Archivio | 25/05/2021

Semi – Seeds


🌸Semi🌸

E tu
che amore
ricerchi
con le unghie
spezzate
perché pronto
ad aggrapparti
a tutto?

Ricorda
soltanto
che raccoglierai
semplicemente
il frutto
di quello
che nel tempo
hai seminato

24.01.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Seeds

And you
what a love
research
with nails
broken
because ready
to cling
at all?

Remember
only
that you will collect
simply
the fruit
of that
than over time
you sowed

24.01.2021 Poetyca

Vita – Life – Louise Hay


🌸Vita🌸

Credo che la vita
sia veramente
molto semplice,
quello che diamo
ci viene restituito.
L’universo sostiene
in modo totale
ogni pensiero
che scegliamo
di adottare
e in cui crediamo.

Louise L. Hay,
Puoi guarire la tua vita
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Life

I believe life
really be
very simple,
what we give
is returned to us.
The universe claims
in a total way
every thought
that we choose
to adopt
and what we believe in.

Louise L. Hay,
Puoi guarire la tua vita

Domande sulla vita – Questions about life



Domande sulla vita.

La vita è spettacolo?
la Natura è manifestazione di un’infinita meraviglia, di una bellezza che commuove, di una necessità che attraversa continue crisi per poi essere pronta a riprendere il filo del suo senso.

Siamo anche noi alternanza, completezza attraverso gli opposti, come notte e giorno, come le stagioni, come morte ( anche interiore) e rinascita continue.
E’ vero – the show must go on – dobbiamo avere quella forza, quella capacità di mettere un piede dopo l’altro per continuare il nostro percorso, per raccogliere esperienza e fare di quelle briciole il nostro infinito tesoro.
Quante volte sono caduta? Mi sono persa in un dedalo di impressioni, di illusioni o di pensieri che avevano il sopravvento su quelle realtà tanto semplice da contenerla tutta nel cuore?
E’ la nostra mente: le paure, gli attaccamenti, la volontà di cambiare le cose e l’incapacità di accogliere per quello che sono.
Ma ogni volta – forte e fragile insieme – mi sono rialzata con coraggio per racchiudere in una mano un raggio di sole, quello stesso sole che era sempre stato presente ma che il velo di lacrime non permetteva di vedere.
Coraggio allora, la vita, la nostra vita …continua!
Un sorriso, un abbraccio sincero e niente bastonate…

19.08.2007 Poetyca

Questions about life.

Is life a show?
Nature is the manifestation of an infinite wonder, of a moving beauty, of a need that goes through continuous crises and then is ready to pick up the thread of its meaning.
We are also alternation, completeness through opposites, like night and day, like the seasons, like death (also interior) and continuous rebirth.
It’s true – the show must go on – we must have that strength, that ability to put one foot after the other to continue our journey, to gather experience and make those crumbs our infinite treasure.
How many times have I fallen? Did I get lost in a maze of impressions, illusions or thoughts that had the upper hand over those realities so simple as to contain it all in the heart?
It is our mind: fears, attachments, the will to change things and the inability to accept for what they are.
But each time – strong and fragile at the same time – I got up courageously to hold a ray of sunshine in one hand, that same sun that had always been present but that the veil of tears did not allow to see.
Courage then, life, our life … continue!
A smile, a sincere hug and no beatings …

19.08.2007 Poetyca

Occhio puro – Pure eye


Horus, Dio dalla testa di Falco, figlio di Iside e Osiride era considerato il Dio della preveggenza. Il suo occhio simboleggia la spietata acutezza dello sguardo giustiziere cui nulla sfugge. Grazie a lui Iside riuscì a vendicare il marito e a scacciare Seth, dando inizio al Regno dei Faraoni.
Secondo la mitologia l’occhio di Horus è l’occhio che “tutto vede” . Veniva impresso all’ingresso delle case, sui sarcofagi e sulle tombe, per contrastare il maligno o per proteggere il viaggio del defunto verso l’aldilà.

Nell’esoterismo egizio le figure terrene, non sono immagini delle realtà corrispondenti, ma funzioni multiple di potenze che attivano un proprio sistema di significanti. Una delle più famose immagini egizie è l’Occhio di Horus nella quale si visualizza l’occhio magico che Osiride, una volta reintegrate le membra disperse da Seth, grazie all’opera di Iside e Neftis, dona al figlio Horus allorquando, emergendo dal mondo della luce velata, la Duat, lo abbraccia trasmettendogli il potere della conoscenza, della consapevolezza e della trasformazione.

Nella rinascita l’Occhio di Horus vira su un piano superiore, anche nel dato numerico, lo smembramento di Osiride e questo processo è registrato nella sua polarizzazione, come mostra il Duplice Occhio di Horus ai lati di Osiride risorto con Corona Atef, nella tomba di Sennedjen, XIX dinastia.

 

 

 

Horus, the falcon-headed God, son of Isis and Osiris was considered the god of foresight. His eye symbolizes the grim avenger acuteness of vision which nothing escapes. Thanks to him, Isis was able to avenge her husband Seth and cast, starting the Kingdom of the Pharaohs.
According to mythology the eye of Horus is the eye that “sees everything”. He was impressed at the entrance of the houses on the sarcophagi and tombs in order to counter the evil or to protect the deceased’s journey to the afterlife.

 

Egyptian esotericism earthly figures, no images match reality, but multiple functions of powers that enable its own system of signifiers. One of the most famous images is the Egyptian Eye of Horus in which you see the magic eye to Osiris, once replenished the members dispersed by Seth, thanks to the work of Isis and Neftis, gives to his son Horus when, emerging from the world the veiled light, the Duat, embraces the power of imparting knowledge, awareness and transformation.

In the Eye of Horus turns rebirth on a higher plane, even in numerical data, the dismemberment of Osiris, and this process is recorded in its polarization, as shown in the Dual Eye of Horus on the sides of Osiris risen with Atef Crown, in the tomb of Sennedjen, Dynasty XIX.

 

Occhio puro – retta visione


Escludendo il mondo esterno, con lo sguardo fisso tra le sopracciglia, i respiri affluenti ed effluenti che fluiscono regolari per le narici, con i sensi, la mente e l’intelletto sotto controllo, giunto alla meta della liberazione, il muni (saggio), gettati via desiderio, paura e ira, è per sempre libero.

