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La Felicità


La Felicità

“Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell’accadere non ti
raggiungono più e il tuo cuore
e la tua anima hanno pace.”

Hermann Hesse

Happiness

“As long as you hunt for happiness,
you are not mature enough to be happy,
even if you love what is already yours.

As long as you lament the lost
and have no goals and just peace,
do not know yet what is peace.

Only when it renounces any desire
and do not know either goal or desire
and do not call their names happiness,

Then the waves of happening you do not
reach over and your heart
and your soul have peace. “

Hermann Hesse

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La saggezza


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La saggezza non ha nulla a che fare
con la conoscenza,
proprio per nulla; ha qualcosa a che fare
con l’innocenza.
È necessaria una certa purezza del cuore,
è necessario un certo spazio dell’essere
perché la saggezza possa crescere.

Osho Rajeneesh
.☆ ❥☼ღ❥¸¸
Wisdom has nothing to do
with the knowledge,
precisely nothing; It has something to do
with innocence.
It takes a certain purity of heart,
you need some space being
for wisdom to grow.

Osho Rajeneesh

Nuovi territori dell’essere


 

Nuovi territori dell’essere

I periodi di confusione e di caos sono i momenti migliori in cui vivere. Quando la società è statica non c’è molto per cui vivere, e non ci sono neppure grosse difficoltà da sopportare.
In una situazione sociale sicura – dove non ci sono confusione e caos – la gente si trascina in una vita monotona, incolore – comoda, conveniente, stabile… ma senza vitalità.
E’ solo in periodi di caos e confusione che succedono grandi cose, perchè le persone cominciano a scuotersi: si ritrovano libere, senza radici… e possono cercare nuove terre, possono cercare territori nuovi – cercare nuovi paesi, cercare nuovi continenti dell’essere.

Tratto da: “Osho times”.

❤ ❤ ❤

New territories being

The periods of confusion and chaos are the best moments in which to live. When society is static there is not much to live for, and there are not big problems to endure.
In a secure social situation – where there is confusion and chaos – dragging people into a life monotonous, colorless – comfortable, convenient, stable … but without vitality.
It ‘s only in times of chaos and confusion that great things happen, because people begin to shake; once again free, without roots … and may seek new lands, they may seek new territories – search for new countries, trying new continents being.

Taken from: “Osho Times.”

Se ami


Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce e che c’è un momento per l’inizio e un momento per la fine e questo non crea una ferita. Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita. Non ti disperi, riesci a comprendere e ringrazi l’altro: “Mi hai dato tanti bei doni, mi hai donato nuove visioni della vita, hai aperto finestre nuove che non avrei mai scoperto da solo. Adesso è arrivato il momento di separarci, le nostre strade si dividono”. Non con rabbia, non con risentimento, senza lamentele e con infinita gratitudine, con grande amore, con il cuore colmo di riconoscenza. Se sai come amare, saprai come separarti.

Osho

If you love know that everything begins and everything ends and that there is a time for the beginning and the end for a moment and this does not create a wound. Do not stay hurt, you know that the season is over. Do not despair, you can understand and thank the other: “You gave me so many beautiful gifts, have given me new visions of life, have opened new windows that I would never have discovered alone. Now it’s time to separate, the our paths diverge. “Not with anger, not with resentment, without complaint and with infinite gratitude, with love, with hearts full of gratitude. If you know how to love, you know how to separate yourself.

Osho

Morte e vita


Morte e Vita

Non si può avere paura dello sconosciuto, perché non sai che cosa è l’ignoto e quindi non c’è nulla di cui aver paura. La morte è una parola, ed è la parola, l’immagine, che crea paura. Così si può guardare la morte senza l’immagine della morte? Finché esiste l’immagine da cui scaturisce il pensiero, il pensiero deve sempre creare la paura. Poi si razionalizza la paura della morte e della costruzione di un resistenza contro l’inevitabile o si inventano innumerevoli credenze per proteggersi dalla paura della morte. Quindi c’è un divario tra voi e la cosa di cui si hai paura. In questo intervallo di tempo-spazio ci deve essere conflitto che è la paura, l’ansia e autocommiserazione. Il pensiero, che genera la paura della morte, dice: ‘Facciamolo rimandare, lo si può evitare, per tenerlo il più lontano possibile, cerchiamo di non pensarci’, ma si sta pensando. Quando si dice, ‘non voglio pensarci’, avete già pensato il modo di evitarlo. Avete paura della morte, perché l’avete rimandato.

