Archivio | 18/06/2021

Luce – Light – Maria Antonietta Pirrigheddu


LUCE

«Io sono la luce del mondo», diceva Gesù Cristo.
Una frase talmente nota e scontata da convincerci di sapere perfettamente che significa. Nessuno oserebbe chiedere una spiegazione, nel timore di fare la figura dell’ignorante.
Ma ne siamo così sicuri?
In realtà tutti cerchiamo la luce, ma ben pochi sanno cosa davvero sia. Neanche la religione ci spiega con chiarezza a cosa alludesse Gesù Cristo con la sua famosa affermazione.

La luce a cui si riferiva il Cristo è anzitutto quella che permette all’uomo di illuminare l’interno di se stesso. Solo quando ha rischiarato gli angoli del proprio essere con la luce della coscienza esso può realmente vedere il resto del mondo, perché solo allora acquista la vera vista.
Certo, il Cristo è la luce… ma solo l’uomo ha la possibilità di azionare l’interruttore per accenderla. Colui che insegna mostra la strada, ma sta all’uomo percorrerla attingendo alla propria volontà, al desiderio di essere e di conoscere, e soprattutto di sviluppare le proprie doti. Non è sufficiente poter scorgere la luce del giorno e avviarsi sul cammino, se poi non si ha quel lume interiore che permette di individuare gli ostacoli e gli inciampi che impediscono di proseguire.

Essere la luce del mondo significa offrire la possibilità di vedere. Ma vedere che cosa?
Anzitutto ciò che realmente si è. Certo non bastano gli occhi fisici: è necessario utilizzare gli occhi della coscienza. Si tratta anzitutto di capire cosa si muove dentro di sé, di riuscire a percepire il proprio mondo interiore, per capire quel che si è e quel che si può essere; e poi di giungere a sentire il Cosmo nella sua interezza, di sviluppare l’attitudine a guardare il Tutto attraverso il chiarore della propria anima. La luce del mondo dà all’uomo la possibilità di vedere oltre se stesso, di scorgere e intuire la vita che anima la creazione intera e la bellezza di cui vibra.

Il limite maggiore dell’uomo sta nell’incapacità di comprendere cosa è e che cosa può diventare. Non sa leggere in se stesso. Non gli viene insegnato a sentire la propria anima, ad ascoltare il cuore, a decifrare i messaggi della coscienza. Conosce l’esistenza di cuore e anima solo per sentito dire. Raramente e in modo molto vago entra in contatto con queste parti fondamentali del proprio essere: tutta la sua vita cosciente si svolge soprattutto a livello fisico e mentale.
La luce del mondo è proprio quel raggio che rivela le parti sconosciute del sé, quelle di cui non si ha esperienza.
La cultura corrente impedisce di intravedere le potenzialità insite nel cuore e nell’anima. La religione dà una definizione incomprensibile di queste due componenti e della loro funzione, e l’uomo non sa a chi rivolgersi per scoprirlo. Eppure sarebbe molto semplice: gli basterebbe entrare nel proprio intimo e chiedere a se stesso. Schiudendo le porte del santuario interiore, la luce irromperebbe. In presenza della luce, troverebbe la chiave per comprendere lo scopo per cui è venuto al mondo.

In realtà la luce viene data a tutti ma, poiché non la riconosciamo, restiamo comunque al buio. Con la coscienza immersa nell’oscurità si cresce egoisti, presuntuosi, scontenti… E l’incapacità di conoscere noi stessi ci rende inadatti a comprendere gli altri.
Poiché non è consapevole di ciò che è, l’uomo cerca di apparire ciò che non è. Ma quanto più si sforza di mostrarsi candido e altruista, tanto più tende a nascondere un metaforico pugnale dietro la schiena la cui lama affilata, di solito, si chiama “parola”.

