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Namaste


Namaste
La nostra vera casa è nel momento presente.
Vivere nel momento presente è un miracolo ~
Thich Nhat Hanh-
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Io onoro il luogo dove tu sei, quando tu sei e io sono con esso. Noi siamo uno, un Dio, un amore, un universo, e solo una lingua, il cuore che conta davvero.
Diverremo uno solo se il tuo ego muore; è l’unica via nella quale puoi amare incondizionatamente e lasciare il tuo spirito librare infinitamente.
In questo luogo non vi è ne orgoglio ne pregiudizio, senza differenze raziali ne discriminazioni, ne odio nè equivoci, senza contrasti nè invidia, semplicemente amore, compassione e armonia.
Una volta che tu raggiungerai questo luogo, puoi solo immaginare le meraviglie della realizzazione come il più perfetto essere senziente con amore incondizionato per tutti. tutti i valori della società migliorano il mondo naturale: nessuna aggressione, nessuna guerra, nessun problema finanziario; non più fame,nè povertà, nè solitudine, la distribuzione equa delle risorse naturali e totale rispetto della madre terra in perfetto equilibrio.
Questo equilibrio non è forzato, si tratta solo di pura armonia. La nostra essenza pura. Ciò che siamo sempre stati ma che si è dimenticato,perso nel progresso economico; onnipresente intrattenimento senza peso, e pensieri negativi basati sull’alter ego.
la mente umana è avvelenata con pensieri negativi o non pensieri, i quali lavorano contro la comunione con Dio, contro se stessi.
La meditazione e la preghiera sono solo porte per l’amore infinito di Dio, nemmeno le chiese e le istituzioni.
L’amore non può essere condizionato da accordi tecnologici, guru indiani che abusano della conoscenza; istituzioni create,esperti nei testi antichi, superstizioni o pseudo-scienza o qualsiasi dottrina basata sulle credenze.
Fede speranza pace amore luce
Dal web
Namaste
Our true home is in the present moment.
To live in the present moment is a miracle~
-Thich Nhat Hanh
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I honor the place where you are, when you’re there and I AM WITHIN myself. WE ARE ONE. ONE GOD. ONE LOVE. ONE UNIVERSE. AND ONLY ONE LANGUAGE, the heart really matters.
We will become one, but only if your EGO dies, WHICH IS THE ONLY WAY YOU CAN GIVE UNCONDITIONAL LOVE and you allow your spirit to soar in to the infinite.
In this place there is no pride or prejudice, no racial differences, no discrimination, no hatred, no misunderstandings, no disagreements, no envy, just PERFECT LOVE, COMPASSION, HARMONY & BALANCE.
ONCE WE REACH THIS PLACE, IMAGINE THE WONDERS OF HUMAN ACHIEVEMENT as perfect sentient beings with unconditional love for everyone. Every society values and improves the natural world: no aggression, no more war, no more financial problems, no more hunger, no poverty, no loneliness; equitable distribution of natural resources; and total respect for mother earth in PERFECT BALANCE.
This balance is not forced, it is just pure harmony. Our pure essence. What we have always been, but forgot, lost in the search for “economic progress”; ubiquitous senseless entertainment; and negative thoughts based on our alter EGO: Feeling superior or inferior to anyone.
The human mind is poisoned with negative thought or simply no thoughts, which works against communion with GOD, against yourself.
Meditation and prayer are the only door to that GOD’S IMMENSE LOVE, not churches or any other institution.
LOVE CAN NOT BE CONDITIONED ON ANY THEOLOGICAL AGREEMENT; INDIAN GURUS ABUSING THEIR KNOWLEDGE; ESTABLISHED INSTITUTIONS; EXPERTS IN ANCIENT TEXTS; SUPERSTITIONS; PSEUDO-SCIENCE OR ANY DOCTRINE EGO-BASED SET OF BELIEFS.
FAITH HOPE PEACE LOVE LIGHT
from web

✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼ Radici ✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼


osho1

Metti radici nella terra
così potrai ergerti alto nel cielo;
metti radici nel mondo visibile
così da poter raggiungere l’invisibile.

Osho Rajeneesh

❥☼ღ❥¸¸.☆

Put the roots in the ground
so you can stand tall high in the sky;
put roots in the visible world
so you can get to the invisible.

Osho Rajeneesh

Il bene ed il male – Good and evil – Omraam Mikhaël Aïvanhov


Il bene ed il male

“La virtù e il vizio, la forza e la debolezza, la bellezza e la
bruttezza sono aspetti diversi del bene e del male che vediamo
manifestarsi ovunque. Ma invece di imparare come comportarsi con
questi due poli dell’unità, gli esseri umani non smettono di
domandarsi come mai Dio permette che il male esista. Non devono
più porsi questo genere di domande, ma devono invece comprendere
che il bene e il male sono intimamente legati, poiché, essendo
poli complementari, hanno delle faccende da trattare insieme.
La nostra esistenza sulla terra è interamente condizionata
dall’alternanza dei giorni e delle notti, e questa alternanza che
regola la vita di tutta la natura, regola anche la nostra vita
fisica come pure la nostra vita psichica. Non potremmo sapere che
cos’è la luce se le tenebre non esistessero, e neppure cosa siano
la saggezza, la giustizia, la bellezza e la gioia se non fossimo
obbligati a scontrarci con la stoltezza, l’ingiustizia, la
bruttezza e la tristezza. È dal paragone e dal confronto che
nasce la comprensione. Se non esistessero i contrari, vivremmo
nell’indifferenziazione. “
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Good and evil
Understanding – is born of comparison and confrontation
“Virtue and vice, strength and weakness, beauty and ugliness are different aspects of the good and evil we see expressed all around us. But instead of learning how to behave in relation to these two poles of the one whole, humans constantly ask themselves why God allows evil to exist. They must no longer ask this kind of question but understand instead that good and evil are intimately connected, because as complementary poles they have matters they must deal with together.
Our life on earth is wholly conditioned by the alternation of day and night, and this alternation, which governs the life of all of nature, also governs our physical and psychic life. We would not know what light is if darkness did not exist, nor what wisdom, justice, beauty and joy are if we were not forced to come up against stupidity, injustice, ugliness and sadness. Understanding is born of comparison and confrontation. If opposites did not exist, we would live in an undifferentiated state. “
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Insegui i tuoi Sogni


Insegui i tuoi Sogni

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.

La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.

Peter O’Connor, da “Ali sull’oceano”

Follow Your Dreams

Never lose hope in pursuing your dreams,
because there ‘a single creature that can stop you,
and the creature you are.
Never stop believing in yourself and in your dreams.
Never stop trying,
you always realize everything you put in your head.

The only one responsible for your success
or your failure is you, remember …
any thought or idea spoken out loud travels in the wind,
the voice runs in the air, changed its course.
Are you good enough to hear,
you can hear the echo of wisdom
knowledge and distant in time and space.
All knowledge of the world ‘to anyone who is willing
to believe and to want to listen.

The freedom and ‘a choice that only you can do:
You are only bound by the chains of your fears.
It ‘s never a tragedy to try and fail,
because sooner or later you learn, and the tragedy ‘
Do not even try for fear of failure.

While we can orient
our moves towards a common goal,
each of us must find his way,
because the answers can not be found
following in the footsteps of another person ….
If you can accomplish great things when others believe in you,
Imagine what you can achieve
when are you to believe in yourself.

Peter O’Connor, from “Wings of the ocean”

Il mio equilibrio – My balance – Marco dal Negro


Il mio equilibrio

Molte volte capita di vivere in modo assolutamente lontano se non opposto a quello in armonia con noi stessi, con la nostra essenza, con la parte più profonda, meno modificabile, più strutturale di noi. La comprensione del fondo di noi stessi non è cosa facile, soprattutto quando coesistono aspetti in contrasto tra loro magari al punto che la presenza di una parte rende molto difficile quella di un’altra. Eppure si può sempre trovare un equilibrio, rinunciando anche a qualcosa di noi, purché non sia quella più importante, vivendo poi molto meglio. Ci sono parti di noi che possiamo e dobbiamo cambiare, altre che possiamo ma non necessariamente dobbiamo cambiare ed altre che, anche volendo, non possiamo proprio cambiare.

L’equilibrio è anche di periodo: ogni persona ha equilibri diversi a seconda dei periodi della sua vita. Ci sono componenti di noi che in un certo periodo vengono particolarmente sacrificate non importa per quale motivo. Il nostro sistema cercherà un equilibrio in questa situazione, ma non è detto che sia sopportabile per sempre. Può darsi che il nostro essere, dopo un certo periodo, non regga più ed abbia bisogno di cambiare, probabilmente soddisfacendo quanto è stato sacrificato fino a quel momento. A questo punto è facile trovarsi davanti a una specie di legge del pendolo con il bisogno di quanto precedentemente sacrificato che emerge in modo particolarmente forte, più forte di quello che sarebbe stato normale per noi, creando una situazione altrettanto squilibrata quanto quello che l’ha causato. Saremo noi a dover cercare di riequilibrare le cose, ma per farlo bisognerà prima di tutto capire che tutto ciò è successo. Ed ecco che torna opportuno abituarsi a pensare, a cercare di capirsi: conosci te stesso non è una frase né inutile né scontata, anche se non bisogna certo passare tutto il proprio tempo a fare solo questo.

A molti sarà capitato, alla fine di un rapporto affettivo d’amore o di amicizia, di domandarsi: ma come ho fatto ad innamorarmi di questa persona? Cosa ci trovavo mai di stupendo? Non capisco! E veramente non riusciamo a spiegarci che cosa ci aveva veramente affascinato in quel modo, perché ora non è più così. E spesso le situazioni a questo punto possono essere veramente pesanti per noi e per gli altri.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come è potuto accadere?
Prima di tutto dobbiamo capire che nel frattempo tutti siamo cambiati e perciò quello che ora diremo per noi vale anche per gli altri. Quando abbiamo incontrato la persona in oggetto eravamo in un certo modo, cioè con le nostre idee ed esigenze di fondo e di periodo (non sono la stessa cosa). Di fondo sono quelle più profonde, che durano tutta la vita. Di periodo sono quelle esigenze legate ad un certo momento della nostra vita e cambiano, o possono cambiare nel tempo. Ad esempio chi ha passato un periodo molto dinamico ha bisogno di un po’ di quiete, dopo molta socialità c’è il bisogno di stare in casa, dopo la varietà e il rischio la tranquillità e la sicurezza, dopo la noia e la ripetitività l’imprevisto, dopo il dedicarsi molto agli altri il pensare un po” a se stessi, e così via. Quando cioè si fa il pieno di qualche cosa a scapito di qualcos’altro, il bisogno schiacciato si fa sentire. Allora il bisogno di forza diciamo 10, dopo la soppressione diventa dominante, di forza 100, sovrastando anche bisogni di fondo che a questo punto vengono sacrificati e diventeranno a loro volta eccessivamente dominanti in futuro. La persona che quindi ci andrebbe bene per come è fatta in un periodo, può essere assolutamente inadeguata in un altro. L’importante perciò è capire in che periodo siamo, quali sono le cose di cui abbiamo bisogno e se sono così importanti solo in questo periodo o se lo sono di fondo. E per capire quali sono le nostre esigenze di fondo dobbiamo prima capire come siamo fatti noi. Se la situazione che stiamo vivendo non risponde ai nostri bisogni di fondo viviamola pure e godiamocela ma non inventiamoci che durerà tutta la vita, perché la delusione sarebbe certa e potrebbe coinvolgere altre persone che non c’entrano nulla, verso le quali dovremmo comportarci in modo responsabile.

A questo proposito dobbiamo sempre diffidare dall’eccesso di rigore generalizzato, totale, perché in realtà non è umano, né possibile, nemmeno per chi lo sostiene. Di solito tanto più rigido è il rigore tanto meno è applicato nelle cose importanti da chi lo propugna. Sicuramente esiste chi è onestamente rigido con se stesso come con gli altri, ma non credo sia la scelta giusta. Non siamo nati per soffrire! No, non c’è nessun motivo per crederlo. Se qualcuno vuole assolutamente soffrire questa è una scelta sua, ma credo che sia immorale, veramente immorale volere portare altri, convincerli, obbligarli in modo più o meno diretto o indiretto o subdolo, o con ricatti più o meno morali a seguire la stessa strada. La vita può essere più gioiosa, più viva, più positiva, migliore da vivere e credo che tutti abbiano il diritto di cercare di viverla meglio. Le difficoltà, i dolori, i dispiaceri fanno già parte del pacchetto, ma non sono le sole componenti. Alcuni cercano di propinare dolore e tristezza perché… hanno dei problemi, hanno rancori, rabbie, invidie, tristezze, sfiducia, fallimenti, insicurezze e cercano di far sì che anche gli altri vivano in qualche modo male come loro. Al contrario, mi sembra più giusto e morale diffondere positività, bene e gioia, cercando di risolvere i problemi esistenti non inventandone di nuovi, magari impossibili da risolvere, in modo che anche gli altri abbiano il loro fallimento. Mal comune mezzo gaudio. E invece no! Invece di rinunciare cercando di portare altri a fare male come noi, possiamo cercare altre strade senza mollare, cercando in noi la forza di vivere, non cercando di farla perdere agli altri.

(Marco Dal Negro)

http://www.mybestlife.com/ita_idee/ilmioequilibrio.htm

My balance

Many times it happens to live in a completely opposite to that far if not in harmony with ourselves, with our essence, with the most profound, less changeable, more structural of us. Understanding the background of ourselves is not easy, especially when aspects coexist in conflict with each other even to the point that the presence of a part that makes it very difficult for another. Yet you can always find a balance, even renouncing something of ourselves, if not the most important, much better then living. There are parts of ourselves that we can and must change, but others may not necessarily have to change and others that, even if they wanted, we really can not change.

The balance is for the period: each person has different balances depending on the period of his life. There are parts of us that in a certain period are particularly sacrificed for whatever reason. Our system will seek a balance in this situation, but not necessarily be viable for ever. It may be that our being, after a certain period, no longer holds and needs to change, probably what has been sacrificed to meet at that time. At this point it is easy to be faced with some sort of law of the pendulum with the needs of what has been sacrificed in order that emerges particularly strong, stronger than what would be normal for us, creating a situation just as unbalanced as the one that has caused. We will have to try to balance things, but to do so we must first understand that all this has happened. And there should be accustomed to thinking back, trying to understand: you know yourself is not a sentence nor useless nor taken for granted, even if some do not have to spend all their time doing just that.

A lot will happen at the end of an emotional relationship of love or friendship, to ask: how did I fall in love with this person? What was a surprise? I do not understand! And we can not really explain what it was really fascinating in that way, because now is not so. And often the situation at this point can be really heavy for us and for others.
But as we got to this point? How could this happen?
First we must understand that in the meantime we are all changed and therefore what I now say to us is also true for the other. When we met the person in question were in a certain way, that is, with our ideas and needs of the fund and the period (not the same thing). Background are the most profound, that last a lifetime. Period requirements are those related to a certain point in our lives and change, or which may change over time. For example, someone who has spent a very dynamic needs a little ‘quiet, after a lot of socializing there is the need to stay at home, after the variety and the risk the peace and security, after the boredom and repetitiveness ‘Unexpected, after much to devote a little more thinking to themselves”, and so on. That is, when it fills up with something at the expense of something else, the need is felt crushed. So the need for drive say 10, after the suppression becomes dominant, 100 strong, dominating even basic needs that at this point are sacrificed themselves and become too dominant in the future. The person should be so good for us as it is in a period, can be absolutely inappropriate in another. The important thing is to understand at what time so we are, what are the things we need and if they are so important only at this time or if they are skiing. And to understand what are our basic needs we must first understand how we are. If the situation we are experiencing does not meet our basic needs as well, and let’s enjoy Let us experience but it’s invent that will last a lifetime, because the disappointment would be certain and may involve other people who have nothing to do, to which we should behave responsible for.

In this regard, we must always be wary of excess generalized rigor, total, because it really is not human, nor possible, even for those who support it. Usually the stiffer penalty is applied in the less important things to those who champions. Surely there who is honest with himself as hard with the other, but I do not think is the right choice. We are not born to suffer! No, there is no reason to believe it. If someone wants to suffer this way is his choice, but I think it’s unethical, immoral, really want to bring others to convince them, force them in a more or less direct, indirect or subtle, or more or less moral blackmail to follow the same path. Life can be more joyous, more alive, more positive, better living and I think that everyone has the right to try to live it better. The difficulties, pains, sorrows, are already part of the package, but are not the only components. Some people try pouring out grief and sadness because … have problems, have grudges, anger, envy, sadness, hopelessness, failure, insecurity and seek to ensure that others live like them in some way evil. On the contrary, it seems to me more just and moral to spread positivity, good and happiness, trying to solve problems not by inventing new ones, maybe impossible to solve, so that other people have their own failure. Trouble shared is trouble halved. But no! Instead of giving up trying to get others to do evil as we are, we can look for other ways to give up without looking at us the strength to live, not trying to lose it to others.

(Marco Dal Negro)

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

Lettera sulla felicità -Letter to Menoeceus – Epicuro


Epicuro

Lettera sulla felicità

Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

Letter to Menoeceus

Epicurus

In this letter, Epicurus summarizes his ethical doctrines:

Epicurus to Menoeceus, greetings:

Let no one be slow to seek wisdom when he is young nor weary in the search of it when he has grown old. For no age is too early or too late for the health of the soul. And to say that the season for studying philosophy has not yet come, or that it is past and gone, is like saying that the season for happiness is not yet or that it is now no more. Therefore, both old and young alike ought to seek wisdom, the former in order that, as age comes over him, he may be young in good things because of the grace of what has been, and the latter in order that, while he is young, he may at the same time be old, because he has no fear of the things which are to come. So we must exercise ourselves in the things which bring happiness, since, if that be present, we have everything, and, if that be absent, all our actions are directed towards attaining it.

Those things which without ceasing I have declared unto you, do them, and exercise yourself in them, holding them to be the elements of right life. First believe that God is a living being immortal and blessed, according to the notion of a god indicated by the common sense of mankind; and so believing, you shall not affirm of him anything that is foreign to his immortality or that is repugnant to his blessedness. Believe about him whatever may uphold both his blessedness and his immortality. For there are gods, and the knowledge of them is manifest; but they are not such as the multitude believe, seeing that men do not steadfastly maintain the notions they form respecting them. Not the man who denies the gods worshipped by the multitude, but he who affirms of the gods what the multitude believes about them is truly impious. For the utterances of the multitude about the gods are not true preconceptions but false assumptions; hence it is that the greatest evils happen to the wicked and the greatest blessings happen to the good from the hand of the gods, seeing that they are always favorable to their own good qualities and take pleasure in men like themselves, but reject as alien whatever is not of their kind.

Accustom yourself to believing that death is nothing to us, for good and evil imply the capacity for sensation, and death is the privation of all sentience; therefore a correct understanding that death is nothing to us makes the mortality of life enjoyable, not by adding to life a limitless time, but by taking away the yearning after immortality. For life has no terrors for him who has thoroughly understood that there are no terrors for him in ceasing to live. Foolish, therefore, is the man who says that he fears death, not because it will pain when it comes, but because it pains in the prospect. Whatever causes no annoyance when it is present, causes only a groundless pain in the expectation. Death, therefore, the most awful of evils, is nothing to us, seeing that, when we are, death is not come, and, when death is come, we are not. It is nothing, then, either to the living or to the dead, for with the living it is not and the dead exist no longer.

But in the world, at one time men shun death as the greatest of all evils, and at another time choose it as a respite from the evils in life. The wise man does not deprecate life nor does he fear the cessation of life. The thought of life is no offense to him, nor is the cessation of life regarded as an evil. And even as men choose of food not merely and simply the larger portion, but the more pleasant, so the wise seek to enjoy the time which is most pleasant and not merely that which is longest. And he who admonishes the young to live well and the old to make a good end speaks foolishly, not merely because of the desirability of life, but because the same exercise at once teaches to live well and to die well. Much worse is he who says that it were good not to be born, but when once one is born to pass quickly through the gates of Hades. For if he truly believes this, why does he not depart from life? It would be easy for him to do so once he were firmly convinced. If he speaks only in jest, his words are foolishness as those who hear him do not believe.

We must remember that the future is neither wholly ours nor wholly not ours, so that neither must we count upon it as quite certain to come nor despair of it as quite certain not to come.

We must also reflect that of desires some are natural, others are groundless; and that of the natural some are necessary as well as natural, and some natural only. And of the necessary desires some are necessary if we are to be happy, some if the body is to be rid of uneasiness, some if we are even to live. He who has a clear and certain understanding of these things will direct every preference and aversion toward securing health of body and tranquillity of mind, seeing that this is the sum and end of a blessed life. For the end of all our actions is to be free from pain and fear, and, when once we have attained all this, the tempest of the soul is laid; seeing that the living creature has no need to go in search of something that is lacking, nor to look for anything else by which the good of the soul and of the body will be fulfilled. When we are pained because of the absence of pleasure, then, and then only, do we feel the need of pleasure. Wherefore we call pleasure the alpha and omega of a blessed life. Pleasure is our first and kindred good. It is the starting-point of every choice and of every aversion, and to it we come back, inasmuch as we make feeling the rule by which to judge of every good thing.

And since pleasure is our first and native good, for that reason we do not choose every pleasure whatsoever, but will often pass over many pleasures when a greater annoyance ensues from them. And often we consider pains superior to pleasures when submission to the pains for a long time brings us as a consequence a greater pleasure. While therefore all pleasure because it is naturally akin to us is good, not all pleasure is should be chosen, just as all pain is an evil and yet not all pain is to be shunned. It is, however, by measuring one against another, and by looking at the conveniences and inconveniences, that all these matters must be judged. Sometimes we treat the good as an evil, and the evil, on the contrary, as a good.

Again, we regard independence of outward things as a great good, not so as in all cases to use little, but so as to be contented with little if we have not much, being honestly persuaded that they have the sweetest enjoyment of luxury who stand least in need of it, and that whatever is natural is easily procured and only the vain and worthless hard to win. Plain fare gives as much pleasure as a costly diet, when once the pain of want has been removed, while bread and water confer the highest possible pleasure when they are brought to hungry lips. To habituate one’s self, therefore, to simple and inexpensive diet supplies all that is needful for health, and enables a man to meet the necessary requirements of life without shrinking, and it places us in a better condition when we approach at intervals a costly fare and renders us fearless of fortune.

When we say, then, that pleasure is the end and aim, we do not mean the pleasures of the prodigal or the pleasures of sensuality, as we are understood to do by some through ignorance, prejudice, or willful misrepresentation. By pleasure we mean the absence of pain in the body and of trouble in the soul. It is not an unbroken succession of drinking-bouts and of revelry, not sexual lust, not the enjoyment of the fish and other delicacies of a luxurious table, which produce a pleasant life; it is sober reasoning, searching out the grounds of every choice and avoidance, and banishing those beliefs through which the greatest tumults take possession of the soul. Of all this the beginning and the greatest good is wisdom. Therefore wisdom is a more precious thing even than philosophy ; from it spring all the other virtues, for it teaches that we cannot live pleasantly without living wisely, honorably, and justly; nor live wisely, honorably, and justly without living pleasantly. For the virtues have grown into one with a pleasant life, and a pleasant life is inseparable from them.

Who, then, is superior in your judgment to such a man? He holds a holy belief concerning the gods, and is altogether free from the fear of death. He has diligently considered the end fixed by nature, and understands how easily the limit of good things can be reached and attained, and how either the duration or the intensity of evils is but slight. Fate, which some introduce as sovereign over all things, he scorns, affirming rather that some things happen of necessity, others by chance, others through our own agency. For he sees that necessity destroys responsibility and that chance is inconstant; whereas our own actions are autonomous, and it is to them that praise and blame naturally attach. It were better, indeed, to accept the legends of the gods than to bow beneath that yoke of destiny which the natural philosophers have imposed. The one holds out some faint hope that we may escape if we honor the gods, while the necessity of the naturalists is deaf to all entreaties. Nor does he hold chance to be a god, as the world in general does, for in the acts of a god there is no disorder; nor to be a cause, though an uncertain one, for he believes that no good or evil is dispensed by chance to men so as to make life blessed, though it supplies the starting-point of great good and great evil. He believes that the misfortune of the wise is better than the prosperity of the fool. It is better, in short, that what is well judged in action should not owe its successful issue to the aid of chance.

Exercise yourself in these and related precepts day and night, both by yourself and with one who is like-minded; then never, either in waking or in dream, will you be disturbed, but will live as a god among men. For man loses all semblance of mortality by living in the midst of immortal blessings.

Il silenzio è l’essenza del cuore – Silence is the essence of the heart – Paul Ferrini


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Il silenzio è l’essenza del cuore
Paul Ferrini
Puoi essere nel tuo cuore se hai perdonato te stesso e gli altri. Puoi essere nel tuo cuore solo senza rabbia o preoccupazioni. Puoi essere nel tuo cuore se respiri senza affanno. Quando il respiro è affannoso, il pensiero è guidato dalla paura e dall’ansia. I tuoi stati mentali affondano le loro radici nel passato o nel futuro. Sei concentrato su ciò che fanno altre persone, su come puoi compiacerle o su come proteggerti dalle loro azioni. Praticamente stai innalzando una fortezza di pensieri attorno al tuo cuore. Respira profondamente e riportati nel tuo cuore. Se non farai ritorno al tuo cuore, non riuscirai a vivere con compassione. Questo è l’unico modo per vedere il mondo con chiarezza e senza esagerazioni o esasperazioni. Quando sei nel tuo cuore, ti trovi nel silenzio da cui proviene ogni suono. Come una barca sul mare, senti il mormorio delle onde sotto di te. E ti muovi con le onde, ma sai che non sei l’onda. I pensieri vanno e vengono, eppure tu sai che non sei i tuoi pensieri. Adesso sei nel flusso e riflusso della marea, essendo consapevole del contrarsi e l’espandersi del pensiero puoi rimanerci dentro o uscirne, secondo la tua volontà . Al di sotto della mente pensante c’è una consapevolezza pura che non giudica. Quando tu scopri questa consapevolezza entri nel tuo cuore. Allora darai e riceverai senza sforzo alcuno.
Un rapporto … qui e ora
In un rapporto sincero, i bisogni del partner sono importanti quanto i propri. Non più importanti. Non meno importanti. Ma importanti allo stesso modo. Il matrimonio estende al partner la stessa attenzione, la stessa intenzione amorevole con cui si guarda a se stessi. Non è un gesto nuovo, ma l’estensione di un gesto familiare. Il matrimonio non è la promessa di stare assieme per l’eternità , perchè nessuno è in grado di fare questa promessa, la promessa di essere presenti qui e ora è un voto che deve essere rinnovato in ogni momento, se deve avere un significato. In realtà , si può essere sposati un momento e non esserlo in quello successivo. Il matrimonio è perciò un processo, un cammino verso il divenire pienamente presenti a se stessi e all’altro. [pag. 50] «Per imparare con dolcezza, scegli un compagno che non prema tutti i tuoi bottoni nello stesso momento. Scegli un partner che desideri una relazione consapevole e sia intenzionato ad assumersi la responsabilità di affrontare le proprie paure. Scegli un compagno che ti piaccia e che ti rispetti, una persona che conservi per te uno spazio sicuro e amoroso. Non accontentarti di meno». [pag. 53] «Una volta che sarai in pace con i tuoi genitori, smetterai di ricreare gli stessi modelli nelle tue relazioni sentimentali. Avrà fine quell’eterno ciclo di abuso inconsapevole e reattivo che la guarigione della tua ferita verrà spostata in una zona di piena consapevolezza, con un compagno/a in grado di fare lo stesso». [pag. 68] «Dio non è un’astrazione, ma una presenza viva nella tua vita, che puoi sperimentare anche tu. Tuttavia non è come qualunque altro essere vivente, perchè non ha forma. Se desideri comprendere che cos’è Dio, pensa a qualcuno che ti era vicino e che è morto. Questa persona non ha più forma umana, eppure la sua essenza rimane con te. Dio è l’essenza di tutti gli esseri. il respiro stesso che anima tutte le forme viventi, la comprensione definitiva, che tutto include, il dono dell’amore più grande su tutte le cose. Se ti sentivi vicino al tuo amico, a colui/colei che non c’è più, riesci a immaginare quanto puoi sentirti vicino a Dio, se solo gli permetti di entrare». [pag. 77-78] «Non accettare intermediari tra te e Dio. Respingi i vari guru e chiunque voglia darti lezioni. Non accettare concezioni di Dio che provengano da altri. Rifiuta l’idea della magia. Lascia perdere pozioni e formule. Dimentica quello che pensi di sapere. Dimentica ciò che ti è stato insegnato. Vieni a Dio vuoto di tutto, in stato di resa totale. Lasciati indietro le tue richieste, le tue agende. Sii con Lui senza aspettarti nulla. Limitati a essere, e lascia che Lui ti trovi così come sei, nella tua essenza più semplice». [pag. 80] «Andare verso la tua felicità non è da egoisti. In realtà è l’azione più gentile che tu possa fare nei confronti degli altri. Questo perchè il tuo dono è necessario. Lo spirito degli altri non può essere innalzato se tu non hai fiducia nel tuo dono e non lo dai al mondo senza condizioni. Considera quanto sarebbe vuota la vita se gli altri, intorno a te, scegliessero di abbandonare i loro doni. Tutto ciò che tu trovi meraviglioso nella vita: la musica, la poesia, i film, lo sport, le risate svanirebbe completamente, se gli altri trattenessero i loro doni. Non tenere i tuoi doni per te. Non fare l’errore di credere di non avere alcun dono per gli altri. Tutti hanno un dono. Ma non paragonare i tuoi con quelli degli altri, perchè potresti non dar loro il giusto valore. Quei doni portano gioia a te e agli altri. Se nella tua vita non c’è gioia, è perchè stai tenendo il dono dentro di te. Non hai fiducia nel suo valore. Non ti stai adoperando perchè si manifesti nella tua vita». [pag. 109] «La ricerca di approvazione si basa sulla paura di non bastare a se stessi. Tu vuoi che gli altri ti diano l’amore che secondo te manca nella tua vita. Questa richiesta, però, è inutile. Se ti senti vuoto e cerchi di riempire i tuoi vuoti dall’esterno, gli altri si sentiranno aggrediti. Percepiranno la tua richiesta di apprezzamento come una pretesa, e ne saranno allontanati. E allora ti sentirai ancora più vuoto, rifiutato, usato. L’energia non può ritornare a te finchè tu non decidi di farla uscire. Esprimere una richiesta non è come esprimere energia. Significa esprimere un vuoto che risucchia l’energia di altre persone. è come gridare al mondo: «Ho bisogno che mi apprezziate, perchè io non mi stimo». Se tu non ti vuoi bene e non ti stimi, gli altri non riceveranno il tuo dono, per quanto tu provi a darglielo». [pag. 111] «Fai la scelta coraggiosa di essere solo. Essere soli significa essere pienamente se stessi. Significa essere tutt’uno. Significa che tutti i diversi aspetti del sè hanno imparato a coesistere e a danzare assieme intorno a un centro. Quando sarai completamente nella tua vita, sarai attratto verso altre persone che stanno facendo la stessa cosa. Allora non dovrai rinunciare alla tua vita per qualcun altro. Entrambi potrete essere nella vostra vita ed esplorare, vedere come potrebbe essere camminare insieme. Questo è l’inizio di una danza diversa. Ma è una danza che non può cominciare se ognuno dei due non è in armonia con se stesso e non sta danzando già nella propria verità ». [pag. 137-138] «Ma che cos’è la continuità , se non una proiezione del vecchio sul nuovo? Se una cosa è continua, non è miracolosa. Gli eventi miracolosi non sono in continuità con ciò che è avvenuto prima. Rappresentano uno spostamento di energia. Un movimento al di fuori della percezione e dei limiti passati. Sono imprevedibili, inaspettati e, in molti casi, inspiegabili. Li chiamiamo miracoli perchè in essi c’è la mano di Dio. Ma, senza il nostro permesso, non potrebbero accadere. Senza la nostra rinuncia al passato, i miracoli non potrebbero entrare nelle nostre vite. Siamo noi che prepariamo il terreno. Noi creiamo lo spazio in cui il miracolo accade». [pag. 180] «Onorare questo processo è essenziale per una vita vissuta in modo autentico. Gli altri avranno sempre idee, suggerimenti e progetti per te. Ringraziali per il loro interessamento, ma chiarisci bene che sei tu e non loro a prendere le decisioni che ti riguardano. Ricorda che una bassa autostima ti rende un facile bersaglio per quelle persone che negano se stesse facendo prediche agli altri. Renditi conto chiaramente, e una volta per tutte, che chiunque pensi di conoscere la tua vita meglio di te non è altro che un ladro che si atteggia a guaritore. Ha bisogno di rubare agli altri, perchè si sente terribilmente insicuro. Guardati da coloro che ti criticano per il tuo bene. E stai molto attento quando qualcuno fa leva sul tuo senso di colpa. Tu non devi niente a nessuno, tranne la verità ». [pag. 202]
Paul Ferrini – dal libro Il silenzio del cuore

Silence is the essence of the heart
Paul Ferrini

You can be in your heart if you have forgiven yourself and others. You can only be in your heart without anger or worry. You can be in your heart if you breathe without breathlessness. When breathing is labored, thought is driven by fear and anxiety. Your mental states have their roots in the past or the future. You are focused on what other people are doing, how you can please them or how to protect yourself from their actions. You are practically building a fortress of thoughts around your heart. Breathe deeply and bring yourself back into your heart. If you don’t return to your heart, you won’t be able to live with compassion. This is the only way to see the world clearly and without exaggeration or exasperation. When you are in your heart, you are in the silence from which every sound comes. Like a boat on the sea, you hear the murmur of the waves below you. And you move with the waves, but you know you are not the wave. Thoughts come and go, yet you know you are not your thoughts. Now you are in the ebb and flow of the tide, being aware of the contraction and expansion of thought you can stay in it or leave it, according to your will. Below the thinking mind there is a pure awareness that does not judge. When you discover this awareness you enter your heart. Then you will give and receive without any effort.
A relationship… here and now
In a sincere relationship, your partner’s needs are as important as your own. No more important. No less important. But important equally. Marriage extends to the partner the same attention, the same loving intention with which one looks at oneself. It is not a new gesture, but the extension of a familiar gesture. Marriage is not the promise of being together for eternity, because no one is able to make this promise, the promise to be present here and now is a vow that must be renewed at all times, if it is to have any meaning. In fact, you can be married one moment and not be married the next. Marriage is therefore a process, a path towards becoming fully present to oneself and to the other. [pag. 50] «To learn gently, choose a partner who doesn’t press all your buttons at the same time. Choose a partner who desires a conscious relationship and is willing to take responsibility for dealing with their fears. Choose a companion who you like and who respects you, a person who keeps a safe and loving space for you. Don’t settle for less ». [pag. 53] «Once you are at peace with your parents, you will stop recreating the same patterns in your romantic relationships. That eternal cycle of unconscious and reactive abuse will end when the healing of your wound will be moved to an area of full awareness, with a partner able to do the same “. [pag. 68] “God is not an abstraction, but a living presence in your life, which you too can experience. However it is not like any other living being, because it has no form. If you want to understand what God is, think of someone who was close to you and who died. This person is no longer human form, yet his essence remains with you. God is the essence of all beings. the very breath that animates all living forms, the definitive understanding, which includes everything, the gift of the greatest love over all things. If you felt close to your friend, to the one who is no longer there, you can imagine how close you can feel to God, if you only allow him to enter “. [pag. 77-78] «Do not accept intermediaries between you and God. You reject the various gurus and anyone who wants to give you lessons. Do not accept conceptions of God that come from others. Reject the idea of magic. Forget about potions and formulas. Forget what you think you know. Forget what you have been taught. Come to God empty of everything, in a state of total surrender. Leave behind your requests, your agendas. Be with him without expecting anything. Just be, and let Him find you just as you are, in your simplest essence ». [pag. 80] «Going towards your happiness is not selfish. In reality it is the kindest action you can do towards others. This is because your gift is necessary. The spirit of others cannot be lifted if you don’t trust your gift and give it to the world without conditions. Consider how empty life would be if others around you chose to give up their gifts. Everything that you find wonderful in life: music, poetry, movies, sports, laughter would vanish completely if others withheld their gifts. Don’t keep your gifts to yourself. Do not make the mistake of believing that you have no gift for others. Everyone has a gift. But don’t compare yours with those of others, because you may not give them the right value. Those gifts bring joy to you and others. If there is no joy in your life, it is because you are holding the gift within you. You have no faith in its value. You are not trying to make it manifest in your life ». [pag. 109] «The search for approval is based on the fear of not being enough for oneself. You want others to give you the love that you think is missing in your life. This request, however, is useless. If you feel empty and try to fill your voids from the outside, others will feel attacked. They will perceive your request for appreciation as a demand, and will be turned away from it. And then you will feel even more empty, rejected, used. The energy cannot return to you until you decide to let it out. Expressing a request is not like expressing energy. It means expressing a void that sucks up the energy of other people. it’s like shouting to the world: “I need you to appreciate me, because I don’t respect myself.” If you do not love yourself and do not esteem yourself, others will not receive your gift, however much you try to give it to them ». [pag. 111] «Make the courageous choice to be alone. To be alone is to be fully yourself. It means being one. It means that all the different aspects of the self have learned to coexist and dance together around a center. When you are fully in your life, you will be attracted to other people who are doing the same thing. Then you won’t have to give up your life for someone else. You can both be in your life and explore, see what it might be like to walk together. This is the beginning of a different dance. But it is a dance that cannot begin if each of the two is not in harmony with himself and is not already dancing in his own truth ». [pag. 137-138] “But what is continuity, if not a projection of the old on the new? If something is continuous, it is not miraculous. The miraculous events are not in continuity with what happened before. They represent a shift of energy. A movement beyond perception and past limits. They are unpredictable, unexpected and, in many cases, inexplicable. We call them miracles because in them there is the hand of God. But, without our permission, they could not happen. Without our renunciation of the past, miracles could not enter our lives. It is we who prepare the ground. We create the space in which the miracle happens ». [pag. 180] “Honoring this process is essential for a life lived in an authentic way. Others will always have ideas, suggestions and plans for you. Thank them for their concern, but make it clear that it is you and not them who make the decisions that affect you. Remember that low self-esteem makes you an easy target for those people who deny that they were lecturing others. Realize clearly, and once and for all, that anyone who thinks they know your life better than you is nothing more than a thief posing as a healer. He needs to steal from others, because he feels terribly insecure. Beware of those who criticize you for your own good. And be very careful when someone leverages your guilt. You don’t owe anything to anyone, except the truth. ‘ [pag. 202]

Paul Ferrini – from the book The silence of the heart

Shri Aadi Shankaracharya – Chudamani Viveka


Shri Aadi Shankaracharya

File:Raja Ravi Varma - Sankaracharya.jpg

Aham Brahman asmi

Soham Brahman

Prajnanam Brahman

Tat tvam asi.

 Io sono Brahman,

Questo Atman è Brahman, 

Brahman è coscienza, 

Tu sei Quello

I am Brahman,

This Atman is Brahman,

Brahman is consciousness,

You are That

Shri Aadi Shankaracharya

Jagadguru Sri Adi Shankaracharya fu il più grande esponente della dottrina dell’Advaita Vedanta e un salvatore del vedic Dharma. Saluti a Sankara, che è una stella che brilla sempre nel cielo della filosofia indiana.

L’esistenza di vedic Dharma in India oggi è dovuto a Sankara. Le forze che si oppongono alla religione vedica erano più numerose e potenti al tempo di Sankara di quanto non siano oggi. Eppure, con una sola mano, in un tempo molto breve, Sankara ha sopraffatto tutti e restaurato il vedic Dharma e il Vedanta alla sua purezza incontaminata nella conoscenza dell pura terra e della spiritualità.

Sankaracharya occupa una posizione molto importante nella storia della filosofia indiana. Si può affermare, senza tema di smentita, che il Bharata Varsha avrebbe cessato di essere il Bharata Varsha diversi secoli fa e non avrebbe mai potuto sopravvivere alla spada omicida, il fuoco devastante e l’intolleranza religiosa degli invasori successivi, se non avesse vissuto Sankara con la vita che ha vissuto e insegnato la lezione che insegnava. E quelle lezioni sono ancora pulsanti in ogni cellula e in ogni protoplasma dell’aspirante e vero indù.

(Brani tratti da http://dlshq.org/saints/sankara.htm)

Che cosa è Vedanta?

La dottrina del Vedanta, come esposto da Sankara può essere riassunta in mezzo versetto: “Brahma Satyam Jagan mithya Jivo Brahmaiva Na Aparah” – Brahman (l’Assoluto) è l’unico reale, questo mondo è irreale, e il Jiva o anima individuale è non-differente dal Brahman. Questa è la quintessenza della sua filosofia.

Secondo Sri Sankara, qualunque essenza, è Brahman. Brahman stesso è assolutamente omogenea. Tutte le differenze e pluralità sono illusorie.

Principi della Vedanta

Brahman (l’Assoluto) è l’unico reale, questo mondo è irreale, e il Jiva o anima individuale non è diverso da Brahman.

L’Atman è evidente (Svatah-siddha). Non è dimostrato da prove estranee. Non è possibile negare l’Atman, perché è l’essenza stessa di colui che lo nega.

Brahman non è un oggetto, come è Adrisya, al di là della portata dei sensi, la mente o intelletto. Non è un altro. E ‘tutto pieno, infinito, immutabile, auto-esistente, auto-piacere, la conoscenza di sé e di auto-beatitudine. E ‘Svarupa, essenza. E ‘l’essenza del soggetto conoscente. E ‘il Veggente (Drasta), Trascendente (Turiya) e Silente Testimone (Sakshi). E ‘sempre il Soggetto Testimone. Non può mai diventare un oggetto come è oltre la portata dei sensi. Brahman è non-duale, uno senza un secondo. Non ha altra accanto.

Sat-Chit-Ananda costituiscono l’essenza stessa o Svarupa di Brahman, e non solo i suoi attributi.

Il mondo non è un’illusione secondo Sankara. Il mondo è relativamente reale (Vyavaharika Satta), mentre Brahman è assolutamente reale (Paramarthika Satta). L’immutabile Brahman appare come il mondo che cambia a causa di una sovrapposizione di non-Sé (oggetti) in Sè (soggetto – Brahman). Questo si chiama Avidya.

Il Jiva o l’anima individuale è solo relativamente vera.

. Sua individualità dura solo finché è soggetto a upadhi irreale o condizioni limitanti a causa di Avidya. Il Jiva si identifica con il corpo, la mente e i sensi, quando è illuso da Avidya o ignoranza. Proprio come la bolla diventa un tutt’uno con l’oceano, quando scoppia, così anche il Jiva o l’io empirico diventa uno con Brahman quando ottiene la conoscenza del Brahman. Quando la conoscenza albeggia in esso attraverso l’annientamento di Avidya, è liberato dalla sua individualità e la finitezza e realizza la sua natura essenziale Satchidananda. Si fonde nell’oceano della beatitudine. Il fiume della vita si unisce l’oceano dell’esistenza. Questa è la Verità.

Poiché il samsara (o dualità) esiste a causa di ignoranza o Avidya,la Conoscenza (Jnana) da sola può far realizzare ad un individuo la sua vera natura. Karma Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga, ecc, sono necessari solo per purificare l’individuo e per aiutare a rimuovere questa Avidya. Tutte le altre strade culminano in Jnana.

In Brahma Jnana non si tratta di acquisire una conoscenza esteriore (come Brahman non può essere oggetto di conoscenza), tutto è proprio sulla rimozione della avidya o maya.

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Opere di Aadi Shankaracharya

Sri Sankara Granthavali

Sankaracaryera Granthamala

Upanishad-Bhashya-sangraha, Mahesanusandhana Samsthanam

Prakarana-Dvadasi, Mahesanusandhana Samsthanam

Brahmasutra Bhashya

Bhagavad Gita Bhashya

Upadeshasahasri

Vivekachudamani

Panchikarana

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Adi Shankaracharya Shri Shankara o il primo con la sua notevole reinterpretazione delle scritture indù, in particolare su Upanishad o Vedanta, ha avuto una profonda influenza sulla crescita dell’ induismo in un’epoca in cui il caos, la superstizione e il bigottismo erano dilaganti. Shankara ha sostenuto la grandezza dei Veda e fu il filosofo Advaita più famoso che restaurò il vedico Dharma e Vedanta alla sua purezza originaria e alla gloria.

Shri Adi Shankaracharya, noto come Bhagavatpada Acharya (il guru ai piedi del Signore), oltre a ristrutturare le Scritture, ripulire le pratiche religiose vediche da eccessi ritualistici, inaugurò l’insegnamento centrale del Vedanta, che è Advaita o non-dualismo per l’umanità. Shankara ha ristrutturato varie forme di pratiche religiose saltuarie in norme accettabili e ha sottolineato le modalità di culto come stabilito nei Veda.

Infanzia di Shankara

Shankara è nato in una famiglia di bramini intorno al 788 dC in un villaggio chiamato Kaladi sulle rive del fiume Purna (ora Periyar) nel sud delle costiere dello stato indiano del Kerala. I suoi genitori, Sivaguru e Aryamba, erano stati per lungo tempo senza figli e la nascita di Shankara è un evento gioioso e benedetto per la coppia. La leggenda narra che Aryamba ebbe una visione di Lord Shiva e le aveva promesso che si sarebbe incarnato nella forma del suo primogenito.

Shankara era un bambino prodigioso e fu salutato come ‘Eka-Sruti-Dara’, uno che può conservare tutto ciò che è stato letto una sola volta. Shankara aveva padronanza di tutti i Veda e le sei Vedangas dal gurukul locale e recitava ampiamente i poemi epici e il Purana. Shankara aveva anche studiato le filosofie di diverse sette ed era un deposito di conoscenza filosofica.

La filosofia di Adi Shankara

Shankara diffondere i principi del Vedanta, la filosofia suprema del monismo ai quattro angoli dell’India con la sua ‘digvijaya’ (la conquista dei quartieri). La quintessenza del Vedanta (non-dualismo) è quella di ribadire la verità della realtà della propria identità essenziale divina e di rifiutare il pensiero di essere un umano essere finito come un soggetto dal nome e dalla forma ai cambiamenti terreni.

Secondo la massima Advaita, il Vero Sé è Brahman (Divino Creatore). Brahman è l’ ‘Io’ di ‘Chi sono Io?’ La dottrina Advaita propagate da punto di vista di Shankara che i corpi sono molteplici ma i corpi sono separati da quella divina in loro.

Il mondo fenomenico degli esseri e non esseri non è separato dal Brahman, ma alla fine diventano uno con Brahman. Il punto cruciale dell’Advaita è che solo il Brahman è reale, e il mondo fenomenico è irreale o un’illusione. Attraverso la pratica intensa del concetto di Advaita,l’ ego e le idee della dualità possono essere rimosse dalla mente dell’uomo.

La filosofia completa di Shankara è inimitabile per il fatto che la dottrina dell’Advaita comprende l’esperienza sia terrena che trascendente.

Shankara pur sottolineando l’unica realtà del Brahman, non usa minare il mondo fenomenico o la molteplicità degli Dei nelle Scritture.

La Filosofia di Shankara si basa su tre livelli di realtà, vale a dire., Paramarthika Satta (Brahman), Vyavaharika Satta (mondo empirico degli esseri e non esseri) e pratibhashika Satta (la realtà).

La Teologia Shankara sostiene che vedendo il sé dove non c’è un sé si provoca ignoranza spirituale o avidya. Si dovrebbe imparare a distinguere la conoscenza (jnana) da avidya per realizzare il Vero Sé o Brahman. Ha insegnato le regole della bhakti, il karma yoga per illuminare l’intelletto e purificare il cuore attraverso Advaita è la consapevolezza del ‘Divino’.

Shankara ha sviluppato la sua filosofia attraverso commentari su diverse Scritture. Si ritiene che il santo venerato abbia completato questi lavori prima dell’età dei sedici anni. Le sue opere principali si dividono in tre categorie distinte – commentari su la Upanishad, la Brahmasùtra e la Bhagavad Gita.

La più importante delle opere è il commento sul Brahmasùtra – Brahmasutrabhashya – considerato il nucleo della filosofia Advaita di Shankara.

Shankaracharya e centri monastici

Shri Shankaracharya stabilito quattro ‘mutts’ o centri monastici in quattro angoli dell’India e mise i suoi quattro discepoli principali a capo di essi per servire i bisogni spirituali della comunità ascetica nella tradizione Vedanta. Ha classificato i mendicanti in 10 gruppi principali per consolidare la loro forza spirituale.

Ad ogni mutt venne assegnato un Veda. I mutts sono Jyothir Mutt a Badrinath nel nord dell’India con Atharva Veda; Sarada Mutt a Sringeri nel sud dell’India con Yajur Veda; Govardhan Mutt a Jaganath Puri in India orientale con Rig Veda e Kalika Mutt a Dwarka nell’India occidentale con Sama Veda.

Si ritiene che Shankara abbia raggiunto dimora celeste in Kedarnath ed  aveva solo 32 anni quando morì.

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Il Chudamani Viveka, letteralmente “L’apice-gioiello della Sapienza” è una celebre opera di Adi Shankara che espone la filosofia Advaita Vedanta.

Avendo scritto i commenti su le Upanishad, la Bhagavad Gita e Brahma Sutra Adi Shankara compose molti sotto-testi in sanscrito semplice, chiamato Prakarana grantha, con l’obiettivo di far raggiungere il messaggio dei Veda e  delle Upanishad ai laici.

Il Chudamani Viveka, come dice il nome, è il gioiello della corona di tali testi.

Da Adi Shankaracharya, Traduzione di Swami Madhavananda

Pubblicato da Advaita Ashram, Kolkata

1. Mi inchino a Govinda, la cui natura è Beatitudine Suprema, che è il Sadguru, che può essere conosciuta solo dal importazione di tutti i Vedanta, e che è oltre la portata della parola e della mente.

2. Per tutti gli esseri umani è una nascita difficile da ottenere, tanto più che è un corpo maschile, più raro è che  Brahmana infante , ancora più raro è l’attaccamento al percorso della religione vedica, più alto di questo è erudizione nelle Scritture, la discriminazione tra il Sé e non-Sé, la Realizzazione, e continuazione in uno stato di identità con Brahman – questi vengono dopo in ordine. (Questo tipo di) Mukti (Liberazione) non deve essere raggiunta se non attraverso i meriti conseguiti da  centinaia di nascite.

3. Queste sono tre cose che sono davvero rare e sono dovute alla grazia di Dio – cioè una nascita umana, il desiderio di liberazione, e la cura nel proteggere una saggio perfezionamento.

4. L’uomo che, avendo in qualche modo ottenuto una nascita umana, con un corpo maschile e la padronanza dei Veda per l’inizio, ed è così folle da non esercitare se stesso per l’auto-liberazione, in verità si suicida, perché si uccide aggrappandosi alle cose irreali .

5. Quale più grande stolto è  come l’uomo che dopo aver ottenuto un raro corpo umano, e per giunta un corpo maschile , trascura tutto per raggiungere il vero fine di questa vita?

6. Permettete alle persone di citare le Scritture e di fare il sacrificio agli dèi, fate loro eseguire rituali e di culto delle divinità, ma non c’è liberazione senza la realizzazione della propria identità con l’Atman, no, nemmeno nella vita di un centinaio di Brahma messi insieme.

7. Non c’è speranza di immortalità per mezzo delle ricchezze – tale è infatti la dichiarazione dei Veda. Quindi è chiaro che le opere non possono essere la causa della Liberazione.

8. Perciò l’uomo dovrebbe sforzarsi di imparare al meglio la Liberazione, dopo aver rinunciato al suo desiderio  ai piaceri da oggetti esterni, debitamente deve avvicinare un precettore buono e generoso, e fissare la sua mente sulla verità inculcata da lui.

9. Dopo aver raggiunto lo stato Yogarudha, si dovrebbe recuperare se stessi, immersi nel mare di nascita e morte per mezzo della devozione alla retta discriminazione.

10. Lasciate che l’uomo saggio e colto, che ha iniziato la pratica della realizzazione di Atman rinunci a tutte le opere e cercare di tagliare e sciogliere le catene di nascita e morte.

11. Il lavoro porta alla purificazione della mente, non alla percezione della Realtà. La realizzazione della Verità è causata dalla discriminazione e non è meno di 10 milioni di atti.

12. Con una motivazione sufficiente la convinzione della realtà sulla corda è acquisita, e mette fine alla grande paura e miseria causata dal serpente che lavora nella mente illusa.

13. La convinzione della Verità viene vista procedere dal ragionamento sui salutari consigli dei saggi, e non dal bagnandosi nelle acque sacre, né dai regali, né da un centinaio di Pranayama (controllo del respiro e  della forza vitale).

14. Il successo dipende essenzialmente da un aspirante qualificato; dal tempo, dal luogo e da altri mezzi ausiliari, ma  essi devono essere finalizzati.

15. Quindi il ricercatore dopo la Realtà dell’Atman dovrebbe prendere a ragionare, dopo aver debitamente avvicinando il Guru – che dovrebbe essere il migliore dei conoscitori del Brahman, e un oceano di misericordia.

16. Un uomo intelligente è abile nell’imparare  ad argomentare a favore delle Scritture e nel confutare contro-argomenti contro di loro – uno che ha le caratteristiche di cui sopra è il destinatario nella forma della conoscenza di Atman.

17. L’uomo che discrimina tra il reale e l’irreale, la cui mente è allontanato da quanto sia irreale, che possiede la calma e le virtù alleate e che è toccato dal desiderio di liberazione, è il solo considerato qualificato per informarsi su Brahman.

18. A questo proposito, i saggi hanno parlato di quattro mezzi di realizzazione, che da sola presenza, la devozione a Brahman riesce, e in assenza della quale, non riesce.

19. In primo luogo viene enumerata la discriminazione tra il reale e l’irreale; prossimamente arriva l’avversione al godimento dei frutti (delle proprie azioni) e qui di seguito, (prossimo) il gruppo di sei attributi, vale a dire. calma e il resto e (ultima) è chiaramente il desiderio di liberazione.

20. Una ferma convinzione della mente per l’effetto che il Brahman è reale e l’ universo irreale,  questa è designata come discriminazione (Viveka) tra il reale e l’irreale.

21. Vairagya o rinuncia è il desiderio di rinunciare a tutti i piaceri transitori (si va) da quelli di un (animato) corpo a quelli di Brahma (avendo già conosciuto i loro difetti) osservando, eseguendo le istruzioni e così via.

22. Il riposo della mente fermata sul suo obiettivo (cioè Brahman) dopo essersi staccata dal collettore oggetto dei sensi sempre osservandone  i  difetti, si chiama Shama o calma.

23. Il passaggiodi entrambi i tipi di organi di senso lontano da oggetti dei sensi e l’immissione nei loro rispettivi centri, si chiama Dama o auto-controllo. Il miglior Uparati o auto-sospensione consiste nel  far cessare questa funzione della mente di essere colpiti dagli oggetti esterni.

24. Il cuscinetto di tutte le afflizioni senza curarsi di porvi rimedio, essere libero (allo stesso tempo) da ansia o lamento sul loro punteggio, si chiama Titiksha o tolleranza.

25. Accetta il giudizio definitivo, come vero ciò che la Scrittura e le istruzioni il Guru, è chiamato da saggi Shraddha o la fede, per mezzo della quale si percepisce la Realtà.

26. Non l’indulgenza del semplice pensiero (in curiosità), ma la concentrazione costante dell’intelletto (o la facoltà affermativa) sul sempre puro Brahman, è quello che viene chiamato Samadhana o auto insediamento.

27. Mumukshuta o anelito di libertà è il desiderio di liberarsi, realizzando la propria vera natura, da ogni schiavitù da quella dell’egoismo a quella del corpo – schiavitù sovrapposti dall’ignoranza.

28. Anche se torpido o mediocre, questo desiderio di libertà, attraverso la grazia del Guru, può dare i suoi frutti (in fase di sviluppo) per mezzo di Vairagya (rinuncia), Shama (calma), e così via.

29. Nel caso, in verità, la cui rinuncia e desiderio di libertà siano intense, la calma e le altre pratiche sono (davvero) il loro senso e portano frutto.

30. Dove (tuttavia) questa rinuncia e desiderio di libertà sono torpidi, c’è calma e le altre pratiche sono mere apparenze, come l’acqua in un deserto.

31. Tra le cose favorevoli alla liberazione, la devozione (Bhakti) detiene il luogo supremo. La ricerca, dopo la propria vera natura è designato come devozione.

32. Altri sostengono che la ricerca della verità di se stessi è la devozione. Il ricercatore della verità di Atman che è in possesso dei suddetti mezzi di raggiungimento dovrebbe affrontare un saggio precettore, che conferisce l’emancipazione dalla schiavitù.

33. Chi è versato nei Veda, senza peccato, infervorato dal desiderio è un conoscitore del Brahman par eccellenza, che si è ritirato in Brahman, che è calmo, come il fuoco che ha consumato il suo combustibile, che è una riserva infinita di misericordia che non conosce la ragione , è un amico di tutte brave persone che si prostrano davanti a lui.

34. Adorando  il Guru con devozione  e avvicinandosi a lui, quando egli è contento della prostrazione, in umiltà e servizio, (egli) dovrebbe chiedergli quello che ha avuto modo di conoscere:

35. O Maestro, amico o di quelli che  si inchino a te, tu oceano di misericordia, mi inchino a te, salvami, come sono caduto in questo mare di nascita e morte, con uno sguardo diretto del tuo occhio, che versa il nettare simile alla grazia suprema.

36. Salvami dalla morte, afflitto come sono dal fuoco inestinguibile di questo mondo-foresta, e scosso violentemente dai venti di lotte spiacevoli, terrorizzato e (così) in cerca di rifugio in te, perché io non conosco nessun altro uomo con cui cercare rifugio.

37. Ci sono anime buone, calme e magnanime, che fanno del bene agli altri e questo fa la primavera, e che, essendosi attraversato questo oceano spaventoso di nascita e morte, aiutano anche gli altri  ad attraversare lo stesso, senza alcun motivo di sorta.

38. E ‘la natura stessa del magnanimo a muoversi di propria iniziativa verso la rimozione di altri problemi. Qui, per esempio, è la luna che, come tutti sanno, salva spontaneamente la terra arsa dai raggi infuocati del sole.

39. O Signore, con il tuo nettare, come il linguaggio, addolciti dal godimento del elisir-come beatitudine del Brahman, puro, il raffreddamento ad un certo punto, il rilascio nei corsi d’acqua dalle tue labbra come da una brocca, e piacevole per l’orecchio – fa ‘tu cospargere me che sono tormentato dalle afflizioni mondane come per le lingue di una foresta-il-fuoco. Beati coloro ai quali anche uno sguardo di passaggio della tua luce degli occhi, li accetti come tuoi.

40. Come per attraversare questo oceano di esistenza fenomenica, ciò che deve essere il mio destino, e che mezzi dovrei adottare – da questi non so nulla. Degnati di salvarmi, Signore, e descrivi dettagliatamente come mettere fine alla miseria di questa esistenza relativa.

41. Mentre parla così, tormentato dai dolori del mondo – che è come una foresta in fiamme – e cercare la sua protezione, gli occhi del santo  con uno sguardo addolcito e  pietà e spontaneamente gli ordina di abbandonare ogni paura.

42. A colui che ha cercato la sua protezione, assetato di Liberazione, che obbedisce debitamente le ingiunzioni delle Scritture, che è di una mente serena e dotato di calma – (a tale uno) i proventi del saggio di inculcare la verità per pura grazia .

43. Non temere, o imparato una cosa, non c’è morte per te, c’è un mezzo per attraversare questo mare dell’esistenza relativa: questo stesso modo,  in cui saggi sono andati oltre, io inculco a te.

44. C’è un mezzo sovrano che pone fine alla paura dell’esistenza relativa, attraverso il quale  tu puoi attraversare il mare del Samsara e raggiungere la felicità suprema.

45. Ragionare sul significato del Vedanta porta alla conoscenza efficiente, che è immediatamente seguita dall”annientamento totale della miseria nato dell’esistenza relativa.

46. Fede (Shraddha),  devozione e  Yoga della meditazione – sono menzionati dal Shruti  come i fattori immediati della Liberazione, nel caso di un ricercatore, chi resta in questi ottiene la  liberazione dalla schiavitù del corpo, che è l’evocazione di Ignoranza .

47. Si tratta in verità attraverso il tocco di ignoranza che tu che sei il Sé Supremo ti troverai i sotto la schiavitù del non-Sé, da cui procede da solo il ciclo delle nascite e morti. Il fuoco della conoscenza, acceso dalla discriminazione tra questi due, brucia gli effetti dell’ignoranza con la loro radice.

48. Degnati di ascoltare, o Signore, la domanda che pongo (a te). Sarò soddisfatto di sentire una risposta alla stessa dalle tue labbra.

49. Che cosa è  la schiavitù,veramente? Come è venuta (al Sé)? Come ci si continua ad esistere? Come ci si liberata da essa? Cos’è questo non-Sé? E chi è il Supremo Sé? E come si possono discriminare tra loro? – Non parlarmi di tutti questi.

50. Il guru rispose: Tu sei benedetto! Tu hai raggiunto il tuo fine della vita e hai santificato la tua famiglia, e tu vorrai raggiungere Brahman ottenendo la libertà  dalla schiavitù dell’ignoranza!

51. Un padre ha avuto i suoi figli e gli altri è  liberato dai suoi debiti, ma non ha avuto nessuno se non se stesso per rimuovere la sua schiavitù.

52. Difficoltà come quella provocata da un carico sulla testa può essere rimossa da altri, ma nessuno, se non il proprio sé può porre fine al dolore che è causato dalla fame e simili.

53. Il paziente che prende (il giusto), la dieta e la medicina è la sola vista da recuperare completamente – non attraverso il lavoro fatto da altri.

54. La vera natura delle cose è da conoscere personalmente, per la cruna di illuminazione chiara, e non attraverso un saggio: quello che la luna è esattamente, è quello di essere conosciuta con i propri occhi; possono farlo gli altri?

55. Chi se non il proprio sé può liberarsi della schiavitù causata dalle catene dell’ignoranza, del desiderio, l’azione e simili, sì anche in un centinaio di cicli?

56. Né da Yoga, né da Sankhya, né dal lavoro, né per l’apprendimento, ma dalla consapevolezza della propria identità con Brahman è possibile la Liberazione, e da nessun altro mezzo.

57. La bellezza della forma di una chitarra e l’abilità di giocare sui suoi accordi servono solo per far piacere a poche persone, non sono sufficienti a conferire sovranità.

58.Un discorso forte è composto da una pioggia di parole, l’abilità nell’esporre le Scritture, e allo stesso modo erudizione – queste solo porta un po ‘di piacere personale per lo studioso, ma non va bene per la Liberazione.

59. Lo studio delle Scritture è inutile finché la più alta verità è sconosciuta, ed è altrettanto inutile quando la più alta verità è già nota.

60. Le Scritture composto da molte parole sono una fitta foresta che causa solo il divagare della mente Quindi gli uomini di saggezza dovrebbero seriamente insieme di conoscere la vera natura del Sé.

61. Per chi è stato morso dal serpente dell’ignoranza, l’unico rimedio è la conoscenza del Brahman. A che servono i Veda e le (altre) Scritture, Mantra (formule sacre) e farmaci per uno così?

62. Una malattia non si lascia fuori, se è sufficiente pronunciare il nome del farmaco, senza prenderlo, (allo stesso modo) senza realizzazione diretta non si può essere liberati dalla mera espressione della parola Brahman .

63. Senza provocare l’universo oggettivo a svanire e senza sapere la verità del Sé, come si fa a raggiungere la liberazione con la mera espressione della parola Brahman? – Sarebbe il  risultato solo in uno sforzo di parola.

64. Senza uccidere i propri nemici, e in possesso di sé lo splendore di tutta la regione circostante, non si può pretendere di essere un imperatore, semplicemente dicendo: ‘Io sono un imperatore’.

65. Come un tesoro nascosto sotterraneo richiede (per la sua estrazione) l’istruzione competente, di scavi, la rimozione di pietre e altre cose del genere giace sopra di esso e (finalmente) si afferra, ma non esce mai da se stesso(solo) se chiamato per nome, in modo trasparente La verità del sé, che è nascosta da Maya ed i suoi effetti, deve essere raggiunto attraverso le istruzioni di un conoscitore del Brahman, seguita dalla riflessione, la meditazione e così via, ma non attraverso argomentazioni perverse.

66. Pertanto il saggio dovrebbe, come nel caso di malattia e simili, personalmente sforzarsi con tutti i mezzi in suo potere per essere libero dalla schiavitù delle ripetute nascite e morti.

67. La domanda che tu hai chiesto oggi è eccellente, approvata da quelli versati nelle Scritture, aforismi, gravida di significato e si adatta ad essere conosciuta dai cercatori dopo la Liberazione.

68. Ascoltate con attenzione, o imparate, quello che sto per dire. Ascoltando sarai immediatamente libero dalla schiavitù della Samsara.

69. Il primo passo per la Liberazione è l’avversione a tutte le cose deperibili, quindi segue la calma, l’autocontrollo, la tolleranza e l’abbandono totale a tutto il lavoro imposto nelle Scritture.

70. Poi vengono l’udito, la riflessione su questo, e lungo, la meditazione costante e ininterrotta sulla Verità per il Muni. Dopo aver appreso che il ricercatore raggiunge lo stato supremo Nirvikalpa e realizza la beatitudine del Nirvana, anche in questa vita.

71. Ora sto per dirti completamente  ciò che tu dovresti sapere – la discriminazione tra il Sé e il non-Sé. Ascolta

e decidie su di esso nella tua mente.

72. Composto da sette ingredienti, vale a dire. midollo, ossa, grasso, carne, sangue, pelle e cuticola, e composto dai seguenti arti e le loro parti – gambe, cosce, petto, braccia, la schiena e la testa:

73. Questo corpo, noto per essere la dimora del delirio di ‘Io e mio, è designato dai saggi come il corpo grossolano. Il cielo, aria, fuoco, acqua e terra sono elementi sottili. di Esso –

74. Essere uniti a parti gli uni degli altri e diventando sporco, (essi) formano il corpo grossolano. E le loro essenze sottile forma oggetti dei sensi – il gruppo di cinque, come il suono, che conducano alla felicità del sperimentatore, l’anima individuale.

75. Quelli sciocchi che sono legati a questi oggetti dei sensi dal cordone robusto dell’ attaccamento, in modo molto difficile da scattare, viene a partire, su e giù, portano con forza l’emissario della loro azione potente passata.

76. Il cervo, l’elefante, la falena, il pesce e il nero-ape – questi cinque sono morti, essendo legato a uno o l’altro dei cinque sensi, vale a dire. suono ecc, attraverso il loro attaccamento. Qual è allora in serbo per l’uomo che è collegato a tutti questi cinque.

77. Gli oggetti dei sensi sono ancora più virulento nei loro effetti malefici che il veleno del cobra. Il veleno uccide chi lo prende, ma questi altri uccidono uno che guarda anche loro attraverso gli occhi.

78. Colui che è libero dal laccio terribile alle velleità degli oggetti dei sensi, in modo molto difficile da eliminare, è la sola forma di Liberazione e nessun altro – anche se lui è esperto in tutte le sei Shastra.

79. Lo squalo brama di cattura per la gola quei ricercatori dopo la Liberazione che hanno avuto solo un’ apparente distacco (Vairagya) e stanno cercando di attraversare l’oceano del samsara (esistenza relativa), e violentemente li strappano via, li annega a metà strada.

80. Chi ha ucciso lo squalo conosciuto come senso-oggetto con la spada di distacco maturo, attraversa l’oceano del Samsara, libera da ogni ostacolo.

81. Sappiate che la morte supera rapidamente l’uomo stupido che cammina lungo le vie della terribile senso-piacere, e che chi cammina secondo le istruzioni di un ben augurante e degno Guru, come anche con il suo ragionamento, raggiunge la sua fine – la conoscenza per essere vero.

82. Se davvero hai un desiderio di liberazione, fuggi oggetti dei sensi da una buona distanza, come vorresti fare con il veleno, e sempre coltiva con cura il nettare come virtù di appagamento, la compassione, il perdono, la schiettezza, calma e autocontrollo.

83. Chi lascia da parte quello che dovrebbe, sempre è  tentato, vale a dire, emancipazione dalla schiavitù dell’ignoranza senza iniziare  e con passione cerca di nutrire questo corpo, che è un oggetto per gli altri di godimento, così si suicida.

84. Chi cerca di realizzare il Sé dedicandosi al nutrimento del corpo, procede ad attraversare un fiume per catturare e aggrapparsi ad un coccodrillo, scambiandolo per un tronco.

85. Così, per un ricercatore dopo la Liberazione l’infatuazione per cose come il corpo è una morte terribile. Colui che ha completamente conquistato questo merita lo stato di libertà.

86. Conquista la morte terribile di infatuazione oltre il tuo corpo, moglie, figli ecc, – che conquista i saggi raggiungendo quella suprema dello Stato di Vishnu.

87. Questo corpo grossolano è quello obsoleto, perché consiste di, pelle carne, sangue, arterie e vene, grasso, il midollo e le ossa, ed è pieno di altre cose offensive.

