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Phil Collins – En Concert Complet a (Paris 2004)


Philip David Charles Collins (Londra, 30 gennaio 1951) è un cantautore, polistrumentista e musicista britannico, noto sia come solista sia come componente dello storico gruppo dei Genesis.

Collins è uno dei tre artisti (insieme a Paul McCartney e Michael Jackson), ad aver venduto oltre 150 milioni di album in tutto il mondo sia come solisti che come membri principali di una band[1].

https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Philip David Charles “Phil” Collins, LVO (born 30 January 1951),[6] is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, music producer and actor. He gained fame as both the drummer and lead singer for the rock group Genesis, and he also gained worldwide fame as a solo artist.

Collins is one of the most successful songwriters and performers of all time, singing the lead vocals on dozens of hit albums and singles in the UK and the US between 1976 and 2010, either as a solo artist or with Genesis. His solo singles, sometimes dealing with lost love and often featuring his distinctive gated reverb drum sound, ranged from the atmospheric “In the Air Tonight“, dance-rock of “Sussudio“, piano-driven power balladAgainst All Odds“, to the political and religious connotations of “Another Day in Paradise“. Collins has been described by AllMusic as “one of the most successful pop and adult contemporary singers of the ’80s and beyond”.[1]

Collins joined Genesis in 1970 as the group’s drummer and became their lead vocalist in 1975 following the departure of the original lead singer Peter Gabriel. His solo career, which was launched in 1981 and was heavily influenced by his personal life and soul music, brought both himself and Genesis greater commercial success. Collins’s total worldwide sales as a solo artist are 150 million.[7] Collins has won numerous music awards throughout his career, including seven Grammy Awards, six Brit Awards—winning Best British Male three times, three American Music Awards, an Academy Award, two Golden Globe Awards and a Disney Legend Award in 2002 for his solo work.[8][9][10] He received a star on the Hollywood Walk of Fame in 1999, was inducted into the Songwriters Hall of Fame in 2003, and into the Rock and Roll Hall of Fame as a member of Genesis in 2010.[11][12] Collins was listed at number 22 in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Drummers of All Time”.[13]

Collins is one of only three recording artists (along with Paul McCartney and Michael Jackson) who have sold over 100 million albums worldwide both as solo artists and (separately) as principal members of a band.[14] During his most successful period as a solo artist between 1981 and 1990, Collins had three UK number-one singles and seven number-one singles on the Billboard Hot 100 in the United States, as well as a U.S. number one with Genesis in 1986. When his work with Genesis, his work with other artists, as well as his solo career is totalled, Collins had more top 40 hits on the Billboard Hot 100 chart during the 1980s than any other artist.[15] In 2008, Collins was ranked the 22nd most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[16] Although one of the world’s best-selling recording artists and a highly respected drummer, Collins has garnered significant criticism over the years from music journalists and fellow artists. He announced his retirement in 2011 to focus on his family life,[17][18] though he continued to write songs and in 2013 he said he was considering a return to the music industry.[19]

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

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Derek and the Dominos – Live at the Fillmore


Derek and the Dominos sono stati un supergruppo blues rock formatosi nella primavera del 1970 e di cui facevano parte il chitarrista e cantante Eric Clapton, il tastierista Bobby Whitlock, il batterista James Beck “Jim” Gordon e il bassista Carl Radle. Questi ultimi avevano già suonato con Clapton nei Delaney & Bonnie & Friends.

Il gruppo pubblicò un solo album studio, Layla and Other Assorted Love Songs, caratterizzato da importanti collaborazioni del chitarrista guest Duane Allman[1] degli Allman Brothers Band. L’album arrivò ad essere acclamato dalla critica, ma inizialmente fallì sia nelle vendite sia nell’airplay delle radio.

Nonostante fosse stato pubblicato nel 1970, il singolo Layla (il racconto dell’amore irrequieto tra Clapton e Pattie Boyd, moglie del suo amico George Harrison) entrò nella top ten sia negli Stati Uniti d’America sia nel Regno Unito solo nel marzo del 1972. Nel 2004 è stato inserito al 27º posto nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone. L’album, che ha ricevuto apprezzamenti sia dalla critica sia dal pubblico, è spesso considerato l’apice della carriera di Clapton

https://it.wikipedia.org/wiki/Derek_and_the_Dominos

Derek and the Dominos were a blues rock band formed in the spring of 1970 by guitarist and singer Eric Clapton, keyboardist and singer Bobby Whitlock, bassist Carl Radle and drummer Jim Gordon. All four members had previously played together in Delaney & Bonnie and Friends, during and after Clapton’s brief tenure with Blind Faith. Dave Mason supplied additional lead guitar on early studio sessions and played at their first live gig. Another participant at their first session as a band was George Harrison, the recording for whose album All Things Must Pass marked the formation of Derek and the Dominos.

The band released only one studio album, the Tom Dowd-produced Layla and Other Assorted Love Songs, which also featured notable contributions on slide guitar from Duane Allman. A double album, Layla went on to receive critical acclaim, but initially faltered in sales and in radio airplay. Although released in 1970 it was not until March 1972 that the album’s single “Layla” (a tale of unrequited love inspired by Clapton’s relationship with his friend Harrison’s wife, Pattie Boyd) made the top ten in both the United States and the United Kingdom. The album is often considered to be the defining achievement of Clapton’s career.

https://en.wikipedia.org/wiki/Derek_and_the_Dominos

Cat Stevens Greatest Hits


Yusuf Islam, nato Steven Demetre Georgiou e a lungo conosciuto con il suo nome d’arte Cat Stevens (Londra, 21 luglio 1948), è un cantautore britannico.

Figlio di padre greco-cipriota (Stavros Georgiou) e madre svedese (Ingrid Wickman), cresce a Shaftesbury Avenue, nel quartiere di Soho a Londra, sopra il ristorante di proprietà del padre dove veniva spesso suonata musica popolare greca, dalla quale verrà influenzato.[2] Per un breve periodo della sua infanzia si sposta con la madre a Gävle in Svezia, dove impara i primi rudimenti della pittura dallo zio Hugo. Ciò influenzerà la carriera artistica del futuro Cat Stevens, spesso autore delle copertine dei propri album.

All’inizio della sua carriera musicale, Georgiou adotta il nome “Cat Stevens” dopo che un’amica gli fa notare che i suoi sembrano gli occhi di un gatto. Siamo in pieno periodo Swinging London, e Stevens incarna in pieno lo stereotipo del cantante pop commerciale dell’epoca, un’immagine dalla quale egli si distanzierà notevolmente negli anni a seguire. Dopo i primi due album Matthew and Son e New Masters, che ottengono un tiepido successo soprattutto grazie a qualche singolo come I Love My Dog, Stevens si ammala gravemente di tubercolosi e passa un certo periodo in un sanatorio di Midhurst, nella campagna inglese. Qui comincia a riflettere sul proprio futuro, sulla propria carriera (cambia casa discografica), sul proprio stile di vita, decidendo di operare un drastico cambiamento anche a partire dall’immagine: capelli più lunghi, barba e abiti più informali.

Il periodo lontano dalle scene lascia il segno e nel giro di due anni (1970 e 1971) dà alle stampe Mona Bone Jakon, Tea for the Tillerman e Teaser and the Firecat, che lo faranno diventare famoso in tutto il mondo: Lady D’Arbanville che arriva prima in Francia per quattro settimane, seconda nei Paesi Bassi ed ottava nel Regno Unito, Wild World, Father and Son, Morning Has Broken, Moonshadow, Peace Train tra le più celebri. Da segnalare la presenza tra i musicisti di artisti del calibro di Peter Gabriel (flauto in Katmandu) e Rick Wakeman, all’epoca quasi sconosciuti ai più.

Lo stile musicale che ne esce fuori è quello che contraddistinguerà Cat Stevens per tutta la sua carriera: chitarre acustiche in primo piano, sonorità delicate, richiami alla tradizione greca, testi a metà strada tra la canzone d’amore ed il misticismo, il tutto condito dalla calda vocalità dello stesso Stevens. In questo periodo partecipa alla colonna sonora del film Harold e Maude, con brani già editi e i due inediti Don’t Be Shy e If You Want to Sing Out, Sing Out. Gli album successivi Catch Bull at Four, Foreigner, Buddha and the Chocolate Box e Numbers abbandonano in parte lo stile acustico per soluzioni sperimentali più elettriche.
Yusuf Islam/Cat Stevens (2009)
Decisivo è in tal senso l’ingresso, nel gruppo di musicisti che accompagna Stevens, del tastierista Jean Roussell. Tra i brani di maggior successo di tali album vi sono Sitting, The Hurt e Oh Very Young. Nel frattempo Stevens intraprende una serie di tour intorno al mondo e arriverà a vendere oltre quaranta milioni di dischi. Il suo unico concerto in Italia si tiene a Roma nel 1974. Si trasferisce successivamente in Brasile per motivi di tasse, e comincia ad avvicinarsi a tematiche prettamente religiose. Nel 1976 suo fratello, di ritorno da un viaggio a Gerusalemme, gli regala una copia del Corano: quest’avvenimento segnerà la vita del cantautore.

Nel 1977, dopo aver rischiato di morire annegato a Malibù, secondo un aneddoto da lui stesso citato più volte, Stevens si converte all’Islam adottando il nome Yusuf Islam. Incide ancora Isitzo e Back to Earth dopodiché si ritira completamente dalle scene e diventa un membro eminente della comunità musulmana di Londra, aprendo anche la Islamia Primary School, una scuola nel nord della capitale britannica. Balza agli onori delle cronache nel 1989, quando apparentemente appoggia la fatwa lanciata contro lo scrittore Salman Rushdie per i suoi I versi satanici. In realtà Islam, il quale si trovava al Kingston Polytechnic di Londra per un incontro con gli studenti, si era limitato a spiegare il perché di quella condanna da parte del mondo musulmano, senza mai invocare direttamente alcuna sanzione, precisando successivamente che non avrebbe appoggiato la richiesta dell’ayatollah Khomeini in quanto lesiva della legislazione britannica. Questa controversia comunque gli avrebbe causato l’ostracismo di gran parte del mondo musicale per lungo tempo.

Nel 2004 Islam è di nuovo nell’occhio del ciclone quando gli viene negato l’ingresso negli USA perché il suo nome è nella lista degli indesiderati dopo gli eventi dell’11 settembre 2001. Il cantautore si trovava su un volo Londra-Washington, quando all’improvviso l’aeroplano viene dirottato in un altro aeroporto e Islam viene trattenuto e fatto tornare in patria. Il caso fa mobilitare anche l’allora Ministro degli Esteri britannico Jack Straw in difesa del cantante. Yusuf Islam vive tuttora a Londra con sua moglie e i suoi cinque figli. Ha fondato associazioni benefiche come Muslim Aid e Small Kindness per assistere le vittime della carestia in Africa. Inoltre, il cantante ha donato parte delle royalties del suo Box Set americano del 2001 al fondo per le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001.

