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Parabola buddhista


In un sutra, Buddha raccontò una parabola:
Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre.
Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto a un precipizio,
si afferrò alla radice di una vite selvatica
e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto.
Tremando, l’uomo guardò giù, dove,
in fondo all’abisso,
un’altra tigre lo aspettava per divorarlo.
Soltanto la vite lo reggeva.
Due topi, uno bianco e uno nero,
cominciarono a rosicchiare pian piano la vite.
L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola.
Afferrandosi alla vite con una mano sola,
con l’altra spiccò la fragola.
Com’era dolce!

Parabola Buddista

 

In a sutra, Buddha told a parable:
A man walking through a field encountered a tiger.
He ran, closely followed by the tiger.
Coming to a precipice,
clung to the root of a wild vine
and left dangling over the edge.
The tiger sniffed at him from above.
Trembling, the man looked down, where,
at the bottom of the abyss,
another tiger was waiting to devour him.
Only the screw holding it.
Two mice, one white and one black,
started gnawing on the vine slowly.
The man he saw beside him a beautiful strawberry.
Grasping the vine with one hand,
stood out with the other strawberry.
How sweet!

Buddhist parable

Donne in rinascita


Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita.No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”. E il cielo si abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi, e hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. “Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?” Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”. Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre. Quando meno te l’aspetti…

Jack Folla

❤ ❤ ❤

More sunsets, most of the flight of a bird, the wonderful thing of all is a renaissance woman. When his feet after the disaster, after the fall. What one says is finita.No, has never ended for a woman. A woman always gets up, even when you do not believe, even if you do not want. I speak not only of the immense pain of those injured by anti-personnel mine that makes you the death or illness. I’m talking about you, that this period never ends, you’re playing the existence in a difficult job, every morning is a test, worse than school. You, implacable judge of yourself, that you look like your boss decide whether you’re up or if you have to condemn. So every day, and this novitiate never ends. It is you that you do last. Or talk about you, you’re afraid to even sleep with a man, you’re terrified that you take off the air a story that does not flirt with anyone because you have the fear that someone from entering into your life. Worse, if you stay caught in the middle, then you suffer like a dog. You’re tired, there’s always someone with whom you have to justify that you want to change, or you need to change you for tenertelo tight. So you’re cultivating the loneliness inside. Yet you tell it, I’ll say when you talk to the other: “I’m okay.’m Okay, I’m better off this way.” And the sky is lowered by another palm. Or with that guy you’re going to live, you’ve lived Christmases and Easter. In the man you’ve thrown in the soul and is a long time ago, and you’ve thrown so much blood, that one day you begin to look for you in the mirror because you do not know who you’ve become. Whatever the case, now you’re here and I know there was a time that you looked down and had his feet in cement. Wherever I was, there were strict: in your story, in your work, in your solitude. And it was the crisis, and wept. As God weep! Do you have a source of water in the stomach. You cried as you walked into a crowded street, in the metro, on the motorcycle. So, suddenly. You could not hold him. And that night you took the car and you drive for hours, because the dark air will dry out your cheeks? And then you’ve dug, you talked about, how you talk, girls! Tears and words. To understand, to pull off a six-meter long root that gives meaning to your pain. “Why do I do it? How is it that I always repeat the same pattern? Am I crazy?” If you are asked for all. Then go down with the scraper in your story, with two, four hands, and jump out thousands of pieces. A puzzle inextricable. Here, this is where it all starts. Did not you know? E ‘by the great liver that it takes you to look at it, split into a thousand confetti, which will start again. Why would a woman again, however, has an instinct inside that drag on and on. You need a strategy, you will need to invent a new form for your new you. Because you are destined to meet again, to introduce yourself. You can no longer what it was before. Before the bulldozer. Do not you excited? You catch you slowly. Fall in love again of themselves, or do it for the first time, it’s like a diesel. Party plan, we must insist. But when it goes, it goes on the run. It ‘an adventure, rebuild themselves. The largest. It does not matter where you start, if the house, the color of the curtains or the haircut. I have always adored women in rebirth, for this wonderful way to proclaim to the world “I’m new” with a flowery skirt or a cool blond curl. Why everyone needs to understand and see, “Beware: the site is open, we are working for you. But most of all for ourselves.” Most of the dawn, more than the sun, a woman in rebirth is the greatest wonder. For those who meet and for herself. It’s spring in November. When you least expect it .

