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Phil Collins – En Concert Complet a (Paris 2004)


Philip David Charles Collins (Londra, 30 gennaio 1951) è un cantautore, polistrumentista e musicista britannico, noto sia come solista sia come componente dello storico gruppo dei Genesis.

Collins è uno dei tre artisti (insieme a Paul McCartney e Michael Jackson), ad aver venduto oltre 150 milioni di album in tutto il mondo sia come solisti che come membri principali di una band[1].

https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Philip David Charles “Phil” Collins, LVO (born 30 January 1951),[6] is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, music producer and actor. He gained fame as both the drummer and lead singer for the rock group Genesis, and he also gained worldwide fame as a solo artist.

Collins is one of the most successful songwriters and performers of all time, singing the lead vocals on dozens of hit albums and singles in the UK and the US between 1976 and 2010, either as a solo artist or with Genesis. His solo singles, sometimes dealing with lost love and often featuring his distinctive gated reverb drum sound, ranged from the atmospheric “In the Air Tonight“, dance-rock of “Sussudio“, piano-driven power balladAgainst All Odds“, to the political and religious connotations of “Another Day in Paradise“. Collins has been described by AllMusic as “one of the most successful pop and adult contemporary singers of the ’80s and beyond”.[1]

Collins joined Genesis in 1970 as the group’s drummer and became their lead vocalist in 1975 following the departure of the original lead singer Peter Gabriel. His solo career, which was launched in 1981 and was heavily influenced by his personal life and soul music, brought both himself and Genesis greater commercial success. Collins’s total worldwide sales as a solo artist are 150 million.[7] Collins has won numerous music awards throughout his career, including seven Grammy Awards, six Brit Awards—winning Best British Male three times, three American Music Awards, an Academy Award, two Golden Globe Awards and a Disney Legend Award in 2002 for his solo work.[8][9][10] He received a star on the Hollywood Walk of Fame in 1999, was inducted into the Songwriters Hall of Fame in 2003, and into the Rock and Roll Hall of Fame as a member of Genesis in 2010.[11][12] Collins was listed at number 22 in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Drummers of All Time”.[13]

Collins is one of only three recording artists (along with Paul McCartney and Michael Jackson) who have sold over 100 million albums worldwide both as solo artists and (separately) as principal members of a band.[14] During his most successful period as a solo artist between 1981 and 1990, Collins had three UK number-one singles and seven number-one singles on the Billboard Hot 100 in the United States, as well as a U.S. number one with Genesis in 1986. When his work with Genesis, his work with other artists, as well as his solo career is totalled, Collins had more top 40 hits on the Billboard Hot 100 chart during the 1980s than any other artist.[15] In 2008, Collins was ranked the 22nd most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[16] Although one of the world’s best-selling recording artists and a highly respected drummer, Collins has garnered significant criticism over the years from music journalists and fellow artists. He announced his retirement in 2011 to focus on his family life,[17][18] though he continued to write songs and in 2013 he said he was considering a return to the music industry.[19]

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Irrazionale


Irrazionale

Rivoluzione nascente
che riprende il flusso
denigrato e sfuggente
di caos e contro bilanciamento
di contingenti irriverenti
di irrazionale ed ancestrale
cammino controcorrente

Putrescenti occasi
che liquidano nel nulla
le mosse inquiete
di rapaci sospiri
per immolare il tempo :
controcultura corrente
d’irriverente progetto

Tutto avanza
perdendo valore
di nitide memorie
– abrasa mente –
simulacro nesciente

Lenta immolazione
con l’inganno che illude
ed elude la vita
che rinnega se stessa

29.03.2004 Poetyca

Irrational

Nascent revolution
which incorporates the flow
disparaged and fleeting
of chaos and balance against
quotas irreverent
irrational and ancestral
way upstream

Putrescent occas
dismiss that nothing in
moves restlessly
sighs of prey
to sacrifice time:
counter-current
disrespectful of the project

All forward
losing value
vivid memories of
– Abraded mind –
simulacrum nescient

Slow immolation
by deception that deceives
and circumvents the life
who denies herself

29.03.2004 Poetyca

Petali d’alba


Petali d’alba
Ed è tempesta
in ascolto d’emozione
che libera ellissi ed iride
di nuovo colore
Manifestata armonia
con impeto vivo
E’ nostalgia
tra terra e cielo
che innalza fuoco
oltre il dire
Passi e voli che scivolano
come petali d’alba

24.06.2004 Poetyca

Petals of dawn
And it is the storm
listening with emotion
that ellipses and free iris
new color
apparent harmony
I live with violence
And ‘nostalgia
between earth and sky
that raises fire
than to say
Steps and slipping flights
like the petals of dawn

24.06.2004 Poetyca

Adattamento e interconnessione


Adattamento e interconnessione

Tutte le cose vicine o lontane
segretamente sono legate le une alle altre
e non si può cogliere un fiore
senza disturbare una stella

Gregory Bateson

❤¸¸.•*¨*•♫❤¸¸.•*¨*•♫❤

“Ciò che caratterizza la vita è il fatto di non essere mai la
stessa: la vita scorre, circola e si trasforma, spostando gli
esseri e le cose. Oggi avevate un problema da risolvere e ci
siete riusciti impiegando un certo metodo; ma ecco che l’indomani
si presenta un altro evento e voi non potete affrontarlo
utilizzando gli stessi metodi e mantenendo lo stesso
atteggiamento del giorno prima: siete costretti ad adattarvi alla
nuova situazione.
È così: la vita vi presenterà sempre problemi diversi da
risolvere, e ciascuno richiederà una soluzione particolare. Ieri,
per esempio, la soluzione consisteva in un gesto di bontà, di
generosità. Oggi invece avete un altro problema da risolvere, e
questa volta ad aiutarvi saranno il ragionamento, la fermezza o
perfino l’ostinazione. Un’altra volta sarà l’indifferenza o la
volontà di dimenticare… Cercate dunque ogni giorno come
adeguarvi. “

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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“Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta…
… il movimento è naturale, sorge spontaneamente, perciò la trasformazione di ciò che è invecchiato diventa facile. Il vecchio viene rifiutato e da esso subentra il nuovo… (I Ching)”.

“Qualunque sia il limite del Nirvana
quello è il limite dell’esistenza ciclica.
Non c’è nemmeno la più lieve differenza fra loro,
o la cosa più sottile”
“La Pacificazione di ogni oggettivizzazione
e la pacificazione dell’illusione:
Nessun dharma è mai stato insegnato dal Buddha
in nessun tempo, in nessun luogo, a nessuna persona”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

Un giorno morì un uomo che viveva nelle vicinanze del Tempio di Chang Chou. Dogo, il Maestro del tempio, si recò, insieme al suo discepolo Zengen, a fare le condoglianze alla famiglia.

Durante la visita Zengen colpì la bara e chiese: “È vivo o morto?”.
Dogo rispose: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Zengen disse: “Perché non vuoi dirlo?”.
Dogo ripetè: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Sulla via del ritorno, Zengen chiese ancora: “Vi prego, Maestro, ditemi chiaramente se era vivo o morto. Se non me lo direte io vi picchierò”.

Il Maestro rispose: “Picchiami se vuoi, ma io non lo dirò”.

Zengen lo colpì.

Passarono gli anni e un giorno Dogo morì; Zengen, ancora tormentato dal dilemma, andò a visitare Sekiso, un Maestro molto conosciuto; gli raccontò come molti anni prima avesse picchiato il suo vecchio Maestro perché non aveva risposto alla domanda sulla vita e sulla morte. Poi ripetè la stessa domanda a Sekiso. Sekiso disse: “Non dico che è vivo, non dico che è morto. Non lo dirò, non lo dirò”.

In quel momento Zengen raggiunse l’illuminazione; lasciò subito il Maestro e, con una vanga in spalla, andò nella sala principale del monastero mettendosi a camminare in su e in giù.

Sekiso lo vide e gli chiese: “Che cosa stai facendo?”.

Zengen rispose: “Sto cercando le reliquie del mio vecchio Maestro”.

Sekiso disse: “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono l’intero universo. Le reliquie del tuo Maestro non saranno trovate in nessun posto.”

[…]

Commento del Maestro Philip Kapleau[1]

Che cosa sta realmente chiedendo Zengen?
Ovviamente lui sa che la persona che è nella bara è morta. Quindi qual è la vera domanda? Forse è: “Che cosa accade dopo la morte?” o “Che cos’è la morte?” o “Che cosa accadrà di me dopo la morte?” o “Esiste veramente la morte?” o “Se quest’uomo è morto, allora che cos’è l’immortalità?”.

Forse il suo tormento interiore – quello che veramente gli sta a cuore, come il suo comportamento successivo dimostra – si sviluppò o si intensificò recitando il Sutra del Cuore: “…niente nasce e niente muore, niente è puro e niente è impuro, niente cresce o diminuisce. Niente deperisce e niente muore e non esiste né deperimento né morte”.
Che cosa vogliono dire queste parole?
Noi, come ogni praticante dello Zen, recitiamo tutti giorni questo grande Sutra. Bene, che cosa significano realmente queste parole?

Zengen era profondamente turbato dal problema della vita e della morte. Ma, in ultima analisi, non è così per tutti? Il nostro comune modo di vivere, tuttavia, nasconde l’ansia esistenziale con innumerevoli mezzi: cinema, televisione, video, computer, settimanali, quotidiani, shopping. Abbiamo a disposizione un numero talmente ampio, per non dire illimitato, di modi per distrarci, per non pensare, che dovremmo essere al riparo; ma non è così; le ansie esistenziali sono così forti che superano facilmente il muro dietro cui tentiamo di proteggerci.

L’antica credenza nell’armonia delle sfere celesti è stata distrutta dall’evidenza delle catastrofi che avvengono normalmente e casualmente nello spazio cosmico. Lo stesso accade a noi, qui sulla terra; siamo quotidianamente colpiti da notizie di morte di esseri viventi, di distruzione di foreste, di inquinamento dell’atmosfera e dei mari, di orribili pulizie etniche e cresce il terrore di destabilizzazioni politiche ed economiche prodotte, almeno in parte, dalla rapida e stupefacente evoluzione tecnologica. Quando, ogni giorno, apriamo il giornale, l’impermanenza ci colpisce in volto. Le nostre distrazioni, i nostri meccanismi di difesa, si moltiplicano allora di conseguenza, rendendo così arduo affrontare le vere questioni esistenziali e, in particolare, l’eterno dilemma che assedia tutta l’umanità: perché sono nato?

[…]

Possiamo dire che questo koan [2] era il suo koan, che naturalmente cresceva nel suo animo; un koan che sorge spontaneamente dalle esperienze della propria vita può essere il migliore per raggiungere la comprensione. Ovviamente il Maestro era consapevole della profondità della domanda di Zengen e non volle cedere di fronte alla sua sofferenza, non lo volle placare con una risposta rassicurante. Non gli ha detto: “Non ti preoccupare. Tutto va bene. La tua rinascita sarà influenzata dagli effetti karmici delle tue azioni passate, mentali o corporee” ma gli ha detto: “Non dico che è vivo, non dico che è morto”.
Perché no?

Il suo discepolo era fortemente turbato dalla questione della nascita e della morte, in particolare su che cosa accade dopo che uno muore.
Una volta un monaco chiese al Buddha: “Che cosa accade a una persona illuminata dopo la morte? Esiste dopo la morte o no?”. Il Buddha si rifiutò di rispondere.

