Archivio | 28/10/2021

I Dodici Principi del Buddhismo – The Twelve Principles of Buddhism – Christmas Humphreys


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I Dodici Principi del Buddhismo
– Christmas Humphreys

1.    Realizzare la propria salvezza è compito immediato di ogni uomo. Se un uomo fosse ferito da una freccia avvelenata, non tarderebbe a estrarla chiedendo dettagli su chi l’avesse lanciata o sulla lunghezza e altre caratteristiche della freccia. Vi sarà tempo per una comprensione sempre maggiore dell’Insegnamento percorrendo la Via. Intanto, si inizi ad affrontare la vita, quale è, imparando sempre dall’esperienza diretta e personale.

2.    Il primo fatto dell’esistenza è la legge del cambiamento o impermanenza. Tutto ciò che esiste, da una molecola ad una montagna, da un pensiero ad un impero, passa attraverso lo stesso ciclo d’esistenza – nascita, crescita, decadenza e morte. Soltanto la vita è ininterrotta, cercando sempre di manifestarsi in nuove forme. “La vita è un ponte; quindi non costruirci una casa sopra”. La vita è un continuo fluire, e colui che si aggrappa a qualsiasi forma, per quanto splendida, soffrirà resistendo alla corrente.

3.    La legge del cambiamento si applica parimenti all’ “anima”. Nell’individuo non è presente un princîpio immortale e immutabile. Soltanto il ”Senza – Nome”, la Realtà ultima, sta al di là del cambiamento e tutte le forme di vita, incluso l’uomo, sono manifestazioni di questa Realtà. Nessuno possiede la vita che scorre in sé più di quanto la lampadina possegga la corrente che le dà luce.

4.    L’universo è l’espressione della legge. Tutti gli effetti hanno delle cause e l’anima o il carattere dell’uomo sono la somma totale dei suoi precedenti pensieri e azioni. Il karma, nel senso di azione-reazione, governa tutta l’esistenza e l’uomo è l’unico artefice della propria situazione e della sua reazione a essa, della sua condizione futura e del suo destino finale. Mediante retto pensiero e retta azione, egli può gradualmente purificare la sua natura profonda e così, tramite l’auto – realizzazione, col tempo raggiungere la liberazione dalle rinascite. Il processo richiede lunghi periodi di tempo, implicando vita dopo vita in terra, ma alla fine ogni forma di vita raggiungerà l’Illuminazione.

5.    La vita è una e indivisibile, sebbene le sue forme in continuo cambiamento siano innumerevoli e caduche. Non c’è, in verità, alcuna morte, sebbene ogni forma debba perire. Dalla comprensione dell’unità della vita deriva la compassione, un senso di identità con la vita in altre forme. La compassione è descritta come “Legge delle Leggi – eterna armonia” e colui che rompe questa armonia della vita soffrirà conformemente e ritarderà la propria Illuminazione.

6.    Essendo la vita un Tutt’uno, gli interessi della parte dovrebbero essere quelli del tutto. L’uomo, nella sua ignoranza, pensa di poter perseguire con successo i propri interessi e questa mal indirizzata energia egoica produce sofferenza. Egli impara dalla propria sofferenza a ridurne e ad eliminarne definitivamente la causa. Il Buddha insegnò le quattro Nobili Verità:
(a) l’onnipresenza della sofferenza;
(b) la sua causa, il desiderio diretto erroneamente;
(c) la sua cura, la rimozione della causa;
(d) il Nobile Ottuplice Sentiero dell’auto – sviluppo che conduce all’estinzione della sofferenza.

7.    L’Ottuplice Sentiero consiste in Rette (o perfette) Visioni o comprensioni preliminari, Retti scopi o moventi, Retta parola, Rette azioni, Retto sostentamento, Retto sforzo, Retta concentrazione o sviluppo della mente e, alla fine, Retto samadhi, che conduce alla piena Illuminazione. Poiché il buddhismo è un modo di vivere, non una mera teoria sulla vita, percorrere questo Sentiero è essenziale per l’auto-liberazione. “Non fare il male, fai il bene, purifica il tuo cuore: questo è l’Insegnamento dei Buddha.”

8.    La Realtà è indescrivibile e un Dio con attributi non è la Realtà ultima. Ma il Buddha, un essere umano, divenne l’Illuminato e lo scopo della vita è il raggiungimento dell’Illuminazione. Questo stato di coscienza, Nirvana, l’estinzione delle limitazioni dell’io, è raggiungibile sulla terra. Tutti gli uomini e tutte le altre forme di vita contengono la potenzialità dell’Illuminazione e il processo pertanto consiste nel diventare ciò che sei: “Guarda dentro di te: tu sei Buddha”.

9.    Dall’Illuminazione potenziale a quella attuale si colloca la Via di Mezzo, l’Ottuplice Sentiero “dal desiderio alla pace”, un processo di auto-sviluppo tra gli “opposti”, evitando tutti gli estremi. Il Buddha percorse questa strada alla fine e la sola fede richiesta nel buddhismo è la credenza ragionevole che dove una Guida è passata vale la pena anche per noi di passare. La Via deve essere percorsa dall’uomo intero, non solo dalla sua parte migliore, e il cuore e la mente devono essere sviluppate allo stesso modo. Il Buddha fu il pienamente Compassionevole come il pienamente Illuminato.

10.    Il buddhismo sottolinea fortemente la necessità della concentrazione interiore e della meditazione, che portano in tempo allo sviluppo delle facoltà spirituali. La vita interiore è altrettanto importante quanto l’attività quotidiana e periodi di quiete per l’attività interiore sono essenziali per una vita equilibrata. Il buddhista dovrebbe essere sempre “consapevole e padrone di sé”, astenendosi dall’attaccamento mentale ed emozionale verso “il fuggevole spettacolo della vita”. Questo atteggiamento sempre più attento alle circostanze, che egli sa essere sua stessa creazione, lo aiuta a tenere sempre sotto controllo le proprie reazioni.

11.    Il Buddha disse: “Lavora con impegno per la tua salvezza”. Il buddhismo non riconosce autorità che detenga la verità salvo l’intuizione dell’individuo e questa è un’autorità valida solo per lui. Ciascun uomo subisce le conseguenze delle sue stesse azioni e in tal modo impara mentre aiuta i suoi simili a raggiungere la stessa liberazione; né la preghiera al Buddha o a un altro dio impedirà a un effetto di seguire la sua causa. I monaci buddhisti sono maestri ed esempi e in nessun senso intermediari tra la Realtà e l’individuo. Verso le altre religioni e filosofie è praticata la massima tolleranza, nessun uomo ha il diritto di interferire nel percorso del suo simile verso la Meta.

12.    Il buddhismo non è pessimista, non è una via di fuga dalla realtà e neppure nega l’esistenza di Dio o dell’anima, dando tuttavia un proprio significato a questi termini. È, al contrario, un sistema di pensiero, una religione, una scienza spirituale e uno stile di vita ragionevole, pratico e che tutto abbraccia. Per più di duemila anni ha soddisfatto i bisogni spirituali di quasi un terzo dell’umanità. Attrae il mondo occidentale perché non ha dogmi, soddisfa la ragione e il cuore, è basato sulla fiducia in sé stessi associata alla tolleranza verso gli altri punti di vista, abbraccia la scienza, la religione, la filosofia, la psicologia, l’etica e l’arte e punta unicamente sull’uomo quale creatore delle sua vita presente e unico autore del proprio destino.

Questo documento è facilmente reperibile in Internet, questa versione mi è stata data da Stalker che scrive su free.it.religioni.buddhismo. Il secondo paragrafo introduttivo credo sia opera sua e comunque evidenzia la conoscenza della facilità di illusione posseduta dalle parole. Un proverbio orientale che esprime l’idea è “Stolto è colui che invece di guardare la luna guarda il dito che la indica”, probabilmente essere nella retta via coincide con la comprensione profonda di questo proverbio.

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The Twelve Principles of Buddhism
– Christmas Humphreys

1 . Carry out their own salvation is the immediate task of every man. If a man were wounded by a poisoned arrow , would soon pull asking details about who had thrown or the length and other characteristics of the arrow. There will be time for even greater understanding of the Teaching along the way. Meanwhile , he begins to deal with life , which is always learning from direct and personal.

2 . The first fact of existence is the law of change or impermanence . Everything that exists , from a molecule of a mountain, from a thought to an empire , passes through the same cycle of existence – birth, growth, decay and death . Only life is uninterrupted , always trying to manifest itself in new forms . “Life is a bridge , so do not build a house on it.” Life is a continuous flow , and he who clings to any form , however splendid , will suffer by resisting the current .

3 . The law of change applies equally to ‘ “soul.” In the individual does not have an immortal and immutable principle . Only the ” No – Name ” , the Ultimate Reality , is beyond change and all forms of life, including man, are manifestations of this Reality . No one owns the life that flows in him any more than the bulb owns the current that gives light.