Bhagavad Gita (V, 27,28)

“Se dunque il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato”.
(Matteo, 6, 22)

(E’ da presumere che le Bibbie più antiche dicessero proprio “occhio singolo”, forma che si trova nella Bibbia di Martin Lutero e ancor oggi nelle traduzioni greche e inglesi. Più tardi, non comprendendo il vero significato della parola, i traduttori cambiarono “singolo” in “semplice” e poi ancora in “puro” N.d.T.). Durante la meditazione profonda, l’occhio unico o spirituale diventa visibile nella parte centrale della fronte. Le scritture si riferiscono in vari modi a questo occhio onnisciente: quale terzo occhio, stella d’Oriente, l’occhio interiore, la colomba che scende dal cielo, l’occhio di Shiva, l’occhio dell’intuizione, ecc.

Paramahansa Yogananda, Autobiografia di uno Yogi. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1971, p. 153

Il corpo fisico ha due occhi – positivo e negativo – a causa della legge della relatività. Il corpo astrale ha soltanto un occhio, variamente chiamato: occhio spirituale, occhio singolo (dalla Bibbia cristiana), terzo occhio (dalla Bibbia indù), stella dell’est, stella di saggezza, colomba che discende dal cielo, occhio interiore, occhio intuitivo, occhio di Shiva, stella attraverso cui vedono i saggi, ecc. Quando fu battezzato dallo Spirito Santo, Gesù lo percepì come un suono cosmico o Cielo, e vide l’occhio spirituale come una colomba.

Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda. Volume primo. Edizioni Vidyananda

L’insegnamento giunge solo a indicare la via; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere. … E’ necessario che l’occhio si faccia uguale all’oggetto per accostarsi a contemplarlo. … Il tuo occhio interiore ha dinnanzi a se una grande bellezza. Ma se cerchi di contemplarla con un occhio ammalato o non pulito, o debole, avrai troppa poca energia per vedere gli oggetti più brillanti e non vedrai nulla, anche se sei dinnanzi ad un oggetto che può essere visto.

Sophia – Plotino. (Commento: qui Sophia potrebbe essere quindi intesa come la saggezza di colui che osserva con occhio singolo, lo stesso che talvolta si scorge durante la meditazione).

Quando la mente si concentra,prima o poi si manifesta un segno.
Questo non e’ per tuttiil medesimo.
Per alcuni potra’ essere una forma come una stella,un diadema di gemmeo un filo di perle.
Altri lo avvertiranno come un fior di loto,la ruota di un carro,il disco della luna,il disco del sole.
Se appare un segno luminoso,non bisogna cominciare a pensarci ne’ dargli attenzione diretta.
Il segno e’ originato dalla percezione.
Percio’ bisogna capire che appare diverso a causa della differenza di percezione.

(Visuddhi Magga)

Non identificatevi … siate un testimone, un osservatore. Allora, se vi riesce di essere testimoni, sarete focalizzati nel terzo occhio. … anche l’opposto è possibile. Se siete focalizzati nel terzo occhio, diventerete un testimone.
… focalizzati nel centro del terzo occhio la vostra immaginazione diventa potente, efficace. Ecco perché si è insistito così tanto sulla purezza …

Rajneesh (Osho) – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 90 e seg.

Lo spazio tra i nostri due occhi (terzo occhio) non è uno spazio delimitato nel vostro corpo fisico. E’ lo spazio infinito che è penetrato in voi. Una volta che questo spazio venga conosciuto, non sarete più la stessa persona. Non appena conoscerete questo spazio interiore, avrete conosciuto l’immortale. Allora non c’è più alcuna morte.

Rajneesh (Osho) – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 217

Se per un’ora al giorno fissi una fiamma e pratichi questa tecnica per alcuni mesi, il tuo terzo occhio inizia a funzionare alla perfezione. Diventi più attento, più luminoso.

Rajneesh (Osho) – Il libro arancione, Mediterranee, 1983, p.109

I Maestri indù hanno insegnato che, per conquistare la più profonda conoscenza, bisogna focalizzare lo sguardo attraverso l’onnisciente occhio spirituale. Quando ci si concentra fortemente, anche chi non sia uno yoghi aggrotta la fronte nel punto fra le sopracciglia: il centro della concentrazione e dello sferico occhio spirituale, sede dell’intuizione dell’anima. Questa è la vera “sfera di cristallo” in cui guarda lo yoghi per apprendere i segreti dell’universo. Coloro che andranno abbastanza profondo nella loro concentrazione penetreranno quel “terzo occhio” e vedranno Dio. I ricercatori della verità dovrebbero perciò sviluppare la facoltà di proiettare la loro percezione attraverso l’occhio spirituale. La pratica dello Yoga aiuta l’aspirante ad aprire l’occhio singolo della coscienza intuitiva.
L’intuizione, o conoscenza diretta, non dipende da alcun dato fornito dai sensi. Per questo la facoltà intuitiva è spesso chiamata il “sesto senso”. Tutti hanno questo sesto senso, ma la maggior parte delle persone non lo sviluppa. Tuttavia, quasi tutti hanno avuto qualche esperienza intuitiva, forse l’intuizione che una determinata cosa sarebbe dovuta accadere, sebbene non ci fosse alcun segno percepibile dai sensi a indicarlo.

Paramahansa Yogananda, L’eterna ricerca dell’uomo. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1980, p. 31-32

Signore, esiste un metodo scientifico, oltre il Kriya, che può portare un devoto a Dio?, s’informò uno studente.”Si”, disse il Maestro. “Una via rapida e sicura che porta all’infinito è quella di tenere la propria attenzione fissa nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia”.

