Archivio | 17/07/2021

Gentilezza – Kindness


Gentilezza

La gentilezza
dovrebbe diventare
il modo naturale della vita,
non l’eccezione.

Budda

Kindness

Kindness
should become
the natural way of life,
not the exception.

Buddha

Noi siamo quello che pensiamo


testo
Noi siamo quello che pensiamo
Noi siamo quello che pensiamo:
intenzioni, pensieri e azioni sono quel mondo che noi stessi
costruiamo dentro di noi, essi sono l’occhio che guarda e interpreta
il mondo esterno a noi. Allora se dentro di noi nasce una idea di cosa e corretto e cosa è scorretto, ma applichiamo questo solo verso gli altri ( e non guardiamo dentro noi stessi le cause delle nostre idee e sensazioni) noi creiamo una idea di separazione.
Cosa rimane allora se sentiamo noi stessi separati da tutto?
Nulla…solo la sensazioni di essere soli e sofferenti, immersi in una condizione dove perdiamo ogni cosa.
Vivere con la capacità si essere nel momento presente, senza attaccamento al passato o aspettativa verso il futuro apre la opportunità a vedere le cose con una prospettiva profonda – che parte da noi stessi ed abbraccia il mondo – in accoglienza e gentilezza amorevole perchè nulla è separato e noi non perdiamo nulla.
19.04.2011 Poetyca

We are what we believe

We are what we believe:
intentions, thoughts and actions are that world that we ourselves
build within us, they are to eye which looks and plays
the outside world to us. So if born in us an idea of what is correct and what is wrong, but this only apply to others (and no look within ourselves the causes of our ideas and feelings) we create an idea of separation.
What remains then, if we feel ourselves separate from everything?
Nothing … only the feeling of being alone and suffering, submerged in a situation where we lose everything.
Live with it the ability to be in the present moment, without expectation or attachment to the past to the future opens up the opportunity to see things with a deep perspective – which part of ourselves and embrace the world – in acceptance and loving kindness because nothing is separate and we no lose anything.
19.04.2011 Poetyca

Allan Wallance – Meditazione sulla gioia empatica – Allan Wallance – Meditation on empathic joy


Allan Wallance – Meditazione sulla gioia empatica

Assumete una posizione comoda, mantenendo la colonna vertebrale diritta. Stabilizzate il corpo nel suo stato di riposo, e lasciate che sia pervaso delle tre qualità del rilassamento, della calma e della vigilanza. Pensate a una persona di vostra conoscenza che emani un senso d’allegria e benessere, e riflettete sul suo aspetto fisico, sulle sue parole e azioni. Mentre vi concentrate sulla gioia di questa persona, aprite il cuore al suo stato d’animo e deliziatevene. Ciò vi sarà facile se già le siete molto legati.

Ora richiamate alla mente un’altra persona, a cui di recente o in passato sia accaduto qualcosa di meraviglioso. Rivivete la sua felicità e condividetela. Adesso pensate a qualcuno che sia per voi fonte d’ispirazione per le sue doti di generosità, gentilezza o saggezza. Compiacetevi di queste qualità positive, per il bene per quella persona, per voi stessi e per tutti coloro che ne beneficiano.

Ora volgete la consapevolezza alla vostra vita. È infatti assai importante provare la gioia empatica anche per le proprie virtù, sebbene spesso non sia tenuta nella giusta considerazione. Pensate a periodi della vostra esistenza che sono stati fonte d’ispirazione per voi e forse anche per altri. Concentratevi sulle occasioni in cui avete incarnato i vostri stessi ideali e gioite delle vostre qualità. Non occorre vantarsi o provare orgoglio e arroganza. Richiamando alla mente le persone e le circostanze che vi hanno permesso di vivere serenamente e di godere il frutto dei vostri sforzi, potrete anzi sperimentare un profondo senso di gioia e gratitudine. Ciò v’impedirà di cadere in un futile senso di autocompiacimento e superiorità.

Alcune pratiche sono difficili, ma non quella della gioia empatica. Per tutto il giorno, quando rileverete le qualità o la fortuna di qualcuno oppure ne sentirete parlare, gioitene in modo empatico. Ciò vi risolleverà il morale, oltre ad aiutarvi a riemergere dai cedimenti emotivi causati da depressione e scarsa autostima.

Da: Alan Wallace,La rivoluzione dell’attenzione. Liberare il potere della mente concentrata “

Astrolabio Ubaldini, 2008.

