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Azione e reazione – Action and reaction


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Azione e reazione

E’ molto importante fermarsi ad osservare se stessi, le dinamiche che conducono alla reazione:

1) Da dove ha origine quel fuoco?

2) Cosa vediamo negli altri che ci rispecchia?

3) Come placare la mente dalla reazione?

Ogni volta che sentiamo il medesimo disagio, che vorremmo aggredire il nostro ” avversario”, possiamo essere richiamati alla ricerca, a lasciare andare, a meditare per estinguere il fuoco.

Ogni volta che si presenta questo problema, non siamo di fronte ad un ostacolo da combattere ma si presenta a noi una ottima opportunità per sciogliere un nodo. Per trasformare la nostra rabbia in compassione.

Per essere consapevoli delle discrepanze tra quello che si vorrebbe essere e il nostro mondo interiore è fondamentale spendere del tempo verso l’ascolto di sè, di cosa fluisce in noi, non solo della presenza martellante di pensieri, di sentimenti di rabbia o desiderio, impellente bisogno di reazione.
La calma, il riposo, il centrarsi è la via per cogliere la nostra vera essenza.

28.10.2013 Poetyca

Action and reaction

It ‘s very important to stop and observe themselves, the dynamics that lead to the reaction :

1 ) Where does that fire?

2 ) What do you see in others that it reflects ?

3 ) How stilling the mind by the reaction ?

Whenever we feel the same discomfort , we would like to attack our ” adversary” , we can be reminded of the research, to let go , to meditate in order to extinguish the fire .

Whenever you have this problem , we are not faced with an obstacle to fight but presents us a great opportunity to fulfill a node. To transform our anger into compassion .

To be aware of the discrepancies between what you would like to be and our inner world it is essential to spend some time listening to himself , what flows into us , not just pounding the presence of thoughts, feelings of anger or desire , impelling need reaction .
The calm, rest, centered is the way to capture our true essence .

28/10/2013 Poetyca

Riflessioni sull’azione e la reazione – Reflections on action and reaction


Riflessioni sull’azione e la reazione
Spesso ci accade di vivere situazioni
capaci di creare una tensione emotiva:
senza renderci conto riproduciamo delle reazioni
istintive che erano per noi come meccanismi
innestati da una sorta di “pilota automatico”
dettato dalla mente che crede di intravedere
una condizione di sofferenza dalla quale proteggersi,
malgrado poi alla visione obiettiva dei fatti
la realtà era palesemente neutra.
La mente in questo caso, in forma inconscia
mette in atto da sè una condizione di difesa
“contro” dei fantasmi (solo nostri) ed aggredisce
il mondo esterno perchè ritenuto responsabile del nostro disagio,
questo atteggiamento disperde una grande quantità di energie che non era necessario
utilizzare perchè,in realtà, non era presente
alcun pericolo, questa reazione è come un girare a vuoto
e non è produttiva perchè non aiuta a risalire alla vera causa
per applicare strategie che riconducano ad azioni
di equilibrio in quella che è la via di mezzo, non solo,
l’energia intrappolata è spesso di rabbia sublimata e non riconosciuta,
capace di produrre anche malattie psicosomatiche.
Questi meccanismi sono simili
agli istinti animali di difesa del territorio.
Secondo Sigmund Freud in uno studio poi ripreso da sua
figlia Anna,i meccanismi di difesa agiscono
per proteggere l’Io” da situazioni di disagio emotivo.
Ecco che viene adottata tutta una serie di strategie,
tra queste la necessità di non trovare la vera
chiave che spinga l’io ad autoproteggersi.
Ma da dove nasce questa necessità di reazione?
Sicuramente dalla paura e dal disagio affettivo.
Certamente la struttura mentale di un essere animale
è più semplice di quella un essere umano, mi sono
trovata spesso ad osservare il modo di comportarsi
della mia cagnolina di due mesi, ho potuto notare
che più è stanca ( sotto stress) e maggiore è la
sua necessità di reagire al gioco con un atteggiamento
aggressivo,riconoscendo in lei la condizione
di stanchezza, le cause che possano determinare
l’effetto del suo disagio è per me più facile
capire quando placarla con delle carezze e farla
addormentare. Per gli umani è tutto più
complicato, gli stimoli e le risposte possono
infatti essere innumerevoli. Credo comunque
che sia necessario, per un discorso di consapevolezza,
assumersi le responsabilità delle proprie azioni piuttosto
che usare il meccanismo di “proiezione” addossandole ad altri.
Per aiutarci ad assumere un comportamente
equidistante e di rispetto verso noi stessi e gli altri,
per essere capaci di azioni costruttive piuttosto
che di reazioni emotive non produttive
sarebbe necessario porre a se stessi alcune domande:
– Sto reagendo a qualcosa?
– Quanto sento di fare danneggia qualcuno incluso me stesso?
– Sono davvero libero nel mio agire o qualcosa mi trascina per difendermi?
La necessità di difesa nasce dalla paura:
– Paura di non essere compresi ed accolti
– Paura di non essere amati
– Paura di essere in una situazione di inferiorità per cui si vuole affermare il proprio “Io”
Non sono gli altri ad emettere sentenze, siamo noi stessi
che sentiamo il disagio, crediamo di non meritare attenzione
e spesso la reazione è la ricerca da parte del nostro”Io” di tale attenzione.
Se imparassimo a meditare, a lasciare andare, a non disperdere energie
per un’inutile difesa, dove spesso la realtà è vista con la lente
deformante dell’io stesso; ma imparassimo ad accettarci per come siamo,
ad accettare gli altri, senza il dualismo che cerca solo il difetto
ed omette gli aspetti di gentilezza amorevole verso noi stessi
e verso gli altri potremmo imparare l’indipendenza del desiderio di
essere approvati, dalla sofferenza che ci faccia sentire esclusi.
Se liberassimo in modo maturo tutta quell’energia di attaccamento
al nostro “Io” saremmo in grado di vedere ed abbracciare la realtà per come essa è,
soprattutto saremmo capaci di amare incondizionatamente.
Sul percorso del Dharma i tre gioielli:
Buddha, Dharma e Shanga sono fondamentali
per poter comprendere noi stessi, per il confronto costruttivo
con gli altri, per saper sciogliere, attraverso un lavoro onesto
di rettitudine tutte le cause della sofferenza.
Avere amorevolezza, gentilezza e compassione è riconoscere
con umiltà il valore di questo legame che ci interconnette,
il rifugio nei tre gioielli è anche la serenità, la fiducia e la
nostra capacità di farci accogliere, di offrire quel che siamo,
consapevoli che la nostra reazione emotiva, se non costruttiva
danneggia non solo noi stessi ma anche gli altri
Fondamentali come guida le virtù morali :
compassione (percepire dentro di sé la gioia e il dolore dell’altro);
amorevolezza verso tutti gli esseri viventi;
letizia e considerazione del lato positivo delle cose;
imparzialità nel considerare la realtà
Il Nobile Ottuplice Sentiero è quanto possa far riflettere su dukkha – la sofferenza, il suo insorgere e il modo per liberarci di essa.
Ma importante è comprendere chi davvero origina la sofferenza
e come potersi liberare di essa e della sua energia che ci imprigiona.
Buon cammino
Poetyca
07.02.2007

Reflections on action and reaction
Often we happen to live situations
able to create emotional tension:
reproduced without realizing reactions
that were instinctive for us as mechanisms
grafted from a sort of “autopilot”
dictated by the mind that thinks glimpse
a condition of suffering from which to protect themselves,
then despite the objective view of the facts
the reality was clearly neutral.
The mind in this case, in an unconscious
put in place by a self-defense condition
“Against” ghosts (only ours) and attacks
the outside world held accountable because of our discomfort,
This approach dissipates a large amount of energy that was not necessary
use because, really, was not present
no danger, this reaction is like a idling
and is not productive because it does not help to trace the real cause
to implement strategies that lead back to action
balance in what is the middle way, not only
the trapped energy is often unrecognized and sublimated rage,
capable of producing even psychosomatic illness.
These mechanisms are similar
the animal instincts of territorial defense.
According to Sigmund Freud in a study later taken by his
daughter Anna, the defense mechanisms acting
to protect the ego “from situations of emotional distress.
Here is adopted in a variety of strategies,
among them the need not to find true
I push the key to protect themselves.
But where does this need to react?
Certainly the fear and emotional distress.
Certainly, the mental structure of an animal being
is simpler than a human being, I
often found to observe the behavior
my dog for two months, I have noticed
who is more tired (stress) and the greater the
its need to respond to the game with an attitude
aggressive, recognizing in her condition
of fatigue, causes that could lead
the effect of his discomfort is easier for me
understand when it settles down with it and caresses
sleep. For humans it’s all more
complicated stimuli and responses can
indeed be endless. But I think
that is necessary for a speech awareness
assume responsibility for their actions rather
that use the mechanism of “projection” pass it to others.
To help us behave
equidistant and respect for ourselves and others,
to be capable of constructive action rather
that emotional reactions to non-productive
would need to ask yourself some questions:
– I’m reacting to something?
– How do I feel hurt anyone including myself?
– I am very free in my work or something drags me to defend myself?
The need for protection stems from the fear:
– Fear of not being understood and accepted
– Fear of not being loved
– Fear of being in a position of inferiority for which you want to say their “I”
Are no others to make judgments, we ourselves
we feel discomfort, we do not deserve attention
and often the reaction is the research part of our “I” of that attention.
If learning to meditate, to let go, not wasting energy
unnecessary for the defense, where often the reality is seen through the lens
deforming the ego itself, but learned to accept as we are,
to accept others without dualism that seeks only the defect
and omits the aspects of loving kindness towards ourselves
and to others could learn of the desire for independence
be approved by the suffering that makes us feel excluded.
If released all that energy in a mature way of attachment
to our “I” would be able to see and embrace the reality as it is,
above would be able to love unconditionally.
On the path of Dharma three jewels:
Buddha, Dharma and Shanga are fundamental
to understand ourselves, for the constructive confrontation
with others, able to melt through honest work
righteousness of all causes of suffering.
Be loving, kindness and compassion is the recognition
with humility the value of this bond that connects us,
refuge in the Three Jewels is the serenity, confidence and
our ability to accommodate us, what we offer,
aware that our emotional reaction, if not constructive
affects not only ourselves but also other
Fundamental for guiding the moral virtues:
compassion (perceive within ourselves the joy and pain of);
kindness to all living beings;
joy and light of the positive side of things;
impartiality in considering the reality
The Noble Eightfold Path is able to reflect on what dukkha – suffering, its onset and how to get rid of it.
But it is important to understand who is really suffering originates
and how they can release it and its energy that imprisons us.
Safe journey
Poetyca
07.02.2007

La nostra immagine – Our image


 

La nostra immagine

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi
sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve
un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino”.

J. Hillman, Il codice
dell’anima

Devi confrontarti con quello in cui credi riguardo la morte:
se finisce tutto,non esiste un oltre,oppure c’ė continuità
ma in modo diverso rispetto la corporeità.
Dunque una diversa esperienza percepibile con una sensibilità
che trascende la limitatezza di idee mentali e sensi fisici.
Allora nulla ė confrontabile e spiegabile
con l’esperienza da persone incarnate.
Mai nessuno potrebbe dirti in cosa credere o non credere:
Va sperimentato restando in ascolto.
Senza aspettative precise.

12.03.2016 Poetyca

 

Our image


“Before birth, the soul of each of us
choose an image or design that we will live on the earth, and receives
a companion to guide us up here, a daemon, which is
Our unique and typical. However, in coming into the world, we forget
all this and we believe we have come empty. It’s the Daimon
reminiscent of the content of our image, the elements of the
design chosen, he is therefore the bearer of our
destiny”.

J. Hillman, The Code soul


You have to confront what you believe about death:
if it’s all over, there is no addition or no continuity
but in a different way than the corporeal.
Thus a different experience perceivable with a sensitivity
that transcends the limitations of mental ideas and physical senses.
Then nothing is comparable and understandable
with experience from incarnate people.
No one would ever tell you what to believe or not to believe:
It should be experienced by listening.
Without clear expectations.


12/03/2016 Poetyca

La zattera – The raft


La zattera

Il Buddha paragonò il suo insegnamento a una zattera: essa
serve per attraversare il fiume. Chi ritenesse opportuno, arrivato a riva, portarsela dietro, confonderla con un totem, un idolo, una stampella cui aggrapparsi, sarebbe ancora in preda all’illusione.
L’insegnamento non è qualcosa cui attaccarsi, ma il suo scopo reale è essere semplicemente uno strumento, qualcosa da abbandonare una volta assolta la sua funzione: è un metodo di liberazione, non una dottrina cui aderire. La zattera ha la sua necessità, ma dopo è solo un peso inutile.

Poetyca

“Una volta il Buddha spiegò la dottrina di causa ed effetto ai suoi discepoli ed essi dissero di averla vista e compresa chiaramente. Allora il Buddha disse:”Bhikkhu, persino in merito a questa visione, così pura e chiara, se -vi ci aggrappate, se la vezzeggiate, se la tesaurizzate, s’ vi ci attaccate, non comprendete che l’insegnamento è simile ad una zattera utile per attraversare il fiume e non come oggetto posseduto” .
Il Buddha spiega in altra circostanza questa famosa similitudine in cui il suo insegnamento è paragonato a una zattera
utile per attraversare l’acqua e da non trasportarsi poi. sulle spalle: “Bhikkhu, un uomo sta compiendo un viaggio. Arriva davanti a una vasta distesa d’acqua. Dalla sua parte la riva è pericolosa mentre dall’altra è sicura e senza pericolo. Nessuna barca però va verso l’altra riva, che è sicura e senza pericolo, né c’è un ponte per attraversare l’acqua. Egli allora pensa tra sé e sé: “Questa distesa d’acqua è vasta e la riva da questa parte è piena di pericoli, dall’altra parte invece è sicura e senza pericolo. Nessuna barca va verso l’altra riva e non c’è un ponte per attraversare l’acqua. Sarebbe quindi opportuno che raccogliessi erba, legno, rami e foglie per farne una zattera e che per mezzo di questa zattera attraversassi 1’acqua per raggiungere l’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi”. Ed ecco che quell’uomo, bhikkhu, raccoglie erba, legno, rami e foglie e costruisce una zattera e con questa zattera attraversa l’acqua fino all’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi. Raggiunta l’altra riva, egli pensa: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto. Grazie ad essa ho attraversato l’acqua fino a questa riva per essere al sicuro, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io portassi questa zattera sulla testa o sulla schiena ovunque vada”.
“Che cosa pensate, bhikkhu , se egli agisse in questo modo, agirebbe bene riguardo alla zattera?”. “No, signore.” “In quale modo allora egli agirebbe bene per quel che concerne la zattera? Dopo aver attraversato ed essere andato dall’altra parte, supponete che quell’uomo pensi: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto.. Per merito suo ho raggiunto senza pericolo questa riva, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io tirassi a secco questa zattera sulla riva o che, Pur lasciandola in acqua, la legassi e poi continuassi per la mia strada, quale essa sia.” Se si comportasse in questo modo, quell’uomo agirebbe bene riguardo. a quella zattera.
“Allo stesso modo, bhikkhu, ho insegnato che la dottrina è simile a una zattera. Serve per attraversare e non per trasportarsela sulle spalle (lett. per prenderla). Voi, bhikkhu, che comprendete che l’insegnamento è simile a una zattera, voi dovreste abbandonare persino le cose (dhamma) buone e quanto più ancora dovreste abbandonare le cattive (àdhamma)”

Mahatanhasahkhaya-sutta

The raft

The Buddha compared his teachings to a raft: it
 need to cross the river. If deemed appropriate, come to shore, take her, confusing it with a totem, an idol, a crutch to hold on, it would still deluded.
Teaching is not something to latch on, but its real purpose is simply to be a tool, something to be abandoned once discharged its function: it is a method of liberation, not a doctrine adhere to. The raft has its necessity, but after only a useless burden.