4 . The universe is an expression of the law. All effects have causes and the soul or character is the sum total of his previous thoughts and actions. Karma , meaning action-reaction , governs all existence and man is the only architect of his own situation and his reaction to it , his future condition and his final destiny . By right thinking and right action, he can gradually purify his inner nature , and so , through self – realization, with time to attain liberation from rebirth . The process requires long periods of time , involving life after life on earth , but in the end all life will reach Enlightenment.

5 . Life is one and indivisible, although its ever-changing forms are innumerable and perishable . There is , in truth, no death, though every form must perish . From the understanding of the unity of life comes compassion, a sense of identity with the life in other forms. Compassion is described as ” Law of Laws – eternal harmony ” and the one who breaks this harmony of life will suffer accordingly and delay his own Enlightenment.

6 . Life being a Oneness , the interests of the party should be those of the whole. The man , in his ignorance , he thinks he can successfully pursue their own interests and this misguided soul energy leads to suffering . He learns from his suffering to reduce and finally eliminate the cause. The Buddha taught the four noble truths :
( a) the omnipresence of suffering ;
( b ) its cause , the desire wrongly directed ;
( c) its care , the removal of the cause ;
( d ) the Noble Eightfold Path of self – development that leads to the extinction of suffering.

7 . The Eightfold Path consists Lines (or perfect) Views or preliminary insights , Righteous purpose or motive, right speech, right action , right livelihood, right effort, right concentration or development of mind and , in the end , Right Samadhi , which leads to full enlightenment . Because Buddhism is a way of life , not a mere theory of life , take this Path is essential to self- liberation. ” Do no evil , do good, cleanse your heart : this is the Teaching of the Buddha. “

8 . Reality is indescribable and a God with attributes is not the ultimate Reality . But the Buddha , a human being , he became the Enlightened and the purpose of life is the attainment of enlightenment. This state of consciousness , Nirvana , the extinction of the limitations of the ego, can be reached on earth. All men and all other forms of life contain the potentiality of Enlightenment and the process therefore consists in becoming what you are, ” Look inside yourself : you are Buddha.”

9 . From lighting to the current potential lies the Middle Way , the Eightfold Path ” by a desire for peace ,” a process of self-development among the ” opposites” , avoiding all extremes . The Buddha trod this path to the end and the only faith required in Buddhism is the reasonable belief that where a Guide has passed is worth for us to pass. The Way must be trodden by the whole man , not only from its best part , and the heart and mind must be developed in the same way . The Buddha was the All- Merciful as the fully Enlightened One.

10 . Buddhism strongly emphasizes the necessity of inward concentration and meditation , leading in time to the development of the spiritual faculties . The inner life is as important as the daily activity and periods of quietude for inner activity are essential for a balanced life. The Buddhist should always be ” aware and self-possessed ‘, refraining from mental and emotional to ” the passing show of life. ” This attitude increasingly attentive to the circumstances which he knows to be his own creation , helps him to keep an eye on their reactions .

11 . The Buddha said, ” Work hard for your salvation .” Buddhism does not recognize authority who holds the truth save the intuition of the individual and this authority is valid only for him. Each man is suffering the consequences of his own actions and thereby learn while helping his fellow man to reach the same liberation , nor the prayer to the Buddha or another god will prevent an effect to follow his cause. Buddhist monks are teachers and examples and in no sense intermediates between Reality and the individual. Towards other religions and philosophies maximum tolerance is practiced , no man has the right to interfere in the path of his fellow man to the Goal .

12 . Buddhism is not pessimistic , it is not an escape from reality and even denies the existence of God or the soul, however, giving its own meaning to these terms. It is , on the contrary , a system of thought , a religion , a spiritual science and a way of life reasonable, practical and all-embracing . For more than two thousand years it has satisfied the spiritual needs of nearly a third of mankind. It attracts the Western world because it has no dogmas , satisfies the reason and the heart , is based on self-confidence associated with tolerance for other points of view , embraces science, religion, philosophy , psychology , ethics and art and tip man alone as the creator of his present life and sole author of his own destiny .

This document is readily available on the Internet , this version was given to me by Stalker who writes about free.it.religioni.buddhismo . The second introductory paragraph of his work and I think it still shows the knowledge possessed by the illusion of easy words. An Eastern proverb that expresses the idea is ” fool is one who instead of looking at the moon looks at the finger that indicates ” probably be in the right path coincides with the deep understanding of this proverb .

http://www.kensan.it/articoli/Buddhismo.php

I sogni – Dreams – Osho


I sogni

Tratto da: ” Semi di Saggezza “

di Osho

Un testo raro che raccoglie le prime impressioni di Osho dopo la sua
illuminazione. L’ignoto che gli ha appena spalancato le porte viene qui
tradotto in comprensioni sottili, inserite nella vita e negli interrogativi
di ogni giorno.

“L’invisibile e l’ignoto hanno spalancato le loro porte serrate e ora vedo
un mondo che gli occhi non possono percepire, sento una musica che le
orecchie non possono udire. E ciò che ho trovato e conosciuto è in attesa di
fluire, simile a un corso d’acqua che ruscella a valle, dopo esser scaturito
sulla vetta di una montagna, e poi corre veloce ha fretta di raggiungere
l’oceano.

Ricorda che le nuvole cariche d’acqua devono sciogliersi in pioggia. E i
fiori, allorché fioriscono e traboccano di profumo, devono liberare la loro
fragranza, donandola ai venti. E una lampada accesa, inevitabilmente,
diffonde la sua luce intorno.

Qualcosa di simile è accaduto in me e i venti stanno trasportando i semi di
una rivoluzione interiore. Non so in quali campi arriveranno e chi si aprirà
a loro. Di una cosa sono certo: da semi come questi ho ottenuto i fiori
della vita, dell’immortalità, del divino. E in qualunque campo cadranno, il
terreno stesso si muterà nei fiori dell’immortalità. Voglio donare tutto ciò
che ho, qualsiasi cosa io sia, in quanto semi di saggezza, della
consapevolezza cosmica. L’amore dona in abbondanza ciò che si consegue
tramite la conoscenza. Tramite il sapere, si conosce Dio; in amore si
diventa Dio. La conoscenza è la disciplina spirituale, l’amore è la piena
realizzazione dell’essere.”


– Chi mai vede i propri sogni appagati? –

Un giorno sostavo sulla sponda di un fiume. Ho visto una barchetta di carta
affondare.

Il giorno prima, dei bambini avevano costruito dei castelli con la sabbia
bagnata. Anche quelli, alla fine, sono crollati.

Ogni giorno affondano navi e crollano castelli.

Una donna si era avvicinata al fiume. I suoi sogni più cari non erano stati
appagati, aveva perso ogni interesse per la vita. Pensava di suicidarsi.
Tutto le sembrava assolutamente futile. Aveva gli occhi profondamente
incassati nelle orbite.

Le ho detto: “Chi mai vede i propri sogni appagati? Tutti i sogni alla fine
evocano l’infelicità; poiché, anche se una barchetta di carta prende il
largo, quanto potrà andare lontana? Lo sbaglio non sta nei sogni, poiché
ogni sogno è ovviamente irrealizzabile, nella sua pienezza. L’errore è
nostro: colui che sogna è addormentato; colui che dorme non può avere alcuna
esperienza reale. Al risveglio, vediamo di non aver affatto realizzato ciò
che credevamo fosse ormai nostro.

Anziché mettere a fuoco i sogni, guarda in faccia la verità. Guarda ciò che
esiste realmente. Solo questo ti può dare liberazione, solo questa barca è
reale. E solo questa barca ti condurrà alla suprema realizzazione della tua
esistenza.

Il sogno è morte, la verità è vita. Il sogno è sonno, la verità è essere
svegli. Svegliati e realizza il tuo essere. Finché la mente indugia nel
sogno, ciò che in te è testimone dei sogni, non può essere visto. Solo
questo testimone è verità. Solo il testimone è reale. Non appena lo
comprendiamo, possiamo ridere e lasciar perdere le navi che affondano e i
castelli che crollano.”

Osho


Dreams

from Osho

Taken from: “Seeds of Wisdom”

A text that collects rare first impressions of Osho after his
lighting. The unknown that has just opened the doors here is
translated into subtle insights, inserted in the life and
questions  every day.

“The invisible and the unknown have opened their gates closed and now
I a world that eyes can not perceive, hear music that
ear can not hear. And what I found is known and waiting
of  flowing like a stream that stream to downstream, having
resulted on top of a mountain, and then runs fast in a hurry to reach
the ocean.

Remember that clouds of water must dissolve in rain. And
flowers bloom and where are full of perfume, must leave the
their fragrance, giving it to the winds. And a lighted lamp, inevitably,
spreads its light around.

