Archivio | 01/06/2021

L’ego e il falso centro – Ego – The False Center – Osho


L’ego: il falso centro

Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.

Un bimbo nasce.

Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno.

Nascere significa questo.

Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.

Gli “Altri” significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto,

ed egli si dimentica del corpo.

E’ così che un bimbo cresce.

Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.

Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: “Quanto sei bello”, se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.

In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.

Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.

E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.

Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.

L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!

Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi.

L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.

Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.

Gli altri non si preoccupano di te.

Il loro unico interesse è la società.

La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.

A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema.

Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.

Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi… semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.

Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.

E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone… e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità.

La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.

Se la società è in guerra, la morale cambia.

Se la società è in pace, esiste una morale diversa.

La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti.

Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.

La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.

E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.

Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: “Figlio bello! Siamo orgogliosi di te.” Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana — non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco — allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato… la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.

L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.

Ho sentito raccontare:

Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: “Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?”

Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: “Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto.”

Nasruddin replicò: “E allora, cosa te lo fa pensare… ?”

Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.

Non è un’esperienza diretta.

Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.

Nessun altro può metterci voce…. non sono affari suoi!

Nessun altro gli può dare una forma… vieni al mondo con quel centro.

Tu sei nato con lui.

Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa… ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.

Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.

Gli altri ti hanno dato quell’idea.

Quell’idea è l’ego.

Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé… perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.

E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno.

Sarete confusi, nel caos.

In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve.

Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.

Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: “Voglio andare a casa, ho paura del buio.”

La nonna allora gli disse: “So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?”

Il bambino rispose: “E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco.”

Anche dell’oscurità si pensa: “Questa è la mia”.

All’esterno… un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: “Questa è la mia oscurità.”

Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi… non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di “Io sono”. Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos… perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.

E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato… e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa.

La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto.

E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa.

Ma ecco che vi spaventate.

Oltre la siepe c’è il pericolo.

Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.

E’ necessario rischiare… essere coraggiosi.

Occorre fare un passo nell’ignoto.

Per un attimo, tutti i confini spariranno.

Per un attimo, avrete le vertigini.

Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.

Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti… dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere.

Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine.

Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.

La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna.

Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali.” Mille”, significa “infiniti petali”. E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

Voi però, vi accontentate di un ego di plastica.

E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può… non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto… non sono eterni, ma durano a lungo.

Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo. E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.

A noi sembra che il fiore vero sia morto… non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.

Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte… e continua a fiorire.

Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore… non vediamo mai la continuità.

E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri.

E’ lo stesso sole… ma con un abito diverso.

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.

Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla.

Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo?

L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo “sé”. Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?

Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.

Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa.

Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice.

L’ego è l’inferno.

Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare… e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.

Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza. Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: “E così, hai ancora da ridire, vero?”

Mulla rispose: “Ma se non ho aperto bocca.”

“Lo so”, rispose la moglie, “ma stai ascoltando in modo molto aggressivo.”

Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.

L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: “Non c’è niente”, comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente… l’altro ti rende cosciente di questa evidenza.

L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile. Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te?

Ti perderai. La tua identità si spezzerà.

Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.

Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.

Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro.

Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: “Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?”

Il maestro rispose: “E’ un problema suo, non mio.”

Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.

Vive sull’attenzione degli altri.

Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego?

E’ necessaria l’attenzione degli altri… e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione.

Questo è vero e proprio mendicare.

Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro.

Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi… se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.

Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo.

Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo.

Inizia a cercare l’ego: non negli altri — che non ti riguarda — ma in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno.

Ti aspetti qualcosa… e non succede niente. Ti aspetti qualcosa… e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo.

Le cause non stanno al di fuori di te.

Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice?

Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia?

Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.

Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te.

La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.

E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.

E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: “Sono diventato umile”.

Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile.

Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.

Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.

E’ unicamente semplice.

Non è neppure consapevole di esser umile.

Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.

Guarda le persone umili… ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: “Sono umile”, e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.

“Come sei umile!” vorrebbero sentirti dire. “Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te.” E osserva il sorriso che compare sui loro volti.

Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: ” Nessuno è come me”, e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. “Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini.”

Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio. Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: “Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori.”

All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando — era ancora buio — e anche lui cominciò a dire: “Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta.” E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: “Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?”

Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere.

Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego.

Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre.

Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.

Qualunque cosa tu faccia — umiliarti, renderti modesto e semplice — niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente. Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione.

E’ il tuo stesso ego.

Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere. Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.

Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro…. quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.

Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.

Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé. Quindi non affermare mai: “Ho lasciato cadere l’ego”. Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.

Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti… a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: “Aiuto! Aiuto!”

E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: “Aiuto! Aiuto!” E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca.

Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: “Per favore si avvicini”. E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.

La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: “Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi… adesso parliamo dei suoi!”

Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.

Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli.

Anzi, li danneggerai.

Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.

Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri.

In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.

E’ difficile vedere il proprio ego.

E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare.

Prova a vedere il tuo ego.

Osservalo semplicemente.

E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo.

Cade esattamente come una foglia secca.

L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade… e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente.

La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così…

Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca.

Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro.

Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare.

E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome.

Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Osho, Tratto da: Oltre le Frontiere della mente.

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Ego – The False Center

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

The first thing to be understood is what ego is. A child is born. A child is born without any knowledge, any consciousness of his own self. And when a child is born the first thing he becomes aware of is not himself; the first thing he becomes aware of is the other. It is natural, because the eyes open outwards, the hands touch others, the ears listen to others, the tongue tastes food and the nose smells the outside. All these senses open outwards.

That is what birth means. Birth means coming into this world, the world of the outside. So when a child is born, he is born into this world. He opens his eyes, sees others. ‘Other’ means the thou. He becomes aware of the mother first. Then, by and by, he becomes aware of his own body. That too is the other, that too belongs to the world. He is hungry and he feels the body; his need is satisfied, he forgets the body.

This is how a child grows. First he becomes aware of you, thou, other, and then by and by, in contrast to you, thou, he becomes aware of himself.

This awareness is a reflected awareness. He is not aware of who he is. He is simply aware of the mother and what she thinks about him. If she smiles, if she appreciates the child, if she says, “You are beautiful,” if she hugs and kisses him, the child feels good about himself. Now an ego is born.

Through appreciation, love, care, he feels he is good, he feels he is valuable, he feels he has some significance.

A center is born.

But this center is a reflected center. It is not his real being. He does not know who he is; he simply knows what others think about him. And this is the ego: the reflection, what others think. If nobody thinks that he is of any use, nobody appreciates him, nobody smiles, then too an ego is born: an ill ego; sad, rejected, like a wound; feeling inferior, worthless. This too is the ego. This too is a reflection.