88. Il corpo grossolano è prodotto da proprie azioni passate dagli elementi lordi formati dall’unione di elementi sottili gli uni con  con gli altri, ed è il mezzo per l’ esperienza per l’anima. Questo è il suo stato di veglia in cui si percepisce  gli oggetti grossolani.

89. Identificandosi con il presente modello, l’anima individuale, anche se separata, gode di oggetti lordi, come ghirlande e sandalo-attaccamenti, per mezzo degli organi esterni. Quindi questo corpo ha la suo più pieno gico nello stato di veglia.

90. Sappiate che questo corpo grezzo è come una casa del padrone di casa, su cui poggia tutto l’uomo che fa con il mondo esterno.

91. Nascita, decadenza e morte sono le varie caratteristiche del corpo grossolano, come anche robustezza ecc, ecc infanzia, le sue condizioni sono diverse, ma ha varie restrizioni per quanto riguarda le caste e gli ordini della vita, è soggetta a varie malattie, e soddisfa con diversi tipi di trattamento, come il culto, l’insulto e alti onori.

92. Le orecchie, pelle, occhi, naso e lingua sono organi della conoscenza, perché ci aiutano alla cognizione di oggetti, gli organi vocali, mani, gambe, ecc, sono organi di azione, a causa della loro tendenza a lavorare.

93-94. L’organo interno (Antahkarana) è chiamato Manas, Buddhi, l’ego o Chitta, secondo le rispettive funzioni: Manas, dalla sua considerando i pro ei contro di una cosa; Buddhi, dalla sua proprietà di stabilire la verità di oggetti, l’ego, dalla sua identificazione con questo corpo come se stessi, e Chitta, dalla sua funzione di ricordare l’interesse delle cose.

95. Uno e il Prana stesso (forza vitale) diventa Prana, Apana, Vyana, Udana e Samana in base alla loro diversità di funzioni e modifiche, come l’oro, acqua, ecc

96. I cinque organi di azione come il linguaggio, i cinque organi della conoscenza, come l’orecchio, il gruppo di cinque Prana, i cinque elementi che termina con l’etere, insieme con Buddhi e il resto come anche Nescienza, desiderio e azione – questi otto ” città “formano quello che viene chiamato corpo sottile.

97. Ascolta – questo corpo sottile, chiamato anche il corpo Linga, è prodotto dagli elementi prima della loro suddivisione e la combinazione con l’altro, è in possesso di impressioni latenti e provoca l’anima a sperimentare i frutti delle sue azioni passate. Si tratta di una sovrapposizione iniziale sull’anima causata dalla propria ignoranza.

98-99. Sogno è uno stato dell’anima distinta dallo stato di veglia, dove brilla da sola. Nei sogni Buddhi, di per sé, assume il ruolo di agente e simili, a causa di varie impressioni latenti dello stato di veglia, mentre l’Atman supremo brilla nella propria gloria – con Buddhi come sua sovrapposizione solo, la testimonianza di tutto, e non viene toccato il minimo dal lavoro che fa Buddhi. Come è del tutto distaccato, non è toccato da alcun lavoro che possono svolgere sue sovrapposizioni.

100. Questo corpo sottile è lo strumento per tutte le attività di Atman, che è conoscenza assoluta, come la palette ed altri strumenti di un falegname. Quindi questo Atman è perfettamente separato.

101. Cecità, la debolezza e la nitidezza sono condizioni dell’occhio, dovuto semplicemente alla sua forma fisica o difettosità, così  come sono sordità, mutismo, ecc, dell’orecchio e così via – ma mai del Atman, il Conoscitore.

102. Inspirazione ed espirazione, sbadigli, starnuti, secrezione, lasciando questo corpo, ecc, sono chiamati da funzioni esperte del Prana e il resto, mentre la fame e la sete sono caratteristiche del Prana corretto.

103. L’organo interno (la mente) ha la sua sede negli organi come l’occhio, così come nel corpo, individuando con loro e rivestiti di un riflesso del Atman.

104. Sapere che è egoismo, che, identificandosi con il corpo, diventa l’agente o sperimentatore, e in collaborazione con il Guna come il Sattva, assume i tre stati diversi.

105. Quando gli oggetti dei sensi sono favorevoli si diventa felice, e si diventa miserabili, quando il caso è contrario. Così la felicità e la miseria sono le caratteristiche di egoismo, e non del sempre beato Atman.

106. Gli oggetti dei sensi sono piacevoli solo come dipendenti di Atman che si manifesta attraverso di loro, e non indipendentemente, perché l’Atman è per sua natura il più amato di tutti. Pertanto l’Atman è sempre beato  e non soffre di miseria.

107. Che nel sonno profondo sperimentiamo la beatitudine dell’ indipendenza di Atman dagli oggetti dei sensi, è chiaramente attestato dalla Shruti, percezione diretta, tradizione e inferenza.

108. Avidya (Nescienza) o Maya, chiamato anche l’indifferenziato, è la potenza del Signore. Lei è senza inizio, si compone di tre Guna ed è superiore agli effetti (come la loro causa). Lei deve essere dedotto da un  intelletto chiaro solo dagli effetti che produce. È lei che porta avanti l’intero universo.

109. Lei non è né esistente né non-esistente, né partecipe di entrambi i personaggi, né gli stessi né diversi né entrambi, né composta di parti, né un tutto indivisibile e non entrambi. Lei è più bella e non può essere descritta a parole.

110. Maya può essere distrutto dalla realizzazione del puro Brahman, l’Uno senza secondo, proprio come l’idea errata di un serpente viene rimosso dalla discriminazione della corda. Ha la sua Guna come Rajas, Tamas e Sattva, dal nome del loro rispettive funzioni.

111. Rajas ha la sua vikshepa-Shakti o potere di proiezione, che è la natura di un’attività, e da cui questo flusso primordiale di attività ha emanato. Da questo anche, modificazioni mentali come l’attaccamento e il dolore sono continuamente prodotte.

112. Lussuria, ira, avarizia, arroganza, cattiveria, egoismo, invidia, gelosia, ecc, – questi sono gli attributi terribili di Rajas, da cui si ricava la tendenza mondana dell’uomo. Pertanto Rajas è causa di schiavitù.

113. Avriti velo o il potere è il potere di Tamas, che rende le cose appaiono diverse da quello che sono. E ‘questo che causa ripetute trasmigrazioni degli uomini, e avvia l’azione del potere di proiettare (vikshepa).

114. Anche gli uomini sapienti e agli intelligenti e gli uomini che sono intelligenti e abili nella visione dei estremamente sottili Atman, sono sopraffatti da Tamas e non capisco l’Atman, anche se chiaramente spiegato in vari modi. Ciò che è semplicemente sovrapposto dall’illusione, che considerano come vero, e si attaccano ai suoi effetti. Ahimè! Quanto potente è la Shakti grande Avriti di Tamas terribile!

115. Assenza del giusto giudizio, o il giudizio contrario, la mancanza di fede definita e i dubbi – questi certamente sono un deserto  che ha qualche connessione con questo potere del  velo e poi la proiezione della potenza dà problemi incessanti.

116. L’ignoranza, stanchezza, debolezza, sonno, disattenzione, la stupidità, ecc, sono attributi di Tamas. Un essere legato a questi non comprende  nulla, ma rimane come  addormentato o come di pietra.

117. Sattva è puro (in chiaro) come l’acqua, ancora in collaborazione con Rajas e Tamas fa per la trasmigrazione. La realtà del Atman si riflette in Sattva e come il sole che rivela il mondo della materia.

118. I tratti di Sattva misti sono una totale assenza di orgoglio, ecc, e Niyama, Yama, ecc, così come la fede, la devozione, desiderio di liberazione, le tendenze divine  e voltare le spalle all’irreale.

119. I tratti di puro sattva sono l’allegria, la realizzazione del proprio Sé, la pace suprema, appagamento, beatitudine, e la devozione costante per l’Atman, con essa l’aspirante gode la beatitudine eterna.

120. Questo indifferenziato, parla come il composto delle tre Guna, è il corpo causale dell’anima. Sonno profondo è il suo stato particolare, in cui sono sospese le funzioni della mente e tutti i suoi organi.

121. Sonno profondo è la cessazione di tutti i tipi di percezione, in cui la mente rimane in   stato  come forma semi-sottile La prova di questo è il giudizio universale: “Io non sapevo nulla poi”.

122. Il corpo, organi, Prana, Manas, l’egoismo, ecc, tutte le modifiche, gli oggetti dei sensi, il piacere e il resto, gli elementi grossolani, come l’etere, infatti, l’universo intero, fino al indifferenziato – tutto questo è il non-Sé.

123. Dal Mahat fino a tutto il corpo grossolano è l’effetto di Maya: questi e Maya si sappi di essere il non-Sé, e quindi irreale come il miraggio nel deserto.

124. Ora sto per dirti della vera natura del Sé supremo, rendendosi conto che l’uomo è liberato dalla schiavitù e ottiene la liberazione.

125. Vi è una certa entità assoluta, il substrato eterna della coscienza di egoismo, la testimonianza dei tre stati, e distinta dai cinque involucri o rivestimenti:

126. Che sa tutto ciò che accade nello stato di veglia, nel sogno e nel sonno profondo, che è consapevole della presenza o assenza della mente e delle sue funzioni, e che fa da sfondo della nozione di egoismo. – Questo è Quello.

127. Che si vede tutto, ma che nessuno vede, che illumina l’intelletto, ecc, ma che non riescono a illuminare. – Questo è Quello.

128. Con cui questo universo è pervaso, ma che nulla pervade, che splende, tutto questo (universo) brilla come suo riflesso. – Questo è Quello.

129. Con la cui presenza il corpo, la, gli organi della mente e dell’intelletto si attengono alle rispettive sfere di azione, come servi!

130. Da cui tutto dall’egoismo verso il corpo, il senso e gli oggetti, ecc piacere, è conosciuto come palpabile come un barattolo – perché è l’essenza della Conoscenza Eterna!

131. Questo è il Sé più intimo, il Purusha primordiale (Essere), la cui essenza è la realizzazione costante della Beatitudine infinita, che è sempre lo stesso, ma che riflette attraverso le diverse modifiche mentale, e comandato attraverso il quale gli organi e Prana svolgere le loro funzioni.

132. In questo corpo, nella mente piena di Sattva, nella camera segreta dell ‘intelletto, in Akasha conosciuto come Immanifesto, l’Atman, di splendore affascinante, come il sole splende alto, che  manifesta questo universo attraverso il suo proprio splendore .

133. Il Conoscitore delle modificazioni della mente e l’egoismo, e delle attività del corpo, gli organi e Prana, a quanto pare prendere le loro forme, come il fuoco in una palla di ferro; Agisce né sono soggette a modifica in meno.

134. Non è né nascita né morte, né Crescita e  decadenza, né subire modifiche, ad essere eterno. E non cessa di esistere anche quando questo corpo è distrutto, come il cielo in un barattolo (dopo che è stato rotto), perché è indipendente.

135. Il Sé Supremo, diverso da Prakriti e sue modifiche, l’essenza della conoscenza pura e assoluta, si manifesta direttamente questo intero universo grossolano e sottile, nello stato di veglia e di altri, come il substrato della persistente senso di egoismo, e si manifesta se stessa come il Testimone del Buddhi, la facoltà determinante.

136.Per mezzo di una mente regolata e l’intelletto purificato (Buddhi), realizza direttamente il tuo Sé nel corpo in modo da identificare te stesso con Esso, attraversa l’oceano sconfinato di Samsara le cui onde sono nascita e morte, e fermamente stabilisciti nel Brahman come la tua essenza, tu sia benedetto.

137. L’identificazione del Sé con il non-Sé – questa è la schiavitù dell’uomo, che è dovuto alla sua ignoranza, e porta nel suo treno le miserie di nascita e morte. E ‘attraverso questo che si considera questo corpo evanescente come reale, e identificandosi con esso, nutre, disseta, e si conserva per mezzo di (piacevole) oggetti dei sensi, con i quali egli è vincolato, come il bruco con i fili del suo bozzolo .

138. Colui che è sopraffatto da errori ignoranza, considerando una cosa per quello che non è, è senza discriminazione e scandalizza anche  per un solo  errore come lo scambiare un serpente per una corda, e supera grandi pericoli quando coglie  quel concetto sbagliato. Quindi, ascolta, amico mio, è il confondere delle cose transitorie come reali che costituisce schiavitù.

139. Questo potere del velo (Avriti), che predomina in ignoranza, copre il Sé, le cui glorie sono infinite e che si manifesta attraverso il potere della conoscenza, indivisibile, eterna e uno senza un secondo – come Rahu fa la sfera del sole.

140. Quando il suo proprio Sé, dotato del più puro splendore, è nascosto alla vista, un uomo per ignoranza identifica falsamente se stesso con questo corpo, che è il non-Sé. E poi il grande potere di rajas chiamato il potere proiettare colpisce dolorosamente lui attraverso le catene vincolante della lussuria, ira, ecc,

141. L’uomo di intelletto pervertito, avendo la sua conoscenza di sé inghiottito dallo squalo dell’ ignoranza totale, imita i vari stati sovrapposti dell’intelletto (Buddhi), dato che questo è il suo attributo  e  va su e giù in questo oceano sconfinato di Samsara che è pieno di veleno del senso di  godimento, ora affondando, ora  emergendo – una sorte davvero infelice!

142. Come strati di nuvole generate dai raggi del sole coprono il sole e solo appaiono (nel cielo), così l’egoismo generato dal Sé, copre la realtà del Sé e appare da sola.

143. Così come, in una giornata nuvolosa, quando il sole è inghiottito da dense nubi, violente sono le esplosioni di freddo sono guai, così quando l’Atman è nascosto dall’ignoranza intensa, il terribile vikshepa Shakti (proiezione di potenza) affligge l’uomo stolto con dolori numerosi.

144. E ‘da queste due potenze che lo rende schiavo, l’uomo ha proseguito – ingannato con  gli errori del corpo per il Sé e vaga (da un corpo all’altro).

145. Dell’albero di Samsara l’ ignoranza è il seme, l’identificazione con il corpo è il suo germoglio, il suo attaccamento le tenere foglie, il lavoro la sua acqua, il corpo il suo tronco, le forze vitali i suoi rami, gli organi suoi rami, i senso-oggetti i suoi fiori , miserie varie a causa dei lavori diversi sono i suoi frutti, e l’anima individuale è l’uccello su di esso.

146. Questa schiavitù del non-Sé nasce da ignoranza, è auto-provocato, ed è descritto come senza inizio e fine. Si sottopone  ad una lunga serie di miserie come la nascita, la morte, la malattia e la vecchiaia.

147. Questo legame  non può essere distrutta né con armi né dal vento, né dal fuoco, né da milioni di azioni – da nulla se non dalla spada meravigliosa della conoscenza che viene dalla discriminazione, acuito dalla grazia del Signore.

148. Colui che è appassionato alle autorità del shrutis acquista costanza nel suo Svadharma, che conduce da solo per la purezza della sua mente. L’uomo di mente pura realizza il Sé Supremo, e questo da solo Samsara con la sua radice è distrutta.

149. Coperto da cinque guaine – quello materiale e il resto – che sono i prodotti del proprio potere, il Sé cessa di apparire, come l’acqua di un serbatoio per l’accumulo di falasco.

150. Sulla rimozione delle carice che rende l’acqua perfettamente pura, che allevia i morsi della sete e dà gioia immediata, appare senza gli ostacoli prima che l’uomo.

151. Quando tutte le cinque guaine sono state eliminate, il Sé dell’uomo appare – puro, l’essenza della beatitudine eterna e non legata, interiore, supremo e auto-risplendente.

152. Per rimuovere la sua schiavitù l’uomo saggio deve discriminare tra il Sé e il non-Sé. Da che da solo arriva a conoscere il suo Sé come Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta e diventa felice.

153. Lui è davvero libero, che discrimina fra tutti-oggetti dei sensi e l’inabitazione, Sé distaccato e inattivi – come si separa uno stelo d’erba dal fodero avvolgente – e l’unione di tutto ciò che esso, rimane in uno stato di identità con Quello.

154. Questo nostro corpo è il prodotto del cibo e comprende la guaina  materiale, ma vive sui prodotti alimentari e muore senza di essa, è un ammasso di pelle, carne, sangue, ossa e sporcizia, e non può mai essere l’eternamente puro, auto-esistente Atman.

155. Non esiste prima della nascita o posteriore alla dissoluzione, ma dura solo per un breve (intervenendo) periodo, le sue virtù sono transitorie, ed è mutevoli per sua natura, è molteplici, inerte, ed è un senso-oggetto, come un jar, come può essere il proprio Sé, il Testimone dei cambiamenti in tutte le cose?

156. Il corpo, composto di braccia, gambe, ecc, non può essere l’Atman, per un continua a vivere anche quando gli arti particolare sono andati, e le diverse funzioni dell’organismo anche rimangono intatti. Il corpo che è soggetto ad un altro la regola non può essere il Sé, che è l’Onnipotente.

157. Che l’Atman come Realtà permanente è diverso dal corpo, le sue caratteristiche, le sue attività, i suoi stati, ecc, di cui è il testimone, è evidente.

158. Come può il corpo, essendo un pacchetto di ossa, coperte di carne, pieno di sporcizia e altamente impura, la auto-esistente Atman, il Conoscitore, che è sempre distinto da esso?

159. E ‘l’uomo stolto che si identifica con una massa di pelle, carne, grasso, ossa e sporcizia, mentre l’uomo di discriminazione conosce il suo Sé, l’unica realtà che c’è, a differenza del corpo.

160. L’uomo stupido pensa di essere il corpo, il libro-appreso l’uomo si identifica con l’impasto del corpo e dell’anima, mentre il saggio in possesso di realizzazione a causa della discriminazione guarda l’Atman eterna come il suo Sé, e pensa: “Io sono Brahman” .

161. Persona Sciocchi, cessano di identificare te stesso con questo fascio di pelle, carne, grasso, ossa e sporcizia, e identificare te stesso, invece con l’Assoluto Brahman, il Sé di tutti, e così giungere alla pace suprema.

162. Finché l’uomo-libro imparato non rinunciare alla sua errata identificazione con il corpo, organi, ecc, che sono irreali, non si parla di emancipazione per lui, anche se è sempre così erudito nella filosofia Vedanta.

163. Così come tu non ti identifica con l’ombra il corpo, l’immagine-corpo, il sogno-corpo, o il corpo che tu hai nella fantasia del tuo cuore, tu cessi di fare altrettanto con il corpo vivo anche.

164. Identificazioni con il corpo da solo è la radice che produce la miseria di nascita, ecc, di persone che sono attaccati alla irreali, e quindi distruggere tu questo con la massima cura. Quando questa identificazione causato dalla mente è abbandonato, non c’è più possibilità di rinascita.

165. Il Prana, con la quale conosciamo tutti, insieme con i cinque organi di azione, costituisce la guaina vitale, permeata dalla quale la guaina di materiale si impegna in tutte le attività come se fosse viva.

166. Né è l’involucro vitale del Sé – perché è una modifica di Vayu, e come l’aria che entra dentro e esce dal corpo, e perché non lo conosce nei minimi sia il suo benessere proprio e guai o quelle degli altri, essendo eternamente dipendente dal Sé.

167. Gli organi di conoscenza insieme al modulo di mente la guaina mentale – la causa della diversità di cose come “io” e “mio”. E ‘potente e rivestiti con la facoltà di creare differenze di nome ecc, che si manifesta come permea la precedente, cioè la guaina vitale.

168. La guaina mentale è la (sacrificale) fuoco che, alimentato con il carburante dei desideri diversi dai cinque organi di senso che servono come sacerdoti, e dato alle fiamme dagli oggetti dei sensi che agiscono come il flusso di oblazioni, porta di questo universo fenomenico .

169. Non c’è ignoranza (avidya) al di fuori della mente. La mente sola è Avidya, la causa della schiavitù della trasmigrazione. Quando questo viene distrutto, tutto il resto è distrutto, e quando si manifesta, tutto il resto si manifesta.

170. Nei sogni, quando non c’è contatto reale con il mondo esterno, solo la mente crea l’universo costituito dalla ecc sperimentatore Allo stesso modo nello stato di veglia anche, non c’è differenza. Quindi tutto questo (universo fenomenico) è la proiezione della mente.

171. Nel sonno senza sogni, quando la mente è ridotta al suo stato causale, non esiste nulla (per la persona addormentata), come risulta evidente dalla esperienza universale. Quindi esistenza relativa dell’uomo è semplicemente la creazione della sua mente, e non ha realtà oggettiva.

172. Le nuvole sono portati dal vento e di nuovo allontanato dalla stessa agenzia. Allo stesso modo, schiavitù dell’uomo è causata dalla mente, e Liberazione è causata da troppo che da solo.

173. E ‘(primo) crea un allegato nell’uomo per il corpo e tutti gli altri oggetti dei sensi, e si lega a lui attraverso l’attaccamento come una bestia per mezzo di funi. Successivamente, la mente selfsame crea nell’individuo un disgusto totale per questi oggetti dei sensi come se fossero veleno, e lo libera dalla schiavitù.

174. Quindi la mente è l’unica causa che determina schiavitù dell’uomo o di Liberazione: quando contaminata dagli effetti del Rajas conduce alla schiavitù, e quando pure e spogliato degli elementi Rajas e Tamas che conduce alla Liberazione.

175. Raggiungere la purezza attraverso una preponderanza di discriminazione e di rinuncia, la mente fa di Liberazione. Da qui la saggia cercatore dopo la Liberazione deve innanzitutto rafforzare questi due.

176. Nella foresta del tratto di piaceri dei sensi si aggira una tigre enorme chiamato la mente. Lasciate che brave persone che hanno un desiderio di liberazione non andarci.

177. La mente produce continuamente per la sperimentatore tutti gli oggetti dei sensi, senza eccezioni, sia percepita come grave o fine, le differenze del corpo, della casta, l’ordine della vita, e tribù, così come le varietà di qualificazione, azione, strumenti e risultati.

178. Illudendo il Jiva, che è distaccato intelligenza pura, e vincolante dal legame del corpo, organi e Prana, la mente induce a vagare, con le idee di “io” e “mio”, tra il godimento dei vari risultati ottenuti da sola .

179. Trasmigrazione dell’uomo è causa del male di sovrapposizione, e la schiavitù della sovrapposizione è creato dalla mente da sola. E ‘questo che causa la miseria di nascita, ecc, per l’uomo di non discriminazione, che è viziata da Rajas e Tamas.

180. Quindi i saggi che hanno penetrato il suo segreto hanno designato la mente come avidya o ignoranza, con la quale sola è spostato l’universo avanti e indietro, come masse di nuvole dal vento.

181. Pertanto, il cercatore della Liberazione deve attentamente purificare la mente. Quando questo è purificata, la Liberazione è di facile accesso, come un frutto sul palmo di una mano.

182. Colui che mediante la devozione punte alle radici Liberazione fuori l’attaccamento agli oggetti dei sensi, rinuncia a tutte le azioni, e con la fede nella reale Brahman regolarmente pratiche udito, ecc, riesce a spurgo della natura Rajasika dell’intelletto.

183. Né può la guaina mentale essere il Sé Supremo, perché ha un inizio e una fine, è soggetta a modifiche, è caratterizzata da dolore e sofferenza, ed è un oggetto e che il soggetto non può mai essere identificato con gli oggetti della conoscenza.

184. Il Buddhi con le sue modificazioni e gli organi di conoscenza, costituisce il Kosha Vijnanamaya o guaina conoscenza, del mandatario, aventi le caratteristiche che è la causa della trasmigrazione dell’uomo.

185. Questa guaina conoscenza, che sembra essere seguito da un riflesso della potenza del Chit, è una modifica della Prakriti, è dotato della funzione di conoscenza, e sempre si identifica totalmente con l’, organi del corpo, ecc

186-187. E ‘senza inizio, caratterizzato da egoismo, è chiamato Jiva, e svolge tutte le attività sul piano relativo. Attraverso i desideri precedenti si esegue azioni bene e il male e le esperienze dei loro risultati. Essere nato in vari organi, va e viene, su e giù. E ‘questa guaina conoscenza che ha la veglia, sogno e altri Stati, e le esperienze gioia e dolore.

188. E ‘sempre sbagliare i doveri, le funzioni e gli attributi degli ordini di vita che appartengono al corpo, come propri. La guaina conoscenza è estremamente radiosi, grazie alla sua vicinanza con il Sé Supremo, che si identifica con esso subisce attraverso la trasmigrazione illusione. E ‘quindi una sovrapposizione sul Sé.

189. L’auto-risplendente Atman, che è conoscenza pura, splende in mezzo al Prana, all’interno del cuore. Anche se immutabile, diventa l’agente e causa sperimentatore a sua sovrapposizione, la guaina conoscenza.

190. Anche se il Sé di tutto ciò che esiste, questo Atman, sé assumendo i limiti del Buddhi e torto identificarsi con questa entità totalmente irreale, considera se stesso come qualcosa di diverso – giare di terracotta, come l’argilla di cui sono fatti.

191. Grazie alla sua connessione con il super-imposizioni, il Sé Supremo, anche tu naturalmente perfetto (che trascende la natura) ed eternamente immutabile, assume le qualità del sovrapposizioni e sembra agire proprio come fanno – come il fuoco immutabile ipotizzando le modifiche dei di ferro che lo trasforma rovente.

192. Il discepolo in discussione: sia l’illusione o in altro modo che il Sé Supremo è venuto a considerare se stesso come il Jiva, questa sovrapposizione è senza inizio, e ciò che non ha inizio, non si può supporre di avere un fine neanche.

193. Pertanto il Jivahood dell’anima deve anche avere fine, e la sua trasmigrazione deve continuare per sempre. Come allora ci può essere liberazione per l’anima? Gentilmente mi illumini su questo punto, o venerabile Maestro.

194. Il Maestro disse: Tu hai giustamente messo in discussione, o appreso l’uomo! Ascoltate quindi con attenzione: L’immaginazione che è stato evocato da illusione non può mai essere accettata come un dato di fatto.

195. Ma per la delusione non ci può essere alcun collegamento del Sé – che è libero, al di là di attività e senza forma – con il mondo oggettivo, come nel caso di azzurro, ecc, con riferimento al cielo.

196. Il Jivahood del Atman, il Testimone, che è al di là e al di là dell’attività qualità, e che è realizzata all’interno di Conoscenza e Beatitudine Assoluta – è stato sovrapposto l’illusione della Buddhi, e non è vero. E perché è per sua natura una irrealtà, cessa di esistere quando la delusione è andato.

197. Esiste solo finché dura l’illusione, causati da indiscriminazione a causa di una illusione. La corda si suppone essere il serpente solo finché dura l’errore, e non c’è serpente più quando l’illusione è svanita. Simile è il caso qui.

198-199. Avidya o Nescienza ei suoi effetti sono altresì considerata come inizio. Ma con l’ascesa di Vidya o realizzazione, gli effetti intero Avidya, anche se senza inizio, sono stati distrutti insieme alle loro radici – come sogni al risveglio dal sonno. E ‘chiaro che l’universo fenomenico, anche se senza inizio, non è eterno – come precedente non-esistenza.

200-201. Precedenti non-esistenza, anche se senza inizio, si osserva di avere una fine. Così il Jivahood che è immaginato di essere in Atman attraverso il suo rapporto con gli attributi sovrapposti come il Buddhi, non è reale, mentre l’altro (l’Atman) è essenzialmente diverso da esso. La relazione tra l’Atman e il Buddhi è dovuto ad una falsa conoscenza.

202. Il venir meno di tale sovrapposizione avviene attraverso la conoscenza perfetta, e da nessun altro mezzo. Perfetta conoscenza, secondo il shrutis, consiste nella realizzazione dell’identità dell’anima individuale e Brahman.

203. Questa realizzazione è raggiunta da una perfetta discriminazione tra il Sé e il non-Sé. Dunque, si dovrà lottare per la discriminazione tra l’anima individuale e il Sé eterno.

204. Proprio come l’acqua che è molto fangoso di nuovo appare come l’acqua trasparente quando il fango viene rimosso, così l’Atman si manifesta anche il suo splendore offuscato quando la macchia è stato rimosso.

205. Quando l’irreale cessa di esistere, questa anima individuale è sicuramente realizzata come il Sé eterno. Pertanto si deve farne un punto di rimuovere completamente le cose come egoismo dal Sé eterno.

206. Questa guaina conoscenza (Vijnanamaya Kosha) che abbiamo parlato di, non può essere il Sé Supremo per i seguenti motivi – perché è soggetto a modifiche, è insensibile, è una cosa limitata, un oggetto dei sensi, e non è costantemente presente : Una cosa irreale, non può infatti essere preso per il vero Atman.

207. La guaina beata (Anandamaya Kosha) è che la modifica dei Nescienza che si manifesta la cattura di un riflesso della Atman, che è l’Absolute Bliss, i cui attributi sono il piacere e il resto, e che appare in vista quando qualche oggetto gradevole a se stessi si presenta. E si fa spontaneamente sentita dal fortunato durante la fruizione delle loro azioni virtuose, da cui ogni essere corporeo deriva una grande gioia, senza il minimo sforzo.

208. La guaina beata ha il suo massimo giocare durante il sonno profondo, mentre negli Stati sogno e veglia ha solo una manifestazione parziale, causata dalla vista di oggetti piacevoli e così via.

209. Né è la guaina beata il Sé Supremo, perché è dotato di attributi mutevole, è una modifica della Prakriti, è l’effetto del passato buone azioni, e immerso nella più guaine altri che sono modifiche.

210. Quando tutte le cinque guaine sono stati eliminati dal ragionamento sui passaggi Shruti, ciò che rimane come il punto culminante del processo, è il Testimone, la conoscenza assoluta – l’Atman.

211. Questa auto-risplendente Atman che è distinto dai cinque guaine, il Testimone dei tre stati, il Real, l’Immutabile, l’incontaminato, la Beatitudine eterna – deve essere realizzato dal saggio come il suo Sé.

212. Il discepolo in discussione: Dopo questi cinque involucri sono stati eliminati come irreale, non trovo nulla, o Signore, in questo universo, ma un vuoto, l’assenza di tutto. Che entità c’è forsooth sinistra con cui il sapiente conoscitore del Sé deve realizzare la sua identità.

213-214. Il guru rispose: Tu hai giustamente detto, o imparato uomo! Tu sei davvero bravo a discriminazione. Ciò per cui tutte le modifiche, come l’egoismo e la loro assenza successive (durante il sonno profondo) sono percepiti, ma che in sé non è percepito, sappi che Atman – il Conoscitore – attraverso la più acuta intelligenza.

215. Ciò che viene percepito da qualcos’altro è per la sua testimonianza di quest’ultimo. Quando non c’è agente di percepire una cosa, non si può parlare di essa come aventi stato percepito affatto.

216. Questo Atman è un self-cognised entità perché è cognised da solo. Da qui l’anima individuale è di per sé e direttamente il Supremo Brahman, e nient’altro.

217. Ciò che si manifesta con chiarezza se stessa negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, che è interiormente percepito nella mente in varie forme come una serie ininterrotta di impressioni egoistico, che testimonia l’egoismo, il Buddhi, ecc, che sono di diverse forme e modifiche, e che si fa sentire come l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta; sappi questo Atman, il tuo Sé, nel tuo cuore.

218. Vedendo il riflesso del sole a specchio nell’acqua di un vaso, lo sciocco pensa che sia il sole stesso. Allo stesso modo l’uomo stupido, attraverso la delusione, si identifica con il riflesso del Chit catturati nel Buddhi, che è la sua sovrapposizione.

219. Proprio come l’uomo saggio lascia da parte la brocca, l’acqua e il riflesso del sole, e vede l’auto-luminoso sole che illumina i tre ed è indipendente da loro;

220-222. Allo stesso modo, scartando il corpo, la Buddhi e il riflesso del Chit in esso, e realizzare il Testimone, il Sé, la conoscenza assoluta, la causa della manifestazione di tutto ciò che è nascosto nei recessi della Buddhi, è distinta dalla il grossolano e sottile, eterno, onnipresente, che pervade tutto ed estremamente sottile, e che non ha né interno né esterno ed è identico con una sola auto – piena realizzazione di questa vera natura di se stessi, si diventa libero dal peccato, macchia, morte e dolore, e diventa l’incarnazione della Beatitudine. Illuminata se stesso, ha paura di nessuno. Per un ricercatore dopo la Liberazione non c’è altro modo di spezzare i legami della trasmigrazione che la realizzazione della verità del proprio Sé.

223. La realizzazione della propria identità con il Brahman è la causa della liberazione dai vincoli della Samsara, per mezzo del quale il saggio raggiunge Brahman, l’Uno senza un secondo, la Beatitudine Assoluta.

224. Una volta realizzato il Brahman, uno non torna più al regno della trasmigrazione. Dunque, si dovrà realizzare pienamente la propria identità con Brahman.

225. Brahman è Esistenza, Conoscenza, Infinity, puro, supremo, auto-esistente, Beatitudine eterna e indivisibile, non diverso (in realtà) da l’anima individuale, e privo di interni o esterni. E ‘(sempre) trionfante.

226. E ‘questa Unità Suprema, che da solo è reale, poiché non vi è altro che il Sé. In verità, non resta altra entità indipendente, nello stato di realizzazione delle più alte Verità.

227. Tutto questo universo che per ignoranza appare come di forme diverse, non è altro che Brahman, che è assolutamente libero da tutti i limiti del pensiero umano.

228. Un vaso, anche se una modifica di argilla, non è diverso da esso; ovunque il vaso è essenzialmente la stessa l’argilla. Perché allora chiamare un barattolo? E ‘fittizia, un nome solo immaginato.

229. Nessuno può dimostrare che l’essenza di un vaso è qualcosa di diverso l’argilla (di cui è fatta). Quindi il vaso è solo pensato (come separati) attraverso illusione, e l’argilla componente è la sola realtà dimora nei confronti di esso.

230. Allo stesso modo, l’intero universo, essendo l’effetto del reale Brahman, è in realtà nient’altro che Brahman. La sua essenza è che, e non esiste fuori di esso. Chi dice che fa è ancora in fase di illusione – balbetta come una addormentato.

231. Questo universo è Brahman in verità – come è il pronunciamento agosto del Veda. Pertanto questo universo non è altro che Brahman, per quello che si sovrappone (su qualcosa) non ha un’esistenza separata da suo substrato.

232. Se l’universo, così com’è, essere reale, non ci sarebbe cessazione dell’elemento dualistico, le scritture sarebbe stato falsificato, e il Signore stesso sarebbe colpevole di una falsità. Nessuno di questi tre è considerato desiderabile oppure dal nobile sano di mente.

233. Il Signore, che conosce il segreto di tutte le cose ha sostenuto questa visione con le parole: “Ma io non sono in loro” … “non sono gli esseri in me”.

234. Se l’universo è vero, lascia che allora essere percepito nello stato di sonno profondo anche. Poiché non è affatto percepita, deve essere irreale e falso, come i sogni.

235. Quindi l’universo non esiste a prescindere dal Sé Supremo, e la percezione della sua separazione è falsa come la qualità (del ecc azzurro, nel cielo). Ha un attributo sovrapposto alcun significato oltre al suo substrato? E ‘il sostrato che appare così l’illusione.

236. Qualunque cosa un uomo illuso percepisce attraverso errore, è Brahman e Brahman solo: l’argento non è altro che la madre-perla. Si tratta di Brahman, che è sempre considerato come questo universo, mentre ciò che si sovrappone al, ossia Brahman. l’universo, è solo un nome.

237-238. Quindi tutto ciò si manifesta, vale a dire. questo universo, è il Supremo Brahman stesso, il Real, l’Uno senza un secondo, puro, l’essenza della conoscenza, taintless, sereno, privo di inizio e fine, al di là dell’attività, l’Essenza di Absolute Bliss – che trascende tutte le differenze create da Maya o Nescienza, eterno, sempre oltre la portata di dolore, indivisibili, incommensurabile, senza forma, indifferenziata, senza nome, immutabile, auto-luminoso.

239. Saggi realizzare la Suprema Verità, Brahman, in cui non vi è alcuna differenziazione di conoscitore, la conoscenza e conosciuto, che è infinito, trascendente, e l’essenza della conoscenza assoluta.

240. Che non può essere né gettato via, né assunto, che è oltre la portata della mente e della parola, incommensurabile, senza inizio e la fine, il Tutto, uno molto Sé, e di superare gloria.

241-242. Se quindi la Shruti, nel detto “Tu sei Quello” (Tat-Tvam-Asi), stabilisce ripetutamente l’assoluta identità di Brahman (o Ishwara) e Jiva, indicata con i termini che (Tat) e tu (Tvam) ​​rispettivamente, dismettere questi termini delle loro associazioni relativa, allora è l’identità del loro implicita, non letterale, significati che si cerca di inculcare, perché sono di attributi in contraddizione tra loro – come il sole e una lucciola, il re e un servo, l’oceano e un pozzo, o il monte Meru e un atomo.

243. Questa contraddizione tra di loro è stato creato da sovrapposizione, e non è qualcosa di reale. Questa sovrapposizione, in caso di Ishwara (il Signore), è Maya o Nescienza, che è la causa di Mahat e il resto, e nel caso del Jiva (l’anima individuale), ascoltare – le cinque guaine, che sono i effetti di Maya, stand per esso.

244. Queste due sono le sovrapposizioni di Ishwara e il Jiva, rispettivamente, e quando queste sono perfettamente eliminati, non c’è né Ishwara né Jiva. Un regno è il simbolo di un re, e uno scudo del soldato, e quando questi vengono portati via, non c’è né re né soldato.

245. Gli stessi Veda con le parole “adesso viene l’ingiunzione”, ecc, ripudiare la dualità immaginato nel Brahman. Bisogna eliminare il bisogno di quei due sovrapposizioni per mezzo di realizzazione sostenuto dalla autorità dei Veda.

246. Né questo né lordo questo universo sottile (è l’Atman). Essere immaginato, non sono veri – come il serpente visto in corda, e come i sogni. Perfettamente eliminando il mondo oggettivo in questo modo, per mezzo del ragionamento, si deve poi realizzare l’unità che è alla base Ishwara e il Jiva.

247. Quindi questi due termini (Ishwara e Jiva) devono essere attentamente considerate attraverso i loro significati impliciti, in modo che la loro identità assoluto può essere stabilita. Né il metodo di rifiuto totale né quella di ritenzione completa farà. Bisogna ragionare attraverso il processo che combina i due.

248-249. Proprio come nella frase: “Questo è che Devadatta”, l’identità si parla, eliminando le parti contraddittorie, così in “Tu sei Quello” frase, l’uomo saggio deve dare gli elementi contraddittori su entrambi i lati e riconoscere l’identità di Ishwara e Jiva, notando con attenzione l’essenza di entrambi, che è Chit, conoscenza assoluta. Così centinaia di testi scritturali inculcare l’unicità e l’identità di Brahman e Jiva.

250. L’eliminazione del non-Sé, alla luce di brani come “Non è grave”, ecc, (ci si rende conto l’Atman), che è auto-stabilita, distaccato come il cielo, e oltre la gamma di pensiero. Quindi liquidare questo fantasma semplice di un organismo che tu perceivest e hai accettato come il tuo sé. Per mezzo della comprensione purificata che tu sei il Brahman, realizzare il tuo proprio sé, la conoscenza assoluta.

251. Tutte le modifiche di argilla, come il vaso, che sono sempre accettate dalla mente come reali, sono (in realtà), ma niente di argilla. Allo stesso modo, questo intero universo che è prodotto dal reale Brahman, è Brahman se stessa e nient’altro che questo. Perché non c’è niente altro qualsiasi, ma il Brahman, e questo è l’unico auto-esistente Realtà, la nostra stessa Sé, quindi sei tu che sereno, puro, Supremo Brahman, l’Uno senza un secondo.

252. Come luogo, tempo, oggetti, conoscitore, ecc, chiamato in sogno sono tutti irreali, è così anche il mondo vissuto qui nello stato di veglia, perché è tutto un effetto della propria ignoranza. Perché questo corpo, gli organi, il Prana, l’egoismo, ecc, sono anche così irreale, quindi sei tu che sereno, puro, supremo Brahman, l’Uno senza un secondo.

253. (Qual è) erroneamente supposto esistere in qualcosa, è che quando la verità su di esso è stato conosciuto, ma che nulla substrato, e non affatto diverso da esso: L’universo sogno diversificate (e appare) passa nel sogno stesso. Non risulta al risveglio come qualcosa di distinto dal proprio Sé?

254. Ciò che è al di là di casta e credo, la famiglia e lignaggio, privo di nome e forma, merito e demerito, che trascende spazio, tempo e senso-oggetto – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

255. Che il Brahman Supremo, che è oltre l’intervallo di ogni parola, ma accessibile alla vista di illuminazione pura, che è puro, l’incarnazione della conoscenza, l’inizio entità – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

256. Ciò che è toccato dall’onda sei volte; meditato a memoria dello Yogi, ma non colto dagli organi di senso, che il Buddhi non può sapere, e che è ineccepibile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

257. Ciò che è il substrato dell’universo con le sue varie suddivisioni, che sono tutte creazioni di illusione, che di per sé non ha alcun supporto; che è distinta da quella lorda e sottile, che non ha parti, e in verità non è esemplare – che l’arte Brahman tu, meditare su questo nella tua mente.

258. Ciò che è libero dalla nascita, crescita, sviluppo, rifiuti, malattie e morte, che è indistruttibile, che è la causa della manutenzione di proiezione, e la dissoluzione dell’universo – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

259. Ciò che è privo di differenziazione; la cui essenza non è mai inesistente; che è impassibile come l’oceano senza onde, il sempre libero; della forma indivisibile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

260. Ciò che, però uno solo, è la causa dei molti, che rifiuta tutte le altre cause, ma è essa stessa senza causa, distinto da Maya e il suo effetto, l’universo e indipendenti – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente .

261. Ciò che è libero dalla dualità, che è infinito e indistruttibile, distinto dal mondo e Maya, suprema, eterna, che è beatitudine eterna; taintless – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

262. Quella realtà che (anche se One) appare variamente a causa di delusione, assumendo nomi e forme, gli attributi e le modifiche, si è sempre immutata, come l’oro nelle sue modificazioni – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

263. Che oltre il quale non vi è nulla, che brilla anche al di sopra Maya, che è ancora superiore al suo effetto, l’universo, il Sé più profondo di tutti, senza differenziazione, il Sé reale, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, infinito e immutabile – che tu sei Brahman, meditare su questo nella tua mente.

264. In verità, inculcato sopra, ci si deve meditare nella propria mente, attraverso l’intelletto, per mezzo degli argomenti riconosciuto. Con questo significa che si realizzi la verità libera da ecc dubbio, come l’acqua nel palmo della propria mano.

265. Realizzare in questo corpo la conoscenza assoluta libero da Nescienza ei suoi effetti – come il re in un esercito – e di essere sempre fondata nel tuo proprio Sé, riposando su quella conoscenza, unire l’universo nel Brahman.

266. Nella grotta del Buddhi è il Brahman, distinto dal grossolano e sottile, l’Esistenza Assoluta, supremo, l’Uno senza un secondo. Per chi vive in questa grotta come Brahman, amato o non c’è più l’ingresso nel grembo della madre.

267. Anche dopo che la Verità è stata realizzata, non resta che forte, senza inizio, ostinato impressione che uno è l’agente e sperimentatore, che è la causa della propria trasmigrazione. Deve essere accuratamente rimosso da vivere in un costante stato di identificazione con il Sé Supremo. Saggi chiamata Liberazione che è l’attenuazione di Vasana (impression) qui e ora.

268. L’idea di “me e la mia” nel, organi del corpo, ecc, che sono i non-Sé – questa sovrapposizione l’uomo saggio deve porre fine a, identificandosi con l’Atman.

269. Realizzare il tuo Sé interiore, il Testimone del Buddhi e sue modificazioni, e costantemente girevole del pensiero positivo, “Io sono Quello”, conquistare questa identificazione con il non-Sé.

270. Abbandonare l’osservanza delle formalità sociali, rinunciando a ogni idea di tagliare il corpo, ed evitando engrossment troppo poltiglia con le Scritture, farla finita con la sovrapposizione che che scenderà su di te stesso.

271. A causa della voglia di correre dopo che la società, la passione per lo studio troppo della Scrittura e il desiderio di mantenere il corpo in buon pareggio, la gente non può raggiungere la propria realizzazione.

272. Per colui che cerca la liberazione dalla prigione di questo mondo (Samsara), questi tre desideri sono stati designati dai saggi come catene di ferro forte grillo i piedi. Colui che è libero da esse raggiunge veramente alla Liberazione.

273. L’odore della bella Agaru (agalochum) che è nascosto da un fetore potente grazie al suo contatto con l’acqua ecc, si manifesta non appena l’odore è stato completamente rimosso da sfregamento.

274. Come il profumo del legno di sandalo, il profumo del Sé Supremo, che è coperto dalla polvere di infiniti, impressioni violente inserita nella mente, quando purificata del continuo sfregamento della Conoscenza, è (ancora) chiaramente percepita.

275. Il desiderio di realizzazione del Sé è oscurata da desideri di innumerevoli altre cose oltre il Sé. Quando sono stati distrutti dalla costante attaccamento al Sé, l’Atman manifesta chiaramente utilmente i suoi spontaneamente.

276. Come la mente diventa gradualmente stabilito nel Sé interiore, dà in proporzione il desiderio di oggetti esterni. E quando tutti questi desideri sono stati eliminati, vi si svolge la realizzazione senza ostacoli l’Atman.

277. La mente del Yogi muore, costantemente fissi sul suo Sé. Segue quindi la cessazione dei desideri. Quindi farla finita con la tua sovrapposizione.

278. Tamas è distrutto sia da Rajas e Sattva, Rajas da Sattva, e Sattva muore quando purificato. Quindi fare strada con il tuo sovrapposizione con l’aiuto di Sattva.

279. Sapendo per certo che il lavoro Prarabdha manterrà questo corpo, rimanere in silenzio e farla finita con la tua sovrapposizione con cura e con pazienza.

280. “Io non sono l’anima individuale, ma il Supremo Brahman” – eliminando così tutto ciò che è non-Sé, farla finita con la tua sovrapposizione, che ha superato il momento della (passata) impressioni.

281. Realizzare te stesso come il Sé di tutti per mezzo della Scrittura, il ragionamento e con la tua propria realizzazione, eliminare sovrapposizioni tua, anche se una traccia di esso sembra apparire.

282. Il saggio non ha alcun legame con l’azione, dal momento che non ha idea di accettare o rinunciare. Pertanto, attraverso engrossment costante sul Brahman, farla finita con la tua sovrapposizione.

283. Attraverso la realizzazione della identità di Brahman e l’anima, risultanti da tali dicta grande come “Tu sei Quello”, farla finita con la tua sovrapposizione, al fine di rafforzare la tua identificazione con Brahman.

284. Fino a quando l’identificazione con questo corpo è completamente sradicato, farla finita con la tua sovrapposizione con vigilanza e di una mente concentrata.

285. Finché anche un sogno come la percezione del cosmo e anime persiste, farla finita con la tua sovrapposizione, o appreso l’uomo, senza la minima pausa.

286. Senza dare la minima possibilità di oblio a causa del sonno, riguardano in questioni secolari o oggetti dei sensi, riflettere sul Sé nella tua mente.

287. Rifuggire da una distanza di sicurezza il corpo che è venuto dalle impurità dei genitori e si è composto di carne e impurità – come si fa un emarginato – tu essere Brahman e realizzare la consumazione della tua vita.

288. Unire l’anima finita nel Sé Supremo, come lo spazio racchiuso da un vaso nello spazio infinito, attraverso la meditazione sulla loro identità, sempre tacere, o salvia.

289. Diventare te l’auto-splendente Brahman, il substrato di tutti i fenomeni – come quella Realtà rinunciare sia il macrocosmo e il microcosmo, come due recipienti sporchi.

290. Trasferire l’identificazione ormai radicato nel corpo per l’Atman, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, e scartando il corpo sottile, tu sei mai solo, indipendente.

291. Quello in cui c’è questo riflesso dell’universo, come di una città in uno specchio – che l’arte Brahman tu, sapendo questo tu raggiungere la consumazione della tua vita.

292. Ciò che è reale e la propria essenza primordiale, che Conoscenza e Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, che è oltre la forma e l’attività – il raggiungimento Quello dovrebbe cessare di identificarsi con i propri corpi falsa, come un attore dando la sua maschera assunta .

293. Questo universo obiettivo è assolutamente irreale, né è l’egoismo di una realtà, perché è osservato per essere momentaneo. Come può la percezione, “So tutto”, è vero, ecc egoismo, che sono momentanei?

294. Ma il vero ‘io “è quello che testimonia l’ego e il resto. Esiste sempre, anche nello stato di sonno profondo. Shruti Lo stesso dice:” E’ senza nascita, eterno “, ecc Quindi il Paramatman è diverso da quello corpi grossolani e sottili.

295. Il conoscitore di tutti i cambiamenti nelle cose soggette a modifiche devono necessariamente essere eterno e immutabile. L’irrealtà dei corpi lordo e sottile è ancora e ancora chiaramente osservato in fantasia, sogno e sonno profondo.

296. Quindi rinunciare alla identificazione con questo pezzo di carne, il corpo grossolano, così come con l’ego o il corpo sottile, che sono entrambi immaginati dal Buddhi. Realizzare il tuo proprio Sé, che è sapere assoluto e non deve essere negata in passato, presente o futuro, raggiungere la pace.

297. Cessate di identificare te stesso con la famiglia, lignaggio, nome, forma e l’ordine della vita, che riguardano il corpo che è come un cadavere marcio (ad un uomo di realizzazione). Allo stesso modo, rinunciando a idee di agenzia e così via, che sono attributi del corpo sottile, è l’essenza di Beatitudine Assoluta.

298. Altri ostacoli sono osservati anche di esistere per gli uomini, che portano alla trasmigrazione. La radice di loro, per i motivi di cui sopra, è la prima modifica di Nescienza chiama egoismo.

299. Finché si ha alcuna relazione con questo ego malvagio, non ci dovrebbero essere meno parlare di Liberazione, che è unica.

300. Liberati dalle grinfie di egoismo, come la luna da quelle di Rahu, l’uomo raggiunge la sua vera natura, e diventa puro, infinito, sempre beato e auto-luminoso.

301. Ciò che è stato creato dal Buddhi estremamente deluso da Nescienza, e che viene percepito in questo corpo come “Io sono così e così” – che quando l’egoismo è completamente distrutta, si ottiene un’identità senza ostacoli con Brahman.

302. Il tesoro della beatitudine del Brahman è avvolto intorno dal serpente potente e terribile di egoismo, e custodito per uso proprio attraverso le sue tre cappe feroce composto dai tre Guna. Solo l’uomo saggio, distruggendola da recidere le sue tre cappe con la grande spada di realizzazione in conformità con gli insegnamenti della Sruti, possono godere di questo tesoro che conferisce beatitudine.

303. Finché c’è una traccia di avvelenamento sinistra del corpo, come si può sperare per la ripresa? Simile è l’effetto di egoismo su Liberazione dello Yogi.

304. Attraverso la completa cessazione di egoismo, attraverso il blocco delle onde diverse mentale a causa di essa, e attraverso la discriminazione della Realtà interiore, ci si accorge che la realtà come “Io sono questo”.

305. Abbandonare immediatamente l’identificazione con il tuo egoismo, l’agente, che è per sua natura una modifica, è rivestiti di un riflesso del Sé, e distoglie l’uno da essere stabilito nel Sé – identificare te stesso con cui hai provengono da questa esistenza relativa, pieno delle miserie di nascita, decadenza e morte, anche se tu sei il Testimone, l’essenza della conoscenza e Beatitudine Assoluta.

306. Ma per la tua identificazione con l’egoismo che non vi potrà mai essere una qualsiasi trasmigrazione per te che sei immutabile ed eternamente la stessa, la conoscenza assoluta, onnipresente, la Beatitudine Assoluta, e di gloria incontaminata.

307. Quindi la distruzione di questo egoismo, il tuo nemico – che appare come una spina conficcato nella gola di un uomo che pasto – con la grande spada di realizzazione, direttamente e liberamente godere la beatitudine del tuo impero, la maestà del Atman.

308. Controllo della attività di egoismo, ecc, e rinunciare a tutti attaccamento attraverso la realizzazione della Realtà Suprema, essere liberi da ogni dualità attraverso il godimento della Beatitudine del Sé, e rimanere tranquillo nel Brahman, perché hai raggiunto la tua natura infinita.

309. Anche se completamente sradicato, questo egoismo terribile, se ruotava nella mente nemmeno per un istante, ritorna alla vita e crea centinaia di mali, come una nuvola inaugurato dal vento durante la stagione delle piogge.

310. Sopraffazione questo nemico, l’egoismo, non un attimo di tregua dovrebbe essere data ad essa dal pensiero sul senso-oggetti. Questo è in verità la causa del suo ritorno alla vita, come l’acqua ad un albero di cedro che si è quasi prosciugato.

311. Lui solo, che si è identificato con il corpo è avido dopo piaceri dei sensi. Come si può, priva del corpo-idea, essere avidi (come lui)? Da qui la tendenza a pensare sul senso-oggetti è in verità la causa della schiavitù della trasmigrazione, dando vita ad un’idea di distinzione o di dualità.

312. Quando gli effetti sono sviluppati, il seme è anche osservato di essere tale, e quando gli effetti sono distrutte, anche il seme è visto per essere distrutto. Dunque, si dovrà sottomettere gli effetti.

313. Attraverso l’aumento di desideri egoistici lavoro aumenta, e quando c’è un aumento di lavoro egoista, vi è un aumento del desiderio anche. Trasmigrazione e l’uomo non è mai alla fine.

314. Per motivi di rottura della catena della trasmigrazione, il Sannyasin dovrebbe bruciare in cenere quei due, per il pensiero del senso-oggetti e di fare atti egoistici portare ad un aumento dei desideri.

315-316. Aumentata da questi due, i desideri producono la propria trasmigrazione. Il modo per distruggere questi tre, però, sta nel guardare su tutto, in ogni caso, sempre, ovunque e in tutti gli aspetti, come Brahman e Brahman solo. Attraverso il rafforzamento del desiderio di essere uno con il Brahman, quei tre sono annientate.

317. Con la cessazione delle azioni egoistiche del rimuginare sul senso-oggetti è fermato, che è seguita dalla distruzione dei desideri. La distruzione dei desideri è Liberazione, e questo è considerato come Liberazione-in-vita

318. Quando il desiderio di realizzare il Brahman è una manifestazione segnata, i desideri egoistici facilmente svanire, come l’oscurità più intensa svanisce efficace prima il bagliore del sole che sorge.

319. Oscurità e numerosi i mali che frequentano su di esso non si notano quando il sole sorge. Allo stesso modo, sulla realizzazione della Beatitudine Assoluta, non vi è né schiavitù né la minima traccia di miseria.

320. Causando l’universo esterno e interno, che ora sono percepiti, a svanire, e la meditazione della Realtà, la Beatitudine Embodied, si dovrebbe passare il proprio tempo vigile, se c’è qualche residuo di lavoro Prarabdha sinistra.

321. Non si dovrebbe mai essere trascurato nella propria fermezza di Brahman. Bhagavan Sanatkumara, che è il figlio di Brahma, ha chiamato inavvertenza ad essere la morte stessa.

322. Non vi è alcun pericolo maggiore per la Jnanin di incuria della sua natura reale. Da questo deriva delusione, quindi l’egoismo, questo è seguito da schiavitù, e poi viene la miseria.

323. Perfino un uomo saggio brama dopo la oggetti dei sensi, oblio lo tormenta con le propensioni male del Buddhi, come una donna fa il suo amante affettuosa.

324. Come carice, anche se rimosso, non stare lontano per un momento, ma copre di nuovo l’acqua, in modo da Maya o Nescienza copre anche anche un uomo saggio, se è contrario alla meditazione sul Sé.

325. Se la mente sempre leggermente allontana dalla Ideale e diventa in uscita, poi va giù e giù, proprio come un gioco-palla inavvertitamente lasciato cadere sulle scale limiti giù da una fase all’altra.

326. La mente che è collegato al senso-oggetti riflette sulla loro qualità, da una matura riflessione nasce il desiderio, e dopo che desiderano un uomo che si accinge avere quella cosa.

327. Quindi, per il conoscitore del Brahman discriminante non c’è morte peggiore di quella disattenzione per quanto riguarda la concentrazione. Ma l’uomo che si concentra raggiunge completo successo. (Perciò) attentamente concentrare la tua mente (sul Brahman).

328. Per inavvertenza un uomo che si scosta dalla sua vera natura, e l’uomo che ha così deviato cadute. L’uomo è caduto in rovina, ed è appena visto rialzarsi.

329. Pertanto si dovrebbe rinunciare a riflettere sul senso-oggetti, che è la radice di tutti i guai. Colui che è completamente fuori anche quando vive, è solo in disparte dopo la dissoluzione del corpo. Il Yajur-Veda dichiara che c’è paura per uno che vede il minimo di distinzione.

330. Ogni volta che l’uomo saggio vede la minima differenza nella infinito Brahman, subito ciò che egli vede come diverse attraverso errore, diventa fonte di terrore per lui.

331. Colui che si identifica con l’universo oggettivo, che è stata negata da centinaia di shrutis, Smriti e ragionamenti, esperienze miseria dopo la miseria, come un ladro, perché fa qualcosa di proibito.

332. Colui che si è dedicato alla meditazione della Realtà (Brahman) ed è libero da Nescienza, raggiunge la gloria eterna del Atman. Ma colui che si sofferma sul irreale (l’universo) è distrutto. Che sia così è evidenziato nel caso di chi non è un ladro e uno che è un ladro.

333. Il Sannyasin dovrebbe rinunciare dimora sul irreale, che causa schiavitù, e deve sempre fissare i suoi pensieri sul Atman come “Io stesso sono questo”. Per la fermezza nel Brahman attraverso la realizzazione della propria identità con Esso dà luogo alla beatitudine e rimuove a fondo la miseria nato dell’ignoranza, che si sperimenta (nello stato di ignoranti).

334. La dimora di oggetti esterni solo intensificare i suoi frutti, vale a dire. favorire tendenze malvagie, che crescono sempre peggio. Sapendo questo attraverso la discriminazione, si dovrebbe evitare di oggetti esterni e costantemente se stessi si applicano alla meditazione della Atman.

335. Quando il mondo esterno è chiuso fuori, la mente è allegro, e l’allegria della mente porta alla visione del Paramatman. Quando è perfettamente realizzata, la catena di nascita e morte è rotto. Da qui l’chiudendo fuori del mondo esterno è il trampolino di lancio per la Liberazione.

336. Dov’è l’uomo che è appreso, in grado di discriminare il reale dall’irreale, credendo che i Veda come autorità, fissare lo sguardo su l’Atman, la Realtà Suprema, ed essendo un ricercatore dopo la Liberazione, la volontà, come un bambino, consapevolmente ricorrere per l’irreale (l’universo) che causerà la sua caduta?

337. Non c’è liberazione per chi ha attaccamento al corpo ecc, e l’uomo liberato non identificazione con il corpo ecc uomo che dorme non è sveglio, non è l’uomo sveglio addormentato, per questi due stati sono contrastanti in natura.

338. Egli è libero chi, conoscendo la sua mente il Sé in movimento e immobile oggetti e osservando come loro substrato, abbandona tutte le sovrapposizioni e rimane come l’Assoluto e il Sé infinito.

339. Per realizzare l’intero universo come il Sé è il mezzo per liberarsi di schiavitù. Non c’è nulla di superiore a identificare l’universo con il Sé. Ci si rende conto questo stato, escludendo il mondo oggettivo attraverso fermezza nell’eterno Atman.

340. Come è l’esclusione del mondo oggettivo possibile per chi vive identificato con il corpo, la cui mente è collegata alla percezione degli oggetti esterni, e che compie vari atti per tale scopo? Questa esclusione deve essere attentamente praticato da saggi che hanno rinunciato a ogni tipo di doveri e le azioni e gli oggetti, che sono appassionato alla eterna Atman, e che desiderano possedere un beatitudine eterna.

341. Per il Sannyasin che ha attraversato l’atto di sentire, il passaggio Shruti, “Calma, auto-controllato”. Ecc, prescrive Samadhi per realizzare l’identità dell’universo con il Sé.

342. Anche gli uomini saggi non può improvvisamente distruggere l’egoismo dopo che è, una volta diventato forte, salvo coloro che sono perfettamente calmo attraverso il Samadhi Nirvikalpa. Desideri sono in verità l’effetto di innumerevoli nascite.

343. Il potere proiettare, attraverso l’aiuto del potere velo, collega un uomo con la sirena di un’idea egoista, e distrae lui attraverso gli attributi di questo.

344. E ‘estremamente difficile per conquistare il potere a meno che la proiezione di potenza velo è perfettamente sradicato. E che copre oltre l’Atman svanisce naturalmente quando il soggetto è perfettamente distinto dagli oggetti, come il latte dall’acqua. Ma la vittoria è senza dubbio (completa e) libera da ostacoli quando non c’è oscillazione della mente a causa della irreali oggetti dei sensi.

345. Perfetta discriminazione causata dalla realizzazione diretta che distingue la vera natura del soggetto da quello dell’oggetto, e rompe il legame di illusione creata da Maya, e non c’è più trasmigrazione per uno che è stato liberato da questo.

346. La conoscenza della identità del Jiva e Brahman consuma interamente la foresta impenetrabile di Avidya o Nescienza. Per colui che ha realizzato lo stato di Unità, c’è qualche seme trasmigrazione a sinistra per il futuro?

347. Il velo che nasconde verità svanisce solo quando la realtà è pienamente realizzato. (Di qui seguire) la distruzione della falsa conoscenza e la cessazione della miseria causata da sua influenza distrazione.

348. Questi tre sono stati osservati nel caso di una corda quando la sua vera natura è completamente noto. Perciò l’uomo saggio dovrebbe conoscere la vera natura delle cose per la rottura dei suoi vincoli.

349-350. Come il ferro si manifesta come scintille attraverso il contatto con il fuoco, il Buddhi si manifesta come conoscitore e conosciuto attraverso la inerenza del Brahman. Dato che questi due (conoscitore e conosciuto), gli effetti della Buddhi, sono osservate per essere irreale, nel caso di illusione, sogno e fantasia, allo stesso modo, le modifiche della Prakriti, dall’egoismo verso il corpo e tutti gli oggetti dei sensi sono anche irreale. La loro irrealtà è in verità a causa del loro essere soggetti a modifiche in ogni momento. Ma non cambia l’Atman.

351. Il Sé Supremo è sempre la natura di eterno, la conoscenza indivisibile, l’uno senza un secondo, il Testimone del Buddhi e il resto, distinto dal grossolano e sottile, il significato implicito del termine e concetto “io”, l’incarnazione della verso l’interno, la beatitudine eterna.

352. Il saggio, discriminando in tal modo il reale e l’irreale, l’accertamento della verità attraverso la sua intuizione illuminante, e realizzare il proprio Sé, che è conoscenza assoluta, si libera dagli ostacoli e raggiunge direttamente la Pace.

353. Quando l’Atman, l’Uno senza un secondo, si realizza per mezzo del Samadhi Nirvikalpa, poi nodo del cuore di ignoranza è totalmente distrutto.

354. Immaginazione come “tu”, “I” o “questo” si svolgono attraverso i difetti della Buddhi. Ma quando il Paramatman, l’Assoluto, l’Uno senza un secondo, si manifesta nel Samadhi, tutte le immaginazioni quali sono dissolti per l’aspirante, attraverso la realizzazione della verità del Brahman.

355. Il Sannyasin, calma, autocontrollo, perfettamente in pensione dal senso del mondo, tollerante, e dedicandosi alla pratica di Samadhi, riflette sempre sulla sua auto proprio essere il Sé di tutto l’universo. Distruggere completamente in questo modo l’immaginazione, che sono dovute al buio dell’ignoranza, vive beatamente come Brahman, privo di azione e le oscillazioni della mente.

356. Quelli solo sono liberi dalla schiavitù della trasmigrazione che, raggiungendo il Samadhi, si sono fusi il mondo oggettivo, gli organi di senso, la mente, anzi, l’ego molto, nel Atman, la conoscenza assoluta – e nessun altro, ma che si dilettano a parla di seconda mano.

357. Attraverso la diversità delle condizioni sopravvenute (upadhi), un uomo tende a pensare a se stesso, come anche pieno di diversità, ma con la rimozione di questi è di nuovo il suo Sé, l’immutabile. Perciò l’uomo saggio dovrebbe mai dedicarsi alla pratica di Nirvikalpa Samadhi, per lo scioglimento della upadhi.

358. L’uomo che è collegato al reale diventa reale, attraverso la sua su un punto devozione. Proprio come lo scarafaggio pensando intensamente sulla Bhramara si trasforma in un Bhramara.

359. Proprio come lo scarafaggio, rinunciando alla attaccamento a tutte le altre azioni, pensa intensamente al Bhramara e si trasforma in quel verme, esattamente nello stesso modo lo Yogi, meditando sulla verità del Paramatman, raggiunge attraverso il suo unico punte devozione a questo.

360. La verità della Paramatman è estremamente sottile, e non può essere raggiunto dalla tendenza lordo uscente della mente. E ‘accessibile solo agli anime nobili con la mente perfettamente pura, per mezzo di Samadhi proposto da una straordinaria finezza dello stato mentale.

361. Come l’oro purificato dal riscaldamento approfondita sul fuoco dà la sua impurità e raggiunge il suo splendore proprio, così la mente, attraverso la meditazione, dà la sua impurità di Sattva, Rajas e Tamas, e raggiunge la realtà del Brahman.

362. Quando la mente, così purificata dalla pratica costante, si fonde nel Brahman, poi Samadhi passa dal Savikalpa alla fase Nirvikalpa, e conduce direttamente alla realizzazione della beatitudine del Brahman, l’Uno senza un secondo.

363. Con questo Samadhi sono distrutti tutti i desideri che sono come i nodi, tutto il lavoro è finito, e dentro e fuori avviene ovunque e da sempre la manifestazione spontanea della propria vera natura.

364. La riflessione deve essere considerato un centinaio di volte superiore a sentire, e la meditazione centomila volte superiore anche alla riflessione, ma l’Samadhi Nirvikalpa è infinito nei suoi risultati.

365. Dal Samadhi Nirvikalpa la verità del Brahman è chiaramente e definitivamente realizzato, ma non altrimenti, per la mente, essendo instabile per natura, tende a confondere con altre percezioni.

366. Quindi con la calma mente ei sensi controllato sempre annegare la mente nel Sé Supremo che è dentro, e attraverso la realizzazione della tua identità con quella Realtà distruggere le tenebre creata da Nescienza, che è senza inizio.

367. I primi passi di Yoga sono il controllo di parola, di non ricevere doni, divertente senza aspettative, la libertà da attività, e sempre vivere in un posto in pensione.

368. Vivere in un luogo in pensione serve per controllare gli organi di senso, il controllo dei sensi aiuta a controllare la mente, attraverso il controllo della mente egoismo è distrutta, e questo dà ancora una volta lo Yogi una realizzazione ininterrotta della Beatitudine del Brahman. Pertanto l’uomo di riflessione dovrebbe sempre cercare solo di controllare la mente.

369. Frenare discorso nella Manas, Manas e trattenere nel Buddhi, questo nuovo trattenere nella testimonianza di Buddhi, e la fusione che anche nel Sé Infinito Assoluto, raggiungere la pace suprema.

370. Il corpo, Prana, organi, Manas, Buddhi e il resto – con whichsoever di queste aggiunte sopravvenuta è associata la mente, lo Yogi si trasforma, per così dire, in quello.

371. Quando questo viene fermato, l’uomo di riflesso si trova ad essere facilmente staccato da tutto, e per ottenere l’esperienza di una grande varietà di beatitudine eterna.

372. E ‘l’uomo del distacco (Vairagya) che è adatto per questa rinuncia interni ed esterni, per l’uomo spassionato, per il desiderio di essere libero, rinuncia attaccamento sia interni che esterni.

373. E ‘solo l’uomo spassionato che, essendo completamente a terra nel Brahman, può dare l’attaccamento al senso esterno-oggetti e il collegamento interno per egoismo, ecc

374. Sappi, o uomo saggio, distacco e la discriminazione di essere come le due ali di un uccello nel caso di un aspirante. A meno che entrambi ci sono, nessuno può, con l’aiuto di uno dei due, raggiungere il rampicante della Liberazione che cresce, per così dire, sulla cima di un edificio.

375. L’uomo da solo è estremamente spassionato Samadhi, e l’uomo di Samadhi sola realizzazione si ferma, l’uomo che ha realizzato la Verità è solo libera dalla schiavitù, e l’anima libera esperienze solo beatitudine eterna.

376. Per l’uomo di autocontrollo non trovo alcun strumento migliore di felicità di distacco, e se questo è accoppiato con una realizzazione di elevata purezza del Sé, che conduce alla sovranità di indipendenza assoluta, e poiché questa è la porta verso il damigella di liberazione eterno, per questo per il tuo benessere, essere obiettivi sia internamente che esternamente, ed è sempre fissa la tua mente sul Sé eterno.