Tornato a calcare le scene, collaborando di nuovo con Peter Gabriel in occasione di un concerto in onore di Nelson Mandela a Johannesburg nel 2013, duettando con Ronan Keating il brano Father and Son, nel 2006 ha pubblicato l’album An Other Cup. Nel 2007 pubblica un DVD live, Yusuf’s Cafè Session, registrato durante un concerto tenuto al Porchester Hall di Londra, mentre nel 2009 esce il suo album Roadsinger, per il quale nel 2011 si è esibito in un tour europeo. Nel 2012 ha scritto, sceneggiato e prodotto un suo musical, denominato Moonshadow, in world premiere a Melbourne, con 58 appuntamenti in Australia: il tour europeo è ancora da definire. Nel 2014 partecipa come ospite alla serata iniziale del Festival di Sanremo dove propone Peace Train, Maybe There´s a World (con citazione di All You Need Is Love dei Beatles) e Father and Son e annuncia il suo prossimo album, in fase di ultimazione. Nel 2014 esce il suo ultimo album Tell ‘Em I’m Gone, metà cover e metà scritte da lui, accompagnato dal nuovo tour Peace train… late again tour con un’unica data italiana al Forum di Assago.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cat_Stevens

Cat Stevens

Yusuf Islam (born Steven Demetre Georgiou, 21 July 1948), commonly known by his former stage name Cat Stevens, is a British singer-songwriter, multi-instrumentalist, humanitarian, and education philanthropist. His 1967 debut album reached the top 10 in the UK, and the album’s title song “Matthew and Son” charted at number 2 on the UK Singles Chart. His albums Tea for the Tillerman (1970) and Teaser and the Firecat (1971) were both certified triple platinum in the US by the RIAA.

His 1972 album Catch Bull at Four spent three weeks at number one on the Billboard 200, and fifteen weeks at number one in the Australian ARIA Charts. He earned two ASCAP songwriting awards in 2005 and 2006 for “The First Cut Is the Deepest”, and the song has been a hit for four different artists. His other hit songs include “Father and Son”, “Wild World”, “Peace Train”, “Moonshadow”, and “Morning Has Broken”. In 2007 he received the British Academy’s Ivor Novello Award for Outstanding Song Collection.

In December 1977, Stevens converted to Islam[10] and adopted the name Yusuf Islam the following year. In 1979, he auctioned all his guitars for charity[11] and left his music career to devote himself to educational and philanthropic causes in the Muslim community. He was embroiled in a long-running controversy regarding comments he made in 1989 about the death fatwa on author Salman Rushdie. He has received two honorary doctorates and awards for promoting peace from two organisations founded by Mikhail Gorbachev.

In 2006, he returned to pop music – releasing his first album of new pop songs in 28 years, titled An Other Cup. With that release and for subsequent ones, he dropped the surname “Islam” from the album cover art – using the stage name “Yusuf” as a mononym. In 2009, he released the album Roadsinger, and in 2014, he released the album Tell ‘Em I’m Gone, and began his first US tour since 1978. He was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 2014.

https://en.wikipedia.org/wiki/Cat_Stevens

Eterno ritorno


ake4

Eterno ritorno

Deja vu
come vorticose danze
pennellate nell’anima

Tempo passato
nello scandire di nenie
             nell’odore perduto

              Ed ora
              tutto si spiega
              in immagini in volo

              Ora
              è raccolta presenza
              d’un eterno ritorno

                09.03.2004 Poetyca

Eternal return

Deja vu
as swirling dances
touches the soul

Time spent
in marking of lullabies
lost in the smell

And now
all is explained
in flights pictures

Now
is collected presence
of an eternal return

09.03.2004 Poetyca

E’ scoperta


E’ scoperta

Sono tracce sulla sabbia
un attimo prima che il tempo
le disperda
E’ il saluto dell’uccello migratore
prima d’abbandonare il nido

Appare un nulla
ma è il segno di chi respira e avverte
i cambiamenti
Di chi conosce prima
che qualcosa porterà altrove

….E poi saranno colori nuovi
tinti di lacrime e nostalgia
per quel vissuto che non comprendevi
ma incideva un senso che è scoperta

12.02.2004 Poetyca

It is discovered

Traces in the sand
just before time
scatters
And ‘the greeting migratory bird
before leaving the nest

It seems nothing
but is the sign of one who breathes and feels
changes
Who knows the first
that something else will

…. And then new colors will be
stained with tears and longing
for that experience that did not include
but affected a way that is discovered

12.02.2004 Poetyca

Domani si replica


Domani si replica

Fagocitanti brame
accordano le voci
per l’arsura di deserti
senza più vita

Saettano silenzi
da parte di chi
ha perso da tempo
la sua partita

– Occhi spenti
non comprendono –
seguono l’accordo
del plagio degenere

Muto è il sospiro
di chi non crede
– non reagisce a niente-

La fonte non disseta
tra le trame replicate
del burattinaio folle

Orchestrando la vita
tutto si sbriciola
sotto ideali di carta

Buratti e burattini
non applaudono
le tasche vuote

Sul grande palco
non cambia la scena
e domani si replica

10.03.2004 Poetyca

Tomorrow is replicated

Voracious greed
grant entries
the burning deserts of
lifeless

Dart silences
by whom
has long since lost
his game

– Eyes off
not include –
follow the agreement
of plagiarism degenerate

Silence is the sigh
who does not believe
– Does not react to anything-

The major source quenches
among the replicated plots
the mad puppeteer

Orchestrating life
everything crumbles
under ideal paper

Buratti and puppets
not applaud
empty pockets

On the big stage
does not change the scene
and tomorrow is replicated

10.03.2004 Poetyca

Attimi – moments


purezza della vita

Attimi

Intessuti d’invisibili fili
pensieri raccolgono il tempo
riprendono il percorso a ritroso
e sospiri d’infinito
per quel che è stato
e non trattieni più

Momenti dipinti
sulla tela del silenzio
mentre lacrime
scorrono piano
come la rugiada
sui petali di una rosa

Tutto è vissuto
e non lo puoi rubare
ma è nella ricchezza
d’ogni emozione
la capacità
di essere ancora

13.04.2004 Poetyca

Moments

Interwoven threads of invisible
Time collect thoughts
take the path back
and sighs of infinity
as was
Hold and more

Moments paintings
on the canvas of silence
while tears
glide plane
as the dew
on the petals of a rose

All lived
and you can not steal
but it’s in the richness
every emotion
capacity
to be still

13.04.2004 Poetyca

Luce


Luce

Ecco la tua meraviglia
forza che esalta
e mai abbandona nell’oceano
di un nulla che spaventa

Porta aperta all’infinito
che restituisci senso
nel respiro di attimi
densi di mistero
e sogno ancora di trovare
oltre questa nebbia
che confonde con ombre e paure
la tua presenza

Luce che accompagni
i passi incerti di un giorno
che sta nascendo
mentre la notte muore
regalami la vita
che sento vibrare dentro
e non m’ingannare
perchè io ancora ti credo

01.09.2004 Poetyca


Light

Here’s your wonder
force that enhances
and never leave the ocean
a nothing that scares

Open door indefinitely
sense that returns
in the breath of moments
full of mystery
and still dream of finding
beyond the fog
confusing shadows and fears
your presence

Light that accompany
the uncertain steps of a day
that is emerging
as the night dies
Life With You
I feel vibrate in
and do not deceive me
because I still believe you

01.09.2004 Poetyca

Bagliore


Bagliore

Ragazzo
figlio di stelle
e polvere fatata
la vedi la gioia
che sparge il suo bagliore?
Non temere mai nulla
anche nel buio
si cela la luce
Credici soltanto!

Ragazzo che cerchi
la strada che conduca
alla serena visione
di aliti nascosti
– vita del cuore
è compagna –
sorriso sul volto
che devi solo svelare

Apri la mano
e soffia soltanto
un nuovo sogno
che prenderà vita
per il tuo nuovo incanto

25.02.2004 Poetyca

Glare

Boy
son of stars
and fairy dust
See the joy
spreading its glow?
Do not fear anything
even in the dark
hides the light
Believe only!

Girls looking
the road
the serene vision
breaths of hidden
– Life of the heart
is the companion –
smile on his face
you need only disclose

Open hand
and blows only
a new dream
that will take
for your new magic

25.02.2004 Poetyca

Perle di neve


Perle di neve

Candido scende
mentre lieve si dona
con pallido incanto
in accarezzar di sogni
che ora sfiora
Stupore bambino
senza alcun tempo
nutre e disseta
solchi silenti
di anime arse
Petali bianchi
accolti da sempre
perle di neve
fiocchi d’amore
per voce sola

14.10.2004 Poetyca

Pearls snow

Candide falls
while slightly gives
with pale enchantment
Shakes in dreams
now nearly
Wonder child
no time
nourished
furrows silent
Anime burned
White petals
always accepted
beads snow
flakes of love
for solo voice

14.10.2004 Poetyca

Lacerata cortina di nubi


Lacerata cortina di nubi

Quanti sogni manifesta il cuore fanciullo:
chimere e attese di scoprire il fascino
di un mondo che appare spazio d’incanto

Quante poi le cadute ed i muri
– amare ferite –
che sbriciolano ogni entusiasmo

Singhiozza la speranza lungo la via
e sembra oscurarsi il cielo – senza sole –
perchè tra fitte nuvole è nascosto

Restano vuote le mani
ed incisi nell’anima
sono i graffi mortali

Qualcosa…qualcosa resta
con gusto di nostalgia
come piccolo fiore

Lieve la brezza
che chiama Primavera
ed ancora il risveglio

Ecco è vento
che palpitando
conduce forza nuova

Lacerata cortina di nubi
ora si dona alla visione
d’un sole che mai ha abbandonato

09.02.2004 Poetyca

Torn Curtain clouds

How many dreams manifest your heart boy:
chimeras and waited to discover the charm
a world that is enchanting space

How then falls and walls
– Love hurts –
that crumble any enthusiasm

Sobs hope along the way
and seems to darken the sky – no sun –
because it is hidden in dense clouds

Remain empty hands
and engraved in the soul
Scratches are fatal

Something … something is
with taste of nostalgia
as a small flower

Slight breeze
calling Spring
and still waking up

Here is wind
that trembling
brings new strength

Torn Curtain clouds
now gives vision
of a sun that never gave up

– 09.02.2004 Poetyca

Nel mistero


nel mistero

Nel mistero

Danzano
Gocciolano
Abbracciano il mondo
parole sbocciate
Soffice incanto
Fascino lieve
in punta di dita
dalla mente al cuore
Girandola di stelle
illumina il tempo
di un solo sospiro:
È vita intinta
nel mistero

11. 04. 2013 Poetyca

In the mystery

Dance
Drips
Spanning the world
words blossomed
Soft charm
Charm slight
at your fingertips
from the mind to the heart
Swirl of stars
illuminates the time
a single sigh:
Life is dipped
in the mystery

11. 04. 2013 Poetyca

Nessun segreto


k12

Nessun segreto

Nessun segreto
è mai riposto
se sai aprire
la porta al cuore
Sono passi nel silenzio
mentre si spalanca l’anima
per raccogliere
capace d’insegnare:
Sarai del cielo figlio
se in te armonia propaghi
in sinfoniche note
d’amor gemma ed estensione

23.03.2004 Poetyca

No secret

No secret
is never stored
if you can open
the door to the heart
These are steps in the silence
and opens the soul
to collect
able to teach:
Be the sky son
if you propagate harmony
in symphonic notes
with love gem and extension

23.03.2004 Poetyca

Sul sentiero del cuore


Sul sentiero del cuore


A tentare di cambiare se stessi perchè il giudizio degli altri diventa un

disagio,si rischia di procurarsi un disagio peggiore, infatti,ad andare contro la

propria natura sensibile,coprirla di razionale ” buonsenso”,si invade quello

che vorrebbe emergere,bloccandolo.

