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La voce interiore – Il nostro tesoro


La voce interiore – Il nostro tesoro Quattro santi uomini, avendo fatto naufragio su una landa deserta dell’Africa, vagarono diversi giorni senza trovare cibo. Allo stremo delle forze, decisero di chiedere aiuto a Dio; per rafforzare la loro richiesta, s’impegnarono in solenni promesse: il primo promise che avrebbe osservato il più stretto digiuno, il secondo che non avrebbe mai più guardato una donna, il terzo che avrebbe recitato in continuazione i versetti del Corano. Il quarto disse semplicemente: “Non mangerò mai carne d’elefante.” Gli amici si sentirono offesi da questa assurda promessa: e chi mai mangia carne d’elefante? Voleva prendersi gioco di loro? O addirittura di Dio? L’uomo rispose: “Niente affatto. Ho solo sentito una voce interiore che mi ha quasi obbligato a parlare così. Io non ne posso nulla, Dio mi è testimone.” Dopo aver vagato per giorni e giorni, distrutti dalla fame, avvenne che trovarono un elefantino di poche settimane. Benchè controvoglia, lo uccisero, avevano assoluto bisogno di un po’ di nutrimento; lo arrostirono e si cibarono della sua carne. Tutti, tranne colui che aveva fatto l’ultima promessa: “Forse Dio – disse – mi ha spinto alla mia decisione perché vuole che io muoia. Non mancherò comunque alla mia parola con lui.” Terminato il pasto, si misero a dormire. E mentre dormivano, sopravvenne l’elefantessa, la madre dell’elefantino. Li annusò uno per uno, uccidendo senza pietà i tre da cui proveniva odore di elefante arrosto. Solo colui che non se n’era cibato si salvò. Venne anzi afferrato dalla proboscide dell’elefantessa e portato in un’oasi dove potè sfamarsi di datteri e dissetarsi con acqua di sorgente. Così è di colui che ascolta la voce interiore senza discuterla.

Parabola-aneddoto nella tradizione di Hassidim
E’ un breve aneddoto sul rabbino Eisik, figlio del rabbino Jekel, che viveva nel ghetto di Cracovia, l’antica capitale della Polonia. Incrollabile nella sua fede, attraverso anni di sofferenza, era rimasto uno zelante servitore del Signore, suo Dio. Una notte, il pio rabbino Eisik ebbe un sogno; questo sogno gli ingiungeva d’andare lontano verso la capitale della Boemia, Praga, dove avrebbe scoperto un tesoro nascosto, sepolto sotto il grande ponte che conduceva al castello dei re di Boemia. Il rabbino, sorpreso, rinviò la partenza; ma il sogno si ripeté altre due volte. Al terzo richiamo, si preparò coraggiosamente e partì alla ricerca. Giunto a destinazione, il rabbino Eisik trovò il ponte sorvegliato giorno e notte da sentinelle; tanto che non osò scavare. Ritornava tutte le mattine e gironzolava nei dintorni sino a notte, guardando il ponte, osservando le sentinelle, studiando senza farsi notare la costruzione e il terreno. Alla lunga però, il capitano delle guardie colpito dall’insistenza del vegliardo, s’avvicinò e domandò gentilmente se aveva perso qualcosa o se, forse, attendeva l’arrivo di qualcuno. Il rabbino Eisik raccontò con semplicità e fiducia il sogno che aveva fatto; l’ufficiale, arretrando d’un passo, scoppiò a ridere. “Davvero, pover’uomo!” disse il capitano, “hai consumato le scarpe a percorrere tutta questa strada semplicemente a causa d’un sogno? Quale persona ragionevole crederebbe a un sogno? Guarda, se avessi dato retta ai sogni, farei in questo momento proprio il contrario di ciò che fai tu. Avrei intrapreso un pellegrinaggio altrettanto stupido del tuo, ma in direzione opposta, e, senza alcun dubbio, con lo stesso risultato. Lascia che ti racconti il mio sogno.” Era un ufficiale cordiale, a dispetto del suo aspetto arcigno, e il rabbino provava della simpatia per lui. “Ho inteso una voce in sogno”, disse l’ufficiale cristiano della guardia di Boemia, “essa mi parlava di Cracovia, ordinandomi di andare laggiù e di cercare un gran tesoro in casa d’un rabbino il cui nome era Eisik, figlio di Jekel. Il tesoro doveva trovarsi in un angolo polveroso, interrato dietro al focolare. Eisik, figlio di Jekel!”, e il capitano rideva nuovamente, con gli occhi che brillavano. “Immagina un po’: andare a Cracovia, abbattere i muri di ogni casa del ghetto dove metà della gente si chiama Eisik e l’altra metà Jekel! Eisik, figlio di Jekel; buona questa!” E rideva sempre più della meravigliosa facezia. Il rabbino ascoltava avidamente, senza dare nell’occhio, poi, inchinandosi profondamente e ringraziando l’amico straniero, s’affrettò a ritornare direttamente verso la patria lontana; scavò nell’angolo abbandonato della casa e scoprì il tesoro che mise fine alla sua miseria. Con una parte del denaro fece innalzare un altarino che porta ancor’oggi il suo nome. Così dunque, il vero tesoro, quello che mette fine alla nostra miseria e alle nostre prove, non è mai molto lontano, non occorre cercarlo in un paese lontano; esso giace sepolto nei recessi più intimi della nostra casa, ossia del nostro essere. E’ dietro al focolare, il centro donatore di vita e calore che governa la nostra esistenza, il cuore del nostro cuore – se solo sapessimo scavare. Ma vi è il fatto strano e costante che è solo dopo un pio viaggio in una regione lontana, in un paese straniero, in una nuova terra, che il significato di questa voce interiore che guida la nostra ricerca potrà rivelarsi. E, a questo fatto strano e costante, se ne aggiunge un altro, ossia che colui che ci rivela il senso del nostro messaggio interiore dev’essere anche lui un estraneo, d’un’altro credo e d’un’altra razza. Il capitano boemo, sul ponte, non crede alle voci interiori né ai sogni, e tuttavia procura al viaggiatore venuto da lontano, la cosa stessa che termina le sue tribolazioni e ricompensa la sua ricerca. Questa cosa meravigliosa non la fa neppure di proposito, al contrario, è inavvertitamente che egli concede il suo importante messaggio, mentre esprime la sua opinione personale sulla faccenda. Allo stesso modo, i miti e i simboli hindù, e gli altri segni di saggezza venuti da lontano, ci parleranno del tesoro che ci appartiene. Dovremo dissotterrarlo dai cantucci dimenticati del nostro essere. Allora esso segnerà il termine delle nostre pene e ci permetterà di erigere per il bene di tutti quelli che ci stanno intorno un tempio allo Spirito vivente. Da “Mythes et symboles dans l’art et la civilisation de l’Inde” – di Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

The inner voice – our treasure Four holy men, having been shipwrecked on a deserted Africa wandered for several days without finding food. At the end of their tether, they decided to ask for help from God to strengthen their claim, were involved in solemn promises: the former promised that it would comply with the strictest fasting, the second that would never looked at a woman who was to play in the third continuation of the verses of the Koran. The fourth said simply: “Do not ever eat meat of an elephant.” The friends were offended by this absurd promise, and who never eat meat elephant? He wanted to make fun of them? Or even of God? The man replied: “Not at all. I just heard an inner voice that he almost obliged to talk like that. I can not hold anything, God is my witness. “ After wandering for days, destroyed by hunger, they found a baby elephant that was a few weeks. Though unwillingly, they killed him, had absolute need of a bit ‘of food, the roasted and cibarono of his flesh. All, except one who had the last promise: “Perhaps God – he said – pushed me to my decision because he wants me to die. I will not fail however to my word with him. “ After the meal, they went to sleep. And while they were sleeping, there came the elephant, the mother elephant. Sniffed them one by one, without killing pity the three from which came the smell of roasted elephant. Only the one that he had not cibato escaped. It was indeed seized and taken to the elephant dell’elefantessa an oasis where he could eat and drink with dates of spring water. So is he who hears the inner voice without question.

Parable in the tradition of story-Hassidim It ‘s a short anecdote about Rabbi Eisik, son of Rabbi Jekel, who lived in the ghetto of Krakow, the ancient capital of Poland. Unwavering in his faith, through years of suffering, he was a zealous servant of the Lord his God One night, the pious rabbi Eisik had a dream this dream instructed him to go away to the capital of Bohemia, Prague, where he discovered a hidden treasure, buried under the large bridge that leads to the castle of the kings of Bohemia. The rabbi, surprised, put off the start, but the dream was repeated twice more. On the third call, he prepared and set out bravely in search. He arrived, Rabbi Eisik found the bridge guarded day and night by sentries, so much so that I can not dig. Returned every morning and wandered around until late at night, looking at the bridge, watching the guards without being detected by studying the building and land. In the long run, however, the captain of the guards struck by the insistence of the old man, approached and asked politely if he had missed something or if, perhaps, awaited the arrival of someone. The rabbi told Eisik with ease and confidence, the dream he had, the officer, a step backwards, burst out laughing. “Really, poor man!” said the captain, “you have worn the shoes to walk all this way simply because of a dream? What reasonable person would believe in a dream?” Look, if I listened to the dreams, I would at this moment exactly the opposite of what you do you. I undertook a pilgrimage as stupid as yours, but in the opposite direction, and, no doubt, with the same result. Let me tell you my dream. ” He was an officer friendly, despite its grim appearance, and the rabbi felt sympathy for him. “I heard a voice in a dream,” said the officer of the guard Christian in Bohemia, “she told me about Krakow, ordered me to go over there and finding a great treasure in the house of a rabbi whose name was Eisik, son of Jekel. The treasure was found in a dusty corner, buried behind the fireplace. Eisik, son of Jekel, “and the captain laughed again, her eyes sparkling. “Imagine a little ‘: go to Krakow, break down the walls of every house in the ghetto where half the people you call Eisik and the other half Jekel! Eisik, son of Jekel; this good!” And laughing more and more of the wonderful joke. The rabbi listened eagerly, without attracting attention, then bowed deeply and thanked the foreign friend, he hastened to return directly to their homeland, he dug in the abandoned house and discovered the treasure that ended her misery . With some of the money he did raise a small altar that bears his name even today. Thus, the real treasure, one that puts an end to our misery and our evidence is never far away, no need to look for in a distant land, it lies buried in the deepest recesses of our house, that of our being. E ‘behind the hearth, the center giver of life and warmth that governs our existence, the heart of our heart – if only we knew dig. But there is a strange thing that is constant and only after a pious journey to a distant region, in a foreign country, a new land, that the meaning of this inner voice that guides our research can be. And, at this strange fact and law, he adds another, namely that he who reveals the inner meaning of our message must be he a stranger, of another creed and of another race. The Bohemian captain on the bridge, does not believe in dreams or inner voices, and yet power of attorney to the traveler came from afar, the very thing that ends his trials and reward his search. This wonderful thing is not even on purpose, however, is that he inadvertently gives her important message, while expressing his personal opinion on the matter. Similarly, the Hindu myths and symbols, and other signs of wisdom come from afar, we will speak of the treasure belongs to us. We will have to unearth the forgotten nooks of our being. Then it will mark the end of our sufferings and will allow us to build for the good of everyone around us is a living temple to the Spirit. From “mythes et symboles dans l’art et la civilization de l’Inde” – Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

La risonanza e l’esegesi


Le risonanze e l’esegesi.

