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Sublimazione – Sublimation – Marco Ferrini


Sublimazione

di Marco Ferrini.
La sublimazione è l’arte di trasferire gli impulsi su di un piano superiore, quindi potrebbe essere definita come ‘arte della trasformazione dei contenuti psichici. E’ fondamentale applicare la propria forza di volontà su piani ideali superiori perché se tale forza s’inclina verso il basso, l’esito sarà il mancato conseguimento dei propri progetti di crescita culturale, psicologica e spirituale, quindi l’insoddisfazione e il concreto rischio di incorrere in numerosi incidenti di percorso. Il processo della sublimazione avviene al più alto livello attraverso la preghiera e la meditazione, ma può essere favorito anche dall’esperienza estetica. Si pensi alla musica o ad una danza, che si esprime attraverso il corpo, la mimica, il ritmo: possono sembrare semplici esercizi estetici, ma attraverso di essi un’energia di natura negativa, talvolta persino distruttiva, derivante da rancori, violenza, inimicizie e simili, può rigenerarsi in energia ecologica e positiva, quel che si fa viene compiuto come atto di offerta al Divino. L’arte di far affluire le energie psichiche a livelli superiori è di grande valore e beneficio. Attraverso quest’arte i gradi di egoismo individuale possono gradualmente essere superati passando a stadi evolutivi sempre migliori: l’interesse può allargarsi dal piano personale a quello familiare, da quello di gruppo ad uno sempre più esteso all’intera compagine sociale, fino a considerare come primario il bene di tutte le creature di qualsiasi specie. L’espansione della benevolenza verso tutti gli esseri viventi porta ad una fratellanza cosmica e alla riscoperta di Dio come origine, seme e sostegno dell’universo in tutte le sue forme e manifestazioni di vita.Ogni esperienza dovrebbe essere considerata come una preziosa opportunità per migliorarsi, senza far distinzione tra amici o nemici, poiché in ogni creatura si dovrebbe vedere un frammento di Dio, sapendo guardare con occhio equanime alla zolla di terra e alla pepita d’oro (si veda Bhagavad-gitaVI.8). La tradizione psicologica della Bhakti offre strumenti teorici e pratici per acquisire questa capacità ed attitudine alla vita, raggiungendo quell’alto livello di consapevolezza che consente di affrontare in maniera costruttiva-evolutiva qualsiasi evento, anche i più dolorosi, senza esserne emotivamente travolti. Gestire la propria emotività è ben più difficile che gestire i propri pensieri. Al contrario di questi ultimi, infatti, le emozioni sono impulsi psichici prodotti dall’interazione di stimoli esterni ed interni che non passano attraverso un processo di razionalizzazione, e dunque non vengono mediati né sufficientemente arginati dall’intelletto (buddhi); come un fiume in piena, tracimano dal piano inconscio verso l’esterno. Spesso la propria comprensione dell’importanza della sublimazione si blocca ad un piano meramente razionale-teorico, senza un esercizio significativo dedicato alla sua realizzazione, ed accade che dall’inconscio fluiscano emozioni che risultano inarrestabili e che operano in senso contrario alla direzione in cui la persona vorrebbe andare. Per superare tali discrasie interne e realizzare sostanziali miglioramenti nella personalità si dovrebbe operare a livello della psiche profonda attraverso gli strumenti della visualizzazione meditativa e dell’immaginazione attiva e superare il piano meramente -intellettuale la consapevolezza del sé ed ascendendo ad una consapevolezza e ad una visione spirituali.
Sublimation
Marco Ferrini.
Sublimation is the art of transferring the pulses on a higher plane, so it may be defined as’ the art of transformation of psychic contents. E ‘key to apply their strength to higher floors are ideal for if such force tilts down, the outcome will be failure to achieve its growth plans cultural, psychological and spiritual, then the dissatisfaction and the real risk of being involved in many mishaps. The process of sublimation is the highest level through prayer and meditation, but can also be promoted from the aesthetic. Think of the music or a dance, which is expressed through the body, facial expression, the rhythm may seem simple aesthetic exercises, but through them an energy of a negative nature, sometimes even destructive, resulting from resentment, violence, hatred and the like, can regenerate into green energy and positive, what is done is done as an offering to the Divine. The art of psychic energy to carry the higher levels is of great value and benefit. Through this art the degrees of individual selfishness can gradually be overcome through evolutionary stages to even better: the interest can extend from the personal to the family, from a group increasingly extended to the entire shareholder base, to consider as primary good of all creatures of all species. The expansion of benevolence towards all living beings leads to a cosmic brotherhood and the rediscovery of God as the source, seed and support of the universe in all its forms and manifestations of vita.Ogni experience should be regarded as a valuable opportunity to improve , without distinguishing between friends or enemies, for every creature you should see a piece of God, knowing look with equal eye to the clump of earth and gold nugget (see Bhagavad-gitaVI.8). The psychological tradition of Bhakti offers theoretical and practical tools to acquire this ability and attitude to life, reaching that high level of awareness that allows you to engage constructively with all-evolutionary event, even the most painful, without being emotionally overwhelmed. Managing your emotions is much more difficult to manage their thoughts. Unlike the latter, in fact, emotions are mental impulses produced by the interaction of external and internal stimuli that do not go through a process of rationalization, and thus are not sufficiently dammed or mediated by the intellect (buddhi), like a river full, spilling over from the floor unconscious to the outside. Often their understanding of the importance of sublimation stops at a floor purely rational and theoretical, without a significant exercise dedicated to its realization, and that happens to flow from the unconscious emotions that are unstoppable and that operate in the opposite direction in which the person would want to go. To overcome these shortcomings also realize substantial improvements in internal and personality should be operated on a deeper level of the psyche through the tools of visualization and meditation and active imagination than merely the plan-intellectual self-awareness and stepping up to an awareness and a vision spiritual.

L’amore – Love – J. Krishnamurti


L’amore


(…) Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore – ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio. L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità secondo quello che credete sia nobile e santo. (…) L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore? Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c’è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate. Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia – è questo quello che intendiamo per amore? (…) L’amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, “Ti amo”, esclude forse ciò l’amore dell’altro? L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E’ qualcosa di intimo o no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore e un sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio? Tutte queste domande indicano – non è vero? – che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello o un codice maturato nella cultura in cui viviamo. Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere. Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che chiamiamo amore – non per esprimerlo a qualcun altro ma per sapere cosa esso sia in se stesso? Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. (…) Il governo dice: “Va’ e uccidi per amore del tuo paese”. È amore questo? La religione dice: “Dimentica il sesso per amore di Dio”. E’ amore questo? L’amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è – desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. (…) L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro – in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio. L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore è sempre attivo presente. Non è “Amerò” oppure “Ho amato”. Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non obbedisce. Quando amate non c’è rispetto né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno – amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni – non sapete cosa vuol dire? Dove c’è amore c’è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell’amore allora non c’è l’altro. Forse che l’amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso? Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo. Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. (…) Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, Potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata “io”, le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione – tutte queste brutture sono dentro di voi. Quando ve ne renderete conto con il cuore non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. (…) Quando chiedete cos’è l’amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie o vostro marito o i vostri bambini – no? – potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio. Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. (…) E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida – incontrarlo come si incontra un bel tramonto? (…) Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo – incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti. Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti. L’amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. (…) Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente – cioè andare al di là del dolore – vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente – cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente. Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro. Allora c’è amore.
Estratto dal libro:
J. Krishnamurti – Libertà dal conosciuto – Ed. Ubaldini Editore – Roma
© 1969 Krishnamurti Foundation London
© 1973 Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma

Love

(…) What is love? The word is so distorted and contaminated much that I’m not going to use it. All about love – every magazine and every newspaper, every missionary talks incessantly about love. I love my country, my king, a few books, that mountain, the pleasure, my wife, God’s love is an idea? If it can be cultivated, nourished, cherished, pushed around, altered as you wish. When you say you love God what does this mean? It means you love a projection of your image, a projection of yourself under some guise of respectability according to what they think is noble and holy. (…) Love can be the ultimate solution to all the difficulties, problems and sorrows of man, then how do we discover what love is? Enough to call it? The church called him in a way, society to another, there is a lot of detours and misunderstandings. Adoring someone, sleeping together, the emotional exchange, friendship – that’s what we mean by love? (…) Love can be divided into sacred and profane, human and divine, or is there only love? Love belongs to one and not many? If I say, “I love you”, except perhaps that the love of the other? Love is personal or impersonal? Moral or immoral? And ‘something intimate or not? If you love mankind can you love the most? The love and feelings? It ‘s a thrill? And ‘pleasure and desire? All these questions show – is not it? – We have ideas about love, ideas about what should and should not be, a model or a code developed in the culture in which we live. So to explore the question of what love is how we must first free ourselves from the scale of centuries, put aside all the ideals and ideologies on what should or should not be. Divide anything into what should be and what it is, is the most deceptive of life. So, how will I find out what this flame we call love – not to express it to someone else but to know what it is in itself? First I must reject what the Church, society, my parents and friends, what every person and every book says about it, because I want to find out just what it is. (…) The government says: ‘Go and kill for the sake of your country. ” Is this love? Religion says: “Forget the sex for love of God.” And ‘love this? Is love desire? Do not say no. For most of us it is – desire and pleasure, the pleasure is derived from the senses, the sexual attraction and satisfaction. I am not against sex, but try to see what is involved in it. What sex gives you momentarily is the total abandonment of yourself, then finished to return to your confusion and so you repeat and repeat that state where there is concern, problem, myself. (…) The belong to another, being psychologically nourished by another, depend on others – this must always be anxiety, fear, jealousy, guilt, fear and as long as there is no love; a mind oppressed with grief will never know what love, sentimentality and emotion have absolutely nothing to do with love. And so love has nothing to do with pleasure and desire. Love is not a product of thought that is the past. Thought can not possibly cultivate love. Love is not limited or trapped by jealousy because jealousy of the past. Love is always on this. It is not “America” or “I loved.” If you know love will not follow anyone, love does not obey. When you love there is no respect or disrespect. Do not really know what it means to love someone – love without hate, without jealousy, without anger, without wanting to interfere with what the other person does or thinks, without condemning, without comparing – do not know what that means? Where there is love there is no comparison? When you love someone with all your heart, with all his mind, his whole body with your whole being is no comparison? When you abandon completely love then there is another. Perhaps that love has responsibilities and duties, and uses it? When you make something out of duty, there is love? In duty there is no love. The structure of duty in which the human being is caught is destroying him. Until you are forced to do something because it is your duty not you love what you do. When there is love there is no duty or responsibility. (…) If you notice you can see that everything happens within you, You can see the full, complete, at a glance, without wasting time on us for analysis. You can see in a moment the whole structure and nature of this worthless little thing called “me”, my tears, my family, my nation, my faith, my religion – all this ugliness is within you. When you know it with your heart not your mind when you realize the depths of my heart, then you have the key that will put an end to pain. (…) When you ask what love is, you might be too scared to see the answer. It could mean a radical change, could shatter the family, you might not love your wife or your husband or your children – right? – You have to destroy the house that you built, you could never come to the temple. But if you still want to find out, you will see that fear is not love, that dependence is not love, jealousy is not love, possessiveness and desire for domination are not love, responsibility and duty are not love, not self-pity is love, the anguish of not being loved is not love, love is not the opposite of hate any more than humility is the opposite of vanity. (…) So we got to the point: can the mind find love without discipline, thought, effort, without any book or teacher or guidance – see him as he meets a beautiful sunset? (…) A mind that research is not a passionate mind and without trying to find love is the only way to find him – see him unwary, and not as a result of effort or expertise. This love, you will discover not of time, this love is both personal and impersonal, is one that belongs to many. Like a fragrant flower that you can smell or neglect. That flower is there for anyone, even for one who takes the trouble to look and smell deeply with pleasure. He is very close or very far in the garden, the flower is the same thing, being rich in the aroma gives it to everyone. Love is something new, fresh and alive. It has no yesterday or tomorrow. And ‘beyond the confusion of thought. Only the mind knows what love is innocent and the innocent mind can live in the world is not innocent. And ‘possible to discover this extraordinary thing which man has ever attempted, sacrifice, adoration, in the relationship, sex, in any form of pleasure and pain, only when the thought comes to understand itself and comes naturally end. (…) You can read these words mesmerized and enchanted, but go beyond the thought and time really – that go beyond the pain – it means being aware that there is another dimension called love. But do not know how to reach this remarkable source – what do you do then? If you do not know what to do, do nothing, is not it? Absolutely nothing. Then inwardly you are in complete silence. Know what I mean? It means that you do not want do not try, do not go hunting for something, there is absolutely a center. Then there is love.

Excerpts:
J. Krishnamurti – Freedom from the known – Ed Ubaldini Publisher – Rome
© 1969 Krishnamurti Foundation London
© 1973 Publishing House Astrolabe – Ubaldini Editore, Rome

La purezza del cuore – The purity of the heart  


La purezza del cuore

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Matteo 5,8).
Nel linguaggio umano e soprattutto nel linguaggio biblico il cuore è il centro della persona. Lì maturano le scelte importanti della vita, lì ognuno ritrova se stesso e la propria identità, lì ogni persona decide di sé, nel suo rapporto con gli altri, col mondo e con Dio. Il cuore buono rende buono tutto l’uomo, il cuore cattivo lo rende cattivo.
Nella discussione sul puro e l’impuro Gesù dice che non sono le cose esterne e materiali che rendono impuri. Così pensavano i farisei, che avevano una concezione materialistica della purezza. Essi identificavano il puro con il pulito, perciò si lavavano e facevano tante abluzioni rituali; inoltre ritenevano impuri anche alcuni cibi, evitavano di mangiarli e li proibivano agli altri. Come ancora oggi fanno gli ebrei e i mussulmani con la carne di maiale e altri animali.
Gesù invece dichiara che la purezza è un fatto interiore e spirituale. Ciò che corrompe e rende impuri, non sono le cose materiali, ma il peccato; non è ciò che viene a contatto con l’uomo dal di fuori, ma ciò che dall’interno determina i comportamenti personali di ciascuno. «Tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo», perché gli entra nello stomaco, non nell’anima. «Ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (Marco 7,18.20-22).
Dalla dimensione interiore e spirituale dell’uomo, dalla sua anima e dal suo cuore derivano i desideri e le azioni buone o cattive. Se sono cattive corrompono tutto l’uomo: infatti è cattivo all’interno, dove ha pensato e desiderato il male; ed è cattivo all’esterno, dove si comporta male e fa male agli altri. Così il cuore, centro della persona, qualifica in senso positivo o negativo tutta la persona.
Il cuore è come una sorgente da cui deriva tutto. Se la sorgente è buona, tutto sarà buono; se la sorgente è inquinata, tutto sarà corrotto. In questo senso Gesù dice: «La bocca parla dalla pienezza del cuore», perché ognuno tira fuori ciò che porta dentro. E ancora: «L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive» (Matteo 12,34-35). Bisogna quindi che ci sia un cuore buono, puro, generoso, perché tutta la vita e tutte le cose che si fanno siano buone. In particolare il cuore è la sede e la sorgente dell’amore. Perciò si ama Dio «con tutto il cuore» e il prossimo«come se stessi» (Matteo 22,37-40). La purezza del cuore sta quindi nella purezza dell’amore, e l’amore è puro quando è vero. Non solo sincero, ma proprio vero, cioè libero da ogni egoismo.
Cerchiamo quindi di guardare più da vicino la beatitudine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Abbiamo visto che la purezza è anzitutto un fatto interiore, del cuore, dove ognuno incontra l’altro nella verità. L’amore del prossimo richiede che i rapporti interpersonali siano veri, non falsi; autentici, non interessati. Perciò la prima cosa contraria alla purezza è la menzogna, la seconda è l’egoismo. Chi cerca il proprio interesse e inganna gli altri per raggiungere i propri scopi, non è puro nelle sue intenzioni e nelle sue azioni. In particolare, la purezza riguarda quel rapporto interpersonale, unico e specifico, che è il rapporto affettivo tra le persone. La purezza riguarda l’amore.
L’amore tra due persone deve essere vero e reale, allora è puro. L’amore vuole bene, vuole il bene dell’altro e vuole fare del bene all’altro, perciò si dona all’altro ed è pronto ad accogliere il dono dell’altro. In questo dono generoso l’amore arriva fino a dimenticarsi di sé e sacrificarsi per la persona amata. Questo è l’amore vero e puro. Se invece nell’amore uno cerca se stesso e i propri interessi, e per questo strumentalizza l’altro, allora l’amore è falso e menzognero. La purezza del cuore, quindi, è la purezza dell’amore che ama nella verità. Chi ama davvero dona se stesso con generosità e gratuità, e accoglie l’altro con riconoscenza e rispetto.
http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/Marafioti_beatit.html

“Di qualcuno che si sente facilmente ferito, offeso, si dice che è
sensibile. No, la vera sensibilità è un’apertura totale alla
bellezza e alla luce del mondo divino, e una chiusura a tutte le
brutture e le assurdità del mondo umano. Quindi, ciò che
generalmente viene chiamata ” sensibilità “, intesa come la
capacità di percepire dolorosamente l’indifferenza, il disprezzo,
le critiche e le vessazioni, in realtà non è altro che emotività.
Allora, cosa resta a dei poveri infelici per i quali non esistono
né il Cielo né gli angeli né gli amici né la bellezza, ma solo
persone ingiuste, cattive e malintenzionate?
Non bisogna confondere la sensibilità con l’emotività.
L’emotività è la manifestazione malata di un “sé” povero,
meschino, ristretto, dolente. La sensibilità rappresenta invece
un grado superiore di evoluzione che mette l’uomo in relazione
con le regioni celesti e gli permette di vibrare all’unisono con
tutta la bellezza dell’Universo.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Il mio cuore è divenuto capace di accogliere ogni forma
è un pascolo per le gazzelle,
un convento per i monaci cristiani
è un tempio per gli idoli,
è la Ka’ba del pellegrino
è le tavole della Torah,
è il libro del Sacro Corano.
Io seguo la Religione dell’amore,
quale mai sia la strada
che prende la sua carovana:
questo è mio credo e mia fede.

Ibn l-‘Arabi
“Tarjumân Al-Ashwâq”

Il devoto, la cui mente è disciplinata, che si muove nel mondo con i sensi controllati ed è libero da attaccamenti e repulsioni, è stabile nella tranquillità. Quella purezza di spirito elimina il dolore e quel devoto è fermamente stabilizzato nella pace permanente. (Bhagavad Gita 2:64-65)
Chi è privo di motivazioni egoiste ed è capace di parlare e agire senza il desiderio di glorificare se stesso, è puro di cuore. La purezza del cuore ci permette di liberarci dall’effetto “velo” dell’illusione del sé separato. Chi conosce la propria vera natura, può discernere prontamente ciò che è in armonia con la volontà divina da ciò che è invece diretto dalla volontà dell’ego.
Un primo passo verso la purificazione della mente è di scegliere pensieri in armonia con le tue aspirazioni e intenzioni più alte. Questo non è un processo per fermare i pensieri. Osservali e seleziona quelli che sono in armonia con la tua vera natura spirituale. Il secondo passo è di praticare regolarmente la meditazione supercosciente, fino al punto di sperimentare la tua vera natura. L’immersione nella consapevolezza della natura essenziale dell’uomo, ti purificherà la mente. Scoprirai, a quel punto, di poter sperimentare direttamente la purezza del cuore – la tua essenza dell’essere.

Il solo fatto di “essere” è una benedizione

Esiste solo una vita – Dio; la Realtà che si esprime in ogni cosa che è. Saperlo ci libera dal peso creato dall’illusione del sé separato, ristabilisce la nostra consapevolezza nella completezza e ci permette di sperimentare la vita come la benedizione che è. Quando conosciamo realmente la completezza, il giusto vivere ci dà l’opportunità di scoprire quella che Paramahansa Yogananda definiva come la “sempre nuova gioia in Dio”. Molte persone pensano di dover lottare per sopravvivere o per essere felici e sicure. La vita non è stata creata per essere un peso. Se immaginiamo che Dio sia un’entità distante, possiamo essere troppo indaffarati a cercare di guadagnare dei meriti per scoprire che il buono è dove siamo. Scoprire il buono della vita può richiedere pratica.
Vivere in maniera cosciente è possibile facendo delle scelte. Perché non decidere di vivere una vita cosciente e di rendere la realizzazione di Dio il punto centrale di ogni giorno? Se dimentichiamo di essere attenti, la semplice dedizione ad essere spiritualmente svegli e a considerare Dio come la stella polare della nostra vita, contiene in se stessa l’influenza di supporto di Dio stesso e quando dimentichiamo di vivere nel modo più alto, la bontà intrinseca della Grazia di Dio rivolgerà la nostra attenzione verso il percorso della luce.
Ellen Grace O’Brian
Ellen Grace O’Brian è il ministro anziano del Center for Spiritual enlightenment, che ha sede a San Josè, California (www.CSEcenter.org). E’ discepola di Roy Eugene Davis da quasi trent’anni.

Il cuore dell’uomo è come uno specchio; dentro lo specchio non c’è niente, è Ku, è il vuoto di cui leggiamo nella Prajina Paramita. Quello specchietto che tengono le ragazze nella borsetta, è così piccolo, eppure in quello specchietto ci entra il cielo, ci entra il sole, la terra, le stelle, l’universo. L’infinito e l’eternità, anche entrano nello specchio. Lo specchio riflette una immagine, e se messo di fronte a un ricco, di fronte a un povero, non fa nessuna differenza: li rispecchia alla stessa maniera. Riflette nello stesso modo il Presidente della Repubblica e l’ultimo vagabondo. Di fronte a uno specchio, la grandissima montagna e la piccola pietra della strada, sono la stessa cosa.
Un cuore puro, così pulito come uno specchio, vede le cose nella stessa maniera, senza discriminazione. Se di fronte a uno specchio si siede un giovane, riflette un giovane; se si siede un vecchio, riflette un vecchio, se si siede un bambino, riflette un bambino, se si siede una donna, rispecchia una donna. Lo specchio riflette nella stessa maniera le cose che gli si mettono di fronte.
Perché lo specchio riflette gli oggetti che gli si presentano davanti nella stessa maniera? Perché lo specchio non ha una propria faccia. Perciò un cuore puro come quello dello specchio, non ha un se stesso: ha un cuore come quello di un bambino appena nato.
Come lo specchio riflette ciò che gli si mette davanti, così un cuore puro non fa nessuna discriminazione fra se e gli altri. Se si siede davanti uno che piange, riflette uno che piange, se si siede uno che ride, riflette uno che ride.Perciò di fronte alla sofferenza, proverà la sofferenza, di fronte alla gioia proverà la gioia: quello è il vero cuore dell’uomo.
Lo specchio non ha questa specie di amore, nel senso con cui il Buddha universale ha questo amore. A differenza dello specchio che rimane così senza muoversi, l’essere umano di fronte al dolore piange, di fronte alla gioia gioisce. Questa è la differenza fra lo specchio che è immobile e l’essere umano che invece partecipa a questo dolore.
Ciò in Giappone si dice hataraki, è il movimento che c’è nell’uomo. Gesù Cristo ha detto: “Se non si ha il cuore di un bambino non si entra nel Regno dei Cieli”. Ma questo cuore del bambino che cuore è? Questo cuore è quello che non ha il Se stesso, nel senso di Ego; quello che non fa nessuna differenza fra sé e gli altri; questo è il tipo di cuore di cui c’è bisogno per entrare nel Regno dei Cieli. Nella stessa maniera in cui ha il cuore un bambino, puro, senza discriminazione, senza che sia uscito ancora quest’Ego, quel cuore del bambino è come quello degli Dei.
Il Buddha nei sei anni che è stato nella foresta, ove ha attraversato molte difficoltà, dopo che il dubbio era entrato dentro di lui facendolo dubitare su quello che andava cercando, nel momento in cui ha spalancato gli occhi (nel momento in cui è diventato Buddha, cioè Illuminato) si è reso conto che il suo cuore è un cuore che hanno tutti quanti; tutti gli esseri umani sono in possesso di questo cuore di Illuminazione.
Siccome nella vita di ogni giorno vengono fuori dalla nostra mente molti problemi e pensieri, questo cuore puro, questo cuore d’Illuminazione non viene fuori. L’essere umano, dalla mattina alla sera, ha la testa piena di cose che non hanno alcuna importanza; nel momento in cui tutto ciò viene tolto, viene eliminato, ci si rende conto che non rimane niente.
Noi abbiamo costruito un cuore nel quale abbiamo messo cose che abbiamo udito da altri, che non sono nostre, che non sono nel nostro cuore. Se noi riusciamo ad avere un cuore come quello di un bambino, sicuramente, riferendoci a ciò che ha detto Cristo, possiamo entrare nel Regno dei Cieli.
Un cuore puro – Yamada Mumon Roshi

The purity of the heart
“Blessed are the pure in heart: for they shall see God” (Matthew 5:8).
In human language, and particularly in the biblical language, the heart is the center of the person. There mature choices in life, everyone there finds himself and his own identity, each person decides for himself there, in his relations with others, with the world and God’s good good heart makes the whole man, the heart bad makes it bad.
In the discussion on the pure and the impure Jesus says there are external things and materials that make it impure. That is how the Pharisees, who had a materialist conception of purity. They identified with the pure clean, so they washed and made a lot of ritual ablutions; anchealcuni also considered unclean foods, not eating and forbade them to others. How do today’s Jews and Muslims with the pork and other animals.
But Jesus says that purity is an interior and spiritual. What makes it impure and corrupt, are not material things, but sin is not what comes into contact with the man from the outside, but from what determines the personal behavior of each. “Everything that enters a man from outside can not defile,” because it enters the stomach, not the soul. “What comes out, this defiles a man. For from within, from men’s hearts, come evil thoughts, fornication, theft, murder, adultery, covetousness, wickedness, deceit, lewdness, envy, slander, pride, foolishness. All these evil things come from within and defile a man “(Mark 7,18.20-22).
From the inner, spiritual dimension of man, from his soul and his heart desires and derive good or bad actions. If you are evil corrupts the whole person: it is bad inside, where he designed and desired evil, and evil is outside, where he behaves badly and hurts others. So the heart, the center of the person, position in a positive or negative whole person.
The heart is like a spring from which everything derives. If the source is good, everything will be good, if the source is polluted, everything is corrupt. In this sense, Jesus says: “The mouth speaks from the fullness of the heart, because everyone gets out what he carries inside. And again: “A good man out of his good treasure brings forth good things: and an evil man out of his evil treasure brings forth evil” (Matthew 12.34-35). It is therefore necessary that there is a good heart, pure, generous, because all life and all the things you do are good. In particular, the heart is the seat and source of love. So you love God with all your heart “and the forthcoming” as themselves “(Matthew 22:37-40). Purity of heart is thus the purity of love, and love is pure when it is true. Not only sincere, but its true, that is free of all selfishness.
So let us look more closely at the beatitude: “Blessed are the pure in heart: for they shall see God.” We have seen that the purity is primarily an interior, the heart, where everyone meets each other in truth. Love of neighbor requires that the relationships are real, not fake, authentic, not interested. So the first thing that is contrary to the purity is a lie, the second is selfishness. Those who seek their own interests and deceive others to reach their goals, is not pure in his intentions and his actions. In particular, the purity of interpersonal relationship relates to that unique and specific, that is the emotional relationship between people. The purity about love.
The love between two people must be true and real, then it is pure. Love loves you, wants the good of others and wants to do good to another, so he gives another and is ready to receive the gift of the other. This generous gift is up to forget the love of self and self-sacrifice for a loved one. This is the true and pure love. But if one looks for love itself and its interests, and for that exploits the other, then love is false and deceptive. The purity of the heart, then, is the purity of love that loves the truth. Who really loves giving himself generously and gratuity, and welcomes the other with gratitude and respect.
http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/Marafioti_beatit.html
“As someone who feels easily hurt, offended, they say it is
sensitive. No, the real sensitivity to the total opening
beauty and the light of the divine world, and a closure to all
ugliness and absurdity of the human world. So what
generally called the “sensitivity”, meaning the
ability to perceive painful indifference, contempt,
criticism and harassment, in reality is nothing but emotion.
So what remains of the poor unfortunates that do not exist
neither heaven nor angels, nor friends, nor beauty, but only
people unjust, evil and malicious?
Not to be confused with the emotional sensitivity.
Emotion is the manifestation of a sick “themselves” poor,
petty, small, painful. The sensitivity represents
a greater degree of development that places man in relation
with the celestial regions and allows it to vibrate in unison with
the beauty of the universe. “
Mikhael Omraam Aïvanhov
My heart has become capable of receiving any form
is a pasture for gazelles,
a convent for Christian monks
is a temple for idols,
is the Ka’ba of the pilgrim
is the tables of the Torah,
is the book of the Holy Quran.
I follow the religion of love,
which ever is the way
who takes his caravan:
this is my belief and my faith.
The Ibn-‘Arabi
“Al-Tarjuman Ashwaq”
The devotee, whose mind is disciplined, which moves in the world with the senses controlled and is free from attachments and aversions, is stable in the tranquility. That purity of spirit eliminates the pain and the devotee is firmly stabilized in permanent peace. (Bhagavad Gita 2:64-65)
Who is devoid of selfish motives and is able to speak and act without the desire to glorify himself, is pure of heart. The purity of the heart allows us to free ourselves by the “veil” of the illusion of separate self. Who knows his true nature, can readily discern what is in harmony with the divine and what is instead directed by the will of the ego.
A first step towards purification of mind is to choose thoughts in harmony with your highest aspirations and intentions. This is not a process to stop thinking. Observe them and select those that are in harmony with your true spiritual nature. The second step is to practice meditation regularly superconscious to the point of experiencing your true nature. Immersion in the consciousness of the essential nature of man, you shall purify the mind. You’ll find, at that point, you can directly experience the purity of the heart – the essence of your being.
The mere fact of “being” is a blessing
There is only one life – God, the reality that expresses itself in everything that is.Knowing this frees us from the burden created by the illusion of separate self, restores our awareness in the completeness and allows us to experience life as the blessing it is. When you really know the completeness, the right to live gives us the opportunity to discover what Paramahansa Yogananda defined as the “ever-new joy in God.” Many people think they have to struggle to survive or be happy and safe. Life was not created to be a burden. If we imagine that God is distant entity, we may be too busy trying to earn credit for discovering that the good is where we are. Discover the good life may take practice.
Living in a conscious manner is possible by making choices. Why not decide to live a conscious life and to make the realization of God the central point of each day? If we forget to be careful, the simple commitment to be spiritually awake and think of God as the guiding star of our life, contains within itself the influence of the support of God himself, and when we forget to live as high, the intrinsic goodness of Grace of God will turn our attention to the light path.
Ellen Grace O’Brian
Ellen Grace O’Brian is the senior minister of the Center for Spiritual Enlightenment, which is based in San Jose, California (www.CSEcenter.org). E ‘disciple of Roy Eugene Davis for nearly three decades.
The human heart is like a mirror in the mirror there is nothing, and Ku, is the void of which we read in Prajina Paramita. The mirror holding the girls in her purse is so small, yet in the mirror we shall enter heaven, there comes the sun, the earth, the stars, the universe. The infinity and eternity, even entering in the mirror. The mirror reflects an image, and if faced with a rich, in front of a poor person, it makes no difference: they reflect the same way. Reflected in the same way the President of the Republic and the last tramp. In front of a mirror, the great mountain and the small stones on the road, the same thing.
A pure heart so clean like a mirror, sees things the same way, without discrimination.If in front of a mirror sits a young man, reflects a young and if he sits an old man, reflects an old, if a child sits, reflects a child, if it sits a woman, a woman reflects. The mirror reflects things in the same way that we confront.
Because the mirror reflects the objects that present themselves in the same way?Because the mirror does not have its own face. So a heart as pure as that of the mirror, has no self: he has a heart like a newborn baby.
As the mirror reflects what you put in front, so a pure heart makes no discrimination between self and others. If you sit in front of a crying, reflects a crying, laughing when one sits, one that reflects ride.Perciò the face of suffering, the suffering will try, try before joy joy: that is the real heart of ‘ man.
The mirror does not have this kind of love, in the sense in which the Buddha has this universal love. Unlike the mirror so that it remains motionless, the human face of pain cry in front of the joy rejoice. This is the difference between the mirror that is stationary and the human being that instead of participating in this pain.
This is said hataraki in Japan, there is movement in humans. Jesus Christ said: “If you do not have the heart of a child shall not enter into the Kingdom of Heaven.” But this baby’s heart that the heart is? This is what the heart does not have the same if, in the sense of Ego, the one that makes no difference between self and others, this is the kind of heart is needed to enter the Kingdom of Heaven. In the same way that a child’s heart is pure, without any discrimination, it is not released yet quest’Ego, that the baby’s heart is like that of the gods.
The Buddha in the six years that was in the forest, where he has gone through many difficulties, after the question had entered into him making him doubt about what he was looking for, when he opened his eyes (when he became Buddha , that is, Enlightened One) has realized that his heart is a heart that everyone, all human beings are in possession of this heart of enlightenment.
Since in everyday life are many problems out of our minds and thoughts, this pure heart, this heart of Enlightenment does not come out. The human being, from morning to night, has a head full of things that do not matter, when everything is removed, it is deleted, we realize that there is nothing left.
We have built a heart in which we put things we’ve heard from others that are not ours, that are not in our hearts. If we manage to have a heart like a child, of course, referring to what Christ said, we can enter the kingdom of heaven.
A pure heart – Yamada Roshi Mumon

Vivi in Armonia – adesso – Live in Harmony – now


Vivi in Armonia – adesso

“Immaginate di tracciare un solco e in questo solco di far
scorrere dell’acqua. Quel solco è la saggezza che vi indica la
giusta direzione, il cammino da seguire, mentre l’acqua è l’amore
che vi sostiene lungo tutto il cammino. Ogni giornata che vivete
nella saggezza e nell’amore prepara la giornata successiva,
nella quale avanzerete più facilmente. L’oggi fa seguito a ieri,
a sua volta verrà il domani, poi verranno i mesi, gli anni… tutta
la vita. E una vita traccia la via per le incarnazioni future.
All’inizio, sicuramente sentirete di non avere potere su
un’intera giornata e nemmeno su un’ora, ma solo sul minuto
presente. Ebbene, almeno per un minuto, fate lo sforzo di creare
in voi la chiarezza e la pace. Questo minuto influenzerà quello
seguente, e così, di minuto in minuto, vivrete in armonia
l’intera giornata.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Le dodici sfide dell’Armonia e della Serenità
1. Amare l’altro non significa che devi “volergli bene”, ma che il tuo stato di coscienza ti permette di vedere che tu e l’altro siete realmente Uno,almeno prova a crederci…

2. Se un tuo compagno si “dimentica” di salutarti, non ti offendere sicuramente non lo ha fatto apposta, e se anche fosse sappi che ha solo difficoltà a gestire la sua personalità, come l’addestratore con il suo cavallo selvaggio.

3. Se un tuo compagno ti appare antipatico, fastidioso o ti crea disagio chiediti sempre qual è lo specchio di te che ti rimanda (non possiamo percepire qualcosa che non ci appartiene).

4. Sappi distinguere dentro di te tra anima e personalità: l’anima non si offende, non si arrabbia, non si perde nel particolare, l’anima vuole giocare, sorridere, unire nella semplicità e vede solo ciò che conta veramente.

5. L’anima è semplice come un bambino, non conosce i formalismi, ma è saggia come un anziano, l’anima non teme la “brutta figura” e porta avanti i suoi impegni perché sa viverli con leggerezza e con gioia, come in un gioco.

6. Non ti identificare con le tue idee, né con il tuo lavoro, tu non sei né le tue idee, né il tuo lavoro.
Non ti identificare, con i tuoi pensieri, né con le tue emozioni, pensieri ed emozioni non sono tuoi… …vivi leggero!

7. Qualunque cosa intendi fare, falla perché ti dà gioia e falla per te stesso e per l’essenza che tu chiami Dio o come tu la senti, per nessun altro.

8. Ogni volta che ti senti “superiore” o “inferiore” a qualcuno sappi che sei in una grande illusione, siamo tutti tessere dello stesso mosaico, ognuna con un suo compito e delle sue qualità specifiche.

9. Concediti di osservare quando la personalità ti domina: ogni volta che hai paura sei nella personalità, ogni volta che ti offendi sei nella personalità, ogni volta che ti arrabbi sei nella personalità. Sii sincero e tenero con te stesso e con gli altri, comprendi le difficoltà a gestire le reazioni meccaniche e vai oltre.

10. Non c’è nulla di male a cadere, l’importante è accorgersene e rialzarsi, e se cadi 100 volte, rialzati 100 volte e continua a camminare.

11. Accetta che il tuo compagno possa cadere e non curarti della sua personalità, vai oltre e collegati alla sua anima, concentrati sempre sulla bellezza e sulle qualità positive tue e dell’altro.

12. Sappi ripristinare dentro di te lo stato di Armonia con te stesso e con gli altri non appena hai compreso che la tua Essenza più vera e quella dell’altro sono la stessa cosa, la stessa “Energia”. Osserva la tua personalità e ricorda chi sei veramente: sii più forte delle tue paure, più forte delle tue vergogne, più forte delle tuo orgoglio, più forte della tua rabbia… non prenderti troppo sul serio! Sii forte ridendo! Ridendo a tutte queste illusioni e torna a giocare con i tuoi compagni, ti stanno aspettando!

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Live in Harmony – now

“Imagine tracking a groove and this groove to
flowing water. That groove is the wisdom that shows the
right direction, the path to follow, while the water is love
that supports you throughout the journey. Every day you live
in wisdom and love preparing the next day,
in which progress more easily. The today follows yesterday,
in turn will be tomorrow, then will be months, years … all
life. And a life points the way for future incarnations.
At first, certainly feels it has no power over
whole day or even one hour, but only on the minutes
present. Well, at least for a minute, you make the effort to create
in you clarity and peace. This minute will affect the
following, and so, by the minute, you will live in harmony
the whole day. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

The twelve challenges Harmony and Serenity
1. Loving others does not mean you “love him”, but that your state of consciousness allows you to see that you are really one and the other, at least try to believe it …

2. If your partner is a “forget” to say goodbye, do not be offended certainly did not do it on purpose, and know that even if he only has difficulty managing his personality, as the trainer with his wild horse.

3. If your partner when you begin an unpleasant, uncomfortable or makes them uncomfortable, you always ask yourself what is the mirror of you, who refers (we can not perceive something that is not ours).

4. Know inside you distinguish between soul and personality: the soul is not offended, not angry, not lost in the detail, the soul wants to play, laugh, join in the simplicity and sees only what really matters.

5. The soul is as simple as a child does not know the formalism, but as a wise elder, the soul does not fear the “bad shape” and carries out its commitments because they know live them with joy and lightness, as in a game .

6. Do not you identify with your ideas or with your work, you are neither your ideas or your work.
Do not you identify with your thoughts, neither with your emotions, thoughts and emotions are not your light … … live!

7. Whatever you want to do, do it because it gives you joy and do it for yourself and for the essence that you call God or how you feel it, for anyone else.

8. Whenever you feel “above” or “inferior” to know that someone you’re in a great illusion, we are all the same mosaic tiles, each with a specific task and its quality.

9. Give yourself permission to be observed when the personality dominates you: Whenever you are afraid you are in personality, every time you’re in the huff personality, every time you get angry you are in personality. Be sincere and gentle with yourself and with others, understand the difficulty in managing the mechanical responses and go beyond.

10. There is nothing wrong to fall, it is important to notice and get up, and if you fall 100 times, 100 times raised and continues to walk.

11. Accept that your partner can fall and take no note of her personality, go over and connected to his soul, always focused on the beauty and positive qualities and your other.

12. Know inside you restore the state of harmony with yourself and with others as soon as you realized that your true essence and that of the other are the same, the same “energy”. Watch your character and remember who you really are: be stronger than your fears, stronger than your shame, stronger than your pride, stronger than your anger … do not take themselves too seriously! Be strong, laughing! Laughing at all those illusions and come back to play with your teammates, waiting for you!

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Il derviscio – The dervish – Storia Sufi


Il derviscio

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un’austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d’acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l’insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All’improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo l’invocazione derviscia. “Non serve a niente”, si disse, “perché quell’uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU …”.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere – lui che aveva studiato con tanto zelo – correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l’opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l’idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell’isola donde sembrava provenire la voce.
In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo vestito da derviscio che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica. “Amico mio”, gli disse, “la tua pronuncia è sbagliata. Mi incombe dirtelo perché è meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. Ecco come devi pronunciare”. E glielo spiegò.
“Grazie”, disse l’altro con umiltà.
Il primo derviscio risalì in barca, molto soddisfatto di aver compiuto una buona azione. Dopo tutto, non è detto che colui che riesce a ripetere correttamente la formula sacra possiede anche il potere di camminare sulle acque? Il derviscio non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva sempre sperato, per qualche ragione, di riuscirci prima o poi.
Dalla capanna non arrivava più alcun suono; tuttavia, era convinto che la lezione aveva dato i suoi frutti.
Fu allora che udì un U YA pronunciato con esitazione: il derviscio dell’isola si era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo…
Mentre il primo derviscio era assorto nelle sue riflessioni, meditando sulla perversità degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell’errore, i suoi occhi scorsero uno strano spettacolo: il derviscio della capanna aveva lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie dell’acqua…
Stupefatto, smise di remare. L’altro lo raggiunse e si rivolse a lui con queste parole: “Fratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l’invocazione, perché ho difficoltà a ricordarlo”.

Storia Sufi


The dervish

One day a dervish from the conventional wisdom, the product of an austere religious school, was walking along a water course, completely absorbed in theological and moral issues, because that was the shape that the Sufis had taken training in the community to which he belonged. For him religion emotional corresponded to the pursuit of the Supreme Truth.
Suddenly the train of thought was interrupted by a loud cry: someone was repeating the invocation dervish. “There’s no point,” he said, “because the man mispronounced syllables. Instead of chanting HU YA, YA U HU says …”.
The dervish then felt it his duty – he had studied with such zeal – that certainly does not fix the poor fellow had had the opportunity to be guided in the right way, and probably only did his best to be in harmony with the ‘ idea behind the sounds.
Chartered a boat, rowed towards the island from whence the voice seemed to come.
In a reed hut he saw, sitting on the floor, a man dressed as a dervish who swayed to the rhythm of repetition of the formula initiation. “My friend,” he said, “Your pronunciation is wrong. I tell lies because it is worthwhile to give advice and accept them just as deserving. Here’s how you say”. And he told her.
“Thanks,” said the other humbly.
The first dervish got into the boat, very happy to have done a good deed. After all, it is said that he who fails to correctly repeat the sacred formula also has the power to walk on water? The dervish had never seen anyone perform such a miracle, but he had always hoped for some reason, to succeed sooner or later.
From the hut could no longer any sound, however, was convinced that the lessons had paid off.
It was then that he heard a U YA pronounced hesitation, the dervish of the island was once again put to utter the formula in his own way …
While the former dervish was absorbed in thought, meditating on the perversity of men and their stubbornness to persevere in error, his eyes saw a strange sight: the dervish of the hut had left his island and was coming toward him walking on the surface of the water …
Stunned, he stopped rowing. The other joined him and addressed him with these words: “Brother, forgive me if I importune, but I came to ask you once again to teach the proper way to repeat the prayer, because I have trouble remembering.”

Sufi Story

Il Vaso di Pandora – The Pandora’s box


 

Il vaso di Pandora

Erano troppo cattivi e superbi gli uomini da qualche tempo. Giove, il possente nume che governava il Cielo e la Terra ne era proprio stanco.”Bisogna punirli” si disse. E, chiamato presso il suo trono il fabbro Vulcano gli comandò di fabbricargli una donna. “Fabbricare una donna!!! Ma non é la stessa cosa che cesellare lo scudo di Minerva o sbalzare l’armatura di Marte!” gli disse. “Obbedisci!!” ripeté Giove, severo. “Ho bisogno di castigare gli uomini che stanno diventando veramente malvagi!” E Vulcano obbediente se ne tornò alle sue fucine e cominciò a costruire la donna. Con le braccia vigorose, la modellò in argilla dal capo alle piante, la fece disseccare, le plasmò con dita sapienti un volto soave, la colorò di tenero rosa e le diede come anima una scintilla del fuoco divino che ardeva nei forni immensi dell’Olimpo. Allora la donna aprì gli occhi, sorrise e le sue membra si mossero con grazia; era in tutto simile alle bellissime Dee. Accorse Minerva ad ammirarla e le donò una cintura di perle e un abito ricchissimo di porpora e gemme; le Grazie le adornarono il petto e le braccia di gioielli scintillanti; Venere, la dolce dea dal sorriso adorabile, sparse sulla testa della fortunata ragazza tutte le più squisite grazie femminili, mentre le Ore dalle lunghe trecce dorate inghirlandavano la donna appena creata con serti di rose vellutate e profumate. Anche Giove volle offrire il suo dono alla bellissima mortale, prima di mandarla fra gli uomini.”Io ti metto nome Pandora ” disse Giove. “E il tuo nome vuol dire la donna “di tutti i doni” e a quelli che hai ricevuto ora, aggiungo il mio. Eccolo, tu porterai questo vaso con te, quando andrai sulla terra. Esso contiene tutti i mali che possono far piangere, soffrire, rovinare gli uomini. Guardati dunque dall’aprirlo, essi sfuggirebbero tutti per il mondo; mentre invece chiusi lì dentro, rimarranno imprigionati in eterno e non potranno nuocere a nessuno”. La donna accolse grata il dono del nume e su di un cocchio a forma di cigno, scese sulla Terra ove il Fato aveva stabilito che dovesse diventare la sposa di un re. Ma la curiosità, a poco a poco, prese a roderle il pensiero: che cosa dunque conteneva il prezioso vaso intarsiato donatole da Giove? Tutti i mali aveva detto il nume? Ma come erano fatti? Quali erano? E se avesse aperto appena un pochino il coperchio e avesse curiosato con precauzione da uno spiraglio? Piano piano la donna sollevò il coperchio, ficcò il viso nella breve fessura, ma dovette staccarsene subito inorridita. Un fumo denso, nero e acre usciva a folate enormi dal vaso e mille fantasmi orribili si delineavano in quelle tenebre paurose che invadevano il mondo e oscuravano il sole. C’erano tutte le malattie e tutti i dolori e tutte le brutture e tutti i vizi. E, tutti rapidi, inafferrabili, violenti, uscivano dal vaso irrompendo nelle case tranquille degli uomini. Invano Pandora, cercava affannosamente di chiudere il vaso, di trattenere i Mali e di rimediare al disastro. Il Fato inesorabile si compiva e da quel giorno la vita degli uomini fu desolata da tutte le sventure scatenate da Giove. Quando tutto il fumo denso fu svaporato nell’aria e il vaso parve vuoto, Pandora guardò nell’interno: c’era ancora un grazioso uccellino azzurro; era la Speranza, l’unico bene rimasto ai mortali a conforto delle loro sventure. Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora, aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli stesso aveva imposto all’umanità, un dolce azzurro conforto:la Speranza che non abbandona nessuno.

http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/il_vaso_di_pandora.htm

The Pandora’s box

They were too evil and arrogant men for some time. Jupiter, the mighty god who ruled Heaven and Earth I was just tired. “We must punish them,” he said. And, beside his throne called the blacksmith Vulcan commanded him to build a woman. “Making a woman! But is not the same as the shield of Minerva, or engrave emboss the armor of Mars! “He said. “Obey!” Jupiter repeated sternly. “I need to punish people who are getting really bad!” And Volcano obediently went back to his forge and began building the woman. With strong arms, modeling in clay from head to foot, had it dry up, the fingers formed with a wise face smooth, soft pink stains the soul and gave her as a spark of divine fire which burned in huge ovens Olympian . Then the woman opened her eyes, smiled, and his limbs moved with grace, was similar to the beautiful Dee. Minerva saw to admire her and gave her a belt of pearls and a rich purple gown and jewels, the Graces adorn the chest and arms of sparkling jewels, Venus, the goddess of sweet adorable smile, scattered on the head of all the lucky girl with the most exquisite female, with long hours while the woman just golden tresses wreathed with garlands of roses created velvety and fragrant. Even Jupiter, he offered his gift to the beautiful mortal, before sending it among men. “I’ll put the name Pandora,” said Jupiter. “And your name means the woman” all gifts “and those who have received now, I add my own. Here it is, you will bring this vessel with you, when you go on earth. It contains all the evils that can make you cry, suffer, damaging the men. Beware of opening it, therefore, they escape all the world, whereas closed in there, will remain imprisoned forever and can not harm anyone “. The grateful woman received the gift of god and a chariot in the shape of a swan, descended to Earth where the Fates had determined that it should become the wife of a king. But curiosity, little by little, began to roderle thought: what then contained the precious vase inlaid given to her by Jupiter? All Mali said the god? But what they looked like? What were they? And if he had just opened a little and had pried the lid cautiously through a chink? Slowly she lifted the lid, stuck his face in the short slot, but had to break away immediately horrified. A dense smoke, black and acrid came in gusts from the huge pot and a thousand ghosts stood out in those horrible scary darkness invading the world and darkened the sun. There were all diseases and all the sorrows and all the ugliness and all the vices. And, all quick, elusive, violent, came from the vessel breaking into homes of peaceful men. Pandora vain, he tried desperately to close the jar, to retain Mali and to remedy the disaster. The inexorable Fate was fulfilled, and from that day the lives of the men was deserted by all the woes triggered by Jupiter. When all the smoke was thick in the air evaporated, and the vessel seemed empty, he looked inside Pandora: there was still a pretty blue bird, it was the hope, the only thing left to mortals for the comfort of their misfortunes. Zeus had punished the men with the curiosity of Pandora ruinous, that Mali had wanted to be free to cause them endless punishment, but he also donated to the troubled life that he himself had imposed on humanity, a sweet blue comfort: Hope not abandons no one.

