Archivio | 14/05/2022

Nessuna confusione -No confusion – Ramesh S. Balkesar


Nessuna confusione

Nessuna confusione potrebbe sorgere nel ricercatore spirituale se i concetti fondamentali della manifestazione e del suo funzionamento che chiamiamo “vita e vivere” fossero profondamente incisi nella sua psiche.
Questi concetti sono i seguenti:

1. La manifestazione fenomenica è l’attivazione del potenziale noumenico dell’Energia-Sorgente-Coscienza; quando l’energia scatenata dal Big Bang si esaurisce, la manifestazione attivata torna al potenziale, fino a che non si verifica di nuovo un evento simile.

2. La totalità della manifestazione fenomenica è la totalità di tutti gli oggetti di ogni specie immaginabile; una pietra, un albero, un animale, un essere umano ecc. fanno tutti parte della totalità della manifestazione.

3. Quel che succede in ogni momento per ogni oggetto manifestato può avvenire soltanto in accordo con la Legge Cosmica in vigore fin dal primo giorno della manifestazione e fino a che questa non ha termine.

Nessuno può arrivare a conoscere le basi di questa Legge Cosmica impersonale.

4. Il Creatore ha infuso nell’oggetto chiamato essere umano:

a) un’anima-vita animale con i sensi, con una comprensione o consapevolezza attiva in quanto elemento funzionante attraverso i sensi;

b) una mente-intelligenza che crea l’identificazione dell’ego con un corpo particolare e un nome in quanto entità separata, munita di libero arbitrio e del senso di essere l’autore dell’azione.

5. La manifestazione, fondamentalmente, funziona sulla dualità, ossia sull’esistenza costante di opposti polari di ogni genere, come maschio e femmina, bellezza e bruttezza, bene e male, salute e malattia, conoscenza e ignoranza, luce e oscurità ecc.

Il saggio è tale perché ha accettato questo fatto; ha realizzato che la sua programmazione è una combinazione di elementi positivi e negativi, che non può essere un essere umano perfetto (e che nessuno può esserlo); in questo modo è capace di accettare gli eventi, senza giudicare mai niente e nessuno.

In altre parole: egli è in grado di accettare, senza difficoltà alcuna, “Ciò che È”, ovvero quello che avviene nel momento presente.

La persona non realizzata, generalmente, non è capace di accettare questa dualità come fondamento della vita e del vivere; osserva ogni cosa con occhio critico e, nelle varie situazioni di dualità che la vita le presenta, vive un’altalena di preferenze. Per questa ragione molti si sentono perennemente scontenti e frustrati.

In altre parole: il saggio, avendo accettato le dualità della vita, vive con un atteggiamento di grande tolleranza e quindi gode di una pace costante, sentendosi appagato e tranquillo; al contrario la persona non realizzata vive immersa nel dualismo, e passa da una preferenza all’altra il che la porta a giudicare e a fare dei continui paragoni, rifiutando ciò che il momento presente le offre.

Questa situazione porta con sé profondo scontento, cattivo umore e confusione.

6. Un altro aspetto della vita che non viene afferrato chiaramente è quello della sua incertezza.

Nessuno può sapere ciò che avverrà il momento seguente, dolore o piacere, e nessuno può evitare né l’uno né l’altro.

La ricerca spirituale non ha niente a che vedere con tutto ciò.

Ci sono ricercatori che non hanno afferrato questo concetto e si rivolgono a uno Swami nella speranza di ridurre la propria sofferenza fisica, psicologica o economica, ma in questi casi non si può parlare di ricerca spirituale.

C’è bisogno di chiarezza. Anche i migliori tra i saggi hanno dovuto sopportare la sofferenza.

Se per ridurre la propria sofferenza una persona compie degli sforzi impegnandosi in pratiche spirituali di ogni genere, non potrà evitare enormi sensi di frustrazione e maggiore confusione.

Cito il caso di un importante uomo politico che aveva annunciato pomposamente di aver perso la fede in Dio perché, prima di mettersi in viaggio, sua moglie si era recata in un certo tempio, e nonostante questo, durante il viaggio era morta in un incidente.

Un altro devotissimo ricercatore spirituale si vantava di non avere mai omesso, neppure per un solo giorno, di compiere i suoi rituali devozionali (puja).

Quando suo figlio morì, l’uomo accettò il fatto con coraggio e adottò un parente come figlio, ma anche questo figlio adottivo morì in un incidente.

