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Virtù senza pari


Virtù senza pari

Non c’è occhio pari alla conoscenza,

non c’è ascesi pari alla verità;

non c’è dolore pari alla passione,

non c’è gioia pari alla rinuncia.

da Mahabharata XII; Santi-parvan 175, 35 e 329,6


Virtue unparalleled

There is no eye equal to knowledge,

there is no asceticism of the truth;

there is no pain equal to the passion,

there is no joy of renunciation.

from Mahabharata XII Saints parvan-175, 35 and 329.6

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Il cobra del villaggio


Il Cobra del villaggio

Nei dintorni di un villaggio sperduto di poveri contadini dell’India viveva un grosso cobra molto feroce che terrorizzava gli abitanti del villaggio.

Un giorno un santo che si trovava a passare da quelle parti venne subito informato della presenza del cobra e si offrì di intervenire per risolvere la situazione e salvare il villaggio dal costante pericolo.

Girovagando nelle campagne circostanti, il santo incontrò presto il cobra inferocito, con un mantra riuscì a placare la rabbia del cobra e gli disse:” signor cobra, non ti vergogni della tua rabbia e aggressività? Così facendo disturbi tutti gli abitanti del villaggio, li spaventi e li ferisci. Io ti insegnerò la via per l’unione con il Divino ma tu cessa di essere un pericolo.” Il cobra rispose al santo:” grazie mio Guru, prometto di non recare danno a nessuna creatura che non sia il mio cibo e di perseguire la Méta Divina con impegno e dedizione.”

Dopo aver impartito il suo insegnamento il santo se ne andò dal villaggio ma dopo circa un anno, incuriosito dal voler sapere dei progressi spirituali del cobra, fece ritorno al villaggio, proprio in tempo per vedere un gruppo di ragazzacci che, con pietre e bastoni, davano la caccia al cobra; dopo averli allontanati, il santo si rivolse al cobra che, pieno di ferite e contusioni sembrava sul punto di morire e disse:” signor cobra ma cosa ti è successo?” E il cobra rispose:” oh santo Guru, da quando ho ricevuto i tuoi insegnamenti ho smesso di aggredire i contadini del villaggio ma non appena la notizia del mio cambiamento si è sparsa nei dintorni, un gruppo di ragazzi ha iniziato a perseguitarmi, a picchiarmi e ferirmi ed ora sono qui che muoio!” Allora il santo, guardandolo con compassione rispose:” come sei sciocco signor cobra, ti dissi di non fare del male a nessuno ma non ti ho mai detto di non sibilare. Ogni creatura ha il dovere di difendersi dai malvagi!”

Da quel giorno, quando i ragazzi tornavano per aggredire il cobra, il serpente soffiava e li metteva in fuga, così poté vivere il resto della sua vita in pace.

da una storia popolare indiana


The Cobra in the village

Near a remote village of India’s poor peasants lived a big snake very fierce that terrorized the villagers.

One day a saint who was to pass by was immediately informed of the presence of cobras and he offered to intervene to resolve the situation and save the village from the constant danger.

Wandering in the countryside surrounding the saint met soon angry cobra, with a mantra was able to placate the anger of a cobra and said: “Mr. Cobra, do not you ashamed of your anger and aggression? Problems doing so all the villagers, they startle or hurt them. I will teach you the way to union with the Divine but you cease to be a danger. ” The snake said to the saint: “thank my guru, I promise to do no harm to any creature that is not my food and the divine goal to pursue with commitment and dedication.”

Having imparted his teaching went from the holy village, but after about a year, intrigued by wanting to know the spiritual progress of the cobra, he returned to the village, just in time to see a group of boys who, with stones and sticks, hunted the cobra; after they are removed, the saint turned to the cobra, full of wounds and bruises seemed about to die and said: “Mr. Cobra, but what happened to you?” And the snake replied, “Oh holy Guru, since I received your teachings I have stopped attacking the peasants of the village, but as soon as the news of my change has spread around, a group of boys began to harass me, beating me and hurt me and now I’m here I’m dying! ” Then the saint, looking at him with compassion, said, “how did you fool Mr. Cobra, I told you not to hurt anyone, but I never told you not to hiss. Every creature has a duty to defend against evil!”

