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Il corvo e la volpe – Esopo


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Il corvo e la volpe – Esopo
Un corvo che aveva rubato un pezzo di formaggio volò su un ramo di un albero.
Una volpe lo vide e volendo per se il formaggio,
si mise a lodare il corvo per la sua eleganza, la sua bellezza,
gli disse che nessuno meglio di lui poteva essere considerato il Re degli uccelli,
e che lo sarebbe diventato presto…
<< Peccato che tu sia muto ! >>
Allora il corvo, per far sentire che aveva una bella voce,
spalancò il becco ed emise un grido.
Subito la volpe si precipitò sul formaggio caduto a terra:
<< Caro corvo, nulla ti mancherebbe per essere Re, se avessi un po’ di cervello >>
La vanità spesso acceca e fa commettere delle sciocchezze.

The Fox and the Crow – Aesop
A crow stole a piece of cheese flew on a branch of a tree.
A fox saw him and wanting to whether the cheese,
she began to praise the crow by its elegance, its beauty,
She told him that no one better than he could be considered the king of birds,
and that it would soon become …
<< Too bad it’s dumb! >>
Then the raven, to feel that he had a beautiful voice,
He opened its beak and let out a cry.
Immediately the fox ran over the cheese fell to the ground:
<< Dear crow, it would lack nothing to be King, if I had a little ‘brain >>
Vanity blinds and often does commit nonsense.

I viandanti e il platano – Esopo


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I viandanti e il platano Esopo

Un giorno d’estate, quando il sole era alto,
due viandanti accaldati e stanchi videro un platano
e si sdraiarono alla sua ombra per riposare.
Poi, levato lo sguardo verso il platano,
presero a dire che quell’albero così sterile
era inutile agli uomini. Ma l’albero rispose:
<< Ingrati !
Mi accusate di essere sterile e inutile,
mentre ancora state godendo dei miei benefici. >>
Anche tra gli uomini ci sono persone modeste
alla cui bontà non si presta attenzione,
malgrado facciano del bene al loro prossimo.

 

The travelers and the plane tree Aesop

One summer day, when the sun was up,
two travelers hot and tired they saw a plane
and they lay down to rest in its shade.
Then lifted his gaze to the plane,
they said that tree so sterile
it was useless to men. But the tree replied:
<< Ungrateful!
You accuse me of being sterile and useless,
while you are still enjoying my benefits. >>
Even among men there are modest people
to whose goodness you’re not careful,
although they do good to their neighbor.

Il gallo e la volpe – La Fointaine


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Il gallo e la volpe

Sul ramo di un grande albero stava l’astuto gallo a far da sentinella. Fu allora che la volpe, con aria da santarella, gli disse:
– Lo sai amico mio? Non siamo più in guerra adesso, c’è la pace universale. Scendi, ti voglio abbracciare. Fa presto, vieni giù perché devo portare questa notizia in cento luoghi e più. Ora siete liberi di andar dove volete, noi saremo come fratelli. Vi siano fuochi artificiali, allegria e buonumore! Scendi a prendere il bacio del fraterno amore!
– Amica – le rispose il furbo gallo – mi commuovono queste cose e te ne sono grato. Ma voglio fare la pace in modo più solenne e gaio abbracciando, insieme a te, anche quel levriero che corre verso di noi. Sarà sicuramente un corriere mandato a dare questo annuncio. Mentre egli arriva, io scendo dalla pianta, così potremo abbracciarci tutti quanti.
– Salutamelo – rispose la volpina – ho troppa fretta e la strada che devo fare è molto lunga. Nel caso, festeggeremo domattina. –
E, in fretta e furia, se la svignò per la campagna delusa dal fallimento del suo tranello.
Vedendo ciò il vecchio gallo sorrise e cantò questa celebre sentenza: è doppio il perdono quando inganni chi ti inganna.

La Fontaine

The rooster and the fox

On the branch of a large tree was the wily rooster to act as sentinel. It was then that the fox, with air from goody, said:
– Do you know my friend? We are no longer at war now, there is universal peace. Come down, I want to embrace. Hurry, come down because I have to bring this news and more in a hundred places. Now you are free to go where you want, we will be like brothers. There are fireworks, joy and good humor! Go down and take the kiss of brotherly love!
– Amica – he replied the crafty rooster – these things move me and I appreciate it. But I want to make peace in a more solemn and gay embracing, with you, even that greyhound racing toward us. It will surely be a courier sent to this ad. As he arrives, I go down from the tree, so we can embrace everyone.
– Say hello – said the fox – I hurry and the way I have to do it very long. In the event, we will celebrate tomorrow. –
And, in a hurry, he slunk off to the countryside disappointed by the failure of his catch.
Seeing this, the old cock smiled and sang this famous sentence: is double forgiveness when deceive those who are deceiving you.