Un illuminato è una persona che ha purificato la propria mente a tutti i più profondi livelli di consapevolezza, liberandola da ogni macchia di avidità, di rabbia, di egoismo e desiderio. Così, che cosa accade a un tipo del genere dopo la morte? Accade la stessa cosa che agli altri? Il testo dice che Buddha “rimase in un nobile silenzio”. C’è una buona ragione per un tipo di risposta del genere, e il koan lo rende molto chiaro.

Sulla via del ritorno Zengen era ancora molto agitato. La domanda tormentava la sua mente. Egli aveva visto un cadavere nella sua rigidità. L’immagine era vivida. Dov’era finito colui che era nel corpo? “Perché non lo dici?” domandò al suo insegnante. E Dogo ripetè enfaticamente: ”Non lo dirò, non lo dirò”. Zengen lo implorò “Vi prego, Maestro, ditemi con franchezza se era morto o era vivo!”.
Allora, disperato, gridò:“Se non me lo direte, vi picchierò”. In questo si può vedere quanto profondamente sentisse la questione e che rischi era disposto a correre. Picchiare la propria guida spirituale è fatto molto grave, con profonde implicazioni karmiche. Uno studente può alzare una mano mimando di colpire il Maestro, per esempio, nel dare una dimostrazione di un koan. Ma è raro che uno studente picchi davvero il proprio Maestro ed è considerato un evento molto grave.
Yasutani Roshi disse una volta che se un monaco dovesse picchiare il Maestro ciò avrebbe delle gravi ripercussioni su tutto il monastero. Ma Dogo rimase imperturbabile di fronte alle minacce di Zengen e semplicemente rispose: “Picchiami se vuoi ma non lo dirò”.

[…]

Proviamo a immaginare un insegnante di oggi che a uno zelante studente che gli chiede una spiegazione su qualcosa di importante, risponda: ”Non te lo dirò”. Verrebbe considerato un’offesa allo studente e in contrasto con il nostro concetto di educazione.

“Ma voi siete il Maestro!” potrebbe esclamare lo studente “Il vostro lavoro è rispondere alle domande! Perché non volete rispondere alla mia?” Ma Maestri Zen come Dogo e Sekiso dicono “Tu puoi picchiarmi, tu puoi anche uccidermi ma io non lo spiegherò. Tu devi risolvere questo da solo. Non ti priverò della lotta interiore che ti appartiene e della tua personale risposta”.
Giobbe, il patriarca della Bibbia, che soffrì a lungo tormenti di questo tipo, dette una risposta simile. Tutte le sue profonde, laceranti domande sarebbero state lasciate irrisolte da una risposta convenzionale. Soltanto la diretta esperienza della voce di Dio che parlò attraverso il turbine risolse i suoi dubbi. Solo quella rispose a tutto.

I praticanti Zen di ogni epoca hanno espresso una profonda gratitudine ai propri Maestri per aver avuto la saggezza e la compassione di non spiegare troppo. Questa gratitudine non era mero “formalismo” e sorse nel loro cuore dopo una lunga e durissima lotta interiore. Il Maestro Zen Dogen dice, in effetti, che il Buddismo non è altro che affrontare e risolvere il problema della morte. Lo Zen ci insegna come andare oltre i concetti e le nozioni ordinari, oltre le interpretazioni dei dati dei sensi che costruiscono una visione del mondo basata su “me qui e ogni altra cosa là fuori”. Questa visione è incompleta e falsa. Poiché è falsa e incompleta, noi soffriamo terribilmente, come può soffrire un pesce in una vasca troppo piccola e piena di acqua stagnante e torbida. I Maestri di molte tradizioni sono d’accordo che il nostro mondo, il mondo nel quale viviamo normalmente è, come dice il sutra del Diamante, come un miraggio, un sogno, una bolla di sapone. Ovvero non ha sostanza, tutto passa e non ha realtà durevole.

Questo mondo di nascita e morte muta costantemente. La pratica e lo studio dello Zen ci insegnano come non essere coinvolti e avvinti in questo eterno cambiamento, fino a precipitarci. Come vivere nel mutamento costante e adattarsi liberamente al nostro ambiente, senza sforzi, costrizioni, o ansietà è l’essenza dello studio e della comprensione Zen. Il buddismo Zen non è né pessimista né nichilista. Piuttosto guarda correttamente ai fatti, e poi ci apre la via per vivere veramente, senza ricreare continuamente sofferenza.
Ancora, l’insegnamento del buddismo riguardo la rinascita può essere mal compreso dalla cultura materialista del nostro tempo. Il buddismo insegna che siamo morti e rinati innumerevoli volte e che moriremo e rinasceremo ancora innumerevoli volte. Negli scritti dei Maestri viene detto che possiamo nascere in uno dei sei regni: il regno degli uomini, degli dei, degli spiriti guerrieri, degli spiriti affamati, degli esseri demoniaci, degli animali. Possiamo nascere in un regno o nell’altro, in una forma di vita “alta” o “bassa”. Qualche volta questo viene interpretato psicologicamente. Nella mia esperienza in Giappone ho constatato che i Maestri più anziani erano meno inclini a una spiegazione psicologica. Tendevano a un’interpretazione prettamente mitica, accettando pienamente che ci sono molti mondi, dimensioni e regni. Gli insegnanti più giovani tendevano invece a darne una lettura psicologica. In realtà, la questione non è se l’approccio al problema è psicologico, mitico, fisico o da altro punto di vista. Si arriva sempre allo stesso punto: in verità, tutto è in costante cambiamento. E, tuttavia, dentro quel cambiamento c’è sia quello che non cambia sia quello che rende possibili tutti i cambiamenti. Questo non è qualcosa che accade solamente dopo la morte, dopo quello che chiamiamo la scomparsa del corpo fisico. In ogni momento, in ogni respiro, c’è la vita e c’è la morte. Nella vita c’è la morte, nella morte c’è la vita. La vita intera si ricrea dalla propria fine. Tutta la vita è rinascita. Come allora possiamo parlare di una vita e di una morte definitiva? Dogen dice che nella vita c’è solo vita, nella morte solo morte. Così, quando voi siete vivi, voi siete uno con la vostra vita; nella morte voi siete uno con la vostra morte. Prendete una candela che brucia: bruciare è sia la sua vita sia la sua morte.

Perché Zengen, dopo l’illuminazione, porta con sé una vanga sulla spalla e cammina in su e in giù nella sala principale del tempio? Che significa questo? Voleva onorare le spoglie del suo Maestro, mostrare gratitudine per quello che Dogo aveva provato così risolutamente a mostrargli? Sekiso lo vede marciare avanti e indietro e gli chiede “Che stai facendo?”, Zengen risponde “Sto cercando le reliquie del mio vecchio maestro”.

[…]

Sekiso risponde “C’è un grande fiume con immense onde che riempiono tutto l’universo. Le ceneri del Maestro non saranno trovate da nessuna parte”.
Come dobbiamo comprendere questo?

Ci sono delle collane buddiste utilizzate per il rosario, chiamate juzu, che sono scolpite nella forma di un teschio. I teschi rappresentano la vera Mente, che, come un teschio, rimane dopo la morte. Il teschio rappresenta anche la realtà della morte, dell’universale impermanenza. Il teschio è veramente un’immagine concentrata essendo sia un simbolo di ciò che possiamo chiamare l’aspetto relativo della morte e del cambiamento sia anche di quello che possiamo chiamare l’Assoluto, il non nato, l’eterno.
Dicendo che sta cercando le ossa o le reliquie del suo vecchio Maestro, quello, cioè, che rimane dopo la morte e la cremazione del corpo, Zengen ci sta suggerendo che la Mente del suo Maestro deve ancora essere trovata? Sta dicendo che le sue reliquie sono effettivamente in ogni luogo, in tutte le direzioni? ”Immense onde riempiono l’intero universo” può simbolizzare la nostra vita quotidiana. Ogni onda riempie l’immensità di ogni cosa. Cosa c’è fuori di essa? Essere uno con la propria vita quotidiana, mangiando, piangendo, lavorando, dormendo, amando, facendo ogni cosa con un cuore puro, con mente pura, è una grande onda che riempie l’universo, fino alle stelle. Questa non è una teoria, non è un’astrazione, passato, presente, futuro, non è una valutazione. E’ questo! Che cosa c’è da cercare ancora!

[…]

Per dimostrare la propria comprensione di un koan non si può parlare di esso. Non si può fare della teoria. Si deve dimostrare lo spirito del koan, che, in questo caso, significa lo spirito della nascita e della morte. Questo koan, possiamo dire, è solo uno fra i molti che trattano del problema cruciale della vita e della morte e che dimostra lo spirito fondamentale dello Zen.
Non è tanto importante quanto noi possiamo provare ad accettare che il morire è una cosa semplice, ordinaria, naturale, quanto possiamo credere che sia una alta esperienza spirituale – “una conclusione che dovremmo augurarci a mani giunte” – come Shakespeare fa dire ad Amleto – noi tutti, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che ne abbiamo paura. E’ un territorio sconosciuto, come dice Amleto, dal quale nessuno è tornato. E’ la fine di tutto quello che conosciamo, di tutto quello che sogniamo o a cui siamo attaccati.
E così può essere terrificante.

Anche il Maestro Mumon, nel suo commento al koan numero trentacinque del Mumonkan, intitolato “Sei e la sua anima sono separati”, dice che noi passiamo da un minuto all’altro, da un giorno all’altro, da una vita all’altra come un viaggiatore passa da un albergo a un altro o come una fiamma che attraversa, bruciandoli, differenti fastelli di legna, rimanendo però sempre se stessa. Così è che questa energia, che chiamiamo “nostra”, continua a manifestarsi prendendo così molte forme. Allora Mumon aggiunge che se noi non sappiamo realmente questo – cioè ne facciamo diretta esperienza – noi saremo al momento della morte come un granchio dentro l’acqua bollente. E’ una immagine orribile – tutte queste gambe che si contorcono senza controllo.
Mumon conclude: ”Non dire che non ti avevo avvertito”.

Carl Jung, l’eminente psicologo, scrisse che non aveva mai avuto un paziente oltre i quaranta anni per il quale il reale problema non fosse radicato nella paura di morire – ovvero per cui il riconoscimento della necessità di lasciare ciò che aveva conquistato con difficoltà, di lasciare la vita, non fosse l’ostacolo reale alla pace della mente. Ognuno può sentire molti discorsi riguardo la vita e la morte e leggere molti libri ma fino a quando non si ha una qualche esperienza della continuità della vita, di quello che è al di là della vita e della morte eppure non è separato da esse, permane necessariamente una certa vulnerabilità. La potenza trasformativa e liberatoria di questa verità esperenziale è al cuore di questo koan.

Naturalmente, più si ascolta riguardo il tema della rinascita, più facilmente si può accettare l’idea di una eterna continuità. Più uno legge riguardo l’esperienza della Vera Natura, più un qualche senso del reale contesto può entrare dentro di lui. Così ascoltare e partecipare a conferenze, impiegando tempo a leggere, può essere d’aiuto fino a quando la nostra personale esperienza potrà confermarlo. Tuttavia, una tale fiducia intellettuale, per quanto utile, è limitata. Non ci eviterà di svegliarci nel cuore della notte con la terribile consapevolezza che la mattina non farà altro che avvicinarci di un giorno alla ineludibile realtà della nostra propria inevitabile morte.

