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Il viaggio continua – The journey continues


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Il viaggio continua

Immersi in questo abisso, nel caos di voci,
di finte luci, che infine confondono, distolgono
da quel senso profondo che ci ha accesi,
dato impulso alla nostra scintilla vitale.
Il viaggio sfianca, ci trova impreparati,
perdiamo qualche compagno lungo il cammino:
non dobbiamo portare solo il nostro bagaglio
ma anche il loro, lasciato a margine della strada.
Ogni passo è insegnamento, ogni tappa
deve farci rivolgere lo sguardo al cielo
sintonizzati al nostro Cuore con sentimento di gratitudine.
Nessuno si separa davvero, ci si ritrova in luoghi nuovi.

17.01.2015 Poetyca

The journey continues

Immersed in this abyss, in the chaos of voices,
of fake lights, which ultimately confuse, distract
from that deep sense that we have turned,
gave impetus to our vital spark.
The exhausting journey, there is unprepared,
we lose some companion along the way:
we must not only carry our luggage
but also their, left edge of the road.
Each step is teaching, each stage
should make us turn our gaze to the sky
tuned to our heart with feelings of gratitude.
Nobody really separates, you find yourself in new places.

17.01.2015 Poetyca

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L’Araba fenice – The Phoenix


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L’Araba Fenice – 01.04.2004
Credo che la condivisione , in particolare con chi sia affine, il saper ascoltare la parte di noi stessi che il quotidiano con la sua ragionevole razionalità ci ruba, non possa che dar voce a quanto la sensibilità suo malgrado ,sia costretta a soffocare giorno per giorno. Esiste persino la cosiddetta “ terapia della scrittura”,ragione per la quale poter tirare fuori quanto resta impigliato dentro è sicuramente un modo di dare vita e voce a se stessi , un modo per cercare la consapevolezza e affinare un percepire le emozioni che vogliono trovare una via che travalichi lo schema quotidiano che porta a comportamenti che spesso devono “ accontentare gli altri” e poco noi stessi, l’Arte in ogni sua forma è sempre stata linguaggio individuale ma universale della porzione e percezione di “ Anima” che s’innalza delle ceneri di una vita non sempre appagante.
Fa piacere sapere che l’ “ Araba Fenice” possa riprendere il volo e non sia visto come sogno illusorio ma come spazio vitale per prendere fiato.

© Poetyca

The Phoenix – 01.04.2004

I believe that sharing, in particular with those who are similar, knowing how to listen to the part of ourselves that the everyday with its reasonable rationality steals from us, can only give voice to how much sensitivity, despite itself, is forced to suffocate day by day. . There is even the so-called “writing therapy”, the reason why being able to pull out what remains entangled inside is certainly a way of giving life and a voice to oneself, a way to seek awareness and refine a perception of the emotions that want to find a way that goes beyond the daily pattern that leads to behaviors that often have to “please others” and little ourselves, Art in all its forms has always been an individual but universal language of the portion and perception of “Soul” that rises from ashes of a life that is not always satisfying.
It is nice to know that the “Arabian Phoenix” can take off again and is not seen as an illusory dream but as a vital space to catch your breath.

© Poetyca

Oriente – East


Oriente

In Oriente si rispetta ogni essere visto come manifestazione divina, contenitore di divinità e il solo gesto semplicissimo del saluto ( la mudra) del Namaste è indicativo dell’inchinarsi e riconoscere nell’altro la divinità. Immagina dunque se essa sgorgasse da persona elevata, che genere di devozione si possa applicare.

Noi siamo abituati diversamente, considerandoci creature e spesso miserevoli e non meritevoli di attenzione divine. Questo in eredità della tradizione ebraica, dal quale deriva il Vangelo.

Possiamo in fondo avvicinarci alla lettura e cultura orientale ma in noi, nel nostro tessuto sociale, resta il rispetto di sè e il non fare delle persone un motivo di venerazione, questo perchè cogliamo il divino in forma esterna e non ” dentro” le persone.

Non ci poniamo problemi su Atman e Brahman, su quella scintilla che rappresenta l’essere abitati dal divino stesso, come sua manifestazione in svariate forme.

Nell’Antico Testamento si raffigura la Creazione come l’emissione della ” Ruah”, il soffio divino, l’emissione dello Spirito nella materia, ma si vede la presenza di un Padre e noi le creture impefette che devono ancora maturare, per capire la differenza tra Bene e Male.

Si cade in quella che è la dualità, questo mondo la rappresenta.

In Oriente ( inteso come cultura orientale) la dualità è solo illusione ( Maya) della quale liberarsi, alla quale strappare il velo per riconoscere come il divino sia in ogni forma, anche in coloro che ci appaiano distanti e nemici.
Ogni essere viene considerato come parte di noi stessi, questo perchè tutti è lo stessi divino.

Da questo nasce il considerare : Tutto in Uno – Uno in Tutto.

A distaccarsi da questi atteggiamenti di venerazione di Guru e Dei è la scuola del Buddha, dove lui stesso ha spiegato che tutti sono contenitori di un seme di buddhità e che si è uniti nel Dharmakaya ( una sorta di filo che unisce le perle di una collana) che permette l’interconnessione, ma non trova in questo alcuna presenza divina ma la contemplazione della ” realtà come essa è” e dunque l’armonia con la legge immutabile del Dharma.

Lo spezzare l’armonia procura la sofferenza.
Il Buddha non si pone alcuna domanda circa la presenza divina, concentra la sua attenzione sulla liberazione dalla sofferenza, la ricerca delle sue cause e la soluzione sarebbe nel rispetto di quella legge naturale che è il Dharma.

Lui stesso non amava essere visto come una sorta di estensione o rappresentazione divina.

Come immagini allora è importante entrare nella mentalità di chi si esprime negli scritti, coglierne l’essenza e considerare quanto comunque sia poco importante dal punto di vista formale.

Ogni via contiene un seme d’insegnamento.

24.09.2008 Poetyca

East

In the East, we respect each be seen as a manifestation of God, gods, and the container only simple gesture of greeting (the mudra) of namaste is indicative dell’inchinarsi and recognize the divinity in the other. Imagine then if it flowed from high person, what kind of devotion can be applied.

We are used differently, and often perceived as mere miserable and not worthy of divine attention.
This is a legacy of the Jewish tradition, which derives from the Gospel.

We can get closer to the bottom in reading and Eastern culture but in ourselves, in our social fabric, there is the self-respect and not make people a reason to worship, this is because we take the divine in external form and not “inside” people.

No problems on ourselves Atman and Brahman, on the spark that is being inhabited by the divine itself, as its manifestation in different forms.

The Old Testament depicts the Creation as the issue of “Ruah”, the divine breath, the release of the Spirit in matter, but you can see the presence of a Father and we creture impefette that have yet to mature, to understand the difference between Good and Evil.

You fall into what is the duality, this world is.

In the East (as a culture of Eastern Europe) the duality is only an illusion (Maya) which escape, which tear the veil to recognize how the divine is, in any form, even those who appear distant enemies.
Each will be considered as part of ourselves, because all this is the same God.

From this comes the consideration of: All in One – All in One.

A move away from this attitude of worship of Gods and Gurus is a school of Buddha, where he explained that all containers are the seed of Buddhahood and that we are united in the Dharmakaya (a sort of common thread between the beads of a necklace ) that allows the interconnection, but can not find this in any but the contemplation of divine presence “reality as it is,” and therefore in harmony with the immutable law of Dharma.

The breaking of the harmony brings suffering.
The Buddha does not arise any question about the divine presence, focuses on the liberation from suffering,
the search for its causes and the solution would have respected the natural law that is the Dharma.

He himself did not like being seen as a kind of extension or representation of God.

How do you picture then it is important to get into the mindset of those who express themselves in writing, grasping the essence and is still considered as unimportant by the formal point of view.

Each path contains a seed of education.

24.09.2008 Poetyca

Il sasso nello stagno – The stone in the pond


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Il sasso nello stagno
Attraverso una semplice metafora
possiamo osservare alcuni meccanismi
della nostra mente che spesso ci sfuggono,
attraverso tale osservazione possiamo
assumerci le nostre personali responsabilità
riguardo quegli eventi che ci riguardano da vicino,
senza assumere l’atteggiamento da vittima,
soprattutto senza incolpare gli altri di quanto
ci accade:
Osserviamo come, lanciando un sasso in un stagno,
esso sia causa di una reazione dell’acqua, infatti
si vengono a formare dei cerchi concentrici e maggiore
e la spinta che imprimiamo al lancio
e maggiore è la reazione a tale spinta.
A volte si possono lanciare sassi con una tecnica
del tutto diversa, allora possiamo osservare come
il sasso possa rimbalzare sull’acqua.
Solo in nostro porre attenzione consapevolmente
permette di modificare traiettoria ed effetti.
Se ora attribuiamo ad ogni elemento la giusta collocazione,
ci accorgiamo che il sasso rappresenta il nostro ” Ego”,
quello che la mente considera essere un io,
una personalità, un soggetto pensante ed agente.
Dunque ad ogni nostra azione, spesso non ponderata nei suoi effetti,
dettata a volte come reazione o concausa ad eventi,
si scatenano dunque delle onde concentriche,
le quali coinvolgeranno tutto quel che incontrano.
Se, ad esempio, per un gesto di rabbia,
dettato dalla paura o dall’inconsapevolezza,
noi agiamo senza considerare che stiamo solo agendo
con il pilota automatico, senza conoscere le conseguenze,
siamo responsabili di quanto si genera.
Lo stesso accade quando, in una forma passiva,
dobbiamo subire le conseguenze degli atti di altre persone
( non consapevoli o vittime passive).
Se imparassimo ad usare attenzione,
a vivere con Compassione o Amorevolezza ( Metta)
verso coloro che agiscono senza sapere,
saremmo aperti ad un’alternativa molto importante.
Invece di farci risucchiare dal gorgo delle acque stagnanti
come quelle dell’odio, della rivalsa, della vendetta,
saremmo capaci di scelta, aprendoci a nuove prospettive.
Possiamo imparare a surfare sulle onde,
a stoppare la reazione a catena per operare in modo diverso,
un modo che faccia dello stagno un luogo limpido,
calmo,metafora per condurre la nostra pace interiore,
divenendo causa di amore incondizionato.
27.11. 2014 Poetyca
The stone in the pond
Through a simple metaphor
we can observe some mechanisms
of our mind that often elude us,
through this observation we can
assume our personal responsibility
about those events that concern us closely,
without assuming the attitude of the victim,
especially without blaming others than
happens to us:
We observe that, throwing a stone into a pond,
it is due to a reaction of water, in fact
are formed of concentric circles and greater
and the boost to the launch imprimiamo
and the greater the reaction to such a thrust.
Sometimes you can throw stones with a technique
completely different, then we can see how
the stone can bounce on water.
Only in our pay attention consciously
allows you to change the trajectory and spin.
If now we attribute to each element the right place,
we realize that the stone represents our “Ego”
what the mind sees as an I,
a personality, a thinking subject and agent.
So to all our actions, often unweighted in its effects,
dictated sometimes in reaction to events or contributing cause,
are unleashed therefore of concentric waves,
which will involve all I meet.
If, for example, for a gesture of anger,
dictated by fear or unconsciousness,
we act without considering that we are only acting
on autopilot, without knowing the consequences,
we are responsible for what you build.
The same happens when, in a passive form,
we must suffer the consequences of the acts of other persons
(Conscious or not passive victims).
If we learn to use attention,
to live with Compassion or Loving Kindness (Metta)
toward those who act without knowing,
we would be open to a very important alternative.
Instead of us sucked into the whirlpool of stagnant water
like those of hatred, revenge, revenge,
would be able to choice, opening up new perspectives.
We can learn to surf the waves,
to stop the chain reaction to operate in a different way,
a way that makes a place clear of the pond,
calm, metaphor to conduct our inner peace,
becoming a cause of unconditional love.
27.11. 2014 Poetyca

La retta parola – The right word


La retta parola

Nel Vinaya leggiamo queste istruzioni: «Chiunque
stia per ammonire un altro deve suscitare in sé
cinque qualità prima di aprir bocca, in modo da
poter dire così: “Parlerò a tempo debito, non nel
momento sbagliato. Dirò la verità, non bugie.
Parlerò soavemente, non con severità. Parlerò a
suo vantaggio, non a suo danno. Parlerò con
intento gentile, non con rabbia”».

Parlare rettamente è sopratutto mantenere una costante attenzione al proprio modo di esprimersi in ogni circostanza,perchè la parola
è manifestazione del proprio essere.

Una delle cose importanti è il non parlare vanamente, l’essere prudenti e misurati
andando a verificare le fonti,
perchè non si trasmetta ad altri
qualcosa di non vero,
che propagasse ignoranza
(nel senso di falsa conoscenza).

Sopratutto nell’evitare di sovraccaricare gli altri
di troppe parole che non sempre sono utili.
Si deve sviluppare un processo di sintesi
per trasmettere l’essenza e dare spazio agli altri
nella ricerca ed ascolto interiore.

Non è la mente che deve parlare e soppesare
ma il nostro accostarci con amorevolezza
e compassione, in questo modo cade il giudizio
e la rabbia per mantenere sempre
posizioni di supremazia.

Essere duali è percorrere la strada della competizione e non ci sono giudici e gare.

Si apprende molto osservando ad ascoltando,
mentre non si ha nulla da insegnare a nessuno imponendo delle proprie opinioni.
Meglio tenerle per se stessi
o chiedersi se sono davvero valide o frutto
di condizionamenti della nostra mente.

La ricerca interiore è un giardino che ogni essere
coltiva in prima persona, possiamo solo dare sostegno e non serve essere concitati ed agitarsi con gli altri per far capire di essere vicini
o di sentirsi distanti.

Meglio un fermo silenzio,addolcito da un sorriso
ed un amorevole accoglienza che il farsi trascinare
da un fiume in piena che non placa la mente.

Non giova sapere se si è approvati o disapprovati
da qualcuno, è importante riflettere
e capire se il passo che compiamo è costruttivo
o arreca danno ad altri esseri, in questo
possiamo essere capaci da soli.

Si è davvero vicino ad una persona
restando in silenzio, per permetterle
di leggersi nel profondo,
ed aspettando che quello che noi avevavo compreso, finalmente trovi chiarezza nell’altro attraverso la retta visione ed il suo retto sforzo.
Possiamo suggerire con dolcezza,
mai sovrapporci o sostituirci agli altri.

Questo è nella mia esperienza
e nel mio modo di porgere
la mia presenza in tanti anni.

Nel nostro rapporto con gli altri
non abbiamo merito alcuno,
siamo solo testimoni
del loro sforzo per migliorare.
Ma sopratutto non dobbiamo distrarci
dal lavoro che serve per migliorare noi stessi.

©Poetyca

Vinaya è un termine sanscrito e pāli che significa disciplina e nel Buddhismo indica la raccolta scritturale delle norme di condotte seguite dai monaci (bhiksu, sanscr., bhikkhu, pāli) e dalle monache (bhiksuni, sanscr., bhikkhuni, pāli).
Il vinaya è una delle due categorie degli antichi insegnamenti del Buddha Shakyamuni (o Buddhadharma) insieme al ‘Dharma’ (ovvero dottrina). Un altro termine per indicare il Buddhismo è infatti Dharmavinaya.
Attualmente disponiamo di sette vinaya delle antiche scuole (Buddhismo dei Nikaya).
Il vinaya Theravada, di probabile origine Sthaviravada Vibhajyavada, è conservato nel Canone pāli ed è suddiviso in tre parti:
Suttavibhanga, le regole di condotta fondamentali dei monaci e delle monache (patimokkha) con le storie all’origine di ciascuna regola;
Khandhaka, a sua volta suddiviso in:
Mahavagga, altre regole di condotta e di etichetta per il sangha insieme ad altri discorsi e insegnamenti del Buddha;
Cullavagga, elaborazioni sull’etichetta e le norme dei monaci e delle monache e la trattazione di come vadano affrontati i casi di infrazione delle regole monastiche;
Parivara, una ricapitolazione delle sezioni precedenti riportante in sunto le regole classificate in vari modi a scopo didattico.

Poetyca 03.10.2008

The right word

In the Vinaya we read these instructions: “Anyone
is about to admonish another must arouse in itself
five qualities before I open my mouth, so as to
to be able to say like this: “I will speak in due course, not in
wrong time. I’ll tell the truth, not lies.
He will speak softly, not harshly. I will speak to
to his advantage, not to his detriment. I will speak with
gentle intent, not with anger “.”

Speaking straight is above all maintaining constant attention to his own way of expressing himself in all circumstances, because the word
it is a manifestation of one’s own being.

One of the important things is not to speak in vain, being prudent and measured
going to check the sources,
because it is not transmitted to others
something not true,
that propagated ignorance
(in the sense of false knowledge).

Especially in avoiding overloading others
of too many words that are not always useful.
A synthesis process has to be developed
to convey the essence and give space to others
in the search and inner listening.

It is not the mind that has to speak and weigh
but our approach with kindness
and compassion, in this way judgment falls
and anger to always keep
positions of supremacy.

To be dual is to walk the path of competition and there are no judges and no competitions.

We learn a lot by observing and listening,
while one has nothing to teach anyone by imposing of their opinions.
Better keep them for yourself
or wondering if they are really valid or fruitful
of conditioning of our mind.

