Archivio tag | Storie Zen

Obbedienza


4. Obbedienza

Le lezioni del maestro Bankei non erano frequentate solo dagli studenti di Zen ma anche da persone di ogni ceto e di ogni setta. Lui non citava i sutra né si dilungava in dissertazioni dottrinali. Al contrario, le parole gli uscivano direttamente dal cuore e raggiungevano il cuore di chi lo ascoltava.

Che lui avesse un pubblico tanto numeroso fece infuriare un prete della setta Nichiren, perché tutti i suoi seguaci lo avevano abbandonato per andare a sentire lo Zen. L’egocentrico prete Nichiren si recò al tempio, risoluto ad avere un contraddittorio con Bankei.

«Ehi, insegnante di Zen!» gridò. «Aspetta un momento. Chi ti rispetta obbedirà a quello che dici, ma un uomo come me non ti rispetta. Puoi convincermi ad obbedirti?».

«Vieni qui accanto a me e te ne darò la prova» disse Bankei.

Con aria altera, il prete si fece largo in mezzo alla folla e si avvicinò all’insegnante.

Bankei sorrise. «Vieni qui alla mia sinistra» Il prete obbedì.

«No,» disse Bankei «parleremo meglio se ti metti alla mia destra. Vieni da quest’altra parte».

Con aria sprezzante il prete passò dall’altra parte.

«Come vedi,» osservò Bankei «tu mi stai obbedendo, e io trovo che sei veramente gentile. Ora siediti e ascolta».

Da 101 Storie Zen

Obedience

The master Bankei’s talks were attended not only by Zen students but by persons of all ranks and sects. He never quoted sutras nor indulged in scholastic dissertations. Instead, his words were spoken directly from his heart to the hearts of his listeners.

His large audiences angered a priest of the Nichiren sect because the adherents had left to hear about Zen. The self-centered Nichiren priest came to the temple, determined to debate with Bankei.

“Hey, Zen teacher!” he called out. “Wait a minute. Whoever respects you will obey what you say, but a man like myself does not respect you. Can you make me obey you?”

“Come up beside me and I will show you,” said Bankei.

Proudly the priest pushed his way through the crowd to the teacher.

Bankei smiled. “Come over to my left side.”

The priest obeyed.

“No,” said Bankei, “we may talk better if you are on the right side. Step over here.”

The priest proudly stepped over to the right

“You see,” observed Bankei, “you are obeying me and I think you are a very gentle person. Now sit down and listen.”


101 Zwn Stories

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Un Buddha


13. Un Buddha

A Tokyo, nell’era Meiji, vivevano due illustri insegnanti molto diversi tra loro. L’uno Unsho, istruttore a Shingon, osservava scrupolosamente i precetti di Buddha. Non beveva mai alcolici, e non mangiava mai dopo le undici del mattino. L’altro insegnante, Tanzan, professore di filosofia all’università imperiale, non osservava nessun precetto. Quando aveva voglia di mangiare mangiava, e quando aveva voglia di dormire durante il giorno dormiva.

Un giorno Unsho fece visita a Tanzan e lo trovò che stava bevendo del vino, che un Buddhista non dovrebbe mai nemmeno assaggiare.

«Salve, fratello» lo salutò Tanzan. «Ne vuoi un bicchiere?».

«Io non bevo mai!» esclamò Unsho solennemente.

«Chi non beve non è neanche umano» disse Tanzan.

«Vorresti dire che sono inumano solo perché non mi concedo bevande alcoliche!» proruppe Unsho incollerito. «Se non sono umano, allora, che cosa sono?».

«Un Buddha» rispose Tanzan.

tratto da 101 Storie Zen

A Buddha

In Tokyo in the Meiji era there lived two prominent teachers of opposite characteristics. One, Unsho, an instructor in Shingon, kept Buddha’s precepts scrupulously. He never drank intoxicants, nor did he eat after eleven o’clock in the morning. The other teacher, Tanzan, a professor of philosophy at the Imperial University, never observed the precepts. When he felt like eating, he ate, and when he felt like sleeping in the daytime, he slept.

One day Unsho visited Tanzan, who was drinking wine at the time, not even a drop of which is supposed to touch the tongue of a Buddhist.

“Hello, brother,” Tanzan greeted him. “Won’t you have a drink?”

“I never drink!” exclaimed Unsho solemnly.

“One who does not drink is not even human,” said Tanzan.

