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La meditazione del Cuore – Meditation of the Heart – Gagan Daniele Pietrini


La meditazione del Cuore
Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.
Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.
Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo: l’amante entra alla presenza dell’Amato.
In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.
Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.
E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.
La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.
In questa meditazione immaginiamo tre cose.
1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.
2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.
3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.
Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.
Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.

Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Fonte: http://www.innernet.it/

Meditation of the Heart

All schools offer a way of meditation to calm the mind, because spiritual experiences occur beyond the level of the mind. The mind is known as “the assassin of the real” her thoughts, insulated in a world of illusions.
It keeps us identified with the ego, and his constant chatter drives us away from deeper levels of our being. Observing our thoughts, we can see how often the mind thinks of us, and not the other way. We are prisoners of our minds and our ego, but it can help to set us free.
Different spiritual traditions use different techniques to calm the mind. Sufism is a path of love. Love is the greatest force of creation that can take us beyond the ego and mind through deep prayer and meditation of Sufism: the lover comes to the presence of the Beloved.
In these states we can intimately know God’s love: gentle caress, whispered words in our hearts. We can prove the wonder of being loved, or enjoy the peace of our soul.But for the mystical journey goes even deeper, in the infinite void beyond the mind: “The dark silence in which every lover loses himself.”
For the Sufis, the mystical path is shaped by the absence of form, the presence of the ego to that of the Beloved sought from our hearts. In this way, love to love us back.God, our Beloved is in our hearts and calls us, seduces with gentle touch and the intoxicating fragrance of the union. The task of the lover is to surrender to the mystery of love, let your heart be open.
And even though most of this work happens inside of us secretly, deep in the center of our being, there are ancient techniques to open ourselves to the transcendent, to the wonder that lies in our hearts.
The heart of the Sufi meditation is a technique to lift the veil of separation and wake up to what is real. It is a simple but effective way to use the energy of the heart to calm the mind and go beyond the ego. It is best practice for half an hour every morning.
In this meditation, imagine three things.
1) We plan to get deeper and deeper within ourselves, in our most hidden self. There – in our inner being, the center of ourselves – we will find a place where there is peace, tranquility and, above all, love.
2) After finding this place, we must think of staying there, immersed in and surrounded by the Love of God We are in the deepest peace, loved, protected and safe. We are here with us all the same, the physical body and the rest, nothing is outside, not even the tip of a finger or the hair thinner. Our whole being is contained in the Love of God
3) While we are in that place, happy and serene in the presence of God, will overlook the thoughts in our heads: what we did yesterday, what we will do tomorrow.Memories emerge, they pass before the mind’s eye images. We have to imagine taking every thought, feeling and image, and sink it, soak in the feeling of love.
Every feeling, especially that of love, is much more dynamic process of thought. So doing well this practice, the highest concentration, all thoughts disappear. Nothing will remain and the mind is empty.
When we become familiar with this meditation, we will not use more imagination. We simply fill the heart with the feeling of love, and then drown every thought in my heart.Clearing your mind, we will create an interior space where we can become aware of the presence of our Beloved. God is always with us, but our mind, emotions and the outside world are veils that separate us. God is a silent void, and to experience it we must become silent. In meditation we return to God to give us, to our Beloved, from the world of form to the formless Truth within the heart.
Translated by Daniele Pietrini Gagan.
Source: http://www.innernet.it/

Non smarrite il cuore! – Inspiration by Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore!

Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora. Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller Donne che corrono coi Lupi

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Inspiration by Clarissa Pinkola Estes

My friends, do not lose heart. We were made for these times. I have heard from so many recently who are deeply and properly bewildered. They are concerned about the state of affairs in our world right now. Ours is a time of almost daily astonishment and often righteous rage over the latest degradations of what matters most to civilized, visionary people.

You are right in your assessments. The luster and hubris some have aspired to while endorsing acts so heinous against children, elders, everyday people, the poor, the unguarded, the helpless, is breathtaking. Yet, I urge you, ask you, gentle you, to please not spend your spirit dry by bewailing these difficult times. Especially do not lose hope. Most particularly because, the fact is that we were made for these times. Yes. For years, we have been learning, practicing, been in training for and just waiting to meet this on this exact plain of engagement…

I grew up on the Great Lakes and recognize a seaworthy vessel when I see one. Regarding awakened souls, there have never been more able vessels in the waters than there are right now across the world. And they are fully provisioned and able to signal one another as never before in the history of humankind… Look out over the prow; there are millions of boats of righteous souls on the waters with you. Even though your veneers may shiver from every wave in this stormy roil, I assure you that the long timbers composing your prow and rudder come from a greater forest. That long-grained lumber is known to withstand storms, to hold together, to hold its own, and to advance, regardless.

In any dark time, there is a tendency to veer toward fainting over how much is wrong or unmended in the world. Do not focus on that. There is a tendency too to fall into being weakened by dwelling on what is outside your reach, by what cannot yet be. Do not focus there. That is spending the wind without raising the sails. We are needed, that is all we can know. And though we meet resistance, we more so will meet great souls who will hail us, love us and guide us, and we will know them when they appear. Didn’t you say you were a believer? Didn’t you say you pledged to listen to a voice greater? Didn’t you ask for grace? Don’t you remember that to be in grace means to submit to the voice greater?…

Ours is not the task of fixing the entire world all at once, but of stretching out to mend the part of the world that is within our reach. Any small, calm thing that one soul can do to help another soul, to assist some portion of this poor suffering world, will help immensely. It is not given to us to know which acts or by whom, will cause the critical mass to tip toward an enduring good. What is needed for dramatic change is an accumulation of acts, adding, adding to, adding more, continuing. We know that it does not take “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only a small, determined group who will not give up during the first, second or hundredth gale.

One of the most calming and powerful actions you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines like gold in dark times. The light of the soul throws sparks, can send up flares, builds signal fires, causes proper matters to catch fire. To display the lantern of the soul in shadowy times like these – to be fierce and to show mercy toward others, both, are acts of immense bravery and greatest necessity. Struggling souls catch light from other souls who are fully lit and willing to show it. If you would help them calm the tumult, this is one of the strongest things you can do.

There will always be times when you feel discouraged. I too have felt despair many times in my life, but I do not keep a chair for it; I will not entertain it. It is not allowed to eat from my plate. The reason is this: In my uttermost bones I know something, as do you. It is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you serve, and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: They are the words and deeds of the One who brought us here. In that spirit, I hope you will write this on your wall: When a great ship is in harbor and moored, it is safe, there can be no doubt. But that is not what great ships are built for.

This comes with much love and a prayer that you remember who you came from, and why you came to this beautiful, needful Earth.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the bestseller Women Who Run with Wolves

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

Kundalini – Sri Aurobindo


Kundalini – Sri Aurobindo

Il processo di risveglio della kundalini che sale attraverso i centri, come pure la purificazione dei centri, è una conoscenza tantrica. Nel nostro yoga non c’è un processo volontario di purificazione e apertura dei centri e neppure un sollevamento della kundalini mediante un processo stabilito. Viene usato un altro metodo, ma c’è sempre l’ascesa della coscienza da e attraverso diversi livelli per congiungersi alla coscienza superiore al di sopra; c’è l’apertura dei centri e dei piani (mentale, vitale e fisico) cui questi centri presiedono; c’è anche la discesa, che è la chiave principale della trasformazione spirituale. Per questo c’è, come ho detto, una conoscenza tantrica dietro al processo di trasformazione nel nostro yoga.

Nel nostro yoga non c’è un’apertura voluta dei cakra; essi si aprono spontaneamente con la discesa della Forza. Nella disciplina tantrica si aprono dal basso verso l’alto, prima di tutti il mūlādhāra; nel nostro yoga si aprono dall’alto verso il basso. Ma l’ascesa della forza dal mūlādhāra avviene anche qui.

Nel Tantra i centri vengono aperti e la kundalini risvegliata con un processo particolare, l’azione della sua ascesa viene percepita attraverso la spina dorsale. Qui, invece, è una pressione della Forza dall’alto a risvegliarla e ad aprire i centri. C’è poi un’ascesa della coscienza che sale fino ad unirsi alla coscienza superiore al di sopra. Questo si ripete fin quando tutti i centri sono aperti e la coscienza s’innalza al di sopra del corpo. Ad uno stadio successivo, essa rimane al di sopra e si espande nella coscienza cosmica e nel sé universale. Questo è il decorso normale, ma a volte il processo è più rapido e c’è un’apertura improvvisa e definitiva al di sopra.

L’ascesa e la discesa della Forza in questo yoga si compiono a modo loro senza necessariamente riprodurre i particolari indicati nei libri tantrici. Molti diventano coscienti dei centri, ma altri sentono semplicemente l’ascesa e la discesa in modo generale o da un livello all’altro piuttosto che da un centro all’altro, sentono cioè la Forza che discende prima nella testa, poi nel cuore, poi nell’ombelico e ancora più sotto. Non è affatto necessario divenire coscienti delle divinità nei centri secondo la descrizione tantrica, ma alcuni sentono la Madre nei diversi centri. In queste cose la nostra sadhana non si attiene alla conoscenza data nei libri, ma aderisce solo alla verità essenziale che sta dietro e la realizza indipendentemente, senza sottostare alle antiche forme e simboli. I centri stessi hanno qui un’interpretazione diversa da quella data nei libri dei tantrici.

Sì, lo scopo del nostro yoga è stabilire un contatto diretto col Divino al di sopra e far discendere la Coscienza divina dall’alto in tutti i centri. I poteri occulti che appartengono ai piani mentali, vitali e fisico-sottile non sono il nostro scopo. Strada facendo, si può avere un contatto con varie Forze e Personalità divine, ma non occorre stabilirle nei centri, benché a volte ciò avvenga automaticamente per un certo tempo nel corso della sadhana. Ma non è una regola: il nostro yoga vuole essere plastico e permettere tutte le operazioni necessarie del Potere divino secondo la natura, ma queste, nei loro particolari, possono variare in ciascun individuo.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In questo yoga il movimento avviene dall’alto verso il basso: all’inizio i due centri della testa, poi il centro del cuore, quindi quello ombelicale e infine gli altri due. Se l’esperienza superiore, con la sua coscienza, conoscenza e volontà superiori, si stabilisce dapprima e pienamente nei tre centri superiori, dopo è più facile aprire i tre centri inferiori senza creare troppo scompiglio.

SA, ivi, vol. IV, p. 234

Kundalini – Sri Aurobindo

The process of awakening the kundalini rising through the centers, as well as the purification of the centers, is a tantric knowledge. In this Yoga there is a voluntary process of purification and opening of the centers and even a lifting of the kundalini through an established process. Another method is used, but there is always the rise of consciousness and through various levels to join the higher consciousness above, there is the opening of centers and floors (mental, vital and physical) to which these centers preside over and there is also the descent, which is the main key of spiritual transformation. That is, as I said, tantric knowledge behind the process of transformation in our yoga.

In this Yoga there is no intentional opening of chakras, and they open spontaneously with the descent of the Force. In the discipline tantric open from bottom to top, first of all the muladhara; in our yoga open from top to bottom. But the rise of force from Muladhara is also here.

In Tantra the centers are opened and kundalini awakened with a particular process, the action of its rise is seen through the spine. Here, however, is a force of pressure from above to awaken and open centers. Then there is an ascent of consciousness that rises up to join the higher consciousness above. This is repeated until all the centers are open and the consciousness rises above the body. At a later stage, it remains above and expands into the cosmic consciousness and the universal self. This is the normal course, but sometimes the process is faster and there is an opening sudden and definitive above.

The ascent and descent of the Force in this yoga will make their way without necessarily reproduce the details mentioned in the books Tantric. Many become aware of the centers, but others simply feel the rise and descent in a general or from one level to another rather than from one center to another, feel that the Force which comes first in the head, then heart, then and even more below the navel. There is no need to become aware of the deities in tantric centers according to the description, but some feel the Mother in different centers. In these things our sadhana does not adhere to the knowledge given in the books, but only adheres to the essential truth that lies behind and produces independently, without being subjected to the ancient forms and symbols. The centers themselves have here a different interpretation from that given in the books of tantra.

Yes, our aim in yoga is to establish direct contact with the Divine above and to derive from the Divine Consciousness in all centers. The occult powers that belong to the mental planes, vital and physical-thin is not our purpose. Along the way, you can make contact with the various forces and divine personalities, but no need to establish them in the centers, although sometimes this is done automatically for some time in the course of sadhana. But there is one rule: our yoga aims to be plastic and allow all the necessary operations according to the nature of divine power, but these, in their details may vary in each individual.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In this yoga movement is from top to bottom: at the two centers of the head, then the heart center, then the cord and then the other two. If the superior experience, with his conscience, knowledge and desire above, and fully settled first in the three higher centers, it is easier to open after the three lower centers without creating too much havoc.

SA, ibid, vol. IV, p. 234

Libero arbitrio o destino? – Free will or destiny? – Ramesh Balkesar


preghiera

Libero arbitrio o destino?

“Nulla accade che non debba accadere, gli individui sono semplicemente dei personaggi all’interno di una commedia. Non c’è nessuno a cui dobbiamo nulla e nulla ci deve essere restituito;per questo non ha senso porre questioni riguardanti il biasimo o l’errore”.
“Quando un ricercatore analizza e pondera l’insegnamento di Ramesh per la prima volta,anche se ha iniziato la sua ricerca da moltissimi anni, resta spesso esterrefatto”.
“Certi Maestri insegnano a combattere l’ego o ad uccidere l’ego. Invece Ramesh suggerisce di accettarlo. Chi ha creato l’ego? La Sorgente lo ha creato e, in determinati casi, la Sorgente stessa lo sta distruggendo”.

Ramana Maharshi era solito dire: “La vostra testa è già in bocca alla tigre”. Questa sua famosa frase significa che non si può evitare il processo avviato dalla Sorgente e tanto meno tentare di combattere l’ego. Continuando a combattere l’ego, la tigre manterrà la bocca aperta per secoli. Accettando l’ego la tigre lo eliminerà in tre secondi, in un sol boccone.

RAMESH – Sotto certi punti di vista il mio insegnamento è molto particolare, oserei dire unico. Di solito quando si ricevono degli insegnamenti si prendono appunti, si studiano e memorizzano le spiegazioni e poi si cerca di metterli in pratica. Io, invece, vi suggerisco di dimenticare le mie spiegazioni e di lasciare che l’insegnamento penetri da solo.
Perché vi dico che è importante dimenticare l’insegnamento?

‘Chi’ vuole ricordarsi l’insegnamento? È l’ego.

Dimenticatevi l’insegnamento, perché l’ego vorrebbe usarlo per realizzare o raggiungere uno scopo! Viceversa, se dimenticate l’insegnamento, funzionerà da solo e vi porterà alla comprensione ultima

Ramesh Balkesar

Free will or destiny?

“Nothing happens that should not happen, people are simply characters in a play. There is no one to whom we owe nothing and nothing will be returned, why not make sense to put the blame or the issues’ error “.
“When an investigator analyzes and weighs the teaching of Ramesh for the first time, although he began his research for many years, is often shocked.”
“Some teachers are taught to fight to kill the ego or the ego. Instead Ramesh suggests accepting it. Who created the ego? The Source has created and, in certain cases, the same source is destroying it.”

Ramana Maharshi used to say: “Your head is already in the mouth of the tiger.” This his famous phrase means that you can not avoid the process initiated by the source, much less groped to fight the ego. Continuing to fight the ego, the tiger will retain the open mouth for centuries. By agreeing to eliminate the ego, the tiger in three seconds, in one gulp.

RAMESH – In some respects my teaching is very special, dare I say unique. Usually when you receive the lessons you take notes, you study and memorize the explanations and then try to put them into practice. I, however, I suggest you forget my explanation and let the penetrating teachings alone.
Why do you say it’s important to forget the teaching?

‘Who’ wants to remember the teaching? It is the ego.

Forget about teaching, because the ego wants to use it to make or reach a goal! Conversely, if you forget the teaching, work alone and take you to the ultimate understanding

Ramesh Balkesar

Massime di Confucio – Thoughts of Confucius


Massime di Confucio

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É necessario conoscere il punto dove bisogna fermarsi, il punto al quale arrivare. Conoscendolo, si ha la tranquillità. Avendo la tranquillità, si ottiene la pace. Ottenendo la pace, si possono prendere le decisioni. Potendo prendere le decisioni, si può agire.

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L’uomo non deve prendersi molta cura di ciò che ha scarsa importanza, e non deve prendersi scarsa cura di ciò che ha molta importanza.

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L’uomo elevato si comporta sempre con criterio e attenzione, anche quando sta solo.

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Volendo coltivare se stessi occorre prima regolare la propria mente. Questo vuol dire che quando si cade in preda alla collera, non è più possibile essere equilibrati. Lo stesso se si è preda della paura, della gioia e della malinconia. Quando si è preda di questi sentimenti la mente è come assente, e allora anche se si guarda non si vede, anche se si ascolta non si sente, anche se si mangia non si coglie il sapore dei cibi. Ecco perché volendo coltivare se stessi occorre anzi tutto regolare la propria mente.

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Volendo gestire il regno occorre prima saper gestire la propria famiglia.

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Quando un uomo comune gestisce il regno, danni e sciagure giungono insieme!

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Il maestro disse: Parole astute e comportamenti subdoli hanno poco a che fare con l’elevazione dell’uomo.

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Non è grave il fatto che gli uomini non ti conoscono. E grave il fatto che tu non li conosca.

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Il maestro disse: Come è possibile non conoscere un uomo se si considerano le sue azioni e i motivi che le determinano? Se si comprende ciò che, gli dona gioia?

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Volevano apprendere senza riflettere. È pericoloso riflettere senza apprendere.

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A proposito dei sacrifici agli antenati e agli spiriti, Confucio diceva: Se non fossi io stesso a compiere i sacrifici, sarebbe come se non li facessi.

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Se fai un torto al Cielo, nessuno può intercedere a tuo favore.

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Gli uomini aborrono la povertà e l’indegnità. Ciò nonostante, queste cose non vanno evitate se per farlo occorre impiegare mezzi e modi contrari alla norma.

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Il maestro disse: Chi è capace di moderarsi raramente si perde.

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L’uomo elevato è lento a parlare ma rapido ad agire.

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Il maestro disse: Non ho mai conosciuto un uomo che accorgendosi dei propri errori riuscisse ad attribuirli a se stesso.

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Nascendo l’uomo è lineare. Quando non è più lineare, egli evita la morte per puro caso!

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L’uomo elevato che desidera raggiungere un punto elevato cerca dì portare con sé anche gli altri. Volendo capire, cerca che anche gli altri capiscano. In questo sta la forza dell’elevazione spirituale: offrire se stesso come esempio.

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Il maestro disse: Si può essere felici anche mangiando un cibo molto semplice, bevendo acqua schietta e avendo come cuscino unicamente il proprio braccio ripiegato. Le ricchezze e gli onori ottenuti sconvenientemente hanno per me il valore di nuvole nel vento.

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Il maestro era cordiale ma con dignità, rigoroso ma mai duro, rispettava gli altri senza mai perde il rispetto di sé.

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Si può istigare il popolo a seguire una causa, mai però a capirla.

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Il maestro espresse l’intenzione di recarsi a vivere tra i barbari che risiedono a Est. Gli chiesero allora: Come puoi tu vivere tra i barbari? Confucio rispose: Dove abita un signore come possono esserci barbari?

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Osservando il fiume scorrere il maestro disse: Le cose passano via come quest’acqua, senza fermarsi mai.

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Il maestro disse: Aspettate che giunga la stagione del freddo, saprete allora che i pini e i cipressi non perdono le foglie.

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Confucio non sedeva mai su una stuoia che non fosse disposta nel modo giusto.

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Il maestro disse: Il mio allievo Hui approva ogni mia parola e quindi non mi aiuta.

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Non conoscendo la vita, com’è possibile conoscere la morte?

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Chi si comporta prudentemente, parla prudentemente.

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Un allievo riferì di avere incontrato delle difficoltà nel descrivere il maestro. Confucio allora commentò: Perché non hai detto semplicemente, Egli è il genere di uomo che scorda di mangiare quand’è impegnato nella vigorosa ricerca della conoscenza, che ha in sé una tale gioia che scorda i propri affanni, e che non si accorge della vecchiaia che sopravanza?

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Il maestro disse: Le cose che mi preoccupano sono l’incapacità di coltivare la virtù, l’incapacità di approfondire ciò che ho appreso, l’incapacità di elevarmi a ciò che ho sentito essere giusto, l’incapacità di correggermi laddove ho dei difetti.

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L’uomo elevato si carica del peso dell’umanità.

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Studiare intensamente e avere una volontà ben salda, formulare domande sulle questioni importanti, riflettere su quelle che ci riguardano da vicino l’elevazione spirituale consiste anche in questo.

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Quando il signore ottiene la fiducia del popolo, può far lavorare il popolo. Se non ottiene questa fiducia, il popolo lo riterrà soltanto severo.

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Quando il signore ottiene la fiducia del popolo, può anche rimproverarlo. Se non ottiene questa fiducia, il popolo si riterrà insultato.

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Avere un pensiero equilibrato vuol dire non trarre se stessi in inganno.

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Se viene emesso un ordine ingiusto, ritornerà ingiusto a chi lo ha emesso. Così, i beni ottenuti in modo ingiusto ci vengono tolti in modo ingiusto.

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Il maestro disse: Senza esercitare severità il signore non raccoglie rispetto e la sua cultura non è solida. Pertanto, il signore ha per amici i suoi simili e quando sbaglia nel selezionarli subito rimedia.

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Sarà degna di stima la volontà di apprendere nel signore che mangia però senza saziarsi, che ha una dimora però senza agi, che è alacre nel lavoro però cauto nel parlare, e che per migliorare frequenta gli uomini che seguono la norma.

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Il maestro disse: Oggi il rispetto filiale consiste nel riuscire a nutrire i genitori così come si nutre il cavallo o il cane. La differenza sta nel rispetto.

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Il maestro disse: Ascolta molte cose e scarta quelle in dubbio e poi comportati con molta prudenza con le restanti. Avrai così una minore possibilità di sbagliare. Guarda molte cose e scarta quelle pericolose e poi comportati con molta prudenza con le restanti. Avrai così minori occasioni di pentirti.

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Entrando nel tempio degli antenati il maestro chiedeva la spiegazione di ogni minimo particolare. Allora qualcuno commentò, Come è possibile affermare che Confucio conosce i riti? Bisogna spiegargli ogni cosa ogni volta che entra nel tempio. Sentito ciò, il maestro disse: Il rito consiste appunto in questo!

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Un allievo chiese a Confucio quali fossero i suoi desideri. Il maestro rispose: Vorrei confortare gli anziani, infondere fiducia negli amici, dare tenerezza ai giovani.

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Non lamentarsi della povertà è difficile. Non andare orgogliosi della ricchezza è facile.

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Può mai avere paura chi, guardando in sé, non trova errori?

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Il maestro disse: L’uomo elevato si sforza di rinsaldare negli altri gli aspetti positivi, mai quelli negativi. L’uomo comune fa il contrario.

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L’uomo elevato ha dignità ma mai arroganza. L’uomo comune ha arroganza ma mai dignità.

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Colui che sa essere costante, che sa perseverare, che ha misura nelle parole e autocontrollo, che mai alza la voce ebbene, costui si avvicina all’elevazione.

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È nel disordine che occorre agire con temerarietà e parlare con prudenza. Nell’ordine si può invece sia parlare sia agire con temerarietà.

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Non preoccuparti se gli uomini non ti conoscono: devi preoccuparti del perché non ti conoscono.

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E quando non si sa vedere lontano che la disgrazia è vicina.

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Come criticare, chi poco chiede agli altri e molto a se stesso?

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Il maestro disse: L’uomo elevato ricerca se stesso. L’uomo comune cerca gli altri.

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L’uomo elevato dimostra dignità e non si scontra con nessuno. È cordiale e non si lega a nessun partito.

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Una piccola impazienza rovina un grande progetto.

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L’uomo elevato si manifesta nelle grandi imprese.

L’uomo comune in quelle piccole.

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Il maestro disse: L’uomo elevato è sicuro ma mai ostinato.

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Se non si percorre la medesima strada com’è possibile darsi l’un l’altro dei consigli?

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Quando parli è sufficiente che il significato sia chiaro.

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Confucio disse: Tre cose vanno apprezzate e tre cose vanno disprezzate.

Le prime tre sono: saper trarre godimento dai riti e dalla musica; da un uomo che abbia esperienza della norma; da un uomo meritevole. Bisogna disprezzare il lusso, il soffermarsi nell’ozio, e la dissolutezza.

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Trattare con uomini e donne comuni è assai difficile. Se li lasci avvicinare si dimostrano irrispettosi nei tuoi confronti, se invece li allontani dimostrano risentimento.

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Non conosce gli uomini chi non sa vagliare le parole.

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Gli errori dell’uomo elevato sono come eclissi di sole e di luna: tutti gli uomini possono vederli. Quando poi l’uomo elevato corregge se stesso, tutti possono rendersene conto.

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Diceva Confucio che l’uomo rivela se stesso nel momento in cui porta il lutto per i propri genitori.

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Non sempre l’ostentata dignità corrisponde a un comportamento elevato.

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Nel lutto è importante il dolore. Null’altro!

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Se il funzionario di stato è stufo del proprio incarico, si metta a studiare. Se lo studioso ne ha abbastanza del proprio lavoro, assuma un incarico nello stato.

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L’uomo elevato presenta tre aspetti: da lontano è austero, da vicino è cordiale, quando parla è rigoroso.

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Se chi comprende la norma non compie sforzi per diffonderla, e se chi si attiene alla norma lo fa esitando, allora poco importa che viva o che muoia.

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Thoughts of Confucius

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You must know the point where you stop, the point at which to arrive. Knowing you have the peace of mind. Having the peace of mind, you get peace. Achieve peace, we can make decisions. Being able to make decisions, you can do.

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Man must take great care of what is of minor importance, and must not take poor care of what really matter.

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The wise man always acts wisely and carefully, even when he is alone.

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Wanting to cultivate themselves must first adjust your mind. This means that when you fall prey to anger, you can no longer be balanced. The same if you are the prey of fear, of joy and melancholy. When you are prey to these emotions as the mind is absent, then even if you look you can not see, even if you listen you hear, even if you do not eat it captures the flavor of food. That’s why wanting to cultivate themselves first of all need to adjust your mind.

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Wanting to manage the kingdom must first be able to manage his own family.

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When a common man who runs the kingdom, damages and calamities come together!

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The master said: devious cunning words and behaviors have little to do with the elevation of man.

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Not bad is the fact that men do not know you. And serious that you do not know about them.

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The master said: How can a man do not know if you consider his actions and the reasons for them? If one understands what gives him joy?

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They wanted to learn without thinking. Thought without learning is dangerous.

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Speaking of sacrifices to the ancestors and spirits, Confucius said: If I were to make the same sacrifices, it would be like if they did not.

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If you do a disservice to Heaven, no one can intercede on your behalf.

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The men abhor poverty and indignity. Nevertheless, these things should be avoided if not for him ways and means must be employed against the norm.

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The master said: who is capable of moderation rarely loses.

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The wise man is slow to speak but quick to act.

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The master said: I never met a man who notices their mistakes could attribute them to himself.

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Born of man is linear. When you no longer linear, he avoids the death by accident!

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The wise man who wants to reach a high point trying to bring the others. Wanting to understand, find that others will understand. Herein lies the strength of the spiritual: to offer himself as an example.

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The master said: One can be happy even eating a simple food, drinking pure water as a pillow and having only his arms folded. Riches and honors inconveniently have obtained for me the value of clouds in the wind.

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The teacher was friendly, but with dignity, strict but never hard, respect others and never loses his self-respect.

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You can incite the people to follow a cause, but never understand it.

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The master expressed his intention to go to live among the barbarians who live in the East They asked him: How can you live among the barbarians? Confucius answered: Where does a man can be as barbaric?

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Watching the river flow the teacher said things pass away like this water, without ever stopping.

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The master said: Wait until the season reaches the cold, then you will know that the pine and cypress trees do not shed their leaves.

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Confucius did not ever sat on a mat that was not prepared properly.

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The master said: My student Hui endorse every word and therefore does not help me.

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Not knowing life, how can we know death?

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Those who behave prudently, conservatively speaking.

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A student reported to have encountered difficulties in describing the master. Confucius then said: Why did not you say simply, he is the kind of man who forgets to eat when he is engaged in the vigorous pursuit of knowledge, which in itself is such a joy to forget their troubles, and that does not recognize the old that over?

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The master said: The things that worry me are the inability to cultivate virtue, failure to investigate what I have learned, inability to rise to what I felt to be fair, the inability to correct me if I defect .

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The wise man is charged by weight of humanity.

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Study hard and have a steadfast will, to ask questions on important issues, look at what concerns us is the spiritual elevation in this too.

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When the ladies get the confidence of the people, can work to the people. If you do not get this confidence, people will consider only the stern.

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When the ladies get the confidence of the people, can blame him. If you do not get this trust, the people will feel insulted.

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Having a balanced thinking it means not to take themselves deceived.

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If you placed an order unjust, unfair to those who return issued. Thus, goods produced in an unfair manner we are not removed in an unfair manner.

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The master said, without exerting severe than the gentleman does not collect and its culture is not solid. Therefore, the Lord has for his fellows and friends when they make mistakes in selecting remedies immediately.

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It will be worthy of esteem in the Lord’s will learn that eating but without satiated, which has a home but without comfort, which is sheer hard work but cautious in speech, and that attends to improve the men who follow the norm.

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The teacher said, Today filial respect is being able to entertain the parents as it feeds the horse or dog. The difference is respect.

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The master said: Play a lot of things and discard those in doubt and then behaved very carefully with the other. You will have a lower chance to miss. Watch a lot of things and discard those dangerous and then behaved very carefully with the other. You will have fewer opportunities to repent.

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Entering the temple of the ancestors called the teacher’s explanation of every detail. Then someone said, How can you say that Confucius knows the rituals? We must explain everything every time he enters the temple. Upon hearing this, the teacher said, “The rite consists precisely in this!

~

A student asked Confucius what were her wishes. The master replied: I want to comfort the elderly, to build trust in friends, give tenderness to the young.

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Do not complain about poverty is difficult. Do not be proud of wealth is easy.

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Who can never be afraid, looking at itself, has no errors?

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The master said: The wise man strives to strengthen the positive aspects in the other, never negative. The common man does the opposite.

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The wise man has dignity, but never arrogance. The common man has dignity, but never arrogance.

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One who knows how to be consistent, who knows how to persevere, which measured in words and self-control, never raises his voice well, he is close to the elevation.

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And disorder that we must act recklessly and talk with caution. When ordering, you can both speak and instead act recklessly.

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Do not worry if people do not know you: you have to worry about because you do not know.

