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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

Tu sei – You are


Tu sei

Tu sei
quella stella ad oriente
che guarda paziente
tra le pieghe della notte

Tu sei
raggio di sole
che solleva
la polvere nascosta
tra venature di vita

Tu sei
sogno reale
vittorioso e vero
dove tutto è impastato
con false parole

Tu sei
il giorno che arriva
dopo questo buio
in sospiri d’attesa
che restituisce senso
alla speranza mai sopita

Tu sei
carezza di cielo
immagine viva
che mostra il suo volto
tra le pieghe di quest’anima
che non ha smesso mai
di credere a quello che sei

12.07.2011 Poetyca

You are

You are
that star in the east
watching patient
between the folds of the night

You are
sunbeam
that raises
dust hidden
between the veins of life

You are
real dream
victorious and true
where all is mixed
with false words

You are
the day that rises
after this dark
waiting in sighs
that returns sense
to hope never appeased

You are
caress of heaven
living image
that shows its face
between the folds of this soul
that has never stopped
to believe what you are

12.07.2011 Poetyca

Preghiera – Prayer


Preghiera

« Il pregare è nella religione ciò che il pensiero è nella filosofia. Il senso religioso prega come l’organo del pensiero pensa »

Novalis
La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni. Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero; gli scopi della preghiera possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, lodare, ringraziare, santificare, o esprimere devozione o abbandono. La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui l’uomo ‘parla’ al sacro, mentre la fase inversa è la meditazione, durante la quale è il sacro che ‘parla’ all’uomo.
La preghiera può essere personale, oppure liturgica; solitamente questa seconda forma si ritrova come preghiera scritta (o comunque tramandata in qualche modo). Una delle forme di preghiera più diffuse è il canto devozionale.
Secondo la dottrina cattolica, quando l’uomo prega si eleva a Dio in modo cosciente. Il “tappeto di preghiera” è un piccolo tappeto che i musulmani usano per inginocchiarsi durante le preghiere giornaliere.
Forme di preghiera pubblica
Nell’ebraismo sono previsti per gli uomini tre preghiere nei giorni feriali, in ricordo dei sacrifici di animali e vegetali che venivano praticati nel Santuario: l’Arvith, Shachrith e Minchah. Le preghiere sono quattro il sabato e altri giorni particolari (5 volte per Yom Kippur). L’ordine delle preghiere si trova nel Siddur, il tradizionale libro delle preghiere ebraico. Sebbene la preghiera individuale sia valida, pregare con un minyan (numero minimo di dieci maschi adulti) è considerato ideale. Molte sinagoghe hanno un hazzan, cioè un cantore che guida la preghiera della comunità.
Nel Cristianesimo la forma classica e più antica di preghiera pubblica sono le ore canoniche, cioè momenti fissi durante la giornata in cui vengono recitati (o cantati) dei salmi più altre preghiere, dalla bibbia o composte dalle Chiese, oltre a inni e intercessioni. Di origine antichissima (la struttura è stata ereditata dalla preghiera ebraica sinagogale e del Tempio di Gerusalemme), le ore canoniche ebbero particolare rilievo nelle comunità monastiche come ufficio corale.
Nell’Islam la preghiera canonica è chiamata ṣalāt, prescritta 5 volte al giorno, in forma singola o collettiva, anche se sono previste e consigliate altre preghiere volontarie.
Forme di preghiera privata
Nelle devozioni private esistono vari tipi di preghiere, che hanno un unico fine: elevare l’anima a Dio. Elevare l’anima a Dio è infatti la definizione ufficiale della preghiera così come riportato dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
In realtà, come dice la Bibbia (Sap 1,7 e At 17,28), noi già viviamo ed esistiamo dentro Dio; come pure affermano alcune tradizioni religiose antiche dei popoli asiatici e americani. Essendo però Dio di natura trascendente e spirituale, la sua presenza non appare sempre immediatamente percepibile ed evidente. Ecco perché è necessario elevare l’anima a Dio, cioè compiere un atto di volontà (la volontà è una delle tre potenze dell’anima insieme alla memoria e all’intelletto) che ci rende più attenti, più sensibili, più partecipi di questa presenza che è sempre e ovunque. I modi di muovere la volontà e dunque l’anima a questa consapevolezza e a questa comunione sono molti e diversi. La tradizione cattolica ne enumera svariate decine che sono state ispirate dai santi nel corso dei secoli passati e che hanno trovato una eco più o meno duratura e diffusa, in funzione della semplicità, della praticità e della bellezza delle stesse modalità di preghiera.
Tra le forme private di preghiera più diffuse dalla tradizione cristiana troviamo:
la preghiera biblica (che utilizza direttamente le parole della Sacra Scrittura oppure che parte dalla lettura della Bibbia per poi aprirsi al colloquio personale con Dio, come fa la lectio divina);
il colloquio personale con Dio (che l’uomo può vivere in qualunque tempo e luogo);
il Santo Rosario (una forma devozionale nata nel Medioevo e diffusa oggi in tutti i popoli cattolici);
il culto delle immagini (fondato sul fatto che l’immagine sacra subito richiama alla mente la persona divina rappresentata e diffuso, oltre che nelle chiese, specialmente nei luoghi dove le chiese e i luoghi di culto pubblico sono lontani); tale culto non è accettato dal Protestantesimo;
la via crucis (devozione nata nel Medioevo e diffusa nel XVII secolo da san Leonardo da Porto Maurizio);
la vigilanza (cioè l’atteggiamento interiore dell’uomo che vigila sui suoi pensieri, discernendo quelli buoni da quelli malvagi per coltivare quelli buoni e rinnegare, dissolvere, dimenticare quelli malvagi);
la ripetizione (cioè l’atto della volontà che dà inizio ad un ciclo ripetitivo di brevi invocazioni o preghiere ben conosciute, che l’uomo ripete dentro di sé fino a formare un tappeto morbido e robusto sul quale l’anima si stende e si rilassa per poi entrare nella contemplazione);
la contemplazione (è la forma di preghiera considerata più santa, in quanto comunione stessa con il Santo, essendo stata definita dall’uomo la santità come la natura stessa di Dio; la contemplazione è la presenza viva di Dio nell’uomo che ispira direttamente pensieri, parole, immagini, azioni, per cui nella contemplazione l’uomo vede ciò che Dio vede, sente ciò che Dio sente, fa ciò che Dio fa);
la meditazione (è il fluire o il sorgere di pensieri che vengono suggeriti, stimolati, ispirati dalle fonti più diverse: ricordi, incontri, discorsi, letture, fatti, immagini, simboli, etc. Essendo immenso il bacino di spunti per la meditazione, essa è probabilmente la forma di orazione più praticata di ogni tempo).
Bibliografia
Jörg Zink, Come pregare, Claudiana, Torino 1988.
Giordano Berti, Preghiere di tutto il mondo, Vallardi, Milano 1999.
Gérald Messadié (a cura di), Il piccolo libro delle preghiere, Armenia, Milano 2003.
Catechismo della Chiesa Cattolica (di cui la Parte Quarta è interamente dedicata alla preghiera)
Prayer
Prayer is a form of religious practice that seeks to activate a volitional rapport to God or spirit through deliberate practice. Prayer may be either individual or communal and take place in public or in private. It may involve the use of words or song. When language is used, prayer may take the form of a hymn, incantation, formal creed, or a spontaneous utterance in the praying person. There are different forms of prayer such as petitionary prayer, prayers of supplication, thanksgiving, and worship/praise. Prayer may be directed towards a deity, spirit, deceased person, or lofty idea, for the purpose of worshipping, requesting guidance, requesting assistance, confessing sins or to express one’s thoughts and emotions. Thus, people pray for many reasons such as personal benefit or for the sake of others.
Most major religions involve prayer in one way or another. Some ritualize the act of prayer, requiring a strict sequence of actions or placing a restriction on who is permitted to pray, while others teach that prayer may be practiced spontaneously by anyone at any time.
Scientific studies regarding the use of prayer have mostly concentrated on its effect on the healing of sick or injured people. The efficacy of petition in prayer for physical healing to a deity has been evaluated in numerous studies, with contradictory results There has been some criticism of the way the studies were conducted
Forms of prayer
Various spiritual traditions offer a wide variety of devotional acts. There are morning and evening prayers, graces said over meals, and reverent physical gestures. Some Christians bow their heads and fold their hands. Some Native Americans regard dancing as a form of prayer. Some Sufis whirl. Hindus chant mantras. Orthodox Jews sway their bodies back and forth[10] and Salah for Muslims (“kneel and prostrate as seen on the right”). Quakers keep silent. Some pray according to standardized rituals and liturgies, while others prefer extemporaneous prayers. Still others combine the two.
These methods show a variety of understandings to prayer, which are led by underlying beliefs.
These beliefs may be that
the finite can communicate with the infinite
the infinite is interested in communicating with the finite
prayer is intended to inculcate certain attitudes in the one who prays, rather than to influence the recipient
prayer is intended to train a person to focus on the recipient through philosophy and intellectual contemplation
prayer is intended to enable a person to gain a direct experience of the recipient
prayer is intended to affect the very fabric of reality as we perceive it
prayer is a catalyst for change in oneself and/or one’s circumstances, or likewise those of third party beneficiaries
the recipient desires and appreciates prayer
or any combination of these.[citation needed]
The act of prayer is attested in written sources as early as 5000 years ago. Some anthropologists, such as Sir Edward Burnett Tylor and Sir James George Frazer, believed that the earliest intelligent modern humans practiced something that we would recognize today as prayer.
Friedrich Heiler is often cited in Christian circles for his systematic Typology of Prayer which lists six types of prayer: primitive, ritual, Greek cultural, philosophical, mystical, and prophetic
The act of worship
Prayer has many different forms. Prayer may be done privately and individually, or it may be done corporately in the presence of fellow believers. Prayer can be incorporated into a daily “thought life”, in which one is in constant communication with a god. Some people pray throughout all that is happening during the day and seek guidance as the day progresses. This is actually regarded as a requirement in several Christian denominations,[15] although enforcement is not possible nor desirable. There can be many different answers to prayer, just as there are many ways to interpret an answer to a question, if there in fact comes an answer.[15] Some may experience audible, physical, or mental epiphanies. If indeed an answer comes, the time and place it comes is considered random. Some outward acts that sometimes accompany prayer are: anointing with oil;[16] ringing a bell;[17] burning incense or paper;[18] lighting a candle or candles;[19] facing a specific direction (i.e. towards Mecca[20] or the East); making the sign of the cross. One less noticeable act related to prayer is fasting.
A variety of body postures may be assumed, often with specific meaning (mainly respect or adoration) associated with them: standing; sitting; kneeling; prostrate on the floor; eyes opened; eyes closed; hands folded or clasped; hands upraised; holding hands with others; a laying on of hands and others. Prayers may be recited from memory, read from a book of prayers, or composed spontaneously as they are prayed. They may be said, chanted, or sung. They may be with musical accompaniment or not. There may be a time of outward silence while prayers are offered mentally. Often, there are prayers to fit specific occasions, such as the blessing of a meal, the birth or death of a loved one, other significant events in the life of a believer, or days of the year that have special religious significance. Details corresponding to specific traditions are outlined below.

