Archivio | 18/08/2022

★★。¸.☆☆Buonanotte¸.☆☆


notte66

Pubblicità

Vivi – Live


Vivi

Libero in volo
lo spirito
le ali dispiega:
Aquila che serena
ascolta il cuore.
Emozioni fluiscono
e donano vita.
In un percepito tempo
che tutto trasforma
è ora il momento
è ora il senso.
Getta passato
e dimentica futuro.

04.06.2002 Poetyca

Live

Free flight
spirit
wings unfolded:
Eagle serene
listens to the heart.
Emotions flow
and give life.
In a perceived time
everything turns
now is the time
is now the end.
Throw the past
and forget the future.

04.06.2002 Poetyca

Chiave di lettura – Key to the reading


Chiave di lettura

Serena la mente vaga
tra illusione
ed eserciti di parole,
folle malia
e catarsi crescente
che conduce oltre confine.
Sfiora, cattura,imbriglia, lotta.
Respiro dopo respiro,
la resa non è mai vana.
Non si perde nulla
e la ricchezza abbonda.

13.02.2002 Poetyca

key to the reading

Calm the mind wanders
between illusion
and armies of words,
mad spell
catharsis and growing
which leads across the border.
Touch, catching, harnessing, control.
Breath by breath,
the yield is never in vain.
You do not lose anything
and wealth abounds.

Poetyca 13.02.2002

La gioia di dare – The joy of giving


 

La gioia di dare

Amare non significa aspirare ad investire se stessi solo se si ha un ritorno, una certezza sul sapersi creare un terreno che ci garantisca un futuro, una sicurezza, ma saper donare solo per la gioia di farlo e nessuno ha mai detto che amare sia facile.

Dobbiamo focalizzare il fatto che, centrati su noi stessi, su quello che siamo,che viviamo e che valiamo, dobbiamo sopratutto curare noi stessi; non solo come aspetto fisico,la parte appariscente, ma come Cuore, come essenza che aspira a cercare,vivere e manifestare il proprio contenuto. Il silenzio spesso ha più valore della parola,vive di ascolto, di una continua mutazione ed è questo ” incerto” ad essere una base solida per la scoperta continua, per lo spostamento del confine di quello che siamo, che aspiriamo ad essere, ed è dunque nel nostro viaggio che incontriamo quel compagno o quella compagna che ci consente di accogliere e comprendere, a volte con delle esperienze non sempre facili, noi stessi. Avere un buon rapporto con noi stessi è vivere con serenità la presenza dell’altro.

Senza diventare reattivi o pieni di aspettative, ma sereni perchè capaci di vivere noi stessi, non come qualcosa da riempire della presenza dell’altro ma come oggetto di condivisione,
di serena fiducia nella gioia di dare.

24.03.2011 Poetyca

 

The joy of giving

Love does not aspire to invest themselves only if you have a return, acertainty that we know how to create a land with a future, a safety, but to be able to give only the joy of it and nobody ever said that love iseasy.

We must focus on the fact that, centered on ourselves, on what we are, what we live and we are worth, we must above all take care ofourselves not only as physical appearance, the flashy part, but as the heart, which aspires to look like wood, living and show their contents.The silence often has more value than the word, she lives by listening to a constantly changing and this is “uncertain” to be a solid basis forthe discovery continues to move the boundary of what we are, whatwe aspire to be and is So on our journey we meet that partner or thatpartner that allows us to accept and understand, sometimes theexperiences are not always easy, ourselves. Having a goodrelationship with ourselves is to live with serenity the presence of the other.

Without becoming reactive or full of expectations, but able to livepeacefully in ourselves, not as something to fill the other’s presencebut as an object of sharing,
of serene confidence in the joy of giving.

24.03.2011 Poetyca

La magia è uno stato di consapevolezza – Magic is a state of awareness – Carlos Castaneda