Paramahansa Yogananda, Il Maestro disse. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1970, p. 66

Coloro i quali non meditano regolarmente e profondamente sono irrequieti, ovunque essi meditino, e rinunciano dopo un breve sforzo. Ma se voi fate uno sforzo più grande, giorno dopo giorno, verrà l’abilità di immergervi più profondamente. Io non debbo fare alcuno sforzo, adesso; il mondo intero sparisce istantaneamente, quando chiudo i miei occhi e fisso istantaneamente il Centro Cristico (l’occhio spirituale, nella fronte fra le ciglia).
(Paramahansa Yogananda

Ora, vedete, nessun Gesù Cristo viene dall’esterno dentro la visione di nessuno. Nessun Rama, Nessun Krishna, nessun Buddha, nessun Baba Faqir si manifesta da fuori a nessuno. Queste visioni sono fenomeni provocati dalle impressioni e dalle suggestioni che il devoto ha già accolto nella propria mente. Queste impressioni e suggestioni gli appaiono come un sogno. Ma nessuno viene da fuori. Questa è la pura verità.
(Baba Faqir Chand, 1886-1981)

Gli illusi non vedono l’anima quando lascia il corpo e nemmeno quando ci abita dentro. Non si può veder l’anima mentre si gode degli oggetti dei sensi o si agisce mossi dall’attaccamento alle passioni, all’ignoranza o alla purezza. Solo coloro che hanno l’occhio della saggezza vedono.

(Bhagavad Gita 15:10)

Se uno tenesse la propria mente costantemente concentrata nel punto fra le sopracciglia (nel Centro Cristico), vedesse l’occhio spirituale e gli comandasse di ricaricare il corpo d’energia, esso lo farebbe. Facendo questo, la gente smetterebbe d’invecchiare

Paramahansa Yogananda – Alomentazione Yoga – Edizioni Vidyananda

Il terzo occhio non fa parte del corpo fisico, ma del corpo sottile, il secondo corpo, quello interiore.

Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 150

Quando il terzo occhio si apre per la prima volta, il buio sparirà, e ci sarà luce, una luce senza sorgente. … Per questo le Upanishad dicono che Dio non è come il sole o una fiamma. E’ una luce senza sorgente.

Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 169, 170

La prima delle otto vie fondamentali del Nobile ottuplice sentiero è la Retta Visione per cui si contempla la realtà così com’è, senza inquinarla coi propri complessi inconsci, abitudini inveterate, pregiudizi, ripugnanze innate, limitazioni caratteriali, memoria automatica ecc.

Le altre vie sono: retto pensiero, retta parola o retto modo di parlare, retta azione o karma, retto comportamento o modo di guadagnarsi la vita, retto sforzo, retta consapevolezza, retta concentrazione o samadhi.

Secondo un moderno maestro occidentale, qui l’aggettivo retto non è usato come contrapposto a sbagliato, secondo il comune modo di pensare dualistico, ma si potrebbe tradurre come “non”, non concetto, non visione. “Eliminando tutti i concetti, si ottiene la retta visione. Procedendo di un passo si elimina anche la non visione.” (Bernie Glassman, “Cerchio Infinito” p. 57, Oscar Mondatori).

“Vedete la pagliuzza nell’occhio del fratello ma non la trave nel vostro. Quando vi sarete tolti la trave dagli occhi allora sarete in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello” (Tommaso, 26).

I concetti sono quelli che distolgono la Retta Visione, i pre-giudizi, i pre-concetti, le idee pre-formate. Tutti guardiamo il mondo attraverso queste lenti deformanti ma non ce ne accorgiamo. Siamo però molto bravi a vedere le lenti, anche piccole, negli occhi degli altri. I nostri concetti, i nostri giudizi sono quelli giusti, quelli veri, quelli saggi; poverino il vicino o il fratello che è costretto a guardare con quella pagliuzza che lo disturba e gli deforma la vista.

Ma “quando vi sarete tolti la trave dagli occhi allora sarete in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello” perché quando cominciamo a vedere rettamente, cioè a vedere eliminando tutti i concetti, aiutiamo tutti coloro che ci sono vicini: fino a quando, però, non vedremo quanto grande sia la trave che ci portiamo dentro l’occhio e in che modo deformato guardiamo il mondo e gli altri, continueremo a sproloquiare di giusto e sbagliato, bianco e nero, morale e non morale e tutti i difetti li vedremo nell’occhio del nostro fratello.

“Il sesto patriarca disse: – Io vedo e non vedo -. Allora Shen-hui chiese: – Maestro, cosa significa “vedere” e “non vedere”? – Il maestro disse: – Io vedo. Vedo sempre le mie trasgressioni e i miei difetti. Per questo dico che vedo. Non vedo. Nel mondo non vedo le trasgressioni e le colpe degli altri. Per questo vedo e non vedo -. (citato in “La Mente allo specchio”, a cura di Leonardo Vittorio Arena, Oscar Mondatori, p.188).


Pure eye – right view

 

Excluding the outside world, his gaze fixed between the eyebrows, the breathing regular tributaries and effluents that flow through the nostrils, with senses, mind and intellect under control, came to the goal of liberation, the muni (sage) cast away desire, fear and anger, is always free.

Bhagavad Gita (V, 27,28)

“Therefore if thine eye be single, thy whole body shall be enlightened.”
(Matthew, 6, 22)

(can be assumed that the oldest Bible say its “single eye” form that is in the Bible of Martin Luther and even today in Greek and English translations. Later on, not understanding the true meaning of the word, the translators changed ” single “in” simple “and then again in” pure “NDT). During deep meditation, or spiritual eye becomes visible only in the middle of the forehead. The records relate in many ways this all-knowing eye: as the third eye, Star of the East, the inner eye, the dove descending from heaven, the eye of Shiva, the eye of intuition, and so on.

Paramahansa Yogananda, Autobiography of a Yogi. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1971, p. 153

The physical body has two eyes – positive and negative – because of the law of relativity. The astral body has only one eye, variously called: spiritual eye, single eye (from the Christian Bible), third eye (from the Hindu Bible), Eastern Star, star of wisdom, the dove descending from heaven, inner eye, eye intuitive eye of Shiva, they see the star through essays, etc.. When he was baptized by the Holy Spirit, Jesus perceived it as a cosmic sound or Heaven, and saw the spiritual eye as a dove.

The Gospel of Jesus according to Paramhansa Yogananda. Volume first. Editions Vidyanand

The teaching comes only to show the way, but the vision will be the one who wanted to see. … And ‘necessary that the eye is equal to the face of approaching to contemplate. … Your inner eye has before him a great beauty. But if you try to contemplate it with an eye on sick or not clean, or weak, you have too little energy to see the brightest objects and do not see anything, even if you’re in front of an object which can be seen.

Sophia – Plotinus. (Comment: Sophia here could thus be seen as the wisdom of the observer with a single eye, the same can be seen that sometimes during meditation).