Lo Zen è al cuore dell’insegnamento del Buddha e come tale ha a che fare con il più importante problema dell’essere, la nascita e la morte, un mistero che ogni essere umano deve risolvere. Alla gente non è data la possibilità di scegliere se occuparsi o meno di questo. E’ la nostra natura, la natura della vita, che ci obbliga ad affrontare questi problemi. E’ l’insegnamento degli insegnamenti, perchè è inevitabile. Per quanto noi possiamo desiderare di evitarlo, non possiamo. I koan non sono, come molti pensano, enigmi bizzarri. Essi ci indirizzano alla realtà, all’eterna verità, alla nostra vita quotidiana. Essi rivelano l’insegnamento fondamentale del Buddha, che era un grande pragmatico. Egli non inventava le verità. Egli sperimentava e insegnava su quello che aveva sperimentato. Ma i koan rivelano queste verità in un modo unico e creativo. Piuttosto che descrivere semplicemente o parlare di esse, i koan ci spingono a sperimentare da noi stessi queste verità. E ci spingono a sentire e vivere questa esperienza. Piuttosto che aumentare la nostra conoscenza, essi ci trasformano.

Dobbiamo essere molto grati per i semplici misteri che sono al cuore del vivere e del morire; e dobbiamo essere riconoscenti per la pratica e per gli insegnamenti che abbiamo potuto conoscere.

Ma se voi mi chiedeste: “Quanto?” o “Perché?” io potrei soltanto rispondere: “Non lo dirò, non lo dirò”.

Traduzione di Massimo Squilloni Shido[3].

Philip Kapleau (1912-2004), americano, studia legge diventando cronista giudiziario. Segue i lavori del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga e poi i processi per crimini di guerra in Giappone. Gli orrori della guerra provocano in lui una profonda crisi esistenziale; si avvicina allo Zen attraverso le lezioni di filosofia buddista tenute da Daisetz Suzuki alla Columbia University. Nel 1953 diventa discepolo del Maestro Zen Hakuun Yasutani con il quale pratica in Giappone per oltre tredici anni. Nel 1966 ritorna negli Stati Uniti e fonda il Rochester Zen Center di New York. Autore di libri di grande successo, che hanno contributo ad avvicinare europei e americani allo Zen (fra gli altri, I tre pilastri dello Zen, La nascita dello Zen in Occidente, ambedue pubblicati da Ubaldini Editore), è stato una delle figure di riferimento dello Zen occidentale.

Note

1] P. Kapleau commenta il caso (koan) n. 55 di uno dei classici dello Zen: “La Raccolta della Roccia Blu”.

2] In cinese la parola koan aveva il significato di “caso pubblico”, con valenza giuridica; nello Zen, in particolare nello Zen Rinzai, il koan è utilizzato come pratica di meditazione e mezzo di realizzazione della propria natura; può avere diverse strutture: un dialogo tra discepolo e Maestro, una singola frase o una parte di un discorso di un Maestro, brani dai Sutra o da altri insegnamenti. Logicamente impenetrabile, il Koan nasconde in sè la visione Zen di un aspetto della vita dell’uomo; sta al discepolo dimostrare al Maestro, nel corso di incontri one to one, lo spirito del koan, il suo significato segreto.

3] Ringrazio Stephen Bush e Paola Di Felice per i suggerimenti nella traduzione; grazie anche a Marco Di Stasio, autentico “Maestro di Office”.

http://www.zenshinji.org/home/?p=220

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Adaptation and interconnection  

All things both near and far
secretly are linked to each other
and you can not pick a flower
without disturbing a star

Gregory Bateson

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“What characterizes the fact that life is never the
same: life goes on, it circulates and is transformed by moving
beings and things. Today you had a problem to be solved and we
you have succeeded by using a certain method, but then the next day
there is another event and you can not deal with it
using the same methods and maintaining the same
attitude of the day before you are forced to adjust to
new situation.
It is this: life will always present problems different from
solve, and each requires a particular solution. Yesterday
For example, the solution consisted in a gesture of kindness,
generosity. But today you have another problem to solve, and
this time will help to reasoning, or firmness
even stubbornness. Another time it will be indifference or
will therefore seek to forget … every day as
adapt. ”

Mikhael Omraam Aïvanhov

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“After a time of decline is the turning point …
… the movement is natural, naturally arises, therefore, the transformation of what is old becomes easy. The old is discarded and it takes over again … (I Ching). ”

“Whatever the limit of Nirvana
what is the limit of cyclic existence.
There is even the slightest difference between them,
or the most subtle ”
“The Pacification of all objectification
and the pacification of illusion:
No dharma has never been taught by the Buddha
at any time, anywhere, to any person ”

(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)

One day he died a man who lived near the Temple of Chang Chou. Dogo, the Master of the Temple, went along with his disciple Zengen, to make their condolences to the family.

During the visit Zengen hit the coffin and asked, “Is he alive or dead?”.
Dogo said, “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead.”
Zengen said, “Why will not you tell?”.
Dogo repeated: “I will not tell, I will not tell.”

On the way back, Zengen asked again: “Please, Master, tell me clearly if he was alive or dead. If I did not say I will beat you. ”

The master replied: “Beat me if you want, but I will not tell.”

Zengen struck him.

Years passed and one day Dogo died; Zengen, still tormented by the dilemma, he went to visit Sekiso, a well known teacher, told him how many years before he had beaten his former master because he had not answered the question about life and death. Then he repeated the same question Sekiso. Sekiso said: “I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. I will not tell, I will not tell. ”

At that moment Zengen attained enlightenment and he left immediately and the Master, with a spade on his shoulder, went into the main hall of the monastery started walking up and down.

Sekiso saw him and asked, “What are you doing?”.

Zengen said: “I am looking for the remains of my old master.”

Sekiso said: “There is a big river with huge waves that fill the entire universe. The relics of your Master will not be found anywhere. ”

[…]

Commentary by Master Philip Kapleau [1]

What is really asking Zengen?
Obviously he knows that the person is dead in the coffin. So what’s the real question?Perhaps it is, “What happens after death?” Or “What is death?” Or “What will happen to me after death?” Or “Is there really death?” Or “If this man is dead , then what is immortality? “.

Maybe his inner torment – that he really care about, like his subsequent behavior shows – developed or intensified by reciting the Heart Sutra: “… nothing is born and nothing dies, nothing is pure and nothing is impure, nothing grows or decreases.Nothing wastes away and nothing dies and there is no decay or death. ”
What do these words mean?
We, as every practitioner of Zen, we pray every day this great Sutra. Well, what do these words really mean?

Zengen was deeply troubled by the problem of life and death. But ultimately, it is not for everyone? Our common way of life, however, conceals the existential anxiety with many mediums: film, television, video, computer, weekly, daily, shopping. We have a number so large, if not unlimited, of ways to distract, not to think that we should be safe, but it is not so, the existential angst are so strong that they easily outweigh the wall behind which we try to protect us.

The ancient belief in the harmony of the spheres has been destroyed by the evidence of catastrophes that normally occur randomly and in outer space. The same happens to us here on earth, we are daily affected by news of the death of living things, destruction of forests, pollution of the atmosphere and seas, of horrific ethnic cleansing and terror of growing political and economic destabilization produced, at least in part, by the rapid and amazing technological change. When, every day, open the newspaper, impermanence strikes us in the face. Our distractions, our defense mechanisms, then multiply accordingly, thus making it difficult to address the real issues of existence and, in particular, the eternal dilemma that besiege all mankind: why was I born?

[…]

We can say that this koan [2] was his koan, which grew naturally in his mind, a koan that arises spontaneously from the experiences of his life may be the best way to reach understanding. Obviously the teacher was aware of the depth of the application for Zengen and would not yield in the face of his suffering, did not want him buried with a reassuring response. Did not tell him: “Do not worry. Everything is fine. Your birth will be influenced by the karmic effects of your past actions, mental or bodily, “but said:” I’m not saying he is alive, do not say it’s dead. ”
Why not?

His disciple was deeply troubled by the question of birth and death, particularly on what happens after one dies.
Once a monaco asked the Buddha: “What happens to an enlightened person after death? Exist after death or not? “. The Buddha refused to answer.

An enlightened man is one who has cleansed his mind to all the deeper levels of awareness, freeing her from any taint of greed, anger, selfishness and desire. So, what happens to a guy like after death? It happens the same thing to others? The text says that Buddha was a noble silence. ” There is good reason for such a type of response, and the koan makes it very clear.

On the way back Zengen was still very agitated. The question nagged his mind. He had seen a dead body in its rigidity. The image was vivid. Where was he who was in the body? “Why do not you say?” Asked his teacher. Dogo And he repeated emphatically, “I will not tell, I will not tell.” Zengen pleaded “Please, Master, tell me frankly if he was alive or dead.”
Then, in desperation, he shouted: “If I did not say, I beat you.” In this you can see how deeply he felt the matter and was willing to take risks. Beating their spiritual leader is very serious, with profound implications karmic. A student may raise a hand to strike mimicking the teacher, for example, in giving a demonstration of a koan. But it is rare that a student really peaks his master and is considered a very serious event.
Yasutani Roshi once said that if Monaco were to beat the master of this would have serious repercussions throughout the monastery. Dogo but remained unflappable in the face of threats of Zengen and simply said, “Beat me if you want but I will not tell.”

[…]

Imagine a teacher today that a zealous student who asks for an explanation of something important, answer: “Do not tell.” The student would be considered offensive and contrary to our concept of education.

“But you are the Master!” The student might exclaim, “Your job is to answer questions! Why do not you answer my? “But as the Zen Master Dogo Sekiso and say,” You can hit me, you can even kill me but I’ll explain. You have to solve this alone.Do not deprive it of inner struggle that belongs to you and your personal response. ”
Job, the patriarch of the Bible, which long suffered such torments, gave a similar response. All of his deep, piercing questions were left unresolved by a conventional response. Only the direct experience of God’s voice speaking through the turbines resolved his doubts. Only one answer to everything.

Zen practitioners of all ages have expressed deep gratitude to their teachers for having the wisdom and compassion not to explain too much. This gratitude was not mere “formalism” and rose in their hearts after a long, hard struggle. Zen Master Dogen says, in effect, that Buddhism is nothing more than to face and solve the problem of death. Zen teaches us how to go beyond the ordinary concepts and notions, as well as interpretations of sense data that construct a worldview based on “me here and everything else out there.” This view is incomplete and false. Since it is false and incomplete, we suffer terribly, may suffer as a fish in a tank too small and full of stagnant water and muddy. The masters of many traditions agree that our world, the world we live normally, as the Diamond Sutra, like a mirage, a dream, a soap bubble. That has no substance, all past and did not really durable.

This world of birth and death is constantly changing. The practice and study of Zen does not teach us how to get involved and engrossed in this eternal change, up to rush. How to live freely in the constant change and adapt to our environment, without effort, coercion, or anxiety is the essence of the study and understanding of Zen. Zen Buddhism is neither pessimistic nor nihilistic. Rather than look at the facts correctly, and then opens the way to true life, without constantly re-create suffering.
Still, teaching about the revival of Buddhism can be misunderstood by the materialistic culture of our time. Buddhism teaches that we have died and been reborn countless times and who will die and be reborn again and again. In the writings of the Masters are told that we are born into one of six realms: the realm of men, gods, spirits of warriors, of the hungry ghosts, demonic beings, animals. We can be born in a kingdom or another, in a form of life “high” or “low”. Sometimes this is interpreted psychologically. In my experience in Japan I found that the older teachers were less prone to psychological explanation. They tended to interpret purely mythical, fully accepting that there are many worlds, dimensions and realms. The younger teachers tend to give a psychological reading. In reality, the question is not whether the approach to the problem is psychological, mythical, physical or other point of view. It always ends the same point: in truth, everything is constantly changing.And yet, in that change there is what never changes is what makes possible all changes. This is not something that happens only after death, after what we call the death of the physical body. In every moment, every breath, there is life there is death.In life there is death, death is life. All of life is recreated from their end. All life is rebirth. How then can we talk about life and death final? Dogen says that in life there is only life, death, only death. So when you’re alive, you are one with your life, in death you are one with your death. Take a candle burning: burning is both his life and his death.

