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Eric Burdon – Spill The Wine (Live at Lugano, 2006)



Eric Victor Burdon (Newcastle upon Tyne, 11 maggio 1941) è un cantante inglese. È noto per essere stato il leader degli Animals e, in seguito, del gruppo funk War, per poi condurre una carriera solista. È stato inserito al 57º posto nella Lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone
Nel 1963, Burdon si unì al gruppo Alan Price Rhythm and Blues Combo, fondato dal tastierista Alan Price, il quale cambiò il nome in The Animals, per via delle loro performance, selvagge per quei tempi. Il gruppo fu tra i rappresentanti della cosiddetta British invasion, assieme a Beatles, Who, Rolling Stones, The Dave Clark Five e Kinks. Gli Animals divennero noti soprattutto grazie al singolo The House of the Rising Sun e ad altri brani come I’m Crying, It’s My Life, Don’t Let Me Be Misunderstood e We’ve Gotta Get Out of This Place. La band si scioglie prematuramente nel 1966.

Poco dopo, Burdon assieme al batterista Barry Jenkins formò un nuovo progetto chiamato Eric Burdon & The Animals (da altri chiamato “Eric Burdon and The New Animals”) che rimase in attività fino al 1969, quando Eric si trasferì a San Francisco per formare i War (inizialmente denominati “Eric Burdon and War”), una formazione di estrazione multietnica dedita a una miscela tra funk, R&B, jazz e latin. La band esordì con Eric Burdon Declares “War”, che contiene singoli come Tobacco Road e Spill the Wine. Durante una tournée, il cantante ebbe un attacco di asma e gli altri membri dovettero gestire le restanti tappe senza di lui.

Burdon lasciò i War per collaborare con il cantante blues Jimmy Witherspoon, incidendo l’album Guilty! (1971) e intraprendendo una carriera solista con la creazione di una band autoreferenziale, la Eric Burdon Band, che pubblicò Sun Secrets (1974) e Stop (1975). Nel 1975 si riunì momentaneamente con gli Animals pubblicando un nuovo disco, Before We Were So Rudely Interrupted (1977).

Nel 1990 Burdon incise la canzone No Man’s Land insieme a Tony Carey e Anne Haigis.

Nel 1994 Eric e gli altri componenti degli Animals vennero ammessi alla Rock and Roll Hall of Fame. Accanto alla sua carriera musicale, Burdon ha partecipato saltuariamente ad alcune pellicole cinematografiche, ad esempio nel film The Doors, ove fa una breve apparizione nel ruolo di un manager.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Burdon

Eric Victor Burdon (born 11 May 1941) is an English singer-songwriter best known as a member and vocalist of rock band the Animals and the funk band War[2] and for his aggressive stage performance. He was ranked 57th in Rolling Stone’s list The 100 Greatest Singers of All Time.
Burdon was lead singer of the Animals, formed during 1962 in Newcastle upon Tyne, England. The original band was the Alan Price Rhythm and Blues Combo, which formed in 1958 they became The Animals shortly after Burdon joined the band. The Animals combined electric blues with rock and in the USA were one of the leading bands of the British Invasion. Along with the Beatles, the Rolling Stones, the Dave Clark Five, and the Kinks, the group introduced British music and fashion. Burdon’s powerful voice can be heard on the Animals’ singles “The House of the Rising Sun”, “Sky Pilot”, “Monterey”, “I’m Crying”, “Boom Boom”, “Don’t Let Me Be Misunderstood”, “Bring It On Home to Me”, “Baby Let Me Take You Home”, “It’s My Life”, “We Gotta Get out of This Place”, “Don’t Bring Me Down”, and “See See Rider”.

https://en.wikipedia.org/wiki/Eric_Burdon

Calice amaro – Bitter cup



Calice amaro
Amaro il calice
di ogni delusione;
eppure è medicina
per meglio capire
che siamo noi
– la nostra debolezza
a fornire alibi all’illusione –
Ed un gesto di spugna
non cancella la tua amarezza

Sono lacrime
dell’anima sensibile
a contornare il disagio
ma respira profondamente
e raccogli l’ultimo miraggio
per credere ancora
che tutto sia necessario

Non è il miele
– che confonde la ragione –
a tracciare un cammino
verso la lealtà del cuore
ma il non sentirsi
mai chiedere nulla
e vedere in dono
tanta attenzione

19.10.2006 Poetyca
Bitter cup
The bitter cup
of disappointment;
yet it is medicine
in order to better understand
that we
– Our weakness
to provide an alibi to the illusion –
And a gesture of sponge
not remove your bitterness

These are tears
sensitive soul
to bypass the inconvenience
but breathe deeply
and collect the last mirage
to believe again
All that is necessary

It is not honey
– That confuses the reason –
to trace a path
loyalty towards the heart
but do not feel
never ask for anything
and see it as a gift
much attention

19.10.2006 Poetyca

Cat Stevens Greatest Hits


Yusuf Islam, nato Steven Demetre Georgiou e a lungo conosciuto con il suo nome d’arte Cat Stevens (Londra, 21 luglio 1948), è un cantautore britannico.

Figlio di padre greco-cipriota (Stavros Georgiou) e madre svedese (Ingrid Wickman), cresce a Shaftesbury Avenue, nel quartiere di Soho a Londra, sopra il ristorante di proprietà del padre dove veniva spesso suonata musica popolare greca, dalla quale verrà influenzato.[2] Per un breve periodo della sua infanzia si sposta con la madre a Gävle in Svezia, dove impara i primi rudimenti della pittura dallo zio Hugo. Ciò influenzerà la carriera artistica del futuro Cat Stevens, spesso autore delle copertine dei propri album.

All’inizio della sua carriera musicale, Georgiou adotta il nome “Cat Stevens” dopo che un’amica gli fa notare che i suoi sembrano gli occhi di un gatto. Siamo in pieno periodo Swinging London, e Stevens incarna in pieno lo stereotipo del cantante pop commerciale dell’epoca, un’immagine dalla quale egli si distanzierà notevolmente negli anni a seguire. Dopo i primi due album Matthew and Son e New Masters, che ottengono un tiepido successo soprattutto grazie a qualche singolo come I Love My Dog, Stevens si ammala gravemente di tubercolosi e passa un certo periodo in un sanatorio di Midhurst, nella campagna inglese. Qui comincia a riflettere sul proprio futuro, sulla propria carriera (cambia casa discografica), sul proprio stile di vita, decidendo di operare un drastico cambiamento anche a partire dall’immagine: capelli più lunghi, barba e abiti più informali.