Pre-Christian Europe

Etruscan, Greek, and Roman paganism
In the pre-Christian religions of Greeks and Romans (Ancient Greek religion, Roman religion), ceremonial prayer was highly formulaic and ritualized.[21][22] The Iguvine Tables contain a supplication that can be translated, “If anything was said improperly, if anything was done improperly, let it be as if it were done correctly.”
The formalism and formulaic nature of these prayers led them to be written down in language that may have only been partially understood by the writer, and our texts of these prayers may in fact be garbled. Prayers in Etruscan were used in the Roman world by augurs and other oracles long after Etruscan became a dead language. The Carmen Arvale and the Carmen Saliare are two specimens of partially preserved prayers that seem to have been unintelligible to their scribes, and whose language is full of archaisms and difficult passages.
Roman prayers and sacrifices were often envisioned as legal bargains between deity and worshipper. The Roman principle was expressed as do ut des: “I give, so that you may give.” Cato the Elder’s treatise on agriculture contains many examples of preserved traditional prayers; in one, a farmer addresses the unknown deity of a possibly sacred grove, and sacrifices a pig in order to placate the god or goddess of the place and beseech his or her permission to cut down some trees from the grove
Germanic paganism
An amount of accounts of prayers to the gods in Germanic paganism survived the process of Christianization, though only a single prayer has survived without the interjection of Christian references. This prayer is recorded in stanzas 2 and 3 of the poem Sigrdrífumál, compiled in the 13th century Poetic Edda from earlier traditional sources, where the valkyrie Sigrdrífa prays to the gods and the earth after being woken by the hero Sigurd.
A prayer to the bigger god Odin is mentioned in chapter 2 of the Völsunga saga where King Rerir prays for a child. His prayer is answered by Frigg, wife of Odin, who sends him an apple, which is dropped on his lap by Frigg’s servant in the form of a crow while Rerir is sitting on a mound. Rerir’s wife eats the apple and is then pregnant with the hero Völsung. In stanza 9 of the poem Oddrúnargrátr, a prayer is made to “kind wights, Frigg and Freyja, and many gods,” although since the poem is often considered one of the youngest poems in the Poetic Edda, the passage has been the matter of some debate.[26]
In chapter 21 of Jómsvíkinga saga, wishing to turn the tide of the Battle of Hjörungavágr, Haakon Sigurdsson eventually finds his prayers answered by the goddesses Þorgerðr Hölgabrúðr and Irpa (the first of the two described as Haakon’s patron goddess) who appear in the battle, kill many of the opposing fleet, and cause the remnants of their forces to flee. However, this depiction of a pagan prayer has been criticized as inaccurate due to the description of Haakon dropping to his knees.
The 11th century manuscript for the Anglo-Saxon charm Æcerbot presents what is thought to be an originally pagan prayer for the fertility of the speaker’s crops and land, though Christianization is apparent throughout the charm.[28] The 8th century Wessobrunn Prayer has been proposed as a Christianized pagan prayer and compared to the pagan Völuspá[29] and the Merseburg Incantations, the latter recorded in the 9th or 10th century but of much older traditional origins
Abrahamic religions
Bible
In the common Bible of the Abrahamic religions, various forms of prayer appear; the most common forms being petition, thanksgiving, and worship. The longest book in the Bible is the Book of Psalms, 150 religious songs which are often regarded as prayers. Other well-known Biblical prayers include the Song of Moses (Exodus 15:1-18), the Song of Hannah (1 Samuel 2:1-10), and the Magnificat (Luke 1:46-55). But perhaps the best-known prayer in the Christian Bible is the Lord’s Prayer (Matthew 6:9–13; Luke 11:2-4).
See also: Tanakh, New Testament, Prayer in the Hebrew Bible, and Prayer in the New Testament
Judaism
Jews pray three times a day, with lengthier prayers on special days, such as the Shabbat and Jewish holidays. The siddur is the prayerbook used by Jews all over the world, containing a set order of daily prayers. Jewish prayer is usually described as having two aspects: kavanah (intention) and keva (the ritualistic, structured elements).
The most important Jewish prayers are the Shema Yisrael (“Hear O Israel”) and the Amidah (“the standing prayer”).
Communal prayer is preferred over solitary prayer, and a quorum of 10 adult males (a minyan) is considered by Orthodox Judaism a prerequisite for several communal prayers.
Rationalist approach to prayer
In this view, ultimate goal of prayer is to help train a person to focus on divinity through philosophy and intellectual contemplation. This approach was taken by Maimonides and the other medieval rationalists. One example of this approach to prayer is noted by Rabbi Steven Weil, who was appointed the Orthodox Union’s Executive-Vice President in 2009. He notes that the word “prayer” is a derivative of the Latin “precari”, which means “to beg”. The Hebrew equivalent “tefilah”, however, along with its root “pelel” or its reflexive “l’hitpallel”, means the act of self-analysis or self-evaluation. This approach is sometimes described as the person praying having a dialogue or conversation with God.
Educational approach to prayer
In this view, prayer is not a conversation. Rather, it is meant to inculcate certain attitudes in the one who prays, but not to influence. This has been the approach of Rabbenu Bachya, Yehuda Halevy, Joseph Albo, Samson Raphael Hirsch, and Joseph Dov Soloveitchik. This view is expressed by Rabbi Nosson Scherman in the overview to the Artscroll Siddur (p. XIII); note that Scherman goes on to also affirm the Kabbalistic view (see below).
Kabbalistic approach to prayer
Kabbalah (Jewish mysticism) uses a series of kavanot, directions of intent, to specify the path the prayer ascends in the dialog with God, to increase its chances of being answered favorably. Kabbalists ascribe a higher meaning to the purpose of prayer, which is no less than affecting the very fabric of reality itself, restructuring and repairing the universe in a real fashion. In this view, every word of every prayer, and indeed, even every letter of every word, has a precise meaning and a precise effect. Prayers thus literally affect the mystical forces of the universe, and repair the fabric of creation.
Among Jews, this approach has been taken by the Chassidei Ashkenaz (German pietists of the Middle-Ages), the Arizal’s Kabbalist tradition, Ramchal, most of Hassidism, the Vilna Gaon, and Jacob Emden.
Christianity
Main articles: Prayer in Christianity and Christian worship
Christian prayers are quite varied. They can be completely spontaneous, or read entirely from a text, like the Anglican Book of Common Prayer. Probably the most common and universal prayer among Christians is the Lord’s Prayer, which according to the gospel accounts is how Jesus taught his disciples to pray. Some Protestant denominations choose not to recite the Lord’s Prayer or other rote prayers.
Christians generally pray to God or to the Father. Some Christians (e.g., Catholics, Orthodox) will also ask the righteous in heaven and “in Christ,” such as Virgin Mary or other saints to intercede by praying on their behalf (intercession of saints). Formulaic closures include “through our Lord Jesus Christ, Your Son, who lives and reigns with You, in the unity of the Holy Spirit, God, through all the ages of ages,” and “in the name of the Father, and the Son, and the Holy Spirit.”
It is customary among Protestants to end prayers with “In Jesus’ name, Amen” or “In the name of Christ, Amen”[34] However, the most commonly used closure in Christianity is simply “Amen” (from a Hebrew adverb used as a statement of affirmation or agreement, usually translated as so be it).
There is also the form of prayer called hesychast which is a repetitious type of prayer for the purpose of meditation. In the Western or Latin Rite of Catholic Church, probably the most common is the Rosary; In the Eastern Church (the Eastern rites of the Catholic Church and Orthodox Church), the Jesus Prayer.
Roman Catholic tradition includes specific prayers and devotions as acts of reparation which do not involve a petition for a living or deceased beneficiary, but aim to repair the sins of others, e.g. for the repair of the sin of blasphemy performed by others
Pentecostalism
In Pentecostal congregations, prayer is often done by speaking in a foreign tongue, a practice now known as glossolalia.[36] Practitioners of Pentecostal glossolalia may claim that the languages they speak in prayer are real foreign languages, and that the ability to speak those languages spontaneously is a gift of the Holy Spirit;[37][38] however, many people outside the movement have offered alternative views. George Barton Cutten suggested that glossolalia was a sign of mental illness.[39] Felicitas Goodman suggested that tongue speakers were under a form of hypnosis.[40] Others suggest that it is a learned behaviour. Some of these views have allegedly been refuted
Christian Science
Christian Science teaches that prayer is a spiritualization of thought or an understanding of God and of the nature of the underlying spiritual creation. Adherents believe that this can result in healing, by bringing spiritual reality (the “Kingdom of Heaven” in Biblical terms) into clearer focus in the human scene. The world as it appears to the senses is regarded as a distorted version of the world of spiritual ideas. Prayer can heal the distortion. Christian Scientists believe that prayer does not change the spiritual creation but gives a clearer view of it, and the result appears in the human scene as healing: the human picture adjusts to coincide more nearly with the divine reality. Christian Scientists do not practice intercessory prayer as it is commonly understood, and they generally avoid combining prayer with medical treatment in the belief that the two practices tend to work against each other. (However, the choice of healing method is regarded as a matter for the individual, and the Christian Science Church exerts no pressure on members to avoid medical treatment if they wish to avail of it as an alternative to Christian Science healing.) Prayer works through love: the recognition of God’s creation as spiritual, intact, and inherently lovable