When the mind is focused, sooner or later it shows a sign.
This is not ‘for allThe same.
For some you can ‘be a shape like a star, a tiara gemmeo a string of pearls.
Others will feel like a lotus, the wheel of a wagon, the disc of the moon, the sun’s disc.
If you see a bright sign, do not start thinking about it ‘to give direct attention.
The sign and ‘originated from the perception.
Therefore ‘we must understand that it is different because of the difference in perception.

(Visuddhi Magga)

Do not identify … Be a witness, an observer. So, if you can bear witness, you will be focused in the third eye. … The opposite is also possible. If you are focused in the third eye, you become a witness.
… third eye focused in the center of your imagination becomes a powerful and effective. That’s why we have insisted so much on the purity …

Rajneesh (Osho) – The Book of Secrets, Bompiani, 1978, p. 90 et seq.

The space between our two eyes (third eye) is not a designated area in your physical body. E ‘infinite space that has penetrated you. Once this space is known, you will not be the same person. As soon as you know this inner space, you know the immortal. So there’s no death.

Rajneesh (Osho) – The Book of Secrets, Bompiani, 1978, p. 217

If one hour a day set a fire and practice this technique for several months, your third eye begins to work perfectly. You become more alert, brighter.

Rajneesh (Osho) – The Orange Book, Mediterranee, 1983, p.109

The Hindu masters have taught that in order to gain the deeper knowledge, you must focus your gaze through the omniscient spiritual eye. When you focus strongly, even those who are not a yogi frowns at the point between the eyebrows, the center of the concentration and the spiritual eye ball, the seat of the intuition of the soul. This is the real “crystal ball” in which the yogi looking to learn the secrets of the universe. Those who go deep enough in their concentration will penetrate the “third eye” and I see God seekers of truth should therefore develop the ability to project their perception by the spiritual eye. The practice of Yoga helps the aspirant to open the single eye of intuitive consciousness.
The intuition, or direct knowledge, does not depend on any information provided by the senses. For this reason, the intuitive faculty is often called the “sixth sense”. Everyone has this sixth sense, but most people do not develop it. However, almost everyone has had some experience intuitive, perhaps the intuition that a certain thing was supposed to happen, although there was no sign to indicate perceptible to the senses.

Paramahansa Yogananda, The eternal human search. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1980, p. 31-32

Lord, there is a scientific method, as well as the Kriya, which can lead a devotee to God?, He asked one student. “Yes,” said the Master. “A quick and safe way that takes forever is to keep its attention fixed in the center of Christ Consciousness between the eyebrows.”

Paramahansa Yogananda, The Master said. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1970: 66

Those who do not meditate regularly and are deeply restless, wherever they meditate and give up after a short effort. But if you make a greater effort, day after day, will be the ability to dive deeper. I should not make any effort, now, the whole world disappears instantly, when I close my eyes and instantly fixed the Christ center (the spiritual eye, the forehead between the eyebrows).
(Paramahansa Yogananda

Now, you see, no Jesus Christ is outside the vision of anyone inside. Rama No, no Krishna, no Buddha, no Baba Faqir is obvious to anyone outside. These visions are phenomena caused by the impressions and suggestions that the devotee has already accepted in his own mind. These impressions and suggestions to appear like a dream. But no one from outside. This is the truth.
(Baba Faqir Chand, 1886-1981)

The deluded do not see when the soul leaves the body and even when we live within. You can not see the soul while you enjoy the sense objects or acts motivated by an adherence to the passions, ignorance or purity. Only those who have seen the wisdom eye.

(Bhagavad Gita 15:10)

If one held one’s mind constantly focused at the point between the eyebrows (the Christ center), the spiritual eye could see, and commanded him to recharge the body of energy, it would. By doing this, people would stop getting old

Paramahansa Yogananda – Alomentazione Yoga – Edizioni Vidyanand

The third eye is not part of the physical body, but the subtle body, the second body, the inner one.

Osho – The secrets of transformation, Bompiani, 2000, p. 150

When the third eye opens for the first time, the darkness will disappear, and there will be light, a light without a source. … This is why the Upanishads say God is not like the sun or a flame. It ‘s a light without a source.

Osho – The secrets of transformation, Bompiani, 2000, p. 169, 170

The first of the eight basic ways of the Noble Eightfold Path is the right understanding for which we contemplate reality as it is, without polluting it with their own complex unconscious, ingrained habits, prejudices, innate repugnance, character restrictions, automatic memory etc..

Other ways are: right thought, right speech and right way of speaking, right action, or karma, right conduct or way of earning a living, right effort, right mindfulness, right concentration or samadhi.

According to a Western modern master, here the right adjective is not used as opposed to wrong, according to the common dualistic way of thinking, but could be translated as “no”, no concept, no vision. “By removing all the concepts, you get the right view. Going a step will also remove the non-vision. “(Bernie Glassman,” Infinite Circle “p. 57, Oscar Mondadori).

“You see the mote in your brother but not the beam in yours. When you removed the beam from his eyes then you will be able to take the speck out of his brother (Thomas 26).

The concepts are those who turn aside the right understanding, the prejudices, pre-concepts, pre-formed ideas. All these we see the world through distorting lenses but do not realize it. However, we are very good at seeing the slow, however small, in the eyes of others. Our concepts, our judgments are the right ones, real ones, wise ones, the poor or near his brother who is forced to watch with the straw that disturbs and distorts the view.

But “when you have removed the beam from his eyes then you will be able to take the speck out of his brother” because when we begin to see rightly, that eliminating all concepts see, we help all those who are close to us: as long as However, we do not see how big the beam that we carry inside the eye and how warped look at the world and others, continue to rant about right and wrong, black and white, moral and not moral flaws and all them we will see in the eye of our brother.

“The Sixth Patriarch said: – I see and I do not see -. Shen-hui, then asked: – Master, what does “see” and “not see”? – The master said: – I see. I always see my transgressions and my faults. For this reason I say that I see. I can not wait. In the world I do not see the transgressions and sins of others. To see this and I do not see -. (Quoted in “The Mind of the mirror,” by Leonardo Vittorio Arena, Oscar Mondadori, p.188).

