Archivio | 03/10/2021

Quello che sono – Who I am – Unmani



Quello che sono

Quello che sono e’ la Vita stessa.
Non sono questa apparenza di un individuo separato.
Non sono questa immagine di un corpo. Non sono questa etichetta o questo pensiero. Ma, di fatto, tutto questo sta accadendo dentro a quello che sono.
Non sono questo corpo. Il corpo è semplicemente un’immagine che appare in quello che sono. Sono il nulla assoluto. Paradossalmente sono assolutamente ogni cosa.
Ogni cosa è semplicemente nulla che appare come ogni cosa.
Questo e’ quello che sono. Tutto quello che appare: ogni parola, ogni immagine, pensiero, emozione, sensazione fisica, sta accadendo nella Vita stessa. Non e’ nulla di speciale, non e’ prerogativa di nessun speciale essere illuminato.
Il gioco della Vita viene visto per quello che e’ così com’e’.
Quello che sono e’ al di là di un qualunque stato.
Quello che sono e’ prima, durante e dopo qualunque stato.
Quello che sono e’ senza tempo. Quello che sono e’ senza speranza.
Quello che sono e’ illuminazione.
Quello che sono e’ troppo semplice per un parola così lunga.
Quello che sono semplicemente e’. Questo non può venire compreso.
Non può venire risolto. Non può venire ottenuto.
Non può venire pensato. Non può essere guadagnato o perduto.
Non può venire sperimentato. Ma, in qualche modo, questo e’ già noto, al di là di ogni esperienza. Questo e’ la natura di quello che sono.
Questo, proprio ora, e’ l’illuminazione cercata che non può mai essere trovata.
estratto tradotto dal libro: “Io sono la vita stessa” di Unmani (Liza Hyde)

Who I am

What I am is Life itself.
I am not this appearance of a separate individual.
I am not this image of a body. I am not this label or this thought. But, in fact, all of this is happening inside who I am.
I am not this body. The body is simply an image that appears in what they are. I am the absolute nothing. Paradoxically they are absolutely everything.
Everything is simply nothing that appears as everything.
This is what I am. Everything that appears: every word, every image, thought, emotion, physical sensation, is happening in You. It is nothing special, it is not the prerogative of any special enlightened being.
The game of Life is seen for what it is as it is.
What I am is beyond any state.
What I am is before, during and after any state.
What I am is timeless. What I am is hopeless.
What I am is enlightenment.
What I am is too simple for one
What I am simply is. This cannot be understood.
It cannot be solved. It cannot be obtained.
It cannot be thought of. It cannot be gained or lost.
It cannot be experienced. But, in some way, this is already known, beyond all experience. This is the nature of who I am.
This, right now, is the sought-after enlightenment that can never be found.

excerpt translated from the book: “I am life
herself “by Unmani (Liza Hyde)

Essere soli – Being alone


Essere soli

Lo spazio, il tempo – il limitar delle cose – che ci pongono come granello ad osservar la fragilità di quel che siamo…E’ poi?
Cosa sarà? Cosa è stato e perchè camminiamo su questa terra con un sentimento arcaico di nostalgia verso qualcosa che appare perduto per sempre? E’ realtà o illusione? Soli e perduti, ma non è solitudine,è quella consapevolezza che dentro di noi si riflette l’intero universo, che ne siamo parte come goccia del mare, come granello di sabbia nel deserto, una piccola parte contiene il tutto.

Essere solo
Essere solo è la tua natura. Sei nato solo, solo, morirai.
E’ stai vivendo solo, senza capirlo, senza esserne pienamente consapevole.
Tu fraintendi l’essere solo con la solitudine; è semplicemente un fraintendimento.
Tu basti a te stesso…
… Nutri e alimenta il tuo essere solo con tutto ciò che hai, riversaci il tuo amore, e sarai sorpreso di scoprire che tutti quei vuoti di tristezza e di irritabilità non verranno più, perchè non avrai più energia per loro e non sarai più disposto a dare loro il benvenuto.
Infatti solo una persona che vive benissimo il suo essere solo è in grado di entrare in relazione, perchè il suo non è un bisogno. Quella persona non è un mendicante, non ti chiede nulla, nemmeno la tua compagnia. E’ una persona che dona. Condivide semplicemente forte della sua abbondanza di gioia, di pace di silenzio, di beatitudine.
E’ allora che l’amore ha tutto un altro aroma, allora è una condivisione.
E se entrambe le persone conoscono la bellezza dell’essere soli, allora l’amore raggiunge il suo punto più alto, cosa che molto raramente è stata possibile.
E’ allora che l’amore giunge fino alla stelle.
Essere da soli non vuol dire che non puoi avere relazioni. Significa semplicemente che dovrai entrare in relazione in una maniera completamente differente, che non crea sofferenza e tristezza, che non crea conflitti, che non è sforzo di dominare l’altro, di renderlo schiavo.
Perchè non deriva dalla paura è solo VITA.

Osho, The New Dawn
Un sorriso
Poetyca

Being alone
Space, time – the limit of things – that we have as grain to observe the fragility of what we are … It ‘s next?
What is it? What was and why we walk on this earth with an archaic sense of nostalgia for something that appears lost forever? And ‘reality or illusion? Alone and lost, but not loneliness, is awareness that within us is reflected the whole universe, which we drop as part of the sea as grain of sand in the desert, a small part contains the whole.

Poetyca
Being alone
Being alone is your nature. You’re born alone, alone, will die.
And ”re living alone, without understanding, without being fully aware.
You misunderstand being alone with loneliness, is simply a misunderstanding.
You yourself enough …
… Nourish and nourishes your being alone with everything you have, riversaci your love, and you will be surprised to discover that all the gaps of sadness and irritability are no longer, because you will not have much energy for them and you will not be willing to give welcome them.
Only someone who lives very well be its only able to relate, because its not a need. That person is not a beggar, do not ask for anything, even your company. It ‘a person who gives. Shares simply build on its abundance of joy, peace, silence, bliss.
And ‘then that love has a whole new flavor, then a share.
What if both people know the beauty of being yourself, then love is at its highest point, which was rarely available.
And ‘then that love reaches to the stars.
Being alone does not mean you can not have relationships. It simply means that you enter into a relationship in a way completely different, which creates suffering and sadness, which does not create conflict, which is not an effort to dominate the other, to enslave it.
Why does not stem from fear is only LIFE.

Osho, The New Dawn

La meditazione del Cuore – Meditation of the Heart – Gagan Daniele Pietrini


La meditazione del Cuore
Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.
Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.
Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo: l’amante entra alla presenza dell’Amato.
In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.
Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.
E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.
La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.
In questa meditazione immaginiamo tre cose.
1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.
2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.
3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.
Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.
Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.

Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Fonte: http://www.innernet.it/

Meditation of the Heart

All schools offer a way of meditation to calm the mind, because spiritual experiences occur beyond the level of the mind. The mind is known as “the assassin of the real” her thoughts, insulated in a world of illusions.
It keeps us identified with the ego, and his constant chatter drives us away from deeper levels of our being. Observing our thoughts, we can see how often the mind thinks of us, and not the other way. We are prisoners of our minds and our ego, but it can help to set us free.
Different spiritual traditions use different techniques to calm the mind. Sufism is a path of love. Love is the greatest force of creation that can take us beyond the ego and mind through deep prayer and meditation of Sufism: the lover comes to the presence of the Beloved.
In these states we can intimately know God’s love: gentle caress, whispered words in our hearts. We can prove the wonder of being loved, or enjoy the peace of our soul.But for the mystical journey goes even deeper, in the infinite void beyond the mind: “The dark silence in which every lover loses himself.”
For the Sufis, the mystical path is shaped by the absence of form, the presence of the ego to that of the Beloved sought from our hearts. In this way, love to love us back.God, our Beloved is in our hearts and calls us, seduces with gentle touch and the intoxicating fragrance of the union. The task of the lover is to surrender to the mystery of love, let your heart be open.
And even though most of this work happens inside of us secretly, deep in the center of our being, there are ancient techniques to open ourselves to the transcendent, to the wonder that lies in our hearts.
The heart of the Sufi meditation is a technique to lift the veil of separation and wake up to what is real. It is a simple but effective way to use the energy of the heart to calm the mind and go beyond the ego. It is best practice for half an hour every morning.
In this meditation, imagine three things.
1) We plan to get deeper and deeper within ourselves, in our most hidden self. There – in our inner being, the center of ourselves – we will find a place where there is peace, tranquility and, above all, love.
2) After finding this place, we must think of staying there, immersed in and surrounded by the Love of God We are in the deepest peace, loved, protected and safe. We are here with us all the same, the physical body and the rest, nothing is outside, not even the tip of a finger or the hair thinner. Our whole being is contained in the Love of God
3) While we are in that place, happy and serene in the presence of God, will overlook the thoughts in our heads: what we did yesterday, what we will do tomorrow.Memories emerge, they pass before the mind’s eye images. We have to imagine taking every thought, feeling and image, and sink it, soak in the feeling of love.
Every feeling, especially that of love, is much more dynamic process of thought. So doing well this practice, the highest concentration, all thoughts disappear. Nothing will remain and the mind is empty.
When we become familiar with this meditation, we will not use more imagination. We simply fill the heart with the feeling of love, and then drown every thought in my heart.Clearing your mind, we will create an interior space where we can become aware of the presence of our Beloved. God is always with us, but our mind, emotions and the outside world are veils that separate us. God is a silent void, and to experience it we must become silent. In meditation we return to God to give us, to our Beloved, from the world of form to the formless Truth within the heart.
Translated by Daniele Pietrini Gagan.
Source: http://www.innernet.it/

Come essere imperatori di sé – How to be emperors of himself – Sadhguru Jaggi Vasudev


“Come essere imperatori di sè”

di Sadhguru Jaggi Vasudev

“Essere spirituali significa essere imperatori di sé. Questo è il modo di
essere, ce n’è forse un altro? C’è qualcuno che in coscienza sceglierebbe di
cercare qualcosa di altro o da altri? Non significa che si debba diventare
completamente autosufficienti. Vi sarà sempre inter-dipendenza, ma all’interno
di noi stessi vi è tutto: non c’è bisogno di cercare altrove. Persino la
compagnia di qualcuno non è necessaria. Se qualcuno la desidera, gliela potete
offrire, ma per voi stessi non ne avete bisogno. Questo significa che non siete
più dei mendicanti, dentro. Solo per le cose esteriori vi servirà il mondo
esterno. Questa è la libertà finale.
La spiritualità non è per i deboli. Se non siete capaci di fare altro nella
vita, e perciò pensate di poter essere spirituali, vi sbagliate. Solo se sarete
capaci di intraprendere e fare bene qualsiasi cosa di questo mondo, forse ci
saranno delle possibilità che siate adatti alla spiritualità.
Non è qualcosa di destinato a gente che non sappia fare niente altro. Oggi,
l’impressione che ha l’intero paese, e forse tutto il mondo, è che solo gente
inutile e buoni a niente diventino ricercatori spirituali, perchè della gente
cosiddetta spirituale è diventata così. Persone incapaci di fare qualsiasi cosa
o di reggere gli alti e bassi della vita, tutto quello che devono fare è
indossare l’abito ocra e sedere davanti a un tempio, così la loro vita è
risolta. Ma questa non è spiritualità. E’ solo accattonaggio in uniforme. Se
dovete conquistare la vostra coscienza, se dovete raggiungere l’apice della
coscienza, non potrete farcela mendicando.
Esistono due tipi di mendicante – Gautama, il Buddha, e le persone di quel
livello, sono mendicanti supremi. Tuti gli altri sono semplici mendicanti. Direi
che il mendicante sulla strada e il re sul suo trono sono entrambi mendicanti.
Entrambi chiedono continuamente qualcosa all’esterno. Il mendicante di strada
chiederà soldi, cibo o ricovero. Il re potrebbe chiedere la felicità, o la
conquista di un altro regno, o simili insensatezze. Lo vedete come ciascuno sta
mendicando qualcosa? Gautama mendicava soltanto il cibo, per il resto era del
tutto autosufficiente. Tutti gli altri l’unica cosa che non mendicano è il cibo.
Mendicano per qualsiasi altra cosa. Tutta la loro vita è accattonaggio.
Guadagnano solo cibo. Un essere spirituale ha guadagnato ogni altra cosa al suo
interno e mendica solo per il cibo. Qualunque modo pensiate sia il migliore,
siate. La via che pensate sia la più efficace per vivere, vivetela.
Una volta che si sia realizzato questo, si conduce una vita differente. Quando
non ci sono più desideri, niente più bisogni interiori, solo allora si comprende
cos’è l’amore, la gioia e cosa significa condividere. Condividere è: ‘Tu non mi
devi nulla, perchè io non ho bisogno di nulla da te, ma, comunque, io dividerò
questo con te’. Una vita intera fondata sul baratto può essere conveniente, ma è
la via dei deboli.
Questa debolezza è la prima cosa che si deve abbandonare quando si incontra
Shiva. Se si vuole incontrarLo, è bene stare alle Sue condizioni. Shiva non
viene a incontrare un semplice mendicante. Dunque si deve imparare ad
incontrarLo alle sue condizioni, o dissolversi; queste sono due vie. Gnana e
Bhakti significano proprio questo. Bhakti significa fare di sè stessi lo zero
assoluto e incontrare Lui. Gnana significa incontrare Shiva alle Sue condizioni:
diventare infiniti. Altrimenti, non ci sono possibilità di incontrarLo.
Amore, o Bhakti, sembra la via più facile. Lo è, ma vi sono un maggior numero di
tranelli lungo il cammino, rispetto a Gnana. Nella Bahkti non è dato sapere.
Anche se si è caduti in una trappola, non è dato di saperlo; così è questa via.
Non si sa neppure di essere preda delle proprie illusioni. In Gnana non è così.
Ogni passo che si fa, si conosce. Non posso dire se sia un cammino difficile, ma
è un cammino per coraggiosi, non per deboli. Il deboli non potrebbero mai farlo,
ma ognuno ha la possibilità di farlo. Tutti hanno le capacità per farlo se
superano le proprie limitazioni. Dipende solo dal possedere o no la volontà di
farlo, tutto qui.
Si diventa ciò che si pensa. Spontaneamente le energie tendono verso ciò che
consideriamo supremo. Chi desideri percorrere il cammino spirituale deve fare in
modo che esso sia il pensiero dominante nella sua mente, che sia ‘la prima e
l’ultima cosa che voglio nella mia vita’. In questo modo, spontaneamente, le
energie si orienteranno ad esso. Solo allora la lotta che si combatte momento
per momento è finita e non si deve più lottare per correggere sé stessi.”
“How to be emperors of himself”
<!– –>

