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La volpe ed il corvo – Fedro


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La volpe ed il corvo

Un giorno un corvo trovò sul davanzale di una finestra un bel pezzo di formaggio; lo prese col becco e volò sul ramo di un albero per mangiarselo in santa pace. Proprio in quel momento passò di là una volpe che, allettata dal buon profumo, alzò la testa e vide quel pezzo di formaggio prelibato.
– Buongiorno signor corvo! – esclamò la volpe astuta – Come sei bello! Che splendide piume nere hai!…se la tua voce fosse bella come le tue penne, tu saresti certamente il re degli uccelli! –
Il corvo vanitoso si sentì lusingato dalle parole della volpe e, non resistendo alla tentazione di far sentire la sua voce, aprì il becco. Il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe prendendolo al volo se lo pappò con delizia.

Chi gode di essere lodato con parole ingannatrici prima o poi si pente.

Fedro

The fox and the crow

One day a crow found on a window sill a nice piece of cheese; He took it with its beak and flew on the branch of a tree to eat it in peace. Just then passed by a fox who, lured by the smell good, he looked up and saw that piece of delicious cheese.
– Good morning, Mr. Crow! – Said the cunning fox – How beautiful you are! That beautiful black feathers have! … If your voice was as beautiful as your pens, you’d certainly the king of birds! –
The crow vain was flattered by the words of the fox and, unable to resist the temptation to make its voice, opened its beak. The piece of cheese fell and the fox taking it on the fly if the Pappo with delight.

Who enjoys being praised with lying words sooner or later regret.

Phaedrus

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L’asino nel pozzo


 

L’Asino nel Pozzo

Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo.

Il pozzo era profondo e l’asino, resosi conto di non poterne uscire, iniziò a ragliare disperatamente. Il contadino pensò come aiutarlo, ma in breve concluse che l’asino era ormai molto vecchio, che il pozzo era ormai secco e che, pertanto, non valeva la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale.

Chiamò quindi i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino. Ognuno di loro prese una pala e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L’asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e ragliò ancora più forte. Dopo un po’, con gran sorpresa di tutti, l’asino non emise più suono.

Il contadino guardò allora dentro il pozzo per vedere se fosse già morto, ma con grande stupore, non solo lo trovò ancora vivo, ma vide anche che l’asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli cadeva addosso, facendola cadere al suolo e salendoci sopra.

In breve l’asino riuscì ad arrivare all’imboccatura del pozzo e a uscirne trottando.

A volte la ‘terra’ che ci viene buttata addosso può costituire la soluzione e non il problema!

 

❤ ❤ ❤ 

 

The Donkey in the Well

One day a farmer’s donkey fell down a well.

The well was deep and the donkey, he realized could not get out, desperatelybegan to bray. The farmer thought how to help him, but soon concluded that the donkey was already very old, the well was dry by now and that, therefore, not worththe effort to bring out the animal.

So he called his neighbors to help him bury alive the ass. Each of them took ashovel and began to toss shovelfuls of earth into the well. The donkey was not slow to realize what they were doing and brayed louder. After a while ‘, much toeveryone’s surprise, the donkey gave no more sound.

The farmer then looked into the well to see if he was dead, but with the amazement, not only found him still alive, but he also saw that the donkey is therump shaking every shovelful of earth that fell on her, causing her to fall to the ground and salendoci above.

In short the donkey managed to reach the mouth of the well and trotted to get out.

Sometimes the ‘land’ is that there can be thrown upon the solution not the problem!

 
 
 

Il Girasole tra le spighe


Il Girasole tra le Spighe
In una distesa di grano, un giorno nacque un girasole. Le spighe incuriosite si chiesero che cosa fosse quella strana cosa cresciuta in mezzo a loro e cominciarono a prenderlo in giro: “Sei una spiga mal riuscita? Non devi essere così, non vedi come siamo fatte noi? Sei proprio brutto, devasti il manto dorato che noi formiamo, nasconditi!”.

Così, il girasole, umiliato da tutte quelle parole, crebbe con la testa china, senza mai osare alzarla per la vergogna.

Un giorno però passò di lì un bambino che gridò gioioso: “Guarda mamma, in mezzo a quelle spighe c’è un girasole!”, la madre rispose, “E’ vero! Sai che i girasoli sono gli unici fiori al mondo che guardano sempre in faccia il sole con fierezza?”.

A quelle parole il girasole comprese la sua vera natura, capì di non essere una spiga mal riuscita ma il re dei fiori, alzò la testa e fece risplendere la sua meraviglia. Anche le spighe, avendo udito la donna, non gli diedero mai più fastidio e, invece di considerarlo un’anomalia nel loro campo, iniziarono a pensare di essere fortunate ad avere un fiore tanto speciale tra loro.
Ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza.
Se non lo abbiamo ancora fatto, troviamo la nostra bellezza e il nostro scopo!

The sunflower among the Ears

In a field of wheat, one day came a sunflower. The ears curiously wondered whatthat strange thing was brought up in their midst and began to tease him: “You’re abotched ear? Must not be so, we do not see how we made? You’re ugly,devastates the golden mantle that we form hide. “

Thus, the sunflower, humbled by all those words, she grew up with china head,without ever daring to raise it to shame.