Questo fatto lo fece sentire così frustrato che entrò nella stanza dove aveva allestito un piccolo altare, raccolse tutte le statuette delle divinità in un sacchetto e le buttò nel pozzo (è accaduto in un villaggio molti anni fa); dopo di che egli non celebrò mai più alcun rito devozionale, né partecipò a cerimonie religiose.

Ogni cosa è predeterminata; non esiste pratica spirituale con cui poter ridurre il dolore o aumentare il piacere assegnatoli dal Creatore secondo la Legge Cosmica. Se il ricercatore spirituale ignora questo aspetto rischia di prendere una grossa cantonata.

7. Il Buddha ha affermato: “L’illuminazione significa la fine della sofferenza”.

Questo potrebbe creare confusione se non si comprende che la sofferenza è causata dall’individuo che crede di avere il libero arbitrio e d’essere colui che agisce.

I sensi di colpa e i rancori sono le conseguenze ovvie di una erronea comprensione.

Soltanto la piena accettazione del fatto che non esiste, in nessun caso, un individuo che agisce potrà rimuovere questo tipo di sofferenza e di ansie.

Fonte: Ramesh S. Balkesar – Non più confusione – Ed. Laris

No confusion
No confusion can arise if the spiritual seeker the fundamental concepts of the event and its operation that we call “life and living” were deeply etched into his psyche.
These concepts are the following:
1. The phenomenal manifestation is the activation of the potential noumenal Energy-Source-Consciousness; when the energy unleashed by the Big Bang is exhausted, the event turned back to potential, until it occurs again for a similar event.
2. The totality of the phenomenal manifestation is the totality of all objects of every kind imaginable; a stone, a tree, an animal, a human being etc. are all part of the totality of the event.
3. What happens at all times for each object can only be expressed in accordance with the Cosmic Law in force since the first day of the event and until this has no end.
No one can get to know the basics of this Cosmic Law impersonal.
4. The Creator has instilled in the object called a human being:
a) a soul-animal life with the senses, with an understanding or awareness as active element working through the senses;
b) a mind-intelligence that creates the ego identification with a particular body and a name as a separate entity, equipped with free will and the sense of being the author of the action.
5. The event, basically, it works on duality, ie the existence of constant polar opposites of all kinds, as male and female, beauty and ugliness, good and evil, health and disease, knowledge and ignorance, light and darkness etc.
The essay is that it has accepted this fact; has realized that its programming is a combination of positive and negative elements, which can not be a perfect human being (and that no one can be); in this way it is able to accept the events, without ever judging anyone or anything.
In other words: he is able to accept, without any difficulty, “What is”, or what is happening in the present moment.
The person is not realized, generally, is not able to accept this duality as the foundation of life and living; observes everything with a critical eye and, in various situations of duality that life presents, lives a swing of preferences. For this reason many feel perpetually dissatisfied and frustrated.
In other words: the wise, having accepted the dualities of life, lives with an attitude of great tolerance and therefore enjoys a constant peace, feeling satisfied and quiet; on the contrary the person unrealized lives immersed in dualism, and passes by a preference to another which leads to the judge and to the continual comparisons, rejecting what the present moment offers.
This situation brings deep discontent, bad mood and confusion.
6. Another aspect of life that is not clearly grasped is that of its uncertainty.
No one can know what will happen the next moment, pain or pleasure, and no one can prevent neither the one nor the other.
The spiritual quest has nothing to do with anything.
There are researchers who have not grasped this concept and are turning to a Swami in the hope of reducing their physical suffering, psychological or economic, but in these cases we can not speak of the spiritual quest.
There is need for clarity. Even the best of the sages have had to endure the suffering.
If to reduce their suffering a person makes efforts by engaging in spiritual practices of any kind, can not avoid huge senses of frustration and more confusion.
I cite the case of a prominent politician who had pompously announced that he had lost faith in God because, prior to travel, his wife had gone to a temple, and in spite of this, during the trip had died in an accident.
Another devoted spiritual seeker boasted that it never failed, even for a single day, to make his devotional rituals (puja).
When his son died, the man accepted the fact with courage and adopted a relative as a child, but even that adopted son died in an accident.
This fact made him feel so frustrated that he entered the room where he had set up a small altar, picked up all the statues of the gods in a bag and threw it into the well (it happened in a village many years ago); after which he never celebrated any devotional rite, nor participated in religious ceremonies.
Everything is predetermined; there is no spiritual practice which can reduce pain or increase pleasure assigned to him by the Creator according to the Cosmic Law. If the spiritual seeker ignores this aspect is likely to take a big blunder.
7. The Buddha said: “The lighting means the end of suffering.”
This could be confusing if you do not understand that suffering is caused by the individual who believes he has the free will and of being the doer.
Feelings of guilt and resentment are the obvious consequences of an erroneous understanding.
Only the full acceptance of the fact that there is, in any case, an individual acting will remove this type of suffering and anxiety.
Source: S. Ramesh Balkesar – No more confusion – Ed. Laris