Se un seme sta per scostare lo strato di terriccio che lo ricopre, per

trovare la luce che lo faccia sviluppare bene,aggiungere una barriera con altra terra

ne fa sprecare le energie e poi cresce male.

Quindi si deve essere contenti,semplicemente,del fatto che malgrado gli

altri non comprendano,si possa essere se stessi.

Quale migliore soddisfazione e sensazione di armonia nell’essere capaci di

portare fuori il meglio di sè?

Mostrare ad esempio aggressività , quasi a dover difendere un territorio,

non è detto che sia manifestazione di coraggio ma spesso nascondono le paure.

Chi dunque è sereno, allegro,capace di entusiasmo e soprattutto di dono di sé

agli altri, malgrado sia consapevole di non cercare nulla in cambio,

credo si possa ritenere maggiormente generoso e sereno rispetto a chi,

per paura ed egoismo, tiene stretto il poco che è, nel timore

di perdere approvazione ed attenzione esterna.

Dunque si matura attraverso un cammino che non blocchi il livello di

crescita interiore ma, malgrado i previsti ostacoli non fa reagire

chiudendosi in se stessi. Chi consiglia o giudica,

chi interferisce sulle scelte degli altri o sul loro modo di essere

che è espressione di sensibilità ed esperienze di vita,

relativamente alla necessità di chiudersi, ritenendo sciocco

il continuare a dare, direi che si ci arrende e si fugge

e non si ascolta il coraggio del cuore.

Si,è la mente che confonde e desidera lanciare messaggi ” terroristici” che

facciano vedere come,malgrado si sia dato qualcosa non si è ottenuto nulla in cambio,

ma chi si ferma ad attendere qualcosa non segue la via della generosità libera

e spontanea,questa ma aspettativa: Essere schiavi delle aspettative è chiudersi in una prigione,

dimenticando dove sono le chiavi,essere capaci di non avere alcuna aspettativa è essere liberi

nel seguire il coraggio,lasciando alle spalle le paure ed essere capaci

di scegliere di camminare – qui ed ora – sul sentiero del cuore.


23.11.2004 Poetyca


On the path of the heart

A groped to change themselves because the opinion of others becomes a
discomfort, it could get worse discomfort, in fact, to go against
its sensitive nature, cover rational “common sense”, it invades the
that would emerge, locking it.

If a seed is about to pull away the layer of soil which covers it, for
find the light that it does develop well, add a barrier with more land
it is wasting energy and then grows ill.

Then you must be content simply to the fact that despite the
others do not understand, you can be yourself.

What better feeling of harmony and satisfaction in being able to
bring out the best in you?

Show such aggression, almost having to defend a territory,
is said to be a manifestation of courage but often hide their fears.

Who then is calm, cheerful, capable of enthusiasm and above all self-giving
others, despite being aware not to seek anything in return,
I think we can feel more generous and peaceful than those who
fear and selfishness, keep the little that is close, for fear
of losing approval and attention outside.

So you walk through a couple that does not block the level of
inner growth, but despite the obstacles set does not react
cut themselves. Who recommends or judges,
who interfere with the choices of others or on their way to be
which is an expression of feelings and life experiences,
regarding the need to close, feeling foolish
The continue to give, I would say that we give up and flee
and do not listen to the courage of the heart.

Yes, it confuses the mind and want to send messages “terrorist” that
We show how, despite being given is not something you got nothing in return,
But who stops to wait for something does not follow the way of free generosity
and spontaneous, but this expectation: Be slaves of expectations is locked in a prison
forgetting where the keys be able to have no expectation to be free
the courage to follow, leaving behind the fears and be able
choose to walk – here and now – on the path of the heart.

23.11.2004 Poetyca

Cercando


Cercando

…E l’anima è un volo
che cerca la rotta
e nel silenzio è suono
che porta accordo
e voci si colorano
per dar vita all’armonia
e nel ritrovato istante
tu sei ….Amore

03.02.2004 Poetyca

Searching

… And the soul is a flight
looking for the route
is sound and silence
leading Agreement
and voices are colored
to create harmony
and found instant
you are …. Love

03.02.2004 Poetyca

Petali d’alba


Petali d’alba
Ed è tempesta
in ascolto d’emozione
che libera ellissi ed iride
di nuovo colore
Manifestata armonia
con impeto vivo
E’ nostalgia
tra terra e cielo
che innalza fuoco
oltre il dire
Passi e voli che scivolano
come petali d’alba

24.06.2004 Poetyca

Petals of dawn
And it is the storm
listening with emotion
that ellipses and free iris
new color
apparent harmony
I live with violence
And ‘nostalgia
between earth and sky
that raises fire
than to say
Steps and slipping flights
like the petals of dawn

24.06.2004 Poetyca

Oltre l’apparire


Oltre l’apparire

Quanti giudizi, pregiudizi ed aspettative,
quanto desiderio di apparire – un istante, un giorno –
il tempo di credere che si valga qualcosa se si possiede :
mezzi, attenzione e materialità –

Onda che s’infrange, che frastaglia tutto
per ricominciare – cosa resta di te? –

Dove il valore di una sola onda
nella vastità dell’oceano?
Dove la capacità di ritrovare se stessi?

Eppure è quel che si fugge ,
l’ascolto dell’ essere che ha valore
oltre ogni istante, ogni giorno
oltre il tempo che sembra non bastare mai.

La vita vera, la felicità che appare effimera
perchè attinta dalle emozioni, dai valori
è incomprensibile a molti …

Eppure è vita che colora e respira,
è granello di sabbia nella vastità dell’infinito
che seppure microcosmo è parte dello stesso infinito
e valica ogni possibile confine, se solo la si accoglie.

24.11.2004 Poetyca


Besides the appearance

Those judgments, prejudices and expectations,
the desire to appear – an instant, one day –
Time to believe that it is worth anything if you have:
resources, attention and materiality –

Wave that shatters that all jags
to start – what is left of you?

Where the value of a single wave
in the vastness of the ocean?
Where the ability to find themselves?

Yet that is what we flee,
listening to ‘be that value
over every moment, every day
over time that seems never enough.

Real life, happiness that is ephemeral
drawn because of the emotions, values
is incomprehensible to many …

Yet it lives and breathes that colors,
is of sand in the vastness of infinity
although that is part of the same infinite microcosm
and it crosses every border, if only we accept.

24.11.2004 Poetyca

Oltre l’apparire


rose

 

Oltre l’apparire

Quanti giudizi, pregiudizi ed aspettative,
quanto desiderio di apparire – un istante, un giorno –
il tempo di credere che si valga qualcosa se si possiede :
mezzi, attenzione e materialità –

Onda che s’infrange, che frastaglia tutto
per ricominciare – cosa resta di te? –

Dove il valore di una sola onda
nella vastità dell’oceano?
Dove la capacità di ritrovare se stessi?

Eppure è quel che si fugge ,
l’ascolto dell’ essere che ha valore
oltre ogni istante, ogni giorno
oltre il tempo che sembra non bastare mai.

La vita vera , la felicità che appare effimera
perchè attinta dalle emozioni, dai valori
è incomprensibile a molti …
Eppure è vita che colora e respira ,
è granello di sabbia nella vastità dell’infinito
che seppure microcosmo è parte dello stesso infinito
e valica ogni possibile confine, se solo la si accoglie.

24.11.2004 Poetyca

Besides the appearance

How many judgments, prejudices and expectations,
the desire to appear – a moment, a day –
the time to believe that it’s worth anything if you have:
means, attention and materiality –

Wave shattering, that all Jags
to start again – what’s left of you? –

Where the value of a single wave
in the vastness of the ocean?
Where the ability to find themselves?

Yet it is what one flees,
you listen to the ‘being that has value
over every moment, every day
beyond the time that seems never enough.

Real life, the happiness that seems ephemeral
because drawn from the emotions, values
it is incomprehensible to many …
Yet it is life that colors and breathes,
is a grain of sand in the vastness of infinity
that although microcosm is part of the same infinite
and crosses every boundary possible, if only we welcome.

24.11.2004 Poetyca

Per aver creduto


Per aver creduto

” Ma se io avessi previsto tutto questo…”

E sul filo del tempo le passioni
il credere al tutto possibile e vero
a quel sentimento forte
che prende e conduce
anche oltre l’inaspettato :
dove in fondo bastava guardarsi intorno
per sapere come sarebbe andata

Alle esperienze degli altri
al fuoco ormai spento
che solo a volte riprende vita
sotto la cenere

” Ma se io avessi previsto tutto questo”

Ma nulla è prevedibile
anzi si vuol credere
di poter essere diversi
capaci di far vivere
qualcosa che duri
oltre ogni scommessa

– fosse solo per il rispetto
delle idee o dell’Amore –

di quei sogni andati
che se li guardi
e non lo ritrovi più

” Ma se io avessi previsto tutto questo “

Proprio ora che tutto appare
scivolato piano
tra i silenzi e le noie
di sagome di cartone
tra le cortine di fumo
di stanze vuote :

– Vuote immagini del tempo
senza più storia –

Credete forse
che avrei evitato
il percorso già intrapreso?

Quel che è dato
è dato
e se c’è stato
è sempre
per aver creduto

05.03.2004 Poetyca

For believing

“But if I had foreseen all this …”

And the thread of time passions
believe all the possible and real
that feeling strong
taking and leads
beyond the unexpected:
Just look around where the bottom
to know how it would

Experiences of other
Fire is off
that only occasionally comes to life again
under the ashes

“But if I had foreseen all this”

But nothing is predictable
rather it wants to believe
can be different
able to live
something that lasts
beyond challenge

– If only for compliance
Love or ideas –

of those dreams gone
that if you look at them
and did not find more

“But if I had foreseen all this”

Now that everything seems
crashed plane
and the silences between the notes
of cardboard
between the smokescreens
empty rooms:

– Empty images of time
without history –

Do you think
I would have avoided
the path already taken?

