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Il muro


Il muro

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra.
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse lontano dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.
TALVOLTA intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.
Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare” una pietra in più nei muri degli altri.
The Wall

In a rough and rocky desert, there lived two hermits. They found two nearby caves that opened wide, facing each other.
After years of fierce prayers and mortifications, one of the two hermits believed to have arrived to perfection.
The other was a man equally pious, but also good and forgiving. He stopped to talk with the rare pilgrims, comforted and housed those who were lost and those who fled. “All time taken to meditation and prayer,” thought the first hermit who disapproved of the frequent, though small, of the deficiencies.
To make him understand what was visibly far from holiness, he decided to lay a stone at the mouth of his cave every time that the other committed a crime.
After a few months before the cave there was a wall of stone gray and suffocating. And he was walled up inside.

SOMETIMES we build walls around the heart, with small stones of daily resentments, the spite, the silences, the unresolved issues, the sulky.
Our most important task is to prevent the formation walls around our heart. And above all, try not to become “more than a stone in the walls of others.

Indian story

La corda e il serpente


La corda e il serpente

Un uomo vede un serpente in giardino, e corre via spaventato. Quando riprende coraggio torna e trova il serpente sempre lì, immobile e minaccioso. Guarda meglio e si accorge che era una corda arrotolata.

La corda è sempre stata una corda. Il serpente è esistito solo nella mente dell’uomo, ma non per questo lo spavento era meno vero. Quindi spesso nella realtà facciamo esperienza di una corda vera, un serpente inesistente e uno spavento autentico.

Dalla tradizione filosofica indiana

The rope and the snake

A man sees a snake in the garden, and runs away scared. When he comes backand finds the courage snake still there, still and menacing. Look closer and you realize that it was a coil of rope.

The rope has always been a rope. The snake has existed only in the mind of man,but not for this fear was not true. So often we experience the reality of a real rope, a snake, a non-existent and real terror.

From the Indian philosophical tradition

Virtù senza pari


Virtù senza pari

Non c’è occhio pari alla conoscenza,

non c’è ascesi pari alla verità;

non c’è dolore pari alla passione,

non c’è gioia pari alla rinuncia.

da Mahabharata XII; Santi-parvan 175, 35 e 329,6


Virtue unparalleled

There is no eye equal to knowledge,

there is no asceticism of the truth;

there is no pain equal to the passion,

there is no joy of renunciation.

from Mahabharata XII Saints parvan-175, 35 and 329.6

Il cobra del villaggio


Il Cobra del villaggio

Nei dintorni di un villaggio sperduto di poveri contadini dell’India viveva un grosso cobra molto feroce che terrorizzava gli abitanti del villaggio.

Un giorno un santo che si trovava a passare da quelle parti venne subito informato della presenza del cobra e si offrì di intervenire per risolvere la situazione e salvare il villaggio dal costante pericolo.

Girovagando nelle campagne circostanti, il santo incontrò presto il cobra inferocito, con un mantra riuscì a placare la rabbia del cobra e gli disse:” signor cobra, non ti vergogni della tua rabbia e aggressività? Così facendo disturbi tutti gli abitanti del villaggio, li spaventi e li ferisci. Io ti insegnerò la via per l’unione con il Divino ma tu cessa di essere un pericolo.” Il cobra rispose al santo:” grazie mio Guru, prometto di non recare danno a nessuna creatura che non sia il mio cibo e di perseguire la Méta Divina con impegno e dedizione.”

Dopo aver impartito il suo insegnamento il santo se ne andò dal villaggio ma dopo circa un anno, incuriosito dal voler sapere dei progressi spirituali del cobra, fece ritorno al villaggio, proprio in tempo per vedere un gruppo di ragazzacci che, con pietre e bastoni, davano la caccia al cobra; dopo averli allontanati, il santo si rivolse al cobra che, pieno di ferite e contusioni sembrava sul punto di morire e disse:” signor cobra ma cosa ti è successo?” E il cobra rispose:” oh santo Guru, da quando ho ricevuto i tuoi insegnamenti ho smesso di aggredire i contadini del villaggio ma non appena la notizia del mio cambiamento si è sparsa nei dintorni, un gruppo di ragazzi ha iniziato a perseguitarmi, a picchiarmi e ferirmi ed ora sono qui che muoio!” Allora il santo, guardandolo con compassione rispose:” come sei sciocco signor cobra, ti dissi di non fare del male a nessuno ma non ti ho mai detto di non sibilare. Ogni creatura ha il dovere di difendersi dai malvagi!”