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And when you are not able to see far away that the misfortune is near.

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How to criticize, who asks the other and very little of himself?

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The master said: The wise man search itself. The man in the search for others.

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The wise man shows dignity and does not clash with anyone. It is friendly and does not bind to any party.

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A little impatience ruin a great project.

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The wise man is manifested in large enterprises.

The common man in the small ones.

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The master said: The wise man is never safe, but stubborn.

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If you do not go along the same road as possible to give each other advice?

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When you talk about is that the meaning is clear enough.

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Confucius said: Three things are appreciated, and three things to be despised.

The first three are: being able to take pleasure from the rites and music, from a man who has experience of the rule, a man deserving. We must despise the luxury, to dwell in idleness, and debauchery.

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Dealing with common men and women is very difficult. If you let them bring you show disrespect to you, but if they show resentment away.

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He does not know the men who can not consider the words.

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Human errors are high as the eclipse of the sun and moon, all people can see them. Then, when the wise man corrects himself, anyone can realize.

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Confucius said that a man reveals himself in the moment to mourn for their parents.

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Dignity is not always flaunted a high behavior.

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In mourning it is important to the pain. Nothing!

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If the official state is tired of his office, is going in and studying. If the student has had enough of their work, to take a job in the state.

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The wise man has three aspects: it is far from austere, close is friendly, when he speaks is rigorous.

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If the rule does not include those who are making efforts to spread it, and if the person who adheres to the rule does hesitating then no matter who lives or dies.

 

http://www.guruji.it/costantemezzo.htm

Non smarrite il cuore – Do not lose heart – Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore

 Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci  di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora.  Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller  Donne che corrono coi Lupi

Do not lose heart

 My friends, do not lose your heart. We were made for these times. Recently I heard that many people are deeply confused, and rightly so. Are concerned about the events of our world today. These are times, our, amazement and anger newspapers often justified for the last degradation of what most people care about civil and idealistic.

You are right in your assessments. The prestige and the presumption which some were inspired by approving heinous acts against children, old people, simple people, the poor, the helpless, the needy, is breathtaking. Nevertheless, I urge you, I ask you, I ask you please not to dry up the spirit crying these difficult times. Above all, do not lose hope. Especially because we were made for these times. Yes For years we have learned, practiced, we trained just waiting to meet exactly the field of this commitment …

I grew up in the Great Lakes area and I know a boat capable of keeping the sea when I see one. As to awakened souls, in water there have never been more capable boats than there are now in the world. And they are all very well equipped and able to sent signals to each other as never before in the history of humanity … Look over the bow, there are millions of boats of righteous souls with you in the water. Even if your surface is whipped by every wave in this stormy agitation, I assure you that the long wooden planks that make up your hull come from a greater forest. And ‘well known that the wood veined defies the storms, resists, supports and advances despite everything.

In any dark time there is a tendency to lose heart for what is wrong or not healed in the world. Do not focus on that. There is also a tendency to weaken lingering on what is out of their reach, about what can not yet be. Do not focus there. This is to miss the wind and do not raise the sails. We are needed, that’s all what we know now. And even though we meet resistance, so most will meet great souls who will hail us, love and lead, and recognize when they appear. Do not you told to believe? You had said to listen to a voice greater? You did not ask for clemency? Do not you remember that to be in grace means to submit to a voice greater? …

Our task is not to stop the entire world all at once, but to make efforts to improve the part of the world in our reach. Every little thing and peaceful soul can do to help another soul, to assist some of this poor suffering world, will be of immense help. We can not know what will be the action or who will ensure that the critical mass to hang durable. What is needed for a substantial change is a myriad of actions, adding, adding more, adding more all the time. We know that it is not for “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only to a small, determined group who will not give up the first, second, or hundredth gust of wind.

One of the most refreshing and powerful that you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines in the dark moments like gold. The light of the soul throws sparks, emits flashes, makes fire signals, stokes what is appropriate. Show the lighthouse soul in dark times like these – to be persistent and show compassion for others – both actions are of immense bravery and greatest necessity. The anguished souls take light from other souls who are fully lit and that the show spontaneously. If you want to calm the tumult, this is one of the most powerful things you can do.

There will always be a time when you feel discouraged. I myself have experienced the discouragement many times in life, but he did not keep the place, do not take it into account. Do not allow him to eat on my plate. The reason is this: to the bone I know one thing, as you know. And is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you are serving and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: they are words and deeds of the One who brought us here. With this in mind, I hope you will write this on your wall: “A large ship moored in the harbor is undoubtedly safe. But it is for this reason that the great ships were built. “

What this comes to you with much love and prayer to remember who you come from and why did you come on this beautiful Earth and necessary.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the best seller Women Who Run with the Wolve

Il silenzio – Silence – Jean Klein – Jiddu Krishnamurti


  • Il silenzio è la nostra vera natura. Ciò che siamo è fondamentalmente solo silenzio. Il silenzio è libero da inizio e da fine. Esisteva prima dell’inizio di tutte le cose. È senza causa. La sua grandezza sta nel fatto che semplicemente è.
  • Nel silenzio tutti gli oggetti hanno il loro fondamento. È la luce che crea gli oggetti, che li plasma e li forma. Tutti i movimenti, tutte le attività sono armonizzate dal silenzio. Il silenzio non è opposto al rumore. È al di là del positivo e del negativo. Il silenzio dissolve tutti gli oggetti. Non è connesso ad alcuna controparte che appartenga alla mente. Il silenzio non ha niente a che fare con la mente. Non può essere definito, ma può essere sentito direttamente perché è la nostra intimità.
  • Il silenzio è libertà senza restrizione e senza centro. È la nostra interezza, non è né dentro né fuori dal corpo. Il silenzio è gioioso, non gradevole. Non è psicologico. È sentire senza colui che sente. Il silenzio non ha bisogno di intermediari. Il silenzio è sacro. Il silenzio sa guarire. Non c’è paura nel silenzio. Il silenzio è autonomo come l’amore e la bellezza. È intoccato dal tempo. Il silenzio è meditazione, senza alcuna intenzione, senza colui che medita. Il silenzio è l’assenza in se stessa o il silenzio è l’assenza dell’assenza. Il suono che viene dal silenzio è musica. Ogni attività che nasce dal silenzio è creativa. È un costante e nuovo inizio.
  • Il silenzio precede la parola, la poesia, la musica, e tutte le arti.
  • Il silenzio è il terreno di ogni attività creativa. Ciò che è veramente creativo è parola, è verità. Il silenzio è la parola. Il silenzio è verità. Chi dimora nel silenzio vive in costante offerta, in preghiera senza richiesta, in gratitudine, in costante amore.

Jean Klein –

Silence

  • Silence is our true nature. What we are is basically just silence. The silence is free from the beginning and end. Existed before the beginning of all things. It is without cause. Its greatness lies in the fact that it just is.
  • In the silence all objects have their foundation. It is light that creates the objects, which shapes them and shapes them. All movements, all activities are harmonized by silence. Silence is not opposed to the noise. It is beyond positive and negative. Silence dissolves all objects. It is not connected to any other party that belongs to the mind. The silence has nothing to do with the mind. It can not be defined, but can be felt directly because it is our intimacy.
  • Silence is freedom without restriction and without a center. It is our wholeness, it is neither inside nor outside the body. The silence is joyful, not pleasant. It is not psychological. You feel no one who hears. The silence does not need intermediaries. The silence is golden. Silence knows heal. There is no fear in silence. Silence is as self-love and beauty. It is untouched by time. The silence is meditation, without intent, without the meditator. Silence is the absence or silence in itself is the absence of absence. The sound of silence is music. Every activity that comes from silence is creative. It is a constant and a new beginning.
  • Silence precedes speech, poetry, music, and all the arts.
  • Silence is the ground of all creative activity. What is really creative word is truth. Silence is the word. Silence is truth. He who abides in silence lives in constant supply, without request in prayer, in gratitude, constantly in love.

– Jean Klein –
Il silenzio
– Jiddu Krishnamurti
Il silenzio ha molte qualità.
C’è il silenzio fra due rumori, il silenzio fra due note e il silenzio che si allarga nell’intervallo fra due pensieri.
C’è il singolare, quieto, pervadente silenzio che si diffonde in campagna alla sera; c’è il silenzio nel quale si ode il latrato di un cane in lontananza o il fischio di un treno che arranca per una ripida salita; il silenzio che regna in una casa quando tutti sono andati a letto, e il suo particolare risalto quando ti svegli nel cuore della notte e ascolti un gufo gridare nella valle; e c’è il silenzio che precede le risposte della compagna del gufo. C’è il silenzio di una vecchia casa abbandonata, e il silenzio di una montagna; il silenzio fra due esseri umani quando hanno visto la stessa cosa, sentito la stessa cosa, e agito.
Quella notte, specialmente in quella valle remota con le antichissime colline e i loro macigni di forma singolare, il silenzio era reale come la parete che toccavi. E tu guardavi dalla finestra le stelle luccicanti. Non era un silenzio autoprodottosi; non era perché la terra fosse quieta e gli abitanti del villaggio fossero addormentati, ma veniva da ogni dove, dalle stelle remote, da quelle colline scure e dalla tua mente, dal tuo cuore.
Questo silenzio sembrava coprire tutto, dal più piccolo granello di sabbia del greto del fiume – che conosceva acqua corrente solo quando pioveva – all’alto, frondoso fico di Banian e una leggera brezza che cominciava a spirare.
C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o da l’effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.
La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è.
C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.
La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente religiosa, e il silenzio degli dèi è il silenzio della terra.
La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l’amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.
Silence – Jiddu Krishnamurti
The silence has many qualities.
There is the silence between two noises, the silence between two notes and the silence that widens the interval between two thoughts.
There is a unique, quiet, penetrating silence that spreads in the countryside at night, there is the silence in which we can hear the barking of a dog in the distance a train whistle or trudging up a steep hill, the silence that reigns in a house when everyone went to bed, and his particular attention when you wake up in the middle of the night and hear an owl crying in the valley, and there is the silence that precedes the response of the owl companion. There is the silence of an old abandoned house, and the silence of a mountain, the silence between two human beings when they saw the same thing, heard the same thing, and acted.
That night, especially in the remote valley with its ancient hills of rocks and their singular form, the silence was as real as I touched the wall. And you looked out the window the stars shining. It was not a self-silence, it was not because the land was quiet and the villagers were asleep, but it came from everywhere, from distant stars, from the dark hills and your mind from your heart.
This silence seemed to cover everything from the smallest grain of sand in the riverbed – he knew only water when it rained – the high, leafy fig Banian and a light breeze began to blow.
There is the silence of the mind that is never touched by any noise, any thoughts or experience the fleeting wind. This silence is innocent, and therefore infinite. When there is this silence of the mind, it springs from the action and this action does not cause confusion or unhappiness.
Meditation is a mind that is totally silent is the blessing that man has always sought. In the silence of silence is all quality.
There is the strange silence that reigns in a temple or in an empty church in the remote countryside without the noise of tourists and faithful, and the heavy silence that reigns in the water is part of what is out of the silence of the mind.
The meditative mind contains all these varieties, all these changes and movements of silence. This silence of the mind is the true religious mind, and silence is the silence of the gods of the earth.
The meditative mind flows in this silence, and love is the path of this mind. This silence is bliss and laughter.

La Via della Devozione Sri Aurobindo – The Way of Devotion Sri Aurobindo


La Via della Devozione Sri Aurobindo

Come quando un’anima si fonde in Dio
per vivere in Lui per sempre e conoscerne la gioia,
la sua coscienza non conobbe più che Lui solo,
e tutto il suo sé separato si perse nel Suo.
Come un cielo stellato circonda la terra felice,
Lui la chiuse in sé in un cerchio di beatitudine
ed in Sé stesso e in lei chiuse il mondo.
Un isolamento senza limiti li unì in un solo essere.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

Se solo gli uomini potessero intravedere le beatitudini infinite, le forze perfette, gli orizzonti luminosi di conoscenza spontanea, le calme vastità del nostro essere che ci aspettano sulle vie che la nostra evoluzione animale non ha ancora conquistato, abbandonerebbero tutto e finché non avessero raggiunto questi tesori non si darebbero pace! Ma il cammino è stretto, le porte sono difficili da forzare, e la paura, la diffidenza, lo scetticismo sono qui, sentinelle della Natura, per impedirci di distogliere i nostri passi dai suoi pascoli consueti.
(Pensieri e Aforismi, 5)

L’Amore divino, a differenza di quello umano, è profondo, vasto e silenzioso; chi vuole diventarne cosciente e rispondervi, deve farsi calmo e tranquillo. Deve avere per suo unico fine di compiere il dono di sé, così da poter diventare ricettacolo e strumento, lasciando alla Saggezza e all’Amore divini la cura di colmarlo di ogni cosa necessaria. Deve anche convincersi che non può pretendere di progredire, evolversi e ottenere la realizzazione entro un dato tempo; deve essere pronto ad aspettare il tempo necessario, perseverare e fare dell’intera sua vita un’aspirazione e un’apertura per un’unica cosa: il Divino. Il segreto della sadhana è darsi, non esigere e prendere. Più ci si darà, più crescerà il potere di ricevere. (Lettere, II, 198)

E’ vero che si vive e si fa tutto in funzione di se stessi, ma questa è la natura dell’uomo: egli è centrato nel proprio ego, e fa tutto per il proprio ego; anche il suo amore e la sua simpatia sono per lo più basate sull’ego. Tutto ciò va cambiato e va centrato nel Divino, fatto per la Madre divina. La sadhana mira proprio a questo. Il silenzio, la crescita dello psichico e tutto il resto intendono arrivare a questo, ma non si può fare tutto in una volta. Quando la coscienza è pronta, allora l’amore psichico, l’impulso al dono di sé, cominciano a rivelarsi nel cuore e avviene il cambiamento – progressivamente, finché il dono di sé diventa totale. (Lettere, V, 131)

Quando l’approccio avviene attraverso il cuore, attraverso l’Amore e la Bhakti, il culmine supremo è in un Ananda trascendente, un’indicibile Felicità o Beatitudine ineffabile di unione con il Divino attraverso l’Amore. (Lettere, I, 89)

Sottomettersi significa darsi al Divino, donare al Divino tutto quello che si è o si possiede e non considerare niente come proprio, obbedire solo alla Volontà divina e a nessun’altra, vivere per il Divino e non per l’ego. Sottomettersi significa essere interamente nelle mani della Madre e non opporsi in alcun modo, per egoismo o altro, alla sua Luce, alla sua Conoscenza, alla sua Volontà, all’azione della sua Forza. Il Divino si dà a coloro che si danno a Lui senza riserva e in ogni loro parte. Per essi è la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani dell’Ananda. (Lettere, I, 223)

L’essenza della sottomissione è accettare senza riserve l’influenza e la guida quando la gioia e la pace discendono, accettarle senza porre quesiti o argomenti capziosi, e lasciarle crescere; quando si sente la Forza al lavoro, lasciarla agire senza opporsi; quando viene data la Conoscenza, riceverla e seguirla; quando la Volontà viene rivelata, farsi suo strumento. Il Divino può guidare, ma non costringe. C’è una libertà interiore, concessa a ogni essere mentale detto ‘uomo’, di acconsentire o no alla guida del Divino: come potrebbe altrimenti realizzarsi un’autentica evoluzione spirituale? Ogni persona – a meno che non faccia una sottomissione totale – ha fino a un certo punto la libertà di scelta e, quando la usa, deve accettarne le conseguenze, spirituali o di altro genere. L’aiuto può essere solo offerto, non imposto. L’offerta al Divino serve a liberarsi dall’illusione della separazione: l’atto stesso dell’offrire implica che tutto appartiene al Divino. (Lettere, I, 235-6)

Si può sentire la coscienza divina come uno stato spirituale impersonale: uno stato di pace, luce, gioia, vastità. La Presenza divina può anche essere sentita sotto forma di Qualcuno che è la fonte viva e l’essenza di quella luce, un Essere dunque, non semplicemente uno stato spirituale. La Presenza della Madre è ancora più concreta, distinta, personale: è la presenza non di uno sconosciuto, di un Potere o un Essere, ma di Qualcuno che ci è noto, intimo, che si ama e a cui si può offrire tutto l’essere in un modo concreto e vivente. (Lettere, II, 214)

L’obiettivo stesso dello yoga è un cambiamento di coscienza; acquisendo una nuova coscienza, o portando alla luce la coscienza nascosta del vero essere interiore, manifestandola a poco a poco e perfezionandola sempre più, si ottiene prima il contatto e quindi l’unione con il Divino. L’Ananda e la bhakti fanno parte di questa coscienza più profonda, e solo quando si vive e si cresce in essa possono divenire permanenti. Fino ad allora, si possono solo avere esperienze dell’Ananda e della Bhakti, ma non lo stato costante e permanente. Ma lo stato di bhakti e di sottomissione crescente non arriva a tutti sin dai primi stadi della sadhana; molti sadhaka, in realtà la maggioranza, hanno da percorrere un lungo cammino di purificazione e di tapasya (disciplina) prima che arrivi questo stato. (Lettere, II, 220-1)

Quando l’essere psichico si risveglia, divenite cosciente della vostra anima: conoscete il vostro vero Sé. E non commettete più l’errore di identificarvi con l’essere mentale e vitale, non li scambiate per l’anima. In secondo luogo, una volta risvegliato, l’essere psichico dà la vera bhakti per il Divino. Quella bhakti è completamente diversa dalla bhakti mentale e vitale. Proprio perché lo psichico è in diretto contatto con la Divinità che sta dietro, è capace di vera bhakti: non fa richieste, non ha riserve; sa come obbedire alla Verità nel modo giusto; si abbandona veramente a Dio e poiché è capace di abbandonarsi veramente, di conseguenza sa anche ricevere veramente. (Lettere, IV, 166-7)

La natura dell’Ineffabile è una Beatitudine trascendente, inimmaginabile e inesprimibile con la mente e la parola. Immanente e segreta, impregna tutto l’universo ed ogni cosa nell’universo. La sua presenza viene descritta come un etere segreto della beatitudine dell’essere, di cui la Scrittura dice che se non esistesse, nulla potrebbe vivere né respirare neanche per un istante. Questa beatitudine spirituale è anche qui, nei nostri cuori, celata in profondità, lontana dal lavorìo superficiale della mente che ne afferra solo qualche riflesso debole e imperfetto nelle diverse forme mentali, vitali e fisiche della gioia d’esistenza.
(Sintesi, II, p. 568)

L’amore viene a noi in modi diversi: può venire attraverso il risvegliarsi alla bellezza dell’Amante, alla vista del suo volto e della sua immagine ideale, attraverso i suoi misteriosi segni dietro le migliaia di aspetti delle cose di questo mondo, attraverso un lento o improvviso bisogno del cuore, una vaga sete dell’anima, mediante la sensazione di ‘qualcuno’ vicino a noi che ci attira o ci persegue con amore, o che è beatifico e bello, e che dobbiamo scoprire. Possiamo ricercarlo appassionatamente e inseguire l’invisibile Amato; ma può anche darsi che sia Lui a cercarci senza che noi ci pensiamo; può apparirci in mezzo alla folla e impadronirsi di noi di sua iniziativa, che lo vogliamo o meno. Può persino giungere come un nemico con la collera dell’amore e i nostri primi rapporti possono essere teatro di battaglie e conflitti. Ma Amore e Ananda sono l’ultima parola dell’Essere, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri”.
(Ivi, p. 578-9)

Il loto della conoscenza e della perfezione eterna è una gemma chiusa e ravvolta in noi. Si apre in modo rapido o gradatamente, un petalo dopo l’altro, mediante realizzazioni successive, appena l’intelligenza dell’uomo incomincia a volgersi verso l’Eterno, e il suo cuore, non più oppresso dall’attaccamento e confinato alle apparenze finite, si accende d’amore per l’Infinito. Ogni pensiero, tutta la vita e tutta l’energia che si sprigionano dalle nostre facoltà, ogni esperienza, passiva o attiva, divengono da questo momento altrettanti impulsi che lacerano i rivestimenti dell’anima e rimuovono gli ostacoli che impediscono il suo inevitabile schiudersi. Colui che sceglie l’Infinito è stato scelto dall’Infinto. Ha ricevuto l’impulso divino senza il quale non esiste possibilità di risveglio né di apertura spirituale; ma una volta ricevuta la divina chiamata, l’adempimento è sicuro, sia che avvenga per virtù di una rapida conquista in una sola vita umana, o con una paziente ricerca attraverso i numerosi stadi del ciclo delle esistenze nell’universo manifesto.
(Sintesi, I, 53-54)

The Way of Devotion Sri Aurobindo

As when a soul merges in God
to live in Him forever, and know the joy,
his conscience no longer knew that he alone,
and all of his separate self is lost in His.
As a starry sky surrounds the earth happy,
He closed himself in a circle of bliss
and in Himself, and she closed the world.
An isolation unlimited united them into one being.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

If only men could see the endless bliss, perfect strength, the bright horizons of knowledge spontaneously, the calm vastness of our being that await us in the ways that our animal evolution has not yet earned, would drop everything and until they had achieved these treasures would not be alone! But the road is narrow, the doors are hard to break in, and fear, distrust, skepticism here, sentinels of nature, to keep us from our feet away from his usual pasture.
(Thoughts and Aphorisms, 5)

Divine love, unlike the human one, is deep, vast and silent, and whoever wants to become conscious and responding to them, must be calm and quiet. Must have for its sole end of making the gift of himself, so he can become a receptacle and instrument, leaving the divine Wisdom and Love the care of every thing necessary to fill it. It must also be convinced that no one can pretend to forward, evolve and get to be realized within a given time, must be prepared to wait as long as necessary, endure and make the whole of his life an aspiration and an opening for one thing: the Divine. The secret of sadhana is to give oneself, not to demand and take. The more you give, the greater will power to receive. (Letters, II, 198)

It ‘true that we live and do everything according to themselves, but this is the nature of man: he is centered in the ego, and does it all for his ego, even his love and sympathy are mostly based on ego. All this must be changed and should be centered in the Divine, done for the Divine Mother. Sadhana aims at this. The silence, the growth of the psychic and the rest intend to achieve this, but you can not do everything at once. When the consciousness is ready, then the psychic love, the impulse to self-giving, they begin to reveal themselves in the heart and is changing – gradually, until the total gift of self becomes. (Letters, V, 131)

When the approach is through the heart, through love and Bhakti, the climax is a supreme Ananda transcendent, unspeakable happiness or bliss ineffable union with the Divine through love. (Letters, I, 89)

To submit himself to the Divine means, donate to the Divine, or whatever you have and you do not look nothing like their own, only to obey the Will of God and none else, to live for the Divine and not for the ego. To submit means to be entirely in the hands of the Mother and not oppose in any way, for selfish or anything, its light, to his knowledge, his Will, the action of his force. The Divine is given to those who give themselves to Him without reservation and in every part. For them it is the calm, light, power, bliss, freedom, the vastness, the heights of knowledge, Ananda oceans. (Letters, I, 223)

The essence of submission is to accept without reservation the influence and driving when the joy and peace descended, accept them without asking questions or specious arguments, and let them grow, and when you feel the force at work, leave it to act without opposition, when given the knowledge, receive it and follow it, and when the Will is proved, be his instrument. The Divine can guide, but not forced. There is an inner freedom, granted to every mind that ‘man’, or not to consent to the guidance of the Divine: How else could realize genuine spiritual evolution? Every person – unless it makes a total submission – has to some extent the freedom of choice and, when used, must accept the consequences, spiritual or otherwise. The aid may only be offered, not imposed. The offering to the Divine for getting rid of the illusion of separation: the very act of offering implies that everything belongs to the Divine. (Letters, I, 235-6)

You can feel the divine consciousness as an impersonal spiritual state: a state of peace, light, joy, vastness. The Divine Presence can also be heard as someone who is the living source and essence of that light, therefore, a Being, not merely a spiritual state. The Presence of the Mother is even more concrete, distinct, personal: it is not the presence of a stranger, or a Power of Being, but to anyone who we know, underwear, we love you and can offer the whole being and living in a concrete way. (Letters, II, 214)

The very purpose of yoga is a change of consciousness, gaining a new awareness, or bringing to light the hidden consciousness of the true inner being, manifesting gradually increasing and perfecting it, you get the first contact and union with the Divine. The Ananda and bhakti are part of this consciousness more profound, and only when you can live and grow in it may become permanent. Until then, you can only have experience and Bhakti Ananda, but it was constant and permanent. But the state of bhakti and increasing subjugation does not arrive at all since the early stages of sadhana; many sadhaka, in fact the majority, have to go a long way of purification and tapasya (discipline) before it reaches this state. (Letters, II, 220-1)

When the psychic being awakens, you become conscious of your soul: you know your true self. And do not make the mistake of identifying with the mental and vital, they are not mistaken for the soul. Secondly, once awakened, the psychic gives true bhakti for the Divine. That is completely different from bhakti bhakti mind and life. Just because the psychic is in direct contact with the Divinity behind, is capable of true bhakti: no demands, has no reservations; knows how to obey the Truth in the right way, you really leave it to God and is able to truly indulge therefore know very well received. (Letters, IV, 166-7)

The nature of the Ineffable Bliss is a transcendent, inexpressible and unthinkable with the mind and speech. Immanent and secret, permeates the entire universe and everything in the universe. Its presence is described as being an ether secret of happiness, of which Scripture says that if there were, nothing could live or breathe even for a moment. This spiritual bliss is also here, in our hearts, hidden in the depths, far from the surface workings of the mind that only grabs some reflection of weak and imperfect in various forms mental, vital and physical properties of the joy of existence.
(Summary, II, p. 568)

Love comes to us in several ways: it can come through the awakening to the beauty of the lover, the sight of his face and his ideal image, through his mysterious signs behind the thousands of aspects of the things of this world, through a slow or sudden need of the heart, a vague thirst of the soul by the feeling that ‘someone’ close to us that draws us and pursues us with love, or that is blissful and beautiful, and that we must discover. We can search for it passionately and pursue the invisible Amato, but it may be that he is looking for us without us think, can appear in the crowd and get hold of us on his own initiative, whether we like it or not. It may even come as an enemy with the rage of love and our initial reports may be the scene of battles and conflicts. But Love and Ananda are the last word of Being, the secret of secrets, the mystery of mysteries “.
(Ibid, p. 578-9)

The lotus of knowledge and eternal perfection is a bud closed and folded within us. It opens quickly or gradually, one petal after another, by setting an after, as soon as the intelligence of man begins to turn to the LORD, and his heart, no longer burdened by attachment and confined to appearances ended , lights up with love for the Infinite. Every thought, all life and all the energy that emanates from our faculties, every experience, passive or active, by this time become so many impulses that tear the coverings of the soul and removes obstacles that prevent its inevitable unfolding. He who chooses the Infinite was chosen dall’Infinto. He received the divine impulse, without which there is no possibility of revival of spiritual opening, but once received the divine call, the performance is safe, whether it happens by virtue of rapid wins in a single human life, or a patient search through the many stages of the cycle of existence manifested universe.
(Summary, I, 53-54)

La purezza del cuore – The purity of the heart  


La purezza del cuore

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Matteo 5,8).
Nel linguaggio umano e soprattutto nel linguaggio biblico il cuore è il centro della persona. Lì maturano le scelte importanti della vita, lì ognuno ritrova se stesso e la propria identità, lì ogni persona decide di sé, nel suo rapporto con gli altri, col mondo e con Dio. Il cuore buono rende buono tutto l’uomo, il cuore cattivo lo rende cattivo.
Nella discussione sul puro e l’impuro Gesù dice che non sono le cose esterne e materiali che rendono impuri. Così pensavano i farisei, che avevano una concezione materialistica della purezza. Essi identificavano il puro con il pulito, perciò si lavavano e facevano tante abluzioni rituali; inoltre ritenevano impuri anche alcuni cibi, evitavano di mangiarli e li proibivano agli altri. Come ancora oggi fanno gli ebrei e i mussulmani con la carne di maiale e altri animali.
Gesù invece dichiara che la purezza è un fatto interiore e spirituale. Ciò che corrompe e rende impuri, non sono le cose materiali, ma il peccato; non è ciò che viene a contatto con l’uomo dal di fuori, ma ciò che dall’interno determina i comportamenti personali di ciascuno. «Tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo», perché gli entra nello stomaco, non nell’anima. «Ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (Marco 7,18.20-22).
Dalla dimensione interiore e spirituale dell’uomo, dalla sua anima e dal suo cuore derivano i desideri e le azioni buone o cattive. Se sono cattive corrompono tutto l’uomo: infatti è cattivo all’interno, dove ha pensato e desiderato il male; ed è cattivo all’esterno, dove si comporta male e fa male agli altri. Così il cuore, centro della persona, qualifica in senso positivo o negativo tutta la persona.
Il cuore è come una sorgente da cui deriva tutto. Se la sorgente è buona, tutto sarà buono; se la sorgente è inquinata, tutto sarà corrotto. In questo senso Gesù dice: «La bocca parla dalla pienezza del cuore», perché ognuno tira fuori ciò che porta dentro. E ancora: «L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive» (Matteo 12,34-35). Bisogna quindi che ci sia un cuore buono, puro, generoso, perché tutta la vita e tutte le cose che si fanno siano buone. In particolare il cuore è la sede e la sorgente dell’amore. Perciò si ama Dio «con tutto il cuore» e il prossimo«come se stessi» (Matteo 22,37-40). La purezza del cuore sta quindi nella purezza dell’amore, e l’amore è puro quando è vero. Non solo sincero, ma proprio vero, cioè libero da ogni egoismo.
Cerchiamo quindi di guardare più da vicino la beatitudine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Abbiamo visto che la purezza è anzitutto un fatto interiore, del cuore, dove ognuno incontra l’altro nella verità. L’amore del prossimo richiede che i rapporti interpersonali siano veri, non falsi; autentici, non interessati. Perciò la prima cosa contraria alla purezza è la menzogna, la seconda è l’egoismo. Chi cerca il proprio interesse e inganna gli altri per raggiungere i propri scopi, non è puro nelle sue intenzioni e nelle sue azioni. In particolare, la purezza riguarda quel rapporto interpersonale, unico e specifico, che è il rapporto affettivo tra le persone. La purezza riguarda l’amore.
L’amore tra due persone deve essere vero e reale, allora è puro. L’amore vuole bene, vuole il bene dell’altro e vuole fare del bene all’altro, perciò si dona all’altro ed è pronto ad accogliere il dono dell’altro. In questo dono generoso l’amore arriva fino a dimenticarsi di sé e sacrificarsi per la persona amata. Questo è l’amore vero e puro. Se invece nell’amore uno cerca se stesso e i propri interessi, e per questo strumentalizza l’altro, allora l’amore è falso e menzognero. La purezza del cuore, quindi, è la purezza dell’amore che ama nella verità. Chi ama davvero dona se stesso con generosità e gratuità, e accoglie l’altro con riconoscenza e rispetto.
http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/Marafioti_beatit.html

“Di qualcuno che si sente facilmente ferito, offeso, si dice che è
sensibile. No, la vera sensibilità è un’apertura totale alla
bellezza e alla luce del mondo divino, e una chiusura a tutte le
brutture e le assurdità del mondo umano. Quindi, ciò che
generalmente viene chiamata ” sensibilità “, intesa come la
capacità di percepire dolorosamente l’indifferenza, il disprezzo,
le critiche e le vessazioni, in realtà non è altro che emotività.
Allora, cosa resta a dei poveri infelici per i quali non esistono
né il Cielo né gli angeli né gli amici né la bellezza, ma solo
persone ingiuste, cattive e malintenzionate?
Non bisogna confondere la sensibilità con l’emotività.
L’emotività è la manifestazione malata di un “sé” povero,
meschino, ristretto, dolente. La sensibilità rappresenta invece
un grado superiore di evoluzione che mette l’uomo in relazione
con le regioni celesti e gli permette di vibrare all’unisono con
tutta la bellezza dell’Universo.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Il mio cuore è divenuto capace di accogliere ogni forma
è un pascolo per le gazzelle,
un convento per i monaci cristiani
è un tempio per gli idoli,
è la Ka’ba del pellegrino
è le tavole della Torah,
è il libro del Sacro Corano.
Io seguo la Religione dell’amore,
quale mai sia la strada
che prende la sua carovana:
questo è mio credo e mia fede.