Essenza della meditazione – Essence of meditation – Jean Klein


Essenza della meditazione – Jean Klein

La meditazione non è attività mentale o fisica. Non si può dire che cosa sia la meditazione nel campo della conoscenza obbiettiva. Non è nulla di percettibile. Essa non si trova nel campo dell’esistenza, dell’energia e del movimento, ma è uno stato al di là di tutti gli stati. La meditazione è la sorgente del movimento e del non movimento. Perciò non è chiaramente una funzione, non è qualcosa che possiate fare. Essere in meditazione reca con sé un nuovo modo di vivere istante per istante, un modo di vita che non può essere diviso in compartimenti: tempo per gli affari, tempo per mangiare, tempo per meditare, eccetera. Non potete entrare e uscire dalla meditazione. Essa è il supporto di ogni attività. Nella diversità della vita di tutti i giorni, la tela di fondo resta sempre la stessa e tutte le attività sono espressioni spontanee di questo fondale. Nella meditazione il vivere è spontaneo. La vita scorre senza riferirsi ad un centro che controlla, ad un ego. L’immagine dell’io cerca la propria sopravvivenza nelle situazioni. Essa cerca una sicurezza nella ripetizione e negli schemi di comportamento acquisiti. Cerca di rendere conosciuto tutto ciò che è nuovo e sconosciuto. Finché funziona questo controllo dell’individualità, non possiamo realizzare la vita spontanea, il non-stato dal quale sorgono tutti gli stati. La meditazione è il fondale di ogni gesto, di ogni attività. Essa è spesso scambiata per un abbandono di ogni attività. Ma arrestare il mentale non è meditare. Questo abbandono è ancora un’attività. La meditazione è la tranquillità dietro l’attività e la così detta non-attività. Meditare è una completa integrazione: tutte le sue espressioni si trovano all’interno. All’interno di essa.
D. Lei dice che noi siamo meditazione, e che mettersi a meditare è un modo di allontanarsi dalla meditazione. Se non si tratta di qualcosa che posso fare, come posso essere al di là del fare?
R. Sia semplicemente consapevole di essere quasi sempre nel fare, consapevole del fatto che controlla, produce, giudica, interpreta. Prenda nota del fatto che quando cerca di evitare qualcosa, anche questa è ancora un’attività, e appartiene alla cosa stessa che cerca di evitare. Non può avvenire alcuna trasformazione attraverso lo sforzo. La meditazione non è la tranquillità del mentale. Lei può arrestare il suo pensiero attraverso la disciplina, ma questo non è uno spirito libero. Appena vede questo con chiarezza, è uscito dal processo.
D. Molte tradizioni mettono l’accento su una pratica sistematica di meditazione. Questo ha qualche valore?
R. La meditazione non ha luogo tra le sette o le otto del mattino, e le sei e le sette della sera. Per apprendere qualcosa di pratico come una lingua o uno strumento musicale, avete bisogno di esercitarvi. Ma non potete esercitarvi ad essere quello che siete. Ci si esercita per ottenere un risultato nello spazio-tempo, ma la nostra natura fondamentale è senza causa ed è eterna. Appena lei ha l’intenzione di meditare, c’è una proiezione sottile di energia e lei si identifica con questa proiezione. Quando comincia a rispondere alle sollecitazioni del silenzio, può essere chiamato ad esplorare l’invito. Questa esplorazione è una specie di laboratorio. Può sedersi a osservare l’andirivieni delle percezioni. Resti presente ad esse ma non le segua. Seguire un pensiero è ciò che lo mantiene. Se resta presente senza diventare complice, l’agitazione rallenta a causa della mancanza di carburante. Nell’assenza di agitazione, lei è preso dalla risonanza della tranquillità. E’ come se fosse nel deserto. In principio ascolta l’assenza di suoni e la chiama silenzio. Poi può essere improvvisamente preso dalla presenza della tranquillità in cui lei è uno con l’ascolto. Questo spostamento della prospettiva le prova di prima mano quello che accettava sinora di seconda mano come una possibilità: che non c’è meditante, che l’idea di un meditante non è che una produzione dello spirito, una frammentazione della memoria. Questa scoperta è un punto in cui l’intelletto arriva ad un arresto, e lei è preso da questo silenzio che è la tela di fondo di tutta la tavolozza delle percezioni. A quel punto, lei non avverte più il bisogno di sperimentare nel suo laboratorio. La tranquillità diventa sempre più integrata nella vita quotidiana.
D. C’è uno spazio, allora, per sedere in meditazione durante la vita quotidiana?
R. Il nostro stato naturale è la tranquillità, ma lei si conosce soltanto nell’azione, che nasconde il fondale della tranquillità. Prenda nota del desiderio di sedere in meditazione. Non lo arresti, non lo fugga, non lo eviti, non lo controlli. Lo guardi come può guardare le onde dell’oceano. Ma faccia attenzione. Può pensare di guardare le onde mentre lo sguardo è ancora un’idea. Nello sguardo completo, non c’è interferenza psicologica, né intesa come interpretazione, come emotività, e neppure come distacco. Non c’è introversione dei sensi. Essi sono ancora là, finché lei ha orecchie, occhi e naso. Se il suo scopo è quello di liberarsi dei sensi, dall’agitazione, allora è ancora intento a proiettare un fuori, un”altro da”. Questo rafforza la relazione soggetto-oggetto. Quando è attento, vede che ci sono dei brevi istanti nella sua vita quotidiana in cui appare la tranquillità. Se lei non ignora questa tranquillità ma si lascia prendere da lei, essa lo solleciterà sempre di più e il desiderio di questa tranquillità sorgerà coscientemente, ciò a dire in modo continuo. In tal modo la meditazione la attira a sé. Lei si rende conto che, benché il mentale possa essere di tanto in tanto tranquillo, la sua natura è il movimento, e che la vera tranquillità è la sorgente sia della funzione che della non funzione.
Tratto dal libro: Chi sono io? … l’eterna domanda – Edizioni: L’uomo creativo – Torino, 1989 – Autore: Jean Klein

Essence of meditation – Jean Klein
Meditation is mental or physical activities. You can not say what meditation is in the field of objective knowledge. It is nothing noticeable. It is not in the field of existence, energy and movement, but it is a state beyond all states. Meditation is the source of movement and no movement. Therefore it is clearly a function, not something you can do. Being in meditation brings a new way of living moment by moment, a way of life that can not be compartmentalized: time for business, time to eat, time to meditate, and so on. You can not get in and out of meditation. It is the support of all activities. In the diversity of life every day, the backdrop is always the same and all activities are spontaneous expressions of the seabed. In meditation, to live is spontaneous. Life goes on without reference to a center that controls such an ego.The image of the self seeks its own survival situations. It seeks security in repetition and in the patterns of behavior acquired. Try to make known all that is new and unknown. As long as this control works individuality, we can not achieve spontaneous life, the non-state from which arise all the states. Meditation is the bottom of every gesture, every activity. It is often mistaken for an abandonment of all activity. But do not stop the mind is to meditate. This abandonment is still a business. Meditation is the quiet behind the activities and the so-called non-activity.Meditation is a complete integration: all its expressions are inside. Within it.
Q. She says that we are meditating, and get a way to meditate is to turn away from meditation. If it is not anything I can do, how can I do beyond?
A. Is simply aware of being almost always do, aware that controls, produces, judges, interprets. Take note of the fact that when trying to avoid something, this is still an asset, and belongs to the thing itself seeks to avoid. There can be no transformation through the effort. Meditation is not the peace of mind. You can stop his thought through discipline, but this is not a free spirit. Just see this clearly, was released from the process.
Q. Many traditions place emphasis on a systematic practice of meditation. This has some value?
A. Meditation does not take place among the seven or eight o’clock in the morning, and six and seven in the evening. To learn something practical like a language or a musical instrument, you need to practice. But you can carry on being who you are.There are exercises to get a result in the space-time, but our fundamental nature is eternal and is without cause. As soon as she has the intention to meditate, there is a thin projection of energy and she is identified with this projection. When you begin to meet the demands of silence, may be called upon to explore the invitation. This exploration is a kind of laboratory. Can sit and watch the comings and goings of perceptions. Remains present to them but do not follow them. Follow a thought is what keeps it. If it remains present without becoming an accomplice, agitation slows down due to lack of fuel. In the absence of agitation, she is taken by the resonance of tranquility. And ‘as if it were in the desert. At first listen the absence of sound and silence calls. Then suddenly it can be taken by the presence of tranquility where you are with each listen. This shift in perspective, first-hand evidence that second hand so far accepted as a possibility: that there is no meditator, that the idea of a meditator is simply a product of the mind, a memory fragmentation. This discovery is a point where the mind comes to a stop, and she is taken from this silence that is the backdrop of the whole palette of perceptions. At that point, she will not longer feel the need to experiment in his laboratory. The tranquility becomes increasingly integrated into everyday life.
Q. There is a space, then, to sit in meditation in everyday life?
A. Our natural state is quiet, but she is only known in the action, which hides the backdrop of tranquility. Take note of the desire to sit in meditation. Do not stop, do not flee, do not you avoid it, do not control it. The watch can look like ocean waves.But be careful. Can you think of watching the waves while the gaze is still an idea. In the complete look, there is no interference psychological, or understood as an interpretation, such as emotion, or even like posting. There is no sense-introversion.They are still there, until you have ears, eyes and nose. If your goal is to get rid of the senses, with agitation, then it is still intent on projecting an outside, the “other”. This strengthens the relationship between subject and object. When alert, sees that there are brief moments in his daily life in which it appears quiet. If you do not ignore this, but peace of mind to take leave from her, that she will seek more and more and the desire for that peace will be built consciously, what to say in a continuous way. In this way the meditation draws to himself. She realizes that although the mind may be quiet from time to time, its nature is the movement, and that true peace is the source of the function that is not the function.
From the book: Who am I? … the eternal question – Publications: The creative man – Turin, 1989 – Author: Jean Klein

Non smarrite il cuore! – Inspiration by Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore!

Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora. Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller Donne che corrono coi Lupi

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Inspiration by Clarissa Pinkola Estes

My friends, do not lose heart. We were made for these times. I have heard from so many recently who are deeply and properly bewildered. They are concerned about the state of affairs in our world right now. Ours is a time of almost daily astonishment and often righteous rage over the latest degradations of what matters most to civilized, visionary people.

You are right in your assessments. The luster and hubris some have aspired to while endorsing acts so heinous against children, elders, everyday people, the poor, the unguarded, the helpless, is breathtaking. Yet, I urge you, ask you, gentle you, to please not spend your spirit dry by bewailing these difficult times. Especially do not lose hope. Most particularly because, the fact is that we were made for these times. Yes. For years, we have been learning, practicing, been in training for and just waiting to meet this on this exact plain of engagement…

I grew up on the Great Lakes and recognize a seaworthy vessel when I see one. Regarding awakened souls, there have never been more able vessels in the waters than there are right now across the world. And they are fully provisioned and able to signal one another as never before in the history of humankind… Look out over the prow; there are millions of boats of righteous souls on the waters with you. Even though your veneers may shiver from every wave in this stormy roil, I assure you that the long timbers composing your prow and rudder come from a greater forest. That long-grained lumber is known to withstand storms, to hold together, to hold its own, and to advance, regardless.

In any dark time, there is a tendency to veer toward fainting over how much is wrong or unmended in the world. Do not focus on that. There is a tendency too to fall into being weakened by dwelling on what is outside your reach, by what cannot yet be. Do not focus there. That is spending the wind without raising the sails. We are needed, that is all we can know. And though we meet resistance, we more so will meet great souls who will hail us, love us and guide us, and we will know them when they appear. Didn’t you say you were a believer? Didn’t you say you pledged to listen to a voice greater? Didn’t you ask for grace? Don’t you remember that to be in grace means to submit to the voice greater?…

Ours is not the task of fixing the entire world all at once, but of stretching out to mend the part of the world that is within our reach. Any small, calm thing that one soul can do to help another soul, to assist some portion of this poor suffering world, will help immensely. It is not given to us to know which acts or by whom, will cause the critical mass to tip toward an enduring good. What is needed for dramatic change is an accumulation of acts, adding, adding to, adding more, continuing. We know that it does not take “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only a small, determined group who will not give up during the first, second or hundredth gale.

One of the most calming and powerful actions you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines like gold in dark times. The light of the soul throws sparks, can send up flares, builds signal fires, causes proper matters to catch fire. To display the lantern of the soul in shadowy times like these – to be fierce and to show mercy toward others, both, are acts of immense bravery and greatest necessity. Struggling souls catch light from other souls who are fully lit and willing to show it. If you would help them calm the tumult, this is one of the strongest things you can do.

There will always be times when you feel discouraged. I too have felt despair many times in my life, but I do not keep a chair for it; I will not entertain it. It is not allowed to eat from my plate. The reason is this: In my uttermost bones I know something, as do you. It is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you serve, and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: They are the words and deeds of the One who brought us here. In that spirit, I hope you will write this on your wall: When a great ship is in harbor and moored, it is safe, there can be no doubt. But that is not what great ships are built for.

This comes with much love and a prayer that you remember who you came from, and why you came to this beautiful, needful Earth.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the bestseller Women Who Run with Wolves

La lucciola e la cornacchia


La lucciola e la cornacchia

Una cornacchia una volta correva fino ad una lucciola e stava per impadronirsi di lei. “Aspetta un momento, buon amico,” disse la lucciola, “e udrai qualcosa a tuo vantaggio.”
“Ah! Che cos’è?” disse la cornacchia.
“io sono soltanto una delle tante lucciole che vivono in questa foresta. Se desideri averle tutte seguimi”, disse la lucciola.
“Certamente!” disse la cornacchia.
Poi la lucciola la condusse ad un luogo nel bosco dove il fuoco era stato acceso da alcuni boscaioli, e indicando le scintille , disse:” Lì si trovano le lucciole si scaldavano intorno al fuoco. Una volta finito, io te ne mostrerò ancora un pò ad una distanza da questo luogo. ”
La cornacchia si lanciò sulle scintille, e cercò di ingoiarne alcune, ma la sua bocca si bruciò dallo sforzo, scappò via esclamando: “Ah, la lucciola è una piccola creatura pericolosa !”
Disse la lucciola con orgoglio, ” La saggezza rende malvagi ”

Storiella indiana

#pensierieparole

The Glow-Worm and the daw

A JACKDAW once ran up to a glow-worm and was about to seize him. “Wait a moment, good friend,” said the worm; “and you shall hear something to your advantage.”
“Ah! what is it?” said the daw.
“I am but one of the many glow-worms that live in this forest. If you wish to have them all, follow me,” said the glowworm.
“Certainly!” said the daw.
Then the glow-worm led him to a place in the wood where a fire had been kindled by some woodmen, and pointing to the sparks flying about, said, “There you find the glow-worms warming themselves round a fire. When you have done with them, I shall show you some more, at a distance from this place.”
The daw darted at the sparks, and tried to swallow some of them; but his mouth being burnt by the attempt, he ran away exclaiming, “Ah, the glow-worm is a dangerous little creature!”
Said the glow-worm with pride, “Wickedness yields to wisdom!”

Hindu Story

La Donna che doveva attraversare il fiume – The Woman who had to cross the River – Osho


L Ego

La Donna che Doveva Attraversare il Fiume

L’ego è un fenomeno sociale – è proprio alla società, non sei tu. D’altra parte ti dà una funzione all’interno della società, un posto nella gerarchia della società. E se ti limiti ad accontentarti di quel ruolo, ti lascerai sfuggire completamente l’opportunità di trovare il tuo sé reale.

Non hai mai notato che ogni sorta di miserie entra nella tua vita attraverso l’ego? No, l’ego non potrà mai renderti estatico; potrà solo renderti infelice. L’ego è inferno. In qualsiasi caso ti ritrovi a soffrire, prova semplicemente a osservare, analizza lo stato di cose in cui sei, e troverai che da qualche parte l’ego ha provocato ciò che stai vivendo, ne è la causa primaria.

Due monaci buddhisti in cammino verso il loro monastero, giunsero a un torrente. La corrente era forte, era un torrente di montagna. Sulla sponda videro una giovane, molto bella, che aspettava qualcuno che l’aiutasse ad attraversare quelle acque impetuose. Aveva paura a farlo da sola.

Un monaco, ovviamente il più vecchio… e per questo camminava per primo – sono tutti giochi dell’ego: il monaco più anziano deve camminare davanti, i più giovani seguire un po’ discosti. Poiché veniva per primo, la giovane chiese al monaco più anziano: “Potresti aiutarmi, anche solo tenendomi per mano? Ho paura: la corrente è così forte che potrebbe travolgermi”.

Il vecchio monaco chiuse gli occhi – è ciò che il Buddha ha detto di fare: “Se vedete una donna, e se è bella, chiudete gli occhi”. Ma la cosa mi stupisce: già l’avete vista, perché mai chiudere gli occhi? Infatti, come potreste dire altrimenti che è una donna, e che è bella? Già ne siete stati toccati, e ora chiudete gli occhi! Ma così fece quel monaco, che entrò nel torrente senza risponderle.

Poi arriva il secondo monaco, il più giovane. La donna è titubante, ma non può fare altrimenti: il sole sta tramontando, tra poco sarà notte. Per cui chiede ancora: “Per favore, potresti tenermi per mano? La corrente è forte e potrebbe travolgermi… ho paura”.

E il monaco: “Lo vedo, e tenerti per mano non servirà: ti prenderò in spalla e ti porterò sull’altra riva”.

Quando giunsero al monastero, il vecchio monaco disse al giovane: “Ragazzo, hai commesso un peccato e dovrò riferirlo: non solo hai toccato una donna, non solo le hai parlato, l’hai anche portata sulle spalle! Dovresti essere espulso dalla nostra comunità; non sei degno di essere un monaco!” .

Il giovane scoppiò semplicemente a ridere e disse: “Sebbene io abbia depositato a terra quella ragazza cinque chilometri fa, sembra che tu la stia ancora portando sulle tue spalle. Sono passati cinque chilometri: ancora ne sei preoccupato?”.

Ebbene, cosa accadde a quel vecchio monaco? La ragazza era bella e lui si lasciò sfuggire l’opportunità. È in collera, è geloso; trabocca di sessualità, è in subbuglio. Il giovane è limpido e cristallino. Prese la ragazza sulle spalle, le fece attraversare il fiume e la lasciò sull’altra sponda, tutto qui: la storia era ormai conclusa.

Non lottare mai con l’avidità, l’ego, la rabbia, la gelosia, l’odio – non li puoi uccidere, non li puoi annientare. Puoi solo esserne semplicemente consapevole – e allorché ne sei consapevole, scompaiono. Alla luce l’oscurità scompare semplicemente.

Da una storiella buddhista

Fonte Osho Timens

The Ego

The Woman who had to cross the River

The ego is a social phenomenon – it is society, not you. On the other hand gives you a function in society, a place in the hierarchy of society. And if you limit yourself to settle for that role, you will miss completely the opportunity to find your real self.

Do not you ever noticed that all sorts of misery enters your life through the ego? No, the ego can never make you ecstatic, will only make you unhappy. Ego is hell. In any case you find yourself suffering, simply try to observe, analyze the state of things where you are, and you’ll find that somewhere the ego has caused what you are experiencing, it is the primary cause.

Two Buddhist monks on their way to their monastery, they came to a stream. The current was strong, was a mountain stream. On the shore they saw a young, very beautiful, looking for someone to help her to cross the raging waters. He was afraid to do it alone.

A monk, obviously the oldest … and so walked to the first – they are all games of the ego: the monaco older must walk in front, the younger ones take a little ‘departs. Since it was first, the young man asked the elder monaco: “Could you help me, just holding my hand? I fear the current is so strong it could travolgermi “.

The old man closed his eyes monaco – is what the Buddha said to do: “If you see a woman, and if she is beautiful, close your eyes.” But what amazes me: you have seen it already, why close your eyes? Indeed, how could you say otherwise is a woman, and she is beautiful? Already they have been touched, and now close your eyes! But so did the monaco, who entered the river without answering.

Then comes the second monaco, the youngest. She is hesitant, but can not do otherwise: the sun is setting, it will soon be night. So asks, “Please, you may hold my hand? The current is strong and could travolgermi … I’m afraid. “

And Monk: “I see it, and will not hold your hand: I will take on their shoulders and take you to the other side.”

When they came to the monastery, the old monaco said to the boy: “Boy, you’ve committed a sin and I will report it: not only did you touch a woman, not only have spoken, have also carried on the shoulders! You should be expelled from our community are not worthy to be a monaco “.

The young man simply burst out laughing and said: “Although I have deposited on the ground that girl is five kilometers, it seems that you’re still carrying on to your shoulders. It’s been five kilometers, yet they’re concerned? “.

Well, what happened to that old monk? The girl was beautiful and he let slip the opportunity. It is angry, is jealous, full of sexuality, is in turmoil. The young man is crystal clear. He took the girl on his shoulders, made her cross the river and let the other side, all here: the story was over.

Do not ever fight with greed, ego, anger, jealousy, hatred – you just can not kill, you just can not destroy. You can just simply be aware of – and when you are aware, disappear. In the light the darkness simply disappears.

From a Buddhist story

Source Osho Timens


La Via della Devozione Sri Aurobindo – The Way of Devotion Sri Aurobindo


La Via della Devozione Sri Aurobindo

Come quando un’anima si fonde in Dio
per vivere in Lui per sempre e conoscerne la gioia,
la sua coscienza non conobbe più che Lui solo,
e tutto il suo sé separato si perse nel Suo.
Come un cielo stellato circonda la terra felice,
Lui la chiuse in sé in un cerchio di beatitudine
ed in Sé stesso e in lei chiuse il mondo.
Un isolamento senza limiti li unì in un solo essere.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

Se solo gli uomini potessero intravedere le beatitudini infinite, le forze perfette, gli orizzonti luminosi di conoscenza spontanea, le calme vastità del nostro essere che ci aspettano sulle vie che la nostra evoluzione animale non ha ancora conquistato, abbandonerebbero tutto e finché non avessero raggiunto questi tesori non si darebbero pace! Ma il cammino è stretto, le porte sono difficili da forzare, e la paura, la diffidenza, lo scetticismo sono qui, sentinelle della Natura, per impedirci di distogliere i nostri passi dai suoi pascoli consueti.
(Pensieri e Aforismi, 5)

L’Amore divino, a differenza di quello umano, è profondo, vasto e silenzioso; chi vuole diventarne cosciente e rispondervi, deve farsi calmo e tranquillo. Deve avere per suo unico fine di compiere il dono di sé, così da poter diventare ricettacolo e strumento, lasciando alla Saggezza e all’Amore divini la cura di colmarlo di ogni cosa necessaria. Deve anche convincersi che non può pretendere di progredire, evolversi e ottenere la realizzazione entro un dato tempo; deve essere pronto ad aspettare il tempo necessario, perseverare e fare dell’intera sua vita un’aspirazione e un’apertura per un’unica cosa: il Divino. Il segreto della sadhana è darsi, non esigere e prendere. Più ci si darà, più crescerà il potere di ricevere. (Lettere, II, 198)

E’ vero che si vive e si fa tutto in funzione di se stessi, ma questa è la natura dell’uomo: egli è centrato nel proprio ego, e fa tutto per il proprio ego; anche il suo amore e la sua simpatia sono per lo più basate sull’ego. Tutto ciò va cambiato e va centrato nel Divino, fatto per la Madre divina. La sadhana mira proprio a questo. Il silenzio, la crescita dello psichico e tutto il resto intendono arrivare a questo, ma non si può fare tutto in una volta. Quando la coscienza è pronta, allora l’amore psichico, l’impulso al dono di sé, cominciano a rivelarsi nel cuore e avviene il cambiamento – progressivamente, finché il dono di sé diventa totale. (Lettere, V, 131)

Quando l’approccio avviene attraverso il cuore, attraverso l’Amore e la Bhakti, il culmine supremo è in un Ananda trascendente, un’indicibile Felicità o Beatitudine ineffabile di unione con il Divino attraverso l’Amore. (Lettere, I, 89)

Sottomettersi significa darsi al Divino, donare al Divino tutto quello che si è o si possiede e non considerare niente come proprio, obbedire solo alla Volontà divina e a nessun’altra, vivere per il Divino e non per l’ego. Sottomettersi significa essere interamente nelle mani della Madre e non opporsi in alcun modo, per egoismo o altro, alla sua Luce, alla sua Conoscenza, alla sua Volontà, all’azione della sua Forza. Il Divino si dà a coloro che si danno a Lui senza riserva e in ogni loro parte. Per essi è la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani dell’Ananda. (Lettere, I, 223)

L’essenza della sottomissione è accettare senza riserve l’influenza e la guida quando la gioia e la pace discendono, accettarle senza porre quesiti o argomenti capziosi, e lasciarle crescere; quando si sente la Forza al lavoro, lasciarla agire senza opporsi; quando viene data la Conoscenza, riceverla e seguirla; quando la Volontà viene rivelata, farsi suo strumento. Il Divino può guidare, ma non costringe. C’è una libertà interiore, concessa a ogni essere mentale detto ‘uomo’, di acconsentire o no alla guida del Divino: come potrebbe altrimenti realizzarsi un’autentica evoluzione spirituale? Ogni persona – a meno che non faccia una sottomissione totale – ha fino a un certo punto la libertà di scelta e, quando la usa, deve accettarne le conseguenze, spirituali o di altro genere. L’aiuto può essere solo offerto, non imposto. L’offerta al Divino serve a liberarsi dall’illusione della separazione: l’atto stesso dell’offrire implica che tutto appartiene al Divino. (Lettere, I, 235-6)

Si può sentire la coscienza divina come uno stato spirituale impersonale: uno stato di pace, luce, gioia, vastità. La Presenza divina può anche essere sentita sotto forma di Qualcuno che è la fonte viva e l’essenza di quella luce, un Essere dunque, non semplicemente uno stato spirituale. La Presenza della Madre è ancora più concreta, distinta, personale: è la presenza non di uno sconosciuto, di un Potere o un Essere, ma di Qualcuno che ci è noto, intimo, che si ama e a cui si può offrire tutto l’essere in un modo concreto e vivente. (Lettere, II, 214)

L’obiettivo stesso dello yoga è un cambiamento di coscienza; acquisendo una nuova coscienza, o portando alla luce la coscienza nascosta del vero essere interiore, manifestandola a poco a poco e perfezionandola sempre più, si ottiene prima il contatto e quindi l’unione con il Divino. L’Ananda e la bhakti fanno parte di questa coscienza più profonda, e solo quando si vive e si cresce in essa possono divenire permanenti. Fino ad allora, si possono solo avere esperienze dell’Ananda e della Bhakti, ma non lo stato costante e permanente. Ma lo stato di bhakti e di sottomissione crescente non arriva a tutti sin dai primi stadi della sadhana; molti sadhaka, in realtà la maggioranza, hanno da percorrere un lungo cammino di purificazione e di tapasya (disciplina) prima che arrivi questo stato. (Lettere, II, 220-1)

Quando l’essere psichico si risveglia, divenite cosciente della vostra anima: conoscete il vostro vero Sé. E non commettete più l’errore di identificarvi con l’essere mentale e vitale, non li scambiate per l’anima. In secondo luogo, una volta risvegliato, l’essere psichico dà la vera bhakti per il Divino. Quella bhakti è completamente diversa dalla bhakti mentale e vitale. Proprio perché lo psichico è in diretto contatto con la Divinità che sta dietro, è capace di vera bhakti: non fa richieste, non ha riserve; sa come obbedire alla Verità nel modo giusto; si abbandona veramente a Dio e poiché è capace di abbandonarsi veramente, di conseguenza sa anche ricevere veramente. (Lettere, IV, 166-7)

La natura dell’Ineffabile è una Beatitudine trascendente, inimmaginabile e inesprimibile con la mente e la parola. Immanente e segreta, impregna tutto l’universo ed ogni cosa nell’universo. La sua presenza viene descritta come un etere segreto della beatitudine dell’essere, di cui la Scrittura dice che se non esistesse, nulla potrebbe vivere né respirare neanche per un istante. Questa beatitudine spirituale è anche qui, nei nostri cuori, celata in profondità, lontana dal lavorìo superficiale della mente che ne afferra solo qualche riflesso debole e imperfetto nelle diverse forme mentali, vitali e fisiche della gioia d’esistenza.
(Sintesi, II, p. 568)

L’amore viene a noi in modi diversi: può venire attraverso il risvegliarsi alla bellezza dell’Amante, alla vista del suo volto e della sua immagine ideale, attraverso i suoi misteriosi segni dietro le migliaia di aspetti delle cose di questo mondo, attraverso un lento o improvviso bisogno del cuore, una vaga sete dell’anima, mediante la sensazione di ‘qualcuno’ vicino a noi che ci attira o ci persegue con amore, o che è beatifico e bello, e che dobbiamo scoprire. Possiamo ricercarlo appassionatamente e inseguire l’invisibile Amato; ma può anche darsi che sia Lui a cercarci senza che noi ci pensiamo; può apparirci in mezzo alla folla e impadronirsi di noi di sua iniziativa, che lo vogliamo o meno. Può persino giungere come un nemico con la collera dell’amore e i nostri primi rapporti possono essere teatro di battaglie e conflitti. Ma Amore e Ananda sono l’ultima parola dell’Essere, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri”.
(Ivi, p. 578-9)

Il loto della conoscenza e della perfezione eterna è una gemma chiusa e ravvolta in noi. Si apre in modo rapido o gradatamente, un petalo dopo l’altro, mediante realizzazioni successive, appena l’intelligenza dell’uomo incomincia a volgersi verso l’Eterno, e il suo cuore, non più oppresso dall’attaccamento e confinato alle apparenze finite, si accende d’amore per l’Infinito. Ogni pensiero, tutta la vita e tutta l’energia che si sprigionano dalle nostre facoltà, ogni esperienza, passiva o attiva, divengono da questo momento altrettanti impulsi che lacerano i rivestimenti dell’anima e rimuovono gli ostacoli che impediscono il suo inevitabile schiudersi. Colui che sceglie l’Infinito è stato scelto dall’Infinto. Ha ricevuto l’impulso divino senza il quale non esiste possibilità di risveglio né di apertura spirituale; ma una volta ricevuta la divina chiamata, l’adempimento è sicuro, sia che avvenga per virtù di una rapida conquista in una sola vita umana, o con una paziente ricerca attraverso i numerosi stadi del ciclo delle esistenze nell’universo manifesto.
(Sintesi, I, 53-54)

The Way of Devotion Sri Aurobindo

As when a soul merges in God
to live in Him forever, and know the joy,
his conscience no longer knew that he alone,
and all of his separate self is lost in His.
As a starry sky surrounds the earth happy,
He closed himself in a circle of bliss
and in Himself, and she closed the world.
An isolation unlimited united them into one being.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

If only men could see the endless bliss, perfect strength, the bright horizons of knowledge spontaneously, the calm vastness of our being that await us in the ways that our animal evolution has not yet earned, would drop everything and until they had achieved these treasures would not be alone! But the road is narrow, the doors are hard to break in, and fear, distrust, skepticism here, sentinels of nature, to keep us from our feet away from his usual pasture.
(Thoughts and Aphorisms, 5)

Divine love, unlike the human one, is deep, vast and silent, and whoever wants to become conscious and responding to them, must be calm and quiet. Must have for its sole end of making the gift of himself, so he can become a receptacle and instrument, leaving the divine Wisdom and Love the care of every thing necessary to fill it. It must also be convinced that no one can pretend to forward, evolve and get to be realized within a given time, must be prepared to wait as long as necessary, endure and make the whole of his life an aspiration and an opening for one thing: the Divine. The secret of sadhana is to give oneself, not to demand and take. The more you give, the greater will power to receive. (Letters, II, 198)

It ‘true that we live and do everything according to themselves, but this is the nature of man: he is centered in the ego, and does it all for his ego, even his love and sympathy are mostly based on ego. All this must be changed and should be centered in the Divine, done for the Divine Mother. Sadhana aims at this. The silence, the growth of the psychic and the rest intend to achieve this, but you can not do everything at once. When the consciousness is ready, then the psychic love, the impulse to self-giving, they begin to reveal themselves in the heart and is changing – gradually, until the total gift of self becomes. (Letters, V, 131)

When the approach is through the heart, through love and Bhakti, the climax is a supreme Ananda transcendent, unspeakable happiness or bliss ineffable union with the Divine through love. (Letters, I, 89)

To submit himself to the Divine means, donate to the Divine, or whatever you have and you do not look nothing like their own, only to obey the Will of God and none else, to live for the Divine and not for the ego. To submit means to be entirely in the hands of the Mother and not oppose in any way, for selfish or anything, its light, to his knowledge, his Will, the action of his force. The Divine is given to those who give themselves to Him without reservation and in every part. For them it is the calm, light, power, bliss, freedom, the vastness, the heights of knowledge, Ananda oceans. (Letters, I, 223)

The essence of submission is to accept without reservation the influence and driving when the joy and peace descended, accept them without asking questions or specious arguments, and let them grow, and when you feel the force at work, leave it to act without opposition, when given the knowledge, receive it and follow it, and when the Will is proved, be his instrument. The Divine can guide, but not forced. There is an inner freedom, granted to every mind that ‘man’, or not to consent to the guidance of the Divine: How else could realize genuine spiritual evolution? Every person – unless it makes a total submission – has to some extent the freedom of choice and, when used, must accept the consequences, spiritual or otherwise. The aid may only be offered, not imposed. The offering to the Divine for getting rid of the illusion of separation: the very act of offering implies that everything belongs to the Divine. (Letters, I, 235-6)

You can feel the divine consciousness as an impersonal spiritual state: a state of peace, light, joy, vastness. The Divine Presence can also be heard as someone who is the living source and essence of that light, therefore, a Being, not merely a spiritual state. The Presence of the Mother is even more concrete, distinct, personal: it is not the presence of a stranger, or a Power of Being, but to anyone who we know, underwear, we love you and can offer the whole being and living in a concrete way. (Letters, II, 214)

The very purpose of yoga is a change of consciousness, gaining a new awareness, or bringing to light the hidden consciousness of the true inner being, manifesting gradually increasing and perfecting it, you get the first contact and union with the Divine. The Ananda and bhakti are part of this consciousness more profound, and only when you can live and grow in it may become permanent. Until then, you can only have experience and Bhakti Ananda, but it was constant and permanent. But the state of bhakti and increasing subjugation does not arrive at all since the early stages of sadhana; many sadhaka, in fact the majority, have to go a long way of purification and tapasya (discipline) before it reaches this state. (Letters, II, 220-1)

When the psychic being awakens, you become conscious of your soul: you know your true self. And do not make the mistake of identifying with the mental and vital, they are not mistaken for the soul. Secondly, once awakened, the psychic gives true bhakti for the Divine. That is completely different from bhakti bhakti mind and life. Just because the psychic is in direct contact with the Divinity behind, is capable of true bhakti: no demands, has no reservations; knows how to obey the Truth in the right way, you really leave it to God and is able to truly indulge therefore know very well received. (Letters, IV, 166-7)

The nature of the Ineffable Bliss is a transcendent, inexpressible and unthinkable with the mind and speech. Immanent and secret, permeates the entire universe and everything in the universe. Its presence is described as being an ether secret of happiness, of which Scripture says that if there were, nothing could live or breathe even for a moment. This spiritual bliss is also here, in our hearts, hidden in the depths, far from the surface workings of the mind that only grabs some reflection of weak and imperfect in various forms mental, vital and physical properties of the joy of existence.
(Summary, II, p. 568)

Love comes to us in several ways: it can come through the awakening to the beauty of the lover, the sight of his face and his ideal image, through his mysterious signs behind the thousands of aspects of the things of this world, through a slow or sudden need of the heart, a vague thirst of the soul by the feeling that ‘someone’ close to us that draws us and pursues us with love, or that is blissful and beautiful, and that we must discover. We can search for it passionately and pursue the invisible Amato, but it may be that he is looking for us without us think, can appear in the crowd and get hold of us on his own initiative, whether we like it or not. It may even come as an enemy with the rage of love and our initial reports may be the scene of battles and conflicts. But Love and Ananda are the last word of Being, the secret of secrets, the mystery of mysteries “.
(Ibid, p. 578-9)

The lotus of knowledge and eternal perfection is a bud closed and folded within us. It opens quickly or gradually, one petal after another, by setting an after, as soon as the intelligence of man begins to turn to the LORD, and his heart, no longer burdened by attachment and confined to appearances ended , lights up with love for the Infinite. Every thought, all life and all the energy that emanates from our faculties, every experience, passive or active, by this time become so many impulses that tear the coverings of the soul and removes obstacles that prevent its inevitable unfolding. He who chooses the Infinite was chosen dall’Infinto. He received the divine impulse, without which there is no possibility of revival of spiritual opening, but once received the divine call, the performance is safe, whether it happens by virtue of rapid wins in a single human life, or a patient search through the many stages of the cycle of existence manifested universe.
(Summary, I, 53-54)

Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo – Zen is the path that connects us to the Universe –


– Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo –
La luce di una candela rischiara appena una stanza disadorna. Di fronte al muro siedono, perfettamente allineati, immobili personaggi vestiti con abiti neri, ampi, panneggianti. Il sobrio e vigoroso silenzio viene interrotto soltanto da una profonda voce che, ogni tanto, con severa compassione richiama alla bellezza del momento presente.
Cosa stanno facendo queste persone? Niente – potrebbe essere la risposta – sono semplicemente sedute. Esse in verità stanno meditando, stanno praticando zazen.
Ora, il termine Zen, che sta a indicare una delle forme che il buddhismo ha preso in Giappone, vuol dire meditazione. Esso deriva dal termine cinese chan, che a sua volta deriva dalla parola sanscrita dhyana, usata in India per indicare appunto la pratica della meditazione.
A questo punto è bene ricordare una cosa: in Occidente con meditazione, o meditatio, di solito si intende lo scegliere un passo del Vangelo sul quale riflettere, pensare, per poter giungere a una maggiore e più profonda comprensione del messaggio del Cristo. All’alba dell’incontro con le dottrine orientali, gli studiosi occidentali hanno definito “meditazione” tutta quella serie di pratiche ascetico-concentrative caratteristiche delle filosofie orientali. Ma, in ambito buddhista, il termine sanscrito che indica tali pratiche in generale è bhavana: esso deriva dalla radice verbale bhu, che vuol dire “essere”. Pertanto bhavana può essere tradotto come esserci, esserci di più, ora.
Dunque la pratica contemplativa buddhista non deve rimandare a una cogitazione continua, bensì a un essere totalmente calati nel momento presente. Si tratta in altre parole di essere completamente consapevoli di se stessi, del proprio corpo, dei propri pensieri, e di ciò che ci circonda.
Buddha, l’illuminato, è colui il quale è completamente sveglio, assolutamente calato nella irripetibile bellezza del momento presente, ed è proprio alla luce di tale fatto che nella tradizione Zen si arriva ad affermare che zazen è satori, e cioè che la pratica della meditazione è l’illuminazione: in altre parole se essere illuminati vuol dire essere completamente calati nel momento presente, e se meditare vuol dire esserci totalmente, allora i due termini coincidono.
La tradizione Zen si chiama in tal modo proprio perché avendo compreso l’importanza della pratica seduta, su essa pone un forte accento. Ma come si fa a fare zazen, o meglio la meditazione (zen) seduta (za)?
Innanzitutto occorre scegliere un posto dove sedersi che sia tranquillo, non troppo caldo nè troppo freddo, e poi indossare un abito ampio, comodo e possibilmente scuro. Scelto un cuscino consistente, occorre sedersi su di esso a gambe incrociate, per quaranta minuti circa, anche se all’inizio è possibile sedersi per un periodo minore.
La posizione da assumere è quella del loto completo: il piede destro che poggia sulla coscia sinistra e il piede sinistro che poggia sulla coscia destra. Tale posizione ha una valenza sia simbolica che pratica. Da un lato infatti simbolizza il loto, il fiore che, pur affondando le sue radici nella melma, si leva alto verso il cielo con i suoi petali arancioni, colore del sole nascente e della rinascita spirituale. Dall’altro invece la posizione del loto è estremamente pratica perché salda, stabile. Bisogna aver cura di sedersi in pizzo al cuscino e di far toccare bene a terra le ginocchia. In tal modo si viene a formare un tripode che dona stabilità e vigore a tutta la postura e permette alla schiena di stare naturalmente dritta, senza grossi sforzi. E’ possibile sedersi anche nella posizione del mezzo loto, con il piede destro sulla coscia sinistra o viceversa, cercando comunque di ricreare la stabilita di detto tripode.
La schiena deve essere mantenuta bene dritta, le mani toccano con il taglio interno l’addome e la sinistra poggia sulla destra. La misura della corretta sovrapposizione delle mani viene data dal dito medio sinistro, la cui falange centrale deve coincidere con la falange centrale del medio della mano destra. La punta dei pollici si sfiora a formare un perfetto ovale, che va mantenuto per tutta la durata della seduta. Questa posizione delle mani viene chiamata in giapponese hokkaijoin, o sigillo dell’Oceano del Dharma, ed è simbolo e indice della concentrazione: infatti se ci si assopisce i pollici si allentano e formano la cosiddetta “valle”, se invece ci si accanisce in un turbinio di pensieri i pollici premono forte l’uno contro l’altro andando a formare un “monte”. Inoltre è anche molto importante il movimento che si compie per assumere tale posizione. Le due mani partono da lati opposti e convergono verso il centro. Allo stesso modo la mente che di solito è dissipata, distratta in pensieri che la trascinano avanti e indietro, dovrebbe, all’inizio della seduta, ricentrarsi, focalizzarsi.
Le spalle devono essere rilassate e i gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi, a differenza di altre scuole meditative, vengono tenuti aperti, e questo per il semplice motivo che il mantenere gli occhi chiusi, anche se all’inizio della seduta può risultare molto calmante, di fatto poi induce sonnolenza. Di solito si chiudono gli occhi quando si vuole dormire, mentre quando si è svegli gli occhi sono aperti. Ora, se questa deve esser la pratica del Risveglio, è bene che il corpo assuma l’atteggiamento di una persona sveglia.
Il mento deve essere rientrato e la nuca tesa: l’immagine che la tradizione Zen offre per aiutare il praticante ad assumere una corretta postura è quella di una colonna che a un’estremità spinge la terra in basso, e all’altra spinge in alto il cielo. In tal modo chi pratica diventa una sorta di asse cosmico che unisce le sfere celesti alla terra: il palo attraverso il quale è possibile raggiungere il cielo, o meglio l’Assoluto.
Ma cosa fare durante zazen? Si tratta fondamentalmente di focalizzare la propria consapevolezza su due cose: la postura e il respiro, le due ali su cui vola la meditazione.
Innanzitutto bisogna tornare costantemente alla posizione. Occorre sentire il proprio corpo mentre mantiene una corretta postura: non bisogna quindi piegare la schiena, afflosciarsi, allentare la posizione delle mani, perdere il contatto delle ginocchia, reclinare il capo o chiudere gli occhi.
Una corretta postura deve poi essere vivificata da una corretta attenzione al respiro. Si tratta in altre parole di osservare il proprio respiro senza per questo controllarlo o modificarlo in alcun modo. Se è superficiale lo si registra come tale, e quando è o affannoso, o calmo o profondo si fa lo stesso. Con il tempo e la pratica, il respiro diventerà quieto e impercettibile: l’espirazione si farà sottile e prolungata e l’inspirazione breve e decisa.
La tradizione paragona la mente discorsiva a un cane affamato: come il cane ha bisogno di rosicchiare continuamente qualcosa, così la mente discorsiva ha bisogno di “ruminare” costantemente pensieri. Si tratta allora di dare alla mente affamata un osso da rosicchiare, un qualcosa che calmi il suo desiderio di essere sempre impegnata in un processo cogitativo ma che allo stesso tempo la mantenga legata al momento presente.L’attenzione alla postura e alla respirazione è la risposta, è l’osso da gettare alla mente discorsiva, è l’oggetto che tiene la mente occupata e che altresì non la distoglie dal presente. Infatti sia la postura che il respiro sono elementi presenti ora, da percepire nell’immediatezza del presente.
Normalmente la mente discorsiva è persa in continui confronti, progetti futuri o ricordi passati: una rapida occhiata al momento presente e subito parte il “film” interiore, una carrellata di pensieri che distolgono dalla realtà. E parlare di realtà non è esagerato poiché, a pensarci bene, il passato è passato, il futuro deve ancora essere: solo la dimensione del presente effettivamente è, esiste, è reale. Ora, la mente discorsiva persa nei suoi pensieri fa vivere l’essere umano come un fantasma, alienato dal momento presente nel quale la vita si attua.
La pratica Zen, con il suo vigoroso richiamo alla presenza educa alla capacità di esserci, di esserci completamente, e permette al praticante di scoprire una dimensione sconosciuta anche se già presente di fronte agli occhi: la realtà vibrante del momento presente, nel quale è possibile scorgere il proprio Sé originale, natura misteriosamente sottile della vita che ci unisce in maniera inscindibile a tutti gli altri esseri.
Il semplice fatto di sedersi con tutto se stessi (o shikantaza in giapponese) vuol dire accettare e dunque comprendere la propria reale natura. La reale natura, o natura originale del Sé è comune a tutti gli esseri. Accettare e comprendere tale natura con la sola mente è impossibile, occorre accettarla, sentirla, assimilarla anche con il corpo: ecco perché si dà tanta importanza alla pratica dello zazen dove tutto il corpo e tutta la mente sono concentrati sulla postura.
Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accettarsi e riconoscersi connessi e interconnessi con il resto del Cosmo. E’ per questo che si dice che lo zazen è la porta che dà accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo vivono da sempre: il nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