Abbiamo separato vita dalla morte, e l’intervallo tra la vita e la morte è la paura. Tale intervallo, quella volta, è stato creato dalla paura. Vivere è la nostra tortura quotidiana, l’insulto quotidiano, dolore e confusione, con apertura occasionale di una finestra sul mare incantato. Questo è ciò che chiamiamo vita, e abbiamo paura di morire, che è il porre fine a questa miseria. Avremmo preferito aggrapparsi al noto piuttosto che affrontare l’ignoto – nota è la nostra casa, i nostri mobili, la nostra famiglia, il nostro carattere, il nostro lavoro, le nostre conoscenze, la nostra fama, la nostra solitudine, la nostra divinità – quella piccola cosa che si muove intorno incessantemente all’interno stesso con il proprio modello di esistenza limitata e amareggiata.

Noi pensiamo che vivere sia sempre nel presente e che morire è qualcosa che ci attende in un tempo lontano. Ma non abbiamo mai messo in dubbio che questa battaglia di vita di ogni giorno è non vivere affatto. Vogliamo sapere la verità sulla reincarnazione, vogliamo la prova della sopravvivenza dell’anima, ascoltiamo l’affermazione dei chiaroveggenti e le conclusioni della ricerca psichica, ma non abbiamo mai chiesto, come vivere – di vivere con gioia, con incanto, con la bellezza ogni giorno. Abbiamo accettato la vita così com’è con tutti le sue angoscia e la disperazione e siamo abituati ad essa, e al pensare alla morte come qualcosa da evitare accuratamente. Ma la morte è straordinariamente simile alla vita se sappiamo come vivere. Non si può vivere senza morire. Non si può vivere se non si muore psicologicamente ogni minuto. Questo non è un paradosso intellettuale. Per vivere completamente, interamente, ogni giorno come se fosse una bellezza nuova, ci deve essere morte a tutto ciò che è di ieri, altrimenti si vive meccanicamente, e una mente meccanica non può mai sapere cosa sia l’amore o cosa è la libertà.

Molti di noi hanno paura di morire perché non sanno cosa significa vivere. Non sappiamo come vivere, quindi non sappiamo come morire. Finché abbiamo paura della vita avremo paura della morte. L’uomo che non ha paura della vita non è nella paura di essere completamente insicuro perché capisce che interiormente, psicologicamente, non c’è sicurezza. Quando non c’è sicurezza non vi è un movimento senza fine e poi la vita e la morte sono la stessa cosa. L’uomo che vive senza conflitti, che vive con la bellezza e l’amore, non ha paura della morte, perché amare è morire.

Da: p. 75-77, Jiddu Krishnamurti, Libertà dal conosciuto, 1969

Death & Life

Jiddu Krishnamurti

You cannot be frightened of the unknown because you do not know what the unknown is and so there is nothing to be afraid of. Death is a word, and it is the word, the image, that creates fear. So can you look at death without the image of death? As long as the image exists from which springs thought, thought must always create fear. Then you either rationalize your fear of death and build a risistance against the inevitable or you invent innumerable beliefs to protect you from the fear of death. Hence there is a gap between you and the thing of which you are afraid. In this time-space interval there must be conflict which is fear, anxiety and self-pity. Thought, which breeds the fear of death, says, ‘Let’s postpone it, let’s avoid it, keep it as far away as possible, let’s not think about it’- but you are thinking about it. When you say, ‘I won’t think about it’, you have already thought out how to avoid it. You are frightened of death because you have postponed it.