Ibn l-‘Arabi
“Tarjumân Al-Ashwâq”

Il devoto, la cui mente è disciplinata, che si muove nel mondo con i sensi controllati ed è libero da attaccamenti e repulsioni, è stabile nella tranquillità. Quella purezza di spirito elimina il dolore e quel devoto è fermamente stabilizzato nella pace permanente. (Bhagavad Gita 2:64-65)
Chi è privo di motivazioni egoiste ed è capace di parlare e agire senza il desiderio di glorificare se stesso, è puro di cuore. La purezza del cuore ci permette di liberarci dall’effetto “velo” dell’illusione del sé separato. Chi conosce la propria vera natura, può discernere prontamente ciò che è in armonia con la volontà divina da ciò che è invece diretto dalla volontà dell’ego.
Un primo passo verso la purificazione della mente è di scegliere pensieri in armonia con le tue aspirazioni e intenzioni più alte. Questo non è un processo per fermare i pensieri. Osservali e seleziona quelli che sono in armonia con la tua vera natura spirituale. Il secondo passo è di praticare regolarmente la meditazione supercosciente, fino al punto di sperimentare la tua vera natura. L’immersione nella consapevolezza della natura essenziale dell’uomo, ti purificherà la mente. Scoprirai, a quel punto, di poter sperimentare direttamente la purezza del cuore – la tua essenza dell’essere.

Il solo fatto di “essere” è una benedizione

Esiste solo una vita – Dio; la Realtà che si esprime in ogni cosa che è. Saperlo ci libera dal peso creato dall’illusione del sé separato, ristabilisce la nostra consapevolezza nella completezza e ci permette di sperimentare la vita come la benedizione che è. Quando conosciamo realmente la completezza, il giusto vivere ci dà l’opportunità di scoprire quella che Paramahansa Yogananda definiva come la “sempre nuova gioia in Dio”. Molte persone pensano di dover lottare per sopravvivere o per essere felici e sicure. La vita non è stata creata per essere un peso. Se immaginiamo che Dio sia un’entità distante, possiamo essere troppo indaffarati a cercare di guadagnare dei meriti per scoprire che il buono è dove siamo. Scoprire il buono della vita può richiedere pratica.
Vivere in maniera cosciente è possibile facendo delle scelte. Perché non decidere di vivere una vita cosciente e di rendere la realizzazione di Dio il punto centrale di ogni giorno? Se dimentichiamo di essere attenti, la semplice dedizione ad essere spiritualmente svegli e a considerare Dio come la stella polare della nostra vita, contiene in se stessa l’influenza di supporto di Dio stesso e quando dimentichiamo di vivere nel modo più alto, la bontà intrinseca della Grazia di Dio rivolgerà la nostra attenzione verso il percorso della luce.
Ellen Grace O’Brian
Ellen Grace O’Brian è il ministro anziano del Center for Spiritual enlightenment, che ha sede a San Josè, California (www.CSEcenter.org). E’ discepola di Roy Eugene Davis da quasi trent’anni.

Il cuore dell’uomo è come uno specchio; dentro lo specchio non c’è niente, è Ku, è il vuoto di cui leggiamo nella Prajina Paramita. Quello specchietto che tengono le ragazze nella borsetta, è così piccolo, eppure in quello specchietto ci entra il cielo, ci entra il sole, la terra, le stelle, l’universo. L’infinito e l’eternità, anche entrano nello specchio. Lo specchio riflette una immagine, e se messo di fronte a un ricco, di fronte a un povero, non fa nessuna differenza: li rispecchia alla stessa maniera. Riflette nello stesso modo il Presidente della Repubblica e l’ultimo vagabondo. Di fronte a uno specchio, la grandissima montagna e la piccola pietra della strada, sono la stessa cosa.
Un cuore puro, così pulito come uno specchio, vede le cose nella stessa maniera, senza discriminazione. Se di fronte a uno specchio si siede un giovane, riflette un giovane; se si siede un vecchio, riflette un vecchio, se si siede un bambino, riflette un bambino, se si siede una donna, rispecchia una donna. Lo specchio riflette nella stessa maniera le cose che gli si mettono di fronte.
Perché lo specchio riflette gli oggetti che gli si presentano davanti nella stessa maniera? Perché lo specchio non ha una propria faccia. Perciò un cuore puro come quello dello specchio, non ha un se stesso: ha un cuore come quello di un bambino appena nato.
Come lo specchio riflette ciò che gli si mette davanti, così un cuore puro non fa nessuna discriminazione fra se e gli altri. Se si siede davanti uno che piange, riflette uno che piange, se si siede uno che ride, riflette uno che ride.Perciò di fronte alla sofferenza, proverà la sofferenza, di fronte alla gioia proverà la gioia: quello è il vero cuore dell’uomo.
Lo specchio non ha questa specie di amore, nel senso con cui il Buddha universale ha questo amore. A differenza dello specchio che rimane così senza muoversi, l’essere umano di fronte al dolore piange, di fronte alla gioia gioisce. Questa è la differenza fra lo specchio che è immobile e l’essere umano che invece partecipa a questo dolore.
Ciò in Giappone si dice hataraki, è il movimento che c’è nell’uomo. Gesù Cristo ha detto: “Se non si ha il cuore di un bambino non si entra nel Regno dei Cieli”. Ma questo cuore del bambino che cuore è? Questo cuore è quello che non ha il Se stesso, nel senso di Ego; quello che non fa nessuna differenza fra sé e gli altri; questo è il tipo di cuore di cui c’è bisogno per entrare nel Regno dei Cieli. Nella stessa maniera in cui ha il cuore un bambino, puro, senza discriminazione, senza che sia uscito ancora quest’Ego, quel cuore del bambino è come quello degli Dei.
Il Buddha nei sei anni che è stato nella foresta, ove ha attraversato molte difficoltà, dopo che il dubbio era entrato dentro di lui facendolo dubitare su quello che andava cercando, nel momento in cui ha spalancato gli occhi (nel momento in cui è diventato Buddha, cioè Illuminato) si è reso conto che il suo cuore è un cuore che hanno tutti quanti; tutti gli esseri umani sono in possesso di questo cuore di Illuminazione.
Siccome nella vita di ogni giorno vengono fuori dalla nostra mente molti problemi e pensieri, questo cuore puro, questo cuore d’Illuminazione non viene fuori. L’essere umano, dalla mattina alla sera, ha la testa piena di cose che non hanno alcuna importanza; nel momento in cui tutto ciò viene tolto, viene eliminato, ci si rende conto che non rimane niente.
Noi abbiamo costruito un cuore nel quale abbiamo messo cose che abbiamo udito da altri, che non sono nostre, che non sono nel nostro cuore. Se noi riusciamo ad avere un cuore come quello di un bambino, sicuramente, riferendoci a ciò che ha detto Cristo, possiamo entrare nel Regno dei Cieli.
Un cuore puro – Yamada Mumon Roshi

The purity of the heart
“Blessed are the pure in heart: for they shall see God” (Matthew 5:8).
In human language, and particularly in the biblical language, the heart is the center of the person. There mature choices in life, everyone there finds himself and his own identity, each person decides for himself there, in his relations with others, with the world and God’s good good heart makes the whole man, the heart bad makes it bad.
In the discussion on the pure and the impure Jesus says there are external things and materials that make it impure. That is how the Pharisees, who had a materialist conception of purity. They identified with the pure clean, so they washed and made a lot of ritual ablutions; anchealcuni also considered unclean foods, not eating and forbade them to others. How do today’s Jews and Muslims with the pork and other animals.
But Jesus says that purity is an interior and spiritual. What makes it impure and corrupt, are not material things, but sin is not what comes into contact with the man from the outside, but from what determines the personal behavior of each. “Everything that enters a man from outside can not defile,” because it enters the stomach, not the soul. “What comes out, this defiles a man. For from within, from men’s hearts, come evil thoughts, fornication, theft, murder, adultery, covetousness, wickedness, deceit, lewdness, envy, slander, pride, foolishness. All these evil things come from within and defile a man “(Mark 7,18.20-22).
From the inner, spiritual dimension of man, from his soul and his heart desires and derive good or bad actions. If you are evil corrupts the whole person: it is bad inside, where he designed and desired evil, and evil is outside, where he behaves badly and hurts others. So the heart, the center of the person, position in a positive or negative whole person.
The heart is like a spring from which everything derives. If the source is good, everything will be good, if the source is polluted, everything is corrupt. In this sense, Jesus says: “The mouth speaks from the fullness of the heart, because everyone gets out what he carries inside. And again: “A good man out of his good treasure brings forth good things: and an evil man out of his evil treasure brings forth evil” (Matthew 12.34-35). It is therefore necessary that there is a good heart, pure, generous, because all life and all the things you do are good. In particular, the heart is the seat and source of love. So you love God with all your heart “and the forthcoming” as themselves “(Matthew 22:37-40). Purity of heart is thus the purity of love, and love is pure when it is true. Not only sincere, but its true, that is free of all selfishness.
So let us look more closely at the beatitude: “Blessed are the pure in heart: for they shall see God.” We have seen that the purity is primarily an interior, the heart, where everyone meets each other in truth. Love of neighbor requires that the relationships are real, not fake, authentic, not interested. So the first thing that is contrary to the purity is a lie, the second is selfishness. Those who seek their own interests and deceive others to reach their goals, is not pure in his intentions and his actions. In particular, the purity of interpersonal relationship relates to that unique and specific, that is the emotional relationship between people. The purity about love.
The love between two people must be true and real, then it is pure. Love loves you, wants the good of others and wants to do good to another, so he gives another and is ready to receive the gift of the other. This generous gift is up to forget the love of self and self-sacrifice for a loved one. This is the true and pure love. But if one looks for love itself and its interests, and for that exploits the other, then love is false and deceptive. The purity of the heart, then, is the purity of love that loves the truth. Who really loves giving himself generously and gratuity, and welcomes the other with gratitude and respect.
http://www.gesuiti.it/moscati/Ital3/Marafioti_beatit.html
“As someone who feels easily hurt, offended, they say it is
sensitive. No, the real sensitivity to the total opening
beauty and the light of the divine world, and a closure to all
ugliness and absurdity of the human world. So what
generally called the “sensitivity”, meaning the
ability to perceive painful indifference, contempt,
criticism and harassment, in reality is nothing but emotion.
So what remains of the poor unfortunates that do not exist
neither heaven nor angels, nor friends, nor beauty, but only
people unjust, evil and malicious?
Not to be confused with the emotional sensitivity.
Emotion is the manifestation of a sick “themselves” poor,
petty, small, painful. The sensitivity represents
a greater degree of development that places man in relation
with the celestial regions and allows it to vibrate in unison with
the beauty of the universe. “
Mikhael Omraam Aïvanhov
My heart has become capable of receiving any form
is a pasture for gazelles,
a convent for Christian monks
is a temple for idols,
is the Ka’ba of the pilgrim
is the tables of the Torah,
is the book of the Holy Quran.
I follow the religion of love,
which ever is the way
who takes his caravan:
this is my belief and my faith.
The Ibn-‘Arabi
“Al-Tarjuman Ashwaq”
The devotee, whose mind is disciplined, which moves in the world with the senses controlled and is free from attachments and aversions, is stable in the tranquility. That purity of spirit eliminates the pain and the devotee is firmly stabilized in permanent peace. (Bhagavad Gita 2:64-65)
Who is devoid of selfish motives and is able to speak and act without the desire to glorify himself, is pure of heart. The purity of the heart allows us to free ourselves by the “veil” of the illusion of separate self. Who knows his true nature, can readily discern what is in harmony with the divine and what is instead directed by the will of the ego.
A first step towards purification of mind is to choose thoughts in harmony with your highest aspirations and intentions. This is not a process to stop thinking. Observe them and select those that are in harmony with your true spiritual nature. The second step is to practice meditation regularly superconscious to the point of experiencing your true nature. Immersion in the consciousness of the essential nature of man, you shall purify the mind. You’ll find, at that point, you can directly experience the purity of the heart – the essence of your being.
The mere fact of “being” is a blessing
There is only one life – God, the reality that expresses itself in everything that is.Knowing this frees us from the burden created by the illusion of separate self, restores our awareness in the completeness and allows us to experience life as the blessing it is. When you really know the completeness, the right to live gives us the opportunity to discover what Paramahansa Yogananda defined as the “ever-new joy in God.” Many people think they have to struggle to survive or be happy and safe. Life was not created to be a burden. If we imagine that God is distant entity, we may be too busy trying to earn credit for discovering that the good is where we are. Discover the good life may take practice.
Living in a conscious manner is possible by making choices. Why not decide to live a conscious life and to make the realization of God the central point of each day? If we forget to be careful, the simple commitment to be spiritually awake and think of God as the guiding star of our life, contains within itself the influence of the support of God himself, and when we forget to live as high, the intrinsic goodness of Grace of God will turn our attention to the light path.
Ellen Grace O’Brian
Ellen Grace O’Brian is the senior minister of the Center for Spiritual Enlightenment, which is based in San Jose, California (www.CSEcenter.org). E ‘disciple of Roy Eugene Davis for nearly three decades.
The human heart is like a mirror in the mirror there is nothing, and Ku, is the void of which we read in Prajina Paramita. The mirror holding the girls in her purse is so small, yet in the mirror we shall enter heaven, there comes the sun, the earth, the stars, the universe. The infinity and eternity, even entering in the mirror. The mirror reflects an image, and if faced with a rich, in front of a poor person, it makes no difference: they reflect the same way. Reflected in the same way the President of the Republic and the last tramp. In front of a mirror, the great mountain and the small stones on the road, the same thing.
A pure heart so clean like a mirror, sees things the same way, without discrimination.If in front of a mirror sits a young man, reflects a young and if he sits an old man, reflects an old, if a child sits, reflects a child, if it sits a woman, a woman reflects. The mirror reflects things in the same way that we confront.
Because the mirror reflects the objects that present themselves in the same way?Because the mirror does not have its own face. So a heart as pure as that of the mirror, has no self: he has a heart like a newborn baby.
As the mirror reflects what you put in front, so a pure heart makes no discrimination between self and others. If you sit in front of a crying, reflects a crying, laughing when one sits, one that reflects ride.Perciò the face of suffering, the suffering will try, try before joy joy: that is the real heart of ‘ man.
The mirror does not have this kind of love, in the sense in which the Buddha has this universal love. Unlike the mirror so that it remains motionless, the human face of pain cry in front of the joy rejoice. This is the difference between the mirror that is stationary and the human being that instead of participating in this pain.
This is said hataraki in Japan, there is movement in humans. Jesus Christ said: “If you do not have the heart of a child shall not enter into the Kingdom of Heaven.” But this baby’s heart that the heart is? This is what the heart does not have the same if, in the sense of Ego, the one that makes no difference between self and others, this is the kind of heart is needed to enter the Kingdom of Heaven. In the same way that a child’s heart is pure, without any discrimination, it is not released yet quest’Ego, that the baby’s heart is like that of the gods.
The Buddha in the six years that was in the forest, where he has gone through many difficulties, after the question had entered into him making him doubt about what he was looking for, when he opened his eyes (when he became Buddha , that is, Enlightened One) has realized that his heart is a heart that everyone, all human beings are in possession of this heart of enlightenment.
Since in everyday life are many problems out of our minds and thoughts, this pure heart, this heart of Enlightenment does not come out. The human being, from morning to night, has a head full of things that do not matter, when everything is removed, it is deleted, we realize that there is nothing left.
We have built a heart in which we put things we’ve heard from others that are not ours, that are not in our hearts. If we manage to have a heart like a child, of course, referring to what Christ said, we can enter the kingdom of heaven.
A pure heart – Yamada Roshi Mumon

Nessuno diventa illuminato – There is no person that becomes enlightened – Tony Parsons


Nessuno diventa illuminato

Una volta credevo veramente che le persone diventassero illuminate e che quell’evento fosse simile a qualcuno che vince il primo premio alla lotteria nazionale. Una volta vinto il premio, il beneficiario avrebbe avuto garantita beatitudine permanente, infallibilità e incorruttibile bontà.
Nella mia ignoranza pensavo che queste persone avessero ottenuto e possedessero qualcosa che le rendesse speciali e totalmente diverse da me.
Questa idea illusoria aveva rinforzato in me la credenza che l’illuminazione fosse virtualmente impossibile da ottenere eccetto che per poche persone elette e straordinarie. Questi malintesi sorgevano da qualche immagine che mantenevo riguardo a come dovesse essere uno stato di perfezione. Non ero ancora in grado di vedere che l’illuminazione non ha nulla a che fare con la perfezione. Queste credenze erano grandemente rafforzate nel momento in cui comparavo la mia immaginaria inadeguatezza con l’immagine che intrattenevo di qualunque “eroe spirituale” verso cui in quel momento mi sentissi attratto.
Sento che la maggior parte delle persone vedono l’illuminazione in modo simile. Certamente ci sono state molte persone, e ancora ce ne sono, che cercano di incoraggiare tali credenze e che, in effetti, reclamano di essersi illuminate.
Ora posso vedere come questa sia una dichiarazione senza senso tanto quella di un qualcuno che proclami al mondo di essere in grado di respirare. Essenzialmente la realizzazione dell’illuminazione porta con sé l’improvvisa comprensione che non ci sia nessuno e nulla che si illumini.
L’Illuminazione semplicemente è. Non può essere posseduta, così come non può essere raggiunta o vinta come se fosse un trofeo.
Tutto e ogni cosa sono l’Uno, e tutto ciò che facciamo è metterci di mezzo attraverso il nostro cercare di arrivare a questo uno.
Coloro che reclamano l’illuminazione o prendono tale posizione, semplicemente non ne hanno realizzato la natura paradossale e presumono di possedere uno stato che immaginano di aver raggiunto.
Essi hanno probabilmente avuto una profonda esperienza personale di qualche natura, ma questa non supporta assolutamente nessuna relazione con l’illuminazione.
Di conseguenza resteranno ingabbiati nei propri concetti individualistici basati sul loro particolare sistema di credenze.
Queste persone hanno spesso bisogno di intraprendere il ruolo di “insegnanti spirituali” o “maestri illuminati” e inevitabilmente attraggono coloro che hanno bisogno di essere studenti o discepoli. I loro insegnamenti, ancora radicati nel dualismo, promuovono una netta e incolmabile scissione tra l’“insegnante” e chi segue l’insegnamento. Quando il seguito dell’insegnante cresce, anche il ruolo esclusivo del maestro ha bisogno di essere esaltato.
Uno dei sintomi più classici, quando tale ruolo è stato adottato, è di evitare qualunque ammissione o segno di “umana debolezza”. Inoltre di solito si crea una maggiore distanza tra il “maestro” e i suoi seguaci.
Man mano che l’essere speciale del “maestro” diventa sempre più effettivo e le richieste da parte dei seguaci divengono sempre più grandi, invariabilmente gli insegnamenti diventano più oscuri e contorti.
Quando l’oscurità degli insegnamenti cresce, anche la scissione diventa più ampia e molti dei seguaci spesso diventano più confusi e sottomessi. L’effetto tipico su coloro che ne restano coinvolti può essere di indiscussa adulazione, disillusione, o un risveglio e un andare oltre.
Comunque, questo tipo di influenze si sono affermate e hanno mantenuto un senso illusorio di dubbio e inadeguatezza nell’inconscio collettivo riguardo alla capacità delle persone di realizzare e permettere qualcosa che è naturale, semplice e disponibile come il respirare.
Coloro che hanno pienamente compreso e abbracciato l’illuminazione non hanno assolutamente nulla da vendere. Quando condividono la loro realizzazione, non hanno bisogno di abbellirsi o di abbellire quello che condividono. Né hanno alcun interesse nell’essere delle madri, dei padri o degli insegnanti.
L’esclusività alimenta l’esclusione, mentre la libertà è condivisa attraverso l’amicizia.
Tony Parsons (“The open secret-tutto ciò che è”, © Laris Editrice 2009

There is no person that becomes enlightened

Out of all the many awakenings that have been described to me, it is continuously confirmed that one of the first realisations that arises is the seeing that no-one awakens. And yet we see that the majority of teachings, both traditional and contemporary, are constantly speaking to an apparent separate seeker (subject) and recommending that in order to attain enlightenment (object) they should choose to meditate, self-enquire, purify, cultivate understanding, still the mind and the ego, surrender, be honest, seek earnestly, give up seeking, do therapy, do nothing, be here now, and so on . . . the ideas are as endless and as complicated as the mind from where they are generated.
These recommendations arise from the belief that the “enlightenment” of the “teacher” has been attained or earned through the application of choice, effort, acceptance or surrender, and that other seekers can be taught to do the same.
Of course there can be nothing right or wrong with earnest seeking, meditation, self-enquiry, understanding and so on. They are simply what they appear to be. But who is it that is going to choose to make the effort? Where is the effort going to take the apparent chooser to? – where is there to go if there is only oneness? If there is no separate individual there is no volition, and so how can an illusion dispel itself?
There is no person that becomes enlightened. No-one awakens. Awakening is the absence of the illusion of individuality. Already there is only awakeness, oneness, timeless being, radical aliveness. When the dream seeker is no more it is seen (by no-one) that there is nothing to seek and no-one to become liberated.
Here is oneness, the realisation of wholeness that cannot be attained or owned. This is the awakening in which the awareness of what is arises together with the dreaming of that which cannot be known. There can be a dance between dreaming and being, and in that dance there can be a return to the fascination of personal ownership.
However, the realisation that the dream seeker is also oneness is liberation, the uncaused, impersonal, silent stillness which is the celebration of unconditional love. This is all there is.
There is no me or you, no seeker, no enlightenment, no disciple and no guru. There is no better or worse, no path or purpose, and nothing that has to be achieved.
All appearance is source. All that apparently manifests in the hypnotic dream of separation – the world, the life story, the search for home, is one appearing as two, the nothing appearing as everything, the absolute appearing as the particular.
There is no separate intelligence weaving a destiny and no choice functioning at any level. Nothing is happening but this, as it is, invites the apparent seeker to rediscover that which is… the abiding, uncaused, unchanging, impersonal silence from which unconditional love overflows and celebrates. It is the wonderful mystery.
Tony Parsons (“The open secret-tutto ciò che è”, © Laris Editrice 2009)

The open secret

Occhio puro – Pure eye


Horus, Dio dalla testa di Falco, figlio di Iside e Osiride era considerato il Dio della preveggenza. Il suo occhio simboleggia la spietata acutezza dello sguardo giustiziere cui nulla sfugge. Grazie a lui Iside riuscì a vendicare il marito e a scacciare Seth, dando inizio al Regno dei Faraoni.
Secondo la mitologia l’occhio di Horus è l’occhio che “tutto vede” . Veniva impresso all’ingresso delle case, sui sarcofagi e sulle tombe, per contrastare il maligno o per proteggere il viaggio del defunto verso l’aldilà.

Nell’esoterismo egizio le figure terrene, non sono immagini delle realtà corrispondenti, ma funzioni multiple di potenze che attivano un proprio sistema di significanti. Una delle più famose immagini egizie è l’Occhio di Horus nella quale si visualizza l’occhio magico che Osiride, una volta reintegrate le membra disperse da Seth, grazie all’opera di Iside e Neftis, dona al figlio Horus allorquando, emergendo dal mondo della luce velata, la Duat, lo abbraccia trasmettendogli il potere della conoscenza, della consapevolezza e della trasformazione.

Nella rinascita l’Occhio di Horus vira su un piano superiore, anche nel dato numerico, lo smembramento di Osiride e questo processo è registrato nella sua polarizzazione, come mostra il Duplice Occhio di Horus ai lati di Osiride risorto con Corona Atef, nella tomba di Sennedjen, XIX dinastia.

 

 

 

Horus, the falcon-headed God, son of Isis and Osiris was considered the god of foresight. His eye symbolizes the grim avenger acuteness of vision which nothing escapes. Thanks to him, Isis was able to avenge her husband Seth and cast, starting the Kingdom of the Pharaohs.
According to mythology the eye of Horus is the eye that “sees everything”. He was impressed at the entrance of the houses on the sarcophagi and tombs in order to counter the evil or to protect the deceased’s journey to the afterlife.

 

Egyptian esotericism earthly figures, no images match reality, but multiple functions of powers that enable its own system of signifiers. One of the most famous images is the Egyptian Eye of Horus in which you see the magic eye to Osiris, once replenished the members dispersed by Seth, thanks to the work of Isis and Neftis, gives to his son Horus when, emerging from the world the veiled light, the Duat, embraces the power of imparting knowledge, awareness and transformation.

In the Eye of Horus turns rebirth on a higher plane, even in numerical data, the dismemberment of Osiris, and this process is recorded in its polarization, as shown in the Dual Eye of Horus on the sides of Osiris risen with Atef Crown, in the tomb of Sennedjen, Dynasty XIX.

 

Occhio puro – retta visione


Escludendo il mondo esterno, con lo sguardo fisso tra le sopracciglia, i respiri affluenti ed effluenti che fluiscono regolari per le narici, con i sensi, la mente e l’intelletto sotto controllo, giunto alla meta della liberazione, il muni (saggio), gettati via desiderio, paura e ira, è per sempre libero.

Bhagavad Gita (V, 27,28)

“Se dunque il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato”.
(Matteo, 6, 22)

(E’ da presumere che le Bibbie più antiche dicessero proprio “occhio singolo”, forma che si trova nella Bibbia di Martin Lutero e ancor oggi nelle traduzioni greche e inglesi. Più tardi, non comprendendo il vero significato della parola, i traduttori cambiarono “singolo” in “semplice” e poi ancora in “puro” N.d.T.). Durante la meditazione profonda, l’occhio unico o spirituale diventa visibile nella parte centrale della fronte. Le scritture si riferiscono in vari modi a questo occhio onnisciente: quale terzo occhio, stella d’Oriente, l’occhio interiore, la colomba che scende dal cielo, l’occhio di Shiva, l’occhio dell’intuizione, ecc.

Paramahansa Yogananda, Autobiografia di uno Yogi. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1971, p. 153

Il corpo fisico ha due occhi – positivo e negativo – a causa della legge della relatività. Il corpo astrale ha soltanto un occhio, variamente chiamato: occhio spirituale, occhio singolo (dalla Bibbia cristiana), terzo occhio (dalla Bibbia indù), stella dell’est, stella di saggezza, colomba che discende dal cielo, occhio interiore, occhio intuitivo, occhio di Shiva, stella attraverso cui vedono i saggi, ecc. Quando fu battezzato dallo Spirito Santo, Gesù lo percepì come un suono cosmico o Cielo, e vide l’occhio spirituale come una colomba.

Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda. Volume primo. Edizioni Vidyananda

L’insegnamento giunge solo a indicare la via; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere. … E’ necessario che l’occhio si faccia uguale all’oggetto per accostarsi a contemplarlo. … Il tuo occhio interiore ha dinnanzi a se una grande bellezza. Ma se cerchi di contemplarla con un occhio ammalato o non pulito, o debole, avrai troppa poca energia per vedere gli oggetti più brillanti e non vedrai nulla, anche se sei dinnanzi ad un oggetto che può essere visto.

Sophia – Plotino. (Commento: qui Sophia potrebbe essere quindi intesa come la saggezza di colui che osserva con occhio singolo, lo stesso che talvolta si scorge durante la meditazione).

Quando la mente si concentra,prima o poi si manifesta un segno.
Questo non e’ per tuttiil medesimo.
Per alcuni potra’ essere una forma come una stella,un diadema di gemmeo un filo di perle.
Altri lo avvertiranno come un fior di loto,la ruota di un carro,il disco della luna,il disco del sole.
Se appare un segno luminoso,non bisogna cominciare a pensarci ne’ dargli attenzione diretta.
Il segno e’ originato dalla percezione.
Percio’ bisogna capire che appare diverso a causa della differenza di percezione.

(Visuddhi Magga)

Non identificatevi … siate un testimone, un osservatore. Allora, se vi riesce di essere testimoni, sarete focalizzati nel terzo occhio. … anche l’opposto è possibile. Se siete focalizzati nel terzo occhio, diventerete un testimone.
… focalizzati nel centro del terzo occhio la vostra immaginazione diventa potente, efficace. Ecco perché si è insistito così tanto sulla purezza …

Rajneesh (Osho) – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 90 e seg.

Lo spazio tra i nostri due occhi (terzo occhio) non è uno spazio delimitato nel vostro corpo fisico. E’ lo spazio infinito che è penetrato in voi. Una volta che questo spazio venga conosciuto, non sarete più la stessa persona. Non appena conoscerete questo spazio interiore, avrete conosciuto l’immortale. Allora non c’è più alcuna morte.

Rajneesh (Osho) – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 217

Se per un’ora al giorno fissi una fiamma e pratichi questa tecnica per alcuni mesi, il tuo terzo occhio inizia a funzionare alla perfezione. Diventi più attento, più luminoso.