Sebbene la luce sia a disposizione di tutti, nessuno può darla ad un altro. In tanti si dichiarano “portatori di luce”, ma anche questa è una forma di inganno e di autoinganno. La luce si può solo cercare – e trovare, in una scoperta che non ha fine. Un saggio potrà indicare al prossimo come rimuovere i veli dagli occhi (o i macigni dal cuore); ma nessuno darà mai la luce ad un altro, perché la luce non ci appartiene. E la sua ricerca non può essere teorica.
Una volta compreso tutto questo, possiamo osare nel definire la luce del mondo come ciò che
mostra la via della crescita personale
permette di scorgere la verità in se stessi
insegna la completezza della vita.

Maria Antonietta Pirrigheddu
23.06.11

http://www.lunadivetro.it/scoperte/luce/Luce.htm

LIGHT

“I am the light of the world,” said Jesus Christ.
A phrase so well known and obvious to convince us to know perfectly well that means. No one would dare ask for an explanation, for fear of making the figure of the ignorant.
Are we so sure?
In fact, all the light we seek, but few really know what is. Not even religion tells us clearly what he meant Jesus Christ with his famous statement.

The light was referring to the Christ is above all one that allows one to illuminate the inside of himself. Only when he lit the corners of his being with the light of consciousness, it can actually see the rest of the world, because only then buy the real view.
Of course, Christ is the light … but only man has the ability to activate the switch to turn it on. He teaches that shows the way, follow it to the man but he is drawing on his own will, the desire of being and knowing, and especially to develop their skills. It is not enough to see the light of day and start on the path, if not then you have that inner lumen capable of detecting obstacles and stumbling blocks that prevent us from continuing.

Being the Light of the world is to offer the chance to see. But see what?
First of all, what really is. Certainly not enough physical eyes: you must use the eyes of consciousness. This is primarily to understand what is moving inside her, able to perceive the inner world, to understand what you are and what you can, and then come to hear the cosmos as a whole, to develop the ‘ All through the ability to watch the glow of his soul. The light of the world gives man the ability to see beyond himself, to perceive and imagine the life that animates the entire creation and the beauty that vibrates.

The major limitation of man’s inability to understand what is and what it can become.Can not read itself. They are taught not to feel his own soul, to listen to your heart, to decipher the messages of consciousness. Known to exist in heart and soul only by hearsay. Rarely in a very vague and comes into contact with these key parts of his being: his entire conscious life is primarily on the physical and mental.
The light of the world is just that ray that reveals the unknown parts of the self, those of which you have no experience.
The current culture prevents a glimpse of the potential of the heart and soul. Religion gives a definition of these two components is incomprehensible and their function, and the man does not know who to contact to find out. Yet it would be very simple: get enough within himself and ask himself. Opening up the doors of the inner sanctuary, the light breaks. In the presence of light, find the key to understanding the purpose for which it is born.

In fact, light is given to all, but since we do not recognize, we are still in the dark.With the consciousness grows in darkness is selfish, arrogant, disgruntled … And the inability to know ourselves makes us unfit to understand others.
Since it is not aware of what is, man tries to look what is not. But the more one tries to show candid and caring, the more it tends to hide a metaphorical dagger behind his back, whose sharp knife, usually called “word”.

Although light is available to all, no one can give to another. Many people claim to be “bearers of light,” but this is a form of deception and self-deception. The light can only seek – and find, a discovery that has no end. A wise man can tell the neighbor how to remove the veil from the eyes (or boulders from the heart), but no one will ever give to another light, because light does not belong to us. And his research can not be theoretical.
Once you understand this, we dare to define the light of the world as what
shows the path of personal growth
lets us see the truth in themselves
teaches the completeness of life.

Marie Antoinette Pirrigheddu
23.06.11

http://www.lunadivetro.it/scoperte/luce/Luce.htm

Senza tempo – Timeless


🌸Senza tempo🌸

Ascolto
la notte
un mormorio
senza tempo
di voci inascoltate
di vite umane
come stelle
con le stesse
esperienze

Onde del mare
intorno ad uno scoglio
per prendere
e per donare
immagine riflessa
unico senso
al limite
sconfinato
del cielo

21.04.2020 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Timeless

I listen
in the night
to the timeless murmur
of unheard voices
of human lives
numerous as stars
sharing the same
experiences

Like sea waves
around a rock
giving and taking
its mirrored image
one reflection
at the limit
of a boundless sky

21.04.2020 Poetyca

Un ringraziamento a Ana Daksina di https://timelessclassics.wordpress.com
per la collaborazione nella traduzione.

