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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

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U2 The Best of 1980-1990: New Year’s Day



Gli U2 sono un gruppo musicale irlandese formatosi a Dublino nel 1976. Il gruppo è composto da Paul David Hewson in arte Bono (cantante), David Howell Evans in arte The Edge (chitarrista), Adam Clayton (bassista) e Larry Mullen Jr. (batterista).

Nella loro carriera hanno venduto 150 milioni di dischi[7] e ricevuto il maggior numero di Grammy Awards per un gruppo, con 22 premi[8].

Nel 2005, appena raggiunto il termine minimo dei 25 anni di carriera, sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame.

Fin dagli esordi, gli U2 si sono occupati della questione irlandese e del rispetto per i diritti civili, improntando su questi temi anche buona parte della loro attività artistica. Inoltre gli U2 sono tra i pochi gruppi internazionali a potersi vantare di aver sempre mantenuto la propria formazione originale.

https://it.wikipedia.org/wiki/U2

U2 are an Irish rock band from Dublin. Formed in 1976, the group consists of Bono (vocals and guitar), The Edge (guitar, keyboards, and vocals), Adam Clayton (bass guitar), and Larry Mullen Jr. (drums and percussion). U2’s early sound was rooted in post-punk but eventually grew to incorporate influences from many genres of popular music. Throughout the group’s musical pursuits, they have maintained a sound built on melodic instrumentals. Their lyrics, often embellished with spiritual imagery, focus on personal themes and sociopolitical concerns.

The band formed at Mount Temple Comprehensive School in 1976 when the members were teenagers with limited musical proficiency. Within four years, they signed with Island Records and released their debut album Boy. By the mid-1980s, U2 had become a top international act. They were more successful as a touring act than they were at selling records until their 1987 album The Joshua Tree which, according to Rolling Stone, elevated the band’s stature “from heroes to superstars”.[1] Reacting to musical stagnation and criticism of their earnest image and musical direction in the late-1980s, U2 reinvented themselves with their 1991 album, Achtung Baby, and the accompanying Zoo TV Tour; they integrated dance, industrial, and alternative rock influences into their sound, and embraced a more ironic and self-deprecating image. They embraced similar experimentation for the remainder of the 1990s with varying levels of success. U2 regained critical and commercial favour in the 2000s with the records All That You Can’t Leave Behind (2000) and How to Dismantle an Atomic Bomb (2004), which established a more conventional, mainstream sound for the group. Their U2 360° Tour from 2009–2011 was the highest-attended and highest-grossing concert tour in history.

U2 have released 13 studio albums and are one of the world’s best-selling music artists of all time, having sold more than 170 million records worldwide.[2] They have won 22 Grammy Awards, more than any other band; and, in 2005, were inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in their first year of eligibility. Rolling Stone ranked U2 at number 22 in its list of the “100 Greatest Artists of All Time”, and labelled them the “Biggest Band in the World”.[3] Throughout their career, as a band and as individuals, they have campaigned for human rights and philanthropic causes, including Amnesty International, the ONE/DATA campaigns, Product Red, and The Edge’s Music Rising.

https://en.wikipedia.org/wiki/U2

Una perla al giorno – Friedrich Nietzsche


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Se si possiede
il nostro perché della vita,
si va d’accordo quasi
con ogni domanda sul come.

Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli

Whether you own
because our life,
We get along almost
with each question on how.

Friedrich Nietzsche, Twilight of the Idols

Presenza mentale


Presenza Mentale

Tutte le grandi tradizioni spirituali sono percorse da un tema comune, al quale vengono dati molti nomi diversi: risveglio, ricordo, presenza mentale, dhyana, zhikr, presenza, oppure che resta senza nome; si tratta di uno stato di coscienza che arricchisce di altre dimensioni il nostro essere nel mondo, e si situa oltre la stretta fascia di consapevolezza comunemente accettata come “conscio”; è una facoltà che è la chiave di volta per accedere al nostro potenziale umano latente.

In alcune tradizioni, come nel Buddismo, la pratica della presenza mentale è il fattore centrale; nell’Islam, ciò che qualifica ogni attività è il Ricordo (Ricordo di Dio, dell’Essere, del Sé essenziale); nel Cristianesimo ci si ispira all’esperienza dei grandi mistici, e alla preghiera del cuore. Ma in tutte le autentiche psicologie spirituali, questo stato di coscienza resta un’esperienza e un requisito fondamentale.

Kabir Edmund Helminski

 

Mindfulness

Todas las grandes tradiciones espirituales están cubiertos por un tema común, que se dan muchos nombres diferentes: el despertar, conmemoración, mindfulness, dhyana, zhikr, presencia, o que permanece sin nombre; es un estado de conciencia que enriquece las otras dimensiones de nuestro ser en el mundo, y se encuentra más allá de la estrecha banda de conciencia comúnmente aceptados como “consciente”; es un poder que es la clave para acceder a nuestro potencial humano latente.

En algunas tradiciones, como el budismo, la práctica de la atención plena es el factor central; Islam, lo califica cada actividad Remembrance (Recuerdo de Dios, el Ser, el Ser esencial); En el cristianismo no se inspira en la experiencia de los grandes místicos, y la oración del corazón. Pero en todas las psicologías espirituales genuinos, este estado de conciencia y la experiencia es un requisito previo.

Kabir Edmund Helminski

Lettera a Dio


Lettera a Dio

Caro Dio,
questa e’ la mia testimonianza scritta di eterna gratitudine a Te.
Mi hai dato una nascita in una rispettabile famiglia Hindu, ma non cosi in alto nella societa’ da rendermi superbo.
Mi hai dato un bel corpo, ammirato per la sua perfezione, ma abbastanza piccolo affinche’ mi mantenessi modesto.
Mi hai dato un’ottima educazione che mi reso la vita agevole, ma non cosi agevole da rendermi presuntuoso.
Mi hai dato molte soddisfazioni nella pratica sportiva, abbastanza per esserne soddisfatto ma non orgoglioso.
Mi hai dato una carriera importante per la quale sono stato ammirato* ma non cosi importante da rendermi arrogante.
Mi hai dato una moglie e una famiglia per la quale ti saro’ sempre grato, ma non mi hai risparmiato alcune esperienze dolorose per non farmi dimenticare cio’ che tuttavia la vita e’, ed esserti sempre grato per cio’ (che mi hai dato).
Non ti sei dimenticato di sottopormi a un adeguato numero di tentazioni nella mia vita in modo che io non potessi essere critico verso gli altri che avevano a che fare con le loro proprie tentazioni.
Ora ho 84 anni e forse l’unico desiderio che mi e’ rimasto e’ che la lunga vita che mi hai donato giunga al suo termine senza tribolazioni, ma qualora anche ci fossero so che mi darai la forza per proseguire.
Mi hai dato molto per mostrarmi quanto poco sia necessario per essere soddisfatti e quanto invece possa essere donato.
E indubbiamente, piu’ importante di tutto, come se tutto cio’ che mi hai donato non fosse abbastanza, hai coronato la tua opera usando questo apparato corpo-mente per convogliare al mondo il piu’ importante messaggio dell’Advaita.
Veramente io, sono benedetto.
Oppure, in verita’, mio amato, non hai benedetto te stesso?!
‘Infine, mi viene da pensare, se Tu avessi progettato per Te Stesso una vita nel fenomenico, avrebbe potuto essere tanto diversa da questa?’
E per questo pensiero, non ci sono abbastanza lacrime per lavare i tuoi Noumenici piedi.

Ramesh Balsekar

Letter to God

This is Ramesh Balsekar’s letter to God, which was published in the book ‘The Ultimate Understanding’

Dear God,

This is my record of eternal gratitude to You.

You gave me birth in a most respected Hindu family,
but not high enough in social status to make me proud.

You gave me a physical form well-admired for its perfection,
but it was small enough to keep me humble.

You gave me education high enough to be most useful in life,
but not high enough to make me proud.

You gave me success in sports high enough to be satisfied,
but not proud.

You gave me a career in which You took me high enough to be
admired, but not high enough to make me arrogant.

You gave me a wife and family for which I have always been
eternally grateful, but You did not spare me some grief to remind
me not to forget what life is all about, and to be always grateful
for what I do have.

You did not forget to place an adequate number of temptations in
my way so that I may not be too critical of others who have to face
their own temptations.

I am now 84, and perhaps the only wish that remains is that the
long life You have given me will not carry a burden at the end.
But in that case, I know You will also give me the necessary
courage to go with it.

You gave me a lot to show me how little is needed to be content
and how much could be given away.

And, undoubtedly, the most important of all – as if the bounty
You have showered on me were not enough – You crowned Your
achievement by using this psychosomatic apparatus to convey to
the world the most important message of Advaita. Truly I am
blessed. Or, indeed, my Beloved, have You not blessed Yourself?!

Finally, it occurs to me, if You were to design for Yourself a life in
phenomenality, could it have been much different from this one?

And, for this thought, no tears are enough to wash Your
Noumenal feet.

Ramesh Balsekar

Sono arrivato, sono a casa


Riflettendo…

La Riflessione

Non fate l’errore di immaginare che la natura della mente sia qualcosa di limitato alle nostre menti.
Essa, infatti, è la natura di tutti i fenomeni.

Non si dice mai abbastanza che realizzare la natura della mente
significa realizzare la natura di tutte le cose.

Sogyal Rinpoche

………………….

Nulla è distante o separato,
tutti i fenomeni conoscono causa
ed interconnessione e non esiste
un ” luogo”isolato e limitato
dove possa risiedere la mente:
essa è come l’aria che – pur non vedendola
sa permeare tutti gli spazi e le cose.

Quel che guardiamo attraverso l’occhio
e crediamo diverso da noi – distante
e separato – come causa esterna –
è in realtà riflesso della nostra stessa
mente e attraverso esso noi reagiamo
alla nostra interpretazione delle cose.
Equidistanza è saper accogliere la realtà
come essa è, per non dare energia
a fenomeni atti a ingenerare veleni.

Poetyca

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L’insegnamento

Sono arrivato, sono a casa

Sono arrivato, sono a casa.
Nel qui. Nell’adesso.
Sono solido, sono libero.
Dimoro nella realtà ultima.

Inspirare, sorridere e toccare le condizioni di felicità che sono disponibili,
è qualcosa che tutti noi possiamo fare.
In questo modo possiamo porci a dimorare nel momento presente.
Questo è l’insegnamento del vivere felici nel momento presente.

Per favore, addestratevi a fare del momento presente,
del qui ed ora, la vostra vera casa.
Questa è la sola casa che possediamo.
Questo è il solo luogo dove possiamo toccare la vita.

Maestro Thich Nhat Hanh

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Ogni qualvolta sentiamo il peso della collera,
perchè le nostre aspettative sono deluse
o lo stress ci fa dimenticare lo stato di calma:
possiamo fermarci a respirare consapevolmente
e vivere il – qui ed ora.

Molto spesso restiamo ancorati
ad eventi passati – portandoceli dietro,
come un peso sulle spalle –
oppure facciamo correre la mente al futuro,
dimenticando che preoccuparci o costruire
le nostre illusioni è solo una trappola
da noi stessi architettata.

Meglio allora – lasciare andare ogni cosa –
e sorridendo centrare la nostra consapevolezza
alla serenità e bellezza di questo momento presente:
trovando la nostra vera casa – quella dimora
di armonia e bellezza che nulla può intaccare.

Poetyca

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07.06.2009 Poetyca

Testi tratti da

Reflection

Do not make the mistake of imagining that the nature of mind is something limited to our minds.
Indeed, it is the nature of all phenomena.

It is not said often enough that realize the nature of the mind
means to realize the nature of all things.

Sogyal Rinpoche

… … … … … … ….

Nothing is distant or separate
Because they know all the phenomena
and interconnection, and there
a “place” isolated and limited
where the mind can reside:
it is like the air that – while not seeing
known to permeate all space and things.

What we look through the eye
and believe differently from us – away
and separate – such as external cause –
is actually a reflection of our own
mind and through it we react
to our interpretation of things.
Equidistance is able to accommodate the reality
As it is, not to give energy
likely to give rise to phenomena poisons.

Poetyca

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The teaching

I arrived, I’m home

I arrived, I’m home.
In here. In the now.
They are solid, they are free.
I dwell in the ultimate reality.

Breathe, smile and touch the conditions of happiness that are available,
is something that we can all do.
In this way we can ask ourselves to dwell in the present moment.
This is the teaching of living happily in the present moment.

Please addestratevi to make the present moment,
the here and now, your true home.
This is the only home we have.
This is the only place where we can touch their lives.

Master Thich Nhat Hanh

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Whenever we feel the weight of anger,
because our expectations are disappointed
or stress makes us forget about the state of calm:
we can pause to breathe consciously
and live – here and now.

Very often we remain anchored
to past events – doors behind
as a burden on his shoulders –
or we take the mind to the future,
than worry about forgetting or build
our illusions is just a trap
engineered by ourselves.

Better then – let go of everything –
and smiling to focus our awareness
the serenity and beauty of this present moment:
finding our true home – the home
of harmony and beauty that nothing can affect.

Poetyca

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07.06.2009 Poetyca

Text taken from

 

Il Fiore di Bodhidharma

                                                                                                    Prendere rifugio – Riflettendo

Dolce stil nuovo


Dolce stil novo

Donne ( Madonne) angeliche
presenze tanto distanti
amori dei cuori infranti
Lacrime e bagliori
di agognate albe
tempeste di anime
che gemevano silenti
e sperano in nuove risposte

Tempi veri o immaginari
soffiar di danze agognate
o soffici oppure alteri sguardi
o lanci di un fazzoletto
durante le passeggiate

Baci segreti
da un balcone fiorito
elegia ed esaltazione
di nobili sentimenti e d’amore
dove il sonetto era padrone
di versi e stanze dell’illusione

10.05.2011 Poetyca

Dolce stil novo

Women (Virgins) angelic
presences so far
loves of broken hearts
Tears and flashes
of longed dawn
storms of souls
that silently wailing
and hope for new answers

Real or imaginary times
blowing of the longed dance
or alter or soft eyes
or launches of a handkerchief
during the walking

Kissing secrets
by a flowered balcony
exaltation and elegy
of noble feelings and love
where the owner was the sonnet
verse and rooms of illusion

10.05.2011 Poetyca

Karma e responsabilità


 

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Karma e responsabilità

Quando si parla di responsabilità, per il buddhismo, non si determina qualcosa che grava come potrebbe essere per il senso di ” colpa”.
Spesso si assiste al determinare su elementi esterni la causa di una condizione di disagio:
– ci si sente vittime di eventi non controllabili – come se il destino degli uomini fosse segnato.
E’ più facile giustificarsi, difendere il proprio diritto a non fare nulla per migliorare, perchè si pensa che il fato , gli altri, oppure una divinità tiranna ci vogliano far vivere una cattiva condizione.

Spesso siamo noi stessi con il nostro re – agire e il nostro sfuggire la realtà e la retta visione, il non saper mantenere una visione equidistante a provocare dei meccanismi mentali che sono causa di sofferenza.

Non dimentichiamo che il Buddhismo nasce come percorso che liberi dalla sofferenza.

La legge di causa ed effetto ( la legge del Karma) non è qualcosa che pesa e ci incastra in un destino dal quale non ci si possa liberare. Infatti se si comprende che le nostre azioni sono spesso frutto di reazioni meccaniche e non vagliate attraverso una visione profonda delle loro reali cause,si assiste ad una non consapevolezza.

Quando il Buddha, attraverso il Nobile Ottuplice Sentiero ha offerto un modo per cercare le cause delle sofferenza; ha determinato quali possano essere gli attaccamenti e le illusioni da superare per trovare un modo limpido di comprendere come ad ogni effetto corrisponda una causa, questo ci ha permesso di scegliere.

Tutto ha origine dalla mente, dal pensiero, dalle motivazioni profonde e dalle azioni.

Infatti scegliendo – qui ed ora – il nostro atteggiamento, sappiamo che ad un’azione produttiva ed efficace, che sciolga attaccamento, ignoranza e rabbia corrisponde la capacità di produrre effetti che possano ” riscattare” un’eventuale e precedente karma che pesava sulla nostra capacità di essere ” liberi” perchè ancora attaccati a reazioni non costruttive per la liberazione dal Samsara ( il ciclo delle rinascite).

Dunque la responsabilità – una volta che si è compreso il meccanismo del karma – è legata alla nostra scelta di continuare a produrre sofferenza ( in noi ed intorno a noi) o alla volontà di sciogliere nodi per saper gestire le reazioni dell’ego e – una volta che si è trovata la pace – di manifestare amorevolezza e compassione.

© Poetyca

 

Karma and responsibilities

When we talk about responsibility, for Buddhism, it is determined that something could be imposed as to the sense of “guilt.”
Often there is on external factors to determine the cause of a condition of discomfort:
– We feel victims of uncontrollable events – as if the fate of the men was sealed.
It ‘s easier to justify, defend their right to do nothing to improve, because you think that fate, others, or a tyrant god would have us live a bad condition.

Often we ourselves with our king – our act and escape the reality and the right view, not knowing how to maintain an equal distance vision could cause mental mechanisms which cause suffering.

Do not forget that Buddhism was born as a route free from suffering.

The law of cause and effect (the law of karma) is not something that weighs us and fits in a destiny from which there can be free. For if we understand that our actions are often the result of mechanical reactions and evaluated through a profound vision of their real causes, there is a non-awareness.

When the Buddha through the Noble Eightfold Path has offered a way to search for the causes of suffering, led to what might be the attachments and illusions to be overcome to find a clear way to understand how each effect corresponds to a cause, this has allowed to choose.

Everything originates from the mind, by thought, the deep motivations and actions.

In fact choosing – here and now – our attitude, we know that productive and effective action, which dissolves attachment, ignorance and anger is the ability to produce effects that can “redeem” any previous karma and that weighed on our ability to be “free” because it still attached to reactions not constructive for liberation from samsara (the cycle of rebirth).

So the responsibility – once one has understood the mechanism of karma – is linked to our choice to continue to produce suffering (in us and around us) or will be able to manage to untie knots in the reactions of the ego and – Once you have found peace – to express kindness and compassion.

© Poetyca

Una carota, un uovo ed un chicco di caffè


Una carota, un uovo ed un chicco di caffè

Una giovane ragazza venne dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse
così dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di
piantare tutto; era stanca di combattere con le vicende della vita. Sembrava
che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le
cose.

La madre la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul
gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una
carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffè
macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.

Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su
un piattino. Così fece anche con l’uovo, e versò il caffè, filtrandolo, in
una tazza.

Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: “Dimmi cosa vedi.”

“Una carota, un uovo e del caffè”, rispose la figlia.

La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota. Lo fece e notò che
era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l’uovo e di romperlo.

Dopo averlo tolto il guscio, notò l’uovo indurito dalla bollitura.

Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò
a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.

Poi, chiese alla madre: “Che cosa significa tutto questo?”

La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla
stessa avversità: l’acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo
diverso.

La carota era entrata nell’acqua forte e dura…. Ma dopo aver lottato con
l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.

L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo
interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.

Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo
essere stato gettato nell’acqua bollente, esso aveva agito sull’acqua e
l’aveva trasformata!

“Con quale di questi tre ti identifichi”, chiese la madre alla figlia?

“Quando l’avversità bussa alla tua porta, come rispondi? Ti comporti come la
carota, come l’uovo o come i grani di caffè macinati?

Chiediti sempre “a quale di questi tre rassomiglio”? Sono come la carota che
sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento
soffice e rammollita e perdo la mia forza?

Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, ma cambia
con il calore? Avevo un buon carattere e un’indole serena, poi a causa di
una sofferenza causata dalla morte di una persona cara o da una depressione,
una transazione finanziaria andata male o qualche altra prova, sono
diventato indurito e gelido? Forse il mio guscio sembra sempre lo stesso,
ma all’interno mi sento amareggiato e indurito, con uno spirito arido e un
cuore duro?

Oppure, sono come il caffè macinato? Se guardi bene, esso cambia l’acqua,
cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza. Quando l’acqua
si scalda, il caffè comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza.

Se sei come il caffè, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu
diventerai migliore e cambierai la situazione che ti concerne.

Quando ti senti male, e le prove della vita sembrano essere enormi, cerchi
di elevarti ad un altro livello? Come ti comporti nelle avversità? Sei come
una carota, un uovo o come i grani di caffè macinato?

Possa tu avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da
renderti forte, e abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e
abbastanza speranza da renderti sereno.

di Anonimo

Carrot, Egg or Coffee Bean?

You will never look at a cup of coffee the same way again.

A young woman went to her mother and told her about her life and how things were so hard for her. She did not know how she was going to make it and wanted to give up. She was tired of fighting and struggling. It seemed that as one problem was solved, a new one arose.

Her mother took her to the kitchen. She filled three pots with water and placed each on a high fire. Soon the pots came to a boil. In the first, she placed carrots, in the second she placed eggs, and the last she placed ground coffee beans. She let them sit and boil, without saying a word.

In about twenty minutes she turned off the burners. She fished the carrots out and placed them in a bowl. She then pulled the eggs out and placed them in a bowl. Then she ladled the coffee out and placed it in a bowl.

Turning to her daughter, she asked, “Tell me, what do you see?”