First the mother – and mother means the world in the beginning. Then others will join the mother, and the world goes on growing. And the more the world grows, the more complex the ego becomes, because many others’ opinions are reflected.

The ego is an accumulated phenomenon, a by-product of living with others. If a child lives totally alone, he will never come to grow an ego. But that is not going to help. He will remain like an animal. That doesn’t mean that he will come to know the real self, no.

The real can be known only through the false, so the ego is a must. One has to pass through it. It is a discipline. The real can be known only through the illusion. You cannot know the truth directly. First you have to know that which is not true. First you have to encounter the untrue. Through that encounter you become capable of knowing the truth. If you know the false as the false, truth will dawn upon you.

Ego is a need; it is a social need, it is a social by-product. The society means all that is around you – not you, but all that is around you. All, minus you, is the society. And everybody reflects. You will go to school and the teacher will reflect who you are. You will be in friendship with other children and they will reflect who you are. By and by, everybody is adding to your ego, and everybody is trying to modify it in such a way that you don’t become a problem to the society.

They are not concerned with you.

They are concerned with the society.

Society is concerned with itself, and that’s how it should be.

They are not concerned that you should become a self-knower. They are concerned that you should become an efficient part in the mechanism of the society. You should fit into the pattern. So they are trying to give you an ego that fits with the society. They teach you morality. Morality means giving you an ego which will fit with the society. If you are immoral, you will always be a misfit somewhere or other. That’s why we put criminals in the prisons – not that they have done something wrong, not that by putting them in the prisons we are going to improve them, no. They simply don’t fit. They are troublemakers. They have certain types of egos of which the society doesn’t approve. If the society approves, everything is good.

One man kills somebody – he is a murderer.

And the same man in wartime kills thousands – he becomes a great hero. The society is not bothered by a murder, but the murder should be commited for the society – then it is okay. The society doesn’t bother about morality.

Morality means only that you should fit with the society.

If the society is at war, then the morality changes.

If the society is at peace, then there is a different morality.

Morality is a social politics. It is diplomacy. And each child has to be brought up in such a way that he fits into the society, that’s all. Because society is interested in efficient members. Society is not interested that you should attain to self-knowledge.

The society creates an ego because the ego can be controlled and manipulated. The self can never be controlled or manipulated. Nobody has ever heard of the society controlling a self – not possible.

And the child needs a center; the child is completely unaware of his own center. The society gives him a center and the child is by and by convinced that this is his center, the ego that society gives.

A child comes back to his home – if he has come first in his class, the whole family is happy. You hug and kiss him, and you take the child on your shoulders and dance and you say, “What a beautiful child! You are a pride to us.” You are giving him an ego, a subtle ego. And if the child comes home dejected, unsuccessful, a failure – he couldn’t pass, or he has just been on the back bench – then nobody appreciates him and the child feels rejected. He will try harder next time, because the center feels shaken.

Ego is always shaken, always in search of food, that somebody should appreciate it. That’s why you continuously ask for attention.

You get the idea of who you are from others.

It is not a direct experience.

It is from others that you get the idea of who you are. They shape your center. This center is false, because you carry your real center. That is nobody’s business. Nobody shapes it.

You come with it.

You are born with it.

So you have two centers. One center you come with, which is given by existence itself. That is the self. And the other center, which is created by the society, is the ego. It is a false thing – and it is a very great trick. Through the ego the society is controlling you. You have to behave in a certain way, because only then does the society appreciate you. You have to walk in a certain way; you have to laugh in a certain way; you have to follow certain manners, a morality, a code. Only then will the society appreciate you, and if it doesn’t, you ego will be shaken. And when the ego is shaken, you don’t know where you are, who you are.

The others have given you the idea.

That idea is the ego.

Try to understand it as deeply as possible, because this has to be thrown. And unless you throw it you will never be able to attain to the self. Because you are addicted to the center, you cannot move, and you cannot look at the self.

And remember, there is going to be an interim period, an interval, when the ego will be shattered, when you will not know who you are, when you will not know where you are going, when all boundaries will melt.

You will simply be confused, a chaos.

Because of this chaos, you are afraid to lose the ego. But it has to be so. One has to pass through the chaos before one attains to the real center.

And if you are daring, the period will be small.

If you are afraid, and you again fall back to the ego, and you again start arranging it, then it can be very, very long; many lives can be wasted.

I have heard: One small child was visiting his grandparents. He was just four years old. In the night when the grandmother was putting him to sleep, he suddenly started crying and weeping and said, “I want to go home. I am afraid of darkness.” But the grandmother said, “I know well that at home also you sleep in the dark; I have never seen a light on. So why are you afraid here?” The boy said, “Yes, that’s right – but that is MY darkness.” This darkness is completely unknown.

Even with darkness you feel, “This is MINE.”

Outside – an unknown darkness.

With the ego you feel, “This is MY darkness.”

It may be troublesome, maybe it creates many miseries, but still mine. Something to hold to, something to cling to, something underneath the feet; you are not in a vacuum, not in an emptiness. You may be miserable, but at least you ARE. Even being miserable gives you a feeling of ‘I am’. Moving from it, fear takes over; you start feeling afraid of the unknown darkness and chaos – because society has managed to clear a small part of your being.

It is just like going to a forest. You make a little clearing, you clear a little ground; you make fencing, you make a small hut; you make a small garden, a lawn, and you are okay. Beyond your fence – the forest, the wild. Here everything is okay; you have planned everything. This is how it has happened.

Society has made a little clearing in your consciousness. It has cleaned just a little part completely, fenced it. Everything is okay there. That’s what all your universities are doing. The whole culture and conditioning is just to clear a part so that you can feel at home there.

And then you become afraid.

Beyond the fence there is danger.

Beyond the fence you are, as within the fence you are – and your conscious mind is just one part, one-tenth of your whole being. Nine-tenths is waiting in the darkness. And in that nine-tenths, somewhere your real center is hidden.

One has to be daring, courageous.

One has to take a step into the unknown.

For a while all boundaries will be lost.

For a while you will feel dizzy.

For a while, you will feel very afraid and shaken, as if an earthquake has happened. But if you are courageous and you don’t go backwards, if you don’t fall back to the ego and you go on and on, there is a hidden center within you that you have been carrying for many lives.

That is your soul, the self.

Once you come near it, everything changes, everything settles again. But now this settling is not done by the society. Now everything becomes a cosmos, not a chaos; a new order arises.

But this is no longer the order of the society – it is the very order of existence itself.

