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Sulla Trascendenza


oshoamore

Sulla Trascendenza

Neti, neti – né questo né quello – è la formula segreta della trascendenza: né positivo né negativo. Ma non vuol dire non vivere il positivo e il negativo. Se evitare di vivere diventerai noioso, molto noioso, si perde tutta l’intelligenza.

Osho

On Transcendence

NETI, NETI — neither this nor that — is the secret formula of transcendence: neither positive nor negative. But it does not mean NOT to live the positive and the negative. If you avoid living you will become dull, very dull; you will lose all intelligence.
 
Osho

Aria


Aria

Dall’incastro del tempo
voler fuggire
-gabbie dorate-
percependo l’azzurro orizzonte
-non tanto lontano-
intrecci catturano
oggi sfiorano…
…e di rugiada gocce
imperlate sospingono
-ecco il cielo-

18.02.2002 Poetyca

Air

From the time frame of
want to flee
Golden-cage-
perceiving the blue horizon
Not-so-distant
plots capture
touch today …
… And dew drops
dewy impel
Here-the-sky

18.02.2002 Poetyca

Bronzi di Riace


Bronzi di Riace

Lembo di tempo
strappato al mare
plastiche forme
custodte da sabbia
e ritmiche onde

Guerrieri muti
che racchiudono
mistero e memorie
in madreperlacei occhi
ed anima di bronzo

17.01.2007 Poetyca

Bronze statues from Riace

Piece of time
reclaimed from the sea
plastic forms
custodte sand
and rhythmic waves

Silent warriors
enclosing
mystery and memories
in pearly eyes
and soul of bronze

17.01.2007 Poetyca

GENESIS | Live at Wembley (England, 1987)


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=qAdh85n1MjM]

I Genesis sono un gruppo progressive rock britannico, cresciuto e affermatosi all’interno del vasto movimento del rock progressivo. Sono considerati una delle band più importanti e innovative della storia del rock.

Durante la loro carriera, hanno venduto più di 150 milioni di dischi in tutto il mondo, inserendosi nella lista dei trenta artisti di maggior successo commerciale di tutti i tempi.

Nel corso della propria storia il gruppo ha subito diversi cambiamenti di formazione, mantenendo tuttavia inalterata la presenza di Tony Banks (alle tastiere) e Mike Rutherford (al basso e alle chitarre). Le formazioni più celebri e riconosciute sono due: la prima, quella dell’affermazione negli anni settanta, comprendeva Phil Collins, Mike Rutherford, Tony Banks, Steve Hackett e Peter Gabriel; la seconda, quella degli anni ottanta e novanta, Phil Collins, Mike Rutherford e Tony Banks, con il costante supporto, durante i live, di Daryl Stuermer (chitarra elettrica e basso) e Chester Thompson (batteria e percussioni), che tuttavia non divennero mai membri ufficiali del gruppo. Quest’ultima formazione è anche la più longeva e quella che ha ottenuto il maggior successo commerciale. Nel corso del tempo hanno poi fatto parte della band molti musicisti provenienti da diverse esperienze musicali.

Abili esecutori e abilissimi compositori, i Genesis vantano anche una larga produzione di materiale dal vivo, testimoniata da numerosi album live, sia ufficiali che bootleg.

https://it.wikipedia.org/wiki/Genesis

Genesis are an English rock band formed in Godalming, Surrey in 1967, with Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutherford, Anthony Phillips and Chris Stewart as founding members. The band has had numerous line-ups throughout its history, of which eleven musicians became full time members. Its most recent formation comprised two founding members — keyboardist Tony Banks and bassist/guitarist Mike Rutherford — and drummer/singer Phil Collins, who joined in 1970. Genesis are one of the best selling music artists of all time with approximately 130 million records sold worldwide.[2] They were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 2010.

Formed by five pupils at Charterhouse School, Genesis were initially regarded as a “pop experiment” as evident by their debut album, From Genesis to Revelation(1969).[3] They evolved into a progressive rock band with Trespass (1970) and Nursery Cryme (1971), which showcased longer tracks, fantasy inspired lyrics, and complex song structures and instrumentation – the latter featured the debut of Collins on drums and new lead guitarist Steve Hackett. Their success continued withFoxtrot (1972), which features the 23-minute track “Supper’s Ready“, and Selling England by the Pound (1973). Genesis concerts during this time became theatrical experiences with stage design, pyrotechnics, story telling, and singer Peter Gabriel wearing make-up and costumes. In 1975, after touring in support of their doubleconcept album The Lamb Lies Down on Broadway (1974), Gabriel left the band. Collins would handle drums, percussion, drum machine (starting in 1980) and lead vocals on their subsequent studio albums, of which three more were released in the 1970s: A Trick of the Tail (1976), Wind & Wuthering (1976), and …And Then There Were Three… (1978). The single “Follow You Follow Me” from the latter was a major international success and represented a change in their musical direction, becoming more pop-oriented and commercially accessible.

In 1980, Genesis scored their first UK No. 1 album with Duke (1980). Their commercial success grew with further UK No. 1 albums Abacab (1981) and Genesis (1983), which coincided with Collins’s increasing popularity as a solo artist. The band peaked with Invisible Touch (1986), their best-selling album, from which all five singles released entered the top five on the U.S. Billboard Hot 100 chart, with “Invisible Touch” reaching the No. 1 spot. In 1991, after a five-year break, Genesis continued their mainstream success with We Can’t Dance (1991), which contained the worldwide hit single “I Can’t Dance“. In 1996, Collins departed the band, which led to Ray Wilsontaking his place on vocals. Wilson, Banks and Rutherford released Calling All Stations (1997), which sold well in Europe but peaked at No. 53 in the U.S., their lowest charting album since 1974. Following a European tour in 1998, the band went on hiatus.

In 2006, Banks, Rutherford and Collins reunited for the 2007 Turn It On Again Tour, which included a free concert in Rome that was attended by 500,000 people. The future of the band remains uncertain; Collins stated that he was retiring from the music industry in 2011 but has since indicated he is considering a return,[4] whilst Banks indicated that Genesis had come to an end during an interview in 2012.[5] In 2014, Gabriel, Banks, Rutherford, Collins, and Hackett reunited for a BBC documentary,Genesis: Together and Apart.[6]

https://en.wikipedia.org/wiki/Genesis_(band)

 

Come essere imperatori di sé


“Come essere imperatori di sè”

di Sadhguru Jaggi Vasudev

“Essere spirituali significa essere imperatori di sé. Questo è il modo di
essere, ce n’è forse un altro? C’è qualcuno che in coscienza sceglierebbe di
cercare qualcosa di altro o da altri? Non significa che si debba diventare
completamente autosufficienti. Vi sarà sempre inter-dipendenza, ma all’interno
di noi stessi vi è tutto: non c’è bisogno di cercare altrove. Persino la
compagnia di qualcuno non è necessaria. Se qualcuno la desidera, gliela potete
offrire, ma per voi stessi non ne avete bisogno. Questo significa che non siete
più dei mendicanti, dentro. Solo per le cose esteriori vi servirà il mondo
esterno. Questa è la libertà finale.

La spiritualità non è per i deboli. Se non siete capaci di fare altro nella
vita, e perciò pensate di poter essere spirituali, vi sbagliate. Solo se sarete
capaci di intraprendere e fare bene qualsiasi cosa di questo mondo, forse ci
saranno delle possibilità che siate adatti alla spiritualità.

Non è qualcosa di destinato a gente che non sappia fare niente altro. Oggi,
l’impressione che ha l’intero paese, e forse tutto il mondo, è che solo gente
inutile e buoni a niente diventino ricercatori spirituali, perchè della gente
cosiddetta spirituale è diventata così. Persone incapaci di fare qualsiasi cosa
o di reggere gli alti e bassi della vita, tutto quello che devono fare è
indossare l’abito ocra e sedere davanti a un tempio, così la loro vita è
risolta. Ma questa non è spiritualità. E’ solo accattonaggio in uniforme. Se
dovete conquistare la vostra coscienza, se dovete raggiungere l’apice della
coscienza, non potrete farcela mendicando.

Esistono due tipi di mendicante – Gautama, il Buddha, e le persone di quel
livello, sono mendicanti supremi. Tuti gli altri sono semplici mendicanti. Direi
che il mendicante sulla strada e il re sul suo trono sono entrambi mendicanti.
Entrambi chiedono continuamente qualcosa all’esterno. Il mendicante di strada
chiederà soldi, cibo o ricovero. Il re potrebbe chiedere la felicità, o la
conquista di un altro regno, o simili insensatezze. Lo vedete come ciascuno sta
mendicando qualcosa? Gautama mendicava soltanto il cibo, per il resto era del
tutto autosufficiente. Tutti gli altri l’unica cosa che non mendicano è il cibo.
Mendicano per qualsiasi altra cosa. Tutta la loro vita è accattonaggio.
Guadagnano solo cibo. Un essere spirituale ha guadagnato ogni altra cosa al suo
interno e mendica solo per il cibo. Qualunque modo pensiate sia il migliore,
siate. La via che pensate sia la più efficace per vivere, vivetela.

Una volta che si sia realizzato questo, si conduce una vita differente. Quando
non ci sono più desideri, niente più bisogni interiori, solo allora si comprende
cos’è l’amore, la gioia e cosa significa condividere. Condividere è: ‘Tu non mi
devi nulla, perchè io non ho bisogno di nulla da te, ma, comunque, io dividerò
questo con te’. Una vita intera fondata sul baratto può essere conveniente, ma è
la via dei deboli.

Questa debolezza è la prima cosa che si deve abbandonare quando si incontra
Shiva. Se si vuole incontrarLo, è bene stare alle Sue condizioni. Shiva non
viene a incontrare un semplice mendicante. Dunque si deve imparare ad
incontrarLo alle sue condizioni, o dissolversi; queste sono due vie. Gnana e
Bhakti significano proprio questo. Bhakti significa fare di sè stessi lo zero
assoluto e incontrare Lui. Gnana significa incontrare Shiva alle Sue condizioni:
diventare infiniti. Altrimenti, non ci sono possibilità di incontrarLo.

Amore, o Bhakti, sembra la via più facile. Lo è, ma vi sono un maggior numero di
tranelli lungo il cammino, rispetto a Gnana. Nella Bahkti non è dato sapere.
Anche se si è caduti in una trappola, non è dato di saperlo; così è questa via.
Non si sa neppure di essere preda delle proprie illusioni. In Gnana non è così.
Ogni passo che si fa, si conosce. Non posso dire se sia un cammino difficile, ma
è un cammino per coraggiosi, non per deboli. Il deboli non potrebbero mai farlo,
ma ognuno ha la possibilità di farlo. Tutti hanno le capacità per farlo se
superano le proprie limitazioni. Dipende solo dal possedere o no la volontà di
farlo, tutto qui.

Si diventa ciò che si pensa. Spontaneamente le energie tendono verso ciò che
consideriamo supremo. Chi desideri percorrere il cammino spirituale deve fare in
modo che esso sia il pensiero dominante nella sua mente, che sia ‘la prima e
l’ultima cosa che voglio nella mia vita’. In questo modo, spontaneamente, le
energie si orienteranno ad esso. Solo allora la lotta che si combatte momento
per momento è finita e non si deve più lottare per correggere sé stessi.”

“How to be emperors of himself”

Sadhguru Jaggi Vasudev of

“To be spiritual is to be emperor himself. This is the way
be, there is perhaps another? Is anyone in good conscience choose to
look for something else or by someone else? It does not mean that we should become
completely self-sufficient. There will always be inter-dependence, but within
of ourselves is all: there is no need to look elsewhere. Even the
company of someone is not necessary. If someone wants it, I’ll you
offer, but for yourself you do not need. This means that you are not
most of the beggars, inside. Only for the things you will need the external world
outside. This is the ultimate freedom.

Spirituality is not for the weak. If you are unable to do anything else in
life and thus think you can be spiritual, you are wrong. Only if you
able to undertake anything and do well in this world, perhaps there
the chance that you will be suited to spirituality.

It is not something intended for people who do not know anything else. Today
the impression that the whole country, and perhaps the world, is that only people
useless good for nothing and become spiritual seekers, because of the people
so-called spiritual has become so. People unable to do anything
or to withstand the ups and downs of life, all they have to do is
ocher wear the dress and sit in front of a temple, so their life is
resolved. But this is not spirituality. It ‘s just begging in uniform. If
you have to earn your conscience, if you need to reach the peak of
consciousness, you can not do it by begging.

There are two types of beggar – Gautama, the Buddha, and the people of that
level, beggars are supreme. Tuti others are simply beggars. I would say
the beggar on the street and the king on his throne are both beggars.
Both are constantly demanding something outside. The street beggar
ask for money, food or shelter. The king could ask for happiness, or
conquer another kingdom, or similar nonsense. You see how each is
begging for something? Gautama begged only the food, the rest was
entirely self-sufficient. All other the only thing that is not begging for food.
Begging for anything else. Their whole life is begging.
They earn only food. A spiritual being has won anything in his
Internal and just begs for food. Whichever way you think is best,
are. The way you think is the most effective way to live, live it.

Once this has been achieved, he leads a different life. When
there are no desires, no more inner needs, only then will we understand
What is love, joy and what it means to share. Share it: ‘I do not like
you have nothing, because I did not need anything from you, but, anyway, I divide
this with you ‘. A lifetime based on barter may be convenient, but it is
the way of the weak.

This weakness is the first thing you have to give up when you meet
Shiva. If you want to meet him, you should be on his terms. Shiva
is easy to meet a beggar. Therefore, we must learn to
meet its conditions, or dissolve, and these are two ways. And Gnana
Bhakti means just that. Bhakti means zero to do with themselves
absolute and meet him Gnana means Shiva to meet your requirements:
become infinite. Otherwise, there is a chance to meet him.

Love or Bhakti, it seems the easy way out. It is, but there are a greater number of
pitfalls along the way, than Gnana. In Bahkti is not known.
Even if one has fallen into a trap, not given to know, so is this way.
You do not even know to be prey to their illusions. In Gnana not.
Every step you do, you know. I can not say whether it is a difficult road, but
is a path for the brave, not weak. The weak can never do it,
but everyone has the opportunity to do so. Everyone has the capacity to do so if
outweigh its limitations. Depends only on the desire to have or not
do, that’s all.

You become what you think. Spontaneously energies tend toward what
we consider supreme. If you wish to walk the spiritual path should make
so that it is the dominant thought in his mind, which is’ the first and
the last thing I want in my life ‘. In this way, spontaneously, the
energies will be oriented to it. Only then the fight can be fought at

for the moment is over and no longer have to fight to correct themselves. “

Perché le persone gridano quando sono arrabbiate? Mahatma Gandhi




La Verità è la prima cosa da ricercare, dopo di che la Bellezza e la Bontà si aggiungeranno da sole

Mahatma Gandhi

E’ meglio, quando si prega, avere un cuore senza parole piuttosto che delle parole senza un cuore

Mahatma Gandhi

Mi sto sforzando di vedere Dio attraverso il servizio dell’umanità, perché so che Dio non è né in cielo, né sottoterra, ma in ognuno di noi.

Mahatma Gandhi

Tutta la tua sapienza e i tuoi studi sarebbero vani se tu non rafforzassi il tuo carattere e non conquistassi il dominio dei tuoi pensieri e delle tue azioni.

Mahatma Gandhi

Lo scopo della nostra vita è di servire la Forza che ci ha creati, e dalla cui misericordia o approvazione dipende il nostro stesso respiro, servendo con lealtà le Sue creature. Questo significa amore, che dovrebbe sostituire l’odio che si vede ovunque.

Mahatma Gandhi

«Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.»

Mahatma Gandhi

«La semplicità è l’essenza dell’universalità.»

Mahatma Gandhi

Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?.

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:”Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?” “Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro. “Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore. “Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.

Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”

Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

Prendi un sorriso,

regalalo a chi non l’ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole,

fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente,

fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima,

posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio,

mettilo nell’animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita,

raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza,

e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà,

e donala a chi non sa donare.

Scopri l’amore,

e fallo conoscere al mondo.

Mahtma Gandhi

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.

Mahatma Gandhi

Non puoi stringere la mano con un pugno chiuso.

Mahatma Gandhi

Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia.

Mahatma Gandhi

Tu ed io non siamo che una sola cosa. Non posso farti del male senza ferirmi.

Mahatma Gandhi

Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.

Mahatma Gandhi

La prova dell’amicizia è il sostegno nell’avversità, e sto parlando di assistenza incondizionata.

Mahatma Gandhi

Occhio per occhio, e il mondo diventa cieco.

Mahatma Gandhi

Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera.

Mahatma Gandhi

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Mahatma Gandhi

La violenza da parte delle masse non eliminerà mai il male

Mahatma Gandhi

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre

Mahatma Gandhi

Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.

Mahatma Gandhi

La felicità e la Pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, e non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.

Mahatma Gandhi

In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica.

Mahatma Gandhi

Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.

Mahatma Gandhi

Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere

Mahatma Gandhi

L’uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo.

Mahatma Gandhi

Un passo alla volta mi basta.

Mahatma Gandhi

Non volendo pensare a quello che mi porterà il domani, mi sento libero come un uccello

Mahatma Gandhi

Se pensi che tutto il mondo sia sbagliato, ricordati che contiene esseri come te.

Mahatma Gandhi

Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.

Mahatma Gandhi

La vera moralità non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel cercare ciascuno la propria strada e nel seguirla senza esitazioni.

Mahatma Gandhi

Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne.

Mahatma Gandhi


Truth is the first thing to investigate, after which the beauty and goodness will be added alone

Mahatma Gandhi

It is better when you pray, have a heart without words than words without a heart

Mahatma Gandhi

I’m struggling to see God through service of humanity, because I know that God is neither in heaven nor underground, but in all of us.

Mahatma Gandhi

All your wisdom and your studies will be in vain unless you strengthen your character and did not conquer the domain of your thoughts and your actions.

Mahatma Gandhi

The purpose of our life is to serve the Force that created us, and whose mercy or approval depends on our own breath, loyally serving His creatures. This means love, which would replace the hatred that you see everywhere.

Mahatma Gandhi

‘Learning in the battle of life can be easily overcome hatred with love and falsehood with truth, violence by self-denial should be a key element in the education of a child. “

Mahatma Gandhi

“Simplicity is the essence of universality.”

Mahatma Gandhi

Why do people cry when they are angry?.

One day, an Indian thinker had the following question to his disciples: “Why do people cry when they are angry?” “They cry because they lose their calm,” said one of them. “But if the person is crying because his hand?” again said the thinker. “Well, we cry because we want the other person to hear us,” said another pupil. The teacher again asked: “So you can not talk in a low voice?” Several other answers were given but none convinced the thinker.

Then he exclaimed: “You know why you cry at another person when you are angry? The fact is that when two people are angry their hearts are far away. To cover this distance should be able to shout to hear. How angry are more the stronger will have to shout to hear each other. On the other hand, what happens when two people are in love? They do not shout, speak softly. And why? Because their hearts are very close. The distance between them is small. Sometimes their hearts are so close that not even speak, only whisper. And when love is more intense not even need to whisper, just look. Their hearts are. That ‘s what happens when two people they love approach. “

Finally, the thinker concluded by saying: “When you discuss not let your hearts stray, do not say words that may outdistance them more because there will come a day when the distance is not so much that never meet the way back.”

Mahatma Gandhi

Get a smile

given away to those who has never had.

Get a sunbeam,

foul fly where reigns the night.

Find a source,

makes those who live in wet mud.

Take a tear,

posala on the face of those who did not cry.

Take courage,

put it in the soul of those who can not fight.

Discover life

tell it to those who can not understand it.

Take the hope

and live in His light.

Get the goodness

and send it to people who can not donate.

Discover love,

and have it known to the world.

Mahatma Gandhi

Live as if you were to die tomorrow. Learn as if you were to live forever.

Mahatma Gandhi

You can not shake hands with a clenched fist.

Mahatma Gandhi

Whatever you do will be insignificant, but it is very important that you do.

Mahatma Gandhi

You and I are not that one. I can not hurt you no hurt.

Mahatma Gandhi

A wise parent let their children make mistakes. It is good once in a while you burn your fingers.

Mahatma Gandhi

The test of friendship is assistance in adversity, and I’m talking about unconditional assistance.

Mahatma Gandhi

An eye for an eye, and the world goes blind.

Mahatma Gandhi

A man can kill a flower, two flowers, three … But it can contain the spring.

Mahatma Gandhi

Be the change you want to see in the world.

Mahatma Gandhi

Violence by the masses will never eliminate evil

Mahatma Gandhi

Live as if you were to die tomorrow. Learn as if you were to live forever

Mahatma Gandhi

Not worth having if it does not mean freedom to have the freedom to make mistakes.

Mahatma Gandhi

Happiness and Peace of the heart arise from the consciousness of doing what we believe is right and proper, and not do what others say and do.

Mahatma Gandhi

In a democracy no fact of life eludes policy.

Mahatma Gandhi

The means may be likened to a seed, the end to a tree, and between means and end is just the same inviolable connection that exists between seed and tree.

Mahatma Gandhi

There are things for which I am prepared to die, but there is nothing that I would be willing to kill

Mahatma Gandhi

Man is where his heart is not where his body.

Mahatma Gandhi

One step at a time is enough.

Mahatma Gandhi

Not wanting to think about what tomorrow will bring me, I feel free as a bird

Mahatma Gandhi

If you think the world is wrong, remember that contains beings like you.

Mahatma Gandhi

Learn that the battle of life can be easily overcome hatred by love, falsehood with truth, violence by self-denial should be a key element in the education of a child.

Mahatma Gandhi

True morality consists not in following the beaten track, but each in their own way try and follow it without hesitation.

Mahatma Gandhi

I have nothing new to teach the world. Truth and nonviolence are as old as the mountains.

Mahatma Gandhi



La fine del “dramma” di vita di Eckhart Tolle


La fine del “dramma” di vita

Gran parte del cosiddetto ‘male’ che avviene nella vita delle persone è
dovuto all’inconsapevolezza. Si crea da solo, o, meglio, è creato
dall’io. Talvolta io chiamo queste cose “dramma”. Quando siamo pienamente
consapevoli, il dramma non entra più nella nostra vita. Vorrei rammentare
brevemente come opera l’io e come crea il dramma.

L’io è la mente non osservata che gestisce la nostra vita quando non
siamo presenti come consapevolezza testimone, come osservatori. L’io si
percepisce come frammento separato in un universo ostile, senza alcuna
connessione interiore con ogni altro essere, circondato da altri io che
considera potenziali minacce o che cercherà di usare per i propri fini.
Gli schemi fondamentali dell’io sono creati per combattere la sua
radicata paura e il suo senso di mancanza. Si tratta di resistenza,
dominio, potere, avidità, difesa, attacco. Alcune delle strategie dell’io
sono estremamente abili, eppure non risolvono mai alcuno dei suoi
problemi, semplicemente perché l’io stesso è il problema.

Quando gli io si riuniscono insieme, che si tratti di rapporti personali
o di organizzazioni o istituzioni, prima o poi accade il “male”: un
dramma di qualche genere, sotto forma di conflitti, problemi, lotte di
potere, violenza emotiva o fisica, eccetera. Fra questi vi sono mali
collettivi come guerre, genocidi e sfruttamenti, tutti dovuti
all’inconsapevolezza accumulata. Inoltre molti tipi di malattie sono
causati dalla resistenza continua dell’io, che crea restrizioni e blocchi
nel flusso di energia attraverso il corpo. Quando ci ricolleghiamo
all’Essere e non siamo più gestiti dalla nostra mente, smettiamo di
creare queste cose. Non creiamo e non partecipiamo più al dramma.

Quando due o più io si uniscono insieme, ne consegue un dramma di qualche
genere. Ma anche chi vive completamente solo crea il proprio dramma.
Quando noi ci sentiamo dispiaciuti per noi stessi, questo è dramma.
Quando ci sentiamo in colpa o in ansia, questo è dramma. Quando lasciamo
che il passato o il futuro oscurino il presente, creiamo il tempo, il
tempo psicologico, la sostanza di cui è fatto il dramma. Quando non
onoriamo il momento presente consentendogli di essere, creiamo il dramma.

Quasi tutti sono innamorati del proprio dramma di vita particolare. La
loro storia è la loro identità. L’io gestisce la loro vita. Vi hanno
investito l’intero loro senso del sé. Perfino la loro ricerca (di solito
infruttuosa) di una risposta, di una soluzione, o di una guarigione ne
diventa parte. Ciò che temono e a cui resistono di più è la fine del loro
dramma. Fintanto che SONO la loro mente, ciò che temono e a cui resistono
di più è il loro risveglio.

Quando viviamo in completa accettazione di ciò che esiste, questa è la
fine di ogni dramma della nostra vita. Nessuno può nemmeno litigare con
noi, per quanto ci provi. Non possiamo litigare con una persona
pienamente consapevole. Il litigio implica l’identificazione con la mente
e una posizione mentale, nonché resistenza e reazione alla posizione
dell’altra persona. Il risultato è che le opposte polarità si forniscono
energia reciprocamente. Questa è la meccanica dell’inconsapevolezza.
Possiamo ancora esprimere la nostra opinione chiaramente e fermamente, ma
non vi sarà dietro nessuna forza reattiva, nessuna difesa e nessun
attacco. Allora non si trasformerà in dramma. Quando siamo pienamente
consapevoli, smettiamo di essere in conflitto. “Nessuno che sia in unione
con se stesso può nemmeno concepire un conflitto”: questo si riferisce
non soltanto al conflitto con altre persone ma fondamentalmente al
conflitto dentro di noi, che viene meno quando non vi è più alcuno
scontro fra le esigenze e le aspettative della mente e ciò che esiste.

di Eckhart Tolle
tratto da “Il potere di Adesso” – Armenia editore


The end of “drama” Life

Much of the so-called ‘evil’ that occurs in people’s lives is
due to unawareness. It creates its own, or rather, is created
ego. Sometimes these things I call “drama”. When we are fully
aware, the drama no longer enters into our lives. I would remind
briefly how the ego operates and how to create drama.

The ego is the mind that runs our lives observed when
we present as a witness consciousness, as observers. This is me

perceived as a separate fragment in a hostile universe, with no
inner connection with any other being, surrounded by others that I

considered potential threats or try to use for their own purposes.
The basic ego patterns are designed to combat his
rooted fear and sense of loss
This resistance
domain, power, greed, defense, attack. Some of the strategies of the ego

are highly skilled, yet never solve any of its
problems, simply because I myself is the problem.

When I gather together, be it personal relationships
or organizations or institutions, sooner or later happens, the “evil”: a
drama of some sort, in the form of conflicts, problems, struggles
power, physical or emotional violence, and so on. Among these are evils
collective such as wars, genocide and exploitation, all due
to unconsciousness accumulated. Moreover, many types of diseases are
caused by the continuing strength of the ego, which creates restrictions and blockages
in the flow of energy through the body. When we reconnect
Being and we are no longer managed by our mind, we stop
create these things. Not create and do not participate more in the drama.

When two or more I join together, the result is a drama of some
kind. But even those who live completely alone creates its own drama.
When we feel sorry for ourselves, this is drama.
When we feel guilty or anxious, this is drama. When we leave
that the past or the future obscure this, we create the time,
psychological time, the substance of which is done the drama. When not
honor the present moment allowing it to be, we create the drama.

Almost everyone is enamored of their particular life drama. The
Their story is their identity. The ego runs their life. We have
invested their entire sense of self. Even their research (usually
unsuccessful) for an answer, a solution or a cure or
becomes part. What they fear and resist most is that the end of their
drama. Long as they are their minds, what they fear and which resist
most is their wake.

When we live in complete acceptance of what exists, this is the
end of each drama of our lives. No one can even argue with
us, try as I might. We can not argue with a person
fully aware. The dispute involves identifying with the mind
and a mental position, as well as resistance and reaction to the position
the other person. The result is that the polarities are provided
energy each other. This is the mechanics of unconsciousness.
We can still express our views clearly and firmly, but
there will be no reactive force behind, no defense and no
attack. Then will not turn into tragedy. When we are fully
aware, we cease to be in conflict. “No one who is in union
himself can not even conceive of a conflict “: this refers
not only conflict with other people but basically the
conflict within us, which is less when there is no
clash between the needs and expectations of the mind and what exists.

of Eckhart Tolle

taken from “The Power of Now” – Armenia publisher

 

Phil Collins – En Concert Complet a (Paris 2004)


Philip David Charles Collins (Londra, 30 gennaio 1951) è un cantautore, polistrumentista e musicista britannico, noto sia come solista sia come componente dello storico gruppo dei Genesis.

Collins è uno dei tre artisti (insieme a Paul McCartney e Michael Jackson), ad aver venduto oltre 150 milioni di album in tutto il mondo sia come solisti che come membri principali di una band[1].

https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Philip David Charles “Phil” Collins, LVO (born 30 January 1951),[6] is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, music producer and actor. He gained fame as both the drummer and lead singer for the rock group Genesis, and he also gained worldwide fame as a solo artist.

Collins is one of the most successful songwriters and performers of all time, singing the lead vocals on dozens of hit albums and singles in the UK and the US between 1976 and 2010, either as a solo artist or with Genesis. His solo singles, sometimes dealing with lost love and often featuring his distinctive gated reverb drum sound, ranged from the atmospheric “In the Air Tonight“, dance-rock of “Sussudio“, piano-driven power balladAgainst All Odds“, to the political and religious connotations of “Another Day in Paradise“. Collins has been described by AllMusic as “one of the most successful pop and adult contemporary singers of the ’80s and beyond”.[1]

Collins joined Genesis in 1970 as the group’s drummer and became their lead vocalist in 1975 following the departure of the original lead singer Peter Gabriel. His solo career, which was launched in 1981 and was heavily influenced by his personal life and soul music, brought both himself and Genesis greater commercial success. Collins’s total worldwide sales as a solo artist are 150 million.[7] Collins has won numerous music awards throughout his career, including seven Grammy Awards, six Brit Awards—winning Best British Male three times, three American Music Awards, an Academy Award, two Golden Globe Awards and a Disney Legend Award in 2002 for his solo work.[8][9][10] He received a star on the Hollywood Walk of Fame in 1999, was inducted into the Songwriters Hall of Fame in 2003, and into the Rock and Roll Hall of Fame as a member of Genesis in 2010.[11][12] Collins was listed at number 22 in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Drummers of All Time”.[13]

Collins is one of only three recording artists (along with Paul McCartney and Michael Jackson) who have sold over 100 million albums worldwide both as solo artists and (separately) as principal members of a band.[14] During his most successful period as a solo artist between 1981 and 1990, Collins had three UK number-one singles and seven number-one singles on the Billboard Hot 100 in the United States, as well as a U.S. number one with Genesis in 1986. When his work with Genesis, his work with other artists, as well as his solo career is totalled, Collins had more top 40 hits on the Billboard Hot 100 chart during the 1980s than any other artist.[15] In 2008, Collins was ranked the 22nd most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[16] Although one of the world’s best-selling recording artists and a highly respected drummer, Collins has garnered significant criticism over the years from music journalists and fellow artists. He announced his retirement in 2011 to focus on his family life,[17][18] though he continued to write songs and in 2013 he said he was considering a return to the music industry.[19]

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

La felicità: come trovarla dentro di te


La felicità: come trovarla dentro di te

Spesso sono proprio i nostri atteggiamenti ad ostacolare la felicità, impedendoci di riconoscerla e viverla. Ecco le convinzioni sbagliate che rovinano il buonumore

Qual è l’opinione comune sulla felicità? Possiamo sintetizzarla così: «La felicità è un mito, una leggenda: tutti ne parlano ma pochi l’hanno davvero conosciuta, e pochissimi sono così fortunati da assaporarla a lungo…». In pratica si pensa che la felicità sia un fattore esterno a noi, che debba essere ricercata ma che raramente questa caccia vada a buon fine. E se fosse tutto sbagliato? Proviamo a pensare che la felicità non sia un premio o un trofeo da conquistare o meritare. Gli studi scientifici dimostrano che il nostro cervello è programmato per produrla continuamente. In ogni istante, infatti, mentre noi rincorriamo pensieri, progetti, obiettivi, il cervello sta “felicitando”, ossia si sta predisponendo a creare una condizione di pienezza e di soddisfazione, che non dipende dalle circostanze esterne e non ha “scadenza” temporale. Il cervello tende all’equilibrio mantenendo sempre attive le centraline del piacere e della gratificazione, secernendo endorfine e neuro-trasmettitori, in particolare la serotonina, responsabile di uno stato di benessere e felicità.

Ma allora perché la felicità sembra tanto rara?
Nonostante il cervello sia sempre pronto a generare felicità, nell’esperienza di molte persone sono soprattutto gli stati d’animo negativi ad avere la meglio: molto spesso ci facciamo invadere dai brutti pensieri, da preoccupazioni e ansie che mettono le radici e “infestano”, come erbacce, la nostra mente. Se vogliamo sfruttare appieno il potenziale di felicità che il nostro cervello secerne, occorre aiutarlo con l’atteggiamento giusto.

Le convinzioni sbagliate che ostacolano la felicità

«La felicità dipende dall’esterno». Così la cerchi dove non c’è
È un po’ l’errore numero uno, che li riassume tutti. Spesso si guarda con diffidenza alle persone che pur avendo davvero poco, si dicono felici. Si pensa che siano ingenue, di poche pretese… In realtà siamo noi ad esserlo quando ci facciamo convincere dall’idea che non si può essere felici quando si è soli, o con pochi mezzi, senza una bella casa, un lavoro gratificante… Sono le condizioni che poniamo alla felicità a renderci insoddisfatti: siamo sempre alla ricerca di qualcosa, della speranza che si realizzi un progetto, che si presenti un evento appagante che possa finalmente farci sentire felici.

«La felicità è rara, eccezionale». In questo modo ignori tutti i piccoli momenti felici
Quanti sono i momenti davvero felici nella vita? L’opinione comune è che si contino sulle dita di una mano e corrispondano a eventi eccezionali: il matrimonio, il primo amore, la laurea, la firma di un buon contratto, una vacanza memorabile, la nascita di un figlio… E nella vita di tutti i giorni? Non ce ne accorgiamo più, assuefatti come siamo alla routine e alle abitudini. Invece la vita è cosparsa di istanti felici, basta non soffocarli con i pensieri rivolti ossessivamente al passato.

«Bisogna meritarsela». La trasformi in qualcosa che arriva solo lottando
In fondo siamo convinti che, come tutti i premi, dobbiamo meritarsela. Per esserne degni dobbiamo sottoporci a un duro lavoro, a un grande impegno, a rinunce e sacrifici. Occorre migliorare se stessi, smussare difetti e limiti, raggiungere obiettivi professionali. Bisogna sforzarsi, lottare con noi stessi e col mondo, ottenere successi. Ma così, se per caso ne raggiungiamo un pezzetto, subito andiamo in ansia perché la sentiamo minacciata e finiamo per non godercela nemmeno. È una via sbagliata: gioia e dolore sono stati interiori che convivono nel cervello in ogni istante, perché sono prodotti dal cervello, non dal mondo esterno. Non c’è da fare alcuno sforzo pratico o morale, non c’è da meritarsi la felicità: c’è da lasciarle spazio dentro di noi.

«La felicità è un ideale». Se diventa un’utopia non la raggiungi più
Se pensiamo che la felicità sia il frutto di condizioni ideali, se pensiamo cioè che saremo felici solo quando avremo realizzato quel tal obiettivo, o avremo raggiunto quella determinata meta personale, stiamo rimandando la felicità a un futuro utopico che potrebbe non arrivare mai. Non esiste da nessuna parte un mondo perfetto senza conflitti, problemi, difficoltà; in cui ogni nostro bisogno e desiderio viene appagato. Si tratta di un mondo talmente ideale, da essere inesistente. Ma se la felicità diventa un’utopia, l’infelicità diventa la norma, che si sopporta magari in vista di un fine superiore. Non bisogna mai opporre la realtà di oggi ai sogni di domani: la realtà deve essere il nostro sogno, oggi, qui. Tutto quello che ci serve per essere felici è già a nostra disposizione, non c’è da cercare altro.

Tratto da: http://www.riza.it/

Happiness: how to find it within yourselfOften it is our attitudes to hamper the happiness, allowing us to recognize it and live it.Here are the mistaken beliefs that ruin the moodWhat is the conventional wisdom about happiness? We can be summarized thus: “Happiness is a myth, a legend: everyone talks about but few have really known, and very few are fortunate enough to savor it for a long time ….” In practice we think that happiness is a factor external to us, that is to be sought but rarely this hunt is successful. What if it all wrong? Let us think that happiness is not a prize or a trophy to be won or earned. Scientific studies show that our brain is programmed to produce it continuously. At any time, in fact, while we chase thoughts, plans, objectives, the brain is “congratulating”, that is being prepared to create a condition of fullness and satisfaction, which does not depend on external circumstances and has no “deadline” time. The brain tends to balance keeping the active units of pleasure and gratification, secreting endorphins and neurotransmitters, particularly serotonin, responsible for a state of well-being and happiness.

So why happiness seems so rare?
Although the brain is always ready to generate happiness, in the experience of many people, mainly the negative feelings to get the better: often we become overwhelmed by bad thoughts, concerns and anxieties that bring their roots and “haunt” such as weeds, our mind. If we are to fully exploit the potential of happiness that our brain secretes, it should help you with the right attitude.

The mistaken beliefs that impede happiness

“Happiness depends on the outside.” So the circles where there is
It’s a little ‘error number one, that summarizes them all. We often look askance at people who despite having very little, say they are happy. It is thought to be naive, a few claims … In reality we are to do so when we do get the idea that one can not be happy when you’re alone or with few resources, without a beautiful home, a rewarding job … It’s conditions that we put the happiness that makes us unhappy, we are always looking for something, hope that you realize a project, which has a rewarding event that will finally make us feel happy.

“Happiness is rare, exceptional.” In this way, ignore all the little happy moments
How many truly happy moments in life? The common opinion is that you count on the fingers of one hand and correspond to major events: marriage, first love, graduation, signing a good contract, a memorable holiday, the birth of a child … And in the life ofevery day? Most do not realize it, as we are accustomed to the routine and habits.Instead life is full of happy moments, just not stifle them with thoughts turned obsessively to the past.

‘You deserve it. ” Transform it into something that comes only struggling
Basically we are convinced that, as all the awards, we deserve it. To be worthy of it we have to submit to hard work, a major commitment, sacrifices. Should improve themselves, hone defects and limitations, to achieve professional goals. We must strive, struggle with ourselves and the world, to be successful. But so, if by chance they reach a bit, now we go forward because we feel threatened and we end up not even enjoy it. It is a wrong way: joy and pain have been living in the inner brain at every moment, because they are produced by the brain, not from the outside world.There is no effort to do a practical or moral, is not to deserve the happiness that you had no space within ourselves.

“Happiness is an ideal.” If it becomes a utopia does not reach more
If we think that happiness is the result of ideal conditions, if we think that we will be happy only when we realized that such a goal, or we will have reached that particular personal goal, we are postponing happiness in a utopian future that may never come.There is nowhere a perfect world without conflicts, problems, difficulties in which our every need and desire is satisfied. This is an ideal world so as to be nonexistent. But if happiness becomes a utopia, the misery becomes the norm, which bears perhaps in view of the upper end. You should never oppose the reality of the dreams of tomorrow today: the reality must be our dream, now, here. All it takes to be happy is already available to us, it’s no more try.

From: http://www.riza.it/

Anapanasati Sutta: Discorso sulla consapevolezza del respiro



ANAPANASATI SUTTA Discorso sulla consapevolezza del respiro

La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata, è di gran frutto e di gran beneficio. La presenza mentale del respiro, coltivata e regolarmente praticata, porta a compimento i quattro fondamenti della presenza mentale; i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento i sette fattori di illuminazione; i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento la saggezza e la liberazione.
E in che modo coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro è di gran frutto e beneficio?
Quanto a questo, monaci, un monaco, recatosi nella foresta, ai piedi di un albero o in un luogo deserto, siede con le gambe incrociate, mantiene il corpo eretto e l’attenzione vigile. Consapevole inspira, e consapevole espira.

I. Prima tetrade (Contemplazione del corpo)

1. Inspirando un lungo respiro, egli sa, “Io inspiro un lungo respiro”; espirando un lungo respiro, egli sa, “Io espiro un lungo respiro”.
2. Inspirando un breve respiro, egli sa, “Io inspiro un breve respiro”; espirando un breve respiro, egli sa, “Io espiro un breve respiro”.
3. “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io inspirerò”, così egli si esercita; “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io espirerò”, così egli si esercita.
4. “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io inspirerò”, così egli si esercita; “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io espirerò”, così egli si esercita.

II. Seconda tetrade (Contemplazione delle sensazioni)

5. “Sperimentando l’estasi io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
6. “Sperimentando la felicità io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

III. Terza tetrade (Contemplazione della mente)

9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

IV. Quarta tetrade (Contemplazione degli oggetti mentali)

13. “Contemplando l’impermanenza io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
14. “Contemplando il distacco io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
15. “Contemplando la cessazione io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
16. “Contemplando la rinuncia io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

In tal modo, monaci, coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro porta gran frutto e grande beneficio.

Perfezionare i fondamenti della presenza mentale

E coltivata in che modo, regolarmente praticata in che modo, la presenza mentale del respiro porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale?
I. Ogni volta che un monaco, mentalmente presente, inspira ed espira un lungo respiro o un breve respiro; o quando si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la funzione corporea (della respirazione); o ancora, mentre calma questa funzione, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione del corpo sul corpo, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, monaci, inspirare ed espirare rientra fra i processi corporei.
II. Ogni volta che il monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta l’estasi, o mentre sperimenta la felicità, o mentre sperimenta le funzioni mentali, o mentre calma le funzioni mentali, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione della sensazione sulle sensazioni, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto la piena attenzione all’inspirare e all’espirare rientra fra le sensazioni.
III. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la mente, o mentre rallegra la mente, o mentre concentra la mente, o mentre libera la mente, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione della mente sulla mente, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, chi difetta di presenza mentale e di chiara comprensione, non può sviluppare la presenza mentale del respiro.
IV. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare contemplando l’impermanenza, il distacco, la cessazione o la rinuncia, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione degli oggetti mentali sugli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Avendo saggiamente lasciato cadere desiderio e angoscia, osserva con perfetta equanimità.
La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata in questo modo, porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale.
E in che modo i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione?
Ogni volta che un monaco dimora nella contemplazione del corpo, delle sensazioni, della mente e degli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, si stabilisce in lui una presenza mentale inoffuscata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘presenza mentale’.
Permanendo in un tale stato di presenza mentale, egli accortamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio il rispettivo oggetto; così facendo, si instaura nel monaco il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’.
Mentre egli accoratamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio quell’oggetto, si instaura un’instancabile energia. E quando si instaura un’instancabile energia, in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘energia’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘energia’.
In chi è dotato di energia si produce un’estasi spirituale. E quando in un monaco dotato di energia si produce un’estasi spirituale, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘estasi’.
Il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano. E quando il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘quiete’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘quiete’.
La mente di qualcuno che gode di quiete gioiosa diventa concentrata. E quando la mente di un monaco che gode di quiete gioiosa diventa concentrata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘concentrazione’.
Alla mente così concentrata egli guarda con perfetta equanimità. E mentre guarda alla sua mente con perfetta equanimità, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘equanimità’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘equanimità’, in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘equanimità’.
I quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione.
E in che modo i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione la saggezza e la liberazione?
Quanto a questo, monaci, un monaco sviluppa i fattori di illuminazione presenza mentale, investigazione della realtà, energia, estasi, quiete, concentrazione ed equanimità, fondati sulla serenità, fondati sul distacco, fondati sulla cessazione, culminanti nella rinuncia.
I sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione la saggezza e la liberazione.
Così parlò il Sublime. Lieti in cuore, i monaci gioirono delle parole del Beato.

http://www.lameditazionecomevia.it/anapanasatisutta.htm

MN 118 PTS: M iii 78
Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing

translated from the Pali by
Thanissaro Bhikkhu
© 2006–2011
I have heard that on one occasion the Blessed One was staying at Savatthi in the Eastern Monastery, the palace of Migara’s mother, together with many well-known elder disciples — with Ven. Sariputta, Ven. Maha Moggallana, Ven. Maha Kassapa, Ven. Maha Kaccana, Ven. Maha Kotthita, Ven. Maha Kappina, Ven. Maha Cunda, Ven. Revata, Ven. Ananda, and other well-known elder disciples. On that occasion the elder monks were teaching & instructing. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the Pavarana ceremony — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, I am content with this practice. I am content at heart with this practice. So arouse even more intense persistence for the attaining of the as-yet-unattained, the reaching of the as-yet-unreached, the realization of the as-yet-unrealized. I will remain right here at Savatthi [for another month] through the ‘White Water-lily’ Month, the fourth month of the rains.”