Seguire un percorso perché qualcosa di interno sembra guidare, qualcosa che sembra sbocciare come fiore a cause di simbologie o archetipi che sono nell’umanità dalla notte dei tempi o andare ad interpretare, a coniugare un percorso
del tutto filologico o ontologico che mai deve uscire da idee o costruzioni che fanno parte di una precisa ortodossia o si rischia di contaminare i testi originali?
Dunque, potrebbe esservi risonanza in qualcosa che ” spiega” più che lasciare inalterata l’essenza stessa di un testo?
Se confrontassimo ad esempio i vari passaggi che  testi come l’Antico Testamento o il Vangelo hanno subito – con un confronto con testi in altre lingue antiche ci accorgeremmo che tra errori di trascrizione e traduzione alcune cose in realtà sono state stravolte come – i cammelli che entrano nelle crune degli aghi.
Nel Vangelo di San Matteo si legge: “È più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli”. Non so a voi, ma a me l’immagine di un cammello usato come filo di cotone è sempre suonata come un divertente nonsense.  In realtà pare che San Gerolamo, l’autore della  vulgata editio della Bibbia, traducendo dal greco al latino interpretasse la parola kamelos come cammello, mentre l’esatto significato sarebbe “grossa fune usata per l’attracco delle navi”. Se non altro, in questo modo la frase acquisterebbe più coerenza. Qualcuno ha anche pensato che dalla parola kamelos derivasse il nome  degli scaricatori del porto di Genova, chiamati Camalli. Tuttavia l’etimo di questa parola è ben diverso e proviene dall’arabo hammal, che vuol dire “portatore”. Un’altra versione, peraltro non documentata, dice che la “cruna dell’ago” sarebbe stato il nome di un passo di montagna talmente stretto che un uomo vi ci passava a fatica e che a maggior ragione per un cammello sarebbe stato impossibile da attraversare. Il senso del versetto, comunque sia, resta abbastanza chiaro.
(………)

Relativamente a percorsi spirituali, per non perdere la ” sostanza” sarebbe opportuno porre attenzione all’originale, vi sono alcuni ” eredi” di Maestri, che ad esempio, controllano tutto quello che viene prodotto o condiviso al fine di non stravolgere i testi originali. Vi sono allora organi che tutelano tale ortodossia per il bene di tutti. Ma sarebbe comunque necessario sopratutto un tuffo nell’oceano della risonanza o forse in quello del Silenzio dove il suono si accorda alle nostre note interiori per suonare una melodia che accenda la nostra partecipazione.
Ma questa sorta di ” fondamentalismo” riesce davvero ad accendere la fiamma dell’Amore, dalla Compassione e della capacità di trasformazione interiore?
Credo che spesso dipenda dal recipiente che ospita l’acqua, sebbene alcuni recipienti in apparenza non ” belli” siano poi capaci di offrire vita e non esserne consapevoli.

Il vaso rotto

Un contadino di un lontano paese, si recava ogni giorno al ruscello con due grossi vasi posti all’estremità di una lunga canna, per poter raccogliere l’acqua.
Uno dei due vasi era perfetto e sano e conteneva completamente l’acqua, fino all’arrivo a casa dell’uomo.
L’altro invece, aveva una crepa su di un lato e alla fine del percorso compiuto per andare dal ruscello a casa, giungeva sempre con la metà dell’acqua con cui era stato riempito.
Un giorno affranto da ciò disse all’uomo: -Mi vergogno di me, sono imperfetto e a causa di questo mio difetto tu fai solo della fatica inutile. Perché non mi butti via? Ti prego! Ho fallito in quello che è lo scopo per cui sono stato creato, sono inutile!-
Il contadino sorrise e gli rispose: -Ma hai notato quanti bellissimi fiori ci sono lungo il sentiero? E ci sono solo dal lato in cui io passo con te, non dall’altro. Grazie a quello che tu chiami “difetto”, ho potuto piantare dei semi e da due anni raccolgo questi meravigliosi fiori che allietano la mia tavola. Se tu non fossi esattamente così come sei, oggi la mia casa sarebbe triste e spoglia!-
Storiella Zen

La risonanza è la nostra risposta, è l’eco di un suono che sa farci vibrare profondamente, a dire il vero non esistono parole per ” spiegare” quello stato di pienezza nel quale ci si sente e se parole arrivano esse sono forse del tutto incontaminate dalla nostra personalità?
Ecco che questo dialogo, questo confronto si dipana su irte salite per cercare di comprendere sopratutto noi stessi e il significato della nostra ” reazione” di fronte ad un testo.
Come suscitare tale profonda attenzione e la nostra risonanza? Essa avviene anche se il testo originale ha perduto il suo ” segno” originale?
Molte domande forse…Ma potrebbero essere un motivo per cercare risposte.

Poetyca

Inspirando … espirando – Thich Nhat Hanh


Inspirando … espirando – Thich Nhat Hanh

– Il momento presente –

Arrivare a un intimo contatto è una pratica importante. Noi entriamo in contatto con le mani, gli occhi, gli orecchi e anche con la nostra consapevolezza. La prima pratica che appresi durante il mio noviziato fu quella di inspirare ed espirare, di venire a contatto con ciascun respiro grazie alla mia consapevolezza, di identificare l’inspirazione come inspirazione e l’espirazione come espirazione. Quando mettete in pratica questo metodo, la mente e il corpo si pongono sullo stesso piano, i pensieri errabondi si arrestano e siete nella vostra condizione ottimale. La consapevolezza è la sostanza di un Buddha. Quando penetrate intimamente in questo momento, cogliete la natura della realtà e quest’intuizione vi libera dalla sofferenza e dalla confusione. In una certa misura la pace è già presente: il problema è se sappiamo come attingerla. La respirazione cosciente è la più importante pratica buddhista per attingere la pace. Vorrei proporvi questo breve esercizio:

Inspirando, calmo il corpo.
Espirando, sorrido.
Dimorando nel momento presente,
So che questo è un momento meraviglioso.

“Inspirando, calmo il corpo”. È come bere un bicchiere d’acqua fresca. Sentite la frescura che vi pervade il corpo Quando inspiro e recito questo verso, faccio veramente esperienza del mio respiro che rasserena il mio corpo e la mia mente. Nella meditazione buddista, la mente e il corpo diventano una sola cosa.

“Espirando, sorrido”. Un sorriso può rilassare centinaia di muscoli facciali e rendervi padroni di voi stessi. Quando osservate un’immagine del Buddha, lo vedrete sempre sorridente. Quando sorridete con consapevolezza, vi rendete conto della meraviglia di un sorriso.
“Dimorando nel momento presente”. Recitiamo questo verso quando inspiriamo nuovamente e non pensiamo a nient’altro. Sappiamo esattamente dove siamo.

Di solito diciamo: “Aspetterò fino alla fine della scuola e al conseguimento della laurea, e allora vivrò veramente”. Ma quando abbiamo ottenuto il diploma, diciamo: “Per vivere veramente la vita, devo aspettare fino a quando avrò un lavoro”. Dopo il lavoro, ci serve un auto e dopo l’auto una casa. Non riusciamo ad essere vivi nel momento presente. Differiamo sempre la vita al futuro, non sappiamo esattamente quando. Ci può capitare di non essere mai veramente vivi per tutta la nostra vita. La tecnica, sempre che di una tecnica si debba parlare, è quella di essere nel momento presente, di essere consapevoli di essere qui e ora, che l’unico momento da vivere è il presente. Quando espiriamo, diciamo: “So che questo è un momento meraviglioso”. Essere veramente qui e ora e godere del momento presente, ecco il nostro compito più importante.

Possiamo anche abbreviare i versi in sei parole. Quando inspiriamo, diciamo a noi stessi: “Calmarsi”, e quando espiriamo: “Sorridere”. Quando inspiriamo nuovamente, diciamo: “Momento presente”, e quando espiriamo: “Momento meraviglioso”. Praticare questo metodo ci può aiutare ad attingere immediatamente la pace. Non dobbiamo aspettare la presenza di altre condizioni.

Ecco un altro esercizio che ci aiuta ad attingere la pace e la serenità:

Inspirando, sono consapevole del mio cuore. Espirando, sorrido al mio cuore. Faccio voto di mangiare, bere e agire in modi che in me preservino salute e benessere.

Nel momento in cui diveniamo veramente consapevoli del nostro cuore, proviamo immediatamente una sensazione di conforto e liberazione. Il nostro cuore ha lavorato notte e giorno, pompando migliaia di litri di sangue per nutrire tutte le cellule del corpo e per conservare la nostra pace, e sappiamo che, se il cuore cessa di battere, moriamo. Eppure non ci prendiamo gran cura del nostro cuore. Mangiamo, beviamo e agiamo in modi che sono causa di tensione e stress. Quando veniamo a contatto con il nostro cuore grazie alla consapevolezza, vediamo chiaramente che un cuore in buone condizioni è un elemento di pace e felicità reali, e facciamo voto di vivere in modo tale da conservare il nostro cuore in buone condizioni.

– Fare la pace –

Allo stesso modo possiamo praticare con i nostri occhi. I nostri occhi sono meravigliosi, ma di solito ne diamo per scontata l’esistenza: ogni volta che li apriamo vediamo migliaia di forme e colori meravigliosi. Chi è privo della vista probabilmente sente che, se potesse recuperarla, si troverebbe in paradiso, ma noi che abbiamo gli occhi sani raramente ci ritagliamo del tempo per considerare il fatto che siamo già in paradiso. Se soltanto per un momento ci accostassimo intimamente ai nostri occhi, proveremmo la pace e la gioia autentiche.

Venendo a contatto con ogni parte del nostro corpo nella consapevolezza, facciamo la pace con il nostro corpo e possiamo far lo stesso con le nostre sensazioni. Dentro di noi dimorano numerose sensazioni e idee conflittuali, ed è importante avere una visione profonda e sapere che cosa accade. Quando in noi ci sono dei conflitti interiori, non passerà molto tempo e ci troveremo in guerra con gli altri, persino con coloro che amiamo.

La violenza, l’odio, la discriminazione e la paura nella società innaffiano i semi della violenza, dell’odio, della discriminazione e della paura che ci sono in noi. Se ritorniamo in noi stessi ed entriamo in contatto con le nostre sensazioni vedremo i modi con i quali alimentiamo i nostri conflitti interiori. Innanzi tutto, la meditazione è uno strumento per osservare il nostro stesso territorio in modo tale da poter sapere ciò che accade. Con la forza della consapevolezza, possiamo placare le cose, capirle e ridare armonia agli elementi conflittuali nel nostro intimo. Se riusciamo ad apprendere le vie per attingere la pace, la gioia e la felicità che sono già presenti, diverremo sani e forti, e saremo per gli altri una risorsa.

– Sono qui per te –

Il dono più prezioso che possiamo offrire agli altri è la nostra presenza. Quando la nostra consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, costoro sbocceranno come fiori. Se amate una persona, ma vi rendete raramente disponibili a lei, non si tratta di vero amore. Quando la vostra amata soffre, dovete riconoscerne la sofferenza, l’ansia e le preoccupazioni, e questo è già sufficiente a offrire un certo conforto. La consapevolezza dà sollievo al dolore perché è traboccante di comprensione e compassione. Quando siete veramente presenti, mostrando amorevolezza e comprensione, l’energia dello Spirito Santo è in voi.

– La luce che rivela –

Quando Giovanni Battista aiutò Gesù a entrare in comunione con lo Spirito Santo, il Cielo si aprì e lo Spirito Santo scese come una colomba e penetrò nella persona di Gesù. Egli si recò nel deserto e per quaranta giorni si esercitò a rafforzare lo Spirito dentro di Sé. Quando in noi germoglia la consapevolezza, dobbiamo continuare a praticarla se vogliamo consolidarla. Ascoltando veramente il canto di un uccello o osservando veramente un cielo azzurro, tocchiamo il seme dello Spirito Santo dentro di noi.

Da: Un brano tratto dal testo “Il Buddha vivente, il Cristo vivente”, Neri Pozza Editore. Titolo originale: Living Buddha, Living Cristo. Traduzione di Francesco Brunelli. “La prima pratica che appresi durante il mio noviziato fu quella di inspirare ed espirare […]”.

Inhale … exhale – Thich Nhat Hanh

– The present moment –

Reaching an intimate contact is an important practice. We enter into
contact with hands, eyes, ears and even with our
awareness. The first practice I learned during my apprenticeship was
to inhale and exhale, to come into contact with each breath
Because of my awareness, to identify inhalation as
inhalation and exhalation as the exhalation. When put into practice
this method, the mind and body are placed on an equal footing, the
wandering thoughts and stop you in your best condition.
Awareness is the essence of a Buddha. When penetrated
intimately at this time, grasp the nature of reality and
this intuition frees you from suffering and confusion. In a
some extent peace is already there: the problem is if we know how
attaining it. Conscious breathing is the most important practical
Buddhist draw for peace. I would offer this brief exercise:

Inhale and calm the body.
Breathing out, I smile.
Dwelling in the present moment,
I know this is a wonderful time.

“Inhale, calm the body.” It’s like drinking a glass of cool water.
Feel the coolness that pervades the body when you breathe in and recite
this verse, I really experience that soothes my breath
my body and my mind. In Buddhist meditation, the mind and
body become one.

“Breathing out, I smile.” A smile can relax hundreds of muscles
face and make you masters of yourselves. When you look at a picture
Buddha, you will see him always smiling. When you smile with
awareness, you realize the wonder of a smile.
“Abiding in the present moment.” Recite this verse when
breathe again and not think of anything else. We know exactly
where we are.

