Risultati della ricerca per: 2008

Fiducia del triplice Gioiello


Riflettendo…

La Riflessione

Karma e percezioni

Perfino all’interno del reame umano, ognuno di noi ha un karma individuale.
Gli esseri umani si assomigliano molto,
ma ciascuno percepisce le cose in modo completamente diverso
e ognuno vive nel suo mondo individuale e distinto.

Come disse Kalu Rimpoche:

“Se cento persone dormono e sognano, ciascuna di esse, nei suoi sogni,
farà esperienza di un mondo diverso.

I sogni di tutti potrebbero dirsi veri,
ma non avrebbe senso affermare che solo il sogno di una determinata persona è il mondo vero
e quelli di tutte le altre sono falsi.

C’è una verità per ciascun osservatore in conformità alla struttura karmica
che condiziona le sue percezioni.”

Sogyal Rinpoche

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Diversi eppure uguali,
come gocce d’acqua che si cercano.

In infiniti mondi il nostro sognare
con diversi percorsi verso la stessa meta.

Unica la ricerca che non confonda
e riporti all’origine di una realtà
che non sia riflesso in tante sfumature.

Poetyca

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L’insegnamento

Fiducia nel Triplice Gioiello

Non è forse uno spreco avere un medico fidato,
che ha fiducia nella sua conoscenza medica,
che ha fiducia nei suoi assistenti,
se i pazienti non sanno avere fiducia in lui?

Il più grande medico è il Buddha.
La perfetta medicina è il Dharma da Lui insegnato.
I perfetti assistenti sono il Sangha che Lui ha nutrito.
Siamo forse noi i pazienti dubbiosi?

Shian

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Vacillando nel dubbio
non sai imprimere il passo
ad una ricerca che spalanchi le porte
al tuo prendere rifugio:
in ogni respiro un buddha
in ogni ricerca l’armonia del Dharma
in ogni confronto le braccia protese del Shanga.

Poetyca

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10.05.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Annunci

Sono realmente onesto con me stesso?


Riflettendo

La Riflessione

Come le soffici piogge riempiono i torrenti,
affluiscono nei fiumi
e si incontrano negli oceani,

così abbondante possa la forza del tuo amore
fluire innanzi, ad ogni istante,
per risvegliare e curare tutti gli esseri.

Quelli presenti ora,
quelli già andati in passato,
quelli che ancora devono giungere.

Benedizione Tradizionale Buddhista

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Amorevolezza e compassione sono la forza viva
che abbraccia il sentiero che percorriamo,
a noi il retto sforzo per non alimentare attaccamento
e per offrire ad ogni essere l’accoglienza benevola
che accompagni verso la cura della sofferenza.

Poetyca

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L’insegnamento

Sono realmente onesto con me stesso?

Sono realmente onesto con me stesso?

E’ una buona domanda da farsi al momento giusto,
perché a noi in realtà non piace mai vederci nel nostro aspetto più negativo o ‘spiacevole’.

Ma in realtà vedere chiaramente non significa soltanto
accettare di avere una percezione più ‘onesta’ di se stessi,
si tratta piuttosto di vedere che tutte le percezioni del “sé”,
se ci si attacca e si crede ad esse,
distorcono la verità e creano solo maggiore illusione e dukkha.

Ajahn Jitindriya

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Quando saremo capaci di alimentare
a nostra attenzione alla consapevolezza
potremo anche scorgere un luogo particolare,
quello che avevamo sempre relegato ad un angolo
dimenticato di noi stessi.

E’ un luogo che ci appartiene,
senza forma, senza tempo
e che si coltiva nel silenzio,
dentro la capacità di accogliere gemme,
vederle nascere e gioire delle piccole cose.

Un lussureggiante spazio che non è fuori ma in noi,
nella nostra armonia, una stanza segreta, senza pareti,
dove non c’è aspettativa e delusione,
dove non ci si attacca a nulla
ma si scorge in tutto una possibile fiammella che scaldi il Cuore.

Liberarsi è non credere alle apparenze,
a quello che ci è indicato come vero
da chi non sa neppure cosa siamo, cosa proviamo e in che modo
la nostra sensibilità si manifesti.

La lotta tra la nostra vera natura ed i condizionamenti esterni
inizia presto e si perde ogni ricchezza lungo il cammino.
A noi fare questo viaggio a ritroso ed in profondità,
per respirare con gioia ed attenzione il – qui ed ora –
dove mai nulla è perduto.

Quella luce è specchio di noi stessi:
– Come uno specchio risplende quando viene tolta la polvere,
così fai risplendere il tuo volto ed il tuo cuore
Dentro hai la Luce la devi solo cercare –
Soffia via la polvere e sii Luce,
sii semplicemente quel che sei

Poetyca

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21.06.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Il tuo cuore è come una tazza


Riflettendo…

La Riflessione

L’odio non cessa con l’odio,
in nessun tempo;

l’odio cessa con l’amore:
questa è la legge eterna.

(Dhammapada I, 5)

………………….

Solo quello che tu semini
con il tempo raccoglierai,
nulla potrebbe essere diverso
da quello che tu manifesti:
leggi profondamente in te
e sii amorevolezza e compassione
per essere in armonia
con la legge del Dharma.

Poetyca

………………….

L’insegnamento

Il tuo cuore è come una tazza

Se la tua tazza è piccola,
solo un po’ di sale renderà salata la tua acqua.

Se il tuo cuore è piccolo,
solo un po’ di dolore sarà sufficiente a farti soffrire.

Il tuo cuore deve essere grande.

Maestro Thich Nhat Hanh

…………………..

La sofferenza non è solo nostra,
ed è importante comprendere
che non esiste ” Io e mio”.

L’amorevolezza è spalancare
il nostro cuore per accogliere
ogni essere indistintamente,
senza separazione,
perchè siamo tutti unità
di un percorso indissolubile
poichè intersiamo oltre quello
che la mente è in grado di comprendere.

Poetyca

…………………..

26.10.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Tutto ciò che c’è da fare


Riflettendo…

La Riflessione

Rinascita: chi muore?

Chi muore?
Nessuno in realtà,
poiché vi è rinascita.

All’infuori della libertà da nascita e morte,
ciò che importa maggiormente,
è assicurarsi una migliore rinascita.

Una migliore “rinascita” può già aver luogo in questa vita,
quando diventate più amorevoli e saggi,
cosa che vi aiuta pure a realizzare una migliore vita futura.

Maestro Shian

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Senza “io” e senza “mio”
nell’interessere sai chi sei:
contenitore di compassione ed amorevolezza,
apri le braccia – qui ed ora – alla consapevolezza
che vita e la morte non esistono in modo separato
se oggi porgi al futuro il tuo impegno.

Quel che è stato e quel che sarà,
lo puoi sciogliere e lo costruisci
con responsabilità se sai seminare adesso.

Poetyca

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L’insegnamento

Tutto ciò che c’è da fare

Se iniziate a pensarlo,
immediatamente commettete un errore.

La mente una è il Buddha,
non vi è distinzione tra il Buddha e gli esseri ordinari,
eccetto il fatto che gli esseri ordinari sono attaccati alle forme,
perciò cercano il Buddha fuori da sé stessi.

Proprio a causa di questo cercare esternamente, lo perdono,
in quanto usano il Buddha per cercare il Buddha,
la mente per cercare la mente.

Non sanno che tutto ciò che c’è da fare,
è porre fine al pensiero concettuale
ed il Buddha si manifesterà con chiarezza.

Maestro Huang-po

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Nella gentilezza amorevole
sono le tracce del percorso:

Accogliere dentro di sè
l’essenza delle cose
seguendo la via che non usa parole,
non usa linguaggio e spiegazione.

Saper essere nella corrente
del Dharma dove l’armonia
è nell’entrare in quel che è:
realtà da vivere e da conoscere
oltre tutte le forme
e le apparenze del mondo esteriore
senza quella spinta a reagire
che annulla la giusta azione

Lasciare andare ogni attaccamento
ed espandersi oltre il dualismo
per trovare in sè il buddha risvegliato
che ci pone in interessere
ed essere presenti con rettitudine in ogni luogo,
per risplendere in amorevolezza e compassione

Poetyca

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26.01.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Oggi


Oggi

Oggi spero,
come ieri e come domani.

Oggi attendo
– occhi socchiusi oltre il cielo –
per ricucire mille colori
come petali nel vento.

Oggi respiro ed offro
silenzi e voli su di un mondo
che attende il nostro esserci.

06.06.2008 Poetyca

Today

Today I hope,
like yesterday and like tomorrow.

Today I look
– Squinting through the roof –
to mend a thousand colors
like petals in the wind.

Today breath and offer
silences and flights on a world
who waits for our being there.

06.06.2008 Poetyca

Meditare


Riflettendo…

La Riflessione

Il vento è il respiro del cielo e della terra.
Si dispiega ovunque e raggiunge ogni angolo.

Senza scegliere fra alto o basso,
elevato o umile, il suo tocco è ovunque.

Maestro Song Yu

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Non si è soli lungo il cammino
come pellegrini nel deserto
che senza carovana errano
alla ricerca della via.
Il dharmakaya accompagna
e nella vacuità unisce
quel che è distante
solo in apparenza:
come riflesso nell’acqua
è l’immagine che alla mente
fa apparire ogni cosa,
a noi la ricerca della realtà
esattamente come essa è.

Poetyca

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L’insegnamento

Meditare

Meditare significa tornare alla vostra vera casa, a voi stessi.
Allora, saprete come prendervi cura di ciò che accade dentro di voi,
e saprete come prendervi cura di ciò che accade attorno a voi.

Tutti gli esercizi di meditazione
mirano a riportarci alla nostra vera casa, a noi stessi.

Se non ricreiamo in noi la pace e la calma
e non aiutiamo il mondo a ritrovare pace e calma,
non andremo molto lontano nella pratica.

Maestro Thich Nhat Hanh

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E’ in noi,
nella pura attenzione
l’essenza del percorso,
dove tutto si osserva
e si conosce, senza farsi trascinare
dalle correnti duali e dall’opinione,
mentre nel silenzio
che apre la porta alla mente – cuore
è il saper lasciare andare ogni attaccamento.

Pace è calma, senza moto e forma
sono amorevolezza e compassione
per abbracciare noi stessi ed il mondo.

Poetyca

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02.02.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Meditare senza forzare


Riflettendo…

La Riflessione

Come può Egli sorridere così felice?

Non confrontarlo con gli altri;

Il suo essere nel mondo non è mondano,

la sua gioia sgorga dalla sua Vera Natura.

Maestro Fugai Ekun (1568-1654)

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In noi la vera natura,
nascosta, negata, non riconosciuta.

Aggrappati alle apparenze,
a quel che c’inganna
con l’attaccamento ad una falsa realtà.

In noi lo sciogliere di ombre
per ritrovare la luce del sole,
per accogliere in profondità
la reale sostanza del nostro essere.

Poetyca

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L’insegnamento

Meditate senza forzare

Fate attenzione a non imporre alcunché alla mente.

Quando meditate, non ci dovrebbe essere sforzo di controllare qualcosa.

Né tentativi forzati di essere tranquilli.

Non siate eccessivamente solenni e cercate di non sentirvi coinvolti in uno speciale rituale:

lasciate andare perfino l’idea che state meditando.

Lasciate che il corpo rimanga così com’è e il respiro così come lo trovate.

Pensate a voi stessi come al cielo, che abbraccia l’intero universo.

Sogyal Rinpoce

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Guardare i pensieri,
l’origine delle emozioni,
come si guarda uno stormo in volo.

Non provare attaccamento,
è sapere che quanto nasce, appare e ci abbandona
perchè impermanente,è come sono le nuvole che passano.

Non identificarsi, per vivere quest’attimo,
per comprendere che tutto è interconnesso,
riconoscendo nell’ignoranza
il riflesso delle nostre aspettative;
ci rende liberi e capaci di sorriso in ogni istante.

Poetyca

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05.07.2008 Poetyca

Reflecting …

Reflection

How can he smile so happy?

Do not compare with others;

His being in the world is not mundane,

his joy springs from his True Nature .

Master Fugai Ekun (1568-1654)

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In us the true nature ,
hidden , denied, not recognized.

Hold on to appearances,
to that which deceives us
with attachment to a false reality.

We dissolve into shadows
to find the light of the sun,
to receive in-depth
the real essence of our being.

Poetyca

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The teaching

Meditate without forcing

Be careful not to impose anything to mind .

When you meditate , there should be no effort to check something.

Neither attempts forced to be quiet .

Do not be too solemn and try not to feel involved in a special ritual :

let go of even the idea that you are meditating .

Let your body remains as it is and the breath as you find it.

Think of yourself as the sky, which encompasses the entire universe .

Sogyal Rinpoche

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Watch your thoughts,
the origin of emotions,
you look like a flock in flight.

Do not try attachment,
is to know that what is born, and it appears we are left
because impermanent , it’s like the clouds are passing by.

Do not identify yourself in order to live this moment ,
to understand that everything is interconnected,
recognizing ignorance
the reflection of our expectations;
makes us free and able to smile at all times.

Poetyca

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05.07.2008 Poetyca

bodhidarma

Meditazione con il respiro


bodhidarma

Riflettendo…

La Riflessione

Devi comprendere in prima persona, direttamente, la verità su di te.
E non puoi realizzarla tramite un altro, per quanto grande sia.

Non c’è autorità che possa rivelarla.

Jiddu Krishnamurti

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Io sono quel che conosco,
io esprimo quel che sperimento,
solo se ricerco con attenzione
senza prendere dall’esterno ogni illusione.

Io permetto di spezzare
tutte le catene del condizionamento
se in me è il retto osservare
senza provare attaccamento alla mia opinione.

Poetyca

——————

L’insegnamento

Meditazione con il respiro

Quando meditate, respirate con naturalezza, come fate sempre.

Portate dolcemente la consapevolezza sull’espirazione.
Quando espirate, semplicemente fluite fuori con il vostro respiro.
Ogni volta che espirate, lasciate andare tutti i vostri attaccamenti,

liberandovi.
Immaginate il vostro respiro che si dissolve nella vasta verità onnipervadente.

Ogni volta che espirate e prima che abbiate nuovamente inspirato,
troverete uno spazio naturale che si apre al dissolversi dell’attaccamento.

Riposate in quello iato, in quello spazio vuoto e aperto.

E quando, naturalmente, inspirate, non fissatevi particolarmente

sull’inspirazione,
ma continuate a riposare la vostra mente nello spazio che si è completamente

aperto.

Sogyal Rinpoche

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Noi siamo nella vera essenza
dentro lo spazio vuoto del respiro.

Io prendo e lascio,
lascio e prendo
offrendo serenità ed amorevolezza
al mondo intero.

Senza attaccamento e reazione,
semplicemente cercando purezza
e donando con gioia il dolce fluire.

Nella corrente nulla mi appartiene,
nella corrente io sono quel che sono
e non conosco preoccupazione.

Poetyca

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08.11.2008 Poetyca

 

Reflecting …

Reflection

You have to understand in the first person, directly, the truth about you.
And you can not achieve it through another, however great.

There is no authority that can reveal it.

Jiddu Krishnamurti

——————

I am what I know,
I express what I experience,
I seek only if carefully
from the outside without taking any illusion.

I beg to break
all brands of air-conditioning
though in my opinion is the right note
try without attachment to my opinion.

Poetyca

——————

The teaching

Meditation with the breath

When you meditate, breathe naturally, as you always do.

Bring the awareness on gently.
When you exhale, simply flowed out with your breath.
Every time you exhale, let go of all your attachments,

freeing.
Imagine your breath dissolving into the vast all-pervading truth.

Each time you breathe out and before you re-inspired,
find a natural space that opens to dissolve the attachment.

Rest in that gap, in that space empty and open.

And when, of course, breathe, do not affix particularly

on inhalation,
but continue to rest your mind in the space that you are completely

opened.

Sogyal Rinpoche

——————–

We are in essence
inside the empty space of the breath.

I take it and leave,
I leave and take
offering serenity and loving kindness
to the whole world.

Without attachment and reaction,
just looking for purity
giving with joy and the sweet flow.

In the current nothing belongs to me,
the current I am what I am
I do not know and concern.

Poetyca

——————–

08.11.2008 Poetyca

 

Per essere miele


Per essere miele

Il tempo scorre
senza un gemito
con incollato il cuore
che rincorre lo spasimo
di quell’ultimo istante

L’ho vissuto e raccolto
soffiato lieve nell’anima
per farne fonte di forza
ed insostituibile tepore

S’offre e palpita…
a n c o r a
tra le anse discrete
della tua solitudine

Senza verbo
incide l’attesa
per essere miele
del tuo alveare

30.01.2008 Poetyca

To be honey

Time flows
without a whimper
stuck with the heart
that runs after the spasm
of that last moment

The’ve experienced and harvest
blown light in the soul
to make it a source of strength
and irreplaceable warmth

Yields itself and beats …
c o n r a
between the discrete loops
your loneliness

Without verb
affect the expected
for to be honey
of your hive

30.01.2008 Poetyca

Per mano


Per mano

E mi prendi per mano,
mi conduci dove l’occhio non vede.

Mi accompagni
tra soffi di vita
in un impalpabile richiamo
tra colori ed emozioni
che sono carezza
ed accoglienza oltre il tempo.

Perchè io riconosca
quel che è dentro il mio essere
e accecata non vedevo.

04.10.2008 Poetyca

With your hand

And you take by the hand,
lead me where the eye does not see.

Accompany me
between puffs of life
call in an impalpable
between colors and emotions
that caress
and reception over time.

Because I recognize
what is within my being
blinded and could not see.

04.10.2008 Poetyca

The Specials


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=3rUNo0mN71U]

I The Specials (o The Special AKA) sono una band ska britannica, riconosciuta fra i massimi esponenti del movimento 2 Tone Ska inglese della fine degli anni settanta, assieme a gruppi come Madness, The Selecter e The Beat.

Formatisi nel 1977 a Coventry, dopo sette singoli consecutivi entrati nella top ten inglese, tra il 1979 e il 1981, il gruppo decise di sciogliersi, per poi tornare insieme neglianni novanta e separarsi nuovamente nel 1998.

Nel 2008 la band si è nuovamente riunita.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Specials

The Specials, also known as The Special AKA, are an English 2 Tone and ska revival band formed in 1977 in Coventry. Their music combines a “danceable ska and rocksteady beat with punk’s energy and attitude”, and had a “more focused and informed political and social stance” than other ska groups. The band wore mod-style “1960s period rude boy outfits (pork pie hats, tonic and mohair suits, and loafers).” In 1980, the song “Too Much Too Young”, the lead track on their The Special AKA Live! EP, reached number one in the UK.[3] In 1981, the unemployment-themed single “Ghost Town” also hit number one in the UK Singles Chart.

After seven consecutive UK Top 10 singles between 1979 and 1981, several members of the group abruptly left to form the Fun Boy Three.

Continuing on as “The Special AKA” (a name they used frequently on earlier Specials releases), a substantially revised Specials line-up issued new material through 1984, including the top 10 UK hit single “Free Nelson Mandela“. Afterwards, founder and songwriter Jerry Dammers dissolved the band and pursued political activism.

The group reformed in 1993, and have continued to perform and record with varying line-ups (but without Dammers).

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Specials

 

 

La vera libertà


“Prima di agire, voi siete liberi; ma, dopo aver agito, l’effetto di quella azione vi seguirà, sia che lo vogliate o no. Quella è la legge del ‘Karma’. Voi siete un libero agente; ma, quando eseguite un certo atto, voi raccoglierete i risultati di quell’atto.”

Paramahansa Yogananda

La vera libertà 

La vera libertà è scelta, 
non è percorso obbligato ma opportunità. 
In noi la capacità di leggere nel profondo, 
di applicare la presenza mentale 
per cercare le origini della nostra sofferenza. 

Non è attraverso la reazione che si trova la libertà, essa fiorisce attraverso l’azione consapevole, dove il nostro disagio possa essere letto e con attenzione si possa trovare la soluzione ad esso. 

Il Nobile Ottuplice Sentiero è strumento per essere capaci di risalire la corrente di un fiume, di relazionarsi con la nostra mente 
e da essa sciogliere le cause della sofferenza. 