By Sadhguru Jaggi Vasudev
“To be spiritual is to be emperor himself. This is the way
be, there is perhaps another? Is anyone in good conscience choose to
look for something else or by someone else? It does not mean that we should become
completely self-sufficient. There will always be inter-dependence, but within
of ourselves is all: there is no need to look elsewhere. Even the
company of someone is not necessary. If someone wants it, I’ll you
offer, but for yourself you do not need. This means that you are not
most of the beggars, inside. Only for the things you will need the external world
outside. This is the ultimate freedom.
Spirituality is not for the weak. If you are unable to do anything else in
life and thus think you can be spiritual, you are wrong. Only if you
able to undertake anything and do well in this world, perhaps there
the chance that you will be suited to spirituality.
It is not something intended for people who do not know anything else. Today
the impression that the whole country, and perhaps the world, is that only people
useless good for nothing and become spiritual seekers, because of the people
so-called spiritual has become so. People unable to do anything
or to withstand the ups and downs of life, all they have to do is
ocher wear the dress and sit in front of a temple, so their life is
resolved. But this is not spirituality. It ‘s just begging in uniform. If
you have to earn your conscience, if you need to reach the peak of
consciousness, you can not do it by begging.
There are two types of beggar – Gautama, the Buddha, and the people of that
level, beggars are supreme. Tuti others are simply beggars. I would say
the beggar on the street and the king on his throne are both beggars.
Both are constantly demanding something outside. The street beggar
ask for money, food or shelter. The king could ask for happiness, or
conquer another kingdom, or similar nonsense. You see how each is
begging for something? Gautama begged only the food, the rest was
entirely self-sufficient. All other the only thing that is not begging for food.
Begging for anything else. Their whole life is begging.
They earn only food. A spiritual being has won anything in his
Internal and just begs for food. Whichever way you think is best,
are. The way you think is the most effective way to live, live it.
Once this has been achieved, he leads a different life. When
there are no desires, no more inner needs, only then will we understand
What is love, joy and what it means to share. Share it: ‘I do not like
you have nothing, because I did not need anything from you, but, anyway, I divide
this with you ‘. A lifetime based on barter may be convenient, but it is
the way of the weak.
This weakness is the first thing you have to give up when you meet
Shiva. If you want to meet him, you should be on his terms. Shiva
is easy to meet a beggar. Therefore, we must learn to
meet its conditions, or dissolve, and these are two ways. And Gnana
Bhakti means just that. Bhakti means zero to do with themselves
absolute and meet him Gnana means Shiva to meet your requirements:
become infinite. Otherwise, there is a chance to meet him.
Love or Bhakti, it seems the easy way out. It is, but there are a greater number of
pitfalls along the way, than Gnana. In Bahkti is not known.
Even if one has fallen into a trap, not given to know, so is this way.
You do not even know to be prey to their illusions. In Gnana not.
Every step you do, you know. I can not say whether it is a difficult road, but
is a path for the brave, not weak. The weak can never do it,
but everyone has the opportunity to do so. Everyone has the capacity to do so if
outweigh its limitations. Depends only on the desire to have or not
do, that’s all.
You become what you think. Spontaneously energies tend toward what
we consider supreme. If you wish to walk the spiritual path should make
so that it is the dominant thought in his mind, which is’ the first and
the last thing I want in my life ‘. In this way, spontaneously, the
energies will be oriented to it. Only then the fight can be fought at
for the moment is over and no longer have to fight to correct themselves. “

Soldati dell’umanità – Soldiers of Humanity – 101 Storie Zen 


10302117_10152778433289646_7854675921075654059_n

59. Soldati dell’umanità

Una volta una divisione dell’esercito giapponese era impegnata in un’esercitazione militare, e alcuni ufficiali ritennero indispensabile stabilire il quartier generale nel tempio di Gasan.

Gasan disse al cuoco: «Servi agli ufficiali lo stesso semplice vitto che mangiamo noi». I militari, che erano avvezzi a essere trattati con tutti i riguardi, se ne risentirono. Uno di loro andò da Gasan e gli disse: «Ma chi ti credi che siamo? Noi siamo soldati, pronti a sacrificare la nostra vita per il nostro paese. Perché, allora, non ci tratti come è giusto?». Gasan rispose duramente: «E tu, chi ti credi che siamo “noi”? Noi siamo i soldati dell’umanità, votati a salvare tutti gli esseri senzienti».

Da 101 Storie Zen 

Soldiers of Humanity

Once a division of the Japanese army was engaged in a sham battle, and some of the officers found it necessary to make their headquarters in Gasan’s temple.

Gasan told his cook: “Let the officers have only the same simple fare we eat.”

This made the army men angry, as they wre used to very deferential treatment. One came to Gasan and said: “Who do you think we are? We are soldiers, sacrificing our lives for our country. Why don’t you treat us accordingly?”

Gasan answered sternly: “Who do you think we are? We are soldiers of humanity, aiming to save all sentient beings.”

From 101 Zen Stories 

Lago di silenzio – Lake of silence – Osho


🌸Lago di silenzio🌸

Un uomo di pace
non è un pacifista,
un uomo di pace
è semplicemente
un lago di silenzio.

Osho Rajeneesh
🌸🍃🌸
🌸Lake of silence

A man of peace
he is not a pacifist,
a man of peace
it’s simply
a lake of silence.