Usually we say: “I will wait until the end of the school and
graduation, and then really live. “But when we
graduation, we say: “To truly live life, I
wait until I get a job. “After work, we need a car
and after the car home. We can not be alive when
present. Always defer to the future life, we do not know exactly
when. There you may not ever be truly alive for the whole
our lives. The technique, provided that we should speak of a technique is
to be in the present moment, be aware that
here and now, the only time to live is the present. When we breathe,
say: “I know this is a wonderful time. Being here really
and now and enjoy the present moment, that’s our task more
important.

We can also shorten the lines in six words. When you inhale,
say to ourselves: “Calm down,” and when we exhale, “Smiling”. When
breathe again, say: “This Moment,” and when we breathe:
“Wonderful moment”. Practicing this method can help us to
draw immediately the peace. We should not expect the presence of
other conditions.

Here’s another exercise that helps us to draw peace and serenity:

Inhale, I am aware of my heart. Breathing out, I smile at my
heart. I vow to eat, drink and act in ways that preserve me
health and wellness.

When we become truly aware of our hearts,
immediately feel a sense of comfort and liberation. The
Our heart has been working night and day, pumping thousands of gallons of
blood to nourish every cell in the body and preserve our
peace, and we know that if your heart stops beating, we die. Yet
We take great care of our heart. Eat, drink and act
ways which cause tension and stress. When we come into contact with
our hearts through the awareness, we see clearly that a
heart in good condition is an element of peace and real happiness, and
I vow to live in such a way as to preserve our heart
good condition.

– Make Peace –

Similarly we can practice with our own eyes. Our eyes
are wonderful, but it usually take for granted the existence: each
Once we open them we see thousands of beautiful shapes and colors. Who
is devoid of vision probably feels that if she could recover, it
would be in paradise, but we who have healthy eyes we rarely
cut the time to consider the fact that we’re already in paradise.
If only for a moment we approached closely to our eyes,
would feel peace and genuine joy.

Coming into contact with every part of our body’s awareness,
make peace with our bodies and we can do the same with
our feelings. Dwell within us many ideas and feelings
conflict, and it is important to have a deep and knowing that
what happens. When we have inner conflict, it will not
long time and we will be at war with others, even those with
we love.

Violence, hatred, discrimination and fear in society
watering the seeds of violence, hatred, discrimination and
the fear that there are in us. If we return to ourselves and enter
in touch with our feelings we will see the ways in which
feed our inner conflicts. First of all, meditation is
a tool to observe our own territory so that
to know what happens. With the power of awareness, we can
pacify things, understand them and restore harmony to the conflicting elements in
ourselves. If we can learn ways to draw the peace
the joy and happiness that are already present, will become healthy and strong, and
we are a resource for others.

– I am here for you –

The most precious gift we can offer others is our
presence. When our consciousness embraces those we love,
they will bloom like flowers. If you love someone, but you realize
rarely available to you, this is not true love. When the
your loved one is suffering, you must acknowledge the pain, anxiety and
concerns, and this is enough to offer some comfort.
Awareness gives pain relief because it is overflowing
understanding and compassion. When you are truly present, showing
kindness and understanding, the energy of the Holy Spirit is in you.

– The light that reveals –

When John the Baptist helped Jesus to come into communion with the Spirit
Holy, Heaven opened and the Holy Spirit descended like a dove and
entered in the person of Jesus in the desert and he went for forty
days exerted to strengthen the spirit within the self. When we
sprouts awareness, we must continue to practice if we
consolidated. Really listening to the song of a bird watching or
a really blue sky, touch the seed of the Holy Spirit within
us.

From: An excerpt from the text “living Buddha, the living Christ”
Blacks Pozza Editore. Original title: Living Buddha, Living Christ.
Translated by Francesco Brunelli. “The first practice I learned during
my novitiate was to inhale and exhale […]”.

 

Meditare


Meditare

Meditare è attraversare, raccogliere come un osservatore tutto quanto possa scorrere nel nostro panorama interiore; senza divisione, o meglio senza dualismo, senza imprigionare nulla e sopratutto provando a mettere la nostra attenzione in condizione di verificare come reagiamo alle causa del nostro disagio: paura, attaccamento, illusioni e quello che possa distruggere il nostro sogno di una realtà perfetta.

In un certo senso è come se, usciti da un grembo materno che ci garantiva un ambiente perfetto, camminando a tentoni attraverso una realtà che nasconde armi accuminate ne temiano l’offesa.
Quante volte ci si proietta al passato, a quel mondo che possa avere regalato gioia, oppure che ancora oggi a distanza di anni semina in noi rabbia e rancore per cose che, a ben vedere dovrebbero aver perso il loro alone di colore per essere sbiadite in un angolo, eppure non permettiamo di ” mollare la presa” e ripetiamo come un disco rigato lo stesso meccanismo di ” voci ininterrotte” che ci accusano o ci demoliscono interiormente, accanto ad una catena di ” se avessi…avrei potuto”. Tutti modi questi per portare uno zaino pesante sulle spalle che ci faccia procedere a fatica e ci impedisce di guardare al nostro presente.

Quante volte invece, presi da progetti immaginiamo il nostro futuro, lo ipotechiamo con tutte le nostre energie e poi…quando vediamo che quello che vorremmo non si realizza stiamo male?
O quante volte, spinti dal timore di non riuscita ci pre- occupiamo di qualcosa restando inchiodati al terreno invece di progredire? Eppure siamo qui ed ora, il nostro tempo, la nostra attenzione sono un’ininterrotta catena di attimi che se colti con attenzione, con atteggamento retto ed equidistante sono motivo per far diradare le nebbie della mente e cogliere la realtà esattamente come è.

Questa forma di realismo non è paragonabile a nichilismo o a disfattismo, nel presente, letto con attenzione sono possibili tantissime sfumature motivo di leggerezza e gioia, opportunità per maturare il non attaccamento e scoprire una dimensione limpida che, come fonte viva sa dare energie all’amorevolezza, al non giudizio e all’apertura verso gli altri. Solo allora il nostro procedere, senza peso alcuno ci offre il senso profondo della vita.

Per maturare questo atteggiamento è necessario ricavare uno spazio interiore, un ascolto profondo che sia ” cura della mente” e della sua voce per rassicurarla, per indicare gli inganni. Un’attenzione che è data all’ininterrotto fluire di pensieri – la loro nascita, l’apparire con il loro mormorio ed il loro allontanamento.
Una mente calma sa accogliere il silenzio come nutrimento e l’attenzione verso di sè come opportunità che sappia tracciare nel respiro il percorso verso l’ascolto del profondo e nel battito del cuore il suono della calma che ci faccia espandere oltre la mente.

La meditazione è ” lasciare andare”, depositare lo zaino al bordo della strada per rinnovarci di nuovo vigore ed essere pronti verso il nostro cammino.

17.04.2007 Poetyca


Meditation

Meditation is to cross, as an observer to collect all that can flow into our inner landscape, without division, or rather without duality, without anything to imprison and especially trying to put our attention in a position to see how we react to the cause of our discomfort, fear,attachment and illusions that can destroy our dream of a perfect reality.

In a way, as if emerging from a womb that guaranteed us the perfect environment for walking groping through a reality that hides the sharp weapons it temiano offense.
How many times have you projected the past, to the world that could have given joy, or that even today after years of sowing resentment and anger in us for things that, in hindsight would have lost their aura of color to be faded in a corner, and yet not allow it to “let go” and repeat like a striped disk the same mechanism of “unbroken voices” who accuse us or we break down inside, near a chain of “if I had … I could.” All these ways to carry a heavy backpack on his shoulders so that we do proceed to fatigue and prevents us from looking at our present.

How many times have instead taken from projects we imagine our future, the mortgage with all our energy and then … when we see what we’re not done wrong?
Or how many times, driven by the fear of us failed to pre-occupy some remain nailed to the ground instead of forward? Yet we are here and now, our time our attention is an unbroken chain of moments that, if read carefully, with attitudes are equally spaced right reason to dispel the mists of the mind and grasp the reality exactly as it is.

This form of realism is not comparable to nihilism, or defeatism in the present, carefully read lots of nuances are possible because of lightness and joy, opportunities for mature non-attachment and discover a dimension clear that, as a living source can give energy all’amorevolezza , opening the proceedings and not to others. Only then will our progress, by no offers us the deepest meaning of life.

For mature attitude is necessary to produce an interior space, deep listening that is a “cure of mind” and to reassure her of her voice to indicate deception. Attention that is given all’ininterrotto flow of thoughts – their birth, appear with their murmuring and their removal.
A calm mind can embrace silence as food and attention toward you know that as an opportunity to draw breath in the path of deep listening to the heartbeat and the sound of calm that makes us expand beyond the mind.

Meditation is “letting go”, deposit the bag at the roadside to renew again and be ready to force our way.

17.04.2007 Poetyca

Simply Red


I Simply Red sono un gruppo musicale pop-soul britannico, fondato nella prima metà degli anni ottanta da Mick Hucknall e due ex-componenti della band dei Durutti Column: Anthony Bowers e Chris
Joyce. In venticinque anni di carriera hanno venduto circa 55 milioni di dischi. Nel 2010 si sono sciolti, in occasione del 25esimo anniversario di carriera. Nel 2014 si sono riuniti, a quattro
anni di distanza dal loro scioglimento.

https://it.wikipedia.org/wiki/Simply_Red

Simply Red are an English soul and pop band that sold more than 50 million albums over a 25-year career. Their style drew upon influences ranging from blue-eyed soul, New Romantic and rock to
reggae and jazz. From their early days, the main driving force behind the band was singer Mick Hucknall, who, by the time the band was disbanded in 2010, was the only original member left.[1] At
the 1992 and 1993 Brit Awards, they received the award for Best British Group.

https://en.wikipedia.org/wiki/Simply_Red

Risposta e domanda


Risposta e domanda

Rivive la storia
oltre l’attimo del respiro
mentre il tempo s’acqueta
e nel silenzio trova
risposta ad un pensiero

Effetto e causa
questione e domanda
a quell’essere in ricerca
tra colore e sfumatura
senza parola alcuna

Vibrazione e sorriso
nel ciclo del samsara
dove tutto era in sospeso
per riprendere il filo
di un percorso infinito

16.08.2007 Poetyca


Question and answer

Relives history
beyond the moment of breath
as time quieted
and silence is
response to a thought

Cause and effect
question and ask
to that being in research
between color and nuance
without any word

Vibration and smile
in the cycle of samsara
where everything was outstanding
to resume the thread
an infinite path

 

16.08.2007 Poetyca

La realtà dell’impermanenza


La realtà dell’impermanenza

Ogni cosa esistente è impermanente.
Quando si comincia a osservare ciò,
con comprensione profonda e diretta esperienza,
allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza:
questo è il cammino della purificazione.

Dhammapada, XX (277)

Per spiegare in maniera più ampia e dettagliata l’importante concetto di anicca, l’impermanenza, proponiamo questo articolo redatto dal Vipassana Research Institute.

Anicca, l’impermanenza
Il cambiamento è inerente a ogni esistenza fenomenica. Non vi è nulla nel campo animato o inanimato, organico o inorganico che possiamo definire permanente, e anche se dessimo questa denominazione a qualcosa, inevitabilmente essa sarebbe destinata a cambiare, a sottoporsi a qualche metamorfosi. Avendo compreso questo fatto fondamentale attraverso l’esperienza diretta all’interno di se stesso, il Buddha dichiarò:

Sia che nel mondo ci sia o no una persona completamente illuminata, tuttavia rimane una condizione ferma, un fatto immutabile e una legge fissata: tutte le formazioni fisiche e mentali sono impermanenti, soggette alla sofferenza e prive di sostanza.

Anicca (impermanenza), dukkha (sofferenza) e anatta (inconsistenza dell’io) sono le tre caratteristiche comuni ad ogni esistenza cosciente. Tra queste, la più importante nella pratica di Vipassana è anicca. Come meditatori ci troviamo ad affrontare l’impermanenza di noi stessi. Ciò ci permette di comprendere che non abbiamo alcun controllo su questo fenomeno, e che ogni tentativo di manipolarlo non ci crea altro che sofferenza. Impariamo quindi a sviluppare il distacco e l’accettazione di questo fatto, l’apertura al cambiamento, permettendoci così di vivere felicemente tra le vicissitudini della vita. Perciò il Buddha disse:

Meditatori, a colui che percepisce l’impermanenza si manifesta chiaramente la percezione della inconsistenza e mancanza di un io. E in chi percepisce questa inconsistenza, l’egoismo viene distrutto. E, come risultato, ottiene la liberazione persino in questa stessa vita. La comprensione di anicca conduce automaticamente alla comprensione di anatta e dukkha, chiunque realizzi questi fatti si trova naturalmente sul cammino che conduce fuori dalla sofferenza.