– Zen is the path that connects us to the Universe –

The light of a candle illuminates just a bare room. Sit facing the wall, perfectly aligned, real estate people dressed in blacks, wide, panneggianti. The simple and powerful silence is interrupted only by a deep voice, sometimes with severe compassion recalls the beauty of the present moment.
What are these people doing? Nothing – it could be the answer – they are just sitting. They really are speculating, are practicing zazen.
Now, the word Zen, meaning that they are one of the forms that Buddhism has taken in Japan, it means meditation. It comes from the Chinese word chan, which in turn derives from the Sanskrit word dhyana, which is used in India to indicate precisely the practice of meditation.
At this point it is worth remembering one thing: in the West with meditation or meditatio usually means the point on the Gospel on which to reflect, to think, to reach a broader and deeper understanding of the message of Christ. At the dawn of the meeting with the Eastern doctrines, Western scholars have called “meditation” whole series of ascetic practices-concentrative characteristics of Eastern philosophies. But, in the Buddhist context, the Sanskrit term that indicates this practice in general is bhavana: it derives from the verbal root bhu, meaning “be”. Therefore bhavana can be translated as, be more now.
So the Buddhist contemplative practice should not defer to a continuous cogitation, but declined to be totally in the present moment. It is in other words to be fully aware of themselves, of their bodies, their thoughts, and what surrounds us.
Buddha, the enlightened, is the one who is fully awake, absolutely fell in the unique beauty of the present moment, and is in the light of the fact that in the Zen tradition we come to say that zazen is satori, which is that the practice of Meditation is the light: in other words, to be enlightened is to be completely dropped in the present moment, and if there is to meditate totally, then the two terms coincide.
The Zen tradition is called so because they had understood the importance of the practice session, has a strong focus on it. But how do you do zazen, or rather meditation (Zen) sitting (za)?
First you choose a place to sit that is comfortable, not too hot nor too cold, and then wear loose clothing, comfortable and preferably dark. Chose a large pillow, you need to sit cross-legged on it for forty minutes, even if at first you can sit for a shorter period.
The position to be taken is that of the full-lotus: the right foot resting on the left thigh and left foot resting on the right thigh. This position has a value both symbolic and practical. On one hand, the lotus symbolizes the flower, although its roots in the mud, rises high into the sky with its orange petals, color of the rising sun and spiritual rebirth. On the other hand the lotus position is extremely practical because it firm and stable. We must take care to sit down to lace pillow and good to touch the knees to the ground. Thus is formed a tripod that gives stability and strength to the whole posture and allows the spine to stay straight course, without great effort. It ‘also possible to sit in half-lotus position, with your right foot on left thigh or vice versa, still trying to recreate the stability of this tripod.
The back should be well maintained straight, hands touching the abdomen with the internal cut and the left rests on the right. The correct measure of the overlap of the hands is given by the left middle finger, middle phalanx, which must coincide with the center of the middle phalanx of the right hand. The tip of the thumbs touching to form a perfect oval, which should be maintained for the duration of the session. This hand position is called in Japanese hokkaijoin, or seal of the Dharma Ocean, and is a symbol and index of concentration: in fact if you are asleep your thumbs become loose and form the so-called “valley”, but if there rages a whirlwind of thoughts strong thumbs pressed against each other going to form a “mountain”. It is also very important that the movement is done to take this position. The two hands start at opposite sides and converge toward the center. Similarly, the mind that is usually dissipated, distracted with thoughts that drag back and forth, should, at the beginning of the session, refocus, focus.
The shoulders should be relaxed and the elbows apart from the body. The eyes, unlike other schools of meditation, are kept open, and this for the simple reason that keeping your eyes closed, although the beginning of the session can be very soothing, in fact, then induces drowsiness. Usually you close your eyes when you want to sleep, and when you are awake eyes are open. Now, if this should be the practice of enlightenment, it is good to take the attitude that the body of a person awake.
The chin should be back and neck tense: the image that the Zen tradition offers to help the practitioner to assume a correct posture is that of a column at one end which pushes the earth down, and the other pushes up the sky. In this way, those who practice it becomes a kind of cosmic axis that unites the celestial spheres to the earth: the pole through which you can reach the sky, or rather the Absolute.
But what to do during zazen? It’s basically focus their awareness on two things: posture and breathing, the two wings on which flies meditation.
First we must constantly return to the position. Need to hear your body while maintaining proper posture so we should not bend your back, limp, loosen the hand position, losing touch knees, tilt your head or close his eyes.
Proper posture must then be enlivened by a proper attention to the breath. In other words it is to observe your breath without controlling it or modify it in any way. If it is superficial register as such, and when it is or wheezing, or calm or deep you do the same. With time and practice, the breath becomes quiet and inaudible exhalation will be thin and long and short and decisive inspiration.
Discursive tradition likens the mind to a hungry dog: how the dog needs something to chew constantly, so the mind needs to discursive “chewing” thoughts constantly. It is time to give hungry minds a bone to chew on, something to calm her desire to always be engaged in a process cogitative but at the same time keep tied at presente.L ‘attention to posture and breathing is response, is the bone to throw to the discursive mind, is the object that keeps the mind occupied and that also does not detract from the present. In fact, the posture is that the elements of breath are now to be perceived immediacy of the present.
Normally, the discursive mind is lost in continuous comparisons, past memories or future projects: a quick look at the present moment and just part of the “movie” inside, a roundup of thoughts that distract from the reality. And speaking of reality as it is no exaggeration to think of it, the past is past, the future is yet to be: only the size of this fact is, there is real. Now, the discursive mind lost in thought is the human being as a living ghost, alienated from the present moment in which life takes place.
The practice of Zen, with its strong appeal to the presence educates the ability to be there, be there completely, and allows the practitioner to discover an unknown dimension, even if already present before the eyes: the vibrant reality of the present moment, where you can see one’s self the original, subtle nature of life mysteriously unites us inseparably to all other beings.
The simple act of sitting down with their whole heart (or shikantaza in Japanese) means to accept and therefore understand its real nature. The real nature, or nature of the original self is common to all beings. Accept and understand the nature of the mind alone is impossible, you must accept it, feel it, even with the body to assimilate it here because it gives so much importance to the practice of zazen, where the whole body and whole mind focused on your posture.
When sitting, just sitting, enjoying the silence and stillness of zazen, you can observe, learn, accept and recognize connected and interconnected with the rest of the Cosmos. And ‘why you say that zazen is the door that gives access to real peace and harmony in which all existences in the cosmos have always lived: Nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

Fiore di loto – Lotus Flower


stellasperanza

Fiore di loto

Gli antichi cinesi sostenevano che, dopo aver visto una volta come cresce il loto negli ambienti acquatici, non si può più dimenticarne quanto è spettacolare e altamente allusivo. Quando i popoli primitivi si ritrovarono ad assistere al risorgere del loto dal fondo dei corsi d’acqua inariditi dalla mancanza di pioggia, lo considerarono simbolico dell’immortalità e della resurrezione. I semi durissimi e impermeabili possono rimanere in uno stato di prolungata quiescenza e germinare anche dopo oltre 400 anni, ma ne sono stati ritrovati in Cina addirittura risalenti a 1.200 anni fa. I fiori delicati e profumati, del diametro fino a 25 cm, della pianta d’acqua dolce del loto hanno un profondo significato nelle religioni orientali: rappresentano la purezza e il potere creativo in un ambiente avverso, la sapienza divina, il progresso interiore della coscienza dell’individuo verso il livello superiore ma, per via del loro generarsi spontaneamente, ricordano la nascita divina e la fertilità.

Secondo alcune interpretazioni, il loto sarebbe nativo in Egitto, poi diffuso in India e assimilato dal Buddismo in seguito. Brahma, il Creatore e Dio padre dell’universo nella dottrina induista, è raffigurato nascente da un fiore di loto che spunta dall’ombelico della divinità Vishnu, il Conservatore, nelle tradizionali rappresentazioni indù. Per la sua caratteristica naturale di nascere dal fango senza risultarne macchiato, il significato del loto è diventato simbolico della purezza, dell’elevazione spirituale che emerge dal caos primordiale negli insegnamenti spirituali e nelle tradizioni filosofiche ed esoteriche tantriche originatesi nelle religioni indiane. I centri energetici (‘chakra’) della funzione vivente a multilivello sono associati con il numero variabile dei petali del loto e il suo fiorire diventa equivalente dell’illuminazione, della rivelazione finale.

Nel Buddismo, i fiori di loto costituiscono un’offerta particolarmente sacra quale simbolo di Buddha, della purezza del corpo e della parola, dell’affidabilità e dell’illuminazione della mente nell’uomo virtuoso. La preghiera buddista tradotta come ‘Oh, il gioiello del fiore di loto!’ ne esalta gli attributi di purezza, delicatezza e bellezza. I fiori si aprono soltanto per pochi giorni, poi ogni petalo scivola silenziosamente in acqua, uno per volta, nell’arco di un breve periodo, mentre le foglie coriacee rimangono sempre pulite essendo assai idrofobiche in superficie in seguito ad una proprietà denominata ‘effetto loto’. La pianta nasce da un seme che attecchisce sul fondo di acque stagnanti, immerso nel fango – sinonimo di ciò che è materiale, attaccamento, desiderio, avidità, odio, illusione – al buio come è l’ignoranza, che non consente di individuare con chiarezza la verità nella vita. La semenza cresce verso l’alto, attratta dal calore e dalla luce del sole, allo stesso modo degli esseri umani che crescono ricercando per natura l’amore, la compassione, il vero. Gli steli lunghi e tubolari portano separatamente una foglia rotonda di grandi dimensioni e un fiore appariscente che si dischiude a poco a poco, un petalo alla volta, al risveglio dei raggi del sole mattutino, come ad aprirsi completamente all’illuminazione, alla vita spirituale. I petali, come raggi di sole, galleggiano sempre in superficie, completamente alla luce, per richiudersi con il calare della sera. Il fiore rimane ancorato con le radici, ma si muove liberamente secondo il flusso di acqua, come succede ogni istante nell’evoluzione di ogni situazione. La rivelazione di Buddha nel ‘Sutra del Loto’ – uno dei testi fondamentali per le scuole buddiste cinesi e giapponesi – riguarda la forza vitale universale che origina e regola tutti i fenomeni esistenti.

http://www.giardinaggio.net/Fiori/significato-dei-fiori/Loto.asp

Lotus Flower

The ancient Chinese claimed that, having once seen as the lotus grows in aquatic environments, one can not forget what is spectacular and highly suggestive. When primitive peoples found themselves witness the resurgence of lotus from the bottom of rivers dried up from lack of rain, saw it as symbolic of immortality and resurrection. The seeds are extremely hard and impermeable to remain in a state of prolonged quiescence and germinate even after more than 400 years, but have been found in China even dating back to 1,200 years ago. The delicate flowers and fragrant, with a diameter up to 25 cm, the plant freshwater lotus have a deep meaning in Eastern religions: they represent the purity and creative power in an adverse environment, the divine wisdom, the inner progress of consciousness to the upper level of the individual, but because of their generated spontaneously, remember the divine birth and fertility.

According to some interpretations, the lotus was native to Egypt, then spread to India and assimilated by Buddhism later. Brahma, the Creator and God the Father of the universe in Hindu doctrine, is shown emerging from a lotus flower that grows from the navel of the god Vishnu, the Preserver, in the traditional Hindu representation. Due to its characteristic natural born from the mud without reason be stained, the meaning of the lotus has become symbolic of the purity of the spiritual that emerges from the primordial chaos in spiritual teachings and traditions of philosophical and esoteric Tantric originated in Indian religions. The energy centers (‘chakra’) of living in multi-function associated with the variable number of petals of the lotus flower and its becomes equivalent illumination, the final revelation.

In Buddhism, the lotus flowers are a particularly sacred as a symbol of Buddha, the purity of body and speech, reliability and enlightenment of the mind virtuous man. The Buddhist prayer translated as, ‘Oh, the jewel of the lotus flower!’ Enhances the attributes of purity, delicacy and beauty. The flowers open only for a few days, then each petal slips silently in water, one at a time, over a short period, while the leaves coriaceous remain always clean being very hydrophobic surface in response to a property named ‘lotus effect ‘. The plant originates from a seed that takes root at the bottom of stagnant water, in the mud – synonymous with what is material, attachment, desire, greed, hatred, delusion – in the dark as ignorance, which does not allow to clearly identify the truth in life. The seed grows up, attracted by the warmth and light of the sun, in the same way human beings who grow up searching for the nature of love, compassion, true. The long stems and tubular separately carry a large round leaves and a showy flower that unfolds gradually, one petal at a time, the awakening of the rays of the morning sun, as to open up completely to enlightenment, spiritual life. The petals, like rays of sunshine, always floating on the surface, the light completely, to close again with nightfall. The flower remains anchored with the roots, but moves freely according to the flow of water, as happens every moment in the evolution of each situation. The revelation of the Buddha in ‘Lotus Sutra’ – one of the fundamental texts for the Chinese and Japanese Buddhist schools – about the universal life force that creates and governs all phenomena exist.

✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼ Radici ✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼


osho1

Metti radici nella terra
così potrai ergerti alto nel cielo;
metti radici nel mondo visibile
così da poter raggiungere l’invisibile.

Osho Rajeneesh

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Put the roots in the ground
so you can stand tall high in the sky;
put roots in the visible world
so you can get to the invisible.

Osho Rajeneesh

Buddismo – Miracolo di Consapevolezza – Buddhism – Miracle of Mindfulness


Buddismo – Miracolo di Consapevolezza
da ven. Thich Nhat Hanh
La nostra gioia, pace e felicità dipendono in larga misura dalla nostra pratica di riconoscere e trasformare le energie dell’abitudine. Ci sono energie positive di abitudine che dobbiamo coltivare, e le energie abitudine negative che dobbiamo riconoscere, abbracciare e trasformare. L’energia con cui facciamo queste cose è la consapevolezza
Spesso ci sentiamo spinti a fare ciò che non vogliamo fare, di dire ciò che non vogliamo dire. Questa energia si chiama ‘energia abitudine negativa. E ‘importante che ci rendiamo conto dell”energia in noi. Siamo abbastanza intelligente per sapere che se facciamo questo, o dire che ci da il nostro rapporto. Eppure noi continuiamo a dirlo o farlo. Perché? Perché è più forte di noi, diciamo. Ecco perché la pratica si propone di liberare da questa energia abitudine. Nel Presente Non permettiamo a noi stessi di rilassarci, di essere nel qui e ora. Non siamo in grado di essere liberi, per toccare la vita profondamente in questo momento. Credi che la felicità e la pace non sono possibili ora, che potrebbe essere possibile in futuro. . È per questo che prendi tutte le tue energie per correre Il Buddha disse: “Non rimanete intrappolati nel passato, perché il passato è andato. Non si arrabbiano per il futuro, perché il futuro non è ancora qui. C’è solo un momento per voi per essere vivi, e questo è il momento presente. . Tornate al momento presente e vivete questo momento in profondità, e sarete liberi ” Il Buddha disse: drsta dharma sukha vihari-vivere felicemente nel momento presente è la pratica. Come essere realmente nel qui e ora? La meditazione Buddista offre la pratica di fermarsi. L’arresto è importante, perché siamo stati in movimento per tutte le nostre vite, e anche nella nostra vita precedente. Smettete di correre, smettete di essere spinti da questa energia abitudine. Ma prima devi riconoscere che c’è una tale energia in te stesso che è sempre a spingere. Ieri ho fatto colazione con due monaci novizi. Ho detto loro: “Pensi che ci sia qualcosa di più meraviglioso di essersi appena seduti insieme ed avere la nostra colazione?” Un novizio mi ha offerto un ampio sorriso. Aveva capito, non solo la mia affermazione, ma la realtà che la felicità è reale, perché siamo stati capaci di stare insieme, riconoscendo la presenza reale di ogni altro. Ma molti di noi, pur avendo la nostra colazione, non sono veramente lì. Abbiamo un sacco di progetti, preoccupazioni, ansie, e non possiamo stare come un Buddha. Il Buddha è sempre seduto su un fiore di loto, molto fresco, molto stabile. Se siamo capaci di sedere nel qui e ora, ovunque ci sediamo diventa un fiore di loto. Il tuo corpo e la mente insieme, si è liberi da ogni preoccupazione, rammarico, rabbia. Se ognuno di noi durante la seduta di meditazione ha un cuscino, il cuscino può essere un inferno o un paradiso. Non sappiamo come godere il fiore di loto. Seduti non è come i lavori forzati, ma è il godimento di stabilità, di pace, la dimora nel momento presente. Energia per la Trasformazione La nostra gioia, la nostra pace, la nostra felicità dipende dalla nostra pratica di riconoscere e trasformare le energie abitudine. Ci sono energie positive abitudine che dobbiamo coltivare, e le energie abitudine negative che dobbiamo riconoscere, abbracciare e trasformare. L’energia con cui facciamo queste cose è la consapevolezza. Consapevolezza è un tipo di energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che sta accadendo. Pertanto, quando l’energia abitudine si manifesta, lo sappiamo subito. “Ciao mia energia abitudine tra poco, mi prenderò cura di te.” Nel riconoscere così com’è, si è capaci di controllo della situazione. Non devi combattere, perché l’energia abitudine sei tu, e non si deve combattere da soli. Dovete generare l’energia della consapevolezza, che è anche, per fare il lavoro di riconoscere e abbracciare. Ogni volta che abbracciate la vostra energia abitudine, si può contribuire a trasformare un po ‘. L’energia abitudine è un seme dentro la vostra coscienza, e quando diventa una fonte di energia, bisogna riconoscerlo. Devi portare la tua consapevolezza nel momento presente, e proprio abbracciare l’energia negativa. Dopo forse una o due o tre minuti, che l’energia tornerà nella forma di un seme, per manifestarsi in seguito. Dovete essere attenti. Ogni volta che viene abbracciata dall’energia della presenza mentale,l’ energia negativa perderà un po ‘della sua forza. Lo stesso vale per le altre formazioni mentali: paura, angoscia, ansia e disperazione. Esse esistono in noi sotto forma di semi, e ogni volta che viene irrigato un seme, diventa una zona di energia al piano superiore della nostra coscienza. Se non si sa come prendersi cura di esso, ci spingerà a fare o dire cose che danneggiano noi e le persone che amiamo. Pertanto, generando l’energia della presenza mentale, a riconoscerlo, ad abbracciarlo, è la pratica. E la pratica dovrebbe essere fatta in una gara d’appalto, in modo non violento. La pratica buddista si basa sulla visione della non-dualità: tu sei l’amore, tu sei la consapevolezza, ma si è anche un’abitudine che è l’energia dentro di voi. Meditare non significa trasformare se stessi in un campo di battaglia, il diritto di combattere il male, il positivo combatte il negativo. Sulla base della visione della non-dualità, la pratica dovrebbe essere non violenta. Consapevolezza che abbraccia la rabbia è come una madre che abbraccia il suo bambino, ma porta sempre un effetto positivo. La parte più bassa della nostra coscienza è la coscienza ‘deposito’. La parte superiore è coscienza mentale. Nel terreno della coscienza deposito, molti semi sono conservati, positivi e negativi. Ogni volta che un seme è toccato o innaffiato, si manifesterà nella coscienza mentale come una zona di energia. Le persone che non sono praticanti permettono al loro dolore,alla tristezza e all’angoscia di sopraffarli. Noi, che ci consideriamo di essere professionisti, abbiamo il diritto di soffrire come tutti gli altri, ma non abbiamo il diritto di non praticare. Va bene soffrire, ma non va bene il permettere a voi stessi di essere inondati di sofferenza. Sappiamo che nel nostro corpo e la coscienza ci sono elementi positivi che possiamo chiamare per proteggere noi stessi e prendersi cura delle cose negative che si manifestano in noi. Quello che di solito è fatto viene chiamato il seme della consapevolezza di manifestare anche come una zona di energia. Questa energia ha la capacità di riconoscere, abbracciare, e alleviare la sofferenza, generando calma e anche la trasformazione. In ognuno di noi il seme della consapevolezza esiste, ma se non abbiamo praticato l’arte del vivere consapevole, allora le sementi possono essere molto piccole. Vivere in consapevolezza La consapevolezza è qualcosa che ognuno di noi può fare. Quando si beve acqua, e si sa che è acqua potabile, vi è questa consapevolezza. Quando si respira, e si è consapevoli che si sta respirando , cioè vie è la consapevolezza del respiro. Non è necessario essere in una sala di meditazione per praticare la consapevolezza. Si può essere in cucina o in giardino, dove si continua a coltivare l’energia della presenza mentale. Questo è più importante in un centro di pratica buddista: si fa tutto consapevolmente, perché è necessario per l’energia per la vostra trasformazione . La guarigione e per quelli di noi che curano la consapevolezza pratica come arte del vivere quotidiano, il seme della consapevolezza nella nostra coscienza deposito diventa molto forte, e ogni volta che chiediamo è di aiuto, sarà pronta, proprio come la madre che, pur lavorando in cucina, è sempre pronta per il bambino quando piange. Così la nostra consapevolezza è là in modo che noi possiamo riconoscere, perché la consapevolezza è definito prima di tutto come l’energia che ci aiuta a conoscere ciò che sta accadendo nel momento presente. cammino consapevolmente, faccio passi consapevolmente, e so che sto facendo passi consapevoli. Sono concentrato nel camminare. Consapevolezza ha il potere di portare la concentrazione. Se noi siamo concentrati, la vita è profonda e si può ottenere più gioia e stabilità semplicemente bevendo l’acqua consapevolmente. Si vive profondamente ogni momento della vostra vita quotidiana e la consapevolezza e la concentrazione porteranno l’intuizione di cui abbiamo bisogno. Mi piacerebbe definire come la consapevolezza della pratica di essere lì, presenti, corpo e mente uniti. Avete un appuntamento con la vita non si deve perdere. Il tempo e lo spazio del vostro appuntamento è il qui e ora. Se si perde il momento presente, ti manca l’appuntamento con la vita, il che è grave. Quindi, imparare a tornare al momento presente, per essere pienamente presenti, è l’inizio della meditazione. Quando si contempla la luna crescente, se vi permettete di perdervi nel passato o nel futuro, la luna non fa per voi. Se si conosce la respirazione consapevole, è possibile portare la vostra mente di nuovo al vostro corpo, ed è possibile farsi pienamente presente e viva. Ora la luna sarà per voi.La consapevolezza aiuta a realizzare il vostro arresto. Ti fermi perché sei davvero lì. Tu fermi il corso dalla tua energia abitudine. E quando si tocca qualcosa di bello, con la consapevolezza, diventa un rinfrescante elemento di guarigione per voi. Non ci sono elementi in noi e attorno a noi che non sono andati male. Il primo compito da meditanti è l’essere in grado di riconoscere questi elementi positivi, perché hanno il potere di nutrire e di portare guarigione. Se sei uno psicoterapeuta, si potrebbe provare questo: invece di parlare di ciò che va male, invitare i tuoi cliente a pensare a ciò che non va male. Prima di un intervento chirurgico, il medico vedere se quella persona ha abbastanza forza per sopportare un intervento chirurgico. Se la persona è troppo debole, il medico cercherà di rafforzare lui per primo. Facciamo la stessa cosa qui. Se quella persona soffre così tanto, non dovrebbe iniziare parlando di ciò che è sbagliato. Il nostro corpo e la nostra coscienza è come un giardino: ci possono essere molti alberi morenti, ma questo non significa che tutto il giardino è morto. Forse molti alberi sono ancora vigorosi, belli. Questo è il motivo per cui non si dovrebbe consentire al negativo di sopraffare. Consapevolezza è l’energia che si produce e prima di tutto vogliamo che l’energia per aiutarci ad entrare in contatto con le cose positive, gioia e felicità. Coltivare Concentrazione Nel Sutra sulla piena consapevolezza del respiro, sei dei 16 esercizi di respiro consapevole sono per aiutarci contattare gli aspetti positivi della vita. È per questo che la meditazione può essere descritta come nutrimento. Possiamo usare ogni momento della nostra vita quotidiana per generare più energia della presenza mentale. In Plum Village (comunità di Thich Nhat Hanh), vedrete che la gente in cucina stanno praticando. Questo gruppo sa che è possibile fare cucina in una pratica, e la motivazione è l’amore, e la volontà di pratica. Prima di iniziare, offrono incenso, e fanno un po canto, in modo che si ricorderanno che l’intero processo è una pratica. Non parlano. Devono comunicare a coordinare il lavoro, ma lo fanno consapevolmente. Di tanto in tanto io vado in cucina, e se vedo qualcuno che fa qualcosa come tagliare le carote, mi fermo a contemplare e guardare. Starò lì per un numero di secondi, inspirando ed espirando, e la mia presenza a volte è utile. Quella persona potrebbero perdere se stesse nel pensiero, ma con me in piedi, loro torneranno a tagliare carote consapevolmente. A volte io potrei chiedere: “Mio caro amico, cosa stai facendo?” Di solito la persona cercherà di sorridere e questo basta. Perché sanno che la mia domanda non richiede una risposta. E se si dovesse dire: “Sto tagliando le carote,” che sarebbe la risposta peggiore, perché lo vedo che si tagliano carote. La mia domanda è: “si sta godendo come una pratica?” Così la presenza di un fratello o una sorella sono dharma per aiutarti a tornare al qui e ora e godetevi la vostra pratica di essere consapevoli. Mentre si fanno queste cose, è si realizza l’arresto. Durante il taglio della carota, si prega di non cercare di pensare al discorso di Dharma, giusto tagliate la carota nel modo migliore che si può, diventando tutt’uno con la carota, con il taglio. Vivete profondamente quel momento del tagliare la carota. E ‘importante quanto la meditazione seduta, o dando un discorso dharma. Se si riesce a coltivare la concentrazione, e se è possibile ottenere le informazioni necessarie a liberare se stessi dalla sofferenza, è perché si sa come tagliare le vostre carote. Meraviglie della vita Una cosa alla volta , ma farlo profondamente. Ci sono molte meraviglie della vita disponibili nel qui e ora, e senza consapevolezza non sapremmo come trarne vantaggio. E ‘come i miei occhi. Inspirando, sono consapevole dei miei occhi, espirando, sorrido ai miei occhi. Questo è un esercizio: la consapevolezza degli occhi, sorridendo per gli occhi. Quando si abbracciano i tuoi occhi con la tua consapevolezza di riconoscere che hai gli occhi, ancora in buone condizioni. È sufficiente aprirli per entrare nel paradiso di colori e forme. Sedetevi sull’erba e basta aprire gli occhi. Il cielo azzurro è lì per voi. Le nuvole bianche sono lì per voi, gli alberi, i bambini, l’erba e il volto amorevole della tua amata. Possiamo pensare che tutto ciò che in noi va male, ma questo non è vero. Ci sono milioni di cose in noi che non sono andato male, ma abbiamo solo posto la nostra attenzione su ciò che va storto. Che non è saggezza. L’arancio è dolce. Se mangi l’arancia in oblio, rimanere coinvolti nella vostra ansia e dolore, l’arancia non è davvero lì. Ma se voi portate il vostro corpo e la mente di nuovo insieme, producendo la vostra presenza vera, e cominciare a sbucciare l’arancia, vedrete che l’arancia è un miracolo. Ho condotto sessioni di meditazione sull’arancia dove abbiamo passato mezz’ora a mangiare un’arancia. E se è possibile portare gli elementi di stabilità e libertà e la concentrazione in essa, poi mangiare un’arancia è una cosa meravigliosa da fare. Potrebbe essere la cosa più importante da fare con la vostra vita. Sbucciate l’arancia. Sentirne l’odore. Guarda le arance per vedere i fiori d’arancio, e la pioggia e il sole che sono passati attraverso i fiori d’arancio. L’arancio ha preso diversi mesi per portare questa meraviglia a voi. Se non hai la consapevolezza, l’arancio non è qualcosa di prezioso: non sono davvero lì, così l’arancio non è davvero lì. Quando sei veramente lì, pienamente vivo, tu diventerai un miracolo tu stesso. In realtà, non siamo meno di un miracolo. Siamo vivi, siamo ancora vivi, e ci siamo, è il più grande miracolo. Ma senza la consapevolezza non possiamo toccare quel miracolo, e continuiamo a lamentarci. Se ci siamo, anche l’arancio sarà lì, e il contatto tra i due porta la vita vera. Basta mettere una parte di arancia in bocca, chiudere la bocca con consapevolezza, e con la consapevolezza sentire il succo che esce dall’arancia. Avete il tempo per farlo? Per cosa state usando il vostro tempo? Stiamo usando il nostro tempo per vivere o per preoccuparsi o fare piani? Affrontare il dolore Questa è consapevolezza l’energia che ci aiuta ad essere davvero presenti, a toccare le meraviglie della vita, per il nostro nutrimento e guarigione. Naturalmente, ci sono cose negative. Se si guarda a fondo nella natura del dolore, del dolore del mondo, l’intuizione arriverà su come il dolore sia venuto ad essere. Insight vi libera sempre , e non ci sarà comprensione se non c’è consapevolezza e concentrazione. Ogni volta che abbracciate il nostro dolore con consapevolezza, siamo in grado di portare sollievo a noi stessi. Quanto più te ne ricordi, tanto più le meraviglie della vita continueranno ad esserci per rivelarsi a te. Il vostro godimento crescerà. Che bellissima alba, quella luna piena, quell’arancia, tutte queste cose si riveleranno completamente a voi se siete veramente presenti, veramente vivi. Per quanto riguarda gli elementi negativi, non è necessario conoscere la natura del dolore all’inizio. Devi solo riconoscere la loro esistenza. Identificare e produrre proprio l’energia della consapevolezza e abbracciarla. Resta con esse, partecipa ad essa con tutto la tua tenerezza, prendetevi cura della vostra sofferenza. Non cercate di scappare. Si fugge via perché si ha paura. Hai paura, perché non hai nulla con cui proteggerti e che ti aiuti. Se sapete come godere la vostra pratica, allora l’energia della presenza mentale in voi è abbastanza forte da abbracciare e riconoscere il dolore. Hai anche il tuo Sangha, fratelli e sorelle nel Dharma, per sostenerti. Se si sa che durante la tua sofferenza, hai già un amico in grado di comprendere seduto vicino a te, ti sentirai molto meglio. Vi sentirete come se ci si può fermare la vostra sofferenza, si può guardare lui, lo si può abbracciare, perché l’energia del vostro amico, la sua stabilità, la sua libertà sono elementi che possono aiutare a essere un po ‘più stabili e più liberi.
La meditazione camminata
Vorrei ora per offrirti un esercizio di camminata consapevole. Si pratica l’arresto mentre si cammina. Non avete mai permesso a voi stessi di riposare, per rilassarsi e andare in profondità nella vostra vita quotidiana. Imparate a camminare è quello che si può fare ora. Camminare a piedi, la meditazione è solo per godere la camminata Camminare e non arrivare, è la tecnica. Ogni passo che porta a casa al qui e ora. La tua vera casa è il qui e ora, perché solo in questo momento la vita è possibile. Tu sai dove andare, e in ogni respiro, ogni espirazione, ogni passo che fai dovrebbe riportare a tale indirizzo. Prendendo un’ inspirazione, un’ espirazione, è bello fare due passi, e ad ogni passo dire, ‘sono arrivato’. Non dovrebbe essere una dichiarazione, ma una pratica. Dovete arrivare nel qui e ora, e farlo con forte determinazione, fermarsi e non correre più. Questo è il motivo un-respiro e si si pratica: “sono arrivato, sono arrivato” … e per favore non solo fare la dichiarazione, si deve arrivare veramente. Portare tutta la vostra attenzione verso i piedi e toccare la terra come se baciaste la terra con i piedi. Cammina come se la tua impronta fosse solida per la tua libertà, e la tua pace sulla terra. Dobbiamo recuperare la nostra libertà. La libertà, l’emancipazione, Vimukti, che è la pratica a liberarci da questa energia negativa abitudine. sono arrivato, sono a casa. Fai la visione del Buddha . Siete svegli, si ottiene l’ illuminazione che la vita è disponibile solo nel qui e ora. È per questo che hai una forte determinazione a tornare a casa, che è nel qui e ora. Solo che l’intuizione può aiutare a smettere di correre. Si pratica arrivando con ogni passo che fai.

Estratti da un discorso dharma dato da Thich Nhat Hanh a Plum Village.

Ven.. Thich Nhat Hanh è un vietnamita zen master e attivista di pace Conduce ritiri sul vivere consapevole ed è autore di libri come Essere Pace e percorso storico, Nuvole Bianche. Vive a Plum Village, una comunità monastica in Francia, dove insegna, scrive, fa giardinaggio e lavora per i rifugiati di tutto il mondo. E ‘stato nominato per il Nobel per la Pace nel 1967 il Premio per la pace per gli sforzi durante la guerra del Vietnam. “
Buddhism – Miracle of Mindfulness
by Ven. Thich Nhat Hanh
Our joy, peace and happiness depend very much on our practice of recognizing and transforming habit energies. There are positive habit energies that we have to cultivate, and negative habit energies that we have to recognize, embrace and transform. The energy with which we do these things is mindfulness
We often feel pushed to do what we do not want to do, to say what we do not want to say. This energy is called ‘negative habit energy’. It is important that we recognize that energy in us. We are intelligent enough to know that if we do this, or say that, we will damage our relationship. Yet we still say it or do it. Why? Because it’s stronger than we are, we say. That is why the practice aims at liberation from that habit energy.
In the Present
We do not allow ourselves to relax, to be in the here and the now. We are not capable of being free, in order to touch life deeply in this very moment. You believe that happiness and peace are not possible now, that they may be possible in the future. That is why you take all your energies to run there.
The Buddha said: “Don’t get caught in the past, because the past is gone. Don’t get upset about the future, because the future is not yet here. There is only one moment for you to be alive, and that is the present moment. Go back to the present moment and live this moment deeply, and you’ll be free.”
The Buddha said: drsta dharma sukha vihari—living happily in the present moment is the practice. How to really be in the here and the now? Buddhist meditation offers the practice of stopping. Stopping is important, because we have been running all our lives, and also in our previous lives. Stop running, stop being pushed by that habit energy. But first you have to recognize that there is such an energy in yourself that is always pushing.
Yesterday I had breakfast with two novice monks. I said to them: “Do you think there is something more wonderful than just sitting together and having our breakfast?” One novice offered me a broad smile. He understood, not only my statement but the reality that happiness was real, because we were capable of being together, recognizing the true presence of each other. But many of us, while having our breakfast, are not really there. We have a lot of projects, worries, anxieties, and we cannot sit like a Buddha.
The Buddha is always sitting on a lotus flower, very fresh, very stable. If we are capable of sitting in the here and the now, anywhere we sit becomes a lotus. Your body and your mind together, you are free from all worries, regrets, anger. Though each of us during sitting meditation has a cushion, the cushion can be hell or heaven. We don’t know how to enjoy the lotus flower. Sitting is not like hard labor; it is the enjoyment of stability, peace, of dwelling in the present moment.
Energy for Transformation
Our joy, our peace, our happiness depend on our practice of recognizing and transforming habit energies. There are positive habit energies that we have to cultivate, and negative habit energies that we have to recognize, embrace and transform. The energy with which we do these things is mindfulness. Mindfulness is a kind of energy that helps us be aware of what is going on. Therefore, when the habit energy shows itself, we know right away. “Hello, my little habit energy, I will take good care of you.” In recognizing it as it is, you are in control of the situation. You don’t have to fight it, because that habit energy is you, and you should not fight yourself.
You have to generate the energy of mindfulness, which is also you, to do the work of recognizing and embracing. Every time you embrace your habit energy, you can help it transform a little bit. The habit energy is a seed within your consciousness, and when it becomes a source of energy, you have to recognise it. You have to bring your mindfulness into the present moment, and just embrace that negative energy. After maybe one or two or three minutes, that energy will go back into the form of a seed, to manifest later. You have to be alert.
Every time negative energy is embraced by the energy of mindfulness, it will lose a little of its strength. The same is true for other mental formations: fear, anguish, anxiety, and despair. They exist in us in the form of seeds, and every time a seed is watered, it becomes a zone of energy on the upper level of our consciousness. If we don’t know how to take care of it, it will push us to do or say things that will damage us and the people we love. Therefore, generating the energy of mindfulness, to recognize it, to embrace it, is the practice. And the practice should be done in a tender, nonviolent way.
Buddhist practice is based on the insight of non-duality: you are love, you are mindfulness, but you are also that habit energy within you. To meditate does not mean to transform yourself into a battlefield, the right fighting the wrong, the positive fighting the negative. Based on the insight of non-duality, the practice should be nonviolent. Mindfulness embracing anger is like a mother embracing her child; it always brings a positive effect.
The lower part of our consciousness is the ‘store’ consciousness. The upper part is mind consciousness. In the soil of the store consciousness, many seeds are stored, positive and negative. Every time a seed is touched or watered, it will manifest in the mind consciousness as a zone of energy.
People who are not practitioners allow their pain, sorrow and anguish to overwhelm them. We, who consider ourselves to be practitioners, have the right to suffer like everyone else, but we don’t have the right not to practice. It’s okay to suffer, but it’s not okay to allow yourself to be flooded with suffering. We know that in our bodies and consciousness there are positive elements that we can call on to protect ourselves and take good care of the negative things manifesting in us.
What we usually do is call on the seed of mindfulness to manifest also as a zone of energy. This energy has the capacity of recognizing, embracing, and relieving suffering, calming and also transforming. In every one of us the seed of mindfulness exists, but if we have not practiced the art of mindful living, then that seed may be very small.
Living in Awareness
Mindfulness is something all of us can do. When you drink water, and you know you are drinking water, that is mindfulness. When you breathe in, and you are aware that you are breathing in, that is mindfulness of breathing. You don’t need to be in the meditation hall to practice mindfulness. You can be in the kitchen, or in the garden, as you continue to cultivate the energy of mindfulness. That is most important in a Buddhist practice centre: you do everything mindfully, because you need that energy for your transformation and healing.
For those of us who practice mindfulness as an art of daily living, the seed of mindfulness in our store consciousness becomes very strong; and any time we call on it for help, it will be ready, just like the mother who, although working in the kitchen, is always ready for the baby when it cries. So our mindfulness is there so that we may recognize, because mindfulness is defined first of all as the energy that helps us know what is going on in the present moment.
I walk mindfully, I make steps mindfully, and I know that I am making mindful steps. I am concentrated in the walking. Mindfulness has the power of bringing concentration. If you are concentrated, life is deep, and you can get more joy and stability just by drinking your water mindfully. You live deeply each moment of your daily life, and mindfulness and concentration will bring about the insight that we need.
I’d like to define mindfulness as the practice of being there, body and mind united. You have an appointment with life—you should not miss it. The time and space of your appointment is the here and the now. If you miss the present moment, you miss your appointment with life, which is serious. So learning how to go back to the present moment, to be fully present, is the beginning of meditation. When you contemplate the rising moon, if you allow yourself to get lost in the past or the future, the moon is not for you. If you know mindful breathing, you can bring your mind back to your body, and you can make yourself fully present and alive. Now the moon will be for you.
Mindfulness helps your stopping to be realized. You stop running because you are really there. You stop being carried by your habit energy. And when you touch something beautiful, with mindfulness, it becomes a refreshing and healing element for you. There are elements within us and around us that have not gone wrong. And the first task of meditators is to be able to recognize these positive elements, because they have the power of nourishing and healing.
If you are a psychotherapist, you might like to try this: instead of talking about what goes wrong, you invite your client to think of what does not. Before a surgery, a doctor will see whether that person has enough strength to withstand surgery. If the person is too weak, the doctor will try to strengthen him first. We do the same thing here. If that person suffers so much, we should not begin by talking about what is wrong.
Our body and our consciousness are like a garden: there may be many trees dying, but that does not mean the whole garden is dead. Maybe many trees are still vigorous, beautiful. That is why you should not allow the negative to overwhelm. Mindfulness is the energy we generate, and first of all we want that energy to help us get in touch with the positive things—joy and happiness.
Cultivating Concentration
In the Sutra on the Full Awareness of Breathing, six of the 16 exercises of mindful breathing are to help us contact the positive aspects of life. That is why meditation can be described as nourishment. We can use every moment of our daily lives to generate more energy of mindfulness.
In Plum Village (Thich Nhat Hanh’s community), you will see that people in the kitchen are practicing. That group knows that it is possible to make cooking into a practice, and the motivation is love, and willingness to practice. Before starting, they offer incense, and do some chanting, so that they will remember that the whole process is a practice. They don’t talk. They have to communicate to coordinate the work, but they do it mindfully.
From time to time I will go to the kitchen, and if I see someone doing something like cutting carrots, I will stop and contemplate, and look. I will stay there for a number of seconds, breathing in and breathing out, and my presence is sometimes helpful. That person might be losing himself in thinking, but with me standing there, he will come back to mindful carrot cutting. Sometimes I may ask: “My dear friend, what are you doing?” Usually the person will look up and smile, and that is enough. Because they know that my question does not necessitate an answer. And if you were to say: “I am cutting carrots,” that would be the worst answer, because I see you cutting carrots. My question is: “Are you enjoying it as a practice?” So the presence of a dharma brother or sister is to help you go back to the here and the now and enjoy your practice of being mindful.
While you do these things, you realize stopping. While cutting the carrot, please don’t try to think of the dharma talk, just cut the carrot in the best way that you can, becoming one with the carrot, with the cutting. Live deeply that moment of carrot cutting. It is as important as sitting meditation, or giving a dharma talk. If you can cultivate concentration, and if you can get the insight you need to liberate yourself from suffering, that is because you know how to cut your carrots.
Life’s Wonders
One thing at a time, do it deeply. There are many wonders of life available in the here and the now, and without mindfulness we would not know how to profit from them. It is like my eyes. Breathing in, I am aware of my eyes; breathing out, I smile to my eyes. That is an exercise: mindfulness of eyes, smiling to eyes. When you embrace your eyes with your mindfulness you recognize that you have eyes, still in good condition. You need only to open them to enter the paradise of colors and forms.
Sit on the grass and just open your eyes. The blue sky is for you. The white clouds are for you, the trees, the children, the grass, and the loving face of your beloved one. We may think that everything in us goes wrong, but that is not true. There are millions of things in us that have not gone wrong, yet we only place our attention on what goes wrong. That is not wisdom.
The orange is sweet. If you eat the orange in forgetfulness, being caught in your anxiety and sorrow, the orange is not really there. But if you bring your mind and body back together, produce your true presence, and begin to peel the orange, you will see that the orange is a miracle. I have conducted orange meditation sessions where we spent half an hour just eating an orange. And if you can bring the elements of stability and freedom and concentration into it, then eating an orange is a wonderful thing to do. It may be the most important thing to do with your life.
Peel the orange. Smell it. Look at the orange to see the orange blossoms, and the rain and the sun that have gone through the orange blossoms. The orange tree has taken several months to bring this wonder to you. If you don’t have mindfulness, the orange is not something precious; you are not really there, so the orange is not really there. When you are truly there, fully alive, you will become a miracle yourself. In fact, you are no less than a miracle. To be alive, to be still alive, and to be there, is the greatest miracle. But without mindfulness we cannot touch that miracle, and we continue to complain. If you are there, the orange will be there too, and the contact between the two brings true life. Just put a section of the orange into your mouth, close your mouth mindfully, and with mindfulness feel the juice coming out of the orange. Do you have the time to do so? What are you using your time for? Are we using our time to live, or to worry or make plans?
Facing Pain
So mindfulness is the energy that helps us to be really there, to touch the wonders of life, for our nourishment and healing. Of course, there are negative things. If you look deeply into the nature of your pain, of the pain of the world, insight will come about how that pain has come to be. Insight always liberates us, and there will be no insight if there is no mindfulness and concentration. Every time we embrace our pain with mindfulness, we can bring relief to ourselves.
The more you are mindful, the wonders of life will continue to unfold, to reveal themselves to you. Your enjoyment will grow. That beautiful sunrise, that full moon, that orange, all these things will reveal themselves to you fully if you are truly present, truly alive. As for the negative elements, you don’t have to know the nature of your pain in the beginning. You only have to recognize their existence. You identify and just produce the energy of mindfulness and embrace it. Stay with it, attend to it with all your tenderness, and take good care of your suffering. Don’t try to run away. You run away because you are afraid. You are afraid because you have nothing to protect you and help you. If you know how to enjoy your practice, then the energy of mindfulness in you is strong enough to embrace and recognize that pain.
You also have your sangha, brothers and sisters in the dharma, to support you. If you know that during your suffering, you already have a friend capable of understanding sitting close to you, you will feel much better. You will feel as though you can stand your suffering, you can look at it, you can embrace it, because your friend’s energy, his stability, his freedom are elements that can help you to be a little bit more stable and freer.
Walking Meditation
I would now like to offer you an exercise of mindful walking. You practice stopping while you are walking. You have never allowed yourself to rest, to relax, and go deeply into your daily life. Learning how to walk is what you can do now.
Walking in walking meditation is just to enjoy walking. Walking and not arriving, that is the technique. Every step brings you home to the here and the now. Your true home is the here and the now, because only in this moment can life be possible. You know where to go; and every in-breath, every out-breath, every step you make should bring you back to that address. Taking one in-breath, one out-breath, you make two beautiful steps, and with every step you say, ‘I have arrived’. That should not be a statement but a practice. You have to arrive in the here and the now, and make a strong determination to stop and not to run anymore. That is why with one in-breath you practice: “I have arrived, I have arrived”… and please don’t just make the statement, you have to really arrive.
Bring all your attention down to the soles of your feet and touch the earth as though you kiss the earth with your feet. Walk as though you imprint your solidity, your freedom, and your peace on the earth. We have to reclaim our liberty. Liberty, emancipation, vimukti, that is the practice—to free ourselves from that negative habit energy.
I have arrived, I am home. Make the Buddha’s insight your own. You are awake; you get the enlightenment that life is available only in the here and the now. That is why you have made a strong determination to go home, which is in the here and the now. Only that insight can help you stop running. You practice arriving with every step you make.
Extracted from a dharma talk given by Thich Nhat Hanh in Plum Village.

Senza fine – Endless – Omraam Mikhaël Aïvanhov


Senza fine

“Per i cabalisti, la Divinità è un’entità talmente inaccessibile
che essi La situano al di là della luce e delle tenebre, al di là
dei mondi creati. A questa entità hanno dato il nome di Aïn Soph
Aur: Luce Senza Fine. E per esprimere ancor meglio il Suo
mistero, al di là di Aïn Soph Aur hanno concepito una regione che
hanno chiamato Aïn Soph: Senza Fine, e ancora al di là di Aïn
Soph, Aïn: Senza. All’origine dell’Universo vi è dunque una
negazione. Ma quel “Senza”, che sta a significare l’assenza, la
mancanza, non significa tuttavia la non esistenza. Aïn non è il
niente assoluto, come taluni hanno immaginato il Nirvana degli
induisti. In realtà, è esattamente l’inverso. Aïn Soph Aur, come
il Nirvana, non è una non-esistenza, un niente, bensì una vita al
di là della Creazione, della manifestazione, talmente al di là
che sembra non essere più nulla.
Aïn Soph Aur, Aïn Soph, Aïn… è così che i cabalisti hanno
cercato di definire l’essenza della Divinità. Essa sfugge alla
nostra comprensione, ma queste parole possono farci sentire ciò
che è impossibile esprimere.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Sii cosciente! Qualunque cosa fai, falla coscientemente. E insisto: qualunque cosa fai!
Non vi dico che dovete fare certe cose e non altre, no. Basta che tu sia consapevole di tutto quello che fai e, un po’ alla volta, ogni tua azione ti renderà sempre più asciutto. Imparerai ad essere distaccato, perché il distacco è una conseguenza della consapevolezza. Osho

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I sette stati di coscienza

Gli stati di coscienza relativi

I primi tre stati della nostra coscienza sono chiamati relativi perché non esistono mai contemporaneamente. Sono impermanenti, hanno un inizio, un tempo di manifestazione ed una fine. Non potremmo immaginare di vivere permanentemente nello stato di veglia, né di fare a meno del sonno o del sogno.