Poetyca

“Once the Buddha explained the doctrine of cause and effect to his disciples and they said they have seen and understood clearly. Then the Buddha said: “Bhikkhus, even on this vision, so pure and clear, if we-will cling, if the vezzeggiate, if hoarded, s’ you are attached, do you not understand that teaching is similar to a useful life raft to cross the river and not the object possessed. “
The Buddha explains this famous simile in other circumstances in which his teaching is likened to a raft
useful to cross the water and not to be transported onwards. on his shoulders: “Bhikkhus, a man is making a trip. arrives in front of a vast expanse of water. On his side the shore is dangerous while the other is safe and without danger. No boat, however, goes to the other side, that is safe and without danger, nor is there a bridge to cross the water. He then thinks to himself: “This vast expanse of water and the shore on this side is full of dangers, on the other side Instead it is safe and without danger. No boat goes to the other side and there is no bridge to cross the water. It is therefore appropriate that raccogliessi grass, wood, branches and leaves to make a raft and raft through this attraversassi 1’acqua to reach the other shore safely, using hands and feet like oars. “And then THAT ‘Man, bhikkhus, gathers grass, wood, branches and leaves and this builds a raft and raft through the water to the other side, safely, using hands and feet like oars. reached the other shore, he thinks: ” This raft was of great help to me. Thanks to it I crossed the water to this river to be safe, using hands and feet like oars. Would be good to me to bring this raft on my head or on his back wherever he goes. “
“What do you think, bhikkhus, if he acted in this way would act good about the raft?”. “No, sir.” “In what way then he would act well for what concerns the raft? Having crossed and gone the other hand, suppose that the man thinks:” This raft was of great help to me .. Thanks to him I have reached this shore safely, using hands and feet like oars. I shot would be good if I dry this raft on the shore or that, yet still in the water, and then legassi I continued on my way, whatever it is. “If you behave in this way, the man would act good about. That raft.
“Similarly, bhikkhus, I taught that the doctrine is similar to a raft. Need to cross and not trasportarsela shoulders (literally, to take it). You, bhikkhus, you understand that teaching is like a raft, you should abandon even the things (dhamma) and the more good you should still leave the bad (àdhamma) “

Mahatanhasahkhaya-sutta

Autorità e rispetto – Authority and Respect


Autorità e Rispetto

La base di tutto parte dal rispetto, appare una parola limitante, confusa come ” essere assogettati ad un autorità ”
– poi tra autorità ed autoritario – passa un’altra differenza.
Si crede ad esempio di dover essere capaci di porgere di tutto per colmare ed ” essere vicini “, che ci si debba adeguare ai tempi e spesso non è¨ una vera presenza la nostra ma un imporre e proporre cose, un volere mostrare solo il nostro punto di vista senza sforzarci a comprendere cosa l’altro abbia vissuto, cosa colga la sua sensibilità e quali pietre miliari segnino il suo cammino interiore.
Allora si educano i figli ad avere tutto, persino quello che non è mai stato chiesto, che non era nel loro interesse e si gareggia a dimostare la grande conoscenza che possano avere, con amici e conoscenti – lontana da cultura e da assimilazione- si diviene assuefatti , incapaci di mettere in moto la curiosità, la vigilanza e la voglia di seguire una via precisa – tutto è talmente superficiale e troppo vasto da non cogliere essenzialità oppure, come per le specializzazioni, diviene talmente – parte del tutto – da non avere più la conoscenza generale.
Di sicuro era meglio la cultura di un tempo.
Non credo sia possibile una ” libertà” di comportamento senza tenere conto degli altri (il mancato rispetto), di quello che l’agire in forma “anarchica” possa comportare nel calpestare altrui sensibilità, in fondo abbiamo tutti delle linee guida, penso che relativamente al tenere conto del ” giudizio”, che lego a confronto o paragone con gli altri al voler credere che alcune reazioni siano giustificabili,denoto che spesso giudicare è¨ pre-meditare qualcosa non sempre inerente ad una comprensione degli atteggiamenti degli altri ma ergersi come ” migliori “. Esiste un migliore, quando in fondo abbiamo tutti un diverso cammino? Non è¨ la competizione, il saper lasciare indietro gli altri a renderci ” al di sopra”, la saggezza è¨ in colui che se lo desidera sa anche aspettare e non decidere di andare oltre i gradini della competizione, sa cogliere opportunità e conoscenza da quello che vive attimo per attimo. Anche questo è¨ modo per setacciare ” verità ” e tra i dubbi trovare il senso delle cose .
Rispetto è scandire il proprio valore e quello altrui attraverso la consapevolezza e la fuga dall’ovvietà delle cose, è cogliere piccole sfumature che nobilitino se stessi e gli altri per farne compagni di viaggio se li troviamo a noi affini.
E’ dialogo e capacità di trovare negli altri gli elementi che li caratterizzino, semplicemente accogliendone la loro unicità.

07.05.2005 Poetyca

Authority and Respect

 

The basis of all the respect, it is a word boundary, confused as “the goodwill to be an authority”
– Then between authority and authoritarian – passing another difference.
It is believed for example that they must be able to give everything to fill and “being close”, that we should adapt to the times and often is ° a real presence but we propose and impose things, will only show our point of view without trying harder to understand what others have experienced, what captures her sensitivity and what milestones will mark his inner journey.
Then they raise their children to have everything, even what he has never asked, that was not in their interest to compete and can show the great knowledge which may have, with friends and acquaintances – away from culture and assimilation, it becomes addicted, unable to start the curiosity, attention and the desire to steer a clear – everything is so superficial and too vast to grasp essential or not, as specializations, it becomes so – the part of all – they no longer general knowledge.
It was certainly better the culture of the past.
I do not think there is a “freedom” to conduct without taking into account other (non-compliance) of what the act as “anarchist” could result in trampling other people’s sensibilities, basically we have all the guidelines, I think relatively to take into account the “opinion”, tying compare or comparison with others to want to believe that some reactions are justifiable, denotes that often pre-judge is ° not always reflect something inherent to an understanding of the attitudes of others but stand as ” best “. There is better when the end we all have a different way? ¨ It is not competition, the ability to leave behind the others to make “above”, ¨ in wisdom is one who knows even if they want to wait and decide not to go beyond the steps of competition, knows how to seize opportunities and knowledge one who lives moment to moment. This is also s no way to sift the “truth” among the doubts find the meaning of things.
Respect is articulate its value and that of others through awareness and flight dall’ovvietà of things, is to capture small nuances that nobilitino themselves and others to make traveling companions if they are related to us.
And ‘dialogue and ability to find other elements that characterize them, just accept their uniqueness.

07.05.2005 Poetyca

Meditiamo con… Gibran – Let’s meditate with … Gibran



Meditiamo con… Gibran
Kahlil Gibran
commentato da Poetyca

Chi è Gibran :
Poeta Pittore Filosofo
Kahlil, nasce a Bisherri,una cittadina nel Libano settentrionale,il 6
gennaio 1883, luogo circondato dai famosi “Cedri del Libano”. Si chiamava
Gibran Khalil Gibran e quando emigrò negli Stati Uniti a undici anni il
nome gli fu abbreviato da un’insegnante inglese. Nei suoi scritti in
inglese la sua firma sarà sempre
Kahlil Gibran.

I genitori sono cristiani maroniti,religione cattolica formata dopo lo
scisma bizantino del V sec a.C., ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il
fratellastro Boutros (nato da un precedente matrimonio della madre). La sua
formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e
paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed
alcuni zii. Sono gli anni dell’emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il
Brasile. Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano forse in prigione,
Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui. E la madre, Kamele
Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione
culturale.

A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all’
Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che
separa abissalmente i ricchi dai poveri, l’aristocrazia ed il clero dal
popolo. Verosimilmente risale a questi anni il contatto più profondo e
duraturo con le Sacre Scritture.Completati gli studi, nel 1897, viaggia
attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e
interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a
causa della malattia della madre, che muore di tisi l’anno seguente, e
sucessivamente anche i suoi fratelli.

A Boston,nel 1904, conosce Mary Haskell,
l’incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua mecenare,
collaboratrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Mary
rappresentò un sostegno decisivo per lui, morale e materiale. Si sono
incontrati all’esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un
amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola
femminile. Grazie ai suoi contributii Gibran studia pittura a Parigi, tra il
1908 e il 1910, all’Acadèmie Lucien (accademia delle belle arti di Parigi).
Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive “Spiriti Ribelli”,
pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro
e nostalgico sulla società libanese. Tornato negli Stati Uniti (1912), va a
vivere a New York dove apre uno studio, da lui definito nei suoi scritti
“l’eremo” si dedica contemporaneamente alla letteratura e alle arti
figurative. Insieme all’amico Mikhail Naimy é la figura di spicco di
un’associazione letteraria Siro-Libanese, Arrabitah-al-Alima, nata a Boston
e New York tra letterati e pittori arabi d’oltre oceano, i Mahjar
“immigrati” appunto.

Con il suo impegno in questa associazione Gibran vuole portare avanti una
“rivolta contro l’occidente tramite l’oriente”, parole scritte in occasione
della pubblicazione de “Il Folle” (1918), cioè contro il decadentismo
dell’occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso
tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della
letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e
quantitativa per il verso libero. Nel nuovo continente egli si inserisce
nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò
in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e
predicatoria. Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe.

Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi
anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil
stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad
alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il
primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut
nel 1963.

La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che
trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana.
Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da
tubercolosi, il 10 Aprile 1931, aveva 48 anni e stava lavorando a “The
Wanderer” raccolta di parabole e parole. Gibran è sepolto in un antico
monastero del suo paese d’origine, secondo la sua volontà. Fu sepolto in un
giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young.
Per l’occasione il giornale “The New York Sun” annuncio’: “A Prophet is
Dead.” “Un profeta è morto”. Gibran lascia i diritti d’autore in eredità
agli abitanti di Bisherri per opere di pubblico beneficio.

Sensibile scrittore divenuto celebre per la poetica raccolta di
scritti riuniti nel volume “Il profeta”, Kahlil Gibran è nato il 6 dicembre
1883 a Bisharri (Libano), da una famiglia piccolo-borghese maronita. I
genitori erano cristiani maroniti, cattolici della Palestina
settentrionale;crebbe con due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro
Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.

Famiglia unita e permeata dal rispetto reciproco, i Gibran si videro
costretti ad emigrare per ragioni economiche negli Stati Uniti. Approdarono
così sul suolo americano nel 1895. A dodici anni Kahlil cominciò a
frequentare le scuole del posto ed è per questo motivo che il suo nome venne
abbreviato in Kahlil Gibran, formula che usò successivamente anche nei suoi
scritti in inglese.

In seguito, adulto, visse a Boston nel quartiere cinese, abitato da
immigrati italiani, irlandesi e siriani.
Tornato nel 1899 per tre anni a Beirut per studiare la lingua e la
letteratura araba, soggiornò poi in Libano e Siria, ma nel 1902, desideroso
di rivedere la terra che aveva segnato gran parte della sua vita, tornò a
Boston.

Nel 1908 è a Parigi per studiare all’Accademia di Belle Arti e si
avvicina alla filosofia di Nietzsche e di Rousseau. Nel 1920 è tra i
fondatori a New York della Lega Araba, che doveva rinnovare la tradizione
araba con l’apporto della cultura occidentale.

Il successo (occidentale) di Gibran, infatti, si deve soprattutto al
fascinoso sincretismo religioso che permea “Il profeta” (scritto nel 1923):
su tutto prevale l’idea di una generica concezione della divinità, in cui vi
si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia
(cattolicesimo, induismo, islamismo, mistici sufi accanto agli idealisti
europei, romanticisti, Nietzsche e mistici arabi).
Per Kahlil Gibran l’esistenza è il tempo regalato per ricomporre la
frattura esistente tra noi e Dio; quando nell’individuo bene e male,
perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno
a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno
saggezza, perfezione e felicità.
La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per
immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la
sua universalità sollecita l’uomo indù e il cristiano, l’ateo e il credente.
Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra oriente e occidente,
tra Beirut, Parigi e New York.

In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico,
contrariamente a quanto la sua fama, legata perlopiù a “Il Profeta”, faccia
presupporre.
Oltre che scrittore infatti Gibran fu anche pittore e organizzatore di
cultura, in controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Gran parte
delle sue iniziative si devono al lodevole aiuto della sua amica Mary
Haskell, che lo ha finanziato più volte.

Tra le altre sue opere segnaliamo “Il miscredente,” breve romanzo
scritto nel 1908 per la rivista “L’Emigrante”, in cui impegno politico e
tensione civile prevalgono ancora sulla dimensione religiosa.
Altre sue produzioni da ricordare sono il testo autobiografico (in cui
esprime il dolore per la morte dell’adorata moglie Selma), “Le ali infrante”
(1912), scritto in inglese e le “Massime spirituali”, un testo tipico della
sua produzione, tra l’aforistico e il mistico, teso a una conciliazione tra
occidente e oriente.

Morì a New York il giorno 11 aprile 1931, stroncato dalla cirrosi
epatica e dalla tubercolosi; la sua salma fu portata, secondo le sue
volontà, in un eremo libanese.
Due anni dopo verrà pubblicata un’opera che aveva lasciato incompiuta:
“Il Giardino del Profeta”.