Data la cruciale importanza di anicca non sorprende che il Buddha ne sottolineasse ripetutamente l’importante significato per coloro che cercano la liberazione. Nel Maha-Satjpatthana Suttanta, il testo principale in cui viene spiegata la meditazione Vipassana, egli descrisse i differenti stadi della pratica, che devono in ogni caso condurre alla seguente esperienza:

Il meditatore si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere… si sofferma ad osservare il fenomeno del passare… si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere e passare.

Dobbiamo saper riconoscere il fatto dell’impermanenza non solamente nel suo aspetto facilmente riconoscibile, intorno e all’interno di noi stessi. Oltre a ciò, dobbiamo imparare a vedere la realtà sottile che noi stessi stiamo cambiando ogni momento, che l’io di cui siamo così infatuati è un fenomeno in flusso costante, in continuo cambiamento. Con questa esperienza possiamo facilmente emergere dall’egoismo e così dalla sofferenza. In altre circostanze il Buddha disse:

L’occhio, o meditatori, è impermanente. E ciò che è impermanente è insoddisfacente. Ciò che è insoddisfacente è senza sostanza. E ciò che è senza sostanza non è “mio”, non è “io”, non è “me stesso”. Ecco come osservare l’occhio con saggezza, come è realmente.

La stessa cosa si ripete per l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo, per tutte le basi dell’esperienza sensoriale, per ogni aspetto dell’essere umano. Il Buddha così continuò:

Vedendo ciò, o meditatori, il meditatore bene istruito ne ha abbastanza dell’occhio, dell’orecchio, del naso, della lingua, del corpo, e della mente. Essendo ormai sazio non prova più la passione per essi. Essendo senza passione per questi sensi, si sente libero. In questa libertà nasce la comprensione di essere liberato.

In questo passaggio il Buddha fa una netta distinzione tra il conoscere per sentito dire e la personale comprensione dovuta all’esperienza diretta. Si possono ascoltare numerosi discorsi e accettarli per fede o anche intellettualmente. Comunque questa accettazione è insufficiente per liberarci dal ciclo della sofferenza. Per ottenere la liberazione ognuno deve vedere e sperimentare la verità da solo, all’interno di se stesso. Ecco ciò che Vipassana ci permette di fare.

Se vogliamo capire l’eccezionale contributo del Buddha, dobbiamo mantenere questa distinzione bene in mente. Le verità di cui egli parlava erano conosciute anche prima di lui, ed erano comuni nell’India dei suoi tempi. Egli non inventò i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e dell’inconsistenza dell’io. La sua unicità e peculiarità consiste nell’aver trovato una via per passare dai discorsi sulla verità alla diretta esperienza della verità. Un testo in cui ritroviamo l’attenzione per questo particolare aspetto dell’insegnamento del Buddha è il Bahiya Sutta, che si trova nel gruppo di discorsi del Samyutta Nikaya. In esso viene descritto l’incontro del Buddha con Bahiya, un ricercatore del cammino spirituale. Nonostante non fosse un discepolo del Buddha, Bahiya gli chiese di essergli da guida per la sua ricerca. I1 Buddha rispose ponendogli delle domande:

Che cosa ne pensi, Bahiya: è l’occhio permanente o impermanente?
Impermanente, signore.
E ciò che è impermanente è causa di sofferenza o di felicità?
Di sofferenza, signore.
Ora, ti sembra giusto considerare ciò che è impermanente, causa di sofferenza e per natura mutevole, come “mio”, “io”,” me stesso”?
Certamente no, signore.

Il Buddha continuò a fare le stesse domande a Bahiya sugli oggetti della vista, la coscienza dell’occhio e il contatto dell’occhio. L’uomo era sempre d’accordo: essi sono impermanenti, insoddisfacenti, senza un “io”. Non si dichiarava un seguace dell’insegnamento del Buddha, e tuttavia accettava la realtà di anicca, dukkha, e anatta. Naturalmente la spiegazione è che per Bahiya e altri come lui, i concetti dell’impermanenza, della sofferenza e della inconsistenza dell’io erano semplicemente delle opinioni. A queste persone il Buddha mostrò una via per andare al di là di credenze e filosofie, e fare esperienza diretta della loro natura come impermanente, come sofferente e senza un Io. In che cosa consiste quindi questa via che egli ha mostrato? Nel Brahamajala Suttanta, un altro discorso, il Buddha offre una risposta. Fa un elenco di tutte le credenze, le opinioni e i punti di vista del suo tempo, e quindi afferma di conoscere qualcosa molto oltre tutti quei punti di vista:

Avendo fatto esperienza di come realmente sono il sorgere e il passare delle sensazioni, l’attaccamento verso di esse, il pericolo insito in esse e il distaccarsi da esse, l’Illuminato, o meditatori, è diventato distaccato e liberato.

Qui il Buddha molto semplicemente dichiara che è diventato illuminato osservando le sensazioni fisiche come manifestazioni di impermanenza. E invita chiunque voglia seguire l’insegnamento del Buddha a fare altrettanto. L’impermanenza è il fatto centrale che dobbiamo comprendere per uscire dalla nostra sofferenza; e la via immediata per fare esperienza dell’impermanenza è osservare le nostre sensazioni fisiche, corporee. Di nuovo il Buddha disse:

Ci sono tre tipi di sensazioni, o meditatori, e tutte sono impermanenti, composte, e sorgono per una causa, destinate a non durare, e per natura a passare, scomparire, cessare.

Le sensazioni all’interno di noi stessi sono la più palpabile espressione della caratteristica di anicca, l’impermanenza. Osservandole, diventiamo capaci di accettare questa realtà, non solamente per fede o per convinzione intellettuale, ma per nostra esperienza diretta. In questo modo progrediamo dall’ascoltare solamente la verità allo sperimentarla all’interno di noi stessi. E la verità, quando la incontriamo faccia a faccia, è destinata a trasformarci radicalmente. Così il Buddha disse:

Quando un meditatore resta consapevole con corretta comprensione, diligente, ardente, e con pieno autocontrollo, quando piacevoli sensazioni fisiche sorgono nel suo corpo, egli allora comprende che è sorta questa piacevole sensazione corporea, ma è dipendente da una causa, non è indipendente. Dipendente da cosa? Da questo corpo. Ma questo corpo è impermanente, composto, condizionato. Ora, come potrebbero queste piacevoli sensazioni fisiche essere permanenti dal momento che dipendono da questo corpo composto e impermanente, e che è esso stesso condizionato?

Il meditatore fa esperienza dell’impermanenza delle sensazioni nel corpo, del loro sorgere, del loro passare, del loro cessare, e quindi del diminuire dell’attaccamento a esse. Mentre fa ciò, il suo sotterraneo condizionamento di bramosia viene abbandonato. Allo stesso modo, quando prova sensazioni spiacevoli nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di avversione; e quando fa esperienza di sensazioni neutre nel corpo, viene abbandonato il suo sotterraneo condizionamento di ignoranza. In questo modo, osservando l’impermanenza delle sensazioni corporee, un meditatore si avvicina sempre più alla meta dello stadio incondizionato del nibbana, al di là delle esperienze sensoriali. Dopo aver raggiunto quella meta, Kondañña, la prima persona che divenne liberata attraverso l’insegnamento del Buddha, dichiarò:

Ogni cosa che ha la natura del sorgere ha anche la natura del cessare.

Solamente facendo esperienza in modo totale della realtà di anicca fu capace di fare esperienza di una realtà che non sorge e non passa. La sua dichiarazione è un chiaro segnale sul cammino ai futuri ricercatori della verità, indica la via che essi devono seguire per raggiungere la meta. Al termine della sua vita il Buddha dichiarò:

Ogni cosa esistente è impermanente.

Nei suoi ultimi momenti volle riproporre il grande tema di cui aveva parlato così spesso durante i suoi anni di insegnamento. E poi aggiunse:

Sforzatevi diligentemente.

Ma per quale scopo, ci dobbiamo chiedere, dobbiamo sforzarci? Sicuramente queste parole, le ultime dette dal Buddha, non possono che riferirsi alla frase precedente. Il prezioso messaggio del Buddha al mondo è la comprensione di anicca, la comprensione per esperienza diretta dell’impermanenza di ogni fenomeno fisico e mentale, come strumento per la liberazione. Dobbiamo sforzarci di raggiungere l’impermanenza all’interno di noi stessi; solo facendo ciò si potrà dire di aver compreso la sua ultima esortazione e il suo insegnamento.

Tratto da:http://www.vridhamma.org/Home.aspx

The reality of impermanence

Every existing thing is impermanent.
When you begin to observe this,
with deep understanding and direct experience,
then there remains detached from suffering;
this is the path of purification.

Dhammapada, XX (277)

To explain in greater detail and the important concept of anicca, impermanence, we offer this article written by the Vipassana Research Institute.

Anicca, impermanence
Change is inherent in any phenomenal existence. There is nothing in animate or inanimate, organic or inorganic which can be defined as permanent, and even if we gave that name to something, it would inevitably set to change, to undergo some metamorphosis. Having understood this basic fact through direct experience within himself, the Buddha said:

Whether or not the world there is a completely enlightened person, however, remains a firm condition, an immutable fact and set a law: all the physical and mental formations are impermanent, subject to suffering and no substance.

Anicca (impermanence), dukkha (suffering) and anatta (inconsistency ego) are the three characteristics common to all conscious existence. Among these, the most important in the practice of Vipassana is anicca. As meditators, we face the impermanence of ourselves. This allows us to understand that we have no control over this phenomenon, and that any attempt to manipulate it there creates nothing but suffering. Then learn to develop detachment and acceptance of this fact, openness to change, allowing us to live happily among the vicissitudes of life. So the Buddha said:

Meditation, one who perceives impermanence manifests clearly the perception of inconsistency and lack of an ego. And recipients of this inconsistency, selfishness is destroyed. And as a result, attains liberation even in this life. Understanding anicca automatically lead to understanding of dukkha and anatta, persons engaged in these events is of course on the path that leads out of suffering.

Given the crucial importance of anicca not surprising that the Buddha he repeatedly stressed the important significance to those who seek freedom. In the Maha-Satjpatthana Suttanta, the main text to the explanation of Vipassana meditation, he described the different stages of practice, which must in any case lead to the following experience:

The meditator stops to observe the phenomenon of the rise … stops to observe the phenomenon of the past … stops to observe the phenomenon of arising and passing.

We must recognize the fact of impermanence not only easily recognizable in his appearance, around and within ourselves. In addition, we must learn to see the reality that we ourselves are subtle changes each time that the ego of which we are so thrilled is a phenomenon in constant flux, changing. With this experience we can so easily arise from selfishness and suffering. In other circumstances, the Buddha said:

The eye, or meditation, is impermanent. And what is impermanent is unsatisfactory. What is unsatisfactory is without substance. And that is without substance is not “my”, not “I”, not “myself”. Here is how to observe the eye with wisdom, as it really is.

The same thing happens to the ear, nose, tongue, body, all the basics of sensory experience for every aspect of human beings. The Buddha continues:

Seeing this, or meditation, the meditator has had enough well trained eye, ear, nose, tongue, body, and mind. Being now satisfied does not prove more passion for them. Since no passion for these purposes, feel free. In this freedom comes the understanding of being released.

In this step, the Buddha made a clear distinction between knowing by hearsay and personal understanding due to direct experience. You can listen to many speeches and accept by faith or intellectually. However, this acceptance is insufficient for liberation from the cycle of suffering. To obtain the release everyone should see and experience the truth alone, within himself. Vipassana is what allows us to do.