From that day, when the boys came back to bite the snake, the snake was blowing and put them to flight, so he could live the rest of his life in peace.

by an Indian folk tale

Il derviscio


Il derviscio

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un’austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d’acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l’insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All’improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo l’invocazione derviscia. “Non serve a niente”, si disse, “perché quell’uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU …”.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere – lui che aveva studiato con tanto zelo – correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l’opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l’idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell’isola donde sembrava provenire la voce.
In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo vestito da derviscio che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica. “Amico mio”, gli disse, “la tua pronuncia è sbagliata. Mi incombe dirtelo perché è meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. Ecco come devi pronunciare”. E glielo spiegò.
“Grazie”, disse l’altro con umiltà.
Il primo derviscio risalì in barca, molto soddisfatto di aver compiuto una buona azione. Dopo tutto, non è detto che colui che riesce a ripetere correttamente la formula sacra possiede anche il potere di camminare sulle acque? Il derviscio non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva sempre sperato, per qualche ragione, di riuscirci prima o poi.
Dalla capanna non arrivava più alcun suono; tuttavia, era convinto che la lezione aveva dato i suoi frutti.
Fu allora che udì un U YA pronunciato con esitazione: il derviscio dell’isola si era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo…
Mentre il primo derviscio era assorto nelle sue riflessioni, meditando sulla perversità degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell’errore, i suoi occhi scorsero uno strano spettacolo: il derviscio della capanna aveva lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie dell’acqua…
Stupefatto, smise di remare. L’altro lo raggiunse e si rivolse a lui con queste parole: “Fratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l’invocazione, perché ho difficoltà a ricordarlo”.

Storia Sufi


The dervish

One day a dervish from the conventional wisdom, the product of an austere religious school, was walking along a water course, completely absorbed in theological and moral issues, because that was the shape that the Sufis had taken training in the community to which he belonged. For him religion emotional corresponded to the pursuit of the Supreme Truth.
Suddenly the train of thought was interrupted by a loud cry: someone was repeating the invocation dervish. “There’s no point,” he said, “because the man mispronounced syllables. Instead of chanting HU YA, YA U HU says …”.
The dervish then felt it his duty – he had studied with such zeal – that certainly does not fix the poor fellow had had the opportunity to be guided in the right way, and probably only did his best to be in harmony with the ‘ idea behind the sounds.
Chartered a boat, rowed towards the island from whence the voice seemed to come.
In a reed hut he saw, sitting on the floor, a man dressed as a dervish who swayed to the rhythm of repetition of the formula initiation. “My friend,” he said, “Your pronunciation is wrong. I tell lies because it is worthwhile to give advice and accept them just as deserving. Here’s how you say”. And he told her.
“Thanks,” said the other humbly.
The first dervish got into the boat, very happy to have done a good deed. After all, it is said that he who fails to correctly repeat the sacred formula also has the power to walk on water? The dervish had never seen anyone perform such a miracle, but he had always hoped for some reason, to succeed sooner or later.
From the hut could no longer any sound, however, was convinced that the lessons had paid off.
It was then that he heard a U YA pronounced hesitation, the dervish of the island was once again put to utter the formula in his own way …
While the former dervish was absorbed in thought, meditating on the perversity of men and their stubbornness to persevere in error, his eyes saw a strange sight: the dervish of the hut had left his island and was coming toward him walking on the surface of the water …
Stunned, he stopped rowing. The other joined him and addressed him with these words: “Brother, forgive me if I importune, but I came to ask you once again to teach the proper way to repeat the prayer, because I have trouble remembering.”

Sufi Story

Il suono di una mano sola


Il suono di una mano sola

C’era una volta un grande maestro Zen, e c’era un bambino di 9 anni che lo serviva. Moltissime persone giungevano dal maestro per prostrarsi ai suoi piedi, e chiedergli un koan che potesse aiutarli. Così anche il bambino, un po’ invidioso, decise un giorno, in tutta serieta’, di fare lo stesso. Il maestro rise, ma visto che il bambino insisteva proprio, gli disse: “Prova ad ascoltare il suono prodotto da una mano sola. Quando l’avrai sentito, fammelo sapere.” Il bambino s’impegno’ a fondo, tanto che non dormiva nemmeno la notte. Dopo qualche giorno torno’ dal maestro e disse: “L’ho trovato! E’ il suono del vento che soffia tra gli alberi!”. Ma il maestro scosse il capo: “Non è questo. Prova di nuovo.” E così il bambino s’impegno e s’impegno’, e quasi tutti i giorni tornava dal maestro per suggerirgli qualche suono – inevitabilmente sbagliato. Un giorno il bambino non si trovava da nessuna parte, e il maestro preoccupato mando’ dei discepoli a cercarlo. Lo trovarono nel bosco, assorto a contemplare un albero. I discepoli lo riferirono al maestro: “Non vogliamo disturbare il bambino: sembra possedere la vera natura di un buddha! Forse ha sentito quel suono.” Così fu il maestro ad andare dal bambino, e gli chiese se aveva finalmente sentito il suono prodotto da una mano. Rispose il bambino: “L’ho sentito, ma è privo di suono.”