It is what Buddha calls Dhamma, Lao Tzu calls Tao, Heraclitus calls Logos. It is not man-made. It is the VERY order of existence itself. Then everything is suddenly beautiful again, and for the first time really beautiful, because man-made things cannot be beautiful. At the most you can hide the ugliness of them, that’s all. You can decorate them, but they can never be beautiful.

The difference is just like the difference between a real flower and a plastic or paper flower. The ego is a plastic flower – dead. It just looks like a flower, it is not a flower. You cannot really call it a flower. Even linguistically to call it a flower is wrong, because a flower is something which flowers. And this plastic thing is just a thing, not a flowering. It is dead. There is no life in it.

You have a flowering center within. That’s why Hindus call it a lotus – it is a flowering. They call it the one-thousand-petaled-lotus. One thousand means infinite petals. And it goes on flowering, it never stops, it never dies.

But you are satisfied with a plastic ego.

There are some reasons why you are satisfied. With a dead thing, there are many conveniences. One is that a dead thing never dies. It cannot – it was never alive. So you can have plastic flowers, they are good in a way. They are permanent; they are not eternal, but they are permanent.

The real flower outside in the garden is eternal, but not permanent. And the eternal has its own way of being eternal. The way of the eternal is to be born again and again and to die. Through death it refreshes itself, rejuvenates itself.

To us it appears that the flower has died – it never dies.

It simply changes bodies, so it is ever fresh.

It leaves the old body, it enters a new body. It flowers somewhere else; it goes on flowering.

But we cannot see the continuity because the continuity is invisible. We see only one flower, another flower; we never see the continuity.

It is the same flower which flowered yesterday.

It is the same sun, but in a different garb.

The ego has a certain quality – it is dead. It is a plastic thing. And it is very easy to get it, because others give it. You need not seek it, there is no search involved. That’s why unless you become a seeker after the unknown, you have not yet become an individual. You are just a part of the crowd. You are just a mob.

When you don’t have a real center, how can you be an individual?

The ego is not individual. Ego is a social phenomenon – it is society, its not you. But it gives you a function in the society, a hierarchy in the society. And if you remain satisfied with it, you will miss the whole opportunity of finding the self.

And that’s why you are so miserable.

With a plastic life, how can you be happy?

With a false life, how can you be ecstatic and blissful? And then this ego creates many miseries, millions of them.

You cannot see, because it is your own darkness. You are attuned to it.

Have you ever noticed that all types of miseries enter through the ego? It cannot make you blissful; it can only make you miserable.

Ego is hell.

Whenever you suffer, just try to watch and analyze, and you will find, somewhere the ego is the cause of it. And the ego goes on finding causes to suffer.

You are an egoist, as everyone is. Some are very gross, just on the surface, and they are not so difficult. Some are very subtle, deep down, and they are the real problems.

This ego comes continuously in conflict with others because every ego is so unconfident about itself. Is has to be – it is a false thing. When you don’t have anything in your hand and you just think that something is there, then there will be a problem.

If somebody says, “There is nothing,” immediately the fight will start, because you also feel that there is nothing. The other makes you aware of the fact.

Ego is false, it is nothing.

That you also know.

How can you miss knowing it? It is impossible! A conscious being – how can he miss knowing that this ego is just false? And then others say that there is nothing – and whenever the others say that there is nothing they hit a wound, they say a truth – and nothing hits like the truth.

You have to defend, because if you don’t defend, if you don’t become defensive, then where will you be?

You will be lost.

The identity will be broken.

So you have to defend and fight – that is the clash.

A man who attains to the self is never in any clash. Others may come and clash with him, but he is never in clash with anybody.

It happened that one Zen master was passing through a street. A man came running and hit him hard. The master fell down. Then he got up and started to walk in the same direction in which he was going before, not even looking back.

A disciple was with the master. He was simply shocked. He said, “Who is this man? What is this? If one lives in such a way, then anybody can come and kill you. And you have not even looked at that person, who he is, and why he did it.”

The master said, “That is his problem, not mine.”

You can clash with an enlightened man, but that is your problem, not his. And if you are hurt in that clash, that too is your own problem. He cannot hurt you. And it is like knocking against a wall – you will be hurt, but the wall has not hurt you.

The ego is always looking for some trouble. Why? Because if nobody pays attention to you, the ego feels hungry.

It lives on attention.

So even if somebody is fighting and angry with you, that too is good because at least the attention is paid. If somebody loves, it is okay. If somebody is not loving you, then even anger will be good. At least the attention will come to you. But if nobody is paying any attention to you, nobody thinks that you are somebody important, significant, then how will you feed your ego?

Other’s attention is needed.

In millions of ways you attract the attention of others; you dress in a certain way, you try to look beautiful, you behave, you become very polite, you change. When you feel what type of situation is there, you immediately change so that people pay attention to you.

This is a deep begging.

A real beggar is one who asks for and demands attention. And a real emperor is one who lives in himself; he has a center of his own, he doesn’t depend on anybody else.

Buddha sitting under his bodhi tree…if the whole world suddenly disappears, will it make any difference to Buddha? -none. It will not make any difference at all. If the whole world disappears, it will not make any difference because he has attained to the center.

But you, if the wife escapes, divorces you, goes to somebody else, you are completely shattered – because she had been paying attention to you, caring, loving, moving around you, helping you to feel that you were somebody. Your whole empire is lost, you are simply shattered. You start thinking about suicide. Why? Why, if a wife leaves you, should you commit suicide? Why, if a husband leaves you, should you commit suicide? Because you don’t have any center of your own. The wife was giving you the center; the husband was giving you the center.

This is how people exist. This is how people become dependent on others. It is a deep slavery. Ego HAS to be a slave. It depends on others. And only a person who has no ego is for the first time a master; he is no longer a slave. Try to understand this.

And start looking for the ego – not in others, that is not your business, but in yourself. Whenever you feel miserable, immediately close you eyes and try to find out from where the misery is coming and you will always find it is the false center which has clashed with someone.

You expected something, and it didn’t happen.

You expected something, and just the contrary happened – your ego is shaken, you are in misery. Just look, whenever you are miserable, try to find out why.

Causes are not outside you. The basic cause is within you – but you always look outside, you always ask:

Who is making me miserable?

Who is the cause of my anger?

Who is the cause of my anguish?

And if you look outside you will miss.

Just close the eyes and always look within.

The source of all misery, anger, anguish, is hidden in you, your ego.

And if you find the source, it will be easy to move beyond it. If you can see that it is your own ego that gives you trouble, you will prefer to drop it – because nobody can carry the source of misery if he understands it.