1. La veglia

È lo stato ordinario in cui viviamo la vita ascoltando, toccando, gustando, odorando con i sensi fisici, con i nostri organi legati al corpo fisico. Non c’è molto altro da aggiungere, perché è la nostra esperienza più ordinaria e comune.

2. Il sonno

È lo stato in cui lasciamo il nostro corpo a riposare, a ricaricare le sue batterie, e saliamo in un corpo più sottile, detto corpo di sogno, per andare a goderci il nostro stato di sogno o lo stato di sonno senza sogni.

3. Il sogno

Nella coscienza di sogno viviamo una vita completamente diversa da quella della veglia, utilizzando altri sensi che possiamo chiamare sottili in un corpo sottile, il corpo di sogno. Abbiamo delle possibilità più espanse. Possiamo provare sentimenti o emozioni, possiamo muoverci a nostro piacimento senza impedimenti di spazio; il nostro tempo ha tutt’altra dimensione: non viene più calcolato in ore o minuti, ma attraverso sensazioni. È un tempo vissuto solo nel presente del sogno. Ma siamo estremamente vivi, sia pur in una dimensione diversa. Siamo soggetti agli alti e bassi della nostra mente, agli entusiasmi e alle depressioni che abbiamo già provato nello stato di veglia e che vengono rivissute come se fossero riformulate da un computer psichico a suo piacimento.

Gli stati di coscienza assoluti

Il nascere e il terminare dei precedenti stati di coscienza relativi rendono chiaro, a chi li osserva per conoscerli, come esistano dei punti di giunzione tra loro, dove ad esempio la veglia non c’è più e il sonno non c’è ancora, oppure non c’è più il sonno ma neppure c’è ancora il sogno. In questi punti si manifesta lo stato di coscienza seguente, che è assoluto, sempre presente alla base dei nostri stati relativi di veglia, sonno e sogno, sempre esistente.

4. La coscienza trascendentale

Chiudendo gli occhi si può averne esperienza in meditazione. Osservando un tramonto sul mare, una valle di montagna, un picco innevato stagliarsi nel cielo, il culmine di un campanile, una sequenza di onde sulla spiaggia, possiamo entrare in una condizione di silenzio profondo dove la coscienza del corpo è trascesa, dove i pensieri sono assolutamente quieti, dove la consapevolezza è totalmente espansa in coscienza. La gioia, la beatitudine, la pace, l’assenza di tempo e di spazio, il silenzio, l’assenza di pensieri, la pura consapevolezza di “essere” sono le caratteristiche dello stato di coscienza trascendentale, detto Turiya. Si può raggiungerlo attraverso la mente stessa, che può arrivare a trascendere i suoi stessi pensieri andando al di là di essi, oppure i nostri pensieri possono continuare ad andare e venire, ma noi non siamo affatto coinvolti nel loro gioco e li testimoniamo soltanto, totalmente distaccati da essi. Si può raggiungerlo anche tramite i cinque sensi: udito, vista, gusto, odorato e tatto, divenendo consapevoli del vuoto che è all’origine della manifestazione, o anche attraverso i sentimenti come odio, amore, dolore, entusiasmo, rabbia, scoprendo l’energia dalla quale essi nascono.

Per avere l’esperienza di questo stato si deve però fermare il flusso dell’azione. Ciò non significa eliminare l’azione, su cui si basa la nostra vita, ma permearla attraverso questo stato di coscienza, stabilizzandolo permanentemente nelle azioni quotidiane. Nella costante esperienza della meditazione riscontriamo la manifestazione di una strana alchimia. Lo stato del Turiya, lo stato della consapevolezza dell’Essere, inizia a permeare i nostri tre stati relativi. Cominciamo a divenire consapevoli della nostra vera natura, dello stato trascendentale, non solo in meditazione, ma nello stato di veglia, sempre e sempre di più, e poi gradualmente nello stato di sogno. Diveniamo consapevoli dei nostri sogni, poi testimoni dei nostri sogni, cioè li osserviamo sempre meno coinvolti, ed infine consapevoli anche del nostro sonno profondo. Infine la consapevolezza del  sarà vissuta permanentemente nelle 24 ore della nostra giornata. Non si perderà qualunque sia la nostra condizione di vita, qualunque cosa accada all’esterno di no stessi.

Ciò non significa che non vivremo più stati di gioia o di dolore, di benessere o di sofferenza, di salute o di malattia, di attività o di riposo, di attrazione o di disgusto, ma il tutto sarà vissuto permanentemente nello stato di esperienza del nostro . Non perderemo mai più la consapevolezza della nostra realtà più intima. Dio sarà con noi nelle nostre azioni come nel nostro riposo, nelle nostre scelte come nei nostri rifiuti.

5. La coscienza cosmica

Questo è il primo manifestarsi della coscienza di realizzazione: lo stato della coscienza cosmica. Chi lo ha raggiunto vive permanentemente nella contemplazione del Divino. Ha spezzato per sempre il ciclo delle rinascite, il ciclo delSamsara. È entrato per sempre in un quinto stato di coscienza dove il Turiya, lo stato trascendentale dell’Essere, e gli stati relativi vengono vissuti insieme, in perfetta armonia 24 ore su 24. Gli opposti si sono integrati. È chiamato “primo manifestarsi della coscienza di realizzazione” perché non vi è nulla di più profondo, di più vero, di più appagante di questo. All’interno dell’individuo vi è una consapevolezza sempre più espansa, sempre più viva. Se Dio è uno nella sua trascendenza e nella sua immanenza, dovremmo essere in grado di vivere l’unico Dio all’interno di noi nell’esperienza illimitata della nostra coscienza, ma anche all’esterno nella sua creazione.

Pian piano insieme all’esperienza permanente del nostro  all’interno, comincia a manifestarsi una nuova consapevolezza. Spontaneamente, attraverso la costanza delle nostre pratiche, la coscienza cosmica, che è di fatto un’espansione totale della mente fino al suo massimo grado di consapevolezza, si addolcisce attraverso una trasformazione graduale ma sempre più profonda della nostra percezione. Il “gap”, la distanza che si è creata tra noi e la manifestazione di Dio nella coscienza del “testimone”, che è la caratteristica della coscienza cosmica, comincia ad essere colmato dal lavoro del nostro cuore. L’amore e la devozione sono responsabili di questo prodigio. La mente ed il cuore sono sempre stati separati, hanno sempre reclamato ognuno il loro spazio, le loro zone d’influenza. Ora, gradualmente ma decisamente, il cuore colma questa distanza. La natura comincia a rivelarci il suo aspetto sottile. L’energia divina che permea ogni manifestazione della creazione e che pare nascosta ed invisibile sotto una fisicità più o meno grossolana, comincia a danzare sulla superficie delle cose. Ogni soggetto, ogni sentimento, ogni percezione vengono permeati di energia. Si può sentire l’energia dell’albero al solo appoggiare le mani sul tronco. La natura incomincia a intonare la musica dell’Assoluto. L’aria vibra di quelle note, e così pure la luce del sole, i sette colori, il fuoco ed il suo calore, l’acqua e la sua fluidità, la terra ed il suo humus creativo. Tutto viene vissuto come una perfetta armonia guidata da una sola energia: la legge della natura, dell’evoluzione, dell’alternarsi della nascita e della morte nel ciclo della trasformazione.

6. La coscienza divina

Il Divino diviene non solo permanentemente presente in noi, ma ci rivela in pieno la sua presenza in ogni cosa, in ogni rapporto, in ogni interrelazione. Stiamo vivendo un sesto stato di coscienza. Il Divino, ormai scoperto, accetta di mostrarsi in tutta la sua non più segreta realtà. Il miracolo che non sembrava possibile sta avvenendo. Vediamo il cielo e il sole, la luna e i prati verdi, le montagne innevate e i fiumi quieti o minacciosi, i laghi e i mari, gli insetti, gli animali, i nostri simili, come il prodotto perfetto, armonico di un potere divino che si manifesta a noi in tutta la sua realtà: ogni cosa è manifestazione dell’esistenza di Dio. È lo stato della coscienza divina.

7. La coscienza di unità

Siamo ora dunque consapevoli dello stato dell’Essere in noi ed in ogni cosa creata. Cosa può mancare ora? Soltanto un ultimo passo, la coscienza del Siddha, del “perfetto”. Questa coscienza riconosce che lo stato dell’Essere che è in me è lo stesso, identico, unico stato che vi è nell’intera creazione. Ora non siamo più noi che osserviamo lo stesso stato in ogni cosa, ma diventiamo finalmente, senza nessuna possibile eccezione, quello stesso stato in ogni cosa. Non vi è più differenza tra la manifestazione intima, vera di noi stessi e la manifestazione intima, vera dell’intera creazione. Ora siamo divenuti uno con ogni cosa, siamo divenuti uno con il Divino. Uno stato perfetto, spontaneo. L’unità! Essa sola esiste. Essa sola è la realtà. È una dimostrazione esaltante della teoria di Einstein del “campo unificato di energia” compiuta non solo nel laboratorio della nostra coscienza, ma nel laboratorio della stessa manifestazione creata. È lo stato di unità, lo stato del Siddha. Il Siddha vive questo stato su questa terra. Non è soltanto un Jivanmukta, un realizzato in vita, ma ha spinto la sua realizzazione al massimo livello della consapevolezza umana.

Dobbiamo ricordare però che al nostro livello di coscienza viviamo ancora in uno stato di separazione da noi stessi. Tra quella che noi chiamiamo mente cosciente e il nostro subconscio o il nostro inconscio vi è un diaframma difficile da perforare. Questo diaframma è creato dalla nostra mente. È la nostra mente che ci tiene legati ai particolari, al relativo della nostra vita di tutti i giorni, ma è la nostra stessa mente, opportunamente guidata, che ci condurrà in contatto con l’Assoluto, la Coscienza, che è la sua vera natura. Se non impareremo ad inserire pian piano l’esperienza del Turiya, dello stato trascendentale dell’Essere, nelle nostre azioni, non andremo da nessuna parte. Sarà come girare intorno senza sapere dove andare, perché non abbiamo né la conoscenza della meta, né la direzione per raggiungerla.

Dentro di noi vi è una riserva inesauribile di forza, di amore, di dolcezza, di gioia, di felicità, eppure così spesso ci sentiamo spesso spenti, stanchi, aridi, tristi, infelici, e questo perché non abbiamo un collegamento costante con quell’energia. Basterebbe trovare quel contatto per risolvere i problemi della nostra vita, perché in quel contatto il nostro problema di separazione sarebbe superato. È un lavoro che dobbiamo fare qui e ora, perché ogni avanzamento evolutivo, ogni raggiungimento di coscienza avviene qui, su questo piano di esistenza, in questa vita. Al di là della soglia della morte non vi è più evoluzione.

www.theolabam.it/i_7_stati_della_coscienza.htm

Endless

“For the Kabbalists, the Divine is an entity so inaccessible

they are beyond the light and darkness, beyond

the worlds created. At this scale have given the name of Ain Soph
Aur: Light Without End. And even better to express your
mystery, beyond the Ain Soph Aur have conceived a region
They called Ain Soph: The End, and even beyond Aïn
Soph, Ain: No. Origin of the universe is therefore a
negation. But the “No”, which means the absence, the
absence does not mean the non-existence. Aïn is not the
absolutely nothing, as some have imagined nirvana of
Hindus. In fact, it’s exactly the opposite. Ain Soph Aur, as
Nirvana is not a non-existence, a nothing but a life
Beyond the creation of the event, so far beyond
that seems to be nothing.
Ain Soph Aur, Ain Soph, Ain … so that the Kabbalists have
attempted to define the essence of Divinity. It escapes
our understanding, but these words can make us feel that
that it is impossible to express. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

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Be aware! Whatever you do, do it consciously. And I repeat: whatever you do!
I do not say you have to do certain things and not others, no. As long as you are aware of everything you do and a bit ‘at a time, your every action will become increasingly dry.You will learn to be detached because the gap is a consequence of awareness. Osho

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The seven states of consciousness 

The states of consciousness for

The first three states of our consciousness are called for because there are never simultaneously. Are impermanent, they have a beginning, a time event and an end.We could not imagine living permanently in the waking state, or to do without sleep or dream.

1. The vigil

It is the state we live in ordinary life, touching, tasting, smelling with our physical senses, our organs associated with the physical body. Not much else to add, because it is our most ordinary and common experience.

2. Sleep

It is the state in which we allow our bodies to rest, to recharge his batteries, and go up in a slimmer body, said body of dream to go to enjoy our dream state or the state of dreamless sleep.

3. The dream

In the consciousness of the dream we live a life completely different from that of wakefulness, using more subtle ways that we can call in a slim body, the body of a dream. We have more opportunities expanded. We have feelings or emotions, we can move at will without hindrance of space, our time has an entirely different dimension: it is no longer calculated in hours or minutes, but by feelings. It’s only once lived in this dream. But we are very much alive, albeit in a different dimension. We are subject to the ups and downs of our mind, enthusiasm and the depression that we have already experienced in the waking state and are relived as if they were rewritten by a psychic computer at will.

The states of consciousness absolute

The birth and the end of its previous states of consciousness make it clear to those who observe them to know, that there are points of junction between them, for example where there is no waking and sleep there again, or no more sleep, but even there is still a dream. In here we can see the state of consciousness following, which is absolute, always present at the base of our relative states of waking, sleeping and dreaming, always exists.

4. Transcendental consciousness

Closing your eyes you can experience it in meditation. Looking at a sunset over the sea, a mountain valley, a snowy peak standing out in the sky, the culmination of a bell, a sequence of waves on the beach, we can enter into a state of deep silence where the body consciousness is transcended, where thoughts are absolutely quiet, where awareness is fully expanded consciousness. The joy, happiness, peace, lack of time and space, silence, absence of thought, pure awareness of “being” are the characteristics of the state of transcendental consciousness, Turiya said. You can reach it through the mind itself which can lead to transcend his own thoughts by going beyond them, or our thoughts may continue to come and go, but we are not involved at all in their game and they only witness, totally detached from them. You can reach it through the five senses: hearing, sight, taste, smell and touch, becoming aware of the void that is the source of the event, or through feelings like hate, love, pain, excitement, anger, discovering the ‘ energy from which they arise.

To have experience of this state must, however, stop the flow of action. This does not mean removing the action, on which we base our lives, but permeate through this state of consciousness, permanently stabilizing it in everyday actions. In the constant experience of meditation we find a manifestation of a strange alchemy. The state of Turiya, the state of awareness of Being, begins to permeate our three were related.We begin to become aware of our true nature, the transcendental state, not only in meditation but in the waking state, more and more and more, and then gradually in the dream state. We become aware of our dreams, then dreams of our witnesses, that they look less and less involved, and finally also aware of our deep sleep. Finally, the Self-awareness will be living permanently in the 24 hours of our day. You will not lose no matter what our way of life, no matter what happens outside of themselves.

That does not mean we will not live more states of joy or sorrow, prosperity or distress, health or sickness, activity or rest, attraction or disgust, but all will have lived permanently in the state of our experience Self. Never lose the awareness of our most intimate reality. God will be with us in our actions as in our rest, our choices as in our waste.

5. Cosmic consciousness

This is the first manifestation of the consciousness of creation: the state of cosmic consciousness. Who has reached living permanently in the contemplation of the Divine. Broke forever the cycle of rebirth, the cycle delSamsara. He joined forever in a fifth state of consciousness where the Turiya, the transcendental state of Being, and the relative states are lived together in perfect harmony 24 hours 24. Opposites are integrated. It is called “the first manifestation of the consciousness of achievement” because there is nothing more profound, more real, more satisfying than this. Within the individual there is an ever more expansive, more alive. If God is one in his transcendence and his immanence, we should be able to live within the one God of us limitless experience of our consciousness, but also externally in its creation.

Slowly standing together with the experience of the self within, begins to manifest a new consciousness. Spontaneously, through the consistency of our practices, cosmic consciousness, which is in fact the total expansion of the mind to its highest degree of awareness, is softened through a process of gradual but ever deeper understanding of our perception. The gap, the gap has developed between us and the manifestation of God in the consciousness of “witness”, which is the characteristic of cosmic consciousness, begins to be filled by the work of our hearts. Love and devotion are responsible for this prodigy. The mind and heart were always separate, always have each claimed their space, their zones of influence. Now, gradually but surely, the heart fills this gap. Nature begins to reveal his thin appearance. The divine energy which permeates every aspect of creation and that it seems invisible and hidden under a more or less coarse physicality, she begins to dance on the surface of things. Every subject, every feeling, every perception is imbued with energy. You can feel the energy of the tree only to place his hands on the trunk. Nature begins to sing the music of the Absolute. The air vibrates with the notes, as does the sun, the seven colors, the fire and its heat, water, and its fluidity, the earth and its creative humus.Everything is seen as a perfect harmony led by only one energy source: the law of nature, evolution, the alternation of birth and death cycle of change.

6. The divine consciousness

The Divine becomes not only permanently present in us, but it fully reveals its presence in everything, in every respect, in each continuum. We are living in a sixth state of consciousness. The Divine, now discovered, he agrees to appear in all its no more secret reality. The miracle that is happening did not seem possible. We see the sky and the sun, the moon and the green fields, the snowy mountains and rivers quiet or threatening, lakes and seas, insects, animals, our fellow man as the perfect product, a harmonious divine power manifested to us in all its reality: everything is a manifestation of God’s existence is the state of divine consciousness.

7. The awareness drive

We are now so aware of the state of being in us and in all created things. What may be missing now? Only a last step, the consciousness of Siddha, the “perfect”. This consciousness acknowledges that the state of being that is in me is the same, identical, the only state that there is the whole creation. Now we are no longer us who observe the same state in all things, but finally we become, without any possible exception, that same state in all things. There is no difference between the event intimate, true to ourselves and the event intimate, true of all creation. Now we have become one with everything, we have become one with the Divine. Perfect condition, spontaneous. Unity! It only exists. It alone is the reality. It is an exciting demonstration of Einstein’s theory of “unified field of energy” carried out not only in the laboratory of our consciousness, but in the laboratory of the same event created. It is the state of unity, the state of the Siddha. The Siddha this state lives on this earth. It is not only a Jivanmuktas, made a life, but its implementation has led to the highest level of human consciousness.

We must remember, however, that our level of consciousness we are still living in a state of separation from ourselves. Between what we call our conscious mind and our subconscious or unconscious is difficult to pierce a diaphragm. This diaphragm is created by our mind. It is our minds that keeps us tied to the particular, the relative of our lives every day, but it is our own mind, properly guided, which will lead us into contact with the Absolute Consciousness, which is its true nature . If you do not learn to slowly enter the experience of the Turiya, of the transcendental state of Being, in our actions, we will not go anywhere. It will be like turning around without knowing where to go because we have no knowledge of the goal, neither managed to reach it.

Within us there is an inexhaustible reservoir of strength, love, gentleness, joy, happiness, and yet so often we talk often dull, tired, dry, sad, unhappy, and that’s because we do not have a constant connection with that ‘ energy. Just find that contact to solve the problems of our lives, because then contact our problem of segregation would be exceeded. It is a work we do here and now, because every evolutionary advance, every achievement of consciousness is here, on this plane of existence in this life. Beyond the threshold of death there is no evolution.

www.theolabam.it/i_7_stati_della_coscienza.htm



Guarirsi con l’amore – Heal with love – Louise Hay


Guarirsi con l’amore

Louise Hay ha sempre affermato di non essere una guaritrice. Non guarisce nessuno. Il suo lavoro è una pietra miliare nel cammino. Qualcuno di voi ha già lavorato molto su se stesso, e questa filosofia sarà una revisione e un approfondimento di quanto voi già sapete. Qualcuno di voi è nuovo a queste idee e sta solo ora cominciando il suo viaggio interiore, potreste trovare che i vostri interruttori vengono accesi!Rendiamoci conto che ognuno di noi, me incluso, imparerà qualcosa che gli consentirà di migliorare la qualità della sua vita. E’ sempre possibile rilasciare vecchi schemi che ci hanno limitato per così tanto tempo. E’ sempre possibile permettere alle nuove idee di entrare nella nostra Coscienza. Idee che ci consentiranno di sbocciare in maniere che mai avremmo creduto possibili. Non si tratta di credere ma di provare, verificare. In realtà tutti conosciamo già questi punti, ma spesso ce ne dimentichiamo. Come al solito non si impara ma si ricorda solo quello che si sa già.

1. CIO’ CHE DIAMO CI RITORNA

Sempre. Questo messaggio circola da molto tempo. Ricordate la regola d’oro: “Non fate agli altri quello che non volete sia fatto a voi”. Questa regola d’oro non è stata creata per produrre colpevolezza. E’ una legge della natura che tu sarai trattato esattamente come tratti gli altri. Questo si applica anche ai nostri pensieri. Se noi giudichiamo e critichiamo, anche con il pensiero, anche noi saremo giudicati e criticati. Se amiamo e accettiamo noi stessi incondizionatamente e accettiamo anche gli altri incondizionatamente, allora attrarremo persone nelle nostre vite che ci daranno lo stesso Amore Incondizionato e Accettazione. Pensieri di odio attraggono pensieri e azioni di odio. Pensieri di gelosia attraggono mancanza e perdita nelle nostre vite. D’altra parte pensieri di Perdono attraggono salute e prosperità. Pensieri d’Amore portano non solo Amore nelle nostre vite ma più positività di quanto noi stessi possiamo immaginare. Creando uno sbilanciamento nell?universo, che dovrà compensare e quindi riceveremo.

2. QUELLO CHE NOI PENSIAMO DI NOI STESSI E DELLA NOSTRA VITA DIVENTA REALE PER NOI

Questo è il perché è importante esaminare in che cosa noi crediamo. Veramente troppo spesso ciò che crediamo deriva dalle credenze limitanti dei nostri genitori e della nostra società. Louise spesso chiede di sedere quietamente e di elencare i grandi temi della vita, scrivendo le credenze che abbiamo a proposito di questi argomenti. Tipo: che cosa credi a proposito degli uomini, delle donne, dell’Amore, del sesso, della salute, del tuo corpo, della mancanza, della prosperità, dell’età, del lavoro, del successo, e di Dio? E’ sorprendente quante di queste credenze sono state acquisite all’età di cinque anni. Sicuramente, non tutte queste vecchie credenze sono rilevanti nella nostra vita presente. E’ molto utile una “pulizia mentale” periodica. Dal momento che tutte le credenze sono scelte, puoi anche scegliere quelle che ti sostengono e ti nutrono di più. C?è anche un corollario a questo punto: le parole che usiamo per descrivere le nostre esperienze, creano la nostra realtà.Attenzione alle parole che si usano! Una delle scoperte più importanti della nostra era. Provate a mettere un registratore vicino al telefono e poi ascoltate quali sono le vostre parole ricorrenti. E il tono che usate. Le frasi fatte che utilizzate e quanto le utilizzate.

3. I NOSTRI PENSIERI SONO CREATIVI

Questa è la più importante legge della natura che abbiamo bisogno di conoscere. Un piccolo pensiero non fa una grande differenza, ma i pensieri sono come gocce d’acqua. Si accumulano nel tempo. Ed è così che se continuiamo a ripetere gli stessi pensieri ancora e ancora, loro crescono, e la goccia diventa una pozzanghera, e la pozzanghera uno stagno, e lo stagno un oceano. Se sono positivi, possiamo galleggiare nell’oceano della vita. Se i pensieri sono negativi, possiamo affogare in un mare di negatività. Qual è il vostro normale atteggiamento quando vi svegliate la mattina? Se è un continuo lamentarsi e arrabbiarsi, quello sarà il tipo di giornata che avrete. Se è un’attitudine di speranza, fede, e Amore, quello sarà il giorno che vivrete perché è quello di cui avete bisogno. Sedete quietamente per qualche minuto e notate i vostri pensieri. Veramente volete il tipo di vita che questi pensieri creano? Scegliete pensieri che vi nutrono.I nostri pensieri sono creativi e tu sei il pensatore! Qualsiasi oggetto o impresa è stato prima un pensiero nella mente di qualcuno, un?idea. Che idea abbiamo di noi stessi? Quante volte nella vita ci fermiamo a creare, pardon pensare, a quello che vogliamo veramente? Se vogliamo realizzare qualcosa ci dobbiamo pensare, visualizzare, portare attenzione.

4. NOI MERITIAMO DI ESSERE AMATI

Tutti noi. Voi e io. Non dobbiamo “guadagnare” Amore. Non dobbiamo guadagnare il diritto di respirare; noi respiriamo perché esistiamo. Noi siamo degni di Amore perché esistiamo. Noi dobbiamo sapere solo questo. Noi meritiamo il nostro proprio Amore. Non permettiamo alle opinioni negative dei nostri genitori o ai pregiudizi popolari della nostra società di abbassare la nostra luce. La verità del vostro Essere è che voi potete essere amati, se VOI lo credete! Ricordate, i vostri pensieri creano la vostra realtà. Ciò che l’altra gente pensa non ha niente a che fare con questo. Dite a voi stessi adesso: “Io merito di essere amato.”

5. AUTO-APPROVAZIONE E AUTO-ACCETTAZIONE SONO LA CHIAVE PER I CAMBIAMENTI POSITIVI

Quando siamo arrabbiati con noi stessi, quando giudichiamo e critichiamo qualunque cosa facciamo, quando abusiamo di noi stessi, le nostre vite non funzionano. Le vecchie credenze negative a proposito di noi stessi sono solo vecchi modi di pensare e non hanno base nella verità. Come possiamo aspettarci che gli altri ci amino e ci accettino se noi per primi non ci amiamo e non ci accettiamo? “Io amo e accetto me stesso esattamente come sono” è il più potente pensiero che vi aiuterà a creare un mondo di gioia.

6. NOI POSSIAMO LASCIARE ANDARE IL PASSATO E PERDONARE CHIUNQUE

Il passato esiste soltanto nella nostra mente. Trattenere vecchi dolori è un modo per punire noi stessi oggi per qualcosa che qualcuno ha fatto molto tempo fa. Questo non ha per niente senso. Troppo spesso noi sediamo in una prigione di risentimento auto-creato, e questo è un modo terribile per vivere. Libera te stesso. Perdonare non vuol dire giustificare il cattivo comportamento di qualcun altro; vuol dire lasciare andare il nostro risentimento su quella situazione. Chiunque, inclusi voi stessi, sta facendo il meglio che può in ogni momento, con la Comprensione, l’Attenzione, e la Conoscenza che ha in quel momento. Rinunciare al nostro risentimento e rimpiazzarlo con la comprensione libera noi stessi. Il Perdono è un dono a noi stessi.

7. IL PERDONO APRE LA VIA ALL’AMORE

L’Amore è l’obiettivo. L’Amore Incondizionato. Come ci arriviamo? Attraverso la porta del Perdono. Il perdono è come gli strati di una cipolla. Qualche volta è meglio cominciare con il perdonare le persone che sono più facili da perdonare, muovendosi verso dolori sempre maggiori man mano che diveniamo più sperti in questo processo. E così possiamo “sfogliare” i dolori uno ad uno fino a che non arriviamo ad un livello più profondo di comprensione. Troveremo l’Amore ad aspettarci. Amore e Perdono vanno mano nella mano.

8. L’AMORE E’ LA PIU’ POTENTE FORZA DI GUARIGIONE CHE C’E’

L’Amore stimola il nostro sistema immunitario. Noi non possiamo guarire, o diventare interi, in un’atmosfera di odio. E mentre impariamo ad amare noi stessi diventiamo potenti. L’Amore ci aiuta a passare da vittime a vincitori. Il nostro Amore per noi stessi ci attrae verso quello di cui abbiamo bisogno per il nostro cammino di guarigione. Le persone che si sentono a posto con se stesse sono attraenti naturalmente.

9. SEMPLICEMENTE DECIDETE DI VOLERE

Non è necessario aspettare di sapere come fare tutte queste cose. Tutto quello che dobbiamo fare è volerle fare. Perché i nostri pensieri sono creativi. Se avete un pensiero, “Io voglio cominciare a rilasciare il giudizio, o a perdonare, o ad amare me stesso”, voi state mandando quel messaggio nell’Universo. E nel ripeterlo ancora e ancora, mettete in moto le Leggi dell’Attrazione. Nuove strade si dispiegheranno per aiutarvi. L’Universo vi ama ed è lì pronto ad aiutarvi a manifestare qualunque cosa voi decidiate di credere e di pensare. Sii veramente desideroso di avere una buona vita!

Heal with love

Louise Hay has always claimed not to be a healer. Does not heal anyone. His work is a milestone in the journey. Some of you have worked very hard on himself, and this philosophy will be a review and a discussion of what you already know. Some of you are new to these ideas and is only now beginning his inner journey, you may find that your switches are turned on! Let us realize that each of us, myself included, will learn something that will improve the quality of his life. It ‘s always possible to release old patterns that have limited us for so long. It ‘s always possible to allow new ideas to enter our consciousness. Ideas that will allow us to flourish in ways we never thought possible. This is not to believe, but to try, test. In fact we already know all these points, but we often forget. As usual you do not learn but remember only what we already know.

1. WHAT ‘THAT WE GIVE BACK

Always. This message has been around for a long time. Remember the golden rule: “Do unto others as you do not want done to you”. This golden rule was not created to produce guilt. It ‘a law of nature that you will be treated exactly like you treat others. This also applies to our thoughts. If we judge and criticize, even with the thought, we too will be judged and criticized. If we love and accept ourselves unconditionally and accept the other unconditionally, then it will attract people in our lives that will give us the same unconditional love and acceptance. Thoughts of hatred attract thoughts and actions of hate. Thoughts of jealousy attract lack and loss in our lives. On the other hand the thought of losing attract wealth and prosperity. Thoughts of Love Love in the lead not only our lives but more positive than we can imagine. By creating an imbalance in? Universe, and therefore should receive compensation.

2. WHAT WE THINK OF OURSELVES AND OUR LIFE BECOME REAL TO U.S.

This is why it is important to examine what we believe. Much too often what we believe comes from the limiting beliefs of our parents and our society. Louise often asked to sit quietly and to list the great themes of life, the beliefs we writing about these topics. Type what you believe about men, women, love, sex, health, your body, the lack of prosperity, age, work, success, and of God? It ‘amazing how many of these beliefs have been acquired at the age of five years. Certainly, not all of these old beliefs are relevant in our present life. It ‘a very useful “mental cleansing” periodic. Since all beliefs are choices, you can also choose the ones that support you and you eat more. C? Is also a corollary to this point: the words we use to describe our experiences create our realtà.Attenzione the words you use! One of the most important discoveries of our era. Try putting a tape recorder near the phone and then listen to what your recurring words. And the tone you use. The phrases you use and how much you use.

3. OUR THOUGHTS ARE CREATIVE

This is the most important law of nature that we need to know. A little thought makes a big difference, but the thoughts are like drops of water. Accumulate over time. And so if we keep repeating the same thoughts again and again, they grow, and the drop becomes a puddle, the puddle and a pond, the pond and an ocean. If you are positive, we can float in the ocean of life. If the thoughts are negative, we can drown in a sea of ​​negativity. What is your normal attitude when you wake up in the morning? If it is a constant complaining and angry, what will be the kind of day you have. If it is an attitude of hope, faith and love, that will be the day that will live because that’s what you need. Sit quietly for a few minutes and notice your thoughts. You really want the kind of life that these thoughts create? Choose nutrono.I thoughts that our thoughts are creative and you’re the thinker! Any object or enterprise was first a thought in someone’s mind, a? Idea. What an idea we have of ourselves? How many times in life we ​​stop to create, pardon me think, what we really want? If we want to achieve something we have to think, see, take care.

4. WE DESERVE TO BE LOVED

All of us. You and me. We must not “earn” love. We do not have to earn the right to breathe, we breathe because we exist. We are worthy of love because we exist. We have to know only this. We deserve our own love. Do not let the negative opinions of our parents or popular prejudices of our society to lower our light. The truth of your Being is that you can be loved, if YOU believe it! Remember, your thoughts create your reality. What other people think has nothing to do with it. Say to yourself right now: “I deserve to be loved.”

5. CAR-AUTO-APPROVAL AND ACCEPTANCE IS THE KEY FOR POSITIVE CHANGE

When we are angry with ourselves, when we judge and criticize whatever we do, when we abuse ourselves, our lives do not work. The old negative beliefs about ourselves are just old ways of thinking and have no basis in truth. How can we expect others to love us and accept us if we do not love us first and we do not accept? “I love and accept myself exactly as I am” is the most powerful idea that will help create a world of joy.

6. WE CAN LET GO THE PAST AND FORGIVE EVERYONE

The past exists only in our minds. Hold old pain is a way to punish ourselves today for something someone did long ago. That does not make sense at all. Too often we sit in a prison of resentment, self-created, and this is a terrible way to live. Free yourself. Forgiveness does not mean to justify the bad behavior of someone else, it means letting go of our resentment of the situation. Anyone, including yourself, are doing the best they can at any time, with the understanding, attention, and the knowledge that at that time. Giving up our resentment and replace it with the clear understanding ourselves. Forgiveness is a gift to ourselves.

7. FORGIVENESS OPENS THE WAY TO LOVE

Love is the goal. Unconditional Love. How do we get? Through the door of forgiveness. Forgiveness is like the layers of an onion. Sometimes it’s best to start with forgiving people who are easier to forgive, pain moving to more and more as we become more enced in this process. And so we can “browse” through the pains one by one until you come to a deeper level of understanding. Love will find waiting for us. Love and forgiveness go hand in hand.

8. LOVE AND ‘THE BEST’ POWERFUL FORCE THAT’S HEALING ‘

Love stimulates the immune system. We can not heal, or to become whole, in an atmosphere of hatred. And as we learn to love ourselves, we become powerful. Love helps us to move from victims to victors. Our love for ourselves draws us towards what we need for our journey of healing. People who feel good about themselves are naturally attractive.

9. JUST WANT TO DECIDE

There is no need to wait to know how to do all these things. All we have to do is to wish to perform. Because our thoughts are creative. If you have a thought, “I want to begin to release the opinion, or to forgive or to love myself,” you are sending that message in the Universe. And repeat it again and again, put in motion the Laws of Attraction. New ways to help unfold. The universe loves you and is there ready to help you manifest whatever you choose to believe and think. Be very eager to have a good life!

Ho gettato via la paura – I threw away your fears – Osho


 

Ho gettato via la tua paura

Un vecchio saggio stava attraversando la giungla in compagnia di un suo giovane monaco. Scese la notte e cominciarono a calare le tenebre. Il vecchio saggio chiese al giovane monaco:

“Figlio mio, credi che lungo questo sentiero ci siano pericoli? Questo sentiero attraversa una fitta foresta e stanno calando le tenebre. Abbiamo qualcosa da temere?“‘.

Il giovane monaco era molto sorpreso, poiché in un sannyasin non dovrebbe mai sorgere il problema di avere paura, sia che si trovi in una notte buia oppure illuminata, sia che si trovi in una foresta oppure sulla piazza del mercato, quindi quella domanda era davvero sorprendente. Inoltre, questo vecchio non aveva mai avuto paura. Che cosa gli stava accadendo? Perché adesso mostrava di aver paura? C’era qualcosa che non andava!

Camminarono ancora un po’ e la notte diventò più buia. Il vecchio chiese di nuovo: “C’è qualcosa di cui dobbiamo preoccuparci? Raggiungeremo presto la città più vicina? Quanto è ancora distante?“. Poi si fermarono vicino a un pozzo per lavarsi le mani e il viso.

Il vecchio consegnò al giovane monaco la borsa, che portava in spalla, dicendogli: “Abbi cura della mia borsa“.

Il giovane pensò: “Certamente deve contenere qualcosa, altrimenti non sarebbe sorto in lui il problema della paura e non avrebbe raccomandato di prendermi cura della borsa“.

Per un sannyasin era insolito anche il fatto di prendersi cura di qualcosa; in questo caso, non avrebbe senso diventare sannyasin, infatti chi ha delle cose da custodire ha una proprietà. Che bisogno ha un sannyasin di prendersi cura di qualcosa?

Il vecchio cominciò a lavarsi il viso e il giovane diede uno sguardo nella borsa: vide che conteneva un lingotto d’oro, e comprese la causa della paura. Lo gettò via, e mise nella borsa una pietra di uguale peso. Il vecchio, subito dopo, tornò in fretta dal giovane e si riprese la borsa; la tastò, ne verificò il peso sollevandola, se la mise sulla spalla e si rimise in cammino.

Dopo un breve tratto, tornò a chiedere: “Sta diventando proprio buio, abbiamo perso la strada? C’è qualche pericolo?“.

Il giovane gli rispose: “Non avere paura. Ho gettato via la tua paura“.

Il vecchio saggio era sconvolto. Guardò immediatamente nella borsa e vide che al posto dell’oro c’era una pietra. Per un attimo rimase attonito e poi, scoppiando in una risata, esclamò:

“Che idiota sono stato! Portavo in spalla una pietra e avevo paura perché credevo fosse un lingotto d’oro“‘.

A quel punto, lo gettò via e disse al giovane monaco: “Dormiremo qui questa notte, visto che al buio è difficile trovare la strada“.

E quella notte dormirono pacificamente nella foresta.

Tratto da Ricominciare da sé di Osho

I threw away your fears

A wise old man was crossing the jungle in the company of his young monaco. Night fell, and darkness began to fall. The wise man asked the young monaco:

“My son, you believe that there are dangers along this path? This trail goes through dense forest and the darkness is falling. We have something to fear? “‘.

The young monaco was very surprised, because a sannyasin should never rise to the problem of being afraid, whether it be on a dark night, or enlightened, whether it be in a forest or on the marketplace, then that question was really surprising. Moreover, this old man had never been afraid. What was happening? Because now appeared to be afraid? There was something wrong!

They walked some more ‘and the night became darker. The old man asked again: “Is there something we need to worry? Soon reach the nearest town? How much is still years away? “. Then they stopped near a well to wash hands and face.

The old man gave the young monaco bag, carrying on his shoulder, telling him: “Take care of my bag.”

The young man thought: “Certainly it must contain something, otherwise he would not have arisen in the problem of fear and would not recommend to take care of the bag.”

For a sannyasin was unusual even the act of taking care of something, in this case, would not make sense to become a sannyasin, in fact, who has things to keep a property. What need has a sannyasin to take care of something?

The old man began to wash his face and the young man glanced in the bag: he saw that it contained a gold ingot, and understood the cause of fear. He threw it away, and put a stone in the bag with the same weight. The old, soon after, hurried back from the young and recovered the bag, and the felt, it occurred by lifting the weight, put it on his shoulder and he resumed his journey.

After a short distance, asked again: “It’s getting really dark, we lost our way? Is there any danger? “.

The young man replied: “Do not be afraid. I threw away your fear. “

The wise old man was shocked. Immediately looked in the bag and saw that there was a stone instead of gold. For a moment he was stunned and then, bursting into a laugh, said:

“What a fool I was! I was wearing a shoulder stone and I was afraid because I thought it was a bar of gold. “‘

At that point, threw it away and told the young monaco: “We’ll sleep here tonight, because the dark is difficult to find your way.”

And that night they slept peacefully in the forest.

Taken from Hope itself Osho

La Gioia – Joy – Romano Battaglia


La Gioia

Bisogna cercare di prendere tutto quanto con ottimismo e ricordare che la vita è sempre degna di essere vissuta anche quando è noia, fatica, delusione.
La notte non è mai così nera come prima dell’alba ma poi l’alba sorge sempre a cancellare il buio della notte.
Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi trova motivo di attenuarsi e placarsi, purchè lo vogliamo.
Sappiamo che c’è la luce perchè c’è il buio che c’è la gioia perché c’è il dolore che c’è la pace perché c’è la guerra e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti.

Alzatevi ogni mattino sereno e ringraziate Dio di essere ancora al mondo guardando il cielo con occhi luminosi e ricordatevi che nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia
ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di dolore
ci sono giorni pieni di lacrime…
ma poi ci sono giorni pieni d’amore che vi danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni.
Non arrabbiatevi per cose di poco conto e cercate di conservare la calma anche nei momenti di tensione.
Andate incontro agli altri offrendo la vostra amicizia e pensate che tutti possono essere amici anche quelli che vi sembrano scostanti e che, forse non aspettano da voi che una parola buona per fare il primo passo.
Solo così esisterete veramente e non sciuperete nessun istante della vita.
Respirate profondamente e con grande gratitudine perché l’aria che respirate è la fonte della vita più del cibo e dell’acqua.
Cercate di non desiderare troppo amate ciò che avete, senza inseguire falsi sogni che vi allontanano dalla realtà lasciandovi scontenti e insoddisfatti:
perché non sempre ciò che vi manca è ciò di cui avete bisogno.
Non siate invidiosi degli altri perché non potete sapere se chi invidiate non nasconda qualcosa che voi non vorreste per nulla al mondo in caso di cambio.
Non indugiate troppo sugli errori e tenete presente che tutto può servire a rendervi migliore.
Cercate di essere sempre voi stessi a costo di qualche rinuncia.
Solo così potete trovare la vostra strada bianca in mezzo ai campi di grano.

Romano Battaglia

Joy

Try to take everything with optimism and remember that life is always worth living even when it is boredom, fatigue, disappointment.
The night is never so black as before dawn but the dawn rises always remove the darkness of the night.
So all our anguish, no matter how deep sooner or later finds reason to weaken and subside, as long as we want.
We know that there is light because it is dark because there is joy there is pain there is no peace because the war and we know that lives the life of these contrasts.

Get up every morning and thank God for being peaceful in the world still watching the sky with bright eyes and remember that in life there are days full of wind, and angry
There are days filled with rain and full of pain
There are days full of tears …
but then there are days full of love that give you the courage to go on for all other days.
Do not get angry for trivial things and try to remain calm even in tense moments.
Go out to others by offering your friendship and think that everyone can be friends even those that seem aloof and, perhaps not expect you to do a good word for the first step.
Only in this way really exists and not to waste any moment of life.
Breathe deeply and with great gratitude that the air we breathe is the source of life more than food and water.
Try not want too much you love what you have, not chasing false dreams you away from reality leaving you unhappy and unsatisfied:
because they do not always do what you’re missing is what you need.
Do not be envious of others because you can not envy those who do not know if hiding something that you would not want for anything in the world in case of a change.
Do not dwell too much on the mistakes and remember that anything can serve to make you better.
Try to always be yourself at the cost of some sacrifice.
Only thus can you find your way among the white wheat fields.

Romano Battaglia

Pratica e responsabilità – Practice and responsibilities


Pratica e responsabilità

La pratica e la consapevolezza di poter praticare, portano sempre anche una grande responsabilità.
La pratica è un modo di vivere responsabile, la visione dell’interessere comporta il conoscere la propria interconnessione, come pensieri, parole e azioni, con tutto ciò che ci circonda. Ricordando che ogni cosa è coscienza, sia personale che collettiva. Qualunque seme della coscienza che nutriamo oggi, in questo momento, in noi o negli altri, darà frutti che riguardano l’intera manifestazione.
Poiché hai in te gli elementi della consapevolezza, della concentrazione e della visione profonda sai benissimo che sei capace di essere consapevole, sei capace di essere concentrato, sei capace di avere la visione profonda che ti libera.
Queste non sono idee astratte, sono una realtà, perché la natura di Buddha è in ognuno di noi.

Thich Nhat Hanh
In fondo siamo noi ad originare la sofferenza, a determinare la palude in cui si cerca di uscire, seminiamo un canneto intricato di pensieri che imprigionano, se non sappiamo agire con rettitudine e non serve a nulla il tentativo di liberarsi,si avrebbe solo la sensazione di farlo mentre in realtà si resta invischiati in un’illusione se, con attenzione non ci adoperiamo con retta visione alla consapevolezza.
Non si deve temere di ” non essere capaci”, infatti tutti abbiamo gli strumenti, solo che sono un pò appannati, mettere in pratica la nostra retta attenzione è asciugare il terreno, dissodarlo e permettere di farne un giardino pieno di frutti da donare agli altri, infatti ogni cosa è dono e va condivisa perché noi tutti intersiamo. Una frase di Gandhi citava: “Quanto ferisco un fratello ferisco me stesso”, non si tratta solo di considerare l’eccesso di sensibilità in un uomo che ha dato tutto se stesso per l’Aimsha, per quella che è considerata Karuna o compassione ma la consapevolezza che siamo davvero responsabili per noi stessi e per tutti come conseguenza del nostro agire.
E’ facile accusare gli altri della nostra frustrazione o per le mancate soddisfazioni alle nostre aspettative, siamo ciechi e non capaci di aprire le braccia all’accoglienza senza pregiudizio, senza guardare a cosa si riceve davvero, perché ancorati alla visione di quanto non si è ricevuto, è importante non ” muoversi in reazione” ma accogliere la via di mezzo.
Nella mente/cuore l’essenza della compassione e l’abbracciare tutti gli esseri incondizionatamente – senza preferenze.

In questa condizione tutto è ” neti neti ” – né questo né quello ma pura coscienza. La nostra responsabilità è nel saper evitare di creare confusione, competizione e incoerenza perchè il camminare nella confusione esterna deve impedirci di farci contaminare, restando – nella via di mezzo – senza preferire questo o quello.
Dove la realtà è abbracciata esattamente per quello che essa è, con sentimenti di amorevolezza e compassione.

03.05.2007 Poetyca

Practice and responsibilities


The practice and the knowledge to practice, always bring a big responsibility.
The practice is a responsible way of life, the vision of the means of knowing their interconnection, as thoughts, words and actions, with all that surrounds us. Remembering that everything is consciousness, both personal and collective. Any seed of consciousness that we have today in this moment, us or the other, will bear fruit covering the entire event.
Because you have in you the elements of awareness, concentration and insight you know that you are capable of being aware, you are able to be focused, you are able to have the insight that sets you free.
These are not abstract ideas are real, because the nature of Buddha is in everyone.

Thich Nhat Hanh

Basically we rise to suffering, to determine the swamp in which you try to exit, sow a cane intricate thoughts that trap, if we can not act rightly and no use trying to escape, it would only feel to do while in reality it remains caught in an illusion if not we work closely with the right understanding consciousness.
Do not be afraid of “not being able”, as all have the tools, but they are a bit dim, put into practice our right attention is the soil dry, broken and allow to make a garden full of fruit to give to others In fact everything is a gift and should be shared because we all cross. A phrase quoted Gandhi: “As a brother hurt hurt myself,” not just to consider the excess sensitivity in a man who gave himself wholly for the Aimsha for what is considered Karuna or compassion, but awareness that we are truly responsible for ourselves and for all as a result of our actions.
It ‘s easy to blame others for our frustration or for failure to satisfy our expectations, we are blind and not able to open our arms to welcome without prejudice, without looking at what you get really, why not anchored to the vision of what it is received, it is important not to “move in reaction but to accept the middle way.
In the mind / heart and the essence of compassion to embrace all beings unconditionally – without preferences.

In this condition everything is “neti neti” – neither this nor that but pure consciousness. Our responsibility is to know how to avoid creating confusion, inconsistency and race walking in confusion because of us must prevent external contamination, prejudice – in the middle – not prefer this or that.
Where reality is embraced exactly what it is, with feelings of kindness and compassion.