“Carrots, eggs, and coffee,” she replied.

She brought her closer and asked her to feel the carrots. She did and noted that they were soft. She then asked her to take an egg and break it. After pulling off the shell, she observed the hard-boiled egg. Finally, she asked her to sip the coffee. The daughter smiled as she tasted its rich aroma.

The daughter then asked, “What does it mean, Mother?”

Her mother explained that each of these objects had faced the same adversity — boiling water — but each reacted differently. The carrot went in strong, hard and unrelenting. However, after being subjected to the boiling water, it softened and became weak. The egg had been fragile. Its thin outer shell had protected its liquid interior. But, after sitting through the boiling water, its inside became hardened. The ground coffee beans were unique, however. After they were in the boiling water, they had changed the water.

“Which are you?” she asked her daughter. “When adversity knocks on your door, how do you respond? Are you a carrot, an egg, or a coffee bean?”

Think of this: Which am I? Am I the carrot that seems strong, but with pain and adversity? Do I wilt and become soft and lose my strength?

Am I the egg that starts with a malleable heart, but changes with the heat? Did I have a fluid spirit, but after a death, a breakup, a financial hardship or some other trial, have I become hardened and stiff? Does my shell look the same, but on the inside am I bitter and tough with a stiff spirit and a hardened heart?

Or am I like the coffee bean? The bean actually changes the hot water, the very circumstance that brings the pain. When the water gets hot, it releases the fragrance and flavor of your life. If you are like the bean, when things are at their worst, you get better and change the situation around you. When the hours are the darkest and trials are their greatest, do you elevate to another level?

How do you handle adversity? Are you changed by your surroundings or do you bring life, flavor, to them?

ARE YOU A CARROT, AN EGG, OR A COFFEE BEAN?

~ Author Unknown ~

Problemi nella vita


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Problemi nella vita

Oggettivamente i problemi incrociano la nostra strada,
siamo solo noi a dover rimboccare le maniche,
 oppure restare supinamente a guardare.
Ogni problema è una scossa,
un togliere la polvere dal nostro dare tutto per scontato,
una ricerca per trarre dentro di noi il meglio
( a volte inaspettato) e metterlo in pratica.

10.10.2014 Poetyca

Problems in life

Objectively problems crossing our own,
only we have to roll up their sleeves,
  or remain passively watching.
Every problem is a shock,
a dusting from our take everything for granted,
Search for a draw within us the best
(Sometimes unexpected) and put it into practice.

10/10/2014 Poetyca

Un dono per te


Un dono per te

Non hai idea di quanto sia stato difficile trovare
un dono da portarTi.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d’oro,
oppure acqua all’Oceano.
Ogni cosa che trovavo, era come portare spezie in Oriente.
Non Ti posso donare il mio cuore e la mia anima, perché sono già Tue.
Così, Ti ho portato uno specchio. GuardaTi e ricordami.

Mevlana Jalaluddin Rumi


A gift for you

You’ve no idea how hard I’ve looked for a gift to bring You.
Nothing seemed right.

What’s the point of bringing gold to the gold mine, or water to the Ocean.
Everything I came up with was like taking spices to the Orient.

It’s no good giving my heart and my soul because you already have these.

So- I’ve brought you a mirror.

Look at yourself and remember me.

Mevlana Jalaluddin Rumi

Sii grato


Sii Grato

Molte delle persone a te vicine e care non seguono la vita spirituale, ma tu hai accettato la vita spirituale. Come è possibile? E’ possibile prchè il Supremo in te ti ha dato l’aspirazione, mentre ci sono molte, molte persone che non aspirano ancora. Dovresti sentire che Egli ha scelto te per essere spirituale e, dal momento che Egli ti ha dato aspirazione, hai tutte le ragioni per offrirgli la tua gratitudine. Egli sarà in grado di darti maggiore ricevittività, se vede che ogni giorno accresci la tua capacità di gratitudine.
Quando offri gratitudine a Dio, immediatamente il tuo calice interiore si allarga, allora dio è in grado di riversare su di te molte benedizioni in più, oppure può entrare con maggiore pienezza dentro di te con la Sua propria Esistenza divina.
Dio è infinito, ma può entrare in noi solo proporzionalmente alla nostra ricevittività. Dio è come la luce del sole: se lascio le tende aperte la luce del sole entra, se tengo le tende chiuse non può entrare.

Sri Chinmoy

Be Grateful

Many of those near and dear to you do not follow the spiritual life,but you have accepted the spiritual life. How is that possible? It’can prchè the Supreme in you has given you the desire, while there are many, many people who still aspire. You should feel that He has chosen you to be spiritual and since He has given youintake, you have every reason to offer your gratitude. He will be able to give you more ricevittività, if he sees that every day you increase your capacity for gratitude.
When you give thanks to God, immediately widens your inner cup, then God can bestow upon you many blessings more, or it canenter more fully within you with His own divine existence.
God is infinite, but we can enter only in proportion to ourricevittività. God is like the sun: If I leave the curtains open the sunlight comes in, if I keep the curtains closed can not enter.
Sri Chinmoy

A volte


A volte

A volte è incomunicabile quel che le parole
potrebbero imprigionare, oppure non ci sarebbe
alcun verbo che possa descrivere.
La semplicità è nel vivere, nel sorriso
e nella luce che dentro si espande.

A volte è come se si guardasse un panorama,
così bello da togliere il fiato, non fai nulla,
resti in silenzio e lo vivi comunque.

27.11.2006 Poetyca


Due uccelli, compagni inseparabili e conosciuti con lo stesso nome, dimorano sullo stesso albero. Di questi uno mangia i dolci e amari frutti dell’albero, mentre l’altro osserva senza mangiare».
Secondo la metafora, noi siamo esseri duplici in cui generalmente prende il sopravvento la parte che si identifica col flusso del divenire, a scapito di quella deputata alla semplice osservazione e gustazione della vita .

(Mundaka Upanishad, III, 1)”

 

Sometimes

Sometimes it is impossible to communicate what the words
may imprison, or there would be
no word that can describe.
Simplicity is to live, in the smile
and the light inside it expands.

Sometimes it’s like watching a scene,
so beautiful it takes your breath away, you do nothing,
remains silent and live anyway.

27.11.2006 Poetyca

“Like two birds of golden plumage, inseparable companions, the individual self and the immortal Self are perched on the branches of the selfsame tree. The former tastes of the sweet and bitter fruits of the tree; the latter, tasting of neither, calmly observes.” (Mundaka Upanishad 3:1:1)

According to the metaphor, we are dual beings that usually takes over the part that is identified with the flux of becoming, at the expense of those appointed to the simple observation of life and gustation.

Bisogno d’amore


 

Bisogno d’amore

La nostra vita è arricchita da quanto riceviamo
e da quanto siamo in grado di donare, la vera ricchezza,
quanto ci rende capaci di compassione e amore é il donare
senza aspettarsi nulla. Ma oltre a questa apertura è necessario
guardare quelli che sono i nostri bisogni e l’attaccamento che
proviamo per riempire quel vuoto che a volte sentiamo dentro
noi stessi .La cosa peggiore e che non ci si rende conto della
natura di quel ” vuoto” e si prova a riempire con ogni genere di cosa,
non sempre salutare, oppure si compre questa carenza con atteggiamenti
aggressivi che confondono le persone che sono intorno. Più una persona
appare ” distante” dal volere amore e maggiore è l’insicurezza e l’inquietudine,
la voce che richiama attenzione. E’ importante riconoscere in noi stessi e negli
altri queste carenze e collocarle nel giusto atteggiamento per imparare a dialogare
profondamente e a dare amore incondizionato, senza la brama di possedere gli altri
per riempire un nostro bisogno.

04.06.2011 Poetyca

Need love

Our lives are enriched by what we get
and how we can give, the real wealth,
what makes us capable of compassion and love and donate
without expecting anything. But beyond this opening is necessary
look at what are our needs and the attachment that
we try to fill that void that sometimes feel inside
ourselves. The worst thing is that we are not aware of
nature of that “empty” and try to fill with all sorts of things,
not always healthy, or purchase this deficiency with attitudes
aggressive confuse people that are around. The more a person
appears “distant” from the will and love is greater insecurity and anxiety,
the voice that draws attention. It ‘important to recognize in ourselves and in
these and other deficiencies place them in the right attitude to learn to talk
deeply and give unconditional love without the desire to possess other
to fill our own needs.

04.06.2011 Poetyca

Mente in meditazione


Riflettendo…

La Riflessione

La gratitudine non solo è necessaria. È pratica.

Quando accendete in voi la gratitudine,
spegnete quella parte del cervello che sta alimentando la sofferenza.

La gratitudine e la compassione unite insieme,
aprono la porta all’esperienza della gioia.

Insegnante di Dharma

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L’armonia trova radici dalla capacità
di guardare in ogni sua parte la realtà:
non solo quel che sembra non essere presente,
sopratutto tutta la bellezza di quanto
è causa e concausa della nostra esistenza.
Nella risorsa sempre presente in noi del guardare
a cosa sia interconnesso – oltre le apparenze –
tutto ciò che ci avvolge,per trovare
come risposta un’ onda di amore.

La gratitudine è saper guardare in profondità,
sino a farci toccare nella sua essenza,
quanto siamo in grado di riconoscere
il valore di come tutti intersiamo:
tutti sullo stesso percorso riceviamo spesso
più di quanto siamo in grado di dare.

Poetyca

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L’insegnamento

Mente in meditazione

Cosa dovremmo “fare” con la mente durante la meditazione?
Assolutamente nulla. Lasciamola, semplicemente, così com’è.

Un Maestro descrisse la meditazione come:
“Mente, sospesa nello spazio, in nessun luogo”.

Sogyal Rinpoche

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Spesso si crede di dover apportare o togliere qualcosa,
di dover raggiungere un preciso fine,
come se il meditare fosse un lavoro di indagine
nel quale portare modifiche a quanto sia presente,
non accetto e da rigettare. Oppure come se fosse
un percorso a tappe dopo del quale si possa conseguire
un premio del quale fare mostra.
Nessun fine va cercato, nessuna ricerca particolare
se non quella del silenzio e della calma per scivolare
nell’assenza di percorso.
Solo in questo modo ci si riempie di un vuoto
che è la pienezza stessa della nostra attenzione.

Poetyca

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25.04.2009 Poetyca

Testi tratti da

Reflecting …

Reflection

Gratitude is not only necessary. It is practical.

When you turn in you gratitude,
turn off that part of the brain that is fueling the suffering.

Gratitude and compassion joined together,
open the door to the experience of joy.

Teacher of Dharma

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The harmony is rooted on the ability
to look reality in its entirety:
not only what appears to be missing,
above all the beauty of what
is the cause and contributing cause of our existence.
In the resource always present in us the look
what is interconnected – beyond appearances –
everything that surrounds us, to find
response as a ‘wave of love.

Gratitude is able to look in depth,
up to us to tap into its essence,
As we are able to recognize
the value of all intersiamo as:
all on the same path we often receive
more than we can give.

Poetyca

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The teaching

Mind in Meditation

What we “do” with the mind during meditation?
Absolutely nothing. Let it, simply, as it is.

A master described meditation as:
“Mind, suspended in space, nowhere.”

Sogyal Rinpoche

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Often thought of having to make or remove something,
having to reach a definite end,
as if it were a meditate survey work
in which to bring changes to what is present,
I do not accept and reject. Or as if it were
a journey in stages after which you can achieve
an award which shows do.
No end to be sought, no particular research
than that of silence and stillness to slide
in the absence of the path.
Only in this way one fills a void
which is the same fullness of our attention.

Poetyca

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25.04.2009 Poetyca

Il Fiore di Bodhidharma

Essenza


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Essenza

Forse è danza
oppure incanto
a fremere
in questa ricerca
di un nuovo sogno

Forse il silenzio
nasconde le tracce
di inutili parole
per assaporare
l’essenza soltanto

27.08.2015 Poetyca

Essence

Maybe it’s dance
or charm
to twitch
in this research
of a new dream

Maybe the silence
hides traces
of unnecessary words
to enjoy
just essence

08/27/2015 Poetyca

L’essere psichico


L’essere psichico

L’anima è sempre pura, ma la conoscenza e la forza in esso sono coinvolti ed escono solo come essere psichico si evolve e diventa più forte.

Sri Aurobindo

D: Cosa si intende con l’Essere Psichico

La Madre e Sri Aurobindo

Di solito, tanto più verso l’interno e tutte le esperienze anormali psicologiche sono chiamate psichiche. Io uso la parola psichico per l’anima in quanto distinta dalla mente e dal vitale. Tutti i movimenti e le esperienze dell’anima  in questo senso sono chiamate psichiche, quelle che si innalzano dal contatto o direttamente l’essere psichico, dove mente  predomina il vitale, l’esperienza sarebbe stata chiamata psicologica (di superficie o occulta).

Sri Aurobindo

Intendo con lo psichico nell’intimo dell’anima del benessere e l’anima-natura. Questo non è il senso in cui la parola è usata nel linguaggio ordinario, o meglio, se è così utilizzato, è con grande vaghezza e disconoscimento gran parte della vera natura di questa anima, ed è data una vasta estensione di significato che porta è ben oltre . Tutti i fenomeni psicologici  anormali o soprannaturali o un personaggio occulto sono doppiati psichicamente; se un uomo ha una doppia personalità cambia da uno all’altro, se vi è l’apparizione di un uomo che muore, qualcosa della sua guaina semplice vitale oppure una forma pensiero di lui , appare  attraverso la stanza del suo amico chiedendo, se un poltergeist   in una casa, tutto ciò che è classificato in fenomeni psichici e considerato come un oggetto adatto per la ricerca psichica , anche se queste cose non hanno nulla a che fare con lo psichico. Ancora nello  Yoga  che è solo occulto, i  fenomeni dell’invisibile, vitale o mentale o fisico sottile, visioni, simboli, tutto ciò che misti, spesso perturbano, spesso oscuri, come campo spesso illusorio di esperienze che appartengono a questo, intervenendo tra l’anima ei suoi strumenti superficiali, o meglio al suo aspetto più esterno, tutto il caos della zona intermedia, si riassume come psichico e considerato come un luogo inferiore e  di dubbia  scoperta spirituale. Anche in questo caso vi è una confusione costante tra le mentale desiderio-anima che è una creazione del bisogno vitale dell’uomo, della sua forza vitale alla ricerca per il suo compimento e la vera anima che è una scintilla del fuoco divino, una parte del Divino . Perché l’anima, l’essere psichico usa la mente e il vitale e il corpo come strumenti di crescita e di esperienza si è guardato come se fosse una amalgama o qualche substrato sottile della mente e della vita. Ma nello yoga se accettiamo tutta questa massa caotica come l’anima o movimento dell’anima che entra in una confusione senza un problema. Tutto ciò che appartiene solo ai rivestimenti dell’anima, l’anima stessa è una divinità interiore maggiore della mente o la vita o del corpo. E ‘qualcosa che una volta che viene rilasciato dal oscuramento da parte dei suoi strumenti in una volta crea un contatto diretto con il Divino e con il sé e lo spirito.

Sri Aurobindo

The Psychic Being

The soul is always pure, but the knowledge and force in it are involved and come out only as the psychic being evolves and grows stronger .

SRI AUROBINDO

Q : What is Meant by the Psychic Being

The Mother and Sri Aurobindo

Ordinarily, all the more inward and all the abnormal psychological experiences are called psychic. I use the word psychic for the soul as distinguished from the mind and vital. All movements and experiences of the soul would in that sense be called psychic, those which rise from or directly touch the psychic being; where mind and vital predominate, the experience would be called psychological (surface or occult).

SRI AUROBINDO

I mean by the psychic the inmost soul-being and the soul-nature. This is not the sense in which the word is used in ordinary parlance, or rather, if it is so used, it is with great vagueness and much misprision of the true nature of this soul and it is given a wide extension of meaning which carries it far beyond that province. All phenomena of an abnormal or supernormal psychological or an occult character are dubbed psychic; if a man has a double personality changing from one to another, if an apparition of a dying man, something of his mere vital sheath or else a thought form of him, appears and stalks through the room of his wondering friend, if a poltergeist kicks up an Unseemly row in a house, all that is classed under psychic phenomena and regarded as a fit object for psychic re search, though these things have nothing whatever to do with the psychic. Again much in Yoga itself that is merely occult, phenomena of the unseen vital or mental or subtle physical planes, visions, symbols, all that mixed, often perturbed, often shadowy, often illusory range of experiences which belong to this intervening country between the soul and its superficial instruments, or rather to its outermost fringes, all the chaos of the intermediate zone, is summed up as psychic and considered as an inferior and dubious province of spiritual discovery. Again there is a constant confusion between the mentalised desire-soul which is a creation of the vital urge in man, of his life-force seeking for its fulfilment and the true soul which is a spark of the Divine Fire, a portion of the Divine. Because the soul, the psychic being uses the mind and the vital as well as the body as instruments for growth and experience it is  itself looked at as if it were some amalgam or some subtle substratum of mind and life. But in Yoga if we accept all this chaotic mass as soul-stuff or soul-movement we shall enter into a confusion without an issue. All that belongs only to the coverings of the soul; the soul itself is an inner divinity greater than mind or life or body. It is something that once it is released from obscuration by its instruments at once creates a direct contact with the Divine and with the self and spirit.

SRI AUROBINDO

Dominare la collera


Dominare la collera
“Chi non sa dominare la propria collera ignora che quella forza
viene da molto più lontano e vuole introdursi in lui. Crede
persino, almeno per un momento, che quella corrente potente gli
trasmetta qualche cosa della propria potenza. Ma è un’illusione,
perché è la corrente stessa ad essere potente, e non chi viene
attraversato dalla corrente. Così, dopo il suo passaggio, il
povero infelice si ritrova talmente debole che in lui tutto
trema: mascelle, gambe, mani.
Il discepolo di una Scuola iniziatica ha compreso che dominando
la collera che sente salire dentro di sé e cercando di
trasformarla, acquisisce la vera potenza. Avviene la stessa cosa
con l’energia sessuale: dominandola, ci si rinforza
considerevolmente. Ecco perché gli Iniziati, che hanno imparato a
dominare l’istinto di aggressività, così come l’istinto sessuale,
possiedono tante energie per pensare e parlare, al fine di
illuminare gli esseri.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Saggio è colui che sa dominare la collera

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

“Adirarsi è facile. Ma farlo con chi si deve, nella misura giusta, al momento opportuno, con lo scopo e nel modo convenienti, non è da tutti né facile. Ed è per questo che il farlo bene è cosa rara, degna di lode e bella”.
Il concetto cardinale illustrato più di 2500 anni fa dal saggio Aristotele, nell’Etica Nicomachea, era uno solo: la differenza tra il lasciarsi dominare dall’ira, in uno spontaneismo dilagante, oggi più di ieri, e l’essere protagonisti dell’ira. Nel senso di essere così capaci di mantenere saldo il controllo razionale di sé e della situazione, da riuscire a scegliere in modo mirato come e quando adirarsi, con chi e perché. In modo così elegante da arrivare ad un’estetica dell’ira. Con il risultato di essere capaci di finalizzare la collera, come un puntatore laser, così da renderla mirata, efficace e costruttiva – o distruttiva, se necessario – ma sempre sotto il lucido controllo di una visione lungimirante del suo significato. Una visione che aiuta a scegliere le argomentazioni più efficaci, le parole più appropriate, l’obiettivo più strategico e la modalità espressiva più rigorosa. In taluni momenti e contesti, questo tipo di collera può arrivare a elevarsi a indignazione sacra. In questo senso, perfino degna di lode. Perché è quella forma di sdegno profondo e risonante, che nasce dal riconoscere l’indegnità – in genere etica – di un comportamento e di una situazione che ci fa dire in fondo al cuore: “Fosse anche l’ultimo giorno della mia vita, su questo non posso tacere”. E che fa dire tutto quello che non va “apertis verbis”, con parole aperte e chiare, e con il coraggio che viene dal cuore. Perché questa indignazione non nasce dalla frustrazione di bisogni personali, come la collera di bassa lega, ma da un senso alto della vita e dei suoi valori. A costo anche di attirarsi antipatie, controaggressioni o ritorsioni di vario tipo e livello.
Sull’impulsività e sullo spontaneismo, sulle ondate di parole vomitate e laide, sotto l’influsso di una collera informe e bruta, su questo è bene riflettere. Viviamo in tempi che hanno osannato il diritto di lasciarsi andare alle emozioni e all’espressione di ogni moto dell’animo, con picchi di furore che trovano nel mezzo televisivo l’amplificazione più destruente. Assistiamo allora ad un’espressione di collera non filtrata dall’intelligenza e dall’educazione, né dal senso del tempo e della misura. La propria “verità”, fino all’insulto, viene lanciata in faccia, possibilmente in pubblico, in un gusto perverso – nel senso di distruttivo – dell’esibizione di quanto di più magmatico esista nell’animo e nel cervello umani. Di fatto diventando preda dell’emozione più distruttiva per sé e per gli altri.
L’uomo, e la donna, che sentano una profonda emozione di collera, sono come il cavaliere, o l’amazzone, sul cavallo di razza, ma ombroso. Come il cavaliere, che sa controllare e indirizzare l’energia e la forza del suo cavallo, può costruire un’unità di pensiero e di azione straordinarie, così l’uomo che sa indirizzare la sua collera può incidere sul contesto in cui vive, sul suo tempo, anche scardinando obsoleti equilibri e opportunismi, se la esplosiva energia vitale che si libera resta governata e indirizzata. Così fece Alessandro Magno con lo straordinario Bucefalo, montato a pelo  e volto sgroppante verso il sole, sotto gli occhi terrorizzati del padre e dei cortigiani, che vedevano in quell’animale, che era bellezza e forza della natura allo stato puro, un rischio mortale per il giovane principe. Eppure Alessandro, con la forza lucida del suo corpo e il vigore intelligente della sua anima, fece sentire a Bucefalo che nessun’altro avrebbe saputo indirizzare la sua energia in modo migliore. E il cavallo divenne un tutt’uno con il suo cavaliere. Così racconta Plutarco. E così è l’uomo che sa vivere la sua collera con quell’intelligenza forte e lucida al punto da farne un tutt’uno con il suo io, in tempo di pace e di guerra. Nel senso di saper tenere calma e pronta la sua arma migliore. La soddisfazione per l’efficacia con cui riesce a portarla sull’obiettivo nei modi e con il tempismo appropriato di nuovo assomiglia alla squisita concentrazione di forza e leggerezza con cui il cavaliere porta il suo cavallo sull’ostacolo più alto, raccolto e potente nell’attacco, e poi disteso nell’arrivare oltre l’ostacolo, in perfetto e apparentemente rilassato controllo.
Questa capacità è naturale? No. E’ bene dirlo con chiarezza. Nasce da un esercizio continuo. Non ci si improvvisa cavalieri perfetti e potenti, come non ci si può improvvisare nell’uso lucido della propria collera, l’emozione che con più probabilità può disarcionare e fracassare l’uomo – o la donna – che credano di dominarla facilmente.
Fin da bambini dovremmo essere educati  a saper governare quest’emozione antica e potente. Il che non significa reprimere, come tanti a torto pensano, ma indirizzare, canalizzare, rendere efficace. Un esercizio straordinario, utile sia nel migliorare la capacità di abitare anche i propri astratti o concreti furori, sia nel diventare sempre più incisivi. Ma richiede esercizio nell’arte di pensare con efficacia, di dialogare, di scegliere le parole che meglio vestano il proprio sentire.
Nella collera tutto va a mille: e il pensiero confuso porta fuori strada, e dalla parte del torto assoluto, l’uomo che si faccia dominare dal proprio istinto più cieco. Non a caso letto come vizio.
Ancora una volta, ecco un apprendimento al saper vivere che dovrebbe iniziare con il caffelatte, fin dai primi anni di vita, quando cresce in noi anche il senso etico della vita. E allora potremmo dire che esiste nell’adirarsi una dimensione etica: cui si può attingere solo se l’emozione abbia decantato tutte le proprie impurità istintuali e sia forza pura e passione limpida, al servizio di una causa che meriti la nostra energia e il nostro cuore.