Ogni effetto nuovo è fiore che conduce 
ad amorevolezza e compassione verso noi stessi e tutti gli esseri senzienti. 

La libertà dai condizionamenti esterni, intesi come non consapevolezza e ripetizione di credenze a volte erronee, senza riflettere se effettivamente esse sono capaci di rappresentarci, è un piccolo passo alla scoperta di Sè. L’ascolto di noi stessi, delle emozioni è il tracciato da percorrere. 
In forma semplicistica Susanna Tamaro affermerebbe ” Vai dove ti porta il Cuore”, questo non signifca un seguire senza regole l’impulsività a volte distruttiva e cieca, ci sfugge spesso che l’aggressività trova origine dalla paura, dal timore di non essere oggetto d’amore. 
La conoscenza dei meccanismi che procurano la sofferenza conduce a svelarne l’origine nella paura, nell’attaccamento, nelle aspettative e nelle illusioni. Quando riconosciamo in noi questi atteggiamenti, perchè siamo stati capaci di osservarci senza farci trascinare, con equidistanza, allora possiamo attraversare il nostro spazio interiore con una consapevolezza nuova che ci permetta di manifestare la nostra vera natura.Sopratutto ci permette di non reagire di fronte a chi tentasse di provocarci perchè ne comprendiamo i meccanismi mentali e proviamo comprensione. 
Non è facile camminare nel Mondo del tutto disarmati, trasparenti, senza maschere, ma è una sfida che ci permetta di ascoltare e manifestare il nostro vero Sè. 
Quando infatti avremo fatto spazio, con l’ascolto del silenzio, delle piccole manifestazioni, siamo pronti ad essere quel che siamo. Come una freccia scoccata che possa colpire il bersaglio senza esitazione. 

Le regole che ci possiamo dare diventano delle naturali inclinazioni che conoscono e manifestano il rispetto di sè e degli altri, non come ” disciplina” ma come evoluzione di quei disagi oramai tramutati in empatia, attenzione amorevole verso tutti gli altri esseri. 

Poetyca 25.08.2008

 
“Before you act, you are free, but having acted, the effect of that action will follow, whether we like it or not. That is the law of ‘Karma’. You are a free agent, but whenexecuted a certain act, you reap the results of that act. “Paramahansa Yogananda

True freedom

True freedom is choice,
path is not required, but opportunity.
In us the ability to read deeply,
to apply mindfulness
to search for the origins of our suffering.

It is through the reaction which is freedom, it blooms through the conscious action, where our hardship can be read and carefully you can find the solution to it.

The Noble Eightfold Path is a tool to be able to go against the current of a river, to relate to our mind
dissolve it and the causes of suffering.

Every effect has a new flower that leads
with loving kindness and compassion towards ourselves and all sentient beings.

Freedom from external constraints, understood as non-awareness and repetition of erroneous beliefs sometimes, without thinking whether they are actually able to represent us, is a small step to the discovery of self. Listening to ourselves, is the trace of emotion to go.
In simplistic form Susanna Tamaro would say “Go where your heart takes you”, this is not no rules to follow a signifca impulsiveness sometimes destructive and blind, often escapes us that aggression stems from fear, fear of not being the subject of ‘love.
Knowledge of the mechanisms that bring suffering leads to unravel the origin in fear, attachment, expectations and illusions. When we recognize these attitudes in us, because we were able to observe without being dragged, equidistant, then we can cross our inner space with a new awareness that allows us to express our true natura.Sopratutto allows us not to react to those who were trying to provoke us because we understand the mental mechanisms and try to understand.
It is not easy to walk around unarmed in the World, transparent, without masks, but it is a challenge that allows us to listen and show our true self.
In fact, when we made room, listening in the silence of small events, we are ready to be who we are. As an arrow that can hit the target without hesitation.

The rules that we can become the natural inclinations that they know and demonstrate respect for self and others, not as a “discipline” but as an evolution of that unease now turned into empathy, caring attention to all other beings.

Poetyca 25.08.2008

La vera libertà


rosaflor

La vera libertà

La vera libertà è scelta,
non è percorso obbligato ma opportunità.
In noi la capacità di leggere nel profondo,
di applicare la presenza mentale
per cercare le origini della nostra sofferenza.

Non è attraverso la reazione che si trova la libertà, essa fiorisce attraverso l’azione consapevole, dove il nostro disagio possa essere letto e con attenzione si possa trovare la soluzione ad esso.

Il Nobile Ottuplice Sentiero è strumento per essere capaci di risalire la corrente di un fiume, di relazionarsi con la nostra mente
e da essa sciogliere le cause della sofferenza.

Ogni effetto nuovo è fiore che conduce
ad amorevolezza e compassione verso noi stessi e tutti gli esseri senzienti.

La libertà dai condizionamenti esterni, intesi come non consapevolezza e ripetizione di credenze a volte erronee, senza riflettere se effettivamente esse sono capaci di rappresentarci, è un piccolo passo alla scoperta di Sè. L’ascolto di noi stessi, delle emozioni è il tracciato da percorrere.
In forma semplicistica Susanna Tamaro affermerebbe ” Vai dove ti porta il Cuore”, questo non signifca un seguire senza regole l’impulsività a volte distruttiva e cieca, ci sfugge spesso che l’aggressività trova origine dalla paura, dal timore di non essere oggetto d’amore.
La conoscenza dei meccanismi che procurano la sofferenza conduce a svelarne l’origine nella paura, nell’attaccamento, nelle aspettative e nelle illusioni. Quando riconosciamo in noi questi atteggiamenti, perchè siamo stati capaci di osservarci senza farci trascinare, con equidistanza, allora possiamo attraversare il nostro spazio interiore con una consapevolezza nuova che ci permetta di manifestare la nostra vera natura.Sopratutto ci permette di non reagire di fronte a chi tentasse di provocarci perchè ne comprendiamo i meccanismi mentali e proviamo comprensione.
Non è facile camminare nel Mondo del tutto disarmati, trasparenti, senza maschere, ma è una sfida che ci permetta di ascoltare e manifestare il nostro vero Sè.
Quando infatti avremo fatto spazio, con l’ascolto del silenzio, delle piccole manifestazioni, siamo pronti ad essere quel che siamo. Come una freccia scoccata che possa colpire il bersaglio senza esitazione.

Le regole che ci possiamo dare diventano delle naturali inclinazioni che conoscono e manifestano il rispetto di sè e degli altri, non come ” disciplina” ma come evoluzione di queli disagi oramai tramutati in empatia, attenzione amorevole verso tutti gli altri esseri.

Poetyca 25.08.2008

True freedom

True freedom is choice,
path but is not obligated opportunities.
In us the ability to read deeply,
to apply mindfulness
search for the origins of our suffering.

Not by the reaction that is freedom, it blooms through conscious action, where our discomfort can be read and carefully you can find the solution to it.

The Noble Eightfold Path is the instrument to be able to travel upstream in a river, to relate to our mind
and dissolve it causes suffering.

Each flower is a new effect that leads
with kindness and compassion towards ourselves and all sentient beings.

Freedom from external constraints, meaning no repetition of awareness and mistaken beliefs sometimes, without thinking whether they are actually able to represent us, is a small step to self-discovery. Listening to ourselves, emotion is the path ahead.
In simplistic form Susanna Tamaro would say “Go where your heart”, this is not a meaning to our follow no rules impulsiveness sometimes destructive and blind, often escapes us that aggression originates from fear, fear of not being the subject of ‘love.
Knowledge of the mechanisms that bring suffering leads to reveal the origin in fear, in attachment, expectations and illusions. When we recognize these attitudes in us, because we were able to observe without being carried away, equidistant, then we can cross our inner space with a new awareness that allows us to express our true natura.Sopratutto we can not react towho tried to provoke because we understand the mental mechanisms and try to understand.
It is not easy to walk in the World completely disarmed, transparent, without masks, but it is a challenge that allows us to listen and show our true self.
Indeed, when we made room, listening silence, small events, we are ready to be who we are. As an arrow that can hit a target without hesitation.

The rules that we can to become familiar with the natural inclinations and show respect for self and others, not as “discipline” but as an evolution of that unease now turned into empathy, loving attention to all other beings.

Poetyca 25.08.2008

La chiave


Riflettendo…

Recidere un Fiore

Posso recidere il tuo gambo, piccolo fiore,
regalo della Terra e del Cielo?

Grazie, caro Bodhisattva,
per rendere la vita così meravigliosa.

Maestro Thich Nhat Hanh

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La bellezza non si possiede,
rispettarne la grazia
è accorgersi del suo valore.

L’umiltà riconosce
solo in altri la presenza
di quel cuore che accoglie
ed accresce tale fortuna.

Poetyca

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L’insegnamento

La Chiave

Il Buddha comprese che l’ignoranza della nostra vera natura
è la radice di tutti i tormenti del samsara
e che la radice dell’ignoranza stessa
è l’abituale tendenza della mente alla distrazione.

Porre termine alla distrazione della mente,
significherebbe estinguere lo stesso samsara.

La chiave per realizzare ciò, Egli comprese,
è riportare la mente a dimorare nella sua vera natura,
mediante la pratica della meditazione.

Sogyal Rinpoche

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Fermati ed ascolta
senza deviare, senza distrarti
dal tuo percorso
ed immergiti, senza giudizio
nell’attimo che vivi.

Tutto è nella realtà
osservata ed accolta
per come essa è,
nella porta aperta
verso la vera comprensione,
senza separazione alcuna.

Poetyca

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05.01.2008 Poetyca

testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Uno spazio vuoto


Riflettendo…

La Riflessione

L’esperienza personale, calma e chiara,
è l’unico modo per essere sicuri
di ciò che sperimentiamo.

Altrimenti,
la nostra comprensione delle persone, delle idee, delle cose,
sono solo percezioni superficiali.

Suona come una meditazione?
La realtà ultima si comprende
solo attraverso una profonda meditazione!

Shian

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In attesa ed in silenzio
tutto è più chiaro,
ricercando l’attenzione
il flusso calmo della mente
offre di sè pace e comprensione.

Non ti attaccare a nulla,
lascia fluire e sorridi
perchè vacuità ed impermanenza
sono traccia del cammino.

Poetyca

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L’insegnamento

Uno spazio vuoto

Nella nostra mente ordinaria, percepiamo il flusso dei pensieri come un continuo,
ma, in realtà, non è così.
Scoprirete da soli che fra due pensieri, c’è uno iato, uno spazio vuoto.

Quando l’ultimo pensiero è passato e il prossimo pensiero non è ancora sorto,
troverete sempre uno spazio vuoto nel quale la natura della mente si rivela.

Così, il lavoro della meditazione è far sì che i pensieri rallentino,
in modo da rendere questo spazio sempre più evidente.

Sogyal Rinpoche

“Fra un pensiero e l’altro, c’è un vuoto.
In quel vuoto TU sei.”

Raphael

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Respira calmo e lascia
che il cerchio s’allarghi,
allenta la tensione
ed osserva senza trattenere
un pensiero che sorge,
un pensiero che va.

Tra un respiro e l’altro
è il vuoto da non temere,
ricco di chiarezza
dove in profondità
sai accogliere la realtà.

Non trattenere nulla
e tutto svanisce
facendoti dono
di un vuoto che è ricchezza
perchè è la casa
della tua vera natura.

Poetyca

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25.05.2008 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it

Compagni di viaggio


Compagni di viaggio

Penso che quando si entra in contatto con un gruppo di ricercatori, sia fondamentale porsi la domanda: – Cosa mi aspetto da questi compagni di viaggio?
Sebbene ci si dimentichi spesso: – Cosa ho intenzione di offrire di me stesso agli altri?

Accade allora che siamo noi stessi ad idealizzare, a mettere in atto una forma di proiezione circa quel ” mondo perfetto” che, chiaramente, troverà un impatto contro la realtà.
Nessuno abbraccia la perfezione, in primis chi si attende che gli altri ci trascinino, addirittura ci possano portare in braccio per qualche tratto di strada.

E’ importante il mettere in atto l’offerta e l’interscambio, senza arroccarsi, magari con la pretesa di prendere senza mai avere una briciola di gratitudine.

Così come è importante ogni giorno chiedersi ( magari a fine giornata): – Cosa ho seminato oggi? Potrei fare di meglio?

Molto bello il seguente pensiero:

“Il dono prezioso

Ricorda sempre che tu sei un dono e tale devi essere per tutte le persone che ti circondano.
Non entrare nella vita di qualcuno se non riesci ad essere un dono. Quando qualcuno entra inaspettatamente nella tua vita, cerca di capire quale dono è venuto a ricevere da te.

Neale Donald Walsch”

In realtà lo sforzo va compiuto singolarmente, il confronto non deve rappresentare qualcosa di frustrante ma uno stimolo, un’apertura che ci faccia sentire parte di un gruppo. Per il buddhismo il Shanga ( il gruppo di praticanti) è tra i fondamenti del cammino stesso, infatti, insieme a Dharma e Buddha è considerato come uno dei tre gioielli. Fare parte di un Shanga non significa che si abbia accanto dei “tutori” che ci facciano da scudo durante le tempeste, piuttosto è naturale che si possa coltivare il seme dell’amorevolezza e della compassione nei confronti di chi in noi generi rabbia o incomprensione, questo perchè senza le opportunità di confronto non si avrebbe modo di leggere nel profondo quali atteggiamenti vadano osservati, accolti e poi fatti andare. Essere da soli, percorrere – la via stretta – è qualcosa che resta indelebile in noi, siamo infatti artefici delle nostre personali scelte, delle conseguenze che ne possano derivare, però è fondamentale mettere in comune ed applicare quelle piccole conquiste nell’ambito sociale. In fondo anche Gesù aveva bisogno del sostegno di una comunità, era importante che si mettesse a frutto ogni insegnamento e non ci sarebbe confronto senza il lavoro comune.

Poetyca 01.04.2008

Ultravox


[youtube https://youtu.be/hIuOz8vycWc]

Gli Ultravox sono un gruppo di musica new wave formato a Londra nel 1973. All’inizio della loro carriera, il nome del gruppo era Ultravox! (col punto esclamativo finale), per richiamare quello dei tedeschi Neu!, e tale rimase per i primi due album.

La carriera del gruppo viene marcatamente divisa in due periodi, ossia quello dal 1974 al 1979, guidato dal leader John Foxx, e quello dal 1979 al 1988, segnato dal suo sostituto Midge Ure.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ultravox

Ultravox (formerly known as Ultravox!) are a British new wave band, formed in London in 1974 as Tiger Lily. Between 1980–86, they scored seven Top Ten albums and seventeen Top 40 singles in the UK, the most successful of which was their 1981 hit “Vienna”.

The band has been led by two different frontmen who never played together in the band at the same time. From 1974 until 1979, singer John Foxx was frontman and the main driving force behind Ultravox. Foxx left the band to embark on a solo career and, following his departure, with the three remaining members in hiatus, Midge Ure took over as lead singer, guitarist and frontman in 1980 after he and keyboardist Billy Currie worked in the studio project Visage. Ure revitalised the band and steered it to commercial success lasting until the mid-1980s. Ure left the band in 1987 after establishing his own solo career and the group disbanded for a while. A new line-up, led by Currie, was formed in 1992, but achieved little success.

The band’s best-known line-up of Currie, Ure, bassist Chris Cross and drummer Warren Cann reformed in 2008 and performed a series of reunion shows in 2009 and 2010 before releasing a new studio album, Brill!ant, in May 2012. In November 2013, Ultravox performed as special guests on a four date UK arena tour with Simple Minds.

https://en.wikipedia.org/wiki/Ultravox

Coscienza


Riflettendo…

La Riflessione

Qual è il significato del termine “illusione”?
Significa che i fenomeni non esistono indipendentemente da altri fenomeni,
che la loro apparente autonomia nel manifestarsi è illusoria.

Questo è ciò che si intende con “illusione”,
non che qualcosa non è realmente là.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

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Ogni atto ha una conseguenza,
nulla è sganciato ed indipendente:
ogni anello costituisce la catena di eventi.

Illusorio è credere di non muovere
conseguenze da atti nocivi
per se stessi e per gli altri.

Illusorio è credere
di non poter generare
effetti benevoli da atti
amorevoli e compassionevoli.

Tutto è interdipendente
e si ricuce a quanto si sia compiuto
e a quanto si compie; come per un sassolino
che gettato tra le acque calme di un lago,
allarga cerchi di conseguenza alla forza
con il quale viene scagliato.

Poetyca

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L’insegnamento

Coscienza

La coscienza ha a che vedere con il cervello?
La nostra tendenza è vederla come uno stato mentale che dipende dal cervello.
Gli scienziati occidentali sostengono che la coscienza risiede nel cervello.

Ma più la esplorate con la presenza mentale e la comprensione,
più vi accorgete che il cervello, il sistema nervoso,
tutto il sistema psicofisico nel suo insieme,
sorgono nella coscienza e sono permeati di coscienza.
È per questo che possiamo essere consapevoli del corpo.

Riflettiamo sulle quattro posizioni (stare seduti, in piedi, camminare e giacere).
Quando siamo consapevoli dello star seduti così come le percepiamo adesso,
non ci limitiamo a qualcosa che è nel cervello, ma il corpo stesso è nella coscienza.
Siamo consapevoli dell’intero corpo nell’esperienza di stare seduti.

Ajahn Sumedho

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Avere coscienza di qualcosa
significa esserne consapevoli.
Porre l’attenzione alla nostra presenza,
alla porzione di spazio che occupiamo
e in che modo viene fatto.

Porsi in ascolto:

Sapersi allenare, allentando tutte le tensioni,
in quella condizione che ci ponga ad attraversare
il qui ed ora – sganciati da un prima e da un dopo –
è un modo per capire con quale atteggiamento
siamo veramente presenti.

Condizione ottimale è
il condursi alla presenza mentale
che ci mantiene attenti a quanto facciamo
e come lo facciamo, cercando consapevolezza,
con tutta l’attenzione possibile.

Poetyca

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28.06.2008 Poetyca

Testi tratti da http://www.bodhidharma.it

Guns N’ Roses Top 20 Songs


[youtube https://youtu.be/rKzrkjE4Ix4]

I Guns N’ Roses sono un gruppo hard rock statunitense, formatosi a Los Angeles nel 1985. Lo stile sonoro, l’immagine trasgressiva e le costanti performance dal vivo li aiutarono ad occupare un posto di prestigio nella scena musicale tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta.

Dal 1993, il gruppo ha conosciuto problemi e silenzi, a causa di contrasti tra il cantante Axl Rose (ritenuto il leader carismatico della band) e i membri originari. Rose, che è anche autore della maggior parte dei testi, è l’unico membro della formazione originale.

In totale, i Guns N’ Roses hanno venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo, e sono stati inseriti al 92º posto nella lista dei 100 migliori artisti secondo Rolling Stone.

Il 14 aprile 2012 il gruppo originale è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame dai Green Day.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guns_N%27_Roses

 

Guns N’ Roses is an American hard rock band formed in Los Angeles, in 1985. The classic lineup as signed to Geffen Records in 1986 consisted of vocalist Axl Rose, lead guitarist Slash, rhythm guitarist Izzy Stradlin, bassist Duff McKagan, and drummer Steven Adler. Today, Axl Rose is the only remaining original member, in a lineup that comprises Use Your Illusion–era keyboardist Dizzy Reed, guitarist Richard Fortus, bassist Tommy Stinson, drummer Frank Ferrer and keyboardist Chris Pitman. The band has released six studio albums to date, accumulating sales of more than 100 million records worldwide, including shipments of 45 million in the United States, making them one of the world’s best-selling bands of all time.

A year after its release, Guns N’ Roses’ debut album Appetite for Destruction (1987) reached No. 1 on the Billboard 200, on the strength of the hit “Sweet Child o’ Mine”, their only single to reach No. 1 on the Billboard Hot 100. The album has sold in excess of 28 million copies worldwide,including 18 million units sold in the United States, making it the best-selling debut album of all time in the U.S, as well as the 11th best-selling album in the United States.The success of their debut was followed by the eight-song album G N’ R Lies (1988) which reached No. 2 on the Billboard 200. The twin albums Use Your Illusion I and Use Your Illusion II (1991) debuted at No. 2 and No. 1 on the Billboard 200 and have sold a combined 35 million copies worldwide, including 14 million units sold in the United States alone. The cover album “The Spaghetti Incident?” (1993) was the band’s last studio album to feature Slash and McKagan. After more than a decade of work and several lineup changes, Guns N’ Roses released the long-awaited album Chinese Democracy (2008) which, at an estimated $14 million in production costs, made it the most expensive album to ever be produced in music history It debuted at No. 3 on the Billboard 200 but undersold industry expectations, despite mostly positive critical reception.