Allan Wallance – Meditation on empathic joy

Take a comfortable position, keeping the spine straight. Stabilize the body in its state of rest, and let it be imbued with the three qualities of relaxation, calm and alertness. Think of a person of your knowledge who emanates a sense of happiness and well-being, and reflect on his physical appearance, his words and actions. As you focus on the joy of this person, open your heart to your state of mind and delight in it. This will be easy if you are already very attached to it.
Now call to mind another person, to whom something wonderful has happened recently or in the past. Relive his happiness and share it. Now think of someone who is your source of inspiration for his gifts of generosity, kindness or wisdom. Take pleasure in these positive qualities, for the good for that person, for yourself and for all those who benefit from it.
Now turn awareness to your life. It is indeed very important to try empathic joy also for one’s own virtues, although often it is not held in proper consideration. Think of periods of your existence that have been an inspiration to you and perhaps others. Focus on the occasions when you have embodied your own ideals and enjoy your qualities. There is no need to boast or feel pride and arrogance. By recalling the people and circumstances that have allowed you to live serenely and enjoy the fruits of your efforts, you can even experience a deep sense of joy and gratitude. This will prevent you from falling into a futile sense of complacency and superiority.
Some practices are difficult, but not that of empathic joy. All day long, when you detect someone’s qualities or good fortune, or you’ll hear about it, enjoy it empathically. This will raise your morale, as well as help you re-emerge from the emotional failures caused by depression and low self-esteem.
From: Alan Wallace, “The revolution of attention. Freeing the power of the concentrated mind “, Astrolabio Ubaldini, 2008.

La gentilezza del cuore – The kindness of the heart


La gentilezza del cuore

Forse è difficile per la nostra mente, propensa a misurare ogni cosa,
a decidere sempre cosa sia giusto o sbagliato il cancellare le opinioni ma è possibile rendersi conto che invece di vivere per riflesso condizionato si possa scegliere e quanto il peso della nostra scelta sia determinante per la qualità dei nostri pensieri. Ci si potrebbe educare all’evitare reazioni impulsive distruttive per protendere verso una gentilezza del cuore che è compassione verso noi stessi e verso gli altri per essere capaci di una controtendenza che genera un grande cambiamento. Riprendendo le parole di Gandhi – Sii il cambiamento che tu vuoi vedere avvenire nel mondo.

21.04.2011 Poetyca

The kindness of the heart

It may be hard for our minds, willing to measure everything,
always to decide what is right or wrong opinions, but you can delete realize that instead of living for the conditioned reflex can be chosen and how the weight of our choice is decisive for the quality of our thoughts. We could educate avoidance destructive impulsive reactions to reach out to a kindness of heart that has compassion for ourselves and for others to be able to counter that generates a great change. Echoing the words of Gandhi – Be the change you want to see in the world.

21.04.2011 Poetyca

Fiducia – Confidence – Chogyam Trungpa


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Fiducia

Fiducia non vuol dire aver fiducia in qualcosa, ma è il restare nello stato di fiducia, libero dalla competizione o dal desiderio di primeggiare. Questo è uno stato incondizionato, nel quale semplicemente possiedi una disposizione d’animo stabile che non ha bisogno di alcun punto di riferimento.
Non c’è spazio per il dubbio; proprio la questione del dubbio non si pone. Questo tipo di fiducia ha in sé gentilezza, perché il concetto di paura non sorge; vigoria, perché nello stato di fiducia c’è una assidua pienezza di risorse; e gioia, perché la fiducia nel cuore porta un gran senso dell’umorismo.
Questa fiducia si può manifestare come regalità, eleganza, e ricchezza nella vita della persona.
Chogyam Trungpa

Confidence
Confidence does not mean to trust in something, but it is to remain in the state of confidence, free from competition or the desire to excel. This is a state of unconditional love, which simply possess a stable state of mind that does not need any reference point.
There is no room for doubt; precisely the question of the doubt does not arise. This type of trust has in self-kindness, because the concept of fear does not arise; vigor, because in the state of confidence, there is a constant fullness of resources; and joy, because they trust in the heart brings a great sense of humor.
This confidence may manifest as royalty, elegance, and wealth in the life of the person.
Chogyam Trungpa

