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Amicizia – Friendship


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Amicizia

L’amicizia è sentimento che io reputo sacro,dove si cresce e si attraversano momenti significativi,dove la lealtà, il rispetto, la capacità di cogliere sfumature sottili, la riconoscenza tacita
e la cura verso l’altro, l’ascolto di suggerimenti dettati dal bene che si vorrebbe per l’altro,sono la cosa più preziosa che ci possa essere.

Parole, le mie, forse troppo idealiste, infatti è davvero difficile incontrare persone dall’animo onesto
e capaci di mettere in discussione se stesse per migliorarsi e per portare amorevolezza e chiarezza in un rapporto che una volta
che nasce dovrebbe durare tutta la vita.

In amore si è molto coinvolti e non sempre è facile mantenere equidistanza,diventa infatti un evento naturale, che si pensi a se stessi, anche se è spesso fonte di sofferenza.
Però l’anicizia che è compartecipazione profonda è una cosa diversa, è il giusto sostegno,la confindenza interiore capace di farci migliorare
di giorno in giorno perchè il vero amico è il nostro specchio.

Io tengo talmente tanto all’amicizia che se sapessi di essere tradita, oppure che una mia amica venisse calpestata, senza che lo meritasse ( tante le persone
che dietro la parola ” amicizia” usano gli altri!),divento una vera guerriera a favore della lealtà e della verità perchè non c’è cosa peggiore dell’ipocrisia e della menzogna nel calpestare gli altri.

19.04.2008 Poetyca

Friendship

Friendship is a feeling that I consider sacred, where meaningful moments of growth, loyalty, respect, the ability to capture subtle nuances, tacit gratitude grow and pass through.
and caring for others, listening to suggestions dictated by the good one wants for the other, are the most precious thing that can be there.

Words, mine, perhaps too idealistic, in fact it is really difficult to meet people with an honest soul
and capable of questioning themselves to improve themselves and to bring kindness and clarity to a relationship that once
which is born should last a lifetime.

In love you are very involved and it is not always easy to maintain equidistance, it becomes a natural event, that you think of yourself, even if it is often a source of suffering.
But the friendship that is deep sharing is a different thing, it is the right support, the inner confindence that can make us improve
from day to day because the true friend is our mirror.

I care so much about friendship that if I knew I was betrayed, or that a friend of mine was trampled on, without her deserving it (so many people
that behind the word “friendship” others use!), I become a true warrior in favor of loyalty and truth because there is nothing worse than hypocrisy and lies in trampling on others.

19.04.2008 Poetyca

 

Uomo in ricerca – Man who is in search


Uomo in ricerca

Tu sei
uomo trasparente
con cuore di cristallo

Specchio che riflette
immagini di cielo

Terso e senza ombre
in solitari viaggi
di ricerca costante

Sei piccolezza
dell’immenso
e grandezza della semplicità

dove il cuore palpita
spalanchi l’anima
a quanto t’attraversa
nel moto riflesso del tuo essere

Spicchio di luna
per il viandante nel deserto
che nel viaggio ritrova se stesso

07.09.2008 Poetyca

Man who is in search

You are
Transparent Man
with crystal heart

Mirror that reflects
images of the sky

Smooth and without shadows
solo travel
Research consistently

You smallness
immense
size and simplicity

where the heart beats
yawn soul
what t’attraversa
reflected in the motion of your being

Crescent moon
for the traveler in the desert
who finds himself in the journey

07.09.2008 Poetyca

Demis Roussos – Greatest Hits 1971-1980 (Full Album)


[youtube https://youtu.be/sFyg84T1LHY]

Artemios Ventouris “Demis” Roussos (greco Αρτέμιος Bεντούρης Pούσσος; Alessandria d’Egitto, 15 giugno 1946 – Atene, 25 gennaio 2015) è stato un cantante e bassista greco.

Demis Roussos ha saputo esprimere il passato ellenico e la bellezza delle terre in cui ha vissuto attraverso un canto poetico e soave, prestato a generi diversissimi, dalrock progressivo, alla disco music, alle tante varianti del pop. Come bassista ha uno stile che ricorda le sonorità e la tecnica di Paul McCartney e di Brian Wilson.

Nato in Egitto da genitori di origini greche, tornò nel paese di origine dopo la perdita di tutti gli averi familiari, in seguito alla Crisi di Suez del 1956.

In gioventù Roussos aveva appreso il solfeggio e aveva imparato a suonare la chitarra e la tromba, divenendo inoltre cantante solista nel coro della chiesa bizantina diAlessandria d’Egitto.

In Grecia Demis Roussos entrò in diversi gruppi musicali (The Idols, Minis,Stormies, We Five e soprattutto Aphrodite’s Child), prima di iniziare la carriera da solista.

Il gruppo degli Aphrodite’s Child, del quale ha fatto parte dalla loro origine fino allo scioglimento, ha prodotto singoli di successo planetario come It’s Five O’Clock, Rain And Tears, Spring, Summer, Winter And Fall, I Want To Live, etc, e un album, 666, considerato dal pubblico e dalla critica come un capolavoro.

Il tastierista degli Aphrodite’s Child, Vangelis Papathanassiou, diventerà famoso compositore di colonne sonore con il nome di Vangelis (notevoli fra le altre: Momenti di gloria, Blade Runner, Alexander).

Demis Roussos è apparso anche in album solisti di Vangelis. Un suo grande successo è stato Race to the End, adattamento vocale del tema portante della colonna sonora di Momenti di Gloria (Chariots of Fire). La sua carriera solistica ha toccato l’apice negli anni settanta: vinse il Festivalbar 1971 con We shall dance che arriva quarta in Austria. Il singolo Forever and Ever fu primo nelle classifiche di molti Paesi (anche nellaUK Singles Chart con l’Extended play The Roussos Phenomenon nel 1976), secondo nei Paesi Bassi e quarto in Austria nel 1973. Altri successi furono My Friend the Wind prima nei Paesi Bassi per due settimane e settima in Germania nel 1973, My Reason prima nei Paesi Bassi per tre settimane nel 1972, Lovely Lady of Arcadia che nella versione Schönes Mädchen aus Arcadia arriva prima per tre settimane nei Paesi Bassi, seconda in Svizzera, sesta in Germania e settima in Austria nel 1973 e Goodbye My Love, Goodbye prima in Svizzera per 12 settimane ed in Germania, seconda in Austria e terza in Norvegia. Molto note furonoSomeday Somewhere che nel 1974 arriva seconda nei Paesi Bassi, Auf Wiederseh’n sesta nei Paesi Bassi nel 1974, Perdoname sesta nei Paesi Bassi nel 1975, Happy to Be on an Island in the Sun quinta nella UK Singles Chart nel 1975, When Forever Has Gone seconda nel Regno Unito nel 1976 ed anche una sua versione di Lost in Love degli Air Supply che arriva quarta nei Paesi Bassi nel 1980.

Fu tra i passeggeri del volo TWA 847 dirottato il 14 giugno del 1985. Percependo una svolta nella sua vita, Demis Roussos si imbarcò in un’operazione di rilancio della sua immagine con l’LP Time, che riscosse un discreto successo e con il singolo da discoteca Dance of Love. Nel 1988 il singolo Quand je t’aime arriva terzo in Francia e nel 1990 On écrit sur les murs quarto in Francia.

Gli anni novanta videro ulteriori sostanziali uscite: si accordò con la BR Music nei Paesi Bassi per produrre Immortal, Serenade e In Holland, utilizzando una gran varietà di strumenti etnici e stili elettronici.

Demis Roussos ha continuato a registrare e ad esibirsi dal vivo fino a poco prima della sua scomparsa. Nella primavera del 2002 fece un tour del Regno Unito. Nello stesso anno ha duettato con Ivana Spagna nel brano Tears of Love, inserito nell’album della cantante Woman.

Il 19 settembre 2008 è stato tra gli ospiti della trasmissione della RAI I migliori anni ed ha ringraziato il pubblico italiano perché proprio in Italia iniziò con successo la sua carriera come solista. Grande ritorno a I migliori anni nella serata del 31 ottobre ed in quella finale del 5 dicembre 2008; nelle edizioni successive è riapparso nelle puntate del 5 novembre e del 17 dicembre 2010: in quest’ultima ha riproposto il suo grande successo Forever and ever.

È morto in una clinica di Atene il 25 gennaio 2015 all’età di 68 anni. Il cantante era malato da tempo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Demis_Roussos

Artemios “Demis” Ventouris-Roussos (Greek: Αρτέμιος “Ντέμης” Βεντούρης-Ρούσσος, 15 June 1946 – 25 January 2015) was an Egyptian Greek singer and performer who had international hit records as a solo performer in the 1970s after having been a member of Aphrodite’s Child, a progressive rock group that also included Vangelis. Roussos sold over 60 million albums worldwide and became “an unlikely kaftan-wearing sex symbol”.

A Demis Roussos Museum is now planned in Nijkerk, the Netherlands.

After settling in Greece, Roussos participated in a series of musical groups beginning with The Idols when he was 17, where he met Evangelos Papathanassiou (later known as Vangelis) and Loukas Sideras, his future bandmates in Aphrodite’s Child.[9] After this he joined the Athens band, We Five, another cover band which had limited success in Greece.

Roussos came to a wider audience in 1967 when he joined progressive rock band Aphrodite’s Child, with Vangelis and Loukas Sideras, initially as a singer but later also playing bass guitar, achieving commercial success in France and other parts of Europe from 1968 to 1972. They set off for London to break into the international music scene but were turned back at Dover due to visa problems. They retreated to Pariswhere they decided to stay, signing a record deal there with Philips Records. Their first recording sessions were delayed by the general strike of May 1968 but later the same year the song “Rain and Tears” was issued across Europe. the song appeared on the album End of the World in October. Composed by Vangelis and the French lyricist Boris Bergman, the song featured Roussos’s unusual high tenor, The song was only a minor hit in Britain but was successful in many other countries.[10] Roussos’s operatic vocal style helped propel the band to international success, notably on their final album 666, based on passages from theBook of Revelation, which became a progressive rock cult classic.

After Aphrodite’s Child disbanded, Roussos continued to record sporadically with his former bandmate Vangelis. In 1970 the two released the film score album Sex Power (the album has also been credited to Aphrodite’s Child) and also recorded the 1977 album Magic together. Their most successful collaboration was “Race to the End” (also sung in Spanish as “Tu Libertad”), a vocal adaptation of the musical theme from the Oscar winning film Chariots of Fire, while Roussos also guested on the soundtrack to Blade Runner (1982), with a song entitled “Tales of the Future”

https://en.wikipedia.org/wiki/Demis_Roussos

Un abbraccio al mondo – An embrace to world



Un abbraccio al mondo
In tutti noi una risorsa,
la fonte ricca di beni:

Cuore forte nell’amorevolezza
senza giudizio alcuno.

Fermo esempio di equidistanza,
dove non si sceglie ma si esperisce
la compassione per tutti gli esseri.

A volte è il silenzioso rumore
di una lacrima che solca il viso,
solo perchè le braccia sono corte
per un abbraccio al mondo.

25.03.2009 Poetyca

An embrace to world

In all of us a resource,
the rich source of goods:

Heart strong in love
without any trial.

firm example of equidistance,
do not choose where it carries
compassion for all beings.

Sometimes it’s the quiet noise
a tear that solca face,
just because your arms are short
for a hug in the world.

25.03.2009 Poetyca

Quando apriamo gli occhi alla realtà, al suo significato più profondo, siamo capaci di accogliere ma anche di dare.
Nel dialogo e nella presenza incondizionata è l’opportunità di offrirsi e di accogliere quanto si manifesti negli altri.

In richiamo
Sospeso in un solo respiro
è quel senso di evanescenza,
dove tutto è richiamo,
indicazione di un meraviglioso attimo
che vissuto – qui ed ora – ripete
l’armonia di gesti e di ricerca viva.

14.08.2008 Poetyca
In tutti noi una traccia sottile della quale cogliere che il dualismo non è Amore e non si sposa con la negazione di quella scintilla meravigliosa
che spinge verso gli altri con gentilezza e compassione perchè intersiamo e non potremmo pensare che le risorse che riusciamo a maturare attraverso il nostro percorso interiore, la capacità di superare nodi e tensioni restino come un ” bottino” del quale conservare solo per noi stessi il merito e la sostanza.

Ogni cosa che siamo capaci di essere, dopo aver aperto la strada alla consapevolezza è un dono ricevuto, sempre per causa di altri ( anche e sopratutto in situazioni problematiche) e come altri ci hannno permesso di vincere una battaglia con noi stessi, attaverso il canovaccio della vita, così anche noi nel nostro essere in ricerca possiamo essere causa per altri di chiarificazione e maturazione. Non è la rabbia o l’attaccamento, la confusione e le illusioni a farci da viatico ma l’apertura amorevole verso noi stessi e verso gli altri. Una delle immagini fondamentali che vorremmo avere presente è che coloro che ci appaiono come ” nemici ” o ostili, sono specchio di una parte di noi che va attraversata e risolta, solo con pazienza ed amore possiamo apprendere cosa queste persone ci stiano indicando con il loro tormento e la loro inquietudine e possiamo adoperarci per essere attenti a non dare ” risposta” con il medesimo atteggiamento. Solo l’amore scaccia le ombre.
Un abbraccio dal cuore
Poetyca

When we open our eyes to reality, it is a deeper way
we can accept but also to give.

In dialogue and unconditional presence is the opportunity to offer and
to accept as it occurs in others.

In reference
Suspended in one breath
is that sense of evanescence,
where everything is decoy,
indication of a wonderful second
who lived – here and now – repeat
the harmony of gestures and research alive.

14.08.2008 Poetyca
In all of us a thin track which does not grasp the duality
Love is not married and the negation of that wonderful spark
pushing towards others with kindness and compassion because cross
and we could not believe that the resources we can to mature through
our path interior nodes and the ability to overcome tensions
remain as a “booty” of which only keep for ourselves the
merit and substance.

Everything that we can be, having pioneered
awareness is a gift, again because of other (and also
especially in problem situations) and how others will permit hannno
to win a battle with ourselves, the canvas of attaverso
life, we too in our research can be cause
for more clarification and maturation. It is not anger or
attachment, confusion and delusions to be our food for the journey but
opening loving towards ourselves and towards others. One of
Images fundamental to have in mind is that those who
appear as enemies or hostile, are a mirror of us who
goes through and resolved, only with patience and love we can learn
What these people are giving us with their anguish and their
concern and we strive to be careful not to give “
response “with the same attitude. Only love dispels the shadows.

A hug from the heart
Poetyca

Leonard Cohen


[youtube https://youtu.be/IEVow6kr5nI?list=PL22135BF03C47D7CC]

Leonard Norman Cohen (Montréal, 21 settembre 1934) è un cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese. È uno dei cantautori più celebri, influenti e apprezzati della storia della musica.

Nelle sue opere esplora temi come la religione, l’isolamento e la sessualità, ripiegando spesso sull’individuo. Vincitore di numerosi premi e onorificenze, è inserito nellaRock and Roll Hall of Fame, nella Canadian Songwriters Hall of Fame e nella Canadian Music Hall of Fame. È inoltre insignito del titolo di Compagno dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza concessa dal Canada. Nel 2011, ricevette il Premio Principe delle Asturie per la letteratura.

https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Cohen

Leonard Norman Cohen, CC GOQ (born 21 September 1934) is a Canadian singer, songwriter, musician, painter, poet, and novelist. His work has explored religion, politics, isolation, sexuality, and personal relationships. Cohen has been inducted into both the Canadian Music Hall of Fame and the Canadian Songwriters Hall of Fame as well as the American Rock and Roll Hall of Fame. He is also a Companion of the Order of Canada, the nation’s highest civilian honor. In 2011, Cohen received aPrincess of Asturias Awards for literature.

The critic Bruce Eder assessed Cohen’s overall career in popular music by asserting that “[he is] one of the most fascinating and enigmatic … singer/songwriters of the late ’60s … [and] has retained an audience across four decades of music-making…. Second only to Bob Dylan (and perhaps Paul Simon) [in terms of influence], he commands the attention of critics and younger musicians more firmly than any other musical figure from the 1960s who is still working at the outset of the 21st century.”

One of his notable novels, Beautiful Losers (1966) received attention from the Canadian press and was considered controversial because of a number of sexually graphic passages.[4] The Academy of American Poets has commented more broadly on Cohen’s overall career in the arts, including his work as a poet, novelist, and songwriter, stating that “Cohen’s successful blending of poetry, fiction, and music is made most clear in Stranger Music: Selected Poems and Songs, published in 1993, which gathered more than 200 of Cohen’s poems … several novel excerpts, and almost 60 song lyrics… While it may seem to some that Leonard Cohen departed from the literary in pursuit of the musical, his fans continue to embrace him as a Renaissance man who straddles the elusive artistic borderlines.”

Cohen’s first album was Songs of Leonard Cohen (1967) followed by Songs from a Room (1969) (featuring the often-recorded “Bird on the Wire”) and Songs of Love and Hate (1971). His 1977 record Death of a Ladies’ Man was co-written and produced by Phil Spector, which was a move away from Cohen’s previous minimalist sound. In 1979 Cohen returned with the more traditional Recent Songs, which blended his acoustic style with jazz and Oriental and Mediterranean influences. “Hallelujah” was first released on Cohen’s studio album Various Positions in 1984. I’m Your Man in 1988 marked Cohen’s turn to synthesized productions and remains his most popular album. In 1992 Cohen released its follow-up, The Future, which had dark lyrics and references to political and social unrest. Cohen returned to music in 2001 with the release ofTen New Songs, which was a major hit in Canada and Europe. In 2006 Cohen produced and co-wrote Blue Alert, a collaboration with jazz chanteuse Anjani Thomas. After the success of his 2008–13 world tours, Cohen released the highest charting album in his entire career, Old Ideas, to positive reviews. On 22 September 2014, one day after his 80th birthday, Cohen released his 13th studio album, Popular Problems, again to positive reviews.

https://en.wikipedia.org/wiki/Leonard_Cohen

Oriente – East


Oriente

In Oriente si rispetta ogni essere visto come manifestazione divina, contenitore di divinità e il solo gesto semplicissimo del saluto ( la mudra) del Namaste è indicativo dell’inchinarsi e riconoscere nell’altro la divinità. Immagina dunque se essa sgorgasse da persona elevata, che genere di devozione si possa applicare.

Noi siamo abituati diversamente, considerandoci creature e spesso miserevoli e non meritevoli di attenzione divine. Questo in eredità della tradizione ebraica, dal quale deriva il Vangelo.

Possiamo in fondo avvicinarci alla lettura e cultura orientale ma in noi, nel nostro tessuto sociale, resta il rispetto di sè e il non fare delle persone un motivo di venerazione, questo perchè cogliamo il divino in forma esterna e non ” dentro” le persone.

Non ci poniamo problemi su Atman e Brahman, su quella scintilla che rappresenta l’essere abitati dal divino stesso, come sua manifestazione in svariate forme.

Nell’Antico Testamento si raffigura la Creazione come l’emissione della ” Ruah”, il soffio divino, l’emissione dello Spirito nella materia, ma si vede la presenza di un Padre e noi le creture impefette che devono ancora maturare, per capire la differenza tra Bene e Male.

Si cade in quella che è la dualità, questo mondo la rappresenta.

In Oriente ( inteso come cultura orientale) la dualità è solo illusione ( Maya) della quale liberarsi, alla quale strappare il velo per riconoscere come il divino sia in ogni forma, anche in coloro che ci appaiano distanti e nemici.
Ogni essere viene considerato come parte di noi stessi, questo perchè tutti è lo stessi divino.

Da questo nasce il considerare : Tutto in Uno – Uno in Tutto.

A distaccarsi da questi atteggiamenti di venerazione di Guru e Dei è la scuola del Buddha, dove lui stesso ha spiegato che tutti sono contenitori di un seme di buddhità e che si è uniti nel Dharmakaya ( una sorta di filo che unisce le perle di una collana) che permette l’interconnessione, ma non trova in questo alcuna presenza divina ma la contemplazione della ” realtà come essa è” e dunque l’armonia con la legge immutabile del Dharma.

Lo spezzare l’armonia procura la sofferenza.
Il Buddha non si pone alcuna domanda circa la presenza divina, concentra la sua attenzione sulla liberazione dalla sofferenza, la ricerca delle sue cause e la soluzione sarebbe nel rispetto di quella legge naturale che è il Dharma.

Lui stesso non amava essere visto come una sorta di estensione o rappresentazione divina.

Come immagini allora è importante entrare nella mentalità di chi si esprime negli scritti, coglierne l’essenza e considerare quanto comunque sia poco importante dal punto di vista formale.

Ogni via contiene un seme d’insegnamento.

24.09.2008 Poetyca

East

In the East, we respect each be seen as a manifestation of God, gods, and the container only simple gesture of greeting (the mudra) of namaste is indicative dell’inchinarsi and recognize the divinity in the other. Imagine then if it flowed from high person, what kind of devotion can be applied.

We are used differently, and often perceived as mere miserable and not worthy of divine attention.
This is a legacy of the Jewish tradition, which derives from the Gospel.

We can get closer to the bottom in reading and Eastern culture but in ourselves, in our social fabric, there is the self-respect and not make people a reason to worship, this is because we take the divine in external form and not “inside” people.

No problems on ourselves Atman and Brahman, on the spark that is being inhabited by the divine itself, as its manifestation in different forms.

The Old Testament depicts the Creation as the issue of “Ruah”, the divine breath, the release of the Spirit in matter, but you can see the presence of a Father and we creture impefette that have yet to mature, to understand the difference between Good and Evil.

You fall into what is the duality, this world is.

In the East (as a culture of Eastern Europe) the duality is only an illusion (Maya) which escape, which tear the veil to recognize how the divine is, in any form, even those who appear distant enemies.
Each will be considered as part of ourselves, because all this is the same God.

From this comes the consideration of: All in One – All in One.

A move away from this attitude of worship of Gods and Gurus is a school of Buddha, where he explained that all containers are the seed of Buddhahood and that we are united in the Dharmakaya (a sort of common thread between the beads of a necklace ) that allows the interconnection, but can not find this in any but the contemplation of divine presence “reality as it is,” and therefore in harmony with the immutable law of Dharma.

The breaking of the harmony brings suffering.
The Buddha does not arise any question about the divine presence, focuses on the liberation from suffering,
the search for its causes and the solution would have respected the natural law that is the Dharma.

He himself did not like being seen as a kind of extension or representation of God.

How do you picture then it is important to get into the mindset of those who express themselves in writing, grasping the essence and is still considered as unimportant by the formal point of view.

Each path contains a seed of education.

24.09.2008 Poetyca

Ancora un passo – Anchors a footstep


Ancora un passo

Sciogli i lacci del timore,
tuffati nelle dolci acque della vita;
oltre ogni confine
respira piano ad aspetta,
osserva senza stringere nulla.

