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L’energia del cuore – The energy of the heart


L’energia del cuore

Quando un armadio è tanto pieno da traboccare, nulla può impedire che il contenuto si riversi fuori se si aprono le ante.
Quando le chiuse sono aperte, l’acqua scorre con impeto e forza terribili, trascinando ogni cosa con sé.
Lo stesso accade con l’energia spirituale che è in te: una volta che è stata riconosciuta e liberata, niente può fermare la corrente.
Essa si riversa, spazzando via tutti gli elementi negativi e disarmonici, portando con sé pace, amore, armonia e comprensione.
E’ l’amore che trionferà sul mondo; è l’amore che riunirà tutta l’umanità. Perciò, prima sprigionerai questa straordinaria forza d’amore che è in te e la lascerai scorrere liberamente, prima contemplerai la pace e l’armonia del mondo e l’unità di tutta l’umanità.
Quando nel tuo cuore c’è amore ottieni il meglio da ognuno, poiché l’amore vede solo il meglio e l’attira a sé. Non aver paura:
apriti, non trattenere nulla, e lascia che tutto scorra liberamente.

(Eileen Caddy – Le porte interiori)

Eileen Caddy – (1917 2006)
Fondatrice della comunità di Findhorn,la nota comunità spirituale nel nord della Scozia.
Affermandosi come una delle autrici New Age più quotate,
ha pubblicato numerosi libri di successo con messaggi ispiranti
provenienti dalla fonte a lei nota come la piccola, quieta voce interiore,la cui fonte è una scintilla della divinità che risiede in ogni cosa e in ognuno di noi.

The energy of the heart

When a closet is so full to overflowing, nothing can prevent the contents pour out of you if you open the doors.
When the locks are open, water flows with terrible strength and momentum, dragging everything with it.
The same happens with the spiritual energy that is in you: once it has been recognized and released, nothing can stop the current.
It is pouring, sweeping away all negative and disharmonious elements, bringing peace, love, harmony and understanding.
And ‘the love that will triumph over the world, it is love that will bring together all mankind. Therefore, the first source of this extraordinary power of love in you and leave freely, first contemplate peace and harmony in the world and the unity of all humanity.
When there is love in your heart get the best from everyone, because love sees only the best and attracts him. Do not be afraid:
open your heart, do not hold anything, and let everything flow freely.

(Eileen Caddy – The interior doors)

Eileen Caddy – (1917 2006)
Founder of the community of Findhorn, the famous spiritual community in northern Scotland.
Establishing itself as one of the authors listed as New Age,
has published several successful books with inspiring messages
from a source known to her as the small, quiet inner voice, whose source is a spark of divinity that resides in everything and everyone.


Il Fanciullino in noi – The little boy in us


Il Fanciullino in noi
Fragilità, ricerca d’amore e purezza.
Quante esperienze hanno ferito quel fanciullino in noi?
Con quanta paura, tutti tremanti, arranchiamo in cerca d’ascolto
e di una mano amica che abbia cura di noi?
Il bambino piange in un angolo di noi stessi, si crede abbandonato.
Con la lanterna, come Pollicino che ricerca la strada di casa,
è nostro compito andarlo a cercare e confortarlo.
Il nostro Cuore deve ritrovare la bellezza e l’autenticità
per fare della sensibilità la forza viva che ci accompagni
nel nostro percorso – qui ed ora.
Senza aggrapparci a storie che ci fanno soffrire,
senza elemosinare uno sguardo o una carezza,
convinti inconsapevolmente che gli altri di debbano fare da genitori.
Senza provare una rabbia antica che ci metta in competizione con tutti,
solo per il timore di non essere abbastanza bravi, belli, buoni, intelligenti o gradevoli.
Di avere deluso i nostri genitori e per tutta la vita proiettiamo la loro immagine
sulle persone che ci circondano, a volte con troppo attaccamento,
altre volte con una rabbia distruttiva ingiustificata.
Quel bambino tremante ed impaurito attende solo di essere liberato,
di essere reso consapevole che l’amore c’è anche per lui,
che non si tratta di meritarlo ma di accogliersi per come si è.
Tutta l’energia imprigionata troverà uno sbocco e la cortina di nubi,
che noi stessi abbiamo creato, si diraderà per mostrare la Bellezza celata,
l’amore incondizionato che non siamo stati capaci di donare a noi stessi e agli altri.
30.01.2011 Poetyca

The little boy in us
Fragility, search for love and purity.
How many experiences have hurt that little boy in us?
With much fear, all trembling, lagging in search of listening
and a friendly hand to take care of us?
The baby cries in a corner of ourselves, it is believed abandoned.
With his lantern, looking like Tom Thumb the way home,
it is our duty to go and try and comfort him.
Our hearts must rediscover the beauty and authenticity
sensitivity to make the living force that accompanies
in our path – here and now.
Without holding on to stories that make us suffer,
begging without a glance or a caress,
unconsciously believe that others should do for parents.
Without experiencing an ancient rage that puts us in competition with everyone,
only the fear of not being good enough, fine, handsome, intelligent or pleasant.
Have disappointed our parents and a lifetime project their image
the people around us, sometimes with too much attachment,
sometimes with a destructive rage unjustified.
That child, trembling and afraid is just waiting to be released,
to be made aware that love is for him,
who do not deserve it but it’s like to welcome you.
All the energy trapped find an outlet, and the curtain of clouds,
we ourselves have created, diraderà to show the hidden beauty,
the unconditional love that we were not able to give to ourselves and to others.
30.01.2011 Poetyca

Benedizione Apache – Apache blessing


Benedizione Apache
“Possa il sole portarti nuova energia ogni giorno,
Possa la luna ristorarti dolcemente ogni notte,
Possa la pioggia lavare le tue preoccupazioni,
Possa la brezza soffiare nuova forza nel tuo essere,
Possa tu camminare dolcemente attraverso il mondo
e conoscere la sua bellezza tutti i giorni della tua VITA”.

Apache blessing
“May the sun bring you new energy every day,
May the moon softly eat every night,
May the rain wash your worries,
May the breeze blow new strength into your being,
May you walk gently through the world
and know its beauty all the days of your life. “

L’ego e il falso centro – Ego – The False Center – Osho


L’ego: il falso centro

Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.

Un bimbo nasce.

Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno.

Nascere significa questo.

Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.

Gli “Altri” significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto,

ed egli si dimentica del corpo.

E’ così che un bimbo cresce.

Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.

Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: “Quanto sei bello”, se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.

In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.

Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.

E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.

Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.

L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!

Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi.

L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.

Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.

Gli altri non si preoccupano di te.

Il loro unico interesse è la società.

La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.

A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema.

Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.

Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi… semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.

Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.

E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone… e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità.

La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.

Se la società è in guerra, la morale cambia.

Se la società è in pace, esiste una morale diversa.

La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti.

Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.

La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.

E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.

Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: “Figlio bello! Siamo orgogliosi di te.” Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana — non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco — allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato… la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.

L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.

Ho sentito raccontare:

Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: “Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?”

Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: “Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto.”

Nasruddin replicò: “E allora, cosa te lo fa pensare… ?”

Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.

Non è un’esperienza diretta.

Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.

Nessun altro può metterci voce…. non sono affari suoi!

Nessun altro gli può dare una forma… vieni al mondo con quel centro.

Tu sei nato con lui.

Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa… ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.

Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.

Gli altri ti hanno dato quell’idea.

Quell’idea è l’ego.

Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé… perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.

E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno.

Sarete confusi, nel caos.

In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve.

Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.

Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: “Voglio andare a casa, ho paura del buio.”

La nonna allora gli disse: “So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?”

Il bambino rispose: “E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco.”

Anche dell’oscurità si pensa: “Questa è la mia”.

All’esterno… un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: “Questa è la mia oscurità.”

Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi… non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di “Io sono”. Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos… perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.

E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato… e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa.

La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto.

E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa.

Ma ecco che vi spaventate.

Oltre la siepe c’è il pericolo.

Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.

E’ necessario rischiare… essere coraggiosi.

Occorre fare un passo nell’ignoto.

Per un attimo, tutti i confini spariranno.

Per un attimo, avrete le vertigini.

Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.

Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti… dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere.

Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine.

Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.

La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna.

Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali.” Mille”, significa “infiniti petali”. E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

Voi però, vi accontentate di un ego di plastica.

E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può… non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto… non sono eterni, ma durano a lungo.

Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo. E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.

A noi sembra che il fiore vero sia morto… non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.

Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte… e continua a fiorire.

Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore… non vediamo mai la continuità.

E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri.

E’ lo stesso sole… ma con un abito diverso.

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.

Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla.

Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo?

L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo “sé”. Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?

Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.

Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa.

Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice.

L’ego è l’inferno.

Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare… e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.

Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza. Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: “E così, hai ancora da ridire, vero?”

Mulla rispose: “Ma se non ho aperto bocca.”

“Lo so”, rispose la moglie, “ma stai ascoltando in modo molto aggressivo.”

Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.

L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: “Non c’è niente”, comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente… l’altro ti rende cosciente di questa evidenza.

L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile. Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te?

Ti perderai. La tua identità si spezzerà.

Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.

Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.

Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro.

Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: “Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?”

Il maestro rispose: “E’ un problema suo, non mio.”

Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.

Vive sull’attenzione degli altri.

Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego?

E’ necessaria l’attenzione degli altri… e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione.

Questo è vero e proprio mendicare.

Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro.

Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi… se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.

Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo.

Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo.

Inizia a cercare l’ego: non negli altri — che non ti riguarda — ma in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno.

Ti aspetti qualcosa… e non succede niente. Ti aspetti qualcosa… e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo.

Le cause non stanno al di fuori di te.

Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice?

Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia?

Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.

Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te.

La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.

E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.

E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: “Sono diventato umile”.

Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile.

Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.

Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.

E’ unicamente semplice.

Non è neppure consapevole di esser umile.

Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.

Guarda le persone umili… ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: “Sono umile”, e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.

“Come sei umile!” vorrebbero sentirti dire. “Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te.” E osserva il sorriso che compare sui loro volti.

Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: ” Nessuno è come me”, e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. “Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini.”

Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio. Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: “Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori.”

All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando — era ancora buio — e anche lui cominciò a dire: “Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta.” E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: “Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?”

Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere.

Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego.

Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre.

Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.

Qualunque cosa tu faccia — umiliarti, renderti modesto e semplice — niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente. Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione.

E’ il tuo stesso ego.

Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere. Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.

Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro…. quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.

Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.

Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé. Quindi non affermare mai: “Ho lasciato cadere l’ego”. Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.

Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti… a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: “Aiuto! Aiuto!”

E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: “Aiuto! Aiuto!” E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca.

Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: “Per favore si avvicini”. E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.

La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: “Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi… adesso parliamo dei suoi!”

Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.

Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli.

Anzi, li danneggerai.

Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.

Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri.

In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.

E’ difficile vedere il proprio ego.

E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare.

Prova a vedere il tuo ego.

Osservalo semplicemente.

E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo.

Cade esattamente come una foglia secca.

L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade… e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente.

La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così…

Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca.

Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro.

Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare.

E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome.

Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Osho, Tratto da: Oltre le Frontiere della mente.

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Ego – The False Center

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

The first thing to be understood is what ego is. A child is born. A child is born without any knowledge, any consciousness of his own self. And when a child is born the first thing he becomes aware of is not himself; the first thing he becomes aware of is the other. It is natural, because the eyes open outwards, the hands touch others, the ears listen to others, the tongue tastes food and the nose smells the outside. All these senses open outwards.

That is what birth means. Birth means coming into this world, the world of the outside. So when a child is born, he is born into this world. He opens his eyes, sees others. ‘Other’ means the thou. He becomes aware of the mother first. Then, by and by, he becomes aware of his own body. That too is the other, that too belongs to the world. He is hungry and he feels the body; his need is satisfied, he forgets the body.

This is how a child grows. First he becomes aware of you, thou, other, and then by and by, in contrast to you, thou, he becomes aware of himself.

This awareness is a reflected awareness. He is not aware of who he is. He is simply aware of the mother and what she thinks about him. If she smiles, if she appreciates the child, if she says, “You are beautiful,” if she hugs and kisses him, the child feels good about himself. Now an ego is born.

Through appreciation, love, care, he feels he is good, he feels he is valuable, he feels he has some significance.

A center is born.

But this center is a reflected center. It is not his real being. He does not know who he is; he simply knows what others think about him. And this is the ego: the reflection, what others think. If nobody thinks that he is of any use, nobody appreciates him, nobody smiles, then too an ego is born: an ill ego; sad, rejected, like a wound; feeling inferior, worthless. This too is the ego. This too is a reflection.

First the mother – and mother means the world in the beginning. Then others will join the mother, and the world goes on growing. And the more the world grows, the more complex the ego becomes, because many others’ opinions are reflected.

The ego is an accumulated phenomenon, a by-product of living with others. If a child lives totally alone, he will never come to grow an ego. But that is not going to help. He will remain like an animal. That doesn’t mean that he will come to know the real self, no.

The real can be known only through the false, so the ego is a must. One has to pass through it. It is a discipline. The real can be known only through the illusion. You cannot know the truth directly. First you have to know that which is not true. First you have to encounter the untrue. Through that encounter you become capable of knowing the truth. If you know the false as the false, truth will dawn upon you.

Ego is a need; it is a social need, it is a social by-product. The society means all that is around you – not you, but all that is around you. All, minus you, is the society. And everybody reflects. You will go to school and the teacher will reflect who you are. You will be in friendship with other children and they will reflect who you are. By and by, everybody is adding to your ego, and everybody is trying to modify it in such a way that you don’t become a problem to the society.

They are not concerned with you.

They are concerned with the society.

Society is concerned with itself, and that’s how it should be.

They are not concerned that you should become a self-knower. They are concerned that you should become an efficient part in the mechanism of the society. You should fit into the pattern. So they are trying to give you an ego that fits with the society. They teach you morality. Morality means giving you an ego which will fit with the society. If you are immoral, you will always be a misfit somewhere or other. That’s why we put criminals in the prisons – not that they have done something wrong, not that by putting them in the prisons we are going to improve them, no. They simply don’t fit. They are troublemakers. They have certain types of egos of which the society doesn’t approve. If the society approves, everything is good.

One man kills somebody – he is a murderer.

And the same man in wartime kills thousands – he becomes a great hero. The society is not bothered by a murder, but the murder should be commited for the society – then it is okay. The society doesn’t bother about morality.

Morality means only that you should fit with the society.

If the society is at war, then the morality changes.

If the society is at peace, then there is a different morality.

Morality is a social politics. It is diplomacy. And each child has to be brought up in such a way that he fits into the society, that’s all. Because society is interested in efficient members. Society is not interested that you should attain to self-knowledge.

The society creates an ego because the ego can be controlled and manipulated. The self can never be controlled or manipulated. Nobody has ever heard of the society controlling a self – not possible.

And the child needs a center; the child is completely unaware of his own center. The society gives him a center and the child is by and by convinced that this is his center, the ego that society gives.

A child comes back to his home – if he has come first in his class, the whole family is happy. You hug and kiss him, and you take the child on your shoulders and dance and you say, “What a beautiful child! You are a pride to us.” You are giving him an ego, a subtle ego. And if the child comes home dejected, unsuccessful, a failure – he couldn’t pass, or he has just been on the back bench – then nobody appreciates him and the child feels rejected. He will try harder next time, because the center feels shaken.

Ego is always shaken, always in search of food, that somebody should appreciate it. That’s why you continuously ask for attention.

You get the idea of who you are from others.

It is not a direct experience.

It is from others that you get the idea of who you are. They shape your center. This center is false, because you carry your real center. That is nobody’s business. Nobody shapes it.

You come with it.

You are born with it.

So you have two centers. One center you come with, which is given by existence itself. That is the self. And the other center, which is created by the society, is the ego. It is a false thing – and it is a very great trick. Through the ego the society is controlling you. You have to behave in a certain way, because only then does the society appreciate you. You have to walk in a certain way; you have to laugh in a certain way; you have to follow certain manners, a morality, a code. Only then will the society appreciate you, and if it doesn’t, you ego will be shaken. And when the ego is shaken, you don’t know where you are, who you are.

The others have given you the idea.

That idea is the ego.

Try to understand it as deeply as possible, because this has to be thrown. And unless you throw it you will never be able to attain to the self. Because you are addicted to the center, you cannot move, and you cannot look at the self.

And remember, there is going to be an interim period, an interval, when the ego will be shattered, when you will not know who you are, when you will not know where you are going, when all boundaries will melt.

You will simply be confused, a chaos.

Because of this chaos, you are afraid to lose the ego. But it has to be so. One has to pass through the chaos before one attains to the real center.

And if you are daring, the period will be small.

If you are afraid, and you again fall back to the ego, and you again start arranging it, then it can be very, very long; many lives can be wasted.

I have heard: One small child was visiting his grandparents. He was just four years old. In the night when the grandmother was putting him to sleep, he suddenly started crying and weeping and said, “I want to go home. I am afraid of darkness.” But the grandmother said, “I know well that at home also you sleep in the dark; I have never seen a light on. So why are you afraid here?” The boy said, “Yes, that’s right – but that is MY darkness.” This darkness is completely unknown.