La necessità di amore e compassione – The need of love and compassion


La necessità di amore e compassione

Possiamo rifiutare qualsiasi altra cosa: la religione, l’ideologia, tutta la saggezza impartitaci. Ma non possiamo sfuggire alla necessità di amore e compassione. Questa dunque è la mia vera religione, la mia semplice fede. In questo senso, non c’è bisogno per templi o chiese, per moschee o sinagoghe, non c’è bisogno di filosofie complicate, dottrine o dogmi. Il nostro cuore, la nostra mente sono il tempio. La dottrina è la compassione. Amore per gli altri e rispetto per i loro diritti e la loro dignità, non importa chi o cosa siano: queste sono le sole cose di cui in ultima analisi abbiamo bisogno. Fintanto che mettiamo in pratica nelle nostre esistenze quotidiane queste cose, senza tener conto del fatto che si sia istruiti o meno, se si creda in Buddha, Dio, si seguano altre religioni o non se ne segua alcuna, fintanto che abbiamo compassione per gli altri e ci comportiamo con compostezza e senso di responsabilità, non c’è alcun dubbio che saremo felici.(…) Pertanto, con le mani giunte, faccio appello ai lettori, affinché si assicurino di rendere il resto della loro vita quanto più significativo possibile. Fate questo impegnandovi nella pratica spirituale, se potete. …. Dal momento che, spero di aver chiarito, non c’è niente di misterioso in essa. Non consiste altro che nel comportarsi sulla base dell’attenzione agli altri. E posto che intraprendete questa pratica con sincerità e persistenza, poco a poco, passo dopo passo sarete gradualmente capaci di riorganizzare le vostre abitudini ed attitudini in modo da pensare meno ai vostri angusti interessi e più a quelli degli altri. Nel fare questo, scoprirete di provare pace e felicità per voi stessi. Abbandonate la vostra invidia, lasciate andare il vostro desiderio di trionfare su altri. Provate invece ad essere loro di beneficio. Con gentilezza, con coraggio e con la sicurezza che nel fare questo sicuramente avrete successo, date il benvenuto agli altri con un sorriso. Siate diretti. E provate ad essere imparziali. Trattate tutte le persone come se fossero amici intimi. Non dico questo né in veste di Dalai Lama, né come qualcuno dotato di abilità o poteri speciali. Non ne ho. Parlo come essere umano: uno che, come voi, desidera di essere felice e di non soffrire. Se non potete, per qualsiasi ragione, essere di beneficio agli altri, almeno non danneggiateli. Consideratevi dei turisti. Pensate al nostro pianeta come può essere visto dallo spazio, così piccolo ed insignificante ma tuttavia così bello. Ci può realmente essere qualcosa da guadagnare nel danneggiare gli altri durante la nostra permanenza qui? Non è preferibile, e più ragionevole rilassarsi e godere di noi stessi in modo quieto, proprio come se stessimo visitando un quartiere diverso? Pertanto, se nel mezzo del vostro godimento delle cose del mondo avete un momento, provate ad aiutare, in qualsiasi piccolissimo modo, coloro che sono oppressi e coloro che, per qualsiasi ragione, non possono o non sono capaci di aiutare sé stessi. Provate a non volgere lo sguardo da coloro la cui apparenza è disturbante, dai diseredati e malati. Provate a non pensarli mai inferiori a voi. Se potete, provate a non pensarvi nemmeno migliori del più umile dei mendicanti. Avrete il suo stesso aspetto nella tomba. Per concludere, vorrei condividere una breve preghiera che mi dona grande ispirazione nella mia richiesta di essere di beneficio agli altri: Possa io divenire in tutti i tempi, ora e per sempre Un protettore per coloro che non hanno protezione Una guida per coloro che hanno perso la strada Una barca per coloro che hanno oceani da attraversare Un ponte per coloro che hanno fiumi da attraversare Un santuario per coloro che sono in pericolo Una lampada per coloro che hanno bisogno di luce Un luogo di rifugio per coloro che hanno bisogno di riparo E un servitore di tutti coloro che hanno bisogno.

Sua Santità il Dalai Lama

Tratto da “Ancient wisdom, Modern world – Ethics for a new millennium” di S.S. Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama Little Brown – Gran Bretagna 1999 – Buddhismo Tibetano Traduzione di Valentina
Dolara.