03.05.2007 Poetyca

Il sorriso del buddha – The smile of the Buddha – Thich Nhat Hanh


Il sorriso del buddha

Ai piedi dell’albero di pipala l’eremita Gautama raccolse il suo formidabile potere di concentrazione nell’esame del corpo. Vide che ogni cellula è come una goccia d’acqua immersa nel fiume infinito di nascita esistenza e morte, senza riuscire a trovare nel corpo una sola cosa che rimanga immutata o di cui sia lecito dire che costituisca un sé separato. Mescolato con il fiume del corpo scorre il fiume delle sensazioni, in cui ogni goccia d’acqua è una sensazione. E anche queste gocce si accavallano in un processo di nascita esistenza e morte. Alcune sensazioni sono piacevoli, altre spiacevoli e altre ancora neutre, ma tutte sono impermanenti. Appaiono e scompaiono, precisamente come le cellule del corpo.
Con potente concentrazione Gautama investigò il fiume delle percezioni, che scorre intrecciato al fiume del corpo e delle sensazioni. Le gocce del fiume delle percezioni si frammischiano influenzandosi l’un l’altra, in un identico processo di nascita esistenza e morte. Se le percezioni sono accurate, la realtà si rivela; se sono distorte, si svela. Gli uomini sono eternamente preda della sofferenza a causa delle percezioni distorte: credono permanente ciò che è impermanente, dotato di un sé ciò che è privo di un sé, soggetto a nascita e morte ciò che non soffre né nascita né morte, e dividono ciò che non si può dividere.
Quindi illuminò di consapevolezza gli stati mentali che causano la sofferenza: paura, ira, odio, arroganza, gelosia, avidità, ignoranza. La consapevolezza divampò in lui come un solo radiante, e Gautama usò il sole della consapevolezza per illuminare la natura di questi stati mentali negativi. Vide come tutti nascono a causa dell’ignoranza. Sono l’esatto contrario della consapevolezza. Sono tenebra, assenza di luce. Vide che la chiave per giungere alla liberazione è perforare l’ignoranza e penetrare nel cuore della realtà per farne esperienza diretta. Tale conoscenza non è più conoscenza intellettuale, ma esperienza diretta.
In passato, Siddhartha aveva esplorato molti modi per vincere la paura, l’ira e l’avidità, ma i metodi usati non avevano dato frutto perché non erano che tentativi di sopprimere sensazioni ed emozioni. Ora capiva che anch’essi erano causati dall’ignoranza e che, liberandosi dall’ignoranza, le ostruzioni mentali svaniscono da sé, come le ombre al sorgere del sole. La visione profonda di Siddhartha era il frutto della sua grande concentrazione.
Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle; perché senza sole, senza luce e calore, quella foglia non sarebbe esistita. Questo è in questo modo, perché quello è in quel modo. Anche le nuvole vide nella foglia, perché senza nuvole non c’è la pioggia e, senza pioggia, quella foglia non poteva esistere. E vide la terra, il tempo, lo spazio, la mente: tutti presenti nella foglia. In verità, in quel momento preciso, l’universo intero si manifestava nella foglia. La realtà della foglia era un miracolo stupefacente.
Generalmente si pensa che una foglia sia nata a primavera, ma Gautama vide che esisteva già da tanto, tanto tempo nella luce del sole, nelle nuvole, nell’albero e in se stesso. Comprendendo che quella foglia non era mai nata, comprese che anche lui non era mai nato. Entrambi, la foglia e lui stesso, si erano semplicemente manifestati. Poiché non erano mai nati, non potevano morire. Questa visione profonda dissolse le idee di nascita e morte, di comparsa e scomparsa; e il vero volto della foglia, assieme al suo stesso volto, divennero manifesti. Vide che è l’esistenza di ciascun fenomeno a rendere possibile l’esistenza di tutti gli altri fenomeni. L’uno contiene il tutto, e il tutto è contenuto nell’uno.
La foglia e il suo corpo erano una cosa sola. Nessuno dei due possedeva un sé permanente e separato, nessuno dei due poteva essere indipendente dal resto dell’universo. Vedendo la natura interdipendente di tutti i fenomeni, Siddhartha ne vide perciò la natura vuota: tutte le cose sono vuote di un sé separato e isolato. Comprese che la chiave della liberazione sta nei due principi dell’interdipendenza e del non sé. Le nuvole correvano nel cielo, come uno sfondo bianco dietro la foglia traslucida di pippala. Forse quella sera stessa, incontrando una corrente fredda, le nuvole si sarebbero trasformate in pioggia. Le nuvole erano una manifestazione, e la pioggia un’altra manifestazione. Le nuvole, che non erano mai nate, non sarebbero mai morte. Se le nuvole potessero capirlo, pensò Gautama, avrebbero certo cantato di gioia cadendo sotto forma di pioggia sulle montagne, le foreste e le risaie.
Illuminando i fiumi del corpo, delle sensazioni, delle percezioni, delle formazioni mentali e delle coscienza, Siddhartha comprese che l’impermanenza e l’assenza di un sé sono le condizioni indispensabili alla vita. Senza impermanenza, senza mancanza di un sé, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell’impermanenza e del non sé, non potrebbe trasformarsi una piantina. Se le nuvole non fossero prive di un sé e impermalenti, non potrebbero trasformarsi in pioggia. Senza natura impermanente e priva di un sé, un bambino non potrebbe diventare adulto. “Quindi” pensò, “accettare la vita significa accettare l’impermanenza e l’assenza di un sé. La causa della sofferenza è la falsa nozione della permanenza e di un sé separato. Vedendo ciò, si giunge alla comprensione che non c’è né nascita né morte, né creazione né distruzione, né uno né molti, né dentro né fuori, né grande né piccolo, né puro né impuro. Sono tutte false distinzioni create dall’intelletto. Penetrando nella natura vuota delle cose, le barriere mentali vengono scavalcate e ci si libera dal ciclo della sofferenza”.
Una notte dopo l’altra Gautama meditò ai piedi dell’albero di pippala, facendo splendere la luce della consapevolezza sul suo corpo, la sua mente e tutto l’universo. Da tempo i cinque amici l’avevano abbandonato, ed erano rimasti a praticare con lui la foresta, il fiume, gli uccelli e le miriadi di insetti che abitano la terra e gli alberi. Suo fratello nella pratica era il grande albero di pippala. Anche la stella della sera che appariva ogni notte mentre sedeva in meditazione era suo fratello nella pratica. Fino a notte fonda meditava Gautama.
I bambini del villaggio andavano a trovarlo solo nelle prime ore del pomeriggio. Un giorno Sujata gli portò riso cotto nel latte e nel miele, e Svasti una bracciata di erba kusa. Dopo che Svasti l’ebbe lasciato per ricondurre i bufali a casa, Gautama fu invaso dalla sensazione che quella notte stessa avrebbe ottenuto il Grande Risveglio. La notte precedente aveva fatto molti sogni strani. Nel primo, vide se stesso disteso su un fianco, che con le ginocchia sfiorava l’Himalaya, con la mano sinistra toccava la riva del Mare Orientale, con la destra la riva del Mare Occidentale, e con i piedi poggiava sulla riva del Mare Meridionale. Nel secondo sogno, un fiore di loto grande come la ruota di un carro sbocciava dal suo ombelico e cresceva fino alle nuvole più alte. Nel terzo, uccelli di ogni colore, in numero incalcolabile, volavano verso di lui da tutte le direzioni. Quei sogni gli sembravano il presagio che il Grande Risveglio fosse vicino.
Nelle prime ore della sera praticò la meditazione camminata lungo la riva del fiume. Entrò nell’acqua e si bagnò. Al crepuscolo ritornò a sedere sotto il familiare albero di pippala. Sorrise guardando l’erba kusa sistemata di fresco ai piedi dell’albero. Proprio meditando sotto quell’albero aveva fatto tante importanti scoperte. Ora, il momento che aveva tanto atteso si avvicinava. La porta dell’Illuminazione stava per spalancarsi.
Lentamente Siddhartha si sedette nella posizione del loto. Guardò il fiume che scorreva placido in lontananza, mentre la brezza accarezzava l’erba della riva. La foresta era in pace, anche se piena di vita. Miriadi di insetti gli ronzavano intorno. Rivolse la consapevolezza al respiro e socchiuse gli occhi. Nel cielo comparve la stella della sera.
Grazie alla presenza mentale, la mente, il corpo e il respiro di Siddhartha erano perfettamente unificati. La pratica della presenza mentale l’aveva reso capace di sviluppare grandi poteri di concentrazione che ora poteva usare per illuminare di consapevolezza corpo e mente. Entrato in meditazione profonda iniziò a percepire la presenza di infiniti altri esseri, nel momento presente, entro il suo stesso corpo. Esseri organici e inorganici, minerali, muschi ed erbe, insetti, animali e persone… tutti erano dentro di lui. Vide che gli altri, in quel preciso momento, erano lui stesso. Vide le proprie vite passate, con tutte le nascite e le morti. Assistette alla creazione e alla distruzione di migliaia di mondi e di migliaia di stelle. Provò le gioie e le pene di tutti gli esseri viventi, di quelli nati da un grembo, nati da un uovo e nati dalla scissione, dividendosi in due creature nuove. Vide che ogni cellula del proprio corpo conteneva tutto ciò che è nel cielo e sulla terra, abbracciando insieme il passato, il presente e il futuro. Era la prima veglia della notte.
Gautama si calò ancora più profondamente nella meditazione. Vide come innumerevoli mondi nascono e muoiono, come vengono creati e distrutti. Vide gli esseri innumerevoli passare attraverso nascite e morti incalcolabili. Vide che le nascite e le morti non sono che apparenze, e non la realtà, così come milioni di onde si alzano senza posa dalla superficie dell’oceano e vi sprofondano, mentre l’oceano è al di là di nascita e morte. Se le onde potessero comprendere di essere anch’esse acqua, trascenderebbero la vita e la morte e raggiungerebbero la pace interiore, superando tutte le paure. Tale comprensione gli consentì di trascendere la rete della nascita e della morte, e Gautama sorrise. Il suo sorriso era simile a un fiore schiusosi nell’oscurità della notte irradiando un alone di luce. Era il sorriso di una comprensione meravigliosa, la visione della distruzione di ogni contaminazione. Era la seconda veglia.
In quel preciso momento si udì un tuono, mentre lampi di luce guizzavano come per squarciare il cielo. Nuvole nere nascosero la luna e le stelle. Cadde la pioggia. L’acqua inzuppava Gautama che non si mosse, perseverando nella meditazione.
Senza vacillare, illuminò di consapevolezza la propria mente. Vide che gli essere soffrono perché non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri. L’ignoranza dà nascita a un’infinità di pene, di confusione e difficoltà. Avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura, affondano tutti le radici nell’ignoranza. Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, possiamo giungere alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con l’accettazione e l’amore.
Gautama vide che comprensione e amore sono un’unica cosa. Senza comprensione non vi può essere amore. Il carattere degli uomini è il prodotto di condizioni fisiche, emotive e sociali. Questa comprensione ci impedisce di odiare anche chi agisce crudelmente e ci spinge a fare qualcosa per cambiare quelle condizioni. La comprensione origina compassione e amore, i quali a loro volta determinano la giusta azione. Per poter amare, bisogna prima comprendere; ed ecco che la comprensione si rivela la chiave della liberazione. Per sviluppare la chiara comprensione è necessario vivere in presenza mentale, in diretto contatto con la vita nel momento presente, vedendo la realtà di quanto avviene dentro e fuori noi stessi. La pratica della consapevolezza rafforza la capacità di guardare il profondità. Se sappiamo vedere dentro il cuore delle cose, le cose si riveleranno. Questo è il tesoro segreto della presenza mentale: essa conduce alla liberazione e all’illuminazione. La vita viene illuminata da retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Siddhartha la chiamò ariya-marga, il Nobile Sentiero.
Guardando in profondità nei cuori degli esseri, Siddhartha poté vedere con chiarezza ogni mente, a qualunque distanza, e udì tutte le grida di dolore e di gioia. Raggiunse lo stato della vista divina, dell’udito divino e la capacità di percorrere infinite distanza senza muoversi. Era la fine della terza veglia, e i tuoni erano cessati. Le nuvole si dileguarono, rivelando lo splendore della luna e delle stelle.
Per Gautama fu come se la prigione che lo racchiudeva da migliaia di esistenze fosse crollata. Il carceriere era l’ignoranza. Solo l’ignoranza aveva oscurato la sua mente, così come le nuvole avevano nascosto la luna e le stelle. Velata da onde infinite di pensieri illusori, la mente aveva diviso in maniera fallace la realtà in soggetto e oggetto, io e gli altri, esistenza e non esistenza, nascita e morte, e da tali discriminazioni erano sorte le visioni errate, le prigioni della sensazione, del desiderio, dell’attaccamento e del divenire. La sofferenza della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte, non fa altro che rendere le mura più spesse. L’unica cosa da fare era acciuffare il carceriere e guardarlo in faccia. Ed ecco che il carceriere è l’ignoranza. L’ignoranza era stata vinta percorrendo il Nobile Ottuplice Sentiero. Una volta scomparso il carceriere, anche la prigione svanisce per non venire ricostruita mai più.
Sorridendo, l’eremita Gautama sussurrò tra sé: “Carceriere, ora ti conosco. Per quante esistenze mi hai tenuto prigioniero di nascita e morte? Ma ora vedo il tuo vero volto, e d’ora in avanti non potrai più costruire prigioni attorno a me”.
Siddhartha alzò gli occhi. La stella del mattino si levava all’orizzonte, vivida come un diamante. Quante volte l’aveva guardata sedendo sotto l’albero di pippala, ma ora era come se la vedesse per la prima volta. Aveva lo stesso bagliore, lo stesso sorriso trionfante dell’Illuminazione. Siddhartha guardò la stella del mattino e, colmo di compassione, esclamò: “Tutti gli esseri hanno in sé i semi dell’Illuminazione, eppure affoghiamo nell’oceano di nascita e morte per migliaia di esistenze!”.
Siddhartha capì di avere trovato la Grande Via. Aveva raggiunto lo scopo: il suo cuore era in pace e in perfetto benessere. Ripensò agli anni di ricerca, colmi di delusioni e fatiche. Ripensò al padre, alla madre, alla zia, a Yasodhara, a Rahula e agli amici. Rivide il palazzo, Kapilavatthu, il suo popolo, il suo paese e tutti coloro che vivevano tra gli stenti e la povertà, specialmente i bambini. Si ripromise di trovare il modo per comunicare quanto aveva appena scoperto e aiutare gli altri a liberarsi dalla sofferenza. Dalla sua profonda conoscenza era nato un immenso amore per tutti gli esseri.
Lungo il fiume, fiori dai vivaci colori si aprivano ai primi raggi del sole. Il sole danzava tra le foglie e scintillava sull’acqua. La sofferenza di Siddhartha era svanita e si rivelava la meraviglia della vita. Tutto assumeva un aspetto nuovo. Che meraviglia i cieli azzurri e le nuvole bianche! Gli parve che lui e l’intero universo fossero stati appena creati.
In quel momento giunse Svasti. Vedendo il giovane guardiano di bufali corrergli incontro, Siddhartha sorrise. Ma Svasti si fermò di colpo e lo fissò a bocca aperta.
“Svasti!”, lo chiamò Siddhartha.
“Maestro!”, rispose il ragazzo, riprendendosi.
Svasti giunse le mani e si inchinò. Fece alcuni passi avanti e si fermò di nuovo, guardandolo con soggezione. Confuso dal suo stesso comportamento, disse esitando: “Maestro, come sembri diverso oggi!”.
Siddhartha gli fece cenno di avvicinarsi. Lo prese tra le braccia e chiese: “Che differenza vedi?”.
“È difficile esprimerlo”, rispose il ragazzo guardandolo bene. “Sembri diverso. È come se tu, se tu fossi una stella”.
Siddhartha lo accarezzò sulla testa: “Davvero? Che cos’altro sembro?”.
“Sembri un fiore di loto che si è appena aperto. Sei come, come la luna sul picco Gayasisa”.
– da “Vita di Siddhartha il Buddha” di Thich Nhat Hanh –
The smile of the Buddha
At the foot of the tree of Gautama pippali the hermit picked up his formidable powers of concentration in the examination of the body. He saw that every cell is like a drop of water surrounded by the endless stream of birth and death there, but could not find a single thing in the body to be unchanged or where it is fair to say that it constitutes a separate self. Mixed with the river flows the river of the body of feeling, where every drop of water is a sensation. And these drops overlap exists in a process of birth and death. Some sensations are pleasant, others unpleasant and more neutral, but all are impermanent. They appear and disappear, just as the body’s cells.
With powerful concentration Gautama investigated perceptions of the river, which flows to the river twisted and sensations of the body. The drops are mixed perceptions of the river of influencing each other in an identical process of birth and death there. If the perceptions are accurate, the reality is revealed, if distorted, is revealed. Men are forever prey to suffering because of distorted perceptions: Permanent believe what is impermanent, with a self that is selfless, subject to birth and death that does not suffer neither birth nor death, and divide that can not be divided.
So enlightened awareness of mental states that cause suffering: fear, anger, hatred, arrogance, jealousy, greed, ignorance. The awareness was kindled in him only as a radiant and Gautama used the sunshine to illuminate the nature of awareness of these negative states of mind. He saw how everyone is born out of ignorance. They are the exact opposite of mindfulness. I am darkness, darkness. He saw that the key to the liberation ignorance is pierce and penetrate into the heart of reality to experience it directly. Such knowledge is not intellectual knowledge, but direct experience.
In the past, Siddhartha had explored many ways to overcome fear, anger and greed, but the methods used had not borne fruit because they were not attempts to suppress feelings and emotions. Now he understood that they too were caused by ignorance and that, freed from ignorance, mental obstructions vanish by itself, like the shadows at sunrise. Insight Siddhartha was the result of its high concentration.
He smiled and looked up to a leaf pippali silhouetted against the blue sky, the tip of which swayed toward him as if to call him. Observing it in depth, there Gautama clearly distinguished the presence of the sun and stars, because without sun, without light and heat, the leaf would not have existed. This is so, because that’s that. Even the clouds seen in the leaf, because there is no rain and clouds, no rain, the leaf could not exist. And saw the land, time, space, mind, all present in the leaf. Indeed, at that precise moment, the entire universe is manifested in the leaf. The reality of the leaf was an astounding miracle.
Generally thought to be born in a leaf spring, but Gautama saw that there was already a long, long time in the sun, the clouds, and the tree itself. Realizing that this leaf was never born, he realized that he had never been born. Both the leaf and himself, had just occurred. Because they were never born, they could die. This insight dissolved ideas of birth and death, of appearance and disappearance, and the true face of the leaf, along with his own face, was revealed. He saw that the existence of each phenomenon to make possible the existence of all other phenomena. The one contains the whole, and the whole is contained in one.
The leaf and her body were one. Neither of them had a separate, permanent self, neither could be independent from the rest of the universe. Seeing the interdependent nature of all phenomena, Siddhartha saw it so the empty nature: all things are empty of a self separate and isolated. He realized that the key to liberation lies in two principles of interdependence and non-self. The clouds raced across the sky like a white background behind the translucent leaf pippali. Maybe that same evening, meeting a cold, the clouds would be transformed into rain. The clouds were a manifestation, and another rain event. The clouds, which were never born, would not have died. If the clouds could understand it, Gautama thought, would certainly have sung with joy as rain falling on the mountains, forests and rice fields.
Lighting up the rivers of the body, feelings, perceptions, mental formations and consciousness, Siddhartha realized that impermanence and selflessness are the conditions necessary for life. Without impermanence, no lack of self, nothing could grow and evolve. If a grain of rice did not have the nature of impermanence and not-self, could not become a seedling. If the clouds were not deprived of a impermalenti himself and could not turn into rain. Without nature impermanent and without a self, a child could not become an adult. “So,” he thought, “accept life is to accept impermanence and selflessness. The cause of suffering is the false notion of permanence and a separate self. Seeing this, we come to the realization that there is neither birth nor death, neither creation nor destruction, neither one nor many, neither inside nor outside, neither great nor small, neither pure nor impure. They are all false distinctions created by the intellect. Penetrating into the empty nature of things, the mental barriers are bypassed and you are free from the cycle of suffering. “
One night after night Gautama meditated under the tree of pippali, by shining the light of awareness on his body, his mind and the universe. From the time the five friends had abandoned him, and he had been practicing with the forest, the river, the birds and the myriad insects that inhabit the earth and the trees. His brother was in practice the great tree pippali. The evening star that appeared every night while his brother was sitting in meditation practice. Gautama meditated late into the night.
The children of the village came to see him only in the early afternoon. One day Sujata brought rice cooked in milk and honey, and Svasti an armful of grass kusa. After the Svasti had left to bring home the buffalo, Gautama was invaded by the feeling that that night would get the Great Awakening. The previous night had made a lot of weird dreams. In the first, he saw himself lying on his side, who with his knees touching the Himalayas, with his left hand touched the shore of East Sea, with the right bank of the Western Sea, and with his feet resting on the shore of the Southern Ocean . In the second dream, a lotus flower as big as a wagon wheel bloomed and grew from her navel to the highest clouds. In the third, birds of every color, in countless numbers, they flew towards him from all directions. Those dreams seemed an omen that the Great Awakening was close.
In the early hours of the evening he practiced walking meditation along the river bank. He entered the water and bathed. At dusk he returned and sat under the tree pippali family. He smiled, watching the grass kusa freshly placed at the foot of the tree. Just meditating under that tree had made many important discoveries. Now he had long awaited the moment was approaching. The Enlightenment was about to swing open the door.
Slowly Siddhartha sat in the lotus position. He looked at the river that flows gently into the distance, the breeze caressing the grass of the shore. The forest was peaceful, although full of life. Myriads of insects were buzzing around. He gave awareness to the breath and closed his eyes. Appeared in the sky the evening star.
With mindfulness, the mind, body and breath of Siddhartha were perfectly unified. The practice of mindfulness had enabled him to develop great powers of concentration that he could use to enlighten the mind and body awareness. Entered into deep meditation began to perceive the presence of countless other beings, in the present moment, within his own body. Organic and inorganic beings, minerals, herbs and mosses, insects, animals and people … everyone was inside him. He saw that the others, at that precise moment, he had. He saw his own past, with all births and deaths. Witnessed the creation and destruction of thousands of worlds, and thousands of stars. He felt the joys and sorrows of all living beings, of those born from a womb, born from an egg and born from the split, splitting into two new creatures. He saw that every cell of his body contained everything that is in heaven and on earth, along with embracing the past, present and future. It was the first watch of the night.
Gautama fell even more deeply into meditation. She saw how many worlds are born and die, how they are created and destroyed. He saw countless beings through countless births and deaths. He saw the births and deaths are only appearances and not reality, just like millions of waves are rising constantly from the ocean surface and will collapse, while the ocean is beyond birth and death. If the waves could also be understanding of water, transcending life and death and attain inner peace, overcoming all fears. This understanding allowed him to transcend the web of birth and death, and Gautama smiled. His smile was like a flower in the darkness of the night schiusosi radiating an aura of light. It was the smile of a wonderful understanding of the vision of the destruction of any contamination. It was the second watch.
At that very moment they heard thunder, and lightning flashed like light piercing the sky. Black clouds hid the moon and the stars. The rain fell. The water soaked Gautama did not move, persevering in meditation.
Without wavering, their minds enlightened awareness. He saw that to be suffering because they do not understand that part of the very nature of all beings. Ignorance gives birth to endless pains, confusion and difficulty. Greed, anger, arrogance, doubt, jealousy and fear, all the roots lie in ignorance. Learning to calm the mind to see deeper into the true nature of things, we can come to any understanding of global anxiety and dissolves all pain, replacing them with acceptance and love.
Gautama saw that understanding and love are one thing. Without understanding there can be love. The character of the men is the product of physical, emotional and social. This understanding prevents us from acting cruelly and even those who hate us to do something to change those conditions. The original understanding of compassion and love, which in turn determine the proper action. In order to love, we must first understand, and that understanding is revealed here is the key to liberation. To develop a clear understanding is necessary to live in mindfulness, in direct contact with life in the present moment, seeing the reality of what happens inside and outside ourselves. The practice of mindfulness strengthens the ability to watch the depth. If we see into the heart of things, things will turn out. This is the secret treasure of mindfulness: it leads to liberation and enlightenment. Life is illuminated by right understanding, right thought, right speech, right action, right livelihood, right effort, right mindfulness and right concentration. Siddhartha called Ariya-marga, the Noble Eightfold Path.
Looking deep into the hearts of beings, Siddhartha was able to see clearly every mind, at any distance, and heard all the cries of pain and joy. Reached the status of divine sight, hearing God and the ability to travel without moving an infinite distance. It was the end of the third watch, and the thunder had ceased. The clouds melted away, revealing the splendor of the moon and stars.
For Gautama was as if the prison that contained thousands of lives had collapsed. The jailer was ignorance. Only ignorance had obscured his mind as the clouds had hidden the moon and the stars. Veiled by endless waves of deluded thoughts, the mind had split into a flawed reality into subject and object, self and others, existence and nonexistence, birth and death, and such discrimination had arisen wrong views, the jails of the sensation , desire, attachment, and of becoming. The suffering of birth, old age, sickness and death, does nothing but make the walls thicker. The only thing to do was catch the jailer and face him. And here’s that the jailer is ignorance. Ignorance was won along the Noble Eightfold Path. Once the jailer disappeared, even vanishes for the prison not be rebuilt again.
Smiling, the recluse Gotama whispered to himself, “Jailer, now you know. For how many lives I’ve taken a prisoner of birth and death? But now I see your true face, and from now on you can not build prisons around me. “
Siddhartha looked up. The morning star was rising on the horizon, bright as a diamond. How many times had he looked sitting under the tree pippali, but now it was as if seeing her for the first time. He had the same glow, the same triumphant smile of enlightenment. Siddhartha looked at the morning star, and full of compassion, exclaimed: “All human beings have within them the seeds of enlightenment, but drown in the ocean of birth and death for thousands of lives.”
Siddhartha knew he had found the Great Way. Had achieved its aim: his heart was in perfect peace and prosperity. He thought back to the years of research, full of disappointments and hardships. He thought of his father, mother, aunt, in Yashodhara to Rahula and friends. He saw the palace, Kapilavatthu, his people, his country and all who lived among the hardship and poverty, especially children. He vowed to find a way to communicate what he had just found out and help others to free themselves from suffering. From his knowledge he was born an immense love for all beings.
Along the river, brightly colored flowers opened the first rays of the sun. The sun danced between the leaves and sparkling water. Siddhartha’s suffering was gone and revealed the wonder of life. Everything assumed a new aspect. How wonderful blue skies and white clouds! He thought that he and the entire universe had just been created.
At that moment came Svasti. Seeing the young keeper buffalo run to him, Siddhartha smiled. Svasti But he stopped short and stared open-mouthed.
“Svasti”, called him Siddhartha.
“Master,” answered the boy, recovering.
Svasti clasped his hands and bowed. He took a few steps forward and stopped again, looking at him with awe. Confused by his own behavior, said hesitatingly: “Master, as you look different today.”
Siddhartha waved him closer. She took him in her arms and asked: “What difference do you see?”.
“It is difficult to express,” the boy said looking good. “You look different. It is as if you, if you were a star. “
Siddhartha patted him on the head: “Really? What else do I look? “.
“You look like a lotus flower that has just opened. You’re like, like the moon on the peak Gayasisa “.
– From “Life of the Buddha Siddhartha” by Thich Nhat Hanh –

La pace e la non mente – The peace and the not mind – Osho


La pace e la non mente

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza. E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita. Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero. In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema. Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre. Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta. Le persone vengono da me e mi chiedono: “Come si può arrivare ad avere una mente serena?” E io rispondo: “Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare.” La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione. La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente. Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. L’insieme dei pensieri — milioni di pensieri — ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile “folla”? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire “folla”. Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare. Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora. Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e… all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito. La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono. Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono. La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa. Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti… ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni. La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono. Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la “gestalt”: non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto “tu”, perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane. Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo. Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino. Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti. Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te. Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto. Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra… ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero. La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te. Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più. Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.

Osho

The peace and the not mind

The problem, which is the basis of all problems, is the mind itself. So, first thing you need to know what is the mind, what material is made, whether an entity or just a process, whether substantive or only an appearance. And, unless you know the nature of mind, you will never solve any problem in your life. You may strive, but if you try to solve individual problems, individual, you are destined to fail. In fact, there is one particular problem: the mind is the problem. Even if you solve this or that problem, it will not help, because the root remains untouched. It ‘just like pruning the branches of a tree, prune without eliminating it. Sprout new leaves, new branches will grow, even more than before, pruning helps the tree to become more lush. Destroy yourself, not the tree. In that struggle, wasting energy, time, life, and the tree will become stronger, thicker and thicker. Do not attempt to solve individual problems separately: they do not exist, the mind itself is the problem. But the mind is hidden underground, which is why I say that is the root: not seen. When you’re facing a problem, this is the sunlight, you can see it, and so deceived. Always remember that what you see is never the root: the root is always invisible, it is always hidden. Do not fight with what ever it is manifest, because you’ll be fighting with shadows. If you look at your life, you can understand what I mean. I’m not talking about the mind on a theoretical level, but its practical reality. Here’s the thing: the mind must be dissolved. People come up to me and ask: “How can you get to have a peaceful mind?” And I say, “There is nothing like it. Mind serene? I’ve never heard of.” The mind is never quiet, peace is no-mind. The mind in itself, can never be peaceful, quiet. By its very nature, the mind is in tension, is in a state of confusion. The mind can never be clear, can not be clear, because by its nature is confusion, blurred. Clarity is possible without the mind, peace is possible without the mind, the silence is possible without the mind. So the first thing to do is understand the nature of the mind. If you try to look, you’ll see that you come into something like the mind. It is one thing, looks like a crowd. There are individual thoughts, but you shake so fast that it is impossible to see the intervals between one and another. The set of thoughts – thoughts of millions – they give you the illusion that the mind exists. It ‘just like a crowd: millions of people who flock; there something that can be defined as “crowd”? You can say that there is a crowd, beyond a set of individuals who are gathered in one place? But their being together, that are gathered in groups, it gives you the feeling that there is something you can define “crowd”. This is the first step in understanding the mind. Look and you will find thoughts, but do not meet the mind. And if this observation becomes truly your own experience, many things begin to change. Observe your mind and see where that is. You’ll find that the thoughts float, and that there are spaces between the intermediate and the other one. And if you prolong your observation, you will see that the intervals are more numerous than thought, because every thought must be separated from the other, in fact, each word is separate. And more, go to the bottom, and you’ll find more than one range, and larger and larger. You will see a thought that floats, then a space where there is no thought, then it will be another thought, then another space again. If you are unaware, you can not see these intervals: jumping from one thought to another, you never see that range. If you purchase awareness, you will see more and more space, if you become fully aware, then you will prove immense spaces. And in those spaces, the truth is knocking at your door. God is realized in those spaces, or in any other way you want to call this experience. It happens just like the clouds: the clouds are moving, and can be so dense as not to allow to see the sky behind them. He lost the blue vastness of the sky, you are completely enveloped in clouds. In this case goes on to observe: a cloud moves and another has not yet entered in your field of view e. .. suddenly, a glimpse into the blue of the endless sky. The same thing happens inside you that you are the blue vastness of the sky, and thoughts are like clouds that hover above you, they give you. So this is the first thing the mind does not exist as separate entities, there are only thoughts. The second thing: the thoughts exist apart from you are not one with your nature, but come and go, while you continue to exist, remains. You are like the sky is always there, nor is, nor should we. The clouds pass instead, are a phenomenon of a few moments, do not last forever. Even if you try to cling to a thought, you can not keep him down: it’s going, because it is born and dies. The thoughts are not yours, do not belong. Visitors, guests, but they are the hosts. Look deeply, at which point you will be truly the master and thoughts will be the guests. And as long as these remain are beautiful, but if you forget entirely to be the landlord, and they take your place, then you will be in trouble. That’s what hell is: you are the owner of the house, the house belongs to you, but the owners are the guests … receive them, Take care of it, but do not identify with them, otherwise this will become the masters. The mind becomes the problem, because thoughts are so deeply rooted in you that you have completely forgotten the distance between you and them, has forgotten that they are only visitors who come and go. Always remember the one who dwells in you: that is your nature. Always be careful what you never and never will be, just as the sky. Change the “Gestalt” do not lay down on the visitors, remain rooted in the awareness of being the master, guests can come and go. The next morning, day, evening, come and then leave, come the night and then again in the morning. You remain (not as “you”, because this is a thought) as pure consciousness, not your name, this is a thought, not your form, it too is a thought, not your body, because one day you will realize that it is also a thought: only pure consciousness, nameless, formless. Only the purity, the absence of form and name, only the real phenomenon of being conscious; only this remains. If you identify with, the mind becomes. If you identify with, becomes the body. If you identify the name and becomes the form, and at this point the master is lost and you forget what is eternal and the momentary gains importance and relevance. What is the world is momentary, the eternal is divine. This is the second insight that you have come to recognize that you are the master and thoughts are the guests. If you continue to see, soon you will come to the third point: you will see, that is, that thoughts are foreign intruders, strangers. No thought is yours: always enter from the outside, you’re just a step. A bird enters the house through a door and flies away from another. Just as a thought comes in and goes out to you. A thought is just outside of you, as an object. There is a quality of being completely different, that comes from not thinking, not thoughts, positive or negative, is not simply a state of mind. Limited to observing, stay aware but not thinking. And if some thought enters … and surely will, because they are not your thoughts, floating in the air. All around there is a noosphere, a sphere of thought that surrounds you completely. Just as the air, the thought is all around you, and you still get in on his own: just stop with the growth of your consciousness. When becoming more aware, thinking simply disappear, dissolve, because consciousness creates stronger energy of thought. Awareness is like fire to the thought. When you light a lamp at home, the darkness can no longer enter, turn it off, and the darkness spread all over in less than a second you wrap. The darkness does not go into a house with the lights on, the thoughts are like the darkness: enter only if there is no light inside. Awareness is a fire: more aware you become, the less thoughts come into you. If you really integrate into your awareness, thoughts do not come in you: become like an impregnable citadel, nothing can penetrate it. This does not mean to be closed, rather, is to be unconditionally open, but the same energy awareness becomes your stronghold. And if the thoughts you can not get in, you will turn around and leave. You’ll see them coming, and just as soon as you get close, take another route. Then you can go anywhere, nothing can more touching you. This is what we mean by enlightenment.
Osho

La musica – Music – Platone


musica_e_parole

La musica

“La musica è una legge morale: essa dà anima all’universo, ali al pensiero, slancio all’immaginazione, fascino alla tristezza, impulso alla gioia e vita a tutte le cose. Essa è l’essenza dell’ordine, ed eleva ciò che è buono, giusto e bello, di cui è la forma invisibile ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.”
Platone
Music
“Music is a moral law: it gives soul to the universe, wings to the mind, momentum imagination, a charm to sadness, joy and impetus to life to all things. It is the essence of order, and elevates what is good, just and beautiful, of which it is the invisible form but still bright, passionate and eternal. “
Plato

Amore e Libertà – Love and Freedom Involution


Amore e Libertà

Involuzione

“Ciò che viene chiamato “involuzione” è il processo attraverso il
quale l’essere umano è sceso dalle regioni celesti. Via via che
egli procedeva in questa discesa nella materia e si allontanava
dal fuoco primordiale, si caricava di corpi sempre più densi,
sino al corpo fisico. Esattamente come in inverno quando, dovendo
affrontare il freddo, siamo costretti a infilarci una quantità di
indumenti, a partire dalla maglia fino ad arrivare al cappotto.
Per riprendere ora il cammino verso le altezze, l’essere umano
deve svestirsi, simbolicamente parlando, ossia deve sbarazzarsi
di tutto ciò che lo appesantisce. Invece di continuare a
sprofondare in preoccupazioni di ogni genere e in attività
eteroclite e inutili, deve imparare a rinunciare, a liberarsi. È
l’accumulo che favorisce la discesa. Ogni pensiero, ogni
sentimento o desiderio che non sia di natura spirituale va ad
incollarsi a lui come la brina sui rami degli alberi in inverno.
Occorre che il sole della primavera ricominci a brillare in noi
perché la brina si sciolga, perché noi ritroviamo il nostro vero
essere… e possiamo sentirci attraversare dal soffio divino.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Kali – Yuga

In esoterismo l’attuale fase storica, è definita Kali-Yuga. Questo termine, il cui significato è l’era di Kalì, è tratto dalla speculazione indiana dei Veda. La Kali-yuga, è la faccia con un solo punto: quello perdente. Essa si caratterizza per la non possibilità di alternativa, in quanto l’umanità dovrà percorrere completamente questo calvario di sofferenze, per redimersi. Una catarsi dovuta al fatto che l’uomo è decaduto, ha perso le sue prerogative divine, è vittima dell’illusione della materia. L’involuzione spirituale tocca il suo zenit: è un continuo precipitare, un vorticoso perdersi. Quest’era è stabilita nei Veda nella durata di 1000 anni divini, con poi 100 per ciascun crepuscolo, per complessivi 1200 anni divini. In quest’ultimo periodo, quello attuale iniziato nel 3102 a. C., la virtù è ridotta a un quarto. Dove per virtù si deve intendere la capacità dell’Uomo di comprendere il messaggio dell’Assoluto, e la sua funzionalità alla creazione.
E’ perciò questa l’epoca più corrotta, quella del materialismo, della perdita dei valori, della morte spirituale, della ‘disputa, della discordia, della confusione ed è dominata dalle tenebre rappresentate da Kali, la Sakti tremenda di Siva, distruttrice del tempo.
Kali è colei che porta morte e distruzione, ma al contempo speranza di un futuro. In quanto è colei che segna, come la morte dei tarocchi, la fine di un ciclo decadente e la sua rinascita. Solo abbattendo l’attuale stato delle realtà, sarà possibile erigerne uno nuovo. Questa epoca degenerata è caratterizzata da uno sfrenato desiderio di ricchezza e lussuria, dalla mancanza di fede e di onore, dal ritualismo religioso. Un ritualismo religioso, che ha sostituito il vero messaggio
esoterico, di risveglio tramite la trasmutazione interiore. Lo ha nascosto e mutato, corrompendo la tradizione Universale e Perenne. Al fine di relegare l’umanità in uno stato di beata ignoranza.
La Kali – Yuga, è segnata da gravi disordini sociali, da tensioni economiche, da manifestazioni di violenza compulsiva, ed è indicata oltre dai veda indiani, da numerose dottrine esoteriche, e da molteplici pensatori: Guenon, Evola, Samael Aun Weor, Blavatsky Helena, Gurdjieff, ecc.. Tutti questi pensatori e movimenti, concordano nel ritenere che la condizione umana, invece di progredire è decaduta. Come se al progresso materiale, sia correlato un regresso spirituale. L’uomo moderno, ha perso il legame con il mondo tradizionale, rendendo sottile il legame con l’Assoluto. Legame che può e deve essere recuperato, in quanto unica via di uscita dal caos. E’ proprio in quest’epoca, che gli Illuminati, i Maestri, gettano i semi della conoscenza, affinché coloro che sapranno cogliere il frutto del giardino dell’Eden, siano in grado di ottenere il risveglio.

Tratto da: http://www.robertolapaglia.org/

Amore e Consapevolezza

…AMORE… questo termine apre dinanzi ad ognuno orizzonti sconfinati, capaci di offrire la prospettiva di un universo meraviglioso che vede protagonista l’intera manifestazione.
Il solo pronunciare la parola …Amore… fa sì che il Cuore si scaldi, si espanda e subito la mente porta ognuno nella dimora del proprio Amore, o meglio, del concetto che si ha di Esso. L’Amore fa vivere emozioni travolgenti, irripetibili, come ad esempio la nascita di un figlio, l’incontro con la persona amata, l’incontro con il Maestro, la scoperta di un rapporto più profondo e diretto con il Divino.
Quello degli esseri umani è un percorso lungo: la vita è un’avventura straordinaria e va vissuta come tale, proprio come un’avventura ricca di fascino di mistero e di imprevedibilità ma … mai abbassare la guardia, mai distrarsi, neanche per un solo istante: ogni momento potrebbe essere quello giusto per cogliere al volo l’occasione per migliorare la propria vita, e per fare ciò è necessario essere pronti, avere coraggio, perché ogni circostanza offre un’opportunità di crescita. Anche le situazioni più critiche, quelle che talvolta inducono a correre il rischio di “chiudere” e “indurire” il Cuore, a causa del dolore e della sofferenza che procurano, costituiscono dei momenti particolari dell’esistenza che possono trasformarsi e diventare un’opportunità di crescita, se vissuti con consapevolezza e intelligenza. Mai cedere al fascino perverso e subdolo della sofferenza perché, per quanto ogni essere detesti soffrire e tema la sofferenza, quando essa, inesorabile, bussa alla porta di ogni esistenza cerca di trovare una dimora stabile, e a volte capita che la trovi, protetta e sostenuta dai limiti, dalle paure, dalle illusioni, dall’ignoranza, insomma a causa di uno scarso livello di Coscienza.
Ma se quella della sofferenza è una sfera d’ombra presente in ogni esistenza umana (almeno fino a quando non si diventa Coscienti) è altrettanto vero che essa può essere vinta attraverso la Luce che vince ogni tenebra: …l’AMORE.
Il tutto ha principio dall’Amore di sé, che è ben lontano dall’egocentrismo e dal narcisismo.
Ma parliamo della Donna: ella prima di ogni altra cosa è figlia, poi sorella, amica, amante, moglie, compagna, madre e il ciclo continua all’infinito.
Ogni Donna è un essere sublime, incantevole, Ella è un riflesso Divino che emana energia, forza, gioia, armonia e …AMORE…
Non esistono Donne belle o Donne brutte, semmai esiste un concetto riferito ad un’idea di Bellezza che viene comunque completamente stravolta da tutto ciò che la Bellezza comprende, e che è ben lungi dall’essere solamente un fatto esteriore: i diamanti brillano tutti della stessa luce, siano essi piccoli o grandi, solo il buio occulta il loro splendore, quel “buio” generato dall’inconsapevolezza.
Il primo passo da compiere per imparare ad amare se stesse è costituito dal diventare consapevoli dell’Essenza Divina che anima la propria vita. Non amare se stesse è come negare l’Amore Divino che ci ha generate e che dà l’impulso all’intera esistenza. Comprendere profondamente questo aspetto pone nelle condizioni di intraprendere la via che conduce ad una crescita spirituale concreta e consapevole.
Quello evolutivo è il sentiero che conduce alla perfezione dell’essere, ed è a questa perfezione che si deve aspirare, vedendola come una meta raggiungibile, un obiettivo, uno scopo da perseguire con tenacia, coraggio e piena fiducia nelle proprie possibilità.
Tutto ha principio da noi stesse, qui e ora, ed è lì (all’interno del nostro essere) che è necessario concentrare la nostra attenzione, diventando consapevoli delle nostre qualità, delle nostre potenzialità, riconoscendo i limiti e trasformandoli in virtù, facendo leva su quelle che sono le qualità e le caratteristiche elevate specifiche del nostro essere.
La realizzazione di tutte le virtù umane, o gran parte di esse, può essere conseguita da un essere che si è liberato da tutti gli attaccamenti. Per fare ciò, che costituisce una grande liberazione, è necessario comprendere quali sono i limiti e i condizionamenti che impediscono tale realizzazione. Tutti gli esseri sono “calati in un cosmo individuale”, un piccolo mondo esclusivo fatto di convinzioni e di pregiudizi che tende ad allontanarli, sempre di più, dalle Leggi Divine Universali più profonde che reggono e mantengono l’Armonia Cosmica.
Spesso si vive nella convinzione che la gioia e la serenità derivino da un senso di completezza, che può essere dato principalmente da una relazione di coppia armoniosa ed equilibrata ma. Sebbene in questa convinzione non ci sia nulla di strano, è doveroso riconoscere che essa appartiene a quella categoria di idee preconcette che inducono ai più grandi errori umani, proprio a causa della loro apparente legittimità che però nasconde il rischio più grande: quello di perdere la propria identità, la propria libertà, a causa di una volontaria sottomissione, frutto di una forma subdola di vigliaccheria o semplicemente dell’incapacità di prendere in mano le redini della propria esistenza. Questo è un gioco molto pericoloso che, oltre a mettere a repentaglio noi stesse, provoca il generarsi di un’idea totalmente distorta dell’Amore che riduce in schiavitù noi stesse e chi ci è a fianco, con tutte le conseguenze karmiche che un atteggiamento di questo tipo può generare.
Dalla coppia alla famiglia, dalla famiglia ai rapporti sociali, ognuno è alla ricerca di protezione. Ma da chi o da che cosa è necessario proteggersi se non dai propri limiti? D’altra parte non bisogna essere dei geni per comprendere che se non si superano i propri limiti si resta degli esseri incompleti, anche se si ha accanto un partner eccezionale. Ma presto o tardi arriva, anche per coloro che non hanno neanche un barlume di coscienza della “Vita Reale”, quel senso di vuoto incolmabile, inspiegabile, che rende fragili e indifesi, al quale si usa dare il nome di “ansia” o “attacco di panico”. Non è null’altro che la Coscienza che inizia a volere uno spazio, ed è l’unica cosa che può colmare quel particolare “senso di vuoto”.
Quindi è necessario cominciare da se stessi, ma questo non vuol dire necessariamente che si deve iniziare a scavare nel fango e nei luoghi più bui del proprio essere per trovarsi di fronte a penosi e sofferenti vissuti interiori, è semplicemente necessario iniziare a considerare la possibilità di cambiare i propri schemi mentali per liberarsene ed iniziare a vivere pienamente se stesse come esseri divini.
Uno psicologo contemporaneo molto noto afferma che “…la consapevolezza è l’unica cosa capace di determinare cambiamenti e trasformazioni profonde”. Troppo spesso gli esseri trascorrono intere esistenze alla ricerca spasmodica di una continua approvazione da parte di chi li circonda, prima dei genitori, poi dei professori, dei compagni di scuola, del proprio partner e dell’interra società e, sebbene sia un fatto tanto comune quanto diffuso sia fra gli uomini che le donne, non può essere considerato normale e tanto meno accettabile in un momento storico in cui più che mai è necessario risvegliare la propria coscienza. Quindi, con buona volontà e pieni di fiducia in se stessi è, prima di ogni altra cosa, necessario imparare a riconoscersi come esseri divini, e comprendere che è per Volontà Divina che ogni essere occupa in questo mondo, in questo momento, un posto che gli spetta per merito e/o per diritto e che questo comporta delle responsabilità che per alcuni non si limitano solo alla continuazione della specie.
Nei libri si parla di esseri straordinari che hanno cambiato le sorti dell’intero universo in nome dei più sublimi ideali, esseri che hanno avuto il coraggio delle proprie convinzioni e che non sono mai scesi a compromessi, a costo della loro stessa vita.
Ogni donna consapevole, essendo testimone di un dono Divino immenso, ha il dovere di elevare se stessa al di sopra dei banali limiti che le forniscono solo gli alibi per condurre un’esistenza esteriorizzata ed estranea alla Verità Reale.
Tutto ha origine dall’Amore, ed è l’Amore, sotto ogni sua forma, che va perseguito, suscitato e vissuto come una forma di intima fusione con l’Assoluto. Non esiste nessuno al di fuori di se stessi che possa condurre alla Suprema Dimora dell’Amore, che non ha né mura né cancelli se non quelli che crea l’essere stesso ogni volta che cede, per esempio, alla gelosia, al senso del possesso, all’attaccamento. Questi sentimenti, oltre a generare una barriera fra se stessi e l’Amore, sono causa di un’involuzione spirituale, che si manifesta con un drastico abbassamento del livello vibratorio e che conduce inesorabilmente ad una deleteria amplificazione dell’ego, il quale è senza dubbio l’antitesi dell’Amore, come di tutti i sentimenti elevati e sublimi e di tutte le virtù.
Il coraggio che contraddistingue ogni Donna è straordinario: ella ha il coraggio della vita e della morte. Una Donna attraversa le fiamme della passione ed ogni volta è pronta a gettarsi nel fuoco, ha infinite risorse per rigenerare se stessa e quando ama è capace di vincere ogni difficoltà in nome dell’Amore. Ma come è vero che per una Donna è semplice e naturale mettere in gioco la sua stessa vita per Amore, è altrettanto vero che spesso non riesce a riflettere neanche un barlume di quello stesso Amore verso se stessa.
L’Amore verso se stessa di cui si parla non va assolutamente confuso con l’egoismo, si tratta soprattutto di imparare a valutare se stesse come esseri compiuti, completi, e riconoscere l’Uomo come colui che è differente da se stessa ma non colui che le manca per essere completa. Sono le caratteristiche specifiche maschili per un Uomo e quelle specifiche femminili per una donna che ogni essere deve amplificare e portare alla perfezione. E’ un errore pensare che un Uomo senza una Donna sia incompleto e viceversa, e che ciò che manca all’uno lo si deve cercare nell’altro, perché in questo modo ognuno, individualmente, resterebbe incompleto e carente. E’ per questo che quando una storia d’Amore finisce il partner che viene lasciato vive il dramma della perdita, dell’abbandono e del tradimento, e spesso finisce anche per perdere fiducia in tutti gli esseri del sesso opposto.Questo è un errore tanto frequente quanto deleterio sia per la categoria maschile che per quella femminile, e non è raro incontrare uomini che arrivano a convincersi che le donne siano tutte prostitute o degli esseri poco intelligenti, e donne che arrivano a convincersi che gli uomini siano degli esseri superficiali con il pallino del sesso, completamente soggiogati dal fascino femminile… e come dargli torto, del resto, se le cose stessero veramente così?
Ma le cose non sono esattamente così, infatti le ragioni e le motivazioni che sono la causa di molte incomprensioni sono molto più profonde e vanno ricercate all’origine.
Cerchiamo di comprendere bene il concetto di completezza al quale si è accennato in precedenza: l’Uomo e la Donna sono complementari e questo è un fatto indiscutibile, in quanto ognuno di essi ha delle caratteristiche specifiche proprie del genere al quale appartiene. Ma questo non vuol dire che si completano a vicenda e che l’uno senza l’altra sono esseri incompleti, perché, se così fosse, ogni unione fra un Uomo e una Donna dovrebbe condurre entrambi gli esseri alla perfezione, ma ciò non avviene. Qual è dunque la motivazione profonda di questo “insuccesso”?
Essa è paradossalmente semplice e facilmente comprensibile per un essere che ha, anche solo in minima parte, compreso la Legge della Risonanza e le dinamiche karmiche ed evolutive. Se un individuo, sia esso Uomo o Donna, ha delle carenze in uno qualsiasi degli ambiti della propria sfera esistenziale non può e non ha il diritto di credere che ci possa essere qualcun altro che rimedi alle proprie carenze. Facciamo un esempio banale: se, per esempio, una donna ha delle difficoltà a ricordarsi alcune cose come la scadenza del pagamento di una bolletta, e invece per il partner è una cosa spontanea e naturale, però stenta a ricordare la data del compleanno dei figli, degli amici più cari, o degli anniversari, cosa che ad una Donna difficilmente accadrebbe, non vuol dire che i due partner siano complementari, infatti, da questo esempio si evince che i partner, che sono due esseri distinti, valgono per una persona, e che, pur stando insieme, sopperendo a vicenda alle mancanze dell’altro, individualmente rimangono degli esseri incompleti, ed è questo il vero dramma.
Un Uomo ed una Donna, insieme, devono sì aspirare a diventare Uno, ma questo non vuol dire che devono essere due metà, essi devono aspirare a diventare due unità perfettamente complete, per compiere la fusione totale che genera l’Unione Cosmica che conduce alla Realizzazione Suprema e alla comunione con l’Assoluto Divino.
Quindi è bene guardarsi dentro e comprendere che la pienezza interiore non può essere data dall’approvazione di coloro che ci circondano e soprattutto del partner, perché questo determinerebbe una dipendenza straziante, dannosa e devastante, sul piano spirituale, per entrambi i partners.
Lo scopo di un percorso di conoscenza che conduca alla piena consapevolezza di sé, è essenzialmente questo: diventare degli esseri perfetti, delle Donne elevate, complete, pienamente femminili, intelligenti, sensuali, consapevoli di se stesse, del proprio valore, piene di dignità, capaci di distinguere l’Amore dalla necessità di sentirsi amate che, intendiamoci, non è una colpa, ma induce spesso a commettere degli errori dei quali si è responsabili per se stesse e per l’altro. Infatti non è raro che poi si cerchi di addossare tutte le colpe all’altro, adottando atteggiamenti che rasentano il vittimismo, degradanti e anti spirituali, sintomo di poca intelligenza in considerazione soprattutto del fatto che esiste la legge del karma, la quale inesorabilmente presenta presto il conto per gli errori commessi.
L’Amore non va estorto, va suscitato nell’essere che intendiamo conquistare, e se ciò non avviene non ci si può concedere la banale superficialità di illudersi che è chi ci è di fronte a non essere pronto ad amare ad un certo livello, perché non si deve mai dimenticare che incontriamo sempre delle persone con le quali siamo in risonanza, che ci fanno da specchio e che nei limiti che vediamo in loro non possiamo che riconoscere i nostri, che forse si manifestano in modo diverso ma hanno la stessa origine e sono della stessa natura.
La più grande garanzia per se stesse e per coloro con i quali si entra in contatto è l’AMORE. Solo se si Ama profondamente si può beneficiare di una protezione Divina e di un sostegno inimmaginabili, solo in questo modo il rapporto con l’altro può offrire un’opportunità di crescita straordinaria.
Ma andiamo per gradi, iniziamo con l’Amore verso se stesse e da un principio sublime ed elevato: …L’Amore è Libertà.