La magia è uno stato di consapevolezza

In diverse occasioni don Juan tentò di dare un nome alla sua conoscenza, a mio beneficio. A suo parere il termine più adatto era nagualismo, anche se un po’ oscuro. Dire semplicemente “conoscenza” rendeva tutto troppo vago, e chiamarla “negromanzia” era spregiativo. “La padronanza dell’intento” era troppo astratto e “la ricerca della libertà totale” troppo lungo e metaforico. Alla fine, non riuscendo a trovare un lemma più appropriato, la chiamò “magia”, pur ammettendo una certa inaccuratezza.
Nel corso degli anni egli mi aveva fornito varie definizioni della magia, ma aveva sostenuto che le definizioni cambiano con il crescere della conoscenza. Verso la fine del mio apprendistato, mi sentii in grado di apprezzare una definizione più chiara, così gli posi la domanda ancora una volta.
«Dal punto di vista dell’uomo comune» disse don Juan «la magia è un insieme di sciocchezze, oppure uno spaventoso mistero che travalica la sua comprensione. E qui non sbaglia – non perché sia una verità assoluta, ma perché l’uomo comune non ha l’energia sufficiente per trattare con la magia.»
Fece un attimo di pausa, prima di continuare. «Gli esseri umani nascono con una quantità di energia limitata,» proseguì don Juan «un’energia spiegata sistematicamente a partire dal momento della nascita, in modo da essere usata con il maggior vantaggio dalla modalità del tempo.»
«Cosa intendi per “modalità del tempo”?» chiesi io.
«La modalità del tempo è il fascio preciso dei campi di energia recepiti» mi rispose. «Credo che la percezione umana sia cambiata nel tempo. Il tempo reale decide il modo; il tempo decide quale fascio preciso di campi di energia sarà usato, scegliendo tra una quantità incalcolabile. Tutta l’energia a nostra disposizione viene assorbita dal contatto con la modalità del tempo – quei pochi, scelti campi di energia – non lasciandoci nulla che possa esserci di aiuto a usare un qualsiasi altro campo di energia.»
Con un impercettibile inarcare delle sopracciglia mi spronava a considerare il tutto.
«Ecco cosa intendo quando dico che all’uomo comune manca l’energia necessaria per aver a che fare con la magia» continuò. «Se usa solo l’energia che ha, non può percepire i mondi creati dagli stregoni. Gli stregoni, infatti, per farlo, si servono di un insieme di campi di energia che di solito non sono usati. Naturalmente, se l’uomo comune intende percepire quei mondi e comprendere la percezione dei maestri dell’occulto, deve per forza usare lo stesso insieme usato da quelli, e ciò non è materialmente possibile, in quanto egli ha già spiegato tutta la sua energia.»
S’interruppe, quasi cercasse la parola più appropriata a esprimere il concetto.
«Mettiamola così» riprese. «Non è tanto che si apprenda la magia col tempo, quanto che si apprenda ad accumulare energia. Questa energia ti metterà in grado di maneggiare alcuni campi di energia che al momento ti sono inaccessibili. La magia è dunque l’abilità di usare campi di energia non necessari per la percezione del mondo di tutti i giorni, che noi conosciamo. La magia è uno stato di consapevolezza. È l’abilità di concepire qualcosa che sfugge alla percezione ordinaria.
«Quel che ti ho mostrato,» continuò don Juan «tutto ciò che ho sottoposto alla tua attenzione, non era che un accorgimento per convincerti che c’è più di quanto appaia a un primo sguardo. Non c’è bisogno che venga qualcuno a insegnarti la magia, perché in realtà non c’è nulla da imparare. Occorre solo che un maestro ci convinca dell’incalcolabile potere che abbiamo sulla punta delle dita. Che strano paradosso! Ogni guerriero sulla via della conoscenza crede, una volta o l’altra, di star acquisendo cognizioni magiche, ma tutto quello che fa è lasciarsi convincere dal potere nascosto dentro di sé, che riuscirà a raggiungere.»
«È quel che stai facendo con me, don Juan? Mi stai convincendo?»
«Proprio così. Sto cercando di convincerti che puoi raggiungerlo, quel potere. Ci sono passato anch’io. Ed ero duro da convincere, come te ora.»
«Una volta raggiunto, cosa ne facciamo esattamente, don Juan?»
«Nulla. Una volta raggiunto, esso si servirà per conto suo dei campi di energia che sono a nostra disposizione, ma inaccessibili. Questa è magia, come ho già detto. Allora cominciamo a vedere – cioè, a percepire – qualcos’altro, non immaginario, ma reale e concreto. Così cominciamo a conoscere senza dover usare le parole. Quel che ognuno di noi fa con l’accresciuta percezione, con quella conoscenza silenziosa, dipende dal carattere individuale.»
In una diversa occasione, mi diede una spiegazione di altro genere. Stavamo discutendo di tutt’altro quando, di punto in bianco, cambiò argomento e cominciò a raccontarmi una barzelletta. Rise, e con mano leggera mi diede dei colpetti sulla schiena, fra le scapole, quasi fosse affetto da grande timidezza e ritenesse da parte sua molto sfacciato toccarmi. La mia reazione nervosa lo fece ridacchiare.
«Come sei sensibile» disse, scherzando, e mi assestò una pacca sulla schiena con maggior forza.
Mi ronzarono le orecchie. Per un istante mi mancò il fiato, quasi mi avesse colpito ai polmoni. Respiravo con grande fatica, eppure, dopo aver tossito più volte, come soffocando, le mie vie nasali si aprirono e mi ritrovai a fare dei respiri profondi, rasserenanti. Provavo una tale sensazione di benessere che non me la presi affatto con lui per il colpo che mi aveva dato, benché fosse stato forte e inaspettato.
Poi don Juan iniziò una spiegazione davvero notevole. In termini chiari e concisi mi fornì una definizione più precisa della magia.