Something similar happened to me and the winds are carrying the seeds
of an inner revolution. I do not know in what areas and who will reach
open them. One thing is certain: I got these seeds as the flowers
of life, immortality, the divine. And in any field fall,
the land itself will change in the flowers of immortality. I want to give everything
that I have, everything I am, as seeds of wisdom,
cosmic consciousness. Love gives plenty of what follows
through knowledge. Through knowledge, we know God in love
Knowing God has become a spiritual discipline and the love is full
realization of being. “


– Who never see their dreams fulfilled? –

One day stop on the banks of a river. I saw a boat of
paper sink.

The previous day, the children had built castles in the sand
wet. Even those eventually collapsed.

Every day, sink ships and crumbling castles.

A woman had approached a river. His dreams were not more expensive
were gratified, had lost all interest in life. Thought of suicide.
Everything seemed absolutely futile. His eyes were deeply
recessed into the orbits.

I said: “Whoever sees his dreams fulfilled? All the dreams
end evoke unhappiness, because even if a paper boat takes
off, what can go away? The mistake lies not in dreams, for
each dream is of course impossible, in its fullness. The error is
ours: the dreamer is asleep, he who sleeps can not have
no actual experience. Upon awakening, we have not quite made
that now we thought was ours.

Instead of focusing on the dreams, look at the truth. Watch this
that actually exists. Only this can give you free, but this boat
is real. And only this boat will take you to the ultimate realization of
your existence.

The dream is dead, the truth is life. The dream sleep, the truth is to be
awake. Wake up and realize your being. Until lingers in the mind
dream, what is witnessed in you dream, can not be seen. Only
This witness is true. Only the baton is real. As soon as the
understand, we can laugh and let go and sink ships
castles crumble. “

Osho

Alla ricerca della Felicità – In Search of Happiness – Dott.ssa E. Maino


Alla ricerca della Felicità

Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, da esse, sovente, traiamo gli stimoli che muovono le nostre giornate. Seppure ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l’uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità . Quest’ultima è data da un senso di appagamento generale e la sua intensità varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che un individuo sperimenta.
Questo stato di benessere, soprattutto nella sua forma più intensa – la gioia – non solo viene esperito dall’individuo, ma si accompagna da un punto di vista fisiologico, ad una attivazione generalizzata dell’organismo.

Molte ricerche mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona. Ma chi sono le persone felici? Gli studi che hanno cercato di rispondere a questa domanda evidenziano come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio estroversione, fiducia in se stessi, sensazione di controllo sulla propria persona e il proprio futuro.

Le emozioni: IL COLORE DELL’ESISTENZA

Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, danno colore e sapore all’esistenza, anche se, in una civiltà come quella occidentale impostata sul primato della ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto non potrebbe essere altrimenti: infatti se la ragione promette all’uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso producono turbamento e conflitto, non sono mai totalmente controllabili e a volte ci trascinano a dire o fare cose di cui, una volta cessato l’impeto emotivo, ci si pente. Eppure, sono le emozioni che ci fanno gustare la vita ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che siano, che l’individuo spera di ricavare nuovi stimoli che muovano le sue giornate. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il tremito dello smarrimento o della paura, l’impeto della passione, l’abbandono alla nostalgia, il peso e la disperazione provocate dalla sofferenza?
Tuttavia, seppur ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l’uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità .

FELICITA’: alcune definizioni

Il tema della felicità appassiona da sempre l’umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia. Per tentare di definire questa condizione alcuni studiosi hanno posto l’accento sulla componente emozionale , come il sentirsi di buon umore, altri sottolineano l’aspetto cognitivo e riflessivo , come il considerarsi soddisfatti della propria vita. La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento a volte come gioia, piacere, divertimento.

Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l’autorealizzazione e la salute.
La felicità è anche legata al numero e all’intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia . In questo caso è definibile come l’emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all’esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione (D’Urso e Trentin , 1992).
Cosa succede quando siamo felici?

Tutti noi, in misura più o meno accentuata, proviamo emozioni, in un certo senso le agiamo a livello di comportamenti più o meno visibili e consapevoli, le condividiamo con gli altri parlando o scrivendo di esse, alcuni riescono perfino ad immortalarle nelle opere d’arte.
Ma cosa succede dentro e fuori di noi quando siamo felici?

Alcuni autori (Maslow , 1968; Privette , 1983) riportano che le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione di felicità o di gioia sono quelle di sentire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica, di sperimentare uno stato di attenzione focalizzata e concentrata, di sentirsi maggiormente consapevoli delle proprie capacità.
Spesso le persone felici si sentono più libere e spontanee , riferiscono una sensazione di benessere in relazione a se stesse e alle persone vicine e infine descrivono il mondo circostante in termini più significativi e colorati.
Inoltre le persone che provano emozioni positive, quali ad esempio gioia e felicità, a livello fisiologico presentano un’attivazione generale dell’organismo che si manifesta con un’accelerazione della frequenza cardiaca, un aumento del tono muscolare e della conduttanza cutanea e infine una certa irregolarità della respirazione.
In ultimo chi è felice sorride spesso . In effetti il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più rappresentativa, inconfondibile e universalmente riconosciuta della felicità e della gioia.

Chi sono le persone felici?
Probabilmente chiunque, passando in rassegna le persone che gli sono vicine, è in grado di identificare tra tutte un amico, un parente o un conoscente che è considerato da tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non perde il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni difficili o fastidiose, quella che ha sempre la battuta pronta e che sembra serena in ogni circostanza.
Ma la felicità da cosa dipende? Esistono delle caratteristiche dell’individuo che lo rendono maggiormente permeabile a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi?
E’ molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo sufficientemente accurato a tali quesiti. Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità e in particolare quelle relative all’estroversione, alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D’Urso e Trentin , 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più rapporti sociali, fa amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e divertimento. Inoltre una persona felice è anche una persona che sta bene con se stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. In sostanza, più le persone riescono ad accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro limiti, più sono felici. Analogamente, quanto più una persona ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi che gli accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è felice, e in particolar modo, è più felice di chi si considera in balia del caso o degli altri.

Felicità e benessere

Gli stati d’animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sui processi di pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle situazioni di vita dell’individuo. E’ poi ovvio che tutto questo si ripercuota positivamente sullo star bene dell’individuo con se stesso e gli altri.
In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore. Ad esempio, si è trovato che il buon umore porta a descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi come socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e autostima (Bower , 1983). Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham , 1986; 1988).

Da questo punto di vista non c’è da stupirsi che uno stato emotivo positivo induca all’ottimismo : Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi positivi.
Essere felici induce anche ad essere più audaci . A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente.
In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere non comporta dei rischi seri. In presenza di uno stato d’animo positivo, non solo il mondo sembra più colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le persone che ci circondano sembrano migliori. E’ forse per questo che molti esperimenti rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e provochino negli altri una maggior simpatia.
In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità, in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis , Thomas e Rodriguez , 1984; Ellis , Thomas McFarland e Lane , 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.

FELICITA’: istruzioni per l’uso

A questo punto, visti i vantaggi che essere felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il buonumore quando lo si è perso. In questo senso D’Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere. Tali attività o atteggiamenti sono:

non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano stare in compagnia di persone felici
fare esercizio fisico non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo curare il corpo e l’abbigliamento riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore dimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione
aiutare le persone a cui piace essere aiutate non fare progetti a lunga scadenza
frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri e alle quali abbiamo fatto dei piaceri non trarre conclusioni generali dagli insuccessi fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle

Dott.ssa E. Maino

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/feli.htm

In Search of Happiness

Emotions are vital components of our lives, which they have, often, we get the incentives that drive our days. While each is important and allows emotion to anyone who experiences of feeling alive, man is primarily looking for those feelings and emotions that they do feel good and appaghino, in a word is in search of the emotional state of being called happiness. The latter is given by a general sense of contentment and its intensity varies depending on the number and strength of positive emotions that an individual experiences.
This state of well-being, especially in its most intense – the joy – not only is experienced by the individual but is accompanied by a physiological point of view, to a generalized activation of the body.

Many studies highlight how to be happy to have significant positive effects on behavior, cognitive processes, and general welfare of the person. But who are the people happy? Studies that have attempted to answer this question show that happiness does not depend so much personal data on variables such as age or sex, nor to a significant extent by the beauty, wealth, health or culture. On the contrary it seems that the characteristics most associated with happiness are those relating to personality such as extroversion, self-confidence, sense of control over their person and their future.