And remember, there is no need to drop the ego.

You cannot drop it.

If you try to drop it, you will attain to a certain subtle ego again which says, “I have become humble.”

Don’t try to be humble. That’s again ego in hiding – but it’s not dead.

Don’t try to be humble.

Nobody can try humility, and nobody can create humility through any effort of his own – no. When the ego is no more, a humbleness comes to you. It is not a creation. It is a shadow of the real center.

And a really humble man is neither humble nor egoistic.

He is simply simple.

He’s not even aware that he is humble.

If you are aware that you are humble, the ego is there.

Look at humble persons…. There are millions who think that they are very humble. They bow down very low, but watch them – they are the subtlest egoists. Now humility is their source of food. They say, “I am humble,” and then they look at you and they wait for you to appreciate them.

“You are really humble,” they would like you to say. “In fact, you are the most humble man in the world; nobody is as humble as you are.” Then see the smile that comes on their faces.

What is ego? Ego is a hierarchy that says, “No one is like me.” It can feed on humbleness – “Nobody is like me, I am the most humble man.”

It happened once:

A fakir, a beggar, was praying in a mosque, just early in the morning when it was still dark. It was a certain religious day for Mohammedians, and he was praying, and he was saying, “I am nobody. I am the poorest of the poor, the greatest sinner of sinners.”

Suddenly there was one more person who was praying. He was the emperor of that country, and he was not aware that there was somebody else there who was praying – it was dark, and the emperor was also saying:

“I am nobody. I am nothing. I am just empty, a beggar at our door.” When he heard that somebody else was saying the same thing, he said, “Stop! Who is trying to overtake me? Who are you? How dare you say before the emperor that you are nobody when he is saying that he is nobody?”

This is how the ego goes. It is so subtle. Its ways are so subtle and cunning; you have to be very, very alert, only then will you see it. Don’t try to be humble. Just try to see that all misery, all anguish comes through it.

Just watch! No need to drop it.

You cannot drop it. Who will drop it? Then the DROPPER will become the ego. It always comes back.

Whatsoever you do, stand out of it, and look and watch.

Whatsoever you do – humbleness, humility, simplicity – nothing will help. Only one thing is possible, and that is just to watch and see that it is the source of all misery. Don’t say it. Don’t repeat it – WATCH. Because if I say it is the source of all misery and you repeat it, then it is useless. YOU have to come to that understanding. Whenever you are miserable, just close the eyes and don’t try to find some cause outside. Try to see from where this misery is coming.

It is your own ego.

If you continuously feel and understand, and the understanding that the ego is the cause becomes so deep-rooted, one day you will suddenly see that it has disappeared. Nobody drops it – nobody can drop it. You simply see; it has simply disappeared, because the very understanding that ego causes all misery becomes the dropping. THE VERY UNDERSTANDING IS THE DISAPPEARANCE OF THE EGO.

And you are so clever in seeing the ego in others. Anybody can see someone else’s ego. When it comes to your own, then the problem arises – because you don’t know the territory, you have never traveled on it.

The whole path towards the divine, the ultimate, has to pass through this territory of the ego. The false has to be understood as false. The source of misery has to be understood as the source of misery – then it simply drops.

When you know it is poison, it drops. When you know it is fire, it drops. When you know this is the hell, it drops.

And then you never say, “I have dropped the ego.” Then you simply laugh at the whole thing, the joke that you were the creator of all misery.

I was just looking at a few cartoons of Charlie Brown. In one cartoon he is playing with blocks, making a house out of children’s blocks. He is sitting in the middle of the blocks building the walls. Then a moment comes when he is enclosed; all around he has made a wall. Then he cries, “Help, help!”

He has done the whole thing! Now he is enclosed, imprisoned. This is childish, but this is all that you have done also. You have made a house all around yourself, and now you are crying, “Help, help!” And the misery becomes a millionfold – because there are helpers who are also in the same boat.

It happened that one very beautiful woman went to see her psychiatrist for the first time. The psychiatrist said, “Come closer please.” When she came closer, he simply jumped and hugged and kissed the woman. She was shocked. Then he said, “Now sit down. This takes care of my problem, now what is your problem?”

The problem becomes multifold, because there are helpers who are in the same boat. And they would like to help, because when you help somebody the ego feels very good, very, very good – because you are a great helper, a great guru, a master; you are helping so many people. The greater the crowd of your followers, the better you feel.

But you are in the same boat – you cannot help.

Rather, you will harm.

People who still have their own problems cannot be of much help. Only someone who has no problems of his own can help you. Only then is there the clarity to see, to see through you. A mind that has no problems of its own can see you, you become transparent.

A mind that has no problems of its own can see through itself; that’s why it becomes capable of seeing through others.

In the West, there are many schools of psychoanalysis, many schools, and no help is reaching people, but rather, harm. Because the people who are helping others, or trying to help, or posing as helpers, are in the same boat.

…It is difficult to see one’s own ego.

It is very easy to see other’s egos. But that is not the point, you cannot help them.

Try to see your own ego.

Just watch it.

Don’t be in a hurry to drop it, just watch it. The more you watch, the more capable you will become. Suddenly one day, you simply see that it has dropped. And when it drops by itself, only then does it drop. There is no other way. Prematurely you cannot drop it.

It drops just like a dead leaf.

The tree is not doing anything – just a breeze, a situation, and the dead leaf simply drops. The tree is not even aware that the dead leaf has dropped. It makes no noise, it makes no claim – nothing.

The dead leaf simply drops and shatters on the ground, just like that.

When you are mature through understanding, awareness, and you have felt totally that ego is the cause of all your misery, simply one day you see the dead leaf dropping.

It settles into the ground, dies of its own accord. You have not done anything so you cannot claim that you have dropped it. You see that it has simply disappeared, and then the real center arises.

And that real center is the soul, the self, the god, the truth, or whatsoever you want to call it.

It is nameless, so all names are good.

You can give it any name of your own liking.

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

Fare del bene – Do good – Buddha


Fare del bene

Se una persona fa del bene, lascia che lo faccia ancora e ancora. Lascia che trovi piacere in ciò, perché beato è l’accumulo di bene “.

Buddha
🌸🌿🌸#pensierieparole
Do good

Should a person do good, let him do it again and again. Let him find pleasure therein, for blissful is the accumulation of good.”