Even with darkness you feel, “This is MINE.”

Outside – an unknown darkness.

With the ego you feel, “This is MY darkness.”

It may be troublesome, maybe it creates many miseries, but still mine. Something to hold to, something to cling to, something underneath the feet; you are not in a vacuum, not in an emptiness. You may be miserable, but at least you ARE. Even being miserable gives you a feeling of ‘I am’. Moving from it, fear takes over; you start feeling afraid of the unknown darkness and chaos – because society has managed to clear a small part of your being.

It is just like going to a forest. You make a little clearing, you clear a little ground; you make fencing, you make a small hut; you make a small garden, a lawn, and you are okay. Beyond your fence – the forest, the wild. Here everything is okay; you have planned everything. This is how it has happened.

Society has made a little clearing in your consciousness. It has cleaned just a little part completely, fenced it. Everything is okay there. That’s what all your universities are doing. The whole culture and conditioning is just to clear a part so that you can feel at home there.

And then you become afraid.

Beyond the fence there is danger.

Beyond the fence you are, as within the fence you are – and your conscious mind is just one part, one-tenth of your whole being. Nine-tenths is waiting in the darkness. And in that nine-tenths, somewhere your real center is hidden.

One has to be daring, courageous.

One has to take a step into the unknown.

For a while all boundaries will be lost.

For a while you will feel dizzy.

For a while, you will feel very afraid and shaken, as if an earthquake has happened. But if you are courageous and you don’t go backwards, if you don’t fall back to the ego and you go on and on, there is a hidden center within you that you have been carrying for many lives.

That is your soul, the self.

Once you come near it, everything changes, everything settles again. But now this settling is not done by the society. Now everything becomes a cosmos, not a chaos; a new order arises.

But this is no longer the order of the society – it is the very order of existence itself.

It is what Buddha calls Dhamma, Lao Tzu calls Tao, Heraclitus calls Logos. It is not man-made. It is the VERY order of existence itself. Then everything is suddenly beautiful again, and for the first time really beautiful, because man-made things cannot be beautiful. At the most you can hide the ugliness of them, that’s all. You can decorate them, but they can never be beautiful.

The difference is just like the difference between a real flower and a plastic or paper flower. The ego is a plastic flower – dead. It just looks like a flower, it is not a flower. You cannot really call it a flower. Even linguistically to call it a flower is wrong, because a flower is something which flowers. And this plastic thing is just a thing, not a flowering. It is dead. There is no life in it.

You have a flowering center within. That’s why Hindus call it a lotus – it is a flowering. They call it the one-thousand-petaled-lotus. One thousand means infinite petals. And it goes on flowering, it never stops, it never dies.

But you are satisfied with a plastic ego.

There are some reasons why you are satisfied. With a dead thing, there are many conveniences. One is that a dead thing never dies. It cannot – it was never alive. So you can have plastic flowers, they are good in a way. They are permanent; they are not eternal, but they are permanent.

The real flower outside in the garden is eternal, but not permanent. And the eternal has its own way of being eternal. The way of the eternal is to be born again and again and to die. Through death it refreshes itself, rejuvenates itself.

To us it appears that the flower has died – it never dies.

It simply changes bodies, so it is ever fresh.

It leaves the old body, it enters a new body. It flowers somewhere else; it goes on flowering.

But we cannot see the continuity because the continuity is invisible. We see only one flower, another flower; we never see the continuity.

It is the same flower which flowered yesterday.

It is the same sun, but in a different garb.

The ego has a certain quality – it is dead. It is a plastic thing. And it is very easy to get it, because others give it. You need not seek it, there is no search involved. That’s why unless you become a seeker after the unknown, you have not yet become an individual. You are just a part of the crowd. You are just a mob.

When you don’t have a real center, how can you be an individual?

The ego is not individual. Ego is a social phenomenon – it is society, its not you. But it gives you a function in the society, a hierarchy in the society. And if you remain satisfied with it, you will miss the whole opportunity of finding the self.

And that’s why you are so miserable.

With a plastic life, how can you be happy?

With a false life, how can you be ecstatic and blissful? And then this ego creates many miseries, millions of them.

You cannot see, because it is your own darkness. You are attuned to it.

Have you ever noticed that all types of miseries enter through the ego? It cannot make you blissful; it can only make you miserable.

Ego is hell.

Whenever you suffer, just try to watch and analyze, and you will find, somewhere the ego is the cause of it. And the ego goes on finding causes to suffer.

You are an egoist, as everyone is. Some are very gross, just on the surface, and they are not so difficult. Some are very subtle, deep down, and they are the real problems.

This ego comes continuously in conflict with others because every ego is so unconfident about itself. Is has to be – it is a false thing. When you don’t have anything in your hand and you just think that something is there, then there will be a problem.

If somebody says, “There is nothing,” immediately the fight will start, because you also feel that there is nothing. The other makes you aware of the fact.

Ego is false, it is nothing.

That you also know.

How can you miss knowing it? It is impossible! A conscious being – how can he miss knowing that this ego is just false? And then others say that there is nothing – and whenever the others say that there is nothing they hit a wound, they say a truth – and nothing hits like the truth.

You have to defend, because if you don’t defend, if you don’t become defensive, then where will you be?

You will be lost.

The identity will be broken.

So you have to defend and fight – that is the clash.

A man who attains to the self is never in any clash. Others may come and clash with him, but he is never in clash with anybody.

It happened that one Zen master was passing through a street. A man came running and hit him hard. The master fell down. Then he got up and started to walk in the same direction in which he was going before, not even looking back.

A disciple was with the master. He was simply shocked. He said, “Who is this man? What is this? If one lives in such a way, then anybody can come and kill you. And you have not even looked at that person, who he is, and why he did it.”

The master said, “That is his problem, not mine.”

You can clash with an enlightened man, but that is your problem, not his. And if you are hurt in that clash, that too is your own problem. He cannot hurt you. And it is like knocking against a wall – you will be hurt, but the wall has not hurt you.

The ego is always looking for some trouble. Why? Because if nobody pays attention to you, the ego feels hungry.

It lives on attention.

So even if somebody is fighting and angry with you, that too is good because at least the attention is paid. If somebody loves, it is okay. If somebody is not loving you, then even anger will be good. At least the attention will come to you. But if nobody is paying any attention to you, nobody thinks that you are somebody important, significant, then how will you feed your ego?

Other’s attention is needed.

In millions of ways you attract the attention of others; you dress in a certain way, you try to look beautiful, you behave, you become very polite, you change. When you feel what type of situation is there, you immediately change so that people pay attention to you.

This is a deep begging.

A real beggar is one who asks for and demands attention. And a real emperor is one who lives in himself; he has a center of his own, he doesn’t depend on anybody else.

Buddha sitting under his bodhi tree…if the whole world suddenly disappears, will it make any difference to Buddha? -none. It will not make any difference at all. If the whole world disappears, it will not make any difference because he has attained to the center.

But you, if the wife escapes, divorces you, goes to somebody else, you are completely shattered – because she had been paying attention to you, caring, loving, moving around you, helping you to feel that you were somebody. Your whole empire is lost, you are simply shattered. You start thinking about suicide. Why? Why, if a wife leaves you, should you commit suicide? Why, if a husband leaves you, should you commit suicide? Because you don’t have any center of your own. The wife was giving you the center; the husband was giving you the center.

This is how people exist. This is how people become dependent on others. It is a deep slavery. Ego HAS to be a slave. It depends on others. And only a person who has no ego is for the first time a master; he is no longer a slave. Try to understand this.

And start looking for the ego – not in others, that is not your business, but in yourself. Whenever you feel miserable, immediately close you eyes and try to find out from where the misery is coming and you will always find it is the false center which has clashed with someone.

You expected something, and it didn’t happen.

You expected something, and just the contrary happened – your ego is shaken, you are in misery. Just look, whenever you are miserable, try to find out why.

Causes are not outside you. The basic cause is within you – but you always look outside, you always ask:

Who is making me miserable?

Who is the cause of my anger?

Who is the cause of my anguish?

And if you look outside you will miss.

Just close the eyes and always look within.

The source of all misery, anger, anguish, is hidden in you, your ego.

And if you find the source, it will be easy to move beyond it. If you can see that it is your own ego that gives you trouble, you will prefer to drop it – because nobody can carry the source of misery if he understands it.

And remember, there is no need to drop the ego.

You cannot drop it.

If you try to drop it, you will attain to a certain subtle ego again which says, “I have become humble.”

Don’t try to be humble. That’s again ego in hiding – but it’s not dead.

Don’t try to be humble.

Nobody can try humility, and nobody can create humility through any effort of his own – no. When the ego is no more, a humbleness comes to you. It is not a creation. It is a shadow of the real center.

And a really humble man is neither humble nor egoistic.

He is simply simple.

He’s not even aware that he is humble.

If you are aware that you are humble, the ego is there.

Look at humble persons…. There are millions who think that they are very humble. They bow down very low, but watch them – they are the subtlest egoists. Now humility is their source of food. They say, “I am humble,” and then they look at you and they wait for you to appreciate them.

“You are really humble,” they would like you to say. “In fact, you are the most humble man in the world; nobody is as humble as you are.” Then see the smile that comes on their faces.

What is ego? Ego is a hierarchy that says, “No one is like me.” It can feed on humbleness – “Nobody is like me, I am the most humble man.”

It happened once:

A fakir, a beggar, was praying in a mosque, just early in the morning when it was still dark. It was a certain religious day for Mohammedians, and he was praying, and he was saying, “I am nobody. I am the poorest of the poor, the greatest sinner of sinners.”

Suddenly there was one more person who was praying. He was the emperor of that country, and he was not aware that there was somebody else there who was praying – it was dark, and the emperor was also saying:

“I am nobody. I am nothing. I am just empty, a beggar at our door.” When he heard that somebody else was saying the same thing, he said, “Stop! Who is trying to overtake me? Who are you? How dare you say before the emperor that you are nobody when he is saying that he is nobody?”

This is how the ego goes. It is so subtle. Its ways are so subtle and cunning; you have to be very, very alert, only then will you see it. Don’t try to be humble. Just try to see that all misery, all anguish comes through it.

Just watch! No need to drop it.

You cannot drop it. Who will drop it? Then the DROPPER will become the ego. It always comes back.

Whatsoever you do, stand out of it, and look and watch.

Whatsoever you do – humbleness, humility, simplicity – nothing will help. Only one thing is possible, and that is just to watch and see that it is the source of all misery. Don’t say it. Don’t repeat it – WATCH. Because if I say it is the source of all misery and you repeat it, then it is useless. YOU have to come to that understanding. Whenever you are miserable, just close the eyes and don’t try to find some cause outside. Try to see from where this misery is coming.

It is your own ego.

If you continuously feel and understand, and the understanding that the ego is the cause becomes so deep-rooted, one day you will suddenly see that it has disappeared. Nobody drops it – nobody can drop it. You simply see; it has simply disappeared, because the very understanding that ego causes all misery becomes the dropping. THE VERY UNDERSTANDING IS THE DISAPPEARANCE OF THE EGO.

And you are so clever in seeing the ego in others. Anybody can see someone else’s ego. When it comes to your own, then the problem arises – because you don’t know the territory, you have never traveled on it.

The whole path towards the divine, the ultimate, has to pass through this territory of the ego. The false has to be understood as false. The source of misery has to be understood as the source of misery – then it simply drops.

When you know it is poison, it drops. When you know it is fire, it drops. When you know this is the hell, it drops.

And then you never say, “I have dropped the ego.” Then you simply laugh at the whole thing, the joke that you were the creator of all misery.

I was just looking at a few cartoons of Charlie Brown. In one cartoon he is playing with blocks, making a house out of children’s blocks. He is sitting in the middle of the blocks building the walls. Then a moment comes when he is enclosed; all around he has made a wall. Then he cries, “Help, help!”

He has done the whole thing! Now he is enclosed, imprisoned. This is childish, but this is all that you have done also. You have made a house all around yourself, and now you are crying, “Help, help!” And the misery becomes a millionfold – because there are helpers who are also in the same boat.

It happened that one very beautiful woman went to see her psychiatrist for the first time. The psychiatrist said, “Come closer please.” When she came closer, he simply jumped and hugged and kissed the woman. She was shocked. Then he said, “Now sit down. This takes care of my problem, now what is your problem?”

The problem becomes multifold, because there are helpers who are in the same boat. And they would like to help, because when you help somebody the ego feels very good, very, very good – because you are a great helper, a great guru, a master; you are helping so many people. The greater the crowd of your followers, the better you feel.

But you are in the same boat – you cannot help.

Rather, you will harm.

People who still have their own problems cannot be of much help. Only someone who has no problems of his own can help you. Only then is there the clarity to see, to see through you. A mind that has no problems of its own can see you, you become transparent.

A mind that has no problems of its own can see through itself; that’s why it becomes capable of seeing through others.

In the West, there are many schools of psychoanalysis, many schools, and no help is reaching people, but rather, harm. Because the people who are helping others, or trying to help, or posing as helpers, are in the same boat.

…It is difficult to see one’s own ego.

It is very easy to see other’s egos. But that is not the point, you cannot help them.

Try to see your own ego.

Just watch it.

Don’t be in a hurry to drop it, just watch it. The more you watch, the more capable you will become. Suddenly one day, you simply see that it has dropped. And when it drops by itself, only then does it drop. There is no other way. Prematurely you cannot drop it.

It drops just like a dead leaf.

The tree is not doing anything – just a breeze, a situation, and the dead leaf simply drops. The tree is not even aware that the dead leaf has dropped. It makes no noise, it makes no claim – nothing.

The dead leaf simply drops and shatters on the ground, just like that.

When you are mature through understanding, awareness, and you have felt totally that ego is the cause of all your misery, simply one day you see the dead leaf dropping.

It settles into the ground, dies of its own accord. You have not done anything so you cannot claim that you have dropped it. You see that it has simply disappeared, and then the real center arises.

And that real center is the soul, the self, the god, the truth, or whatsoever you want to call it.

It is nameless, so all names are good.

You can give it any name of your own liking.

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

Anapanasati Sutta: Discorso sulla consapevolezza del respiro – napanasati Sutta: Mindfulness of Breathing



ANAPANASATI SUTTA Discorso sulla consapevolezza del respiro

La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata, è di gran frutto e di gran beneficio. La presenza mentale del respiro, coltivata e regolarmente praticata, porta a compimento i quattro fondamenti della presenza mentale; i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento i sette fattori di illuminazione; i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a compimento la saggezza e la liberazione.
E in che modo coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro è di gran frutto e beneficio?
Quanto a questo, monaci, un monaco, recatosi nella foresta, ai piedi di un albero o in un luogo deserto, siede con le gambe incrociate, mantiene il corpo eretto e l’attenzione vigile. Consapevole inspira, e consapevole espira.

I. Prima tetrade (Contemplazione del corpo)

1. Inspirando un lungo respiro, egli sa, “Io inspiro un lungo respiro”; espirando un lungo respiro, egli sa, “Io espiro un lungo respiro”.
2. Inspirando un breve respiro, egli sa, “Io inspiro un breve respiro”; espirando un breve respiro, egli sa, “Io espiro un breve respiro”.
3. “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io inspirerò”, così egli si esercita; “Sperimentando l’intera estensione (del respiro) io espirerò”, così egli si esercita.
4. “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io inspirerò”, così egli si esercita; “Calmando la funzione corporea (della respirazione) io espirerò”, così egli si esercita.

II. Seconda tetrade (Contemplazione delle sensazioni)

5. “Sperimentando l’estasi io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
6. “Sperimentando la felicità io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
7. “Sperimentando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
8. “Calmando le funzioni mentali io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

III. Terza tetrade (Contemplazione della mente)

9. “Sperimentando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
10. “Rallegrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
11. “Concentrando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
12. “Liberando la mente io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

IV. Quarta tetrade (Contemplazione degli oggetti mentali)

13. “Contemplando l’impermanenza io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
14. “Contemplando il distacco io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
15. “Contemplando la cessazione io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.
16. “Contemplando la rinuncia io inspirerò (espirerò)”, così egli si esercita.

In tal modo, monaci, coltivata e regolarmente praticata, la presenza mentale del respiro porta gran frutto e grande beneficio.