Le quattro nobili verità – The four noble truths


Sow a thought …

Sow a thought and action will be born. Sow an action and a habit born. Sow a habit and will create a character. Sow a character and give birth to a destiny …
Since the mind above the ways of being, originated from the mind, created by the mind. In the mind is the origin of suffering. In the mind originates the cessation of suffering.
(From the sayings of the Buddha perle.risveglio.net © copyleft)

Le quattro Nobili Verità

Le Quattro Nobili Verità (sans. चत्वारि आर्यसत्यानि catvāri-ārya-satyāni, pāli cattāri ariya-saccāni, cinese 四諦 pinyin sì dì Wade-Giles ssu-ti, tibetano ‘phags pa’i bden pa bzhi, bden pa rnam pa bzhi, coreano 사제 sa che, vietnamita tứ đế) rappresentano un elemento cardine della dottrina buddhista.
La narrazione classica delle vicende che portarono il principe Siddhārtha Gautama, detto il Buddha, a sviluppare la dottrina della religione di cui fu il primo maestro lo riporta tanto sollecito e ansioso di risolvere il problema esistenziale di base della vita umana dall’abbandonare la vita principesca di palazzo per intraprendere le varie vie di ricerca e di pratica religiosa del tempo.
La prima conclusione ferma di tale ricerca fu lo sviluppo della dottrina delle Quattro Nobili Verità, della cui essenza gli sorse la consapevolezza durante una meditazione condotta nel Parco dei Cervi (o delle gazzelle) di Sārnāth, presso Varanasi.
« O monaci, il Tathāgatha, il Venerabile, il Perfettamente risvegliato, ha messo in moto presso Vāraṇasī, a Isipatana (Sarnath), nel Parco delle gazzelle, l’incomparabile ruota della Legge (dhammacakka), che non può essere ostacolata da alcun asceta o brāhamana o deva o Māra o Brahmā né da chiunque altro al mondo – la ruota della Legge, cioè l’annunciazione, l’esposizione, la dichiarazione, la manifestazione, la determinazione, la chiarificazione, l’esposizione dettagliata delle Quattro nobili verità. E di quali quattro? Della nobile verità del dolore, della nobile verità dell’origine del dolore, della nobile verità della cessazione del dolore, della nobile verità della via che porta alla cessazione del dolore.. »
(Buddha Shakyamuni Saccavibhaṅga Sutta, Majjhima Nikāya, 141.[1] )
Le Quattro Nobili Verità
LA SOFFERENZA – PRIMA NOBILE VERITÀ
Qual è la Nobile Verità della sofferenza? La nascita è sofferenza, la vecchiaia è sofferenza, la morte è sofferenza. Separarsi da ciò che si ama è sofferenza, non ottenere ciò che si desidera è sofferenza: tutte le cinque categorie dell’attaccamento sono sofferenza. C’è la Nobile Verità della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità deve essere penetrata attraverso la piena comprensione della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità è stata penetrata con la piena comprensione della sofferenza: così fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima.
L’ORIGINE DELLA SOFFERENZA – SECONDA NOBILE VERITÀ
Qual è la Nobile Verità dell’Origine della Sofferenza? È la brama che dà luogo ad una nuova rinascita e, legata alla voluttà e al desiderio, trova nuovi piaceri ora qui ora là, ossia: brama del piacere dei sensi, brama di esistenza, brama di non-esistenza. Da dove questa brama sorge e prende vigore? Ovunque vi siano delle cose che sembrano dilettevoli e gratificanti, da lì questa brama sorge e prende vigore. C’è la Nobile Verità dell’origine della sofferenza. Questa fu la visione, l’intuizione, la sapienza, la conoscenza, la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità deve essere compresa a fondo abbandonando l’origine stessa della sofferenza… Questa Nobile Verità è stata compresa a fondo abbandonando l’origine stessa della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la sapienza, la conoscenza, la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima.
LA CESSAZIONE DELLA SOFFERENZA – TERZA NOBILE VERITÀ
Qual è la Nobile Verità della cessazione della sofferenza? È la completa scomparsa ed estinzione della brama, la rinuncia ad essa e il suo abbandono, la liberazione e il distacco da essa. Ma dove questa brama può essere abbandonata, dove può essere estinta? Ovunque nel mondo vi siano cose apparentemente dilettevoli e piacevoli, là questa brama può essere abbandonata, là può essere estinta. C’è la Nobile Verità della cessazione della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità deve essere penetrata realizzando la cessazione della sofferenza… Questa Nobile Verità è stata penetrata realizzando la cessazione della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima.
IL SENTIERO CHE CONDUCE ALLA CESSAZIONE DELLA SOFFERENZA – QUARTA NOBILE VERITÀ