Buddha

La beatitudine – The bliss – Meister Eckhart


maniluce

La beatitudine

“Dove l’intelligenza e il desiderio finiscono, là è buio, là risplende Iddio. Là si espande nell’anima quella forza che è più ampia dell’ampio cielo… La beatitudine del giusto e la beatitudine di Dio sono una sola beatitudine, poiché il giusto è beato là dove Dio è beato”.
Meister Eckhart – mistico cristiano

Beatitude
“Where the mind and the desire to an end, there is darkness, there shines God. Là expands the soul force that is larger than the wide sky … The bliss of the righteous and the bliss of God are one and bliss because the right is happy where God has blessed. “
Meister Eckhart – Christian mystic

Anapanasati Sutta: Discorso sulla consapevolezza del respiro – napanasati Sutta: Mindfulness of Breathing



ANAPANASATI SUTTA Discorso sulla consapevolezza del respiro

La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata, è di gran frutto e di gran beneficio. La presenza mentale del respiro, coltivata e regolarmente praticata, porta a compimento i quattro fondamenti della presenza mentale; i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento i sette fattori di illuminazione; i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento la saggezza e la liberazione.
E in che modo coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro è di gran frutto e beneficio?
Quanto a questo, monaci, un monaco, recatosi nella foresta, ai piedi di un albero o in un luogo deserto, siede con le gambe incrociate, mantiene il corpo eretto e l’attenzione vigile. Consapevole inspira, e consapevole espira.

I. Prima tetrade (Contemplazione del corpo)

1. Inspirando un lungo respiro, egli sa, “Io inspiro un lungo respiro”; espirando un lungo respiro, egli sa, “Io espiro un lungo respiro”.
2. Inspirando un breve respiro, egli sa, “Io inspiro un breve respiro”; espirando un breve respiro, egli sa, “Io espiro un breve respiro”.
3. “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io inspirerò”, così egli si esercita; “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io espirerò”, così egli si esercita.
4. “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io inspirerò”, così egli si esercita; “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io espirerò”, così egli si esercita.

II. Seconda tetrade (Contemplazione delle sensazioni)

5. “Sperimentando l’estasi io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
6. “Sperimentando la felicità io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

III. Terza tetrade (Contemplazione della mente)

9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

IV. Quarta tetrade (Contemplazione degli oggetti mentali)

13. “Contemplando l’impermanenza io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
14. “Contemplando il distacco io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
15. “Contemplando la cessazione io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
16. “Contemplando la rinuncia io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

In tal modo, monaci, coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro porta gran frutto e grande beneficio.

Perfezionare i fondamenti della presenza mentale

E coltivata in che modo, regolarmente praticata in che modo, la presenza mentale del respiro porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale?
I. Ogni volta che un monaco, mentalmente presente, inspira ed espira un lungo respiro o un breve respiro; o quando si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la funzione corporea (della respirazione); o ancora, mentre calma questa funzione, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione del corpo sul corpo, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, monaci, inspirare ed espirare rientra fra i processi corporei.
II. Ogni volta che il monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta l’estasi, o mentre sperimenta la felicità, o mentre sperimenta le funzioni mentali, o mentre calma le funzioni mentali, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione della sensazione sulle sensazioni, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto la piena attenzione all’inspirare e all’espirare rientra fra le sensazioni.
III. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la mente, o mentre rallegra la mente, o mentre concentra la mente, o mentre libera la mente, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione della mente sulla mente, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, chi difetta di presenza mentale e di chiara comprensione, non può sviluppare la presenza mentale del respiro.
IV. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare contemplando l’impermanenza, il distacco, la cessazione o la rinuncia, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione degli oggetti mentali sugli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Avendo saggiamente lasciato cadere desiderio e angoscia, osserva con perfetta equanimità.
La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata in questo modo, porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale.
E in che modo i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione?
Ogni volta che un monaco dimora nella contemplazione del corpo, delle sensazioni, della mente e degli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, si stabilisce in lui una presenza mentale inoffuscata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘presenza mentale’.
Permanendo in un tale stato di presenza mentale, egli accortamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio il rispettivo oggetto; così facendo, si instaura nel monaco il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’.
Mentre egli accoratamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio quell’oggetto, si instaura un’instancabile energia. E quando si instaura un’instancabile energia, in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘energia’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘energia’.
In chi è dotato di energia si produce un’estasi spirituale. E quando in un monaco dotato di energia si produce un’estasi spirituale, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘estasi’.
Il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano. E quando il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘quiete’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘quiete’.
La mente di qualcuno che gode di quiete gioiosa diventa concentrata. E quando la mente di un monaco che gode di quiete gioiosa diventa concentrata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘concentrazione’.
Alla mente così concentrata egli guarda con perfetta equanimità. E mentre guarda alla sua mente con perfetta equanimità, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘equanimità’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘equanimità’, in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘equanimità’.
I quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione.
E in che modo i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione la saggezza e la liberazione?
Quanto a questo, monaci, un monaco sviluppa i fattori di illuminazione presenza mentale, investigazione della realtà, energia, estasi, quiete, concentrazione ed equanimità, fondati sulla serenità, fondati sul distacco, fondati sulla cessazione, culminanti nella rinuncia.
I sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione la saggezza e la liberazione.
Così parlò il Sublime. Lieti in cuore, i monaci gioirono delle parole del Beato.

http://www.lameditazionecomevia.it/anapanasatisutta.htm

MN 118 PTS: M iii 78
Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing

translated from the Pali by
Thanissaro Bhikkhu
© 2006–2011
I have heard that on one occasion the Blessed One was staying at Savatthi in the Eastern Monastery, the palace of Migara’s mother, together with many well-known elder disciples — with Ven. Sariputta, Ven. Maha Moggallana, Ven. Maha Kassapa, Ven. Maha Kaccana, Ven. Maha Kotthita, Ven. Maha Kappina, Ven. Maha Cunda, Ven. Revata, Ven. Ananda, and other well-known elder disciples. On that occasion the elder monks were teaching & instructing. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the Pavarana ceremony — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, I am content with this practice. I am content at heart with this practice. So arouse even more intense persistence for the attaining of the as-yet-unattained, the reaching of the as-yet-unreached, the realization of the as-yet-unrealized. I will remain right here at Savatthi [for another month] through the ‘White Water-lily’ Month, the fourth month of the rains.”

The monks in the countryside heard, “The Blessed One, they say, will remain right there at Savatthi through the White Water-lily Month, the fourth month of the rains.” So they left for Savatthi to see the Blessed One.