Why Zengen, after enlightenment, carrying a spade on his shoulder and walking up and down the main hall of the temple? What does this mean? He wanted to honor the remains of his master, to show gratitude for what Dogo had tried so vigorously to show? Sekiso sees him marching back and forth and asked “What are you doing?” Zengen answers “I’m looking for the remains of my old master.”

[…]

Sekiso says, “There is a big river with huge waves that fill the whole universe. The ashes of the Master will not be found anywhere. ”
How should we understand this?

We are used to the Buddhist rosary necklaces, juzu calls, which are carved in the shape of a skull. The skulls represent the true mind, which, like a skull, remains after death. The skull is also the reality of death, the universal impermanence. The skull is really focused image being both a symbol of what we call the aspect of death and change is also what we call the Absolute, the unborn, the eternal.
Saying that is looking for bones or relics of his old master, that is, that remains after death and cremation of the body, there is suggesting that Zengen the mind of his Master is yet to be found? Are you saying that his relics are indeed everywhere, in all directions? “Huge waves fill the whole universe” can symbolize our daily lives. Each wave fills the immensity of everything. What’s outside it? Be one with their daily lives, eating, crying, working, sleeping, loving, doing all things with a pure heart, with pure mind, is a big wave that fills the universe, to the stars. This is not a theory, not an abstraction, past, present and future, is not an evaluation. And ‘this! What is there to try again!

[…]

To demonstrate their understanding of a koan can not speak of it. You can not do theory. It should demonstrate the spirit of the koan, which in this case, means the spirit of birth and death. This koan, we can say, is just one of many dealing with the critical issue of life and death, and demonstrates that the fundamental spirit of Zen.
It is not as important as we try to accept that dying is a simple, ordinary, natural, how can we believe that it is a high spiritual experience – “a conclusion that we hope with folded hands” – as Shakespeare is said to Hamlet – all of us, if we are honest with ourselves, we must admit that we are afraid. E ‘uncharted territory, as Hamlet says, from which none returned. ‘S the end of everything we know, everything that we dream or we are attached.
And so it can be terrifying.

The Master Mumon, in his commentary on the koan number thirty-five Mumonkan, entitled “You and her soul are separated,” says that we pass from one minute to another, from one day to another, from one life to another as a traveler went from one hotel to another, or like a flame passing through burning, different bundles of wood, yet always remaining herself. So is this energy that we call “our”, continues to manifest itself by taking so many forms. Mumon then adds that if we do not really know this – that we do with direct experience – we will be at the time of death as a crab into the boiling water. It ‘s a horrible image – all of these legs twitch uncontrollably.
Mumon concludes: “Do not say I did not warn you.”

Carl Jung, the eminent psychologist, wrote that he had never had a patient over forty years for which the real problem was not rooted in fear of dying – or for which recognition of the need to leave what he had achieved with difficulty, to leave the life, not the real obstacle to peace of mind. Everyone can hear a lot of talk about life and death, and read many books but until you have some experience of the continuity of life, of what is beyond life and death and yet is not separate from them, remainsnecessarily a certain vulnerability. The transformative and liberating power of this experiential truth is at the heart of this koan.

Of course, the more you hear about the theme of rebirth, you can more easily accept the idea of an eternal continuity. The more one reads about the experience of the True Nature, plus a few real sense of context can get inside of him. So listen and attend conferences, take time to read, can help as long as our personal experience can confirm this. However, such an intellectual confidence, however useful, is limited. We will refrain from waking up in the middle of the night with the terrible knowledge that the morning will only bring us closer to a day at the inescapable reality of our own inevitable death.

Zen is at the heart of the teaching of Buddha and as such has to do with the most important problem being, the birth and death, a mystery that every human must answer. People are not given the opportunity to choose whether or not this deal. It ‘s our nature, the nature of life, which forces us to address these issues. E ‘teaching of lessons, because it is inevitable. As we want to avoid it, we can not. Koans are not, as many think, bizarre puzzles. They direct us to the reality, the eternal truth to our everyday lives. They reveal the fundamental teaching of the Buddha, who was a great pragmatist. He did not invent the truth. He experimented with and taught about what they had experienced. But koans reveal these truths in a unique and creative. Rather than simply describe or talk about them, the koan we push ourselves to experience these truths. And lead us to feel and live this experience. Rather than increase our knowledge, they transform us.

We must be very grateful for the simple mysteries that lie at the heart of life and death and we must be grateful for the practice and the lessons that we have known.

But if you asked me: “How much?” Or “Why?” I could only reply: “I will not tell, I will not tell.”

Translated by Massimo Squilloni Shido [3].

Kapleau Philip (1912-2004), American, studied law making police reporter. Following the work of the International Military Tribunal at Nuremberg, and then the war crimes trials in Japan. The horrors of war provoke in him a deep existential crisis, is close to the Zen Buddhist philosophy through the lessons taught by Daisetz Suzuki at Columbia University. In 1953 he became a disciple of Zen Master Hakuun Yasutani with whom practice in Japan for more than thirteen years. Back in 1966 the United States and founded the Rochester Zen Center in New York. Author of best selling books, which have contributed to bring Europeans and Americans Zen (among others, The Three Pillars of Zen, The Birth of Zen in the West, both published by Ubaldini Publisher), was one of the leading figures of the Zen West.

Notes

1] P. Kapleau comments on the case (koan) No 55 one of the classics of Zen: “The Harvest of Blue Rock.”

2] In Chinese, the word had koan means “public case”, with legal value, in Zen, particularly in the Rinzai Zen, the koan is used as a meditation practice and means of implementing its nature, can have different structures: a dialogue between master and disciple, a single sentence or part of a speech by a teacher, or other songs from Sutra teachings. Logically impenetrable, the Koan hides itself in the vision of a Zen aspect of human life, the disciple is to demonstrate to the teacher during one to one meetings, the spirit of the koan, its secret meaning.

3] I thank Stephen Bush and Paola Di Felice for advice in the translation, thanks to Marco Di Stasio, a true “Master of the Office.”

http://www.zenshinji.org/home/?p=220

Speranza ed infinito


Speranza ed infinito

Vita che dispiega
i colori del sogno
tra palpiti ed ali
tra stelle e brezze
in lieve suono
di suadente armonia

Storie raccolte
in punta di dita
e soffiate piano
come bolle di sapone
iridescente traccia
che delicata sfiora

Occhi socchiusi
nella notte del cuore
per far nascere
speranze ed infinito
in un viaggio
di consapevole magia

01.04.2004 Poetyca

Hope and Infinity

Life that unfolds
the colors of the dream
between heartbeats and wings
between stars and breezes
in small sound
harmony of persuasive

stories collected
at your fingertips
and blow up
like soap bubbles
iridescent track
that delicate touches

eyes half closed
on the night of the heart
to give birth
hopes and infinite
on a journey
aware of the magic

01.04.2004 Poetyca

Sul sentiero del cuore


 

6

Sul sentiero del cuore

A tentare di cambiare se stessi perchè il giudizio degli altri diventa un
disagio,si rischia di procurarsi un disagio peggiore, infatti, ad andare contro la
propria natura sensibile, coprirla di razionale ” buonsenso”, si invade quello che vorrebbe emergere bloccandolo.

Se un seme sta per scostare lo strato di terriccio che lo ricopre, per
trovare la luce che lo faccia sviluppare bene, aggiungere una barriera con altra terra
ne fa sprecare le energie e poi cresce male.

Quindi si deve essere contenti, semplicemente, del fatto che malgrado gli
altri non comprendano,si possa essere se stessi.

Quale migliore soddisfazione e sensazione di armonia nell’essere capaci di
portare fuori il meglio di sè?

Mostrare ad esempio aggressività, quasi a dover difendere un territorio,
non è detto che sia manifestazione
di coraggio ma spesso nasconde le paure.
Chi dunque è sereno, allegro,capace di entusiasmo e soprattutto
di dono di se agli altri, malgrado sia consapevole di non cercare nulla in
cambio, credo che possa ritenersi maggiormente generoso e sereno rispetto a chi, per paura ed egoismo, tiene stretto il poco che è.

Dunque si matura attraverso un cammino che non blocchi il livello di
crescita interiore ma, malgrado i previsti ostacoli non fa reagire chiudendosi in se stessi. Chi consiglia dunque, o giudica, relativamente alla necessità
di chiudersi, ritenendo sciocco che continua a dare, si è arreso da tempo e non ha il coraggio del cuore.

Si, è la mente che confonde e desidera lanciare messaggi ” terroristici” che
facciano vedere come, malgrado si sia dato qualcosa non si è ottenuto nulla in cambio, non è generosità questa ma aspettativa, essere schiavi
delle aspettative è chiudersi in una prigione, essere capaci di non avere
alcuna aspettativa è essere liberi sul sentiero del cuore.

23.11.2004 Poetyca

On the path of the heart

A groped to change themselves because the judgment of others becomes a
uncomfortable, you are likely to get a discomfort worse , in fact, to go against the
its sensitive nature , cover it with rational ” common sense ” , it invades what would emerge locking it.

If a seed is to offset the layer of soil that covers it , for
find the light that it does develop well, add a barrier with other land
makes wasting your energy and then grows bad.

So one has to be content, simply , the fact that despite the
others do not understand, you can be yourself .

What better feeling of harmony and satisfaction in being able to
bring out the best in you ?

Show such aggression, almost having to defend a territory,
it is said that the event is
of courage but often hides the fears.
Who, then, is serene, cheerful , capable of enthusiasm and above
the gift of the others, despite being aware not to try anything
change , I think it may be considered more generous and serene compared to those who , out of fear and selfishness , holds on to little that is .

So we mature through a process that does not block the level of
inner growth but, in spite of the expected obstacles does not react by withdrawing into themselves. Who recommends , therefore, O judges, regarding the need
to close, feeling foolish that keeps on giving, has given up a long time and has not the courage of the heart.

Yes, it is that it confuses the mind and want to send messages ” terrorist ” that
do see how , though it has given you something you is not got nothing in return, but this expectation is not generosity, be slaves
expectations is locked in a prison , to be able to have no
no expectation to be free on the path of the heart.

23.11.2004 Poetyca

Kabir


Kabir

I suoi Canti sono una delle massime espressioni della poesia indiana di ispirazione religiosa. Il loro messaggio è universale: travalica i limiti di spazio e tempo.

Kabir nacque nel 1440 nell’ India settenrionale in un’ umile famiglia di tessitori musulmani, pur da poco convertiti. Secondo la tradizione seguì come discepolo il Guru Ramananda, un saggio vishnuita devoto a Rama. Fu quindi educato a concepire l’Islam e l’Induismo come due vie convergenti verso un’unica verità.
Divenne mistico, poeta e musicista celebre per il disprezzo che manifestava vigorosamente verso le rigorose affiliazioni religiose; sono numerose le sue esortazioni a ignorare tanto il Corano quanto i Veda per seguire semplicemente la via Sahaj, ossia la naturale unità in Dio. Pur credendo in concetti vedantici quale l’Atman, Kabir rifiutò l’ortodossia della società castale indù e l’adorazione di idoli.