The need of love and compassion

We can reject everything else: religion, ideology, all the wisdom impartitaci. But we can not escape the need for love and compassion. So this is my true religion, my simple faith. In this sense, there is no need for temples or churches, mosques or synagogues, there is no need for complicated philosophy, doctrine or dogma. Our hearts, our minds are the temple. The doctrine is compassion. Love for others and respect for their rights and their dignity, no matter who or what they are: these are the only things that ultimately we need. As long as we practice these things in our daily lives, without taking into account the fact that it is educated or not, if you believe in Buddha, God, follow other religions or do not follow any, as long as we have compassion for others and behave with poise and sense of responsibility, there is no doubt that we will be happy. (…) Therefore, with folded hands, I appeal to readers, so ensure you make the rest of their lives as meaningful as possible. Do this by engaging in spiritual practice, if you can. …. Since, I hope I have explained, there is nothing mysterious about it. It consists not only in acting on the basis of attention to others. And the place that you undertake this practice with sincerity and persistence, little by little, step by step you will be able to gradually reorganize your habits and attitudes to think less of your interests and more narrow than the other. In doing this, you will find peace and happiness to try for yourself. Leave your envy, let go of your desire to triumph over others. Try instead to be beneficial to them. With kindness, with courage and with confidence that surely you will succeed in doing this, please welcome to the other with a smile. Be direct. And try to be impartial. Treat all people as if they were close friends. I say this neither as Dalai Lama nor as someone with special skills or powers. I have not. I speak as a human being: one who, like you, want to be happy and not to suffer. If you can not, for whatever reason, be of benefit to others, at least not danneggiateli. Consider yourself the tourists. Take care of our planet as can be seen from space, so small and insignificant yet so beautiful. There may actually be something to gain by harming others during our stay here? It is preferable and more reasonable to relax and enjoy ourselves quietly, as if we were visiting a different neighborhood? Therefore, if in the midst of your enjoyment of the things the world you have a moment, try to help in any small way, those who are oppressed and those who, for whatever reason, can not or are unable to help themselves. Try not to turn away from those whose appearance is disturbing, from the poor and sick. Try not to think of you, never below. If you can, try not to think of even the best of the humblest of beggars. You will have the same look in his grave. To conclude, let me share a short prayer which gives me great inspiration in my request to be beneficial to others: May I become at all times, now and forever A protector for those without protection A guide for those who have lost A boat the way for those with oceans to cross A bridge for those with rivers to cross A sanctuary for those who are in danger A lamp for those who need light A place of refuge for those who need shelter and a servant of all those in need.

His Holiness the Dalai Lama

From “Ancient Wisdom, Modern World – Ethics for a New Millennium” by SS Tenzin Gyatzo, the fourteenth Dalai Lama’s Little Brown – Great Britain 1999 – Translation of Tibetan Buddhism Valentina Dolar.

Gentilezza amorevole – Loving – kindness – Dalai Lama XIV


🌸Gentilezza amorevole🌸

“Affrontare le emozioni distruttive
e praticare la gentilezza amorevole
è come dovremmo vivere nel qui e ora.”

Dalai Lama XIV
🌸🌿🌸##pensierieparole
🌸Loving-kindness

“Tackling destructive emotions
and practicing loving-kindness
is how we should live in the here and now.”

Dalai Lama XIV

Piccole storie Zen – Le due lune – Two moons – Littles zen story


LE DUE LUNE

Un giorno, mentre stavo riposando in una stanza del dipartimento editoriale, situato a lato di una strada, udii alcune persone parlare mentre stavano lentamente risalendo la salita. Senza prestare particolare attenzione, sentii qualcuno dire:

“Questo è uno dei due templi principali della scuola Soto. L’altro si chiama Eiheiji e si trova nella provincia di Fukui”.

Curioso di sapere chi fosse, mi sporsi per guardare fuori. Era il signor M., che ha un negozio vicino al portale del tempio e stava facendo da guida a un gruppo di visitatori che sembrava arrivare da lontano.

Alla domanda di uno dei visitatori sul perché questa scuola ha due templi principali,

il signor M. rispose: “Ascolta, è come una famiglia costituita da un padre e una madre. Il tempio Eiheiji è il padre e questo è la madre…”.

Al che il visitatore disse: “Chi ha più autorità?”.

E il signor M., con soddisfazione: “La madre”.

“Dunque si tratta di un piccolo uomo con una grande moglie, è così? E che cos’è questo grande edificio?” chiese poi il visitatore indicando la palestra del liceo di Tsurumi.

Il signor M.: “Qualsiasi cosa sia, si tratta di una madre molto forte, che dirige un liceo femminile. Prendendo spunto dal motto del fondatore ‘mettete al mondo figli e crescete’, è stata creata una grande setta religiosa”.

“Come si chiama il fondatore?” chiese il visitatore.

“Keizan Zenji.”