The inner search is a garden that every being
cultivate in the first person, we can only give support and there is no need to be excited and agitated with others to make it clear that we are close
or to feel distant.

Better still silence, softened by a smile
and a loving welcome that being carried away
from a raging river that does not calm the mind.

It doesn’t help to know if you are approved or disapproved
from someone, it is important to reflect
and understand if the step we take is constructive
or does harm to other beings, in this
we can be capable on our own.

He is really close to a person
staying silent, to allow them
to read in depth,
and waiting for what we had understood, finally find clarity in the other through right view and its right effort.
We can gently suggest,
never overlap or replace the others.

This is in my experience
and in mine way of offering
my presence over so many years.

In our relationship with others
we have no merit,
we are only witnesses
of their effort to improve.
But above all we must not get distracted
from the work it takes to improve ourselves.

© Poetyca

Vinaya is a Sanskrit and Pāli term which means discipline and in Buddhism it indicates the scriptural collection of the norms of conduct followed by monks (bhiksu, Sanscr., Bhikkhu, pāli) and nuns (bhiksuni, Sanscr., Bhikkhuni, pāli).
The vinaya is one of the two categories of the ancient teachings of Buddha Shakyamuni (or Buddhadharma) together with the ‘Dharma’ (aka doctrine). Another term for Buddhism is in fact Dharmavinaya.
We currently have seven vinayas from the ancient schools (Nikaya Buddhism).
Vinaya Theravada, probably of Sthaviravada Vibhajyavada origin, is preserved in the Pāli Canon and is divided into three parts:
Suttavibhanga, the fundamental rules of conduct of monks and nuns (patimokkha) with the stories behind each rule;
Khandhaka, in turn divided into:
Mahavagga, other rules of conduct and etiquette for the sangha along with other discourses and teachings of the Buddha;
Cullavagga, elaborations on the etiquette and norms of monks and nuns and the discussion of how cases of infringement of monastic rules are to be dealt with;
Parivara, a recapitulation of the previous sections summarizing the rules classified in various ways for didactic purposes.

Poetyca 03.10.2008

La nostra responsabilità – Our responsability




La nostra responsabilità

Avete il pennello, avete i colori, dipingete l’inferno, fate pure,
dipingetelo, ma poi non date la colpa ai vostri genitori, non date la
colpa alla società e, per amor del cielo, non date la colpa a Dio.
Assumetevi la piena responsabilità di aver creato il vostro inferno.

Nikos Kazantzakis

Amare se stessi

Amare se stessi spesso è tacciato come egoismo, a volte è puro spirito di sopravvivenza che ma sono realmente le nostre ferite, le esperienze passate che disgregano l’immagine che abbiamo di noi stessi, allora l’amore che dovremmo avere appreso dai genitori, se siamo stati trascurati potrebbe divenire rabbia inespressa oppure apatia, senso di inferiorità e la convinzione di contare poco o nulla per gli altri. Il cammino di autoguarigione è lungo, a volte impiega interi anni o cicli prima di poter capire che valiamo che a dispetto di quello che ci hanno fatto credere, che quel vuoto che cerchiamo di riempire a tutti i costi, amando altre persone ,è in realtà una voce che ci chiede di amarci, apprezzarci, scoprire chi siamo e tutto quello che ci hanno fatto soffocare: sensibilità , doti da non far emergere, sono la nostra essenza – va rispettata da noi stessi – e fatta rispettare dagli altri. Il dolore che per il buddhismo è qualcosa che noi stessi generiamo e ci rende schiavi è il frutto di attaccamento, di aspettative, di illusioni: sciogliendo questa schiavitù siamo realmente liberi di essere noi stessi. Sopratutto quanto avvertiamo che qualcosa è fonte di disagio o dolore dobbiamo cercare in noi la causa e quando bussa avere tanta gratitudine perchè è opportunità di crescita per liberarci dalle bugie della mente. E’ processo di guarigione che ci da la via verso la crescita interiore che non si deve fuggire ma toccare la sua radice che spesso è più profonda di quel che pensiamo.

30.07.2006 Poetyca

Amore e perdita

L’amore non conosce paura, ma sopratutto non conosce imposizione, se si ama si permette all’altro di manifestare se stesso, si aiuta persino a far emergere in sè quella parte che non è germogliata ancora, si sostiene e non si possiede nulla. E’ importante capire come l’amore universale sia diverso da un rapporto di coppia, non si devono confondere le cose. Ci sono compagni di viaggio che arrivano nella nostra vita, ma se devono andare, invece di restare ancorati alla ;perdita, si deve capire che hanno finito il loro compito, che averli persi è solo illusione perchè in noi resta la loro presenza e quanto ci abbiano insegnato, quella trasformazione che ci ha resi migliori. Spesso gli ostacoli, le prove della vita sono rigettati, ci fanno cadere nel panico, è attraverso questo passaggio invece che possiamo cogliere in noi i limiti e superarli per essere migliori

07.04.2007 Poetyca

Crescere

Il ripetersi, sotto diverse vesti di situazioni che contengano l’essenza delle lezioni da imparare che che abbiamo rifiutato di cogliere per timore, è l’opportunità concessaci per imparare a maturare in noi: le nostre fragilità, gli attaccamenti e quanto freni l’opportunità di amare. Quel gradino da superare attende il nostro impegno che questa vita da leggere attraverso l’esperienza, il karma che ci guida sono gli strumenti per la nostra personale lezione. Ogni cosa che mettiamo da parte è tempo che si somma e che ci allontana dal raggiungimento di esperienza ed ogni nostro impegno è scoperta e sottrazione alle difficoltà per meglio dirigerci verso il nostro evolverci. Un Maestro ci insegna la vita, la possibilità di crescere e relazionarci con noi stessi e gli altri che lontani dalle illusioni e dai timori che ci ingabbiano.Ad un certo punto quel che il Maesto possa aver indicato deve essere condotto da noi stessi, senza dimenticare che egli è il dito che ha mostrato la luna e non la luna. Mi viene in mente la frase del buddismo Se incontri il Budda per strada…uccidilo!
rappresenta la nostra necessità di distaccarci dalla fonte dell’insegnamento che ci ha fatto da stampella per cominciare il viaggio dentro noi stessi… Per essere. Il viaggio più importante della nostra vita.

04.12.2005 Poetyca

In punta di piedi…oltre il silenzio

Non temo il mondo e non ho motivo di nascondere quel che attimo per attimo si manifesta, offro la voce che su note intime conduce una lunga storia, quella che mi segue e mi sostiene da tanto tempo. Posso anche tacere, non è importante cosa posso ricevere, se il mondo accoglie o rigetta chi non sia riconosciuto, seguo quel che il cuore detta, non conosco separatezza da altre essenze che sono parte di me stessa.Per questo spesso non scrivo solo quello che vivo in prima persona, ma anche quanto per empatia a volte con sofferenza raccolgo degli altri, si vive e ci trasforma, si accoglie e si porge quel che ci è possibile dare con amorevolezza e speranza, ma non si tratta di qualcosa da sottolineare, di cui rivestirci per meglio apparire, è tutto a livello sottile e non sempre è facile descrivere a parole, la poesia, l’essenza concentrata delle sensazioni, l’energia che scaturisce e di getto suggerisce parole è capace di colmare queste lacune, da tempo però non le permetto di manifestarsi, indirizzo altrove la mia attenzione.Spesso si vive nel silenzio per poi dare il meglio possibile per accompagnare, è spesso attesa, presenza silenziosa dove ci si adatta agli altri. La fucina o la fornace del nostro essere è in continua evoluzione e si cerca semplicemente di stare accanto, solo se viene consentito, senza nulla imporre. Semplicemente posso tacere quando avverto di creare disagio. Quando comprendo che si cerca altro e non si tenta di fare nulla per responsabilizzarsi, spesso proiettando le cause; di disagio su altri, compresa me e non sulle proprie scelte personali.Conosco i miei limiti e non insisto, non ha senso farlo, con ulteriore presenza se essa non è compresa:

“Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano. Marco 6, 7-13

Non ho la pretesa di – portare a me – nessuno e non lo faccio nel nome di nessuno,sopratutto preferisco il dialogo con persone capaci di attenzione verso di sè, di maturità e che non abbiano pretesa alcuna di possesso, che condividano con la gioia di farlo senza attaccamento e pretese di attenzione continua – motivo di possesso – ma che sappiano apprezzare ed alimentare la libertà reciproca, per quel senso sottile di rispetto, non impongo e non ho attaccamento o pretesa di essere accolta, chi sono io per pretenderlo? Semplicemente mi anima l’entusiasmo della condivisione, ma non cambia nulla se quel poco che sono capace di offrire non fosse accolto, si potrebbe essere sgraditi e non per questo si deve avere la pretesa di imporsi agli altri…Va tutto bene così come è.

29.07.2007 Poetyca

Il mio scritto è una sorta di analisi, sofferta è vero, di come quello che si offre, si è, si attraversa con un certo atteggiamento, fosse anche il tacere per rispetto e perchè si attendono i tempi degli altri, venga poi reinterpretato con la personalità di chi legge, di chi si sentisse deluso o non trova attenzioni particolari che colmino delle lacune che trovano risoluzione attraverso un lavoro interiore personale e non aggrappandosi alla mia presenza. Non è facile quando qualcuno crede essere dovuto l’essere presenti, poi in nome di qualcosa che , in realtà non ricade neppure su mie capacità o responsabilità . Non è facile non cadere in conflitto tra quelle intenzioni che si erano preposte espresse con chiarezza e quanto si riporti a disamina da parte di altri individui di atteggiamenti e atti che vengono visti con uno spirito che non mi rappresenta. L’orgoglio, la voglia di chiarire, la voglia di prendermela con me stessa per avere offerto cose che sono state male interpretate o disprezzate, che hanno seminato la diffidenza perchè non saprei fornire cose diverse da quello che ci si attendeva sono momenti particolarmente difficili da attraversare, sopratutto perchè non si riesce a non provare attaccamento, a non reagire contro l’ingiustizia. Il silenzio, la ricerca di equilibrio oppure il rispetto dei tempi degli altri, senza nulla pretendere, viene visto come atteggamento giudicante, come rappresaglia malevola. Ma come spiegare? Sembra persino giustificare agli occhi di chi ha già tratto delle conclusioni. Non è facile far capire la propria natura, matura o meno che sia, sicuramente diversa da tante persone. Ecco l’origine del mio scritto, non resta che accogliere le cose così come sono ed imparare sulla pelle cosa sia quella sensazione di solitudine a volte. In fondo tutti abbiamo sperimentato come più si proceda nella Sadhana e come maggiore sia il senso di estraneità verso un Mondo che forse non comprende ma non si potrebbe fare a meno di comprenderlo: nei limiti, nelle aspettative e nell’incapacità di accogliere il proprio essere così come si è piuttosto che rappresentazione delle altrui proiezioni possessive.

un sorriso

29.07.2007 Poetyca

Our responsibility

You brush, you have the colors, paint the hell, go ahead,
paint them, but then do not blame your parents, do not give
blame the company and, for heaven’s sake, do not blame God
Assume full responsibility for having created your own hell.

Nikos Kazantzakis

love yourself

To love oneself is often branded as selfish, sometimes it’s pure spirit of survival that they are really our wounds, past experiences that break down our image of ourselves, then love we should have learned from their parents, if we have been neglected could become unexpressed anger or apathy, feelings of inferiority and a belief to count little or nothing for others. The path to healing is long, sometimes takes full years or cycles before you can understand that we are worth it in spite of what made us believe that we are trying to fill that void at all costs, loving other people, is actually a voice that asks us to love, appreciate and discover who we are and everything that made us choke: sensitivity, qualities not to give rise to, are our essence – to be respected by us all – and enforced by others. The pain that Buddhism is something that we create ourselves and make us slaves was the result of attachment and expectations, illusions, melting this slavery we are really free to be ourselves. Especially as we feel that something is a source of discomfort or pain in us we must seek the cause and have a lot of knocks when gratitude because it is growth opportunity for free from the lies of the mind. E ‘healing process that gives us the path to inner growth that we must not flee but to touch the root that is often more profound than we think.

30.07.2006 Poetyca

Love and loss

Love knows no fear, but especially taxation does not know if you love it allows the other to manifest itself, it even helps to bring out the part that in itself is not sprouted yet, it is claimed, and you do not have anything. It ‘important to understand how universal love is different from a relationship, one must not confuse things. We are fellow travelers who arrive in our lives, but whether they should go, instead of being anchored to, loss, you must understand that they have finished their task, which lost them is just an illusion because their presence is in us and what we have taught, the transformation that has made us better. Often the obstacles and trials of life are discarded, make us panic, it is through this step instead of us can grasp the limits and overcome them to be better

07.04.2007 Poetyca

Growing

The repetition, in the guise of different situations that contain the essence of the lessons that we have refused to take to fear, has given us the opportunity to learn to mature in us, our weaknesses, attachments, and in holding the opportunity to love. That step to overcome is expecting our commitment to read through this life experience, the karma that we have the tools to guide our personal lesson. Everything that we set aside that amount and it is time that separates us from achieving all our experience and commitment to discovery and subtraction problems in order to better direct us towards our evolving. A Master teaches us life, the ability to grow and relate to ourselves and others away from the illusions and fear that there ingabbiano.Ad some point that might have indicated that the Majesty must be conducted by ourselves, not to mention that he is the finger that showed the moon and the moon. I am reminded of the phrase in Buddhism If you meet the Buddha on the road … kill him!
represents our need to detach ourselves from the source of the teaching that has been our crutch to begin the journey within ourselves to be …. The most important journey of our life.

04.12.2005 Poetyca

tiptoe … beyond the silence

Do not fear the world and I have no reason to hide what is obvious from moment to moment, I offer private voice notes on conducting a long history, one that follows me and supports me a long time. I can also be quiet, it does not matter what I get, if the world accepts or rejects anyone who is not recognized, I follow what my heart said, I know of separateness from other species that are part of me stessa.Per this is often not only what I write I live in person, but also how to empathize with suffering, sometimes I pick the other, lives and transforms us, and we welcome it extends what we can give with kindness and hope, but it is not something to stress, of which seem best to put on, it’s all in subtle and not always easy to describe in words, poetry, the concentrated essence of the feelings, the energy of the jet suggests words and is able to fill these gaps, however long does not allow her to appear, my address elsewhere attenzione.Spesso you live in silence and then give the best to accompany you, it is often waiting, silent presence, where you adapt to others. The forge or furnace of our being is constantly changing and just trying to be close, unless it is allowed, without imposing anything. Just keep quiet when I feel I can create discomfort. When you try to understand each other and not try to do anything to take responsibility, often projecting their causes; uncomfortable about others, including me, and not on their choices personali.Conosco my limits and do not insist, does not make sense to do so, with further presence if it is not included:

“Then he called the twelve, and began to send them out two by two and gave them authority over unclean spirits. 8 And commanded them that, besides the stick, do not take anything for the trip: no bread, no bag, no money in the bag, but to wear sandals and not put on two tunics. And he said to them, “you enter a house, stay there until you leave from that place. If any place will not welcome them and do not hear you, on leaving, shake off the dust under your feet as a testimony to them. ” They went out and preached that men should repent, cast out many demons, and anointed with oil many that were sick and healed them. Mark 6, 7-13

I do not pretend to – bring to me – and no I do not do in the name of anyone, especially my favorite dialogue with people capable of paying attention to oneself, to maturity and do not have any claim of ownership, which share the joy of do it without attachment and claims constant attention – because of the possession – but who appreciate the freedom and power with each other, for that subtle sense of respect, and I do not impose attachment or claims to be accepted, who am I to expect? I simply share the enthusiasm of the soul, but does not change anything if what little I can offer is not accepted, it could be unpleasant and not for this one must have the pretension to impose other … Everything is fine as is.

29.07.2007 Poetyca

My writing is a kind of analysis, painful it is true, as what is offered, it is, you cross a certain attitude, even if the silence out of respect and because you are awaiting the other, is then reinterpreted with the personality of the reader, who felt disappointed or not special attention is to bridge the gaps that they find a resolution through personal inner work and not clinging to my presence. It is not easy when someone thinks is due to be present, then the name of something that really does not fall on either my ability or responsibility. It is not easy to fall into conflict with those intentions that were expressed clearly in charge and what is reported to scrutiny by other people’s attitudes and actions which are seen with a spirit that does not represent me. The pride, the desire to clarify, the urge to blame myself for having offered things that were misunderstood or despised, they have sown distrust because I could not provide something different from what was expected to be particularly difficult moments through, especially because you can not not try attachment, not to react against injustice. The silence, the search for balance on time or the other, with nothing to claim, is seen as a judgmental attitude, as spiteful retaliation. But how to explain? Seems to justify even in the eyes of those who have already drawn conclusions. It is not easy to understand its nature, mature or not it is certainly different from many people. Here is the source of my writing, you just have to accept things as they are on the skin and learn what that feeling of loneliness at times. Basically we have all experienced as more and how to proceed in Sadhana greater is the sense of estrangement from a world that perhaps does not understand but you could not help but understand it: the limits, expectations and be unable to accommodate your as it is rather that the representation of other people’s projections possessive.

a smile

29.07.2007 Poetyca

Meditiamo con… Gibran – Let’s meditate with … Gibran



Meditiamo con… Gibran
Kahlil Gibran
commentato da Poetyca

Chi è Gibran :
Poeta Pittore Filosofo
Kahlil, nasce a Bisherri,una cittadina nel Libano settentrionale,il 6
gennaio 1883, luogo circondato dai famosi “Cedri del Libano”. Si chiamava
Gibran Khalil Gibran e quando emigrò negli Stati Uniti a undici anni il
nome gli fu abbreviato da un’insegnante inglese. Nei suoi scritti in
inglese la sua firma sarà sempre
Kahlil Gibran.