Dipingere emozione – Paint emotion


ninfee

Dipingere emozione

Posso dipingere emozione
sulla tela dell’anima
con la fantasia
in punta di dita
per farti dono
senza limite
della Presenza

22.02.2016 Poetyca

Paint emotion

I can paint emotion
soul on canvas
with fantasy
at your fingertips
to make you a gift
without limit
the Presence

22/02/2016 Poetyca

La partitura della vita – The score of life



La partitura della vita
Ogni strumento sa manifestare una
diversa diffusione del suono, è nella sua particolare natura,
la musica ha valore e personalità perchè ogni strumento
in uso ha la sua pecularietà: un clarino è diverso da una chitarra,
da un tamburo o da un pianoforte, eppure, ognuno con la particolare
” identità” è opera manifestante di quella sintonia e sinfonia
che accordandosi nell’esecuzione della musica orchestrale offre
l’opera d’arte. A volte una ” voce ” sgraziata è capace di toccare
note e manifestazione che superano il suo stesso limite grazie
a quella particolare energia che – insieme al coro – modula
una vibrazione sottile che è ” altro” da sè.
E’ poi compito del direttore d’orchestra dare il segnale giusto
affinchè si possa esprimere la ” voce ” per dare senso al Tutto.
Non dimentichiamo o annulliamo la bellezza di quello che è
un lavoro di gruppo dove, senza giudizio e con la totale
accoglienza si è capaci di fare intonare canti d’anima
in coloro che neppure sapevano di avere nel cuore
la partitura della vita.

28.08.2007 Poetyca

The score of life
Each instrument to manifest a
different distribution of sound , is in its very nature,
music has value and personality because each instrument
in use has its own peculiarities : a clarinet is different from a guitar,
from a drum or a piano , and yet , each with its particular
“Identity” is the work of manifesting the harmony and symphony
agreeing that the execution of orchestral music offers
the work of art . Sometimes a “voice” ungainly is capable of touching
notes, and event which exceed his own limits thanks
to that particular energy – along with the chorus – modulates
a subtle vibration that is ” other” than himself.
And ‘ then the task of the conductor give the right signal
so that we can express the “voice” to make sense of the whole .
Do not forget or let you cancel the beauty of what is
group work where , without judgment and with the total
welcome you are able to do chanting soul
even in those who knew they had the heart
the score of life.
28.08.2007 Poetyca

La nostra paura – Our fear – Marianne Williamson


La nostra paura

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi
cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente
diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Marianne Williamson (A Return to Love: Reflections on the Principles
of “A Course in Miracles” – 1992)

Our fear

Our deepest fear is not that we are inadequate.
Our deepest fear is that we are powerful beyond measure.
It is our light, not our darkness, to frighten us more.
We ask ourselves, Who am I to be brilliant, gorgeous, talented, fabulous?
Actually, who are you not to be?
We are children of God
Your playing small does not serve the world.
There is nothing enlightened about shrinking themselves
so that others will not feel insecure around you.
We are all meant to shine, as children do.
We were born to make manifest the glory of God that is within us.
Not just in some of us in all of us.
And as we let our own light shine, we unconsciously
give other people permission to do the same.
As we are liberated from our fears,
our presence automatically liberates others.

Marianne Williamson (A Return to Love: Reflections on the Principles
of “A Course in Miracles” – 1992)

Enfasi – Emphasis


Enfasi

Un sorriso 
si specchia nella notte 
con bagliori espansi 
e la luna tace 
una piccola scintilla 
che riflette l’infinito

Stella raccogli parole 
che nascoste vibrano 
e lascia intatto il valore 
di ogni silenzio 
che conosce 
l’ accordo con la vita

Onde leggere 
sospirate quel che non rivela 
lo sguardo assorto 
ora che l’anima amplifica 
la musica del cuore: 
disvelate verità silenti 
del tempo senza tempo 
Infrante distanze 
e culla di sogni 
oltre ogni illusorio confine