Osho Rajeneesh

Oltre le apparenze – Beyond appearances





🌸Oltre le apparenze🌸

Basta un attimo
intinto d’amore
per regalare
significato vero
alle nostre emozioni

A noi accogliere
a cuore aperto
per assaporare
distillato di vita vera
oltre le apparenze

15.09.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Beyond appearances

Just a moment
dipped in love
to give
true meaning
to our emotions

To welcome us
open heart
to savor
distillation of real life
beyond appearances

15.09.2021 Poetyca

Alla ricerca di…te stesso – Looking for yourself


Alla ricerca di te stesso

L’esortazione conosci te stesso è un motto greco (Γνῶθι σεαυτόν, gnôthi seautón), iscritto sul tempio dell’Oracolo di Delfi e può ben riassumere l’insegnamento di Socrate, in quanto esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze. La locuzione latina corrispondente è Nosce te ipsum. La frase scritta sul tempio tradotta recita: “Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei”. È anche utilizzata in latino la versione Temet nosce.
Prima conosci te stesso e poi impara ad accogliere gli altri
Leggere in noi stessi è importante per sciogliere nodi che a volte si presentano nel rapporto con gli altri:
1) spesso perchè non prestiamo attenzione a quel che siamo, a paure e frustrazioni, proiettiamo su altri delle cause che in realtà sono in noi stessi.
2) siamo tutti interconnessi e non esiste in “io” e ” mio”, quanto scopriamo in noi è spesso parte del viaggio d’esperienza di altri esseri.
Questo aiuta a comprendere noi stessi ( blocchi, ferite,paura, rabbia e quanto si muove come riflesso reattivo in noi) e a cogliere che le nostre esperienze dolorose, le nostre aspettative, le insicurezze e le gioie sono un prezioso bagaglio comune, non appartiene a noi soltanto ma è la medesima strada che altri attraversano.Sforzandoci s comprendere noi stessi e a portare compassione possiamo accogliere gli altri senza aspettative ed attaccamento, con la medesima compassione.

30.10.2010 Poetyca
XII Te stesso
157 Se ti ami, osservati.
Veglia durante una parte della notte.
158 Prima di mostrare il cammino ad altri
consolidalo in te,
se vuoi evitare la sofferenza.
159 Pratica ciò che predichi.
Prima di cercare di correggere gli altri
fa una cosa più difficile:
correggi te stesso.
160 Tu sei il tuo solo maestro.
Chi altro può guidarti?
Diventa padrone di te stesso
e scopri il tuo maestro interno.
161 L’inconsapevole è spezzato dal male
che lui stesso fa,
come una pietra è spezzata da un diamante.
162 E’ soffocato dal male che lui stesso fa
come un albero è soffocato da un rampicante.
Da sé si riduce in uno stato
che solo il suo peggior nemico
potrebbe augurargli.
163 E’ difficile
fare ciò che ci è veramente d’aiuto.
E’ facile fare del male,
fare ciò che ci nuoce.
164 L’inconsapevole si fa beffe della saggezza,
deride coloro che seguono
la via della consapevolezza
e si perde in false dottrine.
Il frutto delle sue azioni
è la sua rovina,
come avviene per la canna di khattaka,
che muore dopo aver fruttificato.
165 Facendo del male,
tu stesso ti corrompi.
Ma facendo del bene,
tu stesso ti purifichi.
Tu sei la fonte
di ogni purezza e di ogni impurità.
Nessuno può purificare un’altra persona.
166 Non trascurare il tuo compito
per intraprenderne un altro,
per quanto grande possa essere.
Scopri il tuo compito
e dedicati a esso con tutto il cuore.
Dhammapada
Spazio- forma- essenza di Eckhart Tolle
Uno dei più grandi principi della filosofia e della psicologia è: “conosci te stesso”. Come posso conoscere chi sono veramente? Quale trappole devo evitare? E quali strumenti dovrei invece usare? La trappola principale da evitare è confondere il contenuto con l’essenza. L’antico detto: “conosci te stesso” si rivolge all’essenza, la tua vera identità. Il tuo nome, la nazionalità, la religione, le tue opinioni, le visioni politiche, i possessi materiali, i mi piace e non mi piace, i desideri, le paure, le ambizioni, così come la visione di te stesso quale successo o fallimento, buono o cattivo – di fatto tutta la tua intera storia personale e i tuoi processi di pensiero – tutto questo è il contenuto. Tutto il contenuto è soggetto alla legge dell’impermanenza (come il Buddha ha già scoperto 2600 anni fa), e se cerchi di scoprire chi sei nella dimensione del contenuto, incontrerai frustrazione ancora e ancora. O come lo pone Buddha, soffrirai. Soffri poiché derivi il tuo senso d’identità esclusivamente dal contenuto della tua vita. Un altro nome per contenuto è forma. Che è ciò che l’ego è: identificazione con la forma. Quando cessi d’identificarti con la forma, l’ego non è più al controllo. Quindi, realizza prima quello che non sei (la forma) e ciò che rimane è chi sei. Allora, potresti dire, non rimane niente, ma non è così. Quello che rimane non è la forma, ma l’essenza, che possiamo anche chiamare spazio interiore. Lo spazio da cui derivano tutte le forme e in cui tutte le forme scompaiono. Gli antichi filosofi Cinesi l’hanno chiamato Tao. E’ oltre il tempo. E’ eterno, è il primordiale io sono.
❤ ❤ ❤
« C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente. »
Jiddu Krishnamurti, Di fronte alla vita