Stralci da ” Il Profeta “:
I figli
E una donna che portava un bimbo al seno disse,
Parla con noi dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita.
Essi vengono attraverso voi ma non per voi.
E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi.
Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
Poiché essi hanno i propri pensieri.
Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare,
neppure in sogno.
Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi,
Poiché la vita procede e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sulla strada dell’infinito, ed Egli con forza vi
tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Piegatevi nelle mani dell’Arciere con gioia:
Poiché come egli ama la freccia che vola, così Egli ama l’equilibrio
dell’arco

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” Viene preso in considezione il rapporto più importante e forse
contraddittorio che un essere umano possa condurre – quello di genitore – si
pone l’accento sul senso del possesso, sulle aspettative e su come,aver
generato dei figli non debba essere fonte di – riscatto – su quanto la vita
possa aver sottratto relativamente alle nostra ambizioni.
Amare dunque, è sicuramente non strumentalizzare e soffocare le generazioni
future ma avere quella sensibilità e capacità educativa che sappia – tirare
fuori – quello che è già – piuttosto che riempire un vaso con l’intento di
mettere i nostri preconcetti e condizionamenti culturali.

Non si è – buone madri o buoni padri – se plasmiamo un figlio come vorremmo.
Credo che lo stesso discorso valga per un rapporto d’amicizia o d’amore.
Non si andrebbe troppo lontano con l’attaccamento e con le aspettative,
allora amare sarebbe colmare il nostro bisogno.

Amicizia
E un ragazzo disse: Parlaci dell’Amicizia
…E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. È il campo
che seminate con amore e mietete con riconoscenza.

È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.

E quando tace,il vostro cuore
non smetta di ascoltare il suo cuore.

Nell’amicizia ogni pensiero,ogni desiderio,
ogni attesa nasce in silenzio
e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall’amico, non rattristatevi.
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.

E non vi sia nell’amicizia altro scopo
che l’approfondimento dello spirito.

Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi
lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti
e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.

Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.

Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si
ristora.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: ” La rugiada delle piccole cose, il bisogno saziato, la gioia
condivisa ma sopratutto il discernimento che il dialogo sia non legato solo
ad un aspetto,al meglio di sè per poi tenere nascosta l’altra faccia della
luna. Non si deve temere di mostare se stessi: fragilità e timori, al
contempo non si deve confondere l’amare con il colmare un proprio vuoto
interiore,una propria insoddisfazione attraverso la presenza dell’amico o
degli altri.
Possiamo indubbiamente essere tutti ottimi compagni di viaggio,essere
preziosi gli uni per gli altri -senza perdere di vista- che si deve essere
consapevoli e pronti all’ascolto di sè stessi senza gravare sugli altri.
Questo sarebbe capace di fare dell’amicizia una preziosa offerta e
strumento per maturare, sopratutto se ci sforzassimo di essere un pò meno
egocentrici e sapessimo cogliere con empatia quanto vivano gli altri.Basta
poco per dare segni di presenza,molto meno di quanto sia capace di ferire
il silenzio. Rispetto e dignità vanno di pari passo con la chiarezza ed il
dialogo,senza nascondimenti.”

Il bene ed il male :
E un anziano della città disse:
Parlaci del Bene e del Male

Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.
Poiché il cattivo non è che un buono torturato dalla fame e dalla sete.
In verità, quando buono è affamato cerca cibo anche in una caverna buia e
quando è assetato beve anche acqua morta.

Siate buoni quando siete in armonia con voi stessi.
Tuttavia, quando non siete una sola cosa con voi stessi, voi non siete
cattivi.

Una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa.
E una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose senza
fare naufragio.

Siete buoni nello sforzo di donare voi stessi, tuttavia non siete cattivi
quando perseguite il vostro vantaggio.
Quando cercate di ottenere, non siete che una radice avvinghiata alla terra
per succhiare il seno.
Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e
sempre generoso della tua abbondanza».
Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice ha bisogno di
ricevere.
Siete buoni quando la vostra parola è pienamente consapevole,
Tuttavia non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua vaneggia.
E anche un discorso confuso può rafforzare una debole lingua.
Siete buoni quando procedete verso la meta, decisi e con passo sicuro.
Tuttavia non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando.
Anche chi zoppica procede in avanti.
Ma chi è agile e forte, non zoppichi davanti allo zoppo stimandosi cortese.
Vi siete buoni in molteplici modi e non siete cattivi quando non siete
buoni.
Siete soltanto pigri e indolenti.
Purtroppo il cervo non può insegnare alla tartaruga ad essere veloce.
Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà, e questo
desiderio è di tutti.
In alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare, trascinando con
sé i segreti delle colline e il canto delle foreste.
in altri è una corrente placida che si perde in declivi e indugia prima di
raggiungere la sponda.
Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: «Perché esiti e
indugi?».
Poiché, in verità, chi è buono non chiede a chi è nudo: « Dov’é il tuo
vestito? », né a chi è senza tetto: «Cos’è accaduto alla tua casa?».

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca :” Viviamo in un mondo duale,non si potrebbe infatti apparire o
essere del tutto buoni o del tutto cattivi, non avrebbe senso alcuno
persino dare ” giudizio” e dividere questi due aspetti: luci ed ombre sono
in tutto ed in tutti.
Si evidenzia attraverso il pensiero espresso da Gibran che in chi è
attraversato dai mali come la rabbia o la necessità di colpire difendendosi
, in realtà sia presente la fame e la sete …ma di cosa ? Sicuramente si è
fragili e si cerca attenzione ed amore,una reazione che porta poi gli
altri a difendersi e a negare quell’amore richiesto.
Basta osservare un gattino spaventato per vedere come, smarrito e timido
mostri aggressività per difendere la propria vita. In una forma più sottile
accade questo a chi,temendo il rifiuto mette in atto meccanismi di difesa.
Ecco sarebbe da tenere questo in considerazione.
Ci si difende se ci si sente invasi o feriti,poi in realtà-in forma
silente- i chiede attenzione ed amore,che non va elargito in modo da
alimentare il vittimismo e il senso di dipendenza ma piuttosto alimentando
la consapevolezza e la ricerca del proprio valore ed autostima.

Non abbiamo un valore(Gibran lo evidenzia) a priscindere se apparissimo
cattivi o buoni.
In noi la ricerca per stimare e cogliere la nostra Luce interiore, che non
deve essere appresa dagli altri- come attraverso uno specchio – ma avere la
certezza di quello che siamo e del nostro valore, meritiamo sempre e
comunque amore e siamo ricchi di doni.

Come cominciare a trovare consapevolezza e la capacità di cogliere la realtà
senza farcene coinvolgere?

SU RAGIONE E PASSIONE
E ancora la sacerdotessa parlò e disse: Parlaci della Ragione e della
Passione.
E lui rispose dicendo:

La vostra anima è sovente un campo di battaglia dove giudizio e ragione
muovono guerra all’avidità e alla passione.
Potessi io essere il pacificatore dell’anima vostra, che converte
rivalità e discordia in unione e armonia.
Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti
di ogni vostro elemento?

La ragione e la passione sono il timone e la vela di quel navigante che è
l’anima vostra.
Se il timone e la vela si spezzano, non potete far altro che, sbandati,
andare alla deriva, o arrestarvi nel mezzo del mare.
Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona, e la
passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione.
Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta,
affinché essa canti,
E con la ragione diriga la passione, affinché questa viva in quotidiana
resurrezione, e come la fenice sorga dalle proprie ceneri.

Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi come sgraditi ospiti nella
vostra casa.
Certo non onorereste più l’uno dell’altro, perché se hai maggiori
attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi.
Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi,
condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani, allora vi
sussurri il cuore: “Nella ragione riposa Dio”.
E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta, e
lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con
riverente trepidazione: “Nella passione agisce Dio”.
E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua
foresta, voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” I grandi antagonisti del nostro cammino:Ragione e Passione,
dove l’una non deve prevalere sull’altra e dove l’equilibrio e il
discernimento sono l’albero maestro che non si spezza alle tempeste. In
fondo è proprio la capacità di integrazione tra queste due parti(come gli
emisferi cerebrali) che ci conduce verso il non attaccamento e verso la
possibilità di avere rettitudine.Riconoscersi come microscopico elemento
dinnanzi all’infinito,ma interconnesso ad esso con il suo valore e
riflesso di quello che sappiamo vivere e cogliere è sapere che affidandosi
alla grandezza del Tutto siamo sempre particella d’Amore.
Trovare Pace nel dialogo tra questi antagonisti è accogliere e vivere le
opportunità della vita nel non attaccamento e nelle aspettative.

Amore ed amicizia pensieri di Gibran:
°
Ognuno ha qualcosa che desidera donare:
e così, troppo spesso,
nessuno è disposto a prendere.
Poniamo che io abbia una casa
e inviti gente.
Verranno e accetteranno la mia casa,
il mio cibo e perfino le mie idee,
ma non il mio amore.
E invece proprio l’amore
è ciò che la maggior parte di noi
desidera donare sopra ogni altra cosa.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, 30 maggio 1922

°
A volte, quando le anime sono piccole
e in primo luogo sono piccole le cose,
dobbiamo lasciarle stare
nei loro momenti bui,
perché vengano alla luce
in quella che è la loro stagione.
Ma il gesto di lasciarle a sé stesse
dev’essere un gesto d’amore.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 5 febbraio 1921

.
Nessun rapporto umano
dà l’uno in possesso dell’altro.
in ogni coppia d’anime
i due sono assolutamente diversi.
In amicizia come in amore,
i due, a fianco a fianco,
sollevano le mani
insieme
per trovare ciò che né l’uno né l’altro
può raggiungere da solo.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 8 giugno 1924

Poetyca:”Dopo un lavoro consapevole si è capaci di un rapporto maturo che
sappia condurre alla vera gioia e alla condivisione e dove si è capaci di
stare bene insieme,si sta bene anche da soli perchè, con l’aiuto degli
altri (presenza indispensabile se non prendono e basta ma sanno anche
offrirsi in dono) si è capaci di arricchimento reciproco e pienezza, si è
capaci di essere miglior .”

Un aforisma di autore ignoto cita:- Ti amo non per chi sei ma per chi sono
io quando sono con te. Credo che dovremmo tenere questo a mente,essere
migliori per la presenza di una persona,comprendere che ci accolga e
valorizzi non significa che sia l’amore ricevuto a trasformarci ma che noi
stessi siamo persone capaci di miglioramento,che siamo persone propositive
e non dovremmo attaccarci alle aspettative e alle persone,ma piuttosto
saper donare senza attendere poi di vedere la nostra immagine riflessa nei
frutti.Un lungo lavoro che sa portare lontano.