La Compassione è sempre terapeutica – Compassion is always therapeutic – Osho


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La compassione è sempre terapeutica

 La compassione è sempre terapeutica, qualunque il vostro livello, che vi aiuta. La compassione è l’amore purificato – tanto che è sufficiente dare e non chiedere nulla in cambio. Buddha diceva ai suoi discepoli: “Dopo ogni meditazione, sii compassionevole – immediatamente – perché quando si medita, cresce l’amore, il cuore è pieno. Dopo ogni meditazione, prova compassione per il mondo intero in modo da condividere il tuo amore e si rilascia l’energia nell’atmosfera e che l’energia può essere utilizzato da altri. “

Vorrei anche dire che a voi: Dopo ogni meditazione, quando si sta celebrando, avere compassione. Sento che la vostra energia dovrebbe andare ad aiutare le persone in qualsiasi modo ne hanno bisogno. Basta rilasciare! Vi sarà alleggerito, vi sentirete molto rilassata, ti sentirai molto calmo e tranquillo, e le vibrazioni che hanno pubblicato aiuterà molti. Terminate le vostre meditazioni sempre con compassione. E la compassione è incondizionata. Non si può avere compassione solo per coloro che sono amichevoli verso di voi, solo per coloro che sono legati a voi.

E ‘successo in Cina: Quando Bodhidharma andò in Cina, un uomo venne da lui. Ha detto, “ho seguito i tuoi insegnamenti: medito e poi mi sento compassione per tutto l’universo – non solo per gli uomini, ma per gli animali, per le rocce e fiumi anche.
Ma c’è un problema: non riesco a provare compassione per il mio prossimo. No – è impossibile! Quindi la prego di dirmi: posso escludere dal mio vicino di casa mia compassione? I includono l’intera esistenza, conosciuta, sconosciuta, ma posso escludere il mio prossimo? – Perché è molto difficile, impossibile. Non riesco a provare compassione per lui. “

Bodhidharma disse: “Allora dimenticare la meditazione, perché, se esclude la compassione qualcuno, allora non è più lì.”
La compassione è all-inclusive – intrinsecamente all-inclusive. Quindi, se non si riesce a provare compassione per il prossimo ~~~V poi dimenticare tutto meditazione – perché non ha nulla a che fare con qualcuno in particolare. Ha qualcosa a che fare con il vostro stato interiore. Essere compassione! incondizionatamente, senza direzione, senza indirizzo. Poi si diventa una forza di guarigione in questo mondo di miseria.

Gesù dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso” – ancora e ancora. E dice anche: “Ama il tuo nemico come te stesso.” E se si analizza entrambe le frasi, si verrà a scoprire che il prossimo e il nemico è quasi sempre la stessa persona. “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Ama il tuo nemico come te stesso.” Che cosa vuol dire?

Vuol dire semplicemente: non hanno ostacoli per la vostra compassione, per il tuo amore. Come ami te stesso, ama l’intera esistenza – perché in ultima analisi l’intera esistenza è te stesso. Vi è – riflette in molti specchi. Sei tu – non è separato da voi.

Il tuo prossimo è solo una forma di voi, il vostro nemico è anche una forma di voi. Tutto ciò che si incontra, ci si imbatte in voi stessi. Non si può riconoscere, perché non siete molto attenti, potreste non essere in grado di vedere al posto degli altri, ma poi qualcosa non va con la tua visione, c’è qualcosa di sbagliato con i vostri occhi. La compassione è terapeutica.

Osho

Compassion is always therapeutic

 Compassion is always therapeutic; whatsoever your level, it helps you. Compassion is love purified — so much so that you simply give and don’t ask anything in return. Buddha used to say to his disciples, “After each meditation, be compassionate — immediately — because when you meditate, love grows, the heart becomes full. After each meditation, feel compassion for the whole world so that you share your love and you release the energy into the atmosphere and that energy can be used by others.”

I would also like to say that to you: After each meditation, when you are celebrating, have compassion. Just feel that your energy should go and help people in whatsoever ways they need it. Just release it! You will be unburdened, you will feel very relaxed, you will feel very calm and quiet, and the vibrations that you have released will help many. End your meditations always with compassion. And compassion is unconditional. You cannot have compassion only for those who are friendly towards you, only for those who are related to you.

It happened in China: When Bodhidharma went to China, a man came to him. He said, “I have followed your teachings: I meditate and then I feel compassion for the whole universe — not only for men, but for animals, for rocks and rivers also.
But there is one problem: I cannot feel compassion for my neighbor. No — it is impossible! So you please tell me: can I exclude my neighbor from my compassion? I include the whole existence, known, unknown, but can I exclude my neighbor? — because it is very difficult, impossible. I cannot feel compassion for him.”

Bodhidharma said, “Then forget about meditation, because if compassion excludes anybody then it is no more there.”
Compassion is all-inclusive — intrinsically all-inclusive. So if you cannot feel compassion for your neighbor~ then forget all about meditation — because it has nothing to do with somebody in particular. It has something to do with your inner state. Be compassion! unconditionally, undirected, unaddressed. Then you become a healing force into this world of misery.

Jesus says: “Love thy neighbor as thyself” — again and again. And he also says: “Love thy enemy as thyself.” And if you analyze both the sentences together, you will come to find that the neighbor and the enemy are almost always the same person. “Love thy neighbor as thyself” and”Love thy enemy as thyself.” What does he mean?

He simply means: don’t have any barriers for your compassion, for your love. As you love yourself, love the whole existence — because in the ultimate analysis the whole existence is yourself. It is you — reflected in many mirrors. It is you — it is not separate from you.

Your neighbor is just a form of you; your enemy is also a form of you. Whatsoever you come across, you come across yourself. You may not recognize because you are not very alert; you may not be able to see yourself in the other, but then something is wrong with your vision, something is wrong with your eyes. COMPASSION is therapeutic.

Osho

Gratitudine – Gratitude




🌸Gratitudine🌸

La gratitudine
è come scostare le tende
da una grande finestra,
che coprono l’opportunità
di vedere la bellezza
e di accogliere luce.
Quando impariamo
a vedere quanto riceviamo
e come si possa accompagnare
ogni respiro ad un senso
di rilassatezza,
apprendiamo un modo
per smettere di lamentarci
e di non trascinare pesi inutili
perché focalizziamo
il momento presente.