The monks in the countryside heard, “The Blessed One, they say, will remain right there at Savatthi through the White Water-lily Month, the fourth month of the rains.” So they left for Savatthi to see the Blessed One.

Then the elder monks taught & instructed the new monks even more intensely. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the White Water-lily Month, the fourth month of the rains — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, this assembly is free from idle chatter, devoid of idle chatter, and is established on pure heartwood: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that is worthy of gifts, worthy of hospitality, worthy of offerings, worthy of respect, an incomparable field of merit for the world: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly to which a small gift, when given, becomes great, and a great gift greater: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that it is rare to see in the world: such is this community of monks, such is this assembly — the sort of assembly that it would be worth traveling for leagues, taking along provisions, in order to see.

“In this community of monks there are monks who are arahants, whose mental effluents are ended, who have reached fulfillment, done the task, laid down the burden, attained the true goal, laid to waste the fetter of becoming, and who are released through right gnosis: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of the five lower fetters, are due to be reborn [in the Pure Abodes], there to be totally unbound, destined never again to return from that world: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, and with the attenuation of passion, aversion, & delusion, are once-returners, who — on returning only once more to this world — will make an ending to stress: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, are stream-winners, steadfast, never again destined for states of woe, headed for self-awakening: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of the four frames of reference… the four right exertions… the four bases of power… the five faculties… the five strengths… the seven factors for awakening… the noble eightfold path: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of good will… compassion… appreciation… equanimity… [the perception of the] foulness [of the body]… the perception of inconstancy: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to mindfulness of in-&-out breathing.

“Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, is of great fruit, of great benefit. Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, brings the four frames of reference to their culmination. The four frames of reference, when developed & pursued, bring the seven factors for awakening to their culmination. The seven factors for awakening, when developed & pursued, bring clear knowing & release to their culmination.

Mindfulness of In-&-Out Breathing
“Now how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit?

“There is the case where a monk, having gone to the wilderness, to the shade of a tree, or to an empty building, sits down folding his legs crosswise, holding his body erect, and setting mindfulness to the fore.[1] Always mindful, he breathes in; mindful he breathes out.

“[1] Breathing in long, he discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, he discerns, ‘I am breathing out long.’ [2] Or breathing in short, he discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, he discerns, ‘I am breathing out short.’ [3] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the entire body.'[2] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the entire body.’ [4] He trains himself, ‘I will breathe in calming bodily fabrication.'[3] He trains himself, ‘I will breathe out calming bodily fabrication.’

“[5] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to rapture.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to rapture.’ [6] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to pleasure.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to pleasure.’ [7] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to mental fabrication.'[4] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to mental fabrication.’ [8] He trains himself, ‘I will breathe in calming mental fabrication.’ He trains himself, ‘I will breathe out calming mental fabrication.’

“[9] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the mind.’ [10] He trains himself, ‘I will breathe in satisfying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out satisfying the mind.’ [11] He trains himself, ‘I will breathe in steadying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out steadying the mind.’ [12] He trains himself, ‘I will breathe in releasing the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out releasing the mind.'[5]

“[13] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on inconstancy.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on inconstancy.’ [14] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on dispassion [literally, fading].’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on dispassion.’ [15] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on cessation.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on cessation.’ [16] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on relinquishment.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on relinquishment.’

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit.

The Four Frames of Reference
“And how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination?

“[1] On whatever occasion a monk breathing in long discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, discerns, ‘I am breathing out long’; or breathing in short, discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, discerns, ‘I am breathing out short’; trains himself, ‘I will breathe in…&… out sensitive to the entire body’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming bodily fabrication’: On that occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — the in-&-out breath — is classed as a body among bodies, which is why the monk on that occasion remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[2] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to rapture’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to pleasure’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to mental fabrication’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming mental fabrication’: On that occasion the monk remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — careful attention to in-&-out breaths — is classed as a feeling among feelings,[6] which is why the monk on that occasion remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[3] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out satisfying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out steadying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out releasing the mind’: On that occasion the monk remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I don’t say that there is mindfulness of in-&-out breathing in one of lapsed mindfulness and no alertness, which is why the monk on that occasion remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[4] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on inconstancy’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on dispassion’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on cessation’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on relinquishment’: On that occasion the monk remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. He who sees with discernment the abandoning of greed & distress is one who watches carefully with equanimity, which is why the monk on that occasion remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination.

The Seven Factors for Awakening
“And how are the four frames of reference developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination?

“[1] On whatever occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world, on that occasion his mindfulness is steady & without lapse. When his mindfulness is steady & without lapse, then mindfulness as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[2] Remaining mindful in this way, he examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment. When he remains mindful in this way, examining, analyzing, & coming to a comprehension of that quality with discernment, then analysis of qualities as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[3] In one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, persistence is aroused unflaggingly. When persistence is aroused unflaggingly in one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, then persistence as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[4] In one whose persistence is aroused, a rapture not-of-the-flesh arises. When a rapture not-of-the-flesh arises in one whose persistence is aroused, then rapture as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[5] For one enraptured at heart, the body grows calm and the mind grows calm. When the body & mind of a monk enraptured at heart grow calm, then serenity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[6] For one who is at ease — his body calmed — the mind becomes concentrated. When the mind of one who is at ease — his body calmed — becomes concentrated, then concentration as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[7] He carefully watches the mind thus concentrated with equanimity. When he carefully watches the mind thus concentrated with equanimity, equanimity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

(Similarly with the other three frames of reference: feelings, mind, & mental qualities.)

“This is how the four frames of reference are developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination.

Clear Knowing & Release
“And how are the seven factors for awakening developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination? There is the case where a monk develops mindfulness as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment. He develops analysis of qualities as a factor for awakening… persistence as a factor for awakening… rapture as a factor for awakening… serenity as a factor for awakening… concentration as a factor for awakening… equanimity as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment.

“This is how the seven factors for awakening are developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination.”

That is what the Blessed One said. Gratified, the monks delighted in the Blessed One’s words.

Notes

1.
To the fore (parimukham): The Abhidhamma takes an etymological approach to this term, defining it as around (pari-) the mouth (mukham). In the Vinaya, however, it is used in a context (Cv.V.27.4) where it undoubtedly means the front of the chest. There is also the possibility that the term could be used idiomatically as “to the front,” which is how I have translated it here.
2.
The commentaries insist that “body” here means the breath, but this is unlikely in this context, for the next step — without further explanation — refers to the breath as “bodily fabrication.” If the Buddha were using two different terms to refer to the breath in such close proximity, he would have been careful to signal that he was redefining his terms (as he does below, when explaining that the first four steps in breath meditation correspond to the practice of focusing on the body in and of itself as a frame of reference). The step of breathing in and out sensitive to the entire body relates to the many similes in the suttas depicting jhana as a state of whole-body awareness (see MN 119).
3.
“In-&-out breaths are bodily; these are things tied up with the body. That’s why in-&-out breaths are bodily fabrications.” — MN 44.
4.
“Perceptions & feelings are mental; these are things tied up with the mind. That’s why perceptions & feelings are mental fabrications.” — MN 44.
5.
AN 9.34 shows how the mind, step by step, is temporarily released from burdensome mental states of greater and greater refinement as it advances through the stages of jhana.
6.
As this shows, a meditator focusing on feelings in themselves as a frame of reference should not abandon the breath as the basis for his/her concentration.
See also: SN 54.8.

Provenance: ©2006 Thanissaro Bhikkhu. Transcribed from a file provided by the translator. This Access to Insight edition is ©2006–2011.
Terms of use: You may copy, reformat, reprint, republish, and redistribute this work in any medium whatsoever, provided that: (1) you only make such copies, etc. available free of charge; (2) you clearly indicate that any derivatives of this work (including translations) are derived from this source document; and (3) you include the full text of this license in any copies or derivatives of this work. Otherwise, all rights reserved. For additional information about this license, see the FAQ.
How to cite this document (one suggested style): “Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing” (MN 118), translated from the Pali by Thanissaro Bhikkhu. Access to Insight, 25 September 2010,

http://www.accesstoinsight.org/tipitaka/mn/mn.118.than.html  . Retrieved on 25 August 2011.

Le emozioni e il sacco di patate


Le emozioni e il sacco di patate

Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. “Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco“.
Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.
“Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. “Poi ne parleremo“.
Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.
Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era diventato anche sgradevole.
Finalmente, la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo. “Nessuna riflessione sulla cosa?”
“Sì, maestro” rispose il discepolo. “Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po’, peggiora.”
“Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?”
“Dobbiamo sforzarci di perdonare“.
“Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?”
“Ci ho pensato molto, Maestro” disse il discepolo. “Mi è costato molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti“.
“Molto bene, possiamo togliere tutte le patate. Ci sono altre persone che ti hanno offeso o irritato nell’ultima settimana?”
Il discepolo rifletté per un momento e ammise che ce n’erano. Improvvisamente rimase sgomento, quando si rese conto che il sacco vuoto si sarebbe riempito di nuovo.
“Maestro” chiese, “se continuiamo così, non ci saranno sempre patate nel sacco, settimana dopo settimana?”
“Sì, finché ci saranno persone che diranno o faranno cose contro di te in qualche modo, tu avrai sempre patate“.
“Ma Maestro, noi non potremo mai controllare quello che gli altri fanno. Cosa c’è di buono nel Tao allora?”
“Questo non è ancora il Tao. Quello di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ quello che tante filosofie e religioni predicano – dobbiamo costantemente sforzarci di perdonare, perché questa è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché non c’è sforzo nel Tao“.
“Allora cosa è il Tao, Maestro?”
“Prova ad immaginarlo. Se le patate sono le emozioni negative, allora cosa è il sacco?”
“Il sacco è… quello che mi permette di trattenere la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa persistere sui sentimenti offesi… Ah, è il mio tronfio senso di auto-stima“.
“E cosa succede se te ne liberi?”
“Allora… le cose che la gente fa o dice contro di me non sembrano più un gran problema“.
“In tal caso, non avrai nessun nome da scrivere sulle patate. Questo significa niente più peso da portare e niente più puzza. Il Tao del perdono è la decisione cosciente non solo di togliere le patate… ma di abbandonare l’intero sacco“.

Storiella Zen


The emotions and the sack of potatoes

One day the sage gave the disciple an empty sack and a basket of potatoes. “Think of all the people who have done or said something against you lately, especially those who can not forgive. For each, write the name on a potato and put it in the bag. ”
The disciple thought for some people and quickly filled his sack of potatoes.
“Take your bag wherever you go for a week,” said the sage. “Then we’ll talk.”
Initially, the disciple thought of everything. Bring the bag was not particularly burdensome. But after a while ‘, became an increasingly heavy burden. He seemed to always take it harder, though its weight remained unchanged.
After a few days, the sack began to smell. The rotten potatoes emitted a pungent odor. It was not only exhausting port, was also become unpleasant.
Finally, the week ended. The sage asked the disciple. “No reflection on what?”
“Yes, master,” replied the disciple. “When we are unable to forgive others, we carry with us always negative emotions, like these potatoes. That negativity becomes a burden for us and after a while, ‘worse. ”
“Yes, this is exactly what happens when one cultivates resentment. So how can we alleviate this burden? ”
“We must strive to forgive.”
“Forgiving someone is tantamount to remove from a potato sack. How many people for whom I grudge you are able to forgive? ”
“I thought about it much, Master,” said the disciple. “I found it extremely difficult, but I decided to forgive all.”
“Very well, we can remove all the potatoes. There are other people who have offended or annoyed you last week? ”
The disciple thought for a moment and admitted that there were. Suddenly he was shocked when he realized that the bag vacuum would be filled again.
“Master” he asked, “if we continue like this, there will always be potatoes in the sack week after week?”
“Yes, as long as there will be people who will do or say things against you in some way, you will always have potatoes.”
“But Master, we can never control what others do. What’s good in the Tao, then? ”
“This is not the Tao. What we talked about so far is the conventional approach to forgiveness. That ‘s what many philosophies and religions preach – we must constantly strive to forgive, because this is an important virtue. This is not the Tao because there is no effort in the Tao. ”
“So what is the Tao, Master?”
“Try to imagine. If the potatoes are negative emotions, then what is the sack? ”
“… The sack is what allows me to keep the negativity. It ‘s something inside us that makes us continue on feelings hurt … Oh, it is my inflated sense of self-esteem. ”
“And what happens when you forbid?”
“So … the things people do or say against me do not seem much of a problem.”
“In that case, you will have no name to write on potatoes. This means no more weight to carry and no more smell. The Tao of forgiveness is the conscious decision not only to remove the potatoes … but to abandon the whole lot. ”

Zen story

El Saco de Papas

Habia una vez un sabio que le pidio a sus discipulos que

grabaran el nombre de las personas que ellos no podian

perdonar en papas, una papa por cada nombre. Luego, a

los discipulos se les dijo que pusieran las papas en un

saco y que lo cargaran con ellos durante todo el tiempo

por una semana.

Asi como pasaba el tiempo, parecian las papas estar

cada vez mas pesadas. Para hacer esto mas complicado

esa papas empezaron a descomponerse y a oler mal.

Fue una experiencia desconfortante para los discipulos.

Al final de la semana el Maestro pregunto,

“Asi que, que es lo que aprendieron?”

Los discipulos a la vez le dijeron al maestro que ellos

habian aprendido que viviendo con rencores solo les habia

traido cosas negativas a ellos. Les pregunto que es lo que

deberian hacer ellos para corregirlo. los jovenes le dijeron

que ellos deberian esforzarse lo mejor que pudieran para

perdonar a cuanta persona se le cruzara en el camino y

los hiciera de enojar.

El Maestro les pregunto,

“Que haran si alguno se les cruza en su camino de nuevo

despues de descargar las papas?”

Los discipulos de repente se sintieron aterrados de pensar

que tendrian que empezar de nuevo, con nuevas papas

semana tras semana.

“Que puede hacer Tao si todavia hay gente que se cruze en

nuestro camino? Nosotros no podemos controlar lo que la

gente nos haga!”

A este punto el Maestro replico,

“No hemos alcanzado el reino del Tao todavia. Hasta ahora

solo hemos discutido la manera conventional de abordar el

perdon, es decir tratar de perdonar. La lucha es dificil. En

el Tao no hay esfuerzo.”

Viendo a los discipulos completamente perdidos, el Maestro

ademas les sugirio,

“Si los sentimientos negativos son las papas, que es el saco?”

Los discipulos finalmente lo entendieron,

“Ahh el saco es algo que me permite mantenerme en la nega_

tividad. Es mi orgullo inflado de auto importancia!”

Y esta es la leccion que aprendemos de este cuento. Una vez

que hemos aprendido a dejar el saco, cualquier cosa que diga

la gente contra nosotros no tendra importancia. El Tao del

perdon es la decision consciente de eliminar el saco/Yo por

igual, no tan solo las papas/ sentimientos negativos.

Reconociendo que no hay un “Yo” para ser herido, podemos

eliminar la frustacion que nace por nuestra constante esfuerzo

de perdonar a otros. Esto es porque no tenemos razon para

enojarnos con ellos!.

Con el entrendimiento del Tao/Zen, la vida derepente es sin

esfuerzo,elegante, y natural. Elimine el saco y no habra mas

papas podridas.

Zen historia

Far crescere amore


Far crescere amore

Ricerca, Saggezza e Azioni – tutto ciò che è accaduto
nella nostra vita è una grande lezione e per vederla
non ci si deve lamentare in un atteggiamento vittimistico
ma cercare qualche scintilla di luce per vivere tutto
con gratitudine anche quelle cause di sofferenza o “il male “.
Nella vita è il passato che insegna a far crescere amore!

21.04.2011 Poetyca

To grown love

Search, Wisdom and Actions – all that happened
in us life is a great lession and to see it
is to not complain in a victimize way
but to find some spark to live all
in gratitude cause also sufference or ” bad”.
In life is past of this learning to grown love!

21.04.2011 Poetyca

Madre terra


Madre terra

Come noi siamo vita, dotati di consapevolezza, lo stesso è la Natura tutta in continua trasformazione. Non c’é solo materia ma quell’essenza che porta il senso stesso della vita e che ci rende parte del Tutto.Per gli Indù è Atman o scintilla divina di Brahnan, non dimentichiamo di rispettare e di accordare il nostro percorso con le leggi sottili dello Spirito.Per i buddhisti è importante la legge del Dharma che regola tutte le cose e alla quale andare in contrapposizione causa sofferenza.Saper seguire e non contrapporre la legge dell’armonia è abbracciare ogni essere con compassione senza sentirsene separati.Perchè dunque adottare un sistema antropomorfo ( con l’Uomo al centro )? Questo svilisce il valore degli altri esseri viventi e alimenta un atteggiamento di dominio e sfruttamento che stravolge la Natura e la impoverisce con conseguenze che avvelenano L’Uomo stesso.
Rispetto di sè, capacità di assumere un atteggiamento responsabile è offrire il meglio per proteggere ogni essere senziente con compassione e gentilezza amorevole.

31.01.2010 Poetyca

Mother Earth

As we are living, with awareness, the same is Nature all change constantly. There is not only matter but that essence that brings the very meaning of life and that makes us part of the Whole. For the Hindus is Atman or the divine spark of Brahnan not forget to respect and give our path with the laws of the thin Spirit. For Buddhists it is important to the law of Dharma, which regulates all things and which go into opposition causes suffering. Able to follow and not to impose the laws of harmony and embrace every being with compassion without feeling separated. Why then adopt a system anthropomorphic (with the man at the center)? This demeans the value of other living beings and feeds a attitude of domination and exploitation that distorts the nature and impoverishes with consequences that are poisoning the man himself.
Self-respect, ability to take a responsible attitude is offer the best to protect all sentient beings with compassion and loving-kindness.

21.01.2011 Poetyca

Il suono della Natura


Il suono della natura

La Natura ha un suono, è musica, armonia che ci nutre, che ci sospinge in una danza vibrante, in muto scambio di energie sottili. Guardare, accarezzare, assaporare la Manifestazione è essere quel che con stupore si scopre: parte viva dell’Universo, cuore che lava e che tiepido riscalda il tempo, lo infrange e come soffio restituisce vita e prende la tua parte di scintilla divina oltre ogni possibile descrizione, quanto le parole sono insufficienti.Siamo circondati da piccole cose:l’alba, un raggio di sole e il nostro poggiare lo sguardo dove nasce sorriso. Ma siamo anche presi dalla corsa del tempo, distratti, pieni di impegni e incapaci di soffermarci là dove l’attimo ci sta offrendo bellezza. Basta poco per far scivolare la nostra attenzione all’Adesso per scoprire quanto un solo attimo contenga.Il coraggio di manifestare la nostra unicità, di seguire il percorso che ci conduca al senso, alla vita, alla luce che è già.Un coraggio che era nel nostro percorso insieme a qualità ancora da scoprire, depositate nel nostro cuore.Abbiamo tutto con noi, come per quel seme era già presente l’dea del germoglio, in noi è presente l’idea dell’Amore ma possiamo realizzarla con la pratica nella vita e con il coraggio di affrontare tutte le paure.
Se non conoscessimo il buio e le difficoltà della vita, oggi non sapremmo il significato e la fugacità ( ma preziosa essenza) della gioia. Chi crede che la gioia o il dolore siano espressioni che immutabili, forse non ha compreso che tutto segue un ciclo e che nel mondo nulla è permanente. Provando ad osservare la Natura comprendiamo quanto tutto sia soggetto a trasformazione e come ” afferrare l’attimo” sia viverlo intensamente. Dipende da noi capire che ogni cosa che raggiunge un picco ha anche una caduta. L’esistenza è la nostra scuola di vita ed attraverso essa impariamo ad essere solidali con la altrui sofferenza e a provare amore incondizionato, come un seme gettato nel vento del quale non conosci se attecchirà e che frutti possa dare.
Sorridere dentro è il massimo della saggezza e della purezza interiore. Non un sorriso a fior di labbra che presto sfiorisce ma un fiore che sboccia nel silenzio e non disperde nulla ma accresce amore ed armonia.

10.11.2010 Poetyca

The sound of nature

Nature has a sound, it is music, harmony that feeds us, urging us on in a vibrant dance, silent in exchange of subtle energies. Look at, caress, enjoy the event is to be surprised what you find: a living part of the Universe, lava and warm heart that warms the time, breaks and returns as a breath of life and take your share of the divine spark beyond any possible description, because the words are insufficient.
We are surrounded by small things: the sunrise, a ray of sunshine and rest our eyes Where did smile. But we are also taken from the travel time, distracted, busy and unable to dwell where the moment is offering us beauty. Very little is needed to slide our attention all’Adesso to find out how to contain a single moment.
The courage to express our uniqueness, to follow the path that leads us to sense, life in the light that is già.Un courage that was in our path with quality yet to be discovered, lodged in our cuore.Abbiamo everything with us , such that seed was already the idea of a shoot, this is in us the idea of love but with practice we can achieve in life and the courage to face all the fears.

If we did not know the darkness and the difficulties of life, today we would not know the meaning and fleeting (but precious essence) of happiness. Those who believe that the joy and pain are expressions unchanging, perhaps did not understand that everything follows a cycle and that nothing is permanent in the world. Trying to observe nature we realize how everything is subject to change and how to “seize the moment” is to live it intensely. It’s up to us to understand that everything that reaches a peak has also dropped. The existence is our school life and through it we learn to be in solidarity with the suffering of others and to experience unconditional love, like a seed sown in the wind which we do not know if that will take root and fruit can provide.

Smiling is the best in the wisdom and inner purity. Not a smile to his lips but that soon fades a flower that blooms in silence and does not release anything but it increases love and harmony.

10.11.2010 Poetyca

La vibrazione in ogni cosa


purezza della vita

“Ogni cosa di cui avete cognizione ha una vibrazione relativa dentro di voi.
Colui il quale è pronto a vedere e giudicare il male nelle altre persone
reca il seme di quel male in sé stesso. La persona gradita al signore, la
cui nota di purezza vibra altamente, è sempre consapevole della scintilla
divina in tutto ciò che egli tocca, e la sua vibrazione magnetica dell’anima
richiama a maggiore intensità la forza vibratoria di coloro che si trovano
dentro il suo raggio di vibrazioni.”

Paramahsa Yogananda

“Every thing you cognition has a relative vibration within you.
One who is ready to see and judge evil in other people
bears the seed of the evil in himself. The person acceptable to the Lord, the
note that vibrates high purity, is always aware of the spark
divine in everything he touches, and its magnetic vibration of the soul
draws to greater intensity the vibratory force of those who are
within its range of vibration. “

Paramahsa Yogananda

Il suono della natura


 

Il suono della natura

La Natura ha un suono, è musica, armonia che ci nutre, che ci sospinge in una danza vibrante, in muto scambio di energie sottili. Guardare, accarezzare, assaporare la Manifestazione è essere quel che con stupore si scopre: parte viva dell’Universo, cuore che lava e che tiepido riscalda il tempo, lo infrange e come soffio restituisce vita e prende la tua parte di scintilla divina oltre ogni possibile descrizione, quanto le parole sono insufficienti.
Siamo circondati da piccole cose:l’alba, un raggio di sole e il nostro poggiare lo sguardo dove nasce sorriso. Ma siamo anche presi dalla corsa del tempo, distratti, pieni di impegni e incapaci di soffermarci là dove l’attimo ci sta offrendo bellezza. Basta poco per far scivolare la nostra attenzione all’Adesso per scoprire quanto un solo attimo contenga.
Il coraggio di manifestare la nostra unicità, di seguire il percorso che ci conduca al senso, alla vita, alla luce che è già.Un coraggio che era nel nostro percorso insieme a qualità ancora da scoprire, depositate nel nostro cuore.Abbiamo tutto con noi, come per quel seme era già presente l’dea del germoglio, in noi è presente l’idea dell’Amore ma possiamo realizzarla con la pratica nella vita e con il coraggio di affrontare tutte le paure.

Se non conoscessimo il buio e le difficoltà della vita, oggi non sapremmo il significato e la fugacità ( ma preziosa essenza) della gioia. Chi crede che la gioia o il dolore siano espressioni che immutabili, forse non ha compreso che tutto segue un ciclo e che nel mondo nulla è permanente. Provando ad osservare la Natura comprendiamo quanto tutto sia soggetto a trasformazione e come ” afferrare l’attimo” sia viverlo intensamente. Dipende da noi capire che ogni cosa che raggiunge un picco ha anche una caduta. L’esistenza è la nostra scuola di vita ed attraverso essa impariamo ad essere solidali con la altrui sofferenza e a provare amore incondizionato, come un seme gettato nel vento del quale non conosci se attecchirà e che frutti possa dare.

Sorridere dentro è il massimo della saggezza e della purezza interiore. Non un sorriso a fior di labbra che presto sfiorisce ma un fiore che sboccia nel silenzio e non disperde nulla ma accresce amore ed armonia.

10.11.2010 Poetyca

The sound of nature

Nature has a sound, it is music, harmony that feeds us, urging us on in a vibrant dance, silent in exchange of subtle energies. Look at, caress, enjoy the event is to be surprised what you find: a living part of the Universe, lava and warm heart that warms the time, breaks and returns as a breath of life and take your share of the divine spark beyond any possible description, because the words are insufficient.
We are surrounded by small things: the sunrise, a ray of sunshine and rest our eyes Where did smile. But we are also taken from the travel time, distracted, busy and unable to dwell where the moment is offering us beauty. Very little is needed to slide our attention all’Adesso to find out how to contain a single moment.
The courage to express our uniqueness, to follow the path that leads us to sense, life in the light that is già.Un courage that was in our path with quality yet to be discovered, lodged in our cuore.Abbiamo everything with us , such that seed was already the idea of a shoot, this is in us the idea of love but with practice we can achieve in life and the courage to face all the fears.

If we did not know the darkness and the difficulties of life, today we would not know the meaning and fleeting (but precious essence) of happiness. Those who believe that the joy and pain are expressions unchanging, perhaps did not understand that everything follows a cycle and that nothing is permanent in the world. Trying to observe nature we realize how everything is subject to change and how to “seize the moment” is to live it intensely. It’s up to us to understand that everything that reaches a peak has also dropped. The existence is our school life and through it we learn to be in solidarity with the suffering of others and to experience unconditional love, like a seed sown in the wind which we do not know if that will take root and fruit can provide.

Smiling is the best in the wisdom and inner purity. Not a smile to his lips but that soon fades a flower that blooms in silence and does not release anything but it increases love and harmony.

10.11.2010 Poetyca

Oriente


Oriente

In Oriente si rispetta ogni essere visto come manifestazione divina, contenitore di divinità e il solo gesto semplicissimo del saluto ( la mudra) del Namaste è indicativo dell’inchinarsi e riconoscere nell’altro la divinità. Immagina dunque se essa sgorgasse da persona elevata, che genere di devozione si possa applicare.

Noi siamo abituati diversamente, considerandoci creature e spesso miserevoli e non meritevoli di attenzione divine. Questo in eredità della tradizione ebraica, dal quale deriva il Vangelo.

Possiamo in fondo avvicinarci alla lettura e cultura orientale ma in noi, nel nostro tessuto sociale, resta il rispetto di sè e il non fare delle persone un motivo di venerazione, questo perchè cogliamo il divino in forma esterna e non ” dentro” le persone.

Non ci poniamo problemi su Atman e Brahman, su quella scintilla che rappresenta l’essere abitati dal divino stesso, come sua manifestazione in svariate forme.

Nell’Antico Testamento si raffigura la Creazione come l’emissione della ” Ruah”, il soffio divino, l’emissione dello Spirito nella materia, ma si vede la presenza di un Padre e noi le creture impefette che devono ancora maturare, per capire la differenza tra Bene e Male.

Si cade in quella che è la dualità, questo mondo la rappresenta.

In Oriente ( inteso come cultura orientale) la dualità è solo illusione ( Maya) della quale liberarsi, alla quale strappare il velo per riconoscere come il divino sia in ogni forma, anche in coloro che ci appaiano distanti e nemici.
Ogni essere viene considerato come parte di noi stessi, questo perchè tutti è lo stessi divino.

Da questo nasce il considerare : Tutto in Uno – Uno in Tutto.

A distaccarsi da questi atteggiamenti di venerazione di Guru e Dei è la scuola del Buddha, dove lui stesso ha spiegato che tutti sono contenitori di un seme di buddhità e che si è uniti nel Dharmakaya ( una sorta di filo che unisce le perle di una collana) che permette l’interconnessione, ma non trova in questo alcuna presenza divina ma la contemplazione della ” realtà come essa è” e dunque l’armonia con la legge immutabile del Dharma.

Lo spezzare l’armonia procura la sofferenza.
Il Buddha non si pone alcuna domanda circa la presenza divina, concentra la sua attenzione sulla liberazione dalla sofferenza, la ricerca delle sue cause e la soluzione sarebbe nel rispetto di quella legge naturale che è il Dharma.

Lui stesso non amava essere visto come una sorta di estensione o rappresentazione divina.

Come immagini allora è importante entrare nella mentalità di chi si esprime negli scritti, coglierne l’essenza e considerare quanto comunque sia poco importante dal punto di vista formale.

Ogni via contiene un seme d’insegnamento.

24.09.2008 Poetyca

East

In the East, we respect each be seen as a manifestation of God, gods, and the container only simple gesture of greeting (the mudra) of namaste is indicative dell’inchinarsi and recognize the divinity in the other. Imagine then if it flowed from high person, what kind of devotion can be applied.

We are used differently, and often perceived as mere miserable and not worthy of divine attention.
This is a legacy of the Jewish tradition, which derives from the Gospel.

We can get closer to the bottom in reading and Eastern culture but in ourselves, in our social fabric, there is the self-respect and not make people a reason to worship, this is because we take the divine in external form and not “inside” people.

No problems on ourselves Atman and Brahman, on the spark that is being inhabited by the divine itself, as its manifestation in different forms.

The Old Testament depicts the Creation as the issue of “Ruah”, the divine breath, the release of the Spirit in matter, but you can see the presence of a Father and we creture impefette that have yet to mature, to understand the difference between Good and Evil.

You fall into what is the duality, this world is.

In the East (as a culture of Eastern Europe) the duality is only an illusion (Maya) which escape, which tear the veil to recognize how the divine is, in any form, even those who appear distant enemies.
Each will be considered as part of ourselves, because all this is the same God.

From this comes the consideration of: All in One – All in One.

A move away from this attitude of worship of Gods and Gurus is a school of Buddha, where he explained that all containers are the seed of Buddhahood and that we are united in the Dharmakaya (a sort of common thread between the beads of a necklace ) that allows the interconnection, but can not find this in any but the contemplation of divine presence “reality as it is,” and therefore in harmony with the immutable law of Dharma.

The breaking of the harmony brings suffering.
The Buddha does not arise any question about the divine presence, focuses on the liberation from suffering,
the search for its causes and the solution would have respected the natural law that is the Dharma.

He himself did not like being seen as a kind of extension or representation of God.

How do you picture then it is important to get into the mindset of those who express themselves in writing, grasping the essence and is still considered as unimportant by the formal point of view.

Each path contains a seed of education.

24.09.2008 Poetyca

Una perla la giorno – Samyutta


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Coloro che attraversano questo mare brulicante, duro con le onde possenti.

Loro la vita santa della Sapienza hanno vissuto,l’ estremità del mondo hanno raggiunto, andando oltre.

 Samyutta

Those who cross this teeming sea, hard with mighty waves.

 Wisdom’s theirs the holy life lived, world’s end reached, gone beyond.

 Samyutta

Osservare


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Osservare

Osserva profondamente, e a quel punto
 sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti.
E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente
 di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto,
allora sarai nei pasticci.
Ecco cos’è l’inferno:
tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene,
 ma i padroni sono gli ospiti…ricevili, prenditene cura,
 ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni.

 Osho

Observe

Look deeply, and then
  you’re really the owner and thoughts will be the guests.
And as long as they stay are beautiful, but if you forget completely
  to be the master of the house, and they take your place,
then you will be in trouble.
That’s what hell is:
you are the master of the house, the house belongs to you,
  but the owners are the guests … receive them, take care of it,
  but do not identify with them, otherwise they will become the masters.

  Osho

Devo


I Devo sono un gruppo musicale statunitense formatosi ad Akron (Ohio) nel 1972.

Il loro stile musicale è stato classificato come punk, art rock o post-punk, ma sono per lo più ricordati come una delle band-simbolo della New wave. Sono oggi considerati dalla critica un gruppo fondamentale per l’evoluzione del rock contemporaneo.

Il gruppo viene fondato da Gerald Casale, Bob Lewis e Mark Mothersbaugh, nel 1972.

Il nome “Devo” viene dal termine “de-evolution” (de-evoluzione), teoria secondo cui l’umanità, invece che continuare ad evolversi, avrebbe cominciato a regredire, come dimostrerebbero le disfunzioni e la mentalità gretta della società americana. Tale teoria era frutto di uno scherzo di Casale e Lewis, nato nella fine degli anni sessanta, quando i due frequentavano la Kent State University.

La prima formazione prevedeva sei componenti: i fratelli Gerald e Bob Casale (basso e voce il primo, chitarra, tastiere e cori il secondo), Bob Lewis (chitarra), Mark Mothersbaugh (voce, sintetizzatori e chitarra), Rod Reisman (batteria) e Fred Weber (voce). La loro prima performance avviene nel 1973 al Performing Arts Festival della Kent State University.[6] Dopo questa prima esibizione, il gruppo abbandona Reisman e Weber, e ingaggia Jim Mothersbaugh alla batteria elettronica e Bob Mothersbaugh alla chitarra, entrambi fratelli di Mark. Negli anni a venire, il gruppo passerà attraverso cambi di formazione, che vedono, tra gli altri, l’abbandono di Jim Mothersbaugh, ed esibizioni dal vivo conflittuali.

Nel 1976 viene reclutato il batterista Alan Myers alla batteria, che sancisce una formazione solida che durerà dieci anni circa.

Lo stile del gruppo, ironico, pungente, irriverente e critico nei confronti della società moderna, inserito in un contesto estetico che rimanda a una sorta di fantascienza al limite del kitsch, gli fa guadagnare la simpatia di artisti noti come Neil Young e David Bowie, nonché apparizioni in film dei quali Mark Mothersbaugh curerà la colonna sonora. Il gruppo sarà anche pioniere nell’uso del videoclip, il più noto dei quali, Whip It, godrà di una massiccia presenza nei primi mesi di vita di MTV.

Nel 1977, grazie anche a Bowie e Iggy Pop, ottengono un contratto con la Warner Bros. Il loro primo album, Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! viene prodotto nientemeno che da Brian Eno. L’anno successivo sono ospiti del Saturday Night Live, dove si esibiranno in una cover di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones.

Nel 1984, lo scarso successo commerciale del sesto album Shout e l’abbandono del batterista Myers, costringono il gruppo a rinunciare al tour di promozione, con conseguente pausa delle attività. Nel frattempo, Mark Mothersbaugh si diletta nella produzione di musica per la televisione, nonché di un progetto solista, Musik for Insomniaks.

Nel 1987 il gruppo si riforma con un nuovo batterista, David Kendrick, precedentemente con gli Sparks. L’anno successivo esce Total Devo, che contiene brani che compariranno in alcuni B movie come Slaughterhouse Rock e The Tapeheads, con John Cusack e Tim Robbins.

Nel 1990 esce Smooth Noodle Maps, che non raccoglie grandi consensi di pubblico e critica, e l’anno successivo il gruppo si scioglie nuovamente. Successivamente, Mark Mothersbaugh fonda uno studio di registrazione per produzioni musicali commerciali, il Mutato Muzika, insieme col fratello Bob e Bob Casale. Lo studio lavora principalmente per produzioni televisive come sigle, programmi, cartoni animati, videogame e film, tra cui alcuni di Wes Anderson. Nel frattempo, Gerald Casale intraprende una carriera come regista di spot pubblicitari e video musicali, per gruppi come Rush, Silverchair e Foo Fighters.

Nel 1995 il gruppo appare nella colonna sonora del film Tank Girl, e l’anno successivo si esibisce al Sundance Film Festival e al Lollapalooza proponendo alcuni classici del periodo tra il 1978 e il 1982.

Pur non pubblicando album fino al 2010, il gruppo produce una serie di singoli per compilation, produzioni televisive, spot pubblicitari per aziende come Dell e la multinazionale Target.

Nel 2006 collaborano con la Disney per un progetto chiamato Devo 2.0, un gruppo composto da bambini che suonano classici dei Devo.

Nel 2008 l’azienda McDonald’s propone un personaggio in omaggio che indossa l’Energy dome, il tipico copricapo dei Devo in plastica rossa a forma di ziqqurat circolare. Il gruppo intenterà una causa alla multinazionale, che successivamente alcuni blog riporteranno come “amichevolmente risolta”.

Nel 2010 esce il loro ultimo album Something for Everybody, a vent’anni dal precedente.

Nel 2013 il loro ex batterista Alan Myers muore a causa di un tumore cerebrale.

Il 17 febbraio 2014 muore improvvisamente Bob Casale, membro fondatore del gruppo, per arresto cardiaco.

https://it.wikipedia.org/wiki/Devo
Devo (/ˈdiːvoʊ/, originally /diːˈvoʊ/) is an American rock band formed in 1972, consisting of members from Kent and Akron, Ohio. The classic line-up of the band included two sets of brothers, the Mothersbaughs (Mark and Bob) and the Casales (Gerald and Bob), along with Alan Myers. The band had a No. 14 Billboard chart hit in 1980 with the single “Whip It”, and has maintained a cult following throughout its existence.

Devo’s style, over time, has shifted between punk, art rock, post-punk and new wave. Their music and stage show mingle kitsch science fiction themes, deadpan surrealist humor, and mordantly satirical social commentary. Their often discordant pop songs feature unusual synthetic instrumentation and time signatures that have proven influential on subsequent popular music, particularly new wave, industrial and alternative rock artists. Devo was also a pioneer of the music video, creating many memorable clips for the LaserDisc format, with “Whip It” getting heavy airplay in the early days of MTV.

https://en.wikipedia.org/wiki/Devo

Amore e Libertà



Amore e libertà

…la dimensione dell’avere è sempre la dimensione della scontettezza.

…l’Amore deve essere appreso è la più grande arte che esista.
…l’Amore è molto più difficile: è danzare con qualcun’altro. E’
necessario l’altro per conoscere cosa sia la danza. Adattarsi a qualcuno
è una grande arte; creare un’armonia tra due persone…due persone
significano due mondi diversi. Quando due mondi si avvicinano è naturale
che si scontrano, è difficile creare armonia. L’amore è armonia. E la
felicità, l’armonia e il benessere fioriscono solo dall’amore. Imparate
ad amare. Non abbiate fretta per il matrimonio, imparate prima ad amare,
diventate grandi amanti.

…il romanticismo va bene se sei un poeta, e i poeti, si sa, non sono
buoni amanti nè buoni mariti. Difatti la maggior parte dei poeti sono
scapoli….

…l’Amore non è una passione. L’Amore non è una emozione. L’amore è una
comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa.
Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la
tua presenza. L’amore dà la libertà di essere se stessi, non è
possessività

…molte angosce, molte ansie, riuscirai ad attraversarle tutte, e il tuo
amore continuerà a fiorire sempre di più, perchè tutte quelle situazioni
saranno delle sfide. Superandole il tuo Amore si rafforzerà sempre di
più.

…l’Amore conosce l’inizio ma non la fine. E’ eternità.

…quando sei in relazione con una persona, non esserlo solo
sessualmente, altrimenti il suo essere diverrà assurdo. Inoltre tratta la
sessualità come una preghiera. E’ un passaggio verso il divino. Non farne
un atto sacrilegio.

….il Sesso dovrebbe essere fatto in un tempio. Associarlo ad un sedile
posteriore è orribile.

…si dovrebbe far l’amore solo quando ci si sente immensamenti belli,
felici, celebrativi. Si dovrebbe danzare prima di fare l’Amore, si
dovrebbe cantare e pregare, leggere alcuni brani di Budda, della Bibbia
o del Corano. L’Amore dovrebbe essere varcato come la soglia di un tempio
di Dio, solo così vi darà vera soddisfazione.

L’Amore non è un bisogno ma un traboccare…
L’amore è un lusso. E’ abbondanza. Significa possedere così tanta vita
che non sai più cosa farne, quindi la condividi.
Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno
ascolti o no è irrilevante. Anche se nessuno ascolta, devi comunque
cantare, devi danzare la tua danza.

Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro,
perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso
gabbiano.

Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà,
significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore.

Osho Rajneesh

Love and freedom

… The dimension of ownership is always the size of scontettezza.

… Love must be learned is the greatest art in existence.
… Love is much more difficult is to dance with someone else. E ‘
others need to know what the dance. Adapting to somebody
is a great art to create harmony between two people … two people
mean two different worlds. When two worlds approach is natural
that collide, it is difficult to create harmony. Love is harmony. And
happiness, harmony and prosperity bloom only by love. Learn
to love. Do not rush for marriage, learn to love first,
become great lovers.

… The romance is fine if you’re a poet, and poets, you know, are not
good lover good husbands. In fact, most poets are
bachelors ….

… Love is not a passion. Love is not an emotion. Love is a
deep understanding of the fact that somehow you complete each other.
Someone makes a perfect circle, reinforces the presence of the
your presence. Love gives you the freedom to be themselves, not
possessiveness

… Many anxieties, many anxieties, all succeeded in crossing, and your
love will continue to flourish even more, because all those situations
will be challenges. Exceed your love will grow stronger ever
more.

… Love knows the beginning but not the end. And ‘eternity.

… When you are in relationship with a person, not only be
sexually, or his being becomes absurd. Also deals with the
sexuality as a prayer. It ‘a step towards the divine. Do not make
an act of sacrilege.

…. Sex should be done in a temple. Attach to a seat
back is horrible.

… You should make love only when we feel immensely beautiful
happy, celebratory. You should dance before making love, you
should sing and pray, read some brands of Buddha, the Bible
or the Qu’ran. Love should be crossing the threshold of a temple
God only gives you real satisfaction as well.

Love is not a need but an overflow …
Love is a luxury. And ‘abundance. Means have so much life
do not know what to do with it, then share it.
It means having the heart endless melodies to sing someone
plays or not is irrelevant. Even if nobody listens, you must
sing, you dance your dance.

Whatever destroys freedom is not love. Must be another
because love and freedom go hand in hand, are two wings of the same
gull.

Every time I see your love in conflict with your freedom,
means you are doing something else in the name of love.

Osho Rajneesh

Sade


[youtube https://youtu.be/iHNwLH7Qemo]

Sade ([ʃɑːˈdeɪ] in inglese, /ʃaˈde/ sciadé in italiano) sono un gruppo jazz-pop britannico molto popolare, che prende il nome dalla propria leader Sade Adu. La loro musica fonde elementi di R&B, soul music, jazz e soft rock.

L’album di debutto, Diamond Life, fu pubblicato nel 1984 e raggiunse la posizione n. 2 nella UK Albums Chart, con oltre 1,2 milioni di copie vendute nel solo Regno Unito. L’album si aggiudicò anche il BRIT Award per il miglior album britannico del 1985. L’album fu un successo internazionale, raggiungendo la prima posizione in diversi Paesi e la top ten negli Stati Uniti, dove vendette oltre 4 milioni di copie. A fine 1985 i Sade pubblicarono il loro secondo album, Promise, che arrivò al numero 1 sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti.] L’album fu certificato nel Regno Unito con il doppio disco di platino dalla BPI e negli USA con il quadruplo disco di platino dalla RIAA. Nel 1986 la band vinse il Grammy Award al miglior artista esordiente.[4] Nel 2002 Sade ha vinto un Grammy con l’album Lovers Rock nella categoria “Best Pop Vocal Album; for solo artists, duos or groups” . Il sesto album registrato in studio, Soldier of Love, fu pubblicato l’8 febbraio 2010 a raggiunse il n. 4 in Inghilterra ed il n. 1 negli Stati Uniti Nel 2011 la band ha vinto il quarto Grammy Award per la “miglior performance R&B”

Secondo la RIAA Sade ha venduto 23,5 milioni di copie negli USA ed oltre 50 milioni di copie in tutto il mondo. L’emittente televisiva VH1 li ha messi al 50º posto nell’elenco dei cento migliori artisti di tutti i tempi

https://it.wikipedia.org/wiki/Sade_(gruppo_musicale)

Sade (/ʃɑːˈd/ shah-day) are an English soul and R&B band formed in London in 1982. However, three of their members were originally from Kingston upon Hull in the East Riding of Yorkshire. Sade is the lead singer of the eponymous band. Their music also features elements of jazz and soft rock.