“Ho sentito parlare di Dogen, ma di Keizan, mai” replicò il visitatore.

“Lo immaginavo. Le mamme non diventano famose. E questo è ciò che le rende grandi” rispose il signor M.

Questa è solo una parte della conversazione che ho sentito. Però mi ha colpito molto e fatto riflettere perché è veritiera. Gasan Zenji è colui che lavorò in stretta collaborazione con Keizan Zenji per fondare Sojiji e stabilire le basi su cui oggi prospera la scuola Soto.

Gasan lasciò la propria famiglia per diventare novizio sul monte Hiei all’età di sedici anni. Per otto anni studiò il buddismo e, in particolare, approfondì la dottrina della setta Tendai. Tuttavia, realizzando che la vera pace della mente non si può ottenere tramite il buddismo scolastico, Gasan si allontanò dal monte Hiei, divenne un discepolo di Keizan Zenji e si dedicò alla pratica dello zen. Gasan era perspicace, sensibile di carattere e robusto di costituzione. Sembrava molto affidabile e Keizan Zenji si rallegrò di avere un tale successore. Nello stesso tempo, tuttavia, Gasan pareva piuttosto orgoglioso della propria intelligenza e Keizan Zenji decise in segreto che, al momento opportuno, avrebbe fatto qualcosa riguardo a quel comportamento altezzoso che lo portava a trattare la gente con una certa supponenza.

In una notte d’inverno con la luna allo zenith, le montagne, i fiumi, i campi e i villaggi erano tutti illuminati dal puro chiarore creando uno scenario di indescrivibile bellezza; in qualche modo la luce sembrava brillare persino attraverso il corpo e la mente degli uomini. Come se la domanda gli fosse appena venuta in mente, Keizan Zenji disse: “Gasan, lo sai che ci sono due lune?”.

“No, non lo sapevo” disse Gasan cadendo nel tranello. Vedendo Gasan in difficoltà nel trovare una risposta, Keizan Zenji disse con voce bassa e solenne: “Se non sai che ci sono due lune, non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen della scuola Soto”. Gasan non aveva mai sentito Keizan Zenji parlare in tono tanto severo e ne fu sconvolto.

In quel momento, a Gasan venne in mente un fatto storico avvenuto in Cina durante la dinastia Tang, di cui sono protagonisti Kyogen e il suo insegnante, il maestro zen Isan Reiyu

“Sei talmente istruito che non c’è niente che tu non sappia, ma ciò che hai imparato dai libri a me non serve. Vorrei però che tu mi descrivessi con parole tue il periodo trascorso prima che lasciassi il grembo di tua madre, quando non sapevi assolutamente niente.”

Kyogen diede più risposte, ma ogni volta il maestro Isan non le accettava replicando “quello l’hai visto con i tuoi occhi” o “quello l’hai sentito con le tue orecchie” o “quello l’hai letto su un libro”.

In difficoltà, Kyogen chiese: “La prego, me lo spieghi lei”.

Il maestro Isan rispose: “Se te lo spiegassi, lo farei con parole mie, e non ti sarebbe di nessuna utilità”.

Di fronte a questo rifiuto, Kyogen consultò i quaderni e i libri su cui aveva studiato fino ad allora, ma non riuscì a trovare niente. Confuso, Kyogen pensò: “Non posso saziare la fame solo guardando la rappresentazione di un dolce di riso” e bruciò tutti i libri e i quaderni. “Non studierò più gli insegnamenti buddisti. D’ora in poi farò la vita di un semplice monaco e non sottoporrò più la mia mente a severi discipline.”

Kyogen lasciò il maestrò Isan piangendo e raggiunse il monte Buto per saperne di più sulle rovine di Nanyo Echu (- 775 d.C.), dove il suo maestro aveva avuto il proprio eremo, e lì si costruì un ritiro. Piantò dei bambù e, immerso nello zazen, considerò gli alberi come suoi amici. Un giorno, mentre stava pulendo un sentiero, la scopa urtò un pezzo di mattonella che andò a colpire un bambù producendo un suono secco. Nel sentirlo, Kyogen ebbe un’esperienza di improvviso risveglio. Subito si lavò, si purificò e bruciò dell’incenso per rendere omaggio al grande Isan ora tanto lontano da lui. “Oh grande maestro Isan, se quella volta tu mi avessi dato una spiegazione, non avrei mai provato la gioia che provo oggi. Maestro, la tua gentilezza supera quella dei miei genitori.”