Poetyca 09.09.2005

Let’s meditate with … Gibran
Kahlil Gibran
commented by Poetyca

Who is Gibran:
Poet Painter Philosopher
Kahlil was born in Bisherri, a town in northern Lebanon, on the 6th
January 1883, place surrounded by the famous “Cedars of Lebanon”. He was called
Gibran Khalil Gibran and when he emigrated to the United States at the age of eleven
name was abbreviated by an English teacher. In his writings in
English his signature will always be
Kahlil Gibran.
The parents are Maronite Christians, a Catholic religion formed after him
Byzantine schism of the fifth century BC, has two sisters, Mariana and Sultana, and the
half-brother Boutros (born from a previous marriage of the mother). Her
formation can be reconstructed through the Neoplatonic years and
paganeggianti of Boston, where he emigrated in 1894 with his mother, brothers and
some uncles. These are the years of Arab emigration to the United States and the
Brazil. The half-alcoholic father remains in Lebanon perhaps in prison,
Gibran won’t have a good memory of the relationship with him. And the mother, Kamele
Rahmè, he transmits the religiosity and human values of his tradition
cultural.
At 14 Kahlil returns to Lebanon to attend high school at the
Beirut hikmè. In this period he comes across Lebanese classicism which
abyssally separates the rich from the poor, the aristocracy and the clergy from
people. The most profound contact probably dates back to these years
lasting with the Holy Scriptures. After completing his studies, in 1897, he traveled
through Lebanon and Syria. He returned in 1902 as a guide and
interpreter of an American family, but soon has to return to Boston a
cause of the mother’s disease, who died of phthisis the following year, and
later also his brothers.
In Boston, in 1904, he met Mary Haskell,
the most important meeting of his life. Mary will be her patron,
collaborator, friend, muse, and later curator of her works. Mary
represented a decisive support for him, both moral and material. Yes. I am
met at the exhibition of some paintings by Kahlil at a studio
friend photographer. Mary, 10 years older than him, is the principal of a school
female. Thanks to his contributions Gibran studied painting in Paris, between the
1908 and 1910, at the Acadèmie Lucien (Paris Academy of Fine Arts).
Voltaire and Rousseau, Blake, Nietzsche law; writes “Rebel Spirits”,
published in Arabic in 1908, a short collection of stories with a harsh tone
and nostalgic about Lebanese society. Back in the United States (1912), he goes to
living in New York where he opens a studio, which he defines in his writings
“the hermitage” is dedicated simultaneously to literature and the arts
figurative. Together with his friend Mikhail Naimy he is the leading figure of
a Syrian-Lebanese literary association, Arrabitah-al-Alima, born in Boston
and New York among overseas Arab writers and painters, the Mahjar
“immigrants” in fact.
With his commitment in this association Gibran wants to carry on one
“turned against the West through the East”, words written on the occasion
of the publication of “Il Folle” (1918), that is against decadentism
of the West and the betrayal of its own Romanticism. At the same
time feels the need for a formal and content renewal of the
Arabic literature, for example, gets rid of monorime poetry and
quantity for the free verse. In the new continent he inserts himself
in American poetry in the wake of Thoreau, Whiteman, Emerson (whom he estimated
in particular), naturalist poets of Protestant tradition and
preachy. He often publishes drawings together with his works, which are never long.
The first biographies of Gibran, written by those who frequented him a lot in the last few
years, such as Mikhail Naimy and Barbara Young, and partly dictated by Kahlil
itself, however, are not completely reliable, as they tend to
feed the role of Guru that many admirers already saw in Gibran. The
first serious study on him is that of Kahlil S. Hawi, published in Beirut
in 1963.
Gibran’s health is somewhat undermined in the last few years of his life
he spends between New York and Boston, where his sister Mariana lives and works.
He dies of liver cirrhosis in New York and with a lung affected by
tuberculosis, on April 10, 1931, was 48 years old and was working on “The
Wanderer “collection of parables and words. Gibran is buried in an ancient
monastery of his country of origin, according to his will. He was buried in a
rainy day, accompanied by a few friends, including Barbara Young.
For the occasion, the newspaper “The New York Sun” announced: “A Prophet is
Dead. “” A prophet is dead. “Gibran bequeaths copyright
to the inhabitants of Bisherri for works of public benefit.
Sensitive writer who became famous for his poetic collection
writings gathered in the volume “The Prophet”, Kahlil Gibran was born on December 6th
1883 in Bisharri (Lebanon), from a Maronite petty-bourgeois family. THE
parents were Maronite Christians, Catholics from Palestine
Northern; he grew up with two sisters, Mariana and Sultana, and his half-brother
Boutros, born of her mother’s first marriage, remained a widow.
Family united and permeated by mutual respect, the Gibrans saw each other
forced to emigrate to the United States for economic reasons. They landed
so on American soil in 1895. At twelve Kahlil began to
attend local schools and that’s why his name came
abbreviated as Kahlil Gibran, a formula that was later used in his
written in english.
Later, as an adult, he lived in Boston in the Chinese neighborhood, inhabited by
Italian, Irish and Syrian immigrants.
He returned to Beirut for three years in 1899 to study the language and the
Arabic literature, then stayed in Lebanon and Syria, but in 1902, eager
to review the land that had marked much of his life, he returned to
Boston.
In 1908 he was in Paris to study at the Academy of Fine Arts and yes
approaches the philosophy of Nietzsche and Rousseau. In 1920 he was among the
founders in New York of the Arab League, which was to renew the tradition
Arab with the contribution of western culture.
The (western) success of Gibran, in fact, is mainly due to
fascinating religious syncretism that permeates “The prophet” (written in 1923):
above all the idea of a generic conception of divinity prevails, in which there
images and symbols of every religion and philosophy are intertwined
(Catholicism, Hinduism, Islamism, Sufi mystics alongside idealists
Europeans, Romanticists, Nietzsche and Arab Mystics).
For Kahlil Gibran, existence is the time given to recompose the
fracture between us and God; when in the individual good and evil,
perfection and imperfection, small feelings and great passions will succeed
to coexist, here in the coincidence of opposites will manifest
wisdom, perfection and happiness.
Gibran’s mystique escapes any classification, the poet speaks for
images resorting to a symbolic world of a thousand meanings, which for the
Its universality urges the Hindu man and the Christian, the atheist and the believer.
Its success derives from its position between east and west,
between Beirut, Paris and New York.
As an artist Gibran was a truly eclectic character,
contrary to what his fame, mostly linked to “The Prophet”, does
assume.
In addition to being a writer, Gibran was also a painter and organizer of
culture, in contrast to its shy and introverted character. Most of
of his initiatives are due to the praiseworthy help of his friend Mary
Haskell, who financed it several times.
Among his other works we point out “Il miscredente,” short novel
written in 1908 for the magazine “L’Emigrante”, in which political commitment and
Civil tension still prevail over the religious dimension.
Other of his productions to remember are the autobiographical text (in which
expresses sorrow for the death of his beloved wife Selma), “The broken wings”
(1912), written in English and the “Spiritual Maxims”, a typical text of the
his production, between the aphoristic and the mystical, aimed at a conciliation between
west and east.
He died in New York on April 11, 1931, struck down by cirrhosis
liver and tuberculosis; his body was brought, according to his
will, in a Lebanese hermitage.
Two years later a work that had left unfinished will be published:
“The Garden of the Prophet”.
Excerpts from “The Prophet”:
Children
And a woman who carried a baby on her breast said,
Talk to us about the Sons.
And he said:
Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life’s lust for life.
They come through you but not through you.
And although they are with you they do not belong to you.
You can give them your love, but not your thoughts,
Because they have their own thoughts.
You can guard their bodies, but not their souls,
Since their souls dwell in tomorrow’s houses, which you cannot visit,
not even in a dream.
You can be like them, but don’t try to make them similar to you,
Because life goes on and does not stop yesterday.
You are the bows of your children are live arrows shot far away.
The Archer sees the target on the way to infinity, and He forcefully there
he tends so that his arrows can go fast and far.
Bend into the hands of the Archer with joy:
For as he loves the arrow that flies, so he loves balance
arc
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The most important and perhaps most important relationship is taken into consideration
contradictory that a human being can lead – that of parent – yes
emphasizes the sense of possession, expectations and how to have
begotten children should not be a source of – redemption – on how much life
may have stolen in relation to our ambitions.
To love therefore, is surely not to exploit and suffocate the generations
future but have that sensitivity and educational capacity that I know – to pull
outside – what it is already – rather than filling a vase with the intent of
put our cultural preconceptions and conditioning.
We are not – good mothers or good fathers – if we shape a child as we would like.
I believe the same goes for a friendship or love relationship.
You wouldn’t go too far with attachment and expectations
then loving would fill our need.
Friendship
And a boy said: Tell us about friendship
… And he replied saying:
Your friend is your need. It is the field
that you sow with love and reap with gratitude.
It is your canteen and your hearth.
Because, hungry, you take refuge in him
and you seek it for your peace.
When your friend confides his thought to you,
don’t deny your approval,
nor be afraid to contradict him.
And when your heart is silent
don’t stop listening to his heart.
In friendship every thought, every desire,
all waiting arises in silence
and is shared with inexpressible joy.
When you separate from your friend, don’t be sad.
His absence can clarify what you love most about him,
like the climber, the mountain is clearer from the plain.
And there is no other purpose in friendship
than the deepening of the spirit.
Because love that does not seek in all ways
the unfolding of one’s mystery is not love,
but a network launched forward
and that only grasps what is in vain.
And the best of you is for your friend.
If he has to know the ebb of your tide,
let me know its full.
Which friend is yours, to look for him in the hours of death?
Always look for it in the hours of life.
For he can fill your every need, but not your emptiness.
And share the pleasures by smiling in the sweetness of friendship.
For in the dew of small things the heart finds its morning again and yes
refreshed.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The dew of small things, the need satiated, the joy
shared but above all the discernment that dialogue is not only linked
to one aspect, to the best of himself and then to hide the other face of the
moon. One should not be afraid to show oneself: fragility and fears, al
at the same time love should not be confused with filling one’s own void
inner, one’s own dissatisfaction through the presence of the friend or
of others.
We can undoubtedly all be excellent travel companions, be
precious to each other -without losing sight- that one must be
aware and ready to listen to themselves without burdening others.
This would be able to make friendship a valuable offer
tool to mature, especially if we tried to be a little less
self-centered and we knew how to empathize how much others live
little to show signs of presence, much less than it is capable of hurting
silence. Respect and dignity go hand in hand with clarity and
dialogue, without hiding. ”
The good and the bad:
And an elder of the city said:
Tell us about Good and Evil
I can speak of the good in you, but not of the bad.
For the bad is nothing but a good tortured by hunger and thirst.
Indeed, when good is hungry, he looks for food even in a dark cave
when thirsty he also drinks dead water.
Be good when you are in harmony with yourself.
However, when you are not one with yourself, you are not
bad.
A divided house is not a den of thieves, it is simply a divided house.
And a ship without a rudder can wander aimlessly between dangerous islands without
shipwreck.
You are good in the effort to give yourself, however you are not bad
when you pursue your advantage.
When you try to obtain, you are only a root clinging to the earth
to suck the breasts.
Of course, the fruit cannot say at the root: «Be like me, mature and full and
always generous with your abundance ».
Since as the fruit needs to give, so the root needs
receive.
You are good when your word is fully aware,
However, you are not evil when your tongue rambles in sleep.
And even confused speech can strengthen a weak language.
You are good when you proceed towards the goal, determined and with a sure step.
However, you are not bad when you wander limp here and there.
Even those who limp proceed forward.
But who is agile and strong, do not limp in front of the lame esteeming courteous.
You are good in many ways and you are not bad when you are not
good.
You are just lazy and indolent.
Unfortunately, the deer cannot teach the turtle to be fast.
Your goodness lies in the desire of the giant within you, and this
desire belongs to everyone.
In some it is a torrent that flows impetuously towards the sea, dragging with
the secrets of the hills and the song of the forests.
in others it is a placid current that is lost in slopes and lingers before
reach the shore.
But those who want a lot do not say to those who want little: «Why do you hesitate and
ado? “.
For, in truth, who is good does not ask who is naked: “Where is yours
dress? Nor to those who are homeless: “What happened to your home?”
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “We live in a dual world, we couldn’t in fact appear either
to be completely good or completely bad, it wouldn’t make any sense
even give “judgment” and divide these two aspects: lights and shadows are
in all and in all.
It is highlighted through the thought expressed by Gibran that in who he is
crossed by evils such as anger or the need to strike defending oneself
, actually there is hunger and thirst … but what? It certainly is
fragile and seeking attention and love, a reaction that then leads to him
others defend themselves and deny that required love.
Just look at a frightened kitten to see how it is, lost and shy
show aggression to defend your life. In a more subtle form
this happens to those who, fearing rejection, put in place defense mechanisms.
Here would be to take this into consideration.
We defend ourselves if we feel invaded or injured, then actually-fit
silent – he asks for attention and love, which should not be given in such a way
fueling victimization and a sense of addiction but rather fueling
awareness and the search for one’s own value and self-esteem.
We have no value (Gibran highlights it) regardless of whether we appeared
bad or good.
In us the search to estimate and grasp our inner Light, which is not
it must be learned from others – like through a mirror – but have the
certainty of who we are and of our value, we always deserve and
however love and we are rich in gifts.
How to start finding awareness and the ability to grasp reality
without getting involved?
ON REASON AND PASSION
And again the priestess spoke and said: Tell us about Reason and
Passion.
And he replied saying:
Your soul is often a battleground where judgment and reason
they wage war on greed and passion.
I could be the pacifier of your soul, which converts
rivalry and discord in union and harmony.
But how can I, if you are not yourself the peacemakers, indeed the lovers
of all your elements?
Reason and passion are the rudder and the sail of that sailor who is
your soul.
If the rudder and the sail are broken, you can not help but skid,
drifting, or stopping in the middle of the sea.
For if reason dominates on its own, it is a force that imprisons, and there
passion is a flame that, unattended, burns to its destruction.
So your soul raises reason to the highest passion,
for it to sing,
And with reason direct the passion, so that it lives in everyday life
resurrection, and how the phoenix rises from its ashes.
I wish greed and judgment were for you as unwelcome guests in the
your home.
Of course you would not honor each other anymore, because if you have more
attention for one you lose the trust of both.
When on the hills you sit in the cool shade of the pale poplars,
sharing the peace and serenity of the distant fields and meadows, then vi
your heart whispers: “God rests in reason.”
And when the storm rages and the relentless wind shakes the forest, e
lightning and thunder proclaim the majesty of heaven, then say in the heart with
reverent trepidation: “God works in passion”.
And because you are a breath in the sphere of God and a leaf in his
forest, you also will rest in reason and act in passion.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The great antagonists of our journey: Reason and Passion,
where one should not prevail over the other and where balance and
discernment I am the master tree that does not break in storms. In
the bottom line is precisely the ability to integrate these two parts (like
cerebral hemispheres) which leads us to non-attachment and to
possibility of having righteousness. Recognizing oneself as a microscopic element
before infinity, but interconnected to it with its value e
reflection of what we know how to live and grasp is knowing that by entrusting ourselves
to the greatness of the Whole we are always a particle of Love.
Finding peace in the dialogue between these antagonists is welcoming and living the
life’s opportunity in non-attachment and expectations.
Love and friendship thoughts of Gibran:
°
Everyone has something they want to donate:
and so, too often,
nobody is willing to take.
Let’s say I have a home
and invite people.
They will come and accept my home,
my food and even my ideas,
but not my love.
Instead, just love
is what most of us do
want to donate above all else.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, May 30, 1922
°
Sometimes when souls are small
and in the first place things are small,
we have to leave them alone
in their dark moments,
because they come to light
in what is their season.
But the gesture of leaving them to themselves
it must be a gesture of love.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, February 5, 1921
.
No human relationship
gives one in possession of the other.
in every couple of souls
the two are absolutely different.
In friendship as in love,
the two, side by side,
raise your hands
together
to find what neither
can reach alone.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, June 8, 1924
Poetyca: “After conscious work one is capable of a mature relationship that
know how to lead to true joy and sharing and where you are capable of
feel good together, you feel good even on your own because, with the help of the
others (indispensable presence if they don’t just take it but they also know
offering oneself as a gift) one is capable of mutual enrichment and fullness, one is
capable of being better. ”
An aphorism by an unknown author quotes: – I love you not for who you are but for who I am
me when I’m with you. I think we should keep this in mind, be
better for the presence of a person, understand that he welcomes us and
Valuing does not mean that it is the love received that transforms us, but that we do
we ourselves are people capable of improvement, who are proactive people
and we shouldn’t stick to expectations and people, but rather
knowing how to donate without waiting to see our image reflected in the
fruits: a long job that can take you far.

Poetyca 09.09.2005

Buona ricerca – Good search



Buona ricerca
Quando tu vuoi cercare la Verità, non restare nel chiasso, essa svanirebbe.
Tu immergiti nel silenzio, dove nulla distrae il tuo ascolto, tu non fare vagare la mente da una immagine ad una altra. Tu semplicemente ascolta dentro di te cosa dice il tuo cuore.

Tu non ti aggrappare ad una aspettativa, tu non ti gonfiare di orgoglio credendo di avere realizzato un traguardo solo per avere sperimentato una piccola Siddhi ( potere esteriore che nasce da una piccola realizzazione interiore di noi stessi), non è questo il motivo della ricerca, tu vai avanti sicuro e non perdere mai la tua volontà e la fiducia in te stesso.
Un giorno, dopo avere attraversato il deserto, quando tu guarderai alle tue spalle ti accorgerai di come tu sia stato capace di camminare a lungo e di come la forza sia sempre stata in te, come la speranza sia stata la tua lampada nel buio della notte.
Tu ti accorgerai che in te hai già tutto e che non sei mai stato solo: l’amore è la più grande potenza che sa condurre oltre ogni difficoltà, tu ama e dimentica il sudore e la fatica, tu ama e saprai sempre trovare
la strada giusta che ti impedisce di perderti nelle tenebre.

01.01.2009 Poetyca

Good search

When you want to search for the truth, do not stay in the noise, itwould vanish.
You immerse yourself in the silence, where nothing distracts yourlistening, you do not mind wander from one image to another. Yousimply listen in to what you said in your heart.
You do not cling to an expectation, you do not swell with pridethinking of having achieved a goal only to have experienced a smallSiddhi (external power that comes from a small inner realizzaziione of ourselves), this is not the reason for the research, sure you go onand never lose your will and trust in yourself.
One day, after crossing the desert when you will look behind youyou’ll see how you were able to walk and how long the power hasalways been in you, that hope has been your lamp in the darkness of the night .
You realize that you already have everything that you’ve never beenjust that: love is the greatest power that knows how to carry overevery difficulty, you love and forget the sweat and toil, you’ll always know you love and find
the right way that prevents you from getting lost in the darkness.