Sade’s debut album, Diamond Life, was released in 1984, reaching No. 2 in the UK Album Chart, selling over 1.2 million copies in the UK, and won the Brit Awardfor Best British Album in 1985.[1] The album was also a hit internationally, reaching No. 1 in several countries and the top ten in the US where it has sold in excess of 4 million copies. In late 1985, Sade released their second album, Promise, which peaked at No. 1 in both the UK and the US.[2][3] It was certified double platinumin the UK, and quadruple platinum in the US. In 1986 the band won a Grammy Award for Best New Artist.[4] Their 2000 album, Lovers Rock, won the Grammy Award for Best Pop Vocal Album. Sade’s sixth studio album, Soldier of Love, was released on 8 February 2010, and peaked at No. 4 in the UK, and No. 1 in the US. In 2011, the band won their fourth Grammy Award for Best R&B Performance by a Duo or Group with Vocals

Sade’s US certified sales so far stand at 23.5 million units according to Recording Industry Association of America (RIAA) and have sold more than 50 million units worldwide to date. The band were ranked at No. 50 on VH1’s list of the “100 greatest artists of all time.”

https://en.wikipedia.org/wiki/Sade_(band)

Una perla al giorno – Shvetashvatara Upanishad


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Come l’olio nel seme di sesamo, come il burro nel latte,
come l’acqua nelle fonti, come il fuoco nel legno,
così dimora il Signore dell’Amore, il Sé, nel profondo della coscienza.
Conoscilo mediante il vero e la meditazione.

Shvetashvatara Upanishad, I, 15, I, 15

Like oil in sesame seed, like butter in milk,
like water in the sources, as the fire in the wood,
so dwells the Lord of Love, the Self, in the depths of consciousness.
Know him by the real and meditation.

Shvetashvatara Upanishad, I, 15, I, 15

I sogni


I sogni

Tratto da: ” Semi di Saggezza “

di Osho

Un testo raro che raccoglie le prime impressioni di Osho dopo la sua
illuminazione. L’ignoto che gli ha appena spalancato le porte viene qui
tradotto in comprensioni sottili, inserite nella vita e negli interrogativi
di ogni giorno.

“L’invisibile e l’ignoto hanno spalancato le loro porte serrate e ora vedo
un mondo che gli occhi non possono percepire, sento una musica che le
orecchie non possono udire. E ciò che ho trovato e conosciuto è in attesa di
fluire, simile a un corso d’acqua che ruscella a valle, dopo esser scaturito
sulla vetta di una montagna, e poi corre veloce ha fretta di raggiungere
l’oceano.

Ricorda che le nuvole cariche d’acqua devono sciogliersi in pioggia. E i
fiori, allorché fioriscono e traboccano di profumo, devono liberare la loro
fragranza, donandola ai venti. E una lampada accesa, inevitabilmente,
diffonde la sua luce intorno.

Qualcosa di simile è accaduto in me e i venti stanno trasportando i semi di
una rivoluzione interiore. Non so in quali campi arriveranno e chi si aprirà
a loro. Di una cosa sono certo: da semi come questi ho ottenuto i fiori
della vita, dell’immortalità, del divino. E in qualunque campo cadranno, il
terreno stesso si muterà nei fiori dell’immortalità. Voglio donare tutto ciò
che ho, qualsiasi cosa io sia, in quanto semi di saggezza, della
consapevolezza cosmica. L’amore dona in abbondanza ciò che si consegue
tramite la conoscenza. Tramite il sapere, si conosce Dio; in amore si
diventa Dio. La conoscenza è la disciplina spirituale, l’amore è la piena
realizzazione dell’essere.”


– Chi mai vede i propri sogni appagati? –

Un giorno sostavo sulla sponda di un fiume. Ho visto una barchetta di carta
affondare.

Il giorno prima, dei bambini avevano costruito dei castelli con la sabbia
bagnata. Anche quelli, alla fine, sono crollati.

Ogni giorno affondano navi e crollano castelli.

Una donna si era avvicinata al fiume. I suoi sogni più cari non erano stati
appagati, aveva perso ogni interesse per la vita. Pensava di suicidarsi.
Tutto le sembrava assolutamente futile. Aveva gli occhi profondamente
incassati nelle orbite.

Le ho detto: “Chi mai vede i propri sogni appagati? Tutti i sogni alla fine
evocano l’infelicità; poiché, anche se una barchetta di carta prende il
largo, quanto potrà andare lontana? Lo sbaglio non sta nei sogni, poiché
ogni sogno è ovviamente irrealizzabile, nella sua pienezza. L’errore è
nostro: colui che sogna è addormentato; colui che dorme non può avere alcuna
esperienza reale. Al risveglio, vediamo di non aver affatto realizzato ciò
che credevamo fosse ormai nostro.

Anziché mettere a fuoco i sogni, guarda in faccia la verità. Guarda ciò che
esiste realmente. Solo questo ti può dare liberazione, solo questa barca è
reale. E solo questa barca ti condurrà alla suprema realizzazione della tua
esistenza.

Il sogno è morte, la verità è vita. Il sogno è sonno, la verità è essere
svegli. Svegliati e realizza il tuo essere. Finché la mente indugia nel
sogno, ciò che in te è testimone dei sogni, non può essere visto. Solo
questo testimone è verità. Solo il testimone è reale. Non appena lo
comprendiamo, possiamo ridere e lasciar perdere le navi che affondano e i
castelli che crollano.”

Osho


Dreams

from Osho

Taken from: “Seeds of Wisdom”

A text that collects rare first impressions of Osho after his
lighting. The unknown that has just opened the doors here is
translated into subtle insights, inserted in the life and
questions  every day.

“The invisible and the unknown have opened their gates closed and now
I a world that eyes can not perceive, hear music that
ear can not hear. And what I found is known and waiting
of  flowing like a stream that stream to downstream, having
resulted on top of a mountain, and then runs fast in a hurry to reach
the ocean.

Remember that clouds of water must dissolve in rain. And
flowers bloom and where are full of perfume, must leave the
their fragrance, giving it to the winds. And a lighted lamp, inevitably,
spreads its light around.

Something similar happened to me and the winds are carrying the seeds
of an inner revolution. I do not know in what areas and who will reach
open them. One thing is certain: I got these seeds as the flowers
of life, immortality, the divine. And in any field fall,
the land itself will change in the flowers of immortality. I want to give everything
that I have, everything I am, as seeds of wisdom,
cosmic consciousness. Love gives plenty of what follows
through knowledge. Through knowledge, we know God in love
Knowing God has become a spiritual discipline and the love is full
realization of being. “


– Who never see their dreams fulfilled? –

One day stop on the banks of a river. I saw a boat of
paper sink.

The previous day, the children had built castles in the sand
wet. Even those eventually collapsed.

Every day, sink ships and crumbling castles.

A woman had approached a river. His dreams were not more expensive
were gratified, had lost all interest in life. Thought of suicide.
Everything seemed absolutely futile. His eyes were deeply
recessed into the orbits.

I said: “Whoever sees his dreams fulfilled? All the dreams
end evoke unhappiness, because even if a paper boat takes
off, what can go away? The mistake lies not in dreams, for
each dream is of course impossible, in its fullness. The error is
ours: the dreamer is asleep, he who sleeps can not have
no actual experience. Upon awakening, we have not quite made
that now we thought was ours.

Instead of focusing on the dreams, look at the truth. Watch this
that actually exists. Only this can give you free, but this boat
is real. And only this boat will take you to the ultimate realization of
your existence.

The dream is dead, the truth is life. The dream sleep, the truth is to be
awake. Wake up and realize your being. Until lingers in the mind
dream, what is witnessed in you dream, can not be seen. Only
This witness is true. Only the baton is real. As soon as the
understand, we can laugh and let go and sink ships
castles crumble. “

Osho

Shri Aadi Shankaracharya – Chudamani Viveka


Shri Aadi Shankaracharya

File:Raja Ravi Varma - Sankaracharya.jpg

Aham Brahman asmi

Soham Brahman

Prajnanam Brahman

Tat tvam asi.

 Io sono Brahman,

Questo Atman è Brahman, 

Brahman è coscienza, 

Tu sei Quello

I am Brahman,

This Atman is Brahman,

Brahman is consciousness,

You are That

Shri Aadi Shankaracharya

Jagadguru Sri Adi Shankaracharya fu il più grande esponente della dottrina dell’Advaita Vedanta e un salvatore del vedic Dharma. Saluti a Sankara, che è una stella che brilla sempre nel cielo della filosofia indiana.

L’esistenza di vedic Dharma in India oggi è dovuto a Sankara. Le forze che si oppongono alla religione vedica erano più numerose e potenti al tempo di Sankara di quanto non siano oggi. Eppure, con una sola mano, in un tempo molto breve, Sankara ha sopraffatto tutti e restaurato il vedic Dharma e il Vedanta alla sua purezza incontaminata nella conoscenza dell pura terra e della spiritualità.

Sankaracharya occupa una posizione molto importante nella storia della filosofia indiana. Si può affermare, senza tema di smentita, che il Bharata Varsha avrebbe cessato di essere il Bharata Varsha diversi secoli fa e non avrebbe mai potuto sopravvivere alla spada omicida, il fuoco devastante e l’intolleranza religiosa degli invasori successivi, se non avesse vissuto Sankara con la vita che ha vissuto e insegnato la lezione che insegnava. E quelle lezioni sono ancora pulsanti in ogni cellula e in ogni protoplasma dell’aspirante e vero indù.

(Brani tratti da http://dlshq.org/saints/sankara.htm)

Che cosa è Vedanta?

La dottrina del Vedanta, come esposto da Sankara può essere riassunta in mezzo versetto: “Brahma Satyam Jagan mithya Jivo Brahmaiva Na Aparah” – Brahman (l’Assoluto) è l’unico reale, questo mondo è irreale, e il Jiva o anima individuale è non-differente dal Brahman. Questa è la quintessenza della sua filosofia.

Secondo Sri Sankara, qualunque essenza, è Brahman. Brahman stesso è assolutamente omogenea. Tutte le differenze e pluralità sono illusorie.

Principi della Vedanta

Brahman (l’Assoluto) è l’unico reale, questo mondo è irreale, e il Jiva o anima individuale non è diverso da Brahman.

L’Atman è evidente (Svatah-siddha). Non è dimostrato da prove estranee. Non è possibile negare l’Atman, perché è l’essenza stessa di colui che lo nega.

Brahman non è un oggetto, come è Adrisya, al di là della portata dei sensi, la mente o intelletto. Non è un altro. E ‘tutto pieno, infinito, immutabile, auto-esistente, auto-piacere, la conoscenza di sé e di auto-beatitudine. E ‘Svarupa, essenza. E ‘l’essenza del soggetto conoscente. E ‘il Veggente (Drasta), Trascendente (Turiya) e Silente Testimone (Sakshi). E ‘sempre il Soggetto Testimone. Non può mai diventare un oggetto come è oltre la portata dei sensi. Brahman è non-duale, uno senza un secondo. Non ha altra accanto.

Sat-Chit-Ananda costituiscono l’essenza stessa o Svarupa di Brahman, e non solo i suoi attributi.

Il mondo non è un’illusione secondo Sankara. Il mondo è relativamente reale (Vyavaharika Satta), mentre Brahman è assolutamente reale (Paramarthika Satta). L’immutabile Brahman appare come il mondo che cambia a causa di una sovrapposizione di non-Sé (oggetti) in Sè (soggetto – Brahman). Questo si chiama Avidya.

Il Jiva o l’anima individuale è solo relativamente vera.

. Sua individualità dura solo finché è soggetto a upadhi irreale o condizioni limitanti a causa di Avidya. Il Jiva si identifica con il corpo, la mente e i sensi, quando è illuso da Avidya o ignoranza. Proprio come la bolla diventa un tutt’uno con l’oceano, quando scoppia, così anche il Jiva o l’io empirico diventa uno con Brahman quando ottiene la conoscenza del Brahman. Quando la conoscenza albeggia in esso attraverso l’annientamento di Avidya, è liberato dalla sua individualità e la finitezza e realizza la sua natura essenziale Satchidananda. Si fonde nell’oceano della beatitudine. Il fiume della vita si unisce l’oceano dell’esistenza. Questa è la Verità.

Poiché il samsara (o dualità) esiste a causa di ignoranza o Avidya,la Conoscenza (Jnana) da sola può far realizzare ad un individuo la sua vera natura. Karma Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga, ecc, sono necessari solo per purificare l’individuo e per aiutare a rimuovere questa Avidya. Tutte le altre strade culminano in Jnana.

In Brahma Jnana non si tratta di acquisire una conoscenza esteriore (come Brahman non può essere oggetto di conoscenza), tutto è proprio sulla rimozione della avidya o maya.

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Opere di Aadi Shankaracharya

Sri Sankara Granthavali

Sankaracaryera Granthamala

Upanishad-Bhashya-sangraha, Mahesanusandhana Samsthanam

Prakarana-Dvadasi, Mahesanusandhana Samsthanam

Brahmasutra Bhashya

Bhagavad Gita Bhashya

Upadeshasahasri

Vivekachudamani

Panchikarana

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Adi Shankaracharya Shri Shankara o il primo con la sua notevole reinterpretazione delle scritture indù, in particolare su Upanishad o Vedanta, ha avuto una profonda influenza sulla crescita dell’ induismo in un’epoca in cui il caos, la superstizione e il bigottismo erano dilaganti. Shankara ha sostenuto la grandezza dei Veda e fu il filosofo Advaita più famoso che restaurò il vedico Dharma e Vedanta alla sua purezza originaria e alla gloria.

Shri Adi Shankaracharya, noto come Bhagavatpada Acharya (il guru ai piedi del Signore), oltre a ristrutturare le Scritture, ripulire le pratiche religiose vediche da eccessi ritualistici, inaugurò l’insegnamento centrale del Vedanta, che è Advaita o non-dualismo per l’umanità. Shankara ha ristrutturato varie forme di pratiche religiose saltuarie in norme accettabili e ha sottolineato le modalità di culto come stabilito nei Veda.

Infanzia di Shankara

Shankara è nato in una famiglia di bramini intorno al 788 dC in un villaggio chiamato Kaladi sulle rive del fiume Purna (ora Periyar) nel sud delle costiere dello stato indiano del Kerala. I suoi genitori, Sivaguru e Aryamba, erano stati per lungo tempo senza figli e la nascita di Shankara è un evento gioioso e benedetto per la coppia. La leggenda narra che Aryamba ebbe una visione di Lord Shiva e le aveva promesso che si sarebbe incarnato nella forma del suo primogenito.

Shankara era un bambino prodigioso e fu salutato come ‘Eka-Sruti-Dara’, uno che può conservare tutto ciò che è stato letto una sola volta. Shankara aveva padronanza di tutti i Veda e le sei Vedangas dal gurukul locale e recitava ampiamente i poemi epici e il Purana. Shankara aveva anche studiato le filosofie di diverse sette ed era un deposito di conoscenza filosofica.

La filosofia di Adi Shankara

Shankara diffondere i principi del Vedanta, la filosofia suprema del monismo ai quattro angoli dell’India con la sua ‘digvijaya’ (la conquista dei quartieri). La quintessenza del Vedanta (non-dualismo) è quella di ribadire la verità della realtà della propria identità essenziale divina e di rifiutare il pensiero di essere un umano essere finito come un soggetto dal nome e dalla forma ai cambiamenti terreni.

Secondo la massima Advaita, il Vero Sé è Brahman (Divino Creatore). Brahman è l’ ‘Io’ di ‘Chi sono Io?’ La dottrina Advaita propagate da punto di vista di Shankara che i corpi sono molteplici ma i corpi sono separati da quella divina in loro.

Il mondo fenomenico degli esseri e non esseri non è separato dal Brahman, ma alla fine diventano uno con Brahman. Il punto cruciale dell’Advaita è che solo il Brahman è reale, e il mondo fenomenico è irreale o un’illusione. Attraverso la pratica intensa del concetto di Advaita,l’ ego e le idee della dualità possono essere rimosse dalla mente dell’uomo.

La filosofia completa di Shankara è inimitabile per il fatto che la dottrina dell’Advaita comprende l’esperienza sia terrena che trascendente.

Shankara pur sottolineando l’unica realtà del Brahman, non usa minare il mondo fenomenico o la molteplicità degli Dei nelle Scritture.

La Filosofia di Shankara si basa su tre livelli di realtà, vale a dire., Paramarthika Satta (Brahman), Vyavaharika Satta (mondo empirico degli esseri e non esseri) e pratibhashika Satta (la realtà).

La Teologia Shankara sostiene che vedendo il sé dove non c’è un sé si provoca ignoranza spirituale o avidya. Si dovrebbe imparare a distinguere la conoscenza (jnana) da avidya per realizzare il Vero Sé o Brahman. Ha insegnato le regole della bhakti, il karma yoga per illuminare l’intelletto e purificare il cuore attraverso Advaita è la consapevolezza del ‘Divino’.

Shankara ha sviluppato la sua filosofia attraverso commentari su diverse Scritture. Si ritiene che il santo venerato abbia completato questi lavori prima dell’età dei sedici anni. Le sue opere principali si dividono in tre categorie distinte – commentari su la Upanishad, la Brahmasùtra e la Bhagavad Gita.

La più importante delle opere è il commento sul Brahmasùtra – Brahmasutrabhashya – considerato il nucleo della filosofia Advaita di Shankara.

Shankaracharya e centri monastici

Shri Shankaracharya stabilito quattro ‘mutts’ o centri monastici in quattro angoli dell’India e mise i suoi quattro discepoli principali a capo di essi per servire i bisogni spirituali della comunità ascetica nella tradizione Vedanta. Ha classificato i mendicanti in 10 gruppi principali per consolidare la loro forza spirituale.

Ad ogni mutt venne assegnato un Veda. I mutts sono Jyothir Mutt a Badrinath nel nord dell’India con Atharva Veda; Sarada Mutt a Sringeri nel sud dell’India con Yajur Veda; Govardhan Mutt a Jaganath Puri in India orientale con Rig Veda e Kalika Mutt a Dwarka nell’India occidentale con Sama Veda.

Si ritiene che Shankara abbia raggiunto dimora celeste in Kedarnath ed  aveva solo 32 anni quando morì.

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Il Chudamani Viveka, letteralmente “L’apice-gioiello della Sapienza” è una celebre opera di Adi Shankara che espone la filosofia Advaita Vedanta.

Avendo scritto i commenti su le Upanishad, la Bhagavad Gita e Brahma Sutra Adi Shankara compose molti sotto-testi in sanscrito semplice, chiamato Prakarana grantha, con l’obiettivo di far raggiungere il messaggio dei Veda e  delle Upanishad ai laici.

Il Chudamani Viveka, come dice il nome, è il gioiello della corona di tali testi.

Da Adi Shankaracharya, Traduzione di Swami Madhavananda

Pubblicato da Advaita Ashram, Kolkata

1. Mi inchino a Govinda, la cui natura è Beatitudine Suprema, che è il Sadguru, che può essere conosciuta solo dal importazione di tutti i Vedanta, e che è oltre la portata della parola e della mente.

2. Per tutti gli esseri umani è una nascita difficile da ottenere, tanto più che è un corpo maschile, più raro è che  Brahmana infante , ancora più raro è l’attaccamento al percorso della religione vedica, più alto di questo è erudizione nelle Scritture, la discriminazione tra il Sé e non-Sé, la Realizzazione, e continuazione in uno stato di identità con Brahman – questi vengono dopo in ordine. (Questo tipo di) Mukti (Liberazione) non deve essere raggiunta se non attraverso i meriti conseguiti da  centinaia di nascite.

3. Queste sono tre cose che sono davvero rare e sono dovute alla grazia di Dio – cioè una nascita umana, il desiderio di liberazione, e la cura nel proteggere una saggio perfezionamento.

4. L’uomo che, avendo in qualche modo ottenuto una nascita umana, con un corpo maschile e la padronanza dei Veda per l’inizio, ed è così folle da non esercitare se stesso per l’auto-liberazione, in verità si suicida, perché si uccide aggrappandosi alle cose irreali .

5. Quale più grande stolto è  come l’uomo che dopo aver ottenuto un raro corpo umano, e per giunta un corpo maschile , trascura tutto per raggiungere il vero fine di questa vita?

6. Permettete alle persone di citare le Scritture e di fare il sacrificio agli dèi, fate loro eseguire rituali e di culto delle divinità, ma non c’è liberazione senza la realizzazione della propria identità con l’Atman, no, nemmeno nella vita di un centinaio di Brahma messi insieme.

7. Non c’è speranza di immortalità per mezzo delle ricchezze – tale è infatti la dichiarazione dei Veda. Quindi è chiaro che le opere non possono essere la causa della Liberazione.

8. Perciò l’uomo dovrebbe sforzarsi di imparare al meglio la Liberazione, dopo aver rinunciato al suo desiderio  ai piaceri da oggetti esterni, debitamente deve avvicinare un precettore buono e generoso, e fissare la sua mente sulla verità inculcata da lui.

9. Dopo aver raggiunto lo stato Yogarudha, si dovrebbe recuperare se stessi, immersi nel mare di nascita e morte per mezzo della devozione alla retta discriminazione.

10. Lasciate che l’uomo saggio e colto, che ha iniziato la pratica della realizzazione di Atman rinunci a tutte le opere e cercare di tagliare e sciogliere le catene di nascita e morte.

11. Il lavoro porta alla purificazione della mente, non alla percezione della Realtà. La realizzazione della Verità è causata dalla discriminazione e non è meno di 10 milioni di atti.

12. Con una motivazione sufficiente la convinzione della realtà sulla corda è acquisita, e mette fine alla grande paura e miseria causata dal serpente che lavora nella mente illusa.

13. La convinzione della Verità viene vista procedere dal ragionamento sui salutari consigli dei saggi, e non dal bagnandosi nelle acque sacre, né dai regali, né da un centinaio di Pranayama (controllo del respiro e  della forza vitale).

14. Il successo dipende essenzialmente da un aspirante qualificato; dal tempo, dal luogo e da altri mezzi ausiliari, ma  essi devono essere finalizzati.

15. Quindi il ricercatore dopo la Realtà dell’Atman dovrebbe prendere a ragionare, dopo aver debitamente avvicinando il Guru – che dovrebbe essere il migliore dei conoscitori del Brahman, e un oceano di misericordia.

16. Un uomo intelligente è abile nell’imparare  ad argomentare a favore delle Scritture e nel confutare contro-argomenti contro di loro – uno che ha le caratteristiche di cui sopra è il destinatario nella forma della conoscenza di Atman.

17. L’uomo che discrimina tra il reale e l’irreale, la cui mente è allontanato da quanto sia irreale, che possiede la calma e le virtù alleate e che è toccato dal desiderio di liberazione, è il solo considerato qualificato per informarsi su Brahman.

18. A questo proposito, i saggi hanno parlato di quattro mezzi di realizzazione, che da sola presenza, la devozione a Brahman riesce, e in assenza della quale, non riesce.

19. In primo luogo viene enumerata la discriminazione tra il reale e l’irreale; prossimamente arriva l’avversione al godimento dei frutti (delle proprie azioni) e qui di seguito, (prossimo) il gruppo di sei attributi, vale a dire. calma e il resto e (ultima) è chiaramente il desiderio di liberazione.

20. Una ferma convinzione della mente per l’effetto che il Brahman è reale e l’ universo irreale,  questa è designata come discriminazione (Viveka) tra il reale e l’irreale.

21. Vairagya o rinuncia è il desiderio di rinunciare a tutti i piaceri transitori (si va) da quelli di un (animato) corpo a quelli di Brahma (avendo già conosciuto i loro difetti) osservando, eseguendo le istruzioni e così via.

22. Il riposo della mente fermata sul suo obiettivo (cioè Brahman) dopo essersi staccata dal collettore oggetto dei sensi sempre osservandone  i  difetti, si chiama Shama o calma.

23. Il passaggiodi entrambi i tipi di organi di senso lontano da oggetti dei sensi e l’immissione nei loro rispettivi centri, si chiama Dama o auto-controllo. Il miglior Uparati o auto-sospensione consiste nel  far cessare questa funzione della mente di essere colpiti dagli oggetti esterni.

24. Il cuscinetto di tutte le afflizioni senza curarsi di porvi rimedio, essere libero (allo stesso tempo) da ansia o lamento sul loro punteggio, si chiama Titiksha o tolleranza.

25. Accetta il giudizio definitivo, come vero ciò che la Scrittura e le istruzioni il Guru, è chiamato da saggi Shraddha o la fede, per mezzo della quale si percepisce la Realtà.

26. Non l’indulgenza del semplice pensiero (in curiosità), ma la concentrazione costante dell’intelletto (o la facoltà affermativa) sul sempre puro Brahman, è quello che viene chiamato Samadhana o auto insediamento.

27. Mumukshuta o anelito di libertà è il desiderio di liberarsi, realizzando la propria vera natura, da ogni schiavitù da quella dell’egoismo a quella del corpo – schiavitù sovrapposti dall’ignoranza.

28. Anche se torpido o mediocre, questo desiderio di libertà, attraverso la grazia del Guru, può dare i suoi frutti (in fase di sviluppo) per mezzo di Vairagya (rinuncia), Shama (calma), e così via.

29. Nel caso, in verità, la cui rinuncia e desiderio di libertà siano intense, la calma e le altre pratiche sono (davvero) il loro senso e portano frutto.

30. Dove (tuttavia) questa rinuncia e desiderio di libertà sono torpidi, c’è calma e le altre pratiche sono mere apparenze, come l’acqua in un deserto.

31. Tra le cose favorevoli alla liberazione, la devozione (Bhakti) detiene il luogo supremo. La ricerca, dopo la propria vera natura è designato come devozione.

32. Altri sostengono che la ricerca della verità di se stessi è la devozione. Il ricercatore della verità di Atman che è in possesso dei suddetti mezzi di raggiungimento dovrebbe affrontare un saggio precettore, che conferisce l’emancipazione dalla schiavitù.

33. Chi è versato nei Veda, senza peccato, infervorato dal desiderio è un conoscitore del Brahman par eccellenza, che si è ritirato in Brahman, che è calmo, come il fuoco che ha consumato il suo combustibile, che è una riserva infinita di misericordia che non conosce la ragione , è un amico di tutte brave persone che si prostrano davanti a lui.

34. Adorando  il Guru con devozione  e avvicinandosi a lui, quando egli è contento della prostrazione, in umiltà e servizio, (egli) dovrebbe chiedergli quello che ha avuto modo di conoscere:

35. O Maestro, amico o di quelli che  si inchino a te, tu oceano di misericordia, mi inchino a te, salvami, come sono caduto in questo mare di nascita e morte, con uno sguardo diretto del tuo occhio, che versa il nettare simile alla grazia suprema.

36. Salvami dalla morte, afflitto come sono dal fuoco inestinguibile di questo mondo-foresta, e scosso violentemente dai venti di lotte spiacevoli, terrorizzato e (così) in cerca di rifugio in te, perché io non conosco nessun altro uomo con cui cercare rifugio.

37. Ci sono anime buone, calme e magnanime, che fanno del bene agli altri e questo fa la primavera, e che, essendosi attraversato questo oceano spaventoso di nascita e morte, aiutano anche gli altri  ad attraversare lo stesso, senza alcun motivo di sorta.

38. E ‘la natura stessa del magnanimo a muoversi di propria iniziativa verso la rimozione di altri problemi. Qui, per esempio, è la luna che, come tutti sanno, salva spontaneamente la terra arsa dai raggi infuocati del sole.

39. O Signore, con il tuo nettare, come il linguaggio, addolciti dal godimento del elisir-come beatitudine del Brahman, puro, il raffreddamento ad un certo punto, il rilascio nei corsi d’acqua dalle tue labbra come da una brocca, e piacevole per l’orecchio – fa ‘tu cospargere me che sono tormentato dalle afflizioni mondane come per le lingue di una foresta-il-fuoco. Beati coloro ai quali anche uno sguardo di passaggio della tua luce degli occhi, li accetti come tuoi.

40. Come per attraversare questo oceano di esistenza fenomenica, ciò che deve essere il mio destino, e che mezzi dovrei adottare – da questi non so nulla. Degnati di salvarmi, Signore, e descrivi dettagliatamente come mettere fine alla miseria di questa esistenza relativa.

41. Mentre parla così, tormentato dai dolori del mondo – che è come una foresta in fiamme – e cercare la sua protezione, gli occhi del santo  con uno sguardo addolcito e  pietà e spontaneamente gli ordina di abbandonare ogni paura.

42. A colui che ha cercato la sua protezione, assetato di Liberazione, che obbedisce debitamente le ingiunzioni delle Scritture, che è di una mente serena e dotato di calma – (a tale uno) i proventi del saggio di inculcare la verità per pura grazia .

43. Non temere, o imparato una cosa, non c’è morte per te, c’è un mezzo per attraversare questo mare dell’esistenza relativa: questo stesso modo,  in cui saggi sono andati oltre, io inculco a te.

44. C’è un mezzo sovrano che pone fine alla paura dell’esistenza relativa, attraverso il quale  tu puoi attraversare il mare del Samsara e raggiungere la felicità suprema.

45. Ragionare sul significato del Vedanta porta alla conoscenza efficiente, che è immediatamente seguita dall”annientamento totale della miseria nato dell’esistenza relativa.

46. Fede (Shraddha),  devozione e  Yoga della meditazione – sono menzionati dal Shruti  come i fattori immediati della Liberazione, nel caso di un ricercatore, chi resta in questi ottiene la  liberazione dalla schiavitù del corpo, che è l’evocazione di Ignoranza .

47. Si tratta in verità attraverso il tocco di ignoranza che tu che sei il Sé Supremo ti troverai i sotto la schiavitù del non-Sé, da cui procede da solo il ciclo delle nascite e morti. Il fuoco della conoscenza, acceso dalla discriminazione tra questi due, brucia gli effetti dell’ignoranza con la loro radice.

48. Degnati di ascoltare, o Signore, la domanda che pongo (a te). Sarò soddisfatto di sentire una risposta alla stessa dalle tue labbra.

49. Che cosa è  la schiavitù,veramente? Come è venuta (al Sé)? Come ci si continua ad esistere? Come ci si liberata da essa? Cos’è questo non-Sé? E chi è il Supremo Sé? E come si possono discriminare tra loro? – Non parlarmi di tutti questi.

50. Il guru rispose: Tu sei benedetto! Tu hai raggiunto il tuo fine della vita e hai santificato la tua famiglia, e tu vorrai raggiungere Brahman ottenendo la libertà  dalla schiavitù dell’ignoranza!

51. Un padre ha avuto i suoi figli e gli altri è  liberato dai suoi debiti, ma non ha avuto nessuno se non se stesso per rimuovere la sua schiavitù.

52. Difficoltà come quella provocata da un carico sulla testa può essere rimossa da altri, ma nessuno, se non il proprio sé può porre fine al dolore che è causato dalla fame e simili.

53. Il paziente che prende (il giusto), la dieta e la medicina è la sola vista da recuperare completamente – non attraverso il lavoro fatto da altri.

54. La vera natura delle cose è da conoscere personalmente, per la cruna di illuminazione chiara, e non attraverso un saggio: quello che la luna è esattamente, è quello di essere conosciuta con i propri occhi; possono farlo gli altri?

55. Chi se non il proprio sé può liberarsi della schiavitù causata dalle catene dell’ignoranza, del desiderio, l’azione e simili, sì anche in un centinaio di cicli?

56. Né da Yoga, né da Sankhya, né dal lavoro, né per l’apprendimento, ma dalla consapevolezza della propria identità con Brahman è possibile la Liberazione, e da nessun altro mezzo.

57. La bellezza della forma di una chitarra e l’abilità di giocare sui suoi accordi servono solo per far piacere a poche persone, non sono sufficienti a conferire sovranità.

58.Un discorso forte è composto da una pioggia di parole, l’abilità nell’esporre le Scritture, e allo stesso modo erudizione – queste solo porta un po ‘di piacere personale per lo studioso, ma non va bene per la Liberazione.

59. Lo studio delle Scritture è inutile finché la più alta verità è sconosciuta, ed è altrettanto inutile quando la più alta verità è già nota.

60. Le Scritture composto da molte parole sono una fitta foresta che causa solo il divagare della mente Quindi gli uomini di saggezza dovrebbero seriamente insieme di conoscere la vera natura del Sé.

61. Per chi è stato morso dal serpente dell’ignoranza, l’unico rimedio è la conoscenza del Brahman. A che servono i Veda e le (altre) Scritture, Mantra (formule sacre) e farmaci per uno così?

62. Una malattia non si lascia fuori, se è sufficiente pronunciare il nome del farmaco, senza prenderlo, (allo stesso modo) senza realizzazione diretta non si può essere liberati dalla mera espressione della parola Brahman .

63. Senza provocare l’universo oggettivo a svanire e senza sapere la verità del Sé, come si fa a raggiungere la liberazione con la mera espressione della parola Brahman? – Sarebbe il  risultato solo in uno sforzo di parola.

64. Senza uccidere i propri nemici, e in possesso di sé lo splendore di tutta la regione circostante, non si può pretendere di essere un imperatore, semplicemente dicendo: ‘Io sono un imperatore’.

65. Come un tesoro nascosto sotterraneo richiede (per la sua estrazione) l’istruzione competente, di scavi, la rimozione di pietre e altre cose del genere giace sopra di esso e (finalmente) si afferra, ma non esce mai da se stesso(solo) se chiamato per nome, in modo trasparente La verità del sé, che è nascosta da Maya ed i suoi effetti, deve essere raggiunto attraverso le istruzioni di un conoscitore del Brahman, seguita dalla riflessione, la meditazione e così via, ma non attraverso argomentazioni perverse.

66. Pertanto il saggio dovrebbe, come nel caso di malattia e simili, personalmente sforzarsi con tutti i mezzi in suo potere per essere libero dalla schiavitù delle ripetute nascite e morti.

67. La domanda che tu hai chiesto oggi è eccellente, approvata da quelli versati nelle Scritture, aforismi, gravida di significato e si adatta ad essere conosciuta dai cercatori dopo la Liberazione.

68. Ascoltate con attenzione, o imparate, quello che sto per dire. Ascoltando sarai immediatamente libero dalla schiavitù della Samsara.

69. Il primo passo per la Liberazione è l’avversione a tutte le cose deperibili, quindi segue la calma, l’autocontrollo, la tolleranza e l’abbandono totale a tutto il lavoro imposto nelle Scritture.

70. Poi vengono l’udito, la riflessione su questo, e lungo, la meditazione costante e ininterrotta sulla Verità per il Muni. Dopo aver appreso che il ricercatore raggiunge lo stato supremo Nirvikalpa e realizza la beatitudine del Nirvana, anche in questa vita.

71. Ora sto per dirti completamente  ciò che tu dovresti sapere – la discriminazione tra il Sé e il non-Sé. Ascolta

e decidie su di esso nella tua mente.

72. Composto da sette ingredienti, vale a dire. midollo, ossa, grasso, carne, sangue, pelle e cuticola, e composto dai seguenti arti e le loro parti – gambe, cosce, petto, braccia, la schiena e la testa:

73. Questo corpo, noto per essere la dimora del delirio di ‘Io e mio, è designato dai saggi come il corpo grossolano. Il cielo, aria, fuoco, acqua e terra sono elementi sottili. di Esso –

74. Essere uniti a parti gli uni degli altri e diventando sporco, (essi) formano il corpo grossolano. E le loro essenze sottile forma oggetti dei sensi – il gruppo di cinque, come il suono, che conducano alla felicità del sperimentatore, l’anima individuale.

75. Quelli sciocchi che sono legati a questi oggetti dei sensi dal cordone robusto dell’ attaccamento, in modo molto difficile da scattare, viene a partire, su e giù, portano con forza l’emissario della loro azione potente passata.

76. Il cervo, l’elefante, la falena, il pesce e il nero-ape – questi cinque sono morti, essendo legato a uno o l’altro dei cinque sensi, vale a dire. suono ecc, attraverso il loro attaccamento. Qual è allora in serbo per l’uomo che è collegato a tutti questi cinque.

77. Gli oggetti dei sensi sono ancora più virulento nei loro effetti malefici che il veleno del cobra. Il veleno uccide chi lo prende, ma questi altri uccidono uno che guarda anche loro attraverso gli occhi.

78. Colui che è libero dal laccio terribile alle velleità degli oggetti dei sensi, in modo molto difficile da eliminare, è la sola forma di Liberazione e nessun altro – anche se lui è esperto in tutte le sei Shastra.

79. Lo squalo brama di cattura per la gola quei ricercatori dopo la Liberazione che hanno avuto solo un’ apparente distacco (Vairagya) e stanno cercando di attraversare l’oceano del samsara (esistenza relativa), e violentemente li strappano via, li annega a metà strada.

80. Chi ha ucciso lo squalo conosciuto come senso-oggetto con la spada di distacco maturo, attraversa l’oceano del Samsara, libera da ogni ostacolo.

81. Sappiate che la morte supera rapidamente l’uomo stupido che cammina lungo le vie della terribile senso-piacere, e che chi cammina secondo le istruzioni di un ben augurante e degno Guru, come anche con il suo ragionamento, raggiunge la sua fine – la conoscenza per essere vero.

82. Se davvero hai un desiderio di liberazione, fuggi oggetti dei sensi da una buona distanza, come vorresti fare con il veleno, e sempre coltiva con cura il nettare come virtù di appagamento, la compassione, il perdono, la schiettezza, calma e autocontrollo.

83. Chi lascia da parte quello che dovrebbe, sempre è  tentato, vale a dire, emancipazione dalla schiavitù dell’ignoranza senza iniziare  e con passione cerca di nutrire questo corpo, che è un oggetto per gli altri di godimento, così si suicida.

84. Chi cerca di realizzare il Sé dedicandosi al nutrimento del corpo, procede ad attraversare un fiume per catturare e aggrapparsi ad un coccodrillo, scambiandolo per un tronco.

85. Così, per un ricercatore dopo la Liberazione l’infatuazione per cose come il corpo è una morte terribile. Colui che ha completamente conquistato questo merita lo stato di libertà.

86. Conquista la morte terribile di infatuazione oltre il tuo corpo, moglie, figli ecc, – che conquista i saggi raggiungendo quella suprema dello Stato di Vishnu.

87. Questo corpo grossolano è quello obsoleto, perché consiste di, pelle carne, sangue, arterie e vene, grasso, il midollo e le ossa, ed è pieno di altre cose offensive.

88. Il corpo grossolano è prodotto da proprie azioni passate dagli elementi lordi formati dall’unione di elementi sottili gli uni con  con gli altri, ed è il mezzo per l’ esperienza per l’anima. Questo è il suo stato di veglia in cui si percepisce  gli oggetti grossolani.

89. Identificandosi con il presente modello, l’anima individuale, anche se separata, gode di oggetti lordi, come ghirlande e sandalo-attaccamenti, per mezzo degli organi esterni. Quindi questo corpo ha la suo più pieno gico nello stato di veglia.

90. Sappiate che questo corpo grezzo è come una casa del padrone di casa, su cui poggia tutto l’uomo che fa con il mondo esterno.

91. Nascita, decadenza e morte sono le varie caratteristiche del corpo grossolano, come anche robustezza ecc, ecc infanzia, le sue condizioni sono diverse, ma ha varie restrizioni per quanto riguarda le caste e gli ordini della vita, è soggetta a varie malattie, e soddisfa con diversi tipi di trattamento, come il culto, l’insulto e alti onori.

92. Le orecchie, pelle, occhi, naso e lingua sono organi della conoscenza, perché ci aiutano alla cognizione di oggetti, gli organi vocali, mani, gambe, ecc, sono organi di azione, a causa della loro tendenza a lavorare.

93-94. L’organo interno (Antahkarana) è chiamato Manas, Buddhi, l’ego o Chitta, secondo le rispettive funzioni: Manas, dalla sua considerando i pro ei contro di una cosa; Buddhi, dalla sua proprietà di stabilire la verità di oggetti, l’ego, dalla sua identificazione con questo corpo come se stessi, e Chitta, dalla sua funzione di ricordare l’interesse delle cose.

95. Uno e il Prana stesso (forza vitale) diventa Prana, Apana, Vyana, Udana e Samana in base alla loro diversità di funzioni e modifiche, come l’oro, acqua, ecc

96. I cinque organi di azione come il linguaggio, i cinque organi della conoscenza, come l’orecchio, il gruppo di cinque Prana, i cinque elementi che termina con l’etere, insieme con Buddhi e il resto come anche Nescienza, desiderio e azione – questi otto ” città “formano quello che viene chiamato corpo sottile.

97. Ascolta – questo corpo sottile, chiamato anche il corpo Linga, è prodotto dagli elementi prima della loro suddivisione e la combinazione con l’altro, è in possesso di impressioni latenti e provoca l’anima a sperimentare i frutti delle sue azioni passate. Si tratta di una sovrapposizione iniziale sull’anima causata dalla propria ignoranza.

98-99. Sogno è uno stato dell’anima distinta dallo stato di veglia, dove brilla da sola. Nei sogni Buddhi, di per sé, assume il ruolo di agente e simili, a causa di varie impressioni latenti dello stato di veglia, mentre l’Atman supremo brilla nella propria gloria – con Buddhi come sua sovrapposizione solo, la testimonianza di tutto, e non viene toccato il minimo dal lavoro che fa Buddhi. Come è del tutto distaccato, non è toccato da alcun lavoro che possono svolgere sue sovrapposizioni.

100. Questo corpo sottile è lo strumento per tutte le attività di Atman, che è conoscenza assoluta, come la palette ed altri strumenti di un falegname. Quindi questo Atman è perfettamente separato.

101. Cecità, la debolezza e la nitidezza sono condizioni dell’occhio, dovuto semplicemente alla sua forma fisica o difettosità, così  come sono sordità, mutismo, ecc, dell’orecchio e così via – ma mai del Atman, il Conoscitore.

102. Inspirazione ed espirazione, sbadigli, starnuti, secrezione, lasciando questo corpo, ecc, sono chiamati da funzioni esperte del Prana e il resto, mentre la fame e la sete sono caratteristiche del Prana corretto.

103. L’organo interno (la mente) ha la sua sede negli organi come l’occhio, così come nel corpo, individuando con loro e rivestiti di un riflesso del Atman.

104. Sapere che è egoismo, che, identificandosi con il corpo, diventa l’agente o sperimentatore, e in collaborazione con il Guna come il Sattva, assume i tre stati diversi.

105. Quando gli oggetti dei sensi sono favorevoli si diventa felice, e si diventa miserabili, quando il caso è contrario. Così la felicità e la miseria sono le caratteristiche di egoismo, e non del sempre beato Atman.

106. Gli oggetti dei sensi sono piacevoli solo come dipendenti di Atman che si manifesta attraverso di loro, e non indipendentemente, perché l’Atman è per sua natura il più amato di tutti. Pertanto l’Atman è sempre beato  e non soffre di miseria.

107. Che nel sonno profondo sperimentiamo la beatitudine dell’ indipendenza di Atman dagli oggetti dei sensi, è chiaramente attestato dalla Shruti, percezione diretta, tradizione e inferenza.

108. Avidya (Nescienza) o Maya, chiamato anche l’indifferenziato, è la potenza del Signore. Lei è senza inizio, si compone di tre Guna ed è superiore agli effetti (come la loro causa). Lei deve essere dedotto da un  intelletto chiaro solo dagli effetti che produce. È lei che porta avanti l’intero universo.