“Do you mean to call me inhuman just because I do not indulge in intoxicating liquids!” exclaimed Unsho in anger. “Then if I am not human, what am I?”

“A Buddha,” answered Tanzan.

Arrestare il Buddha di pietra


58. Arrestare il Buddha di pietra

Per sottrarsi al gran caldo, un mercante che portava sulle spalle cinquanta pezze di cotone si fermò a riposare sotto una tettoia dove c’era un grande Buddha di pietra. Là fu vinto dal sonno, e al risveglio scoprì che la sua merce era sparita. Immediatamente andò a denunciare il fatto alla polizia.

Un giudice chiamato O-oka aprì l’istruttoria per indagare. «La merce deve averla rubata quel Buddha di pietra» concluse il giudice. «Dovrebbe prendersi a cuore il benessere della gente, ma non ha fatto il suo sacro dovere. Arrestatelo».

La polizia arrestò il Buddha di pietra e lo portò in tribunale. Dietro alla statua faceva ressa una gran folla rumorosa, incuriosita di sapere che specie di condanna avrebbe pronunciata il giudice.

Quando O-oka andò al suo scanno, redarguì aspramente il pubblico tumultuoso. «Con che diritto vi presentate in tribunale ridendo e schiamazzando in questo modo? È un vero atto di vilipendio della Corte, ed è un reato che va punito con una multa e l’arresto».

Tutti si affrettarono a scusarsi. «Devo condannarvi a pagare un’ammenda,» disse il giudice «ma sono disposto a condonarvela se entro tre giorni ognuno di voi porterà in tribunale una pezza di cotone. Chi non lo fa sarà arrestato».

Tra le pezze che la gente portò in tribunale, il mercante riconobbe subito una di quelle che gli erano state rubate, e così il ladro fu smascherato. Il mercante recuperò la sua merce e le altre pezze furono restituite a chi le aveva portate.

 Tratto da 101 Storie Zen 

Arresting the Stone Buddha

A merchant bearing fifty rolls of cotton goods on his shoulders stopped to rest from the heat of the day beneath a shelter where a large stone Buddha was standing. There he fell asleep, and when he awoke his goods had disappeared. He immediately reported the matter to the police.

A judge named O-oka opened court to investigate. “That stone Buddha must have stolen the goods,” concluded the judge. “He is supposed to care for the welfare of the people, but he has failed to perform his holy duty. Arrest him.”

The police arrested the stone Buddha and carried it into the court. A noisy crowd followed the statue, curious to learn what kind of sentence the judge was about to impose.

When O-oka appeared on the bench he rebuked the boisterous audience. “What right have you people to appear before the court laughing and joking in this manner? You are in contempt of court and subject to a fine and imprisonment.”

The people hastened to apologize. “I shall have to impose a fine on you,” said the judge, “but I will remit it provided each one of you brings one roll of cotton goods to the court within three days. Anyone failing to do this will be arrested.”

One of the rolls of cloth which the people brought was quickly recognized by the merchant as his own, and thus the thief was easily discovered. The merchant recovered his goods, and the cotton rolls were returned to the people.

Il Buddha dal naso nero


49. Il Buddha dal naso nero

Una monaca che cercava l’Illuminazione fece una statua di Buddha e la ricoprì tutta di una lamina d’oro. Dovunque andasse, portava con se questo Buddha d’oro.

Passarono gli anni e la monaca, sempre portandosi dietro il suo Buddha, andò a vivere in un piccolo tempio in un paese dove c’erano molti Buddha, ognuno col suo altare.

La monaca voleva bruciare l’incenso davanti al suo Buddha d’oro. Non garbandole l’idea che il profumo deviasse verso gli altri Buddha, si fabbricò una specie di piccola canna fumaria che avrebbe fatto salire il fumo soltanto alla sua statua. Così il naso del Buddha d’oro diventò nero, rendendolo particolarmente brutto.

Tratto da 101 Storie Zen

49 Black-Nosed Buddha

A nun who was searching for enlightenment made a statue of Buddha and covered it with gold leaf. Wherever she ent she carried this golden Buddha with her.

Years passed and, still carrying her Buddha, the nun came to live in a small temple in a country where there were many Buddhas, each one with its own particular shrine.

The nun wished to burn incense before her golden Buddha. Not liking the idea of the perfume straying to others, she devised a funnel through which the smoke would ascend only to her statue. This blackened the nose of the golden Buddha, making it especially ugly.