Perfezionare i fondamenti della presenza mentale

E coltivata in che modo, regolarmente praticata in che modo, la presenza mentale del respiro porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale?
I. Ogni volta che un monaco, mentalmente presente, inspira ed espira un lungo respiro o un breve respiro; o quando si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la funzione corporea (della respirazione); o ancora, mentre calma questa funzione, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione del corpo sul corpo, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, monaci, inspirare ed espirare rientra fra i processi corporei.
II. Ogni volta che il monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta l’estasi, o mentre sperimenta la felicità, o mentre sperimenta le funzioni mentali, o mentre calma le funzioni mentali, in quel momento, monaci, egli dimora praticando la contemplazione della sensazione sulle sensazioni, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto la piena attenzione all’inspirare e all’espirare rientra fra le sensazioni.
III. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare mentre sperimenta la mente, o mentre rallegra la mente, o mentre concentra la mente, o mentre libera la mente, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione della mente sulla mente, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Poiché appunto, chi difetta di presenza mentale e di chiara comprensione, non può sviluppare la presenza mentale del respiro.
IV. Ogni volta che un monaco si esercita a inspirare ed espirare contemplando l’impermanenza, il distacco, la cessazione o la rinuncia, in quel momento egli dimora praticando la contemplazione degli oggetti mentali sugli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, avendo vinto il desiderio e l’angoscia nei riguardi del mondo. Avendo saggiamente lasciato cadere desiderio e angoscia, osserva con perfetta equanimità.
La presenza mentale del respiro, monaci, coltivata e regolarmente praticata in questo modo, porta a perfezione i quattro fondamenti della presenza mentale.
E in che modo i quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione?
Ogni volta che un monaco dimora nella contemplazione del corpo, delle sensazioni, della mente e degli oggetti mentali, ardente, chiaramente comprendendo e mentalmente presente, si stabilisce in lui una presenza mentale inoffuscata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘presenza mentale’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘presenza mentale’.
Permanendo in un tale stato di presenza mentale, egli accortamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio il rispettivo oggetto; così facendo, si instaura nel monaco il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’; in quel momento raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘investigazione della realtà’.
Mentre egli accoratamente indaga, esplora ed esamina in dettaglio quell’oggetto, si instaura un’instancabile energia. E quando si instaura un’instancabile energia, in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘energia’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘energia’.
In chi è dotato di energia si produce un’estasi spirituale. E quando in un monaco dotato di energia si produce un’estasi spirituale, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘estasi’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘estasi’.
Il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano. E quando il corpo e la mente di chi è rapito dall’estasi si acquietano, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘quiete’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘quiete’.
La mente di qualcuno che gode di quiete gioiosa diventa concentrata. E quando la mente di un monaco che gode di quiete gioiosa diventa concentrata, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘concentrazione’; in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘concentrazione’.
Alla mente così concentrata egli guarda con perfetta equanimità. E mentre guarda alla sua mente con perfetta equanimità, in quel momento si instaura in lui il fattore di illuminazione ‘equanimità’; in quel momento il monaco sviluppa il fattore di illuminazione ‘equanimità’, in quel momento egli raggiunge la perfezione nello sviluppo del fattore di illuminazione ‘equanimità’.
I quattro fondamenti della presenza mentale, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione i sette fattori di illuminazione.
E in che modo i sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati, portano a perfezione la saggezza e la liberazione?
Quanto a questo, monaci, un monaco sviluppa i fattori di illuminazione presenza mentale, investigazione della realtà, energia, estasi, quiete, concentrazione ed equanimità, fondati sulla serenità, fondati sul distacco, fondati sulla cessazione, culminanti nella rinuncia.
I sette fattori di illuminazione, coltivati e regolarmente praticati in questo modo, portano a perfezione la saggezza e la liberazione.
Così parlò il Sublime. Lieti in cuore, i monaci gioirono delle parole del Beato.

http://www.lameditazionecomevia.it/anapanasatisutta.htm

MN 118 PTS: M iii 78
Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing

translated from the Pali by
Thanissaro Bhikkhu
© 2006–2011
I have heard that on one occasion the Blessed One was staying at Savatthi in the Eastern Monastery, the palace of Migara’s mother, together with many well-known elder disciples — with Ven. Sariputta, Ven. Maha Moggallana, Ven. Maha Kassapa, Ven. Maha Kaccana, Ven. Maha Kotthita, Ven. Maha Kappina, Ven. Maha Cunda, Ven. Revata, Ven. Ananda, and other well-known elder disciples. On that occasion the elder monks were teaching & instructing. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the Pavarana ceremony — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, I am content with this practice. I am content at heart with this practice. So arouse even more intense persistence for the attaining of the as-yet-unattained, the reaching of the as-yet-unreached, the realization of the as-yet-unrealized. I will remain right here at Savatthi [for another month] through the ‘White Water-lily’ Month, the fourth month of the rains.”

The monks in the countryside heard, “The Blessed One, they say, will remain right there at Savatthi through the White Water-lily Month, the fourth month of the rains.” So they left for Savatthi to see the Blessed One.

Then the elder monks taught & instructed the new monks even more intensely. Some elder monks were teaching & instructing ten monks, some were teaching & instructing twenty monks, some were teaching & instructing thirty monks, some were teaching & instructing forty monks. The new monks, being taught & instructed by the elder monks, were discerning grand, successive distinctions.

Now on that occasion — the Uposatha day of the fifteenth, the full-moon night of the White Water-lily Month, the fourth month of the rains — the Blessed One was seated in the open air surrounded by the community of monks. Surveying the silent community of monks, he addressed them:

“Monks, this assembly is free from idle chatter, devoid of idle chatter, and is established on pure heartwood: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that is worthy of gifts, worthy of hospitality, worthy of offerings, worthy of respect, an incomparable field of merit for the world: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly to which a small gift, when given, becomes great, and a great gift greater: such is this community of monks, such is this assembly. The sort of assembly that it is rare to see in the world: such is this community of monks, such is this assembly — the sort of assembly that it would be worth traveling for leagues, taking along provisions, in order to see.

“In this community of monks there are monks who are arahants, whose mental effluents are ended, who have reached fulfillment, done the task, laid down the burden, attained the true goal, laid to waste the fetter of becoming, and who are released through right gnosis: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of the five lower fetters, are due to be reborn [in the Pure Abodes], there to be totally unbound, destined never again to return from that world: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, and with the attenuation of passion, aversion, & delusion, are once-returners, who — on returning only once more to this world — will make an ending to stress: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who, with the wasting away of [the first] three fetters, are stream-winners, steadfast, never again destined for states of woe, headed for self-awakening: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of the four frames of reference… the four right exertions… the four bases of power… the five faculties… the five strengths… the seven factors for awakening… the noble eightfold path: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to the development of good will… compassion… appreciation… equanimity… [the perception of the] foulness [of the body]… the perception of inconstancy: such are the monks in this community of monks.

“In this community of monks there are monks who remain devoted to mindfulness of in-&-out breathing.

“Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, is of great fruit, of great benefit. Mindfulness of in-&-out breathing, when developed & pursued, brings the four frames of reference to their culmination. The four frames of reference, when developed & pursued, bring the seven factors for awakening to their culmination. The seven factors for awakening, when developed & pursued, bring clear knowing & release to their culmination.

Mindfulness of In-&-Out Breathing
“Now how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit?

“There is the case where a monk, having gone to the wilderness, to the shade of a tree, or to an empty building, sits down folding his legs crosswise, holding his body erect, and setting mindfulness to the fore.[1] Always mindful, he breathes in; mindful he breathes out.

“[1] Breathing in long, he discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, he discerns, ‘I am breathing out long.’ [2] Or breathing in short, he discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, he discerns, ‘I am breathing out short.’ [3] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the entire body.'[2] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the entire body.’ [4] He trains himself, ‘I will breathe in calming bodily fabrication.'[3] He trains himself, ‘I will breathe out calming bodily fabrication.’

“[5] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to rapture.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to rapture.’ [6] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to pleasure.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to pleasure.’ [7] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to mental fabrication.'[4] He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to mental fabrication.’ [8] He trains himself, ‘I will breathe in calming mental fabrication.’ He trains himself, ‘I will breathe out calming mental fabrication.’

“[9] He trains himself, ‘I will breathe in sensitive to the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out sensitive to the mind.’ [10] He trains himself, ‘I will breathe in satisfying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out satisfying the mind.’ [11] He trains himself, ‘I will breathe in steadying the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out steadying the mind.’ [12] He trains himself, ‘I will breathe in releasing the mind.’ He trains himself, ‘I will breathe out releasing the mind.'[5]

“[13] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on inconstancy.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on inconstancy.’ [14] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on dispassion [literally, fading].’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on dispassion.’ [15] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on cessation.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on cessation.’ [16] He trains himself, ‘I will breathe in focusing on relinquishment.’ He trains himself, ‘I will breathe out focusing on relinquishment.’

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to be of great fruit, of great benefit.

The Four Frames of Reference
“And how is mindfulness of in-&-out breathing developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination?

“[1] On whatever occasion a monk breathing in long discerns, ‘I am breathing in long’; or breathing out long, discerns, ‘I am breathing out long’; or breathing in short, discerns, ‘I am breathing in short’; or breathing out short, discerns, ‘I am breathing out short’; trains himself, ‘I will breathe in…&… out sensitive to the entire body’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming bodily fabrication’: On that occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — the in-&-out breath — is classed as a body among bodies, which is why the monk on that occasion remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[2] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to rapture’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to pleasure’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to mental fabrication’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out calming mental fabrication’: On that occasion the monk remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I tell you, monks, that this — careful attention to in-&-out breaths — is classed as a feeling among feelings,[6] which is why the monk on that occasion remains focused on feelings in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[3] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out sensitive to the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out satisfying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out steadying the mind’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out releasing the mind’: On that occasion the monk remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. I don’t say that there is mindfulness of in-&-out breathing in one of lapsed mindfulness and no alertness, which is why the monk on that occasion remains focused on the mind in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“[4] On whatever occasion a monk trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on inconstancy’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on dispassion’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on cessation’; trains himself, ‘I will breathe in…&…out focusing on relinquishment’: On that occasion the monk remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world. He who sees with discernment the abandoning of greed & distress is one who watches carefully with equanimity, which is why the monk on that occasion remains focused on mental qualities in & of themselves — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world.

“This is how mindfulness of in-&-out breathing is developed & pursued so as to bring the four frames of reference to their culmination.

The Seven Factors for Awakening
“And how are the four frames of reference developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination?

“[1] On whatever occasion the monk remains focused on the body in & of itself — ardent, alert, & mindful — putting aside greed & distress with reference to the world, on that occasion his mindfulness is steady & without lapse. When his mindfulness is steady & without lapse, then mindfulness as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[2] Remaining mindful in this way, he examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment. When he remains mindful in this way, examining, analyzing, & coming to a comprehension of that quality with discernment, then analysis of qualities as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[3] In one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, persistence is aroused unflaggingly. When persistence is aroused unflaggingly in one who examines, analyzes, & comes to a comprehension of that quality with discernment, then persistence as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[4] In one whose persistence is aroused, a rapture not-of-the-flesh arises. When a rapture not-of-the-flesh arises in one whose persistence is aroused, then rapture as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[5] For one enraptured at heart, the body grows calm and the mind grows calm. When the body & mind of a monk enraptured at heart grow calm, then serenity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[6] For one who is at ease — his body calmed — the mind becomes concentrated. When the mind of one who is at ease — his body calmed — becomes concentrated, then concentration as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

“[7] He carefully watches the mind thus concentrated with equanimity. When he carefully watches the mind thus concentrated with equanimity, equanimity as a factor for awakening becomes aroused. He develops it, and for him it goes to the culmination of its development.

(Similarly with the other three frames of reference: feelings, mind, & mental qualities.)

“This is how the four frames of reference are developed & pursued so as to bring the seven factors for awakening to their culmination.

Clear Knowing & Release
“And how are the seven factors for awakening developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination? There is the case where a monk develops mindfulness as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment. He develops analysis of qualities as a factor for awakening… persistence as a factor for awakening… rapture as a factor for awakening… serenity as a factor for awakening… concentration as a factor for awakening… equanimity as a factor for awakening dependent on seclusion, dependent on dispassion, dependent on cessation, resulting in relinquishment.

“This is how the seven factors for awakening are developed & pursued so as to bring clear knowing & release to their culmination.”

That is what the Blessed One said. Gratified, the monks delighted in the Blessed One’s words.

Notes

1.
To the fore (parimukham): The Abhidhamma takes an etymological approach to this term, defining it as around (pari-) the mouth (mukham). In the Vinaya, however, it is used in a context (Cv.V.27.4) where it undoubtedly means the front of the chest. There is also the possibility that the term could be used idiomatically as “to the front,” which is how I have translated it here.
2.
The commentaries insist that “body” here means the breath, but this is unlikely in this context, for the next step — without further explanation — refers to the breath as “bodily fabrication.” If the Buddha were using two different terms to refer to the breath in such close proximity, he would have been careful to signal that he was redefining his terms (as he does below, when explaining that the first four steps in breath meditation correspond to the practice of focusing on the body in and of itself as a frame of reference). The step of breathing in and out sensitive to the entire body relates to the many similes in the suttas depicting jhana as a state of whole-body awareness (see MN 119).
3.
“In-&-out breaths are bodily; these are things tied up with the body. That’s why in-&-out breaths are bodily fabrications.” — MN 44.
4.
“Perceptions & feelings are mental; these are things tied up with the mind. That’s why perceptions & feelings are mental fabrications.” — MN 44.
5.
AN 9.34 shows how the mind, step by step, is temporarily released from burdensome mental states of greater and greater refinement as it advances through the stages of jhana.
6.
As this shows, a meditator focusing on feelings in themselves as a frame of reference should not abandon the breath as the basis for his/her concentration.
See also: SN 54.8.

Provenance: ©2006 Thanissaro Bhikkhu. Transcribed from a file provided by the translator. This Access to Insight edition is ©2006–2011.
Terms of use: You may copy, reformat, reprint, republish, and redistribute this work in any medium whatsoever, provided that: (1) you only make such copies, etc. available free of charge; (2) you clearly indicate that any derivatives of this work (including translations) are derived from this source document; and (3) you include the full text of this license in any copies or derivatives of this work. Otherwise, all rights reserved. For additional information about this license, see the FAQ.
How to cite this document (one suggested style): “Anapanasati Sutta: Mindfulness of Breathing” (MN 118), translated from the Pali by Thanissaro Bhikkhu. Access to Insight, 25 September 2010,

http://www.accesstoinsight.org/tipitaka/mn/mn.118.than.html  . Retrieved on 25 August 2011.

Il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII – The Daily Decalogue of Pope John XXIII


Il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII“:

1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata (in senso positivo), senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.

2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

3) Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.

5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.

6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non avrei gusto di fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga.

8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.

10) Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

In conclusione: un proposito totalitario: “Voglio essere buono, oggi, sempre, con tutti”.

Così potremmo realizzare l’auspicio che Papa Giovanni formula per ogni cristiano: “Ogni credente, in questo mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio”.

Cardinal Tarcisio Bertone
11 Ottobre 2006, Memoria liturgica del Beato Papa Giovanni XXIII

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The Daily Decalogue of Pope John XXIII

Only for today, I will seek to live the livelong day positively without wishing to solve the problems of my life all at once.

Only for today, I will take the greatest care of my appearance: I will dress modestly; I will not raise my voice; I will be courteous in my behavior; I will not criticize anyone; I will not claim to improve or to discipline anyone except myself.

Only for today, I will be happy in the certainty that I was created to be happy, not only in the other world but also in this one.

Only for today, I will adapt to circumstances, without requiring all circumstances to be adapted to my own wishes.

Only for today, I will devote ten minutes of my time to some good reading, remembering that just as food is necessary to the life of the body, so good reading is necessary to the life of the soul.

Only for today, I will do one good deed and not tell anyone about it.

Only for today, I will do at least one thing I do not like doing; and if my feelings are hurt, I will make sure that no one notices.

Only for today, I will make a plan for myself: I may not follow it to the letter, but I will make it. And I will be on guard against two evils: hastiness and indecision.

Only for today, I will firmly believe, despite appearances, that the good providence of God cares for me as no one else who exists in this world.

Only for today, I will have no fears. In particular, I will not be afraid to enjoy what is beautiful and to believe in goodness. Indeed, for twelve hours I can certainly do what might cause me consternation were I to believe I had to do it all my life.

To conclude: here is an all-embracing resolution: “I want to be kind, today and always, to everyone.”

In this way, we can put Pope John’s hope for every Christian into practice: “Every believer in this world must be a spark of light, a core of love, life-giving leaven in the mass: and the more he is so, the more he will live, in his innermost depths, in communion with God.”