Simile a questo fatto realmente accaduto è l’esperienza più recente fatta dal maestro Tetsu Gikai, che a causa della sua intelligenza e perspicacia non poté ricevere la trasmissione del Dharma dal maestro Dogen.

Da quel momento in poi, il comportamento di Gasan cambiò radicalmente. Divenne umile, fece sollecitamente pratica con gli altri monaci e praticò lo zazen con severità. Il suo atteggiamento presuntuoso svanì completamente. Tuttavia, l’ombra del dubbio circa le due lune restò tale per i sei mesi successivi e oltre.

Trascorsi tre anni, la notte del 23 dicembre del 1301 la luna brillava fredda e minacciosa. Il maestro Keizan vide illuminata dalla luna la figura di Gasan assorta nello zazen e lesse la sua mente. Avvicinò quindi la mano all’orecchio di Gasan e fece un rumore con le dita. Nonostante il suono fosse appena udibile, per Gasan fu come un violento fragore che spazzò via tutti i dubbi che lo avevano attanagliato per tre anni.

“Oh, ecco cos’era. Ora capisco” Gasan recepì in modo chiaro il pensiero del maestro Keizan riguardo alle due lune.

Due lune diverse. Una, ovviamente, è quella che risplende in cielo; l’altra è la luce che brilla su tutti gli esseri viventi in tutto l’universo. In altre parole, indipendentemente da quanto una persona conosca la dottrina buddista, se questa non si manifesta o non viene praticata nella vita quotidiana, non si può considerare vera illuminazione. In questo senso le parole di Keizan “non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen”, pur con la loro severità, hanno raggiunto gli strati più profondi della mente di Gazan. Ciò gli ha permesso di capire la relazione secondo la quale “uno è due” e “due sono uno” e di renderla parte di sé.

Quando Gasan afferrò l’essenza degli insegnamenti del maestro Kazan, la felicità e l’ispirazione provate erano tanto intense da essere inesprimibili.

Da allora, tutto il paese fu rischiarato dalla luce delle due lune, il maestro Keizan e il suo discepolo Gasan che, divenuti una cosa sola, cominciarono a diffondere insieme gli insegnamenti. In quel periodo il maestro Keizan spiegava gli scritti biografici dei grandi maestri zen del passato a partire dal Buddha Shakyamuni fino a Ejo, il secondo abate del tempio Eiheiji, proprio nello stesso modo in cui era stata trasmessa la luce della luna. Questo è il famoso Denkoroku che, con lo Shobogenzo del maestro Dogen, include i due tesori delle Grandi Scritture della scuola zen Soto.

TWO MOONS

One day while I was resting in a room of the publishing department which is located at the side of a road, I heard the voices of some people who were slowly coming up the hill. Not particularly paying attention, I overheard the following:

“This is one of the two main temples of the Soto School. The other main temple is called Eiheiji, which is in Fukui Prefecture.”

Wondering who was speaking, I leaned over the fence and looked. It was Mr. M. who manages a store near the temple gate, and he was conducting a group of visitors who appeared to have come from far away.

One of the visitors asked, “Well, why is it that one school has two main temples?”

To this Mr. M. responded, “Look. It’s the same as a household having a father and a mother. Eiheiji is the father, and this is the mother …”

Visitor: “Well which one is more powerful?”

“The mother is,” Mr. M. answered with satisfaction.

“It’s a little man with a big wife then, isn’t it? What’s this building over here?” asked the visitor while pointing to the physical education building of Tsurumi College.

Mr. M.: “Well, whatever it is, this is a very strong mother, and she runs a college for girls only. The founder’s motto was “have babies and grow”, and by this he made up a big religious sect.”

Visitor: “Who was the founder?”

Mr. M.: “Keizan Zenji.”

Visitor: “I’ve heard about Dogen-san, but I’ve never heard about Keizan-san.”

Mr. M.: “That’s right. Mothers are never famous. That’s what’s great about …”

The above is only a part of the conversation I heard. I was very impressed and thought how true it was. The one who worked hand-in-glove with Keizan Zenji in founding Sojiji and in establishing the basis on which today’s Soto School is flourishing was Gasan Zenji.