Qual è la Nobile Verità del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza? È il Nobile Ottuplice Sentiero e cioè: Retta Comprensione, Retta Aspirazione, Retta Parola, Retta Azione, Retti Mezzi di Sostentamento, Retto Sforzo, Retta Presenza Mentale, Retta Concentrazione. C’è la Nobile Verità del Sentiero che conduce alla cessazione della Sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima… Tale Nobile Verità deve essere penetrata sviluppando e coltivando il Sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza. Tale Nobile Verità è stata penetrata sviluppando e coltivando il Sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza: fu questa la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima.
[Samyutta Nikaya LVI, 11]
Il Nobile Ottuplice Sentiero che conduce alla cessazione della Sofferenza (Quarta Nobile Verità)
SAGGEZZA (panna)
1. Retta Visione
2. Retta Risoluzione
MORALITA’ (sila)
3. Retta Parola
4. Retta Azione
5. Retti Mezzi di Sostentamento
CONCENTRAZIONE (samadhi)
6. Retto Sforzo
7. Retta Consapevolezza
8. Retta Concentrazione
I Precetti (cinque per i laici più tre per Monaci e Novizi)
1. Non violenza: astenersi dall’uccidere o danneggiare intenzionalmente qualunque forma di vita.
2. Onestà: astenersi dal prendere ciò che non viene dato.
3. Castità: astenersi da ogni attività sessuale impropria.
4. Retta parola: astenersi da un linguaggio falso, violento o irrispettoso nei confronti degli altri.
5. Sobrietà: astenersi da sostanze intossicanti come alcol e droghe. (i tre seguenti per i soli Monaci e Novizi)
6. Rinuncia: non mangiare dopo mezzogiorno.
7. Raccoglimento: astenersi da attività distraenti e di evasione come giochi o spettacoli, e dall’uso di ornamenti e cosmetici.
8. Vigilanza: non indulgere al sonno e alla pigrizia.
METTA SUTTA (Sutta Nipata I.8)
Questo dovrebbe fare
chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto,
chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto,
non altero o esigente;
incapace di fare
ciò che il saggio poi disapprova.
Che tutti gli esseri
vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano,
deboli e forti,
grandi o possenti,
alti, medi o bassi,
visibili e non visibili,
vicini e lontani,
nati e non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!
Che nessuno inganni l’altro
né lo disprezzi
né con odio o ira
desideri il suo male.
Come una madre
protegge con la sua vita
suo figlio, il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore
sull’universo intero;
in alto verso il cielo
in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore.
Fermi o camminando,
seduti o distesi,
esenti da torpore,
sostenendo la pratica di Metta;
questa è la sublime dimora.
Il puro di cuore,
non legato ad opinioni,
dotato di chiara visione,
liberato da brame sensuali,
non tornerà a nascere in questo mondo.
Per approfondimenti:
http://www.dhamma.it/jsps/portal/cammino/ap3.jsp
The four noble truths
The Four Noble Truths (sans. चत्वारि आर्यसत्यानि catvāri-Arya-satyāni, Poles Cattari-Ariya Saccani, Chinese pinyin 四谛 yes Wade-Giles ssu-ti, Tibetan ‘Phags pa’i bden bzhi pa, pa mam pa bzhi bden, Korean 사제 know that you DJE Vietnamese) are a cornerstone of Buddhist doctrine.
The classic narrative of the events that led to Prince Siddhartha Gautama, the Buddha said, to develop the doctrine of the religion that was the first teacher brings him back so attentive and eager to solve the problem of existential basis of human life from abandoning the princely life to undertake the building of several avenues of research and of religious practice of the time.
The first firm conclusion of this research was the development of the doctrine of the Four Noble Truths, the essence of which arose the awareness during meditation conducted in Deer Park (or gazelles) at Sarnath, near Varanasi.
“O monks, the Tathagatha, the Venerable, the perfectly awakened, has set in motion at Varanasi, in Isipatana (Sarnath), in the deer park, the incomparable wheel of the law (dhammacakka), which can not be hindered by any ascetic or Brahman or deva or Mara or Brahma or by anyone else in the world – the Wheel of Law, namely, the Annunciation, exhibition, declaration, demonstration, determination, clarification, a detailed discussion of the Four Noble Truths. And what four? The noble truth of suffering, the noble truth of the origin of suffering, the noble truth of cessation of suffering, the noble truth of the street leading to the cessation of pain .. “
(Buddha Shakyamuni Saccavibhaṅga Sutta, Majjhima Nikāya, 141 [1].)
The Four Noble Truths
THE SUFFERING – THE FIRST NOBLE TRUTH
What is the Noble Truth of suffering? Birth is suffering, aging is suffering, death is suffering. Separate from what you love is suffering, not getting what one wants is suffering: all five categories of attachment are suffering. There is this Noble Truth of Suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before. This Noble Truth must be penetrated by fully understanding suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before. This Noble Truth has been penetrated by fully understanding suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before.
