experiencing, it is the primary cause.

Two Buddhist monks on their way to their monastery, they came to a stream. The current was strong, was a mountain stream. On the shore they saw a young, very beautiful, looking for someone to help her to cross the raging waters. He was afraid to do it alone.

A monk, obviously the oldest … and so walked to the first – they are all games of the ego: the monaco older must walk in front, the younger ones take a little ‘departs. Since it was first, the young man asked the elder monaco: “Could you help me, just holding my hand? I fear the current is so strong it could travolgermi “.

The old man closed his eyes monaco – is what the Buddha said to do: “If you see a woman, and if she is beautiful, close your eyes.” But what amazes me: you have seen it already, why close your eyes? Indeed, how could you say otherwise is a woman, and she is beautiful? Already they have been touched, and now close your eyes! But so did the monaco, who entered the river without answering.

Then comes the second monaco, the youngest. She is hesitant, but can not do otherwise: the sun is setting, it will soon be night. So asks, “Please, you may hold my hand? The current is strong and could travolgermi … I’m afraid. “

And Monk: “I see it, and will not hold your hand: I will take on their shoulders and take you to the other side.”

When they came to the monastery, the old monaco said to the boy: “Boy, you’ve committed a sin and I will report it: not only did you touch a woman, not only have spoken, have also carried on the shoulders! You should be expelled from our community are not worthy to be a monaco “.

The young man simply burst out laughing and said: “Although I have deposited on the ground that girl is five kilometers, it seems that you’re still carrying on to your shoulders. It’s been five kilometers, yet they’re concerned? “.

Well, what happened to that old monk? The girl was beautiful and he let slip the opportunity. It is angry, is jealous, full of sexuality, is in turmoil. The young man is crystal clear. He took the girl on his shoulders, made her cross the river and let the other side, all here: the story was over.

Do not ever fight with greed, ego, anger, jealousy, hatred – you just can not kill, you just can not destroy. You can just simply be aware of – and when you are aware, disappear. In the light the darkness simply disappears.

From a Buddhist story

Source Osho Timens


Tesoro – Treasure – Saraha


Tesoro

Quando le parole del Lama sono entrate nel tuo cuore,
sei come qualcuno che vede un tesoro
nel palmo della mano.
L
—Saraha

Treasure

When the Lama’s words have entered your heart,
you are like someone seeing a treasure
in the palm of the hand.

—Saraha

Momenti migliori – Better moments


🌸 Momenti migliori🌸

Spesso anneghiamo
nelle nostre stesse paure,
nella sensazione
di non farcela
ed alimentiamo
le ombre.

Dimentichiamo
di guardare il cielo,
dove le tenebre
più fitte
sono spezzate
dalle stelle.

Sebbene
vi siano nubi,
non si smette
di sperare
ed attendere
momenti migliori.

14.03.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Better moments

We often drown
in our own fears,
in sensation
not to make it
and we feed
shadows.

We forget
to look at the sky,
where the darkness
more dense
they are broken
from the stars.

Although
there are clouds,
you don’t stop
to hope
and wait
best moments.

14.03.2021 Poetyca

Resa – Surrender – Eckhart Tolle


🌸Resa🌸

“Arrendersi è semplice
ma è necessaria
profonda saggezza
per cedere piuttosto
che opporsi
al flusso della vita. ”

Eckhart Tolle
🌸🍃🌸#pensierieparole
🌸Surrender

“Surrender is the simple
but profound wisdom
of yielding to rather
than opposing
the flow of life.”

Eckhart Tolle

Candore – Candor


🌸Candore🌸

Limpida
purezza
e candore
negli occhi
di chi non coglie
neppure
un’imperfezione

Eppure
il mondo è diverso
e pone ostacoli
dove inciampare
e malgrado tutto
l’anima
non si fa contaminare

16.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Candor

Clear
purity
and candor
in the eyes
of those who do not grasp
not even
an imperfection

Eppure
il mondo è diverso
e pone ostacoli
dove inciampare
e malgrado tutto
l’anima
non si fa contaminare

16.04.2021 Poetyca

Mente in meditazione


Riflettendo…
La Riflessione
La gratitudine non solo è necessaria. È pratica.
Quando accendete in voi la gratitudine,

spegnete quella parte del cervello che sta alimentando la sofferenza.
La gratitudine e la compassione unite insieme,

aprono la porta all’esperienza della gioia.
Insegnante di Dharma
———————————
L’armonia trova radici dalla capacità

di guardare in ogni sua parte la realtà:

non solo quel che sembra non essere presente,

soprattutto tutta la bellezza di quanto

è causa e concausa della nostra esistenza.