Taken from 101 Zen Stories

Le porte del Paradiso


57. Le porte del paradiso

Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò: «C’è davvero un paradiso e un inferno?».

Chi sei?» volle sapere Hakuin. «Sono un samurai» rispose il guerriero.

«Tu un soldato!» rispose Hakuin. «Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!».

Nobushige montò così in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continuò: «Sicché hai una spada! Come niente la tua arma è troppo smussata per tagliarmi la testa».

Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osservò: «Qui si aprono le porte dell’inferno!».

A queste parole il samurai, comprendendo l’insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.

«Ora si aprono le porte del paradiso» disse Hakuin.

 Tratto da 101 Storie Zen 

The Gates of Paradise

A soldier named Nobushige came to Hakuin, and asked: “Is there really a paradise and a hell?”

“Who are you?” inquired Hakuin.

“I am a samurai,” the warrior replied.

“You, a soldier!” exclaimed Hakuin. “What kind of ruler would have you as his guard? Your face looks like that of a beggar.”

Nobushige became so angry that he began to draw his sword, but Hakuin continued: “So you have a sword! Your weapon is probably much too dull to cut off my head.”

As Nobushige drew his sword Hakuin remarked: “Here open the gates of hell!”

At these words the samurai, perceiving the master’s discipline, sheathed his sword and bowed.

“Here open the gates of paradise,” said Hakuin.

Taken from 101 Zen Stories

La freccia avvelenata


La freccia avvelenata (storia zen)

“Se un uomo viene colpito da una freccia avvelenata e non vuole che gli sia tolta prima di sapere chi l’abbia lanciata, a quale casta appartenga, quale sia il suo nome, quale sia la sua famiglia, quale sia la sua statura, quale sia la sua carnagione, da quale paese provenga, il tipo di arco che usa, il tipo di corda, il tipo di freccia, il tipo di penne, il tipo di punta, ecc., costui morirà prima di conoscere tutte queste cose.”

Buddha

Commento: Nella ricerca della verità – argomenta il Buddha – incontriamo numerose domande inutili: se l’universo sia o non sia eterno, se sia o non sia limitato, se esista o non esista un’anima, se esista o non esista un Dio, e così via. Ma “se un uomo vuole rimandare la ricerca e la pratica dell’Illuminazione fino a risolvere questi problemi, morirà senza aver trovato la Via.” Che cos’è questa freccia avvelenata se non la mente che perde tempo con il pretesto di dover prima risolvere innumerevoli questioni

 

The poisoned arrow (Zen story)

“If a man is hit by a poisoned arrow and does not want to be removedbefore you know who has launched, what caste belongs to, what ishis name, what his family, as is his stature as her complexion is, what country it comes from, the type of bow used, the type of string, thearrow type, the type of pens, the kind of tip, etc.., he will die before knowing all these things. “

Buddha

Comment: In the search for truth – the Buddha argues – we find manyuseless questions: whether the universe is eternal or not, whether or not it is limited, if a soul exists or not, whether or not there is a God,and so on. But “if a man wants to postpone the research and the practice of enlightenment to solve these problems, he will die without having found the Way.” What is this poisoned arrow, if not mindlosing time with the pretext of having to answer countless questions

I Figli di Sua Maestà


66. I figli di Sua Maestà
Yamaoka Tesshu era uno dei precettori dell’imperatore. Era anche maestro di scherma e un profondo studioso dello Zen.

La sua casa era il rifugio dei vagabondi. E lui aveva un solo vestito, perché quelli lo facevano restare sempre povero.

L’imperatore, notando com’era consunto l’abito di Yamaoka, gli diede un po’ di denaro per comprarsene degli altri. Ma la volta successiva Yamaoka comparve col solito vestito vecchio.

«Che ne hai fatto degli abiti nuovi, Yamaoka?» domandò l’imperatore.

«Ho rivestito i figli di Vostra Maestà» spiegò Yamaoka.

Tratto da 101 Storie Zen

Children of His Majesty

Yamaoka Tesshu was a tutor of the emperor. He was also a master of fencing and a profound student of Zen.

His home was the abode of vagabonds. He has but one suit of clothes, for they kept him always poor.

The emperor, observing how worn his garments were, gave Yamaoka some money to buy new ones. The next time Yamaoka appeared he wore the same old outfit.

“What became of the new clothes, Yamaoka?” asked the emperor.

“I provided clothes for the children of Your Majesty,” explained Yamaoka.

Taken to 101 Zen Stories