THE ORIGIN OF SUFFERING – THE SECOND NOBLE TRUTH
What is the Noble Truth of the Origin of Suffering? It is the desire that gives rise to a new rebirth, and tied to the lust and desire, find new delights now here now there, namely: craving for sensual pleasure, craving for existence, craving for nonexistence. Where this craving arises and takes effect? Everywhere there are things that seem delightful and rewarding, from there this craving arises and takes effect. There is this Noble Truth of the origin of suffering. This was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before. This Noble Truth must be understood fully abandoning the very origin of suffering … This Noble Truth has been well understood abandoning the very origin of suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before.
The cessation of suffering – THIRD NOBLE TRUTH
What is the Noble Truth of the cessation of suffering? It is the complete disappearance and extinction of craving, surrender to it and its abandonment, liberation and detachment from it. But where this desire can be abandoned, and may be extinct? Throughout the world there are delightful and pleasurable things apparently, there this craving may be abandoned, there may be extinct. There is this Noble Truth of the cessation of suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before. This Noble Truth must be penetrated achieving the cessation of suffering … This Noble Truth has been penetrated achieving the cessation of suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before .
The path leading to the cessation of suffering – FOURTH NOBLE TRUTH
What is the Noble Truth of the path leading to the cessation of suffering? It is the Noble Eightfold Path, namely: Right Understanding, Right Aspiration, Right speech, right action, right livelihood, right effort, right mindfulness, right concentration. There is this Noble Truth of the Path Leading to the Cessation of Suffering: such was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before … This Noble Truth must be penetrated by developing and cultivating the path leading to the cessation of suffering. This Noble Truth has been penetrated by developing and cultivating the path leading to the cessation of suffering: this was the vision, insight, wisdom, knowledge and light that arose in me about things not heard before.
[Samyutta Nikaya LVI, 11]
The Noble Eightfold Path leading to cessation of suffering (the Fourth Noble Truth)
Wisdom (panna)
1. Right View
2. Right Resolution
MORALITY ‘(sila)
3. Right Speech
4. Right Action
5. Right livelihood
Concentration (samadhi)
6. Right Effort
7. Right Mindfulness
8. Right Concentration
The Precepts (for lay five to three more monks and novices)
1. Nonviolence: refrain from killing or intentionally damage any form of life.
2. Honesty: to abstain from taking what is not given.
3. Chastity: refraining from any inappropriate sexual activity.
4. Right speech: refrain from false speech, violent or disrespectful of others.
5. Sobriety: abstain from intoxicants such as alcohol and drugs. (The following three only for monks and novices)
6. Renunciation: not eating after noon.
7. Recollection: refrain from distracting activities and evasion as games or performances, and the use of ornaments and cosmetics.
8. Supervision: Do not indulge in sleep and laziness.
Metta Sutta (Sutta Nipata I.8)
This should make
those who practice good
and knows the path of peace:
be able and upright,
clear speech,
kind and not vain,
easily pleased and satisfied;
not burdened with commitments and frugal ways,
Quiet and discreet,
not haughty or demanding;
unable to do
what the essay then disapprove.
May all beings
live happy and safe:
everyone, whoever they are,
weak and strong,
large or powerful,
high, medium or low,
visible and invisible,
near and far,
born and unborn.
May all beings live in happiness!
Let no one deceive another
nor despise
not with hatred or anger
its evil desires.
As a mother
protects with her life
her son, her only child
so with an open heart,
you take care of all being,
radiating love
entire universe;
up towards the sky
down to the depths,
everywhere, without limitation,
free from hatred and rancor.
Standing or walking,
sitting or lying down,
free from torpor
supporting the practice of Metta;
this is the sublime abode.
The pure in heart,
not tied to views,
with a clear vision,
free from sensual desires,
not return to be born into this world.
For more information:
http://www.dhamma.it/jsps/portal/cammino/ap3.jsp