La Fontaine

Il vecchio e l’asino


Il Vecchio e l’Asino
Un giorno un vecchio contadino col suo giovane nipotino intrapresero un viaggio. Come mezzo di trasporto avevano un asinello. Il vecchio fece salire il nipotino sull’animale e iniziarono a camminare. Lungo il percorso sentirono commentare delle persone: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato, lui sull’asino e il povero vecchio a piedi che lo tira, che vergogna!”. Udendo questo, il vecchio fece scendere il bambino dall’asino e salì lui. Dopo qualche metro però incontrarono un altro gruppo di persone che disse ad alta voce: “Guardate che sfacciato quel tipo, lascia che il ragazzino tiri l’asino mentre lui se ne sta comodamente in groppa, che vergogna!”. Il contadino allora disse al nipote di salire sull’asinello anche lui, ma poco più avanti udirono un nuovo gruppo di persone commentare: “Guardate quei due, conun asinello così piccolo gli stanno sopra entrambi, finiranno per sfiancarlo, che vergogna!”. A queste parole il vecchio scese dall’asinello e fece scendere anche il nipote, poi si incamminarono a piedi, tirando l’asino, ma non passò molto tempo che udirono nuovamente i commenti della gente:”Guardate quei due, vanno a piedi anche se hanno un asino a disposizione, che stupidi!”
Quando facciamo qualcosa facciamolo per noi, non per compiacere gli altri;
se nelle nostre scelte cercheremo l’approvazione altrui non l’otterremo mai.

Da Jean de La Fontaine

The Old Man and the Donkey
One day an old farmer with his young grandson embarked on a journey. As a means of transportation had a donkey. The old man made up his grandson on the animal and began to walk. Along the way they heard people comment: “Look at that guy because it is rude, his donkey and the old man on foot and pulls him, what a shame.” Hearing this, the old man down the boy and the donkey got him. After a few meters, however, encountered another group of people who said loudly: “Look at that cheeky kind, let the kid throws the ass while he is sitting comfortably on my back, what a shame.” The farmer then told his nephew to go sull’asinello too, but little later they heard a new group of people commenting: “Look at those two, CONUN the donkey so small they are above both, will eventually sfiancarlo, what a shame.” A these words the old man fell dall’asinello and brought down his nephew, then walked on foot, pulling the donkey, but it was not long before they heard again, people had to say: “Look at those two, go on foot, although they available to an ass, that stupid! “
When we do let’s do something for us, not to please others;
whether in our choices we will not get the approval of others never.

By Jean de La Fontaine

Il leone ed il topo – Esopo


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Il leone ed il topo

Mentre un leone sonnecchiava nel bosco, topi di campagna facevano baldoria. Uno di loro, un po’ sbadato, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con una rapida zampata lo afferrò deciso a sbranarlo. Il topolino supplicò clemenza e promise, in cambio della libertà, eterna riconoscenza. Il re della foresta scoppiò a ridere e lo risparmiò.
Una sera, poco tempo dopo, il leone, attraversando la foresta, cadde in una rete tesa dai cacciatori, si impigliò nelle maglie e rimase prigioniero. Il topolino udì i suoi ruggiti di lamento e accorse in suo aiuto. Senza perdere tempo, con i suoi dentini aguzzi si mise a rosicchiare la corda.
Dopo averlo liberato gli disse: – Ecco! Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche un piccolo topolino può essere d’aiuto ad un grande leone! –

Esopo

The lion and the mouse 

While a lion dozing in the woods, field mice they whooped. One of them, a little ‘careless, as he ran and fell on his body lying. Poor wretch! The lion with a quick paw grabbed decided to tear him to pieces. The mouse begged forgiveness and promised, in exchange for freedom, eternal gratitude. The king of the forest laughed and spared him.
One evening, shortly after, the lion, through the forest, fell into a net spread by hunters, got entangled in the net and remained a prisoner. The mouse heard his roars of complaint and came to his rescue. Wasting no time, with its sharp teeth began to gnaw the rope.
After freeing him said – Here! Some time ago you laughed at me because you thought you could not receive the reward of the good you did to me. Now you know that even a small mouse can help to a great lion! –

Aesop

L’albero triste


L’Albero Triste

C’era una volta un bellissimo giardino, con alberi e fiori di ogni tipo, meli, aranci, rose, tutti felici e soddisfatti. C’era solo felicità in quel giardino, tranne che per un albero che era molto triste. Il povero albero aveva un problema: non sapeva chi fosse!