What is given
is given
and if there was
always
for believing

05.03.2004 Poetyca

Per essere


bruno2_1024

Per essere

Condiviso cammino
non è chimera
d’un solo istante
in sogno che conduce
verso il passo deciso
per quel che si crede
– Speranza e Luce –
per essere ancora
oltre confine
che abbatte barriere
di anime stanche

21.03.2004 Poetyca

To be

Shared path
not chimera
for a moment
in a dream that leads
towards the stride
for what is believed
– Hope and Light –
to be even
border
that breaks down barriers
of weary souls

  21.03.2004 Poetyca

Per strada


Per strada

Per strada
perdiamo sogni
e nessuno
li raccatta più

Per strada
vecchi fanciulli
che non trovano
lo spazio per il sereno

Per strada
bisbigli di un tempo
che non conosce vita
– solo afflizioni –

Per strada
impara a sperare
o sentirai vuoto il cammino

Per strada
potrai udire:
– Io non ti conosco –

Per strada
volgi il tuo ascolto
al cuore che batte

Per strada
cielo di stelle
che attende

Per strada
sciogli il pianto
perchè non sarai solo

Per strada
piccolo esercito
di persone vive

Per strada
conosci la vita
ed impari ad amare

30.01.2004 Poetyca


On the road



On the road
lose dreams
and no
them more picks

On the road
old children
not found
space for peaceful

On the road
whispers of a time
that knows no life
– Only afflictions –

On the road
learns to hope
or feel empty path

On the road
you will hear:
– I do not know you –

On the road
turn your listening
the heart beating

On the road
starry sky
waiting

On the road
dissolve the crying
why do not you just

On the road
small army
people live

On the road
know life
and learn to love

30.01.2004 Poetyca

E’ solo


E’ solo

E’ solo chi è povero di cose: gesti quotidiani
e presenze di calore e sorrisi,
è solo chi non si sente parte della vita
che schiaffeggia e giudica,lascia ai margini
e fa sentire l’incomprensione.

Poi, uscendo per luoghi desolati,
è il freddo interiore che trapassa la mente,
il corpo, l’anima e quella natura silente
è la nostra voce strozzata,è quel restare di fronte
al nostro silenzio…

10.01.2004 Poetyca

It is lonely

It  is alone who is  poor of things:  gesture everyday
and presence of warmth and smiles,
only those who are not part of life
slapping and judges to leave the margins
and feel the misunderstanding.

Then go out and waste places,
is the inner cold that pierces the mind,
body, soul, and the silent nature
our voice is choked, it’s that remain in front
to our silence …

10.01.2004 Poetyca

Wire


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=tNVdziest58]

Gli Wire sono un gruppo musicale inglese formatosi a Londra nell’ottobre 1976.

Il gruppo è sorto durante l’epoca del punk rock britannico e fin dall’inizio si è emancipato da questa scena musicale per porsi come inauguratore della new wave post-punk.

La band ha attraversato fasi molto alterne, tra brusche rotture, ricongiungimenti e altre rotture, e attualmente è di nuovo in “reunion” dopo l’abbandono del 2004.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wire_(gruppo_musicale)

 

Wire are an English rock band, formed in London in October 1976  by Colin Newman (vocals, guitar), Graham Lewis (bass, vocals), Bruce Gilbert (guitar), and Robert Gotobed (drums). They were originally associated with the punk rock scene, appearing on The Roxy London WC2 album – a key early document of the scene – and were later central to the development of post-punk.

Inspired by the burgeoning UK punk scene, Wire are often cited as one of the more important rock groups of the 1970s and 1980s. Critic Stewart Mason wrote, “Over their brilliant first three albums, Wire expanded the sonic boundaries of not just punk, but rock music in general.”[2]

Wire are a definitive art punk and post-punk ensemble, mostly due to their richly detailed and atmospheric sound, often obscure lyrical themes, and, to a lesser extent, their Situationist political stance[citation needed]. The group exhibited a steady development from an early raucous punk style (1977’s Pink Flag) to a more complex, structured sound involving increased use of guitar effects and synthesizers (1978’s Chairs Missing and 1979’s 154). The band gained a reputation for experimenting with song arrangements throughout its career.

https://en.wikipedia.org/wiki/Wire_(band)

The Clash – Full Concert – 03/08/80 – Capitol Theatre (OFFICIAL)


[youtube https://youtu.be/CLKl6FIBH0U]

I Clash sono stati un gruppo musicale british punk britannico. Attivi dal 1976 al 1986, furono uno dei gruppi più acclamati dalla critica del periodo. Formati principalmente da Joe Strummer (voce, chitarra ritmica), Mick Jones (chitarra solista, voce), Paul Simonon (basso, voce) e Nick “Topper” Headon (batteria, percussioni). Headon lasciò il gruppo nel 1982, e Jones nel 1983, il gruppo proseguì con nuovi membri negli anni successivi, ma all’inizio del 1986 si sciolse definitivamente.

I Clash erano famosi per la loro varietà musicale (nel loro repertorio trovano posto reggae, dub, rap, rockabilly e altri generi), per la sofisticatezza lirica e politica che li distingueva dalla maggior parte dei loro colleghi appartenenti al movimento punk e per le loro esibizioni dal vivo particolarmente intense. Inseriti al trentesimo posto nella classifica degli artisti immortali stilata dalla rivista Rolling Stone, i Clash sono anche noti come The Only Band That Matters (l’unico gruppo che conti).

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Clash

The Clash were an English punk rock band that formed in 1976 as part of the original wave of British punk. Along with punk, their music incorporated elements of reggae,dub, funk, ska and rockabilly. For most of their recording career the Clash consisted of Joe Strummer (lead vocals, rhythm guitar), Mick Jones (lead guitar, vocals), Paul Simonon (bass guitar, vocals) and Nicky “Topper” Headon (drums, percussion). Headon left the group in 1982, and internal friction led to Jones’s departure the following year. The group continued with new members, but finally disbanded in early 1986.

The Clash achieved commercial success in the United Kingdom with the release of their debut album, The Clash, in 1977. Their third album, London Calling, released in the UK in December 1979, earned them popularity in the United States when it was released there the following month. It was declared the best album of the 1980s a decade later by Rolling Stone magazine. In 1982 they reached new heights of success with the release of Combat Rock, which spawned the US top 10 hit “Rock the Casbah”, helping the album to achieve a 2× Platinum certification there. Their final album, Cut the Crap, was released in 1985.

The Clash’s politicised lyrics, musical experimentation, and rebellious attitude had a far-reaching influence on rock, alternative rock in particular.[2] They became widely referred to as “The Only Band That Matters”, originally a promotional slogan introduced by the group’s record label, CBS. In January 2003, shortly after the death of Joe Strummer, the band—including original drummer Terry Chimes—were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame. In 2004, Rolling Stone ranked the Clash number 28 on their list of the 100 greatest artists of all time.

Critic Sean Egan summarised what made them exceptional by writing, “They were a group whose music was, and is, special to their audience because that music insisted on addressing the conditions of poverty, petty injustice, and mundane life experienced by the people who bought their records. Moreover, although their rebel stances were often no more than posturing, from the Clash’s stubborn principles came a fundamental change in the perception of what is possible in the music industry, from subject matter to authenticity to quality control to price ceilings.”

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Clash

Un canto nuovo


Un canto nuovo

Autunno che ricorda
ancora un anno della tua vita :
Ottobre di colori e ruggine
nella memoria
ferita che non sbiadisce
e riavvolge il nastro
della solitudine

Quattro cose
legate al nulla
per raccogliere soltanto
amarezza e pianto
in un inventario macchiato
dalla polvere del tempo

Quattro speranze
stirate a nuovo
per la visione
che libera rimpianto
di un colore solo :
soffio impalpabile
come petalo nel vento

Quattro bugie
che illudono
che la vita sia solo
quel che non hai avuto
mentre se ascolti
è in te la musica
per un canto nuovo

28.07.2004 Poetyca

A new song

Fall reminiscent
another year of your life:
October and rust colors
memory
wound that will not fade
and rewind the tape
of loneliness

Four things
related to anything
to collect only
bitterness and tears
stained in an inventory
the dust of time

Four hopes
stretched forward
for viewing
free longing that
one color only:
impalpable breath
as a petal in the wind

Four lies
who deceive
that life is only
that you have not had
but if you listen
the music in you
for a new song

28.07.2004 Poetyca

Danza del tempo


Danza del tempo

Vivono ancora
ombre inique del passato
violentando l’incertezza
Solo maschere che danzano
nella buia agonia
di voci strozzate
– Respiro affannoso
di un tempo senza soffio –
Prigione s’avvinghia
e trascina ogni
mio incerto passo

Scacciare vorrei
i remoti baluardi
d’inespresso tempo
ed aumentare il ritmo
di cuore-respiro
per essere io danza
di vita in quest’ Universo

04.01.2004 Poetyca

Dance time

Still live
shadows of the past unfair
violating the uncertainty
Only masks that dance
the dark agony
voices choked
– Shortness of breath
time without a breath –
Prison cling
and drag each
My step uncertain

I drive
the ancient ramparts
time of unexpressed
and increase the pace
heart-breath
dance for me
life in this’ Universe

04.01.2004 Poetyca

My “Best Of… Elvis Costello And The Attractions” Compilation



Elvis Costello, pseudonimo di Declan Patrick MacManus (Londra, 25 agosto 1954), è un cantautore, chitarrista e compositore britannico. Ha iniziato la sua carriera negli anni settanta come esponente della scena pub rock londinese, prima che il suo nome venisse associato ai movimenti punk e new wave della seconda metà degli anni ’70.[1]

Il suo acclamato album d’esordio My Aim Is True è stato registrato nel 1976. Poco tempo dopo ha formato il gruppo The Attractions, che lo ha accompagnato negli anni seguenti.

Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi, incluso un Grammy Award ed ha ricevuto due nomination ai BRIT Award nella categoria “Best British Male”. Elvis Costello e The Attractions sono inclusi nella Rock and Roll Hall of Fame. Nel 2004 Costello è stato inserito nella lista dei 100 artisti più grandi di tutti i tempi secondo Rolling Stone alla posizione #80.[2]

Tra le sue canzoni più celebri vi sono Alison, Everyday I Write the Book, I Wanna Be Loved, God’s Comic, Shipbuilding, I Almost Had a Weakness, The Man Out of Time, She e Almost Blue.

https://it.wikipedia.org/wiki/Elvis_Costello

Elvis Costello (born Declan Patrick MacManus, 25 August 1954) is an English singer-songwriter.[3] He began his career as part of London’s pub rock scene in the early 1970s and later became associated with the first wave of the British punk and new wave movement of the mid-to-late 1970s.[4][5] His critically acclaimed debut album, My Aim Is True, was recorded in 1977. Shortly after recording his first album he formed the Attractions as his backing band. His second album, This Year’s Model, was released in 1978, and was ranked number 11 by Rolling Stone on its list of the best albums from 1967–1987. His third album, Armed Forces, was released in 1979, and features his most successful single “Oliver’s Army”. His first three albums all appeared on Rolling Stone’s list of the 500 Greatest Albums of All Time.[6]

Costello and the Attractions toured and recorded together for the better part of a decade, though differences between them caused a split by 1986. Much of Costello’s work since has been as a solo artist, though reunions with members of the Attractions have been credited to the group over the years. Steeped in wordplay, the vocabulary of Costello’s lyrics is broader than that of most popular songs. His music has drawn on many diverse genres; one critic described him as a “pop encyclopaedia”, able to “reinvent the past in his own image”.[7]

Costello has won multiple awards in his career, including a Grammy Award, and has twice been nominated for the Brit Award for Best British Male.[8] In 2003, Costello and the Attractions were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame.[9] In 2004, Rolling Stone ranked Costello number 80 on their list of the 100 Greatest Artists of All Time.[10]

https://en.wikipedia.org/wiki/Elvis_Costello

ERIC CLAPTON Live at Budokan, Tokyo, 2001


Eric Patrick Clapton (IPA: [ˈɛɹɪk ˈpætɹɪk ˈklæptən]; Ripley, 30 marzo 1945) è un cantautore, chitarrista e compositore britannico.

Soprannominato «Slowhand» («Mano lenta») e «God» («Dio»), definito da Chuck Berry «The Man of the Blues» («l’uomo del blues»), Clapton è annoverato fra i chitarristi
blues e rock più famosi e influenti.

Nell’arco della sua lunga carriera, ha collaborato con altri artisti acclamati e ha militato in numerosi gruppi (The Yardbirds, John Mayall & the Bluesbreakers, Cream,
Blind Faith, Delaney & Bonnie, Derek and the Dominos) prima di affermarsi come solista, sperimentando nel corso degli anni svariati stili musicali, dal blues di matrice
tradizionale al rock psichedelico, dal reggae al pop rock.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Clapton
Eric Patrick Clapton, CBE (born 30 March 1945), is an English rock and blues guitarist, singer and songwriter. He is the only three-time inductee to the Rock and Roll
Hall of Fame: once as a solo artist and separately as a member of the Yardbirds and Cream. Clapton has been referred to as one of the most important and influential
guitarists of all time.[1] Clapton ranked second in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Guitarists of All Time”[2] and fourth in Gibson’s “Top 50
Guitarists of All Time”.[3] He was also named number five in Time magazine’s list of “The 10 Best Electric Guitar Players” in 2009 [4]

In the mid-1960s, Clapton left the Yardbirds to play blues with John Mayall & the Bluesbreakers. Immediately after leaving Mayall, Clapton formed the power trio Cream
with drummer Ginger Baker and bassist Jack Bruce, in which Clapton played sustained blues improvisations and “arty, blues-based psychedelic pop”.[5] Furthermore, he
formed blues rock band Blind Faith with Baker, Steve Winwood, and Ric Grech. For most of the 1970s, Clapton’s output bore the influence of the mellow style of JJ Cale
and the reggae of Bob Marley. His version of Marley’s “I Shot the Sheriff” helped reggae reach a mass market.[6] Two of his most popular recordings were “Layla”,
recorded with Derek and the Dominos; and Robert Johnson’s “Crossroads”, recorded with Cream. Following the death of his son Conor in 1991, Clapton’s grief was expressed
in the song “Tears in Heaven”, which featured in his Unplugged album.

Clapton has been the recipient of 18 Grammy Awards, and the Brit Award for Outstanding Contribution to Music. In 2004, he was awarded a CBE at Buckingham Palace for
services to music.[7][8][9] In 1998, Clapton, a recovering alcoholic and drug addict, founded the Crossroads Centre on Antigua, a medical facility for recovering
substance abusers.

https://en.wikipedia.org/wiki/Eric_Clapton

Non finisce a Mezzanotte


 

Non finisce a mezzanotte

Ed è storia amara
storia di vita non troppo distante
tra il brillio di stelle di cartone
E’ storia che rincorre il valore
di persone e sogni
sul piatto della bilancia
Dove tutto pesa
nello scavo di occhi
che non sanno più guardare
con la dolcezza dell’amore
E’ storia da rotocalco
per una manciata di parole
che diano gloria evanescente
ed il citato nome
senza enfasi ma verità assolte
Per un pugno di fango
si perde tutto
anche la vita
schiacciata dal peso
del tradito onore
Favole cercate
favole tradite
per l’egocentrica danza
che non finisce a mezzanotte

22.05.2004 Poetyca

Poesia vincitrice il Primo premio – Città del Sole Athema Millennium

ASSOCIAZIONE CULTURALE ATHENA MILLENNIUM
Reggio Calabria
CONCORSO DI POESIA E NARRATIVA
“LA CITTA’ DEL SOLE” – 2004
Patrocinio
ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEI MICENEI
Belle Arti, Lettere, Scienze e Studi Futuribili

Selezione tenutasi il 28/06/2004

Poesia in lingua italiana

* 1° CLASSIFICATO: Targa artistica e diploma di merito, realizzazione di un proprio sito internet e associazione per un anno ad Athena Millennium.

 

It does not end at midnight

And it’s bitter story
history of life is not too far
between the sparkle of stars of cardboard
And ‘history that runs after the value
and dreams of people
on the scales
Where it all weighs
in the excavation of eyes
who no longer know to look
with the sweetness of love
And ‘history of gravure
for a handful of words
that glorify evanescent
and mentioned the name
without exaggeration, but the truth acquitted
For a handful of mud
you lose everything
the life
crushed by the weight
betrayed the honor
fables try
tales betrayed
Dance for the egocentric
that does not end at midnight

22.05.2004 Poetyca

Poetry First Prize Winner – City of the Sun Athem Millennium

CULTURAL ASSOCIATION ATHENA MILLENNIUM
Reggio Calabria
CONTEST OF POETRY AND FICTION
‘THE CITY’ OF THE SUN “- 2004
sponsorship
INTERNATIONAL ACADEMY OF Mycenaeans
Fine Arts, Humanities, Science and future studies

Selection held on 28/06/2004

Poetry in Italian

* 1 st place: artistic plaque and certificate of merit, the realization of its own websiteand association for a year to Athena Millennium.

Adattamento e interconnessione


Adattamento e interconnessione

Tutte le cose vicine o lontane
segretamente sono legate le une alle altre
e non si può cogliere un fiore
senza disturbare una stella

Gregory Bateson

❤¸¸.•*¨*•♫❤¸¸.•*¨*•♫❤

“Ciò che caratterizza la vita è il fatto di non essere mai la
stessa: la vita scorre, circola e si trasforma, spostando gli
esseri e le cose. Oggi avevate un problema da risolvere e ci
siete riusciti impiegando un certo metodo; ma ecco che l’indomani
si presenta un altro evento e voi non potete affrontarlo
utilizzando gli stessi metodi e mantenendo lo stesso
atteggiamento del giorno prima: siete costretti ad adattarvi alla
nuova situazione.
È così: la vita vi presenterà sempre problemi diversi da
risolvere, e ciascuno richiederà una soluzione particolare. Ieri,
per esempio, la soluzione consisteva in un gesto di bontà, di
generosità. Oggi invece avete un altro problema da risolvere, e
questa volta ad aiutarvi saranno il ragionamento, la fermezza o
perfino l’ostinazione. Un’altra volta sarà l’indifferenza o la
volontà di dimenticare… Cercate dunque ogni giorno come
adeguarvi. “

Omraam Mikhaël Aïvanhov

❤♫❤♫❤.•*¨`*•..¸♥☼♥ ¸.•*¨`*•.♫❤♫❤♫❤

“Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta…
… il movimento è naturale, sorge spontaneamente, perciò la trasformazione di ciò che è invecchiato diventa facile. Il vecchio viene rifiutato e da esso subentra il nuovo… (I Ching)”.

“Qualunque sia il limite del Nirvana
quello è il limite dell’esistenza ciclica.
Non c’è nemmeno la più lieve differenza fra loro,
o la cosa più sottile”
“La Pacificazione di ogni oggettivizzazione
e la pacificazione dell’illusione:
Nessun dharma è mai stato insegnato dal Buddha
in nessun tempo, in nessun luogo, a nessuna persona”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

Un giorno morì un uomo che viveva nelle vicinanze del Tempio di Chang Chou. Dogo, il Maestro del tempio, si recò, insieme al suo discepolo Zengen, a fare le condoglianze alla famiglia.

Durante la visita Zengen colpì la bara e chiese: “È vivo o morto?”.
Dogo rispose: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Zengen disse: “Perché non vuoi dirlo?”.
Dogo ripetè: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Sulla via del ritorno, Zengen chiese ancora: “Vi prego, Maestro, ditemi chiaramente se era vivo o morto. Se non me lo direte io vi picchierò”.

Il Maestro rispose: “Picchiami se vuoi, ma io non lo dirò”.

Zengen lo colpì.

Passarono gli anni e un giorno Dogo morì; Zengen, ancora tormentato dal dilemma, andò a visitare Sekiso, un Maestro molto conosciuto; gli raccontò come molti anni prima avesse picchiato il suo vecchio Maestro perché non aveva risposto alla domanda sulla vita e sulla morte. Poi ripetè la stessa domanda a Sekiso. Sekiso disse: “Non dico che è vivo, non dico che è morto. Non lo dirò, non lo dirò”.

In quel momento Zengen raggiunse l’illuminazione; lasciò subito il Maestro e, con una vanga in spalla, andò nella sala principale del monastero mettendosi a camminare in su e in giù.

Sekiso lo vide e gli chiese: “Che cosa stai facendo?”.

Zengen rispose: “Sto cercando le reliquie del mio vecchio Maestro”.

Sekiso disse: “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono l’intero universo. Le reliquie del tuo Maestro non saranno trovate in nessun posto.”

[…]

Commento del Maestro Philip Kapleau[1]

Che cosa sta realmente chiedendo Zengen?
Ovviamente lui sa che la persona che è nella bara è morta. Quindi qual è la vera domanda? Forse è: “Che cosa accade dopo la morte?” o “Che cos’è la morte?” o “Che cosa accadrà di me dopo la morte?” o “Esiste veramente la morte?” o “Se quest’uomo è morto, allora che cos’è l’immortalità?”.