Shiva e Shakti – La coppia cosmica

Attenzione: apre in una nuova finestra.
Lo SHIVA PURANA afferma che “l’intero universo è stato creato da SHIVA e SHAKTI”. Essi simboleggiano due polarità opposte, due principi assoluti ed eterni: il Maschile ed il Femminile, che attraverso la loro unione danno vita all’intera manifestazione.
Il Pantheon induista è popolato di divinità; quasi tutte hanno una controparte, poiché si crede che ogni principio superiore può esistere solo attraverso una combinazione di maschile e femminile. Di conseguenza, ogni divinità maschile è concepita come inseparabile da un’Energia contraria femminile o SHAKTI.
“SHIVA è L’Esistenza Pura, il Principio Divino immortale. SHIVA è pura Coscienza, incondizionata e trascendente. SHIVA è la divinità della mente, il Signore dello Yoga, il Maestro dei tre mondi e il vincitore sulla morte”. (SHIVA PURANA)
SHIVA è il principio della forza centrifuga per mezzo della quale ogni vita, ogni forma, ogni sistema cosmico si dissolve nell’infinita immensità del divino. Tutto ha origine in Lui. Egli è la forza di espansione del mondo, è la fonte energetica dell’esistenza, il principio della vita, ma anche il principio della dissoluzione e della trasformazione.
La forza trascendentale di SHIVA è una porta d’ingresso che conduce al di là delle cose terrene; va dal mondano al metafisico e fa nascere la comprensione della reale natura dell’esistenza. E’ il potere penetrante della pura coscienza non differenziata; è la qualità trascendente estatica dell’evoluzione. Cielo e terra trovano in SHIVA la loro sintesi, poiché Egli è anche nel mondo, nella natura, negli animali, nella sete stessa di vita di ogni essere vivente.
SHIVA significa il “Benigno” e da questo punto di vista costituisce l’aspetto benefico della divinità, mentre l’aspetto terribile è rappresentato da RUDRA o “Fiammeggiante”, colui che fa scorrere le lacrime.
Il dualismo positivo/negativo caratterizza sempre la figura di SHIVA. Si tratta di componenti apparentemente contraddittorie ma che in realtà si riferiscono ad aspetti diversi in cui si manifesta la divinità. Infatti le sue ipostasi sono numerose (1008) ed ognuna esprime alcune caratteristiche specifiche che gli sono proprie.
Poiché tutto vibra, tutto ha un ritmo, SHIVA è anche il Signore del ritmo e della danza e come tale dà origine al mondo delle forme. La sua rappresentazione artistica più importante e nota è appunto NATARAJA, SHIVA il Signore della Danza. La danza, considerata un tipo di magia, in quanto permette di liberare le forze soprannaturali del danzatore, costituisce in SHIVA un vero e proprio atto creativo.
Come abbiamo già accennato, SHIVA non può essere concepito senza la sua metà femminile, la SHAKTI. Egli può diventare attivo solo quando l’energia della SHAKTI gli dà forza. Senza SHAKTI, SHIVA diventa SHAVA, ossia un corpo senza vita.
Nell’induismo, la SHAKTI viene promossa al rango di Madre divina, che alimenta tanto l’Universo e tutte le sue creature quanto le molteplici manifestazioni degli dèi. In ciò emerge una sorta di riscoperta religiosa del mistero della Donna, in quanto ogni donna rappresenta un’incarnazione della SHAKTI. Essa simboleggia l’irriducibilità del sacro e del divino, l’essenza inafferrabile della realtà ultima. La Donna incarna allo stesso tempo il mistero della Creazione e il mistero dell’Essere, di tutto ciò che è e che diviene, che muore e rinasce in modo incomprensibile.
SHAKTI: dalla radice shak significa essere capace di fare, avere la forza di fare, di agire; sostanzialmente vuol dire potenza. Essa è il principio universale di energia, potenza e creatività. SHAKTI è inseparabile da colui che la possiede – SHAKTIMAN, principio maschile o Padre Universale. L’universo è il prodotto di questa coppia di opposti: uno statico (SHAKTIMAN) l’altro dinamico (SHAKTI). La parte esteriore di ogni cosa è l’aspetto creativo della forza dinamica, e all’interno di ogni creatura dinamica c’è la forza statica, che è il nucleo dell’esistenza fenomenica.
SHIVA e SHAKTI costituiscono la contrapposizione dei principi costitutivi dell’universo; il primo è lo spirito, l’uomo cosmico (PURUSHA), la seconda è l’energia del mondo (PRAKRITI). L’intera manifestazione è il prodotto dell’energia che deriva dalla potenza della loro unione che genera beatitudine; ovvero è il prodotto della gioia e del piacere.
Il congiungimento di SHIVA e SHAKTI simbolizza l’impulso a riunire “l’essere”, la consapevolezza e la potenza, l’energia, l’aspetto trascendente e l’aspetto immanente. A SHIVA è proprio l’essere, l’immutabilità, la natura dell’atma o principio cosciente; a SHAKTI è proprio invece il movimento, il mutamento; essa è l’origine di ogni produzione, generazione e vivificazione.
SHAKTI è ciò che in un essere vi è di potenza non ancora attuata nella forma di SHIVA; SHIVA è invece ciò che in esso vi è di unificato e trasmutato, di ricongiunto con se stesso, di trasparente e luminoso. In particolare, alla prima corrisponde tutto ciò che è materia, corpo e mente, al secondo il principio cosciente; entrambi si presentano dunque nel tantrismo solo come due modi di apparire di un unico principio, di un’unica realtà. La loro sintesi suprema è paragonabile ad una fiamma che ha consumato tutta la materia e ora è soltanto se stessa, come pura energia o atto puro.
Si narra che per reggere l’universo e tutte le sue creature, SHIVA, in quanto assoluto neutro, si sia diviso in due parti complementari. Dall’unione del Dio e della Dea si forma ogni realtà vivente. Dall’unione della coppia mistica procede l’intero universo nei suoi aspetti sia statici e stabili, sia dinamici; sia nelle forme immateriali e coscienti, sia in quelle immateriali e inconsce. Gli elementi attivo/passivo, maschile/femminile, che appaiono solo nella loro opposizione, sono in verità uno solo. Nell’iconografia indù questo pensiero viene rappresentato mediante una figura androgina, metà maschile e metà femminile che racchiude in sé sinteticamente tutti gli aspetti e le caratteristiche delle due polarità: ARDHANARISHVARA.
Durante i rituali sessuali tantrici i due amanti ricreano tale ricongiungimento tramite l’unione mistica, in cui diventano essi stessi due divinità grazie a un processo di trasfigurazione reciproca, realizzando interiormente il perfetto Stato Androginale.
L’uomo e la donna incarnano, durante l’atto amoroso con consacrazione, continenza e trasfigurazione, i due principi divini, SHIVA e SHAKTI, che si fondono in un abbraccio cosmico inebriandosi di beatitudine infinita.
La coppia umana diventa una Coppia Divina, Cosmica e trasforma un atto fisico in un momento sacro nel quale si producono dei vissuti interiori sublimi, elevati, estatici che sfociano in stati di coscienza superiori e permettono di realizzare l’Assoluto.
Il processo di trasfigurazione naturalmente non deve rimanere circoscritto all’ambito della fusione amorosa. In ogni momento, due esseri che si amano devono trasfigurare se stessi e l’altro come SHAKTI o SHIVA. L’uomo deve riconoscere nella donna l’incarnazione della SHAKTI, la manifestazione dell’energia primordiale creatrice, e adorarla come una Dea, così come la donna deve riconoscere nell’uomo l’incarnazione di SHIVA, la manifestazione della Coscienza Divina ed esprimere nei suoi confronti devozione e amore infinito.
Ogni donna, identificandosi con SHAKTI ne assimilerà, gli attributi specifici. Inizierà a manifestare un’energia splendida, irresistibile che esprime attraverso la passione, ma anche una bellezza profonda, delicatezza, grazia interiore e armonia. Dimostrerà saggezza, compassione e calma, ma anche forza, potenza e una volontà ferrea.
Un’autentica SHAKTI emana il sortilegio della dolcezza che inebria di divino il suo SHIVA; è capace di trasmettere una felicità profonda e di trasformare la vita in una meravigliosa beatitudine. Con il suo potere incantatore l’esistenza diventa un’opera celeste, che rivela i segreti mistici dell’estasi e che fa scorgere il ritmo delle armonie della potenza della creazione.

Essere Donna

Attenzione: apre in una nuova finestra.
L’universo femminile è quanto di più affascinante e misterioso possa esistere. Comprenderlo appieno è impresa pressoché impossibile, in quanto la caratteristica principale che lo governa è quella di “obbedire” alla Legge del Mutamento, che in verità rende la donna libera e indipendente da qualsiasi schema comportamentale. La parola chiave che racchiude buona parte del significato intrinseco della Legge del Mutamento è CICLICITA’, che a sua volta ci rimanda ad un’altra dimensione che ne esplica la causa: la dimensione Ciclica Lunare.
Cerchiamo ora di comprendere le ragioni per cui la “ciclicità” caratterizza ancora oggi la femminilità collocandola in una posizione privilegiata rispetto al genere maschile. Il modello sociale attuale ha cancellato i riti iniziatici che si sono perpetuati nel corso dei secoli in tutte le popolazioni di ogni luogo, per lasciare il posto ad una “filosofia del comportamento” di natura fortemente razionale destinata più a “classificare” in una fascia di appartenenza, in base al sesso e all’età, che a preparare gli individui ad affrontare le varie fasi di crescita attraverso una responsabilizzazione ed un sostegno reale.
I riti iniziatici presenti in ogni società arcaica erano legati ai principali passaggi dell’esistenza umana come la nascita, la sessualità, il matrimonio e la morte che li presiede tutti; la ragion d’essere di ogni rito iniziatico consisteva e consiste nel facilitare quelli che possiamo definire dei veri e propri “passaggi spirituali” che scandiscono il tempo dell’esistenza di ogni essere umano.
Per quello che riguarda i riti iniziatici femminili, si ritiene fossero meno “formalizzati” essendo già scanditi dai ritmi fisiologici come la comparsa delle mestruazioni, la prima gravidanza, il parto e, essendo essa genitrice diretta della morte, l’iniziazione femminile rappresenta da sempre per la donna vivere se stessa nella sua totalità. Per gli uomini la cosa procede in modo più astratto, dipende da un’età determinata e da un atto volontario della coscienza.
Per l’iniziazione maschile vengono richieste delle qualità che si basano sulla consapevolezza del proprio essere, sulla necessità di uno stato di fermezza, di coraggio, di forza interiore e fisica.
Per questo motivo, oggi come oggi la donna ha meno difficoltà ad essere e a sentirsi “iniziata” o psicologicamente matura, infatti, a differenza dei riti iniziatici di maturità e coraggio che emancipavano gli uomini, e che sono praticamente scomparsi, la fisiologia ciclica femminile non è cambiata.
L’iniziazione comporta l’esperienza diretta del trascendente e l’assunzione dell’obbligo di restare in contatto con esso. Ogni iniziazione è di carattere irreversibile, sacrifica tutta la vita che l’ha preceduta e questo richiede uno stato di abbandono al vissuto di morte che essa comporta: nulla di tutto ciò che era è più.
Una delle caratteristiche essenziali dell’Iniziazione è quello dell’apprendimento immediato e diretto, riferito ad una conoscenza rivelata che permette all’essere di emancipare se stesso ad una condizione migliore alla quale giungerebbe molto più tardi, ed esiste l’eventualità che ciò possa avvenire addirittura dopo molte rinascite e in condizioni totalmente diverse.
E’ bene considerare che non è la rivelazione illuminante o il rituale iniziatico a trasformare l’individuo in un illuminato o in un iniziato nei misteri che governano le leggi universali, infatti l’apprendimento è relativo al livello di coscienza, che rappresenta l’ostacolo più grande per il conseguimento della realizzazione massima.
Per una donna, grazie ai fattori sopra esposti, aver mantenuto un continuum garantito dalla naturale ciclicità che la caratterizza, significa avere ancora presente e vivo in se stessa il collegamento atavico all’archetipo della MAGNA MATER, la GRANDE DEA MADRE, la DEA LUNARE che si è perpetuato nei secoli in quasi tutte le tradizioni e le religioni. Tale collegamento ancestrale, sebbene sia spesso inconsapevole, è quello che rende ogni Donna capace di affrontare situazioni estreme con grande forza; è la ragione della sua capacità di rinnovare se stessa e di “rinascere dalle proprie ceneri” anche quando la vita la sottopone al “dolore più grande” del quale non è consentito neanche parlare. E’ “l’Eterno Femminino” di Goethe, il principio creativo immortale, dal quale tutto ha principio e nel quale tutto ritorna, è questa misteriosa realtà che ogni Donna custodisce in sé, che impregna la sua matrice e che continua a perpetuarsi attraverso di lei.
Questa realtà, riconosciuta e temuta dai religiosi, incensata dai santi, largamente indagata dai filosofi e magnificata dai poeti, ha senza dubbio reso la Donna l’essere più affascinante e imperscrutabile che esista, ponendola però nella pericolosa condizione di illudersi di avere, in virtù della sua “forza interiore conclamata”, il diritto di ritenersi superiore al genere maschile, cosa che al giorno d’oggi risulta essere tanto evidente quanto deludente. Questo è l’errore più grande che un essere incarnato Donna possa commettere, perché le procura inesorabilmente una caduta rovinosa dalla cima della “sacra torre d’avorio” sulla quale è giunta attraverso i secoli sfidando pregiudizi, abusi di potere e soprusi che sono stati lo scenario di sacrifici umani e di inenarrabile sofferenza. Ogni Donna ha un diritto fondamentale che non coincide affatto con il rivendicare se stessa in un gioco subdolo in cui tenta di prevalere su un essere incarnato Uomo, qualunque sia il campo di sfida, perché ella sarebbe sconfitta in partenza, non nell’ambito in cui ha scelto di agire, nel quale indubbiamente avrebbe grandi possibilità di vittoria, ma ella sarebbe sconfitta dal tradimento della sua Sacra Essenza, che vuole che ogni Donna espleti se stessa nella potenza immane di un gesto o di uno sguardo, e non in una corsa affannata al raggiungimento di un obiettivo sterile che esula totalmente dalla sacralità che ha la responsabilità di salvaguardare.
E’ indispensabile che ogni Donna prenda pienamente coscienza della propria femminilità facendola affiorare, manifestando tutti quegli aspetti che fanno di lei un’espressione Divina capace di trasformare in modo benefico, con la sua energia creatrice, tutto ciò con cui entra in contatto.
Quali sono le caratteristiche essenziali che è bene che una donna manifesti?
Dolcezza – Pazienza – Amorevolezza – Comprensione – Capacità empatica – Compassione; ma per fare in modo che una donna manifesti appieno la sua Essenza deve amplificare anche la Grazia nei gesti, nel parlare, e nell’impostazione della voce, che deve nascere dal cuore; deve amplificare la Sensualità, prendendone coscienza e vivendola come una magnifica espressione della sua natura interiore; prendere coscienza dello stato di Mistero che può manifestare quando diventa consapevole, in modo costruttivo ed intelligente, delle sue potenzialità e della sua natura così complessa e… semplicemente Divina allo stesso tempo. E’ necessario coltivare tutti gli aspetti femminili, come l’aspetto materno, della relazione d’amore, l’aspetto fraterno, di amicizia ecc…
Tutto ciò che concerne la Sfera della Femminilità deve essere risvegliato, perché non esiste Donna che non possieda tutte le qualità elencate, e anche molte di più, anche se spesso non vengono manifestate in modo armonioso ed equilibrato fra loro. Ogni Donna ha la sua personalità, un suo modo personale di esprimere se stessa, ma lo scopo di ogni essere incarnato, Donna o Uomo che sia, è quello di evolvere, e ciò vuol dire migliorare, crescere, perfezionarsi, diventare esseri completi capaci di esprimere al massimo tutto quello che abbiamo ricevuto “in dotazione” alla nascita: tutte le potenzialità possono diventare reali qualità e caratteristiche di espressione di ogni individuo che le possiede. Il processo di crescita interiore e di conoscenza non deve mai arrestarsi: si conosce, si diventa consapevoli, si agisce supportati dalla consapevolezza e dal buon senso, poi si cristallizzano nel proprio essere le qualità che man mano si sviluppano, per poi manifestarle, facendoci avvicinare sempre di più a quel modello Divino che, se una volta sembrava essere così distante, ora sappiamo che è proprio qui, dentro noi stessi: al centro del nostro essere.
Per un essere incarnato Donna, evolvere non può che voler dire diventare straordinariamente, inequivocabilmente, ineffabilmente, squisitamente, misteriosamente e infinitamente DONNA, capace di Ricevere e instancabile nel Dare, piena di Amore e di Dignità.
Le vie di realizzazione per una Donna che persegue lo scopo sovrano del suo status sono molteplici, e le sue infinite potenzialità, la sua forza straordinaria e la tenacia che la caratterizzano sono le qualità che la pongono di fronte ad un probabile e formidabile successo, capace di condurla ad occupare il posto di “intercessore divino”che le spetta per compiere il suo destino in questa dimensione terrena.
http://www.extaticvenus.it/

Love and Freedom Involution

“What is called” involution “is the process by
which human beings fell from the heavenly places. As we
He proceeded in this descent into matter and moved away
by the primordial fire, is charged with increasingly dense bodies,
until the physical body. Just like in winter when, having
face the cold, we are forced to squeeze a lot of
garments from knitted up to the coat.
Hours to resume the journey to the heights, the human being
must disrobe, symbolically speaking, that should get rid
of all that weight. Instead of continuing to
sink into concerns of any kind and in activities
heterogeneous and unnecessary, must learn to give up, to break free. You
accumulation that favors the descent. Every thought, every
feeling or desire that is not of a spiritual nature to be
stick to him like the frost on the branches of the trees in winter.
Should start again in the spring sun shine in us
because the ice melts, because we find our true
… and can be felt through the divine breath. “

Mikhael Omraam Aïvanhov
Kali – Yuga
In esotericism the current phase of history, is defined Kali-Yuga. This term, whose meaning is the age of Kali, is drawn from the speculation of the Indian Vedas. Kali-yuga, is the face with a single point: the loser. It is characterized by the impossibility of an alternative, because humanity will run all this ordeal of suffering, to redeem himself.A catharsis due to the fact that man is fallen, has lost its divine prerogatives, is a victim of the illusion of matter. The spiritual decline reaches its zenith is a continuous fall, a dizzying lost. This era is defined in the Vedas in the duration of 1000 divine years, then with 100 for each dusk, for a total of 1200 years God. In the latter period, the current one began in 3102 a. C., the power is reduced to one quarter. Where virtue is to be understood as the human capacity to understand the message of the Absolute, and its functionality to create.
It ‘so this is the most corrupt era, that of materialism, loss of values, spiritual death, the’ strife, discord, confusion, and is dominated by darkness represented by Kali, the terrible Sakti of Siva, destroyer of time .
Kali is the one who brings death and destruction, but at the same time hope for the future. As is the one that marks, as the death of the Tarot, the decadent end of a cycle and its rebirth. Only by breaking down the current state of reality, you can erect a new one. This era is characterized by a warped desire for wealth and unbridled lust, lack of faith and honor, from religious rituals. A religious ritual, which has replaced the real message
esoteric awakening through the inner transmutation. He changed and hidden, corrupting the tradition of universal and perennial. In order to confine humanity in a state of blissful ignorance.
Kali – Yuga, is marked by serious social unrest, economic tensions, from compulsive manifestations of violence, and is indicated as well see the Indians, many esoteric doctrines, and many thinkers: Guenon, Evola, Samael Aun Weor, Helena BlavatskyGurdjieff, etc. .. All these thinkers and movements agree that the human condition, instead of progress is canceled. As if the material progress, is related a spiritual retreat. Modern man has lost the link with the traditional world, making the subtle connection with the Absolute. Bond that can and must be recovered, as the only way out of the chaos. It ‘just in this, the Illuminati, the Masters, and sow the seeds of knowledge, so that those who will take the fruit of the Garden of Eden, to be able to get the awakening.
From: http://www.robertolapaglia.org/
Love and Awareness
… Love … this time before everyone opens unlimited horizons, able to offer the prospect of a universe where the protagonist is wonderful the whole event.
Just say the word … Love … makes the heart warms, it expands the mind and now leads everyone into the shelter of your love, or rather, the concept we have of it. Love gives life overwhelming emotions, unique, such as the birth of a child, the encounter with the beloved, the encounter with the Master, the discovery of a deeper and more direct relationship with the Divine.
That of humans is a long, life is an extraordinary adventure and should be lived as such, just like an adventure full of mystery and unpredictability of charm … but never complacent, never distracted, even for a moment : any time may be right to seize the opportunity to improve their lives, and to do that you must be ready, be brave, because every circumstance is an opportunity for growth. Even the most critical situations, those that sometimes lead to the risk of “close” and “harden” the heart, because of the pain and suffering which provide, are of particular moments of existence that can transform itself and become an opportunity growth, if lived with awareness and intelligence. Never yield to the devious and perverse charm of suffering because, as every hate to suffer the pain and fear when it relentlessly, knocking on the door of every life trying to find a permanent home, and sometimes it happens that you find it, protected and promoted bounds, by fears and delusions, ignorance, short due to a low level of consciousness.
But if that suffering is a shadow in every sphere of human existence (at least until you become conscious) is equally true that it can be won through the Light that overcomes all darkness … LOVE.
The principle has everything from love of self, which is far from egocentrism and narcissism.
But talking about women: first and foremost she is a daughter, then sister, friend, lover, wife, girlfriend, mother, and the cycle continues indefinitely.
Every woman is to be a sublime, beautiful, she is a reflection of the Divine that gives off energy, strength, joy and harmony … LOVE …
There are beautiful women or ugly women, if anything, there is a concept that refers to an idea of beauty that is still completely misinterpreted by the Beauty includes everything, and that is far from being simply a fact exterior: the diamonds shine all thesame light, whether large or small, only the dark hidden their glory, that “dark” generated from unconsciousness.
The first step in learning to love themselves is by becoming aware of the Divine Essence that drives his life. Do not love themselves is to deny the divine love that created us and that gives impetus to all existence. Deep understanding of this issue arises in a position to take the path that leads to a real spiritual growth and awareness.
What is the evolutionary path leading to the perfection of being, and it is this perfection that must suck, seeing it as a goal to reach a goal, a goal to be pursued with tenacity, courage and confidence in its possibilities.
Everything has a beginning from ourselves, here and now, and it is there (inside of our being) that is necessary to focus our attention, becoming aware of our quality, our potential, recognizing the limits and turning them into virtues, by leveraging on what are the qualities and characteristics of high specification of our being.
The realization of all human virtue, or most of them can be achieved by a being that is free from all attachments. To do this, which is a great release, you should understand what are the limitations and constraints that hinder such attainment. All beings are “embodied into a personal cosmos, a unique little world made up of beliefs and prejudices that tend to remove them, increasingly, from the deepest Universal Divine Laws that govern and maintain the cosmic harmony.
Often they live in the belief that joy and serenity derived from a sense of completeness that can be given mainly from a couple’s relationship but harmonious and balanced.Although this belief there is nothing strange, it must be acknowledged that it belongs to that class of preconceived ideas that lead to the greatest human error, precisely because of their apparent legitimacy, however, hides the biggest risk: that of losingown identity, its freedom, due to a voluntary submission, the result of a subtle form of cowardice or simply the inability to take the reins of their lives. This is a very dangerous game that not only endanger ourselves, it causes the generation of totally distorted idea of the Love that enslaves ourselves and those we are next, with all the karmic consequences that an attitude of this can generate.
From couples to family, from family to social relationships, everyone is looking for protection. But who or what is necessary to protect itself if its boundary? On the other hand should not be a genius to understand that if you do not exceed their limits of human remains incomplete, even if you are near a great partner. But sooner or later arrive, even for those who do not even have a glimmer of awareness of “real life”, that sense of overwhelming emptiness, unexplained, which makes it fragile and vulnerable, which is used to give the name of “anxiety” or ” panic attack. “Consciousness is nothing but starting to want a space, and is the only thing that can fill that particular “sense of emptiness.”
So you need to start by themselves, but this does not necessarily mean that you have to start digging in the mud and in the darkest places of his being to be confronted with painful inner feelings and suffering, you simply need to start considering the possibility of to change their mindsets and begin to live fully rid themselves as divine beings.
A psychologist well-known contemporary states that “… awareness is the only thing that can cause changes and profound changes.” Too often beings spend entire lives in search of a continuous spasmodic approval from those around them, before their parents, then teachers, classmates, and siltation of its partner companies, although it’s a fact so common As is common among men than women, can not be considered normal and even less acceptable in a historical moment in which more than ever is necessary to awaken their conscience. So, with good will and full of self-confidence is, above all else, must learn to see themselves as divine beings, and understand that it is by God’s will that all be involved in this world right now, a place that it’s on merit and / or to law and that this leads to some of the responsibilities are not limited to the continuation of the species.
In the books it comes to extraordinary creatures that have changed the destiny of the entire universe in the name of the loftiest ideals, beings who had the courage of his convictions and never compromises at the cost of their lives.
Every woman aware, being witness to an immense Divine gift, has the duty to elevate itself above the mundane limits that provide only an excuse to lead a foreign exteriorized and the real truth.
It all started with Love, and Love, in all its forms, which must be maintained, raised and lived as a form of intimate fusion with the Absolute. There is no one outside of themselves that might lead to the Supreme Abode of Love, which has no walls or gates, but those who create the very being every time he sells, for example, the jealousy, the sense of ownership , attachment. These feelings, in addition to create a barrier between themselves and Love, are the cause of spiritual involution, which is manifested by a drastic lowering of the vibrational level and that leads inexorably to a deleterious amplification of the ego, which is undoubtedly the antithesis of love, as all the lofty sentiments and sublime of all virtues.
The courage that distinguishes every woman is extraordinary: she has the courage of life and death. A woman through the flames of passion and each time it is ready to jump into the fire, has infinite resources to regenerate itself when it loves and is able to overcome all difficulties in the name of love. But it is true that a woman is simple and natural to stake his life for love, it is equally true that it often fails to reflect even a glimmer of the same love towards herself.
Love to itself that you absolutely should not be confused with talk about selfishness, it is mainly to learn how to assess themselves as being made, complete, and recognized the man as one who is different from itself but not the one she lacks to be complete. Are the specific characteristics for a masculine man and those specific to women that every woman should amplify and bring to perfection. It ‘s a mistake to think that a man is incomplete without a woman and vice versa, and that what is lacking to the one you should try another, because in this way, every one, individually, would remain incomplete and inadequate. ‘S why it’s a love story ends when the partner is allowed to live the tragedy of loss, abandonment and betrayal, and often also ends up losing confidence in all beings, sex is a mistake so opposto.Questo As is often deleterious for the men than for females, and it is not unusual to see men come to believe that women are all prostitutes or unintelligent beings, and women who come to believe that men are superficial beings with ball of sex is completely subdued by feminine charm … and how he’s wrong, after all, if things were really so?
But things are not exactly so, in fact the reasons and motivations that are the cause of many misunderstandings are much deeper and must be sought the origin.
We try to understand the concept of completeness which we mentioned earlier: the Man and Woman are complementary and this is an indisputable fact, as each has its own specific characteristics of the genus to which it belongs. But this does not mean that they complement each other and that one without the other beings are incomplete, because, if so, any union between a man and a woman should lead both to human perfection, but it does not. So what is the motive of this “failure”?
It is paradoxically simple and easily understood by a being who, even if only minimally, including the Law of Resonance and the karmic and evolutionary dynamics.If an individual, whether man or woman, has some deficiencies in any of the contexts of his existential sphere can not and does not have the right to believe that there might be someone else to remedy its shortcomings. Let’s take a simple example: if, for example, a woman has trouble remembering things like the date for payment of a bill, and instead to the partner is something spontaneous and natural, but hard to remember the birthday of the children , of close friends, or anniversaries, which hardly happen to a woman, does not mean that the two partners are complementary, in fact, this example shows that partners who are two distinct beings, are valid for one person, and that, while being together, compensating each other for the deficiencies of the other, individual beings remain incomplete, and this is the real tragedy.
A man and a woman, together, should you aspire to become one, but this does not mean you have to be two halves, they should aspire to become perfectly complete two units, to fulfill the full merger that creates the cosmic unity that leads to Supreme Creation and communion with the Absolute Divine.
So it is good to look inside and realize that the interior can not be given full approval of those around us and especially the partners, because it would create a dependency heartbreaking, harmful and devastating, the spiritual plane, for both partners.
The purpose of a knowledge path leading to full self-awareness, is essentially this: to become perfect beings, Women’s high, complete, fully feminine, intelligent, sensual, aware of themselves, of their value, full of dignity, able to distinguish love from the need to feel that love, mind you, is not a fault, but often leads to mistakes of which you are responsible for themselves and for each other. In fact it is not uncommon then try to shift the blame to another, adopting attitudes that border on the victim, and degrading antispirituali, a symptom of little intelligence in particular given the fact that there is the law of karma, which inevitably presents soon account for the errors.
Love should not be extorted, it being raised that they’re taking over, and if this does not happen we can not grant the banal superficiality of illusion that is who we are dealing with not being ready to love on some level, because we must never forget that always meet people with whom we are in resonance, there are the mirror and to the extent that we see in them that we recognize our own, that might manifest themselves in different ways but have the same origin and are of the same nature.
The greatest security for themselves and for those with whom you come into contact is LOVE. Only if you love deeply you can qualify for a Divine protection and support imaginable, only in this way the relationship with the other can provide an opportunity for extraordinary growth.
But let’s step by step, we start with the love of themselves and a sublime and high principle: … Love is Freedom.
Shiva and Shakti – The two cosmic
The Shiva Purana says that “the entire universe was created by Shiva and Shakti.”They symbolize two opposite poles, two absolutes and eternal: the male and female, who give life through their union to the whole event.
The Hindu pantheon is peopled with gods, and almost all have a counterpart, since it is believed that any higher principle can only exist through a combination of masculine and feminine. Therefore, any male deity is conceived as inseparable from an Energy contrary female or Shakti.
“Shiva is the pure existence, the immortal Divine Principle. Shiva is pure consciousness, unconditional and transcendent. Shiva is the deity of the mind, the Lord of Yoga, the Master of the three worlds and the victor over death. ” (Shiva Purana)
SHIVA is the principle of centrifugal force by which all life, every form, every cosmic system dissolves in the infinite immensity of the divine. Everything has its origin in Him He is the force of expansion of the world, is the energy source of existence, the principle of life, but also the principle of dissolution and transformation.
The transcendent force of Shiva is a door that leads beyond the earthly things, ranging from mundane to the metaphysical and gives birth to understanding the true nature of existence. It ‘s the penetrating power of pure consciousness is not separate and is ecstatic about the transcendent quality of evolution. Heaven and earth are in SHIVA their synthesis, for he is also in the world, nature, animals, the same thirst for life of every living being.
Shiva means “Benign” and from this point of view is the beneficial aspect of divinity, and the terrible aspect is represented by Rudra or “Flaming”, the one that makes the tears flow.
The dualism of positive / negative features always the figure of Shiva. They are provided seemingly contradictory but in fact relate to other aspects in which we see the deity. In fact, his hypostasis are numerous (1008) and each has some specific characteristics that are peculiar to it.
Since everything vibrates, everything has a rhythm, Lord Shiva is also the rhythm and dance, and as such gives rise to the world of forms. Her most important artistic representation is precisely known and Nataraja, Shiva is the Lord of Dance. The dance, which is considered a kind of magic, as it allows to leave the supernatural forces of the dancer, Shiva is in a true creative act.
As mentioned above, Shiva can not be conceived without its female half, the Shakti.He can become active only when the energy of Shakti gives him strength. Without Shakti, Shiva becomes Shave, which is a lifeless body.
In Hinduism, Shakti is promoted to the rank of Divine Mother, which feeds both the Universe and all its creatures as the many manifestations of the gods. In this emerges a kind of rediscovery of the religious mystery of the woman, because every woman is an incarnation of Shakti. It symbolizes the irreducibility of the sacred and the divine, the elusive essence of ultimate reality. The woman at the same time embodies the mystery of creation and the mystery of Being, all that is and becomes, who dies and is reborn in an incomprehensible way.
SHAKTI: from the root shak means being able to do, have the strength to do, to act, essentially it means power. It is the universal principle of energy, power and creativity.Shakti is inseparable from him who possesses it – Shaktiman, male principle, or Universal Father. The universe is the product of this pair of opposites: a static (Shaktiman), the other dynamic (Shakti). The exterior of everything is the creative aspect of dynamic force, and within all creation is dynamic static force, which is the core of phenomenal existence.
Shiva and Shakti are the contrast of the constituent principles of the universe, the first is the spirit, the cosmic man (Purusha), the second is the energy of the world (Prakriti). The entire event is the product of the energy that comes from the power of their union that produces blessedness, that is the product of the joy and pleasure.
The conjunction of Shiva and Shakti symbolizes the urge to bring together “being”, the awareness and power, energy, the look and appearance transcendent immanent.Shiva and his being, immutability, the nature of atma or conscious principle, it is instead a SHAKTI movement, change and since it is the source of each production, generation and life-giver.
SHAKTI is what there is to be a power not yet implemented in the form of SHIVA, SHIVA is hand in it that there is unified and transmuted to reunited with himself, transparent and bright. In particular, the first is all that matter, body and mind, according to the conscious principle, and both occur in Tantrism therefore only two ways to appear as a single principle, a single reality. Their supreme synthesis is comparable to a fire that has consumed all matter and now it is only itself, as pure energy or pure act.
It is said that to hold the universe and all its creatures, SHIVA, as absolute neutral, it is divided into two complementary parts. The union of the God and Goddess forms every living thing. Mystical union of the couple carry the whole universe in its aspects of both static and stable, and dynamic, whether of the assets and conscious, and in those intangible and unconscious. Elements active / passive, masculine / feminine, which appear only in their opposition, are actually one. Hindu iconography that thought is represented by an androgynous figure, half male and half female, which briefly encapsulates all the aspects and characteristics of the two polarities: Ardhanarishvara.
During the ritual tantric sex the two lovers reunited by recreating the mystical union, they become two gods themselves through a process of transfiguration with each other, creating the perfect inside androgynous state.
The man and woman embody in the act of love with consecration, continence and transfiguration, the two divine principles, Shiva and Shakti, which merge in a cosmic embrace smell the infinite bliss.
The human couple becomes a couple Divine, Cosmic, and transformed a physical act in a sacred moment in which we produce inner experiences of the sublime, elevated, ecstatic that lead to higher states of consciousness and allow the creation of the Absolute.
The transformation of course should not remain confined to the fusion of love. At any time, two beings who love each other must transform themselves as Shakti or Shiva.Man must recognize the woman the embodiment of shakti, the manifestation of the primordial energy of creation, and worship as a goddess, as she must recognize that man is the incarnation of Shiva, the manifestation of divine consciousness and express the endless love and devotion to him.
Every woman, identifying herself with them assimilate SHAKTI, specific attributes. It will start to manifest an energy splendid, irresistible she expresses through her passion, but also a deep beauty, delicacy, grace and inner harmony. Demonstrate wisdom, compassion and calm, but also strength, power and an iron will.
A real spell the Shakti of the intoxicating sweetness of his divine SHIVA, is capable of transmitting a profound happiness and transform lives in a wonderful bliss. With his power charmer heavenly existence becomes a work that reveals the secrets of mystical ecstasy and see which is the rhythm of the harmonies of the power of creation.
Being a woman
The female population is the most fascinating and mysterious can exist. Fully understand it is almost impossible undertaking, as the main feature that the government is to “obey” the Law of Change, which really makes the woman free and independent of any pattern of behavior. The keyword that is a big part of the intrinsic meaning of the Law of Change is cyclical, ‘which in turn refers us to another dimension that exerts the cause: the cyclical dimension Moon.
Let us now try to understand the reasons for which the “cyclical” still characterizes femininity by putting it in a privileged position compared to the male gender. The social model has now canceled the initiation rites that have been perpetuated over the centuries in all populations of all places, to give way to a “philosophy of behavior” of highly rational nature intended more to “classify” in a strip membership, by sex and age, that prepare individuals to meet the various stages of growth through accountability and real support.
The initiation rites in every archaic society was tied to the main passages of life as birth, sexuality, marriage and death that presides over them all, the raison d’être of any initiation ritual was and is to facilitate those who we can define the real “spiritual steps” that mark the time of the existence of every human being.
As for women’s initiation rites, it is believed they were less “formalized” as it is already marked by physiological rhythms such as the onset of menstruation, first pregnancy, childbirth, and, since it is a direct parent of the death, initiation is always female for the woman herself to live in its entirety. For men it is proceeding at a more abstract, depending on specific age and a voluntary act of conscience.
Men are required for initiation of the qualities that are based on the awareness of being, the need for a state of steadfastness, courage, inner strength and fitness.
For this reason, nowadays women have less difficulty in being and feeling “started” or psychologically mature, in fact, unlike the initiation rites of maturity and courage that emancipated the people, and have practically disappeared, the physiology of female non-cyclical has changed.
The initiation involves the direct experience of the transcendent and the assumption of the obligation to keep in touch with it. Each initiation is irreversible, he sacrificed all his life that preceded it and that requires a state of disrepair to the experience of death that it entails: none of this is that it was more.
One of the essential features of the initiative is direct and immediate learning, which refers to revealed knowledge that allows the being to emancipate itself to a better position to which would come much later, and there is the possibility that they may beeven after many rebirths and in totally different conditions.
It ‘good to consider that the disclosure is not illuminating or initiation ritual to transform the individual into an enlightened or an initiate into the mysteries that govern the universal laws, in fact, learning is related to the level of consciousness, which is the obstacle largest for the attainment of maximum realization.
For a woman, thanks to the above requirements, maintaining a continuum provided by the natural cycles that characterizes it, this means he still alive and in itself the ancestral connection to the archetype of the Magna Mater, the Great Mother Goddess, the Goddess lunar has been perpetuated over the centuries in almost all traditions and religions. This ancestral connection, although it is often unconscious, is what makes every woman capable of dealing with extreme situations with great force, is the reason for its ability to renew itself and be “reborn from its ashes” even when they submit it to life ” greatest pain “which is not allowed to even speak. It is’ the Eternal Feminine “by Goethe, the creative principle immortal, from which everything has a beginning and in which everything returns, it is this mysterious reality that every woman holds within itself, which permeates the matrix and which continues to be perpetuated through her.
This reality is recognized and feared by men, incensed by the Saints, widely investigated by philosophers and poets extolled, has undoubtedly made the woman be the most fascinating and inscrutable that there is, however, putting the dangerous condition of the illusion of having, by virtue of his “inner strength overt” means the right to consider himself superior to the male gender, which today appears to be as clear as disappointing. This is the biggest mistake that a woman can commit to be incarnated, because the attorney inexorably to a disastrous fall from the top of the “sacred ivory tower” on which has come down through the centuries by challenging prejudice, abuse of power and abuse that have been the scene of human sacrifice and unspeakable suffering. Every woman has a fundamental right which does not coincide with the claim itself in a game in which subtle attempt to prevail on a man to be incarnate, whatever their field of challenge, because she would be leaving in defeat, not in the context in which has chosen to act, which undoubtedly would have great chances of winning, but she was defeated by the treachery of its sacred essence, that we want every woman carries herself in the huge power of a gesture or a look, and not in a rush of breath to achieve a goal that entirely outside the sterile sacredness that has the responsibility to protect.
E ‘is essential that every woman should be fully aware of her femininity by making emerge, showing all the aspects that make her capable of transforming an expression of the Divine in a beneficial way, with its creative energy, everything it touches.
What are the essential characteristics that a woman is good for posters?
Sweetness – Patience – Loving Kindness – Understanding – Ability empathy – compassion, but to ensure that women fully manifest its essence must also amplify the grace of gesture, speech, and the concept of voice, which must come from the heart; should boost Sensuality, becoming aware and living as a wonderful expression of his inner nature, raises awareness of the mystery that may occur when it becomes aware, in a constructive and intelligent, its potential and of its complex and simply divine … at the same time. It ‘necessary to cultivate all aspects of women, as the maternal aspect of loving relationship, the look and fraternal friendship, etc. …
All matters relating to the Sphere of femininity must be awakened, because there is no woman who does not possess all the qualities listed, as well as many more, though often not expressed in a harmonious and balanced each other. Every woman has its own personality, its own way of expressing herself, but the goal of every embodied being, male or female may be, is to evolve, and that means improve, grow, improve and become complete beings capable of to fully express all that we have been “supplied” at birth: the potential can become real qualities and characteristics of expression of every individual who owns them. The process of inner growth and knowledge must never stop: you know, you become aware, we act supported by the knowledge and common sense, then crystallize in his being the qualities as they grow, and then manifest them, putting us closer and closer to that model the Divine, where once seemed so distant now that we know is right here within ourselves: the center of our being.
For a woman to be incarnated, can not evolve to become extraordinarily mean, unmistakably, ineffably, exquisite, mysterious and infinitely WOMAN, capable of receiving and tireless in giving full of love and dignity.
The ways of realization for a woman who pursues the aim of its sovereign status are manifold, and its infinite potential, its extraordinary strength and tenacity that characterize it are the qualities that put it in front of a likely and formidable success, capable to take her to the post of “divine intercessor” which she is entitled to fulfill his destiny in this earthly dimension.
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Lo scopo della vita – Purpose of life


“Dando uno scopo alla nostra vita, ne smorziamo la capacità emotiva. Se la nostra vita ha uno scopo viviamo per un minuto, per un giorno, per un anno, invece di vivere per ogni minuto, per ogni giorno, per ogni anno.”


Oscar Wilde

Il senso della vita

La vita non ha scopo. Non allarmarti. Tutta l’idea di scopo è sbagliata: essa nasce dalla cupidigia. La vita è pura gioia, di festa, divertimento, risate, senza uno scopo. La vita è fine a se stessa, non ha altro scopo. Nel momento in cui comprendi questo, capisci di che cosa tratta il tema della meditazione. Consiste nel vivere la tua vita in modo gioioso, festoso, totalmente, e senza un traguardo finale, senza uno scopo in vista, senza scopo. Proprio come un bambino che gioca sulla riva, raccogliendo conchiglie e pietre colorate: per quale scopo? Non vi è alcuno scopo.