Prevalence of prayer for health

Some modalities of alternative medicine employ prayer. A survey released in May 2004 by the National Center for Complementary and Alternative Medicine, part of the National Institutes of Health in the United States, found that in 2002, 43% of Americans pray for their own health, 24% pray for others’ health, and 10% participate in a prayer group for their own healt
Islam
Muslims pray a ritualistic prayer called salah or salat in Arabic, facing the Kaaba in Mecca, five times a day. The command to pray is in the Quran in several chapters. The prophet Muhammed showed each Muslim the true method of offering prayers thus the same method is observed till date. There is the “call for prayer” (adhan or azaan), where the muezzin calls for all the followers to stand together for the prayer. The prayer consists of standing, by mentioning -àllàh o -àqbàr (God is great) followed by recitation of the first chapter of the Quran. After the person bends and praises god, then prostrates and again praises god. The prayer ends with the following words “peace and blessings be upon you”. During the prayer a Muslim cannot talk or do anything else besides praying. Once the prayer is complete one can offer voluntary prayers or supplicate -àllàh for his needs. There are also many standard duas or supplications, also in Arabic, to be recited at various times, e.g. for one’s parents, after salah, before eating. Muslims may also say dua in their own words and languages for any issue they wish to communicate with God in the hope that God will answer their prayers.[20] Certain Shia fiqhs pray 3 times a day.
Bahá’í
Main article: Prayer in the Bahá’í Faith
Bahá’u’lláh, the Báb, and `Abdu’l-Bahá have revealed many prayers for general use, and some for specific occasions, including for unity, detachment, spiritual upliftment, and healing among others. Bahá’ís are also required to recite each day one of three obligatory prayers revealed by Bahá’u’lláh. The believers have been enjoined to face in the direction of the Qiblih when reciting their Obligatory Prayer. The longest obligatory prayer may be recited at any time during the day; another, of medium length, is recited once in the morning, once at midday, and once in the evening; and the shortest can be recited anytime between noon and sunset. Bahá’ís also read from and meditate on the scriptures every morning and evening.
Eastern religions
In contrast with Western religion, Eastern religion for the most part discards worship and places devotional emphasis on the practice of meditation alongside scriptural study. Consequently, prayer is seen as a form of meditation or an adjunct practice to meditation
Buddhism
n certain Buddhist sects, prayer accompanies meditation. Buddhism for the most part sees prayer as a secondary, supportive practice to meditation and scriptural study. Gautama Buddha claimed that human beings possess the capacity and potential to be liberated, or enlightened, through contemplation, leading to insight. Prayer is seen mainly as a powerful psycho-physical practice that can enhance meditation.[48]
In the earliest Buddhist tradition, the Theravada, and in the later Mahayana tradition of Zen (or Chán), prayer plays only an ancillary role. It is largely a ritual expression of wishes for success in the practice and in helping all beings.[49][50][51][52]
The skillful means (Sanskrit: upaya) of the transfer of merit (Sanskrit: parinamana) is an evocation and prayer. Moreover, indeterminate buddhas are available for intercession as they reside in awoken-fields (Sanskrit: buddha-kshetra).
The nirmanakaya of a awoken-field is what is generally known and understood as mandala. The opening and closing of the ring (Sanskrit: mandala) is an active prayer. An active prayer is a mindful activity, an activity in which mindfulness is not just cultivated but is.[53] A common prayer is “May the merit of my practice, adorn Buddhas’ Pure Lands, requite the fourfold kindness from above, and relieve the suffering of the three life-journeys below. Universally wishing sentient beings, Friends, foes, and karmic creditors, all to activate the bodhi mind, and all to be reborn in the Pure Land of Ultimate Bliss.” (願以此功德 莊嚴佛淨土 上報四重恩 下濟三途苦 普願諸眾生 冤親諸債主 悉發菩提心 同生極樂國)[54]
The Generation Stage (Sanskrit: utpatti-krama) of Vajrayana involves prayer elements.[55]
The Tibetan Buddhism tradition emphasizes an instructive and devotional relationship to a guru; this may involve devotional practices known as guru yoga which are congruent with prayer. It also appears that Tibetan Buddhism posits the existence of various deities, but the peak view of the tradition is that the deities or yidam are no more existent or real than the continuity (Sanskrit: santana; refer mindstream) of the practitioner, environment and activity. But how practitioners engage yidam or tutelary deities will depend upon the level or more appropriately yana at which they are practicing. At one level, one may pray to a deity for protection or assistance, taking a more subordinate role. At another level, one may invoke the deity, on a more equal footing. And at a higher level one may deliberately cultivate the idea that one has become the deity, whilst remaining aware that its ultimate nature is shunyata. The views of the more esoteric yana are impenetrable for those without direct experience and empowerment.
Pure Land Buddhism emphasizes the recitation by devotees of prayer-like mantras, a practice often called Nembutsu.[56]:190 On one level it is said that reciting these mantras can ensure rebirth into a sambhogakaya land (Sanskrit: buddha-kshetra) after bodily dissolution, a sheer ball spontaneously co-emergent to a buddha’s enlightened intention. According to Shinran, the founder of the Pure Land Buddhism tradition that is most prevalent in the US[56]:193[57] “for the long haul nothing is as efficacious as the Nembutsu.”[56]:197[58] On another, the practice is a form of meditation aimed at achieving realization.[citation needed]
But beyond all these practices the Buddha emphasized the primacy of individual practice and experience. He said that supplication to gods or deities was not necessary. Nevertheless, today many lay people in East Asian countries pray to the Buddha in ways that resemble Western prayer—asking for intervention and offering devotion.
Hinduism
Hinduism has incorporated many kinds of prayer (Sanskrit: prārthanā), from fire-based rituals to philosophical musings. While chanting involves ‘by dictum’ recitation of timeless verses or verses with timings and notations, dhyanam involves deep meditation (however short or long) on the preferred deity/God. Again the object to which prayers are offered could be a persons referred as devtas, trinity or incarnation of either devtas or trinity or simply plain formless meditation as practiced by the ancient sages. All of these are directed to fulfilling personal needs or deep spiritual enlightenment. Ritual invocation was part and parcel of the Vedic religion and as such permeated their sacred texts. Indeed, the highest sacred texts of the Hindus, the Vedas, are a large collection of mantras and prayer rituals. Classical Hinduism came to focus on extolling a single supreme force, Brahman, that is made manifest in several lower forms as the familiar gods of the Hindu pantheon[dubious – discuss]. Hindus in India have numerous devotional movements. Hindus may pray to the highest absolute God Brahman, or more commonly to Its three manifestations namely creator god called Brahma, preserver god called Vishnu and destroyer god (so that the creation cycle can start afresh) Shiva, and at the next level to Vishnu’s avatars (earthly appearances) Rama and Krishna or to many other male or female deities. Typically, Hindus pray with their hands (the palms) joined together in pranam. The hand gesture is similar to the popular Indian greeting namaste.
Jainism
Although Jains believe that no spirit or divine being can assist them on their path, they do hold some influence, and on special occasions, Jains will pray for right knowledge to the twenty-four Tirthankaras (saintly teachers) or sometimes to Hindu deities such as Ganesha.
Shinto
The practices involved in Shinto prayer are heavily influenced by Buddhism; Japanese Buddhism has also been strongly influenced by Shinto in turn. The most common and basic form of devotion involves throwing a coin, or several, into a collection box, ringing a bell, clapping one’s hands, and contemplating one’s wish or prayer silently. The bell and hand clapping are meant to wake up or attract the attention of the kami of the shrine, so that one’s prayer may be heard.
Shinto prayers quite frequently consist of wishes or favors asked of the kami, rather than lengthy praises or devotions. Unlike in certain other faiths, it is not considered irregular or inappropriate to ask favors of the kami in this way, and indeed many shrines are associated with particular favors, such as success on exams.
In addition, one may write one’s wish on a small wooden tablet, called an ema, and leave it hanging at the shrine, where the kami can read it. If the wish is granted, one may return to the shrine to leave another ema as an act of thanksgiving.
Sikhism
The Ardās (Punjabi: ਅਰਦਾਸ) is a Sikh prayer that is done before performing or after undertaking any significant task; after reciting the daily Banis (prayers); or completion of a service like the Paath (scripture reading/recitation), kirtan (hymn-singing) program or any other religious program. In Sikhism, these prayers are also said before and after eating. The prayer is a plea to God to support and help the devotee with whatever he or she is about to undertake or has done.
The Ardas is usually always done standing up with folded hands. The beginning of the Ardas is strictly set by the tenth Sikh Guru, Guru Gobind Singh. When it comes to conclusion of this prayer, the devotee uses word like “Waheguru please bless me in the task that I am about to undertake” when starting a new task or “Akal Purakh, having completed the hymn-singing, we ask for your continued blessings so that we can continue with your memory and remember you at all times”, etc. The word “Ardās” is derived from Persian word ‘Arazdashat’, meaning a request, supplication, prayer, petition or an address to a superior authority.
Ardās is a unique prayer based on the fact that it is one of the few well-known prayers in the Sikh religion that was not written in its entirety by the Gurus. The Ardās cannot be found within the pages of the Guru Granth Sahib because it is a continually changing devotional text that has evolved over time in order for it to encompass the feats, accomplishments, and feelings of all generations of Sikhs within its lines. Taking the various derivation of the word Ardās into account, the basic purpose of this prayer is an appeal to Waheguru for his protection and care, as well as being a plea for the welfare and prosperity of all mankind, and a means for the Sikhs to thank Waheguru for all that he has done
Taoism
Prayer in Taoism is less common than Fulu, which is the drawing and writing of supernatural talismans
Animism
Although prayer in its literal sense is not used in animism, communication with the spirit world is vital to the animist way of life. This is usually accomplished through a shaman who, through a trance, gains access to the spirit world and then shows the spirits’ thoughts to the people. Other ways to receive messages from the spirits include using astrology or contemplating fortune tellers and healers. The native religions in some parts of North, East and South Asia, America, Africa, and Oceania are often animistic.
America
The Aztec religion was not strictly animist. It had an ever increasing pantheon of deities, and the shamans performed ritual prayer to these deities in their respective temples. These shamans made petitions to the proper deities in exchange for a sacrifice offering: food, flowers, effigies, and animals, usually quail. But the larger the thing required from the God the larger the sacrifice had to be, and for the most important rites one would offer one’s own blood; by cutting his ears, arms, tongue, thighs, chest or genitals, and often a human life; either warrior, slave, or even self-sacrifice.[63]
The Pueblo Indians are known to have used prayer sticks, that is, sticks with feathers attached as supplicatory offerings. The Hopi Indians used prayer sticks as well, but they attached to it a small bag of sacred meat
Australia
In Australia, prayers to the “Great Wit” are performed by the “clever wapmen” and “clever women”, or kadji. These Aboriginal shamans use maban or mabain, the material that is believed to give them their purported magical powers
Neopaganism
Adherents to forms of modern Neopaganism pray to various gods. The most commonly worshiped and prayed to gods are those of Pre-Christian Europe, such as Celtic, Norse, or Graeco-Roman gods. Prayer can vary from sect to sect, and with some (such as Wicca) prayer may also be associated with ritual magick.
Theurgy and Western Esotericism
Practitioners of theurgy and western esotericism may practice a form of ritual which utilizes both pre-sanctioned prayers and names of God, and prayers “from the heart” that, when combined, allows the participant to ascend spiritually, and in some instances, induce a trance in which God or other spiritual beings may be realized. Very similar to hermetic qabala, and orthodox qabala, it is believed that prayer can influence both the physical and non-physical worlds. The use of ritualistic signs and names are believed to be archetypes in which the subconscious may take form as the Inner God, or another spiritual being, and the “prayer from the heart” to be that spiritual force speaking through the participant.
Meher Baba
The Indian spiritual teacher Meher Baba emphasized both the beauty of prayer as praise and the power of prayer as petition:
“The ideal prayer to the Lord is nothing more than spontaneous praise of His being. You praise Him, not in the spirit of bargain but in the spirit of self-forgetful appreciation of what He really is. You praise Him because He is praiseworthy. Your praise is a spontaneous appreciative response to his true being, as infinite light, infinite power and infinite bliss.”[66]
“Through repeated sincere prayers it is possible to effect an exit from the otherwise inexorable working out of the law of karma. The forgiveness asked from God evokes from Him His inscrutable grace, which alone can give new direction to the inexorable karmic determination
http://it.wikipedia.org/wiki/Preghiera
http://en.wikipedia.org/wiki/Prayer