377. Sever tuo desiderio per il senso-oggetti, che sono come veleno, perché è l’immagine stessa della morte, e rinunciando tuo orgoglio di casta, la famiglia e l’ordine della vita, un’avventura azioni a distanza. Rinuncia alla tua identificazione con cose così irreale come il corpo, e fissa la tua mente sul Atman. Poiché tu sei veramente il Testimone, Brahman, staccate dalla mente, l’Uno senza un secondo, e Supreme.

378. Fissare la mente fermamente l’Ideale, Brahman, e frenare gli organi esterni nei loro rispettivi centri, con il corpo tenuto fermo e senza darsi pensiero per il suo mantenimento; raggiungere l’identità con Brahman e di essere uno con Esso – sempre bere con gioia della beatitudine di Brahman nel tuo proprio Sé, senza una pausa. Qual è l’uso di altre cose che sono completamente vuote?

379. Rinunciare al pensiero del non-Sé che è male e produttivo di miseria, pensate al Sé, l’Absolute Bliss, che conduce alla Liberazione.

380. Qui splende eternamente l’Atman, il Sé-risplendente Testimone di tutto ciò, che ha la Buddhi per la sua sede. Fare questo Atman che è distinta da l’irreale, l’obiettivo, meditare su di essa come il tuo Sé, escludendo ogni altro pensiero.

381. Riflettendo su questo Atman continuo e senza alcun intervento straniero pensiero, bisogna rendersi conto chiaramente che sia il proprio vero Sé.

382. Rafforzare la propria identificazione con questo, e rinunciare a quella con l’egoismo e il resto, si deve vivere senza alcuna preoccupazione per loro, come se fossero futili cose, come un vaso rotto o simili.

383. Fissare la mente purificata nel Sé, il Testimone, la conoscenza assoluta, e lentamente facendo ancora, bisogna poi realizzare il proprio Sé infinito.

384. Si dovrebbe vedere l’Atman, l’indivisibile e infinito, libero da ogni limitazione aggiunte come il corpo, organi, Prana, Manas e l’egoismo, che sono creazioni della propria ignoranza – come il cielo infinito.

385. Il cielo, spogliato delle centinaia di limitare aggiunte come un vaso, una brocca, un ricettacolo di cereali o di un ago, è uno, e non diverse, esattamente nello stesso modo il puro Brahman, quando spogliato di egoismo, ecc, è Una verità.

386. Dispositivi ausiliari da limitare Brahma giù ad un ciuffo d’erba sono tutti totalmente irreali. Pertanto si dovrebbe realizzare il proprio Sé Infinito come il Principio unico.

387. Quello in cui si immagina qualcosa di esistere per errore, è, quando giustamente discriminati, che la cosa in sé, e non distinto da esso. Quando l’errore è andato, la realtà circa il serpente erroneamente percepito diventa la corda. Allo stesso modo l’universo è in realtà l’Atman.

388. Il Sé è Brahma, il Sé è Visnu, il Sé è Indra, il Sé è Shiva, il Sé è tutto questo universo. Non esiste nulla tranne il Sé.

389. Il Sé è dentro, e il Sé è fuori, il Sé è prima e il Sé è dietro, il Sé è nel sud, e il Sé è al nord, il Sé è anche sopra come anche di seguito.

390. Come l’onda, la schiuma, l’idromassaggio, la bolla, ecc, sono tutti in sostanza, ma l’acqua, così il Cit (sapere assoluto) è tutto questo, dal corpo fino a egoismo. Tutto è in verità il Chit, omogeneo e puro.

391. Tutto questo universo conosciuto attraverso la parola e la mente non è altro che Brahman, non c’è nulla oltre il Brahman, che esiste al di là della gamma massima della Prakriti. Sono la brocca, brocca, vaso, ecc, noto per essere distinto da l’argilla di cui sono composti? E ‘l’uomo illuso che parla di “tu” e “I”, come un effetto del vino di Maya.

392. La Shruti, nel brano “Dove si vede niente più”, ecc, dichiara da un accumulo di verbi l’assenza di dualità, al fine di eliminare le sovrapposizioni false.

393. Il Brahman Supremo è, come il cielo Sé, puro, assoluto, infinito, immobile e immutabile, privo di interno o esterno, l’Uno Esistenza, senza un secondo, ed è il. C’è qualche altro oggetto di conoscenza?

394. Qual è l’uso di dilatazione su questo argomento? Il Jiva non è altro che Brahman, l’intero universo esteso è Brahman stesso, il Shruti inculca il Brahman senza un secondo, ed è un fatto indubitabile che la gente di menti illuminate che conoscono la loro identità con Brahman e hanno dato il loro collegamento con il mondo oggettivo, dal vivo palpabile unifold con Brahman come Conoscenza e Beatitudine Eterna.

395. (Prima) distruggere le speranze suscitate da egoismo in questo corpo sporco grossolano, poi fare la stessa forza con l’aria, come corpo sottile, e realizzare il Brahman, l’incarnazione della Beatitudine eterna – le cui glorie proclamano le Scritture – come il tuo Sé, dal vivo come Brahman.

396. Finché l’uomo ha alcun riguardo per questo cadaverico corpo, egli è impuro, e soffre i suoi nemici, come anche dalla nascita, morte e malattia, ma quando pensa a se stesso come puro, come l’essenza del bene e immobili, ha diventa certamente esente; il shrutis dire anche questo.

397. Con l’eliminazione di tutte le esistenze apparentemente sovrapposti l’anima, il Brahman supremo, Infinito, l’Uno senza una seconda azione e oltre, rimane se stessa.

398. Quando la mente funzioni vengono uniti nel Paramatman, il Brahman, l’Assoluto, niente di tutto questo mondo fenomenico è visto, da dove esso si riduce a parlare semplice.

399. Nell’entità One (Brahman) la concezione dell’universo è un mero fantasma. Da dove ci può essere una qualsiasi diversità in ciò che è immutabile, senza forma e Assoluto?

400. In una Entità privo dei concetti di veggente, vedere e visto – che è immutabile, senza forma e Absolute – dove ci può essere qualsiasi diversità?

401. Nel Entità Uno che è immutabile, senza forma e Assoluto, e che è perfettamente che tutto pervade e immobile come l’oceano, dopo la dissoluzione dell’universo, dove ci può essere qualsiasi diversità?

402. Dove la radice della delusione è dissolto come l’oscurità nella luce – nella Realtà suprema, l’Uno senza un secondo, l’Assoluto – da cui ci può essere qualsiasi diversità?

403. Come può il parlare di diversità si applicano alla Realtà Suprema che è uno ed omogeneo? Chi ha mai osservato la diversità nella beatitudine non mescolati dello stato di sonno profondo?

404. Anche prima della realizzazione della Verità suprema, l’universo non esiste l’Assoluto Brahman, l’essenza dell’esistenza. In nessuno dei tre stati del tempo è il serpente mai osservata nella corda, né una goccia d’acqua nel miraggio.

405. Gli stessi shrutis dichiara che questo universo dualistico non è che un inganno dal punto di vista della Verità Assoluta. Questo è anche sperimentato nello stato di sonno senza sogni.

406. Ciò che è sovrapposto qualcos’altro è osservato dal saggio essere identico al substrato, come nel caso della corda che appare come il serpente. L’apparente differenza dipende solo in caso di errore.

407. Questo universo apparente ha la sua radice nella mente, e mai persiste dopo la mente è annichilita. Quindi sciogliere la mente dalla concentrazione sul Sé Supremo, che è la tua essenza più intima.

408. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è qualcosa della natura della conoscenza eterna ed assoluta beatitudine, che non ha esemplare, che trascende tutti i limiti, è sempre gratuita e senza attività, e che è come il cielo senza limiti, indivisibile e assoluta.

409. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è privo di idee di causa ed effetto, che è la realtà oltre ogni immaginazione, omogeneo, senza pari, al di là della serie di prove, stabilito dal pronunciamenti della Veda, e sempre a noi familiare come il senso dell’ego.

410. Il saggio si rende conto nel suo cuore, attraverso il Samadhi, l’infinito Brahman, che è decadente e immortale, l’Entità positivo che impedisca ogni negazioni, che ricorda il mare placido e senza nome, in cui non ci sono né meriti né demeriti, e che è eterno, pacificato e One.

411. Con la mente contenuta nel Samadhi, ecco a te stesso l’Atman, di gloria infinita, tagliato fuori la tua schiavitù rafforzata dalle impressioni di vite precedenti, e con attenzione raggiungere la consumazione della tua nascita come essere umano.

412. Meditare sulla Atman, che risiede in te, che è privo di ogni aggiunte limitare, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, e tu non più rientrano nel ciclo delle nascite e morti.

413. Dopo che il corpo è stato gettato via una volta ad una distanza come un cadavere, non il saggio più si attacca ad esso, anche se è visibile come un aspetto, come l’ombra di un uomo, a causa della esperienza degli effetti di azioni passate.

414. Realizzare l’Atman, l’eterno, Conoscenza pura e Bliss, gettare lontano, questa limitazione di un corpo, che è inerte e sporco per natura. Poi lo ricordo più, per qualcosa che è stato vomitato eccita ma disgusto quando viene chiamato in memoria.

415. Bruciare tutto questo, con la sua radice stessa, nel fuoco del Brahman, il Sé eterno e assoluto, l’uomo veramente saggio rimane solo in seguito, come l’Atman, l’eterno, Conoscenza pura e Bliss.

416. Il conoscitore della Verità non fa attenzione più se questo corpo, è andato fuori dai fili di lavoro Prarabdha, cadute o ancora – come la ghirlanda su una mucca – per la sua mente funzioni sono a riposo nel Brahman, l’Essenza di Bliss.

417. Realizzare l’Atman, la beatitudine infinita, come se stesso, con quello oggetto, o per i quali, qualora il conoscitore della Verità a cuore il corpo.

418. Lo yogi che ha raggiunto la perfezione e si libera in questa vita diventa come risultato – si gode la beatitudine eterna nella sua mente, sia internamente che esternamente.

419. Il risultato di distacco è la conoscenza, che della conoscenza è il ritiro dal piaceri dei sensi, che porta l’esperienza della Beatitudine del Sé, da cui segue la pace.

420. Se vi è una mancanza di fasi successive, quelle precedenti sono inutili. (Quando la serie è perfetta) la cessazione del mondo oggettivo, estrema soddisfazione e felicità ineguagliabile seguire come una cosa ovvia.

421. Essere imperturbabile da problemi terrena è il risultato in questione di conoscenza. Come può un uomo che ha fatto vari atti ripugnanti durante lo stato di delusione, poi commettere il medesimo, in possesso di discriminazione?

422. Il risultato della conoscenza, dovrebbe essere l’allontanamento dalle cose irreali, mentre l’attaccamento a questi è il risultato di ignoranza. Questo è osservato nel caso di chi sa un miraggio e cose del genere, e chi non. In caso contrario, quali altri risultato tangibile fare i conoscitori del Brahman ottenere?

423. Se il nodo del cuore di ignoranza è totalmente distrutto, ciò che causa naturale ci può essere per indurre un uomo di azione egoista, perché è contrario ai piaceri dei sensi?

424. Quando il senso-oggetti eccitare nessun desiderio più, allora è il culmine di distacco. L’estrema perfezione della conoscenza è l’assenza di qualsiasi impulso l’idea egoistica. E il limite di auto-ritiro è raggiunto quando la mente funzioni che sono stati fusi, appaiono non di più.

425. Liberato da ogni senso di realtà del senso esterno-oggetti a causa della sua sempre rimasti uniti nel Brahman, solo che sembra godere di un tale senso-oggetti sono offerti da altri, come il sonno, oppure come un bambino, vedendo questo mondo come uno visto nei sogni, e avendo cognizione di essa in momenti occasione – rara è davvero un uomo così, che gode dei frutti del merito senza fine, e solo lui è benedetto e stimato sulla terra.

426. Sannyasin che ha una illuminazione costante che, avendo la sua anima interamente fuse nel Brahman, gode di beatitudine eterna, è immutabile e privo di attività.

427. Questo tipo di funzioni mentali che cognises solo l’identità del Sé e Brahman, purificata da tutte le aggiunte, che è libero dalla dualità, e che si occupa solo di intelligenza pura, è chiamato illuminazione. Chi ha questo perfettamente stabile è chiamato un uomo di illuminazione costante.

428. Colui la cui illuminazione è costante, che ha la beatitudine costante, e che ha quasi dimenticato l’universo fenomenico, è accettata come un uomo liberato in questa vita.

429. Colui che, pur avendo la sua mente fusa nel Brahman, è comunque assai vigile, ma libera allo stesso tempo, dalle caratteristiche dello stato di veglia, e la cui realizzazione è libero dai desideri, è accettata come un uomo liberato in vita.

430. Colui la cui preoccupa lo stato fenomenale sono stati placati, che, pur in possesso di un corpo composto di parti, è ancora privo di parti, e la cui mente è libera da ansia, è accettata come un uomo liberato in vita.

431. L’assenza di idee di “io” e “mio”, anche in questo corpo esistenti, che segue come un’ombra, è una caratteristica di un liberato in vita.

432. Non soffermarsi sui piaceri del passato, senza darsi pensiero per il futuro e guardando con indifferenza sul presente, sono caratteristiche di un liberato in vita.

433. Cercando dappertutto con un occhio di uguaglianza in questo mondo, pieno di elementi in possesso di meriti e demeriti, e distinti per natura le une dalle altre, è una caratteristica di un liberato in vita.

434. Quando le cose piacevoli o dolorose si presentano, a rimanere imperturbabile presente in entrambi i casi, attraverso l’uniformità di atteggiamento, è una caratteristica di un liberato in vita.

435. L’assenza di tutte le idee di interno o esterno, nel caso di un sannyasin, grazie alla sua mente di essere assorbiti in degustazione la beatitudine del Brahman, è una caratteristica di un liberato in vita.

436. Chi vive indifferente, privo di ogni idea di “io” e “mio” per quanto riguarda il, organi del corpo, ecc, così come ai suoi doveri, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

437. Chi ha realizzato il suo Brahmanhood aiutato dalle Scritture, ed è libero dalla schiavitù della trasmigrazione, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

438. Lui che non ha mai l’idea di “io” per quanto riguarda il, organi del corpo, ecc, né quella di “it” nei confronti di cose diverse da queste, è accettata come un liberato in vita.

439. Colui che mai con la sua illuminazione differenzia la Jiva e Brahman, né l’universo e Brahman, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

440. Colui che si sente lo stesso quando il suo corpo è venerato sia dal bene o tormentato dai malvagi, è conosciuto come un uomo liberato in vita.

441. Il Sannyasin nel quale sono inghiottito il senso oggetti-diretta da altri come fiumi nel mare e non producono alcun cambiamento, a causa della sua identità con l’Esistenza Assoluta, è davvero liberata.

442. Per colui che ha realizzato la verità del Brahman, non c’è più l’attaccamento al senso-oggetti come prima: se c’è, che l’uomo non ha realizzato la sua identità con il Brahman, ma è uno i cui sensi sono in uscita in loro tendenza.

443. Se è sollecitato che egli è ancora attaccato al senso-oggetti attraverso lo slancio dei suoi desideri vecchi, la risposta è – no, per i desideri avere indebolito attraverso la realizzazione della propria identità con Brahman.

444. Le propensioni anche di un libertino confermato vengono controllati in presenza di sua madre, proprio così, quando Brahma, l’Assoluto Bliss, è stato realizzato, l’uomo di realizzazione non ha più la tendenza del mondo.

445. Colui che è in costante pratica della meditazione si osserva di avere percezioni esterne. Il shrutis menzione lavoro Prarabdha nel caso di un uomo, e questo possiamo dedurre dai risultati effettivamente visto.

446. Prarabdha lavoro è riconosciuto a persistere fino a quando non vi è la percezione di felicità e simili. Ogni risultato è preceduta da un’azione, e in nessun luogo è visto a maturare in modo indipendente di azione.

447. Attraverso la realizzazione della propria identità con il Brahman, tutte le azioni di un crore accumulato centinaia di cicli di finire in nulla, come le azioni di stato onirico al risveglio.

448. Possibile le azioni buone o peccati terribile che un uomo si crede facendo in stato onirico, lo portano in paradiso o all’inferno dopo che si è risvegliato dal sonno?

449. Realizzare l’Atman, che è distaccato e indifferente come il cielo, l’aspirante non è mai toccato il minimo da azioni ancora da fare.

450. Il cielo non è influenzato dal profumo del liquore soltanto attraverso la sua connessione con il vaso, in modo simile, l’Atman non è, attraverso la sua connessione con le limitazioni, colpiti dalla proprietà stessa.

451. Il lavoro che ha modellato questo corpo prima agli albori della conoscenza, non è distrutto da questa conoscenza senza cedere i suoi frutti, come la freccia scagliata verso un oggetto.

452. La freccia che è girato in un oggetto con l’idea che si tratta di una tigre, non lo fa, quando l’oggetto è percepito come una mucca, controllare se stessa, ma trafigge l’oggetto con tutta la sua forza.

453. Prarabdha lavoro è sicuramente molto forte per l’uomo di realizzazione, ed è passato solo dalla reale esperienza del suo frutto, mentre le azioni precedentemente accumulati e quelli ancora a venire sono distrutte dal fuoco della conoscenza perfetta. Ma nessuno dei tre in tutti gli affetti coloro che, realizzando la propria identità con Brahman, sono sempre assorbite vivendo in questa idea. Sono in verità il Brahman trascendente.

454. Per il saggio che vive nel suo proprio Sé come Brahman, l’Uno senza un secondo, privo di identificazione con l’aggiunte limitazione, la questione dell’esistenza di lavoro Prarabdha è priva di senso, come la questione di un uomo che ha risvegliato dal sonno avere alcun connessione con gli oggetti visti nel sogno-stato.

455. L’uomo che ha risvegliato dal sonno non ha idea di “io” o “mio” per quanto riguarda il suo sogno-corpo e il sogno-oggetti che servivano a quel corpo, ma vive abbastanza sveglio, come il suo Sé.

456. Non ha voglia di dimostrare gli oggetti irreali, né meno lo si vede a mantenere quel sogno-mondiale. Se lui si aggrappa ancora a quegli oggetti irreali, è enfaticamente dichiarato di non essere ancora libera dal sonno.

457. Allo stesso modo, colui che è assorto in Brahman vita identificata con quella realtà eterna e vede nient’altro. Come uno ha una memoria di oggetti visti in sogno, così l’uomo di realizzazione ha una memoria delle azioni quotidiane come mangiare.

458. Il corpo è stato modellato da Karma, quindi si può immaginare il lavoro Prarabdha con riferimento ad essa. Ma non è ragionevole attribuire lo stesso l’Atman, per l’Atman non è mai il risultato del lavoro.

459. Il shrutis, le cui parole sono infallibili, dichiarare l’Atman di essere “senza nascita, eterno e decadente”. Così, l’uomo che vive identificato con questo, come può essere attribuito Prarabdha lavoro?

460. Lavoro prarabdha può essere mantenuta solo a condizione che si vive identificato con il corpo. Ma nessuno ammette che l’uomo di realizzazione si identifica mai con il corpo. Il lavoro, quindi Prarabdha dovrebbe essere respinta nel suo caso.

461. L’attribuzione del lavoro Prarabdha al corpo è anche certamente un errore. Come può qualcosa che si sovrappone (su un altro) non hanno alcuna esistenza, e come può ciò che è irreale hanno una nascita? E come può ciò che non è nato affatto, muoiono? Così come si può lavorare Prarabdha esistere per qualcosa che è irreale?

462-463. “Se gli effetti dell’ignoranza sono distrutti con le loro radici dalla conoscenza, allora come fa il corpo vivo?” – È di convincere coloro sciocchi che intrattengono un dubbio come questo, che la Sruti, dal punto di vista relativo, il lavoro ipotizzare Prarabdha, ma non per dimostrare la realtà del corpo, ecc, dell’uomo di realizzazione.

464. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, infinito, senza inizio né fine, trascendente e immutabile, non c’è alcun dualismo in essa.

465. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, l’essenza dell’esistenza, Conoscenza e Beatitudine Eterna, e privo di attività, non c’è alcun dualismo in essa.

466. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, che è in tutti, omogeneo, infinito, senza fine, e che tutto pervade, non c’è alcun dualismo in essa.

467. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, che non è né deve essere evitato, né assunto né accettato, e che è senza alcun supporto, non c’è alcun dualismo in essa.

468. C’è solo Brahman, l’Uno senza secondo, al di là degli attributi, senza parti, sottile, assoluta e taintless, non c’è alcun dualismo in essa.

469. C’è solo Brahman, l’Uno senza un secondo, la cui vera natura è incomprensibile, e che è oltre l’intervallo della mente e della parola, non c’è alcun dualismo in essa.

470. C’è solo Brahman, l’Uno senza secondo, la Realtà, l’Uno senza secondo, la Realtà, radiosi, auto-esistente, puro, intelligente e, a differenza finito nulla, non c’è alcun dualismo in essa.

471. Animo nobile sannyasin che si sono sbarazzati di tutti gli allegati e scartato tutti i piaceri dei sensi, e che sono serena e perfettamente sobrio, realizzare questa Verità Suprema e alla fine raggiungere la Beatitudine Suprema attraverso la loro realizzazione del Sé.

472. Tu pure, discriminare questa Suprema Verità, la vera natura del Sé, che è Beatitudine non diluito, e scrollandosi di dosso la tua illusione creata dalla tua mente, essere libera e illuminata, e raggiungere la consumazione della tua vita.

473. Attraverso l’Samadhi in cui la mente è perfettamente placata, visualizzare la Verità del Sé con l’occhio di realizzazione chiaro. Se il significato della (scritturale) parole udite dal Guru è perfettamente e senza dubbio discernimento, allora si può portare a più dubbi.

474. Nella realizzazione degli Atman, l’Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta, attraverso la rottura della propria relazione con la schiavitù di Avidya o ignoranza, le Scritture, il ragionamento e le parole del Guru sono le prove, mentre la propria esperienza guadagnata attraverso la concentrazione la mente è un’altra prova.

475. Schiavitù, la liberazione, la soddisfazione, l’ansia, il recupero dalla malattia, fame e altre cose del genere sono noti solo per l’uomo in questione, e la conoscenza di questi con gli altri è una semplice deduzione.

476. Il Guru e il shrutis istruire il discepolo, in piedi in disparte, mentre l’uomo di croci realizzazione (Avidya) attraverso Illuminazione da solo, sostenuto dalla grazia di Dio.

477. Stesso conoscendo il suo Sé indivisibile attraverso la sua realizzazione personale e diventando così perfetto, un uomo dovrebbe stare faccia a faccia con l’Atman, con la mente libera da idee dualistica.

478. Il verdetto di tutte le discussioni sul Vedanta è che il Jiva e l’universo intero non sono altro che Brahman, e che la liberazione significa dimorare nel Brahman, l’entità indivisibile. Mentre gli stessi sono shrutis autorità (per l’istruzione) che il Brahman è Uno senza un secondo.

479. Realizzare, in un momento benedetto, la Verità Suprema attraverso le suddette istruzioni del Guru, l’autorità delle Scritture e il suo ragionamento, con i suoi sensi si calmò e la mente concentrata, (il discepolo) è diventato immobile in forma e perfettamente stabilito nel Atman.

480. Concentrare la mente per qualche tempo il Supremo Brahman, si alzò, e fuori di suprema beatitudine parlò come segue.

481. La mia mente è svanita, e tutte le sue attività si sono fuse, realizzando l’identità del Sé e Brahman, non so questo o non-questo, né che cosa o quanto la beatitudine senza confini (del Samadhi) è!

482. La maestà del mare del Supremo Brahman, pieno il rilievo del nettare come Beatitudine del Sé, in verità è impossibile esprimere a parole, né può essere concepito dalla mente – in una frazione infinitesimale di cui la mia mente si sciolgono come un chicco di grandine ottenere fuse nel mare, e ora è soddisfatto di quella essenza di Beatitudine.

483. Dove è andato l’universo, da cui è stato rimosso, e dove è fusa? E ‘stato solo ora visto da me, e lo ha cessato di esistere? E ‘strano passare!

484. Nell’oceano di Brahman riempito con il nettare della Beatitudine assoluta, ciò che deve essere evitato e che cosa accettata, ciò che è altro (da sé) e che cosa di diverso?

485. Ho né vedere né sentire né sapere nulla in questo. Ho semplicemente esistono come il Sé, la Beatitudine eterna, distinto da tutto il resto.

486. Ripetuti saluti a te, Maestro O nobile, che sei privo di allegato, il migliore tra le anime buone e l’incarnazione dell’essenza della beatitudine eterna, l’Uno senza un secondo – che infiniti e sempre nell’oceano sconfinato della misericordia arte:

487. Il cui sguardo, come la pioggia di raggi di luna concentrato, ha rimosso la mia stanchezza causata dalla afflizioni del mondo, e in un attimo mi ha ammesso lo stato decadente della Atman, la Beatitudine della maestà infinita!

488. Beati sono io, ho raggiunto la consumazione della mia vita, e sono libero dalle grinfie della trasmigrazione, io sono l’essenza della beatitudine eterna, sono infinite – tutti la tua misericordia!

489. Io sono libero, sono incorporea, sono libero dal corpo sottile e decadente, io sono sereno, sono infiniti, sono taintless ed eterna.

490. Io non sono colui che fa, io non sono il sperimentatore, sono immutabili e oltre di attività, io sono l’essenza della conoscenza pura, io sono assolute e identificato con buona Eterna.

491. Sono effettivamente diverso dal veggente, ascoltatore, speaker, agente e sperimentatore, io sono l’essenza della conoscenza, eterno, senza soluzione di continuità, al di là di attività, senza limiti, distaccato e infinito.

492. Io non sono né questo né quello, ma il Supremo, il illuminer di entrambi, io sono veramente Brahman, l’Uno senza secondo, puro, privo di interno o esterno e infinito.

493. Sono infatti Brahman, l’Uno senza un secondo, ineguagliabile, la Realtà che non ha inizio, oltre l’immaginazione come tu o io, o questo o quello, l’essenza della beatitudine eterna, la Verità.

494. Io sono Narayana, l’uccisore di Naraka, io sono il distruttore di Tripura, l’Essere Supremo, il Governatore, io sono la conoscenza assoluta, il Testimone di tutto ciò, non ho altri Righello ma me stesso, sono privi di idee di “I ‘e «mio».

495. Io solo come conoscenza risiede in tutti gli esseri, essendo il loro sostegno interno ed esterno. Io sono il sperimentatore e tutto ciò che è vissuto – qualunque cosa io considerato come “questo” o il non-Sé in precedenza.

496. In me, l’oceano di beatitudine infinita, le onde dell’universo vengono creati e distrutti dal gioco del vento di Maya.

497. Idee come lordo (o sottile) sono erroneamente immaginato in me da parte di persone attraverso la manifestazione delle cose sovrapposte – proprio come ai tempi indivisibile e assoluto, cicli, anni, a metà anni, stagioni, ecc, sono immaginati.

498. Ciò che si sovrappone con gli stolti grossolanamente ignorante può mai contaminare il substrato: mai il grande afflusso di acque osservato in un miraggio bagna le vie del deserto.

499. Sono oltre contaminazione come il cielo, io sono distinte dalle cose illuminate, come il sole, io sono sempre immobile come la montagna, io sono senza limiti come l’oceano.

500. Ho alcun rapporto con il corpo, come il cielo con le nuvole, così come può gli stati di veglia, sogno e sonno profondo, che sono attributi del corpo, mi toccano?

501. E ‘il Upadhi (attributo sovrapposto) che viene, ed è solo quello che va, cioè, ancora una volta, esegue le azioni e le esperienze (loro frutti), che da sola decade e muore, mentre io mai rimanere fermo come la montagna Kula.

501. Per me che sono sempre la stessa e priva di parti, non c’è né intraprendere il lavoro né la cessazione da esso. Come può ciò che è Uno, concentrato, senza rompere e infinito come il cielo, mai sforzarsi?

502. Come ci può essere meriti e demeriti per me che sono senza organi, senza mente, immutabile e senza forma – che sono la realizzazione di Absolute Bliss? La Shruti cita anche questo nel passaggio “Non toccare”, ecc

503. Se caldo o freddo, o bene o male, succede a toccare l’ombra del corpo di un uomo, non interessa per nulla l’uomo stesso, che è distinto da l’ombra.

504. Le proprietà delle cose osservate non influenzano il Testimone, che è distinta dalla, immutabile e indifferente – come le proprietà di una stanza (non influiscono) alla lampada (che si illumina).

505. Mentre il sole è una testimonianza semplice le azioni degli uomini, come il fuoco brucia tutto senza distinzione, e come la corda è legata ad una cosa sovrapposizione, così sono io, il Sé immutabile, l’Intelligenza Assoluta.

506. Io non lo fanno né gli altri a fare alcuna azione, io né godere né far godere gli altri, non vedo e non fanno gli altri a vedere, io sono quel Sé-radiosi, Atman Trascendente.

507. Quando l’aggiunta sopravvenute (Upadhi) è in movimento, il movimento risultante della riflessione è attribuita da pazzi per l’oggetto riflesso, come il sole, che è privo di attività – (e pensano) “Io sono colui che fa”, “I Sono il sperimentatore “,” Io sono ucciso, oh, ahimè! “

508. Che questo corpo inerte discesa in acqua o sulla terraferma. Io non sono toccato dalle sue proprietà, come il cielo dalle proprietà del vaso.

509. Gli stati di passaggio del Buddhi, come agenzia, l’esperienza, l’astuzia, l’ubriachezza, ottusità, schiavitù e libertà, non sono mai in realtà nel Sé, il Supremo Brahman, l’Assoluto, l’Uno senza secondo.

510. Sia cambiamenti nel Prakriti in dieci, cento o mille modi, che cosa ho, il libero Sapere assoluto, ha a che fare con loro? Non fare mai le nuvole toccare il cielo!

511. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che è come il cielo, sottile, senza inizio né fine, in cui l’universo intero dal Indifferenziato fino al corpo grossolano, appare semplicemente come un’ombra.

512. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che è il sostegno di tutti, che illumina tutte le cose, che ha infinite forme, è onnipresente, privo di molteplicità, eterno, puro, indifferente e assoluta.

513. Io sono in verità che il Brahman, l’Uno senza un secondo, che trascende le differenziazioni infinita di Maya, che è l’essenza più intima di tutti, è al di là della gamma di coscienza, e che è la Verità, la Conoscenza, Infinity e Beatitudine Assoluta.

514. Sono senza attività, immutabile, senza parti, senza forma, assoluta, eterna, senza alcun altro supporto, l’Uno senza un secondo.

515. Io sono l’universale, io sono il Tutto, sono trascendente, l’Uno senza un secondo. Sono conoscenza assoluta e infinita, io sono Bliss e indivisibile.

516. Questo splendore della sovranità di Self-fulgore ho ricevuto in virtù della suprema maestà della tua grazia. Saluti a te, o glorioso, animo nobile Maestro, saluti ancora e ancora!

517. O Maestro, tu hai per pura grazia mi ha risvegliato dal sonno e del tutto mi ha salvato, che vagava in un sogno interminabile, in una foresta di nascita, la decadenza e la morte creato da illusione, essere tormentati giorno dopo giorno da innumerevoli afflizioni, e gravemente turbato dalla tigre di egoismo.

518. Saluti a te, o Principe degli Insegnanti, tu grandezza innominabile, che l’arte mai il manifesto stesso e fai te stesso come questo universo – ti saluto.

519. Vedendo il degno discepolo, che aveva raggiunto la beatitudine del Sé, realizzato la Verità e se ne rallegrò a cuore, così si prostra, che nobile, insegnante ideale di nuovo rivolto le seguenti parole eccellenti:

520. L’universo è una serie ininterrotta di percezioni del Brahman e quindi è a tutti gli aspetti, ma niente di Brahman. Vedi questo con l’occhio di illuminazione e di una mente serena, in ogni circostanza. È colui che ha occhi per vedere mai trovato in tutto altro che forme? Allo stesso modo, cosa c’è se non Brahman di coinvolgere l’intelligenza di un uomo di realizzazione?

521. Ciò che l’uomo saggio sarebbe scartare che il godimento della Suprema Beatitudine e si dilettano nelle cose senza sostanza? Quando la luna splende estremamente affascinante, che vorrebbero vedere una luna dipinta?

522. Dalla percezione delle cose irreali non c’è né soddisfazione né una cessazione di miseria. Pertanto, essendo soddisfatto con la realizzazione della Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, vivono felicemente in uno stato di identità con quella Realtà.

523. Vedendo il Sé in tutte le circostanze, pensando al Sé, l’Uno senza un secondo, e godendo della beatitudine del Sé, passare il tuo tempo, anima nobile O!

524. Concezioni dualistiche nel Atman, la Conoscenza Infinita, l’Assoluto, sono come immaginando castelli in aria. Pertanto, sempre te stesso identificandosi con la Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo, e quindi il raggiungimento della Pace Suprema, rimanere in silenzio.

525. Per il saggio che ha realizzato il Brahman, la mente, che è la causa di irreale fantasie, diventa perfettamente tranquillo. Questa in verità è il suo stato di quiete, in cui, identificato con il Brahman, ha godimento costante della Beatitudine Assoluta, l’Uno senza un secondo.

526. Per l’uomo che ha realizzato la propria natura, e le bevande non diluito la Beatitudine del Sé, non c’è niente di più esilarante che la quiete che viene di uno stato di desiderio.

527. Il saggio illuminato, il cui unico piacere è nel Sé, vive sempre a proprio agio, se andare o restare, seduti o sdraiati, o in qualsiasi altra condizione.

528. L’anima nobile che ha perfettamente capito la Verità, e la cui mente funzioni incontro senza ostacoli, non più dipende dalle condizioni di luogo, tempo, postura, direzione, disciplina morale, oggetti di meditazione e così via. Quali condizioni regolativo può esserci nel conoscere il proprio sé?

529. Per sapere che questo è un barattolo, quale condizione, in verità, è necessario, se non che i mezzi di conoscenza esenti da difetti, che assicura solo una cognizione dell’oggetto?

530. Quindi questo Atman, che è una verità eterna, si manifesta non appena il mezzo di conoscenza è presente, e non dipende né luogo o tempo o (interno) purezza.

531. La coscienza, “Io sono Devadatta”, è indipendente dalle circostanze, simile è il caso con la realizzazione del conoscitore del Brahman che è Brahman.

532. Che cosa infatti può manifestarsi Questo il cui splendore, come il sole, fa sì che l’intero universo – inconsistente, irreale, insignificante – apparire a tutti?

533. Che, infatti, che può illuminare Oggetto Eterna da cui sono dotati i Veda e Purana e altre scritture, così come tutti gli esseri con un senso?

534. Ecco l’auto-splendente Atman, di potere infinito, al di là della gamma di conoscenze condizionata, eppure l’esperienza comune di tutti – realizzare che da sola questa impareggiabile conoscitore del Brahman vive la sua vita gloriosa, liberato dalla schiavitù.

535. Soddisfatti non diluito, Bliss costante, non è né addolorato né esaltato da oggetti dei sensi, non è né attaccato né avverso a loro, ma disports sempre con il Sé e prende piacere in esso.

536. Un bambino gioca con i suoi giocattoli dimenticare la fame e dolori del corpo; esattamente così fa l’uomo di realizzazione il piacere di Realtà, senza idee di “io” o “mio”, ed è felice.

537. Gli uomini di realizzazione sono il loro cibo, senza l’ansia o l’umiliazione di chiedere l’elemosina, e il loro bere l’acqua dei fiumi; vivono liberamente e in modo indipendente, e dormire senza la paura di cremazione o foreste, i loro vestiti possono essere gli stessi quartieri, che non hanno bisogno di lavaggio e l’essiccazione o qualsiasi ecc corteccia, la terra è il loro letto; vagano nel viale del Vedanta, mentre il loro passatempo è il Brahman Supremo.

538. Colui che conosce l’Atman, che indossa nessun segno esteriore ed è distaccato da cose esterne, si basa su questo corpo senza identificazione, e le esperienze di ogni genere di oggetti dei sensi come vengono, attraverso vogliono altri ‘, come un bambino.

539. Fondata nel piano etereo della Conoscenza Assoluta, si vaga nel mondo, a volte come un pazzo, a volte come un bambino e altre volte come un ghoul, non avendo altri vestiti sulla sua persona, tranne i quartieri, a volte indossando abiti, o forse pelli in altri momenti.

540. Il saggio, che vive da solo, gode di senso degli oggetti, essendo l’incarnazione di desiderio – sempre soddisfatto del suo Sé, e si presenti al tutto.

541. A volte un pazzo, a volte un saggio, a volte in possesso di splendore regale, a volte vaga, a volte comportandosi come un pitone immobile, a volte indossa un espressione benigna, a volte onorato, a volte insultati, a volte sconosciuto – vive così l’uomo di realizzazione, mai felice con la Somma Bliss.

542. Anche se senza ricchezze, ma mai di contenuti, anche se impotente, ma molto potente, anche se non godendo della oggetti dei sensi, eppure eternamente soddisfatto, anche se senza un esemplare, ma volgendo lo sguardo a tutto con un occhio di uguaglianza.

543. Anche se facendo, ancora inattivo, anche se vivendo frutti delle azioni passate, ancora intatta da loro, anche se in possesso di un corpo, ma senza identificazione con esso, anche se limitato, ma lui è onnipresente.

544. Né piacere né dolore, né bene né male, mai tocca questo conoscitore del Brahman, che vive sempre senza il corpo-idea.

545. Piacere o dolore, o bene o male, riguarda solo chi ha collegamenti con il corpo grossolano, ecc, e si identifica con questi. Come si può bene o male, o dei loro effetti, toccare il saggio che si è identificato con la Realtà e quindi distrutto la sua schiavitù?

546. Il sole che sembra essere, ma in realtà non è, inghiottito da Rahu, si dice essere inghiottita, a causa della delusione, dalla gente, non conoscendo la vera natura del sole.

547. Allo stesso modo, le persone ignoranti considerano il perfetto conoscitore del Brahman, che è del tutto liberarsi di schiavitù del corpo ecc, in quanto in possesso del corpo, ma vedere una parvenza di esso.

548. In realtà, però, si riposa scartando il corpo, come il serpente sua slough, e il corpo si muove qua e là dalla forza del Prana, proprio come egli vuole.

549. Come un pezzo di legno è sostenuto dalla corrente di un terreno di alto o basso, così è il suo corpo esercitata da lo slancio delle azioni passate alle varie esperienze dei loro frutti, come questi si presentano a tempo debito.

550. L’uomo di realizzazione, priva del corpo-idea, si muove in mezzo a senso piaceri come un uomo sottoposto alle trasmigrazione, attraverso i desideri generato dal lavoro Prarabdha. Egli stesso, tuttavia, vive immobile nel corpo, come un testimone, libero da oscillazioni mentali, come il perno della ruota del vasaio.

551. Dirige né gli organi di senso ai loro oggetti, né li si stacca da questi, ma rimane come uno spettatore indifferente. E non ha il minimo riguardo per i frutti delle azioni, la sua mente è completamente ubriaco con il bere l’elisir non diluito della Beatitudine dell’Atman.

552. Colui che, rinunciando a tutte le considerazioni di idoneità o meno di oggetti di meditazione, vive come l’Assoluto Atman, è Shiva stesso in verità, e lui è il migliore fra i conoscitori del Brahman.

553. Attraverso la distruzione di limitazioni, il perfetto conoscitore del Brahman si fonde in Colui Brahman senza un secondo – che era stato tutto il tempo – diventa molto libero anche in vita, e raggiunge l’obiettivo della sua vita.

554. Come attore, quando indossa la veste del suo ruolo, o quando non lo fa, è sempre un uomo, così il perfetto conoscitore del Brahman è sempre Brahman e nient’altro.

556. Lasciare che il corpo del Sannyasin che ha realizzato la sua identità con il Brahman, e cadranno ovunque come la foglia di un albero, (è di poca importanza per lui, perché) è già stato bruciato dal fuoco della conoscenza.

557. Il saggio che vive sempre nella Realtà – Brahman – come Bliss Infinito, l’Uno senza un secondo, non dipende da considerazioni di consueto luogo, tempo, ecc, per rinunciare a questa massa di pelle, la carne e sporcizia.

558. Per l’abbandono del corpo non è liberazione, né quella del personale e l’acqua-coppa, ma di liberazione consiste nella distruzione del nodo del cuore, che è Nescienza.

559. Se una foglia cade in un piccolo torrente, o un fiume, o un luogo consacrato da Shiva, o in un incrocio di strade, di quale effetto bene o male è che per l’albero?

560. La distruzione del corpo, organi, Prana e Buddhi è come quella di una foglia o un fiore o frutto (ad un albero). Essa non pregiudica l’Atman, la Realtà, l’incarnazione della beatitudine – che è propria vera natura. Che sopravvive, come l’albero.

561. Il shrutis, esponendo la vera natura del Atman nelle parole “, l’incarnazione della conoscenza”, ecc, che indicano la sua realtà, parlare della distruzione delle limitazioni solo apparente.

562. Il passaggio Shruti, “In verità è questa immortale Atman, mia cara”, cita l’immortalità Atman in mezzo alle cose deperibili e soggetti a modifiche.

563. Proprio come una pietra, un albero, erba, riso, buccia, ecc, quando vengono bruciati, sono ridotte a terra (ceneri) solo, così anche l’universo oggettivo che comprende tutto il corpo, gli organi, Prana, Manas e così via, sono, quando vengono bruciati dal fuoco di realizzazione, ridotti al Sé Supremo.

564. Come l’oscurità, che è distinto (da sole), svanisce nel fulgore del sole, così l’universo oggettivo tutto si dissolve nel Brahman.

565. Come, quando un vaso è rotto, lo spazio racchiuso dalla diventa sensibilmente lo spazio illimitato, così quando le apparenti limitazioni sono distrutti, colui che conosce veramente Brahman diventa Brahman.

566. Come il latte versato nel latte, l’olio in olio e l’acqua in acqua, diventa unita e uno con esso, così il saggio che ha realizzato l’Atman diventa uno nel Atman.

567. Realizzando in tal modo l’isolamento estremo che viene di disembodiedness, e diventare eternamente identificato con la Realtà Assoluta, Brahman, il saggio non soffre più trasmigrazione.

568. Per il suo corpo, composto da ecc Nescienza, essendo stato bruciato dalla realizzazione della identità del Jiva e Brahman, diventa il Brahman stesso; e come Brahman mai avere rinascita?

569. Bondage e Liberazione, che vengono evocati da Maya, in realtà non esistono nel Atman, la propria realtà, come la comparsa e l’uscita del serpente non si attengono nella corda, che subisce alcun cambiamento.

570. Bondage e Liberazione può far parlare di quando vi è la presenza o l’assenza di un velo che copre. Ma non ci può essere per il velo che copre il Brahman, che è sempre scoperto per mancanza di una seconda cosa oltre a se stessa. Se c’è, la non-dualità del Brahman sarà contraddetto, e il shrutis non può mai dualità ruscello.

571. Servitù e Liberazione sono attributi della Buddhi che persone ignoranti falsamente sovrapporre la realtà, come la copertura degli occhi da una nuvola viene trasferita al sole. Per questo Brahman Immutabile è conoscenza assoluta, l’Uno senza un secondo e distaccato.

572. L’idea che la schiavitù esiste, e l’idea che non, sono, con riferimento alla realtà, entrambi gli attributi del Buddhi solo, e non appartengono alla realtà eterna, Brahman.

573. Quindi questa schiavitù e Liberazione sono creati da Maya, e non sono l’Atman. Come ci può essere una qualsiasi idea di limitazione per quanto riguarda la Suprema Verità, che è senza parti, senza attività, calma, ineccepibile, taintless, e Uno senza un secondo, come ci può essere nessuno per quanto riguarda il cielo infinito?

574. Non c’è né morte né nascita, né un limite né un anima che lotta, né un ricercatore dopo la Liberazione, né un liberato – questa è la verità ultima.

575. Ho oggi ripetutamente rivelato a te come a un proprio figlio, questo segreto eccellente e profonda, che è il più profondo significato di tutti i Vedanta, la cresta dei Veda – considerando te un aspirante dopo la Liberazione, depurato delle tare di questo Dark Age , e di una mente libera dai desideri.

576. Sentendo queste parole del Guru, il discepolo nel timore si prostrò davanti a lui, e con il suo permesso se ne andò, liberato dalla schiavitù.

577. E il Guru, con la sua mente immersa nel mare di Esistenza e Absolute Bliss, vagavano, purificando in verità tutto il mondo – tutte le idee di differenziazione bandito dalla sua mente.

578. Così per mezzo di un dialogo tra il Maestro e il discepolo, è la natura del Atman stato accertato per la facile comprensione dei richiedenti dopo la Liberazione.

579. Possano coloro che sono sannyasin richiedenti dopo la Liberazione, che si sono purgato di tutte macchia della mente con l’osservanza delle modalità prescritte, che sono contrari ai piaceri mondani, e che sono di mente serena, e prendere un piacere nel Shruti – apprezzano questo insegnamento salutare!

580. Per coloro che sono afflitti, in modo del mondo, dal dolore bruciando a causa della (cocente) di sole triplice miseria, e che attraverso la delusione vagano in un deserto in cerca di acqua – per loro questo è il messaggio trionfante di Shankara sottolineando, a breve distanza, l’oceano lenitive di nettare, il Brahman, l’Uno senza secondo – per condurli alla Liberazione.

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Jagadguru Sri Adi Sankaracharya was the greatest exponent of the doctrine of Advaita Vedanta and a savior of Vedic Dharma. Salutations to Sankara, who is an ever shining star on the sky of Indian philosophy.

The existence of Vedic Dharma in India today is due to Sankara. The forces opposed to Vedic religion were more numerous and powerful at the time of Sankara than they are today. Still, single-handed, within a very short time, Sankara overpowered them all and restored the Vedic Dharma and Advaita Vedanta to its pristine purity in the land pure knowledge and spirituality.


Sankaracharya occupies a very important position in the history of Indian philosophy. It can be affirmed, without any fear of contradiction, that Bharata Varsha would have ceased to be Bharata Varsha several centuries ago and would never have survived the murderous sword, the devastating fire and the religious intolerance of the successive invaders, if Sankara had not lived the life he lived and taught the lessons he taught. And those lessons are still pulsating in every cell and in every protoplasm of the true aspirant and the true Hindu.

(excerpts taken from  http://dlshq.org/saints/sankara.htm)

What is Advaita Vedanta?

The doctrine of advaita vedanta as expounded by Sankara can be summed up in half a verse: “Brahma Satyam Jagan Mithya Jivo Brahmaiva Na Aparah” — Brahman (the Absolute) is alone real; this world is unreal; and the Jiva or the individual soul is non-different fromBrahman. This is the quintessence of his philosophy.

According to Sri Sankara, whatever is, is Brahman. Brahman Itself is absolutely homogeneous. All difference and plurality are illusory.

Tenets of Advaita Vedanta

  • Brahman (the Absolute) is alone real; this world is unreal; and the Jiva or the individual soul is non-different from Brahman.
  • The Atman is self-evident (Svatah-siddha). It is not established by extraneous proofs. It is not possible to deny the Atman, because It is the very essence of the one who denies It.
  • Brahman is not an object, as It is Adrisya, beyond the reach of senses, mind or intellect. It is not another. It is all-full, infinite, changeless, self-existent, self-delight, self-knowledge and self-bliss. It is Svarupa, essence. It is the essence of the knower. It is the Seer (Drashta), Transcendent (Turiya) and Silent Witness (Sakshi). It is always the Witnessing Subject. It can never become an object as It is beyond the reach of the senses. Brahman is non-dual, one without a second. It has no other beside It.
  • Sat-Chit-Ananda constitute the very essence or Svarupa of Brahman, and not just Its attributes.
  • The world is not an illusion according to Sankara. The world is relatively real (Vyavaharika Satta), while Brahman is absolutely real (Paramarthika Satta). The unchanging Brahman appears as the changing world because of a superimposition of non-Self (objects) on Self (subject – Brahman). This is called Avidya.
  • The Jiva or the individual soul is only relatively real. Its individuality lasts only so long as it is subject to unreal Upadhis or limiting conditions due to Avidya. The Jiva identifies itself with the body, mind and the senses, when it is deluded by Avidya or ignorance. Just as the bubble becomes one with the ocean when it bursts, so also the Jiva or the empirical self becomes one with Brahman when it gets knowledge of Brahman. When knowledge dawns in it through annihilation of Avidya, it is freed from its individuality and finitude and realizes its essential Satchidananda nature. It merges itself in the ocean of bliss. The river of life joins the ocean of existence. This is the Truth.
  • Because samsara (or duality) exists due to ignorance or Avidya, Knowledge (Jnana) alone can make an individual realize his true nature. Karma Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga etc., are necessary only to purify the individual and to help remove this Avidya. All other paths culminate in Jnana.
  • Brahma Jnana is not about acquiring any external knowledge (as Brahman can’t be an object of knowledge), it just about removing the Avidya or Maya.

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Works of Aadi Shankaracharya

  • Sri Sankara Granthavali
  • Sankaracaryera Granthamala
  • Upanishad-bhashya-sangraha, Mahesanusandhana Samsthanam
  • Prakarana-dvadasi, Mahesanusandhana Samsthanam
  • Brahmasutra Bhashya
  • Bhagavadgita Bhashya
  • Upadeshasahasri
  • Vivekachudamani
  • Panchikarana

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Shri Adi Shankaracharya or the first Shankara with his remarkable reinterpretations of Hindu scriptures, especially on Upanishads or Vedanta, had a profound influence on the growth of Hinduism at a time when chaos, superstition and bigotry was rampant. Shankara advocated the greatness of the Vedas and was the most famousAdvaita philosopher who restored the Vedic Dharma and Advaita Vedanta to its pristine purity and glory.

Shri Adi Shankaracharya, known as Bhagavatpada Acharya (the guru at the feet of Lord), apart from refurbishing the scriptures, cleansed the Vedic religious practices of ritualistic excesses and ushered in the core teaching of Vedanta, which is Advaita or non-dualism for the mankind. Shankara restructured various forms of desultory religious practices into acceptable norms and stressed on the ways of worship as laid down in the Vedas.

Shankara’s Childhood

Shankara was born in a Brahmin family circa 788 AD in a village named Kaladi on the banks of the river Purna (now Periyar) in the Southern Indian coastal state Kerala. His parents, Sivaguru and Aryamba, had been childless for a long time and the birth of Shankara was a joyous and blessed occasion for the couple. Legend has it that Aryamba had a vision of Lord Shiva and promised her that he would incarnate in the form of her first-born child.

Shankara was a prodigious child and was hailed as ‘Eka-Sruti-Dara’, one who can retain anything that has been read just once. Shankara mastered all the Vedas and the six Vedangas from the local gurukul and recited extensively from the epics and Puranas. Shankara also studied the philosophies of diverse sects and was a storehouse of philosophical knowledge.

Philosophy of Adi Shankara

Shankara spread the tenets of Advaita Vedanta, the supreme philosophy of monism to the four corners of India with his ‘digvijaya’ (the conquest of the quarters). The quintessence of Advaita Vedanta (non-dualism) is to reiterate the truth of reality of one’s essential divine identity and to reject one’s thought of being a finite human being with a name and form subject to earthly changes.

According to the Advaita maxim, the True Self is Brahman (Divine Creator). Brahman is the ‘I’ of ‘Who Am I?’ The Advaita doctrine propagated by Shankara views that the bodies are manifold but the separate bodies have the one Divine in them.

The phenomenal world of beings and non-beings is not apart from the Brahman but ultimately become one with Brahman. The crux of Advaita is that Brahman alone is real, and the phenomenal world is unreal or an illusion. Through intense practice of the concept of Advaita, ego and ideas of duality can be removed from the mind of man.

The comprehensive philosophy of Shankara is inimitable for the fact that the doctrine of Advaita includes both worldly and transcendental experience.

Shankara while stressing the sole reality of Brahman, did not undermine the phenomenal world or the multiplicity of Gods in the scriptures.

Shankara’s philosophy is based on three levels of reality, viz., paramarthika satta (Brahman), vyavaharika satta (empirical world of beings and non-beings) and pratibhashika satta (reality).

Shankara’s theology maintains that seeing the self where there is no self causes spiritual ignorance or avidya. One should learn to distinguish knowledge (jnana) from avidya to realize the True Self or Brahman. He taught the rules of bhakti, yoga and karma to enlighten the intellect and purify the heart as Advaita is the awareness of the ‘Divine’.

Shankara developed his philosophy through commentaries on the various scriptures. It is believed that the revered saint completed these works before the age of sixteen. His major works fall into three distinct categories – commentaries on the Upanishads, the Brahmasutras and the Bhagavad Gita.

The most important of the works is the commentaries on the Brahmasutras – Brahmasutrabhashya – considered the core of Shankara’s philosophy of Advaita.

Shankaracharya’s Monastic Centers

Shri Shankaracharya established four ‘mutts’ or monastic centers in four corners of India and put his four main disciples to head them and serve the spiritual needs of the ascetic community within the Vedantic tradition. He classified the wandering mendicants into 10 main groups to consolidate their spiritual strength.

Each mutt was assigned one Veda. The mutts are Jyothir Mutt at Badrinath in northern India with Atharva Veda; Sarada Mutt at Sringeri in southern India with Yajur Veda; Govardhan Mutt at Jaganath Puri in eastern India with Rig Veda and Kalika Mutt at Dwarka in western India with Sama Veda.

It is believed that Shankara attained heavenly abode in Kedarnath and was only 32 years old when he died.

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The Viveka Chudamani, literally “The Crest-Jewel of Wisdom” is a famous work by Adi Shankara that expounds advaita vedanta philosophy.

Having written commentaries to the Upanishads, Bhagavad Gita and Brahma Sutras Adi Shankara composed many sub-texts in simple Sanskrit, called Prakarana Granthas, with the objective of reaching the message of the Vedas and Upanishads to laypersons.

The Viveka Chudamani, as the name implies, is the crown jewel of such texts.

By Adi Sankaracharya,  Translated by Swami Madhavananda
Published by Advaita Ashram, Kolkatta
 

1. I bow to Govinda, whose nature is Bliss Supreme, who is the Sadguru, who can be known only from the import of all Vedanta, and who is beyond the reach of speech and mind.

2. For all beings a human birth is difficult to obtain, more so is a male body; rarer than that is Brahmanahood; rarer still is the attachment to the path of Vedic religion; higher than this is erudition in the scriptures; discrimination between the Self and not-Self, Realisation, and continuing in a state of identity with Brahman – these come next in order. (This kind of) Mukti (Liberation) is not to be attained except through the well-earned merits of a hundred crore of births.

3. These are three things which are rare indeed and are due to the grace of God – namely, a human birth, the longing for Liberation, and the protecting care of a perfected sage.

4. The man who, having by some means obtained a human birth, with a male body and mastery of the Vedas to boot, is foolish enough not to exert himself for self-liberation, verily commits suicide, for he kills himself by clinging to things unreal.

5. What greater fool is there than the man who having obtained a rare human body, and a masculine body too, neglects to achieve the real end of this life ?

6. Let people quote the Scriptures and sacrifice to the gods, let them perform rituals and worship the deities, but there is no Liberation without the realisation of one’s identity with the Atman, no, not even in the lifetime of a hundred Brahmas put together.

7. There is no hope of immortality by means of riches – such indeed is the declaration of the Vedas. Hence it is clear that works cannot be the cause of Liberation.

8. Therefore the man of learning should strive his best for Liberation, having renounced his desire for pleasures from external objects, duly approaching a good and generous preceptor, and fixing his mind on the truth inculcated by him.

9. Having attained the Yogarudha state, one should recover oneself, immersed in the sea of birth and death by means of devotion to right discrimination.

10. Let the wise and erudite man, having commenced the practice of the realisation of the Atman give up all works and try to cut loose the bonds of birth and death.

11. Work leads to purification of the mind, not to perception of the Reality. The realisation of Truth is brought about by discrimination and not in the least by ten million of acts.

12. By adequate reasoning the conviction of the reality about the rope is gained, which puts an end to the great fear and misery caused by the snake worked up in the deluded mind.

13. The conviction of the Truth is seen to proceed from reasoning upon the salutary counsel of the wise, and not by bathing in the sacred waters, nor by gifts, nor by a hundred Pranayamas (control of the vital force).

14. Success depends essentially on a qualified aspirant; time, place and other such means are but auxiliaries in this regard.

15. Hence the seeker after the Reality of the Atman should take to reasoning, after duly approaching the Guru – who should be the best of the knowers of Brahman, and an ocean of mercy.

16. An intelligent and learned man skilled in arguing in favour of the Scriptures and in refuting counter-arguments against them – one who has got the above characteristics is the fit recipient of the knowledge of the Atman.

17. The man who discriminates between the Real and the unreal, whose mind is turned away from the unreal, who possesses calmness and the allied virtues, and who is longing for Liberation, is alone considered qualified to enquire after Brahman.

18. Regarding this, sages have spoken of four means of attainment, which alone being present, the devotion to Brahman succeeds, and in the absence of which, it fails.

19. First is enumerated discrimination between the Real and the unreal; next comes aversion to the enjoyment of fruits (of one’s actions) here and hereafter; (next is) the group of six attributes, viz. calmness and the rest; and (last) is clearly the yearning for Liberation.

20. A firm conviction of the mind to the effect that Brahman is real and the universe unreal, is designated as discrimination (Viveka) between the Real and the unreal.

21. Vairagya or renunciation is the desire to give up all transitory enjoyments (ranging) from those of an (animate) body to those of Brahmahood (having already known their defects) from observation, instruction and so forth.

22. The resting of the mind steadfastly on its Goal (viz. Brahman) after having detached itself from manifold sense-objects by continually observing their defects, is called Shama or calmness.

23. Turning both kinds of sense-organs away from sense-objects and placing them in their respective centres, is called Dama or self-control. The best Uparati or self-withdrawal consists in the mind-function ceasing to be affected by external objects.

24. The bearing of all afflictions without caring to redress them, being free (at the same time) from anxiety or lament on their score, is called Titiksha or forbearance.

25. Acceptance by firm judgment as true of what the Scriptures and the Guru instruct, is called by sages Shraddha or faith, by means of which the Reality is perceived.

26. Not the mere indulgence of thought (in curiosity) but the constant concentration of the intellect (or the affirming faculty) on the ever-pure Brahman, is what is called Samadhana or self-settledness.

27. Mumukshuta or yearning for Freedom is the desire to free oneself, by realising one’s true nature, from all bondages from that of egoism to that of the body – bondages superimposed by Ignorance.

28. Even though torpid or mediocre, this yearning for Freedom, through the grace of the Guru, may bear fruit (being developed) by means of Vairagya (renunciation), Shama (calmness), and so on.

29. In his case, verily, whose renunciation and yearning for Freedom are intense, calmness and the other practices have (really) their meaning and bear fruit.

30. Where (however) this renunciation and yearning for Freedom are torpid, there calmness and the other practices are as mere appearances, like water in a desert.

31. Among things conducive to Liberation, devotion (Bhakti) holds the supreme place. The seeking after one’s real nature is designated as devotion.

32. Others maintain that the inquiry into the truth of one’s own self is devotion. The inquirer about the truth of the Atman who is possessed of the above-mentioned means of attainment should approach a wise preceptor, who confers emancipation from bondage.

33. Who is versed in the Vedas, sinless, unsmitten by desire and a knower of Brahman par excellence, who has withdrawn himself into Brahman; who is calm, like fire that has consumed its fuel, who is a boundless reservoir of mercy that knows no reason, and a friend of all good people who prostrate themselves before him.

34. Worshipping that Guru with devotion, and approaching him, when he is pleased with prostration, humility and service, (he) should ask him what he has got to know:

35. O Master, O friend of those that bow to thee, thou ocean of mercy, I bow to thee; save me, fallen as I am into this sea of birth and death, with a straightforward glance of thine eye, which sheds nectar-like grace supreme.

36. Save me from death, afflicted as I am by the unquenchable fire of this world-forest, and shaken violently by the winds of an untoward lot, terrified and (so) seeking refuge in thee, for I do not know of any other man with whom to seek shelter.

37. There are good souls, calm and magnanimous, who do good to others as does the spring, and who, having themselves crossed this dreadful ocean of birth and death, help others also to cross the same, without any motive whatsoever.

38. It is the very nature of the magnanimous to move of their own accord towards removing others’ troubles. Here, for instance, is the moon who, as everybody knows, voluntarily saves the earth parched by the flaming rays of the sun.

39. O Lord, with thy nectar-like speech, sweetened by the enjoyment of the elixir-like bliss of Brahman, pure, cooling to a degree, issuing in streams from thy lips as from a pitcher, and delightful to the ear – do thou sprinkle me who am tormented by worldly afflictions as by the tongues of a forest-fire. Blessed are those on whom even a passing glance of thy eye lights, accepting them as thine own.

40. How to cross this ocean of phenomenal existence, what is to be my fate, and which of the means should I adopt – as to these I know nothing. Condescend to save me, O Lord, and describe at length how to put an end to the misery of this relative existence.

41. As he speaks thus, tormented by the afflictions of the world – which is like a forest on fire – and seeking his protection, the saint eyes him with a glance softened with pity and spontaneously bids him give up all fear.

42. To him who has sought his protection, thirsting for Liberation, who duly obeys the injunctions of the Scriptures, who is of a serene mind, and endowed with calmness – (to such a one) the sage proceeds to inculcate the truth out of sheer grace.

43. Fear not, O learned one, there is no death for thee; there is a means of crossing this sea of relative existence; that very way by which sages have gone beyond it, I shall inculcate to thee.

44. There is a sovereign means which puts an end to the fear of relative existence; through that thou wilt cross the sea of Samsara and attain the supreme bliss.

45. Reasoning on the meaning of the Vedanta leads to efficient knowledge, which is immediately followed by the total annihilation of the misery born of relative existence.

46. Faith (Shraddha), devotion and the Yoga of meditation – these are mentioned by the Shruti as the immediate factors of Liberation in the case of a seeker; whoever abides in these gets Liberation from the bondage of the body, which is the conjuring of Ignorance.

47. It is verily through the touch of Ignorance that thou who art the Supreme Self findest thyself under the bondage of the non-Self, whence alone proceeds the round of births and deaths. The fire of knowledge, kindled by the discrimination between these two, burns up the effects of Ignorance together with their root.

48. Condescend to listen, O Master, to the question I am putting (to thee). I shall be gratified to hear a reply to the same from thy lips.

49. What is bondage, forsooth ? How has it come (upon the Self) ? How does it continue to exist ? How is one freed from it ? What is this non-Self ? And who is the Supreme Self ? And how can one discriminate between them ? — Do tell me about all these.

50. The Guru replied: Blessed art thou ! Thou hast achieved thy life’s end and hast sanctified thy family, that thou wishest to attain Brahmanhood by getting free from the bondage of Ignorance !

51. A father has got his sons and others to free him from his debts, but he has got none but himself to remove his bondage.

52. Trouble such as that caused by a load on the head can be removed by others, but none but one’s own self can put a stop to the pain which is caused by hunger and the like.

53. The patient who takes (the proper) diet and medicine is alone seen to recover completely – not through work done by others.

54. The true nature of things is to be known personally, through the eye of clear illumination, and not through a sage: what the moon exactly is, is to be known with one’s own eyes; can others make him know it ?

55. Who but one’s own self can get rid of the bondage caused by the fetters of Ignorance, desire, action and the like, aye even in a hundred crore of cycles ?

56. Neither by Yoga, nor by Sankhya, nor by work, nor by learning, but by the realisation of one’s identity with Brahman is Liberation possible, and by no other means.

57. The beauty of a guitar’s form and the skill of playing on its chords serve merely to please a few persons; they do not suffice to confer sovereignty.

58. Loud speech consisting of a shower of words, the skill in expounding the Scriptures, and likewise erudition – these merely bring on a little personal enjoyment to the scholar, but are no good for Liberation.

59. The study of the Scriptures is useless so long as the highest Truth is unknown, and it is equally useless when the highest Truth has already been known.

60. The Scriptures consisting of many words are a dense forest which merely causes the mind to ramble. Hence men of wisdom should earnestly set about knowing the true nature of the Self.

61. For one who has been bitten by the serpent of Ignorance, the only remedy is the knowledge of Brahman. Of what avail are the Vedas and (other) Scriptures, Mantras (sacred formulae) and medicines to such a one ?

62. A disease does not leave off if one simply utter the name of the medicine, without taking it; (similarly) without direct realisation one cannot be liberated by the mere utterance of the word Brahman.

63. Without causing the objective universe to vanish and without knowing the truth of the Self, how is one to achieve Liberation by the mere utterance of the word Brahman ? — It would result merely in an effort of speech.

64. Without killing one’s enemies, and possessing oneself of the splendour of the entire surrounding region, one cannot claim to be an emperor by merely saying, ‘I am an emperor’.

65. As a treasure hidden underground requires (for its extraction) competent instruction, excavation, the removal of stones and other such things lying above it and (finally) grasping, but never comes out by being (merely) called out by name, so the transparent Truth of the self, which is hidden by Maya and its effects, is to be attained through the instructions of a knower of Brahman, followed by reflection, meditation and so forth, but not through perverted arguments.

66. Therefore the wise should, as in the case of disease and the like, personally strive by all the means in their power to be free from the bondage of repeated births and deaths.

67. The question that thou hast asked today is excellent, approved by those versed in the Scriptures, aphoristic, pregnant with meaning and fit to be known by the seekers after Liberation.

68. Listen attentively, O learned one, to what I am going to say. By listening to it thou shalt be instantly free from the bondage of Samsara.

69. The first step to Liberation is the extreme aversion to all perishable things, then follow calmness, self-control, forbearance, and the utter relinquishment of all work enjoined in the Scriptures.

70. Then come hearing, reflection on that, and long, constant and unbroken meditation on the Truth for the Muni. After that the learned seeker attains the supreme Nirvikalpa state and realises the bliss of Nirvana even in this life.

71. Now I am going to tell thee fully about what thou oughtst to know – the discrimination between the Self and the non-Self. Listen to it and decide about it in thy mind.

72. Composed of the seven ingredients, viz. marrow, bones, fat, flesh, blood, skin and cuticle, and consisting of the following limbs and their parts – legs, thighs, the chest, arms, the back and the head:

73. This body, reputed to be the abode of the delusion of ‘I and mine’, is designated by sages as the gross body. The sky, air, fire, water and earth are subtle elements. They –

74. Being united with parts of one another and becoming gross, (they) form the gross body. And their subtle essences form sense-objects – the group of five such as sound, which conduce to the happiness of the experiencer, the individual soul.

75. Those fools who are tied to these sense-objects by the stout cord of attachment, so very difficult to snap, come and depart, up and down, carried amain by the powerful emissary of their past action.

76. The deer, the elephant, the moth, the fish and the black-bee – these five have died, being tied to one or other of the five senses, viz. sound etc., through their own attachment. What then is in store for man who is attached to all these five.

77. Sense-objects are even more virulent in their evil effects than the poison of the cobra. Poison kills one who takes it, but those others kill one who even looks at them through the eyes.

78. He who is free from the terrible snare of the hankering after sense-objects, so very difficult to get rid of, is alone fit for Liberation, and none else – even though he be versed in all the six Shastras.

79. The shark of hankering catches by the throat those seekers after Liberation who have got only an apparent dispassion (Vairagya) and are trying to cross the ocean of samsara (relative existence), and violently snatching them away, drowns them half-way.

80. He who has killed the shark known as sense-object with the sword of mature dispassion, crosses the ocean of Samsara, free from all obstacles.

81. Know that death quickly overtakes the stupid man who walks along the dreadful ways of sense-pleasure; whereas one who walks in accordance with the instructions of a well-wishing and worthy Guru, as also with his own reasoning, achieves his end – know this to be true.

82. If indeed thou hast a craving for Liberation, shun sense-objects from a good distance as thou wouldst do poison, and always cultivate carefully the nectar-like virtues of contentment, compassion, forgiveness, straight-forwardness, calmness and self-control.

83. Whoever leaves aside what should always be attempted, viz. emancipation from the bondage of Ignorance without beginning, and passionately seeks to nourish this body, which is an object for others to enjoy, commits suicide thereby.

84. Whoever seeks to realise the Self by devoting himself to the nourishment of the body, proceeds to cross a river by catching hold of a crocodile, mistaking it for a log.

85. So for a seeker after Liberation the infatuation over things like the body is a dire death. He who has thoroughly conquered this deserves the state of Freedom.

86. Conquer the dire death of infatuation over thy body, wife, children etc., — conquering which the sages reach that Supreme State of Vishnu.

87. This gross body is to be deprecated, for it consists of the skin, flesh, blood, arteries and veins, fat, marrow and bones, and is full of other offensive things.

88. The gross body is produced by one’s past actions out of the gross elements formed by the union of the subtle elements with each other, and is the medium of experience for the soul. That is its waking state in which it perceives gross objects.

89. Identifying itself with this form, the individual soul, though separate, enjoys gross objects, such as garlands and sandal-paste, by means of the external organs. Hence this body has its fullest play in the waking state.

90. Know this gross body to be like a house to the householder, on which rests man’s entire dealing with the external world.

91. Birth, decay and death are the various characteristics of the gross body, as also stoutness etc., childhood etc., are its different conditions; it has got various restrictions regarding castes and orders of life; it is subject to various diseases, and meets with different kinds of treatment, such as worship, insult and high honours.