We have separated living from dying, and the interval between the living and the dying is fear. That interval, that time, is created by fear. Living is our daily torture, daily insult, sorrow and confusion, with occasional opening of a window over enchanted seas. That is what we call living, and we are afraid to die, which is to end this misery. We would rather cling to the known than face the unknown – the known being our house, our furniture, our family, our character, our work, our knowledge, our fame, our loneliness, our gods – that little thing that moves around incessantly within itself with its own limited pattern of embittered existence.

We think that living is always in the present and that dying is something that awaits us at a distant time. But we have never questioned whether this battle of everyday life is living at all. We want to know the truth about reincarnation, we want proof of the survival of the soul, we listen to the assertion of clairvoyants and to the conclusions of psychical research, but we never ask, never, how to live – to live with delight, with enchantment, with beauty every day. We have accepted life as it is with all its agony and despair and have got used to it, and think of death as something to be carefully avoided. But death is extraordinarily like the life we know how to live. You cannot live without dying. You cannot live if you do not die psychologically every minute. This is not an intellectual paradox. To live completely, wholly, every day as if it were a new loveliness, there must be dying to everything of yesterday, otherwise you live mechanically, and a mechanical mind can never know what love is or what freedom is.

Most of us are frightened of dying because we don’t know what it means to live. We don’t know how to live, therefore we don’t know how to die. As long as we are frightened of life we shall be frightened of death. The man who is not frightened of life is not frightened of being completely insecure for he understands that inwardly, psychologically, there is no security. When there is no security there is an endless movement and then life and death are the same. The man who lives without conflict, who lives with beauty and love, is not frightened of death because to love is to die.

From: p. 75-77, Jiddu Krishnamurti, Freedom from the known, 1969

Senza fine


Senza fine

“Per i cabalisti, la Divinità è un’entità talmente inaccessibile
che essi La situano al di là della luce e delle tenebre, al di là
dei mondi creati. A questa entità hanno dato il nome di Aïn Soph
Aur: Luce Senza Fine. E per esprimere ancor meglio il Suo
mistero, al di là di Aïn Soph Aur hanno concepito una regione che
hanno chiamato Aïn Soph: Senza Fine, e ancora al di là di Aïn
Soph, Aïn: Senza. All’origine dell’Universo vi è dunque una
negazione. Ma quel “Senza”, che sta a significare l’assenza, la
mancanza, non significa tuttavia la non esistenza. Aïn non è il
niente assoluto, come taluni hanno immaginato il Nirvana degli
induisti. In realtà, è esattamente l’inverso. Aïn Soph Aur, come
il Nirvana, non è una non-esistenza, un niente, bensì una vita al
di là della Creazione, della manifestazione, talmente al di là
che sembra non essere più nulla.
Aïn Soph Aur, Aïn Soph, Aïn… è così che i cabalisti hanno
cercato di definire l’essenza della Divinità. Essa sfugge alla
nostra comprensione, ma queste parole possono farci sentire ciò
che è impossibile esprimere.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Sii cosciente! Qualunque cosa fai, falla coscientemente. E insisto: qualunque cosa fai!
Non vi dico che dovete fare certe cose e non altre, no. Basta che tu sia consapevole di tutto quello che fai e, un po’ alla volta, ogni tua azione ti renderà sempre più asciutto. Imparerai ad essere distaccato, perché il distacco è una conseguenza della consapevolezza. Osho

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I sette stati di coscienza

Gli stati di coscienza relativi

I primi tre stati della nostra coscienza sono chiamati relativi perché non esistono mai contemporaneamente. Sono impermanenti, hanno un inizio, un tempo di manifestazione ed una fine. Non potremmo immaginare di vivere permanentemente nello stato di veglia, né di fare a meno del sonno o del sogno.