I genitori sono cristiani maroniti,religione cattolica formata dopo lo
scisma bizantino del V sec a.C., ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il
fratellastro Boutros (nato da un precedente matrimonio della madre). La sua
formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e
paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed
alcuni zii. Sono gli anni dell’emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il
Brasile. Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano forse in prigione,
Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui. E la madre, Kamele
Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione
culturale.

A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all’
Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che
separa abissalmente i ricchi dai poveri, l’aristocrazia ed il clero dal
popolo. Verosimilmente risale a questi anni il contatto più profondo e
duraturo con le Sacre Scritture.Completati gli studi, nel 1897, viaggia
attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e
interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a
causa della malattia della madre, che muore di tisi l’anno seguente, e
sucessivamente anche i suoi fratelli.

A Boston,nel 1904, conosce Mary Haskell,
l’incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua mecenare,
collaboratrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Mary
rappresentò un sostegno decisivo per lui, morale e materiale. Si sono
incontrati all’esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un
amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola
femminile. Grazie ai suoi contributii Gibran studia pittura a Parigi, tra il
1908 e il 1910, all’Acadèmie Lucien (accademia delle belle arti di Parigi).
Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive “Spiriti Ribelli”,
pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro
e nostalgico sulla società libanese. Tornato negli Stati Uniti (1912), va a
vivere a New York dove apre uno studio, da lui definito nei suoi scritti
“l’eremo” si dedica contemporaneamente alla letteratura e alle arti
figurative. Insieme all’amico Mikhail Naimy é la figura di spicco di
un’associazione letteraria Siro-Libanese, Arrabitah-al-Alima, nata a Boston
e New York tra letterati e pittori arabi d’oltre oceano, i Mahjar
“immigrati” appunto.

Con il suo impegno in questa associazione Gibran vuole portare avanti una
“rivolta contro l’occidente tramite l’oriente”, parole scritte in occasione
della pubblicazione de “Il Folle” (1918), cioè contro il decadentismo
dell’occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso
tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della
letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e
quantitativa per il verso libero. Nel nuovo continente egli si inserisce
nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò
in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e
predicatoria. Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe.

Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi
anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil
stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad
alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il
primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut
nel 1963.

La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che
trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana.
Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da
tubercolosi, il 10 Aprile 1931, aveva 48 anni e stava lavorando a “The
Wanderer” raccolta di parabole e parole. Gibran è sepolto in un antico
monastero del suo paese d’origine, secondo la sua volontà. Fu sepolto in un
giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young.
Per l’occasione il giornale “The New York Sun” annuncio’: “A Prophet is
Dead.” “Un profeta è morto”. Gibran lascia i diritti d’autore in eredità
agli abitanti di Bisherri per opere di pubblico beneficio.

Sensibile scrittore divenuto celebre per la poetica raccolta di
scritti riuniti nel volume “Il profeta”, Kahlil Gibran è nato il 6 dicembre
1883 a Bisharri (Libano), da una famiglia piccolo-borghese maronita. I
genitori erano cristiani maroniti, cattolici della Palestina
settentrionale;crebbe con due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro
Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.

Famiglia unita e permeata dal rispetto reciproco, i Gibran si videro
costretti ad emigrare per ragioni economiche negli Stati Uniti. Approdarono
così sul suolo americano nel 1895. A dodici anni Kahlil cominciò a
frequentare le scuole del posto ed è per questo motivo che il suo nome venne
abbreviato in Kahlil Gibran, formula che usò successivamente anche nei suoi
scritti in inglese.

In seguito, adulto, visse a Boston nel quartiere cinese, abitato da
immigrati italiani, irlandesi e siriani.
Tornato nel 1899 per tre anni a Beirut per studiare la lingua e la
letteratura araba, soggiornò poi in Libano e Siria, ma nel 1902, desideroso
di rivedere la terra che aveva segnato gran parte della sua vita, tornò a
Boston.

Nel 1908 è a Parigi per studiare all’Accademia di Belle Arti e si
avvicina alla filosofia di Nietzsche e di Rousseau. Nel 1920 è tra i
fondatori a New York della Lega Araba, che doveva rinnovare la tradizione
araba con l’apporto della cultura occidentale.

Il successo (occidentale) di Gibran, infatti, si deve soprattutto al
fascinoso sincretismo religioso che permea “Il profeta” (scritto nel 1923):
su tutto prevale l’idea di una generica concezione della divinità, in cui vi
si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia
(cattolicesimo, induismo, islamismo, mistici sufi accanto agli idealisti
europei, romanticisti, Nietzsche e mistici arabi).
Per Kahlil Gibran l’esistenza è il tempo regalato per ricomporre la
frattura esistente tra noi e Dio; quando nell’individuo bene e male,
perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno
a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno
saggezza, perfezione e felicità.
La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per
immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la
sua universalità sollecita l’uomo indù e il cristiano, l’ateo e il credente.
Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra oriente e occidente,
tra Beirut, Parigi e New York.

In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico,
contrariamente a quanto la sua fama, legata perlopiù a “Il Profeta”, faccia
presupporre.
Oltre che scrittore infatti Gibran fu anche pittore e organizzatore di
cultura, in controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Gran parte
delle sue iniziative si devono al lodevole aiuto della sua amica Mary
Haskell, che lo ha finanziato più volte.

Tra le altre sue opere segnaliamo “Il miscredente,” breve romanzo
scritto nel 1908 per la rivista “L’Emigrante”, in cui impegno politico e
tensione civile prevalgono ancora sulla dimensione religiosa.
Altre sue produzioni da ricordare sono il testo autobiografico (in cui
esprime il dolore per la morte dell’adorata moglie Selma), “Le ali infrante”
(1912), scritto in inglese e le “Massime spirituali”, un testo tipico della
sua produzione, tra l’aforistico e il mistico, teso a una conciliazione tra
occidente e oriente.

Morì a New York il giorno 11 aprile 1931, stroncato dalla cirrosi
epatica e dalla tubercolosi; la sua salma fu portata, secondo le sue
volontà, in un eremo libanese.
Due anni dopo verrà pubblicata un’opera che aveva lasciato incompiuta:
“Il Giardino del Profeta”.

Stralci da ” Il Profeta “:
I figli
E una donna che portava un bimbo al seno disse,
Parla con noi dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita.
Essi vengono attraverso voi ma non per voi.
E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi.
Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
Poiché essi hanno i propri pensieri.
Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare,
neppure in sogno.
Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi,
Poiché la vita procede e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sulla strada dell’infinito, ed Egli con forza vi
tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Piegatevi nelle mani dell’Arciere con gioia:
Poiché come egli ama la freccia che vola, così Egli ama l’equilibrio
dell’arco

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” Viene preso in considezione il rapporto più importante e forse
contraddittorio che un essere umano possa condurre – quello di genitore – si
pone l’accento sul senso del possesso, sulle aspettative e su come,aver
generato dei figli non debba essere fonte di – riscatto – su quanto la vita
possa aver sottratto relativamente alle nostra ambizioni.
Amare dunque, è sicuramente non strumentalizzare e soffocare le generazioni
future ma avere quella sensibilità e capacità educativa che sappia – tirare
fuori – quello che è già – piuttosto che riempire un vaso con l’intento di
mettere i nostri preconcetti e condizionamenti culturali.

Non si è – buone madri o buoni padri – se plasmiamo un figlio come vorremmo.
Credo che lo stesso discorso valga per un rapporto d’amicizia o d’amore.
Non si andrebbe troppo lontano con l’attaccamento e con le aspettative,
allora amare sarebbe colmare il nostro bisogno.

Amicizia
E un ragazzo disse: Parlaci dell’Amicizia
…E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. È il campo
che seminate con amore e mietete con riconoscenza.

È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.

E quando tace,il vostro cuore
non smetta di ascoltare il suo cuore.

Nell’amicizia ogni pensiero,ogni desiderio,
ogni attesa nasce in silenzio
e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall’amico, non rattristatevi.
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.

E non vi sia nell’amicizia altro scopo
che l’approfondimento dello spirito.

Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi
lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti
e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.

Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.

Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si
ristora.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: ” La rugiada delle piccole cose, il bisogno saziato, la gioia
condivisa ma sopratutto il discernimento che il dialogo sia non legato solo
ad un aspetto,al meglio di sè per poi tenere nascosta l’altra faccia della
luna. Non si deve temere di mostare se stessi: fragilità e timori, al
contempo non si deve confondere l’amare con il colmare un proprio vuoto
interiore,una propria insoddisfazione attraverso la presenza dell’amico o
degli altri.
Possiamo indubbiamente essere tutti ottimi compagni di viaggio,essere
preziosi gli uni per gli altri -senza perdere di vista- che si deve essere
consapevoli e pronti all’ascolto di sè stessi senza gravare sugli altri.
Questo sarebbe capace di fare dell’amicizia una preziosa offerta e
strumento per maturare, sopratutto se ci sforzassimo di essere un pò meno
egocentrici e sapessimo cogliere con empatia quanto vivano gli altri.Basta
poco per dare segni di presenza,molto meno di quanto sia capace di ferire
il silenzio. Rispetto e dignità vanno di pari passo con la chiarezza ed il
dialogo,senza nascondimenti.”

Il bene ed il male :
E un anziano della città disse:
Parlaci del Bene e del Male

Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.
Poiché il cattivo non è che un buono torturato dalla fame e dalla sete.
In verità, quando buono è affamato cerca cibo anche in una caverna buia e
quando è assetato beve anche acqua morta.

Siate buoni quando siete in armonia con voi stessi.
Tuttavia, quando non siete una sola cosa con voi stessi, voi non siete
cattivi.

Una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa.
E una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose senza
fare naufragio.

Siete buoni nello sforzo di donare voi stessi, tuttavia non siete cattivi
quando perseguite il vostro vantaggio.
Quando cercate di ottenere, non siete che una radice avvinghiata alla terra
per succhiare il seno.
Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e
sempre generoso della tua abbondanza».
Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice ha bisogno di
ricevere.
Siete buoni quando la vostra parola è pienamente consapevole,
Tuttavia non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua vaneggia.
E anche un discorso confuso può rafforzare una debole lingua.
Siete buoni quando procedete verso la meta, decisi e con passo sicuro.
Tuttavia non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando.
Anche chi zoppica procede in avanti.
Ma chi è agile e forte, non zoppichi davanti allo zoppo stimandosi cortese.
Vi siete buoni in molteplici modi e non siete cattivi quando non siete
buoni.
Siete soltanto pigri e indolenti.
Purtroppo il cervo non può insegnare alla tartaruga ad essere veloce.
Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà, e questo
desiderio è di tutti.
In alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare, trascinando con
sé i segreti delle colline e il canto delle foreste.
in altri è una corrente placida che si perde in declivi e indugia prima di
raggiungere la sponda.
Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: «Perché esiti e
indugi?».
Poiché, in verità, chi è buono non chiede a chi è nudo: « Dov’é il tuo
vestito? », né a chi è senza tetto: «Cos’è accaduto alla tua casa?».

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca :” Viviamo in un mondo duale,non si potrebbe infatti apparire o
essere del tutto buoni o del tutto cattivi, non avrebbe senso alcuno
persino dare ” giudizio” e dividere questi due aspetti: luci ed ombre sono
in tutto ed in tutti.
Si evidenzia attraverso il pensiero espresso da Gibran che in chi è
attraversato dai mali come la rabbia o la necessità di colpire difendendosi
, in realtà sia presente la fame e la sete …ma di cosa ? Sicuramente si è
fragili e si cerca attenzione ed amore,una reazione che porta poi gli
altri a difendersi e a negare quell’amore richiesto.
Basta osservare un gattino spaventato per vedere come, smarrito e timido
mostri aggressività per difendere la propria vita. In una forma più sottile
accade questo a chi,temendo il rifiuto mette in atto meccanismi di difesa.
Ecco sarebbe da tenere questo in considerazione.
Ci si difende se ci si sente invasi o feriti,poi in realtà-in forma
silente- i chiede attenzione ed amore,che non va elargito in modo da
alimentare il vittimismo e il senso di dipendenza ma piuttosto alimentando
la consapevolezza e la ricerca del proprio valore ed autostima.

Non abbiamo un valore(Gibran lo evidenzia) a priscindere se apparissimo
cattivi o buoni.
In noi la ricerca per stimare e cogliere la nostra Luce interiore, che non
deve essere appresa dagli altri- come attraverso uno specchio – ma avere la
certezza di quello che siamo e del nostro valore, meritiamo sempre e
comunque amore e siamo ricchi di doni.

Come cominciare a trovare consapevolezza e la capacità di cogliere la realtà
senza farcene coinvolgere?

SU RAGIONE E PASSIONE
E ancora la sacerdotessa parlò e disse: Parlaci della Ragione e della
Passione.
E lui rispose dicendo:

La vostra anima è sovente un campo di battaglia dove giudizio e ragione
muovono guerra all’avidità e alla passione.
Potessi io essere il pacificatore dell’anima vostra, che converte
rivalità e discordia in unione e armonia.
Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti
di ogni vostro elemento?

La ragione e la passione sono il timone e la vela di quel navigante che è
l’anima vostra.
Se il timone e la vela si spezzano, non potete far altro che, sbandati,
andare alla deriva, o arrestarvi nel mezzo del mare.
Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona, e la
passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione.
Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta,
affinché essa canti,
E con la ragione diriga la passione, affinché questa viva in quotidiana
resurrezione, e come la fenice sorga dalle proprie ceneri.

Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi come sgraditi ospiti nella
vostra casa.
Certo non onorereste più l’uno dell’altro, perché se hai maggiori
attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi.
Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi,
condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani, allora vi
sussurri il cuore: “Nella ragione riposa Dio”.
E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta, e
lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con
riverente trepidazione: “Nella passione agisce Dio”.
E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua
foresta, voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

[da: ” Il Profeta” di Gibran Kalil Gibran]
Poetyca:” I grandi antagonisti del nostro cammino:Ragione e Passione,
dove l’una non deve prevalere sull’altra e dove l’equilibrio e il
discernimento sono l’albero maestro che non si spezza alle tempeste. In
fondo è proprio la capacità di integrazione tra queste due parti(come gli
emisferi cerebrali) che ci conduce verso il non attaccamento e verso la
possibilità di avere rettitudine.Riconoscersi come microscopico elemento
dinnanzi all’infinito,ma interconnesso ad esso con il suo valore e
riflesso di quello che sappiamo vivere e cogliere è sapere che affidandosi
alla grandezza del Tutto siamo sempre particella d’Amore.
Trovare Pace nel dialogo tra questi antagonisti è accogliere e vivere le
opportunità della vita nel non attaccamento e nelle aspettative.

Amore ed amicizia pensieri di Gibran:
°
Ognuno ha qualcosa che desidera donare:
e così, troppo spesso,
nessuno è disposto a prendere.
Poniamo che io abbia una casa
e inviti gente.
Verranno e accetteranno la mia casa,
il mio cibo e perfino le mie idee,
ma non il mio amore.
E invece proprio l’amore
è ciò che la maggior parte di noi
desidera donare sopra ogni altra cosa.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, 30 maggio 1922

°
A volte, quando le anime sono piccole
e in primo luogo sono piccole le cose,
dobbiamo lasciarle stare
nei loro momenti bui,
perché vengano alla luce
in quella che è la loro stagione.
Ma il gesto di lasciarle a sé stesse
dev’essere un gesto d’amore.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 5 febbraio 1921

.
Nessun rapporto umano
dà l’uno in possesso dell’altro.
in ogni coppia d’anime
i due sono assolutamente diversi.
In amicizia come in amore,
i due, a fianco a fianco,
sollevano le mani
insieme
per trovare ciò che né l’uno né l’altro
può raggiungere da solo.

Citato da Mary Haskell, “Journal”
New York, 8 giugno 1924

Poetyca:”Dopo un lavoro consapevole si è capaci di un rapporto maturo che
sappia condurre alla vera gioia e alla condivisione e dove si è capaci di
stare bene insieme,si sta bene anche da soli perchè, con l’aiuto degli
altri (presenza indispensabile se non prendono e basta ma sanno anche
offrirsi in dono) si è capaci di arricchimento reciproco e pienezza, si è
capaci di essere miglior .”

Un aforisma di autore ignoto cita:- Ti amo non per chi sei ma per chi sono
io quando sono con te. Credo che dovremmo tenere questo a mente,essere
migliori per la presenza di una persona,comprendere che ci accolga e
valorizzi non significa che sia l’amore ricevuto a trasformarci ma che noi
stessi siamo persone capaci di miglioramento,che siamo persone propositive
e non dovremmo attaccarci alle aspettative e alle persone,ma piuttosto
saper donare senza attendere poi di vedere la nostra immagine riflessa nei
frutti.Un lungo lavoro che sa portare lontano.