Il periodo lontano dalle scene lascia il segno e nel giro di due anni (1970 e 1971) dà alle stampe Mona Bone Jakon, Tea for the Tillerman e Teaser and the Firecat, che lo faranno diventare famoso in tutto il mondo: Lady D’Arbanville che arriva prima in Francia per quattro settimane, seconda nei Paesi Bassi ed ottava nel Regno Unito, Wild World, Father and Son, Morning Has Broken, Moonshadow, Peace Train tra le più celebri. Da segnalare la presenza tra i musicisti di artisti del calibro di Peter Gabriel (flauto in Katmandu) e Rick Wakeman, all’epoca quasi sconosciuti ai più.

Lo stile musicale che ne esce fuori è quello che contraddistinguerà Cat Stevens per tutta la sua carriera: chitarre acustiche in primo piano, sonorità delicate, richiami alla tradizione greca, testi a metà strada tra la canzone d’amore ed il misticismo, il tutto condito dalla calda vocalità dello stesso Stevens. In questo periodo partecipa alla colonna sonora del film Harold e Maude, con brani già editi e i due inediti Don’t Be Shy e If You Want to Sing Out, Sing Out. Gli album successivi Catch Bull at Four, Foreigner, Buddha and the Chocolate Box e Numbers abbandonano in parte lo stile acustico per soluzioni sperimentali più elettriche.
Yusuf Islam/Cat Stevens (2009)
Decisivo è in tal senso l’ingresso, nel gruppo di musicisti che accompagna Stevens, del tastierista Jean Roussell. Tra i brani di maggior successo di tali album vi sono Sitting, The Hurt e Oh Very Young. Nel frattempo Stevens intraprende una serie di tour intorno al mondo e arriverà a vendere oltre quaranta milioni di dischi. Il suo unico concerto in Italia si tiene a Roma nel 1974. Si trasferisce successivamente in Brasile per motivi di tasse, e comincia ad avvicinarsi a tematiche prettamente religiose. Nel 1976 suo fratello, di ritorno da un viaggio a Gerusalemme, gli regala una copia del Corano: quest’avvenimento segnerà la vita del cantautore.

Nel 1977, dopo aver rischiato di morire annegato a Malibù, secondo un aneddoto da lui stesso citato più volte, Stevens si converte all’Islam adottando il nome Yusuf Islam. Incide ancora Isitzo e Back to Earth dopodiché si ritira completamente dalle scene e diventa un membro eminente della comunità musulmana di Londra, aprendo anche la Islamia Primary School, una scuola nel nord della capitale britannica. Balza agli onori delle cronache nel 1989, quando apparentemente appoggia la fatwa lanciata contro lo scrittore Salman Rushdie per i suoi I versi satanici. In realtà Islam, il quale si trovava al Kingston Polytechnic di Londra per un incontro con gli studenti, si era limitato a spiegare il perché di quella condanna da parte del mondo musulmano, senza mai invocare direttamente alcuna sanzione, precisando successivamente che non avrebbe appoggiato la richiesta dell’ayatollah Khomeini in quanto lesiva della legislazione britannica. Questa controversia comunque gli avrebbe causato l’ostracismo di gran parte del mondo musicale per lungo tempo.

Nel 2004 Islam è di nuovo nell’occhio del ciclone quando gli viene negato l’ingresso negli USA perché il suo nome è nella lista degli indesiderati dopo gli eventi dell’11 settembre 2001. Il cantautore si trovava su un volo Londra-Washington, quando all’improvviso l’aeroplano viene dirottato in un altro aeroporto e Islam viene trattenuto e fatto tornare in patria. Il caso fa mobilitare anche l’allora Ministro degli Esteri britannico Jack Straw in difesa del cantante. Yusuf Islam vive tuttora a Londra con sua moglie e i suoi cinque figli. Ha fondato associazioni benefiche come Muslim Aid e Small Kindness per assistere le vittime della carestia in Africa. Inoltre, il cantante ha donato parte delle royalties del suo Box Set americano del 2001 al fondo per le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001.

Tornato a calcare le scene, collaborando di nuovo con Peter Gabriel in occasione di un concerto in onore di Nelson Mandela a Johannesburg nel 2013, duettando con Ronan Keating il brano Father and Son, nel 2006 ha pubblicato l’album An Other Cup. Nel 2007 pubblica un DVD live, Yusuf’s Cafè Session, registrato durante un concerto tenuto al Porchester Hall di Londra, mentre nel 2009 esce il suo album Roadsinger, per il quale nel 2011 si è esibito in un tour europeo. Nel 2012 ha scritto, sceneggiato e prodotto un suo musical, denominato Moonshadow, in world premiere a Melbourne, con 58 appuntamenti in Australia: il tour europeo è ancora da definire. Nel 2014 partecipa come ospite alla serata iniziale del Festival di Sanremo dove propone Peace Train, Maybe There´s a World (con citazione di All You Need Is Love dei Beatles) e Father and Son e annuncia il suo prossimo album, in fase di ultimazione. Nel 2014 esce il suo ultimo album Tell ‘Em I’m Gone, metà cover e metà scritte da lui, accompagnato dal nuovo tour Peace train… late again tour con un’unica data italiana al Forum di Assago.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cat_Stevens

Cat Stevens

Yusuf Islam (born Steven Demetre Georgiou, 21 July 1948), commonly known by his former stage name Cat Stevens, is a British singer-songwriter, multi-instrumentalist, humanitarian, and education philanthropist. His 1967 debut album reached the top 10 in the UK, and the album’s title song “Matthew and Son” charted at number 2 on the UK Singles Chart. His albums Tea for the Tillerman (1970) and Teaser and the Firecat (1971) were both certified triple platinum in the US by the RIAA.

