Archivio | 27/06/2021

Sull’Amore – About love


Sull’amore

Osho afferma che l’amore non è un fenomeno che possa essere confinato, si può tenere nella mano aperta, ma non nel pugno: appena si chiudono le mani esso si dilegua.

Il termine amore,in inglese “love”, deriva dal sanscrito “lobha” che significa avidità. Una volta che viene assimilata, digerita, l’avidità si trasforma in amore. L’avidità incorporea, tende al possesso; l’amore condivide, dona, senza chiedere nulla in cambio. Esiste un processo all’interno di noi che ci permette di passare dall’avidità all’amore.

Per poter donare dobbiamo avere qualcosa da offrire, ma, a volte (e, in alcuni casi, mai), questo non è possibile. Tutto parte dall’amore nei propri confronti.

Amare se stessi significa rispettarsi, non condannarsi, non giudicarsi, non farsi del male, implica rispettare quella forma di spiritualità, quella forma di trascendenza che va al di là di qualsiasi specifico credo religioso, che alberga in ciascuno di noi: la nostra esistenza qui e adesso è motivata da un Volere supremo ed è espressione di un Amore che ci è stato donato.

Amare se stessi significa poter contemplare se stessi, la propria esistenza ed il proprio Esserci.

L’amore verso di sé deve essere seguito dall’osservazione di sé:è l’amore per se stessi che pone le basi per conoscersi. Conoscersi è un atto di amore nei propri confronti, significa dedicarsi spazio, tempo e attenzione. La meditazione, cioè il mettere la mente, intesa come creazione sociale, da parte, può essere uno degli strumenti per realizzare questo. Allo stesso modo, anche la psicoterapia può essere un mezzo per aumentare l’autoconsapevolezza.

Contrariamente a quanto socialmente e culturalmente trasmesso, essere egoisti, cioè centrati su di sé, che implica essere soddisfatti, felici, è fondamentale per poter essere altruisti. Avere qualcosa dentro di sé da donare, qualcosa come la gioia, la felicità, l’amore che si sentono traboccare è naturale che fluiscano anche all’esterno verso gli altri. Sono forme di energia che in completa naturalezza noi lasciamo scorrere anche verso gli altri. Se, al contrario, siamo infelici, insoddisfatti un eventuale altruismo che potremmo mostrare non sarebbe autentico, sarebbe un modo per non pensare a noi stessi, un dovere, una formalità,un sacrificio.

Spesso si tende ad utilizzare una definizione non corretta di amore. Non è una forma di bisogno, di carenza, come accade per il neonato che necessita di una figura di riferimento che soddisfi le sue necessità, senza la quale non potrebbe sopravvivere. Al contrario, l’amore autentico è dono incondizionato, abbondanza, è un avere così tanta vita dentro di sé che è fin “troppa” per se stessi ed è spontaneo condividerla. Anzi, il vero dono lo offre chi riceve tale amore. In ogni caso, una persona che ha così tanto da offrire vive ed è felice anche senza che ci sia nessuno che riceva: è come un fiore in una foresta: c’è, esiste, risplende anche senza che vi sia alcuno che lo possa ammirare, il riconoscimento da parte di un altro è accidentale, è un di più. Il mero fluire della vita, della gioia dell’amore è ciò che riempie e rende felici.

L’amore non è dipendenza, non è qualcosa che quando non ci viene donato ci svuota, non è ricatto, non è una forma di potere, non è un oggetto di contrattazione.

L’amore è come un’aurea che nasce da dentro di noi e che ci circonda: se non lo si possiede, lo si chiede ad altri e si diventa dipendenti. In questo caso, l’amore non sarà mai abbastanza e le aspettative nei confronti degli altri non saranno mai realizzate.

Ecco, quindi, ancora una volta  si impone la necessità di imparare prima a stare da soli con se stessi e poi con gli altri. A quel punto si sarà in grado di stare con altre persone in una forma di unità che non distrugge, ma anzi fortifica l’individualità di ciascuno e incita alla libertà. Se non si è in grado di stare da soli ci si imporrà di stare con gli altri, ma questo risulterà soffocante, costrittivo, perché limiterà la propria libertà a causa di una personale incapacità. E l’odio, la rabbia, il disprezzo neo propri confronti quasi inevitabilmente verrà rivolto non solo contro se stessi, ma anche verso chi ci circonda, innescando un circolo vizioso di sentimenti negativi.

Spezzare questa catena è possibile, partendo da se stessi, mettendosi al centro del proprio cammino emotivo, spirituale, fisico e sociale che vede negli altri dei compagni di viaggio, altrettante persone alla ricerca di se stesse con le quali è possibile una parte più o meno ampia della propria esistenza. Tra queste persone, poi, diventerà più semplice, una volta che ci predisporremo interiormente all’incontro, al dialogo, allo scambio, sarà più probabile incontrare una persona con cui instaurare un legame preferenziale, più profondo e duraturo.
L’importante, come ci insegnano i maestri zen, è “lasciare che sia”.

Anna Fata    

About Love

Osho says that love is not something that can be confined, you can hold in your hand open, but not in the hand: as soon as you close your hands it disappears.

The word love in English “love” comes from the Sanskrit “lobha” which means greed. Once it is absorbed, digested, greed turns into love. Greed disembodied, tends to possession, love sharing, giving, without asking for anything in return. Is there a process within us that allows us to move from greed to love.

To be able to donate we must have something to offer, but, at times (and, in some cases, never), this is not possible. All the love in their comparisons.

To love oneself is to be respected, not condemn, do not judge, do not get hurt, means respecting that form of spirituality, that form of transcendence that goes beyond any particular religious belief, that dwells in each of us: our existence here and now it is motivated by a Supreme Volition and is an expression of a love that was given to us.

Loving yourself means that you can contemplate themselves, their lives and their being there.

The love of self must be followed by observation of self, is the self-love which paves the way to get to know. Know it is an act of love toward them, means focusing space, time and attention. Meditation, that is, putting the mind, understood as a social creation, by hand, can be one of the tools to achieve this. Similarly, also psychotherapy can be a means to increase the self-awareness.

Contrary to what is socially and culturally transmitted, being selfish, that is centered on himself, which involves being satisfied and happy, it is important to be selfless. Having something within himself to give, something like joy, happiness, love that they feel it is natural that overflow to flow outward to others also. These are forms of energy that we leave in full natural flow, even to others. If, on the contrary, we are unhappy, dissatisfied with any altruism that we could show it would not be authentic, it would be a way to not think of ourselves, a duty, a formality, a sacrifice.