I conflitti della dualità – Jiddu Krishnamurti

Qualsiasi conflitto, che sia fisico, psicologico o intellettuale, è uno spreco di energia. E’ straordinariamente difficile rendersene conto e liberarsi da ogni conflitto, perché quasi tutti noi siamo stati educati a lottare, a fare sforzi.
Questa è la prima cosa che ci insegnano a scuola: fare sforzi. Così continuiamo a lottare e a sforzarci per tutta la vita. Per essere buoni è necessario lottare; bisogna combattere il male, bisogna essere capaci di resistere, di controllarsi.
Così, in qualsiasi campo, da quello dell’educazione a quello sociologico o religioso, agli esseri umani si insegna a lottare.
Vi dicono che per trovare Dio dovete lavorare, dovete sottoporvi a una disciplina, dovete praticare degli esercizi, dovete torturare la vostra anima, tormentare la vostra mente e il vostro corpo; dovete rifiutare, reprimere; non dovete guardare certe cose; dovete lottare, lottare sempre per ottenere qualcosa al cosiddetto livello spirituale, che in realtà non è affatto spirituale! Così nella società ognuno si preoccupa solo di se stesso e della propria famiglia .
… In qualunque direzione ci muoviamo, noi non facciamo altro che sprecare energia. E questo spreco di energia è fondamentalmente conflitto: un conflitto tra quello che “devo” o “dovrei” fare e quello che “non devo” o “non dovrei” fare. Quando si è creata una dualità, il conflitto diventa inevitabile.
Allora bisogna capire la dualità, come si produce e come funziona. E’ evidente che ci sono l’uomo e la donna, il rosso e il verde, la luce e il buio, l’alto e il basso; questi sono fatti. Ma è quando facciamo uno sforzo per separare l’idea dal fatto che sprechiamo energia.
Jiddu Krishnamurti
Semplicità di cuore – Jiddu Krishnamurti
Il gran cielo era aperto e compatto. Non c’erano i grossi uccelli dalle ali spalancate che volteggiano con tanta facilità da una valle all’altra, non si vedeva nemmeno una nube passeggeera. Gli alberi erano immobili e le pieghe arcuate dei monti si ad densavano d’ombra. L’agile cervo, consumato dalla curiosità, spiava intento, per sfrecciar poi via ad un tratto al nostro avvi cinarsi. Sotto un cespuglio, dello stesso color della terra, guatava un piatto rospo cornuto, gli occhi brillanti, immobile. A occidente le montagne si stagliavano nitide e taglienti contro il tramonto. Molto in basso e lontano si vedeva una grande villa; aveva una piscina, dove si bagnavano alcune persone. Un giar dino delizioso circondava la villa, che aveva un’aria benestante e risentita, quella particolare atmosfera che circonda la ricchezza. Ancor più giù, in fondo a una strada polverosa, si levava una capanna in un campo arido e secco. Anche a quella distan za, erano visibili povertà, squallore, fatica. Viste dall’alto, le due case non erano molto lontane l’una dall’altra; bruttura e bellez za si sfioravano.
La semplicità di cuore è di gran lunga più importante e signi ficativa della semplicità di possessi. Accontentarsi del poco è faccenda relativamente facile. Rinunciare alle comodità, o al vizio del fumo e ad altre abitudini, non indica semplicità di cuo re. Cingersi i fianchi di un perizoma in un mondo avvezzo a in dumenti, comodità e distrazioni non indica un essere libero. C’era un uomo che aveva rinunciato al mondo e alle sue usanze, ma desideri e passioni lo consumavano; aveva indossato la tuni ca del monaco, ma non conosceva pace. I suoi occhi cercavano di continuo qualche cosa e la sua mente era combattuta fra dubbi e speranze. Esternamente, vi disciplinate e rinunciate, stabilite la vostra linea di condotta, per filo e per segno, per raggiungere la meta. Misurate i progressi della vostra ascesa in ba se alle norme della virtù: come abbiate rinunciato a questo e a quello, come la vostra condotta sia controllata, quanto siate tol lerante e gentile, e così via di questo passo. Avete imparato l’arte della concentrazione, e vi ritirate in una foresta, in un monaste ro o in una camera buia per meditare; passate i vostri giorni nella preghiera e nella vigilia. Esternamente avete reso la vostra vita semplice e grazie a questa pensosa e calcolata organizza zione sperate di raggiungere la beatitudine che non è di questo mondo.
Ma si giunge alla realtà attraverso sanzioni e controlli esterni Sebbene la semplicità esteriore, la rinuncia alle comodità siano ovviamente necessarie, aprirà questo modo di essere la porta alla realtà? Essere volti alle comodità e al successo appe santisce la mente e il cuore, e ci deve essere libertà di viaggiare; ma perché siamo tanto interessati a questo gesto esteriore? Per-ché siamo così appassionatamente risoluti a dare un’espressio ne esteriore alla nostra intenzione? È forse paura di illudersi, o di ciò che un altro potrebbe dire? Perché desideriamo convincere noi stessi della nostra integrità? Non sta l’intero problema nel desiderio di essere certi, di essere convinti della nostra propria importanza nel divenire?
Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, internamente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l’attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dall’accumulo esterno e interiore dei loro conflitti. La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perché la realtà sia.
Tratto da: La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti
Io insegno l’amore per se stessi.
Ma ricorda, amore per se stessi non significa orgoglio egocentrico, niente affatto, significa esattamente l’opposto. La persona che ama se stessa scopre che in lei non esiste alcun sé. L’amore dissolve sempre il sé: questo è uno dei segreti alchemici che dev’essere compreso, appreso, sperimentato.
L’amore dissolve sempre il sé. Ogni volta che ami, il sé scompare. Quando ami una donna, almeno nei pochi istanti in cui senti amore reale per lei, in te non esiste un sé, alcun ego.
L’ego e l’amore non possono esistere insieme. Sono come la luce e l’oscurità: quando viene la luce, l’oscurità si dissolve.
Se ami te stesso, ti sorprenderai: l’amore per se stessi implica la scomparsa del sé. Nell’amore per se stessi non esiste mai un sé. Questo è il paradosso: l’amore per se stessi è totale assenza di sé. Non è egocentrismo; perché ogni volta che esiste la luce non c’è alcuna oscurità, e ogni volta che esiste amore non c’è alcun sé.
L’amore scioglie il sé congelato. Il sé è simile a un cubetto di ghiaccio, l’amore è simile al sole del mattino. Il calore dell’amore… e il sé inizia a sciogliersi. Più ami te stesso meno troverai un sé dentro di te, per cui diventa una meditazione profonda, uno slancio appassionato verso il divino.
E tu lo sai! Forse non sai nulla dell’amore per te stesso, perché non ti sei mai amato. Ma hai amato gli altri, e devi aver colto dei bagliori fugaci. Devono esserci stati istanti rarissimi in cui per un secondo, improvvisamente, tu non eri più presente e solo l’amore esisteva, solo l’energia dell’amore fluiva, senza avere un centro: dal nulla verso il nulla.
Quando due amanti sono seduti vicini, due nulla sono seduti vicini, due zero siedono vicini; e questa è la bellezza dell’amore: ti svuota totalmente del tuo sé.
Ricorda, dunque: l’orgoglio egocentrico non è mai amore per se stessi. L’orgoglio egocentrico è esattamente l’opposto. La persona che non è riuscita ad amare se stessa diventa egocentrica.
da Con te e senza di te – Osho

Looking for yourself

First you know yourself and then learn to accept others
Read on ourselves is important to loosen knots that sometimes occur in relation to others:
1) because they often do not pay attention to what we are, fears and frustrations, we project on other causes that are really in ourselves.
2) we are all interconnected and there in “Me” and “Mine”, we discover what in us is often part of the travel experience of other beings.
This helps us to understand ourselves (blocks, injury, fear, anger, and as responsive as a reflection moves us) and to grasp that our painful experiences, our expectations, insecurities and joys are a valuable shared knowledge, not a member of only us but it’s the same way that other s attraversano.Sforzandoci understand ourselves and bring compassion we welcome others with no expectations and attachment, with the same compassion.
30.10.2010 Poetyca

