Archivio | 14/01/2022

La pace – Peace – Thich Nhat Hanh


La pace

Cammina e tocca la pace in ogni momento.
Cammina e tocca la felicità in ogni momento.
Ogni passo porta una brezza fresca.
Ogni passo fa sbocciare un fiore.
Bacia la Terra con i piedi.
Porta alla Terra il tuo amore e la tua felicità.
La Terra sarà al sicuro
quando ci sentiamo al sicuro in noi stessi.

Thich Nhat Hanh

Peace

Walk and touch peace every moment.
Walk and touch happiness every moment.
Each step brings a fresh breeze.
Each step makes a flower bloom.
Kiss the Earth with your feet.
Bring the Earth your love and happiness.
The Earth will be safe
when we feel safe in ourselves.

Thich Nhat Hanh

Pensieri di Luce – Thoughts of Light –



Pensieri di Luce

“È naturale che vogliate attirare l’amore o l’amicizia di qualcuno, ma non dovete mai ricorrere a mezzi di pressione come il denaro, i regali, la seduzione o il ricatto. Anche se tanti uomini e donne si servono in generale di questi mezzi, perché sono ovviamente i più facili, voi, guardatevi bene dall’utilizzarli.Il solo mezzo di cui avete il diritto di servirvi per attirare l’amore è la luce, ed è anche l’unico che sia veramente efficace. Inviate all’essere dal quale volete farvi amare dei doni di luce spirituale, dei colori che spargerete attorno a lui, sapendo che la luce e i colori sono entità vive. Quando la sua anima sentirà la presenza di quelle entità benefiche, penserà a voi con riconoscenza e vi apprezzerà sempre più.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Thoughts of Light

“It is natural that we want to attract love or friendship
someone, but you should never resort to means such as pressure
money, gifts, seduction or blackmail. Although many
men and women are in general of these vehicles, because
are obviously the easiest, you look good
from using them.
The only way that you attract the right to serve
love is the light, and is also the only one that is truly effective.
Notify me of being from which you want to make you love the gifts of light
spiritual, colors spreading around him, knowing that
the light and the colors are living entities. When his soul feel
the presence of those charitable entities, will think of you with
gratitude and appreciate you more. “
Mikhael Omraam Aïvanhov

