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Restate racchiusi nel castello della presenza di Dio


Restate racchiusi nel castello della presenza di Dio

Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare; ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento. Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà. Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità, dallo sconforto al coraggio.

Paramhansa Yogananda

La gioia sta nel pensare continuamente a Dio. Il desiderio di Lui deve essere costante. Verrà un tempo in cui la vostra mente non divagherà mai, in cui nemmeno la più grave afflizione del corpo, della mente o dell’anima potrà distrarre la vostra coscienza della presenza vivente di Dio. Non è splendido questo? Vivere e pensare e sentire Dio ad ogni istante! Rimanere nella fortezza della Sua presenza, da dove né la morte né alcun’altra cosa potranno mai farvi uscire. “Su di Me fissa la tua mente, sii tu il Mio devoto, in adorazione incessante inchinati riverente a Me. Essendoti così unito a Me come al tuo più alto Traguardo, tu sarai Mio” (Bhagavad Gita, IX, 34). Quando sarete inattaccabili da tutti i desideri, godrete dell’Eterna Presenza.
Questa vita è strana. Ogni cosa è soggetta al mutamento. Per questo non dobbiamo ancorare la nostra felicità a questa vita. Il nostro tempo passerà: ciò che vedete adesso , un giorno non ci sarà più. Il cambiamento è buono, se non gli permettete di ferirvi. Quando vi fa male, la ribellione che provate è intensa a dimostrarvi che non dovete avere desideri. Quando siete ancorati nel grande Spirito, godete di ogni cosa, ma senza attaccamento. Vale perciò la pena di fare lo sforzo per conoscerLo. Altrimenti la vita può deludervi in modo atroce……
Esaminate con cura i vostri desideri adesso. Selezionateli e trattenete soli quelli buoni e non permettete nemmeno a quei buoni desideri di soffocare l’unico desiderio importante: quello di Dio. Tale desiderio non deve essere soppresso. Siete in preda a una grande illusione se chiedete a Dio di esaudire i vostri desideri e non Gli chiedete mai di farvi il dono di Se stesso. Cosa pensereste di un figlio che dicesse: “Mamma, firmami un assegno”, ogni volta che volesse qualcosa e altrimenti mai le rivolgesse un pensiero? Non siate così, non siate mai ingrati.
Quando questo libro della vita sarà chiuso, rimarrà con voi soltanto la realizzazione guadagnata in virtù di quei desideri che avrete soddisfatti in rapporto con Dio. Perciò leggete qualcosa dai “Sussurri dall’eternità”- “Whispers from Eternity” (Un libro di preghiere spiritualizzate di Paramahamsa Yogananda. Una preghiera spiritualizzata è una preghiera che ha ottenuto la risposta di Dio.) e poi meditate ogni notte prima di coricarvi. Quando vi svegliate, pendate a Dio. Non pregate prima di iniziare un pasto, ma anche mentre mangiate, e dopo. Quando lavorate, intessete il pensiero di Dio intorno a quell’attività. Quando sarete in contatto con Dio, vedrete tutti i vostri desideri misteriosamente esauditi. Ma dovete cercare Lui per prima cosa. Egli vi ha dato tutto, ma solo se abbandonerete tutti i suoi doni, preferendo Lui, Egli si donerà a voi. Quando dimostrerete a Dio che siete pronti a sacrificare tutto per conoscerLo, Egli verrà a voi.

Paramhansa Yogananda

(tratto da L’eterna ricerca dell’uomo – pag.136:138 – Edizione Astrolabio)


Remain enclosed in the castle of God’s presence

Often we continue to suffer without making an effort to change, which is why we do not find lasting peace and contentment. If we endure, we would certainly capable of overcoming all difficulties. We must make the effort, because we can move from misery to happiness, despondency to courage.