1. La veglia

È lo stato ordinario in cui viviamo la vita ascoltando, toccando, gustando, odorando con i sensi fisici, con i nostri organi legati al corpo fisico. Non c’è molto altro da aggiungere, perché è la nostra esperienza più ordinaria e comune.

2. Il sonno

È lo stato in cui lasciamo il nostro corpo a riposare, a ricaricare le sue batterie, e saliamo in un corpo più sottile, detto corpo di sogno, per andare a goderci il nostro stato di sogno o lo stato di sonno senza sogni.

3. Il sogno

Nella coscienza di sogno viviamo una vita completamente diversa da quella della veglia, utilizzando altri sensi che possiamo chiamare sottili in un corpo sottile, il corpo di sogno. Abbiamo delle possibilità più espanse. Possiamo provare sentimenti o emozioni, possiamo muoverci a nostro piacimento senza impedimenti di spazio; il nostro tempo ha tutt’altra dimensione: non viene più calcolato in ore o minuti, ma attraverso sensazioni. È un tempo vissuto solo nel presente del sogno. Ma siamo estremamente vivi, sia pur in una dimensione diversa. Siamo soggetti agli alti e bassi della nostra mente, agli entusiasmi e alle depressioni che abbiamo già provato nello stato di veglia e che vengono rivissute come se fossero riformulate da un computer psichico a suo piacimento.

Gli stati di coscienza assoluti

Il nascere e il terminare dei precedenti stati di coscienza relativi rendono chiaro, a chi li osserva per conoscerli, come esistano dei punti di giunzione tra loro, dove ad esempio la veglia non c’è più e il sonno non c’è ancora, oppure non c’è più il sonno ma neppure c’è ancora il sogno. In questi punti si manifesta lo stato di coscienza seguente, che è assoluto, sempre presente alla base dei nostri stati relativi di veglia, sonno e sogno, sempre esistente.

4. La coscienza trascendentale

Chiudendo gli occhi si può averne esperienza in meditazione. Osservando un tramonto sul mare, una valle di montagna, un picco innevato stagliarsi nel cielo, il culmine di un campanile, una sequenza di onde sulla spiaggia, possiamo entrare in una condizione di silenzio profondo dove la coscienza del corpo è trascesa, dove i pensieri sono assolutamente quieti, dove la consapevolezza è totalmente espansa in coscienza. La gioia, la beatitudine, la pace, l’assenza di tempo e di spazio, il silenzio, l’assenza di pensieri, la pura consapevolezza di “essere” sono le caratteristiche dello stato di coscienza trascendentale, detto Turiya. Si può raggiungerlo attraverso la mente stessa, che può arrivare a trascendere i suoi stessi pensieri andando al di là di essi, oppure i nostri pensieri possono continuare ad andare e venire, ma noi non siamo affatto coinvolti nel loro gioco e li testimoniamo soltanto, totalmente distaccati da essi. Si può raggiungerlo anche tramite i cinque sensi: udito, vista, gusto, odorato e tatto, divenendo consapevoli del vuoto che è all’origine della manifestazione, o anche attraverso i sentimenti come odio, amore, dolore, entusiasmo, rabbia, scoprendo l’energia dalla quale essi nascono.

Per avere l’esperienza di questo stato si deve però fermare il flusso dell’azione. Ciò non significa eliminare l’azione, su cui si basa la nostra vita, ma permearla attraverso questo stato di coscienza, stabilizzandolo permanentemente nelle azioni quotidiane. Nella costante esperienza della meditazione riscontriamo la manifestazione di una strana alchimia. Lo stato del Turiya, lo stato della consapevolezza dell’Essere, inizia a permeare i nostri tre stati relativi. Cominciamo a divenire consapevoli della nostra vera natura, dello stato trascendentale, non solo in meditazione, ma nello stato di veglia, sempre e sempre di più, e poi gradualmente nello stato di sogno. Diveniamo consapevoli dei nostri sogni, poi testimoni dei nostri sogni, cioè li osserviamo sempre meno coinvolti, ed infine consapevoli anche del nostro sonno profondo. Infine la consapevolezza del  sarà vissuta permanentemente nelle 24 ore della nostra giornata. Non si perderà qualunque sia la nostra condizione di vita, qualunque cosa accada all’esterno di no stessi.