Guns N’ Roses have been credited with reviving the mainstream popularity of rock music, at a time when popular music was dominated by dance music and pop metal. Their late 1980s and early 1990s years have been described as the period in which they brought forth a “hedonistic rebelliousness” reminiscent of the early Rolling Stones, a reputation that had earned them the nickname “The Most Dangerous Band in the World”.The band’s classic lineup, along with later members Reed and drummer Matt Sorum, were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 2012, their first year of eligibility

https://en.wikipedia.org/wiki/Guns_N%27_Roses

La mente di principiante


La Riflessione

Nutrire la mente

Nutrire la mente,
con la mente.

Nutrire la mente,
per mezzo della mente.

Bhikkhu Samahita

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Il medicamento trova origine
dalla causa che scatena il malanno.

Osservare senza giudizio
è accoglienza, dove ogni cosa
ricompone il mosaico della nostra ricerca.

Se nella mente è la confusione,
attraverso la mente è l’ordine.

Se nella mente è la saggezza,
sono noi possiamo trovare equidistanza.

Poetyca

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L’insegnamento

La mente di principiante

La mente di principiante è una mente aperta, una mente vuota, una mente pronta e,
se veramente ascoltiamo con una mente di principiante,
potremo veramente cominciare ad ascoltare profondamente.

Poiché, se ascoltiamo con una mente silenziosa,
il più libera possibile dal fragore delle idee preconcette,
si creerà una possibilità per la verità degli insegnamenti di porre radici in noi e,
per il significato di vita e morte, di diventare sorprendentemente sempre più chiaro.

Il mio Maestro Dilgo Khyentse Rinpoche, disse:

“Più ascoltate, più udite, più profonda diventa la vostra comprensione.”

Sogyal Rinpoche

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Quando troppo pieno è lo spazio,
null’altro trova accoglienza,
quando ci si svuota da ogni orpello,
molto potrà essere accolto.

Chi percorre il passo,
con entusiasmo vivo,
sa accogliere senza trattenere
vecchi schemi e preconcetti;
questa è la via che libera da ogni peso.

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20.12.2008 Poetyca

 

ReflectionFeeding Minds

Feeding Minds,
with the mind.

Feeding Minds,
by means of the mind .

bhikkhu Samahita

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The medicine has its origin
the cause that triggers the illness .

Observe without judgment
is welcome , where everything
reassembles the mosaic of our research.

If the mind is confusion,
through the mind is the order .

If the mind is wisdom ,
are we can find equidistance .

Poetyca

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The teaching

The beginner’s mind

The beginner’s mind is an open mind , an empty mind and a ready mind ,
if you really listen with a beginner’s mind ,
we can really begin to listen deeply.

Because , if we listen with a silent mind ,
as free as possible from the roar of preconceived ideas ,
it will create a possibility for the truth of the teachings of roots put in us and ,
for the meaning of life and death, to become more and more surprisingly clear.

My master Dilgo Khyentse Rinpoche, said :

” The more you listen , the more you hear , the deeper your understanding. ”

Sogyal Rinpoche

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When the space is too full ,
nothing else is welcome,
when there emptied from all tinsel,
much can be accepted.

Who runs the step ,
I live with enthusiasm ,
knows how to accept without retaining
old patterns and preconceptions ;
this is the way that free of any weight.

……………………………………..

20.12.2008 Poetyca

bodhidarma

Empatia


Empatia

Mentre il cuore s’apre
accoglie battiti e fiato rappreso
in chi traccia mente ed anima
ed io mai vorrei offrire peso

Pennello il timbro
e la voce s’accorda
a quel che s’imprime
tra pieghe di tempo andato

Empatica è la traccia
che graffia il cielo e ricuce
oltre il silenzio e la speranza
il mio palpito segreto

In questo è il senso
di voli pindarici o soffio lieve:
specchio in altrui occhi
percorso vissuto o da sperimentare

03.09.2008 Poetyca

Empathy

While the heart opens
receives heartbeats and breath congealed
in those who track mind and soul
and I never would like to offer weight

Brush stamp
and the voice accords
impressed with what
between folds of time gone

Empathy is the trace
grazing heaven and sews
beyond the silence and hope
My secret thrill

This is the way
flights of fancy or slight breeze:
mirror in the eyes of others
path or lived experience

03.09.2008 Poetyca

La felicità è un soffio



La felicità  è un soffio

Forse i tempi sono discordanti magari sono sottili barriere, il timore di avere quanto si sia cercato per una vita ora, senza avere fatto nulla in particolare e si deve dare equilibrio perchè,in fondo è troppo o non si sa equilibrare quella capacità  di portarci avanti – come fatto da tempo – con una sana razionalità  e cos’è la scoperta di quelle ali tenute nascoste per troppo tempo? allora si stringe il cappotto grigio si prende il sentiero autunnale e non si apre neppure quel cancello che ci avrebbe permesso di attraversare un vialetto fiorito, di antrare in una casa accogliente dove ogni cosa era adatta a noi. Si dice di non essere pronti, malgrado per una vita si sia cercata quella strada. La felicità  è un soffio la sfiori, ti accarezza mille volte e non sai riconoscerla.

27.04.2008 Poetyca


Happiness is a breath

Perhaps the times are conflicting maybe are thin barriers, fear of
what has sought to have a life now, without having done anything
detail and should be given equilibrium because, after all is too much or not
knows how to balance the ability to move us forward – as made from time
– With a healthy and rationality is the discovery of those wings held
hidden for too long? then narrows the gray coat takes
autumn and the path will not open that gate that we would not
permission to cross a path full of flowers, a house of antrare
welcoming place where everything was suitable for us. He says he is not
ready, despite a life has looked that way. Happiness
is narrowly touches, caresses you a thousand times and you can not recognize it.

27.04.2008 Poetyca

The Pentangle_ the pentangle (1968) full album


I Pentangle sono un gruppo britannico che ha proposto una innovativa miscela di folk, jazz e blues. Il nome, che significa “pentagono”, indica i cinque membri della formazione originale che suona tra il 1968 e il 1972, contendendosi il titolo di più grande folk rock band inglese con i Fairport Convention. Come nel pentagono ogni lato è indispensabile, così ogni membro del gruppo apporta il suo fondamentale contribuito alla musica del gruppo. Inoltre il pentagramma è un simbolo mistico, che è rappresentato, tra l’altro, sullo scudo di Sir Gawain nel poema medievale Sir Gawain e il cavaliere verde, da cui Renbourn era affascinato.

https://it.wikipedia.org/wiki/Pentangle
Pentangle (or The Pentangle)[1] are a British folk-jazz band
with an eclectic mix of folk, jazz, blues and folk rock influences.
The original band were active in the late 1960s and early 1970s,
and a later version has been active since the early 1980s.
The original line-up, which was unchanged throughout the band’s
first incarnation (1967–1973), was: Jacqui McShee, vocals;
John Renbourn, vocals and guitar; Bert Jansch, vocals and guitar;
Danny Thompson, double bass; and Terry Cox, drums.

The name Pentangle was chosen to represent the five members of the band,
and is also the device on Sir Gawain’s shield in the Middle English poem Sir Gawain
and the Green Knight which held a fascination for Renbourn.

In 2007, the original members of the band were reunited
to receive a Lifetime Achievement award at the BBC Radio 2 Folk Awards
and to record a short concert that was broadcast on BBC radio.
In June 2008, the band, comprising all five original members,
embarked on a twelve-date UK tour.

https://en.wikipedia.org/wiki/Pentangle_(band)

Il Buddhismo


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Il Buddhismo

Scrive il Dalai Lama: “…quando si studia il buddhismo, studiamo noi stessi: impariamo a conoscere la natura della nostra mente. Nel buddhismo non si pone l’accento su cose supreme o superiori, ma su cose pratiche, come integrare la mente nella vita quotidiana affinché rimanga serena e sana. In altre parole, l’accento è posto sulla conoscenza-saggezza fondata sull’esperienza, non su visioni dogmatiche. Nella terminologia occidentale, non diremo che il buddhismo è una religione, ma piuttosto una filosofia, una scienza e una psicologia. Una tendenza istintiva della mente umana è la ricerca della felicità, e da questo punto di vista, orientali e occidentali non sono diversi. Tuttavia, se il vostro stile di vita dà troppa importanza al mondo sensoriale cui vi aggrappate emotivamente, ciò è molto pericoloso perché non avrete controllo su voi stessi. Ora, il controllo non è costume occidentale o una visione buddhista, tutti ne abbiamo bisogno e specialmente coloro che vivono una vita materialista e sono anche psicologicamente attaccati agli oggetti esterni. Nell’ottica della filosofia buddhista una mente di questo tipo non è sana, ma ammalata. Sapete già che i progressi tecnologici e scientifici esterni non possono soddisfare da soli i desideri prodotti dall’attaccamento o risolvere i problemi emotivi. Così gli insegnamenti di Buddha sono un metodo per mostrare la natura della mente, il vostro potenziale umano e per svilupparla ulteriormente. Inoltre, questo metodo dà importanza alla comprensione dei processi metafisici e non alla fede cieca. In ogni caso, che siate religiosi o no, credenti o non, la cosa importante è capire la natura della propria mente perché, se non la capite, potreste pensare che la vostra salute e la vostra attività quotidiana siano perfette, mentre, nella vostra mente la radice delle emozioni perturbanti diventa sempre più profonda e salda. Con un elemento fondamentale di disturbo di questo tipo, anche un lieve cambiamento delle condizioni può far precipitare nella malattia mentale. Questo può infatti accadere mentre siete ancora completamente immersi nell’attaccamento cieco al mondo sensoriale, senza ancora conoscere la natura della mente. Non potete negare questo: “Non ci credo”, come non potete negare di avere un naso: “Non credo di avere un naso!”, perché che ci crediate o no è là. Molti occidentali dicono: “Non credo in niente” e sono davvero orgogliosi di essere non credenti: controllate perché è molto importante che ve ne rendiate conto. In occidente ci sono molte contraddizioni: gli scienziati si ritengono dei non credenti, i religiosi dei credenti; comunque, che siate credenti o no dovete capire la natura della vostra mente. Parlate sempre dell’attaccamento, ma non sapete come controllarlo. E’ facile pronunciare delle parole, ma capire la natura dell’attaccamento è molto difficile. Un semplice esempio di questo è che le automobili e gli aereoplani sono stati ideati per permettere all’uomo di fare le cose più rapidamente e lasciargli a disposizione più tempo libero, ma il risultato è che la sua mente è più agitata che mai. Non voglio essere polemico: osservate la vostra vita quotidiana. Quello che voglio dire è che quando tutto un paese è assorto nel mondo dei sensi, sotto il controllo dell’attaccamento, non vi è opportunità né tempo per potersi occupare della realtà della mente. Ritengo che questo sia uno stile di vita difficile, non vi è modo di poter gioire veramente e provare soddisfazione, perché la gioia nasce dalla mente, non dai fenomeni esterni. I giovani moderni, intelligentemente scettici, sanno qualcosa di ciò che vale veramente nella vita e sanno che la gioia non viene dagli oggetti temporali o, secondo la terminologia buddhista, samsarici, così ricercano ciò che li soddisfa veramente. Quando il Buddha parlava tanto della sofferenza, non si riferiva in modo particolare alle malattie o al dolore fisico, ma all’insoddisfazione. L’insoddisfazione è la vera sofferenza! Per quanto si possieda, il desiderio non diminuisce, si vuole sempre di più: questa è la sofferenza, è la frustrazione. La psicologia buddhista elenca sei illusioni fondamentali che producono frustrazione e disturbano la pace della mente umana rendendola agitata: l’attaccamento, l’ira, l’ignoranza, l’orgoglio, il dubbio e l’influenza delle opinioni distorte. Questi non sono fenomeni esterni, ma mentali. Così, quando il Buddha insegnò alla gente come superare queste illusioni non si limitò a dare un credo o una fede ma sottolineò la necessità di comprendere la propria natura. Senza un’indagine della propria mente e lo sviluppo della conoscenza-saggezza introspettiva, non è possibile accrescere questa comprensione. Anche se parliamo molto d’illusione, in realtà non ne sappiamo nulla. Queste illusioni fondamentali derivano dall’ego. Per essere liberi non è necessario che abbandoniate i vostri beni, li potete tenere, ma se agite con attaccamento sarete irrequieti, la vostra vita sarà difficile e conserverete una mente annebbiata e contaminata. La mente oscurata è per natura inquieta e ignorante e la luce della saggezza non può illuminarla. La soluzione a questo problema è la meditazione. Meditazione non significa sedersi in un angolo e restare fermi cercando di sviluppare la concentrazione focalizzata su un solo punto. E’ un tipo di saggezza che è libera dalla pigrizia e la cui funzione è la consapevolezza dello stato della mente. Ogni giorno della vostra vita dovreste essere consci di tutto quello che fate, del perché e di come lo fate. Di solito facciamo tutto inconsapevolmente: mangiamo inconsapevolmente, beviamo inconsapevolmente, parliamo inconsapevolmente. Non abbiamo nessuna idea di quello che sta succedendo nella nostra mente anche se diciamo che siamo consci. Non dico questo per giudicarvi o umiliarvi, vi chiedo di osservarvi. La via del Buddha è confrontarsi con le proprie idee per esaminarle e sperimentarle. Non sto parlando di qualche via su nel cielo, ma di cose molto semplici. Se non conoscete la natura dell’attaccamento e il suo oggetto, vi sarà impossibile provare un amore profondo verso i vostri amici, i vostri genitori o il vostro paese. Finché la vostra mente è inconsapevole, nuocerete a tutti coloro che vi stanno vicini. Analogamente, una persona irata dimentica se stessa, non sa assolutamente quello che succede nella sua mente, sapete com’è, e questi sono solo esempi. Molte volte danneggiamo le persone per la nostra mancanza di consapevolezza: non siamo coscienti del nostro comportamento, dell’atteggiamento mentale che abbiamo e non abbiamo rispetto per gli altri. In occidente ci sono delle persone specializzate in psicologia che fanno gli educatori, ma il Buddha desidera che tutti diventiamo psicologi: ognuno di noi deve imparare a conoscere la propria mente. Il signore Buddha crede che questo è possibile, che ogni essere umano ha la potenzialità di capire e dunque controllare la propria mente. Quando si comprende la propria mente, il suo controllo avviene spontaneamente. Non dovete pensare che l’indagine psicologica sia una mania himalayana, qualcosa destinata solo a coloro che non possiedono beni materiali. Indagate ogniqualvolta siete emotivamente coinvolti in qualcosa. Invece di reagire, rilassatevi. Provate a essere consapevoli di quello che state facendo, chiedetevi: “Che cosa sto facendo? Come? Che cosa me lo fa fare?” Sarà una cosa meravigliosa se riuscirete ad autoanalizzarvi in questo modo, perché con la consapevolezza potrete eliminare i vostri problemi con molta facilità. Il nostro problema è che manchiamo dell’intensa conoscenza-saggezza o consapevolezza o coscienza non importa come la volete chiamate. Perciò, per dimostrare un amore profondo nei confronti del prossimo, dovete conoscere la natura dell’oggetto, altrimenti ricadrete in un’altra illusione dell’ego: “Io lo amo”, “Io la amo”. Accertatevi del come e del perché: è così importante che diventiate i vostri psicologi. Allora potrete usare la vostra saggezza verso voi stessi e, godere dei vostri beni materiali con la mente rilassata, senza l’inquietudine che rovina la vita. Per diventare psicologi non avete bisogno di studiare qualche grande filosofia, tutto quello che dovete fare è esaminare la vostra mente tutti i giorni. Proprio come ogni giorno esaminate molti oggetti quali il cibo in cucina, perché non fate altrettanto con la vostra mente? La mente è di gran lunga più importante. La vita in occidente è basata sulla mentalità: “Posso sempre acquistare la soluzione ai miei problemi al supermercato“. Si pensa che sia sempre possibile andare in farmacia a comprare qualche pillola magica e che ogni volta che si è frustrati si può avere qualche medicina dal medico. Credete che simili rimedi siano utili? Naturalmente non lo sono. Anche se momentaneamente può sembrare che siano di aiuto, sono transitori, non vi liberano neppure dai sintomi delle emozioni frustrate, vi rendono solo maggiormente pigri e ottusi. La vostra mentalità materialistica ritiene che piacere e felicità si possano acquistare, ma questo non è possibile. Nelle profondità della vostra mente vi è l’idea di poter comprare una mente serena al supermercato, ma è una certezza totalmente sbagliata. Anche i religiosi dovrebbero cercare di capire la propria mente, anziché sforzarsi solo di credere in qualcosa: è molto più pratico. Credere solamente non può risolvere i vostri problemi, solo la comprensione della conscenza-saggezza può farlo. Anche il Buddha diceva che è pericoloso credere in Buddha ed esortava invece a capire la propria natura. Quando si scopre qualcosa con la propria mente, allora è giusto crederci. Credere basandosi su realizzazioni e chiare comprensioni mentali è perfettamente accettabile, ma se non siete sicuri del perché credete in quello che fate, la vostra fede può essere facilmente distrutta da altri. Molte persone con inclinazioni spirituali sono deboli perché non comprendono la vera natura del loro spirito: la comprensione è una forma di energia psichica, sostiene la vostra mente e la mantiene sana. Quando comprenderete i punti di vista della vostra mentalità o il modo di percepire le cose, vi renderete conto che tutto in voi è aggrappato al mondo sensoriale e a un immaginario idealistico futuro che è solo una proiezione mentale, senza la minima realtà oggettiva e che siete del tutto inconsapevoli del presente. Dovete convenire che questo è uno stato insano della mente. E’ molto importante mantenere la consapevolezza durante tutto il giorno. La natura della saggezza e della consapevolezza è gioia e serenità, tuttavia non dovete rimanere aggrappati alle esperienze di felicità e a ogni altra cosa che vi capita, dovete semplicemente agire correttamente e con la giusta comprensione. In tal modo il risultato della felicità sorgerà spontaneamente. Non si deve pensare: “Se spendo la mia vita agendo in questo modo, nella prossima avrò buoni risultati”. Non dovete essere ossessionati dall’ottenimento di realizzazioni o altro. Se agirete con il massimo della comprensione possibile, otterrete rapidamente la realizzazione della pace perenne….”