Emotions: THE COLOR OF EXISTENCE

Emotions are vital components of our lives, give color and flavor to existence, although in the West as a civilization set on the primacy of reason, are often regarded with suspicion and fear. The rest could not be otherwise: if the reason it promises to man dominion over himself and things, emotions often produce confusion and conflict, are never totally controllable and sometimes drag us to do or say things, a Once the emotional impulse ceased, we repent. Yet, the emotions that make us enjoy life and it is the emotions, whether large or small, that the individual hopes to obtain new stimuli that move his days. Otherwise, how could be said to live fully if you do not ever experienced the joy, the trembling or fear of loss, the heat of passion, the abandonment of nostalgia, the weight caused by the suffering and despair?
However, even if every single emotion is important and allows the experiences of those who feel alive, man is primarily looking for those feelings and emotions that they do feel good and appaghino, in a word is in search of the emotional state of being called happiness.

HAPPINESS ‘: some definitions

The theme of happiness has always been passionate about humanity: writers, poets, philosophers and ordinary people, everyone is thinking, describe, find this state of grace. To define this condition groped some scholars have emphasized the emotional component, such as feeling in a good mood, others emphasize the cognitive aspect and thoughtful, considered as satisfied with their lives. Happiness is sometimes described as contentment, satisfaction, peace, contentment, sometimes as joy, pleasure, fun.

According to Argyle (1987), the greatest scholar of this emotion, happiness is represented by a general sense of overall satisfaction can be decomposed in terms of satisfaction in specific areas such as marriage, work, leisure, relationships social, self-fulfillment and health.
Happiness is also related to the number and intensity of positive emotions that people experience and, ultimately, as an event or sudden and rather intense emotional process is best designated as joy. In this case is defined as the emotion that follows the fulfillment of a need or to make a wish and in it, alongside the experience of pleasure, appear a certain amount of surprise and activation (D’Urso and Trentin, 1992 ).
What happens when we are happy?

All of us, more or less pronounced, we feel emotions, in a sense, we act at the level of behavior more or less visible and aware, we share it with others by talking or writing about them, some can even capture life in the works’ art.
But what happens inside and outside of ourselves when we are happy?

Some authors (Maslow, 1968; Privett, 1983) report that the sensations experienced more frequently by people who are in a state of happiness or joy are those with greater intensity of feeling bodily sensations positive and with less intensity physical exertion to experience a state of focused attention and concentrated, to feel more aware of their abilities.
Often people feel more free and happy spontaneous report a feeling of well being in relation to themselves and those close and finally describe the world around them in a more meaningful and colorful.
Furthermore, people who experience positive emotions such as joy and happiness, at physiological levels have a general activity of the organism that is manifested by an acceleration of heart rate, increased muscle tone and skin conductance, and finally some irregular breathing.
Finally the happy smiles often. In fact, the smile is often accompanied by a bright and open eyes, is the behavioral manifestation more representative, unique and universally recognized for happiness and joy.

Who are the people happy?
Probably anyone browsing the people who are close, you can identify all of a friend, relative or acquaintance who is considered by all the happy man par excellence, the person who loses his good humor even when faced difficult or unpleasant situations, the one that always has a ready wit, and that seems serene in all circumstances.
But happiness depends on what? There are individual characteristics that make it more susceptible to feelings of happiness and joy rather than negative feelings?
It ‘very difficult, probably impossible, to respond with sufficient accuracy to these questions. However, research on happiness shed light on how to be more or less happy does not depend directly personal data on variables such as age or sex, nor to a significant extent by the beauty, wealth, health or culture. On the contrary it seems that the characteristics most associated with happiness are those related to personality and in particular those relating extroversion, confidence in oneself, the feeling of control over themselves and their future (D’Urso and Trentin, 1992) .
According to Argyle and Lu (1990) The extrovert is happier because it has more social relationships, makes friends easily, participating in a larger number of public and group activities where you can find more points of interest and fun. In addition, a happy person is a person who is comfortable with herself and who has confidence in his abilities and receives a basic congruence between what is and what he wants to be. Basically, more people are able to accept themselves for who they are, with all their strengths and their limitations, most are happy. Similarly, the longer a person reasonably believes it can control the events that happen in his emotional life, social work, the happier, and in particular, is happier than people who consider themselves at the mercy of chance or the other.

Happiness and well-being

The positive mood can affect significantly both the behavior and thought processes about making them more functional and appropriate to individual life situations. And ‘then obvious that all this has a positive impact on the wellbeing of the individual with himself and others.
In fact, when people are in a good mood to think about things very differently than when they are in a bad mood. For example, it was found that the mood in a positive way leads on to describe social events to perceive themselves as socially responsible, to feel self-confidence and self-esteem (Bower, 1983). Also, when you are happy you tend to more positively evaluate one’s own person: You feel full of energy, are considered less serious and their defects not to think about their difficulties. Finally, we have seen that the more happy the more you take care of their interests and widen social and artistic, it places greater emphasis on general political issues, we feel more inclined to accept new and challenging tasks, while difficult ( Cunningham, 1986, 1988).

From this point of view it is not surprising that a positive emotional state induces optimism: Mayer and Volanth (1985), in fact, found a direct correlation between the degree of good humor and estimated probability of positive events.
Being happy also brings to be bolder. In this regard, Isen and Patrick (1983) have highlighted how the joy ports tend to underestimate the seriousness of the risks and therefore lead to less prudent act.
In any case, it was also seen that this happens only if the decision to be taken does not involve serious risks. In the presence of a positive state of mind, not only the world seems more colorful and desirable, and actions easier, but also the people around us seem better. And ‘perhaps for this reason that many experiments point out how happy people are more open, generous and selfless in the other and cause more sympathy.
Finally, with regard to cognitive aspects, it is seen that the mood has positive effects on learning ability and memory and creativity: in essence when you are happy you learn more easily, even more-so more durable (Ellis, Thomas and Rodriguez, 1984; Ellis, Thomas McFarland and Lane, 1985) and also has more creative in solving problems.

HAPPINESS ‘: instructions for use

At this point, given the advantages that being happy means, one might ask whether there are strategies that help us feel happy or when you get the humor is lost. In this sense, D’Urso and Trentin (1992) report a series of activities and attitudes that accompany or promote a state of wellness. These activities or attitudes are:

not entirely due to ourselves the responsibility of the unpleasant events that happen to us being in the company of happy people
exercise do not compare our condition (health, beauty, wealth, etc..) with that of others to identify what we like in our work and enhance it heal the body and clothing to recognize the link between bad mood and poor health: often the physical discomfort, rather than other objective factors, to determine a bad temper our expectations dimension to the capabilities and opportunities of the average situation
help people who like to be helped not to make long-term projects
the people who attend have the pleasures and the pleasures which we did not draw general conclusions from failure to make a list of activities that make us feel yourself in a good mood and practice

Dr. E. Maino

Note – Notes


Note

Note delicate colpiscono il cuore,
aprono un varco custodito per anni….lontano silenzio
che fiorisce ora nel sorriso di un bambino
tra i sogni mai finiti e quegli occhi grandi ad esplorare il mondo.

Note che sono essenza e vita senza confine
tra le pieghe dell’esistere che s’innalza senza timore
dove le parole sono linfa, essenza densa di colore

Passato che abbraccia il volo di un luminoso futuro
e non sgretola mai la forza di lottare per la vita vera
tra stelle di cartone ed ebbrezza di un solo respiro

Paure abbattute e pause della ricerca viva
nuova libertà per chi ora sa ricondursi alla luce
di un sentiero mai dimenticato ed inciso nella mano.

Soffio ed arpeggio che vibrando abbraccia essenze stanche
e nel sorriso dipinge volti e ciocche sparse sul cuscino
che incorniciano il viso in chi sereno si lascia andare.

04.11.2009 Poetyca

Notes

Notes delicate affect the heart,
open a gate guarded for years …. far silence
blooming now in the smile of a child
between dreams and big eyes never finished exploring the world.

Notes that are essential and life without borders
the folds of existence that rises without fear
where words are sap, essence full of color

Past that embraces the flight of a bright future
and never crumble the strength to fight for real life
between cardboard stars and thrill of a single breath

Faure torn down and breaks the live search
New Freedom for who knows now subsumed in the light
a path carved in the hand and never forgotten.

Breath and arpeggio that embraces wood vibrating tired
and smiling faces painted and hair scattered on the pillow
framing the serene face who you let go.