92. The ears, skin, eyes, nose and tongue are organs of knowledge, for they help us to cognise objects; the vocal organs, hands, legs, etc., are organs of action, owing to their tendency to work.

93-94. The inner organ (Antahkarana) is called Manas, Buddhi, ego or Chitta, according to their respective functions: Manas, from its considering the pros and cons of a thing; Buddhi, from its property of determining the truth of objects; the ego, from its identification with this body as one’s own self; and Chitta, from its function of remembering things it is interested in.

95. One and the same Prana (vital force) becomes Prana, Apana, Vyana, Udana and Samana according to their diversity of functions and modifications, like gold, water, etc.

96. The five organs of action such as speech, the five organs of knowledge such as the ear, the group of five Pranas, the five elements ending with the ether, together with Buddhi and the rest as also Nescience, desire and action – these eight “cities” make up what is called the subtle body.

97. Listen – this subtle body, called also the Linga body, is produced out of the elements before their subdividing and combining with each other, is possessed of latent impressions and causes the soul to experience the fruits of its past actions. It is a beginningless superimposition on the soul brought on by its own ignorance.

98-99. Dream is a state of the soul distinct from the waking state, where it shines by itself. In dreams Buddhi, by itself, takes on the role of the agent and the like, owing to various latent impressions of the waking state, while the supreme Atman shines in Its own glory – with Buddhi as Its only superimposition, the witness of everything, and is not touched by the least work that Buddhi does. As It is wholly unattached, It is not touched by any work that Its superimpositions may perform.

100. This subtle body is the instrument for all activities of the Atman, who is Knowledge Absolute, like the adze and other tools of a carpenter. Therefore this Atman is perfectly unattached.

101. Blindness, weakness and sharpness are conditions of the eye, due merely to its fitness or defectiveness; so are deafness, dumbness, etc., of the ear and so forth – but never of the Atman, the Knower.

102. Inhalation and exhalation, yawning, sneezing, secretion, leaving this body, etc., are called by experts functions of Prana and the rest, while hunger and thirst are characteristics of Prana proper.

103. The inner organ (mind) has its seat in the organs such as the eye, as well as in the body, identifying with them and endued with a reflection of the Atman.

104. Know that it is egoism which, identifying itself with the body, becomes the doer or experiencer, and in conjunction with the Gunas such as the Sattva, assumes the three different states.

105. When sense-objects are favourable it becomes happy, and it becomes miserable when the case is contrary. So happiness and misery are characteristics of egoism, and not of the ever-blissful Atman.

106. Sense-objects are pleasurable only as dependent on the Atman manifesting through them, and not independently, because the Atman is by Its very nature the most beloved of all. Therefore the Atman is ever blissful, and never suffers misery.

107. That in profound sleep we experience the bliss of the Atman independent of sense-objects, is clearly attested by the Shruti, direct perception, tradition and inference.

108. Avidya (Nescience) or Maya, called also the Undifferentiated, is the power of the Lord. She is without beginning, is made up of the three Gunas and is superior to the effects (as their cause). She is to be inferred by one of clear intellect only from the effects She produces. It is She who brings forth this whole universe.

109. She is neither existent nor non-existent nor partaking of both characters; neither same nor different nor both; neither composed of parts nor an indivisible whole nor both. She is most wonderful and cannot be described in words.

110. Maya can be destroyed by the realisation of the pure Brahman, the one without a second, just as the mistaken idea of a snake is removed by the discrimination of the rope. She has her Gunas as Rajas, Tamas and Sattva, named after their respective functions.

111. Rajas has its Vikshepa-Shakti or projecting power, which is of the nature of an activity, and from which this primeval flow of activity has emanated. From this also, mental modifications such as attachment and grief are continually produced.

112. Lust, anger, avarice, arrogance, spite, egoism, envy, jealousy, etc., — these are the dire attributes of Rajas, from which the worldly tendency of man is produced. Therefore Rajas is a cause of bondage.

113. Avriti or the veiling power is the power of Tamas, which makes things appear other than what they are. It is this that causes man’s repeated transmigrations, and starts the action of the projecting power (Vikshepa).

114. Even wise and learned men and men who are clever and adept in the vision of the exceedingly subtle Atman, are overpowered by Tamas and do not understand the Atman, even though clearly explained in various ways. What is simply superimposed by delusion, they consider as true, and attach themselves to its effects. Alas ! How powerful is the great Avriti Shakti of dreadful Tamas !

115. Absence of the right judgment, or contrary judgment, want of definite belief and doubt – these certainly never desert one who has any connection with this veiling power, and then the projecting power gives ceaseless trouble.

116. Ignorance, lassitude, dullness, sleep, inadvertence, stupidity, etc., are attributes of Tamas. One tied to these does not comprehend anything, but remains like one asleep or like a stock or stone.

117. Pure Sattva is (clear) like water, yet in conjunction with Rajas and Tamas it makes for transmigration. The reality of the Atman becomes reflected in Sattva and like the sun reveals the entire world of matter.

118. The traits of mixed Sattva are an utter absence of pride etc., and Niyama, Yama, etc., as well as faith, devotion, yearning for Liberation, the divine tendencies and turning away from the unreal.

119. The traits of pure Sattva are cheerfulness, the realisation of one’s own Self, supreme peace, contentment, bliss, and steady devotion to the Atman, by which the aspirant enjoys bliss everlasting.

120. This Undifferentiated, spoken of as the compound of the three Gunas, is the causal body of the soul. Profound sleep is its special state, in which the functions of the mind and all its organs are suspended.

121. Profound sleep is the cessation of all kinds of perception, in which the mind remains in a subtle seed-like form. The test of this is the universal verdict, “I did not know anything then”.

122. The body, organs, Pranas, Manas, egoism, etc., all modifications, the sense-objects, pleasure and the rest, the gross elements such as the ether, in fact, the whole universe, up to the Undifferentiated – all this is the non-Self.

123. From Mahat down to the gross body everything is the effect of Maya: These and Maya itself know thou to be the non-Self, and therefore unreal like the mirage in a desert.

124. Now I am going to tell thee of the real nature of the supreme Self, realising which man is freed from bondage and attains Liberation.

125. There is some Absolute Entity, the eternal substratum of the consciousness of egoism, the witness of the three states, and distinct from the five sheaths or coverings:

126. Which knows everything that happens in the waking state, in dream and in profound sleep; which is aware of the presence or absence of the mind and its functions; and which is the background of the notion of egoism. – This is That.

127. Which Itself sees all, but which no one beholds, which illumines the intellect etc., but which they cannot illumine. – This is That.

128. By which this universe is pervaded, but which nothing pervades, which shining, all this (universe) shines as Its reflection. – This is That.

129. By whose very presence the body, the organs, mind and intellect keep to their respective spheres of action, like servants !

130. By which everything from egoism down to the body, the sense-objects and pleasure etc., is known as palpably as a jar – for It is the essence of Eternal Knowledge !

131. This is the innermost Self, the primeval Purusha (Being), whose essence is the constant realisation of infinite Bliss, which is ever the same, yet reflecting through the different mental modifications, and commanded by which the organs and Pranas perform their functions.

132. In this very body, in the mind full of Sattva, in the secret chamber of the intellect, in the Akasha known as the Unmanifested, the Atman, of charming splendour, shines like the sun aloft, manifesting this universe through Its own effulgence.

133. The Knower of the modifications of mind and egoism, and of the activities of the body, the organs and Pranas, apparently taking their forms, like the fire in a ball of iron; It neither acts nor is subject to change in the least.

134. It is neither born nor dies, It neither grows nor decays, nor does It undergo any change, being eternal. It does not cease to exist even when this body is destroyed, like the sky in a jar (after it is broken), for It is independent.

135. The Supreme Self, different from the Prakriti and its modifications, of the essence of Pure Knowledge, and Absolute, directly manifests this entire gross and subtle universe, in the waking and other states, as the substratum of the persistent sense of egoism, and manifests Itself as the Witness of the Buddhi, the determinative faculty.

136.By means of a regulated mind and the purified intellect (Buddhi), realise directly thy own Self in the body so as to identify thyself with It, cross the boundless ocean of Samsara whose waves are birth and death, and firmly established in Brahman as thy own essence, be blessed.

137. Identifying the Self with this non-Self – this is the bondage of man, which is due to his ignorance, and brings in its train the miseries of birth and death. It is through this that one considers this evanescent body as real, and identifying oneself with it, nourishes, bathes, and preserves it by means of (agreeable) sense-objects, by which he becomes bound as the caterpillar by the threads of its cocoon.

138. One who is overpowered by ignorance mistakes a thing for what it is not; It is the absence of discrimination that causes one to mistake a snake for a rope, and great dangers overtake him when he seizes it through that wrong notion. Hence, listen, my friend, it is the mistaking of transitory things as real that constitutes bondage.

139. This veiling power (Avriti), which preponderates in ignorance, covers the Self, whose glories are infinite and which manifests Itself through the power of knowledge, indivisible, eternal and one without a second – as Rahu does the orb of the sun.

140. When his own Self, endowed with the purest splendour, is hidden from view, a man through ignorance falsely identifies himself with this body, which is the non-Self. And then the great power of rajas called the projecting power sorely afflicts him through the binding fetters of lust, anger, etc.,

141. The man of perverted intellect, having his Self-knowledge swallowed up by the shark of utter ignorance, himself imitates the various states of the intellect (Buddhi), as that is Its superimposed attribute, and drifts up and down in this boundless ocean of Samsara which is full of the poison of sense-enjoyment, now sinking, now rising – a miserable fate indeed!

142. As layers of clouds generated by the sun’s rays cover the sun and alone appear (in the sky), so egoism generated by the Self, covers the reality of the Self and appears by itself.

143. Just as, on a cloudy day, when the sun is swallowed up by dense clouds, violent cold blasts trouble them, so when the Atman is hidden by intense ignorance, the dreadful Vikshepa Shakti (projecting power) afflicts the foolish man with numerous griefs.

144. It is from these two powers that man’s bondage has proceeded – beguiled by which he mistakes the body for the Self and wanders (from body to body).

145. Of the tree of Samsara ignorance is the seed, the identification with the body is its sprout, attachment its tender leaves, work its water, the body its trunk, the vital forces its branches, the organs its twigs, the sense-objects its flowers, various miseries due to diverse works are its fruits, and the individual soul is the bird on it.

146. This bondage of the non-Self springs from ignorance, is self-caused, and is described as without beginning and end. It subjects one to the long train of miseries such as birth, death, disease and decrepitude.

147. This bondage can be destroyed neither by weapons nor by wind, nor by fire, nor by millions of acts – by nothing except the wonderful sword of knowledge that comes of discrimination, sharpened by the grace of the Lord.

148. One who is passionately devoted to the authority of the Shrutis acquires steadiness in his Svadharma, which alone conduces to the purity of his mind. The man of pure mind realises the Supreme Self, and by this alone Samsara with its root is destroyed.

149. Covered by the five sheaths – the material one and the rest – which are the products of Its own power, the Self ceases to appear, like the water of a tank by its accumulation of sedge.

150. On the removal of that sedge the perfectly pure water that allays the pangs of thirst and gives immediate joy, appears unobstructed before the man.

151. When all the five sheaths have been eliminated, the Self of man appears – pure, of the essence of everlasting and unalloyed bliss, indwelling, supreme and self-effulgent.

152. To remove his bondage the wise man should discriminate between the Self and the non-Self. By that alone he comes to know his own Self as Existence-Knowledge-Bliss Absolute and becomes happy.

153. He indeed is free who discriminates between all sense-objects and the indwelling, unattached and inactive Self – as one separates a stalk of grass from its enveloping sheath – and merging everything in It, remains in a state of identity with That.

154. This body of ours is the product of food and comprises the material sheath; it lives on food and dies without it; it is a mass of skin, flesh, blood, bones and filth, and can never be the eternally pure, self-existent Atman.

155. It does not exist prior to inception or posterior to dissolution, but lasts only for a short (intervening) period; its virtues are transient, and it is changeful by nature; it is manifold, inert, and is a sense-object, like a jar; how can it be one’s own Self, the Witness of changes in all things ?

156. The body, consisting of arms, legs, etc., cannot be the Atman, for one continues to live even when particular limbs are gone, and the different functions of the organism also remain intact. The body which is subject to another’s rule cannot be the Self which is the Ruler of all.

157. That the Atman as the abiding Reality is different from the body, its characteristics, its activities, its states, etc., of which It is the witness, is self-evident.

158. How can the body, being a pack of bones, covered with flesh, full of filth and highly impure, be the self-existent Atman, the Knower, which is ever distinct from it ?

159. It is the foolish man who identifies himself with a mass of skin, flesh, fat, bones and filth, while the man of discrimination knows his own Self, the only Reality that there is, as distinct from the body.

160. The stupid man thinks he is the body, the book-learned man identifies himself with the mixture of body and soul, while the sage possessed of realisation due to discrimination looks upon the eternal Atman as his Self, and thinks, “I am Brahman”.

161. O foolish person, cease to identify thyself with this bundle of skin, flesh, fat, bones and filth, and identify thyself instead with the Absolute Brahman, the Self of all, and thus attain to supreme Peace.

162. As long as the book-learned man does not give up his mistaken identification with the body, organs, etc., which are unreal, there is no talk of emancipation for him, even if he be ever so erudite in the Vedanta philosophy.

163. Just as thou dost not identify thyself with the shadow-body, the image-body, the dream-body, or the body thou hast in the imaginations of thy heart, cease thou to do likewise with the living body also.

164. Identifications with the body alone is the root that produces the misery of birth etc., of people who are attached to the unreal; therefore destroy thou this with the utmost care. When this identification caused by the mind is given up, there is no more chance for rebirth.

165. The Prana, with which we are all familiar, coupled with the five organs of action, forms the vital sheath, permeated by which the material sheath engages itself in all activities as if it were living.

166. Neither is the vital sheath the Self – because it is a modification of Vayu, and like the air it enters into and comes out of the body, and because it never knows in the least either its own weal and woe or those of others, being eternally dependent on the Self.

167. The organs of knowledge together with the mind form the mental sheath – the cause of the diversity of things such as “I” and “mine”. It is powerful and endued with the faculty of creating differences of name etc., It manifests itself as permeating the preceding, i.e. the vital sheath.

168. The mental sheath is the (sacrificial) fire which, fed with the fuel of numerous desires by the five sense-organs which serve as priests, and set ablaze by the sense-objects which act as the stream of oblations, brings about this phenomenal universe.

169. There is no Ignorance (Avidya) outside the mind. The mind alone is Avidya, the cause of the bondage of transmigration. When that is destroyed, all else is destroyed, and when it is manifested, everything else is manifested.

170. In dreams, when there is no actual contact with the external world, the mind alone creates the whole universe consisting of the experiencer etc. Similarly in the waking state also; there is no difference. Therefore all this (phenomenal universe) is the projection of the mind.

171. In dreamless sleep, when the mind is reduced to its causal state, there exists nothing (for the person asleep), as is evident from universal experience. Hence man’s relative existence is simply the creation of his mind, and has no objective reality.

172. Clouds are brought in by the wind and again driven away by the same agency. Similarly, man’s bondage is caused by the mind, and Liberation too is caused by that alone.

173. It (first) creates an attachment in man for the body and all other sense-objects, and binds him through that attachment like a beast by means of ropes. Afterwards, the selfsame mind creates in the individual an utter distaste for these sense-objects as if they were poison, and frees him from the bondage.

174. Therefore the mind is the only cause that brings about man’s bondage or Liberation: when tainted by the effects of Rajas it leads to bondage, and when pure and divested of the Rajas and Tamas elements it conduces to Liberation.

175. Attaining purity through a preponderance of discrimination and renunciation, the mind makes for Liberation. Hence the wise seeker after Liberation must first strengthen these two.

176. In the forest-tract of sense-pleasures there prowls a huge tiger called the mind. Let good people who have a longing for Liberation never go there.

177. The mind continually produces for the experiencer all sense-objects without exception, whether perceived as gross or fine, the differences of body, caste, order of life, and tribe, as well as the varieties of qualification, action, means and results.

178. Deluding the Jiva, which is unattached Pure Intelligence, and binding it by the ties of body, organs and Pranas, the mind causes it to wander, with ideas of “I” and “mine”, amidst the varied enjoyment of results achieved by itself.

179. Man’s transmigration is due to the evil of superimposition, and the bondage of superimposition is created by the mind alone. It is this that causes the misery of birth etc., for the man of non-discrimination who is tainted by Rajas and Tamas.

180. Hence sages who have fathomed its secret have designated the mind as Avidya or ignorance, by which alone the universe is moved to and fro, like masses of clouds by the wind.

181. Therefore the seeker after Liberation must carefully purify the mind. When this is purified, Liberation is as easy of access as a fruit on the palm of one’s hand.

182. He who by means of one-pointed devotion to Liberation roots out the attachment to sense-objects, renounces all actions, and with faith in the Real Brahman regularly practices hearing, etc., succeeds in purging the Rajasika nature of the intellect.

183. Neither can the mental sheath be the Supreme Self, because it has a beginning and an end, is subject to modifications, is characterised by pain and suffering and is an object; whereas the subject can never be identified with the objects of knowledge.

184. The Buddhi with its modifications and the organs of knowledge, forms the Vijnanamaya Kosha or knowledge sheath, of the agent, having the characteristics which is the cause of man’s transmigration.

185. This knowledge sheath, which seems to be followed by a reflection of the power of the Chit, is a modification of the Prakriti, is endowed with the function of knowledge, and always wholly identifies itself with the body, organs, etc.

186-187. It is without beginning, characterised by egoism, is called the Jiva, and carries on all the activities on the relative plane. Through previous desires it performs good and evil actions and experiences their results. Being born in various bodies, it comes and goes, up and down. It is this knowledge sheath that has the waking, dream and other states, and experiences joy and grief.

188. It always mistakes the duties, functions and attributes of the orders of life which belong to the body, as its own. The knowledge sheath is exceedingly effulgent, owing to its close proximity to the Supreme Self, which identifying Itself with it suffers transmigration through delusion. It is therefore a superimposition on the Self.

189. The self-effulgent Atman, which is Pure Knowledge, shines in the midst of the Pranas, within the heart. Though immutable, It becomes the agent and experiencer owing to Its superimposition, the knowledge sheath.

190. Though the Self of everything that exists, this Atman, Itself assuming the limitations of the Buddhi and wrongly identifying Itself with this totally unreal entity, looks upon Itself as something different – like earthen jars from the clay of which they are made.

191. Owing to Its connection with the super-impositions, the Supreme Self, even thou naturally perfect (transcending Nature) and eternally unchanging, assumes the qualities of the superimpositions and appears to act just as they do – like the changeless fire assuming the modifications of the iron which it turns red-hot.

192. The disciple questioned: Be it through delusion or otherwise that the Supreme Self has come to consider Itself as the Jiva, this superimposition is without beginning, and that which has no beginning cannot be supposed to have an end either.

193. Therefore the Jivahood of the soul also must have no end, and its transmigration must continue for ever. How then can there be Liberation for the soul ? Kindly enlighten me on this point, O revered Master.

194. The Teacher said: Thou hast rightly questioned, O learned man ! Listen therefore attentively: The imagination which has been conjured up by delusion can never be accepted as a fact.

195. But for delusion there can be no connection of the Self – which is unattached, beyond activity and formless – with the objective world, as in the case of blueness etc., with reference to the sky.

196. The Jivahood of the Atman, the Witness, which is beyond qualities and beyond activity, and which is realised within as Knowledge and Bliss Absolute – has been superimposed by the delusion of the Buddhi, and is not real. And because it is by nature an unreality, it ceases to exist when the delusion is gone.

197. It exists only so long as the delusion lasts, being caused by indiscrimination due to an illusion. The rope is supposed to be the snake only so long as the mistake lasts, and there is no more snake when the illusion has vanished. Similar is the case here.

198-199. Avidya or Nescience and its effects are likewise considered as beginningless. But with the rise of Vidya or realisation, the entire effects of Avidya, even though beginningless, are destroyed together with their root – like dreams on waking up from sleep. It is clear that the phenomenal universe, even though without beginning, is not eternal – like previous non-existence.

200-201. Previous non-existence, even though beginningless, is observed to have an end. So the Jivahood which is imagined to be in the Atman through its relation with superimposed attributes such as the Buddhi, is not real; whereas the other (the Atman) is essentially different from it. The relation between the Atman and the Buddhi is due to a false knowledge.

202. The cessation of that superimposition takes place through perfect knowledge, and by no other means. Perfect knowledge, according to the Shrutis, consists in the realisation of the identity of the individual soul and Brahman.

203. This realisation is attained by a perfect discrimination between the Self and the non-Self. Therefore one must strive for the discrimination between the individual soul and the eternal Self.

204. Just as the water which is very muddy again appears as transparent water when the mud is removed, so the Atman also manifests Its undimmed lustre when the taint has been removed.

205. When the unreal ceases to exist, this very individual soul is definitely realised as the eternal Self. Therefore one must make it a point completely to remove things like egoism from the eternal Self.

206. This knowledge sheath (Vijnanamaya Kosha) that we have been speaking of, cannot be the Supreme Self for the following reasons – because it is subject to change, is insentient, is a limited thing, an object of the senses, and is not constantly present: An unreal thing cannot indeed be taken for the real Atman.

207. The blissful sheath (Anandamaya Kosha) is that modification of Nescience which manifests itself catching a reflection of the Atman which is Bliss Absolute; whose attributes are pleasure and the rest; and which appears in view when some object agreeable to oneself presents itself. It makes itself spontaneously felt by the fortunate during the fruition of their virtuous deeds; from which every corporeal being derives great joy without the least effort.

208. The blissful sheath has its fullest play during profound sleep, while in the dreaming and wakeful states it has only a partial manifestation, occasioned by the sight of agreeable objects and so forth.

209. Nor is the blissful sheath the Supreme Self, because it is endowed with the changeful attributes, is a modification of the Prakriti, is the effect of past good deeds, and imbedded in the other sheaths which are modifications.

210. When all the five sheaths have been eliminated by the reasoning on Shruti passages, what remains as the culminating point of the process, is the Witness, the Knowledge Absolute – the Atman.

211. This self-effulgent Atman which is distinct from the five sheaths, the Witness of the three states, the Real, the Changeless, the Untainted, the everlasting Bliss – is to be realised by the wise man as his own Self.

212. The disciple questioned: After these five sheaths have been eliminated as unreal, I find nothing, O Master, in this universe but a Void, the absence of everything. What entity is there left forsooth with which the wise knower of the Self should realise his identity.

213-214. The Guru answered: Thou has rightly said, O learned man ! Thou art clever indeed in discrimination. That by which all those modifications such as egoism as well as their subsequent absence (during deep sleep) are perceived, but which Itself is not perceived, know thou that Atman – the Knower – through the sharpest intellect.

215. That which is perceived by something else has for its witness the latter. When there is no agent to perceive a thing, we cannot speak of it as having been perceived at all.

216. This Atman is a self-cognised entity because It is cognised by Itself. Hence the individual soul is itself and directly the Supreme Brahman, and nothing else.

217. That which clearly manifests Itself in the states of wakefulness, dream and profound sleep; which is inwardly perceived in the mind in various forms as an unbroken series of egoistic impressions; which witnesses the egoism, the Buddhi, etc., which are of diverse forms and modifications; and which makes Itself felt as the Existence-Knowledge-Bliss Absolute; know thou this Atman, thy own Self, within thy heart.

218. Seeing the reflection of the sun mirrored in the water of a jar, the fool thinks it is the sun itself. Similarly the stupid man, through delusion, identifies himself with the reflection of the Chit caught in the Buddhi, which is Its superimposition.

219. Just as the wise man leaves aside the jar, the water and the reflection of the sun in it, and sees the self-luminous sun which illumines these three and is independent of them;

220-222. Similarly, discarding the body, the Buddhi and the reflection of the Chit in it, and realising the Witness, the Self, the Knowledge Absolute, the cause of the manifestation of everything, which is hidden in the recesses of the Buddhi, is distinct from the gross and subtle, eternal, omnipresent, all-pervading and extremely subtle, and which has neither interior nor exterior and is identical with one self – fully realising this true nature of oneself, one becomes free from sin, taint, death and grief, and becomes the embodiment of Bliss. Illumined himself, he is afraid of none. For a seeker after Liberation there is no other way to the breaking of the bonds of transmigration than the realisation of the truth of one’s own Self.

223. The realisation of one’s identity with Brahman is the cause of Liberation from the bonds of Samsara, by means of which the wise man attains Brahman, the One without a second, the Bliss Absolute.

224. Once having realised Brahman, one no longer returns to the realm of transmigration. Therefore one must fully realise one’s identity with Brahman.

225. Brahman is Existence, Knowledge, Infinity, pure, supreme, self-existent, eternal and indivisible Bliss, not different (in reality) from the individual soul, and devoid of interior or exterior. It is (ever) triumphant.

226. It is this Supreme Oneness which alone is real, since there is nothing else but the Self. Verily, there remains no other independent entity in the state of realisation of the highest Truth.

227. All this universe which through ignorance appears as of diverse forms, is nothing else but Brahman which is absolutely free from all the limitations of human thought.

228. A jar, though a modification of clay, is not different from it; everywhere the jar is essentially the same as the clay. Why then call it a jar ? It is fictitious, a fancied name merely.

229. None can demonstrate that the essence of a jar is something other than the clay (of which it is made). Hence the jar is merely imagined (as separate) through delusion, and the component clay alone is the abiding reality in respect of it.

230. Similarly, the whole universe, being the effect of the real Brahman, is in reality nothing but Brahman. Its essence is That, and it does not exist apart from It. He who says it does is still under delusion – he babbles like one asleep.

231. This universe is verily Brahman – such is the august pronouncement of the Atharva Veda. Therefore this universe is nothing but Brahman, for that which is superimposed (on something) has no separate existence from its substratum.

232. If the universe, as it is, be real, there would be no cessation of the dualistic element, the scriptures would be falsified, and the Lord Himself would be guilty of an untruth. None of these three is considered either desirable or wholesome by the noble-minded.

233. The Lord, who knows the secret of all things has supported this view in the words: “But I am not in them” … “nor are the beings in Me”.

234. If the universe be true, let it then be perceived in the state of deep sleep also. As it is not at all perceived, it must be unreal and false, like dreams.

235. Therefore the universe does not exist apart from the Supreme Self; and the perception of its separateness is false like the qualities (of blueness etc., in the sky). Has a superimposed attribute any meaning apart from its substratum ? It is the substratum which appears like that through delusion.

236. Whatever a deluded man perceives through mistake, is Brahman and Brahman alone: The silver is nothing but the mother-of-pearl. It is Brahman which is always considered as this universe, whereas that which is superimposed on the Brahman, viz. the universe, is merely a name.

237-238. Hence whatever is manifested, viz. this universe, is the Supreme Brahman Itself, the Real, the One without a second, pure, the Essence of Knowledge, taintless, serene, devoid of beginning and end, beyond activity, the Essence of Bliss Absolute – transcending all the diversities created by Maya or Nescience, eternal, ever beyond the reach of pain, indivisible, immeasurable, formless, undifferentiated, nameless, immutable, self-luminous.

239. Sages realise the Supreme Truth, Brahman, in which there is no differentiation of knower, knowledge and known, which is infinite, transcendent, and the Essence of Knowledge Absolute.

240. Which can be neither thrown away nor taken up, which is beyond the reach of mind and speech, immeasurable, without beginning and end, the Whole, one’s very Self, and of surpassing glory.

241-242. If thus the Shruti, in the dictum “Thou art That” (Tat-Tvam-Asi), repeatedly establishes the absolute identity of Brahman (or Ishwara) and Jiva, denoted by the terms That (Tat) and thou (Tvam) respectively, divesting these terms of their relative associations, then it is the identity of their implied, not literal, meanings which is sought to be inculcated; for they are of contradictory attributes to each other – like the sun and a glow-worm, the king and a servant, the ocean and a well, or Mount Meru and an atom.

243. This contradiction between them is created by superimposition, and is not something real. This superimposition, in the case of Ishwara (the Lord), is Maya or Nescience, which is the cause of Mahat and the rest, and in the case of the Jiva (the individual soul), listen – the five sheaths, which are the effects of Maya, stand for it.

244. These two are the superimpositions of Ishwara and the Jiva respectively, and when these are perfectly eliminated, there is neither Ishwara nor Jiva. A kingdom is the symbol of a king, and a shield of the soldier, and when these are taken away, there is neither king nor soldier.

245. The Vedas themselves in the words “now then is the injunction” etc., repudiate the duality imagined in Brahman. One must needs eliminate those two superimpositions by means of realisation supported by the authority of the Vedas.

246. Neither this gross nor this subtle universe (is the Atman). Being imagined, they are not real – like the snake seen in the rope, and like dreams. Perfectly eliminating the objective world in this way by means of reasoning, one should next realise the oneness that underlies Ishwara and the Jiva.

247. Hence those two terms (Ishwara and Jiva) must be carefully considered through their implied meanings, so that their absolute identity may be established. Neither the method of total rejection nor that of complete retention will do. One must reason out through the process which combines the two.

248-249. Just as in the sentence, “This is that Devadatta”, the identity is spoken of, eliminating the contradictory portions, so in the sentence “Thou art That”, the wise man must give up the contradictory elements on both sides and recognise the identity of Ishwara and Jiva, noticing carefully the essence of both, which is Chit, Knowledge Absolute. Thus hundreds of scriptural texts inculcate the oneness and identity of Brahman and Jiva.

250. Eliminating the not-Self, in the light of such passages as “It is not gross” etc., (one realises the Atman), which is self-established, unattached like the sky, and beyond the range of thought. Therefore dismiss this mere phantom of a body which thou perceivest and hast accepted as thy own self. By means of the purified understanding that thou art Brahman, realise thy own self, the Knowledge Absolute.

251. All modifications of clay, such as the jar, which are always accepted by the mind as real, are (in reality) nothing but clay. Similarly, this entire universe which is produced from the real Brahman, is Brahman Itself and nothing but That. Because there is nothing else whatever but Brahman, and That is the only self-existent Reality, our very Self, therefore art thou that serene, pure, Supreme Brahman, the One without a second.

252. As the place, time, objects, knower, etc., called up in dream are all unreal, so is also the world experienced here in the waking state, for it is all an effect of one’s own ignorance. Because this body, the organs, the Pranas, egoism, etc., are also thus unreal, therefore art thou that serene, pure, supreme Brahman, the One without a second.

253. (What is) erroneously supposed to exist in something, is, when the truth about it has been known, nothing but that substratum, and not at all different from it: The diversified dream universe (appears and) passes away in the dream itself. Does it appear on waking as something distinct from one’s own Self ?

254. That which is beyond caste and creed, family and lineage; devoid of name and form, merit and demerit; transcending space, time and sense-object – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

255. That Supreme Brahman which is beyond the range of all speech, but accessible to the eye of pure illumination; which is pure, the Embodiment of Knowledge, the beginningless entity – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

256. That which is untouched by the sixfold wave; meditated upon by the Yogi’s heart, but not grasped by the sense-organs; which the Buddhi cannot know; and which is unimpeachable – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

257. That which is the substratum of the universe with its various subdivisions, which are all creations of delusion; which Itself has no other support; which is distinct from the gross and subtle; which has no parts, and has verily no exemplar – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

258. That which is free from birth, growth, development, waste, disease and death; which is indestructible; which is the cause of the projection, maintenance and dissolution of the universe – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

259. That which is free from differentiation; whose essence is never non-existent; which is unmoved like the ocean without waves; the ever-free; of indivisible Form – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

260. That which, though One only, is the cause of the many; which refutes all other causes, but is Itself without cause; distinct from Maya and its effect, the universe; and independent – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

261. That which is free from duality; which is infinite and indestructible; distinct from the universe and Maya, supreme, eternal; which is undying Bliss; taintless – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

262. That Reality which (though One) appears variously owing to delusion, taking on names and forms, attributes and changes, Itself always unchanged, like gold in its modifications – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

263. That beyond which there is nothing; which shines even above Maya, which again is superior to its effect, the universe; the inmost Self of all, free from differentiation; the Real Self, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute; infinite and immutable – that Brahman art thou, meditate on this in thy mind.

264. On the Truth, inculcated above, one must oneself meditate in one’s mind, through the intellect, by means of the recognised arguments. By that means one will realise the truth free from doubt etc., like water in the palm of one’s hand.

265. Realising in this body the Knowledge Absolute free from Nescience and its effects – like the king in an army – and being ever established in thy own Self by resting on that Knowledge, merge the universe in Brahman.

266. In the cave of the Buddhi there is the Brahman, distinct from the gross and subtle, the Existence Absolute, Supreme, the One without a second. For one who lives in this cave as Brahman, O beloved, there is no more entrance into the mother’s womb.

267. Even after the Truth has been realised, there remains that strong, beginningless, obstinate impression that one is the agent and experiencer, which is the cause of one’s transmigration. It has to be carefully removed by living in a state of constant identification with the Supreme Self. Sages call that Liberation which is the attenuation of Vasanas (impressions) here and now.

268. The idea of “me and mine” in the body, organs, etc., which are the non-Self – this superimposition the wise man must put a stop to, by identifying himself with the Atman.

269. Realising thy own Inmost Self, the Witness of the Buddhi and its modifications, and constantly revolving the positive thought, “I am That”, conquer this identification with the non-Self.

270. Relinquishing the observance of social formalities, giving up all ideas of trimming up the body, and avoiding too mush engrossment with the Scriptures, do away with the superimposition that has come upon thyself.

271. Owing to the desire to run after society, the passion for too much study of the Scriptures and the desire to keep the body in good trim, people cannot attain to proper Realisation.

272. For one who seeks deliverance from the prison of this world (Samsara), those three desires have been designated by the wise as strong iron fetters to shackle one’s feet. He who is free from them truly attains to Liberation.

273. The lovely odour of the Agaru (agalochum) which is hidden by a powerful stench due to its contact with water etc., manifests itself as soon as the foreign smell has been fully removed by rubbing.

274. Like the fragrance of the sandal-wood, the perfume of the Supreme Self, which is covered with the dust of endless, violent impressions imbedded in the mind, when purified by the constant friction of Knowledge, is (again) clearly perceived.

275. The desire for Self-realisation is obscured by innumerable desires for things other than the Self. When they have been destroyed by the constant attachment to the Self, the Atman clearly manifests Itself of Its own accord.

276. As the mind becomes gradually established in the Inmost Self, it proportionately gives up the desires for external objects. And when all such desires have been eliminated, there takes place the unobstructed realisation of the Atman.

277. The Yogi’s mind dies, being constantly fixed on his own Self. Thence follows the cessation of desires. Therefore do away with thy superimposition.

278. Tamas is destroyed by both Sattva and Rajas, Rajas by Sattva, and Sattva dies when purified. Therefore do way with thy superimposition through the help of Sattva.

279. Knowing for certain that the Prarabdha work will maintain this body, remain quiet and do away with thy superimposition carefully and with patience.

280. “I am not the individual soul, but the Supreme Brahman” – eliminating thus all that is not-Self, do away with thy superimposition, which has come through the momentum of (past) impressions.

281. Realising thyself as the Self of all by means of Scripture, reasoning and by thy own realisation, do away thy superimposition, even when a trace of it seems to appear.

282. The sage has no connection with action, since he has no idea of accepting or giving up. Therefore, through constant engrossment on the Brahman, do away with thy superimposition.

283. Through the realisation of the identity of Brahman and the soul, resulting from such great dicta as “Thou art That”, do away with thy superimposition, with a view to strengthening thy identification with Brahman.

284. Until the identification with this body is completely rooted out, do away with thy superimposition with watchfulness and a concentrated mind.

285. So long as even a dream-like perception of the universe and souls persists, do away with thy superimposition, O learned man, without the least break.

286. Without giving the slightest chance to oblivion on account of sleep, concern in secular matters or the sense-objects, reflect on the Self in thy mind.

287. Shunning from a safe distance the body which has come from impurities of the parents and itself consists of flesh and impurities – as one does an outcast – be thou Brahman and realise the consummation of thy life.

288. Merging the finite soul in the Supreme Self, like the space enclosed by a jar in the infinite space, by means of meditation on their identity, always keep quiet, O sage.

289. Becoming thyself the self-effulgent Brahman, the substratum of all phenomena – as that Reality give up both the macrocosm and the microcosm, like two filthy receptacles.

290. Transferring the identification now rooted in the body to the Atman, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, and discarding the subtle body, be thou ever alone, independent.

291. That in which there is this reflection of the universe, as of a city in a mirror – that Brahman art thou; knowing this thou wilt attain the consummation of thy life.

292. That which is real and one’s own primeval Essence, that Knowledge and Bliss Absolute, the One without a second, which is beyond form and activity – attaining That one should cease to identify oneself with one’s false bodies, like an actor giving up his assumed mask.

293. This objective universe is absolutely unreal; neither is egoism a reality, for it is observed to be momentary. How can the perception, “I know all”, be true of egoism etc., which are momentary ?

294. But the real ‘I” is that which witnesses the ego and the rest. It exists always, even in the state of profound sleep. The Shruti itself says, “It is birthless, eternal”, etc. Therefore the Paramatman is different from the gross and subtle bodies.

295. The knower of all changes in things subject to change should necessarily be eternal and changeless. The unreality of the gross and subtle bodies is again and again clearly observed in imagination, dream and profound sleep.

296. Therefore give up the identification with this lump of flesh, the gross body, as well as with the ego or the subtle body, which are both imagined by the Buddhi. Realising thy own Self, which is Knowledge Absolute and not to be denied in the past, present or future, attain to Peace.

297. Cease to identify thyself with the family, lineage, name, form and the order of life, which pertain to the body that is like a rotten corpse (to a man of realisation). Similarly, giving up ideas of agency and so forth, which are attributes of the subtle body, be the Essence of Bliss Absolute.

298. Other obstacles are also observed to exist for men, which lead to transmigration. The root of them, for the above reasons, is the first modification of Nescience called egoism.

299. So long as one has any relation to this wicked ego, there should not be the least talk about Liberation, which is unique.

300. Freed from the clutches of egoism, as the moon from those of Rahu, man attains to his real nature, and becomes pure, infinite, ever blissful and self-luminous.

301. That which has been created by the Buddhi extremely deluded by Nescience, and which is perceived in this body as “I am such and such” – when that egoism is totally destroyed, one attains an unobstructed identity with Brahman.

302. The treasure of the Bliss of Brahman is coiled round by the mighty and dreadful serpent of egoism, and guarded for its own use by means of its three fierce hoods consisting of the three Gunas. Only the wise man, destroying it by severing its three hoods with the great sword of realisation in accordance with the teachings of the Shrutis, can enjoy this treasure which confers bliss.

303. As long as there is a trace of poisoning left in the body, how can one hope for recovery ? Similar is the effect of egoism on the Yogi’s Liberation.

304. Through the complete cessation of egoism, through the stoppage of the diverse mental waves due to it, and through the discrimination of the inner Reality, one realises that Reality as “I am This”.

305. Give up immediately thy identification with egoism, the agent, which is by its nature a modification, is endued with a reflection of the Self, and diverts one from being established in the Self – identifying thyself with which thou hast come by this relative existence, full of the miseries of birth, decay and death, though thou art the Witness, the Essence of Knowledge and Bliss Absolute.

306. But for thy identification with that egoism there can never be any transmigration for thee who art immutable and eternally the same, the Knowledge Absolute, omnipresent, the Bliss Absolute, and of untarnished glory.

307. Therefore destroying this egoism, thy enemy – which appears like a thorn sticking in the throat of a man taking meal – with the great sword of realisation, enjoy directly and freely the bliss of thy own empire, the majesty of the Atman.

308. Checking the activities of egoism etc., and giving up all attachment through the realisation of the Supreme Reality, be free from all duality through the enjoyment of the Bliss of Self, and remain quiet in Brahman, for thou hast attained thy infinite nature.

309. Even though completely rooted out, this terrible egoism, if revolved in the mind even for a moment, returns to life and creates hundreds of mischiefs, like a cloud ushered in by the wind during the rainy season.

310. Overpowering this enemy, egoism, not a moment’s respite should be given to it by thinking on the sense-objects. That is verily the cause of its coming back to life, like water to a citron tree that has almost dried up.

311. He alone who has identified himself with the body is greedy after sense-pleasures. How can one, devoid of the body-idea, be greedy (like him) ? Hence the tendency to think on the sense-objects is verily the cause of the bondage of transmigration, giving rise to an idea of distinction or duality.

312. When the effects are developed, the seed also is observed to be such, and when the effects are destroyed, the seed also is seen to be destroyed. Therefore one must subdue the effects.

313. Through the increase of desires selfish work increases, and when there is an increase of selfish work, there is an increase of desire also. And man’s transmigration is never at an end.

314. For the sake of breaking the chain of transmigration, the Sannyasin should burn to ashes those two; for thinking of the sense-objects and doing selfish acts lead to an increase of desires.

315-316. Augmented by these two, desires produce one’s transmigration. The way to destroy these three, however, lies in looking upon everything, under all circumstances, always, everywhere and in all respects, as Brahman and Brahman alone. Through the strengthening of the longing to be one with Brahman, those three are annihilated.

317. With the cessation of selfish action the brooding on the sense-objects is stopped, which is followed by the destruction of desires. The destruction of desires is Liberation, and this is considered as Liberation-in-life

318. When the desire for realising Brahman has a marked manifestation, the egoistic desires readily vanish, as the most intense darkness effectively vanishes before the glow of the rising sun.

319. Darkness and the numerous evils that attend on it are not noticed when the sun rises. Similarly, on the realisation of the Bliss Absolute, there is neither bondage nor the least trace of misery.

320. Causing the external and internal universe, which are now perceived, to vanish, and meditating on the Reality, the Bliss Embodied, one should pass one’s time watchfully, if there be any residue of Prarabdha work left.

321. One should never be careless in one’s steadfastness to Brahman. Bhagavan Sanatkumara, who is Brahma’s son, has called inadvertence to be death itself.

322. There is no greater danger for the Jnanin than carelessness about his own real nature. From this comes delusion, thence egoism, this is followed by bondage, and then comes misery.

323. Finding even a wise man hankering after the sense-objects, oblivion torments him through the evil propensities of the Buddhi, as a woman does her doting paramour.

324. As sedge, even if removed, does not stay away for a moment, but covers the water again, so Maya or Nescience also covers even a wise man, if he is averse to meditation on the Self.

325. If the mind ever so slightly strays from the Ideal and becomes outgoing, then it goes down and down, just as a play-ball inadvertently dropped on the staircase bounds down from one step to another.

326. The mind that is attached to the sense-objects reflects on their qualities; from mature reflection arises desire, and after desiring a man sets about having that thing.

327. Hence to the discriminating knower of Brahman there is no worse death than inadvertence with regard to concentration. But the man who is concentrated attains complete success. (Therefore) carefully concentrate thy mind (on Brahman).

328. Through inadvertence a man deviates from his real nature, and the man who has thus deviated falls. The fallen man comes to ruin, and is scarcely seen to rise again.

329. Therefore one should give up reflecting on the sense-objects, which is the root of all mischief. He who is completely aloof even while living, is alone aloof after the dissolution of the body. The Yajur-Veda declares that there is fear for one who sees the least bit of distinction.

330. Whenever the wise man sees the least difference in the infinite Brahman, at once that which he sees as different through mistake, becomes a source of terror to him.

331. He who identifies himself with the objective universe which has been denied by hundreds of Shrutis, Smritis and reasonings, experiences misery after misery, like a thief, for he does something forbidden.

332. He who has devoted himself to meditation on the Reality (Brahman) and is free from Nescience, attains to the eternal glory of the Atman. But he who dwells on the unreal (the universe) is destroyed. That this is so is evidenced in the case of one who is not a thief and one who is a thief.

333. The Sannyasin should give up dwelling on the unreal, which causes bondage, and should always fix his thoughts on the Atman as “I myself am This”. For the steadfastness in Brahman through the realisation of one’s identity with It gives rise to bliss and thoroughly removes the misery born of nescience, which one experiences (in the ignorant state).

334. The dwelling on external objects will only intensify its fruits, viz. furthering evil propensities, which grow worse and worse. Knowing this through discrimination, one should avoid external objects and constantly apply oneself to meditation on the Atman.

335. When the external world is shut out, the mind is cheerful, and cheerfulness of the mind brings on the vision of the Paramatman. When It is perfectly realised, the chain of birth and death is broken. Hence the shutting out of the external world is the stepping-stone to Liberation.

336. Where is the man who being learned, able to discriminate the real from the unreal, believing the Vedas as authority, fixing his gaze on the Atman, the Supreme Reality, and being a seeker after Liberation, will, like a child, consciously have recourse to the unreal (the universe) which will cause his fall ?

337. There is no Liberation for one who has attachment to the body etc., and the liberated man has no identification with the body etc. The sleeping man is not awake, nor is the waking man asleep, for these two states are contradictory in nature.

338. He is free who, knowing through his mind the Self in moving and unmoving objects and observing It as their substratum, gives up all superimpositions and remains as the Absolute and the infinite Self.

339. To realise the whole universe as the Self is the means of getting rid of bondage. There is nothing higher than identifying the universe with the Self. One realises this state by excluding the objective world through steadfastness in the eternal Atman.

340. How is the exclusion of the objective world possible for one who lives identified with the body, whose mind is attached to the perception of external objects, and who performs various acts for that end ? This exclusion should be carefully practised by sages who have renounced all kinds of duties and actions and objects, who are passionately devoted to the eternal Atman, and who wish to possess an undying bliss.

341. To the Sannyasin who has gone through the act of hearing, the Shruti passage, “Calm, self-controlled.” Etc., prescribes Samadhi for realising the identity of the universe with the Self.

342. Even wise men cannot suddenly destroy egoism after it has once become strong, barring those who are perfectly calm through the Nirvikalpa Samadhi. Desires are verily the effect of innumerable births.

343. The projecting power, through the aid of the veiling power, connects a man with the siren of an egoistic idea, and distracts him through the attributes of that.

344. It is extremely difficult to conquer the projecting power unless the veiling power is perfectly rooted out. And that covering over the Atman naturally vanishes when the subject is perfectly distinguished from the objects, like milk from water. But the victory is undoubtedly (complete and) free from obstacles when there is no oscillation of the mind due to the unreal sense-objects.

345. Perfect discrimination brought on by direct realisation distinguishes the true nature of the subject from that of the object, and breaks the bond of delusion created by Maya; and there is no more transmigration for one who has been freed from this.

346. The knowledge of the identity of the Jiva and Brahman entirely consumes the impenetrable forest of Avidya or Nescience. For one who has realised the state of Oneness, is there any seed left for future transmigration ?

347. The veil that hides Truth vanishes only when the Reality is fully realised. (Thence follow) the destruction of false knowledge and the cessation of misery brought about by its distracting influence.

348. These three are observed in the case of a rope when its real nature is fully known. Therefore the wise man should know the real nature of things for the breaking of his bonds.

349-350. Like iron manifesting as sparks through contact with fire, the Buddhi manifests itself as knower and known through the inherence of Brahman. As these two (knower and known), the effects of the Buddhi, are observed to be unreal in the case of delusion, dream and fancy, similarly, the modifications of the Prakriti, from egoism down to the body and all sense-objects are also unreal. Their unreality is verily due to their being subject to change every moment. But the Atman never changes.

351. The Supreme Self is ever of the nature of eternal, indivisible knowledge, one without a second, the Witness of the Buddhi and the rest, distinct from the gross and subtle, the implied meaning of the term and idea “I”, the embodiment of inward, eternal bliss.

352. The wise man, discriminating thus the real and the unreal, ascertaining the Truth through his illuminative insight, and realising his own Self which is Knowledge Absolute, gets rid of the obstructions and directly attains Peace.

353. When the Atman, the One without a second, is realised by means of the Nirvikalpa Samadhi, then the heart’s knot of ignorance is totally destroyed.

354. Such imaginations as “thou”, “I” or “this” take place through the defects of the Buddhi. But when the Paramatman, the Absolute, the One without a second, manifests Itself in Samadhi, all such imaginations are dissolved for the aspirant, through the realisation of the truth of Brahman.

355. The Sannyasin, calm, self-controlled, perfectly retiring from the sense-world, forbearing, and devoting himself to the practice of Samadhi, always reflects on his own self being the Self of the whole universe. Destroying completely by this means the imaginations which are due to the gloom of ignorance, he lives blissfully as Brahman, free from action and the oscillations of the mind.

356. Those alone are free from the bondage of transmigration who, attaining Samadhi, have merged the objective world, the sense-organs, the mind, nay, the very ego, in the Atman, the Knowledge Absolute – and none else, who but dabble in second-hand talks.

357. Through the diversity of the supervening conditions (Upadhis), a man is apt to think of himself as also full of diversity; but with the removal of these he is again his own Self, the immutable. Therefore the wise man should ever devote himself to the practice of Nirvikalpa Samadhi, for the dissolution of the Upadhis.

358. The man who is attached to the Real becomes Real, through his one-pointed devotion. Just as the cockroach thinking intently on the Bhramara is transformed into a Bhramara.

359. Just as the cockroach, giving up the attachment to all other actions, thinks intently on the Bhramara and becomes transformed into that worm, exactly in the same manner the Yogi, meditating on the truth of the Paramatman, attains to It through his one-pointed devotion to that.

360. The truth of the Paramatman is extremely subtle, and cannot be reached by the gross outgoing tendency of the mind. It is only accessible to noble souls with perfectly pure minds, by means of Samadhi brought on by an extraordinary fineness of the mental state.

361. As gold purified by thorough heating on the fire gives up its impurities and attains to its own lustre, so the mind, through meditation, gives up its impurities of Sattva, Rajas and Tamas, and attains to the reality of Brahman.

362. When the mind, thus purified by constant practice, is merged in Brahman, then Samadhi passes on from the Savikalpa to the Nirvikalpa stage, and leads directly to the realisation of the Bliss of Brahman, the One without a second.

363. By this Samadhi are destroyed all desires which are like knots, all work is at an end, and inside and out there takes place everywhere and always the spontaneous manifestation of one’s real nature.

364. Reflection should be considered a hundred times superior to hearing, and meditation a hundred thousand times superior even to reflection, but the Nirvikalpa Samadhi is infinite in its results.

365. By the Nirvikalpa Samadhi the truth of Brahman is clearly and definitely realised, but not otherwise, for then the mind, being unstable by nature, is apt to be mixed up with other perceptions.

366. Hence with the mind calm and the senses controlled always drown the mind in the Supreme Self that is within, and through the realisation of thy identity with that Reality destroy the darkness created by Nescience, which is without beginning.

367. The first steps to Yoga are control of speech, non-receiving of gifts, entertaining of no expectations, freedom from activity, and always living in a retired place.

368. Living in a retired place serves to control the sense-organs, control of the senses helps to control the mind, through control of the mind egoism is destroyed; and this again gives the Yogi an unbroken realisation of the Bliss of Brahman. Therefore the man of reflection should always strive only to control the mind.

369. Restrain speech in the Manas, and restrain Manas in the Buddhi; this again restrain in the witness of Buddhi, and merging that also in the Infinite Absolute Self, attain to supreme Peace.

370. The body, Pranas, organs, manas, Buddhi and the rest – with whichsoever of these supervening adjuncts the mind is associated, the Yogi is transformed, as it were, into that.

371. When this is stopped, the man of reflection is found to be easily detached from everything, and to get the experience of an abundance of everlasting Bliss.

372. It is the man of dispassion (Vairagya) who is fit for this internal as well as external renunciation; for the dispassionate man, out of the desire to be free, relinquishes both internal and external attachment.

373. It is only the dispassionate man who, being thoroughly grounded in Brahman, can give up the external attachment to the sense-objects and the internal attachment for egoism etc.

374. Know, O wise man, dispassion and discrimination to be like the two wings of a bird in the case of an aspirant. Unless both are there, none can, with the help of either one, reach the creeper of Liberation that grows, as it were, on the top of an edifice.

375. The extremely dispassionate man alone has Samadhi, and the man of Samadhi alone gets steady realisation; the man who has realised the Truth is alone free from bondage, and the free soul only experiences eternal Bliss.

376. For the man of self-control I do not find any better instrument of happiness than dispassion, and if that is coupled with a highly pure realisation of the Self, it conduces to the suzerainty of absolute Independence; and since this is the gateway to the damsel of everlasting liberation, therefore for thy welfare, be dispassionate both internally and externally, and always fix thy mind on the eternal Self.

377. Sever thy craving for the sense-objects, which are like poison, for it is the very image of death, and giving up thy pride of caste, family and order of life, fling actions to a distance. Give up thy identification with such unreal things as the body, and fix thy mind on the Atman. For thou art really the Witness, Brahman, unshackled by the mind, the One without a second, and Supreme.

378. Fixing the mind firmly on the Ideal, Brahman, and restraining the external organs in their respective centres; with the body held steady and taking no thought for its maintenance; attaining identity with Brahman and being one with It – always drink joyfully of the Bliss of Brahman in thy own Self, without a break. What is the use of other things which are entirely hollow ?

379. Giving up the thought of the non-Self which is evil and productive of misery, think of the Self, the Bliss Absolute, which conduces to Liberation.

380. Here shines eternally the Atman, the Self-effulgent Witness of everything, which has the Buddhi for Its seat. Making this Atman which is distinct from the unreal, the goal, meditate on It as thy own Self, excluding all other thought.

381. Reflecting on this Atman continuously and without any foreign thought intervening, one must distinctly realise It to be one’s real Self.

382. Strengthening one’s identification with This, and giving up that with egoism and the rest, one must live without any concern for them, as if they were trifling things, like a cracked jar or the like.

383. Fixing the purified mind in the Self, the Witness, the Knowledge Absolute, and slowly making it still, one must then realise one’s own infinite Self.

384. One should behold the Atman, the Indivisible and Infinite, free from all limiting adjuncts such as the body, organs, Pranas, Manas and egoism, which are creations of one’s own ignorance – like the infinite sky.

385. The sky, divested of the hundreds of limiting adjuncts such as a jar, a pitcher, a receptacle for grains or a needle, is one, and not diverse; exactly in a similar way the pure Brahman, when divested of egoism etc., is verily One.

386. The limiting adjuncts from Brahma down to a clump of grass are all wholly unreal. Therefore one should realise one’s own Infinite Self as the only Principle.

387. That in which something is imagined to exist through error, is, when rightly discriminated, that thing itself, and not distinct from it. When the error is gone, the reality about the snake falsely perceived becomes the rope. Similarly the universe is in reality the Atman.

388. The Self is Brahma, the Self is Vishnu, the Self is Indra, the Self is Shiva; the Self is all this universe. Nothing exists except the Self.

389. The Self is within, and the Self is without; the Self is before and the Self is behind; the Self is in the south, and the Self is in the north; the Self likewise is above as also below.

390. As the wave, the foam, the whirlpool, the bubble, etc., are all in essence but water, similarly the Chit (Knowledge Absolute) is all this, from the body up to egoism. Everything is verily the Chit, homogeneous and pure.

391. All this universe known through speech and mind is nothing but Brahman; there is nothing besides Brahman, which exists beyond the utmost range of the Prakriti. Are the pitcher, jug, jar, etc., known to be distinct from the clay of which they are composed ? It is the deluded man who talks of “thou” and “I”, as an effect of the wine of Maya.

392. The Shruti, in the passage, “Where one sees nothing else”, etc., declares by an accumulation of verbs the absence of duality, in order to remove the false superimpositions.

393. The Supreme Brahman is, like the sky, pure, absolute, infinite, motionless and changeless, devoid of interior or exterior, the One Existence, without a second, and is one’s own Self. Is there any other object of knowledge ?

394. What is the use of dilating on this subject ? The Jiva is no other than Brahman; this whole extended universe is Brahman Itself; the Shruti inculcates the Brahman without a second; and it is an indubitable fact that people of enlightened minds who know their identity with Brahman and have given up their connection with the objective world, live palpably unifold with Brahman as Eternal Knowledge and Bliss.

395. (First) destroy the hopes raised by egoism in this filthy gross body, then do the same forcibly with the air-like subtle body; and realising Brahman, the embodiment of eternal Bliss – whose glories the Scriptures proclaim – as thy own Self, live as Brahman.

396. So long as man has any regard for this corpse-like body, he is impure, and suffers from his enemies as also from birth, death and disease; but when he thinks of himself as pure, as the essence of good and immovable, he assuredly becomes free from them; the Shrutis also say this.

397. By the elimination of all apparent existences superimposed on the soul, the supreme Brahman, Infinite, the One without a second and beyond action, remains as Itself.

398. When the mind-functions are merged in the Paramatman, the Brahman, the Absolute, none of this phenomenal world is seen, whence it is reduced to mere talk.

399. In the One Entity (Brahman) the conception of the universe is a mere phantom. Whence can there be any diversity in That which is changeless, formless and Absolute ?

400. In the One Entity devoid of the concepts of seer, seeing and seen – which is changeless, formless and Absolute – whence can there be any diversity ?

401. In the One Entity which is changeless, formless and Absolute, and which is perfectly all-pervading and motionless like the ocean after the dissolution of the universe, whence can there be any diversity ?

402. Where the root of delusion is dissolved like darkness in light – in the supreme Reality, the One without a second, the Absolute – whence can there be any diversity ?

403. How can the talk of diversity apply to the Supreme Reality which is one and homogeneous ? Who has ever observed diversity in the unmixed bliss of the state of profound sleep ?

404. Even before the realisation of the highest Truth, the universe does not exist in the Absolute Brahman, the Essence of Existence. In none of the three states of time is the snake ever observed in the rope, nor a drop of water in the mirage.

405. The Shrutis themselves declare that this dualistic universe is but a delusion from the standpoint of Absolute Truth. This is also experienced in the state of dreamless sleep.

406. That which is superimposed upon something else is observed by the wise to be identical with the substratum, as in the case of the rope appearing as the snake. The apparent difference depends solely on error.

407. This apparent universe has its root in the mind, and never persists after the mind is annihilated. Therefore dissolve the mind by concentrating it on the Supreme Self, which is thy inmost Essence.

408. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is something of the nature of eternal Knowledge and absolute Bliss, which has no exemplar, which transcends all limitations, is ever free and without activity, and which is like the limitless sky, indivisible and absolute.

409. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is devoid of the ideas of cause and effect, which is the Reality beyond all imaginations, homogeneous, matchless, beyond the range of proofs, established by the pronouncements of the Vedas, and ever familiar to us as the sense of the ego.

410. The wise man realises in his heart, through Samadhi, the Infinite Brahman, which is undecaying and immortal, the positive Entity which precludes all negations, which resembles the placid ocean and is without a name, in which there are neither merits nor demerits, and which is eternal, pacified and One.

411. With the mind restrained in Samadhi, behold in thy self the Atman, of infinite glory, cut off thy bondage strengthened by the impressions of previous births, and carefully attain the consummation of thy birth as a human being.

412. Meditate on the Atman, which resides in thee, which is devoid of all limiting adjuncts, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, the One without a second, and thou shalt no more come under the round of births and deaths.

413. After the body has once been cast off to a distance like a corpse, the sage never more attaches himself to it, though it is visible as an appearance, like the shadow of a man, owing to the experience of the effects of past deeds.

414. Realising the Atman, the eternal, pure Knowledge and Bliss, throw far away this limitation of a body, which is inert and filthy by nature. Then remember it no more, for something that has been vomited excites but disgust when called in memory.

415. Burning all this, with its very root, in the fire of Brahman, the Eternal and Absolute Self, the truly wise man thereafter remains alone, as the Atman, the eternal, pure Knowledge and Bliss.

416. The knower of Truth does no more care whether this body, spun out by the threads of Prarabdha work, falls or remains – like the garland on a cow – for his mind-functions are at rest in the Brahman, the Essence of Bliss.

417. Realising the Atman, the Infinite Bliss, as his very Self, with what object, or for whom, should the knower of Truth cherish the body.

418. The Yogi who has attained perfection and is liberated-in-life gets this as result – he enjoys eternal Bliss in his mind, internally as well as externally.

419. The result of dispassion is knowledge, that of Knowledge is withdrawal from sense-pleasures, which leads to the experience of the Bliss of the Self, whence follows Peace.

420. If there is an absence of the succeeding stages, the preceding ones are futile. (When the series is perfect) the cessation of the objective world, extreme satisfaction, and matchless bliss follow as a matter of course.

421. Being unruffled by earthly troubles is the result in question of knowledge. How can a man who did various loathsome deeds during the state of delusion, commit the same afterwards, possessed of discrimination ?

422. The result of knowledge should be the turning away from unreal things, while attachment to these is the result of ignorance. This is observed in the case of one who knows a mirage and things of that sort, and one who does not. Otherwise, what other tangible result do the knowers of Brahman obtain ?

423. If the heart’s knot of ignorance is totally destroyed, what natural cause can there be for inducing such a man to selfish action, for he is averse to sense-pleasures ?

424. When the sense-objects excite no more desire, then is the culmination of dispassion. The extreme perfection of knowledge is the absence of any impulsion of the egoistic idea. And the limit of self-withdrawal is reached when the mind-functions that have been merged, appear no more.

425. Freed from all sense of reality of the external sense-objects on account of his always remaining merged in Brahman; only seeming to enjoy such sense-objects as are offered by others, like one sleepy, or like a child; beholding this world as one seen in dreams, and having cognition of it at chance moments – rare indeed is such a man, the enjoyer of the fruits of endless merit, and he alone is blessed and esteemed on earth.

426. That Sannyasin has got a steady illumination who, having his soul wholly merged in Brahman, enjoys eternal bliss, is changeless and free from activity.

427. That kind of mental function which cognises only the identity of the Self and Brahman, purified of all adjuncts, which is free from duality, and which concerns itself only with Pure Intelligence, is called illumination. He who has this perfectly steady is called a man of steady illumination.

428. He whose illumination is steady, who has constant bliss, and who has almost forgotten the phenomenal universe, is accepted as a man liberated in this very life.

429. He who, even having his mind merged in Brahman, is nevertheless quite alert, but free at the same time from the characteristics of the waking state, and whose realisation is free from desires, is accepted as a man liberated-in-life.

430. He whose cares about the phenomenal state have been appeased, who, though possessed of a body consisting of parts, is yet devoid of parts, and whose mind is free from anxiety, is accepted as a man liberated-in-life.

431. The absence of the ideas of “I” and “mine” even in this existing body which follows as a shadow, is a characteristic of one liberated-in-life.

432. Not dwelling on enjoyments of the past, taking no thought for the future and looking with indifference upon the present, are characteristics of one liberated-in-life.

433. Looking everywhere with an eye of equality in this world, full of elements possessing merits and demerits, and distinct by nature from one another, is a characteristic of one liberated-in-life.

434. When things pleasant or painful present themselves, to remain unruffled in mind in both cases, through the sameness of attitude, is a characteristic of one liberated-in-life.

435. The absence of all ideas of interior or exterior in the case of a Sannyasin, owing to his mind being engrossed in tasting the bliss of Brahman, is a characteristic of one liberated-in-life.

436. He who lives unconcerned, devoid of all ideas of “I” and “mine” with regard to the body, organs, etc., as well as to his duties, is known as a man liberated-in-life.

437. He who has realised his Brahmanhood aided by the Scriptures, and is free from the bondage of transmigration, is known as a man liberated-in-life.

438. He who never has the idea of “I” with regard to the body, organs, etc., nor that of “it” in respect of things other than these, is accepted as one liberated-in-life.

439. He who through his illumination never differentiates the Jiva and Brahman, nor the universe and Brahman, is known as a man liberated-in-life.

440. He who feels just the same when his body is either worshipped by the good or tormented by the wicked, is known as a man liberated-in-life.

441. The Sannyasin in whom the sense-objects directed by others are engulfed like flowing rivers in the sea and produce no change, owing to his identity with the Existence Absolute, is indeed liberated.

442. For one who has realised the Truth of Brahman, there is no more attachment to the sense-objects as before: If there is, that man has not realised his identity with Brahman, but is one whose senses are outgoing in their tendency.

443. If it be urged that he is still attached to the sense-objects through the momentum of his old desires, the reply is – no, for desires get weakened through the realisation of one’s identity with Brahman.

444. The propensities of even a confirmed libertine are checked in the presence of his mother; just so, when Brahman, the Bliss Absolute, has been realised, the man of realisation has no longer any worldly tendency.

445. One who is constantly practising meditation is observed to have external perceptions. The Shrutis mention Prarabdha work in the case of such a man, and we can infer this from results actually seen.

446. Prarabdha work is acknowledged to persist so long as there is the perception of happiness and the like. Every result is preceded by an action, and nowhere is it seen to accrue independently of action.

447. Through the realisation of one’s identity with Brahman, all the accumulated actions of a hundred crore of cycles come to nought, like the actions of dream-state on awakening.

448. Can the good actions or dreadful sins that a man fancies himself doing in the dream-state, lead him to heaven or hell after he has awakened from sleep ?

449. Realising the Atman, which is unattached and indifferent like the sky, the aspirant is never touched in the least by actions yet to be done.

450. The sky is not affected by the smell of liquor merely through its connection with the jar; similarly, the Atman is not, through Its connection with the limitations, affected by the properties thereof.

451. The work which has fashioned this body prior to the dawning of knowledge, is not destroyed by that knowledge without yielding its fruits, like the arrow shot at an object.

452. The arrow which is shot at an object with the idea that it is a tiger, does not, when that object is perceived to be a cow, check itself, but pierces the object with full force.

453. Prarabdha work is certainly very strong for the man of realisation, and is spent only by the actual experience of its fruit; while the actions previously accumulated and those yet to come are destroyed by the fire of perfect knowledge. But none of the three at all affects those who, realising their identity with Brahman, are always living absorbed in that idea. They are verily the transcendent Brahman.

454. For the sage who lives in his own Self as Brahman, the One without a second, devoid of identification with the limiting adjuncts, the question of the existence of Prarabdha work is meaningless, like the question of a man who has awakened from sleep having any connection with the objects seen in the dream-state.

455. The man who has awakened from sleep never has any idea of “I” or “mine” with regard to his dream-body and the dream-objects that ministered to that body, but lives quite awake, as his own Self.

456. He has no desire to substantiate the unreal objects, nor is he seen to maintain that dream-world. If he still clings to those unreal objects, he is emphatically declared to be not yet free from sleep.

457. Similarly, he who is absorbed in Brahman lives identified with that eternal Reality and beholds nothing else. As one has a memory of the objects seen in a dream, so the man of realisation has a memory of the everyday actions such as eating.

458. The body has been fashioned by Karma, so one may imagine Prarabdha work with reference to it. But it is not reasonable to attribute the same to the Atman, for the Atman is never the outcome of work.

459. The Shrutis, whose words are infallible, declare the Atman to be “birthless, eternal and undecaying”. So, the man who lives identified with That, how can Prarabdha work be attributed ?

460. Prarabdha work can be maintained only so long as one lives identified with the body. But no one admits that the man of realisation ever identifies himself with the body. Hence Prarabdha work should be rejected in his case.

461. The attributing of Prarabdha work to the body even is certainly an error. How can something that is superimposed (on another) have any existence, and how can that which is unreal have a birth ? And how can that which has not been born at all, die ? So how can Prarabdha work exist for something that is unreal ?

462-463. “If the effects of ignorance are destroyed with their root by knowledge, then how does the body live?” – it is to convince those fools who entertain a doubt like this, that the Shrutis, from a relative standpoint, hypothesise Prarabdha work, but not for proving the reality of the body etc., of the man of realisation.

464. There is only Brahman, the One without a second, infinite, without beginning or end, transcendent and changeless; there is no duality whatsoever in It.

465. There is only Brahman, the One without a second, the Essence of Existence, Knowledge and Eternal Bliss, and devoid of activity; there is no duality whatsoever in It.

466. There is only Brahman, the One without a second, which is within all, homogeneous, infinite, endless, and all-pervading; there is no duality whatsoever in It.

467. There is only Brahman, the One without a second, which is neither to be shunned nor taken up nor accepted, and which is without any support, there is no duality whatsoever in It.

468. There is only Brahman, the One without a second, beyond attributes, without parts, subtle, absolute and taintless; there is no duality whatsoever in It.

469. There is only Brahman, the One without a second, whose real nature is incomprehensible, and which is beyond the range of mind and speech; there is no duality whatsoever in It.

470. There is only Brahman, the One without a second, the Reality, the One without a second, the Reality, effulgent, self-existent, pure, intelligent, and unlike anything finite; there is no duality whatsoever in It.

471. High-souled Sannyasins who have got rid of all attachment and discarded all sense-enjoyments, and who are serene and perfectly restrained, realise this Supreme Truth and at the end attain the Supreme Bliss through their Self-realisation.

472. Thou, too, discriminate this Supreme Truth, the real nature of the Self, which is Bliss undiluted, and shaking off thy delusion created by thy own mind, be free and illumined, and attain the consummation of thy life.

473. Through the Samadhi in which the mind has been perfectly stilled, visualise the Truth of the Self with the eye of clear realisation. If the meaning of the (Scriptural) words heard from the Guru is perfectly and indubitably discerned, then it can lead to no more doubt.

474. In the realisation of the Atman, the Existence-Knowledge-Bliss Absolute, through the breaking of one’s connection with the bondage of Avidya or ignorance, the Scriptures, reasoning and the words of the Guru are the proofs, while one’s own experience earned by concentrating the mind is another proof.