Osho

Da sempre l’uomo va alla ricerca del senso della vita e della felicità, ma qual è il segreto per trovarli? La risposta del maestro spirituale e di meditazione Osho a questa domanda suona densa di significato: la via da seguire non passa per l’accumulo di cose, ricchezze o esperienze, perché la vita stessa è già in sé il dono più grande che ci sia mai stato fatto, e se siamo qui non è certo per merito nostro. L’esistenza è un dono divino e per questo il nostro atteggiamento nei suoi confronti deve essere quello del Baul, il “folle”, che simile a un bambino vive cantando e danzando, celebrando la realtà per quella che è, fino in fondo. Il Baul accoglie ogni aspetto del reale perché Dio è in ogni cosa, dalla più umile e degradata alla più nobile, nel fior di loto come nel fango che lo genera, nel vento, negli alberi e nelle nuvole. Il Baul non ha bisogno di templi e chiese per adorare Dio perché la sua è la religione dell’amore. Non ci saranno allora obiettivi da rincorrere, ideali o concreti, perché possiamo trovare la piena felicità solo dentro di noi, nell’armonia con noi stessi e con il mondo. Amore e meditazione sono gli strumenti che Osho ci indica per vivere una vita autentica e consapevole, libera dalle schiavitù e dagli schemi che il mondo e la società ci impongono

. La Vita è Dono Autore: Osho Editore: DeAgostini

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.. Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso: ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle. Poichè l’essere umano vi riesce solo in modo imperfettto, ha cercato con le religioni e le filosofie di rispondere a quell’esigenza in modo consolante. Ma simili richieste portano tutte alla medesima conclusione: la vita acquista un senso unicamente mediante l’amore. Vale a dire: quanto piu’ saremo capaci di amore e di abnegazione, tanto piu’ la nostra vita sarà ricca di significato.

“Il mio credo” Hermann Hesse

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La domanda che ciascuno si pone, non appena l’intelligenza si sviluppa, è questa: “Perché sono qui?” “Qual è lo scopo della mia vita?”

Ciascun essere ha un’idea diversa riguardo a quale sia lo scopo della vita. Alcuni credono che lo scopo della vita consista nell’essere virtuosi, e, tramite la pratica della virtù, essere felici. Ma la virtù, cos’è? Ci sono cose che a noi sembrano molto virtuose, ma che ad altri non sembrano virtuose affatto. Ciò che può essere virtù in una circostanza può essere peccato in un’altra. E quel che sembra molto virtuoso visto dall’esterno, potrebbe essere molto diverso se lo vedessimo dall’interno.

Di un uomo con un rosario in mano, seduto sulle scale del santuario, il mondo dirà: “Costui è molto virtuoso”. Ma anche se fosse interiormente molto virtuoso, il mondo non darà mai del virtuoso a un uomo che passeggia nei bassifondi o siede nei bar; questo per il semplice fatto che egli siede nei bar e passeggia nei bassifondi.

Ci sono gli amanti di Dio e ci sono i venditori di Dio. Se in un tempio siede un uomo con la barba lunga e il rosario fra le mani, tutti andranno da lui, il santone! Costui fa della sua devozione uno spettacolo, un commercio. Poi ci sono gli amanti di Dio. Costoro non professano nessuno amore per Dio. Sta scritto: “Sii un amico al tuo interno; quel che appare non ha alcuna importanza”. Questo comportamento è raro nel mondo.

Vediamo come gli innamorati, agli inizi, nascondano il loro amore. Lei non pronuncia il nome di lui davanti ad altri. Lui non pronuncia il nome di lei davanti ad altri. Quanto più nasconderà ad altri il suo amore colui che inizia ad amare Dio! Egli non nomina il nome di Dio.

C’è chi ritiene sia il potere, lo scopo della vita. Vediamo però che mentre alcuni desiderano il potere, ad altri non interessa affatto. È impossibile che lo scopo di Dio, della Vita, sia qualcosa che non tutti desiderano. E se il potere fosse lo scopo della vita, il più potente dovrebbe essere perennemente felice. Gli animali più potenti sono la tigre e il leone. Se andiamo dove sono le tigri, nella giungla, vediamo come la tigre sia sempre irrequieta, si muova su e giù in continuazione. Il suo potere è tanto grande da non darle requie. Ma se andiamo fra gli agnelli, che sono deboli, innocenti, indifesi, vediamo che gli agnelli giocano. Un agnello non vuol mai averla vinta su un altro agnello. Se lo spaventi, china la testa e va a nascondersi. Se lo nutri si avvicina, mangia, e ti dà fiducia. Quando dorme, dorme tranquillamente. Ma nella giungla, dove sono la tigre e il leone, si sente ruggire tutta la notte. E una tigre non permette ad un’altra tigre di avvicinarsi a lei. Se giunge una seconda tigre, le due combatteranno finché una sia morta, e ne rimanga una sola. Se ti avvicini a loro durante il giorno, noterai come il loro respiro sia affannoso. Quello stesso respiro che rende altri calmi e tranquilli, non le dà pace. Lei non ha pace, non ha calma, non ha riposo. Andate davanti alla gabbia delle tigri, e vedrete.

Se il potere fosse lo scopo della vita, la nazione più felice dovrebbe essere la più potente. Ma è così? C’è chi ritiene sia il piacere, lo scopo della vita: mangiare, bere e divertirsi, ché domani moriremo. Questo è ciò che tutti pensano al termine degli studi: “Divertiamoci e stiamo allegri, ché domani potremmo essere morti”. Ma non riescono mai a soddisfarsi. Se oggi andiamo all’osteria, domani vorremo un ristorante più lussuoso. Se oggi viaggiamo in autobus, domani vorremo un’automobile nostra. Vogliamo, per potercela spassare, tutti i teatri e tutti i ristoranti. E chi ha la salute, o le tasche sempre piene, per tutto questo divertimento? Neanche i ricchi possono, neanche i re. Quanto poco dura un piacere. Una cosa così breve, così imperfetta, non può essere lo scopo di Dio.

Volgiamoci ora alla tradizione, e troveremo nel Corano: “Conosci te stesso e conosci Dio” . Un’altra sura recita: “Conosci Dio nella natura”. Ma nella natura non troviamo nulla di perfetto, nulla che possiamo chiamare Dio, nessun uomo perfetto, nessuna donna perfetta. Chi è molto colto, non è coraggioso. Chi è molto coraggioso, non conosce nulla. Chi ha una grande immaginazione, ignora quanti pence sono contenuti in uno scellino, ed è manchevole sotto questo aspetto. Se lei è bellissima, allora manca di intelligenza e di cultura. Se ha cultura, non ha bellezza. Se ha una personalità forte, non ha intelligenza. Se è molto intelligente allora manca di fascino e non ha personalità.

In quale aspetto della natura possiamo dunque vedere Dio? Puoi vederlo nella tua natura, nell’ego, nel sé. Come possiamo vedere Dio nell’ego? Abbandoniamo la tradizione e guardiamo la cosa dal punto di vista scientifico: vedremo che il sé consiste prima di tutto in carne, sangue, ossa, pelle e nel respiro che tiene insieme il tutto. Il respiro è la vita. Quando il respiro è uscito dal corpo, la vita è andata via. È il respiro che ha dato forma al corpo. E cos’è il respiro? Il respiro è il suono. Quando è pesante, è un suono che le nostre orecchie possono sentire. Quando è leggero, è un suono sottile che le nostre orecchie non possono sentire. Quando una persona dorme profondamente ne sentiamo il russare, il respiro. Se andate vicino a un cavallo o a una mucca, e ascoltate attentamente, dopo poco udrete un suono sottile, il respiro. Ciò dimostra che il respiro è il suono, ed è tramite il suono che tutto divenne. Ecco perché gli indù lo chiamano Wada Brahma, il Dio-suono. Nel Corano è scritto “Kun faya Kun”, “Sii, e divenne”.

Respiro a parte, se guardiamo in noi stessi, vedremo che c’è qualcos’altro. C’è qualcosa che testimonia il respiro. Si tratta della coscienza che, nel suo aspetto individuale, chiamiamo anima. Quindi una persona, tramite il suo intelletto, sa di essere un essere invisibile. Allora dice alla sua anima: “Sei rimasta tanto a lungo delusa da questo corpo. Hai creduto di essere il corpo, ma non lo sei. Tu sei uno spirito”.

Poi però si pensa: “Forse non sono uno spirito. Forse si tratta di immaginazione. Se fossi uno spirito potrei andare in Russia, potrei andare a New York. Ma non posso recarmi in Russia o a New York se non con il vapore e con il treno. E se voglio avere notizie, devo spedire un telegramma”.

Questa è la perfezione di cui parla il Vangelo. “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” significa questo: che lo spirito è conscio del corpo, e il corpo è conscio dello spirito. Quando è così, l’uomo è perfetto. L’anima gli dà la vita eterna, il corpo diviene per lui un mezzo di esperienza. Ma gli uomini sono consci solo del corpo, oppure, se consci dello spirito, sono consci solo di quello.

Come divenire consci dello spirito? Zeb-un-Nissa, la nostra grande poetessa Sufi, così si esprime: “Tu sei una goccia nell’oceano. Ma se mantieni il pensiero sull’oceano, anche tu sarai l’oceano”. Se abbiamo coscienza solo del nostro sé saremo come animali, cercando di avere tutto per noi, prendendo tutto per noi. Taluni poi sono consci del loro piccolo gruppo, o della loro famiglia. La loro famiglia, il loro piccolo gruppo, li adorano. Taluni sono consci della loro nazione: la loro nazione li adora. La prosperità della nazione è la loro prosperità, il tracollo della nazione, il loro tracollo. I Maestri invece hanno sempre l’umanità intera davanti agli occhi. È dell’intera umanità che sono coscienti. Essi pensano: “Se io non ho mangiato, ma il mio fratello ha mangiato, va tutto bene. Se io non ho avuto nulla, ma il mio fratello ha avuto, tutto è a posto”. Tramite la coscienza del tutto, l’anima acquista la sua libertà. Non è costretta in alcun luogo, non è costretta da alcuna condizione. Più ci apriamo, più realizziamo lo scopo della vita.

Ho conosciuto personalmente un giudice, a Hyderabad, che sedeva tutto il giorno in tribunale, e durante il pranzo udì un ragazzo cantare in strada. In India ai ragazzi piace molto cantare in strada. Il ragazzo cantava una canzone molto volgare. Il giudice mandò a chiamare il ragazzo e gli fece cantare la canzone. Gliela fece cantare una seconda volta, poi una terza, e poi ancora, tantissime volte. Era una canzone molto comune. Le parole non erano composte da un poeta, né la musica era composta da un musicista. Era un innamorato che cantava alla sua ragazza: “Mi guardi come se volessi mangiarmelo”: un’espressione molto volgare. Il giudice vedeva ogni giorno come nel mondo ciascuno cerchi di divorare l’altro, di prendergli il meglio, e la canzone lo commosse a tal punto che da quel giorno si ritirò a vita privata. Diede via tutto e divenne un derviscio.

Questa fu l’interpretazione del giudice, che il mondo -la ragazza-lo guardava come se volesse mangiarlo. Ciò significa che le attrazioni e le tentazioni del mondo sono tali da consumare la vita di una persona prima che questa possa svegliarsi e realizzare la verità della sua vita. Ma questo non è il vero scopo della vita. Il vero scopo della vita è l’illuminazione. È la sola cosa che abbia valore. Il tempo della vita, tutto lo sforzo dovrebbe essere dedicato a questo. A realizzare, a riconoscere Dio, Colui che è all’interno.

Hali, un poeta indù, così si esprime: “O occhi che desiderate vedere Dio, guardate all’interno, il Dio che voi adorate intorno, è dentro”. Significa che gli occhi dovrebbero essere rivolti all’interno, per vedere Dio dentro noi stessi. Scopo dell’uomo dovrebbe essere riconoscere quel Dio, e, realizzandolo, divenire libero. Per realizzare la sua vita, indipendente ed immortale, libero dalla morte e dal marciume, libero dalle angosce, dalle preoccupazioni e dai dispiaceri del mondo.

Lo scopo della vita (2)

È la vita stessa a dirigere l’uomo verso il suo scopo, ed è colpa dell’uomo se non riesce a realizzare lo scopo della vita. È una confusione che sorge nel vedere la varietà del mondo, quando l’anima si risveglia, dopo la nascita su questa terra. L’uomo si fa perplesso e non riesce a decidere con certezza quali debbano essere la direzione e il sentiero più appropriati per il suo viaggio. Perciò, molto spesso, dalla giovinezza all’età adulta, l’uomo resta in questa perplessità. Egli crede talora che il suo sentiero sia quello spirituale, talora che sia quello commerciale, talora la via politica, talora questo, talora quello. Ma allo stesso tempo non è colpa della vita, né di quello spirito guida che dirige costantemente. In realtà, nella culla e da bambino il sentiero della vita inizia a mostrarsi all’uomo; la via viene mostrata nell’infanzia. La confusione sorge quando l’uomo cresce, dal suo essere attratto da più cose, e dal non sapere cosa è cosa, cosa è giusto, cosa è sbagliato.

Non v’è dubbio che la prima impressione che si riceve del mondo sia un’impressione di falsità. Il bambino apre gli occhi nella sincerità, e la prima impressione è di falsità. Ciò lo confonde, ed egli prende l’abitudine di negare anche ciò che è giusto, e va contro ogni verità religiosa. Non è una sola persona che si rivolta, ma migliaia, milioni di persone. Il bambino nega, perché la prima impressione è di falsità. Cresce nella falsità, senza sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e a volte questa confusione dura fino alla fine della vita.

A questo riguardo, del distinguere quale sia l’oggetto della vita di una persona, Sa’adi offre un verso molto istruttivo: “Ogni anima che viene sulla terra, viene con una luce già accesa in lui, per il suo lavoro sulla terra”, e se non la conosce, la colpa è del mondo che lo circonda, non dello spirito o della natura.

Se indagate tra le maggiori e peggiori tragedie della vita, troverete che nessuna è più grande di questa. Tutta la felicità, tutta la ricchezza, tutto quel che il mondo ha da offrire, tutto equivale a niente. Il potere, i possedimenti, tutto questo ci dà l’illusione che il suo proprietario sia fortunato. Ma nulla di ciò che il mondo ha da offrire è sufficiente. La sola cosa davvero sufficiente è la benedizione del Cielo, quella luce tramite cui l’uomo inizia a vedere il suo sentiero nella vita.

Prima di giudicare l’atteggiamento di un’altra persona dobbiamo fermarci e pensare che diritto abbiamo di giudicare se quella stia andando in una direzione giusta o sbagliata. Possiamo soltanto giudicare noi stessi, se noi stiamo andando in una direzione giusta o sbagliata, quando possiamo vedere la nostra strada davanti a noi. Come ha detto Gesù Cristo “Non giudicare”. Secondo gli indù l’uomo d’abitudine si sente attratto verso quattro oggetti apparenti, e percepisce che una di queste è la sua via: il Dharma, l’Ardh, il Karma, il Moksha.

1) Il Dharma, il dovere. Talvolta una persona dedica l’intera vita e tutto ciò che possiede a qualcuno che ama: un fratello, una sorella, la madre, il padre, il figlio o la figlia, un profeta, un insegnante, una musa, qualcuno verso cui ritiene di avere un dovere. Può essere che la stessa via sia un sentiero giusto, desiderabile, buono e virtuoso per uno, e che per un altro sia una strada sbagliata. Ma chi mai ha il diritto di chiamare sbagliato il sentiero di un altro? Ha un uomo, per quanto evoluto possa essere, il diritto di giudicare la via di un altro? Questo diritto non può averlo, dal momento che a ciascuno compete di risolvere il proprio enigma.

2) L’Ardh, la terra. Tutto ciò che la terra può offrire, ricchezza, possedimenti, posizione o potere, tutto ciò che il mondo può dare; una persona lavora per questo, desidera questo. Egli pensa: “Questa è la via larga, la via pratica; è l’altro a non conoscere la via saggia, la via giusta!” e se riusciamo a vedere il rovescio della medaglia, le maggiori beneficenze vengono da coloro che hanno lavorato in questo modo, e dato. Come si può giudicare e dire che questa non è la via giusta? Forse la via tramite la quale uno è asceso a quella posizione o ricchezza da dove comanda, non può, per la maggior parte dell’umanità, definirsi sbagliata.

3) La via della felicità, del comfort, del piacere. La persona che persegue la felicità, il piacere, il comfort, molto spesso pensa agli altri, o perlomeno ne comprende i desideri. Colui che dorme in una foresta di pietre ignora ciò che il mondo vuole, ma colui che cerca la felicità divide questa felicità con gli altri. Colui che tortura sé stesso non può dividere la felicità con gli altri, dal momento che sta torturando sé stesso. Quando riusciremo a vedere le cose da questo punto di vista, la tolleranza e l’indulgenza sorgeranno in noi nei confronti di tutti.

4) Moksha, la via lungo la quale avanzano tutte le persone religiose e pie. Essi cercano di conseguire una ricompensa, una felicità, in una vita futura. Essi pensano: “Se la vita in questo mondo è scoraggiante, se la nostra devozione, se il nostro servizio qui sono inutili, avremo una ricompensa nell’aldilà”. A qualunque religione, a qualunque fede essi appartengano, fintanto che rimangono sul loro sentiero senz’altro realizzeranno qualcosa, forse più di chi si aspetta una ricompensa per domani mattina. Pensate alla pazienza che hanno ed alle buone azioni che compiono. E mentre una persona che fa del bene e spera in una ricompensa immediata rischia di abbandonare la buona strada, colui che attende una ricompensa nell’al di là, al contrario, rimane sul buon cammino.

Le parole di Cristo, “Non giudicare” vengono in nostro aiuto nel dimostrare la profondità del problema. Maggiore sarà la nostra comprensione e meglio vedremo come i sentieri siano accordati ai temperamenti. Uno va per un sentiero, uno per un altro, ma tutti vanno verso un obiettivo. L’obiettivo non è diverso, è solo il sentiero ad essere diverso. E tutte queste controversie e lotte tra persone di diverse religioni, ciascuna delle quali dice: “Il mio sentiero è giusto”, come può essere giusto, come può essere questa l’idea di Cristo? Appena giudichiamo una persona spezziamo non solo l’insegnamento ma anche la vita di Cristo. Egli non ha solo insegnato, ha anche vissuto ciò che insegnava. A lui venivano portate persone con ogni tipo di difetti, e verso tutte mostrava tolleranza e indulgenza. Cristo disse: “Non chiamatemi buono”.

La più grande responsabilità che abbiamo nella vita è quella di trovare il nostro proprio sentiero, l’oggetto della nostra vita, non di perdere tempo con gli altri. Immaginate che qualcuno abbia un miglior scopo di vita, e che sia nostro amico, non dobbiamo tirarlo indietro. Se una persona ha uno scopo di vita che sembra essere peggiore, lasciamo che ce 0l’abbia, non dobbiamo tirarlo verso di noi. Non importa se al momento ci sembra un pessimo scopo, chissà che egli non abbia una lezione da imparare anche dal pessimo scopo. Nella vita impariamo molte cose dai nostri sbagli ed errori. Se una persona cade, impara dalla caduta. Se una persona ha creduto erroneamente ad un oggetto, seguendolo sinceramente arriverà infine al traguardo verso cui l’anima guida ogni individuo.

C’è una cosa che deve essere compresa. Di regola l’uomo mostra di avere, nella sua natura, un certo infantilismo. Questo infantilismo è la dipendenza. Ciò che vuole è qualcun altro che gli indichi lo scopo della vita, che gli dica cosa è buono. In primo luogo, nessuno ha il diritto di dirglielo. Anche se, per caso, l’altro è suo padre, sua madre, il suo insegnante, il loro primo dovere consiste nel risvegliare in lui lo spirito atto a realizzare lo scopo della sua vita, non dirgli: “Questo è lo scopo della tua vita”, perché l’anima è libera. Jelal-ud-Din Rumi dice “L’anima è imprigionata nel corpo mortale, ed è suo obiettivo costante di essere libera e di sperimentare quella libertà che è la sua vera natura”. E finché una persona nella posizione di padre, o madre, o insegnante, o guardiano, non ha compreso questo principio, che ogni anima deve essere libera di scegliere, non è davvero in grado di aiutare un altro.

Nella natura umana c’è anche un altro difetto oltre all’infantilismo. Senza dubbio sembra un difetto naturale. L’uomo in genere non sa qual è il suo problema. Chiedete a un medico, e vi dirà che su cento pazienti, a malapena uno è in grado di dirgli cos’ha che non vada. Lasciano al medico il compito di scoprirlo, compito impossibile. Nessuno può conoscere l’altrui voglia, pena, ambizione, desiderio, l’altrui continua nostalgia. Il lavoro di colui che aiuta, consiglia, guida un altro deve consistere nel rendere quella persona capace di conoscersi. Un bravo medico renderà quella persona capace di esprimere, percepire, realizzare cosa veramente non va in lui. Fin quando una persona non ha compreso pienamente il suo problema, non può essere aiutata.

E per finire, cosa ci insegna questo soggetto? Cosa ci suggerisce? Che dobbiamo coltivare in noi stessi quel senso atto a comprendere i nostri bisogni, afflizioni, il nostro lavoro, il nostro scopo. Senza dubbio gli obiettivi, buoni o cattivi che sembrino, sono passeggeri. Il vero obiettivo e scopo di tutte le anime, buone o malvagie che appaiano, sagge o stolte che sembrino, è quella nostalgia interiore e quell’impulso verso l’ obiettivo solo ed unico, la realizzazione dell’ideale spirituale. Un poeta indù dice “Non c’è nulla nel mondo che possa soddisfarti perfettamente, sebbene ci siano cose che possono soddisfarti momentaneamente”. Quindi la soddisfazione perfetta rimane comunque dipendente dall’ideale spirituale. E che importa il nome con cui viene chiamata, sia esso Dio o Bhagwan? Egli è lo spirito unico, nel Quale ed in Quale viviamo e ci muoviamo.

E se prendiamo l’ideale spirituale come nostro obiettivo riconosciuto, questo ideale ci aiuterà in tutti i nostri desideri e necessità ed in tutte le afflizioni, ed allo stesso tempo sarà questo ideale a sollevarci dalla densità che talora ci tiene legati. Non importa per quale via l’anima progredisca, sia essa la devozione,la religione, o un’altra via, fintanto che quell’ideale spirituale rimanga davanti a noi, fintanto che abbiamo davanti a noi quel porto verso cui convergono tutte le anime; quella pace; quella gioia costante; quell’Amico mai partito; quel Padre, sempre Padre, qui e là; quella Madre, la Madre di tutta l’umanità; quell’Ideale di perfetta bellezza. E mantenere quell’ideale davanti a noi, così che venga riflesso nel nostro cuore, è davvero il modo migliore per realizzare il vero scopo della vita umana.

Hazrat Inayat Khan

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Purpose of life
“Giving a purpose to our lives, it dampens the emotional capacity. If our life has a purpose to live a minute for a day for one year, instead of living for every minute, every day, every year. “
Oscar Wilde
The Meaning of Life
Life has no purpose. Do not panic. The whole idea of purpose is wrong: it comes from greed. Life is pure joy, of celebration, fun, laughter without a purpose. Life is an end in itself, has no other purpose. The moment you realize this, you know what is the theme of meditation. Is to live your life in a joyful, festive, totally, and without a final goal, no purpose in view, no purpose. Just like a child playing on the shore, collecting shells and colored stones: for what purpose? There is no purpose.
Osho
Always the man goes in search of the meaning of life and happiness, but what is the secret to find them? The response of the spiritual master Osho and meditation to this question sounds dense with meaning: the way ahead does not go for the accumulation of things, wealth or experience, because life itself is in itself the greatest gift we ever been done, and if we are here is not to our merit. Existence is a divine gift and that is why our attitude to it must be that of Baul, the maniac, who lives like a child singing and dancing, celebrating the reality for what it is, to the end. The Baul welcomes every aspect of reality because God is in everything, from the most humble and degraded the noblest, the lotus in the mud as it generates, in the wind, trees and clouds. The Baul has no need of temples and churches to worship God because his is the religion of love. There will then be chasing goals, ideals or solid, because we can all find happiness only within ourselves, in harmony with ourselves and the world.Love and meditation are the tools that Osho tells us to live an authentic life and conscious, free from slavery and drawings that the world and society impose on us
. Life is a Gift Author: Osho Publisher: De Agostini
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.. We claim that life must have meaning, but life is precisely the sense that we ourselves are willing to give it. As human beings we can only so imperfettto, tried with other religions and philosophies to meet that requirement so comforting. But such requests all lead to the same conclusion: life acquires meaning only through love. That is to say, as much as ‘we are capable of love and devotion, the more’ our life will be full of meaning.
“My belief” Hermann Hesse
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The question that everyone asks as soon as intelligence is developed, is this: “Why am I here?” “What is the purpose of my life?”
Each being has a different idea about what the purpose of life. Some believe that the purpose of life consists in being virtuous, and, through the practice of virtue, be happy.But virtue, is it? There are things that we seem to be very virtuous, but others do not seem at all virtuous. What may be a virtue in fact may be a sin in another. And it seems very virtuous from the outside, it might be very different if you were to see inside.
Of a man with a rosary in his hand, sitting on the stairs of the sanctuary, the world will say: “He is very virtuous.” But even if it was inwardly very virtuous, the world will never give the virtuous a man who’s walking in the shallows or sitting in bars, for the simple fact that he sits in bars and walking in the slums.
There are lovers of God, and there are vendors If God in a temple sits a man with a long beard and a rosary in his hands, all will go to him, the holy man! He makes a show of his devotion, a business. Then there are those who love God no They do not profess love for God is written: “Be a friend to your extension, what is not important.”This behavior is rare in the world.
Let’s see how the lovers at the beginning, hiding their love. She does not pronounce his name in front of others. He does not pronounce her name in front of others. The longer hide his love to others who begins to love God! He does not mention the name of God
Some people believe has the power, the purpose of life. We see, however, that while some want power, others do not care at all. It is impossible that the purpose of God, Life, is something that not everyone wants. And if the power was the purpose of life, the most powerful should be eternally happy. The animals most powerful are the tiger and the lion. If we go where the tigers in the jungle, we see that the tiger is always restless, moves up and down continuously. Its power is so great as to give it rest. But if we go among the lambs, which are weak, innocent, defenseless, we see that the lambs play. A lamb does not want to ever have won on another lamb. If it scares, bows his head and goes into hiding. If you feed him approaching, eat, and gives you confidence. When he sleeps, he sleeps peacefully. But in the jungle where the tiger and the lion is heard roaring through the night. And a tiger does not allow another tiger to approach her. If you get a second tiger, the two will fight until one is dead, and it remains one. If you approach them during the day, you’ll see how their breathing is labored. That same breath that makes it more quiet and peaceful, does not give peace. She has no peace, no peace, no rest. Go in front of the cage of tigers, and you’ll see.
If power was the purpose of life, the happiest nation should be the most powerful. But is this so? Some believe it is the pleasure, the purpose of life: eat, drink and be merry, for tomorrow we die. This is what everyone thinks at the end of the studies: “Let’s have fun and let us be merry, for tomorrow we may be dead.” But they can never be satisfied. If we go to the inn today, tomorrow we will want a more luxurious restaurant. If we travel by bus today, tomorrow we want our car. We want to potercela walk, all the theaters and all the restaurants. And who has health, or pockets always full, for all this fun? Even the rich can, not even the king. How long is a little pleasure.Something so short, so imperfect, can not be the purpose of God
Let us turn now to the tradition, and we will find in the Qur’an: “Know yourself and know God.” Another measure reads: “Know God in nature.” But in nature we do not find anything perfect, nothing we can call God, no perfect man, no perfect woman. Who is well educated, is not brave. Who is brave, knows nothing. If you have a great imagination, ignore those who are content pence in a shilling, and is deficient in this respect. If she is beautiful, then lack of intelligence and culture. If culture is not beauty.If you have a strong personality, not intelligence. If you are very intelligent so lacking in charm and has no personality.
In what aspect of nature so we can see God? You can see it in your nature, the ego, the self. As we can see God in the ego? Abandon tradition and look at it from the scientific point of view: we shall see that the self is first of all flesh, blood, bones, skin and breath holding everything together. The breath is life. When the breath left the body, life went on. It is the breath that gave shape to the body. And what is your breath? The breath is the sound. When it’s heavy, it is a sound that our ears can hear.When it is light, is a subtle sound that our ears can not hear. When a person we feel asleep snoring, breathing. If you go near a horse or a cow, and listen carefully, after a while you hear a subtle sound, breath. This shows that the breath is the sound, and it is through sound that was all. That’s why Hindus call it Brahman Wada, God-sound. In the Koran it is written “Kun faya Kun”, “Be, and became”.
Breath aside, if we look at ourselves, we will see that there is something else. There is something that bears witness to the breath. It is the consciousness that, in its individual aspect, we call soul. So a person, through his intellect, he knows to be an invisible being. Then he says to his soul: “You stayed so long frustrated by this body. You believed to be the body, but you’re not. You are a spirit.”
But then you think: “Maybe I’m not a spirit. Maybe it’s imagination. If I were a spirit I could go to Russia, I could go to New York. But I can not go to Russia or New York than with the steam and the train. And if I want to have news, I send a telegram. “
This is the perfection of which the Gospel speaks. “Be perfect as your heavenly Father is perfect” means this: that the spirit is conscious of the body and the body is conscious of the spirit. When so, the man is perfect. The soul gives eternal life, the body becomes for him a means of experience. But men are conscious only of the body, or, if aware of the spirit, are only aware of that.
How to become aware of the spirit? Zeb-un-Nissa, our great Sufi poet, puts it this way: “You are a drop in the ocean. But if you keep thinking of the ocean, you will also be the ocean.” If we are aware only of our own as we are animals, trying to get everything to us, taking everything for us. Some also are conscious of their small group, or their families. Their family, their small group, worship them. Some are aware of their nation, their nation loves them. The prosperity of the nation is their prosperity, the collapse of the nation, their collapse. The Masters always rather have the whole of humanity in sight. You are aware that the whole of humanity. They think: “If I have not eaten, but my brother has eaten all is well. If I did not have anything, but my brother had, everything is fine.” Through the consciousness of the whole, the soul acquires its freedom. It is not forced in any place, is not constrained by any conditions. The more we open, the more we realize the purpose of life.
I personally met a court in Hyderabad, who sat all day in court, and during lunch she heard a boy singing in the street. In India the kids really enjoy singing in the street. The boy sang a song very vulgar. The judge sent for the boy and made him sing the song.He did sing it to him a second time, then a third, and again, many times. It was a very common song. The words were composed by a poet, nor the music was composed by a musician. He was a lover singing to his girlfriend: “You look at me like I want to eat it” very vulgar expression. The judge saw every day as the world tries to devour each other, to take the best, and the song moved him so much that from that day he retired to private life. He gave it all away and became a dervish.
This was the interpretation of the court, that the world-the-girl looked at him as if he wanted to eat it. This means that the attractions and temptations of the world are likely to consume the life of a person before it can wake up and realize the truth of his life.But this is not the true purpose of life. The true purpose of life is enlightenment. It’s the only thing that has value. The time of life, every effort should be devoted to it. To realize, to recognize God, who is inside.
Hali, a Hindu poet, puts it thus: “O eyes that you want to see God, look within, the God you worship around, is inside.” It means that the eyes should be facing inside, to see God within ourselves. The aim should be to recognize the God of man, and, realizing it, become free. To realize his life, independent and immortal, free from death and decay, free from anxieties, worries and sorrows of the world.
The purpose of life (2)
It is life itself to be the lead man to his end, and the man’s fault if it fails to achieve the purpose of life. It is a confusion that arises in seeing the variety of the world, when the soul wakes up after the birth on this earth. The man is perplexed and can not determine with certainty which should be the direction and the path most appropriate for your trip. So, very often, from youth to adulthood, this man remains in doubt. He believes that his path is sometimes spiritual, sometimes it is the commercial one, sometimes the way politics, sometimes this, sometimes that. But at the same time is not the fault of life, nor the spirit guide who runs constantly. In fact, in the cradle and the path of life a child begins to show the man, the way is shown in childhood. The confusion arises when man grows his being attracted by many things, and do not know what’s what, what is right, what is wrong.
There is no doubt that the first impression one gets an impression of the world is false. The boy opens his eyes in the sincerity and the first impression is false. This confuses him, and he also began the habit of denying what is right, and goes against every religious truth. Not a single person who is addressed, but thousands, millions of people. The child denies it, because the first impression is false. He grew up in falsehood, not knowing what is right and what is wrong, and sometimes this confusion lasts until the end of life.
In this regard, the distinguish which is the subject of a person’s life, Sa’ad offers a very instructive to “Every soul that is on earth, comes with a light already burning in him, for his work on earth” and if you do not know it, the fault lies with the world around him, not the spirit or nature.
If you inquire among the largest and worst tragedies of life, you will find that none is bigger than this. All the happiness, all wealth, all that the world has to offer, everything amounts to nothing. Power, possessions, everything that gives us the illusion that its owner is lucky. But nothing that the world has to offer is enough. The only thing really is just the blessing of Heaven, that light by which a person begins to see his path in life.
Before you judge the attitude of another person we must stop and think that we have the right to judge whether that is going in one direction, right or wrong. We can only judge ourselves, if we are going in a direction right or wrong, when we see our way ahead. As Jesus said “Judge not”. According to the Hindu custom of man are you attracted to four apparent objects, and feels that one of these is his life: Dharma, the Ardh, Karma, the Moksha.
1) The Dharma, duty. Sometimes a person devotes his whole life and everything he has someone who loves a brother, sister, mother, father, son or daughter, a prophet, a teacher, a muse, someone to believe in have a duty. It may be that the same path is a path right, desirable, good and virtuous one, and that another is a wrong way. But who has the right to call the wrong path of another? He is a man, how advanced it may be, the right to judge the path of another? This right can not have it, since everyone competes to solve the enigma.
2) The Ardh the earth. All that the earth can offer, wealth, possessions, position or power, all that the world can give, a person works for this, like this. He thinks: “This is the broad way, the practical way, the other is wise not to know the way, the right way!”and if we see the downside, major charities come from those who have worked in this way, and given. As you can judge and say that this is not the right way? Perhaps the way through which one has ascended to that position or wealth from where commands can not, for most of humanity, defined wrong.
3) The Way to Happiness, comfort, pleasure. The person seeking happiness, pleasure, comfort, often thinks of others, or at least it includes the like. He who sleeps in a forest of stone not know what the world wants, but one who seeks the happiness divide this happiness with others. He tortures himself can not share the happiness with others, since it is torturing himself. When will we see things from this point of view, tolerance and indulgence will arise in us towards all.
4) Moksha, the path along which we can advance all the religious and pious people.They seek to achieve a reward, happiness, in a future life. They think: “If life in this world is daunting, if our devotion, if our service here is useless, we will have a reward in the hereafter.” In any religion, any faith they belong to, as long as they remain on the path certainly accomplish something, perhaps more than those who expect a reward for tomorrow morning. Think of the patience you have and the good deeds they perform. And while a person who does good and is hoping for a reward of immediate danger of abandoning the right road, one who expects a reward in the hereafter, by contrast, remains on the right path.
Christ’s words, “Judge not” come to our aid in demonstrating the depth of the problem. The greater our understanding and we will see how the paths are granted to the temperaments. One is a path, one for another, but all go toward a goal. The goal is no different, it’s just the path to be different. And all these disputes and conflicts between people of different religions, each of which says: “My path is right, how can it be right, how can this be the idea of Christ? As soon as we judge a person break not only teaching but also the life of Christ. He has not only taught, she also lived what he taught. To him were brought people with all kinds of defects, and showed tolerance towards all and indulgence. Christ said: “Do not call me good.”
The greatest responsibility we have in life is to find our own path, the object of our lives, not waste time with others. Imagine that someone has a better purpose in life, and it is our friend, we must not pull back. If a person has a purpose in life seems to be worse, let us 0l’abbia, we must not pull it toward us. It does not matter whether at the time it seems a bad end, who knows that he has no lesson to be learned even from bad purpose. In life we learn many things from our mistakes and errors. If a person falls, learn from the fall. If a person mistakenly believed to an object, following sincerely finally arrive at the goal toward which the soul guides every individual.
One thing must be understood. As a rule of having the man show, in its nature, a certain childishness. This is childish dependence. What he wants is someone else that indicates the purpose of life, to tell him what is good. First, nobody has the right to tell him. Even if, by chance, the other is his father, his mother, his teacher, their first duty is to awaken in him the spirit capable of achieving the purpose of his life, saying, “This is the purpose of your life “, because the soul is free. Jelal-ud-Din Rumi says, “The soul is imprisoned in the mortal body, and it is his constant goal to be free and experience the freedom that is his true nature.” And as long as a person in the position of father or mother or teacher, or guardian, did not understand this principle, that every soul should be free to choose, not really able to help another.
In human nature there is also another defect as well all’infantilismo. No doubt it seems a natural defect. The man usually does not know what is your problem. Ask a doctor, and he says that in a hundred patients, hardly one can tell what did not go. They leave the task to the doctor to find out, impossible task. No one can know another’s desire, pain, ambition, desire, the longing of others continues. The work of the one who helps, advises, guides another must be to make that person capable of knowing. A good doctor will make that person able to express, perceive, realize what’s really wrong with him. Until a person has fully understood the problem, can not be helped.
And finally, what do we learn this subject? What do you suggest? We must cultivate in ourselves to act that way to understand our needs and afflictions, our work, our purpose. No doubt the goals that seem good or bad, are passengers. The real aim and purpose of all souls, good or evil appearing, wise or foolish that they seem, is that nostalgia and inner impulse towards’ one and only goal, the realization of the spiritual.A Hindu poet says, “There is nothing in the world that could meet the criteria perfectly, although there are things that can satisfy you at the moment.” So perfect is still dependent on the satisfaction by the ideal spiritual. And who cares the name by which it is called, be it God or Bhagwan? He is the only spirit in which and how we live and move.
And if we take the spiritual ideal as our objective recognized, this ideal will help us in all our wants and needs and in all afflictions, and at the same time this will be ideal to lift us from the density that sometimes keeps us connected. No matter which way the soul progresses, it is devotion, religion, or another way, as long as the ideal spiritual remains before us, as long as we have before us that the port towards which converge all souls; that peace, that joy constant that friend never left, that Father, Father always, here and there, that Mother, the Mother of all humanity, the ideal of perfect beauty. And keep that ideal before us, so that is reflected in our heart, is really the best way to realize the true purpose of human life.
Hazrat Inayat Khan

Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore” – See the mind and body through the”expert “-


– Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore” –

Sati è la capacità di riportarci al presente, come quando ci chiediamo: “Cosa sto facendo?”.
Sampajañña è la consapevolezza che in questo momento sto facendo questo o quest’altro.
Osserviamo l’inspirazione e l’espirazione con sati e sampajañña.
Solo la mente conta.
Ecco perché si dice che bisogna educarla. Ma se la mente è la mente, con quale strumento la educhiamo?
Sostenendo sati e sampajañña con continuità, saremo in grado di conoscerla. Il ‘conoscitore’ è un passo oltre la mente, è ciò che conosce lo stato della mente. La mente è la mente. Ciò che la riconosce semplicemente come tale è ‘il conoscitore’, che trascende la mente. Il conoscitore trascende la mente, ed è per questo che può sorvegliarla e insegnarle cosa è bene e cosa è male. Alla fine tutto si riconduce a questa mente iperattiva.
Quando la mente resta coinvolta nella sua stessa proliferazione, la consapevolezza è assente e la pratica è sterile. Dunque educhiamo la mente per udire il Dhamma, per coltivare il Buddho, la consapevolezza chiara e luminosa, ciò che sorpassa e trascende la mente ordinaria, che ne conosce tutte le vicissitudini. Ecco perché meditiamo sulla parola ‘Buddho’, per conoscere la mente oltre la mente. Osservate tutti i suoi movimenti, buoni o cattivi, finché il conoscitore comprende che la mente è soltanto la mente, non un sé o una persona. È ciò che si definisce cittanupassana, la contemplazione della mente. Contemplando così scopriremo che è impermanente, imperfetta e priva di un proprietario. Che questa mente non ci appartiene.
Riassumendo: la mente è ciò che riconosce gli oggetti dei sensi, i quali sono distinti dalla mente; il conoscitore è ciò che conosce tanto la mente che gli oggetti dei sensi per quelli che sono. Dobbiamo ricorrere a sati per ripulire di continuo la mente.
Tutti hanno sati; anche un gatto, quando va a caccia di topi. Un cane la possiede quando abbaia ai passanti. Anche questa è sati, ma non è quella del Dhamma. Benché tutti la possiedano, ne esistono diversi livelli, come ci sono molti livelli nel modo di guardare le cose. Come quando parlo della contemplazione del corpo; c’è che mi dice: “Ma cosa c’è da contemplare? È sotto gli occhi di tutti. Kesa e loma li vediamo già. E allora? La gente è fatta così. Certo che vede il corpo, ma è una visione distorta, non vede attraverso il Buddho, il conoscitore, il risvegliato.
Vede con gli occhi fisici, alla maniera ordinaria.
Vedere il corpo non è abbastanza. Limitarsi a questo è fonte di guai. Bisogna vedere il corpo dentro il corpo, allora si comincia a capire. Vederlo e basta ci espone ai suoi inganni, al fascino del suo aspetto esteriore. Quando non si vede l’impermanenza, l’imperfezione e l’assenza di un proprietario, si produce kamachanda, il desiderio sensoriale.
Ci si lascia sedurre dalle forme, dai suoni, dagli odori, dai sapori e dalle sensazioni. Vedere così è vedere con gli ordinari occhi di carne, che si spingono all’amore e all’odio e a discriminare fra piacevole e spiacevole. Il Buddha ha insegnato che non basta. Bisogna vedere con gli occhi della mente. Vedere il corpo nel corpo. Provate a guardarci dentro… che disgusto! Ci sono le cose di oggi mischiate alle cose di ieri, non ci si capisce nulla. Vedere in quest’altro modo è molto più rivelante che vedere con gli occhi fisici. Contemplate, guardate con gli occhi della mente, con gli occhi della saggezza. La capacità di comprensione varia da persona a persona. Per alcuni le cinque meditazione non hanno senso.
Cosa c’è da contemplare nei peli, i capelli, le unghie, i denti e la pelle? A sentir loro li vedono già, ma in realtà li vedono solo con l’occhio carnale, con quest’occhio pazzo che guarda solo quello che vuole guardare. Per vedere il corpo nel corpo c’è bisogno di una vista molto più acuta. Con questa pratica si può estirpare alla radice l’attaccamento ai cinque khandha. Sradicare l’attaccamento significa sradicare la sofferenza, dal momento che la sofferenza deriva dall’attaccarsi ai cinque khandha. Non dai cinque khandha in quanto tali, ma dal vederli come qualcosa che ci appartiene. Quando se ne vede chiaramente la natura attraverso la pratica meditativa, la sofferenza non fa più presa, come un bullone svitato.

Ven. Buddhadasa

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– See the mind and body through the”expert “-

Sati is the ability to bring us back to this, as when we ask, “What am I doing? ‘”.
Sampajañña is the realization that at this moment I’m doing this or that.
We observe the inhalation and exhalation with sati and sampajañña.
Only the mind is important.
That’s why we say that we must educate. But if the mind is the mind, as a tool to educate?
Supporting sampajañña sati and continuously, we will be able to meet you. The ‘expert’ is a step beyond the mind, you know what state of mind. The mind is the mind. This recognizes that this is simply as ‘the knower’, which transcends the mind.The knower transcends the mind, and that is why I can watch over and teach what is good and what is bad. At the end everything comes back to this hyperactive mind.
When the mind is involved in its own proliferation, awareness is absent and the practice is sterile. So we educate the mind to hear the Dhamma, to cultivate the Buddha, bright, clear awareness, which surpasses and transcends the ordinary mind, which knows all the ups and downs. That’s why we meditate on the word ‘Buddha’, to know the mind beyond the mind. Look at all his movements, good or bad, as long as the expert understands that the mind is only the mind, not a self or a person. It is what is called cittanupassana, the contemplation of the mind.Contemplating find that it is impermanent, imperfect, and without an owner. Mind that this does not belong to us.
In summary, the mind is what recognizes the objects of the senses, which are distinct from the mind, is what the knower knows that both the mind and the sense objects for what they are. We need to use sati to clear the mind constantly.
Everybody has sati, even a cat when it hunts for mice. A dog barks when it owns to the passers. This too is sati, but that is not the Dhamma. Although all have it, there are different levels, as there are many levels in the way of looking at things. Like when I speak of contemplation of the body is telling me: “What is there to contemplate? It is in everyone’s eyes. Loma kesa and already we see them. So what? People are like that. Of course I see the body, but it is a distorted view, does not see through the Buddha, the knower, the awakened one.
You see with physical eyes, in the ordinary way.
See the body is not enough. Simply this is a source of trouble. You have to see the body inside the body, then you begin to understand. See it just exposes us to his deception, the charm of his appearance. When you do not see the impermanence, imperfection and the absence of such an owner is produced kamachanda, sensory desire.
We are seduced by forms, sounds, smells, tastes and feelings. See so you see with the eyes of ordinary meat, which is pushing for love and hate and discriminate between pleasant and unpleasant. The Buddha taught that it is not enough. You have to see with the eyes of the mind. See the body in the body. Try to look inside …disgust! There are things to mix things today than yesterday, we do not understand anything. See in that way is much more revealing to see with physical eyes. Look out, look through the eyes of the mind, with eyes of wisdom. The ability of understanding varies from person to person. For some, the five meditation does not make sense.
What is there to provide in hair, hair, nails, teeth and skin? According to them they see them already, but in reality they see only the carnal eye, this eye with a madman who wants to watch only what you watch. To see the body in the body need a much more acute. This practice can eradicate the root attachment to the five khandhas.Eradicating the attachment means to eradicate suffering, because suffering comes from attachment to five khandhas. Not the five khandhas as such, but by seeing them as something that belongs to us. When he sees clearly the nature through the practice of meditation, suffering is no longer taken as a bolt unscrewed.

Fri Buddhadasa

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Amore Universale – Universal Love – Deepak Chopra


Amore Universale


L’amore universale, e l’innamoramento di coppia
Intervista a Deepak Chopra (*)

Deepak Chopra, di Tim Miejan.
Microfono puntato su un altro grande personaggio della nuova era, il “medico New Age” indiano, che da molti anni si è trasferito negli Stati Uniti, dove, tra l’altro, è diventato la “guida spirituale” di numerose star dello spettacolo.
Al di là di facili malizie, si tratta effettivamente di un uomo affascinante, che sembra vivere davvero molte delle splendide cose che scrive.
E ascoltarlo è comunque un piacere.
Qui, prendendo spunto dalla realizzazione del suo primo CD musicale, ci parla soprattutto del rapporto d’amore, con se stessi e con la vita, oltre che con un partner.
– Il suo ultimo lavoro, “A Gift of Love” (Un dono d’amore), è un potente tributo all’amore. Perché ha scelto Rumi? –
“Jalaleddin Rumi nacque nel 1207 e fu un Sufi. All’interno delle cerchie di Sufi islamici, viene considerato un profeta e riverito come tale”. –
– Era un mistico? –
“Senza dubbio. Parlava soprattutto dell’esperienza dell’amore. Diceva che, in un vero rapporto, due persone possono trovare l’una nell’altra e, perciò, aprire la porta all’esperienza di Dio. Ed il modo migliore di trovare Dio è attraverso il rapporto umano.
Rumi dice che nel rapporto umano si entra in contatto e si comunica con un’altra anima; che il rapporto è la cosa più importante nella vita.
L’esistenza senza rapporti sarebbe impossibile. La comunione non implica soltanto la fiducia, ma la parità e la sensibilità, nonché un livello di comunicazione aperta, onesta e fiduciosa. Ma ciò rappresenta soltanto il preludio alle varie fasi dell’amore, tra le quali figurano l’attrazione, l’infatuazione, l’intimità, l’arrendersi, la passione e l’estasi.

