Archivio | 25/05/2021

Semi – Seeds


🌸Semi🌸

E tu
che amore
ricerchi
con le unghie
spezzate
perché pronto
ad aggrapparti
a tutto?

Ricorda
soltanto
che raccoglierai
semplicemente
il frutto
di quello
che nel tempo
hai seminato

24.01.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Seeds

And you
what a love
research
with nails
broken
because ready
to cling
at all?

Remember
only
that you will collect
simply
the fruit
of that
than over time
you sowed

24.01.2021 Poetyca

Vita – Life – Louise Hay


🌸Vita🌸

Credo che la vita
sia veramente
molto semplice,
quello che diamo
ci viene restituito.
L’universo sostiene
in modo totale
ogni pensiero
che scegliamo
di adottare
e in cui crediamo.

Louise L. Hay,
Puoi guarire la tua vita
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Life

I believe life
really be
very simple,
what we give
is returned to us.
The universe claims
in a total way
every thought
that we choose
to adopt
and what we believe in.

Louise L. Hay,
Puoi guarire la tua vita

La Compassione è sempre terapeutica – Compassion is always therapeutic – Osho


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La compassione è sempre terapeutica

 La compassione è sempre terapeutica, qualunque il vostro livello, che vi aiuta. La compassione è l’amore purificato – tanto che è sufficiente dare e non chiedere nulla in cambio. Buddha diceva ai suoi discepoli: “Dopo ogni meditazione, sii compassionevole – immediatamente – perché quando si medita, cresce l’amore, il cuore è pieno. Dopo ogni meditazione, prova compassione per il mondo intero in modo da condividere il tuo amore e si rilascia l’energia nell’atmosfera e che l’energia può essere utilizzato da altri. “

Vorrei anche dire che a voi: Dopo ogni meditazione, quando si sta celebrando, avere compassione. Sento che la vostra energia dovrebbe andare ad aiutare le persone in qualsiasi modo ne hanno bisogno. Basta rilasciare! Vi sarà alleggerito, vi sentirete molto rilassata, ti sentirai molto calmo e tranquillo, e le vibrazioni che hanno pubblicato aiuterà molti. Terminate le vostre meditazioni sempre con compassione. E la compassione è incondizionata. Non si può avere compassione solo per coloro che sono amichevoli verso di voi, solo per coloro che sono legati a voi.

E ‘successo in Cina: Quando Bodhidharma andò in Cina, un uomo venne da lui. Ha detto, “ho seguito i tuoi insegnamenti: medito e poi mi sento compassione per tutto l’universo – non solo per gli uomini, ma per gli animali, per le rocce e fiumi anche.
Ma c’è un problema: non riesco a provare compassione per il mio prossimo. No – è impossibile! Quindi la prego di dirmi: posso escludere dal mio vicino di casa mia compassione? I includono l’intera esistenza, conosciuta, sconosciuta, ma posso escludere il mio prossimo? – Perché è molto difficile, impossibile. Non riesco a provare compassione per lui. “

Bodhidharma disse: “Allora dimenticare la meditazione, perché, se esclude la compassione qualcuno, allora non è più lì.”
La compassione è all-inclusive – intrinsecamente all-inclusive. Quindi, se non si riesce a provare compassione per il prossimo ~~~V poi dimenticare tutto meditazione – perché non ha nulla a che fare con qualcuno in particolare. Ha qualcosa a che fare con il vostro stato interiore. Essere compassione! incondizionatamente, senza direzione, senza indirizzo. Poi si diventa una forza di guarigione in questo mondo di miseria.

Gesù dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso” – ancora e ancora. E dice anche: “Ama il tuo nemico come te stesso.” E se si analizza entrambe le frasi, si verrà a scoprire che il prossimo e il nemico è quasi sempre la stessa persona. “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Ama il tuo nemico come te stesso.” Che cosa vuol dire?

Vuol dire semplicemente: non hanno ostacoli per la vostra compassione, per il tuo amore. Come ami te stesso, ama l’intera esistenza – perché in ultima analisi l’intera esistenza è te stesso. Vi è – riflette in molti specchi. Sei tu – non è separato da voi.

Il tuo prossimo è solo una forma di voi, il vostro nemico è anche una forma di voi. Tutto ciò che si incontra, ci si imbatte in voi stessi. Non si può riconoscere, perché non siete molto attenti, potreste non essere in grado di vedere al posto degli altri, ma poi qualcosa non va con la tua visione, c’è qualcosa di sbagliato con i vostri occhi. La compassione è terapeutica.