 

The sound of one hand clapping

There once was a great Zen master, and there was a 9 year old boy who served him. So many people came from the teacher to fall prostrate at his feet, and ask a koan that could help them. So the baby, a little ‘jealous, decided one day, in all seriousness’, to do the same. The teacher laughed, but seeing that the child insisted on their own, said: “Try to listen to the sound produced by only one hand. When you hear that, let me know.” He engaged the child ‘in depth, did not sleep much that night either. After a few days back ‘from the teacher and said: “I found it! It is the sound of wind blowing through the trees.” But the master shook his head: “It’s not that. Try again.” And so the child committed himself and committed himself ‘, and almost every day he returned from the master, prompting some sound – inevitably wrong. One day the child could not be found anywhere, and send the teacher concerned ‘disciples to look for him. They found him in the woods, intent to contemplate a tree. The disciples told the teacher: “We do not want to disturb the child seems to possess the true nature of a Buddha! Maybe he heard that sound.” So the teacher was going to a child, and asked if he had finally heard the sound produced by a hand. The child replied: “I’ve heard, but no sound.”

Vivere nel mondo


Vivere nel mondo

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T’ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli: “Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen. Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio. Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo. Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite. Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti. La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata. Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento. Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve. La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato. Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore. Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l’infamia possono commuoverlo. Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c’è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.”

Living in the world

Zengetsu, a Chinese master of the T’ang dynasty, wrote to his students the following advice: “Living in the world but do not tighten ties with the dust of the world is the policy of a true Zen student. When assisted to good action of another, encouraged to follow his example. in having news of the error of another, recommended not to imitate him. Even alone in a dark room as if i had behaved in front of a noble guest. Express your feelings, but do not become more expansive than your true nature gave thee. poverty is your treasure. not ever barter with a comfortable life. a person may seem silly and yet not. Maybe he’s just protecting his discernment with care . virtues are the fruit of self discipline and do not fall from the sky from the sun as rain or snow. modesty is the foundation of all virtues. Let your neighbors discover you before you will be revealed. a noble heart do not ever put on display. his words are like precious gems, rare and valuable sported. to a sincere student, every day is a lucky day. time passes but he never stays behind. neither the glory nor ‘shame can move him. Critique yourself, do not ever criticize others. Do not discuss what is right and what is wrong. Some things, though right, were considered wrong for generations. Since it is possible that the fair value of both recognized after many centuries, there is no need to demand an immediate recognition. Live with a purpose and leave the results to the great law of the universe. Spend each day in quiet contemplation. “

La preghiera del leone


La preghiera del leone

Un antico racconto indiano narra di un missionario cristiano che stava attraversando una foresta. Ovviamente credeva nell’amore percui non aveva con sè alcun fucile. All’improvviso vide avvicinarsi un leone. Si spaventò. Iniziò a pensare: “ora il vangelo e la sua lezione sull’amore non serviranno. Sarebbe stato più saggio se avessi portato con me un fucile”. Ma doveva fare qualcosa, era una situazione di emergenza. E si ricordo che qualcuno gli aveva detto che se corri, il leone ti insegue e nel giro di pochi minuti sei preso e finito. Ma se fissi il leone negli occhi, hai qualche possibilità, può restarne impressionato, ipnotizzato. Può cambiare idea. E ci sono episodi che lo confermano. Valeva la pena tentare anche perchè non aveva senso fuggire. Il missionario guardò il leone fisso negli occhi, a sua volta il leone si avvicinò e incominciò a guardare il missionario fisso negli occhi. Per cinque minuti si fissarono e all’improvviso il leone riunì le zampe, si inginocchiò e assunse una posizione di preghiera, sembrava stesse veramente pregando. Questo era veramente straordinario! Persino il missionario non si aspettava tanto, non avrebbe mai creduto che il leone si mettesse a pregare. Era felice ma poi pensò: “ora cosa dovrei fare?”. A quel punto lui stesso era ipnotizzato non solo il leone, per cui pensò: “è meglio che imiti il leone”. Si inginocchiò a sua volta e si mise a pregare. Passarono altri cinque minuti e alla fine il leone aprì gli occhi e disse: “Uomo cosa fai? Io sto recitando la preghiera prima del pasto, ma tu cosa fai?”. Il leone era pio, religioso, ma solo nel pensiero. Di fatto era pur sempre un leone e sarebbe rimasto tale. Avrebbe ucciso quell’uomo: si limitava a recitare una preghiera prima del pasto..