✿•*¨`*•. (¯`v´¯) (¯`v´¯) .•*¨`*•✿

RABBIA : la emozione a tinte fortidi Vittoria Nervi

Ero arrabbiato con il mio amico, gli dissi della mia rabbia, la rabbia sparì. Ero arrabbiato con il mio nemico Non gli dissi della mia rabbia, la mia rabbia aumentò. William Blake
La nostra salute ne risente e specialmente il nostro sistema immunitario che e’ la combat zone dei conflitti che si agitano dentro di noi.Somatizziamo.Io non mi arrabbio, non sono bravo ad esprimere l’ira. È uno dei problemi che ho.Interiorizzo, invece; mi allevo un tumore”.Woody Allen, “Manhattan”Spesso le persone non sono consapevoli dei conflitti  perche’ sono nel profondo del nostro inconscio o ormai di vecchia data e ormai sepolti.Sembrano all’apparenza tranquille quindi non si rendono conto per esempio di essere arrabbiate. L’EMOZIONE ROSSA
La rabbia è una emozione antica, primitiva, presente sin dall’infanzia dell’uomo oltre che nel regno animale
E’ una reazione alla frustrazione .Ci  arrabbiamo per vari motivi:
1  quando c’e’ un ostacolo tra noi e un possibile bisogno. 2 situazioni fisiche che possono minacciare l’incolumità di se stessi e dei propri beni3 disturbi o ostacoli alle proprie attività o che non ci permettono di concentrarci4 ingiustizie nei confronti nostri o altrui,accuse ingiustificate5 una persona che continua ad irritarci con il suo atteggiamento6 qualcuno che non ha mantenuto una promessa7 una minaccia di fallimento, sconfitta, perdita di sicurezza in sé, una paura della propria inadeguatezza nell’affrontare situazioni difficili.Spesso la collera improvvisa  che ci porta a  sfogare tutto il nostro rancore e la nostra rabbia, è il risultato del senso di impotenza nel realizzare i propri desideri o raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi  per incapacità decisionale. In questo caso riversiamo addosso agli altri la nostra rabbia,diamo loro la colpa o a volte al resto del mondo8 Paura della sconfitta e della perdita (gelosia)9  quando viene minacciata l’immagine di sé ,la propria autostima10  quando sentiamo che qualcosa o qualcuno a cui teniamo si oppone volutamente alla realizzazione di un nostro bisogno,Lo fa di proposito per ferirci . La nostra rabbia e’ maggiore contro le persone alle quali teniamo  per due motivi :a)perché le nostre aspettative nei loro confronti sono molto elevate, e quindi inevitabilmente  possiamo subire una delusioneb)perché sappiamo che siccome provano amore,affetto per noi non si vendicheranno Con gli estranei ci arrabbiamo molto di meno perché li frequentiamo poco e abbiamo quindi poche occasioni possibili di scontro.Con le persone che non sopportiamo o  odiamo perché tendiamo a  tenerle a distanza. Possiamo arrabbiarci contro un oggetto/persona che ci provoca la frustrazione o  con un altro oggetto/persona sostitutivi perche’ non abbiamo il coraggio di affrontare, ma su un obiettivo meno temibile o più facilmente raggiungibile: il capro espiatorio. Oppure prendercela con noi stessi,autopunirci ,colpevolizzarci,criticarci perché non troviamo  altro  su cui orientare il proprio scontento. La rabbia si esprime anche in altri modi piu’ mascherati:con la calunnia, l’ironia, le insinuazioni e le critiche denigratorie per mettere in cattiva luce l’altra persona,svalutarla o farla sentire in colpa. La rabbia è quindi una maniera di far valere i propri diritti basilar .
Secondo Lowen quelli basilari sono:
il diritto di esistere il diritto di sicurezzail diritto all’autonomia e all’indipendenza il diritto di desiderare e soddisfare i propri bisogni.  Chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo. Spesso reprimiamo la rabbia perche’ esprimere questa emozione va contro le regole educative e sociali e perche’ abbiamo paura di perdere il controllo e provocare danni o la rottura irreparabile di una amicizia o di un rapporto.Non riuscendo ad esprimerla o far valere i nostri diritti in maniera assertiva ci sentiamo deboli e accumuliamo altra rabbia (escalation della rabbia)
La depressione è la rabbia senza entusiasmo
LE RABBIE
Vi sono vari tipi di rabbia:
1 la rabbia primaria In questo caso c’e’ stata una reale violazione dei propri diritti.Invece di reagire spesso in questo caso vengono adottate diverse strategie a seconda del tipo di persona e del suo vissuto- crollo emozionale, accompagnato da lacrime e senso di impotenza – minimizzazione-razionalizzazione- lamentoLa rabbia diventa disadattiva: quando e’ la risposta non a una violazione reale del presente ma ad una situazione che ci riporta indietro ad eventi simili del passato accompagnati da rabbia (es: mi arrabbio con te ORA….perche’ mi ricordi mia madre,mio padre quando mi diceva…)  2 la rabbia secondaria: la rabbia copre un’ altra emozione piu’ profonda  per esempio una delusione o una preoccupazione(es qualcuno che aspettavamo non chiama..) oppure la tristezza( la rabbia cancella il dolore).E’ importante allora non fermarsi alla rabbia ma capire cosa si cela sotto questa emozione e rielaborarla con la consapevolezza o facendosi aiutare da un/una professionista .A volte ci si arrabbia con se stessi perche’ avremmo dovuto fare…..o non avremmo dovuto dire…  o perche’ non accettiamo alcune parti di noi stessi.La depressione e’ spesso rabbia rivolta contro se stessi.3 la rabbia strumentale: in questo caso la rabbia diventa un mezzo per controllare gli altri e convincerli a fare cio’ che noi vogliamo.La reazione degli altri e’ di solito: amarezza, risentimento e distacco.4 la collera conseguente al sentirsi ignorati nei propri bisogni fondamentali.5 l’ira è la rabbia di essere stati invasi ed ha come obiettivo il ristabilireconfini adeguati.6 il litigio come discussione e’ una forma di rabbia che ha a che fare col non aver avuto adeguate informazioni; il suo scopo è di ottenere le informazioni che servono per capire il senso di determinate regole o modi di agire. 7 il risentimento è un tipo di rabbia legata all’essere fraintesi o malcompresi rispetto ad un sentimento importante per la persona. Il suo obiettivo è di far sentire l’altro responsabile di tale errata comprensione
A cosa serve la rabbia?
Diamo alla rabbia una connotazione  negativa quindi  da rimuovere,inutile. In realtà è un segnale che ci avverte che dobbiamo farci valere e ci dà la motivazione per farlo. L’espressione della rabbia è spesso più convincente di qualsiasi discorso e permette talvolta di ottenere quel che si chiede, di affrontare e risolvere situazioni di sopruso e di riaffermare se stessi e il proprio mondo dei valori. Ma per questo ci vuole la “giusta misura”, ,cosa che non c’e’ quando siamo alterati  dalla rabbia. Spesso ci viene insegnato che bisogna controllarsi per educazione ed evitare di esprimere la rabbia.Questa e’ piu’ una regola sociale che un bisogno vero poiche’ Il trattenere, il reprimere situazioni di disagio può portare a sofferenze fisiche e mentali serie.La gestione  della rabbia è un problema fondamentale nella nostra società. L’incapacità di auto-controllarsi porta a  situazioni spesso drammatiche che tutti noi sentiamo durante i TG. o leggiamo sulle pagine di cronaca nera. E’ fondamentale, quindi che ognuno riconosca i segnali della propria rabbia e di quella altrui e si  chieda da dove viene  quella rabbia  e come nella maniera più adeguata.

come fare per gestire la rabbia ?
Ecco alcuni suggerimenti.Quando qualcuno e’ arrabbiato con noi spesso re-agiamo istintivamente con la stessa emozione di rabbia il che’ non fa che innescare l’escalation e peggiorare la situazione.Riuscire a mantenere la calma non e’ facile quando ci sentiamo offesi,feriti e attaccati, Se riusciamo a mantenere la calma e capire quali possono essere  le cause della rabbia dell’altro, saremo  sulla buona strada.- LA RABBIA IMPEDISCE DI capire quale e’ il problema reale da risolvereSe siamo arrabbiati/e una buona tecnica e’ quella delTIME OUT : la tecnica dello spostamento utile per ridurla rimandare la discussione,cambiare argomento,andar via a far quattro passi o sdrammatizzare con delicatezzaSe e’ l’altra persona che e’ arrabbiata con noi cerchiamo di farle capire che la sua rabbia ci impedisce di capire o risolvere il problema .Diamole modo di ‘svuotare il cestino’ senza ribattere e cerchiamo di riportare la discussione al nocciolo del problema senza allargare il campo ( pero’ tu quella volta….ecco,sei sempre il solito..pero’ tu..)Spesso si alza la voce ma chi urla non e’ mai il piu’ forte. – SPAZIO RABBIA
questa tecnica  e’ utile se ci troviamo a contatto con persone che spesso ci fanno arrabbiare.Programmiamo dei momenti in cui ciascuno e’ libero di sfogarsi.Sapremo che in quei momenti sono fatti per quello.  1. Stabiliamo quando e dove farlo senza altre persone che ci ascoltino e chiariamo con precisione su che cosa vogliamo discutere.Non coinvolgere parenti o amici.Peggiorano  la situazione creando ulteriori malintesi.2. Stabiliamo la durata di questo spazio rabbia (in genere vanno bene 15/20 minuti)3. Lasciamo parlare l’altra persona senza interromperla4. A turno prendiamo la parola per un tempo stabilito come fanno nei dibattiti in tv (non più  5 minuti)5. Facciamo delle pause se l’altro ne ha bisogno 6 evitiamo l’ uso della violenza verbale e fisica facendo notare all’altra persona i limiti da non superare e difendendo  i propri confini altrimenti ci allontaneremo (usciamo di casa,andiamo in un’altra stanza…..).7  stiamo nel qui e oraDurante la discussione non andate a rinvangare altri momenti  simili per sostenere la vostra ragione. Non si rinfacciano i litigi passati. Tirare in ballo genitori e parenti (a meno che non siano motivo della discussione) sono proibiti quindi evitare il ‘sei come tua madre ecc’Questo allarga il fronte della discussione e allontana dalla soluzione dei problemi confondendo entrambi.Quindi lasciate perdere i ‘pero’ tu quella volta mi hai detto,hai fatto…’.Non confondete il problema con la persona8  win-windiscutere non e’ una gara per vincere e imporre il proprio punto di vista, né per dimostrare la propria superiorità o per dare una lezione all’altra persona.Evitiamo di svalutare l’altra persona o usare il sarcasmo perche’  porta solo a  una reazione aggressiva.Cerchiamo un punto in comune e una soluzione creativa.Ognuno ha il suo punto di vista sulle cose.Rimanere ostinatamente rigidi sulle proprie posizioni senza mai cercare di mettersi nei panni dell’altra persona porta solo ad altre discussioniRinegoziare i compiti in casa,riguardo ai figli, i propri spazi per rilassarsi,per rimanere insieme ecc  invece di far finta e serbare rancore o mettere in atto ripicche inutili.Si parla con sincerità senza usare il silenzio come un’arma  o tenere il muso per farsi chiedere “cos’hai”  o per far sentire in colpa l’altra persona9 le parole “sempre” e “mai” sono ASSOLUTAMENTE PROIBITE (invece di “non mi stai mai a sentire” dite ” ora  non mi hai ascoltata” invece di “non mi fai mai un complimento ” dite “da qualche giorno non mi dici niente di gentile”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Terapia d’urto. La comunicazione come strumento per gestire le proprie emozioni Franco Angeli W. Davies Dominare la rabbia ArmeniaH. Lerner La danza della rabbia    TEA Pratica

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Bonno, l’inganno delle passioni
Scopi e trappole del buddhismo
di Cristiano Martorella

Il buddhismo è l’insegnamento esposto dal saggio della famiglia Shakya, Siddhartha (563-483 a.C.) detto il Buddha(1). La pratica e l’applicazione dell’insegnamento buddhista hanno lo scopo di liberare gli esseri umani dal giogo del dolore e della sofferenza, e quindi sviluppare pienamente le loro vite. Però lo stesso Buddha predisse che col tempo il suo insegnamento sarebbe stato corrotto, frainteso e degenerato(2). Questa profezia trova conferma in un’analisi puntuale delle pratiche del buddhismo nei paesi più lontani dall’originario insegnamento, ossia Cina e Giappone. Quest’ultimo paese conobbe anche un vivace scontro, spesso violento e feroce, fra i riformatori del buddhismo.Tuttavia è stato proprio il conflitto delle passioni a rendere il buddhismo giapponese(3) più attivo e interessante, nonostante il travisamento dell’insegnamento originario. Ciò spiega anche il successo in Europa e negli Stati Uniti delle sette giapponesi in tutte le loro forme (comunità di monaci, associazioni di laici, centri di studio accademici, etc.). Per comprendere adeguatamente il buddhismo giapponese è necessario penetrare criticamente nei princìpi che regolano le pratiche buddhiste.
Il termine giapponese bonno indica le passioni e le illusioni che dominano la nostra vita. La parola bonno traduce il vocabolo sanscrito klesa che significa appunto passione ingannevole, illusione che avvince l’animo umano. Il termine bonno è composto da bon (letto anche come wazurawashii significa complesso, problematico, difficoltoso) e no (nella forma verbale nayamu significa soffrire, tormentarsi, angosciarsi). Da un punto strettamente psicologico è chiaro il senso di questa teoria. Le passioni ed emozioni forti sono capaci di provocare una distorsione cognitiva che altera le percezioni della realtà. Viceversa le emozioni sono necessarie per creare le motivazioni, e dunque non possono essere eliminate completamente. Ciò che propone Buddha è una moderazione ed una consapevolezza che rende manifesto ogni aspetto del reale piuttosto che le false aspettative. La questione della distorsione cognitiva(4) è cruciale sia dal punto di vista psicologico, sia nel contesto della corretta pratica religiosa. Il buddhismo non nega la realtà del mondo, ma propone un migliore rapporto con essa, più autentico e verace. Il buddhismo è nichilismo nel senso che distrugge e annienta le illusioni, svelando la verità dell’essere.
La questione della distorsione cognitiva è ripresa anche in un altro insegnamento buddhista, presente in quasi tutte le sette giapponesi: i tre veleni (sandoku). I tre veleni che inquinano l’animo umano sono il desiderio (musabori), la collera (ikari) e l’ignoranza (oroka). L’affrancamento dai tre veleni avviene tramite le tre porte che conducono alla liberazione: non desiderio, non sé, non forma. Praticamente nell’esercizio di trasformare (hendoku iyaku) i tre veleni. Si trasforma così il desiderio in compassione, la collera in forza vitale, l’ignoranza in saggezza. Purtroppo i tre veleni sono capaci di infiltrarsi dappertutto e assumere aspetti insospettabili. La stessa pratica buddhista è contaminata dai tre veleni, come dimostrano i numerosi tradimenti e scismi, e Buddha spronava sempre gli adepti a non abbassare la guardia nei confronti delle insidie dei falsi maestri e delle dottrine nocive. Chi usa il buddhismo per i suoi meschini scopi personali reca grave danno a sé e agli altri. Lo scopo del buddhismo è la liberazione ed è esattamente il contrario dell’asservimento autoritario praticato in molte sette, scuole e associazioni che ne usano il nome.
Per questo motivo, molte tecniche mistiche sono nocive piuttosto che benefiche. L’adorazione di un oggetto di culto(5), il gohonzon, è una pratica contraria e opposta all’insegnamento di Siddhartha. Chi venera un oggetto di culto non ne è mai libero, ma ne è lo schiavo. Ci si aspetta dall’oggetto di culto miracoli o interventi divini, benefici e protezione. Però quello che si ottiene è l’alimentazione e la diffusione dei tre veleni (sandoku). La dinamica psicologica di questo processo è chiara ed evidente. Si crede ciecamente nei poteri miracolosi di un oggetto di culto venerato come un idolo. Ciò avviene per ignoranza, superstizione, stupidità (oroka). Si esprime il desiderio (musabori) e si prova rabbia e collera (ikari) perché non esaudito. L’oggetto di culto diventa così lo strumento di tortura che produce i tre veleni in questa sequenza: l’ignoranza, il desiderio e la collera. In conclusione si ottiene l’effetto contrario a quanto auspicato. Paradossalmente chi crede di praticare il buddhismo anche sbagliando finisce inevitabilmente per dimostrare la pericolosità delle passioni che ingannano la mente, ossia la correttezza dell’analisi del Buddha storico, Siddhartha.

Note

1. Il titolo Buddha significa “risvegliato” o “illuminato”, ossia colui che si è liberato dell’ignoranza e conosce la verità circa l’esistenza. Siddhartha (563-483 a.C.) nacque a Kapilavastu, località attualmente in Nepal, ma all’epoca regno indipendente di tipo repubblicano gentilizio. Secondo la cronologia più attendibile sarebbe nato nel 563 a.C. e morto nel 463 a.C. circa. Tuttavia altre datazioni spostano le coordinate temporali in maniera rilevante. Secondo la cronologia singalese sarebbero 663-543 a.C. circa, le date secondo la tradizione nell’India settentrionale sarebbero 463-383 a.C. circa.
2. In giapponese l’epoca in cui l’insegnamento di Buddha è divenuto incomprensibile è chiamato mappo. Attualmente l’epoca moderna in cui viviamo sarebbe nel periodo del mappo.
3. Le scuole giapponesi più importanti sono Hosso, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Nichiren e Jodo.
4. Le analisi più interessanti sulla distorsione cognitiva sono state pubblicate da Jon Elster. Cfr. Elster, Jon, Più tristi ma più saggi? Razionalità ed emozioni, Anabasi, Milano, 1994. Si veda anche il volume Uva acerba. Cfr. Elster, Jon, Uva acerba. Versioni non ortodosse della razionalità, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. L’oggetto di culto, in giapponese gohonzon, è presente in molte sette buddhiste. Nella setta della Terra Pura (Jodo) è rappresentato da statue di Amida, mentre per la setta di Nichiren è un mandala costituito da un rotolo con l’iscrizione dei nomi di divinità sovrannaturali e il titolo del Sutra del Loto. Al contrario, Bodhidharma proibiva l’uso di oggetti di culto, perciò le sette zen giapponesi ne sono privi.