Then the elder monks taught & instructed the new monks even more intensely. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the White Water-lily Month, the fourth month of the rains — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, this assembly is free from idle chatter, devoid of idle chatter, and is established on pure heartwood: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that is worthy of gifts, worthy of hospitality, worthy of offerings, worthy of respect, an incomparable field of merit for the world: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly to which a small gift, when given, becomes great, and a great gift greater: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that it is rare to see in the world: such is this community of monks, such is this assembly — the sort of assembly that it would be worth traveling for leagues, taking along provisions, in order to see.

“In this community of monks there are monks who are arahants, whose mental effluents are ended, who have reached fulfillment, done the task, laid down the burden, attained the true goal, laid to waste the fetter of becoming, and who are released through right gnosis: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of the five lower fetters, are due to be reborn [in the Pure Abodes], there to be totally unbound, destined never again to return from that world: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, and with the attenuation of passion, aversion, & delusion, are once-returners, who — on returning only once more to this world — will make an ending to stress: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, are stream-winners, steadfast, never again destined for states of woe, headed for self-awakening: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of the four frames of reference… the four right exertions… the four bases of power… the five faculties… the five strengths… the seven factors for awakening… the noble eightfold path: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of good will… compassion… appreciation… equanimity… [the perception of the] foulness [of the body]… the perception of inconstancy: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to mindfulness of in-&-out breathing.

“Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, is of great fruit, of great benefit. Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, brings the four frames of reference to their culmination. The four frames of reference, when developed & pursued, bring the seven factors for awakening to their culmination. The seven factors for awakening, when developed & pursued, bring clear knowing & release to their culmination.

Mindfulness of In-&-Out Breathing
“Now how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit?

“There is the case where a monk, having gone to the wilderness, to the shade of a tree, or to an empty building, sits down folding his legs crosswise, holding his body erect, and setting mindfulness to the fore.[1] Always mindful, he breathes in; mindful he breathes out.

“[1] Breathing in long, he discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, he discerns, ‘I am breathing out long.’ [2] Or breathing in short, he discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, he discerns, ‘I am breathing out short.’ [3] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the entire body.'[2] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the entire body.’ [4] He trains himself, ‘I will breathe in calming bodily fabrication.'[3] He trains himself, ‘I will breathe out calming bodily fabrication.’

“[5] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to rapture.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to rapture.’ [6] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to pleasure.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to pleasure.’ [7] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to mental fabrication.'[4] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to mental fabrication.’ [8] He trains himself, ‘I will breathe in calming mental fabrication.’ He trains himself, ‘I will breathe out calming mental fabrication.’

“[9] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the mind.’ [10] He trains himself, ‘I will breathe in satisfying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out satisfying the mind.’ [11] He trains himself, ‘I will breathe in steadying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out steadying the mind.’ [12] He trains himself, ‘I will breathe in releasing the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out releasing the mind.'[5]

“[13] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on inconstancy.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on inconstancy.’ [14] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on dispassion [literally, fading].’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on dispassion.’ [15] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on cessation.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on cessation.’ [16] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on relinquishment.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on relinquishment.’

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit.

The Four Frames of Reference
“And how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination?

“[1] On whatever occasion a monk breathing in long discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, discerns, ‘I am breathing out long’; or breathing in short, discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, discerns, ‘I am breathing out short’; trains himself, ‘I will breathe in…&… out sensitive to the entire body’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming bodily fabrication’: On that occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — the in-&-out breath — is classed as a body among bodies, which is why the monk on that occasion remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[2] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to rapture’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to pleasure’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to mental fabrication’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming mental fabrication’: On that occasion the monk remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — careful attention to in-&-out breaths — is classed as a feeling among feelings,[6] which is why the monk on that occasion remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[3] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out satisfying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out steadying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out releasing the mind’: On that occasion the monk remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I don’t say that there is mindfulness of in-&-out breathing in one of lapsed mindfulness and no alertness, which is why the monk on that occasion remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[4] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on inconstancy’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on dispassion’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on cessation’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on relinquishment’: On that occasion the monk remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. He who sees with discernment the abandoning of greed & distress is one who watches carefully with equanimity, which is why the monk on that occasion remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination.

The Seven Factors for Awakening
“And how are the four frames of reference developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination?

“[1] On whatever occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world, on that occasion his mindfulness is steady & without lapse. When his mindfulness is steady & without lapse, then mindfulness as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[2] Remaining mindful in this way, he examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment. When he remains mindful in this way, examining, analyzing, & coming to a comprehension of that quality with discernment, then analysis of qualities as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[3] In one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, persistence is aroused unflaggingly. When persistence is aroused unflaggingly in one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, then persistence as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[4] In one whose persistence is aroused, a rapture not-of-the-flesh arises. When a rapture not-of-the-flesh arises in one whose persistence is aroused, then rapture as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[5] For one enraptured at heart, the body grows calm and the mind grows calm. When the body & mind of a monk enraptured at heart grow calm, then serenity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[6] For one who is at ease — his body calmed — the mind becomes concentrated. When the mind of one who is at ease — his body calmed — becomes concentrated, then concentration as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[7] He carefully watches the mind thus concentrated with equanimity. When he carefully watches the mind thus concentrated with equanimity, equanimity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

(Similarly with the other three frames of reference: feelings, mind, & mental qualities.)

“This is how the four frames of reference are developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination.

Clear Knowing & Release
“And how are the seven factors for awakening developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination? There is the case where a monk develops mindfulness as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment. He develops analysis of qualities as a factor for awakening… persistence as a factor for awakening… rapture as a factor for awakening… serenity as a factor for awakening… concentration as a factor for awakening… equanimity as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment.

“This is how the seven factors for awakening are developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination.”

That is what the Blessed One said. Gratified, the monks delighted in the Blessed One’s words.

Notes

1.
To the fore (parimukham): The Abhidhamma takes an etymological approach to this term, defining it as around (pari-) the mouth (mukham). In the Vinaya, however, it is used in a context (Cv.V.27.4) where it undoubtedly means the front of the chest. There is also the possibility that the term could be used idiomatically as “to the front,” which is how I have translated it here.
2.
The commentaries insist that “body” here means the breath, but this is unlikely in this context, for the next step — without further explanation — refers to the breath as “bodily fabrication.” If the Buddha were using two different terms to refer to the breath in such close proximity, he would have been careful to signal that he was redefining his terms (as he does below, when explaining that the first four steps in breath meditation correspond to the practice of focusing on the body in and of itself as a frame of reference). The step of breathing in and out sensitive to the entire body relates to the many similes in the suttas depicting jhana as a state of whole-body awareness (see MN 119).
3.
“In-&-out breaths are bodily; these are things tied up with the body. That’s why in-&-out breaths are bodily fabrications.” — MN 44.
4.
“Perceptions & feelings are mental; these are things tied up with the mind. That’s why perceptions & feelings are mental fabrications.” — MN 44.
5.
AN 9.34 shows how the mind, step by step, is temporarily released from burdensome mental states of greater and greater refinement as it advances through the stages of jhana.
6.
As this shows, a meditator focusing on feelings in themselves as a frame of reference should not abandon the breath as the basis for his/her concentration.
See also: SN 54.8.