Ciò non significa che non vivremo più stati di gioia o di dolore, di benessere o di sofferenza, di salute o di malattia, di attività o di riposo, di attrazione o di disgusto, ma il tutto sarà vissuto permanentemente nello stato di esperienza del nostro . Non perderemo mai più la consapevolezza della nostra realtà più intima. Dio sarà con noi nelle nostre azioni come nel nostro riposo, nelle nostre scelte come nei nostri rifiuti.

5. La coscienza cosmica

Questo è il primo manifestarsi della coscienza di realizzazione: lo stato della coscienza cosmica. Chi lo ha raggiunto vive permanentemente nella contemplazione del Divino. Ha spezzato per sempre il ciclo delle rinascite, il ciclo delSamsara. È entrato per sempre in un quinto stato di coscienza dove il Turiya, lo stato trascendentale dell’Essere, e gli stati relativi vengono vissuti insieme, in perfetta armonia 24 ore su 24. Gli opposti si sono integrati. È chiamato “primo manifestarsi della coscienza di realizzazione” perché non vi è nulla di più profondo, di più vero, di più appagante di questo. All’interno dell’individuo vi è una consapevolezza sempre più espansa, sempre più viva. Se Dio è uno nella sua trascendenza e nella sua immanenza, dovremmo essere in grado di vivere l’unico Dio all’interno di noi nell’esperienza illimitata della nostra coscienza, ma anche all’esterno nella sua creazione.

Pian piano insieme all’esperienza permanente del nostro  all’interno, comincia a manifestarsi una nuova consapevolezza. Spontaneamente, attraverso la costanza delle nostre pratiche, la coscienza cosmica, che è di fatto un’espansione totale della mente fino al suo massimo grado di consapevolezza, si addolcisce attraverso una trasformazione graduale ma sempre più profonda della nostra percezione. Il “gap”, la distanza che si è creata tra noi e la manifestazione di Dio nella coscienza del “testimone”, che è la caratteristica della coscienza cosmica, comincia ad essere colmato dal lavoro del nostro cuore. L’amore e la devozione sono responsabili di questo prodigio. La mente ed il cuore sono sempre stati separati, hanno sempre reclamato ognuno il loro spazio, le loro zone d’influenza. Ora, gradualmente ma decisamente, il cuore colma questa distanza. La natura comincia a rivelarci il suo aspetto sottile. L’energia divina che permea ogni manifestazione della creazione e che pare nascosta ed invisibile sotto una fisicità più o meno grossolana, comincia a danzare sulla superficie delle cose. Ogni soggetto, ogni sentimento, ogni percezione vengono permeati di energia. Si può sentire l’energia dell’albero al solo appoggiare le mani sul tronco. La natura incomincia a intonare la musica dell’Assoluto. L’aria vibra di quelle note, e così pure la luce del sole, i sette colori, il fuoco ed il suo calore, l’acqua e la sua fluidità, la terra ed il suo humus creativo. Tutto viene vissuto come una perfetta armonia guidata da una sola energia: la legge della natura, dell’evoluzione, dell’alternarsi della nascita e della morte nel ciclo della trasformazione.

6. La coscienza divina

Il Divino diviene non solo permanentemente presente in noi, ma ci rivela in pieno la sua presenza in ogni cosa, in ogni rapporto, in ogni interrelazione. Stiamo vivendo un sesto stato di coscienza. Il Divino, ormai scoperto, accetta di mostrarsi in tutta la sua non più segreta realtà. Il miracolo che non sembrava possibile sta avvenendo. Vediamo il cielo e il sole, la luna e i prati verdi, le montagne innevate e i fiumi quieti o minacciosi, i laghi e i mari, gli insetti, gli animali, i nostri simili, come il prodotto perfetto, armonico di un potere divino che si manifesta a noi in tutta la sua realtà: ogni cosa è manifestazione dell’esistenza di Dio. È lo stato della coscienza divina.