Gasan left home and entered the priesthood on Mt. Hiei at the age of sixteen. For eight years he studied Buddhism and particularly studied the doctrine of the Tendai Sect which he mastered. However, realizing that true spiritual peace of mind cannot be obtained through scholastic Buddhism, Gasan came down from Mt. Hiei, became a disciple of Keizan Zenji, and devoted himself to the practice of Zen. Gasan was by nature keen and sensitive and, physically, was sturdily built. He appeared to be reliable, and Keizan Zenji was happy to be blessed with such a successor. On the other hand, Gasan seemed quite vain about his intelligence, and Keizan Zenji secretly planned, when the proper time arrived, to do something about this haughty attitude which seemed only to “put up” with people.

One winter night with the moon at its zenith, the mountains, rivers, fields and villages were all illuminated by the pure moonlight and presented an indescribably beautiful scene; somehow the light seemed even to shine through human bodies and minds. Keizan Zenji, as though the thought had just popped into his head, said “Gasan, do you know that there are two moons?”

“No, I don’t know that,” said Gasan, completely mystified. While looking at Gasan, who was having trouble coming up with an answer, Keizan Zenji said in a low and solemn voice, “If you do not know that there are two moons I cannot let you become the highest authority for spreading the Zen teachings of the Soto School.” Gasan had never before heard such stern words from Keizan Zenji and was shocked.

At that moment what crossed Gasan’s mind was the following historic incident which occurred during the Tang Dynasty in China between a prominent priest Kyogen and his teacher, Zen master Isan Reiyu.

“You are so widely learned there is nothing you do not know, but I have no use for the knowledge you’ve obtained through books. However, I would like to hear in your own words about the time before you left your mother’s womb, knowing neither east nor west.”

Kyogen answered, but each time, Master Isan did not accept the answer saying, “You saw that with your eyes,” or “you heard that with your ears,” or “that was written in a book.”

Looking troubled, Kyogen requested, “Please explain it to me.”

Master Isan answered, “If I explain it to you, it will be my words, and it won’t be of any relevance to you.”

Thus rejected, Kyogen took out his notes and books which he had studied up to that time, but he could not find out anything. Dumbfounded, Kyogen thought, “I can’t satisfy my hunger looking at paintings of rice cakes,” and he burned all his books and notes. “I will stop studying the Buddhist teachings. Hereafter, I am going to live the life of an ordinary monk and will no longer subject my mind to severe training.”

Kyogen parted from Master Isan in tears and entered Mt. Buto to inquire after the ruins of Nanyo Echu (~775 AD), where his master had had a hermitage and he built himself a retreat. He planted bamboo trees and was absorbed in zazen, making those bamboo trees as his friends. One day, as he was sweeping a pathway, his broom caught a piece of tile which went flying and hit a bamboo tree making a clinking sound. At the same time the clinking sound was heard, Kyogen was suddenly enlightened. Then, immediately cleansing and purifying himself and burning incense, he paid homage to the great Isan who was so far away. “Oh, great Master Isan, if you had given me an explanation at that time, I would not be experiencing this great joy today. Master, your kindness surpasses that of my parents.”

Similar to this historical fact, in more recent years, was the situation of Master Tettsu Gikai, who was not able to receive Dharma transmission from Master Dogen due to his cleverness and intelligence.

From this moment on, Gasan’s attitude changed completely. He became humble and trained carefully with the other monks and practiced zazen strictly. His conceited attitude disappeared completely. However, the cloud of doubt regarding the “Two Moons” remained unsolved six months and even a year later.

Three years passed, and on the night of December 23, 1301, the moon shone menacingly and coldly. Master Keizan saw the figure of Gasan in deep zazen through the moonlight and read his mind. He put his hand next to Gasan’s ear and snapped his fingers. Though the sound was barely audible, to Gasan it sounded like a loud crash which wiped away all of the doubts he had had for three years.

“Oh, that’s it! I understand now.” Gasan clearly understood Master Keizan’s mind about the two moons.

Two kinds of moons. One is, needless to say, the moon that shines in the sky. The other is the light which shines upon all the beings throughout the universe. That is – no matter how much one may be acquainted with the Buddhist doctrine, if it is not manifested or is not practiced in our daily lives, it is not true enlightenment. Accordingly, Keizan’s words, “I cannot allow you to be an authority on spreading the Zen teachings,” were severe, but they penetrated to the depths of Gasan’s mind. It enabled him to understand the relation of “one is two” and “two are one” and to make it a part of himself.

When Gasan grasped the essence of Master Keizan’s teachings the happiness and inspiration Gasan felt were so great, it was inexpressible for him.