The urge to know oneself is a greek motto (Γνῶθι σεαυτόν, gnothi seauton), entered the Temple of the Oracle of Delphi and it may well sum up the teaching of Socrates, as exhortation to find the truth within themselves instead of in the world ofappearances. The Latin phrase corresponding Nosce te ipsum. The sentence written on the temple translated reads: “Man, know thyself, and know the universe and the Gods.” It is also used in the Latin version Temet recognized.
XII Yourself
If you love 157, observed.
Sleep during the night.
158 Before showing the way for other
consolidalo in you,
if you want to avoid suffering.
159 Practice what you preach.
Before attempting to correct others
does something more difficult:
correct yourself.
160 You are your only master.
Who else can lead you?
Become master of yourself
and discover your inner teacher.
161 The unconscious is broken by evil
that he himself does,
like a stone is broken by a diamond.
162 E ‘suffocated by the evil that he himself does
as a tree is choked by a vine.
Itself is reduced to a state
that only his own worst enemy
could wish him.
163 E ‘difficult
what we do is very helpful.
It ‘s easy to hurt,
do what harms us.
164 The unconscious makes a mockery of wisdom,
mocks those who follow
the way of mindfulness
and is lost in false doctrines.
The fruit of his actions
is its undoing,
as for the barrel of Khattak
who dies after having borne fruit.
165 doing evil,
you bribe yourself.
But doing good,
you purify yourself.
You are the source
of all purity and all impurities.
No one can purify another person.
166 Do not neglect your job
to undertake another
however great they may be.
Find your job
and dedicated to it with all my heart.
Dhammapada
Space-form-essence of Eckhart Tolle
One of the great principles of philosophy and psychology is: “Know thyself.” How do I know who I am? What pitfalls should I avoid? And what tools should I use instead?The main trap to avoid is to confuse content with the essence. The old saying “know thyself” is addressed to the essence, your true identity. Your name, nationality, religion, your opinions, political views, material possessions, and the like do not like me, desires, fears, ambitions, as well as the vision of yourself as a success or failure , good or bad – in fact throughout your entire personal history and your thought processes – all this is the content. All content is subject to the law of impermanence (as the Buddha already discovered 2600 years ago), and if you try to find out who you are in the size of the content, you will encounter frustration again and again. Or as the Buddha puts it, will suffer. Do you suffer because your sense of identity derives exclusively from the content of your life. Another name for the content and form. That is what the ego is: identification with form. When you cease to identify with the form, the ego is no longer in control. So, first realize that you are not (form) and what remains is who you are. So you could say, there is nothing left, but it is not. What remains is not the form, but the essence, we can also call inner space. The space from which all forms and in which all forms disappear. The ancient Chinese philosophy called the Tao. E ‘over time. And ‘ever, is the primordial I am.
❤ ❤ ❤
“There’s a revolution we must do if we want to escape anxiety, conflicts and frustrations that we seized. This revolution has to start not with the theories and ideologies, but with a radical transformation of our minds. “
Jiddu Krishnamurti, Facing life
Conflicts of Duality – Jiddu Krishnamurti
Any conflict, whether physical, emotional or intellectual, is a waste of energy. E ‘extraordinarily difficult to realize this and get rid of any conflict, because almost all of us have been trained to fight, to make efforts.
This is the first thing we teach in school: making efforts. So we continue to struggle and strive for a lifetime. To be good you must fight, must fight evil, one must be able to resist, to control himself.
Thus, in any field, from education to the sociological or religious, human beings are taught to fight.
They tell you that you have to work to find God, you have to submit to a discipline, you must practice the exercises, you have to torture your soul, tormenting your mind and your body, you must reject, repress, do not have to look at certain things, you have to fight, fight Always something to get the so-called spiritual level, which in reality is not spiritual! So everyone in society only cares about himself and his family.
… In whatever direction we move, we do not do other than wasting energy. And this waste of energy is fundamentally conflict: a conflict between what “I” or “should” do what “I do not have” or “should not” do. When you create a duality, the conflict becomes inevitable.
Then you have to understand the duality, as it is produced and how it works. It ‘obvious that there are man and woman, red and green light and dark, up and down, these are facts. But it is when we make an effort to separate the idea from the fact that wasting energy.
Jiddu Krishnamurti
Simplicity of heart – Jiddu Krishnamurti
The sky was wide open and compact. There were big birds with outstretched wings that flutter with such ease from one valley to another, you could not see even a cloud passeggeera. The trees were still and arched folds of the mountains to dense of shade. The nimble deer, consumed by curiosity, watched intent to blast away then all of a sudden starts to our grass roots. Under a bush, the same color of the earth, gazes a flat horned toad, bright eyes, motionless. To the west the mountains stood out clear and sharp against the sunset. Very low and away we saw a large house and had a swimming pool, where he stood on some people. A delightful dino gar surrounded the villa, which looked well-off and resentful, that special atmosphere that surrounds the wealth. Further down, down a dusty road, rose a hut in a field arid and dry. Also at that distance za, were visible poverty, squalor, and fatigue. Seen from above, the two houses were not very far apart; za ugliness and beauty are very close.
The simplicity of heart is far more important and signifi cannot simplicity of possessions. Be content with the little thing is relatively easy. Sacrificing comfort, or smoking and other habits, does not indicate simple CuO king. Gird up the sides of a thong in a world accustomed to in dumenti, comfort and distraction is not a free being.There was a man who had renounced the world and its customs, desires and passions, but it consumed and had worn the Tuni ca del monaco, but did not know peace. His eyes constantly trying anything and his mind was torn between doubts and hopes. Externally, we covered and give up, set your line of conduct, word for word to reach the goal. Measure the progress of your ba if the rise in standards of virtue, as you have given up on this and that, as your conduct is controlled, as you tol lerante and kind, and so on it goes. You have learned the art of concentration, and you retire into a forest, in a monastery or ro in a dark room to meditate, spend your days in prayer and vigil. Externally you have made your life easier and thanks to this thoughtful and calculated organizes tion hope to achieve the bliss that is not of this world.
But you come to reality through sanctions and external controls Although the outward simplicity, the renunciation of comfort are obviously necessary, this way of being open the door to reality? Be designed to comfort and success Appe holy mind and heart, and there must be freedom to travel, but because we are so interested in this external gesture? Be-cause we are so passionately express their resolve to make it outside our intention? Is it fear of illusion, or what another might say? Because we want to convince ourselves of our integrity? It is not the whole problem in the desire to be certain, to be convinced of our own importance in becoming?
The desire to be is the principle of complexity. Driven by the desire to be growing internally and externally, we accumulate or give up, grow or deny. Seeing that the time steals everything, we cling to what is timeless. This struggle to be positively or negatively, through attachment or detachment, can never be solved by any outward gesture, by any legislation or practice, but the understanding of this struggle will lead, naturally and spontaneously, to freedom from the accumulation exterior and interior of their conflicts. The reality is not achieved through the posting is not reachable by any means. All media and all the ends are a form of attachment and must stop because the reality is.
Taken from: The Pursuit of Happyness – Jiddu Krishnamurti
I love to teach themselves.
But remember, love for oneself does not mean egotistical pride, not at all, it means exactly the opposite. The person who loves himself, he discovers that she is no self.Love always dissolves itself: this is one of the alchemical secrets that must be understood, learned, experienced.
Love always dissolves itself. Every time you love, the self disappears. When you love a woman, at least in the few moments where you feel real love for her, in you there is no self, no ego.
The ego and love can not exist together. They are as light and darkness: when light, darkness disappears.
If you love yourself, you will be surprised: the love for oneself implies the removal of the self. Love for yourself there is never a self. This is the paradox: the self-love is a total lack of self. It is not egotism, because every time there is no light there is darkness, and whenever there is love there is no self.
Love melts the frozen self. The self is like an ice cube, love is like the morning sun.The warmth of love … and if it starts to melt. The more you love yourself you will find a less self within you, so it becomes a deep meditation, a passionate impulse towards the divine.
And you know it! Maybe you know nothing of love for yourself, because you never loved. But did you love others, and you have caught the fleeting flashes. There must have been very few moments when for a second, suddenly, you were not more present and there was only love, only love energy flowing without having a heart: from nowhere to nowhere.
When two lovers are sitting together, no two are sitting together, two sit near zero, and that’s the beauty of love: you completely empty your self.
Remember, then: self-centered pride is never self-love. The self-centered pride is exactly the opposite. A person who fails to love itself becomes self-centered.
to be with you and without you – Osho