Rajneesh (Osho) – Il libro arancione, Mediterranee, 1983, p.109

I Maestri indù hanno insegnato che, per conquistare la più profonda conoscenza, bisogna focalizzare lo sguardo attraverso l’onnisciente occhio spirituale. Quando ci si concentra fortemente, anche chi non sia uno yoghi aggrotta la fronte nel punto fra le sopracciglia: il centro della concentrazione e dello sferico occhio spirituale, sede dell’intuizione dell’anima. Questa è la vera “sfera di cristallo” in cui guarda lo yoghi per apprendere i segreti dell’universo. Coloro che andranno abbastanza profondo nella loro concentrazione penetreranno quel “terzo occhio” e vedranno Dio. I ricercatori della verità dovrebbero perciò sviluppare la facoltà di proiettare la loro percezione attraverso l’occhio spirituale. La pratica dello Yoga aiuta l’aspirante ad aprire l’occhio singolo della coscienza intuitiva.
L’intuizione, o conoscenza diretta, non dipende da alcun dato fornito dai sensi. Per questo la facoltà intuitiva è spesso chiamata il “sesto senso”. Tutti hanno questo sesto senso, ma la maggior parte delle persone non lo sviluppa. Tuttavia, quasi tutti hanno avuto qualche esperienza intuitiva, forse l’intuizione che una determinata cosa sarebbe dovuta accadere, sebbene non ci fosse alcun segno percepibile dai sensi a indicarlo.

Paramahansa Yogananda, L’eterna ricerca dell’uomo. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1980, p. 31-32

Signore, esiste un metodo scientifico, oltre il Kriya, che può portare un devoto a Dio?, s’informò uno studente.”Si”, disse il Maestro. “Una via rapida e sicura che porta all’infinito è quella di tenere la propria attenzione fissa nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia”.

Paramahansa Yogananda, Il Maestro disse. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1970, p. 66

Coloro i quali non meditano regolarmente e profondamente sono irrequieti, ovunque essi meditino, e rinunciano dopo un breve sforzo. Ma se voi fate uno sforzo più grande, giorno dopo giorno, verrà l’abilità di immergervi più profondamente. Io non debbo fare alcuno sforzo, adesso; il mondo intero sparisce istantaneamente, quando chiudo i miei occhi e fisso istantaneamente il Centro Cristico (l’occhio spirituale, nella fronte fra le ciglia).
(Paramahansa Yogananda

Ora, vedete, nessun Gesù Cristo viene dall’esterno dentro la visione di nessuno. Nessun Rama, Nessun Krishna, nessun Buddha, nessun Baba Faqir si manifesta da fuori a nessuno. Queste visioni sono fenomeni provocati dalle impressioni e dalle suggestioni che il devoto ha già accolto nella propria mente. Queste impressioni e suggestioni gli appaiono come un sogno. Ma nessuno viene da fuori. Questa è la pura verità.
(Baba Faqir Chand, 1886-1981)

Gli illusi non vedono l’anima quando lascia il corpo e nemmeno quando ci abita dentro. Non si può veder l’anima mentre si gode degli oggetti dei sensi o si agisce mossi dall’attaccamento alle passioni, all’ignoranza o alla purezza. Solo coloro che hanno l’occhio della saggezza vedono.

(Bhagavad Gita 15:10)

Se uno tenesse la propria mente costantemente concentrata nel punto fra le sopracciglia (nel Centro Cristico), vedesse l’occhio spirituale e gli comandasse di ricaricare il corpo d’energia, esso lo farebbe. Facendo questo, la gente smetterebbe d’invecchiare

Paramahansa Yogananda – Alomentazione Yoga – Edizioni Vidyananda

Il terzo occhio non fa parte del corpo fisico, ma del corpo sottile, il secondo corpo, quello interiore.

Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 150

Quando il terzo occhio si apre per la prima volta, il buio sparirà, e ci sarà luce, una luce senza sorgente. … Per questo le Upanishad dicono che Dio non è come il sole o una fiamma. E’ una luce senza sorgente.

Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 169, 170

La prima delle otto vie fondamentali del Nobile ottuplice sentiero è la Retta Visione per cui si contempla la realtà così com’è, senza inquinarla coi propri complessi inconsci, abitudini inveterate, pregiudizi, ripugnanze innate, limitazioni caratteriali, memoria automatica ecc.

Le altre vie sono: retto pensiero, retta parola o retto modo di parlare, retta azione o karma, retto comportamento o modo di guadagnarsi la vita, retto sforzo, retta consapevolezza, retta concentrazione o samadhi.

Secondo un moderno maestro occidentale, qui l’aggettivo retto non è usato come contrapposto a sbagliato, secondo il comune modo di pensare dualistico, ma si potrebbe tradurre come “non”, non concetto, non visione. “Eliminando tutti i concetti, si ottiene la retta visione. Procedendo di un passo si elimina anche la non visione.” (Bernie Glassman, “Cerchio Infinito” p. 57, Oscar Mondatori).

“Vedete la pagliuzza nell’occhio del fratello ma non la trave nel vostro. Quando vi sarete tolti la trave dagli occhi allora sarete in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello” (Tommaso, 26).

I concetti sono quelli che distolgono la Retta Visione, i pre-giudizi, i pre-concetti, le idee pre-formate. Tutti guardiamo il mondo attraverso queste lenti deformanti ma non ce ne accorgiamo. Siamo però molto bravi a vedere le lenti, anche piccole, negli occhi degli altri. I nostri concetti, i nostri giudizi sono quelli giusti, quelli veri, quelli saggi; poverino il vicino o il fratello che è costretto a guardare con quella pagliuzza che lo disturba e gli deforma la vista.

Ma “quando vi sarete tolti la trave dagli occhi allora sarete in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello” perché quando cominciamo a vedere rettamente, cioè a vedere eliminando tutti i concetti, aiutiamo tutti coloro che ci sono vicini: fino a quando, però, non vedremo quanto grande sia la trave che ci portiamo dentro l’occhio e in che modo deformato guardiamo il mondo e gli altri, continueremo a sproloquiare di giusto e sbagliato, bianco e nero, morale e non morale e tutti i difetti li vedremo nell’occhio del nostro fratello.

“Il sesto patriarca disse: – Io vedo e non vedo -. Allora Shen-hui chiese: – Maestro, cosa significa “vedere” e “non vedere”? – Il maestro disse: – Io vedo. Vedo sempre le mie trasgressioni e i miei difetti. Per questo dico che vedo. Non vedo. Nel mondo non vedo le trasgressioni e le colpe degli altri. Per questo vedo e non vedo -. (citato in “La Mente allo specchio”, a cura di Leonardo Vittorio Arena, Oscar Mondatori, p.188).


Pure eye – right view

 

Excluding the outside world, his gaze fixed between the eyebrows, the breathing regular tributaries and effluents that flow through the nostrils, with senses, mind and intellect under control, came to the goal of liberation, the muni (sage) cast away desire, fear and anger, is always free.

Bhagavad Gita (V, 27,28)

“Therefore if thine eye be single, thy whole body shall be enlightened.”
(Matthew, 6, 22)

(can be assumed that the oldest Bible say its “single eye” form that is in the Bible of Martin Luther and even today in Greek and English translations. Later on, not understanding the true meaning of the word, the translators changed ” single “in” simple “and then again in” pure “NDT). During deep meditation, or spiritual eye becomes visible only in the middle of the forehead. The records relate in many ways this all-knowing eye: as the third eye, Star of the East, the inner eye, the dove descending from heaven, the eye of Shiva, the eye of intuition, and so on.

Paramahansa Yogananda, Autobiography of a Yogi. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1971, p. 153

The physical body has two eyes – positive and negative – because of the law of relativity. The astral body has only one eye, variously called: spiritual eye, single eye (from the Christian Bible), third eye (from the Hindu Bible), Eastern Star, star of wisdom, the dove descending from heaven, inner eye, eye intuitive eye of Shiva, they see the star through essays, etc.. When he was baptized by the Holy Spirit, Jesus perceived it as a cosmic sound or Heaven, and saw the spiritual eye as a dove.

The Gospel of Jesus according to Paramhansa Yogananda. Volume first. Editions Vidyanand

The teaching comes only to show the way, but the vision will be the one who wanted to see. … And ‘necessary that the eye is equal to the face of approaching to contemplate. … Your inner eye has before him a great beauty. But if you try to contemplate it with an eye on sick or not clean, or weak, you have too little energy to see the brightest objects and do not see anything, even if you’re in front of an object which can be seen.

Sophia – Plotinus. (Comment: Sophia here could thus be seen as the wisdom of the observer with a single eye, the same can be seen that sometimes during meditation).

When the mind is focused, sooner or later it shows a sign.
This is not ‘for allThe same.
For some you can ‘be a shape like a star, a tiara gemmeo a string of pearls.
Others will feel like a lotus, the wheel of a wagon, the disc of the moon, the sun’s disc.
If you see a bright sign, do not start thinking about it ‘to give direct attention.
The sign and ‘originated from the perception.
Therefore ‘we must understand that it is different because of the difference in perception.

(Visuddhi Magga)

Do not identify … Be a witness, an observer. So, if you can bear witness, you will be focused in the third eye. … The opposite is also possible. If you are focused in the third eye, you become a witness.
… third eye focused in the center of your imagination becomes a powerful and effective. That’s why we have insisted so much on the purity …

Rajneesh (Osho) – The Book of Secrets, Bompiani, 1978, p. 90 et seq.

The space between our two eyes (third eye) is not a designated area in your physical body. E ‘infinite space that has penetrated you. Once this space is known, you will not be the same person. As soon as you know this inner space, you know the immortal. So there’s no death.

Rajneesh (Osho) – The Book of Secrets, Bompiani, 1978, p. 217

If one hour a day set a fire and practice this technique for several months, your third eye begins to work perfectly. You become more alert, brighter.

Rajneesh (Osho) – The Orange Book, Mediterranee, 1983, p.109

The Hindu masters have taught that in order to gain the deeper knowledge, you must focus your gaze through the omniscient spiritual eye. When you focus strongly, even those who are not a yogi frowns at the point between the eyebrows, the center of the concentration and the spiritual eye ball, the seat of the intuition of the soul. This is the real “crystal ball” in which the yogi looking to learn the secrets of the universe. Those who go deep enough in their concentration will penetrate the “third eye” and I see God seekers of truth should therefore develop the ability to project their perception by the spiritual eye. The practice of Yoga helps the aspirant to open the single eye of intuitive consciousness.
The intuition, or direct knowledge, does not depend on any information provided by the senses. For this reason, the intuitive faculty is often called the “sixth sense”. Everyone has this sixth sense, but most people do not develop it. However, almost everyone has had some experience intuitive, perhaps the intuition that a certain thing was supposed to happen, although there was no sign to indicate perceptible to the senses.

Paramahansa Yogananda, The eternal human search. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1980, p. 31-32

Lord, there is a scientific method, as well as the Kriya, which can lead a devotee to God?, He asked one student. “Yes,” said the Master. “A quick and safe way that takes forever is to keep its attention fixed in the center of Christ Consciousness between the eyebrows.”

Paramahansa Yogananda, The Master said. Rome, Astrolabe-Ubaldini Publisher, 1970: 66

Those who do not meditate regularly and are deeply restless, wherever they meditate and give up after a short effort. But if you make a greater effort, day after day, will be the ability to dive deeper. I should not make any effort, now, the whole world disappears instantly, when I close my eyes and instantly fixed the Christ center (the spiritual eye, the forehead between the eyebrows).
(Paramahansa Yogananda

Now, you see, no Jesus Christ is outside the vision of anyone inside. Rama No, no Krishna, no Buddha, no Baba Faqir is obvious to anyone outside. These visions are phenomena caused by the impressions and suggestions that the devotee has already accepted in his own mind. These impressions and suggestions to appear like a dream. But no one from outside. This is the truth.
(Baba Faqir Chand, 1886-1981)

The deluded do not see when the soul leaves the body and even when we live within. You can not see the soul while you enjoy the sense objects or acts motivated by an adherence to the passions, ignorance or purity. Only those who have seen the wisdom eye.

(Bhagavad Gita 15:10)

If one held one’s mind constantly focused at the point between the eyebrows (the Christ center), the spiritual eye could see, and commanded him to recharge the body of energy, it would. By doing this, people would stop getting old

Paramahansa Yogananda – Alomentazione Yoga – Edizioni Vidyanand

The third eye is not part of the physical body, but the subtle body, the second body, the inner one.

Osho – The secrets of transformation, Bompiani, 2000, p. 150

When the third eye opens for the first time, the darkness will disappear, and there will be light, a light without a source. … This is why the Upanishads say God is not like the sun or a flame. It ‘s a light without a source.

Osho – The secrets of transformation, Bompiani, 2000, p. 169, 170

The first of the eight basic ways of the Noble Eightfold Path is the right understanding for which we contemplate reality as it is, without polluting it with their own complex unconscious, ingrained habits, prejudices, innate repugnance, character restrictions, automatic memory etc..

Other ways are: right thought, right speech and right way of speaking, right action, or karma, right conduct or way of earning a living, right effort, right mindfulness, right concentration or samadhi.

According to a Western modern master, here the right adjective is not used as opposed to wrong, according to the common dualistic way of thinking, but could be translated as “no”, no concept, no vision. “By removing all the concepts, you get the right view. Going a step will also remove the non-vision. “(Bernie Glassman,” Infinite Circle “p. 57, Oscar Mondadori).

“You see the mote in your brother but not the beam in yours. When you removed the beam from his eyes then you will be able to take the speck out of his brother (Thomas 26).

The concepts are those who turn aside the right understanding, the prejudices, pre-concepts, pre-formed ideas. All these we see the world through distorting lenses but do not realize it. However, we are very good at seeing the slow, however small, in the eyes of others. Our concepts, our judgments are the right ones, real ones, wise ones, the poor or near his brother who is forced to watch with the straw that disturbs and distorts the view.

But “when you have removed the beam from his eyes then you will be able to take the speck out of his brother” because when we begin to see rightly, that eliminating all concepts see, we help all those who are close to us: as long as However, we do not see how big the beam that we carry inside the eye and how warped look at the world and others, continue to rant about right and wrong, black and white, moral and not moral flaws and all them we will see in the eye of our brother.

“The Sixth Patriarch said: – I see and I do not see -. Shen-hui, then asked: – Master, what does “see” and “not see”? – The master said: – I see. I always see my transgressions and my faults. For this reason I say that I see. I can not wait. In the world I do not see the transgressions and sins of others. To see this and I do not see -. (Quoted in “The Mind of the mirror,” by Leonardo Vittorio Arena, Oscar Mondadori, p.188).

La Compassione è sempre terapeutica – Compassion is always therapeutic – Osho


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La compassione è sempre terapeutica

 La compassione è sempre terapeutica, qualunque il vostro livello, che vi aiuta. La compassione è l’amore purificato – tanto che è sufficiente dare e non chiedere nulla in cambio. Buddha diceva ai suoi discepoli: “Dopo ogni meditazione, sii compassionevole – immediatamente – perché quando si medita, cresce l’amore, il cuore è pieno. Dopo ogni meditazione, prova compassione per il mondo intero in modo da condividere il tuo amore e si rilascia l’energia nell’atmosfera e che l’energia può essere utilizzato da altri. “

Vorrei anche dire che a voi: Dopo ogni meditazione, quando si sta celebrando, avere compassione. Sento che la vostra energia dovrebbe andare ad aiutare le persone in qualsiasi modo ne hanno bisogno. Basta rilasciare! Vi sarà alleggerito, vi sentirete molto rilassata, ti sentirai molto calmo e tranquillo, e le vibrazioni che hanno pubblicato aiuterà molti. Terminate le vostre meditazioni sempre con compassione. E la compassione è incondizionata. Non si può avere compassione solo per coloro che sono amichevoli verso di voi, solo per coloro che sono legati a voi.

E ‘successo in Cina: Quando Bodhidharma andò in Cina, un uomo venne da lui. Ha detto, “ho seguito i tuoi insegnamenti: medito e poi mi sento compassione per tutto l’universo – non solo per gli uomini, ma per gli animali, per le rocce e fiumi anche.
Ma c’è un problema: non riesco a provare compassione per il mio prossimo. No – è impossibile! Quindi la prego di dirmi: posso escludere dal mio vicino di casa mia compassione? I includono l’intera esistenza, conosciuta, sconosciuta, ma posso escludere il mio prossimo? – Perché è molto difficile, impossibile. Non riesco a provare compassione per lui. “

Bodhidharma disse: “Allora dimenticare la meditazione, perché, se esclude la compassione qualcuno, allora non è più lì.”
La compassione è all-inclusive – intrinsecamente all-inclusive. Quindi, se non si riesce a provare compassione per il prossimo ~~~V poi dimenticare tutto meditazione – perché non ha nulla a che fare con qualcuno in particolare. Ha qualcosa a che fare con il vostro stato interiore. Essere compassione! incondizionatamente, senza direzione, senza indirizzo. Poi si diventa una forza di guarigione in questo mondo di miseria.

Gesù dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso” – ancora e ancora. E dice anche: “Ama il tuo nemico come te stesso.” E se si analizza entrambe le frasi, si verrà a scoprire che il prossimo e il nemico è quasi sempre la stessa persona. “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Ama il tuo nemico come te stesso.” Che cosa vuol dire?

Vuol dire semplicemente: non hanno ostacoli per la vostra compassione, per il tuo amore. Come ami te stesso, ama l’intera esistenza – perché in ultima analisi l’intera esistenza è te stesso. Vi è – riflette in molti specchi. Sei tu – non è separato da voi.

Il tuo prossimo è solo una forma di voi, il vostro nemico è anche una forma di voi. Tutto ciò che si incontra, ci si imbatte in voi stessi. Non si può riconoscere, perché non siete molto attenti, potreste non essere in grado di vedere al posto degli altri, ma poi qualcosa non va con la tua visione, c’è qualcosa di sbagliato con i vostri occhi. La compassione è terapeutica.

Osho

Compassion is always therapeutic

 Compassion is always therapeutic; whatsoever your level, it helps you. Compassion is love purified — so much so that you simply give and don’t ask anything in return. Buddha used to say to his disciples, “After each meditation, be compassionate — immediately — because when you meditate, love grows, the heart becomes full. After each meditation, feel compassion for the whole world so that you share your love and you release the energy into the atmosphere and that energy can be used by others.”

I would also like to say that to you: After each meditation, when you are celebrating, have compassion. Just feel that your energy should go and help people in whatsoever ways they need it. Just release it! You will be unburdened, you will feel very relaxed, you will feel very calm and quiet, and the vibrations that you have released will help many. End your meditations always with compassion. And compassion is unconditional. You cannot have compassion only for those who are friendly towards you, only for those who are related to you.

It happened in China: When Bodhidharma went to China, a man came to him. He said, “I have followed your teachings: I meditate and then I feel compassion for the whole universe — not only for men, but for animals, for rocks and rivers also.
But there is one problem: I cannot feel compassion for my neighbor. No — it is impossible! So you please tell me: can I exclude my neighbor from my compassion? I include the whole existence, known, unknown, but can I exclude my neighbor? — because it is very difficult, impossible. I cannot feel compassion for him.”

Bodhidharma said, “Then forget about meditation, because if compassion excludes anybody then it is no more there.”
Compassion is all-inclusive — intrinsically all-inclusive. So if you cannot feel compassion for your neighbor~ then forget all about meditation — because it has nothing to do with somebody in particular. It has something to do with your inner state. Be compassion! unconditionally, undirected, unaddressed. Then you become a healing force into this world of misery.

Jesus says: “Love thy neighbor as thyself” — again and again. And he also says: “Love thy enemy as thyself.” And if you analyze both the sentences together, you will come to find that the neighbor and the enemy are almost always the same person. “Love thy neighbor as thyself” and”Love thy enemy as thyself.” What does he mean?

He simply means: don’t have any barriers for your compassion, for your love. As you love yourself, love the whole existence — because in the ultimate analysis the whole existence is yourself. It is you — reflected in many mirrors. It is you — it is not separate from you.

Your neighbor is just a form of you; your enemy is also a form of you. Whatsoever you come across, you come across yourself. You may not recognize because you are not very alert; you may not be able to see yourself in the other, but then something is wrong with your vision, something is wrong with your eyes. COMPASSION is therapeutic.

Osho

La voce interiore – Il nostro tesoro – The inner voice – our treasure  – Heinrich Zimmer


La voce interiore – Il nostro tesoro

Quattro santi uomini, avendo fatto naufragio su una landa deserta dell’Africa, vagarono diversi giorni senza trovare cibo. Allo stremo delle forze, decisero di chiedere aiuto a Dio; per rafforzare la loro richiesta, s’impegnarono in solenni promesse: il primo promise che avrebbe osservato il più stretto digiuno, il secondo che non avrebbe mai più guardato una donna, il terzo che avrebbe recitato in continuazione i versetti del Corano. Il quarto disse semplicemente: “Non mangerò mai carne d’elefante.” Gli amici si sentirono offesi da questa assurda promessa: e chi mai mangia carne d’elefante? Voleva prendersi gioco di loro? O addirittura di Dio? L’uomo rispose: “Niente affatto. Ho solo sentito una voce interiore che mi ha quasi obbligato a parlare così. Io non ne posso nulla, Dio mi è testimone.” Dopo aver vagato per giorni e giorni, distrutti dalla fame, avvenne che trovarono un elefantino di poche settimane. Benchè controvoglia, lo uccisero, avevano assoluto bisogno di un po’ di nutrimento; lo arrostirono e si cibarono della sua carne. Tutti, tranne colui che aveva fatto l’ultima promessa: “Forse Dio – disse – mi ha spinto alla mia decisione perché vuole che io muoia. Non mancherò comunque alla mia parola con lui.” Terminato il pasto, si misero a dormire. E mentre dormivano, sopravvenne l’elefantessa, la madre dell’elefantino. Li annusò uno per uno, uccidendo senza pietà i tre da cui proveniva odore di elefante arrosto. Solo colui che non se n’era cibato si salvò. Venne anzi afferrato dalla proboscide dell’elefantessa e portato in un’oasi dove potè sfamarsi di datteri e dissetarsi con acqua di sorgente. Così è di colui che ascolta la voce interiore senza discuterla.

E’ un breve aneddoto sul rabbino Eisik, figlio del rabbino Jekel, che viveva nel ghetto di Cracovia, l’antica capitale della Polonia. Incrollabile nella sua fede, attraverso anni di sofferenza, era rimasto uno zelante servitore del Signore, suo Dio. Una notte, il pio rabbino Eisik ebbe un sogno; questo sogno gli ingiungeva d’andare lontano verso la capitale della Boemia, Praga, dove avrebbe scoperto un tesoro nascosto, sepolto sotto il grande ponte che conduceva al castello dei re di Boemia. Il rabbino, sorpreso, rinviò la partenza; ma il sogno si ripeté altre due volte. Al terzo richiamo, si preparò coraggiosamente e partì alla ricerca. Giunto a destinazione, il rabbino Eisik trovò il ponte sorvegliato giorno e notte da sentinelle; tanto che non osò scavare. Ritornava tutte le mattine e gironzolava nei dintorni sino a notte, guardando il ponte, osservando le sentinelle, studiando senza farsi notare la costruzione e il terreno. Alla lunga però, il capitano delle guardie colpito dall’insistenza del vegliardo, s’avvicinò e domandò gentilmente se aveva perso qualcosa o se, forse, attendeva l’arrivo di qualcuno. Il rabbino Eisik raccontò con semplicità e fiducia il sogno che aveva fatto; l’ufficiale, arretrando d’un passo, scoppiò a ridere. “Davvero, pover’uomo!” disse il capitano, “hai consumato le scarpe a percorrere tutta questa strada semplicemente a causa d’un sogno? Quale persona ragionevole crederebbe a un sogno? Guarda, se avessi dato retta ai sogni, farei in questo momento proprio il contrario di ciò che fai tu. Avrei intrapreso un pellegrinaggio altrettanto stupido del tuo, ma in direzione opposta, e, senza alcun dubbio, con lo stesso risultato. Lascia che ti racconti il mio sogno.” Era un ufficiale cordiale, a dispetto del suo aspetto arcigno, e il rabbino provava della simpatia per lui. “Ho inteso una voce in sogno”, disse l’ufficiale cristiano della guardia di Boemia, “essa mi parlava di Cracovia, ordinandomi di andare laggiù e di cercare un gran tesoro in casa d’un rabbino il cui nome era Eisik, figlio di Jekel. Il tesoro doveva trovarsi in un angolo polveroso, interrato dietro al focolare. Eisik, figlio di Jekel!”, e il capitano rideva nuovamente, con gli occhi che brillavano. “Immagina un po’: andare a Cracovia, abbattere i muri di ogni casa del ghetto dove metà della gente si chiama Eisik e l’altra metà Jekel! Eisik, figlio di Jekel; buona questa!” E rideva sempre più della meravigliosa facezia. Il rabbino ascoltava avidamente, senza dare nell’occhio, poi, inchinandosi profondamente e ringraziando l’amico straniero, s’affrettò a ritornare direttamente verso la patria lontana; scavò nell’angolo abbandonato della casa e scoprì il tesoro che mise fine alla sua miseria. Con una parte del denaro fece innalzare un altarino che porta ancor’oggi il suo nome. Così dunque, il vero tesoro, quello che mette fine alla nostra miseria e alle nostre prove, non è mai molto lontano, non occorre cercarlo in un paese lontano; esso giace sepolto nei recessi più intimi della nostra casa, ossia del nostro essere. E’ dietro al focolare, il centro donatore di vita e calore che governa la nostra esistenza, il cuore del nostro cuore – se solo sapessimo scavare. Ma vi è il fatto strano e costante che è solo dopo un pio viaggio in una regione lontana, in un paese straniero, in una nuova terra, che il significato di questa voce interiore che guida la nostra ricerca potrà rivelarsi. E, a questo fatto strano e costante, se ne aggiunge un altro, ossia che colui che ci rivela il senso del nostro messaggio interiore dev’essere anche lui un estraneo, d’un’altro credo e d’un’altra razza. Il capitano boemo, sul ponte, non crede alle voci interiori né ai sogni, e tuttavia procura al viaggiatore venuto da lontano, la cosa stessa che termina le sue tribolazioni e ricompensa la sua ricerca. Questa cosa meravigliosa non la fa neppure di proposito, al contrario, è inavvertitamente che egli concede il suo importante messaggio, mentre esprime la sua opinione personale sulla faccenda. Allo stesso modo, i miti e i simboli hindù, e gli altri segni di saggezza venuti da lontano, ci parleranno del tesoro che ci appartiene. Dovremo dissotterrarlo dai cantucci dimenticati del nostro essere. Allora esso segnerà il termine delle nostre pene e ci permetterà di erigere per il bene di tutti quelli che ci stanno intorno un tempio allo Spirito vivente.
Da “Mythes et symboles dans l’art et la civilisation de l’Inde” – di Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

The inner voice – our treasure
Four holy men, having been shipwrecked on a deserted Africa wandered for several days without finding food. At the end of their tether, they decided to ask for help from God to strengthen their claim, were involved in solemn promises: the former promised that it would comply with the strictest fasting, the second that would never looked at a woman who was to play in the third continuation of the verses of the Koran. The fourth said simply: “Do not ever eat meat of an elephant.” The friends were offended by this absurd promise, and who never eat meat elephant? He wanted to make fun of them? Or even of God? The man replied: “Not at all. I just heard an inner voice that he almost obliged to talk like that. I can not hold anything, God is my witness. “ After wandering for days, destroyed by hunger, they found a baby elephant that was a few weeks. Though unwillingly, they killed him, had absolute need of a bit ‘of food, the roasted and cibarono of his flesh. All, except one who had the last promise: “Perhaps God – he said – pushed me to my decision because he wants me to die. I will not fail however to my word with him. “ After the meal, they went to sleep. And while they were sleeping, there came the elephant, the mother elephant. Sniffed them one by one, without killing pity the three from which came the smell of roasted elephant. Only the one that he had not cibato escaped. It was indeed seized and taken to the elephant dell’elefantessa an oasis where he could eat and drink with dates of spring water. So is he who hears the inner voice without question.

Parable in the tradition of story-Hassidim It ‘s a short anecdote about Rabbi Eisik, son of Rabbi Jekel, who lived in the ghetto of Krakow, the ancient capital of Poland. Unwavering in his faith, through years of suffering, he was a zealous servant of the Lord his God One night, the pious rabbi Eisik had a dream this dream instructed him to go away to the capital of Bohemia, Prague, where he discovered a hidden treasure, buried under the large bridge that leads to the castle of the kings of Bohemia. The rabbi, surprised, put off the start, but the dream was repeated twice more. On the third call, he prepared and set out bravely in search. He arrived, Rabbi Eisik found the bridge guarded day and night by sentries, so much so that I can not dig. Returned every morning and wandered around until late at night, looking at the bridge, watching the guards without being detected by studying the building and land. In the long run, however, the captain of the guards struck by the insistence of the old man, approached and asked politely if he had missed something or if, perhaps, awaited the arrival of someone. The rabbi told Eisik with ease and confidence, the dream he had, the officer, a step backwards, burst out laughing. “Really, poor man!” said the captain, “you have worn the shoes to walk all this way simply because of a dream? What reasonable person would believe in a dream?” Look, if I listened to the dreams, I would at this moment exactly the opposite of what you do you. I undertook a pilgrimage as stupid as yours, but in the opposite direction, and, no doubt, with the same result. Let me tell you my dream. ” He was an officer friendly, despite its grim appearance, and the rabbi felt sympathy for him. “I heard a voice in a dream,” said the officer of the guard Christian in Bohemia, “she told me about Krakow, ordered me to go over there and finding a great treasure in the house of a rabbi whose name was Eisik, son of Jekel. The treasure was found in a dusty corner, buried behind the fireplace. Eisik, son of Jekel, “and the captain laughed again, her eyes sparkling. “Imagine a little ‘: go to Krakow, break down the walls of every house in the ghetto where half the people you call Eisik and the other half Jekel! Eisik, son of Jekel; this good!” And laughing more and more of the wonderful joke. The rabbi listened eagerly, without attracting attention, then bowed deeply and thanked the foreign friend, he hastened to return directly to their homeland, he dug in the abandoned house and discovered the treasure that ended her misery . With some of the money he did raise a small altar that bears his name even today. Thus, the real treasure, one that puts an end to our misery and our evidence is never far away, no need to look for in a distant land, it lies buried in the deepest recesses of our house, that of our being. E ‘behind the hearth, the center giver of life and warmth that governs our existence, the heart of our heart – if only we knew dig. But there is a strange thing that is constant and only after a pious journey to a distant region, in a foreign country, a new land, that the meaning of this inner voice that guides our research can be. And, at this strange fact and law, he adds another, namely that he who reveals the inner meaning of our message must be he a stranger, of another creed and of another race. The Bohemian captain on the bridge, does not believe in dreams or inner voices, and yet power of attorney to the traveler came from afar, the very thing that ends his trials and reward his search. This wonderful thing is not even on purpose, however, is that he inadvertently gives her important message, while expressing his personal opinion on the matter. Similarly, the Hindu myths and symbols, and other signs of wisdom come from afar, we will speak of the treasure belongs to us. We will have to unearth the forgotten nooks of our being. Then it will mark the end of our sufferings and will allow us to build for the good of everyone around us is a living temple to the Spirit. From “mythes et symboles dans l’art et la civilization de l’Inde” – Heinrich Zimmer – Payot, Paris – 1951 – pag. 208

Amore e meditazione – Love and Meditation – Osho


Amore e Meditazione

La crescita personale richiede un movimento continuo da una polarità all’altra. A volte stare da soli è perfetto: si ha bisogno del proprio spazio, di dimenticare tutti e stare con se stessi. L’altro è assente e quindi non hai nessuno che ti confina: l’altro crea un confine, da solo sei infinito.