La sua opera principale è Bijak, Seme. Questa raccolta di poemi mostra la personale visione di spiritualità universale di Kabir. In questi, spuntano chiarissime idee sufi e della Bhakti indù sulla comprensione di Dio. Kabir si esprimeva in un hindi molto popolare, semplice e chiaro, come il suo pensiero filosofico. La maggior parte dei suoi canti venne raccolta da Guru Nanak, fondatore della religione Sikh, ed inserita nel Guru Granth Sahib, libro sacro dei Sikh che raccoglie il pensiero di uomini santi di varie religioni a cui questo credo offre stesso rispetto e devozione. Si crede che Kabir fosse analfabeta.

Alla sua morte, nel 1518, indù e musulmani si contesero il corpo per i riti funebri. La leggenda vuole che, quando sollevarono il sudario che lo ricopriva, trovarono al suo posto solo fiori. I musulmani ne seppellirono metà e gli indù cremarono l’altra parte. A Maghar, nei pressi di Gorakhpur nell’ Uttar Pradesh, la tomba e il memoriale della cremazione sorgono fianco a fianco.

Kabir è anche considerato la figura chiave della tradizione Sants. Fu un movimento di maestri indiani la cui origine in realtà risale al XIII secolo e che si inserisce nel movimento Bhakti. I loro insegnamenti vertevano verso la devozione per un unico principio divino e verso un egualitarismo sociale opposto alle distinzioni castali e religiose della società indiana dell’epoca. Il termine Sant deriva dal sanscrito Sat ( verità, realtà) e possiede molti significati a seconda del contesto, ma in origine significava colui che conosce la verità, la realtà ultima. Questo termine ha assunto il significato generale di “brava persona” ma si assegna specificamente ai poeti – santi del medioevo indiano. Alcuni dei nomi più noti di questo movimento furono Namdev (1350), Kabir, Nanak, Mirabai, Surdas e Tulsidas(1623). Formalmente solo una piccola minoranza di indù seguì questo movimento mistico – religioso, ma la sua tradizione ha considerevolmente influenzato la cultura indiana, attraversando sette e caste.

La tradizione Sant è l’ unica della storia che abbia con successo attraversato le barriere religiose tra indù e musulmani.

Nel nostro secolo fu Rabindranath Tagore a riscoprire la validità perenne degli insegnamenti di Kabir e l’altezza della sua poesia.
E fu ancora Tagore a diffondere in Occidente la conoscenza di Kabir attraverso una magistrale traduzione in inglese dei suoi Canti, che diventarono ben presto un vero e proprio libro di culto.

Trafitti dalla Parola

“Shabd ki chot” o ‘la ferita della Parola’ è un’espressione Hindi nata nell’ambiente dei cantori e seguaci di Kabir, il poeta mistico vissuto seicento anni fa in India. È un modo di descrivere l’esperienza che la ‘parola’ di Kabir può produrre nella mente e nella vita di chi l’ascolta (si tratta infatti di una tradizione prevalentemente orale, tenuta in vita per secoli da cantori itineranti). È una cosa molto più intensa e profonda dell’essere semplicemente ‘toccati’, e coloro che sperimentano questa particolarissima ‘ferita’ non sentono dolore, ma un’immensa felicità e gratitudine.

La poesia spirituale di Kabir non si fonda sul tema devozionale o bhakti come si potrebbe immaginare, non si sofferma in modo particolare sulla separazione dal Signore visto come Persona e come Amante, e sulla gioia di incontrarlo. Al contrario, va direttamente all’aspetto nirgun o assoluto del Brahman, del Divino, normalmente considerato di ardua comprensione e per sua natura ineffabile, ma che attraverso le canzoni di Kabir diventa come per magia concreto e percepibile.

I canti di Kabir

a cura di R.Tagore

ed. Boroli Editore 2004

pp. 96

Euro: 7,00

Il flauto dell’infinito

Ed Passigli, 2008

Euro: 10,00

Canzoni dell’amore infinito

Ed.Sellerio, 1996

Pgg. 160

Euro:8,00

I cento canti di Kabir

Ed. SEAR, 1988

Pg.114

Euro: 8,00

CIELO D’AMORE

Cadono le ombre della sera
lunghe, serrate,
di buio avvolgono il corpo e la mente.
Tu apri la finestra che dà a ponente
perditi nel cielo d’amore.
Bevi il miele stillato dai petali
del loto che hai in cuore.
Lascia che ti penetrino
le onde del mare, le onde
di splendore.
Ascolta, un suono di conchiglie, di campanelli
si leva dalle acque.
Kabir dice: “Fratelli,
è Dio in questo vaso, in questo mio corpo”

Kabir

Kabir

His songs are the best expression of Indian poetry of religious inspiration. Their message is universal: it transcends boundaries of space and time.

Kabir was born in 1440 in ‘India settenrionale in a’ humble Muslim weaver family, but recently converted. According to tradition as a disciple followed the Guru Ramananda, a wise Vaishnava devotee of Rama. He was so polite to conceive Islam and Hinduism as two streets converge on a single truth.
He became a mystic, poet and musician known for vigorously expressed contempt towards the strict religious affiliations, are a number of his exhortations to ignore both the Quran as the Vedas for Sahaj simply follow the path, ie the natural unity in God while believing in concepts which Vedantic Atman, Kabir rejected the orthodoxy of the Hindu caste society and the worship of idols.

His principal work is Bijak, Seed. This collection of poems shows his personal vision of universal spirituality of Kabir. In these, appear very clear ideas of the Sufi and Bhakti Hindu understanding of God expressed in a Hindi Kabir very popular, simple and clear, as his philosophical thought. Most of her songs was picked up by Guru Nanak, founder of the Sikh religion, and included in Guru Granth Sahib, the Sikh holy book that collects the thoughts of holy men of various religions believe that this offers the same respect and devotion. It is believed that Kabir was illiterate.

At his death in 1518, Hindus and Muslims fought over the body for funeral rites. Legend has it that, when lifted the cloth that covered it, and found only flowers in its place. Muslims and Hindus half of it buried the cremated elsewhere. In Maghar, near Gorakhpur in ‘Uttar Pradesh, the tomb and the memorial cremation stand side by side.

Kabir is also considered the key figure in the tradition of Sants. It was a movement of Indian teachers whose origins actually dates from the thirteenth century and is part of the Bhakti movement. Their devotion to the teachings focused on a single divine principle and from a social egalitarianism opposed to the caste and religious distinctions of Indian society of that time. The term derives from the Sanskrit Sant Sat (truth, reality) and has many meanings depending on context, but originally meant one who knows the truth, the ultimate reality. This term has taken the general meaning of “good person” but he specifically assigns to the poet – saints of medieval India. Some of the biggest names of this movement were Namdev (1350), Kabir, Nanak, Mirabai, Surdas and Tulsidas (1623). Formally, only a small minority of Hindus followed this mystical movement – religious, but its tradition has greatly influenced Indian culture, through seven castes.

The Sant tradition is the ‘unique history that has successfully crossed religious barriers between Hindus and Muslims.

In our century, Rabindranath Tagore was to rediscover the enduring validity of the teachings of Kabir and the height of his poetry.
And it was Tagore in the West to spread the knowledge of Kabir through a masterful English translation of his songs, which soon became a true cult book.

Pierced by the Word

“Shabd Ki Chot ‘or’ the wound of the Word ‘is an expression of the singers in the Hindi born and followers of Kabir, the mystic poet who lived six hundred years ago in India. It’s a way to describe the experience that the ‘word’ of Kabir can produce in the mind and life of the hearer (because it is a predominantly oral tradition, kept alive for centuries by itinerant singers). It’s much more intense and profound just being ‘touched’, and those who experience this very special ‘hit’ do not feel pain, but an immense happiness and gratitude.

Spiritual poetry of Kabir is not based on devotional or bhakti as you might imagine, it focuses in particular on the separation from the Lord seen as a person and as a lover, and the joy of meeting him. Instead, go directly Nirgun or absolute aspect of Brahman, the Divine, normally considered difficult to understand its nature and the ineffable, but that through the songs of Kabir becomes magically real and perceived.

The songs of Kabir

edited by R. Tagore

ed. Boroli Publisher 2004

pp. 96

Euro: 7.00

The flute of the infinite

And Passigli, 2008

Euro: 10.00

Songs of the infinite

Ed.Sellerio, 1996

Pgg. 160

Euro: 8.00

The hundred songs of Kabir

Ed SEAR, 1988

Pg.114

Euro: 8.00

SKY OF LOVE

The evening shadows fall
long, tight,
darkness envelop the body and mind.
You open the window overlooking the west
lose yourself in the sky of love.
Drink honey dripped from the petals
you have in the heart of the lotus.
Let me enter
the waves of the sea, the waves
of splendor.
Listen, the sound of shells, bells
rises from the waters.
Kabir says: “Brothers,
God is in this vessel, in this my body “

Kabir

Dall’altra parte


Dall’altra parte

Volti la faccia
dall’altra parte
quando s’offendono gli occhi
dalla visione
di una realtà che non accetti
Non cogli che un attimo
e vai lontano
verso le tue corse
all’inganno e all’illusione
per ottenere sempre tutto
senza aprire il cuore
Parole messe in fila
parole variopinte
per costruire la maschera
che sia sempre
la migliore
per l’inganno della sorte
che non porga mai
il bicchiere mezzo vuoto
sulla ruota della fortuna
Ma lui invece
è lì con la sua anima di stracci
con il sorriso che indaga
per comprendere ancora
cosa resterà mai
di una vita raccontata
tra strade di periferia
dove nessuno dica nulla
se occupi la strada
per chiedere qualcosa
che non sia solo
uno sguardo
di circostanza
Un cartone sotto pallide stelle
e la solitudine che gela
è solo questa l’eredità
del barbone

30.03.2004 Poetyca

Other side

You move your face
to other side
offended when the eyes
by the vision
a reality that acceptance
Did not appreciate that a second
and go away
around your runs
deception and illusion
you always get everything
without opening the heart
Words in a row
colorful words
to build the mask
that it is always
the best
for the deception of fate
not ever let him give
the glass half empty
wheel of fortune
But he instead
is there with his soul to rags
with a smile that investigates
to understand even
What will never
told of a life
between suburban streets
where no one say anything
if they occupy the road
to ask for something
that is not only
a look
occasional
A cartoon in the pale stars
and loneliness that freezes
This is only the legacy
the homeless

30.03.2004 Poetyca

Una carezza


fede_1024

Una carezza

Nella asperità suadente
di un attimo di illusorio percepire
ho ritrovato l’infinito nell’intimo
 stagliare universi senza confini

Inibizioni cadute al pronunciare il tuo nome
dischiusero le corolle in dono
mentre l’attimo vissuto
rimasi a fissare:
un impercettibile bacio
al cui fin la vita conduce

L’ansimare tuo,
mentre fanciulla dal cuore soave
son io, in attesa nel tempo,
per imprimere
 nell’infinito la tua carezza:
 ogni peso ne fai brezza

27.08.2004 Poetyca

A caress

In the roughness persuasive
a moment of illusory perception
I found the infinite depths
  stagliare universes without borders

Inhibitions fall to pronounce your name
opened up the flowers as a gift
while the lived moment
I stared at:
a subtle kiss
which leads to early life

The panting yours,
while sweet girl from the heart
I am, waiting time,
for imparting
  infinite caress your:
  do you do any weight breeze