Cardinal Tarcisio Bertone
Oct. 11, Memorial Mass of Blessed John XXIII

La nostra oasi – Our oasis


La nostra oasi

Dimmi dove sei
con i tuoi occhi di luna
se anche tu
la notte accarezzi le stelle
e cerchi come me
un’oasi lontana
che sia brivido sulla pelle
e ci accompagni
nei sogni migliori

– Ho voglia di cercare
la nostra oasi
Un mondo di luce
che nutra il cuore –

Dimmi che fai
con le tue malinconie
ormai stanche
se cerchi la voce del cuore
e percorri i sentieri
che respirano nell’anima
socchiudendo gli occhi
ed accarezzando
un angolo di cielo

– Ho voglia di cercare
la nostra oasi
Un mondo di luce
che nutra il cuore –

Dimmi che nei silenzi
quando tutto appare
più difficile
tu ascolti la mia voce
che chiama
e stringerai i tuoi passi
con i miei in attesa
– sulle stesse orme –
d’emozione viva

– Ho voglia di cercare
la nostra oasi
Un mondo di luce
che nutra il cuore –

Dimmi quello che
respira nella tua anima
Parlami come
non mi hai parlato mai
mentre cerco la strada
per raggiungerti
Seguirò la tua voce
e tra mille sentirò
il tuo respiro nel vento
– Ho voglia di cercare
la nostra oasi
Un mondo di luce
che nutra il cuore –

Dimmi che ora
respiri con me
questa oasi
che vive nell’anima
questo viaggio senza confine
respirami
per tutto il tempo
che non finisce
e mai finirà

02.09.2003 Poetyca

Our oasis

Tell me where you
with your eyes the moon
if you
caress the night the stars
and look like me
an oasis away
it looks at the skin
and accompany us
in the best dreams

– I want to try
our oasis
A world of light
that feed the heart –

Tell me you do
with your melancholy
tired
if you seek the voice of the heart
and walk the trails
breathing soul
squinting
and caressing
a patch of sky

– I want to try
our oasis
A world of light
that feed the heart –

Tell me in the silence
when everything seems
more difficult
you listen to my voice
calling
and tighten your steps
with my pending
– On the same path –
emotion alive

– I want to try
our oasis
A world of light
that feed the heart –

Tell me what
breathe in your soul
Talk to me like
I’ve never spoken
While searching for the road
to reach
I will follow your voice
and feel a thousand
your breath in the wind
– I want to try
our oasis
A world of light
that feed the heart –

Tell me now
breathe with me
this oasis
living soul
this journey without borders
inbreathe
all the time
that does not end
and never ends

02.09.2003 Poetyca

Nuova forza – New force


Nuova forza

La danza del tempo
riporta sospiri
ed attesa presenza
che rapita dal silenzio
è ora sempre
più vera

E se tutto è racchiuso
in un attimo
è il mistero che tarda
nello scivolare dei giorni

a portare nuova forza


11.10.2005 Poetyca

New force

The dance of time
brings sighs
and expected presence
who kidnapped the silence
is now increasingly
more true

And if everything is enclosed
at a glance
is the mystery that is late
of sliding down the days
to bring new strength



11.10.2005 Poetyca

Sussurro – Whisper


Sussurro

Ed una mano
nel silenzio sfiora la tua;
accende la speranza
e raccoglie le stelle della notte
per essere più forti
sul sentiero della vita.

Scaccia via le ombre
e in un sorriso,
che sospinge nuova forza,
racconterà ancora storie
di vita e d’amicizia;
perché ogni attimo
ha il valore d’infinito
in attesa del futuro.

Ricama fantasie
oltre ogni sospiro,
che ininterrotte
suonano la musica
che armonizza il cuore;
ed è sussurro che abbraccia
anche l’ultimo timore.

23.03.2006 Poetyca

Whisper

And a hand
in silence, your touches;
hope lights
and collects the stars of the night
to become stronger
on the path of life.

Shake off the shadows
and in a smile,
that pushes new force,
still it tell stories
of life and friendship;
because every moment
has a value of infinite
waiting for the future.

Embroider fantasies
beyond every sigh,
without interruption
play the music
that harmonizes the heart;
and it is whisper that embraces
also the last fear.

23.03.2006 Poetyca

Incontro alla vita – To meet life


Incontro alla vita

Siamo qui per accoglierci, attenderci ed accompagnarci un pezzo di strada più in là rispetto a quella che era già nella nostra memoria. Ogni giorno è opportunità nuova e ogni esperienza è quello che ci permette di specchiare noi stessi dentro gli occhi della vita.

La vita è incontro che non dobbiamo rimandare, anche e soprattutto per non dipendere dalle altrui opinioni, per non cedere a quello che all’esterno ci tende uno sgambetto, ci contamina o ci imprigiona facendoci desistere dal continuare il nostro viaggio nel migliore dei modi.
Perchè siamo reattivi a quanto accade, senza essere invece centrati alla nostra pace del Cuore, al nostro saper scegliere quella pace duratura che non è legata agli accadimenti esterni ma alla nostra raggiunta equidistanza.

Sopratutto è importante tenersi svincolati dall’ego, dalle insicurezze che ci fanno credere ad una identità basata sul possesso di apparenze o sull’approvazione di altri,
che preme sul nostro farci sentire non all’altezza di aspettative esterne,
calcando per noi un percorso che non ci appartiene.

Essere esattamente quello che siamo è il verso senso dei nostri passi, nella ricerca
della Luce in noi, della scintilla che ci anima:
Dio è Unità, non ha senso sparpagliare idee o attributi in base ad un particolare indirizzo religioso e chiaramente l’ego o attaccamento verso quanto si senta come ” nucleo di appartenenza”: la società, la religione, la famiglia o la propria razza, questo modo di sentire la propria identità terrena ci allontana dall’unico vero senso del nostro esistere.

Non permettiamo ai nostri sentimenti e pensieri di affogare nello stesso pantano che ci circonda, allo scopo di farci perdere energia e forza interiore, ma facciamo leva sul nostro credere possibile la manifestazione di quanto è già in noi, sulla possibilità che dopo ogni caduta esiste una rinascita e nel coraggio di manifestare i nostri sentimenti accompagnandoli a qualcosa di concreto, concentrandosi su azioni reali.

Infatti con la teoria non si arriva lontano, necessitiamo di pratica e di attenzione per colpire il bersaglio dei nostri migliori propositi.

Non cediamo al gioco delle ombre che fanno manifestare il peggio anche di noi. Una lampada accesa rischiara sempre ogni tenebra, ma siamo noi a dover cercare dentro di noi la Luce, a vegliare perchè questa lampanda non si spenga mai.

Accogliano profondamente il nostro percorso, per imparare nuove cose da apprendere, da applicare, da vivere con gioia perchè si è sempre in tempo per ricominciare, solo la paura ci paralizza o la nostra stessa pigrizia o il credere di sapere già tutto o di non avere mai sbagliato.

Chi resta fermo spreca solo del tempo prezioso, chi crede di sapere tutto, perdendo umiltà ed abbracciando l’orgoglio, teme solo di guardare nel profondo di se stesso, ha perso la Compassione per strada, per se stesso e per gli altri e crede che ci sia una gara, un confronto nel quale si deve essere vincitori, si teme con vergogna di non essere adeguati e forse si dimentica che la Fonte di tutto è Amore e chi ama non giudica ma accoglie con tenerezza e gioia chi viene incontro.

21.09.2011 Poetyca

To meet life

We are here to welcome us, and expect to take us a little way further than what was already in our memory. Every day is new opportunity and every experience is what allows us to mirror ourselves in the eyes of life.

Life is meet that we should not put off, and above all not to depend on others’ opinions, not to give in to what we tend a tripped out, we defile or desist from making imprisons us continue our journey in the best way.
Why are we reactive to what happens, but without being focused on our peace of heart, to our being able to choose the lasting peace that is not tied to external events, but our reach equidistance.

Above all it is important to keep the ego freed from insecurities that make us believe in possession of an identity based on appearances or other approval,
make us feel that our press does not live up to external expectations,
treading a path for us that do not belong to us.

Be exactly what we are is the true sense of our steps in the search
Light in us, the spark that animates us:
God is Unity, does not make sense to intersperse ideas or attributes according to a particular address and clearly religious attachment to the ego, or what feels like “core membership”: society, religion, family, or his race, this way people listen to us away from the only earthly identity true meaning of our existence.

Do not allow our feelings and thoughts of drowning at the same quagmire that surrounds us in order to make us lose energy and inner strength, but we believe we can leverage on the manifestation of what is already in us, the possibility that after every fall there is a rebirth and the courage to express our feelings accompanying them to something concrete, focusing on real actions.

In fact the theory does not come out, we need to practice and focus on hitting the target of our best intentions.

We do not lend to the play of shadows that are manifest even the worst of us. A lamp always illuminate every darkness, but rather we should be seeking the light within us, to watch this because lampanda never be extinguished.

We welcome our deep route, to learn new things to learn, to apply, to live with joy because it is never too late to start again, only the fear paralyzes us, or our own laziness or the belief you already know everything or have not never wrong.

Who is still only wastes precious time, those who think they know everything, losing and embracing humility, pride, fear only to look deep within himself, lost his compassion for the road, for himself and for others and believe that There is a race, in which a comparison has to be winners, there are concerns with the shame of not being in line and perhaps we forget that the Source of all is love and who loves but does not judge notes with tenderness and joy to those who will encounter.

21.09.2011 Poetyca

Una sola bussola – Just one compass


Una sola bussola

Ogni attimo è un’opportunità per apprendere
e non possiedo nessuna verità in tasca
per me stessa e per nessun altro.

Ci sono persone che per ragioni non spiegabili
sentono da tempo di avere ” qualcosa” da fare
in un immediato futuro, un percorso che
è maturato in forma sottile, una sorta di risveglio
e di preparazione per un avvenimento che le trova coinvolte.

Un lavoro personale che contribuisce ad un lavoro collettivo,
fondato sulla sintonia vibratoria, sull’armonia che possa
cambiare le energie della collettività, energie da innalzare
per entrare in una sintonia diversa, per recuperare
una ” barca” se sta navigando per inerzia
verso una rotta karmica nociva.

Ma non sono i messaggi canalizzati
a dare queste sensazioni, esse erano presenti
da molto più tempo, attraverso i messaggi
si trovano dei riferimenti, delle eventuali conferme.

In me sento che molte cose sono accadute
negli ultimi 10 anni a livello percettivo,
malgrado da sempre io sia particolarmente
sensibile alla percezione di vibrazioni.

Un percorso di apprendimento accelerato
una sorta di strappo del velo delle apparenze.
Non è facile trovare conferme al proprio sentire,
cogliere di vedere oltre l’apparente
e poter condividere questo particolare aspetto percettivo.

A volte si usano diversi linguaggi
o ci si identifica con quanto si senta essere in assonanza:
spiritualità orientali, esoterismo o nulla di tutto questo.

Ma credo importante l’attenzione che ci aiuta a condurci
senza esaltazione, con quel buonsenso che ci renda
reali protagonisti dell’ascolto profondo di noi stessi,
piuttosto che il seguire suggestioni esterne
da qualunque fonte provengano) perchè solo
chi è realmente temprato e capace di elasticità
sa affrontare le difficoltà che non mancano e non mancheranno.

Una sola la bussola – Il Cuore.

22.12.2010 Poetyca

Just one compass

Every moment is an opportunity to learn
and possesses no truth in your pocket
for myself and for anyone else.

There have people who, for unexplained reasons
feel for a long time to have “something” to do
in the near future, a path that
has matured in fine form, a kind of awakening
and preparing for an event that is involved.

A personal work that contributes to a collective work,
based on vibrational harmony, that harmony can
change the energies of the community, by raising energy
to enter a different tune, to recover
a “boat” if you’re browsing for inertia
route to a karmic harmful.

But they are not channeled messages
to write these feelings, they were
much longer, through the messages
are references, any confirmations.

In me feel that much has happened
in the last 10 years to the perceptual level,
although I have always particularly
sensitive to the perception of vibration.

A path of accelerated learning
a sort of tearing the veil of appearances.
It is not easy to find your confirmation hearing,
take a look beyond the apparent
and to share this particular aspect of perception.

Sometimes they use different languages
or you identify with what feels to be in assonance:
Eastern spirituality, esoteric or anything like that.

But I think the important focus that helps us to lead
without excitement, with that sense that makes us
real protagonists of deep listening to ourselves,
rather than follow the external influences
whatever their source), because only
who really is tempered and capable of elasticity
can cope with the problems there and not miss them.

Just one compass – The heart.

22.12.2010 Poetyca

Tutto è – All is


Tutto è

Tutto è ciclo
percorso a volte incerto
e rincorsa a piedi nudi
sul cuore in festa
per accogliere
nell’enfasi vivace
nuove stille di forza

Tutto è qui
nell’attimo in tripudio
che annuncia Primavera
per abbracciare nel silenzio
il trionfo del cuore
tutte le volte che un dubbio
ci ha fatto scivolare

Tutto è presenza
quadro infinito
dove gocce di brina
in un abbraccio di gioia
senza fare rumore
su questi colori
stemperano la vita

24.05,2011 Poetyca

All is

All is cycle
path often uncertain
and run up barefoot
in celebration on the heart
to accommodate
in emphasis lively
new floods of force

All is here
at the instant blaze
that announces Spring
to embrace in the silence
the triumph of the heart
every time that a doubt
did slipped us

All is presence
framework infinite
where drops of dew
in an embrace of joy
without a sound
on these colors
softened the life

24.05,2011 Poetyca

Ricerca in noi – Search for us


Ricerca in noi

Essere la differenza, capaci di autenticità, di quella fiamma e bellezza in noi è realmente trovare il senso del nostro percorso e questo cambia ogni cosa.
La scoperta più importante della nostra vita non è come è fatto il mondo, ma se noi siamo capaci di renderlo migliore, non è quanto noi possiamo valere attraverso gli occhi degli altri, ma quanto noi siamo capaci di manifestare noi stessi.

Non è la lode o il biasimo che deve esaltare o ostacolarci ma la nostra capacità di essere quello che noi siamo veramente.

29.09.2011 Poetyca

Search for us

Be the difference, capable of authenticity, and beauty of that flame within us is really to find the meaning of our journey and this changes everything.
The most important finding of our life is not like the world was made, but if we are able to make it better, because we can not enforce through the eyes of others, but as we are able to express ourselves.
It is not the praise or blame, but it must enhance or hinder our ability to be who we really are.

29.09.2011 Poetyca

Amore – Love


Amore

All ’Universo

vibrazioni carpire

e s p a n d o

in ricami sottili:

ONDE

 

Avvolgente

percorso

c a r e z z e

di percepiti battiti:

ALI

..e mi ritrova

AMORE

16.07.2002 Poetyca

 

Love

A Universe

vibration steal

I expand

in fine embroidery:

ORDER

Enveloping

path

caresses

of perceived beats:

wings

.. and I found

LOVE

16.07.2002 Poetyca

Aurora – Aurora


Aurora

 

D’incanto l’aurora ricopre il sogno

e tra attimi di memoria e smarriti passi

si rincorre in tempo per il nuovo giorno

 

Sorriso accompagnerà sereno

il tuo percorso mai uguale

pur raccogliendo gli istanti

di intenso respiro li sai colorare

 

Vita ti segue tra palpiti e immagini

e tra una corsa e uno sperare

tutto va vissuto per imparare

con gioia comprenderai il senso

dell’essere sempre presente

 

23.11.2003 Poetyca

 

Aurora

On the dawn charm holds the dream

and between moments of memory and lost steps

is recurrent in time for the new day

Accompany serene smile

Your path is never the same

while collecting the moments

deep breath of color they know

Life follows you from beating and images

and between races and a hope

everything must be experienced to learn

joyfully understand the meaning

being always present

23.11.2003 Poetyca

La meditazione del Cuore – Meditation of the Heart – Gagan Daniele Pietrini


La meditazione del Cuore
Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.
Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.
Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo: l’amante entra alla presenza dell’Amato.
In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.
Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.
E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.
La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.
In questa meditazione immaginiamo tre cose.
1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.
2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.
3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.
Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.
Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.

Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Fonte: http://www.innernet.it/

Meditation of the Heart

All schools offer a way of meditation to calm the mind, because spiritual experiences occur beyond the level of the mind. The mind is known as “the assassin of the real” her thoughts, insulated in a world of illusions.
It keeps us identified with the ego, and his constant chatter drives us away from deeper levels of our being. Observing our thoughts, we can see how often the mind thinks of us, and not the other way. We are prisoners of our minds and our ego, but it can help to set us free.
Different spiritual traditions use different techniques to calm the mind. Sufism is a path of love. Love is the greatest force of creation that can take us beyond the ego and mind through deep prayer and meditation of Sufism: the lover comes to the presence of the Beloved.
In these states we can intimately know God’s love: gentle caress, whispered words in our hearts. We can prove the wonder of being loved, or enjoy the peace of our soul.But for the mystical journey goes even deeper, in the infinite void beyond the mind: “The dark silence in which every lover loses himself.”
For the Sufis, the mystical path is shaped by the absence of form, the presence of the ego to that of the Beloved sought from our hearts. In this way, love to love us back.God, our Beloved is in our hearts and calls us, seduces with gentle touch and the intoxicating fragrance of the union. The task of the lover is to surrender to the mystery of love, let your heart be open.
And even though most of this work happens inside of us secretly, deep in the center of our being, there are ancient techniques to open ourselves to the transcendent, to the wonder that lies in our hearts.
The heart of the Sufi meditation is a technique to lift the veil of separation and wake up to what is real. It is a simple but effective way to use the energy of the heart to calm the mind and go beyond the ego. It is best practice for half an hour every morning.
In this meditation, imagine three things.
1) We plan to get deeper and deeper within ourselves, in our most hidden self. There – in our inner being, the center of ourselves – we will find a place where there is peace, tranquility and, above all, love.
2) After finding this place, we must think of staying there, immersed in and surrounded by the Love of God We are in the deepest peace, loved, protected and safe. We are here with us all the same, the physical body and the rest, nothing is outside, not even the tip of a finger or the hair thinner. Our whole being is contained in the Love of God
3) While we are in that place, happy and serene in the presence of God, will overlook the thoughts in our heads: what we did yesterday, what we will do tomorrow.Memories emerge, they pass before the mind’s eye images. We have to imagine taking every thought, feeling and image, and sink it, soak in the feeling of love.
Every feeling, especially that of love, is much more dynamic process of thought. So doing well this practice, the highest concentration, all thoughts disappear. Nothing will remain and the mind is empty.
When we become familiar with this meditation, we will not use more imagination. We simply fill the heart with the feeling of love, and then drown every thought in my heart.Clearing your mind, we will create an interior space where we can become aware of the presence of our Beloved. God is always with us, but our mind, emotions and the outside world are veils that separate us. God is a silent void, and to experience it we must become silent. In meditation we return to God to give us, to our Beloved, from the world of form to the formless Truth within the heart.
Translated by Daniele Pietrini Gagan.
Source: http://www.innernet.it/

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

Kundalini – Sri Aurobindo


Kundalini – Sri Aurobindo

Il processo di risveglio della kundalini che sale attraverso i centri, come pure la purificazione dei centri, è una conoscenza tantrica. Nel nostro yoga non c’è un processo volontario di purificazione e apertura dei centri e neppure un sollevamento della kundalini mediante un processo stabilito. Viene usato un altro metodo, ma c’è sempre l’ascesa della coscienza da e attraverso diversi livelli per congiungersi alla coscienza superiore al di sopra; c’è l’apertura dei centri e dei piani (mentale, vitale e fisico) cui questi centri presiedono; c’è anche la discesa, che è la chiave principale della trasformazione spirituale. Per questo c’è, come ho detto, una conoscenza tantrica dietro al processo di trasformazione nel nostro yoga.