475. Bondage, liberation, satisfaction, anxiety, recovery from illness, hunger and other such things are known only to the man concerned, and knowledge of these to others is a mere inference.

476. The Gurus as well as the Shrutis instruct the disciple, standing aloof; while the man of realisation crosses (Avidya) through Illumination alone, backed by the grace of God.

477. Himself knowing his indivisible Self through his own realisation and thus becoming perfect, a man should stand face to face with the Atman, with his mind free from dualistic ideas.

478. The verdict of all discussions on the Vedanta is that the Jiva and the whole universe are nothing but Brahman, and that liberation means abiding in Brahman, the indivisible Entity. While the Shrutis themselves are authority (for the statement) that Brahman is One without a second.

479. Realising, at a blessed moment, the Supreme Truth through the above instructions of the Guru, the authority of the Scriptures and his own reasoning, with his senses quieted and the mind concentrated, (the disciple) became immovable in form and perfectly established in the Atman.

480. Concentrating the mind for some time on the Supreme Brahman, he rose, and out of supreme bliss spoke as follows.

481. My mind has vanished, and all its activities have melted, by realising the identity of the Self and Brahman; I do not know either this or not-this; nor what or how much the boundless Bliss (of Samadhi) is !

482. The majesty of the ocean of Supreme Brahman, replete with the swell of the nectar-like Bliss of the Self, is verily impossible to express in speech, nor can it be conceived by the mind – in an infinitesimal fraction of which my mind melted like a hailstone getting merged in the ocean, and is now satisfied with that Essence of Bliss.

483. Where is the universe gone, by whom is it removed, and where is it merged ? It was just now seen by me, and has it ceased to exist ? It is passing strange !

484. In the ocean of Brahman filled with the nectar of Absolute Bliss, what is to be shunned and what accepted, what is other (than oneself) and what different ?

485. I neither see nor hear nor know anything in this. I simply exist as the Self, the eternal Bliss, distinct from everything else.

486. Repeated salutations to thee, O noble Teacher, who art devoid of attachment, the best among the good souls and the embodiment of the essence of Eternal Bliss, the One without a second – who art infinite and ever the boundless ocean of mercy:

487. Whose glance, like the shower of concentrated moonbeams, has removed my exhaustion brought on by the afflictions of the world, and in a moment admitted me to the undecaying status of the Atman, the Bliss of infinite majesty !

488. Blessed am I; I have attained the consummation of my life, and am free from the clutches of transmigration; I am the Essence of Eternal Bliss, I am infinite – all through thy mercy !

489. I am unattached, I am disembodied, I am free from the subtle body, and undecaying, I am serene, I am infinite, I am taintless and eternal.

490. I am not the doer, I am not the experiencer, I am changeless and beyond activity; I am the essence of Pure Knowledge; I am Absolute and identified with Eternal Good.

491. I am indeed different from the seer, listener, speaker, doer and experiencer; I am the essence of Knowledge, eternal, without any break, beyond activity, limitless, unattached and infinite.

492. I am neither, this nor that, but the Supreme, the illuminer of both; I am indeed Brahman, the One without a second, pure, devoid of interior or exterior and infinite.

493. I am indeed Brahman, the One without a second, matchless, the Reality that has no beginning, beyond such imagination as thou or I, or this or that, the Essence of Eternal Bliss, the Truth.

494. I am Narayana, the slayer of Naraka; I am the destroyer of Tripura, the Supreme Being, the Ruler; I am knowledge Absolute, the Witness of everything; I have no other Ruler but myself, I am devoid of the ideas of “I’ and “mine”.

495. I alone reside as knowledge in all beings, being their internal and external support. I myself am the experiencer and all that is experienced – whatever I looked upon as “this” or the not-Self previously.

496. In me, the ocean of Infinite Bliss, the waves of the universe are created and destroyed by the playing of the wind of Maya.

497. Such ideas as gross (or subtle) are erroneously imagined in me by people through the manifestation of things superimposed – just as in the indivisible and absolute time, cycles, years, half-years, seasons, etc., are imagined.

498. That which is superimposed by the grossly ignorant fools can never taint the substratum: The great rush of waters observed in a mirage never wets the desert tracts.

499. I am beyond contamination like the sky; I am distinct from things illumined, like the sun; I am always motionless like the mountain; I am limitless like the ocean.

500. I have no connection with the body, as the sky with clouds; so how can the states of wakefulness, dream and profound sleep, which are attributes of the body, affect me ?

501. It is the Upadhi (superimposed attribute) that comes, and it is that alone which goes; that, again, performs actions and experiences (their fruits), that alone decays and dies, whereas I ever remain firm like the Kula mountain.

501. For me who am always the same and devoid of parts, there is neither engaging in work nor cessation from it. How can that which is One, concentrated, without break and infinite like the sky, ever strive ?

502. How can there be merits and demerits for me, who am without organs, without mind, changeless, and formless – who am the realisation of Bliss Absolute ? The Shruti also mentions this in the passage “Not touched”, etc.

503. If heat or cold, or good or evil, happens to touch the shadow of a man’s body, it affects not in the least the man himself, who is distinct from the shadow.

504. The properties of things observed do not affect the Witness, which is distinct from the, changeless and indifferent – as the properties of a room (do not affect) the lamp (that illumines it).

505. As the sun is a mere witness of men’s actions, as fire burns everything without distinction, and as the rope is related to a thing superimposed on it, so am I, the unchangeable Self, the Intelligence Absolute.

506. I neither do nor make others do any action; I neither enjoy nor make others enjoy; I neither see nor make others see; I am that Self-effulgent, Transcendent Atman.

507. When the supervening adjunct (Upadhi) is moving, the resulting movement of the reflection is ascribed by fools to the object reflected, such as the sun, which is free from activity – (and they think) “I am the doer”, “I am the experiencer”, “I am killed, oh, alas!”

508. Let this inert body drop down in water or on land. I am not touched by its properties, like the sky by the properties of the jar.

509. The passing states of the Buddhi, such as agency, experience, cunning, drunkenness, dullness, bondage and freedom, are never in reality in the Self, the Supreme Brahman, the Absolute, the one without a second.

510. Let there be changes in the Prakriti in ten, a hundred, or a thousand ways, what have I, the unattached Knowledge Absolute, got to do with them ? Never do the clouds touch the sky !

511. I am verily that Brahman, the One without a second, which is like the sky, subtle, without beginning or end, in which the whole universe from the Undifferentiated down to the gross body, appears merely as a shadow.

512. I am verily that Brahman, the One without a second, which is the support of all, which illumines all things, which has infinite forms, is omnipresent, devoid of multiplicity, eternal, pure, unmoved and absolute.

513. I am verily that Brahman, the One without a second, which transcends the endless differentiations of Maya, which is the inmost essence of all, is beyond the range of consciousness, and which is Truth, Knowledge, Infinity and Bliss Absolute.

514. I am without activity, changeless, without parts, formless, absolute, eternal, without any other support, the One without a second.

515. I am the Universal, I am the All, I am transcendent, the One without a second. I am Absolute and Infinite Knowledge, I am Bliss and indivisible.

516. This splendour of the sovereignty of Self-effulgence I have received by virtue of the supreme majesty of thy grace. Salutations to thee, O glorious, noble-minded Teacher, salutations again and again !

517. O Master, thou hast out of sheer grace awakened me from sleep and completely saved me, who was wandering, in an interminable dream, in a forest of birth, decay and death created by illusion, being tormented day after day by countless afflictions, and sorely troubled by the tiger of egoism.

518. Salutations to thee, O Prince of Teachers, thou unnamable Greatness, that art ever the same and dost manifest thyself as this universe – thee I salute.

519. Seeing the worthy disciple, who had attained the Bliss of the self, realised the Truth and was glad at heart, thus prostrating himself, that noble, ideal Teacher again addressed the following excellent words:

520. The universe is an unbroken series of perceptions of Brahman; hence it is in all respects nothing but Brahman. See this with the eye of illumination and a serene mind, under all circumstances. Is one who has eyes ever found to see all around anything else but forms? Similarly, what is there except Brahman to engage the intellect of a man of realisation ?

521. What wise man would discard that enjoyment of Supreme Bliss and revel in things unsubstantial ? When the exceedingly charming moon is shining, who would wish to look at a painted moon ?

522. From the perception of unreal things there is neither satisfaction nor a cessation of misery. Therefore, being satisfied with the realisation of the Bliss Absolute, the One without a second, live happily in a state of identity with that Reality.

523. Beholding the Self alone in all circumstances, thinking of the Self, the One without a second, and enjoying the Bliss of the Self, pass thy time, O noble soul !

524. Dualistic conceptions in the Atman, the Infinite Knowledge, the Absolute, are like imagining castles in the air. Therefore, always identifying thyself with the Bliss Absolute, the One without a second, and thereby attaining Supreme Peace, remain quiet.

525. To the sage who has realised Brahman, the mind, which is the cause of unreal fancies, becomes perfectly tranquil. This verily is his state of quietude, in which, identified with Brahman, he has constant enjoyment of the Bliss Absolute, the One without a second.

526. To the man who has realised his own nature, and drinks the undiluted Bliss of the Self, there is nothing more exhilarating than the quietude that comes of a state of desirelessness.

527. The illumined sage, whose only pleasure is in the Self, ever lives at ease, whether going or staying, sitting or lying, or in any other condition.

528. The noble soul who has perfectly realised the Truth, and whose mind-functions meet with no obstruction, no more depends upon conditions of place, time, posture, direction, moral disciplines, objects of meditation and so forth. What regulative conditions can there be in knowing one’s own Self ?

529. To know that this is a jar, what condition, forsooth, is necessary except that the means of knowledge be free from defect, which alone ensures a cognition of the object ?

530. So this Atman, which is an eternal verity, manifests Itself as soon as the right means of knowledge is present, and does not depend upon either place or time or (internal) purity.

531. The consciousness, “I am Devadatta”, is independent of circumstances; similar is the case with the realisation of the knower of Brahman that he is Brahman.

532. What indeed can manifest That whose lustre, like the sun, causes the whole universe – unsubstantial, unreal, insignificant – to appear at all ?

533. What, indeed, can illumine that Eternal Subject by which the Vedas and Puranas and other Scriptures, as well as all beings are endowed with a meaning ?

534. Here is the Self-effulgent Atman, of infinite power, beyond the range of conditioned knowledge, yet the common experience of all – realising which alone this incomparable knower of Brahman lives his glorious life, freed from bondage.

535. Satisfied with undiluted, constant Bliss, he is neither grieved nor elated by sense-objects, is neither attached nor averse to them, but always disports with the Self and takes pleasure therein.

536. A child plays with its toys forgetting hunger and bodily pains; exactly so does the man of realisation take pleasure in the Reality, without ideas of “I” or “mine”, and is happy.

537. Men of realisation have their food without anxiety or humiliation by begging, and their drink from the water of rivers; they live freely and independently, and sleep without fear in cremation grounds or forests; their clothing may be the quarters themselves, which need no washing and drying, or any bark etc., the earth is their bed; they roam in the avenue of the Vedanta; while their pastime is in the Supreme Brahman.

538. The knower of the Atman, who wears no outward mark and is unattached to external things, rests on this body without identification, and experiences all sorts of sense-objects as they come, through others’ wish, like a child.

539. Established in the ethereal plane of Absolute Knowledge, he wanders in the world, sometimes like a madman, sometimes like a child and at other times like a ghoul, having no other clothes on his person except the quarters, or sometimes wearing clothes, or perhaps skins at other times.

540. The sage, living alone, enjoys the sense-objects, being the very embodiment of desirelessness – always satisfied with his own Self, and himself present at the All.

541. Sometimes a fool, sometimes a sage, sometimes possessed of regal splendour; sometimes wandering, sometimes behaving like a motionless python, sometimes wearing a benignant expression; sometimes honoured, sometimes insulted, sometimes unknown – thus lives the man of realisation, ever happy with Supreme Bliss.

542. Though without riches, yet ever content; though helpless, yet very powerful, though not enjoying the sense-objects, yet eternally satisfied; though without an exemplar, yet looking upon all with an eye of equality.

543. Though doing, yet inactive; though experiencing fruits of past actions, yet untouched by them; though possessed of a body, yet without identification with it; though limited, yet omnipresent is he.

544. Neither pleasure nor pain, nor good nor evil, ever touches this knower of Brahman, who always lives without the body-idea.

545. Pleasure or pain, or good or evil, affects only him who has connections with the gross body etc., and identifies himself with these. How can good or evil, or their effects, touch the sage who has identified himself with the Reality and thereby shattered his bondage ?

546. The sun which appears to be, but is not actually, swallowed by Rahu, is said to be swallowed, on account of delusion, by people, not knowing the real nature of the sun.

547. Similarly, ignorant people look upon the perfect knower of Brahman, who is wholly rid of bondages of the body etc., as possessed of the body, seeing but an appearance of it.

548. In reality, however, he rests discarding the body, like the snake its slough; and the body is moved hither and thither by the force of the Prana, just as it listeth.

549. As a piece of wood is borne by the current to a high or low ground, so is his body carried on by the momentum of past actions to the varied experience of their fruits, as these present themselves in due course.

550. The man of realisation, bereft of the body-idea, moves amid sense-enjoyments like a man subject to transmigration, through desires engendered by the Prarabdha work. He himself, however, lives unmoved in the body, like a witness, free from mental oscillations, like the pivot of the potter’s wheel.

551. He neither directs the sense-organs to their objects nor detaches them from these, but stays like an unconcerned spectator. And he has not the least regard for the fruits of actions, his mind being thoroughly inebriated with drinking the undiluted elixir of the Bliss of the Atman.

552. He who, giving up all considerations of the fitness or otherwise of objects of meditation, lives as the Absolute Atman, is verily Shiva Himself, and he is the best among the knowers of Brahman.

553. Through the destruction of limitations, the perfect knower of Brahman is merged in the One Brahman without a second – which he had been all along – becomes very free even while living, and attains the goal of his life.

554. As an actor, when he puts on the dress of his role, or when he does not, is always a man, so the perfect knower of Brahman is always Brahman and nothing else.

556. Let the body of the Sannyasin who has realised his identity with Brahman, wither and fall anywhere like the leaf of a tree, (it is of little consequence to him, for) it has already been burnt by the fire of knowledge.

557. The sage who always lives in the Reality – Brahman – as Infinite Bliss, the One without a second, does not depend upon the customary considerations of place, time, etc., for giving up this mass of skin, flesh and filth.

558. For the giving up of the body is not Liberation, nor that of the staff and the water-bowl; but Liberation consists in the destruction of the heart’s knot which is Nescience.

559. If a leaf falls in a small stream, or a river, or a place consecrated by Shiva, or in a crossing of roads, of what good or evil effect is that to the tree ?

560. The destruction of the body, organs, Pranas and Buddhi is like that of a leaf or flower or fruit (to a tree). It does not affect the Atman, the Reality, the Embodiment of Bliss – which is one’s true nature. That survives, like the tree.

561. The Shrutis, by setting forth the real nature of the Atman in the words, “The Embodiment of Knowledge” etc., which indicate Its Reality, speak of the destruction of the apparent limitations merely.

562. The Shruti passage, “Verily is this Atman immortal, my dear”, mentions the immortality of the Atman in the midst of things perishable and subject to modification.

563. Just as a stone, a tree, grass, paddy, husk, etc., when burnt, are reduced to earth (ashes) only, even so the whole objective universe comprising the body, organs, Pranas, Manas and so forth, are, when burnt by the fire of realisation, reduced to the Supreme Self.

564. As darkness, which is distinct (from sunshine), vanishes in the sun’s radiance, so the whole objective universe dissolves in Brahman.

565. As, when a jar is broken, the space enclosed by it becomes palpably the limitless space, so when the apparent limitations are destroyed, the knower of Brahman verily becomes Brahman Itself.

566. As milk poured into milk, oil into oil, and water into water, becomes united and one with it, so the sage who has realised the Atman becomes one in the Atman.

567. Realising thus the extreme isolation that comes of disembodiedness, and becoming eternally identified with the Absolute Reality, Brahman, the sage no longer suffers transmigration.

568. For his bodies, consisting of Nescience etc., having been burnt by the realisation of the identity of the Jiva and Brahman, he becomes Brahman Itself; and how can Brahman ever have rebirth ?

569. Bondage and Liberation, which are conjured up by Maya, do not really exist in the Atman, one’s Reality, as the appearance and exit of the snake do not abide in the rope, which suffers no change.

570. Bondage and Liberation may be talked of when there is the presence or absence of a covering veil. But there can be no covering veil for Brahman, which is always uncovered for want of a second thing besides Itself. If there be, the non-duality of Brahman will be contradicted, and the Shrutis can never brook duality.

571. Bondage and Liberation are attributes of the Buddhi which ignorant people falsely superimpose on the Reality, as the covering of the eyes by a cloud is transferred to the sun. For this Immutable Brahman is Knowledge Absolute, the One without a second and unattached.

572. The idea that bondage exists, and the idea that it does not, are, with reference to the Reality, both attributes of the Buddhi merely, and never belong to the Eternal Reality, Brahman.

573. Hence this bondage and Liberation are created by Maya, and are not in the Atman. How can there be any idea of limitation with regard to the Supreme Truth, which is without parts, without activity, calm, unimpeachable, taintless, and One without a second, as there can be none with regard to the infinite sky ?

574. There is neither death nor birth, neither a bound nor a struggling soul, neither a seeker after Liberation nor a liberated one – this is the ultimate truth.

575. I have today repeatedly revealed to thee, as to one’s own son, this excellent and profound secret, which is the inmost purport of all Vedanta, the crest of the Vedas – considering thee an aspirant after Liberation, purged of the taints of this Dark Age, and of a mind free from desires.

576. Hearing these words of the Guru, the disciple out of reverence prostrated himself before him, and with his permission went his way, freed from bondage.

577. And the Guru, with his mind steeped in the ocean of Existence and Bliss Absolute, roamed, verily purifying the whole world – all differentiating ideas banished from his mind.

578. Thus by way of a dialogue between the Teacher and the disciple, has the nature of the Atman been ascertained for the easy comprehension of seekers after Liberation.

579. May those Sannyasins who are seekers after Liberation, who have purged themselves of all taints of the mind by the observance of the prescribed methods, who are averse to worldly pleasures, and who are of serene minds, and take a delight in the Shruti – appreciate this salutary teaching !

580. For those who are afflicted, in the way of the world, by the burning pain due to the (scorching) sunshine of threefold misery, and who through delusion wander about in a desert in search of water – for them here is the triumphant message of Shankara pointing out, within easy reach, the soothing ocean of nectar, Brahman, the One without a second – to lead them on to Liberation.

Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo – Zen is the path that connects us to the Universe –


– Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo –
La luce di una candela rischiara appena una stanza disadorna. Di fronte al muro siedono, perfettamente allineati, immobili personaggi vestiti con abiti neri, ampi, panneggianti. Il sobrio e vigoroso silenzio viene interrotto soltanto da una profonda voce che, ogni tanto, con severa compassione richiama alla bellezza del momento presente.
Cosa stanno facendo queste persone? Niente – potrebbe essere la risposta – sono semplicemente sedute. Esse in verità stanno meditando, stanno praticando zazen.
Ora, il termine Zen, che sta a indicare una delle forme che il buddhismo ha preso in Giappone, vuol dire meditazione. Esso deriva dal termine cinese chan, che a sua volta deriva dalla parola sanscrita dhyana, usata in India per indicare appunto la pratica della meditazione.
A questo punto è bene ricordare una cosa: in Occidente con meditazione, o meditatio, di solito si intende lo scegliere un passo del Vangelo sul quale riflettere, pensare, per poter giungere a una maggiore e più profonda comprensione del messaggio del Cristo. All’alba dell’incontro con le dottrine orientali, gli studiosi occidentali hanno definito “meditazione” tutta quella serie di pratiche ascetico-concentrative caratteristiche delle filosofie orientali. Ma, in ambito buddhista, il termine sanscrito che indica tali pratiche in generale è bhavana: esso deriva dalla radice verbale bhu, che vuol dire “essere”. Pertanto bhavana può essere tradotto come esserci, esserci di più, ora.
Dunque la pratica contemplativa buddhista non deve rimandare a una cogitazione continua, bensì a un essere totalmente calati nel momento presente. Si tratta in altre parole di essere completamente consapevoli di se stessi, del proprio corpo, dei propri pensieri, e di ciò che ci circonda.
Buddha, l’illuminato, è colui il quale è completamente sveglio, assolutamente calato nella irripetibile bellezza del momento presente, ed è proprio alla luce di tale fatto che nella tradizione Zen si arriva ad affermare che zazen è satori, e cioè che la pratica della meditazione è l’illuminazione: in altre parole se essere illuminati vuol dire essere completamente calati nel momento presente, e se meditare vuol dire esserci totalmente, allora i due termini coincidono.
La tradizione Zen si chiama in tal modo proprio perché avendo compreso l’importanza della pratica seduta, su essa pone un forte accento. Ma come si fa a fare zazen, o meglio la meditazione (zen) seduta (za)?
Innanzitutto occorre scegliere un posto dove sedersi che sia tranquillo, non troppo caldo nè troppo freddo, e poi indossare un abito ampio, comodo e possibilmente scuro. Scelto un cuscino consistente, occorre sedersi su di esso a gambe incrociate, per quaranta minuti circa, anche se all’inizio è possibile sedersi per un periodo minore.
La posizione da assumere è quella del loto completo: il piede destro che poggia sulla coscia sinistra e il piede sinistro che poggia sulla coscia destra. Tale posizione ha una valenza sia simbolica che pratica. Da un lato infatti simbolizza il loto, il fiore che, pur affondando le sue radici nella melma, si leva alto verso il cielo con i suoi petali arancioni, colore del sole nascente e della rinascita spirituale. Dall’altro invece la posizione del loto è estremamente pratica perché salda, stabile. Bisogna aver cura di sedersi in pizzo al cuscino e di far toccare bene a terra le ginocchia. In tal modo si viene a formare un tripode che dona stabilità e vigore a tutta la postura e permette alla schiena di stare naturalmente dritta, senza grossi sforzi. E’ possibile sedersi anche nella posizione del mezzo loto, con il piede destro sulla coscia sinistra o viceversa, cercando comunque di ricreare la stabilita di detto tripode.
La schiena deve essere mantenuta bene dritta, le mani toccano con il taglio interno l’addome e la sinistra poggia sulla destra. La misura della corretta sovrapposizione delle mani viene data dal dito medio sinistro, la cui falange centrale deve coincidere con la falange centrale del medio della mano destra. La punta dei pollici si sfiora a formare un perfetto ovale, che va mantenuto per tutta la durata della seduta. Questa posizione delle mani viene chiamata in giapponese hokkaijoin, o sigillo dell’Oceano del Dharma, ed è simbolo e indice della concentrazione: infatti se ci si assopisce i pollici si allentano e formano la cosiddetta “valle”, se invece ci si accanisce in un turbinio di pensieri i pollici premono forte l’uno contro l’altro andando a formare un “monte”. Inoltre è anche molto importante il movimento che si compie per assumere tale posizione. Le due mani partono da lati opposti e convergono verso il centro. Allo stesso modo la mente che di solito è dissipata, distratta in pensieri che la trascinano avanti e indietro, dovrebbe, all’inizio della seduta, ricentrarsi, focalizzarsi.
Le spalle devono essere rilassate e i gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi, a differenza di altre scuole meditative, vengono tenuti aperti, e questo per il semplice motivo che il mantenere gli occhi chiusi, anche se all’inizio della seduta può risultare molto calmante, di fatto poi induce sonnolenza. Di solito si chiudono gli occhi quando si vuole dormire, mentre quando si è svegli gli occhi sono aperti. Ora, se questa deve esser la pratica del Risveglio, è bene che il corpo assuma l’atteggiamento di una persona sveglia.
Il mento deve essere rientrato e la nuca tesa: l’immagine che la tradizione Zen offre per aiutare il praticante ad assumere una corretta postura è quella di una colonna che a un’estremità spinge la terra in basso, e all’altra spinge in alto il cielo. In tal modo chi pratica diventa una sorta di asse cosmico che unisce le sfere celesti alla terra: il palo attraverso il quale è possibile raggiungere il cielo, o meglio l’Assoluto.
Ma cosa fare durante zazen? Si tratta fondamentalmente di focalizzare la propria consapevolezza su due cose: la postura e il respiro, le due ali su cui vola la meditazione.
Innanzitutto bisogna tornare costantemente alla posizione. Occorre sentire il proprio corpo mentre mantiene una corretta postura: non bisogna quindi piegare la schiena, afflosciarsi, allentare la posizione delle mani, perdere il contatto delle ginocchia, reclinare il capo o chiudere gli occhi.
Una corretta postura deve poi essere vivificata da una corretta attenzione al respiro. Si tratta in altre parole di osservare il proprio respiro senza per questo controllarlo o modificarlo in alcun modo. Se è superficiale lo si registra come tale, e quando è o affannoso, o calmo o profondo si fa lo stesso. Con il tempo e la pratica, il respiro diventerà quieto e impercettibile: l’espirazione si farà sottile e prolungata e l’inspirazione breve e decisa.
La tradizione paragona la mente discorsiva a un cane affamato: come il cane ha bisogno di rosicchiare continuamente qualcosa, così la mente discorsiva ha bisogno di “ruminare” costantemente pensieri. Si tratta allora di dare alla mente affamata un osso da rosicchiare, un qualcosa che calmi il suo desiderio di essere sempre impegnata in un processo cogitativo ma che allo stesso tempo la mantenga legata al momento presente.L’attenzione alla postura e alla respirazione è la risposta, è l’osso da gettare alla mente discorsiva, è l’oggetto che tiene la mente occupata e che altresì non la distoglie dal presente. Infatti sia la postura che il respiro sono elementi presenti ora, da percepire nell’immediatezza del presente.
Normalmente la mente discorsiva è persa in continui confronti, progetti futuri o ricordi passati: una rapida occhiata al momento presente e subito parte il “film” interiore, una carrellata di pensieri che distolgono dalla realtà. E parlare di realtà non è esagerato poiché, a pensarci bene, il passato è passato, il futuro deve ancora essere: solo la dimensione del presente effettivamente è, esiste, è reale. Ora, la mente discorsiva persa nei suoi pensieri fa vivere l’essere umano come un fantasma, alienato dal momento presente nel quale la vita si attua.
La pratica Zen, con il suo vigoroso richiamo alla presenza educa alla capacità di esserci, di esserci completamente, e permette al praticante di scoprire una dimensione sconosciuta anche se già presente di fronte agli occhi: la realtà vibrante del momento presente, nel quale è possibile scorgere il proprio Sé originale, natura misteriosamente sottile della vita che ci unisce in maniera inscindibile a tutti gli altri esseri.
Il semplice fatto di sedersi con tutto se stessi (o shikantaza in giapponese) vuol dire accettare e dunque comprendere la propria reale natura. La reale natura, o natura originale del Sé è comune a tutti gli esseri. Accettare e comprendere tale natura con la sola mente è impossibile, occorre accettarla, sentirla, assimilarla anche con il corpo: ecco perché si dà tanta importanza alla pratica dello zazen dove tutto il corpo e tutta la mente sono concentrati sulla postura.
Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accettarsi e riconoscersi connessi e interconnessi con il resto del Cosmo. E’ per questo che si dice che lo zazen è la porta che dà accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo vivono da sempre: il nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

– Zen is the path that connects us to the Universe –

The light of a candle illuminates just a bare room. Sit facing the wall, perfectly aligned, real estate people dressed in blacks, wide, panneggianti. The simple and powerful silence is interrupted only by a deep voice, sometimes with severe compassion recalls the beauty of the present moment.
What are these people doing? Nothing – it could be the answer – they are just sitting. They really are speculating, are practicing zazen.
Now, the word Zen, meaning that they are one of the forms that Buddhism has taken in Japan, it means meditation. It comes from the Chinese word chan, which in turn derives from the Sanskrit word dhyana, which is used in India to indicate precisely the practice of meditation.
At this point it is worth remembering one thing: in the West with meditation or meditatio usually means the point on the Gospel on which to reflect, to think, to reach a broader and deeper understanding of the message of Christ. At the dawn of the meeting with the Eastern doctrines, Western scholars have called “meditation” whole series of ascetic practices-concentrative characteristics of Eastern philosophies. But, in the Buddhist context, the Sanskrit term that indicates this practice in general is bhavana: it derives from the verbal root bhu, meaning “be”. Therefore bhavana can be translated as, be more now.
So the Buddhist contemplative practice should not defer to a continuous cogitation, but declined to be totally in the present moment. It is in other words to be fully aware of themselves, of their bodies, their thoughts, and what surrounds us.
Buddha, the enlightened, is the one who is fully awake, absolutely fell in the unique beauty of the present moment, and is in the light of the fact that in the Zen tradition we come to say that zazen is satori, which is that the practice of Meditation is the light: in other words, to be enlightened is to be completely dropped in the present moment, and if there is to meditate totally, then the two terms coincide.
The Zen tradition is called so because they had understood the importance of the practice session, has a strong focus on it. But how do you do zazen, or rather meditation (Zen) sitting (za)?
First you choose a place to sit that is comfortable, not too hot nor too cold, and then wear loose clothing, comfortable and preferably dark. Chose a large pillow, you need to sit cross-legged on it for forty minutes, even if at first you can sit for a shorter period.
The position to be taken is that of the full-lotus: the right foot resting on the left thigh and left foot resting on the right thigh. This position has a value both symbolic and practical. On one hand, the lotus symbolizes the flower, although its roots in the mud, rises high into the sky with its orange petals, color of the rising sun and spiritual rebirth. On the other hand the lotus position is extremely practical because it firm and stable. We must take care to sit down to lace pillow and good to touch the knees to the ground. Thus is formed a tripod that gives stability and strength to the whole posture and allows the spine to stay straight course, without great effort. It ‘also possible to sit in half-lotus position, with your right foot on left thigh or vice versa, still trying to recreate the stability of this tripod.
The back should be well maintained straight, hands touching the abdomen with the internal cut and the left rests on the right. The correct measure of the overlap of the hands is given by the left middle finger, middle phalanx, which must coincide with the center of the middle phalanx of the right hand. The tip of the thumbs touching to form a perfect oval, which should be maintained for the duration of the session. This hand position is called in Japanese hokkaijoin, or seal of the Dharma Ocean, and is a symbol and index of concentration: in fact if you are asleep your thumbs become loose and form the so-called “valley”, but if there rages a whirlwind of thoughts strong thumbs pressed against each other going to form a “mountain”. It is also very important that the movement is done to take this position. The two hands start at opposite sides and converge toward the center. Similarly, the mind that is usually dissipated, distracted with thoughts that drag back and forth, should, at the beginning of the session, refocus, focus.
The shoulders should be relaxed and the elbows apart from the body. The eyes, unlike other schools of meditation, are kept open, and this for the simple reason that keeping your eyes closed, although the beginning of the session can be very soothing, in fact, then induces drowsiness. Usually you close your eyes when you want to sleep, and when you are awake eyes are open. Now, if this should be the practice of enlightenment, it is good to take the attitude that the body of a person awake.
The chin should be back and neck tense: the image that the Zen tradition offers to help the practitioner to assume a correct posture is that of a column at one end which pushes the earth down, and the other pushes up the sky. In this way, those who practice it becomes a kind of cosmic axis that unites the celestial spheres to the earth: the pole through which you can reach the sky, or rather the Absolute.
But what to do during zazen? It’s basically focus their awareness on two things: posture and breathing, the two wings on which flies meditation.
First we must constantly return to the position. Need to hear your body while maintaining proper posture so we should not bend your back, limp, loosen the hand position, losing touch knees, tilt your head or close his eyes.
Proper posture must then be enlivened by a proper attention to the breath. In other words it is to observe your breath without controlling it or modify it in any way. If it is superficial register as such, and when it is or wheezing, or calm or deep you do the same. With time and practice, the breath becomes quiet and inaudible exhalation will be thin and long and short and decisive inspiration.
Discursive tradition likens the mind to a hungry dog: how the dog needs something to chew constantly, so the mind needs to discursive “chewing” thoughts constantly. It is time to give hungry minds a bone to chew on, something to calm her desire to always be engaged in a process cogitative but at the same time keep tied at presente.L ‘attention to posture and breathing is response, is the bone to throw to the discursive mind, is the object that keeps the mind occupied and that also does not detract from the present. In fact, the posture is that the elements of breath are now to be perceived immediacy of the present.
Normally, the discursive mind is lost in continuous comparisons, past memories or future projects: a quick look at the present moment and just part of the “movie” inside, a roundup of thoughts that distract from the reality. And speaking of reality as it is no exaggeration to think of it, the past is past, the future is yet to be: only the size of this fact is, there is real. Now, the discursive mind lost in thought is the human being as a living ghost, alienated from the present moment in which life takes place.
The practice of Zen, with its strong appeal to the presence educates the ability to be there, be there completely, and allows the practitioner to discover an unknown dimension, even if already present before the eyes: the vibrant reality of the present moment, where you can see one’s self the original, subtle nature of life mysteriously unites us inseparably to all other beings.
The simple act of sitting down with their whole heart (or shikantaza in Japanese) means to accept and therefore understand its real nature. The real nature, or nature of the original self is common to all beings. Accept and understand the nature of the mind alone is impossible, you must accept it, feel it, even with the body to assimilate it here because it gives so much importance to the practice of zazen, where the whole body and whole mind focused on your posture.
When sitting, just sitting, enjoying the silence and stillness of zazen, you can observe, learn, accept and recognize connected and interconnected with the rest of the Cosmos. And ‘why you say that zazen is the door that gives access to real peace and harmony in which all existences in the cosmos have always lived: Nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

La natura – Nature


natura1

La natura
“Tutti gli elementi della natura, ogni fiore, ogni albero e ogni animale, hanno un’importante lezione da insegnarci”
Eckhart Tolle, “Guardiani dell’Essere”

Nature
“All the elements of nature, every flower, every tree and every animal have important lessons to teach us”
Eckhart Tolle, “Guardians of Being”

Conversazione con Pitagora – From the Conversations with Pythagoras


Conversazione con Pitagora

Raccontaci, per favore, di Te: come Tu hai ricevuto Iniziazione e come dopo hai insegnato agli altri!
L’armonia fra lo sviluppo dell’amore, della saggezza e della forza Io la chiamerei la Regola d’Oro nell’arte dell’allevamento delle anime.
In quest’ultima incarnazione, Io ero già l’Anima con Cognizione Divina che avevo elaborato nelle tante vite precedenti.
Lo scopo dell’ultima incarnazione era l’affermazione della verità che parlava di Dio, per le tante successive generazioni umane sulla Terra.
Si potrebbe dire che Io sono stato l’ultimo di quelli che hanno ricevuto l’iniziazione nell’Egitto, secondo la tradizione che ha avuto inizio dal Tot — Atlant, ma dopo ci sono stati dei cambiamenti durante i secoli.
Mi davano le lezioni i sacerdoti i quali avevano una gran forza personale e conoscevano tanti misteri della magia. Ma in essi l’aumento della propria volontà e della forza personale è stato preponderante e ha occupato il posto della Luce Divina e della purezza dell’anima. L’aspirazione alla potenza personale e al desiderio di comandare sugli altri e il desiderio di essere prescelti hanno fatto oscurare l’amore dentro di loro. La loro volontà essi l’hanno considerata come la volontà del Dio, senza avere dubbi… La loro forza la immaginavano come la manifestazione suprema delle capacità umane… L’amore è stato perso, sono rimaste soltanto la prepotenza e la forza… Tante conoscenze degli abitanti di Atlantide, relative al pianeta Terra e agli altri corpi cosmici, sono state conservate grazie a loro… Loro avevano la capacità di influire sulle anime e sui corpi… Ma senza l’Amore Divino la forza è morta… L’anima, che ha avuto la trasformazione, grazie all’Amore, è capace di diventare saggia! Soltanto il cuore spirituale è capace di arrivare fino in fondo al Cammino di Cognizione del Creatore, senza inciampare, per dopo unirsi alla Sostanza Divina, che dirige tutta la Creazione del Mondo.
… Io sono grato a loro. Tutto quel che ho potuto, Io ho regalato dopo, quando loro s’incarnavano di nuovo…
… Per tanti anni essi Mi hanno insegnato, ma Io non ho perso né la purezza delle Mie aspirazioni, né l’Amore per il Creatore. La scienza della vita l’ho studiata per mezzo della mia consapevolezza, grazie al distaccamento dal corpo materiale. Ho imparato i metodi per crescere e ingrandirsi nelle dimensioni (eoni) diverse.
Ho conosciuto i riti del sacramento che esistevano in quei tempi. In uno di quei riti la morte si provava come nella realtà. Nel corso di questa esperienza la Mia Anima doveva sopportare tutta la scala della misurazione della diversità dell’Universo, partendo dall’inferno fino alla Luce per, alla fine, scegliere la Luce.
Ma il Contatto con la Luce i sacerdoti non potevano sentirlo.
Perciò l’ultimo passo Io l’ho fatto con l’aiuto delle Anime Divine, che Mi aspettavano nella Luce. Mi hanno fatto conoscere le Legge della vita delle anime e la Sostanza Divina ed Eterna. Mentre Io ero in Unione con il Supremo il mio corpo rimaneva disteso nella tomba di pietra, che è stata fatta per il rito d’iniziazione.
Mi hanno dato la possibilità di scegliere: entrare nella Luce e non tornare mai più nel corpo o il ritorno. Tornare significava diventare il Conduttore, Ricostruttore delle conoscenze, di tutto ciò che avevo imparato nella Grande Purezza del Primo Fattore. Io ho preferito il secondo, e la Mia scelta è stata decisa da Me come lo scopo della Mia vita.
Ho deciso di creare un sistema d’Iniziazioni diverso da quel “cerchio” mistico, che Io ho dovuto attraversare.
… Non Mi è stata data subito la possibilità di aprire la Scuola… Sono passati tanti anni. Sono stato prigioniero insieme con altri sacerdoti, quando l’invasione persiana, come un’ondata di mare in tempesta ha fatto affogare Egitto e altri paesi.
Negli anni di prigione la Mia Unione con la Luce Iniziale diventava sempre più forte, nonostante che il corpo si trovasse nelle condizioni difficili imposte dalla vita.
In quegli anni ho conosciuto anche i nuovi riti di altre religioni e altre scienze… Nei miei pensieri ho creato il progetto della Scuola, quale ho potuto realizzare più tardi a Crotone.
* * *
La giustizia Divina non è come quella che la gente, in gran parte, s’immagina. Nella vita delle persone arrivano le cose, che devono arrivare cioè tutto quello che loro hanno attirato con i loro pensieri e le azioni nel corso del proprio vissuto.
Il Dio è Creatore di queste Leggi! Non può succedere nessuna disgrazia, se non è stata meritata! Non può essere dato da sostenere un peso più grande della forza! Non può arrivare felicità non meritata, non indispensabile; soltanto l’orgoglio, il senso di pena verso se stessi, l’attaccamento per le cose e le persone, nonché l’invidia e la gelosia, fanno immaginare la felicità degli altri come non meritata!
La Giustizia del Dio è grande: ognuno raccoglie i frutti, che ha seminato e allevato. Se la frutta è amara, ognuno di noi ha la possibilità di allevare qualche cosa di diverso, per avere il risultato migliore e più dolce!
* * *
— Racconta: che cosa serve per non perdere il sentimento di felicità?
— Il Sole della Felicità sorge nel cielo interno!
Il Cammino si realizza grazie agli sforzi! Gli ostacoli soltanto aumentano le tue forze e fanno accrescere la saggezza nel superare le barriere!
L’Amore, che illumina da dentro, non si trasforma per colpa degli ostacoli del mondo delle conseguenze!
Purificandosi noi ci avviciniamo a Lui — al Creatore, alla Fonte del tutto. Bisogna diventare la Purezza Primordiale per manifestare Lui!
Diventa Dio colui, che ha percepito La Volontà Superiore e nello stesso momento è riuscito a trattenere acceso il Fuoco Divino che é divampato in lui!
Tutto quello, che tu vedi è stato creato dal Suo Amore e ogni atomo manifestato dal Suo Amore e dalla Sua Forza.
Chi ha ricevuto l’iniziazione, deve illuminare con il Fuoco, Che è stato ricevuto, e con se stesso riaccendere la luce nuova — la luce delle conoscenze e dell’amore verso l’Unica Volontà Creatrice — verso il Creatore del tutto!
* * *
— È necessario imparare la purezza della mente!
Ascoltando senza obiettare con i pensieri all’interlocutore!
Rispetta i pensieri degli altri con il silenzio dell’attenzione e con la profondità della percezione!
In questo si manifesta l’amore dell’uomo verso l’uomo nel momento della conversazione fra loro. In questo si manifesta l’amore dell’uomo per Dio nella conversazione con Lui.
Soltanto quando la tua mente si trova nel silenzio e ascolta, il cuore è colmo dell’amore, allora Dio parla con te.
Noi abbiamo chiesto:
— Ci racconti per favore, se nella Tua Scuola si usavano le tecniche simili ad asana di hatha-ioga per riordinare l’energetica dei corpi?
— Io personalmente conoscevo tali metodi, essi si usavano anche in Egitto. Ma Io non ne facevo uso nella Scuola creata da Me. Facevo così perché questo attira l’attenzione dell’allievo più verso il corpo che verso l’anima.
Le tappe iniziali da noi erano di “preparazione” e di “purificazione”, quando l’anima si riempiva delle conoscenze su moralità e purezza, sull’armonia dell’Intero e sul senso dell’esistenza dell’anima nel corpo, sul fatto che l’uomo è anima, il corpo è soltanto il suo involucro e la sua dimora temporanea. L’insegnamento dell’anima alla bontà, all’amore, alla calma, alla moralità era la tappa preparativa per quello che voi chiamate raja-ioga. Anche il modo armonioso della vita era favorevole a questo: la vastità della riva del mare, il clima piacevole per la vita, temperato nel freddo e nel caldo, la giusta e pura alimentazione. I Miei allievi praticavano anche fluenti esercizi di ginnastica per il corpo e bagno nel mare.
La tappa del lavoro pianificato con le energie del corpo si cominciava soltanto quando l’anima-amore superava la grandezza del corpo. La vita sulla riva del mare e l’armonia d’intorno favorivano questo.
Tutte le volte, su ogni tappa l’anima faceva il primo passo nell’assimilazione del nuovo scalino e invece il corpo si sottometteva e gradualmente assorbiva il nuovo stato d’anima. In questo modo il corpo si trasformava e si purificava. Qualunque tipo di problema del corpo se ne andava nel momento in cui si cancellavano sul piano causale il problema o il vizio dell’anima.
L’anima-amore, che supera di molto la grandezza del corpo, sintonizza esso come strumento, il quale per suonare in armonia con l’universo ha i sette chakra come cavità e meridiani, come le corde. Questo strumento permette all’anima umana di creare la Grande Musica della Vita e dell’Armonia.
Su questa tappa tanta attenzione prestavamo alla musica e alla danza che erano capaci di fare effetto e di trasmettere agli altri adepti i superiori stati d’anima.
Le meditazioni nella nostra Scuola di solito si compivano facendo una tranquilla camminata.
La fase di buddhi-ioga s’iniziava quando la vita dell’anima, nella qualità del “Proprio Mahadublo”, parlando con le vostre espressioni, diventava naturale.
Mentre ero incarnato avevo pochi allievi che sarebbero stati pronti a questo tipo di lavoro. Però, dopo, loro continuavano il lavoro della Scuola. Loro sostenevano lo spirito della fraternità Pitagorica nelle filiali create in tutto il Mediterraneo per più di 500 anni. Loro sono tutti pronti ad aiutarvi anche adesso nella diffusione e nell’introduzione delle vostre, cioè delle Nostre cognizioni comuni.
Prima tu Mi hai chiesto della materializzazione e della dematerializzazione. Io non ho risposto allora alla tua domanda. Ma ora sono pronto a rispondere.
Io non ho cercato di acquisire la dematerializzazione del corpo, non lo avevo come scopo. L’immortalità dell’anima nell’Unione con la Superiore Consapevolezza Divina, questo era lo scopo che avevamo Io e i Miei allievi. Se l’anima riesce a realizzarlo in tempo e così vive servendo il Creatore e la gente, allora il corpo materiale diventa Divino perché l’Anima Divina trasforma il piano materiale con Sé-Luce.
Dopo l’incendio nella scuola, per sostenere i Miei allievi che erano riusciti a salvarsi, ma erano privi di spirito dopo la notizia della Mia morte, Io senza fatica materializzavo il Mio corpo fisico e così apparivo davanti a loro. Perciò erano comparse leggende che Pitagora si era salvato. La materializzazione del Mio corpo era necessaria per sostenere quelli, che dovevano continuare il Compito di Dio, non fare spegnere la Luce Vera e portare le conoscenze superiori a quelli che continuano il proprio sviluppo nel corpo sulla Terra.

http://it.pythagoras.name/talk.html

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From the Conversations with Pythagoras

“Tell us please about Yourself: how did You receive Initiations, how did You teach?”
“The harmony between the development of love, wisdom, and power — this I would call the Golden Law in the art of raising souls.
“In that last incarnation I was a Soul that already had an experience of cognition of God in many past lives. The main purpose of that incarnation was to reestablish the truth about God for many generations of people on the Earth.
“One can say that I was the last one of those who received an initiation in Egypt in the traditions which had originated from Thoth-the-Atlantean but had been perverted with time.
“The priests, who taught Me, possessed large personal power and knew many magical mysteries. But they get obsessed with growing their will and power, and thus they lost the Divine Light and the purity of souls. Their desire to rule over others, the feeling of being chosen — obscured love in them. They considered their personal will a manifestation of God’s will… They believed that their powers were the highest possible for man… They lost love; there remained only an aspiration for power. They had much knowledge remained from the Atlanteans — about the Earth and cosmic bodies, about many other things… They possessed the ability to influence bodies and souls…
“But without Divine Love the power is dead… Only a soul transformed with Love can become wise! Only the spiritual heart is capable of walking completely the entire Path of Cognition of the Creator without stumbling — and of merging into the Divine Essence which controls the Universe!
“… I am grateful to them. Later, I gave them everything I could — when they incarnated again…
“… For many years I had been learning from them, but I had not lost the purity of My aspirations and My love for the Creator. I studied the science of life. I mastered the methods of growing and expanding the consciousness in different eons. I went through the ritual of initiation, in the form it existed at that time. In that ritual, one experiences death as reality. The soul has to go through the entire scale of universal emanations — from hell to Light — and has to choose the Light.
“But the Light was not known to the priests.
“Therefore, this last step was revealed to Me by Divine Souls Who met Me in that Light. They initiated Me into the laws of soul’s life and into the Divine Essence. While My body lied in a stone coffin used in initiations, I stayed in Mergence with the Highest…
“I was given a choice: to remain in the Light and not return into the body — or to come back; to come back and become a Guide, to restore for people the knowledge which I perceived in the Purity of the Great Origin of Everything. I chose the second, because this choice was already made by Me as the purpose of My life.
“I decided to create a system of initiations different from this mystical ‘whirlpool’ that I had to go through.
“… Many years had passed before I gained an opportunity to create a School… I was taken captive among priests when Persian invaders came to Egypt and other countries.
“During the years of captivity, I strengthened My Mergence with the Primordial Light in the conditions harsh for the body.
“In those years I studied also other religious rituals and sciences… I devised mentally a project of the School, which I realized later in Croton.”
* * *
“The Divine justice is not like people imagine it. Nothing wrong comes to lives of people but only that which must come: what they have attracted by their own thoughts and past deeds.
“God is the Creator of these Laws! And no affliction can fall unjustly upon man! There can be no undeserved, unneeded joy; only self-conceit, self-pity, and envy make one see it so in others!
“The justice of God is great: everyone receives and partakes of the fruit which they themselves sowed and grew. The result can be bitter, but one can develop in oneself other qualities to make the fruit sweet and beautiful!”
* * *
“What does one need to do to retain the feeling of happiness?”
“The Sun of Happiness rises on the inner firmament!
“By making efforts will you traverse the Path! By overcoming obstacles will you increase your strength and grow your wisdom!
“Love that shines from within cannot be darkened by obstacles of the world of consequences!
“By purifying ourselves can we approach Him — the Creator, the Source of everything. And one has to become the Primordial Purity in order to be able to manifest Him!
“Everything you see is made by His Love, and every atom was manifested from His Love and Power.
“Everyone who received initiation has to shine with the Fire received and to ignite new light — the light of knowledge and love for the Creator of everything!”
* * *
“Learn purity of thinking!
“When listening to someone, do not oppose him or her in your thoughts!
“Respect the thoughts of your interlocutor — with your silent attention and deep comprehension!
“In this way people manifest their love toward each other in their conversation. In this way man manifests love for God when conversing with Him.
“Only when your mind is silent and listens, and your heart is full of love — only then God talks with you.”
We asked:
“Tell us please, did Your School use techniques similar to hatha yoga asanas for purifying the energies of the body?”
“I was familiar with such methods; they were used in Egypt, in particular. But I did not use them in My School, because they attract the attention of students to the body more than to the soul.
“The initial stages of learning in the School were purification and preparation — when the soul acquired knowledge about morality and purity, about the harmony of the Whole and the meaning of soul’s life in the body, the knowledge that man is a soul and the body is but soul’s temporary dwelling. Teaching students kindness, love, calm, morality — this was a preparatory stage before the next stage of raja yoga, as you call it. Our harmonious way of life also contributed to this: life at the expanse of the seashore, in pleasant climate with moderate heat and cold, with good nutrition. The students of the School used soft gymnastic exercises for bodies and swimming in the sea.
“The stage of work with the energies of the body began when the soul-love grew in size larger than the body, thanks in particular to life at the seashore and to the harmony of the sea expanse.
“Always the first step in mastering every new stage was done by the soul, and the body followed it by attuning to the new state of the soul. In this way the body purified. Any problem of the body went away when the corresponding problem or the vice of the soul disappeared on the causal plane.
“The soul-love, much larger than the body, attuned the body like an instrument which has seven chakras and the ‘strings’ of meridians so that to sound in harmony with the universe. This instrument allows the human soul to create the Great Music of Life and Harmony.
“On this stage we paid much attention to music and dance, which can imprint and convey to people elevated states of the soul.
“Students in our School usually performed meditations when walking slowly.
“The stage of buddhi yoga began when the soul could naturally live as a Mahadouble, speaking in your terms.
“I did not have many disciples ready for this work. But those who had mastered this stage continued then the work of the School. They supported the spirit of the Pythagorean Brotherhood in branches of the School created by them throughout the entire Mediterranean region — for more than 500 years. They all are willing to help you now with spreading and introducing your knowledge, Our common knowledge.
“You asked Me some time ago about materialization and dematerialization. I can answer this question now.
“I never tried to master dematerialization of the body; I never had such a goal. Immortality of the soul in Unity with the Highest Divine Consciousness — this was the task that I set for Me and for My disciples. If the soul manages to realize this task and lives in this state, serving the Creator and people — then the material body becomes Divine thanks to the Divine status of the Soul.

http://pythagoras.name/talk.html

Amare – To love


L’AMORE

L’amore è, al di là delle sue manifestazioni.
Amore entra nella nostra vita manifestandosi attraverso
diversi tipi di relazioni, quali quella con i
genitori, col partner, con gli amici, verso un idea.
Questo potrebbe farci ritenere che vi siano diversi tipi
d’amore: uno per i genitori, uno per il partner,
uno per il vicino di casa, insomma, un tipo di amore per
ogni relazione. Quindi, di fronte al concetto di un Amore unico e assoluto,
universale e incondizionato, potremmo trovarci disorientati.

Paramahansa Yogananda

(Liberamente tratto da: “Il divino romanzo” – ed. Astrolabio)

La natura universale dell’amore

Tutte le espressioni dell’amore provengono dall’unico Amore cosmico che, quando si
manifesta nei diversi aspetti dell’amore umano, contiene sempre qualche imperfezione.
la mamma non sa perché ama il figlio e il bambino non sa perché ama la mamma. Non
sanno da dove viene l’amore che provano l’uno per l’altro. E’ l’amore di Dio che si
manifesta in loro, e quando l’amore è puro e disinteressato ne riflette le qualità divine.
Così, studiando con cura l’amore umano, possiamo capire qualcosa dell’amore divino
perché nell’amore umano scorgiamo un barlume dell’amore divino.

L’amore paterno

L’amore paterno nasce dalla saggezza e si basa sulla ragione. Nella coscienza paterna
predomina il pensiero: ‘Questo è mio figlio, che devo amare e proteggere’. Il padre si
comporta così disinteressatamente ed esprime il suo amore cercando di soddisfare i
desideri del figlio, di educarlo e di provevdere alle sue necessità. Ma l’amore paterno in
parte è istintivo, come tutte le forme dell’amore familiare; il padre non può fare a
meno di amare il figlio.

L’amore materno

L’amore materno è più grande. Si basa sul sentimento, piuttosto che sulla ragione. Il
vero amore materno è assoluto. Si può dire che sottomolti aspetti è più spirituale e,
quindi, più grande di quasi tutte le umane espressioni dell’amore. Dio ha impresso nel
cuore della madre un amore senza riserve, che prescinde dai meriti e dal
comportamento del figlio. Anche se il figlio dovesse un gorno diventare un assassino,
l’amore della madre rimarrebbe immutato, mentre il padre potrebbe dimostrarsi più
intollerante e meno disposto a perdonare. L’amore assoluto della madre è forse
l’amore umano che più si avvicina alla perfezione dell’amore di Dio. Egli perdona i suoi
figli quali che siano i peccati commessi.

L’amore coniugale

Al massimo della sua perfezione, l’amore coniugale può essere considerato una delle
più grandi espressioni dell’amore umano. Gesù voleva dire proprio questo quando
dichiarò: ‘Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e sarà fedele alla propria moglie’
(Mt, XIX, 5). Se l’uomo e la donna si amano con sincerità e purezza, fra loro nasce una
completa armonia nel corpo, nella mente e nell’anima.

L’amicizia

Il più grande amore umano è quello che gli amici provano l’uno per l’altro, perché il loro
affetto è libero e puro. Ciscuno di noi sceglie liberamente di amare i propri amici senza
essere condizionato dall’istinto. L’amore che si manifesta nell’amicizia può esistere fra
uomo e donna, tra donna e donna, fra uomo e uomo. Nell’amicizia non esiste
l’attrazione sessuale. Se l’essere umano desidera conoscere l’amore divino attraverso
l’amicizia, deve instaurare un rapporto casto e dimenticare completamente il sesso;
allora l’amicizia alimenta l’amore divino. Questa amicizia pura è esistita fra i santi e fra
coloro che amano veramente Dio.

[… ] L’amore dà senza pretendere niente in cambio. [… ] L’amore non si può avere a
comando; è un regalo di un cuore ad un altro cuore. Siate certi dei vostri sentimenti
quando dite a qualcuno: ‘Ti amo’. Se date il vostro amore, dev’essere per sempre, non
perché desiderate rimanere accanto a quella persona ma perché volete la perfezione
per la sua anima. L’amore divino, l’amore della vera amicizia, consiste nel desiderare la
perfezione per la persona che amate, e nel provare un sentimento di pura gioia quando
pensate alla sua anima.

[Omraam Mikhael Aivanhov
(da: ‘Regole d’oro per la vita quotidiana’ – ed. Prosveta)

Amare senza costituire un pericolo per gli altri

Quando amate qualcuno, invece di aggrapparvi egoisticamente a quella persona,
pensate a unirla al Cielo, a unirla alla Sorgente inesauribile della vita, affinché vi si
possa continuamente dissetare e rigenerare. Nulla è più importante del saper amare.
Se volete la gioia e l’evoluzione dell’essere che amate, fate attenzione a non pensare
troppo a voi stesso; lo trascinereste nei livelli inferiori dei vostri desideri e della vostra
cupidigia. Amare non significa attirare a sé un essere, ma al contrario cercare di
superare se stessi desiderando di farne qualcosa di grande, e non c’è nulla di più
grande che creargli un legame con la Sorgente.

Avvicinatevi alla persona che amate, prendetela fra le braccia e proiettatela verso il
Cielo, create per essa un’unione con la Madre Divina o col Padre Celeste… E se anche
non siete in rapporto di confidenza tale da poterla prendere fra le vostre braccia, cercate
di unirla col pensiero alla Sorgente della luce spirituale. Auguratele di intuire un nuovo
aspetto della vita, auguratele di trovare quella pace che non aveva mai assaporato
prima di allora. Fate in modo che il vostro amore contribuisca sempre all’evoluzione
degli esseri che amate.

Amare senza costituire un pericolo per noi stessi

L’amore è una forza che tende a rendervi simili a coloro che amate, Se amate un
essere egoista, volgare,disonesto e cattivo, a poco a poco le sue debolezze si
insedieranno in voi e finirete per assomigliargli. Se invece vi concentrate sul Signore, se
Lo amate con la consapevolezza che Egli è l’immensità, che è un oceano di luce e di
vita, a poco a poco la vostra coscienza si espanderà, si illuminerà e la vita divina
comincerà a fluire in voi. Fate quindi attenzione a chi amate. Si può ovviamente amare
tutti gli esseri umani, anzi, li si deve amare, ma non per adeguarvi alle loro debolezze,
dovete prima di ogni altra cosa amare il Signore. Chi ama il Signore, può amare
chiunque, senza più temere alcun rischio. L’amore divino lo renderà più forte e lo
manterrà al di sopra di ogni pericolo.

Quando un salvatore si getta in acqua per soccorrere qualcuno che sta annegando,
deve farsi afferrare per i piedi; se coliu che sta affogando volesse invece afferrarlo per
le braccia, il salvatore sarà obbligato a dargli un colpo per fargli perdere la conoscenza.
Solo in questo modo lo potrà salvare, altrimenti annegherebbero entrambi. Fate così
anche voi, conservate le vostre braccia per Dio e lasciate pure i vostri piedi per gli
uomini! Non date loro tutto il vostro amore, poiché così facendo, vi perdereste con loro.
Quanti amano senza discernimento, senza badare a chi, quando e come, e poi dicono
che l’amore porta solo problemi. Non è vero, non è così! È la loro ignoranza in merito
che porta i dispiaceri, non l’amore in sé, perché l’amore è Dio, e Dio non può portare
alcun male. Per prima cosa dovete amare Dio e impregnarvi delle sue vibrazioni per poi
poter amare gli altri ed aiutarli senza esporvi ad alcun pericolo. Dato il vostro legame
con al Sorgente, potrete dare le vostre energie senza indebolirvi, in quanto l’acqua in
voi si rinnoverà continuamente. Se invece interrompete quel legame, dato che le vostre
riserve non sono eterne, sarete presto esauriti.


La circolazione dell’amore

Non preoccupatevi di sapere se la persona da voi amata è la stessa che vi ama.
L’amore circola e va dall’uno all’altro: lo si riceve e lo si deve dare. Ciò che date
all’essere che amate, esso lo darà a sua volta a colui che ama, e si formerà così una
catena, una corrente che parte da voi e che ritorna a voi passando attraverso migliaia di
esseri. […]


L’amore porta in sé la sua ricompensa

Il nostro cuore deve essere colmo d’amore per gli esseri umani, perché sono tutti
fratelli. Dobbiamo pensare ad assisterli e ad aiutarli senza attenderci la minima
ricompensa. In realtà, la ricompensa l’abbiamo già in mano: la dilatazione interiore e il
calore che derivano dallo stato di gioia che proviamo quando amiamo, rappresentano
già una grande ricompensa, e nella vita non ne esistono di più grandi. Volete sempre
essere ricompensati per quanto avete fatto? Ciò rivela da parte vostra una scarsa
comprensione delle cose. Colui che ha compreso il segreto dell’amore, non si attende
nulla: egli dà disinteressatamente. E poiché vive costantemente nella pienezza e nella
gioia, è raggiante, ed è così che ottiene la fiducia di molti amici. Dove trovate una
ricompensa maggiore?

Autori vari

Spendi l’amore a piene mani!

L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica dividendosi
È l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.
È l’unica impresa nella quale più si spende e più si guadagna.
Regala l’amore, gettalo ovunque, vuotati le tasche,
scuoti il cesto, rovescia il bicchiere, e domani ne avrai più di prima.
(Anonimo)

“L’amore che poté morire non era amore”
(Berthold Anerbach)

“L’amore non si insegna, l’amore si dà.”
(Marcello Bernardi)

“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con
tutta la tua mente, e ama il tuo prossimo come te stesso.”
(Gesù:)

“Il nostro amore non è fatto di vane e sapienti parole, bensì di fatti e di
sincerità.”
(Giovanni 3,18)

“Non commettere mai nulla che sia contrario all’amore.”
(Tolstoi)

“Vivere è nulla, bisogna amare.”
(R. Follereau)

G. Jampolsky – D. Cirincione
(da: ‘Inviti al risveglio’ – ed. Macro)
Se hai una passione per la compassione il tuo amore non sarà
mai razionato

La mia ardente passione di oggi è la condivisione con tutto ciò che vive. Quando ci
risvegliamo, diventiamo consapevoli che nel nostro cuore arde un inestinguibile fuoco
che ci spinge a partecipare con passione alla vita che ci pulsa tutt’intorno. Quando
abbattiamo tutte le barriere che abbiamo eretto intorno al nostro cuore, ci accorgiamo
che la condivisione e la gentilezza sono il nostro modo di essere naturale.

Conosceremo e vivremo un significato più pieno della parola
‘amore’ quando chiunque incontriamo diventerà il nostro
maestro di pazienza

Ricorderò a me stesso che pazienza e amore sono una stessa e una sola cosa.
La tua pazienza ha dei limiti? Trovi difficile aspettare? La tua impazienza ti fa
giustamente arrabbiare? Se siamo d’accordo che pazienza e amore sono una stessa e
una sola cosa, allora forse permetteremo che ogni persona che incontriamo, ogni
situazione che affrontiamo o che anche immaginiamo diventino nostri maestri di
pazienza.

Ritroviamo la nostra unità quando l’amore e il perdono
diventano un processo senza fine

Oggi sperimentiamo l’unità grazie all’amore e al perdono.
Il nostro ego ci ripete: ‘Non puoi amare tutti: alcune persone fanno cose imperdonabili’,
e in questo modo ci invita a non perdonare.
Per raggiungere la pace non dobbiamo ascoltare l’ego, ma la voce dell’amore, che ci
dice che per trovare la pace di Dio nessuno può essere escluso dalnostro amore e dal
nostroperdono. Dato che spesso abbiamo un ego molto testardo, è necessario che
l’amore e il perdono siano continuamente in azione.

L’amore è sempre nell’aria, quando ti prendi cura di qualcuno
Oggi troverò il tempo di dedicarmi agli altri.
Viviamo in un mondo in cui molti di noi hanno perso di vista le vere priorità della vita.
Assai spesso restiamo invischiati in interessi egoistici o in una serie senza fine di cose
da fare insignificanti. Troppi di noi hanno vissuto momenti oscuri dell’anima perché
hanno dimenticato che l’essenza della vita consiste
nel dedicarsi amorevolmente gli uni agli altri.
M. Luisa Mirabella – Sergio Pinarello

(da: ‘La Relazione d’Amore’ – inedito)
L’amore di cui parliamo è un Amore assoluto,
completo, totale.
Troppo spesso nell’unione di un uomo e
di una donna si commette l’errore di pensare
che l’amore sia qualcosa di esclusivo, al quale ci si deve
‘aggrappare’, perché in qualunque
momento si potrebbe perdere.
Si considera quindi il partner portatore
di una ricchezza momentanea che però
potrebbe esserci rubata o che
potremmo noi stessi per qualunque
motivo rifiutare. Confondiamo l’amore
con un bisogno del corpo, alla stessa stregua della casa, della
macchina, dei gioielli o altro.
Fino a quando il partner soddisfa i nostri “bisogni”,
sessuali, intellettuali,
materiali e affettivi ci sembra di amarlo,
quando questi bisogni non vengono più soddisfatti,
inspiegabilmente quello stesso amore
che prima era così importante,
così travolgente, svanisce nel nulla,
spesso trasformandosi in odio o rancore
o a volte divenendo indifferenza.
Come mai può avvenire ciò?
È semplice: non era mai stato amore.
Era un desiderio soddisfatto per un
dato periodo e divenuto insoddisfacente nel lungo termine.

Quando si può dire che esiste
il vero Amore in una coppia?
Sempre e quando i due partner sono in grado
di estendere il loro amore a tutto e a tutti.

Come si può definire ‘amore assoluto’
quello che si prova per una sola persona, alla quale si dà la
responsabilità della nostra felicità?
L’Amore è uno stato che è sempre stato in noi, è il nostro vero
Essere, è il Divino in noi. Amore
è riconoscere in tutto ciò che ci circonda
(persone, animali e cose) la
bellezza e l’armonia divina.
Forse direte: ‘Questo è un concetto da santi,
e noi siamo solo esseri umani’.
È proprio questo il punto, non potremo
riconoscere l’Amore se non riconosciamo che non siamo solo
esseri umani, ma esseri divini e pieni d’amore.

Quando, guardandoci dentro con consapevolezza,
riconosciamo che ciò che abbiamo
provato finora era solo un surrogato dell’Amore e sentiamo
che l’Amore dev’essere qualcosa di mille volte più bello e più
intenso, in quello stesso momento
cominciamo la vera ricerca dell’Amore.
Capiamo che l’amore inizia da noi stessi e
scopriamo che in fondo al nostro essere,
impolverato, sporco, rotto, inutilizzato,
c’è un sentimento
che può essere ripulito, può essere utilizzato,
può essere rimesso a nuovo.
E questo sentimento è magico: quando
lo si tira fuori si espande ed è incontenibile,
più ne diamo e più ce ne ritorna.
E allora – solo allora – comprendiamo che cos’è l’Amore.
Capiamo che l’Amore è sempre stato lì
e che in nessun caso possiamo limitarlo.
Comprendiamo che è impossibile ‘amare di più’ solo qualcuno.
Il ‘di più’ non può più esistere perché:

l’Amore è infinito;
l’Amore è totale;
l’Amore è assoluto;
più dai amore più ne ricevi;
l’Amore non si perde;
l’Amore non si conquista;
l’Amore non si cerca;
l’Amore si riconosce.

Antony de Mello

LOVE
Love is beyond its manifestations.
Love comes into our life manifesting through
different types of relationships, such as the one with the
parents, with partners, friends, to an idea.
This could make us believe that there are different types
love: one for parents, for a partner
for a neighbor, well, a kind of love
each report. Then, facing the concept of a unique love and absolute
universal and unconditional, we could be misguided.

Paramahansa Yogananda
(Freely adapted from “The divine romance” – ed. Astrolabe)
The universal nature of love
All expressions of love come from the only Cosmic Love that, when
manifested in various aspects of human love, always contains some imperfection.
Mother does not know why he loves his son and the child does not know why he loves his mother. Not
know where is the love they feel for each other. And ‘the love of God who
manifested in them, and when love is pure and selfless reflects the divine qualities.
So, carefully studying human love, we can understand something of the divine love
because human love we see a glimmer of divine love.

The paternal
The fatherly wisdom comes from and is based on reason. In father’s conscience
predominant thought: ‘This is my son that I love and protect.’ The father
does so selflessly and expresses his love trying to meet the
child’s wishes, to educate and provevdere its needs. But the fatherly love
part is instinctive, like all forms of family love and the father can not do
less loving son.

Mother love
Mother love is greater. It is based on sentiment rather than reason. The
true maternal love is absolute. One can say that sottomolti aspects is more spiritual and
therefore, larger than almost all human expressions of love. God has impressed on the
heart of a mother’s unconditional love, which ignore the merits and
behavior of the child. Even if the child had a Gorno become a murderess,
mother’s love would remain unchanged while the father may be more
intolerant and less willing to forgive. The absolute love of the mother is perhaps
human love that comes closest to perfection of God who forgives his
children whatever their sins.

Conjugal love
At the peak of perfection, love, marriage can be considered one of
greatest expressions of human beings. Jesus meant exactly when
stated: ‘Therefore shall a man leave his father and mother and be faithful to his wife’
(Matt., xix, 5). If man and woman love each other with sincerity and purity, among them comes a
harmony in body, mind and soul.

Friendship
The greatest human love is what friends feel for each other, because their
love is free and pure. Draw each of us freely chooses to love their friends without
be conditioned by instinct. The love that manifests itself in friendship can exist between
man and woman, between woman and woman, between man and man. In friendship there
sexual attraction. If humans want to know God’s love through
friendship, must establish a relationship chaste and forget sex;
then the friendship nourishes the divine love. This is pure friendship existed between and among the saints
those who truly love God

[… ] Love gives without expecting anything in return. [… ] Love you can not have a
command, is a gift of a heart to another heart. Be sure of your feelings
when you say to someone: ‘I love you’. If you give your love be forever, not
because you want to stay next to that person but because you want perfection
for his soul. Divine love, the love of true friendship, is to desire
perfect for the person you love, and a feeling of pure joy when
think of his soul.