Often we tend to use an incorrect definition of love. It is a form of need, lack, as is the case for the baby that needs a reference point that meets their needs, without which it could not survive. On the contrary, true love is unconditional gift, abundance, is to have so much life in himself that it is all “too much” for themselves and it is natural to share it. Indeed, the true gift offers the recipient of such love. In any case, a person who has so much to offer and is happy lives, even if there is no one who receives it’s like a flower in a forest: there, there, it shines even without that there is no one who can see the , the recognition by another is accidental, is a more. The mere flow of life, the joy of love is what fills and makes you happy.

Love is not dependence, is not something that is given to us when we emptied, is not blackmail, it is a form of power, is not a subject of bargaining.

Love is like an aura that comes from within us and around us: if you do not have it, you ask someone else and you become addicted. In this case, the love will never be enough, and the expectations of others will never be realized.

Here, then, once again there is the need to first learn to be alone with yourself and then with others. At that point you will be able to be with other people in a form of unity that does not destroy, but rather strengthens the individuality of each and incites freedom. If you are not able to be alone you will require to be with others, but this will be stifling, constricting, why limit its freedom because of a personal failure. And hate, anger, contempt towards their neo almost inevitably will be directed not only against themselves, but also to those around us, creating a vicious circle of negative feelings.

You can break this chain, starting with themselves, placing themselves at the center of his journey emotional, spiritual, physical and social environment that sees in the other fellow travelers, many people searching for themselves with which it is possible a more or less wide of his life. Among these people, then it will become easier once inside we will prepare the meeting, dialogue, exchange, will be more likely to meet a person with whom to establish a preferential binding, more profound and lasting.
The important thing, as some of the Zen masters, is “let it be”.

Anna Fata

Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Mankind – progress, helping others – Sri Aurobindo


Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Sri Aurobindo
L’umiltà davanti al Divino è anch’essa una conditio sine qua non della vita spirituale, mentre l’orgoglio, l’arroganza, la vanità e la presunzione spirituale spingono sempre verso il basso. (…) Il disprezzo per gli altri è sempre fuori luogo, tanto più che il Divino è in tutti. È ovvio che le attività e le aspirazioni degli uomini non sono né insignificanti né senza valore, poiché tutta la vita è una crescita dell’anima dall’oscurità alla Luce.
Secondo il nostro modo di vedere, l’umanità non può uscire dalle sue limitazioni e crescere con i normali mezzi adottati dalla mente umana: politica, riforme sociali, filantropia, ecc; questi possono essere solo palliativi temporanei o circoscritti. L’unica vera via d’uscita è un cambiamento di coscienza in un modo d’essere più grande, più vasto e più puro, e una vita e un’azione basate su tale cambiamento. È dunque a questo che bisogna rivolgere le energie una volta che l’orientamento spirituale sia completo. Questo non implica alcun disprezzo, significa preferire i soli mezzi efficaci a quelli che sono stati trovati inefficaci.
(Lettere, I, 190-1)
Personalmente, non ho un rispetto esagerato per l’Umanità e per quello che essa è, ma dire che non ha fatto alcun progresso è un pessimismo esagerato così come furono un ottimismo esagerato gli entusiastici alleluia del diciannovesimo secolo per un’Umanità in pieno progresso. (…) E, dopo tutto, il miglior modo di far progredire l’Umanità è avanzare personalmente; ciò può suonare individualistico o egoistico, ma non lo è: è solo buon senso. Come dice la Gita: “Tutto ciò che fanno i migliori viene preso a modello dagli altri” [III, 21].
(Lettere, II, 28-9)
Naturalmente la maggior parte degli uomini vive nella mente fisica e nel vitale, eccetto pochi santi e un numero un po’ più grande di intellettuali. È per questo che, come si è ora scoperto, l’umanità ha fatto pochi progressi negli ultimi tremila anni, eccetto nel campo della scienza e in quello materiale. Un po’ meno crudeltà e brutalità forse, più elasticità dell’intelletto nell’élite, una capacità più rapida di cambiamento nelle forme, ma tutto qui.
La nostra epoca è allo stesso tempo peggiore e migliore [di quella del passato]: da un lato la natura umana si è degradata fin nei suoi aspetti peggiori e c’è uno scatenamento delle forze vitali; dall’altro c’è, in compenso, una maggiore ricerca di qualcosa di oltre, una ricerca che ha in sé più luce e conoscenza.
(Lettere, V, 57)
Si deve spesso rinunciare al dharma inferiore per arrivare a un dharma più vasto, per esempio i doveri sociali, i debiti da saldare, una famiglia a cui badare, contribuire a servire il proprio paese, ecc.: chi si volge alla vita spirituale deve spesso lasciarsi indietro tutto ciò, e da molti viene rimproverato come adharma. Ma, se non segue questo adharma, resta sempre vincolato alla vita inferiore – dato che lì vi è sempre qualche dovere da assolvere – e non può dedicarsi al dharma spirituale, oppure può farlo solo quando è vecchio e le sue facoltà sono diminuite.
(Lettere, II, 26)
Il vero scopo dello yoga non è la filantropia, ma trovare il Divino, entrare nella coscienza divina e scoprire il proprio vero essere nel Divino.
L’idea di essere utili all’umanità è la vecchia confusione dovuta a idee di seconda mano importate dall’Occidente. Ovviamente, per essere ‘utili’ all’umanità non c’è bisogno dello yoga: chiunque conduca la vita umana è utile all’umanità, in un modo o nell’altro. Lo yoga è diretto verso il Divino, non verso l’uomo. Se fosse possibile far discendere una coscienza e un potere divino supermentale e stabilirli nel mondo materiale, questo evidentemente significherebbe un immenso cambiamento per la terra, inclusa l’umanità stessa e la sua vita. Ma l’effetto sull’umanità non sarebbe che uno dei risultati del cambiamento; in sé non costituisce lo scopo della sadhana. Lo scopo della sadhana può essere solo quello di vivere nella coscienza divina e manifestarla nella vita.
(Lettere, II, 26-7)
E’ sempre così nel comportamento umano: gli uomini vogliono aiutarsi l’un l’altro, spinti da motivi nascosti o da sentimenti che provengono dall’ego. Solo quando si vive in una coscienza superiore accade diversamente.
L’idea di aiutare gli altri è una sottile forma di ego. Solo la Forza divina può aiutare. Si può essere un Suo strumento, ma si deve allora prima imparare a diventare uno strumento idoneo e privo di ego.
L’idea di aiutare gli altri è un’illusione dell’ego. Solo quando la Madre autorizza e dà la Sua Forza si può aiutare, e anche allora solo entro certi limiti.
(Lettere, II, 260-1)
Mankind – progress, helping others – Sri Aurobindo