Una perla al giorno – Annamalai Swami


mandala1
Se entri in un luogo oscuro con una lampada,
la luce cade su tutti coloro che ti circondano.
Non devi dire alla gente: “Ho una lampada”,
perché tutti lo sapranno.

Annamalai Swami

If you go into a dark place with a lamp,
the light falls on all those around you.
You do not have to tell people: “I have a lamp”
because everyone will know it.

                             Annamalai Swami

Il bene ed il male – Good and evil – Omraam Mikhaël Aïvanhov


Il bene ed il male

“La virtù e il vizio, la forza e la debolezza, la bellezza e la
bruttezza sono aspetti diversi del bene e del male che vediamo
manifestarsi ovunque. Ma invece di imparare come comportarsi con
questi due poli dell’unità, gli esseri umani non smettono di
domandarsi come mai Dio permette che il male esista. Non devono
più porsi questo genere di domande, ma devono invece comprendere
che il bene e il male sono intimamente legati, poiché, essendo
poli complementari, hanno delle faccende da trattare insieme.
La nostra esistenza sulla terra è interamente condizionata
dall’alternanza dei giorni e delle notti, e questa alternanza che
regola la vita di tutta la natura, regola anche la nostra vita
fisica come pure la nostra vita psichica. Non potremmo sapere che
cos’è la luce se le tenebre non esistessero, e neppure cosa siano
la saggezza, la giustizia, la bellezza e la gioia se non fossimo
obbligati a scontrarci con la stoltezza, l’ingiustizia, la
bruttezza e la tristezza. È dal paragone e dal confronto che
nasce la comprensione. Se non esistessero i contrari, vivremmo
nell’indifferenziazione. “
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Good and evil
Understanding – is born of comparison and confrontation
“Virtue and vice, strength and weakness, beauty and ugliness are different aspects of the good and evil we see expressed all around us. But instead of learning how to behave in relation to these two poles of the one whole, humans constantly ask themselves why God allows evil to exist. They must no longer ask this kind of question but understand instead that good and evil are intimately connected, because as complementary poles they have matters they must deal with together.
Our life on earth is wholly conditioned by the alternation of day and night, and this alternation, which governs the life of all of nature, also governs our physical and psychic life. We would not know what light is if darkness did not exist, nor what wisdom, justice, beauty and joy are if we were not forced to come up against stupidity, injustice, ugliness and sadness. Understanding is born of comparison and confrontation. If opposites did not exist, we would live in an undifferentiated state. “
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Una risata viva – Laughter alive


30a

Una risata viva

Lungo e tortuoso
è stato il percorso
di questo viaggio
senza meta o itinerario
dove le dune di un sorriso
erano sempre controvento
Incisa nella memoria
la vita e la gioia
sulle cime di alberi
dai rami irragiungibili
ma con la volontà
ti puoi arrampicare
Come un aquilone
sospeso nel cielo
ma trattenuto dal filo
tu sei nella terra di mezzo
e tu ti vorresti liberare
per esplorare ogni confine
Sono stelle ed anche sogni
che nel silenzio galleggiano
iridescenti colori solleticano il cielo
fino all’ultimo respiro
prometti che tu
non smetterai mai di cercare
Basta soltanto un tuffo
dove la mente crea un confine
per scoprire le tue ali
una risata viva
perchè è solo adesso
che tu crei il tuo domani

22.06.2015 Poetyca

Laughter alive

Long and winding
It was the path
of this trip
aimlessly or route
where the dunes of a smile
They were always against the wind
Engraved in the memory
life and joy
on the tops of trees
branches unreachable
but with the will
you can climb
Like a kite
hanging in the sky
but retained by the wire
you are in the middle ground
and you would like to free up
to explore all boundaries
Are stars and even dreams
who silently float
iridescent colors tickle the sky
until the last breath
you promise
to never stop trying
Just only a dip
where the mind creates a boundary
to discover your wings
laughter alive
because  only now
you create your tomorrow

06/22/2015 Poetyca

Aquile vive – Alive Eagles


Aquile vive
Mille petali di fiori
sparsi tra le pieghe
di un’aurora del cuore
Sogni e bellezza
che corre ed accarezza
ogni tuo pensiero
come respiro senza tempo
come poesia, che, a te colora
ogni inatteso momento
Le sorprese della vita
non hanno un prezzo
i colori d’arcobaleno
non hanno grigio e paura
e solo tu hai aperto il cuore
a questo incanto
per dare vita
ad ogni sensazione
che è senso senza tempo
Amore e bellezza
sono raggi di sole
che scaldano ed accarezzano
l’anima tua che s’innalza
e supera ogni confine
siamo come aquile
tra respiri senza tempo
ed attesa di ali nuove
14.01.2011 Poetyca
Alive Eagles
Thousand flower petals
scattered among the folds
the heart of aurora
Dreams and Beauty
that runs and caressing
all your thoughts
breath as timeless
as poetry, that to you color
any unexpected moment
The surprises of life
are not priced
the colors of the rainbow
have no fear and gray
and only you opened your heart
to this spell
to give life
to every feeling
that issense without time
Love and Beauty
are rays of sunshine
that warming and caressing
your soul that rises up
and transcends every boundary
we are like eagles
between breaths timeless
and waiting for new wings
14.01.2011 Poetyca

Il mio equilibrio – My balance – Marco dal Negro


Il mio equilibrio

Molte volte capita di vivere in modo assolutamente lontano se non opposto a quello in armonia con noi stessi, con la nostra essenza, con la parte più profonda, meno modificabile, più strutturale di noi. La comprensione del fondo di noi stessi non è cosa facile, soprattutto quando coesistono aspetti in contrasto tra loro magari al punto che la presenza di una parte rende molto difficile quella di un’altra. Eppure si può sempre trovare un equilibrio, rinunciando anche a qualcosa di noi, purché non sia quella più importante, vivendo poi molto meglio. Ci sono parti di noi che possiamo e dobbiamo cambiare, altre che possiamo ma non necessariamente dobbiamo cambiare ed altre che, anche volendo, non possiamo proprio cambiare.

L’equilibrio è anche di periodo: ogni persona ha equilibri diversi a seconda dei periodi della sua vita. Ci sono componenti di noi che in un certo periodo vengono particolarmente sacrificate non importa per quale motivo. Il nostro sistema cercherà un equilibrio in questa situazione, ma non è detto che sia sopportabile per sempre. Può darsi che il nostro essere, dopo un certo periodo, non regga più ed abbia bisogno di cambiare, probabilmente soddisfacendo quanto è stato sacrificato fino a quel momento. A questo punto è facile trovarsi davanti a una specie di legge del pendolo con il bisogno di quanto precedentemente sacrificato che emerge in modo particolarmente forte, più forte di quello che sarebbe stato normale per noi, creando una situazione altrettanto squilibrata quanto quello che l’ha causato. Saremo noi a dover cercare di riequilibrare le cose, ma per farlo bisognerà prima di tutto capire che tutto ciò è successo. Ed ecco che torna opportuno abituarsi a pensare, a cercare di capirsi: conosci te stesso non è una frase né inutile né scontata, anche se non bisogna certo passare tutto il proprio tempo a fare solo questo.