27.08.2004 Poetyca

Apri la vela


Apri la vela
Socchiudi gli occhi
ed intona il canto
del cuore in ascolto

Note leggere
che spandono aromi
e non temere

Lascia scivolare
la confusione
come mare diviso

Tu passa attraverso
il rumore e la fretta
la paura ed il buio

Troverai brezza
che ti farà salire
ogni corrente

Apri la vela
dell’anima
che cerca

10.03.2004 Poetyca

Open sail

Shutteth your eyes
and sings the song
of the listening heart

light notes
that aromas waft
and not be afraid

you let it slide
the confusion
as the shared sea

You go through
the noise and haste
the fear and darkness

You will find breeze
that you will get
every current

Open the sail
of the soul
that is trying

10.03.2004 Poetyca

Sono vita


Sono vita

Sono solo attimi
quelli catturati dal sogno
mille immagini
colorano i respiri
trattenuti nel silenzio
di chi rincorre
anche ora
ogni probabile vita
sospesa sul filo

Sono acrobati
che sfidano la sorte
tra mente che frena
e sentimenti in cerca
di vita e sorriso
come bolle di sapone
che durano troppo poco

Sono bambini
vestiti di fantasia
a sospirare
ancora una volta
verso i confini
dell’impossibile

Sono coriandoli di carta
a ricoprire la vita
di palpiti fuggenti
stretti nel pugno
per non farseli rubare

Sono memorie sparse
come biglie restituite
a frammenti di storia
in caleidoscopi vivi

Sono sorrisi
che prendono il volo
dove prima era nuvolo

Sono speranze
senza più fine

Sono vita

15.07.2004 Poetyca

Are life

They are just moments
those captured by the dream
thousand images
color to the breathing
detained in silence
of those chases
even now
every probable life
suspended on the wire

They are acrobats
defying fate
between the mind that restrains
and feelings in search
of life and smile
like soap bubbles
that last too little

They are children
fancy dress
to sigh
again
towards the borders
impossible

They are paper confetti
to cover the life
of heartbeats fleeting
tight in my fist
not to have them steal

They are scattered memories
like marbles returned
fragments of history
live in kaleidoscopes

There are smiles
taking flight
where before it was overcast

There are hopes
without end

Are life

15.07.2004 Poetyca

Un angelo


Un Angelo

Un angelo
segue l’invisibile cammino
tracciato dall’anima
Pensiero
che racchiude
solo memoria del tempo
mai finito
e tracciato
oltre il conosciuto
per essere figlio d’universo
che apre gli occhi
e non si confonde del buio
che inganna

Un angelo
è dono d’infinito
che sospinge la vita
verso il senso
non ancora conosciuto
dove non è la morte
che separa
ma la nascita

Un angelo
accoglie briciole d’amore
e le moltiplica
dove tu le vuoi donare
senza nulla chiedere
e emozionandoti
per ogni dono
che vibrando
sfiora la tua anima

Un angelo
è visione
in un soffio leggero
che accarezza i sogni
coma una piuma
sospinta in cielo
e ti da la certezza
di non restare
mai da solo

15.06.2004 Poetyca

 

An Angel

An angel
following the unseen path
drawn from the soul
Thought
enclosing
only memory of time
never finished
and traced
beyond the familiar
to be a child of the universe
which opens the eyes
and is separate from the dark
misleading

An angel
is the gift of infinity
that pushes life
towards the direction
not yet known
where there is death
that separates
but the birth

An angel
accept crumbs of love
and multiplies
where you want to donate
without asking
and excited
for every gift
vibrating
touches your soul

An angel
vision is
in a flash light
that nurtures the dreams
coma a feather
driven in the sky
and gives you confidence
not remain
never alone

15.06.2004 Poetyca

Opposti


Opposti

Danza degli opposti – ruota di carro –
che fa unire con esile e robusto filo
lo scorrere degli eventi in opposta direzione:
valenza di sentimenti che si rincorrono
confondono e trasportano laddove
non riesce la ragione a trovare un senso
un intermediazione e …confusi
si rincorre e ci si arrende a quanto accade

Sentimenti antagonisti che tracciano nel buio
le intuite immagini come ombre cinesi
e le dobbiamo interpretare tra la luce
di un giorno che tutto avvolge – macchia nera –
e tra una notte che ci svela uno strano mistero
– linea di confine – che porta una piccola luna
nel centro dello scorrere d’eterno

15.01.2004 Poetyca


Opposites

Dance of opposites – wagon wheel –
which is thin and combine with sturdy wire
the flow of events in the opposite direction:
valence of feelings that run
confused and where carrying
reason fails to find a way
a brokerage and confused …
There are chases and surrenders to what happens

Antagonistic feelings that draw in the dark
intuited the images as shadow puppetry
and we must interpret in light
a day that everything wraps – black spot –
and between a night, which reveals a strange mystery
– Boundary line – which carries a small moon
in the center of the passing of eternal

15.01.2004 Poetyca

Cerchio di luce


Cerchio di luce

E ci riconosciamo
senza guardarci
ma leggendoci dentro
per l’impercettibile
segno di parole

E ci riconosciamo
per antiche ferite
come incisione profonda
che nell’anima
fanno penetrare il cielo

Noi popolo sensibile
che tatuiamo amore
nei nostri percorsi

Noi fiori selvatici
capaci di vivere
anche nel deserto

E siamo cerchio di luce
d’impercettibile colore
che porta dono d’arcobaleno

16.01.2004 Poetyca

Ring of Light

And we recognize
without looking
but reading in
for the imperceptible
sign words

And we recognize
for old wounds
as deep engraving
and soul
they penetrate the sky

We are sensitive people
love that tatuiamo
in our paths

We wildflowers
capable of living
even in the desert

And we circle of light
of subtle color
bearing a gift of rainbow

16.01.2004 Poetyca

Quante direzioni


Quante direzioni

Quante direzioni ha un’Aquila
il cielo
il tempo
ed il cuore di un uomo
Quante direzioni
hanno il silenzio
e l’abbandono
Quante direzioni
ci trovano dispersi
senza meta e ragione
Eppure …
Per tutti un cammino solo
Fianco a fianco
per essere amici
contro le barriere
contro il mancato dialogo
e l’imicizia
di chi non ha compreso
che ognuno
porta ricchezza

13.01.2004 Poetyca

How many directions

How many directions has an Eagle
the sky
Time
and the heart of a man
How many directions
their silence
and abandonment
How many directions
There are scattered
aimless and reason
However …
For all one way only
Side by side
to be friends
the barriers
against the non-dialogue
and imicizia
who did not understand
everyone
brings wealth

13.01.2004 Poetyca

A battiti insoliti


A battiti insoliti

A battiti insoliti
sarà la nostra scoperta
di una vita mai nascosta
se si ascolta il cuore

A battiti leggeri
i voli tra luce
e speranza nuova
che palpita ora

L’orgoglio nutre
il cammino per chi
cerca sempre
oltre il silenzio

Orgoglio di essere
con la dignità
che non si piega
a chi calpesta

Tutto il valore
di chi comunica
su pagine bianche
la giustizia violata

Tutti gli istanti
di chi cerca il modo
di portare in vita
il suo essere

Non più silenzi
che schiacciano
non più pensieri
da cancellare

Consapevole modo
di portare vita
dove ci si piega
ad ombre da scacciare

Saranno tante
le pagine inaspettate
per chi non ha voluto
mai comprendere

Sarà dono
di un’ anima in scoperta
di un modo migliore
per cercare il proprio volto

28.01.2004 Poetyca


A pulse unusual

A pulse unusual
will be our discovery
of a life never hidden
if you listen to your heart

A light pulse
flights between light
and New Hope
that throbs hours

Pride feeds
the path for those
always tries
beyond the silence

Pride in being
with dignity
that does not bend
who tramples

Full value
who communicates
on blank pages
Justice violated

All moments
who are looking for ways
to bring to life
his being

No more silence
crushing
no more thoughts
to erase

Knowing how
to bring life
where you turn
to shadows cast by

Will be many
pages unexpected
for those who did not want
never understand

Will be a gift
a ‘core discovery
a better way
search for your face

28.01.2004 Poetyca

Assenza di parole


Assenza di parole

Silenzio
onda lunga
in assenza di parole
cosparsi istanti
che racchiudono pensieri
Oltre il sogno
oltre le paure
nel vuoto che s incide
nel suo oltrepassare
tempo e spazio
Dilatate sensazioni
non trovano freno
Vibrante attesa
per ritrovare eco
di anime ormai perdute

12.01.2004 Poetyca

No words

Silence
long wave
without words
sprinkled with moments
enclosing thoughts
Beyond the dream
than fears
s impact in the void
in its cross
time and space
Dilated sensations
find no brake
Vibrant waiting
to find environmentally
now lost souls

12.01.2004 Poetyca

Non potresti mai


Non potresti mai

Non potresti mai ….
Essere anonimo:
quando varchi spazi
nell’infinito
e quando nel cuore resti
– oceano senza fine –
a navigar e scoprire
quell’amore che conosci
e che sai donare
con la stella di un sorriso
con la luce della Speranza
che stringe forte
contro ogni tempesta
Non potresti mai
abbandonare la luce
di un’anima assetata
che nel silenzio cerca
la guida della tua voce
…E se la vita chiama
tu lo sai che la sai trovare

09.01.2004 Poetyca

You could never

Could you ever ….
Be anonymous
areas where gaps
infinity
and when the heart rests
– Endless Ocean –
to navigate and find
love you know
and you know to donate
with the star of a smile
with the light of Hope
that squeezes
against thunderstorms
You could never
leave the light
a soul thirsting
who silently search
the guidance of your voice
… And if life calls
you know that you know to find

09.01.2004 Poetyca

L’Araba fenice


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L’Araba Fenice – 01.04.2004

Credo che la condivisione , in particolare con chi sia affine, il saper ascoltare la parte di noi stessi che il quotidiano con la sua ragionevole razionalità ci ruba, non possa che dar voce a quanto la sensibilità suo malgrado ,sia costretta a soffocare giorno per giorno. Esiste persino la cosiddetta “ terapia della scrittura”,ragione per la quale poter tirare fuori quanto resta impigliato dentro è sicuramente un modo di dare vita e voce a se stessi , un modo per cercare la consapevolezza e affinare un percepire le emozioni che vogliono trovare una via che travalichi lo schema quotidiano che porta a comportamenti che spesso devono “ accontentare gli altri” e poco noi stessi, l’Arte in ogni sua forma è sempre stata linguaggio individuale ma universale della porzione e percezione di “ Anima” che s’innalza delle ceneri di una vita non sempre appagante.
Fa piacere sapere che l’ “ Araba Fenice” possa riprendere il volo e non sia visto come sogno illusorio ma come spazio vitale per prendere fiato.

© Poetyca

The Band – The Last Waltz (full album)


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=8i-m_yaFh2k]

The Band è stato uno storico gruppo rock canadese, formatosi nel 1967 a Toronto e scioltosi nel 1976 per poi riformarsi nel 1983 fino al 1999.
I componenti, tutti musicisti di grande levatura, erano: Robbie Robertson (chitarra, pianoforte); Richard Manuel (pianoforte, armonica a bocca, sassofono, batteria, voce);Garth Hudson (tastiere, sintetizzatore, fisarmonica, sassofono); Rick Danko (basso, violino, voce) e Levon Helm (unico statunitense, batteria, cordofoni e voce).[1]

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Band

The Band was a Canadian-American roots rock group that originally consisted of Rick Danko (bass guitar, double bass, fiddle, trombone, vocals), Levon Helm (drums, mandolin, guitar, vocals), Garth Hudson (keyboard instruments, saxophones, trumpet), Richard Manuel (piano, drums, baritone saxophone, vocals) and Robbie Robertson (guitar, vocals). The members of the Band first came together as they joined rockabilly singer Ronnie Hawkins‘ backing group The Hawks one by one between 1958 and 1963.