Osho

Compassion is always therapeutic

 Compassion is always therapeutic; whatsoever your level, it helps you. Compassion is love purified — so much so that you simply give and don’t ask anything in return. Buddha used to say to his disciples, “After each meditation, be compassionate — immediately — because when you meditate, love grows, the heart becomes full. After each meditation, feel compassion for the whole world so that you share your love and you release the energy into the atmosphere and that energy can be used by others.”

I would also like to say that to you: After each meditation, when you are celebrating, have compassion. Just feel that your energy should go and help people in whatsoever ways they need it. Just release it! You will be unburdened, you will feel very relaxed, you will feel very calm and quiet, and the vibrations that you have released will help many. End your meditations always with compassion. And compassion is unconditional. You cannot have compassion only for those who are friendly towards you, only for those who are related to you.

It happened in China: When Bodhidharma went to China, a man came to him. He said, “I have followed your teachings: I meditate and then I feel compassion for the whole universe — not only for men, but for animals, for rocks and rivers also.
But there is one problem: I cannot feel compassion for my neighbor. No — it is impossible! So you please tell me: can I exclude my neighbor from my compassion? I include the whole existence, known, unknown, but can I exclude my neighbor? — because it is very difficult, impossible. I cannot feel compassion for him.”

Bodhidharma said, “Then forget about meditation, because if compassion excludes anybody then it is no more there.”
Compassion is all-inclusive — intrinsically all-inclusive. So if you cannot feel compassion for your neighbor~ then forget all about meditation — because it has nothing to do with somebody in particular. It has something to do with your inner state. Be compassion! unconditionally, undirected, unaddressed. Then you become a healing force into this world of misery.

Jesus says: “Love thy neighbor as thyself” — again and again. And he also says: “Love thy enemy as thyself.” And if you analyze both the sentences together, you will come to find that the neighbor and the enemy are almost always the same person. “Love thy neighbor as thyself” and”Love thy enemy as thyself.” What does he mean?

He simply means: don’t have any barriers for your compassion, for your love. As you love yourself, love the whole existence — because in the ultimate analysis the whole existence is yourself. It is you — reflected in many mirrors. It is you — it is not separate from you.

Your neighbor is just a form of you; your enemy is also a form of you. Whatsoever you come across, you come across yourself. You may not recognize because you are not very alert; you may not be able to see yourself in the other, but then something is wrong with your vision, something is wrong with your eyes. COMPASSION is therapeutic.

Osho

Gratitudine – Gratitude




🌸Gratitudine🌸

La gratitudine
è come scostare le tende
da una grande finestra,
che coprono l’opportunità
di vedere la bellezza
e di accogliere luce.
Quando impariamo
a vedere quanto riceviamo
e come si possa accompagnare
ogni respiro ad un senso
di rilassatezza,
apprendiamo un modo
per smettere di lamentarci
e di non trascinare pesi inutili
perché focalizziamo
il momento presente.

19.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Gratitude

Gratitude
it’s like pulling back the curtains
from a large window,
that cover the opportunity
to see beauty
and to welcome light.
When we learn
to see how much we receive
and how it can be accompanied
every breath to a sense
of relaxation,
we learn a way
to stop complaining
and not to drag unnecessary weights
because we focus
the present moment.

19.04.2021 Poetyca

Prima del pensiero – Before the thought – Kriyananda




🌸Prima del pensiero🌸

Esiste uno stato di consapevolezza
che precede il pensiero.
Cercalo.

Kriyananda
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Before the thought

There is a state of awareness
that precedes thought.
Look for it.

Kriyananda

La voce interiore – Il nostro tesoro – The inner voice – our treasure  – Heinrich Zimmer