The humility before the Divine is also a conditio sine qua non of spiritual life, and pride, arrogance, vanity and presumption spiritual always pushes down. (…) The contempt for others is always out of place, especially since the Divine is in all. It is obvious that the activities and aspirations of men are neither trivial nor without value, because all life is a growth of the soul from darkness to light.
In our view, humanity can not escape from its limitations and grow with the normal means used by the human mind: politics, social reform, philanthropy, etc., these may be only temporary palliatives or circumscribed. The only real way out is a change of consciousness in a way of being bigger, broader, more pure, and life and action based on that change. It is therefore this that we must address the energy once the spiritual orientation is complete. This does not imply any contempt, means preferring the only effective means to those that have been found ineffective.
(Letters, I, 190-1)
Personally, I do not have an exaggerated respect for humanity and for what it is, but saying that he has made no progress is an exaggerated pessimism as an exaggerated optimism were the enthusiastic hallelujahs of the nineteenth century for Humanity in full progress. (…) And, after all, the best way to advance humanity is to advance personally, this may sound selfish or individualistic, but it is not: it’s just common sense. As the Gita says: “All they do is best modeled by others” [III, 21].
(Letters, II, 28-9)
Of course, most men live in the physical mind and life, except for a few saints and a number a little ‘bigger than intellectual. That is why, as we have now discovered, mankind has made little progress over the last three thousand years, except in science and in the material. A little ‘less cruelty and brutality, perhaps, more flexible intellectual elite, a capacity of more rapid change in the forms, but that’s all.
Our age is both worse and better [than the past]: on the one hand, human nature is degraded even in its worst and there is an outburst of vital forces, and secondly there is, on the other hand , looking for something more than a search that has in it more light and knowledge.
(Letters, V, 57)
It often has to give up less to get to a dharma dharma larger, for example, social duties, debts to be paid, a family to look after, help serve their country, etc..: Who turns to the spiritual life is often leaving behind everything, and is criticized by many as adharma. But, if it does not follow this adharma, remains bound to the lower life – because there is always a duty to perform – and can not devote himself to spiritual dharma, or can only do so when he is old, and his faculties are diminished.
(Letters, II, 26)
The real purpose of yoga is not philanthropy, but finding the Divine, to enter into the divine consciousness and discover their true being in the Divine.
The idea of being useful to humanity is the confusion due to old ideas of second-hand imported from the West. Obviously, to be ‘useful’ to humanity there is no need of yoga is anyone lead human life is useful to humanity in one way or another. Yoga is directed towards the Divine, not to man. If it were possible to bring down a supramental consciousness and a divine power and establish them in the material world, this of course would mean a huge change for the earth, including humanity itself and its life. But the effect would be that humanity is not a result of the change, in itself is not the purpose of sadhana. The purpose of sadhana can only be to live in divine consciousness and manifest it in life.
(Letters, II, 26-7)
It ‘always the case in human behavior: people want to help each other, driven by hidden motives or feelings that come from ego. Only when you live in a higher consciousness is just the same.
The idea of helping others is a subtle form of ego. Only the Divine Force can help. It may be His instrument, but then you must first learn to be an appropriate and selfless.
The idea of helping others is an illusion of the ego. Only when the mother allows and gives His strength you can help, and even then only within certain limits.
(Letters, II, 260-1)

Sulla nuvola – On the cloud


Sulla nuvola

Dolce rumore di nulla,
culla di sogni e sospiri,
là dove il tepore è sogno,
dove la stella guida da sempre.

Lo riconosci il sentiero?
Ricordi l’incisione che facesti
a quella quercia da bambino?

Non hai tempo, non hai mantenuto
l’antica promessa – volevo respirare
tutti i sogni del cuore – essere vivo!

Nuvola soffice t’accompagna
non è fuga, è la saggezza del ricordo:
Offerta di un dono che ti faccia aprire le ali.

Percorso a ritroso per riallacciare
un filo sottile alla memoria del cuore,
in armonia fatata che sa danzare
con colorate movenze di farfalla.

Respira oggi tutta la dolcezza,
sia miele a nutrire il tuo essere
perchè riaprendo gli occhi
saprai manifestare la perduta essenza
della tua iridescente anima.

31.05.2008 Poetyca


On the cloud

Soft sound of nothing
cradle of dreams and sighs,
where the warmth is a dream,
where the guiding star forever.

You recognize the path?
Remember that you made the incision
that oak as a child?

Do not have time, you have maintained
the old promise – I breathe
all the dreams of the heart – be alive!

Cloud soft with thee
not escape, is the wisdom of memory:
Offer a gift that makes you open the wings.

Way back to resume
a thin wire to the memory of the heart,
magic that can dance in harmony
movements with colorful butterfly.

Breathe Today all the sweetness,
and honey to nourish your being
because opening his eyes
know the show lost essence
Iridescent your soul.

31.05.2008 Poetyca

Chiesi a Dio – I asked God – Kirk Kilgour


Chiesi a Dio

Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere
perché gli uomini avessero bisogno di me:
egli mi ha dato l’umiliazione
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita
perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello
che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore,
fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io!

Kirk Kilgour

Preghiera scritta da famoso
campione olimpionico nella pallacanestro
rimasto paralizzato nel ’76
a seguito di un incidente durante un allenamento.
La preghiera è stata letta dall’autore
in sedia a rotelle di fronte al Papa
durante il Giubileo dei malati a Roma.


I asked God

I asked God to make me strong

to carry out marvellous plans:

He has made me weak to preserve me humble.

I asked God to make me healthy

To carry out great exploits:

He’s given me pains to make me understand health better.

I asked Him richness to own everything:

He has made me poor so I could not be selfish.

I asked Him Power

Because men would need me:

He has given me humiliation because I would need them.

I asked God everything to enjoy life:

He has left me my life because I could appreciate everything.

Lord, I have not received what I asked,

but you has given me what I needed

and quite against my willing.

The prayers I did not say were answered.

Be praised my Lord, among the men

None has what I have!

Kirk Kilgour

Composed prayer from Kirk Kilgour, legendary volleyball champion, forced on a wheelchair as a result of a serious accident.