A molti sarà capitato, alla fine di un rapporto affettivo d’amore o di amicizia, di domandarsi: ma come ho fatto ad innamorarmi di questa persona? Cosa ci trovavo mai di stupendo? Non capisco! E veramente non riusciamo a spiegarci che cosa ci aveva veramente affascinato in quel modo, perché ora non è più così. E spesso le situazioni a questo punto possono essere veramente pesanti per noi e per gli altri.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come è potuto accadere?
Prima di tutto dobbiamo capire che nel frattempo tutti siamo cambiati e perciò quello che ora diremo per noi vale anche per gli altri. Quando abbiamo incontrato la persona in oggetto eravamo in un certo modo, cioè con le nostre idee ed esigenze di fondo e di periodo (non sono la stessa cosa). Di fondo sono quelle più profonde, che durano tutta la vita. Di periodo sono quelle esigenze legate ad un certo momento della nostra vita e cambiano, o possono cambiare nel tempo. Ad esempio chi ha passato un periodo molto dinamico ha bisogno di un po’ di quiete, dopo molta socialità c’è il bisogno di stare in casa, dopo la varietà e il rischio la tranquillità e la sicurezza, dopo la noia e la ripetitività l’imprevisto, dopo il dedicarsi molto agli altri il pensare un po” a se stessi, e così via. Quando cioè si fa il pieno di qualche cosa a scapito di qualcos’altro, il bisogno schiacciato si fa sentire. Allora il bisogno di forza diciamo 10, dopo la soppressione diventa dominante, di forza 100, sovrastando anche bisogni di fondo che a questo punto vengono sacrificati e diventeranno a loro volta eccessivamente dominanti in futuro. La persona che quindi ci andrebbe bene per come è fatta in un periodo, può essere assolutamente inadeguata in un altro. L’importante perciò è capire in che periodo siamo, quali sono le cose di cui abbiamo bisogno e se sono così importanti solo in questo periodo o se lo sono di fondo. E per capire quali sono le nostre esigenze di fondo dobbiamo prima capire come siamo fatti noi. Se la situazione che stiamo vivendo non risponde ai nostri bisogni di fondo viviamola pure e godiamocela ma non inventiamoci che durerà tutta la vita, perché la delusione sarebbe certa e potrebbe coinvolgere altre persone che non c’entrano nulla, verso le quali dovremmo comportarci in modo responsabile.

A questo proposito dobbiamo sempre diffidare dall’eccesso di rigore generalizzato, totale, perché in realtà non è umano, né possibile, nemmeno per chi lo sostiene. Di solito tanto più rigido è il rigore tanto meno è applicato nelle cose importanti da chi lo propugna. Sicuramente esiste chi è onestamente rigido con se stesso come con gli altri, ma non credo sia la scelta giusta. Non siamo nati per soffrire! No, non c’è nessun motivo per crederlo. Se qualcuno vuole assolutamente soffrire questa è una scelta sua, ma credo che sia immorale, veramente immorale volere portare altri, convincerli, obbligarli in modo più o meno diretto o indiretto o subdolo, o con ricatti più o meno morali a seguire la stessa strada. La vita può essere più gioiosa, più viva, più positiva, migliore da vivere e credo che tutti abbiano il diritto di cercare di viverla meglio. Le difficoltà, i dolori, i dispiaceri fanno già parte del pacchetto, ma non sono le sole componenti. Alcuni cercano di propinare dolore e tristezza perché… hanno dei problemi, hanno rancori, rabbie, invidie, tristezze, sfiducia, fallimenti, insicurezze e cercano di far sì che anche gli altri vivano in qualche modo male come loro. Al contrario, mi sembra più giusto e morale diffondere positività, bene e gioia, cercando di risolvere i problemi esistenti non inventandone di nuovi, magari impossibili da risolvere, in modo che anche gli altri abbiano il loro fallimento. Mal comune mezzo gaudio. E invece no! Invece di rinunciare cercando di portare altri a fare male come noi, possiamo cercare altre strade senza mollare, cercando in noi la forza di vivere, non cercando di farla perdere agli altri.

(Marco Dal Negro)

http://www.mybestlife.com/ita_idee/ilmioequilibrio.htm

My balance

Many times it happens to live in a completely opposite to that far if not in harmony with ourselves, with our essence, with the most profound, less changeable, more structural of us. Understanding the background of ourselves is not easy, especially when aspects coexist in conflict with each other even to the point that the presence of a part that makes it very difficult for another. Yet you can always find a balance, even renouncing something of ourselves, if not the most important, much better then living. There are parts of ourselves that we can and must change, but others may not necessarily have to change and others that, even if they wanted, we really can not change.

The balance is for the period: each person has different balances depending on the period of his life. There are parts of us that in a certain period are particularly sacrificed for whatever reason. Our system will seek a balance in this situation, but not necessarily be viable for ever. It may be that our being, after a certain period, no longer holds and needs to change, probably what has been sacrificed to meet at that time. At this point it is easy to be faced with some sort of law of the pendulum with the needs of what has been sacrificed in order that emerges particularly strong, stronger than what would be normal for us, creating a situation just as unbalanced as the one that has caused. We will have to try to balance things, but to do so we must first understand that all this has happened. And there should be accustomed to thinking back, trying to understand: you know yourself is not a sentence nor useless nor taken for granted, even if some do not have to spend all their time doing just that.

A lot will happen at the end of an emotional relationship of love or friendship, to ask: how did I fall in love with this person? What was a surprise? I do not understand! And we can not really explain what it was really fascinating in that way, because now is not so. And often the situation at this point can be really heavy for us and for others.
But as we got to this point? How could this happen?
First we must understand that in the meantime we are all changed and therefore what I now say to us is also true for the other. When we met the person in question were in a certain way, that is, with our ideas and needs of the fund and the period (not the same thing). Background are the most profound, that last a lifetime. Period requirements are those related to a certain point in our lives and change, or which may change over time. For example, someone who has spent a very dynamic needs a little ‘quiet, after a lot of socializing there is the need to stay at home, after the variety and the risk the peace and security, after the boredom and repetitiveness ‘Unexpected, after much to devote a little more thinking to themselves”, and so on. That is, when it fills up with something at the expense of something else, the need is felt crushed. So the need for drive say 10, after the suppression becomes dominant, 100 strong, dominating even basic needs that at this point are sacrificed themselves and become too dominant in the future. The person should be so good for us as it is in a period, can be absolutely inappropriate in another. The important thing is to understand at what time so we are, what are the things we need and if they are so important only at this time or if they are skiing. And to understand what are our basic needs we must first understand how we are. If the situation we are experiencing does not meet our basic needs as well, and let’s enjoy Let us experience but it’s invent that will last a lifetime, because the disappointment would be certain and may involve other people who have nothing to do, to which we should behave responsible for.

In this regard, we must always be wary of excess generalized rigor, total, because it really is not human, nor possible, even for those who support it. Usually the stiffer penalty is applied in the less important things to those who champions. Surely there who is honest with himself as hard with the other, but I do not think is the right choice. We are not born to suffer! No, there is no reason to believe it. If someone wants to suffer this way is his choice, but I think it’s unethical, immoral, really want to bring others to convince them, force them in a more or less direct, indirect or subtle, or more or less moral blackmail to follow the same path. Life can be more joyous, more alive, more positive, better living and I think that everyone has the right to try to live it better. The difficulties, pains, sorrows, are already part of the package, but are not the only components. Some people try pouring out grief and sadness because … have problems, have grudges, anger, envy, sadness, hopelessness, failure, insecurity and seek to ensure that others live like them in some way evil. On the contrary, it seems to me more just and moral to spread positivity, good and happiness, trying to solve problems not by inventing new ones, maybe impossible to solve, so that other people have their own failure. Trouble shared is trouble halved. But no! Instead of giving up trying to get others to do evil as we are, we can look for other ways to give up without looking at us the strength to live, not trying to lose it to others.

(Marco Dal Negro)

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

Lettera sulla felicità -Letter to Menoeceus – Epicuro


Epicuro

Lettera sulla felicità

Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

Letter to Menoeceus

Epicurus

In this letter, Epicurus summarizes his ethical doctrines:

Epicurus to Menoeceus, greetings:

Let no one be slow to seek wisdom when he is young nor weary in the search of it when he has grown old. For no age is too early or too late for the health of the soul. And to say that the season for studying philosophy has not yet come, or that it is past and gone, is like saying that the season for happiness is not yet or that it is now no more. Therefore, both old and young alike ought to seek wisdom, the former in order that, as age comes over him, he may be young in good things because of the grace of what has been, and the latter in order that, while he is young, he may at the same time be old, because he has no fear of the things which are to come. So we must exercise ourselves in the things which bring happiness, since, if that be present, we have everything, and, if that be absent, all our actions are directed towards attaining it.

Those things which without ceasing I have declared unto you, do them, and exercise yourself in them, holding them to be the elements of right life. First believe that God is a living being immortal and blessed, according to the notion of a god indicated by the common sense of mankind; and so believing, you shall not affirm of him anything that is foreign to his immortality or that is repugnant to his blessedness. Believe about him whatever may uphold both his blessedness and his immortality. For there are gods, and the knowledge of them is manifest; but they are not such as the multitude believe, seeing that men do not steadfastly maintain the notions they form respecting them. Not the man who denies the gods worshipped by the multitude, but he who affirms of the gods what the multitude believes about them is truly impious. For the utterances of the multitude about the gods are not true preconceptions but false assumptions; hence it is that the greatest evils happen to the wicked and the greatest blessings happen to the good from the hand of the gods, seeing that they are always favorable to their own good qualities and take pleasure in men like themselves, but reject as alien whatever is not of their kind.

Accustom yourself to believing that death is nothing to us, for good and evil imply the capacity for sensation, and death is the privation of all sentience; therefore a correct understanding that death is nothing to us makes the mortality of life enjoyable, not by adding to life a limitless time, but by taking away the yearning after immortality. For life has no terrors for him who has thoroughly understood that there are no terrors for him in ceasing to live. Foolish, therefore, is the man who says that he fears death, not because it will pain when it comes, but because it pains in the prospect. Whatever causes no annoyance when it is present, causes only a groundless pain in the expectation. Death, therefore, the most awful of evils, is nothing to us, seeing that, when we are, death is not come, and, when death is come, we are not. It is nothing, then, either to the living or to the dead, for with the living it is not and the dead exist no longer.

But in the world, at one time men shun death as the greatest of all evils, and at another time choose it as a respite from the evils in life. The wise man does not deprecate life nor does he fear the cessation of life. The thought of life is no offense to him, nor is the cessation of life regarded as an evil. And even as men choose of food not merely and simply the larger portion, but the more pleasant, so the wise seek to enjoy the time which is most pleasant and not merely that which is longest. And he who admonishes the young to live well and the old to make a good end speaks foolishly, not merely because of the desirability of life, but because the same exercise at once teaches to live well and to die well. Much worse is he who says that it were good not to be born, but when once one is born to pass quickly through the gates of Hades. For if he truly believes this, why does he not depart from life? It would be easy for him to do so once he were firmly convinced. If he speaks only in jest, his words are foolishness as those who hear him do not believe.