L’obiettivo fondamentale è l’esperienza dell’estasi, che è il nostro stato primordiale ed originario. E questa estasi è letteralmente la trascendenza dal mondo ordinario e mondano al mondo della magia e del mistero. L’estasi giunge attraverso l’amore e attraverso l’accesso a livelli sempre più profondi di comprensione dell’amore. “L’amore non è un semplice sentimento. L’amore non è una semplice emozione. L’amore è la verità fondamentale alla base della creazione.
E la verità fondamentale alla base della creazione è che esiste uno soltanto di noi che finge di essere tanti di noi.
Quando parliamo di amore per noi stessi, non parliamo di amore per il nostro ego, o per l’immagine che abbiamo di noi, ma parliamo di intimità con una parte più vasta di noi stessi. Una volta arrivati a quella parte di noi stessi che è il fondamento del nostro essere, riconosciamo l’esistenza di un’intelligenza che governa l’attività della nostra mente e del nostro corpo. E quando ci sintonizziamo maggiormente con essa, ci rendiamo conto che si tratta della stessa intelligenza che governa l’attività di tutte le
menti e di tutti i corpi, nonché, in effetti, di tutto l’universo.

Questo significa sperimentare coscientemente l’unità di tutto ciò che esiste. Ed è quando sperimentiamo questa unità che siamo innamorati. Ed essere innamorati è la nostra condizione originaria. E trovare questa condizione originaria significa superare la paura della mortalità, che è alla base di qualsiasi altra paura.
La coscienza dell’unità del tutto è quello stato di consapevolezza in cui sai veramente, a livello di esperienza, che tutti noi siamo un’unica cosa, che l’osservatore e la cosa osservata, l’amante e l’amato, colui che conosce e l’oggetto della sua conoscenza sono tutti lo stesso essere, sia pure in guise diverse. La coscienza dell’unità è l’intelligenza che in realtà fa di noi un’unica cosa, ma che si differenzia nell’apparente separazione che esiste tra di noi”.
– E quale è il collegamento tra l’amore e l’energia che collega ogni cosa? –
“L’amore è il mezzo per trovare questo collegamento”.
– Dunque, quando ci innamoriamo, si apre davanti a noi una porta che conduce a questa consapevolezza? –
“Quando qualcuno si innamora per la prima volta, entra in contatto con lo spirito. Dentro di sé, perde le abituali certezze, il che costituisce uno dei primi modi di esplorare l’ignoto, che è spirito. Chi è innamorato si distacca dalle cose mondane, triviali. E’ pervaso da un senso di meraviglia, è più esposto, più vulnerabile, ma anche più spensierato, più allegro. Sono questi i segni del fatto che, in realtà, sta sperimentando una connessione con lo spirito. E’ anche uno stato d’innocenza.
Pensi a un bambino”.

– Ed è l’essere nel momento presente. –
“Quando si è innamorati, si sta nel momento presente. Quando si è allegri e scherzosi, si sta nel momento presente. Quando si ha l’innocenza, si sta nel momento presente. E in realtà, è questo l’unico momento che esiste. Il momento presente è l’unico che non ha mai fine. Tutto il resto è nell’immaginazione. E’ la nostra immaginazione che ci distoglie dall’essere innamorati”.
– Esistono dei modi per rimanere ininterrottamente in questo stato? –
“Sì. Innanzitutto, sentirsi a proprio agio con ciò che si è. Quando cerchiamo di non essere chi siamo, ci mettiamo addosso costantemente delle maschere, e in questo modo ci priviamo del nostro fascino. Il nostro fascino deriva dalle nostre contraddizioni, dal sentirci a nostro agio con le nostre contraddizioni. Il nostro fascino deriva dalla sicurezza interiore che avere delle debolezze non significa essere imperfetti, ma completi. Se si vuole fare esperienza dell’amore, la prima cosa da fare è sentirsi a proprio agio con se stessi. E’ un altro modo per dire: ama te stesso. Ma bisogna anche imparare a non giudicare il comportamento degli altri. Non bisogna aspettarsi nulla in risposta al proprio atteggiamento amorevole. Quest’ultimo rappresenta la sua stessa ricompensa. Bisogna credere profondamente di essere degni d’amore. Bisogna imparare a dare sempre. Se si fa questo, allora ci si sente davvero innamorati”.
– Ed una società piena d’amore sarebbe davvero straordinaria! –
“Una società piena d’amore guarirebbe di certo le ferite della nostra anima, perché è quello di cui siamo alla ricerca. E’ questa la base di tutte le guerre, di tutto il razzismo, ed anche della profanazione del nostro pianeta e della nostra ecologia. Tutto questo deriva dall’incapacità di entrare in contatto con quella parte di noi stessi che è piena d’amore”.
– Nel suo CD, lei parla della differenza tra Amore e Attaccamento. Nella nostra società attuale c’è molto attaccamento collegato all’amore. –
“Sì, è una cosa terribile che facciamo. L’attaccamento deriva dal preoccuparsi solo di sé, dall’autocommiserazione, dal dare importanza solo a sé e dal lamentarsi per sé. E’ perciò il vero contrario dell’amore. L’attaccamento è incentrato su di Me, non su di Te. E l’amore, nel vero senso, non è incentrato su di Me, ma su di Te. E’ la capacità di dare, di permettere, di lasciare che le persone siano ciò che sono. Vede, quando si è davvero innamorati, non si sente la necessità di pensare a se stessi. Quando si è in quello stato di consapevolezza in cui non si ha la necessità di manipolare, controllare, blandire, convincere, insistere, pregare, o sedurre, allora si è davvero innamorati. Tutto il resto è soltanto una maschera della presunzione”.
– Lei afferma nel libretto che accompagna il CD che una delle sue missioni è trovare guarigione ed amore. –
“La mia missione sta andando sempre più in quella direzione: guarigione, amore e servizio”.
– Il fatto di aver realizzato questo CD sta ad indicare che Rumi ha rappresentato per lei un’ispirazione. –
“Rumi è stato una delle maggiori ispirazioni nella mia vita, fin da quando ero bambino. Nella mia infanzia, sono cresciuto nutrendomi molto di poesia, sia orientale sia occidentale, grazie ai miei genitori che me ne leggevano ogni sera, quando era il momento di andare a letto. Sono stato molto influenzato dai poeti visionari. Rumi era un poeta che andavamo certamente ad ascoltare la sera quando le persone ne recitavano i versi e danzavano. E, subito dopo Rumi, c’era Tagore, il poeta indiano. A dire il vero, attualmente sto lavorando ad una nuova traduzione delle poesie di Tagore, che affrontano il fenomeno della morte e il modo in cui possiamo superare la paura della morte. Sono poesie davvero belle e raffinate”.
– Lei ha fatto riferimento, prima al collegamento, tra l’amore ed il superamento della paura della morte. –
“Sì. Il superamento della paura della morte deriva unicamente dal trovare quella parte di se stessi che non muore. Il corpo muore, la mente muore, le emozioni muoiono, l’intelletto muore e l’ego muore – si spera! – ma c’è una parte di sé che non muore. L’anima è fondamentalmente un coagulo d’amore con un po’ di software karmico registrato sopra”.
– Mi chiedo se, nel nostro processo di evoluzione come esseri umani, ci stiamo evolvendo anche nel modo di comprendere l’amore. –
“Credo di sì. Le varie fasi dell’evoluzione della coscienza umana sono ben delineate nella tradizione vedantica. I Vedanta descrivono sette stadi distinti nell’evoluzione della coscienza: il primo stadio è quello di sonno profondo, poi si passa a quello onirico, alla veglia, a quello in cui si intravede l’anima, alla coscienza cosmica, alla coscienza divina e, infine, alla coscienza dell’unità. “Man mano che ci evolviamo attraverso questi stadi, acquisiamo spontaneamente gli attributi dell’amore. Siamo in grado di essere felici e di provare compassione e amore. Abbiamo la capacità di provare gioia anche quando attraversiamo un momento di agitazione, e siamo in grado di estendere questa gioia agli altri. Ci sentiamo connessi alla parte creativa dell’universo, al mistero che tiene insieme tutto. Sentiamo altresì che la nostra vita ha un senso e uno scopo. E tutto questo fa parte della nostra sempre maggiore capacità di sperimentare l’amore”.
– Qual è la principale barriera che ci separa dall’amore? –
“La non conoscenza di noi stessi. La distrazione. Il fatto di non essere collegati alla nostra essenza. Trascorriamo più tempo con chiunque altro che con noi stessi. Veniamo indottrinati, ci viene fatto il lavaggio del cervello, siamo programmati per trascorrere il nostro tempo praticamente con qualsiasi cosa ci distragga. Siamo distratti continuamente da preoccupazioni assai ordinarie e viviamo una vita davvero inconsapevole. Diventiamo una massa di riflessi condizionati, innescati da persone e circostanze per portarci a dei risultato totalmente prevedibili. Quando guardate la televisione e vedete, per esempio, i politici, in realtà sullo schermo state vedendo dei bambini di cinque anni in corpi vecchi. Non c’è stata alcuna crescita, alcuna evoluzione, alcuna maturità. Ciononostante, queste persone hanno raggiunto livelli straordinari di successo nella società. In effetti, sono le persone che ci governano”.
– Mi chiedo cosa le piaccia fare nella sua vita privata, quando si trova in uno spazio aperto… –
“Mi piace andare nuotare sott’acqua, mi piace paracadutarmi da un aereo, mi piace andare in deltaplano, oppure mi piace semplicemente mettermi seduto a scrivere, o a leggere delle belle poesie di Rumi”.
– Non riesco ad immaginarla mentre vola su un deltaplano… –
“E invece lo faccio abbastanza spesso con i miei figli”.
– Molte persone hanno paura di un’esperienza del genere. –
“Ogni paura, in realtà, non è che paura dell’ignoto. Una volta che cominci a gettarti nell’abisso dell’ignoto, ti accorgi che ciò comporta un senso di esaltazione che il noto non riuscirà mai più a procurarti”.
– E quando riesci a superare una paura, è facile superarle tutte. –
“E’ vero. Assolutamente”.
(Deepak Chopra)
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(L’autore) Deepak Chopra, indiano di nascita, ma americano d’adozione, oltre ad essere il più celebre “medico New Age” del mondo (è endocrinologo ed esperto di medicina ayurvedica, e dirige il Chopra Center for Well Being a San Diego, in California) è soprattutto l’autore di libri tra i più ispiranti degli ultimi anni.

Universal Love

Universal love, and falling in love as a couple
Interview with Deepak Chopra (*)
Deepak Chopra, by Tim Miejan.
Microphone aimed at another great character of the new era, the Indian “New Age doctor”, who for many years has moved to the United States, where, among other things, he has become the “spiritual guide” of numerous stars of the show.
Beyond easy mischief, he is indeed a charming man, who seems to really experience many of the splendid things he writes.
And listening to him is still a pleasure.
Here, taking inspiration from the creation of his first music CD, he speaks above all of the relationship of love, with oneself and with life, as well as with a partner.
– His latest work, “A Gift of Love”, is a powerful tribute to love. Why did you choose Rumi? –
“Jalaleddin Rumi was born in 1207 and was a Sufi. Within the circles of Islamic Sufis, he is considered a prophet and revered as such.” –
– Was he a mystic? –
“Without a doubt. He spoke mostly of the experience of love. He said that, in a true relationship, two people can find each other and, therefore, open the door to the experience of God. And the best way to find God is through the human relationship.
Rumi says that in the human relationship one comes into contact and communicates with another soul; that relationship is the most important thing in life.
Existence without relationships would be impossible. Communion implies not only trust, but equality and sensitivity, as well as a level of open, honest and trusting communication. But this is only the prelude to the various stages of love, which include attraction, infatuation, intimacy, surrender, passion and ecstasy.
The fundamental objective is the experience of ecstasy, which is our primordial and original state. And this ecstasy is literally the transcendence from the ordinary and mundane world to the world of magic and mystery. Ecstasy comes through love and through accessing ever deeper levels of understanding of love. “Love is not a simple feeling. Love is not a simple emotion. Love is the fundamental truth behind creation.
And the fundamental truth behind creation is that there is only one of us pretending to be many of us.
When we talk about love for ourselves, we are not talking about love for our ego, or for the image we have of ourselves, but we are talking about intimacy with a larger part of ourselves. Once we get to that part of ourselves which is the foundation of our being, we recognize the existence of an intelligence that governs the activity of our mind and body. And when we tune into it more, we realize that it is the same intelligence that governs the activity of all
minds and all bodies, as well as, indeed, the whole universe.
This means consciously experiencing the unity of all that exists. And it is when we experience this unity that we are in love. And being in love is our original condition. And finding this primal condition means overcoming the fear of mortality, which is the basis of any other fear.
The consciousness of the unity of the whole is that state of awareness in which you truly know, on the level of experience, that we are all one, that the observer and the observed, the lover and the beloved, the one who he knows and the object of his knowledge are all the same being, albeit in different guises. The consciousness of unity is the intelligence that actually makes us one thing, but which differs in the apparent separation that exists between us “.
– And what is the connection between love and the energy that connects everything? –
“Love is the means to find this connection”.
– So, when we fall in love, does a door open before us that leads to this awareness? –
“When someone falls in love for the first time, he comes into contact with the spirit. Inside himself, he loses his usual certainties, which is one of the first ways to explore the unknown, which is spirit. Whoever is in love detaches himself from things worldly, trivial. He is pervaded by a sense of wonder, he is more exposed, more vulnerable, but also more carefree, more cheerful. These are the signs that, in reality, he is experiencing a connection with the spirit. a state of innocence.
Think of a child. ”
– And it’s being in the present moment. –
“When you are in love, you are in the present moment. When you are cheerful and playful, you are in the present moment. When you have innocence, you are in the present moment. And in reality, this is the only moment that exists. . The present moment is the only one that never ends. Everything else is in the imagination. It is our imagination that distracts us from being in love. ”
– Are there any ways to remain in this state continuously? –
“Yes. First of all, to feel comfortable with who you are. When we try not to be who we are, we constantly put on masks, and in this way we deprive ourselves of our charm. Our charm derives from our contradictions, from feeling ourselves at ease with our contradictions. Our fascination comes from the inner confidence that having weaknesses does not mean being imperfect, but complete. If you want to experience love, the first thing to do is to feel comfortable with yourself. It is another way of saying: love yourself. But you also have to learn not to judge the behavior of others. You shouldn’t expect anything in response to your loving attitude. The latter is your own reward. You have to deeply believe that you are worthy. love. We must learn to always give. If you do this, then you feel truly in love. ”
– And a society full of love would be truly extraordinary! –
“A society full of love would certainly heal the wounds of our soul, because that is what we are looking for. This is the basis of all wars, of all racism, and also of the desecration of our planet and ours. ecology. All this derives from the inability to get in touch with that part of ourselves that is full of love “.
– On your CD, you talk about the difference between Love and Attachment. In our current society there is a lot of attachment connected with love. –
“Yes, it’s a terrible thing we do. Attachment comes from worrying only about oneself, from self-pity, from giving importance only to oneself and from complaining for oneself. It is therefore the true opposite of love. Attachment is centered on Me, not on You. And love, in the true sense, is not centered on Me, but on You. It is the ability to give, to allow, to let people be what they are . You see, when you are truly in love, you don’t feel the need to think about yourself. When you are in that state of awareness where you don’t need to manipulate, control, coax, persuade, insist, pray, or seduce , then you are really in love. Everything else is just a mask of presumption “.
– You state in the booklet accompanying the CD that one of your missions is to find healing and love. –
“My mission is moving more and more in that direction: healing, love and service.”
– The fact that she made this CD indicates that Rumi was an inspiration for her. –
“Rumi has been one of the greatest inspirations in my life, ever since I was a child. In my childhood, I grew up eating a lot of poetry, both Eastern and Western, thanks to my parents who read it to me every night, when it was time to I was very influenced by visionary poets. Rumi was a poet that we certainly went to listen to in the evenings when people recited his verses and danced. And, right after Rumi, there was Tagore, the Indian poet. true, I am currently working on a new translation of Tagore’s poems, which address the phenomenon of death and how we can overcome the fear of death. They are really beautiful and refined poems. ”
– You referred first to the connection between love and overcoming the fear of death. –
“Yes. Overcoming the fear of death comes solely from finding that part of yourself that does not die. The body dies, the mind dies, the emotions die, the intellect dies and the ego dies – hopefully! – but c “it’s a part of oneself that doesn’t die. The soul is basically a love clot with some karmic software recorded on it.”
– I wonder if, in our process of evolution as human beings, we are also evolving in the way of understanding love. –
“I believe so. The various phases of the evolution of human consciousness are well delineated in the Vedantic tradition. The Vedantas describe seven distinct stages in the evolution of consciousness: the first stage is that of deep sleep, then we move on to the oneiric one, to the wakefulness to that in which the soul is glimpsed, to cosmic consciousness, to divine consciousness and, finally, to the consciousness of unity. “As we evolve through these stages, we spontaneously acquire the attributes of love. We are able to be happy and have compassion and love. We have the ability to feel joy even when we are going through a moment of turmoil, and we are able to extend that joy to others. We feel connected to the creative part of the universe, to the mystery that holds everything together. We also feel that our life has meaning and purpose. And all of this is part of our growing capacity to experience love. ”
– What is the main barrier that separates us from love? –
“Not knowing about ourselves. Distraction. Not being connected to our essence. We spend more time with anyone else than with ourselves. We are indoctrinated, we are brainwashed, we are programmed to spend our time. with practically anything distracting us. We are continually distracted by very ordinary worries and live a truly unconscious life. We become a mass of conditioned reflexes, triggered by people and circumstances to lead us to totally predictable results. When you watch television and see, for example , the politicians, actually on the screen you are seeing five-year-old children in old bodies. There has been no growth, no evolution, no maturity. Nonetheless, these people have achieved extraordinary levels of success in society. In fact, they are the people who govern us “.
– I wonder what she likes to do in her private life, when she is in an open space … –
“I like to go swimming underwater, I like to parachute from a plane, I like to hang gliding, or I like to just sit down to write, or read some beautiful poems by Rumi”.
– I can’t imagine her flying on a hang glider … –
“But I do it quite often with my children.”
– Many people are afraid of such an experience. –
“All fear, in reality, is nothing but fear of the unknown. Once you begin to throw yourself into the abyss of the unknown, you realize that this brings about a sense of exaltation that the known will never be able to give you again.”
– And when you can overcome one fear, it’s easy to overcome them all. –
“It’s true. Absolutely.”
(Deepak Chopra)
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(The author) Deepak Chopra, Indian by birth, but American by adoption, as well as being the most famous “New Age doctor” in the world (he is an endocrinologist and expert in Ayurvedic medicine, and directs the Chopra Center for Well Being in San Diego, California) is above all the author of some of the most inspiring books of recent years.

Meditazione e pace nel cuore – Meditation and peace in the heart – SOGYAL RINPOCHE


Meditazione e pace nel cuore

Cercare la pace nel cuore, durante la meditazione
Tratto da: SOGYAL RINPOCHE MEDITAZIONE:Cos’è e come praticarla Edizioni Amrita

Trovare la quiete del cuore  Quando leggete libri sulla meditazione, o anche quando la meditazione viene proposta da gruppi diversi, si pone l’accento soprattutto sulle tecniche: in Occidente la gente è molto interessata alla ’tecnologia’ della meditazione. Però, non c’è dubbio che l’elemento più importante della meditazione non è la tecnica, ma il modo di essere, lo spirito, che viene chiamato ’postura’che una postura non tanto fisica, quanto collegata all’atteggiamento mentale e la disposizione dell’animo. E’ bene sottolineare che quando cominciate a praticare la meditazione, entrate in una dimensione completamente diversa della realtà . Normalmente dedichiamo gran parte dei nostri sforzi a raggiungere obiettivi, e ciò implica una lotta, mentre nella meditazione è esattamente il contrario: è una rottura completa rispetto al nostro modo di agire, dal momento che si tratta di uno stato privo di ambizioni, dove non esiste, nè consenso, nè rifiuto, nè speranza, nè paura. La meditazione è semplicemente un modo di essere, di sciogliersi, come un pezzo di burro lasciato al sole: non a nulla a che fare con quello che sapete, o meno al riguardo. In effetti, ogni volta che praticate la meditazione, dovrebbe essere per voi qualcosa di nuovo, come se stesse accadendo per la prima volta. Limitatevi a starvene tranquillamente seduti, con il corpo immobile, senza parlare, con la mente distesa, e permettete ai pensieri di andare e venire, senza consentire la formazione di attaccamenti di alcun tipo. Si tratta di un semplice processo di osservazione del respiro, sempre che abbiate bisogno come aiuto di concentrarvi su qualcosa. Quando espirate, siate consapevoli del fatto che state espirandoche quando inspirate, siate consapevoli che state inspirando, senza ulteriori commenti, analisi, o lavorii mentali. Questa semplicissima attenzione filtra i vostri pensieri e le emozioni e allora, come liberandosi di una vecchia pelle, qualcosa sguscia fuori e si libera. Di solito la gente tende a rilassare il corpo concentrandosi su diverse parti: il vero rilassamento, però, viene, quando vi rilassate profondamente dall’interno, perchè solo allora ogni altra parte di voi si rilasserà  da sola, in maniera naturale, secondo la propria natura. Meditazione significa, quindi, essere molto semplici e naturali, rilassare la mente senza imporle nulla, e senza nemmeno cercare di essere calmi: non dovrebbe esserci nessuno sforzo deliberato per di controllarla, e nessun tentativo di stare tranquillo in pace. Comunque lo scopo fondamentale della postura è la creazione di nu ambiente ideale per la meditazione, che aiuta la mente a raggiungere uno stato di maggior risveglio. C’è un detto famoso:  se crei una condizione propizia nel corpo e nell’ambiente circostante, la meditazione e la realizzazione si produrranno automaticamente. Se il vostro atteggiamento e la postura sono corretti, allora la meditazione sorgerà  naturalmente. La prima cosa da imparare nella meditazione è come  spazzar via il vostro vecchio ego nevrotico, ed invece limitarvi tranquillamente ad essere , a trovare la pace del cuore, tranquillità  e soddisfazione. A questo punto, all’inizio, la natura può essere di grande aiuto. Per coloro che non sono abituati alla meditazione, o che hanno difficoltà  nel praticarla, può essere molto positivo servirsi della natura, per esempio: fissare il cielo,od ascoltare il rumore di una cascata, e, se siete in città , passeggiare nel parco e guardare gli uccelli, od osservare le foglie degli alberi mosse dal vento. Distraetevi dalle vostre preoccupazioni con la vostra mente inquieta. Molti praticanti anche troppo seri non sanno distrarsi nella meditazione, mentre un buon meditatore sa come deve prendere con spirito la meditazione, perchè se uno non ci riesce, potrebbe finire con il rivelarsi più un problema che un aiuto. Nelle vostre prime esperienze di meditazione potreste provare una specie di impazienza: volete avere subito dei risultati, ma c’è un detto molto saggio che afferma: quot; affrettati pure, ma lentamente quot;. Non lasciate spazio a troppe aspettative troppo immediate, continuate invece a perseverare nella pratica, ma senza accanimento. Agli inizi, quando meditate, i pensieri vi si accavallano nella mente, perfino più turbolenti di prima: eppure, questo è un buon segno, in quanto, finalmente, avete preso coscienza dello stato selvaggio che regna nella vostra mente, il Selvaggio West quot;. Non è che i vostri pensieri siano più scatenati di prima, ma è che ora voi siete più calmi e questo vi rende più consapevoli dell’agitazione dei vostri pensieri. E’ in questa fase che avete bisogno di un buon senso dell’umorismo…. un serio senso dell’umorismo ! Non arrendetevi: qualsiasi pensiero si presenti, limitatevi a rimanere presenti, ad osservare il respiro, anche in mezzo alla più grande confusioneche dopo un po’ qualcosa si assesterà , e lentamente calerà  un senso di pace. Nella meditazione ci viene ricordato di essere attenti e consapevoli: questo significa che qualsiasi pensiero sorga, dovete consentirgli di fluire naturalmente, comportandovi come un vecchio saggio che guarda giocare un bambino. Se state pensando, lasciate che i pensieri sorgano e si calmino, senza alcun impedimento. I pensieri sono come il vento: vanno e vengono, e se non ci pensate, non costituiscono un grosso problema. L’atteggiamento fondamentale nella meditazione è consentire il flusso naturale di pensieri, tenendo al tempo stesso la mente quot; libera da altri pensieri che rincorrono i pensieri quot;. Tendiamo a pensare che quando si medita non dovrebbero esserci pensieri, e quando nel corso della nostra meditazione i pensieri si manifestano, ci convinciamo subito di aver sbagliato qualcosa. In effetti non è così. Dovete capire che quando meditate i pensieri sono parte integrante del processo meditativoche invece, la cosa importante è il vostro atteggiamento nei loro confronti. Quando raggiungete lo stato meditativo, i pensieri smettono di infastidirvi e diventano come una musica di sottofondo, dolce e gradevole. Se siete a vostro agio, le cose diventano meno difficili. Per cominciare, centratevi in voi stessi, ed entrate in contatto con il vostro quot; angolo di quiete quot;che se rimanete così, gradualmente sboccerà  la meditazione. Siate spaziosi, e permettete a tutti i vostri pensieri ed alle emozioni di calmarsi: se seguirete queste indicazioni, in un secondo momento, quando farete ricorso ad un metodo quale l’osservazione del respiro, la vostra attenzione si focalizzarà  con minore sforzo. Cercate di identificarvi concretamente con il respiro, invece di limitarvi ad osservarlo. Potete anche scegliere un oggetto, come un fiore, un’immagine di Buddha, od un suono di un mantra, come elemento su cui focalizzarsi. Ma, al principio è meglio limitarsi ad essere spaziosi, a consentire alla vostra natura simile al cielo di manifestarsi: pensate a voi stessi come se foste il cielo che sorregge l’intero universo. Quando vi sedete, lasciate che le cose si sistemino e permettete di dissolversi a tutto il vostro ego disarmonico, con la sua mancanza di genuinità  e di naturalezza, e da tutto questo emergerà  il vostro vero essere: sperimenterete un aspetto di voi stessi più genuino ed autentico, il  vero quot; sè. Man mano che vi spingerete più a fondo, comincerete a scoprire la vostra fondamentale bontà  ed a collegarvi con essa: lo scopo fondamentale della meditazione è abituarsi a questo aspetto che avete dimenticato, ed è per questo motivo che si dice che  la meditazione non esiste, esiste l’abituarsi  Abituarsi a cosa ? Alla vostra vera natura, la vostra natura di Buddha. Questo è il motivo per cui nello Dzogchen, l’insegnamento ultimo e finale del Buddha, siamo incoraggiati a quot; riposare nello stato inalterato della natura della mente quot;che limitatevi a sedere tranquilli, permettete a tutti i vostri pensieri e concetti di dissolversi nella purezza della natura intrinseca della vostra mente. E’ come quando le nuvole si dissolvono, o la nebbia evapora, per rivelare il cielo limpido ed il sole splendente con gioia. Quando tutto si dissolve in questo modo, cominciate a sperimentare la vostra vera natura, quot; viva quot;che allora ne divenite consapevoli, ed in quel momento vi sentite realmente bene. E’ qualcosa di diverso da ogni altra sensazione di benessere che possiate aver sperimentato in precedenzache è una bontà  vera e genuina, nella quale provate un senso profondo di pace, soddisfazione e fiducia nei confronti della vostra vera natura. Si parla spesso di essere buoni di evitare il male, e anche varie religioni parlano di morale ed etica: eppure, il problema è che quando non siete collegati direttamente alla vostra sorgente fondamentale di bontà , allora essere buoni è estremamente difficile, dal momento che il vostro cuore non è completamente coinvoltoche d’altra parte, quando voi siete in contatto con la vostra essenza illuminata, il cuore di ’bodhicitta’, allora qualsiasi cosa sorga è naturalmente buona. Così la meditazione è la chiave fondamentale dell’etica. Perciò il primo passo della meditazione è scoprire questa generosità , questa dolcezza nei confronti di se stessiche in questa vita andiamo in cerca di un significato, formulando interrogativi come : quot; Chi sono ?  ma la vera risposta sta nella realizzazione della nostra vera natura. Quando realizzerete che è inerente, allora vedrete che tutte le risposte saranno già  presenti. Fino a quel momento, per quanto a fondo possiate cercare, non troverete una risposta del tutto soddisfacente. Nella pratica meditativa, quando riusciamo a pacificarci, a calmarci e a limitarci ad essere, allora qualcosa si libera: la bontà , o la natura della mente. Lo scopo di una tecnica, come l’osservazione del respiro, è essere di aiuto per questa liberazione: supponete di riuscire a raggiungere con successo un livello di  riposo nella natura della mente quot;, allora la tecnica diventa quasi superfluache invece di meditarci sopra, il respiro diventa meditazione. Allora non c’è più così tanta  meditazione quot; da fare, ma è sufficiente essere nello stato non dualeche vi adeguate al flusso continuo della vostra pura consapevolezza della natura della mente, e, nel farlo, sviluppate il vostro carattere e la vostra fiducia interiore. E’ bene meditare quando vi sentite ispirati: le prime ore del mattino possono favorire una tale ispirazione, poichè il momento migliore per la mente è al mattino presto, quando essa è più fresca e calma il momento raccomandato tradizionalmente è prima dell’alba,ma va bene anche la sera . E’ molto meglio mettervi a sedere quando siete ispirati, dal momento che non solo sarà  più semplice, trovandovi in una condizione mentale più propizia per la meditazioneche ma il vostro stesso esercizio risulterà  incoraggiante, aumentando di rimando la fiducia nella pratica, sicchè in seguito sarete capaci di esercitarvi anche quando non sarete così ispirati. Non c’è bisogno di meditare a lungo: rimanete tranquilli fino a quando sarete un po’ aperti, e capaci di collegarvi con l’essenza del vostro cuore. Questo è il punto fondamentale. La fase successiva è ’l’integrazione’, ovvero la meditazione nell’azione. Una volta che la consapevolezza è stata risvegliata dalla meditazione, la mente è calma e la percezione un po’ più pura e coerente, allora qualsiasi cosa facciate, siete presenti, siete qui ed ora. Come ha detto un famoso maestro Zen Quando mangio, mangio che quando dormo, dormo Qualsiasi cosa facciate, siete completamente presenti nell’azione: anche lavare i piatti,se fatto consapevolmente, può essere un’azione energizzante, liberatoria e purificatrice. Siete più in pace, così siete più voi  Ogni volta che farete qualcosa, sarete più in sintonia. Man mano che si dissolverà  la preoccupazione per voi stessi, vi ritroverete ad essere più in sintonia con l’aspetto compassionevole del vostro  se, se non interrompete tale sensazione e fluite con essa nella vita, facendo qualsiasi cosa con comprensione ed abilità  appropriata. Uno dei punti essenziali del viaggio spirituale è perseverare nel percorrere il sentiero. Anche se la nostra meditazione può essere buona un giorno e non altrettanto buona il giorno seguente, come un mutevole scenario, ciò che conta non sono le esperienze, buone o cattive, ma piuttosto il fatto che, quando perseverate,è la pratica stessa a cancellarvi, e questo attraverso le esperienze pratiche sia belle che brutte, dal momento che non sono altro che esperienze, così come il tempo può essere bello o brutto, ma il cielo in sè rimane sempre immutabile. Se perseverate ed avete un tale atteggiamento spazioso come il cielo, senza lasciarvi turbare da emozioni ed esperienze, allora svilupperete la stabilità , e la vera profondità  della meditazione si farà  sentire. Vi accorgerete che, gradualmente e quasi inosservato, il vostro atteggiamento inzierà  a cambiare. Non avrete la stessa presa di prima sulle cose, nè vi attaccherete così tanto ad esse, ed anche se di tanto in tanto si verificheranno crisi, potrete affrontarle un po’ meglio, con maggior umorismo e facilità . Sarete perfino capaci di ridere un po’ delle vostre difficoltà , dal momento che ci sarà  più spazio tra voi e loroche sarete più liberi da voi stessi. Le cose diventeranno meno solide, leggermente ridicole, ed il vostro cuore si alleggerirà .


Meditation and peace in the heart

Seek peace in the heart during meditation
Taken from: Sogyal Rinpoche MEDITATION: What and how to practice Edizioni Amrita

Find peace of heart When you read books on meditation, or even when the meditation is proposed by different groups, the emphasis is mainly on the techniques: the people in the West is very interested in ‘technology’ of meditation. However, there is no doubt that the most important element of meditation is not technique, but the way of being, the spirit, which is called ‘postura’che posture not so much physical, mental attitude and being connected disposition of the soul. It ‘should be stressed that when you begin to practice meditation, entered into a completely different dimension of reality. Normally devote most of our efforts to achieve targets, and it involves a fight, while meditation is the opposite: it is a complete break with respect to our actions, since it is a state devoid of ambition, where there exist, neither consent nor refusal, nor hope, nor fear. Meditation is simply a way of being, of melting, like a piece of butter left in the sun not to anything to do with what you know or not about it. In fact, every time you practice meditation, you should be for something new, as if it were happening for the first time. Stick to starvene sitting quietly, his body motionless, without speaking, his mind relaxed and let the thoughts come and go without allowing the formation of attachments of any kind. This is a simple process of observing the breath as long as you need to help you focus on something.When you exhale, be aware that you are espirandoche you breathe, be aware that you are inhaling, without further comment, analysis, or mental work. This simple attention filters your thoughts and emotions and then, as getting rid of old skin, something slips out and free.Usually, people tend to relax the body focusing on different parts: the real relaxation, however, is when you relax deeply inside, because only then any other part of you will relax alone, naturally, in accordance with its nature. Meditation means, therefore, be very simple and natural, relax your mind would not be imposed anything, and without even trying to be calm: there should be no deliberate effort to control it, and no attempt to feel comfortable in peace. However the fundamental purpose of posture is the creation of nu ideal environment for meditation, which helps the mind to achieve a state of greater awareness. There is a famous saying: If you create a favorable condition in the body and surroundings, meditation and implementation will occur automatically. If your attitude and posture are correct, then the meditation will arise naturally.The first thing you learn in meditation is like wiping out your old neurotic ego, and instead of simply being quietly, to find peace of heart, peace and satisfaction. At this point, the beginning, nature can be very helpful. For those who are not used to meditation, or who have difficulty in practice, can be very positive use of nature, for example, setting the sky, or listening to the sound of a waterfall, and if you’re in town, stroll in the park and bird watch, or watch the leaves blowing in the wind. Distracted by your concern with your restless mind. Many practitioners do not know too serious distraction in meditation, while a good meditator knows how to take a spirit meditation, because if one does not succeed, you may end up be more a problem than a help. In your first experience of meditation may prove a kind of impatience: you want to have the results immediately, but said there is a very wise man said: quot; rushed ahead, but slowly quot;. Do not leave room for too many expectations too close, but continued to persevere in practice, but without rage. At the beginning, when you meditate, the thoughts will overlap in mind, even more turbulent than before and yet, this is a good sign, because, finally, you become aware of savagery that exists in your mind, the Wild West quot; . Not that your thoughts are more wild than before, but now you are more calm and this makes you more aware of your thoughts agitation. It ‘at this stage that you need a good sense of humor …. a serious sense of humor! Do not give up: all these thoughts, simply be present to observe the breath, even in the midst of the largest confusioneche after a little ‘something will stabilize and slowly decline a sense of peace. In meditation we are reminded to be alert and aware, which means that any thought arises, you must enable it to flow naturally, behaving like a wise old man watching a child play. If you’re thinking, let thoughts arise and you calm down, without hindrance. Thoughts are like the wind come and go, and if you think about it, not a big problem.The basic attitude in meditation is to allow the natural flow of thoughts, while keeping the mind quot; free from other thoughts that chase thoughts quot,. We tend to think that when you meditate there should be no thoughts, and when during our meditation thoughts arise, we are convinced once you have done something wrong. Indeed not. You must understand that when you meditate the thoughts are an integral part of meditativoche But the important thing is your attitude towards them. When you reach the meditative state, the thoughts cease to annoy and become as a background music, sweet and pleasant. If you are at ease, things become less difficult. To begin, centratevi in yourself, and connect with your quot; quiet corner quot; that if you stay so gradually blossom meditation. Be spacious, and allow all your thoughts and emotions to calm down: if you follow these instructions, at a later time, if you do use a method such as observation of breath, your attention is focalizzarà with less effort. Try to actually identify with the breath, rather than just watch. You can also choose an object, like a flower, an image of Buddha, or the sound of a mantra, as a focus on. But the principle is simply better to be spacious, to allow you to heaven to manifest a similar nature: think of yourselves as if you were the sky that holds the entire universe. When you sit, let things settle and allow to dissolve all your discordant self with its lack of authenticity and naturalness, and all this will emerge from your true self: an aspect of yourself will experience more genuine and true, true quot; itself. As you push deeper, you begin to discover your basic goodness and connect with it: the fundamental purpose of meditation is getting used to this aspect that you have forgotten, and that is why we say that meditation does not exist, exists to get used get used to what? Your true nature, your Buddha-nature. This is why in Dzogchen, the ultimate and final teaching of the Buddha, we are encouraged to quot; rest in good condition the nature of mind quot; to limit yourself to sit quietly, let all your thoughts and concepts dissolve in purity of the intrinsic nature of your mind. It ‘s like when the clouds dissolve or the mist evaporates, to reveal the clear sky and the sun shining with joy. When everything is dissolved in this way, you begin to experience your true nature, quot; alive quot; then they become aware, and then you feel really good. It ‘s something different than any other feeling of comfort that you have experienced precedenzache is a real and genuine goodness, which proved a deep sense of peace, satisfaction and confidence in your true nature. We often talk of being good to avoid evil, and even different religions talk about morality and ethics and yet, the problem is that when you’re not connected directly to your key source of goodness, then it is extremely difficult to be good, since the Your heart is not completely coinvoltoche other hand, when you are in touch with your essence enlightened, the heart of ‘bodhicitta’, then whatever arises is naturally good. So meditation is the key ethics. So the first step of meditation is to discover this generosity, this sweetness against stessiche if in this life we seek meaning, formulating questions such as: quot; Who am I? but the real answer lies in the realization of our true nature. When you realize that is inherent, then you will see that all answers are already there. Until then, to the fund may seek, you will not find an answer satisfactory. In meditation, when we can pacify, to calm down and simply to be, then something is free: the goodness or the nature of the mind. The purpose of a technique, such as the observation of the breath is going to help for this release: suppose to be able to successfully achieve a level of rest in the nature of mind quot;, then the technique becomes almost superfluache instead to meditate on, breathing becomes meditation. Then there’s so much meditation quot; to do, but just being in the state will not dualeche adapted to continuous flow of your pure awareness of the nature of mind, and in doing so build up your character and your inner confidence . It ‘good to meditate when you feel inspired: the early morning hours may encourage such an inspiration, as the best time to mind is the early morning, when it is cooler and quiet time traditionally recommended is before dawn, but okay the evening. And ‘much better to sit down when you’re inspired, because not only is easier, being in a state of mind most conducive to meditazioneche but your same exercise will be encouraged, increasing the confidence back in practice, so that later you able to carry on even when you’re so inspired. No need to ponder long: stay calm until you are a bit ‘open and able to connect with the essence of your heart. This is the point. The next step is ‘integration’, or meditation in action. Once the awareness was awakened by meditation, the mind is calm and the perception a bit ‘more pure and consistent, then whatever you do, you are present, are here and now. As one famous Zen master when I eat, I eat when I sleep, I sleep Whatever you do, you are fully present in the action: washing dishes also, if done knowingly, action can be energizing, liberating and purifying. You are more at peace, so you’re more Each time you do something, you will be more in tune. As you dissolve the concern for yourself, you’ll be more in tune with the look of your compassionate if, if not stop this feeling and it flowed with life, doing anything with understanding and appropriate skills. One of the main points of the spiritual journey is to persevere along the path. Even if our meditation may be good one day and not so good the next day, as a volatile scenario, what matters are not the experiences, good or bad, but the fact that when perseverance, and the practice itself to unsubscribe and this through practical experience both beautiful and ugly, since there are other experiences that, as the weather can be beautiful or ugly, but the sky itself remains immutable. If you persevere and have that attitude spacious as the sky, without being disturbed by emotions and experiences, then develop stability, and the true depth of meditation will be felt. You will notice that, gradually and almost unnoticed, your attitude shall start to change. You will not have the same grip on things before, nor will attack them so much, and although occasionally you will encounter a crisis, you can tackle a bit ‘better, more humor and ease. You will be even able to laugh a bit ‘of your difficulty, since there will be more space between you and you will be freer loroche yourself. Things become less solid, slightly ridiculous, and your heart will lighten.

Semplicità di cuore – Simplicity of heart – Jiddu Krishnamurti


Semplicità di cuore

Il gran cielo era aperto e compatto. Non c’erano i grossi uccelli dalle ali spalancate che volteggiano con tanta facilità da una valle all’altra, non si vedeva nemmeno una nube passeggera. Gli alberi erano immobili e le pieghe arcuate dei monti si ad­densavano d’ombra. L’agile cervo, consumato dalla curiosità, spiava intento, per sfrecciar poi via ad un tratto al nostro avvi­cinarsi. Sotto un cespuglio, dello stesso color della terra, guatava un piatto rospo cornuto, gli occhi brillanti, immobile. A occidente le montagne si stagliavano nitide e taglienti contro il tramonto. Molto in basso e lontano si vedeva una grande villa; aveva una piscina, dove si bagnavano alcune persone. Un giar­dino delizioso circondava la villa, che aveva un’aria benestante e risentita, quella particolare atmosfera che circonda la ricchezza. Ancor più giù, in fondo a una strada polverosa, si levava una capanna in un campo arido e secco. Anche a quella distan­za, erano visibili povertà, squallore, fatica. Viste dall’alto, le due case non erano molto lontane l’una dall’altra; bruttura e bellez­za si sfioravano.
La semplicità di cuore è di gran lunga più importante e signi­ficativa della semplicità di possessi. Accontentarsi del poco è faccenda relativamente facile. Rinunciare alle comodità, o al vizio del fumo e ad altre abitudini, non indica semplicità di cuo­re. Cingersi i fianchi di un perizoma in un mondo avvezzo a in­dumenti, comodità e distrazioni non indica un essere libero. C’era un uomo che aveva rinunciato al mondo e alle sue usanze, ma desideri e passioni lo consumavano; aveva indossato la tuni­ca del monaco, ma non conosceva pace. I suoi occhi cercavano di continuo qualche cosa e la sua mente era combattuta fra dubbi e speranze. Esternamente, vi disciplinate e rinunciate, stabilite la vostra linea di condotta, per filo e per segno, per raggiungere la meta. Misurate i progressi della vostra ascesa in ba­se alle norme della virtù: come abbiate rinunciato a questo e a quello, come la vostra condotta sia controllata, quanto siate tol­lerante e gentile, e così via di questo passo. Avete imparato l’arte della concentrazione, e vi ritirate in una foresta, in un monaste­ro o in una camera buia per meditare; passate i vostri giorni nella preghiera e nella vigilia. Esternamente avete reso la vostra vita semplice e grazie a questa pensosa e calcolata organizza­zione sperate di raggiungere la beatitudine che non è di questo mondo.
Ma si giunge alla realtà attraverso sanzioni e controlli ester­ni? Sebbene la semplicità esteriore, la rinuncia alle comodità siano ovviamente necessarie, aprirà questo modo di essere la porta alla realtà? Essere volti alle comodità e al successo appe­santisce la mente e il cuore, e ci deve essere libertà di viaggiare; ma perché siamo tanto interessati a questo gesto esteriore? Per-ché siamo così appassionatamente risoluti a dare un’espressio­ne esteriore alla nostra intenzione? È forse paura di illudersi, o di ciò che un altro potrebbe dire? Perché desideriamo convincere noi stessi della nostra integrità? Non sta l’intero problema nel desiderio di essere certi, di essere convinti della nostra propria importanza nel divenire?
Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, internamente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l’attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dall’accumulo esterno e interiore dei loro conflitti. La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perché la realtà sia.
Tratto da: La ricerca della felicità – Jiddu Krishnamurti
Simplicity of heart
The sky was very open and compact. There were the big birds with outstretched wings hovering so easily from one valley to another, not a cloud could be seen anywhere passeggeera. The trees were motionless and arched folds of the mountains were gathering in the shade. The nimble deer, consumed by curiosity, peeped intent to sfrecciar then off suddenly as we approached. Under a bush, of the same color of the earth, a dish guatava horned toad, bright eyes, motionless. To the west the mountains stood out clear and sharp against the sunset. Very low and away you could see a large villa, had a pool, where bathed some people. A delightful garden surrounding the villa, he looked wealthy and resentful, that special atmosphere that surrounds the wealth. Even further down, down a dusty road, rose a hut in a field barren and dry. Even at that distance, were visible poverty, squalor, and fatigue. Seen from above, the two houses were not very far apart, ugliness and beauty touching.
The simplicity of the heart is by far the most important and significant of the simplicity of possessions. Be content with the little thing is relatively easy. Giving up comfort, or smoking and other habits, does not indicate a simple heart. Gird up the sides of a thong in a world accustomed to clothing, comfort, and distraction is not a free being. There was a man who had renounced the world and its customs, desires and passions, but consumed it, he wore the robe of monaco, but did not know peace. His eyes searched for something all the time and his mind was torn between doubts and hopes. Outside, covered and you give up, set your line of conduct, word for word, to reach the goal. Measure the progress of your ascent under the rules of virtue, as you have given up on this and that, as your conduct is controlled, as you are tolerant and kind, and so on it goes. You have learned the art of concentration, and you retire in a forest, in a monastery or in a dark room to meditate, your days spent in prayer and vigil. Externally you have made your life easier and thanks to this thoughtful and calculated organization hoping to achieve the bliss that is not of this world.
But it comes to reality through sanctions and external controls? Although the outward simplicity, the renunciation of comfort are obviously necessary, this way of being open the door to reality? Be directed to the comfort and success weighs down the mind and heart, and there must be freedom to travel, but why are we so interested in outward gesture? Per-because we are so passionately determined to give an outward expression of our intention? Is it fear of deceiving himself, or what another might say? Because we want to convince ourselves of our integrity? It is not the whole problem in the desire to be sure, to be convinced of our own importance in evolution?
The desire to be is the principle of complexity. Driven by the desire to be growing, internally and externally, we accumulate or renounce, cultivate or deny. Seeing that the time steals everything, we cling to what is timeless. This struggle to be positively or negatively, through attachment or detachment, can never be solved by any outward gesture, from any discipline or practice, but the understanding of this struggle will lead, naturally and spontaneously, to freedom from the accumulation exterior and interior of their conflicts. The reality is not achieved through detachment, not reachable by any means. All the means and ends are all a form of attachment and must cease because the reality is.
Taken from: The Pursuit of Happyness – Jiddu Krishnamurti

L’amore – Love – Paulo Coelho


soffio

L’amore
L’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi. Siamo noi che lo risvegliamo. Ma perchè ciò accada abbiam bisogno dell’altro. L’universo ha senso soltanto quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni…
P.Coelho – tratto da undici minuti

Love
Love is not another, but within ourselves. It is we who awaken it. But cause this to happen we have need of. The universe only makes sense when we have someone to share our emotions …
P.Coelho – taken from eleven minutes