emozioni

Dal momento che la nostra cultura ammira l’approccio più maschile e razionale verso la vita, e disprezza il lato femminile, più portato ai sentimenti, tutti hanno imparato, in qualche misura, a nascondere i propri sentimenti, persino a se stessi.
Abbiamo imparato a seppellire la maggior parte delle nostre sensazioni nel profondo di noi stessi, e a mostrare al mondo soltanto quello che sembra sicuro, e generalmente non è molto.
La maggior parte di noi si sente particolarmente a disagio con i sentimenti comunemente considerati “negativi”, come la paura, la tristezza, il dolore, la collera e la sensazione di essere feriti. In realtà non esistono sentimenti negativi.
Noi definiamo negativi le cose perché non le capiamo e quindi ne abbiamo paura. Tutti questi sentimenti sono naturali e importanti; ognuno ha una funzione significativa nell’esperienza umana. Invece di respingerli ed evitarli, abbiamo bisogno di esplorare e scoprire il dono che ogni sentimento ci offre.
I pensieri sono molto più collegati alla mente cosciente e alla volontà, mentre i sentimenti vengono da un luogo più profondo e meno razionale. In una certa misura possiamo scegliere coscientemente i nostri pensieri, ma l’unica scelta che abbiamo riguardo ai nostri sentimenti è il modo in cui affrontarli.
Per esempio, la persona che è stata licenziata potrebbe scegliere di crogiolarsi in pensieri critici o vendicativi sul suo capoufficio, oppure concentrarsi su pensieri che riguardano la ricerca di un altro lavoro.
Ma le emozioni sottostanti di rabbia e di paura rimangono lì, immutate. La persona può scegliere se affrontare queste sensazioni rimanendo seduto in casa in preda alla depressione, oppure andando in ufficio a gridare contro il capo oppure sfogandosi con un amico o un terapista, per poi andare in cerca di un nuovo lavoro.
In altre parole, può reprimere i suoi sentimenti, sfogarli, oppure esplorarli esprimerli, accettarli, e infine trovare un modo di agire appropriato per prendersi cura di se stesso.
Permettendoci di riconoscere e di vivere i nostri sentimenti quando si presentano, sviluppiamo gli strumenti per rimanere in contatto con essi.
È importante entrare in contatto con i bisogni che si trovano sotto le nostre emozioni e imparare a comunicarli con efficacia. Al di sotto della maggior parte delle nostre emozioni si trovano le nostre esigenze basilari di amore, accettazione, sicurezza e autoconsiderazione.
Abbiamo bisogno di conoscere il bambino vulnerabile che vive ancora nel profondo di noi, e di diventare il genitore affettuoso di cui il nostro bambino interiore ha bisogno.
I nostri sentimenti sono una parte importante della forza vitale che si muove costantemente attraverso di noi. Impedendo a se stessi di vivere appieno le proprie emozioni, si interrompe il flusso naturale della forza vitale.
L’energia viene bloccata nel corpo fisico e può rimanere così per anni o addirittura per tutta la vita, finché non viene liberata. Questo stato genera dolore emozionale e fisico, e malattie.
Sentimenti repressi = energia bloccata = malattie emozionali e fisiche.
Accettare le nostre emozioni, concederci di viverle e imparare a comunicarle in modo costruttivo e equilibrato, fa sì che scorrano facilmente e naturalmente attraverso di noi. Così la forza vitale fluisce senza impedimenti attraverso il corpo fisico, e produce la guarigione emozionale e fisica.
Vivere i sentimenti = fluire libero dell’energia = salute e benessere emozionale e fisico.
Mi piace usare l’analogia che paragona le nostre emozioni alle condizioni meteorologiche, in costante trasformazione a volte buie, a volte luminose, a volte violente e intense, altre volte calme e tranquille.
Cercare di resistere o di controllare le esperienze emotive è come cercare di controllare le condizioni atmosferiche: il massimo della futilità e della frustrazione! Inoltre, se vivessimo solo giornate di sole alla temperatura esatta di 20 gradi, la vita sarebbe piuttosto noiosa.
Quando siamo in grado di apprezzare la bellezza della pioggia, del vento e della neve come quella del sole, siamo liberi di godere della vita in tutta la sua pienezza.
sensazioni
Dopo aver represso e bloccato le nostre sensazioni non possiamo metterci in contatto con l’universo insito in noi, non possiamo prestare ascolto alla nostra voce intuitiva e non possiamo certo godere di essere vivi.
Quando sorvegliamo le nostre sensazioni impediamo all’energia vitale di fluire attraverso il nostro corpo. L’energia di queste sensazioni represse e inespresse rimane bloccata nel nostro corpo e ciò causa sconforto emotivo e fisico e, a lungo andare, malattie e disturbi fisici. Diventiamo apatici, quasi fossimo morti.
Dopo aver sperimentato e liberato emozioni del passato, prima represse, un maggiore flusso di energia e di vitalità arricchirà la vostra vita. E’ importante che impariate a essere in contatto con le vostre sensazioni non appena esse compaiono: in questo modo possono continuare a muoversi attraverso voi e il vostro canale rimarrà libero.
Le emozioni hanno una natura ciclica e, come il tempo meteorologico, cambiano costantemente. Nel corso di un’ora, di un giorno o di una settimana possiamo provare sensazioni diverse.
Se capiamo ciò, possiamo imparare ad apprezzare tutte le nostre sensazioni e permettere loro di continuare a cambiare.
Ma quando temiamo alcune sensazioni, quali la tristezza o la paura, inizieremo a usare i nostri freni emotivi non appena ne avremo la percezione. Non vogliamo percepirle completamente, così ci fermiamo a metà strada senza completare l’esperienza.
Tendiamo a considerare dolorose alcune sensazione e, quindi, vorremmo evitarle. Ho scoperto, tuttavia, che il dolore deriva realmente dalla resistenza a una sensazione.
A livello emotivo quel che ci provoca dolore è la nostra resistenza a una sensazione “negativa”. Mentre, se permettiamo a noi stessi di percepirla e di accettarla totalmente, essa diventa una sensazione intensa, non una sensazione dolorosa.