Forse il suo tormento interiore – quello che veramente gli sta a cuore, come il suo comportamento successivo dimostra – si sviluppò o si intensificò recitando il Sutra del Cuore: “…niente nasce e niente muore, niente è puro e niente è impuro, niente cresce o diminuisce. Niente deperisce e niente muore e non esiste né deperimento né morte”.
Che cosa vogliono dire queste parole?
Noi, come ogni praticante dello Zen, recitiamo tutti giorni questo grande Sutra. Bene, che cosa significano realmente queste parole?

Zengen era profondamente turbato dal problema della vita e della morte. Ma, in ultima analisi, non è così per tutti? Il nostro comune modo di vivere, tuttavia, nasconde l’ansia esistenziale con innumerevoli mezzi: cinema, televisione, video, computer, settimanali, quotidiani, shopping. Abbiamo a disposizione un numero talmente ampio, per non dire illimitato, di modi per distrarci, per non pensare, che dovremmo essere al riparo; ma non è così; le ansie esistenziali sono così forti che superano facilmente il muro dietro cui tentiamo di proteggerci.

L’antica credenza nell’armonia delle sfere celesti è stata distrutta dall’evidenza delle catastrofi che avvengono normalmente e casualmente nello spazio cosmico. Lo stesso accade a noi, qui sulla terra; siamo quotidianamente colpiti da notizie di morte di esseri viventi, di distruzione di foreste, di inquinamento dell’atmosfera e dei mari, di orribili pulizie etniche e cresce il terrore di destabilizzazioni politiche ed economiche prodotte, almeno in parte, dalla rapida e stupefacente evoluzione tecnologica. Quando, ogni giorno, apriamo il giornale, l’impermanenza ci colpisce in volto. Le nostre distrazioni, i nostri meccanismi di difesa, si moltiplicano allora di conseguenza, rendendo così arduo affrontare le vere questioni esistenziali e, in particolare, l’eterno dilemma che assedia tutta l’umanità: perché sono nato?

[…]

Possiamo dire che questo koan [2] era il suo koan, che naturalmente cresceva nel suo animo; un koan che sorge spontaneamente dalle esperienze della propria vita può essere il migliore per raggiungere la comprensione. Ovviamente il Maestro era consapevole della profondità della domanda di Zengen e non volle cedere di fronte alla sua sofferenza, non lo volle placare con una risposta rassicurante. Non gli ha detto: “Non ti preoccupare. Tutto va bene. La tua rinascita sarà influenzata dagli effetti karmici delle tue azioni passate, mentali o corporee” ma gli ha detto: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Perché no?

Il suo discepolo era fortemente turbato dalla questione della nascita e della morte, in particolare su che cosa accade dopo che uno muore.
Una volta un monaco chiese al Buddha: “Che cosa accade a una persona illuminata dopo la morte? Esiste dopo la morte o no?”. Il Buddha si rifiutò di rispondere.

Un illuminato è una persona che ha purificato la propria mente a tutti i più profondi livelli di consapevolezza, liberandola da ogni macchia di avidità, di rabbia, di egoismo e desiderio. Così, che cosa accade a un tipo del genere dopo la morte? Accade la stessa cosa che agli altri? Il testo dice che Buddha “rimase in un nobile silenzio”. C’è una buona ragione per un tipo di risposta del genere, e il koan lo rende molto chiaro.

Sulla via del ritorno Zengen era ancora molto agitato. La domanda tormentava la sua mente. Egli aveva visto un cadavere nella sua rigidità. L’immagine era vivida. Dov’era finito colui che era nel corpo? “Perché non lo dici?” domandò al suo insegnante. E Dogo ripetè enfaticamente: ”Non lo dirò, non lo dirò”. Zengen lo implorò “Vi prego, Maestro, ditemi con franchezza se era morto o era vivo!”.
Allora, disperato, gridò:“Se non me lo direte, vi picchierò”. In questo si può vedere quanto profondamente sentisse la questione e che rischi era disposto a correre. Picchiare la propria guida spirituale è fatto molto grave, con profonde implicazioni karmiche. Uno studente può alzare una mano mimando di colpire il Maestro, per esempio, nel dare una dimostrazione di un koan. Ma è raro che uno studente picchi davvero il proprio Maestro ed è considerato un evento molto grave.
Yasutani Roshi disse una volta che se un monaco dovesse picchiare il Maestro ciò avrebbe delle gravi ripercussioni su tutto il monastero. Ma Dogo rimase imperturbabile di fronte alle minacce di Zengen e semplicemente rispose: “Picchiami se vuoi ma non lo dirò”.

[…]

Proviamo a immaginare un insegnante di oggi che a uno zelante studente che gli chiede una spiegazione su qualcosa di importante, risponda: ”Non te lo dirò”. Verrebbe considerato un’offesa allo studente e in contrasto con il nostro concetto di educazione.

“Ma voi siete il Maestro!” potrebbe esclamare lo studente “Il vostro lavoro è rispondere alle domande! Perché non volete rispondere alla mia?” Ma Maestri Zen come Dogo e Sekiso dicono “Tu puoi picchiarmi, tu puoi anche uccidermi ma io non lo spiegherò. Tu devi risolvere questo da solo. Non ti priverò della lotta interiore che ti appartiene e della tua personale risposta”.
Giobbe, il patriarca della Bibbia, che soffrì a lungo tormenti di questo tipo, dette una risposta simile. Tutte le sue profonde, laceranti domande sarebbero state lasciate irrisolte da una risposta convenzionale. Soltanto la diretta esperienza della voce di Dio che parlò attraverso il turbine risolse i suoi dubbi. Solo quella rispose a tutto.

I praticanti Zen di ogni epoca hanno espresso una profonda gratitudine ai propri Maestri per aver avuto la saggezza e la compassione di non spiegare troppo. Questa gratitudine non era mero “formalismo” e sorse nel loro cuore dopo una lunga e durissima lotta interiore. Il Maestro Zen Dogen dice, in effetti, che il Buddismo non è altro che affrontare e risolvere il problema della morte. Lo Zen ci insegna come andare oltre i concetti e le nozioni ordinari, oltre le interpretazioni dei dati dei sensi che costruiscono una visione del mondo basata su “me qui e ogni altra cosa là fuori”. Questa visione è incompleta e falsa. Poiché è falsa e incompleta, noi soffriamo terribilmente, come può soffrire un pesce in una vasca troppo piccola e piena di acqua stagnante e torbida. I Maestri di molte tradizioni sono d’accordo che il nostro mondo, il mondo nel quale viviamo normalmente è, come dice il sutra del Diamante, come un miraggio, un sogno, una bolla di sapone. Ovvero non ha sostanza, tutto passa e non ha realtà durevole.

Questo mondo di nascita e morte muta costantemente. La pratica e lo studio dello Zen ci insegnano come non essere coinvolti e avvinti in questo eterno cambiamento, fino a precipitarci. Come vivere nel mutamento costante e adattarsi liberamente al nostro ambiente, senza sforzi, costrizioni, o ansietà è l’essenza dello studio e della comprensione Zen. Il buddismo Zen non è né pessimista né nichilista. Piuttosto guarda correttamente ai fatti, e poi ci apre la via per vivere veramente, senza ricreare continuamente sofferenza.
Ancora, l’insegnamento del buddismo riguardo la rinascita può essere mal compreso dalla cultura materialista del nostro tempo. Il buddismo insegna che siamo morti e rinati innumerevoli volte e che moriremo e rinasceremo ancora innumerevoli volte. Negli scritti dei Maestri viene detto che possiamo nascere in uno dei sei regni: il regno degli uomini, degli dei, degli spiriti guerrieri, degli spiriti affamati, degli esseri demoniaci, degli animali. Possiamo nascere in un regno o nell’altro, in una forma di vita “alta” o “bassa”. Qualche volta questo viene interpretato psicologicamente. Nella mia esperienza in Giappone ho constatato che i Maestri più anziani erano meno inclini a una spiegazione psicologica. Tendevano a un’interpretazione prettamente mitica, accettando pienamente che ci sono molti mondi, dimensioni e regni. Gli insegnanti più giovani tendevano invece a darne una lettura psicologica. In realtà, la questione non è se l’approccio al problema è psicologico, mitico, fisico o da altro punto di vista. Si arriva sempre allo stesso punto: in verità, tutto è in costante cambiamento. E, tuttavia, dentro quel cambiamento c’è sia quello che non cambia sia quello che rende possibili tutti i cambiamenti. Questo non è qualcosa che accade solamente dopo la morte, dopo quello che chiamiamo la scomparsa del corpo fisico. In ogni momento, in ogni respiro, c’è la vita e c’è la morte. Nella vita c’è la morte, nella morte c’è la vita. La vita intera si ricrea dalla propria fine. Tutta la vita è rinascita. Come allora possiamo parlare di una vita e di una morte definitiva? Dogen dice che nella vita c’è solo vita, nella morte solo morte. Così, quando voi siete vivi, voi siete uno con la vostra vita; nella morte voi siete uno con la vostra morte. Prendete una candela che brucia: bruciare è sia la sua vita sia la sua morte.

Perché Zengen, dopo l’illuminazione, porta con sé una vanga sulla spalla e cammina in su e in giù nella sala principale del tempio? Che significa questo? Voleva onorare le spoglie del suo Maestro, mostrare gratitudine per quello che Dogo aveva provato così risolutamente a mostrargli? Sekiso lo vede marciare avanti e indietro e gli chiede “Che stai facendo?”, Zengen risponde “Sto cercando le reliquie del mio vecchio maestro”.

[…]

Sekiso risponde “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono tutto l’universo. Le ceneri del Maestro non saranno trovate da nessuna parte”.
Come dobbiamo comprendere questo?

Ci sono delle collane buddiste utilizzate per il rosario, chiamate juzu, che sono scolpite nella forma di un teschio. I teschi rappresentano la vera Mente, che, come un teschio, rimane dopo la morte. Il teschio rappresenta anche la realtà della morte, dell’universale impermanenza. Il teschio è veramente un’immagine concentrata essendo sia un simbolo di ciò che possiamo chiamare l’aspetto relativo della morte e del cambiamento sia anche di quello che possiamo chiamare l’Assoluto, il non nato, l’eterno.
Dicendo che sta cercando le ossa o le reliquie del suo vecchio Maestro, quello, cioè, che rimane dopo la morte e la cremazione del corpo, Zengen ci sta suggerendo che la Mente del suo Maestro deve ancora essere trovata? Sta dicendo che le sue reliquie sono effettivamente in ogni luogo, in tutte le direzioni? ”Immense onde riempiono l’intero universo” può simbolizzare la nostra vita quotidiana. Ogni onda riempie l’immensità di ogni cosa. Cosa c’è fuori di essa? Essere uno con la propria vita quotidiana, mangiando, piangendo, lavorando, dormendo, amando, facendo ogni cosa con un cuore puro, con mente pura, è una grande onda che riempie l’universo, fino alle stelle. Questa non è una teoria, non è un’astrazione, passato, presente, futuro, non è una valutazione. E’ questo! Che cosa c’è da cercare ancora!