[Omraam Mikhael Aivanhov
(From: ‘Golden Rules for Everyday Life’ – and. Prosveta)
To love without danger to others
When you love someone, rather than selfishly cling to that person,
designed to unite it to Heaven, to unite it with inexhaustible source of life, so there
continuously regenerate and can quench. Nothing is more important than knowing how to love.
If you want the joy and the evolution of that love, be careful not to think
too yourself, you drag in the lower levels of your desires and your
greed. Love does not attract to itself a being, but rather try to
beyond themselves wanting to make something great, and there is nothing more
creargli great that a link with the Source.

Approach the person you love, get arms and throw him to the
Heaven, it created a union with the Divine Mother or with the Heavenly Father … And even if
you are not in a relationship of confidence that it can be taken in your arms, try
to unite in spirit to the source of spiritual light. Auguratele to sense a new
aspect of life, auguratele to find the peace that had never tasted
before. Make your love always contribute to developments
beings you love.

To love without danger to ourselves
Love is a force that tends to make them similar to those you love, If you like a
be selfish, vulgar, dishonest and bad, little by little his weaknesses is
settled in and you’ll end up like him. If you focus on the Lord, if
I love knowing that He is the immensity, which is an ocean of light and
life, little by little, your consciousness expands, you light and life divine
begin to flow in you. So be careful who you love. You can love course
all human beings, indeed, we must love them, but to adapt to their weaknesses,
you first and foremost love the Lord. Who loves the Lord can love
anyone without no risk. Divine love will make him stronger and
remain above any danger.

When a rescuer jumps into water to rescue someone drowning,
must be seized by the feet, if coliu drowning would rather hold it for
arms, the savior will be obliged to give it a shot to make him lose consciousness.
Only in this way will save him, or drown them both. Do this
also you, keep your arms for God and please leave your feet for
men! Do not give them all your love, for in so doing, you lose them.
Those who love indiscriminately, regardless of who, when and how, and then say
that love only brings problems. Not true, not true! It is their ignorance about
that brings sorrow, but love itself, for love is God, and God can not bring
no harm. You must first love God is pervaded with its vibrations and then
to love others and help them without expose yourself to danger. As your bond
with the source, you can give your energy without weakening, as the water
you will be renewed continuously. If you interrupt the bond, since your
reserves are not eternal, you will soon be exhausted.

The movement of love
Do not worry whether the person you loved is the same that you love.
Love circulates and goes from one to another: it receives and must be given. What dates
Being that you love, it will turn to the One who loves you and will create a
chain, a current running from you and come back to you via thousands of
beings. […]

Love brings with it its reward
Our hearts must be full of love for humans, because they are all
brothers. We think of to assist them and help them without expecting the slightest
reward. In fact, the rewards we have in hand: the expansion and the inner
heat arising from the state of joy we feel when we love, are
already a great reward, and in life there are not bigger. You always want
be rewarded for what you did? This reveals a little on your part
understanding of things. One who has understood the secret of love, not expecting
nothing: he gives selflessly. And since he lives in constant fullness and
joy is beaming, and so getting the trust of many friends. Where to find a
greater reward?

Various authors
Pay love generously!
Love is the only treasure that multiplies by splitting
It is the only gift that increases as they subtract.
It is the only company in which the more one spends, the more you earn.
Give love, throw it everywhere, emptied his pockets,
shake the basket, down the glass, and tomorrow will be over before.
(Anonymous)

“Love was not love that could die”
(Berthold Anerbach)

“Love is not taught, the love you give.”
(Marcello Bernardi)

“Love the Lord your God with all thy heart and with all thy soul, and with
throughout your mind and love your neighbor as yourself. ”
(Jesus:)

“Our love is not made in vain and wise words, but facts and
sincerity. ”
(John 3:18)

“Do not commit anything that is contrary to love.”
(Tolstoy)

“Life is nothing, we must love.”
(R. Follereau)

G. Jampolsky – D. Cirincione
(From: ‘Invitation to awakening’ – and. Macro)
If you have a passion for compassion, your love will not be
never rationed

My burning passion now is to share with all living things. When
awaken, we become aware that in our hearts an unquenchable fire burns
which encourages us to participate with passion for life pulsates all around us. When
Breaking all the barriers that we erect around our hearts, we realize
that sharing and kindness are our natural way of being.

Know and experience a fuller meaning the word
‘Love’ when everyone will meet our
master of patience

I will remind myself that patience and love are one and the same one.
Your patience has limits? You find it hard to wait? Your impatience makes you
rightly angry? If we agree that patience and love are the same and
one, then perhaps we allow every person we meet, every
situation that we face or even imagine to become our masters
patience.

We find our unity when love and forgiveness
become a never ending process

Today, we experience unity through love and forgiveness.
Our ego tells us: ‘You can not love everyone: some people do unforgivable things’,
and thus invites us not to forgive.
To achieve peace we must not listen to the ego, but the voice of love, we
says that to find peace of God no one can be excluded dalnostro love and
nostroperdono. Since we have an ego often very stubborn, it is necessary
love and forgiveness are constantly in action.

Love is in the air when you are caring for someone
Now find the time to devote to others.
We live in a world where many of us have lost sight of the real priorities of life.
Very often we are caught up in selfish interest or an endless series of things
to do insignificant. Too many of us have experienced dark moments of the soul because
have forgotten that the essence of life is
engage in loving each other.

M. Luisa Mirabella – Sergio Pinarello
(From: ‘The Relation of Love’ – unpublished)
The love of which we speak is an absolute love,
complete, total.
Too often the union of a man and
a woman makes the mistake of thinking
that love is something exclusive, which we must
‘Hang’, because any
when you might lose.
It is considered a partner carrier
wealth but a momentary
could be stolen or
we ourselves for any
reason to refuse. Confuse love
need a body, like the house of
car, or other jewelry.
Until the partners meet our “needs”
sexual, intellectual,
material and emotional seems to love him,
when these needs are no longer satisfied,
inexplicably, the same love
before it was so important,
so overwhelming, vanishes into thin air
often turning into hatred or resentment
or sometimes becoming indifference.
Why can this happen?
It’s simple: it was never love.
It was a desire for a happy
given period and become unsatisfactory in the long term.

When you can say that there
true Love in a pair?
Always when the two partners can
to extend their love to everything and everyone.

How can you define ‘absolute love’
one feels for one person, which gives
responsibility for our happiness?
Love is a state that has always been in us, is our true
Be, and the divine in us. Love
is recognized in all that surrounds us
(People, animals and things) the
divine beauty and harmony.
Perhaps you will say: ‘This is a concept from saints
and we are only human ‘.
This is exactly the point, we can not
recognize love unless we recognize that we are not only
humans, but divine beings and full of love.

When looking into with awareness,
recognize that what we
tried so far was only a surrogate of Love and feel
Love must be something that a thousand times more beautiful and more
intense at the same moment
begin the true search of love.
We understand that love starts with ourselves and
discover that at the end of our being,
dusty, dirty, broken, unused,
there is a feeling
that can be cleaned, can be used,
can be reconditioned.
And this feeling is magical when
it pulls out and expands is uncontrollable,
we give more and more back there.
And then – only then – we understand what it is Love.
We understand that Love is always there
and that in any case we can limit it.
We understand that it is impossible to ‘love more’ a few.
The ‘more’ can not exist because:

Love is infinite;
Love is total;
Love is absolute;
more by love than they receive;
Love is not lost;
Love does not conquer;
Love does not seek;
Love is recognized.

Anthony de Mello

Massime di Confucio – Thoughts of Confucius


Massime di Confucio

~

É necessario conoscere il punto dove bisogna fermarsi, il punto al quale arrivare. Conoscendolo, si ha la tranquillità. Avendo la tranquillità, si ottiene la pace. Ottenendo la pace, si possono prendere le decisioni. Potendo prendere le decisioni, si può agire.

~

L’uomo non deve prendersi molta cura di ciò che ha scarsa importanza, e non deve prendersi scarsa cura di ciò che ha molta importanza.

~

L’uomo elevato si comporta sempre con criterio e attenzione, anche quando sta solo.

~

Volendo coltivare se stessi occorre prima regolare la propria mente. Questo vuol dire che quando si cade in preda alla collera, non è più possibile essere equilibrati. Lo stesso se si è preda della paura, della gioia e della malinconia. Quando si è preda di questi sentimenti la mente è come assente, e allora anche se si guarda non si vede, anche se si ascolta non si sente, anche se si mangia non si coglie il sapore dei cibi. Ecco perché volendo coltivare se stessi occorre anzi tutto regolare la propria mente.

~

Volendo gestire il regno occorre prima saper gestire la propria famiglia.

~

Quando un uomo comune gestisce il regno, danni e sciagure giungono insieme!

~

Il maestro disse: Parole astute e comportamenti subdoli hanno poco a che fare con l’elevazione dell’uomo.

~

Non è grave il fatto che gli uomini non ti conoscono. E grave il fatto che tu non li conosca.

~

Il maestro disse: Come è possibile non conoscere un uomo se si considerano le sue azioni e i motivi che le determinano? Se si comprende ciò che, gli dona gioia?

~

Volevano apprendere senza riflettere. È pericoloso riflettere senza apprendere.

~

A proposito dei sacrifici agli antenati e agli spiriti, Confucio diceva: Se non fossi io stesso a compiere i sacrifici, sarebbe come se non li facessi.

~

Se fai un torto al Cielo, nessuno può intercedere a tuo favore.

~

Gli uomini aborrono la povertà e l’indegnità. Ciò nonostante, queste cose non vanno evitate se per farlo occorre impiegare mezzi e modi contrari alla norma.

~

Il maestro disse: Chi è capace di moderarsi raramente si perde.

~

L’uomo elevato è lento a parlare ma rapido ad agire.

~

Il maestro disse: Non ho mai conosciuto un uomo che accorgendosi dei propri errori riuscisse ad attribuirli a se stesso.

~

Nascendo l’uomo è lineare. Quando non è più lineare, egli evita la morte per puro caso!

~

L’uomo elevato che desidera raggiungere un punto elevato cerca dì portare con sé anche gli altri. Volendo capire, cerca che anche gli altri capiscano. In questo sta la forza dell’elevazione spirituale: offrire se stesso come esempio.

~

Il maestro disse: Si può essere felici anche mangiando un cibo molto semplice, bevendo acqua schietta e avendo come cuscino unicamente il proprio braccio ripiegato. Le ricchezze e gli onori ottenuti sconvenientemente hanno per me il valore di nuvole nel vento.

~

Il maestro era cordiale ma con dignità, rigoroso ma mai duro, rispettava gli altri senza mai perde il rispetto di sé.

~

Si può istigare il popolo a seguire una causa, mai però a capirla.

~

Il maestro espresse l’intenzione di recarsi a vivere tra i barbari che risiedono a Est. Gli chiesero allora: Come puoi tu vivere tra i barbari? Confucio rispose: Dove abita un signore come possono esserci barbari?

~

Osservando il fiume scorrere il maestro disse: Le cose passano via come quest’acqua, senza fermarsi mai.

~

Il maestro disse: Aspettate che giunga la stagione del freddo, saprete allora che i pini e i cipressi non perdono le foglie.

~

Confucio non sedeva mai su una stuoia che non fosse disposta nel modo giusto.

~

Il maestro disse: Il mio allievo Hui approva ogni mia parola e quindi non mi aiuta.

~

Non conoscendo la vita, com’è possibile conoscere la morte?

~

Chi si comporta prudentemente, parla prudentemente.

~

Un allievo riferì di avere incontrato delle difficoltà nel descrivere il maestro. Confucio allora commentò: Perché non hai detto semplicemente, Egli è il genere di uomo che scorda di mangiare quand’è impegnato nella vigorosa ricerca della conoscenza, che ha in sé una tale gioia che scorda i propri affanni, e che non si accorge della vecchiaia che sopravanza?

~

Il maestro disse: Le cose che mi preoccupano sono l’incapacità di coltivare la virtù, l’incapacità di approfondire ciò che ho appreso, l’incapacità di elevarmi a ciò che ho sentito essere giusto, l’incapacità di correggermi laddove ho dei difetti.

~

L’uomo elevato si carica del peso dell’umanità.

~

Studiare intensamente e avere una volontà ben salda, formulare domande sulle questioni importanti, riflettere su quelle che ci riguardano da vicino l’elevazione spirituale consiste anche in questo.

~

Quando il signore ottiene la fiducia del popolo, può far lavorare il popolo. Se non ottiene questa fiducia, il popolo lo riterrà soltanto severo.

~

Quando il signore ottiene la fiducia del popolo, può anche rimproverarlo. Se non ottiene questa fiducia, il popolo si riterrà insultato.

~

Avere un pensiero equilibrato vuol dire non trarre se stessi in inganno.

~

Se viene emesso un ordine ingiusto, ritornerà ingiusto a chi lo ha emesso. Così, i beni ottenuti in modo ingiusto ci vengono tolti in modo ingiusto.

~

Il maestro disse: Senza esercitare severità il signore non raccoglie rispetto e la sua cultura non è solida. Pertanto, il signore ha per amici i suoi simili e quando sbaglia nel selezionarli subito rimedia.

~

Sarà degna di stima la volontà di apprendere nel signore che mangia però senza saziarsi, che ha una dimora però senza agi, che è alacre nel lavoro però cauto nel parlare, e che per migliorare frequenta gli uomini che seguono la norma.

~

Il maestro disse: Oggi il rispetto filiale consiste nel riuscire a nutrire i genitori così come si nutre il cavallo o il cane. La differenza sta nel rispetto.

~

Il maestro disse: Ascolta molte cose e scarta quelle in dubbio e poi comportati con molta prudenza con le restanti. Avrai così una minore possibilità di sbagliare. Guarda molte cose e scarta quelle pericolose e poi comportati con molta prudenza con le restanti. Avrai così minori occasioni di pentirti.

~

Entrando nel tempio degli antenati il maestro chiedeva la spiegazione di ogni minimo particolare. Allora qualcuno commentò, Come è possibile affermare che Confucio conosce i riti? Bisogna spiegargli ogni cosa ogni volta che entra nel tempio. Sentito ciò, il maestro disse: Il rito consiste appunto in questo!

~

Un allievo chiese a Confucio quali fossero i suoi desideri. Il maestro rispose: Vorrei confortare gli anziani, infondere fiducia negli amici, dare tenerezza ai giovani.

~

Non lamentarsi della povertà è difficile. Non andare orgogliosi della ricchezza è facile.

~

Può mai avere paura chi, guardando in sé, non trova errori?

~

Il maestro disse: L’uomo elevato si sforza di rinsaldare negli altri gli aspetti positivi, mai quelli negativi. L’uomo comune fa il contrario.

~

L’uomo elevato ha dignità ma mai arroganza. L’uomo comune ha arroganza ma mai dignità.

~

Colui che sa essere costante, che sa perseverare, che ha misura nelle parole e autocontrollo, che mai alza la voce ebbene, costui si avvicina all’elevazione.

~

È nel disordine che occorre agire con temerarietà e parlare con prudenza. Nell’ordine si può invece sia parlare sia agire con temerarietà.

~

Non preoccuparti se gli uomini non ti conoscono: devi preoccuparti del perché non ti conoscono.

~

E quando non si sa vedere lontano che la disgrazia è vicina.

~

Come criticare, chi poco chiede agli altri e molto a se stesso?

~

Il maestro disse: L’uomo elevato ricerca se stesso. L’uomo comune cerca gli altri.

~

L’uomo elevato dimostra dignità e non si scontra con nessuno. È cordiale e non si lega a nessun partito.

~

Una piccola impazienza rovina un grande progetto.

~

L’uomo elevato si manifesta nelle grandi imprese.

L’uomo comune in quelle piccole.

~

Il maestro disse: L’uomo elevato è sicuro ma mai ostinato.

~

Se non si percorre la medesima strada com’è possibile darsi l’un l’altro dei consigli?

~

Quando parli è sufficiente che il significato sia chiaro.

~

Confucio disse: Tre cose vanno apprezzate e tre cose vanno disprezzate.

Le prime tre sono: saper trarre godimento dai riti e dalla musica; da un uomo che abbia esperienza della norma; da un uomo meritevole. Bisogna disprezzare il lusso, il soffermarsi nell’ozio, e la dissolutezza.

~

Trattare con uomini e donne comuni è assai difficile. Se li lasci avvicinare si dimostrano irrispettosi nei tuoi confronti, se invece li allontani dimostrano risentimento.

~

Non conosce gli uomini chi non sa vagliare le parole.

~

Gli errori dell’uomo elevato sono come eclissi di sole e di luna: tutti gli uomini possono vederli. Quando poi l’uomo elevato corregge se stesso, tutti possono rendersene conto.

~

Diceva Confucio che l’uomo rivela se stesso nel momento in cui porta il lutto per i propri genitori.

~

Non sempre l’ostentata dignità corrisponde a un comportamento elevato.

~

Nel lutto è importante il dolore. Null’altro!

~

Se il funzionario di stato è stufo del proprio incarico, si metta a studiare. Se lo studioso ne ha abbastanza del proprio lavoro, assuma un incarico nello stato.

~

L’uomo elevato presenta tre aspetti: da lontano è austero, da vicino è cordiale, quando parla è rigoroso.

~

Se chi comprende la norma non compie sforzi per diffonderla, e se chi si attiene alla norma lo fa esitando, allora poco importa che viva o che muoia.

~

<3<3<3

Thoughts of Confucius

~

You must know the point where you stop, the point at which to arrive. Knowing you have the peace of mind. Having the peace of mind, you get peace. Achieve peace, we can make decisions. Being able to make decisions, you can do.

~

Man must take great care of what is of minor importance, and must not take poor care of what really matter.

~

The wise man always acts wisely and carefully, even when he is alone.

~

Wanting to cultivate themselves must first adjust your mind. This means that when you fall prey to anger, you can no longer be balanced. The same if you are the prey of fear, of joy and melancholy. When you are prey to these emotions as the mind is absent, then even if you look you can not see, even if you listen you hear, even if you do not eat it captures the flavor of food. That’s why wanting to cultivate themselves first of all need to adjust your mind.

~

Wanting to manage the kingdom must first be able to manage his own family.

~

When a common man who runs the kingdom, damages and calamities come together!

~

The master said: devious cunning words and behaviors have little to do with the elevation of man.

~

Not bad is the fact that men do not know you. And serious that you do not know about them.

~

The master said: How can a man do not know if you consider his actions and the reasons for them? If one understands what gives him joy?

~

They wanted to learn without thinking. Thought without learning is dangerous.

~

Speaking of sacrifices to the ancestors and spirits, Confucius said: If I were to make the same sacrifices, it would be like if they did not.

~

If you do a disservice to Heaven, no one can intercede on your behalf.

~

The men abhor poverty and indignity. Nevertheless, these things should be avoided if not for him ways and means must be employed against the norm.

~

The master said: who is capable of moderation rarely loses.

~

The wise man is slow to speak but quick to act.

~

The master said: I never met a man who notices their mistakes could attribute them to himself.

~

Born of man is linear. When you no longer linear, he avoids the death by accident!

~

The wise man who wants to reach a high point trying to bring the others. Wanting to understand, find that others will understand. Herein lies the strength of the spiritual: to offer himself as an example.

~

The master said: One can be happy even eating a simple food, drinking pure water as a pillow and having only his arms folded. Riches and honors inconveniently have obtained for me the value of clouds in the wind.

~

The teacher was friendly, but with dignity, strict but never hard, respect others and never loses his self-respect.

~

You can incite the people to follow a cause, but never understand it.

~

The master expressed his intention to go to live among the barbarians who live in the East They asked him: How can you live among the barbarians? Confucius answered: Where does a man can be as barbaric?

~

Watching the river flow the teacher said things pass away like this water, without ever stopping.

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The master said: Wait until the season reaches the cold, then you will know that the pine and cypress trees do not shed their leaves.

~

Confucius did not ever sat on a mat that was not prepared properly.

~

The master said: My student Hui endorse every word and therefore does not help me.

~

Not knowing life, how can we know death?

~

Those who behave prudently, conservatively speaking.

~

A student reported to have encountered difficulties in describing the master. Confucius then said: Why did not you say simply, he is the kind of man who forgets to eat when he is engaged in the vigorous pursuit of knowledge, which in itself is such a joy to forget their troubles, and that does not recognize the old that over?

~

The master said: The things that worry me are the inability to cultivate virtue, failure to investigate what I have learned, inability to rise to what I felt to be fair, the inability to correct me if I defect .

~

The wise man is charged by weight of humanity.

~

Study hard and have a steadfast will, to ask questions on important issues, look at what concerns us is the spiritual elevation in this too.

~

When the ladies get the confidence of the people, can work to the people. If you do not get this confidence, people will consider only the stern.

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When the ladies get the confidence of the people, can blame him. If you do not get this trust, the people will feel insulted.

~

Having a balanced thinking it means not to take themselves deceived.

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If you placed an order unjust, unfair to those who return issued. Thus, goods produced in an unfair manner we are not removed in an unfair manner.

~

The master said, without exerting severe than the gentleman does not collect and its culture is not solid. Therefore, the Lord has for his fellows and friends when they make mistakes in selecting remedies immediately.

~

It will be worthy of esteem in the Lord’s will learn that eating but without satiated, which has a home but without comfort, which is sheer hard work but cautious in speech, and that attends to improve the men who follow the norm.

~

The teacher said, Today filial respect is being able to entertain the parents as it feeds the horse or dog. The difference is respect.

~

The master said: Play a lot of things and discard those in doubt and then behaved very carefully with the other. You will have a lower chance to miss. Watch a lot of things and discard those dangerous and then behaved very carefully with the other. You will have fewer opportunities to repent.

~

Entering the temple of the ancestors called the teacher’s explanation of every detail. Then someone said, How can you say that Confucius knows the rituals? We must explain everything every time he enters the temple. Upon hearing this, the teacher said, “The rite consists precisely in this!

~

A student asked Confucius what were her wishes. The master replied: I want to comfort the elderly, to build trust in friends, give tenderness to the young.

~

Do not complain about poverty is difficult. Do not be proud of wealth is easy.

~

Who can never be afraid, looking at itself, has no errors?

~

The master said: The wise man strives to strengthen the positive aspects in the other, never negative. The common man does the opposite.

~

The wise man has dignity, but never arrogance. The common man has dignity, but never arrogance.

~

One who knows how to be consistent, who knows how to persevere, which measured in words and self-control, never raises his voice well, he is close to the elevation.

~

And disorder that we must act recklessly and talk with caution. When ordering, you can both speak and instead act recklessly.

~

Do not worry if people do not know you: you have to worry about because you do not know.

~

And when you are not able to see far away that the misfortune is near.

~

How to criticize, who asks the other and very little of himself?

~

The master said: The wise man search itself. The man in the search for others.

~

The wise man shows dignity and does not clash with anyone. It is friendly and does not bind to any party.

~

A little impatience ruin a great project.

~

The wise man is manifested in large enterprises.

The common man in the small ones.

~

The master said: The wise man is never safe, but stubborn.

~

If you do not go along the same road as possible to give each other advice?

~

When you talk about is that the meaning is clear enough.

~

Confucius said: Three things are appreciated, and three things to be despised.

The first three are: being able to take pleasure from the rites and music, from a man who has experience of the rule, a man deserving. We must despise the luxury, to dwell in idleness, and debauchery.

~

Dealing with common men and women is very difficult. If you let them bring you show disrespect to you, but if they show resentment away.

~

He does not know the men who can not consider the words.

~

Human errors are high as the eclipse of the sun and moon, all people can see them. Then, when the wise man corrects himself, anyone can realize.

~

Confucius said that a man reveals himself in the moment to mourn for their parents.

~

Dignity is not always flaunted a high behavior.

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In mourning it is important to the pain. Nothing!

~

If the official state is tired of his office, is going in and studying. If the student has had enough of their work, to take a job in the state.

~

The wise man has three aspects: it is far from austere, close is friendly, when he speaks is rigorous.

~

If the rule does not include those who are making efforts to spread it, and if the person who adheres to the rule does hesitating then no matter who lives or dies.

 

http://www.guruji.it/costantemezzo.htm

Dio è il respiro di ogni respiro – God is the breath of every breath – Willigis Jäger


divine saints

Dio è il respiro di ogni respiro

 
Una religione può essere paragonata alla luna che illumina la terra di notte, ma che riceve a sua volta la luce dal sole. Se la luna si frappone tra il sole e la terra, abbiamo un’eclissi solare. Lo stesso avviene con la religione. Il sole è il divino che illumina le religioni, in modo che queste, a loro volta, illuminino gli esseri umani sul loro cammino. Se però la religione si considera troppo importante e si frappone tra Dio e l’uomo, ecco che Dio viene oscurato. Questa è una tendenza presente in tutte le religioni – e pertanto la mistica è inevitabilmente soggetta ad una certa critica religiosa – non tanto perché respinga le religioni, ma in quanto ammonimento nei confronti di una auto sopravvalutazione.Il poeta Kabir, ispirato dalla mistica, ha espresso tale ammonimento in una bella poesia. Figlio di una musulmana ed in seguito discepolo di un bramino, visse sul confine tra islam ed induismo, e forse per questo ebbe un fiuto particolare per i limiti delle religioni. Scrive: “O tu che mi cerchi, dove mi cerchi? Vedi, io sono con te. Non sono nel tempio e neanche nella moschea, nemmeno nella Kaaba né sul Kailash. Non sono nei riti e nelle cerimonie, e neanche nello yoga e nell’ascesi. Se tu davvero sei in ricerca, mi vedrai subito, mi incontrerai nello stesso momento. Dice Kabir: oh saddhu! Dio è il respiro di ogni respiro”.

 
Non consiglierò a nessuno di lasciare la propria religione come del resto neanch’io vorrei abbandonare il mio cristianesimo. ma per me la religione è solo un cartello indicatore, non la meta. Coloro che si rivolgono a me di solito lo fanno perché sono caduti in una crisi e non riescono più a scorgere il senso della propria esistenza. Improvvisamente si trovano di fronte a domande alle quali non sanno dare una risposta da soli: Perché vivo? Dove vado? Perché mi è successo questo? Le religioni hanno sempre cercato di rispondere a questi interrogativi. Ma le risposte non soddisfano più molti uomini dei nostri giorni. Improvvisamente qualcuno si sente mancare il terreno sotto ai piedi, e c’è una grande insicurezza diffusa.
I percorsi spirituali classici sono paragonabili ad una mappa dello spirito che permette di verificare in modo piuttosto esatto dove ci troviamo e quali sviluppi spirituali possiamo aspettarci. Tutti questi percorsi sono dei sentieri che conducono alla vetta dello stesso monte. È evidente che assumo una posizione critica nei confronti delle religioni. In particolare, mi oppongo ad una struttura rigida assoluta. Qual è il cammino giusto per ciascuno? Chi trova il cammino mistico all’interno della propria tradizione religiosa non ha bisogno di rivolgersi ad altre religioni. Tuttavia ciò risulta difficile all’interno della tradizione cristiana. La contemplazione non viene insegnata, non ci sono insegnanti mistici e neanche cammini spirituali che abbiano, fin dall’inizio, come obiettivo l’esperienza del divino. Chi la cerca spesso non ha altra scelta che quella di rivolgersi ad altre tradizioni religiose.
 
(Willigis Jäger, L’onda è il mare, Appunti di Viaggio, Roma 2004, pp. 82-86)
God is the breath of every breath
A religion can be compared to the moon that illuminates the earth at night, but that in turn receives light from the sun. If the moon comes between the sun and the earth, we have a solar eclipse. The same is true with religion. The sun is illuminating the divine religions, so that they, in turn, enlighten humans in their path. But if religion is considered too important and stands between God and man, so God is obscured. This is a trend present in all religions – and, therefore, the mystique is inevitably subject to a certain religious criticism – not because they reject religion, but as a warning against a car overstatement.The poet Kabir, inspired by mysticism, has expressed this warning in a lovely poem. Son of a Muslim and later a disciple of a Brahmin, he lived on the border between Islam and Hinduism, and perhaps that had a particular flair for the limits of religion. He writes: “O you who look for me, where I looking for? See, I’m with you. I’m not in the temple, nor the mosque, even in the Kaaba nor the Kailash. I’m not in rites and ceremonies, nor in Yoga and asceticism. If you really are in search, you will see me immediately, I will meet at the same time. Kabir says: oh saddhu! God is the breath of all breath. “
 
Do not recommend to anyone to leave their religion as the rest of it myself I would leave my Christianity. but for me religion is only a signpost, not the destination. Those who come to me usually do so because they have fallen into a crisis and can no longer see the meaning of life. Suddenly you are faced with questions that can not give an answer yourself: Why do I live? Where do I go? Why did this happen? Religions have always tried to answer these questions. But the answers do not meet many more people of our days. Suddenly someone feels the rug out from under their feet, and there is a large widespread insecurity.

The traditional spiritual paths are comparable to a map of the spirit that allows you to check in quite exactly where we are and what we can expect spiritual developments. All these paths are paths that lead to the summit of the same mountain. It is clear that assume a critical position towards religions. In particular, I object to a rigid structure absolute. What is the right path for everyone? Who is the mystical path within their own religious tradition does not need to turn to other religions. However, this is difficult within the Christian tradition. Contemplation is not taught, there are no teachers and even mystical spiritual paths who have, from the outset, the objective experience of the divine. Who seeks it often has no other choice but to turn to other religious traditions.
(Willigis Jäger, Wave is the sea, Travel Notes, Rome 2004, p. 82-86)

Lo sguardo – The look – Jeanne de Salzmann


occhidonna

Lo Sguardo
Jeanne de Salzmann

Il pensiero oggettivo è lo sguardo dall’Alto.
Uno sguardo libero, lo sguardo che vede.
Senza questo sguardo posto su di me e che mi vede, la mia vita è la vita di un cieco che va dove lo spinge l’impulso senza sapere nè come nè perchè.
Senza questo sguardo posato su di me non posso sapere che esisto.
Io ho il potere di elevarmi al di sopra di me stesso e di vedermi liberamente, di essere visto. Posso far sì che il mio pensiero non sia asservito: per questo è necessario che si distacchi da tutte le associazioni che lo tengono prigioniero, passivo, occorre che tagli i fili che lo tengono legato a tutte queste immagini, a tutte queste fome; occorre che si liberi dall’attrazione costante del sentimento. Occorre che il pensiero senta il potere che ha di resistere a questa attrazione, di vederla mentre esso si eleva progressivamente al di sopra. In questo movimento il pensiero diviene attivo, si attiva purificandosi; acquista così uno scopo, uno scopo unico: pensare “Me”, realizzare “chi sono io”, entrare in questo mistero.
Diversamente i pensieri non sono altro che oggetti, occasioni di schiavitù, reti nelle quali il pensiero reale perde il suo potere di oggettività e di attività volontaria. Offuscato da parole, immagini e forme che lo sollecitano, il pensiero perde la sua facoltà di vedere, perde il senso del Me.
Allora non sono altro che un organismo alla deriva, un corpo privo di intelligenza. Senza sguardo sono costretto a tornare all’automatismo e alla legge dell’accidente. Questo sguardo allo stesso tempo mi colloca e mi libera. E nei miei migliori momenti di raccoglimento accedo ad uno stato nel quale mi è dato di conoscere, di sentire il
beneficio di questo sguardo che discende su di me, che mi abbraccia.
Mi sento sotto la luce, sotto lo splendore di questo sguardo.
Ogni volta il primo passo è il riconoscimento di una mancanza; sento la necessità di un pensiero, la necessità di un pensiero libero rivolto verso di me, così che io possa prendere realmente coscienza della mia esistenza. Un pensiero attivo il cui unico scopo, l’unico oggetto è Me … ritrovare Me.
Questa è la mia lotta: una lotta contro la passività del mio pensiero. Una lotta senza la quale nulla di più cosciente potrà trovare posto, nè potrà nascere. E’ una lotta per uscire dall’illusione del “me” nella quale vivo, per avvicinarmi a una visione più reale. Nel cuore di questa lotta un ordine, una gerarchia si crea nel caos: si rivelano due piani, due mondi. Finchè non esiste che un solo piano non può esserci visione. Il riconoscimento di un altro livello, questo è il risveglio del Pensiero.
Senza questo sforzo, il pensiero ricade in un sonno popolato di parole, di immagini, di rigide nozioni, di un sapere approssimativo, di sogni, di agitazione. E’ il pensiero di un uomo senza intelligenza. E’ terribile rendersi conto improvvisamente di aver vissuto senza un pensiero proprio, indipendente, senza intelligenza, senza nulla che possa vedere ciò che è reale. Quindi senza legame col mondo dell’Alto.
E’ nella mia essenza che raggiungo colui che vede.
Se potessi restare lì, sarei alla sorgente di qualcosa di unico, di stabile, alla sorgente di ciò che non cambia.
Questo testo del 23 luglio 1958 è stato estratto da un quaderno di Jeanne de Salzmann e pubblicato
con l’autorizzazione del dottor Michel de Salzmann
da George Ivanovitch Gurdjieff – Dossier H
vol. I, pagg. 13-15
Edizioni Riza
The Look
Jeanne de Salzmann
The objective thinking is the view from on high.
A free look, the look that you see.
Without this place look at me and see me, my life is the life of a blind man who goes where it pushes the impulse nor without knowing how or why.
Without that look upon me I can not know that I exist.
I have the power to rise above myself and see myself freely, to be seen. Can I make my mind is not enslaved: for this it is necessary to separate it from all the associations that hold it captive, passive, must cut the threads that keep him tied to all of these images, all these fome; must you are free to attraction constant feeling. It is important that the thought feel the power it has to resist this attraction, to see it as it rises progressively above. In this movement thought becomes active, it enables purified, thus acquires a purpose, a unique purpose: to think “I” realize “who am I”, enter into this mystery.
Unlike the thoughts are nothing more than objects, opportunities for slavery, networks in which the real thought loses its power of objectivity and voluntary activity. Obscured by words, images and forms that solicit, thought loses its ability to see, loses the sense of Me
Then there are more than a body adrift, a body without intelligence. Without eyes I’m forced to go back to the machine and the law of the accident. This look at the same time puts me and frees me. And in my best moments of recollection I sign in to a state in which I am given to understand, to feel the
benefit of this look that comes down on me, hugs me.
I am in the light, in the splendor of this look.
Every time the first step is the recognition of a lack, I feel the need for thought, the need for free thought turned towards me, so I can really take consciousness of my existence. An active thought whose sole purpose, the only object is Me … find Me
This is my struggle: a struggle against the passivity of my thoughts. A struggle without which nothing can be more conscious place, nor can be born. It ‘a struggle to exit the illusion of “me” in which I live, to get closer to a more real. In the heart of this struggle an order, a hierarchy is created in the chaos reveal two floors, two worlds. As long as there is only one plan can not be vision. The recognition of another level, this is the awakening of thought.
Without this effort, the thought falls into a sleep filled with words, images, rigid notions of approximate knowledge, dreams, agitation. It ‘s the thought of a man without intelligence. It ‘terrible suddenly realize that they have lived without a thought of his own, independent, no intelligence, nothing that I can see what is real. So no link with the world of the High.
E ‘in my essence I reach the seer.
If I could stay there, I would be the source of something unique, stable, the source of what does not change.
This text of 23 July 1958 has been extracted from a book of Jeanne de Salzmann and published
with the permission of Dr. Michel de Salzmann
by George Ivanovitch Gurdjieff – Dossier H
vol. I, p. 13-15
Riza editions

La sorgente dello Zen – The source of Zen – Muso


La sorgente dello Zen

Un antico maestro disse: “Le montagne, i fiumi,
tutta la terra, l’intero dispiegarsi dei fenomeni sono l’Uno”.
Se potete assorbire l’essenza di questo messaggio,
non ci saranno attività fuori della meditazione:
vi vestite in meditazione e mangiate in meditazione;
camminate, sedete, vi sdraiate in meditazione;
esperite gioia, rabbia, tristezza e felicità in meditazione.
Eppure, perfino questo è ancora nella sfera dell’ottenimento
e non è il vero fondersi con la sorgente dello Zen.

Muso

The source of Zen

A former teacher said: “The mountains, rivers,
all the earth, the entire unfolding of phenomena are the One. “
If you can absorb the essence of this message
there will be activities outside of meditation:
you dress and eat in meditation in meditation;
walk, sit, lie down in meditation;
experienced joy, anger, sadness and happiness in meditation.
Yet, even this is still in the realm of obtaining
and not merge with the real source of Zen.

Muso

 

Dominare la collera – Mastering anger


Dominare la collera

“Chi non sa dominare la propria collera ignora che quella forza
viene da molto più lontano e vuole introdursi in lui. Crede
persino, almeno per un momento, che quella corrente potente gli
trasmetta qualche cosa della propria potenza. Ma è un’illusione,
perché è la corrente stessa ad essere potente, e non chi viene
attraversato dalla corrente. Così, dopo il suo passaggio, il
povero infelice si ritrova talmente debole che in lui tutto
trema: mascelle, gambe, mani.
Il discepolo di una Scuola iniziatica ha compreso che dominando
la collera che sente salire dentro di sé e cercando di
trasformarla, acquisisce la vera potenza. Avviene la stessa cosa
con l’energia sessuale: dominandola, ci si rinforza
considerevolmente. Ecco perché gli Iniziati, che hanno imparato a
dominare l’istinto di aggressività, così come l’istinto sessuale,
possiedono tante energie per pensare e parlare, al fine di
illuminare gli esseri.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov
✿•*¨`*•. (¯`v´¯) (¯`v´¯) .•*¨`*•✿
Saggio è colui che sa dominare la collera
Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

“Adirarsi è facile. Ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e bella”.
Il concetto cardinale illustrato più di 2500 anni fa dal saggio Aristotele, nell’Etica Nicomachea, era uno solo: la differenza tra il lasciarsi dominare dall’ira, in uno spontaneismo dilagante, oggi più di ieri, e l’essere protagonisti dell’ira. Nel senso di essere così capaci di mantenere saldo il controllo razionale di sé e della situazione, da riuscire a scegliere in modo mirato come e quando adirarsi, con chi e perché. In modo così elegante da arrivare ad un’estetica dell’ira. Con il risultato di essere capaci di finalizzare la collera, come un puntatore laser, così da renderla mirata, efficace e costruttiva – o distruttiva, se necessario – ma sempre sotto il lucido controllo di una visione lungimirante del suo significato. Una visione che aiuta a scegliere le argomentazioni più efficaci, le parole più appropriate, l’obiettivo più strategico e la modalità espressiva più rigorosa. In taluni momenti e contesti, questo tipo di collera può arrivare a elevarsi a indignazione sacra. In questo senso, perfino degna di lode. Perché è quella forma di sdegno profondo e risonante, che nasce dal riconoscere l’indegnità – in genere etica – di un comportamento e di una situazione che ci fa dire in fondo al cuore: “Fosse anche l’ultimo giorno della mia vita, su questo non posso tacere”. E che fa dire tutto quello che non va “apertis verbis”, con parole aperte e chiare, e con il coraggio che viene dal cuore. Perché questa indignazione non nasce dalla frustrazione di bisogni personali, come la collera di bassa lega, ma da un senso alto della vita e dei suoi valori. A costo anche di attirarsi antipatie, controaggressioni o ritorsioni di vario tipo e livello.
Sull’impulsività e sullo spontaneismo, sulle ondate di parole vomitate e laide, sotto l’influsso di una collera informe e bruta, su questo è bene riflettere. Viviamo in tempi che hanno osannato il diritto di lasciarsi andare alle emozioni e all’espressione di ogni moto dell’animo, con picchi di furore che trovano nel mezzo televisivo l’amplificazione più destruente. Assistiamo allora ad un’espressione di collera non filtrata dall’intelligenza e dall’educazione, né dal senso del tempo e della misura. La propria “verità”, fino all’insulto, viene lanciata in faccia, possibilmente in pubblico, in un gusto perverso – nel senso di distruttivo – dell’esibizione di quanto di più magmatico esista nell’animo e nel cervello umani. Di fatto diventando preda dell’emozione più distruttiva per sé e per gli altri.
L’uomo, e la donna, che sentano una profonda emozione di collera, sono come il cavaliere, o l’amazzone, sul cavallo di razza, ma ombroso. Come il cavaliere, che sa controllare e indirizzare l’energia e la forza del suo cavallo, può costruire un’unità di pensiero e di azione straordinarie, così l’uomo che sa indirizzare la sua collera può incidere sul contesto in cui vive, sul suo tempo, anche scardinando obsoleti equilibri e opportunismi, se la esplosiva energia vitale che si libera resta governata e indirizzata. Così fece Alessandro Magno con lo straordinario Bucefalo, montato a pelo e volto sgroppante verso il sole, sotto gli occhi terrorizzati del padre e dei cortigiani, che vedevano in quell’animale, che era bellezza e forza della natura allo stato puro, un rischio mortale per il giovane principe. Eppure Alessandro, con la forza lucida del suo corpo e il vigore intelligente della sua anima, fece sentire a Bucefalo che nessun’altro avrebbe saputo indirizzare la sua energia in modo migliore. E il cavallo divenne un tutt’uno con il suo cavaliere. Così racconta Plutarco. E così è l’uomo che sa vivere la sua collera con quell’intelligenza forte e lucida al punto da farne un tutt’uno con il suo io, in tempo di pace e di guerra. Nel senso di saper tenere calma e pronta la sua arma migliore. La soddisfazione per l’efficacia con cui riesce a portarla sull’obiettivo nei modi e con il tempismo appropriato di nuovo assomiglia alla squisita concentrazione di forza e leggerezza con cui il cavaliere porta il suo cavallo sull’ostacolo più alto, raccolto e potente nell’attacco, e poi disteso nell’arrivare oltre l’ostacolo, in perfetto e apparentemente rilassato controllo.
Questa capacità è naturale? No. E’ bene dirlo con chiarezza. Nasce da un esercizio continuo. Non ci si improvvisa cavalieri perfetti e potenti, come non ci si può improvvisare nell’uso lucido della propria collera, l’emozione che con più probabilità può disarcionare e fracassare l’uomo – o la donna – che credano di dominarla facilmente.
Fin da bambini dovremmo essere educati a saper governare quest’emozione antica e potente. Il che non significa reprimere, come tanti a torto pensano, ma indirizzare, canalizzare, rendere efficace. Un esercizio straordinario, utile sia nel migliorare la capacità di abitare anche i propri astratti o concreti furori, sia nel diventare sempre più incisivi. Ma richiede esercizio nell’arte di pensare con efficacia, di dialogare, di scegliere le parole che meglio vestano il proprio sentire.
Nella collera tutto va a mille: e il pensiero confuso porta fuori strada, e dalla parte del torto assoluto, l’uomo che si faccia dominare dal proprio istinto più cieco. Non a caso letto come vizio.
Ancora una volta, ecco un apprendimento al saper vivere che dovrebbe iniziare con il caffelatte, fin dai primi anni di vita, quando cresce in noi anche il senso etico della vita. E allora potremmo dire che esiste nell’adirarsi una dimensione etica: cui si può attingere solo se l’emozione abbia decantato tutte le proprie impurità istintuali e sia forza pura e passione limpida, al servizio di una causa che meriti la nostra energia e il nostro cuore.

✿•*¨`*•. (¯`v´¯) (¯`v´¯) .•*¨`*•✿
RABBIA : la emozione a tinte fortidi Vittoria Nervi
Ero arrabbiato con il mio amico, gli dissi della mia rabbia, la rabbia sparì. Ero arrabbiato con il mio nemico Non gli dissi della mia rabbia, la mia rabbia aumentò. William Blake
La nostra salute ne risente e specialmente il nostro sistema immunitario che e’ la combat zone dei conflitti che si agitano dentro di noi.Somatizziamo.Io non mi arrabbio, non sono bravo ad esprimere l’ira. È uno dei problemi che ho.Interiorizzo, invece; mi allevo un tumore”.Woody Allen, “Manhattan”Spesso le persone non sono consapevoli dei conflitti perche’ sono nel profondo del nostro inconscio o ormai di vecchia data e ormai sepolti.Sembrano all’apparenza tranquille quindi non si rendono conto per esempio di essere arrabbiate. L’EMOZIONE ROSSA
La rabbia è una emozione antica, primitiva, presente sin dall’infanzia dell’uomo oltre che nel regno animale
E’ una reazione alla frustrazione .Ci arrabbiamo per vari motivi:
1 quando c’e’ un ostacolo tra noi e un possibile bisogno. 2 situazioni fisiche che possono minacciare l’incolumità di se stessi e dei propri beni3 disturbi o ostacoli alle proprie attività o che non ci permettono di concentrarci4 ingiustizie nei confronti nostri o altrui,accuse ingiustificate5 una persona che continua ad irritarci con il suo atteggiamento6 qualcuno che non ha mantenuto una promessa7 una minaccia di fallimento, sconfitta, perdita di sicurezza in sé, una paura della propria inadeguatezza nell’affrontare situazioni difficili.Spesso la collera improvvisa che ci porta a sfogare tutto il nostro rancore e la nostra rabbia, è il risultato del senso di impotenza nel realizzare i propri desideri o raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi per incapacità decisionale. In questo caso riversiamo addosso agli altri la nostra rabbia,diamo loro la colpa o a volte al resto del mondo8 Paura della sconfitta e della perdita (gelosia)9 quando viene minacciata l’immagine di sé ,la propria autostima10 quando sentiamo che qualcosa o qualcuno a cui teniamo si oppone volutamente alla realizzazione di un nostro bisogno,Lo fa di proposito per ferirci . La nostra rabbia e’ maggiore contro le persone alle quali teniamo per due motivi :a)perché le nostre aspettative nei loro confronti sono molto elevate, e quindi inevitabilmente possiamo subire una delusioneb)perché sappiamo che siccome provano amore,affetto per noi non si vendicheranno Con gli estranei ci arrabbiamo molto di meno perché li frequentiamo poco e abbiamo quindi poche occasioni possibili di scontro.Con le persone che non sopportiamo o odiamo perché tendiamo a tenerle a distanza. Possiamo arrabbiarci contro un oggetto/persona che ci provoca la frustrazione o con un altro oggetto/persona sostitutivi perche’ non abbiamo il coraggio di affrontare, ma su un obiettivo meno temibile o più facilmente raggiungibile: il capro espiatorio. Oppure prendercela con noi stessi,autopunirci ,colpevolizzarci,criticarci perché non troviamo altro su cui orientare il proprio scontento. La rabbia si esprime anche in altri modi piu’ mascherati:con la calunnia, l’ironia, le insinuazioni e le critiche denigratorie per mettere in cattiva luce l’altra persona,svalutarla o farla sentire in colpa. La rabbia è quindi una maniera di far valere i propri diritti basilar .
Secondo Lowen quelli basilari sono:
il diritto di esistere il diritto di sicurezzail diritto all’autonomia e all’indipendenza il diritto di desiderare e soddisfare i propri bisogni. Chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo. Spesso reprimiamo la rabbia perche’ esprimere questa emozione va contro le regole educative e sociali e perche’ abbiamo paura di perdere il controllo e provocare danni o la rottura irreparabile di una amicizia o di un rapporto.Non riuscendo ad esprimerla o far valere i nostri diritti in maniera assertiva ci sentiamo deboli e accumuliamo altra rabbia (escalation della rabbia)
La depressione è la rabbia senza entusiasmo
LE RABBIE
Vi sono vari tipi di rabbia:
1 la rabbia primaria In questo caso c’e’ stata una reale violazione dei propri diritti.Invece di reagire spesso in questo caso vengono adottate diverse strategie a seconda del tipo di persona e del suo vissuto- crollo emozionale, accompagnato da lacrime e senso di impotenza – minimizzazione-razionalizzazione- lamentoLa rabbia diventa disadattiva: quando e’ la risposta non a una violazione reale del presente ma ad una situazione che ci riporta indietro ad eventi simili del passato accompagnati da rabbia (es: mi arrabbio con te ORA….perche’ mi ricordi mia madre,mio padre quando mi diceva…) 2 la rabbia secondaria: la rabbia copre un’ altra emozione piu’ profonda per esempio una delusione o una preoccupazione(es qualcuno che aspettavamo non chiama..) oppure la tristezza( la rabbia cancella il dolore).E’ importante allora non fermarsi alla rabbia ma capire cosa si cela sotto questa emozione e rielaborarla con la consapevolezza o facendosi aiutare da un/una professionista .A volte ci si arrabbia con se stessi perche’ avremmo dovuto fare…..o non avremmo dovuto dire… o perche’ non accettiamo alcune parti di noi stessi.La depressione e’ spesso rabbia rivolta contro se stessi.3 la rabbia strumentale: in questo caso la rabbia diventa un mezzo per controllare gli altri e convincerli a fare cio’ che noi vogliamo.La reazione degli altri e’ di solito: amarezza, risentimento e distacco.4 la collera conseguente al sentirsi ignorati nei propri bisogni fondamentali.5 l’ira è la rabbia di essere stati invasi ed ha come obiettivo il ristabilireconfini adeguati.6 il litigio come discussione e’ una forma di rabbia che ha a che fare col non aver avuto adeguate informazioni; il suo scopo è di ottenere le informazioni che servono per capire il senso di determinate regole o modi di agire. 7 il risentimento è un tipo di rabbia legata all’essere fraintesi o malcompresi rispetto ad un sentimento importante per la persona. Il suo obiettivo è di far sentire l’altro responsabile di tale errata comprensione
A cosa serve la rabbia?
Diamo alla rabbia una connotazione negativa quindi da rimuovere,inutile. In realtà è un segnale che ci avverte che dobbiamo farci valere e ci dà la motivazione per farlo. L’espressione della rabbia è spesso più convincente di qualsiasi discorso e permette talvolta di ottenere quel che si chiede, di affrontare e risolvere situazioni di sopruso e di riaffermare se stessi e il proprio mondo dei valori. Ma per questo ci vuole la “giusta misura”, ,cosa che non c’e’ quando siamo alterati dalla rabbia. Spesso ci viene insegnato che bisogna controllarsi per educazione ed evitare di esprimere la rabbia.Questa e’ piu’ una regola sociale che un bisogno vero poiche’ Il trattenere, il reprimere situazioni di disagio può portare a sofferenze fisiche e mentali serie.La gestione della rabbia è un problema fondamentale nella nostra società. L’incapacità di auto-controllarsi porta a situazioni spesso drammatiche che tutti noi sentiamo durante i TG. o leggiamo sulle pagine di cronaca nera. E’ fondamentale, quindi che ognuno riconosca i segnali della propria rabbia e di quella altrui e si chieda da dove viene quella rabbia e come nella maniera più adeguata.
come fare per gestire la rabbia ?
Ecco alcuni suggerimenti.Quando qualcuno e’ arrabbiato con noi spesso re-agiamo istintivamente con la stessa emozione di rabbia il che’ non fa che innescare l’escalation e peggiorare la situazione.Riuscire a mantenere la calma non e’ facile quando ci sentiamo offesi,feriti e attaccati, Se riusciamo a mantenere la calma e capire quali possono essere le cause della rabbia dell’altro, saremo sulla buona strada.- LA RABBIA IMPEDISCE DI capire quale e’ il problema reale da risolvereSe siamo arrabbiati/e una buona tecnica e’ quella delTIME OUT : la tecnica dello spostamento utile per ridurla rimandare la discussione,cambiare argomento,andar via a far quattro passi o sdrammatizzare con delicatezzaSe e’ l’altra persona che e’ arrabbiata con noi cerchiamo di farle capire che la sua rabbia ci impedisce di capire o risolvere il problema .Diamole modo di ‘svuotare il cestino’ senza ribattere e cerchiamo di riportare la discussione al nocciolo del problema senza allargare il campo ( pero’ tu quella volta….ecco,sei sempre il solito..pero’ tu..)Spesso si alza la voce ma chi urla non e’ mai il piu’ forte. – SPAZIO RABBIA
questa tecnica e’ utile se ci troviamo a contatto con persone che spesso ci fanno arrabbiare.Programmiamo dei momenti in cui ciascuno e’ libero di sfogarsi.Sapremo che in quei momenti sono fatti per quello. 1. Stabiliamo quando e dove farlo senza altre persone che ci ascoltino e chiariamo con precisione su che cosa vogliamo discutere.Non coinvolgere parenti o amici.Peggiorano la situazione creando ulteriori malintesi.2. Stabiliamo la durata di questo spazio rabbia (in genere vanno bene 15/20 minuti)3. Lasciamo parlare l’altra persona senza interromperla4. A turno prendiamo la parola per un tempo stabilito come fanno nei dibattiti in tv (non più 5 minuti)5. Facciamo delle pause se l’altro ne ha bisogno 6 evitiamo l’ uso della violenza verbale e fisica facendo notare all’altra persona i limiti da non superare e difendendo i propri confini altrimenti ci allontaneremo (usciamo di casa,andiamo in un’altra stanza…..).7 stiamo nel qui e oraDurante la discussione non andate a rinvangare altri momenti simili per sostenere la vostra ragione. Non si rinfacciano i litigi passati. Tirare in ballo genitori e parenti (a meno che non siano motivo della discussione) sono proibiti quindi evitare il ‘sei come tua madre ecc’Questo allarga il fronte della discussione e allontana dalla soluzione dei problemi confondendo entrambi.Quindi lasciate perdere i ‘pero’ tu quella volta mi hai detto,hai fatto…’.Non confondete il problema con la persona8 win-windiscutere non e’ una gara per vincere e imporre il proprio punto di vista, né per dimostrare la propria superiorità o per dare una lezione all’altra persona.Evitiamo di svalutare l’altra persona o usare il sarcasmo perche’ porta solo a una reazione aggressiva.Cerchiamo un punto in comune e una soluzione creativa.Ognuno ha il suo punto di vista sulle cose.Rimanere ostinatamente rigidi sulle proprie posizioni senza mai cercare di mettersi nei panni dell’altra persona porta solo ad altre discussioniRinegoziare i compiti in casa,riguardo ai figli, i propri spazi per rilassarsi,per rimanere insieme ecc invece di far finta e serbare rancore o mettere in atto ripicche inutili.Si parla con sincerità senza usare il silenzio come un’arma o tenere il muso per farsi chiedere “cos’hai” o per far sentire in colpa l’altra persona9 le parole “sempre” e “mai” sono ASSOLUTAMENTE PROIBITE (invece di “non mi stai mai a sentire” dite ” ora non mi hai ascoltata” invece di “non mi fai mai un complimento ” dite “da qualche giorno non mi dici niente di gentile”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Terapia d’urto. La comunicazione come strumento per gestire le proprie emozioni Franco Angeli W. Davies Dominare la rabbia ArmeniaH. Lerner La danza della rabbia TEA Pratica
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Bonno, l’inganno delle passioni
Scopi e trappole del buddhismo
di Cristiano Martorella

Il buddhismo è l’insegnamento esposto dal saggio della famiglia Shakya, Siddhartha (563-483 a.C.) detto il Buddha(1). La pratica e l’applicazione dell’insegnamento buddhista hanno lo scopo di liberare gli esseri umani dal giogo del dolore e della sofferenza, e quindi sviluppare pienamente le loro vite. Però lo stesso Buddha predisse che col tempo il suo insegnamento sarebbe stato corrotto, frainteso e degenerato(2). Questa profezia trova conferma in un’analisi puntuale delle pratiche del buddhismo nei paesi più lontani dall’originario insegnamento, ossia Cina e Giappone. Quest’ultimo paese conobbe anche un vivace scontro, spesso violento e feroce, fra i riformatori del buddhismo.Tuttavia è stato proprio il conflitto delle passioni a rendere il buddhismo giapponese(3) più attivo e interessante, nonostante il travisamento dell’insegnamento originario. Ciò spiega anche il successo in Europa e negli Stati Uniti delle sette giapponesi in tutte le loro forme (comunità di monaci, associazioni di laici, centri di studio accademici, etc.). Per comprendere adeguatamente il buddhismo giapponese è necessario penetrare criticamente nei princìpi che regolano le pratiche buddhiste.
Il termine giapponese bonno indica le passioni e le illusioni che dominano la nostra vita. La parola bonno traduce il vocabolo sanscrito klesa che significa appunto passione ingannevole, illusione che avvince l’animo umano. Il termine bonno è composto da bon (letto anche come wazurawashii significa complesso, problematico, difficoltoso) e no (nella forma verbale nayamu significa soffrire, tormentarsi, angosciarsi). Da un punto strettamente psicologico è chiaro il senso di questa teoria. Le passioni ed emozioni forti sono capaci di provocare una distorsione cognitiva che altera le percezioni della realtà. Viceversa le emozioni sono necessarie per creare le motivazioni, e dunque non possono essere eliminate completamente. Ciò che propone Buddha è una moderazione ed una consapevolezza che rende manifesto ogni aspetto del reale piuttosto che le false aspettative. La questione della distorsione cognitiva(4) è cruciale sia dal punto di vista psicologico, sia nel contesto della corretta pratica religiosa. Il buddhismo non nega la realtà del mondo, ma propone un migliore rapporto con essa, più autentico e verace. Il buddhismo è nichilismo nel senso che distrugge e annienta le illusioni, svelando la verità dell’essere.
La questione della distorsione cognitiva è ripresa anche in un altro insegnamento buddhista, presente in quasi tutte le sette giapponesi: i tre veleni (sandoku). I tre veleni che inquinano l’animo umano sono il desiderio (musabori), la collera (ikari) e l’ignoranza (oroka). L’affrancamento dai tre veleni avviene tramite le tre porte che conducono alla liberazione: non desiderio, non sé, non forma. Praticamente nell’esercizio di trasformare (hendoku iyaku) i tre veleni. Si trasforma così il desiderio in compassione, la collera in forza vitale, l’ignoranza in saggezza. Purtroppo i tre veleni sono capaci di infiltrarsi dappertutto e assumere aspetti insospettabili. La stessa pratica buddhista è contaminata dai tre veleni, come dimostrano i numerosi tradimenti e scismi, e Buddha spronava sempre gli adepti a non abbassare la guardia nei confronti delle insidie dei falsi maestri e delle dottrine nocive. Chi usa il buddhismo per i suoi meschini scopi personali reca grave danno a sé e agli altri. Lo scopo del buddhismo è la liberazione ed è esattamente il contrario dell’asservimento autoritario praticato in molte sette, scuole e associazioni che ne usano il nome.
Per questo motivo, molte tecniche mistiche sono nocive piuttosto che benefiche. L’adorazione di un oggetto di culto(5), il gohonzon, è una pratica contraria e opposta all’insegnamento di Siddhartha. Chi venera un oggetto di culto non ne è mai libero, ma ne è lo schiavo. Ci si aspetta dall’oggetto di culto miracoli o interventi divini, benefici e protezione. Però quello che si ottiene è l’alimentazione e la diffusione dei tre veleni (sandoku). La dinamica psicologica di questo processo è chiara ed evidente. Si crede ciecamente nei poteri miracolosi di un oggetto di culto venerato come un idolo. Ciò avviene per ignoranza, superstizione, stupidità (oroka). Si esprime il desiderio (musabori) e si prova rabbia e collera (ikari) perché non esaudito. L’oggetto di culto diventa così lo strumento di tortura che produce i tre veleni in questa sequenza: l’ignoranza, il desiderio e la collera. In conclusione si ottiene l’effetto contrario a quanto auspicato. Paradossalmente chi crede di praticare il buddhismo anche sbagliando finisce inevitabilmente per dimostrare la pericolosità delle passioni che ingannano la mente, ossia la correttezza dell’analisi del Buddha storico, Siddhartha.
Note
1. Il titolo Buddha significa “risvegliato” o “illuminato”, ossia colui che si è liberato dell’ignoranza e conosce la verità circa l’esistenza. Siddhartha (563-483 a.C.) nacque a Kapilavastu, località attualmente in Nepal, ma all’epoca regno indipendente di tipo repubblicano gentilizio. Secondo la cronologia più attendibile sarebbe nato nel 563 a.C. e morto nel 463 a.C. circa. Tuttavia altre datazioni spostano le coordinate temporali in maniera rilevante. Secondo la cronologia singalese sarebbero 663-543 a.C. circa, le date secondo la tradizione nell’India settentrionale sarebbero 463-383 a.C. circa.
2. In giapponese l’epoca in cui l’insegnamento di Buddha è divenuto incomprensibile è chiamato mappo. Attualmente l’epoca moderna in cui viviamo sarebbe nel periodo del mappo.
3. Le scuole giapponesi più importanti sono Hosso, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Nichiren e Jodo.
4. Le analisi più interessanti sulla distorsione cognitiva sono state pubblicate da Jon Elster. Cfr. Elster, Jon, Più tristi ma più saggi? Razionalità ed emozioni, Anabasi, Milano, 1994. Si veda anche il volume Uva acerba. Cfr. Elster, Jon, Uva acerba. Versioni non ortodosse della razionalità, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. L’oggetto di culto, in giapponese gohonzon, è presente in molte sette buddhiste. Nella setta della Terra Pura (Jodo) è rappresentato da statue di Amida, mentre per la setta di Nichiren è un mandala costituito da un rotolo con l’iscrizione dei nomi di divinità sovrannaturali e il titolo del Sutra del Loto. Al contrario, Bodhidharma proibiva l’uso di oggetti di culto, perciò le sette zen giapponesi ne sono privi.
Bibliografia
Botto, Oscar, Buddha, Mondadori, Milano, 1985.
Conze, Edward, Scritture buddhiste, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1973.
Conze, Edward, Breve storia del Buddhismo, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, Vita di Buddha, SE, Milano, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Il buddhismo, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aforismi e discorsi, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Canone buddhista, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Giuseppe, I fiori del vuoto, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Martorella, Cristiano, Gioco linguistico e satori. Relazione del corso di filosofia del linguaggio, Facoltà di Lettere e Filosofia, Genova, 1999.
Martorella, Cristiano, Affinità fra il Buddhismo Zen e la filosofia di Wittgenstein, in “Quaderni Asiatici”, anno XX, n. 61, marzo 2003.
Martorella, Cristiano, La verità e il luogo, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Martorella, Cristiano, Filosofare da cuore a cuore, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Oldenberg, Hermann, Budda. La vita, gli insegnamenti e il retaggio dell’illuminato, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, Storia del buddhismo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1992.
Puech, Henri-Charles, Le religioni dell’Estremo Oriente, Laterza, Roma-Bari, 1988.
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Mastering anger
“Those who can not control his anger ignores that the force
comes from much further away and wants to break into it. He believes
even, at least for a moment, that’s the current powerful
convey something of its power. But it is an illusion,
because it is the current itself to be powerful, not who is
current passes through it. Thus, after its passage, the
poor wretch is so weak that he found all
tremble jaws, legs, hands.
The initiation of a school pupil has understood that dominating
the rage he feels rising within himself and trying to
turn, becomes the true power. It is the same
with sexual energy: domination, there is strengthened
considerably. That’s why the Initiates, who have learned to
dominate the instinct of aggression, as well as the sexual instinct,
have so much energy to think and talk in order to
light beings. ”
Mikhael Omraam Aïvanhov
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Wise is he who can control the anger
Prof. Alessandra Graziottin
Director of the Center of Gynecology and Medical Sexology H. San Raffaele Resnati, Milan
“Angry is easy. But who should do it in the right size, when appropriate, with the purpose and as convenient, not everyone is not easy. And that is why the do it right is rare, praiseworthy and beautiful. ”
The cardinal concept shows more than 2500 years ago by the sage Aristotle, Nicomachean Ethics, there was only one: the difference between letting yourself be overcome by anger, in a rampant spontaneity, today more than ever, and being the protagonists of anger. So as to be able to maintain balance the rational control of self and situation to be able to choose how and when to target angry, with whom and why.In such an elegant way to arrive at an aesthetic of anger. With the result of being able to finalize the rage, like a laser pointer, so as to make targeted, effective and constructive – destructive or, if necessary – but always under the control of a polished farsighted vision of its meaning. A vision that will help you choose the most effective arguments, the more appropriate words, the goal more strategic and more rigorous way of expression. In certain moments and contexts, this kind of anger can get to rise in indignation sacred. In this sense, even praiseworthy. Why is that form of anger and deep resonance that comes from recognizing the indignity – in general ethics – a behavior or a situation that makes us say in his heart “was also the last day of my life, on this can not be silent. ” And that is to say everything that is wrong “in words”, words with open and clear, and the courage that comes from the heart. Why the anger is born from the frustration of personal needs, such as anger, low alloy, but by a high sense of life and its values. At the risk of incurring even dislikes, controaggressioni or retaliation of various kinds and levels.
Sull’impulsività on spontaneity and, on the waves of vomit and ugly words, under the influence of a formless anger and brute is good to reflect on this. We live in times that have celebrated the right to indulge in emotion and expression of each movement of the soul, with peaks of rage that found in television amplification more destructive.Then we witness an expression of anger is not filtered by the intelligence and education, nor the sense of time and measurement. Its “truth”, to insult, is thrown in your face, preferably in public, in a perverse taste – in the sense of destructive – the exhibition of the most chaotic and there is soul in the human brain. In fact most destructive emotion becoming prey for themselves and others.
The man and the woman, who feel a deep emotion of anger, they are like the knight, ol’amazzone on the horse race, but shady. Like the knight, who knows how to control and direct the energy and the strength of his horse, can build a unit of thought and action, amazing, so the man who knows how to direct its anger can affect the context in which he lives, on their time, even breaking up obsolete balances and relevant, whether the explosive life energy that is released is governed and directed. So did Alexander the Great to the extraordinary Bucephalus, mounted bareback and sgroppante face towards the sun, under the terrified eyes of his father and his courtiers, who saw the creature, that was the beauty and power of nature at its best, a life-threatening risk for the young prince. Yet Alexander, with the strength of its shiny body and intelligent force of his soul, he felt that nobody would know Bucephalus to direct its energy in a better way. And the horse became one with his rider. So says Plutarch. And so is the man who knows how to live his anger with loud and clear that intelligence to the extent that it becomes one with his ego, in peacetime and war. In the sense of being able to keep calm and ready for his best weapon. The satisfaction with the effectiveness with which it manages to bring the lens in the manner and with the appropriate timing of new looks to the exquisite concentration of power and ease with which the rider takes his horse over the obstacle highest in the harvesting and powerful ‘ attack, and then spread over the obstacle in arriving, apparently relaxed and in perfect control.
This ability is natural? No. ‘should be said clearly. It comes from constant practice.There is sudden and powerful knights perfect as you can not improvise in the use of polished his anger, the emotion that most likely can throw and smash the man – or woman – who think they control it easily.
Since children should be educated to know how to govern this emotion ancient and powerful. This does not mean suppress, as many wrongly think, but direct, channel, to be effective. An exercise extraordinary, useful in improving the ability to also live their fury abstract or concrete, is becoming increasingly effective. But the art takes practice to think effectively, to communicate, to choose appropriate words to adorn his own feelings.
In anger all goes to a thousand: and the muddled thinking is misleading and absolutely in the wrong, the man who is made to dominate by their instincts more blind. Not by chance read as vice.
Again, here is a learning experience that should be able to start with the coffee, from the earliest years of life, it grows in us the sense of ethical life. And then we could say that there is an ethical dimension nell’adirarsi: that can be drawn only if the emotion has praised all its impurities and instinctual power is pure passion and clear in the service of a cause that deserves our energy and our heart.
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ANGER: The emotion strong colors di Vittoria Nervi
I was angry with my friend, I told him of my anger, the anger was gone. I was angry with my foe did not tell him of my anger, my anger grew. William Blake
Our health is affected and especially our immune system and ‘the combat zones of conflict that move within noi.Somatizziamo.Io not get angry, I’m not good at expressing anger. It is one of the problems ho.Interiorizzo, however, brought me up a tumor. “Woody Allen’s” Manhattan “Often people are not aware of the conflicts’ cause I’m deep in our unconscious or long-standing and now all sepolti.Sembrano’seemingly quiet so they do not realize, for example, to be angry. THE THRILL RED
Anger is an emotion ancient, primitive, this man since childhood as well as in the animal kingdom
It ‘a reaction to frustration. We get angry for several reasons:
1 when there is’ an obstacle between us and a possible need. Two physical situations that can threaten the safety of themselves and their beni3 disturbances or obstacles to their activities or do not allow us to concentrarci4 injustices against us or others, accusations ingiustificate5 a person who continues to annoy us with his atteggiamento6 someone did not maintain a promessa7 a threat of failure, defeat, loss of self-confidence, a fear of their own inadequacy in dealing with situations difficili.Spesso sudden anger that leads us to give vent to all our grievances and our anger is the result the sense of helplessness in achieving their desires or achieve the goals we have set ourselves for inability to make decisions. In this case, the other poured upon our anger, guilt or sometimes we give them the rest of the mondo8 Fear of defeat and loss (Jealousy) 9 when it is threatened self-image, their autostima10 when we feel that something or someone we care about is deliberately opposed to the realization of our need, He does it on purpose to hurt us. Our anger and ‘higher against the persons to whom we hold for two reasons: a) because our expectations are very high for them, and then we will inevitably suffer a delusioneb) because we feel that as love, affection for us not to retaliate With strangers we get angry a lot less because they did not spend much and have so few opportunities possible scontro.Con people who do not endure or hate because we tend to keep them away.We can get angry against an object or person that causes us frustration or with another object / person substitutes’ cause we do not have the courage to face, but on a goal less fearful or more easily accessible: the scapegoat. Or take ourselves, autopunirci, blame, criticize us because we do not find much on which to orient their discontent. Anger is expressed in other ways more ‘masked: the slander, irony, innuendo and smear critics to put the other person look bad, devalue or make her feel guilty. Anger is thus a way of asserting their basic right.
According to Lowen basic ones are:
the right to exist the right to sicurezzail right to autonomy and independence and want the right to meet their own needs. Who does not in any way express his feelings of anger tends to experience them for a longer time. Often repress anger because ‘to express this emotion goes against the rules and social and educational’ cause we are afraid to lose control and cause irreparable damage or breakdown of a friendship or a rapporto.Non able to express or enforce our rights assertive in a way we feel weak and accumulate more anger (anger escalation)
Depression is anger without enthusiasm
THE ANGER
There are various types of anger:
A primary rabies in this case there ‘was a real violation of their diritti.Invece to react in this case are often adopted different strategies depending on the type of person and experiences-emotional collapse, accompanied by tears and a sense of Impotence – minimization, rationalization-lamentoLa anger becomes maladaptive when and ‘the answer is not a real violation of this but to a situation that brings us back to similar events of the past accompanied by anger (eg, I get angry with you now. … because ‘I remember my mother, my father when he told me …) 2 secondary anger: anger covers an’ other emotions’ such as a deep disappointment or concern (eg someone who does not call waiting ..) or sadness (the anger clears the pain). It ‘important, then look beneath the anger but to understand what lies beneath this emotion and rework it with the knowledge or with assistance from a / a professional. Sometimes we get angry with yourself’ cause we had to do … .. or not … or why we should say ‘we do not accept some parts of us stessi.La depression’ is often anger turned against rabies if stessi.3 instrumental in this case, anger becomes a means to control others and convince them to do this ‘that we vogliamo.La reaction of others and’ the usual bitterness, resentment and anger caused by the distacco.4 feel ignored in their needs fondamentali.5 anger is the anger of having been invaded and its aim is theristabilireconfini adeguati.6 the discussion and argument as’ a form of anger that has to do with not having adequate information, its purpose is to get the information you need to understand the meaning of certain rules or ways of acting. 7, the resentment is a type of anger related to being misunderstood or badly understood important than a feeling for the person. Its goal is to make you feel more responsible for this misunderstanding
What is anger?
We give a negative connotation to anger and then to remove and useless. It’s actually a sign that warns us that we must assert ourselves and gives us the motivation to do so. The expression of anger is often more convincing than any words and can sometimes get what you ask, to address and resolve situations of abuse and to reassert themselves and their world of values. But for this we need the “right size”, which is not there ‘when we are affected by anger. Often we are taught that education should check for and avoid expressing rabbia.Questa and ‘more’ a social rule that a real need since ‘detention, suppressing the uncomfortable situations can lead to mental and physical sufferings serie.La management Anger is a fundamental problem in our society. The inability of self-control often leads to dramatic situations that we all feel during the TG. or read on the pages of crime. E ‘therefore important that everyone recognize the signs of his anger and that of others and ask where it comes from and how that anger is most appropriate.
how to manage anger?
Here are some suggerimenti.Quando someone ‘angry with us often re-act instinctively with the same emotion of anger which’ does nothing but worsen the trigger and escalate situazione.Riuscire to remain calm and not ‘easy when we feel offended , attacked and wounded, If we can keep calm and understand what may be the causes of the anger of others, we are on track .- PREVENT RABIES to understand what is’ the real problem by risolvereSe we are angry / and a good technique and ‘that delTIME OUT: useful technique to reduce the displacement postpone the debate, change the subject, go away to make a walk or play down with delicatezzaSe and’ the other person who is’ angry with us trying to make them understand that his angerprevents us from understanding or solving the problem. let us give way to ‘empty the trash’ without reply and try to bring the discussion to the core of the problem without enlarging the field (but ‘you this time. … here, you’re still the same though .. ‘you ..) often raises his voice but not shouting’ ever more ‘strong. – AREA RAGE
this technique and ‘useful if we are in contact with people who are often times when each arrabbiare.Programmiamo and’ free sfogarsi.Sapremo that in those moments are made for that. 1. Identify when and where other people do not listen to us and let’s be clear on exactly what we want to involve relatives or discutere.Non amici.Peggiorano the situation by creating more malintesi.2. State the duration of this space rage (usually 15-20 minutes is good) 3. Let the other person talk without interromperla4. In turn, we take the floor for a set time as they do in the debates on TV (not more than 5 minutes) 5. We pauses if the other has avoided the need 6 ‘use of verbal and physical violence to another person by pointing out the limits are not exceeded and defending its borders or we turn away (we leave the house, go to another room … ..) .7 oraDurante we are in the here and the discussion does not go rinvangare other similar moments to support your reason. Do not reproach the squabbles in the past. To bring in parents and relatives (unless they are a matter of debate) is prohibited thereby avoid the ‘you’re like your mother ecc’Questo broadens the debate and facing away from the solution of the problems confounding entrambi.Quindi let go of the’ but ‘ you that time you told me, did you …. ‘Do not confuse the issue with the win-persona8 windiscutere not’ a race to win and impose their point of view, nor to demonstrate its superiority or to give a lesson to ‘ other persona.Evitiamo to devalue the other person or use sarcasm because ‘only leads to a reaction aggressiva.Cerchiamo a common point and a solution creativa.Ognuno has its own views on cose.Rimanere stubbornly rigid on their position without never try to take the role of the other person just leads to other discussioniRinegoziare tasks at home, in regard to children, their own space to relax, to stay together so instead of pretending and keep grudges or resentments implement inutili.Si speaks honestly without the use of silence as a weapon or keep its nose to get to ask “what have you” or to feel guilty about the other persona9 the words “always” and “never” are absolutely prohibited (instead of “I do not you never hear “you say” now I’ve heard “instead of” You never make me a compliment, “you say” some days I do not say anything nice ”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Anger Management. Communication as a tool to manage their emotions Franco Angeli W. Davies Dominate ArmeniaH anger.Lerner The Dance of Anger TEA Practice
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Bonno, deception of the passions
Aims and traps of Buddhism
Cristiano MartorellaBuddhism is the teaching expounded by the sage of the Shakya family, Siddhartha (563-483 BC) known as the Buddha (1). The practice and application of Buddhist teaching are designed to liberate human beings from the yoke of pain and suffering, and then develop their full lives. But the Buddha himself predicted that in time his teaching would have been corrupted, misunderstood and degenerate (2). This prophecy is confirmed by a detailed analysis of the practices of Buddhism in countries further from the original teaching, namely China and Japan.The latter country also enjoyed a lively battle, fierce and often violent, between buddhismo.Tuttavia reformers was precisely the conflict of passions to make Japanese Buddhism (3) more active and interesting, despite the misrepresentation of the original teaching. This also explains the success in Europe and the United States of the seven Japanese in all their forms (community of monks, lay associations, academic centers of learning, etc.).. To fully understand Japanese Buddhism is critically necessary to penetrate in the principles that govern the Buddhist practices.
The Japanese word Bonno indicates the passions and illusions that dominate our lives. Bonno The word translates the Sanskrit word which means “passion klesa misleading illusion that captivates the human soul. The term Bonn is composed of bon (bed also means wazurawashii complex, difficult, difficult) and not (in verbal form nayamu means suffering, torment, anguish). From a strictly psychological explain the reason of this theory. The passions and emotions are capable of causing a cognitive distortion that alters the perceptions of reality. In contrast, the emotions are necessary to establish the motives, and therefore can not be eliminated completely. This suggests that the Buddha is a restraint and an awareness that demonstrates every aspect of the real rather than false expectations. The issue of cognitive distortion (4) is crucial both from the psychological point of view, both in the context of proper religious practice. Buddhism does not deny the reality of the world, but offers a better relationship with it, most authentic and true. Buddhism is nihilism in the sense that it destroys and destroys the illusion, revealing the truth of being.
The issue of cognitive distortions and resumed in another Buddhist teaching, present in almost all the sects in Japan: the three poisons (sandoku). The three poisons that pollute the human soul is the desire (musabori), anger (Ikari) and ignorance (Orok).The freeing of the three poisons with the three doors leading to the release, not desire, not themselves, not form. The exercise of virtually transform (hendoku iyaku) the three poisons. It becomes so desire into compassion and anger in life force, ignorance into wisdom. Unfortunately, the three poisons are able to penetrate everywhere and assume unexpected dimensions. The Buddhist practice itself is contaminated by the three poisons, as evidenced by the numerous schisms and betrayals, and Buddha urged their followers to always remain vigilant against the dangers of false teachers and doctrines harmful. Who is using Buddhism for his petty personal use causes serious harm to himself and others. The aim of Buddhism is liberation and that is exactly the opposite dell’asservimento authoritarian practiced in many sects, schools and associations that use the name.
For this reason, many mystical techniques are detrimental rather than beneficial. The worship of a cult (5), the Gohonzon, it is a practice that is contrary and opposed to the teachings of Siddhartha. Who worships an object of worship is not never free, but it is the slave. We expect miracles from the object of worship or divine intervention, benefits and protection. But what you get is the power and the spread of the three poisons (sandoku). The psychological dynamic of this process is clear and obvious.He blindly believes in the miraculous powers of a venerated object of worship as an idol. This is done out of ignorance, superstition, stupidity (Orok). It expresses the desire (musabori) and try fury and anger (Ikari), why not fulfilled. The object of worship becomes the instrument of torture that produces this sequence in the three poisons: ignorance, desire and anger. Finally you get the opposite effect to what is desired.Paradoxically, those who believe they practice Buddhism also inevitably prove wrong the dangers of the passions that deceive the mind, namely the correctness of the historical Buddha, Siddhartha.
Notes
1. The title Buddha means “awakened” or “enlightened”, ie one who has freed himself of ignorance and know the truth about existence. Siddhartha (563-483 BC) was born in Kapilavastu locations currently in Nepal, but then independent kingdom of noble republican type. According to the most reliable history was born in 563 BC and died in 463 BC about. However, other dates moving time coordinates in a significant way.According to the Sri Lankan history would be 663-543 BC about the dates according to the tradition in northern India would be 463-383 BC about.
2. In Japanese, the time when the teachings of Buddha has become incomprehensible is called map. Currently, the modern age in which we live would be the time of the map.
3. The Japanese schools are more important Hoss, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Jodo and Nichiren.
4. The most interesting analysis on the cognitive distortions have been published by Jon Elster. See Elster, Jon, sadder but wiser? Rationality and emotions, Anabasis, Milan, 1994. See also the volume of sour grapes. See Elster, Jon, sour grapes.Unorthodox versions of rationality, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. The object of worship, the Gohonzon in Japanese, is present in many Buddhist sects. In the Pure Land sect (Jodo) is represented by statues of Amida, while the Nichiren sect is a mandala made up of a scroll with the inscription of the names of supernatural deity and the title of the Lotus Sutra. On the contrary, Bodhidharma forbade the use of religious objects, so the Japanese Zen sect do not.
Bibliography
Botto, Oscar, Buddha, Mondadori, Milano, 1985.
Conze, Edward, Buddhist Scriptures, Astrolabe-Ubaldini, Rome, 1973.
Conze, Edward, A Short History of Buddhism, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, The Life of Buddha, SE, Milan, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhism, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aphorisms and speeches, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhist Canon, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Joseph, Flowers of emptiness, Boringhieri Bollati, Torino, 2006.
Martorella, Christian, language games and satori. Report of the Philosophy of Language, Faculty of Humanities, Genova, 1999.
Martorella, Christian, affinity between Zen Buddhism and the philosophy of Wittgenstein, in “Quaderni Asians”, year XX, No 61 March 2003.
Martorella, Christian, Truth, and the place, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Martorella, Christian, Philosophy from heart to heart, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Oldenberg, Hermann, Buddha. The life, teachings and legacy of the Enlightenment, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, History of Buddhism, Arnoldo Mondadori, Milan, 1992.
Puech, Henri-Charles, Eastern Religions, Laterza, Roma-Bari, 1988.