In 1964, they separated from Hawkins, after which they toured and released a few singles as Levon and the Hawks and the Canadian Squires. The next year, Bob Dylan hired them for his U.S. tour in 1965 and world tour in 1966.[1] Following the 1966 tour, the group moved with Dylan to Saugerties, New York, where they made the informal 1967 recordings that became The Basement Tapes, which forged the basis for their 1968 debut album Music from Big Pink. Because they were always “the band” to various frontmen, Helm said the name “the Band” worked well when the group came into its own.[2][a] The group began performing officially as the Band in 1968, and went on to release ten studio albums. Dylan continued to collaborate with the Band over the course of their career, including a joint 1974 tour.

The original configuration of the Band ended its touring career in 1976 with an elaborate live ballroom performance featuring numerous musical celebrities. This performance was immortalized in Martin Scorsese‘s 1978 documentary The Last Waltz. The Band recommenced touring in 1983 without guitarist Robbie Robertson, who had found success with a solo career and as a Hollywood music producer. Following a 1986 show, Richard Manuel was found dead of suicide, but the remaining three members continued to tour and record albums with a revolving door of musicians filling Manuel’s and Robertson’s respective roles, before finally settling on Richard Bell,Randy Ciarlante, and Jim Weider. Danko died of heart failure in 1999, after which the group broke up for good. Levon Helm was diagnosed with throat cancer in 1998, and after a series of treatments was able to regain use of his voice. He continued to perform and released several successful albums until he succumbed to the disease in 2012.

The group was inducted into the Canadian Music Hall of Fame in 1989 and the Rock and Roll Hall of Fame in 1994.[4][5] In 2004, Rolling Stone ranked them No. 50 on their list of the 100 Greatest Artists of All Time,[6] and in 2008, they received the Grammy‘s Lifetime Achievement Award.[7] In 2004, “The Weight” was ranked the 41st best song of all time in Rolling Stone’s 500 Greatest Songs of All Time list.[8]

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Band

Passerà


Passerà

Passerà il tuo dolore,passerà
perchè tutto è costituito da attimi,
da attese a volte deluse e da stupore che trova
colori inaspettati: la vita è sogno
se vuoi sognare,è dolore
se ti fermi a guardarti le mani vuote,
oltre quelle mani, oltre il silenzio
esiste un canto che t’innanza in luoghi
inaspettati…tu ascolta: troverai te stesso!

29.03.2004 Poetyca

It will pass

Your pain It will pass, will go
because everything is made ​​up of moments,
expected to be disappointed at times and wonder that is
unexpected colors: Life is a Dream
If you want to dream, is pain
if you stop looking at you with empty hands,
beyond those hands, more than silence
There is a song that places you in the first
unexpected … you listen: you will find yourself!

29.03.2004 Poetyca

E tu adesso che dirai


E tu adesso che dirai

E tu
che non comprendi
il mio essere felice
soltanto
se tu
lo sei

E tu
adesso
che dirai

Innalzi
il muro
del silenzio
ed in punta di piedi
te ne vai

E non raccolgo
la ragione
sullo scivolare
lento
delle mie parole
che non
trattieni più

– hai aperto le tue mani –
per non stringere
sorrisi

E svaniscono
le ore
che cancelli
con un gesto
con una fuga
per non aver compreso
tutto quello che
ti volevo dire


E tu
adesso
che dirai
con quel muro
qui davanti
– prigione
costruita –
solo da te
che non comprendi

E resti
ora impigliato
nella tua illusione
nel perimetro racchiuso
dall’invisibile muro
delle tue paure

E se soltanto
tu avessi compreso
mi avessi letto dentro
forse ora
non saresti in fuga
per chiuderti alle spalle
la porta della tua impazienza

14.01.2004 Poetyca


And now that you say

And you
you do not understand
my being happy
only
if you
you’re

And you
now
you say

Raise
the wall
silence
and on tiptoe
you go

And do not pick
reason
on slide
slow
my words
not
Hold more

– You open your hands –
not to tighten
smiles

And disappear
hours
to delete
with a gesture
with an escape
for not including
everything
I wanted to say


And you
now
you say
with the wall
here before
– Prison
built –
only you
you do not understand

It remains
hours entangled
in your illusion
enclosed within the perimeter
the invisible wall
your fears

And if only
you had understood
I had read in
maybe now
would not be on the run
to close behind
the door of your impatience

14.01.2004 Poetyca

Gentle Giant – Sight an Sound in Concert (Full)


I Gentle Giant sono un gruppo musicale rock progressivo britannico, tra i più rappresentativi del rock progressivo britannico degli anni settanta.
I Gentle Giant furono fondati dai tre fratelli Shulman (Derek, Phil e Ray) nel 1970, un anno dopo lo scioglimento del precedente gruppo degli Shulman, Simon Dupree and the Big Sound. Ai fratelli si unirono il chitarrista Gary Green e il tastierista e vibrafonista Kerry Minnear; diversi batteristi si alternarono nel corso degli anni. Phil fu l’unico degli Shulman ad abbandonare il gruppo, nel 1972.

I primi album del gruppo, ovvero l’omonimo album di debutto e i successivi Acquiring the Taste (1971), Three Friends (1972), Octopus (1972) e In a Glass House (1973), sono generalmente considerati le opere più significative del gruppo. Sono caratterizzate da uno stile fortemente eclettico e sperimentale, che unisce elementi jazz e hard rock ad atmosfere medievali e barocche (un giornalista inglese, per definire la loro musica, coniò l’espressione baroque and roll). Fra i tratti più chiaramente distintivi di questi primi lavori si devono però citare soprattutto il polistrumentismo e la sovrapposizione di linee armoniche in modo talvolta ricercatamente dissonante (sovrapposizione spesso basata sull’artificio musicale della fuga). Un esempio tipico (da Acquiring the Taste) è Edge of Twilight che nel breve volgere di 3’30” circa vede l’impiego di una ventina di strumenti e l’intreccio di almeno sei temi musicali diversi. All’interno di queste strutture spesso classicheggianti si inserisce una chitarra particolarmente hard, dal suono molto saturato, e parti vocali basate su strutture armoniche complesse, simili per profondità polifonica a quelle di altri gruppi progressive come gli Yes, ma caratterizzate spesso dalla ricerca di originali dissonanze (ben lontane – ad esempio – dalle rassicuranti armonie di Jon Anderson) e da un uso sapiente del contrappunto.

In questa prima fase della loro storia, i Gentle Giant non ebbero la fortuna di mietere lo stesso successo di altri grandi del progressive (vedi ancora Yes, Emerson, Lake & Palmer, King Crimson). Curiosamente, ebbero un grande successo in diverse nazioni europee ma non nella loro madrepatria; né riuscirono a superare l’Atlantico.
Questa situazione iniziò a mutare a partire dal 1974, anno in cui il gruppo iniziò a riscuotere successo crescente negli Stati Uniti. Proprio a questo fattore alcuni attribuiscono un evidente mutamento di rotta iniziato con The Power and the Glory (1974) e completato nei successivi Free Hand e Interview (1976), tutte opere suonate principalmente con strumentazioni rock tradizionali, caratterizzate da strutture melodiche e ritmiche decisamente meno avventurose, e in cui si può dire che gli elementi caratterizzanti i primi Gentle Giant siano quasi parodiati (persino letteralmente parodiati: in un brano di “intervista” al gruppo incluso su Interview, alla domanda “come definireste la vostra musica?”, gli Shulman e compagni rispondono ripetendo tutti la stessa frase, sfasati nel tempo secondo uno dei loro classici schemi a “canone”). Il doppio album dal vivo Playing The Fool – Live registrato nell’autunno 1976 testimonia, tuttavia, come i loro concerti avessero, anche allora, conservato intatto lo spirito “eclettico” dei primi tempi, con avvicendamenti continui agli strumenti più disparati (dagli archi al flauto dolce), scambi di ruolo (il cantante che imbraccia il basso, il bassista la chitarra, l’intero gruppo che suona soltanto percussioni, ecc.) e una sorprendente abilità nel riproporre molto fedelmente perfino i complessi contrappunti vocali (il cofanetto DVD+CD Giant on the Box pubblicato nel 2004 e contenente esibizioni live del 1974-1975, ne è ulteriore documento).

https://it.wikipedia.org/wiki/Gentle_Giant

Gentle Giant were a British progressive rock band active between 1970 and 1980. The band was known for the complexity and sophistication of its music and for the varied musical skills of its members. All of the band members, except Malcolm Mortimore, were multi-instrumentalists. Although not commercially successful, they did achieve a cult following.

The band’s onetime stated aim was to “expand the frontiers of contemporary popular music at the risk of becoming very unpopular”, although this stance was to alter significantly with time. While never achieving the commercial heights of progressive rock contemporaries such as Pink Floyd, Jethro Tull, Genesis, Yes or Emerson, Lake & Palmer, Gentle Giant was considered to be one of the most experimental bands in the genre (as well as one of the most experimental rock bands of the 1970s).

Gentle Giant’s music was considered complex even by progressive rock standards, drawing on a broad swath of music including folk, soul, jazz, and classical music. Unlike many of their progressive rock contemporaries, their “classical” influences ranged beyond the Romantic and incorporated medieval, baroque, and modernist chamber music elements. The band also had a taste for broad themes for their lyrics, drawing inspiration not only from personal experiences but from philosophy and the works of both François Rabelais and R. D. Laing.

https://en.wikipedia.org/wiki/Gentle_Giant

Dio è il respiro di ogni respiro


divine saints

Dio è il respiro di ogni respiro

 
Una religione può essere paragonata alla luna che illumina la terra di notte, ma che riceve a sua volta la luce dal sole. Se la luna si frappone tra il sole e la terra, abbiamo un’eclissi solare. Lo stesso avviene con la religione. Il sole è il divino che illumina le religioni, in modo che queste, a loro volta, illuminino gli esseri umani sul loro cammino. Se però la religione si considera troppo importante e si frappone tra Dio e l’uomo, ecco che Dio viene oscurato. Questa è una tendenza presente in tutte le religioni – e pertanto la mistica è inevitabilmente soggetta ad una certa critica religiosa – non tanto perché respinga le religioni, ma in quanto ammonimento nei confronti di una auto sopravvalutazione.Il poeta Kabir, ispirato dalla mistica, ha espresso tale ammonimento in una bella poesia. Figlio di una musulmana ed in seguito discepolo di un bramino, visse sul confine tra islam ed induismo, e forse per questo ebbe un fiuto particolare per i limiti delle religioni. Scrive: “O tu che mi cerchi, dove mi cerchi? Vedi, io sono con te. Non sono nel tempio e neanche nella moschea, nemmeno nella Kaaba né sul Kailash. Non sono nei riti e nelle cerimonie, e neanche nello yoga e nell’ascesi. Se tu davvero sei in ricerca, mi vedrai subito, mi incontrerai nello stesso momento. Dice Kabir: oh saddhu! Dio è il respiro di ogni respiro”.