We must remember that the future is neither wholly ours nor wholly not ours, so that neither must we count upon it as quite certain to come nor despair of it as quite certain not to come.

We must also reflect that of desires some are natural, others are groundless; and that of the natural some are necessary as well as natural, and some natural only. And of the necessary desires some are necessary if we are to be happy, some if the body is to be rid of uneasiness, some if we are even to live. He who has a clear and certain understanding of these things will direct every preference and aversion toward securing health of body and tranquillity of mind, seeing that this is the sum and end of a blessed life. For the end of all our actions is to be free from pain and fear, and, when once we have attained all this, the tempest of the soul is laid; seeing that the living creature has no need to go in search of something that is lacking, nor to look for anything else by which the good of the soul and of the body will be fulfilled. When we are pained because of the absence of pleasure, then, and then only, do we feel the need of pleasure. Wherefore we call pleasure the alpha and omega of a blessed life. Pleasure is our first and kindred good. It is the starting-point of every choice and of every aversion, and to it we come back, inasmuch as we make feeling the rule by which to judge of every good thing.

And since pleasure is our first and native good, for that reason we do not choose every pleasure whatsoever, but will often pass over many pleasures when a greater annoyance ensues from them. And often we consider pains superior to pleasures when submission to the pains for a long time brings us as a consequence a greater pleasure. While therefore all pleasure because it is naturally akin to us is good, not all pleasure is should be chosen, just as all pain is an evil and yet not all pain is to be shunned. It is, however, by measuring one against another, and by looking at the conveniences and inconveniences, that all these matters must be judged. Sometimes we treat the good as an evil, and the evil, on the contrary, as a good.

Again, we regard independence of outward things as a great good, not so as in all cases to use little, but so as to be contented with little if we have not much, being honestly persuaded that they have the sweetest enjoyment of luxury who stand least in need of it, and that whatever is natural is easily procured and only the vain and worthless hard to win. Plain fare gives as much pleasure as a costly diet, when once the pain of want has been removed, while bread and water confer the highest possible pleasure when they are brought to hungry lips. To habituate one’s self, therefore, to simple and inexpensive diet supplies all that is needful for health, and enables a man to meet the necessary requirements of life without shrinking, and it places us in a better condition when we approach at intervals a costly fare and renders us fearless of fortune.

When we say, then, that pleasure is the end and aim, we do not mean the pleasures of the prodigal or the pleasures of sensuality, as we are understood to do by some through ignorance, prejudice, or willful misrepresentation. By pleasure we mean the absence of pain in the body and of trouble in the soul. It is not an unbroken succession of drinking-bouts and of revelry, not sexual lust, not the enjoyment of the fish and other delicacies of a luxurious table, which produce a pleasant life; it is sober reasoning, searching out the grounds of every choice and avoidance, and banishing those beliefs through which the greatest tumults take possession of the soul. Of all this the beginning and the greatest good is wisdom. Therefore wisdom is a more precious thing even than philosophy ; from it spring all the other virtues, for it teaches that we cannot live pleasantly without living wisely, honorably, and justly; nor live wisely, honorably, and justly without living pleasantly. For the virtues have grown into one with a pleasant life, and a pleasant life is inseparable from them.

Who, then, is superior in your judgment to such a man? He holds a holy belief concerning the gods, and is altogether free from the fear of death. He has diligently considered the end fixed by nature, and understands how easily the limit of good things can be reached and attained, and how either the duration or the intensity of evils is but slight. Fate, which some introduce as sovereign over all things, he scorns, affirming rather that some things happen of necessity, others by chance, others through our own agency. For he sees that necessity destroys responsibility and that chance is inconstant; whereas our own actions are autonomous, and it is to them that praise and blame naturally attach. It were better, indeed, to accept the legends of the gods than to bow beneath that yoke of destiny which the natural philosophers have imposed. The one holds out some faint hope that we may escape if we honor the gods, while the necessity of the naturalists is deaf to all entreaties. Nor does he hold chance to be a god, as the world in general does, for in the acts of a god there is no disorder; nor to be a cause, though an uncertain one, for he believes that no good or evil is dispensed by chance to men so as to make life blessed, though it supplies the starting-point of great good and great evil. He believes that the misfortune of the wise is better than the prosperity of the fool. It is better, in short, that what is well judged in action should not owe its successful issue to the aid of chance.

Exercise yourself in these and related precepts day and night, both by yourself and with one who is like-minded; then never, either in waking or in dream, will you be disturbed, but will live as a god among men. For man loses all semblance of mortality by living in the midst of immortal blessings.

Deep Purple-Made In Japan (1972)


I Deep Purple sono un gruppo musicale hard rock inglese, formatosi a Hertford nel 1968. Insieme a gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, sono considerati fra i principali pionieri del genere heavy metal.

Vengono considerati una delle band più influenti del panorama musicale degli anni settanta, con un substrato musicale molto vario, che spazia dal blues al rock and roll, dal funky al jazz e al folk, dalla musica orientale alla musica classica, fino all’R&B, a cui unirono un certo virtuosismo tecnico. Il suono della band comprende anche elementi di rock progressivo, genere in auge nel periodo.

Hanno venduto più di 100 milioni di copie nel mondo senza contare le enormi vendite di bootleg, ovvero il traffico di dischi illegali spesso registrati durante le esibizioni dal vivo del gruppo.

Il gruppo venne inserito nel Guinness dei primati come band più rumorosa del mondo a seguito di un concerto al Rainbow Theater di Londra durante il quale tre spettatori persero conoscenza a causa dei 117 dB raggiunti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Deep_Purple

Deep Purple are an English rock band formed in Hertford in 1968. They are considered to be among the pioneers of heavy metal and modern hard rock, although their musical approach changed over the years. Originally formed as a progressive rock band, the band shifted to a heavier sound in 1970. Deep Purple, together with Led Zeppelin and Black Sabbath, have been referred to as the “unholy trinity of British hard rock and heavy metal in the early to mid-Seventies”. They were listed in the 1975 Guinness Book of World Records as “the globe’s loudest band” for a 1972 concert at London’s Rainbow Theatre, and have sold over 100 million albums worldwide.
Deep Purple have had several line-up changes and an eight-year hiatus (1976–1984). The 1968–1976 line-ups are commonly labelled Mark I, II, III and IV Their second and most commercially successful line-up featured Ian Gillan (vocals), Jon Lord (organ), Roger Glover (bass), Ian Paice (drums), and Ritchie Blackmore (guitar). This line-up was active from 1969 to 1973, and was revived from 1984 to 1989, and again from 1992 to 1993. The band achieved more modest success in the intervening periods between 1968 and 1969 with the line-up including Rod Evans (vocals) and Nick Simper (bass, backing vocals), between 1974 and 1976 (Tommy Bolin replacing Blackmore in 1975) with the line-up including David Coverdale (vocals) and Glenn Hughes (bass, vocals), and between 1989 and 1992 with the line-up including Joe Lynn Turner (vocals). The band’s line-up (currently featuring Ian Gillan, and guitarist Steve Morse from 1994) has been much more stable in recent years, although organist Jon Lord’s retirement from the band in 2002 (being succeeded by Don Airey) left Ian Paice as the only original Deep Purple member still in the band.

Deep Purple were ranked number 22 on VH1’s Greatest Artists of Hard Rock programme and a poll on British radio station Planet Rock ranked them 5th among the “most influential bands ever”. At the 2011 Classic Rock Awards in London, they received the Innovator Award.[16] In October 2012, Deep Purple were nominated for the first time for the Rock and Roll Hall of Fame, but were not voted in the following March. In October 2013, the band was announced as a Hall of Fame nominee for a second time, but again was not voted in.

https://en.wikipedia.org/wiki/Deep_Purple

Tu sei mio amico – Enchantment – Paramahansa Yogananda


Paramahansa Yogananda

Tu sei mio amico

Caro Padre Celeste,
quando dormo Tu vieni a me come Pace.
Quando mi sveglio Tu vieni a me come Gioia.
Quando amo i miei amici Tu vieni a me come Amore.
Quando corro, Tu corri con me:
Quando gioco, anche Tu Ti diverti:
Quando penso, Tu pensi con me.
Quando voglio, Tu mi dai la capacità di volere.
Insegnami a giocare correttamente,
a pensare correttamente
e a comportarmi correttamente.
Io voglio piacere a Te, che sei dentro di me.
Amo essere guidato da Te,
Perché Tu sei il mio più grande Amico.