19.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Gratitude

Gratitude
it’s like pulling back the curtains
from a large window,
that cover the opportunity
to see beauty
and to welcome light.
When we learn
to see how much we receive
and how it can be accompanied
every breath to a sense
of relaxation,
we learn a way
to stop complaining
and not to drag unnecessary weights
because we focus
the present moment.

19.04.2021 Poetyca

Prima del pensiero – Before the thought – Kriyananda




🌸Prima del pensiero🌸

Esiste uno stato di consapevolezza
che precede il pensiero.
Cercalo.

Kriyananda
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Before the thought

There is a state of awareness
that precedes thought.
Look for it.

Kriyananda

La voce interiore – Il nostro tesoro – The inner voice – our treasure  – Heinrich Zimmer


La voce interiore – Il nostro tesoro

Quattro santi uomini, avendo fatto naufragio su una landa deserta dell’Africa, vagarono diversi giorni senza trovare cibo. Allo stremo delle forze, decisero di chiedere aiuto a Dio; per rafforzare la loro richiesta, s’impegnarono in solenni promesse: il primo promise che avrebbe osservato il più stretto digiuno, il secondo che non avrebbe mai più guardato una donna, il terzo che avrebbe recitato in continuazione i versetti del Corano. Il quarto disse semplicemente: “Non mangerò mai carne d’elefante.” Gli amici si sentirono offesi da questa assurda promessa: e chi mai mangia carne d’elefante? Voleva prendersi gioco di loro? O addirittura di Dio? L’uomo rispose: “Niente affatto. Ho solo sentito una voce interiore che mi ha quasi obbligato a parlare così. Io non ne posso nulla, Dio mi è testimone.” Dopo aver vagato per giorni e giorni, distrutti dalla fame, avvenne che trovarono un elefantino di poche settimane. Benchè controvoglia, lo uccisero, avevano assoluto bisogno di un po’ di nutrimento; lo arrostirono e si cibarono della sua carne. Tutti, tranne colui che aveva fatto l’ultima promessa: “Forse Dio – disse – mi ha spinto alla mia decisione perché vuole che io muoia. Non mancherò comunque alla mia parola con lui.” Terminato il pasto, si misero a dormire. E mentre dormivano, sopravvenne l’elefantessa, la madre dell’elefantino. Li annusò uno per uno, uccidendo senza pietà i tre da cui proveniva odore di elefante arrosto. Solo colui che non se n’era cibato si salvò. Venne anzi afferrato dalla proboscide dell’elefantessa e portato in un’oasi dove potè sfamarsi di datteri e dissetarsi con acqua di sorgente. Così è di colui che ascolta la voce interiore senza discuterla.

E’ un breve aneddoto sul rabbino Eisik, figlio del rabbino Jekel, che viveva nel ghetto di Cracovia, l’antica capitale della Polonia. Incrollabile nella sua fede, attraverso anni di sofferenza, era rimasto uno zelante servitore del Signore, suo Dio. Una notte, il pio rabbino Eisik ebbe un sogno; questo sogno gli ingiungeva d’andare lontano verso la capitale della Boemia, Praga, dove avrebbe scoperto un tesoro nascosto, sepolto sotto il grande ponte che conduceva al castello dei re di Boemia. Il rabbino, sorpreso, rinviò la partenza; ma il sogno si ripeté altre due volte. Al terzo richiamo, si preparò coraggiosamente e partì alla ricerca. Giunto a destinazione, il rabbino Eisik trovò il ponte sorvegliato giorno e notte da sentinelle; tanto che non osò scavare. Ritornava tutte le mattine e gironzolava nei dintorni sino a notte, guardando il ponte, osservando le sentinelle, studiando senza farsi notare la costruzione e il terreno. Alla lunga però, il capitano delle guardie colpito dall’insistenza del vegliardo, s’avvicinò e domandò gentilmente se aveva perso qualcosa o se, forse, attendeva l’arrivo di qualcuno. Il rabbino Eisik raccontò con semplicità e fiducia il sogno che aveva fatto; l’ufficiale, arretrando d’un passo, scoppiò a ridere. “Davvero, pover’uomo!” disse il capitano, “hai consumato le scarpe a percorrere tutta questa strada semplicemente a causa d’un sogno? Quale persona ragionevole crederebbe a un sogno? Guarda, se avessi dato retta ai sogni, farei in questo momento proprio il contrario di ciò che fai tu. Avrei intrapreso un pellegrinaggio altrettanto stupido del tuo, ma in direzione opposta, e, senza alcun dubbio, con lo stesso risultato. Lascia che ti racconti il mio sogno.” Era un ufficiale cordiale, a dispetto del suo aspetto arcigno, e il rabbino provava della simpatia per lui. “Ho inteso una voce in sogno”, disse l’ufficiale cristiano della guardia di Boemia, “essa mi parlava di Cracovia, ordinandomi di andare laggiù e di cercare un gran tesoro in casa d’un rabbino il cui nome era Eisik, figlio di Jekel. Il tesoro doveva trovarsi in un angolo polveroso, interrato dietro al focolare. Eisik, figlio di Jekel!”, e il capitano rideva nuovamente, con gli occhi che brillavano. “Immagina un po’: andare a Cracovia, abbattere i muri di ogni casa del ghetto dove metà della gente si chiama Eisik e l’altra metà Jekel! Eisik, figlio di Jekel; buona questa!” E rideva sempre più della meravigliosa facezia. Il rabbino ascoltava avidamente, senza dare nell’occhio, poi, inchinandosi profondamente e ringraziando l’amico straniero, s’affrettò a ritornare direttamente verso la patria lontana; scavò nell’angolo abbandonato della casa e scoprì il tesoro che mise fine alla sua miseria. Con una parte del denaro fece innalzare un altarino che porta ancor’oggi il suo nome. Così dunque, il vero tesoro, quello che mette fine alla nostra miseria e alle nostre prove, non è mai molto lontano, non occorre cercarlo in un paese lontano; esso giace sepolto nei recessi più intimi della nostra casa, ossia del nostro essere. E’ dietro al focolare, il centro donatore di vita e calore che governa la nostra esistenza, il cuore del nostro cuore – se solo sapessimo scavare. Ma vi è il fatto strano e costante che è solo dopo un pio viaggio in una regione lontana, in un paese straniero, in una nuova terra, che il significato di questa voce interiore che guida la nostra ricerca potrà rivelarsi. E, a questo fatto strano e costante, se ne aggiunge un altro, ossia che colui che ci rivela il senso del nostro messaggio interiore dev’essere anche lui un estraneo, d’un’altro credo e d’un’altra razza. Il capitano boemo, sul ponte, non crede alle voci interiori né ai sogni, e tuttavia procura al viaggiatore venuto da lontano, la cosa stessa che termina le sue tribolazioni e ricompensa la sua ricerca. Questa cosa meravigliosa non la fa neppure di proposito, al contrario, è inavvertitamente che egli concede il suo importante messaggio, mentre esprime la sua opinione personale sulla faccenda. Allo stesso modo, i miti e i simboli hindù, e gli altri segni di saggezza venuti da lontano, ci parleranno del tesoro che ci appartiene. Dovremo dissotterrarlo dai cantucci dimenticati del nostro essere. Allora esso segnerà il termine delle nostre pene e ci permetterà di erigere per il bene di tutti quelli che ci stanno intorno un tempio allo Spirito vivente.
Da “Mythes et symboles dans l’art et la civilisation de l’Inde” – di Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