 
Non consiglierò a nessuno di lasciare la propria religione come del resto neanch’io vorrei abbandonare il mio cristianesimo. ma per me la religione è solo un cartello indicatore, non la meta. Coloro che si rivolgono a me di solito lo fanno perché sono caduti in una crisi e non riescono più a scorgere il senso della propria esistenza. Improvvisamente si trovano di fronte a domande alle quali non sanno dare una risposta da soli: Perché vivo? Dove vado? Perché mi è successo questo? Le religioni hanno sempre cercato di rispondere a questi interrogativi. Ma le risposte non soddisfano più molti uomini dei nostri giorni. Improvvisamente qualcuno si sente mancare il terreno sotto ai piedi, e c’è una grande insicurezza diffusa.
I percorsi spirituali classici sono paragonabili ad una mappa dello spirito che permette di verificare in modo piuttosto esatto dove ci troviamo e quali sviluppi spirituali possiamo aspettarci. Tutti questi percorsi sono dei sentieri che conducono alla vetta dello stesso monte. È evidente che assumo una posizione critica nei confronti delle religioni. In particolare, mi oppongo ad una struttura rigida assoluta. Qual è il cammino giusto per ciascuno? Chi trova il cammino mistico all’interno della propria tradizione religiosa non ha bisogno di rivolgersi ad altre religioni. Tuttavia ciò risulta difficile all’interno della tradizione cristiana. La contemplazione non viene insegnata, non ci sono insegnanti mistici e neanche cammini spirituali che abbiano, fin dall’inizio, come obiettivo l’esperienza del divino. Chi la cerca spesso non ha altra scelta che quella di rivolgersi ad altre tradizioni religiose.
 
(Willigis Jäger, L’onda è il mare, Appunti di Viaggio, Roma 2004, pp. 82-86)
God is the breath of every breath
A religion can be compared to the moon that illuminates the earth at night, but that in turn receives light from the sun. If the moon comes between the sun and the earth, we have a solar eclipse. The same is true with religion. The sun is illuminating the divine religions, so that they, in turn, enlighten humans in their path. But if religion is considered too important and stands between God and man, so God is obscured. This is a trend present in all religions – and, therefore, the mystique is inevitably subject to a certain religious criticism – not because they reject religion, but as a warning against a car overstatement.The poet Kabir, inspired by mysticism, has expressed this warning in a lovely poem. Son of a Muslim and later a disciple of a Brahmin, he lived on the border between Islam and Hinduism, and perhaps that had a particular flair for the limits of religion. He writes: “O you who look for me, where I looking for? See, I’m with you. I’m not in the temple, nor the mosque, even in the Kaaba nor the Kailash. I’m not in rites and ceremonies, nor in Yoga and asceticism. If you really are in search, you will see me immediately, I will meet at the same time. Kabir says: oh saddhu! God is the breath of all breath. “
 
Do not recommend to anyone to leave their religion as the rest of it myself I would leave my Christianity. but for me religion is only a signpost, not the destination. Those who come to me usually do so because they have fallen into a crisis and can no longer see the meaning of life. Suddenly you are faced with questions that can not give an answer yourself: Why do I live? Where do I go? Why did this happen? Religions have always tried to answer these questions. But the answers do not meet many more people of our days. Suddenly someone feels the rug out from under their feet, and there is a large widespread insecurity.

The traditional spiritual paths are comparable to a map of the spirit that allows you to check in quite exactly where we are and what we can expect spiritual developments. All these paths are paths that lead to the summit of the same mountain. It is clear that assume a critical position towards religions. In particular, I object to a rigid structure absolute. What is the right path for everyone? Who is the mystical path within their own religious tradition does not need to turn to other religions. However, this is difficult within the Christian tradition. Contemplation is not taught, there are no teachers and even mystical spiritual paths who have, from the outset, the objective experience of the divine. Who seeks it often has no other choice but to turn to other religious traditions.
(Willigis Jäger, Wave is the sea, Travel Notes, Rome 2004, p. 82-86)

Senza mai stancarsi


Senza mai stancarsi

Siamo onde
che cullano il cuore
che sospinge l’anima
nell’ascolto d’Universo

Sul filo d’equilibrio
ad ascoltare la luna
dentro il nostro respiro
e a mani aperte
raccogliamo stelle
in un solo sospiro

Vita tra due mondi
in un unico cerchio
a raccontare la vita
che ci accarezza
senza mai stancarsi

15.01.2004 Poetyca

Tirelessly

We are view
that cradle the heart
that drives the soul
listening to the Universe

On the wire balance
to listen to the moon
inside our breath
and open hands
collect stars
in one breath

Living between two worlds
in a single circle
to tell the life
that caresses
tirelessly

15.01.2004 Poetyca

Senza prigione


Senza prigione

Bambino
leggevi la vita
tra un sogno
ed un’emozione

Poi…
Spezzati incanti
per cercare
nella catena di parole
– Logica esistenza –
che desse vita
al ragionare
incrinato percorso
che portasse
ad imbrigliare voli
Muta perdita
di sassolini bianchi
che adesso
devi cercare
per essere libero
di essere Sentire
e Sogno che di casa
conosca la via
Frammentati attimi
che illuminino la notte
con note di colore
che sono respiro d’anima
E poi…
Essere senza confine
a respirare incanto
senza prigione

14.01.2004 Poetyca

Without prision

Child
reading life
between a dream
and emotion

Then …
Broken charms
search for
chain of words
– Logic existence –
that give life
the reason
cracked path
that would lead
to harness flights
Muta loss
white pebble
now
you should try
to be free
a hearing
and that dream home
know the way
Fragmented moments
that illuminate the night
with hints of color
are breathing soul
And then …
Be without boundary
breathing spell
no prison

14.01.2004 Poetyca

Scrittore


Scrittore

Scrittore della vita
del proprio destino
con parole masticate
insieme a mazzi di silenzi
Scritture vuote
e senza senso per chi
non cerca mai
Scritture rattoppate
con le stanche attese
di chi non sogna

Scrittore delle incomprensioni
che scivolano appena
si muove la foglia
che si stacca dal ramo
ultimo appiglio
di una stagione
troppo fredda

Tu che cerchi
sempre il senso
di passi dispersi
nell’ultimo tramonto
di polvere soffiata piano
su tutte le malinconia

Tu che ti lecchi le ferite
di una vita che maschera
ogni respiro tra insana ipocrisia
e ti domandi come sarà un giorno

Raccogli ora quel petalo caduto
dal ramo del mandorlo fiorito
In quest’ Inverno freddo
ha lottato e si è donato
senza domanda alcuna
perchè a volte la vita
continua anche se tutto
appare così ostile
ed è speranza
è voce contro le paure
che se tu volessi
sapresti ascoltare

15.02.2004 Poetyca

Writer

Writer’s life
their own destiny
words chewed
with bunches of silence
Scriptures empty
and meaningless to those who
never seeks
Scriptures patched
tired with the expectations
who does not dream

Writer misunderstandings
that slide just
moves the leaf
that is detached from the branch
last foothold
a season
too cold

You’re looking for
always the sense
of steps missing
last sunset
dust blown plan
all melancholy

You who lick their wounds
a life mask
every breath of insane hypocrisy
and you wonder how it will one day

Gather now the fallen petal
the branch of the almond bloom
In this’ Winter cold
has struggled and has won
without any question
because sometimes life
continues even if all
appears so hostile
and hope
is voice against fears
that if you want
you know how to listen

15.02.2004 Poetyca

Incubo


Incubo

Bilanci…
Non si sfugge…
non si potrebbe mentire
e nessun sotterfugio servirebbe:
solitudine che trascina i passi
prima di bussare alla porta…

Troppo lunghe le ore
e non giocheresti con la sorte
perchè è sempre lei a vincere

Il gelo avanza
non ti lascia respiro
e tutto scivola
– cammino vano –
che non lascia più traccia

E tu dimmi
a che è servito
contare i giorni
ed ipotecare le paure

Ancora dimmi
che è servito
spargere sogni
e dar sempre retta
a questo povero cuore

Ed ora sono solo briciole
– frammenti di respiro –
a lasciare l’alone di giorni
ormai perduti dietro il tempo

Ma restano le speranze
a far lume nella notte
– scaccerai tutte le ombre –
per riprender fiato
ed annullare ogni incubo

08.02.2004 Poetyca

Nightmare

Budgets …
You can not escape …
could not lie
and no subterfuge would:
loneliness dragging steps
before knocking on the door …

Excessively long hours
and not play with fate
why is she always win

The ice advances
will not let you breath
and all slides
– Road space –
that leaves no trace

And you tell me
that served
counting the days
and mortgage fears

Tell me again
which served
spread dreams
and always give a straight
this poor heart

And now they are just crumbs
– Fragments of breath –
to leave the halo of days
now lost behind the time

But hopes remain
to light in the night
– To dispel all the shadows –
for breath
and cancel any nightmare

08.02.2004 Poetyca

Agli incroci di vita


Agli incroci di vita

Sono incroci di vita
senza segnaletica
Sono passi confusi
nella tormenta di pensieri
tra strade e viottoli
asfalto e cemento
di un cuore in scatola :
– Apri la gabbia –
nei trilli dell’anima
cerca il cielo ora
mormorio di foglie
alla brezza lieve
Sono mani aperte
per far cadere sabbia
di un tempo trascorso
lasciato alle spalle
– Sei qui ed ora –
e respira la vita
in cerca di Primavera

Poetyca 23.03.2004

 

Crossroads of life

They are crosses of life
without signs
Steps are confused
in the storm of thoughts
between roads and paths
asphalt and concrete
heart in a box:
– Open the cage –
trills in the soul
look for sky now
murmur of leaves
the slight breeze
They are open hands
to drop sand
an elapsed time
left behind
– Are you here and now –
and breathes life
looking for Spring

Poetyca 23.03.2004

Solo ora


Solo ora
scrittura estemporanea

Ci sono spazi invisibili dove frusciano i pensieri,
dove nulla vorresti s’infranga a scalfire gli attimi…
Solo ali impalpabili ti conducono, ed ancora aspetti :
Non ha alcun valore il tempo – ieri, oggi , domani,
ormai nulla conta e per misurare quel che scorre,
per avere cognizione di presenza si usa il cuore.

Ci sono ombre lunghe come un’interninabile sera
e a volte sono nostalgie lontane senza nome:
Tutto si mescola e sospira come vento tra le fronde,
tutto ti rapisce e ti fa sgorgare una stilla senza ragione.
Perchè è il senso di quel che hai perduto,
di quello a cui credevi e che sei consapevole
che devi sempre esser pronto a ricominciare.

Sono viaggi a ritroso,sono proiezioni che ingannano
e se cerchi quel che è stato sai solo che da domani
giri pagina e si ricomincia ma si parte ora da un tempo
senza inganni, senza illusioni e senza più tempo
perchè il vero attimo da vivere è solo ora!

17.03.2004 Poetyca

Only now
extemporaneous writing

There are areas where rustling invisible thoughts,
anything where you want to scrape the shattered moments …
Only impalpable wings you lead, and even aspects:
No value time – yesterday, today and tomorrow
now nothing matters and what to measure flows,
to be informed of presence using the heart.

There are long shadows as evening un’interninabile
and sometimes distant nostalgia nameless
Everything is mixed and sighs as the wind in the leaves,
kidnaps you and makes you all gush a drop for no reason.
Why is the sense of what you lost
that for which they believed and that you are aware
that you must always be ready to begin again.

They travel backwards, projections are that deceive
and if you try what was know only tomorrow
turn the page and start again but now from a part-time
without deceit, without illusions and without time
because the only true moment of life is now!

17.03.2004 Poetyca