109. Lei non è né esistente né non-esistente, né partecipe di entrambi i personaggi, né gli stessi né diversi né entrambi, né composta di parti, né un tutto indivisibile e non entrambi. Lei è più bella e non può essere descritta a parole.

110. Maya può essere distrutto dalla realizzazione del puro Brahman, l’Uno senza secondo, proprio come l’idea errata di un serpente viene rimosso dalla discriminazione della corda. Ha la sua Guna come Rajas, Tamas e Sattva, dal nome del loro rispettive funzioni.

111. Rajas ha la sua vikshepa-Shakti o potere di proiezione, che è la natura di un’attività, e da cui questo flusso primordiale di attività ha emanato. Da questo anche, modificazioni mentali come l’attaccamento e il dolore sono continuamente prodotte.

112. Lussuria, ira, avarizia, arroganza, cattiveria, egoismo, invidia, gelosia, ecc, – questi sono gli attributi terribili di Rajas, da cui si ricava la tendenza mondana dell’uomo. Pertanto Rajas è causa di schiavitù.

113. Avriti velo o il potere è il potere di Tamas, che rende le cose appaiono diverse da quello che sono. E ‘questo che causa ripetute trasmigrazioni degli uomini, e avvia l’azione del potere di proiettare (vikshepa).

114. Anche gli uomini sapienti e agli intelligenti e gli uomini che sono intelligenti e abili nella visione dei estremamente sottili Atman, sono sopraffatti da Tamas e non capisco l’Atman, anche se chiaramente spiegato in vari modi. Ciò che è semplicemente sovrapposto dall’illusione, che considerano come vero, e si attaccano ai suoi effetti. Ahimè! Quanto potente è la Shakti grande Avriti di Tamas terribile!

115. Assenza del giusto giudizio, o il giudizio contrario, la mancanza di fede definita e i dubbi – questi certamente sono un deserto  che ha qualche connessione con questo potere del  velo e poi la proiezione della potenza dà problemi incessanti.

116. L’ignoranza, stanchezza, debolezza, sonno, disattenzione, la stupidità, ecc, sono attributi di Tamas. Un essere legato a questi non comprende  nulla, ma rimane come  addormentato o come di pietra.

117. Sattva è puro (in chiaro) come l’acqua, ancora in collaborazione con Rajas e Tamas fa per la trasmigrazione. La realtà del Atman si riflette in Sattva e come il sole che rivela il mondo della materia.

118. I tratti di Sattva misti sono una totale assenza di orgoglio, ecc, e Niyama, Yama, ecc, così come la fede, la devozione, desiderio di liberazione, le tendenze divine  e voltare le spalle all’irreale.

119. I tratti di puro sattva sono l’allegria, la realizzazione del proprio Sé, la pace suprema, appagamento, beatitudine, e la devozione costante per l’Atman, con essa l’aspirante gode la beatitudine eterna.

120. Questo indifferenziato, parla come il composto delle tre Guna, è il corpo causale dell’anima. Sonno profondo è il suo stato particolare, in cui sono sospese le funzioni della mente e tutti i suoi organi.

121. Sonno profondo è la cessazione di tutti i tipi di percezione, in cui la mente rimane in   stato  come forma semi-sottile La prova di questo è il giudizio universale: “Io non sapevo nulla poi”.

122. Il corpo, organi, Prana, Manas, l’egoismo, ecc, tutte le modifiche, gli oggetti dei sensi, il piacere e il resto, gli elementi grossolani, come l’etere, infatti, l’universo intero, fino al indifferenziato – tutto questo è il non-Sé.

123. Dal Mahat fino a tutto il corpo grossolano è l’effetto di Maya: questi e Maya si sappi di essere il non-Sé, e quindi irreale come il miraggio nel deserto.

124. Ora sto per dirti della vera natura del Sé supremo, rendendosi conto che l’uomo è liberato dalla schiavitù e ottiene la liberazione.

125. Vi è una certa entità assoluta, il substrato eterna della coscienza di egoismo, la testimonianza dei tre stati, e distinta dai cinque involucri o rivestimenti:

126. Che sa tutto ciò che accade nello stato di veglia, nel sogno e nel sonno profondo, che è consapevole della presenza o assenza della mente e delle sue funzioni, e che fa da sfondo della nozione di egoismo. – Questo è Quello.

127. Che si vede tutto, ma che nessuno vede, che illumina l’intelletto, ecc, ma che non riescono a illuminare. – Questo è Quello.

128. Con cui questo universo è pervaso, ma che nulla pervade, che splende, tutto questo (universo) brilla come suo riflesso. – Questo è Quello.

129. Con la cui presenza il corpo, la, gli organi della mente e dell’intelletto si attengono alle rispettive sfere di azione, come servi!

130. Da cui tutto dall’egoismo verso il corpo, il senso e gli oggetti, ecc piacere, è conosciuto come palpabile come un barattolo – perché è l’essenza della Conoscenza Eterna!

131. Questo è il Sé più intimo, il Purusha primordiale (Essere), la cui essenza è la realizzazione costante della Beatitudine infinita, che è sempre lo stesso, ma che riflette attraverso le diverse modifiche mentale, e comandato attraverso il quale gli organi e Prana svolgere le loro funzioni.

132. In questo corpo, nella mente piena di Sattva, nella camera segreta dell ‘intelletto, in Akasha conosciuto come Immanifesto, l’Atman, di splendore affascinante, come il sole splende alto, che  manifesta questo universo attraverso il suo proprio splendore .

133. Il Conoscitore delle modificazioni della mente e l’egoismo, e delle attività del corpo, gli organi e Prana, a quanto pare prendere le loro forme, come il fuoco in una palla di ferro; Agisce né sono soggette a modifica in meno.

134. Non è né nascita né morte, né Crescita e  decadenza, né subire modifiche, ad essere eterno. E non cessa di esistere anche quando questo corpo è distrutto, come il cielo in un barattolo (dopo che è stato rotto), perché è indipendente.

135. Il Sé Supremo, diverso da Prakriti e sue modifiche, l’essenza della conoscenza pura e assoluta, si manifesta direttamente questo intero universo grossolano e sottile, nello stato di veglia e di altri, come il substrato della persistente senso di egoismo, e si manifesta se stessa come il Testimone del Buddhi, la facoltà determinante.

136.Per mezzo di una mente regolata e l’intelletto purificato (Buddhi), realizza direttamente il tuo Sé nel corpo in modo da identificare te stesso con Esso, attraversa l’oceano sconfinato di Samsara le cui onde sono nascita e morte, e fermamente stabilisciti nel Brahman come la tua essenza, tu sia benedetto.

137. L’identificazione del Sé con il non-Sé – questa è la schiavitù dell’uomo, che è dovuto alla sua ignoranza, e porta nel suo treno le miserie di nascita e morte. E ‘attraverso questo che si considera questo corpo evanescente come reale, e identificandosi con esso, nutre, disseta, e si conserva per mezzo di (piacevole) oggetti dei sensi, con i quali egli è vincolato, come il bruco con i fili del suo bozzolo .

138. Colui che è sopraffatto da errori ignoranza, considerando una cosa per quello che non è, è senza discriminazione e scandalizza anche  per un solo  errore come lo scambiare un serpente per una corda, e supera grandi pericoli quando coglie  quel concetto sbagliato. Quindi, ascolta, amico mio, è il confondere delle cose transitorie come reali che costituisce schiavitù.

139. Questo potere del velo (Avriti), che predomina in ignoranza, copre il Sé, le cui glorie sono infinite e che si manifesta attraverso il potere della conoscenza, indivisibile, eterna e uno senza un secondo – come Rahu fa la sfera del sole.

140. Quando il suo proprio Sé, dotato del più puro splendore, è nascosto alla vista, un uomo per ignoranza identifica falsamente se stesso con questo corpo, che è il non-Sé. E poi il grande potere di rajas chiamato il potere proiettare colpisce dolorosamente lui attraverso le catene vincolante della lussuria, ira, ecc,

141. L’uomo di intelletto pervertito, avendo la sua conoscenza di sé inghiottito dallo squalo dell’ ignoranza totale, imita i vari stati sovrapposti dell’intelletto (Buddhi), dato che questo è il suo attributo  e  va su e giù in questo oceano sconfinato di Samsara che è pieno di veleno del senso di  godimento, ora affondando, ora  emergendo – una sorte davvero infelice!

142. Come strati di nuvole generate dai raggi del sole coprono il sole e solo appaiono (nel cielo), così l’egoismo generato dal Sé, copre la realtà del Sé e appare da sola.

143. Così come, in una giornata nuvolosa, quando il sole è inghiottito da dense nubi, violente sono le esplosioni di freddo sono guai, così quando l’Atman è nascosto dall’ignoranza intensa, il terribile vikshepa Shakti (proiezione di potenza) affligge l’uomo stolto con dolori numerosi.

144. E ‘da queste due potenze che lo rende schiavo, l’uomo ha proseguito – ingannato con  gli errori del corpo per il Sé e vaga (da un corpo all’altro).

145. Dell’albero di Samsara l’ ignoranza è il seme, l’identificazione con il corpo è il suo germoglio, il suo attaccamento le tenere foglie, il lavoro la sua acqua, il corpo il suo tronco, le forze vitali i suoi rami, gli organi suoi rami, i senso-oggetti i suoi fiori , miserie varie a causa dei lavori diversi sono i suoi frutti, e l’anima individuale è l’uccello su di esso.

146. Questa schiavitù del non-Sé nasce da ignoranza, è auto-provocato, ed è descritto come senza inizio e fine. Si sottopone  ad una lunga serie di miserie come la nascita, la morte, la malattia e la vecchiaia.

147. Questo legame  non può essere distrutta né con armi né dal vento, né dal fuoco, né da milioni di azioni – da nulla se non dalla spada meravigliosa della conoscenza che viene dalla discriminazione, acuito dalla grazia del Signore.

148. Colui che è appassionato alle autorità del shrutis acquista costanza nel suo Svadharma, che conduce da solo per la purezza della sua mente. L’uomo di mente pura realizza il Sé Supremo, e questo da solo Samsara con la sua radice è distrutta.

149. Coperto da cinque guaine – quello materiale e il resto – che sono i prodotti del proprio potere, il Sé cessa di apparire, come l’acqua di un serbatoio per l’accumulo di falasco.

150. Sulla rimozione delle carice che rende l’acqua perfettamente pura, che allevia i morsi della sete e dà gioia immediata, appare senza gli ostacoli prima che l’uomo.

151. Quando tutte le cinque guaine sono state eliminate, il Sé dell’uomo appare – puro, l’essenza della beatitudine eterna e non legata, interiore, supremo e auto-risplendente.

152. Per rimuovere la sua schiavitù l’uomo saggio deve discriminare tra il Sé e il non-Sé. Da che da solo arriva a conoscere il suo Sé come Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta e diventa felice.

153. Lui è davvero libero, che discrimina fra tutti-oggetti dei sensi e l’inabitazione, Sé distaccato e inattivi – come si separa uno stelo d’erba dal fodero avvolgente – e l’unione di tutto ciò che esso, rimane in uno stato di identità con Quello.

154. Questo nostro corpo è il prodotto del cibo e comprende la guaina  materiale, ma vive sui prodotti alimentari e muore senza di essa, è un ammasso di pelle, carne, sangue, ossa e sporcizia, e non può mai essere l’eternamente puro, auto-esistente Atman.

155. Non esiste prima della nascita o posteriore alla dissoluzione, ma dura solo per un breve (intervenendo) periodo, le sue virtù sono transitorie, ed è mutevoli per sua natura, è molteplici, inerte, ed è un senso-oggetto, come un jar, come può essere il proprio Sé, il Testimone dei cambiamenti in tutte le cose?

156. Il corpo, composto di braccia, gambe, ecc, non può essere l’Atman, per un continua a vivere anche quando gli arti particolare sono andati, e le diverse funzioni dell’organismo anche rimangono intatti. Il corpo che è soggetto ad un altro la regola non può essere il Sé, che è l’Onnipotente.

157. Che l’Atman come Realtà permanente è diverso dal corpo, le sue caratteristiche, le sue attività, i suoi stati, ecc, di cui è il testimone, è evidente.

158. Come può il corpo, essendo un pacchetto di ossa, coperte di carne, pieno di sporcizia e altamente impura, la auto-esistente Atman, il Conoscitore, che è sempre distinto da esso?

159. E ‘l’uomo stolto che si identifica con una massa di pelle, carne, grasso, ossa e sporcizia, mentre l’uomo di discriminazione conosce il suo Sé, l’unica realtà che c’è, a differenza del corpo.

160. L’uomo stupido pensa di essere il corpo, il libro-appreso l’uomo si identifica con l’impasto del corpo e dell’anima, mentre il saggio in possesso di realizzazione a causa della discriminazione guarda l’Atman eterna come il suo Sé, e pensa: “Io sono Brahman” .

161. Persona Sciocchi, cessano di identificare te stesso con questo fascio di pelle, carne, grasso, ossa e sporcizia, e identificare te stesso, invece con l’Assoluto Brahman, il Sé di tutti, e così giungere alla pace suprema.

162. Finché l’uomo-libro imparato non rinunciare alla sua errata identificazione con il corpo, organi, ecc, che sono irreali, non si parla di emancipazione per lui, anche se è sempre così erudito nella filosofia Vedanta.

163. Così come tu non ti identifica con l’ombra il corpo, l’immagine-corpo, il sogno-corpo, o il corpo che tu hai nella fantasia del tuo cuore, tu cessi di fare altrettanto con il corpo vivo anche.

164. Identificazioni con il corpo da solo è la radice che produce la miseria di nascita, ecc, di persone che sono attaccati alla irreali, e quindi distruggere tu questo con la massima cura. Quando questa identificazione causato dalla mente è abbandonato, non c’è più possibilità di rinascita.

165. Il Prana, con la quale conosciamo tutti, insieme con i cinque organi di azione, costituisce la guaina vitale, permeata dalla quale la guaina di materiale si impegna in tutte le attività come se fosse viva.

166. Né è l’involucro vitale del Sé – perché è una modifica di Vayu, e come l’aria che entra dentro e esce dal corpo, e perché non lo conosce nei minimi sia il suo benessere proprio e guai o quelle degli altri, essendo eternamente dipendente dal Sé.

167. Gli organi di conoscenza insieme al modulo di mente la guaina mentale – la causa della diversità di cose come “io” e “mio”. E ‘potente e rivestiti con la facoltà di creare differenze di nome ecc, che si manifesta come permea la precedente, cioè la guaina vitale.

168. La guaina mentale è la (sacrificale) fuoco che, alimentato con il carburante dei desideri diversi dai cinque organi di senso che servono come sacerdoti, e dato alle fiamme dagli oggetti dei sensi che agiscono come il flusso di oblazioni, porta di questo universo fenomenico .

169. Non c’è ignoranza (avidya) al di fuori della mente. La mente sola è Avidya, la causa della schiavitù della trasmigrazione. Quando questo viene distrutto, tutto il resto è distrutto, e quando si manifesta, tutto il resto si manifesta.

170. Nei sogni, quando non c’è contatto reale con il mondo esterno, solo la mente crea l’universo costituito dalla ecc sperimentatore Allo stesso modo nello stato di veglia anche, non c’è differenza. Quindi tutto questo (universo fenomenico) è la proiezione della mente.

171. Nel sonno senza sogni, quando la mente è ridotta al suo stato causale, non esiste nulla (per la persona addormentata), come risulta evidente dalla esperienza universale. Quindi esistenza relativa dell’uomo è semplicemente la creazione della sua mente, e non ha realtà oggettiva.

172. Le nuvole sono portati dal vento e di nuovo allontanato dalla stessa agenzia. Allo stesso modo, schiavitù dell’uomo è causata dalla mente, e Liberazione è causata da troppo che da solo.

173. E ‘(primo) crea un allegato nell’uomo per il corpo e tutti gli altri oggetti dei sensi, e si lega a lui attraverso l’attaccamento come una bestia per mezzo di funi. Successivamente, la mente selfsame crea nell’individuo un disgusto totale per questi oggetti dei sensi come se fossero veleno, e lo libera dalla schiavitù.

174. Quindi la mente è l’unica causa che determina schiavitù dell’uomo o di Liberazione: quando contaminata dagli effetti del Rajas conduce alla schiavitù, e quando pure e spogliato degli elementi Rajas e Tamas che conduce alla Liberazione.

175. Raggiungere la purezza attraverso una preponderanza di discriminazione e di rinuncia, la mente fa di Liberazione. Da qui la saggia cercatore dopo la Liberazione deve innanzitutto rafforzare questi due.

176. Nella foresta del tratto di piaceri dei sensi si aggira una tigre enorme chiamato la mente. Lasciate che brave persone che hanno un desiderio di liberazione non andarci.

177. La mente produce continuamente per la sperimentatore tutti gli oggetti dei sensi, senza eccezioni, sia percepita come grave o fine, le differenze del corpo, della casta, l’ordine della vita, e tribù, così come le varietà di qualificazione, azione, strumenti e risultati.

178. Illudendo il Jiva, che è distaccato intelligenza pura, e vincolante dal legame del corpo, organi e Prana, la mente induce a vagare, con le idee di “io” e “mio”, tra il godimento dei vari risultati ottenuti da sola .

179. Trasmigrazione dell’uomo è causa del male di sovrapposizione, e la schiavitù della sovrapposizione è creato dalla mente da sola. E ‘questo che causa la miseria di nascita, ecc, per l’uomo di non discriminazione, che è viziata da Rajas e Tamas.

180. Quindi i saggi che hanno penetrato il suo segreto hanno designato la mente come avidya o ignoranza, con la quale sola è spostato l’universo avanti e indietro, come masse di nuvole dal vento.

181. Pertanto, il cercatore della Liberazione deve attentamente purificare la mente. Quando questo è purificata, la Liberazione è di facile accesso, come un frutto sul palmo di una mano.

182. Colui che mediante la devozione punte alle radici Liberazione fuori l’attaccamento agli oggetti dei sensi, rinuncia a tutte le azioni, e con la fede nella reale Brahman regolarmente pratiche udito, ecc, riesce a spurgo della natura Rajasika dell’intelletto.

183. Né può la guaina mentale essere il Sé Supremo, perché ha un inizio e una fine, è soggetta a modifiche, è caratterizzata da dolore e sofferenza, ed è un oggetto e che il soggetto non può mai essere identificato con gli oggetti della conoscenza.

184. Il Buddhi con le sue modificazioni e gli organi di conoscenza, costituisce il Kosha Vijnanamaya o guaina conoscenza, del mandatario, aventi le caratteristiche che è la causa della trasmigrazione dell’uomo.

185. Questa guaina conoscenza, che sembra essere seguito da un riflesso della potenza del Chit, è una modifica della Prakriti, è dotato della funzione di conoscenza, e sempre si identifica totalmente con l’, organi del corpo, ecc

186-187. E ‘senza inizio, caratterizzato da egoismo, è chiamato Jiva, e svolge tutte le attività sul piano relativo. Attraverso i desideri precedenti si esegue azioni bene e il male e le esperienze dei loro risultati. Essere nato in vari organi, va e viene, su e giù. E ‘questa guaina conoscenza che ha la veglia, sogno e altri Stati, e le esperienze gioia e dolore.

188. E ‘sempre sbagliare i doveri, le funzioni e gli attributi degli ordini di vita che appartengono al corpo, come propri. La guaina conoscenza è estremamente radiosi, grazie alla sua vicinanza con il Sé Supremo, che si identifica con esso subisce attraverso la trasmigrazione illusione. E ‘quindi una sovrapposizione sul Sé.

189. L’auto-risplendente Atman, che è conoscenza pura, splende in mezzo al Prana, all’interno del cuore. Anche se immutabile, diventa l’agente e causa sperimentatore a sua sovrapposizione, la guaina conoscenza.

190. Anche se il Sé di tutto ciò che esiste, questo Atman, sé assumendo i limiti del Buddhi e torto identificarsi con questa entità totalmente irreale, considera se stesso come qualcosa di diverso – giare di terracotta, come l’argilla di cui sono fatti.

191. Grazie alla sua connessione con il super-imposizioni, il Sé Supremo, anche tu naturalmente perfetto (che trascende la natura) ed eternamente immutabile, assume le qualità del sovrapposizioni e sembra agire proprio come fanno – come il fuoco immutabile ipotizzando le modifiche dei di ferro che lo trasforma rovente.

192. Il discepolo in discussione: sia l’illusione o in altro modo che il Sé Supremo è venuto a considerare se stesso come il Jiva, questa sovrapposizione è senza inizio, e ciò che non ha inizio, non si può supporre di avere un fine neanche.

193. Pertanto il Jivahood dell’anima deve anche avere fine, e la sua trasmigrazione deve continuare per sempre. Come allora ci può essere liberazione per l’anima? Gentilmente mi illumini su questo punto, o venerabile Maestro.

194. Il Maestro disse: Tu hai giustamente messo in discussione, o appreso l’uomo! Ascoltate quindi con attenzione: L’immaginazione che è stato evocato da illusione non può mai essere accettata come un dato di fatto.

195. Ma per la delusione non ci può essere alcun collegamento del Sé – che è libero, al di là di attività e senza forma – con il mondo oggettivo, come nel caso di azzurro, ecc, con riferimento al cielo.

196. Il Jivahood del Atman, il Testimone, che è al di là e al di là dell’attività qualità, e che è realizzata all’interno di Conoscenza e Beatitudine Assoluta – è stato sovrapposto l’illusione della Buddhi, e non è vero. E perché è per sua natura una irrealtà, cessa di esistere quando la delusione è andato.

197. Esiste solo finché dura l’illusione, causati da indiscriminazione a causa di una illusione. La corda si suppone essere il serpente solo finché dura l’errore, e non c’è serpente più quando l’illusione è svanita. Simile è il caso qui.

198-199. Avidya o Nescienza ei suoi effetti sono altresì considerata come inizio. Ma con l’ascesa di Vidya o realizzazione, gli effetti intero Avidya, anche se senza inizio, sono stati distrutti insieme alle loro radici – come sogni al risveglio dal sonno. E ‘chiaro che l’universo fenomenico, anche se senza inizio, non è eterno – come precedente non-esistenza.

200-201. Precedenti non-esistenza, anche se senza inizio, si osserva di avere una fine. Così il Jivahood che è immaginato di essere in Atman attraverso il suo rapporto con gli attributi sovrapposti come il Buddhi, non è reale, mentre l’altro (l’Atman) è essenzialmente diverso da esso. La relazione tra l’Atman e il Buddhi è dovuto ad una falsa conoscenza.

202. Il venir meno di tale sovrapposizione avviene attraverso la conoscenza perfetta, e da nessun altro mezzo. Perfetta conoscenza, secondo il shrutis, consiste nella realizzazione dell’identità dell’anima individuale e Brahman.

203. Questa realizzazione è raggiunta da una perfetta discriminazione tra il Sé e il non-Sé. Dunque, si dovrà lottare per la discriminazione tra l’anima individuale e il Sé eterno.

204. Proprio come l’acqua che è molto fangoso di nuovo appare come l’acqua trasparente quando il fango viene rimosso, così l’Atman si manifesta anche il suo splendore offuscato quando la macchia è stato rimosso.

205. Quando l’irreale cessa di esistere, questa anima individuale è sicuramente realizzata come il Sé eterno. Pertanto si deve farne un punto di rimuovere completamente le cose come egoismo dal Sé eterno.

206. Questa guaina conoscenza (Vijnanamaya Kosha) che abbiamo parlato di, non può essere il Sé Supremo per i seguenti motivi – perché è soggetto a modifiche, è insensibile, è una cosa limitata, un oggetto dei sensi, e non è costantemente presente : Una cosa irreale, non può infatti essere preso per il vero Atman.

207. La guaina beata (Anandamaya Kosha) è che la modifica dei Nescienza che si manifesta la cattura di un riflesso della Atman, che è l’Absolute Bliss, i cui attributi sono il piacere e il resto, e che appare in vista quando qualche oggetto gradevole a se stessi si presenta. E si fa spontaneamente sentita dal fortunato durante la fruizione delle loro azioni virtuose, da cui ogni essere corporeo deriva una grande gioia, senza il minimo sforzo.

208. La guaina beata ha il suo massimo giocare durante il sonno profondo, mentre negli Stati sogno e veglia ha solo una manifestazione parziale, causata dalla vista di oggetti piacevoli e così via.

209. Né è la guaina beata il Sé Supremo, perché è dotato di attributi mutevole, è una modifica della Prakriti, è l’effetto del passato buone azioni, e immerso nella più guaine altri che sono modifiche.

210. Quando tutte le cinque guaine sono stati eliminati dal ragionamento sui passaggi Shruti, ciò che rimane come il punto culminante del processo, è il Testimone, la conoscenza assoluta – l’Atman.

211. Questa auto-risplendente Atman che è distinto dai cinque guaine, il Testimone dei tre stati, il Real, l’Immutabile, l’incontaminato, la Beatitudine eterna – deve essere realizzato dal saggio come il suo Sé.

212. Il discepolo in discussione: Dopo questi cinque involucri sono stati eliminati come irreale, non trovo nulla, o Signore, in questo universo, ma un vuoto, l’assenza di tutto. Che entità c’è forsooth sinistra con cui il sapiente conoscitore del Sé deve realizzare la sua identità.

213-214. Il guru rispose: Tu hai giustamente detto, o imparato uomo! Tu sei davvero bravo a discriminazione. Ciò per cui tutte le modifiche, come l’egoismo e la loro assenza successive (durante il sonno profondo) sono percepiti, ma che in sé non è percepito, sappi che Atman – il Conoscitore – attraverso la più acuta intelligenza.

215. Ciò che viene percepito da qualcos’altro è per la sua testimonianza di quest’ultimo. Quando non c’è agente di percepire una cosa, non si può parlare di essa come aventi stato percepito affatto.

216. Questo Atman è un self-cognised entità perché è cognised da solo. Da qui l’anima individuale è di per sé e direttamente il Supremo Brahman, e nient’altro.

217. Ciò che si manifesta con chiarezza se stessa negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, che è interiormente percepito nella mente in varie forme come una serie ininterrotta di impressioni egoistico, che testimonia l’egoismo, il Buddhi, ecc, che sono di diverse forme e modifiche, e che si fa sentire come l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta; sappi questo Atman, il tuo Sé, nel tuo cuore.

218. Vedendo il riflesso del sole a specchio nell’acqua di un vaso, lo sciocco pensa che sia il sole stesso. Allo stesso modo l’uomo stupido, attraverso la delusione, si identifica con il riflesso del Chit catturati nel Buddhi, che è la sua sovrapposizione.

219. Proprio come l’uomo saggio lascia da parte la brocca, l’acqua e il riflesso del sole, e vede l’auto-luminoso sole che illumina i tre ed è indipendente da loro;

220-222. Allo stesso modo, scartando il corpo, la Buddhi e il riflesso del Chit in esso, e realizzare il Testimone, il Sé, la conoscenza assoluta, la causa della manifestazione di tutto ciò che è nascosto nei recessi della Buddhi, è distinta dalla il grossolano e sottile, eterno, onnipresente, che pervade tutto ed estremamente sottile, e che non ha né interno né esterno ed è identico con una sola auto – piena realizzazione di questa vera natura di se stessi, si diventa libero dal peccato, macchia, morte e dolore, e diventa l’incarnazione della Beatitudine. Illuminata se stesso, ha paura di nessuno. Per un ricercatore dopo la Liberazione non c’è altro modo di spezzare i legami della trasmigrazione che la realizzazione della verità del proprio Sé.

223. La realizzazione della propria identità con il Brahman è la causa della liberazione dai vincoli della Samsara, per mezzo del quale il saggio raggiunge Brahman, l’Uno senza un secondo, la Beatitudine Assoluta.

224. Una volta realizzato il Brahman, uno non torna più al regno della trasmigrazione. Dunque, si dovrà realizzare pienamente la propria identità con Brahman.

225. Brahman è Esistenza, Conoscenza, Infinity, puro, supremo, auto-esistente, Beatitudine eterna e indivisibile, non diverso (in realtà) da l’anima individuale, e privo di interni o esterni. E ‘(sempre) trionfante.

226. E ‘questa Unità Suprema, che da solo è reale, poiché non vi è altro che il Sé. In verità, non resta altra entità indipendente, nello stato di realizzazione delle più alte Verità.

227. Tutto questo universo che per ignoranza appare come di forme diverse, non è altro che Brahman, che è assolutamente libero da tutti i limiti del pensiero umano.

228. Un vaso, anche se una modifica di argilla, non è diverso da esso; ovunque il vaso è essenzialmente la stessa l’argilla. Perché allora chiamare un barattolo? E ‘fittizia, un nome solo immaginato.

229. Nessuno può dimostrare che l’essenza di un vaso è qualcosa di diverso l’argilla (di cui è fatta). Quindi il vaso è solo pensato (come separati) attraverso illusione, e l’argilla componente è la sola realtà dimora nei confronti di esso.

230. Allo stesso modo, l’intero universo, essendo l’effetto del reale Brahman, è in realtà nient’altro che Brahman. La sua essenza è che, e non esiste fuori di esso. Chi dice che fa è ancora in fase di illusione – balbetta come una addormentato.

231. Questo universo è Brahman in verità – come è il pronunciamento agosto del Veda. Pertanto questo universo non è altro che Brahman, per quello che si sovrappone (su qualcosa) non ha un’esistenza separata da suo substrato.

232. Se l’universo, così com’è, essere reale, non ci sarebbe cessazione dell’elemento dualistico, le scritture sarebbe stato falsificato, e il Signore stesso sarebbe colpevole di una falsità. Nessuno di questi tre è considerato desiderabile oppure dal nobile sano di mente.

233. Il Signore, che conosce il segreto di tutte le cose ha sostenuto questa visione con le parole: “Ma io non sono in loro” … “non sono gli esseri in me”.

234. Se l’universo è vero, lascia che allora essere percepito nello stato di sonno profondo anche. Poiché non è affatto percepita, deve essere irreale e falso, come i sogni.

235. Quindi l’universo non esiste a prescindere dal Sé Supremo, e la percezione della sua separazione è falsa come la qualità (del ecc azzurro, nel cielo). Ha un attributo sovrapposto alcun significato oltre al suo substrato? E ‘il sostrato che appare così l’illusione.

236. Qualunque cosa un uomo illuso percepisce attraverso errore, è Brahman e Brahman solo: l’argento non è altro che la madre-perla. Si tratta di Brahman, che è sempre considerato come questo universo, mentre ciò che si sovrappone al, ossia Brahman. l’universo, è solo un nome.

237-238. Quindi tutto ciò si manifesta, vale a dire. questo universo, è il Supremo Brahman stesso, il Real, l’Uno senza un secondo, puro, l’essenza della conoscenza, taintless, sereno, privo di inizio e fine, al di là dell’attività, l’Essenza di Absolute Bliss – che trascende tutte le differenze create da Maya o Nescienza, eterno, sempre oltre la portata di dolore, indivisibili, incommensurabile, senza forma, indifferenziata, senza nome, immutabile, auto-luminoso.

239. Saggi realizzare la Suprema Verità, Brahman, in cui non vi è alcuna differenziazione di conoscitore, la conoscenza e conosciuto, che è infinito, trascendente, e l’essenza della conoscenza assoluta.

240. Che non può essere né gettato via, né assunto, che è oltre la portata della mente e della parola, incommensurabile, senza inizio e la fine, il Tutto, uno molto Sé, e di superare gloria.

241-242. Se quindi la Shruti, nel detto “Tu sei Quello” (Tat-Tvam-Asi), stabilisce ripetutamente l’assoluta identità di Brahman (o Ishwara) e Jiva, indicata con i termini che (Tat) e tu (Tvam) ​​rispettivamente, dismettere questi termini delle loro associazioni relativa, allora è l’identità del loro implicita, non letterale, significati che si cerca di inculcare, perché sono di attributi in contraddizione tra loro – come il sole e una lucciola, il re e un servo, l’oceano e un pozzo, o il monte Meru e un atomo.

243. Questa contraddizione tra di loro è stato creato da sovrapposizione, e non è qualcosa di reale. Questa sovrapposizione, in caso di Ishwara (il Signore), è Maya o Nescienza, che è la causa di Mahat e il resto, e nel caso del Jiva (l’anima individuale), ascoltare – le cinque guaine, che sono i effetti di Maya, stand per esso.

244. Queste due sono le sovrapposizioni di Ishwara e il Jiva, rispettivamente, e quando queste sono perfettamente eliminati, non c’è né Ishwara né Jiva. Un regno è il simbolo di un re, e uno scudo del soldato, e quando questi vengono portati via, non c’è né re né soldato.

245. Gli stessi Veda con le parole “adesso viene l’ingiunzione”, ecc, ripudiare la dualità immaginato nel Brahman. Bisogna eliminare il bisogno di quei due sovrapposizioni per mezzo di realizzazione sostenuto dalla autorità dei Veda.

246. Né questo né lordo questo universo sottile (è l’Atman). Essere immaginato, non sono veri – come il serpente visto in corda, e come i sogni. Perfettamente eliminando il mondo oggettivo in questo modo, per mezzo del ragionamento, si deve poi realizzare l’unità che è alla base Ishwara e il Jiva.

247. Quindi questi due termini (Ishwara e Jiva) devono essere attentamente considerate attraverso i loro significati impliciti, in modo che la loro identità assoluto può essere stabilita. Né il metodo di rifiuto totale né quella di ritenzione completa farà. Bisogna ragionare attraverso il processo che combina i due.

248-249. Proprio come nella frase: “Questo è che Devadatta”, l’identità si parla, eliminando le parti contraddittorie, così in “Tu sei Quello” frase, l’uomo saggio deve dare gli elementi contraddittori su entrambi i lati e riconoscere l’identità di Ishwara e Jiva, notando con attenzione l’essenza di entrambi, che è Chit, conoscenza assoluta. Così centinaia di testi scritturali inculcare l’unicità e l’identità di Brahman e Jiva.

250. L’eliminazione del non-Sé, alla luce di brani come “Non è grave”, ecc, (ci si rende conto l’Atman), che è auto-stabilita, distaccato come il cielo, e oltre la gamma di pensiero. Quindi liquidare questo fantasma semplice di un organismo che tu perceivest e hai accettato come il tuo sé. Per mezzo della comprensione purificata che tu sei il Brahman, realizzare il tuo proprio sé, la conoscenza assoluta.

251. Tutte le modifiche di argilla, come il vaso, che sono sempre accettate dalla mente come reali, sono (in realtà), ma niente di argilla. Allo stesso modo, questo intero universo che è prodotto dal reale Brahman, è Brahman se stessa e nient’altro che questo. Perché non c’è niente altro qualsiasi, ma il Brahman, e questo è l’unico auto-esistente Realtà, la nostra stessa Sé, quindi sei tu che sereno, puro, Supremo Brahman, l’Uno senza un secondo.

252. Come luogo, tempo, oggetti, conoscitore, ecc, chiamato in sogno sono tutti irreali, è così anche il mondo vissuto qui nello stato di veglia, perché è tutto un effetto della propria ignoranza. Perché questo corpo, gli organi, il Prana, l’egoismo, ecc, sono anche così irreale, quindi sei tu che sereno, puro, supremo Brahman, l’Uno senza un secondo.

253. (Qual è) erroneamente supposto esistere in qualcosa, è che quando la verità su di esso è stato conosciuto, ma che nulla substrato, e non affatto diverso da esso: L’universo sogno diversificate (e appare) passa nel sogno stesso. Non risulta al risveglio come qualcosa di distinto dal proprio Sé?

254. Ciò che è al di là di casta e credo, la famiglia e lignaggio, privo di nome e forma, merito e demerito, che trascende spazio, tempo e senso-oggetto – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

255. Che il Brahman Supremo, che è oltre l’intervallo di ogni parola, ma accessibile alla vista di illuminazione pura, che è puro, l’incarnazione della conoscenza, l’inizio entità – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

256. Ciò che è toccato dall’onda sei volte; meditato a memoria dello Yogi, ma non colto dagli organi di senso, che il Buddhi non può sapere, e che è ineccepibile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

257. Ciò che è il substrato dell’universo con le sue varie suddivisioni, che sono tutte creazioni di illusione, che di per sé non ha alcun supporto; che è distinta da quella lorda e sottile, che non ha parti, e in verità non è esemplare – che l’arte Brahman tu, meditare su questo nella tua mente.

258. Ciò che è libero dalla nascita, crescita, sviluppo, rifiuti, malattie e morte, che è indistruttibile, che è la causa della manutenzione di proiezione, e la dissoluzione dell’universo – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

259. Ciò che è privo di differenziazione; la cui essenza non è mai inesistente; che è impassibile come l’oceano senza onde, il sempre libero; della forma indivisibile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

260. Ciò che, però uno solo, è la causa dei molti, che rifiuta tutte le altre cause, ma è essa stessa senza causa, distinto da Maya e il suo effetto, l’universo e indipendenti – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente .

261. Ciò che è libero dalla dualità, che è infinito e indistruttibile, distinto dal mondo e Maya, suprema, eterna, che è beatitudine eterna; taintless – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

262. Quella realtà che (anche se One) appare variamente a causa di delusione, assumendo nomi e forme, gli attributi e le modifiche, si è sempre immutata, come l’oro nelle sue modificazioni – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

263. Che oltre il quale non vi è nulla, che brilla anche al di sopra Maya, che è ancora superiore al suo effetto, l’universo, il Sé più profondo di tutti, senza differenziazione, il Sé reale, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, infinito e immutabile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

264. In verità, inculcato sopra, ci si deve meditare nella propria mente, attraverso l’intelletto, per mezzo degli argomenti riconosciuto. Con questo significa che si realizzi la verità libera da ecc dubbio, come l’acqua nel palmo della propria mano.

265. Realizzare in questo corpo la conoscenza assoluta libero da Nescienza ei suoi effetti – come il re in un esercito – e di essere sempre fondata nel tuo proprio Sé, riposando su quella conoscenza, unire l’universo nel Brahman.

266. Nella grotta del Buddhi è il Brahman, distinto dal grossolano e sottile, l’Esistenza Assoluta, supremo, l’Uno senza un secondo. Per chi vive in questa grotta come Brahman, amato o non c’è più l’ingresso nel grembo della madre.

267. Anche dopo che la Verità è stata realizzata, non resta che forte, senza inizio, ostinato impressione che uno è l’agente e sperimentatore, che è la causa della propria trasmigrazione. Deve essere accuratamente rimosso da vivere in un costante stato di identificazione con il Sé Supremo. Saggi chiamata Liberazione che è l’attenuazione di Vasana (impression) qui e ora.

268. L’idea di “me e la mia” nel, organi del corpo, ecc, che sono i non-Sé – questa sovrapposizione l’uomo saggio deve porre fine a, identificandosi con l’Atman.

269. Realizzare il tuo Sé interiore, il Testimone del Buddhi e sue modificazioni, e costantemente girevole del pensiero positivo, “Io sono Quello”, conquistare questa identificazione con il non-Sé.

270. Abbandonare l’osservanza delle formalità sociali, rinunciando a ogni idea di tagliare il corpo, ed evitando engrossment troppo poltiglia con le Scritture, farla finita con la sovrapposizione che che scenderà su di te stesso.

271. A causa della voglia di correre dopo che la società, la passione per lo studio troppo della Scrittura e il desiderio di mantenere il corpo in buon pareggio, la gente non può raggiungere la propria realizzazione.

272. Per colui che cerca la liberazione dalla prigione di questo mondo (Samsara), questi tre desideri sono stati designati dai saggi come catene di ferro forte grillo i piedi. Colui che è libero da esse raggiunge veramente alla Liberazione.

273. L’odore della bella Agaru (agalochum) che è nascosto da un fetore potente grazie al suo contatto con l’acqua ecc, si manifesta non appena l’odore è stato completamente rimosso da sfregamento.

274. Come il profumo del legno di sandalo, il profumo del Sé Supremo, che è coperto dalla polvere di infiniti, impressioni violente inserita nella mente, quando purificata del continuo sfregamento della Conoscenza, è (ancora) chiaramente percepita.

275. Il desiderio di realizzazione del Sé è oscurata da desideri di innumerevoli altre cose oltre il Sé. Quando sono stati distrutti dalla costante attaccamento al Sé, l’Atman manifesta chiaramente utilmente i suoi spontaneamente.

276. Come la mente diventa gradualmente stabilito nel Sé interiore, dà in proporzione il desiderio di oggetti esterni. E quando tutti questi desideri sono stati eliminati, vi si svolge la realizzazione senza ostacoli l’Atman.

277. La mente del Yogi muore, costantemente fissi sul suo Sé. Segue quindi la cessazione dei desideri. Quindi farla finita con la tua sovrapposizione.

278. Tamas è distrutto sia da Rajas e Sattva, Rajas da Sattva, e Sattva muore quando purificato. Quindi fare strada con il tuo sovrapposizione con l’aiuto di Sattva.

279. Sapendo per certo che il lavoro Prarabdha manterrà questo corpo, rimanere in silenzio e farla finita con la tua sovrapposizione con cura e con pazienza.

280. “Io non sono l’anima individuale, ma il Supremo Brahman” – eliminando così tutto ciò che è non-Sé, farla finita con la tua sovrapposizione, che ha superato il momento della (passata) impressioni.

281. Realizzare te stesso come il Sé di tutti per mezzo della Scrittura, il ragionamento e con la tua propria realizzazione, eliminare sovrapposizioni tua, anche se una traccia di esso sembra apparire.

282. Il saggio non ha alcun legame con l’azione, dal momento che non ha idea di accettare o rinunciare. Pertanto, attraverso engrossment costante sul Brahman, farla finita con la tua sovrapposizione.

283. Attraverso la realizzazione della identità di Brahman e l’anima, risultanti da tali dicta grande come “Tu sei Quello”, farla finita con la tua sovrapposizione, al fine di rafforzare la tua identificazione con Brahman.

284. Fino a quando l’identificazione con questo corpo è completamente sradicato, farla finita con la tua sovrapposizione con vigilanza e di una mente concentrata.

285. Finché anche un sogno come la percezione del cosmo e anime persiste, farla finita con la tua sovrapposizione, o appreso l’uomo, senza la minima pausa.

286. Senza dare la minima possibilità di oblio a causa del sonno, riguardano in questioni secolari o oggetti dei sensi, riflettere sul Sé nella tua mente.

287. Rifuggire da una distanza di sicurezza il corpo che è venuto dalle impurità dei genitori e si è composto di carne e impurità – come si fa un emarginato – tu essere Brahman e realizzare la consumazione della tua vita.

288. Unire l’anima finita nel Sé Supremo, come lo spazio racchiuso da un vaso nello spazio infinito, attraverso la meditazione sulla loro identità, sempre tacere, o salvia.

289. Diventare te l’auto-splendente Brahman, il substrato di tutti i fenomeni – come quella Realtà rinunciare sia il macrocosmo e il microcosmo, come due recipienti sporchi.

290. Trasferire l’identificazione ormai radicato nel corpo per l’Atman, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, e scartando il corpo sottile, tu sei mai solo, indipendente.

291. Quello in cui c’è questo riflesso dell’universo, come di una città in uno specchio – che l’arte Brahman tu, sapendo questo tu raggiungere la consumazione della tua vita.

292. Ciò che è reale e la propria essenza primordiale, che Conoscenza e Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, che è oltre la forma e l’attività – il raggiungimento Quello dovrebbe cessare di identificarsi con i propri corpi falsa, come un attore dando la sua maschera assunta .

293. Questo universo obiettivo è assolutamente irreale, né è l’egoismo di una realtà, perché è osservato per essere momentaneo. Come può la percezione, “So tutto”, è vero, ecc egoismo, che sono momentanei?

294. Ma il vero ‘io “è quello che testimonia l’ego e il resto. Esiste sempre, anche nello stato di sonno profondo. Shruti Lo stesso dice:” E’ senza nascita, eterno “, ecc Quindi il Paramatman è diverso da quello corpi grossolani e sottili.

295. Il conoscitore di tutti i cambiamenti nelle cose soggette a modifiche devono necessariamente essere eterno e immutabile. L’irrealtà dei corpi lordo e sottile è ancora e ancora chiaramente osservato in fantasia, sogno e sonno profondo.

296. Quindi rinunciare alla identificazione con questo pezzo di carne, il corpo grossolano, così come con l’ego o il corpo sottile, che sono entrambi immaginati dal Buddhi. Realizzare il tuo proprio Sé, che è sapere assoluto e non deve essere negata in passato, presente o futuro, raggiungere la pace.