Vivendo insieme agli altri, andando in giro per il mondo, nella società, a poco a poco si avverte un senso di confino, di limitazione, come se si avessero attorno delle mura: diventa una sottile forma di prigionia e si sente il bisogno di muoversi.

A volte è necessario stare completamente da soli, in modo che ogni confine scompaia, come se l’altro non esistesse affatto, e l’intero universo, il cielo infinito esistessero solo per te: in quel momento di solitudine per la prima volta si comprende cos’è l’infinito.

Ma se ci rimani troppo a lungo, con l’andare del tempo l’infinito ti annoia, diventa insipido. Ci sono purezza e silenzio, ma non c’è alcuna estasi: l’estasi arriva sempre attraverso l’altro. E allora all’interno cresce una fame d’amore, si desidera rifuggire la propria solitudine, questo vasto spazio infinito; si vuole un posticino confortevole con della gente intorno, in modo da dimenticarsi di se stessi.

Questa è la polarità fondamentale della vita, dell’amore e della meditazione. Le persone che cercano di vivere solo attraverso l’amore e le relazioni a poco a poco diventano molto limitate: perdono infinità e purezza, diventano superficiali.

Vivere sempre in relazione significa vivere dentro i confini in cui puoi incontrare l’altro; pertanto ti fermi sempre sulla soglia, non riesci mai a entrare nel tuo palazzo, perché è davanti alla porta che ci si incontra con i passanti. Le persone che vivono solo nell’amore, dunque, a poco a poco diventano superficiali. La loro vita perde di profondità. E le persone che vivono solo di meditazione diventano molto profonde, ma la loro vita manca di colore, è priva di danza estatica, non ha la qualità orgasmica dell’essere.

Un’umanità reale, l’umanità del futuro vivrà le due polarità assieme, e ogni mio sforzo consiste nel cercare di condividere tale comprensione. Sarebbe bene potersi spostare liberamente dall’una all’altra, senza che una delle due diventi una limitazione: non dovresti temere la folla del mercato, né dovresti temere il monastero.

Tale libertà, tale flessibilità di movimento, è ciò che io chiamo sannyas. Più ampio è il movimento, più ricca sarà la tua vita.

La vita dovrebbe essere al tempo stesso complessa e semplice. E’ necessario cercare di continuo questa armonia, altrimenti la vita diventa monotona, con una sola nota che si continua a ripetere, senza però poterne far nascere un’orchestra.

Tratto da Innamorarsi dell’amore di Osho


Love and Meditation

Personal growth requires a continuous movement from one polarity to another. Sometimes being alone is perfect: it needs its own space, forget everything and be with themselves. The other is absent and therefore you have no borders: the other creates a boundary, only six infinite.

Living together with others, going around the world, in society, little by little you feel a sense of confinement, limitation, as if they were around the walls: it becomes a subtle form of prison and feels the need to move .

Sometimes you need to feel completely alone, so that all boundaries disappear, as if the other did not exist at all, and the whole universe, the infinite sky there just for you at that moment of loneliness for the first time includes cos ‘is the infinite.

But if we stay too long, the time goes to infinity is boring, it becomes tasteless. There are purity and silence, but there is no ecstasy ecstasy always comes through the other. It then grows into a hunger for love, you want to avoid his own loneliness, this vast infinite space, you want a comfortable niche with people around, so forget about themselves.

This is the basic polarity of life, love and meditation. People who try to live only through love and relationships gradually become very limited and eventually lose purity become superficial.

Always live in the report is to live within the boundaries where you can meet each other, so you stay forever on the threshold, you can never get into your building, why is the door that you meet with passersby. People who live only in love, therefore, gradually become superficial. Lost their lives in depth. And people who live only to become very deep meditation, but their life lacks color, it lacks ecstatic dance, not the quality of being orgasmic.

Real humanity, humanity will live in the future the two poles together, and all my effort is to try to share that understanding. It would be well able to move freely from one to another, without one of the two becomes a limitation: you should not fear the crowd of the market, nor should you fear the monastery.

Such freedom, such flexibility of movement, is what I call sannyas. Larger the movement, your life will be richer.

Life should be both complex and simple. E ‘need to search continuously in harmony, otherwise life becomes monotonous, with a note that you continue to repeat, but without being able to give birth to an orchestra.

from Osho –  To loving to love

Il momento presente è la porta verso la liberazione – The present moment is the door to liberation


Il momento presente è la porta verso la liberazione

La parola bhavana significa essere consapevoli della mente dovunque voi siate nel momento presente. Io posso darvi consigli per sviluppare la meditazione seduta – tanti minuti ogni mattina e tanti ogni sera – il che è certamente una cosa da tenere in considerazione. E’ utile acquisire una disciplina, prendersi un po’ di tempo nella vita di tutti i giorni per smettere con qualsiasi attività, qualsiasi impulso di obbligo morale, responsabilità e abitudine. Ma quello che ho trovato ad aiutarmi maggiormente è stato riflettere e fare attenzione sul qui ed ora.

Anche se andiamo
in luoghi meravigliosi
non sono poi così diversi.
E’ solo
una nostra montatura.

E’ così facile pianificare il futuro o ricordare il passato specialmente quando niente di veramente importante sta succedendo in questo momento: “In futuro ho intenzione di insegnare in un ritiro di meditazione” oppure “Il mio viaggio in Bhutan è stato una visita veramente particolare in un luogo veramente esotico dell’Himalaya.” Ma molto nella vita non è niente di speciale; è così come è. E anche andare in meravigliosi luoghi dell’Himalaya è così come è – alberi, cielo, consapevolezza; non c’è tutta questa differenza. E’ solo che noi ci costruiamo sopra. Sento anche che la gente soffre molto per le cose che ha fatto o che non avrebbe dovuto fare – errori, crimini, cose terribili dette nel passato. Le persone possono diventare ossessionate perché una volta che cominciano a ricordare i loro errori si crea tutto uno stato d’animo. Tutti i momenti colpevoli del passato possono tornare a galla e distruggere la nostra vita presente. Molte persone finiscono per rimanere bloccate in un vero insopportabile regno infernale che si sono create da sole.

Ma tutto questo succede nel presente, ed è per questo che il momento presente è la porta verso la liberazione. E’ l’ingresso al “Senza Morte”. Risvegliarsi a questo non vuol dire sopprimere, negare, rimuovere, difendere, giustificare, condannare; è quello che è, prestare attenzione al ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione corretta. Non è una rimozione del pensiero, ma non lo si sta più considerando con attaccamento personale. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.

Provate a ricordare una vostra colpa e mantenete il ricordo deliberatamente. Pensate a qualche cosa di terribile che avete fatto in passato, e poi stabilite di tenerlo nella vostra coscienza per cinque minuti. Cercando di continuare a pensarci, scoprirete quanto è difficile da trattenere. Ma quando quello stesso ricordo sorge e voi gli opponete resistenza, ci sguazzate dentro o ci credete, allora può accompagnarvi per tutta la giornata. Tutta una vita può essere riempita di colpe e rimorsi.

Ogni volta che sei
consapevole di ciò
che stai pensando
stai diventando
un esperto.

Così soltanto nel risveglio, vedendo la cosa così com’è, c’è un rifugio. Ogni volta che siete consapevoli di quello che state pensando – non critici, anche se state pensando a qualcosa di veramente brutto o spiacevole – state diventando degli esperti. Questo è ciò in cui potete avere fiducia. Mentre sviluppate questo, acquisite più fiducia. La vostra consapevolezza diventerà una forza più grande delle vostre emozioni, delle vostre contaminazioni, delle paure e dei desideri. All’inizio ci può sembrare che emozioni e desideri siano più forti, che la semplice consapevolezza sia impossibile. Si possono avere soltanto pochi brevi momenti di consapevolezza e poi si torna di nuovo nella tempesta che imperversa. Può sembrare senza speranza, ma non lo è. Più la si mette alla prova, la si investiga, si dà fiducia a questa consapevolezza, più diventa stabile. Gli apparenti poteri invincibili delle qualità emotive, delle ossessioni e delle abitudini, perderanno quel senso di essere la forza più grande. Troverete che la vostra vera forza è nella consapevolezza, non nel controllo dell’oceano, delle onde, dei cicloni e degli tsunami e di tutto il resto che comunque è impossibile per voi controllare. E’ solo nell’avere fede in questo punto – qui ed ora – che si realizza la liberazione.

Dire “è così” significa solo ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è. Anche andare in posti meravigliosi non è poi così differente. E’ solo la costruzione che ci facciamo sopra, rimuovendo, difendendo, giustificando o condannando; è quello che è: un ricordo. “Questo è un ricordo.” è una affermazione onesta. Non è una rimozione del pensiero. E’ che non lo sta considerando con attaccamento. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.


http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm

The present moment is the gateway to liberationThe word bhavana is to be aware of mind wherever you are in the present moment. I can give you tips for developing meditation session – so many minutes every morning and every evening a lot – which is certainly something to consider. And ‘gain a useful discipline, take some’ time in the life of every day to stop any activity, any impulse of moral obligation, responsibility and habit. But what I found was more to help me reflect and focus on the here and now.Even if we go
marvelous places
are not so different.
And ‘only
our own hype.It ‘so easy to plan for the future or remember the past, especially when nothing really important is happening at this moment: “In the future I’m going to teach in a meditation retreat” or “My trip was a visit to Bhutan in a very special a truly exotic Himalayas. “But a lot in life is not anything special, as it is. And also go to wonderful places in the Himalayas is as is – trees, sky, consciousness, there is no difference at all. It ‘s just that we build on it. I also feel that people suffer a lot for the things he has done or should not do – errors, crimes, terrible things said in the past. People can become obsessed because once you begin to remember their mistakes all over you create a mood. All times guilty of the past may return to the surface and destroy our present life. Many people end up stuck in a truly unbearable hell realm that are created by the sun.But all this happens in the present, and that is why the present moment is the gateway to liberation. And ‘the entrance to the “Deathless”. Waking up to this does not mean suppress, deny, remove, defend, justify, condemn, is what it is, be careful to remember. “This is a memory.” Is a correct statement. It is not a removal of the thought, but it is considering with more personal attachment. I remember, when seen clearly, no essence. They dissolve into thin air.Try to remember your own guilt and keep the memory deliberately. Think of something terrible that you have done in the past, and then determined to keep it in your consciousness for five minutes. Trying to continue to think about it, you’ll discover how difficult it is to be retained. But when the same lies and you remember the resist, we wallow in or believe it, then it can accompany you throughout the day.A whole life can be filled with guilt and remorse.Each time you
aware of what
you’re thinking
You are becoming
an expert.

So only in awakening, seeing it as it is, there is a refuge. Whenever you are aware of what you’re thinking – non critical, even if you’re thinking something really bad or unpleasant – are becoming experts. This is what they can trust. As this developed, gained more confidence. Your awareness will become a greater force of your emotions, your defilements, fears and desires. At first it may seem that emotions and desires are stronger than the simple awareness is impossible. You can have only a few brief moments of consciousness and then back again into the raging storm. It may seem hopeless, but it is not. The more you test, the investigator will, we trust this awareness, the more stable. The apparent invincible power of the emotional qualities, obsessions and habits, lose that sense of being the greatest force. You will find that your real strength is in awareness, not in the control of the ocean, waves, cyclones and tsunamis and all the rest, however, that it is impossible for you to check. And ‘only point in having faith in this – here and now – come true liberation.

Say “so” means only to remind themselves to see this moment as it is. Also go to wonderful places is not so different. It ‘just the building that we do above, removing, defending, justifying or condemning it is what it is: a memory. “This is a memory.” Is an honest statement. It is not a removal of the thought. It ‘not being considered with the attachment. I remember, when seen clearly, no essence. They dissolve into thin air.

http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm

La meditazione del cuore di Atisha – Atisha’s Heart Meditation – Lama Atisha


atisha
La Meditazione del cuore di Atisha

Lama Atisha

Lama Atisha (982 – 1054) nacque come principe nel Bengala, in India orientale. Divenne il più colto studioso del Monastero Nalanda, in India, la più grande Università di filosofia buddhista dell’epoca.

A causa della sua grande compassione verso il popolo tibetano, Lama Atisha si recò in Tibet nel 1042 per rinnovare il buddhismo trasmettendo un lignaggio ininterrotto di insegnamenti del Buddha al popolo tibetano.

Egli contemplò le tre ruote del Dharma in un ordine logico, delineandole con disposizione lineare e graduale. Ciò le rese pertanto comprensibili e praticabili da chiunque desideri seguire il percorso del Buddha, indipendentemente dal proprio livello di sviluppo.

Il Grande Maestro indiano Atisha oltre al magistero proprio del Buddha, portò con sé in Tibet le ancora viventi tradizioni orali inerenti gli insegnamenti dei suoi stessi eminenti Maestri spirituali di ininterrotti lignaggi riguardanti sia il metodo che la sapienza, tramandati attraverso Asangha, Nagarjuna e molti altri grandi eruditi indiani.

L’Alchimia di Atisha

Atisha è un maestro raro; raro perché ricevette l’insegnamento di tre maestri illuminati. Non era mai accaduto prima, né si è più ripetuto. Essere discepolo di tre maestri illuminati è semplicemente incredibile, perché un maestro illuminato è sufficiente. Ma questa storia — che ebbe tre maestri il luminati — ha anche un significato metaforico. Sebbene sia vera, cioè sia un fatto storico.

Il primo dei tre maestri con cui Atisha restò per molti anni fu Dharmakirti, un grande mistico buddhista. Questi gli insegnò la nonmente, gli insegnò il vuoto, gli insegnò come avere una mente priva di pensieri, gli insegnò come distaccarsi da qualsiasi contenuto della mente ed essere privo di contenuto. Il secondo maestro fu Dharmarakshita, un altro mistico buddhista. Questi gli insegnò l’amore, la compassione. E il terzo maestro fu Yogin Maitreya, un altro mistico buddhista. Questi gli insegnò l’arte di accogliere le sofferenze al trui e assorbirle nel proprio cuore: l’amore all’opera.

Poiché aveva imparato da tre maestri illuminati, egli viene chiamato Atisha, colui che è Tre Volte Grande. Nacque in India, ma nel momento in cui il suo amore divenne attivo, cominciò a spostarsi verso il Tibet, come vi fosse attirato da una calamita potentissima.

Sull’Himalaya si realizzò; non tornò mai in India. Si trasferì in Tibet, il suo amore si riversò in Tibet. Trasformò l’intera qualità della consapevolezza tibetana. Sapeva fare miracoli; qualsiasi cosa toccasse, veniva trasformata in Oro. Era uno dei più grandi alchimisti che il mondo abbia mai conosciuto.»

Il dolore è naturale; dev’essere compreso, dev’essere accettato. Poiché naturalmente abbiamo paura del dolore, naturalmente lo evitiamo. Ecco perché molte persone hanno evitato il cuore e vivono sospese nella testa: hanno vissuto nella testa.

Il cuore arreca sofferenza, è vero, ma solo perché è in grado di dare piacere – solo per questo dà sofferenza. Il dolore è la via che permette al piacere di giungere; l’agonia è la soglia da cui entra l’estasi. Se ne sei consapevole, accetti il dolore come una benedizione. In quel caso, d’un tratto la qualità del dolore inizia immediatamente a cambiare.

Non sei più in conflitto con il dolore, e poiché non sei più in antagonismo, non è più dolore: è un amico. È un fuoco che ti ripulirà. È una trasformazione, un processo, in cui ciò che è vecchio se ne andrà e giungerà il nuovo; in esso la mente scomparirà e il cuore funzionerà nella sua totalità. E a quel punto la vita è una benedizione.

Queste le istruzioni di Atisha per la meditazione di trasformazione alchemica attraverso il respiro, questo è il metodo della compassione:

– Quando inspiri, pensa di inspirare tutte le infelicità e tutte le miserie di tutte le persone del mondo tutte le sofferenze di tutti gli esseri passati, presenti e futuri. Tutta l’oscurità, tutta la negatività, tutto l’inferno che esiste ovunque, tu lo inspiri. E lascia che venga assorbito dal tuo cuore.

– Quando espiri, espira tutta la gioia che hai, tutta la tua beatitudine, tutte le benedizioni che hai in te. Espira, riversale nell’esistenza.

Questo è il metodo della compassione: bevi tutte le sofferenze e riversa ogni benedizione. all’esterno Se lo fai, rimarrai sorpreso: nel momento in cui assorbi in te tutte le sofferenze del mondo, non sono più tali. Il cuore le trasforma immediatamente in energia. Il cuore è una forza trasformante: assorbe l’infelicità e la trasforma in beatitudine… poi la riversa all’esterno. Quando avrai compreso che il tuo cuore è in grado di compiere questa magia, questo miracolo, vorrai farlo sempre, in ogni situazione.
Prova questo splendido metodo di compassione: assorbi in te ogni infelicità e riversa all’esterno ogni gioia.

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Atisha’s Heart Meditation

Lama Atisha

Lama Atisha (982 – 1054) was born as a prince in Bengal , in eastern India. Became the most learned scholar of Nalanda Monastery in India , the largest University of Buddhist philosophy at the time.

Because of his great compassion for the people of Tibet , Lama Atisha went to Tibet in 1042 to renew Buddhism by sending an unbroken lineage of the Buddha’s teachings to the Tibetan people .

He gazed at the three wheels of Dharma in a logical order , delineating them with a linear and gradual. This yields therefore understandable and practicable for anyone who wants to follow the path of the Buddha, regardless of their level of development.

The Great Indian master Atisha in addition to their teaching of the Buddha, he brought with him still living in Tibet the oral traditions relating to the teachings of his own eminent spiritual masters of unbroken lineages regarding both the method and wisdom, passed down through Asangha , Nagarjuna and many others great Indian scholars .

The Alchemy of Atisha

Atisha is a rare master ; rare because it received the teaching of three enlightened masters . This had never happened before, nor was repeated. To be a disciple of three enlightened masters is simply amazing, because an enlightened master is sufficient. But this story – which had three masters the Luminati – also has a metaphorical meaning . Although it is true, that is a historical fact .

The first of three teachers they Atisha remained for many years was Dharmakirti , a great mystic Buddhist . They taught him no mind , taught him the void , taught him how to have a mind devoid of thoughts, taught him how to detach itself from any content of the mind and be devoid of content. The second teacher was Dharmarakshita , another mystical Buddhist . They taught him the love, compassion . And the third teacher was Yogin Maitreya , another mystical Buddhist . They taught him the art of welcoming the suffering to trui and absorbing them in his own heart, love in action .

Because he had learned by three enlightened masters , he is called Atisha , who is Thrice Great. He was born in India, but when his love became active , began to move to Tibet , as I was attracted by a powerful magnet .

Himalayas came true ; never returned to India. He moved to Tibet , his love poured into Tibet. Transformed the entire quality of awareness of Tibet. Could do miracles ; touch anything , was turned into Gold . He was one of the greatest alchemists that the world has ever known. “

< 3

The pain is natural , it must be understood , to be accepted . Because of course we are afraid of the pain , of course we avoid it . That’s why many people have avoided the heart and live suspended in the head : they lived in my head.

The heart brings suffering, it is true, but only because it is capable of giving pleasure – just to give this suffering. Pain is the way that allows the pleasure of arriving , the agony is the threshold from which comes the ecstasy . If you are aware , accept pain as a blessing. In that case, all of a sudden the quality of the pain immediately begins to change.

You are no longer in conflict with the pain, and since you are no longer in opposition , is no longer pain is a friend . It is a fire that will cleanse you . It is a transformation, a process in which what is old he will go and come the new and in it the mind will disappear and the heart will work in its entirety. And then life is a blessing.

< 3

These instructions Atisha for meditation of alchemical transformation through the breath , this is the method of compassion :

– When you breathe in, inhale think of all the misery and all the miseries of all the people of the world all the suffering of all beings , past, present and future . All the darkness , all the negativity , all hell that exists everywhere , you inhale it . And let me be absorbed from your heart.

– When you exhale, exhale all the joy you have, all your bliss, all the blessings that you have in you. Exhale , riversale existence.

This is the method of compassion : drink all the sufferings and pours every blessing. outside If you do, you will be surprised: when Absorb yourself in all the sufferings of the world, are no longer such. Her heart was immediately transformed into energy. The heart is a transforming power : it absorbs the misery and transforms it into bliss … then pours outside. When you realize that your heart is able to accomplish this magic, this miracle , you’ll want to do it always , in every situation.
Try this wonderful method of compassion : Absorb yourself in all misery and pours out all joy .

La Donna che doveva attraversare il fiume – The Woman who had to cross the River – Osho


L Ego

La Donna che Doveva Attraversare il Fiume

L’ego è un fenomeno sociale – è proprio alla società, non sei tu. D’altra parte ti dà una funzione all’interno della società, un posto nella gerarchia della società. E se ti limiti ad accontentarti di quel ruolo, ti lascerai sfuggire completamente l’opportunità di trovare il tuo sé reale.

Non hai mai notato che ogni sorta di miserie entra nella tua vita attraverso l’ego? No, l’ego non potrà mai renderti estatico; potrà solo renderti infelice. L’ego è inferno. In qualsiasi caso ti ritrovi a soffrire, prova semplicemente a osservare, analizza lo stato di cose in cui sei, e troverai che da qualche parte l’ego ha provocato ciò che stai vivendo, ne è la causa primaria.

Due monaci buddhisti in cammino verso il loro monastero, giunsero a un torrente. La corrente era forte, era un torrente di montagna. Sulla sponda videro una giovane, molto bella, che aspettava qualcuno che l’aiutasse ad attraversare quelle acque impetuose. Aveva paura a farlo da sola.

Un monaco, ovviamente il più vecchio… e per questo camminava per primo – sono tutti giochi dell’ego: il monaco più anziano deve camminare davanti, i più giovani seguire un po’ discosti. Poiché veniva per primo, la giovane chiese al monaco più anziano: “Potresti aiutarmi, anche solo tenendomi per mano? Ho paura: la corrente è così forte che potrebbe travolgermi”.

Il vecchio monaco chiuse gli occhi – è ciò che il Buddha ha detto di fare: “Se vedete una donna, e se è bella, chiudete gli occhi”. Ma la cosa mi stupisce: già l’avete vista, perché mai chiudere gli occhi? Infatti, come potreste dire altrimenti che è una donna, e che è bella? Già ne siete stati toccati, e ora chiudete gli occhi! Ma così fece quel monaco, che entrò nel torrente senza risponderle.

Poi arriva il secondo monaco, il più giovane. La donna è titubante, ma non può fare altrimenti: il sole sta tramontando, tra poco sarà notte. Per cui chiede ancora: “Per favore, potresti tenermi per mano? La corrente è forte e potrebbe travolgermi… ho paura”.

E il monaco: “Lo vedo, e tenerti per mano non servirà: ti prenderò in spalla e ti porterò sull’altra riva”.

Quando giunsero al monastero, il vecchio monaco disse al giovane: “Ragazzo, hai commesso un peccato e dovrò riferirlo: non solo hai toccato una donna, non solo le hai parlato, l’hai anche portata sulle spalle! Dovresti essere espulso dalla nostra comunità; non sei degno di essere un monaco!” .

Il giovane scoppiò semplicemente a ridere e disse: “Sebbene io abbia depositato a terra quella ragazza cinque chilometri fa, sembra che tu la stia ancora portando sulle tue spalle. Sono passati cinque chilometri: ancora ne sei preoccupato?”.

Ebbene, cosa accadde a quel vecchio monaco? La ragazza era bella e lui si lasciò sfuggire l’opportunità. È in collera, è geloso; trabocca di sessualità, è in subbuglio. Il giovane è limpido e cristallino. Prese la ragazza sulle spalle, le fece attraversare il fiume e la lasciò sull’altra sponda, tutto qui: la storia era ormai conclusa.

Non lottare mai con l’avidità, l’ego, la rabbia, la gelosia, l’odio – non li puoi uccidere, non li puoi annientare. Puoi solo esserne semplicemente consapevole – e allorché ne sei consapevole, scompaiono. Alla luce l’oscurità scompare semplicemente.

Da una storiella buddhista

Fonte Osho Timens

The Ego

The Woman who had to cross the River

The ego is a social phenomenon – it is society, not you. On the other hand gives you a function in society, a place in the hierarchy of society. And if you limit yourself to settle for that role, you will miss completely the opportunity to find your real self.

Do not you ever noticed that all sorts of misery enters your life through the ego? No, the ego can never make you ecstatic, will only make you unhappy. Ego is hell. In any case you find yourself suffering, simply try to observe, analyze the state of things where you are, and you’ll find that somewhere the ego has caused what you are experiencing, it is the primary cause.

Two Buddhist monks on their way to their monastery, they came to a stream. The current was strong, was a mountain stream. On the shore they saw a young, very beautiful, looking for someone to help her to cross the raging waters. He was afraid to do it alone.

A monk, obviously the oldest … and so walked to the first – they are all games of the ego: the monaco older must walk in front, the younger ones take a little ‘departs. Since it was first, the young man asked the elder monaco: “Could you help me, just holding my hand? I fear the current is so strong it could travolgermi “.

The old man closed his eyes monaco – is what the Buddha said to do: “If you see a woman, and if she is beautiful, close your eyes.” But what amazes me: you have seen it already, why close your eyes? Indeed, how could you say otherwise is a woman, and she is beautiful? Already they have been touched, and now close your eyes! But so did the monaco, who entered the river without answering.

Then comes the second monaco, the youngest. She is hesitant, but can not do otherwise: the sun is setting, it will soon be night. So asks, “Please, you may hold my hand? The current is strong and could travolgermi … I’m afraid. “

And Monk: “I see it, and will not hold your hand: I will take on their shoulders and take you to the other side.”

When they came to the monastery, the old monaco said to the boy: “Boy, you’ve committed a sin and I will report it: not only did you touch a woman, not only have spoken, have also carried on the shoulders! You should be expelled from our community are not worthy to be a monaco “.

The young man simply burst out laughing and said: “Although I have deposited on the ground that girl is five kilometers, it seems that you’re still carrying on to your shoulders. It’s been five kilometers, yet they’re concerned? “.

Well, what happened to that old monk? The girl was beautiful and he let slip the opportunity. It is angry, is jealous, full of sexuality, is in turmoil. The young man is crystal clear. He took the girl on his shoulders, made her cross the river and let the other side, all here: the story was over.

Do not ever fight with greed, ego, anger, jealousy, hatred – you just can not kill, you just can not destroy. You can just simply be aware of – and when you are aware, disappear. In the light the darkness simply disappears.

From a Buddhist story

Source Osho Timens


Dubitare e credere – Doubting and believe – Maestro Huang-po 


Dubitare e credere
Gli sciocchi dubitano di quello che vedono,
ma non di quello che pensano.
I saggi dubitano di ciò che pensano,
non di ciò che vedono.
Osserva le cose così come sono
e non farti suggestionare dagli altri.

Maestro Huang-po
Doubting and believe
Fools doubt what they see,
but not what you think.
The wise men doubt what they think,
not what they see.
Look at the way things are
and do not let others influence.
Master Huang-po

Solo la morte può morire – Only death can die – Nisargadatta Maharaj


Solo la morte può morire

Solo la morte può morire, non la vita. Ciò che è vivo in te è immortale.
In realtà c’è solo la fonte, scuro di per sé, facendo brillare tutto. Inosservato, provoca la percezione. Impercettibile, provoca sensazione. Impensabile, provoca il pensiero. Non-essere, partorisce all’essere. È lo sfondo immobile di movimento. Una volta che sei lì, sei a casa ovunque.
In realtà non ci sono altri, e per aiutare se stessi vi aiuterà
tutti gli altri.
Ciò che voi siete, il vostro vero io, lo si ama, e tutto ciò che fate, lo fate per la vostra felicità. Per trovarlo, a conoscerlo, ad amare è il vostro impulso di base. Da tempo immemorabile ti ha amato, ma non saggiamente. Usa il tuo corpo e la mente saggiamente al servizio del sé, questo è tutto. Sii fedele a te stesso, ama te stesso assolutamente. Non far finta di amare gli altri come te stesso. A meno che non li hanno realizzati come uno con se stessi, non è possibile amare. Non fingere di essere ciò che non lo sono, non rifiutano di essere quello che sei. Il tuo amore per gli altri è il risultato della conoscenza di sé, non la sua causa. Senza auto-realizzazione, nessuna virtù è genuina. Quando sai di là di ogni dubbio che la stessa vita scorre attraverso tutto ciò che è e tu sei la vita, vi amo tutti naturalmente e spontaneamente. Quando ti rendi conto la profondità e la pienezza di te, sai che ogni essere vivente e l’intero universo sono inclusi nel vostro affetto. Ma quando si guarda a qualcosa di separato da te, non puoi amare se hai paura di esso. Alienazione provoca paura e la paura alienazione si approfondisce. E ‘un circolo vizioso. Solo l’auto-realizzazione può romperlo. Procedi risolutamente.
Nisargadatta Maharaj

Only death can die
Only the dead can die, not the living. That which is alive in you is immortal.
In reality there is only the source, dark in itself, making everything shine. Unperceived, it causes perception. Unfelt, it causes feeling. Unthinkable, it causes thought. Non-being, it gives birth to being. It is the immovable background of motion. Once you are there, you are at home everywhere.
In reality there are no others, and by helping yourself you help
everybody else.
That which you are, your true self, you love it, and whatever you do, you do for your own happiness. To find it, to know it, to cherish it is your basic urge. Since time immemorial you loved yourself, but never wisely. Use your body and mind wisely in the service of the self, that is all. Be true to your own self, love yourself absolutely. Do not pretend that you love others as yourself. Unless you have realized them as one with yourself, you cannot love them. Don’t pretend to be what you are not, don’t refuse to be what you are. Your love of others is the result of self- knowledge, not its cause. Without self-realization, no virtue is genuine. When you know beyond all doubting that the same life flows through all that is and you are that life, you will love all naturally and spontaneously. When you realize the depth and fullness of yourself, you know that every living being and the entire universe are included in your affection. But when you look at anything as separate from you, you cannot love it for you are afraid of it. Alienation causes fear and fear deepens alienation. It is a vicious circle. Only self-realization can break it. Go for it resolutely.
Nisargadatta Maharaj
Dal libro I Am That, tradotto da Maurice Frydman da Acorn Press

La freccia avvelenata – The poisoned arrow – Zen story


La freccia avvelenata (storia zen)

“Se un uomo viene colpito da una freccia avvelenata e non vuole che gli sia tolta prima di sapere chi l’abbia lanciata, a quale casta appartenga, quale sia il suo nome, quale sia la sua famiglia, quale sia la sua statura, quale sia la sua carnagione, da quale paese provenga, il tipo di arco che usa, il tipo di corda, il tipo di freccia, il tipo di penne, il tipo di punta, ecc., costui morirà prima di conoscere tutte queste cose.”