01.01.2009 Poetyca

Amare – To love


Amare

L’Amore non abita nella mente

“Finchè esiste attività della mente, di sicuro

non può esservi amore.

Quando ci sarà amore, non avremo problemi sociali.

Ma l’amore non è una cosa che viene acquisita.

La mente può cercare di acquisirlo, come un nuovo pensiero,

un nuovo gadget, un nuovo modo di pensare;

ma la mente non può trovarsi in uno stato d’amore

finchè il pensiero sta acquisendo l’amore.

Finchè la mente cerca di essere in uno stato di non avidità,

certamente è ancora avida, o no?

Allo stesso modo, finchè la mente spera, desidera e si esercita

per essere in uno stato in cui ci sia amore,

sicuramente nega questo stato”

Jiddu Krishnamurti – La ricerca della felicita’

Amare non è qualcosa che si accende e si spegne con un timer ben programmato,

non è una serie di opzioni che gli altri devono saper mostrare dove si sceglie

su un catalogo la persona che potrebbe essere migliore per noi: che offre le migliori

prestazioni alla nostra pressante richiesta. Per fortuna l’amore è ancora inattaccabile

da questa corsa alla ricerca di consumismo e di produzione. Chi sta ancora cercando

un amore che riempie il vuoto è chi non ha compreso che quel vuoto interiore

non ha bisogno di un tappo dallo esterno ma di attenzione profonda dall’interno.

Amare è seguire una strada che ha un cuore…per donare se stessi senza paura.

16.05.2011 Poetyca

Love do not live in the mind

“As long as there is activity of the mind, for sure

there can be no love.

When there is love, we will not have social problems.

But love is not something that is acquired.

The mind can try to acquire it, as a new thought,

a new gadget, a new way of thinking;

but the mind can not be in a state of love

until the thought is gaining love.

As long as the mind tries to be in a state of greed,

is certainly still hungry, or not?

Similarly, until the mind hopes, desires and practices

to be in a state where there is love,

certainly deny this state “

(Jiddu Krishnamurti – The Pursuit of Happyness’)

Love is not something you turn on and off with a well-programmed timer,

not a series of options that the others must be able to show where

you click on a catalog that the person might be better for us: that

offers the best performance to our urgent request. Fortunately, the love

is still resistant to this race in search of consumption and production.

Who is still looking for a love that fills the void is the one who did

not understand that this emptiness does not need a cap of attention

from the outside but deep inside.

To love is to follow a path with heart … to giving of themselves without fear.

16.05.2011 Poetyca

Amare – To love


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Amare

L’Amore non abita nella mente

“Finchè esiste attività della mente, di sicuro
non può esservi amore.
Quando ci sarà amore, non avremo problemi sociali.
Ma l’amore non è una cosa che viene acquisita.
La mente può cercare di acquisirlo, come un nuovo pensiero,
un nuovo gadget, un nuovo modo di pensare;
ma la mente non può trovarsi in uno stato d’amore
finchè il pensiero sta acquisendo l’amore.
Finchè la mente cerca di essere in uno stato di non avidità,
certamente è ancora avida, o no?
Allo stesso modo, finchè la mente spera, desidera e si esercita
per essere in uno stato in cui ci sia amore,
sicuramente nega questo stato”

Jiddu Krishnamurti – La ricerca della felicita’

Amare non è qualcosa che si accende e si spegne con un timer ben programmato,
non è una serie di opzioni che gli altri devono saper mostrare dove si sceglie
su un catalogo la persona che potrebbe essere migliore per noi: che offre le migliori
prestazioni alla nostra pressante richiesta. Per fortuna l’amore è ancora inattaccabile
da questa corsa alla ricerca di consumismo e di produzione. Chi sta ancora cercando
un amore che riempie il vuoto è chi non ha compreso che quel vuoto interiore
non ha bisogno di un tappo dallo esterno ma di attenzione profonda dall’interno.

Amare è seguire una strada che ha un cuore…per donare se stessi senza paura.

16.05.2011 Poetyca

To love

Love do not live in the mind

“As long as there is activity of the mind, for sure
there can be no love.
When there is love, we will not have social problems.
But love is not something that is acquired.
The mind can try to acquire it, as a new thought,
a new gadget, a new way of thinking;
but the mind can not be in a state of love
until the thought is gaining love.
As long as the mind tries to be in a state of greed,
is certainly still hungry, or not?
Similarly, until the mind hopes, desires and practices
to be in a state where there is love,
certainly deny this state “

(Jiddu Krishnamurti – The Pursuit of Happyness’)

Love is not something you turn on and off with a well-programmed timer,
not a series of options that the others must be able to show where
you click on a catalog that the person might be better for us: that
offers the best performance to our urgent request. Fortunately, the love
is still resistant to this race in search of consumption and production.
Who is still looking for a love that fills the void is the one who did
not understand that this emptiness does not need a cap of attention
from the outside but deep inside.

To love is to follow a path with heart … to giving of themselves without fear.

16.05.2011 Poetyca

Il ciclo della vita – Cycle of life


Il ciclo della vita
I vecchi amici passeranno, i nuovi amici appaiono. E ‘proprio come i giorni. Un giorno di vita passa, un nuovo giorno arriva. La cosa importante è di renderla significativa: un significativo amico – o un giorno significativo.
Dalai Lama

—–
Uno dei fondamenti del Buddhismo, nato dall’osservazione profonda della realtà ( anche al fine di non favorire le illusioni) e quello dalla impermanenza delle cose.
E’ chiaro il nostro desiderio di continuità, di eternità ( che non è comunque innegabile), ma è altrettanto presente e tutti lo possono sperimentare – il fattore di non durata – della vita, delle cose, dei rapporti umani. Come a dire che tutto è destinato a cambiare, a finire ma anche e ritornare ( la visione orientale è legata alla ciclicità del tempo e non alla sua linearità).
Allora non è ” pessimista” vedere come i rapporti di amicizia possano subire la stessa impermanenza, anzi questo ci permette di accogliere in modo flessibile ogni cambiamento ( o mutevolezza degli eventi) persino come evoluzione degli stessi, ci permette di sperimentare una forma di libertà dagli attaccamenti e dalle illusioni e dunque di accogliere che ogni evento arrivi e poi vada. Che un amico si allontani, grati per la sua presenza e per quanto ci abbia donato. Anche il distacco della morte è visto come un passaggio inevitabile. Tutto questo però non ci esime dal provare sofferenza, dal vivere con tristezza il distacco. Ma questo è un motivo per aprirci alla compassione, per non innescare rabbia o pregiudizi, per essere capaci di ” lasciare andare” come fa un albero con le foglie in autunno. Non ci sarebbe Primavera se le foglie precedenti non avessero abbandonato l’albero.

15.09.2012 Poetyca

Cycle of life

Old friends pass away, new friends appear. It is just like the days. An old day passes, a new day arrives. The important thing is to make it meaningful: a meaningful friend – or a meaningful day.
Dalai Lama
One of those principles of Buddhism, born deep observation of reality (also in order not to encourage illusions) and the impermanence of things.
It is clear our desire for continuity, eternity (which is undeniable), but it is also present, and everyone can experience – a factor not life – of life, of things, of human relationships. As if to say that everything is about to change, but also to finish and return (the Eastern view is linked to the cyclical nature of time and its linearity).
Then there is not “pessimistic” to see how friendships can suffer the same impermanence, this fact allows us to flexibly accommodate any change (or mutability of events) even as an evolution of the same, allows us to experience a kind of freedom from attachments and illusions and therefore to accept that every event come and then go. What a friend moves away, grateful for his presence and for all that has given us. Even the detachment of death is seen as inevitable passage. All this does not excuse us from trying suffering from living with sadness detachment. But this is a reason to be open to compassion, not trigger anger or prejudice, to be able to “let go” like a tree with leaves in the fall. There would be Spring if the leaves before they had left the tree.

15.09.2012 Poetyca

Sull’Amare – On loving


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Sull’Amare

Ci troviamo a cercare e a confrontarci con noi stessi per seminare le cose in cui crediamo. Il rapporto con gli altri,diversi da noi per consuetudini ed idee è spesso un rapporto di compromesso: Apertura e disponibilitá sono la via spianata per esperire atteggiamenti,attenzione e confronto con altri aspetti di noi stessi in altre persone,le quali a volte fungono da specchio.E’ attraverso questo confronto che possiamo mettere in atto flessibilità,accoglienza e compassione ma questo non deve farci perdere di vista il rispetto di sè,la continuità della ricerca interiore ed un mirato ascolto di quanto si manifesta,in modo spontaneo,senza farsi manipolare o piegare dall’altrui giudizio o da pressioni esterne atte a farci mutare comportamento o, soprattutto,dal nostro attaccamento alla nostra immagine o alle apparenze. Amare o partecipare alla vita degli altri deve essere un percorso spontaneo ed incondizionato. Tutti noi dovremmo lavorare per trovare la gioia di un confronto costruttivo. Senza rabbia o timore.

Esistono persone capaci di amare…malgrado tutto e senza pianificare nulla.
Non lo fanno in nome di un Dio o per guadagnarsi un lontano Paradiso, semplicemente provano una gioia profonda nell’esprimere la propria natura.Non tentano di trarre piacere ma vivono pienamente l’attimo presente. Perchė consapevoli che tutto è Amore.

Il ricevere quel che si semina è una legge naturale, qualcuno lo chiama Karma.
Anche nella Bibbia, nell’Antico Testamento, in Proverbi si afferma che ” Chi semina vento raccoglie tempesta” (Osea 8,7). Una piccola nota per comprendere che siamo responsabili delle nostre azioni. Amare non è qualcosa che si programma o si imita, accade.
La rabbia, l’odio, la vendetta, hanno una sorta di potere corrosivo che danneggia chi per primo coltiva tali semi.
Meglio dimenticare le cause di sofferenze e amare comunque ( anche se difficile) che farsi contaminare da energie corrosive e distruttive.

16.01.2014 Poetyca

On loving

We are to seek and confront ourselves to sow the things we believe . The relationship with others different from us for traditions and ideas is often a relationship of compromise : Opening and availability are clearing the way for seeking attitudes , attention and comparison with other aspects of ourselves in other people , which sometimes act as specchio.E ‘ through this comparison we can implement flexibility , warmth and compassion but this should not make us lose sight of the self-respect , the continuity of soul searching and a focused listening to what occurs in a spontaneous way , without being manipulate or bend dall’altrui judgment or by outside pressures designed to make us change behavior or , more importantly, from our attachment to our image or appearances. To love or to participate in the lives of others should be a path spontaneous and unconditional . All of us should work to find the joy of a constructive dialogue . Without anger or fear .

There are people who are able to love in spite of everything … and not planning anything.
Do not do it in the name of God or to earn a distant paradise , simply feel a deep joy in expressing their natura.Non try to get pleasure but fully live the present moment . Because they are aware that everything is Love.

The get what you sow is a natural law , some call it Karma .
Even in the Bible, in the Old Testament , Proverbs says that “He who sows the wind reaps the whirlwind .” (Osea 8,7) A small note to understand that we are responsible for our actions. Love is not something you or program imitates , it happens .
Anger , hatred , revenge, have some sort of corrosive power that harms those who first cultivated these seeds.
Better to forget the causes of suffering and still love (although difficult ) to be contaminated by corrosive and destructive energies .

16/01/2014 Poetyca

Le nostre scelte – Our Choices


Le nostre scelte
Ci sono delle interazioni, delle cause determinate da nostre scelte – ma insieme a quelle di altri – una sorta di canovaccio dove tutti hanno un ruolo e lo portano a compimento. Ma la realtà non è solo questa che cade sotto il controllo dei nostri sensi, l’illusorietà che deriva dalla loro incompletezza. Esiste un ego, un proiettare sugli altri e un desiderare attenzione che determinano in noi determinate credenze e comportamenti ma esiste anche uno spazio interiore che se accolto ed ascoltato ci permette di comprendere come siamo noi a co – creare la realtà, come anche la fisica quantistica ha dimostrato.
Noi siamo la continuazione di una scintilla che ha scaturito la causa prima ma attraverso noi tale luce ha vita e continuità oltre le tracce di questo tempo destinato a finire.
07.01.2011 Poetyca
Our Choices

Are there any interactions, the causes determined by our choices – but with those of others – a sort of canvas where everyone has a role and bring it to fruition. But the reality is not only that this falls under the control of our senses, the illusion that stems from their incompleteness. There is an ego, a project on others and a desire for attention that we determine in certain beliefs and behaviors, but there is also an interior space that, if accepted and heard allows us to understand how we are to co – create reality, as quantum physics demonstrated.We are the continuation of a spark that resulted in the cause before us, but through this light and life has continued over the traces of this time destined to end.
07.01.2011 Poetyca

Le origini – Sources


Le origini

Noi abbiamo sulla origine della vita o cosa c’è dopo la morte,molte domande,
ma le risposte arrivano da diverse fonti che a volte si contraddicono:
la posizione della religione, di diverse religioni e
della scienza in particolare ci permette di ricevere diverse teorie, che a volte si smentiscono nel tempo, in particolare se riceviamo risposte dalla scienza e dagli strumenti che misurano le origini del nostro pianeta, la comparsa delle diverse forme di vita e non è sempre facile identificare una chiara origine di tutto. Ancora oggi non abbiamo risposte certe su:
Il Big Bang o Dio, una casualità oppure cosa ci sia dopo la morte fisica, se tutto finisce o se esiste continuità.
Forse a causa di questo, possono fiorire diverse religioni o un atteggiamento scettico o ateo.
Dunque, dal momento che nessuno è realmente a conoscenza della origine della vita o cosa ci sia dopo la morte, è importante riuscire a non separare ma a accogliere tutti anche riguardo le proprie credenze religiose. Nessuno ha la verità, neppure noi.

22.08.2011 Poetyca

Sources

We have on the origin of life or what happens after death, many questions,
but the answers come from different sources sometimes contradict each other:
the position of religion, of different religions and
of science in particular allows us to receive several theories, which sometimes belie the time, especially if we get answers from science and instruments that measure the origins of our planet, the emergence of different life forms and is not always easy to identify a clear source of everything. Still do not have definite answers to:
The Big Bang or God, there is a coincidence or what after physical death, if everything ends or if there is continuity.
Perhaps because of this, various religions can flourish or a skeptical attitude or atheist.
So, since nobody is really aware of the origin of life or what is after death, it is important not to separate but to be able to accommodate everyone, even about their own religious beliefs. Nobody has the truth, not even us.