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Buddhism

The Dalai Lama writes: “… when you study Buddhism, we study ourselves, we learn the nature of our mind. In Buddhism, the emphasis is not on things supreme or superior, but on practical things, how to integrate the mind in daily life so that it remains peaceful and healthy. In other words, the emphasis is on knowledge-wisdom based on experience, not on dogmatic views. In Western terminology, we will not say that Buddhism is a religion, but rather a philosophy, a science and psychology. An instinctive tendency of the human mind is the pursuit of happiness, and from this point of view, East and West are no different. However, if your lifestyle too much emphasis to the sensory world which you cling emotionally, this is very dangerous because you have no control over yourself. Now, the control is not costume or a Western Buddhist view, all we need and especially those who live a materialistic life and are psychologically attached to external objects. As part of the Buddhist philosophy of mind this is not healthy, but sick. You already know that the external scientific and technological advances alone can not satisfy the desires produced by attachment or solve emotional problems. So Buddha’s teachings are a way to show the nature of mind, your human potential and to develop it further. This method also gives importance to the metaphysical understanding of the processes and not blind faith. In any case, whether you are religious or not, believers or not, the important thing is to understand the nature of his mind because, if you do not understand it, you might think that your health and your daily activities are perfect, but, in your mind the root of the disturbing emotions became deeper and more solid. With a key element of this type of disturbance, even a slight change in conditions can precipitate mental illness. This fact can happen while you are still completely immersed blind attachment to the sensory world, without even knowing the nature of the mind. You can not deny this: “I do not believe,” as you can not deny having a nose: “I do not think I have a nose!” Because believe it or not is there. Many Westerners say: “I do not believe in anything” and I’m really proud to be non-believers: controlled because it is very important that you know it. In the West there are many contradictions: scientists believe non-believers, religious believers, however, you are believers or not you have to understand the nature of your mind. Always speak of attachment, but do not know how to control it. It ‘easy to pronounce words, but understanding the nature of attachment is very difficult. A simple example of this is that cars and airplanes have been designed to allow humans to do things faster and leave more time free, but the result is that his mind is more agitated than ever. I do not want to be controversial: look at your daily life. What I mean is that when a country is absorbed in the whole world of sense, under the control of attachment, there is no opportunity or time in order to tackle the reality of the mind. I think this is a difficult lifestyle, there is no way you can really enjoy and feel satisfied, because the joy comes from the mind, not by external phenomena. Young modern, intelligently skeptical, know something of what life is really worth and know that joy is not the time or objects, according to the Buddhist terminology, samsaric, so look for what really suits them. When the Buddha spoke so much of suffering, it did not refer specifically to disease or physical pain, but dissatisfaction. Dissatisfaction is the real pain! As you own, does not diminish the desire, you always want more: this is the suffering, frustration. Buddhist psychology lists six basic illusions that produce frustration and disturb the peace of the restless human mind making: attachment, anger, ignorance, pride, doubt, and the influence of distorted views. These phenomena are not external, but mental. So when the Buddha taught people how to overcome these delusions did not just give a creed or faith, but stressed the need to understand its nature. Without an investigation of the mind and the development of introspective knowledge-wisdom, it is not possible to increase this understanding. Although we talk a lot of illusion in reality we know nothing. These basic illusions are derived from the ego. To be free is not necessary that you leave your possessions, you can hold them, but if you act with attachment will be restless, your life will be difficult and will save a mind clouded and polluted. The mind is clouded by nature restless and ignorant of the wisdom and the light can not illuminate. The solution to this problem is meditation. Meditation does not mean sitting in a corner and stand still trying to develop concentration focused on one point. It ‘a kind of wisdom that is free from sloth and the function of which is the awareness of the state of mind. Every day of your life you should be aware of everything you do, why and how you do it. Usually we all unconsciously: unknowingly eat, drink unknowingly, unwittingly speak. We have no idea what’s going on in our minds even if we say that we are aware. I say this not to judge you or humiliate you, I ask you to observe you. The Buddha’s way is to confront their ideas to examine them and test them. I’m not talking about some way in the sky, but very simple things. If you do not know the nature of attachment and its object, it will be impossible to prove a deep love towards your friends, your parents or your country. As long as your mind is unconscious, harm to all those who are neighbors. Similarly, a person forgets himself enraged, he does not know quite what’s going on in his mind, you know, and these are just examples. Many times we hurt people for our lack of awareness: we are not aware of our behavior, mental attitude we have and we have no respect for others. In the West there are people who are specialized in psychology educators, but the Buddha that all want to become psychologists, each of us must learn to know his own mind. The Lord Buddha is believed that this is possible, that every human being has the potential to understand and thus control their minds. When you understand your own mind, his control is carried out spontaneously. Do not think that the survey is a psychological obsession Himalayan, something intended only for those who do not possess material goods. Investigated whenever you are emotionally involved in something. Instead of reacting, relax. Try to be aware of what you are doing, ask yourself: “What am I doing? How? What do I do it? “It will be a wonderful thing if you can autoanalyzer in this way, because the knowledge you can eliminate your problems with ease. Our problem is that we lack wisdom or knowledge-intensive awareness or consciousness does not matter how you want to call. Therefore, to demonstrate a deep love for one’s neighbor, you must know the nature of the object, otherwise it will fall another illusion of the ego: “I love you”, “I love it.” Sure of how and why: it’s so important that you become your own psychologist. Then you can use your wisdom to yourself and enjoy the material things with your mind relaxed, without the anxiety that ruined his life. To become psychologists do not have any great need to study philosophy, all you have to do is examine your mind every day. Just as each day examined many objects such as food in the kitchen, why not do the same with your mind? The mind is far more important. Life in the West is based on the mentality: “I can always buy the solution to my problems at the supermarket.” You think that you can always go to the pharmacy to buy some magic pill and that every time you are frustrated you can get some medicine from the doctor. Believe that such remedies are useful? Of course not. Although it may seem momentarily that they help, are transient, not even free from symptoms of frustrated emotions, make you only more lazy and stupid. Your materialistic mentality believes that pleasure and happiness money can buy, but this is not possible. In the depths of your mind is the idea of being able to buy a calm mind to the supermarket, but it is a certainty totally wrong. Even religious people should try to understand his mind, instead of striving only to believe in something much more practical. Believe can not only solve your problems, only the understanding of wisdom conscenza-able. The Buddha also said that it is dangerous to believe in Buddha and urged instead to understand its nature. When you find something with your mind, then it is right to believe it. Belief based on clear understandings of mental achievements and it is perfectly acceptable, but if you are not sure why you believe in what you do, your faith can easily be destroyed by others. Many people with spiritual inclinations are weak because they do not understand the true nature of their spirit, the understanding is a form of psychic energy, sustains your mind and keeps it healthy. When you understand the views of your mindset or way of perceiving things, you will realize that everything in you is clinging to the sensory world and an imaginary idealistic future that is only a mental projection, without any objective reality and that you are the unaware of this. You must agree that this is an unhealthy state of mind. It ‘very important to maintain awareness throughout the day. The nature of wisdom and knowledge is joy and serenity, but you must not cling to the experiences of happiness and everything else that happens, you just have to act correctly and with proper understanding. In this way the result of happiness will arise spontaneously. One should not think: “If I spend my life in so doing, I will in the next good results.” Do not be obsessed by obtaining achievements, or otherwise. If you act with the greatest possible understanding, you will quickly obtain the realization of perpetual peace …. “

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Sulla via della pace


Sulla via della pace

Le battaglie nel mondo

Fate ogni cosa con una mente che sappia lasciare andare.
Non aspettatevi nessuna ricompensa o premio.
Se lasciate andare un poco, avrete un poco di pace.
Se lasciate andare completamente, conoscerete la pace e la libertà complete.
Le vostre battaglie con il mondo giungeranno al termine.
Achaan Chah

La pace è ogni passo

La pace è ogni passo.
Il fulgido sole rosso è il mio cuore.
Ogni fiore sorride con me.
Quanto verde rigloglio tutto intorno!
Com’è fresco il soffio del vento!
La pace è ogni passo.
E fa gioioso il sentiero senza fine.

La pace è ogni passo – Thich Nhat Hanh

Il sentiero della pace

del venerabile Ajahn Chah

© Ass. Santacittarama, 2002. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Silvana Ziviani.

Brani estratti da un discorso del Venerabile Ajahn Chah indirizzato ai monaci e ai novizi.

POSSIAMO DIRE CHE IL RETTO SENTIERO DELLA PACE, il sentiero che il Buddha ha scoperto e ci ha indicato, che conduce alla pace della mente, alla purezza e alla realizzazione delle qualità di un samana, è formato da sila (freno morale), samadhi(concentrazione) e pañña (saggezza). E’ una strada valida per tutti. Infatti i discepoli del Buddha che divennero illuminati, all’inizio erano delle persone ordinarie, come tutti noi. Anche il Buddha all’inizio era uno come noi. Praticarono e dall’opacità fecero emergere la luce, dalla rozzezza la bellezza e dalle cose vane e inutili grandi benefici per tutti.

Silasamadhi e pañña sono i nomi dati a tre diversi aspetti della pratica. Praticando sila, samadhi pañña, in effetti, praticate con voi stessi. La giusta sila esiste qui in questo momento, il giusto samadhiè qui. Perché? Perché il vostro corpo è qui! La pratica di silariguarda il corpo intero. Quindi, siccome il vostro corpo è qui, le mani, le gambe sono qui, è qui che praticate sila.

Un conto è tenere a mente tutta la lista dei comportamenti sbagliati da evitare, così come elencata nei libri, un altro conto è capire che le potenzialità che questi atteggiamenti hanno di crescere, risiede in voi. Praticare la disciplina morale vuol dire stare attenti ad evitare certe azioni, come uccidere, rubare ed avere una condotta sessuale scorretta. Il Buddha ci ha insegnato a prenderci cura di tutte le nostre azioni, anche delle più semplici.

Forse nel passato avete ucciso degli animali o degli insetti schiacciandoli o non siete stati troppo attenti nel parlare: il parlare sbagliato si ha quando si mente o si esagera la verità, mentre parlare in modo grossolano vuol dire essere aggressivi e offensivi verso gli altri, dicendo in continuazione ‘imbroglione’, ‘idiota’ e così via. Il parlare frivolo si ha quando i discorsi sono solo chiacchiere inutili, senza senso, sconclusionati, che vanno avanti senza voler dire niente. Ci siamo lasciati andare tutti qualche volta a questo genere di discorsi a ruota libera, quindi praticare silasignifica sorvegliare se stessi, sorvegliare le proprie azioni e le proprie parole.

Ma chi sorveglia? Chi si prende la responsabilità delle vostre azioni? Quando vi appropriate di qualcosa che non vi appartiene, chi è consapevole di quell’azione? E’ la mano? Questo è il punto su cui dovete sviluppare la consapevolezza. Chi sa che state per mentire, giurare o dire qualcosa di frivolo? Consapevole di ciò che dice è la bocca, o è colui che conosce il significato delle parole? Contemplate: ‘colui che conosce’, chiunque sia, deve prendersi la responsabilità della vostra sila. Portate questa consapevolezza a sorvegliare le vostre azioni e le parole. Per praticare sila, usate quella parte della mente che dirige le vostre azioni e che vi porta ad agire bene o male, a cacciare il furfante e a trasformarlo in uno sceriffo. Tenete ferma la mente capricciosa e portatela a servire e a prendersi la responsabilità di tutte le vostre azioni e parole. Osservate ciò e contemplatelo. Il Buddha ci ha esortato ad essere consapevoli delle nostre azioni. Chi è consapevole? Il corpo non ne sa niente; sa solo stare in piedi, camminare e cose del genere. Per poter fare qualsiasi cosa deve aspettare che qualcuno glielo ordini. La stessa cose vale per le mani, per la bocca.

La pratica comporta che si instauri sati – cioè la consapevolezza – in ‘colui che conosce’. ‘Colui che conosce’ è quell’intenzione della mente che prima ci portava ad uccidere esseri viventi, a rubare le cose altrui e a indulgere a una sessualità scorretta, a mentire, a calunniare, a parlare in modo sciocco e frivolo, a comportarci nei modi più sfrenati. E’ ‘colui che conosce’ che ci ha spinto a parlare; esso esiste nella mente. Focalizzate la consapevolezza (sati) – questa costante riflessione consapevole – su ‘colui che conosce’. Lasciate che la conoscenza si prenda cura della vostra pratica.

Usate sati, la consapevolezza, per mantenere la mente riflessiva, concentrata nel momento presente, ottenendo così la calma mentale. Fate che la mente badi a se stessa, e che lo faccia bene.

Mantenere sila – o in altre parole, prendersi cura delle azioni e delle parole – non è poi una cosa così difficile, se la mente sa badare a se stessa. Siate sempre consapevoli, ogni momento e in ogni postura: sdraiati, in piedi, camminando e seduti. Prima di compiere qualsiasi azione, prima di parlare o di impegnarvi in una conversazione, stabilite la consapevolezza, sati; dovete essere raccolti, prima di fare qualsiasi cosa. Non importa quello che direte, l’importante è raccogliersi nella mente. Esercitatevi fino a diventare molto abili. Praticate, in modo da essere sempre al corrente di ciò che capita nella mente; praticate fino a quando la consapevolezza diventi così naturale da essere presente ancora prima di agire o di parlare. E’ questo il modo per stabilire la consapevolezza nel cuore. E’ con ‘colui che conosce’ che sorvegliate voi stessi, perché tutte le azioni vengono da lui. E’ qui che hanno origine le intenzioni che produrranno l’azione ed è per questo che la pratica non avrà successo se fate svolgere questo compito a qualcun altro.

Le vostre parole e le vostre azioni, sempre tenute a bada, diventeranno aggraziate e piacevoli sia all’occhio che all’orecchio, mentre voi stessi, sarete perfettamente a vostro agio all’interno di questa disciplina. Se praticate la consapevolezza e il controllo fino a renderli atteggiamenti naturali, la mente diventerà ferma e risoluta nella pratica di sila. Farà costantemente attenzione alla pratica, riuscendo così a concentrarsi completamente. In altre parole, la pratica basata sul controllo e la disciplina, in cui vi prendete costantemente cura delle azioni e delle parole, in cui siete completamente responsabili del comportamento esteriore che avete, si chiama sila, mentre samadhi è caratterizzato dalla saldezza della consapevolezza, a sua volta derivato dalla ferma concentrazione nella pratica di sila. Queste sono le caratteristiche di samadhi, come fattore esterno della pratica. Ma vi è un lato più profondo e interiore.

Una volta che la mente sia concentrata nella pratica e che sila e samadhi si siano stabilizzati, sarete in grado di investigare e riflettere su ciò che è salutare e ciò che non lo è, chiedendo a voi stessi “questo è giusto? O non è giusto?”, man mano che sperimentate i vari contenuti mentali. Quando la mente entra in contatto con cose visive, con suoni, odori, gusti, con sensazioni tattili o con idee, ‘colui che conosce’ apparirà e stabilirà la consapevolezza del piacere e dispiacere, della felicità e della sofferenza, e di tutti gli oggetti mentali che si vanno sperimentando. Riuscirete finalmente a ‘vedere’ chiaramente e osserverete un’infinità di cose diverse.

Se siete consapevoli, vedrete i vari oggetti che passano nella mente e la reazione che accompagna l’esperienza di essi. ‘Colui che conosce’ li prenderà automaticamente come oggetti di contemplazione. Quando la mente è vigile e la consapevolezza ferma e stabile, noterete facilmente le reazioni che si manifestano per mezzo del corpo, della parola o della mente, man mano che si sperimentano questi oggetti mentali. Tale aspetto della mente che identifica e seleziona il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato, in mezzo agli oggetti mentali che rientrano nel campo della consapevolezza, è pañña, una pañña allo stadio iniziale, che maturerà con l’avanzare della pratica. Tutti questi vari aspetti della pratica sorgono dall’interno della mente. Il Buddha si riferì a queste caratteristiche chiamandole sila, samadhi e pañña.

Continuando la pratica, vedrete sorgere nella mente altri attaccamenti e illusioni. Questo significa che ora state attaccandovi a ciò che è buono e sano. Diventate timorosi di ogni caduta o errore della mente, temendo che il samadhi ne risenta. Nello stesso tempo cominciate ad essere diligenti nella pratica, ad amarla e a coltivarla, lavorandovi con grande energia.

Continuate a praticare così il più a lungo possibile, fino a quando forse raggiungerete il punto in cui non farete altro che giudicare e trovare errori in chiunque incontrate, ovunque andiate. Reagite continuamente con attrazione o avversione al mondo che vi circonda, diventando sempre più incerti sulla correttezza di ciò che fate. E’ come se foste ossessionati dalla pratica. Ma non preoccupatevene; a questo punto è meglio praticare troppo che troppo poco. Praticate molto e dedicatevi a sorvegliare il corpo, la parola e la mente. Di questo esercizio non ne farete mai abbastanza. Tenetevi ancorati agli oggetti mentali rappresentati dalla consapevolezza e dal controllo sul corpo, sulla parola e sulla mente, e dalla discriminazione tra giusto e sbagliato. In questo modo svilupperete sempre più la concentrazione e rimanendo costantemente e fermamente ancorati a questo modo di praticare, la mente diventerà essa stessa sila, samadhi e pañña, le caratteristiche della pratica come descritte negli insegnamenti tradizionali.

Man mano che continuate a sviluppare la pratica, queste differenti caratteristiche e qualità, si perfezioneranno nella mente. Tuttavia la pratica di sila, samadhi pañña, a questo livello non è sufficiente per produrre i fattori di jhana (assorbimento meditativo) – la pratica è ancora troppo grossolana. Eppure la mente è abbastanza raffinata (sempre relativamente alla grossolanità di base!). E tale appare a una normale persona non illuminata, che non abbia curato troppo la propria mente e che non abbia praticato la meditazione e la consapevolezza.

A questo livello si può sentire un certo senso di soddisfazione per riuscire a praticare al massimo delle proprie possibilità e lo vedrete da soli. E’ qualcosa che solo il praticante può sperimentare all’interno della propria mente. E se questo avviene, potete ritenervi già sulla giusta via. State camminando solo all’inizio del sentiero – ai livelli più elementari – ma, per certi versi, questi sono gli stadi più difficili. State praticando sila, samadhi e pañña e dovete continuare a praticarli sempre tutti e tre, poiché se ne manca anche solo uno, la pratica non si svilupperà in modo corretto. Più cresce sila, più solida e concentrata diviene la mente. Più la mente è stabile più consistente diventa pañña, e così via; ogni parte della pratica sostiene e si collega all’altra.

Man mano che approfondite e raffinate la pratica, sila, samadhi paññamatureranno insieme sgorgando dalla stessa fonte, come infatti si sono raffinate sbozzandosi dallo stesso materiale grezzo. In altre parole, il Sentiero ha inizi grossolani, ma raffinando ed esercitando la mente con la meditazione e la riflessione, tutto diventa via via più raffinato.

Quando la mente è più raffinata, la pratica della consapevolezza si focalizza meglio, poiché è concentrata su un’area più ristretta. Anzi, la pratica diventa molto più facile, quando la mente si concentra sempre di più su se stessa. Ormai non fate più grossi sbagli, ormai, quando la mente è presa in qualche problema, quando sorgono dubbi se è giusto o no agire o dire certe cose, semplicemente fermate la proliferazione mentale e, intensificando gli sforzi nella pratica, continuate a volgere l’attenzione sempre più in profondità in voi stessi. Così la pratica del samadhi diverrà vieppiù ferma e concentrata, mentre la pratica di pañña si rafforza, permettendo di vedere le cose più chiaramente e più naturalmente.

Il risultato è che potrete vedere la mente e i suoi oggetti nitidamente, senza dover fare distinzione fra mente, corpo e parola. Continuando a volgere l’attenzione all’interno di sé e continuando a riflettere sul Dhamma, la facoltà della saggezza gradualmente maturerà fino al punto che potrete contemplare la mente e gli oggetti mentali soltanto, ciò significa che state cominciando a sperimentare il corpo come immateriale. Quando l’intuizione è così sviluppata, non andrete più a tentoni, incerti su come interpretare il corpo e il suo modo di essere. La mente sperimenterà le caratteristiche fisiche del corpo come oggetti senza forma con cui essa entra in contatto. Infine, contemplerete solo la mente e gli oggetti mentali, cioè quegli oggetti che arrivano a livello di coscienza.

Esaminando ora la vera natura della mente, osserverete che, nel suo stato naturale, non ha preoccupazioni o ambizioni che la sommergano. E’ come una bandiera che sia stata legata all’estremità di un’asta; se niente la muove rimarrà così, tranquilla. E se si muove significa che c’è del vento, una forza esterna che la fa agitare. Allo stato naturale, la mente fa lo stesso – in essa non vi è né amore né odio, né disapprovazione. Essa è indipendente, in uno stato di purezza che è completamente chiaro, raggiante, non offuscato. Nel suo stato puro la mente è pacifica, senza felicità o sofferenza, – in effetti non sperimenta nessun vedana(sensazione). E’ questo il vero stato della mente.

Lo scopo della pratica, quindi, è guardarsi internamente, cercando e investigando fino a quando troverete la mente originale. La mente originale è detta anche la mente pura. La mente pura è la mente senza attaccamenti. E’ in uno stato di perenne conoscenza e attenzione, completamente consapevole di ciò che sta sperimentando. Quando la mente è così non vi sono oggetti mentali piacevoli o spiacevoli che la possano turbare, non li insegue. La mente non ‘diventa’ nulla. In altre parole, nulla può scuoterla. La mente conosce se stessa come purezza. Si è evoluta verso una vera, completa indipendenza; ha raggiunto il suo stato originale.