[…]

Per dimostrare la propria comprensione di un koan non si può parlare di esso. Non si può fare della teoria. Si deve dimostrare lo spirito del koan, che, in questo caso, significa lo spirito della nascita e della morte. Questo koan, possiamo dire, è solo uno fra i molti che trattano del problema cruciale della vita e della morte e che dimostra lo spirito fondamentale dello Zen.
Non è tanto importante quanto noi possiamo provare ad accettare che il morire è una cosa semplice, ordinaria, naturale, quanto possiamo credere che sia una alta esperienza spirituale – “una conclusione che dovremmo augurarci a mani giunte” – come Shakespeare fa dire ad Amleto – noi tutti, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che ne abbiamo paura. E’ un territorio sconosciuto, come dice Amleto, dal quale nessuno è tornato. E’ la fine di tutto quello che conosciamo, di tutto quello che sogniamo o a cui siamo attaccati.
E così può essere terrificante.

Anche il Maestro Mumon, nel suo commento al koan numero trentacinque del Mumonkan, intitolato “Sei e la sua anima sono separati”, dice che noi passiamo da un minuto all’altro, da un giorno all’altro, da una vita all’altra come un viaggiatore passa da un albergo a un altro o come una fiamma che attraversa, bruciandoli, differenti fastelli di legna, rimanendo però sempre se stessa. Così è che questa energia, che chiamiamo “nostra”, continua a manifestarsi prendendo così molte forme. Allora Mumon aggiunge che se noi non sappiamo realmente questo – cioè ne facciamo diretta esperienza – noi saremo al momento della morte come un granchio dentro l’acqua bollente. E’ una immagine orribile – tutte queste gambe che si contorcono senza controllo.
Mumon conclude: ”Non dire che non ti avevo avvertito”.

Carl Jung, l’eminente psicologo, scrisse che non aveva mai avuto un paziente oltre i quaranta anni per il quale il reale problema non fosse radicato nella paura di morire – ovvero per cui il riconoscimento della necessità di lasciare ciò che aveva conquistato con difficoltà, di lasciare la vita, non fosse l’ostacolo reale alla pace della mente. Ognuno può sentire molti discorsi riguardo la vita e la morte e leggere molti libri ma fino a quando non si ha una qualche esperienza della continuità della vita, di quello che è al di là della vita e della morte eppure non è separato da esse, permane necessariamente una certa vulnerabilità. La potenza trasformativa e liberatoria di questa verità esperenziale è al cuore di questo koan.

Naturalmente, più si ascolta riguardo il tema della rinascita, più facilmente si può accettare l’idea di una eterna continuità. Più uno legge riguardo l’esperienza della Vera Natura, più un qualche senso del reale contesto può entrare dentro di lui. Così ascoltare e partecipare a conferenze, impiegando tempo a leggere, può essere d’aiuto fino a quando la nostra personale esperienza potrà confermarlo. Tuttavia, una tale fiducia intellettuale, per quanto utile, è limitata. Non ci eviterà di svegliarci nel cuore della notte con la terribile consapevolezza che la mattina non farà altro che avvicinarci di un giorno alla ineludibile realtà della nostra propria inevitabile morte.

Lo Zen è al cuore dell’insegnamento del Buddha e come tale ha a che fare con il più importante problema dell’essere, la nascita e la morte, un mistero che ogni essere umano deve risolvere. Alla gente non è data la possibilità di scegliere se occuparsi o meno di questo. E’ la nostra natura, la natura della vita, che ci obbliga ad affrontare questi problemi. E’ l’insegnamento degli insegnamenti, perchè è inevitabile. Per quanto noi possiamo desiderare di evitarlo, non possiamo. I koan non sono, come molti pensano, enigmi bizzarri. Essi ci indirizzano alla realtà, all’eterna verità, alla nostra vita quotidiana. Essi rivelano l’insegnamento fondamentale del Buddha, che era un grande pragmatico. Egli non inventava le verità. Egli sperimentava e insegnava su quello che aveva sperimentato. Ma i koan rivelano queste verità in un modo unico e creativo. Piuttosto che descrivere semplicemente o parlare di esse, i koan ci spingono a sperimentare da noi stessi queste verità. E ci spingono a sentire e vivere questa esperienza. Piuttosto che aumentare la nostra conoscenza, essi ci trasformano.

Dobbiamo essere molto grati per i semplici misteri che sono al cuore del vivere e del morire; e dobbiamo essere riconoscenti per la pratica e per gli insegnamenti che abbiamo potuto conoscere.

Ma se voi mi chiedeste: “Quanto?” o “Perché?” io potrei soltanto rispondere: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Traduzione di Massimo Squilloni Shido[3].

Philip Kapleau (1912-2004), americano, studia legge diventando cronista giudiziario. Segue i lavori del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga e poi i processi per crimini di guerra in Giappone. Gli orrori della guerra provocano in lui una profonda crisi esistenziale; si avvicina allo Zen attraverso le lezioni di filosofia buddista tenute da Daisetz Suzuki alla Columbia University. Nel 1953 diventa discepolo del Maestro Zen Hakuun Yasutani con il quale pratica in Giappone per oltre tredici anni. Nel 1966 ritorna negli Stati Uniti e fonda il Rochester Zen Center di New York. Autore di libri di grande successo, che hanno contributo ad avvicinare europei e americani allo Zen (fra gli altri, I tre pilastri dello Zen, La nascita dello Zen in Occidente, ambedue pubblicati da Ubaldini Editore), è stato una delle figure di riferimento dello Zen occidentale.

Note

1] P. Kapleau commenta il caso (koan) n. 55 di uno dei classici dello Zen: “La Raccolta della Roccia Blu”.

2] In cinese la parola koan aveva il significato di “caso pubblico”, con valenza giuridica; nello Zen, in particolare nello Zen Rinzai, il koan è utilizzato come pratica di meditazione e mezzo di realizzazione della propria natura; può avere diverse strutture: un dialogo tra discepolo e Maestro, una singola frase o una parte di un discorso di un Maestro, brani dai Sutra o da altri insegnamenti. Logicamente impenetrabile, il Koan nasconde in sè la visione Zen di un aspetto della vita dell’uomo; sta al discepolo dimostrare al Maestro, nel corso di incontri one to one, lo spirito del koan, il suo significato segreto.

3] Ringrazio Stephen Bush e Paola Di Felice per i suggerimenti nella traduzione; grazie anche a Marco Di Stasio, autentico “Maestro di Office”.

http://www.zenshinji.org/home/?p=220

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Adaptation and interconnection  

All things both near and far
secretly are linked to each other
and you can not pick a flower
without disturbing a star

Gregory Bateson

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“What characterizes the fact that life is never the
same: life goes on, it circulates and is transformed by moving
beings and things. Today you had a problem to be solved and we
you have succeeded by using a certain method, but then the next day
there is another event and you can not deal with it
using the same methods and maintaining the same
attitude of the day before you are forced to adjust to
new situation.
It is this: life will always present problems different from
solve, and each requires a particular solution. Yesterday
For example, the solution consisted in a gesture of kindness,
generosity. But today you have another problem to solve, and
this time will help to reasoning, or firmness
even stubbornness. Another time it will be indifference or
will therefore seek to forget … every day as
adapt. ”

Mikhael Omraam Aïvanhov

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“After a time of decline is the turning point …
… the movement is natural, naturally arises, therefore, the transformation of what is old becomes easy. The old is discarded and it takes over again … (I Ching). ”

“Whatever the limit of Nirvana
what is the limit of cyclic existence.
There is even the slightest difference between them,
or the most subtle ”
“The Pacification of all objectification
and the pacification of illusion:
No dharma has never been taught by the Buddha
at any time, anywhere, to any person ”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

One day he died a man who lived near the Temple of Chang Chou. Dogo, the Master of the Temple, went along with his disciple Zengen, to make their condolences to the family.

During the visit Zengen hit the coffin and asked, “Is he alive or dead?”.
Dogo said, “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead.”
Zengen said, “Why will not you tell?”.
Dogo repeated: “I will not tell, I will not tell.”

On the way back, Zengen asked again: “Please, Master, tell me clearly if he was alive or dead. If I did not say I will beat you. ”

The master replied: “Beat me if you want, but I will not tell.”

Zengen struck him.

Years passed and one day Dogo died; Zengen, still tormented by the dilemma, he went to visit Sekiso, a well known teacher, told him how many years before he had beaten his former master because he had not answered the question about life and death. Then he repeated the same question Sekiso. Sekiso said: “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. I will not tell, I will not tell. ”

At that moment Zengen attained enlightenment and he left immediately and the Master, with a spade on his shoulder, went into the main hall of the monastery started walking up and down.

Sekiso saw him and asked, “What are you doing?”.

Zengen said: “I am looking for the remains of my old master.”

Sekiso said: “There is a big river with huge waves that fill the entire universe. The relics of your Master will not be found anywhere. ”

[…]

Commentary by Master Philip Kapleau [1]

What is really asking Zengen?
Obviously he knows that the person is dead in the coffin. So what’s the real question?Perhaps it is, “What happens after death?” Or “What is death?” Or “What will happen to me after death?” Or “Is there really death?” Or “If this man is dead , then what is immortality? “.

Maybe his inner torment – that he really care about, like his subsequent behavior shows – developed or intensified by reciting the Heart Sutra: “… nothing is born and nothing dies, nothing is pure and nothing is impure, nothing grows or decreases.Nothing wastes away and nothing dies and there is no decay or death. ”
What do these words mean?
We, as every practitioner of Zen, we pray every day this great Sutra. Well, what do these words really mean?

Zengen was deeply troubled by the problem of life and death. But ultimately, it is not for everyone? Our common way of life, however, conceals the existential anxiety with many mediums: film, television, video, computer, weekly, daily, shopping. We have a number so large, if not unlimited, of ways to distract, not to think that we should be safe, but it is not so, the existential angst are so strong that they easily outweigh the wall behind which we try to protect us.

The ancient belief in the harmony of the spheres has been destroyed by the evidence of catastrophes that normally occur randomly and in outer space. The same happens to us here on earth, we are daily affected by news of the death of living things, destruction of forests, pollution of the atmosphere and seas, of horrific ethnic cleansing and terror of growing political and economic destabilization produced, at least in part, by the rapid and amazing technological change. When, every day, open the newspaper, impermanence strikes us in the face. Our distractions, our defense mechanisms, then multiply accordingly, thus making it difficult to address the real issues of existence and, in particular, the eternal dilemma that besiege all mankind: why was I born?