Ero entrato in un meraviglioso stato di consapevolezza! Avevo una lucidità di mente tale che riuscii a comprendere e assimilare tutto quello che don Juan stava dicendo. Diceva che nell’universo c’era una forza indescrivibile e smisurata che gli stregoni chiamavano intento, e che in assoluto tutto quel che esiste nell’intero cosmo è unito all’intento da un anello di collegamento. Gli stregoni o guerrieri, come li chiamava lui, si dedicavano a discutere, capire e utilizzare quell’anello di collegamento. Erano particolarmente occupati a liberarlo dagli stordimenti provocati dalle ordinarie preoccupazioni della vita quotidiana. La magia a questo livello poteva definirsi come il procedimento di ripulitura del proprio anello di collegamento con l’intento. Don Juan sottolineò che era molto difficile capire e imparare a praticare questo “procedimento di ripulitura”. Per questo gli stregoni dividevano il loro insegnamento in due categorie. Una comprendeva le lezioni per lo stato di consapevolezza della vita di ogni giorno, nelle quali il procedimento si presentava sotto alterate spoglie. L’altra comprendeva le lezioni per gli stati di consapevolezza intensa, come quello che stavo sperimentando al momento, nelle quali gli stregoni raggiungevano la conoscenza direttamente dall’intento, senza fastidiosi interventi della lingua parlata.
Don Juan spiegò che, usando la consapevolezza intensa per migliaia di anni di lotte dolorose, gli stregoni avevano acquisito una comprensione specifica dell’intento, e che avevano trasmesso questi nuclei di conoscenza diretta di generazione in generazione, fino al presente. Disse che era compito della magia prendere questa conoscenza, all’apparenza incomprensibile, e renderla comprensibile ai livelli di consapevolezza della vita di ogni giorno.
Dopo mi chiarì il ruolo della guida nella vita degli stregoni. Mi spiegò che una guida era chiamata “nagual” e che il nagual era una persona, uomo o donna, con un’energia straordinaria, un maestro dotato di sobrietà, resistenza, fermezza, che i veggenti vedevano come una sfera luminosa formata d quattro comparti, simili a quattro globi luminosi pressati l’uno contro l’altro. Grazie a questa straordinaria energia, i nagual erano intermediari. La loro energia permetteva loro di incanalare pace, armonia, allegria e conoscenza direttamente dalla fonte, dall’intento, e di trasmetterle ai loro compagni. I nagual avevano la responsabilità di fornire ciò che gli stregoni chiamavano “la possibilità minima”, la consapevolezza del proprio collegamento con l’intento.
Gli dissi che la mia mente afferrava tutto quello che lui mi stava spiegando e che l’unica parte della sua spiegazione ancora poco chiara era perché mai fossero necessarie due categorie di insegnamento. Riuscivo a capire con facilità tutto ciò che diceva del suo mondo, mentre egli me l’aveva descritto come un processo irto di difficoltà.
«Ti ci vorrà tutta la vita per ricordare quanto hai appreso oggi» affermò «perché si trattava nella quasi totalità di conoscenza silenziosa. Fra qualche istante avrai dimenticato tutto. È questo uno degli insondabili misteri della percezione.»
Don Juan allora mi fece cambiare livelli di consapevolezza, dandomi un colpetto sul lato sinistro, proprio all’estremo della gabbia toracica. All’istante persi la straordinaria chiarezza di mente, e non fui in grado di ricordare di averla mai avuta…
– da “Il Potere del Silenzio” di Carlos Castaneda –
Magic is a state of awareness
Don Juan on several occasions tried to give a name to his knowledge, for my benefit. In his opinion, the more appropriate term was nagualism, although a little ‘obscure. To simply say “knowledge” made it all too vague, and call it “necromancy” was derogatory. “The mastery of intent” was too abstract and “the search for total freedom” too long and metaphorical. In the end, failing to find a more appropriate motto, called it “magic”, while admitting a certain inaccuracy.
Over the years he provided me with various definitions of magic, but he argued that the definitions change with the growth of knowledge. Towards the end of my apprenticeship, I was able to appreciate a clearer definition, so I asked the question again.
“From the point of view of the common man,” said Don Juan, “the magic is a collection of nonsense, or a frightening mystery that goes beyond his understanding. It is not wrong here – not because it is an absolute truth, but because the common man does not have enough energy to deal with magic. “
He paused a moment before continuing. “Humans are born with a limited amount of energy,” don Juan went on, “explained an energy systematically from the moment of birth, to be used with the greatest advantage of the mode of the time.”
“What do you mean by” time mode “?” I asked.
“The mode of the time the beam is accurately incorporated the fields of energy,” he said. “I believe that human perception has changed over time. The real-time decides the way, the time it decides which precise beam of energy fields will be used, choosing from a number incalculable. All the energy available to us is absorbed by the contact mode of the time – the few chosen fields of energy – not leaving anything that might help us to use any other field of energy. “
With an imperceptible arch of the eyebrows urged me to consider everything.
“That’s what I mean when I say that the common man lacks the energy to have anything to do with magic,” he continued. “If only the energy it uses, can not perceive the worlds created by sorcerers. The sorcerers, in fact, to do this, you need a set of energy fields that are not usually used. Of course, if the common man wants to receive those worlds and understand the perception of the masters of the occult, must necessarily use the same set used by those, and this is not practicable, since he has already explained all of its energy. “
He paused, as though trying the most appropriate word to express the concept.