His 1972 album Catch Bull at Four spent three weeks at number one on the Billboard 200, and fifteen weeks at number one in the Australian ARIA Charts. He earned two ASCAP songwriting awards in 2005 and 2006 for “The First Cut Is the Deepest”, and the song has been a hit for four different artists. His other hit songs include “Father and Son”, “Wild World”, “Peace Train”, “Moonshadow”, and “Morning Has Broken”. In 2007 he received the British Academy’s Ivor Novello Award for Outstanding Song Collection.

In December 1977, Stevens converted to Islam[10] and adopted the name Yusuf Islam the following year. In 1979, he auctioned all his guitars for charity[11] and left his music career to devote himself to educational and philanthropic causes in the Muslim community. He was embroiled in a long-running controversy regarding comments he made in 1989 about the death fatwa on author Salman Rushdie. He has received two honorary doctorates and awards for promoting peace from two organisations founded by Mikhail Gorbachev.

In 2006, he returned to pop music – releasing his first album of new pop songs in 28 years, titled An Other Cup. With that release and for subsequent ones, he dropped the surname “Islam” from the album cover art – using the stage name “Yusuf” as a mononym. In 2009, he released the album Roadsinger, and in 2014, he released the album Tell ‘Em I’m Gone, and began his first US tour since 1978. He was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 2014.

https://en.wikipedia.org/wiki/Cat_Stevens

Valori – Values – Sri Sri Ravi Shankar



Sri Sri Ravi Shankar
“I valori che rendono speciale la nostra vita sono la fiducia in sé e negli altri, la cooperazione, la compassione, l’amore, l’entusiasmo, la fede e la saggezza. Solo lo spirito può generare questi valori. Pensiamo di poter trovare felicità e confort in soluzioni materiali ma sappiamo che qualunque meta materiale è insufficiente, incompleta.

La felicità è una qualità della coscienza. Dipende anche dalle condizioni materiali, ma dipende molto di più dalla nostra attitudine e capacità di comprensione… vivendo i valori dello spirito la personalità diventa solida e forte.” – Sri Sri Ravi Shankar
Ancora bambino Sri Sri Ravi Shankar dimostra una particolare predisposizione alla spiritualità, già in tenera età viene spesso trovato in profonda meditazione. A quattro anni stupisce i suoi genitori recitando a memoria dei versi della Bhagavad Gita.
Durante l’adolescenza riceve gli insegnamenti di alcuni rinomati maestri spirituali, diventa uno studioso di letteratura vedica e, a diciassette anni, completa la sua formazione in scienze moderne, acquisendo un advanced degree.
Nel 1982 Sri Sri Ravi Shankar inizia ad insegnare il Sudarshan Kriya®, una tecnica di respirazione estremamente efficace e versatile che attualmente viene insegnata in più di 140 nazioni all’interno del corso Arte di Vivere. Ad oggi milioni di persone hanno sperimentato miglioramenti delle condizioni fisiche ed emotive grazie a questo corso che aiuta a eliminare stress e tensioni, in cui si crea un prezioso senso di appartenenza.
Sri Sri Ravi Shankar è il fondatore della Fondazione Internazionale Arte di Vivere e dell’Associazione Internazionale per i Valori Umani.
L’eccezionale lavoro svolto da Sri Sri Ravi Shankar e dalle sue organizzazioni per portare sollievo alle popolazioni e gli individui afflitti dalla violenza, dal terrorismo e della guerre è valso a Sri Sri Ravi Shankar la Nomination al Premio Nobel per la Pace nel 2005 e nel 2006.
Gli interventi umanitari e di cooperazione allo sviluppo realizzati dalle due organizzazione hanno coinvolto dal 1996 ad oggi più di 20 milioni di persone dando particolare rilievo al coinvolgimento dei giovani delle popolazioni locali.
Sri Sri viaggia ed insegna instancabilmente in tutto il mondo, ricordando a chi lo incontra che le grandi tradizioni spirituali hanno obiettivi e valori comuni. Il suo semplice messaggio di amore, saggezza concreta e compassione continua ad ispirare persone provenienti da ogni retroterra ed esperienza di vita. Egli incoraggia ogni individuo a seguire la propria religione, il suo cammino spirituale, onorando e rispettando il percorso degli altri.

Sri Sri Ravi Shankar

Values

“The values that make our lives special are trust in oneself and in others, cooperation, compassion, love, enthusiasm, faith and wisdom. Only the spirit can generate these values. We think we can find happiness and comfort in material solutions but we know that any material goal is insufficient, incomplete.

Happiness is a quality of consciousness. It also depends on the material conditions, but it depends much more on our attitude and understanding … by living the values of the spirit, the personality becomes solid and strong. “- Sri Sri Ravi Shankar
Still a child Sri Sri Ravi Shankar shows a particular predisposition to spirituality, already at an early age he is often found in deep meditation. At four years old he amazes his parents by reciting the verses of the Bhagavad Gita.

Compiutamente


Immagine di Giuseppe Bustone

Compiutamente

Se capita: che indovini i pensieri dei tuoi interlocutori; vedi numeri doppi o tripli; sei puntuale anche senza volerlo; riesci a venire fuori dalla tristezza e avere sempre il sorriso; ti accorgi che questo mondo non fa più per te… Tranquillo: hai soltanto iniziato a vivere davvero con l’anima e hai trovato te stesso. E, chi trova se stesso trova Dio. Ricordalo!