22.08.2011 Poetyca

La pratica – Practice


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La Pratica

La pratica è continuità,. comprensione e coraggio
nell’applicare quel che resterebbe solo a livello teorico o ideale
se non osiamo realizzarlo.
Essere capaci di accogliere il nuovo deve corrispondere
a rinnovare noi stessi perchè siamo in continua evoluzione.
Praticare è manifestare quel che siamo, senza trattenere nulla.

22.11.2014 Poetyca

Practice

The practice is continuity,. understanding and courage
applying what would remain only in theory or ideal
if we dare not make it.
Be able to accept the new must match
to renew ourselves because we are constantly evolving.
Practice is to manifest what we are, without holding back anything.

11/22/2014 Poetyca

Meditare – Meditate


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Meditare

Meditare non è ricavare una frazione di tempo e assumere posture o atteggiamenti esteriori. Meditare è un modo di essere presente a se stessi, vivere continuità e capacità di comprendere quanto ci attraversa e accade intorno a noi. Imparare che tra gli altri e quel che siamo non esiste separazione alcuna.

18.06.2015 Poetyca

Meditate

Meditating is not to obtain a fraction of time and flexible positions or attitudes outward. Meditation is a way of being present to themselves, living continuity and ability to understand what is happening around us and through us. Learn from others and what we are there is no separation.

06/18/2015 Poetyca

Occhi limpidi – Clear eyes


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Occhi limpidi
Gli occhi limpidi trasmettono la luce dell’esperienza;
dell’abbandono del giudizio contro di noi, contro gli altri:
il conflitto che nasce dal timore di non essere accolti.
Comprendere cosa cerchiamo, chi siamo, accoglierci senza
cercare solo difetti è offrirci l’opportunità di trovare serenità;
la stessa che possiamo offrire come dono gratuito.
Molto abbiamo da imparare e sempre poco da insegnare.
Grazie alla vita e a quello che ci ha ferito sappiamo
cogliere i nostri attaccamenti per potercene liberare;
possiamo seminare l’umiltà nel cogliere chi siamo veramente
e respirare armonia senza più timore

Amare gli altri, è anche saper sviluppare con responsabilità quell’impegno con noi stessi per superare i nostro limiti; quale migliore terreno da coltivare se non noi stessi?
Ma che non si tratti di infliggerci delle accuse, piuttosto sarebbe opportuno cogliere i punti di forza e quelle fragilità che dovremmo migliorare; con comprensione e serenità. Se fossimo poco propensi alla tolleranza di noi stessi, per riflesso lo saremmo nei confronti degli altri; accoglierci è accogliere gli altri; molto si impara nell’ascolto altrui e nel cercare di disgregare il nostro piccolo io.

Protendersi verso l’osservazione e la partecipazione è superare i nostri stessi confini.
Non è facile comprendere il senso dell’amore;
dove si offra quel che si è e non ci si aggrappi
ad altri nella speranza di ricolmare quel vuoto che c’adombra.

– Ama gli altri come te stesso – Se non impari ad amare,
a cogliere a nutrire e a saper superare le mille ” colpe”
o quei difetti che temi di avere; perchè ti confronti con gli altri;
dimenticando la tua unicità; cosa offriresti mai?
Il viaggio è in noi, nel nostro essere e solo se sappiamo trovare
armonia sappiamo diffonderla intorno.

30.01.2006 Poetyca

Clear eyes

Clear eyes transmit the light of experience;
of the abandonment of judgment against us, against others:
the conflict that arises from the fear of not being accepted.
Understanding what we are looking for, who we are, welcoming us without
to look only for defects is to offer us the opportunity to find serenity;
the same that we can offer as a free gift.
We have a lot to learn and always little to teach.
Thanks to life and what has hurt us we know
grasp our attachments to be able to free ourselves from them;
we can sow humility in understanding who we really are
and breathe harmony without fear
Loving others also means knowing how to responsibly develop that commitment with ourselves to overcome our limits; what better ground to cultivate than ourselves?
But that it is not a question of inflicting accusations on us, rather it would be appropriate to grasp the strengths and weaknesses that we should improve; with understanding and serenity. If we were unwilling to tolerate ourselves, we would by reflex be towards others; welcoming us is welcoming others; much is learned in listening to others and in trying to break up our little self.
Reaching for observation and participation is to overcome our own borders.
It is not easy to understand the meaning of love;
where you offer what you are and don’t cling to
to others in the hope of filling that void that obscures us.
– Love others as yourself – If you don’t learn to love,
to grasp, nourish and know how to overcome the thousand “faults”
or those defects that you fear you have; why do you compare yourself with others;
forgetting your uniqueness; what would you ever offer?
The journey is in us, in our being and only if we know how to find
harmony we know how to spread it around.

30.01.2006 Poetyca

Sensibilità – Sensitivity


Sensibilità

La sensibilità è come una lente attraverso la quale guardare la realtà,

non tutti hanno la stessa gradazione e ci sono persone miopi o presbiti

che non sanno adeguarsi al nostro modo di vedere, così come noi

non comprendiamo del tutto il loro. A volte sarebbe opportuno scambiarsi le lenti,

comparare il sentire per aprirci ad aspetti che credevamo sconosciuti.

Ci vuole coraggio a non nascondere nulla, a manifestare ogni cosa,

senza il timore di essere derubati, ma in fondo non si ruba l’essenza

di chi sa di credere e di vivere una visione delle cose dettata dal cuore

– solo la mente teme di perdere qualcosa.

20.01.2011 Poetyca

 

Sensitivity

The sensitivity as a lens through which to look at reality,

not everyone has the same strength and there are people nearsighted or farsighted

who can not adapt to our way of seeing, as we

do not understand all of them. Sometimes it would be appropriate to exchange lenses,

compare the feel to open up to strangers expect me to believe.

It takes courage not to hide anything, to show everything

without fear of being robbed, but deep down you do not steal the essence

of those who know and believe live a vision of things dictated from the heart

– only the mind afraid of losing something.

20.01.2011 Poetyca

Amicizia e riflessione – Friendship and reflection


Amicizia e riflessione

Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità , alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro .
Sicuramente , se è amicizia che offriamo ( e non pretendiamo ) , dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso , cogliere in noi se , dietro la parola amicizia si cela altro .
Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto verso di noi sarebbe opportuno chiedersi se , in fondo ci attendevamo qualcosa .

Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità , se siamo capaci di vedere cosa abbiamo sbagliato , se siamo capaci di manifestare dove si sia colto un malinteso ( facile interpretare diversamente ed il dialogo leale serve a questo ) allora si è capaci di portare avanti un rapporto maturo . Troppo facile dare ad altri responsabilità e non vedere la trave che ci renderebbe ciechi. Dialogo , condivisione , senza nulla pretendere è la migliore base per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo . Quando muore in fretta era solo illusione .
© Poetyca

Friendship and reflection

I think it is important to analyze one’s responsibilities, expectations and whether and how we have transmitted friendship or other.
Surely, if it is friendship that we offer (and we do not expect), we must be able to drive away from ourselves feelings of possession, to grasp in us if, behind the word friendship there is something else.
Before pointing the finger at what others would not have done towards us, it would be appropriate to ask ourselves if, after all, we expected something.

If we manage not to flee our responsibilities, if we are able to see what we did wrong, if we are able to express where a misunderstanding has been caught (easy to interpret differently and loyal dialogue is for this) then we are able to carry on a relationship mature. Too easy to give others responsibility and not see the beam that would make us blind. Dialogue, sharing, without expecting anything is the best basis for putting down roots to relationships destined to last over time. When he dies quickly it was just an illusion.

© Poetyca

Costruire la pace – Building peace



Costruire la pace.
“Quando punti il dito per condannare, tre dita restano puntate contro di te”

Proverbio cinese
Amicizia e riflessione
Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità,
alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro.
Sicuramente,se è amicizia che offriamo ( e non pretendiamo ),
dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso,
cogliere in noi se,dietro la parola amicizia si cela altro.
Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto verso
di noi sarebbe opportuno chiedersi se, in fondo, ci attendevamo qualcosa.

Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità,se siamo capaci
di vedere cosa abbiamo sbagliato, se siamo capaci di manifestare
dove si sia colto un malinteso( facile interpretare diversamente
ed il dialogo leale serve a questo)allora si è capaci di portare
avanti un rapporto maturo.Troppo facile dare ad altri responsabilità
e non vedere la trave che ci renderebbe ciechi.
Dialogo,condivisione,senza nulla pretendere, è la migliore base
per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo.
Quando muore in fretta era solo illusione.

Luglio 2007 Poetyca
Grandi e piccoli. Gli adulti per primi e i bambini per spirito d’emulazione
imparano a tenere stretta un’opinione.A voler dimostrare a tutti i costi
di avere ragione, dimenticando spesso come la realtà che si potrebbe cogliere,
quando non si è liberi dall’attaccamemto è sempre distorta.
Pestare i piedi, urlare l’altrui torto, dimenticando di leggere
in profondità cosa possa avere mosso in noi delle eccessive reazioni,
è solo alimentare il nostro ego che non ci permette di distaccarci
dall’attaccamento alle proprie opinioni,si diventa ” territoriali”,
come se la difesa ad oltranza di quello che possa essere uno spazio che
ci rappresenti sia capace di tenere in equilibrio una già precaria opinione di sè.
Si cercano alleanze, attenzioni e altre persone che ci possano appoggiare.
Ma,riflettendo,è meglio avere accanto il ” paladino a spada tratta”
che inconsciamente alimenta la nostra dipendenza o chi, pur sapendo
di rischiare la profonda incomprensione, sia capace di farci capire che,
in fondo, è necessario mettere in atto una profonda analisi sull’eccessiva
reazione legata a questa insicurezza?

Naturalmente si è liberi nelle personali scelte, esse saranno rispettate,
ma non ha senso entrare in nuovi ” loop” ( percorsi senza uscita con la
ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti mentali) e non fare nulla
per venirne fuori. Essere capaci di maturità è tra le nostre opportunità.
siamo sempre tutti pronti a puntare il dito contro gli altri. Gli altri
sbagliano, gli altri si comportano male, gli altri mentono, gli altri
sono incapaci e diversi da quanto vorremmo.

Gli altri,e noi?
E’comune il puntare l’indice contro qualcuno dicendo che ha fatto un errore,
ma se osserviamo la nostra mano è facile notare che nel fare questo gesto
ci sono altre tre dita che sono puntate contro di noi,
Il ruolo di queste tre dita è è la chiave di volta per imparare che:

1) Non si deve essere sempre sicuri di avere ragione.
2) Anche se avessimo ricevuto un torto, è anche vero che non siamo infallibili.
3) La frustrazione ed il disagio provati ora ed altre volte
precedenti devono indurre e non ripetere il nostro autoinganno.

Non è mai stato facile crescere, superare dei modelli che sono autoindotti
ma avere modo di sperimentare l’ascolto interiore, di mettere una nuova procedura
che spezzi la coazione a ripetere è la via che ci insegni a non giudicare e
a ” lasciare andare ” la presa. Un modo maturo per non essere fonte di energie
quali la rabbia ed il rancore che sono distanti dalla pace interiore e pongono
in atto un percorso legato all’ignoranza e all’illusione.

Tre dita, non uno soltanto sono la necessità di alimentare la pace interiore.
30.03.2008 Poetyca

Building peace.

“When you point your finger to condemn, three fingers are pointed at you”

Chinese proverb
Friendship and reflection
I think it’s important to test for their responsibilities,
expectations and whether and how we have transmitted friendship or more.
Surely, if friendship is that we (and do not claim)
we must be able to rid ourselves of feelings of ownership,
If we take in, hides behind the word friendship more.
Before pointing the finger at what others have done to
of us would be asked whether, after all, we expected something.

If we can not escape our responsibilities, if we can
to see what we did wrong, if we are able to express
where it is caught a misunderstanding (easy to interpret differently
and honest dialogue serves this) then you are able to bring
maturo.Troppo easy to forward a report to other responsibilities
and not see the beam that blinds us.
Dialogue, sharing nothing to claim, is the best basis
to take roots in relationships intended to last.
When he dies in a hurry was just an illusion.

July 2007 Poetyca
Large and small. Adults and children first in the spirit of emulation
learn to keep close review. want to show at all costs
to be right, as often forgetting the reality that they could grasp
when you are not free dall’attaccamemto is always distorted.
Stamping his feet, shouting the others wrong, forgetting to read
What may have moved deep in us excessive reactions,
Food is only our egos that we can detach
from attachment to their opinions, we become “territorial”
as if to defend to the bitter end of what could be a space that
represent us is able to balance a precarious opinion of himself.
We seek alliances, attention and other people who can support.
But, on reflection, it is better to have the next “champion to the hilt”
unconsciously feeds our addiction or who, knowing
to risk profound misunderstanding is capable of making us understand that
basically, you need to implement a deep analysis on the excessive
reaction related to this insecurity?

Of course you are free on personal choices, they will be met,
it is nonsense to enter new loop (with no exit routes
systematic repetition of the same mind) and do nothing
to get out. Being able to maturity is one of our opportunities.
We are all always ready to point the finger at others. Other
wrong, the others behave badly, others lie, the other
are unable and different from what we want.

The other, and we?
E’comune the point the finger at someone saying that he made a mistake,
but if we keep our hand is easy to see that in making this gesture
There are three other fingers are pointed at us,
The role of these three fingers and is the key to learn that:

1) You should not always be sure of being right.
2) Even if we had been wronged, it is also true that we are not infallible.
3) The frustration and discomfort proven time and other times
above should lead and not repeat our self-deception.

It has never been easy to grow, to overcome patterns that are self-induced
but having to experience the inner listening, putting a new procedure
that breaks the repetition compulsion is the way we teach and not giudcare
to “let go” grip. A mature way to not be a source of energy
such as anger and resentment that are distant from inner peace and pose
act in a way linked to ignorance and illusion.