 

Sospiri di luce – Sighs of light


Sospiri di luce

Illusione o sogno
ma si resta comunque in attesa
sono attimi
frammenti che portano
luce in un firmamento buio
Perdute rotte
che segnano il cammino
ed alleviano fatiche
ad un cuore ormai stanco

Piccole ali
sospiri silenti
di chi vuol lasciare
un’indelebile segno
in cielo

18.11.2003 Poetyca

Sighs of light

Illusion or a dream
but remains on hold
are moments
fragments bearing
light in a dark sky
Lost routes
that mark the path
and relieve fatigue
a tired heart

Small wings
silent sigh
who wants to leave
an indelible mark
in heaven

18.11.2003 Poetyca

Come essere imperatori di sé – How to be emperors of himself – Sadhguru Jaggi Vasudev


“Come essere imperatori di sè”

di Sadhguru Jaggi Vasudev

“Essere spirituali significa essere imperatori di sé. Questo è il modo di
essere, ce n’è forse un altro? C’è qualcuno che in coscienza sceglierebbe di
cercare qualcosa di altro o da altri? Non significa che si debba diventare
completamente autosufficienti. Vi sarà sempre inter-dipendenza, ma all’interno
di noi stessi vi è tutto: non c’è bisogno di cercare altrove. Persino la
compagnia di qualcuno non è necessaria. Se qualcuno la desidera, gliela potete
offrire, ma per voi stessi non ne avete bisogno. Questo significa che non siete
più dei mendicanti, dentro. Solo per le cose esteriori vi servirà il mondo
esterno. Questa è la libertà finale.
La spiritualità non è per i deboli. Se non siete capaci di fare altro nella
vita, e perciò pensate di poter essere spirituali, vi sbagliate. Solo se sarete
capaci di intraprendere e fare bene qualsiasi cosa di questo mondo, forse ci
saranno delle possibilità che siate adatti alla spiritualità.
Non è qualcosa di destinato a gente che non sappia fare niente altro. Oggi,
l’impressione che ha l’intero paese, e forse tutto il mondo, è che solo gente
inutile e buoni a niente diventino ricercatori spirituali, perchè della gente
cosiddetta spirituale è diventata così. Persone incapaci di fare qualsiasi cosa
o di reggere gli alti e bassi della vita, tutto quello che devono fare è
indossare l’abito ocra e sedere davanti a un tempio, così la loro vita è
risolta. Ma questa non è spiritualità. E’ solo accattonaggio in uniforme. Se
dovete conquistare la vostra coscienza, se dovete raggiungere l’apice della
coscienza, non potrete farcela mendicando.
Esistono due tipi di mendicante – Gautama, il Buddha, e le persone di quel
livello, sono mendicanti supremi. Tuti gli altri sono semplici mendicanti. Direi
che il mendicante sulla strada e il re sul suo trono sono entrambi mendicanti.
Entrambi chiedono continuamente qualcosa all’esterno. Il mendicante di strada
chiederà soldi, cibo o ricovero. Il re potrebbe chiedere la felicità, o la
conquista di un altro regno, o simili insensatezze. Lo vedete come ciascuno sta
mendicando qualcosa? Gautama mendicava soltanto il cibo, per il resto era del
tutto autosufficiente. Tutti gli altri l’unica cosa che non mendicano è il cibo.
Mendicano per qualsiasi altra cosa. Tutta la loro vita è accattonaggio.
Guadagnano solo cibo. Un essere spirituale ha guadagnato ogni altra cosa al suo
interno e mendica solo per il cibo. Qualunque modo pensiate sia il migliore,
siate. La via che pensate sia la più efficace per vivere, vivetela.
Una volta che si sia realizzato questo, si conduce una vita differente. Quando
non ci sono più desideri, niente più bisogni interiori, solo allora si comprende
cos’è l’amore, la gioia e cosa significa condividere. Condividere è: ‘Tu non mi
devi nulla, perchè io non ho bisogno di nulla da te, ma, comunque, io dividerò
questo con te’. Una vita intera fondata sul baratto può essere conveniente, ma è
la via dei deboli.
Questa debolezza è la prima cosa che si deve abbandonare quando si incontra
Shiva. Se si vuole incontrarLo, è bene stare alle Sue condizioni. Shiva non
viene a incontrare un semplice mendicante. Dunque si deve imparare ad
incontrarLo alle sue condizioni, o dissolversi; queste sono due vie. Gnana e
Bhakti significano proprio questo. Bhakti significa fare di sè stessi lo zero
assoluto e incontrare Lui. Gnana significa incontrare Shiva alle Sue condizioni:
diventare infiniti. Altrimenti, non ci sono possibilità di incontrarLo.
Amore, o Bhakti, sembra la via più facile. Lo è, ma vi sono un maggior numero di
tranelli lungo il cammino, rispetto a Gnana. Nella Bahkti non è dato sapere.
Anche se si è caduti in una trappola, non è dato di saperlo; così è questa via.
Non si sa neppure di essere preda delle proprie illusioni. In Gnana non è così.
Ogni passo che si fa, si conosce. Non posso dire se sia un cammino difficile, ma
è un cammino per coraggiosi, non per deboli. Il deboli non potrebbero mai farlo,
ma ognuno ha la possibilità di farlo. Tutti hanno le capacità per farlo se
superano le proprie limitazioni. Dipende solo dal possedere o no la volontà di
farlo, tutto qui.
Si diventa ciò che si pensa. Spontaneamente le energie tendono verso ciò che
consideriamo supremo. Chi desideri percorrere il cammino spirituale deve fare in
modo che esso sia il pensiero dominante nella sua mente, che sia ‘la prima e
l’ultima cosa che voglio nella mia vita’. In questo modo, spontaneamente, le
energie si orienteranno ad esso. Solo allora la lotta che si combatte momento
per momento è finita e non si deve più lottare per correggere sé stessi.”
“How to be emperors of himself”
<!– –>