Poetyca 09.09.2005

Let’s meditate with … Gibran
Kahlil Gibran
commented by Poetyca

Who is Gibran:
Poet Painter Philosopher
Kahlil was born in Bisherri, a town in northern Lebanon, on the 6th
January 1883, place surrounded by the famous “Cedars of Lebanon”. He was called
Gibran Khalil Gibran and when he emigrated to the United States at the age of eleven
name was abbreviated by an English teacher. In his writings in
English his signature will always be
Kahlil Gibran.
The parents are Maronite Christians, a Catholic religion formed after him
Byzantine schism of the fifth century BC, has two sisters, Mariana and Sultana, and the
half-brother Boutros (born from a previous marriage of the mother). Her
formation can be reconstructed through the Neoplatonic years and
paganeggianti of Boston, where he emigrated in 1894 with his mother, brothers and
some uncles. These are the years of Arab emigration to the United States and the
Brazil. The half-alcoholic father remains in Lebanon perhaps in prison,
Gibran won’t have a good memory of the relationship with him. And the mother, Kamele
Rahmè, he transmits the religiosity and human values of his tradition
cultural.
At 14 Kahlil returns to Lebanon to attend high school at the
Beirut hikmè. In this period he comes across Lebanese classicism which
abyssally separates the rich from the poor, the aristocracy and the clergy from
people. The most profound contact probably dates back to these years
lasting with the Holy Scriptures. After completing his studies, in 1897, he traveled
through Lebanon and Syria. He returned in 1902 as a guide and
interpreter of an American family, but soon has to return to Boston a
cause of the mother’s disease, who died of phthisis the following year, and
later also his brothers.
In Boston, in 1904, he met Mary Haskell,
the most important meeting of his life. Mary will be her patron,
collaborator, friend, muse, and later curator of her works. Mary
represented a decisive support for him, both moral and material. Yes. I am
met at the exhibition of some paintings by Kahlil at a studio
friend photographer. Mary, 10 years older than him, is the principal of a school
female. Thanks to his contributions Gibran studied painting in Paris, between the
1908 and 1910, at the Acadèmie Lucien (Paris Academy of Fine Arts).
Voltaire and Rousseau, Blake, Nietzsche law; writes “Rebel Spirits”,
published in Arabic in 1908, a short collection of stories with a harsh tone
and nostalgic about Lebanese society. Back in the United States (1912), he goes to
living in New York where he opens a studio, which he defines in his writings
“the hermitage” is dedicated simultaneously to literature and the arts
figurative. Together with his friend Mikhail Naimy he is the leading figure of
a Syrian-Lebanese literary association, Arrabitah-al-Alima, born in Boston
and New York among overseas Arab writers and painters, the Mahjar
“immigrants” in fact.
With his commitment in this association Gibran wants to carry on one
“turned against the West through the East”, words written on the occasion
of the publication of “Il Folle” (1918), that is against decadentism
of the West and the betrayal of its own Romanticism. At the same
time feels the need for a formal and content renewal of the
Arabic literature, for example, gets rid of monorime poetry and
quantity for the free verse. In the new continent he inserts himself
in American poetry in the wake of Thoreau, Whiteman, Emerson (whom he estimated
in particular), naturalist poets of Protestant tradition and
preachy. He often publishes drawings together with his works, which are never long.
The first biographies of Gibran, written by those who frequented him a lot in the last few
years, such as Mikhail Naimy and Barbara Young, and partly dictated by Kahlil
itself, however, are not completely reliable, as they tend to
feed the role of Guru that many admirers already saw in Gibran. The
first serious study on him is that of Kahlil S. Hawi, published in Beirut
in 1963.
Gibran’s health is somewhat undermined in the last few years of his life
he spends between New York and Boston, where his sister Mariana lives and works.
He dies of liver cirrhosis in New York and with a lung affected by
tuberculosis, on April 10, 1931, was 48 years old and was working on “The
Wanderer “collection of parables and words. Gibran is buried in an ancient
monastery of his country of origin, according to his will. He was buried in a
rainy day, accompanied by a few friends, including Barbara Young.
For the occasion, the newspaper “The New York Sun” announced: “A Prophet is
Dead. “” A prophet is dead. “Gibran bequeaths copyright
to the inhabitants of Bisherri for works of public benefit.
Sensitive writer who became famous for his poetic collection
writings gathered in the volume “The Prophet”, Kahlil Gibran was born on December 6th
1883 in Bisharri (Lebanon), from a Maronite petty-bourgeois family. THE
parents were Maronite Christians, Catholics from Palestine
Northern; he grew up with two sisters, Mariana and Sultana, and his half-brother
Boutros, born of her mother’s first marriage, remained a widow.
Family united and permeated by mutual respect, the Gibrans saw each other
forced to emigrate to the United States for economic reasons. They landed
so on American soil in 1895. At twelve Kahlil began to
attend local schools and that’s why his name came
abbreviated as Kahlil Gibran, a formula that was later used in his
written in english.
Later, as an adult, he lived in Boston in the Chinese neighborhood, inhabited by
Italian, Irish and Syrian immigrants.
He returned to Beirut for three years in 1899 to study the language and the
Arabic literature, then stayed in Lebanon and Syria, but in 1902, eager
to review the land that had marked much of his life, he returned to
Boston.
In 1908 he was in Paris to study at the Academy of Fine Arts and yes
approaches the philosophy of Nietzsche and Rousseau. In 1920 he was among the
founders in New York of the Arab League, which was to renew the tradition
Arab with the contribution of western culture.
The (western) success of Gibran, in fact, is mainly due to
fascinating religious syncretism that permeates “The prophet” (written in 1923):
above all the idea of a generic conception of divinity prevails, in which there
images and symbols of every religion and philosophy are intertwined
(Catholicism, Hinduism, Islamism, Sufi mystics alongside idealists
Europeans, Romanticists, Nietzsche and Arab Mystics).
For Kahlil Gibran, existence is the time given to recompose the
fracture between us and God; when in the individual good and evil,
perfection and imperfection, small feelings and great passions will succeed
to coexist, here in the coincidence of opposites will manifest
wisdom, perfection and happiness.
Gibran’s mystique escapes any classification, the poet speaks for
images resorting to a symbolic world of a thousand meanings, which for the
Its universality urges the Hindu man and the Christian, the atheist and the believer.
Its success derives from its position between east and west,
between Beirut, Paris and New York.
As an artist Gibran was a truly eclectic character,
contrary to what his fame, mostly linked to “The Prophet”, does
assume.
In addition to being a writer, Gibran was also a painter and organizer of
culture, in contrast to its shy and introverted character. Most of
of his initiatives are due to the praiseworthy help of his friend Mary
Haskell, who financed it several times.
Among his other works we point out “Il miscredente,” short novel
written in 1908 for the magazine “L’Emigrante”, in which political commitment and
Civil tension still prevail over the religious dimension.
Other of his productions to remember are the autobiographical text (in which
expresses sorrow for the death of his beloved wife Selma), “The broken wings”
(1912), written in English and the “Spiritual Maxims”, a typical text of the
his production, between the aphoristic and the mystical, aimed at a conciliation between
west and east.
He died in New York on April 11, 1931, struck down by cirrhosis
liver and tuberculosis; his body was brought, according to his
will, in a Lebanese hermitage.
Two years later a work that had left unfinished will be published:
“The Garden of the Prophet”.
Excerpts from “The Prophet”:
Children
And a woman who carried a baby on her breast said,
Talk to us about the Sons.
And he said:
Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life’s lust for life.
They come through you but not through you.
And although they are with you they do not belong to you.
You can give them your love, but not your thoughts,
Because they have their own thoughts.
You can guard their bodies, but not their souls,
Since their souls dwell in tomorrow’s houses, which you cannot visit,
not even in a dream.
You can be like them, but don’t try to make them similar to you,
Because life goes on and does not stop yesterday.
You are the bows of your children are live arrows shot far away.
The Archer sees the target on the way to infinity, and He forcefully there
he tends so that his arrows can go fast and far.
Bend into the hands of the Archer with joy:
For as he loves the arrow that flies, so he loves balance
arc
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The most important and perhaps most important relationship is taken into consideration
contradictory that a human being can lead – that of parent – yes
emphasizes the sense of possession, expectations and how to have
begotten children should not be a source of – redemption – on how much life
may have stolen in relation to our ambitions.
To love therefore, is surely not to exploit and suffocate the generations
future but have that sensitivity and educational capacity that I know – to pull
outside – what it is already – rather than filling a vase with the intent of
put our cultural preconceptions and conditioning.
We are not – good mothers or good fathers – if we shape a child as we would like.
I believe the same goes for a friendship or love relationship.
You wouldn’t go too far with attachment and expectations
then loving would fill our need.
Friendship
And a boy said: Tell us about friendship
… And he replied saying:
Your friend is your need. It is the field
that you sow with love and reap with gratitude.
It is your canteen and your hearth.
Because, hungry, you take refuge in him
and you seek it for your peace.
When your friend confides his thought to you,
don’t deny your approval,
nor be afraid to contradict him.
And when your heart is silent
don’t stop listening to his heart.
In friendship every thought, every desire,
all waiting arises in silence
and is shared with inexpressible joy.
When you separate from your friend, don’t be sad.
His absence can clarify what you love most about him,
like the climber, the mountain is clearer from the plain.
And there is no other purpose in friendship
than the deepening of the spirit.
Because love that does not seek in all ways
the unfolding of one’s mystery is not love,
but a network launched forward
and that only grasps what is in vain.
And the best of you is for your friend.
If he has to know the ebb of your tide,
let me know its full.
Which friend is yours, to look for him in the hours of death?
Always look for it in the hours of life.
For he can fill your every need, but not your emptiness.
And share the pleasures by smiling in the sweetness of friendship.
For in the dew of small things the heart finds its morning again and yes
refreshed.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The dew of small things, the need satiated, the joy
shared but above all the discernment that dialogue is not only linked
to one aspect, to the best of himself and then to hide the other face of the
moon. One should not be afraid to show oneself: fragility and fears, al
at the same time love should not be confused with filling one’s own void
inner, one’s own dissatisfaction through the presence of the friend or
of others.
We can undoubtedly all be excellent travel companions, be
precious to each other -without losing sight- that one must be
aware and ready to listen to themselves without burdening others.
This would be able to make friendship a valuable offer
tool to mature, especially if we tried to be a little less
self-centered and we knew how to empathize how much others live
little to show signs of presence, much less than it is capable of hurting
silence. Respect and dignity go hand in hand with clarity and
dialogue, without hiding. ”
The good and the bad:
And an elder of the city said:
Tell us about Good and Evil
I can speak of the good in you, but not of the bad.
For the bad is nothing but a good tortured by hunger and thirst.
Indeed, when good is hungry, he looks for food even in a dark cave
when thirsty he also drinks dead water.
Be good when you are in harmony with yourself.
However, when you are not one with yourself, you are not
bad.
A divided house is not a den of thieves, it is simply a divided house.
And a ship without a rudder can wander aimlessly between dangerous islands without
shipwreck.
You are good in the effort to give yourself, however you are not bad
when you pursue your advantage.
When you try to obtain, you are only a root clinging to the earth
to suck the breasts.
Of course, the fruit cannot say at the root: «Be like me, mature and full and
always generous with your abundance ».
Since as the fruit needs to give, so the root needs
receive.
You are good when your word is fully aware,
However, you are not evil when your tongue rambles in sleep.
And even confused speech can strengthen a weak language.
You are good when you proceed towards the goal, determined and with a sure step.
However, you are not bad when you wander limp here and there.
Even those who limp proceed forward.
But who is agile and strong, do not limp in front of the lame esteeming courteous.
You are good in many ways and you are not bad when you are not
good.
You are just lazy and indolent.
Unfortunately, the deer cannot teach the turtle to be fast.
Your goodness lies in the desire of the giant within you, and this
desire belongs to everyone.
In some it is a torrent that flows impetuously towards the sea, dragging with
the secrets of the hills and the song of the forests.
in others it is a placid current that is lost in slopes and lingers before
reach the shore.
But those who want a lot do not say to those who want little: «Why do you hesitate and
ado? “.
For, in truth, who is good does not ask who is naked: “Where is yours
dress? Nor to those who are homeless: “What happened to your home?”
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “We live in a dual world, we couldn’t in fact appear either
to be completely good or completely bad, it wouldn’t make any sense
even give “judgment” and divide these two aspects: lights and shadows are
in all and in all.
It is highlighted through the thought expressed by Gibran that in who he is
crossed by evils such as anger or the need to strike defending oneself
, actually there is hunger and thirst … but what? It certainly is
fragile and seeking attention and love, a reaction that then leads to him
others defend themselves and deny that required love.
Just look at a frightened kitten to see how it is, lost and shy
show aggression to defend your life. In a more subtle form
this happens to those who, fearing rejection, put in place defense mechanisms.
Here would be to take this into consideration.
We defend ourselves if we feel invaded or injured, then actually-fit
silent – he asks for attention and love, which should not be given in such a way
fueling victimization and a sense of addiction but rather fueling
awareness and the search for one’s own value and self-esteem.
We have no value (Gibran highlights it) regardless of whether we appeared
bad or good.
In us the search to estimate and grasp our inner Light, which is not
it must be learned from others – like through a mirror – but have the
certainty of who we are and of our value, we always deserve and
however love and we are rich in gifts.
How to start finding awareness and the ability to grasp reality
without getting involved?
ON REASON AND PASSION
And again the priestess spoke and said: Tell us about Reason and
Passion.
And he replied saying:
Your soul is often a battleground where judgment and reason
they wage war on greed and passion.
I could be the pacifier of your soul, which converts
rivalry and discord in union and harmony.
But how can I, if you are not yourself the peacemakers, indeed the lovers
of all your elements?
Reason and passion are the rudder and the sail of that sailor who is
your soul.
If the rudder and the sail are broken, you can not help but skid,
drifting, or stopping in the middle of the sea.
For if reason dominates on its own, it is a force that imprisons, and there
passion is a flame that, unattended, burns to its destruction.
So your soul raises reason to the highest passion,
for it to sing,
And with reason direct the passion, so that it lives in everyday life
resurrection, and how the phoenix rises from its ashes.
I wish greed and judgment were for you as unwelcome guests in the
your home.
Of course you would not honor each other anymore, because if you have more
attention for one you lose the trust of both.
When on the hills you sit in the cool shade of the pale poplars,
sharing the peace and serenity of the distant fields and meadows, then vi
your heart whispers: “God rests in reason.”
And when the storm rages and the relentless wind shakes the forest, e
lightning and thunder proclaim the majesty of heaven, then say in the heart with
reverent trepidation: “God works in passion”.
And because you are a breath in the sphere of God and a leaf in his
forest, you also will rest in reason and act in passion.
[from: “The Prophet” by Gibran Kalil Gibran]
Poetyca: “The great antagonists of our journey: Reason and Passion,
where one should not prevail over the other and where balance and
discernment I am the master tree that does not break in storms. In
the bottom line is precisely the ability to integrate these two parts (like
cerebral hemispheres) which leads us to non-attachment and to
possibility of having righteousness. Recognizing oneself as a microscopic element
before infinity, but interconnected to it with its value e
reflection of what we know how to live and grasp is knowing that by entrusting ourselves
to the greatness of the Whole we are always a particle of Love.
Finding peace in the dialogue between these antagonists is welcoming and living the
life’s opportunity in non-attachment and expectations.
Love and friendship thoughts of Gibran:
°
Everyone has something they want to donate:
and so, too often,
nobody is willing to take.
Let’s say I have a home
and invite people.
They will come and accept my home,
my food and even my ideas,
but not my love.
Instead, just love
is what most of us do
want to donate above all else.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
Cambridge, May 30, 1922
°
Sometimes when souls are small
and in the first place things are small,
we have to leave them alone
in their dark moments,
because they come to light
in what is their season.
But the gesture of leaving them to themselves
it must be a gesture of love.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, February 5, 1921
.
No human relationship
gives one in possession of the other.
in every couple of souls
the two are absolutely different.
In friendship as in love,
the two, side by side,
raise your hands
together
to find what neither
can reach alone.
Quoted from Mary Haskell, “Journal”
New York, June 8, 1924
Poetyca: “After conscious work one is capable of a mature relationship that
know how to lead to true joy and sharing and where you are capable of
feel good together, you feel good even on your own because, with the help of the
others (indispensable presence if they don’t just take it but they also know
offering oneself as a gift) one is capable of mutual enrichment and fullness, one is
capable of being better. ”
An aphorism by an unknown author quotes: – I love you not for who you are but for who I am
me when I’m with you. I think we should keep this in mind, be
better for the presence of a person, understand that he welcomes us and
Valuing does not mean that it is the love received that transforms us, but that we do
we ourselves are people capable of improvement, who are proactive people
and we shouldn’t stick to expectations and people, but rather
knowing how to donate without waiting to see our image reflected in the
fruits: a long job that can take you far.

Poetyca 09.09.2005

Buona ricerca – Good search



Buona ricerca
Quando tu vuoi cercare la Verità, non restare nel chiasso, essa svanirebbe.
Tu immergiti nel silenzio, dove nulla distrae il tuo ascolto, tu non fare vagare la mente da una immagine ad una altra. Tu semplicemente ascolta dentro di te cosa dice il tuo cuore.