“Ti manca la concentrazione” gli disse il melo, “se davvero ti impegni, puoi fare mele deliziose. Guarda com’è facile”. “Non ascoltarlo” intervenne il cespuglio di rose ”e guarda quanto siamo belle noi!”. L’albero disperato provò ogni cosa gli venisse suggerita, provò a produrre mele e a far sbocciare rose, ma -non riuscendo- ad ogni tentativo si sentiva sempre più frustrato.

Un giorno un gufo arrivò nel giardino, era il più saggio di tutti gli uccelli, e vedendo la disperazione dell’albero esclamò: “Non ti preoccupare. Il tuo problema non è così serio. E’ lo stesso di tanti esseri umani sulla terra! Ti darò io la soluzione: non passare la tua vita ad essere ciò che gli altri vogliono che tu sia. Sii te stesso. Conosci te stesso e per far ciò ascolta la tua voce interiore”. Poi il gufo scomparve.

“La mia voce interiore? Essere me stesso? Conoscere me stesso?” l’albero disperato pensava tra sé e sé, quando all’improvviso comprese. Si tappò le orecchie e aprì il suo cuore e sentì la sua voce interiore che gli stava dicendo “Non darai mai mele perché non sei un melo, e non fiorirai ogni primavera perché non sei un cespuglio di rose. Tu sei una Sequoia, e il tuo destino è crescere alto e maestoso. Sei qui per offrire riparo agli uccelli, ombra ai viaggiatori, bellezza al paesaggio! Tu hai questa missione! Seguila!”. A queste parole, l’albero si sentì forte e sicuro di sé e troncò ogni tentativo di diventare quello che gli altri si aspettavano da lui. In breve tempo riempì il suo spazio e divenne ammirato e rispettato da tutti. Solo da quel momento il giardino divenne completamente felice.

Guardiamoci intorno e chiediamoci: quante sono le sequoie che non sanno di essere tali? Quanti sono i cespugli di rose che per paura danno solo spine? Quanti alberi di mele non sanno di poter far frutta? Nella vita tutti abbiamo una missione da realizzare, uno spazio da riempire. Non permettiamo a niente e nessuno di impedirci di conoscere e condividere la meravigliosa essenza del nostro essere.
The Sad Tree

There was once a beautiful garden with trees and flowers of all kinds, apples, oranges, roses, all happy and satisfied. There was only joy in the garden, except for a tree that was very sad. The poor tree had a problem: he did not know who he was!

“You lack the concentration,” said the apple, “if you really commit yourself, you can make delicious apples. Watch how easy it is. ” “Do not listen to him,” broke in the bush of roses “and look how beautiful we are.” The tree desperately tried everything suggested he be, he tried to produce apples and roses to bloom, but-not-succeeding at every attempt he felt increasingly frustrated.

One day an owl arrived in the garden, was the wisest of all birds, and seeing the despair of the tree exclaimed: “Do not worry. Your problem is not so serious. It ‘the same as many human beings on earth! I’ll give you the solution: Do not spend your life to be what others want you to be. Be yourself. Know yourself and listen to what your inner voice. ” Then the owl disappeared.

“My inner voice? Be myself? Knowing myself? “Tree desperate thought to himself, when he suddenly understood. He covered his ears and opened his heart and heard his inner voice was saying “Do not ever give apples because you’re not an apple tree, and do not bloom every spring because you are not a rose bush. You are a Sequoia, and your destiny is to grow tall and majestic. You are here to provide shelter for birds, shade for travelers, beauty to the landscape! You have this mission! Follow her. ” At these words, the tree he felt strong and confident, and cut short any attempt to become what others expect from him. Soon it filled its space and was admired and respected by all. Only by that time the garden was completely happy.

Look around and ask: how many redwoods do not know they are these? How many rose bushes for fear that harm only thorns? How many apple trees do not know they can make fruit? In life we all have a mission to create a space to fill. We do not allow anyone or anything to prevent us know and share the wonderful essence of our being.

I vasi – Esopo


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I vasi – Esopo

Un vaso di terra cotta e un vaso di rame
galleggiavano trascinati dalla corrente di un fiume.
Il vaso di terra cotta diceva a quello di metallo:
<< Nuota al largo, non al mio fianco,
perché, anche se non ho nessuna voglia di toccarti,
basta che tu mi tocchi ed io vado in frantumi. >>
Insicura è la sorte del debole che ha per vicino un potente.

The vessels – Aesop

A vase of terra cotta and a Copper Vase
They floated carried by the current of a river.
The terra cotta pot said to the metal:
<< Swims off, not by my side,
      because, although I do not want to touch you,
     I just touch me and I go to pieces. >>
Uncertain is the fate of the weak who for a powerful close.