Giuseppe Bustone

Hüsker Dü


Gli Hüsker Dü sono stati una band hardcore punk/alternative rock statunitense, formatasi nel 1979, generalmente considerata dalla critica di grande importanza e influenza sulla storia del rock. Il nome (senza il segno diacritico) significa Ti Ricordi? in Danese/Norvegese, e proviene da un gioco da tavolo svedese.
Iniziarono la carriera come gruppo hardcore punk. La svolta avvenne nel 1984 con il disco Zen Arcade, un concept album su doppio LP (due fattori assolutamente insoliti per una formazione punk) caratterizzato da una forte sperimentazione e contaminazione musicale, che segnò il distacco dagli esordi; con New Day Rising, e ancor più con Flip Your Wig, la band si spostò verso uno stile più melodico e introspettivo, definito dalla critica “alternative rock” e per certi versi premonitore del grunge[. Nel 1986 furono messi sotto contratto dalla Warner Bros, aprendo la strada al fenomeno della crescente attenzione delle majors nei confronti delle band indipendenti. Dopo Candy Apple Grey del 1986 e Warehouse: Songs and Stories del 1987, la band si sciolse a causa delle tensioni tra i due leader, Bob Mould e Grant Hart.
Hüsker Dü /ˈhʊskər ˈduː/ was an American rock band formed in Saint Paul, Minnesota in 1979. The band’s continual members were guitarist/vocalist Bob Mould, bassist Greg Norton, and drummer/vocalist Grant Hart.
Hüsker Dü first gained notability as a hardcore punk band, later crossing over into alternative rock. Mould and Hart split the songwriting and singing duties.
Following an EP and three LPs on independent label SST Records, including the critically acclaimed Zen Arcade (1984), the band signed to Warner Bros. Records in 1986 to release their final two studio albums.
Mould released two solo albums before forming Sugar in the early 1990s, while Hart released a solo album on SST and later formed Nova Mob. Norton was initially less active musically after Hüsker Dü’s demise and focused on being a restaurateur instead. He returned to the recording industry in 2006.

Percorso – Path


🌸Percorso🌸

Tra inciampi
e cadute
anche oggi
mi rialzo
e cerco
strade nuove

Onde
accarezzano
e poi scuotono
in alternanza
di momenti
densi di vita

30.06.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
🌸Path

Between trips
and falls
also today
I get up
and I try
new

Waves
caress
and then they shake
alternating
of moments
full of lifeways

06.30.2020 Poetyca

Notte – Night


🌸Notte🌸

I gatti
con occhi
languidi
miagolano
alla luna

È magia
a condurre
per mano
dove nascono
i sogni

29.06.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
Night

Cats
with eyes
languid
meow
to the moon

It’s magic
to lead
by hand
where they are born
dreams

06.29.2020 Poetyca

Niente paura!


Immagine di Giuseppe Bustone

Niente paura!

Ricorda: siamo tutti in cerca di ciò che ci faccia stare bene. Quello che conta è il nostro stato d’animo. Mi ricordo un episodio della mia vita: Per un problema alla retina, ho subito diversi interventi all’occhio sinistro che consistevano in iniezioni intravitreali… Tutte le volte ero terrorizzato e vivevo la cosa con una grande ansia. L’ultima volta mi sono detto: “Io sto bene, voglio essere superiore a questo problema! Ora mi rilasso col sorriso sulle labbra ed entrò in sala operatoria con positività!”. Ebbene,quella volta ho vissuto il tutto come fosse un divertimento. Tanto che alla fine mi sono commosso. Di gioia naturalmente…

Giuseppe Bustone

Sii uomo – Be a man


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Sii uomo
Continua a danzare
ed apri il pugno
per far scorrere ferite antiche
al ritmo arcaico del cuore
dove tutto s’incide
e non fa rumore
tamburellare silente
che s’impenna e segna
percorsi e tappe
oltre la memoria

Continua ad essere
giglio nel campo
che si riveste
di nuova speranza
candido manto
rinnova l’anima
e si consegna alla vittoria
Sii uomo che sogna
e realizza il suo sentire
schiodando radici
ad ogni timore
– Oggi è festa!
Lo segna il tempo
senza lancette –
La vita ritorna
e tutto ridesta
14.07.2006 Poetyca

Be a man
Continue to dance
and open the fist
to scroll through old wounds
Archaic to the rhythm of the heart
where everything incised
and no noise
drumming silent
rearing and marks
routes and stops
beyond the memory
Continues to be
lily in the field
which plays
new hope
white blanket
renews the soul
and delivery to victory
Be a man who dreams
and makes her feel
schiodando roots
every fear
– Today is a holiday!
It marks the time
without hands –
Life returns
awakens and everything
14.07.2006 Poetyca

Captain Beefheart


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=auYDeaXSo10]

Don Van Vliet (nato Don Glen Vliet[1]; Glendale, 15 gennaio 1941 – Arcata, 17 dicembre 2010) è stato un cantante, musicista e pittore statunitense, celebre con lo pseudonimo Captain Beefheart. Fu tra i precursori e maggiori esponenti del rock sperimentale statunitense.

« Non voglio vendere la mia musica. Vorrei regalarla, perché da dove l’ho presa non bisogna pagare per averla. »
(Don Van Vliet)
La sua esperienza musicale si sviluppò insieme ad un folto gruppo di musicisti, che si alternavano nel tempo, conosciuti come “The Magic Band”. Il gruppo cominciò la propria attività a metà degli anni sessanta, per arrivare ai primi ottanta. Van Vliet era il principale autore delle canzoni, il cantante e armonicista, con una forte attitudine per il rumorismo, ed il free jazz. Le sue composizioni sono caratterizzate da un’originale mistura di tempi dispari delle partiture e di testi surreali. Van Vliet è anche conosciuto per il suo rapporto dittatoriale con gli altri musicisti e per l’enigmatica relazione con la quale si rapportava al suo pubblico.

Van Vliet approdò nel gruppo che di lì a poco sarebbe diventato la Magic Band nel 1965, diventandone immediatamente il leader. Le loro prime canzoni mischiavano blues e rock (che rimarranno i due generi di riferimento per il gruppo), ma con il passare del tempo, Captain Beefheart & the Magic Band adottarono gradualmente un approccio sempre più sperimentale[3]. Nel 1969 venne pubblicato il loro album più conosciuto ed apprezzato, Trout Mask Replica, prodotto dall’amico d’infanzia di Van Vliet, Frank Zappa. Questo lavoro è tuttora considerato una pietra miliare della musica del ‘900.

Van Vliet pubblicò diversi altri album negli anni settanta, con molte variazioni nella Magic Band. Verso la fine di quel decennio, Van Vliet cambiò completamente la formazione del gruppo, pubblicando, tra il 1978 ed il 1982, gli ultimi tre album, ricevendo un buon successo di critica ma nessun riscontro di vendite presso il pubblico.