297. Cessate di identificare te stesso con la famiglia, lignaggio, nome, forma e l’ordine della vita, che riguardano il corpo che è come un cadavere marcio (ad un uomo di realizzazione). Allo stesso modo, rinunciando a idee di agenzia e così via, che sono attributi del corpo sottile, è l’essenza di Beatitudine Assoluta.

298. Altri ostacoli sono osservati anche di esistere per gli uomini, che portano alla trasmigrazione. La radice di loro, per i motivi di cui sopra, è la prima modifica di Nescienza chiama egoismo.

299. Finché si ha alcuna relazione con questo ego malvagio, non ci dovrebbero essere meno parlare di Liberazione, che è unica.

300. Liberati dalle grinfie di egoismo, come la luna da quelle di Rahu, l’uomo raggiunge la sua vera natura, e diventa puro, infinito, sempre beato e auto-luminoso.

301. Ciò che è stato creato dal Buddhi estremamente deluso da Nescienza, e che viene percepito in questo corpo come “Io sono così e così” – che quando l’egoismo è completamente distrutta, si ottiene un’identità senza ostacoli con Brahman.

302. Il tesoro della beatitudine del Brahman è avvolto intorno dal serpente potente e terribile di egoismo, e custodito per uso proprio attraverso le sue tre cappe feroce composto dai tre Guna. Solo l’uomo saggio, distruggendola da recidere le sue tre cappe con la grande spada di realizzazione in conformità con gli insegnamenti della Sruti, possono godere di questo tesoro che conferisce beatitudine.

303. Finché c’è una traccia di avvelenamento sinistra del corpo, come si può sperare per la ripresa? Simile è l’effetto di egoismo su Liberazione dello Yogi.

304. Attraverso la completa cessazione di egoismo, attraverso il blocco delle onde diverse mentale a causa di essa, e attraverso la discriminazione della Realtà interiore, ci si accorge che la realtà come “Io sono questo”.

305. Abbandonare immediatamente l’identificazione con il tuo egoismo, l’agente, che è per sua natura una modifica, è rivestiti di un riflesso del Sé, e distoglie l’uno da essere stabilito nel Sé – identificare te stesso con cui hai provengono da questa esistenza relativa, pieno delle miserie di nascita, decadenza e morte, anche se tu sei il Testimone, l’essenza della conoscenza e Beatitudine Assoluta.

306. Ma per la tua identificazione con l’egoismo che non vi potrà mai essere una qualsiasi trasmigrazione per te che sei immutabile ed eternamente la stessa, la conoscenza assoluta, onnipresente, la Beatitudine Assoluta, e di gloria incontaminata.

307. Quindi la distruzione di questo egoismo, il tuo nemico – che appare come una spina conficcato nella gola di un uomo che pasto – con la grande spada di realizzazione, direttamente e liberamente godere la beatitudine del tuo impero, la maestà del Atman.

308. Controllo della attività di egoismo, ecc, e rinunciare a tutti attaccamento attraverso la realizzazione della Realtà Suprema, essere liberi da ogni dualità attraverso il godimento della Beatitudine del Sé, e rimanere tranquillo nel Brahman, perché hai raggiunto la tua natura infinita.

309. Anche se completamente sradicato, questo egoismo terribile, se ruotava nella mente nemmeno per un istante, ritorna alla vita e crea centinaia di mali, come una nuvola inaugurato dal vento durante la stagione delle piogge.

310. Sopraffazione questo nemico, l’egoismo, non un attimo di tregua dovrebbe essere data ad essa dal pensiero sul senso-oggetti. Questo è in verità la causa del suo ritorno alla vita, come l’acqua ad un albero di cedro che si è quasi prosciugato.

311. Lui solo, che si è identificato con il corpo è avido dopo piaceri dei sensi. Come si può, priva del corpo-idea, essere avidi (come lui)? Da qui la tendenza a pensare sul senso-oggetti è in verità la causa della schiavitù della trasmigrazione, dando vita ad un’idea di distinzione o di dualità.

312. Quando gli effetti sono sviluppati, il seme è anche osservato di essere tale, e quando gli effetti sono distrutte, anche il seme è visto per essere distrutto. Dunque, si dovrà sottomettere gli effetti.

313. Attraverso l’aumento di desideri egoistici lavoro aumenta, e quando c’è un aumento di lavoro egoista, vi è un aumento del desiderio anche. Trasmigrazione e l’uomo non è mai alla fine.

314. Per motivi di rottura della catena della trasmigrazione, il Sannyasin dovrebbe bruciare in cenere quei due, per il pensiero del senso-oggetti e di fare atti egoistici portare ad un aumento dei desideri.

315-316. Aumentata da questi due, i desideri producono la propria trasmigrazione. Il modo per distruggere questi tre, però, sta nel guardare su tutto, in ogni caso, sempre, ovunque e in tutti gli aspetti, come Brahman e Brahman solo. Attraverso il rafforzamento del desiderio di essere uno con il Brahman, quei tre sono annientate.

317. Con la cessazione delle azioni egoistiche del rimuginare sul senso-oggetti è fermato, che è seguita dalla distruzione dei desideri. La distruzione dei desideri è Liberazione, e questo è considerato come Liberazione-in-vita

318. Quando il desiderio di realizzare il Brahman è una manifestazione segnata, i desideri egoistici facilmente svanire, come l’oscurità più intensa svanisce efficace prima il bagliore del sole che sorge.

319. Oscurità e numerosi i mali che frequentano su di esso non si notano quando il sole sorge. Allo stesso modo, sulla realizzazione della Beatitudine Assoluta, non vi è né schiavitù né la minima traccia di miseria.

320. Causando l’universo esterno e interno, che ora sono percepiti, a svanire, e la meditazione della Realtà, la Beatitudine Embodied, si dovrebbe passare il proprio tempo vigile, se c’è qualche residuo di lavoro Prarabdha sinistra.

321. Non si dovrebbe mai essere trascurato nella propria fermezza di Brahman. Bhagavan Sanatkumara, che è il figlio di Brahma, ha chiamato inavvertenza ad essere la morte stessa.

322. Non vi è alcun pericolo maggiore per la Jnanin di incuria della sua natura reale. Da questo deriva delusione, quindi l’egoismo, questo è seguito da schiavitù, e poi viene la miseria.

323. Perfino un uomo saggio brama dopo la oggetti dei sensi, oblio lo tormenta con le propensioni male del Buddhi, come una donna fa il suo amante affettuosa.

324. Come carice, anche se rimosso, non stare lontano per un momento, ma copre di nuovo l’acqua, in modo da Maya o Nescienza copre anche anche un uomo saggio, se è contrario alla meditazione sul Sé.

325. Se la mente sempre leggermente allontana dalla Ideale e diventa in uscita, poi va giù e giù, proprio come un gioco-palla inavvertitamente lasciato cadere sulle scale limiti giù da una fase all’altra.

326. La mente che è collegato al senso-oggetti riflette sulla loro qualità, da una matura riflessione nasce il desiderio, e dopo che desiderano un uomo che si accinge avere quella cosa.

327. Quindi, per il conoscitore del Brahman discriminante non c’è morte peggiore di quella disattenzione per quanto riguarda la concentrazione. Ma l’uomo che si concentra raggiunge completo successo. (Perciò) attentamente concentrare la tua mente (sul Brahman).

328. Per inavvertenza un uomo che si scosta dalla sua vera natura, e l’uomo che ha così deviato cadute. L’uomo è caduto in rovina, ed è appena visto rialzarsi.

329. Pertanto si dovrebbe rinunciare a riflettere sul senso-oggetti, che è la radice di tutti i guai. Colui che è completamente fuori anche quando vive, è solo in disparte dopo la dissoluzione del corpo. Il Yajur-Veda dichiara che c’è paura per uno che vede il minimo di distinzione.

330. Ogni volta che l’uomo saggio vede la minima differenza nella infinito Brahman, subito ciò che egli vede come diverse attraverso errore, diventa fonte di terrore per lui.

331. Colui che si identifica con l’universo oggettivo, che è stata negata da centinaia di shrutis, Smriti e ragionamenti, esperienze miseria dopo la miseria, come un ladro, perché fa qualcosa di proibito.

332. Colui che si è dedicato alla meditazione della Realtà (Brahman) ed è libero da Nescienza, raggiunge la gloria eterna del Atman. Ma colui che si sofferma sul irreale (l’universo) è distrutto. Che sia così è evidenziato nel caso di chi non è un ladro e uno che è un ladro.

333. Il Sannyasin dovrebbe rinunciare dimora sul irreale, che causa schiavitù, e deve sempre fissare i suoi pensieri sul Atman come “Io stesso sono questo”. Per la fermezza nel Brahman attraverso la realizzazione della propria identità con Esso dà luogo alla beatitudine e rimuove a fondo la miseria nato dell’ignoranza, che si sperimenta (nello stato di ignoranti).

334. La dimora di oggetti esterni solo intensificare i suoi frutti, vale a dire. favorire tendenze malvagie, che crescono sempre peggio. Sapendo questo attraverso la discriminazione, si dovrebbe evitare di oggetti esterni e costantemente se stessi si applicano alla meditazione della Atman.

335. Quando il mondo esterno è chiuso fuori, la mente è allegro, e l’allegria della mente porta alla visione del Paramatman. Quando è perfettamente realizzata, la catena di nascita e morte è rotto. Da qui l’chiudendo fuori del mondo esterno è il trampolino di lancio per la Liberazione.

336. Dov’è l’uomo che è appreso, in grado di discriminare il reale dall’irreale, credendo che i Veda come autorità, fissare lo sguardo su l’Atman, la Realtà Suprema, ed essendo un ricercatore dopo la Liberazione, la volontà, come un bambino, consapevolmente ricorrere per l’irreale (l’universo) che causerà la sua caduta?

337. Non c’è liberazione per chi ha attaccamento al corpo ecc, e l’uomo liberato non identificazione con il corpo ecc uomo che dorme non è sveglio, non è l’uomo sveglio addormentato, per questi due stati sono contrastanti in natura.

338. Egli è libero chi, conoscendo la sua mente il Sé in movimento e immobile oggetti e osservando come loro substrato, abbandona tutte le sovrapposizioni e rimane come l’Assoluto e il Sé infinito.

339. Per realizzare l’intero universo come il Sé è il mezzo per liberarsi di schiavitù. Non c’è nulla di superiore a identificare l’universo con il Sé. Ci si rende conto questo stato, escludendo il mondo oggettivo attraverso fermezza nell’eterno Atman.

340. Come è l’esclusione del mondo oggettivo possibile per chi vive identificato con il corpo, la cui mente è collegata alla percezione degli oggetti esterni, e che compie vari atti per tale scopo? Questa esclusione deve essere attentamente praticato da saggi che hanno rinunciato a ogni tipo di doveri e le azioni e gli oggetti, che sono appassionato alla eterna Atman, e che desiderano possedere un beatitudine eterna.

341. Per il Sannyasin che ha attraversato l’atto di sentire, il passaggio Shruti, “Calma, auto-controllato”. Ecc, prescrive Samadhi per realizzare l’identità dell’universo con il Sé.

342. Anche gli uomini saggi non può improvvisamente distruggere l’egoismo dopo che è, una volta diventato forte, salvo coloro che sono perfettamente calmo attraverso il Samadhi Nirvikalpa. Desideri sono in verità l’effetto di innumerevoli nascite.

343. Il potere proiettare, attraverso l’aiuto del potere velo, collega un uomo con la sirena di un’idea egoista, e distrae lui attraverso gli attributi di questo.

344. E ‘estremamente difficile per conquistare il potere a meno che la proiezione di potenza velo è perfettamente sradicato. E che copre oltre l’Atman svanisce naturalmente quando il soggetto è perfettamente distinto dagli oggetti, come il latte dall’acqua. Ma la vittoria è senza dubbio (completa e) libera da ostacoli quando non c’è oscillazione della mente a causa della irreali oggetti dei sensi.

345. Perfetta discriminazione causata dalla realizzazione diretta che distingue la vera natura del soggetto da quello dell’oggetto, e rompe il legame di illusione creata da Maya, e non c’è più trasmigrazione per uno che è stato liberato da questo.

346. La conoscenza della identità del Jiva e Brahman consuma interamente la foresta impenetrabile di Avidya o Nescienza. Per colui che ha realizzato lo stato di Unità, c’è qualche seme trasmigrazione a sinistra per il futuro?

347. Il velo che nasconde verità svanisce solo quando la realtà è pienamente realizzato. (Di qui seguire) la distruzione della falsa conoscenza e la cessazione della miseria causata da sua influenza distrazione.

348. Questi tre sono stati osservati nel caso di una corda quando la sua vera natura è completamente noto. Perciò l’uomo saggio dovrebbe conoscere la vera natura delle cose per la rottura dei suoi vincoli.

349-350. Come il ferro si manifesta come scintille attraverso il contatto con il fuoco, il Buddhi si manifesta come conoscitore e conosciuto attraverso la inerenza del Brahman. Dato che questi due (conoscitore e conosciuto), gli effetti della Buddhi, sono osservate per essere irreale, nel caso di illusione, sogno e fantasia, allo stesso modo, le modifiche della Prakriti, dall’egoismo verso il corpo e tutti gli oggetti dei sensi sono anche irreale. La loro irrealtà è in verità a causa del loro essere soggetti a modifiche in ogni momento. Ma non cambia l’Atman.

351. Il Sé Supremo è sempre la natura di eterno, la conoscenza indivisibile, l’uno senza un secondo, il Testimone del Buddhi e il resto, distinto dal grossolano e sottile, il significato implicito del termine e concetto “io”, l’incarnazione della verso l’interno, la beatitudine eterna.

352. Il saggio, discriminando in tal modo il reale e l’irreale, l’accertamento della verità attraverso la sua intuizione illuminante, e realizzare il proprio Sé, che è conoscenza assoluta, si libera dagli ostacoli e raggiunge direttamente la Pace.

353. Quando l’Atman, l’Uno senza un secondo, si realizza per mezzo del Samadhi Nirvikalpa, poi nodo del cuore di ignoranza è totalmente distrutto.

354. Immaginazione come “tu”, “I” o “questo” si svolgono attraverso i difetti della Buddhi. Ma quando il Paramatman, l’Assoluto, l’Uno senza un secondo, si manifesta nel Samadhi, tutte le immaginazioni quali sono dissolti per l’aspirante, attraverso la realizzazione della verità del Brahman.

355. Il Sannyasin, calma, autocontrollo, perfettamente in pensione dal senso del mondo, tollerante, e dedicandosi alla pratica di Samadhi, riflette sempre sulla sua auto proprio essere il Sé di tutto l’universo. Distruggere completamente in questo modo l’immaginazione, che sono dovute al buio dell’ignoranza, vive beatamente come Brahman, privo di azione e le oscillazioni della mente.

356. Quelli solo sono liberi dalla schiavitù della trasmigrazione che, raggiungendo il Samadhi, si sono fusi il mondo oggettivo, gli organi di senso, la mente, anzi, l’ego molto, nel Atman, la conoscenza assoluta – e nessun altro, ma che si dilettano a parla di seconda mano.

357. Attraverso la diversità delle condizioni sopravvenute (upadhi), un uomo tende a pensare a se stesso, come anche pieno di diversità, ma con la rimozione di questi è di nuovo il suo Sé, l’immutabile. Perciò l’uomo saggio dovrebbe mai dedicarsi alla pratica di Nirvikalpa Samadhi, per lo scioglimento della upadhi.

358. L’uomo che è collegato al reale diventa reale, attraverso la sua su un punto devozione. Proprio come lo scarafaggio pensando intensamente sulla Bhramara si trasforma in un Bhramara.

359. Proprio come lo scarafaggio, rinunciando alla attaccamento a tutte le altre azioni, pensa intensamente al Bhramara e si trasforma in quel verme, esattamente nello stesso modo lo Yogi, meditando sulla verità del Paramatman, raggiunge attraverso il suo unico punte devozione a questo.

360. La verità della Paramatman è estremamente sottile, e non può essere raggiunto dalla tendenza lordo uscente della mente. E ‘accessibile solo agli anime nobili con la mente perfettamente pura, per mezzo di Samadhi proposto da una straordinaria finezza dello stato mentale.

361. Come l’oro purificato dal riscaldamento approfondita sul fuoco dà la sua impurità e raggiunge il suo splendore proprio, così la mente, attraverso la meditazione, dà la sua impurità di Sattva, Rajas e Tamas, e raggiunge la realtà del Brahman.

362. Quando la mente, così purificata dalla pratica costante, si fonde nel Brahman, poi Samadhi passa dal Savikalpa alla fase Nirvikalpa, e conduce direttamente alla realizzazione della beatitudine del Brahman, l’Uno senza un secondo.

363. Con questo Samadhi sono distrutti tutti i desideri che sono come i nodi, tutto il lavoro è finito, e dentro e fuori avviene ovunque e da sempre la manifestazione spontanea della propria vera natura.

364. La riflessione deve essere considerato un centinaio di volte superiore a sentire, e la meditazione centomila volte superiore anche alla riflessione, ma l’Samadhi Nirvikalpa è infinito nei suoi risultati.

365. Dal Samadhi Nirvikalpa la verità del Brahman è chiaramente e definitivamente realizzato, ma non altrimenti, per la mente, essendo instabile per natura, tende a confondere con altre percezioni.

366. Quindi con la calma mente ei sensi controllato sempre annegare la mente nel Sé Supremo che è dentro, e attraverso la realizzazione della tua identità con quella Realtà distruggere le tenebre creata da Nescienza, che è senza inizio.

367. I primi passi di Yoga sono il controllo di parola, di non ricevere doni, divertente senza aspettative, la libertà da attività, e sempre vivere in un posto in pensione.

368. Vivere in un luogo in pensione serve per controllare gli organi di senso, il controllo dei sensi aiuta a controllare la mente, attraverso il controllo della mente egoismo è distrutta, e questo dà ancora una volta lo Yogi una realizzazione ininterrotta della Beatitudine del Brahman. Pertanto l’uomo di riflessione dovrebbe sempre cercare solo di controllare la mente.

369. Frenare discorso nella Manas, Manas e trattenere nel Buddhi, questo nuovo trattenere nella testimonianza di Buddhi, e la fusione che anche nel Sé Infinito Assoluto, raggiungere la pace suprema.

370. Il corpo, Prana, organi, Manas, Buddhi e il resto – con whichsoever di queste aggiunte sopravvenuta è associata la mente, lo Yogi si trasforma, per così dire, in quello.

371. Quando questo viene fermato, l’uomo di riflesso si trova ad essere facilmente staccato da tutto, e per ottenere l’esperienza di una grande varietà di beatitudine eterna.

372. E ‘l’uomo del distacco (Vairagya) che è adatto per questa rinuncia interni ed esterni, per l’uomo spassionato, per il desiderio di essere libero, rinuncia attaccamento sia interni che esterni.

373. E ‘solo l’uomo spassionato che, essendo completamente a terra nel Brahman, può dare l’attaccamento al senso esterno-oggetti e il collegamento interno per egoismo, ecc

374. Sappi, o uomo saggio, distacco e la discriminazione di essere come le due ali di un uccello nel caso di un aspirante. A meno che entrambi ci sono, nessuno può, con l’aiuto di uno dei due, raggiungere il rampicante della Liberazione che cresce, per così dire, sulla cima di un edificio.

375. L’uomo da solo è estremamente spassionato Samadhi, e l’uomo di Samadhi sola realizzazione si ferma, l’uomo che ha realizzato la Verità è solo libera dalla schiavitù, e l’anima libera esperienze solo beatitudine eterna.

376. Per l’uomo di autocontrollo non trovo alcun strumento migliore di felicità di distacco, e se questo è accoppiato con una realizzazione di elevata purezza del Sé, che conduce alla sovranità di indipendenza assoluta, e poiché questa è la porta verso il damigella di liberazione eterno, per questo per il tuo benessere, essere obiettivi sia internamente che esternamente, ed è sempre fissa la tua mente sul Sé eterno.

377. Sever tuo desiderio per il senso-oggetti, che sono come veleno, perché è l’immagine stessa della morte, e rinunciando tuo orgoglio di casta, la famiglia e l’ordine della vita, un’avventura azioni a distanza. Rinuncia alla tua identificazione con cose così irreale come il corpo, e fissa la tua mente sul Atman. Poiché tu sei veramente il Testimone, Brahman, staccate dalla mente, l’Uno senza un secondo, e Supreme.

378. Fissare la mente fermamente l’Ideale, Brahman, e frenare gli organi esterni nei loro rispettivi centri, con il corpo tenuto fermo e senza darsi pensiero per il suo mantenimento; raggiungere l’identità con Brahman e di essere uno con Esso – sempre bere con gioia della beatitudine di Brahman nel tuo proprio Sé, senza una pausa. Qual è l’uso di altre cose che sono completamente vuote?

379. Rinunciare al pensiero del non-Sé che è male e produttivo di miseria, pensate al Sé, l’Absolute Bliss, che conduce alla Liberazione.

380. Qui splende eternamente l’Atman, il Sé-risplendente Testimone di tutto ciò, che ha la Buddhi per la sua sede. Fare questo Atman che è distinta da l’irreale, l’obiettivo, meditare su di essa come il tuo Sé, escludendo ogni altro pensiero.

381. Riflettendo su questo Atman continuo e senza alcun intervento straniero pensiero, bisogna rendersi conto chiaramente che sia il proprio vero Sé.

382. Rafforzare la propria identificazione con questo, e rinunciare a quella con l’egoismo e il resto, si deve vivere senza alcuna preoccupazione per loro, come se fossero futili cose, come un vaso rotto o simili.

383. Fissare la mente purificata nel Sé, il Testimone, la conoscenza assoluta, e lentamente facendo ancora, bisogna poi realizzare il proprio Sé infinito.

384. Si dovrebbe vedere l’Atman, l’indivisibile e infinito, libero da ogni limitazione aggiunte come il corpo, organi, Prana, Manas e l’egoismo, che sono creazioni della propria ignoranza – come il cielo infinito.

385. Il cielo, spogliato delle centinaia di limitare aggiunte come un vaso, una brocca, un ricettacolo di cereali o di un ago, è uno, e non diverse, esattamente nello stesso modo il puro Brahman, quando spogliato di egoismo, ecc, è Una verità.

386. Dispositivi ausiliari da limitare Brahma giù ad un ciuffo d’erba sono tutti totalmente irreali. Pertanto si dovrebbe realizzare il proprio Sé Infinito come il Principio unico.

387. Quello in cui si immagina qualcosa di esistere per errore, è, quando giustamente discriminati, che la cosa in sé, e non distinto da esso. Quando l’errore è andato, la realtà circa il serpente erroneamente percepito diventa la corda. Allo stesso modo l’universo è in realtà l’Atman.

388. Il Sé è Brahma, il Sé è Visnu, il Sé è Indra, il Sé è Shiva, il Sé è tutto questo universo. Non esiste nulla tranne il Sé.

389. Il Sé è dentro, e il Sé è fuori, il Sé è prima e il Sé è dietro, il Sé è nel sud, e il Sé è al nord, il Sé è anche sopra come anche di seguito.

390. Come l’onda, la schiuma, l’idromassaggio, la bolla, ecc, sono tutti in sostanza, ma l’acqua, così il Cit (sapere assoluto) è tutto questo, dal corpo fino a egoismo. Tutto è in verità il Chit, omogeneo e puro.

391. Tutto questo universo conosciuto attraverso la parola e la mente non è altro che Brahman, non c’è nulla oltre il Brahman, che esiste al di là della gamma massima della Prakriti. Sono la brocca, brocca, vaso, ecc, noto per essere distinto da l’argilla di cui sono composti? E ‘l’uomo illuso che parla di “tu” e “I”, come un effetto del vino di Maya.

392. La Shruti, nel brano “Dove si vede niente più”, ecc, dichiara da un accumulo di verbi l’assenza di dualità, al fine di eliminare le sovrapposizioni false.

393. Il Brahman Supremo è, come il cielo Sé, puro, assoluto, infinito, immobile e immutabile, privo di interno o esterno, l’Uno Esistenza, senza un secondo, ed è il. C’è qualche altro oggetto di conoscenza?

394. Qual è l’uso di dilatazione su questo argomento? Il Jiva non è altro che Brahman, l’intero universo esteso è Brahman stesso, il Shruti inculca il Brahman senza un secondo, ed è un fatto indubitabile che la gente di menti illuminate che conoscono la loro identità con Brahman e hanno dato il loro collegamento con il mondo oggettivo, dal vivo palpabile unifold con Brahman come Conoscenza e Beatitudine Eterna.

395. (Prima) distruggere le speranze suscitate da egoismo in questo corpo sporco grossolano, poi fare la stessa forza con l’aria, come corpo sottile, e realizzare il Brahman, l’incarnazione della Beatitudine eterna – le cui glorie proclamano le Scritture – come il tuo Sé, dal vivo come Brahman.

396. Finché l’uomo ha alcun riguardo per questo cadaverico corpo, egli è impuro, e soffre i suoi nemici, come anche dalla nascita, morte e malattia, ma quando pensa a se stesso come puro, come l’essenza del bene e immobili, ha diventa certamente esente; il shrutis dire anche questo.

397. Con l’eliminazione di tutte le esistenze apparentemente sovrapposti l’anima, il Brahman supremo, Infinito, l’Uno senza una seconda azione e oltre, rimane se stessa.

398. Quando la mente funzioni vengono uniti nel Paramatman, il Brahman, l’Assoluto, niente di tutto questo mondo fenomenico è visto, da dove esso si riduce a parlare semplice.

399. Nell’entità One (Brahman) la concezione dell’universo è un mero fantasma. Da dove ci può essere una qualsiasi diversità in ciò che è immutabile, senza forma e Assoluto?

400. In una Entità privo dei concetti di veggente, vedere e visto – che è immutabile, senza forma e Absolute – dove ci può essere qualsiasi diversità?

401. Nel Entità Uno che è immutabile, senza forma e Assoluto, e che è perfettamente che tutto pervade e immobile come l’oceano, dopo la dissoluzione dell’universo, dove ci può essere qualsiasi diversità?

402. Dove la radice della delusione è dissolto come l’oscurità nella luce – nella Realtà suprema, l’Uno senza un secondo, l’Assoluto – da cui ci può essere qualsiasi diversità?

403. Come può il parlare di diversità si applicano alla Realtà Suprema che è uno ed omogeneo? Chi ha mai osservato la diversità nella beatitudine non mescolati dello stato di sonno profondo?

404. Anche prima della realizzazione della Verità suprema, l’universo non esiste l’Assoluto Brahman, l’essenza dell’esistenza. In nessuno dei tre stati del tempo è il serpente mai osservata nella corda, né una goccia d’acqua nel miraggio.

405. Gli stessi shrutis dichiara che questo universo dualistico non è che un inganno dal punto di vista della Verità Assoluta. Questo è anche sperimentato nello stato di sonno senza sogni.

406. Ciò che è sovrapposto qualcos’altro è osservato dal saggio essere identico al substrato, come nel caso della corda che appare come il serpente. L’apparente differenza dipende solo in caso di errore.

407. Questo universo apparente ha la sua radice nella mente, e mai persiste dopo la mente è annichilita. Quindi sciogliere la mente dalla concentrazione sul Sé Supremo, che è la tua essenza più intima.

408. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è qualcosa della natura della conoscenza eterna ed assoluta beatitudine, che non ha esemplare, che trascende tutti i limiti, è sempre gratuita e senza attività, e che è come il cielo senza limiti, indivisibile e assoluta.

409. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è privo di idee di causa ed effetto, che è la realtà oltre ogni immaginazione, omogeneo, senza pari, al di là della serie di prove, stabilito dal pronunciamenti della Veda, e sempre a noi familiare come il senso dell’ego.

410. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è decadente e immortale, l’Entità positivo che impedisca ogni negazioni, che ricorda il mare placido e senza nome, in cui non ci sono né meriti né demeriti, e che è eterno, pacificato e One.

411. Con la mente contenuta nel Samadhi, ecco a te stesso l’Atman, di gloria infinita, tagliato fuori la tua schiavitù rafforzata dalle impressioni di vite precedenti, e con attenzione raggiungere la consumazione della tua nascita come essere umano.

412. Meditare sulla Atman, che risiede in te, che è privo di ogni aggiunte limitare, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, e tu non più rientrano nel ciclo delle nascite e morti.

413. Dopo che il corpo è stato gettato via una volta ad una distanza come un cadavere, non il saggio più si attacca ad esso, anche se è visibile come un aspetto, come l’ombra di un uomo, a causa della esperienza degli effetti di azioni passate.

414. Realizzare l’Atman, l’eterno, Conoscenza pura e Bliss, gettare lontano, questa limitazione di un corpo, che è inerte e sporco per natura. Poi lo ricordo più, per qualcosa che è stato vomitato eccita ma disgusto quando viene chiamato in memoria.

415. Bruciare tutto questo, con la sua radice stessa, nel fuoco del Brahman, il Sé eterno e assoluto, l’uomo veramente saggio rimane solo in seguito, come l’Atman, l’eterno, Conoscenza pura e Bliss.

416. Il conoscitore della Verità non fa attenzione più se questo corpo, è andato fuori dai fili di lavoro Prarabdha, cadute o ancora – come la ghirlanda su una mucca – per la sua mente funzioni sono a riposo nel Brahman, l’Essenza di Bliss.

417. Realizzare l’Atman, la beatitudine infinita, come se stesso, con quello oggetto, o per i quali, qualora il conoscitore della Verità a cuore il corpo.

418. Lo yogi che ha raggiunto la perfezione e si libera in questa vita diventa come risultato – si gode la beatitudine eterna nella sua mente, sia internamente che esternamente.

419. Il risultato di distacco è la conoscenza, che della conoscenza è il ritiro dal piaceri dei sensi, che porta l’esperienza della Beatitudine del Sé, da cui segue la pace.

420. Se vi è una mancanza di fasi successive, quelle precedenti sono inutili. (Quando la serie è perfetta) la cessazione del mondo oggettivo, estrema soddisfazione e felicità ineguagliabile seguire come una cosa ovvia.

421. Essere imperturbabile da problemi terrena è il risultato in questione di conoscenza. Come può un uomo che ha fatto vari atti ripugnanti durante lo stato di delusione, poi commettere il medesimo, in possesso di discriminazione?

422. Il risultato della conoscenza, dovrebbe essere l’allontanamento dalle cose irreali, mentre l’attaccamento a questi è il risultato di ignoranza. Questo è osservato nel caso di chi sa un miraggio e cose del genere, e chi non. In caso contrario, quali altri risultato tangibile fare i conoscitori del Brahman ottenere?

423. Se il nodo del cuore di ignoranza è totalmente distrutto, ciò che causa naturale ci può essere per indurre un uomo di azione egoista, perché è contrario ai piaceri dei sensi?

424. Quando il senso-oggetti eccitare nessun desiderio più, allora è il culmine di distacco. L’estrema perfezione della conoscenza è l’assenza di qualsiasi impulso l’idea egoistica. E il limite di auto-ritiro è raggiunto quando la mente funzioni che sono stati fusi, appaiono non di più.

425. Liberato da ogni senso di realtà del senso esterno-oggetti a causa della sua sempre rimasti uniti nel Brahman, solo che sembra godere di un tale senso-oggetti sono offerti da altri, come il sonno, oppure come un bambino, vedendo questo mondo come uno visto nei sogni, e avendo cognizione di essa in momenti occasione – rara è davvero un uomo così, che gode dei frutti del merito senza fine, e solo lui è benedetto e stimato sulla terra.

426. Sannyasin che ha una illuminazione costante che, avendo la sua anima interamente fuse nel Brahman, gode di beatitudine eterna, è immutabile e privo di attività.

427. Questo tipo di funzioni mentali che cognises solo l’identità del Sé e Brahman, purificata da tutte le aggiunte, che è libero dalla dualità, e che si occupa solo di intelligenza pura, è chiamato illuminazione. Chi ha questo perfettamente stabile è chiamato un uomo di illuminazione costante.

428. Colui la cui illuminazione è costante, che ha la beatitudine costante, e che ha quasi dimenticato l’universo fenomenico, è accettata come un uomo liberato in questa vita.

429. Colui che, pur avendo la sua mente fusa nel Brahman, è comunque assai vigile, ma libera allo stesso tempo, dalle caratteristiche dello stato di veglia, e la cui realizzazione è libero dai desideri, è accettata come un uomo liberato in vita.

430. Colui la cui preoccupa lo stato fenomenale sono stati placati, che, pur in possesso di un corpo composto di parti, è ancora privo di parti, e la cui mente è libera da ansia, è accettata come un uomo liberato in vita.

431. L’assenza di idee di “io” e “mio”, anche in questo corpo esistenti, che segue come un’ombra, è una caratteristica di un liberato in vita.

432. Non soffermarsi sui piaceri del passato, senza darsi pensiero per il futuro e guardando con indifferenza sul presente, sono caratteristiche di un liberato in vita.

433. Cercando dappertutto con un occhio di uguaglianza in questo mondo, pieno di elementi in possesso di meriti e demeriti, e distinti per natura le une dalle altre, è una caratteristica di un liberato in vita.

434. Quando le cose piacevoli o dolorose si presentano, a rimanere imperturbabile presente in entrambi i casi, attraverso l’uniformità di atteggiamento, è una caratteristica di un liberato in vita.

435. L’assenza di tutte le idee di interno o esterno, nel caso di un sannyasin, grazie alla sua mente di essere assorbiti in degustazione la beatitudine del Brahman, è una caratteristica di un liberato in vita.

436. Chi vive indifferente, privo di ogni idea di “io” e “mio” per quanto riguarda il, organi del corpo, ecc, così come ai suoi doveri, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

437. Chi ha realizzato il suo Brahmanhood aiutato dalle Scritture, ed è libero dalla schiavitù della trasmigrazione, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

438. Lui che non ha mai l’idea di “io” per quanto riguarda il, organi del corpo, ecc, né quella di “it” nei confronti di cose diverse da queste, è accettata come un liberato in vita.

439. Colui che mai con la sua illuminazione differenzia la Jiva e Brahman, né l’universo e Brahman, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

440. Colui che si sente lo stesso quando il suo corpo è venerato sia dal bene o tormentato dai malvagi, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

441. Il Sannyasin nel quale sono inghiottito il senso oggetti-diretta da altri come fiumi nel mare e non producono alcun cambiamento, a causa della sua identità con l’Esistenza Assoluta, è davvero liberata.

442. Per colui che ha realizzato la verità del Brahman, non c’è più l’attaccamento al senso-oggetti come prima: se c’è, che l’uomo non ha realizzato la sua identità con il Brahman, ma è uno i cui sensi sono in uscita in loro tendenza.

443. Se è sollecitato che egli è ancora attaccato al senso-oggetti attraverso lo slancio dei suoi desideri vecchi, la risposta è – no, per i desideri avere indebolito attraverso la realizzazione della propria identità con Brahman.

444. Le propensioni anche di un libertino confermato vengono controllati in presenza di sua madre, proprio così, quando Brahma, l’Assoluto Bliss, è stato realizzato, l’uomo di realizzazione non ha più la tendenza del mondo.

445. Colui che è in costante pratica della meditazione si osserva di avere percezioni esterne. Il shrutis menzione lavoro Prarabdha nel caso di un uomo, e questo possiamo dedurre dai risultati effettivamente visto.

446. Prarabdha lavoro è riconosciuto a persistere fino a quando non vi è la percezione di felicità e simili. Ogni risultato è preceduta da un’azione, e in nessun luogo è visto a maturare in modo indipendente di azione.

447. Attraverso la realizzazione della propria identità con il Brahman, tutte le azioni di un crore accumulato centinaia di cicli di finire in nulla, come le azioni di stato onirico al risveglio.

448. Possibile le azioni buone o peccati terribile che un uomo si crede facendo in stato onirico, lo portano in paradiso o all’inferno dopo che si è risvegliato dal sonno?

449. Realizzare l’Atman, che è distaccato e indifferente come il cielo, l’aspirante non è mai toccato il minimo da azioni ancora da fare.

450. Il cielo non è influenzato dal profumo del liquore soltanto attraverso la sua connessione con il vaso, in modo simile, l’Atman non è, attraverso la sua connessione con le limitazioni, colpiti dalla proprietà stessa.

451. Il lavoro che ha modellato questo corpo prima agli albori della conoscenza, non è distrutto da questa conoscenza senza cedere i suoi frutti, come la freccia scagliata verso un oggetto.

452. La freccia che è girato in un oggetto con l’idea che si tratta di una tigre, non lo fa, quando l’oggetto è percepito come una mucca, controllare se stessa, ma trafigge l’oggetto con tutta la sua forza.

453. Prarabdha lavoro è sicuramente molto forte per l’uomo di realizzazione, ed è passato solo dalla reale esperienza del suo frutto, mentre le azioni precedentemente accumulati e quelli ancora a venire sono distrutte dal fuoco della conoscenza perfetta. Ma nessuno dei tre in tutti gli affetti coloro che, realizzando la propria identità con Brahman, sono sempre assorbite vivendo in questa idea. Sono in verità il Brahman trascendente.

454. Per il saggio che vive nel suo proprio Sé come Brahman, l’Uno senza un secondo, privo di identificazione con l’aggiunte limitazione, la questione dell’esistenza di lavoro Prarabdha è priva di senso, come la questione di un uomo che ha risvegliato dal sonno avere alcun connessione con gli oggetti visti nel sogno-stato.

455. L’uomo che ha risvegliato dal sonno non ha idea di “io” o “mio” per quanto riguarda il suo sogno-corpo e il sogno-oggetti che servivano a quel corpo, ma vive abbastanza sveglio, come il suo Sé.

456. Non ha voglia di dimostrare gli oggetti irreali, né meno lo si vede a mantenere quel sogno-mondiale. Se lui si aggrappa ancora a quegli oggetti irreali, è enfaticamente dichiarato di non essere ancora libera dal sonno.

457. Allo stesso modo, colui che è assorto in Brahman vita identificata con quella realtà eterna e vede nient’altro. Come uno ha una memoria di oggetti visti in sogno, così l’uomo di realizzazione ha una memoria delle azioni quotidiane come mangiare.

458. Il corpo è stato modellato da Karma, quindi si può immaginare il lavoro Prarabdha con riferimento ad essa. Ma non è ragionevole attribuire lo stesso l’Atman, per l’Atman non è mai il risultato del lavoro.

459. Il shrutis, le cui parole sono infallibili, dichiarare l’Atman di essere “senza nascita, eterno e decadente”. Così, l’uomo che vive identificato con questo, come può essere attribuito Prarabdha lavoro?

460. Lavoro prarabdha può essere mantenuta solo a condizione che si vive identificato con il corpo. Ma nessuno ammette che l’uomo di realizzazione si identifica mai con il corpo. Il lavoro, quindi Prarabdha dovrebbe essere respinta nel suo caso.

461. L’attribuzione del lavoro Prarabdha al corpo è anche certamente un errore. Come può qualcosa che si sovrappone (su un altro) non hanno alcuna esistenza, e come può ciò che è irreale hanno una nascita? E come può ciò che non è nato affatto, muoiono? Così come si può lavorare Prarabdha esistere per qualcosa che è irreale?

462-463. “Se gli effetti dell’ignoranza sono distrutti con le loro radici dalla conoscenza, allora come fa il corpo vivo?” – È di convincere coloro sciocchi che intrattengono un dubbio come questo, che la Sruti, dal punto di vista relativo, il lavoro ipotizzare Prarabdha, ma non per dimostrare la realtà del corpo, ecc, dell’uomo di realizzazione.

464. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, infinito, senza inizio né fine, trascendente e immutabile, non c’è alcun dualismo in essa.

465. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, l’essenza dell’esistenza, Conoscenza e Beatitudine Eterna, e privo di attività, non c’è alcun dualismo in essa.

466. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, che è in tutti, omogeneo, infinito, senza fine, e che tutto pervade, non c’è alcun dualismo in essa.

467. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, che non è né deve essere evitato, né assunto né accettato, e che è senza alcun supporto, non c’è alcun dualismo in essa.

468. C’è solo Brahman, l’Uno senza secondo, al di là degli attributi, senza parti, sottile, assoluta e taintless, non c’è alcun dualismo in essa.

469. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, la cui vera natura è incomprensibile, e che è oltre l’intervallo della mente e della parola, non c’è alcun dualismo in essa.

470. C’è solo Brahman, l’Uno senza secondo, la Realtà, l’Uno senza secondo, la Realtà, radiosi, auto-esistente, puro, intelligente e, a differenza finito nulla, non c’è alcun dualismo in essa.

471. Animo nobile sannyasin che si sono sbarazzati di tutti gli allegati e scartato tutti i piaceri dei sensi, e che sono serena e perfettamente sobrio, realizzare questa Verità Suprema e alla fine raggiungere la Beatitudine Suprema attraverso la loro realizzazione del Sé.

472. Tu pure, discriminare questa Suprema Verità, la vera natura del Sé, che è Beatitudine non diluito, e scrollandosi di dosso la tua illusione creata dalla tua mente, essere libera e illuminata, e raggiungere la consumazione della tua vita.

473. Attraverso l’Samadhi in cui la mente è perfettamente placata, visualizzare la Verità del Sé con l’occhio di realizzazione chiaro. Se il significato della (scritturale) parole udite dal Guru è perfettamente e senza dubbio discernimento, allora si può portare a più dubbi.

474. Nella realizzazione degli Atman, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, attraverso la rottura della propria relazione con la schiavitù di Avidya o ignoranza, le Scritture, il ragionamento e le parole del Guru sono le prove, mentre la propria esperienza guadagnata attraverso la concentrazione la mente è un’altra prova.

475. Schiavitù, la liberazione, la soddisfazione, l’ansia, il recupero dalla malattia, fame e altre cose del genere sono noti solo per l’uomo in questione, e la conoscenza di questi con gli altri è una semplice deduzione.

476. Il Guru e il shrutis istruire il discepolo, in piedi in disparte, mentre l’uomo di croci realizzazione (Avidya) attraverso Illuminazione da solo, sostenuto dalla grazia di Dio.

477. Stesso conoscendo il suo Sé indivisibile attraverso la sua realizzazione personale e diventando così perfetto, un uomo dovrebbe stare faccia a faccia con l’Atman, con la mente libera da idee dualistica.

478. Il verdetto di tutte le discussioni sul Vedanta è che il Jiva e l’universo intero non sono altro che Brahman, e che la liberazione significa dimorare nel Brahman, l’entità indivisibile. Mentre gli stessi sono shrutis autorità (per l’istruzione) che il Brahman è Uno senza un secondo.

479. Realizzare, in un momento benedetto, la Verità Suprema attraverso le suddette istruzioni del Guru, l’autorità delle Scritture e il suo ragionamento, con i suoi sensi si calmò e la mente concentrata, (il discepolo) è diventato immobile in forma e perfettamente stabilito nel Atman.

480. Concentrare la mente per qualche tempo il Supremo Brahman, si alzò, e fuori di suprema beatitudine parlò come segue.

481. La mia mente è svanita, e tutte le sue attività si sono fuse, realizzando l’identità del Sé e Brahman, non so questo o non-questo, né che cosa o quanto la beatitudine senza confini (del Samadhi) è!

482. La maestà del mare del Supremo Brahman, pieno il rilievo del nettare come Beatitudine del Sé, in verità è impossibile esprimere a parole, né può essere concepito dalla mente – in una frazione infinitesimale di cui la mia mente si sciolgono come un chicco di grandine ottenere fuse nel mare, e ora è soddisfatto di quella essenza di Beatitudine.

483. Dove è andato l’universo, da cui è stato rimosso, e dove è fusa? E ‘stato solo ora visto da me, e lo ha cessato di esistere? E ‘strano passare!

484. Nell’oceano di Brahman riempito con il nettare della Beatitudine assoluta, ciò che deve essere evitato e che cosa accettata, ciò che è altro (da sé) e che cosa di diverso?

485. Ho né vedere né sentire né sapere nulla in questo. Ho semplicemente esistono come il Sé, la Beatitudine eterna, distinto da tutto il resto.