Buddha

Commento: Nella ricerca della verità – argomenta il Buddha – incontriamo numerose domande inutili: se l’universo sia o non sia eterno, se sia o non sia limitato, se esista o non esista un’anima, se esista o non esista un Dio, e così via. Ma “se un uomo vuole rimandare la ricerca e la pratica dell’Illuminazione fino a risolvere questi problemi, morirà senza aver trovato la Via.” Che cos’è questa freccia avvelenata se non la mente che perde tempo con il pretesto di dover prima risolvere innumerevoli questioni

 

The poisoned arrow (Zen story)

“If a man is hit by a poisoned arrow and does not want to be removedbefore you know who has launched, what caste belongs to, what ishis name, what his family, as is his stature as her complexion is, what country it comes from, the type of bow used, the type of string, thearrow type, the type of pens, the kind of tip, etc.., he will die before knowing all these things. “

Buddha

Comment: In the search for truth – the Buddha argues – we find manyuseless questions: whether the universe is eternal or not, whether or not it is limited, if a soul exists or not, whether or not there is a God,and so on. But “if a man wants to postpone the research and the practice of enlightenment to solve these problems, he will die without having found the Way.” What is this poisoned arrow, if not mindlosing time with the pretext of having to answer countless questions

L’ostacolo alla felicità – The obstacle to happiness – Osho


L’ostacolo alla felicità

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo.
Devi vivere con queste emozioni; sfuggire non è possibile. Esse sono le componenti della situazione in cui la vita può crescere e diventare integrata. Sono le sfide della vita. Accettale. Sono benedizioni sotto mentite spoglie. Se vuoi sfuggirle, se vuoi in qualche modo sbarazzartene, allora nasce il problema, perché quando vuoi liberarti di qualcosa non la guardi mai in modo diretto; a quel punto quella cosa cercherà di nascondersi, perché tu la condanni. Andrà più in profondità nell’inconscio, si nasconderà negli angoli più oscuri del tuo essere dove non riuscirai più a trovarla. Si sposterà nella cantina del tuo essere, e lì si nasconderà. Ma, naturalmente, più va in profondità e più problemi provoca, perché si mette ad operare da angoli sconosciuti del tuo essere e tu ti ritrovi completamente impotente.
Quindi la prima cosa è: non reprimere mai. La prima cosa è: ciò che è, è. Accetta e lascia che accada; lascia che appaia proprio davanti a te. In realtà, il solo affermare: “Non reprimere”, non è sufficiente. Se me lo permetti, vorrei dire: “Fattela amica”.
Ti senti triste? Fai amicizia con questa sensazione. Abbine compassione. Anche la tristezza ha un suo essere. Lascialo apparire, abbraccialo; siedi insieme a esso, e tienilo per mano. Sii amichevole. Amalo. La tristezza è bellissima! Non c’è nulla di sbagliato in essa. Che ti ha detto che c’è qualcosa di sbagliato nell’essere tristi? La tristezza può solo darti profondità. La risata è superficiale, la felicità è solo a fior di pelle. La tristezza arriva fino alle ossa, al midollo. Nulla va così in profondità come la tristezza.
Quindi non preoccuparti. Resta con l’emozione, ed essa ti condurrà fino al tuo nucleo più profondo. Viaggerai su quest’onda e sarai in grado di apprendere alcune cose nuove sul tuo essere, cose che non avevi mai saputo prima. Quelle cose possono esserti rivelate solo in uno stato di tristezza, non in uno di gioia. L’oscurità è anch’essa positiva, l’oscurità è anch’essa divina.
Una persona che riesce essere paziente con la sua tristezza, all’improvviso una mattina scoprirà che la felicità sta sorgendo nel suo cuore da qualche fonte nascosta. Quella fonte nascosta è l’esistenza. Ti sei guadagnato la felicità se sei stato autenticamente triste; se sei stato autenticamente disperato, infelice, ti sei guadagnato il paradiso. Ne hai pagato il prezzo.
Affronta la vita, confrontala. Ci saranno momenti difficili, ma un giorno vedrai che quei momenti difficili ti hanno dato forza, proprio perché li hai affrontati. Erano necessari. Mentre li stai attraversando sono difficili, ma dopo vedrai che ti hanno reso più integrato. Senza quei momenti non avresti mai trovato il tuo centro, le tue basi.
Fa’ che esprimere sia una delle regole fondamentali della tua vita. Se devi soffrire per questo, soffri pure, ma non sarai mai un perdente. Quella sofferenza ti renderà sempre più capace di goderti la vita, di celebrare la tua vita.
Osho
Tratto da :
http://www.vivizen.com/2009/06/osho-fare-amicizia-con-le-relazioni.html

The obstacle to happiness
The only problem with sadness, despair, anger, anxiety and unhappiness, is that you want to get rid of it. This is the only obstacle.You have to live with these emotions, you can not escape. They are the components of the situation in which life can grow and become integrated. These are the challenges of life. Accept them. They are blessings in disguise. If you want to escape it, if you want to get rid of in some way, then comes the problem, because when you want to get rid of something do not ever look directly at which point it will try to hide that thing, that you condemn. It will go deeper into the unconscious, will hide in the darkest corners of your being where you will not be able to find it. Will move to the basement of your being, and there will be hidden. But, of course, is more deeply and causes more problems, because it puts to operate from unknown corners of your being and you find yourself completely powerless.
So the first thing is do not ever suppress. The first thing is: what is, is. Accept and let it happen, let it appear in front of you. In fact, the only state: “Do not repress” is not enough. If you let me, let me say: “Get it friend.”
Do you feel sad? Make friends with this feeling. Take good compassion. Even sadness has its being. Let him appear, embrace him, sit with it, and hold hands. Be friendly. Love it. Sadness is beautiful! There is nothing wrong with it. What did he say that there is something wrong with being sad? Sadness can only give you depth.Laughter is superficial happiness is only skin-deep. The sadness comes down to the bone, the marrow. Nothing is so deep as sadness.
So do not worry. Stay with emotion, and it will lead you to your deepest core. You’ll travel on this wave and you will be able to learn some new things about your being, things that you never knew before. Those things I can be revealed only in a state of sadness, not one of joy. Darkness is also positive, darkness is also divine.
A person who can be patient with his sadness, suddenly one morning discovers that happiness is rising in his heart from some hidden source. That is the hidden source of life. You have earned happiness if you were truly sad, if you have been truly desperate, unhappy, you’ve earned heaven. Have you paid the price.
Goes through life, compare. There are difficult moments, but one day you’ll see that those difficult times you have given strength, just because you’ve dealt with. Were necessary. While they’re going through is difficult, but after that you’ll have made more integrated. Without those moments you never find your center, your bases.
It ‘is that expressing one of the fundamental rules of your life. If you suffer for it, suffer as well, but you’ll never be a loser. That suffering will make you more able to enjoy life, to celebrate your life.
Osho
Taken from:
http://www.vivizen.com/2009/06/osho-fare-amicizia-con-le-relazioni.html

Vivere, amare, capirsi – Nati per amare – Leo Buscaglia


A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi;
a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
a vivere c’è il rischio di morire;
a sperare c’è il rischio della disperazione e
a tentare c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava.
Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia è veramente libera.

Vivere, amare, capirsi – Leo Buscaglia


Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso.
Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei.

Maybe love is the process by which you gently back to yourself.
Not what I want you to be, but what you are.

Ricordate che tutto cambia, soprattutto i rapporti umani, e che per mantenerli
noi dobbiamo cambiare con essi. Assicuratevi di progredire e di crescere
costantemente insieme, ma separatamente.

Molti di noi cercano se stessi qui, alla luce. Non troverete quello che cercate.

Dovete mettervi carponi dentro, dove qualche volta c’è un buio spaventoso, e scoprire cose meravigliose su voi stessi.

Tu sei al centro di tutte le tue relazioni, quindi sei responsabile della stima di te stesso, crescita, felicità e realizzazione. Non aspettarti che l’altro ti regali queste cose. Devi vivere come se fossi solo e gli altri fossero doni che ti vengono offerti per aiutarti ad arricchire la tua vita.


Vai bene come sei

Attenti a non cadere vittime della persuasione che non possiamo essere amati perché siamo troppo questo e troppo poco quell’ altro. Andiamo bene come siamo, questa è la verità.La diversità è la vita.Vi sono stuoli di individui, per esempio, che prediligono le persone alte, oppure quelle basse: Ad alcuni piacciono le brune, altri preferiscono le bionde. C’è chi apprezza i grassi, chi i magri: Chi ama i loquaci, chi ha un debole per i taciturni. E così via. Meno ci sentiamo in torto per essere ciò che siamo, più sapremo di poter contare su un affetto veramente duraturo.Con calma, con pazienza, scopriremo le persone che ci sapranno amare.E da quel momento noi potremo contare su un’intera vita sgombra di artifici e delusioni, liberi di essere chi siamo.

Esternare il bisogno

Nessuno è mai tenuto a piangere o a soffrire in solitudine. Eppure molti fra noi sarebbero disposti a patire in silenzio pur di non chiedere aiuto di cui peraltro hanno urgente necessità. Tendiamo a ritenere che gli altri siano perfettamente consapevoli delle nostre pene, anche se noi non ne parliamo affatto.E’ dalla forza emotiva, non dalla debolezza, che noi sappiamo trarre la capacità di invocare aiuto. Il timore del rifiuto, o del ridicolo, o di qualunque altro impulso ci spinga a nascondere le nostre sofferenze, dev’essere sconfitto a ogni costo. Diversamente, non otterremmo mai il supporto morale che ci occorre. Naturalmente, nell’atto di sollecitare aiuto noi esprimiamo il nostro apprezzamento nei confronti di un’altra persona.Implicitamente le facciamo capire che nutriamo fiducia in lei, che la reputiamo in gradi di aiutarci in un momento di grande vulnerabilità.Non le chiediamo soluzioni. Vogliamo solo che sia presente, che ci accordi un sostegno temporaneo in attesa di trovare le nostre vie personale di superamento. Un sano”Ho bisogno di te” è un’espressione importante d’amore.


Solitudine come sorgente d’amore

E’ bene tener presente che, indipendentemente dal numero delle persone che ci amano, ci circondano, hanno a cuore il nostro benessere e la nostra serenità, di fatto noi siamo veramente soli. Nessuno, per quanto possa esserci vicino, può comprenderci perfettamente, capire le nostre paure, le nostre speranze, i nostri sogni. Siamo ignoti perfino a noi stessi, e molti trascorrono l’intera vita nel tentativo di comprendere la loro vera essenza.Tale estraniazione può diventare fonte di grande solitudine, ma non è detto che sia sempre così.In realtà essa ci offre il destro di affrontare le nostre paure attraverso un processo di autorivelazione. Noi sapremo davvero chi siamo solo quando vorremo scavare nei recessi più profondi del nostro io.Altri scopriranno chi siamo solo quando ci arrischieremo a dischiuderci. E’ un compito arduo, in continuo divenire. Attraverso l’accettazione della nostra solitudine, possiamo finalmente intuire l’autentico peso dell’amore e il motivo per cui vivere senza amore non è davvero possibile.

La possessività finisce sempre col distruggere ciò che ci si propone di proteggere

Il controllo assoluto su un altro essere umano non è possibile e tantomeno auspicabile. Ed è sempre distruttivo.Uno dei grandi miti sul vero amore vorrebbe che le vite di un uomo e di una donna fossero intrecciate per sempre, incamminate sulla stessa via, protese verso le stesse mete e i medesimi interessi, e che ogni istante di separazione fosse per loro un’eternità.Quand’anche ciò fosse possibile, a me sembra tristissimo!Sentirsi uniti, protetti, solidali è un sentimento del tutto naturale.Ma diventa un problema quando noi ne facciamo un’esigenza esclusiva. Chi focalizza il proprio amore su un unico soggetto ha difficoltà nei suoi rapporti con gli altri.Constatare che le persone che amiamo sanno amare, oltre a essere amate, dovrebbe essere un conforto, non una minaccia. Dovremmo rallegrarci che abbiano interessi estranei alla nostra persona, che siano autosufficienti e abbiano fiducia in se stessi.In realtà, noi siamo in grado di amare molte persone contemporaneamente senza con ciò diluire ciò che abbiamo da offrire.Anzi, quanto più numerose sono le nostre esperienze affettive, tanto maggiore è il patrimonio che rechiamo con noi quando ci concentriamo su un rapporto intimo e profondo.La spartizione non scredita la qualità dell’amore; al contrario viene intensificata e ulteriormente arricchita dalla nostra esperienza.

(Brani tratti dal libro: “Nati per amare” di Leo Buscaglia, edito da Mondadori)

Laughing is the risk of appearing foolish;
to cry you risk being called sentimental;
to establish contact with another there is a risk of getting involved;
to show their feelings there is a risk to show your true self;
to expose your ideas and your dreams there is a risk of being called naive;
For love there is the risk of not being paid;
to live there is the risk of dying;
hoping there is a risk of despair and
groped in there is the risk of failure.
But we must take the risks, because the biggest risk in life is not risking anything.
The person who risks nothing, is nothing and becomes nothing. May avoid suffering and anguish, but can not learn to listen and change and progress and love and live. Chained to his certitudes, is a slave.
He declined to freedom.
Only the person who risks is truly free.

Live, love, understanding each other – Leo Buscaglia

Maybe love is the process by which you gently back to yourself.
Not what I want you to be, but what you are.

You are at the heart of all your relationships, then you are responsible for the estimate of yourself, growth, happiness and fulfillment. Do not expect the other gifts you these things. You must live as if I were one and the other gifts you are offered to help enrich your life.

Remember that everything changes, especially human relationships, and to keep
we must change with them. Be sure to progress and grow
constantly together, but separately.


Go right as you are

 

Careful not to fall victims of persuasion that we can not be loved because we are too this and too little that ‘other. Let us as well, this is the verità.La diversity is vita.Vi are crowds of people, for example, that people prefer high or low ones: Some like brown, others prefer blondes. Some people appreciate the fat, the thin people: Those who love the talkative, who has a penchant for silent. And so on. Unless we are at fault for what we are, more we can count on a real affection duraturo.Con calmly, patiently, we find the people who know amare.E from that moment we can count on a lifetime of cleared tricks and delusions, free to be who we are.

externalize the need

No one is ever held to cry or suffer in solitude. Yet many of us would be willing to suffer in silence so as not to ask for help which also are in urgent need. We tend to believe that others are perfectly aware of our pain, even if we do not talk affatto.E ‘from the emotional strength, not weakness, we know that we take the ability to call for help. The fear of rejection or ridicule, or any other impulse forcing us to hide our suffering, must be defeated at all costs. Otherwise, you’ll never get the moral support we need. Of course, in the urge to help us express our appreciation to another persona.Implicitamente we do understand that we have confidence in you, which we think can help us in a moment of great vulnerabilità.Non ask the solutions. We just want to be present, we grant a temporary support in order to find our ways of overcoming personal. A healthy “I need you” is an important expression of love.


Solitude as a source of love

 

It ‘good to keep in mind that, whatever the number of people who love us, around us who care about our health and our peace of mind, in fact we are really alone. Nobody, it may be close, can fully understand, to understand our fears, our hopes, our dreams. We are unknown even to ourselves, and many spend their entire lives trying to understand their true essenza.Tale alienation can become a source of great loneliness, but it is said that it is always così.In fact it gives us the right to address our fears through a process of self. We will know only when we are who we want to delve into the deepest recesses of our io.Altri discover who we are until we venture to unfolding. It ‘s a difficult task, in constant evolution. Through the acceptance of our loneliness, we can finally perceive the true weight of love and reason to live without love is not really possible.

possessiveness always ends up destroying what we intend to protect

 

Absolute control over another human being is not possible and even desirable. And it’s always distruttivo.Uno of the great myths about the true love that would screw a man and a woman were intertwined forever, started on the same street, leaned toward the same goals and same interests, and that every moment of separation was to them forever. Even if this were possible, it seems to me sad! feel united, secure, united and feeling totally naturale.Ma becomes a problem when we do need them exclusive. Who focuses their love on a single subject has difficulties in its relations with altri.Constatare that people know that we love to love, than to be loved, should be a comfort, not a threat. We should rejoice that we have interests outside the person, are self-reliant and have confidence in stessi.In fact, we are capable of loving many people at once without diluting it with what we have to offrire.Anzi, the more numerous are our affective experiences, the greater the wealth we possess us when we focus on an intimate and sharing profondo.La not discredit the quality of love, on the contrary is heightened and enriched by our experience.

(Excerpts from the book: “Born to Love” by Leo Buscaglia, published by Mondadori)

Dona il tuo cuore – Donate your heart


Dona il tuo cuore
Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome.
Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.
Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo.
“Davvero?” sentì sussurrare. “Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!” e “Non pensavo di piacere tanto agli altri” erano le frasi più pronunciate.
Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con igenitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo.
Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.
Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale.
Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo…
La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma. Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò
“Lei era l’insegnante di matematica diMark?”. Lei annuì, dopodiché lui le disse “Mark parlava di lei spessissimo” Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco.
I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.
“Vogliamo mostrarle una cosa”, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. “Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo”
Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui.
“Grazie mille per averlo fatto”, disse la madre di Mark. “Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro”
Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charli sorrise timidamente e disse “Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa”.
La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario.
Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’ consumata, mostrandola al gruppo.”La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata”
In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.
Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà.
Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi. E un modo di farlo è: continuare ad inoltrare questo messaggio.
Se non lo invii, avrai perso un’altra bellissima occasione per fare qualcosa di gentile e carino verso gli altri.
Se lo hai ricevuto, è perché per qualcuno sei importante e c’è almeno una persona di cui ti importa.
Se sei “troppo occupato” per prenderti questi pochi minuti sufficienti ad inoltrare il messaggio, è perché è la PRIMA volta che non fai quelle piccole cose che farebbero la differenza in una relazione.
A più persone invii questo messaggio, migliore sarà la tua relazione con gli altri.
Ricorda, “chi semina raccoglie”. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua.
Possa il tuo giorno essere fantastico e speciale quanto te!
Tratto dal sito di Fabio Marchesi
♥ ♥ ♥
Donate your heart
One day a teacher asked her students to list the names of the other students in the room on two sheets dicarta, leaving a bit ‘of space between each name.
Then he told them to think the best thing they could say about each of their classmates and write it.
It took the rest of the hour to finish the job, but the output of each student handed in the papers.
That Saturday, the teacher wrote down the name of each on a separate sheet and added a list of everything that the others had said about him / her.
On Monday she gave each student his or her list. Shortly after, the entire class was smiling.
“Really?” He heard whispering. “I knew that I meant anything to anyone!” And “I did not like much to others” were most pronounced.
No one ever mentioned those papers in class and the teacher did not know if the guys they discussed them after class or with igenitori, but it did not matter: The exercise had accomplished its purpose.
The students were happy with themselves and became more and more united.
Many years later, one of the students was killed in Vietnam and his teacher attended the funeral.
He had never seen a military coffin before that looked so handsome, so mature …
The church was packed with his friends. One by one those who loved him took a walk by the coffin, and the teacher was the last one to bless the coffin. While he was there, one of the soldiers asked
“She was a teacher of mathematics Dimark?”. She nodded, then he said: “Mark talked about you a lot” After the funeral, most of Mark’s former classmates went together to a luncheon.
Mark’s parents were there, obviously waiting to speak with his teacher.
“We want to show you something,” his father said, taking a wallet from his pocket. “They found it in his jacket when he was killed. We think you might recognize it “
Opening the billfold, he carefully removed two pieces of paper that had obviously been taped, folded and refolded many times. The teacher knew without looking that the papers were the ones on which she had listed all the compliments of Mark’s classmates had said about him.
“Thanks so much for doing that,” said Mark’s mother. “As you can see, Mark treasured it”
All of Mark’s former classmates started to gather. Charlie smiled rather sheepishly and said, “I still have my list. And ‘in the top drawer of my desk at home. “
Chuck’s wife said her husband had asked her to put her wedding album, and Marilyn said that his was kept in his diary.
Then Vicki, another classmate, reached into his agenda and pulled out his list some ‘consumed, showing it to the group. “I carry this with me, I think we all kept”
That’s when the teacher finally sat down and wept. She cried for Mark and for all his friends who would never see him again.
There are so many people in the world that we often forget that life will end one day or another. And we do not know when it will happen.
So, tell the people you love and you care about them, they are special and important. Tell them, before it’s too late. And one way to do it: go to forward this message.
If you do not send it, you missed another great opportunity to do something kind and nice to others.
If you have received, it is because you are important to someone and there is at least one person that you care.
If you’re “too busy” to take these few minutes sufficient to forward the message, because it is the FIRST time you do not do those little things that make the difference in a relationship.
A more people you send this message, the better your relationship with others.
Remember, “reap what you sow.” What you put into the lives of others will come back to fill your.
May your day be wonderful and special as you!
Taken from the site of Fabio Marchesi

Lettera sulla felicità -Letter to Menoeceus – Epicuro


Epicuro

Lettera sulla felicità

Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

Letter to Menoeceus

Epicurus

In this letter, Epicurus summarizes his ethical doctrines:

Epicurus to Menoeceus, greetings:

Let no one be slow to seek wisdom when he is young nor weary in the search of it when he has grown old. For no age is too early or too late for the health of the soul. And to say that the season for studying philosophy has not yet come, or that it is past and gone, is like saying that the season for happiness is not yet or that it is now no more. Therefore, both old and young alike ought to seek wisdom, the former in order that, as age comes over him, he may be young in good things because of the grace of what has been, and the latter in order that, while he is young, he may at the same time be old, because he has no fear of the things which are to come. So we must exercise ourselves in the things which bring happiness, since, if that be present, we have everything, and, if that be absent, all our actions are directed towards attaining it.

Those things which without ceasing I have declared unto you, do them, and exercise yourself in them, holding them to be the elements of right life. First believe that God is a living being immortal and blessed, according to the notion of a god indicated by the common sense of mankind; and so believing, you shall not affirm of him anything that is foreign to his immortality or that is repugnant to his blessedness. Believe about him whatever may uphold both his blessedness and his immortality. For there are gods, and the knowledge of them is manifest; but they are not such as the multitude believe, seeing that men do not steadfastly maintain the notions they form respecting them. Not the man who denies the gods worshipped by the multitude, but he who affirms of the gods what the multitude believes about them is truly impious. For the utterances of the multitude about the gods are not true preconceptions but false assumptions; hence it is that the greatest evils happen to the wicked and the greatest blessings happen to the good from the hand of the gods, seeing that they are always favorable to their own good qualities and take pleasure in men like themselves, but reject as alien whatever is not of their kind.

Accustom yourself to believing that death is nothing to us, for good and evil imply the capacity for sensation, and death is the privation of all sentience; therefore a correct understanding that death is nothing to us makes the mortality of life enjoyable, not by adding to life a limitless time, but by taking away the yearning after immortality. For life has no terrors for him who has thoroughly understood that there are no terrors for him in ceasing to live. Foolish, therefore, is the man who says that he fears death, not because it will pain when it comes, but because it pains in the prospect. Whatever causes no annoyance when it is present, causes only a groundless pain in the expectation. Death, therefore, the most awful of evils, is nothing to us, seeing that, when we are, death is not come, and, when death is come, we are not. It is nothing, then, either to the living or to the dead, for with the living it is not and the dead exist no longer.

But in the world, at one time men shun death as the greatest of all evils, and at another time choose it as a respite from the evils in life. The wise man does not deprecate life nor does he fear the cessation of life. The thought of life is no offense to him, nor is the cessation of life regarded as an evil. And even as men choose of food not merely and simply the larger portion, but the more pleasant, so the wise seek to enjoy the time which is most pleasant and not merely that which is longest. And he who admonishes the young to live well and the old to make a good end speaks foolishly, not merely because of the desirability of life, but because the same exercise at once teaches to live well and to die well. Much worse is he who says that it were good not to be born, but when once one is born to pass quickly through the gates of Hades. For if he truly believes this, why does he not depart from life? It would be easy for him to do so once he were firmly convinced. If he speaks only in jest, his words are foolishness as those who hear him do not believe.

We must remember that the future is neither wholly ours nor wholly not ours, so that neither must we count upon it as quite certain to come nor despair of it as quite certain not to come.

We must also reflect that of desires some are natural, others are groundless; and that of the natural some are necessary as well as natural, and some natural only. And of the necessary desires some are necessary if we are to be happy, some if the body is to be rid of uneasiness, some if we are even to live. He who has a clear and certain understanding of these things will direct every preference and aversion toward securing health of body and tranquillity of mind, seeing that this is the sum and end of a blessed life. For the end of all our actions is to be free from pain and fear, and, when once we have attained all this, the tempest of the soul is laid; seeing that the living creature has no need to go in search of something that is lacking, nor to look for anything else by which the good of the soul and of the body will be fulfilled. When we are pained because of the absence of pleasure, then, and then only, do we feel the need of pleasure. Wherefore we call pleasure the alpha and omega of a blessed life. Pleasure is our first and kindred good. It is the starting-point of every choice and of every aversion, and to it we come back, inasmuch as we make feeling the rule by which to judge of every good thing.

And since pleasure is our first and native good, for that reason we do not choose every pleasure whatsoever, but will often pass over many pleasures when a greater annoyance ensues from them. And often we consider pains superior to pleasures when submission to the pains for a long time brings us as a consequence a greater pleasure. While therefore all pleasure because it is naturally akin to us is good, not all pleasure is should be chosen, just as all pain is an evil and yet not all pain is to be shunned. It is, however, by measuring one against another, and by looking at the conveniences and inconveniences, that all these matters must be judged. Sometimes we treat the good as an evil, and the evil, on the contrary, as a good.

Again, we regard independence of outward things as a great good, not so as in all cases to use little, but so as to be contented with little if we have not much, being honestly persuaded that they have the sweetest enjoyment of luxury who stand least in need of it, and that whatever is natural is easily procured and only the vain and worthless hard to win. Plain fare gives as much pleasure as a costly diet, when once the pain of want has been removed, while bread and water confer the highest possible pleasure when they are brought to hungry lips. To habituate one’s self, therefore, to simple and inexpensive diet supplies all that is needful for health, and enables a man to meet the necessary requirements of life without shrinking, and it places us in a better condition when we approach at intervals a costly fare and renders us fearless of fortune.

When we say, then, that pleasure is the end and aim, we do not mean the pleasures of the prodigal or the pleasures of sensuality, as we are understood to do by some through ignorance, prejudice, or willful misrepresentation. By pleasure we mean the absence of pain in the body and of trouble in the soul. It is not an unbroken succession of drinking-bouts and of revelry, not sexual lust, not the enjoyment of the fish and other delicacies of a luxurious table, which produce a pleasant life; it is sober reasoning, searching out the grounds of every choice and avoidance, and banishing those beliefs through which the greatest tumults take possession of the soul. Of all this the beginning and the greatest good is wisdom. Therefore wisdom is a more precious thing even than philosophy ; from it spring all the other virtues, for it teaches that we cannot live pleasantly without living wisely, honorably, and justly; nor live wisely, honorably, and justly without living pleasantly. For the virtues have grown into one with a pleasant life, and a pleasant life is inseparable from them.

Who, then, is superior in your judgment to such a man? He holds a holy belief concerning the gods, and is altogether free from the fear of death. He has diligently considered the end fixed by nature, and understands how easily the limit of good things can be reached and attained, and how either the duration or the intensity of evils is but slight. Fate, which some introduce as sovereign over all things, he scorns, affirming rather that some things happen of necessity, others by chance, others through our own agency. For he sees that necessity destroys responsibility and that chance is inconstant; whereas our own actions are autonomous, and it is to them that praise and blame naturally attach. It were better, indeed, to accept the legends of the gods than to bow beneath that yoke of destiny which the natural philosophers have imposed. The one holds out some faint hope that we may escape if we honor the gods, while the necessity of the naturalists is deaf to all entreaties. Nor does he hold chance to be a god, as the world in general does, for in the acts of a god there is no disorder; nor to be a cause, though an uncertain one, for he believes that no good or evil is dispensed by chance to men so as to make life blessed, though it supplies the starting-point of great good and great evil. He believes that the misfortune of the wise is better than the prosperity of the fool. It is better, in short, that what is well judged in action should not owe its successful issue to the aid of chance.

Exercise yourself in these and related precepts day and night, both by yourself and with one who is like-minded; then never, either in waking or in dream, will you be disturbed, but will live as a god among men. For man loses all semblance of mortality by living in the midst of immortal blessings.

La pace e la non mente – The peace and the not mind – Osho


La pace e la non mente

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza. E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita. Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero. In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema. Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre. Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta. Le persone vengono da me e mi chiedono: “Come si può arrivare ad avere una mente serena?” E io rispondo: “Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare.” La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione. La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente. Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. L’insieme dei pensieri — milioni di pensieri — ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile “folla”? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire “folla”. Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare. Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora. Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e… all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito. La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono. Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono. La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa. Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti… ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni. La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono. Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la “gestalt”: non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto “tu”, perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane. Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo. Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino. Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti. Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te. Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto. Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra… ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero. La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te. Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più. Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.