Trovare la calma – Finding calm


Trovare la calma

Trovi la calma centrando te stesso verso l’interno:
Il mondo, le sue incoerenze sono come una continua tensione che spezza la nostra armonia.

Provando a pensare ad un lago, alla sua acqua molto calme e tanti sassi che giungono se lanciati a caso ed increspano l’acqua,
ci rendiamo conto che siamo in una simile condizione.

Noi non dobbiamo permettere che le cose che accadono in superficie ( le dinamiche degli altri e, la loro emotività che potrebbe contagiare) vengano a toccare la nostra armonia: possiamo essere partecipi, compassionevoli ma senza staccare l’attenzione alla nostra pace interiore. Questa è equidistanza, l’atteggiamento dell’osservatore che, per quanto sia partecipe non permette di fare fuggire la propria mente in modo disordinato ma la disciplina perché sia nel momento presente, nella calma e nella consapevolezza, che, in fondo, tutto scorre. Non perdura, non ha senso allora agitarsi e disperdere energie.

05.07.2012 Poetyca

❤ ❤ ❤

Finding calm

Find the calm centering yourselves into the interior:
The world, its inconsistencies are like a continual tension that breaks our harmony.

Trying to think of a lake, its water is very calm and so many stones coming if launched at the event and the rippling water,
we realize that we are in a similar condition.

We must not let things that happen on the surface (the dynamics of others and their emotions that could infect) are touching our harmony: can we be involved, but without taking compassionate attention to our inner peace. This is equidistance, the attitude of the observer, as both participant does not allow his mind to flee in disorder, but because the discipline is in the present moment, in calm and awareness, which in the end, everything flows. Did not persist, then it makes no sense fussing and wasting energy.

05.07.2012 Poetyca

Felicità – Happyness – Yogananda


Felicità

“Piuttosto che lottare sempre per la felicità personale provate a rendere
felici gli altri. Nell’essere attivi spiritualmente, mentalmente, e materialmente verso gli altri,voi troverete soddisfatte le vostre stesse
necessità. Nel mentre dimenticate l’ego nel servire gli altri, troverete che, senza cercarla,la vostra stessa tazza di felicità sarà colma.”

Paramahansa Yogananda


Happyness

“Rather than fight for happiness staff try to make others happy. To be active spiritually, mentally, and materially towards others, you will find your satisfied themselves
necessity. Meanwhile forget the ego in service to others, you will find that, without looking, your own cup of happiness will be filled. ”

Paramahansa Yogananda

Verità – Truth – Jiddu Krishnamurti


Il cuore dell’insegnamento di Krishnamurti è contenuto in queste poche frasi di un discorso da lui fatto nel 1929:

“La verità è una terra senza sentieri. L’uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l’osservazione, e non mediante l’analisi intellettuale o la dissezione introspettiva”.

Jiddu Krishnamurti

The heart of Krishnamurti’s teaching is contained in these few sentences of a speech he gave in 1929:

“Truth is a pathless land. Man cannot reach it through any organization, creed, dogma, clergy, or ritual, nor through philosophical study, or psychological techniques. He must find it through the mirror of relationships, through recognition. of the contents of one’s mind and observation, and not by intellectual analysis or introspective dissection “.