The inner voice – our treasure
Four holy men, having been shipwrecked on a deserted Africa wandered for several days without finding food. At the end of their tether, they decided to ask for help from God to strengthen their claim, were involved in solemn promises: the former promised that it would comply with the strictest fasting, the second that would never looked at a woman who was to play in the third continuation of the verses of the Koran. The fourth said simply: “Do not ever eat meat of an elephant.” The friends were offended by this absurd promise, and who never eat meat elephant? He wanted to make fun of them? Or even of God? The man replied: “Not at all. I just heard an inner voice that he almost obliged to talk like that. I can not hold anything, God is my witness. “ After wandering for days, destroyed by hunger, they found a baby elephant that was a few weeks. Though unwillingly, they killed him, had absolute need of a bit ‘of food, the roasted and cibarono of his flesh. All, except one who had the last promise: “Perhaps God – he said – pushed me to my decision because he wants me to die. I will not fail however to my word with him. “ After the meal, they went to sleep. And while they were sleeping, there came the elephant, the mother elephant. Sniffed them one by one, without killing pity the three from which came the smell of roasted elephant. Only the one that he had not cibato escaped. It was indeed seized and taken to the elephant dell’elefantessa an oasis where he could eat and drink with dates of spring water. So is he who hears the inner voice without question.

Parable in the tradition of story-Hassidim It ‘s a short anecdote about Rabbi Eisik, son of Rabbi Jekel, who lived in the ghetto of Krakow, the ancient capital of Poland. Unwavering in his faith, through years of suffering, he was a zealous servant of the Lord his God One night, the pious rabbi Eisik had a dream this dream instructed him to go away to the capital of Bohemia, Prague, where he discovered a hidden treasure, buried under the large bridge that leads to the castle of the kings of Bohemia. The rabbi, surprised, put off the start, but the dream was repeated twice more. On the third call, he prepared and set out bravely in search. He arrived, Rabbi Eisik found the bridge guarded day and night by sentries, so much so that I can not dig. Returned every morning and wandered around until late at night, looking at the bridge, watching the guards without being detected by studying the building and land. In the long run, however, the captain of the guards struck by the insistence of the old man, approached and asked politely if he had missed something or if, perhaps, awaited the arrival of someone. The rabbi told Eisik with ease and confidence, the dream he had, the officer, a step backwards, burst out laughing. “Really, poor man!” said the captain, “you have worn the shoes to walk all this way simply because of a dream? What reasonable person would believe in a dream?” Look, if I listened to the dreams, I would at this moment exactly the opposite of what you do you. I undertook a pilgrimage as stupid as yours, but in the opposite direction, and, no doubt, with the same result. Let me tell you my dream. ” He was an officer friendly, despite its grim appearance, and the rabbi felt sympathy for him. “I heard a voice in a dream,” said the officer of the guard Christian in Bohemia, “she told me about Krakow, ordered me to go over there and finding a great treasure in the house of a rabbi whose name was Eisik, son of Jekel. The treasure was found in a dusty corner, buried behind the fireplace. Eisik, son of Jekel, “and the captain laughed again, her eyes sparkling. “Imagine a little ‘: go to Krakow, break down the walls of every house in the ghetto where half the people you call Eisik and the other half Jekel! Eisik, son of Jekel; this good!” And laughing more and more of the wonderful joke. The rabbi listened eagerly, without attracting attention, then bowed deeply and thanked the foreign friend, he hastened to return directly to their homeland, he dug in the abandoned house and discovered the treasure that ended her misery . With some of the money he did raise a small altar that bears his name even today. Thus, the real treasure, one that puts an end to our misery and our evidence is never far away, no need to look for in a distant land, it lies buried in the deepest recesses of our house, that of our being. E ‘behind the hearth, the center giver of life and warmth that governs our existence, the heart of our heart – if only we knew dig. But there is a strange thing that is constant and only after a pious journey to a distant region, in a foreign country, a new land, that the meaning of this inner voice that guides our research can be. And, at this strange fact and law, he adds another, namely that he who reveals the inner meaning of our message must be he a stranger, of another creed and of another race. The Bohemian captain on the bridge, does not believe in dreams or inner voices, and yet power of attorney to the traveler came from afar, the very thing that ends his trials and reward his search. This wonderful thing is not even on purpose, however, is that he inadvertently gives her important message, while expressing his personal opinion on the matter. Similarly, the Hindu myths and symbols, and other signs of wisdom come from afar, we will speak of the treasure belongs to us. We will have to unearth the forgotten nooks of our being. Then it will mark the end of our sufferings and will allow us to build for the good of everyone around us is a living temple to the Spirit. From “mythes et symboles dans l’art et la civilization de l’Inde” – Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

Emozioni – Emotions


🌸Emozioni🌸

Sono emozioni
a colorare respiri
attimi intrisi
di intense attese

Siamo noi
ad accogliere
ed ascoltare
albe e tramonti

A credere e sperare
che tutto sia
sempre migliore
oltre l’orizzonte

19.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Emotions

They are emotions
to color breaths
moments soaked
of intense expectations

We are
to welcome
and listen
sunrises and sunsets

To believe and hope
that everything is
always better
over the horizon

19.04.2021 Poetyca

Vera comprensione – True understanding – Bodhidharma


Vera comprensione

Quando la tua mente non si muove dentro, il mondo non sorge fuori. Quando il mondo e la mente sono entrambi trasparenti, questa è la vera visione. E tale comprensione è vera comprensione.