Nel fluire della notte 
siano note che arpeggiano 
e lambiscano i pensieri 
per essere proiezione 
senza limite alcuno 
in ascesa che avvolge 
l’enfasi dell’attimo

25.01.2005 Poetyca

Emphasis

A smile
is reflected in the night
expanded with flashes
and the moon is silent
a small spark
reflecting the infinite

Star collecting words
hidden that vibrate
and you leaves intact the value
each silence
who knows
‘s agreement with the life

Waves light
sigh what is not revealed
gaze absorbed
now that the abandoned soul magnifies
the music of the heart:
disvelate silent truth
the timeless time
broken distances
and cradle of dreams
beyond any illusory border

In the flow of the night
are known that arpeggiano
lambiscano and you thoughts
to be projection
no restrictions
rising that wraps
the emphasis of the moment

25.01.2005 Poetyca

 

Strade – Ways


🌸Strade🌸

Le bocche parlano
e non sanno
dell’estensione
di passi incerti

del silenzio
nel timore
di perdere tutto
in un solo attimo

Nessuno
puó giudicare
se non ha fatto
le nostre stesse esperienze

È più semplice
credersi migliori
senza aver mai
spalancato il cuore

Intanto da fatiche
e indelebili ferite
nasce la vera esperienza
che nessuno può capire

06.06.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Ways

Mouths speak
and they don’t know
extension
of uncertain steps

of silence
in fear
to lose everything
in just one moment

Nobody
can judge
if he didn’t
our own experiences

It’s easier
believe yourself better
without ever having
open the heart

Meanwhile, from fatigue
and indelible wounds
the real experience is born
that no one can understand

06.06.2021 Poetyca

I ciechi e l’elefante – The Blind Men and the Elephant


I ciechi e l’Elefante

Un tempo, in un paese dell’Arabia, regnava un califfo molto saggio. Egli era rattristato dall’ottusità dei suoi ministri e dalla loro mente ristretta. Un giorno li chiamò a sé e chiese loro di radunare persone cieche dalla nascita che non avessero mai visto un elefante. Dopo qualche tempo i ministri tornarono con al seguito alcuni ciechi cresciuti in piccoli villaggi tra le montagne che non avevano mai sentito parlare di elefanti.
Il califfo fece entrare un grosso elefante e chiese ai ciechi “Mi sapreste dire che cosa è un elefante?”
“No, mai sentita questa parola”, risposero i ciechi. “Ebbene, davanti a voi c’è un elefante: toccatelo, cercate di comprendere di cosa si tratta” disse il califfo.
Un cieco che stava toccando da cima a fondo una zampa, esclamò soddisfatto: “L’elefante è una colonna!”.
“No, è una tromba!” disse il cieco che aveva toccato la proboscide.
“Niente affatto, è una corda!” esclamò chi aveva toccato la coda.
“Ma no, è un grosso ventaglio” ribattè chi aveva toccato l’orecchio.
“Vi sbagliate tutti: è un grosso pallone gonfiato!” urlò il cieco che aveva toccato la pancia.
Tra loro c’era il più grande scompiglio e disaccordo perché ciascuno, pur toccando soltanto una parte, credeva di conoscere l’intero elefante. Allora, il saggio califfo si rivolse ai suoi ministri: “Chi non si sforza di avere della realtà una visione più ampia, ma si accontenta degli aspetti separati e parziali senza metterli in relazione tra loro, si comporta come questi ciechi. Potrete conoscere a fondo tutte le rughe della zampa dell’elefante, ma non saprete mai che cos’è veramente un elefante”.
La nostra percezione della realtà è sempre molto limitata:
ricordiamocene e cerchiamo di mantenere una mente aperta!