Provenance: ©2006 Thanissaro Bhikkhu. Transcribed from a file provided by the translator. This Access to Insight edition is ©2006–2011.
Terms of use: You may copy, reformat, reprint, republish, and redistribute this work in any medium whatsoever, provided that: (1) you only make such copies, etc. available free of charge; (2) you clearly indicate that any derivatives of this work (including translations) are derived from this source document; and (3) you include the full text of this license in any copies or derivatives of this work. Otherwise, all rights reserved. For additional information about this license, see the FAQ.
How to cite this document (one suggested style): “Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing” (MN 118), translated from the Pali by Thanissaro Bhikkhu. Access to Insight, 25 September 2010,

http://www.accesstoinsight.org/tipitaka/mn/mn.118.than.html  . Retrieved on 25 August 2011.

Salmi cap. 1 – Chapter 1


Capitolo 1

Le due vie

[1]Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
[2]ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

[3]Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

[4]Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
[5]perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

[6]Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.

Chapter 1

1 Blessed is the man that walketh not in the counsel of the ungodly, nor standeth in the way of sinners, nor sitteth in the seat of the scornful.

2 But his delight is in the law of the LORD; and in his law doth he meditate day and night.

3 And he shall be like a tree planted by the rivers of water, that bringeth forth his fruit in his season; his leaf also shall not wither; and whatsoever he doeth shall prosper.

4 The ungodly are not so: but are like the chaff which the wind driveth away.

5 Therefore the ungodly shall not stand in the judgment, nor sinners in the congregation of the righteous.

6 For the LORD knoweth the way of the righteous: but the way of the ungodly shall perish.

Il potere creativo – The creative power – Jayan Walter


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Il potere creativo
“Scorre il fiume e nel suo fluire crea le forme dell’universo apparente, causando nascita e morte, gioia e dolore. Ma per chi è sceso sulla riva del Sé, dell’Essere Infinito, ogni movimento finisce, non c’è più divenire ma soltanto essere beato. E’ allora che siede a guardare quel gioco di forme e di colori, e si diverte a manifestare il suo potere creativo”
Jayan Walter – scrittore

The creative power
“It flows the river and its flow creates the apparent forms of the universe, causing birth and death, joy and sorrow. But for those who fell on the shore of the Self, the Being infinite, each movement ends, there is no becoming but only to be blessed. E ‘then sits down to watch the game of shapes and colors, and likes to show his creative power “
Jayan Walter – writer

Palpito – Throbbing



🌸Palpito🌸

Ed è battito
momento
sospeso
nel passaggio
dal giorno
alla notte

Magia viva
pronta a bussare
tra un palpito
ed un nuovo respiro
come tuffo
senza tempo

25.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Throbbing

And it’s beat
moment
suspended
in the passage
Since the day
at night

Live magic
ready to knock
between a heartbeat
and a new breath
as a dip
timeless

25.04.2021 Poetyca

Questa via mi basterà – This way will be enough for me – Riflettendo


Riflettendo…

La Riflessione

Dove soggetto e oggetto sono compresi
come una sola sfera,
la gioia e il dolore si fondono in uno.

Qualunque circostanza debba affrontare,
sono libero nel beato reame
della saggezza risvegliata.

Milarepa

———————

Se tutto sai abbracciare
non trovi separazione
e saggio è colui
che non mette confine,
osservando fa svanire
attaccamento e timore
perchè nutre con amorevolezza
tutti gli attimi che vive.

Poetyca

———————-

L’insegnamento

Questa via mi basterà

In armonia con il mio cuore,
ogni cosa si manifesta
in un unico accordo.

Guadagno e perdita,
non mi interessano;
questa via mi basterà
fino alla fine dei miei giorni.

Wen-siang (1210-1280)

—————————-

Ogni giorno armonizza
ogni tuo passo,
raccogli note e fai suonare
la musica che s’accorda al cuore:
allargando le braccia nel silenzio svuotati,
da ogni attaccamento sarai liberato
per divenire strumento
che si riconduce all’essenza del tuo essere
e troverai nel dharma la via del risveglio.

Poetyca

—————————-

16.02.2008 Poetyca

Reflecting …

The Reflection

Where subject and object are included
as a single sphere,
joy and pain merge into one.

Whatever circumstance he faces,
I am free in the blessed in the blessed realm
of awakened wisdom.

Milarepa

———————

If you know how to embrace everything
you do not find separation
and wise is he
that sets no boundaries,
observing makes it vanish
attachment and fear
because he nurtures with loving kindness
all the moments that he lives.

Poetyca

———————-

The teaching

This way will be enough for me

In harmony with my heart,
everything manifests itself
in one agreement.

Gain and loss,
they don’t interest me;
this way will be enough for me
until the end of my days.

Wen-siang (1210-1280)

—————————-

Harmonize every day
your every step,
collect notes and play
the music that matches the heart:
spreading his arms in silence emptied,
da ogni attaccamento sarai liberato
to become an instrument
which leads back to the essence of your being
and you will find in the dharma the way of awakening.

Poetyca

—————————-

16.02.2008 Poetyca

Vera pazienza – True patience – Ven.Matthieu Ricard


La vera pazienza

La vera pazienza non è un segno di debolezza, ma di coraggio. Non si tratta lasciando che tutto accada passivamente.

La pazienza ci dà la capacità di agire in modo equo, senza essere accecati dall’odio e dalla voglia di vendetta che ci priva della facoltà di discernimento.

Ven. Matthieu Ricard

True patience

True patience is not a sign of weakness, but of courage. It is not about letting everything passively happen.

Patience gives us the ability to act fairly, without being blinded by the hate and desire for revenge that deprives us of the faculty of discernment.

Ven. Matthieu Ricard

Il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII – The Daily Decalogue of Pope John XXIII


Il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII“:

1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo), senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.

2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

3) Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.

5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.

6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non avrei gusto di fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga.

8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.

10) Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

In conclusione: un proposito totalitario: “Voglio essere buono, oggi, sempre, con tutti”.