Paramhansa Yogananda

The joy is in God’s desire to constantly think of Him must be constant. There will come a time when your mind is not divagherà ever, in which even the most serious affliction of body, mind or soul can distract your awareness of the living presence of God, not this beautiful? Live and think and feel God in every moment! Stay in the fortress of His presence, where neither death nor any other thing you can never leave. “On Me fix thy mind, be thou My devotee, worship Me relentless bow reverently to Essendoti so united to Me as your highest goal, you’ll be Mine” (Gita, IX, 34). When you are immune to all desires, you will enjoy the Eternal Presence.
This life is strange. Everything is subject to change. For that reason we must anchor our happiness in this life. Our time will pass: what you see now, one day there will be more. Change is good, if not allow it to hurt you. When you hurt, you feel the rebellion is intense to show you that you should not have desires. When you are anchored in the Great Spirit, enjoy everything, but without attachment. It is therefore worth making the effort to know Him. Otherwise life can be so cruel to disappoint you ……
Examine carefully your wishes now. Select it and hold only the good ones and do not allow even the good ones want to stifle the important one desire: The desire of God that should not be deleted. You are in the throes of a great illusion if you ask God to fulfill your desires and do not ever ask of you The gift of Himself. What would you think of a child who says, “Mom, firmami a check” every time you wanted something else and never addressed a thought? Do not be so, you will never be ungrateful.
When this book of life will be closed, will remain with you only won because the realization of those desires that you have met in relationship with God So you read something from “Whispers from eternity” – “Whispers from Eternity” (A book of prayers spiritualized of Paramahamsa Yogananda. spiritualized A prayer is a prayer that has got the answer of God) and then meditate every night before bed. When you wake up, hangs not pray to God before starting a meal, but also while you eat, and after. When you work, the thought of God woven around that activity. When you are in touch with God, you will see all your wishes mysteriously come true. But you have to seek Him first. He gave you everything, but only if you abandon all his gifts, preferring to Him, He will give to you. When you show God that you are ready to sacrifice everything to know Him, He will come to you.

Paramhansa Yogananda

(From The eternal quest of man – pag.136: 138 – Astrolabe Edition)

La stella polare



“Il problema è se siamo determinati ad andare o meno in direzione della compassione. Se lo siamo, allora possiamo ridurre la sofferenza al minimo? Se perdo la mia direzione, devo cercare la stella polare, e vado a nord. Questo non significa che mi aspetto di arrivare alla Stella Polare. Voglio solo andare in quella direzione. “

Thich Nhat Hanh, Essere Pace

 

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“The problem is whether we are determined to go in the direction of compassion or not. If we are, then can we reduce the suffering to a minimum? If I lose my direction, I have to look for the North Star, and I go to the north. That does not mean I expect to arrive at the North Star. I just want to go in that direction.”

Thich Nhat Hanh, Being Peace

Il fiorire


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Il fiorire

“Ricorda che la meditazione ti porterà sempre più intelligenza, infinita, intelligenza radiale, ti renderà più vivo e più sensitivo: la tua vita diventerà più ricca.
“Se guardi l’asceta, puoi notare che la sua vita è diventata quasi come una non-vita, non è un meditatore. Gli asceti forse sono masochisti, si torturano godendo della tortura stessa. La mente è molto astuta, continua a fare cose razionalizzandole.
“Ordinariamente siete violenti verso gli altri ma la mente è scaltra – può imparare la non-violenza, predicare la non-violenza, e poi diventare violenta nei confronti di se stessa. E la violenza che fai contro te stesso viene rispettata dagli altri in quanto hanno l’idea che essere ascetico è essere religioso. Ma questo è un puro nonsenso. Dio non è ascetico – non ci sarebbero fiori altrimenti, né alberi verdi, solo deserto. Dio non è ascetico altrimenti non ci sarebbero canzoni nella vita, né danza – solo cimiteri e cimiteri. Dio non è ascetico, dio gioisce della vita, è più un Epicureo di quanto tu possa immaginare. Se pensi a dio, pensalo nei termini di Epicuro. Dio è in una costante ricerca di sempre più felicità, gioia, estasi. Ricordalo.
“Ma la mente è molto astuta, può razionalizzare la paralisi come meditazione, può razionalizzare l’indolenza come trascendenza, può razionalizzare l’essere spenti e morti come rinuncia. Stai attento e ricorda sempre che se ti muovi nella giusta direzione, continuerai a fiorire”.

Osho, Ancient Music in the Pines
The Bloom

“Remember that meditation will bring more intelligence, infinite intelligence radial, will make you more alive and more sensitive: your life will become richer.
“If you look at the ascetic, you can see that his life has become almost like a non-life, not a meditator. Ascetics perhaps are masochists, torturing enjoying the torture itself. The mind is very smart, continues to make things razionalizzandole.
“Ordinarily you are violent towards others but the mind is cunning – can learn non-violence, preaching non-violence, and then become violent against herself. And you do violence against yourself is respected by others as they have the idea that being ascetic is to be religious. But this is a sheer nonsense. God is not ascetic – otherwise there would be no flowers, no green trees, just desert. God is not ascetic otherwise there would be no songs in life, nor dance – only cemeteries and graveyards. God is not ascetic, God rejoices in life, it is more an Epicurean than you can imagine. If you think of God, think of it in terms of Epicurus. God is in a constant search for more happiness, joy, ecstasy. Remember that.
“But the mind is very smart, can rationalize paralysis as meditation, can rationalize laziness as transcendence, can rationalize being dull and dead as a waiver. Be careful and always remember that if you move in the right direction, you will continue to flourish. “

Osho, Ancient Music in the Pines,

Costruire templi


Lo scopo di tutte le maggiori tradizioni religiose non e’ quello di
costruire grandi templi esteriori, ma di creare templi di bonta’ e
compassione interiori, nei nostri cuori.

Dalai Lama, “Il buon cuore”

The purpose of all the major religious traditions is not ‘to
build great temples outward, but to create temples of goodness’ and
inner compassion in our hearts.

Dalai Lama, “The good heart”

Una pace reale


“Sradica la violenza nella tua vita e impara a vivere con compassione e consapevolmente. Cerca la pace. Quando si ha la pace interiore una pace reale con gli altri è possibile “.

Thich Nhat Hanh

“Root out the violence in your life, and learn to live compassionately and mindfully. Seek peace. When you have peace within, real peace with others is possible.”

Thich Nhat Hanh

Lettera sulla felicità


Epicuro

Lettera sulla felicità

Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

Letter to Menoeceus

Epicurus

In this letter, Epicurus summarizes his ethical doctrines:

Epicurus to Menoeceus, greetings:

Let no one be slow to seek wisdom when he is young nor weary in the search of it when he has grown old. For no age is too early or too late for the health of the soul. And to say that the season for studying philosophy has not yet come, or that it is past and gone, is like saying that the season for happiness is not yet or that it is now no more. Therefore, both old and young alike ought to seek wisdom, the former in order that, as age comes over him, he may be young in good things because of the grace of what has been, and the latter in order that, while he is young, he may at the same time be old, because he has no fear of the things which are to come. So we must exercise ourselves in the things which bring happiness, since, if that be present, we have everything, and, if that be absent, all our actions are directed towards attaining it.

Those things which without ceasing I have declared unto you, do them, and exercise yourself in them, holding them to be the elements of right life. First believe that God is a living being immortal and blessed, according to the notion of a god indicated by the common sense of mankind; and so believing, you shall not affirm of him anything that is foreign to his immortality or that is repugnant to his blessedness. Believe about him whatever may uphold both his blessedness and his immortality. For there are gods, and the knowledge of them is manifest; but they are not such as the multitude believe, seeing that men do not steadfastly maintain the notions they form respecting them. Not the man who denies the gods worshipped by the multitude, but he who affirms of the gods what the multitude believes about them is truly impious. For the utterances of the multitude about the gods are not true preconceptions but false assumptions; hence it is that the greatest evils happen to the wicked and the greatest blessings happen to the good from the hand of the gods, seeing that they are always favorable to their own good qualities and take pleasure in men like themselves, but reject as alien whatever is not of their kind.

Accustom yourself to believing that death is nothing to us, for good and evil imply the capacity for sensation, and death is the privation of all sentience; therefore a correct understanding that death is nothing to us makes the mortality of life enjoyable, not by adding to life a limitless time, but by taking away the yearning after immortality. For life has no terrors for him who has thoroughly understood that there are no terrors for him in ceasing to live. Foolish, therefore, is the man who says that he fears death, not because it will pain when it comes, but because it pains in the prospect. Whatever causes no annoyance when it is present, causes only a groundless pain in the expectation. Death, therefore, the most awful of evils, is nothing to us, seeing that, when we are, death is not come, and, when death is come, we are not. It is nothing, then, either to the living or to the dead, for with the living it is not and the dead exist no longer.

But in the world, at one time men shun death as the greatest of all evils, and at another time choose it as a respite from the evils in life. The wise man does not deprecate life nor does he fear the cessation of life. The thought of life is no offense to him, nor is the cessation of life regarded as an evil. And even as men choose of food not merely and simply the larger portion, but the more pleasant, so the wise seek to enjoy the time which is most pleasant and not merely that which is longest. And he who admonishes the young to live well and the old to make a good end speaks foolishly, not merely because of the desirability of life, but because the same exercise at once teaches to live well and to die well. Much worse is he who says that it were good not to be born, but when once one is born to pass quickly through the gates of Hades. For if he truly believes this, why does he not depart from life? It would be easy for him to do so once he were firmly convinced. If he speaks only in jest, his words are foolishness as those who hear him do not believe.

We must remember that the future is neither wholly ours nor wholly not ours, so that neither must we count upon it as quite certain to come nor despair of it as quite certain not to come.

We must also reflect that of desires some are natural, others are groundless; and that of the natural some are necessary as well as natural, and some natural only. And of the necessary desires some are necessary if we are to be happy, some if the body is to be rid of uneasiness, some if we are even to live. He who has a clear and certain understanding of these things will direct every preference and aversion toward securing health of body and tranquillity of mind, seeing that this is the sum and end of a blessed life. For the end of all our actions is to be free from pain and fear, and, when once we have attained all this, the tempest of the soul is laid; seeing that the living creature has no need to go in search of something that is lacking, nor to look for anything else by which the good of the soul and of the body will be fulfilled. When we are pained because of the absence of pleasure, then, and then only, do we feel the need of pleasure. Wherefore we call pleasure the alpha and omega of a blessed life. Pleasure is our first and kindred good. It is the starting-point of every choice and of every aversion, and to it we come back, inasmuch as we make feeling the rule by which to judge of every good thing.

And since pleasure is our first and native good, for that reason we do not choose every pleasure whatsoever, but will often pass over many pleasures when a greater annoyance ensues from them. And often we consider pains superior to pleasures when submission to the pains for a long time brings us as a consequence a greater pleasure. While therefore all pleasure because it is naturally akin to us is good, not all pleasure is should be chosen, just as all pain is an evil and yet not all pain is to be shunned. It is, however, by measuring one against another, and by looking at the conveniences and inconveniences, that all these matters must be judged. Sometimes we treat the good as an evil, and the evil, on the contrary, as a good.

Again, we regard independence of outward things as a great good, not so as in all cases to use little, but so as to be contented with little if we have not much, being honestly persuaded that they have the sweetest enjoyment of luxury who stand least in need of it, and that whatever is natural is easily procured and only the vain and worthless hard to win. Plain fare gives as much pleasure as a costly diet, when once the pain of want has been removed, while bread and water confer the highest possible pleasure when they are brought to hungry lips. To habituate one’s self, therefore, to simple and inexpensive diet supplies all that is needful for health, and enables a man to meet the necessary requirements of life without shrinking, and it places us in a better condition when we approach at intervals a costly fare and renders us fearless of fortune.

When we say, then, that pleasure is the end and aim, we do not mean the pleasures of the prodigal or the pleasures of sensuality, as we are understood to do by some through ignorance, prejudice, or willful misrepresentation. By pleasure we mean the absence of pain in the body and of trouble in the soul. It is not an unbroken succession of drinking-bouts and of revelry, not sexual lust, not the enjoyment of the fish and other delicacies of a luxurious table, which produce a pleasant life; it is sober reasoning, searching out the grounds of every choice and avoidance, and banishing those beliefs through which the greatest tumults take possession of the soul. Of all this the beginning and the greatest good is wisdom. Therefore wisdom is a more precious thing even than philosophy ; from it spring all the other virtues, for it teaches that we cannot live pleasantly without living wisely, honorably, and justly; nor live wisely, honorably, and justly without living pleasantly. For the virtues have grown into one with a pleasant life, and a pleasant life is inseparable from them.

Who, then, is superior in your judgment to such a man? He holds a holy belief concerning the gods, and is altogether free from the fear of death. He has diligently considered the end fixed by nature, and understands how easily the limit of good things can be reached and attained, and how either the duration or the intensity of evils is but slight. Fate, which some introduce as sovereign over all things, he scorns, affirming rather that some things happen of necessity, others by chance, others through our own agency. For he sees that necessity destroys responsibility and that chance is inconstant; whereas our own actions are autonomous, and it is to them that praise and blame naturally attach. It were better, indeed, to accept the legends of the gods than to bow beneath that yoke of destiny which the natural philosophers have imposed. The one holds out some faint hope that we may escape if we honor the gods, while the necessity of the naturalists is deaf to all entreaties. Nor does he hold chance to be a god, as the world in general does, for in the acts of a god there is no disorder; nor to be a cause, though an uncertain one, for he believes that no good or evil is dispensed by chance to men so as to make life blessed, though it supplies the starting-point of great good and great evil. He believes that the misfortune of the wise is better than the prosperity of the fool. It is better, in short, that what is well judged in action should not owe its successful issue to the aid of chance.

Exercise yourself in these and related precepts day and night, both by yourself and with one who is like-minded; then never, either in waking or in dream, will you be disturbed, but will live as a god among men. For man loses all semblance of mortality by living in the midst of immortal blessings.

Mancare il punto


Mancare il punto

“Se non hai incontrato l’amore hai mancato il punto.
Sei nato, hai vissuto, sei morto, ma hai mancato il punto.
E’ un fallimento assoluto. Non hai colto l’intervallo tra le due note….

La via verso quell’esperienza consiste di quattro passi: ricordali.

Il primo passo è: sii qui-e-ora. Perché l’amore è possibile solo nel qui-e-ora.
Il passato e il futuro sono solo modi di evitare l’amore.

Il secondo passo è: impara a trasformare i tuoi veleni in miele.
Perché parecchi amano ma il loro amore è contaminato da veleni:
odio, gelosia, ira, possessività.

Terzo: condividi. Quando una cosa è negativa tienila per te,
quando è positiva condividila. Di solito la gente fa il contrario.

Quarto: sii nulla. Quando sei pieno di ego l’amore scompare.
Così facendo vivrai nel modo giusto ovvero vivrai nel mondo
ma non permetterai al mondo di vivere in te”

dal libro di Osho “Quell’oscuro intervallo è l’amore”

Missing the point

“If you have not met the love you’ve missed the point.
You were born, you lived, you died, but you missed the point.
It ‘an absolute failure. Do not have used the interval between two notes ….

The path to that experience consists of four steps: remember that.

The first step is: be here-and-now. For love is only possible in the here-and-now.
The past and future are just ways to avoid love.

The second step: Learn how to transform your poisons in honey.
Because much love but their love is contaminated with poisons:
hatred, jealousy, anger, possessiveness.

Third: Share. When a thing is bad for you keep it,
it is positive when it share it. Usually people do the opposite.

Fourth: be nothing. When you’re full of ego, love disappears.
By doing so you will live in the right way or you will live in the world
but not allow the world to live in you “

from Osho’s book “That Obscure range is love”