But one day passed by a joyful child who cried: “Look Ma, in the midst of thosespikes is a sunflower!” The mother replied, “It ‘s true! Know that sunflowers are the only flowers in the world who look always face the sun with pride? “.

At these words the sunflower understood his true nature, he knew not to be abotched ear but the king of flowers, raised his head and made her wonder shine.Even the ears, hearing the woman he ever gave him more trouble and instead of considering it an anomaly in their field, they began to think they are lucky to have a flower so special together.
Every creature bears within itself its own beauty and purpose of their existence.
If we have not yet done so, we find our beauty and our goal!

I ciechi e l’elefante


 

I ciechi e l’Elefante
Un tempo, in un paese dell’Arabia, regnava un califfo molto saggio. Egli era rattristato dall’ottusità dei suoi ministri e dalla loro mente ristretta. Un giorno li chiamò a sé e chiese loro di radunare persone cieche dalla nascita che non avessero mai visto un elefante. Dopo qualche tempo i ministri tornarono con al seguito alcuni ciechi cresciuti in piccoli villaggi tra le montagne che non avevano mai sentito parlare di elefanti.

Il califfo fece entrare un grosso elefante e chiese ai ciechi “Mi sapreste dire che cosa è un elefante?”
“No, mai sentita questa parola”, risposero i ciechi. “Ebbene, davanti a voi c’è un elefante: toccatelo, cercate di comprendere di cosa si tratta” disse il califfo.

Un cieco che stava toccando da cima a fondo una zampa, esclamò soddisfatto: “L’elefante è una colonna!”.
“No, è una tromba!” disse il cieco che aveva toccato la proboscide.
“Niente affatto, è una corda!” esclamò chi aveva toccato la coda.
“Ma no, è un grosso ventaglio” ribattè chi aveva toccato l’orecchio.
“Vi sbagliate tutti: è un grosso pallone gonfiato!” urlò il cieco che aveva toccato la pancia.

Tra loro c’era il più grande scompiglio e disaccordo perché ciascuno, pur toccando soltanto una parte, credeva di conoscere l’intero elefante. Allora, il saggio califfo si rivolse ai suoi ministri: “Chi non si sforza di avere della realtà una visione più ampia, ma si accontenta degli aspetti separati e parziali senza metterli in relazione tra loro, si comporta come questi ciechi. Potrete conoscere a fondo tutte le rughe della zampa dell’elefante, ma non saprete mai che cos’è veramente un elefante”.
La nostra percezione della realtà è sempre molto limitata:
ricordiamocene e cerchiamo di mantenere una mente aperta!

http://www.convinzioni.it/page66/page66.html

 

The Blind Men and the Elephant
At one time in a country of Arabia, a caliph reigned very wise. He was saddenedby the obtuseness of his ministers and their narrow-minded. One day he calledhim and asked them to bring together people who are blind from birth that they had never seen an elephant. After some time the ministers came up with somefollow-blind grown in small villages in the mountains who had never heard ofelephants.The caliph did get a big elephant and the blind asked “Could you tell me what isan elephant?”
“No, never heard this word,” said the blind. “Well, there’s an elephant in front of you: touch it, try to understand what it is,” said the caliph.A blind man who was touching her leg from top to bottom, cried satisfied: “Theelephant is a pillar.”
“No, it’s a trumpet!” said the blind man who had touched the trunk.
“Not at all, is a rope!” exclaimed one who had touched the tail.
“But no, it’s a big fan ‘said those who had touched his ear.
“You’re wrong, everyone has a big bag of wind!” cried the blind man had touchedher stomach.

Among them was the greatest confusion and disagreement because each, whiletouching only a part, thought he knew the whole elephant. Then, the wise Caliphturned to his ministers: “Who does not strive to have a broader view of reality, butare satisfied with the partial and separate aspects without putting them in relationto each other, acts as these blinds. You get to know all the wrinkles of the elephant’s leg, but you never know what is really an elephant. “
Our perception of reality is always very limited:
remember this and try to keep an open mind!

L’uomo scontento


L’Uomo Scontento

C’era una volta un uomo molto scontento che si lamentava sempre della sua sfortuna e diceva: “Se mi capitasse la fortuna, potrei essere felice”.

Un giorno, camminando per la strada, trovò un sacchetto pieno di monete d’oro. L’uomo, tutto eccitato, esclamò: “Evviva, ora sono fortunato e ricco, e sarò finalmente felice”.

Decise allora di comprarsi una villa. Ciononostante continuava a sentirsi triste e annoiato, così decise di venderla e di comprarsi una bella casetta, ma anche con la casetta il suo stato d’animo non migliorò: “Neanche questa casa mi rende felice, la venderò e acquisterò una barca”.

Vendette quindi la casa e acquistò una barca, ma anche con quella fu lo stesso, perché venne cambiata con un cavallo, che a sua volta venne cambiato con una mucca, che venne cambiata con una capra che infine venne cambiata con un pollo.

Quando l’uomo prese in mano il pollo, questo gli scappò, e si ritrovò nuovamente senza niente.