Bibliografia

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Conze, Edward, Scritture buddhiste, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1973.
Conze, Edward, Breve storia del Buddhismo, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, Vita di Buddha, SE, Milano, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Il buddhismo, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aforismi e discorsi, Newton Compton, Roma, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Canone buddhista, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Giuseppe, I fiori del vuoto, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Martorella, Cristiano, Gioco linguistico e satori. Relazione del corso di filosofia del linguaggio, Facoltà di Lettere e Filosofia, Genova, 1999.
Martorella, Cristiano, Affinità fra il Buddhismo Zen e la filosofia di Wittgenstein, in “Quaderni Asiatici”, anno XX, n. 61, marzo 2003.
Martorella, Cristiano, La verità e il luogo, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Martorella, Cristiano, Filosofare da cuore a cuore, in “Diogene Filosofare Oggi”, n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Oldenberg, Hermann, Budda. La vita, gli insegnamenti e il retaggio dell’illuminato, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, Storia del buddhismo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1992.
Puech, Henri-Charles, Le religioni dell’Estremo Oriente, Laterza, Roma-Bari, 1988.

 

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Mastering anger

“Those who can not control his anger ignores that the force
comes from much further away and wants to break into it. He believes
even, at least for a moment, that’s the current powerful
convey something of its power. But it is an illusion,
because it is the current itself to be powerful, not who is
current passes through it. Thus, after its passage, the
poor wretch is so weak that he found all
tremble jaws, legs, hands.
The initiation of a school pupil has understood that dominating
the rage he feels rising within himself and trying to
turn, becomes the true power. It is the same
with sexual energy: domination, there is strengthened
considerably. That’s why the Initiates, who have learned to
dominate the instinct of aggression, as well as the sexual instinct,
have so much energy to think and talk in order to
light beings. ”

Mikhael Omraam Aïvanhov

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Wise is he who can control the anger

Prof. Alessandra Graziottin
Director of the Center of Gynecology and Medical Sexology H. San Raffaele Resnati, Milan

“Angry is easy. But who should do it in the right size, when appropriate, with the purpose and as convenient, not everyone is not easy. And that is why the do it right is rare, praiseworthy and beautiful. ”
The cardinal concept shows more than 2500 years ago by the sage Aristotle, Nicomachean Ethics, there was only one: the difference between letting yourself be overcome by anger, in a rampant spontaneity, today more than ever, and being the protagonists of anger. So as to be able to maintain balance the rational control of self and situation to be able to choose how and when to target angry, with whom and why.In such an elegant way to arrive at an aesthetic of anger. With the result of being able to finalize the rage, like a laser pointer, so as to make targeted, effective and constructive – destructive or, if necessary – but always under the control of a polished farsighted vision of its meaning. A vision that will help you choose the most effective arguments, the more appropriate words, the goal more strategic and more rigorous way of expression. In certain moments and contexts, this kind of anger can get to rise in indignation sacred. In this sense, even praiseworthy. Why is that form of anger and deep resonance that comes from recognizing the indignity – in general ethics – a behavior or a situation that makes us say in his heart “was also the last day of my life, on this can not be silent. ” And that is to say everything that is wrong “in words”, words with open and clear, and the courage that comes from the heart. Why the anger is born from the frustration of personal needs, such as anger, low alloy, but by a high sense of life and its values. At the risk of incurring even dislikes, controaggressioni or retaliation of various kinds and levels.
Sull’impulsività on spontaneity and, on the waves of vomit and ugly words, under the influence of a formless anger and brute is good to reflect on this. We live in times that have celebrated the right to indulge in emotion and expression of each movement of the soul, with peaks of rage that found in television amplification more destructive.Then we witness an expression of anger is not filtered by the intelligence and education, nor the sense of time and measurement. Its “truth”, to insult, is thrown in your face, preferably in public, in a perverse taste – in the sense of destructive – the exhibition of the most chaotic and there is soul in the human brain. In fact most destructive emotion becoming prey for themselves and others.
The man and the woman, who feel a deep emotion of anger, they are like the knight, ol’amazzone on the horse race, but shady. Like the knight, who knows how to control and direct the energy and the strength of his horse, can build a unit of thought and action, amazing, so the man who knows how to direct its anger can affect the context in which he lives, on their time, even breaking up obsolete balances and relevant, whether the explosive life energy that is released is governed and directed. So did Alexander the Great to the extraordinary Bucephalus, mounted bareback and sgroppante face towards the sun, under the terrified eyes of his father and his courtiers, who saw the creature, that was the beauty and power of nature at its best, a life-threatening risk for the young prince. Yet Alexander, with the strength of its shiny body and intelligent force of his soul, he felt that nobody would know Bucephalus to direct its energy in a better way. And the horse became one with his rider. So says Plutarch. And so is the man who knows how to live his anger with loud and clear that intelligence to the extent that it becomes one with his ego, in peacetime and war. In the sense of being able to keep calm and ready for his best weapon. The satisfaction with the effectiveness with which it manages to bring the lens in the manner and with the appropriate timing of new looks to the exquisite concentration of power and ease with which the rider takes his horse over the obstacle highest in the harvesting and powerful ‘ attack, and then spread over the obstacle in arriving, apparently relaxed and in perfect control.
This ability is natural? No. ‘should be said clearly. It comes from constant practice.There is sudden and powerful knights perfect as you can not improvise in the use of polished his anger, the emotion that most likely can throw and smash the man – or woman – who think they control it easily.
Since children should be educated to know how to govern this emotion ancient and powerful. This does not mean suppress, as many wrongly think, but direct, channel, to be effective. An exercise extraordinary, useful in improving the ability to also live their fury abstract or concrete, is becoming increasingly effective. But the art takes practice to think effectively, to communicate, to choose appropriate words to adorn his own feelings.
In anger all goes to a thousand: and the muddled thinking is misleading and absolutely in the wrong, the man who is made to dominate by their instincts more blind. Not by chance read as vice.
Again, here is a learning experience that should be able to start with the coffee, from the earliest years of life, it grows in us the sense of ethical life. And then we could say that there is an ethical dimension nell’adirarsi: that can be drawn only if the emotion has praised all its impurities and instinctual power is pure passion and clear in the service of a cause that deserves our energy and our heart.

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ANGER: The emotion strong colors  di Vittoria Nervi

I was angry with my friend, I told him of my anger, the anger was gone. I was angry with my foe did not tell him of my anger, my anger grew. William Blake
Our health is affected and especially our immune system and ‘the combat zones of conflict that move within noi.Somatizziamo.Io not get angry, I’m not good at expressing anger. It is one of the problems ho.Interiorizzo, however, brought me up a tumor. “Woody Allen’s” Manhattan “Often people are not aware of the conflicts’ cause I’m deep in our unconscious or long-standing and now all sepolti.Sembrano’seemingly quiet so they do not realize, for example, to be angry. THE THRILL RED
Anger is an emotion ancient, primitive, this man since childhood as well as in the animal kingdom
It ‘a reaction to frustration. We get angry for several reasons:
1 when there is’ an obstacle between us and a possible need. Two physical situations that can threaten the safety of themselves and their beni3 disturbances or obstacles to their activities or do not allow us to concentrarci4 injustices against us or others, accusations ingiustificate5 a person who continues to annoy us with his atteggiamento6 someone did not maintain a promessa7 a threat of failure, defeat, loss of self-confidence, a fear of their own inadequacy in dealing with situations difficili.Spesso sudden anger that leads us to give vent to all our grievances and our anger is the result the sense of helplessness in achieving their desires or achieve the goals we have set ourselves for inability to make decisions. In this case, the other poured upon our anger, guilt or sometimes we give them the rest of the mondo8 Fear of defeat and loss (Jealousy) 9 when it is threatened self-image, their autostima10 when we feel that something or someone we care about is deliberately opposed to the realization of our need, He does it on purpose to hurt us. Our anger and ‘higher against the persons to whom we hold for two reasons: a) because our expectations are very high for them, and then we will inevitably suffer a delusioneb) because we feel that as love, affection for us not to retaliate With strangers we get angry a lot less because they did not spend much and have so few opportunities possible scontro.Con people who do not endure or hate because we tend to keep them away.We can get angry against an object or person that causes us frustration or with another object / person substitutes’ cause we do not have the courage to face, but on a goal less fearful or more easily accessible: the scapegoat. Or take ourselves, autopunirci, blame, criticize us because we do not find much on which to orient their discontent. Anger is expressed in other ways more ‘masked: the slander, irony, innuendo and smear critics to put the other person look bad, devalue or make her feel guilty. Anger is thus a way of asserting their basic right.
According to Lowen basic ones are:
the right to exist the right to sicurezzail right to autonomy and independence and want the right to meet their own needs. Who does not in any way express his feelings of anger tends to experience them for a longer time. Often repress anger because ‘to express this emotion goes against the rules and social and educational’ cause we are afraid to lose control and cause irreparable damage or breakdown of a friendship or a rapporto.Non able to express or enforce our rights assertive in a way we feel weak and accumulate more anger (anger escalation)
Depression is anger without enthusiasm
THE ANGER
There are various types of anger:
A primary rabies in this case there ‘was a real violation of their diritti.Invece to react in this case are often adopted different strategies depending on the type of person and experiences-emotional collapse, accompanied by tears and a sense of Impotence – minimization, rationalization-lamentoLa anger becomes maladaptive when and ‘the answer is not a real violation of this but to a situation that brings us back to similar events of the past accompanied by anger (eg, I get angry with you now. … because ‘I remember my mother, my father when he told me …) 2 secondary anger: anger covers an’ other emotions’ such as a deep disappointment or concern (eg someone who does not call waiting ..) or sadness (the anger clears the pain). It ‘important, then look beneath the anger but to understand what lies beneath this emotion and rework it with the knowledge or with assistance from a / a professional. Sometimes we get angry with yourself’ cause we had to do … .. or not … or why we should say ‘we do not accept some parts of us stessi.La depression’ is often anger turned against rabies if stessi.3 instrumental in this case, anger becomes a means to control others and convince them to do this ‘that we vogliamo.La reaction of others and’ the usual bitterness, resentment and anger caused by the distacco.4 feel ignored in their needs fondamentali.5 anger is the anger of having been invaded and its aim is theristabilireconfini adeguati.6 the discussion and argument as’ a form of anger that has to do with not having adequate information, its purpose is to get the information you need to understand the meaning of certain rules or ways of acting. 7, the resentment is a type of anger related to being misunderstood or badly understood important than a feeling for the person. Its goal is to make you feel more responsible for this misunderstanding
What is anger?
We give a negative connotation to anger and then to remove and useless. It’s actually a sign that warns us that we must assert ourselves and gives us the motivation to do so. The expression of anger is often more convincing than any words and can sometimes get what you ask, to address and resolve situations of abuse and to reassert themselves and their world of values. But for this we need the “right size”, which is not there ‘when we are affected by anger. Often we are taught that education should check for and avoid expressing rabbia.Questa and ‘more’ a social rule that a real need since ‘detention, suppressing the uncomfortable situations can lead to mental and physical sufferings serie.La management Anger is a fundamental problem in our society. The inability of self-control often leads to dramatic situations that we all feel during the TG. or read on the pages of crime. E ‘therefore important that everyone recognize the signs of his anger and that of others and ask where it comes from and how that anger is most appropriate.

how to manage anger?
Here are some suggerimenti.Quando someone ‘angry with us often re-act instinctively with the same emotion of anger which’ does nothing but worsen the trigger and escalate situazione.Riuscire to remain calm and not ‘easy when we feel offended , attacked and wounded, If we can keep calm and understand what may be the causes of the anger of others, we are on track .- PREVENT RABIES to understand what is’ the real problem by risolvereSe we are angry / and a good technique and ‘that delTIME OUT: useful technique to reduce the displacement postpone the debate, change the subject, go away to make a walk or play down with delicatezzaSe and’ the other person who is’ angry with us trying to make them understand that his angerprevents us from understanding or solving the problem. let us give way to ‘empty the trash’ without reply and try to bring the discussion to the core of the problem without enlarging the field (but ‘you this time. … here, you’re still the same though .. ‘you ..) often raises his voice but not shouting’ ever more ‘strong. – AREA RAGE
this technique and ‘useful if we are in contact with people who are often times when each arrabbiare.Programmiamo and’ free sfogarsi.Sapremo that in those moments are made for that. 1. Identify when and where other people do not listen to us and let’s be clear on exactly what we want to involve relatives or discutere.Non amici.Peggiorano the situation by creating more malintesi.2. State the duration of this space rage (usually 15-20 minutes is good) 3. Let the other person talk without interromperla4. In turn, we take the floor for a set time as they do in the debates on TV (not more than 5 minutes) 5. We pauses if the other has avoided the need 6 ‘use of verbal and physical violence to another person by pointing out the limits are not exceeded and defending its borders or we turn away (we leave the house, go to another room … ..) .7 oraDurante we are in the here and the discussion does not go rinvangare other similar moments to support your reason. Do not reproach the squabbles in the past. To bring in parents and relatives (unless they are a matter of debate) is prohibited thereby avoid the ‘you’re like your mother ecc’Questo broadens the debate and facing away from the solution of the problems confounding entrambi.Quindi let go of the’ but ‘ you that time you told me, did you …. ‘Do not confuse the issue with the win-persona8 windiscutere not’ a race to win and impose their point of view, nor to demonstrate its superiority or to give a lesson to ‘ other persona.Evitiamo to devalue the other person or use sarcasm because ‘only leads to a reaction aggressiva.Cerchiamo a common point and a solution creativa.Ognuno has its own views on cose.Rimanere stubbornly rigid on their position without never try to take the role of the other person just leads to other discussioniRinegoziare tasks at home, in regard to children, their own space to relax, to stay together so instead of pretending and keep grudges or resentments implement inutili.Si speaks honestly without the use of silence as a weapon or keep its nose to get to ask “what have you” or to feel guilty about the other persona9 the words “always” and “never” are absolutely prohibited (instead of “I do not you never hear “you say” now I’ve heard “instead of” You never make me a compliment, “you say” some days I do not say anything nice ”
BIBLIOTERAPIASimionato, Anderson Anger Management. Communication as a tool to manage their emotions Franco Angeli W. Davies Dominate ArmeniaH anger.Lerner The Dance of Anger TEA Practice

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Bonno, deception of the passions
Aims and traps of Buddhism
Cristiano MartorellaBuddhism is the teaching expounded by the sage of the Shakya family, Siddhartha (563-483 BC) known as the Buddha (1). The practice and application of Buddhist teaching are designed to liberate human beings from the yoke of pain and suffering, and then develop their full lives. But the Buddha himself predicted that in time his teaching would have been corrupted, misunderstood and degenerate (2). This prophecy is confirmed by a detailed analysis of the practices of Buddhism in countries further from the original teaching, namely China and Japan.The latter country also enjoyed a lively battle, fierce and often violent, between buddhismo.Tuttavia reformers was precisely the conflict of passions to make Japanese Buddhism (3) more active and interesting, despite the misrepresentation of the original teaching. This also explains the success in Europe and the United States of the seven Japanese in all their forms (community of monks, lay associations, academic centers of learning, etc.).. To fully understand Japanese Buddhism is critically necessary to penetrate in the principles that govern the Buddhist practices.
The Japanese word Bonno indicates the passions and illusions that dominate our lives. Bonno The word translates the Sanskrit word which means “passion klesa misleading illusion that captivates the human soul. The term Bonn is composed of bon (bed also means wazurawashii complex, difficult, difficult) and not (in verbal form nayamu means suffering, torment, anguish). From a strictly psychological explain the reason of this theory. The passions and emotions are capable of causing a cognitive distortion that alters the perceptions of reality. In contrast, the emotions are necessary to establish the motives, and therefore can not be eliminated completely. This suggests that the Buddha is a restraint and an awareness that demonstrates every aspect of the real rather than false expectations. The issue of cognitive distortion (4) is crucial both from the psychological point of view, both in the context of proper religious practice. Buddhism does not deny the reality of the world, but offers a better relationship with it, most authentic and true. Buddhism is nihilism in the sense that it destroys and destroys the illusion, revealing the truth of being.
The issue of cognitive distortions and resumed in another Buddhist teaching, present in almost all the sects in Japan: the three poisons (sandoku). The three poisons that pollute the human soul is the desire (musabori), anger (Ikari) and ignorance (Orok).The freeing of the three poisons with the three doors leading to the release, not desire, not themselves, not form. The exercise of virtually transform (hendoku iyaku) the three poisons. It becomes so desire into compassion and anger in life force, ignorance into wisdom. Unfortunately, the three poisons are able to penetrate everywhere and assume unexpected dimensions. The Buddhist practice itself is contaminated by the three poisons, as evidenced by the numerous schisms and betrayals, and Buddha urged their followers to always remain vigilant against the dangers of false teachers and doctrines harmful. Who is using Buddhism for his petty personal use causes serious harm to himself and others. The aim of Buddhism is liberation and that is exactly the opposite dell’asservimento authoritarian practiced in many sects, schools and associations that use the name.
For this reason, many mystical techniques are detrimental rather than beneficial. The worship of a cult (5), the Gohonzon, it is a practice that is contrary and opposed to the teachings of Siddhartha. Who worships an object of worship is not never free, but it is the slave. We expect miracles from the object of worship or divine intervention, benefits and protection. But what you get is the power and the spread of the three poisons (sandoku). The psychological dynamic of this process is clear and obvious.He blindly believes in the miraculous powers of a venerated object of worship as an idol. This is done out of ignorance, superstition, stupidity (Orok). It expresses the desire (musabori) and try fury and anger (Ikari), why not fulfilled. The object of worship becomes the instrument of torture that produces this sequence in the three poisons: ignorance, desire and anger. Finally you get the opposite effect to what is desired.Paradoxically, those who believe they practice Buddhism also inevitably prove wrong the dangers of the passions that deceive the mind, namely the correctness of the historical Buddha, Siddhartha.

Notes

1. The title Buddha means “awakened” or “enlightened”, ie one who has freed himself of ignorance and know the truth about existence. Siddhartha (563-483 BC) was born in Kapilavastu locations currently in Nepal, but then independent kingdom of noble republican type. According to the most reliable history was born in 563 BC and died in 463 BC about. However, other dates moving time coordinates in a significant way.According to the Sri Lankan history would be 663-543 BC about the dates according to the tradition in northern India would be 463-383 BC about.
2. In Japanese, the time when the teachings of Buddha has become incomprehensible is called map. Currently, the modern age in which we live would be the time of the map.
3. The Japanese schools are more important Hoss, Kegon, Tendai, Shingon, Rinzai, Soto, Obaku, Ritsu, Jodo and Nichiren.
4. The most interesting analysis on the cognitive distortions have been published by Jon Elster. See Elster, Jon, sadder but wiser? Rationality and emotions, Anabasis, Milan, 1994. See also the volume of sour grapes. See Elster, Jon, sour grapes.Unorthodox versions of rationality, Feltrinelli, Milano, 1989.
5. The object of worship, the Gohonzon in Japanese, is present in many Buddhist sects. In the Pure Land sect (Jodo) is represented by statues of Amida, while the Nichiren sect is a mandala made up of a scroll with the inscription of the names of supernatural deity and the title of the Lotus Sutra. On the contrary, Bodhidharma forbade the use of religious objects, so the Japanese Zen sect do not.

Bibliography

Botto, Oscar, Buddha, Mondadori, Milano, 1985.
Conze, Edward, Buddhist Scriptures, Astrolabe-Ubaldini, Rome, 1973.
Conze, Edward, A Short History of Buddhism, Rizzoli, Milano, 1985.
Coomaraswami, Ananda, The Life of Buddha, SE, Milan, 2000.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhism, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddha. Aphorisms and speeches, Newton Compton, Rome, 1994.
Filippani Ronconi, Pio, Buddhist Canon, UTET, Torino, 1976.
Forzani, Joseph, Flowers of emptiness, Boringhieri Bollati, Torino, 2006.
Martorella, Christian, language games and satori. Report of the Philosophy of Language, Faculty of Humanities, Genova, 1999.
Martorella, Christian, affinity between Zen Buddhism and the philosophy of Wittgenstein, in “Quaderni Asians”, year XX, No 61 March 2003.
Martorella, Christian, Truth, and the place, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Martorella, Christian, Philosophy from heart to heart, “Diogenes philosophers today,” No 4, year II, from June to August 2006.
Oldenberg, Hermann, Buddha. The life, teachings and legacy of the Enlightenment, TEA, Milano, 1998.
Puech, Henri-Charles, History of Buddhism, Arnoldo Mondadori, Milan, 1992.
Puech, Henri-Charles, Eastern Religions, Laterza, Roma-Bari, 1988.