Dopo aver annunciato la fine della sua carriera musicale, nel 1982, Van Vliet si è presentato raramente in pubblico, preferendo una vita tranquilla nella contea di Northern Humboldt (California), dove si è concentrato sulla sua attività di pittore. Il suo interesse per le arti visuali, in realtà, cominciò durante l’infanzia, quando era considerato una giovane promessa della scultura. Il suo lavoro mostra una certa affinità con l’astrattismo neo-primitivo e con l’espressionismo estetico.

Van Vliet soffriva di sclerosi multipla, malattia che divenne aggressiva negli ultimi anni della sua vita, passati nel sud della California. Alcuni degli ex-musicisti hanno riformato la Magic Band per dei concerti tenutisi tra il 2003 ed il 2006, i cui ricavati sono andati a favore della ricerca sulla malattia di cui l’artista era affetto. Van Vliet è morto la mattina del 17 dicembre 2010 all’età di 69 anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Captain_Beefheart

Don Van Vliet (/væn ˈvliːt/, born Don Glen Vliet;was conducted with a rotating ensemble of musicians called the Magic Band (1965–1982), with whom he recorded 13 studio albums. Noted for his powerful singing voice and his wide vocal range, Van Vliet also played the harmonica, saxophone and numerous other wind instruments. His music integrated blues, rock, psychedelia, and jazz with contemporary experimental composition and the avant-garde; many of his works have been classified as “art rock.” Beefheart was also known for often constructing myths about his life and for exercising an almost dictatorial control over his supporting musicians.

A child prodigy sculptor, Van Vliet later developed an eclectic musical taste during his teen years in Lancaster, California and formed “a mutually useful but volatile” friendship with musician Frank Zappa, with whom he sporadically competed and collaborated.[8] He began performing with his Captain Beefheart persona in 1964 and joined the original Magic Band line-up, initiated by Alexis Snouffer, in 1965. The group drew attention with their cover of Bo Diddley’s “Diddy Wah Diddy”, which became a regional hit. It was followed by their acclaimed debut album Safe as Milk, released in 1967 on Buddah Records. After being dropped by two consecutive record labels, they signed to Zappa’s Straight Records. As producer, Zappa granted Beefheart unrestrained artistic freedom in making 1969’s Trout Mask Replica, which was ranked 58th in Rolling Stone magazine’s 2003 list of the 500 greatest albums of all time.[9] Beefheart followed this up with the album Lick My Decals Off, Baby, released in 1970. In 1974, frustrated by lack of commercial success, he released two albums of more conventional rock music that were critically panned; this move, combined with not having been paid for a European tour, and years of enduring Beefheart’s abusive behavior, led the entire band to quit. Beefheart eventually formed a new Magic Band with a group of younger musicians and regained contemporary approval through three final albums: Shiny Beast (Bat Chain Puller) (1978), Doc at the Radar Station (1980) and Ice Cream for Crow (1982).

Van Vliet has been described as “one of modern music’s true innovators” with “a singular body of work virtually unrivalled in its daring and fluid creativity.” Although he achieved little commercial or mainstream critical success, he sustained a cult following as a “highly significant” and “incalculable” influence on an array of new wave, punk, post-punk, experimental and alternative rock musicians.[10][12] Known for his enigmatic personality and relationship with the public, Van Vliet made few public appearances after his retirement from music in 1982. He pursued a career in art, an interest that originated in his childhood talent for sculpture, and a venture which proved to be his most financially secure. His expressionist paintings and drawings command high prices, and have been exhibited in art galleries and museums across the world. Van Vliet died in 2010, having suffered from multiple sclerosis for many years.

https://en.wikipedia.org/wiki/Captain_Beefheart

Viaggio e miraggio – Travel and mirage


Viaggio e miraggio

Un viaggio tra eco lontane
chiosare di immagini
in mistica nostalgia

Dove suono e visione
siano forza che incida il cuore
al disegno senza tempo
– miraggio che cattura –
tra aliti di vita e notte

Al confondersi di pioggia
– odore di lacrime e speranza –
che non sfugga e sfiora l’anima

Respiro rinnova l’estasi
in un muto sentire cattura
e colora l’attimo eterno
tra pieghe amare e sorriso

05.11.2006.Poetyca

Travel and mirage

A journey through distant echo
annotate images
in mystical nostalgia

Where sound and vision
force are affecting the heart
the timeless design
– That captures mirage –
between breaths of life and night

To be confused with rain
– Smell of tears and hope –
that does not escape and touches the soul

Breath renews ecstasy
catch a feel dumb
colors and the eternal moment
creases between love and smile

05.11.2006.Poetyca

Prati e colli



Immagine di Giuseppe Bustone

Prati e colli

Spaziando culminanti vette
Tra cosa è e cosa vorrebbe essere
Titubante cerco il mio io
Con illuminanti lampi di mediocre genialità
Mi sento vittorioso
Fra chi non rimane a guardare
Esatte traiettorie di prima estate
Cogli il tuo momento
E vivi con passione sempre.

Giuseppe Bustone

Riflettendo tra me e me


Immagine di Giuseppe Bustone

Riflettendo tra me e me

Spiegando le ali di una fantasia sempre vigile
ad attimi sempiterni e fitti di retorica

Giace accanto a me la mia solitudine
e mi faccio compagnia con essa

Ora rivolgo a Dio disilluse suppliche
che rimembrano eco lontane

Di audaci favole
che nel tardo assopirmi
ormai provato da fatica di non più giovane
ma non ancor vecchio vivere.

Giuseppe Bustone

Partecipazione – Partecipation



Partecipazone

Ed è muta partecipazione
quella del cuore che vive
con la natura, la raccoglie
in grembo al sentire

Sono lacrime a brillare
sotto il raggio di sole
che al tramonto si racconta
perchè sia voce della tua anima

26.10.2006 Poetyca

Participation

And it is silent involvement
of the heart that lives
with the nature, collects
in her lap to hear


Not everyone can see beyond
and believe it is a small thing
as inanimate force
to seize and exploit

These are tears to shine
under the sunshine
it is said that at sunset
why is the voice of your soul

26.10.2006 Poetyca

Certezze


Immagine di Giuseppe Bustone

Non ascoltare lo scettico. È il peggior sordo. Con una cecità orba. E mai proverà a verificare, basandosi sui fatti e non sui suoi dubbi…
Tu… Continua a credere. Magari anche, come me, ad essere credulone. Avrai più riscontri che mute opposizioni e contraddizioni tra chi, come noi, vivono i miracoli quando i miracoli si manifestano veramente!

Giuseppe Bustone

Sogno illuso – Illused dream


Sogno illuso

Brezza che sospira speranza
per una memoria da non sbiadire
ancora sino all’ultimo giorno
prima che avvolga Primavera
tra nuovi colori e vita oltre questo
sogno illuso di possesso e grigiore

14.09.2006 Poetyca

 Illused dream

Breeze sighs hope
a memory not fade
yet until the last day
Spring wrap before
between colors and new life beyond this
deluded dream of possession and gray

14.09.2006 Poetyca

Sovrannaturale?


Immagine di Giuseppe Bustone

…E mi dicevo: “Che strano! Queste cose, capitano solo a me?Perché non ho riscontro negli altri e nessuno mai ne parla?”. Col tempo capii che chi vive queste realizzazioni, non ne parla; non divulga…
Ora chiedo a voi: “Vi capitano o vi sono mai capitate storie al limite del possibile?”
Aspetto vostre risposte.
CIAO

Giuseppe Bustone

Prigionieri



Immagine di Giuseppe Bustone

Prigionieri

Ho vissuto, sono stato ospite, in un luogo chiuso, nel vero senso della parola, per circa un mese. La notte, scattavano le porte di sicurezza, e se tutto fosse andato a fuoco, nessuno sarebbe stato salvato. L’Inferno scoppierebbe di invidia… Comunque. Posti del genere non dovrebbero esistere! Vorrei solo concludere dicendo che se oggi posso ringraziare Dio di avermi praticamente guarito, non posso assolutamente dire grazie a quelle persone che lavorano in questi posti. Ma, senza volerlo veramente, credo nella giustizia divina, e aspetto che ciascuno paghi per i suoi errori…

Giuseppe Bustone

Bimbo nuovo – New baby


Bimbo nuovo

Ed è un volto sognato
con la speranza che dipinge:
una carezza ed un suono
per il cuore che si sporge
a cercare una culla

La notte con le stelle
segna il tempo
che ancora separa
dall’attimo cercato

Poi tutto si realizza
in un alba inondata
di vita ed emozione
e nella rugiada
sarai tu quella mamma
per un bimbo nuovo
che con occhi stupiti
cerca te giovane donna
e dal suo nido
spiccherà il volo

14.03.2006 Poetyca

New baby

And it wanted a face
with the hope that depicts:
a caress and a sound
for the heart that leans
looking for a cot

The night with the stars
marks the time
still separating
sought by the moment

Then everything is done
in a dawn flooded
of life and emotion
and dew
you’re the mother
for a new baby
that astonished eyes
you look young woman
and its nest
he stand out a flight

14.03.2006 Poetyca

Previsioni


Immagine di Giuseppe Bustone

Non sappiamo cosa sarà,
cosa ci aspetta. Possiamo fare azzardate previsioni,
ma non lo sappiamo.
Possiamo però sapere cosa noi facciamo e architettiamo.
Possiamo decidere di fare il bene
anziché il male.
Questo sì lo sappiamo!

Giuseppe Bustone

Per chi non vive – For those living outside


Per chi non vive

Dipingo immagini
al silenzio che avanza
e le offro a chi
crede ancora
di ritrovar la voce

Stringe il pugno
mentre un nodo
si ferma in gola
senza note
senza musica
danza l’illusione

Srotolo la memoria
che rincorre la storia
di ferite passate
mai depennate:
incise come solco

Ipocriti gesti
per farsi coraggio
e permettere di non toccare
il tempo fuggito
– senza una ragione –
le lacrime scendono furtive

Si chiude il sipario
e non c’è più applauso
per chi non vive

27.06.2006 Poetyca

For those living outside

Paint pictures
the silence moves
and offer them to those who
still believe
to find his voice

Shakes fist
while a node
stops in the throat
without notes
without music
dance illusion

Unroll memory
that chases history
wounds of past
never be removed:
recorded as furrow

Hypocritical gestures
to be brave
and allow not to touch
Time flies
– No reason –
furtive tears fall

The curtain closes
and there’s applause
for those living outside

27.06.2006 Poetyca

Incanto – Enchantment


🌸Incanto🌸

Tra le stelle
è lo sguardo,
le speranze
accendono
la notte
ed un fremito
accarezza
l’anima

31.05.2020 Poetyca
🌸🍃🌸#Poetycamente
🌸Enchantment

Among the stars
is the look
while
hopes
light
the night
and a thrill
Shakes
the soul

05.31.2020 Poetyca

Sex Pistols


[youtube https://youtu.be/qbmWs6Jf5dc?list=PLFAA6FE26CA5246AC]

I Sex Pistols sono stati uno dei più influenti gruppi punk rock britannici e una grande icona della prima ondata punk.

L’inizio del gruppo, originariamente composto dal cantante Johnny Rotten, dal chitarrista Steve Jones, dal batterista Paul Cook e dal bassista Glen Matlock, poi sostituito da Sid Vicious, risale al 1975, a Londra. Anche se la loro carriera durò solo tre anni, pubblicando solo quattro singoli discografici e un album in studio, i Sex Pistols vennero descritti dalla BBC come «la sola punk rock band inglese». Il gruppo è spesso indicato come il fondatore del movimento punk britannico[3] e il creatore del primo divario generazionale con il rock ‘n’ roll.

I Sex Pistols emersero come risposta a ciò che era sempre visto come più eccessivo, come il rock progressivo e le produzioni pop della metà degli anni settanta. Il gruppo creò molte controversie durante la sua breve carriera, attirando l’attenzione su di sé,ma mettendo spesso in secondo piano la musica.[7] I loro show e i loro tour erano ripetutamente ostacolati dalle autorità, e le loro apparizioni pubbliche spesso finivano disastrosamente. Il singolo del 1977 God Save the Queen, pubblicato appositamente durante il giubileo d’argento della regina d’Inghilterra, è stato considerato un attacco alla monarchia e al nazionalismo degli inglesi.

Johnny Rotten lasciò il gruppo nel 1978, durante un turbolento tour negli Stati Uniti; il trio rimasto continuò fino alla fine dell’anno, ma si sciolse all’inizio del 1979. Con Lydon il gruppo organizza un concerto nel 1996 per il Filthy Lucre Tour (“Tour a scopo di lucro”, traducibile anche in “Tour per il lurido guadagno”), anche se senza Sid Vicious, morto di overdose nel 1979 a soli 21 anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sex_Pistols

The Sex Pistols were an English punk rock band formed in London in 1975. Although they lasted just two-and-a-half years and produced only four singles and one studio album, Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols, they were one of the most influential acts in the history of popular music,[1][2] initiated a punk movement in the United Kingdom, and inspired many later punk and alternative rock musicians. The first incarnation of the Sex Pistols included singer John Lydon, lead guitarist Steve Jones, drummer Paul Cook and bass player Glen Matlock. Matlock was replaced by Sid Vicious early in 1977. Under the management ofMalcolm McLaren, a visual artist, performer, clothes designer and boutique owner, the band provoked controversies that garnered a significant amount of publicity. Their concerts repeatedly faced difficulties with organisers and local authorities, and public appearances often ended in mayhem. Their 1977 single “God Save the Queen”, attacking social conformity and deference to the Crown, precipitated the “last and greatest outbreak of pop-based moral pandemonium”. Other subjects addressed in their frequently obscene lyrics included the music industry, consumerism, abortion, and the Holocaust.

In January 1978, at the end of a turbulent tour of the United States, Rotten left the Sex Pistols and announced its break-up. Over the next several months, the three other band members recorded songs for McLaren’s film version of the Sex Pistols’ story, The Great Rock ‘n’ Roll Swindle. Vicious died of a heroin overdose in February 1979. In 1996, Rotten, Jones, Cook and Matlock reunited for the Filthy Lucre Tour; since 2002, they have staged further reunion shows and tours. On 24 February 2006, the Sex Pistols—the four original, surviving members and Sid Vicious—were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame, but they refused to attend the ceremony, calling the museum “a piss stain”

https://en.wikipedia.org/wiki/Sex_Pistols

Bruce Cockburn playlist


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=4s2zN9j78LM&list=PLQXCjPp9upb_0J83QGoCj_6Y4dwXJnfiH]

Bruce Cockburn (Ottawa, 27 maggio 1945) è un cantautore canadese.

Il suo stile, con il personalissimo modo di suonare la chitarra, fonde generi come pop, folk, rock, reggae e jazz. Le liriche sono ispirate dalla sua visione umanistica e metafisica della vita vicina all’etica cristiana. 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Cockburn

Bruce Douglas Cockburn OC (/ˈkbərn/; born May 27, 1945)[1] is a Canadian guitarist and singer-songwriter whose career spans over 40 years. His song styles range from folk to jazz-influenced rock and his lyrics cover a broad range of topics that reveal a passion for human rights, politics and spirituality.

In 2014, he released his memoirs, Rumours of Glory: A Memoir.[2]  

Cockburn was born in 1945 in Ottawa, Ontario, Canada, and spent some of his early years on a farm outside Pembroke, Ontario. He has stated in interviews that his first guitar was one he found around 1959 in his grandmother’s attic, which he adorned with golden stars and used to play along to radio hits.[3] Cockburn attended Nepean High School, where his 1964 yearbook photo states his desire “to become a musician”.[4]He attended Berklee School of Music in Boston for three semesters in the mid-1960s. In 1966 he joined an Ottawa band called The Children, which lasted for about a year. In the spring of 1967 he joined the final lineup of The Esquires. He moved to Toronto that summer to form The Flying Circus with former Bobby Kris & The Imperials members Marty Fisher and Gordon MacBain and ex-Tripp member Neil Lillie. The group recorded some material in late 1967 (which remains unreleased) before changing its name to Olivus in the spring of 1968, by which time Lillie (who changed his name to Neil Merryweather) had been replaced by Dennis Pendrith from Livingstone’s Journey. Olivus opened for The Jimi Hendrix Experience and Cream in April 1968. That summer Cockburn broke up the band with the intention of going solo, but ended up in the band 3’s a Crowd with David Wiffen, Colleen Peterson, and Richard Patterson, who had been a co-member of The Children. Cockburn left 3’s a Crowd in the spring of 1969 to pursue a solo career.

Cockburn’s first solo appearance was at the Mariposa Folk Festival in 1967, and in 1969 he was a headliner. In 1970 he released his self-titled, solo album. Cockburn’s guitar work and songwriting won him an enthusiastic following. His early work featured rural and nautical imagery and Biblical metaphors. Raised as an agnostic, early in his career he became a Christian.[5] Many of his albums from the 1970s refer to Christianity, which in turn informs his concerns for human rights and environmentalism. His references to Christianity include the Grail imagery of 20th-century Christian poet Charles Williams and the ideas of theologian Harvey Cox.[6]

In 1970 Cockburn became partners with Bernie Finkelstein in the music publishing firm Golden Mountain Music.[7]

While Cockburn had been popular in Canada for years, he did not have a big impact in the United States until 1979, with the release of the album Dancing in the Dragon’s Jaws. “Wondering Where the Lions Are“, the first single from that album, reached No. 21 on the Billboard Hot 100 in the US in June 1980, and earned Cockburn an appearance on NBC‘s hit TV show Saturday Night Live.

Cockburn was married from 1969 to 1980 and has a daughter from that marriage.[citation needed] He wrote the song “Little Seahorse”, released on In the Falling Dark, in late 1975 about the time when his daughter wasin utero.[citation needed]

Through the 1980s Cockburn’s songwriting became increasingly urban, global and political as he became more involved with progressive causes. His political concerns were first hinted at on the albums: Humans,Inner City Front and The Trouble with Normal. They became more evident in 1984, with his second US radio hit, “If I Had a Rocket Launcher” (No. 88 in the US) from the Stealing Fire album. He had written the song a year earlier, after visiting Guatemalan refugee camps in Mexico that were attacked by Guatemalan military helicopters. His political activism continues to the present. Cockburn has travelled to countries such as Mozambique and Iraq, played benefit concerts, and written songs on a variety of subjects ranging from the International Monetary Fund to land mines. His internationalist bent is reflected in the many world musicinfluences in his music, including reggae and Latin music.

In 1991 Intrepid Records released Kick at the Darkness, a tribute album to Cockburn whose title comes from a phrase in his song “Lovers in a Dangerous Time“. It features the Barenaked Ladies‘ cover of that song, which became their first Top 40 hit and an element in their early success. This lyric was also referenced by U2 in their song “God Part II” from their album Rattle and Hum.

In the early 1990s, Cockburn teamed with T-Bone Burnett for two albums, Nothing but a Burning Light and Dart to the Heart. The latter included a song, “Closer to the Light”, inspired by the death of songwriter Mark Heard, a close friend of Cockburn and Burnett. Cockburn frequently refers to Heard as his favourite songwriter and he was one of many artists who paid tribute to Heard on an album and video titled Strong Hand of Love.

In 1998 Cockburn travelled with filmmaker Robert Lang to Mali, West Africa, where he jammed with Grammy Award-winning blues musician Ali Farka Toure and kora master Toumani Diabate. The month-long journey was documented in the film River of Sand, which won the Regard Canadien award for best documentary at the Vues d’Afrique Film Festival in Montreal. It was also invited for competition at the International Festival of Environmental Films in Paris.[8]

Some of Cockburn’s previously published material had been collected in several albums: Resume, Mummy Dust, and Waiting for a Miracle. His first greatest hits collection was Anything Anytime Anywhere: Singles 1979–2002, released in 2002.

In January 2003 Cockburn finished recording his 21st album, You’ve Never Seen Everything, which features contributions from Emmylou Harris, Jackson Browne, Sam Phillips, Sarah Harmer, Hugh Marsh, Jonell Mosser, Larry Taylor and Steven Hodges. (Taylor and Hodges, formerly of Canned Heat who performed at Monterey and Woodstock in the 1960s, may be known best for their work with Tom Waits).

Cockburn performed a set at the Live 8 concert in Barrie, Ontario, on July 2, 2005. Speechless, an instrumental compilation of new and previously released material, was released on October 24, 2005. His 22nd album, Life Short Call Now, was released on July 18, 2006.

Canadian senator and retired general Roméo Dallaire, who is active in humanitarian fundraising and promoting awareness, appeared on stage at the University of Victoria with Cockburn. The October 4, 2008, concert was held to aid the plight of child soldiers.[9]

In 2009 Cockburn travelled to Afghanistan to visit his brother, Capt. John Cockburn, and to play a concert for Canadian troops. He performed his 1984 song “If I Had a Rocket Launcher” and was temporarily awarded an actual rocket launcher by the military. Cockburn has stated that, while unsure of the original Invasion of Afghanistan, he supported Canada’s role there.[10]

Cockburn released his studio album Small Source of Comfort in 2011. “Lois on the Autobahn”, a cheerful and experiential instrumental recalling “Rouler sa bosse” from Salt, Sun and Time is a tribute to Cockburn’s mother, Lois, who succumbed to cancer in 2010.[citation needed]

Cockburn married his longtime girlfriend M.J. Hannett shortly after the birth of his second daughter, Iona (b. November 2011) in 2011.[11][12] As of 2014, the family lives in the San Francisco area, where Cockburn is writing his memoirs up to 2004.[13]

A documentary film, Bruce Cockburn Pacing the Cage,[14][15] was released in 2013 on television and a brief theatrical showing; directed by Joel Goldberg, gave a rare look into Cockburn’s music, life and politics

http://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_Cockburn

Perchè tu lo vuoi – Cause  you want it



Perchè tu lo vuoi
Tu vuoi
un solo battito
che frema,
tra palpiti e sogni,
apri la mani e non temere:
scivolando ancora
anche oggi è attesa
che cattura l’eco del tempo,
in un viaggio senza confine.

Non lo vedo più
il confine che temevo;
ho allargato le braccia
alla vita e non potrò inciampare.

Non sospiro più
come quando asciugavo lacrime
che fuggivano nel silenzio;
tutto cambia, perchè tu lo vuoi.

22.11.2006 Poetyca

Cause you want it
You want
one beat
indignant that,
between heartbeats and dreams,
open your hands and do not fear:
still slipping
today is expected
that captures the echo time,
a journey without borders.

I do not see more
I feared that the border;
I spread my arms
to life and I can not stumble.

Sigh no more
as when wiped tears
fleeing into silence;
everything changes, because you want it.

22.11.2006 Poetyca

Intreccio d’arcobaleno – Weave rainbow


Intreccio d’arcobaleno

Un intreccio di sospiri e speranza
per quel che incide nella ferita di un’ anima
e quel che possa ancora accadere;
forse tra un’ ora, tra un istante
o tra i sogni del giorno nuovo.

Onde e flutti nel suono compagno
nell’occhio che osserva e scioglie;
solitudine accesa e groppo di sale.

Tutto ritorna dal passato,
racconta di sé e stenta il volo;
ma oggi è sole che rinnova la vita
per quel che in orme lontane ero;
nuvole svanite ed arcobaleno
mentre s’asciuga la pioggia
ed il tempo torna sereno.

10.09.2006 Poetyca

Weave rainbow

A mixture of sighs and hope
for that which affects the wound of a ‘soul
and what can still happen;
perhaps in a ‘now, in a moment
or between the dreams of the day again.

Waves and sound waves in the companion
in the eye that observes and melts;
solitude on and lump of salt.

All returns from the past,
tells about herself and barely able to fly;
but today is only renewing life
for that which was distant footsteps;
clouds vanished and rainbow
and wipes the rain
and time again peaceful.

10.09.2006 Poetyca