“Put it this way” he continued. “It is not so much that you learn the magic over time, as you learn to store energy. This energy you will be able to handle some fields of energy when you are inaccessible. The magic is thus the ability to use energy fields are not required for the perception of the world everyday, we know. Magic is a state of awareness. It is the ability to conceive of something beyond the ordinary perception.
“What I showed you,” don Juan continued, “all that I have brought to your attention, it was only a trick to convince you that there is more than it appears at first glance. You need not be someone to teach you the magic, because in reality there is nothing to learn. You only need to convince us that a master dell’incalcolabile power we have at your fingertips. What a strange paradox! Every warrior on the path of knowledge thinks, at one time or another, acquiring knowledge of star magic, but all it does is swayed by the hidden power within himself, that he will achieve. “
“That’s what you’re doing with me, don Juan? You’re convinced? “
“Exactly. I’m trying to convince you that you can get that power. I’ve been there too. And it was hard to convince, as you now. “
“Once reached, what do we do exactly, Don Juan?”
“Nothing. Once achieved, it will use on his own field of energy that are available to us, but inaccessible. This is magic, as I said. Then we begin to see – that is, to perceive – something else, not imaginary, but real and concrete. So we begin to know without having to use words. What each of us does with the increased perception, with the silent knowledge, depends on the individual character. “
On a different occasion, I gave an explanation of another kind. We were talking about anything when all of a sudden, changed the subject and began to tell me a joke. He laughed, with a light hand and patted me on the back between the shoulder blades, as if suffering from shyness and considered great by its very cheeky touch. My reaction made him nervous giggle.
“You’re so sensitive,” he said, joking, and I struck a pat on the back with greater force.
I buzzed my ears. For a moment I caught my breath, I almost had hit the lungs. I was breathing with great difficulty, but after you cough several times, such as choking, my nasal passages were opened and I found myself doing some deep breaths, calming. I felt such a feeling of well being that I did not mind at all with him for the blow that had given me, although it was strong and unexpected.
Don Juan then began a remarkable explanation. In clear and concise gave me a more precise definition of magic.
I walked into a wonderful state of consciousness! I had a clarity of mind that could understand and absorb everything that Don Juan was saying. He said that the universe was indescribable and immeasurable force which sorcerers call intent, and that absolutely everything that exists in the entire cosmos is the intent joined by a connecting link. The wizards and warriors, as he called them, were devoted to discuss, understand and use the ring connection. They were particularly busy dizziness caused by release from the ordinary concerns of daily life. The magic at this level could be defined as the process of cleaning your connecting link with intent. Don Juan remarked that it was very difficult to understand and learn to practice this “cleansing process”. For this sorcerers shared their teaching in two categories. One included the lessons for the state of awareness of everyday life, in which the procedure is presented in altered guise. The included lessons for other states of consciousness intense as what I was experiencing at the moment, in which sorcerers knowledge directly reached by the intention, without annoying intervention of the spoken language.
Don Juan explained that by using intense awareness for thousands of years of painful struggle, the sorcerers had acquired a detailed understanding of the intent, and that these nuclei had direct knowledge transmitted from generation to generation, until the present. He said it was up to take this knowledge of magic, seemingly incomprehensible, and make it understandable to the levels of awareness of everyday life.
After I explained the role of leadership in the lives of sorcerers. He explained that help was called a “nagual” and that the nagual was a person, man or woman, with extraordinary energy, with a master of simplicity, strength, firmness, that the visionaries saw a ball of light as consisting of four compartments , similar to the four globes of light pressed against each other. Thanks to this extraordinary energy, nagual were intermediaries. Their energy allowed them to channel peace, harmony, happiness and knowledge directly from the source, the intent, and to transmit them to their classmates. The nagual had a responsibility to provide what the sorcerers called “the minimum possible,” awareness of their link with intent.
I told him that my mind grasped everything he was explaining to me that the only part of his explanation was unclear why they need two categories of teaching. I could easily understand everything he said of his world, as he had described me as a process fraught with difficulty.
“It will take a lifetime to remember what you learned today,” he said, “because it was almost entirely silent knowledge. In a few moments you’ll have forgotten everything. This is one of the unfathomable mysteries of perception. “
Don Juan then made me change levels of awareness, giving me a pat on the left side, right end of the rib cage. I instantly lost the extraordinary clarity of mind, and I was not able to remember to have ever had …
– From “The Power of Silence” by Carlos Castaneda –

✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼Biasimo e lode ✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼


Non c’è mai stato, non ci sará, nè c’è adesso un uomo che sia sempre biasimato o un uomo che sia sempre lodato

Gautama Buddha

There has never been, there will not, nor is it now a man who is always blamed, or a man who is always praised

Gautama Buddha

Profumo – Scent


🌸Profumo🌸

Ed è fiore
che sboccia
in cuore
oltre il tempo
silenzioso
che tutto ruba

È sogno
in apparenza
infranto
tra gli scogli
di ogni aspettativa
poi delusa

Non serve
a nulla
un carico
di rimpianti
se questo fiore
mi dona profumo

02.04.2022 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Scent

And it is flower
that blossoms
in heart
beyond the time
silent
that steals everything

It is a dream
apparently
broken
among the rocks
of every expectation
then disappointed

It is not necessary
to nothing
load
of regrets
if this flower
gives me perfume

02.04.2022 Poetyca

Pazienza – Patience – Pema Chödrom


Pazienza

La pazienza non si impara in sicurezza. Non si impara quando tutto è armonioso e funziona bene. Quando tutto procede senza intoppi, chi ha bisogno di pazienza? Se rimani nella tua stanza con la porta chiuso a chiave e le tende tirate, tutto può sembrare armonioso, ma il minuto in cui niente va a modo tuo, esplodi. Non è coltivare la pazienza quando il tuo schema è solo il cercare armonia e l’appianare tutto.

Pema Chödron

Patience

Patience is not learned in safety. It is not learned when everything is harmonious and going well. When everything is smooth sailing, who needs patience? If you stay in your room with the door locked and the curtains drawn, everything may seem harmonious, but the minute anything doesn’t go your way, you blow up. There is no cultivation of patience when your pattern is to just try to seek harmony and smooth everything out.

Pema Chödron

Sera – Evening


🌸Sera🌸

Rumore di passi
non spezza
l’incanto
oltre il tempo

La sera attende
alla fine del viale
con luci infuocate
per regalare ristoro

Ed è brezza
a scostare
il velo impalpabile
di vecchi pensieri

03.04.2022 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Evening

Footsteps
does not break
the spell
beyond the time

The evening awaits
at the end of the avenue
with fiery lights
to give refreshment

And it’s breeze
to move away
the impalpable veil
of old thoughts

03.04.2022 Poetyca




Felicità – Happiness – Thomas Merton


🌸Felicità🌸

La felicità non è una questione
di intensità ma di equilibrio,
ordine,ritmo e armonia.