 

Semi di Luce


Semi di Luce

C’è una crepa in ogni cosa,
è da lì che entra la luce

Leonard Cohen

La nostra attenzione

“Voi trovate che la vita sia difficile, ed è vero, che gli esseri
umani siano spesso cattivi e ingrati, ed è vero anche questo. Ma
è forse un motivo per essere sempre in rivolta, indignati,
inaciditi? Non vi rendete conto che con questo atteggiamento,
alla fine è a voi stessi che fate del male? Alcuni diranno che
non possono trattenersi dall’essere indignati per lo spettacolo
che offre il mondo e inoltre diranno che non li si può
rimproverare se si fanno del male, perché è solo a se stessi che
fanno del male. Ebbene, questo loro ragionamento prova che non
hanno una buona comprensione delle cose.
Gli esseri umani sono tutti collegati gli uni agli altri, e se
voi siete tristi, depressi, incupiti, questo si riflette su
coloro che frequentate. Non desiderate fare del male a nessuno?
In apparenza è vero, voi non fate alcun male agli altri; ma
invece ne fate comunque, perché propagate delle onde e delle
particelle negative. Vi credete separati dagli altri, ma vi
sbagliate: i vostri pensieri e i vostri sentimenti agiscono sui
vostri genitori, sui vostri amici, persino sugli animali, sulle
piante e sugli oggetti attorno a voi. Chi fa del male a se stesso
fa del male al mondo intero, dunque non è più innocente di coloro
contro i quali si sta indignando.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Credere

Io credo in te, non per convinzione o qualsiasi fatto,
Io credo in te come un desiderio del mio cuore.
Da quello che ho sempre sperato vita mia,
Io credo in te come quella onnipresenza
che è stato con me fin da quando ero un bambino.
Io credo in te allo stesso modo
come la vita eterna mediante Cristo.
Io credo in te, come nelle mie preghiere
e pensieri di ogni notte,
sento la tua anima calda al mio fianco.
Io credo in te perché posso vedere
la beatitudine dell’amore attraverso i tuoi occhi,
e io credo in te guardando la comunione
di due anime per raggiungere il cielo.
Lasciami asciugare le tue lacrime, e con vero amore
guarire tutte le ferite, non hai nulla da fare
proprio nulla, per farmi stare al tuo fianco, nel corpo,
essenza o pensiero.

Sebastian Sanchez

Le due brocche

Un portatore d’acqua aveva
due brocche sospese alle
estremità di un’asta di legno.

Una di esse conservava
perfettamente l’acqua della
fonte fino al villaggio, senza
perderne nemmeno una
goccia.

L’altra, invece, aveva una
crepa e perdeva la metà della sua
acqua durante il percorso.

Questo durò per due anni.
Ogni giorno il portatore
portava una brocca e mezza
d’acqua al villaggio.

La prima era fiera per la sua bellezza,
era un vaso perfetto!

La seconda era rovinata… Aveva vergogna e si sentiva
depressa perché riusciva a compiere soltanto la metà
di quello che ci si aspettava da lei.

Un giorno, mentre il portatore
la stava riempiendo presso la
fonte, la brocca incrinata gli disse:

«Mi sento in colpa… Ti prego di
perdonarmi.»

«Di che cosa ti vergogni?» chiese
allora il portatore d’acqua.

«Per quella fessura che ho riesco a
portare solo la metà della mia
capacità, e perdo tutto il resto.
Per colpa mia tu ti affatichi e
riesci a portare soltanto una parte
dell’acqua che hai attinto. E per
causa mia non vedi il frutto delle
tue fatiche.»

Il portatore d’acqua fu
toccato da questa
confessione e rispose:

«Non pensarci più.
Piuttosto, mentre
ritorniamo a casa, guarda
i magifici fiori sul bordo
della sentiero.»

Durante il ritorno la
vecchia brocca vide dei
graziosi fiori illuminati
dai raggi del sole, e se ne
rallegrò.
Ma continuava anche a
pensare alla sua crepa e si
sentiva ancora colpevole
per aver perso la metà
dell’acqua trasportata.

Il portatore d’acqua disse allora alla
brocca:

«Non ti sei mai accorta dei bei fiori che ci
sono solo sul tuo lato del sentiero?
Dall’altra parte non ce ne sono affatto!
Io ho sempre saputo che tu perdevi acqua,
e ne ho approfittato.
Ho seminato dei fiori dalla tua parte e tu li
hai innaffiati mentre andavo verso il
villaggio.
Senza di te non avrei mai visto crescere
dei fiori così belli e graziosi.»

Morale

Tutti noi abbiamo delle crepe, delle debolezze, ferite,
difetti. Siamo delle semplici brocche d’argilla.

Alcuni di noi sono vecchi e fisicamente deboli, altri
non brillano d’intelligenza, oppure sono troppo
piccoli, troppo grandi, troppo grassi o troppo magri.
Queste sono le crepe e i difetti umani.

La Bibbia dice:
«O Signore, tu sei nostro padre, noi siamo l’argilla.
Tu sei colui che ci formi, e noi siamo tutti l’opera
delle tue mani.» (Isaia 64:8)

Il Signore disse a Samuele:
«Non badare al suo aspetto
né all’altezza della sua
statura… perché il Signore
non vede come vede l’uomo:
l’uomo infatti guarda
all’apparenza, ma il Signore
guarda al cuore.»

1 Samuele 16:7

Così parla Colui che è l’Alto,
l‘Eccelso, che abita
l’eternità, e che si chiama il
Santo:
«Io dimoro nel luogo eccelso
e santo, ma sto vicino a chi è
oppresso e umile di spirito
per ravvivare lo spirito degli
umili, per ravvivare il cuore
degli oppressi.»

Isaia 57:15

Seeds of Light

There is a crack in everything,
that’s where the light comes

Leonard Cohen


Our attention

“You find that life is difficult, and it is true that beings
humans are often bad and ungrateful, and it is also true. But
Is it a reason to be always in revolt, outraged,
sour? Do not you realize that with this attitude,
the end is yourself that you hurt? Some will say that
can not refrain from being indignant at the spectacle
offering the world and also tell you that they can not be
blame if you do evil, because it is only to themselves that
hurt. Well, this proves that their reasoning does not
have a good understanding of things.
Human beings are all connected to each other, and if
you are sad, depressed, surly, this is reflected
those who attended. You do not want to hurt anyone?
Apparently it’s true, you do not do any harm to others, but
instead they do anyway, because the waves propagate and
negative particles. You think you’re separated from the others, but there
wrong: your thoughts and your feelings about the act
your parents, your friends, even on animals,
plants and objects around you. Who hurts himself
hurts the entire world, so there is no more innocent than those
against which you are indignant. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

Believe

I believe in you, not out of conviction or of any event
I believe in you as a desire of my heart.
From what I’ve always hoped my life
I believe in you like the omnipresence
who has been with me since I was a child.
I believe in you the same way
as eternal life through Christ.
I believe in you, as in my prayers
and thoughts of every night,
I feel your soul warm at my side.
I believe in you because I can see
the bliss of love through your eyes,
I believe in you and looking at the communion
two souls to heaven.
Let me dry your tears, and true love
heal all wounds, you have nothing to do
nothing for me to stay by your side, in the body,
essence or thought.

Sebastian Sanchez

The two pitchers

A water carrier had
suspended for two pitchers
end of a shaft of wood.

One of them kept
perfectly water
source to the village, without
miss a
drop.

The other, however, had a
crack and lost half of its
water route.

This lasted for two years.
Every day the bearer
carrying a jug and a half
water to the village.

The first was proud of its beauty,
was a perfect pot!

The second was ruined … I was ashamed and felt
depressed because he could do only half
of what was expected of her.

One day, as the bearer
was filling up at the
source, the cracked pot said,

“I feel guilty … I beg you
forgive me. ”

“What are you ashamed?” Asked
then the water carrier.

“For that crack that I can
bring only half of my
capacity, and I lose everything else.
Because of me you and you toil
you can bring only a part
water you’ve drawn. And
Because I do not see the fruit of
your labors. ”

The water carrier was
affected by this
confession and said:

“I do not think about it.
Rather, while
return home, look
magifici the flowers on the edge
the path. ”

During the return
old pitcher, he saw
pretty flowers lit
rays of the sun, and they
rejoiced.
But it also continues to
think of his crack and
still felt guilty
for having lost half
water carried.

The water carrier then said to
pitcher:

“Have you ever noticed the beautiful flowers that
are only on your side of the path?
On the other hand there are none at all!
I’ve always heard that you lose water,
and I took advantage.
I planted some flowers on your side and you will
have sprinkled on my way to the
village.
Without you I would never have seen the growth
flowers so beautiful and graceful. ”

Moral

We all have cracks, weaknesses, wounds,
defects. We are simply jars of clay.

Some of us are old and physically weak, others
intelligence does not shine, or are too
small, too big, too fat or too thin.
These are the cracks and flaws in human.

The Bible says:
“O Lord, thou art our father, we are the clay.
You are the one who formed us, and we are all the work
of your hands. “(Isaiah 64:8)

The Lord said to Samuel:
“Pay no attention to his appearance
or on the height of his
height … for the Lord
does not see as man sees:
man it looks
appearance, but the Lord
looks on the heart. ”

1 Samuel 16:7

The words of him who is the High,
the Almighty, who dwells
eternity, and is called the
Saint:
“I dwell in the high place
and holy, but I am close to those
oppressed and lowly in spirit
to revive the spirit of
humble, to revive the heart
the oppressed. ”

Isaiah 57:15

Meditazione


Meditazione

A volte accade che la meditazione ti sia molto vicina, ma tu sei troppo impegnato in altre cose. Quella piccola calma voce silente è dentro di te, ma tu sei soffocato dal rumore, dagli impegni, dalle tue attività, dalle responsabilità. La meditazione viene come un sussurro, non bussa alla tua porta gridando slogan, affiora in silenzio. Non fa alcun rumore. Non ne senti neppure il passo. Per cui se sei troppo occupato, aspetta un po’ e poi va via.
Siedi sotto un albero. La brezza che soffia fa ondeggiare le foglie sui rami. Il vento ti sfiora, danza intorno a te e se ne va. Non lasciare che ti passi accanto, fai che si muova con te, lascia che ti attraversi. Chiudi semplicemente gli occhi, sentiti anche tu simile a un albero, sii aperto e lascia che il vento ti attraversi, cosi’ come passa tra gli alberi e ne muove le foglie.
Qualsiasi cosa la mente possa fare, non può essere meditazione, perché la meditazione è al di là della mente. In questa dimensione la mente è assolutamente inutile; la mente non è in grado di penetrare nella meditazione. Là dove finisce la mente, inizia la meditazione.

Osho

Meditation

Sometimes it happens that the meditation will be very close, but you’re too busy with other things. That small quiet voice is silent inside you, but you’re smothered by the noise, commitment, your activities, from responsibility. Meditation is like a whisper, not knocking on your door, shouting slogans, comes out in silence. Do not make any noise. I do not feel either way. So if you’re too busy, wait a bit ‘and then goes away.
Sit under a tree. The breeze sways the leaves on the branches. The wind brushes, dance around you and walks away. Do not let him walk beside you that moves with you, let me cross. Just shut your eyes, feel yourself like a tree, be open and let the breeze through it, so ‘as it passes through the trees and moves the leaves.
Whatever the mind can do, can not be meditation, because meditation is beyond the mind. In this dimension is absolutely useless to the mind, the mind is unable to penetrate into meditation. Where the mind ends, begins meditation.

Osho

Top Tracks for Steve Miller Band


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=DzSC2__LXk4&list=PLN5z36XuyXJe0rUfavquTahXaAOWZ0u8h]

La Steve Miller Band è un gruppo musicale rock statunitense costituito nel 1967 a San Francisco, California.[1] Il gruppo è diretto da Steve Miller che si esibisce allachitarra e nella veste di voce solista, noto per una serie di singoli, soprattutto di metà degli anni 1970, che rappresentano pietre miliari del rock classico radiofonico.

Nel 1965 dopo essersi trasferito a Chicago per suonare il blues, Steve Miller e il tastierista Barry Goldberg fondarono la Blues Band Goldberg-Miller insieme al bassistaShawn Yoder, al chitarrista ritmico Craymore Stevens, e il batterista Lance Haas. Il gruppo venne messo sotto contratto dall’etichetta discografica Epic Records dopo aver suonato in molti club di Chicago ed essere apparsi nella serie televisiva Hullabaloo assieme ai Four Tops and the Supremes.

Miller lasciò il gruppo per andare a San Francisco, dove era fiorente la scena psichedelica. Lì costituì, nel 1967, la Steve Miller Blues Band. Harvey Kornspan, socio manager del gruppo, negoziò e sottoscrisse un grande contratto (860 000 dollari in cinque anni, oltre a 25 000 dollari di denaro promozione che doveva essere speso a discrezione della band) con l’allora presidente della Capitol Records, Alan Livingston. Poco dopo, il nome della band venne accorciato a Steve Miller Band, al fine di ampliare il suo fascino. La band, composta da Miller, dal chitarrista James Cooke, dal bassista Lonnie Turner, dal batterista Tim Davis (che sostituì Lance Haas alla batteria) e Jim Peterman all’organo Hammond B3, accompagnò Chuck Berry in un concerto presso la Fillmore West che venne registrato e pubblicato come album live,Live at Fillmore Auditorium.[2] Il chitarrista Boz Scaggs si unì al gruppo subito dopo, quando lo stesso gruppo si esibì in giugno al Monterey Pop Festival.

Nel febbraio 1968, in Inghilterra, il gruppo registrava l’album di debutto, Children of the Future, presso gli studi Olympic con Glyn Johns al missaggio. L’album fu un insuccesso e non entrò fra i Top 100 chart album, ma i brani migliori erano l’acustico “Baby’s Calling Me Home” e il blues funky “Steppin’ Stone”. Il brano di chiusura del disco era una versione lenta del blues “Key To The Highway”.

Il loro secondo album Sailor vide la luce nell’ottobre 1968, balzando subito al numero 24 del Billboard. Fra i maggiori successi i singoli “Livin’ In The USA”, “Lucky Man”, “Overdrive” e “Dime-A-Dance Romance”.

La fama del gruppo andò crescendo alla pubblicazione di ogni nuovo album: Brave New World (numero 22, 1969), con le canzoni di successo “Space Cowboy” e “My Dark Hour” scritta e interpretata con Paul McCartney (aka Paul Ramon) alle percussioni, basso, chitarra e voce di fondo; seguita da Your Saving Grace (numero 38, 1969) e Number 5 (numero 23, 1970).

Nel 1971, Miller ebbe un incidente d’auto che gli procurò un frattura al collo. La Capitol Records pubblicò l’album Rock Love. L’album era caratterizzato inedite registrazioni dal vivo (tra cui una jam session di undici minuti sulla traccia del titolo) e materiale realizzato in studio, uno dei due album della Steve Miller Band non ancora pubblicato su CD, assieme all’altro Recall the Beginning…A Journey From Eden. Nel 1972, il doppio album compilation Anthology è stato pubblicato con 16 canzoni tratte dai primi cinque album della band.

The Joker (numero 2, 1973) mostrò al pubblico un nuovo stile della band. La traccia del titolo divenne un singolo numero 1 singolo nella Billboard Hot 100, nella UK Singles Chart, in Irlanda e nei Paesi Bassi per due settimane ed in Nuova Zelanda, secondo in Canada e Norvegia, quarto in Svezia, quinto in Svizzera ed Austria e settimo in Germania e venne certificato disco di platino per il raggiungimento di oltre un milione di copie vendute.

Tre anni dopo la band tornò con Fly Like an Eagle, che si piazzò al numero 3. I tre singoli estratti: “Take The Money and Run” (numero 11), “Fly Like an Eagle” (numero 2) e il secondo pezzo al primo posto, “Rock’n Me“. Miller dichiarò che l’introduzione della chitarra in “Rock’n Me” era un tributo alla canzone “All Right Now” della bandFree.[3]

Book of Dreams (numero 2, 1977) comprendeva altri tre successi: “Jet Airliner” (numero 8), “Jungle Love” (numero 23) (successivamente utilizzata per i titoli di testa dell’ottava stagione della sitcom Everybody Loves Raymond), e “Swingtown” (numero 17). L’album del 1982 Abracadabradiede al gruppo il terzo numero 1 con singolo del titolo. Il singolo di Miller scalzò dal primo posto della classifica i Chicago con la loro “Hard to Say I’m Sorry“, proprio come aveva fatto “Rock’n Me” con “If You Leave Me Now” nel 1976.[3]

Nel 1978 uscì Greatest Hits 1974-78 vendendo più di 13 milioni di copie mentre Miller continuava a tenere concerti da tutto esaurito.[4]

Il 15 giugno 2010 venne pubblicato Bingo!, un nuovo album di cover blues e R&B e il 18 aprile 2011 vide la luce Let Your Hair Down, album gemello di Bingo!.[5]

Uno dei decani della band, Norton Buffalo, morì di cancro ai polmoni il 30 ottobre 2009. John King (batterista durante l’era “The Joker”) morì poco dopo di cancro al rene il 26 ottobre 2010. James Cooke è morto di cancro il 16 maggio 2011.[6][7]

Il chitarrista blues Jacob Peterson entrò a far parte della band prima del tour di primavera del 2011. Dopo l’ingresso di Petersen, il chitarrista Kenny Lee Lewis passò definitivamente al basso.

Il 10 novembre 2011 la band si esibì all’interno degli stabilimenti Boeing di Everett, nello Stato di Washington, per celebrare il definitivo progetto dell’aereo 747-8. Il concerto iniziò con “Jet Airliner”.[8]

http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Miller_Band

The Steve Miller Band is an American rock band formed in 1966 in San Francisco, California.[4] The band is managed by Steve Miller on guitar and lead vocals, and is best known today for a string of (mainly) mid-1970s hit singles that are staples of classic rock radio, as well as several earlier acid rock albums. Steve Miller left his first band to move to San Francisco and form the Steve Miller Blues Band. Shortly after Harvey Kornspan negotiated the band’s landmark contract with Capitol Records in 1967, the band shortened its name to ‘Steve Miller Band’. In February 1968, the band recorded its debut album Children of the Future. They went on to produce albumsSailor, Brave New World, Your Saving Grace, Number 5, Rock Love and more. The Steve Miller Band’s Greatest Hits 1974-1978, released in 1978, sold over 13 million copies. They continued to produce more albums and in 2014, Steve Miller Band is touring with the rock band Journey.

In 1965 after moving to Chicago to play the blues, Steve Miller and keyboardist Barry Goldberg founded the Goldberg-Miller Blues Band along with bassist Shawn Yoder, rhythm guitarist Craymore Stevens, and drummer Lance Haas. The band was contracted to Epic Records after playing many Chicago clubs. They also appeared onHullabaloo with the Four Tops and the Supremes.

Miller left the group to go to San Francisco where the psychedelic scene was flourishing. He then formed the Steve Miller Blues Band. Harvey Kornspan, managing partner, wrote and negotiated the band’s landmark contract ($860,000 over 5 years as well as $25,000 of promotion money that was to be spent at the band’s discretion) with Capitol Records then president, Alan Livingston in 1967. Shortly after, the band’s name was shortened to the Steve Miller Band in order to broaden its appeal. The band, consisting of Miller, guitarist James Cooke, bassist Lonnie Turner, drummer Tim Davis (who replaced the departing Lance Haas on drums) and Jim Peterman on Hammond B3 organ, backed Chuck Berry at a gig at the Fillmore West that was released as the live album, Live at Fillmore Auditorium.[5] Guitarist Boz Scaggs joined the band soon after and the group performed at the Magic Mountain Festival and the Monterey Pop Festival in June.

In February 1968, while in England, the band recorded their debut album Children of the Future at Olympic studios with Glyn Johns as engineer/producer. The album did not score among the Top 100 album chart. The second album Sailor appeared in October 1968 and climbed the Billboard chart to #24. Successes included the single “Living in the USA”.

Brave New World (#22, 1969) featured the song “Space Cowboy” and “My Dark Hour” which was co-written by “Paul Ramon” (alias Paul McCartney) who also played drums, bass and guitar and sang backing vocals. This was followed by Your Saving Grace (#38, 1969); and then Number 5 (#23, 1970).

In 1971 Miller broke his neck in a car accident. Capitol Records released the album Rock Love, featuring unreleased live performances (including an eleven-minute jam on the title track) and studio material. This is one of two Steve Miller Band albums not to be released on CD, the other being Recall the Beginning…A Journey from Eden. In 1972, the double album compilation Anthology was released, containing 16 songs from the band’s first five albums.

The style and personnel of the band changed radically with The Joker (#1, 1973), concentrating on straightforward rock and leaving the psychedelic side of the band behind. The title track became a #1 single and was certified platinum, reaching over one million sales.