E come ha potuto raggiungere questo stato originale? Attraverso la facoltà della consapevolezza, riflettendo con saggezza e vedendo che tutte le cose sono solo condizioni che sorgono dal mutuo interagire degli elementi, senza che vi sia nessuno che li controlli. E così capita anche quando sperimentiamo la gioia e la sofferenza. Questi stati mentali sono solo “felicità” e “sofferenza”. Non vi è qualcuno che ‘ha’ la felicità, la mente non ‘possiede’ la sofferenza; gli stati mentali non ‘appartengono’ alla mente. Osservatelo voi stessi. In effetti, queste sono cose che non riguardano la mente, sono separate, distinte da essa. La felicità è solo uno stato di felicità; la sofferenza è solo uno stato di sofferenza. Voi siete solo coloro che sanno questo.

In passato, a causa delle radici dell’avidità, dell’odio e dell’illusione presenti nella mente, essa avrebbe reagito immediatamente quando entravate in contatto con qualcosa di piacevole o spiacevole, e attraverso questa reazione vi sareste ‘impadroniti’ di quell’oggetto mentale, sperimentandolo come sofferenza o gioia. E così potrà avvenire ancora fino a quando la mente non conoscerà se stessa, fino a quando non sarà chiara e illuminata. Quando la mente non è libera, si lascia influenzare da qualsiasi oggetto mentale le capiti di sperimentare. In altre parole, non ha un rifugio, è incapace di dipendere veramente da se stessa. In questa situazione, quando ricevete una piacevole impressione mentale diventate allegri o diventate tristi quando l’oggetto mentale è spiacevole. Così la mente dimentica se stessa.

La mente originale, invece, è al di là del bene e del male, poiché questa è la natura originale della mente. E’ un’illusione essere felici per aver sperimentato un oggetto mentale piacevole. E’ un’illusione essere tristi per aver sperimentato un oggetto mentale spiacevole. Gli oggetti mentali sorgono con il mondo, sono il mondo. Danno l’avvio alla felicità e alla sofferenza, al bene e al male, e a tutto ciò che è soggetto all’impermanenza e all’incertezza. Quando vi separate dalla mente originale, tutto diventa incerto: solo una catena interminabile di nascita e morte, dubbi e apprensioni, sofferenza e fatica, senza la possibilità di fermare, di far cessare tutto ciò. E’ questa la ruota eterna delle rinascite.

Samadhi significa la mente fermamente concentrata, e più praticate più la mente diventa stabile. Più la mente è concentrata, più essa diventa risoluta nella pratica. Più contemplate, più diventate fiduciosi e la mente diventerà così stabile che non potrà più essere smossa da nulla. Sapete perfettamente che nessun oggetto mentale la può scuotere. Gli oggetti mentali sono oggetti mentali; la mente è la mente. La mente sperimenta stati mentali buoni o cattivi, felicità e sofferenza, perché viene illusa dagli oggetti mentali. La mente che non si fa ingannare non può essere turbata da nulla, poiché nello stato di consapevolezza, vede tutte le cose come elementi naturali che sorgono e scompaiono: solo questo! Si può avere questo tipo di esperienza anche quando non si è riusciti a lasciar andare completamente.

Semplificando, lo stato che è sorto, è la mente stessa. Se contemplate seguendo la verità delle cose così come sono, vi accorgerete che esiste un solo sentiero e che è vostro dovere seguirlo. Significa che sapete, fin dall’inizio, che gli stati mentali di felicità e dolore non sono il sentiero da seguire. E’ qualcosa che dovete capire da soli: è la verità delle cose così come sono! Siete in grado di capire tutto ciò – siete consapevoli con la giusta visione delle cose – ma allo stesso tempo non siete in grado di lasciar andare completamente i vostri attaccamenti.

Qual è allora il modo giusto di praticare? State nella via di mezzo, che vuol dire prendere nota dei vari stati di gioia e dolore, ma contemporaneamente teneteli a debita distanza sia da un’esagerazione che dall’altra. Questa è la via corretta di praticare: mantenere la consapevolezza anche se non siete in grado di lasciar andare. E’ la via più giusta, poiché, anche se la mente è aggrappata ai vari stati di gioia o sofferenza, vi è sempre la consapevolezza di questo attaccamento. Ciò significa che quando la mente si attacca a stati di felicità, voi non le date importanza e non ne gioite e altrettanto non criticate gli stati di sofferenza. In questo modo potete veramente osservare la mente così com’è. Quando praticate fino al punto di portare la mente oltre la gioia e l’infelicità, automaticamente sorgerà l’equanimità, e voi non dovrete fare altro che contemplarla come un oggetto mentale e seguirla, pian pianino. Il cuore sa dove andare per essere oltre le negatività, e anche se non è ancora pronto a trascenderle, le mette da parte e continua a praticare.

Quando sorge la felicità e la mente vi si attacca, prendete proprio questa felicità come oggetto di contemplazione; lo stesso, se la mente si attacca all’infelicità, prendete questa infelicità come oggetto di contemplazione. Finalmente la mente raggiungerà uno stadio in cui sarà pienamente consapevole sia della felicità che dell’infelicità. E questo accadrà quando sarà in grado di mettere da parte sia la felicità che la sofferenza, sia il piacere che la tristezza, quando sarà in grado di mettere da parte il mondo per diventare allora il ‘conoscitore dei mondi’. Una volta che la mente ‘colei che conosce’ – può lasciar andare, è qui che si stabilizzerà ed allora la pratica diventa veramente interessante.

Ogni volta che vi è attaccamento nella mente, continuate a battere su quel punto, senza lasciar andare. Se c’è attaccamento alla felicità, continuate a meditarvi sopra, senza permettere che la mente si allontani da quello stato d’animo. Se la mente si attacca alla sofferenza, afferratevi a ciò, tenendovi ben stretti e contemplando subito quella disposizione d’animo. Anche se la mente è intrappolata in uno stato mentale negativo, riconoscetelo come uno stato d’animo negativo e la mente non ne sarà più distratta. E’ come quando si capita in un cespuglio di rovi; ovviamente non lo fate appositamente, anzi cercate di evitarlo, ma può capitare che vi troviate a camminare tra le spine. E come vi sentite allora? Naturalmente provate avversione. Anche se lo sapete, non potete fare a meno di essere ‘in mezzo alle spine’. La mente continua ancora a inseguire i vari stati di felicità e sofferenza, ma non indulge in essi. Il vostro è un continuo sforzo per eliminare ogni attaccamento dalla mente, per eliminare e per ripulire la mente da tutto ciò che è esteriore, mondano.

Alcuni vogliono pacificare la mente, ma essi stessi non sanno che cos’è la pace. Non sanno che cos’è una mente tranquilla! Vi sono due tipi di tranquillità mentale: uno è la pace che viene per mezzo del samadhi,l’altro è la pace che viene da pañña. La mente che è calma per mezzo disamadhi è una mente ancora in preda all’illusione. La pace che si raggiunge per mezzo del solo samadhi, dipende dal fatto che la mente è separata dagli oggetti mentali. Quando non sperimenta alcun oggetto mentale, allora è calma, e perciò uno si attacca alla felicità collegata a questa pace. Tuttavia, quando c’è il contatto con i sensi, la mente vi si precipita dentro subito, poiché ha paura degli oggetti mentali. Ha paura della felicità e della sofferenza; ha paura della lode e della critica, ha paura delle forme, dei suoni, degli odori e dei gusti. Chi ha la pace per mezzo di samadhi ha paura di tutto e non vuole essere coinvolto in niente e con nessuno. La gente che pratica samadhi in questo modo, vorrebbe isolarsi in una grotta, dove può sperimentare in pieno la beatitudine delsamadhi, senza mai doverne uscire fuori. Appena trovano un posto isolato, vi si intrufolano e vi si nascondono.

Questo tipo di samadhi porta con sé molta sofferenza: per loro è difficile uscirne fuori e avvicinarsi agli altri. Non vogliono vedere forme o udire suoni. Non vogliono sperimentare completamente nulla! Devono vivere in appositi luoghi particolarmente tranquilli, dove nessuno possa disturbarli con la presenza o con le parole.

Questo tipo di pace non è utile allo scopo. Quando avete raggiunto un normale livello di calma, allontanatevene. Il Buddha non ci ha insegnato a praticare samadhi nell’illusione. Se vi accorgete di praticare in questa maniera, smettete subito. Se la mente ha raggiunto la calma, usate questa calma come base di contemplazione. Contemplate la pace della concentrazione e usatela per collegare la mente con i vari oggetti mentali che sperimenta, riflettendoci poi sopra. Contemplate le tre caratteristiche di aniccam (impermanenza), dukkham (sofferenza) e anatta (non-sé). Riflettete e quando avrete contemplato abbastanza, potete ristabilire senza pericolo la calma del samadhi, sedendo in meditazione e poi, una volta riottenuta la calma, riprendete la contemplazione. Man mano che acquistate conoscenza, usatela per combattere le negatività e allenare la mente.

La pace che viene per mezzo di pañña è un’altra cosa, perché quando la mente lascia lo stato di calma, la presenza di pañña la salva dal timore per le forme, i suoni, gli odori, i gusti, le sensazioni tattili e le idee. Vuol dire che ogni volta che c’è un contatto sensoriale, la mente è subito consapevole dell’oggetto mentale e lo lascia perdere – la consapevolezza è abbastanza acuta per poterlo fare immediatamente. Questa è la pace che arriva per mezzo di pañña.

Quando praticate in questo modo, la mente diventa molto più raffinata di quando sviluppavate solo samadhi. La mente diventa potentissima e non cerca più di scappare. E’ questa energia che allontana ogni timore. Prima avevate paura di ogni esperienza, ma ora conoscete gli oggetti mentali per quello che sono e non ne siete quindi più spaventati. Conoscete la vostra stessa forza mentale e non ne siete più intimoriti. Quando vedete una forma, la contemplate; quando udite un suono, lo contemplate. Diventate abili nella contemplazione degli oggetti mentali e comunque essi siano, li potete lasciar andare. Vedete chiaramente la felicità e la lasciate andare. Qualsiasi cosa vediate, la lasciate subito andare. In tal modo tutti gli oggetti mentali perdono la loro forza e non possono più trascinarvi con loro. Quando sorgono queste caratteristiche nella mente del praticante, si può cambiare il nome della pratica, chiamandola vipassana, che significa chiara conoscenza in accordo con la verità. E’ tutto qui: conoscenza in accordo con la verità sulle cose così come sono. Questa è pace al più alto livello, la pace di vipassana.

Il vero scopo della pratica, quindi, non è sviluppare samadhi, sedendosi in meditazione e aggrappandosi a quello stato di beatitudine che procura. Dovete anzi evitare questo stato. Il Buddha ha detto che dovete combattere apertamente la vostra battaglia, non nascondervi in una trincea cercando di evitare le pallottole del nemico. Quando è il momento di lottare, dovete saltar fuori con le armi in pugno, dovete per forza uscire dal nascondiglio. Non potete più stare lì a poltrire quando è tempo di battaglia. Questa è la pratica. Non dovete permettere che la mente si nasconda, acquattandosi nell’ombra.

Ho spiegato la pratica a grandi linee, affinché non abbiate ad impantanarvi nel dubbio, affinché non vi siano esitazioni sul modo di praticare. Quando c’è la felicità, osservate quella felicità; quando c’è la sofferenza, osservate quella sofferenza. E così stabilizzati nella consapevolezza, provate a lasciarle andare entrambe, a metterle da parte. Ora che le avete osservate e quindi le conoscete, continuate a lasciarle andare. Non è importante che meditiate seduti o camminando, se continuate a pensare non fa niente. La cosa importante è essere sempre e continuamente consapevoli della propria mente. Se vi trovate invischiati in troppe proliferazioni mentali, raccoglietele tutte insieme, e contemplatele come se fossero un tutt’uno. Ne taglierete l’energia alla radice dicendo: “Tutti questi pensieri, queste idee e immaginazioni sono semplicemente delle proliferazioni mentali e basta. Tutto ciò è aniccam, dukkham anatta. In nessuno di loro risiede la certezza”. E poi lasciatele subito perdere.

© Ass. Santacittarama (& Wat Nong Pah Pong), 2006. Tutti i diritti sono riservati. SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE
GRATUITA. 
On the Road to PeaceThe battles in the worldDo everything with a mind that knows how to let go.
Do not expect any reward or prize.
If you let go a little, you’ll have a little peace.
If you let go completely, you will know complete freedom andpeace.
Your battles with the world come to an end.

Achaan Chah

Peace is every step

Peace is every step.
The shining red sun is my heart.
Each flower smiles with me.
Rigloglio how green all around!
How cool the wind blowing!
Peace is every step.
It is the joyful endless path.

Peace is every step – Thich Nhat Hanh

The Path to Peace

Today I will give a teaching particularly for you as monks and novices, so please determine your hearts and minds to listen. There is nothing else for us to talk about other than the practice of the DhammaVinaya (Truth and Discipline).

Every one of you should clearly understand that now you have been ordained as Buddhist monks and novices and should be conducting yourselves appropriately. We have all experienced the lay life, which is characterised by confusion and a lack of formal Dhamma practice; now, having taken up the form of a Buddhistsamana1, some fundamental changes have to take place in our minds so that we differ from lay people in the way we think. We must try to make all of our speech and actions – eating and drinking, moving around, coming and going – befitting for one who has been ordained as a spiritual seeker, who the Buddha referred to as a samana. What he meant was someone who is calm and restrained. Formerly, as lay people, we didn’t understand what it meant to be a samana, that sense of peacefulness and restraint. We gave full license to our bodies and minds to have fun and games under the influence of craving and defilement. When we experienced pleasant ārammana2, these would put us into a good mood, unpleasant mind-objects would put us into a bad one – this is the way it is when we are caught in the power of mind-objects. The Buddha said that those who are still under the sway of mind-objects aren’t looking after themselves. They are without a refuge, a true abiding place, and so they let their minds follow moods of sensual indulgence and pleasure-seeking and get caught into suffering, sorrow, lamentation, pain, grief and despair. They don’t know how or when to stop and reflect upon their experience.

In Buddhism, once we have received ordination and taken up the life of the samana, we have to adjust our physical appearance in accordance with the external form of the samana: we shave our heads, trim our nails and don the brown bhikkhus’3 robes – the banner of the Noble Ones, the Buddha and the Arahants4. We are indebted to the Buddha for the wholesome foundations he established and handed down to us, which allow us to live as monks and find adequate support. Our lodgings were built and offered as a result of the wholesome actions of those with faith in the Buddha and His teachings. We do not have to prepare our food because we are benefiting from the roots laid down by the Buddha. Similarly, we have inherited the medicines, robes and all the other requisites that we use from the Buddha. Once ordained as Buddhist monastics, on the conventional level we are called monks and given the title ‘Venerable’5; but simply having taken on the external appearance of monks does not make us truly venerable. Being monks on the conventional level means we are monks as far as our physical appearance goes. Simply by shaving our heads and putting on brown robes we are called ‘Venerable’, but that which is truly worthy of veneration has not yet arisen within us – we are still only ‘Venerable’ in name. It’s the same as when they mould cement or cast brass into a Buddha image: they call it a Buddha, but it isn’t really that. It’s just metal, wood, wax or stone. That’s the way conventional reality is.

It’s the same for us. Once we have been ordained, we are given the title Venerable Bhikkhu, but that alone doesn’t make us venerable. On the level of ultimate reality – in other words, in the mind – the term still doesn’t apply. Our minds and hearts have still not been fully perfected through the practice with such qualities as mettā (kindness), karunā (compassion), muditā (sympathetic joy) and upekkhā (equanimity). We haven’t reached full purity within. Greed, hatred and delusion are still barring the way, not allowing that which is worthy of veneration to arise.

Our practice is to begin destroying greed, hatred and delusion – defilements which for the most part can be found within each and every one of us. These are what hold us in the round of becoming and birth and prevent us from achieving peace of mind. Greed, hatred and delusion prevent the samana – peacefulness – from arising within us. As long as this peace does not arise, we are still not samana; in other words, our hearts have not experienced the peace that is free from the influence of greed, hatred and delusion. This is why we practise – with the intention of expunging greed, hatred and delusion from our hearts. It is only when these defilements have been removed that we can reach purity, that which is truly venerable.

Internalising that which is venerable within your heart doesn’t involve working only with the mind, but your body and speech as well. They have to work together. Before you can practise with your body and speech, you must be practising with your mind. However, if you simply practise with the mind, neglecting body and speech, that won’t work either. They are inseparable. Practising with the mind until it’s smooth, refined and beautiful is similar to producing a finished wooden pillar or plank: before you can obtain a pillar that is smooth, varnished and attractive, you must first go and cut a tree down. Then you must cut off the rough parts – the roots and branches – before you split it, saw it and work it. Practising with the mind is the same as working with the tree, you have to work with the coarse things first. You have to destroy the rough parts: destroy the roots, destroy the bark and everything which is unattractive, in order to obtain that which is attractive and pleasing to the eye. You have to work through the rough to reach the smooth. Dhamma practice is just the same. You aim to pacify and purify the mind, but it’s difficult to do. You have to begin practising with externals – body and speech – working your way inwards until you reach that which is smooth, shining and beautiful. You can compare it with a finished piece of furniture, such as these tables and chairs. They may be attractive now, but once they were just rough bits of wood with branches and leaves, which had to be planed and worked with. This is the way you obtain furniture that is beautiful or a mind that is perfect and pure.

Therefore the right path to peace, the path the Buddha laid down, which leads to peace of mind and the pacification of the defilements, is sīla (moral restraint), samādhi (concentration) andpaññā (wisdom). This is the path of practice. It is the path that leads you to purity and leads you to realise and embody the qualities of the samana. It is the way to the complete abandonment of greed, hatred and delusion. The practice does not differ from this whether you view it internally or externally.

This way of training and maturing the mind – which involves the chanting, the meditation, the Dhamma talks and all the other parts of the practice – forces you to go against the grain of the defilements. You have to go against the tendencies of the mind, because normally we like to take things easy, to be lazy and avoid anything which causes us friction or involves suffering and difficulty. The mind simply doesn’t want to make the effort or get involved. This is why you have to be ready to endure hardship and bring forth effort in the practice. You have to use the dhammaof endurance and really struggle. Previously your bodies were simply vehicles for having fun, and having built up all sorts of unskilful habits it’s difficult for you to start practising with them. Before, you didn’t restrain your speech, so now it’s hard to start restraining it. But as with that wood, it doesn’t matter how troublesome or hard it seems: before you can make it into tables and chairs, you have to encounter some difficulty. That’s not the important thing; it’s just something you have to experience along the way. You have to work through the rough wood to produce the finished pieces of furniture.

The Buddha taught that this is the way the practice is for all of us. All of his disciples who had finished their work and become fully enlightened, had, (when they first came to take ordination and practise with him) previously been puthujjana (ordinary worldlings). They had all been ordinary unenlightened beings like ourselves, with arms and legs, eyes and ears, greed and anger – just the same as us. They didn’t have any special characteristics that made them particularly different from us. This was how both the Buddha and his disciples had been in the beginning. They practised and brought forth enlightenment from the unenlightened, beauty from the ugliness and great benefit from that which was virtually useless. This work has continued through successive generations right up to the present day. It is the children of ordinary people – farmers, traders and businessmen – who, having previously been entangled in the sensual pleasures of the world, go forth to take ordination. Those monks at the time of the Buddha were able to practise and train themselves, and you must understand that you have the same potential. You are made up of the five khandhas6 (aggregates), just the same. You also have a body, pleasant and unpleasant feelings, memory and perception, thought formations and consciousness – as well as a wandering and proliferating mind. You can be aware of good and evil. Everything’s just the same. In the end, that combination of physical and mental phenomena present in each of you, as separate individuals, differs little from that found in those monastics who practised and became enlightened under the Buddha. They had all started out as ordinary, unenlightened beings. Some had even been gangsters and delinquents, while others were from good backgrounds. They were no different from us. The Buddha inspired them to go forth and practise for the attainment of magga (the Noble Path) and phala (Fruition)7, and these days, in similar fashion, people like yourselves are inspired to take up the practice of sīlasamādhi and paññā.