Nella risorsa sempre presente in noi del guardare

a cosa sia interconnesso – oltre le apparenze –

tutto ciò che ci avvolge,per trovare

come risposta un’ onda di amore.
La gratitudine è saper guardare in profondità,

sino a farci toccare nella sua essenza,

quanto siamo in grado di riconoscere

il valore di come tutti intersiamo:

tutti sullo stesso percorso riceviamo spesso

più di quanto siamo in grado di dare.
Poetyca
———————————-
L’insegnamento
Mente in meditazione
Cosa dovremmo “fare” con la mente durante la meditazione?

Assolutamente nulla. Lasciamola, semplicemente, così com’è.
Un Maestro descrisse la meditazione come:

“Mente, sospesa nello spazio, in nessun luogo”.
Sogyal Rinpoche
——————————————
Spesso si crede di dover apportare o togliere qualcosa,

di dover raggiungere un preciso fine,

come se il meditare fosse un lavoro di indagine

nel quale portare modifiche a quanto sia presente,

non accetto e da rigettare. Oppure come se fosse

un percorso a tappe dopo del quale si possa conseguire

un premio del quale fare mostra.

Nessun fine va cercato, nessuna ricerca particolare

se non quella del silenzio e della calma per scivolare

nell’assenza di percorso.

Solo in questo modo ci si riempie di un vuoto

che è la pienezza stessa della nostra attenzione.
Poetyca
——————————————
25.04.2009 Poetyca

Reflecting …
Reflection
Gratitude is not only necessary. It is practical.
When you turn in you gratitude,

turn off that part of the brain that is fueling the suffering.
Gratitude and compassion joined together,

open the door to the experience of joy.
Teacher of Dharma
———————————
The harmony is rooted on the ability

to look reality in its entirety:

not only what appears to be missing,

above all the beauty of what

is the cause and contributing cause of our existence.

In the resource always present in us the look

what is interconnected – beyond appearances –

everything that surrounds us, to find

response as a ‘wave of love.
Gratitude is able to look in depth,

up to us to tap into its essence,

As we are able to recognize

the value of all intersiamo as:

all on the same path we often receive

more than we can give.
Poetyca
———————————-
The teaching
Mind in Meditation
What we “do” with the mind during meditation?

Absolutely nothing. Let it, simply, as it is.
A master described meditation as:

“Mind, suspended in space, nowhere.”
Sogyal Rinpoche
——————————————
Often thought of having to make or remove something,

having to reach a definite end,

as if it were a meditate survey work

in which to bring changes to what is present,

I do not accept and reject. Or as if it were

a journey in stages after which you can achieve

an award which shows do.

No end to be sought, no particular research

than that of silence and stillness to slide

in the absence of the path.

Only in this way one fills a void

which is the same fullness of our attention.
Poetyca
——————————————
25.04.2009 Poetyca

Karma – Karma – Deepak Chompra


🌸Karma🌸

“Il karma, se correttamente compreso,
è solo la meccanica attraverso cui
si manifesta la coscienza“.

Deepak Chopra
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Karma

“Karma, if properly understood,
it’s just the mechanics through which
consciousness manifests itself “.