[…]

We can say that this koan [2] was his koan, which grew naturally in his mind, a koan that arises spontaneously from the experiences of his life may be the best way to reach understanding. Obviously the teacher was aware of the depth of the application for Zengen and would not yield in the face of his suffering, did not want him buried with a reassuring response. Did not tell him: “Do not worry. Everything is fine. Your birth will be influenced by the karmic effects of your past actions, mental or bodily, “but said:” I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. ”
Why not?

His disciple was deeply troubled by the question of birth and death, particularly on what happens after one dies.
Once a monaco asked the Buddha: “What happens to an enlightened person after death? Exist after death or not? “. The Buddha refused to answer.

An enlightened man is one who has cleansed his mind to all the deeper levels of awareness, freeing her from any taint of greed, anger, selfishness and desire. So, what happens to a guy like after death? It happens the same thing to others? The text says that Buddha was a noble silence. ” There is good reason for such a type of response, and the koan makes it very clear.

On the way back Zengen was still very agitated. The question nagged his mind. He had seen a dead body in its rigidity. The image was vivid. Where was he who was in the body? “Why do not you say?” Asked his teacher. Dogo And he repeated emphatically, “I will not tell, I will not tell.” Zengen pleaded “Please, Master, tell me frankly if he was alive or dead.”
Then, in desperation, he shouted: “If I did not say, I beat you.” In this you can see how deeply he felt the matter and was willing to take risks. Beating their spiritual leader is very serious, with profound implications karmic. A student may raise a hand to strike mimicking the teacher, for example, in giving a demonstration of a koan. But it is rare that a student really peaks his master and is considered a very serious event.
Yasutani Roshi once said that if Monaco were to beat the master of this would have serious repercussions throughout the monastery. Dogo but remained unflappable in the face of threats of Zengen and simply said, “Beat me if you want but I will not tell.”

[…]

Imagine a teacher today that a zealous student who asks for an explanation of something important, answer: “Do not tell.” The student would be considered offensive and contrary to our concept of education.

“But you are the Master!” The student might exclaim, “Your job is to answer questions! Why do not you answer my? “But as the Zen Master Dogo Sekiso and say,” You can hit me, you can even kill me but I’ll explain. You have to solve this alone.Do not deprive it of inner struggle that belongs to you and your personal response. ”
Job, the patriarch of the Bible, which long suffered such torments, gave a similar response. All of his deep, piercing questions were left unresolved by a conventional response. Only the direct experience of God’s voice speaking through the turbines resolved his doubts. Only one answer to everything.

Zen practitioners of all ages have expressed deep gratitude to their teachers for having the wisdom and compassion not to explain too much. This gratitude was not mere “formalism” and rose in their hearts after a long, hard struggle. Zen Master Dogen says, in effect, that Buddhism is nothing more than to face and solve the problem of death. Zen teaches us how to go beyond the ordinary concepts and notions, as well as interpretations of sense data that construct a worldview based on “me here and everything else out there.” This view is incomplete and false. Since it is false and incomplete, we suffer terribly, may suffer as a fish in a tank too small and full of stagnant water and muddy. The masters of many traditions agree that our world, the world we live normally, as the Diamond Sutra, like a mirage, a dream, a soap bubble. That has no substance, all past and did not really durable.

This world of birth and death is constantly changing. The practice and study of Zen does not teach us how to get involved and engrossed in this eternal change, up to rush. How to live freely in the constant change and adapt to our environment, without effort, coercion, or anxiety is the essence of the study and understanding of Zen. Zen Buddhism is neither pessimistic nor nihilistic. Rather than look at the facts correctly, and then opens the way to true life, without constantly re-create suffering.
Still, teaching about the revival of Buddhism can be misunderstood by the materialistic culture of our time. Buddhism teaches that we have died and been reborn countless times and who will die and be reborn again and again. In the writings of the Masters are told that we are born into one of six realms: the realm of men, gods, spirits of warriors, of the hungry ghosts, demonic beings, animals. We can be born in a kingdom or another, in a form of life “high” or “low”. Sometimes this is interpreted psychologically. In my experience in Japan I found that the older teachers were less prone to psychological explanation. They tended to interpret purely mythical, fully accepting that there are many worlds, dimensions and realms. The younger teachers tend to give a psychological reading. In reality, the question is not whether the approach to the problem is psychological, mythical, physical or other point of view. It always ends the same point: in truth, everything is constantly changing.And yet, in that change there is what never changes is what makes possible all changes. This is not something that happens only after death, after what we call the death of the physical body. In every moment, every breath, there is life there is death.In life there is death, death is life. All of life is recreated from their end. All life is rebirth. How then can we talk about life and death final? Dogen says that in life there is only life, death, only death. So when you’re alive, you are one with your life, in death you are one with your death. Take a candle burning: burning is both his life and his death.

Why Zengen, after enlightenment, carrying a spade on his shoulder and walking up and down the main hall of the temple? What does this mean? He wanted to honor the remains of his master, to show gratitude for what Dogo had tried so vigorously to show? Sekiso sees him marching back and forth and asked “What are you doing?” Zengen answers “I’m looking for the remains of my old master.”

[…]

Sekiso says, “There is a big river with huge waves that fill the whole universe. The ashes of the Master will not be found anywhere. ”
How should we understand this?

We are used to the Buddhist rosary necklaces, juzu calls, which are carved in the shape of a skull. The skulls represent the true mind, which, like a skull, remains after death. The skull is also the reality of death, the universal impermanence. The skull is really focused image being both a symbol of what we call the aspect of death and change is also what we call the Absolute, the unborn, the eternal.
Saying that is looking for bones or relics of his old master, that is, that remains after death and cremation of the body, there is suggesting that Zengen the mind of his Master is yet to be found? Are you saying that his relics are indeed everywhere, in all directions? “Huge waves fill the whole universe” can symbolize our daily lives. Each wave fills the immensity of everything. What’s outside it? Be one with their daily lives, eating, crying, working, sleeping, loving, doing all things with a pure heart, with pure mind, is a big wave that fills the universe, to the stars. This is not a theory, not an abstraction, past, present and future, is not an evaluation. And ‘this! What is there to try again!

[…]

To demonstrate their understanding of a koan can not speak of it. You can not do theory. It should demonstrate the spirit of the koan, which in this case, means the spirit of birth and death. This koan, we can say, is just one of many dealing with the critical issue of life and death, and demonstrates that the fundamental spirit of Zen.
It is not as important as we try to accept that dying is a simple, ordinary, natural, how can we believe that it is a high spiritual experience – “a conclusion that we hope with folded hands” – as Shakespeare is said to Hamlet – all of us, if we are honest with ourselves, we must admit that we are afraid. E ‘uncharted territory, as Hamlet says, from which none returned. ‘S the end of everything we know, everything that we dream or we are attached.
And so it can be terrifying.

The Master Mumon, in his commentary on the koan number thirty-five Mumonkan, entitled “You and her soul are separated,” says that we pass from one minute to another, from one day to another, from one life to another as a traveler went from one hotel to another, or like a flame passing through burning, different bundles of wood, yet always remaining herself. So is this energy that we call “our”, continues to manifest itself by taking so many forms. Mumon then adds that if we do not really know this – that we do with direct experience – we will be at the time of death as a crab into the boiling water. It ‘s a horrible image – all of these legs twitch uncontrollably.
Mumon concludes: “Do not say I did not warn you.”

Carl Jung, the eminent psychologist, wrote that he had never had a patient over forty years for which the real problem was not rooted in fear of dying – or for which recognition of the need to leave what he had achieved with difficulty, to leave the life, not the real obstacle to peace of mind. Everyone can hear a lot of talk about life and death, and read many books but until you have some experience of the continuity of life, of what is beyond life and death and yet is not separate from them, remainsnecessarily a certain vulnerability. The transformative and liberating power of this experiential truth is at the heart of this koan.

Of course, the more you hear about the theme of rebirth, you can more easily accept the idea of an eternal continuity. The more one reads about the experience of the True Nature, plus a few real sense of context can get inside of him. So listen and attend conferences, take time to read, can help as long as our personal experience can confirm this. However, such an intellectual confidence, however useful, is limited. We will refrain from waking up in the middle of the night with the terrible knowledge that the morning will only bring us closer to a day at the inescapable reality of our own inevitable death.

Zen is at the heart of the teaching of Buddha and as such has to do with the most important problem being, the birth and death, a mystery that every human must answer. People are not given the opportunity to choose whether or not this deal. It ‘s our nature, the nature of life, which forces us to address these issues. E ‘teaching of lessons, because it is inevitable. As we want to avoid it, we can not. Koans are not, as many think, bizarre puzzles. They direct us to the reality, the eternal truth to our everyday lives. They reveal the fundamental teaching of the Buddha, who was a great pragmatist. He did not invent the truth. He experimented with and taught about what they had experienced. But koans reveal these truths in a unique and creative. Rather than simply describe or talk about them, the koan we push ourselves to experience these truths. And lead us to feel and live this experience. Rather than increase our knowledge, they transform us.

We must be very grateful for the simple mysteries that lie at the heart of life and death and we must be grateful for the practice and the lessons that we have known.

But if you asked me: “How much?” Or “Why?” I could only reply: “I will not tell, I will not tell.”

Translated by Massimo Squilloni Shido [3].

Kapleau Philip (1912-2004), American, studied law making police reporter. Following the work of the International Military Tribunal at Nuremberg, and then the war crimes trials in Japan. The horrors of war provoke in him a deep existential crisis, is close to the Zen Buddhist philosophy through the lessons taught by Daisetz Suzuki at Columbia University. In 1953 he became a disciple of Zen Master Hakuun Yasutani with whom practice in Japan for more than thirteen years. Back in 1966 the United States and founded the Rochester Zen Center in New York. Author of best selling books, which have contributed to bring Europeans and Americans Zen (among others, The Three Pillars of Zen, The Birth of Zen in the West, both published by Ubaldini Publisher), was one of the leading figures of the Zen West.

Notes

1] P. Kapleau comments on the case (koan) No 55 one of the classics of Zen: “The Harvest of Blue Rock.”

2] In Chinese, the word had koan means “public case”, with legal value, in Zen, particularly in the Rinzai Zen, the koan is used as a meditation practice and means of implementing its nature, can have different structures: a dialogue between master and disciple, a single sentence or part of a speech by a teacher, or other songs from Sutra teachings. Logically impenetrable, the Koan hides itself in the vision of a Zen aspect of human life, the disciple is to demonstrate to the teacher during one to one meetings, the spirit of the koan, its secret meaning.

3] I thank Stephen Bush and Paola Di Felice for advice in the translation, thanks to Marco Di Stasio, a true “Master of the Office.”

http://www.zenshinji.org/home/?p=220