486. Ripetuti saluti a te, Maestro O nobile, che sei privo di allegato, il migliore tra le anime buone e l’incarnazione dell’essenza della beatitudine eterna, l’Uno senza un secondo – che infiniti e sempre nell’oceano sconfinato della misericordia arte:

487. Il cui sguardo, come la pioggia di raggi di luna concentrato, ha rimosso la mia stanchezza causata dalla afflizioni del mondo, e in un attimo mi ha ammesso lo stato decadente della Atman, la Beatitudine della maestà infinita!

488. Beati sono io, ho raggiunto la consumazione della mia vita, e sono libero dalle grinfie della trasmigrazione, io sono l’essenza della beatitudine eterna, sono infinite – tutti la tua misericordia!

489. Io sono libero, sono incorporea, sono libero dal corpo sottile e decadente, io sono sereno, sono infiniti, sono taintless ed eterna.

490. Io non sono colui che fa, io non sono il sperimentatore, sono immutabili e oltre di attività, io sono l’essenza della conoscenza pura, io sono assolute e identificato con buona Eterna.

491. Sono effettivamente diverso dal veggente, ascoltatore, speaker, agente e sperimentatore, io sono l’essenza della conoscenza, eterno, senza soluzione di continuità, al di là di attività, senza limiti, distaccato e infinito.

492. Io non sono né questo né quello, ma il Supremo, il illuminer di entrambi, io sono veramente Brahman, l’Uno senza secondo, puro, privo di interno o esterno e infinito.

493. Sono infatti Brahman, l’Uno senza un secondo, ineguagliabile, la Realtà che non ha inizio, oltre l’immaginazione come tu o io, o questo o quello, l’essenza della beatitudine eterna, la Verità.

494. Io sono Narayana, l’uccisore di Naraka, io sono il distruttore di Tripura, l’Essere Supremo, il Governatore, io sono la conoscenza assoluta, il Testimone di tutto ciò, non ho altri Righello ma me stesso, sono privi di idee di “I ‘e «mio».

495. Io solo come conoscenza risiede in tutti gli esseri, essendo il loro sostegno interno ed esterno. Io sono il sperimentatore e tutto ciò che è vissuto – qualunque cosa io considerato come “questo” o il non-Sé in precedenza.

496. In me, l’oceano di beatitudine infinita, le onde dell’universo vengono creati e distrutti dal gioco del vento di Maya.

497. Idee come lordo (o sottile) sono erroneamente immaginato in me da parte di persone attraverso la manifestazione delle cose sovrapposte – proprio come ai tempi indivisibile e assoluto, cicli, anni, a metà anni, stagioni, ecc, sono immaginati.

498. Ciò che si sovrappone con gli stolti grossolanamente ignorante può mai contaminare il substrato: mai il grande afflusso di acque osservato in un miraggio bagna le vie del deserto.

499. Sono oltre contaminazione come il cielo, io sono distinte dalle cose illuminate, come il sole, io sono sempre immobile come la montagna, io sono senza limiti come l’oceano.

500. Ho alcun rapporto con il corpo, come il cielo con le nuvole, così come può gli stati di veglia, sogno e sonno profondo, che sono attributi del corpo, mi toccano?

501. E ‘il Upadhi (attributo sovrapposto) che viene, ed è solo quello che va, cioè, ancora una volta, esegue le azioni e le esperienze (loro frutti), che da sola decade e muore, mentre io mai rimanere fermo come la montagna Kula.

501. Per me che sono sempre la stessa e priva di parti, non c’è né intraprendere il lavoro né la cessazione da esso. Come può ciò che è Uno, concentrato, senza rompere e infinito come il cielo, mai sforzarsi?

502. Come ci può essere meriti e demeriti per me che sono senza organi, senza mente, immutabile e senza forma – che sono la realizzazione di Absolute Bliss? La Shruti cita anche questo nel passaggio “Non toccare”, ecc

503. Se caldo o freddo, o bene o male, succede a toccare l’ombra del corpo di un uomo, non interessa per nulla l’uomo stesso, che è distinto da l’ombra.

504. Le proprietà delle cose osservate non influenzano il Testimone, che è distinta dalla, immutabile e indifferente – come le proprietà di una stanza (non influiscono) alla lampada (che si illumina).

505. Mentre il sole è una testimonianza semplice le azioni degli uomini, come il fuoco brucia tutto senza distinzione, e come la corda è legata ad una cosa sovrapposizione, così sono io, il Sé immutabile, l’Intelligenza Assoluta.

506. Io non lo fanno né gli altri a fare alcuna azione, io né godere né far godere gli altri, non vedo e non fanno gli altri a vedere, io sono quel Sé-radiosi, Atman Trascendente.

507. Quando l’aggiunta sopravvenute (Upadhi) è in movimento, il movimento risultante della riflessione è attribuita da pazzi per l’oggetto riflesso, come il sole, che è privo di attività – (e pensano) “Io sono colui che fa”, “I Sono il sperimentatore “,” Io sono ucciso, oh, ahimè! “

508. Che questo corpo inerte discesa in acqua o sulla terraferma. Io non sono toccato dalle sue proprietà, come il cielo dalle proprietà del vaso.

509. Gli stati di passaggio del Buddhi, come agenzia, l’esperienza, l’astuzia, l’ubriachezza, ottusità, schiavitù e libertà, non sono mai in realtà nel Sé, il Supremo Brahman, l’Assoluto, l’Uno senza secondo.

510. Sia cambiamenti nel Prakriti in dieci, cento o mille modi, che cosa ho, il libero Sapere assoluto, ha a che fare con loro? Non fare mai le nuvole toccare il cielo!

511. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che è come il cielo, sottile, senza inizio né fine, in cui l’universo intero dal Indifferenziato fino al corpo grossolano, appare semplicemente come un’ombra.

512. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che è il sostegno di tutti, che illumina tutte le cose, che ha infinite forme, è onnipresente, privo di molteplicità, eterno, puro, indifferente e assoluta.

513. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che trascende le differenziazioni infinita di Maya, che è l’essenza più intima di tutti, è al di là della gamma di coscienza, e che è la Verità, la Conoscenza, Infinity e Beatitudine Assoluta.

514. Sono senza attività, immutabile, senza parti, senza forma, assoluta, eterna, senza alcun altro supporto, l’Uno senza un secondo.

515. Io sono l’universale, io sono il Tutto, sono trascendente, l’Uno senza un secondo. Sono conoscenza assoluta e infinita, io sono Bliss e indivisibile.

516. Questo splendore della sovranità di Self-fulgore ho ricevuto in virtù della suprema maestà della tua grazia. Saluti a te, o glorioso, animo nobile Maestro, saluti ancora e ancora!

517. O Maestro, tu hai per pura grazia mi ha risvegliato dal sonno e del tutto mi ha salvato, che vagava in un sogno interminabile, in una foresta di nascita, la decadenza e la morte creato da illusione, essere tormentati giorno dopo giorno da innumerevoli afflizioni, e gravemente turbato dalla tigre di egoismo.

518. Saluti a te, o Principe degli Insegnanti, tu grandezza innominabile, che l’arte mai il manifesto stesso e fai te stesso come questo universo – ti saluto.

519. Vedendo il degno discepolo, che aveva raggiunto la beatitudine del Sé, realizzato la Verità e se ne rallegrò a cuore, così si prostra, che nobile, insegnante ideale di nuovo rivolto le seguenti parole eccellenti:

520. L’universo è una serie ininterrotta di percezioni del Brahman e quindi è a tutti gli aspetti, ma niente di Brahman. Vedi questo con l’occhio di illuminazione e di una mente serena, in ogni circostanza. È colui che ha occhi per vedere mai trovato in tutto altro che forme? Allo stesso modo, cosa c’è se non Brahman di coinvolgere l’intelligenza di un uomo di realizzazione?

521. Ciò che l’uomo saggio sarebbe scartare che il godimento della Suprema Beatitudine e si dilettano nelle cose senza sostanza? Quando la luna splende estremamente affascinante, che vorrebbero vedere una luna dipinta?

522. Dalla percezione delle cose irreali non c’è né soddisfazione né una cessazione di miseria. Pertanto, essendo soddisfatto con la realizzazione della Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, vivono felicemente in uno stato di identità con quella Realtà.

523. Vedendo il Sé in tutte le circostanze, pensando al Sé, l’Uno senza un secondo, e godendo della beatitudine del Sé, passare il tuo tempo, anima nobile O!

524. Concezioni dualistiche nel Atman, la Conoscenza Infinita, l’Assoluto, sono come immaginando castelli in aria. Pertanto, sempre te stesso identificandosi con la Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, e quindi il raggiungimento della Pace Suprema, rimanere in silenzio.

525. Per il saggio che ha realizzato il Brahman, la mente, che è la causa di irreale fantasie, diventa perfettamente tranquillo. Questa in verità è il suo stato di quiete, in cui, identificato con il Brahman, ha godimento costante della Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo.

526. Per l’uomo che ha realizzato la propria natura, e le bevande non diluito la Beatitudine del Sé, non c’è niente di più esilarante che la quiete che viene di uno stato di desiderio.

527. Il saggio illuminato, il cui unico piacere è nel Sé, vive sempre a proprio agio, se andare o restare, seduti o sdraiati, o in qualsiasi altra condizione.

528. L’anima nobile che ha perfettamente capito la Verità, e la cui mente funzioni incontro senza ostacoli, non più dipende dalle condizioni di luogo, tempo, postura, direzione, disciplina morale, oggetti di meditazione e così via. Quali condizioni regolativo può esserci nel conoscere il proprio sé?

529. Per sapere che questo è un barattolo, quale condizione, in verità, è necessario, se non che i mezzi di conoscenza esenti da difetti, che assicura solo una cognizione dell’oggetto?

530. Quindi questo Atman, che è una verità eterna, si manifesta non appena il mezzo di conoscenza è presente, e non dipende né luogo o tempo o (interno) purezza.

531. La coscienza, “Io sono Devadatta”, è indipendente dalle circostanze, simile è il caso con la realizzazione del conoscitore del Brahman che è Brahman.

532. Che cosa infatti può manifestarsi Questo il cui splendore, come il sole, fa sì che l’intero universo – inconsistente, irreale, insignificante – apparire a tutti?

533. Che, infatti, che può illuminare Oggetto Eterna da cui sono dotati i Veda e Purana e altre scritture, così come tutti gli esseri con un senso?

534. Ecco l’auto-splendente Atman, di potere infinito, al di là della gamma di conoscenze condizionata, eppure l’esperienza comune di tutti – realizzare che da sola questa impareggiabile conoscitore del Brahman vive la sua vita gloriosa, liberato dalla schiavitù.

535. Soddisfatti non diluito, Bliss costante, non è né addolorato né esaltato da oggetti dei sensi, non è né attaccato né avverso a loro, ma disports sempre con il Sé e prende piacere in esso.

536. Un bambino gioca con i suoi giocattoli dimenticare la fame e dolori del corpo; esattamente così fa l’uomo di realizzazione il piacere di Realtà, senza idee di “io” o “mio”, ed è felice.

537. Gli uomini di realizzazione sono il loro cibo, senza l’ansia o l’umiliazione di chiedere l’elemosina, e il loro bere l’acqua dei fiumi; vivono liberamente e in modo indipendente, e dormire senza la paura di cremazione o foreste, i loro vestiti possono essere gli stessi quartieri, che non hanno bisogno di lavaggio e l’essiccazione o qualsiasi ecc corteccia, la terra è il loro letto; vagano nel viale del Vedanta, mentre il loro passatempo è il Brahman Supremo.

538. Colui che conosce l’Atman, che indossa nessun segno esteriore ed è distaccato da cose esterne, si basa su questo corpo senza identificazione, e le esperienze di ogni genere di oggetti dei sensi come vengono, attraverso vogliono altri ‘, come un bambino.

539. Fondata nel piano etereo della Conoscenza Assoluta, si vaga nel mondo, a volte come un pazzo, a volte come un bambino e altre volte come un ghoul, non avendo altri vestiti sulla sua persona, tranne i quartieri, a volte indossando abiti, o forse pelli in altri momenti.

540. Il saggio, che vive da solo, gode di senso degli oggetti, essendo l’incarnazione di desiderio – sempre soddisfatto del suo Sé, e si presenti al tutto.

541. A volte un pazzo, a volte un saggio, a volte in possesso di splendore regale, a volte vaga, a volte comportandosi come un pitone immobile, a volte indossa un espressione benigna, a volte onorato, a volte insultati, a volte sconosciuto – vive così l’uomo di realizzazione, mai felice con la Somma Bliss.

542. Anche se senza ricchezze, ma mai di contenuti, anche se impotente, ma molto potente, anche se non godendo della oggetti dei sensi, eppure eternamente soddisfatto, anche se senza un esemplare, ma volgendo lo sguardo a tutto con un occhio di uguaglianza.

543. Anche se facendo, ancora inattivo, anche se vivendo frutti delle azioni passate, ancora intatta da loro, anche se in possesso di un corpo, ma senza identificazione con esso, anche se limitato, ma lui è onnipresente.

544. Né piacere né dolore, né bene né male, mai tocca questo conoscitore del Brahman, che vive sempre senza il corpo-idea.

545. Piacere o dolore, o bene o male, riguarda solo chi ha collegamenti con il corpo grossolano, ecc, e si identifica con questi. Come si può bene o male, o dei loro effetti, toccare il saggio che si è identificato con la Realtà e quindi distrutto la sua schiavitù?

546. Il sole che sembra essere, ma in realtà non è, inghiottito da Rahu, si dice essere inghiottita, a causa della delusione, dalla gente, non conoscendo la vera natura del sole.

547. Allo stesso modo, le persone ignoranti considerano il perfetto conoscitore del Brahman, che è del tutto liberarsi di schiavitù del corpo ecc, in quanto in possesso del corpo, ma vedere una parvenza di esso.

548. In realtà, però, si riposa scartando il corpo, come il serpente sua slough, e il corpo si muove qua e là dalla forza del Prana, proprio come egli vuole.

549. Come un pezzo di legno è sostenuto dalla corrente di un terreno di alto o basso, così è il suo corpo esercitata da lo slancio delle azioni passate alle varie esperienze dei loro frutti, come questi si presentano a tempo debito.

550. L’uomo di realizzazione, priva del corpo-idea, si muove in mezzo a senso piaceri come un uomo sottoposto alle trasmigrazione, attraverso i desideri generato dal lavoro Prarabdha. Egli stesso, tuttavia, vive immobile nel corpo, come un testimone, libero da oscillazioni mentali, come il perno della ruota del vasaio.

551. Dirige né gli organi di senso ai loro oggetti, né li si stacca da questi, ma rimane come uno spettatore indifferente. E non ha il minimo riguardo per i frutti delle azioni, la sua mente è completamente ubriaco con il bere l’elisir non diluito della Beatitudine dell’Atman.

552. Colui che, rinunciando a tutte le considerazioni di idoneità o meno di oggetti di meditazione, vive come l’Assoluto Atman, è Shiva stesso in verità, e lui è il migliore fra i conoscitori del Brahman.

553. Attraverso la distruzione di limitazioni, il perfetto conoscitore del Brahman si fonde in Colui Brahman senza un secondo – che era stato tutto il tempo – diventa molto libero anche in vita, e raggiunge l’obiettivo della sua vita.

554. Come attore, quando indossa la veste del suo ruolo, o quando non lo fa, è sempre un uomo, così il perfetto conoscitore del Brahman è sempre Brahman e nient’altro.

556. Lasciare che il corpo del Sannyasin che ha realizzato la sua identità con il Brahman, e cadranno ovunque come la foglia di un albero, (è di poca importanza per lui, perché) è già stato bruciato dal fuoco della conoscenza.

557. Il saggio che vive sempre nella Realtà – Brahman – come Bliss Infinito, l’Uno senza un secondo, non dipende da considerazioni di consueto luogo, tempo, ecc, per rinunciare a questa massa di pelle, la carne e sporcizia.

558. Per l’abbandono del corpo non è liberazione, né quella del personale e l’acqua-coppa, ma di liberazione consiste nella distruzione del nodo del cuore, che è Nescienza.

559. Se una foglia cade in un piccolo torrente, o un fiume, o un luogo consacrato da Shiva, o in un incrocio di strade, di quale effetto bene o male è che per l’albero?

560. La distruzione del corpo, organi, Prana e Buddhi è come quella di una foglia o un fiore o frutto (ad un albero). Essa non pregiudica l’Atman, la Realtà, l’incarnazione della beatitudine – che è propria vera natura. Che sopravvive, come l’albero.

561. Il shrutis, esponendo la vera natura del Atman nelle parole “, l’incarnazione della conoscenza”, ecc, che indicano la sua realtà, parlare della distruzione delle limitazioni solo apparente.

562. Il passaggio Shruti, “In verità è questa immortale Atman, mia cara”, cita l’immortalità Atman in mezzo alle cose deperibili e soggetti a modifiche.

563. Proprio come una pietra, un albero, erba, riso, buccia, ecc, quando vengono bruciati, sono ridotte a terra (ceneri) solo, così anche l’universo oggettivo che comprende tutto il corpo, gli organi, Prana, Manas e così via, sono, quando vengono bruciati dal fuoco di realizzazione, ridotti al Sé Supremo.

564. Come l’oscurità, che è distinto (da sole), svanisce nel fulgore del sole, così l’universo oggettivo tutto si dissolve nel Brahman.

565. Come, quando un vaso è rotto, lo spazio racchiuso dalla diventa sensibilmente lo spazio illimitato, così quando le apparenti limitazioni sono distrutti, colui che conosce veramente Brahman diventa Brahman.

566. Come il latte versato nel latte, l’olio in olio e l’acqua in acqua, diventa unita e uno con esso, così il saggio che ha realizzato l’Atman diventa uno nel Atman.

567. Realizzando in tal modo l’isolamento estremo che viene di disembodiedness, e diventare eternamente identificato con la Realtà Assoluta, Brahman, il saggio non soffre più trasmigrazione.

568. Per il suo corpo, composto da ecc Nescienza, essendo stato bruciato dalla realizzazione della identità del Jiva e Brahman, diventa il Brahman stesso; e come Brahman mai avere rinascita?

569. Bondage e Liberazione, che vengono evocati da Maya, in realtà non esistono nel Atman, la propria realtà, come la comparsa e l’uscita del serpente non si attengono nella corda, che subisce alcun cambiamento.

570. Bondage e Liberazione può far parlare di quando vi è la presenza o l’assenza di un velo che copre. Ma non ci può essere per il velo che copre il Brahman, che è sempre scoperto per mancanza di una seconda cosa oltre a se stessa. Se c’è, la non-dualità del Brahman sarà contraddetto, e il shrutis non può mai dualità ruscello.

571. Servitù e Liberazione sono attributi della Buddhi che persone ignoranti falsamente sovrapporre la realtà, come la copertura degli occhi da una nuvola viene trasferita al sole. Per questo Brahman Immutabile è conoscenza assoluta, l’Uno senza un secondo e distaccato.

572. L’idea che la schiavitù esiste, e l’idea che non, sono, con riferimento alla realtà, entrambi gli attributi del Buddhi solo, e non appartengono alla realtà eterna, Brahman.

573. Quindi questa schiavitù e Liberazione sono creati da Maya, e non sono l’Atman. Come ci può essere una qualsiasi idea di limitazione per quanto riguarda la Suprema Verità, che è senza parti, senza attività, calma, ineccepibile, taintless, e Uno senza un secondo, come ci può essere nessuno per quanto riguarda il cielo infinito?

574. Non c’è né morte né nascita, né un limite né un anima che lotta, né un ricercatore dopo la Liberazione, né un liberato – questa è la verità ultima.

575. Ho oggi ripetutamente rivelato a te come a un proprio figlio, questo segreto eccellente e profonda, che è il più profondo significato di tutti i Vedanta, la cresta dei Veda – considerando te un aspirante dopo la Liberazione, depurato delle tare di questo Dark Age , e di una mente libera dai desideri.

576. Sentendo queste parole del Guru, il discepolo nel timore si prostrò davanti a lui, e con il suo permesso se ne andò, liberato dalla schiavitù.

577. E il Guru, con la sua mente immersa nel mare di Esistenza e Absolute Bliss, vagavano, purificando in verità tutto il mondo – tutte le idee di differenziazione bandito dalla sua mente.

578. Così per mezzo di un dialogo tra il Maestro e il discepolo, è la natura del Atman stato accertato per la facile comprensione dei richiedenti dopo la Liberazione.

579. Possano coloro che sono sannyasin richiedenti dopo la Liberazione, che si sono purgato di tutte macchia della mente con l’osservanza delle modalità prescritte, che sono contrari ai piaceri mondani, e che sono di mente serena, e prendere un piacere nel Shruti – apprezzano questo insegnamento salutare!

580. Per coloro che sono afflitti, in modo del mondo, dal dolore bruciando a causa della (cocente) di sole triplice miseria, e che attraverso la delusione vagano in un deserto in cerca di acqua – per loro questo è il messaggio trionfante di Shankara sottolineando, a breve distanza, l’oceano lenitive di nettare, il Brahman, l’Uno senza secondo – per condurli alla Liberazione.

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Jagadguru Sri Adi Sankaracharya was the greatest exponent of the doctrine of Advaita Vedanta and a savior of Vedic Dharma. Salutations to Sankara, who is an ever shining star on the sky of Indian philosophy.

The existence of Vedic Dharma in India today is due to Sankara. The forces opposed to Vedic religion were more numerous and powerful at the time of Sankara than they are today. Still, single-handed, within a very short time, Sankara overpowered them all and restored the Vedic Dharma and Advaita Vedanta to its pristine purity in the land pure knowledge and spirituality.


Sankaracharya occupies a very important position in the history of Indian philosophy. It can be affirmed, without any fear of contradiction, that Bharata Varsha would have ceased to be Bharata Varsha several centuries ago and would never have survived the murderous sword, the devastating fire and the religious intolerance of the successive invaders, if Sankara had not lived the life he lived and taught the lessons he taught. And those lessons are still pulsating in every cell and in every protoplasm of the true aspirant and the true Hindu.

(excerpts taken from  http://dlshq.org/saints/sankara.htm)

What is Advaita Vedanta?

The doctrine of advaita vedanta as expounded by Sankara can be summed up in half a verse: “Brahma Satyam Jagan Mithya Jivo Brahmaiva Na Aparah” — Brahman (the Absolute) is alone real; this world is unreal; and the Jiva or the individual soul is non-different fromBrahman. This is the quintessence of his philosophy.

According to Sri Sankara, whatever is, is Brahman. Brahman Itself is absolutely homogeneous. All difference and plurality are illusory.

Tenets of Advaita Vedanta

  • Brahman (the Absolute) is alone real; this world is unreal; and the Jiva or the individual soul is non-different from Brahman.
  • The Atman is self-evident (Svatah-siddha). It is not established by extraneous proofs. It is not possible to deny the Atman, because It is the very essence of the one who denies It.
  • Brahman is not an object, as It is Adrisya, beyond the reach of senses, mind or intellect. It is not another. It is all-full, infinite, changeless, self-existent, self-delight, self-knowledge and self-bliss. It is Svarupa, essence. It is the essence of the knower. It is the Seer (Drashta), Transcendent (Turiya) and Silent Witness (Sakshi). It is always the Witnessing Subject. It can never become an object as It is beyond the reach of the senses. Brahman is non-dual, one without a second. It has no other beside It.
  • Sat-Chit-Ananda constitute the very essence or Svarupa of Brahman, and not just Its attributes.
  • The world is not an illusion according to Sankara. The world is relatively real (Vyavaharika Satta), while Brahman is absolutely real (Paramarthika Satta). The unchanging Brahman appears as the changing world because of a superimposition of non-Self (objects) on Self (subject – Brahman). This is called Avidya.
  • The Jiva or the individual soul is only relatively real. Its individuality lasts only so long as it is subject to unreal Upadhis or limiting conditions due to Avidya. The Jiva identifies itself with the body, mind and the senses, when it is deluded by Avidya or ignorance. Just as the bubble becomes one with the ocean when it bursts, so also the Jiva or the empirical self becomes one with Brahman when it gets knowledge of Brahman. When knowledge dawns in it through annihilation of Avidya, it is freed from its individuality and finitude and realizes its essential Satchidananda nature. It merges itself in the ocean of bliss. The river of life joins the ocean of existence. This is the Truth.
  • Because samsara (or duality) exists due to ignorance or Avidya, Knowledge (Jnana) alone can make an individual realize his true nature. Karma Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga etc., are necessary only to purify the individual and to help remove this Avidya. All other paths culminate in Jnana.
  • Brahma Jnana is not about acquiring any external knowledge (as Brahman can’t be an object of knowledge), it just about removing the Avidya or Maya.

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Works of Aadi Shankaracharya

  • Sri Sankara Granthavali
  • Sankaracaryera Granthamala
  • Upanishad-bhashya-sangraha, Mahesanusandhana Samsthanam
  • Prakarana-dvadasi, Mahesanusandhana Samsthanam
  • Brahmasutra Bhashya
  • Bhagavadgita Bhashya
  • Upadeshasahasri
  • Vivekachudamani
  • Panchikarana

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Shri Adi Shankaracharya or the first Shankara with his remarkable reinterpretations of Hindu scriptures, especially on Upanishads or Vedanta, had a profound influence on the growth of Hinduism at a time when chaos, superstition and bigotry was rampant. Shankara advocated the greatness of the Vedas and was the most famousAdvaita philosopher who restored the Vedic Dharma and Advaita Vedanta to its pristine purity and glory.

Shri Adi Shankaracharya, known as Bhagavatpada Acharya (the guru at the feet of Lord), apart from refurbishing the scriptures, cleansed the Vedic religious practices of ritualistic excesses and ushered in the core teaching of Vedanta, which is Advaita or non-dualism for the mankind. Shankara restructured various forms of desultory religious practices into acceptable norms and stressed on the ways of worship as laid down in the Vedas.

Shankara’s Childhood

Shankara was born in a Brahmin family circa 788 AD in a village named Kaladi on the banks of the river Purna (now Periyar) in the Southern Indian coastal state Kerala. His parents, Sivaguru and Aryamba, had been childless for a long time and the birth of Shankara was a joyous and blessed occasion for the couple. Legend has it that Aryamba had a vision of Lord Shiva and promised her that he would incarnate in the form of her first-born child.

Shankara was a prodigious child and was hailed as ‘Eka-Sruti-Dara’, one who can retain anything that has been read just once. Shankara mastered all the Vedas and the six Vedangas from the local gurukul and recited extensively from the epics and Puranas. Shankara also studied the philosophies of diverse sects and was a storehouse of philosophical knowledge.

Philosophy of Adi Shankara

Shankara spread the tenets of Advaita Vedanta, the supreme philosophy of monism to the four corners of India with his ‘digvijaya’ (the conquest of the quarters). The quintessence of Advaita Vedanta (non-dualism) is to reiterate the truth of reality of one’s essential divine identity and to reject one’s thought of being a finite human being with a name and form subject to earthly changes.

According to the Advaita maxim, the True Self is Brahman (Divine Creator). Brahman is the ‘I’ of ‘Who Am I?’ The Advaita doctrine propagated by Shankara views that the bodies are manifold but the separate bodies have the one Divine in them.

The phenomenal world of beings and non-beings is not apart from the Brahman but ultimately become one with Brahman. The crux of Advaita is that Brahman alone is real, and the phenomenal world is unreal or an illusion. Through intense practice of the concept of Advaita, ego and ideas of duality can be removed from the mind of man.

The comprehensive philosophy of Shankara is inimitable for the fact that the doctrine of Advaita includes both worldly and transcendental experience.

Shankara while stressing the sole reality of Brahman, did not undermine the phenomenal world or the multiplicity of Gods in the scriptures.

Shankara’s philosophy is based on three levels of reality, viz., paramarthika satta (Brahman), vyavaharika satta (empirical world of beings and non-beings) and pratibhashika satta (reality).

Shankara’s theology maintains that seeing the self where there is no self causes spiritual ignorance or avidya. One should learn to distinguish knowledge (jnana) from avidya to realize the True Self or Brahman. He taught the rules of bhakti, yoga and karma to enlighten the intellect and purify the heart as Advaita is the awareness of the ‘Divine’.

Shankara developed his philosophy through commentaries on the various scriptures. It is believed that the revered saint completed these works before the age of sixteen. His major works fall into three distinct categories – commentaries on the Upanishads, the Brahmasutras and the Bhagavad Gita.

The most important of the works is the commentaries on the Brahmasutras – Brahmasutrabhashya – considered the core of Shankara’s philosophy of Advaita.

Shankaracharya’s Monastic Centers

Shri Shankaracharya established four ‘mutts’ or monastic centers in four corners of India and put his four main disciples to head them and serve the spiritual needs of the ascetic community within the Vedantic tradition. He classified the wandering mendicants into 10 main groups to consolidate their spiritual strength.

Each mutt was assigned one Veda. The mutts are Jyothir Mutt at Badrinath in northern India with Atharva Veda; Sarada Mutt at Sringeri in southern India with Yajur Veda; Govardhan Mutt at Jaganath Puri in eastern India with Rig Veda and Kalika Mutt at Dwarka in western India with Sama Veda.

It is believed that Shankara attained heavenly abode in Kedarnath and was only 32 years old when he died.

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The Viveka Chudamani, literally “The Crest-Jewel of Wisdom” is a famous work by Adi Shankara that expounds advaita vedanta philosophy.

Having written commentaries to the Upanishads, Bhagavad Gita and Brahma Sutras Adi Shankara composed many sub-texts in simple Sanskrit, called Prakarana Granthas, with the objective of reaching the message of the Vedas and Upanishads to laypersons.

The Viveka Chudamani, as the name implies, is the crown jewel of such texts.

By Adi Sankaracharya,  Translated by Swami Madhavananda
Published by Advaita Ashram, Kolkatta
 

1. I bow to Govinda, whose nature is Bliss Supreme, who is the Sadguru, who can be known only from the import of all Vedanta, and who is beyond the reach of speech and mind.

2. For all beings a human birth is difficult to obtain, more so is a male body; rarer than that is Brahmanahood; rarer still is the attachment to the path of Vedic religion; higher than this is erudition in the scriptures; discrimination between the Self and not-Self, Realisation, and continuing in a state of identity with Brahman – these come next in order. (This kind of) Mukti (Liberation) is not to be attained except through the well-earned merits of a hundred crore of births.

3. These are three things which are rare indeed and are due to the grace of God – namely, a human birth, the longing for Liberation, and the protecting care of a perfected sage.

4. The man who, having by some means obtained a human birth, with a male body and mastery of the Vedas to boot, is foolish enough not to exert himself for self-liberation, verily commits suicide, for he kills himself by clinging to things unreal.

5. What greater fool is there than the man who having obtained a rare human body, and a masculine body too, neglects to achieve the real end of this life ?

6. Let people quote the Scriptures and sacrifice to the gods, let them perform rituals and worship the deities, but there is no Liberation without the realisation of one’s identity with the Atman, no, not even in the lifetime of a hundred Brahmas put together.

7. There is no hope of immortality by means of riches – such indeed is the declaration of the Vedas. Hence it is clear that works cannot be the cause of Liberation.

8. Therefore the man of learning should strive his best for Liberation, having renounced his desire for pleasures from external objects, duly approaching a good and generous preceptor, and fixing his mind on the truth inculcated by him.

9. Having attained the Yogarudha state, one should recover oneself, immersed in the sea of birth and death by means of devotion to right discrimination.

10. Let the wise and erudite man, having commenced the practice of the realisation of the Atman give up all works and try to cut loose the bonds of birth and death.

11. Work leads to purification of the mind, not to perception of the Reality. The realisation of Truth is brought about by discrimination and not in the least by ten million of acts.

12. By adequate reasoning the conviction of the reality about the rope is gained, which puts an end to the great fear and misery caused by the snake worked up in the deluded mind.

13. The conviction of the Truth is seen to proceed from reasoning upon the salutary counsel of the wise, and not by bathing in the sacred waters, nor by gifts, nor by a hundred Pranayamas (control of the vital force).

14. Success depends essentially on a qualified aspirant; time, place and other such means are but auxiliaries in this regard.

15. Hence the seeker after the Reality of the Atman should take to reasoning, after duly approaching the Guru – who should be the best of the knowers of Brahman, and an ocean of mercy.

16. An intelligent and learned man skilled in arguing in favour of the Scriptures and in refuting counter-arguments against them – one who has got the above characteristics is the fit recipient of the knowledge of the Atman.

17. The man who discriminates between the Real and the unreal, whose mind is turned away from the unreal, who possesses calmness and the allied virtues, and who is longing for Liberation, is alone considered qualified to enquire after Brahman.

18. Regarding this, sages have spoken of four means of attainment, which alone being present, the devotion to Brahman succeeds, and in the absence of which, it fails.

19. First is enumerated discrimination between the Real and the unreal; next comes aversion to the enjoyment of fruits (of one’s actions) here and hereafter; (next is) the group of six attributes, viz. calmness and the rest; and (last) is clearly the yearning for Liberation.

20. A firm conviction of the mind to the effect that Brahman is real and the universe unreal, is designated as discrimination (Viveka) between the Real and the unreal.

21. Vairagya or renunciation is the desire to give up all transitory enjoyments (ranging) from those of an (animate) body to those of Brahmahood (having already known their defects) from observation, instruction and so forth.

22. The resting of the mind steadfastly on its Goal (viz. Brahman) after having detached itself from manifold sense-objects by continually observing their defects, is called Shama or calmness.

23. Turning both kinds of sense-organs away from sense-objects and placing them in their respective centres, is called Dama or self-control. The best Uparati or self-withdrawal consists in the mind-function ceasing to be affected by external objects.

24. The bearing of all afflictions without caring to redress them, being free (at the same time) from anxiety or lament on their score, is called Titiksha or forbearance.

25. Acceptance by firm judgment as true of what the Scriptures and the Guru instruct, is called by sages Shraddha or faith, by means of which the Reality is perceived.

26. Not the mere indulgence of thought (in curiosity) but the constant concentration of the intellect (or the affirming faculty) on the ever-pure Brahman, is what is called Samadhana or self-settledness.

27. Mumukshuta or yearning for Freedom is the desire to free oneself, by realising one’s true nature, from all bondages from that of egoism to that of the body – bondages superimposed by Ignorance.

28. Even though torpid or mediocre, this yearning for Freedom, through the grace of the Guru, may bear fruit (being developed) by means of Vairagya (renunciation), Shama (calmness), and so on.

29. In his case, verily, whose renunciation and yearning for Freedom are intense, calmness and the other practices have (really) their meaning and bear fruit.

30. Where (however) this renunciation and yearning for Freedom are torpid, there calmness and the other practices are as mere appearances, like water in a desert.

31. Among things conducive to Liberation, devotion (Bhakti) holds the supreme place. The seeking after one’s real nature is designated as devotion.

32. Others maintain that the inquiry into the truth of one’s own self is devotion. The inquirer about the truth of the Atman who is possessed of the above-mentioned means of attainment should approach a wise preceptor, who confers emancipation from bondage.

33. Who is versed in the Vedas, sinless, unsmitten by desire and a knower of Brahman par excellence, who has withdrawn himself into Brahman; who is calm, like fire that has consumed its fuel, who is a boundless reservoir of mercy that knows no reason, and a friend of all good people who prostrate themselves before him.

34. Worshipping that Guru with devotion, and approaching him, when he is pleased with prostration, humility and service, (he) should ask him what he has got to know:

35. O Master, O friend of those that bow to thee, thou ocean of mercy, I bow to thee; save me, fallen as I am into this sea of birth and death, with a straightforward glance of thine eye, which sheds nectar-like grace supreme.

36. Save me from death, afflicted as I am by the unquenchable fire of this world-forest, and shaken violently by the winds of an untoward lot, terrified and (so) seeking refuge in thee, for I do not know of any other man with whom to seek shelter.

37. There are good souls, calm and magnanimous, who do good to others as does the spring, and who, having themselves crossed this dreadful ocean of birth and death, help others also to cross the same, without any motive whatsoever.

38. It is the very nature of the magnanimous to move of their own accord towards removing others’ troubles. Here, for instance, is the moon who, as everybody knows, voluntarily saves the earth parched by the flaming rays of the sun.

39. O Lord, with thy nectar-like speech, sweetened by the enjoyment of the elixir-like bliss of Brahman, pure, cooling to a degree, issuing in streams from thy lips as from a pitcher, and delightful to the ear – do thou sprinkle me who am tormented by worldly afflictions as by the tongues of a forest-fire. Blessed are those on whom even a passing glance of thy eye lights, accepting them as thine own.

40. How to cross this ocean of phenomenal existence, what is to be my fate, and which of the means should I adopt – as to these I know nothing. Condescend to save me, O Lord, and describe at length how to put an end to the misery of this relative existence.

41. As he speaks thus, tormented by the afflictions of the world – which is like a forest on fire – and seeking his protection, the saint eyes him with a glance softened with pity and spontaneously bids him give up all fear.

42. To him who has sought his protection, thirsting for Liberation, who duly obeys the injunctions of the Scriptures, who is of a serene mind, and endowed with calmness – (to such a one) the sage proceeds to inculcate the truth out of sheer grace.

43. Fear not, O learned one, there is no death for thee; there is a means of crossing this sea of relative existence; that very way by which sages have gone beyond it, I shall inculcate to thee.

44. There is a sovereign means which puts an end to the fear of relative existence; through that thou wilt cross the sea of Samsara and attain the supreme bliss.

45. Reasoning on the meaning of the Vedanta leads to efficient knowledge, which is immediately followed by the total annihilation of the misery born of relative existence.

46. Faith (Shraddha), devotion and the Yoga of meditation – these are mentioned by the Shruti as the immediate factors of Liberation in the case of a seeker; whoever abides in these gets Liberation from the bondage of the body, which is the conjuring of Ignorance.

47. It is verily through the touch of Ignorance that thou who art the Supreme Self findest thyself under the bondage of the non-Self, whence alone proceeds the round of births and deaths. The fire of knowledge, kindled by the discrimination between these two, burns up the effects of Ignorance together with their root.

48. Condescend to listen, O Master, to the question I am putting (to thee). I shall be gratified to hear a reply to the same from thy lips.

49. What is bondage, forsooth ? How has it come (upon the Self) ? How does it continue to exist ? How is one freed from it ? What is this non-Self ? And who is the Supreme Self ? And how can one discriminate between them ? — Do tell me about all these.

50. The Guru replied: Blessed art thou ! Thou hast achieved thy life’s end and hast sanctified thy family, that thou wishest to attain Brahmanhood by getting free from the bondage of Ignorance !

51. A father has got his sons and others to free him from his debts, but he has got none but himself to remove his bondage.

52. Trouble such as that caused by a load on the head can be removed by others, but none but one’s own self can put a stop to the pain which is caused by hunger and the like.

53. The patient who takes (the proper) diet and medicine is alone seen to recover completely – not through work done by others.

54. The true nature of things is to be known personally, through the eye of clear illumination, and not through a sage: what the moon exactly is, is to be known with one’s own eyes; can others make him know it ?

55. Who but one’s own self can get rid of the bondage caused by the fetters of Ignorance, desire, action and the like, aye even in a hundred crore of cycles ?

56. Neither by Yoga, nor by Sankhya, nor by work, nor by learning, but by the realisation of one’s identity with Brahman is Liberation possible, and by no other means.

57. The beauty of a guitar’s form and the skill of playing on its chords serve merely to please a few persons; they do not suffice to confer sovereignty.

58. Loud speech consisting of a shower of words, the skill in expounding the Scriptures, and likewise erudition – these merely bring on a little personal enjoyment to the scholar, but are no good for Liberation.

59. The study of the Scriptures is useless so long as the highest Truth is unknown, and it is equally useless when the highest Truth has already been known.

60. The Scriptures consisting of many words are a dense forest which merely causes the mind to ramble. Hence men of wisdom should earnestly set about knowing the true nature of the Self.

61. For one who has been bitten by the serpent of Ignorance, the only remedy is the knowledge of Brahman. Of what avail are the Vedas and (other) Scriptures, Mantras (sacred formulae) and medicines to such a one ?

62. A disease does not leave off if one simply utter the name of the medicine, without taking it; (similarly) without direct realisation one cannot be liberated by the mere utterance of the word Brahman.

63. Without causing the objective universe to vanish and without knowing the truth of the Self, how is one to achieve Liberation by the mere utterance of the word Brahman ? — It would result merely in an effort of speech.

64. Without killing one’s enemies, and possessing oneself of the splendour of the entire surrounding region, one cannot claim to be an emperor by merely saying, ‘I am an emperor’.

65. As a treasure hidden underground requires (for its extraction) competent instruction, excavation, the removal of stones and other such things lying above it and (finally) grasping, but never comes out by being (merely) called out by name, so the transparent Truth of the self, which is hidden by Maya and its effects, is to be attained through the instructions of a knower of Brahman, followed by reflection, meditation and so forth, but not through perverted arguments.

66. Therefore the wise should, as in the case of disease and the like, personally strive by all the means in their power to be free from the bondage of repeated births and deaths.

67. The question that thou hast asked today is excellent, approved by those versed in the Scriptures, aphoristic, pregnant with meaning and fit to be known by the seekers after Liberation.

68. Listen attentively, O learned one, to what I am going to say. By listening to it thou shalt be instantly free from the bondage of Samsara.

69. The first step to Liberation is the extreme aversion to all perishable things, then follow calmness, self-control, forbearance, and the utter relinquishment of all work enjoined in the Scriptures.

70. Then come hearing, reflection on that, and long, constant and unbroken meditation on the Truth for the Muni. After that the learned seeker attains the supreme Nirvikalpa state and realises the bliss of Nirvana even in this life.

71. Now I am going to tell thee fully about what thou oughtst to know – the discrimination between the Self and the non-Self. Listen to it and decide about it in thy mind.

72. Composed of the seven ingredients, viz. marrow, bones, fat, flesh, blood, skin and cuticle, and consisting of the following limbs and their parts – legs, thighs, the chest, arms, the back and the head:

73. This body, reputed to be the abode of the delusion of ‘I and mine’, is designated by sages as the gross body. The sky, air, fire, water and earth are subtle elements. They –

74. Being united with parts of one another and becoming gross, (they) form the gross body. And their subtle essences form sense-objects – the group of five such as sound, which conduce to the happiness of the experiencer, the individual soul.

75. Those fools who are tied to these sense-objects by the stout cord of attachment, so very difficult to snap, come and depart, up and down, carried amain by the powerful emissary of their past action.

76. The deer, the elephant, the moth, the fish and the black-bee – these five have died, being tied to one or other of the five senses, viz. sound etc., through their own attachment. What then is in store for man who is attached to all these five.

77. Sense-objects are even more virulent in their evil effects than the poison of the cobra. Poison kills one who takes it, but those others kill one who even looks at them through the eyes.

78. He who is free from the terrible snare of the hankering after sense-objects, so very difficult to get rid of, is alone fit for Liberation, and none else – even though he be versed in all the six Shastras.

79. The shark of hankering catches by the throat those seekers after Liberation who have got only an apparent dispassion (Vairagya) and are trying to cross the ocean of samsara (relative existence), and violently snatching them away, drowns them half-way.

80. He who has killed the shark known as sense-object with the sword of mature dispassion, crosses the ocean of Samsara, free from all obstacles.

81. Know that death quickly overtakes the stupid man who walks along the dreadful ways of sense-pleasure; whereas one who walks in accordance with the instructions of a well-wishing and worthy Guru, as also with his own reasoning, achieves his end – know this to be true.

82. If indeed thou hast a craving for Liberation, shun sense-objects from a good distance as thou wouldst do poison, and always cultivate carefully the nectar-like virtues of contentment, compassion, forgiveness, straight-forwardness, calmness and self-control.

83. Whoever leaves aside what should always be attempted, viz. emancipation from the bondage of Ignorance without beginning, and passionately seeks to nourish this body, which is an object for others to enjoy, commits suicide thereby.

84. Whoever seeks to realise the Self by devoting himself to the nourishment of the body, proceeds to cross a river by catching hold of a crocodile, mistaking it for a log.

85. So for a seeker after Liberation the infatuation over things like the body is a dire death. He who has thoroughly conquered this deserves the state of Freedom.

86. Conquer the dire death of infatuation over thy body, wife, children etc., — conquering which the sages reach that Supreme State of Vishnu.

87. This gross body is to be deprecated, for it consists of the skin, flesh, blood, arteries and veins, fat, marrow and bones, and is full of other offensive things.

88. The gross body is produced by one’s past actions out of the gross elements formed by the union of the subtle elements with each other, and is the medium of experience for the soul. That is its waking state in which it perceives gross objects.