Sīlasamādhi and paññā are the names given to the different aspects of the practice. When you practise sīlasamādhi and paññā, it means you practise with yourselves. Right practice takes place here within you. Right sīla exists here, right samādhi exists here. Why? Because your body is right here. The practice of sīla involves every part of the body. The Buddha taught us to be careful of all our physical actions. Your body exists here! You have hands, you have legs right here. This is where you practise sīla. Whether your actions will be in accordance with sīla and Dhamma depends on how you train your body. Practising with your speech means being aware of the things you say. It includes avoiding wrong kinds of speech, namely divisive speech, coarse speech and unnecessary or frivolous speech. Wrong bodily actions include killing living beings, stealing and sexual misconduct.

It’s easy to reel off the list of wrong kinds of behaviour as found in the books, but the important thing to understand is that the potential for them all lies within us. Your body and speech are with you right here and now. You practise moral restraint, which means taking care to avoid the unskilful actions of killing, stealing and sexual misconduct. The Buddha taught us to take care with our actions from the very coarsest level. In the lay life you might not have had very refined moral conduct and frequently transgressed the precepts. For instance, in the past you may have killed animals or insects by smashing them with an axe or a fist, or perhaps you didn’t take much care with your speech: false speech means lying or exaggerating the truth; coarse speech means you are constantly being abusive or rude to others – ‘you scum,’ ‘you idiot,’ and so on; frivolous speech means aimless chatter, foolishly rambling on without purpose or substance. We’ve indulged in it all. No restraint! In short, keeping sīla means watching over yourself, watching over your actions and speech.

So who will do the watching over? Who will take responsibility for your actions? When you kill some animal, who is the one who knows? Is your hand the one who knows, or is it someone else? When you steal someone else’s property, who is aware of the act? Is your hand the one who knows? This is where you have to develop awareness. Before you commit some act of sexual misconduct, where is your awareness? Is your body the one who knows? Who is the one who knows before you lie, swear or say something frivolous? Is your mouth aware of what it says, or is the one who knows in the words themselves? Contemplate this: whoever it is who knows is the one who has to take responsibility for your sīla. Bring that awareness to watch over your actions and speech. That knowing, that awareness is what you use to watch over your practice. To keep sīla, you use that part of the mind which directs your actions and which leads you to do good and bad. You catch the villain and transform him into a sheriff or a mayor. Take hold of the wayward mind and bring it to serve and take responsibility for all your actions and speech. Look at this and contemplate it. The Buddha taught us to take care with our actions. Who is it who does the taking care? The body doesn’t know anything; it just stands, walks around and so on. The hands are the same; they don’t know anything. Before they touch or take hold of anything, there has to be someone who gives them orders. As they pick things up and put them down there has to be someone telling them what to do. The hands themselves aren’t aware of anything; there has to be someone giving them orders. The mouth is the same – whatever it says, whether it tells the truth or lies, is rude or divisive, there must be someone telling it what to say.

The practice involves establishing sati, mindfulness, within this ‘one who knows.’ The ‘one who knows’ is that intention of mind, which previously motivated us to kill living beings, steal other people’s property, indulge in illicit sex, lie, slander, say foolish and frivolous things and engage in all the kinds of unrestrained behaviour. The ‘one who knows’ led us to speak. It exists within the mind. Focus your mindfulness or sati – that constant recollectedness – on this ‘one who knows.’ Let the knowing look after your practice.

In practice, the most basic guidelines for moral conduct stipulated by the Buddha were: to kill is evil, a transgression of sīla; stealing is a transgression; sexual misconduct is a transgression; lying is a transgression; vulgar and frivolous speech are all transgressions of sīla. You commit all this to memory. It’s the code of moral discipline, as laid down by the Buddha, which encourages you to be careful of that one inside of you who was responsible for previous transgressions of the moral precepts. That one, who was responsible for giving the orders to kill or hurt others, to steal, to have illicit sex, to say untrue or unskilful things and to be unrestrained in all sorts of ways – singing and dancing, partying and fooling around. The one who was giving the orders to indulge in all these sorts of behaviour is the one you bring to look after the mind. Use sati or awareness to keep the mind recollecting in the present moment and maintain mental composure in this way. Make the mind look after itself. Do it well.

If the mind is really able to look after itself, it is not so difficult to guard speech and actions, since they are all supervised by the mind. Keeping sīla – in other words taking care of your actions and speech – is not such a difficult thing. You sustain awareness at every moment and in every posture, whether standing, walking, sitting or lying down. Before you perform any action, speak or engage in conversation, establish awareness first – don’t act or speak first, establish mindfulness first and then act or speak. You must have sati, be recollecting, before you do anything. It doesn’t matter what you are going to say, you must first be recollecting in the mind. Practise like this until you are fluent. Practise so that you can keep abreast of what’s going on in the mind; to the point where mindfulness becomes effortless and you are mindful before you act, mindful before you speak. This is the way you establish mindfulness in the heart. It is with the ‘one who knows’ that you look after yourself, because all your actions spring from here.

This is where the intentions for all your actions originate and this is why the practice won’t work if you try to bring in someone else to do the job. The mind has to look after itself; if it can’t take care of itself, nothing else can. This is why the Buddha taught that keeping sīla is not that difficult, because it simply means looking after your own mind. If mindfulness is fully established, whenever you say or do something harmful to yourself or others, you will know straight away. You know that which is right and that which is wrong. This is the way you keep sīla. You practise with your body and speech from the most basic level.

By guarding your speech and actions they become graceful and pleasing to the eye and ear, while you yourself remain comfortable and at ease within the restraint. All your behaviour, manners, movements and speech become beautiful, because you are taking care to reflect upon, adjust and correct your behaviour. You can compare this with your dwelling place or the meditation hall. If you are regularly cleaning and looking after your dwelling place, then both the interior and the area around it will be pleasant to look at, rather than a messy eyesore. This is because there is someone looking after it. Your actions and speech are similar. If you are taking care with them, they become beautiful, and that which is evil or dirty will be prevented from arising.

Ādikalyānamajjhekalyānapariyosānakalyāna: beautiful in the beginning, beautiful in the middle and beautiful in the end; or harmonious in the beginning, harmonious in the middle and harmonious in the end. What does that mean? Precisely that the practice of sīlasamādhi and paññā is beautiful. The practice is beautiful in the beginning. If the beginning is beautiful, it follows that the middle will be beautiful. If you practise mindfulness and restraint until it becomes comfortable and natural to you – so that there is a constant vigilance – the mind will become firm and resolute in the practise of sīla and restraint. It will be consistently paying attention to the practice and thus become concentrated. That characteristic of being firm and unshakeable in the monastic form and discipline and unwavering in the practice of mindfulness and restraint can be referred to as ‘samādhi.’

That aspect of the practice characterised by a continuous restraint, where you are consistently taking care with your actions and speech and taking responsibility for all your external behaviour, is referred to as sīla. The characteristic of being unwavering in the practice of mindfulness and restraint is calledsamādhi. The mind is firmly concentrated in this practice of sīlaand restraint. Being firmly concentrated in the practice of sīlameans that there is an evenness and consistency to the practice of mindfulness and restraint. These are the characteristics of samādhias an external factor in the practice, used in keeping sīla. However, it also has an inner, deeper side to it. It is essential that you develop and maintain sīla and samādhi from the beginning – you have to do this before anything else.

Once the mind has an intentness in the practice and sīla andsamādhi are firmly established, you will be able to investigate and reflect on that which is wholesome and unwholesome – asking yourself… ‘Is this right?’… ‘Is that wrong?’ – as you experience different mind-objects. When the mind makes contact with different sights, sounds, smells, tastes, tactile sensations or ideas, the ‘one who knows’ will arise and establish awareness of liking and disliking, happiness and suffering and the different kinds of mind-objects that you experience. You will come to see clearly, and see many different things.

If you are mindful, you will see the different objects which pass into the mind and the reaction which takes place upon experiencing them. The ‘one who will automatically take them up as objects for contemplation. Once the mind is vigilant and mindfulness is firmly established, you will note all the reactions displayed through either body, speech or mind, as mind-objects are experienced. That aspect of the mind which identifies and selects the good from the bad, the right from the wrong, from amongst all the mind-objects within your field of awareness, ispaññā. This is paññā in its initial stages and it matures as a result of the practice. All these different aspects of the practice arise from within the mind. The Buddha referred to these characteristics assīlasamādhi and paññā. This is the way they are, as practised in the beginning.

As you continue the practice, fresh attachments and new kinds of delusion begin to arise in the mind. This means you start clinging to that which is good or wholesome. You become fearful of any blemishes or faults in the mind – anxious that your samādhiwill be harmed by them. At the same time you begin to be diligent and hard working, and to love and nurture the practice. Whenever the mind makes contact with mind-objects, you become fearful and tense. You become aware of other people’s faults as well, even the slightest things they do wrong. It’s because you are concerned for your practice. This is practising sīlasamādhi and paññā on one level – on the outside – based on the fact that you have established your views in accordance with the form and foundations of practice laid down by the Buddha. Indeed, these are the roots of the practice and it is essential to have them established in the mind.

You continue to practise like this as much as possible, until you might even reach the point where you are constantly judging and picking fault with everyone you meet, wherever you go. You are constantly reacting with attraction and aversion to the world around you, becoming full of all kinds of uncertainty and continually attaching to views of the right and wrong way to practise. It’s as if you have become obsessed with the practice. But you don’t have to worry about this yet – at that point it’s better to practise too much than too little. Practise a lot and dedicate yourself to looking after body, speech and mind. You can never really do too much of this. This is said to be practising sīla on one level; in fact, sīlasamādhi and paññā are all in there together.

If you were to describe the practice of sīla at this stage, in terms of pāramī8 (spiritual perfections), it would be dāna pāramī (the spiritual perfection of giving), or sīla pāramī (the spiritual perfection of moral restraint). This is the practice on one level. Having developed this much, you can go deeper in the practice to the more profound level of dāna upapāramī9 and sīla upapāramī. These arise out of the same spiritual qualities, but the mind is practising on a more refined level. You simply concentrate and focus your efforts to obtain the refined from the coarse.

Once you have gained this foundation in your practice, there will be a strong sense of shame and fear of wrong-doing established in the heart. Whatever the time or place – in public or in private – this fear of wrong doing will always be in the mind. You become really afraid of any wrong doing. This is a quality of mind that you maintain throughout every aspect of the practice. The practice of mindfulness and restraint with body, speech and mind and the consistent distinguishing between right and wrong is what you hold as the object of mind. You become concentrated in this way and by firmly and unshakeably attaching to this way of practice, it means the mind actually becomes sīlasamādhi and paññā – the characteristics of the practice as described in the conventional teachings.

As you continue to develop and maintain the practice, these different characteristics and qualities are perfected together in the mind. However, practising sīlasamādhi and paññā at this level is still not enough to produce the factors of jhāna10 (meditative absorption) – the practice is still too coarse. Still, the mind is already quite refined – on the refined side of coarse! For an ordinary unenlightened person who has not been looking after the mind or practised much meditation and mindfulness, just this much is already something quite refined. It’s like a poor person – owning two or three pounds can mean a lot, though for a millionaire it’s almost nothing. This is the way it is. A few quid is a lot when you’re down and out and hard up for cash, and in the same way, even though in the early stages of the practice you might still only be able to let go of the coarser defilements, this can still seem quite profound to one who is unenlightened and has never practised or let go of defilements before. At this level, you can feel a sense of satisfaction with being able to practise to the full extent of your ability. This is something you will see for yourself; it’s something that has to be experienced within the mind of the practitioner.

If this is so, it means that you are already on the path, i.e. practising sīlasamādhi and paññā. These must be practised together, for if any are lacking, the practice will not develop correctly. The more your sīla improves, the firmer the mind becomes. The firmer the mind is, the bolder paññā becomes and so on… each part of the practice supporting and enhancing all the others. In the end, because the three aspects of the practice are so closely related to each other, these terms virtually become synonymous. This is characteristic of sammā patipadā (right practice), when you are practising continuously, without relaxing your effort.

If you are practising in this way, it means that you have entered upon the correct path of practice. You are travelling along the very first stages of the path – the coarsest level – which is something quite difficult to sustain. As you deepen and refine the practice,sīlasamādhi and paññā will mature together from the same place – they are refined down from the same raw material. It’s the same as our coconut palms. The coconut palm absorbs the water from the earth and pulls it up through the trunk. By the time the water reaches the coconut itself, it has become clean and sweet, even though it is derived from that plain water in the ground. The coconut palm is nourished by what are essentially the coarse earth and water elements, which it absorbs and purifies, and these are transformed into something far sweeter and purer than before. In the same way, the practice of sīlasamādhi and paññā – in other words Magga – has coarse beginnings, but, as a result of training and refining the mind through meditation and reflection, it becomes increasingly subtle.

As the mind becomes more refined, the practice of mindfulness becomes more focused, being concentrated on a more and more narrow area. The practice actually becomes easier as the mind turns more and more inwards to focus on itself. You no longer make big mistakes or go wildly wrong. Now, whenever the mind is affected by a particular matter, doubts will arise – such as whether acting or speaking in a certain way is right or wrong – you simply keep halting the mental proliferation and, through intensifying effort in the practice, continue turning your attention deeper and deeper inside. The practice of samādhi will become progressively firmer and more concentrated. The practice of paññā is enhanced so that you can see things more clearly and with increasing ease.

The end result is that you are clearly able to see the mind and its objects, without having to make any distinction between the mind, body or speech. You no longer have to separate anything at all – whether you are talking about the mind and the body or the mind and its objects. You see that it is the mind which gives orders to the body. The body has to depend on the mind before it can function. However, the mind itself is constantly subject to different objects contacting and conditioning it before it can have any effect on the body. As you continue to turn attention inwards and reflect on the Dhamma, the wisdom faculty gradually matures, and eventually you are left contemplating the mind and mind-objects – which means that you start to experience the body,rūpadhamma (material), as arūpadhamma (immaterial). Through your insight, you are no longer groping at or uncertain in your understanding of the body and the way it is. The mind experiences the body’s physical characteristics as arūpadhamma – formless objects – which come into contact with the mind. Ultimately, you are contemplating just the mind and mind-objects – those objects which come into your consciousness.

Now, examining the true nature of the mind, you can observe that in its natural state, it has no preoccupations or issues prevailing upon it. It’s like a piece of cloth or a flag that has been tied to the end of a pole. As long as it’s on its own and undisturbed, nothing will happen to it. A leaf on a tree is another example – ordinarily it remains quiet and unperturbed. If it moves or flutters this must be due to the wind, an external force. Normally, nothing much happens to leaves; they remain still. They don’t go looking to get involved with anything or anybody. When they start to move, it must be due to the influence of something external, such as the wind, which makes them swing back and forth. In its natural state, the mind is the same – in it, there exists no loving or hating, nor does it seek to blame other people. It is independent, existing in a state of purity that is truly clear, radiant and untarnished. In its pure state, the mind is peaceful, without happiness or suffering – indeed, not experiencing any vedanā (feeling) at all. This is the true state of the mind.

The purpose of the practice, then, is to seek inwardly, searching and investigating until you reach the original mind. The original mind is also known as the pure mind. The pure mind is the mind without attachment. It doesn’t get affected by mind-objects. In other words, it doesn’t chase after the different kinds of pleasant and unpleasant mind-objects. Rather, the mind is in a state of continuous knowing and wakefulness – thoroughly mindful of all it is experiencing. When the mind is like this, no pleasant or unpleasant mind-objects it experiences will be able to disturb it. The mind doesn’t ‘become’ anything. In other words, nothing can shake it. Why? Because there is awareness. The mind knows itself as pure. It has evolved its own, true independence; it has reached its original state. How is it able to bring this original state into existence? Through the faculty of mindfulness wisely reflecting and seeing that all things are merely conditions arising out of the influence of elements, without any individual being controlling them.

This is how it is with the happiness and suffering we experience. When these mental states arise, they are just ‘happiness’ and ‘suffering’. There is no owner of the happiness. The mind is not the owner of the suffering – mental states do not belong to the mind. Look at it for yourself. In reality these are not affairs of the mind, they are separate and distinct. Happiness is just the state of happiness; suffering is just the state of suffering. You are merely the knower of these. In the past, because the roots of greed, hatred and delusion already existed in the mind, whenever you caught sight of the slightest pleasant or unpleasant mind-object, the mind would react immediately – you would take hold of it and have to experience either happiness or suffering. You would be continuously indulging in states of happiness and suffering. That’s the way it is as long as the mind doesn’t know itself – as long as it’s not bright and illuminated. The mind is not free. It is influenced by whatever mind-objects it experiences. In other words, it is without a refuge, unable to truly depend on itself. You receive a pleasant mental impression and get into a good mood. The mind forgets itself.

In contrast, the original mind is beyond good and bad. This is the original nature of the mind. If you feel happy over experiencing a pleasant mind-object, that is delusion. If you feel unhappy over experiencing an unpleasant mind-object, that is delusion. Unpleasant mind-objects make you suffer and pleasant ones make you happy – this is the world. Mind-objects come with the world. They are the world. They give rise to happiness and suffering, good and evil, and everything that is subject to impermanence and uncertainty. When you separate from the original mind, everything becomes uncertain – there is just unending birth and death, uncertainty and apprehensiveness, suffering and hardship, without any way of halting it or bringing it to cessation. This is vatta (the endless round of rebirth).

Through wise reflection, you can see that you are subject to old habits and conditioning. The mind itself is actually free, but you have to suffer because of your attachments. Take, for example, praise and criticism. Suppose other people say you are stupid: why does that cause you to suffer? It’s because you feel that you are being criticised. You ‘pick up’ this bit of information and fill the mind with it. The act of ‘picking up,’ accumulating and receiving that knowledge without full mindfulness, gives rise to an experience that is like stabbing yourself. This is upādāna(attachment). Once you have been stabbed, there is bhava(becoming). Bhava is the cause for jāti (birth). If you train yourself not to take any notice of or attach importance to some of the things other people say, merely treating them as sounds contacting your ears, there won’t be any strong reaction and you won’t have to suffer, as nothing is created in the mind. It would be like listening to a Cambodian scolding you – you would hear the sound of his speech, but it would be just sound because you wouldn’t understand the meaning of the words. You wouldn’t be aware that you were being told off. The mind wouldn’t receive that information, it would merely hear the sound and remain at ease. If anybody criticised you in a language that you didn’t understand, you would just hear the sound of their voice and remain unperturbed. You wouldn’t absorb the meaning of the words and be hurt over them. Once you have practised with the mind to this point, it becomes easier to know the arising and passing away of consciousness from moment to moment. As you reflect like this, penetrating deeper and deeper inwards, the mind becomes progressively more refined, going beyond the coarser defilements.

Samādhi means the mind that is firmly concentrated, and the more you practise the firmer the mind becomes. The more firmly the mind is concentrated, the more resolute in the practice it becomes. The more you contemplate, the more confident you become. The mind becomes truly stable – to the point where it can’t be swayed by anything at all. You are absolutely confident that no single mind-object has the power to shake it. Mind-objects are mind-objects; the mind is the mind. The mind experiences good and bad mental states, happiness and suffering, because it is deluded by mind-objects. If it isn’t deluded by mind-objects, there’s no suffering. The undeluded mind can’t be shaken. This phenomenon is a state of awareness, where all things and phenomena are viewed entirely as dhātu11 (natural elements) arising and passing away – just that much. It might be possible to have this experience and yet still be unable to fully let go. Whether you can or can’t let go, don’t let this bother you. Before anything else, you must at least develop and sustain this level of awareness or fixed determination in the mind. You have to keep applying the pressure and destroying defilements through determined effort, penetrating deeper and deeper into the practice.

Having discerned the Dhamma in this way, the mind will withdraw to a less intense level of practice, which the Buddha and subsequent Buddhist scriptures describe as the Gotrabhū citta12. The Gotrabhū citta refers to the mind which has experienced going beyond the boundaries of the ordinary human mind. It is the mind of the puthujjana (ordinary unenlightened individual) breaking through into the realm of the ariyan (Noble One) – however, this phenomena still takes place within the mind of the ordinary unenlightened individual like ourselves. The Gotrabhūpuggala is someone, who, having progressed in their practice until they gain temporary experience of Nibbāna (enlightenment), withdraws from it and continues practising on another level, because they have not yet completely cut off all defilements. It’s like someone who is in the middle of stepping across a stream, with one foot on the near bank, and the other on the far side. They know for sure that there are two sides to the stream, but are unable to cross over it completely and so step back. The understanding that there exist two sides to the stream is similar to that of the Gotrabhū puggala or the Gotrabhū citta. It means that you know the way to go beyond the defilements, but are still unable to go there, and so step back. Once you know for yourself that this state truly exists, this knowledge remains with you constantly as you continue to practise meditation and develop your pāramī. You are both certain of the goal and the most direct way to reach it.