By Sadhguru Jaggi Vasudev
“To be spiritual is to be emperor himself. This is the way
be, there is perhaps another? Is anyone in good conscience choose to
look for something else or by someone else? It does not mean that we should become
completely self-sufficient. There will always be inter-dependence, but within
of ourselves is all: there is no need to look elsewhere. Even the
company of someone is not necessary. If someone wants it, I’ll you
offer, but for yourself you do not need. This means that you are not
most of the beggars, inside. Only for the things you will need the external world
outside. This is the ultimate freedom.
Spirituality is not for the weak. If you are unable to do anything else in
life and thus think you can be spiritual, you are wrong. Only if you
able to undertake anything and do well in this world, perhaps there
the chance that you will be suited to spirituality.
It is not something intended for people who do not know anything else. Today
the impression that the whole country, and perhaps the world, is that only people
useless good for nothing and become spiritual seekers, because of the people
so-called spiritual has become so. People unable to do anything
or to withstand the ups and downs of life, all they have to do is
ocher wear the dress and sit in front of a temple, so their life is
resolved. But this is not spirituality. It ‘s just begging in uniform. If
you have to earn your conscience, if you need to reach the peak of
consciousness, you can not do it by begging.
There are two types of beggar – Gautama, the Buddha, and the people of that
level, beggars are supreme. Tuti others are simply beggars. I would say
the beggar on the street and the king on his throne are both beggars.
Both are constantly demanding something outside. The street beggar
ask for money, food or shelter. The king could ask for happiness, or
conquer another kingdom, or similar nonsense. You see how each is
begging for something? Gautama begged only the food, the rest was
entirely self-sufficient. All other the only thing that is not begging for food.
Begging for anything else. Their whole life is begging.
They earn only food. A spiritual being has won anything in his
Internal and just begs for food. Whichever way you think is best,
are. The way you think is the most effective way to live, live it.
Once this has been achieved, he leads a different life. When
there are no desires, no more inner needs, only then will we understand
What is love, joy and what it means to share. Share it: ‘I do not like
you have nothing, because I did not need anything from you, but, anyway, I divide
this with you ‘. A lifetime based on barter may be convenient, but it is
the way of the weak.
This weakness is the first thing you have to give up when you meet
Shiva. If you want to meet him, you should be on his terms. Shiva
is easy to meet a beggar. Therefore, we must learn to
meet its conditions, or dissolve, and these are two ways. And Gnana
Bhakti means just that. Bhakti means zero to do with themselves
absolute and meet him Gnana means Shiva to meet your requirements:
become infinite. Otherwise, there is a chance to meet him.
Love or Bhakti, it seems the easy way out. It is, but there are a greater number of
pitfalls along the way, than Gnana. In Bahkti is not known.
Even if one has fallen into a trap, not given to know, so is this way.
You do not even know to be prey to their illusions. In Gnana not.
Every step you do, you know. I can not say whether it is a difficult road, but
is a path for the brave, not weak. The weak can never do it,
but everyone has the opportunity to do so. Everyone has the capacity to do so if
outweigh its limitations. Depends only on the desire to have or not
do, that’s all.
You become what you think. Spontaneously energies tend toward what
we consider supreme. If you wish to walk the spiritual path should make
so that it is the dominant thought in his mind, which is’ the first and
the last thing I want in my life ‘. In this way, spontaneously, the
energies will be oriented to it. Only then the fight can be fought at
for the moment is over and no longer have to fight to correct themselves. “

Magia di un attimo – Magic of a moment


Magia di un attimo

E’ danza del cuore
al ritmo della poesia
dove tutto è attimo
che respira magia
dove altri non comprendono

E’ sogno e realtà
in un intreccio di vita
come mani unite in cielo
ed il lungo respiro
di questo amare infinito

12.12.2011 Poetyca

Magic of a moment

It is dance of the heart
the rhythm of poetry
where everything is instant
breathing spell
where others do not include

It is a dream and reality
in a web of life
together like hands in the sky
and long-term
of this infinite love

12.12.2011 Poetyca

Immagina se – Imagine if


Immagina se

Immagina se
d’improvviso
ogni sogno
diventasse vero
ed ogni stella
segnasse il cammino
per un mondo
migliore di questo
Allora sarebbe vita

10.08.2017 Poetyca

Imagine if

Imagine if
suddenly
every dream
became true
and every star
mark the way
for a world
better than this
then it would be life

10.08.2017 Poetyca

Come cristallo – Like crystal




🌸Come cristallo🌸

Rimbomba
Il cuore
tra cortine
di silenzio

Sono sempre
fragili attese
affinché giunga
una presenza

Tutto è fragile
come cristallo
e la solitudine
invade l’attimo

13.06.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Like crystal

It booms
The heart
between curtains
of silence

I’m always
fragile expectations
for it to come
a presence

Everything is fragile
like crystal
and loneliness
invades the moment

13.06.2021 Poetyca

Concentrazione – Concentration – Omraam Mikhaël Aïvanhov


Concentrazione
“Avere in mente troppe cose diverse, voler raggiungere più scopi
contemporaneamente, essere trascinati in tutte le direzioni: ecco
il modo migliore per perdere le proprie forze. Rifletteteci bene
e decidetevi a concentrarvi su un’unica idea, su un unico
desiderio: tutte le vostre energie saranno così orientate verso
quello scopo e svilupperete una potenza fantastica.
Quando un paese è in guerra, se deve inviare il suo esercito in
tutte le direzioni, su tutti i fronti, disperde le proprie forze
e queste non sono più altrettanto efficaci di quanto lo
sarebbero se concentrate su uno stesso luogo. È talmente
evidente e facile da capire! Prendete una lente e concentrate i
raggi del sole su un unico punto: potete incendiare tutto! Se
però i raggi sono dispersi, anche tenendo puntata la lente per
anni, non avverrà nulla. Soltanto la concentrazione, sia essa
quella del fuoco, della luce, del pensiero, del sentimento o
dell’azione, dà la vera potenza.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Concentration

– a factor in being effective and powerful
“Nothing saps a person’s strength more than filling their head with too many different things, wanting to achieve several goals at once and being pulled in every direction. Really think about this, and make up your mind to focus on one idea, one desire: then all your energies will be directed toward that goal, and you will develop fantastic power.
When a country is at war, if it has to dispatch its army in every direction, on every front, its forces are spread thin, and they are no longer as effective as if they were concentrated in one spot. This is so obvious and easy to understand! Take a magnifying glass and focus the sun’s rays on one spot, and you can set everything alight. But if the rays are dispersed, you can hold the magnifying glass there for several years and nothing will happen. Only concentration, whether of fire, light, thought, feeling or action, produces real power.”
Omraam Mikhael Aivanhov