Osho

The peace and the not mind

The problem, which is the basis of all problems, is the mind itself. So, first thing you need to know what is the mind, what material is made, whether an entity or just a process, whether substantive or only an appearance. And, unless you know the nature of mind, you will never solve any problem in your life. You may strive, but if you try to solve individual problems, individual, you are destined to fail. In fact, there is one particular problem: the mind is the problem. Even if you solve this or that problem, it will not help, because the root remains untouched. It ‘just like pruning the branches of a tree, prune without eliminating it. Sprout new leaves, new branches will grow, even more than before, pruning helps the tree to become more lush. Destroy yourself, not the tree. In that struggle, wasting energy, time, life, and the tree will become stronger, thicker and thicker. Do not attempt to solve individual problems separately: they do not exist, the mind itself is the problem. But the mind is hidden underground, which is why I say that is the root: not seen. When you’re facing a problem, this is the sunlight, you can see it, and so deceived. Always remember that what you see is never the root: the root is always invisible, it is always hidden. Do not fight with what ever it is manifest, because you’ll be fighting with shadows. If you look at your life, you can understand what I mean. I’m not talking about the mind on a theoretical level, but its practical reality. Here’s the thing: the mind must be dissolved. People come up to me and ask: “How can you get to have a peaceful mind?” And I say, “There is nothing like it. Mind serene? I’ve never heard of.” The mind is never quiet, peace is no-mind. The mind in itself, can never be peaceful, quiet. By its very nature, the mind is in tension, is in a state of confusion. The mind can never be clear, can not be clear, because by its nature is confusion, blurred. Clarity is possible without the mind, peace is possible without the mind, the silence is possible without the mind. So the first thing to do is understand the nature of the mind. If you try to look, you’ll see that you come into something like the mind. It is one thing, looks like a crowd. There are individual thoughts, but you shake so fast that it is impossible to see the intervals between one and another. The set of thoughts – thoughts of millions – they give you the illusion that the mind exists. It ‘just like a crowd: millions of people who flock; there something that can be defined as “crowd”? You can say that there is a crowd, beyond a set of individuals who are gathered in one place? But their being together, that are gathered in groups, it gives you the feeling that there is something you can define “crowd”. This is the first step in understanding the mind. Look and you will find thoughts, but do not meet the mind. And if this observation becomes truly your own experience, many things begin to change. Observe your mind and see where that is. You’ll find that the thoughts float, and that there are spaces between the intermediate and the other one. And if you prolong your observation, you will see that the intervals are more numerous than thought, because every thought must be separated from the other, in fact, each word is separate. And more, go to the bottom, and you’ll find more than one range, and larger and larger. You will see a thought that floats, then a space where there is no thought, then it will be another thought, then another space again. If you are unaware, you can not see these intervals: jumping from one thought to another, you never see that range. If you purchase awareness, you will see more and more space, if you become fully aware, then you will prove immense spaces. And in those spaces, the truth is knocking at your door. God is realized in those spaces, or in any other way you want to call this experience. It happens just like the clouds: the clouds are moving, and can be so dense as not to allow to see the sky behind them. He lost the blue vastness of the sky, you are completely enveloped in clouds. In this case goes on to observe: a cloud moves and another has not yet entered in your field of view e. .. suddenly, a glimpse into the blue of the endless sky. The same thing happens inside you that you are the blue vastness of the sky, and thoughts are like clouds that hover above you, they give you. So this is the first thing the mind does not exist as separate entities, there are only thoughts. The second thing: the thoughts exist apart from you are not one with your nature, but come and go, while you continue to exist, remains. You are like the sky is always there, nor is, nor should we. The clouds pass instead, are a phenomenon of a few moments, do not last forever. Even if you try to cling to a thought, you can not keep him down: it’s going, because it is born and dies. The thoughts are not yours, do not belong. Visitors, guests, but they are the hosts. Look deeply, at which point you will be truly the master and thoughts will be the guests. And as long as these remain are beautiful, but if you forget entirely to be the landlord, and they take your place, then you will be in trouble. That’s what hell is: you are the owner of the house, the house belongs to you, but the owners are the guests … receive them, Take care of it, but do not identify with them, otherwise this will become the masters. The mind becomes the problem, because thoughts are so deeply rooted in you that you have completely forgotten the distance between you and them, has forgotten that they are only visitors who come and go. Always remember the one who dwells in you: that is your nature. Always be careful what you never and never will be, just as the sky. Change the “Gestalt” do not lay down on the visitors, remain rooted in the awareness of being the master, guests can come and go. The next morning, day, evening, come and then leave, come the night and then again in the morning. You remain (not as “you”, because this is a thought) as pure consciousness, not your name, this is a thought, not your form, it too is a thought, not your body, because one day you will realize that it is also a thought: only pure consciousness, nameless, formless. Only the purity, the absence of form and name, only the real phenomenon of being conscious; only this remains. If you identify with, the mind becomes. If you identify with, becomes the body. If you identify the name and becomes the form, and at this point the master is lost and you forget what is eternal and the momentary gains importance and relevance. What is the world is momentary, the eternal is divine. This is the second insight that you have come to recognize that you are the master and thoughts are the guests. If you continue to see, soon you will come to the third point: you will see, that is, that thoughts are foreign intruders, strangers. No thought is yours: always enter from the outside, you’re just a step. A bird enters the house through a door and flies away from another. Just as a thought comes in and goes out to you. A thought is just outside of you, as an object. There is a quality of being completely different, that comes from not thinking, not thoughts, positive or negative, is not simply a state of mind. Limited to observing, stay aware but not thinking. And if some thought enters … and surely will, because they are not your thoughts, floating in the air. All around there is a noosphere, a sphere of thought that surrounds you completely. Just as the air, the thought is all around you, and you still get in on his own: just stop with the growth of your consciousness. When becoming more aware, thinking simply disappear, dissolve, because consciousness creates stronger energy of thought. Awareness is like fire to the thought. When you light a lamp at home, the darkness can no longer enter, turn it off, and the darkness spread all over in less than a second you wrap. The darkness does not go into a house with the lights on, the thoughts are like the darkness: enter only if there is no light inside. Awareness is a fire: more aware you become, the less thoughts come into you. If you really integrate into your awareness, thoughts do not come in you: become like an impregnable citadel, nothing can penetrate it. This does not mean to be closed, rather, is to be unconditionally open, but the same energy awareness becomes your stronghold. And if the thoughts you can not get in, you will turn around and leave. You’ll see them coming, and just as soon as you get close, take another route. Then you can go anywhere, nothing can more touching you. This is what we mean by enlightenment.
Osho

Lo scopo della vita – Purpose of life


“Dando uno scopo alla nostra vita, ne smorziamo la capacità emotiva. Se la nostra vita ha uno scopo viviamo per un minuto, per un giorno, per un anno, invece di vivere per ogni minuto, per ogni giorno, per ogni anno.”


Oscar Wilde

Il senso della vita

La vita non ha scopo. Non allarmarti. Tutta l’idea di scopo è sbagliata: essa nasce dalla cupidigia. La vita è pura gioia, di festa, divertimento, risate, senza uno scopo. La vita è fine a se stessa, non ha altro scopo. Nel momento in cui comprendi questo, capisci di che cosa tratta il tema della meditazione. Consiste nel vivere la tua vita in modo gioioso, festoso, totalmente, e senza un traguardo finale, senza uno scopo in vista, senza scopo. Proprio come un bambino che gioca sulla riva, raccogliendo conchiglie e pietre colorate: per quale scopo? Non vi è alcuno scopo.

Osho

Da sempre l’uomo va alla ricerca del senso della vita e della felicità, ma qual è il segreto per trovarli? La risposta del maestro spirituale e di meditazione Osho a questa domanda suona densa di significato: la via da seguire non passa per l’accumulo di cose, ricchezze o esperienze, perché la vita stessa è già in sé il dono più grande che ci sia mai stato fatto, e se siamo qui non è certo per merito nostro. L’esistenza è un dono divino e per questo il nostro atteggiamento nei suoi confronti deve essere quello del Baul, il “folle”, che simile a un bambino vive cantando e danzando, celebrando la realtà per quella che è, fino in fondo. Il Baul accoglie ogni aspetto del reale perché Dio è in ogni cosa, dalla più umile e degradata alla più nobile, nel fior di loto come nel fango che lo genera, nel vento, negli alberi e nelle nuvole. Il Baul non ha bisogno di templi e chiese per adorare Dio perché la sua è la religione dell’amore. Non ci saranno allora obiettivi da rincorrere, ideali o concreti, perché possiamo trovare la piena felicità solo dentro di noi, nell’armonia con noi stessi e con il mondo. Amore e meditazione sono gli strumenti che Osho ci indica per vivere una vita autentica e consapevole, libera dalle schiavitù e dagli schemi che il mondo e la società ci impongono

. La Vita è Dono Autore: Osho Editore: DeAgostini

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.. Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso: ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle. Poichè l’essere umano vi riesce solo in modo imperfettto, ha cercato con le religioni e le filosofie di rispondere a quell’esigenza in modo consolante. Ma simili richieste portano tutte alla medesima conclusione: la vita acquista un senso unicamente mediante l’amore. Vale a dire: quanto piu’ saremo capaci di amore e di abnegazione, tanto piu’ la nostra vita sarà ricca di significato.

“Il mio credo” Hermann Hesse

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La domanda che ciascuno si pone, non appena l’intelligenza si sviluppa, è questa: “Perché sono qui?” “Qual è lo scopo della mia vita?”

Ciascun essere ha un’idea diversa riguardo a quale sia lo scopo della vita. Alcuni credono che lo scopo della vita consista nell’essere virtuosi, e, tramite la pratica della virtù, essere felici. Ma la virtù, cos’è? Ci sono cose che a noi sembrano molto virtuose, ma che ad altri non sembrano virtuose affatto. Ciò che può essere virtù in una circostanza può essere peccato in un’altra. E quel che sembra molto virtuoso visto dall’esterno, potrebbe essere molto diverso se lo vedessimo dall’interno.

Di un uomo con un rosario in mano, seduto sulle scale del santuario, il mondo dirà: “Costui è molto virtuoso”. Ma anche se fosse interiormente molto virtuoso, il mondo non darà mai del virtuoso a un uomo che passeggia nei bassifondi o siede nei bar; questo per il semplice fatto che egli siede nei bar e passeggia nei bassifondi.

Ci sono gli amanti di Dio e ci sono i venditori di Dio. Se in un tempio siede un uomo con la barba lunga e il rosario fra le mani, tutti andranno da lui, il santone! Costui fa della sua devozione uno spettacolo, un commercio. Poi ci sono gli amanti di Dio. Costoro non professano nessuno amore per Dio. Sta scritto: “Sii un amico al tuo interno; quel che appare non ha alcuna importanza”. Questo comportamento è raro nel mondo.

Vediamo come gli innamorati, agli inizi, nascondano il loro amore. Lei non pronuncia il nome di lui davanti ad altri. Lui non pronuncia il nome di lei davanti ad altri. Quanto più nasconderà ad altri il suo amore colui che inizia ad amare Dio! Egli non nomina il nome di Dio.

C’è chi ritiene sia il potere, lo scopo della vita. Vediamo però che mentre alcuni desiderano il potere, ad altri non interessa affatto. È impossibile che lo scopo di Dio, della Vita, sia qualcosa che non tutti desiderano. E se il potere fosse lo scopo della vita, il più potente dovrebbe essere perennemente felice. Gli animali più potenti sono la tigre e il leone. Se andiamo dove sono le tigri, nella giungla, vediamo come la tigre sia sempre irrequieta, si muova su e giù in continuazione. Il suo potere è tanto grande da non darle requie. Ma se andiamo fra gli agnelli, che sono deboli, innocenti, indifesi, vediamo che gli agnelli giocano. Un agnello non vuol mai averla vinta su un altro agnello. Se lo spaventi, china la testa e va a nascondersi. Se lo nutri si avvicina, mangia, e ti dà fiducia. Quando dorme, dorme tranquillamente. Ma nella giungla, dove sono la tigre e il leone, si sente ruggire tutta la notte. E una tigre non permette ad un’altra tigre di avvicinarsi a lei. Se giunge una seconda tigre, le due combatteranno finché una sia morta, e ne rimanga una sola. Se ti avvicini a loro durante il giorno, noterai come il loro respiro sia affannoso. Quello stesso respiro che rende altri calmi e tranquilli, non le dà pace. Lei non ha pace, non ha calma, non ha riposo. Andate davanti alla gabbia delle tigri, e vedrete.

Se il potere fosse lo scopo della vita, la nazione più felice dovrebbe essere la più potente. Ma è così? C’è chi ritiene sia il piacere, lo scopo della vita: mangiare, bere e divertirsi, ché domani moriremo. Questo è ciò che tutti pensano al termine degli studi: “Divertiamoci e stiamo allegri, ché domani potremmo essere morti”. Ma non riescono mai a soddisfarsi. Se oggi andiamo all’osteria, domani vorremo un ristorante più lussuoso. Se oggi viaggiamo in autobus, domani vorremo un’automobile nostra. Vogliamo, per potercela spassare, tutti i teatri e tutti i ristoranti. E chi ha la salute, o le tasche sempre piene, per tutto questo divertimento? Neanche i ricchi possono, neanche i re. Quanto poco dura un piacere. Una cosa così breve, così imperfetta, non può essere lo scopo di Dio.

Volgiamoci ora alla tradizione, e troveremo nel Corano: “Conosci te stesso e conosci Dio” . Un’altra sura recita: “Conosci Dio nella natura”. Ma nella natura non troviamo nulla di perfetto, nulla che possiamo chiamare Dio, nessun uomo perfetto, nessuna donna perfetta. Chi è molto colto, non è coraggioso. Chi è molto coraggioso, non conosce nulla. Chi ha una grande immaginazione, ignora quanti pence sono contenuti in uno scellino, ed è manchevole sotto questo aspetto. Se lei è bellissima, allora manca di intelligenza e di cultura. Se ha cultura, non ha bellezza. Se ha una personalità forte, non ha intelligenza. Se è molto intelligente allora manca di fascino e non ha personalità.

In quale aspetto della natura possiamo dunque vedere Dio? Puoi vederlo nella tua natura, nell’ego, nel sé. Come possiamo vedere Dio nell’ego? Abbandoniamo la tradizione e guardiamo la cosa dal punto di vista scientifico: vedremo che il sé consiste prima di tutto in carne, sangue, ossa, pelle e nel respiro che tiene insieme il tutto. Il respiro è la vita. Quando il respiro è uscito dal corpo, la vita è andata via. È il respiro che ha dato forma al corpo. E cos’è il respiro? Il respiro è il suono. Quando è pesante, è un suono che le nostre orecchie possono sentire. Quando è leggero, è un suono sottile che le nostre orecchie non possono sentire. Quando una persona dorme profondamente ne sentiamo il russare, il respiro. Se andate vicino a un cavallo o a una mucca, e ascoltate attentamente, dopo poco udrete un suono sottile, il respiro. Ciò dimostra che il respiro è il suono, ed è tramite il suono che tutto divenne. Ecco perché gli indù lo chiamano Wada Brahma, il Dio-suono. Nel Corano è scritto “Kun faya Kun”, “Sii, e divenne”.

Respiro a parte, se guardiamo in noi stessi, vedremo che c’è qualcos’altro. C’è qualcosa che testimonia il respiro. Si tratta della coscienza che, nel suo aspetto individuale, chiamiamo anima. Quindi una persona, tramite il suo intelletto, sa di essere un essere invisibile. Allora dice alla sua anima: “Sei rimasta tanto a lungo delusa da questo corpo. Hai creduto di essere il corpo, ma non lo sei. Tu sei uno spirito”.

Poi però si pensa: “Forse non sono uno spirito. Forse si tratta di immaginazione. Se fossi uno spirito potrei andare in Russia, potrei andare a New York. Ma non posso recarmi in Russia o a New York se non con il vapore e con il treno. E se voglio avere notizie, devo spedire un telegramma”.

Questa è la perfezione di cui parla il Vangelo. “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” significa questo: che lo spirito è conscio del corpo, e il corpo è conscio dello spirito. Quando è così, l’uomo è perfetto. L’anima gli dà la vita eterna, il corpo diviene per lui un mezzo di esperienza. Ma gli uomini sono consci solo del corpo, oppure, se consci dello spirito, sono consci solo di quello.

Come divenire consci dello spirito? Zeb-un-Nissa, la nostra grande poetessa Sufi, così si esprime: “Tu sei una goccia nell’oceano. Ma se mantieni il pensiero sull’oceano, anche tu sarai l’oceano”. Se abbiamo coscienza solo del nostro sé saremo come animali, cercando di avere tutto per noi, prendendo tutto per noi. Taluni poi sono consci del loro piccolo gruppo, o della loro famiglia. La loro famiglia, il loro piccolo gruppo, li adorano. Taluni sono consci della loro nazione: la loro nazione li adora. La prosperità della nazione è la loro prosperità, il tracollo della nazione, il loro tracollo. I Maestri invece hanno sempre l’umanità intera davanti agli occhi. È dell’intera umanità che sono coscienti. Essi pensano: “Se io non ho mangiato, ma il mio fratello ha mangiato, va tutto bene. Se io non ho avuto nulla, ma il mio fratello ha avuto, tutto è a posto”. Tramite la coscienza del tutto, l’anima acquista la sua libertà. Non è costretta in alcun luogo, non è costretta da alcuna condizione. Più ci apriamo, più realizziamo lo scopo della vita.

Ho conosciuto personalmente un giudice, a Hyderabad, che sedeva tutto il giorno in tribunale, e durante il pranzo udì un ragazzo cantare in strada. In India ai ragazzi piace molto cantare in strada. Il ragazzo cantava una canzone molto volgare. Il giudice mandò a chiamare il ragazzo e gli fece cantare la canzone. Gliela fece cantare una seconda volta, poi una terza, e poi ancora, tantissime volte. Era una canzone molto comune. Le parole non erano composte da un poeta, né la musica era composta da un musicista. Era un innamorato che cantava alla sua ragazza: “Mi guardi come se volessi mangiarmelo”: un’espressione molto volgare. Il giudice vedeva ogni giorno come nel mondo ciascuno cerchi di divorare l’altro, di prendergli il meglio, e la canzone lo commosse a tal punto che da quel giorno si ritirò a vita privata. Diede via tutto e divenne un derviscio.

Questa fu l’interpretazione del giudice, che il mondo -la ragazza-lo guardava come se volesse mangiarlo. Ciò significa che le attrazioni e le tentazioni del mondo sono tali da consumare la vita di una persona prima che questa possa svegliarsi e realizzare la verità della sua vita. Ma questo non è il vero scopo della vita. Il vero scopo della vita è l’illuminazione. È la sola cosa che abbia valore. Il tempo della vita, tutto lo sforzo dovrebbe essere dedicato a questo. A realizzare, a riconoscere Dio, Colui che è all’interno.

Hali, un poeta indù, così si esprime: “O occhi che desiderate vedere Dio, guardate all’interno, il Dio che voi adorate intorno, è dentro”. Significa che gli occhi dovrebbero essere rivolti all’interno, per vedere Dio dentro noi stessi. Scopo dell’uomo dovrebbe essere riconoscere quel Dio, e, realizzandolo, divenire libero. Per realizzare la sua vita, indipendente ed immortale, libero dalla morte e dal marciume, libero dalle angosce, dalle preoccupazioni e dai dispiaceri del mondo.

Lo scopo della vita (2)

È la vita stessa a dirigere l’uomo verso il suo scopo, ed è colpa dell’uomo se non riesce a realizzare lo scopo della vita. È una confusione che sorge nel vedere la varietà del mondo, quando l’anima si risveglia, dopo la nascita su questa terra. L’uomo si fa perplesso e non riesce a decidere con certezza quali debbano essere la direzione e il sentiero più appropriati per il suo viaggio. Perciò, molto spesso, dalla giovinezza all’età adulta, l’uomo resta in questa perplessità. Egli crede talora che il suo sentiero sia quello spirituale, talora che sia quello commerciale, talora la via politica, talora questo, talora quello. Ma allo stesso tempo non è colpa della vita, né di quello spirito guida che dirige costantemente. In realtà, nella culla e da bambino il sentiero della vita inizia a mostrarsi all’uomo; la via viene mostrata nell’infanzia. La confusione sorge quando l’uomo cresce, dal suo essere attratto da più cose, e dal non sapere cosa è cosa, cosa è giusto, cosa è sbagliato.

Non v’è dubbio che la prima impressione che si riceve del mondo sia un’impressione di falsità. Il bambino apre gli occhi nella sincerità, e la prima impressione è di falsità. Ciò lo confonde, ed egli prende l’abitudine di negare anche ciò che è giusto, e va contro ogni verità religiosa. Non è una sola persona che si rivolta, ma migliaia, milioni di persone. Il bambino nega, perché la prima impressione è di falsità. Cresce nella falsità, senza sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e a volte questa confusione dura fino alla fine della vita.

A questo riguardo, del distinguere quale sia l’oggetto della vita di una persona, Sa’adi offre un verso molto istruttivo: “Ogni anima che viene sulla terra, viene con una luce già accesa in lui, per il suo lavoro sulla terra”, e se non la conosce, la colpa è del mondo che lo circonda, non dello spirito o della natura.

Se indagate tra le maggiori e peggiori tragedie della vita, troverete che nessuna è più grande di questa. Tutta la felicità, tutta la ricchezza, tutto quel che il mondo ha da offrire, tutto equivale a niente. Il potere, i possedimenti, tutto questo ci dà l’illusione che il suo proprietario sia fortunato. Ma nulla di ciò che il mondo ha da offrire è sufficiente. La sola cosa davvero sufficiente è la benedizione del Cielo, quella luce tramite cui l’uomo inizia a vedere il suo sentiero nella vita.

Prima di giudicare l’atteggiamento di un’altra persona dobbiamo fermarci e pensare che diritto abbiamo di giudicare se quella stia andando in una direzione giusta o sbagliata. Possiamo soltanto giudicare noi stessi, se noi stiamo andando in una direzione giusta o sbagliata, quando possiamo vedere la nostra strada davanti a noi. Come ha detto Gesù Cristo “Non giudicare”. Secondo gli indù l’uomo d’abitudine si sente attratto verso quattro oggetti apparenti, e percepisce che una di queste è la sua via: il Dharma, l’Ardh, il Karma, il Moksha.

1) Il Dharma, il dovere. Talvolta una persona dedica l’intera vita e tutto ciò che possiede a qualcuno che ama: un fratello, una sorella, la madre, il padre, il figlio o la figlia, un profeta, un insegnante, una musa, qualcuno verso cui ritiene di avere un dovere. Può essere che la stessa via sia un sentiero giusto, desiderabile, buono e virtuoso per uno, e che per un altro sia una strada sbagliata. Ma chi mai ha il diritto di chiamare sbagliato il sentiero di un altro? Ha un uomo, per quanto evoluto possa essere, il diritto di giudicare la via di un altro? Questo diritto non può averlo, dal momento che a ciascuno compete di risolvere il proprio enigma.

2) L’Ardh, la terra. Tutto ciò che la terra può offrire, ricchezza, possedimenti, posizione o potere, tutto ciò che il mondo può dare; una persona lavora per questo, desidera questo. Egli pensa: “Questa è la via larga, la via pratica; è l’altro a non conoscere la via saggia, la via giusta!” e se riusciamo a vedere il rovescio della medaglia, le maggiori beneficenze vengono da coloro che hanno lavorato in questo modo, e dato. Come si può giudicare e dire che questa non è la via giusta? Forse la via tramite la quale uno è asceso a quella posizione o ricchezza da dove comanda, non può, per la maggior parte dell’umanità, definirsi sbagliata.

3) La via della felicità, del comfort, del piacere. La persona che persegue la felicità, il piacere, il comfort, molto spesso pensa agli altri, o perlomeno ne comprende i desideri. Colui che dorme in una foresta di pietre ignora ciò che il mondo vuole, ma colui che cerca la felicità divide questa felicità con gli altri. Colui che tortura sé stesso non può dividere la felicità con gli altri, dal momento che sta torturando sé stesso. Quando riusciremo a vedere le cose da questo punto di vista, la tolleranza e l’indulgenza sorgeranno in noi nei confronti di tutti.

4) Moksha, la via lungo la quale avanzano tutte le persone religiose e pie. Essi cercano di conseguire una ricompensa, una felicità, in una vita futura. Essi pensano: “Se la vita in questo mondo è scoraggiante, se la nostra devozione, se il nostro servizio qui sono inutili, avremo una ricompensa nell’aldilà”. A qualunque religione, a qualunque fede essi appartengano, fintanto che rimangono sul loro sentiero senz’altro realizzeranno qualcosa, forse più di chi si aspetta una ricompensa per domani mattina. Pensate alla pazienza che hanno ed alle buone azioni che compiono. E mentre una persona che fa del bene e spera in una ricompensa immediata rischia di abbandonare la buona strada, colui che attende una ricompensa nell’al di là, al contrario, rimane sul buon cammino.

Le parole di Cristo, “Non giudicare” vengono in nostro aiuto nel dimostrare la profondità del problema. Maggiore sarà la nostra comprensione e meglio vedremo come i sentieri siano accordati ai temperamenti. Uno va per un sentiero, uno per un altro, ma tutti vanno verso un obiettivo. L’obiettivo non è diverso, è solo il sentiero ad essere diverso. E tutte queste controversie e lotte tra persone di diverse religioni, ciascuna delle quali dice: “Il mio sentiero è giusto”, come può essere giusto, come può essere questa l’idea di Cristo? Appena giudichiamo una persona spezziamo non solo l’insegnamento ma anche la vita di Cristo. Egli non ha solo insegnato, ha anche vissuto ciò che insegnava. A lui venivano portate persone con ogni tipo di difetti, e verso tutte mostrava tolleranza e indulgenza. Cristo disse: “Non chiamatemi buono”.

La più grande responsabilità che abbiamo nella vita è quella di trovare il nostro proprio sentiero, l’oggetto della nostra vita, non di perdere tempo con gli altri. Immaginate che qualcuno abbia un miglior scopo di vita, e che sia nostro amico, non dobbiamo tirarlo indietro. Se una persona ha uno scopo di vita che sembra essere peggiore, lasciamo che ce 0l’abbia, non dobbiamo tirarlo verso di noi. Non importa se al momento ci sembra un pessimo scopo, chissà che egli non abbia una lezione da imparare anche dal pessimo scopo. Nella vita impariamo molte cose dai nostri sbagli ed errori. Se una persona cade, impara dalla caduta. Se una persona ha creduto erroneamente ad un oggetto, seguendolo sinceramente arriverà infine al traguardo verso cui l’anima guida ogni individuo.

C’è una cosa che deve essere compresa. Di regola l’uomo mostra di avere, nella sua natura, un certo infantilismo. Questo infantilismo è la dipendenza. Ciò che vuole è qualcun altro che gli indichi lo scopo della vita, che gli dica cosa è buono. In primo luogo, nessuno ha il diritto di dirglielo. Anche se, per caso, l’altro è suo padre, sua madre, il suo insegnante, il loro primo dovere consiste nel risvegliare in lui lo spirito atto a realizzare lo scopo della sua vita, non dirgli: “Questo è lo scopo della tua vita”, perché l’anima è libera. Jelal-ud-Din Rumi dice “L’anima è imprigionata nel corpo mortale, ed è suo obiettivo costante di essere libera e di sperimentare quella libertà che è la sua vera natura”. E finché una persona nella posizione di padre, o madre, o insegnante, o guardiano, non ha compreso questo principio, che ogni anima deve essere libera di scegliere, non è davvero in grado di aiutare un altro.

Nella natura umana c’è anche un altro difetto oltre all’infantilismo. Senza dubbio sembra un difetto naturale. L’uomo in genere non sa qual è il suo problema. Chiedete a un medico, e vi dirà che su cento pazienti, a malapena uno è in grado di dirgli cos’ha che non vada. Lasciano al medico il compito di scoprirlo, compito impossibile. Nessuno può conoscere l’altrui voglia, pena, ambizione, desiderio, l’altrui continua nostalgia. Il lavoro di colui che aiuta, consiglia, guida un altro deve consistere nel rendere quella persona capace di conoscersi. Un bravo medico renderà quella persona capace di esprimere, percepire, realizzare cosa veramente non va in lui. Fin quando una persona non ha compreso pienamente il suo problema, non può essere aiutata.

E per finire, cosa ci insegna questo soggetto? Cosa ci suggerisce? Che dobbiamo coltivare in noi stessi quel senso atto a comprendere i nostri bisogni, afflizioni, il nostro lavoro, il nostro scopo. Senza dubbio gli obiettivi, buoni o cattivi che sembrino, sono passeggeri. Il vero obiettivo e scopo di tutte le anime, buone o malvagie che appaiano, sagge o stolte che sembrino, è quella nostalgia interiore e quell’impulso verso l’ obiettivo solo ed unico, la realizzazione dell’ideale spirituale. Un poeta indù dice “Non c’è nulla nel mondo che possa soddisfarti perfettamente, sebbene ci siano cose che possono soddisfarti momentaneamente”. Quindi la soddisfazione perfetta rimane comunque dipendente dall’ideale spirituale. E che importa il nome con cui viene chiamata, sia esso Dio o Bhagwan? Egli è lo spirito unico, nel Quale ed in Quale viviamo e ci muoviamo.

E se prendiamo l’ideale spirituale come nostro obiettivo riconosciuto, questo ideale ci aiuterà in tutti i nostri desideri e necessità ed in tutte le afflizioni, ed allo stesso tempo sarà questo ideale a sollevarci dalla densità che talora ci tiene legati. Non importa per quale via l’anima progredisca, sia essa la devozione,la religione, o un’altra via, fintanto che quell’ideale spirituale rimanga davanti a noi, fintanto che abbiamo davanti a noi quel porto verso cui convergono tutte le anime; quella pace; quella gioia costante; quell’Amico mai partito; quel Padre, sempre Padre, qui e là; quella Madre, la Madre di tutta l’umanità; quell’Ideale di perfetta bellezza. E mantenere quell’ideale davanti a noi, così che venga riflesso nel nostro cuore, è davvero il modo migliore per realizzare il vero scopo della vita umana.