http://www.convinzioni.it/page66/page66.html

The Blind Men and the Elephant
At one time in a country of Arabia, a caliph reigned very wise. He was saddenedby the obtuseness of his ministers and their narrow-minded. One day he calledhim and asked them to bring together people who are blind from birth that they had never seen an elephant. After some time the ministers came up with somefollow-blind grown in small villages in the mountains who had never heard ofelephants.The caliph did get a big elephant and the blind asked “Could you tell me what isan elephant?”
“No, never heard this word,” said the blind. “Well, there’s an elephant in front of you: touch it, try to understand what it is,” said the caliph.A blind man who was touching her leg from top to bottom, cried satisfied: “Theelephant is a pillar.”
“No, it’s a trumpet!” said the blind man who had touched the trunk.
“Not at all, is a rope!” exclaimed one who had touched the tail.
“But no, it’s a big fan ‘said those who had touched his ear.
“You’re wrong, everyone has a big bag of wind!” cried the blind man had touchedher stomach.
Among them was the greatest confusion and disagreement because each, whiletouching only a part, thought he knew the whole elephant. Then, the wise Caliphturned to his ministers: “Who does not strive to have a broader view of reality, butare satisfied with the partial and separate aspects without putting them in relationto each other, acts as these blinds. You get to know all the wrinkles of the elephant’s leg, but you never know what is really an elephant. “
Our perception of reality is always very limited:
remember this and try to keep an open mind!

Eventi sconosciuti – Unknown events


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Eventi sconosciuti

In fondo quanto sappiamo
 relativamente al mondo conosciuto?
Perchè pensare che tutto sia circoscritto
 nel conosciuto e nel comprensibile?
A volte l’inaspettato ci permette di accogliere
 quanto la mente stessa non concepisce.

30.10-2014 Poetyca

Unknown events

At the end of what we know
relative to the known world?
Why think that everything is limited
in known and understandable?
Sometimes the unexpected allows us to accommodate
what the mind can not conceive of itself.

30.10-2014 Poetyca

Ispirazione – Inspiration – Ringu Tulku Rinpoche


Ispirazione

A volte, possiamo sentirci molto ispirati, ma quando l’ispirazione diminuisce, è necessario sostenere la nostra motivazione, in modo da non abbandonare la nostra pratica o allontanarci da essa.

—Ringu Tulku Rinpoche

Inspiration

At times, we may feel very inspired, but when the inspiration wanes, it is necessary to sustain our motivation, so as not to abandon our practice or diverge from it.

—Ringu Tulku Rinpoche

Unicità – Uniqueness




🌸Unicità🌸

Unicità è spesso difficoltà,
ma sapere di essere
fuori dal gregge
è capacità di scegliere
consapevolmente.
Pochi sanno quel che fanno
e conoscono le conseguenze
delle proprie azioni.
Il saggio non è nella folla.

05.06.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Uniqueness

Uniqueness is often difficulty,
but to know that you are
out of the herd
it is the ability to choose
consciously.
Few know what they are doing
and they know the consequences
of their actions.
lThe wise man is not in the crowd.

05.06.2021 Poetyca

Quel che accade – What happens – Zig Ziglar




🌸Quel che accade🌸

Non è quello che ti succede
che determina gran parte
del tuo futuro.
Quello che accade,
capita a tutti noi.
Ciò che conta è come reagisci
a ciò che accade.“

Zig Ziglar
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸What happens

That’s not what happens to you
which determines a large part
of your future.
What happens,
it happens to all of us.
What matters is how you react
to what happens. “

Zig Ziglar

Van Der Graaf Generator – Rockpalast – COMPLETE SHOW


I Van der Graaf Generator sono un gruppo progressive inglese.

La loro formazione ha subito nel tempo molte trasformazioni, sciogliendosi varie volte, ma quella considerata classica e maggiormente conosciuta, era composta dal leader Peter Hammill (voce, chitarra, pianoforte, nonché principale autore delle canzoni), Hugh Banton (tastiere, basso elettrico, chitarra), Guy Evans (batteria) e David Jackson (fiati).

Ebbero un notevole successo, sin dagli inizi della loro carriera, soprattutto in Italia, e raggiunsero la fama a livello europeo con l’uscita dell’album Pawn Hearts nel 1971. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1978, la formazione classica dei VDGG si riunirà nel 2005.