Il Sé inconoscibile – The Self unknowable – Osho


Il Sè inconoscibile

Il mistero più profondo dell’esistenza è il fenomeno della conoscenza. Puoi conoscere tutto ma non il tuo Sè. Colui che conosce non può essere conosciuto, perchè conoscere qualcosa significa ridurlo ad oggetto. Il processo cognitivo stesso si fonda sulla dualità.. Io posso conoscere te perchè dimoro nel mio essere, mentre tu ne sei all’esterno. Tu diventi un oggetto. Ma mi è impossibile conoscere il mio Sè perchè non posso ridurlo a oggetto. Non posso incontrare il mio Sè tramite un metodo oggettivo. Non posso mettere il mio Sè di fronte a me. E se potessi porre il mio Sè di fronte a me, ciò che vedrei non sarebbe il mio Sè. Come potrebbe essere il mio Sè? In verità, colui che osserva dall’interno, solo quello rimarrebbe il mio Sè.
Il Sè è soggettivo, e questa soggettività non può essere oggettivata. Da qui il paradosso: ciò che conosce ogni cosa, non può conoscere se stesso; ciò che è fonte di ogni conoscenza rimane inconoscibile. Se riesci a capirlo, questo sutra sarà una grande rivelazione: è uno dei sutra più profondi, scende a livelli mai toccati da altri mistici. In esso si dice che l’autoconoscenza è impossibile, mentre da sempre hai sentito dire, ti è stato predicato, ovunque si dice: “Conosci te stesso.” Ma come puoi conoscere te stesso? Ti è possibile conoscere tutto ciò che è altro da te, ma un solo elemento rimarrà sempre ignoto, inconoscibile: e quell’elemento sei tu.
Il termine “Conoscenza di Sè” non è affatto corretto. La conoscenza di Sè non è possibile. Ma questa impossibilità può creare in te un profondo pessimismo. Se la conoscenza del Sè non è possibile, l’intera dimensione religiosa diventa assurda perchè quello è il suo unico scopo – offrirti la conoscenza di te stesso. Per cui il termine conoscenza di Sè deve avere un altro significato. Deve esistere qualche elemento, una dimensione nascosta, attraverso la quale ti è possibile conoscere il Sè senza per questo ridurlo a un oggetto. Deve essere possibile la conoscenza in un modo radicalmente differente.
Nel mondo tutto ciò che conosciamo è oggettivo mentre il soggetto rimane inconoscibile, colui che conosce resta ignoto. Ma è possibile conoscere questo soggetto conoscente? Questa è la domanda esistenziale, il problema fondamentale. Se esiste un solo modo per conoscere – e cioè la conoscenza oggettiva – non lo si può conoscere. Per questo tutti i pensatori con mente scientifica negheranno l’esistenza del Sè. Il loro negare è significativo: chiunque sia stato educato a pensare in termini oggettivi, e di oggettività, sosterrà che non vi è un Sè.
(…)
Per cui per la scienza, la morte è totale estinzione, nulla rimane. La consapevolezza non ha sostanza, è una conseguenza. Senza il corpo non può esistere. E’ parte del corpo, una semplice combinazione di molti elementi materiali. Viene prodotta. Non è un elemento semplice: è un composto, una combinazione, una sintesi, qualcosa che dipende da altre cose. Il Sè non esiste. La scienza afferma che il Sè non esiste perchè non lo si può conoscere.
La parola “scienza” vuol dire conoscenza. E se qualcosa è inconoscibile, la scienza non lo approverà, non lo accetterà. “Scienza” indica ciò che può essere conosciuto, solo questo… la scienza non è mistica. Non può cadere nell’assurdo. Per la scienza la parola stessa “Conoscenza di Sè” è assurda.
Eppure la religione ha un valore e un senso, perchè esiste un’altra dimensione della conoscenza.
Cerca di comprendere quella dimensione del sapere dove ciò che si conosce non è ridotto ad oggetto. Per esempio: se in una stanza buia viene accesa una lampada, tutto ciò che si trova in quella stanza è illuminato, lo si conosce grazie alla luce della lampada. Ma anche la lampada viene ad essere conosciuta grazie alla luce. Tutto il resto: sedie, mobili, pareti, quadri, sono conosciuti grazie alla luce. Ma cosa ci porta a conoscere la luce stessa?
La luce si fa luce da sè. La sua semplice presenza rivela gli altri oggetti ma rivela anche se stessa. Ma queste due rivelazioni sono differenti.Quando si conosce una sedia tramite la luce, la sedia è un oggetto. La luce illumina la sedia, e se viene spenta, la sedia non può essere conosciuta. La conoscenza della sedia dipende dalla luce, ma la conoscenza della luce non dipende affatto dalla sedia. Se elimini tutto, la luce permane immutata. Non rimarrà nulla da illuminare, tuttavia continuerà a far luce a se stessa. Questa rivelazione della luce è un’autorivelazione.
Lo stesso accade nel il mondo interiore, con il Sè interiore. Per suo tramite si conosce ogni cosa, ma esso non si conosce se non per suo tramite – è un fenomeno che si rivela da sè.La conoscenza del Sè non significa che il Sè è conosciuto da qualcun altro, perchè in questo caso l’altro sarebbe il Sè. Perciò, qualsiasi cosa venga conosciuta
in modo oggettivo non può essere il Sè. Il Sè rimarrà sempre colui che conosce. Ma come è possibile conoscere questo Sè? Il Sè di per se stesso è evidente, è un fenomeno che si rivela da solo: per conoscerlo non occorre altro. Non occorre ridurlo ad oggetto.

Di fatto tutti gli oggetti vengono rimossi dalla mente, quando si rimuove ogni struttura mentale, all’improvviso il Sè si rivela da solo. E’ questa la differenza tra materia e consapevolezza: la materia non si autorivela, la consapevolezza sì. La materia deve essere conosciuta da qualcun altro, la consapevolezza si conosce da sè. Questa è la differenza fondamentale tra materia e consapevolezza. Gli alberi esistono, ma se non è presente un essere consapevole, essi non possono essere resi noti. Per essere rivelati hanno bisogno della consapevolezza di qualcuno.
Esistono le rocce, rocce splendide, ma se non vi è consapevolezza, esisteranno senza essere splendide – nessuno sarà consapevole della loro presenza. La loro esistenza sarà muta. Le rocce stesse non potranno riconoscere la propria esistenza. La vita cisarà sempre, ma non ve ne sarebbe alcuna rivelazione.
Un bimbo va a giocare vicino a quelle rocce e all’improvviso esse vengono rivelate. Ora non sono più esistenza cieca. Le rocce si sono affermate di fronte alla vita attraverso il bambino. Ora anche l’albero è stato rivelato. Ogni cosa intorno al bambino acquista vita in un senso nuovo. Il bambino è diventato fonte di rivelazione. Intorno a lui tutto ha acquistato vitalità. Per cui, più è profonda la tua consapevolezza, più profondamente riveli l’esistenza.
Quando viene al mondo un Buddha l’intera esistenza festeggia in “lui” a causa della sua profonda consapevolezza. Tutto ciò che è nascosto nella materia diviene manifesto. Prima non era mai stato conosciuto. La semplice presenza di un essere illuminato rende illuminata l’intera esistenza intorno a lui. Tramite la sua presenza tutto acquista vita e sensibilità. La consapevolezza rivela gli altri, ma ad un’altra consapevolezza non serve rivelarla: si rivela da se stessa.