Tu non ti aggrappare ad una aspettativa, tu non ti gonfiare di orgoglio credendo di avere realizzato un traguardo solo per avere sperimentato una piccola Siddhi ( potere esteriore che nasce da una piccola realizzazione interiore di noi stessi), non è questo il motivo della ricerca, tu vai avanti sicuro e non perdere mai la tua volontà e la fiducia in te stesso.
Un giorno, dopo avere attraversato il deserto, quando tu guarderai alle tue spalle ti accorgerai di come tu sia stato capace di camminare a lungo e di come la forza sia sempre stata in te, come la speranza sia stata la tua lampada nel buio della notte.
Tu ti accorgerai che in te hai già tutto e che non sei mai stato solo: l’amore è la più grande potenza che sa condurre oltre ogni difficoltà, tu ama e dimentica il sudore e la fatica, tu ama e saprai sempre trovare
la strada giusta che ti impedisce di perderti nelle tenebre.

01.01.2009 Poetyca

Good search

When you want to search for the truth, do not stay in the noise, itwould vanish.
You immerse yourself in the silence, where nothing distracts yourlistening, you do not mind wander from one image to another. Yousimply listen in to what you said in your heart.
You do not cling to an expectation, you do not swell with pridethinking of having achieved a goal only to have experienced a smallSiddhi (external power that comes from a small inner realizzaziione of ourselves), this is not the reason for the research, sure you go onand never lose your will and trust in yourself.
One day, after crossing the desert when you will look behind youyou’ll see how you were able to walk and how long the power hasalways been in you, that hope has been your lamp in the darkness of the night .
You realize that you already have everything that you’ve never beenjust that: love is the greatest power that knows how to carry overevery difficulty, you love and forget the sweat and toil, you’ll always know you love and find
the right way that prevents you from getting lost in the darkness.

01.01.2009 Poetyca

La ricerca del vero – The search for truth


La ricerca del vero
In tanti anni, in tanti intrecci di storie, di risorse umane e di maturata esperienza, posso dire solo che ringrazio tutte le difficoltà maturate nel rapporto con gli altri.
Non ho la pretesa di ritenermi nel ” giusto o nel vero”, da ricercatrice posso solo dire di sperimentare giorno per giorno, di avere gioia nella scoperta e nella sperimentazione, senza meta o verità da indicare, tutto è talmente sottile che davvero le parole sarebbero solo una prigione.

Come diceva Lao – tzu nel Tao:
” Qualsiasi cosa si possa esprimere con le parole non è vera, il Tao può essere comunicato
solo da essere ad essere. Solo attraverso la presenza del Maestro,
la Verità può essere colta solo nel silenzio.”

A che servono allora le costruzioni mentali, l’aggrapparsi a parole, ad una babele di impressioni,
i giochi a rimpiattino per dimostrare quello che non è dimostrabile ma occorre di una apertura del Cuore
che non tutti sono disposti ad avere?

Abbandonare la mente per vivere la non – mente incute troppa paura
Una cosa che ho imparato è la responsabilità personale, come a volte sia io stessa la fonte di illusioni o di aspettative.
Quando ci si aspetta che gli altri siano come noi crediamo o ci attacchiamo alla nostra immagine, è palese la delusione.

Quando ci si aspetta di conoscere la Verità essa ci sfugge.
Dopo un paio di esperienze disastrose non ho però smesso di credere negli altri, nella loro buonafede e a volte incapacità di vedere oltre alcuni aspetti. Non si tratta di reale ottusità o colpa ma di non avere ancora maturato delle esperienze.
Vorrei riportare il pensiero di oggi di Omraam Mikhaël Aïvanhov come spunto di riflessione:
“Delle entità invisibili accompagnano l’essere umano lungo tutta
la sua vita. Le entità luminose, benefiche, gli preparano il
cammino ovunque debba recarsi, mentre le entità tenebrose,
malefiche, si oppongono a tutto ciò che di utile e costruttivo
egli desidera intraprendere e lo spingono verso strade senza
uscita.
Quando un re si mette in viaggio, è preceduto da servitori che
preparano il suo arrivo: quando giunge, tutto è pronto, perché
si tratta del re. Ma chi si preoccupa di organizzare gli
spostamenti di un mendicante?… Lo stesso vale per la vita
interiore: colui che è re o principe trova inevitabilmente la
via spianata davanti a sé e una quantità di persone ad
accoglierlo, mentre il mendicante – che simbolicamente è un
essere povero di virtù – non sarà ben accolto da nessuna parte.
Il segreto della vera vita, dunque, è cercare di diventare re di
se stessi, un re che domini i propri pensieri, i propri
sentimenti e le proprie azioni. Chi è realmente padrone del
proprio regno è sempre preceduto da esseri che preparano per lui
le migliori condizioni.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov
Vorrei però aggiungere anche una riflessione su quello che spesso si compie nel portare in forma sbagliata delle energie sull’immagine di sè e qui mi viene in aiuto un piccolo aneddoto:
Un ricercatore andò da Lieh – zu e disse: ” Ho rinunciato ad ogni cosa, prendimi con te, ora io sono pronto e capace di illuminarmi!”.
Lieh zu lo guardo con amorevolezza e risposte: ” Ora sii gentile e rinuncia anche a questo! Solo allora potrai venire a stare con me!” .
Il ricercatore esterefatto replicò :” Ma io ho rinunciato a tutto!”
E Lieh – zu ” Ma non c’è bisogno che ti aggrappi anche a questo!”

La sensazione di non avere desideri, di avere raggiunto uno scopo, di essere arrrivati e di non avere alcun difetto è una ” sostituzione ” o un nuovo inganno della mente che senza identificazione non saprebbe accettare il vuoto.
Il giovane non era realmente pronto a capire, non aveva davvero fatto esperienza.
Lieh – zu rispose: ” Allora lascia anche questo ( attaccamento), perchè te lo porti dietro? ”
Il giovane naturalmente non capiva e rispose: ” Ma io non possiedo proprio nulla, io non mi sono portato dietro nulla, io ho rinunciato a tutto!”.
Pazientemente Lieh – zu che aveva chiaramente visto la situazione replicò” ” Allora non aggrapparti neppure a questo!”.

Il dialogo tra queste due persone sarebbe infinito e in fondo su due diversi piani,come si potrebbe credere che ci possa essere comprensione e costruttività?
Spesso mi capita di osservare, di tentare la comunicazione ma non sempre è facile allora che senso avrebbe ” portarmi dietro ” l’intenzione di convincere di qualcosa? Spesso sono io stessa che ho bisogno di osservare mentre assimilo esperienze, per comprendere quale lezione devo imparare, di quale atteggiamento posso benissimo fare a meno, per avere un bagaglio leggero.
Preferisco sorridere con compassione, nel rispetto della libera scelta di altri e concentrarmi sul mio percorso, per continuare a vivere in armonia.

21/04/2009 Poetyca

The search for truth

In many years, so many intertwining stories, human resources and gained experience, I can only say that I thank all the difficulties gained in relationships with others.
I do not pretend to consider them in “right or true, researchers can only say to try each day to have joy in the discovery and testing, without a goal or truth to show, everything is so thin that the very words would only a prison.

In the words of Lao – tzu in the Tao:
“Anything you can put into words is not true, the Tao can be communicated
only be to be. Only through the presence of the Master,
Truth can be grasped only in silence. ”

What are the mental constructions, then, cling to the words, a babel of impressions,
and mouse games to prove that is not certified but should be an opening of the Heart
that not everyone is willing to have?

Leaving the mind to live not – mind strikes too afraid
One thing I learned is personal responsibility, as is sometimes the source of myself illusions or expectations.
When you expect others to be like us or believe we attach to our image, it is clear disappointment.

When you expect to know the truth it escapes us.
After a couple of disastrous experiences I still have not stopped believing in others, in good faith and sometimes their inability to see beyond a few aspects. This is not real or gross stupidity but have not yet gained the experience.
I would like to bring the thought of today Omraam Mikhael Aïvanhov as food for thought:
“Of the invisible entities accompany humans throughout
his life. Entities bright beneficial to prepare the
path must go everywhere, while the dark entity,
evil, oppose all that useful and constructive
and he wishes to push the roads without
output.
When a king is a journey, is preceded by servants
preparing for his arrival: when it comes, everything is ready, because
it is the king. But who cares to organize
movements of a beggar? … The same goes for life
inner man who is king or prince is inevitably
leveled off in front of him and a lot of people to
welcome, while the beggar – which is a symbolically
virtue of being poor – will not be welcomed anywhere.
The secret of true life, then, is trying to become king of
themselves, a king who control their thoughts, their
feelings and actions. Who really is owner of
his kingdom is always preceded by beings who are preparing for him
the best conditions. ”

Omraam Mikhael Aïvanhov
But let me add a reflection on what often is accomplished in bringing in the wrong form of energy self-image and here I will help a little anecdote:
A researcher went to Lieh – zu and said: “I have renounced everything, take me now I’m ready and able to enlighten me.”
Lieh zu watch it with kindness and answers: “Now be good and also rejects this! Only then can you come and stay with me!” .
The researcher esterefatti replied: “But I gave up everything!”
It Lieh – zu “But you do not need to cling even to this!”

The feeling of not have desires to have reached an end, to be arrrivati and have no defect is a “replacement” or a new trick of the mind that no identification would be unable to accept the void.
The young man was not really ready to understand, had not really experienced.
Lieh – zu replied: “Then leave this (attack), because you take it back?”
The young man obviously did not understand and replied: “But I have nothing, I have not brought anything back, I have given up everything.”
Patiently Lieh – zu that had clearly seen the situation said “Then do not cling even to this.”

The dialogue between these two people would be infinite and bottom on two different planes, as one might think that there can be understanding and constructive?
I often observe, groped communication is not always easy, but then what would “take back” the intention to convince of anything? They are often myself I need to watch while assimilate experiences, to understand what lessons I learn, what attitude can well do without, to have a light background.
I prefer to smile with compassion, respecting the free will of others and focus on my path, to continue to live in harmony.

21/04/2009 Poetyca

Mosaico – Mosaic


Mosaico

Siamo tutti dei frammenti di un mosaico; possiamo comporre l’immagine che altri vi vanno a cercare .Essere capaci di offrire colori brillanti, esempio e sincerità nasce da quella capacità di mettere in atto la nostra lealtà,il nostro impegno e la professionalità.
Cosa potremmo insegnare se noi stessi non provassimo ad imparare dalla vita stessa le sue lezioni ?
La prima cosa che vorremmo è che la giustizia sia applicata nei nostri confronti; è importante analizzare se e quando in noi predomini una sorta di rivalsa o il desiderio di equità e compassione per gli altri; quella forma solidale che possa dare il senso di unità.Essere giusti allora è essere equi; portare insegnamento solo con l’esempio.
Ricordiamo che il nostro frammento per quanto piccolo sarà sempre da collocare insieme agli altri per offrire una visione d’insieme che rappresenti sempre una valida traccia per gli altri.
Uniti possiamo dare la meraviglia della nostra collaborazione e il disegno che possa restare a lungo impresso nella vita di molti.

17.12.2006 Poetyca

Mosaic

We are all fragments of a mosaic, we can compose the image others will go on trying. Being able to offer brilliant colors, such as sincerity and arises from the ability to implement our loyalty, our commitment and professionalism.
What if we could teach ourselves not trying to learn his lessons from life itself?
The first thing we want is that justice be applied to us, it is important to determine whether and when it predominates in us a sort of revenge or the desire for fairness and compassion for others, this form of solidarity that can give a sense of unity. To be fair then to be fair, make up only teaching by example.
Recall that our fragment as small will always be placed with others to provide an overview of which is always a good track for others.
Together, we can give the wonder of our collaboration and design that can be imprinted in the long life of many.

17.12.2006 Poetyca

La nostra attenzione interiore – Our inner attention



La nostra attenzione interiore

Nel confronto tra noi stessi ed il mondo,
il percorso degli altri a volte ci si trova a disagio,
ci si allontana con la sensazione di non essere sulla stessa sintonia,
il nostro sforzo sembra non ricevere comprensione, se proviamo
ad immaginare di essere responsabili dello spazio interiore,
dove palpita il nostro cuore, immerso in un lago, gli strappi
con chi ci circonda avvengono proprio quando si tenta di tenere
limpido il nostro lago, dove la trasparenza, la serenità,
senza increspature dell’acqua ci permette di vedere in profondità
il nostro cuore palpitante e la sua partecipe presenza ad ogni nostro
proposito ed atto. Poi, malgrado tanto impegno, c’è sempre chi viene a sporcare,
ad agitare quella quiete che abbiamo costruito. Siamo del mondo e non si potrebbe
fuggire del tutto ad esso. Siamo chiamati a ricominciare, a comprendere
quel che ci accade e cosa accade agli altri, ogni piccola o grande esperienza
è importante per noi, si imprime sul nostro percorso ed anche per coloro
che ci permettono di sperimentare e di mettere alla prova ogni nostro momento.
Possiamo fare tesoro delle esperienze e aiutare chi sembra avvolto nella confusione.
Forse tutti dovrebbero collaborare e provare a fare chiarezza,
a tenere limpida la sorgente, ma spesso ci agitiamo o reagiamo
a chi è agitato con lo stesso atteggiamento, si ha timore
e non si guarda in profondità, non si prova a dare linfa alla quiete.
Siamo interconnessi, parte dello stesso riflesso della Vita e invece
di farci del male a vicenda dobbiamo imparare la compassione.

23.04.2011 Poetyca

Our inner attention

In the comparison between ourselves and the world,
the path of other sometimes it is uncomfortable,
you leave with the feeling of not being on the same line,
our effort seems not to receive understanding, if we try
to imagine being responsible for inner space, where our heart beats,
surrounded by a lake, the tears with those around us just happen when
you try to keep our clear lake, where transparency, serenity,
without ripples allows us to see deep our heart beating and
his presence to share our purpose and every act. Then, despite much effort,
there is always one who comes to dirty, to shake the peace we have built.
We are the world and you could not escape it entirely. We are called to begin again,
to understand what happens and what happens to others, any small or large experience
is important to us, is imprinted on our path and also for those who allow
us to experiment and to test all of our time. We can found a
treasure on the experience and help those who seems to be
shrouded in confusion. Maybe everyone should work together and try to make things clear,
to keep clear the source, but often we worry or react to those who are troubled
with the same attitude, you have fear and you do not look deeply, you do not try
to sap the peace. We are interconnected, part of the same reflection of life and
instead of us hurt each other we must learn compassion.

23.04.2011 Poetyca

Quando scrivi – When writing


Quando scrivi

Quando scrivi puoi sentire dentro sensazioni accese da quello che vedi intorno,
da emozioni che prorompono e ti ci adagi piano…
Tendi l’orecchio del cuore e assapori ogni istante.
Comunicare è desiderio di portare quanto hai scoperto,
quanto è inciso e temi di perdere come i cristalli
di ghiaccio che perdono le loro geometrie se compare il sole,
eppure il sole riscalda e si dona.
Ogni attimo è ricchezza che sfiori piano, per paura di perdere ogni cosa…
Ti accorgi che se racconti o scrivi quello che giace semiaddormentato dentro di te
hai la capacità magica di dar vita agli stessi sorrisi o alle stesse paure
in chi assorbe e raccoglie le tue parole,ti accorgi che se leggi o ti raccontano
di paure o sogni tu stessa sei capace di raccoglierne ogni aspetto.
Un pensiero è una freccia scagliata che attraversa l’infinito e annulla
il tempo se lo scrivi e lo regali a chi lo raccoglie.
Ti accorgi di quanto sia illusione credere distante altre persone
che possono leggerti dentro se solo raccolgono quanto scrivi.
Allora nulla è distante se tutti possono attraversare la strada che porta
al tuo cuore…
Basta uno spazio bianco da riempire con tanti caratteri che composti insieme
possono dare senso a parole e immagini interiori,
basta proiettarsi verso lo spazio e restituire a se stessi e agli altri
la dimensione dei pensieri nati improvvisi come lampi da catturare.

Tutto questo è un percorso magico che apre la porta che da cuore a cuore
permette una comunicazione oltre le parole e quanto è possibile dire.
Scrivere non deve mai essere usato come arma,si deve infatti sempre servire
la coerenza e la verità, abbiamo infatti un’opportunità per donare il meglio possibile, nel rispetto di se stessi e degli altri, della Poesia e dell’Arte che non vanno strumentalizzate come mezzo di offesa ma vanno rispettate apportando un contributo sincero, senza competizioni,
senza disprezzare il lavoro degli altri,senza derubare quanto altri condividono.
Scrivere è confronto con se stessi,trasmettere sentimenti è una responsabilità che ci deve insegnare ad avere la mente sgombra, ad offrire sempre coerenza e la parte migliore di noi stessi, per portare sempre amorevolezza e compassione.

08.04.2003 Poetyca

When writing

When you write you feel burning sensation inside that you see around
burst of emotions that we sit and we plan …
I listen the heart and savor every moment.
Communicating is the desire to bring what you have discovered,
what is engraved and themes of losing like crystals
ice lose their geometry if you see the sun,
yet the sun warm and giving.
Each moment has richness that touches floor, for fear of losing everything …
You realize that if you tell or write what lies half asleep inside of you
you have the magical ability to create the same smiles and the same fears
who absorbs and collects in your words, you realize that if you hear or read
fears or dreams you yourself are able to collect every aspect.
A thought is an arrow shot through the infinite void
time if you write and gifts to those who collect.
You realize how far illusion to believe other people
that can read in only if you collect what you write.
So far nothing is where everybody can cross the road
to your heart …
Just a blank to be filled with so many characters that all compounds
can give meaning to words and images within,
just projected into space and return to themselves and others
the size of thoughts born from sudden lightning capture.