Jiddu Krishnamurti

Semplicità di cuore – Simplicity of heart – Jiddu Krishnamurti


Semplicità di cuore

Il gran cielo era aperto e compatto. Non c’erano i grossi uccelli dalle ali spalancate che volteggiano con tanta facilità da una valle all’altra, non si vedeva nemmeno una nube passeggera. Gli alberi erano immobili e le pieghe arcuate dei monti si ad­densavano d’ombra. L’agile cervo, consumato dalla curiosità, spiava intento, per sfrecciar poi via ad un tratto al nostro avvi­cinarsi. Sotto un cespuglio, dello stesso color della terra, guatava un piatto rospo cornuto, gli occhi brillanti, immobile. A occidente le montagne si stagliavano nitide e taglienti contro il tramonto. Molto in basso e lontano si vedeva una grande villa; aveva una piscina, dove si bagnavano alcune persone. Un giar­dino delizioso circondava la villa, che aveva un’aria benestante e risentita, quella particolare atmosfera che circonda la ricchezza. Ancor più giù, in fondo a una strada polverosa, si levava una capanna in un campo arido e secco. Anche a quella distan­za, erano visibili povertà, squallore, fatica. Viste dall’alto, le due case non erano molto lontane l’una dall’altra; bruttura e bellez­za si sfioravano.
La semplicità di cuore è di gran lunga più importante e signi­ficativa della semplicità di possessi. Accontentarsi del poco è faccenda relativamente facile. Rinunciare alle comodità, o al vizio del fumo e ad altre abitudini, non indica semplicità di cuo­re. Cingersi i fianchi di un perizoma in un mondo avvezzo a in­dumenti, comodità e distrazioni non indica un essere libero. C’era un uomo che aveva rinunciato al mondo e alle sue usanze, ma desideri e passioni lo consumavano; aveva indossato la tuni­ca del monaco, ma non conosceva pace. I suoi occhi cercavano di continuo qualche cosa e la sua mente era combattuta fra dubbi e speranze. Esternamente, vi disciplinate e rinunciate, stabilite la vostra linea di condotta, per filo e per segno, per raggiungere la meta. Misurate i progressi della vostra ascesa in ba­se alle norme della virtù: come abbiate rinunciato a questo e a quello, come la vostra condotta sia controllata, quanto siate tol­lerante e gentile, e così via di questo passo. Avete imparato l’arte della concentrazione, e vi ritirate in una foresta, in un monaste­ro o in una camera buia per meditare; passate i vostri giorni nella preghiera e nella vigilia. Esternamente avete reso la vostra vita semplice e grazie a questa pensosa e calcolata organizza­zione sperate di raggiungere la beatitudine che non è di questo mondo.
Ma si giunge alla realtà attraverso sanzioni e controlli ester­ni? Sebbene la semplicità esteriore, la rinuncia alle comodità siano ovviamente necessarie, aprirà questo modo di essere la porta alla realtà? Essere volti alle comodità e al successo appe­santisce la mente e il cuore, e ci deve essere libertà di viaggiare; ma perché siamo tanto interessati a questo gesto esteriore? Per-ché siamo così appassionatamente risoluti a dare un’espressio­ne esteriore alla nostra intenzione? È forse paura di illudersi, o di ciò che un altro potrebbe dire? Perché desideriamo convincere noi stessi della nostra integrità? Non sta l’intero problema nel desiderio di essere certi, di essere convinti della nostra propria importanza nel divenire?
Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, internamente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l’attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dall’accumulo esterno e interiore dei loro conflitti. La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perché la realtà sia.
Tratto da: La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti
Simplicity of heart
The sky was very open and compact. There were the big birds with outstretched wings hovering so easily from one valley to another, not a cloud could be seen anywhere passeggeera. The trees were motionless and arched folds of the mountains were gathering in the shade. The nimble deer, consumed by curiosity, peeped intent to sfrecciar then off suddenly as we approached. Under a bush, of the same color of the earth, a dish guatava horned toad, bright eyes, motionless. To the west the mountains stood out clear and sharp against the sunset. Very low and away you could see a large villa, had a pool, where bathed some people. A delightful garden surrounding the villa, he looked wealthy and resentful, that special atmosphere that surrounds the wealth. Even further down, down a dusty road, rose a hut in a field barren and dry. Even at that distance, were visible poverty, squalor, and fatigue. Seen from above, the two houses were not very far apart, ugliness and beauty touching.
The simplicity of the heart is by far the most important and significant of the simplicity of possessions. Be content with the little thing is relatively easy. Giving up comfort, or smoking and other habits, does not indicate a simple heart. Gird up the sides of a thong in a world accustomed to clothing, comfort, and distraction is not a free being. There was a man who had renounced the world and its customs, desires and passions, but consumed it, he wore the robe of monaco, but did not know peace. His eyes searched for something all the time and his mind was torn between doubts and hopes. Outside, covered and you give up, set your line of conduct, word for word, to reach the goal. Measure the progress of your ascent under the rules of virtue, as you have given up on this and that, as your conduct is controlled, as you are tolerant and kind, and so on it goes. You have learned the art of concentration, and you retire in a forest, in a monastery or in a dark room to meditate, your days spent in prayer and vigil. Externally you have made your life easier and thanks to this thoughtful and calculated organization hoping to achieve the bliss that is not of this world.
But it comes to reality through sanctions and external controls? Although the outward simplicity, the renunciation of comfort are obviously necessary, this way of being open the door to reality? Be directed to the comfort and success weighs down the mind and heart, and there must be freedom to travel, but why are we so interested in outward gesture? Per-because we are so passionately determined to give an outward expression of our intention? Is it fear of deceiving himself, or what another might say? Because we want to convince ourselves of our integrity? It is not the whole problem in the desire to be sure, to be convinced of our own importance in evolution?
The desire to be is the principle of complexity. Driven by the desire to be growing, internally and externally, we accumulate or renounce, cultivate or deny. Seeing that the time steals everything, we cling to what is timeless. This struggle to be positively or negatively, through attachment or detachment, can never be solved by any outward gesture, from any discipline or practice, but the understanding of this struggle will lead, naturally and spontaneously, to freedom from the accumulation exterior and interior of their conflicts. The reality is not achieved through detachment, not reachable by any means. All the means and ends are all a form of attachment and must cease because the reality is.
Taken from: The Pursuit of Happyness – Jiddu Krishnamurti

Vita – Life – James Joyce




🌸Vita🌸

“La vita è come un’eco:
se non ti piace quello
che ti rimanda,
devi cambiare
il messaggio che invii.”

James Joyce
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Life

“Life is like an echo:
if you don’t like that
that sends you back,
you have to change
the message you send. “

James Joyce

Forza – Power




🌸Forza🌸

Nelle mani
del tempo
o di chi
non ha cuore
si resta
fragili

Legami
spezzati
e solo
dolore
prendono spazio
nella solitudine

Occhi
indifferenti
mentre
la nuova forza
ancora una volta
prorompe

15.09.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Power

In the hands
weather
or by whom
has no heart
you stay
fragile

Ties
broken
he is alone
ache
they take up space
in solitude

Eyes
indifferent
while
the new force
Once again
bursts out

15.09.2021 Poetyca

The Style Council


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=8fePnSCH1wM]

The Style Council è la band che il cantante e chitarrista inglese Paul Weller ha fondato, insieme al pianista e tastierista Mick Talbot, nel 1982, all’indomani dello scioglimento della band di cui faceva parte in precedenza, The Jam.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Style_Council

The Style Council was an English band formed in Woking in 1983 by Paul Weller, the former singer and guitarist with The Jam, and keyboardist Mick Talbot, previously a member of Dexys Midnight Runners, The Bureau and The Merton Parkas.

The permanent line-up grew to include drummer Steve White and Weller’s then-wife, vocalist Dee C. Lee.Other artists such as Tracie Young and Tracey Thorn(Everything but the Girl) also collaborated with the group. As with Weller’s previous band, most of this London-based outfit’s hits were in their homeland.[2] The band scored six top 40 hits in Australia, and seven top 40 hits in New Zealand during the 1980s.

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Style_Council