Ricorda il vento tra i capelli,
le corse sul prato
di quando eri bambino
e lasciati andare
in quel luogo non luogo,
nel tempo senza tempo:
– qui ed ora – dove al sicuro
sarai sempre te stesso.

Ancora un passo,
senza cercare meta
ancora un respiro
nel vortice rassicurante
della tua vita
e ad ogni laccio che si spezza
potrai disegnare sul volto
la gioia profonda
del tuo atteso risveglio.

31.08.2008 Poetyca


Anchors a footstep

You loosen the drawstrings of the fear,
plunged in the sweet waters of the life;
over every border
it breathes plain to it waits,
it observes without tightening nothing.

You remembers the wind among the hair,
the runs on the lawn
if when you were child
and allowed to go
in that place not place,
in the time without time:
– here and now – where to the sure one
you will be always yourself.

Anchors a footstep,
without looking for destination
You anchors a breath
in the reassuring vortex
of your life
and to every drawstring that breaks him
you can draw on the face
the deep joy
of yours attended awakening.

31.08.2008 Poetyca

Best Of Bob Marley


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=K69A1lL1PHQ]

Robert Nesta Marley, detto Bob (Nine Mile, 6 febbraio 1945Miami, 11 maggio 1981), è stato un cantautore, chitarrista e attivista giamaicano.

generalmente identificato con il genere musicale reggae, che peraltro lo rese popolare fuori dalla Giamaica anzi, è più esatto affermare che grazie a Bob Marley questo genere (il reggae) fu apprezzato in tutto il mondo. In riconoscimento dei suoi meriti, un mese dopo la morte fu insignito del prestigioso Jamaican Order of Merit. In molte delle sue canzoni Marley denuncia l’emarginazione dei poveri da parte del potere.

La sua attività ha inizio nel 1961 con il suo primo singolo Judge Not prodotta per l’etichetta Beverley’s del produttore Leslie Kong, ma questa canzone, anche se molto innovativa, non ebbe grande successo e quindi nel 1964 Bob decise di formare la band The Wailers (Piagnoni); dopo il loro scioglimento, nel 1974, riforma la band reclutando nuovi elementi, ma continua a suonare e a pubblicare dischi con il nome Bob Marley and The Wailers. Nel 2008 è stato posizionato al 19º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone e tra le sue migliori “tracce vocali” ci sono I Shot the Sheriff, No Woman, No Cry, e Redemption Song

http://it.wikipedia.org/wiki/Bob_Marley

Robert Nesta “Bob” Marley, OM (6 February 1945 – 11 May 1981) was a Jamaican reggae singer, songwriter, musician, and guitarist who achieved international fame and acclaim.[1][2] Starting out in 1963 with the group the Wailers, he forged a distinctive songwriting and vocal style that would later resonate with audiences worldwide. The Wailers would go on to release some of the earliest reggae records with producer Lee Scratch Perry.[3] After the Wailers disbanded in 1974,[4] Marley pursued a solo career that culminated in the release of the album Exodus in 1977, which established his worldwide reputation and produced his status as one of the world’s best-selling artists of all time, with sales of more than 75 million records.[5][6] He was a committed Rastafari who infused his music with a sense of spirituality

http://en.wikipedia.org/wiki/Bob_Marley

Sulla via della pace – The Path to Peace


Sulla via della pace

Le battaglie nel mondo

Fate ogni cosa con una mente che sappia lasciare andare.
Non aspettatevi nessuna ricompensa o premio.
Se lasciate andare un poco, avrete un poco di pace.
Se lasciate andare completamente, conoscerete la pace e la libertà complete.
Le vostre battaglie con il mondo giungeranno al termine.
Achaan Chah

La pace è ogni passo

La pace è ogni passo.
Il fulgido sole rosso è il mio cuore.
Ogni fiore sorride con me.
Quanto verde rigloglio tutto intorno!
Com’è fresco il soffio del vento!
La pace è ogni passo.
E fa gioioso il sentiero senza fine.

La pace è ogni passo – Thich Nhat Hanh

Il sentiero della pace

del venerabile Ajahn Chah

© Ass. Santacittarama, 2002. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Silvana Ziviani.

Brani estratti da un discorso del Venerabile Ajahn Chah indirizzato ai monaci e ai novizi.

POSSIAMO DIRE CHE IL RETTO SENTIERO DELLA PACE, il sentiero che il Buddha ha scoperto e ci ha indicato, che conduce alla pace della mente, alla purezza e alla realizzazione delle qualità di un samana, è formato da sila (freno morale), samadhi(concentrazione) e pañña (saggezza). E’ una strada valida per tutti. Infatti i discepoli del Buddha che divennero illuminati, all’inizio erano delle persone ordinarie, come tutti noi. Anche il Buddha all’inizio era uno come noi. Praticarono e dall’opacità fecero emergere la luce, dalla rozzezza la bellezza e dalle cose vane e inutili grandi benefici per tutti.

Silasamadhi e pañña sono i nomi dati a tre diversi aspetti della pratica. Praticando sila, samadhi pañña, in effetti, praticate con voi stessi. La giusta sila esiste qui in questo momento, il giusto samadhiè qui. Perché? Perché il vostro corpo è qui! La pratica di silariguarda il corpo intero. Quindi, siccome il vostro corpo è qui, le mani, le gambe sono qui, è qui che praticate sila.

Un conto è tenere a mente tutta la lista dei comportamenti sbagliati da evitare, così come elencata nei libri, un altro conto è capire che le potenzialità che questi atteggiamenti hanno di crescere, risiede in voi. Praticare la disciplina morale vuol dire stare attenti ad evitare certe azioni, come uccidere, rubare ed avere una condotta sessuale scorretta. Il Buddha ci ha insegnato a prenderci cura di tutte le nostre azioni, anche delle più semplici.

Forse nel passato avete ucciso degli animali o degli insetti schiacciandoli o non siete stati troppo attenti nel parlare: il parlare sbagliato si ha quando si mente o si esagera la verità, mentre parlare in modo grossolano vuol dire essere aggressivi e offensivi verso gli altri, dicendo in continuazione ‘imbroglione’, ‘idiota’ e così via. Il parlare frivolo si ha quando i discorsi sono solo chiacchiere inutili, senza senso, sconclusionati, che vanno avanti senza voler dire niente. Ci siamo lasciati andare tutti qualche volta a questo genere di discorsi a ruota libera, quindi praticare silasignifica sorvegliare se stessi, sorvegliare le proprie azioni e le proprie parole.

Ma chi sorveglia? Chi si prende la responsabilità delle vostre azioni? Quando vi appropriate di qualcosa che non vi appartiene, chi è consapevole di quell’azione? E’ la mano? Questo è il punto su cui dovete sviluppare la consapevolezza. Chi sa che state per mentire, giurare o dire qualcosa di frivolo? Consapevole di ciò che dice è la bocca, o è colui che conosce il significato delle parole? Contemplate: ‘colui che conosce’, chiunque sia, deve prendersi la responsabilità della vostra sila. Portate questa consapevolezza a sorvegliare le vostre azioni e le parole. Per praticare sila, usate quella parte della mente che dirige le vostre azioni e che vi porta ad agire bene o male, a cacciare il furfante e a trasformarlo in uno sceriffo. Tenete ferma la mente capricciosa e portatela a servire e a prendersi la responsabilità di tutte le vostre azioni e parole. Osservate ciò e contemplatelo. Il Buddha ci ha esortato ad essere consapevoli delle nostre azioni. Chi è consapevole? Il corpo non ne sa niente; sa solo stare in piedi, camminare e cose del genere. Per poter fare qualsiasi cosa deve aspettare che qualcuno glielo ordini. La stessa cose vale per le mani, per la bocca.

La pratica comporta che si instauri sati – cioè la consapevolezza – in ‘colui che conosce’. ‘Colui che conosce’ è quell’intenzione della mente che prima ci portava ad uccidere esseri viventi, a rubare le cose altrui e a indulgere a una sessualità scorretta, a mentire, a calunniare, a parlare in modo sciocco e frivolo, a comportarci nei modi più sfrenati. E’ ‘colui che conosce’ che ci ha spinto a parlare; esso esiste nella mente. Focalizzate la consapevolezza (sati) – questa costante riflessione consapevole – su ‘colui che conosce’. Lasciate che la conoscenza si prenda cura della vostra pratica.

Usate sati, la consapevolezza, per mantenere la mente riflessiva, concentrata nel momento presente, ottenendo così la calma mentale. Fate che la mente badi a se stessa, e che lo faccia bene.

Mantenere sila – o in altre parole, prendersi cura delle azioni e delle parole – non è poi una cosa così difficile, se la mente sa badare a se stessa. Siate sempre consapevoli, ogni momento e in ogni postura: sdraiati, in piedi, camminando e seduti. Prima di compiere qualsiasi azione, prima di parlare o di impegnarvi in una conversazione, stabilite la consapevolezza, sati; dovete essere raccolti, prima di fare qualsiasi cosa. Non importa quello che direte, l’importante è raccogliersi nella mente. Esercitatevi fino a diventare molto abili. Praticate, in modo da essere sempre al corrente di ciò che capita nella mente; praticate fino a quando la consapevolezza diventi così naturale da essere presente ancora prima di agire o di parlare. E’ questo il modo per stabilire la consapevolezza nel cuore. E’ con ‘colui che conosce’ che sorvegliate voi stessi, perché tutte le azioni vengono da lui. E’ qui che hanno origine le intenzioni che produrranno l’azione ed è per questo che la pratica non avrà successo se fate svolgere questo compito a qualcun altro.

Le vostre parole e le vostre azioni, sempre tenute a bada, diventeranno aggraziate e piacevoli sia all’occhio che all’orecchio, mentre voi stessi, sarete perfettamente a vostro agio all’interno di questa disciplina. Se praticate la consapevolezza e il controllo fino a renderli atteggiamenti naturali, la mente diventerà ferma e risoluta nella pratica di sila. Farà costantemente attenzione alla pratica, riuscendo così a concentrarsi completamente. In altre parole, la pratica basata sul controllo e la disciplina, in cui vi prendete costantemente cura delle azioni e delle parole, in cui siete completamente responsabili del comportamento esteriore che avete, si chiama sila, mentre samadhi è caratterizzato dalla saldezza della consapevolezza, a sua volta derivato dalla ferma concentrazione nella pratica di sila. Queste sono le caratteristiche di samadhi, come fattore esterno della pratica. Ma vi è un lato più profondo e interiore.

Una volta che la mente sia concentrata nella pratica e che sila e samadhi si siano stabilizzati, sarete in grado di investigare e riflettere su ciò che è salutare e ciò che non lo è, chiedendo a voi stessi “questo è giusto? O non è giusto?”, man mano che sperimentate i vari contenuti mentali. Quando la mente entra in contatto con cose visive, con suoni, odori, gusti, con sensazioni tattili o con idee, ‘colui che conosce’ apparirà e stabilirà la consapevolezza del piacere e dispiacere, della felicità e della sofferenza, e di tutti gli oggetti mentali che si vanno sperimentando. Riuscirete finalmente a ‘vedere’ chiaramente e osserverete un’infinità di cose diverse.

Se siete consapevoli, vedrete i vari oggetti che passano nella mente e la reazione che accompagna l’esperienza di essi. ‘Colui che conosce’ li prenderà automaticamente come oggetti di contemplazione. Quando la mente è vigile e la consapevolezza ferma e stabile, noterete facilmente le reazioni che si manifestano per mezzo del corpo, della parola o della mente, man mano che si sperimentano questi oggetti mentali. Tale aspetto della mente che identifica e seleziona il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato, in mezzo agli oggetti mentali che rientrano nel campo della consapevolezza, è pañña, una pañña allo stadio iniziale, che maturerà con l’avanzare della pratica. Tutti questi vari aspetti della pratica sorgono dall’interno della mente. Il Buddha si riferì a queste caratteristiche chiamandole sila, samadhi e pañña.

Continuando la pratica, vedrete sorgere nella mente altri attaccamenti e illusioni. Questo significa che ora state attaccandovi a ciò che è buono e sano. Diventate timorosi di ogni caduta o errore della mente, temendo che il samadhi ne risenta. Nello stesso tempo cominciate ad essere diligenti nella pratica, ad amarla e a coltivarla, lavorandovi con grande energia.

Continuate a praticare così il più a lungo possibile, fino a quando forse raggiungerete il punto in cui non farete altro che giudicare e trovare errori in chiunque incontrate, ovunque andiate. Reagite continuamente con attrazione o avversione al mondo che vi circonda, diventando sempre più incerti sulla correttezza di ciò che fate. E’ come se foste ossessionati dalla pratica. Ma non preoccupatevene; a questo punto è meglio praticare troppo che troppo poco. Praticate molto e dedicatevi a sorvegliare il corpo, la parola e la mente. Di questo esercizio non ne farete mai abbastanza. Tenetevi ancorati agli oggetti mentali rappresentati dalla consapevolezza e dal controllo sul corpo, sulla parola e sulla mente, e dalla discriminazione tra giusto e sbagliato. In questo modo svilupperete sempre più la concentrazione e rimanendo costantemente e fermamente ancorati a questo modo di praticare, la mente diventerà essa stessa sila, samadhi e pañña, le caratteristiche della pratica come descritte negli insegnamenti tradizionali.

Man mano che continuate a sviluppare la pratica, queste differenti caratteristiche e qualità, si perfezioneranno nella mente. Tuttavia la pratica di sila, samadhi pañña, a questo livello non è sufficiente per produrre i fattori di jhana (assorbimento meditativo) – la pratica è ancora troppo grossolana. Eppure la mente è abbastanza raffinata (sempre relativamente alla grossolanità di base!). E tale appare a una normale persona non illuminata, che non abbia curato troppo la propria mente e che non abbia praticato la meditazione e la consapevolezza.

A questo livello si può sentire un certo senso di soddisfazione per riuscire a praticare al massimo delle proprie possibilità e lo vedrete da soli. E’ qualcosa che solo il praticante può sperimentare all’interno della propria mente. E se questo avviene, potete ritenervi già sulla giusta via. State camminando solo all’inizio del sentiero – ai livelli più elementari – ma, per certi versi, questi sono gli stadi più difficili. State praticando sila, samadhi e pañña e dovete continuare a praticarli sempre tutti e tre, poiché se ne manca anche solo uno, la pratica non si svilupperà in modo corretto. Più cresce sila, più solida e concentrata diviene la mente. Più la mente è stabile più consistente diventa pañña, e così via; ogni parte della pratica sostiene e si collega all’altra.

Man mano che approfondite e raffinate la pratica, sila, samadhi paññamatureranno insieme sgorgando dalla stessa fonte, come infatti si sono raffinate sbozzandosi dallo stesso materiale grezzo. In altre parole, il Sentiero ha inizi grossolani, ma raffinando ed esercitando la mente con la meditazione e la riflessione, tutto diventa via via più raffinato.

Quando la mente è più raffinata, la pratica della consapevolezza si focalizza meglio, poiché è concentrata su un’area più ristretta. Anzi, la pratica diventa molto più facile, quando la mente si concentra sempre di più su se stessa. Ormai non fate più grossi sbagli, ormai, quando la mente è presa in qualche problema, quando sorgono dubbi se è giusto o no agire o dire certe cose, semplicemente fermate la proliferazione mentale e, intensificando gli sforzi nella pratica, continuate a volgere l’attenzione sempre più in profondità in voi stessi. Così la pratica del samadhi diverrà vieppiù ferma e concentrata, mentre la pratica di pañña si rafforza, permettendo di vedere le cose più chiaramente e più naturalmente.

Il risultato è che potrete vedere la mente e i suoi oggetti nitidamente, senza dover fare distinzione fra mente, corpo e parola. Continuando a volgere l’attenzione all’interno di sé e continuando a riflettere sul Dhamma, la facoltà della saggezza gradualmente maturerà fino al punto che potrete contemplare la mente e gli oggetti mentali soltanto, ciò significa che state cominciando a sperimentare il corpo come immateriale. Quando l’intuizione è così sviluppata, non andrete più a tentoni, incerti su come interpretare il corpo e il suo modo di essere. La mente sperimenterà le caratteristiche fisiche del corpo come oggetti senza forma con cui essa entra in contatto. Infine, contemplerete solo la mente e gli oggetti mentali, cioè quegli oggetti che arrivano a livello di coscienza.

Esaminando ora la vera natura della mente, osserverete che, nel suo stato naturale, non ha preoccupazioni o ambizioni che la sommergano. E’ come una bandiera che sia stata legata all’estremità di un’asta; se niente la muove rimarrà così, tranquilla. E se si muove significa che c’è del vento, una forza esterna che la fa agitare. Allo stato naturale, la mente fa lo stesso – in essa non vi è né amore né odio, né disapprovazione. Essa è indipendente, in uno stato di purezza che è completamente chiaro, raggiante, non offuscato. Nel suo stato puro la mente è pacifica, senza felicità o sofferenza, – in effetti non sperimenta nessun vedana(sensazione). E’ questo il vero stato della mente.

Lo scopo della pratica, quindi, è guardarsi internamente, cercando e investigando fino a quando troverete la mente originale. La mente originale è detta anche la mente pura. La mente pura è la mente senza attaccamenti. E’ in uno stato di perenne conoscenza e attenzione, completamente consapevole di ciò che sta sperimentando. Quando la mente è così non vi sono oggetti mentali piacevoli o spiacevoli che la possano turbare, non li insegue. La mente non ‘diventa’ nulla. In altre parole, nulla può scuoterla. La mente conosce se stessa come purezza. Si è evoluta verso una vera, completa indipendenza; ha raggiunto il suo stato originale.

E come ha potuto raggiungere questo stato originale? Attraverso la facoltà della consapevolezza, riflettendo con saggezza e vedendo che tutte le cose sono solo condizioni che sorgono dal mutuo interagire degli elementi, senza che vi sia nessuno che li controlli. E così capita anche quando sperimentiamo la gioia e la sofferenza. Questi stati mentali sono solo “felicità” e “sofferenza”. Non vi è qualcuno che ‘ha’ la felicità, la mente non ‘possiede’ la sofferenza; gli stati mentali non ‘appartengono’ alla mente. Osservatelo voi stessi. In effetti, queste sono cose che non riguardano la mente, sono separate, distinte da essa. La felicità è solo uno stato di felicità; la sofferenza è solo uno stato di sofferenza. Voi siete solo coloro che sanno questo.

In passato, a causa delle radici dell’avidità, dell’odio e dell’illusione presenti nella mente, essa avrebbe reagito immediatamente quando entravate in contatto con qualcosa di piacevole o spiacevole, e attraverso questa reazione vi sareste ‘impadroniti’ di quell’oggetto mentale, sperimentandolo come sofferenza o gioia. E così potrà avvenire ancora fino a quando la mente non conoscerà se stessa, fino a quando non sarà chiara e illuminata. Quando la mente non è libera, si lascia influenzare da qualsiasi oggetto mentale le capiti di sperimentare. In altre parole, non ha un rifugio, è incapace di dipendere veramente da se stessa. In questa situazione, quando ricevete una piacevole impressione mentale diventate allegri o diventate tristi quando l’oggetto mentale è spiacevole. Così la mente dimentica se stessa.

La mente originale, invece, è al di là del bene e del male, poiché questa è la natura originale della mente. E’ un’illusione essere felici per aver sperimentato un oggetto mentale piacevole. E’ un’illusione essere tristi per aver sperimentato un oggetto mentale spiacevole. Gli oggetti mentali sorgono con il mondo, sono il mondo. Danno l’avvio alla felicità e alla sofferenza, al bene e al male, e a tutto ciò che è soggetto all’impermanenza e all’incertezza. Quando vi separate dalla mente originale, tutto diventa incerto: solo una catena interminabile di nascita e morte, dubbi e apprensioni, sofferenza e fatica, senza la possibilità di fermare, di far cessare tutto ciò. E’ questa la ruota eterna delle rinascite.

Samadhi significa la mente fermamente concentrata, e più praticate più la mente diventa stabile. Più la mente è concentrata, più essa diventa risoluta nella pratica. Più contemplate, più diventate fiduciosi e la mente diventerà così stabile che non potrà più essere smossa da nulla. Sapete perfettamente che nessun oggetto mentale la può scuotere. Gli oggetti mentali sono oggetti mentali; la mente è la mente. La mente sperimenta stati mentali buoni o cattivi, felicità e sofferenza, perché viene illusa dagli oggetti mentali. La mente che non si fa ingannare non può essere turbata da nulla, poiché nello stato di consapevolezza, vede tutte le cose come elementi naturali che sorgono e scompaiono: solo questo! Si può avere questo tipo di esperienza anche quando non si è riusciti a lasciar andare completamente.

Semplificando, lo stato che è sorto, è la mente stessa. Se contemplate seguendo la verità delle cose così come sono, vi accorgerete che esiste un solo sentiero e che è vostro dovere seguirlo. Significa che sapete, fin dall’inizio, che gli stati mentali di felicità e dolore non sono il sentiero da seguire. E’ qualcosa che dovete capire da soli: è la verità delle cose così come sono! Siete in grado di capire tutto ciò – siete consapevoli con la giusta visione delle cose – ma allo stesso tempo non siete in grado di lasciar andare completamente i vostri attaccamenti.

Qual è allora il modo giusto di praticare? State nella via di mezzo, che vuol dire prendere nota dei vari stati di gioia e dolore, ma contemporaneamente teneteli a debita distanza sia da un’esagerazione che dall’altra. Questa è la via corretta di praticare: mantenere la consapevolezza anche se non siete in grado di lasciar andare. E’ la via più giusta, poiché, anche se la mente è aggrappata ai vari stati di gioia o sofferenza, vi è sempre la consapevolezza di questo attaccamento. Ciò significa che quando la mente si attacca a stati di felicità, voi non le date importanza e non ne gioite e altrettanto non criticate gli stati di sofferenza. In questo modo potete veramente osservare la mente così com’è. Quando praticate fino al punto di portare la mente oltre la gioia e l’infelicità, automaticamente sorgerà l’equanimità, e voi non dovrete fare altro che contemplarla come un oggetto mentale e seguirla, pian pianino. Il cuore sa dove andare per essere oltre le negatività, e anche se non è ancora pronto a trascenderle, le mette da parte e continua a praticare.

Quando sorge la felicità e la mente vi si attacca, prendete proprio questa felicità come oggetto di contemplazione; lo stesso, se la mente si attacca all’infelicità, prendete questa infelicità come oggetto di contemplazione. Finalmente la mente raggiungerà uno stadio in cui sarà pienamente consapevole sia della felicità che dell’infelicità. E questo accadrà quando sarà in grado di mettere da parte sia la felicità che la sofferenza, sia il piacere che la tristezza, quando sarà in grado di mettere da parte il mondo per diventare allora il ‘conoscitore dei mondi’. Una volta che la mente ‘colei che conosce’ – può lasciar andare, è qui che si stabilizzerà ed allora la pratica diventa veramente interessante.