Three years later, the band returned with the album Fly Like an Eagle, which charted at #3. Three singles were released from the album: “Take the Money and Run” (#11), “Fly Like an Eagle” (#2) and their second Number One success, “Rock’n Me“. Miller credits the guitar intro to “Rock’n Me” as a tribute to the classic song by Free, “All Right Now“.[6]

Book of Dreams (#2, 1977) also included three successes: “Jet Airliner” (#8), “Jungle Love” (#23) (later becoming the song played over the opening credits of the 8th season of the sitcom Everybody Loves Raymond), and “Swingtown” (#17). 1982’s Abracadabra album gave Steve Miller his third Number One success with the title track. Miller’s hit pushed Chicago‘s “Hard to Say I’m Sorry” out of the #1 spot, just as his “Rock’n Me” had knocked Chicago’s “If You Leave Me Now” out of the #1 spot in 1976.[6]

Released in 1978, The Steve Miller Band’s Greatest Hits 1974-1978 has sold over 13 million copies and Miller continues to perform successful sold-out concert performances.[7]

Bingo!, a new album of blues and R&B covers, was released on June 15, 2010. Let Your Hair Down, a companion release to Bingo!, was released 10 months later, on April 18, 2011.[8]

Founding member Tim Davis died from complications due to diabetes on September 20, 1988 at the age of 44. Longtime band member Norton Buffalo died from lung cancer on October 30, 2009. John King (drummer during “The Joker” era) died after a short bout with kidney cancer on October 26, 2010. James Cooke died from cancer on 16 May 2011.[9][10]

Blues guitarist Jacob Peterson officially joined the band before the Spring 2011 tour. Following Petersen joining the band, longtime guitarist Kenny Lee Lewis switched instruments to become the band’s full-time bassist.

On November 10, 2011 the band played inside the Boeing factory in Everett, Washington to celebrate the successful delivery milestones of the 747-8 program. They opened the set with “Jet Airliner”.[11]

In 2014 Steve Miller Band is touring with fellow San Francisco rock band Journey.[12]

http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Miller_Band

Essere assertivi


 

Essere assertivi

 

Una delle principali dimensioni dell’assertività è la capacità di entrare in contatto con gli altri riuscendo a stabilire relazioni interpersonali in grado di tutelare non solo i nostri diritti ma anche quelli degli altri.

Andare incontro all'”altro”, radicalmente diverso da me e altrettanto unico sarà sempre un mistero, un viaggio affascinante da fare in punta di piedi, la cui strada maestra è la comunicazione , che ci consente di avvicinarci alle persone a patto che ci sia un atteggiamento di com-prensione e di ascolto.

Se cambiamo sguardo possiamo cercare di andare oltre le apparenze e correre il rischio di incontrare l’altro nella sua profondità e nella sua complessità. Guardarlo negli occhi e fare in sé il silenzio per poterlo accogliere…..

Tornando all’Assertività essa fa parte di quelle competenze relazionali che ci consente di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicargli agli altri nel rispetto reciproco.

Ecco allora che l’acquisizione di uno stile assertivo ha a che fare con lo sviluppo di una serie di abilità comunicative che possono consentire di rapportarsi agli altri in modo spontaneo, naturale, autentico e soddisfacente.

La comunicazione è molto importante e bisogna usarla in modo assertivo affinchè sia realmente efficace. Essa spesso, invece, viene vissuta come un evento “che accade” e sul quale è possibile esercitare poco controllo.

Nonostante il linguaggio sia considerato il mezzo comunicativo per eccellenza, la comunicazione non è fatta solo di parole, numerosi sono gli elementi non verbali e para-verbali essenziali alla reciproca comprensione che molto spesso risultano più adeguati a trasmettere ciò che si vuole esprimere.

La comunicazione verbale implica l’uso della parola, attraverso la quale esprimiamo il contenuto delle nostre azioni, cioè cosa voglio fare e come voglio farlo.

La comunicazione non-verbale si attua attraverso le espressioni del corpo, cioè quell’insieme di tutti quei segnali che trasmettiamo attraverso i gesti, la mimica, le espressioni facciali e rappresenta il contenuto emotivo della comunicazione. Nel raccontare qualcosa le nostre mani si muovono, le nostre braccia possono incrociarsi, le nostre gambe possono accavallarsi o stare comodamente distese, i nostri occhi possono ricercare lo sguardo dell’altro oppure guardare altrove, il nostro volto può trasmettere l’emozione relativa al contenuto del discorso, come rabbia oppure gioia, felicità, stupore….

La comunicazione para-verbale è rappresentata dal modo di parlare, dal tono, dal ritmo, dalla velocità dell’eloquio. In linea generale una persona ansiosa tenderà a parlare più in fretta e con un tono più elevato, al contrario una persona depressa parlerà più lentamente e con un tono di voce più basso.

Occupiamoci ora della comunicazione verbale e di alcune strategie per favorire l’assunzione di un atteggiamento più assertivo:

  • Uso dei pronomi personali: è buona norma per incrementare la nostra assertività fare affermazioni che iniziano con “Io” in modo da assumerci la piena responsabilità delle nostre affermazioni e azioni.
  • Cambiare i verbi usando quelli più incisivi: prova a mettere al posto di “non posso” “non farò” in modo, anche in questo caso, di prenderti la piena responsabilità di ciò che in realtà puoi e/o non puoi fare. Sostituisci “ho bisogno” in “voglio” per differenziare il desiderio dalla necessità. Usa “scelgo di…” al posto di “devo” e “potrei” al posto di “dovrei” per sottolineare la piena consapevolezza e convinzione di quello che affermi.
  • Passare dall’atteggiamento passivo a quello attivo: una persona recita un ruolo passivo quando è convinta che le cose capitino proprio a lei, quasi fosse la vittima designata di un mondo crudele. Divenire più assertivi significa anche riconoscere che siamo responsabili di ciò che ci accade. Quindi è meglio dire:” Io permetto alle persone di approfittare di me e questo mi fa arrabbiare”, piuttosto che:2 ciò che mi accade, mi fa arrabbiare”.
  • Cambiare le domande in affermazioni: domande del tipo: “Non credi che? ..” sono spesso dei modi impliciti e a volte manipolatori per affermare: “ciò che penso é…”. Per essere assertivi con se stessi e quindi con gli altri, è bene fare affermazioni chiare e dirette.
Being assertive 

One of the principal dimensions of assertiveness is the ability to make contact with others succeeded in establishing personal relationships can protect not only our rights but also those of others. 

Reaching out to the ‘other’, radically different from me and equally unique will always be a mystery, a fascinating journey to go on tiptoe, whose road is communication, which allows us to get close to people as long as there is an attitude of understanding and listening. 

If we change we can try to look beyond appearances and run the risk of encountering the other in its depth and complexity. Look into his eyes and make him welcome him to the silence ….. 

Returning assertiveness it is one of those soft skills that allows us to recognize their emotions and needs and to communicate with others in mutual respect. 

Here then is that the acquisition of an assertive style has to do with the development of a range of communication skills that can help you relate to others in a spontaneous, natural, authentic and satisfying. 

Communication is very important and we must use in order for it to be really effective assertive. It often, however, is perceived as an event “happens” and on which you can exercise little control. 

Although the language is regarded as the ultimate means of communication, the communication is not just words, there are many non-verbal and para-verbal essential for mutual understanding which often are best suited to convey what you want to express. 

Verbal communication involves the use of the word, through which we express the content of our actions, that is what I do and how I want to do it. 

The non-verbal communication is conducted through the expressions of the body, the set of all those signals that pass through gestures, facial expression, facial expressions and is the emotional content of communication. In telling anything with our hands move, can cross our arms, our legs can overlap or be comfortably stretched out, our eyes can find the gaze or look elsewhere, our face can convey the excitement on the content of speech, such as anger or joy, happiness, surprise …. 

The para-verbal communication is represented by way of speaking, tone, rhythm, speed of speech. In general, an anxious person tends to speak more quickly and with a higher tone, unlike a depressed person will speak more slowly and with a tone lower. 

Let us now turn to some of the verbal communication and strategies to encourage the recruitment of a more assertive: 

Use of personal pronouns: it is a good idea to increase our assertiveness making statements that begin with “I” in order to take full responsibility for our statements and actions. 
Change the verbs using the more restrictive rules: try putting in place of “can not” “I will not do” so, again, to take full responsibility for what in reality you and / or can not do. Replace “I need” to “want” to distinguish desire from need. Use “I choose …” instead of “I” and “I” instead of “I” to emphasize the full awareness and conviction of what it says. 
Go to the active passive attitude: a person plays a passive role when it is convinced that the right things happen to her, as if he were the victim of a cruel world. Becoming more assertive also means recognizing that we are responsible for what happens to us. So it is better to say: “I beg people to take advantage of me and makes me angry,” rather than: 2 what happens to me, makes me angry. ” 
Change the statements in questions: questions like “Do not you think? ..” are often implicit and sometimes manipulative ways to say “what I think is …”. To be assertive with yourself and then with others, it is good to make statements clear and direct. 
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Il ritorno del passato


Il ritorno del passato

La memoria fa ricordare cose a volte sepolte,
esse vengono richiamate anche in forma inconsapevole
in condizioni simili ad una precedente esperienza,
allora non emerge solo un accadimento ( a volte in forma distorta)
ma anche le sensazioni di disagio provate, questo accende
la paura oppure, se si tratta di sensazioni piacevoli
fa scattare la molla del desiderio. Dobbiamo imparare
a capire cosa è realmente legato all’Adesso e cosa è solo
il braccio del passato che si proietta nel vissuto di oggi
perché non saremmo in grado di comprendere la realtà
o di fare scelte se siamo suggestionati dal passato.

19.05.2011 Poetyca

The return of the past

The memory is remembering things sometimes buried
they are called in unconscious form
under conditions similar to a previous experience,
then it shows only one event (sometimes in distorted form)
but also the feelings of discomfort, it turns
fear, or, if it is pleasurable sensations
triggers the spring of desire. We must learn
to understand what is really linked to the now and what is just
the boom of the past that is projected through the life of today
because we would not be able to understand the reality
or to make choices if we are influenced by the past.

19.05.2011 Poetyca

L’arte di amare


L’arte di amare

“Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di ” una peste “, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente. Freud parte dal presupposto che l’amore sia la manifestazione della libido, e che la libido sia o rivolta verso altri (amore) o verso se stessi (amore per se stessi). Amore per gli altri e amore per se stessi sono reciprocamente esclusivi, nel senso che più ve n’è di uno, meno ve n’è dell’altro. Se l’amore per se stessi è peccato, ne deriva che l’altruismo è virtù. Sorgono ora queste domande: L’osservazione psicologica sopporta la tesi che ci sia una contraddizione basilare tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri? È l’amore per se stessi lo stesso fenomeno dell’egoismo, oppure è l’opposto? Inoltre, è l’egoismo per l’uomo moderno un vero interesse per se stesso come individuo, con tutte le sue possibilità intellettuali, emotive e sensuali? Non è egli diventato un’appendice del suo ruolo economico-sociale? È il suo egoismo uguale all’amore per se stesso, oppure è cagionato dalla mancanza di esso?…

….Siamo ora arrivati alle premesse psicologiche sulle quali si fonda il nostro argomento. Generalmente queste premesse sono come segue: non solo altri, ma anche noi stessi siamo l’oggetto dei nostri sentimenti e attitudini; le attitudini verso gli altri e verso noi stessi sono fondamentalmente congiuntive Rispetto al problema in questione ciò significa: l’amore per se stessi si trova in coloro che sono capaci di amare il prossimo. L’amore, come principio, è indissolubile per quel che riguarda la connessione tra “oggetti” e noi stessi. L’amore genuino è un’espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione. Non è un “affetto” nel senso di essere amato da qualcuno, ma uno sforzo attivo per la crescita e la felicità dell’essere amato, dettato dalla propria capacità di amare.

Amare qualcuno è la realizzazione e la concentrazione dei potere d’amore. L’affermazione fondamentale contenuta nell’amore è diretta verso la persona amata come verso un’incarnazione di qualità essenzialmente umane. L’amore per una persona implica l’amore per l’uomo come tale. La “divisione del lavoro “, come William James la chiama, per cui un uomo ama la famiglia ma non sente niente per lo ” straniero “, è sintomo d’incapacità d’amare. L’amore dell’uomo non è, come generalmente si crede, una astrazione che viene dopo l’amore per una specifica persona, ma è la sua premessa, sebbene geneticamente la si acquisisca amando specifici individui.

Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere. L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.

Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. P vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.

È più facile capire l’egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo, ad esempio, in una madre troppo premurosa. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà ha una profonda, repressa ostilità per l’oggetto del proprio interesse. È eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.

Questa teoria sulla natura dell’egoismo è nata dall’esperienza psicoanalitica dell'”altruismo” nevrotico, un sintomo di nevrosi osservato in molti soggetti turbati non solo da questo sintomo, ma da altri ad esso connessi, quali la depressione, la stanchezza, l’incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo, e via dicendo. Non solo l’altruismo non è considerato un “sintomo”; è spesso l’unico tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona ” altruista ” non vuole niente per sé; vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l’appagano. Uno studio analitico dimostra che questo altruismo non è qualcosa di separato dagli altri sintomi, ma uno di essi, e spesso il più importante; che il soggetto è inibito nelle proprie capacità di amare e di godere; che è pieno di ostilità verso la vita e che dietro la facciata dell’altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo. Questo individuo può essere curato solo se anche il suo altruismo è interpretato come un sintomo tra gli altri, in modo che la sua aridità, che sta alla base sia dell’altruismo che degli altri sintomi, possa essere corretta.”

Tratto da “L’arte di Amare” di Erich Fromm edito da Mondadori

The Art of Loving“Love yourself. While it raises no objection to the application of the concept of love to various objects, it is widely believed that it is virtuous to love others, love yourself and sin. It is believed that as far as I can not love myself love others, that love for oneself is a selfish form of love. This view has its origins in Western thought. Calvin speaks of love for oneself as a “plague”, Freud speaks in termspsychiatric disorders, but despite that, his opinion is equal to that of Calvin. For him, love for oneself is narcissism, libido towards themselves. Narcissism is the first stage of human development, and the person returns in adulthood at this stage is unable to love, in the extreme case of mind is sick. Freud starts from the premise that love is the manifestation of libido, and libido is or is facing other (love) or to oneself (self-love themselves). Love for others and self-love are mutually exclusive in the sense that there is something more than one, unless there is something other. If the self-love is a sin, it follows that ‘altruism is a virtue. now these questions arise: The psychological observation supports the thesis that there is a basic contradiction between love for oneself and love for others? It is love for oneself the same phenomenon of’ selfishness, or is it the opposite? In addition, it is selfishness for the modern man a real interest for himself as an individual, with all his intellectual capabilities, emotional and sensual? Is he not become an appendage of its economic role -Social? his selfishness is equal to the love for himself, or is caused by the lack of it? ……. We are now arrived at the psychological premises on which it is based on our subject. Generally, these assumptions are as follows: not only others but also we ourselves are the object of our feelings and attitudes, attitudes toward others and ourselves are basically conjunctivae Compared to the problem in question, which means: self-love is the same in those who are capable of loving our neighbor.Love, in principle, is indissoluble as regards the connection between “objects” and ourselves. Genuine love is an expression of productivity and implies care, respect, responsibility and understanding. It is not an “affection” in the sense of being loved by someone, but an active effort for growth and happiness of the loved one, dictated by their capacity to love.

To love someone is the realization and the concentration of the power of love. The fundamental assertion contained in the love is directed toward a loved one to an embodiment as essentially human quality. Love for one person implies love for man as such. The “division of labor” as William James calls it, a man that loves his family but he feels nothing for the “foreign” is a symptom of inability to love.The love of man is not, as generally believed, an abstraction that is after the love for a specific person, but his premise, although it is genetically loving acquire specific individuals.

The result is that my ego has to be an object of love as any other being. The affirmation of life, happiness, growth, freedom is determined by its capacity to love, that is in the care, respect, responsibility and the understanding. If an individual is able to love productively, he loves himself too, if he can love only others can not love completely.

If the love of self is not separated from love for others, as we explain the self-interest, which of course excludes any genuine concern for others? The selfish, interested only in himself, wants everything for himself, feels no joy in giving, but only receive. He sees the outside world only in terms of what we can obtain, is not interested in the needs of others, or respect for their dignity and integrity. Can not see nothing but himself; judges everything and all the utility that comes him, is basically incapable of love. This does not prove that the concern for others and self-interest alternatives are inevitable? It would be so if the selfishness and self-love were the same thing. But this belief is the error that has caused so many wrong conclusions about our problem. Selfishness and self-love, instead of being equal, are opposites. The egoist is not too fond of himself, but too little, actually hates himself. This lack of self-love, which is only an expression of lack of productivity, leaves him empty and frustrated. It is only to be unhappy and anxious to reap the rewards from life that keeps himself to reach. It seems too self-interested, but it does not make a futile attempt to compensate for the lack of love for oneself. Freud argues that the egoist is a narcissist, he focused on himself all the ability to love. P selfish true that they are incapable of loving others, but they are also unable to love themselves.

It is easier to understand selfishness when compared to a morbid interest in others, as we find, for example, in a caring mother too. While she believes to be particularly attached to her baby actually has a deep, pent-up hostilities for the object of his interest. It is too thoughtful, too, not because you love your son, but because it must compensate for his inability to love him.

This theory about the nature of egoism is born from the experience of the psychoanalytic ‘”altruism” neurotic, a symptom of neurosis seen in many individuals not only troubled by this symptom, but by others connected to it, such as depression, fatigue, the ‘inability to work, failure in relationships with others, and so on. Not only that altruism is not considered a “symptom” is often the only positive trait of character of those who boast. The person “caring” does not want anything for himself and lives only for others, it has not considered important. It’s no surprise to discover that, in spite of their altruism, is very unhappy and that her relationships with those around her did not gratify. One case study shows that this altruism is not something separate from other symptoms, but one of them, and often the most important, that the subject is inhibited in their ability to love and enjoy, which is full of hostility towards life and that behind the facade of altruism lies a subtle but intense self-centeredness. This individual can be treated only if their altruism is interpreted as a symptom among others, so that its aridity, which is the basis of altruism is that of the other symptoms, can be corrected. “

Taken from “The Art of Loving” by Erich Fromm published by Mondadori

Apprendere dal gioco


 

«Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.»

Pablo Neruda

Maria Montessori

Maria Montessori fu un’instancabile educatrice, un vero genio al servizio dei bambini, capace di mettere a punto un modello scientifico rivoluzionario, per aiutare i bambini disagiati, i bambini più svantaggiati sotto l’aspetto della socializzazione, i quali, pur non avendo necessariamente problemi di natura mentale o particolari handicap, hanno vissuto in zone o quartieri difficili, con genitori senza lavoro, in condizioni miserevoli, senza alcuna regola e abbandonati a se stessi e alla strada.

Il bambino possiede una specifica capacità di assimilazione delle esperienze che l’adulto ha completamente smarrito, una straordinaria capacità inconscia di apprendere che la Montessori chiamò “mente assorbente”, senza la quale non sarebbe possibile spiegarsi la grande capacità dell’uomo di adattarsi l’ambiente. Questa espressione designa la caratteristica dominante dell’apprendimento infantile da 0 a 3 anni: in tale periodo la mente del bambino assorbe gli stimoli ambientali e li rielabora in una dimensione precoscia, producendo

l’apprendimento di capacità fondamentali come quella linguistica, che si manifesta, quasi improvvisa e miracolosa. Il velocissimo sviluppo del bambino è reso possibile dall’esistenza di periodi sensitivi, cioè momenti speciali durante i quali il bambino è in grado di apprendere

con straordinaria facilità, senza apparente sforzo e senza intenzionalità. Tuttavia questo non significa che l’apprendimento sia processo semplicemente spontaneo, di fronte al quale l’adulto

non deve fare nulla: egli invece può e deve facilitarlo, creando le migliori condizioni perché le potenzialità straordinarie dei bambini vengano messe a frutto. Questi periodi sensitivi, infatti,

vanno sfruttati come finestre temporali nelle quali gli apprendimenti debbono essere facilitati con adeguati stimoli sensoriali

Naturalmente, l’ambiente e le condizioni in cui vivevano questi bambini, facevano di loro dei giovani con un futuro difficile e problematico. Per questa ragione, Maria Montessori si dedicò a questo tipo di bambini, applicando metodi innovativi dal punto di vista ludico, didattico, e assolutamente diversi rispetto quelli tradizionali.

Maria Montessori nacque a Chiaravalle (Ancona) nel 1870. A dodici anni seguì i genitori a Roma, dove studiò e si laureò in medicina nel 1896. Fu la prima donna in Italia a esercitare la professione medica, specializzandosi nello studio dei disordini mentali. Cominciò la sua esperienza lavorativa presso una clinica psichiatrica di Roma, esperienza davvero significativa, e che la portò alla realizzazione della sua teoria pedagogica sull’educazione dei soggetti anormali, i quali non hanno solo bisogno di cure e di assistenza, ma anche di un’educazione che modifichi la loro personalità.

Il 6 gennaio 1907, nel quartiere San Lorenzo, uno dei quartieri più poveri e degradati di Roma, la Montessori aprì il suo asilo, la “Casa de bambini”, nel quale dovette affrontare problemi pedagogici e didattici estremamente complessi, che richiesero un risanamento civile, sociale ed educativo.

Il metodo educativo fu molto innovativo: il bambino era visto come un individuo laborioso, impegnato attivamente nei suoi lavori; il gioco non doveva essere visto solo come divertimento, ma come impegno, come coinvolgimento nelle sue attività. Non si sarebbe trattato di metodo duro, impositivo, coercitivo, ma di un metodo che tenesse conto del rispetto dei bisogni e degli interessi del bambino, lasciando che, divertendosi, si impegnasse spontaneamente, facendo di ogni cosa una nuova scoperta su cui concentrarsi ed esercitarsi. In tutto questo, seppe anticipare i tempi.