Simply speaking, this state that has arisen is the mind itself. If you contemplate according to the truth of the way things are, you can see that there exists just one path and it is your duty to follow it. It means that you know from the very beginning that mental states of happiness and suffering are not the path to follow. This is something that you have to know for yourself – it is the truth of the way things are. If you attach to happiness, you are off the path because attaching to happiness will cause suffering to arise. If you attach to sadness, it can be a cause for suffering to arise. You understand this – you are already mindful with right view, but at the same time, are not yet able to fully let go of your attachments.

So what is the correct way to practice? You must walk the middle path, which means keeping track of the various mental states of happiness and suffering, while at the same time keeping them at a distance, off to either side of you. This is the correct way to practise – you maintain mindfulness and awareness even though you are still unable to let go. It’s the correct way, because whenever the mind attaches to states of happiness and suffering, awareness of the attachment is always there. This means that whenever the mind attaches to states of happiness, you don’t praise it or give value to it, and whenever it attaches to states of suffering, you don’t criticise it. This way you can actually observe the mind as it is. Happiness is not right, suffering is not right. There is the understanding that neither of these is the right path. You are aware, awareness of them is sustained, but still you can’t fully abandon them. You are unable to drop them, but you can be mindful of them. With mindfulness established, you don’t give undue value to happiness or suffering. You don’t give importance to either of those two directions which the mind can take, and you hold no doubts about this; you know that following either of those ways is not the right path of practice, so at all times you take this middle way of equanimity as the object of mind. When you practise to the point where the mind goes beyond happiness and suffering, equanimity will necessarily arise as the path to follow, and you have to gradually move down it, little by little – the heart knowing the way to go to be beyond defilements, but, not yet being ready to finally transcend them, it withdraws and continues practising.

Whenever happiness arises and the mind attaches, you have to take that happiness up for contemplation, and whenever it attaches to suffering, you have to take that up for contemplation. Eventually, the mind reaches a stage when it is fully mindful of both happiness and suffering. That’s when it will be able to lay aside the happiness and the suffering, the pleasure and the sadness, and lay aside all that is the world and so become lokavidū(knower of the worlds). Once the mind – ‘one who knows’ – can let go it will settle down at that point. Why does it settle down? Because you have done the practice and followed the path right down to that very spot. You know what you have to do to reach the end of the path, but are still unable to accomplish it. When the mind attaches to either happiness or suffering, you are not deluded by them and strive to dislodge the attachment and dig it out.

This is practising on the level of the yogāvacara, one who is travelling along the path of practice – striving to cut through the defilements, yet not having reached the goal. You focus upon these conditions and the way it is from moment to moment in your own mind. It’s not necessary to be personally interviewed about the state of your mind or do anything special. When there is attachment to either happiness or suffering, there must be the clear and certain understanding that any attachment to either of these states is deluded. It is attachment to the world. It is being stuck in the world. Happiness means attachment to the world, suffering means attachment to the world. This is the way worldly attachment is. What is it that creates or gives rise to the world? The world is created and established through ignorance. It’s because we are not mindful that the mind attaches importance to things, fashioning and creating sankhāra (formations) the whole time.

It is here that the practice becomes really interesting. Wherever there is attachment in the mind, you keep hitting at that point, without letting up. If there is attachment to happiness, you keep pounding at it, not letting the mind get carried away with the mood. If the mind attaches to suffering, you grab hold of that, really getting to grips with it and contemplating it straight away. You are in the process of finishing the job off; the mind doesn’t let a single mind-object slip by without reflecting on it. Nothing can resist the power of your mindfulness and wisdom. Even if the mind is caught in an unwholesome mental state, you know it as unwholesome and the mind is not heedless. It’s like stepping on thorns: of course, you don’t seek to step on thorns, you try to avoid them, but nevertheless sometimes you step on one. When you do step on one, do you feel good about it? You feel aversion when you step on a thorn. Once you know the path of practice, it means you know that which is the world, that which is suffering and that which binds us to the endless cycle of birth and death. Even though you know this, you are unable to stop stepping on those ‘thorns’. The mind still follows various states of happiness and sadness, but doesn’t completely indulge in them. You sustain a continuous effort to destroy any attachment in the mind – to destroy and clear all that which is the world from the mind.

You must practise right in the present moment. Meditate right there; build your pāramī right there. This is the heart of practice, the heart of your effort. You carry on an internal dialogue, discussing and reflecting on the Dhamma within yourself. It’s something that takes place right inside the mind. As worldly attachment is uprooted, mindfulness and wisdom untiringly penetrate inwards, and the ‘one who knows’ sustains awareness with equanimity, mindfulness and clarity, without getting involved with or becoming enslaved to anybody or anything. Not getting involved with things means knowing without clinging – knowing while laying things aside and letting go. You still experience happiness; you still experience suffering; you still experience mind-objects and mental states, but you don’t cling to them.

Once you are seeing things as they are you know the mind as it is and you know mind-objects as they are. You know the mind as separate from mind-objects and mind-objects as separate from the mind. The mind is the mind, mind-objects are mind-objects. Once you know these two phenomena as they are, whenever they come together you will be mindful of them. When the mind experiences mind-objects, mindfulness will be there. Our teacher described the practice of the yogāvacara who is able to sustain such awareness, whether walking, standing, sitting or lying down, as being a continuous cycle. It is sammā patipadā (right practice). You don’t forget yourself or become heedless.

You don’t simply observe the coarser parts of your practice, but also watch the mind internally, on a more refined level. That which is on the outside, you set aside. From here onwards you are just watching the body and the mind, just observing this mind and its objects arising and passing away, and understanding that having arisen they pass away. With passing away there is further arising – birth and death, death and birth; cessation followed by arising, arising followed by cessation. Ultimately, you are simply watching the act of cessation. Khayavayam means degeneration and cessation. Degeneration and cessation are the natural way of the mind and its objects – this is khayavayam. Once the mind is practising and experiencing this, it doesn’t have to go following up on or searching for anything else – it will be keeping abreast of things with mindfulness. Seeing is just seeing. Knowing is just knowing. The mind and mind-objects are just as they are. This is the way things are. The mind isn’t proliferating about or creating anything in addition.

Don’t be confused or vague about the practice. Don’t get caught in doubting. This applies to the practice of sīla just the same. As I mentioned earlier, you have to look at it and contemplate whether it’s right or wrong. Having contemplated it, then leave it there. Don’t doubt about it. Practising samādhi is the same. Keep practising, calming the mind little by little. If you start thinking, it doesn’t matter; if you’re not thinking, it doesn’t matter. The important thing is to gain an understanding of the mind.

Some people want to make the mind peaceful, but don’t know what true peace really is. They don’t know the peaceful mind. There are two kinds of peacefulness – one is the peace that comes through samādhi, the other is the peace that comes through paññā. The mind that is peaceful through samādhi is still deluded. The peace that comes through the practice of samādhi alone is dependent on the mind being separated from mind-objects. When it’s not experiencing any mind-objects, then there is calm, and consequently one attaches to the happiness that comes with that calm. However, whenever there is impingement through the senses, the mind gives in straight away. It’s afraid of mind-objects. It’s afraid of happiness and suffering; afraid of praise and criticism; afraid of forms, sounds, smells and tastes. One who is peaceful through samādhi alone is afraid of everything and doesn’t want to get involved with anybody or anything on the outside. People practising samādhi in this way just want to stay isolated in a cave somewhere, where they can experience the bliss of samādhiwithout having to come out. Wherever there is a peaceful place, they sneak off and hide themselves away. This kind of samādhiinvolves a lot of suffering – they find it difficult to come out of it and be with other people. They don’t want to see forms or hear sounds. They don’t want to experience anything at all! They have to live in some specially preserved quiet place, where no-one will come and disturb them with conversation. They have to have really peaceful surroundings.

This kind of peacefulness can’t do the job. If you have reached the necessary level of calm, then withdraw. The Buddha didn’t teach to practise samādhi with delusion. If you are practising like that, then stop. If the mind has achieved calm, then use it as a basis for contemplation. Contemplate the peace of concentration itself and use it to connect the mind with and reflect upon the different mind-objects which it experiences. Use the calm ofsamādhi to contemplate sights, smells, tastes, tactile sensations and ideas. Use this calm to contemplate the different parts of the body, such as the hair of the head, hair of the body, nails, teeth, skin and so on. Contemplate the three characteristics of aniccam(impermanence), dukkham (suffering) and anattā (not-self). Reflect upon this entire world. When you have contemplated sufficiently, it is all right to reestablish the calm of samādhi. You can re-enter it through sitting meditation and afterwards, with calm re-established, continue with the contemplation. Use the state of calm to train and purify the mind. Use it to challenge the mind. As you gain knowledge, use it to fight the defilements, to train the mind. If you simply enter samādhi and stay there you don’t gain any insight – you are simply making the mind calm and that’s all. However, if you use the calm mind to reflect, beginning with your external experience, this calm will gradually penetrate deeper and deeper inwards, until the mind experiences the most profound peace of all.

The peace which arises through paññā is distinctive, because when the mind withdraws from the state of calm, the presence ofpaññā makes it unafraid of forms, sounds, smells, tastes, tactile sensations and ideas. It means that as soon as there is sense contact the mind is immediately aware of the mind-object. As soon as there is sense contact you lay it aside; as soon as there is sense contact mindfulness is sharp enough to let go right away. This is the peace that comes through paññā.

When you are practising with the mind in this way, the mind becomes considerably more refined than when you are developing samādhi alone. The mind becomes very powerful, and no longer tries to run away. With such energy you become fearless. In the past you were scared to experience anything, but now you know mind-objects as they are and are no longer afraid. You know your own strength of mind and are unafraid. When you see a form, you contemplate it. When you hear a sound, you contemplate it. You become proficient in the contemplation of mind-objects. You are established in the practice with a new boldness, which prevails whatever the conditions. Whether it be sights, sounds or smells, you see them and let go of them as they occur. Whatever it is, you can let go of it all. You clearly see happiness and let it go. You clearly see suffering and let it go. Wherever you see them, you let them go right there. That’s the way! Keep letting them go and casting them aside right there. No mind-objects will be able to maintain a hold over the mind. You leave them there and stay secure in your place of abiding within the mind. As you experience, you cast aside. As you experience, you observe. Having observed, you let go. All mind-objects lose their value and are no longer able to sway you. This is the power of vipassanā (insight meditation). When these characteristics arise within the mind of the practitioner, it is appropriate to change the name of the practice to vipassanā: clear knowing in accordance with the truth. That’s what it’s all about – knowledge in accordance with the truth of the way things are. This is peace at the highest level, the peace of vipassanā. Developing peace through samādhialone is very, very difficult; one is constantly petrified.

So when the mind is at its most calm, what should you do? Train it. Practise with it. Use it to contemplate. Don’t be scared of things. Don’t attach. Developing samādhi so that you can just sit there and attach to blissful mental states isn’t the true purpose of the practice. You must withdraw from it. The Buddha said that you must fight this war, not just hide out in a trench trying to avoid the enemy’s bullets. When it’s time to fight, you really have to come out with guns blazing. Eventually you have to come out of that trench. You can’t stay sleeping there when it’s time to fight. This is the way the practice is. You can’t allow your mind to just hide, cringing in the shadows.

Sīla and samādhi form the foundation of practice and it is essential to develop them before anything else. You must train yourself and investigate according to the monastic form and ways of practice which have been passed down.

Be it as it may, I have described a rough outline of the practice. You as the practitioners must avoid getting caught in doubts. Don’t doubt about the way of practice. When there is happiness, watch the happiness. When there is suffering, watch the suffering. Having established awareness, make the effort to destroy both of them. Let them go. Cast them aside. Know the object of mind and keep letting it go. Whether you want to do sitting or walking meditation it doesn’t matter. If you keep thinking, never mind. The important thing is to sustain moment to moment awareness of the mind. If you are really caught in mental proliferation, then gather it all together, and contemplate it in terms of being one whole, cutting it off right from the start, saying, ‘All these thoughts, ideas and imaginings of mine are simply thought proliferation and nothing more. It’s all aniccamdukkham and anattā. None of it is certain at all.’ Discard it right there.


Footnotes

…samana1
Recluse, monk or holy one – one who has left the home life to pursue the Higher Life.
…ārammana2
Ārammana: mind-objects; the object which is presented to the mind (citta) at any moment. This object is derived from the five senses or direct from the mind (memory, thought, feelings). It is not the external object (in the world), but that object after having been processed by one’s preconceptions and predispositions.
…bhikkhus’3
Bhikkhu: Buddhist monk, alms mendicant.
…Arahants4
Arahant: Worthy one, one who is full enlightened.
5
Venerable: in Thai, ‘Phra‘.
…khandhas6
Khandhas: Groups or aggregates: form (rūpa), feeling (vedanā), perception (saññā), thought formations (sankhārā) and consciousness (viññāna). These groups are the five groups that constitute what we call a person.
7
Magga-phala: Path and fruition: the four transcendent paths – or rather one path and four different levels of refinement – leading to ‘nobility’ (ariya) or the end of suffering, i.e., the insight knowledge which cuts through the fetters (samyojana); and the four corresponding fruitions arising from those paths – refers to the mental state, cutting through defilements, immediately following the attainment of any of these paths.
…pāramī8
Pāramī: refers to the ten spiritual perfections: generosity, moral restraint, renunciation, wisdom, effort, patience, truthfulness, determination, kindness and equanimity.
…upapāramī9
Upapāramī: refers to the same ten spiritual perfections, but practised on a deeper, more intense and profound level (practised to the highest degree, they are called paramattha pāramī)
…jhāna10
Jhāna: Various levels of meditative absorption. The five factors of jhāna are initial and sustained application of mind, rapture, pleasure and equanimity.
…dhātu11
Dhātu: Elements, natural essence. The elementary properties which make up the inner sense of the body and mind: earth (material), water (cohesion), fire (energy) and air (motion), space and consciousness.
…citta12
Gotrabhū citta: Change-of-lineage (state of consciousness preceding jhāna or Path).
Contents: © Wat Nong Pah Pong, 2007 | Last update: March 2008

Non forzare


bodhidarma

La Riflessione

Torna alla radice e realizza il principio.
Insegui la chiarezza e la perderai.

Un solo istante volgendo interiormente la luce e’ maggiore della mera vacuita’.
La precedente vacuita’ viene trasformata, non era che il prodotto delle illusioni.
Non e’ necessario cercare il vero, basta eliminare le opinioni.

Seng Ts’an
Terzo Patriarca del Ch’an (d. 606 CE)

Accettare il mondo così com’è, le nostre vite così come sono è sia l’inizio che la fine.
Se stiamo soffrendo in questo mondo così com’è, dovremmo continuare a soffrire?

No. Dovremmo guardare in profondità nella natura della nostra sofferenza,
comprendere le sue radici, quindi recidere queste radici e lasciarla andare.

Continueremo a sperimentare il dolore? Si. Continueremo a soffrire? No.

Sodaiho Roshi

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Nel silenzio e nel buio della notte
prendono forma le illusioni:
sono le paure che proiettano
come ombre sulla parete
la loro inconsistente forma.

Non temere, non ti aggrappare
ma osserva meglio l’origine
di tutte le tue paure,
ti accorgerai che solo tu
ti ci stai aggrappando,
che ogni ombra nasce dalla luce
di una candela accesa
e che con la tua attenzione svanirà,
appena lo avrai compreso.

Poetyca

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L’insegnamento

Non forzare

Forzare qualcuno a credere e ad accettare una cosa senza capirla è politica,
non ha nulla di intellettuale né di spirituale.

Ven. W. Rahula

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Le nostre idee devono nascere
dal percorso dell’esperienza,
nessuno sarà abbastanza forte
da attraversare la vita
se prima non ha sperimentato.

Esprimi solo quello
che davvero conosci
e metti in discussione
quelle idee che altri
tentano di farti assimilare.

Solo discriminando e cercando
dentro te stesso sarai capace
di percorrere la tua vita.

Poetyca

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30.08.2008 Poetyca

 

Reflection

Back to the roots and realizes the principle.
Chase clarity and lose.

An instant the light coming from within and greater than the mere emptiness‘.
The previous emptinessis transformed, it was not the product of illusions.
It ‘s not necessary to seek the truth, just delete the views.

Seng Ts’an
Third Patriarch of Ch’an (d. 606 CE)

Accept the world as it is, our lives as they are is both the beginning and the end.
If we are suffering in this world as it is, should we continue to suffer?

No. We should look deeply into the nature of our suffering,
understand its roots, then cut these roots and let it go.

We will continue to experience pain? Yes continue to suffer? No.

Sodaiho Roshi

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In the silence and darkness of the night
take shape illusions:
are fears that project
as shadows on the wall
their inconsistent form.

Do not be afraid, do not cling
but it looks better the origin
of all your fears,
you will notice that only you
you‘re holding it,
that every shadow is born from light
of a burning candle
and with that your attention will fade,
as soon as you have understood.

Poetyca

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The teaching

Do not force

Forcing someone to believe and to accept a thing without understanding is political,
There is nothing intellectual or spiritual.

Venerable W. Rahula

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Our ideas must be born
by the path of experience,
nobody will be strong enough
to go through life
if you have not experienced before.

Make only one
who really know
and put into question
those ideas that other
try to assimilate you.

Only discriminating and looking
inside yourself you will be able
to walk your life.

Poetyca

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30.08.2008 Poetyca

 

L’importanza della Compassione


Riflettendo…

La Riflessione

Non c’è un perché nella pioggia,
sussurro della realtà.
Che meraviglia il suo canto,
goccia dopo goccia!

Seduto o disteso, ascolto,
con la mente vuota.

Non ho bisogno di orecchie,
non ho bisogno di pioggia.

Maestro Chin’gak

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Abbracciando la realtà
in me raccolgo l’attenzione
per essere cerchio aperto
che poi abbraccia quel che accade
– qui ed ora – oltre l’apparenza.

Poetyca

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L’insegnamento

L’importanza della compassione

L’odio può essere il massimo impedimento
allo sviluppo della compassione e della felicità.

Se riusciste a imparare ad essere tolleranti e pazienti nei confronti dei vostri nemici,
allora le cose si semplificherebbero assai:
la compassione verso gli altri esseri comincerebbe a manifestarsi con naturalezza.

Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama

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Nel mio cuore scavo un solco
per deporre il seme dell’esperienza
che colui che chiamo nemico
mi porge per imparare a comprendere
che ogni evento è neutro
e solo io scelgo che reazione
possa dare alimento a odio o compassione.

Nel mio cuore germoglia comprensione
per la mia e l’altrui sofferenza
che posso abbracciare con Metta
ed essere compassionevole per me
e per tutti coloro che sono nella sofferenza.

Poetyca

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19.10.2008 Poetyca

he Importance of Compassion

 
 
Reflecting …

Reflection

There is a reason in the rain,
whisper of reality.
How wonderful his song,
Drop by drop!

Sitting or lying down, listening,
with an empty mind.

I do not need ears,
I do not need rain.

Master Chin’gak

———

Embracing the reality
I gather in attention
to be open circle
then covers what happens
– Here and now – over the appearance.

Poetyca

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The teaching

The importance of compassion

Hatred can be the greatest impediment
development of compassion and happiness.

If you could learn to be tolerant and patient towards your enemies,
then it would simplify things much:
compassion for other beings begin to occur naturally.

Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama

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In my heart I dig a furrow
to lay the seed of the experience
I call that one enemy
hands me to learn and understand
that every event is neutral
and only I choose that reaction
able to nurture hatred or compassion.

In my heart sprouts understanding
for my and others’ suffering
I can embrace with Metta
and be compassionate to me
and for all those who are suffering.