Paramahansa Yogananda

Samadhi

Svaniti di luce e d’ombra i veli, sollevata ogni nebbia di dolore,
sparita ogni alba di fugace gioia è scomparso dei sensi l’incerto miraggio.
Amore, odio, salute, malattia, vita morte:
periron queste false ombre sullo schermo della dualità.
Onde di risa, turbini di sarcasmo, vortici di tristezza
Si fondono nel vasto oceano del rapimento.
Di maya la tempesta s’è acquietata per incanto della profonda intuizione.
L’universo, obliato sogno occhieggia nel subconscio.
Pronto a invadere l’appena ridestata Memoria del Divino.
Io vivo senza la cosmica ombra,
ma essa non è viva se divisa da me,
come il mare esiste senza le onde, ma non le onde senza il mare.
Sogni risvegli, profondo sonno turiya,
presente, passato, futuro per me non son più:
ma eternamente onnipresente.
Io, io dovunque. Pianeti, stelle, nebulose, terra,
vulcanici cataclismi da Giorno del Giudizio,
fornace plasmante la creazione, ghiacciai di silenti raggi X,
brucianti torrenti d’elettroni,
pensieri passati, presenti, futuri degli uomini tutti.
Ogni filo d’erba, me, l’umanità,
ogni particella di polvere degli universi,
collera, avidità, bene, male, salvezza, lussuria,
tutto inghiottii, tramutando tutto nel vasto oceano del sangue
del mio stesso e solo Essere.
Gioia covante sotto le ceneri, spesso attizzata dalla meditazione,
accecante i miei occhi di pianto,
divampò nelle immortali fiamme delle immortali fiamme dell’estasi,
consumò le mie lacrime, la mia forma, tutto me stesso.
Tu sei me, io sono Te, Conoscenza, Conoscitore, Conosciuto in Uno.
Quieto ininterrotto brivido, eterna vita, sempre nuova pace!
Godibile oltre ogni immaginazione, estasi del samadhi!
Non uno stato inconscio, o narcosi mentale senza voluto ritorno
È il SAMADHI; esso espande il regno della mia coscienza
oltre i limiti della mia forma mortale, fino ai più lontani margini dell’eternità,
ove io, Cosmico Mare, guardo il piccolo ego fluttuante in Me.
Un passerotto, un granello di sabbia non sfuggono al mio sguardo.
Tutto lo spazio è fluttuante come un iceberg nel mio Mare mentale.
L’infinito contenitore sono io d’ogni cosa creata.
Dalle lunghe, profonde, assetate meditazioni insegnatemi dal Guru
Viene questo SAMADHI celestiale.
S’odono i mobili mormorii degli atomi.
L’oscura terra, monti, valli, ecco son liquido fuso!
Fluenti mari si tramutano in vapori di nebulose!
Om soffia sul vapori squarciando meravigliosamente i loro veli.
Stan rivelati oceani scintillanti, elettroni,
finché all’ultimo tocco del cosmico tamburo
le luci più dense svaniscono nei raggi eterni dell’onnipervadente beatitudine.
Io venni dalla gioia, di gioia vivo, in sacra gioia mi dissolvo.
Oceano di mente, Io bevo tutte le onde della creazione.
Quattro veli: solidi, liquidi, vapori, luce si sollevano dinanzi a me.
Io stesso in ogni cosa entro nel Grande Me Stesso.
Svanite son per sempre le incostanti, vacillanti ombre di memorie mortali.
Immacolato è il mio cielo mentale sotto, davanti, in alto.
L’Eternità ed io, un solo raggio.
Da piccolissima bolla di risa, io sono divenuto il Mare stesso dell’Allegrezza.

Paramahansa Yogananda

You are my friend

Dear Heavenly Father, when I’m asleep,
come to me as peace.
When I’m awake, come to me as joy.
When I give kindness to others,
come to me as love.
When I run, run with high energy through my legs.
When I think, send understanding through my thoughts.
When I use will power, send your will power through me.
Teach me to think, play, behave, and use my will rightly,
for Thou art always by me.
I love to be guided by Thee, for Thou,
more even than my parents,
dost always wish the best for me.

Paramahansa Yogananda

Samadhi

Vanished the veils of light and shade,
Lifted every vapor of sorrow,
Sailed away all dawns of fleeting joy,
Gone the dim sensory mirage.
Love, hate, health, disease, life, death,
Perished these false shadows on the screen of duality.
Waves of laughter, scyllas of sarcasm, melancholic whirlpools,
Melting in the vast sea of bliss.
The storm of maya stilled
By magic wand of intuition deep.
The universe, forgotten dream, subconsciously lurks,
Ready to invade my newly wakened memory divine.
I live without the cosmic shadow,
But it is not, bereft of me;
As the sea exists without the waves,
But they breathe not without the sea.
Dreams, wakings, states of deep turiya sleep,
Present, past, future, no more for me,
But ever-present, all-flowing I, I, everywhere.
Planets, stars, stardust, earth,
Volcanic bursts of doomsday cataclysms,
Creation’s molding furnace,
Glaciers of silent x-rays, burning electron floods,
Thoughts of all men, past, present, to come,
Every blade of grass, myself, mankind,
Each particle of universal dust,
Anger, greed, good, bad, salvation, lust,
I swallowed, transmuted all
Into a vast ocean of blood of my own one Being!
Smoldering joy, oft-puffed by meditation
Blinding my tearful eyes,
Burst into immortal flames of bliss,
Consumed my tears, my frame, my all.
Thou art I, I am Thou,
Knowing, Knower, Known, as One!
Tranquilled, unbroken thrill, eternally living, ever new peace!
Enjoyable beyond imagination of expectancy, samadhi bliss!
Not a mental chloroform
Or unconscious state without wilful return,
Samadhi but extends my conscious realm
Beyond the limits of the mortal frame
To farthest boundary of eternity
Where I, the Cosmic Sea,
Watch the little ego floating in me.
The sparrow, each grain of sand, fall not without my sight.
All space like an iceberg floats within my mental sea.
Colossal Container, I, of all things made.
By deeper, longer, thirsty, guru-given meditation
Comes this celestial samadhi
Mobile murmurs of atoms are heard,
The dark earth, mountains, vales, lo! molten liquid!
Flowing seas change into vapors of nebulae!
Aum blows upon the vapors, opening wondrously their veils,
Oceans stand revealed, shining electrons,
Till, at last sound of the cosmic drum,
Vanish the grosser lights into eternal rays
Of all-pervading bliss.
From joy I came, for joy I live, in sacred joy I melt.
Ocean of mind, I drink all creation’s waves.
Four veils of solid, liquid, vapor, light,
Lift aright.
Myself, in everything, enters the Great Myself.
Gone forever, fitful, flickering shadows of mortal memory.
Spotless is my mental sky, below, ahead, and high above.
Eternity and I, one united ray.
A tiny bubble of laughter, I
Am become the Sea of Mirth Itself.

Paramahansa Yogananda

Sogno – Dream


Sogno

Ti penso seguendoti
– senza rumore –
come piuma che danza
tra le chiome degli alberi
come voce che sussurra
soltanto sogni
ed accarezzo le ciglia confuse
nella visione

Ti racconto storie
di lune pallide
che rincorrono il tempo
della memoria
per farlo vivere ancora
oltre le attese
ed i silenzi
colmi di parole

Ti respirerò piano
la vita ed il bene
nel battito pigro
del tuo cuore
perché palpiti
oltre ogni confine
ed intrecci speranze
per esserci ancora

Tu chiudi gli occhi
e non pensare
a questo sonno che scivola
e confonde
il clima e la stagione
in vorticosa danza
d’immagini nuove :
io ci sono

31.07.2004 Poetyca

Dream

I’ll follow you
– No noise –
dancing as a feather
among the treetops
as a voice that whispers
just dreams
I stroke the eyelashes and confused
in vision

We tell stories
pale moons
chasing time
memory
to make it live again
than expected
and silences
full of words

You will breathe up
and the good life
lazy in the heart
of your heart
it beats
beyond the border
plots and hopes
yet to be

You close your eyes
and think
this sleep that slips
and confuses
the climate and season
in the whirling dance
of new images:
I am here

31.07.2004 Poetyca

Preghiere di saggezza Tolteche – Prayer for the awareness


Preghiere di Saggezza Tolteche

“Per favore, adesso prendetevi un momento di pausa, chiudete gli occhi e sentite tutto l’amore che irradia dal cuore.
Voglio che vi uniate tenendo le mie parole nella mente e nel cuore, per sentire una forte connessione d’amore. Insieme faremo una preghiera speciale, per sperimentare la comunione con il Creatore.
Concentrate l’attenzione sui polmoni, come se esistessero soltanto loro. Sentite il piacere di espanderli per soddisfare il più grande bisogno del corpo umano: respirare.
Fate un respiro profondo e sentite l’aria che vi riempe il petto. Sentite che l’aria è amore, soltanto amore. Sentite la connessione tra l’aria e i polmoni, una connessione d’amore. Riempite i polmoni finché il corpo avrà la necessità di espellere l’aria. Quindi espirate, e sentite di nuovo il piacere. Ogni volta che esaudiamo un bisogno del corpo, proviamo piacere. Respirare è molto piacevole. Soltanto respirare è già abbastanza per essere felici, per godersi la vita. Essere vivi è già abbastanza. Sentite il piacere di essere vivi, il piacere di sentire l’amore…

Don Miguel Ruiz

PREGHIERA PER LA CONSAPEVOLEZZA

Oggi, Creatore dell’Universo, ti chiediamo di aprirci gli occhi e il cuore, per poter godere di tutto ciò che hai creato e vivere con te nell’amore eterno. Aiutaci a vederti in ogni cosa che percepiamo con gli occhi, le orecchie e tutti i sensi. Fa’ che possiamo percepire con gli occhi dell’amore, in modo da poterti trovare dovunque andiamo, in tutto ciò che crei. Fa’ che possiamo vederti in ogni cellula del nostro corpo, in ogni emozione della mente, in ogni sogno, in ogni fiore, in ogni persona che incontriamo. Non puoi nasconderti a noi perché sei dappertutto, e noi siamo uno con te. Rendici consapevoli di questa verità.
Rendici coscienti del nostro potere di creare un sogno del paradiso dovunque sia possibile. Aiutaci a usare la nostra immaginazione per guidare il sogno della nostra vita, la magia della nostra creazione, in modo da vivere senza paura, senza rabbia, senza gelosia o invidia. Dacci una luce da seguire, e fa’ che oggi sia il giorno in cui la nostra ricerca di amore e di felicità giunga alla meta. Oggi fa’ che accada qualcosa di straordinario, capace di cambiare la nostra vita per sempre: fa’ che qualunque cosa diciamo o facciamo sia un’espressione della bellezza e dell’amore che sono da sempre nel nostro cuore.
Aiutaci a essere come te, ad amare come ami tu, a condividere come condividi tu, a creare un capolavoro di bellezza e amore, nello stesso modo in cui lo sono tutte le tue creazioni. Iniziando da oggi, aiutaci ad aumentare il potere del nostro amore per fare della nostra vita un’opera d’arte. Oggi, Creatore, ti diamo la nostra gratitudine e il nostro amore per averci dato la vita. Amen.