89. Identifying itself with this form, the individual soul, though separate, enjoys gross objects, such as garlands and sandal-paste, by means of the external organs. Hence this body has its fullest play in the waking state.

90. Know this gross body to be like a house to the householder, on which rests man’s entire dealing with the external world.

91. Birth, decay and death are the various characteristics of the gross body, as also stoutness etc., childhood etc., are its different conditions; it has got various restrictions regarding castes and orders of life; it is subject to various diseases, and meets with different kinds of treatment, such as worship, insult and high honours.

92. The ears, skin, eyes, nose and tongue are organs of knowledge, for they help us to cognise objects; the vocal organs, hands, legs, etc., are organs of action, owing to their tendency to work.

93-94. The inner organ (Antahkarana) is called Manas, Buddhi, ego or Chitta, according to their respective functions: Manas, from its considering the pros and cons of a thing; Buddhi, from its property of determining the truth of objects; the ego, from its identification with this body as one’s own self; and Chitta, from its function of remembering things it is interested in.

95. One and the same Prana (vital force) becomes Prana, Apana, Vyana, Udana and Samana according to their diversity of functions and modifications, like gold, water, etc.

96. The five organs of action such as speech, the five organs of knowledge such as the ear, the group of five Pranas, the five elements ending with the ether, together with Buddhi and the rest as also Nescience, desire and action – these eight “cities” make up what is called the subtle body.

97. Listen – this subtle body, called also the Linga body, is produced out of the elements before their subdividing and combining with each other, is possessed of latent impressions and causes the soul to experience the fruits of its past actions. It is a beginningless superimposition on the soul brought on by its own ignorance.

98-99. Dream is a state of the soul distinct from the waking state, where it shines by itself. In dreams Buddhi, by itself, takes on the role of the agent and the like, owing to various latent impressions of the waking state, while the supreme Atman shines in Its own glory – with Buddhi as Its only superimposition, the witness of everything, and is not touched by the least work that Buddhi does. As It is wholly unattached, It is not touched by any work that Its superimpositions may perform.

100. This subtle body is the instrument for all activities of the Atman, who is Knowledge Absolute, like the adze and other tools of a carpenter. Therefore this Atman is perfectly unattached.

101. Blindness, weakness and sharpness are conditions of the eye, due merely to its fitness or defectiveness; so are deafness, dumbness, etc., of the ear and so forth – but never of the Atman, the Knower.

102. Inhalation and exhalation, yawning, sneezing, secretion, leaving this body, etc., are called by experts functions of Prana and the rest, while hunger and thirst are characteristics of Prana proper.

103. The inner organ (mind) has its seat in the organs such as the eye, as well as in the body, identifying with them and endued with a reflection of the Atman.

104. Know that it is egoism which, identifying itself with the body, becomes the doer or experiencer, and in conjunction with the Gunas such as the Sattva, assumes the three different states.

105. When sense-objects are favourable it becomes happy, and it becomes miserable when the case is contrary. So happiness and misery are characteristics of egoism, and not of the ever-blissful Atman.

106. Sense-objects are pleasurable only as dependent on the Atman manifesting through them, and not independently, because the Atman is by Its very nature the most beloved of all. Therefore the Atman is ever blissful, and never suffers misery.

107. That in profound sleep we experience the bliss of the Atman independent of sense-objects, is clearly attested by the Shruti, direct perception, tradition and inference.

108. Avidya (Nescience) or Maya, called also the Undifferentiated, is the power of the Lord. She is without beginning, is made up of the three Gunas and is superior to the effects (as their cause). She is to be inferred by one of clear intellect only from the effects She produces. It is She who brings forth this whole universe.

109. She is neither existent nor non-existent nor partaking of both characters; neither same nor different nor both; neither composed of parts nor an indivisible whole nor both. She is most wonderful and cannot be described in words.

110. Maya can be destroyed by the realisation of the pure Brahman, the one without a second, just as the mistaken idea of a snake is removed by the discrimination of the rope. She has her Gunas as Rajas, Tamas and Sattva, named after their respective functions.

111. Rajas has its Vikshepa-Shakti or projecting power, which is of the nature of an activity, and from which this primeval flow of activity has emanated. From this also, mental modifications such as attachment and grief are continually produced.

112. Lust, anger, avarice, arrogance, spite, egoism, envy, jealousy, etc., — these are the dire attributes of Rajas, from which the worldly tendency of man is produced. Therefore Rajas is a cause of bondage.

113. Avriti or the veiling power is the power of Tamas, which makes things appear other than what they are. It is this that causes man’s repeated transmigrations, and starts the action of the projecting power (Vikshepa).

114. Even wise and learned men and men who are clever and adept in the vision of the exceedingly subtle Atman, are overpowered by Tamas and do not understand the Atman, even though clearly explained in various ways. What is simply superimposed by delusion, they consider as true, and attach themselves to its effects. Alas ! How powerful is the great Avriti Shakti of dreadful Tamas !

115. Absence of the right judgment, or contrary judgment, want of definite belief and doubt – these certainly never desert one who has any connection with this veiling power, and then the projecting power gives ceaseless trouble.

116. Ignorance, lassitude, dullness, sleep, inadvertence, stupidity, etc., are attributes of Tamas. One tied to these does not comprehend anything, but remains like one asleep or like a stock or stone.

117. Pure Sattva is (clear) like water, yet in conjunction with Rajas and Tamas it makes for transmigration. The reality of the Atman becomes reflected in Sattva and like the sun reveals the entire world of matter.

118. The traits of mixed Sattva are an utter absence of pride etc., and Niyama, Yama, etc., as well as faith, devotion, yearning for Liberation, the divine tendencies and turning away from the unreal.

119. The traits of pure Sattva are cheerfulness, the realisation of one’s own Self, supreme peace, contentment, bliss, and steady devotion to the Atman, by which the aspirant enjoys bliss everlasting.

120. This Undifferentiated, spoken of as the compound of the three Gunas, is the causal body of the soul. Profound sleep is its special state, in which the functions of the mind and all its organs are suspended.

121. Profound sleep is the cessation of all kinds of perception, in which the mind remains in a subtle seed-like form. The test of this is the universal verdict, “I did not know anything then”.

122. The body, organs, Pranas, Manas, egoism, etc., all modifications, the sense-objects, pleasure and the rest, the gross elements such as the ether, in fact, the whole universe, up to the Undifferentiated – all this is the non-Self.

123. From Mahat down to the gross body everything is the effect of Maya: These and Maya itself know thou to be the non-Self, and therefore unreal like the mirage in a desert.

124. Now I am going to tell thee of the real nature of the supreme Self, realising which man is freed from bondage and attains Liberation.

125. There is some Absolute Entity, the eternal substratum of the consciousness of egoism, the witness of the three states, and distinct from the five sheaths or coverings:

126. Which knows everything that happens in the waking state, in dream and in profound sleep; which is aware of the presence or absence of the mind and its functions; and which is the background of the notion of egoism. – This is That.

127. Which Itself sees all, but which no one beholds, which illumines the intellect etc., but which they cannot illumine. – This is That.

128. By which this universe is pervaded, but which nothing pervades, which shining, all this (universe) shines as Its reflection. – This is That.

129. By whose very presence the body, the organs, mind and intellect keep to their respective spheres of action, like servants !

130. By which everything from egoism down to the body, the sense-objects and pleasure etc., is known as palpably as a jar – for It is the essence of Eternal Knowledge !

131. This is the innermost Self, the primeval Purusha (Being), whose essence is the constant realisation of infinite Bliss, which is ever the same, yet reflecting through the different mental modifications, and commanded by which the organs and Pranas perform their functions.

132. In this very body, in the mind full of Sattva, in the secret chamber of the intellect, in the Akasha known as the Unmanifested, the Atman, of charming splendour, shines like the sun aloft, manifesting this universe through Its own effulgence.

133. The Knower of the modifications of mind and egoism, and of the activities of the body, the organs and Pranas, apparently taking their forms, like the fire in a ball of iron; It neither acts nor is subject to change in the least.

134. It is neither born nor dies, It neither grows nor decays, nor does It undergo any change, being eternal. It does not cease to exist even when this body is destroyed, like the sky in a jar (after it is broken), for It is independent.

135. The Supreme Self, different from the Prakriti and its modifications, of the essence of Pure Knowledge, and Absolute, directly manifests this entire gross and subtle universe, in the waking and other states, as the substratum of the persistent sense of egoism, and manifests Itself as the Witness of the Buddhi, the determinative faculty.

136.By means of a regulated mind and the purified intellect (Buddhi), realise directly thy own Self in the body so as to identify thyself with It, cross the boundless ocean of Samsara whose waves are birth and death, and firmly established in Brahman as thy own essence, be blessed.

137. Identifying the Self with this non-Self – this is the bondage of man, which is due to his ignorance, and brings in its train the miseries of birth and death. It is through this that one considers this evanescent body as real, and identifying oneself with it, nourishes, bathes, and preserves it by means of (agreeable) sense-objects, by which he becomes bound as the caterpillar by the threads of its cocoon.

138. One who is overpowered by ignorance mistakes a thing for what it is not; It is the absence of discrimination that causes one to mistake a snake for a rope, and great dangers overtake him when he seizes it through that wrong notion. Hence, listen, my friend, it is the mistaking of transitory things as real that constitutes bondage.

139. This veiling power (Avriti), which preponderates in ignorance, covers the Self, whose glories are infinite and which manifests Itself through the power of knowledge, indivisible, eternal and one without a second – as Rahu does the orb of the sun.

140. When his own Self, endowed with the purest splendour, is hidden from view, a man through ignorance falsely identifies himself with this body, which is the non-Self. And then the great power of rajas called the projecting power sorely afflicts him through the binding fetters of lust, anger, etc.,

141. The man of perverted intellect, having his Self-knowledge swallowed up by the shark of utter ignorance, himself imitates the various states of the intellect (Buddhi), as that is Its superimposed attribute, and drifts up and down in this boundless ocean of Samsara which is full of the poison of sense-enjoyment, now sinking, now rising – a miserable fate indeed!

142. As layers of clouds generated by the sun’s rays cover the sun and alone appear (in the sky), so egoism generated by the Self, covers the reality of the Self and appears by itself.

143. Just as, on a cloudy day, when the sun is swallowed up by dense clouds, violent cold blasts trouble them, so when the Atman is hidden by intense ignorance, the dreadful Vikshepa Shakti (projecting power) afflicts the foolish man with numerous griefs.

144. It is from these two powers that man’s bondage has proceeded – beguiled by which he mistakes the body for the Self and wanders (from body to body).

145. Of the tree of Samsara ignorance is the seed, the identification with the body is its sprout, attachment its tender leaves, work its water, the body its trunk, the vital forces its branches, the organs its twigs, the sense-objects its flowers, various miseries due to diverse works are its fruits, and the individual soul is the bird on it.

146. This bondage of the non-Self springs from ignorance, is self-caused, and is described as without beginning and end. It subjects one to the long train of miseries such as birth, death, disease and decrepitude.

147. This bondage can be destroyed neither by weapons nor by wind, nor by fire, nor by millions of acts – by nothing except the wonderful sword of knowledge that comes of discrimination, sharpened by the grace of the Lord.

148. One who is passionately devoted to the authority of the Shrutis acquires steadiness in his Svadharma, which alone conduces to the purity of his mind. The man of pure mind realises the Supreme Self, and by this alone Samsara with its root is destroyed.

149. Covered by the five sheaths – the material one and the rest – which are the products of Its own power, the Self ceases to appear, like the water of a tank by its accumulation of sedge.

150. On the removal of that sedge the perfectly pure water that allays the pangs of thirst and gives immediate joy, appears unobstructed before the man.

151. When all the five sheaths have been eliminated, the Self of man appears – pure, of the essence of everlasting and unalloyed bliss, indwelling, supreme and self-effulgent.

152. To remove his bondage the wise man should discriminate between the Self and the non-Self. By that alone he comes to know his own Self as Existence-Knowledge-Bliss Absolute and becomes happy.

153. He indeed is free who discriminates between all sense-objects and the indwelling, unattached and inactive Self – as one separates a stalk of grass from its enveloping sheath – and merging everything in It, remains in a state of identity with That.

154. This body of ours is the product of food and comprises the material sheath; it lives on food and dies without it; it is a mass of skin, flesh, blood, bones and filth, and can never be the eternally pure, self-existent Atman.

155. It does not exist prior to inception or posterior to dissolution, but lasts only for a short (intervening) period; its virtues are transient, and it is changeful by nature; it is manifold, inert, and is a sense-object, like a jar; how can it be one’s own Self, the Witness of changes in all things ?

156. The body, consisting of arms, legs, etc., cannot be the Atman, for one continues to live even when particular limbs are gone, and the different functions of the organism also remain intact. The body which is subject to another’s rule cannot be the Self which is the Ruler of all.

157. That the Atman as the abiding Reality is different from the body, its characteristics, its activities, its states, etc., of which It is the witness, is self-evident.

158. How can the body, being a pack of bones, covered with flesh, full of filth and highly impure, be the self-existent Atman, the Knower, which is ever distinct from it ?

159. It is the foolish man who identifies himself with a mass of skin, flesh, fat, bones and filth, while the man of discrimination knows his own Self, the only Reality that there is, as distinct from the body.

160. The stupid man thinks he is the body, the book-learned man identifies himself with the mixture of body and soul, while the sage possessed of realisation due to discrimination looks upon the eternal Atman as his Self, and thinks, “I am Brahman”.

161. O foolish person, cease to identify thyself with this bundle of skin, flesh, fat, bones and filth, and identify thyself instead with the Absolute Brahman, the Self of all, and thus attain to supreme Peace.

162. As long as the book-learned man does not give up his mistaken identification with the body, organs, etc., which are unreal, there is no talk of emancipation for him, even if he be ever so erudite in the Vedanta philosophy.

163. Just as thou dost not identify thyself with the shadow-body, the image-body, the dream-body, or the body thou hast in the imaginations of thy heart, cease thou to do likewise with the living body also.

164. Identifications with the body alone is the root that produces the misery of birth etc., of people who are attached to the unreal; therefore destroy thou this with the utmost care. When this identification caused by the mind is given up, there is no more chance for rebirth.

165. The Prana, with which we are all familiar, coupled with the five organs of action, forms the vital sheath, permeated by which the material sheath engages itself in all activities as if it were living.

166. Neither is the vital sheath the Self – because it is a modification of Vayu, and like the air it enters into and comes out of the body, and because it never knows in the least either its own weal and woe or those of others, being eternally dependent on the Self.

167. The organs of knowledge together with the mind form the mental sheath – the cause of the diversity of things such as “I” and “mine”. It is powerful and endued with the faculty of creating differences of name etc., It manifests itself as permeating the preceding, i.e. the vital sheath.

168. The mental sheath is the (sacrificial) fire which, fed with the fuel of numerous desires by the five sense-organs which serve as priests, and set ablaze by the sense-objects which act as the stream of oblations, brings about this phenomenal universe.

169. There is no Ignorance (Avidya) outside the mind. The mind alone is Avidya, the cause of the bondage of transmigration. When that is destroyed, all else is destroyed, and when it is manifested, everything else is manifested.

170. In dreams, when there is no actual contact with the external world, the mind alone creates the whole universe consisting of the experiencer etc. Similarly in the waking state also; there is no difference. Therefore all this (phenomenal universe) is the projection of the mind.

171. In dreamless sleep, when the mind is reduced to its causal state, there exists nothing (for the person asleep), as is evident from universal experience. Hence man’s relative existence is simply the creation of his mind, and has no objective reality.

172. Clouds are brought in by the wind and again driven away by the same agency. Similarly, man’s bondage is caused by the mind, and Liberation too is caused by that alone.

173. It (first) creates an attachment in man for the body and all other sense-objects, and binds him through that attachment like a beast by means of ropes. Afterwards, the selfsame mind creates in the individual an utter distaste for these sense-objects as if they were poison, and frees him from the bondage.

174. Therefore the mind is the only cause that brings about man’s bondage or Liberation: when tainted by the effects of Rajas it leads to bondage, and when pure and divested of the Rajas and Tamas elements it conduces to Liberation.

175. Attaining purity through a preponderance of discrimination and renunciation, the mind makes for Liberation. Hence the wise seeker after Liberation must first strengthen these two.

176. In the forest-tract of sense-pleasures there prowls a huge tiger called the mind. Let good people who have a longing for Liberation never go there.

177. The mind continually produces for the experiencer all sense-objects without exception, whether perceived as gross or fine, the differences of body, caste, order of life, and tribe, as well as the varieties of qualification, action, means and results.

178. Deluding the Jiva, which is unattached Pure Intelligence, and binding it by the ties of body, organs and Pranas, the mind causes it to wander, with ideas of “I” and “mine”, amidst the varied enjoyment of results achieved by itself.

179. Man’s transmigration is due to the evil of superimposition, and the bondage of superimposition is created by the mind alone. It is this that causes the misery of birth etc., for the man of non-discrimination who is tainted by Rajas and Tamas.

180. Hence sages who have fathomed its secret have designated the mind as Avidya or ignorance, by which alone the universe is moved to and fro, like masses of clouds by the wind.

181. Therefore the seeker after Liberation must carefully purify the mind. When this is purified, Liberation is as easy of access as a fruit on the palm of one’s hand.

182. He who by means of one-pointed devotion to Liberation roots out the attachment to sense-objects, renounces all actions, and with faith in the Real Brahman regularly practices hearing, etc., succeeds in purging the Rajasika nature of the intellect.

183. Neither can the mental sheath be the Supreme Self, because it has a beginning and an end, is subject to modifications, is characterised by pain and suffering and is an object; whereas the subject can never be identified with the objects of knowledge.

184. The Buddhi with its modifications and the organs of knowledge, forms the Vijnanamaya Kosha or knowledge sheath, of the agent, having the characteristics which is the cause of man’s transmigration.

185. This knowledge sheath, which seems to be followed by a reflection of the power of the Chit, is a modification of the Prakriti, is endowed with the function of knowledge, and always wholly identifies itself with the body, organs, etc.

186-187. It is without beginning, characterised by egoism, is called the Jiva, and carries on all the activities on the relative plane. Through previous desires it performs good and evil actions and experiences their results. Being born in various bodies, it comes and goes, up and down. It is this knowledge sheath that has the waking, dream and other states, and experiences joy and grief.

188. It always mistakes the duties, functions and attributes of the orders of life which belong to the body, as its own. The knowledge sheath is exceedingly effulgent, owing to its close proximity to the Supreme Self, which identifying Itself with it suffers transmigration through delusion. It is therefore a superimposition on the Self.

189. The self-effulgent Atman, which is Pure Knowledge, shines in the midst of the Pranas, within the heart. Though immutable, It becomes the agent and experiencer owing to Its superimposition, the knowledge sheath.

190. Though the Self of everything that exists, this Atman, Itself assuming the limitations of the Buddhi and wrongly identifying Itself with this totally unreal entity, looks upon Itself as something different – like earthen jars from the clay of which they are made.

191. Owing to Its connection with the super-impositions, the Supreme Self, even thou naturally perfect (transcending Nature) and eternally unchanging, assumes the qualities of the superimpositions and appears to act just as they do – like the changeless fire assuming the modifications of the iron which it turns red-hot.

192. The disciple questioned: Be it through delusion or otherwise that the Supreme Self has come to consider Itself as the Jiva, this superimposition is without beginning, and that which has no beginning cannot be supposed to have an end either.

193. Therefore the Jivahood of the soul also must have no end, and its transmigration must continue for ever. How then can there be Liberation for the soul ? Kindly enlighten me on this point, O revered Master.

194. The Teacher said: Thou hast rightly questioned, O learned man ! Listen therefore attentively: The imagination which has been conjured up by delusion can never be accepted as a fact.

195. But for delusion there can be no connection of the Self – which is unattached, beyond activity and formless – with the objective world, as in the case of blueness etc., with reference to the sky.

196. The Jivahood of the Atman, the Witness, which is beyond qualities and beyond activity, and which is realised within as Knowledge and Bliss Absolute – has been superimposed by the delusion of the Buddhi, and is not real. And because it is by nature an unreality, it ceases to exist when the delusion is gone.

197. It exists only so long as the delusion lasts, being caused by indiscrimination due to an illusion. The rope is supposed to be the snake only so long as the mistake lasts, and there is no more snake when the illusion has vanished. Similar is the case here.

198-199. Avidya or Nescience and its effects are likewise considered as beginningless. But with the rise of Vidya or realisation, the entire effects of Avidya, even though beginningless, are destroyed together with their root – like dreams on waking up from sleep. It is clear that the phenomenal universe, even though without beginning, is not eternal – like previous non-existence.

200-201. Previous non-existence, even though beginningless, is observed to have an end. So the Jivahood which is imagined to be in the Atman through its relation with superimposed attributes such as the Buddhi, is not real; whereas the other (the Atman) is essentially different from it. The relation between the Atman and the Buddhi is due to a false knowledge.

202. The cessation of that superimposition takes place through perfect knowledge, and by no other means. Perfect knowledge, according to the Shrutis, consists in the realisation of the identity of the individual soul and Brahman.

203. This realisation is attained by a perfect discrimination between the Self and the non-Self. Therefore one must strive for the discrimination between the individual soul and the eternal Self.

204. Just as the water which is very muddy again appears as transparent water when the mud is removed, so the Atman also manifests Its undimmed lustre when the taint has been removed.

205. When the unreal ceases to exist, this very individual soul is definitely realised as the eternal Self. Therefore one must make it a point completely to remove things like egoism from the eternal Self.

206. This knowledge sheath (Vijnanamaya Kosha) that we have been speaking of, cannot be the Supreme Self for the following reasons – because it is subject to change, is insentient, is a limited thing, an object of the senses, and is not constantly present: An unreal thing cannot indeed be taken for the real Atman.

207. The blissful sheath (Anandamaya Kosha) is that modification of Nescience which manifests itself catching a reflection of the Atman which is Bliss Absolute; whose attributes are pleasure and the rest; and which appears in view when some object agreeable to oneself presents itself. It makes itself spontaneously felt by the fortunate during the fruition of their virtuous deeds; from which every corporeal being derives great joy without the least effort.

208. The blissful sheath has its fullest play during profound sleep, while in the dreaming and wakeful states it has only a partial manifestation, occasioned by the sight of agreeable objects and so forth.

209. Nor is the blissful sheath the Supreme Self, because it is endowed with the changeful attributes, is a modification of the Prakriti, is the effect of past good deeds, and imbedded in the other sheaths which are modifications.

210. When all the five sheaths have been eliminated by the reasoning on Shruti passages, what remains as the culminating point of the process, is the Witness, the Knowledge Absolute – the Atman.

211. This self-effulgent Atman which is distinct from the five sheaths, the Witness of the three states, the Real, the Changeless, the Untainted, the everlasting Bliss – is to be realised by the wise man as his own Self.

212. The disciple questioned: After these five sheaths have been eliminated as unreal, I find nothing, O Master, in this universe but a Void, the absence of everything. What entity is there left forsooth with which the wise knower of the Self should realise his identity.

213-214. The Guru answered: Thou has rightly said, O learned man ! Thou art clever indeed in discrimination. That by which all those modifications such as egoism as well as their subsequent absence (during deep sleep) are perceived, but which Itself is not perceived, know thou that Atman – the Knower – through the sharpest intellect.

215. That which is perceived by something else has for its witness the latter. When there is no agent to perceive a thing, we cannot speak of it as having been perceived at all.

216. This Atman is a self-cognised entity because It is cognised by Itself. Hence the individual soul is itself and directly the Supreme Brahman, and nothing else.

217. That which clearly manifests Itself in the states of wakefulness, dream and profound sleep; which is inwardly perceived in the mind in various forms as an unbroken series of egoistic impressions; which witnesses the egoism, the Buddhi, etc., which are of diverse forms and modifications; and which makes Itself felt as the Existence-Knowledge-Bliss Absolute; know thou this Atman, thy own Self, within thy heart.

218. Seeing the reflection of the sun mirrored in the water of a jar, the fool thinks it is the sun itself. Similarly the stupid man, through delusion, identifies himself with the reflection of the Chit caught in the Buddhi, which is Its superimposition.

219. Just as the wise man leaves aside the jar, the water and the reflection of the sun in it, and sees the self-luminous sun which illumines these three and is independent of them;

220-222. Similarly, discarding the body, the Buddhi and the reflection of the Chit in it, and realising the Witness, the Self, the Knowledge Absolute, the cause of the manifestation of everything, which is hidden in the recesses of the Buddhi, is distinct from the gross and subtle, eternal, omnipresent, all-pervading and extremely subtle, and which has neither interior nor exterior and is identical with one self – fully realising this true nature of oneself, one becomes free from sin, taint, death and grief, and becomes the embodiment of Bliss. Illumined himself, he is afraid of none. For a seeker after Liberation there is no other way to the breaking of the bonds of transmigration than the realisation of the truth of one’s own Self.

223. The realisation of one’s identity with Brahman is the cause of Liberation from the bonds of Samsara, by means of which the wise man attains Brahman, the One without a second, the Bliss Absolute.

224. Once having realised Brahman, one no longer returns to the realm of transmigration. Therefore one must fully realise one’s identity with Brahman.

225. Brahman is Existence, Knowledge, Infinity, pure, supreme, self-existent, eternal and indivisible Bliss, not different (in reality) from the individual soul, and devoid of interior or exterior. It is (ever) triumphant.

226. It is this Supreme Oneness which alone is real, since there is nothing else but the Self. Verily, there remains no other independent entity in the state of realisation of the highest Truth.

227. All this universe which through ignorance appears as of diverse forms, is nothing else but Brahman which is absolutely free from all the limitations of human thought.

228. A jar, though a modification of clay, is not different from it; everywhere the jar is essentially the same as the clay. Why then call it a jar ? It is fictitious, a fancied name merely.

229. None can demonstrate that the essence of a jar is something other than the clay (of which it is made). Hence the jar is merely imagined (as separate) through delusion, and the component clay alone is the abiding reality in respect of it.

230. Similarly, the whole universe, being the effect of the real Brahman, is in reality nothing but Brahman. Its essence is That, and it does not exist apart from It. He who says it does is still under delusion – he babbles like one asleep.

231. This universe is verily Brahman – such is the august pronouncement of the Atharva Veda. Therefore this universe is nothing but Brahman, for that which is superimposed (on something) has no separate existence from its substratum.

232. If the universe, as it is, be real, there would be no cessation of the dualistic element, the scriptures would be falsified, and the Lord Himself would be guilty of an untruth. None of these three is considered either desirable or wholesome by the noble-minded.

233. The Lord, who knows the secret of all things has supported this view in the words: “But I am not in them” … “nor are the beings in Me”.

234. If the universe be true, let it then be perceived in the state of deep sleep also. As it is not at all perceived, it must be unreal and false, like dreams.

235. Therefore the universe does not exist apart from the Supreme Self; and the perception of its separateness is false like the qualities (of blueness etc., in the sky). Has a superimposed attribute any meaning apart from its substratum ? It is the substratum which appears like that through delusion.

236. Whatever a deluded man perceives through mistake, is Brahman and Brahman alone: The silver is nothing but the mother-of-pearl. It is Brahman which is always considered as this universe, whereas that which is superimposed on the Brahman, viz. the universe, is merely a name.

237-238. Hence whatever is manifested, viz. this universe, is the Supreme Brahman Itself, the Real, the One without a second, pure, the Essence of Knowledge, taintless, serene, devoid of beginning and end, beyond activity, the Essence of Bliss Absolute – transcending all the diversities created by Maya or Nescience, eternal, ever beyond the reach of pain, indivisible, immeasurable, formless, undifferentiated, nameless, immutable, self-luminous.

239. Sages realise the Supreme Truth, Brahman, in which there is no differentiation of knower, knowledge and known, which is infinite, transcendent, and the Essence of Knowledge Absolute.

240. Which can be neither thrown away nor taken up, which is beyond the reach of mind and speech, immeasurable, without beginning and end, the Whole, one’s very Self, and of surpassing glory.

241-242. If thus the Shruti, in the dictum “Thou art That” (Tat-Tvam-Asi), repeatedly establishes the absolute identity of Brahman (or Ishwara) and Jiva, denoted by the terms That (Tat) and thou (Tvam) respectively, divesting these terms of their relative associations, then it is the identity of their implied, not literal, meanings which is sought to be inculcated; for they are of contradictory attributes to each other – like the sun and a glow-worm, the king and a servant, the ocean and a well, or Mount Meru and an atom.

243. This contradiction between them is created by superimposition, and is not something real. This superimposition, in the case of Ishwara (the Lord), is Maya or Nescience, which is the cause of Mahat and the rest, and in the case of the Jiva (the individual soul), listen – the five sheaths, which are the effects of Maya, stand for it.

244. These two are the superimpositions of Ishwara and the Jiva respectively, and when these are perfectly eliminated, there is neither Ishwara nor Jiva. A kingdom is the symbol of a king, and a shield of the soldier, and when these are taken away, there is neither king nor soldier.

245. The Vedas themselves in the words “now then is the injunction” etc., repudiate the duality imagined in Brahman. One must needs eliminate those two superimpositions by means of realisation supported by the authority of the Vedas.

246. Neither this gross nor this subtle universe (is the Atman). Being imagined, they are not real – like the snake seen in the rope, and like dreams. Perfectly eliminating the objective world in this way by means of reasoning, one should next realise the oneness that underlies Ishwara and the Jiva.

247. Hence those two terms (Ishwara and Jiva) must be carefully considered through their implied meanings, so that their absolute identity may be established. Neither the method of total rejection nor that of complete retention will do. One must reason out through the process which combines the two.

248-249. Just as in the sentence, “This is that Devadatta”, the identity is spoken of, eliminating the contradictory portions, so in the sentence “Thou art That”, the wise man must give up the contradictory elements on both sides and recognise the identity of Ishwara and Jiva, noticing carefully the essence of both, which is Chit, Knowledge Absolute. Thus hundreds of scriptural texts inculcate the oneness and identity of Brahman and Jiva.

250. Eliminating the not-Self, in the light of such passages as “It is not gross” etc., (one realises the Atman), which is self-established, unattached like the sky, and beyond the range of thought. Therefore dismiss this mere phantom of a body which thou perceivest and hast accepted as thy own self. By means of the purified understanding that thou art Brahman, realise thy own self, the Knowledge Absolute.

251. All modifications of clay, such as the jar, which are always accepted by the mind as real, are (in reality) nothing but clay. Similarly, this entire universe which is produced from the real Brahman, is Brahman Itself and nothing but That. Because there is nothing else whatever but Brahman, and That is the only self-existent Reality, our very Self, therefore art thou that serene, pure, Supreme Brahman, the One without a second.

252. As the place, time, objects, knower, etc., called up in dream are all unreal, so is also the world experienced here in the waking state, for it is all an effect of one’s own ignorance. Because this body, the organs, the Pranas, egoism, etc., are also thus unreal, therefore art thou that serene, pure, supreme Brahman, the One without a second.

253. (What is) erroneously supposed to exist in something, is, when the truth about it has been known, nothing but that substratum, and not at all different from it: The diversified dream universe (appears and) passes away in the dream itself. Does it appear on waking as something distinct from one’s own Self ?

254. That which is beyond caste and creed, family and lineage; devoid of name and form, merit and demerit; transcending space, time and sense-object – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

255. That Supreme Brahman which is beyond the range of all speech, but accessible to the eye of pure illumination; which is pure, the Embodiment of Knowledge, the beginningless entity – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

256. That which is untouched by the sixfold wave; meditated upon by the Yogi’s heart, but not grasped by the sense-organs; which the Buddhi cannot know; and which is unimpeachable – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

257. That which is the substratum of the universe with its various subdivisions, which are all creations of delusion; which Itself has no other support; which is distinct from the gross and subtle; which has no parts, and has verily no exemplar – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

258. That which is free from birth, growth, development, waste, disease and death; which is indestructible; which is the cause of the projection, maintenance and dissolution of the universe – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

259. That which is free from differentiation; whose essence is never non-existent; which is unmoved like the ocean without waves; the ever-free; of indivisible Form – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

260. That which, though One only, is the cause of the many; which refutes all other causes, but is Itself without cause; distinct from Maya and its effect, the universe; and independent – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

261. That which is free from duality; which is infinite and indestructible; distinct from the universe and Maya, supreme, eternal; which is undying Bliss; taintless – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

262. That Reality which (though One) appears variously owing to delusion, taking on names and forms, attributes and changes, Itself always unchanged, like gold in its modifications – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

263. That beyond which there is nothing; which shines even above Maya, which again is superior to its effect, the universe; the inmost Self of all, free from differentiation; the Real Self, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute; infinite and immutable – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

264. On the Truth, inculcated above, one must oneself meditate in one’s mind, through the intellect, by means of the recognised arguments. By that means one will realise the truth free from doubt etc., like water in the palm of one’s hand.

265. Realising in this body the Knowledge Absolute free from Nescience and its effects – like the king in an army – and being ever established in thy own Self by resting on that Knowledge, merge the universe in Brahman.

266. In the cave of the Buddhi there is the Brahman, distinct from the gross and subtle, the Existence Absolute, Supreme, the One without a second. For one who lives in this cave as Brahman, O beloved, there is no more entrance into the mother’s womb.

267. Even after the Truth has been realised, there remains that strong, beginningless, obstinate impression that one is the agent and experiencer, which is the cause of one’s transmigration. It has to be carefully removed by living in a state of constant identification with the Supreme Self. Sages call that Liberation which is the attenuation of Vasanas (impressions) here and now.

268. The idea of “me and mine” in the body, organs, etc., which are the non-Self – this superimposition the wise man must put a stop to, by identifying himself with the Atman.

269. Realising thy own Inmost Self, the Witness of the Buddhi and its modifications, and constantly revolving the positive thought, “I am That”, conquer this identification with the non-Self.

270. Relinquishing the observance of social formalities, giving up all ideas of trimming up the body, and avoiding too mush engrossment with the Scriptures, do away with the superimposition that has come upon thyself.

271. Owing to the desire to run after society, the passion for too much study of the Scriptures and the desire to keep the body in good trim, people cannot attain to proper Realisation.

272. For one who seeks deliverance from the prison of this world (Samsara), those three desires have been designated by the wise as strong iron fetters to shackle one’s feet. He who is free from them truly attains to Liberation.

273. The lovely odour of the Agaru (agalochum) which is hidden by a powerful stench due to its contact with water etc., manifests itself as soon as the foreign smell has been fully removed by rubbing.

274. Like the fragrance of the sandal-wood, the perfume of the Supreme Self, which is covered with the dust of endless, violent impressions imbedded in the mind, when purified by the constant friction of Knowledge, is (again) clearly perceived.

275. The desire for Self-realisation is obscured by innumerable desires for things other than the Self. When they have been destroyed by the constant attachment to the Self, the Atman clearly manifests Itself of Its own accord.

276. As the mind becomes gradually established in the Inmost Self, it proportionately gives up the desires for external objects. And when all such desires have been eliminated, there takes place the unobstructed realisation of the Atman.

277. The Yogi’s mind dies, being constantly fixed on his own Self. Thence follows the cessation of desires. Therefore do away with thy superimposition.

278. Tamas is destroyed by both Sattva and Rajas, Rajas by Sattva, and Sattva dies when purified. Therefore do way with thy superimposition through the help of Sattva.

279. Knowing for certain that the Prarabdha work will maintain this body, remain quiet and do away with thy superimposition carefully and with patience.

280. “I am not the individual soul, but the Supreme Brahman” – eliminating thus all that is not-Self, do away with thy superimposition, which has come through the momentum of (past) impressions.

281. Realising thyself as the Self of all by means of Scripture, reasoning and by thy own realisation, do away thy superimposition, even when a trace of it seems to appear.

282. The sage has no connection with action, since he has no idea of accepting or giving up. Therefore, through constant engrossment on the Brahman, do away with thy superimposition.

283. Through the realisation of the identity of Brahman and the soul, resulting from such great dicta as “Thou art That”, do away with thy superimposition, with a view to strengthening thy identification with Brahman.

284. Until the identification with this body is completely rooted out, do away with thy superimposition with watchfulness and a concentrated mind.

285. So long as even a dream-like perception of the universe and souls persists, do away with thy superimposition, O learned man, without the least break.

286. Without giving the slightest chance to oblivion on account of sleep, concern in secular matters or the sense-objects, reflect on the Self in thy mind.

287. Shunning from a safe distance the body which has come from impurities of the parents and itself consists of flesh and impurities – as one does an outcast – be thou Brahman and realise the consummation of thy life.

288. Merging the finite soul in the Supreme Self, like the space enclosed by a jar in the infinite space, by means of meditation on their identity, always keep quiet, O sage.

289. Becoming thyself the self-effulgent Brahman, the substratum of all phenomena – as that Reality give up both the macrocosm and the microcosm, like two filthy receptacles.

290. Transferring the identification now rooted in the body to the Atman, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, and discarding the subtle body, be thou ever alone, independent.

291. That in which there is this reflection of the universe, as of a city in a mirror – that Brahman art thou; knowing this thou wilt attain the consummation of thy life.

292. That which is real and one’s own primeval Essence, that Knowledge and Bliss Absolute, the One without a second, which is beyond form and activity – attaining That one should cease to identify oneself with one’s false bodies, like an actor giving up his assumed mask.

293. This objective universe is absolutely unreal; neither is egoism a reality, for it is observed to be momentary. How can the perception, “I know all”, be true of egoism etc., which are momentary ?

294. But the real ‘I” is that which witnesses the ego and the rest. It exists always, even in the state of profound sleep. The Shruti itself says, “It is birthless, eternal”, etc. Therefore the Paramatman is different from the gross and subtle bodies.

295. The knower of all changes in things subject to change should necessarily be eternal and changeless. The unreality of the gross and subtle bodies is again and again clearly observed in imagination, dream and profound sleep.

296. Therefore give up the identification with this lump of flesh, the gross body, as well as with the ego or the subtle body, which are both imagined by the Buddhi. Realising thy own Self, which is Knowledge Absolute and not to be denied in the past, present or future, attain to Peace.

297. Cease to identify thyself with the family, lineage, name, form and the order of life, which pertain to the body that is like a rotten corpse (to a man of realisation). Similarly, giving up ideas of agency and so forth, which are attributes of the subtle body, be the Essence of Bliss Absolute.

298. Other obstacles are also observed to exist for men, which lead to transmigration. The root of them, for the above reasons, is the first modification of Nescience called egoism.

299. So long as one has any relation to this wicked ego, there should not be the least talk about Liberation, which is unique.

300. Freed from the clutches of egoism, as the moon from those of Rahu, man attains to his real nature, and becomes pure, infinite, ever blissful and self-luminous.

301. That which has been created by the Buddhi extremely deluded by Nescience, and which is perceived in this body as “I am such and such” – when that egoism is totally destroyed, one attains an unobstructed identity with Brahman.

302. The treasure of the Bliss of Brahman is coiled round by the mighty and dreadful serpent of egoism, and guarded for its own use by means of its three fierce hoods consisting of the three Gunas. Only the wise man, destroying it by severing its three hoods with the great sword of realisation in accordance with the teachings of the Shrutis, can enjoy this treasure which confers bliss.

303. As long as there is a trace of poisoning left in the body, how can one hope for recovery ? Similar is the effect of egoism on the Yogi’s Liberation.

304. Through the complete cessation of egoism, through the stoppage of the diverse mental waves due to it, and through the discrimination of the inner Reality, one realises that Reality as “I am This”.

305. Give up immediately thy identification with egoism, the agent, which is by its nature a modification, is endued with a reflection of the Self, and diverts one from being established in the Self – identifying thyself with which thou hast come by this relative existence, full of the miseries of birth, decay and death, though thou art the Witness, the Essence of Knowledge and Bliss Absolute.

306. But for thy identification with that egoism there can never be any transmigration for thee who art immutable and eternally the same, the Knowledge Absolute, omnipresent, the Bliss Absolute, and of untarnished glory.

307. Therefore destroying this egoism, thy enemy – which appears like a thorn sticking in the throat of a man taking meal – with the great sword of realisation, enjoy directly and freely the bliss of thy own empire, the majesty of the Atman.

308. Checking the activities of egoism etc., and giving up all attachment through the realisation of the Supreme Reality, be free from all duality through the enjoyment of the Bliss of Self, and remain quiet in Brahman, for thou hast attained thy infinite nature.

309. Even though completely rooted out, this terrible egoism, if revolved in the mind even for a moment, returns to life and creates hundreds of mischiefs, like a cloud ushered in by the wind during the rainy season.

310. Overpowering this enemy, egoism, not a moment’s respite should be given to it by thinking on the sense-objects. That is verily the cause of its coming back to life, like water to a citron tree that has almost dried up.

311. He alone who has identified himself with the body is greedy after sense-pleasures. How can one, devoid of the body-idea, be greedy (like him) ? Hence the tendency to think on the sense-objects is verily the cause of the bondage of transmigration, giving rise to an idea of distinction or duality.

312. When the effects are developed, the seed also is observed to be such, and when the effects are destroyed, the seed also is seen to be destroyed. Therefore one must subdue the effects.

313. Through the increase of desires selfish work increases, and when there is an increase of selfish work, there is an increase of desire also. And man’s transmigration is never at an end.

314. For the sake of breaking the chain of transmigration, the Sannyasin should burn to ashes those two; for thinking of the sense-objects and doing selfish acts lead to an increase of desires.

315-316. Augmented by these two, desires produce one’s transmigration. The way to destroy these three, however, lies in looking upon everything, under all circumstances, always, everywhere and in all respects, as Brahman and Brahman alone. Through the strengthening of the longing to be one with Brahman, those three are annihilated.

317. With the cessation of selfish action the brooding on the sense-objects is stopped, which is followed by the destruction of desires. The destruction of desires is Liberation, and this is considered as Liberation-in-life

318. When the desire for realising Brahman has a marked manifestation, the egoistic desires readily vanish, as the most intense darkness effectively vanishes before the glow of the rising sun.

319. Darkness and the numerous evils that attend on it are not noticed when the sun rises. Similarly, on the realisation of the Bliss Absolute, there is neither bondage nor the least trace of misery.

320. Causing the external and internal universe, which are now perceived, to vanish, and meditating on the Reality, the Bliss Embodied, one should pass one’s time watchfully, if there be any residue of Prarabdha work left.

321. One should never be careless in one’s steadfastness to Brahman. Bhagavan Sanatkumara, who is Brahma’s son, has called inadvertence to be death itself.

322. There is no greater danger for the Jnanin than carelessness about his own real nature. From this comes delusion, thence egoism, this is followed by bondage, and then comes misery.

323. Finding even a wise man hankering after the sense-objects, oblivion torments him through the evil propensities of the Buddhi, as a woman does her doting paramour.

324. As sedge, even if removed, does not stay away for a moment, but covers the water again, so Maya or Nescience also covers even a wise man, if he is averse to meditation on the Self.

325. If the mind ever so slightly strays from the Ideal and becomes outgoing, then it goes down and down, just as a play-ball inadvertently dropped on the staircase bounds down from one step to another.

326. The mind that is attached to the sense-objects reflects on their qualities; from mature reflection arises desire, and after desiring a man sets about having that thing.

327. Hence to the discriminating knower of Brahman there is no worse death than inadvertence with regard to concentration. But the man who is concentrated attains complete success. (Therefore) carefully concentrate thy mind (on Brahman).

328. Through inadvertence a man deviates from his real nature, and the man who has thus deviated falls. The fallen man comes to ruin, and is scarcely seen to rise again.

329. Therefore one should give up reflecting on the sense-objects, which is the root of all mischief. He who is completely aloof even while living, is alone aloof after the dissolution of the body. The Yajur-Veda declares that there is fear for one who sees the least bit of distinction.

330. Whenever the wise man sees the least difference in the infinite Brahman, at once that which he sees as different through mistake, becomes a source of terror to him.

331. He who identifies himself with the objective universe which has been denied by hundreds of Shrutis, Smritis and reasonings, experiences misery after misery, like a thief, for he does something forbidden.

332. He who has devoted himself to meditation on the Reality (Brahman) and is free from Nescience, attains to the eternal glory of the Atman. But he who dwells on the unreal (the universe) is destroyed. That this is so is evidenced in the case of one who is not a thief and one who is a thief.