If we understand the unique contribution of the Buddha, we must keep this distinction in mind. The truth of which he spoke were also known before him, and were common in India of his day. He did not invent the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self. Its uniqueness and peculiarity consists in having found a way to move from talk of truth to the direct experience of truth. A text where we find the focus on this particular aspect of the teaching of Buddha is Bahiya Sutta, which is in group discussions of the Samyutta Nikaya. It describes the encounter with the Buddha Bahiya, a researcher of the spiritual journey. Despite not being a disciple of the Buddha, Bahiya asked him to be his guide for his research. I1 Buddha replied by asking questions:

What do you think, Bahiya: The eye is permanent or impermanent?
Impermanent, sir.
And what is impermanent is the cause of suffering or happiness?
Suffering, sir.
Now, you seem fair considering what is impermanent, suffering and because of changing nature, as “my”, “I”, “myself”?
Certainly not, sir.

The Buddha continued to make these applications in Bahiya objects of sight, the consciousness of the eye and eye contact. The man was always agree: they are impermanent, unsatisfactory, without an “I”. Not declared a follower of the teaching of Buddha, and yet accept the reality of anicca, dukkha and anatta. Of course the explanation is that Bahiya and others like him, the concepts of impermanence, suffering and the inconsistency of the self were simply opinions. To these people the Buddha show the way to go beyond beliefs and philosophies, and have direct experience of nature as impermanent, as suffering and without an ego. What is this road that he has shown? In Brahamajala Suttanta, another discourse, the Buddha provides an answer. Make a list of all beliefs, opinions and views of his time, and then claims to know something very well all those points of view:

Having experienced how truly are the emergence and passing of feelings, attachment to them, the danger inherent in them and detach from them, the Enlightened One, or meditation, has become detached and released.

Here the Buddha simply said that he became enlightened by observing the physical sensations as manifestations of impermanence. It invites anyone who wants to follow the Buddha’s teaching to do likewise. Impermanence is the central fact that we must understand to get out of our suffering, and immediate way to experience feelings of impermanence is to observe our physical body. Again the Buddha said:

There are three types of feelings, or meditation, and all are impermanent, compotes, and rise to a cause, destined not to last, and for nature to pass, disappear, cease.

The feelings inside of ourselves are the most tangible expression of the characteristic anicca, impermanence. Observing them, we are able to accept this reality, not only by faith or intellectual conviction, but to our experience. In this way we move from hearing the truth only to experience it within ourselves. And the truth when we meet face to face, is designed to radically transform. So the Buddha said:

When a meditator remains conscious with proper understanding, diligent, ardent, and full self-control, where pleasant physical sensations arise in your body, then he understands that this is sort pleasant bodily sensation, but is dependent on a cause, is not independent. Depends on what? From this body. But this body is impermanent, made, conditioned. Now, how could these pleasant physical sensations to be permanent because it affects body composition and the impermanent, and that is itself conditioned?

The meditator experiences of impermanence of the sensations in the body, their rise, their past, their end, and therefore the decrease of attachment to them. While doing this, its underground conditioning craving is abandoned. Similarly, when trying unpleasant sensations in the body, it abandoned its underground aversion conditioning, and when you experience neutral feelings in the body, it abandoned its underground conditions of ignorance. In this way, observing the impermanence of bodily sensations, a meditator is getting closer to the goal of Nibbana unconditional stadium, despite the sensory experiences. After reaching that goal, Kondañña, the first person who became liberated through the teachings of the Buddha, said:

Everything has the nature of the rise also has the nature of the stop.

Only by experiencing the reality in a total of anicca was able to experience a reality that does not arise and does not pass. His statement is a clear signal on the path to future seekers of truth, shows the way that they must follow to reach the goal. At the end of his life the Buddha said:

Every existing thing is impermanent.

In his last moments he wanted to revive the major area that had spoken so often during his years of teaching. And then he added:

Strive diligently.

But for what purpose, we must ask, we should strive? Surely these words, the last spoken by the Buddha, can only refer to the preceding sentence. The valuable message of the Buddha in the world is the understanding of anicca, understanding from experience of impermanence of all physical and mental phenomenon, as an instrument for liberation. We should strive to impermanence within ourselves only by what can be said to have understood his final exhortation and teaching.

Taken from: http://www.vridhamma.org/Home.aspx

 

L’uomo libero


sopranuvole

 

L’uomo libero è come una nuvola bianca. Una nuvola bianca è un mistero; si lascia trasportare dal vento, non resiste, non lotta, e si libra al di sopra di ogni cosa. Tutte le dimensioni e tutte le direzioni le appartengono. Le nuvole bianche non hanno una provenienza precisa e non hanno una meta; il loro semplice essere in questo momento è perfezione.

Osho Rajeneesh

❥¸¸.☆ ❥☼ღ❥¸¸

The free man is like a white cloud. A white cloud is a mystery; is carried away by the wind, can not resist, do not fight, and hovers above everything. All sizes and all directions belong. The white clouds have a precise origin and do not have a goal; their simply being in the moment is perfection.

Osho Rajeneesh

Paura dell’ignoto


Riflettendo…

La Riflessione

Il Buddhismo è un progetto di vita,
concepito per coltivare tutto ciò
che è di maggior beneficio per tutti gli esseri.

E’ una religione di saggezza,
in cui predominano la comprensione e l’intelligenza.

Il Buddha non predicò per ottenere conversioni,
ma per illuminare coloro che lo ascoltavano.

Insegnante di Dharma

——————————————

Conoscere le cause,
prodigarsi per un atteggiamento
che corregga il nostro percorso deviato,
è fare della compassione e dell’armonia
un effetto a catena che scaccia le nubi,
una pennellata di colore al nostro spazio interiore.
Fare della sofferenza il fulcro
che ci aiuti a non gettare
il seme della rabbia e della separazione,
a non provare attaccamento nel tentativo
di conservare una falsa identità
è accogliere la causa maggiore
nel Nobile Ottuplice Sentiero,
per comprendere profondamente l’interconnesione
tra tutti gli esseri senzienti
dove tutto scorre nella medesima acqua d’amore

Poetyca

——————————————

L’insegnamento

Paura dell’ignoto

Le persone hanno grande difficoltà
a lasciar andare la loro sofferenza.

Travolti dalla paura dell’ignoto,
preferiscono la sofferenza,
che è qualcosa di più familiare.

Thich Nhat Hanh

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La sofferenza, conosciuta, attravarsata
capace di consumare il coraggio;
per guardare in profondità e per scrollarci di dosso
il nostro atteggiamento passivo a volte è preferita,
coccolata e vista come punto di riferimento certo,
capace di farci sentire vittime di qualcosa
e per questo come per uno stato di diritto
incapaci di portare azioni costruttive.
Ma solo il nostro atteggiamento, corretto e riformulato
è in grando di lastricare una nuova strada
che ci permetta di essere liberi persino
dal nostro stesso autocondizionarci.

Poetyca

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17.04.2010 Poetyca

Reflecting …

Reflection

Buddhism is a life project,
designed to cultivate everything
which is of greatest benefit to all beings.

It ‘a religion of wisdom,
with predominant understanding and intelligence.

The Buddha did not preach for conversions,
but to enlighten those who heard him.

Teacher of Dharma

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Knowing the causes,
efforts to an attitude
to correct our path deviated
has to do with compassion and harmony
a ripple effect that drives away the clouds,
a touch of color to our inner space.
Making the fulcrum of suffering
help us not to throw
the seed of anger and separation,
attachment in an attempt not to try
to maintain a false identity
is to accept the major cause
in the Noble Eightfold Path,
to deeply understand the interconnection
among all sentient beings
where everything flows in the same water of love

Poetyca

——————————————

Teaching

Fear of the unknown

People have great difficulty
to let go of their suffering.

Overwhelmed by fear of the unknown,
prefer suffering,
which is something more familiar.

Thich Nhat Hanh

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The suffering, known attravarsata
capable of consuming the courage;
to look deeply and shake off
Our passive is sometimes preferred,
petted and seen as a point of reference,
able to make us feel victims of something
and therefore as a rule of law
unable to take constructive action.
But only our attitude, correct and reformulated
is in great to pave a new road
that allows us to be free even
by our own self-conditioning.

Poetyca

————————————————

17.04.2010 Poetyca

Text taken from:

Il Fiore di Bodhidharma

Profonda attenzione


Profonda attenzione

Gli altri sono un riflesso di quello che noi siamo:
con le paure e le aspettative, interagire è un motivo
di fare pratica circa i nostri problemi presenti,
per superare gli ostacoli quando a noi appare di vedere
negli altri – la causa – dei nostri problemi.
Ma la causa è in noi – così come – in noi è la soluzione
per liberarci da essa.
Il nostro modo di avere profonda attenzione per non
danneggiare noi stessi e gli altri è la soluzione.

19.05.2011 Poetyca

Deep focus

The others are a reflection of what we are:
with the fears and expectations, interaction is one reason
to practice about our present problems,
to overcome obstacles when it appears to us to see
in the other – the cause – of our problems.
But the cause is in us – as well as – in us is the solution
to free us from it.
The way we have deep concern for not
damage ourselves and others is the solution.

19.05.2011 Poetyca

Grani di riflessione


Per raggiungere la serenità interiore, è bene non trascurare quel che c’è di favorevole e di buono negli avvenimenti che ci capitano contro la nostra volontà, oscurando e bilanciando il peggio con il meglio.

Plutarco


Mentre il ventunesimo secolo è già iniziato, scopriamo che il mondo è diventato più piccolo e che i popoli della terra formano quasi una sola comunità. Ci uniscono i gravi problemi che abbiamo di fronte: la sovrappopolazione, l’esaurimento delle risorse naturali e una crisi ambientale che minaccia l’aria, l’acqua, gli alberi e il vasto numero di meravigliose forme di vita che costituiscono il reale fondamento dell’esistenza su questo piccolo pianeta che condividiamo. Io credo che per affrontare queste sfide dei nostri tempi, gli esseri umani debbano sviluppare un maggior senso di responsabilità universale. Ognuno di noi deve imparare a lavorare non solo per se stesso, per la propria famiglia o per il proprio paese, ma per il beneficio di tutta l’umanità. La responsabilità universale è la vera chiave della sopravvivenza umana.

il XIV° Dalai Lama

O Dio, dacci la serenità per accettare quello che non si può cambiare,
il coraggio di cambiare quello che va cambiato,
e la saggezza per distinguere l’uno dall’altro.

R.Niebuhr

Colui che conosce il proprio obiettivo, si sente forte:questa forza lo rende sereno;questa serenità assicura la pace interiore;solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo

LAO-TSE

Il viaggio

Oriol Valls, che si occupa dei neonati in un ospedale di Barcellona, dice che il primo gesto umano è l’abbraccio. Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni, i bebè agitano le mani, come per cercare qualcuno.
Altri medici, che si occupano di quelli che hanno già vissuto, dicono che i vecchi, alla fine dei loro giorni, muoiono cercando di alzare le braccia.
Ed è così, per quanto si voglia rigirare, e per quanto se ne parli.
A questa cosa, così semplice, si riduce tutto:
tra due batter d’ali, senza altre spiegazioni, trascorre il viaggio.

Eduardo Galeano

Non abbiamo ereditato la natura dai nostri padri…
L’abbiamo presa in prestito dai nostri figli

Scritta su T-Shirt Oasi del WWF

Se riuscirai a mantenere vivo un ramo verde nel tuo cuore nell’ora dell’oscurità,
allora il Signore verrà e manderà un uccello a cantare da quel ramo all’alba del giorno

proverbio Irlandese

Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta.Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine.Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.

Franz Kafka

L’esser contenti è una ricchezza naturale. Il lusso una povertà artificiale.

Socrate

Quando c’e’ un problema,
non cercare il colpevole, ma cerca la soluzione.

Proverbio giapponese

piu’ i fiumi son profondi,
con minor rumore scorrono

detto latino

ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso
anche se tra nuoi i rapporti sono strettissimi,
la vita intera altro non è se non il tentativo
ininterrotto di ritrovarsi

thomas bernard

Amami quando non lo merito che é quando piu ne ho bisogno

stevenson

L’uomo ragionevole non cerca il piacere,bensi’ lassenza di dolore.

aristotele

Nella discussione tra coloro che amano i ragionamenti,
vince chi perde, in quanto apprende

epicuro

Data la causa,la natura opera l’effetto nel piu’ breve modo che operar si possa.

leonardo da vinci

Studia prima la scienza e poi seguita la pratica nata da essa.

leonardo da vinci

Raramente cade chi ben cammina.

leonardo da vinci

chi non punisce il male comanda che si faccia

leonardo da vinci

chi poco pensa molto erra

leonardo da vinci

la verità sola fu figlia del tempo.

leonardo da vinci

se agirete in base al profitto ne verrete divorati

confucio

Nobile è colui che non fa del male
ad alcuna creatura vivente.