Nel nostro yoga non c’è un’apertura voluta dei cakra; essi si aprono spontaneamente con la discesa della Forza. Nella disciplina tantrica si aprono dal basso verso l’alto, prima di tutti il mūlādhāra; nel nostro yoga si aprono dall’alto verso il basso. Ma l’ascesa della forza dal mūlādhāra avviene anche qui.

Nel Tantra i centri vengono aperti e la kundalini risvegliata con un processo particolare, l’azione della sua ascesa viene percepita attraverso la spina dorsale. Qui, invece, è una pressione della Forza dall’alto a risvegliarla e ad aprire i centri. C’è poi un’ascesa della coscienza che sale fino ad unirsi alla coscienza superiore al di sopra. Questo si ripete fin quando tutti i centri sono aperti e la coscienza s’innalza al di sopra del corpo. Ad uno stadio successivo, essa rimane al di sopra e si espande nella coscienza cosmica e nel sé universale. Questo è il decorso normale, ma a volte il processo è più rapido e c’è un’apertura improvvisa e definitiva al di sopra.

L’ascesa e la discesa della Forza in questo yoga si compiono a modo loro senza necessariamente riprodurre i particolari indicati nei libri tantrici. Molti diventano coscienti dei centri, ma altri sentono semplicemente l’ascesa e la discesa in modo generale o da un livello all’altro piuttosto che da un centro all’altro, sentono cioè la Forza che discende prima nella testa, poi nel cuore, poi nell’ombelico e ancora più sotto. Non è affatto necessario divenire coscienti delle divinità nei centri secondo la descrizione tantrica, ma alcuni sentono la Madre nei diversi centri. In queste cose la nostra sadhana non si attiene alla conoscenza data nei libri, ma aderisce solo alla verità essenziale che sta dietro e la realizza indipendentemente, senza sottostare alle antiche forme e simboli. I centri stessi hanno qui un’interpretazione diversa da quella data nei libri dei tantrici.

Sì, lo scopo del nostro yoga è stabilire un contatto diretto col Divino al di sopra e far discendere la Coscienza divina dall’alto in tutti i centri. I poteri occulti che appartengono ai piani mentali, vitali e fisico-sottile non sono il nostro scopo. Strada facendo, si può avere un contatto con varie Forze e Personalità divine, ma non occorre stabilirle nei centri, benché a volte ciò avvenga automaticamente per un certo tempo nel corso della sadhana. Ma non è una regola: il nostro yoga vuole essere plastico e permettere tutte le operazioni necessarie del Potere divino secondo la natura, ma queste, nei loro particolari, possono variare in ciascun individuo.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In questo yoga il movimento avviene dall’alto verso il basso: all’inizio i due centri della testa, poi il centro del cuore, quindi quello ombelicale e infine gli altri due. Se l’esperienza superiore, con la sua coscienza, conoscenza e volontà superiori, si stabilisce dapprima e pienamente nei tre centri superiori, dopo è più facile aprire i tre centri inferiori senza creare troppo scompiglio.

SA, ivi, vol. IV, p. 234

Kundalini – Sri Aurobindo

The process of awakening the kundalini rising through the centers, as well as the purification of the centers, is a tantric knowledge. In this Yoga there is a voluntary process of purification and opening of the centers and even a lifting of the kundalini through an established process. Another method is used, but there is always the rise of consciousness and through various levels to join the higher consciousness above, there is the opening of centers and floors (mental, vital and physical) to which these centers preside over and there is also the descent, which is the main key of spiritual transformation. That is, as I said, tantric knowledge behind the process of transformation in our yoga.

In this Yoga there is no intentional opening of chakras, and they open spontaneously with the descent of the Force. In the discipline tantric open from bottom to top, first of all the muladhara; in our yoga open from top to bottom. But the rise of force from Muladhara is also here.

In Tantra the centers are opened and kundalini awakened with a particular process, the action of its rise is seen through the spine. Here, however, is a force of pressure from above to awaken and open centers. Then there is an ascent of consciousness that rises up to join the higher consciousness above. This is repeated until all the centers are open and the consciousness rises above the body. At a later stage, it remains above and expands into the cosmic consciousness and the universal self. This is the normal course, but sometimes the process is faster and there is an opening sudden and definitive above.

The ascent and descent of the Force in this yoga will make their way without necessarily reproduce the details mentioned in the books Tantric. Many become aware of the centers, but others simply feel the rise and descent in a general or from one level to another rather than from one center to another, feel that the Force which comes first in the head, then heart, then and even more below the navel. There is no need to become aware of the deities in tantric centers according to the description, but some feel the Mother in different centers. In these things our sadhana does not adhere to the knowledge given in the books, but only adheres to the essential truth that lies behind and produces independently, without being subjected to the ancient forms and symbols. The centers themselves have here a different interpretation from that given in the books of tantra.

Yes, our aim in yoga is to establish direct contact with the Divine above and to derive from the Divine Consciousness in all centers. The occult powers that belong to the mental planes, vital and physical-thin is not our purpose. Along the way, you can make contact with the various forces and divine personalities, but no need to establish them in the centers, although sometimes this is done automatically for some time in the course of sadhana. But there is one rule: our yoga aims to be plastic and allow all the necessary operations according to the nature of divine power, but these, in their details may vary in each individual.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In this yoga movement is from top to bottom: at the two centers of the head, then the heart center, then the cord and then the other two. If the superior experience, with his conscience, knowledge and desire above, and fully settled first in the three higher centers, it is easier to open after the three lower centers without creating too much havoc.

SA, ibid, vol. IV, p. 234

Non smarrite il cuore – Do not lose heart – Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore

 Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci  di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora.  Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller  Donne che corrono coi Lupi

Do not lose heart

 My friends, do not lose your heart. We were made for these times. Recently I heard that many people are deeply confused, and rightly so. Are concerned about the events of our world today. These are times, our, amazement and anger newspapers often justified for the last degradation of what most people care about civil and idealistic.

You are right in your assessments. The prestige and the presumption which some were inspired by approving heinous acts against children, old people, simple people, the poor, the helpless, the needy, is breathtaking. Nevertheless, I urge you, I ask you, I ask you please not to dry up the spirit crying these difficult times. Above all, do not lose hope. Especially because we were made for these times. Yes For years we have learned, practiced, we trained just waiting to meet exactly the field of this commitment …

I grew up in the Great Lakes area and I know a boat capable of keeping the sea when I see one. As to awakened souls, in water there have never been more capable boats than there are now in the world. And they are all very well equipped and able to sent signals to each other as never before in the history of humanity … Look over the bow, there are millions of boats of righteous souls with you in the water. Even if your surface is whipped by every wave in this stormy agitation, I assure you that the long wooden planks that make up your hull come from a greater forest. And ‘well known that the wood veined defies the storms, resists, supports and advances despite everything.

In any dark time there is a tendency to lose heart for what is wrong or not healed in the world. Do not focus on that. There is also a tendency to weaken lingering on what is out of their reach, about what can not yet be. Do not focus there. This is to miss the wind and do not raise the sails. We are needed, that’s all what we know now. And even though we meet resistance, so most will meet great souls who will hail us, love and lead, and recognize when they appear. Do not you told to believe? You had said to listen to a voice greater? You did not ask for clemency? Do not you remember that to be in grace means to submit to a voice greater? …

Our task is not to stop the entire world all at once, but to make efforts to improve the part of the world in our reach. Every little thing and peaceful soul can do to help another soul, to assist some of this poor suffering world, will be of immense help. We can not know what will be the action or who will ensure that the critical mass to hang durable. What is needed for a substantial change is a myriad of actions, adding, adding more, adding more all the time. We know that it is not for “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only to a small, determined group who will not give up the first, second, or hundredth gust of wind.

One of the most refreshing and powerful that you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines in the dark moments like gold. The light of the soul throws sparks, emits flashes, makes fire signals, stokes what is appropriate. Show the lighthouse soul in dark times like these – to be persistent and show compassion for others – both actions are of immense bravery and greatest necessity. The anguished souls take light from other souls who are fully lit and that the show spontaneously. If you want to calm the tumult, this is one of the most powerful things you can do.

There will always be a time when you feel discouraged. I myself have experienced the discouragement many times in life, but he did not keep the place, do not take it into account. Do not allow him to eat on my plate. The reason is this: to the bone I know one thing, as you know. And is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you are serving and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: they are words and deeds of the One who brought us here. With this in mind, I hope you will write this on your wall: “A large ship moored in the harbor is undoubtedly safe. But it is for this reason that the great ships were built. “

What this comes to you with much love and prayer to remember who you come from and why did you come on this beautiful Earth and necessary.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the best seller Women Who Run with the Wolve

Il silenzio – Silence – Jean Klein – Jiddu Krishnamurti


  • Il silenzio è la nostra vera natura. Ciò che siamo è fondamentalmente solo silenzio. Il silenzio è libero da inizio e da fine. Esisteva prima dell’inizio di tutte le cose. È senza causa. La sua grandezza sta nel fatto che semplicemente è.
  • Nel silenzio tutti gli oggetti hanno il loro fondamento. È la luce che crea gli oggetti, che li plasma e li forma. Tutti i movimenti, tutte le attività sono armonizzate dal silenzio. Il silenzio non è opposto al rumore. È al di là del positivo e del negativo. Il silenzio dissolve tutti gli oggetti. Non è connesso ad alcuna controparte che appartenga alla mente. Il silenzio non ha niente a che fare con la mente. Non può essere definito, ma può essere sentito direttamente perché è la nostra intimità.
  • Il silenzio è libertà senza restrizione e senza centro. È la nostra interezza, non è né dentro né fuori dal corpo. Il silenzio è gioioso, non gradevole. Non è psicologico. È sentire senza colui che sente. Il silenzio non ha bisogno di intermediari. Il silenzio è sacro. Il silenzio sa guarire. Non c’è paura nel silenzio. Il silenzio è autonomo come l’amore e la bellezza. È intoccato dal tempo. Il silenzio è meditazione, senza alcuna intenzione, senza colui che medita. Il silenzio è l’assenza in se stessa o il silenzio è l’assenza dell’assenza. Il suono che viene dal silenzio è musica. Ogni attività che nasce dal silenzio è creativa. È un costante e nuovo inizio.
  • Il silenzio precede la parola, la poesia, la musica, e tutte le arti.
  • Il silenzio è il terreno di ogni attività creativa. Ciò che è veramente creativo è parola, è verità. Il silenzio è la parola. Il silenzio è verità. Chi dimora nel silenzio vive in costante offerta, in preghiera senza richiesta, in gratitudine, in costante amore.

Jean Klein –

Silence

  • Silence is our true nature. What we are is basically just silence. The silence is free from the beginning and end. Existed before the beginning of all things. It is without cause. Its greatness lies in the fact that it just is.
  • In the silence all objects have their foundation. It is light that creates the objects, which shapes them and shapes them. All movements, all activities are harmonized by silence. Silence is not opposed to the noise. It is beyond positive and negative. Silence dissolves all objects. It is not connected to any other party that belongs to the mind. The silence has nothing to do with the mind. It can not be defined, but can be felt directly because it is our intimacy.
  • Silence is freedom without restriction and without a center. It is our wholeness, it is neither inside nor outside the body. The silence is joyful, not pleasant. It is not psychological. You feel no one who hears. The silence does not need intermediaries. The silence is golden. Silence knows heal. There is no fear in silence. Silence is as self-love and beauty. It is untouched by time. The silence is meditation, without intent, without the meditator. Silence is the absence or silence in itself is the absence of absence. The sound of silence is music. Every activity that comes from silence is creative. It is a constant and a new beginning.
  • Silence precedes speech, poetry, music, and all the arts.
  • Silence is the ground of all creative activity. What is really creative word is truth. Silence is the word. Silence is truth. He who abides in silence lives in constant supply, without request in prayer, in gratitude, constantly in love.

– Jean Klein –
Il silenzio
– Jiddu Krishnamurti
Il silenzio ha molte qualità.
C’è il silenzio fra due rumori, il silenzio fra due note e il silenzio che si allarga nell’intervallo fra due pensieri.
C’è il singolare, quieto, pervadente silenzio che si diffonde in campagna alla sera; c’è il silenzio nel quale si ode il latrato di un cane in lontananza o il fischio di un treno che arranca per una ripida salita; il silenzio che regna in una casa quando tutti sono andati a letto, e il suo particolare risalto quando ti svegli nel cuore della notte e ascolti un gufo gridare nella valle; e c’è il silenzio che precede le risposte della compagna del gufo. C’è il silenzio di una vecchia casa abbandonata, e il silenzio di una montagna; il silenzio fra due esseri umani quando hanno visto la stessa cosa, sentito la stessa cosa, e agito.
Quella notte, specialmente in quella valle remota con le antichissime colline e i loro macigni di forma singolare, il silenzio era reale come la parete che toccavi. E tu guardavi dalla finestra le stelle luccicanti. Non era un silenzio autoprodottosi; non era perché la terra fosse quieta e gli abitanti del villaggio fossero addormentati, ma veniva da ogni dove, dalle stelle remote, da quelle colline scure e dalla tua mente, dal tuo cuore.
Questo silenzio sembrava coprire tutto, dal più piccolo granello di sabbia del greto del fiume – che conosceva acqua corrente solo quando pioveva – all’alto, frondoso fico di Banian e una leggera brezza che cominciava a spirare.
C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o da l’effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.
La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è.
C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.
La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente religiosa, e il silenzio degli dèi è il silenzio della terra.
La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l’amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.
Silence – Jiddu Krishnamurti
The silence has many qualities.
There is the silence between two noises, the silence between two notes and the silence that widens the interval between two thoughts.
There is a unique, quiet, penetrating silence that spreads in the countryside at night, there is the silence in which we can hear the barking of a dog in the distance a train whistle or trudging up a steep hill, the silence that reigns in a house when everyone went to bed, and his particular attention when you wake up in the middle of the night and hear an owl crying in the valley, and there is the silence that precedes the response of the owl companion. There is the silence of an old abandoned house, and the silence of a mountain, the silence between two human beings when they saw the same thing, heard the same thing, and acted.
That night, especially in the remote valley with its ancient hills of rocks and their singular form, the silence was as real as I touched the wall. And you looked out the window the stars shining. It was not a self-silence, it was not because the land was quiet and the villagers were asleep, but it came from everywhere, from distant stars, from the dark hills and your mind from your heart.
This silence seemed to cover everything from the smallest grain of sand in the riverbed – he knew only water when it rained – the high, leafy fig Banian and a light breeze began to blow.
There is the silence of the mind that is never touched by any noise, any thoughts or experience the fleeting wind. This silence is innocent, and therefore infinite. When there is this silence of the mind, it springs from the action and this action does not cause confusion or unhappiness.
Meditation is a mind that is totally silent is the blessing that man has always sought. In the silence of silence is all quality.
There is the strange silence that reigns in a temple or in an empty church in the remote countryside without the noise of tourists and faithful, and the heavy silence that reigns in the water is part of what is out of the silence of the mind.
The meditative mind contains all these varieties, all these changes and movements of silence. This silence of the mind is the true religious mind, and silence is the silence of the gods of the earth.
The meditative mind flows in this silence, and love is the path of this mind. This silence is bliss and laughter.