Jack Folla

Dono prezioso


Zen master Thich Nhat Hanh

“Il dono più prezioso che possiamo offrire a chiunque è la nostra attenzione. Quando la consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, essi sbocceranno come fiori. “

Thich Nhat Hanh

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“The most precious gift we can offer anyone is our attention. When mindfulness embraces those we love, they will bloom like flowers.”

Thich Nhat Hanh

La realtà dell’altro


Khalil Gibran

“La realtà dell’altro non è in ciò che ti rivela, ma in quel che non può rivelarti. Perciò, se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.”

Khalil Gibran

“The Reality of The Other Person Lies Not In What He Reveals To You, But What He Cannot Reveal To You.
Therefore, If You Would Understand Him, Listen Not To What He Says, But Rather To What He Does Not Say.”

 Khalil Gibran

Libero arbitrio


Sfondo%20Aurobindo%20M%C3%A8re_001
L’uomo ha libero arbitrio fino ad un certo punto.
Egli può decidere se rilassarsi ed arrendersi
alla volontà del Supremo o seguire caparbiamente
le inclinazioni personali, ma la felicità si trova
nel primo e non nel secondo modo di vivere.
Il nostro massimo appagamento ci verrà sicuramente
come risultato del completo abbandono a Dio.

Mere
Man has free will to a certain point.
He can decide to relax and surrender
the will of the Supreme or follow stubbornly
personal inclinations, but happiness is
in the first and in the second way of living.
Our maximum satisfaction we will definitely
as a result of the complete surrender to God.

                                Mere

I tuoi pensieri ti appartengono


Gli stati d’animo non sono solo semplici emozioni che ti capita di provare: sono reazioni che tu scegli di avere. Se il responsabile delle tue emozioni sei tu non sei tenuto a scegliere reazioni autodistrutrici. quando imparerai a sentirti come vuoi tu, sarai sulla strada che porta all’intelligenza. […]Hai facoltà di pensare qualsiasi cosa tu decida di lasciare accedere alla tua mente. […] se non sei tu che controlli i tuoi pensieri chi li controlla?[…] i tuoi pensieri ti appartengono e sta esclusivamente a te tenerteli, cambiarli, comunicarli o contemplarli. […] Chi li controlla sei tu e del tuo ingegno puoi fare l’uso che vuoi.

Wayne w. Dyer. La vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito

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The moods are not just simple emotions that you happen to try: they are reactions that you choose to have. If you are responsible for your emotions are not required to choose autodistrutrici reactions. when you learn to feel like you want, you’ll be on the road to intelligence. […] You may think whatever you decide to leave access to your mind. […] If you control your thoughts Who controls them? […] Your thoughts belong to you and is entirely yours tenerteli, change, communicate or contemplate. […] Who controls them is you and your talents can make you want to use.

Wayne w. Dyer. The areas of your erroneous
Guide to the independence of spirit

Quando


William Shakespeare
Quando non sarai più parte di me
ritaglierò dal tuo ricordo tante piccole stelline,
allora il cielo sarà così bello
che tutto il mondo si innamorerà della notte.
William Shakespeare, da “Romeo e Giulietta” Atto 3, scena 2

♥ ♥ ♥

When you are no longer part of me
ritaglierò from your recollection many little stars,
then the sky is so beautiful
that everyone will love the night.

William Shakespeare, from “Romeo and Juliet” Act 3, Scene 2