Budda

Il vero signore e’ lento nel parlare e rapido nell’agire.

Confucio

Disapprovo quello che dite,
ma difendero’ fino alla morte
il vostro diritto di dirlo.

Voltaire

L’uomo ragiona, il saggio tace, il fesso discute.

proverbio cinese

—-


To achieve inner peace, it should not be overlooked that there
of positive and good in the events that occur against
our will, obscuring and balancing the worse the better.

Plutarch

While the twenty-first century has started, we discover that the world is
become smaller and that the peoples of the earth are almost one
community. We share the serious problems we face: the
overpopulation, resource depletion and natural crisis
environmental threat in the air, water, trees and the vast number of
wonderful life forms that constitute the real foundation
existence on this small planet we share. I believe that
to meet these challenges of our times, human beings must
develop a greater sense of universal responsibility. Everyone
must learn to work not only for himself, for his family
or for their country, but for the benefit of all humanity. The
Universal responsibility is the real key to human survival.

the Fourteenth Dalai Lama

O God, give us the serenity to accept what can not be changed,
the courage to change what must be changed,
and the wisdom to distinguish one from another.

R. Niebuhr

One who knows his goal, he feels strong: this forces the
makes clear, this ensures calm inner peace, only peace
allows deep inner reflection, deep reflection is
starting point of all success

LAO-TSE

The journey

Oriol Valls, who takes care of newborns in a hospital in Barcelona, says
that the first human gesture is the embrace. After coming to the world,
principle of their lives, babies wave their hands, as if trying
someone.
Other doctors, who deal with those who have had, say
old at the end of their days, they die trying to raise
arms.
And so, for what you want to turn over, and as we speak.
In this thing, so simple, it reduces all:
no time between two wings, without further explanation, he spent the trip.

Eduardo Galeano

We have not inherited the nature of our fathers …
We borrowed from our children

Written on T-Shirt WWF Oasis

If you can maintain a green branch in your heart in the hour
darkness,
and then the Lord will send a bird to sing from that branch
dawn of the day

Irish proverb

You do not need you to go home. Stay at your table and ascolta.Non
even listen, only wait. Do not even wait, stay
perfect silence and solitudine.Il world you will be provided for
exposed, can not do without it, twist it before you entranced.

Franz Kafka

The rejoice is a natural wealth. The luxury of poverty
artificial.

Socrates

When there ‘s a problem,
not to seek the culprit, but seek the solution.

Japanese proverb

more ‘rivers are deep,
with less noise scroll

Latin saying

each of us is completely insulated himself
although the relationship between nuoi are tight,
whole life is nothing if not an attempt
uninterrupted find

thomas bernard

Love me when I deserve it that is when I need it most

stevenson

The reasonable man does not seek pleasure, but rather ‘lassenza pain.

Aristotle

In the debate between those who like reasonings,
wins who loses, as he learns

Epicurus

Given the cause, nature by the effect in the more ‘short so that work is
can.

Leonardo da Vinci

Study the science first and then followed the practice established by it.

Leonardo da Vinci

Who rarely falls well walk.

Leonardo da Vinci

who does not punish evil commands that do

Leonardo da Vinci

who thinks very little err

Leonardo da Vinci

the only truth was the daughter of time.

Leonardo da Vinci

if you act according to the profit they’ll be devoured

Confucius

Noble is he who does evil
any living creature.

Buddha

The real gentleman and ‘slow to speak and quick acting.

Confucius

I disapprove of what you say,
but I will defend ‘till death
your right to say it.

Voltaire

The man thinks, the wise silence, the dumb debate.

Chinese proverb

Shantideva


Shantideva descrive la meditazione come  Karuna così:

Impegnarsi in un primo momento a meditare l’identità di se stessi e gli altri. Nella gioia e nel dolore tutti sono uguali, quindi essere tutore di tutti, come di te stesso. La mano e altre membra sono molte e distinte, ma tutti sono uno – il corpo conservato e custodito. Allo stesso modo, esseri diversi, nelle loro gioie e dolori, sono, come me, una cosa sola a volere la felicità. Questo dolore mio non affligge o causare fastidio a un altro corpo, ma questo dolore è difficile per me da sopportare perché mi aggrappo e prendo esso come il mia. E il dolore degli altri esseri non sento, e ancora, perché li prendo per me, la loro sofferenza è mia e quindi difficile da sopportare. E quindi io disperdo il dolore degli altri, perché è semplicemente dolore, proprio come il mio. E altri io aiuto e benefico, perché sono esseri viventi, come il mio corpo. Dal momento che io e gli altri esseri ientrambi, nel volere la felicità, siamo uguali e simili, che differenza c’è per distinguere noi, che dovremmo sforzarcii di avere la mia beatitudine da solo? “
Shantideva describes meditation on Karunā as thus:

Strive at first to meditate upon the sameness of yourself and others. In joy and sorrow all are equal; Thus be guardian of all, as of yourself. The hand and other limbs are many and distinct, But all are one–the body to kept and guarded. Likewise, different beings, in their joys and sorrows, are, like me, all one in wanting happiness. This pain of mine does not afflict or cause discomfort to another’s body, and yet this pain is hard for me to bear because I cling and take it for my own. And other beings’ pain I do not feel, and yet, because I take them for myself, their suffering is mine and therefore hard to bear. And therefore I’ll dispel the pain of others, for it is simply pain, just like my own. And others I will aid and benefit, for they are living beings, like my body. Since I and other beings both, in wanting happiness, are equal and alike, what difference is there to distinguish us, that I should strive to have my bliss alone?”

Farsi del male e non saperlo


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Farsi del male e non saperlo

” Chi è causa del suo male pianga se stesso”, un detto popolare, una frase lapidaria che sembra voler sbrigativamente prendere le distanze da coloro che prima sono capaci di farsi del male e poi si lamentano dei risultati. Ma quante persone sono consapevoli delle dirette conseguenze di atteggiamenti ed azioni nocivi per se stessi e per gli altri?
Il nostro ruolo è quello di accompagnare a prendere visione di atteggiamenti corretti che non faranno più sprofondare nello sconforto dopo aver causato a se stessi e agli altri dei danni a volte irrimediabili.
Chi comprende, ha coscienza è poi capace di riparare e di non ripetere esperienze dolorose.

06.01.2015 Poetyca
Get hurt and not know it

  “Who is the cause of his ill cry himself,” a popular saying, a lapidary phrase that seems to hastily distance themselves from those who are first able to get hurt and then complain about the results. But how many people are aware of the direct consequences of attitudes and actions harmful to themselves and others?
Our role is to accompany you to read the correct attitudes that will no longer sink into despair after causing to themselves and to others sometimes irreparable damage.
Who understands, has consciousness is then able to repair and not to repeat painful experiences.

06/01/2015 Poetyca

Nel profondo


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Nel profondo

Natura ci accompagna
nel percorso della vita
come una madre attenta
a non farci deviare

Magia è il suo canto
soffio nel silenzio
frastagliato di colori
sparsi nel cielo della sera

Sono ogni volta stupita
di fronte allo smorzare
di luci e di rumori
come novità senza uguali

Rosea danza tra nubi testimoni
dove trattengo il fiato
di fronte alla gratuita bellezza
capace di toccare nel profondo

30.06.2015 Poetyca

Deep in

Nature accompanies us
in the path of life
as an attentive mother
not to make us deviate

Magic is her singing
breath in silence
jagged of colors
spread in the evening sky

I am amazed every time
in front of the dampening
of lights and noises
as novelty unmatched

Pink dance among witnesses clouds
where I hold my breath
in front of the free beauty
able to touch deep in

30.06.2015 Poetyca

Passi


Passi

Tutto è percorso
e non c’è un passo
che non sia seguito
da un passo nuovo

Non ha senso
restare fermi
nella certezza
di avere compreso tutto

Non ha alcun significato
piantare una tenda
senza intenzione
di andare oltre

Oltre le cose dette
oltre le cose conosciute
perché si resta aggrappati
alla propria convinzione

E’ più importate fare spazio
per accogliere sempre
tutto quello che è di fronte:
il nuovo oltre ogni confine

14.08.2010 Poetyca

Steps

Everything is crossed
and there is a step
it is followed
a new step

It makes no sense
stand still
in the certainty
you understand everything

It has no meaning
a tent
without intention
to go beyond

Besides the things said
well known things
because it clings
to his conviction

It ‘s more important to give space
to accommodate more
all that is in front:
beyond the new borders

14.08.2010 Poetyca

In presenza


In presenza

Quanto con tutto te stesso sei presente
e sai apprezzare ogni cosa – qui ed ora –
nulla è lasciato fuori, ogni aspetto è vissuto profondamente e con cura.

Quando sai portare amorevolezza e compassione
in ogni attimo del tuo vivere e sai donarlo con amore incondizionato
( senza attaccamento) sai fare con i tuoi passi un percorso ricco ed unico del quale ogni momento è espressione di bellezza.

29.12.2009 Poetyca

In the presence

As with all of yourself are present
know and appreciate everything – here and now –
nothing is left out, every aspect of it is lived deeply and carefully.

When you know bring kindness and compassion
in every moment of your life and you know you give it with unconditional love
(Without attachment) you can do with your steps a rich and unique path to whom every moment is an expression of beauty.

29.12.2009 Poetyca

Petali in soffio


Petali in soffio

Corroso il tempo
nel sinuoso percorso
tra affanni e speranza
dove tutto è attimo
che allarga il cerchio
– emozione in respiro –
che qui ed ora
dipana il soffio
di un vuoto che riempie
…ed è vita!

03.12.2006 Poetyca

Petals in breath

Corroded time
the winding path
between grief and hope
where everything is instant
that widens the circle
– Breath in excitement –
here and now
the winds blow
an emptiness that fills
… And it is life!

03.12.2006 Poetyca

Rimembranze


Rimembranze

Un silenzio che si racconta,
rimescola ricordi del passato
e cerca la ragione delle cose;
proprio quando era l’impulso
a dare la direzione di ogni azione.

Il percorso a ritroso che respira,
rincorre quel che si raccoglie,
quando era il sentire delle viscere
a portare quella forza oltre
ogni pacata ragionevolezza.

Ed ora che nulla rimane,
le ali del sogno sono bruciate,
è solo memoria che s’incide
per accarezzare con tenerezza
il tempo che ci ha nutrito.

Erano attimi vivi
eppure..pieni di quella gioia
che ora sembra morire;
era quel che è stato nel cuore
e che la speranza ancora,
se vorrai, potrà restituire.

11.10.2006 Poetyca

Remembrances

A silence that says,
stirred memories of the past
and look for the reason of things;
just when was the impetus
to give direction to all action.

The journey back through breathing,
chases what is collected,
when was the feeling of the bowels
to bring that power over
all calm reasonableness.

And now nothing remains,
wings of dreams are burned,
memory that is incised
to caress with tenderness
the time it has nurtured.

There were moments alive
.. and yet full of the joy
that now seems to die;
was what was in the heart
and that hope again,
if you want, can return.

11.10.2006 Poetyca

Una perla al giorno – Tirukkural


mandalapoe

Come un cristallo riflette gli oggetti vicini,
così il volto rispecchia il contenuto del cuore.
Che cosa può esserci di più percettivo del volto?
Perché, se l’animo è triste o allegro,
è il volto a esprimerlo per primo.

Tirukkural LXXI, 706-707

As a crystal reflects nearby objects,
so the face reflects the contents of the heart.
What could be more perceptive of the face?
Why, if the mood is sad or happy,
is the face to express it first.