Smettiamo di cercare la felicità fuori di noi: può nascere solo da dentro!

The Unhappy Man

There once was a very unhappy man who was always complaining of his bad luck and said: “If I were lucky enough, I could be happy.”

One day, walking down the street, he found a bag full of gold coins. The man, in his excitement, he exclaimed: “Hurrah, now I am lucky and rich, and I am finally happy.”

He decided to buy a villa. Nevertheless he continued to feel sad and bored, so he decided to sell it and buy a nice house, but also with the house on his mood did not improve: “Not this house makes me happy, sell them and will buy a boat.”

Then sold the house and bought a boat, but even with that it was the same,because it was changed to a horse, which in turn was changed to a cow, which was changed to a goat that was finally changed to a chicken.

When the man picked up the chicken, that he lost, and found himself back with nothing.

Let’s stop looking for happiness outside of ourselves: it can only come from within!

Il ranocchio sordo


Il Ranocchio Sordo
Un giorno una gran folla si recò ad una competizione di ranocchi: dovevano arrivare in cima a una torre molto alta.

Cominciò la gara. La gente non credeva possibile che i ranocchi potessero raggiungere la cima della torre, e iniziarono ad esclamare: “Ma è impossibile! Non ce la faranno mai!”. Alcuni ranocchi abbandonarono la competizione, ma altri continuarono la loro corsa.

La gente, intanto, proseguiva con i suoi commenti: “Poveretti, che pena! Non ce la faranno mai!”. Altri ranocchi si ritirarono, mentre le persone seguitavano a commentare: “Tanto non è possibile, non ce la faranno mai!”.

In breve tutti i ranocchi si diedero per vinti tranne uno che, anche se con grande fatica, arrivò fino in cima e vinse.

Tutti vollero sapere come quel ranocchio avesse fatto a compiere una tale difficile impresa e si avvicinarono a lui per chiederglielo: scoprirono che era sordo!

Non ascoltiamo mai le persone con la pessima abitudine di essere negative o ci deruberanno dei nostri sogni!
Non sottovalutiamo mai il potere delle parole, né di quelle che pronunciamo, né di quelle che ascoltiamo!
Impariamo ad essere sordi quando qualcuno ci dice che non possiamo realizzare ciò che desideriamo!

The Deaf Frog

One day a large crowd went to a competition of frogs had to get on top of a very high tower.

He started the race. People can not believe that the frogs would reach the top of the tower, and began to exclaim: “That’s impossible not’ll never make it.” Somefrogs left the competition, but others continued their run.

People, meanwhile, continued with his comments: “Poor things, what pain! It’ll never make it.” Other frogs retreated, while people went on to comment: “So you can not’ll never make it.”

In short, all the frogs if they were beaten but one which, although with great difficulty, came up on top and won.

All wanted to know how that frog had done so to make such a difficult task and approached him to ask him: they found that he was deaf!

Never hear people with a nasty habit of being negative or rob us of our dreams!
Do not ever underestimate the power of words, or those who speak, nor of thosewho listen!
Learning to be deaf when someone tells us we can not achieve what we want!

La zanzara sciocca


La Zanzara Sciocca

Vedendo un fuscello di paglia galleggiare su una pozza di urina d’asino, una zanzara alzò la testa e disse a se stessa: «è da tanto tempo che sogno l’oceano e un vascello: eccoli!». Quella pozza le sembrava profonda e senza limiti perché il suo universo aveva la dimensione dei suoi occhi e simili occhi non potevano vedere che simili oceani… Improvvisamente il vento spostò leggermente quel fuscello e la zanzara esclamò: «che grande comandante sono!».

Questo racconto Sufi, di Gialal ad-Din Rumi, ci ricorda che tutti noi,
in fondo, abbiamo un po’ la sindrome della zanzara poiché siamo
inclini a misurare il mondo sulla base della dimensione dei nostri occhi.
Pensiamo sia ‘reale’ solo ciò che conosciamo e tendiamo
ad escludere dalla nostra vita tutto ciò che ci è ignoto.
L’invito di Gialal ad-Din Rumi è quello di insinuare qualche dubbio
sui confini di ciò che definiamo ‘reale’ e di rimanere aperti alla possibilità
che esista altro per ora ignoto ma non per questo meno ‘reale’!

The Mosquito Fool

Seeing a piece of straw floating on a puddle of urine of a donkey, a mosquito looked up and said to herself: “It is so long I dream about the ocean and a ship: here they are.” That pool seemed deep and limitless because his universe was the size of his eyes like the eyes and could not see that such oceans … Suddenly the wind shifted slightly and the mosquito that twig said, “that are great commander.”

This Sufi tale of Gialal ad-Din Rumi, reminds us that all of us,
basically, we have a little ‘syndrome of the mosquito because we
inclined to measure the world based on the size of our eyes.
We think it is ‘real’ only what we know and we tend
to exclude from our lives all that is unknown.
The invitation Gialal ad-Din Rumi is to insinuate some doubts
on the boundaries of what we call ‘real’ and remain open to the possibility
that there is another unknown for now but no less ‘real’!