Morte e vita – Death & Life – Jiddu Krishnamurti


Morte e Vita

Non si può avere paura dello sconosciuto, perché non sai che cosa è l’ignoto e quindi non c’è nulla di cui aver paura. La morte è una parola, ed è la parola, l’immagine, che crea paura. Così si può guardare la morte senza l’immagine della morte? Finché esiste l’immagine da cui scaturisce il pensiero, il pensiero deve sempre creare la paura. Poi si razionalizza la paura della morte e della costruzione di un resistenza contro l’inevitabile o si inventano innumerevoli credenze per proteggersi dalla paura della morte. Quindi c’è un divario tra voi e la cosa di cui si hai paura. In questo intervallo di tempo-spazio ci deve essere conflitto che è la paura, l’ansia e autocommiserazione. Il pensiero, che genera la paura della morte, dice: ‘Facciamolo rimandare, lo si può evitare, per tenerlo il più lontano possibile, cerchiamo di non pensarci’, ma si sta pensando. Quando si dice, ‘non voglio pensarci’, avete già pensato il modo di evitarlo. Avete paura della morte, perché l’avete rimandato.

Abbiamo separato vita dalla morte, e l’intervallo tra la vita e la morte è la paura. Tale intervallo, quella volta, è stato creato dalla paura. Vivere è la nostra tortura quotidiana, l’insulto quotidiano, dolore e confusione, con apertura occasionale di una finestra sul mare incantato. Questo è ciò che chiamiamo vita, e abbiamo paura di morire, che è il porre fine a questa miseria. Avremmo preferito aggrapparsi al noto piuttosto che affrontare l’ignoto – nota è la nostra casa, i nostri mobili, la nostra famiglia, il nostro carattere, il nostro lavoro, le nostre conoscenze, la nostra fama, la nostra solitudine, la nostra divinità – quella piccola cosa che si muove intorno incessantemente all’interno stesso con il proprio modello di esistenza limitata e amareggiata.

Noi pensiamo che vivere sia sempre nel presente e che morire è qualcosa che ci attende in un tempo lontano. Ma non abbiamo mai messo in dubbio che questa battaglia di vita di ogni giorno è non vivere affatto. Vogliamo sapere la verità sulla reincarnazione, vogliamo la prova della sopravvivenza dell’anima, ascoltiamo l’affermazione dei chiaroveggenti e le conclusioni della ricerca psichica, ma non abbiamo mai chiesto, come vivere – di vivere con gioia, con incanto, con la bellezza ogni giorno. Abbiamo accettato la vita così com’è con tutti le sue angoscia e la disperazione e siamo abituati ad essa, e al pensare alla morte come qualcosa da evitare accuratamente. Ma la morte è straordinariamente simile alla vita se sappiamo come vivere. Non si può vivere senza morire. Non si può vivere se non si muore psicologicamente ogni minuto. Questo non è un paradosso intellettuale. Per vivere completamente, interamente, ogni giorno come se fosse una bellezza nuova, ci deve essere morte a tutto ciò che è di ieri, altrimenti si vive meccanicamente, e una mente meccanica non può mai sapere cosa sia l’amore o cosa è la libertà.

Molti di noi hanno paura di morire perché non sanno cosa significa vivere. Non sappiamo come vivere, quindi non sappiamo come morire. Finché abbiamo paura della vita avremo paura della morte. L’uomo che non ha paura della vita non è nella paura di essere completamente insicuro perché capisce che interiormente, psicologicamente, non c’è sicurezza. Quando non c’è sicurezza non vi è un movimento senza fine e poi la vita e la morte sono la stessa cosa. L’uomo che vive senza conflitti, che vive con la bellezza e l’amore, non ha paura della morte, perché amare è morire.

Da: p. 75-77, Jiddu Krishnamurti, Libertà dal conosciuto, 1969

Death & Life

Jiddu Krishnamurti

You cannot be frightened of the unknown because you do not know what the unknown is and so there is nothing to be afraid of. Death is a word, and it is the word, the image, that creates fear. So can you look at death without the image of death? As long as the image exists from which springs thought, thought must always create fear. Then you either rationalize your fear of death and build a risistance against the inevitable or you invent innumerable beliefs to protect you from the fear of death. Hence there is a gap between you and the thing of which you are afraid. In this time-space interval there must be conflict which is fear, anxiety and self-pity. Thought, which breeds the fear of death, says, ‘Let’s postpone it, let’s avoid it, keep it as far away as possible, let’s not think about it’- but you are thinking about it. When you say, ‘I won’t think about it’, you have already thought out how to avoid it. You are frightened of death because you have postponed it.

We have separated living from dying, and the interval between the living and the dying is fear. That interval, that time, is created by fear. Living is our daily torture, daily insult, sorrow and confusion, with occasional opening of a window over enchanted seas. That is what we call living, and we are afraid to die, which is to end this misery. We would rather cling to the known than face the unknown – the known being our house, our furniture, our family, our character, our work, our knowledge, our fame, our loneliness, our gods – that little thing that moves around incessantly within itself with its own limited pattern of embittered existence.

We think that living is always in the present and that dying is something that awaits us at a distant time. But we have never questioned whether this battle of everyday life is living at all. We want to know the truth about reincarnation, we want proof of the survival of the soul, we listen to the assertion of clairvoyants and to the conclusions of psychical research, but we never ask, never, how to live – to live with delight, with enchantment, with beauty every day. We have accepted life as it is with all its agony and despair and have got used to it, and think of death as something to be carefully avoided. But death is extraordinarily like the life we know how to live. You cannot live without dying. You cannot live if you do not die psychologically every minute. This is not an intellectual paradox. To live completely, wholly, every day as if it were a new loveliness, there must be dying to everything of yesterday, otherwise you live mechanically, and a mechanical mind can never know what love is or what freedom is.

Most of us are frightened of dying because we don’t know what it means to live. We don’t know how to live, therefore we don’t know how to die. As long as we are frightened of life we shall be frightened of death. The man who is not frightened of life is not frightened of being completely insecure for he understands that inwardly, psychologically, there is no security. When there is no security there is an endless movement and then life and death are the same. The man who lives without conflict, who lives with beauty and love, is not frightened of death because to love is to die.

From: p. 75-77, Jiddu Krishnamurti, Freedom from the known, 1969

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