Hazrat Inayat Khan

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Purpose of life
“Giving a purpose to our lives, it dampens the emotional capacity. If our life has a purpose to live a minute for a day for one year, instead of living for every minute, every day, every year. “
Oscar Wilde
The Meaning of Life
Life has no purpose. Do not panic. The whole idea of purpose is wrong: it comes from greed. Life is pure joy, of celebration, fun, laughter without a purpose. Life is an end in itself, has no other purpose. The moment you realize this, you know what is the theme of meditation. Is to live your life in a joyful, festive, totally, and without a final goal, no purpose in view, no purpose. Just like a child playing on the shore, collecting shells and colored stones: for what purpose? There is no purpose.
Osho
Always the man goes in search of the meaning of life and happiness, but what is the secret to find them? The response of the spiritual master Osho and meditation to this question sounds dense with meaning: the way ahead does not go for the accumulation of things, wealth or experience, because life itself is in itself the greatest gift we ever been done, and if we are here is not to our merit. Existence is a divine gift and that is why our attitude to it must be that of Baul, the maniac, who lives like a child singing and dancing, celebrating the reality for what it is, to the end. The Baul welcomes every aspect of reality because God is in everything, from the most humble and degraded the noblest, the lotus in the mud as it generates, in the wind, trees and clouds. The Baul has no need of temples and churches to worship God because his is the religion of love. There will then be chasing goals, ideals or solid, because we can all find happiness only within ourselves, in harmony with ourselves and the world.Love and meditation are the tools that Osho tells us to live an authentic life and conscious, free from slavery and drawings that the world and society impose on us
. Life is a Gift Author: Osho Publisher: De Agostini
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.. We claim that life must have meaning, but life is precisely the sense that we ourselves are willing to give it. As human beings we can only so imperfettto, tried with other religions and philosophies to meet that requirement so comforting. But such requests all lead to the same conclusion: life acquires meaning only through love. That is to say, as much as ‘we are capable of love and devotion, the more’ our life will be full of meaning.
“My belief” Hermann Hesse
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The question that everyone asks as soon as intelligence is developed, is this: “Why am I here?” “What is the purpose of my life?”
Each being has a different idea about what the purpose of life. Some believe that the purpose of life consists in being virtuous, and, through the practice of virtue, be happy.But virtue, is it? There are things that we seem to be very virtuous, but others do not seem at all virtuous. What may be a virtue in fact may be a sin in another. And it seems very virtuous from the outside, it might be very different if you were to see inside.
Of a man with a rosary in his hand, sitting on the stairs of the sanctuary, the world will say: “He is very virtuous.” But even if it was inwardly very virtuous, the world will never give the virtuous a man who’s walking in the shallows or sitting in bars, for the simple fact that he sits in bars and walking in the slums.
There are lovers of God, and there are vendors If God in a temple sits a man with a long beard and a rosary in his hands, all will go to him, the holy man! He makes a show of his devotion, a business. Then there are those who love God no They do not profess love for God is written: “Be a friend to your extension, what is not important.”This behavior is rare in the world.
Let’s see how the lovers at the beginning, hiding their love. She does not pronounce his name in front of others. He does not pronounce her name in front of others. The longer hide his love to others who begins to love God! He does not mention the name of God
Some people believe has the power, the purpose of life. We see, however, that while some want power, others do not care at all. It is impossible that the purpose of God, Life, is something that not everyone wants. And if the power was the purpose of life, the most powerful should be eternally happy. The animals most powerful are the tiger and the lion. If we go where the tigers in the jungle, we see that the tiger is always restless, moves up and down continuously. Its power is so great as to give it rest. But if we go among the lambs, which are weak, innocent, defenseless, we see that the lambs play. A lamb does not want to ever have won on another lamb. If it scares, bows his head and goes into hiding. If you feed him approaching, eat, and gives you confidence. When he sleeps, he sleeps peacefully. But in the jungle where the tiger and the lion is heard roaring through the night. And a tiger does not allow another tiger to approach her. If you get a second tiger, the two will fight until one is dead, and it remains one. If you approach them during the day, you’ll see how their breathing is labored. That same breath that makes it more quiet and peaceful, does not give peace. She has no peace, no peace, no rest. Go in front of the cage of tigers, and you’ll see.
If power was the purpose of life, the happiest nation should be the most powerful. But is this so? Some believe it is the pleasure, the purpose of life: eat, drink and be merry, for tomorrow we die. This is what everyone thinks at the end of the studies: “Let’s have fun and let us be merry, for tomorrow we may be dead.” But they can never be satisfied. If we go to the inn today, tomorrow we will want a more luxurious restaurant. If we travel by bus today, tomorrow we want our car. We want to potercela walk, all the theaters and all the restaurants. And who has health, or pockets always full, for all this fun? Even the rich can, not even the king. How long is a little pleasure.Something so short, so imperfect, can not be the purpose of God
Let us turn now to the tradition, and we will find in the Qur’an: “Know yourself and know God.” Another measure reads: “Know God in nature.” But in nature we do not find anything perfect, nothing we can call God, no perfect man, no perfect woman. Who is well educated, is not brave. Who is brave, knows nothing. If you have a great imagination, ignore those who are content pence in a shilling, and is deficient in this respect. If she is beautiful, then lack of intelligence and culture. If culture is not beauty.If you have a strong personality, not intelligence. If you are very intelligent so lacking in charm and has no personality.
In what aspect of nature so we can see God? You can see it in your nature, the ego, the self. As we can see God in the ego? Abandon tradition and look at it from the scientific point of view: we shall see that the self is first of all flesh, blood, bones, skin and breath holding everything together. The breath is life. When the breath left the body, life went on. It is the breath that gave shape to the body. And what is your breath? The breath is the sound. When it’s heavy, it is a sound that our ears can hear.When it is light, is a subtle sound that our ears can not hear. When a person we feel asleep snoring, breathing. If you go near a horse or a cow, and listen carefully, after a while you hear a subtle sound, breath. This shows that the breath is the sound, and it is through sound that was all. That’s why Hindus call it Brahman Wada, God-sound. In the Koran it is written “Kun faya Kun”, “Be, and became”.
Breath aside, if we look at ourselves, we will see that there is something else. There is something that bears witness to the breath. It is the consciousness that, in its individual aspect, we call soul. So a person, through his intellect, he knows to be an invisible being. Then he says to his soul: “You stayed so long frustrated by this body. You believed to be the body, but you’re not. You are a spirit.”
But then you think: “Maybe I’m not a spirit. Maybe it’s imagination. If I were a spirit I could go to Russia, I could go to New York. But I can not go to Russia or New York than with the steam and the train. And if I want to have news, I send a telegram. “
This is the perfection of which the Gospel speaks. “Be perfect as your heavenly Father is perfect” means this: that the spirit is conscious of the body and the body is conscious of the spirit. When so, the man is perfect. The soul gives eternal life, the body becomes for him a means of experience. But men are conscious only of the body, or, if aware of the spirit, are only aware of that.
How to become aware of the spirit? Zeb-un-Nissa, our great Sufi poet, puts it this way: “You are a drop in the ocean. But if you keep thinking of the ocean, you will also be the ocean.” If we are aware only of our own as we are animals, trying to get everything to us, taking everything for us. Some also are conscious of their small group, or their families. Their family, their small group, worship them. Some are aware of their nation, their nation loves them. The prosperity of the nation is their prosperity, the collapse of the nation, their collapse. The Masters always rather have the whole of humanity in sight. You are aware that the whole of humanity. They think: “If I have not eaten, but my brother has eaten all is well. If I did not have anything, but my brother had, everything is fine.” Through the consciousness of the whole, the soul acquires its freedom. It is not forced in any place, is not constrained by any conditions. The more we open, the more we realize the purpose of life.
I personally met a court in Hyderabad, who sat all day in court, and during lunch she heard a boy singing in the street. In India the kids really enjoy singing in the street. The boy sang a song very vulgar. The judge sent for the boy and made him sing the song.He did sing it to him a second time, then a third, and again, many times. It was a very common song. The words were composed by a poet, nor the music was composed by a musician. He was a lover singing to his girlfriend: “You look at me like I want to eat it” very vulgar expression. The judge saw every day as the world tries to devour each other, to take the best, and the song moved him so much that from that day he retired to private life. He gave it all away and became a dervish.
This was the interpretation of the court, that the world-the-girl looked at him as if he wanted to eat it. This means that the attractions and temptations of the world are likely to consume the life of a person before it can wake up and realize the truth of his life.But this is not the true purpose of life. The true purpose of life is enlightenment. It’s the only thing that has value. The time of life, every effort should be devoted to it. To realize, to recognize God, who is inside.
Hali, a Hindu poet, puts it thus: “O eyes that you want to see God, look within, the God you worship around, is inside.” It means that the eyes should be facing inside, to see God within ourselves. The aim should be to recognize the God of man, and, realizing it, become free. To realize his life, independent and immortal, free from death and decay, free from anxieties, worries and sorrows of the world.
The purpose of life (2)
It is life itself to be the lead man to his end, and the man’s fault if it fails to achieve the purpose of life. It is a confusion that arises in seeing the variety of the world, when the soul wakes up after the birth on this earth. The man is perplexed and can not determine with certainty which should be the direction and the path most appropriate for your trip. So, very often, from youth to adulthood, this man remains in doubt. He believes that his path is sometimes spiritual, sometimes it is the commercial one, sometimes the way politics, sometimes this, sometimes that. But at the same time is not the fault of life, nor the spirit guide who runs constantly. In fact, in the cradle and the path of life a child begins to show the man, the way is shown in childhood. The confusion arises when man grows his being attracted by many things, and do not know what’s what, what is right, what is wrong.
There is no doubt that the first impression one gets an impression of the world is false. The boy opens his eyes in the sincerity and the first impression is false. This confuses him, and he also began the habit of denying what is right, and goes against every religious truth. Not a single person who is addressed, but thousands, millions of people. The child denies it, because the first impression is false. He grew up in falsehood, not knowing what is right and what is wrong, and sometimes this confusion lasts until the end of life.
In this regard, the distinguish which is the subject of a person’s life, Sa’ad offers a very instructive to “Every soul that is on earth, comes with a light already burning in him, for his work on earth” and if you do not know it, the fault lies with the world around him, not the spirit or nature.
If you inquire among the largest and worst tragedies of life, you will find that none is bigger than this. All the happiness, all wealth, all that the world has to offer, everything amounts to nothing. Power, possessions, everything that gives us the illusion that its owner is lucky. But nothing that the world has to offer is enough. The only thing really is just the blessing of Heaven, that light by which a person begins to see his path in life.
Before you judge the attitude of another person we must stop and think that we have the right to judge whether that is going in one direction, right or wrong. We can only judge ourselves, if we are going in a direction right or wrong, when we see our way ahead. As Jesus said “Judge not”. According to the Hindu custom of man are you attracted to four apparent objects, and feels that one of these is his life: Dharma, the Ardh, Karma, the Moksha.
1) The Dharma, duty. Sometimes a person devotes his whole life and everything he has someone who loves a brother, sister, mother, father, son or daughter, a prophet, a teacher, a muse, someone to believe in have a duty. It may be that the same path is a path right, desirable, good and virtuous one, and that another is a wrong way. But who has the right to call the wrong path of another? He is a man, how advanced it may be, the right to judge the path of another? This right can not have it, since everyone competes to solve the enigma.
2) The Ardh the earth. All that the earth can offer, wealth, possessions, position or power, all that the world can give, a person works for this, like this. He thinks: “This is the broad way, the practical way, the other is wise not to know the way, the right way!”and if we see the downside, major charities come from those who have worked in this way, and given. As you can judge and say that this is not the right way? Perhaps the way through which one has ascended to that position or wealth from where commands can not, for most of humanity, defined wrong.
3) The Way to Happiness, comfort, pleasure. The person seeking happiness, pleasure, comfort, often thinks of others, or at least it includes the like. He who sleeps in a forest of stone not know what the world wants, but one who seeks the happiness divide this happiness with others. He tortures himself can not share the happiness with others, since it is torturing himself. When will we see things from this point of view, tolerance and indulgence will arise in us towards all.
4) Moksha, the path along which we can advance all the religious and pious people.They seek to achieve a reward, happiness, in a future life. They think: “If life in this world is daunting, if our devotion, if our service here is useless, we will have a reward in the hereafter.” In any religion, any faith they belong to, as long as they remain on the path certainly accomplish something, perhaps more than those who expect a reward for tomorrow morning. Think of the patience you have and the good deeds they perform. And while a person who does good and is hoping for a reward of immediate danger of abandoning the right road, one who expects a reward in the hereafter, by contrast, remains on the right path.
Christ’s words, “Judge not” come to our aid in demonstrating the depth of the problem. The greater our understanding and we will see how the paths are granted to the temperaments. One is a path, one for another, but all go toward a goal. The goal is no different, it’s just the path to be different. And all these disputes and conflicts between people of different religions, each of which says: “My path is right, how can it be right, how can this be the idea of Christ? As soon as we judge a person break not only teaching but also the life of Christ. He has not only taught, she also lived what he taught. To him were brought people with all kinds of defects, and showed tolerance towards all and indulgence. Christ said: “Do not call me good.”
The greatest responsibility we have in life is to find our own path, the object of our lives, not waste time with others. Imagine that someone has a better purpose in life, and it is our friend, we must not pull back. If a person has a purpose in life seems to be worse, let us 0l’abbia, we must not pull it toward us. It does not matter whether at the time it seems a bad end, who knows that he has no lesson to be learned even from bad purpose. In life we learn many things from our mistakes and errors. If a person falls, learn from the fall. If a person mistakenly believed to an object, following sincerely finally arrive at the goal toward which the soul guides every individual.
One thing must be understood. As a rule of having the man show, in its nature, a certain childishness. This is childish dependence. What he wants is someone else that indicates the purpose of life, to tell him what is good. First, nobody has the right to tell him. Even if, by chance, the other is his father, his mother, his teacher, their first duty is to awaken in him the spirit capable of achieving the purpose of his life, saying, “This is the purpose of your life “, because the soul is free. Jelal-ud-Din Rumi says, “The soul is imprisoned in the mortal body, and it is his constant goal to be free and experience the freedom that is his true nature.” And as long as a person in the position of father or mother or teacher, or guardian, did not understand this principle, that every soul should be free to choose, not really able to help another.
In human nature there is also another defect as well all’infantilismo. No doubt it seems a natural defect. The man usually does not know what is your problem. Ask a doctor, and he says that in a hundred patients, hardly one can tell what did not go. They leave the task to the doctor to find out, impossible task. No one can know another’s desire, pain, ambition, desire, the longing of others continues. The work of the one who helps, advises, guides another must be to make that person capable of knowing. A good doctor will make that person able to express, perceive, realize what’s really wrong with him. Until a person has fully understood the problem, can not be helped.
And finally, what do we learn this subject? What do you suggest? We must cultivate in ourselves to act that way to understand our needs and afflictions, our work, our purpose. No doubt the goals that seem good or bad, are passengers. The real aim and purpose of all souls, good or evil appearing, wise or foolish that they seem, is that nostalgia and inner impulse towards’ one and only goal, the realization of the spiritual.A Hindu poet says, “There is nothing in the world that could meet the criteria perfectly, although there are things that can satisfy you at the moment.” So perfect is still dependent on the satisfaction by the ideal spiritual. And who cares the name by which it is called, be it God or Bhagwan? He is the only spirit in which and how we live and move.
And if we take the spiritual ideal as our objective recognized, this ideal will help us in all our wants and needs and in all afflictions, and at the same time this will be ideal to lift us from the density that sometimes keeps us connected. No matter which way the soul progresses, it is devotion, religion, or another way, as long as the ideal spiritual remains before us, as long as we have before us that the port towards which converge all souls; that peace, that joy constant that friend never left, that Father, Father always, here and there, that Mother, the Mother of all humanity, the ideal of perfect beauty. And keep that ideal before us, so that is reflected in our heart, is really the best way to realize the true purpose of human life.
Hazrat Inayat Khan

Senza nome – No name


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Senza nome

La tenerezza di occhi
che raccolgono attimi
– ne sono testimoni –
passi felpati
sull’orlo del cuore
a respirare piano
per non disturbare

Il dischiudersi di corolle
di nuovo stupore
per la vita che accoglie
e disegna storie
dipinte ad acquerello
sull’incanto senza nome

20.08.2006 Poetyca

No name

The tenderness of eyes
that collect moments
– They are witnesses to this –
soft footsteps
on the verge of heart
to breathe slowly
to not disturb

The unfolding of corollas
of new wonder
for life that welcomes
and draws stories
painted in watercolor
on the enchanting no name

20.08.2006 Poetyca

Il silenzio è l’essenza del cuore – Silence is the essence of the heart – Paul Ferrini


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Il silenzio è l’essenza del cuore
Paul Ferrini
Puoi essere nel tuo cuore se hai perdonato te stesso e gli altri. Puoi essere nel tuo cuore solo senza rabbia o preoccupazioni. Puoi essere nel tuo cuore se respiri senza affanno. Quando il respiro è affannoso, il pensiero è guidato dalla paura e dall’ansia. I tuoi stati mentali affondano le loro radici nel passato o nel futuro. Sei concentrato su ciò che fanno altre persone, su come puoi compiacerle o su come proteggerti dalle loro azioni. Praticamente stai innalzando una fortezza di pensieri attorno al tuo cuore. Respira profondamente e riportati nel tuo cuore. Se non farai ritorno al tuo cuore, non riuscirai a vivere con compassione. Questo è l’unico modo per vedere il mondo con chiarezza e senza esagerazioni o esasperazioni. Quando sei nel tuo cuore, ti trovi nel silenzio da cui proviene ogni suono. Come una barca sul mare, senti il mormorio delle onde sotto di te. E ti muovi con le onde, ma sai che non sei l’onda. I pensieri vanno e vengono, eppure tu sai che non sei i tuoi pensieri. Adesso sei nel flusso e riflusso della marea, essendo consapevole del contrarsi e l’espandersi del pensiero puoi rimanerci dentro o uscirne, secondo la tua volontà . Al di sotto della mente pensante c’è una consapevolezza pura che non giudica. Quando tu scopri questa consapevolezza entri nel tuo cuore. Allora darai e riceverai senza sforzo alcuno.
Un rapporto … qui e ora
In un rapporto sincero, i bisogni del partner sono importanti quanto i propri. Non più importanti. Non meno importanti. Ma importanti allo stesso modo. Il matrimonio estende al partner la stessa attenzione, la stessa intenzione amorevole con cui si guarda a se stessi. Non è un gesto nuovo, ma l’estensione di un gesto familiare. Il matrimonio non è la promessa di stare assieme per l’eternità , perchè nessuno è in grado di fare questa promessa, la promessa di essere presenti qui e ora è un voto che deve essere rinnovato in ogni momento, se deve avere un significato. In realtà , si può essere sposati un momento e non esserlo in quello successivo. Il matrimonio è perciò un processo, un cammino verso il divenire pienamente presenti a se stessi e all’altro. [pag. 50] «Per imparare con dolcezza, scegli un compagno che non prema tutti i tuoi bottoni nello stesso momento. Scegli un partner che desideri una relazione consapevole e sia intenzionato ad assumersi la responsabilità di affrontare le proprie paure. Scegli un compagno che ti piaccia e che ti rispetti, una persona che conservi per te uno spazio sicuro e amoroso. Non accontentarti di meno». [pag. 53] «Una volta che sarai in pace con i tuoi genitori, smetterai di ricreare gli stessi modelli nelle tue relazioni sentimentali. Avrà fine quell’eterno ciclo di abuso inconsapevole e reattivo che la guarigione della tua ferita verrà spostata in una zona di piena consapevolezza, con un compagno/a in grado di fare lo stesso». [pag. 68] «Dio non è un’astrazione, ma una presenza viva nella tua vita, che puoi sperimentare anche tu. Tuttavia non è come qualunque altro essere vivente, perchè non ha forma. Se desideri comprendere che cos’è Dio, pensa a qualcuno che ti era vicino e che è morto. Questa persona non ha più forma umana, eppure la sua essenza rimane con te. Dio è l’essenza di tutti gli esseri. il respiro stesso che anima tutte le forme viventi, la comprensione definitiva, che tutto include, il dono dell’amore più grande su tutte le cose. Se ti sentivi vicino al tuo amico, a colui/colei che non c’è più, riesci a immaginare quanto puoi sentirti vicino a Dio, se solo gli permetti di entrare». [pag. 77-78] «Non accettare intermediari tra te e Dio. Respingi i vari guru e chiunque voglia darti lezioni. Non accettare concezioni di Dio che provengano da altri. Rifiuta l’idea della magia. Lascia perdere pozioni e formule. Dimentica quello che pensi di sapere. Dimentica ciò che ti è stato insegnato. Vieni a Dio vuoto di tutto, in stato di resa totale. Lasciati indietro le tue richieste, le tue agende. Sii con Lui senza aspettarti nulla. Limitati a essere, e lascia che Lui ti trovi così come sei, nella tua essenza più semplice». [pag. 80] «Andare verso la tua felicità non è da egoisti. In realtà è l’azione più gentile che tu possa fare nei confronti degli altri. Questo perchè il tuo dono è necessario. Lo spirito degli altri non può essere innalzato se tu non hai fiducia nel tuo dono e non lo dai al mondo senza condizioni. Considera quanto sarebbe vuota la vita se gli altri, intorno a te, scegliessero di abbandonare i loro doni. Tutto ciò che tu trovi meraviglioso nella vita: la musica, la poesia, i film, lo sport, le risate svanirebbe completamente, se gli altri trattenessero i loro doni. Non tenere i tuoi doni per te. Non fare l’errore di credere di non avere alcun dono per gli altri. Tutti hanno un dono. Ma non paragonare i tuoi con quelli degli altri, perchè potresti non dar loro il giusto valore. Quei doni portano gioia a te e agli altri. Se nella tua vita non c’è gioia, è perchè stai tenendo il dono dentro di te. Non hai fiducia nel suo valore. Non ti stai adoperando perchè si manifesti nella tua vita». [pag. 109] «La ricerca di approvazione si basa sulla paura di non bastare a se stessi. Tu vuoi che gli altri ti diano l’amore che secondo te manca nella tua vita. Questa richiesta, però, è inutile. Se ti senti vuoto e cerchi di riempire i tuoi vuoti dall’esterno, gli altri si sentiranno aggrediti. Percepiranno la tua richiesta di apprezzamento come una pretesa, e ne saranno allontanati. E allora ti sentirai ancora più vuoto, rifiutato, usato. L’energia non può ritornare a te finchè tu non decidi di farla uscire. Esprimere una richiesta non è come esprimere energia. Significa esprimere un vuoto che risucchia l’energia di altre persone. è come gridare al mondo: «Ho bisogno che mi apprezziate, perchè io non mi stimo». Se tu non ti vuoi bene e non ti stimi, gli altri non riceveranno il tuo dono, per quanto tu provi a darglielo». [pag. 111] «Fai la scelta coraggiosa di essere solo. Essere soli significa essere pienamente se stessi. Significa essere tutt’uno. Significa che tutti i diversi aspetti del sè hanno imparato a coesistere e a danzare assieme intorno a un centro. Quando sarai completamente nella tua vita, sarai attratto verso altre persone che stanno facendo la stessa cosa. Allora non dovrai rinunciare alla tua vita per qualcun altro. Entrambi potrete essere nella vostra vita ed esplorare, vedere come potrebbe essere camminare insieme. Questo è l’inizio di una danza diversa. Ma è una danza che non può cominciare se ognuno dei due non è in armonia con se stesso e non sta danzando già nella propria verità ». [pag. 137-138] «Ma che cos’è la continuità , se non una proiezione del vecchio sul nuovo? Se una cosa è continua, non è miracolosa. Gli eventi miracolosi non sono in continuità con ciò che è avvenuto prima. Rappresentano uno spostamento di energia. Un movimento al di fuori della percezione e dei limiti passati. Sono imprevedibili, inaspettati e, in molti casi, inspiegabili. Li chiamiamo miracoli perchè in essi c’è la mano di Dio. Ma, senza il nostro permesso, non potrebbero accadere. Senza la nostra rinuncia al passato, i miracoli non potrebbero entrare nelle nostre vite. Siamo noi che prepariamo il terreno. Noi creiamo lo spazio in cui il miracolo accade». [pag. 180] «Onorare questo processo è essenziale per una vita vissuta in modo autentico. Gli altri avranno sempre idee, suggerimenti e progetti per te. Ringraziali per il loro interessamento, ma chiarisci bene che sei tu e non loro a prendere le decisioni che ti riguardano. Ricorda che una bassa autostima ti rende un facile bersaglio per quelle persone che negano se stesse facendo prediche agli altri. Renditi conto chiaramente, e una volta per tutte, che chiunque pensi di conoscere la tua vita meglio di te non è altro che un ladro che si atteggia a guaritore. Ha bisogno di rubare agli altri, perchè si sente terribilmente insicuro. Guardati da coloro che ti criticano per il tuo bene. E stai molto attento quando qualcuno fa leva sul tuo senso di colpa. Tu non devi niente a nessuno, tranne la verità ». [pag. 202]
Paul Ferrini – dal libro Il silenzio del cuore

Silence is the essence of the heart
Paul Ferrini

You can be in your heart if you have forgiven yourself and others. You can only be in your heart without anger or worry. You can be in your heart if you breathe without breathlessness. When breathing is labored, thought is driven by fear and anxiety. Your mental states have their roots in the past or the future. You are focused on what other people are doing, how you can please them or how to protect yourself from their actions. You are practically building a fortress of thoughts around your heart. Breathe deeply and bring yourself back into your heart. If you don’t return to your heart, you won’t be able to live with compassion. This is the only way to see the world clearly and without exaggeration or exasperation. When you are in your heart, you are in the silence from which every sound comes. Like a boat on the sea, you hear the murmur of the waves below you. And you move with the waves, but you know you are not the wave. Thoughts come and go, yet you know you are not your thoughts. Now you are in the ebb and flow of the tide, being aware of the contraction and expansion of thought you can stay in it or leave it, according to your will. Below the thinking mind there is a pure awareness that does not judge. When you discover this awareness you enter your heart. Then you will give and receive without any effort.
A relationship… here and now
In a sincere relationship, your partner’s needs are as important as your own. No more important. No less important. But important equally. Marriage extends to the partner the same attention, the same loving intention with which one looks at oneself. It is not a new gesture, but the extension of a familiar gesture. Marriage is not the promise of being together for eternity, because no one is able to make this promise, the promise to be present here and now is a vow that must be renewed at all times, if it is to have any meaning. In fact, you can be married one moment and not be married the next. Marriage is therefore a process, a path towards becoming fully present to oneself and to the other. [pag. 50] «To learn gently, choose a partner who doesn’t press all your buttons at the same time. Choose a partner who desires a conscious relationship and is willing to take responsibility for dealing with their fears. Choose a companion who you like and who respects you, a person who keeps a safe and loving space for you. Don’t settle for less ». [pag. 53] «Once you are at peace with your parents, you will stop recreating the same patterns in your romantic relationships. That eternal cycle of unconscious and reactive abuse will end when the healing of your wound will be moved to an area of full awareness, with a partner able to do the same “. [pag. 68] “God is not an abstraction, but a living presence in your life, which you too can experience. However it is not like any other living being, because it has no form. If you want to understand what God is, think of someone who was close to you and who died. This person is no longer human form, yet his essence remains with you. God is the essence of all beings. the very breath that animates all living forms, the definitive understanding, which includes everything, the gift of the greatest love over all things. If you felt close to your friend, to the one who is no longer there, you can imagine how close you can feel to God, if you only allow him to enter “. [pag. 77-78] «Do not accept intermediaries between you and God. You reject the various gurus and anyone who wants to give you lessons. Do not accept conceptions of God that come from others. Reject the idea of magic. Forget about potions and formulas. Forget what you think you know. Forget what you have been taught. Come to God empty of everything, in a state of total surrender. Leave behind your requests, your agendas. Be with him without expecting anything. Just be, and let Him find you just as you are, in your simplest essence ». [pag. 80] «Going towards your happiness is not selfish. In reality it is the kindest action you can do towards others. This is because your gift is necessary. The spirit of others cannot be lifted if you don’t trust your gift and give it to the world without conditions. Consider how empty life would be if others around you chose to give up their gifts. Everything that you find wonderful in life: music, poetry, movies, sports, laughter would vanish completely if others withheld their gifts. Don’t keep your gifts to yourself. Do not make the mistake of believing that you have no gift for others. Everyone has a gift. But don’t compare yours with those of others, because you may not give them the right value. Those gifts bring joy to you and others. If there is no joy in your life, it is because you are holding the gift within you. You have no faith in its value. You are not trying to make it manifest in your life ». [pag. 109] «The search for approval is based on the fear of not being enough for oneself. You want others to give you the love that you think is missing in your life. This request, however, is useless. If you feel empty and try to fill your voids from the outside, others will feel attacked. They will perceive your request for appreciation as a demand, and will be turned away from it. And then you will feel even more empty, rejected, used. The energy cannot return to you until you decide to let it out. Expressing a request is not like expressing energy. It means expressing a void that sucks up the energy of other people. it’s like shouting to the world: “I need you to appreciate me, because I don’t respect myself.” If you do not love yourself and do not esteem yourself, others will not receive your gift, however much you try to give it to them ». [pag. 111] «Make the courageous choice to be alone. To be alone is to be fully yourself. It means being one. It means that all the different aspects of the self have learned to coexist and dance together around a center. When you are fully in your life, you will be attracted to other people who are doing the same thing. Then you won’t have to give up your life for someone else. You can both be in your life and explore, see what it might be like to walk together. This is the beginning of a different dance. But it is a dance that cannot begin if each of the two is not in harmony with himself and is not already dancing in his own truth ». [pag. 137-138] “But what is continuity, if not a projection of the old on the new? If something is continuous, it is not miraculous. The miraculous events are not in continuity with what happened before. They represent a shift of energy. A movement beyond perception and past limits. They are unpredictable, unexpected and, in many cases, inexplicable. We call them miracles because in them there is the hand of God. But, without our permission, they could not happen. Without our renunciation of the past, miracles could not enter our lives. It is we who prepare the ground. We create the space in which the miracle happens ». [pag. 180] “Honoring this process is essential for a life lived in an authentic way. Others will always have ideas, suggestions and plans for you. Thank them for their concern, but make it clear that it is you and not them who make the decisions that affect you. Remember that low self-esteem makes you an easy target for those people who deny that they were lecturing others. Realize clearly, and once and for all, that anyone who thinks they know your life better than you is nothing more than a thief posing as a healer. He needs to steal from others, because he feels terribly insecure. Beware of those who criticize you for your own good. And be very careful when someone leverages your guilt. You don’t owe anything to anyone, except the truth. ‘ [pag. 202]

Paul Ferrini – from the book The silence of the heart

Il potere del sorriso – The power of the smile


sorriso

 

 

Sabato 19 luglio 2014

« Avete già sperimentato la potenza del sorriso? Provate una delusione, incontrate una difficoltà, un dispiacere, qualcuno vi ha offeso ecc.: invece di lasciarvi andare all’irritazione o allo scoraggiamento, cercate di utilizzare il metodo del sorriso. Direte: «Il metodo del sorriso? Che cos’è? Sorridere agli altri?» No, non necessariamente. Anche se siete da soli, cercate di sorridere, così, per mostrare a voi stessi che siete al di sopra di tutti i piccoli inconvenienti della vita. Provate a pensare che nel più profondo di voi stessi siete invulnerabili, immortali, eterni, e passando davanti a uno specchio fatevi un sorriso... Forse da principio quel sorriso sarà un po' forzato, ma che importa? Sarà già l’inizio di qualcosa. Dal momento che avete deciso di essere favorevolmente disposti prendendo le distanze dagli avvenimenti, riuscirete più facilmente a superare le vostre contrarietà.  »

 

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Saturday, July 19, 2014

« Have you already experienced the power smiling has? Suppose you feel disappointed, you encounter a difficulty, something annoys you, or someone has hurt you, etc. Instead of giving way to irritation or discouragement, try using the method of smiling. You will say, ‘The smiling method? What’s that? Smiling at other people?’ No, not necessarily. Even if you are alone, try smiling, like that, to show yourself you are above all life’s little drawbacks. Tell yourself that deep down you are invulnerable, immortal and eternal. And when you pass a mirror give yourself a smile. To begin with it may be a bit of a grimace, but what does that matter? It’s already a start! Once you’ve decided to be in a good mood and see events in perspective, you will manage to overcome your irritation more easily. »

Omraam Mikhaël Aïvanhov