Così potremmo realizzare l’auspicio che Papa Giovanni formula per ogni cristiano: “Ogni credente, in questo mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio”.

Cardinal Tarcisio Bertone
11 Ottobre 2006, Memoria liturgica del Beato Papa Giovanni XXIII

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The Daily Decalogue of Pope John XXIII

Only for today, I will seek to live the livelong day positively without wishing to solve the problems of my life all at once.

Only for today, I will take the greatest care of my appearance: I will dress modestly; I will not raise my voice; I will be courteous in my behavior; I will not criticize anyone; I will not claim to improve or to discipline anyone except myself.

Only for today, I will be happy in the certainty that I was created to be happy, not only in the other world but also in this one.

Only for today, I will adapt to circumstances, without requiring all circumstances to be adapted to my own wishes.

Only for today, I will devote ten minutes of my time to some good reading, remembering that just as food is necessary to the life of the body, so good reading is necessary to the life of the soul.

Only for today, I will do one good deed and not tell anyone about it.

Only for today, I will do at least one thing I do not like doing; and if my feelings are hurt, I will make sure that no one notices.

Only for today, I will make a plan for myself: I may not follow it to the letter, but I will make it. And I will be on guard against two evils: hastiness and indecision.

Only for today, I will firmly believe, despite appearances, that the good providence of God cares for me as no one else who exists in this world.

Only for today, I will have no fears. In particular, I will not be afraid to enjoy what is beautiful and to believe in goodness. Indeed, for twelve hours I can certainly do what might cause me consternation were I to believe I had to do it all my life.

To conclude: here is an all-embracing resolution: “I want to be kind, today and always, to everyone.”

In this way, we can put Pope John’s hope for every Christian into practice: “Every believer in this world must be a spark of light, a core of love, life-giving leaven in the mass: and the more he is so, the more he will live, in his innermost depths, in communion with God.”

Cardinal Tarcisio Bertone
Oct. 11, Memorial Mass of Blessed John XXIII

Pensieri – Thoughts – Wayne W. Dyer



🌸Pensieri🌸

“Lavora ogni giorno
sui tuoi pensieri
piuttosto che concentrarti
sul tuo comportamento.
È il tuo pensiero che crea
i tuoi sentimenti e, alla fine,
anche le tue azioni.”

Wayne W. Dyer
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Thoughts

“He works every day
about your thoughts
rather than focus
about your behavior.
It is your thought that creates
your feelings and, in the end,
your actions too. “

Wayne W. Dyer

Incanto – Enchantment


🌸Incanto🌸

Stupore
e bellezza
sono carezza
per occhi e cuore

Fremito d’ali
sfiora adesso
con incanto
il mio pensiero
Pur se tutto
si ripete
è comunque
sempre nuovo

26.04.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Enchantment

Amazement
and beauty
I am caress
for eyes and heart

Flicker of wings
touch now
with charm
my thoughts

Even if everything
repeats itself
and in any case
always new

26.04.2021 Poetyca

CANNED HEAT – LIVING THE BLUES (FULL ALBUM)


Il gruppo si formò nel 1965, composto da Alan Wilson (chitarra, armonica a bocca e voce), Bob Hite, detto The Bear (voce e armonica a bocca) ed Henry Vestine (chitarra).

Il bassista Larry Taylor, strumentista eccelso che suonò anche con il rocker inglese John Mayall nell’LP USA Union, fece parte dei Canned Heat dal 1967 al 1970 e partecipò con loro a vari festival, compresi il Monterey Pop Festival e Woodstock.

Nel 1967 la band si fece conoscere al Festival di Monterey e incise Canned Heat.

Nel 1968, con Boogie with the Canned Heat, accolse nell’organico il batterista Adolfo De La Parra, detto Fito. Poi arrivarono i successi di On the Road Again (famosa la cover del 1977 dei francesi Rockets) e Going Up the Country (tratta dal successivo Living the Blues

del 1968), che si imposero subito nell’olimpo dei grandi classici del rock blues.

https://it.wikipedia.org/wiki/Canned_Heat_(gruppo_musicale)

Canned Heat is an American blues/boogie rock band that formed in Los Angeles, California, in 1965.

The group has been noted for its own interpretations of blues material as well as for efforts to promote the interest in this type of music and its original artists. It was launched by two blues enthusiasts, Alan Wilson and Bob Hite, who took the name from Tommy Johnson’s 1928 “Canned Heat Blues”, a song about an alcoholic who had desperately turned to drinking Sterno, generically called “canned heat”. After appearances at the Monterey and Woodstock festivals at the end of the 1960s, the band acquired worldwide fame with a lineup consisting of Bob Hite, vocals, Alan Wilson, guitar, harmonica and vocals, Henry Vestine (and later, Harvey Mandel) on lead guitar, Larry Taylor on bass, and Adolfo de la Parra on drums.

The music and attitude of Canned Heat afforded them a large following and established the band as one of the popular acts of the hippie era. Canned Heat appeared at most major musical events at the end of the 1960s, and were able to deliver on stage electrifying[citation needed] performances of blues standards and their own material and occasionally to indulge into lengthier ‘psychedelic’ solos. Two of their songs – “Going Up the Country” and “On the Road Again” – became international hits. “Going Up the Country” was a remake of the Henry Thomas song “Bull Doze Blues” recorded in Louisville, Kentucky, in 1927. “On the Road Again” was a cover version of the 1953 Floyd Jones song of the same name, which is reportedly based on the Tommy Johnson song “Big Road Blues” recorded in 1928.

Since the early 1970s, numerous personnel changes have occurred and today, in the fifth decade of its existence, the band includes all three of the surviving classic lineup members: de la Parra (who has permanently remained in the band since first joining in 1967), Mandel, and Taylor. For much of the 1990s and 2000s, de la Parra was the only member from the band’s 1960s lineup. He has written a book about the band’s career.[1] Larry Taylor, whose presence in the band has not been steady, is the other surviving member from the earliest lineups. Mandel, Walter Trout and Junior Watson are among the guitarists who gained fame for playing in later editions of the band. British-blues pioneer John Mayall has frequently found musicians for his band among former Canned Heat members.

https://en.wikipedia.org/wiki/Canned_Heat

Una perla al giorno – Rumi


mandalapoe

Se vuoi un’illuminazione speciale,
osserva un viso umano;
guarda profondamente dentro una risata
e riconosci l’essenza della Verità.

Rumi
If you want a special lighting,
observes a human face;
look deeply into a laugh
and recognize the essence of Truth.

    Rumi