04.11.2009 Poetyca

Luce – Light




🌸Luce🌸

Pioggia e grandine
non lacereranno
il nostro cuore
se le tappe di viaggio
condurranno
oltre apparenze
e vecchio rancore

06.10.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Light

Rain and hail
they will not tear
our heart
if the travel stages
will lead
beyond appearances
and old grudge

06.10.2021 Poetyca

Il traguardo finale – The final goal


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Il traguardo finale

Nel nostro viaggio di ricerca è importante esser capaci di cambiare
accogliendo gli eventi come preziose opportunità,senza temere di essere a volte in contraddizione,
non esiste la perfezione ma siamo perfettibili,elastici e chi resta rigido in una posizione – affermando si sapere tutto – è solo un monolite che non accoglie nulla, resta arido.
Tutto è come se partendo da un colore siamo poi programmati a cambiare in tutte le possibili sfumature
per capire che noi eravamo Luce, la fonte stessa dei colori. Allora non hanno senso le tante paure,i limiti e le sovrastrutture delle mente che ci fanno sentire distanti da quella Luce
dalla quale proveniamo. Ma sino a quando non faremo le nostre esperienze di gioia ed appagamento,
di armonia e Bellezza ma anche di sofferenza e senso della separazione non capiremo che siamo noi stessi a seminare e a raccogliere quanto spargiamo intorno.
Di programmato potrebbe solo esserci il traguardo finale che è Amore.
Invece di essere riconosciuti come esseri unici, con potenzialità originali
che nascono da sensibilità e da quel quid che ogni persona possiede e ne fa una persona speciale,siamo imbrigliati, condotti a formare abitudini, a vivere di condizionamenti e chi prova a non sottostare è visto come pazzo o ribelle. Asociale.
Gli artisti vengono visti come persone strane,in realtà sono persone che vivono le proprie percezioni e sensazioni in modo profondo e non si fanno troppo condizionare dalle convenzioni e della aspettative esteriori:
non siamo come appariamo ma siamo qualcosa che viene soffocato e messo a tacere.
Il nostro viaggio è nel portare fuori noi stessi e non quanto faccia piacere ad altri.

04.07.2011 Poetyca

The final goal

In our research trip is important to be able to change
accepting events as valuable opportunities without fear of being sometimes in contradiction,
Perfection does not exist but we are perfectible, elastic and who remains in a rigid position
– Saying you know everything – it’s just a monolith that does not receive anything, remains dry.
Everything is as if from a color, then we are programmed to change in all possible shades
to understand that we were light, the source of the same color. So do not make sense to many fears,
the limits and the superstructures of the mind that make us feel distant from the Light
from which we come. But until we do not do our experiences of joy and fulfillment,
Beauty and harmony but also of suffering and sense of separation does not understand
that we ourselves are to sow and reap the scatter around.
Program could only be the final goal, which is Love.
Instead of being recognized as unique beings with genuine potential
that arise from sensitivity and that something that every person has and makes it a special person,
We harnessed, conducted to form habits, living conditions and of those who try not to submit
is seen as crazy or rebellious. Antisocial.
The artists are seen as strangers,
are people who actually live their perceptions and feelings
in a profound way and not get too influenced by external expectations and conventions:
how we look but we are not something that is stifled and silenced.
Our trip is in bringing out of ourselves and not what will please others.

04.07.2011 Poetyca

Semplicità di cuore – Simplicity of heart – La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti


Semplicità di cuore

Il gran cielo era aperto e compatto. Non c’erano i grossi uccelli dalle ali spalancate che volteggiano con tanta facilità da una valle all’altra, non si vedeva nemmeno una nube passeggeera. Gli alberi erano immobili e le pieghe arcuate dei monti si ad­densavano d’ombra. L’agile cervo, consumato dalla curiosità, spiava intento, per sfrecciar poi via ad un tratto al nostro avvi­cinarsi. Sotto un cespuglio, dello stesso color della terra, guatava un piatto rospo cornuto, gli occhi brillanti, immobile. A occidente le montagne si stagliavano nitide e taglienti contro il tramonto. Molto in basso e lontano si vedeva una grande villa; aveva una piscina, dove si bagnavano alcune persone. Un giar­dino delizioso circondava la villa, che aveva un’aria benestante e risentita, quella particolare atmosfera che circonda la ricchezza. Ancor più giù, in fondo a una strada polverosa, si levava una capanna in un campo arido e secco. Anche a quella distan­za, erano visibili povertà, squallore, fatica. Viste dall’alto, le due case non erano molto lontane l’una dall’altra; bruttura e bellez­za si sfioravano.

La semplicità di cuore è di gran lunga più importante e signi­ficativa della semplicità di possessi. Accontentarsi del poco è faccenda relativamente facile. Rinunciare alle comodità, o al vizio del fumo e ad altre abitudini, non indica semplicità di cuo­re. Cingersi i fianchi di un perizoma in un mondo avvezzo a in­dumenti, comodità e distrazioni non indica un essere libero. C’era un uomo che aveva rinunciato al mondo e alle sue usanze, ma desideri e passioni lo consumavano; aveva indossato la tuni­ca del monaco, ma non conosceva pace. I suoi occhi cercavano di continuo qualche cosa e la sua mente era combattuta fra dubbi e speranze. Esternamente, vi disciplinate e rinunciate, stabilite la vostra linea di condotta, per filo e per segno, per raggiungere la meta. Misurate i progressi della vostra ascesa in ba­se alle norme della virtù: come abbiate rinunciato a questo e a quello, come la vostra condotta sia controllata, quanto siate tol­lerante e gentile, e così via di questo passo. Avete imparato l’arte della concentrazione, e vi ritirate in una foresta, in un monaste­ro o in una camera buia per meditare; passate i vostri giorni nella preghiera e nella vigilia. Esternamente avete reso la vostra vita semplice e grazie a questa pensosa e calcolata organizza­zione sperate di raggiungere la beatitudine che non è di questo mondo.

Ma si giunge alla realtà attraverso sanzioni e controlli ester­ni? Sebbene la semplicità esteriore, la rinuncia alle comodità siano ovviamente necessarie, aprirà questo modo di essere la porta alla realtà? Essere volti alle comodità e al successo appe­santisce la mente e il cuore, e ci deve essere libertà di viaggiare; ma perché siamo tanto interessati a questo gesto esteriore? Per-ché siamo così appassionatamente risoluti a dare un’espressio­ne esteriore alla nostra intenzione? È forse paura di illudersi, o di ciò che un altro potrebbe dire? Perché desideriamo convincere noi stessi della nostra integrità? Non sta l’intero problema nel desiderio di essere certi, di essere convinti della nostra propria importanza nel divenire?

Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, internamente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l’attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dall’accumulo esterno e interiore dei loro conflitti. La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perché la realtà sia.

Tratto da: La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti

❤ ❤ ❤

Simplicity of heart

The sky was very open and compact. There were the big birds with outstretched wings hovering so easily from one valley to another, not a cloud could be seen anywhere passeggeera. The trees were motionless and arched folds of the mountains were gathering in the shade. The nimble deer, consumed by curiosity, peeped intent to sfrecciar then off suddenly as we approached. Under a bush, of the same color of the earth, a dish guatava horned toad, bright eyes, motionless. To the west the mountains stood out clear and sharp against the sunset. Very low and away you could see a large villa, had a pool, where bathed some people. A delightful garden surrounding the villa, he looked wealthy and resentful, that special atmosphere that surrounds the wealth. Even further down, down a dusty road, rose a hut in a field barren and dry. Even at that distance, were visible poverty, squalor, and fatigue. Seen from above, the two houses were not very far apart, ugliness and beauty touching.

The simplicity of the heart is by far the most important and significant of the simplicity of possessions. Be content with the little thing is relatively easy. Giving up comfort, or smoking and other habits, does not indicate a simple heart. Gird up the sides of a thong in a world accustomed to clothing, comfort, and distraction is not a free being. There was a man who had renounced the world and its customs, desires and passions, but consumed it, he wore the robe of monaco, but did not know peace. His eyes searched for something all the time and his mind was torn between doubts and hopes. Outside, covered and you give up, set your line of conduct, word for word, to reach the goal. Measure the progress of your ascent under the rules of virtue, as you have given up on this and that, as your conduct is controlled, as you are tolerant and kind, and so on it goes. You have learned the art of concentration, and you retire in a forest, in a monastery or in a dark room to meditate, your days spent in prayer and vigil. Externally you have made your life easier and thanks to this thoughtful and calculated organization hoping to achieve the bliss that is not of this world.

But it comes to reality through sanctions and external controls? Although the outward simplicity, the renunciation of comfort are obviously necessary, this way of being open the door to reality? Be directed to the comfort and success weighs down the mind and heart, and there must be freedom to travel, but why are we so interested in outward gesture? Per-because we are so passionately determined to give an outward expression of our intention? Is it fear of deceiving himself, or what another might say? Because we want to convince ourselves of our integrity? It is not the whole problem in the desire to be sure, to be convinced of our own importance in evolution?

The desire to be is the principle of complexity. Driven by the desire to be growing, internally and externally, we accumulate or renounce, cultivate or deny. Seeing that the time steals everything, we cling to what is timeless. This struggle to be positively or negatively, through attachment or detachment, can never be solved by any outward gesture, from any discipline or practice, but the understanding of this struggle will lead, naturally and spontaneously, to freedom from the accumulation exterior and interior of their conflicts. The reality is not achieved through detachment, not reachable by any means. All the means and ends are all a form of attachment and must cease because the reality is.