The prayer of the lion

An old Indian story tells of a Christian missionary who was going through a forest. Of course, why it does not believe in love with him had no gun. Suddenly he saw a lion approaching. He was frightened. He began to think: “Now the Gospel and his lesson about not serve. It would have been wiser if I had brought with me a gun. ” But he had to do something, it was an emergency situation. And you remember that someone told him that if you run, the lion comes after you, and within six minutes and took over. But if the lion in the eye fixed, any chance you can be impressed, hypnotized. It may change your mind. And there are episodes that confirm this. It was worth groped also because it made no sense to flee. The missionary looked at the lion in the eye, in turn, the lion came and began to look at the missionary in the eye. For five minutes we stared at the lion and suddenly gathered legs, knelt down and took a position of prayer, looked like he was really praying. This was truly amazing! Even the missionary was not expecting much, would never have believed that the lion of men to pray. He was happy but then he thought: “Now what should I do?”. At that point he was ipnotized not only the lion, so he thought: “It is better to imitate the lion.” He knelt in turn and began to pray. It was another five minutes and eventually the lion opened his eyes and said, “Man what are you doing? I am reciting the prayer before the meal, but what do you do? “. The lion was pious, religious, but only in thought. In fact it was still a lion and would remain so. He killed the man, merely reciting a prayer before the meal ..

Il cuore più bello del mondo


Il cuore più bello del mondo

C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone che diceva di avere il cuore più bello del mondo. Tutti quanti glielo ammiravano, era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano più il giovane si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero… il tuo cuore è molto meno bello del mio.” Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto ed era anche pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse il più bello. Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: ” Starai scherzando !”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.” “E’ vero !”, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, nel mio ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore, alla quale ho dato un pezzo del mio cuore, e spesso, ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato, ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto e questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che ho provato anche per queste persone… e chissà ? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi adesso che cosa sia il vero amore ?” Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Allora prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che gli tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi ne prese un pezzo rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse: “Se la nota musicale dicesse che non è la nota che fa la musica… non ci sarebbero le sinfonie. Se la parola dicesse che non è una parola che può fare una pagina… non ci sarebbero i libri. Se la pietra dicesse che non è una pietra che può alzare un muro… non ci sarebbero case. Se la goccia d’acqua dicesse che non è una goccia d’acqua che può fare un fiume… non ci sarebbero gli oceani. Se l’uomo dicesse che non è un gesto d’amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo… non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra per gli uomini”. Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui. Ogni persona con il suo cuore, con i suoi bitorzoli, con i suoi vuoti e con tutto ciò che nel corso degli anni si è donato e si è ricevuto. Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota, come il libro ha bisogno di ogni parola, come la casa ha bisogno di ogni pietra, come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua, così il mondo ha bisogno di NOI, ha bisogno del nostro amore, perché siamo unici ed insostituibili.

Da una storiella indiana


Most Beautiful Heart

One day a young man was standing in the middle of town proclaiming that he had the most beautiful heart in the whole world. A large crowd gathered and they all admired his heart for it was perfect.

There was not a mark or a flaw in it. Yes, they all agreed it truly was the most beautiful heart they had ever seen.

The young man was very proud and boasted more loudly about his beautiful heart.

Suddenly, an old man appeared at the front of the crowd and said, “Why your heart is not nearly as beautiful as mine.”

The crowd and the young man looked at the old man’s heart. It was beating strongly, but full of scars, it had places where pieces had been removed and other pieces put in, but they didn’t fit quite right and there were several jagged edges. In fact, in some places there were deep gouges where whole pieces were missing.

The people stared — how can he say his heart is more beautiful, they thought?

The young man looked at the old man’s heart and saw its state and laughed.

“You must be joking,” he said.

“Compare your heart with mine, mine is perfect and yours is a mess of scars and tears.”

“Yes,” said the old man, “Yours is perfect looking but I would never trade with you.

You see, every scar represents a person to whom I have given my love – I tear out a piece of my heart and give it to them, and often they give me a piece of their heart which fits into the empty place in my heart, but because the pieces aren’t exact, I have some rough edges, which I cherish, because they remind me of the love we shared.

“Sometimes I have given pieces of my heart away, and the other person hasn’t returned a piece of his heart to me. These are the empty gouges — giving love is taking a chance.

Although these gouges are painful, they stay open, reminding me of the love I have for these people too, and I hope someday they may return and fill the space I have waiting. So now do you see what true beauty is?”

The young man stood silently with tears running down his cheeks. He walked up to the old man, reached into his perfect young and beautiful heart, and ripped a piece out. He offered it to the old man with trembling hands

The old man took his offering, placed it in his heart and then took a piece from his old scarred heart and placed it in the wound in the young man’s heart.

It fit, but not perfectly, as there were some jagged edges. The young man looked at his heart, not perfect anymore but more beautiful than ever, since love from the old man’s heart flowed into his.

They embraced and walked away side by side.

From Hindu Story