La voce interiore – Il nostro tesoro

Quattro santi uomini, avendo fatto naufragio su una landa deserta dell’Africa, vagarono diversi giorni senza trovare cibo. Allo stremo delle forze, decisero di chiedere aiuto a Dio; per rafforzare la loro richiesta, s’impegnarono in solenni promesse: il primo promise che avrebbe osservato il più stretto digiuno, il secondo che non avrebbe mai più guardato una donna, il terzo che avrebbe recitato in continuazione i versetti del Corano. Il quarto disse semplicemente: “Non mangerò mai carne d’elefante.” Gli amici si sentirono offesi da questa assurda promessa: e chi mai mangia carne d’elefante? Voleva prendersi gioco di loro? O addirittura di Dio? L’uomo rispose: “Niente affatto. Ho solo sentito una voce interiore che mi ha quasi obbligato a parlare così. Io non ne posso nulla, Dio mi è testimone.” Dopo aver vagato per giorni e giorni, distrutti dalla fame, avvenne che trovarono un elefantino di poche settimane. Benchè controvoglia, lo uccisero, avevano assoluto bisogno di un po’ di nutrimento; lo arrostirono e si cibarono della sua carne. Tutti, tranne colui che aveva fatto l’ultima promessa: “Forse Dio – disse – mi ha spinto alla mia decisione perché vuole che io muoia. Non mancherò comunque alla mia parola con lui.” Terminato il pasto, si misero a dormire. E mentre dormivano, sopravvenne l’elefantessa, la madre dell’elefantino. Li annusò uno per uno, uccidendo senza pietà i tre da cui proveniva odore di elefante arrosto. Solo colui che non se n’era cibato si salvò. Venne anzi afferrato dalla proboscide dell’elefantessa e portato in un’oasi dove potè sfamarsi di datteri e dissetarsi con acqua di sorgente. Così è di colui che ascolta la voce interiore senza discuterla.

E’ un breve aneddoto sul rabbino Eisik, figlio del rabbino Jekel, che viveva nel ghetto di Cracovia, l’antica capitale della Polonia. Incrollabile nella sua fede, attraverso anni di sofferenza, era rimasto uno zelante servitore del Signore, suo Dio. Una notte, il pio rabbino Eisik ebbe un sogno; questo sogno gli ingiungeva d’andare lontano verso la capitale della Boemia, Praga, dove avrebbe scoperto un tesoro nascosto, sepolto sotto il grande ponte che conduceva al castello dei re di Boemia. Il rabbino, sorpreso, rinviò la partenza; ma il sogno si ripeté altre due volte. Al terzo richiamo, si preparò coraggiosamente e partì alla ricerca. Giunto a destinazione, il rabbino Eisik trovò il ponte sorvegliato giorno e notte da sentinelle; tanto che non osò scavare. Ritornava tutte le mattine e gironzolava nei dintorni sino a notte, guardando il ponte, osservando le sentinelle, studiando senza farsi notare la costruzione e il terreno. Alla lunga però, il capitano delle guardie colpito dall’insistenza del vegliardo, s’avvicinò e domandò gentilmente se aveva perso qualcosa o se, forse, attendeva l’arrivo di qualcuno. Il rabbino Eisik raccontò con semplicità e fiducia il sogno che aveva fatto; l’ufficiale, arretrando d’un passo, scoppiò a ridere. “Davvero, pover’uomo!” disse il capitano, “hai consumato le scarpe a percorrere tutta questa strada semplicemente a causa d’un sogno? Quale persona ragionevole crederebbe a un sogno? Guarda, se avessi dato retta ai sogni, farei in questo momento proprio il contrario di ciò che fai tu. Avrei intrapreso un pellegrinaggio altrettanto stupido del tuo, ma in direzione opposta, e, senza alcun dubbio, con lo stesso risultato. Lascia che ti racconti il mio sogno.” Era un ufficiale cordiale, a dispetto del suo aspetto arcigno, e il rabbino provava della simpatia per lui. “Ho inteso una voce in sogno”, disse l’ufficiale cristiano della guardia di Boemia, “essa mi parlava di Cracovia, ordinandomi di andare laggiù e di cercare un gran tesoro in casa d’un rabbino il cui nome era Eisik, figlio di Jekel. Il tesoro doveva trovarsi in un angolo polveroso, interrato dietro al focolare. Eisik, figlio di Jekel!”, e il capitano rideva nuovamente, con gli occhi che brillavano. “Immagina un po’: andare a Cracovia, abbattere i muri di ogni casa del ghetto dove metà della gente si chiama Eisik e l’altra metà Jekel! Eisik, figlio di Jekel; buona questa!” E rideva sempre più della meravigliosa facezia. Il rabbino ascoltava avidamente, senza dare nell’occhio, poi, inchinandosi profondamente e ringraziando l’amico straniero, s’affrettò a ritornare direttamente verso la patria lontana; scavò nell’angolo abbandonato della casa e scoprì il tesoro che mise fine alla sua miseria. Con una parte del denaro fece innalzare un altarino che porta ancor’oggi il suo nome. Così dunque, il vero tesoro, quello che mette fine alla nostra miseria e alle nostre prove, non è mai molto lontano, non occorre cercarlo in un paese lontano; esso giace sepolto nei recessi più intimi della nostra casa, ossia del nostro essere. E’ dietro al focolare, il centro donatore di vita e calore che governa la nostra esistenza, il cuore del nostro cuore – se solo sapessimo scavare. Ma vi è il fatto strano e costante che è solo dopo un pio viaggio in una regione lontana, in un paese straniero, in una nuova terra, che il significato di questa voce interiore che guida la nostra ricerca potrà rivelarsi. E, a questo fatto strano e costante, se ne aggiunge un altro, ossia che colui che ci rivela il senso del nostro messaggio interiore dev’essere anche lui un estraneo, d’un’altro credo e d’un’altra razza. Il capitano boemo, sul ponte, non crede alle voci interiori né ai sogni, e tuttavia procura al viaggiatore venuto da lontano, la cosa stessa che termina le sue tribolazioni e ricompensa la sua ricerca. Questa cosa meravigliosa non la fa neppure di proposito, al contrario, è inavvertitamente che egli concede il suo importante messaggio, mentre esprime la sua opinione personale sulla faccenda. Allo stesso modo, i miti e i simboli hindù, e gli altri segni di saggezza venuti da lontano, ci parleranno del tesoro che ci appartiene. Dovremo dissotterrarlo dai cantucci dimenticati del nostro essere. Allora esso segnerà il termine delle nostre pene e ci permetterà di erigere per il bene di tutti quelli che ci stanno intorno un tempio allo Spirito vivente.
Da “Mythes et symboles dans l’art et la civilisation de l’Inde” – di Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