Tirukkural LXXI, 706-707

Tracciato di stelle


Tracciato di stelle

Un’ inversione di tendenza sarebbe auspicabile
tra strani percorsi che conducono a cappe del nulla

Senza stelle è l’universo che brucia
fino all’ultima risorsa senza risparmio
Non lo vedi più il fumo acre
che ha bruciato i sogni
e non esiste più acqua a lavare il tormento

Senza luce è il nostro mondo
perduto alla deriva delle speranze
senza appiglio al passato:
deriso, nascosto e cancellato
e non conosce più schermo

Ricorda ancora qualcuno
di tutto quello che è andato perduto:
gettato dalla rupe della discarica
tra ingenui racconti di fanciulli
che sapevano dire cosa fosse la vita
tra corse senza scarpe in qualche prato
che sparuto resisteva alla morte in sordina

Ma dove andremo adesso
alla deriva di un mondo senza più nome
Torna indietro finchè riesci
e ricorda quell’ultimo sogno
non ancora smarrito
ricerca il percorso della vita mai usata
tra respiri di note chiamate a vegliare
fino all’angolo remoto dei passi d’amore

Tracciato di stelle
per sempre scavato nella tua anima
che senza temere rinnova
attimo per attimo il suo colore
se soltanto restassi qui ad ascoltare

29.12.2003 Poetyca

Paths of Stars

A reversal would be desirable
between strange paths that lead to nothing of the hoods

No star burns the universe
until the last resource, saving
Can not you see the most acrid smoke
that has burned dreams
and there is more water to wash the torment

Without light is our world
lost hopes adrift
no foothold in the past:
mocked, deleted and hidden
and knows no more screen

He still remembers someone
all that was lost:
rock thrown from the landfill
between naive stories of children
who could tell what life was
between races without shoes in some grass
that small resisted death muted

But where shall we go now
adrift in a world with no name
Back until you can
and remember that last dream
not yet lost
search path of life never used
breaths between notes called to watch
remote corner up the steps of love

Paths of Stars
forever carved into your soul
without fear of renewed
moment by moment its color
if you only stay here to listen

29.12.2003 Poetyca

Insegnamento sul respiro


L’insegnamento

Insegnamento sul respiro

Quando sei consapevole del tuo repiro
sei totalmente impegnato ad imparare te stesso.

Stai imparando come il tuo Corpo-Mente reagisce
nel suo personale ed unico modo.

Desboo-ngoh

————————————–

Possiamo essere aperti, liberi da condizionamenti
e concentrati su Corpo – Mente
nelle sue azioni e reazioni,
per poi apprendere la manifestazione di quel che siamo.
Fare pratica è condurre l’attenzione al momento presente.
è viverci,per comprendere la nostra unicità,
un percorso limpido e non condizionato.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
testo tratto  da

Teaching on the breath
Teaching

Teaching on the breath

When you are aware of your breath
you are totally committed to learning yourself.

You’re learning how your body-mind
  reacts in his personal and unique way.

Desboo-ngoh

————-

We can be open, free from conditioning
and concentrates on the Body – Mind
in his actions and reactions,
then learn the manifestation of what we are.
Practice is to conduct the focus at present.
is live, to understand our uniqueness,
clear a path and not conditional.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca
text from

The Flower of Bodhidharma

Il Fiore di Bodhidharma

Rifugi lungo la via


Riflettendo…

bodhidarma

La Riflessione

Ho vissuto per più di cinquant’anni,

fluttuando nel mare della vita e della morte.

Non v’è nulla a cui afferrarsi.

Shin’etsu (1639-1696)

————————

Il valore della gratitudine,

per la bellezza del percorso,

per le opportunità maturate

è nella comprensione di tutte le volte

che un respiro nuovo

ci ha permesso di essere qui ed ora,

ad attraversare lo spazio

che separa le acque tra la vita

che continua e la sfuggita morte.

In noi la capacità di accogliere

passo dopo passo questo momento

senza aggrapparsi ma facendosi scivolare

con dolcezza sulle onde

della compassione amorevole.

Poetyca

————————

L’insegnamento

Rifugi lungo la Via

Generalmente si pensa che prendere i Rifugi sia il primo gradino della pratica buddhista,una formula che si recita all’inizio della propria vita da buddhisti,

ma che poi si lascia cadere su uno sfondo dietro di sé.

Invece, l’atto di prendere i Rifugi può essere usato come un mezzo di pratica,

un metodo per elevare se stessi, poiché quando si prendono i Rifugi

in effetti si dà una particolare direzione alla propria mente.

Se lo si fa consapevolmente, lentamente e deliberatamente,

quest’atto mette in moto alcuni fattori mentali, le cinque facoltà spirituali (indriya).

Esse sono fede, energia, consapevolezza, concentrazione e saggezza.

Prendendo consapevolmente i Rifugi si fanno sorgere,

si potenziano e si rinforzano queste cinque qualità mentali,

fino al punto che esse diverranno le linee guida del nostro sviluppo spirituale.

Venerabile Bhikkhu Bodhi

————————-

Giungere ad un apparente traguardo è in realtà tracciare una linea di partenza,

in coerenza e retto sforzo per essere capaci di mantenere fede

ad una scelta formulata con la mente/cuore.

Mai si deve cancellare quello che è nella via da intraprendere

e passo dopo passo, tutto si riconferma dal calore che noi mettiamo

per far ardere la fiamma della presenza mentale, dove la pura mente

sa dare limpidezza al percorso scelto con consapevolezza ed amorevolezza.

Con gratitudine si porta attenzione a tutte le difficoltà

che ci aiutano a riconfermare il nostro modo di vivere le esperienze.

Poetyca

————————

28.12.2008 Poetyca

❤ ❤ ❤

Reflecting …

Reflection

I have lived for more than fifty years ,

waving in the sea of ​​life and death.

There is nothing to hold on .

Shin’etsu (1639-1696)

————————

The value of gratitude ,

for the beauty of the route ,

for the opportunities gained

is in the understanding of all times

that a new breath

has allowed us to be here and now,

to traverse space

which separates the waters between life

continues and escaped death.

In us the capacity to accommodate

step by step this time

but being without clinging slip

gently on the waves

of loving compassion .

Poetyca

————————

The teaching

Shelters along the Via

It is generally thought that taking refuge is the first step of Buddhist practice , a formula that is recited at the beginning of his life as a Buddhist ,

but then you drop on a background behind him.

Instead , the act of taking refuge can be used as a means of practice,

a method to elevate themselves, because when you take refuge

in fact it gives a particular direction to the mind .

If you do it consciously , slowly and deliberately ,

this act sets in motion some mental factors , the five spiritual faculties ( Indriyas ) .

They are faith , energy, mindfulness , concentration and wisdom .

Going for Refuge consciously they do arise ,

is strengthening, and reinforcing these five mental qualities ,

to the point where they become the guidelines of our spiritual development.

Venerable Bhikkhu Bodhi

————————-

Reaching an apparent goal is actually to draw a line starting

in consistency and rectum effort to be able to maintain faith

to a choice made ​​with the mind / heart.

Never will need to delete what is in the way to go

and step by step , everything is reconfirmed by the heat that we put

to burn the flame of mindfulness, where the pure mind

can give clarity to the path chosen with awareness and kindness .

With gratitude brings attention to the difficulties

that help us to reconfirm our way of life experiences .

Poetyca

————————

28.12.2008 Poetyca

Radice e chioma


Radice e chioma

Sei radice
che cerca mistero
di uno sconosciuto percorso
e desidera linfa
che scorra
verso il cielo
per essere forza
oltre ogni confine
– stelle della notte –
regalano luce
al buio del cuore

Sei forza
che asseconda la vita
e respiri nel silenzio
l’attesa di giorni
verso l’alito lieve
di nuovi percorsi

– Nulla è vano –
se raccogli il senso
di attimi infiniti
che non separano mai
perché nessuno è solo
se trova accanto
chi conduca alla vita

02.03.2004 Poetyca

Root and crown

You  are root
seeking mystery
an unknown path
and want to sap
which flows
skyward
for strength
beyond borders
– Star of the night –
give light
the dark heart

You force
that supports life
and breathe in the silence
Waiting for the day
to breath slightly
new paths

– Nothing is in vain –
if you collect the way
infinite number of moments
that never separates
because nobody is
if it is next
who leads the life

02.03.2004 Poetyca

Oscillazione


Oscillazione

Ed è oscillazione
tra salita e risalita
con qualche immagine
sul baratro che chiama:
vibrazione occulta
che non ha timore
di quel che racconta
il percorso di vita
– a volte bugia
che vuole ingannare –
Il percorso si sgretola
ma è anche questa vita
che affascina e declina
tra titubanze e certezze

20.03.2004 Poetyca

Oscillation


And is oscillating
between slope and slope
some image
calling on the brink:
vibration occult
that is not afraid
of what he says
the path of life
– Sometimes lie
who wants to deceive –
The path crumbles
but this is life
that fascinates and declines
between certainties and hesitations

20.03.2004 Poetyca

Lo yogi e la persona comune


Riflettendo..

La Riflessione

Quando in un corso di meditazione parlo del Natale o di Gesù non lo faccio per essere diplomatico,
ma piuttosto credo con sincerità, dal profondo del cuore,
che anche solo ricordare la vita di Gesù abbia un grandissimo valore.

Chiunque sradichi completamente l’egoismo e dia la propria vita agli altri
è degno di grandissimo rispetto,
non importa chi sia, orientale od occidentale, bianco o nero.

Lama Yeshe

————————————-

Raccogliere l’esempio di chi abbia
lavorato profondamente per manifestare
il frutto di un percorso, sia esso
divino o legato alla capacità
di prendere le distanze dall’ego
è comprendere che, in fondo,
anche noi possiamo cercare i semi,
prendercene cura e farli attecchire
attraverso il coraggio e la compassione,
per noi stessi e per coloro
che incontrano difficoltà
o non sanno da dove iniziare.
Non è importante separare
o categorizzare la fonte di tale esempio,
è invece opportuno accogliere l’essenza
di quanto venga condiviso.

Poetyca

————————————

L’insegnamento

Lo yogi e la persona comune

Perfino nel più grande yogi, il dolore e la gioia continuano a manifestarsi come prima.

La differenza fra una persona ordinaria e lo yogi
è come percepiscono le loro emozioni e reagiscono ad esse.

Una persona comune le accetterà o rifiuterà istintivamente
ed in questo modo farà sorgere attaccamento o avversione,
con il risultato di accumulare karma negativo.

Invece, uno yogi, percepisce ogni cosa che si manifesta nel suo stato puro e naturale,
senza lasciare che l’attaccamento penetri le sue percezioni.

Sogyal Rinpoche

——————————————

Dovremmo essere pronti ad accogliere ogni esperienza,
ogni istante, per quello che è,
senza attribuire o cercare in essa
delle possibili risorse da sfruttare
o da rinnegare, rigettandone le opportunità.
Tutto è opportuno per metterci alla prova e per migliorare,
non siamo chiamati a determinarne il peso
o a sceglierne sempre la parte migliore.

Solo chi sa accogliere integralmente, senza attaccamento,
quanto avviene sul proprio percorso
è capace di arricchirsi di ogni occasione,
riconoscendo come parte migliore
anche quanto è scartato da altri,
perchè non è contaminato da pregiudizio.

Poetyca

—————————————–

05.06.2010 Poetyca

Testi tratti da:

Reflecting ..

Reflection

When in a meditation course I speak of Christmas or Jesus will not do it to be diplomatic,
but I believe with sincerity, from my heart,
just remember that even the life of Jesus has a great value.

Anyone eradicate selfishness and give his life to others
is worthy of great respect,
no matter who it is, the eastern or western, white or black.

Lama Yeshe

————————————-

Collect the example of those who have
worked to manifest profoundly
the result of a path, be it
divine or related to the ability
to distance itself from the ego
is to understand that, basically,
we can also look for the seeds,
take care and let them take root
through the courage and compassion,
for ourselves and for those
who have difficulty
or do not know where to start.
It is important to separate
or categorize the source of this example,
is not appropriate to accept the essence
to what is shared.

Poetyca

————————————

Teaching

The Yogi and the common person

Even in the greatest yogi, pain and joy continue to occur as before.

The difference between an ordinary person and the Yogi
is how they perceive their emotions and react to them.

An ordinary person will accept or reject instinctively
and in this way will raise attachment or aversion,
with the result of accumulation of bad karma.

Instead, a yogi perceives everything that is manifested in its pure and natural
without let the attachment penetrate its perceptions.

Sogyal Rinpoche

——————————————

We should be ready to accept every experience,
every moment for what it is,
without giving in or search for it
possible resources to be exploited
or by denying and rejecting the opportunity.
Everything should be eager to test and improve
we are not called out in the weight
or to choose always the best part.

Only those who can fully accept, without attachment,
what is happening on your route
is able to enrich themselves of every opportunity,
recognized as the best part
also what is discarded by others,
because it is not tainted by prejudice.