Non vi sono molte sensazioni “negative” o “positive”: noi le rendiamo tali, a seconda che le rifiutiamo o le accettiamo. Per me, tutte le sensazioni sono parte dell’indicibile e mutevole sensazione di essere viva. Se amiamo tutte le differenti sensazioni, esse ci appaiono come i colori dell’arcobaleno della vita.
Louise Hay
http://www.suonodiluce.com/Pensiero/hay.htm
emotions
Since our culture admires the most masculine and rational approach to life, and despise the feminine side, more inclined to feelings, everyone has learned, in some measure, to hide their feelings, even to themselves.
We have learned to bury most of our feelings deep inside ourselves, and show the world just what it seems safe, and generally is not much.
Most of us feel very uncomfortable with the feelings commonly regarded as “negative”, such as fear, sadness, pain, anger and the feeling of being hurt. In reality there are no negative feelings.
We define negative things because they do not understand, and then we are afraid. All these feelings are natural and important, and each has a significant role in human experience. Instead of rejecting them and avoid them, we need to explore and discover the gift that gives us all feeling.
Thoughts are much more connected to the conscious mind and the will, and feelings come from a place deeper and less rational. To some extent we can consciously choose our thoughts, but the only choice we have about our feelings is the way the deal.
For example, the person who has been dismissed may choose to bask in critical thinking or vindictive about his boss, or focus on thoughts that relate to the search for another job.
But the underlying emotions of anger and fear are still there, unchanged. The person may choose to deal with these feelings while sitting at home in the throes of depression, or going to yell at the head office or venting to a friend or a therapist, and then go looking for a new job.
In other words, it can suppress your feelings, vent, express or explore, accept, and then find a way to act appropriately to take care of itself.
Allowing us to recognize and live our feelings when they occur, we develop the tools to stay in touch with them.
It is important to get in touch with the needs that lie beneath our emotions and learn to communicate effectively. Under most of our emotions are our basic needs of love, acceptance, security and autoconsiderazione.
We need to know the vulnerable child who still lives deep within us, and become the loving parent that our inner child needs.
Our feelings are an important part of the life force that is constantly moving through us. Preventing oneself to truly experience their emotions, it stops the natural flow of life force.
The energy is locked in the physical body and may remain so for years or even for life, until he is freed. This state creates emotional and physical pain, and disease.
Repressed feelings = energy = blocked physical and emotional illnesses.
Accepting our emotions, grant us to live and learn to communicate in a constructive and balanced, makes it flow easily and naturally through us. So the life force flows unimpeded through the physical body, and produces physical and emotional healing.
Experience the feelings flow = free energy = health and emotional well-being and physical.
I like to use the analogy that compares our emotions to the weather, constantly changing sometimes dark, sometimes bright, intense and sometimes violent, sometimes calm and quiet.
Try to resist or control the emotional experience is like trying to control the weather: the ultimate futility and frustration! Moreover, if we lived only on sunny days the exact temperature of 20 degrees, life would be pretty boring.
When we can appreciate the beauty of the rain, wind and snow as the sun, we are free to enjoy life in all its fullness.
feelings
After repressed and blocked our feelings we can not get in touch with the universe within us, we can not listen to our intuitive voice and we can not enjoy being alive.
When supervise our feelings are preventing vital energy to flow through our bodies. The energy of these feelings repressed and unexpressed get stuck in your body and this causes emotional and physical distress and, over time, disease and physical ailments. We become apathetic, if we were dead.
After experiencing the emotions of the past and freed before repressed, an increased flow of energy and vitality will enrich your life. It ‘important that you learn to be in touch with your feelings as soon as they appear: in this way they can continue to move through you and your channel will remain free.
Emotions have a cyclical nature and, like the weather, constantly changing. In the course of an hour, a day or a week we can try different sensations.
If we understand what we are learning to appreciate all our feelings and allow them to continue to change.
But when we fear some feelings such as sadness or fear, we will start to use our emotional brakes as soon as we have the perception. We will not perceive them completely, so we stopped half way without completing the experience.
We tend to consider some painful sensation, and therefore we would like to avoid them. I discovered, however, that the pain really comes from resistance to a sensation.
On an emotional level that hurts us is our resistance to feeling a “negative”. While, if we allow ourselves to receive it and accept it totally, it becomes an intense feeling, not a pain.
There are a lot of feeling “negative” or “positive” give us these, depending on whether we reject or accept. To me, all sensations are part of the inexpressible feeling of being alive and changing. If we love all the different sensations, they seem like the colors of the rainbow of life.
Louise Hay
http://www.suonodiluce.com/Pensiero/hay.htm