Taken from: The Pursuit of Happyness – Jiddu Krishnamurti

Il Sé inconoscibile – The Self unknowable – Osho


Il Sè inconoscibile

Il mistero più profondo dell’esistenza è il fenomeno della conoscenza. Puoi conoscere tutto ma non il tuo Sè. Colui che conosce non può essere conosciuto, perchè conoscere qualcosa significa ridurlo ad oggetto. Il processo cognitivo stesso si fonda sulla dualità.. Io posso conoscere te perchè dimoro nel mio essere, mentre tu ne sei all’esterno. Tu diventi un oggetto. Ma mi è impossibile conoscere il mio Sè perchè non posso ridurlo a oggetto. Non posso incontrare il mio Sè tramite un metodo oggettivo. Non posso mettere il mio Sè di fronte a me. E se potessi porre il mio Sè di fronte a me, ciò che vedrei non sarebbe il mio Sè. Come potrebbe essere il mio Sè? In verità, colui che osserva dall’interno, solo quello rimarrebbe il mio Sè.
Il Sè è soggettivo, e questa soggettività non può essere oggettivata. Da qui il paradosso: ciò che conosce ogni cosa, non può conoscere se stesso; ciò che è fonte di ogni conoscenza rimane inconoscibile. Se riesci a capirlo, questo sutra sarà una grande rivelazione: è uno dei sutra più profondi, scende a livelli mai toccati da altri mistici. In esso si dice che l’autoconoscenza è impossibile, mentre da sempre hai sentito dire, ti è stato predicato, ovunque si dice: “Conosci te stesso.” Ma come puoi conoscere te stesso? Ti è possibile conoscere tutto ciò che è altro da te, ma un solo elemento rimarrà sempre ignoto, inconoscibile: e quell’elemento sei tu.
Il termine “Conoscenza di Sè” non è affatto corretto. La conoscenza di Sè non è possibile. Ma questa impossibilità può creare in te un profondo pessimismo. Se la conoscenza del Sè non è possibile, l’intera dimensione religiosa diventa assurda perchè quello è il suo unico scopo – offrirti la conoscenza di te stesso. Per cui il termine conoscenza di Sè deve avere un altro significato. Deve esistere qualche elemento, una dimensione nascosta, attraverso la quale ti è possibile conoscere il Sè senza per questo ridurlo a un oggetto. Deve essere possibile la conoscenza in un modo radicalmente differente.
Nel mondo tutto ciò che conosciamo è oggettivo mentre il soggetto rimane inconoscibile, colui che conosce resta ignoto. Ma è possibile conoscere questo soggetto conoscente? Questa è la domanda esistenziale, il problema fondamentale. Se esiste un solo modo per conoscere – e cioè la conoscenza oggettiva – non lo si può conoscere. Per questo tutti i pensatori con mente scientifica negheranno l’esistenza del Sè. Il loro negare è significativo: chiunque sia stato educato a pensare in termini oggettivi, e di oggettività, sosterrà che non vi è un Sè.
(…)
Per cui per la scienza, la morte è totale estinzione, nulla rimane. La consapevolezza non ha sostanza, è una conseguenza. Senza il corpo non può esistere. E’ parte del corpo, una semplice combinazione di molti elementi materiali. Viene prodotta. Non è un elemento semplice: è un composto, una combinazione, una sintesi, qualcosa che dipende da altre cose. Il Sè non esiste. La scienza afferma che il Sè non esiste perchè non lo si può conoscere.
La parola “scienza” vuol dire conoscenza. E se qualcosa è inconoscibile, la scienza non lo approverà, non lo accetterà. “Scienza” indica ciò che può essere conosciuto, solo questo… la scienza non è mistica. Non può cadere nell’assurdo. Per la scienza la parola stessa “Conoscenza di Sè” è assurda.
Eppure la religione ha un valore e un senso, perchè esiste un’altra dimensione della conoscenza.
Cerca di comprendere quella dimensione del sapere dove ciò che si conosce non è ridotto ad oggetto. Per esempio: se in una stanza buia viene accesa una lampada, tutto ciò che si trova in quella stanza è illuminato, lo si conosce grazie alla luce della lampada. Ma anche la lampada viene ad essere conosciuta grazie alla luce. Tutto il resto: sedie, mobili, pareti, quadri, sono conosciuti grazie alla luce. Ma cosa ci porta a conoscere la luce stessa?
La luce si fa luce da sè. La sua semplice presenza rivela gli altri oggetti ma rivela anche se stessa. Ma queste due rivelazioni sono differenti.Quando si conosce una sedia tramite la luce, la sedia è un oggetto. La luce illumina la sedia, e se viene spenta, la sedia non può essere conosciuta. La conoscenza della sedia dipende dalla luce, ma la conoscenza della luce non dipende affatto dalla sedia. Se elimini tutto, la luce permane immutata. Non rimarrà nulla da illuminare, tuttavia continuerà a far luce a se stessa. Questa rivelazione della luce è un’autorivelazione.
Lo stesso accade nel il mondo interiore, con il Sè interiore. Per suo tramite si conosce ogni cosa, ma esso non si conosce se non per suo tramite – è un fenomeno che si rivela da sè.La conoscenza del Sè non significa che il Sè è conosciuto da qualcun altro, perchè in questo caso l’altro sarebbe il Sè. Perciò, qualsiasi cosa venga conosciuta
in modo oggettivo non può essere il Sè. Il Sè rimarrà sempre colui che conosce. Ma come è possibile conoscere questo Sè? Il Sè di per se stesso è evidente, è un fenomeno che si rivela da solo: per conoscerlo non occorre altro. Non occorre ridurlo ad oggetto.

Di fatto tutti gli oggetti vengono rimossi dalla mente, quando si rimuove ogni struttura mentale, all’improvviso il Sè si rivela da solo. E’ questa la differenza tra materia e consapevolezza: la materia non si autorivela, la consapevolezza sì. La materia deve essere conosciuta da qualcun altro, la consapevolezza si conosce da sè. Questa è la differenza fondamentale tra materia e consapevolezza. Gli alberi esistono, ma se non è presente un essere consapevole, essi non possono essere resi noti. Per essere rivelati hanno bisogno della consapevolezza di qualcuno.
Esistono le rocce, rocce splendide, ma se non vi è consapevolezza, esisteranno senza essere splendide – nessuno sarà consapevole della loro presenza. La loro esistenza sarà muta. Le rocce stesse non potranno riconoscere la propria esistenza. La vita cisarà sempre, ma non ve ne sarebbe alcuna rivelazione.
Un bimbo va a giocare vicino a quelle rocce e all’improvviso esse vengono rivelate. Ora non sono più esistenza cieca. Le rocce si sono affermate di fronte alla vita attraverso il bambino. Ora anche l’albero è stato rivelato. Ogni cosa intorno al bambino acquista vita in un senso nuovo. Il bambino è diventato fonte di rivelazione. Intorno a lui tutto ha acquistato vitalità. Per cui, più è profonda la tua consapevolezza, più profondamente riveli l’esistenza.
Quando viene al mondo un Buddha l’intera esistenza festeggia in “lui” a causa della sua profonda consapevolezza. Tutto ciò che è nascosto nella materia diviene manifesto. Prima non era mai stato conosciuto. La semplice presenza di un essere illuminato rende illuminata l’intera esistenza intorno a lui. Tramite la sua presenza tutto acquista vita e sensibilità. La consapevolezza rivela gli altri, ma ad un’altra consapevolezza non serve rivelarla: si rivela da se stessa.