Deepak Chopra

Tim Buckley Anthology


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=D9xFTX011O8]

Timothy Charles Buckley III nacque a Washington, figlio di Elaine, un’italoamericana, e di Tim Charles Buckley Jr., un pluridecorato della seconda guerra mondiale con origini irlandesi. Trascorse l’infanzia ad Amsterdam, cittadina industriale dello Stato di New York, dove ebbe i primi contatti con la musica: la madre era una fan di Miles Davis e il padre della musica country. Nel 1956 la famiglia si trasferì a Bell Gardens in California.[6]

A tredici anni imparò a suonare il banjo e con il compagno di scuola Dan Gordon formò un gruppo ispirato al The Kingston Trio. Entrò nella squadra di football americanodella scuola, dove coprì il ruolo di quarterback. Durante uno scontro di gioco si ruppe le prime due dita della mano sinistra. Non riottenne mai l’uso completo delle dita, tanto che non poté più suonare il barré e ciò lo costrinse a usare accordi estesi. Durante il periodo delle scuole superiori conobbe Larry Beckett, autore della maggior parte dei testi dei suoi primi brani, e Jim Fiedler. Il 25 ottobre del 1965, a diciannove anni, sposò la compagna di scuola Mary Guibert, dalla quale, un anno più tardi, ebbe un figlio, Jeff Buckley, nato il 17 novembre 1966. Anche egli, negli anni novanta, sarebbe divenuto un musicista.

Finita la scuola iniziò a esibirsi in diversi club di Los Angeles. In uno di questi spettacoli venne notato da Jac Holzman, proprietario della Elektra Records, che lo mise sotto contratto, permettendogli di pubblicare nel dicembre del 1966 il suo primo LP, l’omonimo Tim Buckley. In supporto al disco cominciò un lungo tour negli Stati Uniti, durante il quale partecipò anche allo show televisivo di Johnny Carson.[7]

Nel 1967, ancora per l’Elektra, pubblicò Goodbye and Hello, disco fortemente influenzato dal folk rock di Bob Dylan e dal rock psichedelico in auge in quegli anni. L’album è considerato dalla critica il primo dei suoi capolavori.[8] I brani I Never Asked to Be Your Mountain e Once I Was verranno reinterpretati dal figlio Jeff durante il concerto in memoria del padre, tenutosi a New York il 26 aprile del 1991. Un altro brano, Morning Glory, verrà reinterpretato dalla band britannica This Mortal Coil nell’album del 1986 Filigree & Shadow. Anche a questo disco fece seguito un lungo tour, che giunse anche in Europa, dove si esibì per lo show radiofonico di John Peel.

Nel 1969 uscì il terzo album, Happy Sad, influenzato questa volta più dal jazz, in particolare da Miles Davis, con brani più dilatati rispetto al disco precedente. Anche questo lavoro è ben valutato dalla critica, nonostante lo scarso successo di vendite.[9]

Nello stesso anno rescisse il contratto con l’Elektra, passando alla Straight Records di Frank Zappa e del produttore Herb Cohen. Per questa etichetta pubblicò Blue Afternoon (1969). Nel 1970 uscì per l’Elektra l’album Lorca, che venne registrato contemporaneamente a Blue Afternoon.[10] Proprio Lorca è generalmente considerato dalla critica come l’album di passaggio fra il “periodo folk” di Goodbye and Hello e Happy Sad a quello “psichedelico” del successivo Starsailor.[11]

Nel 1970 realizzò e diede alle stampe Starsailor, disco più vicino alla sperimentazione, considerato da molti critici il suo massimo capolavoro e indubbiamente uno dei più ardui esperimenti sul canto mai realizzati.[12]In questo album è presente il brano Song to the Siren, probabilmente il più famoso di Buckley, la cui reinterpretazione della band inglese This Mortal Coil sull’album It’ll End in Tears del 1984 riscuoterà notevole successo. Il brano verrà inoltre reinterpretato nel 2002 da Robert Plant sul suo album Dreamland, nel 2009 da John Frusciante su The Empyrean e nel 2010 da Sinéad O’Connor.

In seguito allo scarso successo commerciale dei suoi dischi, dopo la pubblicazione di Starsailor Buckley sospese temporaneamente l’attività musicale, cadendo preda della depressione e sviluppando una dipendenza per l’alcool e le droghe. Inoltre, si dedica ad altre attività, come il cinema, scrivendo sceneggiature e recitando nel film mai uscito Why?, di Victor Stoloff.[13]

Nel 1972 vi fu il ritorno sulle scene con l’album Greetings from L.A., che virò il suono verso il funk,[14] a cui fecero seguito nel 1973 Sefronia e nel 1974 Look at the Fool, due album considerati dalla critica come il punto più basso della sua produzione.[15][16]

Tim Buckley morì la sera del 29 giugno 1975 a Santa Monica, in California, per overdose di eroina e alcool.[17]

http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Buckley

 

Tim Buckley was born in Washington, D.C. on St. Valentine’s Day, to Elaine (née Scalia), an Italian American, and Timothy Charles Buckley Jr., a highly decoratedWorld War II veteran who was the son of Irish immigrants from Cork. He spent his early childhood in Amsterdam, New York, an industrial city approximately 40 miles northwest of Albany; at five years old he began listening to his mother’s progressive jazz recordings, particularly Miles Davis.