All this is a magical journey that opens the door from heart to heart
allows communication beyond words and what you can say.
Writing should never be used as a weapon, it must always serve
consistency and truth, we have an opportunity to give it the best we can, respecting themselves and others, of poetry and art that can not be exploited as a means of offense but must be respected by making a sincere contribution, without competition ,
not despise the work of others, without robbing what others share.
Writing is compared with themselves, convey feelings is a responsibility that we must teach to have an open mind, to offer more consistency and the best part of ourselves, to bring more kindness and compassion.

08.04.2003 Poetyca

La realtà del nostro essere – The reality of our being


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La realtà del nostro essere
Vivere in profonda attenzione
l’attimo presente, è come aprire una porta,
varcare la soglia di una dimensione
impalpabile e vera, che non conosce distanza.
Ringrazio quel lampo che spezza le catene
di ogni illusione e fa del silenzio e del suo ascolto
la realtà del nostro Essere.
30.08.2014 Poetyca

The reality of our being
Living in deep focus
the present moment, it is like opening a door,
cross the threshold of a dimension
impalpable and true, who knows no distance.
I thank the lightning that breaks the chains
of every illusion and makes the silence and of listening
the reality of our being.
08/30/2014 Poetyca

Buddhismo e dualismo – Buddhism and dualism


Buddhismo e dualismo

Per il buddhismo non si contempla scissione netta relativa al dualismo, al
punto che non si cerca di ricomporla , si è consapevoli che ogni cosa è e non è.
Che tutto è impermanente e che la realtà è diversa da quella che la mente ci
propone. Dunque se l’illusione ci mostra un albero, per esempio, esso si
considera anche come non albero, poichè frutto della percezione dei sensi. Non
ci si oppone a quanto la mente ci mostri, si cerca solo di non provare
attaccamento verso quegli elementi che possano generare conflitto accogliendoli
ma sapendo che sono impermanenti..
Si potrebbe allora essere ” buoni” e allo stesso tempo ” non -buoni” , “cattivi
” e allo stesso tempo” non -cattivi”, un modo questo per neutralizzare il
giudizio dettato dalla mente stessa e per accogliere la realtà delle cose,
diversa da quanto la mente indichi. Un modo per non attaccarsi alle proprie
opinioni e alla necessità della critica, strumento dettato dalla mente quanto si
avverte paura.
La paura, in particolare quella inconsapevole ma sempre viva della morte è una
delle principali causa del dolore, come si sa il buddhismo mette in atto
dei meccanismi efficaci, perchè sperimentabili proprio per liberarsi dal dolore.

Il koan è tipico della scuola zen ed ha il compito di spezzare, in forma veloce,
quegli inganni della mente per aprire un varco al risveglio. Si tratta si
particolari ” indovinelli” che mandano in corto circuito la logica mentale e
fanno ritrovare una diversa dimesione. Solo nella scuola zen è presa in
considerazione la possibiltà del risveglio in questa vita e viene perseguito
attraverso questo meccanismoe non solo, le altre scuole non definiscono e non
ricercano un risveglio attraverso questi mezzi ma si dedicano allo studio dei
testi o all’uso di mantra, fondamentale è la meditazione che conduca ad un
lavoro interiore di notevole efficacia.

Consideriamo che per ogni scelta, ogni aspetto del nostro comportamento o quella
Persona ( come la definisce C.G.Jung) protratto nel tempo, quello che vogliamo
mostrare di essere, determini anche che scartiamo aspetti di noi che manteniamo
nell’ombra. Proprio per il principio del dualismo ed il timore di ricevere un
giudizio frustrante e doloroso, ci porta ad alimentare una seconda nostra
personalità che manteniamo sotterranea e che prende il nome di Ombra ( sempre
per C.G..Jung) Ora sebbene sia netto il confronto è come se si dicesse che un
uomo integerrimo abbia nascosto l’uomo scapestrato, la donna esemplare abbia in
uno spazio sotterraneo nascosto la sua parte ombra e dunque la donna
trasgressiva. Certo queste oltre ad essere teorie demarcano confini netti.
Ma il mio richiamo serve per far riflettere che, in fondo quelle parti di noi
scisse, perchè non accolte ed allontanate per effetto del dualismo, diventano
poi dei pesi ingombranti, delle energie che potrebbero emergere d’improvviso
perchè non accolte ed approfondite a suo tempo.

In un certo senso alimentare il dualismo porta sempre dei rischi, oltre a negare
la vita a parti di noi stessi, mai riconosciute, sopratutto perchè si segue il
modello di condizionamenti, accade che si alimenti un pesante giudizio nei
confronti degli altri e si desidera ” combattere” su di essi quello che
nascondiamo a noi stessi della nostra parte Ombra.
In fondo il buddhismo ha dissolto questo atteggiamento attraverso il
riconoscimento della dicotomia degli opposti nel retto sforzo di abbracciare la
realtà per quella che è, sopratutto limitando quelle proiezioni su altri e
lavorando nella lettura profonda di sè stessi..
Ma aspetto importante, a mio avviso, il buddhismo contempla che tutti contengono
un seme di buddhità che va ricercato ed alimentato.
Dunque anche chi ci apparisse distante da un comportamento apprezzabile è un
potenziale risvegliando. Motivo maggiore per non alimentare il giudizio, sotto i
panni della persona contestabile è presente il suo opposto, lo stesso si
potrebbe dire per chi sia apparentemente perfetto. La ricerca conduce ad
alimentare la via di mezzo, quel giusto equilibrio che possa mantenere un
atteggiamento equidistante su avventimenti della vita e giudizio e nel contempo
insegni ad abbracciare ogni nostro aspetto facendolo convivere senza
conflittualità ma anche la presenza di rispetto verso gli altri che sono
riconosciuti come interdipendenti.

06.10.2007 Poetyca

Buddhism and dualism

For Buddhism is not considered a net spin on the duality, the
point that no one tries to reassemble it, you are aware that everything is and is not.
That everything is impermanent and that reality is different from that which the mind there
proposes. So if it shows us the illusion of a tree, for example, it
considered as non-tree, as the result of the perception of the senses. Not
we are opposed to what the mind shows us, you just try not to try
attachment to those elements that may generate conflict, welcoming
but knowing that they are impermanent ..
It would then be “good” while “no-good” “bad
“While” non-evil “, a way to neutralize this
opinion dictated by the mind itself and accept the reality of things,
different from what the mind indicate. One way not to stick to their
opinions and needs of the critical tool that is dictated by the mind
feel afraid.
Fear, in particular the unconscious but still alive is a death
the main cause of the pain, as you know, Buddhism implements
effective mechanisms, because experiencing right to be free of pain.

The koan is typical of the Zen school and its mission is to break, at a fast pace,
those tricks of the mind to open a path to awakening. It is
special “riddles” that short-circuit the mental logic and
return to a normal size are different. Only in the Zen school is taken into
consider the possibility of awakening in this life and is pursued
meccanismoe not only through this, other schools and do not define
looking for a revival through such means but they dedicate themselves to the study of
texts or the use of mantras, meditation is the key that leads to a
inner work of considerable effectiveness.

Consider that for every choice, every aspect of our behavior or that
Person (as defined by CG Jung) lasted, what we want
show that they, too, that leads to discard aspects of us that we keep
shadows. Just for the principle of duality and the fear of receiving a
rating frustrating and painful, brings us to our food a second
personality that keep underground and is called the Shadow (always
for CG.Jung) Now although the comparison is less like saying that a
upright man hid reckless man, the woman has in an exemplary
underground space hidden his shadow side and therefore the woman
transgressive. Of course these theories in addition to demarcate clear boundaries.
But my point is to reflect that, after all those parts of us
split, and why not accepted due to the duality away, become
then the bulky weights, energies that might emerge suddenly
why not accepted at the time and depth.

In a sense the duality of food always brings risks, as well as denying
life to parts of ourselves, never recognized, especially because it follows the
model of conditioning, it happens that a heavy food court proceedings
toward others and want to “fight” on them that
we hide ourselves part of our Shadow.
After all, Buddhism has dissolved this attitude through the
recognition of the dichotomy of opposites in the right effort to embrace the
reality for what it is, mostly limited to those with projections of others and
working in deep reading of themselves ..
But important, in my opinion, Buddhism, provides that all contain
a seed of Buddhahood which is researched and energized.
So even those who appeared far from a behavior is a valuable
potential awakening. More reason not to feed the trial, under
shoes of the person objectionable is its opposite, the same
could say who is seemingly perfect. The search leads to
feed the middle way, that it can maintain a proper balance
Adventist equidistant attitude of the life and trial and at the same time
teach you to embrace every aspect of our co-exist without causing
conflict but also the presence of respect towards others who are
recognized as interdependent.

06.10.2007 Poetyca

Verità – Truth


Verità

Ogni storia, ogni vissuto è traccia da percorrere e da leggere nella sua verità, è come una pepita d’oro da cercare tra la sabbia, uno specchio a cui togliere la polvere per ritrovarne la luminosità. Non sempre si è pronti per accogliere la verità, non sempre essa si manifesta in forma tangibile. Un esempio è nell’essere ” illuminati” improvvisamente e nel cogliere che quanto ci fosse sempre stato sotto gli occhi, senza una spiegazione sembra assumere una diversa percezione e l’oro che si cercava non era lontano da noi, inutile il viaggio che ci allontanasse dalla nostra casa, infatti era nascosto in un angolo e non ce ne accorgevamo, malgrado quell’angolo era da noi vissuto giorno dopo giorno. La verità assume la caratteristica di ” vissuto personale” e non si potrebbe indicare ad altri, in particolare se non pronti a cogliere cosa essa sia, non si potrebbe perchè chi ha timore non sa accoglierla. Possiamo invece offrire strumenti, “essere con” chi sia confuso e non ha imboccato ancora un sentiero che lo conduca verso la ricerca. Non serve che questo, insieme alla pazienza ed un giorno la Verità si rivelerà agli occhi ed al cuore di chi ha cercato con cuore puro, come un fanciullo.

12.07.2005 Poetyca

Truth

Every story, every track is lived forward and read in its truth, is like a gold nugget to search the sand, a mirror in which to remove the dust to find their luminosity. Not always ready to accept the truth, it does not always manifested in tangible form. An example is being “enlightened” suddenly and seize it as it had always been under the eyes, without an explanation seems to be a different perception and the gold that was sought was not far from us, needless journey that takes us away from our house, it was hidden in a corner and do not realize it, although the corner was that we lived day by day. The truth takes on the characteristic of “personal experience” and not one could give to others, particularly if not ready to grasp what it is, because we could not accept those who do not know fear. We are able to offer tools, “being with” who is confused and does not yet embarked on a path that leads towards research. We do not need this, along with patience and one day the truth will be revealed to the eyes and the hearts of those who have tried with a pure heart, like a child.

12.07.2005 Poetyca

Un abbraccio al mondo – An embrace to world



Un abbraccio al mondo
In tutti noi una risorsa,
la fonte ricca di beni:

Cuore forte nell’amorevolezza
senza giudizio alcuno.

Fermo esempio di equidistanza,
dove non si sceglie ma si esperisce
la compassione per tutti gli esseri.

A volte è il silenzioso rumore
di una lacrima che solca il viso,
solo perchè le braccia sono corte
per un abbraccio al mondo.

25.03.2009 Poetyca

An embrace to world

In all of us a resource,
the rich source of goods:

Heart strong in love
without any trial.

firm example of equidistance,
do not choose where it carries
compassion for all beings.

Sometimes it’s the quiet noise
a tear that solca face,
just because your arms are short
for a hug in the world.

25.03.2009 Poetyca

Quando apriamo gli occhi alla realtà, al suo significato più profondo, siamo capaci di accogliere ma anche di dare.
Nel dialogo e nella presenza incondizionata è l’opportunità di offrirsi e di accogliere quanto si manifesti negli altri.

In richiamo
Sospeso in un solo respiro
è quel senso di evanescenza,
dove tutto è richiamo,
indicazione di un meraviglioso attimo
che vissuto – qui ed ora – ripete
l’armonia di gesti e di ricerca viva.

14.08.2008 Poetyca
In tutti noi una traccia sottile della quale cogliere che il dualismo non è Amore e non si sposa con la negazione di quella scintilla meravigliosa
che spinge verso gli altri con gentilezza e compassione perchè intersiamo e non potremmo pensare che le risorse che riusciamo a maturare attraverso il nostro percorso interiore, la capacità di superare nodi e tensioni restino come un ” bottino” del quale conservare solo per noi stessi il merito e la sostanza.

Ogni cosa che siamo capaci di essere, dopo aver aperto la strada alla consapevolezza è un dono ricevuto, sempre per causa di altri ( anche e sopratutto in situazioni problematiche) e come altri ci hannno permesso di vincere una battaglia con noi stessi, attaverso il canovaccio della vita, così anche noi nel nostro essere in ricerca possiamo essere causa per altri di chiarificazione e maturazione. Non è la rabbia o l’attaccamento, la confusione e le illusioni a farci da viatico ma l’apertura amorevole verso noi stessi e verso gli altri. Una delle immagini fondamentali che vorremmo avere presente è che coloro che ci appaiono come ” nemici ” o ostili, sono specchio di una parte di noi che va attraversata e risolta, solo con pazienza ed amore possiamo apprendere cosa queste persone ci stiano indicando con il loro tormento e la loro inquietudine e possiamo adoperarci per essere attenti a non dare ” risposta” con il medesimo atteggiamento. Solo l’amore scaccia le ombre.
Un abbraccio dal cuore
Poetyca

When we open our eyes to reality, it is a deeper way
we can accept but also to give.

In dialogue and unconditional presence is the opportunity to offer and
to accept as it occurs in others.

In reference
Suspended in one breath
is that sense of evanescence,
where everything is decoy,
indication of a wonderful second
who lived – here and now – repeat
the harmony of gestures and research alive.

14.08.2008 Poetyca
In all of us a thin track which does not grasp the duality
Love is not married and the negation of that wonderful spark
pushing towards others with kindness and compassion because cross
and we could not believe that the resources we can to mature through
our path interior nodes and the ability to overcome tensions
remain as a “booty” of which only keep for ourselves the
merit and substance.

Everything that we can be, having pioneered
awareness is a gift, again because of other (and also
especially in problem situations) and how others will permit hannno
to win a battle with ourselves, the canvas of attaverso
life, we too in our research can be cause
for more clarification and maturation. It is not anger or
attachment, confusion and delusions to be our food for the journey but
opening loving towards ourselves and towards others. One of
Images fundamental to have in mind is that those who
appear as enemies or hostile, are a mirror of us who
goes through and resolved, only with patience and love we can learn
What these people are giving us with their anguish and their
concern and we strive to be careful not to give “
response “with the same attitude. Only love dispels the shadows.

A hug from the heart
Poetyca

La goccia e il mare


lotofiore

La goccia ed il mare
La sola immagine mentale della goccia che scivola su una foglia, è per me motivo di pace interiore.
Il mare è visto come immensità, come oceano, a volte come un elemento che ci sfugge, che ci mette paura.
Ma se ricordiamo come il mare, nella sua essenza è costituito da miriadi di gocce,
comprendiamo come anche quanto appaia immane, come un problema da risolvere, come un ostacolo che sembra insuperabile,
in fondo, è attraverso la semplicità di gesti che tutto si affronta, ci permette di vedere oltre.

23.01.2015 Poetyca

 

The drop and the sea
The only mental image of the drop that slides on a leaf, it gives me inner peace.
The sea is seen as immensity, like ocean, sometimes as an element that escapes us, putting us afraid.
But if we remember as the sea, in its essence consists of myriads of drops,
also understand how it appears huge, as a problem to solve, as an obstacle that seems insurmountable,
after all, it is through the simple gestures that everything faces, allows us to see beyond.