333. The Sannyasin should give up dwelling on the unreal, which causes bondage, and should always fix his thoughts on the Atman as “I myself am This”. For the steadfastness in Brahman through the realisation of one’s identity with It gives rise to bliss and thoroughly removes the misery born of nescience, which one experiences (in the ignorant state).

334. The dwelling on external objects will only intensify its fruits, viz. furthering evil propensities, which grow worse and worse. Knowing this through discrimination, one should avoid external objects and constantly apply oneself to meditation on the Atman.

335. When the external world is shut out, the mind is cheerful, and cheerfulness of the mind brings on the vision of the Paramatman. When It is perfectly realised, the chain of birth and death is broken. Hence the shutting out of the external world is the stepping-stone to Liberation.

336. Where is the man who being learned, able to discriminate the real from the unreal, believing the Vedas as authority, fixing his gaze on the Atman, the Supreme Reality, and being a seeker after Liberation, will, like a child, consciously have recourse to the unreal (the universe) which will cause his fall ?

337. There is no Liberation for one who has attachment to the body etc., and the liberated man has no identification with the body etc. The sleeping man is not awake, nor is the waking man asleep, for these two states are contradictory in nature.

338. He is free who, knowing through his mind the Self in moving and unmoving objects and observing It as their substratum, gives up all superimpositions and remains as the Absolute and the infinite Self.

339. To realise the whole universe as the Self is the means of getting rid of bondage. There is nothing higher than identifying the universe with the Self. One realises this state by excluding the objective world through steadfastness in the eternal Atman.

340. How is the exclusion of the objective world possible for one who lives identified with the body, whose mind is attached to the perception of external objects, and who performs various acts for that end ? This exclusion should be carefully practised by sages who have renounced all kinds of duties and actions and objects, who are passionately devoted to the eternal Atman, and who wish to possess an undying bliss.

341. To the Sannyasin who has gone through the act of hearing, the Shruti passage, “Calm, self-controlled.” Etc., prescribes Samadhi for realising the identity of the universe with the Self.

342. Even wise men cannot suddenly destroy egoism after it has once become strong, barring those who are perfectly calm through the Nirvikalpa Samadhi. Desires are verily the effect of innumerable births.

343. The projecting power, through the aid of the veiling power, connects a man with the siren of an egoistic idea, and distracts him through the attributes of that.

344. It is extremely difficult to conquer the projecting power unless the veiling power is perfectly rooted out. And that covering over the Atman naturally vanishes when the subject is perfectly distinguished from the objects, like milk from water. But the victory is undoubtedly (complete and) free from obstacles when there is no oscillation of the mind due to the unreal sense-objects.

345. Perfect discrimination brought on by direct realisation distinguishes the true nature of the subject from that of the object, and breaks the bond of delusion created by Maya; and there is no more transmigration for one who has been freed from this.

346. The knowledge of the identity of the Jiva and Brahman entirely consumes the impenetrable forest of Avidya or Nescience. For one who has realised the state of Oneness, is there any seed left for future transmigration ?

347. The veil that hides Truth vanishes only when the Reality is fully realised. (Thence follow) the destruction of false knowledge and the cessation of misery brought about by its distracting influence.

348. These three are observed in the case of a rope when its real nature is fully known. Therefore the wise man should know the real nature of things for the breaking of his bonds.

349-350. Like iron manifesting as sparks through contact with fire, the Buddhi manifests itself as knower and known through the inherence of Brahman. As these two (knower and known), the effects of the Buddhi, are observed to be unreal in the case of delusion, dream and fancy, similarly, the modifications of the Prakriti, from egoism down to the body and all sense-objects are also unreal. Their unreality is verily due to their being subject to change every moment. But the Atman never changes.

351. The Supreme Self is ever of the nature of eternal, indivisible knowledge, one without a second, the Witness of the Buddhi and the rest, distinct from the gross and subtle, the implied meaning of the term and idea “I”, the embodiment of inward, eternal bliss.

352. The wise man, discriminating thus the real and the unreal, ascertaining the Truth through his illuminative insight, and realising his own Self which is Knowledge Absolute, gets rid of the obstructions and directly attains Peace.

353. When the Atman, the One without a second, is realised by means of the Nirvikalpa Samadhi, then the heart’s knot of ignorance is totally destroyed.

354. Such imaginations as “thou”, “I” or “this” take place through the defects of the Buddhi. But when the Paramatman, the Absolute, the One without a second, manifests Itself in Samadhi, all such imaginations are dissolved for the aspirant, through the realisation of the truth of Brahman.

355. The Sannyasin, calm, self-controlled, perfectly retiring from the sense-world, forbearing, and devoting himself to the practice of Samadhi, always reflects on his own self being the Self of the whole universe. Destroying completely by this means the imaginations which are due to the gloom of ignorance, he lives blissfully as Brahman, free from action and the oscillations of the mind.

356. Those alone are free from the bondage of transmigration who, attaining Samadhi, have merged the objective world, the sense-organs, the mind, nay, the very ego, in the Atman, the Knowledge Absolute – and none else, who but dabble in second-hand talks.

357. Through the diversity of the supervening conditions (Upadhis), a man is apt to think of himself as also full of diversity; but with the removal of these he is again his own Self, the immutable. Therefore the wise man should ever devote himself to the practice of Nirvikalpa Samadhi, for the dissolution of the Upadhis.

358. The man who is attached to the Real becomes Real, through his one-pointed devotion. Just as the cockroach thinking intently on the Bhramara is transformed into a Bhramara.

359. Just as the cockroach, giving up the attachment to all other actions, thinks intently on the Bhramara and becomes transformed into that worm, exactly in the same manner the Yogi, meditating on the truth of the Paramatman, attains to It through his one-pointed devotion to that.

360. The truth of the Paramatman is extremely subtle, and cannot be reached by the gross outgoing tendency of the mind. It is only accessible to noble souls with perfectly pure minds, by means of Samadhi brought on by an extraordinary fineness of the mental state.

361. As gold purified by thorough heating on the fire gives up its impurities and attains to its own lustre, so the mind, through meditation, gives up its impurities of Sattva, Rajas and Tamas, and attains to the reality of Brahman.

362. When the mind, thus purified by constant practice, is merged in Brahman, then Samadhi passes on from the Savikalpa to the Nirvikalpa stage, and leads directly to the realisation of the Bliss of Brahman, the One without a second.

363. By this Samadhi are destroyed all desires which are like knots, all work is at an end, and inside and out there takes place everywhere and always the spontaneous manifestation of one’s real nature.

364. Reflection should be considered a hundred times superior to hearing, and meditation a hundred thousand times superior even to reflection, but the Nirvikalpa Samadhi is infinite in its results.

365. By the Nirvikalpa Samadhi the truth of Brahman is clearly and definitely realised, but not otherwise, for then the mind, being unstable by nature, is apt to be mixed up with other perceptions.

366. Hence with the mind calm and the senses controlled always drown the mind in the Supreme Self that is within, and through the realisation of thy identity with that Reality destroy the darkness created by Nescience, which is without beginning.

367. The first steps to Yoga are control of speech, non-receiving of gifts, entertaining of no expectations, freedom from activity, and always living in a retired place.

368. Living in a retired place serves to control the sense-organs, control of the senses helps to control the mind, through control of the mind egoism is destroyed; and this again gives the Yogi an unbroken realisation of the Bliss of Brahman. Therefore the man of reflection should always strive only to control the mind.

369. Restrain speech in the Manas, and restrain Manas in the Buddhi; this again restrain in the witness of Buddhi, and merging that also in the Infinite Absolute Self, attain to supreme Peace.

370. The body, Pranas, organs, manas, Buddhi and the rest – with whichsoever of these supervening adjuncts the mind is associated, the Yogi is transformed, as it were, into that.

371. When this is stopped, the man of reflection is found to be easily detached from everything, and to get the experience of an abundance of everlasting Bliss.

372. It is the man of dispassion (Vairagya) who is fit for this internal as well as external renunciation; for the dispassionate man, out of the desire to be free, relinquishes both internal and external attachment.

373. It is only the dispassionate man who, being thoroughly grounded in Brahman, can give up the external attachment to the sense-objects and the internal attachment for egoism etc.

374. Know, O wise man, dispassion and discrimination to be like the two wings of a bird in the case of an aspirant. Unless both are there, none can, with the help of either one, reach the creeper of Liberation that grows, as it were, on the top of an edifice.

375. The extremely dispassionate man alone has Samadhi, and the man of Samadhi alone gets steady realisation; the man who has realised the Truth is alone free from bondage, and the free soul only experiences eternal Bliss.

376. For the man of self-control I do not find any better instrument of happiness than dispassion, and if that is coupled with a highly pure realisation of the Self, it conduces to the suzerainty of absolute Independence; and since this is the gateway to the damsel of everlasting liberation, therefore for thy welfare, be dispassionate both internally and externally, and always fix thy mind on the eternal Self.

377. Sever thy craving for the sense-objects, which are like poison, for it is the very image of death, and giving up thy pride of caste, family and order of life, fling actions to a distance. Give up thy identification with such unreal things as the body, and fix thy mind on the Atman. For thou art really the Witness, Brahman, unshackled by the mind, the One without a second, and Supreme.

378. Fixing the mind firmly on the Ideal, Brahman, and restraining the external organs in their respective centres; with the body held steady and taking no thought for its maintenance; attaining identity with Brahman and being one with It – always drink joyfully of the Bliss of Brahman in thy own Self, without a break. What is the use of other things which are entirely hollow ?

379. Giving up the thought of the non-Self which is evil and productive of misery, think of the Self, the Bliss Absolute, which conduces to Liberation.

380. Here shines eternally the Atman, the Self-effulgent Witness of everything, which has the Buddhi for Its seat. Making this Atman which is distinct from the unreal, the goal, meditate on It as thy own Self, excluding all other thought.

381. Reflecting on this Atman continuously and without any foreign thought intervening, one must distinctly realise It to be one’s real Self.

382. Strengthening one’s identification with This, and giving up that with egoism and the rest, one must live without any concern for them, as if they were trifling things, like a cracked jar or the like.

383. Fixing the purified mind in the Self, the Witness, the Knowledge Absolute, and slowly making it still, one must then realise one’s own infinite Self.

384. One should behold the Atman, the Indivisible and Infinite, free from all limiting adjuncts such as the body, organs, Pranas, Manas and egoism, which are creations of one’s own ignorance – like the infinite sky.

385. The sky, divested of the hundreds of limiting adjuncts such as a jar, a pitcher, a receptacle for grains or a needle, is one, and not diverse; exactly in a similar way the pure Brahman, when divested of egoism etc., is verily One.

386. The limiting adjuncts from Brahma down to a clump of grass are all wholly unreal. Therefore one should realise one’s own Infinite Self as the only Principle.

387. That in which something is imagined to exist through error, is, when rightly discriminated, that thing itself, and not distinct from it. When the error is gone, the reality about the snake falsely perceived becomes the rope. Similarly the universe is in reality the Atman.

388. The Self is Brahma, the Self is Vishnu, the Self is Indra, the Self is Shiva; the Self is all this universe. Nothing exists except the Self.

389. The Self is within, and the Self is without; the Self is before and the Self is behind; the Self is in the south, and the Self is in the north; the Self likewise is above as also below.

390. As the wave, the foam, the whirlpool, the bubble, etc., are all in essence but water, similarly the Chit (Knowledge Absolute) is all this, from the body up to egoism. Everything is verily the Chit, homogeneous and pure.

391. All this universe known through speech and mind is nothing but Brahman; there is nothing besides Brahman, which exists beyond the utmost range of the Prakriti. Are the pitcher, jug, jar, etc., known to be distinct from the clay of which they are composed ? It is the deluded man who talks of “thou” and “I”, as an effect of the wine of Maya.

392. The Shruti, in the passage, “Where one sees nothing else”, etc., declares by an accumulation of verbs the absence of duality, in order to remove the false superimpositions.

393. The Supreme Brahman is, like the sky, pure, absolute, infinite, motionless and changeless, devoid of interior or exterior, the One Existence, without a second, and is one’s own Self. Is there any other object of knowledge ?

394. What is the use of dilating on this subject ? The Jiva is no other than Brahman; this whole extended universe is Brahman Itself; the Shruti inculcates the Brahman without a second; and it is an indubitable fact that people of enlightened minds who know their identity with Brahman and have given up their connection with the objective world, live palpably unifold with Brahman as Eternal Knowledge and Bliss.

395. (First) destroy the hopes raised by egoism in this filthy gross body, then do the same forcibly with the air-like subtle body; and realising Brahman, the embodiment of eternal Bliss – whose glories the Scriptures proclaim – as thy own Self, live as Brahman.

396. So long as man has any regard for this corpse-like body, he is impure, and suffers from his enemies as also from birth, death and disease; but when he thinks of himself as pure, as the essence of good and immovable, he assuredly becomes free from them; the Shrutis also say this.

397. By the elimination of all apparent existences superimposed on the soul, the supreme Brahman, Infinite, the One without a second and beyond action, remains as Itself.

398. When the mind-functions are merged in the Paramatman, the Brahman, the Absolute, none of this phenomenal world is seen, whence it is reduced to mere talk.

399. In the One Entity (Brahman) the conception of the universe is a mere phantom. Whence can there be any diversity in That which is changeless, formless and Absolute ?

400. In the One Entity devoid of the concepts of seer, seeing and seen – which is changeless, formless and Absolute – whence can there be any diversity ?

401. In the One Entity which is changeless, formless and Absolute, and which is perfectly all-pervading and motionless like the ocean after the dissolution of the universe, whence can there be any diversity ?

402. Where the root of delusion is dissolved like darkness in light – in the supreme Reality, the One without a second, the Absolute – whence can there be any diversity ?

403. How can the talk of diversity apply to the Supreme Reality which is one and homogeneous ? Who has ever observed diversity in the unmixed bliss of the state of profound sleep ?

404. Even before the realisation of the highest Truth, the universe does not exist in the Absolute Brahman, the Essence of Existence. In none of the three states of time is the snake ever observed in the rope, nor a drop of water in the mirage.

405. The Shrutis themselves declare that this dualistic universe is but a delusion from the standpoint of Absolute Truth. This is also experienced in the state of dreamless sleep.

406. That which is superimposed upon something else is observed by the wise to be identical with the substratum, as in the case of the rope appearing as the snake. The apparent difference depends solely on error.

407. This apparent universe has its root in the mind, and never persists after the mind is annihilated. Therefore dissolve the mind by concentrating it on the Supreme Self, which is thy inmost Essence.

408. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is something of the nature of eternal Knowledge and absolute Bliss, which has no exemplar, which transcends all limitations, is ever free and without activity, and which is like the limitless sky, indivisible and absolute.

409. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is devoid of the ideas of cause and effect, which is the Reality beyond all imaginations, homogeneous, matchless, beyond the range of proofs, established by the pronouncements of the Vedas, and ever familiar to us as the sense of the ego.

410. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is undecaying and immortal, the positive Entity which precludes all negations, which resembles the placid ocean and is without a name, in which there are neither merits nor demerits, and which is eternal, pacified and One.

411. With the mind restrained in Samadhi, behold in thy self the Atman, of infinite glory, cut off thy bondage strengthened by the impressions of previous births, and carefully attain the consummation of thy birth as a human being.

412. Meditate on the Atman, which resides in thee, which is devoid of all limiting adjuncts, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, the One without a second, and thou shalt no more come under the round of births and deaths.

413. After the body has once been cast off to a distance like a corpse, the sage never more attaches himself to it, though it is visible as an appearance, like the shadow of a man, owing to the experience of the effects of past deeds.

414. Realising the Atman, the eternal, pure Knowledge and Bliss, throw far away this limitation of a body, which is inert and filthy by nature. Then remember it no more, for something that has been vomited excites but disgust when called in memory.

415. Burning all this, with its very root, in the fire of Brahman, the Eternal and Absolute Self, the truly wise man thereafter remains alone, as the Atman, the eternal, pure Knowledge and Bliss.

416. The knower of Truth does no more care whether this body, spun out by the threads of Prarabdha work, falls or remains – like the garland on a cow – for his mind-functions are at rest in the Brahman, the Essence of Bliss.

417. Realising the Atman, the Infinite Bliss, as his very Self, with what object, or for whom, should the knower of Truth cherish the body.

418. The Yogi who has attained perfection and is liberated-in-life gets this as result – he enjoys eternal Bliss in his mind, internally as well as externally.

419. The result of dispassion is knowledge, that of Knowledge is withdrawal from sense-pleasures, which leads to the experience of the Bliss of the Self, whence follows Peace.

420. If there is an absence of the succeeding stages, the preceding ones are futile. (When the series is perfect) the cessation of the objective world, extreme satisfaction, and matchless bliss follow as a matter of course.

421. Being unruffled by earthly troubles is the result in question of knowledge. How can a man who did various loathsome deeds during the state of delusion, commit the same afterwards, possessed of discrimination ?

422. The result of knowledge should be the turning away from unreal things, while attachment to these is the result of ignorance. This is observed in the case of one who knows a mirage and things of that sort, and one who does not. Otherwise, what other tangible result do the knowers of Brahman obtain ?

423. If the heart’s knot of ignorance is totally destroyed, what natural cause can there be for inducing such a man to selfish action, for he is averse to sense-pleasures ?

424. When the sense-objects excite no more desire, then is the culmination of dispassion. The extreme perfection of knowledge is the absence of any impulsion of the egoistic idea. And the limit of self-withdrawal is reached when the mind-functions that have been merged, appear no more.

425. Freed from all sense of reality of the external sense-objects on account of his always remaining merged in Brahman; only seeming to enjoy such sense-objects as are offered by others, like one sleepy, or like a child; beholding this world as one seen in dreams, and having cognition of it at chance moments – rare indeed is such a man, the enjoyer of the fruits of endless merit, and he alone is blessed and esteemed on earth.

426. That Sannyasin has got a steady illumination who, having his soul wholly merged in Brahman, enjoys eternal bliss, is changeless and free from activity.

427. That kind of mental function which cognises only the identity of the Self and Brahman, purified of all adjuncts, which is free from duality, and which concerns itself only with Pure Intelligence, is called illumination. He who has this perfectly steady is called a man of steady illumination.

428. He whose illumination is steady, who has constant bliss, and who has almost forgotten the phenomenal universe, is accepted as a man liberated in this very life.

429. He who, even having his mind merged in Brahman, is nevertheless quite alert, but free at the same time from the characteristics of the waking state, and whose realisation is free from desires, is accepted as a man liberated-in-life.

430. He whose cares about the phenomenal state have been appeased, who, though possessed of a body consisting of parts, is yet devoid of parts, and whose mind is free from anxiety, is accepted as a man liberated-in-life.

431. The absence of the ideas of “I” and “mine” even in this existing body which follows as a shadow, is a characteristic of one liberated-in-life.

432. Not dwelling on enjoyments of the past, taking no thought for the future and looking with indifference upon the present, are characteristics of one liberated-in-life.

433. Looking everywhere with an eye of equality in this world, full of elements possessing merits and demerits, and distinct by nature from one another, is a characteristic of one liberated-in-life.

434. When things pleasant or painful present themselves, to remain unruffled in mind in both cases, through the sameness of attitude, is a characteristic of one liberated-in-life.

435. The absence of all ideas of interior or exterior in the case of a Sannyasin, owing to his mind being engrossed in tasting the bliss of Brahman, is a characteristic of one liberated-in-life.

436. He who lives unconcerned, devoid of all ideas of “I” and “mine” with regard to the body, organs, etc., as well as to his duties, is known as a man liberated-in-life.

437. He who has realised his Brahmanhood aided by the Scriptures, and is free from the bondage of transmigration, is known as a man liberated-in-life.

438. He who never has the idea of “I” with regard to the body, organs, etc., nor that of “it” in respect of things other than these, is accepted as one liberated-in-life.

439. He who through his illumination never differentiates the Jiva and Brahman, nor the universe and Brahman, is known as a man liberated-in-life.

440. He who feels just the same when his body is either worshipped by the good or tormented by the wicked, is known as a man liberated-in-life.

441. The Sannyasin in whom the sense-objects directed by others are engulfed like flowing rivers in the sea and produce no change, owing to his identity with the Existence Absolute, is indeed liberated.

442. For one who has realised the Truth of Brahman, there is no more attachment to the sense-objects as before: If there is, that man has not realised his identity with Brahman, but is one whose senses are outgoing in their tendency.

443. If it be urged that he is still attached to the sense-objects through the momentum of his old desires, the reply is – no, for desires get weakened through the realisation of one’s identity with Brahman.

444. The propensities of even a confirmed libertine are checked in the presence of his mother; just so, when Brahman, the Bliss Absolute, has been realised, the man of realisation has no longer any worldly tendency.

445. One who is constantly practising meditation is observed to have external perceptions. The Shrutis mention Prarabdha work in the case of such a man, and we can infer this from results actually seen.

446. Prarabdha work is acknowledged to persist so long as there is the perception of happiness and the like. Every result is preceded by an action, and nowhere is it seen to accrue independently of action.

447. Through the realisation of one’s identity with Brahman, all the accumulated actions of a hundred crore of cycles come to nought, like the actions of dream-state on awakening.

448. Can the good actions or dreadful sins that a man fancies himself doing in the dream-state, lead him to heaven or hell after he has awakened from sleep ?

449. Realising the Atman, which is unattached and indifferent like the sky, the aspirant is never touched in the least by actions yet to be done.

450. The sky is not affected by the smell of liquor merely through its connection with the jar; similarly, the Atman is not, through Its connection with the limitations, affected by the properties thereof.

451. The work which has fashioned this body prior to the dawning of knowledge, is not destroyed by that knowledge without yielding its fruits, like the arrow shot at an object.

452. The arrow which is shot at an object with the idea that it is a tiger, does not, when that object is perceived to be a cow, check itself, but pierces the object with full force.

453. Prarabdha work is certainly very strong for the man of realisation, and is spent only by the actual experience of its fruit; while the actions previously accumulated and those yet to come are destroyed by the fire of perfect knowledge. But none of the three at all affects those who, realising their identity with Brahman, are always living absorbed in that idea. They are verily the transcendent Brahman.

454. For the sage who lives in his own Self as Brahman, the One without a second, devoid of identification with the limiting adjuncts, the question of the existence of Prarabdha work is meaningless, like the question of a man who has awakened from sleep having any connection with the objects seen in the dream-state.

455. The man who has awakened from sleep never has any idea of “I” or “mine” with regard to his dream-body and the dream-objects that ministered to that body, but lives quite awake, as his own Self.

456. He has no desire to substantiate the unreal objects, nor is he seen to maintain that dream-world. If he still clings to those unreal objects, he is emphatically declared to be not yet free from sleep.

457. Similarly, he who is absorbed in Brahman lives identified with that eternal Reality and beholds nothing else. As one has a memory of the objects seen in a dream, so the man of realisation has a memory of the everyday actions such as eating.

458. The body has been fashioned by Karma, so one may imagine Prarabdha work with reference to it. But it is not reasonable to attribute the same to the Atman, for the Atman is never the outcome of work.

459. The Shrutis, whose words are infallible, declare the Atman to be “birthless, eternal and undecaying”. So, the man who lives identified with That, how can Prarabdha work be attributed ?

460. Prarabdha work can be maintained only so long as one lives identified with the body. But no one admits that the man of realisation ever identifies himself with the body. Hence Prarabdha work should be rejected in his case.

461. The attributing of Prarabdha work to the body even is certainly an error. How can something that is superimposed (on another) have any existence, and how can that which is unreal have a birth ? And how can that which has not been born at all, die ? So how can Prarabdha work exist for something that is unreal ?

462-463. “If the effects of ignorance are destroyed with their root by knowledge, then how does the body live?” – it is to convince those fools who entertain a doubt like this, that the Shrutis, from a relative standpoint, hypothesise Prarabdha work, but not for proving the reality of the body etc., of the man of realisation.

464. There is only Brahman, the One without a second, infinite, without beginning or end, transcendent and changeless; there is no duality whatsoever in It.

465. There is only Brahman, the One without a second, the Essence of Existence, Knowledge and Eternal Bliss, and devoid of activity; there is no duality whatsoever in It.

466. There is only Brahman, the One without a second, which is within all, homogeneous, infinite, endless, and all-pervading; there is no duality whatsoever in It.

467. There is only Brahman, the One without a second, which is neither to be shunned nor taken up nor accepted, and which is without any support, there is no duality whatsoever in It.

468. There is only Brahman, the One without a second, beyond attributes, without parts, subtle, absolute and taintless; there is no duality whatsoever in It.

469. There is only Brahman, the One without a second, whose real nature is incomprehensible, and which is beyond the range of mind and speech; there is no duality whatsoever in It.

470. There is only Brahman, the One without a second, the Reality, the One without a second, the Reality, effulgent, self-existent, pure, intelligent, and unlike anything finite; there is no duality whatsoever in It.

471. High-souled Sannyasins who have got rid of all attachment and discarded all sense-enjoyments, and who are serene and perfectly restrained, realise this Supreme Truth and at the end attain the Supreme Bliss through their Self-realisation.

472. Thou, too, discriminate this Supreme Truth, the real nature of the Self, which is Bliss undiluted, and shaking off thy delusion created by thy own mind, be free and illumined, and attain the consummation of thy life.

473. Through the Samadhi in which the mind has been perfectly stilled, visualise the Truth of the Self with the eye of clear realisation. If the meaning of the (Scriptural) words heard from the Guru is perfectly and indubitably discerned, then it can lead to no more doubt.

474. In the realisation of the Atman, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, through the breaking of one’s connection with the bondage of Avidya or ignorance, the Scriptures, reasoning and the words of the Guru are the proofs, while one’s own experience earned by concentrating the mind is another proof.

475. Bondage, liberation, satisfaction, anxiety, recovery from illness, hunger and other such things are known only to the man concerned, and knowledge of these to others is a mere inference.

476. The Gurus as well as the Shrutis instruct the disciple, standing aloof; while the man of realisation crosses (Avidya) through Illumination alone, backed by the grace of God.

477. Himself knowing his indivisible Self through his own realisation and thus becoming perfect, a man should stand face to face with the Atman, with his mind free from dualistic ideas.

478. The verdict of all discussions on the Vedanta is that the Jiva and the whole universe are nothing but Brahman, and that liberation means abiding in Brahman, the indivisible Entity. While the Shrutis themselves are authority (for the statement) that Brahman is One without a second.

479. Realising, at a blessed moment, the Supreme Truth through the above instructions of the Guru, the authority of the Scriptures and his own reasoning, with his senses quieted and the mind concentrated, (the disciple) became immovable in form and perfectly established in the Atman.

480. Concentrating the mind for some time on the Supreme Brahman, he rose, and out of supreme bliss spoke as follows.

481. My mind has vanished, and all its activities have melted, by realising the identity of the Self and Brahman; I do not know either this or not-this; nor what or how much the boundless Bliss (of Samadhi) is !

482. The majesty of the ocean of Supreme Brahman, replete with the swell of the nectar-like Bliss of the Self, is verily impossible to express in speech, nor can it be conceived by the mind – in an infinitesimal fraction of which my mind melted like a hailstone getting merged in the ocean, and is now satisfied with that Essence of Bliss.

483. Where is the universe gone, by whom is it removed, and where is it merged ? It was just now seen by me, and has it ceased to exist ? It is passing strange !

484. In the ocean of Brahman filled with the nectar of Absolute Bliss, what is to be shunned and what accepted, what is other (than oneself) and what different ?

485. I neither see nor hear nor know anything in this. I simply exist as the Self, the eternal Bliss, distinct from everything else.

486. Repeated salutations to thee, O noble Teacher, who art devoid of attachment, the best among the good souls and the embodiment of the essence of Eternal Bliss, the One without a second – who art infinite and ever the boundless ocean of mercy:

487. Whose glance, like the shower of concentrated moonbeams, has removed my exhaustion brought on by the afflictions of the world, and in a moment admitted me to the undecaying status of the Atman, the Bliss of infinite majesty !

488. Blessed am I; I have attained the consummation of my life, and am free from the clutches of transmigration; I am the Essence of Eternal Bliss, I am infinite – all through thy mercy !

489. I am unattached, I am disembodied, I am free from the subtle body, and undecaying, I am serene, I am infinite, I am taintless and eternal.

490. I am not the doer, I am not the experiencer, I am changeless and beyond activity; I am the essence of Pure Knowledge; I am Absolute and identified with Eternal Good.

491. I am indeed different from the seer, listener, speaker, doer and experiencer; I am the essence of Knowledge, eternal, without any break, beyond activity, limitless, unattached and infinite.

492. I am neither, this nor that, but the Supreme, the illuminer of both; I am indeed Brahman, the One without a second, pure, devoid of interior or exterior and infinite.

493. I am indeed Brahman, the One without a second, matchless, the Reality that has no beginning, beyond such imagination as thou or I, or this or that, the Essence of Eternal Bliss, the Truth.

494. I am Narayana, the slayer of Naraka; I am the destroyer of Tripura, the Supreme Being, the Ruler; I am knowledge Absolute, the Witness of everything; I have no other Ruler but myself, I am devoid of the ideas of “I’ and “mine”.

495. I alone reside as knowledge in all beings, being their internal and external support. I myself am the experiencer and all that is experienced – whatever I looked upon as “this” or the not-Self previously.

496. In me, the ocean of Infinite Bliss, the waves of the universe are created and destroyed by the playing of the wind of Maya.

497. Such ideas as gross (or subtle) are erroneously imagined in me by people through the manifestation of things superimposed – just as in the indivisible and absolute time, cycles, years, half-years, seasons, etc., are imagined.

498. That which is superimposed by the grossly ignorant fools can never taint the substratum: The great rush of waters observed in a mirage never wets the desert tracts.

499. I am beyond contamination like the sky; I am distinct from things illumined, like the sun; I am always motionless like the mountain; I am limitless like the ocean.

500. I have no connection with the body, as the sky with clouds; so how can the states of wakefulness, dream and profound sleep, which are attributes of the body, affect me ?

501. It is the Upadhi (superimposed attribute) that comes, and it is that alone which goes; that, again, performs actions and experiences (their fruits), that alone decays and dies, whereas I ever remain firm like the Kula mountain.

501. For me who am always the same and devoid of parts, there is neither engaging in work nor cessation from it. How can that which is One, concentrated, without break and infinite like the sky, ever strive ?

502. How can there be merits and demerits for me, who am without organs, without mind, changeless, and formless – who am the realisation of Bliss Absolute ? The Shruti also mentions this in the passage “Not touched”, etc.

503. If heat or cold, or good or evil, happens to touch the shadow of a man’s body, it affects not in the least the man himself, who is distinct from the shadow.

504. The properties of things observed do not affect the Witness, which is distinct from the, changeless and indifferent – as the properties of a room (do not affect) the lamp (that illumines it).

505. As the sun is a mere witness of men’s actions, as fire burns everything without distinction, and as the rope is related to a thing superimposed on it, so am I, the unchangeable Self, the Intelligence Absolute.

506. I neither do nor make others do any action; I neither enjoy nor make others enjoy; I neither see nor make others see; I am that Self-effulgent, Transcendent Atman.

507. When the supervening adjunct (Upadhi) is moving, the resulting movement of the reflection is ascribed by fools to the object reflected, such as the sun, which is free from activity – (and they think) “I am the doer”, “I am the experiencer”, “I am killed, oh, alas!”

508. Let this inert body drop down in water or on land. I am not touched by its properties, like the sky by the properties of the jar.

509. The passing states of the Buddhi, such as agency, experience, cunning, drunkenness, dullness, bondage and freedom, are never in reality in the Self, the Supreme Brahman, the Absolute, the one without a second.

510. Let there be changes in the Prakriti in ten, a hundred, or a thousand ways, what have I, the unattached Knowledge Absolute, got to do with them ? Never do the clouds touch the sky !

511. I am verily that Brahman, the One without a second, which is like the sky, subtle, without beginning or end, in which the whole universe from the Undifferentiated down to the gross body, appears merely as a shadow.

512. I am verily that Brahman, the One without a second, which is the support of all, which illumines all things, which has infinite forms, is omnipresent, devoid of multiplicity, eternal, pure, unmoved and absolute.

513. I am verily that Brahman, the One without a second, which transcends the endless differentiations of Maya, which is the inmost essence of all, is beyond the range of consciousness, and which is Truth, Knowledge, Infinity and Bliss Absolute.

514. I am without activity, changeless, without parts, formless, absolute, eternal, without any other support, the One without a second.

515. I am the Universal, I am the All, I am transcendent, the One without a second. I am Absolute and Infinite Knowledge, I am Bliss and indivisible.

516. This splendour of the sovereignty of Self-effulgence I have received by virtue of the supreme majesty of thy grace. Salutations to thee, O glorious, noble-minded Teacher, salutations again and again !

517. O Master, thou hast out of sheer grace awakened me from sleep and completely saved me, who was wandering, in an interminable dream, in a forest of birth, decay and death created by illusion, being tormented day after day by countless afflictions, and sorely troubled by the tiger of egoism.

518. Salutations to thee, O Prince of Teachers, thou unnamable Greatness, that art ever the same and dost manifest thyself as this universe – thee I salute.

519. Seeing the worthy disciple, who had attained the Bliss of the self, realised the Truth and was glad at heart, thus prostrating himself, that noble, ideal Teacher again addressed the following excellent words:

520. The universe is an unbroken series of perceptions of Brahman; hence it is in all respects nothing but Brahman. See this with the eye of illumination and a serene mind, under all circumstances. Is one who has eyes ever found to see all around anything else but forms? Similarly, what is there except Brahman to engage the intellect of a man of realisation ?

521. What wise man would discard that enjoyment of Supreme Bliss and revel in things unsubstantial ? When the exceedingly charming moon is shining, who would wish to look at a painted moon ?

522. From the perception of unreal things there is neither satisfaction nor a cessation of misery. Therefore, being satisfied with the realisation of the Bliss Absolute, the One without a second, live happily in a state of identity with that Reality.

523. Beholding the Self alone in all circumstances, thinking of the Self, the One without a second, and enjoying the Bliss of the Self, pass thy time, O noble soul !

524. Dualistic conceptions in the Atman, the Infinite Knowledge, the Absolute, are like imagining castles in the air. Therefore, always identifying thyself with the Bliss Absolute, the One without a second, and thereby attaining Supreme Peace, remain quiet.

525. To the sage who has realised Brahman, the mind, which is the cause of unreal fancies, becomes perfectly tranquil. This verily is his state of quietude, in which, identified with Brahman, he has constant enjoyment of the Bliss Absolute, the One without a second.

526. To the man who has realised his own nature, and drinks the undiluted Bliss of the Self, there is nothing more exhilarating than the quietude that comes of a state of desirelessness.

527. The illumined sage, whose only pleasure is in the Self, ever lives at ease, whether going or staying, sitting or lying, or in any other condition.

528. The noble soul who has perfectly realised the Truth, and whose mind-functions meet with no obstruction, no more depends upon conditions of place, time, posture, direction, moral disciplines, objects of meditation and so forth. What regulative conditions can there be in knowing one’s own Self ?

529. To know that this is a jar, what condition, forsooth, is necessary except that the means of knowledge be free from defect, which alone ensures a cognition of the object ?

530. So this Atman, which is an eternal verity, manifests Itself as soon as the right means of knowledge is present, and does not depend upon either place or time or (internal) purity.

531. The consciousness, “I am Devadatta”, is independent of circumstances; similar is the case with the realisation of the knower of Brahman that he is Brahman.

532. What indeed can manifest That whose lustre, like the sun, causes the whole universe – unsubstantial, unreal, insignificant – to appear at all ?

533. What, indeed, can illumine that Eternal Subject by which the Vedas and Puranas and other Scriptures, as well as all beings are endowed with a meaning ?

534. Here is the Self-effulgent Atman, of infinite power, beyond the range of conditioned knowledge, yet the common experience of all – realising which alone this incomparable knower of Brahman lives his glorious life, freed from bondage.

535. Satisfied with undiluted, constant Bliss, he is neither grieved nor elated by sense-objects, is neither attached nor averse to them, but always disports with the Self and takes pleasure therein.

536. A child plays with its toys forgetting hunger and bodily pains; exactly so does the man of realisation take pleasure in the Reality, without ideas of “I” or “mine”, and is happy.

537. Men of realisation have their food without anxiety or humiliation by begging, and their drink from the water of rivers; they live freely and independently, and sleep without fear in cremation grounds or forests; their clothing may be the quarters themselves, which need no washing and drying, or any bark etc., the earth is their bed; they roam in the avenue of the Vedanta; while their pastime is in the Supreme Brahman.

538. The knower of the Atman, who wears no outward mark and is unattached to external things, rests on this body without identification, and experiences all sorts of sense-objects as they come, through others’ wish, like a child.

539. Established in the ethereal plane of Absolute Knowledge, he wanders in the world, sometimes like a madman, sometimes like a child and at other times like a ghoul, having no other clothes on his person except the quarters, or sometimes wearing clothes, or perhaps skins at other times.

540. The sage, living alone, enjoys the sense-objects, being the very embodiment of desirelessness – always satisfied with his own Self, and himself present at the All.

541. Sometimes a fool, sometimes a sage, sometimes possessed of regal splendour; sometimes wandering, sometimes behaving like a motionless python, sometimes wearing a benignant expression; sometimes honoured, sometimes insulted, sometimes unknown – thus lives the man of realisation, ever happy with Supreme Bliss.

542. Though without riches, yet ever content; though helpless, yet very powerful, though not enjoying the sense-objects, yet eternally satisfied; though without an exemplar, yet looking upon all with an eye of equality.

543. Though doing, yet inactive; though experiencing fruits of past actions, yet untouched by them; though possessed of a body, yet without identification with it; though limited, yet omnipresent is he.

544. Neither pleasure nor pain, nor good nor evil, ever touches this knower of Brahman, who always lives without the body-idea.

545. Pleasure or pain, or good or evil, affects only him who has connections with the gross body etc., and identifies himself with these. How can good or evil, or their effects, touch the sage who has identified himself with the Reality and thereby shattered his bondage ?

546. The sun which appears to be, but is not actually, swallowed by Rahu, is said to be swallowed, on account of delusion, by people, not knowing the real nature of the sun.

547. Similarly, ignorant people look upon the perfect knower of Brahman, who is wholly rid of bondages of the body etc., as possessed of the body, seeing but an appearance of it.

548. In reality, however, he rests discarding the body, like the snake its slough; and the body is moved hither and thither by the force of the Prana, just as it listeth.

549. As a piece of wood is borne by the current to a high or low ground, so is his body carried on by the momentum of past actions to the varied experience of their fruits, as these present themselves in due course.

550. The man of realisation, bereft of the body-idea, moves amid sense-enjoyments like a man subject to transmigration, through desires engendered by the Prarabdha work. He himself, however, lives unmoved in the body, like a witness, free from mental oscillations, like the pivot of the potter’s wheel.

551. He neither directs the sense-organs to their objects nor detaches them from these, but stays like an unconcerned spectator. And he has not the least regard for the fruits of actions, his mind being thoroughly inebriated with drinking the undiluted elixir of the Bliss of the Atman.

552. He who, giving up all considerations of the fitness or otherwise of objects of meditation, lives as the Absolute Atman, is verily Shiva Himself, and he is the best among the knowers of Brahman.

553. Through the destruction of limitations, the perfect knower of Brahman is merged in the One Brahman without a second – which he had been all along – becomes very free even while living, and attains the goal of his life.

554. As an actor, when he puts on the dress of his role, or when he does not, is always a man, so the perfect knower of Brahman is always Brahman and nothing else.

556. Let the body of the Sannyasin who has realised his identity with Brahman, wither and fall anywhere like the leaf of a tree, (it is of little consequence to him, for) it has already been burnt by the fire of knowledge.

557. The sage who always lives in the Reality – Brahman – as Infinite Bliss, the One without a second, does not depend upon the customary considerations of place, time, etc., for giving up this mass of skin, flesh and filth.

558. For the giving up of the body is not Liberation, nor that of the staff and the water-bowl; but Liberation consists in the destruction of the heart’s knot which is Nescience.

559. If a leaf falls in a small stream, or a river, or a place consecrated by Shiva, or in a crossing of roads, of what good or evil effect is that to the tree ?

560. The destruction of the body, organs, Pranas and Buddhi is like that of a leaf or flower or fruit (to a tree). It does not affect the Atman, the Reality, the Embodiment of Bliss – which is one’s true nature. That survives, like the tree.

561. The Shrutis, by setting forth the real nature of the Atman in the words, “The Embodiment of Knowledge” etc., which indicate Its Reality, speak of the destruction of the apparent limitations merely.

562. The Shruti passage, “Verily is this Atman immortal, my dear”, mentions the immortality of the Atman in the midst of things perishable and subject to modification.

563. Just as a stone, a tree, grass, paddy, husk, etc., when burnt, are reduced to earth (ashes) only, even so the whole objective universe comprising the body, organs, Pranas, Manas and so forth, are, when burnt by the fire of realisation, reduced to the Supreme Self.

564. As darkness, which is distinct (from sunshine), vanishes in the sun’s radiance, so the whole objective universe dissolves in Brahman.

565. As, when a jar is broken, the space enclosed by it becomes palpably the limitless space, so when the apparent limitations are destroyed, the knower of Brahman verily becomes Brahman Itself.

566. As milk poured into milk, oil into oil, and water into water, becomes united and one with it, so the sage who has realised the Atman becomes one in the Atman.

567. Realising thus the extreme isolation that comes of disembodiedness, and becoming eternally identified with the Absolute Reality, Brahman, the sage no longer suffers transmigration.

568. For his bodies, consisting of Nescience etc., having been burnt by the realisation of the identity of the Jiva and Brahman, he becomes Brahman Itself; and how can Brahman ever have rebirth ?

569. Bondage and Liberation, which are conjured up by Maya, do not really exist in the Atman, one’s Reality, as the appearance and exit of the snake do not abide in the rope, which suffers no change.

570. Bondage and Liberation may be talked of when there is the presence or absence of a covering veil. But there can be no covering veil for Brahman, which is always uncovered for want of a second thing besides Itself. If there be, the non-duality of Brahman will be contradicted, and the Shrutis can never brook duality.

571. Bondage and Liberation are attributes of the Buddhi which ignorant people falsely superimpose on the Reality, as the covering of the eyes by a cloud is transferred to the sun. For this Immutable Brahman is Knowledge Absolute, the One without a second and unattached.

572. The idea that bondage exists, and the idea that it does not, are, with reference to the Reality, both attributes of the Buddhi merely, and never belong to the Eternal Reality, Brahman.

573. Hence this bondage and Liberation are created by Maya, and are not in the Atman. How can there be any idea of limitation with regard to the Supreme Truth, which is without parts, without activity, calm, unimpeachable, taintless, and One without a second, as there can be none with regard to the infinite sky ?

574. There is neither death nor birth, neither a bound nor a struggling soul, neither a seeker after Liberation nor a liberated one – this is the ultimate truth.

575. I have today repeatedly revealed to thee, as to one’s own son, this excellent and profound secret, which is the inmost purport of all Vedanta, the crest of the Vedas – considering thee an aspirant after Liberation, purged of the taints of this Dark Age, and of a mind free from desires.

576. Hearing these words of the Guru, the disciple out of reverence prostrated himself before him, and with his permission went his way, freed from bondage.

577. And the Guru, with his mind steeped in the ocean of Existence and Bliss Absolute, roamed, verily purifying the whole world – all differentiating ideas banished from his mind.

578. Thus by way of a dialogue between the Teacher and the disciple, has the nature of the Atman been ascertained for the easy comprehension of seekers after Liberation.

579. May those Sannyasins who are seekers after Liberation, who have purged themselves of all taints of the mind by the observance of the prescribed methods, who are averse to worldly pleasures, and who are of serene minds, and take a delight in the Shruti – appreciate this salutary teaching !

580. For those who are afflicted, in the way of the world, by the burning pain due to the (scorching) sunshine of threefold misery, and who through delusion wander about in a desert in search of water – for them here is the triumphant message of Shankara pointing out, within easy reach, the soothing ocean of nectar, Brahman, the One without a second – to lead them on to Liberation.

Una perla al giorno – Dalai Lama


buddha29

 

La sfida oggi è quella di convincere le persone del valore di verità, onestà, compassione e preoccupazione per gli altri.

  Dalai Lama

The challenge today is to convince people of the value of truth, honesty, compassion and a concern for others.

 Dalai Lama