Da quel giorno, quando i ragazzi tornavano per aggredire il cobra, il serpente soffiava e li metteva in fuga, così poté vivere il resto della sua vita in pace.

da una storia popolare indiana


The Cobra in the village

Near a remote village of India’s poor peasants lived a big snake very fierce that terrorized the villagers.

One day a saint who was to pass by was immediately informed of the presence of cobras and he offered to intervene to resolve the situation and save the village from the constant danger.

Wandering in the countryside surrounding the saint met soon angry cobra, with a mantra was able to placate the anger of a cobra and said: “Mr. Cobra, do not you ashamed of your anger and aggression? Problems doing so all the villagers, they startle or hurt them. I will teach you the way to union with the Divine but you cease to be a danger. ” The snake said to the saint: “thank my guru, I promise to do no harm to any creature that is not my food and the divine goal to pursue with commitment and dedication.”

Having imparted his teaching went from the holy village, but after about a year, intrigued by wanting to know the spiritual progress of the cobra, he returned to the village, just in time to see a group of boys who, with stones and sticks, hunted the cobra; after they are removed, the saint turned to the cobra, full of wounds and bruises seemed about to die and said: “Mr. Cobra, but what happened to you?” And the snake replied, “Oh holy Guru, since I received your teachings I have stopped attacking the peasants of the village, but as soon as the news of my change has spread around, a group of boys began to harass me, beating me and hurt me and now I’m here I’m dying! ” Then the saint, looking at him with compassion, said, “how did you fool Mr. Cobra, I told you not to hurt anyone, but I never told you not to hiss. Every creature has a duty to defend against evil!”

From that day, when the boys came back to bite the snake, the snake was blowing and put them to flight, so he could live the rest of his life in peace.

by an Indian folk tale

Il suono di una mano sola


Il suono di una mano sola

C’era una volta un grande maestro Zen, e c’era un bambino di 9 anni che lo serviva. Moltissime persone giungevano dal maestro per prostrarsi ai suoi piedi, e chiedergli un koan che potesse aiutarli. Così anche il bambino, un po’ invidioso, decise un giorno, in tutta serieta’, di fare lo stesso. Il maestro rise, ma visto che il bambino insisteva proprio, gli disse: “Prova ad ascoltare il suono prodotto da una mano sola. Quando l’avrai sentito, fammelo sapere.” Il bambino s’impegno’ a fondo, tanto che non dormiva nemmeno la notte. Dopo qualche giorno torno’ dal maestro e disse: “L’ho trovato! E’ il suono del vento che soffia tra gli alberi!”. Ma il maestro scosse il capo: “Non è questo. Prova di nuovo.” E così il bambino s’impegno e s’impegno’, e quasi tutti i giorni tornava dal maestro per suggerirgli qualche suono – inevitabilmente sbagliato. Un giorno il bambino non si trovava da nessuna parte, e il maestro preoccupato mando’ dei discepoli a cercarlo. Lo trovarono nel bosco, assorto a contemplare un albero. I discepoli lo riferirono al maestro: “Non vogliamo disturbare il bambino: sembra possedere la vera natura di un buddha! Forse ha sentito quel suono.” Così fu il maestro ad andare dal bambino, e gli chiese se aveva finalmente sentito il suono prodotto da una mano. Rispose il bambino: “L’ho sentito, ma è privo di suono.”

 

The sound of one hand clapping

There once was a great Zen master, and there was a 9 year old boy who served him. So many people came from the teacher to fall prostrate at his feet, and ask a koan that could help them. So the baby, a little ‘jealous, decided one day, in all seriousness’, to do the same. The teacher laughed, but seeing that the child insisted on their own, said: “Try to listen to the sound produced by only one hand. When you hear that, let me know.” He engaged the child ‘in depth, did not sleep much that night either. After a few days back ‘from the teacher and said: “I found it! It is the sound of wind blowing through the trees.” But the master shook his head: “It’s not that. Try again.” And so the child committed himself and committed himself ‘, and almost every day he returned from the master, prompting some sound – inevitably wrong. One day the child could not be found anywhere, and send the teacher concerned ‘disciples to look for him. They found him in the woods, intent to contemplate a tree. The disciples told the teacher: “We do not want to disturb the child seems to possess the true nature of a Buddha! Maybe he heard that sound.” So the teacher was going to a child, and asked if he had finally heard the sound produced by a hand. The child replied: “I’ve heard, but no sound.”

Vivere nel mondo


Vivere nel mondo

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T’ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli: “Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen. Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio. Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo. Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite. Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti. La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata. Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento. Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve. La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato. Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore. Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l’infamia possono commuoverlo. Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c’è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.”