Buckley’s musical life began in earnest after his family moved to Bell Gardens in southern California in 1956. His grandmother introduced him to the work of Bessie Smith and Billie Holiday, his mother to Frank Sinatra and Judy Garland and his father to the country music of Hank Williams and Johnny Cash.[1] When the folk music revolution came around in the early 1960s, Buckley taught himself the banjo at age 13, and with several friends formed a folk group inspired by the Kingston Trio that played local high school events.[2]

During his initial high school years, Buckley was a popular and engaged student; he was elected to numerous offices, played on the baseball team and quarterbacked the football team.[3] During a football game he broke the first two fingers on his left hand, permanently damaging them. He later said that the injury prevented him from playing barre chords. This disability may have led to his use of extended chords, many of which don’t require barres.[4]

Buckley attended Loara High School in Anaheim, California,[5] which left him disillusioned. He quit football and cut classes regularly, focusing most of his attention on music instead. He befriended Larry Beckett, his future lyricist, and Jim Fielder, a bass player with whom he formed two separate musical groups, The Bohemians, who initially played popular music,[6] and The Harlequin 3, a folk group which regularly incorporatedspoken word and beat poetry into their gigs.[1]

In 1965, during French class, Buckley met Mary Guibert, one grade his junior. Their relationship inspired some of Buckley’s music, and provided him time away from his turbulent home life. His father had become unstable, angry and occasionally violent in his later years. He had suffered a serious head injury during the war; that, along with a severe work-related injury, was said to have affected his mental balance.[7]

Buckley and Guibert married on October 25, 1965, as Guibert believed she was pregnant.[3] The marriage angered Mary’s father and he did not attend the wedding; Buckley’s father attended, but joked to the priest, “I give it six months”. Shortly after the wedding Mary realized that she was not pregnant after all.

The marriage was tumultuous, and Buckley quickly moved out, but Mary soon became pregnant. After several months, Buckley found himself neither willing nor able to cope with marriage and impending fatherhood. From then on he and Mary only saw each other sporadically. They divorced in October 1966, about a month before their son Jeffrey Scott was born.[8]

By then, he and lyricist/friend Beckett had written dozens of songs; several were to appear on Tim’s debut album, Tim Buckley. “Buzzin’ Fly”, was also written during this period, and was featured on Happy Sad, his 1969 LP.[8]

Buckley’s ill-conceived college career at Fullerton College lasted only two weeks in 1965;[2][3] Buckley dropped out and dedicated himself fully to his music and to playing L.A. folk clubs. During the summer of 1965 he played regularly at a club co-founded by Dan Gordon. Later in the year he played various Orange County coffeehouses, such as the White Room in Buena Park, and the Monday night hootenannies at the famed Los Angeles Troubadour.[9] That year Cheetah Magazine deemed Buckley an up-and-comer, one of “The Orange County Three”, along with Steve Noonan and Jackson Browne.[1]

In February 1966, following a gig at L.A.’s It’s Boss, The Mothers of Invention‘s drummer Jimmy Carl Black recommended Buckley to Mothers manager, Herb Cohen. Cohen saw potential in Tim[2] and landed him an extended gig at the Nite Owl Cafe in Greenwich Village. Buckley’s new girlfriend, Jainie Goldstein, drove him cross-country to New York in her VW bug.[7] While living in the Bowery with Jainie, Buckley ran into Lee Underwood, and asked him to play guitar for him. From there, they became lifelong friends and collaborators.

Under Cohen’s management, Buckley recorded a six song demo acetate disc, which he sent to Elektra records owner Jac Holzman,[1][6] who offered him a recording contract.

http://en.wikipedia.org/wiki/Tim_Buckley