La Via della Devozione Sri Aurobindo – The Way of Devotion Sri Aurobindo


La Via della Devozione Sri Aurobindo

Come quando un’anima si fonde in Dio
per vivere in Lui per sempre e conoscerne la gioia,
la sua coscienza non conobbe più che Lui solo,
e tutto il suo sé separato si perse nel Suo.
Come un cielo stellato circonda la terra felice,
Lui la chiuse in sé in un cerchio di beatitudine
ed in Sé stesso e in lei chiuse il mondo.
Un isolamento senza limiti li unì in un solo essere.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

Se solo gli uomini potessero intravedere le beatitudini infinite, le forze perfette, gli orizzonti luminosi di conoscenza spontanea, le calme vastità del nostro essere che ci aspettano sulle vie che la nostra evoluzione animale non ha ancora conquistato, abbandonerebbero tutto e finché non avessero raggiunto questi tesori non si darebbero pace! Ma il cammino è stretto, le porte sono difficili da forzare, e la paura, la diffidenza, lo scetticismo sono qui, sentinelle della Natura, per impedirci di distogliere i nostri passi dai suoi pascoli consueti.
(Pensieri e Aforismi, 5)

L’Amore divino, a differenza di quello umano, è profondo, vasto e silenzioso; chi vuole diventarne cosciente e rispondervi, deve farsi calmo e tranquillo. Deve avere per suo unico fine di compiere il dono di sé, così da poter diventare ricettacolo e strumento, lasciando alla Saggezza e all’Amore divini la cura di colmarlo di ogni cosa necessaria. Deve anche convincersi che non può pretendere di progredire, evolversi e ottenere la realizzazione entro un dato tempo; deve essere pronto ad aspettare il tempo necessario, perseverare e fare dell’intera sua vita un’aspirazione e un’apertura per un’unica cosa: il Divino. Il segreto della sadhana è darsi, non esigere e prendere. Più ci si darà, più crescerà il potere di ricevere. (Lettere, II, 198)

E’ vero che si vive e si fa tutto in funzione di se stessi, ma questa è la natura dell’uomo: egli è centrato nel proprio ego, e fa tutto per il proprio ego; anche il suo amore e la sua simpatia sono per lo più basate sull’ego. Tutto ciò va cambiato e va centrato nel Divino, fatto per la Madre divina. La sadhana mira proprio a questo. Il silenzio, la crescita dello psichico e tutto il resto intendono arrivare a questo, ma non si può fare tutto in una volta. Quando la coscienza è pronta, allora l’amore psichico, l’impulso al dono di sé, cominciano a rivelarsi nel cuore e avviene il cambiamento – progressivamente, finché il dono di sé diventa totale. (Lettere, V, 131)

Quando l’approccio avviene attraverso il cuore, attraverso l’Amore e la Bhakti, il culmine supremo è in un Ananda trascendente, un’indicibile Felicità o Beatitudine ineffabile di unione con il Divino attraverso l’Amore. (Lettere, I, 89)

Sottomettersi significa darsi al Divino, donare al Divino tutto quello che si è o si possiede e non considerare niente come proprio, obbedire solo alla Volontà divina e a nessun’altra, vivere per il Divino e non per l’ego. Sottomettersi significa essere interamente nelle mani della Madre e non opporsi in alcun modo, per egoismo o altro, alla sua Luce, alla sua Conoscenza, alla sua Volontà, all’azione della sua Forza. Il Divino si dà a coloro che si danno a Lui senza riserva e in ogni loro parte. Per essi è la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani dell’Ananda. (Lettere, I, 223)

L’essenza della sottomissione è accettare senza riserve l’influenza e la guida quando la gioia e la pace discendono, accettarle senza porre quesiti o argomenti capziosi, e lasciarle crescere; quando si sente la Forza al lavoro, lasciarla agire senza opporsi; quando viene data la Conoscenza, riceverla e seguirla; quando la Volontà viene rivelata, farsi suo strumento. Il Divino può guidare, ma non costringe. C’è una libertà interiore, concessa a ogni essere mentale detto ‘uomo’, di acconsentire o no alla guida del Divino: come potrebbe altrimenti realizzarsi un’autentica evoluzione spirituale? Ogni persona – a meno che non faccia una sottomissione totale – ha fino a un certo punto la libertà di scelta e, quando la usa, deve accettarne le conseguenze, spirituali o di altro genere. L’aiuto può essere solo offerto, non imposto. L’offerta al Divino serve a liberarsi dall’illusione della separazione: l’atto stesso dell’offrire implica che tutto appartiene al Divino. (Lettere, I, 235-6)

Si può sentire la coscienza divina come uno stato spirituale impersonale: uno stato di pace, luce, gioia, vastità. La Presenza divina può anche essere sentita sotto forma di Qualcuno che è la fonte viva e l’essenza di quella luce, un Essere dunque, non semplicemente uno stato spirituale. La Presenza della Madre è ancora più concreta, distinta, personale: è la presenza non di uno sconosciuto, di un Potere o un Essere, ma di Qualcuno che ci è noto, intimo, che si ama e a cui si può offrire tutto l’essere in un modo concreto e vivente. (Lettere, II, 214)

L’obiettivo stesso dello yoga è un cambiamento di coscienza; acquisendo una nuova coscienza, o portando alla luce la coscienza nascosta del vero essere interiore, manifestandola a poco a poco e perfezionandola sempre più, si ottiene prima il contatto e quindi l’unione con il Divino. L’Ananda e la bhakti fanno parte di questa coscienza più profonda, e solo quando si vive e si cresce in essa possono divenire permanenti. Fino ad allora, si possono solo avere esperienze dell’Ananda e della Bhakti, ma non lo stato costante e permanente. Ma lo stato di bhakti e di sottomissione crescente non arriva a tutti sin dai primi stadi della sadhana; molti sadhaka, in realtà la maggioranza, hanno da percorrere un lungo cammino di purificazione e di tapasya (disciplina) prima che arrivi questo stato. (Lettere, II, 220-1)

Quando l’essere psichico si risveglia, divenite cosciente della vostra anima: conoscete il vostro vero Sé. E non commettete più l’errore di identificarvi con l’essere mentale e vitale, non li scambiate per l’anima. In secondo luogo, una volta risvegliato, l’essere psichico dà la vera bhakti per il Divino. Quella bhakti è completamente diversa dalla bhakti mentale e vitale. Proprio perché lo psichico è in diretto contatto con la Divinità che sta dietro, è capace di vera bhakti: non fa richieste, non ha riserve; sa come obbedire alla Verità nel modo giusto; si abbandona veramente a Dio e poiché è capace di abbandonarsi veramente, di conseguenza sa anche ricevere veramente. (Lettere, IV, 166-7)

La natura dell’Ineffabile è una Beatitudine trascendente, inimmaginabile e inesprimibile con la mente e la parola. Immanente e segreta, impregna tutto l’universo ed ogni cosa nell’universo. La sua presenza viene descritta come un etere segreto della beatitudine dell’essere, di cui la Scrittura dice che se non esistesse, nulla potrebbe vivere né respirare neanche per un istante. Questa beatitudine spirituale è anche qui, nei nostri cuori, celata in profondità, lontana dal lavorìo superficiale della mente che ne afferra solo qualche riflesso debole e imperfetto nelle diverse forme mentali, vitali e fisiche della gioia d’esistenza.
(Sintesi, II, p. 568)

L’amore viene a noi in modi diversi: può venire attraverso il risvegliarsi alla bellezza dell’Amante, alla vista del suo volto e della sua immagine ideale, attraverso i suoi misteriosi segni dietro le migliaia di aspetti delle cose di questo mondo, attraverso un lento o improvviso bisogno del cuore, una vaga sete dell’anima, mediante la sensazione di ‘qualcuno’ vicino a noi che ci attira o ci persegue con amore, o che è beatifico e bello, e che dobbiamo scoprire. Possiamo ricercarlo appassionatamente e inseguire l’invisibile Amato; ma può anche darsi che sia Lui a cercarci senza che noi ci pensiamo; può apparirci in mezzo alla folla e impadronirsi di noi di sua iniziativa, che lo vogliamo o meno. Può persino giungere come un nemico con la collera dell’amore e i nostri primi rapporti possono essere teatro di battaglie e conflitti. Ma Amore e Ananda sono l’ultima parola dell’Essere, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri”.
(Ivi, p. 578-9)

Il loto della conoscenza e della perfezione eterna è una gemma chiusa e ravvolta in noi. Si apre in modo rapido o gradatamente, un petalo dopo l’altro, mediante realizzazioni successive, appena l’intelligenza dell’uomo incomincia a volgersi verso l’Eterno, e il suo cuore, non più oppresso dall’attaccamento e confinato alle apparenze finite, si accende d’amore per l’Infinito. Ogni pensiero, tutta la vita e tutta l’energia che si sprigionano dalle nostre facoltà, ogni esperienza, passiva o attiva, divengono da questo momento altrettanti impulsi che lacerano i rivestimenti dell’anima e rimuovono gli ostacoli che impediscono il suo inevitabile schiudersi. Colui che sceglie l’Infinito è stato scelto dall’Infinto. Ha ricevuto l’impulso divino senza il quale non esiste possibilità di risveglio né di apertura spirituale; ma una volta ricevuta la divina chiamata, l’adempimento è sicuro, sia che avvenga per virtù di una rapida conquista in una sola vita umana, o con una paziente ricerca attraverso i numerosi stadi del ciclo delle esistenze nell’universo manifesto.
(Sintesi, I, 53-54)

The Way of Devotion Sri Aurobindo

As when a soul merges in God
to live in Him forever, and know the joy,
his conscience no longer knew that he alone,
and all of his separate self is lost in His.
As a starry sky surrounds the earth happy,
He closed himself in a circle of bliss
and in Himself, and she closed the world.
An isolation unlimited united them into one being.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

If only men could see the endless bliss, perfect strength, the bright horizons of knowledge spontaneously, the calm vastness of our being that await us in the ways that our animal evolution has not yet earned, would drop everything and until they had achieved these treasures would not be alone! But the road is narrow, the doors are hard to break in, and fear, distrust, skepticism here, sentinels of nature, to keep us from our feet away from his usual pasture.
(Thoughts and Aphorisms, 5)

Divine love, unlike the human one, is deep, vast and silent, and whoever wants to become conscious and responding to them, must be calm and quiet. Must have for its sole end of making the gift of himself, so he can become a receptacle and instrument, leaving the divine Wisdom and Love the care of every thing necessary to fill it. It must also be convinced that no one can pretend to forward, evolve and get to be realized within a given time, must be prepared to wait as long as necessary, endure and make the whole of his life an aspiration and an opening for one thing: the Divine. The secret of sadhana is to give oneself, not to demand and take. The more you give, the greater will power to receive. (Letters, II, 198)

It ‘true that we live and do everything according to themselves, but this is the nature of man: he is centered in the ego, and does it all for his ego, even his love and sympathy are mostly based on ego. All this must be changed and should be centered in the Divine, done for the Divine Mother. Sadhana aims at this. The silence, the growth of the psychic and the rest intend to achieve this, but you can not do everything at once. When the consciousness is ready, then the psychic love, the impulse to self-giving, they begin to reveal themselves in the heart and is changing – gradually, until the total gift of self becomes. (Letters, V, 131)

When the approach is through the heart, through love and Bhakti, the climax is a supreme Ananda transcendent, unspeakable happiness or bliss ineffable union with the Divine through love. (Letters, I, 89)

To submit himself to the Divine means, donate to the Divine, or whatever you have and you do not look nothing like their own, only to obey the Will of God and none else, to live for the Divine and not for the ego. To submit means to be entirely in the hands of the Mother and not oppose in any way, for selfish or anything, its light, to his knowledge, his Will, the action of his force. The Divine is given to those who give themselves to Him without reservation and in every part. For them it is the calm, light, power, bliss, freedom, the vastness, the heights of knowledge, Ananda oceans. (Letters, I, 223)

The essence of submission is to accept without reservation the influence and driving when the joy and peace descended, accept them without asking questions or specious arguments, and let them grow, and when you feel the force at work, leave it to act without opposition, when given the knowledge, receive it and follow it, and when the Will is proved, be his instrument. The Divine can guide, but not forced. There is an inner freedom, granted to every mind that ‘man’, or not to consent to the guidance of the Divine: How else could realize genuine spiritual evolution? Every person – unless it makes a total submission – has to some extent the freedom of choice and, when used, must accept the consequences, spiritual or otherwise. The aid may only be offered, not imposed. The offering to the Divine for getting rid of the illusion of separation: the very act of offering implies that everything belongs to the Divine. (Letters, I, 235-6)

You can feel the divine consciousness as an impersonal spiritual state: a state of peace, light, joy, vastness. The Divine Presence can also be heard as someone who is the living source and essence of that light, therefore, a Being, not merely a spiritual state. The Presence of the Mother is even more concrete, distinct, personal: it is not the presence of a stranger, or a Power of Being, but to anyone who we know, underwear, we love you and can offer the whole being and living in a concrete way. (Letters, II, 214)

The very purpose of yoga is a change of consciousness, gaining a new awareness, or bringing to light the hidden consciousness of the true inner being, manifesting gradually increasing and perfecting it, you get the first contact and union with the Divine. The Ananda and bhakti are part of this consciousness more profound, and only when you can live and grow in it may become permanent. Until then, you can only have experience and Bhakti Ananda, but it was constant and permanent. But the state of bhakti and increasing subjugation does not arrive at all since the early stages of sadhana; many sadhaka, in fact the majority, have to go a long way of purification and tapasya (discipline) before it reaches this state. (Letters, II, 220-1)

When the psychic being awakens, you become conscious of your soul: you know your true self. And do not make the mistake of identifying with the mental and vital, they are not mistaken for the soul. Secondly, once awakened, the psychic gives true bhakti for the Divine. That is completely different from bhakti bhakti mind and life. Just because the psychic is in direct contact with the Divinity behind, is capable of true bhakti: no demands, has no reservations; knows how to obey the Truth in the right way, you really leave it to God and is able to truly indulge therefore know very well received. (Letters, IV, 166-7)

The nature of the Ineffable Bliss is a transcendent, inexpressible and unthinkable with the mind and speech. Immanent and secret, permeates the entire universe and everything in the universe. Its presence is described as being an ether secret of happiness, of which Scripture says that if there were, nothing could live or breathe even for a moment. This spiritual bliss is also here, in our hearts, hidden in the depths, far from the surface workings of the mind that only grabs some reflection of weak and imperfect in various forms mental, vital and physical properties of the joy of existence.
(Summary, II, p. 568)

Love comes to us in several ways: it can come through the awakening to the beauty of the lover, the sight of his face and his ideal image, through his mysterious signs behind the thousands of aspects of the things of this world, through a slow or sudden need of the heart, a vague thirst of the soul by the feeling that ‘someone’ close to us that draws us and pursues us with love, or that is blissful and beautiful, and that we must discover. We can search for it passionately and pursue the invisible Amato, but it may be that he is looking for us without us think, can appear in the crowd and get hold of us on his own initiative, whether we like it or not. It may even come as an enemy with the rage of love and our initial reports may be the scene of battles and conflicts. But Love and Ananda are the last word of Being, the secret of secrets, the mystery of mysteries “.
(Ibid, p. 578-9)

The lotus of knowledge and eternal perfection is a bud closed and folded within us. It opens quickly or gradually, one petal after another, by setting an after, as soon as the intelligence of man begins to turn to the LORD, and his heart, no longer burdened by attachment and confined to appearances ended , lights up with love for the Infinite. Every thought, all life and all the energy that emanates from our faculties, every experience, passive or active, by this time become so many impulses that tear the coverings of the soul and removes obstacles that prevent its inevitable unfolding. He who chooses the Infinite was chosen dall’Infinto. He received the divine impulse, without which there is no possibility of revival of spiritual opening, but once received the divine call, the performance is safe, whether it happens by virtue of rapid wins in a single human life, or a patient search through the many stages of the cycle of existence manifested universe.
(Summary, I, 53-54)

Nessuno diventa illuminato – There is no person that becomes enlightened – Tony Parsons