7. La coscienza di unità

Siamo ora dunque consapevoli dello stato dell’Essere in noi ed in ogni cosa creata. Cosa può mancare ora? Soltanto un ultimo passo, la coscienza del Siddha, del “perfetto”. Questa coscienza riconosce che lo stato dell’Essere che è in me è lo stesso, identico, unico stato che vi è nell’intera creazione. Ora non siamo più noi che osserviamo lo stesso stato in ogni cosa, ma diventiamo finalmente, senza nessuna possibile eccezione, quello stesso stato in ogni cosa. Non vi è più differenza tra la manifestazione intima, vera di noi stessi e la manifestazione intima, vera dell’intera creazione. Ora siamo divenuti uno con ogni cosa, siamo divenuti uno con il Divino. Uno stato perfetto, spontaneo. L’unità! Essa sola esiste. Essa sola è la realtà. È una dimostrazione esaltante della teoria di Einstein del “campo unificato di energia” compiuta non solo nel laboratorio della nostra coscienza, ma nel laboratorio della stessa manifestazione creata. È lo stato di unità, lo stato del Siddha. Il Siddha vive questo stato su questa terra. Non è soltanto un Jivanmukta, un realizzato in vita, ma ha spinto la sua realizzazione al massimo livello della consapevolezza umana.

Dobbiamo ricordare però che al nostro livello di coscienza viviamo ancora in uno stato di separazione da noi stessi. Tra quella che noi chiamiamo mente cosciente e il nostro subconscio o il nostro inconscio vi è un diaframma difficile da perforare. Questo diaframma è creato dalla nostra mente. È la nostra mente che ci tiene legati ai particolari, al relativo della nostra vita di tutti i giorni, ma è la nostra stessa mente, opportunamente guidata, che ci condurrà in contatto con l’Assoluto, la Coscienza, che è la sua vera natura. Se non impareremo ad inserire pian piano l’esperienza del Turiya, dello stato trascendentale dell’Essere, nelle nostre azioni, non andremo da nessuna parte. Sarà come girare intorno senza sapere dove andare, perché non abbiamo né la conoscenza della meta, né la direzione per raggiungerla.

Dentro di noi vi è una riserva inesauribile di forza, di amore, di dolcezza, di gioia, di felicità, eppure così spesso ci sentiamo spesso spenti, stanchi, aridi, tristi, infelici, e questo perché non abbiamo un collegamento costante con quell’energia. Basterebbe trovare quel contatto per risolvere i problemi della nostra vita, perché in quel contatto il nostro problema di separazione sarebbe superato. È un lavoro che dobbiamo fare qui e ora, perché ogni avanzamento evolutivo, ogni raggiungimento di coscienza avviene qui, su questo piano di esistenza, in questa vita. Al di là della soglia della morte non vi è più evoluzione.

www.theolabam.it/i_7_stati_della_coscienza.htm

Endless

“For the Kabbalists, the Divine is an entity so inaccessible

they are beyond the light and darkness, beyond

the worlds created. At this scale have given the name of Ain Soph
Aur: Light Without End. And even better to express your
mystery, beyond the Ain Soph Aur have conceived a region
They called Ain Soph: The End, and even beyond Aïn
Soph, Ain: No. Origin of the universe is therefore a
negation. But the “No”, which means the absence, the
absence does not mean the non-existence. Aïn is not the
absolutely nothing, as some have imagined nirvana of
Hindus. In fact, it’s exactly the opposite. Ain Soph Aur, as
Nirvana is not a non-existence, a nothing but a life
Beyond the creation of the event, so far beyond
that seems to be nothing.
Ain Soph Aur, Ain Soph, Ain … so that the Kabbalists have
attempted to define the essence of Divinity. It escapes
our understanding, but these words can make us feel that
that it is impossible to express. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

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Be aware! Whatever you do, do it consciously. And I repeat: whatever you do!
I do not say you have to do certain things and not others, no. As long as you are aware of everything you do and a bit ‘at a time, your every action will become increasingly dry.You will learn to be detached because the gap is a consequence of awareness. Osho

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The seven states of consciousness 

The states of consciousness for

The first three states of our consciousness are called for because there are never simultaneously. Are impermanent, they have a beginning, a time event and an end.We could not imagine living permanently in the waking state, or to do without sleep or dream.