Living in the world

Zengetsu, a Chinese master of the T’ang dynasty, wrote to his students the following advice: “Living in the world but do not tighten ties with the dust of the world is the policy of a true Zen student. When assisted to good action of another, encouraged to follow his example. in having news of the error of another, recommended not to imitate him. Even alone in a dark room as if i had behaved in front of a noble guest. Express your feelings, but do not become more expansive than your true nature gave thee. poverty is your treasure. not ever barter with a comfortable life. a person may seem silly and yet not. Maybe he’s just protecting his discernment with care . virtues are the fruit of self discipline and do not fall from the sky from the sun as rain or snow. modesty is the foundation of all virtues. Let your neighbors discover you before you will be revealed. a noble heart do not ever put on display. his words are like precious gems, rare and valuable sported. to a sincere student, every day is a lucky day. time passes but he never stays behind. neither the glory nor ‘shame can move him. Critique yourself, do not ever criticize others. Do not discuss what is right and what is wrong. Some things, though right, were considered wrong for generations. Since it is possible that the fair value of both recognized after many centuries, there is no need to demand an immediate recognition. Live with a purpose and leave the results to the great law of the universe. Spend each day in quiet contemplation. “

La preghiera del leone


La preghiera del leone

Un antico racconto indiano narra di un missionario cristiano che stava attraversando una foresta. Ovviamente credeva nell’amore percui non aveva con sè alcun fucile. All’improvviso vide avvicinarsi un leone. Si spaventò. Iniziò a pensare: “ora il vangelo e la sua lezione sull’amore non serviranno. Sarebbe stato più saggio se avessi portato con me un fucile”. Ma doveva fare qualcosa, era una situazione di emergenza. E si ricordo che qualcuno gli aveva detto che se corri, il leone ti insegue e nel giro di pochi minuti sei preso e finito. Ma se fissi il leone negli occhi, hai qualche possibilità, può restarne impressionato, ipnotizzato. Può cambiare idea. E ci sono episodi che lo confermano. Valeva la pena tentare anche perchè non aveva senso fuggire. Il missionario guardò il leone fisso negli occhi, a sua volta il leone si avvicinò e incominciò a guardare il missionario fisso negli occhi. Per cinque minuti si fissarono e all’improvviso il leone riunì le zampe, si inginocchiò e assunse una posizione di preghiera, sembrava stesse veramente pregando. Questo era veramente straordinario! Persino il missionario non si aspettava tanto, non avrebbe mai creduto che il leone si mettesse a pregare. Era felice ma poi pensò: “ora cosa dovrei fare?”. A quel punto lui stesso era ipnotizzato non solo il leone, per cui pensò: “è meglio che imiti il leone”. Si inginocchiò a sua volta e si mise a pregare. Passarono altri cinque minuti e alla fine il leone aprì gli occhi e disse: “Uomo cosa fai? Io sto recitando la preghiera prima del pasto, ma tu cosa fai?”. Il leone era pio, religioso, ma solo nel pensiero. Di fatto era pur sempre un leone e sarebbe rimasto tale. Avrebbe ucciso quell’uomo: si limitava a recitare una preghiera prima del pasto..


The prayer of the lion

An old Indian story tells of a Christian missionary who was going through a forest. Of course, why it does not believe in love with him had no gun. Suddenly he saw a lion approaching. He was frightened. He began to think: “Now the Gospel and his lesson about not serve. It would have been wiser if I had brought with me a gun. ” But he had to do something, it was an emergency situation. And you remember that someone told him that if you run, the lion comes after you, and within six minutes and took over. But if the lion in the eye fixed, any chance you can be impressed, hypnotized. It may change your mind. And there are episodes that confirm this. It was worth groped also because it made no sense to flee. The missionary looked at the lion in the eye, in turn, the lion came and began to look at the missionary in the eye. For five minutes we stared at the lion and suddenly gathered legs, knelt down and took a position of prayer, looked like he was really praying. This was truly amazing! Even the missionary was not expecting much, would never have believed that the lion of men to pray. He was happy but then he thought: “Now what should I do?”. At that point he was ipnotized not only the lion, so he thought: “It is better to imitate the lion.” He knelt in turn and began to pray. It was another five minutes and eventually the lion opened his eyes and said, “Man what are you doing? I am reciting the prayer before the meal, but what do you do? “. The lion was pious, religious, but only in thought. In fact it was still a lion and would remain so. He killed the man, merely reciting a prayer before the meal ..