Three fingers, not one only are the need to nurture inner peace.
30.03.2008 Poetyca

Dono del silenzio – Gift in silence


rose
Dono nel silenzio
Se parliamo di incontro, di dialogo, l’importanza dello stesso, credo che le persone, individualmente debbano prima incontrare se stesse. Forse un buon dialogo ( il portare fuori) è proporzionale a quanto si sia capaci di spostare l’attenzione dentro di sè, di cogliere che cosa si porta dentro. Spesso manca questa forma di attenzione e dovrebbe essere stimolata per riconoscersi e per comprendere chi siamo o cosa si vorrebbe manifestare di genuino e non solo come cassa di risonanza del ” già detto o sentito”.
Il silenzio implica una doppia presenza di ascolto:
L’ascolto di colui che si offre e quello di colui che riceve.
Nel silenzio emerge il rispetto, la gratuità di un dono.
Spesso, in un mondo chiassoso, pieno di aspettative, il silenzio è visto come negazione di sè, come atto punitivo, come distanza.
Ma solo attraverso il silenzio emerge la vera natura, la capacità di purificare la mente da ogni aggressione esterna.
Chi riconosce l’altro come parte di sè, soprattutto nel silenzio, è chi non prevalica e sa attendere con calma l’altrui manifestazione.
12.10.2013 Poetyca
Gift in silence
If we speak of encounter, dialogue , the importance of the same , I believe that people, individually must first meet themselves. Perhaps a good dialogue ( the take out ) is proportional to what one is able to shift the focus within himself , to grasp that what is within him . They often lack this form of attention and should be encouraged to recognize and to understand who we are or what you would like to express genuine and not just as a sounding board of the “already said or heard .”
Silence implies the presence of a double listening :
Listening to him who gives and the one who receives it.
In the silence emerges as respect, generosity of a gift .
Often , in a noisy world , full of expectations , silence is seen as a negation of itself, as an act of punishment , such as distance .
But only through silence emerges the true nature , the ability to purify the mind from any external aggression .
Who recognizes the other as a part of himself , especially in the silence , it is those who do not know how to wait calmly prevalica and the manifestation of others .
12.10.2013 Poetyca

Ultimo viaggio – Last trip


 

Ultimo viaggio

Il giuramento di Ippocrate e l’etica verso la vita fa
di ogni medico un paladino che deve trovare cure e soluzioni.
E’ sicuramente corretto fare il possibile per la vita ma accanirsi,
voler a tutti i costi dimostrare di vincere la sfida, procurare una
vita artificiale strappando un paziente a morte sicura è solo un prolungare
delle sofferenze inutili o una forma di orgoglio. Quando è il momento della resa
è necessario aprire il cuore alla compassione e lasciare andare chi sta per
percorrere il passaggio dall’altra parte, non ha senso dimostrare,
a scapito della preparazione al lasciare andare, che si è
in grado di ” gestire ” la vita e la morte.
La morte, come la nascita è un fenomeno naturale,
volerla controllare, pilotare, rimandare, gettando
fumo negli occhi con speranze che sono solo fuochi fatui
non ha senso: – quanto la morte bussa alla porta non possiamo
sprangare tutto ed evitarla o rimandarla. L’impiego di macchine
sofisticate, che sostituiscano gli organi vitali qualora siano
compromessi, è solo un inutile illusione e ulteriore logorio,
una vita artificiale è solo un prolungare della sofferenza in chi,
spesso in una condizione indotta di incoscienza deve solo appagare
l’attaccamento di altri. Quando è il momento è giusto seguire
il processo naturale che è legato alla fine del viaggio chiamato vita.
Al capolinea è inutile prolungare la corsa ma è opportuno accogliere
la preparazione al nuovo evento.

13.07.2011 Poetyca

Last trip

The Hippocratic oath and ethics to life of every doctor taking care of their patients
must find cures and solutions. And certainly helps in doing everything possible to correct life,
but relentlessly, at all costs, wants to prove to win the challenge, provides an artificial
life tearing a patient to certain death which is only an extension of unnecessary suffering,
or a form of pride. When it is time to settle you must open your heart to compassion and
and let go those acrossing the other side respectfully, does not make sense to show,
at the expense of preparing to allow to let go who can “manage” the life and death.

Death, like birth is a natural phenomenon, wanting control, drive,
put off, pulling the wool over your eyes with hope that they are only wisps, does
not make sense: – As death knocks at the door can not bolt the whole and avoid
or postpone it. The use of sophisticated machines, which replace where vital
organs are compromised, it’s just a useless illusion and additional wear and tear,
an artificial life that is just prolonging the suffering in those who, often in
a state of unconsciousness, induced only to satisfy the attachment of others. When
the time is right to follow the process, it is related to the natural end of
the journey called life. At the terminus it is useless to prolong the race
but one should prepare to accommodate the new event.

13.07.2011 Poetyca

Respira la vita – Breathe life




Respira la vita

Avvolgi il tuo sorriso nel sogno,afferra le tue emozioni e indossa
speranze,nulla forse è come appare. La vita, strano mistero che svela quello che non credevi reale. Respirala e riempiti d’amore.

© Poetyca
Breathe life
Wrap your smile in the dream, grab your emotions and wearing
hopes, perhaps nothing is as it seems. life and strange mystery that reveals what they thought was not real. Respirala and filled with love.
© Poetyca

Buddhismo e dualismo – Buddhism and dualism


Buddhismo e dualismo

Per il buddhismo non si contempla scissione netta relativa al dualismo, al
punto che non si cerca di ricomporla , si è consapevoli che ogni cosa è e non è.
Che tutto è impermanente e che la realtà è diversa da quella che la mente ci
propone. Dunque se l’illusione ci mostra un albero, per esempio, esso si
considera anche come non albero, poichè frutto della percezione dei sensi. Non
ci si oppone a quanto la mente ci mostri, si cerca solo di non provare
attaccamento verso quegli elementi che possano generare conflitto accogliendoli
ma sapendo che sono impermanenti..
Si potrebbe allora essere ” buoni” e allo stesso tempo ” non -buoni” , “cattivi
” e allo stesso tempo” non -cattivi”, un modo questo per neutralizzare il
giudizio dettato dalla mente stessa e per accogliere la realtà delle cose,
diversa da quanto la mente indichi. Un modo per non attaccarsi alle proprie
opinioni e alla necessità della critica, strumento dettato dalla mente quanto si
avverte paura.
La paura, in particolare quella inconsapevole ma sempre viva della morte è una
delle principali causa del dolore, come si sa il buddhismo mette in atto
dei meccanismi efficaci, perchè sperimentabili proprio per liberarsi dal dolore.

Il koan è tipico della scuola zen ed ha il compito di spezzare, in forma veloce,
quegli inganni della mente per aprire un varco al risveglio. Si tratta si
particolari ” indovinelli” che mandano in corto circuito la logica mentale e
fanno ritrovare una diversa dimesione. Solo nella scuola zen è presa in
considerazione la possibiltà del risveglio in questa vita e viene perseguito
attraverso questo meccanismoe non solo, le altre scuole non definiscono e non
ricercano un risveglio attraverso questi mezzi ma si dedicano allo studio dei
testi o all’uso di mantra, fondamentale è la meditazione che conduca ad un
lavoro interiore di notevole efficacia.

Consideriamo che per ogni scelta, ogni aspetto del nostro comportamento o quella
Persona ( come la definisce C.G.Jung) protratto nel tempo, quello che vogliamo
mostrare di essere, determini anche che scartiamo aspetti di noi che manteniamo
nell’ombra. Proprio per il principio del dualismo ed il timore di ricevere un
giudizio frustrante e doloroso, ci porta ad alimentare una seconda nostra
personalità che manteniamo sotterranea e che prende il nome di Ombra ( sempre
per C.G..Jung) Ora sebbene sia netto il confronto è come se si dicesse che un
uomo integerrimo abbia nascosto l’uomo scapestrato, la donna esemplare abbia in
uno spazio sotterraneo nascosto la sua parte ombra e dunque la donna
trasgressiva. Certo queste oltre ad essere teorie demarcano confini netti.
Ma il mio richiamo serve per far riflettere che, in fondo quelle parti di noi
scisse, perchè non accolte ed allontanate per effetto del dualismo, diventano
poi dei pesi ingombranti, delle energie che potrebbero emergere d’improvviso
perchè non accolte ed approfondite a suo tempo.

In un certo senso alimentare il dualismo porta sempre dei rischi, oltre a negare
la vita a parti di noi stessi, mai riconosciute, sopratutto perchè si segue il
modello di condizionamenti, accade che si alimenti un pesante giudizio nei
confronti degli altri e si desidera ” combattere” su di essi quello che
nascondiamo a noi stessi della nostra parte Ombra.
In fondo il buddhismo ha dissolto questo atteggiamento attraverso il
riconoscimento della dicotomia degli opposti nel retto sforzo di abbracciare la
realtà per quella che è, sopratutto limitando quelle proiezioni su altri e
lavorando nella lettura profonda di sè stessi..
Ma aspetto importante, a mio avviso, il buddhismo contempla che tutti contengono
un seme di buddhità che va ricercato ed alimentato.
Dunque anche chi ci apparisse distante da un comportamento apprezzabile è un
potenziale risvegliando. Motivo maggiore per non alimentare il giudizio, sotto i
panni della persona contestabile è presente il suo opposto, lo stesso si
potrebbe dire per chi sia apparentemente perfetto. La ricerca conduce ad
alimentare la via di mezzo, quel giusto equilibrio che possa mantenere un
atteggiamento equidistante su avventimenti della vita e giudizio e nel contempo
insegni ad abbracciare ogni nostro aspetto facendolo convivere senza
conflittualità ma anche la presenza di rispetto verso gli altri che sono
riconosciuti come interdipendenti.

06.10.2007 Poetyca

Buddhism and dualism

For Buddhism is not considered a net spin on the duality, the
point that no one tries to reassemble it, you are aware that everything is and is not.
That everything is impermanent and that reality is different from that which the mind there
proposes. So if it shows us the illusion of a tree, for example, it
considered as non-tree, as the result of the perception of the senses. Not
we are opposed to what the mind shows us, you just try not to try
attachment to those elements that may generate conflict, welcoming
but knowing that they are impermanent ..
It would then be “good” while “no-good” “bad
“While” non-evil “, a way to neutralize this
opinion dictated by the mind itself and accept the reality of things,
different from what the mind indicate. One way not to stick to their
opinions and needs of the critical tool that is dictated by the mind
feel afraid.
Fear, in particular the unconscious but still alive is a death
the main cause of the pain, as you know, Buddhism implements
effective mechanisms, because experiencing right to be free of pain.

The koan is typical of the Zen school and its mission is to break, at a fast pace,
those tricks of the mind to open a path to awakening. It is
special “riddles” that short-circuit the mental logic and
return to a normal size are different. Only in the Zen school is taken into
consider the possibility of awakening in this life and is pursued
meccanismoe not only through this, other schools and do not define
looking for a revival through such means but they dedicate themselves to the study of
texts or the use of mantras, meditation is the key that leads to a
inner work of considerable effectiveness.

Consider that for every choice, every aspect of our behavior or that
Person (as defined by CG Jung) lasted, what we want
show that they, too, that leads to discard aspects of us that we keep
shadows. Just for the principle of duality and the fear of receiving a
rating frustrating and painful, brings us to our food a second
personality that keep underground and is called the Shadow (always
for CG.Jung) Now although the comparison is less like saying that a
upright man hid reckless man, the woman has in an exemplary
underground space hidden his shadow side and therefore the woman
transgressive. Of course these theories in addition to demarcate clear boundaries.
But my point is to reflect that, after all those parts of us
split, and why not accepted due to the duality away, become
then the bulky weights, energies that might emerge suddenly
why not accepted at the time and depth.

In a sense the duality of food always brings risks, as well as denying
life to parts of ourselves, never recognized, especially because it follows the
model of conditioning, it happens that a heavy food court proceedings
toward others and want to “fight” on them that
we hide ourselves part of our Shadow.
After all, Buddhism has dissolved this attitude through the
recognition of the dichotomy of opposites in the right effort to embrace the
reality for what it is, mostly limited to those with projections of others and
working in deep reading of themselves ..
But important, in my opinion, Buddhism, provides that all contain
a seed of Buddhahood which is researched and energized.
So even those who appeared far from a behavior is a valuable
potential awakening. More reason not to feed the trial, under
shoes of the person objectionable is its opposite, the same
could say who is seemingly perfect. The search leads to
feed the middle way, that it can maintain a proper balance
Adventist equidistant attitude of the life and trial and at the same time
teach you to embrace every aspect of our co-exist without causing
conflict but also the presence of respect towards others who are
recognized as interdependent.

06.10.2007 Poetyca

Nuovo giorno – New day




Nuovo giorno


Un nuovo giorno, forse identico a tanti, stessi gesti, stesse attese. Ma nessun giorno indossa le stesse sfumature interiori, siamo noi costruttori del giorno, dei respiri che imprimono senso alla nascita del sole,
al calore dell’anima che s’eleva verso l’orizzonte per essere seguita da membra stanche di vagare oltre il confine della notte.
Siamo noi che raccogliamo sprazzi di silenzio per farne preghiera e speranza – luce viva – che guidi nella tormenta di dolore ed illusioni,noi ad aprire il pugno, che troppo stretto tiene sogni strappati al tempo.
Soli di fronte a noi stessi, pellegrini di questo percorso saremo capaci semplicemente di essere, gettando lontano tutte le apparenze, ombre inutili che proiettano solo inganni, saremo figli della Luce che sanno raccoglie Speranza e farne dono con il vibrare del coraggio.

© Poetyca

New day

A new day, perhaps identical to many, same gestures, same expectations. But no day wears the same inner shades, we are the builders of the day, of the breaths that give meaning to the birth of the sun,
to the warmth of the soul that rises towards the horizon to be followed by limbs tired of wandering beyond the border of the night.
It is we who collect flashes of silence to make them prayer and hope – living light – which guides us in the torment of pain and illusions, we who open our fist, which too tightly holds dreams torn from time.
Alone in front of ourselves, pilgrims of this path we will be able to simply be, throwing away all appearances, useless shadows that project only deceptions, we will be children of the Light who know how to gather Hope and make it a gift with the vibrating courage.

© Poetyca

Mente o cuore – Mind or heart


 

Mente o cuore

Gli scompensi, gli inganni e le illusioni sono compagni della paura,
figli della mente che non accoglie la vita per come essa è.
La mente che conficca le unghie in quello che rassicura,
che diventa certo, a costo di tremare se le cose non sono come ci si aspetta,
di creare bolle di illusioni per quietare l’agitarsi di chi vede precipitare le certezze.
Eppure tutto appare per poi sgretolarsi, la vita stessa lo insegna:
solo il cuore abbraccia con accoglienza e coraggio, a volte spirito d’avventura ogni cosa.
Siamo come su un ponte oscillante gettato sul nulla – a noi il compito di imparare l’equilibrio
e di far tacere la paura, siamo noi a costruire il paesaggio
– buio o luminoso – attraverso le nostre scelte.