01/23/2015 Poetyca

Sassolini della gratitudine – Pebbles of gratitude



Sassolini della gratitudine

In casa ho delle ciotole ( di rame o di terracotta) riempite con dei sassolini presi al mare, sembra una cosa naif o strana eppure sanno dare una sensazione di serenità. Ricordare di aggiungere un sassolino in segno di gratitudine per quanto si riceva di volta in volta dalla vita,per quelle piccole realizzazioni che il nostro impegno e lo sforzo ci fanno toccare è renderci consapevoli di come si possa ricevere tanto e accorgercene poco, è un modo per renderci conto in modo tangibile di quei doni che spesso non sappiamo rammentare o non apprezziamo, la sera ad esempio, riguardando i nostri sassolini nella ciotola possiamo rivalutare che, in fondo, invece di lamentarci per quanto nella nostra vita ci faccia sentire insoddisfatti, potremmo ribaltare il nostro punto di vista ed imparare la gratitudine.Si possono sostituire i sassolini a delle monetine da un centesimo o più, per poi accorgerci che si possa mettere da parte una somma di monete che sarebbe bello regalare a qualcuno. In fondo i doni che riceviamo non sono solo nostri ma vanno condivisi con gli altri. Ma oltre all’aspetto materiale, concreto e visibile, esiste un modo per essere con gli altri e condividere, un modo sottile e sensibile che è legato alle attenzioni che possiamo dare a chi ci sta attorno, essere grati si trasforma in amorevolezza verso gli altri, in ascolto ed attenzione consapevole, senza innescare meccanismi di giudizio e paura, infatti dobbiamo imparare a cogliere di cosa essere grati, giorno per giorno e condividere. Gioire delle energie benefiche del nostro nuovo schema di comportamento è motivo per determinare una nuova apertura che ci renda capaci di maggiore positività e responsabilità nei confronti del nostro percorso interiore, essere grati è costruire un sentiero di sassolini che ci possa riportare a casa, verso la nostra vera natura. Il sasso si associa spesso al lancio, come segno di giudizio, come motivo che separi, invece usare sassolini come promemoria, magari colorandoli, ricoprendoli di vernice è un modo per portare allegria, se deponiamo i sassi e non li scagliamo come armi sotto l’influsso della rabbia, ci accorgiamo che davvero sono un ottimo mezzo per riconoscere che la vita è sempre pronta ad offrire ottime opportunità di crescita, a noi saperle riconoscere con gratitudine.

27.09.2007 Poetyca

Pebbles of gratitude

At home I have the bowl (copper or terra cotta) filled with pebbles taken to the sea, one thing seems naive or strange yet know how to give a feeling of serenity. Remember to add a pebble in a sign of gratitude for what you receive from time to time by the waist, for those small accomplishments that our commitment and effort to touch us and make us aware of how you can receive so much and not realizing it is a way to realize in a tangible way of those gifts that we often do not remember or do not appreciate the night, for example, regarding our pebbles in the bowl that we can reassess, in the end, instead of complaining in our lives make us feel dissatisfied, we reverse our point of view and learn gratitudine.Si can replace the pebbles of nickels in a dime or more, and then realize that you can set aside a sum of money that would be nice to give someone. After all the gifts we receive are not only ours, but should be shared with others. But besides its material, concrete and visible, there is a way to be with others and share, a subtle and sensitive that it is linked to attention that we give to those around us, be thankful turns into kindness towards others , mindfulness and listening, without triggering mechanisms of judgment and fear, in fact we must learn to understand what to be grateful every day and share. Rejoicing of the beneficial energies of our new pattern of behavior is no reason to determine a new openness that enables us to more positive and responsibility towards our inner journey, to be grateful is to construct a gravel path that we can bring home, to the our true nature. The stone is often associated with the launch, as a sign of view, as a reason to separate, but instead use stones as a reminder, perhaps coloring, paint covering them is a way to bring joy, if we lay the stones and hurl them as weapons under the ‘ influence of anger, we realize that you really are a great way to recognize that life is always ready to offer excellent growth opportunities, we know how to recognize with gratitude.
27.09.2007 Poetyca

La via della felicità – The Way to Happiness



La via della felicità

Riflettendo sul cammino della mia esperienza; che poi si accomuna a quella di tutti; potrei cogliere, ad esempio che la Pace e l’equilibrio si trovano se si cerca realmente, soprattutto se si è conosciuta la ” crisi”.
Provo ad esprimermi malgrado l’inadeguatezza ed il limite delle parole.

Ci sono tanti aspetti nella vita su cui riflettere in base alla propria esperienza; uno tra essi è la consapevolezza e come ci possa liberare la mente dalle illusioni e un altro aspetto da considerare e da accogliere per il nostro personale percorso è invece il principio dell’impermanenza.
Nella vita di tutti giorni è un continuo cambiare maschera, al lavoro, con gli amici, con la famiglia perchè ci si pone sempre nel modo che gli altri si aspettano da noi e siamo fortemente condizionati da fattori esterni, allora è veramente difficile riuscire ad essere se stessi.
Ad un certo punto non sappiamo piu’ chi siamo realmente e si cade in crisi; non si trova equilibrio e tra una mente che ci sollecita e quella forza interiore che ci avverte facendoci sentire a disagio; viene meno la capacità di leggerci dentro, di manifestare quel che realmente siamo. Si pensa alla carriera, a far soldi, ad essere brillanti in ogni frangente, ma riflettendo, cercando il nucleo del nostro malessere ( che non va attribuito agli altri ma a noi stessi), si cerca sino al punto di trovare delle risposte. Soprattutto si coglie come tutto questo riflettere immagini come in una miriade di specchi e personalità non corrisponda in modo genuino a quel che siamo; nessuna di quelle sfaccettature è soggetta a perdurare.
La vita, a volte, sembra voler porre delle sfide quasi impossibili. C’è sempre una soluzione, bisogna solo trovarla:
Benedetta quella crisi; senza la quale non si coglierebbe come ci si attacchi ad aspettative, alla nostra immagine; al risultato e ci si dimentichi di quello spazio interiore solo nostro – dubbi, retto sforzo per comprendere – e volontà.
Benedetto il nostro attimo di timore per scacciare via tutte le nebbie e accogliere quel che possiamo essere:
Non sempre comprendiamo che più si cerca di aprire la gabbia (dove ci gettano i condizionamenti esterni dai quali ci facciamo illudere) e più ci sentiamo ricacciati dentro.
Sicuramente è quando troviamo l’essenziale, l’opportunità di gioire delle piccole conquiste, delle emozioni che ci fanno sentire in pace con noi stessi che possiamo scorgere un barlume di felicità.
A noi avere la forza di ” essere”.
© Poetyca

The Way to Happiness

Reflecting on the journey of my experience , then you have in common with that of all , I could take , for example, that the Peace and balance if you are really looking for , especially if it is known the “crisis” .
I try to express myself in spite of the inadequacy and the limit of words.
There are so many aspects in life to think based on your experience , and one among them is the awareness and how we can free the mind from the illusions and another aspect to consider and accommodate for our personal path is instead the principle of ‘ impermanence .
In everyday life is a continuous change mask , at work, with friends, with family because we always arises in such a way that others expect from us and we are strongly influenced by external factors, then it is really difficult to be themselves.
At some point we do not know more ‘ who we really are and you fall in crisis is not a balance between mind and that calls us and tells us that inner strength that makes us feel uncomfortable , is not the ability to read us in, to manifest what we really are. You think about the career , to make money, to be brilliant in every situation , but thinking about it, looking for the core of our malaise (not to be attributed to others but to ourselves ) , to the point of trying to find answers . Above all, it captures images reflect how all this as in a myriad of mirrors and personality does not correspond to that in a genuine way that we are not one of those facets is subject to endure.
Life , at times, seems to want to challenge almost impossible. There is always a solution , you just have to find it:
Blessed be the crisis , without which it would grasp how it attacks expectations , our image , and the result of what we forget our inner space only – no doubt , right effort to understand – and will.
Blessed is our moment of fear to scare away all the mists and accept whatever we can be :
Do not always understand that the more you try to open the cage ( where we throw external conditions from which we delude us ) and the more we feel driven back inside.
Surely it is when we find the essential, the opportunity to enjoy the little achievements , emotions that make us feel at peace with ourselves that we can see a glimmer of happiness.
We have the strength to “be” .
© Poetyca

Riflettere per costruire – Reflecting to build


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Riflettere per costruire

Riflettere è un passo per comprendere e costruire.
Perchè non si migliora il mondo per i propri figli?
In realtà non si rende migliore neppure per noi
stessi e per chi coabita in esso, seppure l’essere genitori
possa fare leva per una migliore qualità della vita; questo
non sembra essere sufficiente anzi a volte spinge a lavorare
di più per produrre. Troppe le situazioni che fanno venire
meno la fiducia, che pongono dei condizionamenti e non permettono
di sentire che; nel proprio piccolo, realmente si possano avere
delle soluzioni. Eppure basterebbe un controllo della qualità
degli acquisti relativamente a cosa si introduca tra le proprie
pareti domestiche ( ci sono più veleni in una casa che in un ambiente
risaputo come insalubre), nel nostro piatto, e sulla qualità
del tempo che spendiamo per ” ricaricarci”. Una vita che
sia votata solo al lavoro, al produrre qualcosa che sia tangibile
e releghi come ” perdita di tempo” la lettura, una passeggiata,
il contatto con noi stessi e con un dialogo amorevole con chi
ci circonda; spesso producendo sforzi solo per erigere barriere;
con la convinzione che le cose ” astratte” contino poco,
allontanando quello che possa distrarre o non coltivando
dei rapporti umani costruttivi ed amichevoli per diffidenza
o timore, è sicuramente un modo, non solo per seminare male
nei confronti di noi stessi ma, di conseguenza per gli altri,
non ultimi i nostri figli.
Uno sforzo produttivo nel cercare di non sprecare i beni;
come l’acqua, il tempo, il denaro e quanto sia legato alle energie
è un modo per essere capaci di collaborare con responsabilità.
Ma importante è la ricerca alla consapevolezza e alla trasformazione
per migliorare noi stessi ed il rapporto con gli altri,
facendo fiorire : gentilezza, compassione ed amore.Quando
avremo migliorato la qualità del nostro quotidiano, nello sforzo
delle piccole cose, saremo in grado di riflettere e cogliere
in cosa possiamo migliorare attimo per attimo;il nostro vivere
e di conseguenza;saper proiettare serenità e pace interiore
senza dualità per essere capaci di farne dono agli altri..
Ecco che si prospetta, a volte un capovolgimento di valori,
un rendersi conto che piuttosto che l’accumulo di beni materiali,
con conseguente stress e discutibile valore della vita, sai da preferire
il rispetto e la conservazione; senza inutili sprechi dei beni esistenti
e questo diverrebbe anche uno strumento ( da genitori) di educazione
all’ecologia che sia capace di accorgersi di quello che abbiamo
la fortuna di avere, ma senza dimenticare di alimentare
il valore dell'” essere”; quello strumento che sappia farci condividere
e offrire con compassione il nostro sentire.
©Poetyca
Reflecting to build
Reflecting is a step to understand and build. Why not improve the world for its children? In reality, it makes it even better for ourselves and for those cohabiting in it. Even though the parents may be of educational goodwill, for signposting quality for life does not seem to be sufficient even at times resulting in working harder to follow this of a better quality of life.Too many situations which make you lose confidence, which place a condition of I and not allow you to feel that, in its small, you can actually have solutions. But enough of the quality control of purchases with reference to what they introduce in their domestic walls (there are more poisons in a house in an environment known as unhealthy), in our flat, and the quality of time we spend
to “recharge”. A life that is devoted only to work, to produce something that is tangible and relegated as “wasting time” reading, a walk, contact with ourselves and with a loving dialogue with those around us, often producing only efforts to build barriers, with the conviction that the
things appearing “abstract” count little, removing what may distract or non-cultivating constructive and friendly human relations to distrust or fear, is surely a way not only to wreak evil against ourselves but for others as a result, involving our children too.
A productive effort in trying not to waste the assets; as water, time, money and how much is related to energy is a way to be able to work responsibly.
But it is important to research into awareness and transformation to improve ourselves and our relationship with others, with the blossoms: kindness, compassion and love.
When we have improved the quality of our daily lives, in the effort of small things, we will be able to reflect and take in what we can improve from moment to moment, our life and therefore, are able to project calm and inner peace without duality enabling us to gift to others .. Here are promises, sometimes a reversal of values, a realization that rather than the accumulation of material goods, resulting in stress and questionable value of life, you know the preferred compliance and conservation, without unnecessary waste of existing assets which also becomes an instrument (by parents) to ecology education that is capable of realizing what we are fortunate to have, but do not forget to feed the value of ‘”to be” the tool that let us know and offer to share our taste with compassion.
© Poetyca

Il biglietto – The ticket


Il biglietto

Quel tempo tra nascita e morte che tutti chiamiamo vita,
con un corpo e quelle ” imperfezioni” come la malattia, la vecchiaia,
la paura, e quella cappa pesante che è l’ego è solo un momento di passaggio,
un veicolo che ci permette di viaggiare e di capire da dove veniamo
e dove stiamo andando.
Il nostro abito corporeo è necessario, come necessaria è questa
condizione di fragilità che spesso sembra essere una prigione,
in particolare se ci confrontiamo con una dimensione diversa,
dove non esiste tempo e spazio.

Non sempre raggiungiamo la vera meta,ci confondiamo, perdiamo la strada,
ed il viaggio ricomincia, ogni volta con un tassello nuovo per ricomporre
la mappa e per capire dove siamo diretti,
sino quando saremo in grado di scoprire quante cose nella nostra mente
sono solo frutto di illusione, di false idee: possiamo imparare solo attraverso
la nostra personale esperienza cosa personalmente stiamo cercando
e come rispondere alle nostre domande.

Per qualcuno il vivere non ha un senso, per altri esso è nella religione,
per qualcuno è nel proiettarsi oltre questa vita, magari senza fare davvero nulla
per renderla migliore, convinti che non ci si debba perdere tempo.
Ma è Adesso, con quel bagaglio leggero che portiamo in una mano ( e nel cuore) che
possiamo fare uno sforzo per capire dove siamo diretti.

Amare è sicuramente il biglietto per viaggiare lontano,
la chiave che ci permette di aprire molte porte,
di guardare oltre le stanze che contengono nuovi elementi per comporre la mappa
del nostro percorso, ma sopratutto, è con onestà e coerenza che possiamo
guardare profondamente alla scoperta del nostro Essere.

31.08.2011 Poetyca

The ticket

That time between birth and death that all call life,
with a body and those “imperfections” such as illness, old age,
fear, and the heavy hood is the ego is only a transition,
a vehicle that allows us to travel and to understand where we came from
and where we are going.
Our body suit is necessary, as this is necessary
fragile condition that often seems to be a prison,
especially when we are confronted with a different size,
where there is time and space.

Not always reach the true goal, get confused, we lose the road,
and the journey begins again, each time a new piece to redial
map and understand where we’re headed,
until when we are able to discover many things in our mind
are merely the result of illusion, of false ideas we can learn only through
our own personal experience what we are trying
and how to respond to our questions.

For someone to live does not make sense, for others it is in religion,
for some, is the project beyond this life, perhaps without really nothing
to make it better, believe that we should not waste time.
But it is now, with that lightweight luggage that we carry in one hand (and heart) that
we make an effort to understand where we’re headed.

Love is definitely the ticket to travel far,
the key that allows us to open many doors,
to look over the rooms that contain new elements to compose the map
of our journey, but most of all, it is with honesty and integrity that we can
look deeply at the discovery of our Being.

31.08.2011 Poetyca

Namastè


Namastè

Io con un respiro accarezzo il cielo
ora a mani giunte é di prana e pace
questo infinito e profondo soffio
ebbrezza degli istanti senza velo
bellezza srotola essenza vitale

Resto in silenzio senza turbamento
abbracciando tutto senza giudicare
una metamorfosi in un solo passo
acqua vitale sgorga nel mio deserto
in fiumi manifesto pace e amore

02.05.2011 Poetyca

❤ ❤ ❤

Namaste

I caress the sky with a breathe
now joined hands is prana and peace
this endless, deep blow
thrill of the moment without veil
beauty unfolds vital essence

I remain quietly without agitation
embracing all without judgment
a transformation in one step
Life water gushes into my desert
in rivers I manifest peace and love

02.05.2011 Poetyca

Viaggio tra due mondi – Travel between two worlds


Viaggio tra due mondi
Noi siamo il collante, il ponte tra due generazioni ed è per questo che è necessario cercare equilibrio,essere esempio vivente, non per inculcare dei valori( spesso dettati dalla paura e senza averli riflettuti)ma per viverli soprattutto in prima persona.Non ha senso seguire strade in contraddizione:un passato dove tutto era da conservare ( anche le cose inutili) per paura di tempi peggiori e un presente troppo consumistico dove non si sa più apprezzare nulla, tutto scorre troppo in fretta e ci si proietta verso la sostituzione di tutto e si fonda tutto sulle apparenza.La giusta via di mezzo siamo noi, con la nostra capacità di raccogliere il meglio e di cercare di farlo comprendere alle nuove generazioni, senza assillare,ma con la gioia del cuore di chi è accanto e vive le stesse cose di questo momento collettivo di passaggio. Anche se di fronte a noi vediamo le nubi e sembra di dover attraversare il deserto, in realtà dopo la fatica ci attende il mondo che abbiamo creato con il Cuore.
30.01.2011 Poetyca
Travel between two worlds
We are the glue, the bridge between two generations and that is why you need to find balance, be a living example, not to inculcate values (often dictated by fear and notreflected upon them), but above all to live them first hand. There is no point in going incontradiction: a past where everything was to be preserved (also useless) for fear ofthe worst times and this too is a consumer society where we no longer knowappreciate anything, everything goes by too quickly and it moves towards the replaceeverything and everything is based on appearance. The happy medium we are, withour ability to gather the best and try to understand it to new generations, not harass, butwith the joy of the heart of those who live next door and the same things of this collective moment of transition . Although before we see the clouds and seems to have to cross the desert, really hard work awaits us after we created the world with the Heart.
30.01.20110 Poetyca

Offrire quel che siamo – What we are offer


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Offrire quel che siamo

 Possiamo cercare negli altri la luce, i colori e la bellezza,
 a volte sembra tutto nascosto talmente bene da sembrare
che tali aspetti siano assenti, ma non dobbiamo dimenticare
che ogni persona ha i nostri stessi sentimenti, la stessa sensibilità
e attende la medesima attenzione. Che attendiamo allora a presentarci
e offrire quel che siamo?