Il metodo educativo utilizzato nella scuola aperta dalla Montessori, intendeva rinnovare il modo di intendere la scuola. I mobili, i tavolini, i seggiolini, le maniglie, gli interruttori: tutto doveva essere a dimensione dell’altezza dei bambini, avendo il compito primario di facilitare l’osservazione e la comprensione dei bisogni dei piccoli. Persino semplici operazioni quotidiane come il pelare le patate, abbottonarsi i vestiti, allacciarsi le scarpe, attaccare un bottone o apparecchiare la tavola, erano considerate materie di apprendimento.

Anche alla lettura veniva data molta importanza, aiutando i bambini a familiarizzare con le lettere dell’alfabeto, costruite con il cartone o in legno, in modo che, unendole tra loro, potessero formare semplici parole. Strumenti di legno colorati, in modo da essere maneggiati dai bambini, erano messi a loro disposizione per imparare a fare i conti e conoscere le varie forme geometriche. Poi avevano un continuo contatto con la natura: facevano il vino in classe dopo aver pigiato l’uva, catalogavano le foglie, uscivano in giardino, così che imparare sembrava sempre un gioco. Con questo metodo veniva insegnato il senso del dovere, la responsabilizzazione, perché le maestre insistevano sulla pulizia, l’ordine, il rispetto dei compagni. Era il materiale stesso che insegnava, e da nessuna parte si vedevano voti, premi o castighi. Il bambino non veniva corretto a parole, ma gli veniva concesso il tempo e l’occasione di verificare da solo se sbagliava.

Il fine dell’educazione per la Montessori è la difesa del la dignità e del la l ibertà

del l ‘ infanzia, contro le pretese degli adulti di imporre ai bambini i propri interessi, le

proprie esperienze e i propri punti di vista. E sbagliato, sia dal punto di vista psicologico, sia

dal punto di vista pedagogico, imporre ai bambini atteggiamenti ed abiti mentali che non

siano adatti alla loro natura, perché, così facendo, si finisce con l’ostacolare il libero

sviluppo delle loro capacità. La dignità dell’uomo consiste, infatti, nell’autonomia, cioè nella

capacità di essere indipendenti. Una reale azione educativa, dunque, è quella che aiuta il

bambino a raggiungere la piena indipendenza. Una madre, che, per fretta o comodità o

qualunque altro motivo, imbocca suo figlio, invece di insegnargli a mangiare da solo, o che

lo veste, non è una buona educatrice, perché i l figl io non va servito, ma aiutato a

crescere e a diventare indipendente. Ciò che ogni bambino chiede veramente agl i

adulti è anche i l motto del le case dei bambini: “aiutami a fare da me”. Bisogna, in

altre parole, evitare nel modo più assoluto di ostacolare le manifestazioni spontanee dei

bambini, in modo che il bambino non finisca con il “confondere il bene con l’immobilità e il

male con l’attività”. Nelle “Case dei bambini” bisogna consentire qualunque manifestazione

spontanea della personalità dei bambini, qualunque “azione utile che abbia uno scopo”. La

Montessori ha sempre raccomandato al le sue maestre di “evitare rigorosamente

l’arresto di movimenti spontanei e l’imposizione di atti per opera di altrui volontà”, in

quanto “non possiamo sapere le conseguenze di un atto spontaneo quando il bambino

comincia appena ad agire”. Tutte le manifestazioni spontanee del bambino che non

sono indecorose o dannose per la comunità, vanno rispettate “con religiosa venerazione”,

perché attraverso esse si manifesta la vita “come il sole si manifesta all’alba e il fiore al

primo spuntare dei petali”. Perché la finalità dell’acquisizione dell’autonomia venga

realizzata è di fondamentale importanza l ‘ambiente nel quale si svolge l’azione educativa,

anche dal punto di vista dell’organizzazione dello spazio architettonico. L’ambiente educativo

tradizionale non è affatto a misura di bambino, ma è funzionale all’adulto e non consente

una libera e spontanea manifestazione del bambino. Esso è stato concepito e realizzato nella

errata convinzione che un’efficace azione educativa possa avvenire solamente

nell’immobilità assoluta e nel silenzio più completo. L’azione educativa tradizionale rende i

bambini “artificialmente silenziosi come dei muti e immobili come dei paralitici”. Ma “individui

siffatti sono annientati, non educati”. Una vera educazione deve rendere gli individui

padroni di sé, deve dare loro la capacità di muoversi con garbo e di parlare con ordine e

precisione, avendo come unico limite le esigenze della comunità. L’ambiente educativo deve

essere dunque strutturato in modo tale da permettere ai bambini di muoversi liberamente

eliminando il più possibile barriere architettoniche e costrizioni di ogni tipo: tutto, in

sintesi, deve essere a misura di bambino. I tavoli, gli armadi, le sedie, gli scaffali, le

lavagne, devono essere leggeri, di piccole dimensioni, facilmente trasportabili e utilizzabili.

Nella scuola tradizionale l’ambiente educativo deve essere necessariamente deprimente per non

distrarre i fanciulli e far accettare loro “tutto ciò che il maestro decide autoritariamente di

insegnare”. Nella scuola su misura del bambino, invece, l’ambiente deve essere attraente e

piacevole, anche dal punto di vista estetico, perché la bellezza “rende gratificante il lavoro

scolastico e concilia l’alunno con la scuola. L’ambiente “bello” svolge una funzione educativa

non solo di tipo estetico, ma anche in senso più generale. I colori chiari e lucenti , per

esempio, fanno risaltare maggiormente eventuali macchie, i mobili e le suppellettili leggeri

evidenziano i movimenti bruschi e scoordinati dei bambini, facilitando il suo spontaneo

bisogno di imparare a controllare i suoi schemi motori .

La pedagogia montessoriana si inscrive in una peculiare visione dell’infanzia. Esiste una vera

e propria questione sociale legata all’infanzia. La storia, nel suo sviluppo, ha portato al

superamento di diverse forme di oppressione: quella degli schiavi, dei servi della gleba, dei

proletari. Solo i bambini sono rimasti interamente sottomessi all’oppressione degli adulti, ad

una tirannia legata alla loro ottusità ed incapacità di cogliere il vero bisogno dell’infanzia, che

non deve essere soffocata da una troppo rigida disciplina né servita, ma aiutata a

conquistare l’autonomia. Questa visione del bambino da liberare negli ultimi anni si evolve in

una visione che vede nel bambino stesso un modello che può insegnare agli adulti i valori

positivi della pace e della tolleranza. In alcune opere della maturità, quali ad esempio “La

pace e l’educazione” del 1933, oppure “Educazione e pace” del 1949 e “La formazione

del l ‘uomo” del 1949, la Montessori espresse una “filosofia del bambino” che ne

presenta la figura con tinte decisamente positive. Nel rispetto dei bambini e del loro

autonomo mondo interiore, Montessori intravede una possibile fonte di riscatto per l’adulto

e l’umanità intera. In un mondo, sconvolto periodicamente da pericoli di guerra, segnato

da tante sofferenze e ingiustizie, i bambini con il loro candore e la loro semplicità,

diventano indispensabili per far trionfare nell’animo degli adulti gli ideali della pace,

del l ‘amicizia e del la tol leranza. Qualche critico ha parlato di una sorta di

esaltazione poco oggettiva del bambino, cioè di “bambinismo”; è comunque certo

che la forte enfasi posta sul la necessità di osservare veramente i bambini e di

cogl iere i loro autentici bisogni, al di là di stereotipi e fraintendimenti, ha un

indubbio valore.

L’esaltazione del la spontaneità del bambino, definito come “embrione spirituale”,

potrebbe far accostare le riflessioni montessoriane a quelle froebeliane, con la

differenza che secondo la Montessori i l bambino, messo nelle condizioni ideal i per

manifestare spontaneamente i suoi bisogni chiede di essere aiutato ad imparare,

per crescere ed a fare da sé, mentre per Froebel la dimensione spontanea del

bambino è quel la del gioco. La scarsa attenzione dedicata dal la Montessori al gioco

è considerata da molti una del le carenze del suo metodo.

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L’infanzia come gioco: Fröbel

È dall’inizio dell’Ottocento che, grazie alle nuove scoperte in campo medico-scientifico che portarono a una netta diminuzione della mortalità infantile, che il bambino acquista una sua posizione all’interno della famiglia fin dalla nascita, anche se l’attenzione pedagogica alla prima infanzia inizia con Rousseau e Pestalozzi.

Ma è merito di Friedrich Fröbel (1782-1852) se tali intuizioni pedagogiche giunsero a tradursi in istituzioni scolastiche. Fröbel ebbe, infatti, l’occasione di sperimentare in pratica la validità del suo progetto formativo, dapprima lavorando a Keilhau con cinque bambini, e poi con la fondazione del primo “giardino generale tedesco dell’infanzia” a Blankenburg. L’istituzione sarà però chiusa dal governo prussiano nel 1850 sotto il sospetto di ateismo e socialismo.

Rispetto allo sperimentalismo di Pestalozzi, le posizioni di Fröbel prendono il via da riflessioni più filosofiche. Egli iniziò la sua riflessione dall’idea che il rapporto con la natura non dovesse essere mediato da logiche socio-economiche, ma piuttosto estetiche o, meglio, mistico-sentimentali. Egli cerca dunque di arrivare a scoprire le leggi che regolano la natura, l’organizzazione della sua struttura interna, per arrivare su queste basi a ricondurre la variabilità del tutto a un principio generale di unità. Questo sarà il concetto guida della sua filosofia come della sua pedagogia: se tutto proviene dall’unità e a essa tende, lo scopo naturale di tutte le attività – e quindi soprattutto di quella formativa – è aspirare al raggiungimento di tale unità.

Sarà poi l’incontro con Schelling a permettere e favorire un’organizzazione definitiva del suo pensiero sulla base della sostanziale unità tra Natura e Spirito, base teorica e giustificazione della sua ricerca nella natura delle leggi che sovrintendono ai processi di formazione, educazione ed evoluzione dell’uomo.

Dal punto di vista pedagogico Fröbel si allinea perfettamente con le idee romantiche dell’epoca e vede lo sviluppo come un processo lineare e continuo, in quanto esso è dato da una progressiva realizzare quell’energia divina che è insita in ciascun uomo.

• L’infanzia e il gioco

L’infanzia corrisponde per Fröbel alla prima fase educativa del bambino (prima educazione) e inizia subito dopo i primi mesi di vita, quando il bambino inizia a “rappresentare spontaneamente l’interno nell’esterno”. La funzione psicologica che rappresenta l’inizio di questa fase è il linguaggio, che permette al bambino di tradurre, grazie all’impulso creativo che è in lui, in rappresentazioni e quindi in azioni la complessità del sentire che è in lui.

Ogni atto umano per Fröbel è creativo ed è quindi espressione diretta del divino che è in ogni uomo. L’espressione dei processi rappresentativi e le corrispondenti azioni che ne deriveranno che iniziano a comparire nei bambini dovranno dunque essere liberi, in quanto ogni espressione, causa la sua origine divina, è in sé buona e giusta. Questa posizione teorica non arriva però a riflettersi in un suggerimento educativo che vede il precettore non coinvolto in questa fase dell’educazione. Al contrario egli dovrà intervenire e guidare, seppur discretamente, il bambino verso la precisione e la chiarezza.

La spontaneità del bambino va comunque salvaguardata a ogni costo, ed è in questo contesto che Fröbel introduce l’importante concetto del gioco come strumento educativo. L’autore, infatti, vede il gioco come attività fondamentale del bambino, e quindi come strumento principe per favorire l’espressione e la rappresentazione del suo interno in maniera creativa, naturalmente con il supporto del linguaggio. Il gioco è visto come momento in cui nel bambino si sperimenta il concetto di unità tanto caro a Fröbel in quanto permette in un certo senso al bambino di penetrare nelle cose, facendole sue, e alle cose di penetrare in lui, prestandogli i loro attribuiti nel gioco di finzione.

Il gioco è importante anche perché conduce il bambino alla scoperta del disegno, facilita l’evoluzione linguistica, metta le basi per l’apprendimento di concetti logico-matematici e anche per future applicazioni lavorative.

Il disegno diventa importante già in questa prima fase educativa, in quanto con la sua natura grafica favorisce nel bambino l’impulso a strutturare in un qualche modo le proprie rappresentazioni interne (mentre il linguaggio permette anche un fluire continuo, non strutturato), spesso ordinandole sulla base di categorie numeriche.

Non bisogna poi dimenticare che Fröbel include in questa prima fase educativa anche una forte attenzione all’educazione motoria, al ritmo, un’introduzione al mondo della musica e della danza, senza sottovalutare neanche l’importanza dei piccoli compiti domestici che possono essere affidati al bambino quali fonte di apprendimenti pratici.

• La seconda infanzia

La seconda fase dell’educazione segue un percorso opposto rispetto a quella della fase precedente. Se prima si trattava di favorire la spontanea esposizione da parte del bambino della sua interiorità, ora si chiede al fanciullo di intraprendere un cammino di interiorizzazione che deve essere guidata dalla curiosità e dall’interesse, così come l’espressività era guidata dalla creatività. Si passa dunque dall’espressione all’apprendimento, e fanno la loro comparsa l’istruzione formale e la scuola. Quest’ultima è vista come luogo dove l’uomo arriva a conoscere gli oggetti fuori di sé, la loro natura, le leggi che li governano. Ricordando le posizioni teoriche dell’autore non sarà difficile immaginare che questa conoscenza sarà poi finalizzata alla conoscenza delle leggi generali che governano l’interno dell’uomo come l’esterno, per arrivare dunque a comprendere l’unità del tutto.

L’impostazione metafisica di Fröbel si avverte molto distintamente nei suoi suggerimenti per l’insegnamento religioso e per quello scientifico. Per il primo egli immagina di richiedere ai fanciulli di arrivare all’intuizione di Dio (così come essi devono arrivare all’intuizione dell’unità), appoggiandosi essenzialmente agli strumenti dati dalla fede o, meglio, data la richiesta di una contemplazione, un riconoscimento, di un “pervenire” a Dio, attraverso una sensibilità mistica. Per l’apprendimento scientifico, invece, egli parte dalla considerazione che la natura tutta è espressione e rivelazione di Dio. Questa è la prima consapevolezza che, anche a livello formativo, si deve raggiungere per poter arrivare a comprendere le leggi scientifiche che regolano il mondo.

Su queste basi Fröbel innesta dei mediatori didattici, che possono in un certo senso semplificare il cammino dei fanciulli verso l’apprendimento. Egli pensa che l’apprendimento scientifico deve essere intuitivo come quello religioso e leggere la realtà in maniera analogica e non strettamente oggettiva, Fröbel, pensa di renderlo più “naturale” presentando ai bambini dei “doni” che rappresentino i diversi solidi. Dalla loro osservazione e manipolazione i giovani potranno arrivare a derivare la loro origine comune dalla sfera, e quindi a “presentire” in concetto stesso di unità – cui sempre si torna.

Parlando invece dell’insegnamento di lettura, scrittura e arte, Fröbel lascia momentaneamente da parte le sue preoccupazioni metafisiche. Definisce, infatti, la lingua come strumento espressivo, che si fa manifestazione della soggettività degli individui. Questo collegamento forte tra linguaggio, personalità ed espressività porta l’autore a prestare molta attenzione ai dialetti come manifestazione dell’individualità dei popoli, e al ritmo del discorso, come base dell’espressione poetica. L’espressione e il linguaggio sono visti come manifestazioni naturali e spontanee già del bambino: esse solleciteranno dunque spontaneamente il bisogno della scrittura, che sarà prima ideografica (basata cioè sul disegno, che abbiamo già visto tra i fattori fondamentali dell’educazione della prima infanzia) e poi basata su codici convenzionali. Alla scrittura farà seguito la lettura, nata dal bisogno di esplicitare, prima a sé e poi agli altri, quanto si è scritto.

La formazione estetica sarà invece basata, per Fröbel, sull’insegnamento artistico che trarrà spunto dall’osservazione e rappresentazione di suoni (musica e canto), superfici (viste come colori e quindi concretizzate nella pittura) e corpi (disegno).

• Il giardino d’infanzia e il materiale didattico

Il primo concetto che occorre sottolineare è che il giardino d’infanzia di Fröbel è pensato come una scuola in senso proprio e non come una semplice istituzione prescolastica sul modello di quelle che si stavano diffondendo più o meno negli stessi anni in tutta Europa.

Il giardino d’infanzia è pensato come distinto in due ambienti principali: uno esterno e uno interno. In quello esterno erano collocate delle piccole aree (“proprietà private”) per la coltivazione delle piante insieme a un’ampia area destinata al lavoro comune – che ben riflettono la dialettica fröbeliana tra individualità e società, la responsabilità individuale avvicinata a quella collettiva.

Il possesso non è quindi inteso in senso ideologico, ma come espressione di un bisogno psicologico del bambino volto ad aiutarlo a determinare la sua identità personale e a educarlo contemporaneamente all’assunzione di responsabilità.

La scuola “fuori”, diretto contatto con la natura e con la sua esplorazione, non esclude una scuola interna più ordinata. Qui si inseriscono i “doni” di cui si parlava sopra a proposito dell’insegnamento scientifico. Ma oltre a essere tramite per la trasmissione di una forma determinata di conoscenza, essi sono visti da Fröbel anche come forme di vita architettonica e forme estetiche e quindi come sussidio didattico per un’educazione all’arte e all’estetica.

Anche il materiale didattico strutturato può dunque, nell’ottica creativa e “giocosa” di Fröbel, godere una propria autonomia a trasformarsi in sussidio per altre attività anche lontane da quelle originali.

 

Fonte web


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“The child who does not play is not a child but an adult who does not play has lost forever the child who has within himself.”

Pablo Neruda

Maria Montessori

Maria Montessori was a tireless educator, a true genius in the service of children, able to develop a revolutionary scientific model to help disadvantaged children, the most disadvantaged children in the aspect of socialization, which, although not necessarily problems of mental disabilities or special, they lived in difficult areas or neighborhoods, with parents without work in miserable conditions, without any rules and left to themselves and to the road.

The child has a specific capacity to assimilate the experiences that adults have completely lost an extraordinary capacity to learn that the unconscious Montessori called the “absorbent mind”, without which it would be possible to explain the great man’s ability to adapt ‘s environment. This term refers to the dominant feature of learning by children 0 to 3 years: during this period the child’s mind absorbs environmental stimuli and reworks them in a size precoscia, producing

learning basic skills like language, which manifests itself, almost sudden and miraculous. The fast development of the child is made possible by the existence of sensitive periods, ie special moments during which the child is able to learn

with extraordinary ease, without apparent effort and without intention. However, this does not mean that the learning process is simply spontaneous, before which the adult

should not do anything but he can and should facilitate creating the best conditions for the extraordinary potential of the children are put to use. These sensitive periods, in fact,

be exploited as time windows in which the learning must be facilitated by appropriate sensory stimuli

Of course, the environment and the conditions under which these children lived, made them a future of young people with difficult and problematic. For this reason, Maria Montessori devoted himself to this kind of children, using innovative methods in terms of recreational, educational, and totally different from traditional ones.

Maria Montessori was born in Clairvaux (Ancona) in 1870. At twelve, he followed his parents to Rome, where he studied and graduated in medicine in 1896. It was the first woman in Italy to practice medicine, specializing in the study of mental disorders. He began his work experience at a psychiatric clinic in Rome, very significant experience, and that led to the realization of his educational theory on the education of abnormal subjects, who not only need care and assistance, but also a ‘ education that changes their personality.

On January 6, 1907, in San Lorenzo, one of the poorest and most degraded of Rome, Montessori opened her asylum, the “House of Children,” in which pedagogical and educational problems faced extremely complex, which required a civil recovery , social and educational.

The method of education was very innovative: the child was seen as a hard-working individual, actively engaged in its work, the game should not be seen only as entertainment but as a commitment, involvement in its activities. This was not the hard way, taxation, coercive, but a method which takes account of the needs and interests of the child, leaving, having fun, is committed spontaneously, making everything a new discovery of focus and practice . In all this, he knew that earlier.

The educational method used in the Montessori school opened, it intended to renew the understanding of the school. The furniture, tables, seats, handles, switches, to make it a height dimension of children, having the primary task of facilitating the observation and understanding of the needs of children. Even simple everyday tasks like peeling potatoes, buttoning clothes, tying shoes, attach a button or set the table, were considered subjects of learning.

Too much importance was given to reading, helping children to become familiar with the letters of the alphabet, made of cardboard or wood, so that joining them, could form simple words. Colorful wooden instruments, to be handled by children, were placed at their disposal to learn to cope and see the various geometric shapes. Then they had continuous contact with nature: the wine made in class after having pressed the grapes, cataloging the leaves, came out in the garden, so that always seemed to learn a game. With this method was taught a sense of duty, accountability, because the teachers insisted on cleanliness, order, respect for teammates. He was taught that the material itself, and nowhere could be seen ratings, awards or punishments.The child was not corrected by words, but he was given the time and the opportunity to test yourself if wrong.