27.06.2011 Poetyca

Mind or heart

Imbalances, the deceptions and illusions are companions of fear,
children of the mind that does not accept life as it is.
The mind that sticking nails in what reassures
becomes certain that, at the cost of shaking if things are not as expected,
bubbles to create illusions to quiet the agitation of one who sees rush certainties.
Yet everything seems to fall apart then, life itself teaches us this:
only the heart embraces warmth and courage, sometimes adventurous everything.
We are like floating on a bridge thrown over anything – our task is to learn the balance
to silence and fear, we build the landscape
– Dark or light – through our choices.

27.06.2011 Poetyca

Buddhismo e dualismo – Buddhism and dualism


2

Buddhismo e dualismo
Per il buddhismo non si contempla scissione netta relativa al dualismo, al punto che non si cerca di ricomporla , si è consapevoli che ogni cosa è e non è. Che tutto è impermanente e che la realtà è diversa da quella che la mente ci propone. Dunque se l’illusione ci mostra un albero, per esempio, esso si considera anche come non albero, poichè frutto della percezione dei sensi. Non ci si oppone a quanto la mente ci mostri, si cerca solo di non provare attaccamento verso quegli elementi che possano generare conflitto accogliendoli ma sapendo che sono impermanenti..
Si potrebbe allora essere ” buoni” e allo stesso tempo ” non -buoni” , “cattivi ” e allo stesso tempo” non -cattivi”, un modo questo per neutralizzare il giudizio dettato dalla mente stessa e per accogliere la realtà delle cose, diversa da quanto la mente indichi. Un modo per non attaccarsi alle proprie opinioni e alla necessità della critica, strumento dettato dalla mente quanto si avverte paura.
La paura, in particolare quella inconsapevole ma sempre viva della morte è una delle principali causa del dolore, come si sa il buddhismo mette in atto dei meccanismi efficaci, perchè sperimentabili proprio per liberarsi dal dolore.

Il koan è tipico della scuola zen ed ha il compito di spezzare, in forma veloce, quegli inganni della mente per aprire un varco al risveglio. Si tratta si particolari ” indovinelli” che mandano in corto circuito la logica mentale e fanno ritrovare una diversa dimesione. Solo nella scuola zen è presa in considerazione la possibiltà del risveglio in questa vita e viene perseguito attraverso questo meccanismoe non solo, le altre scuole non definiscono e non ricercano un risveglio attraverso questi mezzi ma si dedicano allo studio dei testi o all’uso di mantra, fondamentale è la meditazione che conduca ad un lavoro interiore di notevole efficacia.
Consideriamo che per ogni scelta, ogni aspetto del nostro comportamento o quella Persona ( come la definisce C.G.Jung) protratto nel tempo, quello che vogliamo mostrare di essere, determini anche che scartiamo aspetti di noi che manteniamo nell’ombra. Proprio per il principio del dualismo ed il timore di ricevere un giudizio frustrante e doloroso, ci porta ad alimentare una seconda nostra personalità che manteniamo sotterranea e che prende il nome di Ombra ( sempre per C.G..Jung) Ora sebbene sia netto il confronto è come se si dicesse che un uomo integerrimo abbia nascosto l’uomo scapestrato, la donna esemplare abbia in uno spazio sotterraneo nascosto la sua parte ombra e dunque la donna trasgressiva. Certo queste oltre ad essere teorie demarcano confini netti.
Ma il mio richiamo serve per far riflettere che, in fondo quelle parti di noi scisse, perchè non accolte ed allontanate per effetto del dualismo, diventano poi dei pesi ingombranti, delle energie che potrebbero emergere d’improvviso perchè non accolte ed approfondite a suo tempo.

In un certo senso alimentare il dualismo porta sempre dei rischi, oltre a negare la vita a parti di noi stessi, mai riconosciute, sopratutto perchè si segue il modello di condizionamenti, accade che si alimenti un pesante giudizio nei confronti degli altri e si desidera ” combattere” su di essi quello che nascondiamo a noi stessi della nostra parte Ombra. In fondo il buddhismo ha dissolto questo atteggiamento attraverso il riconoscimento della dicotomia degli opposti nel retto sforzo di abbracciare la realtà per quella che è, sopratutto limitando quelle proiezioni su altri e lavorando nella lettura profonda di sè stessi..
Ma aspetto importante, a mio avviso, il buddhismo contempla che tutti contengono un seme di buddhità che va ricercato ed alimentato. Dunque anche chi ci apparisse distante da un comportamento apprezzabile è un potenziale risvegliando. Motivo maggiore per non alimentare il giudizio, sotto i panni della persona contestabile è presente il suo opposto, lo stesso si potrebbe dire per chi sia apparentemente perfetto. La ricerca conduce ad alimentare la via di mezzo, quel giusto equilibrio che possa mantenere un atteggiamento equidistante su avvenimenti della vita e giudizio e nel contempo insegni ad abbracciare ogni nostro aspetto facendolo convivere senza conflittualità ma anche la presenza di rispetto verso gli altri che sono riconosciuti come interdipendenti.

06.10.2007 Poetyca

Buddhism and dualism

For Buddhism we do not contemplate a clear split relative to dualism, to the point that we do not try to recompose it, we are aware that everything is and is not. That everything is impermanent and that reality is different from what the mind proposes to us. So if the illusion shows us a tree, for example, it is also considered as a non-tree, as it is the fruit of the perception of the senses. We are not opposed to what the mind shows us, we just try not to feel attachment to those elements that can generate conflict by welcoming them but knowing that they are impermanent ..
One could then be “good” and at the same time “not-good”, “bad” and at the same time “not-bad”, a way to neutralize the judgment dictated by the mind itself and to welcome the reality of things, different as far as the mind indicates. A way not to cling to one’s own opinions and the need for criticism, a tool dictated by the mind when one feels fear.
Fear, in particular the unconscious but always alive fear of death, is one of the main causes of pain, as we know Buddhism puts in place effective mechanisms, because they can be experienced precisely to get rid of pain.
The koan is typical of the Zen school and has the task of breaking, quickly, those deceptions of the mind to open a passage upon awakening. These are particular “riddles” that short-circuit the mental logic and make it possible to find a different dimension. Only in the Zen school is the possibility of awakening in this life taken into consideration and it is pursued through this mechanism and not only that, the other schools do not define and do not seek an awakening through these means but are dedicated to the study of texts or the use of mantras. , fundamental is the meditation that leads to an interior work of notable efficacy.
We consider that for every choice, every aspect of our behavior or that Person (as C.G. Jung defines it) over time, what we want to show ourselves to be, also determines that we discard aspects of ourselves that we keep in the shadows. Precisely due to the principle of dualism and the fear of receiving a frustrating and painful judgment, it leads us to feed a second personality of ours that we keep underground and which takes the name of Shadow (always for CG.Jung) Now although the comparison is clear it is like if it were said that an upright man has hidden the reckless man, the exemplary woman has her shadow part hidden in an underground space and therefore the transgressive woman. Certainly, in addition to being theories, they demarcate clear boundaries.
But my call serves to make us reflect that, after all, those parts of us split up, because they are not accepted and removed due to dualism, then become cumbersome weights, energies that could suddenly emerge because they were not accepted and deepened in due time. .
In a certain sense, feeding dualism always brings risks, in addition to denying life to parts of ourselves, never recognized, above all because we follow the model of conditioning, it happens that we feed a heavy judgment towards others and we want ” fight “on them what we hide from ourselves of our Shadow side. Basically, Buddhism has dissolved this attitude through the recognition of the dichotomy of opposites in the right effort to embrace reality for what it is, above all by limiting those projections on others and working in the profound reading of oneself.
But importantly, in my opinion, Buddhism contemplates that all contain a seed of Buddhahood that must be sought and nurtured. Therefore, even those who appear to be distant from an appreciable behavior are a potential awakening. A major reason for not feeding the judgment, under the guise of the contestable person is his opposite, the same could be said for those who are apparently perfect. The research leads to nourish the middle way, that right balance that can maintain an equidistant attitude on the events of life and judgment and at the same time teaches to embrace every aspect of us making it live without conflict but also the presence of respect towards others who are recognized as interdependent.

06.10.2007 Poetyca

Al ritmo del nostro essere – To the rhythm of our being


Al ritmo del nostro essere

La nostra vita è una sfida,
una corda tesa che a volte ci fa inciampare, altre volte è afferrata
per innalzarci dall’abisso del nostro timore.

I passi che facciamo nel caos sono dettati dal nostro ego, dalla forza propulsiva che di fa attaccare a tutto, che desidera ardentemente di apparire, di vivere tutto quello che è possibile possedendo il tempo e i suoi inganni.

Il nostro percorso interiore è una vera sfida, un labirinto che ci conduce al centro del nostro cuore ma è irto di ostacoli.

Simbolicamente dobbiamo far morire il nostro ego
e quando l’ego muore, non servono più le parole, le spiegazioni, la necessità di dibattersi in teorie o nella lotta dettata dal terrore. Tutto si placa ed è solo silenzio e l’offerta del Cuore di una gratitudine che scandisce solo il ritmo del nostro Essere.

12.06.2011 Poetyca

To the rhythm of our being

Our life it is a challenge,
a tightrope that sometimes make us stumble, and sometimes caught
lift us up from the abyss of our fear.

The steps we take in the chaos are driven by our ego, the driving force that makes all-out attack, which yearns to belong, to live all that is possible to have the time and his deceptions.

Our inner journey is a real challenge, a labyrinth that leads us to the center of our hearts but it it is fraught with obstacles.

Symbolically, we kill our ego
and when the ego dies, you do not need more words, the explanations, the need to struggle in theory or in the competitive struggle with terror. Everything calms down and it is only silence and the offering of a grateful heart that beats only the rhythm of our Being.

12.06.2011 Poetyca

Natale qui ed ora


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Natale qui ed ora

Natale è in noi, ogni giorno, ogni volta che apriamo il cuore.
Amare è manifestare la nascita dell’Amore e questo va sempre condiviso,
fatto crescere con gioia. Aprire il cuore, sapendo che in esso
sono presenti tutti coloro che amiamo è dare senso e colore alla vita.
Vivere il tempo, raccogliere la saggezza che ci regala,
accarezzare e togliere la polvere alle memorie del passato,
con un sentimento di gratitudine. Accogliere con un umile rispetto
tutto quel che arriva, che diventa fonte di apprendimento attraverso gli altri,
senza desiderio di farne il prototipo del nostro essere:
come le lucine dell’albero hanno diversi colori e diversi momenti per accendere bagliori,
possiamo fare un passo indietro e guardare nell’insieme l’incanto,
comprendere come ogni piccola parte compone l’insieme e con il cuore essere grati- qui ed ora.

21.12.2014 Poetyca

Christmas here and now

Christmas is in us, every day, every time we open our hearts.
To love is to manifest the birth of Love and this should always be shared,
grown with joy. Open your heart, knowing that in it
there are all those we love is to give meaning and color to life.
Living time, collect the wisdom that gives us,
caress and remove dust to memories of the past,
with a feeling of gratitude. Welcome with a humble respect
everything that comes, it becomes a source of learning through others,
no desire to make the prototype of our being:
as the lights of the tree have different colors and different times to light flashes,
we can take a step back and look at the whole charm,
understand how each small part make up set and heart grati- be here and now.

12/21/2014 Poetyca

Occhi aperti – Eyes open



Occhi aperti
Ogni ostacolo è lì perchè sia superato,
ogni lezione è pronta per essere capita.
Chi con coraggio sa quando fermarsi,
per ascoltare, o riprende con Forza il viaggio,sappia che non è mai solo:
– un Compagno toglie i sassi dal sentiero, fa arrivare simboli e brezza che accompagni. Vento sulle ali
per condurci dentro il nostro spazio di Luce,e c’incoraggia a procedere anche di notte senza timore.
Basta ascoltare, essere grati per le ferite che,facendo breccia nel nostro cuore lo rendono aperto al sentire.

02.09.2007 Poetyca

Eyes open

Every obstacle is there to be overcome,
each lesson is ready to be understood.
Who with courage knows when to stop,
to listen, or forcefully resume the journey, know that he is never alone:
– a Companion removes the stones from the path, makes them arrive
symbols and accompanying breeze. Wind on the wings to lead us into our space of Light,and he encourages us to proceed even at night without fear.
Just listen, be thankful for the wounds that,breaking through our heart they make it open to feeling.

02.09.2007 Poetyca

Tempeste – Storms


Tempeste

Tutti abbiamo trovato tempeste con la paura di non farcela,di non trovare un appiglio o una luce che potesse guidarci…
Conosciamo momenti in cui siamo convinti che nessuno ci voglia ascoltare,sono sensazioni di profonda solitudine e ci fanno sentire il peso dell’attraversare le onde della vita…
Ma è illusione crederci soli,tra quelle onde è sempre presente un faro,un’isola che possa accogliere,la cerchiamo attraverso l’ascolto degli altri,attraverso un sorriso o quelle parole capaci di farci sentire veramente ascoltati ed accolti…
Non ci rendiamo conto che la luce da cercare,la forza e la volontà di affrontare le tempeste è dentro di noi,non vediamo che nel cuore una piccola fiaccola è sempre accesa e a furia di cercare fuori,di restare fermi in un angolo non sappiamo più alimentare quella capacità che è presente…
Non è illusione la ricerca della speranza,di quel faro che improvviso ci guida evitandoci di infrangerci contro gli scogli…
Forse abbiamo creduto molte volte restando delusi,ma se s’incontrano persone che ci somigliano,che hanno sempre creduto le stesse cose ci rendiamo conto che quel sofferto isolamento era forse un passaggio necessario ,ma mai desistere ,per trovare la luce basta ascoltare nel buio e nel silenzio le proprie emozioni capaci se non le temiamo di guidarci per condurci fuori dalle tempeste verso quel faro e quell’isola nel cuore che è ” casa” ed accoglienza vera.

© Poetyca

Storms

We have all found storms with the fear of not making it, of not finding a foothold or a light that could guide us …
We know moments in which we are convinced that no one wants to listen to us, they are feelings of profound loneliness and make us feel the weight of crossing the waves of life …
But it is an illusion to believe we are alone, among those waves there is always a lighthouse, an island that can welcome, we look for it by listening to others, through a smile or those words capable of making us
We do not realize that the light to look for, the strength and the will to face storms is within us, we do not see that in the heart a small torch is always lit and by dint of searching outside, to stay still in a corner we no longer know how to feed that capacity that is present …
The search for hope is not an illusion, for that lighthouse that suddenly guides us avoiding breaking
Perhaps we have believed many times while being disappointed, but if we meet people who resemble us, who have always believed the same things, we realize that that suffered isolation was perhaps a passing away. necessary, but never give up, to find the light it is enough to listen in the dark and in the silence to one’s emotions capable if we do not fear them to guide us to lead us out of the storms towards that lighthouse and that island in the heart that is “home” and true hospitality.

© Poetyca