The inner voice – our treasure
Four holy men, having been shipwrecked on a deserted Africa wandered for several days without finding food. At the end of their tether, they decided to ask for help from God to strengthen their claim, were involved in solemn promises: the former promised that it would comply with the strictest fasting, the second that would never looked at a woman who was to play in the third continuation of the verses of the Koran. The fourth said simply: “Do not ever eat meat of an elephant.” The friends were offended by this absurd promise, and who never eat meat elephant? He wanted to make fun of them? Or even of God? The man replied: “Not at all. I just heard an inner voice that he almost obliged to talk like that. I can not hold anything, God is my witness. “ After wandering for days, destroyed by hunger, they found a baby elephant that was a few weeks. Though unwillingly, they killed him, had absolute need of a bit ‘of food, the roasted and cibarono of his flesh. All, except one who had the last promise: “Perhaps God – he said – pushed me to my decision because he wants me to die. I will not fail however to my word with him. “ After the meal, they went to sleep. And while they were sleeping, there came the elephant, the mother elephant. Sniffed them one by one, without killing pity the three from which came the smell of roasted elephant. Only the one that he had not cibato escaped. It was indeed seized and taken to the elephant dell’elefantessa an oasis where he could eat and drink with dates of spring water. So is he who hears the inner voice without question.