Thomas Merton
🌸🌿🌸#pensierieparole
Happiness

Happiness is not a matter
of intensity but of balance,
order,rhythm and harmony.

Thomas Merton

Attesa – Wait – Haiku


🌸Attesa🌸

Respiri tesi
senza altre parole :
nuovi estuari

© Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Wait

Tense breaths
without other words:
new estuaries

© Poetyca

Mink DeVille – Full Concert – 06/07/78 – Winterland


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=rFkaQeoie34]

I Mink DeVille sono stati un gruppo musicale statunitense originario di New York formatosi nel 1977, formati nel periodo di nascita del punk newyorkese e del quale hanno fatto parte hanno saputo fondere molti elementi della tradizione americana come il soul, il rhythm and blues, il blues ed il cajun.[1]

Figura centrale del gruppo è stato il cantautore Willy DeVille che dopo un soggiorno a Londra alla ricerca del successo, ritorna in patria trasferendosi a San Francisco. Qui forma il nucleo originario del gruppo con Ruben Siguenza (basso) e Tom “Manfred” Allen (batteria). Dopo alcuni mesi passati suonare nei locali della zona leggono un articolo sui Ramones che li spinge a trasferirsi a New York. Nel gruppo entrò il quarto membro, il chitarrista Louie X. Erlanger. Incidono alcuni brani per la compilationLive at CBGB’s, ma sarà l’incontro con il produttore Jack Nitzsche che li porterà alla pubblicazione dell’album di debutto Cabretta nel 1977, e da cui viene estratto il singolo Spanish Stroll che raggiunge il 20º posto nella UK chart.

L’anno seguente pubblicano il seguito, Return to Magenta, sempre per la Capitol. Ma il leader è desideroso di apportare radicali cambiamenti alla sua musica, assieme al solo Erlanger parte per Parigi dove realizza Le Chat Bleu (1980). In questo album DeVille scrive tre brani insieme al maestro Doc Pomus, il rock and roll degli esordi si alterna a ballate in stile doo wop anni 50.[2]

L’anno successivo ritorna a New York per il successivo disco, passa alla Atlantic Records e incide Coup de Grâce che viene prodotto di nuovo da Jack Nietzsche ed è intriso sia di rock and roll come di soul con l’apporto decisivo di Louis Cortelezzi al sax e Kenny Margolis alle tastiere ed alla fisarmonica, mentre Rick Borgia è alle chitarre e Tommy Price alla batteria. Tra i brani: Maybe Tomorrow, Love & Emotion e la reinterpretazione stravolta di You Better Move On di Arthur Alexander.

Nel 1983 pubblica il quinto album Where Angels Fear to Tread, il gruppo è quello collaudato dell’album precedente con l’aggiunta ai cori di Gato Barbieri. Prosegue il discorso dell’album precedente dove il soul si unisce al rock and roll con l’aggiunta di nuove sfumature salsa ed ispaniche.

L’ultimo album a nome Mink DeVille è Sportin’ Life del 1985, che si può già considerare un album solista visto che i componenti del gruppo sono assunti per l’occasione, il risultato non è convincente con accenni synthpop datati e drum machine che affossano l’intensità di alcune canzoni malgrado l’apporto di Doc Pomus.[3]

L’album successivo Miracle (1987) esce già a nome WillyDeVille e vanta la collaborazione di Mark Knopfler.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mink_DeVille

Mink DeVille (1974–86) was a rock band known for its association with early punk rock bands at New York’s CBGB nightclub and for being a showcase for the music ofWilly DeVille. The band recorded six albums in the years 1977 to 1985. Except for frontman Willy DeVille, the original members of the band played only on the first two albums (Cabretta and Return to Magenta). For the remaining albums and for tours, Willy DeVille assembled musicians to play under the name Mink DeVille. After 1985, when Willy DeVille began recording and touring under his own name, his backup bands were sometimes called “The Mink DeVille Band,” an allusion to the earlier Mink DeVille.

Rock and Roll Hall of Fame songwriter Doc Pomus said about the band, “Mink DeVille knows the truth of a city street and the courage in a ghetto love song. And the harsh reality in his voice and phrasing is yesterday, today, and tomorrow — timeless in the same way that loneliness, no money, and troubles find each other and never quit for a minute

http://en.wikipedia.org/wiki/Mink_DeVille