Nessuno diventa illuminato

Una volta credevo veramente che le persone diventassero illuminate e che quell’evento fosse simile a qualcuno che vince il primo premio alla lotteria nazionale. Una volta vinto il premio, il beneficiario avrebbe avuto garantita beatitudine permanente, infallibilità e incorruttibile bontà.
Nella mia ignoranza pensavo che queste persone avessero ottenuto e possedessero qualcosa che le rendesse speciali e totalmente diverse da me.
Questa idea illusoria aveva rinforzato in me la credenza che l’illuminazione fosse virtualmente impossibile da ottenere eccetto che per poche persone elette e straordinarie. Questi malintesi sorgevano da qualche immagine che mantenevo riguardo a come dovesse essere uno stato di perfezione. Non ero ancora in grado di vedere che l’illuminazione non ha nulla a che fare con la perfezione. Queste credenze erano grandemente rafforzate nel momento in cui comparavo la mia immaginaria inadeguatezza con l’immagine che intrattenevo di qualunque “eroe spirituale” verso cui in quel momento mi sentissi attratto.
Sento che la maggior parte delle persone vedono l’illuminazione in modo simile. Certamente ci sono state molte persone, e ancora ce ne sono, che cercano di incoraggiare tali credenze e che, in effetti, reclamano di essersi illuminate.
Ora posso vedere come questa sia una dichiarazione senza senso tanto quella di un qualcuno che proclami al mondo di essere in grado di respirare. Essenzialmente la realizzazione dell’illuminazione porta con sé l’improvvisa comprensione che non ci sia nessuno e nulla che si illumini.
L’Illuminazione semplicemente è. Non può essere posseduta, così come non può essere raggiunta o vinta come se fosse un trofeo.
Tutto e ogni cosa sono l’Uno, e tutto ciò che facciamo è metterci di mezzo attraverso il nostro cercare di arrivare a questo uno.
Coloro che reclamano l’illuminazione o prendono tale posizione, semplicemente non ne hanno realizzato la natura paradossale e presumono di possedere uno stato che immaginano di aver raggiunto.
Essi hanno probabilmente avuto una profonda esperienza personale di qualche natura, ma questa non supporta assolutamente nessuna relazione con l’illuminazione.
Di conseguenza resteranno ingabbiati nei propri concetti individualistici basati sul loro particolare sistema di credenze.
Queste persone hanno spesso bisogno di intraprendere il ruolo di “insegnanti spirituali” o “maestri illuminati” e inevitabilmente attraggono coloro che hanno bisogno di essere studenti o discepoli. I loro insegnamenti, ancora radicati nel dualismo, promuovono una netta e incolmabile scissione tra l’“insegnante” e chi segue l’insegnamento. Quando il seguito dell’insegnante cresce, anche il ruolo esclusivo del maestro ha bisogno di essere esaltato.
Uno dei sintomi più classici, quando tale ruolo è stato adottato, è di evitare qualunque ammissione o segno di “umana debolezza”. Inoltre di solito si crea una maggiore distanza tra il “maestro” e i suoi seguaci.
Man mano che l’essere speciale del “maestro” diventa sempre più effettivo e le richieste da parte dei seguaci divengono sempre più grandi, invariabilmente gli insegnamenti diventano più oscuri e contorti.
Quando l’oscurità degli insegnamenti cresce, anche la scissione diventa più ampia e molti dei seguaci spesso diventano più confusi e sottomessi. L’effetto tipico su coloro che ne restano coinvolti può essere di indiscussa adulazione, disillusione, o un risveglio e un andare oltre.
Comunque, questo tipo di influenze si sono affermate e hanno mantenuto un senso illusorio di dubbio e inadeguatezza nell’inconscio collettivo riguardo alla capacità delle persone di realizzare e permettere qualcosa che è naturale, semplice e disponibile come il respirare.
Coloro che hanno pienamente compreso e abbracciato l’illuminazione non hanno assolutamente nulla da vendere. Quando condividono la loro realizzazione, non hanno bisogno di abbellirsi o di abbellire quello che condividono. Né hanno alcun interesse nell’essere delle madri, dei padri o degli insegnanti.
L’esclusività alimenta l’esclusione, mentre la libertà è condivisa attraverso l’amicizia.
Tony Parsons (“The open secret-tutto ciò che è”, © Laris Editrice 2009

There is no person that becomes enlightened

Out of all the many awakenings that have been described to me, it is continuously confirmed that one of the first realisations that arises is the seeing that no-one awakens. And yet we see that the majority of teachings, both traditional and contemporary, are constantly speaking to an apparent separate seeker (subject) and recommending that in order to attain enlightenment (object) they should choose to meditate, self-enquire, purify, cultivate understanding, still the mind and the ego, surrender, be honest, seek earnestly, give up seeking, do therapy, do nothing, be here now, and so on . . . the ideas are as endless and as complicated as the mind from where they are generated.
These recommendations arise from the belief that the “enlightenment” of the “teacher” has been attained or earned through the application of choice, effort, acceptance or surrender, and that other seekers can be taught to do the same.
Of course there can be nothing right or wrong with earnest seeking, meditation, self-enquiry, understanding and so on. They are simply what they appear to be. But who is it that is going to choose to make the effort? Where is the effort going to take the apparent chooser to? – where is there to go if there is only oneness? If there is no separate individual there is no volition, and so how can an illusion dispel itself?
There is no person that becomes enlightened. No-one awakens. Awakening is the absence of the illusion of individuality. Already there is only awakeness, oneness, timeless being, radical aliveness. When the dream seeker is no more it is seen (by no-one) that there is nothing to seek and no-one to become liberated.
Here is oneness, the realisation of wholeness that cannot be attained or owned. This is the awakening in which the awareness of what is arises together with the dreaming of that which cannot be known. There can be a dance between dreaming and being, and in that dance there can be a return to the fascination of personal ownership.
However, the realisation that the dream seeker is also oneness is liberation, the uncaused, impersonal, silent stillness which is the celebration of unconditional love. This is all there is.
There is no me or you, no seeker, no enlightenment, no disciple and no guru. There is no better or worse, no path or purpose, and nothing that has to be achieved.
All appearance is source. All that apparently manifests in the hypnotic dream of separation – the world, the life story, the search for home, is one appearing as two, the nothing appearing as everything, the absolute appearing as the particular.
There is no separate intelligence weaving a destiny and no choice functioning at any level. Nothing is happening but this, as it is, invites the apparent seeker to rediscover that which is… the abiding, uncaused, unchanging, impersonal silence from which unconditional love overflows and celebrates. It is the wonderful mystery.
Tony Parsons (“The open secret-tutto ciò che è”, © Laris Editrice 2009)

The open secret

Correggere gli errori – Correct errors


Correggere gli errori

Perdonare – offrire un dono, deve anche trovare la consapevolezza,
la possibilità di capire le ragioni del conflitto.
Se queste sembrano non esserci, se non vengono dichiarate da chi si sente offeso,
da chi senza apparente ragione si allontana – semplicemente si viene messi in disparte –
Magari perchè visti come ” nemici”, malgrado in principio si era considerati
come persone importanti si continua un atteggiamento che non si è in grado di correggere
o capire sino in fondo per le conseguenze che potrebbe scatenare.

Il vero nemico è chi non ha il coraggio di dire alle persone la causa delle proprie azioni,
ma è nemico di se stesso. Non si ha nulla da perdonare, non esiste conflitto
in chi non riceve neppure una parola per permettere di capire,
resta la libertà di continuare per il proprio percorso e se un errore era stato
commesso – chi tace è complice – non ha neppure provato ad aiutare a portare chiarezza.

11.06.2011 Poetyca

Correct errors

Forgiveness – a gift offer, it must also be aware,
the ability to to understand the reasons for the conflict .
If these do not seem to be there, if not declared by those who feel offended,
who goes away for no apparent reason – it is simply pushed aside –
Maybe because it is seen as enemies, although in principle it was considered
important as people continue an attitude that you are not able to correct
or all the way to understand the consequences that could unleash.

The real enemy is who has not the courage to tell people the reason for their actions,
but is an enemy to himself. You have nothing to forgive, there is no conflict
in those who do not receive even a word to let you know,
remains free to continue its path and if a mistake was
committed – those who keep silent are complicit – has not even tried to help bring clarity.

11.06.2011 Poetyca

Il momento presente è la porta verso la liberazione – The present moment is the door to liberation


Il momento presente è la porta verso la liberazione

La parola bhavana significa essere consapevoli della mente dovunque voi siate nel momento presente. Io posso darvi consigli per sviluppare la meditazione seduta – tanti minuti ogni mattina e tanti ogni sera – il che è certamente una cosa da tenere in considerazione. E’ utile acquisire una disciplina, prendersi un po’ di tempo nella vita di tutti i giorni per smettere con qualsiasi attività, qualsiasi impulso di obbligo morale, responsabilità e abitudine. Ma quello che ho trovato ad aiutarmi maggiormente è stato riflettere e fare attenzione sul qui ed ora.

Anche se andiamo
in luoghi meravigliosi
non sono poi così diversi.
E’ solo
una nostra montatura.

E’ così facile pianificare il futuro o ricordare il passato specialmente quando niente di veramente importante sta succedendo in questo momento: “In futuro ho intenzione di insegnare in un ritiro di meditazione” oppure “Il mio viaggio in Bhutan è stato una visita veramente particolare in un luogo veramente esotico dell’Himalaya.” Ma molto nella vita non è niente di speciale; è così come è. E anche andare in meravigliosi luoghi dell’Himalaya è così come è – alberi, cielo, consapevolezza; non c’è tutta questa differenza. E’ solo che noi ci costruiamo sopra. Sento anche che la gente soffre molto per le cose che ha fatto o che non avrebbe dovuto fare – errori, crimini, cose terribili dette nel passato. Le persone possono diventare ossessionate perché una volta che cominciano a ricordare i loro errori si crea tutto uno stato d’animo. Tutti i momenti colpevoli del passato possono tornare a galla e distruggere la nostra vita presente. Molte persone finiscono per rimanere bloccate in un vero insopportabile regno infernale che si sono create da sole.

Ma tutto questo succede nel presente, ed è per questo che il momento presente è la porta verso la liberazione. E’ l’ingresso al “Senza Morte”. Risvegliarsi a questo non vuol dire sopprimere, negare, rimuovere, difendere, giustificare, condannare; è quello che è, prestare attenzione al ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione corretta. Non è una rimozione del pensiero, ma non lo si sta più considerando con attaccamento personale. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.

Provate a ricordare una vostra colpa e mantenete il ricordo deliberatamente. Pensate a qualche cosa di terribile che avete fatto in passato, e poi stabilite di tenerlo nella vostra coscienza per cinque minuti. Cercando di continuare a pensarci, scoprirete quanto è difficile da trattenere. Ma quando quello stesso ricordo sorge e voi gli opponete resistenza, ci sguazzate dentro o ci credete, allora può accompagnarvi per tutta la giornata. Tutta una vita può essere riempita di colpe e rimorsi.

Ogni volta che sei
consapevole di ciò
che stai pensando
stai diventando
un esperto.

Così soltanto nel risveglio, vedendo la cosa così com’è, c’è un rifugio. Ogni volta che siete consapevoli di quello che state pensando – non critici, anche se state pensando a qualcosa di veramente brutto o spiacevole – state diventando degli esperti. Questo è ciò in cui potete avere fiducia. Mentre sviluppate questo, acquisite più fiducia. La vostra consapevolezza diventerà una forza più grande delle vostre emozioni, delle vostre contaminazioni, delle paure e dei desideri. All’inizio ci può sembrare che emozioni e desideri siano più forti, che la semplice consapevolezza sia impossibile. Si possono avere soltanto pochi brevi momenti di consapevolezza e poi si torna di nuovo nella tempesta che imperversa. Può sembrare senza speranza, ma non lo è. Più la si mette alla prova, la si investiga, si dà fiducia a questa consapevolezza, più diventa stabile. Gli apparenti poteri invincibili delle qualità emotive, delle ossessioni e delle abitudini, perderanno quel senso di essere la forza più grande. Troverete che la vostra vera forza è nella consapevolezza, non nel controllo dell’oceano, delle onde, dei cicloni e degli tsunami e di tutto il resto che comunque è impossibile per voi controllare. E’ solo nell’avere fede in questo punto – qui ed ora – che si realizza la liberazione.

Dire “è così” significa solo ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è. Anche andare in posti meravigliosi non è poi così differente. E’ solo la costruzione che ci facciamo sopra, rimuovendo, difendendo, giustificando o condannando; è quello che è: un ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione onesta. Non è una rimozione del pensiero. E’ che non lo sta considerando con attaccamento. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.


http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm

The present moment is the gateway to liberationThe word bhavana is to be aware of mind wherever you are in the present moment. I can give you tips for developing meditation session – so many minutes every morning and every evening a lot – which is certainly something to consider. And ‘gain a useful discipline, take some’ time in the life of every day to stop any activity, any impulse of moral obligation, responsibility and habit. But what I found was more to help me reflect and focus on the here and now.Even if we go
marvelous places
are not so different.
And ‘only
our own hype.It ‘so easy to plan for the future or remember the past, especially when nothing really important is happening at this moment: “In the future I’m going to teach in a meditation retreat” or “My trip was a visit to Bhutan in a very special a truly exotic Himalayas. “But a lot in life is not anything special, as it is. And also go to wonderful places in the Himalayas is as is – trees, sky, consciousness, there is no difference at all. It ‘s just that we build on it. I also feel that people suffer a lot for the things he has done or should not do – errors, crimes, terrible things said in the past. People can become obsessed because once you begin to remember their mistakes all over you create a mood. All times guilty of the past may return to the surface and destroy our present life. Many people end up stuck in a truly unbearable hell realm that are created by the sun.But all this happens in the present, and that is why the present moment is the gateway to liberation. And ‘the entrance to the “Deathless”. Waking up to this does not mean suppress, deny, remove, defend, justify, condemn, is what it is, be careful to remember. “This is a memory.” Is a correct statement. It is not a removal of the thought, but it is considering with more personal attachment. I remember, when seen clearly, no essence. They dissolve into thin air.Try to remember your own guilt and keep the memory deliberately. Think of something terrible that you have done in the past, and then determined to keep it in your consciousness for five minutes. Trying to continue to think about it, you’ll discover how difficult it is to be retained. But when the same lies and you remember the resist, we wallow in or believe it, then it can accompany you throughout the day.A whole life can be filled with guilt and remorse.Each time you
aware of what
you’re thinking
You are becoming
an expert.

So only in awakening, seeing it as it is, there is a refuge. Whenever you are aware of what you’re thinking – non critical, even if you’re thinking something really bad or unpleasant – are becoming experts. This is what they can trust. As this developed, gained more confidence. Your awareness will become a greater force of your emotions, your defilements, fears and desires. At first it may seem that emotions and desires are stronger than the simple awareness is impossible. You can have only a few brief moments of consciousness and then back again into the raging storm. It may seem hopeless, but it is not. The more you test, the investigator will, we trust this awareness, the more stable. The apparent invincible power of the emotional qualities, obsessions and habits, lose that sense of being the greatest force. You will find that your real strength is in awareness, not in the control of the ocean, waves, cyclones and tsunamis and all the rest, however, that it is impossible for you to check. And ‘only point in having faith in this – here and now – come true liberation.

Say “so” means only to remind themselves to see this moment as it is. Also go to wonderful places is not so different. It ‘just the building that we do above, removing, defending, justifying or condemning it is what it is: a memory. “This is a memory.” Is an honest statement. It is not a removal of the thought. It ‘not being considered with the attachment. I remember, when seen clearly, no essence. They dissolve into thin air.

http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm

Ascoltando il silenzio – Listening to silence


Il silenzio e la parola

La comunicazione è il frutto di un silenzio che sia attraversamento del nostro
ascolto interiore, di un’opportunità nata dal riflettere e comprendere – dove gli altri non siano appiglio o proiezione di sé – ma compagni di viaggio che sappiano apprendere con noi la sfida del vivere giorno per giorno. La parola è verbo vivo e con la parola si scagliano sassi che colpiscono bersagli, a noi farne frecce di offesa o aquiloni che colorano il cielo della nostra anima. La parola è rispetto, discrezione, ma oltre la nostra parola, a volte imposta, il nostro desiderio di dominare, è importante avere la capacità di donare
ascolto in noi stessi, dove il silenzio ci regala una voce, di essere silenzio
per le parole interiori degli altri. Dopo una pausa allora si è capaci di occasioni migliori.

Poetyca

Nuovo giorno

Un nuovo giorno, forse identico a tanti, stessi gesti, stesse attese.
Ma nessun giorno indossa le stesse sfumature interiori, siamo noi costruttori
del giorno, dei respiri che imprimono senso alla nascita del sole,
al calore dell’anima che s’eleva verso l’orizzonte per essere seguita
da membra stanche di vagare oltre il confine della notte.
Siamo noi che raccogliamo sprazzi di silenzio per farne preghiera e speranza
– luce viva – che guidi nella tormenta di dolore ed illusioni,
noi ad aprire il pugno, che troppo stretto tiene sogni strappati al tempo.
Soli di fronte a noi stessi, pellegrini di questo percorso saremo capaci
semplicemente di essere, gettando lontano tutte le apparenze, ombre inutili
che proiettano solo inganni, saremo figli della Luce che sanno raccoglie Speranza
e farne dono con il vibrare del coraggio.

Poetyca

C’è il silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento,
del mare calmo della sera, di quelli che si amano,
della nostra anima,
poi c’è il silenzio che chiede soltanto
di essere ascoltato.

Romano Battaglia
Un cuore pulito

Ed egli disse: “I vostri cuori conoscono in silenzio i segreti dei giorni e delle notti. Ma gli orecchi hanno sete di sentire quello che il cuore già conosce. Vorreste sapere con parole quello che avete sempre saputo nella mente. Vorreste toccare con le dita il corpo nudo dei sogni. Ed è bene che lo facciate: la sorgente sotterranea della vostra anima dovrà venire alla luce e scorrere mormorando verso il mare; e il tesoro della vostra infinita profondità sarà rivelato ai vostri occhi. Ma non usate bilance per pesare quell’ignoto tesoro; e non sondate le profondità della vostra conoscenza con lo scandaglio o la pertica. Poiché l’io è un mare sconfinato e immisurabile.