1. The vigil

It is the state we live in ordinary life, touching, tasting, smelling with our physical senses, our organs associated with the physical body. Not much else to add, because it is our most ordinary and common experience.

2. Sleep

It is the state in which we allow our bodies to rest, to recharge his batteries, and go up in a slimmer body, said body of dream to go to enjoy our dream state or the state of dreamless sleep.

3. The dream

In the consciousness of the dream we live a life completely different from that of wakefulness, using more subtle ways that we can call in a slim body, the body of a dream. We have more opportunities expanded. We have feelings or emotions, we can move at will without hindrance of space, our time has an entirely different dimension: it is no longer calculated in hours or minutes, but by feelings. It’s only once lived in this dream. But we are very much alive, albeit in a different dimension. We are subject to the ups and downs of our mind, enthusiasm and the depression that we have already experienced in the waking state and are relived as if they were rewritten by a psychic computer at will.

The states of consciousness absolute

The birth and the end of its previous states of consciousness make it clear to those who observe them to know, that there are points of junction between them, for example where there is no waking and sleep there again, or no more sleep, but even there is still a dream. In here we can see the state of consciousness following, which is absolute, always present at the base of our relative states of waking, sleeping and dreaming, always exists.

4. Transcendental consciousness

Closing your eyes you can experience it in meditation. Looking at a sunset over the sea, a mountain valley, a snowy peak standing out in the sky, the culmination of a bell, a sequence of waves on the beach, we can enter into a state of deep silence where the body consciousness is transcended, where thoughts are absolutely quiet, where awareness is fully expanded consciousness. The joy, happiness, peace, lack of time and space, silence, absence of thought, pure awareness of “being” are the characteristics of the state of transcendental consciousness, Turiya said. You can reach it through the mind itself which can lead to transcend his own thoughts by going beyond them, or our thoughts may continue to come and go, but we are not involved at all in their game and they only witness, totally detached from them. You can reach it through the five senses: hearing, sight, taste, smell and touch, becoming aware of the void that is the source of the event, or through feelings like hate, love, pain, excitement, anger, discovering the ‘ energy from which they arise.

To have experience of this state must, however, stop the flow of action. This does not mean removing the action, on which we base our lives, but permeate through this state of consciousness, permanently stabilizing it in everyday actions. In the constant experience of meditation we find a manifestation of a strange alchemy. The state of Turiya, the state of awareness of Being, begins to permeate our three were related.We begin to become aware of our true nature, the transcendental state, not only in meditation but in the waking state, more and more and more, and then gradually in the dream state. We become aware of our dreams, then dreams of our witnesses, that they look less and less involved, and finally also aware of our deep sleep. Finally, the Self-awareness will be living permanently in the 24 hours of our day. You will not lose no matter what our way of life, no matter what happens outside of themselves.

That does not mean we will not live more states of joy or sorrow, prosperity or distress, health or sickness, activity or rest, attraction or disgust, but all will have lived permanently in the state of our experience Self. Never lose the awareness of our most intimate reality. God will be with us in our actions as in our rest, our choices as in our waste.