Prendiamolo da un altro punto di vista: tutto deve essere dimostrato perchè tutto può essere messo in dubbio. Ma non puoi mettere in dubbio il Sè, per questo il Sè non ha mai bisogno di una prova. Puoi forse dubitare del Sè? Cartesio, uno dei più famosi pensatori occidentali, usava il dubbio quale metodo di conoscenza. Iniziò il suo viaggio di conoscenza attraverso un dubbio che penetrava molto a fondo. Cartesio decise di dubitare di tutto finché non avesse incontrato un fatto che non potesse essere messo in dubbio. E se non sussiste un fatto fondamentale che non può essere messo in dubbio, non puoi costruire il palazzo della conoscenza perchè non ha fondamenta solide su cui poggiare. Se tutto può essere messo in dubbio e deve essere dimostrato, l’intero edificio si fonda solo sulla logica. Qualcosa in profondità deve essere indubitabile, deve esistere senza bisogno di prova.
Dio può essere messo in dubbio. Ricordalo, Dio può essere messo in dubbio. Non solo, ma si può anche dimostrare che non esiste. Di fatto se qualcuno mette in dubbio Dio, non ti è possibile dimostrare la Sua esistenza. Puoi convincere solo coloro che sono già convinti ma non puoi convertire chi non crede: è impossibile. Non un solo ateo può essere convertito, perchè ha bisdgno di prove e Dio non può essere dimostrato.
Dio non è scevro dal dubbio. Lo si può dubitare e confutare. Questa ipotesi può essere definita falsa. Non ci sono prove a favore. Per questo Cartesio insiste nel dubbio, nella discussione, nella ricerca, dicendo che se non incontra qualcosa nell’esistenza di cui non si possa dubitare… non qualcosa che possa essere dimostrata, niente affatto, ma che non sia possibile mettere in dubbio. E alla fine giunge al Sè, ed egli afferma che il Sè è una realtà più sicura di Dio. Lo è, perchè non può essere messo in dubbio. Lo puoi forse dubitare? Anche per dubitarne lo devi possedere.
Per esempio, se sei in casa e qualcuno bussa e chiede se ci sei o no, e tu rispondi: “No, non ci sono”, la risposta stessa dimostra che ci sei. Non puoi negare te stesso. Proprio il tuo dire “Non ci sono”, dimostra che ci sei. La negazione stessa diventa una conferma. Non occorre un’affermazione – la stessa negazione è una conferma. Quando la negazione stessa è una prova, il fatto è indubitabile. Come potresti dubitarlo?
Non puoi dire: “Non so se esisto o no”, o puoi dirlo? Perchè anche per essere in quella confusione è necessario che tu sia presente. Come può esserci confusione se tu non sei presente? Non puoi dire: “Non credo alla mia esistenza”, perchè anche il non credere implica la presenza di qualcuno. E’ impossibile negare la tua esistenza, è impossibile negare l’esistenza dell’io.
Questo Sè è l’unico fatto indubitabile nel mondo, tutto il resto è stato messo in dubbio.
(…)
Il Sè non può essere messo in dubbio perchè è evidente di per sè. Non occorrono prove, non occorrono discussioni: si evidenzia da solo.
Mahavir negò Dio: disse che non esiste alcun Dio. Ma non poté affermare che non vi è un Sè. Per cui il Sè per lui divenne divino. Disse: “Solo il Sè è Dio.” Ed è vero! All’interno del tuo essere, il Sè è l’elemento più vicino all’esistenza divina. Per questo non può essere messo in dubbio. Si evidenzia da solo, si rivela da solo, si illumina da solo.
Questo è il secondo metodo di conoscenza. Il metodo scientifico implica conoscere una cosa in quanto oggetto. Il metodo religioso implica conoscere il soggetto in quanto soggetto. Nel metodo scientifico la conoscenza si compone di tre parti: colui che conosce, ciò che è conosciuto e la conoscenza. La conoscenza è solo un ponte tra colui che conosce e l’oggetto di conoscenza. La conoscenza religiosa non si divide in tre parti. Colui che conosce è ciò che si conosce e colui che conosce è la conoscenza. Non è suddivisa in tre elementi. E’ unica, è indivisa.

Osho

The Self unknowable

The deepest mystery of existence is the phenomenon of knowledge. You can read about everything but your self. He who knows it can not be known, because to know something means to reduce the subject. The same cognitive process is based on duality .. I can get to know you because I dwell in my being, as you will out six. You become an object. But I can not know my self because I can not reduce it to an object. I can not see my self using an objective method. I can not put my self in front of me. And if I could place my self in front of me, what I would see would not be my self. How could it be my self? Indeed, from the observer, only what would be my self.
The self is subjective and this subjectivity can not be objectified. Hence the paradox: that which knows everything, can not know himself, what is the source of all knowledge remains unknowable. If you can understand it, this will be a great revelation sutra: Sutra is one of the deeper, down to levels not affected by other mystics. It is said that self-knowledge is impossible, but you always heard, you’ve been preached, wherever it says: “Know thyself.” But how can you know yourself? You can know everything that is other than you, but only one element will always remain unknown, unknowable, and that element is you.
The term “Knowledge of Self” is not correct. Self-knowledge is not possible. But this impossibility can create in you a profound pessimism. If knowledge of the Self is not possible, the entire religious dimension becomes absurd, because that’s its only purpose – to provide you with the knowledge of yourself. So the term knowledge of the self must have a different meaning. There must be some element, a hidden dimension, through which you can learn about the self without reducing it to an object. It must be possible to know in a radically different way.
In the world everything we know is objective while the subject remains unknowable, the knower remains unknown. But you know this person know? This is the existential question, the fundamental problem. If there is only one way to know – and that objective knowledge – you can not know. Therefore, all scientific thinkers with minds deny the existence of the Self. Their denial is significant: anyone who has been trained to think in terms of objective, and objectivity, will argue that there is no self.
(…)
So for science, death is total extinction, nothing remains. Awareness has no substance, is a consequence. Without the body can not exist. It ‘part of the body, a simple combination of many material elements. Is produced. It is not a simple element: it is a compound, a combination, a synthesis, something that depends on other things. The Self does not exist. Science states that the self does not exist because you can not know.
The word “science” means knowledge. And if something is unknowable, science does not approve, will not accept it. “Science” shows what can be known, only that … science is not mystical. Can not fall in the absurd. For science the word itself “Knowledge of Self” is absurd.
Yet religion has value and meaning, because there is another dimension of knowledge.
Try to understand the dimension of knowledge where what you know is not reduced to an object. For example, if in a dark room is a lamp, all that is in that room is lit, you know it by the light of the lamp. But the lamp is to be known by the light. Everything else: chairs, furniture, walls, paintings, are known by the light. But what leads us to know the light itself?
The light it sheds light on its own. His mere presence reveals other objects, but also reveals itself. But these revelations are differenti.Quando you know the light by a chair, the chair is an object. The light illuminates the chair, and if it is turned off, the chair can not be known. Knowledge of the chair depends on the light, but the knowledge of light is unaffected by the chair. If you delete everything, the light remains unchanged. Nothing will remain to be illuminated, but will continue to shed light itself. This is a self-revelation of light.
The same happens in the inner world, with the inner self. Through it you know everything, but it is not known except through him – is a phenomenon that is revealed by sè.La knowledge of self does not mean that the Self is known by someone else, because in this case the other would be the Self. So, whatever is known
in an objective can not be the Self. The Self will always be the one who knows. But how do you know this Self? The self is evident in itself, is a phenomenon that reveals itself: to know nothing more. There is no need to reduce the subject.

In fact, all objects are removed from the mind, when you remove any frame of mind, suddenly reveals the Self alone. And ‘that’s the difference between matter and consciousness: the material does not reveals himself, the knowledge, yes. The matter must be known to someone else, you know awareness by itself. This is the fundamental difference between matter and consciousness. The trees there, but if there is a conscious being, they can not be disclosed. Proved to be the knowledge that they need someone.
There are rocks, rocks beautiful, but if there is awareness, there will not be beautiful – no one will be aware of them. Their existence will be silent. The rocks themselves may not recognize their existence. Cisar’s life forever, but there would be no revelation.
A child is playing near those rocks, and they are suddenly revealed. Now there are no longer blind. The rocks are well established with regard to life through the child. Now the tree has been revealed. Everything around the child acquires a new meaning in life. The child has become a source of revelation. Everything around him has acquired vitality. So, the deeper your awareness, deeper reveals the existence.
When the world celebrates the Buddha’s entire existence in “him” because of his deep awareness. All that is hidden in matter becomes manifest. Before it was never known. The mere presence of an enlightened being enlightened makes the whole life around him. Through its presence throughout life and acquired sensitivity. Awareness reveals the other, but need not disclose it to another consciousness: it reveals itself to be.