The goal of education for Montessori is the defense of the dignity and the F REEDOM

of children ‘s, against the claims of adult children to impose their own interests,

their own experiences and perspectives. And wrong, both from the psychological point of view, both

from the pedagogical point of view, impose on children attitudes and habits of mind that

are appropriate to their nature, because by doing so, you end up with obstructed

development of their capacities. Human dignity is, in fact, autonomy, ie in

ability to be independent. A real educational activity, then, is what helps

child to achieve full independence. A mother who, for fast or convenience or

any other reason, take his son, instead of teaching him to eat alone, or

the dress, not a good teacher, for the son I should not be served, but helped

grow and to become independent. What every child asks the really agl

adults is also the motto of the homes of the children: “Help me to do it myself.” We must, in

other words, do not in any way, to hinder the spontaneous manifestations of

children, so that the child does not end with the “confuse the good with immobility and

evil with activity. “In” Case of the children “should enable any event

spontaneous character of children, any “action that has a useful purpose.” The

Montessori has always recommended to her teachers to “avoid strictly

the arrest of spontaneous movements and the imposition of measures by the work of others will, “in

because “we can not know the consequences of a spontaneous act when the child

just begins to act. “All the spontaneous manifestations of the child who does not

indecorous or are harmful to the community must be fulfilled “with religious reverence,”

because through them we see the life as the sun appears at dawn and in the flower

the first tick of the petals. “Because the purpose of the acquisition of autonomy is

made is crucial ‘s environment in which the action takes place educational

from the point of view of the architectural space. The educational environment

Traditional is not suitable for children, but it is functional and does not allow adult

free and spontaneous expression of the child. It was designed and built in

mistaken belief that effective education can only take action

absolute stillness and in complete silence. The action makes the traditional educational

children “artificially silent as the mute and motionless as the paralyzed.” But “people

such are destroyed, not educated. “A true education must make people

owners themselves, they must give them the ability to move gracefully and to speak in an orderly and

accuracy, limited only by having the needs of the community. The educational environment should

therefore be structured so as to allow children to move freely

eliminating the possible barriers and constraints of all kinds: everything,

summary, must be suitable for children. The tables, cupboards, chairs, shelves,

boards, should be light, small, easily transportable and usable.

In the traditional school environment education must be depressing to not necessarily

distract the children and to accept their “whatever the teacher decides to authoritatively

teach. “In the school the child to measure, however, the environment must be attractive and

pleasant, even from the aesthetic point of view, because beauty “makes the job rewarding

combines school and the student with the school. The environment “beautiful” has an educational function

not only aesthetic, but also more generally. Light colors and shiny, for

example, they stand out more stains, the furniture and furnishings light

show sudden movements and uncoordinated children by facilitating their spontaneous

need to learn to control his movement patterns.

The Montessori pedagogy is part of a unique vision of childhood. There is a real

and its social issues related to childhood. The story, in its development, has led to

overcome various forms of oppression: that of slaves, serfs, of

proletarians. Only the children were entirely subservient to the oppression of adults to

a tyranny inherent in their stupidity and inability to grasp the true needs of the child which

should not be stifled by too rigid discipline nor served, but it helps

gain independence. This vision of the child to be released in recent years evolved into

a vision that sees itself in the child a model that can teach adults the values

benefits of peace and tolerance. In some works of his maturity, such as “The

Peace and Education “of 1933, or” Education and Peace “of 1949 and” Training

of the ‘man’ of 1949, expressed a Montessori philosophy of child who

presents very positive picture with paint. In respect of children and their

own inner world, Montessori sees a possible source of redemption for the adult

and all humanity. In a world shaken by periodic threats of war marked

by so much suffering and injustice, children with their candor and their simplicity,

become necessary for the triumph of the soul of adult ideals of peace,

of the ‘friendship and the tolerance of intolerance. Some critics have spoken of a sort of

exaltation little objective of the child, that of “children” is certain, however,

that the strong emphasis on the need to observe children and really

Take iere their authentic needs, beyond the stereotypes and misconceptions, it has a

undoubted value.

The exaltation of the spontaneity of the child, defined as “spiritual embryo”

could pull the reflections Montessori froebeliane those with

difference according to the Montessori child, placed in the ideal conditions for

spontaneously express their needs asks for help to learn,

to grow and to do for themselves, and Froebel to the size of spontaneous

that the child is in the game. The lack of attention devoted to the game from the Montessori

is considered by many of the shortcomings of his method.

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As the childhood game: Fröbel

Since the beginning of the nineteenth century, thanks to new discoveries in medical science that led to a sharp drop in infant mortality, the child acquires its position in the family since birth, although the pedagogical attention early childhood beginning with Rousseau and Pestalozzi.

But it is credited with Fröbel Friedrich (1782-1852) when these educational insights came to be translated into educational institutions. Fröbel had, in fact, the opportunity to experiment in practice the validity of his educational project, first working on Keilhau with five children, and then with the founding of the first “German general garden of childhood” in Blankenburg. The institution, however, closed by the Prussian government in 1850 under suspicion of atheism and socialism.

Compared to the experimentalism of Pestalozzi, the positions of Fröbel take away from the more philosophical reflections. He began his discussion by the idea that the relationship with nature should not be mediated by socio-economic logic, but rather aesthetic, or rather mystical-sentimental. He then tries to get to discover the laws that govern nature, the organization of its internal structure, to get on this basis due to the variability of all of a general principle of unity. This will be the guiding concept of his philosophy as its pedagogy, and if it all comes from the tents, the natural purpose of all activities – and therefore above all of that training – it is aspiring to attain that unity.

It will then be meeting with Schelling for providing and promoting an organization of his final thought on the basis of the substantial unity between Nature and Spirit, theoretical basis and justification of his research into the nature of the laws that govern the processes of training, education and evolution of ‘man.

From the pedagogical point of view Fröbel aligns perfectly with the romantic ideas of the time and sees the development as a linear and continuous, as it is given a progress that divine energy which is inherent in every man.

• Children and play

Childhood Fröbel corresponds to the first phase of child education (early education) and begins immediately after the first months of life when the child begins to spontaneously represent the interior in the exterior. ” The psychological function that represents the beginning of this phase is the language that allows the child to translate, through the creative impulse within him, and then into action representations in the complexity of feeling in him.

Every human act to Fröbel is creative and is thus a direct expression of the divine in every man. The expression of representative processes and the corresponding actions that will accrue starting to appear in children should therefore be free, because every expression, because its divine origin, is in itself good and just. This theoretical position, however, does not come to be reflected in an educational suggestion that sees the tutor is not involved in this phase of education. Instead he will have to step in and drive, albeit discreetly, the child to the accuracy and clarity.

The spontaneity of the child still has to be safeguarded at all costs, and in this context that Fröbel introduces the important concept of the game as an educational tool. The author, in fact, sees the game as a core activity of the child and then as a primary tool to facilitate the expression and representation of its interior in a creative way, of course with the support of the language. The game is seen as a moment in which the child experiences the concept of unity so dear to Fröbel as it allows in a sense the child to enter into things, making them his own, and things to penetrate him, lending their apportioned pretend play.

The game is also important because it brings the child to discover the design facilitates the evolution of language, put the foundation for the learning of logical-mathematical concepts and applications for future work.

The design becomes important even at this early stage of education, as with its graphical nature helps the child to the pulse structure in some way their own internal representations (while the language also allows a continuous flow, unstructured), often ordering on the basis of numerical categories.

We must not forget that at this early stage Fröbel includes a strong educational focus motor education, rhythm, introduction to the world of music and dance, without underestimating the importance of even small household tasks that may be assigned to child as a source of practical learning.

• The second child

The second phase of education follows a path opposite to that of the previous phase.If this was the first to encourage the spontaneous exposure of the child of his inner life, now you ask the child to undertake a process of internalization must be driven by curiosity and interest, as well as the expression was driven by creativity. It thus comes from the expression learning, and make their appearance as formal education and the school. The latter is seen as a place where people come to know objects outside themselves, their nature, the laws that govern them. Recalling the theoretical positions of the author is not difficult to imagine that this knowledge will then be aimed at the general knowledge of the laws that govern the inner man as the outside, so to get to understand the unity of the whole.

The setting of metaphysics Fröbel there is very clearly in his suggestions for religious education and science. For the first he imagines to ask the children to get the intuition of God (as they must arrive at the intuition of the unit), relying primarily with data from instruments faith or, rather, on the request of a contemplation, a recognition , a “send” to God through a mystical feeling. For the learning of science, however, he starts from the consideration that all of nature is an expression and revelation of God This is the first awareness that, even in training, you must achieve in order to get to understand the scientific laws that govern the world .

On this basis Fröbel grafts of educational mediators, in a way that can simplify the way of children towards learning. He believes that learning science should be as intuitive as that of religion and interpret reality in analog and are not strictly objective Fröbel, he plans to make it more “natural” by showing the children as “gifts” that represent the various solids. From their observation and manipulation to get the young people can derive their common origin from the sphere, and then to “present” in the very concept of unity – which always comes back.

Instead of talking about teaching reading, writing and art, Fröbel leave at the moment by his metaphysical concerns. It defines, in fact, the language as an expressive instrument, which is manifestation of the subjectivity of individuals. This strong link between language, personality and expressiveness leads the author to pay close attention to the dialects as a manifestation of the individuality of the people, and the rhythm of speech, as the basis of poetic expression. The expression and language are seen as natural and spontaneous manifestations of the child already: they spontaneously So we beg the need of writing, which will be the first ideographic (ie based on the design, which we have already seen a key factor in early childhood education ) and then based on the conventional codes. The writing will follow the reading, born of the need to clarify before him, and then the other, as it is written.

The aesthetic is instead based training for Fröbel, teaching art that will draw inspiration from the observation and representation of sounds (music and singing), surfaces (such as colors and then materialized views in painting) and bodies (figure).

• The kindergarten and teaching materials

The first concept that must be emphasized that the kindergarten Fröbel is designed as a school in the true sense and not as a mere pre-school institution modeled on those that were spreading more or less the same years in Europe.

The kindergarten is thought of as divided into two main areas: one outside and one inside. In the outer were placed in small areas (“private property”) for the cultivation of plants with a wide area for communal work – reflecting well the fröbeliana dialectic between individuality and society, individual responsibility and collective approached.

Possession is therefore not understood in an ideological sense, but as an expression of a psychological need of the child intended to help you determine his identity and bring them together and shared responsibility.

The school “out”, direct contact with nature and its exploration does not exclude a more orderly boarding school. Here you enter the “gifts” which was mentioned above in relation to science teaching. But besides being a conduit for the transmission of a particular form of knowledge, they are seen by Fröbel as life forms and architectural aesthetic forms, and then as a teaching aid for education in art and aesthetics.

The structured learning materials can, therefore, view creative and “playful” in Fröbel, enjoy their autonomy to become a subsidy for other activities too far from the original ones.

Web Source

Natura di Buddha


La Riflessione

La consapevolezza renderà la vita a voi stessi.
Potrete, poi, decidere cosa farne.

Diverrete più simili al cielo che alla tempesta.

Jon Kabat-Zinn

———-

Saper leggere oltre le apparenze,
raccogliere come testimoni
i nostri processi interiori per poi
scagliare rabbia come fosse difesa,
oppure lavorare per la serenità
è nella nostre scelte responsabili.
E’ il processo che semina la Pace
in noi e nel cuore di chi ci circonda.

Poetyca

———

L’insegnamento

Natura di Buddha

Quale che sia la nostra vita, la nostra natura di Buddha è sempre presente.
Ed è sempre perfetta.

Si dice:

“Né i Buddha la possono migliorare, nella loro infinita comprensione;
né possono gli esseri senzienti guastarla, nella loro apparente infinita confusione.”

Rigpa Glimpse

———-

Ci sentiamo spesso trascinare:
emozioni, aspettative e quella delusione
che ci fa reagire e spezza l’equilibrio,
attribuiamo ad altri la responsabilità
di questo alterato stato di purezza,
siamo chiara luce, amore e compassione,
ma ci aggrappiamo ad apparenze che offuscano
la serenità e la visione di quel che siamo.
Dovremmo imparare a non farci portare via
dalla confusione.

Poetyca

06.01.2007 Poetyca

Testi tratti da

Reflection

The awareness will make life for yourself.
Then you can decide what to do.

You will become more like the sky to the storm.

Jon Kabat-Zinn

———-

Being able to read beyond the appearances,
gather as witnesses
our internal processes and then
was throwing anger as defense,
or work for peace
is responsible in our choices.
And the process of planting the Peace
in us and in the hearts of those around us.

Poetyca

———

The teaching

Buddha Nature

Whatever our life, our Buddha nature is always present.
And it’s always perfect.

It says:

“Neither can improve the Buddha, in their infinite understanding;
nor can spoil sentient beings, infinite in their apparent confusion. “

rigpa Glimpse

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We are often drag:
emotions, expectations and the disappointment
that makes us react and break the balance,
attribute to others the responsibility
of this altered state of purity,
we are the clear light, love and compassion,
But we cling to appearances that obscure
the serenity and the vision of what we are.
We should learn not to make us take away
confusion.

Poetyca

06.01.2007 Poetyca

Il Fiore di Bodhidharma

Pesi calibrati


Pesi calibrati

Ogni nostro passo
è una scelta nel sentiero della nostra vita:

– possiamo scegliere se prendere ogni peso oggi
e abbandonare quello che è inutile come apparenza ( senza sostanza)
oppure fare questo domani, quando attraverso la nostra esperienza
avremo imparato la lezione.

Se noi paragoniamo noi stessi a degli alpinisti possiamo vedere come
tutto quello che portiamo sulle nostre spalle deve avere un peso calibrato
o esso diventa nocivo.

Ma a me viene in mente anche come in un ideogramma cinese la parola crisi
significa opportunità, allora tutto quello che fa inciampare e soffrire noi,

a volte sino a spezzare il nostro cuore, è in realtà la scossa giusta per guardare meglio
come smettere di creare sofferenza attraverso il peso inutile delle aspettative.

13.12.2011 Poetyca

Calibrated weights

Every step we take
is a choice in the path of our lives:

– We can choose whether to take any weight today
and abandon what is useless as appearance (without substance)
Or do this tomorrow, when through our experience
we have learned the lesson.

If we compare ourselves to the mountaineers we can see how
everything that we carry on our shoulders must weigh calibrated
or it becomes damaged.

But I can think of a Chinese character as the word crisis
means opportunity, then everything that makes us stumble and suffer,

sometimes up to break our heart, the shock is actually just to look better
how to stop creating unnecessary suffering by the weight of expectations.

13.12.2011 Poetyca

Sciogliere le ombre


Sciogliere le ombre

Si dissipano tutte le ombre quando si comprende che non esiste in nessun essere umano la perfezione; non possiamo esigerla in noi stessi, così come, se leggiamo la realtà attraverso il cuore; non la potremmo pretendere dagli altri; è pur vero però, che possiamo accogliere il nostro cammino imperfetto; svelare i nostri timori, i sentimenti che non accettiamo e che possiamo fare lo sforzo di migliorare, anche e sopratutto tentando di aiutare gli altri; che non significa fingere di non vederne i limiti ma tentare di porgere la nostra presenza, cercare di cogliere da dove nasca il loro comportamento e comprendere.

Non sarebbe costruttivo avere aspettative da chi, troppo diverso da noi, non potrebbe cogliere la nostra mente e la nostra sensibilità; mai nessuno dev’essere il nostro bastone per camminare, il nostro specchio per riflettere un’immagine che ci piaccia; non sono gli altri lo strumento che ci faccia sentire più o meno buoni; siamo noi che dobbiamo manifestare, in tutta onestà quel che sentiamo, scoprire perchè lo sentiamo e da dove nascano i nostri sentimenti. Spesso prima di poterci confrontare con gli altri nacessitiamo di confrontarci con noi stessi, per maturare, ” lasciare andare” i nostri attaccamenti e le incertezze, essere talmente gioiosi nel porgere quel che si manifesta ; senza nulla imporre fino al non avvertire alcun peso nel nostro essere come siamo. Questo processo di trasformazione, di abbandono delle paure ( del giudizio altrui,del non fare una cosa giusta, delle conseguenze delle nostre scelte) è la cosa più importante che ci possa accadere; un confronto che ci dia l’opportunità di essere noi stessi, quell’essenza che ci abita, piuttosto che incarnare quanto gli altri vorrebbero vedere in noi. E’ molto difficile sciogliere condizionamenti ed aspettative, trovare intorno persone aperte e capaci di seguire il nostro modo di essere, oppure doversi adattare a strumenti che ci vengono offerti ma che appaiono restrittivi. Ma quando tutto scorre, neppure le domande vengono fuori perchè tutto è esattamente come dev’essere.

16.02.2006

Poetyca

Dissolve the shadows

Dissipate all the shadows when you realize that there is no perfection in any human being, we can not claim it in ourselves, as well as, if we look at reality through the heart, we might not expect from others, it is also true, however, we can accommodate our way imperfect; reveal our fears, feelings, and we do not accept that we can make the effort to improve, even and especially trying to help others, and that does not mean pretending not to see the limits but groped to extend our presence , try to understand where to be born and to understand their behavior.

It would not be constructive to have those expectations, too different from us, could not capture our minds and our senses; nobody must be our cane to walk, our mirror to reflect an image that we like, are not the other tool that makes us feel more or less good, we who must demonstrate, in all honesty what we feel, find out why and where we feel our feelings arise. Often, before we compare with other nacessitiamo to confront ourselves, to mature, “let go” of our attachments and uncertainties, so joyful to be that which is manifested in turning, without imposing anything to not feel any weight in our be like us. This transformation process, fears of abandonment (of the judgments of others, of not doing the right thing, the consequences of our choices) is the most important thing that can happen, a comparison that gives us the opportunity to be ourselves, essence that lives there, rather than what others would like to see embodied in us. It ‘very difficult to loosen constraints and expectations around to find people who are open and able to follow our way of being, or having to adapt to tools that are offered but are restrictive. But when everything is flowing, the questions are not even out why everything is exactly as it should be.

16.02.2006

Poetyca

Il nostro mondo


Il nostro mondo

Tutti noi abbiamo dimenticato la condizione del fanciullo,
del cuore puro che sa accogliere senza separazione ogni avvenimento della vita,
con amore incondizionato. Forse il condizionamento che noi abbiamo subito è stato
motivo di questo senso di inadeguatezza e non ci permette di cercare nel profondo di noi stessi
la nostra vera natura per poi maniestarla. Noi non possiamo dare nulla se prima non impariano
a leggere in noi quel che siamo. Come possiamo dare dei sacchi vuoti se prima
non comprendiamo la nostra vera natura?

Qualcuno afferma che siamo noi stessi a creare il nostro mondo:
immagini, idee, sensazioni che possono essere un modo di interpretare la realtà?
Ma è anche vero che siamo creatori di quello che è un percorso che potrebbe essere
pieno di paure del passato, di attaccamenti oppure una porta aperta
alla bellezza di un cuore che vive il presente con amore.

18.04.2011 Poetyca

Our world

All of us have forgotten the condition of the child,
the pure heart that can embrace every event of music life without separation,
with unconditional love. Perhaps the conditioning that we have suffered have been
because of this sense of inadequacy and does not allow us to look deep within ourselves
our true nature then manifest it . We can not take anything without first learning
to read in what we are. How can we make of empty bags before
we do not understand our true nature?

Someone says that we ourselves create our world,
images, ideas, feelings that may be a way of interpreting reality?
But it is also true that we are the creators of what is a way that may be
full of fears of the past, attachment, or an open door
to the beauty of a living heart with this love.

18.04.2011 Poetyca

Ricchezza



 

“Immaginate un contadino che, invece di seminare il suo grano nel
campo, decidesse di conservarlo nel granaio… Quel grano finirebbe
per essere rosicchiato dai topi oppure marcirebbe, e voi
riterreste quel contadino uno sciocco. Ebbene, si possono
considerare altrettanto sciocchi coloro che non pensano a
condividere i propri beni materiali o spirituali: in un modo o
nell’altro, li perderanno. Quante persone ricche non provano più
alcuna gioia nelle ricchezze che possiedono! Significa dunque che
in qualche modo le hanno perdute. E le hanno perdute perché non
hanno saputo condividerle.
Noi possediamo veramente soltanto ciò che siamo capaci di
donare. Sì, e vi dirò di più: tutto ciò che di buono e di bello
viene dalla vostra anima e dal vostro spirito, e che voi decidete
di donare, è depositato nelle banche celesti. Allora, il giorno
in cui avete bisogno di essere aiutati e sostenuti, non dovete
fare altro che presentarvi: la banca vi riconosce e vi dà ciò che
chiedete. “

Omraam Mikhaël Aïvanhov

 

Riches – we only truly possess those we are capable of giving
“Imagine a farmer who instead of sowing his wheat in the field decides to keep it in the granary… Mice would eventually come and eat it, or it would go mouldy, and you would think the farmer was stupid. Well, we can consider people equally stupid when they don’t think of sharing their material or spiritual possessions, because one way or another they will lose them. How many rich people no longer gain any pleasure from their great wealth! So, in a way, they have lost it. And they have lost it because they didn’t know how to share it.
We only truly own what we are capable of giving. Yes, and I will even say that everything you decide to give that is good and beautiful and comes from your soul and spirit is deposited in heaven’s banks. Then, when you need help and support, you simply have to go there, and the bank will recognize you and give you what you ask for.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov