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Paradiso e Inferno


Paradiso e Inferno

Una volta udii la storia di un tale che fece visita al paradiso e all’inferno.

In entrambi posti vide molte persone sedute attorno a tavole imbandite con ogni ben di Dio.

In entrambi i posti, a ogni commensale,alla mano destra erano state legate bacchette lunghe più di un metro,mentre la sinistra era legata alla sedia.

All’inferno, per quanto i commensali allungassero le braccia,le bacchette erano troppo lunghe perché potessero portarsi il cibo alla bocca;divennero impazienti e alla fine si ritrovarono in un groviglio di mani e bacchette,mentre le prelibatezze erano sparse un po’ dappertutto sulla tavola.In paradiso, invece, i commensali felici usavano le lunghe bacchette per imboccare qualcun altro col suo cibo favorito e,a sua volta, nello stesso modo, veniva imboccato dagli altri.Tutti gustavano il loro pasto in armonia.

Shundo Aoyama, sacerdotessa zen

Heaven and Hell

I once heard a story about a visit to heaven and hell. In both places the visitor saw many people seated at a table on which many delicious foods were laid out. Chopsticks over a meter long were tied to their right hands, while their left hands were tied to their chairs. In hell, however much they stretched out their arms, the chopsticks were too long for them to get food into their mouths. They grew impatient and got their hands and chopsticks tangled with one another’s. The delicacies werre scattered here and there.

In heaven, on the other hand, people happily used the long chopsticks to pick out someone else’s favorite food and feed it to him, and in turn they were being fed by others. They all enjoyed their meal in harmony.

Shundo Aoyama


Nessun legame con la polvere

77. Nessun legame con la polvere

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T’ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:

Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen.

Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio.

Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.

Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite.

Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti.

La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata.

Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.

Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.

La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.

Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore.

Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l’infamia possono commuoverlo.

Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.

Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c’è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.

Tratto da 101 Storie Zen

No Attachment to Dust

Zengetsu, a Chinese master of the T’ang dynasty, wrote the following advice for his pupils:

Living in the world yet not forming attachments to the dust of the world is the way of a true Zen student.

When witnessing the good action of another encourage yourself to follow his example. Hearing of the mistaken action of another, advise yourself not to emulate it.

Even though alone in a dark room, be as if you were facing a noble guest. Express your feelings, but become no more expressive than your true nature.

Poverty is your treasure. Never exchange it for an easy life.

A person may appear a fool and yet not be one. He may only be guarding his wisdom carefully.

Virtues are the fruit of self-discipline and do not drop from heaven of themselves as does rain or snow.

Modesty is the foundation of all virtues. Let your neighbors discover you before you make yourself known to them.

A noble heart never forces itself forward. Its words are as rare gems, seldom displayed and of great value.

To a sincere student, every day is a fortunate day. Time passes but he never lags behind. Neither glory nor shame can move him.

Censure yourself, never another. Do not discuss right and wrong.

Some things, though right, were considered wrong for generations. Since the value of righteousness may be recognized after centuries, there is no need to crave immediate appreciation.

Live with cause and leave results to the great law of the universe. Pass each day in peaceful contemplation.

Taken from 101 Zen Stories

Non si può rubare la luna


9. Non si può rubare la luna

Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Ryokan tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.

Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

101 Storie Zen

The Moon Cannot Be Stolen

Ryokan, a Zen master, lived the simplest kind of life in a little hut at the foot of a mountain. One evening a thief visited the hut only to discover there was nothing in it to steal.

Ryokan returned and caught him. “You may have come a long way to visit me,” he told the prowler, “and you shoud not return emptyhanded. Please take my clothes as a gift.”

The thief was bewildered. He took the clothes and slunk away.

Ryokan sat naked, watching the moon. “Poor fellow, ” he mused, “I wish I could give him this beautiful moon.”

101 Zen Story


4. Obbedienza

Le lezioni del maestro Bankei non erano frequentate solo dagli studenti di Zen ma anche da persone di ogni ceto e di ogni setta. Lui non citava i sutra né si dilungava in dissertazioni dottrinali. Al contrario, le parole gli uscivano direttamente dal cuore e raggiungevano il cuore di chi lo ascoltava.

Che lui avesse un pubblico tanto numeroso fece infuriare un prete della setta Nichiren, perché tutti i suoi seguaci lo avevano abbandonato per andare a sentire lo Zen. L’egocentrico prete Nichiren si recò al tempio, risoluto ad avere un contraddittorio con Bankei.

«Ehi, insegnante di Zen!» gridò. «Aspetta un momento. Chi ti rispetta obbedirà a quello che dici, ma un uomo come me non ti rispetta. Puoi convincermi ad obbedirti?».

«Vieni qui accanto a me e te ne darò la prova» disse Bankei.

Con aria altera, il prete si fece largo in mezzo alla folla e si avvicinò all’insegnante.

Bankei sorrise. «Vieni qui alla mia sinistra» Il prete obbedì.

«No,» disse Bankei «parleremo meglio se ti metti alla mia destra. Vieni da quest’altra parte».

Con aria sprezzante il prete passò dall’altra parte.

«Come vedi,» osservò Bankei «tu mi stai obbedendo, e io trovo che sei veramente gentile. Ora siediti e ascolta».

Da 101 Storie Zen


The master Bankei’s talks were attended not only by Zen students but by persons of all ranks and sects. He never quoted sutras nor indulged in scholastic dissertations. Instead, his words were spoken directly from his heart to the hearts of his listeners.

His large audiences angered a priest of the Nichiren sect because the adherents had left to hear about Zen. The self-centered Nichiren priest came to the temple, determined to debate with Bankei.

“Hey, Zen teacher!” he called out. “Wait a minute. Whoever respects you will obey what you say, but a man like myself does not respect you. Can you make me obey you?”

“Come up beside me and I will show you,” said Bankei.

Proudly the priest pushed his way through the crowd to the teacher.

Bankei smiled. “Come over to my left side.”

The priest obeyed.

“No,” said Bankei, “we may talk better if you are on the right side. Step over here.”

The priest proudly stepped over to the right

“You see,” observed Bankei, “you are obeying me and I think you are a very gentle person. Now sit down and listen.”

101 Zwn Stories

Un Buddha

13. Un Buddha

A Tokyo, nell’era Meiji, vivevano due illustri insegnanti molto diversi tra loro. L’uno Unsho, istruttore a Shingon, osservava scrupolosamente i precetti di Buddha. Non beveva mai alcolici, e non mangiava mai dopo le undici del mattino. L’altro insegnante, Tanzan, professore di filosofia all’università imperiale, non osservava nessun precetto. Quando aveva voglia di mangiare mangiava, e quando aveva voglia di dormire durante il giorno dormiva.

Un giorno Unsho fece visita a Tanzan e lo trovò che stava bevendo del vino, che un Buddhista non dovrebbe mai nemmeno assaggiare.

«Salve, fratello» lo salutò Tanzan. «Ne vuoi un bicchiere?».

«Io non bevo mai!» esclamò Unsho solennemente.

«Chi non beve non è neanche umano» disse Tanzan.

«Vorresti dire che sono inumano solo perché non mi concedo bevande alcoliche!» proruppe Unsho incollerito. «Se non sono umano, allora, che cosa sono?».

«Un Buddha» rispose Tanzan.

tratto da 101 Storie Zen

A Buddha

In Tokyo in the Meiji era there lived two prominent teachers of opposite characteristics. One, Unsho, an instructor in Shingon, kept Buddha’s precepts scrupulously. He never drank intoxicants, nor did he eat after eleven o’clock in the morning. The other teacher, Tanzan, a professor of philosophy at the Imperial University, never observed the precepts. When he felt like eating, he ate, and when he felt like sleeping in the daytime, he slept.

One day Unsho visited Tanzan, who was drinking wine at the time, not even a drop of which is supposed to touch the tongue of a Buddhist.

“Hello, brother,” Tanzan greeted him. “Won’t you have a drink?”

“I never drink!” exclaimed Unsho solemnly.

“One who does not drink is not even human,” said Tanzan.

“Do you mean to call me inhuman just because I do not indulge in intoxicating liquids!” exclaimed Unsho in anger. “Then if I am not human, what am I?”

“A Buddha,” answered Tanzan.

Arrestare il Buddha di pietra

58. Arrestare il Buddha di pietra

Per sottrarsi al gran caldo, un mercante che portava sulle spalle cinquanta pezze di cotone si fermò a riposare sotto una tettoia dove c’era un grande Buddha di pietra. Là fu vinto dal sonno, e al risveglio scoprì che la sua merce era sparita. Immediatamente andò a denunciare il fatto alla polizia.

Un giudice chiamato O-oka aprì l’istruttoria per indagare. «La merce deve averla rubata quel Buddha di pietra» concluse il giudice. «Dovrebbe prendersi a cuore il benessere della gente, ma non ha fatto il suo sacro dovere. Arrestatelo».

La polizia arrestò il Buddha di pietra e lo portò in tribunale. Dietro alla statua faceva ressa una gran folla rumorosa, incuriosita di sapere che specie di condanna avrebbe pronunciata il giudice.

Quando O-oka andò al suo scanno, redarguì aspramente il pubblico tumultuoso. «Con che diritto vi presentate in tribunale ridendo e schiamazzando in questo modo? È un vero atto di vilipendio della Corte, ed è un reato che va punito con una multa e l’arresto».

Tutti si affrettarono a scusarsi. «Devo condannarvi a pagare un’ammenda,» disse il giudice «ma sono disposto a condonarvela se entro tre giorni ognuno di voi porterà in tribunale una pezza di cotone. Chi non lo fa sarà arrestato».

Tra le pezze che la gente portò in tribunale, il mercante riconobbe subito una di quelle che gli erano state rubate, e così il ladro fu smascherato. Il mercante recuperò la sua merce e le altre pezze furono restituite a chi le aveva portate.

 Tratto da 101 Storie Zen 

Arresting the Stone Buddha

A merchant bearing fifty rolls of cotton goods on his shoulders stopped to rest from the heat of the day beneath a shelter where a large stone Buddha was standing. There he fell asleep, and when he awoke his goods had disappeared. He immediately reported the matter to the police.

A judge named O-oka opened court to investigate. “That stone Buddha must have stolen the goods,” concluded the judge. “He is supposed to care for the welfare of the people, but he has failed to perform his holy duty. Arrest him.”

The police arrested the stone Buddha and carried it into the court. A noisy crowd followed the statue, curious to learn what kind of sentence the judge was about to impose.

When O-oka appeared on the bench he rebuked the boisterous audience. “What right have you people to appear before the court laughing and joking in this manner? You are in contempt of court and subject to a fine and imprisonment.”

The people hastened to apologize. “I shall have to impose a fine on you,” said the judge, “but I will remit it provided each one of you brings one roll of cotton goods to the court within three days. Anyone failing to do this will be arrested.”

One of the rolls of cloth which the people brought was quickly recognized by the merchant as his own, and thus the thief was easily discovered. The merchant recovered his goods, and the cotton rolls were returned to the people.

Il Buddha dal naso nero

49. Il Buddha dal naso nero

Una monaca che cercava l’Illuminazione fece una statua di Buddha e la ricoprì tutta di una lamina d’oro. Dovunque andasse, portava con se questo Buddha d’oro.

Passarono gli anni e la monaca, sempre portandosi dietro il suo Buddha, andò a vivere in un piccolo tempio in un paese dove c’erano molti Buddha, ognuno col suo altare.

La monaca voleva bruciare l’incenso davanti al suo Buddha d’oro. Non garbandole l’idea che il profumo deviasse verso gli altri Buddha, si fabbricò una specie di piccola canna fumaria che avrebbe fatto salire il fumo soltanto alla sua statua. Così il naso del Buddha d’oro diventò nero, rendendolo particolarmente brutto.

Tratto da 101 Storie Zen

49 Black-Nosed Buddha

A nun who was searching for enlightenment made a statue of Buddha and covered it with gold leaf. Wherever she ent she carried this golden Buddha with her.

Years passed and, still carrying her Buddha, the nun came to live in a small temple in a country where there were many Buddhas, each one with its own particular shrine.

The nun wished to burn incense before her golden Buddha. Not liking the idea of the perfume straying to others, she devised a funnel through which the smoke would ascend only to her statue. This blackened the nose of the golden Buddha, making it especially ugly.

Taken from 101 Zen Stories