In meditazione – In meditation – Muso


In meditazione

  Un antico maestro disse: «Le montagne, i fiumi, la terra intera, tutta la moltitudine dei fenomeni non sono altro che te stesso». Se potessi assorbire l’essenza di questo messaggio, non ci sarebbero attività al di fuori della meditazione: ti vestiresti in meditazione e mangeresti in meditazione; cammineresti, ti alzeresti in piedi, ti siederesti e ti sdraieresti in meditazione; percepiresti ed avresti cognizione in meditazione; avvertiresti la gioia, la rabbia, la tristezza e la felicità in meditazione.

 

Muso (1275-1351)

 

In meditation

 

A ancient master said: “The mountains, rivers, the whole earth, all the multitude ofphenomena are nothing but yourself.” If I could absorb the essence of this message, there would be no activity outside of meditation: you vestiresti in meditation and you eat in meditation; cammineresti, you alzeresti standing, and you will siederesti sdraieresti in meditation, and you’d have percepiresti cognition in meditation ; avvertiresti joy, anger, sadness and happiness in meditation.

Muzzle (1275-1351)

La favola dell’amore – The tale of love – Autore sconosciuto


La favola dell’amore
Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti
carichi di anni e di esperienze che stavano di fronte al suo giardino.
Ella non li conosceva e disse:
“Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati.
Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.”
Essi domandarono: ‘Non c’è l’uomo di casa?’
“No!” – rispose lei- “non è in casa”.
“In tal caso, non possiamo entrare” dissero.
All’imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato.
“Allora, dì loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!”
La donna quindi uscì per invitare i tre uomini a casa.
“Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa”… spiegarono i vecchietti.
“Perché?”… volle sapere lei.
Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò:
“Il suo nome è Ricchezza”.
Subito dopo indicò l’altro.
“Il suo nome è Successo ed io mi chiamo Amore.
Adesso và dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.”
La donna entrò in casa e raccontò a suo marito tutto ciò che i tre uomini le avevano detto.
Lui si rallegrò e disse:
“Che bello! Se è così, allora invitiamo Ricchezza, che venga, e riempia la nostra casa!”
Sua moglie non era d’accordo:
“Caro, perché non invitiamo Successo?”
La figlia della coppia stava ascoltando dall’altra parte della casa ed entrò di corsa.
“Non sarebbe meglio far entrare Amore? Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore.”
“Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia”… disse il marito alla moglie.
“Và fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.’
La moglie uscì e chiese loro:
“Chi di voi è Amore?
Che venga, per favore, e sia il nostro invitato”.
Amore si alzò dalla sedia e cominciò ad avanzare in direzione della casa.
Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono.
Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo:
“Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?”
I tre replicarono insieme:
“Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori,
ma giacché hai invitato Amore, dovunque egli vada, noi andiamo con lui”.
Laddove c’è amore, c’è anche ricchezza e successo.
Autore sconosciuto

The tale of love
A woman was watering the garden of his house when he saw three old men
loads of years and experiences that were in front of his garden.
She did not know them and said:
“It does not seem to know you, but you’ll be hungry.
Please, enter the house so that you eat something. “
They asked: ‘There is the man of the house?’
“No!” – She said-“not at home.”
“In this case, we can not enter,” they said.At dusk, when her husband came home, she told him everything that had happened.
“Then, tell them that they are back and, therefore, invite them to join as well!”
The woman then went to invite the three men home.
“We can not get all three together in a house” … the old men explained.
“Why?” … Wanted to know her.
One of the men pointed to one of his friends and said:
“His name is Wealth”.
Soon after he pointed to the other.
“His name is my name Love and Success.
Now go inside and decide with your husband which one of the three of us would like to invite to your home. “
The woman went in and told her husband everything that the three men had told her.
He was delighted and said:
“How nice! If so, then we invite Wealth, which come and fill our home! “
His wife did not agree:
“Dear, why do not we invite Success?”
The couple’s daughter was listening to the other side of the house and ran.
“Would not it be better to enter the Love? So our family would be full of love. “
“We take into account the advice of our daughter,” said the husband to his wife ….
“Go out and invite Love because it is our guest. ‘
His wife came out and asked them:
“Who of you is Love?
That is, please, and be our guest. “
Love got up from his chair and began to walk toward the house.
The other two got up and followed him.
Somewhat surprisingly, the lady asked Wealth and Success:
“I only invited Love, why you come too?”
The three replied together:
“If you had invited Wealth or Success the other two would be left out,
but since you invited Love, wherever he goes, we go with him. “
Where there is love, there is also wealth and success.
Author Unknown

Pensieri d’amore – Thoughts of love – Spiritual Thoughts of Meher Baba


pensieri spirituali di meher bada
Pensieri d’amore.
“Di certe persone abitate dall’odio, dalla violenza e dallo
spirito di distruzione, si dice che dovunque passino non ricresce
più l’erba. Questa immagine è ovviamente simbolica, ma non è
esagerata. Altri esseri, invece, che sono abitati dall’amore e
dalla bontà, lasciano dappertutto impronte veramente benefiche, e
chi si trova a passare per quei luoghi dopo di loro si sente
illuminato, riscaldato, vivificato. Allora, il fatto di conoscere
questa verità, non vi ispira la volontà di manifestarvi ovunque
come una presenza benefica? In tutti i luoghi in cui vi trovate,
almeno per qualche istante pensate a pronunciare gli auspici
migliori: “Che tutti coloro che verranno qui siano toccati dalla
luce! Poiché sono tutti figli di Dio, sia trasmesso loro il
desiderio di lavorare per la pace, per la fratellanza!”
Direte che nessuno vi ha mai paralato di una pratica simile. Ma
per quale ragione è necessario che qualcuno ve ne parli? È forse
necessario suggerirvi di desiderare le cose migliori per gli
esseri a voi cari? No, lo fate spontaneamente, perché i vostri
sentimenti vi spingono a farlo. Allora, perché non pensare
spontaneamente a formulare i migliori auspici anche per il mondo
intero?”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Pensieri spirituali di Meher Baba

Affinché l’umanità rinasca, bisogna che si schiuda il cuore dell’uomo perché vi nasca un amore nuovo: un amore che non conosce corruzione ed è assolutamente libero dall’avidità sia individuale che collettiva.
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La Nuova Umanità prenderà vita grazie a un’effusione di amore di smisurata abbondanza, e una simile elargizione di amore può solamente sgorgare dal risveglio spirituale suscitato dai Maestri Perfetti.
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L’amore è sostanzialmente contagioso: chi non ne ha lo prende da chi lo ha. Chi riceve Amore da altri non può non dare una risposta che è della natura stessa dell’amore.
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L’amore vero è invincibile: si rafforza e si espande fino a trasformare, alla fine, tutti quelli che tocca. L’umanità raggiungerà un nuovo modo di essere e di vivere mediante lo scambio libero e insopprimibile di amore puro tra cuore e cuore.
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Grazie all’amore divino la Nuova Umanità apprenderà l’arte di una vita armoniosa e collaborativa. Si libererà dalla tirannia delle forme morte e effonderà la vita creativa della saggezza spirituale; abbandonerà tutte le illusioni e si consoliderà nella Verità; godrà pace e perenne felicità; sarà iniziata alla vita dell’Eternità.
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L’Amore puro non è una cosa che si può imporre, né sottrarre a un altro con la forza. Deve manifestarsi dal di dentro con piena spontaneità. Quello che si può ottenere con una decisione audace è l’eliminazione di quei fattori che impediscono all’amore di manifestarsi.
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L’amore è la cosa più significativa della vita. Non può essere risvegliato che dal contatto con l’Incarnazione dell’amore. Meditazioni teoriche sull’amore potranno tessere una teoria al riguardo, ma il cuore rimarrà vuoto come prima. Amore genera amore; non lo si può risvegliare con alcun mezzo meccanico.
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Nello stato Aldilà, dal quale deriva l’universo intero e nel quale in fine esso si fonde, Dio è Amore infinito eternamente.
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Nella sfera mentale l’amore si esprime come completa rassegnazione alla volontà di Dio, l’Amato. Ogni desiderio egoistico è scomparso, comprese il volere intensamente la presenza dell’Amato, poiché l’enfasi ora è unicamente sul valore e la volontà dell’Amato e dell’unione con Lui.
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L’amore diventa consapevolmente infinito sia nell’essere che nell’espressione quando è trascesa la mente individuale. Questo amore può a ragione essere chiamato divino, perché è caratteristico dello stato di Dio nel quale ogni dualità è finalmente superata.
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La vita e l’amore sono inseparabili l’uno dall’altra. Dove c’è vita, c’è amore.
Brani tratti da DISCORSI – Meher Baba, Orizzonti Edizioni, maggio 2000
http://www.andreapangos.it/tutti/Pagine/Menu_verticale/Pensieri_spirituali/meher_baba_amore.html
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Thoughts of love.
“In some people live by hatred, violence and
spirit of destruction, it is said that wherever not pass grows
more grass. This image is obviously symbolic, but it is not
exaggerated. Other things, however, which are inhabited by love and
goodness, they leave footprints everywhere really beneficial, and
who is to go after them for those places you hear
lighted, heated, brought to life. So, the fact of knowing
this truth, there inspires the desire to express to anywhere
as a beneficial presence? In all the places where you are,
at least for a moment think about pronouncing the auspices
best: “Let all those who come here are touched by
light! Since they are all children of God, is transmitted to them
desire to work for peace, brotherhood! “
You say that nobody has ever paralic a similar practice. But
why must you talk to someone? It is perhaps
necessarily suggest a desire for better things
beings to you dear? No, you do so voluntarily, because your
feelings push you to do so. So why not think
spontaneously to express my best wishes for the world
whole? “
Mikhael Omraam Aïvanhov

Spiritual Thoughts of Meher Baba

That humanity is reborn, we must that opens the human heart, because there arises a new love, a love that knows no corruption and is absolutely free from greed both individual and collective.
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The New Humanity will come to life thanks to an outpouring of love of boundless abundance, and a similar outpouring of love can only spring from the spiritual awakening sparked by Perfect Masters.
❤ ❤ ❤ ❤
Love is essentially contagious: those who do not take it from whoever has it. Those who receive love from others can not give an answer that is the nature of love.
❤ ❤ ❤ ❤
True love is invincible: strengthens and expands to transform the end, all those it touches. Humanity will reach a new way of being and living through the free exchange of love and irrepressible pure of heart and heart.
❤ ❤ ❤ ❤
Through divine love the new humanity will learn the art of living a harmonious and cooperative. It will free from the tyranny of dead forms and poured out the creative life of spiritual wisdom, abandon all illusions and will strengthen the Truth will enjoy peace and everlasting happiness will be started in the life of Eternity.
❤ ❤ ❤ ❤
Pure love is not something that can be imposed, nor subtract from another with force. It must be seen from the inside with complete spontaneity. What can be achieved with a bold decision is to eliminate those factors that prevent love to manifest.
❤ ❤ ❤ ❤
Love is the most important thing in life. It can not be awakened by contact with the incarnation of love. Theoretical meditations on love can build a theory on this, but my heart will remain empty as before. Love begets love, it can not be awakened by any mechanical means.
❤ ❤ ❤ ❤
Beyond state, under whom the entire universe and where it merges in the end, God is infinite Love eternally.
❤ ❤ ❤ ❤
The mental and love is expressed as a full resignation to the will of God, the Beloved. Every selfish desire has disappeared, including the intensely will the presence of the Beloved, since the emphasis is now solely on the value and the will of the Beloved, and union with Him
❤ ❤ ❤ ❤
Love becomes conscious being who is infinite in the expression is transcended when the individual mind. This love can rightly be called divine, because it is characteristic of the rule of God in which all duality is finally over.
❤ ❤ ❤ ❤
Life and love are inseparable from each other. Where there is life, there is love.
Excerpts from speeches – Meher Baba, Horizons Publishing, May 2000
http://www.andreapangos.it/tutti/Pagine/Menu_verticale/Pensieri_spirituali/meher_baba_amore.html

Oltre lo sguardo – Over our eyes


Oltre lo sguardo

Oltre lo sguardo è l’anima che cattura un tempo infinito
e sa srotolare tutta la storia incisa
in percorsi che la memoria ha dimenticato:
forse un appuntamento antico,
forse semplici momenti della magia
di chi sa trasferire un’antica eredità da cuore a cuore,
con la certezza che nulla sarà mai disperso.
Un respiro che unisce e non separa
tutte le creature che sono gocce d’universo

08.02.2011 Poetyca

Over our eyes

In addition, the eye is the soul that captures an infinite time
and knows the whole story engraved roll
paths in the memory has forgotten:
perhaps an ancient event,
perhaps simple moments of magic
an ancient legacy of those who can transfer from heart to heart,
with the certainty that nothing will ever be lost.
A breath that unites and not divides
all the creatures that are world drops

08.02.2011 Poetyca

I Dodici Principi del Buddhismo – The Twelve Principles of Buddhism – Christmas Humphreys


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I Dodici Principi del Buddhismo
– Christmas Humphreys

1.    Realizzare la propria salvezza è compito immediato di ogni uomo. Se un uomo fosse ferito da una freccia avvelenata, non tarderebbe a estrarla chiedendo dettagli su chi l’avesse lanciata o sulla lunghezza e altre caratteristiche della freccia. Vi sarà tempo per una comprensione sempre maggiore dell’Insegnamento percorrendo la Via. Intanto, si inizi ad affrontare la vita, quale è, imparando sempre dall’esperienza diretta e personale.

2.    Il primo fatto dell’esistenza è la legge del cambiamento o impermanenza. Tutto ciò che esiste, da una molecola ad una montagna, da un pensiero ad un impero, passa attraverso lo stesso ciclo d’esistenza – nascita, crescita, decadenza e morte. Soltanto la vita è ininterrotta, cercando sempre di manifestarsi in nuove forme. “La vita è un ponte; quindi non costruirci una casa sopra”. La vita è un continuo fluire, e colui che si aggrappa a qualsiasi forma, per quanto splendida, soffrirà resistendo alla corrente.

3.    La legge del cambiamento si applica parimenti all’ “anima”. Nell’individuo non è presente un princîpio immortale e immutabile. Soltanto il ”Senza – Nome”, la Realtà ultima, sta al di là del cambiamento e tutte le forme di vita, incluso l’uomo, sono manifestazioni di questa Realtà. Nessuno possiede la vita che scorre in sé più di quanto la lampadina possegga la corrente che le dà luce.

4.    L’universo è l’espressione della legge. Tutti gli effetti hanno delle cause e l’anima o il carattere dell’uomo sono la somma totale dei suoi precedenti pensieri e azioni. Il karma, nel senso di azione-reazione, governa tutta l’esistenza e l’uomo è l’unico artefice della propria situazione e della sua reazione a essa, della sua condizione futura e del suo destino finale. Mediante retto pensiero e retta azione, egli può gradualmente purificare la sua natura profonda e così, tramite l’auto – realizzazione, col tempo raggiungere la liberazione dalle rinascite. Il processo richiede lunghi periodi di tempo, implicando vita dopo vita in terra, ma alla fine ogni forma di vita raggiungerà l’Illuminazione.

5.    La vita è una e indivisibile, sebbene le sue forme in continuo cambiamento siano innumerevoli e caduche. Non c’è, in verità, alcuna morte, sebbene ogni forma debba perire. Dalla comprensione dell’unità della vita deriva la compassione, un senso di identità con la vita in altre forme. La compassione è descritta come “Legge delle Leggi – eterna armonia” e colui che rompe questa armonia della vita soffrirà conformemente e ritarderà la propria Illuminazione.

6.    Essendo la vita un Tutt’uno, gli interessi della parte dovrebbero essere quelli del tutto. L’uomo, nella sua ignoranza, pensa di poter perseguire con successo i propri interessi e questa mal indirizzata energia egoica produce sofferenza. Egli impara dalla propria sofferenza a ridurne e ad eliminarne definitivamente la causa. Il Buddha insegnò le quattro Nobili Verità:
(a) l’onnipresenza della sofferenza;
(b) la sua causa, il desiderio diretto erroneamente;
(c) la sua cura, la rimozione della causa;
(d) il Nobile Ottuplice Sentiero dell’auto – sviluppo che conduce all’estinzione della sofferenza.

7.    L’Ottuplice Sentiero consiste in Rette (o perfette) Visioni o comprensioni preliminari, Retti scopi o moventi, Retta parola, Rette azioni, Retto sostentamento, Retto sforzo, Retta concentrazione o sviluppo della mente e, alla fine, Retto samadhi, che conduce alla piena Illuminazione. Poiché il buddhismo è un modo di vivere, non una mera teoria sulla vita, percorrere questo Sentiero è essenziale per l’auto-liberazione. “Non fare il male, fai il bene, purifica il tuo cuore: questo è l’Insegnamento dei Buddha.”

8.    La Realtà è indescrivibile e un Dio con attributi non è la Realtà ultima. Ma il Buddha, un essere umano, divenne l’Illuminato e lo scopo della vita è il raggiungimento dell’Illuminazione. Questo stato di coscienza, Nirvana, l’estinzione delle limitazioni dell’io, è raggiungibile sulla terra. Tutti gli uomini e tutte le altre forme di vita contengono la potenzialità dell’Illuminazione e il processo pertanto consiste nel diventare ciò che sei: “Guarda dentro di te: tu sei Buddha”.

9.    Dall’Illuminazione potenziale a quella attuale si colloca la Via di Mezzo, l’Ottuplice Sentiero “dal desiderio alla pace”, un processo di auto-sviluppo tra gli “opposti”, evitando tutti gli estremi. Il Buddha percorse questa strada alla fine e la sola fede richiesta nel buddhismo è la credenza ragionevole che dove una Guida è passata vale la pena anche per noi di passare. La Via deve essere percorsa dall’uomo intero, non solo dalla sua parte migliore, e il cuore e la mente devono essere sviluppate allo stesso modo. Il Buddha fu il pienamente Compassionevole come il pienamente Illuminato.

10.    Il buddhismo sottolinea fortemente la necessità della concentrazione interiore e della meditazione, che portano in tempo allo sviluppo delle facoltà spirituali. La vita interiore è altrettanto importante quanto l’attività quotidiana e periodi di quiete per l’attività interiore sono essenziali per una vita equilibrata. Il buddhista dovrebbe essere sempre “consapevole e padrone di sé”, astenendosi dall’attaccamento mentale ed emozionale verso “il fuggevole spettacolo della vita”. Questo atteggiamento sempre più attento alle circostanze, che egli sa essere sua stessa creazione, lo aiuta a tenere sempre sotto controllo le proprie reazioni.

11.    Il Buddha disse: “Lavora con impegno per la tua salvezza”. Il buddhismo non riconosce autorità che detenga la verità salvo l’intuizione dell’individuo e questa è un’autorità valida solo per lui. Ciascun uomo subisce le conseguenze delle sue stesse azioni e in tal modo impara mentre aiuta i suoi simili a raggiungere la stessa liberazione; né la preghiera al Buddha o a un altro dio impedirà a un effetto di seguire la sua causa. I monaci buddhisti sono maestri ed esempi e in nessun senso intermediari tra la Realtà e l’individuo. Verso le altre religioni e filosofie è praticata la massima tolleranza, nessun uomo ha il diritto di interferire nel percorso del suo simile verso la Meta.

12.    Il buddhismo non è pessimista, non è una via di fuga dalla realtà e neppure nega l’esistenza di Dio o dell’anima, dando tuttavia un proprio significato a questi termini. È, al contrario, un sistema di pensiero, una religione, una scienza spirituale e uno stile di vita ragionevole, pratico e che tutto abbraccia. Per più di duemila anni ha soddisfatto i bisogni spirituali di quasi un terzo dell’umanità. Attrae il mondo occidentale perché non ha dogmi, soddisfa la ragione e il cuore, è basato sulla fiducia in sé stessi associata alla tolleranza verso gli altri punti di vista, abbraccia la scienza, la religione, la filosofia, la psicologia, l’etica e l’arte e punta unicamente sull’uomo quale creatore delle sua vita presente e unico autore del proprio destino.

Questo documento è facilmente reperibile in Internet, questa versione mi è stata data da Stalker che scrive su free.it.religioni.buddhismo. Il secondo paragrafo introduttivo credo sia opera sua e comunque evidenzia la conoscenza della facilità di illusione posseduta dalle parole. Un proverbio orientale che esprime l’idea è “Stolto è colui che invece di guardare la luna guarda il dito che la indica”, probabilmente essere nella retta via coincide con la comprensione profonda di questo proverbio.

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The Twelve Principles of Buddhism
– Christmas Humphreys

1 . Carry out their own salvation is the immediate task of every man. If a man were wounded by a poisoned arrow , would soon pull asking details about who had thrown or the length and other characteristics of the arrow. There will be time for even greater understanding of the Teaching along the way. Meanwhile , he begins to deal with life , which is always learning from direct and personal.

2 . The first fact of existence is the law of change or impermanence . Everything that exists , from a molecule of a mountain, from a thought to an empire , passes through the same cycle of existence – birth, growth, decay and death . Only life is uninterrupted , always trying to manifest itself in new forms . “Life is a bridge , so do not build a house on it.” Life is a continuous flow , and he who clings to any form , however splendid , will suffer by resisting the current .

3 . The law of change applies equally to ‘ “soul.” In the individual does not have an immortal and immutable principle . Only the ” No – Name ” , the Ultimate Reality , is beyond change and all forms of life, including man, are manifestations of this Reality . No one owns the life that flows in him any more than the bulb owns the current that gives light.

4 . The universe is an expression of the law. All effects have causes and the soul or character is the sum total of his previous thoughts and actions. Karma , meaning action-reaction , governs all existence and man is the only architect of his own situation and his reaction to it , his future condition and his final destiny . By right thinking and right action, he can gradually purify his inner nature , and so , through self – realization, with time to attain liberation from rebirth . The process requires long periods of time , involving life after life on earth , but in the end all life will reach Enlightenment.

5 . Life is one and indivisible, although its ever-changing forms are innumerable and perishable . There is , in truth, no death, though every form must perish . From the understanding of the unity of life comes compassion, a sense of identity with the life in other forms. Compassion is described as ” Law of Laws – eternal harmony ” and the one who breaks this harmony of life will suffer accordingly and delay his own Enlightenment.

6 . Life being a Oneness , the interests of the party should be those of the whole. The man , in his ignorance , he thinks he can successfully pursue their own interests and this misguided soul energy leads to suffering . He learns from his suffering to reduce and finally eliminate the cause. The Buddha taught the four noble truths :
( a) the omnipresence of suffering ;
( b ) its cause , the desire wrongly directed ;
( c) its care , the removal of the cause ;
( d ) the Noble Eightfold Path of self – development that leads to the extinction of suffering.

7 . The Eightfold Path consists Lines (or perfect) Views or preliminary insights , Righteous purpose or motive, right speech, right action , right livelihood, right effort, right concentration or development of mind and , in the end , Right Samadhi , which leads to full enlightenment . Because Buddhism is a way of life , not a mere theory of life , take this Path is essential to self- liberation. ” Do no evil , do good, cleanse your heart : this is the Teaching of the Buddha. “

8 . Reality is indescribable and a God with attributes is not the ultimate Reality . But the Buddha , a human being , he became the Enlightened and the purpose of life is the attainment of enlightenment. This state of consciousness , Nirvana , the extinction of the limitations of the ego, can be reached on earth. All men and all other forms of life contain the potentiality of Enlightenment and the process therefore consists in becoming what you are, ” Look inside yourself : you are Buddha.”

9 . From lighting to the current potential lies the Middle Way , the Eightfold Path ” by a desire for peace ,” a process of self-development among the ” opposites” , avoiding all extremes . The Buddha trod this path to the end and the only faith required in Buddhism is the reasonable belief that where a Guide has passed is worth for us to pass. The Way must be trodden by the whole man , not only from its best part , and the heart and mind must be developed in the same way . The Buddha was the All- Merciful as the fully Enlightened One.

10 . Buddhism strongly emphasizes the necessity of inward concentration and meditation , leading in time to the development of the spiritual faculties . The inner life is as important as the daily activity and periods of quietude for inner activity are essential for a balanced life. The Buddhist should always be ” aware and self-possessed ‘, refraining from mental and emotional to ” the passing show of life. ” This attitude increasingly attentive to the circumstances which he knows to be his own creation , helps him to keep an eye on their reactions .

11 . The Buddha said, ” Work hard for your salvation .” Buddhism does not recognize authority who holds the truth save the intuition of the individual and this authority is valid only for him. Each man is suffering the consequences of his own actions and thereby learn while helping his fellow man to reach the same liberation , nor the prayer to the Buddha or another god will prevent an effect to follow his cause. Buddhist monks are teachers and examples and in no sense intermediates between Reality and the individual. Towards other religions and philosophies maximum tolerance is practiced , no man has the right to interfere in the path of his fellow man to the Goal .

12 . Buddhism is not pessimistic , it is not an escape from reality and even denies the existence of God or the soul, however, giving its own meaning to these terms. It is , on the contrary , a system of thought , a religion , a spiritual science and a way of life reasonable, practical and all-embracing . For more than two thousand years it has satisfied the spiritual needs of nearly a third of mankind. It attracts the Western world because it has no dogmas , satisfies the reason and the heart , is based on self-confidence associated with tolerance for other points of view , embraces science, religion, philosophy , psychology , ethics and art and tip man alone as the creator of his present life and sole author of his own destiny .

This document is readily available on the Internet , this version was given to me by Stalker who writes about free.it.religioni.buddhismo . The second introductory paragraph of his work and I think it still shows the knowledge possessed by the illusion of easy words. An Eastern proverb that expresses the idea is ” fool is one who instead of looking at the moon looks at the finger that indicates ” probably be in the right path coincides with the deep understanding of this proverb .

http://www.kensan.it/articoli/Buddhismo.php

Meditare e pregare – Meditate and pray – Autori vari


Meditare e pregare

“Meditare e pregare non sono attività qualsiasi: esse devono farvi
provare sensazioni di una natura particolare. Se la meditazione e
la preghiera non vi fanno sentire un calore, una luce, una forza,
una gioia, un incanto, dovete ricercarne la causa.
A volte, si strofina un fiammifero e questo non si accende
perché è umido, oppure forse lo è la scatola; e se un accendino
non funziona, significa che manca benzina o che la pietrina è
consumata. Nelle pratiche spirituali così come sul piano
materiale, i fallimenti hanno sempre una causa che è necessario
trovare. L’intelletto non deve mai essere umido e il cuore non
deve mai essere asciutto. Bisogna che il cuore sia umido e caldo,
e che l’intelletto sia asciutto e freddo. Un cuore asciutto
diventa egoista, e se è freddo, manca d’amore. Se lo si scalda,
l’intelletto si addormenta, e se lo si inumidisce troppo,
marcisce. Queste immagini semplici e chiare devono aiutarvi a
rimediare alle difficoltà della vostra vita interiore.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov
Silenzio e preghiera
Se prendiamo come nostra guida il più antico libro di preghiera, il libro dei Salmi, notiamo due principali forme di preghiera. Uno è un lamento, un grido di aiuto. L’altro è di ringraziamento e lode a Dio. Ad un livello più nascosto c’è un terzo tipo di preghiera, senza domande o più esplicite espressioni di lode. Nel Salmo 131, ad esempio, non c’è altro che tranquillità e fiducia: “Io sono tranquillo e sereno …. spera nel Signore, ora e sempre.”
A volte la preghiera diventa silenziosa. Una tranquilla comunione con Dio si può trovare senza parole. “Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” Come un bambino soddisfatto che ha smesso di piangere ed è nelle braccia della madre, così può “stare la mia anima” in presenza di Dio. La preghiera allora non ha bisogno di parole, forse neppure di pensieri.
Come è possibile raggiungere un silenzio interiore? Qualche volta siamo apparentemente in silenzio, e tuttavia abbiamo grandi discussioni dentro di noi, lotte con compagni immaginari o con noi stessi. Calmare la nostra anima richiede una specie di semplicità. “Non mi tengo occupato con cose troppo grandi o troppo meravigliose per me” Silenzio significa riconoscere che le mie preoccupazioni non possono fare molto. Silenzio significa lasciare a Dio ciò che è oltre la mia portata e le mie capacità. Un momento di silenzio, anche molto breve, è come una sosta santa, un riposo sabbatico, una tregua dalle preoccupazioni.
Il tumulto dei nostri pensieri può essere paragonato alla tempesta che colpisce la barca dei discepoli sul mare di Galilea, mentre Gesù stava dormendo. Come loro possiamo sentirci senza aiuto, pieni di ansietà ed incapaci di calmarci. Ma Cristo è abile nel venire in nostro aiuto. Come rimprovera il vento e il mare e “ci fu una grande calma”, egli può anche donare calma al nostro cuore quando è agitato dalla paura e dalle preoccupazioni. (Marco 4)
Rimanendo nel silenzio, confidiamo e speriamo in Dio. Un salmo ci suggerisce che il silenzio è perfino una forma di lode. Siamo soliti leggere all’inizio del Salmo 65: “A te si deve lode, o Dio”. Questa traduzione segue il testo greco, ma effettivamente il testo ebraico dice: “Il silenzio è lode a te, o Dio”. Quando le parole ed i pensieri si fermano, Dio è lodato in un silenzio di stupore e ammirazione.
La parola di Dio: tuono e silenzio
Sul Sinai, Dio parlò a Mosè e agli Israeliti. La parola di Dio fu preceduta ed accompagnata da tuoni e lampi ed un sempre più forte suono di tromba (Esodo 19). Secoli dopo, il profeta Elia tornò sulla montagna di Dio. Lì sperimentò tempesta,terremoto e fuoco, come era successo ai suoi antenati, ed fu pronto ad ascoltare Dio che parlava nel tuono. Ma il Signore non era in nessuno di quei potenti fenomeni familiari. Quando tutto il rumore terminò, Elia udì “il mormorio di un vento leggero” e Dio gli parlò.(1 Re 19)
Dio parla con voce forte o in un mormorio silenzioso? Dobbiamo prendere come esempio le persone riunite sul Sinai o il profeta Elia? Potrebbe essere un’alternativa sbagliata. I terribili fenomeni connessi con il dono dei Dieci Comandamenti servono a mettere in evidenza quanto questi ultimi siano seri. Accoglierli o rigettarli è una questione di vita o di morte. Vedendo un bambino correre sotto una macchina è bene gridare il più forte possibile. In situazioni analoghe i profeti riferiscono le parole di Dio per far vibrare le nostre orecchie.
Le parole dette ad alta voce sono certamente ascoltate: sono di effetto. Ma sappiamo anche che difficilmente toccano i cuori. Sono rigettate piuttosto che accolte. L’esperienza di Elia mostra che Dio non vuole impressionare, ma vuole essere capito ed accettato. Dio sceglie “il mormorio di un vento leggero” per parlare. Questo è un paradosso: Dio è silenzioso e tuttavia parla.
Quando la parola di Dio diventa “il mormorio di un vento leggero” è più efficiente di altre cose per cambiare i nostri cuori. La tempesta sul Monte Sinai spaccava le rocce, ma le parole silenziose di Dio sono capaci di fare breccia nei cuori di pietra degli uomini. Per lo stesso Elia il silenzio improvviso era probabilmente più spaventoso della tempesta e dei tuoni. In qualche modo le manifestazioni potenti di Dio gli erano familiari. Il silenzio di Dio lo disorienta, una cosa così diversa da quella che aveva sperimentato in passato.
Il silenzio ci rende pronti ad un nuovo incontro con Dio. Nel silenzio la parola di Dio può raggiungere gli angoli più nascosti dei nostri cuori. Nel silenzio, la parola di Dio dimostra di essere “efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito” (Ebrei 4,12). Nel silenzio smettiamo di nasconderci di fronte a Dio, e la luce di Cristo ci può raggiungere e guarire e trasformare anche quello di cui ci vergogniamo.
Silenzio e amore
Cristo dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Giovanni 15,12). Abbiamo bisogno di silenzio per accogliere queste parole e metterle in pratica. Quando siamo agitati e irrequieti , abbiamo così tanti argomenti e ragioni per non perdonare e per non amare. Ma quando “abbiamo calmato e reso quieta la nostra anima”, queste ragioni ci paiono insignificanti. Forse qualche volta rifuggiamo il silenzio, preferendo qualunque rumore, parola o distrazione, perché la pace interiore è una cosa rischiosa: ci rende vuoti e poveri, disintegra le amarezze e ci conduce al dono di noi stessi. Silenziosi e poveri i nostri cuori sono ricolmati dello Spirito Santo, riempiti con un amore incondizionato. Il silenzio è un umile ma sicuro cammino verso l’amore.
http://www.taize.fr/it_article958.html

Da ” Il cammino semplice ” di Madre Teresa di Calcutta

“Il frutto del silenzio è la preghiera”
“Il frutto della preghiera è la fede”
“Il frutto della fede è l’amore”
“Il frutto dell’amore è il servizio”
“Il frutto del servizio è la pace”
Il frutto del silenzio è la preghiera.
“Bisogna che tutti noi troviamo il tempo di restare in silenzio e di contemplare, soprattutto se viviamo nelle metropoli come Londra o New York, dove tutto si muove tanto in fretta. Ecco perchè ho deciso di aprire la prima Casa per le sorelle contemplative (la cui vocazione è pregare per buona parte della giornata) a New York anzichè sull’Himalaya: ritenevo che silenzio e contemplazione fossero più necessari nelle città del mondo.
“Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perchè è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio: dobbiamo ascoltare Dio perchè ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che Egli dice a noi e attraverso di noi”.
…………….
“Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l’impegno di farlo ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque. Non è necessario trovarsi in una cappella o in chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera nè la preghiera deve fermare il lavoro.”.
…………..
Il frutto della preghiera è la fede
“Dio è ovunque e in ogni cosa e senza di Lui non possiamo esistere. Io non ho mai dubitato dell’esistenza di Dio, nemmeno per un momento, ma so che talune persone sono dubbiose. Se non credi in Dio, puoi aiutare gli altri facendo opere d’amore, e i frutti di queste opere saranno le grazie che entrano nella tua anima. Comincerai allora, lentamente, ad aprirti e a desiderare la gioia di amare Dio.
“Vi sono moltissime religioni, e ciascuna ha modi diversi di seguire Dio. Io seguo Cristo:
Gesù è il mio Dio,
Gesù è il mio Sposo,
Gesù è la mia Vita,
Gesù è il mio unico Amore,
Gesù è ogni Cosa per me,
Gesù per me è Tutto.
” Per questo non ho mai paura. Faccio il mio lavoro con Gesù, lo faccio per Gesù, lo faccio a Gesù e dunque i frutti sono Suoi non miei. Se hai bisogno di una guida, basta che tu guardi a Gesù.. Devi darti a Lui e affidarti a Lui completamente. Quando lo fai, ogni dubbio viene dissolto, e raggiungi una piena convinzione. Gesù ha detto: . “.
………….
Il frutto della fede è l’amore
“La peggiore malattia dell’Occidente oggi non è la tubercolosi o la lebbra, ma è il non sentirsi desiderati nè amati, il sentirsi abbandonati. La medicina può guarire le malattie del corpo, ma l’unica cura per la solitudine, la disperazione e la mancanza di prospettive è l’amore. Vi sono molte persone al mondo che muoiono per un pezzo di pane, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore. E la povertà in Occidente assume forme nuove: non è solo solitudine, ma è anche povertà spirituale. Vi è fame d’amore, e vi è fame di Dio”.
…………….
Il frutto dell’amore è il servizio
…………..
“La preghiera attiva è amore, e l’amore attivo è servizio. Cerca in ogni momento di dare incondizionatamente qualsiasi cosa di cui una persona abbia bisogn. L’importante è fare qualche cosa (per quanto piccola) e dimostrare con le proprie azioni, donando il proprio tempo, che si vuol bene. A volte vorrà dire impegnarsi in un lavoro fisico (come facciamo nelle nostre Case per i malati e i moribondi), altre volte offrire sostegno spirituale a chi se ne sta sempre chiuso in casa. Se un malato vuole medicine, dàgli medicine, se ha bisogno di conforto, confortalo”.
………………….
Il frutto del servizio è la pace
………………….
“Abbiamo il diritto di vivere felici e in pace. Siamo stati creati per questo – per essere felici – e possiamo trovare la vera felicità e la vera pace solo quando siamo in un rapporto d’amore con Dio: vi è grande felicità nell’amarLo. Molti pensano, specie in Occidente, che il denaro renda felici. Io penso invece sia più difficile essere felice se sei ricco, perchè ti è più difficile vedere Dio: hai troppe altre cose cui pensare. Se tuttavia Dio ti ha dato il dono della ricchezza, allora usala per i Suoi scopi: aiutare gli altri, aiutare i poveri, creare posti di lavoro, dare lavoro agli altri. Non sprecare la tua ricchezza: anche avere cibo, una casa, dignità, libertà, salute e istruzione sono tutti doni di Dio, ed è questo il motivo per cui dobbiamo aiutare chi è meno fortunato di noi.
…………….
“Quando offendiamo i poveri, o ci offendiamo l’un l’altro, offendiamo Dio”.
……………..
” Per finire, io ho soltanto un messaggio di pace, quello di amarvi gli uni gli altri come Dio ama ognuno di voi.
Gesù è venuto per portarci la buona novella che Dio ci ama, e desidera che noi ci amiamo l’un l’altro.
E quando verrà il tempo il tempo di morire per tornare nuovamente a casa, da Dio, Egli ci dirà: ”Venite e prendete il Regno preparato per voi, poichè avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato. quanto avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”.
Dio vi benedica.
Madre Teresa”.
(Le note qui riportate sono state tratte dal libro edito dalla Arnoldo Mondadori S.p.A. – Milano nella collana Oscar Mondadori: “IL CAMMINO SEMPLICE” – Traduzione di Stefano Castelli e Bruno Osimo – Introduzione: di Lucinda Vardey – Titolo originale : ” A Simple Path “. )
Meditate and prayer

“Meditation and prayer are not any activity: they must make
sensations of a special nature. If meditation and
prayer does not make you feel a warmth, a light, a force,
a joy, a charm, you have to find the cause.
Sometimes, rubbing a match and this will not turn on
because it is wet, or perhaps it is the case, and if a lighter
does not work, or gasoline that is missing is the flint
consumed. Spiritual practices as well as on the floor
material, the failures are always a cause that is necessary
find. The intellect should never be wet and the heart
should never be dry. Must the heart be warm and humid,
and that the intellect is dry and cold. A heart asciuttto
becomes selfish, and if it is cold, lack of love. If it warms up,
the mind is asleep, and if it is too damp,
rots. These images are clear and simple help
overcome the difficulties of your inner life. “
Mikhael Omraam Aïvanhov
Silence and Prayer
If we take as our guide the oldest prayer book, the book of Psalms, we see two main forms of prayer. One is a lament, a cry for help. The other is of thanksgiving and praise to God For a more hidden level is a third type of prayer, without questions, or more explicit expressions of praise. In Psalm 131, for example, there is nothing but trust and confidence: “I am calm and serene …. hope in the Lord, now and forever. “
At times prayer becomes silent. A quiet communion with God can find no words. “I am calm and serene like a child quieted at its mother,” How satisfied that a child has stopped crying and is in the arms of his mother, so he can “feel my soul” in the presence of God prayer then he has need for words, perhaps not even thought of.
How is it possible to reach an inner silence? Sometimes we are apparently silent, and yet we have great discussions within us, struggles with imaginary companions or with ourselves. Soothe your soul requires a kind of simplicity. “I keep busy with things too big or too wonderful for me,” Silence is to recognize that my concerns can not do much. Silence means leaving to God what is beyond my reach and my skills. A moment of silence, very short, is like a holy rest, a Sabbath rest, a respite from worries.
The turmoil of our thoughts can be compared to the storm hitting the boat of the disciples on the Sea of Galilee while Jesus was sleeping. Like them, we may feel helpless, full of anxiety and unable to calm down. But Christ is adept at coming to our aid. As rebukes the wind and the sea, “there was a great calm”, he can also give peace to our hearts when it is shaken by fear and worries. (Mark 4)
Remaining in silence, trust and hope in God A Psalm tells us that silence is even a form of praise. We usually read at the beginning of Psalm 65: “To you it must be praise, O God.” This translation follows the greek text, but actually the Hebrew text says: “Silence is praise to thee, O God.” When words and thoughts stop, God is praised in a silence of awe and admiration.
The word of God and silence Thunder
At Sinai, God spoke to Moses and the Israelites. The word of God was preceded and accompanied by thunder and lightning and a louder sound of the trumpet (Exodus 19). Centuries later, the prophet Elijah came to the mountain of God We hope the storm, earthquake and fire, as had happened to his ancestors, and was ready to hear God speaking in the thunder. But the Lord was not in any of those phenomena powerful family. When all the noise was over, Elijah heard “a whisper of a gentle wind,” and God spoke to him. (1 Kings 19)
God speaks in a loud voice or a whisper quiet? We must take as an example the people gathered at Sinai or the prophet Elijah? Could possibly be a wrong. The terrible events associated with the gift of the Ten Commandments serve to highlight what they are serious. Accept or reject is a matter of life or death. Seeing a child in a car is running good scream as loud as possible. In situations such as the prophets refer to God’s words to our ears vibrate.
The words spoken aloud are certainly heard: are having an effect. But we also know that hardly touch the hearts. Are rejected rather than accepted. Elijah’s experience shows that God does not want to impress, but he wants to be understood and accepted. God chooses “the murmur of a gentle wind” to speak. This is a paradox: God is silent and yet speaks.
When the word of God becomes “the murmur of a gentle wind” is more efficient than other things to change our hearts. The storm broke the rocks on Mount Sinai, but the silent words of God are able to break through the stony hearts of men. For the same Elijah the sudden silence was probably the most frightening storm and thunder. Somehow the powerful manifestations of God were familiar. The silence of God is confusing, something so different from what he experienced in the past.
Silence makes us ready for a new encounter with God in silence the word of God can reach the furthest corners of our hearts. In the silence, the word of God proves to be “effective and sharper than any two-edged sword, piercing to the division of soul and spirit” (Hebrews 4:12). Stop hiding in silence before God, and Christ’s light can reach us and heal and transform what we are ashamed.
Silence and love
Christ says: “This is my commandment: love one another as I have loved you” (John 15:12). We need silence to take up these words and put them into practice. When we are agitated and restless, we have so many arguments and reasons not to forgive and not to love. But when we “have calmed and quieted our soul”, these reasons seem to us insignificant. Maybe sometimes avoid silence, preferring any noise, word or distraction, because inner peace is a dangerous thing: it makes us empty and poor, disintegrates bitterness and leads us to the gift of ourselves. Silent poor and our hearts are filled with the Holy Spirit, filled with unconditional love. Silence is a humble but sure path to love.
http://www.taize.fr/it_article958.html

From “simple path” of Mother Teresa of Calcutta

“The fruit of silence is prayer”
“The fruit of prayer is faith”
“The fruit of faith is love”
“The fruit of love is service”
“The fruit of service is peace”
The fruit of silence is prayer.
“We need that we all find the time to remain silent and to contemplate, especially if you live in big cities like London or New York, where everything moves so fast. That’s why I decided to open the first home for contemplative sisters ( whose vocation is to pray for a good part of ghiornata) to New York instead of Himalayas felt silence and contemplation were needed more in cities around the world.
“I always start my prayer in silence, because it is in silence that God speaks. God is the friend of silence, we must listen to God because what matters is not what we say, but what He says to us and through us “.
…………….
“If you’re looking for God and do not know where to start, learn to pray and take the trouble to do it every day. You can pray anytime, anywhere. You do not need to be in a chapel or church. You can pray at work: work does not necessarily stop the prayer nor prayer have to stop work. “.
…………..
The fruit of prayer is faith
“God is everywhere and everything and we can not exist without him. I have never doubted the existence of God, even for a moment, but I know that some people are doubtful. If you do not believe in God, you can help others doing works of love, and the fruits of these works will be by entering in your soul. Thus began, slowly, to open yourself and want the joy of loving God
“There are many religions, and each has different ways to follow God I follow Christ:
Jesus is my God
Jesus is my Spouse,
Jesus is my Life
Jesus is my only love,
Jesus is everything to me,
Jesus is everything to me.
“That’s why I never fear. I do my job with Jesus, I do it for Jesus, I do it to Jesus and then the fruits are His not my own. If you need a guide, as long as you look to Jesus. You have to give Him and trusting in Him completely. When you do, all doubt is dispelled, and to achieve full conviction. Jesus said, ‘If you become like bambini, can not come to me>.. “
………….
The fruit of faith is love
“The worst disease of the West today is not leprosy or tuberculosis, but it is not desired nor feeling loved, feeling abandoned. The medicine can cure diseases of the body, but the only cure for loneliness, despair and the lack of prospects is love. There are many people in the world who die for a piece of bread but even more die for lack of love. and poverty in the West is taking new forms: not only is loneliness, but it is also spiritual poverty. There is hunger for love, and there is a hunger for God. “
…………….
The fruit of love is service
…………..
“Prayer is an active love, and love activities and services. Search unconditionally at all times to give any thing a person needs. The important thing is to do something (however small) and show by their actions, donating their time, that you love. Sometimes it means to engage in physical work (as we do in our homes for the sick and dying), sometimes they offer spiritual support to those it is always closed in the house. If a patient medicine wants, give him medicine if he needs comfort, console him. “
………………….
The fruit of service is peace
………………….
“We have the right to live happily and in peace. We were created for this – to be happy – and we can find true happiness and true peace only when we are in a loving relationship with God: there is great happiness in loving . Many people think, especially in the West, that money makes you happy. I think instead it is more difficult to be happy if you’re rich, it is more difficult because you see God, you have too many other things to think about. However, if God gave you the gift of wealth, then use it for His purpose: to help others, help the poor, create jobs, give jobs to others. Do not waste your wealth also have food, shelter, dignity, freedom, health and education are all gifts of God, and this is why we must help those less fortunate than ourselves.
…………….
“When we offend the poor, or we offend one another, we offend God.”
……………..
“Finally, I only get a message of peace, to love one another as God loves each of you.
Jesus came to bring us the good news that God loves us and desires that we love one another.
And when the time comes time to die to get back home again, by God, He will say:”Come and take the kingdom prepared for you, because I was hungry and you gave me food, I was naked and you clothed me, I was sick and you visited me. what you did for one of the least of these my brethren, ye have done it unto me.”
God bless you.
Mother Teresa. “
(Information provided here are taken from the book published by Arnoldo Mondadori SpA – Milan Oscar Mondadori in the series: “THE EASY WAY” – Translation by Stefano Castelli and Bruno Osimo – Introduction: Lucinda Vardey – Original title: “A Simple Path” .)

Manifestazione per mezzo della preghiera di Neville Goddard – Manifested through prayer, Neville Goddard