I Van der Graaf Generator non hanno molto in comune con gli altri gruppi del genere, infatti i loro testi non trascendono il reale nel favolistico, come i Genesis, gli Yes o i King Crimson, ma si sviluppano in contesti più filosofici vicini allo psicodramma. Anche la loro musica è abbastanza diversa dai loro contemporanei, non sono presenti virtuosismi, barocchismi o riempimenti vari, ma le atmosfere sono cupe, caratterizzate da arrangiamenti allo stesso tempo essenziali e complessi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Van_der_Graaf_Generator

Van der Graaf Generator are an English progressive rock band, formed in 1967 in Manchester by singer-songwriters Peter Hammill and Chris Judge Smith and the first act signed by Charisma Records. They did not experience much commercial success in the UK, but became popular in Italy during the 1970s. In 2005 the band reformed, and continue to perform as of 2014.

The band formed at Manchester University, but settled in London where they signed with Charisma. They went through a number of incarnations in their early years, including a brief split in 1969. When they reformed, they found minor commercial success with The Least We Can Do Is Wave to Each Other, and after the follow-up album, H to He, Who Am the Only One, stabilised around a line-up of Hammill, organist Hugh Banton, saxophonist David Jackson, and drummer Guy Evans. The quartet subsequently achieved significant success in Italy with the release of Pawn Hearts in 1971.

After several exhausting tours of Italy, the band split in 1972. They reformed in 1975, releasing Godbluff and frequently touring Italy again, before a major line-up change and a slight rename to Van der Graaf. The band split in 1978. After many years apart, the band finally united at a gig at the Royal Festival Hall and a short tour in 2005. Since then, the band has continued as a trio of Hammill, Banton, and Evans, who record and tour regularly in between Hammill’s concurrent solo career. Their most recent album, ALT, was released in June 2012.

The group’s albums have tended to be both lyrically and musically darker in atmosphere than many of their prog-rock peers (a trait they shared with King Crimson, whose guitarist Robert Fripp guested on two of their albums), and guitar solos were the exception rather than the rule, preferring to use Banton’s classically influenced organ, and, until his departure, Jackson’s multiple saxophones. While Hammill is the primary songwriter for the band, and its members have contributed to his solo albums, he is keen to stress that the band collectively arranges all its material. Hammill’s lyrics frequently covered themes of mortality, due to his love of science fiction writers such as Robert Heinlein and Philip K. Dick, along with his self-confessed warped and obsessive nature. His voice has been a distinctive component of the band throughout its career. It has been described as “a male Nico” and would later on be cited as an influence by Goth bands in the 1980s. Though the group have generally been commercially unsuccessful outside of early 1970s Italy, they have inspired several musicians, including John Lydon and Julian Cope.

https://en.wikipedia.org/wiki/Van_der_Graaf_Generator

Willy DeVille


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=vB-WF4lvVhw&list=PL9F487E77BA659370]

Willy DeVille nasce come William Borsay a Stamford, nel Connecticut (assumerà il nome di Willy DeVille nel 1975). Sua nonna materna era un’irochese; inoltre, è di discendenza basca e irlandese. Per dirla con le sue parole, “Un po’ di questo e un po’ di quello; un vero cane randagio”[2] Lascia la scuola al suo decimo anno di studi [3]e inizia a frequentare il Lower East Side e il West Village, a Manhattan. “Sembrava che non facessi altro che girare senza meta. Volevo suonare, ma non mi sembrava di trovare l’ambiente giusto. C’erano parecchie band di rock psichedelico, ma non erano fatte per me”[4] In questo periodo, gli interessi di DeVille erano indirizzati principalmente verso il blues, e in particolar modo verso John P. Hammond, Muddy Waters e John Lee Hooker.[5][6]

DeVille lascia allora la sua band “Billy and the Kids” e prova a raggiungere Londra, in cerca di musicisti con le sue stesse idee, ma non riesce a trovarne. Torna quindi a New York, dopo due anni di assenza.[7] La sua band successiva, i “Royal Pythons” (“una gang trasformata in gruppo musicale”[8]) rimase un altro tentativo senza successo.