La parabola dei dieci sciocchi – The parable of the ten fools –


La parabola dei dieci sciocchi

I dieci sciocchi della parabola guadarono un corso d’acqua e dopo aver raggiunto l’altra sponda vollero assicurarsi di aver tutti attraversato il guado senza danni. Uno dei dieci cominciò a contare, ma mentre contava gli altri lasciò fuori se stesso.

“Ne vedo solo nove; di sicuro ne abbiamo perduto uno. Chi può essere ?” disse. “Hai contato bene ?”, chiese un altro, e cominciò a contare. Ma anch’egli contò solo nove. Uno dopo l’altro ciascuno dei dieci contò solo nove, dimenticando se stesso.”Siamo soltanto nove”, furono tutti d’accordo; “Ma chi manca ?”, si chiesero. Ogni sforzo che fecero per scoprire l’individuo “mancante” fallì. “Chiunque sia quello che è affogato”, disse il più sentimentale dei dieci sciocchi, “lo abbiamo perduto”. Così dicendo scoppiò in lacrime e gli altri lo imitarono.

Vedendoli piangere sulla sponda del fiume, un viandante compassionevole ne chiese loro il motivo. Essi raccontarono cos’era accaduto e dissero che persino dopo essersi contati parecchie volte non poterono contarsi più di nove. Nell’udire la loro storia, ma vedendoli tutti davanti a lui, il viandante intuì ciò che era accaduto. Al fine di far conoscere loro di essere realmente dieci e che tutti erano sopravissuti al guado, disse loro:

“Che ognuno di voi conti se stesso, ma uno dopo l’altro, in serie, uno, due, tre e così via, mentre io darò un colpo a ciascuno, così sarete sicuri di essere tutti inclusi nel conteggio…e inclusi una volta solamente. Allora il decimo uomo mancante verrà trovato”. Udendo ciò, essi si rallegrarono alla prospettiva di ritrovare il loro compagno “perduto” e accettarono il metodo suggerito dal viandante. Mentre il gentile viandante dava a turno un colpo a ognuno dei dieci, quello che veniva colpito contava se stesso ad alta voce. “Dieci”, disse l’ultimo uomo mentre riceveva l’ultimo colpo. Meravigliati, si guardarono l’un l’altro. “Siamo dieci”, dissero con una sole voce e ringraziarono il viandante per aver rimosso la loro angoscia.

Questa è la parabola. Da dove fu introdotto il decimo uomo ? Era mai stato perduto ? Venendo a sapere che egli era stato sempre là, impararono forse qualcosa di nuovo ? La causa della loro angoscia non era la perdita di qualcuno, ma era la loro stessa ignoranza o, piuttosto, la semplice supposizione che uno di loro fosse stato perduto.

Tale è il tuo caso. In verità non c’è alcuna ragione per te di essere miserabile ed infelice. Tu stesso imponi delle limitazioni alla tua vera natura di essere infinito e quindi ti lamenti di essere una creatura finita. Quindi intraprendi questa o quella pratica spirituale per trascendere limitazioni inesistenti. Ma se la tua stessa pratica spirituale ammette l’esistenza delle limitazioni, come può aiutarti a trascenderle ?

Sappi che tu sei realmente l’infinito puro essere, il Sè. Tu sei sempre quel Sè e nient’altro che quel Sè. Quindi non puoi mai essere realmente ignorante del Sè. La tua ignoranza è semplicemente un’ignoranza immaginaria, come l’ignoranza dei dieci sciocchi a proposito del decimo uomo perduto. E’ questa ignoranza che provocò la loro angoscia.

Sappi allora che la vera conoscenza non crea per te un nuovo essere, rimuove soltanto la tua ignorante ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, viene semplicemente rivelata come il tuo vero stato naturale, eterno ed immortale. Il solo modo per liberarti della tua angoscia è conoscere ed essere il Sè. Come può essere irragiungibile ciò ?

Tratto da “Sii ciò che sei” a cura di David Godman
Edizioni “Il Punto d’Incontro” pag 33-34-35

The parable of the ten fools

The parable of the ten fools forded a stream and after reaching the other side wanted to make sure you have all crossed the ford without damage. One of the ten began to count, but while counting others left himself out.

“I see only nine; certainly we have lost one. Who can be?” said. “Have you counted correctly?” Asked another, and began to count. But he too counted only nine. One by one each of the ten counted only nine, forgetting himself. “We are only nine”, they agreed, “But who’s missing?” He asked. Every effort made to discover the individual “missing” failed. “Anyone that has drowned,” said the most sentimental of ten fools, “we lost”. So saying, he burst into tears, and others followed suit.