Thereafter, the bright light of two moons, Master Keizan and his disciple Gasan having become one, shone throughout the country and they began to spread the teachings together. At that time, Master Keizan was explaining the biographical writings of great Zen masters in the past from the time of Shakyamuni Buddha to Ejo, the second abbot of the head temple of Eiheiji, similarly to the way the moon’s light was passed on. This is the famous Denkoroku which together with Master Dogen’s Shobogenzo comprises the Two Great Scriptural Treasures of the Soto School of Zen.

Amore – Love – Marcel Proust




🌸Amore🌸

L’amore è lo spazio e il tempo
resi sensibili al cuore.

Marcel Proust
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Love

Love is space and time
made sensitive to the heart.

Marcel Proust

Zattera – Raft




🌸Zattera🌸

Siamo tutti
naviganti
di questa vita
in ricerca
di senso
tra onde sparse
mosse
dalle maree

Tempesta
o bonaccia
non ci devono
mai trovare
indifferenti
tra stelle o sole
perché navighiamo
tutti sulla stessa zattera

28.06.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Raft

We are all
sailors
of this life
in search
sense
among scattered waves
moves
from the tides

Storm
or calm
they don’t have to
never find
indifferent
between stars or sun
why we sail
all on the same raft

28.06.2021 Poetyca

★ cღPoeti amici ღ★


Nelle luci di Settembre

Vivere il dolore
senza pronunciare parole.
A causa della loro
limitatezza,
le parole rischiano
di mortificarne l’essenza.
E Aria dunque parla
delle lacrime
come si parla del profumo
per descrivere
quel fiore che si coltiva
in fondo all’anima.

Marcello Comitini

In the lights of September

Experiencing pain
without pronouncing words.
Because of them
limited,
the words risk
to mortify its essence.
And the air therefore speaks
of tears
how we talk about the perfume
to describe
that flower that is grown
at the bottom of the soul.

Marcello Comitini

Sera – Evening – Haiku


🌸Sera🌸

Oggi sul lago
ondulata riflette
senza contorni
la sera

© Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Evening

Today on the lake
wavy reflects
without outlines
the evening

© Poetyca

Roy Harper Full Concert – London 1990


[youtube https://youtu.be/MvvmDWqM7SM]

 

Roy Harper (Rusholme, 12 giugno 1941) è un cantautore inglese. Il suo stile è caratterizzato da lunghe digressione strumentali, da un particolare uso della voce e da testi spesso bizzarri.

https://it.wikipedia.org/wiki/Roy_Harper

Roy Harper (born 12 June 1941) is an English folk rock singer, songwriter and guitarist who has been a professional musician since 1964. Harper has released 22 studio albums and 10 live albums across his 50-year career.

Harper’s earliest musical influences were American blues musician Lead Belly and folk singer Woody Guthrie and, in his teens, jazz musician Miles Davis. Harper was also exposed to classical music in his childhood and has pointed to the influence of Jean Sibelius’s Karelia Suite. Lyrical influences include the 19th century Romantics, especially Shelley, and Keats’s poem “Endymion”. Harper has also cited the Beat poets as being highly influential, particularly Jack Kerouac. As a musician, Harper is known for his distinctive fingerstyle playing and lengthy, lyrical, complex compositions, a result of his love of jazz and Keats.

His influence upon other musicians has been acknowledged by Jimmy Page, Robert Plant, Pete Townshend, Kate Bush, Pink Floyd, and Ian Anderson of Jethro Tull, who said Harper was his “…primary influence as an acoustic guitarist and songwriter.” Neil McCormick of The Daily Telegraph described him as “one of Britain’s most complex and eloquent lyricists and genuinely original songwriters.”[7] His influence reached across the Atlantic where he was acknowledged by Seattle-based acoustic band Fleet Foxes, American musician and producer Jonathan Wilson and Californian harpist Joanna Newsom with whom he has also toured.

In 2005, Harper was awarded the MOJO Hero Award, and in 2013 a Lifetime Achievement Award at the BBC Radio 2 Folk Awards. In 2011, to celebrate his 70th birthday, he performed a celebratory concert at London’s Royal Festival Hall. His most recent album, Man and Myth, was released in 2013.

https://en.wikipedia.org/wiki/Roy_Harper

Una perla al giorno – Maitry Upanisad


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L’Atman è puro, fermo, incrollabile,
non turbato né da passioni né da desideri;
dimora in sé come uno spettatore
e gioisce dell’ordine cosmico.

Maitry Upanisad

Atman is pure, firm, unwavering,
not disturbed or by passions or desires;
dwelling itself as a spectator
and he rejoices in the cosmic order.

Maitry Upanishads