Dopo alcuni pellegrinaggi si ferma a San Francisco, dove forma un gruppo con il bassista Ruben Siguenza e il batterista Tom “Manfred” Allen. Il gruppo suona sotto i nomi di “Billy DeSade & the Marquis” e “The Lazy Eights” prima di trovare il nome “Mink DeVille”. Dopo un po’ di tempo DeVille porta la band a New York, dove viene assunto il chitarrista Louis X. Erlanger, le cui abilità nel campo degli arrangiamenti aiutano ulteriormente il processo di perfezionamento del sound del gruppo. Nel 1981, quando esce il quarto album dei “Mink DeVille”, Coup de Grâce, tutti i componenti originali del gruppo, escludendo Willy, se ne sono già andati. Nel 1987 DeVille inizia a registrare sotto il proprio nome.

DeVille ha recitato in due film negli anni ottanta, rivestendo prima il ruolo di un truffatore in “Va Banque” (1986) e poi di una guardia del corpo in “Homeboy“, nel 1988. Nel corso della sua vita ha sofferto a lungo di dipendenza da droga, cosa che ha danneggiato seriamente la sua carriera. Possedeva abitazioni a New Orleans e nel Mississippi.

Una sua canzone, Demasiado corazón, è stata scelta come sigla della trasmissione televisiva italiana Zelig.

Il suo gruppo, inoltre, ha suonato a lungo al CBGB, lo storico nightclub newyorkese in cui ebbe origine il punk rock intorno agli anni settanta. A New Orleans, luogo in cui si trasferì nel 1988, diede un contributo importante al tentativo di dare nuova importanza al R&B locale. I suoi testi profondi e i legami con i ritmi tipici della musica latina hanno portato alla definizione di un nuovo genere di musica, chiamata Ispanico-americana.[9] Ha raggiunto la notorietà in Europa, mentre non fu particolarmente conosciuto negli Stati Uniti.

Nel 1994 è ospite musicale in una puntata della trasmissione satirica Tunnel con Serena Dandini (dove poco tempo prima lo avevano preceduto i Nirvana) ed esegue Cadillac Walk, prestandosi poi per qualche istante ai siparietti scherzosi di Corrado Guzzanti, Adolfo Margiotta, Maurizio Crozza e Carla Signoris.

http://it.wikipedia.org/wiki/Willy_DeVille

Willy DeVille (August 25, 1950 – August 6, 2009) was an American singer and songwriter. During his thirty-five-year career, first with his band Mink DeVille (1974–1986) and later on his own, Deville created original songs rooted in traditional American musical styles. He worked with collaborators from across the spectrum of contemporary music, including Jack Nitzsche, Doc Pomus, Dr. John, Mark Knopfler, Allen Toussaint, and Eddie Bo. Latin rhythms, blues riffs, doo-wop, Cajun music, strains of Frenchcabaret, and echoes of early-1960s uptown soul can be heard in DeVille’s work.

Mink DeVille was a house band at CBGB, the historic New York City nightclub where punk rock was born in the mid-1970s. DeVille helped redefine the Brill Building sound. In 1987 his song “Storybook Love” was nominated for an Academy Award. After his move to New Orleans in 1988, he helped spark the roots revival of classic New Orleans R&B. His soulful lyrics and explorations in Latin rhythms and sounds helped define a new musical style sometimes called “Spanish-Americana”.[1]

DeVille died of pancreatic cancer on August 6, 2009 in a New York hospital. He was 58 years old.[2][3][4] Although his commercial success waxed and waned over the years, his legacy as a songwriter has influenced many other musicians such as Mark Knopfler and Peter Wolf.

http://en.wikipedia.org/wiki/Willy_DeVille

Una perla al giorno – Anodea Judith


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Il cambiamento è un elemento fondamentale della coscienza.
E ‘ciò che richiama la nostra attenzione, risveglia,
stimola le nostre domande. Vediamo il cappotto rosso
in contrasto con la neve bianca …
Senza cambiamento, le nostre menti
divengono opache ed inconsapevoli.

Anodea Judith in RUOTE DI VITA
Change is a fundamental element of consciousness.
It is what calls our attention, awakens it,
stimulates our questions. We see the red coat
in contrast to the white snow…
Without change, our minds become dull and unaware.

Anodea Judith in WHEELS OF LIFE