Bodhidharma

True understanding

When your mind doesn’t stir inside, the world doesn’t arise outside. When the world and the mind are both transparent, this is true vision. And such understanding is true understanding.

Bodhidharma

Benedizione – Blessing – Gampopa Sonam Rinchen


Benedizione

Concedi la tua benedizione,
così che la mia mente possa diventare tutt’uno con il Dharma.
Concedi la tua benedizione,
così il Dharma può seguire il sentiero.

Concedi le tue benedizioni,
in modo che il Dharma possa chiarire la confusione.

Concedi la tua benedizione,
così che la confusione possa sorgere come saggezza.

Gampopa Sonam Rinchen

Blessing

Grant your blessing,
so that my mind may become one with the Dharma.

Grant your blessing,
so the Dharma may go along the path.

Grant your blessings,
so that the Dharma may clarify confusion.

Grant your blessing,
so that confusion may dawn as wisdom.

Gampopa Sonam Rinchen

La sfida – The challenge


🌸La sfida🌸

Sono tanti i limiti,
i contrattempi con i quali confrontarsi ogni giorno.
A volte ci arrendiamo
e crediamo di non essere capaci di superare il destino beffardo.
Ma basta raccogliere la sfida
per capire che i limiti
sono solo nella nostra mente,
semplicemente superando
il nostro stato d’animo
la sensazione di sconfitta
diventa la sfida per superare
noi stessi e per capire
che possiamo più
di quanto crediamo.

08.08.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸The challenge

There are so many limits,
the setbacks with which to confront each day.
Sometimes we give up
and we believe we are not able to overcome the mocking destiny.
But just take up the challenge
to understand that the limits
I’m alone in our mind,
simply surpassing
our state of mind
the feeling of defeat
it becomes the challenge to overcome
ourselves and to understand
that we can more
than we believe.

08.08.2018 Poetyca

Thin lizzy waiting for an alibi (The Collection) Full Album


I Thin Lizzy sono un gruppo hard & heavy irlandese formatosi a Dublino nel 1969 a seguito dell’incontro tra il chitarrista Eric Bell e l’organista Eric Wrixon con il cantante e bassista Phil Lynott e il batterista Brian Downey.

Capitanati da Philip Lynott, carismatico leader e principale compositore della band, i Thin Lizzy rimasero celebri principalmente grazie alle tracce Whiskey in the Jar, Jailbreak e The Boys Are Back in Town, le quali si piazzarono nelle posizioni di vertice delle classifiche inglesi degli anni ottanta.[6] Dopo il decesso di Phil Lynott nel 1986, la band è tenuta in vita dal 1996 come progetto tributo da Scott Gorham e altri membri originari del gruppo quali John Sykes, Brian Downey e Darren Wharton.[4]

La loro musica comprende molti generi, ma è di solito classificata come hard rock[7] e heavy metal.[1] In particolare, spaziando su diversi territori, il gruppo esordì con sonorità tipicamente rock[2] arricchite da influenze derivative del blues e del rock psichedelico,[2] per poi convergere via via verso quello che sarà il suo stile caratteristico, un compatto e agile hard & heavy, permeato ancora di elementi blues, folk, country, soul, funk e di musica popolare irlandese.[8] Rolling Stone ha descritto la band come autrice di un hard rock “lontano dal ragliante pacchetto di metal della metà anni settanta”.[8]

Van Morrison, Rod Stewart, Jeff Beck e Jimi Hendrix furono gli artisti che ebbero maggiore influsso sugli esordi del gruppo,[9] insieme poi specie nel secondo periodo di esistenza della band ad artisti statunitensi come i Little Feat, Bruce Springsteen e Bob Seger.[10]

I Thin Lizzy sono stati inseriti alla posizione numero 51 della classifica VH1’s 100 Greatest Artists of Hard Rock.

https://it.wikipedia.org/wiki/Thin_Lizzy

Thin Lizzy are an Irish rock band formed in Dublin in 1969. Two of the founding members, drummer Brian Downey and bass guitarist and vocalist Phil Lynott, met while still in school. Lynott assumed the role of frontman and led them throughout their recording career of twelve studio albums. Thin Lizzy’s most successful songs, “Whiskey in the Jar”, “Jailbreak” and “The Boys Are Back in Town”, were all major international hits which are still played regularly on hard rock and classic rock radio stations. After Lynott’s death in 1986, various incarnations of the band have emerged over the years based initially around guitarists Scott Gorham and John Sykes, though Sykes left the band in 2009. Gorham later continued with a new line-up including Downey.

Lynott, Thin Lizzy’s de facto leader, was composer or co-composer of almost all of the band’s songs, and the first black Irishman to achieve commercial success in the field of rock music. Thin Lizzy boasted some of the most critically acclaimed guitarists throughout their history, with Downey and Lynott as the rhythm section, on the drums and bass guitar. As well as being multiracial, the band drew their members not only from both sides of the Irish border but also from both the Catholic and Protestant communities during The Troubles. Their music reflects a wide range of influences, including blues, soul music, psychedelic rock, and traditional Irish folk music, but is generally classified as hard rock or sometimes heavy metal. Rolling Stone magazine describes the band as distinctly hard rock, “far apart from the braying mid-70s metal pack”.[1]

AllMusic critic John Dougan has written that “As the band’s creative force, Lynott was a more insightful and intelligent writer than many of his ilk, preferring slice-of-life working-class dramas of love and hate influenced by Bob Dylan, Van Morrison, Bruce Springsteen, and virtually all of the Irish literary tradition.”[2] Van Morrison, Jeff Beck and Jimi Hendrix were major influences during the early days of the band, and later influences included the pioneering twin lead guitars found in Wishbone Ash and American artists Little Feat and Bob Seger.

In 2012, Gorham and Downey decided against recording new material as Thin Lizzy so a new band, Black Star Riders, was formed to tour and produce new releases such as the All Hell Breaks Loose album. Thin Lizzy plan to reunite for occasional concerts.

https://en.wikipedia.org/wiki/Thin_Lizzy