5. Cosmic consciousness

This is the first manifestation of the consciousness of creation: the state of cosmic consciousness. Who has reached living permanently in the contemplation of the Divine. Broke forever the cycle of rebirth, the cycle delSamsara. He joined forever in a fifth state of consciousness where the Turiya, the transcendental state of Being, and the relative states are lived together in perfect harmony 24 hours 24. Opposites are integrated. It is called “the first manifestation of the consciousness of achievement” because there is nothing more profound, more real, more satisfying than this. Within the individual there is an ever more expansive, more alive. If God is one in his transcendence and his immanence, we should be able to live within the one God of us limitless experience of our consciousness, but also externally in its creation.

Slowly standing together with the experience of the self within, begins to manifest a new consciousness. Spontaneously, through the consistency of our practices, cosmic consciousness, which is in fact the total expansion of the mind to its highest degree of awareness, is softened through a process of gradual but ever deeper understanding of our perception. The gap, the gap has developed between us and the manifestation of God in the consciousness of “witness”, which is the characteristic of cosmic consciousness, begins to be filled by the work of our hearts. Love and devotion are responsible for this prodigy. The mind and heart were always separate, always have each claimed their space, their zones of influence. Now, gradually but surely, the heart fills this gap. Nature begins to reveal his thin appearance. The divine energy which permeates every aspect of creation and that it seems invisible and hidden under a more or less coarse physicality, she begins to dance on the surface of things. Every subject, every feeling, every perception is imbued with energy. You can feel the energy of the tree only to place his hands on the trunk. Nature begins to sing the music of the Absolute. The air vibrates with the notes, as does the sun, the seven colors, the fire and its heat, water, and its fluidity, the earth and its creative humus.Everything is seen as a perfect harmony led by only one energy source: the law of nature, evolution, the alternation of birth and death cycle of change.

6. The divine consciousness

The Divine becomes not only permanently present in us, but it fully reveals its presence in everything, in every respect, in each continuum. We are living in a sixth state of consciousness. The Divine, now discovered, he agrees to appear in all its no more secret reality. The miracle that is happening did not seem possible. We see the sky and the sun, the moon and the green fields, the snowy mountains and rivers quiet or threatening, lakes and seas, insects, animals, our fellow man as the perfect product, a harmonious divine power manifested to us in all its reality: everything is a manifestation of God’s existence is the state of divine consciousness.

7. The awareness drive

We are now so aware of the state of being in us and in all created things. What may be missing now? Only a last step, the consciousness of Siddha, the “perfect”. This consciousness acknowledges that the state of being that is in me is the same, identical, the only state that there is the whole creation. Now we are no longer us who observe the same state in all things, but finally we become, without any possible exception, that same state in all things. There is no difference between the event intimate, true to ourselves and the event intimate, true of all creation. Now we have become one with everything, we have become one with the Divine. Perfect condition, spontaneous. Unity! It only exists. It alone is the reality. It is an exciting demonstration of Einstein’s theory of “unified field of energy” carried out not only in the laboratory of our consciousness, but in the laboratory of the same event created. It is the state of unity, the state of the Siddha. The Siddha this state lives on this earth. It is not only a Jivanmuktas, made a life, but its implementation has led to the highest level of human consciousness.

We must remember, however, that our level of consciousness we are still living in a state of separation from ourselves. Between what we call our conscious mind and our subconscious or unconscious is difficult to pierce a diaphragm. This diaphragm is created by our mind. It is our minds that keeps us tied to the particular, the relative of our lives every day, but it is our own mind, properly guided, which will lead us into contact with the Absolute Consciousness, which is its true nature . If you do not learn to slowly enter the experience of the Turiya, of the transcendental state of Being, in our actions, we will not go anywhere. It will be like turning around without knowing where to go because we have no knowledge of the goal, neither managed to reach it.

Within us there is an inexhaustible reservoir of strength, love, gentleness, joy, happiness, and yet so often we talk often dull, tired, dry, sad, unhappy, and that’s because we do not have a constant connection with that ‘ energy. Just find that contact to solve the problems of our lives, because then contact our problem of segregation would be exceeded. It is a work we do here and now, because every evolutionary advance, every achievement of consciousness is here, on this plane of existence in this life. Beyond the threshold of death there is no evolution.

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