Prendiamolo da un altro punto di vista: tutto deve essere dimostrato perchè tutto può essere messo in dubbio. Ma non puoi mettere in dubbio il Sè, per questo il Sè non ha mai bisogno di una prova. Puoi forse dubitare del Sè? Cartesio, uno dei più famosi pensatori occidentali, usava il dubbio quale metodo di conoscenza. Iniziò il suo viaggio di conoscenza attraverso un dubbio che penetrava molto a fondo. Cartesio decise di dubitare di tutto finché non avesse incontrato un fatto che non potesse essere messo in dubbio. E se non sussiste un fatto fondamentale che non può essere messo in dubbio, non puoi costruire il palazzo della conoscenza perchè non ha fondamenta solide su cui poggiare. Se tutto può essere messo in dubbio e deve essere dimostrato, l’intero edificio si fonda solo sulla logica. Qualcosa in profondità deve essere indubitabile, deve esistere senza bisogno di prova.
Dio può essere messo in dubbio. Ricordalo, Dio può essere messo in dubbio. Non solo, ma si può anche dimostrare che non esiste. Di fatto se qualcuno mette in dubbio Dio, non ti è possibile dimostrare la Sua esistenza. Puoi convincere solo coloro che sono già convinti ma non puoi convertire chi non crede: è impossibile. Non un solo ateo può essere convertito, perchè ha bisdgno di prove e Dio non può essere dimostrato.
Dio non è scevro dal dubbio. Lo si può dubitare e confutare. Questa ipotesi può essere definita falsa. Non ci sono prove a favore. Per questo Cartesio insiste nel dubbio, nella discussione, nella ricerca, dicendo che se non incontra qualcosa nell’esistenza di cui non si possa dubitare… non qualcosa che possa essere dimostrata, niente affatto, ma che non sia possibile mettere in dubbio. E alla fine giunge al Sè, ed egli afferma che il Sè è una realtà più sicura di Dio. Lo è, perchè non può essere messo in dubbio. Lo puoi forse dubitare? Anche per dubitarne lo devi possedere.
Per esempio, se sei in casa e qualcuno bussa e chiede se ci sei o no, e tu rispondi: “No, non ci sono”, la risposta stessa dimostra che ci sei. Non puoi negare te stesso. Proprio il tuo dire “Non ci sono”, dimostra che ci sei. La negazione stessa diventa una conferma. Non occorre un’affermazione – la stessa negazione è una conferma. Quando la negazione stessa è una prova, il fatto è indubitabile. Come potresti dubitarlo?
Non puoi dire: “Non so se esisto o no”, o puoi dirlo? Perchè anche per essere in quella confusione è necessario che tu sia presente. Come può esserci confusione se tu non sei presente? Non puoi dire: “Non credo alla mia esistenza”, perchè anche il non credere implica la presenza di qualcuno. E’ impossibile negare la tua esistenza, è impossibile negare l’esistenza dell’io.
Questo Sè è l’unico fatto indubitabile nel mondo, tutto il resto è stato messo in dubbio.
(…)
Il Sè non può essere messo in dubbio perchè è evidente di per sè. Non occorrono prove, non occorrono discussioni: si evidenzia da solo.
Mahavir negò Dio: disse che non esiste alcun Dio. Ma non poté affermare che non vi è un Sè. Per cui il Sè per lui divenne divino. Disse: “Solo il Sè è Dio.” Ed è vero! All’interno del tuo essere, il Sè è l’elemento più vicino all’esistenza divina. Per questo non può essere messo in dubbio. Si evidenzia da solo, si rivela da solo, si illumina da solo.
Questo è il secondo metodo di conoscenza. Il metodo scientifico implica conoscere una cosa in quanto oggetto. Il metodo religioso implica conoscere il soggetto in quanto soggetto. Nel metodo scientifico la conoscenza si compone di tre parti: colui che conosce, ciò che è conosciuto e la conoscenza. La conoscenza è solo un ponte tra colui che conosce e l’oggetto di conoscenza. La conoscenza religiosa non si divide in tre parti. Colui che conosce è ciò che si conosce e colui che conosce è la conoscenza. Non è suddivisa in tre elementi. E’ unica, è indivisa.

Osho

The Self unknowable

The deepest mystery of existence is the phenomenon of knowledge. You can read about everything but your self. He who knows it can not be known, because to know something means to reduce the subject. The same cognitive process is based on duality .. I can get to know you because I dwell in my being, as you will out six. You become an object. But I can not know my self because I can not reduce it to an object. I can not see my self using an objective method. I can not put my self in front of me. And if I could place my self in front of me, what I would see would not be my self. How could it be my self? Indeed, from the observer, only what would be my self.
The self is subjective and this subjectivity can not be objectified. Hence the paradox: that which knows everything, can not know himself, what is the source of all knowledge remains unknowable. If you can understand it, this will be a great revelation sutra: Sutra is one of the deeper, down to levels not affected by other mystics. It is said that self-knowledge is impossible, but you always heard, you’ve been preached, wherever it says: “Know thyself.” But how can you know yourself? You can know everything that is other than you, but only one element will always remain unknown, unknowable, and that element is you.
The term “Knowledge of Self” is not correct. Self-knowledge is not possible. But this impossibility can create in you a profound pessimism. If knowledge of the Self is not possible, the entire religious dimension becomes absurd, because that’s its only purpose – to provide you with the knowledge of yourself. So the term knowledge of the self must have a different meaning. There must be some element, a hidden dimension, through which you can learn about the self without reducing it to an object. It must be possible to know in a radically different way.
In the world everything we know is objective while the subject remains unknowable, the knower remains unknown. But you know this person know? This is the existential question, the fundamental problem. If there is only one way to know – and that objective knowledge – you can not know. Therefore, all scientific thinkers with minds deny the existence of the Self. Their denial is significant: anyone who has been trained to think in terms of objective, and objectivity, will argue that there is no self.
(…)
So for science, death is total extinction, nothing remains. Awareness has no substance, is a consequence. Without the body can not exist. It ‘part of the body, a simple combination of many material elements. Is produced. It is not a simple element: it is a compound, a combination, a synthesis, something that depends on other things. The Self does not exist. Science states that the self does not exist because you can not know.
The word “science” means knowledge. And if something is unknowable, science does not approve, will not accept it. “Science” shows what can be known, only that … science is not mystical. Can not fall in the absurd. For science the word itself “Knowledge of Self” is absurd.
Yet religion has value and meaning, because there is another dimension of knowledge.
Try to understand the dimension of knowledge where what you know is not reduced to an object. For example, if in a dark room is a lamp, all that is in that room is lit, you know it by the light of the lamp. But the lamp is to be known by the light. Everything else: chairs, furniture, walls, paintings, are known by the light. But what leads us to know the light itself?
The light it sheds light on its own. His mere presence reveals other objects, but also reveals itself. But these revelations are differenti.Quando you know the light by a chair, the chair is an object. The light illuminates the chair, and if it is turned off, the chair can not be known. Knowledge of the chair depends on the light, but the knowledge of light is unaffected by the chair. If you delete everything, the light remains unchanged. Nothing will remain to be illuminated, but will continue to shed light itself. This is a self-revelation of light.
The same happens in the inner world, with the inner self. Through it you know everything, but it is not known except through him – is a phenomenon that is revealed by sè.La knowledge of self does not mean that the Self is known by someone else, because in this case the other would be the Self. So, whatever is known
in an objective can not be the Self. The Self will always be the one who knows. But how do you know this Self? The self is evident in itself, is a phenomenon that reveals itself: to know nothing more. There is no need to reduce the subject.