10.11.2014 Poetyca

What we are offer

We can look in the other light, color and beauty,
Sometimes it all seems so well hidden that it seems
that these aspects are absent, but we must not forget
that every person has our same feelings, the same sensitivity
and expects the same attention. What to expect then introduce
and what we offer?

10/11/2014 Poetyca

Costruire la pace – Building peace



Costruire la pace.
“Quando punti il dito per condannare, tre dita restano puntate contro di te”

Proverbio cinese
Amicizia e riflessione
Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità,
alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro.
Sicuramente,se è amicizia che offriamo ( e non pretendiamo ),
dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso,
cogliere in noi se,dietro la parola amicizia si cela altro.
Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto verso
di noi sarebbe opportuno chiedersi se, in fondo, ci attendevamo qualcosa.

Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità,se siamo capaci
di vedere cosa abbiamo sbagliato, se siamo capaci di manifestare
dove si sia colto un malinteso( facile interpretare diversamente
ed il dialogo leale serve a questo)allora si è capaci di portare
avanti un rapporto maturo.Troppo facile dare ad altri responsabilità
e non vedere la trave che ci renderebbe ciechi.
Dialogo,condivisione,senza nulla pretendere, è la migliore base
per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo.
Quando muore in fretta era solo illusione.

Luglio 2007 Poetyca
Grandi e piccoli. Gli adulti per primi e i bambini per spirito d’emulazione
imparano a tenere stretta un’opinione.A voler dimostrare a tutti i costi
di avere ragione, dimenticando spesso come la realtà che si potrebbe cogliere,
quando non si è liberi dall’attaccamemto è sempre distorta.
Pestare i piedi, urlare l’altrui torto, dimenticando di leggere
in profondità cosa possa avere mosso in noi delle eccessive reazioni,
è solo alimentare il nostro ego che non ci permette di distaccarci
dall’attaccamento alle proprie opinioni,si diventa ” territoriali”,
come se la difesa ad oltranza di quello che possa essere uno spazio che
ci rappresenti sia capace di tenere in equilibrio una già precaria opinione di sè.
Si cercano alleanze, attenzioni e altre persone che ci possano appoggiare.
Ma,riflettendo,è meglio avere accanto il ” paladino a spada tratta”
che inconsciamente alimenta la nostra dipendenza o chi, pur sapendo
di rischiare la profonda incomprensione, sia capace di farci capire che,
in fondo, è necessario mettere in atto una profonda analisi sull’eccessiva
reazione legata a questa insicurezza?

Naturalmente si è liberi nelle personali scelte, esse saranno rispettate,
ma non ha senso entrare in nuovi ” loop” ( percorsi senza uscita con la
ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti mentali) e non fare nulla
per venirne fuori. Essere capaci di maturità è tra le nostre opportunità.
siamo sempre tutti pronti a puntare il dito contro gli altri. Gli altri
sbagliano, gli altri si comportano male, gli altri mentono, gli altri
sono incapaci e diversi da quanto vorremmo.

Gli altri,e noi?
E’comune il puntare l’indice contro qualcuno dicendo che ha fatto un errore,
ma se osserviamo la nostra mano è facile notare che nel fare questo gesto
ci sono altre tre dita che sono puntate contro di noi,
Il ruolo di queste tre dita è è la chiave di volta per imparare che:

1) Non si deve essere sempre sicuri di avere ragione.
2) Anche se avessimo ricevuto un torto, è anche vero che non siamo infallibili.
3) La frustrazione ed il disagio provati ora ed altre volte
precedenti devono indurre e non ripetere il nostro autoinganno.

Non è mai stato facile crescere, superare dei modelli che sono autoindotti
ma avere modo di sperimentare l’ascolto interiore, di mettere una nuova procedura
che spezzi la coazione a ripetere è la via che ci insegni a non giudicare e
a ” lasciare andare ” la presa. Un modo maturo per non essere fonte di energie
quali la rabbia ed il rancore che sono distanti dalla pace interiore e pongono
in atto un percorso legato all’ignoranza e all’illusione.

Tre dita, non uno soltanto sono la necessità di alimentare la pace interiore.
30.03.2008 Poetyca

Building peace.

“When you point your finger to condemn, three fingers are pointed at you”

Chinese proverb
Friendship and reflection
I think it’s important to test for their responsibilities,
expectations and whether and how we have transmitted friendship or more.
Surely, if friendship is that we (and do not claim)
we must be able to rid ourselves of feelings of ownership,
If we take in, hides behind the word friendship more.
Before pointing the finger at what others have done to
of us would be asked whether, after all, we expected something.

If we can not escape our responsibilities, if we can
to see what we did wrong, if we are able to express
where it is caught a misunderstanding (easy to interpret differently
and honest dialogue serves this) then you are able to bring
maturo.Troppo easy to forward a report to other responsibilities
and not see the beam that blinds us.
Dialogue, sharing nothing to claim, is the best basis
to take roots in relationships intended to last.
When he dies in a hurry was just an illusion.

July 2007 Poetyca
Large and small. Adults and children first in the spirit of emulation
learn to keep close review. want to show at all costs
to be right, as often forgetting the reality that they could grasp
when you are not free dall’attaccamemto is always distorted.
Stamping his feet, shouting the others wrong, forgetting to read
What may have moved deep in us excessive reactions,
Food is only our egos that we can detach
from attachment to their opinions, we become “territorial”
as if to defend to the bitter end of what could be a space that
represent us is able to balance a precarious opinion of himself.
We seek alliances, attention and other people who can support.
But, on reflection, it is better to have the next “champion to the hilt”
unconsciously feeds our addiction or who, knowing
to risk profound misunderstanding is capable of making us understand that
basically, you need to implement a deep analysis on the excessive
reaction related to this insecurity?

Of course you are free on personal choices, they will be met,
it is nonsense to enter new loop (with no exit routes
systematic repetition of the same mind) and do nothing
to get out. Being able to maturity is one of our opportunities.
We are all always ready to point the finger at others. Other
wrong, the others behave badly, others lie, the other
are unable and different from what we want.

The other, and we?
E’comune the point the finger at someone saying that he made a mistake,
but if we keep our hand is easy to see that in making this gesture
There are three other fingers are pointed at us,
The role of these three fingers and is the key to learn that:

1) You should not always be sure of being right.
2) Even if we had been wronged, it is also true that we are not infallible.
3) The frustration and discomfort proven time and other times
above should lead and not repeat our self-deception.

It has never been easy to grow, to overcome patterns that are self-induced
but having to experience the inner listening, putting a new procedure
that breaks the repetition compulsion is the way we teach and not giudcare
to “let go” grip. A mature way to not be a source of energy
such as anger and resentment that are distant from inner peace and pose
act in a way linked to ignorance and illusion.

Three fingers, not one only are the need to nurture inner peace.
30.03.2008 Poetyca

Compagni di viaggio – Travel friends



Compagni di viaggio
Penso che quando si entra in contatto con un gruppo di ricercatori, sia fondamentale porsi la domanda: – Cosa mi aspetto da questi compagni di viaggio?
Sebbene ci si dimentichi spesso: – Cosa ho intenzione di offrire di me stesso agli altri?

Accade allora che siamo noi stessi ad idealizzare, a mettere in atto una forma di proiezione circa quel ” mondo perfetto” che, chiaramente, troverà un impatto contro la realtà.
Nessuno abbraccia la perfezione, in primis chi si attende che gli altri ci trascinino, addirittura ci possano portare in braccio per qualche tratto di strada.

E’ importante il mettere in atto l’offerta e l’interscambio, senza arroccarsi, magari con la pretesa di prendere senza mai avere una briciola di gratitudine.
Così come è importante ogni giorno chiedersi ( magari a fine giornata): – Cosa ho seminato oggi? Potrei fare di meglio?
Molto bello il seguente pensiero:
“Il dono prezioso
Ricorda sempre che tu sei un dono e tale devi essere per tutte le persone che ti circondano.
Non entrare nella vita di qualcuno se non riesci ad essere un dono. Quando qualcuno entra inaspettatamente nella tua vita, cerca di capire quale dono è venuto a ricevere da te.

Neale Donald Walsch”
In realtà lo sforzo va compiuto singolarmente, il confronto non deve rappresentare qualcosa di frustrante ma uno stimolo, un’apertura che ci faccia sentire parte di un gruppo. Per il buddhismo il Shanga ( il gruppo di praticanti) è tra i fondamenti del cammino stesso, infatti, insieme a Dharma e Buddha è considerato come uno dei tre gioielli. Fare parte di un Shanga non significa che si abbia accanto dei “tutori” che ci facciano da scudo durante le tempeste, piuttosto è naturale che si possa coltivare il seme dell’amorevolezza e della compassione nei confronti di chi in noi generi rabbia o incomprensione, questo perchè senza le opportunità di confronto non si avrebbe modo di leggere nel profondo quali atteggiamenti vadano osservati, accolti e poi fatti andare. Essere da soli, percorrere – la via stretta – è qualcosa che resta indelebile in noi, siamo infatti artefici delle nostre personali scelte, delle conseguenze che ne possano derivare, però è fondamentale mettere in comune ed applicare quelle piccole conquiste nell’ambito sociale. In fondo anche Gesù aveva bisogno del sostegno di una comunità, era importante che si mettesse a frutto ogni insegnamento e non ci sarebbe confronto senza il lavoro comune.
Poetyca 01.04.2008

Travel friends

I think that when you come into contact with a group of researchers, it is essential to ask yourself the question: – What do I expect from these travel companions?
Although we often forget: – What am I going to offer of myself to others?
It then happens that we ourselves idealize, implement a form of projection about that “perfect world” which, clearly, will find an impact against reality.
Nobody embraces perfection, first of all those who expect others to drag us, even they can carry us in their arms for some stretch of the road.
It is important to implement the offer and the exchange, without entrenching oneself, perhaps with the pretense of taking without ever having a crumb of gratitude.
Just as it is important every day to ask oneself (perhaps at the end of the day): – What have I sown today? Could I do better?
Very nice the following thought:
“The precious gift
Always remember that you are a gift and that you must be for all the people around you.
Don’t enter someone’s life if you can’t be a gift. When someone unexpectedly enters your life, try to understand what gift they have come to receive from you.

Neale Donald Walsch ”

In reality, the effort must be made individually, the comparison must not represent something frustrating but a stimulus, an opening that makes us feel part of a group. For Buddhism the Shanga (the group of practitioners) is among the foundations of the path itself, in fact, together with Dharma and Buddha it is considered as one of the three jewels. Being part of a Shanga does not mean that we have “guardians” next to us to shield us during storms, rather it is natural that we can cultivate the seed of kindness and compassion towards those in us who generate anger or misunderstanding, this is because without the opportunities for comparison there would be no way of reading in depth which attitudes should be observed, accepted and then let go. Being alone, walking – the narrow way – is something that remains indelible in us, we are in fact the architects of our personal choices, of the consequences that may derive from them, but it is essential to share and apply those small achievements in the social sphere. Basically, even Jesus needed the support of a community, it was important that every teaching be put to good use and there would be no comparison without common work.

Poetyca 01.04.2008

Maschere – Maskes


Maschere

Non ha senso spendere del tempo ad indossare una maschera,
il vero senso del dialogo, della condivisione,
del nostro percorso interiore è nel togliere ogni maschera
per offrire a noi stessi e ad altri la vera essenza.
Il cuore puro che è libero da condizionamenti.
Chi è senza coraggio usa imitare per avere approvazione,
chi rispetta se stesso e gli altri non usa inganno.

29.06.2011 Poetyca

Maskes

It makes no sense to spend the time to wear a mask,
the true meaning of dialogue, sharing of our inner journey
is to take out any forms to give to ourselves and others
the true essence. The pure heart that is free from conditioning.
Who uses imitate without courage for approval, who respects
himself and others do not use deception.

29.06.2011 Poetyca

Amicizia e riflessione – Friendship and reflection


Amicizia e riflessione

Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità , alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro .
Sicuramente , se è amicizia che offriamo ( e non pretendiamo ) , dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso , cogliere in noi se , dietro la parola amicizia si cela altro .
Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto verso di noi sarebbe opportuno chiedersi se , in fondo ci attendevamo qualcosa .

Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità , se siamo capaci di vedere cosa abbiamo sbagliato , se siamo capaci di manifestare dove si sia colto un malinteso ( facile interpretare diversamente ed il dialogo leale serve a questo ) allora si è capaci di portare avanti un rapporto maturo . Troppo facile dare ad altri responsabilità e non vedere la trave che ci renderebbe ciechi. Dialogo , condivisione , senza nulla pretendere è la migliore base per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo . Quando muore in fretta era solo illusione .
© Poetyca

Friendship and reflection

I think it is important to analyze one’s responsibilities, expectations and whether and how we have transmitted friendship or other.
Surely, if it is friendship that we offer (and we do not expect), we must be able to drive away from ourselves feelings of possession, to grasp in us if, behind the word friendship there is something else.
Before pointing the finger at what others would not have done towards us, it would be appropriate to ask ourselves if, after all, we expected something.

If we manage not to flee our responsibilities, if we are able to see what we did wrong, if we are able to express where a misunderstanding has been caught (easy to interpret differently and loyal dialogue is for this) then we are able to carry on a relationship mature. Too easy to give others responsibility and not see the beam that would make us blind. Dialogue, sharing, without expecting anything is the best basis for putting down roots to relationships destined to last over time. When he dies quickly it was just an illusion.

© Poetyca

Madre terra – Mother Earth


Madre terra

Come noi siamo vita, dotati di consapevolezza, lo stesso è la Natura tutta in continua trasformazione. Non c’é solo materia ma quell’essenza che porta il senso stesso della vita e che ci rende parte del Tutto.Per gli Indù è Atman o scintilla divina di Brahnan, non dimentichiamo di rispettare e di accordare il nostro percorso con le leggi sottili dello Spirito.Per i buddhisti è importante la legge del Dharma che regola tutte le cose e alla quale andare in contrapposizione causa sofferenza.Saper seguire e non contrapporre la legge dell’armonia è abbracciare ogni essere con compassione senza sentirsene separati.Perchè dunque adottare un sistema antropomorfo ( con l’Uomo al centro )? Questo svilisce il valore degli altri esseri viventi e alimenta un atteggiamento di dominio e sfruttamento che stravolge la Natura e la impoverisce con conseguenze che avvelenano L’Uomo stesso.
Rispetto di sè, capacità di assumere un atteggiamento responsabile è offrire il meglio per proteggere ogni essere senziente con compassione e gentilezza amorevole.

31.01.2010 Poetyca

Mother Earth

As we are living, with awareness, the same is Nature all change constantly. There is not only matter but that essence that brings the very meaning of life and that makes us part of the Whole. For the Hindus is Atman or the divine spark of Brahnan not forget to respect and give our path with the laws of the thin Spirit. For Buddhists it is important to the law of Dharma, which regulates all things and which go into opposition causes suffering. Able to follow and not to impose the laws of harmony and embrace every being with compassion without feeling separated. Why then adopt a system anthropomorphic (with the man at the center)? This demeans the value of other living beings and feeds a attitude of domination and exploitation that distorts the nature and impoverishes with consequences that are poisoning the man himself.
Self-respect, ability to take a responsible attitude is offer the best to protect all sentient beings with compassion and loving-kindness.

21.01.2011 Poetyca

La vita che ci attraversa – The life that passes through us


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La vita che ci attraversa

Ogni giorno nasce per tutti l’occasione per manifestare noi stessi, la nostra Luce e la nostra vera natura, senza deviare, senza farci contaminare dal nostro ego, dalla paura, dalla sete di potere. Ci sono giorni sprecati, da cancellare, per quel silenzio che non ha portato frutto. Altri giorni sono come squarci di vita tra il grigiore delle nubi, un piccolo cenno di risveglio che permette di sperare per la consapevolezza delle nostre personali responsabilità. Nulla è mai sprecato, passo dopo passo saremo in grado di comprendere, di accogliere e di allearci a quel grande sentimento di Compassione che ci fa sentire che non esiste dualismo o separatività tra quel che siamo e quanto è ogni altro essere che rappresenta parte di quel che siamo.
Dopo aver disperso in mille rivoli in nostro seme di Luce, è necessario ritrovare l’essenza di un sentimento di Amore Incondizionato per dare colore al nostro esistere e di conseguenza a quella Vita che ci attraversa.

25.04.2013 Poetyca

The life that passes through us

Every day is born for all the opportunity to express ourselves, our light and our true nature, without deviation, without being contaminated by the ego, fear, lust for power. There are days wasted, to erase, to the silence that has not borne fruit. Other days are like glimpses of life among the gray clouds, a small wave of awakening that allows us to hope for the awareness of our personal responsibility. Nothing is ever wasted, step by step we will be able to understand, to accept and to ally ourselves to that great feeling of compassion that makes us feel that there is no duality or separateness between what we are and how every other being that is part of that who we are.
After dispersed in a thousand streams in our seed of Light, you must find the essence of a feeling of Unconditional Love to give color to our existence, and consequently to that Life which passes through us.

25.04.2013 Poetyca