Non dite: “Ho trovato la verità”; dite piuttosto: “Ho trovato una verità”.

Non dite: “Ho trovato il sentiero dell’anima”. Dite piuttosto: “Sul mio sentiero ho incontrato l’anima in cammino”. Perché l’anima cammina in tutti i sentieri. L’anima non cammina sopra un filo, né cresce come una canna. L’anima apre se stessa come un fiore di loto dagli innumerevoli petali”.

Kahlin Gibran

“Sei libero davanti al sole del giorno, sei libero davanti alle stelle della notte; e sei libero quando non c’è sole, nè luna, nè stelle.
Sei libero persino quando chiudi gli occhi su tutte le cose.
Ma sei schiavo della persona che ami, perchè l’ami…e sei schiavo della persona che ti ama, perchè ti ama”.

Kahlil Gibran

Talvolta
la mia gioia
ti spaventa
amore mio
nasce dal nulla
e si nutre di poco
di larve invisibili
che il vento trasporta
di frammenti di paura
che si fondono in tepore
di briciole di serenità
cadute
dalla mensa dei poveri
di un raggio di sole
che risveglia lucciole
addormentate
in gocce di rugiada
se mi ami
amore mio
perdona la mia gioia

Rabindranath Tagore

Se tu non parli
riempirò il mio cuore del tuo silenzio
e lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare come la notte
nella sua veglia stellata
con il capo chino a terra
paziente.
Ma arriverà il mattino
le ombre della notte svaniranno
e la tua voce
in rivoli dorati inonderà il cielo.
Allora le tue parole
nel canto
prenderanno ali
da tutti i miei nidi di uccelli
e le tue melodie
spunteranno come fiori
da tutti gli alberi della mia foresta.

Rabindranath Tagore

The silence and the word

Communication is the result of a silence that is the crossing of our
inner hearing, an opportunity born of reflection and understanding – where others are not footing or a projection of himself – but fellow travelers who can learn with us the challenge of living day by day. The word is the verb with the word is alive and throw stones hitting targets, we make arrows of offense or kites color the sky of our soul. The word is respect, discretion, but more than our word, sometimes imposed, our desire to dominate, it is important to have the ability to donate
listening in ourselves, where silence gives us a voice, to be silent
the interiors of other words. After a pause, then one is capable of better opportunities.

Poetyca

New day

A new day, maybe the same lot, same gestures, same expectations.
But no day wearing the same shades interiors, we are builders
of the day, which give the sense of breathing at birth of the sun,
the heat of that rise toward the horizon to be followed
from members tired of wandering over the border of the night.
It is we who make collect flashes of silence for prayer and hope
– Bright light – you drive in the storm of pain and illusions,
us to open the fist, which keeps too tight dreams ripped at the time.
Just in front of us, pilgrims of this path we will be able
simply be throwing away all appearances, shadows unnecessary
deceptions that project only, we know that children of Light collects Hope
and a gift with the hum of courage.

Poetyca

There is the silence of the sky before a storm,
forest before the rising of the wind,
of the calm sea in the evening, those who love,
of our soul,
Then there is the silence that only asks
to be heard.

Romano Battaglia
A clean heart

And he said: “Your hearts know in silence the secrets of the days and nights. But your ears thirst to hear what your heart already knows. Would you like to know what words you have always known in my mind. Would you like to be touched with the fingers the naked body of dreams. And it is good that you do it: the underground spring of your soul will be born and scroll down to the sea murmuring, and the treasure of your infinite depths will be revealed to your eyes. But do not use scales to weigh this unknown treasure, and not probed the depths of your knowledge with the lead or pole. Because the self is a sea boundless and immeasurable.

Do not say: “I found the truth”, rather say: “I have found a truth.”

Do not say: “I found the path of the soul.” Say instead: “On my path I have met the soul on the way”. For the soul walks on all paths. The soul walks not upon a thread even to grow like a reed. The soul opens itself like a lotus flower petals from the many. “

Kahlin Gibran

“You’re free before the sun of the day, you’re free before the stars of the night, and you are free when there is no sun, no moon, no stars.
You are free even when you close your eyes to all things.
But you’re a slave to the one you love because you love her … and you’re a slave to the person who loves you, because he loves you. “

Kahlil Gibran

At times
my joy
scare you
my love
born from nothing
and feeds on little
larvae invisible
that the wind carries
fragments of fear
that blend in warmth
crumbs of serenity
falls
the soup kitchen
a ray of sunshine
fireflies that awakens
sleeping
in drops of dew
if you love me
my love
Forgive my joy

Rabindranath Tagore

If you do not speak
fill my heart for your silence
and I will bear it.
I will remain here stop to wait like the night
starred in his wake
with their heads bowed to the ground
the patient.
But come the morning
the shadows of the night vanish
and your voice
gold in streams will flood the sky.
So your words
in hand
take wings
from all of my birds’ nests
and your melodies
sprout like flowers
from all the trees of my forest.

Rabindranath Tagore

Quante volte – How many times


Quante volte

Quante volte ho cercato
tra le pieghe del silenzio
il senso di un suono
e con con ascolto profondo
ho proiettato immagini
sulle pareti del cielo
per dare alito ad un sogno
e poi tutto è svanito
in un istante solo
Quante volte mi sono illusa
abbracciando danze di carta
che non mi appartenevano
convinta che dall’esterno
arrivi sempre una risposta
per indicare in modo palese
dove dirigere il nostro passo
e senza riflettere ho tentato
ma ho trovato solo rovi
Quante volte con le mani graffiate
incurante di tagli profondi
ho valicato anche l’ultimo abisso
per trovare la fiaccola
dimora nel profondo dell’essere
e facendo luce ho raccolto
tutte le vecchie lezioni intessute di vita
e poi con un respiro solo
ho veleggiato nell’adesso
Quante volte ho compreso
e poi pianto e ripreso
a riaccendere quel fuoco
che non è furore ma passione
che respira con il tuo respiro
oltre la linea di confine
tra quel che sei stato
e quel che impari ad essere
semplicemente vivendo
Non conto più quante volte
ma sono sempre pronta ad imparare
per essere navigante del mondo
tra vecchie tracce e rotte nuove
nel respiro senza tempo
che dilata essere e sapere
nella saggezza che dischiude
il Cuore di Luce che esprime
solo ali e battiti d’Amore

16.06.2011 Poetyca

How many times

How many times I have tried
between the folds of silence
the sense of sound
and with deep listening
I projected images
on the walls of the sky
to give breath to a dream
and then everything is gone
in a single moment
How many times I have deluded
embracing dance of paper
that do not belong to me
convinced that the outside
uploads always have an answer
to indicate in a clear way
where to direct our steps
and without thinking I tried
but I found only brambles
How many times with my hands scratched
regardless of the deep cuts
I crossed the last abyss
to find the torch
dwells in the depths of being
I collected and shedding light
all the old lessons of life woven
and then with only a breath
I sailed in the now
How many times I have understood
and then crying and resumed
to rekindle that fire
that is not anger but passion
that breathes with your breath
beyond the boundary line
between what you have been
and what he learns to be
just by living
I do not count how many times
but they are always ready to learn
to be sailing in the world
between the old tracks and new routes
Timeless in the breath
being and knowing which dilates
wisdom that reveals
Heart of Light, which expresses
only the beating of wings and Love

16.06.2011 Poetyca

Essere amore – Be love


Essere amore

Gli ostacoli sono prove per rendere noi capaci di confermare
quello che è nel nostro processo di trasformazione:
lezioni da comprendere e da assimilare.
Tutto è nella luce e nell’ Amore di Dio naturalmente,
ma le persone devono capire che la paura è credere
di non essere accolti o amati. Che il senso di vuoto interiore
è perchè nella confusione non si ancora in grado di capire
che noi dobbiamo amare e gettare lontano il nostro ego,
la brama e l’attaccamento ad una identità: siamo gocce
dello stesso Oceano d’Amore e il nostro compito è semplice – essere amore.

01.06.2011 Poetyca

Be love

The obstacles are evidence to enable us to confirm
what is in our transformation process:
lessons to understand and assimilate.
Everything is in the light and ‘Love of God, of course
people must understand that fear is the belief of not
being accepted or loved. That the sense of emptiness
in the confusion is because you are not yet able to understand
that we must love and throw away our ego, craving and attachment
to an identity that is not ours, we are drops of the same Ocean of Love
and our job is simple – be love.

01.06.2011 Poetyca

Naturali e spaziosi – Natural and spacious


Riflettendo…

La Riflessione

Il Risvegliato
può solo indicare la via:
siamo noi a doverla percorrere.

Chi con saggezza riflette
e intraprende il sentiero
è libero dai ceppi di Mara.

Dhammapada – 276

————————

Toccare la terra
è saper distinguere
tutte le tentazioni,
le illusioni di una mente
che non guarda in profondità.
Nel gioco dell’attaccamento
sono confuse le immagini,
a noi prendere la via
per riconoscere la realtà
come essa è,
e con volontà restare centrati
verso la nostra ricerca.

Poetyca

————————

L’insegnamento

Naturali e spaziosi

In meditazione, siate a vostro agio, siate quanto più naturali e spaziosi possibile.

Scivolate quietamente oltre i lacci del vostro sé, come sempre ansioso,
lasciate andare tutti gli attaccamenti e rilassatevi, abbandonandovi nella vostra vera natura.

Lasciate che la pace lavori su di voi e vi permetta di riunire la vostra mente dispersa
nella consapevolezza di una profonda e stabile quiete,
risvegliando in voi l’illuminazione di una chiara e profonda visione.

Sogyal Rinpoche

………………………

Nel momento presente
tutto è quiete,
nella forza di questa consapevolezza
basta semplicemente respirare
e portare attenzione
a questo momento in serenità,
senza aspettativa alcuna:
essenza che respira e si pacifica
con tutto quel che sa accogliere.

Poetyca

……………………..

13.06.2009 Poetyca

Testi tratti da: 

Reflecting …

Reflection

the Awakened
can only point the way:
us having to go.

Who wisely reflects
and takes the path
is free from the fetters of Mara.

Dhammapada – 276

——–

Touch the Earth
is able to distinguish
all temptations,
the illusions of a mind
that does not look in depth.
In the game of attachment
images are blurred,
we take the path
to recognize the reality
as it is,
and will be centered
to our research.

Poetyca

——–

The teaching

Natural and spacious

In meditation, you are at ease, be as natural and spacious as possible.

Glide quietly over the laces of your self, eager as always,
let go of all attachments and relax, lose yourself in your true nature.

Let the peace work of you and will let you bring your mind scattered
in the awareness of a deep and stable peace,
awakening in you lighting a clear and profound vision.

Sogyal Rinpoche

… … … … … … … … …

At the present time
everything is quiet,
in the strength of this awareness
simply breathing
and bring attention
at this moment in serenity,
without any expectation:
essence that breathes and peaceful
with everything that feels welcoming.

Poetyca

… … … … … … … … ..

13.06.2009 Poetyca

 

 

                                                                                                    Prendere rifugio – Riflettendo

Mente in meditazione


Riflettendo…
La Riflessione
La gratitudine non solo è necessaria. È pratica.
Quando accendete in voi la gratitudine,

spegnete quella parte del cervello che sta alimentando la sofferenza.
La gratitudine e la compassione unite insieme,

aprono la porta all’esperienza della gioia.
Insegnante di Dharma
———————————
L’armonia trova radici dalla capacità

di guardare in ogni sua parte la realtà:

non solo quel che sembra non essere presente,

soprattutto tutta la bellezza di quanto

è causa e concausa della nostra esistenza.

Nella risorsa sempre presente in noi del guardare

a cosa sia interconnesso – oltre le apparenze –

tutto ciò che ci avvolge,per trovare

come risposta un’ onda di amore.
La gratitudine è saper guardare in profondità,

sino a farci toccare nella sua essenza,

quanto siamo in grado di riconoscere

il valore di come tutti intersiamo:

tutti sullo stesso percorso riceviamo spesso

più di quanto siamo in grado di dare.
Poetyca
———————————-
L’insegnamento
Mente in meditazione
Cosa dovremmo “fare” con la mente durante la meditazione?

Assolutamente nulla. Lasciamola, semplicemente, così com’è.
Un Maestro descrisse la meditazione come:

“Mente, sospesa nello spazio, in nessun luogo”.
Sogyal Rinpoche
——————————————
Spesso si crede di dover apportare o togliere qualcosa,

di dover raggiungere un preciso fine,

come se il meditare fosse un lavoro di indagine

nel quale portare modifiche a quanto sia presente,

non accetto e da rigettare. Oppure come se fosse

un percorso a tappe dopo del quale si possa conseguire

un premio del quale fare mostra.

Nessun fine va cercato, nessuna ricerca particolare

se non quella del silenzio e della calma per scivolare

nell’assenza di percorso.

Solo in questo modo ci si riempie di un vuoto

che è la pienezza stessa della nostra attenzione.
Poetyca
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25.04.2009 Poetyca

Reflecting …
Reflection
Gratitude is not only necessary. It is practical.
When you turn in you gratitude,

turn off that part of the brain that is fueling the suffering.
Gratitude and compassion joined together,

open the door to the experience of joy.
Teacher of Dharma
———————————
The harmony is rooted on the ability

to look reality in its entirety:

not only what appears to be missing,

above all the beauty of what

is the cause and contributing cause of our existence.

In the resource always present in us the look

what is interconnected – beyond appearances –

everything that surrounds us, to find

response as a ‘wave of love.
Gratitude is able to look in depth,

up to us to tap into its essence,

As we are able to recognize

the value of all intersiamo as:

all on the same path we often receive

more than we can give.
Poetyca
———————————-
The teaching
Mind in Meditation
What we “do” with the mind during meditation?

Absolutely nothing. Let it, simply, as it is.
A master described meditation as:

“Mind, suspended in space, nowhere.”
Sogyal Rinpoche
——————————————
Often thought of having to make or remove something,

having to reach a definite end,

as if it were a meditate survey work

in which to bring changes to what is present,

I do not accept and reject. Or as if it were

a journey in stages after which you can achieve

an award which shows do.

No end to be sought, no particular research

than that of silence and stillness to slide

in the absence of the path.

Only in this way one fills a void

which is the same fullness of our attention.
Poetyca
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25.04.2009 Poetyca

Amare incondizionatamente – To love unconditionally


Amare incondizionatamente

Quando amiamo sentiamo la nostra vita trasformarci,
tutto quello che era consueto è visto e vissuto con occhi diversi,
tocchiamo il cielo con un dito e questo” stato di grazia” ci
sollecita a mettere al centro della nostra vita la persona
che riteniamo avere un influsso benefico su di noi.
Siamo convinti che sia l’altro ad avere qualcosa di ” magico”
da farci sentire bene,da sollecitare tale cambiamento,
come se avesse una particolare conoscenza che ci permetta tale trasformazione.
Dimentichiamo cosa veramente siamo e ci aggrappiamo a quella presenza,
a volte con atteggiamenti di paura, di frustrazione ed aggressività
qualora temessimo di perdere attenzione o di apparire senza valore
agli occhi della persona amata e non compiamo nessuno sforzo
per permettere a noi stessi la ricerca delle nostre qualità
e capacità interiori, come se tutto dipendesse dall’umore della persona amata.
In realtà proviamo ad ingraziarci la sua presenza, dimenticando
spesso delle cose importanti per la nostra attenzione e capacità
di comprensione circa le nostre prerogative.
Eppure non ci potrebbe essere la ” fioritura” della nostra Bellezza
se essa non fosse già in noi contenuta.
Dovremmo imparare a vivere lo stato di grazia dell’innamoramento
in ogni tempo e non solo – a causa – di una persona che corrisponda il nostro amore.
Soprattutto dovremmo manifestare quel che siamo e viviamo in modo incondizionato,
senza aspettative e timori, offrendo quella bellezza e ricchezza in noi,
piuttosto che avere la pretesa di essere assecondati o cercati,
per il solo fatto di essere amati. Amare è semplicemente dono e non pretesa sterile.

08.01.2011 Poetyca

To love unconditionally

When we love we feel our life transformed,
all that was usual was seen and lived through different eyes
touch the sky with a finger, and this “state of grace” us
Calls to put our lives at the center of the person
that we believe have a beneficial influence on us.
We believe it is another to have something “magical”
to make us feel good, that it attracts such a change,
as if he had a special knowledge that allows us such a transformation.
We forget what we really are and we cling to that presence,
sometimes with attitudes of fear, frustration and aggression
if temessimo to lose attention or appear worthless
in the eyes of the beloved and not made an effort
to allow ourselves the quality of our research
and inner abilities, as if everything depends on the mood of the beloved.
In reality we try to ingratiate himself with his presence, forgetting
often important things for our attention and ability
understanding about our prerogative.
Yet there could be the “blooming” in our Beauty
if it is not already contained within us.
We should learn to live in the state of grace of falling
at all times and not only – because – of a person that matched our love.
Above all, we express what we are and we live in an unconditional way,
with no expectations and fears, offering the beauty and wealth in us
rather than claiming to be indulged or searched,
the mere fact of being loved. Love is a gift and not simply claim sterile.
08.01.2011 Poetyca