Poetyca

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19.10.2008 Poetyca

texts from:


Prendere rifugio – Riflettendo


Il Fiore di Bodhidharma

La verità: accettare di dissentire


Riflettendo…

La Riflessione

La vita è un tesoro

Solo quando vissuta con consapevolezza,
la vita può produrre luce e calore,
per illuminare se stessi e gli altri.

Maestro Cheng Yen

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In attesa
osservo l’origine
di ogni mutare.

In ricerca
pongo la mia attenzione
a quanto sia azione consapevole.

Con gioia
accolgo il frutto
maturato dalle difficoltà
per condividerlo
con tutti coloro
che si specchiano
nel dharmakaya.

Poetyca

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L’insegnamento

La verità: accettare di dissentire

Il Buddha ci ha insegnato:

“Le cose sulle quali non c’è accordo, poniamole da parte.
Riguardo alle cose sulle quali c’è concordia,
lasciamo che i saggi le rammentino, le discutano ed esaminino.”

Si dovrebbe amichevolmente accettare di condividere la verità, se possibile;
si dovrebbe amichevolmente accettare di dissentire solo come ultima risorsa.

Shian

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La via di mezzo è accoglienza,
ricerca di seme che generi concordia.

Il non attaccamento
è saggezza che ci insegni
a lasciare andare
per essere capaci di costruire
dialogo ed amorevolezza
dove altri cercano solo discordia.

Poetyca

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31.05.2008 Poetyca

Reflecting …

Reflection

Life is a treasure

Only when lived with awareness,
life can produce light and heat,
to enlighten oneself and others.

Master Cheng Yen

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expectant
I look at the source
of each change .

in search
I put my attention
how to conscious action .

with joy
I welcome the fruit
developed by the difficulties
to share
with all those
that are reflected
the dharmakaya .

Poetyca

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The teaching

The truth : agree to disagree

The Buddha taught us:

“The things on which there is no agreement , poniamole aside.
Concerning the things about which there is harmony ,
let the wise shall rammentino , to discuss and examine . “

You should amicably agree to share the truth, if possible;
you should amicably agree to disagree only as a last resort .

Shian

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The middle way is welcome,
looking for seed to generate harmony .

Non-attachment
is the wisdom that teaches us
to let go
to be able to construct
dialogue and kindness
where others seek only discord.

Poetyca

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31.05.2008 Poetyca

bodhidarma

Delle mosche del mercato


Delle mosche del mercato

«Fuggi, amico mio, nella solitudine! Io ti vedo stordito dal chiasso
dei grandi uomini e punzecchiato dagli aculei dei piccoli. Il bosco e
la roccia sapranno degnamente tacere con te. Sii simile all’albero che
tu ami, quello dall’ampia ramaglia: che è sospeso quieto sul mare e
silenzioso ascolta. Dove finisce la solitudine, comincia il mercato; e
dove comincia il mercato, comincia anche il chiasso dei grandi attori
drammatici e il ronzio delle mosche velenose.
«Nel mondo, le cose migliori non sono utili a nulla, senza che
qualcuno le rappresenti: il popolo chiama grandi uomini i commedianti.
Il popolo capisce poco la grandezza, cioè la creazione. Ma ha senso
per tutti i commedianti e gli attori drammatici di cose grandi. Ma il
mondo fa pernio intorno agli scopritori di nuovi valori: vi gira
intorno invisibilmente. Il polo e la fama girano invece intorno agli
attori drammatici: così “va il mondo”.
«L’attore drammatico ha spirito, ma ha poca coscienza dello spirito.
Crede sempre in ciò con cui riesce più fortemente a far credere gli
altri: credere in se stesso! Domani ha una nuova fede e dopodomani
un’altra. Ha sensi irascibili, come il popolo, e umore volubile.
Chiama “dimostrare” il distruggere. E “persuadere” il far impazzire. E
il sangue gli sembra la migliore delle ragioni. Una verità che penetri
solamente in orecchie fini la chiama bugia e nullità. In realtà, egli
non crede che agli dèi che fanno un gran rumore nel mondo!
«Il mercato è zeppo di gravi burloni, e il popolo si gloria dei suoi
grandi uomini, essi sono per lui i signori dell’ora. Ma l’ora li
spinge: ed essi ti spingono a loro volta. E anche da te vogliono un sì
o un no. Ahimè, forse che tu vuoi metterti a sedere su una sedia in
mezzo al pro e al contro? Non essere geloso di questi assolutisti e
violenti, tu, amante della verità! Giammai la verità si è appesa al
braccio di un assolutista. Fuggi i burloni e torna indietro verso la
tua sicurezza: solo sul mercato possono aggredirti con un sì o un no.
«Lento è il processo dl maturazione in tutti i pozzi profondi: bisogna
saper attendere a lungo, per sapere che cosa è caduto nelle loro
profondità. Tutte le grandi cose accadono fuori dal mercato e dalla
fama: gli scopritori di nuovi valori sono sempre vissuti lontani dal
mercato e dalla fama. Fuggi, amico mio, nella tua solitudine: io ti
vedo punzecchiato dalle mosche velenose. Fuggi lassù, dove spira una
forte e rude atmosfera! Fuggi nella tua solitudine! Sei vissuto troppo
a lungo vicino ai piccoli e ai meschini. Fuggi la loro invisibile
vendetta! Contro di te essi non possono se non vendicarsi! Mai più
alzerai il braccio contro di loro! Essi sono innumerevoli, e non è tuo
compito fare lo scacciamosche. Innumerevoli sono i piccoli e i
meschini; e più d’un superbo edificio è crollato a causa delle gocce
di pioggia e dell’erbaccia che vi cresceva intorno.
«Tu non sei una pietra, ma già sei scavato dalle molte gocce. Le
troppe gocce potrebbero spezzarti e farti scoppiare. Io ti vedo stanco
di queste mosche velenose, ti scorgo punto a sangue in cento luoghi; e
il tuo orgoglio non vuole neppure adirarsi. Desiderano con tutta
innocenza il sangue, bramano sangue le loro anime anemiche; e così ti
punzecchiano in tutta innocenza. Ma tu, profondo, tu soffri troppo
profondamente anche delle piccole ferite; e prima ancora che tu
guarisca, il medesimo verme velenoso finisce per strisciarti sulla
mano. Tu sei troppo orgoglioso per uccidere questi golosi. Ma bada di
non dover poi sopportare il destino della loro velenosa ingiustizia!
«Ronzano intorno a te anche con la loro lode: ma la loro lode non è
che invadenza. Vogliono la vicinanza della tua pelle e del tuo sangue.
Ti adulano come un dio o un demonio; gemono davanti a te come davanti
a un dio o a un diavolo. Che importa? Non sono che adulatori e
piagnoni. Spesso si rivestono anche di un piacevole aspetto. Ma questa
è stata sempre la prudenza dei vigliacchi. Perché i vigliacchi sono
prudenti! Nelle loro misere anime pensano di te molte cose, perché tu
desti i loro dubbi! Il molto pensare suscita dubbi. Ti puniscono per
tutte le tue virtù. Ti perdonano di vero cuore solo i tuoi errori.
Poiché tu sei indulgente e giusto, e dici: “Sono innocenti nella loro
piccola esistenza”. Ma la loro misera anima pensa: “Colpa è ogni
grande esistenza”. Anche quando sei indulgente con loro, essi tuttavia
si sentono da te disprezzati; e ricambiano i tuoi benefici con oscuri
malefici. Il tuo silenzioso orgoglio va sempre contro il loro gusto;
sono felici, quando tu sei una volta così modesto da mostrarti
presuntuoso.
«Ciò che noi riconosciamo in un uomo, lo accendiamo in lui.
Guardiamoci quindi dai piccoli! Davanti a te essi si sentono piccoli,
e la loro inferiorità cova sotto la cenere e brucia, preparando contro
di te una invisibile vendetta. Non hai osservato come spesso sono
divenuti muti, quando ti sei avvicinato a loro, ed hanno perso ogni
forza, come il fumo di un fuoco che sta spegnendosi? Sì, amico mio, tu
sei la cattiva coscienza per i tuoi vicini: perché essi sono indegni
di te. Perciò ti odiano e desidererebbero succhiare il tuo sangue. I
tuoi vicini saranno sempre delle mosche velenose; ciò che è in te
grande è appunto ciò che li rende velenosi e li accomuna alle mosche.
Fuggi, amico mio, nella tua solitudine, là dove spira una forte e rude
atmosfera! Non è tuo compito fare lo scacciamosche».

Così parlò Zarathustra.


In fondo la vita è più dura di quanto possano attendersi le nostre
aspettative;
da quanti pericoli ci si deve guardare? Colui che giudica in forma malevola
è spesso chi riconosce in noi, persino nella nostra umiltà o nel cuore puro
una forma di attacccamento o di necessità di apparire.
Ecco che dunque è necessario comprendere che si dona ogni cosa
senza nulla attendersi, questo non è paragonabile a nichilismo ma a quella
capacità di seminare senza aspettare che il seme germogli.

03.01.2008 Poetyca

Flies market

“Flee, my friend, in solitude! I see you dazed by the noise
of great men, and stung by the spines of children. Forest and
the rock will keep quiet dignity with you. Be like the tree that
you love, that pruning From the wide-which is still pending and the sea
silent listener. Where does the loneliness, the market begins, and
begins where the market is also getting the noise of great actors
dramatic and the buzzing of flies.
“In the world, the best things are not useful for nothing, without
someone to represent: the people call great men comedians.
The little people understand the magnitude, namely the creation. But it makes sense
for all comedians and dramatic actors of great things. But
world revolves around the discoverers of new values: you turn
around invisibly. The pole and fame instead of running around
dramatic actors: thus “goes the world.”
“The dramatic actor has spirit but little conscience of the spirit.
Always believe in that which is able to believe more strongly in the
others believe in themselves! Tomorrow a new faith and the day after
another. Has meaning angry, like people, and volatile temper.
Call “demonstrate” destroy. And “persuade” the madden. E
the blood seems to be the best of reasons. A truth that penetrates
only lie in the ear for calls and void. In fact, he
not believe that the gods that make a great noise in the world!
“The market is full of serious pranksters, and the people of his glory
great men, they are the lords time for him. But now we
drives: and they will push themselves. And you want a yes
or not. Alas, maybe you want to sit down on a chair
middle of the pros and cons? Do not be jealous of these absolutists and
violent, you, lover of truth! Never has the truth hanging from the
arm of an absolutist. Escape the pranksters and back to
your security: only the market can hurt you with a yes or no.
“Slow is the maturation process dl in all wells depths: we must
able to wait long to know what fell into their
depth. All great things happen out of the market and
fame: the discoverers of new values have always lived far from
market and reputation. Flee, my friend, into your solitude: I will
I teased by flies. Fly above, where a loop
strong and rugged atmosphere! Flee into your solitude! You lived too
long near the small and petty. Flee their invisible
revenge! Against you unless they can not retaliate! Never again
get up arm against them! They are innumerable, and not your
do the task swatter. Innumerable are the small and the
petty, and most of a superb building collapsed due to drops
rain and weed that grew around.
“You’re not a stone, but already six excavated from many drops. The
could be broken too many drops and you explode. I see you tired
of these flies, I see you point to blood in a hundred places, and
your pride will not even angry. Wish with all
innocent blood, their souls crave blood anemic and so you
taunt in all innocence. But thou, profound, you suffer too
profoundly small wounds, and before you
heal the poisonous worm that ends up smeared on
hand. You are too proud to kill these gluttons. But be careful
not having to endure the fate of their poisonous injustice!
“Buzzing around you with their praise, but their praise is not
that intrusiveness. They want the closeness of your skin and your blood.
You flatter as a god or a devil groan before you as before
to a god or a devil. Who cares? That are not flattering and
whiners. Often you are also a pleasant appearance. But this
has always been the prudence of cowards. Why are cowards
conservative? In their miserable souls think of you many things, because you
intended their doubts! The very thought raises doubts. Punish you for
all your virtues. Do you forgive from the heart only your mistakes.
Because you are gracious and righteous, and say: “I am innocent in their
small existence. “But their wretched souls think:” Blame it all
big life. “Also when you indulge them, but they
you feel despised and reciprocate your benefits with dark
evil. Your silent pride always goes against their taste;
are happy, when you’re once so modest show
presumptuous.
“What we recognize in a man, it ignites in him.
Let us then from small! In front of you, they feel small,
and their inferiority smoldering and burning, preparing against
you an invisible vengeance. Did not you notice how often
become silent when you approached them, and have lost all
strength, like smoke from a fire that is dying? Yes, my friend, you
are the bad conscience for your neighbors because they are unworthy
you. So you hate and would want to suck your blood. The
Your neighbors will always be poisonous flies; what is in you
great is precisely what makes them poisonous and they share the flies.
Flee, my friend, into your solitude, where a strong blows and rude
atmosphere! It is not your job to do the fly-whisk.

Thus Spake Zarathustra.


After all, life is tougher than they expect our
expectations;
how many dangers we should watch? He who believes in the form of malevolent
is often one who recognizes in us, even in our humility or clean heart
a form of attacccamento or need to appear.
So here it is necessary to understand everything that is given
nothing to expect, this is not comparable to nihilism but to that
ability to spread without waiting for the seed sprouts.

03.01.2008 Poetyca

Demis Roussos – Greatest Hits 1971-1980 (Full Album)


[youtube https://youtu.be/sFyg84T1LHY]

Artemios Ventouris “Demis” Roussos (greco Αρτέμιος Bεντούρης Pούσσος; Alessandria d’Egitto, 15 giugno 1946 – Atene, 25 gennaio 2015) è stato un cantante e bassista greco.

Demis Roussos ha saputo esprimere il passato ellenico e la bellezza delle terre in cui ha vissuto attraverso un canto poetico e soave, prestato a generi diversissimi, dalrock progressivo, alla disco music, alle tante varianti del pop. Come bassista ha uno stile che ricorda le sonorità e la tecnica di Paul McCartney e di Brian Wilson.

Nato in Egitto da genitori di origini greche, tornò nel paese di origine dopo la perdita di tutti gli averi familiari, in seguito alla Crisi di Suez del 1956.

In gioventù Roussos aveva appreso il solfeggio e aveva imparato a suonare la chitarra e la tromba, divenendo inoltre cantante solista nel coro della chiesa bizantina diAlessandria d’Egitto.

In Grecia Demis Roussos entrò in diversi gruppi musicali (The Idols, Minis,Stormies, We Five e soprattutto Aphrodite’s Child), prima di iniziare la carriera da solista.

Il gruppo degli Aphrodite’s Child, del quale ha fatto parte dalla loro origine fino allo scioglimento, ha prodotto singoli di successo planetario come It’s Five O’Clock, Rain And Tears, Spring, Summer, Winter And Fall, I Want To Live, etc, e un album, 666, considerato dal pubblico e dalla critica come un capolavoro.

Il tastierista degli Aphrodite’s Child, Vangelis Papathanassiou, diventerà famoso compositore di colonne sonore con il nome di Vangelis (notevoli fra le altre: Momenti di gloria, Blade Runner, Alexander).

Demis Roussos è apparso anche in album solisti di Vangelis. Un suo grande successo è stato Race to the End, adattamento vocale del tema portante della colonna sonora di Momenti di Gloria (Chariots of Fire). La sua carriera solistica ha toccato l’apice negli anni settanta: vinse il Festivalbar 1971 con We shall dance che arriva quarta in Austria. Il singolo Forever and Ever fu primo nelle classifiche di molti Paesi (anche nellaUK Singles Chart con l’Extended play The Roussos Phenomenon nel 1976), secondo nei Paesi Bassi e quarto in Austria nel 1973. Altri successi furono My Friend the Wind prima nei Paesi Bassi per due settimane e settima in Germania nel 1973, My Reason prima nei Paesi Bassi per tre settimane nel 1972, Lovely Lady of Arcadia che nella versione Schönes Mädchen aus Arcadia arriva prima per tre settimane nei Paesi Bassi, seconda in Svizzera, sesta in Germania e settima in Austria nel 1973 e Goodbye My Love, Goodbye prima in Svizzera per 12 settimane ed in Germania, seconda in Austria e terza in Norvegia. Molto note furonoSomeday Somewhere che nel 1974 arriva seconda nei Paesi Bassi, Auf Wiederseh’n sesta nei Paesi Bassi nel 1974, Perdoname sesta nei Paesi Bassi nel 1975, Happy to Be on an Island in the Sun quinta nella UK Singles Chart nel 1975, When Forever Has Gone seconda nel Regno Unito nel 1976 ed anche una sua versione di Lost in Love degli Air Supply che arriva quarta nei Paesi Bassi nel 1980.

Fu tra i passeggeri del volo TWA 847 dirottato il 14 giugno del 1985. Percependo una svolta nella sua vita, Demis Roussos si imbarcò in un’operazione di rilancio della sua immagine con l’LP Time, che riscosse un discreto successo e con il singolo da discoteca Dance of Love. Nel 1988 il singolo Quand je t’aime arriva terzo in Francia e nel 1990 On écrit sur les murs quarto in Francia.

Gli anni novanta videro ulteriori sostanziali uscite: si accordò con la BR Music nei Paesi Bassi per produrre Immortal, Serenade e In Holland, utilizzando una gran varietà di strumenti etnici e stili elettronici.

Demis Roussos ha continuato a registrare e ad esibirsi dal vivo fino a poco prima della sua scomparsa. Nella primavera del 2002 fece un tour del Regno Unito. Nello stesso anno ha duettato con Ivana Spagna nel brano Tears of Love, inserito nell’album della cantante Woman.

Il 19 settembre 2008 è stato tra gli ospiti della trasmissione della RAI I migliori anni ed ha ringraziato il pubblico italiano perché proprio in Italia iniziò con successo la sua carriera come solista. Grande ritorno a I migliori anni nella serata del 31 ottobre ed in quella finale del 5 dicembre 2008; nelle edizioni successive è riapparso nelle puntate del 5 novembre e del 17 dicembre 2010: in quest’ultima ha riproposto il suo grande successo Forever and ever.

È morto in una clinica di Atene il 25 gennaio 2015 all’età di 68 anni. Il cantante era malato da tempo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Demis_Roussos

Artemios “Demis” Ventouris-Roussos (Greek: Αρτέμιος “Ντέμης” Βεντούρης-Ρούσσος, 15 June 1946 – 25 January 2015) was an Egyptian Greek singer and performer who had international hit records as a solo performer in the 1970s after having been a member of Aphrodite’s Child, a progressive rock group that also included Vangelis. Roussos sold over 60 million albums worldwide and became “an unlikely kaftan-wearing sex symbol”.

A Demis Roussos Museum is now planned in Nijkerk, the Netherlands.

After settling in Greece, Roussos participated in a series of musical groups beginning with The Idols when he was 17, where he met Evangelos Papathanassiou (later known as Vangelis) and Loukas Sideras, his future bandmates in Aphrodite’s Child.[9] After this he joined the Athens band, We Five, another cover band which had limited success in Greece.

Roussos came to a wider audience in 1967 when he joined progressive rock band Aphrodite’s Child, with Vangelis and Loukas Sideras, initially as a singer but later also playing bass guitar, achieving commercial success in France and other parts of Europe from 1968 to 1972. They set off for London to break into the international music scene but were turned back at Dover due to visa problems. They retreated to Pariswhere they decided to stay, signing a record deal there with Philips Records. Their first recording sessions were delayed by the general strike of May 1968 but later the same year the song “Rain and Tears” was issued across Europe. the song appeared on the album End of the World in October. Composed by Vangelis and the French lyricist Boris Bergman, the song featured Roussos’s unusual high tenor, The song was only a minor hit in Britain but was successful in many other countries.[10] Roussos’s operatic vocal style helped propel the band to international success, notably on their final album 666, based on passages from theBook of Revelation, which became a progressive rock cult classic.

After Aphrodite’s Child disbanded, Roussos continued to record sporadically with his former bandmate Vangelis. In 1970 the two released the film score album Sex Power (the album has also been credited to Aphrodite’s Child) and also recorded the 1977 album Magic together. Their most successful collaboration was “Race to the End” (also sung in Spanish as “Tu Libertad”), a vocal adaptation of the musical theme from the Oscar winning film Chariots of Fire, while Roussos also guested on the soundtrack to Blade Runner (1982), with a song entitled “Tales of the Future”

https://en.wikipedia.org/wiki/Demis_Roussos