Passi nel mondo – Steps in the world


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Passi nel mondo

Con fatica ci muoviamo nel mondo, in ricerca di senso, ci aggrappiamo a mille illusioni, credendo che la conquista è nel possedere tutto.
Dimentichiamo noi stessi, la forza che scaturisce da quello spazio nascosto in noi dove ogni volta che manifestiamo la nostra vera natura siamo capaci di connetterci attraverso il cuore alla vera Pace, all’essenza più vera del nostro essere.

03.07.2015 Poetyca

Steps in the world

With difficulty we move into the world in search of meaning, we cling to a thousand illusions, believing that winning is in owning everything.
We forget ourselves, the strength that comes from that space hidden in us where every time we manifest our true nature we are able to connect through the heart to true peace, truest essence of our being.

07/03/2015 Poetyca

Sogni – Dreams


🌸Sogni🌸

Sogni dormienti
si realizzano
quando li riconosciamo.

01.03.2022 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Dreams

Sleeping dreams
come true
when we recognize them.

01.03.2022 Poetyca

L’Uno senza secondo – The One without a second – Sankara


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L’Uno senza secondo

L’individuo sciocco pensa: io sono il corpo,
l’individuo erudito nelle scritture pensa:
io sono una combinazione di corpo e anima vivente,
ma il conoscitore (lo gnostico), fornito di discernimento,
pensa: io sono Brahman, e considera il sempre esistente atma come il supremo atman.
[…]
Se realizzi l’Uno senza secondo – che è sat-cit-ananda,
di là da tutte le forme e da ogni agire – tu porrai fine all’illusione
di essere i tre corpi. Così, come l’attore all’ultimo atto,
saprai gettare la maschera del personaggio con cui ti sei identificato.
[…]
Così, senza porre indugio, cessa d’immedesimarti con l’ahamkara,
con lo sperimentatore, semplice riflesso dell’atman;
con quel senso dell’io che ti ha fatto conoscere
la sofferenza della nascita, della vecchiaia e della morte,
per quanto tu sia stato sempre il Testimone,
essenza di conoscenza e di beatitudine assoluta.
Sankara

The One without a second
The individual fool thinks I am the body,
the individual learned in the scriptures thinks:
I am a combination of body and soul alive,
but the knowledge (gnostic), equipped with discernment,
thinks I am Brahman, and always consider the existing atma as the supreme atman.
[…]
If you realize the One without a second – which is sat-cit-ananda,
beyond all forms and from every act – you’ll end illusion
to be the three bodies. Thus, as the actor last act,
know shed the mask of the character with which you have identified.
[…]
So, without placing undue delay ceases to empathize with the ahamkara,
with the investigator, a mere reflection of atman;
with that sense of self that made you know
the suffering of birth, old age and death,
as you were always the Witness,
essence of knowledge and absolute bliss.
Sankara

La risonanza e l’esegesi – The resonances and exegesis


Le risonanze e l’esegesi.

Seguire un percorso perché qualcosa di interno sembra guidare, qualcosa che sembra sbocciare come fiore a cause di simbologie o archetipi che sono nell’umanità dalla notte dei tempi o andare ad interpretare, a coniugare un percorso del tutto filologico o ontologico che mai deve uscire da idee o costruzioni che fanno parte di una precisa ortodossia o si rischia di contaminare i testi originali?

Dunque, potrebbe esservi risonanza in qualcosa che ” spiega” più che lasciare inalterata l’essenza stessa di un testo?

Se confrontassimo ad esempio i vari passaggi che testi come l’Antico Testamento o il Vangelo hanno subito – con un confronto con testi in altre lingue antiche ci accorgeremmo che tra errori di trascrizione e traduzione alcune cose in realtà sono state stravolte come – i cammelli che entrano nelle crune degli aghi.

Nel Vangelo di San Matteo si legge: “È più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli”. Non so a voi, ma a me l’immagine di un cammello usato come filo di cotone è sempre suonata come un divertente nonsense. In realtà pare che San Gerolamo, l’autore della vulgata editio della Bibbia, traducendo dal greco al latino interpretasse la parola kamelos come cammello, mentre l’esatto significato sarebbe “grossa fune usata per l’attracco delle navi”. Se non altro, in questo modo la frase acquisterebbe più coerenza. Qualcuno ha anche pensato che dalla parola kamelos derivasse il nome degli scaricatori del porto di Genova, chiamati Camalli. Tuttavia l’etimo di questa parola è ben diverso e proviene dall’arabo hammal, che vuol dire “portatore”. Un’altra versione, peraltro non documentata, dice che la “cruna dell’ago” sarebbe stato il nome di un passo di montagna talmente stretto che un uomo vi ci passava a fatica e che a maggior ragione per un cammello sarebbe stato impossibile da attraversare. Il senso del versetto, comunque sia, resta abbastanza chiaro.
(………)

http://www.literary.it/rubriche/dati/i_cammelli/crune_dellago.htmlm

Relativamente a percorsi spirituali, per non perdere la ” sostanza” sarebbe opportuno porre attenzione all’originale, vi sono alcuni ” eredi” di Maestri, che ad esempio, controllano tutto quello che viene prodotto o condiviso al fine di non stravolgere i testi originali. Vi sono allora organi che tutelano tale ortodossia per il bene di tutti. Ma sarebbe comunque necessario sopratutto un tuffo nell’oceano della risonanza o forse in quello del Silenzio dove il suono si accorda alle nostre note interiori per suonare una melodia che accenda la nostra partecipazione.
Ma questa sorta di ” fondamentalismo” riesce davvero ad accendere la fiamma dell’Amore, dalla Compassione e della capacità di trasformazione interiore?
Credo che spesso dipenda dal recipiente che ospita l’acqua, sebbene alcuni recipienti in apparenza non ” belli” siano poi capaci di offrire vita e non esserne consapevoli.

Il vaso rotto

Un contadino di un lontano paese, si recava ogni giorno al ruscello con due grossi vasi posti all’estremità di una lunga canna, per poter raccogliere l’acqua.
Uno dei due vasi era perfetto e sano e conteneva completamente l’acqua, fino all’arrivo a casa dell’uomo.
L’altro invece, aveva una crepa su di un lato e alla fine del percorso compiuto per andare dal ruscello a casa, giungeva sempre con la metà dell’acqua con cui era stato riempito.
Un giorno affranto da ciò disse all’uomo: -Mi vergogno di me, sono imperfetto e a causa di questo mio difetto tu fai solo della fatica inutile. Perché non mi butti via? Ti prego! Ho fallito in quello che è lo scopo per cui sono stato creato, sono inutile!-
Il contadino sorrise e gli rispose: -Ma hai notato quanti bellissimi fiori ci sono lungo il sentiero? E ci sono solo dal lato in cui io passo con te, non dall’altro. Grazie a quello che tu chiami “difetto”, ho potuto piantare dei semi e da due anni raccolgo questi meravigliosi fiori che allietano la mia tavola. Se tu non fossi esattamente così come sei, oggi la mia casa sarebbe triste e spoglia!-

Storiella Zen

La risonanza è la nostra risposta, è l’eco di un suono che sa farci vibrare profondamente, a dire il vero non esistono parole per ” spiegare” quello stato di pienezza nel quale ci si sente e se parole arrivano esse sono forse del tutto incontaminate dalla nostra personalità?
Ecco che questo dialogo, questo confronto si dipana su irte salite per cercare di comprendere sopratutto noi stessi e il significato della nostra ” reazione” di fronte ad un testo.
Come suscitare tale profonda attenzione e la nostra risonanza? Essa avviene anche se il testo originale ha perduto il suo ” segno” originale?
Molte domande forse…Ma potrebbero essere un motivo per cercare risposte.

Poetyca

The resonances and exegesis.

Follow a path because something internal seems to guide, something that seems to blossom like a flower due to symbologies or archetypes that have been in humanity since the dawn of time or go to interpret, to combine a completely philological or ontological path that must never leave ideas or constructions that are part of a specific orthodoxy or do you risk contaminating the original texts?

So, could there be resonance in something that “explains” rather than leaving the very essence of a text unchanged?

For example, if we compared the various passages that texts such as the Old Testament or the Gospel have undergone – with a comparison with texts in other ancient languages we would realize that between transcription and translation errors some things have actually been distorted such as – the camels that they enter the eyes of the needles.

In the Gospel of St. Matthew we read: “It is easier for a camel to pass through the eye of a needle than for a rich man to enter the kingdom of Heaven”. I don’t know about you, but to me the image of a camel used as a cotton thread always sounds like a funny nonsense. In reality, it seems that St. Jerome, the author of the vulgate editio of the Bible, translating from Greek to Latin interpreted the word kamelos as camel, while the exact meaning would be “large rope used for mooring ships”. If nothing else, in this way the sentence would acquire more coherence. Someone also thought that the name of the dockers in the port of Genoa, called Camalli, derived from the word kamelos. However, the etymology of this word is very different and comes from the Arabic hammal, which means “bearer”. Another version, however undocumented, says that the “eye of the needle” would have been the name of a mountain pass so narrow that a man could hardly pass through it and that even more so for a camel it would have been impossible to cross. . The meaning of the verse, however it may be, remains clear enough.
(………)

http://www.literary.it/rubriche/dati/i_cammelli/crune_dellago.htmlm

Regarding spiritual paths, in order not to lose the “substance” it would be advisable to pay attention to the original, there are some “heirs” of Masters, who, for example, control everything that is produced or shared in order not to distort the original texts. There are then bodies that protect this orthodoxy for the good of all. But it would still be necessary above all a dip in the ocean of resonance or perhaps in that of Silence where the sound matches our inner notes to play a melody that lights up our participation.
But does this sort of “fundamentalism” really manage to ignite the flame of Love, Compassion and the capacity for inner transformation?
I think it often depends on the container that houses the water, although some apparently not “beautiful” containers are then capable of offering life and not being aware of it.

The broken vase

A farmer from a distant country used to go to the stream every day with two large pots placed at the end of a long reed, in order to collect water.
One of the two vases was perfect and healthy and completely contained the water, until the man arrived at the house.
The other, on the other hand, had a crack on one side and at the end of the path taken to go from the stream to the house, it always came with half the water with which it had been filled.
One day distraught by this he said to the man: -I am ashamed of myself, I am imperfect and because of this defect of mine you only make useless toil. Why don’t you throw me away? I beg you! I have failed in what is the purpose for which I was created, I am useless! –
The farmer smiled and replied: -But did you notice how many beautiful flowers there are along the path? And I’m only there on the side where I pass with you, not on the other. Thanks to what you call “defect”, I was able to plant seeds and for two years I have been collecting these wonderful flowers that brighten my table. If you weren’t exactly who you are, today my house would be sad and bare! –

Zen story

Resonance is our response, it is the echo of a sound that knows how to make us vibrate deeply, to tell the truth there are no words to “explain” that state of fullness in which we feel and if words arrive they are perhaps completely uncontaminated from our personality?
Here is this dialogue, this confrontation unravels on steep climbs to try to understand above all ourselves and the meaning of our “reaction” in front of a text.
How to arouse such deep attention and our resonance? Does it happen even if the original text has lost its original “sign”?
Many questions perhaps … But they could be a reason to seek answers.

Poetyca

Significato – Meaning


🌸Significato🌸

Ogni giorno è portatore
di opportunità,
di meraviglia nelle cose
che ci circondano,
nella bellezza della Natura
che spesso
non ci soffermiamo a guardare.
Se non cerchiamo l’amore,
inteso come energia sottile,
è comunque ovunque,
a dare significato profondo
ad ogni forma di vita.

01.03.2022 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Meaning

Every day brings opportunities,
of wonder in the things that surround us,
in the beauty of Nature that often
we don’t stop to look.
If we are not looking for love,
of courseas subtle energy,
it is everywhere anyway,
to give deep meaning
to every form of life.

01.03.2022 Poetyca

Idea – Idea – Oscar Wilde


🌸Idea🌸

“Un’idea che non è pericolosa
è indegna di essere chiamato
un’idea per tutti.

Oscar Wilde
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Idea

“An idea that is not dangerous
is unworthy of being called
an idea at all.”

Oscar Wilde

Una perla al giorno – Gangottara Sutra


82_1024

 

L’assenza del pensiero discriminante non può essere compresa o afferrata per mezzo del pensiero.

 Budda

  Gangottara Sutra

The absence of discriminative thought cannot be understood or grasped by means of thinking.

 Buddha

 Gangottara Sutra