Poetyca

—————————————–

05.06.2010 Poetyca

Text taken from:

Il Fiore di Bodhidharma

Sulla mappa della tua anima


Sulla mappa della tua anima

Mille notti di solitudine
non bastano per dare senso
al tuo cammino

Non ti abbattere
alla vista della tempesta
e pensa che in essa
è racchiusa l’opportunità
di superare ogni apparenza

Il mare raccoglie
ogni lacrima
ed il sole riscalda il sorriso

In piccole gemme di sale
è incisa tutta la storia:
tentativi ed errori
che segnano il percorso
sulla mappa della tua anima

08.09.2008 Poetyca

On the map of your soul

Hundreds nights of solitude
not enough to make sense
your path

Do not kill
the sight of the storm
and thinks it
the opportunity is enclosed
to overcome any appearance

The sea gathers
every tear
and the sun heats the smile

In small buds of salt
is engraved the whole story:
trial and error
that mark the path
Map of your soul

08.09.2008 Poetyca

La ricerca interiore


La divinità

C’era un tempo in cui tutti gli uomini erano dei, ma abusavano talmente tanto della loro divinità che Brahma, capo degli dei, decise di togliere loro la potenza divina e nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata.
Dove nascondarla divenne quindi il grande problema.
Quando gli dei minori furono chiamati a consiglio per valutare questo problema, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra”.
Ma Brahma disse: “No, questo non basta perchè l’uomo scaverà e la troverà”.
Allora dissero gli dei: “Bene, allora affonderemo la sua divinità nell’oceano più profondo”.
Ma Brahma gli rispose ancora: “No, perchè prima o poi l’uomo esplorerà le profondità dell’oceano e sarà certo che un giorno la troverà e la riporterà in superficie per sempre”.
Allora gli dei conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla, perchè sembra che non ci sia nessun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente raggiungerla”.
Allora Brahma disse: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo: la nasconderemo profondamente in lui stesso perchè non penserà mai a cercarla lì”.
E da allora, l’uomo è andato su e giù per la terra esplorando, arrampicandosi, tuffandosi e scavando, cercando qualcosa che è già dentro di lui

Leggenda Indù

L’insegnamento

Insegnamento sul respiro

Quando sei consapevole del tuo repiro
sei totalmente impegnato ad imparare te stesso.

Stai imparando come il tuo Corpo-Mente reagisce
nel suo personale ed unico modo.

Desboo-ngoh

————————————–

Possiamo essere aperti, liberi da condizionamenti
e concentrati su Corpo – Mente
nelle sue azioni e reazioni,
per poi apprendere la manifestazione di quel che siamo.
Fare pratica è condurre l’attenzione al momento presente.
è viverci,per comprendere la nostra unicità,
un percorso limpido e non condizionato.

testo tratto da: 

Il Fiore di Bodhidharma

Poetyca

07.07.2010 Poetyca

Divinity

There was a time when all men were gods, but they abused so much of their deities Brahma, chief of the gods, decided to deprive them of their divine power and hide where they would not have ever found.
Where to hide it then became the big problem.
When the children were called in council to evaluate this issue, said, “we will bury man’s divinity deep in the earth.”
But Brahma said, “No, this is not enough because the man will dig and find it.”
Then the gods said: “Well, then sink his divinity deep in the ocean.”
But Brahma replied again: “No, because sooner or later man will explore the ocean depths to be sure that one day will find it and bring back to the surface for ever.”
Then the gods concluded: “We do not know where to hide it, because it seems that there is no place on earth or the sea where the man could not possibly achieve it.”
Then Brahma said, “That’s what we do with the divinity of man: the hiding deep in him why do not you ever think to look there.”
Since then, the man went up and down the land exploring, climbing, diving and digging, looking for something that is already inside of him

Hindu legend

Teaching

Teaching breath

When you are aware of your Respirable
you are totally committed to learning yourself.

You’re learning how your body reacts Mind
in his personal and unique way.

Desboo-ngoh

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We can be open, free from conditioning
and concentrates on the Body – Mind
in his actions and reactions,
then learn the manifestation of what we are.
Practice is to conduct the focus at present.
is live, to understand our uniqueness,
clear a path and not conditional.

Poetyca

07.07.2010 Poetyca

text taken from  

Il Fiore di Bodhidharma

Nella filosofia buddista e la psicologia, la mente e il corpo non sono entità separate. Anche i testi medici della cultura buddista curare la mente e il corpo come parte di un intero spettro. Curare e calmare la mente e il corpo è guarito e calmato, l’inverso si applica anche. Buddisti tibetani, in particolare, hanno studiato e praticato la salute psico-fisica. Per capire questo “ecosistema” di interdipendenza, l’uso della “mente” termini e hanno bisogno di “corpo” di essere definite in modo buddista.

Per il buddista, il concetto della mente è molto più ampio di comprensione occidentale.
“La mente è definita nel buddismo come un fenomeno non-fisico che percepisce, pensa, riconosce, esperienze e reagisce all’ambiente.” http://www.buddhism.kalachakranet.org
Lama Zopa Rinpoche ricorda che la mente, come uno specchio, riflette chiaramente gli oggetti. Il sistema immunitario è la mente del corpo stesso. Si evidenzia come sano stati emotivi promuovere la salute e le emozioni negative portano malattie. In molti modi, questo interpretion buddista della mente prende in considerazione il funzionamento dell’intero sistema nervoso centrale. Solo la meditazione può esplorare e stabilizzare la mente, e, per impostazione predefinita, contemporaneamente, il corpo.

Il corpo, al buddista, è tutto ciò che è soggetta a fenomeni fisici, compresa l’espressione fisica in reazione ad uno stimolo. In tal modo, il corpo comprende il dolore fisico ed emotivo. Questa interpretazione estensiva della nozione di “corpo” identifica chiaramente il motivo per cui è difficile, per un buddista, alla mente e corpo separato. Per il pensiero occidentale, il dolore emotivo è più una mentalità piuttosto che una funzione del corpo. Eppure, per il buddista, il dolore emotivo si verifica quando la mente non riesce ad elevarsi al di sopra negatività, che porta sulla malattia del corpo. I due sono collegati tra loro.

Per i buddisti corpo, la mente “consapevolezza” = coscienza. Gli stati fisici, mentali e spirituali costantemente interagire nel regno della coscienza. La prospettiva occidentale che la coscienza emerge dalla attività del cervello, per il buddista, pari a una stretta prospettiva “materialista”. Attraverso la meditazione, il Buddista ritiene che un “consapevolezza intrinseca” in grado di sviluppare al di là del cervello e la percezione sensoriale.

Buddisti tibetani individuare otto tipi di coscienza:
* Shi Kun è il livello universale. Qui, “sé” si distingue dagli oggetti di consapevolezza.
* Sems è il livello di pensiero o di cognizione.
* 6 Sensi cognizione è il 6 ° senso, il coordinamento vista, udito, gusto, olfatto e tatto.

Buddisti sostengono che il loro sistema di credenze è una scienza spirituale. In altre parole, è “verificabile”. Nel 1940, uno studio era fatto di studenti dell’Università di Harvard. Sulla base delle loro personali, saggi di riflessione, gli studenti sono stati classificati come pessimisti o ottimisti. La loro salute è stata esaminata la storia 30 anni dopo. Pessimisti, con il loro 40, aveva una gamma più grave delle malattie e problemi di salute rispetto ai loro omologhi ottimista. Questo è solo uno di una serie di studi dimostrando una stretta correlazione tra salute mentale e fisica. Inoltre, accumulando prove che dimostrano che è malattia mentale in grado di avviare malessere fisico. Rabbia, ansia e depressione sono sempre più riconosciuta come veleni emozionale del corpo.

Sviluppare “sati” o consapevolezza e togliere il focus su “sé”. Poi, nel modo in cui buddista, la mente e il corpo possono essere sincronizzati e sani. Non ci può essere Illuminismo, quando il corpo e la mente sono visti come separati. Per un buddista, mente e corpo sono un tutt’uno. Esse devono essere!

Fonti
om http://www.healing.about.c
rg http://www.buddhism.kalachakranet.o
http://www.maithri.com
http://www.lifepositive.com
http://www.scienc e-spirit.org

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In Buddhist philosophy and psychology, the mind and body are not separate entities. Even the medical texts of Buddhist culture treat the mind and body as part of a whole spectrum. Heal and calm the mind, and the body is healed and calmed; the reverse applies also. Tibetan Buddhists, in particular, have studied and practiced psycho-physical health. To understand this “ecosystem” of interdependence, the use of the terms “mind” and “body” need to be defined in the Buddhist way.

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To the Buddhist, the concept of the mind is far broader than Western understanding.
“Mind is defined in Buddhism as a non-physical phenomenon which perceives, thinks, recognises, experiences and reacts to the environment.” http://www.buddhism.kalachakranet.org
Lama Zopa Rinpoche points out that the mind, like a mirror, clearly reflects objects. The immune system is the body’s own mind. It highlights how wholesome emotional states promote health and negative emotions bring illness. In many ways, this Buddhist interpretion of the mind takes into account the whole workings of the central nervous system. Only meditation can explore and stabilize the mind, and, by default, simultaneously, the body.

The body, to the Buddhist, is all that is prone to physical phenomena, including physical expression in reaction to a stimulus. Thereby, the body includes physical and emotional pain. This broad interpretation of the term “body” clearly identifies why it is difficult, for a Buddhist, to separate mind and body. To Western thinking, emotional pain is more a mind-set rather than a body function. Yet, for the Buddhist, emotional pain occurs when the mind fails to rise above negativity; it brings on body sickness. The two are inter-connected.

For the Buddhist, mind + body + “awareness” = consciousness. Physical, mental and spiritual states constantly interact in the realm of consciousness. The Western perspective that consciousness emerges from brain activity, for the Buddhist, amounts to a narrow, “materialistic” perspective. Through meditation, the Buddhist believes that an “intrinsic awareness” can develop beyond brain and sensory perception.

Tibetan Buddhists identify 8 kinds of consciousness:
* Kun shi is the universal level. Here, “self” is distinct from objects of awareness.
* Sems is the thought or cognition level.
* 6 Senses Cognition is the 6th sense, co-ordinating sight, hearing, taste, smell and touch.

Buddhists claim that their belief system is a spiritual science. In other words, it is “testable”. In the 1940’s, a study was made of students at Harvard University. Based on their personal, reflective essays, students were classified as pessimists or optimists. Their health history was examined 30 years later. Pessimists, by their 40’s, had a more serious range of diseases and health problems than their optimistic counterparts. This is only one of a number of studies proving a close correlation between mental and physical health. Further, accumulating evidence is showing that mental ill health can initiate physical ill health. Anger, anxiety and depression are becoming recognized as emotional poisons of the body.

Develop “sati” or mindfulness and remove the focus on “self”. Then, in the Buddhist way, the mind and body can be synchronized and healthy. There can be no Enlightenment when the body and mind are viewed as separate. For a Buddhist, mind and body are one. They MUST be one!

Sources
http://www.healing.about.c om
http://www.buddhism.kalachakranet.o rg
http://www.maithri.com
http://www.lifepositive.com
http://www.scienc e-spirit.org

Correggere gli errori


Correggere gli errori

Perdonare – offrire un dono, deve anche trovare la consapevolezza,
la possibilità di capire le ragioni del conflitto.
Se queste sembrano non esserci, se non vengono dichiarate da chi si sente offeso,
da chi senza apparente ragione si allontana – semplicemente si viene messi in disparte –
Magari perchè visti come ” nemici”, malgrado in principio si era considerati
come persone importanti si continua un atteggiamento che non si è in grado di correggere
o capire sino in fondo per le conseguenze che potrebbe scatenare.

Il vero nemico è chi non ha il coraggio di dire alle persone la causa delle proprie azioni,
ma è nemico di se stesso. Non si ha nulla da perdonare, non esiste conflitto
in chi non riceve neppure una parola per permettere di capire,
resta la libertà di continuare per il proprio percorso e se un errore era stato
commesso – chi tace è complice – non ha neppure provato ad aiutare a portare chiarezza.

11.06.2011 Poetyca

Correct errors

Forgiveness – a gift offer, it must also be aware,
the ability to to understand the reasons for the conflict .
If these do not seem to be there, if not declared by those who feel offended,
who goes away for no apparent reason – it is simply pushed aside –
Maybe because it is seen as enemies, although in principle it was considered
important as people continue an attitude that you are not able to correct
or all the way to understand the consequences that could unleash.

The real enemy is who has not the courage to tell people the reason for their actions,
but is an enemy to himself. You have nothing to forgive, there is no conflict
in those who do not receive even a word to let you know,
remains free to continue its path and if a mistake was
committed – those who keep silent are complicit – has not even tried to help bring clarity.

11.06.2011 Poetyca