Ogni volta che vi è attaccamento nella mente, continuate a battere su quel punto, senza lasciar andare. Se c’è attaccamento alla felicità, continuate a meditarvi sopra, senza permettere che la mente si allontani da quello stato d’animo. Se la mente si attacca alla sofferenza, afferratevi a ciò, tenendovi ben stretti e contemplando subito quella disposizione d’animo. Anche se la mente è intrappolata in uno stato mentale negativo, riconoscetelo come uno stato d’animo negativo e la mente non ne sarà più distratta. E’ come quando si capita in un cespuglio di rovi; ovviamente non lo fate appositamente, anzi cercate di evitarlo, ma può capitare che vi troviate a camminare tra le spine. E come vi sentite allora? Naturalmente provate avversione. Anche se lo sapete, non potete fare a meno di essere ‘in mezzo alle spine’. La mente continua ancora a inseguire i vari stati di felicità e sofferenza, ma non indulge in essi. Il vostro è un continuo sforzo per eliminare ogni attaccamento dalla mente, per eliminare e per ripulire la mente da tutto ciò che è esteriore, mondano.

Alcuni vogliono pacificare la mente, ma essi stessi non sanno che cos’è la pace. Non sanno che cos’è una mente tranquilla! Vi sono due tipi di tranquillità mentale: uno è la pace che viene per mezzo del samadhi,l’altro è la pace che viene da pañña. La mente che è calma per mezzo disamadhi è una mente ancora in preda all’illusione. La pace che si raggiunge per mezzo del solo samadhi, dipende dal fatto che la mente è separata dagli oggetti mentali. Quando non sperimenta alcun oggetto mentale, allora è calma, e perciò uno si attacca alla felicità collegata a questa pace. Tuttavia, quando c’è il contatto con i sensi, la mente vi si precipita dentro subito, poiché ha paura degli oggetti mentali. Ha paura della felicità e della sofferenza; ha paura della lode e della critica, ha paura delle forme, dei suoni, degli odori e dei gusti. Chi ha la pace per mezzo di samadhi ha paura di tutto e non vuole essere coinvolto in niente e con nessuno. La gente che pratica samadhi in questo modo, vorrebbe isolarsi in una grotta, dove può sperimentare in pieno la beatitudine delsamadhi, senza mai doverne uscire fuori. Appena trovano un posto isolato, vi si intrufolano e vi si nascondono.

Questo tipo di samadhi porta con sé molta sofferenza: per loro è difficile uscirne fuori e avvicinarsi agli altri. Non vogliono vedere forme o udire suoni. Non vogliono sperimentare completamente nulla! Devono vivere in appositi luoghi particolarmente tranquilli, dove nessuno possa disturbarli con la presenza o con le parole.

Questo tipo di pace non è utile allo scopo. Quando avete raggiunto un normale livello di calma, allontanatevene. Il Buddha non ci ha insegnato a praticare samadhi nell’illusione. Se vi accorgete di praticare in questa maniera, smettete subito. Se la mente ha raggiunto la calma, usate questa calma come base di contemplazione. Contemplate la pace della concentrazione e usatela per collegare la mente con i vari oggetti mentali che sperimenta, riflettendoci poi sopra. Contemplate le tre caratteristiche di aniccam (impermanenza), dukkham (sofferenza) e anatta (non-sé). Riflettete e quando avrete contemplato abbastanza, potete ristabilire senza pericolo la calma del samadhi, sedendo in meditazione e poi, una volta riottenuta la calma, riprendete la contemplazione. Man mano che acquistate conoscenza, usatela per combattere le negatività e allenare la mente.

La pace che viene per mezzo di pañña è un’altra cosa, perché quando la mente lascia lo stato di calma, la presenza di pañña la salva dal timore per le forme, i suoni, gli odori, i gusti, le sensazioni tattili e le idee. Vuol dire che ogni volta che c’è un contatto sensoriale, la mente è subito consapevole dell’oggetto mentale e lo lascia perdere – la consapevolezza è abbastanza acuta per poterlo fare immediatamente. Questa è la pace che arriva per mezzo di pañña.

Quando praticate in questo modo, la mente diventa molto più raffinata di quando sviluppavate solo samadhi. La mente diventa potentissima e non cerca più di scappare. E’ questa energia che allontana ogni timore. Prima avevate paura di ogni esperienza, ma ora conoscete gli oggetti mentali per quello che sono e non ne siete quindi più spaventati. Conoscete la vostra stessa forza mentale e non ne siete più intimoriti. Quando vedete una forma, la contemplate; quando udite un suono, lo contemplate. Diventate abili nella contemplazione degli oggetti mentali e comunque essi siano, li potete lasciar andare. Vedete chiaramente la felicità e la lasciate andare. Qualsiasi cosa vediate, la lasciate subito andare. In tal modo tutti gli oggetti mentali perdono la loro forza e non possono più trascinarvi con loro. Quando sorgono queste caratteristiche nella mente del praticante, si può cambiare il nome della pratica, chiamandola vipassana, che significa chiara conoscenza in accordo con la verità. E’ tutto qui: conoscenza in accordo con la verità sulle cose così come sono. Questa è pace al più alto livello, la pace di vipassana.

Il vero scopo della pratica, quindi, non è sviluppare samadhi, sedendosi in meditazione e aggrappandosi a quello stato di beatitudine che procura. Dovete anzi evitare questo stato. Il Buddha ha detto che dovete combattere apertamente la vostra battaglia, non nascondervi in una trincea cercando di evitare le pallottole del nemico. Quando è il momento di lottare, dovete saltar fuori con le armi in pugno, dovete per forza uscire dal nascondiglio. Non potete più stare lì a poltrire quando è tempo di battaglia. Questa è la pratica. Non dovete permettere che la mente si nasconda, acquattandosi nell’ombra.

Ho spiegato la pratica a grandi linee, affinché non abbiate ad impantanarvi nel dubbio, affinché non vi siano esitazioni sul modo di praticare. Quando c’è la felicità, osservate quella felicità; quando c’è la sofferenza, osservate quella sofferenza. E così stabilizzati nella consapevolezza, provate a lasciarle andare entrambe, a metterle da parte. Ora che le avete osservate e quindi le conoscete, continuate a lasciarle andare. Non è importante che meditiate seduti o camminando, se continuate a pensare non fa niente. La cosa importante è essere sempre e continuamente consapevoli della propria mente. Se vi trovate invischiati in troppe proliferazioni mentali, raccoglietele tutte insieme, e contemplatele come se fossero un tutt’uno. Ne taglierete l’energia alla radice dicendo: “Tutti questi pensieri, queste idee e immaginazioni sono semplicemente delle proliferazioni mentali e basta. Tutto ciò è aniccam, dukkham anatta. In nessuno di loro risiede la certezza”. E poi lasciatele subito perdere.

© Ass. Santacittarama (& Wat Nong Pah Pong), 2006. Tutti i diritti sono riservati. SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE
GRATUITA. 
On the Road to PeaceThe battles in the worldDo everything with a mind that knows how to let go.
Do not expect any reward or prize.
If you let go a little, you’ll have a little peace.
If you let go completely, you will know complete freedom andpeace.
Your battles with the world come to an end.

Achaan Chah

Peace is every step

Peace is every step.
The shining red sun is my heart.
Each flower smiles with me.
Rigloglio how green all around!
How cool the wind blowing!
Peace is every step.
It is the joyful endless path.

Peace is every step – Thich Nhat Hanh

The Path to Peace

Today I will give a teaching particularly for you as monks and novices, so please determine your hearts and minds to listen. There is nothing else for us to talk about other than the practice of the DhammaVinaya (Truth and Discipline).

Every one of you should clearly understand that now you have been ordained as Buddhist monks and novices and should be conducting yourselves appropriately. We have all experienced the lay life, which is characterised by confusion and a lack of formal Dhamma practice; now, having taken up the form of a Buddhistsamana1, some fundamental changes have to take place in our minds so that we differ from lay people in the way we think. We must try to make all of our speech and actions – eating and drinking, moving around, coming and going – befitting for one who has been ordained as a spiritual seeker, who the Buddha referred to as a samana. What he meant was someone who is calm and restrained. Formerly, as lay people, we didn’t understand what it meant to be a samana, that sense of peacefulness and restraint. We gave full license to our bodies and minds to have fun and games under the influence of craving and defilement. When we experienced pleasant ārammana2, these would put us into a good mood, unpleasant mind-objects would put us into a bad one – this is the way it is when we are caught in the power of mind-objects. The Buddha said that those who are still under the sway of mind-objects aren’t looking after themselves. They are without a refuge, a true abiding place, and so they let their minds follow moods of sensual indulgence and pleasure-seeking and get caught into suffering, sorrow, lamentation, pain, grief and despair. They don’t know how or when to stop and reflect upon their experience.

In Buddhism, once we have received ordination and taken up the life of the samana, we have to adjust our physical appearance in accordance with the external form of the samana: we shave our heads, trim our nails and don the brown bhikkhus’3 robes – the banner of the Noble Ones, the Buddha and the Arahants4. We are indebted to the Buddha for the wholesome foundations he established and handed down to us, which allow us to live as monks and find adequate support. Our lodgings were built and offered as a result of the wholesome actions of those with faith in the Buddha and His teachings. We do not have to prepare our food because we are benefiting from the roots laid down by the Buddha. Similarly, we have inherited the medicines, robes and all the other requisites that we use from the Buddha. Once ordained as Buddhist monastics, on the conventional level we are called monks and given the title ‘Venerable’5; but simply having taken on the external appearance of monks does not make us truly venerable. Being monks on the conventional level means we are monks as far as our physical appearance goes. Simply by shaving our heads and putting on brown robes we are called ‘Venerable’, but that which is truly worthy of veneration has not yet arisen within us – we are still only ‘Venerable’ in name. It’s the same as when they mould cement or cast brass into a Buddha image: they call it a Buddha, but it isn’t really that. It’s just metal, wood, wax or stone. That’s the way conventional reality is.

It’s the same for us. Once we have been ordained, we are given the title Venerable Bhikkhu, but that alone doesn’t make us venerable. On the level of ultimate reality – in other words, in the mind – the term still doesn’t apply. Our minds and hearts have still not been fully perfected through the practice with such qualities as mettā (kindness), karunā (compassion), muditā (sympathetic joy) and upekkhā (equanimity). We haven’t reached full purity within. Greed, hatred and delusion are still barring the way, not allowing that which is worthy of veneration to arise.

Our practice is to begin destroying greed, hatred and delusion – defilements which for the most part can be found within each and every one of us. These are what hold us in the round of becoming and birth and prevent us from achieving peace of mind. Greed, hatred and delusion prevent the samana – peacefulness – from arising within us. As long as this peace does not arise, we are still not samana; in other words, our hearts have not experienced the peace that is free from the influence of greed, hatred and delusion. This is why we practise – with the intention of expunging greed, hatred and delusion from our hearts. It is only when these defilements have been removed that we can reach purity, that which is truly venerable.

Internalising that which is venerable within your heart doesn’t involve working only with the mind, but your body and speech as well. They have to work together. Before you can practise with your body and speech, you must be practising with your mind. However, if you simply practise with the mind, neglecting body and speech, that won’t work either. They are inseparable. Practising with the mind until it’s smooth, refined and beautiful is similar to producing a finished wooden pillar or plank: before you can obtain a pillar that is smooth, varnished and attractive, you must first go and cut a tree down. Then you must cut off the rough parts – the roots and branches – before you split it, saw it and work it. Practising with the mind is the same as working with the tree, you have to work with the coarse things first. You have to destroy the rough parts: destroy the roots, destroy the bark and everything which is unattractive, in order to obtain that which is attractive and pleasing to the eye. You have to work through the rough to reach the smooth. Dhamma practice is just the same. You aim to pacify and purify the mind, but it’s difficult to do. You have to begin practising with externals – body and speech – working your way inwards until you reach that which is smooth, shining and beautiful. You can compare it with a finished piece of furniture, such as these tables and chairs. They may be attractive now, but once they were just rough bits of wood with branches and leaves, which had to be planed and worked with. This is the way you obtain furniture that is beautiful or a mind that is perfect and pure.

Therefore the right path to peace, the path the Buddha laid down, which leads to peace of mind and the pacification of the defilements, is sīla (moral restraint), samādhi (concentration) andpaññā (wisdom). This is the path of practice. It is the path that leads you to purity and leads you to realise and embody the qualities of the samana. It is the way to the complete abandonment of greed, hatred and delusion. The practice does not differ from this whether you view it internally or externally.

This way of training and maturing the mind – which involves the chanting, the meditation, the Dhamma talks and all the other parts of the practice – forces you to go against the grain of the defilements. You have to go against the tendencies of the mind, because normally we like to take things easy, to be lazy and avoid anything which causes us friction or involves suffering and difficulty. The mind simply doesn’t want to make the effort or get involved. This is why you have to be ready to endure hardship and bring forth effort in the practice. You have to use the dhammaof endurance and really struggle. Previously your bodies were simply vehicles for having fun, and having built up all sorts of unskilful habits it’s difficult for you to start practising with them. Before, you didn’t restrain your speech, so now it’s hard to start restraining it. But as with that wood, it doesn’t matter how troublesome or hard it seems: before you can make it into tables and chairs, you have to encounter some difficulty. That’s not the important thing; it’s just something you have to experience along the way. You have to work through the rough wood to produce the finished pieces of furniture.

The Buddha taught that this is the way the practice is for all of us. All of his disciples who had finished their work and become fully enlightened, had, (when they first came to take ordination and practise with him) previously been puthujjana (ordinary worldlings). They had all been ordinary unenlightened beings like ourselves, with arms and legs, eyes and ears, greed and anger – just the same as us. They didn’t have any special characteristics that made them particularly different from us. This was how both the Buddha and his disciples had been in the beginning. They practised and brought forth enlightenment from the unenlightened, beauty from the ugliness and great benefit from that which was virtually useless. This work has continued through successive generations right up to the present day. It is the children of ordinary people – farmers, traders and businessmen – who, having previously been entangled in the sensual pleasures of the world, go forth to take ordination. Those monks at the time of the Buddha were able to practise and train themselves, and you must understand that you have the same potential. You are made up of the five khandhas6 (aggregates), just the same. You also have a body, pleasant and unpleasant feelings, memory and perception, thought formations and consciousness – as well as a wandering and proliferating mind. You can be aware of good and evil. Everything’s just the same. In the end, that combination of physical and mental phenomena present in each of you, as separate individuals, differs little from that found in those monastics who practised and became enlightened under the Buddha. They had all started out as ordinary, unenlightened beings. Some had even been gangsters and delinquents, while others were from good backgrounds. They were no different from us. The Buddha inspired them to go forth and practise for the attainment of magga (the Noble Path) and phala (Fruition)7, and these days, in similar fashion, people like yourselves are inspired to take up the practice of sīlasamādhi and paññā.

Sīlasamādhi and paññā are the names given to the different aspects of the practice. When you practise sīlasamādhi and paññā, it means you practise with yourselves. Right practice takes place here within you. Right sīla exists here, right samādhi exists here. Why? Because your body is right here. The practice of sīla involves every part of the body. The Buddha taught us to be careful of all our physical actions. Your body exists here! You have hands, you have legs right here. This is where you practise sīla. Whether your actions will be in accordance with sīla and Dhamma depends on how you train your body. Practising with your speech means being aware of the things you say. It includes avoiding wrong kinds of speech, namely divisive speech, coarse speech and unnecessary or frivolous speech. Wrong bodily actions include killing living beings, stealing and sexual misconduct.

It’s easy to reel off the list of wrong kinds of behaviour as found in the books, but the important thing to understand is that the potential for them all lies within us. Your body and speech are with you right here and now. You practise moral restraint, which means taking care to avoid the unskilful actions of killing, stealing and sexual misconduct. The Buddha taught us to take care with our actions from the very coarsest level. In the lay life you might not have had very refined moral conduct and frequently transgressed the precepts. For instance, in the past you may have killed animals or insects by smashing them with an axe or a fist, or perhaps you didn’t take much care with your speech: false speech means lying or exaggerating the truth; coarse speech means you are constantly being abusive or rude to others – ‘you scum,’ ‘you idiot,’ and so on; frivolous speech means aimless chatter, foolishly rambling on without purpose or substance. We’ve indulged in it all. No restraint! In short, keeping sīla means watching over yourself, watching over your actions and speech.

So who will do the watching over? Who will take responsibility for your actions? When you kill some animal, who is the one who knows? Is your hand the one who knows, or is it someone else? When you steal someone else’s property, who is aware of the act? Is your hand the one who knows? This is where you have to develop awareness. Before you commit some act of sexual misconduct, where is your awareness? Is your body the one who knows? Who is the one who knows before you lie, swear or say something frivolous? Is your mouth aware of what it says, or is the one who knows in the words themselves? Contemplate this: whoever it is who knows is the one who has to take responsibility for your sīla. Bring that awareness to watch over your actions and speech. That knowing, that awareness is what you use to watch over your practice. To keep sīla, you use that part of the mind which directs your actions and which leads you to do good and bad. You catch the villain and transform him into a sheriff or a mayor. Take hold of the wayward mind and bring it to serve and take responsibility for all your actions and speech. Look at this and contemplate it. The Buddha taught us to take care with our actions. Who is it who does the taking care? The body doesn’t know anything; it just stands, walks around and so on. The hands are the same; they don’t know anything. Before they touch or take hold of anything, there has to be someone who gives them orders. As they pick things up and put them down there has to be someone telling them what to do. The hands themselves aren’t aware of anything; there has to be someone giving them orders. The mouth is the same – whatever it says, whether it tells the truth or lies, is rude or divisive, there must be someone telling it what to say.

The practice involves establishing sati, mindfulness, within this ‘one who knows.’ The ‘one who knows’ is that intention of mind, which previously motivated us to kill living beings, steal other people’s property, indulge in illicit sex, lie, slander, say foolish and frivolous things and engage in all the kinds of unrestrained behaviour. The ‘one who knows’ led us to speak. It exists within the mind. Focus your mindfulness or sati – that constant recollectedness – on this ‘one who knows.’ Let the knowing look after your practice.

In practice, the most basic guidelines for moral conduct stipulated by the Buddha were: to kill is evil, a transgression of sīla; stealing is a transgression; sexual misconduct is a transgression; lying is a transgression; vulgar and frivolous speech are all transgressions of sīla. You commit all this to memory. It’s the code of moral discipline, as laid down by the Buddha, which encourages you to be careful of that one inside of you who was responsible for previous transgressions of the moral precepts. That one, who was responsible for giving the orders to kill or hurt others, to steal, to have illicit sex, to say untrue or unskilful things and to be unrestrained in all sorts of ways – singing and dancing, partying and fooling around. The one who was giving the orders to indulge in all these sorts of behaviour is the one you bring to look after the mind. Use sati or awareness to keep the mind recollecting in the present moment and maintain mental composure in this way. Make the mind look after itself. Do it well.

If the mind is really able to look after itself, it is not so difficult to guard speech and actions, since they are all supervised by the mind. Keeping sīla – in other words taking care of your actions and speech – is not such a difficult thing. You sustain awareness at every moment and in every posture, whether standing, walking, sitting or lying down. Before you perform any action, speak or engage in conversation, establish awareness first – don’t act or speak first, establish mindfulness first and then act or speak. You must have sati, be recollecting, before you do anything. It doesn’t matter what you are going to say, you must first be recollecting in the mind. Practise like this until you are fluent. Practise so that you can keep abreast of what’s going on in the mind; to the point where mindfulness becomes effortless and you are mindful before you act, mindful before you speak. This is the way you establish mindfulness in the heart. It is with the ‘one who knows’ that you look after yourself, because all your actions spring from here.

This is where the intentions for all your actions originate and this is why the practice won’t work if you try to bring in someone else to do the job. The mind has to look after itself; if it can’t take care of itself, nothing else can. This is why the Buddha taught that keeping sīla is not that difficult, because it simply means looking after your own mind. If mindfulness is fully established, whenever you say or do something harmful to yourself or others, you will know straight away. You know that which is right and that which is wrong. This is the way you keep sīla. You practise with your body and speech from the most basic level.

By guarding your speech and actions they become graceful and pleasing to the eye and ear, while you yourself remain comfortable and at ease within the restraint. All your behaviour, manners, movements and speech become beautiful, because you are taking care to reflect upon, adjust and correct your behaviour. You can compare this with your dwelling place or the meditation hall. If you are regularly cleaning and looking after your dwelling place, then both the interior and the area around it will be pleasant to look at, rather than a messy eyesore. This is because there is someone looking after it. Your actions and speech are similar. If you are taking care with them, they become beautiful, and that which is evil or dirty will be prevented from arising.

Ādikalyānamajjhekalyānapariyosānakalyāna: beautiful in the beginning, beautiful in the middle and beautiful in the end; or harmonious in the beginning, harmonious in the middle and harmonious in the end. What does that mean? Precisely that the practice of sīlasamādhi and paññā is beautiful. The practice is beautiful in the beginning. If the beginning is beautiful, it follows that the middle will be beautiful. If you practise mindfulness and restraint until it becomes comfortable and natural to you – so that there is a constant vigilance – the mind will become firm and resolute in the practise of sīla and restraint. It will be consistently paying attention to the practice and thus become concentrated. That characteristic of being firm and unshakeable in the monastic form and discipline and unwavering in the practice of mindfulness and restraint can be referred to as ‘samādhi.’

That aspect of the practice characterised by a continuous restraint, where you are consistently taking care with your actions and speech and taking responsibility for all your external behaviour, is referred to as sīla. The characteristic of being unwavering in the practice of mindfulness and restraint is calledsamādhi. The mind is firmly concentrated in this practice of sīlaand restraint. Being firmly concentrated in the practice of sīlameans that there is an evenness and consistency to the practice of mindfulness and restraint. These are the characteristics of samādhias an external factor in the practice, used in keeping sīla. However, it also has an inner, deeper side to it. It is essential that you develop and maintain sīla and samādhi from the beginning – you have to do this before anything else.

Once the mind has an intentness in the practice and sīla andsamādhi are firmly established, you will be able to investigate and reflect on that which is wholesome and unwholesome – asking yourself… ‘Is this right?’… ‘Is that wrong?’ – as you experience different mind-objects. When the mind makes contact with different sights, sounds, smells, tastes, tactile sensations or ideas, the ‘one who knows’ will arise and establish awareness of liking and disliking, happiness and suffering and the different kinds of mind-objects that you experience. You will come to see clearly, and see many different things.

If you are mindful, you will see the different objects which pass into the mind and the reaction which takes place upon experiencing them. The ‘one who will automatically take them up as objects for contemplation. Once the mind is vigilant and mindfulness is firmly established, you will note all the reactions displayed through either body, speech or mind, as mind-objects are experienced. That aspect of the mind which identifies and selects the good from the bad, the right from the wrong, from amongst all the mind-objects within your field of awareness, ispaññā. This is paññā in its initial stages and it matures as a result of the practice. All these different aspects of the practice arise from within the mind. The Buddha referred to these characteristics assīlasamādhi and paññā. This is the way they are, as practised in the beginning.

As you continue the practice, fresh attachments and new kinds of delusion begin to arise in the mind. This means you start clinging to that which is good or wholesome. You become fearful of any blemishes or faults in the mind – anxious that your samādhiwill be harmed by them. At the same time you begin to be diligent and hard working, and to love and nurture the practice. Whenever the mind makes contact with mind-objects, you become fearful and tense. You become aware of other people’s faults as well, even the slightest things they do wrong. It’s because you are concerned for your practice. This is practising sīlasamādhi and paññā on one level – on the outside – based on the fact that you have established your views in accordance with the form and foundations of practice laid down by the Buddha. Indeed, these are the roots of the practice and it is essential to have them established in the mind.

You continue to practise like this as much as possible, until you might even reach the point where you are constantly judging and picking fault with everyone you meet, wherever you go. You are constantly reacting with attraction and aversion to the world around you, becoming full of all kinds of uncertainty and continually attaching to views of the right and wrong way to practise. It’s as if you have become obsessed with the practice. But you don’t have to worry about this yet – at that point it’s better to practise too much than too little. Practise a lot and dedicate yourself to looking after body, speech and mind. You can never really do too much of this. This is said to be practising sīla on one level; in fact, sīlasamādhi and paññā are all in there together.

If you were to describe the practice of sīla at this stage, in terms of pāramī8 (spiritual perfections), it would be dāna pāramī (the spiritual perfection of giving), or sīla pāramī (the spiritual perfection of moral restraint). This is the practice on one level. Having developed this much, you can go deeper in the practice to the more profound level of dāna upapāramī9 and sīla upapāramī. These arise out of the same spiritual qualities, but the mind is practising on a more refined level. You simply concentrate and focus your efforts to obtain the refined from the coarse.

Once you have gained this foundation in your practice, there will be a strong sense of shame and fear of wrong-doing established in the heart. Whatever the time or place – in public or in private – this fear of wrong doing will always be in the mind. You become really afraid of any wrong doing. This is a quality of mind that you maintain throughout every aspect of the practice. The practice of mindfulness and restraint with body, speech and mind and the consistent distinguishing between right and wrong is what you hold as the object of mind. You become concentrated in this way and by firmly and unshakeably attaching to this way of practice, it means the mind actually becomes sīlasamādhi and paññā – the characteristics of the practice as described in the conventional teachings.

As you continue to develop and maintain the practice, these different characteristics and qualities are perfected together in the mind. However, practising sīlasamādhi and paññā at this level is still not enough to produce the factors of jhāna10 (meditative absorption) – the practice is still too coarse. Still, the mind is already quite refined – on the refined side of coarse! For an ordinary unenlightened person who has not been looking after the mind or practised much meditation and mindfulness, just this much is already something quite refined. It’s like a poor person – owning two or three pounds can mean a lot, though for a millionaire it’s almost nothing. This is the way it is. A few quid is a lot when you’re down and out and hard up for cash, and in the same way, even though in the early stages of the practice you might still only be able to let go of the coarser defilements, this can still seem quite profound to one who is unenlightened and has never practised or let go of defilements before. At this level, you can feel a sense of satisfaction with being able to practise to the full extent of your ability. This is something you will see for yourself; it’s something that has to be experienced within the mind of the practitioner.

If this is so, it means that you are already on the path, i.e. practising sīlasamādhi and paññā. These must be practised together, for if any are lacking, the practice will not develop correctly. The more your sīla improves, the firmer the mind becomes. The firmer the mind is, the bolder paññā becomes and so on… each part of the practice supporting and enhancing all the others. In the end, because the three aspects of the practice are so closely related to each other, these terms virtually become synonymous. This is characteristic of sammā patipadā (right practice), when you are practising continuously, without relaxing your effort.

If you are practising in this way, it means that you have entered upon the correct path of practice. You are travelling along the very first stages of the path – the coarsest level – which is something quite difficult to sustain. As you deepen and refine the practice,sīlasamādhi and paññā will mature together from the same place – they are refined down from the same raw material. It’s the same as our coconut palms. The coconut palm absorbs the water from the earth and pulls it up through the trunk. By the time the water reaches the coconut itself, it has become clean and sweet, even though it is derived from that plain water in the ground. The coconut palm is nourished by what are essentially the coarse earth and water elements, which it absorbs and purifies, and these are transformed into something far sweeter and purer than before. In the same way, the practice of sīlasamādhi and paññā – in other words Magga – has coarse beginnings, but, as a result of training and refining the mind through meditation and reflection, it becomes increasingly subtle.

As the mind becomes more refined, the practice of mindfulness becomes more focused, being concentrated on a more and more narrow area. The practice actually becomes easier as the mind turns more and more inwards to focus on itself. You no longer make big mistakes or go wildly wrong. Now, whenever the mind is affected by a particular matter, doubts will arise – such as whether acting or speaking in a certain way is right or wrong – you simply keep halting the mental proliferation and, through intensifying effort in the practice, continue turning your attention deeper and deeper inside. The practice of samādhi will become progressively firmer and more concentrated. The practice of paññā is enhanced so that you can see things more clearly and with increasing ease.

The end result is that you are clearly able to see the mind and its objects, without having to make any distinction between the mind, body or speech. You no longer have to separate anything at all – whether you are talking about the mind and the body or the mind and its objects. You see that it is the mind which gives orders to the body. The body has to depend on the mind before it can function. However, the mind itself is constantly subject to different objects contacting and conditioning it before it can have any effect on the body. As you continue to turn attention inwards and reflect on the Dhamma, the wisdom faculty gradually matures, and eventually you are left contemplating the mind and mind-objects – which means that you start to experience the body,rūpadhamma (material), as arūpadhamma (immaterial). Through your insight, you are no longer groping at or uncertain in your understanding of the body and the way it is. The mind experiences the body’s physical characteristics as arūpadhamma – formless objects – which come into contact with the mind. Ultimately, you are contemplating just the mind and mind-objects – those objects which come into your consciousness.

Now, examining the true nature of the mind, you can observe that in its natural state, it has no preoccupations or issues prevailing upon it. It’s like a piece of cloth or a flag that has been tied to the end of a pole. As long as it’s on its own and undisturbed, nothing will happen to it. A leaf on a tree is another example – ordinarily it remains quiet and unperturbed. If it moves or flutters this must be due to the wind, an external force. Normally, nothing much happens to leaves; they remain still. They don’t go looking to get involved with anything or anybody. When they start to move, it must be due to the influence of something external, such as the wind, which makes them swing back and forth. In its natural state, the mind is the same – in it, there exists no loving or hating, nor does it seek to blame other people. It is independent, existing in a state of purity that is truly clear, radiant and untarnished. In its pure state, the mind is peaceful, without happiness or suffering – indeed, not experiencing any vedanā (feeling) at all. This is the true state of the mind.

The purpose of the practice, then, is to seek inwardly, searching and investigating until you reach the original mind. The original mind is also known as the pure mind. The pure mind is the mind without attachment. It doesn’t get affected by mind-objects. In other words, it doesn’t chase after the different kinds of pleasant and unpleasant mind-objects. Rather, the mind is in a state of continuous knowing and wakefulness – thoroughly mindful of all it is experiencing. When the mind is like this, no pleasant or unpleasant mind-objects it experiences will be able to disturb it. The mind doesn’t ‘become’ anything. In other words, nothing can shake it. Why? Because there is awareness. The mind knows itself as pure. It has evolved its own, true independence; it has reached its original state. How is it able to bring this original state into existence? Through the faculty of mindfulness wisely reflecting and seeing that all things are merely conditions arising out of the influence of elements, without any individual being controlling them.

This is how it is with the happiness and suffering we experience. When these mental states arise, they are just ‘happiness’ and ‘suffering’. There is no owner of the happiness. The mind is not the owner of the suffering – mental states do not belong to the mind. Look at it for yourself. In reality these are not affairs of the mind, they are separate and distinct. Happiness is just the state of happiness; suffering is just the state of suffering. You are merely the knower of these. In the past, because the roots of greed, hatred and delusion already existed in the mind, whenever you caught sight of the slightest pleasant or unpleasant mind-object, the mind would react immediately – you would take hold of it and have to experience either happiness or suffering. You would be continuously indulging in states of happiness and suffering. That’s the way it is as long as the mind doesn’t know itself – as long as it’s not bright and illuminated. The mind is not free. It is influenced by whatever mind-objects it experiences. In other words, it is without a refuge, unable to truly depend on itself. You receive a pleasant mental impression and get into a good mood. The mind forgets itself.

In contrast, the original mind is beyond good and bad. This is the original nature of the mind. If you feel happy over experiencing a pleasant mind-object, that is delusion. If you feel unhappy over experiencing an unpleasant mind-object, that is delusion. Unpleasant mind-objects make you suffer and pleasant ones make you happy – this is the world. Mind-objects come with the world. They are the world. They give rise to happiness and suffering, good and evil, and everything that is subject to impermanence and uncertainty. When you separate from the original mind, everything becomes uncertain – there is just unending birth and death, uncertainty and apprehensiveness, suffering and hardship, without any way of halting it or bringing it to cessation. This is vatta (the endless round of rebirth).

Through wise reflection, you can see that you are subject to old habits and conditioning. The mind itself is actually free, but you have to suffer because of your attachments. Take, for example, praise and criticism. Suppose other people say you are stupid: why does that cause you to suffer? It’s because you feel that you are being criticised. You ‘pick up’ this bit of information and fill the mind with it. The act of ‘picking up,’ accumulating and receiving that knowledge without full mindfulness, gives rise to an experience that is like stabbing yourself. This is upādāna(attachment). Once you have been stabbed, there is bhava(becoming). Bhava is the cause for jāti (birth). If you train yourself not to take any notice of or attach importance to some of the things other people say, merely treating them as sounds contacting your ears, there won’t be any strong reaction and you won’t have to suffer, as nothing is created in the mind. It would be like listening to a Cambodian scolding you – you would hear the sound of his speech, but it would be just sound because you wouldn’t understand the meaning of the words. You wouldn’t be aware that you were being told off. The mind wouldn’t receive that information, it would merely hear the sound and remain at ease. If anybody criticised you in a language that you didn’t understand, you would just hear the sound of their voice and remain unperturbed. You wouldn’t absorb the meaning of the words and be hurt over them. Once you have practised with the mind to this point, it becomes easier to know the arising and passing away of consciousness from moment to moment. As you reflect like this, penetrating deeper and deeper inwards, the mind becomes progressively more refined, going beyond the coarser defilements.

Samādhi means the mind that is firmly concentrated, and the more you practise the firmer the mind becomes. The more firmly the mind is concentrated, the more resolute in the practice it becomes. The more you contemplate, the more confident you become. The mind becomes truly stable – to the point where it can’t be swayed by anything at all. You are absolutely confident that no single mind-object has the power to shake it. Mind-objects are mind-objects; the mind is the mind. The mind experiences good and bad mental states, happiness and suffering, because it is deluded by mind-objects. If it isn’t deluded by mind-objects, there’s no suffering. The undeluded mind can’t be shaken. This phenomenon is a state of awareness, where all things and phenomena are viewed entirely as dhātu11 (natural elements) arising and passing away – just that much. It might be possible to have this experience and yet still be unable to fully let go. Whether you can or can’t let go, don’t let this bother you. Before anything else, you must at least develop and sustain this level of awareness or fixed determination in the mind. You have to keep applying the pressure and destroying defilements through determined effort, penetrating deeper and deeper into the practice.

Having discerned the Dhamma in this way, the mind will withdraw to a less intense level of practice, which the Buddha and subsequent Buddhist scriptures describe as the Gotrabhū citta12. The Gotrabhū citta refers to the mind which has experienced going beyond the boundaries of the ordinary human mind. It is the mind of the puthujjana (ordinary unenlightened individual) breaking through into the realm of the ariyan (Noble One) – however, this phenomena still takes place within the mind of the ordinary unenlightened individual like ourselves. The Gotrabhūpuggala is someone, who, having progressed in their practice until they gain temporary experience of Nibbāna (enlightenment), withdraws from it and continues practising on another level, because they have not yet completely cut off all defilements. It’s like someone who is in the middle of stepping across a stream, with one foot on the near bank, and the other on the far side. They know for sure that there are two sides to the stream, but are unable to cross over it completely and so step back. The understanding that there exist two sides to the stream is similar to that of the Gotrabhū puggala or the Gotrabhū citta. It means that you know the way to go beyond the defilements, but are still unable to go there, and so step back. Once you know for yourself that this state truly exists, this knowledge remains with you constantly as you continue to practise meditation and develop your pāramī. You are both certain of the goal and the most direct way to reach it.

Simply speaking, this state that has arisen is the mind itself. If you contemplate according to the truth of the way things are, you can see that there exists just one path and it is your duty to follow it. It means that you know from the very beginning that mental states of happiness and suffering are not the path to follow. This is something that you have to know for yourself – it is the truth of the way things are. If you attach to happiness, you are off the path because attaching to happiness will cause suffering to arise. If you attach to sadness, it can be a cause for suffering to arise. You understand this – you are already mindful with right view, but at the same time, are not yet able to fully let go of your attachments.

So what is the correct way to practice? You must walk the middle path, which means keeping track of the various mental states of happiness and suffering, while at the same time keeping them at a distance, off to either side of you. This is the correct way to practise – you maintain mindfulness and awareness even though you are still unable to let go. It’s the correct way, because whenever the mind attaches to states of happiness and suffering, awareness of the attachment is always there. This means that whenever the mind attaches to states of happiness, you don’t praise it or give value to it, and whenever it attaches to states of suffering, you don’t criticise it. This way you can actually observe the mind as it is. Happiness is not right, suffering is not right. There is the understanding that neither of these is the right path. You are aware, awareness of them is sustained, but still you can’t fully abandon them. You are unable to drop them, but you can be mindful of them. With mindfulness established, you don’t give undue value to happiness or suffering. You don’t give importance to either of those two directions which the mind can take, and you hold no doubts about this; you know that following either of those ways is not the right path of practice, so at all times you take this middle way of equanimity as the object of mind. When you practise to the point where the mind goes beyond happiness and suffering, equanimity will necessarily arise as the path to follow, and you have to gradually move down it, little by little – the heart knowing the way to go to be beyond defilements, but, not yet being ready to finally transcend them, it withdraws and continues practising.

Whenever happiness arises and the mind attaches, you have to take that happiness up for contemplation, and whenever it attaches to suffering, you have to take that up for contemplation. Eventually, the mind reaches a stage when it is fully mindful of both happiness and suffering. That’s when it will be able to lay aside the happiness and the suffering, the pleasure and the sadness, and lay aside all that is the world and so become lokavidū(knower of the worlds). Once the mind – ‘one who knows’ – can let go it will settle down at that point. Why does it settle down? Because you have done the practice and followed the path right down to that very spot. You know what you have to do to reach the end of the path, but are still unable to accomplish it. When the mind attaches to either happiness or suffering, you are not deluded by them and strive to dislodge the attachment and dig it out.

This is practising on the level of the yogāvacara, one who is travelling along the path of practice – striving to cut through the defilements, yet not having reached the goal. You focus upon these conditions and the way it is from moment to moment in your own mind. It’s not necessary to be personally interviewed about the state of your mind or do anything special. When there is attachment to either happiness or suffering, there must be the clear and certain understanding that any attachment to either of these states is deluded. It is attachment to the world. It is being stuck in the world. Happiness means attachment to the world, suffering means attachment to the world. This is the way worldly attachment is. What is it that creates or gives rise to the world? The world is created and established through ignorance. It’s because we are not mindful that the mind attaches importance to things, fashioning and creating sankhāra (formations) the whole time.

It is here that the practice becomes really interesting. Wherever there is attachment in the mind, you keep hitting at that point, without letting up. If there is attachment to happiness, you keep pounding at it, not letting the mind get carried away with the mood. If the mind attaches to suffering, you grab hold of that, really getting to grips with it and contemplating it straight away. You are in the process of finishing the job off; the mind doesn’t let a single mind-object slip by without reflecting on it. Nothing can resist the power of your mindfulness and wisdom. Even if the mind is caught in an unwholesome mental state, you know it as unwholesome and the mind is not heedless. It’s like stepping on thorns: of course, you don’t seek to step on thorns, you try to avoid them, but nevertheless sometimes you step on one. When you do step on one, do you feel good about it? You feel aversion when you step on a thorn. Once you know the path of practice, it means you know that which is the world, that which is suffering and that which binds us to the endless cycle of birth and death. Even though you know this, you are unable to stop stepping on those ‘thorns’. The mind still follows various states of happiness and sadness, but doesn’t completely indulge in them. You sustain a continuous effort to destroy any attachment in the mind – to destroy and clear all that which is the world from the mind.

You must practise right in the present moment. Meditate right there; build your pāramī right there. This is the heart of practice, the heart of your effort. You carry on an internal dialogue, discussing and reflecting on the Dhamma within yourself. It’s something that takes place right inside the mind. As worldly attachment is uprooted, mindfulness and wisdom untiringly penetrate inwards, and the ‘one who knows’ sustains awareness with equanimity, mindfulness and clarity, without getting involved with or becoming enslaved to anybody or anything. Not getting involved with things means knowing without clinging – knowing while laying things aside and letting go. You still experience happiness; you still experience suffering; you still experience mind-objects and mental states, but you don’t cling to them.

Once you are seeing things as they are you know the mind as it is and you know mind-objects as they are. You know the mind as separate from mind-objects and mind-objects as separate from the mind. The mind is the mind, mind-objects are mind-objects. Once you know these two phenomena as they are, whenever they come together you will be mindful of them. When the mind experiences mind-objects, mindfulness will be there. Our teacher described the practice of the yogāvacara who is able to sustain such awareness, whether walking, standing, sitting or lying down, as being a continuous cycle. It is sammā patipadā (right practice). You don’t forget yourself or become heedless.

You don’t simply observe the coarser parts of your practice, but also watch the mind internally, on a more refined level. That which is on the outside, you set aside. From here onwards you are just watching the body and the mind, just observing this mind and its objects arising and passing away, and understanding that having arisen they pass away. With passing away there is further arising – birth and death, death and birth; cessation followed by arising, arising followed by cessation. Ultimately, you are simply watching the act of cessation. Khayavayam means degeneration and cessation. Degeneration and cessation are the natural way of the mind and its objects – this is khayavayam. Once the mind is practising and experiencing this, it doesn’t have to go following up on or searching for anything else – it will be keeping abreast of things with mindfulness. Seeing is just seeing. Knowing is just knowing. The mind and mind-objects are just as they are. This is the way things are. The mind isn’t proliferating about or creating anything in addition.

Don’t be confused or vague about the practice. Don’t get caught in doubting. This applies to the practice of sīla just the same. As I mentioned earlier, you have to look at it and contemplate whether it’s right or wrong. Having contemplated it, then leave it there. Don’t doubt about it. Practising samādhi is the same. Keep practising, calming the mind little by little. If you start thinking, it doesn’t matter; if you’re not thinking, it doesn’t matter. The important thing is to gain an understanding of the mind.

Some people want to make the mind peaceful, but don’t know what true peace really is. They don’t know the peaceful mind. There are two kinds of peacefulness – one is the peace that comes through samādhi, the other is the peace that comes through paññā. The mind that is peaceful through samādhi is still deluded. The peace that comes through the practice of samādhi alone is dependent on the mind being separated from mind-objects. When it’s not experiencing any mind-objects, then there is calm, and consequently one attaches to the happiness that comes with that calm. However, whenever there is impingement through the senses, the mind gives in straight away. It’s afraid of mind-objects. It’s afraid of happiness and suffering; afraid of praise and criticism; afraid of forms, sounds, smells and tastes. One who is peaceful through samādhi alone is afraid of everything and doesn’t want to get involved with anybody or anything on the outside. People practising samādhi in this way just want to stay isolated in a cave somewhere, where they can experience the bliss of samādhiwithout having to come out. Wherever there is a peaceful place, they sneak off and hide themselves away. This kind of samādhiinvolves a lot of suffering – they find it difficult to come out of it and be with other people. They don’t want to see forms or hear sounds. They don’t want to experience anything at all! They have to live in some specially preserved quiet place, where no-one will come and disturb them with conversation. They have to have really peaceful surroundings.

This kind of peacefulness can’t do the job. If you have reached the necessary level of calm, then withdraw. The Buddha didn’t teach to practise samādhi with delusion. If you are practising like that, then stop. If the mind has achieved calm, then use it as a basis for contemplation. Contemplate the peace of concentration itself and use it to connect the mind with and reflect upon the different mind-objects which it experiences. Use the calm ofsamādhi to contemplate sights, smells, tastes, tactile sensations and ideas. Use this calm to contemplate the different parts of the body, such as the hair of the head, hair of the body, nails, teeth, skin and so on. Contemplate the three characteristics of aniccam(impermanence), dukkham (suffering) and anattā (not-self). Reflect upon this entire world. When you have contemplated sufficiently, it is all right to reestablish the calm of samādhi. You can re-enter it through sitting meditation and afterwards, with calm re-established, continue with the contemplation. Use the state of calm to train and purify the mind. Use it to challenge the mind. As you gain knowledge, use it to fight the defilements, to train the mind. If you simply enter samādhi and stay there you don’t gain any insight – you are simply making the mind calm and that’s all. However, if you use the calm mind to reflect, beginning with your external experience, this calm will gradually penetrate deeper and deeper inwards, until the mind experiences the most profound peace of all.

The peace which arises through paññā is distinctive, because when the mind withdraws from the state of calm, the presence ofpaññā makes it unafraid of forms, sounds, smells, tastes, tactile sensations and ideas. It means that as soon as there is sense contact the mind is immediately aware of the mind-object. As soon as there is sense contact you lay it aside; as soon as there is sense contact mindfulness is sharp enough to let go right away. This is the peace that comes through paññā.

When you are practising with the mind in this way, the mind becomes considerably more refined than when you are developing samādhi alone. The mind becomes very powerful, and no longer tries to run away. With such energy you become fearless. In the past you were scared to experience anything, but now you know mind-objects as they are and are no longer afraid. You know your own strength of mind and are unafraid. When you see a form, you contemplate it. When you hear a sound, you contemplate it. You become proficient in the contemplation of mind-objects. You are established in the practice with a new boldness, which prevails whatever the conditions. Whether it be sights, sounds or smells, you see them and let go of them as they occur. Whatever it is, you can let go of it all. You clearly see happiness and let it go. You clearly see suffering and let it go. Wherever you see them, you let them go right there. That’s the way! Keep letting them go and casting them aside right there. No mind-objects will be able to maintain a hold over the mind. You leave them there and stay secure in your place of abiding within the mind. As you experience, you cast aside. As you experience, you observe. Having observed, you let go. All mind-objects lose their value and are no longer able to sway you. This is the power of vipassanā (insight meditation). When these characteristics arise within the mind of the practitioner, it is appropriate to change the name of the practice to vipassanā: clear knowing in accordance with the truth. That’s what it’s all about – knowledge in accordance with the truth of the way things are. This is peace at the highest level, the peace of vipassanā. Developing peace through samādhialone is very, very difficult; one is constantly petrified.

So when the mind is at its most calm, what should you do? Train it. Practise with it. Use it to contemplate. Don’t be scared of things. Don’t attach. Developing samādhi so that you can just sit there and attach to blissful mental states isn’t the true purpose of the practice. You must withdraw from it. The Buddha said that you must fight this war, not just hide out in a trench trying to avoid the enemy’s bullets. When it’s time to fight, you really have to come out with guns blazing. Eventually you have to come out of that trench. You can’t stay sleeping there when it’s time to fight. This is the way the practice is. You can’t allow your mind to just hide, cringing in the shadows.

Sīla and samādhi form the foundation of practice and it is essential to develop them before anything else. You must train yourself and investigate according to the monastic form and ways of practice which have been passed down.

Be it as it may, I have described a rough outline of the practice. You as the practitioners must avoid getting caught in doubts. Don’t doubt about the way of practice. When there is happiness, watch the happiness. When there is suffering, watch the suffering. Having established awareness, make the effort to destroy both of them. Let them go. Cast them aside. Know the object of mind and keep letting it go. Whether you want to do sitting or walking meditation it doesn’t matter. If you keep thinking, never mind. The important thing is to sustain moment to moment awareness of the mind. If you are really caught in mental proliferation, then gather it all together, and contemplate it in terms of being one whole, cutting it off right from the start, saying, ‘All these thoughts, ideas and imaginings of mine are simply thought proliferation and nothing more. It’s all aniccamdukkham and anattā. None of it is certain at all.’ Discard it right there.


Footnotes

…samana1
Recluse, monk or holy one – one who has left the home life to pursue the Higher Life.
…ārammana2
Ārammana: mind-objects; the object which is presented to the mind (citta) at any moment. This object is derived from the five senses or direct from the mind (memory, thought, feelings). It is not the external object (in the world), but that object after having been processed by one’s preconceptions and predispositions.
…bhikkhus’3
Bhikkhu: Buddhist monk, alms mendicant.
…Arahants4
Arahant: Worthy one, one who is full enlightened.
5
Venerable: in Thai, ‘Phra‘.
…khandhas6
Khandhas: Groups or aggregates: form (rūpa), feeling (vedanā), perception (saññā), thought formations (sankhārā) and consciousness (viññāna). These groups are the five groups that constitute what we call a person.
7
Magga-phala: Path and fruition: the four transcendent paths – or rather one path and four different levels of refinement – leading to ‘nobility’ (ariya) or the end of suffering, i.e., the insight knowledge which cuts through the fetters (samyojana); and the four corresponding fruitions arising from those paths – refers to the mental state, cutting through defilements, immediately following the attainment of any of these paths.
…pāramī8
Pāramī: refers to the ten spiritual perfections: generosity, moral restraint, renunciation, wisdom, effort, patience, truthfulness, determination, kindness and equanimity.
…upapāramī9
Upapāramī: refers to the same ten spiritual perfections, but practised on a deeper, more intense and profound level (practised to the highest degree, they are called paramattha pāramī)
…jhāna10
Jhāna: Various levels of meditative absorption. The five factors of jhāna are initial and sustained application of mind, rapture, pleasure and equanimity.
…dhātu11
Dhātu: Elements, natural essence. The elementary properties which make up the inner sense of the body and mind: earth (material), water (cohesion), fire (energy) and air (motion), space and consciousness.
…citta12
Gotrabhū citta: Change-of-lineage (state of consciousness preceding jhāna or Path).
Contents: © Wat Nong Pah Pong, 2007 | Last update: March 2008

The Best Of Jeff Buckley


[youtube https://www.youtube.com/playlist?list=PL471682480210921C]

Jeffrey Scott Buckley (Anaheim, 17 novembre 1966 – Memphis, 29 maggio 1997) è stato un cantautore e chitarrista statunitense.

Figlio del cantautore Tim Buckley, Jeff riscosse in vita la maggior fetta di fama in Francia e Australia e poi, dopo il suo decesso avvenuto per annegamento il 29 maggio 1997, in tutto il mondo, tanto che i suoi lavori rimasero famosi nel tempo e appaiono regolarmente nelle classifiche delle riviste di settore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Jeff_Buckley

Jeffrey ScottJeffBuckley (November 17, 1966 – May 29, 1997), raised as Scott “Scottie” Moorhead, was an American singer-songwriter and guitarist. After a decade as a session guitarist in Los Angeles, Buckley amassed a following in the early 1990s by playing cover songs at venues in Manhattan‘s East Village, such as Sin-é, gradually focusing more on his own material. After rebuffing much interest from record labels and his father’s manager Herb Cohen he signed with Columbia, recruited a band, and recorded what would be his only studio album, Grace, in 1994. Rolling Stone considered him one of the greatest singers of all time.

Over the following two years, the band toured widely to promote the album, including concerts in the U.S., Europe, Japan, and Australia. In 1996, they stopped touring and made sporadic attempts to record Buckley’s second album in New York with Tom Verlaine as producer. In 1997, Buckley moved to Memphis, Tennessee, to resume work on the album, to be titled My Sweetheart the Drunk, recording many four-track demos while also playing weekly solo shows at a local venue. On May 29, 1997, while awaiting the arrival of his band from New York, he drowned during a spontaneous evening swim, fully clothed, in the Mississippi River when he was caught in the wake of a passing boat; his body was found on June 4.

Since his death, there have been many posthumous releases of his material, including a collection of four-track demos and studio recordings for his unfinished second album My Sweetheart the Drunk, expansions of Grace, and the Live at Sin-é EP. Chart success also came posthumously: with his famous cover of Leonard Cohen‘s song “Hallelujah” he attained his first No. 1 on Billboards Hot Digital Songs in March 2008 and reached No. 2 in the UK Singles Chart that December. Buckley and his work remain popular and are regularly featured in “greatest” lists in the music press.

https://en.wikipedia.org/wiki/Jeff_Buckley

The Beatles Playlist (Greatest Hits)


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=33iz-1Mfus4&list=PLz2n4ChRKOrfqsabO_FKd70qHY67BDzHh]

The Beatles sono stati un gruppo musicale rock inglese[5], originario di Liverpool e attivo dal 1960 al 1970. La formazione ha segnato un’epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art[6]. Ritenuti un fenomeno di comunicazione di massa di proporzioni mondiali[7], a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale – e dopo la morte di due dei quattro componenti – i Beatles contano ancora un enorme seguito e numerosi sono i loro fan club esistenti in ogni parte del mondo[8].

Secondo una stima del 2001, è risultato in assoluto il gruppo musicale di maggior successo commerciale, con vendite complessive che superano il miliardo di dischi e di musicassette[9], e per la rivista Rolling Stone i Beatles sono i più grandi artisti di tutti i tempi[10].

L’aura che circonda lo sviluppo del loro successo mediatico e che ha favorito la nascita della cosiddetta Beatlemania e lo straordinario esito artistico raggiunto comemusicisti rock sono inoltre oggetto di studio di università, psicologi e addetti del settore

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Beatles

The Beatles were an English rock band that formed in Liverpool in 1960. With members John Lennon, Paul McCartney, George Harrison and Ringo Starr, they became widely regarded as the greatest and most influential act of the rock era.[1] Rooted in skiffle, beat and 1950s rock and roll, the Beatles later experimented with severalgenres, ranging from pop ballads and Indian music to psychedelia and hard rock, often incorporating classical elements in innovative ways. In the early 1960s, their enormous popularity first emerged as “Beatlemania“, but as the group’s music grew in sophistication, led by primary songwriters Lennon and McCartney, they came to be perceived as an embodiment of the ideals shared by the era’s sociocultural revolutions.

The Beatles built their reputation playing clubs in Liverpool and Hamburg over a three-year period from 1960. Manager Brian Epstein moulded them into a professional act and producer George Martin enhanced their musical potential. They gained popularity in the United Kingdom after their first hit, “Love Me Do“, in late 1962. They acquired the nickname “the Fab Four” as Beatlemania grew in Britain over the following year, and by early 1964 they had become international stars, leading the “British Invasion” of the United States pop market. From 1965 onwards, the Beatles produced what many consider their finest material, including the innovative and widely influential albums Rubber Soul (1965), Revolver (1966), Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967), The Beatles (commonly known as the White Album, 1968) andAbbey Road (1969).

After their break-up in 1970, they all enjoyed successful musical careers of varying lengths. McCartney and Starr, the surviving members, remain musically active. Lennon was shot and killed in December 1980, and Harrison died of lung cancer in November 2001.

According to the RIAA, the Beatles are the best-selling music artists in the United States, with 178 million certified units. They have had more number-one albums on the British charts and sold more singles in the UK than any other act. In 2008, the group topped Billboard magazine’s list of the all-time most successful “Hot 100” artists; as of 2015, they hold the record for most number-one hits on the Hot 100 chart with twenty. They have received ten Grammy Awards, an Academy Award for Best Original Song Score and fifteen Ivor Novello Awards. Collectively included in Time magazine’s compilation of the twentieth century’s 100 most influential people, they are the best-selling band in history, with estimated sales of over 600 million records worldwide.[2][3] The group was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1988, with all four being inducted individually as well from 1994 to 2015.

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Beatles

Seme – Seed


Seme
Prima di offrire un seme o un frutto a chi non lo conosca, io credo si debba ben assimilare in noi il suo significato. In particolare si deve cercare di comprendere cosa in noi faccia motivare la ” necessità” di portarlo ad altri.
Una delle fondamentali basi, credo sia nel completo disinteresse al risultato.
Se, ad esempio, noi offrissimo quanto a nostro avviso sia molto prezioso ma sconosciuto ad altri, non potremmo sperare di un immediata accettazione.
Prima di comporre una voglia di offerta, forse si deve analizzare il nostro voler offrire e il modo con il quale comunichiamo dei contenuti, se chi ci circonda è capace di comprenderli o se non è ancora pronto.
Poichè il giusto atteggiamento è nel mezzo ci si assume la responsabilità di come comunichiamo, spesso rispettando i tempi degli altri. Non avrebbe senso cercare delle ” colpe” in chi non ci accogliesse, sebbene un sentimento di apertura e reciprocità sarebbe adatto per non rendere sterile il terreno del dialogo.
Il maggior sforzo deve provenire da parte nostra, senza attaccamento ed aspettativa, motivo questo che ci insegna ad accogliere l’altro per quello che è, per quanto abbia anche lui da offrire.
Le domande che deve nascere in noi sono:
– Perchè voglio dare
– Desidero convincere qualcuno della validità delle mie tesi e perchè?
– So essere sereno anche di fronte a mancate risposte o di fronte alle critiche?
In noi la possibilità di scoprire se in fondo stiamo cercando solo attenzione verso la nostra persona
o se desideriamo essere antagonisti per ” convincere” gli altri di essere in torto e noi di avere qualcosa di migliore, che addirittura possa ” salvare ” o portare beneficio agli altri.
Qualora si verificasse in noi di avere atteggiamenti di attaccamento alla nostra persona o alle nostre tesi, io credo che saremmo gli artefici della nostra sofferenza e frustrazione.
Comprendendo questo avremmo una nuova opportunità per lavorare in noi stessi per un atteggiamento più retto.
Il dialogo con gli altri è la più grande scuola che ci insegna ad interagire con serenità ed umiltà, soprattutto ad apprendere cose nuove, a mettere alla prova noi stessi nello sforzo di fare sempre del nostro meglio.
08.11.2008 Poetyca
Seed
Before offering a seed or a fruit to those who do not know , I think we should assimilate well in us its meaning. In particular, we must try to understand what we face in motivating the “need” to bring it to others.
One of the fundamental bases , I believe in complete disregard to the result.
If, for example , we offered what we believe is very valuable but unknown to others, we can not expect an immediate acceptance .
Before dialing a desire to offer , perhaps you should analyze our wish to offer and the way in which we communicate content , if those around us are capable of understanding them or if it is not ready yet.
As the right attitude is in the middle you assume responsibility for how we communicate , often on time than others. It would not make sense to look for the ” sins ” of those who do not uphold , although a feeling of openness and reciprocity would be suitable for making non- sterile soil of the dialogue.
The major effort has to come from us, without attachment and expectation , for which reason teaches us to accept others for what it is , as he has to offer.
The questions that must be born in us are:
– Because I want to give
– I want to convince someone of the validity of my thesis and why?
– I can be calm even in the face of non-response or the face of criticism ?
In us the opportunity to find out if we are looking only at the bottom of attention towards our person
or if you want to be antagonistic to “convince ” others to be wrong , and we have something better , that it can even “save” or to benefit others .
Should there be in us to have an attitude of attachment to our person or our thesis , I believe that we make our own suffering and frustration.
Realizing this we would have a new opportunity to work for ourselves in a more upright .
The dialogue with others is the biggest school that teaches us to interact with serenity and humility , especially to learn new things, to test ourselves in an effort to always do our best.
08.11.2008 Poetyca

Un sorriso – A smile


🌸Un sorriso🌸

In noi
il contenitore
che tutto racchiude:
Luce e sogno
forza e cuore
che spezza le catene
di ogni illusione.

Per noi
un bagliore in cielo
e il ritmo di un palpito
che è Vita
anche se non cogli il mistero

Per te
il sorriso della speranza
che in armonia danza
e offre musica e senso
del percorso da scoprire

18.01.2008 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸A smile

In us
container
that encompasses all:
Light and dream
strength and heart
who breaks the chains
any illusion.

For us
a glow in the sky
and the rhythm of a heartbeat
that is Life
though not grasp the mystery

For you
the smile of hope
in harmony dance
and offers music and sense
Path to discover

18.01.2008 Poetyca

Una fiaba – A fairy tale


Una fiaba

Per te che guardi dalla finestra

ed oggi attendi il sole

ho in mente di regalarti nuove parole

e di disegnare tra le nubi una bella fiaba.

Una storia sempre diversa

che conosca il sorriso,

una mano tesa e la voce del cuore.

Una piccola storia racchiusa in un pugno

per farti sentire la forza

di chi anche se lontano a te offre un fiore.

Per te che non speri più nella parola amica

e vorresti accogliere questo nuovo sogno

senza l’amaro in bocca dell’ennesima delusione.

Ho solo delle immagini da regalare

e la presenza di ogni giorno

fatta di semplici parole.

Ma se soltanto ci fossero più raggi,

più gocce e sorrisi da questo istante

conosceresti l’amicizia di tanta gente.

A te offro il poco che so fare,

ma con il cuore in mano, che ti racchiude

e pennellate di speranza che accarezzino

con dolcezza il tuo viso.

Ma se soltanto, altri cuori

forse oggi…oppure domani

bussassero alla tua porta

e ai nostri si uniranno…

di sicuro nel cielo vedrai il sole

che potrà splendere come il tuo sorriso.

14.04.2008 Poetyca

A fairy tale

For you that you look out the window

and now wait for the sun

I plan to give you new words

and draw the clouds a great story.

A story is always different

I know the smile,

an outstretched hand and the voice of the heart.

A little history contained in a handful

to make you feel the force

of those who although far away to you in full bloom.

For you who do not hope in the word friend

and would like to accept this new dream

without the bitter taste of yet another disappointment.

I have only the pictures as gifts

and the presence of every day

made of simple words.

But if only there were more beams,

more drops and smiles from this moment

knowing the friendship of many people.

To you I offer what little I can do,

but with my heart in my hand, which holds you

and touches of hope that caress

softly your face.

But if only, other hearts

maybe today or tomorrow …

knocking on your door

and to join our …

certainly see the sun in the sky

that can shine as your smile.

14.04.2008 Poetyca

Sussurro infinito – Whisper infinite


Sussurro infinito

Esprimi tutte le parole che sai,
falle scorrere piano sul foglio…
Come lacrime, come lampi di cielo notturno
e poi prendi fiato prima che possano
in un solo istante scagliarsi
a lasciare sgomenta questa notte

Offri la linfa del tuo essere
per rendere complice
solo quest’irripetibile istante
e non temere l’arrivo dell’alba
perchè sarà nascita e vita
a cullare ogni tua vibrante attesa

Io ascolto cullata dal sogno
che appeso alle stelle
sa scuotere ogni respiro
ed accolgo ora
le emozioni vive
che ci accompagnano ancora

Nulla sarà più
come prima della manifestazione
di questa polvere d’oro
che ricopre le palpebre
in un sussurro infinito d’amore

29.01.2008 Poetyca

Whisper infinite

Give all the words you know,
slide it on top of sheet …
Like tears, like flashes of the night sky
and then take breath before they can
in an instant dash
frightened to leave tonight

Give the lifeblood of your being
making accomplice
only quest’irripetibile moment
and not fear the arrival of dawn
Why is birth and life
to cradle your every expectation vibrant

I listen rocked by Dream
that hung the stars
knows how to shake every breath
and I hour
emotions live
that still c’accompagnano

Nothing will be more
as before the event
This gold dust
covering the eyelids
in a whisper of endless love

29.01.2008 Poetyca

David Bowie Greatest Hits | Best Songs Of David Bowie (Full Album 2015)


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=SbyNyjSzxAg%5D]

David Bowie, [ˈboʊi]; pseud. di David Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947), è un cantautore, polistrumentista, attore e compositore britannico.

Attivo dalla metà degli anni sessanta, Bowie ha attraversato cinque decenni della musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine e creando alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler, e The Thin White Duke (noto in Italia come il “Duca Bianco”). Dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato molti artisti.[1]

Come attore, dopo alcune piccole apparizioni ha avuto un ottimo successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza L’uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) di Nagisa Oshima del 1983, Absolute Beginners e Labyrinth del 1986 e Basquiat di Julian Schnabel del 1996 nel quale interpreta il ruolo di Andy Warhol.

David Bowie è sposato dal 1992 con la modella somala Iman Mohamed Abdulmajid ed ha due figli, Duncan Zowie Haywood (nato nel 1971 dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria Zahra (nata nel 2000), oltre a Zulekha, nata dal precedente matrimonio di Iman. Nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone[2], e tra le sue migliori “tracce vocali” ci sono Life on Mars?, Space Oddity, Starman ed Heroes[3]. Nel 2007 è secondo la rivista Forbes al quarto posto nell’elenco dei cantanti più ricchi del mondo[4].

Al ritmo di un disco all’anno, Bowie per parecchi anni nel bene e nel male non si è mai limitato a creare un “marchio Bowie” uguale a se stesso e rassicurante: dalle nostalgie beat con Pin Ups, agli incubi orwelliani di Diamond Dogs, al R&B bianco con Station to Station e Young Americans, all’electro pop intellettuale che, secondo molti critici, costituirà la fase più creativa della sua carriera fra il 1977 e il 1979, con la cosiddetta trilogia berlinese di Low, Heroes e Lodger, album in realtà (salvo il secondo) realizzati solo parzialmente a Berlino, ma comunque fortemente influenzati dalle contaminazioni tra rock ed elettronica di cui erano maestri i Kraftwerk e i Neu!, gruppi entrambi tedeschi.

Decisivo l’incontro con Brian Eno, altro reduce dal glam-rock dei primi settanta con i Roxy Music del dandy Bryan Ferry. Altrettanto decisivo un successo ormai consolidato che permette all’artista di sperimentare soluzioni nuove senza inseguire il riscontro commerciale. Nel frattempo il personaggio non è più l’androgino Ziggy Stardust ma un thin white duke (sottile duca bianco) dalle inquietanti suggestioni androgine sotto uno stile musicale esteriormente sempre più virile, colto, e raffinato.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Bowie
David Bowie (/ˈboʊ.i/;[1] born David Robert Jones, 8 January 1947) is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, record producer, arranger, and actor. He is also a painter and collector of fine art.[2] Bowie has been a major figure in the world of popular music for over four decades, and is renowned as an innovator, particularly for his work in the 1970s. He is known for his distinctive baritone voice as well as the intellectual depth and eclecticism of his work. Aside from his musical abilities, he is recognised for his androgynous beauty, which was an iconic element to his image, particularly in the 1970s and 1980s.[3][4]

Bowie first caught the eye and ear of the public in July 1969 when his song “Space Oddity” reached the top five of the UK Singles Chart. After a three-year period of experimentation he re-emerged in 1972 during the glam rock era with the flamboyant, androgynous alter ego Ziggy Stardust, spearheaded by the hit single “Starman” and the album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Bowie’s impact at that time, as described by biographer David Buckley, “challenged the core belief of the rock music of its day” and “created perhaps the biggest cult in popular culture.”[5] The relatively short-lived Ziggy persona proved merely one facet of a career marked by continual reinvention, musical innovation and striking visual presentation.

In 1975, Bowie achieved his first major American crossover success with the number-one single “Fame” and the hit album Young Americans, which the singer characterised as “plastic soul”. The sound constituted a radical shift in style that initially alienated many of his UK devotees. He then confounded the expectations of both his record label and his American audiences by recording the minimalist album Low (1977)—the first of three collaborations with Brian Eno over the next two years. Low, “Heroes”, and Lodger, the so-called “Berlin Trilogy” albums, all reached the UK top five and received lasting critical praise. After uneven commercial success in the late 1970s, Bowie had UK number ones with the 1980 single “Ashes to Ashes”, its parent album Scary Monsters (and Super Creeps), and “Under Pressure”, a 1981 collaboration with Queen. He then reached a new commercial peak in 1983 with Let’s Dance, which yielded several hit singles. Throughout the 1990s and 2000s, Bowie continued to experiment with musical styles, including blue-eyed soul, industrial, adult contemporary, and jungle. He has not toured since the 2003–04 Reality Tour and has not performed live since 2006. Bowie’s latest studio album The Next Day was released in March 2013.

David Buckley says of Bowie: “His influence has been unique in popular culture—he has permeated and altered more lives than any comparable figure.”[5] In the BBC’s 2002 poll of the 100 Greatest Britons, Bowie was placed at number 29. Throughout his career, he has sold an estimated 140 million albums.[6] In the UK, he has been awarded nine Platinum album certifications, 11 Gold and eight Silver, and in the US, five Platinum and seven Gold certifications. In 2004, Rolling Stone ranked him 39th on their list of the “100 Greatest Artists of All Time”, and 23rd on their list of the best singers of all time.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Bowie

Vivere il presente – Living the present


Vivere il presente

“Sono tante le ragioni per le quali ci stiamo rivolgendo verso la consapevolezza, non ultima forse l’intenzione di conservare la nostra salute mentale o di recuperare il senso delle proporzioni e o il significato delle cose, o anche solo di tenere testa al tremendo stress e alla grande insicurezza del nostro tempo …in effetti limitarsi a sedere e a stare tranquilli per un po’ di tempo per proprio conto è un atto radicale di amore.”
Jon Kabat Zinn

Tutto ciò che accade nella tua vita prende origine dalla tua coscienza. Elevando la tua coscienza, tu elevi tutto il tuo essere ed il tuo modo di vedere la vita, e cominci a vivere quell’esistenza piena e meravigliosa che è il tuo autentico retaggio. Te la si può spiegare, e puoi vedere gli altri viverla; ma finché essa non penetra nella tua coscienza e finché non accetti il fatto che essa ti sia destinata, non accade nulla. L’anima in apparenza più semplice e infantile può accettare il regno dei cieli molto più facilmente dell’anima più profondamente intellettuale, che crede di conoscere tutte le risposte grazie alla mente, ma la cui coscienza non è assurta a più alti livelli. Ogni anima può raggiungere uno stato di coscienza elevato, ma è qualcosa che deve essere compiuto dal di dentro, partendo da una conoscenza interiore, dall’ispirazione e dall’intuizione che non hanno bisogno di alcun sapere o saggezza esterni. E’ tutto lì, nel profondo di ogni anima, semplicemente in attesa di essere riconosciuto, portato alla luce e vissuto.
da: Eileen Caddy (Le Porte Interiori)
Vivere il presente non significa ” vivere alla giornata”, come un vagabondo senza nè arte nè parte, senza pensare a se stessi ed essere in balia degli eventi.
Non significa non avere un progetto di vita, disinteressarsi del lavoro, godere e basta, con opportunismo, egoismo e narcisismo e sfruttamento delle debolezze altrui.
Seguimi sulla strada della comprensione e vedrai che questi “…ismo” non hanno nessun riferimento a questo stile di vita che ti accenno. Orazio, poeta latino, quando nell’ode 1,11 (carmina) parla di “carpe diem” esprime una visione della vita diversa, che può favorire l’equilibrio interiore, l’armonia dei sensi, l’integrazione dei ritmi esistenziali, il piacere vero di vivere il quotidiano nella sua profondità.Tu puoi intervenire ed agire solo nel presente: il futuro è lontano e il passato è nella memoria. Vivendo il presente con consapevolezza totale
” quam minumum credula postero” ( confidando il meno possibile nel domani),
( come continua a dire Orazio nella sua splendida poesia), tu sei invitato ad essere ragionevole, a cogliere le occasioni che ti offre la vita giorno per giorno. Queste occasioni, questi momenti buoni che tu vivi ti daranno la forza di ” vivere al meglio” i tuoi minuti, le tue ore, il tuo mattino, il tuo pomeriggio, la tua sera, la tua notte. Non solo ma godendo giorno per giorno ti arricchirai talmente che potrai scaricare le tue tensioni ” di ieri”, del ” passato”, e anche del “domani”, “dell’avvenire”. Con questa catarsi non ti farai del male, ripetendo gli errori del passato o indirettamente preparando un terreno sfavorevole per il tuo futuro. Nel presente tu darai il meglio di te.
L’oggi va risolto così, senza pregiudizi, senza condizionamenti in piena libertà, senza il carico del passato( con i suoi traumi, le sue ferite, le sue amarezze, le sue perdite) o le speranze ( e molto spesso le preoccupazioni, le ansie e le angosce) per il futuro.
Confucio stesso accenna al passato dicendo che non deve essere un peso da portare sulle spalle ma un un insegnamento da averlo davanti a noi, leggero e piacevole. E questo è possibile solo se vivi il presente, l’oggi in tutta la sua splendida bellezza, in tutto il suo mistero e e la magia imprevedibile del divenire. In effetti se tu elabori il passato nel presente esso ti anche una previsione per il futuro. Facci caso e poni attenzione: tu puoi vivere i tre tempi nel presente, in un attimo. Allora cogli l’attimo fuggente, non lasciarti scappare quel momento prezioso d’amore, quella gioia di un sorriso, quella risata di una goduria estrema, il profumo di un corpo che ti accarezza, il canto di un uccellino, l’ascolto e la visione della natura, degli uomini e delle cose. Gibran diceva che spesso ci indebitiamo con il futuro per non pagare il debiti del passato. Te ne prego non andare in questa direzione, non pensare più del previsto: il futuro può tormentarti, il passato può bloccarti, il presente può sfuggirti.
Forse ricorderai Elvis Presley e Bob Dylan. Appartengono al passato eppure Elvis ci ha liberato il corpo e Dylan la mente. e insieme ci hanno fatto sognare. Questo non è pensare, è vivere e trasmettere un sogno. Sant’Agostino aveva ragione quando diceva: noi viviamo tre tempi: il presente del passato che è la storia; il presente del presente che è la visione; il presente del futuro che è l’attesa.
Goethe immaginava il tempo com un compagno di viaggio che ” dobbiamo onorare con letizia e a allegrezza di spirito. quando ci passa accanto”.
Ti invito ancora una volta a considerare il tempo non come una persona gaudente della vita, un parassita, che si è dimenticato gli errori di ieri e non pensa alla dignità di un domani ( che sceglie di non scegliere), ma con una mente libera che va al di la del pensiero.
Nietzsche stesso se ne è accorto quando in una riflessione così affermava:
” quando più si pensa a quello che fu e a quello che sarà,
tanto più pallido diventa quello che è ora”.
Se tu ti immergi nel presente con chiarezza e comprensione, tu sarai un altro, tu darai il meglio di te, tu godrai immensamente l’attimo e berrai l’acqua dell’eternità, gusterai la bellezza del momento,. Se vivi nei condizionamenti del passato e nelle fantasie e nelle aspettative del futuro vedrai che questo mondo esiste, ci vivrai, passerai le tue giornate comunicando l’incomunicabilità ma tu lo osserverai come un ubriaco o come un miope che non porta occhiali e lo interpreterai a modo tuo. Tu stai dormendo.
Eraclito diceva che coloro che sono prigionieri dei legami del pensiero anche se sono, non sono, anche se sono presenti sono assenti. In effetti con il passato ( che non c’è più) e con il futuro ( che non c’è ancora) qualsiasi azione diventa assurda.
Eppure quante volte sentiamo dire: l’ho fatto per il suo bene. O in altri contesti: l’ho fatto perchè pensavo di raggiungere dei risultati, e così ascoltiamo centinaia e più di altre motivazioni per giustificare molti programmi e strategie operative.
Il tempo è legato alla mente. La mente vive su queste due dimensioni. E’ il sapere stesso dell’uomo: la storia e l’avvenire. Mi viene alla memoria il verso di Ovidio ( amores – libro III – elegia seconda, verso 39):
” nec sine te, nec tecum vivere possum”
( non posso vivere nè con te, nè senza di te)
Quando lasciamo un pò da parte la mente ( e ti consiglio di farlo) tu inizi ad esistere, anzi tu sei.
Non ti dico di dimenticare il passato, esso è la tua storia, è il bambino che è dentro di te, è parte integrante del tuo essere.Esso è come un cibo che diventa parte delle tue cellule, del tuo essere corporeo trasformandosi in proteine, glucidi, lipidi, minerali e vitamine. Non ti dico di non credere nel futuro. Nel presente consapevole e attento, in quest’attimo ardente e appassionato, in questo istante di vita, tu vivi sia il passato che il futuro perchè il presente contiene tutto il tuo passato e a secondo come vivrai questo presente esso sarà la base del tuo futuro. Io ti invito a godere l’attimo nella sua pienezza e nella sua intensità, e nella sua grande creatività a non lasciartelo sfuggire, a non proiettarti in avanti o regredire e andare all’indietro. Nel centro del tuo essere c’è il tuo seme, la tua essenza, tutte le tue potenzialità. Lascia crescere questo fiore, questa pianta, quest’albero lungo le stagioni della vita e dalla terra al cielo con naturalezza e spontaneità
Forse ti sembrerà di aver fatto chissà che cosa, di aver conquistato chissà quale vetta, di aver raggiunto uno scopo sublime. In realtà non hai fatto niente di tutto questo. Hai solo scoperto te stesso…
Ti sembrerà, questa scoperta, la fine del tuo percorso. Essa è solo l’inizio. La fine è il tuo inizio. L’inizio di un viaggio verso una gioia profonda e incommensurabile. Tu hai superato il tempo, tu sei un uomo senza tempo.
http://www.vigliottiangelo.it/2008/03/vivere-il-presente-cogliere-lattimo.html
Parole in viaggio
Vi esorto a non buttare via il tempo, perché è veloce come una freccia, rapido come una corrente. La distrazione è interamente dovuta a mancanza di concentrazione; la stupidita’ e la cecita’ sono causate dalla mancanza di vera comprensione.
(Yung-Ming Yen-Shou – 905-975)
Immagina d’essere un bimbo che, sdraiato sulla schiena con lo sguardo rivolto al cielo senza nuvole, faccia bolle di sapone con un anello di plastica. Non appena la bolla si stacca, l’osservi mentre s’innalza nel cielo, e così facendo sposti l’attenzione dalla bolla al cielo. Mentre osservi la bolla, questa scoppia, ma l’attenzione per un attimo rimane là dove c’era la bolla. Ecco, in quell’attimo la consapevolezza si posa nello spazio vuoto.
(B. Alan Wallace)
La meditazione è come un singolo pezzo di legno. L’investigazione e l’introspezione sono un’estremità del legno, la calma e la concentrazione sono l’altra estremità. Se sollevi un pezzo di legno, entrambe le estremità si sollevano contemporaneamente. Qual è la concentrazione e qual è l’introspezione? Soltanto questa mente.
(Ajahn Chah,)
Stare attenti vuol dire vivere nel momento presente, non essere imprigionati nel passato e nemmeno anticipare eventi futuri che potrebbero non accadere. Allorché siamo pienamente coscienti del momento presente, la vita si trasforma e l’ansia e lo stress scompaiono. Gran parte della vita se ne va nella febbrile anticipazione delle cose da fare e nella conseguente sospensione d’animo. Dovremmo imparare a fare un passo indietro nella liberta’ e possibilita’ del presente.
(Bede Griffiths)
La comprensione è migliore della pratica meccanica. Migliore della comprensione è la meditazione. Ma meglio di tutto è lasciar andare l’ansia per il risultato, perché a questo fa immediatamente seguito la pace.
(Bhagavad Gita 12:12)
Consapevole mentre cammina, consapevole mentre sta fermo, consapevole mentre sta seduto, consapevole mentre giace, consapevole nel distendere e raccogliere le proprie membra – in alto, di fianco e in basso – dovunque vada nel mondo, il praticante osserva il sorgere e lo svanire di tutte le cose composte di elementi. Chi vive in questo modo zelante, quieto e non esaltato, sempre mentalmente presente, esercitantesi nella tranquilla consapevolezza, vien definito “costantemente intento”.
(Itivuttaka, 111)
Nella meditazione la prima cosa di cui ci rendiamo conto è che non serve cercare; infatti ciò che si cerca è predeterminato da ciò che si desidera…
(J. Krishnamurti)
Tenete le mani aperte, tutta la sabbia del deserto passerà nelle vostre mani. Chiudete le mani, non otterrete che qualche granello di sabbia (Dogen)
Prima del risveglio tagliavo legna e portavo acqua; dopo il risveglio tagliavo legna e portavo acqua.
(Proverbio Zen)
Se hai ragione non hai bisogno di gridare.
(Proverbio zen)
Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la società, trarranno beneficio dalla nostra pace.
(Thich Nhat Hanh)
Non potremo mai ottenere la pace nel mondo se trascuriamo il mondo interiore e non facciamo la pace con noi stessi. La pace nel mondo deve scaturire dalla pace interiore. Senza pace interiore è impossibile realizzare la pace nel mondo esteriore. Le armi non sparano da sole. Non sono piovute dal cielo: le ha fatte l’uomo. Ma nemmeno queste armi, queste terribili armi, non possono sparare da sole. Finché vengono lasciate nei depositi non possono fare alcun danno. Ci vuole un essere umano per usarle. Qualcuno deve premere il grilletto. Satana, le forze del male, non possono premere il grilletto. Occorrono degli esseri umani per farlo.
(Riflessioni di Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
La scomparsa totale dei sensi di insicurezza si avra’ soltanto quando avrai quella benedetta capacita’ degli uccelli del cielo e dei fiori del campo di vivere pienamente, momento per momento, nel presente, per quanto insopportabile questo possa apparire.
(Anthony De Mello)
Il sole brilla senza intenzioni. Non spera elogi né ricompense. Brilla, semplicemente. O, piuttosto, no, ecco: brucia, si consuma nell’eccesso stesso della sua gioia.
(Sukkananda)
Devi comprendere in prima persona, direttamente, la verità su di te. E non puoi realizzarla tramite un altro, per quanto grande sia. Non c’è autorità che possa rivelarla.
(Jiddu Krishnamurti)
Spesso siamo anche noi ad aumentare il nostro dolore e la nostra sofferenza con l’ipersensibilità e l’iperreattività verso cose da nulla, e talvolta prendendo le cose troppo personalmente.
(Dalai Lama)
Tutti i difetti della nostra mente – l’egoismo, l’ignoranza, la rabbia, l’attaccamento, il senso di colpa e tutti gli altri pensieri molesti – sono temporanei, non permanenti e duraturi. E poiché la causa della nostra sofferenza e dei nostri pensieri molesti è temporanea, anche la nostra sofferenza è temporanea.
(Lama Zopa Rinpoche)
Living the present
“There are many reasons why we are turning toward awareness, not least perhaps the intention to maintain our mental health, or to recover a sense of proportion and / or the meaning of things, or just to keep up with the tremendous stress and the great insecurity of our time … in fact simply sit and be quiet for a while ‘time for its own account is a radical act of love. “
Jon Kabat Zinn
Everything that happens in your life stems from your consciousness. By raising your consciousness, you elevate your whole being and your outlook on life, and begin to live full and wonderful that existence that is your true legacy. You can explain to you, and you can see the other live, but until it enters your consciousness until you accept the fact that it is intended, nothing happens. The soul apparently simple and childish to accept the kingdom of heaven much more easily than the soul more deeply intellectual, who think they know all the answers thanks to the mind, but whose consciousness has not risen to the highest level. Every soul can reach a higher state of consciousness, but it is something that should be performed from within, from an inner knowing, inspiration and intuition that they do not need any external knowledge or wisdom. It ‘s all there, in the depths of every soul, just waiting to be recognized, brought to light and lived.
by: Eileen Caddy (The interior doors)
Living this does not mean “live for the day” as a vagrant without neither art nor part, without thinking of themselves and be at the mercy of events.
It does not mean not having a life plan, lose interest in the work, and just enjoy, with opportunism, selfishness and narcissism and exploitation of the weaknesses of others.
Follow the path of understanding and you will see that these “… ism” have no reference to this lifestyle that you mention. Horace, Latin poet, when ode 1.11 (Carmine) speaks of “carpe diem” expresses a different view of life, which can promote inner balance, the amon of the senses, the integration of the rhythms of existence, the true pleasure of living everyday in his profondità.Tu can speak and act only in this: the future is far away and the past is in memory. Living in the present with total awareness
“Quam minumum credulous posterity” (trusting little as possible in tomorrow)
(As Horatio continues to say in his beautiful poetry), you are invited to be reasonable, to seize the opportunities that life offers every day. These opportunities, these good times that you live will give you the strength to “live better” your minutes, your hours, your morning, your afternoon, your evening, your night. Not only that but enjoying every day you get rich so that you can download your tensions “yesterday”, the “past” and also “Tomorrow,” “the future”. With this catharsis is not gonna hurt you, repeating the mistakes of the past or indirectly preparing Iun unfavorable terrain for your future. In the present you give your best.
The date needs to be resolved this way, without prejudices, without conditioning in full freedom, without the burden of the past (with his injuries, his wounds, his bitterness, his losses) and hopes (and very often the concerns, anxieties and fears) for the future.
Confucius himself alludes to the past, saying that should not be a burden to bear on his shoulders but a lesson from him in front of us, light and pleasant. And this is only possible if you live on this, today in all its stunning beauty, in all its mystery ee the magic of becoming unpredictable. In fact if you draw the past into the present it will also predict the future. Let us ask the case and attention: you can live three times in the present, in a moment. So seize the fleeting moment, do not miss that precious moment of love, the joy of a smile, that laugh of a pleasure resort, the scent of a body that caresses you, the song of a bird, listening and vision of nature, men and things. Gibran said that often we go into debt with the future not to pay the debts of the past. I beg you not to go in this direction, do not think more than expected: the future can torment you, the past is blocked, this can escape.
Perhaps you remember Elvis Presley and Bob Dylan. Belong to the past but Elvis has released the body and the mind Dylan. and together have made us dream. This is not to think, you live and pass on a dream. St. Augustine was right when he said: we live three times: This is the story of the past and the present of the present that is the vision, this is the expectation of the future.
Goethe imagined time travel with a companion that “we must fulfill with joy and gladness of spirit. When they go by.”
I invite you once again to consider time not as a pleasure-seeking person of life, a parasite that has forgotten the mistakes of the past and not think about the dignity of tomorrow (who chose not to choose), but with a clear mind that goes the thinking.
Nietzsche himself noticed it when it said in a debate:
“When you think more about what was and what will be,
becomes much paler than it is now. “
If you dive in the present with clarity and understanding, you will be another, you give your best, you’ll enjoy immensely the moment and drink the water of eternity, enjoy the beauty of the moment. If you live in the past condizoni and fantasies and expectations of the future you will see that this world exists, we will live, you will spend your days indicating the lack of communication but you see how a drunk or a short-sighted who does not wear glasses and interpreters your way. You’re sleeping.
Heraclitus said that those who are prisoners of the links of thought even if they are not, even if there are are absent. In fact with the past (which no longer exists) and the future (which is not yet) any action becomes absurd.
Yet how many times we hear: I did it for his own good. Or in other contexts: I did it because I thought of getting results, and so we hear more and hundreds of other reasons to justify many programs and operating strategies.
Time is linked to the mind. The mind lives on these two dimensions. E ‘knowledge of man: history and future. I comes to mind the verse of Ovid (Amores – Book III – the second elegy, verse 39):
“Nec sine you live nec tecum possum”
(I can not live either with you or without you)
When we leave a little bit from the mind (and I suggest you do) you begin to exist, indeed you are.
I do not say forget the past, it is your story, is the child who is within you, is an integral part of your essere.Esso is like a food that becomes part of your cells, your body be transformed into proteins, carbohydrates, fats, minerals and vitamins. Do not say do not believe in the future. In this conscious and attentive, and passionate in this moment, in this moment of life you live is the past and the future because this contains all your past and present it according to how you live this will be the foundation of your future. I invite you to enjoy the moment in its fullness and in its intensity, and his creativity to not let it slip away, not to project forward or reverse and go backwards. In the center of your being is your seed, your essence, all of your potential. Let this flower grow, this plant, this tree along the seasons of life and from earth to heaven with naturalness and spontaneity
Perhaps you feel you have done God knows what, to have won some kind of peak, having reached a sublime goal. In fact you have not done anything like that. You just found yourself …
It may seem, this discovery, the end of your trip. It is just the beginning. The end is your beginning. The beginning of a journey to a profound and immeasurable joy. You have exceeded the time, you’re a man with no time.
http://www.vigliottiangelo.it/2008/03/vivere-il-presente-cogliere-lattimo.html
Words on the move
I urge you not to throw away the time, because it is fast as an arrow, swift as a stream. Distraction is entirely due to a lack of concentration, the stupidity ‘and blindness’ are caused by the lack of true understanding.
(Yung-Ming Yen-Shou – 905-975)
Imagine being a child who, lying on your back with an eye to the sky without clouds, make soap bubbles with a plastic ring. As soon as the bubble detaches, while the observed rises in the sky, and thereby shift attention away from the bubble in the sky. While watching the bubble, it bursts, but the focus remains there for a moment where there was a bubble. Behold, at that moment awareness rests in empty space.
(B. Alan Wallace)
Meditation is like a piece of wood. The investigation and introspection are one end of the wood, the calm and concentration are the other end. If you lift a piece of wood, both ends are lifted simultaneously. What is the concentration and what is introspection? Only this mind.
(Ajahn Chah)
Be careful it means to live in the present moment, not be imprisoned in the past and even anticipate future events that may not happen. When we are fully aware of the present moment, life changes and the anxiety and stress disappear. So much of life goes away in feverish anticipation of things to do and the consequent suspension of mind. We should learn to take a step back in freedom ‘and the possibility’ of this.
(Bede Griffiths)
The understanding is better than mechanical practice. Better understanding is meditation. But best of all is letting go of anxiety for the result, because this will immediately follow the peace.
(Bhagavad Gita 12:12)
Aware while walking, standing still while conscious, aware as he is sitting, while lying conscious, aware of the stretch and gather its members – top, side and bottom – wherever he goes in the world, the practitioner observes the arising and passing away of all things are composed of elements. Who lives in this way, zealous, serene and exalted, ever mindful, practicing in the quiet awareness, is called a “constant concern”.
(Itivuttaka, 111)
In meditation the first thing we realize is that no use trying, because what is sought is predetermined by what you want …
(J. Krishnamurti)
Keep your hands open, all the sand of the desert pass in your hands. Close your hands, do not you will get a few grains of sand (Dogen)
Before waking cut wood and carried water, after waking up I cut wood and carry water.
(Zen Proverb)
If you’re right you do not need to shout.
(Zen Proverb)
If you are happy, if we are at peace, we can blossom like a flower, and our family, society as a whole, will benefit from our peace.
(Thich Nhat Hanh)
We can never obtain peace in the world if we neglect the inner world and do not make peace with ourselves. World peace must come from inner peace. Without inner peace it is impossible to achieve peace in the outside world. The weapons do not shoot themselves. Do not have rained down from heaven, the man has made. But even these weapons, these terrible weapons, they can not shoot themselves. As long as they are left in the stores can not do any harm. It takes a human being to use them. Someone has to pull the trigger. Satan, the forces of evil, can not pull the trigger. It takes human beings to do so.
(Reflections of Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
The total disappearance of the senses of insecurity will have ‘only when you have the blessed ability’ of the birds of the air and flowers of the field to live fully, moment by moment, in the present, as this may seem unbearable.
(Anthony De Mello)
The sun shines without intentions. I hope for praise or rewards. Brilla, simply. Or rather, no, here it is: it burns, it consumes itself in the excess of his joy.
(Sukkananda)
You have to understand first hand, directly, the truth about you. And you can not achieve it through another, however great. There is no authority that could reveal it.
(Jiddu Krishnamurti)
Often we are also increasing our pain and our suffering with the hypersensitivity and hyperreactivity to things from nothing, and sometimes taking things too personally.
(Dalai Lama)
All the defects of our minds – the selfishness, ignorance, anger, attachment, guilt and all the other disturbing thoughts – are temporary, not permanent and lasting. And since the cause of our suffering and our thoughts are temporary nuisances, even our suffering is temporary.
(Lama Zopa Rinpoche)

Preghiera allo Spirito Santo – Prayer of holy Spirit – Edith Stein


Preghiera allo Spirito Santo
In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l’intimo sposalizio dell’anima con lo Spirito Santo. È la “sua” Pentecoste:
“Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l’oscurità del mio cure? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell’ abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all’essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome:
Spirito Santo – Amore eterno!
Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita – tu stesso:
Spirito Santo – Vita eterna
Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell’anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall’alto e ci àncora con forza nell’alto: alla tua opera, come ci fa nuovi,
Spirito Santo – Raggio Impenetrabile!
Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l’agnello sciolse il sigillo dell’eterno decreto divino? Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito.
Spirito Santo – Forza vittoriosa.
Tu sei l’artefice che costruisce il duomo eterno che s’innalza dalla terra al cielo. Da te animate s’innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo.
Spirito Santo – Mano creatrice di Dio.
Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda? Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa:
Spirito Santo – Creatore dell’universo.
Sei tu il dolce canto dell’amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L’armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire.
Spirito Santo – Giubilo eterno!
Santa Teresa Benedetta della Croce

Edith Stein

Prayer of holy Spirit

In this mystical climate, a few months before his deportation to Auschwitz, one of the most beautiful prayers of the Stein was born: the intimate marriage of the soul with the Holy Spirit. It is “his” Pentecost:
“Who are you, sweet light, that fills me and illuminates the darkness of my care? You guide me like a maternal hand and let me free, so I would no longer be able to take a step. You are the space that surrounds my being and it encloses it in itself, left by you it would fall into the abyss of nothing, from which you raise it to being. You, closer to me than myself and more intimate than my intimate and yet elusive and incomprehensible that you make every name explode:
Holy Spirit – Eternal love!
Are you not the sweet manna that flows from the heart of the Son into mine, the food of angels and saints? He, who rose from death to life, has also awakened me to a new life from the sleep of death and gives me a new life from day to day, and one day his fullness will submerge me, life from your life – yourself:
Holy Spirit – Eternal life
Are you the ray that flicks down from the throne of the eternal judge and breaks into the night of the soul that never knew itself? Merciful and relentless, it penetrates the hidden folds. It is frightened at the sight of itself, it leaves room for holy fear, the beginning of all wisdom, which comes from above and anchors us strongly in the top: to your work, as it makes us new,
Holy Spirit – Impenetrable Ray!
Are you the fullness of the Spirit and the strength with which the lamb dissolved the seal of the eternal divine decree? Driven by you, the messengers of the judge ride the world and separate the realm of light from the realm of the night with a sharp sword. Then the sky becomes new and new the earth and everything goes in its right place with your breath.
Holy Spirit – Victorious force.
You are the architect who builds the eternal cathedral that rises from earth to heaven. Animated by you, the columns rise and remain firmly fixed. Marked with the eternal name of God they rise towards the light supporting the dome, which closes the holy cathedral crowning it, your work that transforms the world.
Holy Spirit – God’s creative hand.
Are you the one who created the clear mirror, very close to the supreme throne, like a crystal sea, in which the divinity loving looks at itself? You bend over the most beautiful work of your creation and radiantly illuminates your own splendor, and the pure beauty of all beings, united in the graceful aspect of the Virgin, your immaculate bride:
Holy Spirit – Creator of the universe.
Are you the sweet song of love and holy fear that eternally resounds around the throne of the Trinity and marries within itself the pure sound of all beings? The harmony that connects the limbs to the head, in which everyone, happy, finds the secret sense of his being and jubilant radiates, freely dissolved in your flow.
Holy Spirit – Eternal jubilation!
Blessed Saint Teresa of the Cross

(Edith Stein)

Novena of the Holy Spirit
by St. Benedicta of the Cross (Edith Stein)

Who are you, sweet light, that fills me
And illumines the darkness of my heart?
You lead me like a mother’s hand,
And should you let go of me,
I would not know how to take another step.
You are the space
That embraces my being and buries it in yourself.
Away from you it sinks into the abyss
Of nothingness, from which you raised it to the light.
You, nearer to me than I to myself
And more interior than my most interior
And still impalpable and intangible
And beyond any name:
Holy Spirit eternal love!

Are you not the sweet manna
That from the Son’s heart
Overflows into my heart,
The food of angels and the blessed?
He who raised himself from death to life,
He has also awakened me to new life
From the sleep of death.
And he gives me new life from day to day,
And at some time his fullness is to stream through me,
Life of your life indeed, you yourself:
Holy Spirit eternal life!

Are you the ray
That flashes down from the eternal Judge’s throne
And breaks into the night of the soul
That had never known itself?
Mercifully relentlessly
It penetrates hidden folds.
Alarmed at seeing itself,
The self makes space for holy fear,
The beginning of that wisdom
That comes from on high
And anchors us firmly in the heights,
Your action,
That creates us anew:
Holy Spirit ray that penetrates everything!

Are you the spirit’s fullness and the power
By which the Lamb releases the seal
Of God’s eternal decree?
Driven by you
The messengers of judgment ride through the world
And separate with a sharp sword
The kingdom of light from the kingdom of night.
Then heaven becomes new and new the earth,
And all finds its proper place
Through your breath:
Holy Spirit victorious power!

Are you the master who builds the eternal cathedral,
Which towers from the earth through the heavens?
Animated by you, the columns are raised high
And stand immovably firm.
Marked with the eternal name of God,
They stretch up to the light,
Bearing the dome,
Which crowns the holy cathedral,
Your work that encircles the world:
Holy Spirit God’s molding hand!

Are you the one who created the unclouded mirror
Next to the Almighty’s throne,
Like a crystal sea,
In which Divinity lovingly looks at itself?
You bend over the fairest work of your creation,
And radiantly your own gaze
Is illumined in return.
And of all creatures the pure beauty
Is joined in one in the dear form
Of the Virgin, your immaculate bride:
Holy Spirit Creator of all!

Are you the sweet song of love
And of holy awe
That eternally resounds around the triune throne,
That weds in itself the clear chimes of each and every being?
The harmony,
That joins together the members to the Head,
In which each one
Finds the mysterious meaning of his being blessed
And joyously surges forth,
Freely dissolved in your surging:
Holy Spirit eternal jubilation!

Bruce Cockburn playlist


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Bruce Cockburn (Ottawa, 27 maggio 1945) è un cantautore canadese.

Il suo stile, con il personalissimo modo di suonare la chitarra, fonde generi come pop, folk, rock, reggae e jazz. Le liriche sono ispirate dalla sua visione umanistica e metafisica della vita vicina all’etica cristiana. 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Cockburn

Bruce Douglas Cockburn OC (/ˈkbərn/; born May 27, 1945)[1] is a Canadian guitarist and singer-songwriter whose career spans over 40 years. His song styles range from folk to jazz-influenced rock and his lyrics cover a broad range of topics that reveal a passion for human rights, politics and spirituality.

In 2014, he released his memoirs, Rumours of Glory: A Memoir.[2]  

Cockburn was born in 1945 in Ottawa, Ontario, Canada, and spent some of his early years on a farm outside Pembroke, Ontario. He has stated in interviews that his first guitar was one he found around 1959 in his grandmother’s attic, which he adorned with golden stars and used to play along to radio hits.[3] Cockburn attended Nepean High School, where his 1964 yearbook photo states his desire “to become a musician”.[4]He attended Berklee School of Music in Boston for three semesters in the mid-1960s. In 1966 he joined an Ottawa band called The Children, which lasted for about a year. In the spring of 1967 he joined the final lineup of The Esquires. He moved to Toronto that summer to form The Flying Circus with former Bobby Kris & The Imperials members Marty Fisher and Gordon MacBain and ex-Tripp member Neil Lillie. The group recorded some material in late 1967 (which remains unreleased) before changing its name to Olivus in the spring of 1968, by which time Lillie (who changed his name to Neil Merryweather) had been replaced by Dennis Pendrith from Livingstone’s Journey. Olivus opened for The Jimi Hendrix Experience and Cream in April 1968. That summer Cockburn broke up the band with the intention of going solo, but ended up in the band 3’s a Crowd with David Wiffen, Colleen Peterson, and Richard Patterson, who had been a co-member of The Children. Cockburn left 3’s a Crowd in the spring of 1969 to pursue a solo career.

Cockburn’s first solo appearance was at the Mariposa Folk Festival in 1967, and in 1969 he was a headliner. In 1970 he released his self-titled, solo album. Cockburn’s guitar work and songwriting won him an enthusiastic following. His early work featured rural and nautical imagery and Biblical metaphors. Raised as an agnostic, early in his career he became a Christian.[5] Many of his albums from the 1970s refer to Christianity, which in turn informs his concerns for human rights and environmentalism. His references to Christianity include the Grail imagery of 20th-century Christian poet Charles Williams and the ideas of theologian Harvey Cox.[6]

In 1970 Cockburn became partners with Bernie Finkelstein in the music publishing firm Golden Mountain Music.[7]

While Cockburn had been popular in Canada for years, he did not have a big impact in the United States until 1979, with the release of the album Dancing in the Dragon’s Jaws. “Wondering Where the Lions Are“, the first single from that album, reached No. 21 on the Billboard Hot 100 in the US in June 1980, and earned Cockburn an appearance on NBC‘s hit TV show Saturday Night Live.

Cockburn was married from 1969 to 1980 and has a daughter from that marriage.[citation needed] He wrote the song “Little Seahorse”, released on In the Falling Dark, in late 1975 about the time when his daughter wasin utero.[citation needed]

Through the 1980s Cockburn’s songwriting became increasingly urban, global and political as he became more involved with progressive causes. His political concerns were first hinted at on the albums: Humans,Inner City Front and The Trouble with Normal. They became more evident in 1984, with his second US radio hit, “If I Had a Rocket Launcher” (No. 88 in the US) from the Stealing Fire album. He had written the song a year earlier, after visiting Guatemalan refugee camps in Mexico that were attacked by Guatemalan military helicopters. His political activism continues to the present. Cockburn has travelled to countries such as Mozambique and Iraq, played benefit concerts, and written songs on a variety of subjects ranging from the International Monetary Fund to land mines. His internationalist bent is reflected in the many world musicinfluences in his music, including reggae and Latin music.

In 1991 Intrepid Records released Kick at the Darkness, a tribute album to Cockburn whose title comes from a phrase in his song “Lovers in a Dangerous Time“. It features the Barenaked Ladies‘ cover of that song, which became their first Top 40 hit and an element in their early success. This lyric was also referenced by U2 in their song “God Part II” from their album Rattle and Hum.

In the early 1990s, Cockburn teamed with T-Bone Burnett for two albums, Nothing but a Burning Light and Dart to the Heart. The latter included a song, “Closer to the Light”, inspired by the death of songwriter Mark Heard, a close friend of Cockburn and Burnett. Cockburn frequently refers to Heard as his favourite songwriter and he was one of many artists who paid tribute to Heard on an album and video titled Strong Hand of Love.

In 1998 Cockburn travelled with filmmaker Robert Lang to Mali, West Africa, where he jammed with Grammy Award-winning blues musician Ali Farka Toure and kora master Toumani Diabate. The month-long journey was documented in the film River of Sand, which won the Regard Canadien award for best documentary at the Vues d’Afrique Film Festival in Montreal. It was also invited for competition at the International Festival of Environmental Films in Paris.[8]

Some of Cockburn’s previously published material had been collected in several albums: Resume, Mummy Dust, and Waiting for a Miracle. His first greatest hits collection was Anything Anytime Anywhere: Singles 1979–2002, released in 2002.

In January 2003 Cockburn finished recording his 21st album, You’ve Never Seen Everything, which features contributions from Emmylou Harris, Jackson Browne, Sam Phillips, Sarah Harmer, Hugh Marsh, Jonell Mosser, Larry Taylor and Steven Hodges. (Taylor and Hodges, formerly of Canned Heat who performed at Monterey and Woodstock in the 1960s, may be known best for their work with Tom Waits).

Cockburn performed a set at the Live 8 concert in Barrie, Ontario, on July 2, 2005. Speechless, an instrumental compilation of new and previously released material, was released on October 24, 2005. His 22nd album, Life Short Call Now, was released on July 18, 2006.

Canadian senator and retired general Roméo Dallaire, who is active in humanitarian fundraising and promoting awareness, appeared on stage at the University of Victoria with Cockburn. The October 4, 2008, concert was held to aid the plight of child soldiers.[9]

In 2009 Cockburn travelled to Afghanistan to visit his brother, Capt. John Cockburn, and to play a concert for Canadian troops. He performed his 1984 song “If I Had a Rocket Launcher” and was temporarily awarded an actual rocket launcher by the military. Cockburn has stated that, while unsure of the original Invasion of Afghanistan, he supported Canada’s role there.[10]

Cockburn released his studio album Small Source of Comfort in 2011. “Lois on the Autobahn”, a cheerful and experiential instrumental recalling “Rouler sa bosse” from Salt, Sun and Time is a tribute to Cockburn’s mother, Lois, who succumbed to cancer in 2010.[citation needed]

Cockburn married his longtime girlfriend M.J. Hannett shortly after the birth of his second daughter, Iona (b. November 2011) in 2011.[11][12] As of 2014, the family lives in the San Francisco area, where Cockburn is writing his memoirs up to 2004.[13]

A documentary film, Bruce Cockburn Pacing the Cage,[14][15] was released in 2013 on television and a brief theatrical showing; directed by Joel Goldberg, gave a rare look into Cockburn’s music, life and politics

http://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_Cockburn

Rod Stewart Greatest Hits (Full Album) – The Best Of Rod Stewart (HD/HQ Mp3)


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=n7SeqcWBgo8]

Roderick David Stewart (Londra, 10 gennaio 1945) è un cantautore britannico.

Caratterizzato dalla sua graffiante voce, Rod Stewart è uno degli artisti di maggiore successo di tutti i tempi, avendo venduto oltre 200 milioni di dischi in tutto il mondo. In tutta la sua lunga carriera, Rod ha conquistato sei volte la prima posizione nella classifica degli album più venduti nel Regno Unito e 31 volte la top ten per quanto riguarda quella dei singoli. Egli ha avuto un grande successo anche in America, con 16 singoli entrati nella top ten della Billboard Hot 100., di cui quattro che hanno raggiunto il primo posto. Sempre in America, grazie al concerto gratuito del 31 dicembre 1994 davanti a oltre quattro milioni di spettatori sulla spiaggia di Copacabana, Stewart è entrato nel Guinness dei primati, diventando l’artista con maggiore pubblico a un proprio concerto dell’intera storia del rock. Nel 2007 è stato nominato CBE, Commendatore dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (Commander of the Order of the British Empire) a Buckingham Palace per i meriti e il contributo dato alla musica.

Vincitore di numerosi prestigiosi premi, tra cui 1 Grammy Award nel 2005, 1 BRIT Awards nel 1993, 1 American Music Award nel 1994 e 2 World Music Award nel 1993 e nel 2001, nel 2008, la rivista Billboard lo ha posizionato al 17esimo posto nella classifica dei 100 artisti di maggior successo, mentre si trova alla posizione numero 59 nella classifica dei 100 maggiori cantanti di tutti i tempi, stilata dalla rivista Rolling Stone .[ Come artista solista, Stewart è stato inserito nella US Rock and Roll Hall of Fame nel 1994, nella UK Music Hall of Fame nel 2006 e una seconda volta nella US Rock and Roll Hall of Fame nel 2012, come membro del gruppo dei Faces. Infine, il suo nome è scritto anche sulla Hollywood Walk of Fame, a Hollywood.

https://it.wikipedia.org/wiki/Rod_Stewart

Roderick David “Rod” Stewart, CBE (born 10 January 1945) is a British rock singer-songwriter. Born and raised in London, he is of English and Scottish ancestry. Stewart is one of the best-selling music artists of all time, having sold over 100 million records worldwide.

He has had six consecutive number one albums in the UK, and his tally of 62 UK hit singles includes 31 that reached the top 10, six of which gained the number one position. He has had 16 top ten singles in the US, with four reaching number one on the Billboard Hot 100. In 2007, he received a CBE at Buckingham Palace for services to music.

With his distinctive raspy singing voice, Stewart came to prominence in the late 1960s and early 1970s with The Jeff Beck Group and then with Faces, though his music career had begun in 1962 when he took up busking with a harmonica. In October 1963 he joined the Dimensions as a harmonica player and part-time vocalist, then in 1964 he joined Long John Baldry and the All Stars. Later, in August 1964, he also signed a solo contract, releasing his first solo single, “Good Morning Little Schoolgirl”, in October of the same year. He maintained a solo career alongside a group career, releasing his debut solo album An Old Raincoat Won’t Ever Let You Down (US: The Rod Stewart Album), in 1969. His early albums were a fusion of rock, folk music, soul music and R&B. His aggressive blues work with The Jeff Beck Group and the Faces influenced heavy metal genres. From the late 1970s through the 1990s, Stewart’s music often took on a new wave or soft rock/middle-of-the-road quality, and in the early 2000s he released a series of successful albums interpreting the Great American Songbook.

In 2008, Billboard magazine ranked him the 17th most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[7] A Grammy and Brit Award recipient, he was voted at No. 33 in Q Magazine’s list of the top 100 Greatest Singers of all time, and No. 59 on Rolling Stone 100 Greatest Singers of all time.[9] As a solo artist, Stewart was inducted into the US Rock and Roll Hall of Fame in 1994, the UK Music Hall of Fame in 2006 and was inducted a second time into the US Rock and Roll Hall of Fame in 2012, as a member of the Faces.

https://en.wikipedia.org/wiki/Rod_Stewart

Momenti – Moments


Momenti

Ogni battito di vita non è distante dal nostro essere, ogni momento non è che un riflesso del nostro esistere – qui ed ora – dove la compassione e l’armonia sono il suono ed il respiro che avvolgono il nostro percorso.

© Poetyca

Moments

Every beat of life is not far from our being, every moment is merely a reflection of our existence – here and now – where compassion and harmony are the sound and the breath that surround our path.

©Poetyca

Best songs of The Cure || The Cure’s Greatest Hits


The Cure è un gruppo musicale post-punk inglese, i cui esordi risalgono al 1976, in piena esplosione new wave (in compagnia di gruppi come Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Echo and the Bunnymen). La band, la cui formazione è variata più o meno regolarmente nel corso degli anni, comprendendo da un minimo di due fino ad un massimo di sei membri, ha raggiunto l’apice del successo tra la metà e la fine degli anni ottanta (soprattutto con i singoli Close to Me e Lullaby, tratti, rispettivamente, dai due album The Head on the Door del 1985 e Disintegration del 1989). Robert Smith, il cantante, chitarrista, autore dei testi e compositore di quasi tutte le musiche, nonché fondatore del gruppo, è l’unico membro ad averne sempre fatto parte dagli esordi ad oggi.

Al luglio 2008, i Cure avevano venduto circa 28 milioni di dischi. L’album più venduto è la raccolta di successi Standing on a Beach – The Singles 1978-1985[3] del 1986, che solo in America ha venduto più di due milioni di copie.[4] Tra Regno Unito, Stati Uniti d’America e Italia, i Cure hanno avuto nella Top Ten 12 album (posizioni più alte: UK: Wish, numero 1; USA: Wish, numero 2; Italia: The Cure, numero 2) e 11 singoli (posizioni più alte: UK: Lullaby, numero 5; USA: Lovesong, numero 2, Italia: High, numero 2).[5]

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Cure
The Cure are an English rock band formed in Crawley, West Sussex, in 1976. The band has experienced several line-up changes, with vocalist, guitarist and principal songwriter Robert Smith being the only constant member. The Cure first began releasing music in the late 1970s with their debut album Three Imaginary Boys. Their second single, “Boys Don’t Cry”, became a hit; this, along with several early singles, placed the band as part of the post-punk and new wave movements that had sprung up in the wake of the punk rock revolution in the United Kingdom. During the early 1980s, the band’s increasingly dark and tormented music was a staple of the emerging gothic rock genre.

After the release of 1982’s Pornography, the band’s future was uncertain and Smith was keen to move past the gloomy reputation his band had acquired. With the single “Let’s Go to Bed” released the same year, Smith began to place a pop sensibility into the band’s music and their popularity increased as the decade wore on, with songs like “Just Like Heaven”, “Lovesong” and “Friday I’m in Love”. The band is estimated to have sold 27 million albums as of 2004 and have released thirteen studio albums, ten EPs and over thirty singles during their career.

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Cure

La retta parola – The right word



La retta parola
Nel Vinaya leggiamo queste istruzioni: «Chiunque
stia per ammonire un altro deve suscitare in sé
cinque qualità prima di aprir bocca, in modo da
poter dire così: “Parlerò a tempo debito, non nel
momento sbagliato. Dirò la verità, non bugie.
Parlerò soavemente, non con severità. Parlerò a
suo vantaggio, non a suo danno. Parlerò con
intento gentile, non con rabbia”».

Parlare rettamente è soprattutto mantenere una costante attenzione
al proprio modo di esprimersi in ogni circostanza,
perchè la parola è manifestazione del proprio essere.

Una delle cose importanti è il non parlare vanamente,
l’essere prudenti e misurati andando a verificare le fonti,
perchè non si trasmetta ad altri qualcosa di non vero,
che propagasse ignoranza (nel senso di falsa conoscenza).

Soprattutto nell’evitare di sovraccaricare gli altri
di troppe parole che non sempre sono utili.
Si deve sviluppare un processo di sintesi
per trasmettere l’essenza e dare spazio agli altri
nella ricerca ed ascolto interiore.

Non è la mente che deve parlare e soppesare
ma il nostro accostarci con amorevolezza
e compassione, in questo modo cade il giudizio
e la rabbia per mantenere sempre posizioni di supremazia.

Essere duali è percorrere la strada della competizione
e non ci sono giudici e gare.

Si apprende molto osservando ad ascoltando,
mentre non si ha nulla da insegnare a nessuno imponendo
delle proprie opinioni. Meglio tenerle per se stessi
o chiedersi se sono davvero valide o frutto
di condizionamenti della nostra mente.

La ricerca interiore è un giardino che ogni essere
coltiva in prima persona, possiamo solo dare sostegno
e non serve essere concitati ed agitarsi con gli altri
per far capire di essere vicini o di sentirsi distanti.

Meglio un fermo silenzio, addolcito da un sorriso
ed un amorevole accoglienza che il farsi trascinare
da un fiume in piena che non placa la mente.

Non giova sapere se si è approvati o disapprovati
da qualcuno, è importante riflettere e capire
se il passo che compiamo è costruttivo
o arreca danno ad altri esseri, in questo
possiamo essere capaci da soli.

Si è davvero vicino ad una persona restando in silenzio,
per permetterle di leggersi nel profondo,
ed aspettando che quello che noi avevano compreso,
finalmente trovi chiarezza nell’altro attraverso
la retta visione ed il suo retto sforzo.
Possiamo suggerire con dolcezza, mai sovrapporci
o sostituirci agli altri.

Questo è nella mia esperienza e nel mio
modo di porgere la mia presenza in tanti anni.

Nel nostro rapporto con gli altri
non abbiamo merito alcuno, siamo solo testimoni
del loro sforzo per migliorare.
Ma soprattutto non dobbiamo distrarci
dal lavoro che serve per migliorare noi stessi.

Un sorriso
Daniela

Vinaya è un termine sanscrito e pāli che significa disciplina e nel Buddhismo indica la raccolta scritturale delle norme di condotte seguite dai monaci (bhiksu, sanscr., bhikkhu, pāli) e dalle monache (bhiksuni, sanscr., bhikkhuni, pāli).
Il vinaya è una delle due categorie degli antichi insegnamenti del Buddha Shakyamuni (o Buddhadharma) insieme al ‘Dharma’ (ovvero dottrina). Un altro termine per indicare il Buddhismo è infatti Dharmavinaya.
Attualmente disponiamo di sette vinaya delle antiche scuole (Buddhismo dei Nikaya).
Il vinaya Theravada, di probabile origine Sthaviravada Vibhajyavada, è conservato nel Canone pāli ed è suddiviso in tre parti:
Suttavibhanga, le regole di condotta fondamentali dei monaci e delle monache (patimokkha) con le storie all’origine di ciascuna regola;
Khandhaka, a sua volta suddiviso in:
Mahavagga, altre regole di condotta e di etichetta per il sangha insieme ad altri discorsi e insegnamenti del Buddha;
Cullavagga, elaborazioni sull’etichetta e le norme dei monaci e delle monache e la trattazione di come vadano affrontati i casi di infrazione delle regole monastiche;
Parivara, una ricapitolazione delle sezioni precedenti riportante in sunto le regole classificate in vari modi a scopo didattico.

Poetyca 03.10.2008

The right word

In the Vinaya we read these instructions: “Anyone
is about to admonish another must arouse in itself
five qualities before I open my mouth, so as to
to be able to say like this: “I will speak in due course, not in
wrong time. I’ll tell the truth, not lies.
He will speak softly, not harshly. I will speak to
to his advantage, not to his detriment. I will speak with
gentle intent, not with anger “.”
Speaking righteously is above all maintaining constant attention
to their own way of expressing themselves in all circumstances,
because the word is a manifestation of one’s being.
One of the important things is not to speak in vain,
being prudent and measured by checking the sources,
so that something untrue is not passed on to others,
that propagated ignorance (in the sense of false knowledge).
Especially in avoiding overloading others
of too many words that are not always useful.
A synthesis process has to be developed
to convey the essence and give space to others
in the search and inner listening.
It is not the mind that has to speak and weigh
but our approach with kindness
and compassion, in this way judgment falls
and the anger for always maintaining positions of supremacy.
To be dual is to walk the path of competition
and there are no judges and no competitions.
We learn a lot by observing and listening,
while one has nothing to teach anyone by imposing
of their opinions. Better keep them for yourself
or wondering if they are really valid or fruitful
of conditioning of our mind.
The inner search is a garden that every being
cultivate in the first person, we can only give support
and there is no need to be excited and agitated with others
to make it clear that you are close or that you feel distant.
Better still silence, softened by a smile
and a loving welcome that being carried away
from a raging river that does not calm the mind.
It doesn’t help to know if you are approved or disapproved
from someone, it is important to reflect and understand
if the step we take is constructive
or does harm to other beings, in this
we can be capable on our own.
You are really close to a person by remaining silent,
to allow her to read herself deeply,
and waiting for what we had understood,
finally find clarity in the other through
right view and its right effort.
We can suggest gently, never overlap
or replace the others.
This is in my experience and mine
way of showing my presence over so many years.
In our relationship with others
we have no merit, we are only witnesses
of their effort to improve.
But above all we must not get distracted
from the work it takes to improve ourselves.
A smile
Daniela
Vinaya is a Sanskrit and Pāli term which means discipline and in Buddhism it indicates the scriptural collection of the norms of conduct followed by monks (bhiksu, Sanscr., Bhikkhu, pāli) and nuns (bhiksuni, Sanscr., Bhikkhuni, pāli).
The vinaya is one of the two categories of the ancient teachings of Buddha Shakyamuni (or Buddhadharma) together with the ‘Dharma’ (aka doctrine). Another term for Buddhism is in fact Dharmavinaya.
We currently have seven vinayas from the ancient schools (Nikaya Buddhism).
Vinaya Theravada, probably of Sthaviravada Vibhajyavada origin, is preserved in the Pāli Canon and is divided into three parts:
Suttavibhanga, the fundamental rules of conduct of monks and nuns (patimokkha) with the stories behind each rule;
Khandhaka, in turn divided into:
Mahavagga, other rules of conduct and etiquette for the sangha along with other discourses and teachings of the Buddha;
Cullavagga, elaborations on the etiquette and norms of monks and nuns and the discussion of how cases of infringement of monastic rules are to be dealt with;
Parivara, a recapitulation of the previous sections summarizing the rules classified in various ways for didactic purposes.

Poetyca 03.10.2008

Ascolto – Listen


🌸Ascolto🌸

Fai tacere le voci
non accendere
nuovi pensieri
e sii partecipe
Attimo
dopo attimo
tutto cambia
regala spunto
Resta in ascolto
per vivere il vuoto
come intenso momento
di vera vita

05.05.2019 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Listen

You silence the voices
do not turn on
new thoughts
and be a participant
Moment
after a while
everything changes
gives inspiration
Stay tuned
to experience emptiness
as an intense moment
of real life

05.05.2019 Poetyca

Amare – To love


🌸Amare🌸

Non ci vuole una ragione precisa
per accendere l’odio
perché spesso si alimenta
in modo irrazionale,
come meccanismo di difesa,
ma ci sono innumerevoli motivi
per dare spazio all’amore
che apre le porte all’armonia
e fa sentire rafforzato
il motivo per il quale siamo
in ricerca del nostro significato.
Amare è tutto.

27.02.2022 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸To love

It doesn’t take a specific reason
to ignite hatred
because it often feeds
irrationally,
as a defense mechanism,
but there are countless reasons
to make room for love
that opens the doors to harmony
and makes you feel strengthened
why we are
in search of our meaning.
Love is everything.

27.02.2022 Poetyca

The best of Rolling Stones


I Rolling Stones sono un gruppo musicale rock britannico, composto da Mick Jagger (voce, armonica, chitarra), Keith Richards (chitarre, voce), Ronnie Wood (chitarre, cori) e Charlie Watts (batteria, percussioni). È una delle band più importanti e tra le maggiori espressioni della miscela tra i generi della musica rock e blues, quel genere musicale che è l’evoluzione del rock & roll anni cinquanta, da loro rivisitato in chiave più dura con ritmi lascivi, canto aggressivo, continui riferimenti al sesso e, talvolta, alle droghe pesanti.

Per il loro essere trasgressivi furono chiamati i “brutti, sporchi e cattivi” e contrapposti ai più rassicuranti Beatles, anche se tale contrapposizione fu spesso creata dagli stessi Rolling Stones che si comportavano in modo volutamente antitetico rispetto ai Beatles (con i quali ebbero peraltro sempre un ottimo rapporto di stima e amicizia), proponendo così un modello alternativo a uso e consumo della stampa musicale. I Rolling Stones sono stati, e sono tuttora, un’autentica pietra miliare nell’evoluzione della musica rock del XX secolo, portando sotto i riflettori il malcontento e di conseguenza la protesta di intere generazioni, incarnando così il travagliato spirito dei grandi bluesman del passato e scegliendo il titolo di una canzone di uno di questi (Muddy Waters) come nome del loro gruppo.

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Rolling_Stones

The Rolling Stones are an English rock band formed in London in 1962. The first settled line-up consisted of Brian Jones (guitar, harmonica), Ian Stewart (piano), Mick Jagger (lead vocals, harmonica), Keith Richards (guitar), Bill Wyman (bass) and Charlie Watts (drums). Stewart was removed from the official line-up in 1963 but continued as occasional pianist until his death in 1985. Jones departed the band less than a month prior to his death in 1969, having already been replaced by Mick Taylor, who remained until 1975. Subsequently, Ronnie Wood has been on guitar in tandem with Richards. Following Wyman’s departure in 1993, Darryl Jones has been the main bassist. Other notable keyboardists for the band have included Nicky Hopkins, active from 1967 to 1982; Billy Preston through the mid 1970s (most prominent on Black and Blue) and Chuck Leavell, active since 1982. The band was first led by Jones but after teaming as the band’s songwriters, Jagger and Richards assumed de facto leadership.

The Rolling Stones were in the vanguard of the British Invasion of bands that became popular in the US in 1964–65. At first noted for their longish hair as much as their music, the band are identified with the youthful and rebellious counterculture of the 1960s. Critic Sean Egan states that within a year of the release of their 1964 debut album, they “were being perceived by the youth of Britain and then the world as representatives of opposition to an old, cruel order — the antidote to a class-bound, authoritarian culture.”[1] They were instrumental in making blues a major part of rock and roll and of changing the international focus of blues culture, to the less sophisticated blues typified by Chess Records artists such as Muddy Waters, writer of “Rollin’ Stone”, after which the band is named. After a short period of musical experimentation that culminated with the poorly received and largely psychedelic album Their Satanic Majesties Request (1967), the group returned to its bluesy roots with Beggars’ Banquet (1968) which—along with its follow-ups, Let It Bleed (1969), Sticky Fingers (1971) and Exile on Main St. (1972)—is generally considered to be the band’s best work and are considered the Rolling Stones’ “Golden Age”. Musicologist Robert Palmer attributed the “remarkable endurance” of the Rolling Stones to being “rooted in traditional verities, in rhythm-and-blues and soul music”, while “more ephemeral pop fashions have come and gone”.[2]

The band continued to release commercially successful records in the 1970s and sold many albums, with Some Girls (1978) and Tattoo You (1981) being their two most sold albums worldwide. In the 1980s, a feud between Jagger and Richards about the band’s musical direction almost caused the band to split but they managed to patch their relationship and had a big comeback with Steel Wheels (1989) which was followed by a big stadium and arena tour. Since the 1990s, new recorded material from the group has been increasingly less well-received and less frequent. Despite this, the Rolling Stones have continued to be a huge attraction on the live circuit, with big stadium tours in the 1990s and 2000s. By 2007, the band had made what were then four of the top five highest-grossing concert tours of all time (Voodoo Lounge Tour (1994–95), Bridges to Babylon Tour (1997–99), Licks Tour (2002–03) and A Bigger Bang Tour (2005–07).[3]

The Rolling Stones were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1989, and the UK Music Hall of Fame in 2004. Rolling Stone magazine ranked them fourth on the “100 Greatest Artists of All Time” list, and their estimated album sales are above 250 million. They have released twenty-nine studio albums, eighteen live albums and numerous compilations. Let It Bleed (1969) was their first of five consecutive number one studio and live albums in the UK. Sticky Fingers (1971) was the first of eight consecutive number one studio albums in the US. In 2008, the band ranked 10th on the Billboard Hot 100 All-Time Top Artists chart. In 2012, the band celebrated its 50th anniversary.

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Rolling_Stones

Costruire la pace – Building peace



Costruire la pace.
“Quando punti il dito per condannare, tre dita restano puntate contro di te”

Proverbio cinese
Amicizia e riflessione
Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità,
alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro.
Sicuramente,se è amicizia che offriamo ( e non pretendiamo ),
dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso,
cogliere in noi se,dietro la parola amicizia si cela altro.
Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto verso
di noi sarebbe opportuno chiedersi se, in fondo, ci attendevamo qualcosa.

Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità,se siamo capaci
di vedere cosa abbiamo sbagliato, se siamo capaci di manifestare
dove si sia colto un malinteso( facile interpretare diversamente
ed il dialogo leale serve a questo)allora si è capaci di portare
avanti un rapporto maturo.Troppo facile dare ad altri responsabilità
e non vedere la trave che ci renderebbe ciechi.
Dialogo,condivisione,senza nulla pretendere, è la migliore base
per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo.
Quando muore in fretta era solo illusione.

Luglio 2007 Poetyca
Grandi e piccoli. Gli adulti per primi e i bambini per spirito d’emulazione
imparano a tenere stretta un’opinione.A voler dimostrare a tutti i costi
di avere ragione, dimenticando spesso come la realtà che si potrebbe cogliere,
quando non si è liberi dall’attaccamemto è sempre distorta.
Pestare i piedi, urlare l’altrui torto, dimenticando di leggere
in profondità cosa possa avere mosso in noi delle eccessive reazioni,
è solo alimentare il nostro ego che non ci permette di distaccarci
dall’attaccamento alle proprie opinioni,si diventa ” territoriali”,
come se la difesa ad oltranza di quello che possa essere uno spazio che
ci rappresenti sia capace di tenere in equilibrio una già precaria opinione di sè.
Si cercano alleanze, attenzioni e altre persone che ci possano appoggiare.
Ma,riflettendo,è meglio avere accanto il ” paladino a spada tratta”
che inconsciamente alimenta la nostra dipendenza o chi, pur sapendo
di rischiare la profonda incomprensione, sia capace di farci capire che,
in fondo, è necessario mettere in atto una profonda analisi sull’eccessiva
reazione legata a questa insicurezza?

Naturalmente si è liberi nelle personali scelte, esse saranno rispettate,
ma non ha senso entrare in nuovi ” loop” ( percorsi senza uscita con la
ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti mentali) e non fare nulla
per venirne fuori. Essere capaci di maturità è tra le nostre opportunità.
siamo sempre tutti pronti a puntare il dito contro gli altri. Gli altri
sbagliano, gli altri si comportano male, gli altri mentono, gli altri
sono incapaci e diversi da quanto vorremmo.

Gli altri,e noi?
E’comune il puntare l’indice contro qualcuno dicendo che ha fatto un errore,
ma se osserviamo la nostra mano è facile notare che nel fare questo gesto
ci sono altre tre dita che sono puntate contro di noi,
Il ruolo di queste tre dita è è la chiave di volta per imparare che:

1) Non si deve essere sempre sicuri di avere ragione.
2) Anche se avessimo ricevuto un torto, è anche vero che non siamo infallibili.
3) La frustrazione ed il disagio provati ora ed altre volte
precedenti devono indurre e non ripetere il nostro autoinganno.

Non è mai stato facile crescere, superare dei modelli che sono autoindotti
ma avere modo di sperimentare l’ascolto interiore, di mettere una nuova procedura
che spezzi la coazione a ripetere è la via che ci insegni a non giudicare e
a ” lasciare andare ” la presa. Un modo maturo per non essere fonte di energie
quali la rabbia ed il rancore che sono distanti dalla pace interiore e pongono
in atto un percorso legato all’ignoranza e all’illusione.

Tre dita, non uno soltanto sono la necessità di alimentare la pace interiore.
30.03.2008 Poetyca

Building peace.

“When you point your finger to condemn, three fingers are pointed at you”

Chinese proverb
Friendship and reflection
I think it’s important to test for their responsibilities,
expectations and whether and how we have transmitted friendship or more.
Surely, if friendship is that we (and do not claim)
we must be able to rid ourselves of feelings of ownership,
If we take in, hides behind the word friendship more.
Before pointing the finger at what others have done to
of us would be asked whether, after all, we expected something.

If we can not escape our responsibilities, if we can
to see what we did wrong, if we are able to express
where it is caught a misunderstanding (easy to interpret differently
and honest dialogue serves this) then you are able to bring
maturo.Troppo easy to forward a report to other responsibilities
and not see the beam that blinds us.
Dialogue, sharing nothing to claim, is the best basis
to take roots in relationships intended to last.
When he dies in a hurry was just an illusion.

July 2007 Poetyca
Large and small. Adults and children first in the spirit of emulation
learn to keep close review. want to show at all costs
to be right, as often forgetting the reality that they could grasp
when you are not free dall’attaccamemto is always distorted.
Stamping his feet, shouting the others wrong, forgetting to read
What may have moved deep in us excessive reactions,
Food is only our egos that we can detach
from attachment to their opinions, we become “territorial”
as if to defend to the bitter end of what could be a space that
represent us is able to balance a precarious opinion of himself.
We seek alliances, attention and other people who can support.
But, on reflection, it is better to have the next “champion to the hilt”
unconsciously feeds our addiction or who, knowing
to risk profound misunderstanding is capable of making us understand that
basically, you need to implement a deep analysis on the excessive
reaction related to this insecurity?

Of course you are free on personal choices, they will be met,
it is nonsense to enter new loop (with no exit routes
systematic repetition of the same mind) and do nothing
to get out. Being able to maturity is one of our opportunities.
We are all always ready to point the finger at others. Other
wrong, the others behave badly, others lie, the other
are unable and different from what we want.

The other, and we?
E’comune the point the finger at someone saying that he made a mistake,
but if we keep our hand is easy to see that in making this gesture
There are three other fingers are pointed at us,
The role of these three fingers and is the key to learn that:

1) You should not always be sure of being right.
2) Even if we had been wronged, it is also true that we are not infallible.
3) The frustration and discomfort proven time and other times
above should lead and not repeat our self-deception.

It has never been easy to grow, to overcome patterns that are self-induced
but having to experience the inner listening, putting a new procedure
that breaks the repetition compulsion is the way we teach and not giudcare
to “let go” grip. A mature way to not be a source of energy
such as anger and resentment that are distant from inner peace and pose
act in a way linked to ignorance and illusion.

Three fingers, not one only are the need to nurture inner peace.
30.03.2008 Poetyca

Passi di danza – Dance steps


Passi di danza

Solo silenzi,
ermetico andare
dove è soffice il passo
perchè non si spezzi
in schegge impercettibili
questo mio cuore.

Il vento sferza
e riporta in vita
vecchi ricordi
di quando troppo grande
era la piazza da attraversare
e troppi gli occhi
puntati addosso.

Piccole ali incollate,
nascoste e mai messe in mostra
e sorrisi che sanno illuminare
il buio di ogni notte.

Una donna che sfiora
la gota di una bambina
che non ha più nome
e sa riflettere negli occhi
la stessa sensibilità segreta.

Un accenno di respiro,
un cuore che batte
nel nascondiglio tra le piume
di quelle ali che riportano la vita,
come ballerina di un vecchio callion
che nessuno ascolta più.

Vita di ricerca , a metà
per essere ascoltata
da chi attende ed incide presenza,
tra una lacrima ed un sorriso
il mio accenno di passi di danza
in una stanza vuota.

04.09.2008 Poetyca

Dance steps

Only silence,
go hermetic
where the pitch is soft
because it does not break
imperceptible in splinters
my heart.

The wind whips
and revive
old memories
when too large
was to cross the square
and too many eyes
focused on him.

Small wings glued
hidden and never put on display
and who know how to brighten smiles
the darkness of every night.

A woman who touches
the cheek of a little girl
that has no name
and knows how to reflect in the eyes
the same sensitivity secret.

A hint of breath,
a heart that beats
in hiding between the feathers
of those wings that bring life,
as a former dancer callion
no one listens anymore.

Life research, half
to be heard
who waits for and records the presence,
between a tear and a smile
my hint of dance steps
in an empty room.

04.09.2008 Poetyca

Il valore dei sogni – The value of dreams



Il valore dei sogni
Questa notte si è svegliato un sogno, dopo aver aperto gli occhi ha detto:
“Sono stanco di correre sulle strade del nulla e di aggrapparmi al niente,
vorrei, per una volta, diventare vero”. Troppo spesso aveva sentito dire
che era inutile sognare, poche le persone difatti che lo cercavano ancora.

Una sola cosa lo poteva aiutare a non essere dimenticato e a trovare il suo valore,
solo il poter essere “ personaggio” di un mondo migliore.

Se i sogni non contano nulla, si diceva, a che sarebbe servito il suo darsi da fare?
Chi lo avrebbe più cercato di lì a breve?

Molti nel mondo lo chiamavano illusione,
certuni lo cercavano di nascosto e presto si sarebbe estinto, senza gloria.
Brutta fine lo attendeva, era dunque il momento di cercare una risposta,
il modo di diventare concreto.

Dopo aver attraversato il monte dell’oblio,
la vallata della fantasia e guardato il fiume dei desideri,
ormai stanco, giunse al Castello delle Verità, dove regnava pacificamente Padre Tempo;
conosciuto da tutti come medico e saggio.

Non era ancora l’alba quando bussò alla porta del tempo:
” Padre Tempo, spiegami perché non posso essere vivo?”
Affaticato per la lunga ricerca, per il disastrato cammino
quasi non riusciva a parlare.
Ma il tempo scuotendo il capo disse: ” E’ dai sogni che nacque il reale.”

21.06.2008 Poetyca

The value of dreams

Last night a dream woke up, after opening his eyes he said:
“I’m tired of running on the streets of nowhere and clinging to nothing,
I wish, for once, to become true. “He Too often he had heard
that it was useless to dream, in fact few people were still looking for him.
Only one thing could help him not to be forgotten and to find his worth,
only being able to be a “character” in a better world.
If dreams count for nothing, he told himself, what would be the point of getting busy with him?
Who would be looking for him anytime soon?
Many in the world called it illusion,
some sought him in secret and he would soon become extinct, without glory.
Bad end awaited him, so it was time to look for an answer,
the way to become concrete.
After crossing the mountain of oblivion,
the valley of fantasy and looked at the river of desires,
now tired, he reached the Castle of Truths, where Father Tempo reigned peacefully;
known by all as a doctor and sage.
It was not yet dawn when he knocked on the door of time:
“Father Time, explain to me why I can’t be alive?”
Fatigued by the long search, by the disastrous journey
he could hardly speak.
But time, shaking its head, said: “It is from dreams that reality was born.”

21.06.2008 Poetyca

Sulla nuvola – On the cloud


Sulla nuvola

Dolce rumore di nulla,
culla di sogni e sospiri,
là dove il tepore è sogno,
dove la stella guida da sempre.

Lo riconosci il sentiero?
Ricordi l’incisione che facesti
a quella quercia da bambino?

Non hai tempo, non hai mantenuto
l’antica promessa – volevo respirare
tutti i sogni del cuore – essere vivo!

Nuvola soffice t’accompagna
non è fuga, è la saggezza del ricordo:
Offerta di un dono che ti faccia aprire le ali.

Percorso a ritroso per riallacciare
un filo sottile alla memoria del cuore,
in armonia fatata che sa danzare
con colorate movenze di farfalla.

Respira oggi tutta la dolcezza,
sia miele a nutrire il tuo essere
perchè riaprendo gli occhi
saprai manifestare la perduta essenza
della tua iridescente anima.

31.05.2008 Poetyca


On the cloud

Soft sound of nothing
cradle of dreams and sighs,
where the warmth is a dream,
where the guiding star forever.

You recognize the path?
Remember that you made the incision
that oak as a child?

Do not have time, you have maintained
the old promise – I breathe
all the dreams of the heart – be alive!

Cloud soft with thee
not escape, is the wisdom of memory:
Offer a gift that makes you open the wings.

Way back to resume
a thin wire to the memory of the heart,
magic that can dance in harmony
movements with colorful butterfly.

Breathe Today all the sweetness,
and honey to nourish your being
because opening his eyes
know the show lost essence
Iridescent your soul.

31.05.2008 Poetyca