Manifestazione per mezzo della preghiera, di Neville Goddard

Neville Goddard ha sviluppato una metodologia per manifestare attraverso la preghiera e ne ha parlato in tutti i suoi libri. Concettualmente si tratta di sentire il desiderio come realizzato, il testo che segue sviluppa questa idea in tutti i suoi aspetti.
“La preghiera è l’esperienza più straordinaria che un essere umano possa fare ma non ha nulla a che vedere con il quotidiano mormorio della maggior parte dell’Umanità, intenta a cercare di attirare l’attenzione di Dio ripetendo vuote litanie. La preghiera è l’estasi di un matrimonio spirituale celebrato nella profonda e silenziosa immobilità della consapevolezza.” (Neville)
“La preghiera è quindi riconoscere sé stessi essere ciò che si desidera piuttosto che implorare Dio di realizzare i propri desideri.” (Neville)
“Se la preghiera non ottiene risposta si sta sbagliando qualcosa. Solitamente ci si mette troppo sforzo, l’errore più comune è riconoscere la preghiera come un atto di volontà. La regola fondamentale è non fare alcun sforzo, se ci riuscirete vi troverai intuitivamente nel giusto stato d’animo.” (Neville)
“Non si attrae ciò che che si vuole ma ciò che si crede essere vero.” (Neville)
Il cuore del processo è creare uno stato mentale in cui si sente di aver già ottenuto ciò che si desidera; sia che si tratti di qualcosa di materiale, un tratto caratteriale od il contatto con il divino dentro di voi. La propria immaginazione deve riconoscere ciò che si desidera come già realizzato; nonostante i sensi fisici possano suggerire alla mente il contrario, bisogna vivere in uno stato mentale in cui ciò già esiste.
Una volta che questo stato mentale è raggiunto nell’immaginazione, Neville ci spiega che è solo una breve questione di tempo perché il mondo fisico esterno rifletta il nostro mondo interiore.
I 10 ASPETTI DEL CORRETTO MODO DI PREGARE
1. DORMIRE
“Portare l’azione nel sonno concretizza la fantasia in realtà.” (Neville)
Neville menziona frequentemente quanto sia potente addormentarsi immaginando realizzato il proprio desiderio.
Quando ci si trova sdraiati a letto alla fine della giornata e si perde coscienza, si ha la possibilità di creare con il minor sforzo possibile la scena mentale che vede realizzato il proprio desiderio.
Attenzione però a non metterci troppo sforzo, diversamente l’Ego rimarrà presente e non si riuscirà ad addormentarsi.
Perché questa tecnica funziona tanto bene?
Abraham, canalizzato da Esther Hicks, spiega che se portate un’idea nel sonno avete otto ore di incoscienza in cui non potrete disfare o negare questa manifestazione.
Neville dice qualcosa di simile in “Resurrezione”: “Un uomo addormentato non ha libertà di scelta, è dominato dall’ultimo pensiero avuto da cosciente, quindi si dovrebbe sempre assumere una sensazione di realizzazione e soddisfazione prima di addormentarsi.”
E’ inoltre probabile riuscire a trasformare in un sogno la situazione di appagamento portata nel sonno ed il sogno è un’esperienza sensoriale completa al pari della realtà – quale miglior occasione per sentire il desiderio esaudito che viverlo in un sogno?
2. MEDITARE
“Di fatto difficilmente è possibile veder dirompere le più straordinarie energie della mente se il corpo non è immobile e le porte dei sensi chiuse al mondo esterno.” (Neville)
Neville parla del raggiungimento di una sorta di “sogno lucido” nel quale si è in grado di mantenere il sentimento in cui si avverte il desiderio esaudito senza le distrazioni del sensi corporei; privati degli stimoli sensoriali ci si connette in maniera più profonda con la propria capacità di manifestazione.
“E’ uno stato nel quale si è coscienti e appena in grado di muoversi o aprire gli occhi ma semplicemente non si desidera farlo.” (Neville)
“Il dormiveglia facilita il cambiamento perché induce uno stato di attenzione senza sforzo alcuno ma non deve esser spinto fino al sonno perché a quel punto viene perso il controllo. Il modo più efficacie per materializzare un desiderio è di sentirlo già realizzato e quindi, in uno stato di rilassato dormiveglia, ripetere poche parole, come una cantilena. Dire “Grazie, grazie, grazie” rivolgendosi ad un Potere Superiore e ringraziandolo per aver esaudito il proprio desiderio.” (Neville)
“Si può cambiare il proprio futuro controllando i propri pensieri poco prima di addormentarsi perché in quel momento lo sforzo è ridotto la minimo e l’attenzione rilassata ma controllata dal sentimento, senza sforzo cosciente.” (Neville)
“Quando il corpo è immobile bisogna percepirsi agire dall’interno del proprio corpo fisico. Se si vorrà camminare come salire le scale, non bisognerà immaginarsi nell’atto di camminare o salire le scale ma provare le sensazioni che si provano camminando o salendo le scale.” (Neville)
“L’altro modo di pregare è semplicemente sentirsi grati. Se desidero qualcosa per me stesso o per qualcun altro, immobilizzo il mio corpo e, spingendomi in uno stato vicino al sonno, provo gioia e gratitudine. Quindi mi addormento con la mente assorbita nella sensazione di aver appagato il mio desiderio.” (Neville)
3. VISUALIZZARE
“Adesso spiegherò cosa intendo per Sensazioni Spirituali. Immaginate di tenere in mano una rosa ed annusarla, ne sentite il profumo? Bene, se di fatto la state solo immaginando cosa state odorando? Attraverso le Sensazioni Spirituali (vista, udito, olfatto, gusto e tatto immaginari) siete in grado di regalare vividità sensoriale a ciò che immaginate. Facendo questo, l’intero Universo cospirerà per aiutarvi e, di riflesso, scoprirete quanto sono sottili le trame che conducono al raggiungimento del vostro obiettivo.” (Neville)
Più sensi riusciamo a coinvolgere mentalmente meglio riuscirà il processo di visualizzazione, qualsiasi cosa può aiutarci in questo. Se volete trasferirvi in una nuova città, portate sempre con voi una fotografia di questa città. Durante la giornata ogni tanto fermatevi e date un’occhiata alla fotografia immaginando cosa provereste se viveste lì – guardatevi intorno nelle strade, annusate gli odori nell’aria sentendone temperatura ed umidità, ascoltatene i suoni.
“Per mezzo delle Sensazioni Spirituali – vista, udito, olfatto, tatto e gusto immaginari – darete alla vostra fotografia la necessaria vividità sensoriale per riflettere quell’immagine nel mondo fisico fuori di Voi.” (Neville)
“Il mondo è uno specchio nel quale ognuno vede riflesso sé stesso. Il mondo fisico riflette le credenze della mente dell’uomo. C’è chi è più portato per le immagini visive, chi per immaginare i suoni, altri ancora per visualizzare i movimenti. Cominciate coltivando la forma di attività mentale che trovate più congeniale per focalizzare tutta la Vostra attenzione in una direzione, finché riuscirete ad utilizzare tutte le Sensazioni Spirituali contemporaneamente.” (Neville)
4. PREGARE IN OGNI MOMENTO
“In ogni istante della Vita, che se ne sia coscienti o meno, si prova un sentimento.” (Neville)
Quando si comprende che in ogni istante si assume un determinato stato mentale, si vede immediatamente l’importanza di tenere sotto controllo la propria mente ed i propri pensieri. E’ controproducente consentire alla nostra mente di indulgere in pensieri negativi o improduttivi.
Neville chiama questa attenzione “investire nei propri pensieri”. Abitualmente la mente rimbalza da un pensiero all’altro sulla base di spunti associativi, “investire nei pensieri” significa tenerli sotto controllo. Riuscire a mantenere a lungo e frequentemente lo stato mentale prefissato è garanzia di una rapida manifestazione del proprio desiderio.
“Il desiderio che si realizza ha sempre catalizzato molta attenzione perché un’idea prende forza proporzionatamente al grado di attenzione che gli si rivolge.” (Neville)
“Diventiamo ciò che desideriamo ricordandoci costantemente i nostri obiettivi ed identificandoci con questi.” (Neville)
“E’ necessario definire un preciso obiettivo o diversamente la mente continuerà a vagare e vagando farà proprio ogni suggerimento negativo che troverà sul suo cammino.” (Neville)
“Una volta che si prova il sentimento con il quale si riconosce appagato il proprio desiderio, non bisogna considerare l’esperienza terminata ma portarla con sé quasi fosse un fragrante profumo.
Anziché dimenticare il lavoro svolto è necessario che rimanga nell’aria a condizionare ogni nostra azione o reazione.” (Neville)
“Riempite la vostra mente con una sola sensazione e camminate come se i vostri desideri fossero già realtà.” (Neville)
“Se volete pregare con successo, un solo sentimento deve dominare la vostra mente.” (Neville)
“Un pensiero ardente e concentrato, focalizzato in un’unica direzione, mette a tacere ogni altra sensazione e la fa scomparire. Dovete solo concentrarvi su ciò che desiderate per vederlo realizzato.” (Neville)
“Riconoscendo la potenza del sentimento, dovete sempre porre molta attenzione al vostro stato d’animo ed ai vostri atteggiamenti.” (Neville)
“Tutto quanto viene detto e fatto nella propria testa è di gran lunga più importante delle proprie azioni nel mondo fisico, e può essere cambiato. Se non si sono mai osservate in maniera acritica le proprie reazioni agli accadimenti della Vita significa che non si è a conoscenza della loro causa. Ma quando si prende coscienza dei propri pensieri allora li si può cambiare.” (Neville)
“La padronanza e l’autocontrollo dei propri pensieri e sentimenti è la massima conquista umana.
Tuttavia, fintanto che non si raggiunge un autocontrollo tanto raffinato da riuscire a provare sempre ciò che si desidera provare, sono utili il sonno e la preghiera per riuscire a raggiungere lo stato desiderato. Queste sono le due porte che conducono all’inconscio.” (Neville)
“L’uomo dotato di una disciplina perfetta non si abbandona mai ad un sentimento che non contribuisca alla sua felicità.” (Neville)
5. PROVARE IL SENTIMENTO
“Bisogna provare il sentimento caratteristico della realizzazione del proprio desiderio fintanto che se ne è posseduti e questo sentimento affolla ogni altra idea che si presenta alla coscienza.” (Neville)
“Se si desidera veramente qualcosa, quando la si ottiene si raggiunge una sorta di picco emozionale. Immaginando di ricevere ciò che si desidera, si può concentrarsi su questo stato emotivo ed amplificarlo fino a che l’unica cosa di cui si ha coscienza sia questo meraviglioso sentimento di realizzazione.” (Neville)
“Nella mente di ogni uomo c’è una precisa sensazione associata ad ogni singola idea.” (Neville)
“Il sentimento è l’unico mezzo che consente alle idee di essere condotte nell’inconscio. Ne segue che colui che non ha il controllo sui propri sentimenti può facilmente portare l’inconscio in stati indesiderati. Controllare i propri sentimenti non significa limitarli o sopprimerli ma piuttosto disciplinarsi al fine di immaginare e concepire solo i sentimenti in grado di contribuire alla propria felicità.” (Neville)
“Qualsiasi cosa la mente conscia di un uomo può concepire e sentire come vero, l’inconscio può e deve conseguentemente manifestarlo.” (Neville)
“Ogniqualvolta ci si trova completamente immersi in uno stato emotivo, si sta assumendo, in quel preciso momento, un sentimento di appagamento di quello stato. Se si mantiene quello stato, qualsiasi cosa su cui si ha riversato carica emotiva si manifesterà nel mondo fisico. I primi momenti di profondo interesse, durante i quali la propria attenzione si concentra, sono l’inizio di quanto si raccoglierà successivamente. Durante questi istanti si esercita il Potere Creativo, l’unico che esista veramente.” (Neville)
“Il sentimento è il segreto affinché una preghiera venga esaudita. E’ necessario sentirsi nella situazione in cui la propria preghiera ha avuto risposta, vivendo e comportandosi sulla base di questa convinzione. Il sentimento dispiega lentamente le nascoste capacità dell’Animo, è il lievito senza il quale non è possibile alcuna creazione.” (Neville)
6. RIMUOVERE LA NEGATIVITA’
“Si sfrondi la propria immaginazione distogliendo l’attenzione da tutte le idee spiacevoli e distruttive e concentrandosi su ciò che si desidera ottenere.” (Neville)
Uno dei temi fondamentali insegnati nella Scuola è la rimozione della negatività. La negatività, nella quale spesso ci si concede di indulgere, impedisce alla propria energia di elevarsi sopra il livello di base dei quotidiani drammi umani. La negatività sulla quale si pone la propria attenzione, attraverso la Legge della Manifestazione, si farà strada nella vostra Vita e perpetuerà condizioni avverse. Questo è un punto di partenza privilegiato dal quale cominciare a mettere in pratica il lavoro di Neville assumendo una prospettiva positiva e vedendo il meglio in ciascuno ed in ogni cosa indipendentemente dalle nostre credenze.
Da adesso in poi, quando vi sentirete prossimi ad abbracciare un pensiero od un’emozione negativa, sentirete tutta la vostra forza nel poter scegliere con cosa nutrire la vostra mente. Vi renderete conto che avete veramente la capacità di apportare dei cambiamenti in voi stessi e nella vostra Vita, state cominciando ad osservare gli automatismi nel vostro comportamento e diventare coscienti di questo processo.
“Cominciate con il disciplinare la vostra mente osservando i vostri pensieri, guardateli durante l’intero corso della giornata e rifiutatevi di accettare qualsiasi pensiero che non sia carico di Amore.” (Neville)
Un altro buon motivo per eliminare ogni forma di negatività è l’effetto boomerang di quella che Neville chiama la REGOLA D’ORO.
“L’avvertimento è stato dato agli uomini per mezzo della famosa REGOLA D’ORO: fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi. Potreste desiderare qualcosa per voi stessi o per qualcun altro ma se il vostro desiderio riguarda qualcun altro assicuratevi che ciò che desiderate sia accettabile per quella persona. La ragione di questo avvertimento è che la vostra stessa coscienza coincide con Dio, colui che dispensa ogni cosa. Ne segue che ciò che sentite o credete vero per qualcun altro è un regalo che gli state facendo e un regalo che non viene accettato torna a chi lo ha donato. Siate quindi veramente sicuri che voi stessi desiderereste quel regalo perché se accettate come vera dentro di voi una credenza riguardo a qualcun altro ma lui non riconosce questa come una verità per sé stesso, allora questo regalo rifiutato si materializzerà nel vostro mondo. Abbiate sempre cura di intendere ed accettare vero qualcosa per qualcuno solo se lo desiderereste anche per voi stessi. In questo mondo state costruendo il Paradiso in Terra.” (Neville)
Quando si indirizzano pensieri negativi verso qualcun altro è molto probabile che ritornino al mittente ed almeno con una parte della negatività questo avviene regolarmente.
“Una persona che pensa con malizia di qualcun altro sarà ferito dai suoi stessi pensieri se non riesce ad accettare a livello inconscio l’altra persona. Ciò che seminate, raccoglierete. Inoltre quello che desiderate e credete per gli altri, può essere desiderato e creduto per voi – voi non avete il potere di rifiutarlo se chi lo ha desiderato per voi lo accetta come verità anche per sé stesso. La sola possibilità che avete per rifiutare qualcosa è essere incapaci di desiderarla per qualcun altro – dare presuppone la capacità di ricevere.” (Neville)
Diversamente quando si rivolgono pensieri positivi verso qualcuno è ragionevole aspettarsene i benefici.
“Tutto il bene che accettate come vero per gli altri non sarà manifestato solo da loro ma si realizzerà anche per voi, pienamente condiviso.” (Neville)
7. CONTROLLARE IL DIALOGO INTERNO
“Il vostro dialogo interno si manifesta continuamente in ciò che accade attorno a voi. Diventerete autodidatti quando imparerete a mettere in relazione gli accadimenti nel mondo con il vostro dialogo interno.” (Neville)
E’ importante rendersi conto dei pensieri che passano per la testa. Osservare la propria mente è difficile ma è un traguardo che può essere raggiunto attraverso un’osservazione distaccata del proprio Sé senza alcun giudizio.
“Un’osservazione acritica del dialogo interno dentro di noi ci rivela le credenze attraverso le quali vediamo il mondo.” (Neville)
“Prendetevi per mano e osservate i vostri pensieri e il modo che avete di reagire agli accadimenti, senza criticarvi. Non condannate i vostri pensieri ma mantenetene il controllo.” (Neville)
Si cominciate dall’osservare la negatività, è importante distogliere l’attenzione da tutti i pensieri negativi. Quando uno di questi trova posto nella nostra mente, anziché indulgere ed identificarvi con questo pensiero, allenatevi a spostare immediatamente la vostra attenzione su qualcosa di positivo. Si può approfittare di questo riflesso per ritornare all’IO SONO, alla propria idea di Dio o per cambiare la propria prospettiva cercando di trovare un aspetto positivo di qualcosa percepito come negativo.
“Per negare qualcosa bisogna distogliervi la propria attenzione. Rilasciando dalla propria consapevolezza un pensiero od un problema ci si confronta direttamente con la divinità che dimora nel proprio Sé che si chiama IO SONO.” (Neville)
“Dal momento che lo stato con cui ci identifichiamo si specchia nel nostro dialogo interiore, per cambiare lo stato che ormai fa parte di noi dobbiamo innanzitutto modificare questo dialogo interno.” (Neville)
“Fermate il vostro vecchio, meccanico e negativo dialogo interiore per cominciarne uno positivo e
costruttivo basato sulla premessa che i vostri desideri siano completamente soddisfatti.” (Neville) “Potete realizzare cose che sembrano miracoli semplicemente controllando il vostro dialogo interno e basandolo sulla sensazione che i vostri desideri siano esauditi.” (Neville)
“Tutti noi possiamo realizzare i nostri obiettivi con il saggio uso della mente e della parola. La maggior parte di noi è completamente ignara della propria attività mentale ma per vivere una Vita di soddisfazione bisogna esserne consci perché è questo dialogo interiore la causa di tutti gli accadimenti che si manifestano nella nostra Vita.” (Neville)
8. VIVERE IL MOMENTO PRESENTE
Tutto accade in questo preciso istante; persino quando si ricorda qualcosa, di fatto si sta vivendo nel presente una memoria di un evento passato. Ogni preghiera deve essere formulata al tempo presente: è necessario immergersi nella sensazione di provare il proprio desiderio realizzato nel momento che si sta vivendo, non in un qualche lontano futuro.
“Dovete sforzarvi di essere. Per poter fare è necessario prima innanzitutto essere. Il desiderare ardentemente sfocia definitivamente nell’essere.” (Neville)
“Quando dite IO SONO, state dichiarando voi stessi essere in prima persona e al tempo presente, non c’è alcun futuro. Riconoscersi nell’IO SONO significa aver coscienza del proprio essere, la consapevolezza è l’unica strada.” (Neville)
“Non visualizzate mai voi stessi in un lontano futuro nello spazio e nel tempo. Fate in modo che la
vostra azione avvenga nel Qui-ed-Ora! La differenza tra sentirvi agire qui ed ora e visualizzarvi in azione come in un film, fa la differenza tra successo e fallimento.” (Neville)
9. ATTENDERE IL TEMPO NECESSARIO
“C’è sempre un intervallo di tempo tra l’impressione e la sua espressione, tra la richiesta cosciente e la sua realizzazione. Questo intervallo è chiamato Sabath, il periodo della quiete e dell’assenza di sforzo.” (Neville)
Nel suo libro “La vostra Fede è la vostra Fortuna”, Neville mette in evidenza l’intervallo temporale
necessario ad ogni manifestazione. Per quanto il tempo non sia altro che un’illusione, vi ci dobbiamo confrontare fino al momento in cui non trascenderemo i limiti del mondo fisico. Il tempo necessario per manifestare qualcosa dipende dall’intensità del sentimento e dalla determinazione con cui si applica il praticante.
“Se ci si applica correttamente, un’azione immaginata si concretizza immediatamente nella realtà.
Diversamente si realizza nel corso di un processo temporale.” (Neville)
“Gli uomini sono schiavi del tempo al punto che, se raggiungono uno stato di coscienza appropriato
per realizzare nel mondo qualcosa di nuovo ma questo non si manifesta immediatamente, perdono
la Fede nella realizzazione della loro richiesta, vi rinunciano e si riportano nel loro precedente stato d’essere. Proprio a causa di questa limitazione tanto diffusa, è molto utile aspettarsi fin dall’inizio un determinato intervallo di tempo tra la richiesta e la sua manifestazione.” (Neville)
“Adesso la mia coscienza si sposta avanti nel tempo e lì si prepara a ricevere.” (Neville)
“Ben compreso questo, è opportuno decidere quale potrebbe essere un intervallo di tempo ragionevole necessario alla realizzazione del proprio desiderio. Non cercate di ridurre la vostra attesa perché siete ansiosi di ricevere quanto desiderate, scegliete un tempo che appaia naturale.
Nessuno può dirvi quanto dovrete aspettare, solo voi potete dire quanto dovrà prolungarsi la vostra attesa perché sia un evento naturale.” (Neville)
“Una consapevole fiducia in sé stessi riduce sempre considerevolmente il tempo di attesa. Colui che è abituato a grandi successi, si aspetterà manifestazioni molto più rapide di chi viene abitualmente sconfitto.” (Neville)
10. CORREGGERE I PROPRI RICORDI
Neville scrive che, se mai dovrà esser ricordato per qualcosa, sarà per la “Tecnica di Correzione”, si riferisce alla modifica, nella propria memoria, degli eventi della Vita vissuta. L’idea di base è trasformare un brutto ricordo di un nostro vissuto, indiscutibilmente negativo, in qualcosa di piacevole utilizzando la fantasia di un evento positivo.
La “Correzione”, utilizzata comunemente nel mondo della PNL e discussa anche da Seth, funziona sostituendo ad una memoria un evento immaginario ugualmente valido.
“La sera rivivete tutti gli episodi, gli eventi, le conversazioni e gli incontri della giornata. Nel ricordarveli, riscrivete quelli che vorreste cambiare correggendoli. Rivivete ogni scena fino al punto che appaia tanto reale da lasciarvi credere di averla realmente vissuta. Scoprirete che, revisionando le vostre giornate, i vostri domani cambieranno. Coloro con cui vi siete scontrati oggi, vi incoraggeranno domani perché avrete modificato la loro stessa natura – gli altri testimonieranno il cambiamento avvenuto dentro di voi, il diverso modo con cui appaiono ai vostri occhi.” (Neville)
LO STATO IN CUI SI HA TUTTO CIO’ CHE SI DESIDERA
Assumere uno stato di estasi sembra essere il modo più meraviglioso per avere tutto ciò che si può desiderare attraverso la preghiera; trattenendovi in questo stato vedrete il mondo esterno rifletterlo.
“Nel corso della giornata potete immaginare molte cose ma, invece di immaginare molte piccole cose, vi consiglio di immaginare qualcosa di tanto grande da includere tutte le piccole cose. Invece di immaginare abbondanza, salute e buone relazioni, immaginate di trovarvi in uno stato di estasi. Se siete in estasi non potete soffrire o esser spaventati e, al contrario, se non state sperimentando pieno Amore ed appaganti relazioni non potete trovarvi nello stato di estasi. Cosa provereste a trovarvi in uno stato di estasi senza sapere cosa vi ha condotto in questo stato? Riducete il concetto di estasi ad una sola sensazione: NON E’ MERAVIGLIOSO? Non permettete alla coscienza, la vostra mente razionale, di chiedervene la ragione perché, se comincerà a ricercarne le cause, perderete questa sensazione. Piuttosto continuate a ripetervi più e più volte NON E’ MERAVIGLIOSO? Sospendete ogni giudizio nel chiedervi cosa sia meraviglioso.” (Neville)
IL PROSSIMO PASSO
Per quanto abbiate avuto tutto quanto credevate di desiderare dalla Vita, ancora sentite che vi manca qualcosa.
“La sofferenza è insita nella natura di chi è fatto di carne ed ossa, questa è la strada dell’uomo.
Non cercate di migliorare la vostra Vita, commettereste un grave errore. Per quanto non ci sia
dubbio che, utilizzando il Pensiero Positivo e la vostra mente, voi potreste credere di migliorare la vostra Vita, dovete ricordare che vivete in un mondo di dualità: per ogni sopra c’è un sotto, per ogni passo avanti uno indietro, per ogni bene un male. Per questo, qualsiasi miglioramento possiate conseguire, durerà solo un istante per poi venir meno e voi tornerete miserabili quanto prima. Comincerete quindi di nuovo a combattere per i vostri diritti e lottare per la sopravvivenza, per poi tornare ad essere felici nel momento in cui otterrete ciò che desideravate. Siete come uno yo-yo, andate su e giù. E non importa quante volte io ve lo possa ripetere, andrete avanti inevitabilmente a comportarvi in questo modo.” (Robert Adams, “Il Silenzio del Cuore”) Ad un certo punto vi renderete conto che un reale senso di realizzazione non può provenire dall’esterno.
“Ma se ci metterete tutta la vostra volontà, se lo praticherete ogni qualvolta ne avrete l’opportunità e ne farete il primo obiettivo della vostra Vita, avrete risultati stupefacenti. Risultati stupefacenti. Ma dovrete metterlo al primo posto nella vostra Vita. Pensateci adesso. Cosa c’è ora al primo posto nella Vostra Vita? Non ditemelo ma pensatelo. Qual’è il vostro primo obiettivo? Potrete portarlo con voi alla vostra morte?” (Robert Adams, “Il Silenzio del Cuore”)
Neville spiega come i nostri veri obiettivi debbano essere qualcosa che trascenda il successo in
questo mondo fisico.
“Inizialmente ogni vostra impresa sarà un successo. I vostri guadagni aumenteranno e vi potrete permettere tutto quanto desiderate. Ma dopo un po’ di tempo vi renderete conto che state comprando solo dei giocattoli per divertirvi in attesa che lo spirito di Cristo si risvegli dentro di voi. A quel punto capirete che non vi trovate qui per accumulare una fortuna ma per redimere il mondo.” (Neville)
Il fine ultimo è l’unione con il divino, il risveglio del Cristo dentro di voi. Neville racconta in diversi
libri il giorno in cui si è “risvegliato dal sogno della Vita”. Una volta risvegliati non si avverte più la
necessità di accumulare beni materiali e l’interesse si sposta sul mondo interiore di cui quello fisico è solo un’ombra.
“Addomesticate la violenza che alberga in voi, trascendetela! Non lottate contro le avversità, si
limitano a riflettere il tumulto dentro di voi, il loro osservatore. Distogliete da loro la vostra attenzione come quando voltate la schiena a qualcosa che non volete guardare.” (Neville)
“E’ importante imparare a distinguere tra la propria identità (il proprio IO) e lo spazio che si occupa nel mondo fisico.” (Neville)
“Dio non si trova là fuori. Egli è nella vostra mente e sogna di essere voi.” (Neville)
“Riportate quindi in Vita il Perfettissimo provando il sentimento di essere il Cristo perché il Cristo è il concetto di Sé attraverso il quale vedere senza veli la realtà dell’eternità.” (Neville)
“Invece di credere in Dio o in Gesù, dovete credere di essere voi stessi Dio o Gesù.” (Neville)

Manifested through prayer, Neville Goddard

Neville Goddard has developed a methodology to manifest through prayer and spoke in all his books. Conceptually it is like to feel the desire realized, the text that follows develops this idea in all its aspects.
“Prayer is the most extraordinary experience that a human can do but it has nothing to do with the daily hum of most of humanity, intent on trying to attract God’s attention by repeating litanies empty. Prayer is the spiritual ecstasy of a marriage celebrated in the deep and silent stillness of awareness. “(Neville)
“Prayer is therefore recognize themselves to be what you want rather than beg God to make their wishes.” (Neville)
“If prayer is not answered you are doing something wrong. Usually you put too much effort, the most common mistake is to recognize prayer as an act of will. The basic rule is not making any effort, if you can find it intuitively in the right state of mind. “(Neville)
“You attract what you want but what you believe to be true.” (Neville)
The heart of the process is to create a state of mind where he feels he has already achieved what you want, whether it be of something material, a character trait or contact with the divine within you. Their imagination to recognize what you want as already done, and despite the physical senses can suggest to the mind the contrary, we live in a state of mind where it already exists.
Once this mental state is achieved in the imagination, Neville explains that there is only a short matter of time before the external physical world reflects our inner world.
The 10 ASPECTS OF THE RIGHT WAY TO PRAY
1. ACCOMMODATION
“Take concrete action in their sleep fantasy into reality.” (Neville)
Neville frequently mentions how powerful images taken their desire to fall asleep.
When you are lying in bed at the end of the day and you lose consciousness, you have the ability to create with as little effort as possible the mental scene that has her own desire.
But do not put too much effort, unlike the ego, and this will not be able to sleep.
Because this technique works so well?
Abraham, channeled by Esther Hicks, explains that if you take an idea that you sleep eight hours of unconsciousness in which you can not undo or deny this event.
Neville says something similar in “Resurrection”: “A sleeping man has no freedom of choice, is dominated by the last thought had to be conscious, then you should always assume a sense of accomplishment and satisfaction before falling asleep.”
It ‘also likely to be able to turn a dream situation to reach fulfillment in his sleep and the dream is like a total sensory experience of reality – what better opportunity to feel the desire to live in a dream come true?
2. PONDER
“In fact you can hardly see the most extraordinary energy bursts of mind if the body is at a standstill and closed the doors of the senses to the outside world.” (Neville)
Neville speaks of achieving a kind of “lucid dreaming” where you can keep the feeling that there is a desire fulfilled without the distractions of the bodily senses; deprived of sensory input you connect more deeply with their own capacity of the event.
“It ‘s a state in which he is conscious and barely able to move or open her eyes but you just do not want to do it.” (Neville)
“The half-sleep facilitates change because it induces a state of attention without any effort but should not be forced to sleep because at that point is out of control. The most effective way to materialize a desire to hear it is already created and then, in a relaxed state of half-sleep, repeat a few words, like a lullaby. Saying “Thank you, thank you, thank you” when addressing a Higher Power and thanking him for having fulfilled his desire. “(Neville)
“You can change your future by controlling their thoughts just before going to sleep because then the effort has reduced the minimum and the relaxed but carefully controlled by the feeling, without conscious effort.” (Neville)
“When the body is immobile perceived need to act from their physical body. If you want to walk like climbing stairs, will not have to imagine the act of walking or climbing stairs, but try the feeling you get walking or climbing stairs. “(Neville)
“The other way is simply to pray to feel grateful. If I want something for myself or for someone else, my body immobilized, and pushing me in a state close to sleep, I feel joy and gratitude. Then I fall asleep with your mind absorbed in the feeling of having fulfilled my desire. “(Neville)
3. VIEW
“Now I’ll explain what I mean by spiritual feeling. Imagine that you hold a rose and smell it, you feel the smell? Well, if in fact you are just imagining what you’re smelling? Through the spiritual sensations (sight, hearing, smell, taste and touch imaginary) are able to give vivid sensory what you imagine. By doing this, the whole universe conspire to help you and, consequently, discover what are the subtle textures that lead to the achievement of your goal. “(Neville)
The more senses we involve mentally better manage the process of view, anything can help us do this. If you want to move to a new city, always carry a picture of this city. During the day, occasionally stop and look at the photo imagining would you feel if you lived there – look around in the streets, smell the odors in the air temperature and humidity hearing them, ascoltatene sounds.
“Through the spiritual sensations – sight, hearing, smell, touch and taste imagery – will give your photo the vivid sensory necessary to reflect that image in the physical world outside of Vol” (Neville)
“The world is a mirror in which everyone sees itself reflected. The physical world reflects the beliefs of the mind of man. Some people are more inclined to visual images, some to imagine the sounds, still others to see the movements. Start cultivating the form of mental activity that are more congenial to focus all your attention in one direction, while able to use all the spiritual sensations at once. “(Neville)
4. PRAY AT ALL TIMES
“In every moment of life, that it is conscious or not, you feel a feeling.” (Neville)
When we understand that at all times assume a certain state of mind, you see immediately the importance of controlling one’s mind and thoughts. E ‘counterproductive to allow our minds to indulge in negative thoughts or unproductive.
Neville calls attention to this “investing in their own thoughts.” Usually the mind bounces from one thought to another on the basis of associative cues, “investing in things” means to control them. Being able to maintain a long and frequently the state of mind set is the guarantee of an early manifestation of their desire.
“The desire has always realized that catalyzed a lot of attention because an idea gains strength in proportion to the degree of attention that is directed.” (Neville)
“We become what we want constantly reminding our goals and identifying with them.” (Neville)
“It ‘s necessary to define a clear objective or otherwise the mind will continue to roam and wander its negative any suggestion that it will find its path.” (Neville)
“Once you try the feeling with which recognized their wish fulfilled, we must consider the experience ended, but take it with you if it were a fragrant scent.
Instead of forgetting the work must remain in the air to affect our every action or reaction. “(Neville)
“Fill your mind with one walk and feel as if your wishes were already a reality.” (Neville)
“If you want to pray successfully, one must overcome the feeling your mind.” (Neville)
“A thought ardent and concentrated, focused in one direction, puts to rest any sense and makes it disappear. You just concentrate on what you want to see it done. “(Neville)
“Recognizing the power of feeling, you must always pay close attention to your mood and your attitude.” (Neville)
“Everything that is said and done in your head is far more important for their actions in the physical world, and can be changed. If you have never seen uncritically their reactions to the events of life means that you are not aware of their cause. But when we become aware of your thoughts then you can change them. “(Neville)
“The mastery and self-control of their thoughts and feelings is the greatest human achievement.
However, until it reaches a self-control so fine to be able to try what ever you want to try, are useful sleep and pray to be able to reach the desired state. These are two doors leading to the unconscious. “(Neville)
“The man has a perfect discipline not to abandon a feeling that does not contribute to his happiness.” (Neville)
5. TRY THE FEELING
“You have to try the feeling of the characteristic development of its desire as long as it is held and this feeling crowded every other idea that comes to consciousness.” (Neville)
“If you really want something, you get when you reach a sort of emotional peak. Imagine getting what you want, you can concentrate on the emotional state and amplify it until the only thing you are aware this is a wonderful feeling of achievement. “(Neville)
“In the mind of every man there is a distinct feeling associated with each individual idea.” (Neville)
“The feeling is the only medium that allows ideas to be carried out unconscious. It follows that he who has no control over their feelings can easily lead to undesirable states in the unconscious. Check your feelings does not mean restriction or withdrawal of discipline but rather to imagine and conceive of the feelings only able to contribute to their happiness. “(Neville)
“Whatever the conscious mind of man can conceive and feel as true, the subconscious can and must therefore manifest it.” (Neville)
“Whenever you find yourself completely immersed in an emotional state, you are taking, at that precise moment, a feeling of fulfillment of that state. If you maintain that state, anything that you have poured emotion will manifest in the physical world. The first moments of deep interest, during which its attention is focused, are the beginning of what you collect subsequently. During these moments, the Creative Power is exercised, the only one that really exists. “(Neville)
“The feeling is the secret to prayer is heard. E ‘need to feel in a situation where their prayers had been answered, living and acting on the basis of this conviction. The feeling slowly unfolds the hidden capacities of the soul, is the yeast without which there can be no creation. “(Neville)
6. REMOVE negativity ‘
“They prune their imagination by diverting attention from all unpleasant and destructive ideas and focusing on what you want to get.” (Neville)
One of the key topics taught in schools and the removal of negativity. Negativity, which often allows us to indulge you, to prevent their energy to rise above the base level of everyday human drama. The negativity on which God has their attention, through the Law of the event, will the road in your life and actual adverse conditions. This is an ideal starting point from which to start putting into practice the work of Neville taking a positive perspective and seeing the best in everyone and everything regardless of our beliefs.
From now on, when you feel coming to embrace a thought or a negative emotion, you’ll hear all your strength in being able to choose what to feed your mind. You will find that you have really the ability to make changes in yourself and in your life, you are beginning to see the automatic in your behavior and become aware of this process.
“Start with the specification of your mind watching your thoughts, look at them during the entire course of the day and refuse to accept any thought that is not full of love.” (Neville)
Another good reason to eliminate all forms of negativity is the boomerang effect of what Neville called the Golden Rule.
“The warning was given to men by the famous Golden Rule: do unto others what you want done to you. You might want something for yourself or for someone else but if your desire to respect someone else you want to make sure that what is acceptable for that person. The reason for this warning is that your own consciousness coincides with God, who dispenses everything. It follows that what you feel or believe someone else is a true gift that you are doing and will not accept a gift that comes back to who won. So be really sure that you yourself would you want that gift because if accepted as true in you a belief about someone else but he does not recognize this as a truth for himself, then refused this gift will materialize in your world. Always remember to truly understand and accept something for someone else only if you wish for yourself. In this world you are building heaven on Earth. “(Neville)
When negative thoughts are directed towards someone else is very likely to return to the sender and at least a part of the negativity that happens regularly.
“A person who thinks with malice of someone else will be hurt by his own thoughts, if it fails to accept the other person at an unconscious level. What you sow, you reap. In addition to what you want and believe in others, may be desired and thought for you – you do not have the power to reject it if those who wanted you to accept it as truth for himself. The only chance you have to deny something is to be unable to lust for someone else – means being able to receive. “(Neville)
Unlike when positive thoughts are directed towards someone is reasonable to expect the benefits.
“All the good that you accept as true for the others will be revealed only to them but will come for you too, is fully shared.” (Neville)
7. CHECK THE INTERNAL DIALOGUE
“Your internal dialogue occurs constantly in what is happening around you. Become self-taught when you learn to relate the events in the world with your inner dialogue. “(Neville)
It ‘important to be aware of the thoughts that go through your head. Observe your mind is difficult but it is a goal that can be achieved through detached observation of one’s self without any bias.
“Uncritical observation of the internal dialogue within us reveals the beliefs through which we view the world.” (Neville)
“Take your hands and keep your thoughts and how you react to events without criticizing. Do not condemn your thoughts but mantenetene control. “(Neville)
You begin to observe the negativity, it is important to draw attention away from all negative thoughts. When one of these finds place in our minds, instead of indulging and identify yourself with this thought, train yourself to immediately move your attention on something positive. You can take advantage of this reflex to return to the IO AM, to the idea of God or to change one’s perspective, trying to find a positive aspect of something perceived as negative.
“To deny something should distract his attention. Releasing from their consciousness a thought or a problem you are confronted directly with the divinity that dwells in one’s self is called I AM. “(Neville)
“As we identify with the state is reflected in our inner dialogue, to change the state which is now part of this we must first change the internal dialogue.” (Neville)
“Stop your old, manual and negative inner dialogue to begin a positive and
construction based on the premise that your desires are fully satisfied. “(Neville)” You can achieve things that seem miracles simply by controlling your inner dialogue and basing it on the feeling that your wishes are fulfilled. “(Neville)
“We can all achieve our goals with the wise use of the mind and speech. Most of us are totally unaware of their mental activity, but to live a life of satisfaction must be aware of this inner dialogue because it is the cause of all the events that occur in our lives. “(Neville)
8. LIVING THE MOMENT
Everything happens at this very moment, even when you remember something, you are actually living in the present memory of a past event. Every prayer should be made to the present time it is necessary to immerse yourself in the feeling of proving their desire fulfilled when you are living, not in some distant future.
“You must strive to be. To be able to do is first necessary to be first. The craving finally ends in being. “(Neville)
“When you say I AM, you are declaring yourself to be in first person and present tense, there is no future. Government recognized in BE means being aware of one’s being, consciousness is the only way. “(Neville)
“Never show yourself in a distant future in space and time. Make sure that the
Your action takes place in the here-and-Now! The difference between feel and act here and now show them in action like a film, makes the difference between success and failure. “(Neville)
9. Allow sufficient time
“There is always a time lag between the impression and expression, between the conscious and demand its implementation. This interval is called Sabath, the period of quiet and lack of effort. “(Neville)
In his book “Your Faith is Your Fortune,” Neville highlights the time interval
necessary for each event. As time is nothing but an illusion, there we have to face up to the time when they transcend the limits of the physical world. The time required to manifest something of the feeling depends on the intensity and determination with which the practitioner applies.
“If you apply successfully, action is realized immediately imagined into reality.
Otherwise occurs during a temporal process. “(Neville)
“Men are slaves of time so that, if they reach an appropriate state of consciousness
to create something new in the world but this does not occur immediately, they lose
Faith in the realization of their request, you give up and are shown in their previous state of being. Precisely because of this limitation is so widespread, it is very useful from the start to expect a certain amount of time between the request and its manifestation. “(Neville)
“Now my conscience is moved forward in time and there is preparing to receive.” (Neville)
“Ben understood this, you should decide what would be a reasonable amount of time necessary for the realization of their desire. Do not try to reduce your wait because you are anxious to receive what you want, choose a time that appears natural.
No one can tell you what you need to wait, only you can say what he will extend your wait for it to be a natural occurrence. “(Neville)
“A conscious self-confidence always considerably reduces the waiting time. One who is accustomed to great accomplishments, events will expect much faster than those who are usually defeated. “(Neville)
10. CORRECT YOUR MEMORIES
Neville says that if they ever will be remembered for something, it will be for the “Technical Correction” refers to the change in its memory, the events of the life lived. The basic idea is to transform a bad memory of one of our experienced, unquestionably negative, something nice using the imagination of a positive event.
The “correction”, commonly used in the world of NLP and discussed by Seth, works by replacing a memory an imaginary event equally valid.
“At night you can relive all the episodes, events, conversations and meetings of the day. In memory, rewrite correcting those who would like to change. Relive every scene to the point that it looks so real to give the impression of having truly lived. You’ll find that, by reviewing your day, your tomorrows will change. Those with whom you have clashed today, will encourage you tomorrow because you have changed their nature – the other witnesses to the change that occurred in you, the different way in which they appear to your eyes. “(Neville)
THE STATE IN WHICH IT HAS EVERYTHING ‘YOU WISH
Take a state of ecstasy seems to be the most wonderful way to have everything you could want through prayer by holding it in this state will see the outside world reflect this.
“During the day you can imagine many things, but instead of imagining a lot of little things, I suggest you think of anything big enough to include all the little things. Instead of imagining abundance, health and good relationships, imagine you are in a state of ecstasy. If you are in pain or ecstasy can not be frightened and, conversely, if you are not experiencing the full love and fulfilling relationships you can not be in a state of ecstasy. What would you try to be in a state of ecstasy without knowing what has led you in this state? Reduce the concept of ecstasy to a single feeling: NOT ‘wonderful? Do not let the conscience, your rational mind, to ask the reason why, if you begin to investigate the causes, you will lose that feeling. Rather than continue to repeat over and over NOT ‘wonderful? Suspend all judgments in asking what is wonderful. “(Neville)
THE NEXT STEP
As you thought you had everything you want in life, yet you feel that you are missing something.
“The suffering is inherent in the nature of who is flesh and blood, this is the way of man.
Do not try to improve your life, making a big mistake. As there is no
doubt that positive thinking and using your mind, you might think to improve your life, you have to remember that you live in a world of duality: for every one over there below, for every step forward one step back, for all the good bad. Therefore, any improvement can be achieved, will only take a moment and then be less miserable and you will return soon. Then begin again to fight for your rights and fight for survival, then return to be happy when you get what you want. You’re like a yo-yo, going up and down. And no matter how many times I can repeat it to you, you will inevitably continue to behave this way. “(Robert Adams,” The Silence of the Heart “) At some point you will realize that a real sense of achievement can not come from ‘ outside.
“But if you put all your will, if you practice it whenever you have the opportunity and do the first goal of your life, you will have amazing results. Amazing results. But you have to put it first in your life. Think about it now. What’s now in first place in your life? Think of it but do not tell me. What is your primary objective? You can take it with you to your death? “(Robert Adams,” The Silence of the Heart “)
Neville explains how our real objectives are to be successful in something that transcends
this physical world.
“Initially your company will be a success. Your earnings will increase and you can afford everything you want. But after a while ‘time you will realize that you are buying toys for fun just waiting to wake up the spirit of Christ within you. Then you’ll know you’re not here to make a fortune but to redeem the world. “(Neville)
The ultimate goal is union with the divine, the awakening of the Christ within you. Neville recounts in several
books on the day was “awakened from the dream of Life.” Once you feel more awake
need to accumulate material goods and the interest moves to the inner world of which the physical is only a shadow.
“To tame the violence that dwells in you, trascendetela! Do not fight against the odds, you
merely reflect the turmoil within you, an observer. Divert your attention from them as when you turn your back on something you do not want to watch. “(Neville)
“It ‘s important to learn to distinguish between their identity (their IO) and the space it occupies in the physical world.” (Neville)
“God is not out there. He is in your mind and dreams of being you. “(Neville)
“Bring the perfect life and then in a sense trying to be Christ because Christ is the concept of self through which to see the naked reality of eternity.” (Neville)
“Instead of believing in God or in Jesus, you believe yourself to be God or Jesus” (Neville)

“Lettere a un giovane poeta” – Letters To A Young Poet – Rainer Maria Rilke


Correva  l’anno 1903.

Un giovane allievo dell’accademia militare di Wiener Neustadt, Franz Xaver Kappus, scrive a colui che sarà
considerato il più importante poeta tedesco del ‘900, Rainer Maria Rilke, la prima di una una serie di lettere, chiedendo al grande poeta un giudizio sulle sue opere e un consiglio sulla sua passione per la scrittura.
Rilke, allora ventottenne, risponderà così:

….Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; 
verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; 
confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? 
Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte:devo scrivere? 
Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta.
E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice“io devo” questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. 
La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. 
Allora si avvicini alla natura.
Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e amaperde
Non scriva poesia d’amore; 
eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poichè serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. 
Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; 
descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; 
descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo.

(Brano estratto da Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke)

“Lettere a un giovane poeta” Rainer Maria Rilke

Parigi,17 febbraio 1903

Egregio signore,

la sua lettera mi è giunta solo alcuni giorni fa. Voglio ringraziarla per la sua grande e cara fiducia. Poco altro posso. Non posso addentrarmi nella natura dei suoi versi, poiché ogni intenzione critica è troppo lungi da me. Nulla può toccare tanto poco un’opera d’arte quanto un commento critico: se ne ottengono sempre più o meno felici malintesi. Le cose non si possono tutte afferrare e dire come d’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero la cui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.

Ciò premesso, mi sia solo consentito dirle che i suoi versi, pur non avendo una natura loro propria, hanno però sommessi e velati germi di una personalità. Con più chiarezza lo avverto nell’ultima poesia, La mia anima. Qui, qualcosa di proprio vuole farsi metodo e parola. E nella bella poesia A Leopardi affiora forse una certa affinità con quel grande solitario. Eppure quei poemi sono ancora privi di una loro autonoma fisionomia, anche l’ultimo e quello a Leopardi. La sua gentile lettera che li accompagnava; non manca di spiegarmi varie pecche che ho percepito nel leggere i suoi versi, senza però potervi dare un nome.

Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare.Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poiché serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le, rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda
su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.
Forse, però, anche dopo questa discesa nel suo intimo e nella sua solitudine, dovrà rinunciare a diventare un poeta (basta, come dicevo, sentire che senza scrivere si potrebbe vivere, perché non sia concesso). Ma anche allora, l’introversione che le chiedo non sarà stata vana. La sua vita in ogni caso troverà, da quel momento, proprie vie; e che possano essere buone, ricche e ampie, questo io le auguro più di quanto sappia dire.
Cos’altro dirle? Mi pare tutto equamente rilevato; e poi, in fondo, volevo solo consigliarla di seguire silenzioso e serio il suo sviluppo; non lo può turbare più violentemente che guardando all’esterno, e dall’esterno aspettando risposta a domande cui solo il sentimento suo più intimo, nella sua ora più quieta, può forse rispondere.
Mi ha rallegrato trovare nel suo scritto il nome del professor Horacek; serbo per quell’amabile studioso grande stima, e una gratitudine che non teme gli anni. Voglia, la prego, dirgli di questo mio sentimento; è molto buono a ricordarsi ancora di me, e lo so apprezzare.
Le restituisco inoltre i versi che gentilmente mi ha voluto confidare. E la ringrazio ancora per la grandezza e la cordialità della sua fiducia, di cui con questa risposta sincera, e data in buona fede, ho cercato di rendermi un po’ più degno di quanto io, un estraneo, non sia.

Suo devotissimo
Rainer Maria Rilke

Da: Lettere a un giovane poeta Rainer Maria Rilke (Mondadori 1994)

Letters To A Young Poet 

Paris
February 17, 1903

Dear Sir,

Your letter arrived just a few days ago. I want to thank you for the great confidence you have placed in me. That is all I can do. I cannot discuss your verses; for any attempt at criticism would be foreign to me. Nothing touches a work of art so little as words of criticism: they always result in more or less fortunate misunderstandings. Things aren’t all so tangible and sayable as people would usually have us believe; most experiences are unsayable, they happen in a space that no word has ever entered, and more unsayable than all other things are works of art, those mysterious existences, whose life endures beside our own small, transitory life.

With this note as a preface, may I just tell you that your verses have no style of their own, although they do have silent and hidden beginnings of something personal. I feel this most clearly in the last poem, “My Soul.” There, something of your own is trying to become word and melody. And in the lovely poem “To Leopardi” a kind of kinship with that great, solitary figure does perhaps appear. Nevertheless, the poems are not yet anything in themselves, not yet anything independent, even the last one and the one to Leopardi. Your kind letter, which accompanied them, managed to make clear to me various faults that I felt in reading your verses, though I am not able to name them specifically.

You ask whether your verses are any good. You ask me. You have asked others before this. You send them to magazines. You compare them with other poems, and you are upset when certain editors reject your work. Now (since you have said you want my advice) I beg you to stop doing that sort of thing. You are looking outside, and that is what you should most avoid right now. No one can advise or help you – no one. There is only one thing you should do. Go into yourself. Find out the reason that commands you to write; see whether it has spread its roots into the very depths of your heart; confess to yourself whether you would have to die if you were forbidden to write. This most of all: ask yourself in the most silent hour of your night: must I write? Dig into yourself for a deep answer. And if this answer rings out in assent, if you meet this solemn question with a strong, simple “I must,” then build your life in accordance with this necessity; your while life, even into its humblest and most indifferent hour, must become a sign and witness to this impulse. Then come close to Nature. Then, as if no one had ever tried before, try to say what you see and feel and love and lose. Don’t write love poems; avoid those forms that are too facile and ordinary: they are the hardest to work with, and it takes great, fully ripened power to create something individual where good, even glorious, traditions exist in abundance. So rescue yourself from these general themes and write about what your everyday life offers you; describe your sorrows and desires, the thoughts that pass through your mind and your belief in some kind of beauty – describe all these with heartfelt, silent, humble sincerity and, when you express yourself, use the Things around you, the images from your dreams, and the objects that you remember. If your everyday life seems poor, don’t blame it; blame yourself; admit to yourself that you are not enough of a poet to call forth its riches; because for the creator there is not poverty and no poor, indifferent place. And even if you found yourself in some prison, whose walls let in none of the world’s sounds – wouldn’t you still have your childhood, that jewel beyond all price, that treasure house of memories? Turn your attentions to it. Try to raise up the sunken feelings of this enormous past; your personality will grow stronger, your solitude will expand and become a place where you can live in the twilight, where the noise of other people passes by, far in the distance. – And if out of this turning-within, out of this immersion in your own world, poems come, then you will not think of asking anyone whether they are good or not. Nor will you try to interest magazines in these works: for you will see them as your dear natural possession, a piece of your life, a voice from it. A work of art is good if it has arisen out of necessity. That is the only way one can judge it. So, dear Sir, I can’t give you any advice but this: to go into yourself and see how deep the place is from which your life flows; at its source you will find the answer to the question whether you must create. Accept that answer, just as it is given to you, without trying to interpret it. Perhaps you will discover that you are called to be an artist. Then take the destiny upon yourself, and bear it, its burden and its greatness, without ever asking what reward might come from outside. For the creator must be a world for himself and must find everything in himself and in Nature, to whom his whole life is devoted.

But after this descent into yourself and into your solitude, perhaps you will have to renounce becoming a poet (if, as I have said, one feels one could live without writing, then one shouldn’t write at all). Nevertheless, even then, this self-searching that I as of you will not have been for nothing. Your life will still find its own paths from there, and that they may be good, rich, and wide is what I wish for you, more than I can say.

What else can I tell you? It seems to me that everything has its proper emphasis; and finally I want to add just one more bit of advice: to keep growing, silently and earnestly, through your while development; you couldn’t disturb it any more violently than by looking outside and waiting for outside answers to questions that only your innermost feeling, in your quietest hour, can perhaps answer.

It was a pleasure for me to find in your letter the name of Professor Horacek; I have great reverence for that kind, learned man, and a gratitude that has lasted through the years. Will you please tell him how I feel; it is very good of him to still think of me, and I appreciate it.

The poems that you entrusted me with I am sending back to you. And I thank you once more for your questions and sincere trust, of which, by answering as honestly as I can, I have tried to make myself a little worthier than I, as a stranger, really am.

Yours very truly,

Rainer Maria Rilke

Quiete nella fiducia – Quiet in the trust – Osho


Quiete nella fiducia

Quando senti di non essere più dipendente da nessuno,
dentro di te nascono una quiete,
un silenzio e un abbandono profondi.

Questo non vuol dire che smetti di amare.
Al contrario, per la prima volta sperimenti
una qualità e una dimensione nuove dell’amore.

Osho

 


Quiet in the trust

When you hear of no longer being dependent on anyone,
inside you are born a quiet,
a silence and a deep drop.

This does not mean you stop loving.
In contrast, for the first time experience
quality and a new dimension of love.

Osho

 

L’intelligenza Intuitiva – Intuitive Intelligence – Swami Kriyananda (J. Donald Walters)


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L’intelligenza Intuitiva

Ricorda questi principi: anche se le tue azioni vanno in una direzione sbagliata, se hai chiesto la guida interiore con sincerità sarai ricondotto alla giusta linea d’azione. Per entrare in sintonia con il fluire della supercoscienza è necessario vivere esprimendo coraggio e determinazione, ed equilibrare i propri sforzi con umiltà e apertura.

Tratto da L’intelligenza Intuitiva di Swami Kriyananda (J. Donald Walters)

L’intelligenza non è raccogliere informazioni ma saperle usare in modo appropriato.

Esistono quattro tipi d’intelligenza:

1 – Intelligenza razionale: vari test valutano e misurano il quoziente intellettivo (IQ). Alcuni hanno un quoziente molto alto, altri invece medio o anche basso. Di solito ci si riferisce a questo quando si parla di intelligenza, ma come vedremo non è l’unica “intelligenza”.

2 – Intelligenza intuitiva: è la capacità di usare la propria saggezza interiore. In ognuno di noi c’è questa saggezza, ma non tutti l’ascoltano, spesso non riescono a sentirla per i troppi pensieri, rumori e sollecitazioni sia visive che uditive.
Oggi pomeriggio ho fatto una passeggiata nel centro di Roma. Ho visto tanti negozi illuminati con vetrine piene di cose che sembravano dire: “Vieni a comprare questa giacca o questo vestito, ti darà felicità”. C’erano tante persone che andavano e venivano, prese da queste dinamiche… Tutto ciò stanca corpo e mente.

Sarebbe bene iniziare la giornata nella quiete, ascoltando se stessi, anche per pochi minuti. La mente ha bisogno di silenzio e di pace. Se si inizia la giornata con la meditazione ci sarà la forza durante il giorno per affrontare le sfide che si presenteranno. Non a caso abbiamo due orecchie e una bocca, dovremmo ascoltare di più e parlare di meno.

3 – Intelligenza emozionale: è la comprensione delle nostre emozioni. Ad esempio, perché ci arrabbiamo in certe circostanze? E’ importante capire cosa ci fa scattare la rabbia o altre emozioni negative.

Alcune persone sono particolarmente abili a spingere i nostri “bottoni rossi”, le emozioni che vengono sollecitate in negativo e fanno scattare l’irritazione, la rabbia, l’impazienza etc.
Magari se la stessa cosa viene detta o fatta da un altro, non ci provoca le stesse reazioni. Come disattivare questi bottoni rossi?

L’intelligenza emozionale bassa è basata sulla reazione e sul giudizio. Ad esempio, vedo quanto accade intorno a me, come si comportano le persone con cui vengo in contatto, recepisco i giudizi e mi adeguo. L’intelligenza emozionale elevata è basata sulla consapevolezza di essere pace, gioia e nell’auto rispetto e non su commenti e giudizi degli altri. Qualsiasi cosa possano pensare o dire di me non altera la mia pace e posso utilizzare le mie energie per superare le sfide della vita.

4 – Intelligenza spirituale: implica due aspetti importanti.

a. Il senso di identità: quanto siamo coscienti di chi siamo e con quali termini definiamo l’identità personale. Questo influenza tutta la nostra esistenza.
Andando avanti nella vita collezioniamo etichette: siamo figli, fratelli, sorelle, genitori, ingegneri, prof… e diventiamo queste etichette. E non solo percepiamo noi attraverso queste etichette ma anche gli altri. Siamo energia spirituale intrappolati nell’illusione delle varie etichette.
L’intelligenza spirituale è riconoscere chi sono veramente e cosa faccio, e quindi restare nella coscienza spirituale.

b. Il secondo aspetto è l’obiettivo di vita:
Chi sono?
Dove sto andando?
Perché sto facendo ciò che sto facendo?
La risposta a queste domande è il nostro obiettivo di vita. Se non sappiamo dove stiamo andando ci possiamo perdere.
Cosa è importante per me? La sera prima di dormire è utile porsi questa domanda per riaffermare i propri valori e viverli. E’ molto importante anche avere una motivazione interiore elevata e mantenerla. Spesso le persone iniziano qualcosa con molto entusiasmo ma, dopo un po’ l’entusiasmo cala. Una delle ragioni è perché la motivazione iniziale non era elevata e spirituale. Un buon metodo di riflessione è scrivere a se stessi la mattina presto nel silenzio.

Più diventano chiari i nostri valori più facilità avremo di essere guidati dalla nostra interiorità e sapremo effettuare le scelte giuste, dire si o dire no senza sbagliare.
Quando facciamo qualcosa che non è in sintonia con i nostri valori più profondi, allora sperimentiamo stress.

Nella vita abbiamo bisogno principalmente di due poteri:
Discernere e Decidere.
Quando la mente è troppo attiva questi due poteri soffrono e si indeboliscono. Se siamo troppo emotivi ci stanchiamo e i poteri si affievoliscono. Abbiamo costantemente bisogno di discernere e decidere, soprattutto se la decisione è importante quindi questi poteri vanno alimentati con la meditazione.

Otto slogan, da tenere presenti, aumenteranno la nostra intelligenza spirituale:

1. Se io faccio un passo di coraggio, l’Anima Suprema ne fa 100, perciò non dobbiamo mai perdere coraggio e speranza.
2. Dio è contento di coloro che hanno un cuore onesto.
3. Fede e Fiducia conducono alla vittoria.
4. La barca della verità può oscillare ma non affonda mai – ogni scelta spirituale ha i suoi ostacoli e prove ma alla fine la verità emerge.
5. La determinazione è la chiave per il successo – eliminate i pensieri sprecati e negativi e mantenete solo pensieri potenti, positivi, elevati.
6. Il frutto della pazienza è dolce – non avere fretta se i risultati non sono immediati, continuate a compiere azioni giuste e i risultati arriveranno. Se c’è qualcosa che vogliamo dobbiamo prima darla per poterla ricevere, quindi “quello che vogliamo di più diamolo agli altri”.
7. Niente è mio – se niente è mio non posso perdere niente. Abbiamo tutto in prestito, da trattare con cura e con rispetto.
8. Il passato è passato – non rimuginare sul passato, fate tesoro delle esperienze ma mettete un punto finale e andate oltre.

Tratto da:  http://www.rajayoganewsletter.com/recensine-eventi/l-intelligenza-spirituale 

Intuitive Intelligence 

Remember these principles: even if your actions are in the wrong direction, if you asked the inner guide you will be brought back to sincerely right course of action. To tune into the flow of super-consciousness is necessary to live expressing courage and determination, and to balance their efforts with humility and openness. 

Taken from Intuitive Intelligence Swami Kriyananda (J. Donald Walters) 

Intelligence is not knowing how to gather information but to use it properly. 

There are four kinds of intelligence: 

1 – Intelligence rational various tests to weigh and measure the intelligence quotient (IQ). Some have a very high IQ, others medium or even low. It usually refers to this when it comes to intelligence, but as we will see is the only “intelligence”. 

2 – Intuitive Intelligence: the ability to use their inner wisdom. In each of us is this wisdom, but not all listen to it, often can not hear it because of too many thoughts, sounds and stresses both the visual and auditory. 
This afternoon I took a walk in the center of Rome. I have seen many shops lit with windows full of things that seemed to say: “Come buy this jacket or this dress will give you happiness.”There were many people coming and going, taken from these dynamic … All this tired body and mind. 

It would be good to start the day in silence, listening to themselves, even for a few minutes. The mind needs silence and peace. If you start your day with meditation there will be strong during the day to face the challenges that arise. Not if we have two ears and one mouth, we should listen more and talk less. 

3 – Emotional Intelligence: is the understanding of our emotions. For example, why we get angry in certain circumstances? It ‘important to understand what triggers anger or other negative emotions. 

Some people are particularly adept at pushing our “red button”, the negative emotions that are stimulated and trigger irritation, anger, impatience, etc.. 
Maybe if the same thing is said or done by another, there causes the same reactions. How to turn off these red buttons? 

Emotional intelligence is low based on the reaction and feedback. For example, I see what is happening around me, as they do the people with whom I come in contact incorporate the opinions and fit myself. The high emotional intelligence is based on the awareness that peace, joy and self respect and not on the comments and judgments of others. Whatever you may think or say about me does not change my peace and I can use my energy to overcome the challenges of life. 

4 – Spiritual Intelligence: involves two important aspects. 

a. The sense of identity: as we are aware of who we are and what terms define personal identity. This affects our entire existence. 
Collect labels going forward in life: we are sons, brothers, sisters, parents, engineers, prof … and become these labels.And not only that we perceive through these labels, but also others. We are trapped in the illusion of various spiritual energy labels. 
Spiritual intelligence is to recognize who I am and what I do, and then remain in spiritual consciousness. 

b. The second aspect is the goal of life: 
Who am I? 
Where am I going? 
Why am I doing what I’m doing? 
The answer to these questions is the goal of life. If we do not know where we are going we can lose. 
What is important to me? The night before sleep is helpful to ask this question to reaffirm their values ​​and live them. It ‘very important to have a high inner motivation and keep it. Often people start something with a lot of enthusiasm, but after a while ‘enthusiasm declines. One reason is because the initial motivation was not high and spiritual. A good method is to write a reflection of themselves in the early morning silence. 

Our values ​​become more clear we will more easily be guided by our inner selves and we will make the right choices, to say yes or say no without fail. 
When we do something that is not in tune with our deepest values, then we experience stress. 

In life we ​​need two main powers: 
Discern and decide. 
When the mind is too active and suffer from these two powers are weakened. If we get tired and overly emotional powers fade. We constantly need to discern and decide, especially if the decision is important, therefore, these powers are fed by meditation. 

Eight slogan to keep in mind, will increase our spiritual understanding: 

1. If I make a step of courage, the Supreme Soul makes 100, so we must never lose courage and hope. 
2. God is pleased with those who have an honest heart. 
3. Faith and Trust lead to victory. 
4. The boat of truth may fluctuate but never sinks – every choice has its spiritual obstacles and tests, but eventually the truth emerges. 
5. Determination is the key to success – eliminate wasted thoughts and negative thoughts and keep only the powerful, positive, high. 
6. The fruit of patience is sweet – not in a hurry if the results are not immediate, continued to perform right actions and the results will come. If there is something that we want to give order to receive it first, then “what we want to let us give more to others.” 
7. Nothing is mine – if nothing is mine I can not lose anything.We have all borrowed, to be treated with care and respect. 
8. The past is the past – do not ruminate about the past, treasure the experience, but put an end point and go beyond. 

Taken from: http://www.rajayoganewsletter.com/recensine-eventi/l-intelligenza-spirituale   

La via della Conoscenza Sri Aurobindo – The Way of Knowledge Sri Aurobindo


La via della Conoscenza Sri Aurobindo

Assorbiti nella routine degli atti quotidiani,
i nostri occhi si fissano sulla scena esteriore;
ascoltiamo il frastuono delle ruote della Circostanza
e perdiamo la causa nascosta delle cose.
Eppure una Conoscenza preveggente potrebbe essere nostra,
se potessimo prendere dimora nel nostro spirito, dentro,
se potessimo ascoltare la voce soffusa del nostro genio.
(Savitri, I, IV, 240-6)
Per conoscenza intendiamo nello yoga non un concetto o certe idee riguardo a cose spirituali, bensì una comprensione psichica dall’interno e un’illuminazione spirituale dall’alto. La conoscenza interiore infatti viene dall’interno e dall’alto – sia dal Divino nel cuore, sia dal Sé in alto – e, perché venga, l’orgoglio che la mente e il vitale traggono dalle idee mentali di superficie e la loro insistenza nel conservarle devono andarsene. Si deve sapere di essere ignoranti, prima di cominciare a sapere. (Lettere, IV, 176-7)
La conoscenza spirituale è l’esperienza cosciente della Verità, vista, sentita e vissuta nell’intimo; è anche una percezione spirituale – più diretta e concreta di quella intellettuale – del vero significato delle cose, che può esprimersi tramite il pensiero e la parola, pur non essendo dipendente da questi. (Lettere, V, 28)
Quando la mente personale è silenziosa, è la Forza divina a compiere qualsiasi azione mentale necessaria. Essa infatti genera ogni pensiero indispensabile, e lo trasforma a poco a poco facendo scendere in esso un piano di percezione e di conoscenza sempre più elevato.
È nel silenzio della mente che può venire l’azione più potente e più libera. Quando la mente è attiva, interferisce con l’ispirazione, vi introduce le sue piccole idee che si mescolano o solleva pensieri da un livello inferiore, o semplicemente interrompe del tutto l’ispirazione con il gorgoglìo delle proprie suggestioni di ogni genere. Nel silenzio della mente è più facile per la conoscenza venire dal di dentro o dall’alto, dallo psichico o dalla coscienza superiore.
L’assenza di pensieri è proprio la cosa giusta, perché la vera coscienza interiore è silenziosea e non è costretta ad elaborare pensieri, ma riceve dall’alto o dall’interno la giusta percezione, comprensione e conoscenza in modo spontaneo, e parla o agisce secondo quella. È la coscienza esteriore ad essere costretta a dipendere dalle cose esterne e a pensare ad esse, appunto perché non ha questa guida spontanea. (Lettere, V, 20)
Finché la mente esteriore non è calma, è impossibile che l’intuizione cresca. La vera conoscenza e la vera comprensione possono venire solo se si smette di porre domande con la piccola mente di superficie e si permette a una coscienza più profonda e più vasta, che è lì dentro di noi, di venire fuori e crescere. Otterremo allora la vera risposta e la vera guida. (…) Ma per questo la mente deve essere calma e cedere il posto a una comprensione, a un’intuizione diretta. (Lettere, V, 29)
La cosa più importante è sempre lasciare agire la Pace e la Forza divina, e non permettere alla mente di rincorrere ogni sorta di cose, lasciandosi turbare da esse. Tutti i valori della mente sono costruzioni dell’ignoranza, ed è solo quando l’essere psichico viene in primo piano che avete la vera conoscenza, perché l’essere psichico sa.
Dovete solo lasciare che la coscienza cresca; all’inizio ci saranno errori così come idee vere, ma quando la coscienza sarà cresciuta abbastanza e la Forza e la Conoscenza della Madre Divina agiranno direttamente in voi, la comprensione delle cose sarà sempre più corretta; non solo, ma avrete la certezza. Finché cercherete di comprendere con la mente non illuminata, commetterete inevitabilmente errori e inevitabilmente non capirete.
A mano a mano che la Pace e la Forza prenderanno direttamente e completamente possesso della vostra coscienza, tutto cambierà, la coscienza crescerà sempre più salda e con una luce maggiore. (Lettere, V, 30-31)
Non ‘meditando’ sulla realtà totale, ma solo con un cambiamento di coscienza si può passare dell’ignoranza alla Conoscenza – quella Conoscenza con cui si diviene ciò che si conosce. Passare dalla coscienza esteriore a una coscienza interiore, intima e diretta; allargare la propria coscienza oltre i limiti dell’ego e del corpo; sollevarla grazie ad una volontà e aspirazione interiore e aprirla alla Luce finché, nella sua ascesa, oltrepassi la mente; provocare una discesa del Divino mediante il dono di sé e la sottomissione, con una conseguente trasformazione della mente, della vita e del corpo: questa è la strada integrale verso la Verità. È questa che qui chiamiamo Verità, e questo è lo scopo cui mira il nostro yoga. (Lettere, II, 36-7)
Finché non conosciamo la Verità – non mentalmente, ma per esperienza, per cambiamento di coscienza – abbiamo bisogno della fede dell’anima per sostenerci e rimanere fedeli alla Verità; quando viviamo nella conoscenza, questa fede si trasforma in conoscenza. Naturalmente, parlo di conoscenza spirituale diretta. La conoscenza mentale non può sostituire la fede: finché c’è solo conoscenza mentale, la fede è ancora necessaria. (Lettere, I, 214)
E’ sicuramente colui che cerca che deve per prima cosa cercare e amare, seguitare la ricerca e appassionarsi per Colui che cerca; soltanto allora il velo verrà rimosso, apparirà la Luce e si manifesterà il Volto che solo può appagare l’anima dopo il lungo soggiorno nel deserto. (…) Il Divino guarda nel cuore e rimuove il velo nel momento che Egli sa essere quello giusto. (Lettere, II, 223)
Lo stato di conoscenza che lo yoga prevede non è una semplice concezione intellettuale o un chiaro discernimento della verità, e neppure un’esperienza psicologica illuminata dei modi del nostro essere. È una “realizzazione” nel pieno senso della parola; si tratta di rendere reale per noi e dentro di noi il Sé, il Divino trascendente e universale, eliminando conseguentemente la possibilità di vedere i modi dell’essere se non nella luce del Sé e nel loro vero aspetto, quale flusso del Suo divenire nelle condizioni psicologiche e fisiche della nostra esistenza nel mondo. Questa realizzazione consiste di tre movimenti successivi: la visione interiore, la piena esperienza interiore, e l’identità.
La visione interiore (dristi) è un potere a cui gli antichi saggi attribuivano un altissimo valore, in quanto trasformava un semplice pensatore in un Veggente (Rishi); è una specie di luce che scaturisce dall’anima e rende le cose invisibili così evidenti e reali per l’anima (non solamente per l’intelletto) come l’occhio fisico rende evidenti le cose fisiche. Nel mondo fisico esistono due modi di conoscere: il modo diretto e quello indiretto. Quando un oggetto è situato fuori del nostro raggio visivo, siamo necessariamente obbligati a formarcene un’idea per deduzione, immaginazione, analogia, affidandoci alle descrizioni di coloro che l’hanno visto o attraverso lo studio delle sue rappresentazioni, o altro. Una volta però che vediamo l’oggetto coi nostri occhi, lo possediamo, lo realizziamo, esso si trova solidamente ancorato nel nostro essere, che ne è pienamente soddisfatto perché ora fa parte di noi stessi, della nostra conoscenza.
La stessa regola è valida per le cose di carattere psichico e per il Sé. Possiamo ascoltare i filosofi, i maestri, le antiche Scritture che ci parlano del Sé in termini chiari e luminosi; possiamo, attraverso il pensiero, la deduzione, l’immaginazione, l’analogia o qualsiasi altro mezzo a nostra disposizione, tentare di farcene un’idea o una concezione mentale; possiamo fissare solidamente questa concezione nel nostro pensiero e conservarla mediante una concentrazione totale ed esclusiva, ma con questo non avremo ancora realizzato il Sé, non avremo visto Dio.
Solamente dopo che con una lunga e perseverante concentrazione, o con altri mezzi, il velo mentale si è allentato o dissipato, solamente quando un fiotto di luce si riversa nella mente risvegliata e i concetti lasciano il posto ad una conoscenza-visione in cui il Sé è così presente e così reale come potrebbe esserlo un oggetto fisico per l’occhio fisico, solamente allora possediamo la conoscenza, perché vediamo.
Dopo questa rivelazione la luce potrà ancora svanire, periodi di oscurità potranno rattristare l’anima, ma ciò che è stato posseduto una volta non andrà più irreparabilmente perduto. L’esperienza si rinnoverà inevitabilmente, divenendo sempre più frequente, e fissandosi infine in modo permanente; la rapidità della conclusione dipende dalla nostra devozione e dalla tenacia con cui ci atteniamo al sentiero e facciamo del nostro essere, mediante la volontà e l’amore, la sede della Divinità nascosta.
(Sintesi, II, 24-25)
The Way of Knowledge Sri Aurobindo
Absorbed into the routine of everyday acts,
our eyes are fixed on the external scene;
hear the noise of the wheels of Circumstance
and we lose the hidden cause of things.
Yet a prescient knowledge could be ours,
if we were able to stay in our spirit inside
if we could hear the soft voice of our genius.
(Savitri, I, IV, 240-6)
To understand knowledge of yoga is not a concept or some ideas about spiritual things, but from a psychological understanding and spiritual enlightenment from above. The inner knowing it comes from within and from above – by the Divine is in the heart, both from the self at the top – and, because it is the pride that the mind and mental life derive from the ideas of surface and their insistence on must keep them away. You should know to be ignorant, before you begin to know. (Letters, IV, 176-7)
Spiritual knowledge is the conscious experience of Truth, views, felt and lived in the depths, is also a spiritual perception – the most direct and concrete than the intellectual – the true meaning of things, which can be expressed through the thought and speech, while not being dependent on these. (Letters, V, 28)
When staff is quiet the mind, is the Divine Force to take any action necessary mental. It generates all thought it necessary, and turns it slowly, lowering it a plane of perception and knowledge is always higher.
It is the silence of the mind that action can be more powerful and free. When the mind is active, it interferes with the inspiration, brings her little ideas that blend or raises thoughts from a lower level, or just stop completely inspired by the gurgling of its suggestions of all kinds. In the silence of the mind for knowledge is easier to come from within or from above, from the psychic or the higher consciousness.
The absence of thoughts is the right thing, because the real inner consciousness is silenziosea and is not forced to have thoughts, but receives from top or from the right perception, understanding and knowledge in a spontaneous way, and speaks or acts according to that. It is the outer consciousness to be forced to depend on external things and think of them, precisely because this guide did not spontaneous. (Letters, V, 20)
As long as the outer mind is not calm, it is impossible that intuition grows. True knowledge and true understanding can only come when you stop asking questions with the small surface mind and allows a wider and deeper consciousness, which is inside of us, to come out and grow. Then we will get the true answer and true leadership. (…) But for this the mind must be calm and give way to an understanding, in a direct intuition. (Letters, V, 29)
The most important thing is always leave on Peace and Divine force, and not allow the mind to chase after all sorts of things, leaving disturbed by them. All values are constructions of the mind of ignorance, and it is only when the psychic is in the foreground that you have the true knowledge, that the psychic knows.
Just leave that consciousness grows, there will be errors at the beginning as well as true ideas, but when the awareness has grown enough and the force and the knowledge of the Divine Mother will act directly to you, the understanding of things will always be more correct, not only, but you can be sure. As long as you try to understand with the unenlightened mind, inevitably commit errors and do not necessarily understand.
As the Peace and the Force will take direct and full possession of your consciousness, everything will change, the awareness will grow ever stronger and more light. (Letters, V, 30-31)
Do not ‘meditating’ on the whole reality, but only with a change of consciousness can pass ignorance to knowledge – the knowledge with which one becomes what one knows. Moving from outer consciousness to the inner consciousness, intimate and direct, expand their consciousness beyond the limits of ego and body lift thanks to a will and aspiration and open to the inner light until, in its ascent, it goes beyond the mind, causing a descent of the Divine through the gift of self and submission, with a consequent transformation of the mind, life and body: this is the full path to Truth. This is what we call truth here, and this is the goal sought by our yoga. (Letters, II, 36-7)
Until we know the truth – not mentally, but from experience, for a change of consciousness – the soul of the faith we need to sustain and remain faithful to the truth, when we live in knowledge, this faith is transformed into knowledge. Of course, I talk about direct spiritual knowledge. Mental knowledge can not replace faith, until there is just mental knowledge, faith is still required. (Letters, I, 214)
It ‘s definitely one who seeks it must first seek and love, continue research and develop a love for the Seeker, only then the veil is removed, the light will appear and manifest itself in the face, which alone can satisfy the soul after a long living in the desert. (…) The Divine looks on the heart and removes the veil at the time that he knows to be right. (Letters, II, 223)
The state of knowledge that yoga provides is not a mere intellectual conception or a clear discernment of truth, and even lit a psychological way of our being. It is a “realization” in the full sense of the word is to be made real to us and within us, the Self, the Divine transcendent and universal, thus eliminating the possibility of seeing the ways of being, if not in light of the Self and their true appearance, which flow into becoming your physical and psychological conditions of our existence in the world. This implementation consists of three successive movements: the inner vision, the full inner experience, and identity.
The inner vision (Dristi) is a power which the ancient sages placed a high value, in that transformed a simple thinker in a Seer (Rishi) is a kind of light that comes from within and makes things visible and invisible so soul for real (not just the intellect) as the physical eye makes obvious physical things. In the physical world there are two ways of knowing: the direct and the indirect one. When an object is located out of our sight, we are necessarily obliged to formarcene idea by inference, imagination, analogy, relying on the descriptions of those who have seen it, or through the study of its representations, or otherwise. But once we see the object with our eyes, we have it, we realize, it is firmly anchored in our being, which is fully satisfied because now part of ourselves, of our knowledge.
The same rule applies to the things of nature and the psychic self. We can listen to the philosophers, the teachers, the ancient Scriptures that speak of the self in a clear and bright, we can, through thought, deduction, imagination, analogy, or any other means at our disposal, groped for a farcene ‘idea or a mental conception, we can firmly establish this concept in our thinking and keep using a total concentration and exclusive, but with this we still have not realized the Self, we have seen God
Only after a long and persevering concentration, or by other means, the veil of mind has come loose or dissipated, only when a flood of light pours into the awakened mind and concepts give way to a knowledge-vision in which the self is so present and so real as it could be a physical object to the physical eye, then you only have the knowledge, because we see.
After this revelation, the light will fade away again, periods of darkness may grieve the soul, but what was once owned should no longer be irreparably lost. The experience will be renewed inevitably becoming more frequent, and finally fixing itself permanently, the speed of the conclusion depends on our devotion and tenacity with which we adhere to the path and do our being, through will and love, the seat of the Deity hidden.
(Summary, II, 24-25)

Consapevolezza e paura – Awareness and Fear


Consapevolezza e Paura

Stando con te stesso… Osservandoti nella vita quotidiana con attento interesse, con l’intenzione di capire piuttosto che di giudicare, nell’accettazione completa di qualunque cosa possa emergere, per il solo fatto che è lì, tu dai modo a ciò che è profondo di venire in superficie e di arricchire la tua vita e la tua coscienza con le sue energie imprigionate. Questo è il grande lavoro della consapevolezza: rimuove gli ostacoli e libera le energie tramite la comprensione della natura della vita e della mente. L’intelligenza è la porta della libertà e l’attenzione cosciente è la madre dell’intelligenza.

Nisargadatta Maharaj

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

“Consapevolezza e paura”

Vi è un momento in cui decidiamo di proteggere il nostro silenzio; sediamo in una posizione stabile e comoda, oppure ci sdraiamo completamente rilassati, o ancora iniziamo a camminare lentamente. L’attenzione è tutta sul flusso calmo e regolare del respiro, sulla madre Terra che con amore gravitazionale ci stringe a sé, su un mantra che risuona silenzioso nelle buie profondità poste oltre la percezione. È la meditazione, la nostra meditazione. È l’attimo senza tempo in cui ogni aspetto contingente si dissolve e la consapevolezza tocca il puro esistere, scevro da ogni determinazione.
Per taluni pratica quotidiana, per altri appuntamento saltuario, per tutti ostacolata dall’insopprimibile disposizione della mente a produrre inarrestabili cascate di pensie