Seeing them crying on the riverbank, a compassionate traveler I asked them why. They told what had happened and said that even after being counted several times could not be counted more than nine. On hearing their story, but seeing them all before him, the wayfarer guessed what had happened. In order to introduce them to really be ten and that all had survived the ford, they said:

“Let each of you accounts himself, but one after another, in series, one, two, three and so on, while I give a shot at each, so you’re sure to be all included in the count … and included only once. Then the tenth man missing will be found. ” Hearing this, they rejoiced at the prospect of finding their mate “Lost” and accepted the method suggested by the traveler. While the kind wayfarer gave a blow alternately in each of the ten, one that was hit had himself aloud. “Ten,” said the last man while he received the last shot. Amazed, they looked at each other. “We’re ten,” they said with one voice alone and thanked the wayfarer for having removed their grief.

This is the parable. From where he was introduced the tenth man? Had ever been lost? Learning that he was always there, maybe they learned something new? The cause of their distress was not the loss of someone, but it was their own ignorance or, rather, the simple assumption that one of them had been lost.

This is your chance. In truth, there is no reason for you to be miserable and unhappy. You yourself impose upon the limitations of your true nature to be infinite and then you complain of being a finite creature. So you embark on this or that spiritual practice to transcend limitations exist. But if your own spiritual practice admits the existence of limitations, how it can help you transcend?

Know that you are truly the infinite pure being, the Self. You are always that Self and nothing but the Self. So you can never really be ignorant of the Self. Your ignorance is simply imaginary ignorance, as ignorance of the ten fools about the tenth man lost. And ‘this ignorance that caused them to grief.

Know then that true knowledge does not create for you a new being, just remove your ignorant ignorance. The bliss is not added to your nature, is simply revealed as your true natural state, eternal and immortal. The only way to get rid of your anxiety is to know and be the Self. How can this be unattainable?

From “Be what you are” edited by David Godman
Editions of “The Meeting Point” p 33-34-35

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

Purezza – Purity – Geshe Kelsang Gyatso


🌸Purezza🌸

Purificare gli effetti
della non virtù applicando
la giusta forza avversaria
è uno dei modi più importanti
di procedere.

Geshe Kelsang Gyatso
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Purity

Purifying the effects
of non-virtue by applying
the proper opponent force
is one of the most important ways
of proceeding.

Geshe Kelsang Gyatso

Top Tracks for Buffalo Springfield


Buffalo Springfield furono un gruppo di folk-rock statunitense degli anni sessanta proveniente da Los Angeles formato da Neil Young, Stephen Stills, Richie Furay (poi Jim Messina), Bruce Palmer, Dewey Martin. Il gruppo ebbe vita breve: formatosi nel 1966, si sciolse due anni più tardi, nel 1968. I disaccordi personali fra Stills e Young, forti personalità musicali, uniti agli arresti per droga dei membri del gruppo e i continui cambi di formazione, furono probabilmente all’origine della precoce fine della band. Curiosamente Stills e Young si troveranno ancora a suonare insieme all’interno del gruppo CSN&Y, costituitosi un paio d’anni più tardi.

Nel corso della sua breve carriera il gruppo pubblicò solo tre album, ma numerosi nastri demo, outtakes, versioni alternative e registrazioni live dell’epoca, furono pubblicate in seguito nei decenni successivi.

Nonostante la breve vita della band, è riconosciuta essere una delle più influenti della sua epoca,[1][2] ed ha ricevuto riconoscimenti postumi dalla Rock and Roll Hall of Fame come formazione cruciale di quegli anni.[3]

http://it.wikipedia.org/wiki/Buffalo_Springfield

Buffalo Springfield was an American-Canadian rock band formed in 1966 whose members included Richie Furay, Stephen Stills, Neil Young, Dewey Martin, Bruce Palmer, Jim Messina, Ken Koblun, and Jim Fielder which combined rock, folk, and country music. The band released the classic 1960s protest song “For What It’s Worth.”

The band was plagued by infighting, drug-related arrests, and line-up changes that led to its disbanding after two years. Three albums were released under its name, but many demos, studio outtakes, and live recordings remained and were issued in the decades that followed.[1]

They were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1997.

http://en.wikipedia.org/wiki/Buffalo_Springfield