Let’s get another point of view: everything must be proved because everything can be questioned. But you can not put into question the self, that’s why he never needed any proof. You may doubt the self? Descartes, one of the most famous Western thinkers, the question used as a method of knowledge. He began his journey of knowledge through a question that penetrated very deeply. Descartes decided to doubt everything until he met a fact that could not be questioned. And if there is a fundamental fact that can not be questioned, you can not build the palace of knowledge because it has a solid foundation on which to rest. If everything can be questioned and must be demonstrated, the whole edifice is based only on logic. Something in depth must be no doubt, there should be no need for proof.
God can be questioned. Remember, God can be questioned. Not only that, but you can also show that does not exist. In fact, if someone calls into question God, you’re unable to prove His existence. You can only convince those who are already convinced, but you can not convert non-believers is impossible. Not a single atheist can be converted, because God has bisdgno of evidence and can not be demonstrated.
God is not free from doubt. You can doubt and refute. This hypothesis can be described as untrue. There is no evidence in favor. For Descartes insists that when in doubt, in the discussion, research, saying that if it encounters something in the existence of which can not be doubt … not something that can be demonstrated, not at all, but that is not possible to doubt. And finally comes the self, and he says that the self is a reality of God He is safer, because it can not be doubted. Perhaps you can doubt? Even you must have to doubt it.
For example, if you’re at home and someone knocks and asks if you’re there or not, and you say: “No, no,” the answer itself shows that you are there. You can not deny yourself. Just your saying “No”, shows that you are there. The denial itself becomes a confirmation. You do not need affirmation – negation is the same for confirmation. When the denial itself is a proof, the fact is indubitable. How could you doubt it?
You can not say: “I do not know if they exist or not”, or can you tell? Why even be in the mess it is necessary that you be present. As can be confusing if you are not present? You can not say: “I do not think my life”, because even they do not believe implies the presence of someone. It ‘impossible to deny your existence, it is impossible to deny the existence of the self.
This Self is the only indisputable fact in the world, everything else has been questioned.
(…)
The Self can not be questioned because it is self-evident. You do not need evidence, you do not need threads: it shows itself.
Mahavira denied God said that there is no God but could not say that there is no self. So for him the self became divine. He said: “Only the Self is God” And it’s true! Inside of your being, the Self is the closest element to the existence of God. For this can not be doubted. It is pointed out by itself, reveals itself by itself, lights alone.
This is the second method of knowledge. The scientific method involves knowing a thing as an object. The religious method involves knowing the subject as subject. Knowledge in the scientific method consists of three parts: the one who knows, what is known and knowledge. Knowledge is just a bridge between the knower and the object of knowledge. Religious knowledge is not divided into three parts. One who knows is what is known and the knower is knowledge. It is divided into three elements. And ‘one and indivisible.

Osho

Lucciole e speranze – Fireflies and hopes




🌸Lucciole e speranze🌸

Conosco
i passi
di ieri

vecchie
rotte
di viaggio

Oggi assaporo
tuffata
in emozione

questo
attimo
presente

Mentre attendo
ogni attimo
sospeso

di un futuro
mai tracciato
nelle carte

Tu dimmi
se nascoste
nelle tasche

hai anche tu
lucciole
e speranze

05.10.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Fireflies and hopes

I know
the steps
of yesterday

old
broken
of travel

Today I savor
dipped
in emotion

this
moment
here I’m

While I wait
every moment
suspended

of a future
never tracked
in the cards

You tell me
if hidden
in the pockets

you have too
fireflies
and hopes

05.10.2021 Poetyca

Sensi di insicurezza – Senses of insecurity – Anthony De Mello




🌸Sensi di insicurezza🌸

La scomparsa totale
dei sensi di insicurezza
si avra’ soltanto quando
avrai quella benedetta capacità
degli uccelli del cielo
e dei fiori del campo
di vivere pienamente,
momento per momento,
nel presente,
per quanto insopportabile
questo possa apparire.

Anthony De Mello
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Senses of insecurity

The total disappearance of the senses of insecurity will have ‘only when you have the blessed ability’ of the birds of the air and flowers of the field to live fully, moment by moment, in the present, as this may seem unbearable.

Anthony De Mello

Giorno – Day – Haiku


🌸Giorno – Haiku🌸

Raggi di sole
e farfalle in volo:
Senza nuvole

15.06.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
🌸Day – Haiku

With sun rays
and butterfly in sky:
Cloudless day

15.06.2020 Poetyca

Illusione – Illusion – Haiku


🌸Illusione – Haiku🌸

Sono nuvole
a rubare il sole
dentro all’illusione

05.07.2018 Poetyca
🌸🍃🌸
🌸Illusion – Haiku

They are clouds
to steal the sun
inside the illusion

05.07.2018 Poetyca

Willy DeVille


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=vB-WF4lvVhw&list=PL9F487E77BA659370]

Willy DeVille nasce come William Borsay a Stamford, nel Connecticut (assumerà il nome di Willy DeVille nel 1975). Sua nonna materna era un’irochese; inoltre, è di discendenza basca e irlandese. Per dirla con le sue parole, “Un po’ di questo e un po’ di quello; un vero cane randagio”[2] Lascia la scuola al suo decimo anno di studi [3]e inizia a frequentare il Lower East Side e il West Village, a Manhattan. “Sembrava che non facessi altro che girare senza meta. Volevo suonare, ma non mi sembrava di trovare l’ambiente giusto. C’erano parecchie band di rock psichedelico, ma non erano fatte per me”[4] In questo periodo, gli interessi di DeVille erano indirizzati principalmente verso il blues, e in particolar modo verso John P. Hammond, Muddy Waters e John Lee Hooker.[5][6]

DeVille lascia allora la sua band “Billy and the Kids” e prova a raggiungere Londra, in cerca di musicisti con le sue stesse idee, ma non riesce a trovarne. Torna quindi a New York, dopo due anni di assenza.[7] La sua band successiva, i “Royal Pythons” (“una gang trasformata in gruppo musicale”[8]) rimase un altro tentativo senza successo.

Dopo alcuni pellegrinaggi si ferma a San Francisco, dove forma un gruppo con il bassista Ruben Siguenza e il batterista Tom “Manfred” Allen. Il gruppo suona sotto i nomi di “Billy DeSade & the Marquis” e “The Lazy Eights” prima di trovare il nome “Mink DeVille”. Dopo un po’ di tempo DeVille porta la band a New York, dove viene assunto il chitarrista Louis X. Erlanger, le cui abilità nel campo degli arrangiamenti aiutano ulteriormente il processo di perfezionamento del sound del gruppo. Nel 1981, quando esce il quarto album dei “Mink DeVille”, Coup de Grâce, tutti i componenti originali del gruppo, escludendo Willy, se ne sono già andati. Nel 1987 DeVille inizia a registrare sotto il proprio nome.

DeVille ha recitato in due film negli anni ottanta, rivestendo prima il ruolo di un truffatore in “Va Banque” (1986) e poi di una guardia del corpo in “Homeboy“, nel 1988. Nel corso della sua vita ha sofferto a lungo di dipendenza da droga, cosa che ha danneggiato seriamente la sua carriera. Possedeva abitazioni a New Orleans e nel Mississippi.

Una sua canzone, Demasiado corazón, è stata scelta come sigla della trasmissione televisiva italiana Zelig.

Il suo gruppo, inoltre, ha suonato a lungo al CBGB, lo storico nightclub newyorkese in cui ebbe origine il punk rock intorno agli anni settanta. A New Orleans, luogo in cui si trasferì nel 1988, diede un contributo importante al tentativo di dare nuova importanza al R&B locale. I suoi testi profondi e i legami con i ritmi tipici della musica latina hanno portato alla definizione di un nuovo genere di musica, chiamata Ispanico-americana.[9] Ha raggiunto la notorietà in Europa, mentre non fu particolarmente conosciuto negli Stati Uniti.

Nel 1994 è ospite musicale in una puntata della trasmissione satirica Tunnel con Serena Dandini (dove poco tempo prima lo avevano preceduto i Nirvana) ed esegue Cadillac Walk, prestandosi poi per qualche istante ai siparietti scherzosi di Corrado Guzzanti, Adolfo Margiotta, Maurizio Crozza e Carla Signoris.

http://it.wikipedia.org/wiki/Willy_DeVille

Willy DeVille (August 25, 1950 – August 6, 2009) was an American singer and songwriter. During his thirty-five-year career, first with his band Mink DeVille (1974–1986) and later on his own, Deville created original songs rooted in traditional American musical styles. He worked with collaborators from across the spectrum of contemporary music, including Jack Nitzsche, Doc Pomus, Dr. John, Mark Knopfler, Allen Toussaint, and Eddie Bo. Latin rhythms, blues riffs, doo-wop, Cajun music, strains of Frenchcabaret, and echoes of early-1960s uptown soul can be heard in DeVille’s work.

Mink DeVille was a house band at CBGB, the historic New York City nightclub where punk rock was born in the mid-1970s. DeVille helped redefine the Brill Building sound. In 1987 his song “Storybook Love” was nominated for an Academy Award. After his move to New Orleans in 1988, he helped spark the roots revival of classic New Orleans R&B. His soulful lyrics and explorations in Latin rhythms and sounds helped define a new musical style sometimes called “Spanish-Americana”.[1]

DeVille died of pancreatic cancer on August 6, 2009 in a New York hospital. He was 58 years old.[2][3][4] Although his commercial success waxed and waned over the years, his legacy as a songwriter has influenced many other musicians such as Mark Knopfler and Peter Wolf.

http://en.wikipedia.org/wiki/Willy_DeVille

Una perla al giorno – Dhammapada


mandala h

Il saggio dovrebbe purificarsi
impegnandosi a progredire spiritualmente
almeno nel corso di uno
dei tre periodi della vita.

Dhammapada, 157

The wise man should be purified
pledging to grow spiritually
at least during one
Three periods of life.

Dhammapada, 157