Parable in the tradition of story-Hassidim It ‘s a short anecdote about Rabbi Eisik, son of Rabbi Jekel, who lived in the ghetto of Krakow, the ancient capital of Poland. Unwavering in his faith, through years of suffering, he was a zealous servant of the Lord his God One night, the pious rabbi Eisik had a dream this dream instructed him to go away to the capital of Bohemia, Prague, where he discovered a hidden treasure, buried under the large bridge that leads to the castle of the kings of Bohemia. The rabbi, surprised, put off the start, but the dream was repeated twice more. On the third call, he prepared and set out bravely in search. He arrived, Rabbi Eisik found the bridge guarded day and night by sentries, so much so that I can not dig. Returned every morning and wandered around until late at night, looking at the bridge, watching the guards without being detected by studying the building and land. In the long run, however, the captain of the guards struck by the insistence of the old man, approached and asked politely if he had missed something or if, perhaps, awaited the arrival of someone. The rabbi told Eisik with ease and confidence, the dream he had, the officer, a step backwards, burst out laughing. “Really, poor man!” said the captain, “you have worn the shoes to walk all this way simply because of a dream? What reasonable person would believe in a dream?” Look, if I listened to the dreams, I would at this moment exactly the opposite of what you do you. I undertook a pilgrimage as stupid as yours, but in the opposite direction, and, no doubt, with the same result. Let me tell you my dream. ” He was an officer friendly, despite its grim appearance, and the rabbi felt sympathy for him. “I heard a voice in a dream,” said the officer of the guard Christian in Bohemia, “she told me about Krakow, ordered me to go over there and finding a great treasure in the house of a rabbi whose name was Eisik, son of Jekel. The treasure was found in a dusty corner, buried behind the fireplace. Eisik, son of Jekel, “and the captain laughed again, her eyes sparkling. “Imagine a little ‘: go to Krakow, break down the walls of every house in the ghetto where half the people you call Eisik and the other half Jekel! Eisik, son of Jekel; this good!” And laughing more and more of the wonderful joke. The rabbi listened eagerly, without attracting attention, then bowed deeply and thanked the foreign friend, he hastened to return directly to their homeland, he dug in the abandoned house and discovered the treasure that ended her misery . With some of the money he did raise a small altar that bears his name even today. Thus, the real treasure, one that puts an end to our misery and our evidence is never far away, no need to look for in a distant land, it lies buried in the deepest recesses of our house, that of our being. E ‘behind the hearth, the center giver of life and warmth that governs our existence, the heart of our heart – if only we knew dig. But there is a strange thing that is constant and only after a pious journey to a distant region, in a foreign country, a new land, that the meaning of this inner voice that guides our research can be. And, at this strange fact and law, he adds another, namely that he who reveals the inner meaning of our message must be he a stranger, of another creed and of another race. The Bohemian captain on the bridge, does not believe in dreams or inner voices, and yet power of attorney to the traveler came from afar, the very thing that ends his trials and reward his search. This wonderful thing is not even on purpose, however, is that he inadvertently gives her important message, while expressing his personal opinion on the matter. Similarly, the Hindu myths and symbols, and other signs of wisdom come from afar, we will speak of the treasure belongs to us. We will have to unearth the forgotten nooks of our being. Then it will mark the end of our sufferings and will allow us to build for the good of everyone around us is a living temple to the Spirit. From “mythes et symboles dans l’art et la civilization de l’Inde” – Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

Emozioni – Emotions


🌸Emozioni🌸

Sono emozioni
a colorare respiri
attimi intrisi
di intense attese

Siamo noi
ad accogliere
ed ascoltare
albe e tramonti

A credere e sperare
che tutto sia
sempre migliore
oltre l’orizzonte

19.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Emotions

They are emotions
to color breaths
moments soaked
of intense expectations

We are
to welcome
and listen
sunrises and sunsets

To believe and hope
that everything is
always better
over the horizon

19.04.2021 Poetyca

Vera comprensione – True understanding – Bodhidharma


Vera comprensione

Quando la tua mente non si muove dentro, il mondo non sorge fuori. Quando il mondo e la mente sono entrambi trasparenti, questa è la vera visione. E tale comprensione è vera comprensione.

Bodhidharma

True understanding

When your mind doesn’t stir inside, the world doesn’t arise outside. When the world and the mind are both transparent, this is true vision. And such understanding is true understanding.

Bodhidharma

Benedizione – Blessing – Gampopa Sonam Rinchen


Benedizione

Concedi la tua benedizione,
così che la mia mente possa diventare tutt’uno con il Dharma.
Concedi la tua benedizione,
così il Dharma può seguire il sentiero.

Concedi le tue benedizioni,
in modo che il Dharma possa chiarire la confusione.

Concedi la tua benedizione,
così che la confusione possa sorgere come saggezza.

Gampopa Sonam Rinchen

Blessing

Grant your blessing,
so that my mind may become one with the Dharma.

Grant your blessing,
so the Dharma may go along the path.

Grant your blessings,
so that the Dharma may clarify confusion.

Grant your blessing,
so that confusion may dawn as wisdom.

Gampopa Sonam Rinchen

La sfida – The challenge


🌸La sfida🌸

Sono tanti i limiti,
i contrattempi con i quali confrontarsi ogni giorno.
A volte ci arrendiamo
e crediamo di non essere capaci di superare il destino beffardo.
Ma basta raccogliere la sfida
per capire che i limiti
sono solo nella nostra mente,
semplicemente superando
il nostro stato d’animo
la sensazione di sconfitta
diventa la sfida per superare
noi stessi e per capire
che possiamo più
di quanto crediamo.

08.08.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸The challenge

There are so many limits,
the setbacks with which to confront each day.
Sometimes we give up
and we believe we are not able to overcome the mocking destiny.
But just take up the challenge
to understand that the limits
I’m alone in our mind,
simply surpassing
our state of mind
the feeling of defeat
it becomes the challenge to overcome
ourselves and to understand
that we can more
than we believe.

08.08.2018 Poetyca