In fact, all objects are removed from the mind, when you remove any frame of mind, suddenly reveals the Self alone. And ‘that’s the difference between matter and consciousness: the material does not reveals himself, the knowledge, yes. The matter must be known to someone else, you know awareness by itself. This is the fundamental difference between matter and consciousness. The trees there, but if there is a conscious being, they can not be disclosed. Proved to be the knowledge that they need someone.
There are rocks, rocks beautiful, but if there is awareness, there will not be beautiful – no one will be aware of them. Their existence will be silent. The rocks themselves may not recognize their existence. Cisar’s life forever, but there would be no revelation.
A child is playing near those rocks, and they are suddenly revealed. Now there are no longer blind. The rocks are well established with regard to life through the child. Now the tree has been revealed. Everything around the child acquires a new meaning in life. The child has become a source of revelation. Everything around him has acquired vitality. So, the deeper your awareness, deeper reveals the existence.
When the world celebrates the Buddha’s entire existence in “him” because of his deep awareness. All that is hidden in matter becomes manifest. Before it was never known. The mere presence of an enlightened being enlightened makes the whole life around him. Through its presence throughout life and acquired sensitivity. Awareness reveals the other, but need not disclose it to another consciousness: it reveals itself to be.

Let’s get another point of view: everything must be proved because everything can be questioned. But you can not put into question the self, that’s why he never needed any proof. You may doubt the self? Descartes, one of the most famous Western thinkers, the question used as a method of knowledge. He began his journey of knowledge through a question that penetrated very deeply. Descartes decided to doubt everything until he met a fact that could not be questioned. And if there is a fundamental fact that can not be questioned, you can not build the palace of knowledge because it has a solid foundation on which to rest. If everything can be questioned and must be demonstrated, the whole edifice is based only on logic. Something in depth must be no doubt, there should be no need for proof.
God can be questioned. Remember, God can be questioned. Not only that, but you can also show that does not exist. In fact, if someone calls into question God, you’re unable to prove His existence. You can only convince those who are already convinced, but you can not convert non-believers is impossible. Not a single atheist can be converted, because God has bisdgno of evidence and can not be demonstrated.
God is not free from doubt. You can doubt and refute. This hypothesis can be described as untrue. There is no evidence in favor. For Descartes insists that when in doubt, in the discussion, research, saying that if it encounters something in the existence of which can not be doubt … not something that can be demonstrated, not at all, but that is not possible to doubt. And finally comes the self, and he says that the self is a reality of God He is safer, because it can not be doubted. Perhaps you can doubt? Even you must have to doubt it.
For example, if you’re at home and someone knocks and asks if you’re there or not, and you say: “No, no,” the answer itself shows that you are there. You can not deny yourself. Just your saying “No”, shows that you are there. The denial itself becomes a confirmation. You do not need affirmation – negation is the same for confirmation. When the denial itself is a proof, the fact is indubitable. How could you doubt it?
You can not say: “I do not know if they exist or not”, or can you tell? Why even be in the mess it is necessary that you be present. As can be confusing if you are not present? You can not say: “I do not think my life”, because even they do not believe implies the presence of someone. It ‘impossible to deny your existence, it is impossible to deny the existence of the self.
This Self is the only indisputable fact in the world, everything else has been questioned.
(…)
The Self can not be questioned because it is self-evident. You do not need evidence, you do not need threads: it shows itself.
Mahavira denied God said that there is no God but could not say that there is no self. So for him the self became divine. He said: “Only the Self is God” And it’s true! Inside of your being, the Self is the closest element to the existence of God. For this can not be doubted. It is pointed out by itself, reveals itself by itself, lights alone.
This is the second method of knowledge. The scientific method involves knowing a thing as an object. The religious method involves knowing the subject as subject. Knowledge in the scientific method consists of three parts: the one who knows, what is known and knowledge. Knowledge is just a bridge between the knower and the object of knowledge. Religious knowledge is not divided into three parts. One who knows is what is known and the knower is knowledge. It is divided into three elements. And ‘one and indivisible.

Osho

Come acqua – Like water – Lao Tzu


🌸Come acqua🌸

Le gocce di pioggia
che s’infrangono su un vetro,
scivolano e scorrono
lasciano un segno,unico,indelebile.

Questa è anche la tua unicità.

Perciò.

Sii come l’acqua.

Lao Tzu
🌸🌿🌸#pensierieparole
Like water

Raindrops
breaking on glass,
they slide and slide
they leave a unique, indelible mark.

This is also your uniqueness.

Therefore.

Be like water.

Lao Tzu

Mott the Hoople – Mott (Full Album 1973)


[youtube https://youtu.be/-w_t4DcpShs]

I Mott the Hoople furono uno storico gruppo rock inglese, attivo negli anni settanta.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mott_the_Hoople

Mott the Hoople are an English rock band with strong R&B roots, popular in the glam rock era of the early to mid-1970s. They are probably best known for the song “All the Young Dudes”, written for them by David Bowie and appearing on their 1972 album of the same name.

https://en.wikipedia.org/wiki/Mott_the_Hoople

Una perla al giorno – Herman Hesse


notte31
Tutto ciò che ho sempre desiderato è vivere
secondo i suggerimenti del mio sé autentico.
Perché è stato così difficile?
Herman Hesse
Everything I’ve ever wanted is to live
according to the suggestions of my authentic self.
Why was it so difficult?
Herman Hesse