PREGHIERA PER AMARE SE STESSI

Oggi, Creatore dell’Universo, ti chiediamo di aiutarci ad accettare noi stessi così come siamo, senza giudicarci. Aiutaci ad accettare la nostra mente così com’è, con tutte le emozioni, le speranze e i sogni, la nostra personalità, il nostro modo di essere unico. Aiutaci ad accettare il nostro corpo così com’è, con tutta la sua bellezza e perfezione. Fa’ che l’amore che sentiamo per noi stessi diventi cos’ forte da non permetterci più di rifiutarci, di sabotare la nostra stessa felicità, la nostra libertà e il nostro amore.
Da ora in avanti, fa’ che ogni azione, ogni reazione, ogni emozione, sia basata sull’amore. Aiutaci, Creatore, ad aumentare l’amore che proviamo per noi stessi fino a poter trasformare completamente la nostra vita da un sogno di paura e dramma in uno di amore e gioia. Fa’ che il potere del nostro amore per noi stessi sia abbastanza forte da spezzare tutte le menzogne che siamo stati programmati a credere, tutte le menzogne che ci fanno pensare di non essere abbastanza buoni, abbastanza forti, abbastanza intelligenti per farcela.Fa’ che il potere del nostro amore per noi stessi sia così forte da non avere più bisogno di vivere secondo le opinioni degli altri. Fa’ che possiamo fidarci completamente di noi stessi per fare le scelte che ci si presentano davanti. Pieni di amore per noi stessi, non abbiamo più paura di affrontare le responsabilità, e risolviamo i problemi a mano a mano che si presentano. Qualunque cosa vogliamo ottenere, fa’ che si compia con il potere del nostro amore per noi stessi.
A partire da oggi, aiutaci ad amarci così tanto da non creare più circostanze contrarie nella nostra vita. Possiamo vivere essendo noi stessi, senza fingere di essere diversi solo per farci accettare da altre persone. Non abbiamo più bisogno che altri ci accettino o ci dicano che siamo buoni e bravi, perché sappiamo ciò che siamo. Con il potere dell’amore per noi stessi, fa’ che possiamo provare gioia ogni volta che ci guardiamo allo specchio. Fa’ che sul nostro volto ci sia un gran sorriso, capace di far emergere la nostra bellezza esteriore e interiore. Aiutaci a provare un amore così intenso per noi stessi da renderci capaci di godere ogni momento che trascorriamo in nostra compagnia.
Fa’ che possiamo amarci senza giudizi, perché il giudizio porta la colpa e il bisogno di castigo, e ci fa perdere il punto di vista del tuo amore. Rafforza la nostra volontà di perdonarci in questo momento. Purifica la nostra mente dal veleno emozionale e dai giudizi, e fa’ che possiamo vivere in pace e amore.
Fa’ che il nostro amore per noi stessi sia il potere con cui cambiare il sogno della nostra vita. Con questo nuovo potere nel cuore, fa’ che possiamo trasformare i nostri rapporti, inizando da quello che abbiamo con noi stessi. Aiutaci a liberarci di ogni conflitto con gli altri. Rendici felici di condividere il nostro tempo con le persone che amiamo, aiutaci a perdonarle per ogni ingiustizia che secondo la nostra mente abbiamo subito da loro. Aiutaci ad amare noi stessi tanto da poter perdonare chiunque ci abbia fatto del male.
Dacci il coraggio di amare la nostra famiglia e i nostri amici incondizionatamente, e di cambiare il nostro rapporto con loro nel modo più amorevole e positivo. Aiutaci a creare nuovi canali di comunicazione nei nostri rapporti, in modo che non ci sia guerra, per il controllo, che non ci siano perdenti e vincitori. Fa’ che possiamo lavorare insieme per l’amore e l’armonia.
Fa’ che i nostri rapporti con i familiari e gli amici siano basati sul rispetto e la gioia, in modo da non avere più bisogno di dire loro ciò che dovrebbero pensare o come dovrebbero essere. Fa’ che possiamo provare gioia ogni volta che ci diamo al nostro partner. Aiutaci ad accettare gli altri così come sono, senza giudizi, perché rifiutando loro rifiutiamo noi stessi, e rifiutando noi rifiutiamo te.
Oggi è un nuovo inizio. Aiutaci a cominciare di nuovo la nostra vita oggi, con il potere dell’amore per noi stessi. Aiuitaci a goderci la vita, i rapporti, a esplorare, a correre rischi, a essere vivi, e a non vivere con la paura di amare. Fa’ che possiamo aprire il cuore all’amore che è nostro per diritto di nascita. Aiutaci a diventare Maestri di Gratitudine, Generosità e Amore, così da poter godere tutte le tue creazioni ora e sempre. Amen.

Don Miguel Ruiz

Prayers of Toltec Wisdom

“Please take a moment now to pause, close your eyes and feel all the love that radiates from the heart.
I want you to join taking my words in mind and heart, to feel a strong love connection. Together we will make a special prayer, to experience communion with the Creator.
Focus your attention on the lungs, as if only they existed. Feel the pleasure to expand to meet the greatest need of the human body: breathing.
Take a deep breath and feel the air that fills your chest. Feel that the air is love, only love. Feel the connection between the air and lungs, a love connection. Fill your lungs until your body will need to expel air. Then exhale, and feel the pleasure again. Every time you fulfill a need of the body, we experience pleasure. Breathing is very nice. Just breathing is enough to be happy, to enjoy life. Being alive is enough. Feel the pleasure of being alive, the pleasure of feeling the love …

Don Miguel Ruiz

PRAYER FOR THE AWARENESS

Today, Creator of the Universe, we ask you to open our eyes and hearts, to be able to enjoy all that you have created and live with you forever in love. Help us to see you in everything that we perceive with the eyes, ears and senses. It’s’ we can perceive with the eyes of love, so that we can find wherever we go, in everything you create. It’s’ we can see in every cell of our body, every emotion of the mind, in every dream, every flower, every person we meet. You can not hide because we are everywhere, and we are one with you. Make us aware of this truth.
Make us aware of our power to create a dream of paradise wherever possible. Help us to use our imagination to guide the dream of our life, the magic of our creation, to live without fear, without anger, without jealousy or envy. Give us a light to follow, and it ‘today is the day when our search for love and happiness comes to the goal. Today is ‘something extraordinary to happen, that can change our lives forever ago’ that whatever we say or do is an expression of beauty and love that are always in our hearts.
Help us to be like you, to love as you love me, to share as you share, to create a masterpiece of beauty and love, in the same way we are all your creations. Starting from today, help us to increase the power of our love to make our life a work of art. Today, the Creator, we give you our gratitude and our love for giving us life. Amen.

PRAYER TO LOVE YOURSELF

Today, Creator of the Universe, we ask you to help us accept ourselves as we are, without a judge. Help us to accept our mind as it is, with all the emotions, hopes and dreams, our personality, our way of being unique. Help us to accept our body as it is, with all its beauty and perfection. It ‘the love we feel for ourselves to become so’ strong no longer afford to refuse, to sabotage our own happiness, our freedom and our love.
From now on, is’ that every action, every reaction, every emotion, is based on love. Help us, Creator, to increase the love we feel for ourselves until you can completely transform our lives from a dream of fear and a drama of love and joy. It ‘the power of our love for ourselves is strong enough to break all the lies we were programmed to believe all the lies that make us think of not being good enough, strong enough, smart enough to farcela.Fa’ that the power of our love for ourselves is so strong that they no longer need to live according to the opinions of others. It’s’ we can trust completely to ourselves to make the choices that we have before. Full of love for ourselves, we no longer afraid to face the responsibilities and solve problems as they arise. Whatever we get, is’ to be done with the power of our love for ourselves.
Starting today, help us to love each other so as not to create the most extenuating circumstances arise in our lives. We can live as ourselves, without pretending to be different just for us to accept other people. We no longer need others to accept us or tell us that we are good and good, because we know what we are. With the power of love for ourselves, is’ we can feel joy every time we look in the mirror. It ‘on our face that there is a big smile, able to bring out our inner and outer beauty. Help us to feel a love so intense for ourselves to make us able to enjoy every moment we spend in our company.
It’s’ we can love without judgments, because the judge takes the blame and the need for punishment, and makes us miss the point of view of your love. It strengthens our will to forgive at this time. Purify our minds by the poison and emotional judgments, and it ‘that we can live in peace and love.
It ‘that our love for ourselves is the power with which to change the dream of our life. With this new power in the heart, is’ that we can transform our relationships, beginning with what we have with ourselves. Help us get rid of any conflicts with others. Make us happy to share our time with our loved ones, help us to forgive them for any injustice they have suffered in our minds from them. Help us to love ourselves enough to forgive anyone who has done wrong.
Give us the courage to love our family and friends unconditionally, and to change our relationship with them in the most loving and positive. Help us create new channels of communication in our relationship, so that there is no war for control, there are no losers and winners. It’s’ we can work together for the love and harmony.
It ‘that our relationships with family and friends are based on respect and joy, so you no longer need to tell them what they should think or how they should be. It’s’ we can feel joy every time we give to our partners. Help us to accept others as they are, without judgments, because refusing them reject ourselves, we reject and refuse you.
Today is a new beginning. Help us to begin again our life today, with the power of love for ourselves. Aiuitaci enjoy life, relationships, to explore, take risks, to be alive, and not to live with the fear of love. It’s’ we can open our hearts to the love that is our birthright. Help us to become Masters of Gratitude, Generosity and Love, so you can enjoy all your creations now and forever. Amen.

Don Miguel Ruiz

Soffio di petali – Petals puff


Soffio di petali

Soffio leggero
non spezza i sogni
quando con passo di piuma
raccolgo aliti di vento
e petali di questo cuore
in attesa di nuove parole

11.12.2011 Poetyca

Petals puff

Soft breath
no broken dreams
when pitch feather
I collect breaths of wind
and petals of this heart
waiting for new words

11.12.2011 Poetyca

Stelle in tasca – Stars in your pocket


Stelle in tasca

Cercatore bambino
di stelle e di cielo
hai costruito
quelli che chiamano sogni
e non sanno
che guardi oltre il velo
l’incanto
di un mondo parallelo
che chi è cieco
non sa comprendere

Tu che hai la forza
che fa superare tutto
senza agitarsi
o fare rumore
sai portare la Luce
anche nell’angolo più buio
e sai che non servono
muscoli e grandi braccia
per essere forti
ma un cuore sincero

Sono silenzi
che parlano all’essenza
dove distanze
non sono separazione
ma ascolto sincero
che conta le stelle
prese dalla tasche
che sai donare nella corrente
di anime in ricerca
d’incondizionato amore

03.07.2011 Poetyca

Stars in your pocket

Seeker child
of stars and sky
have built
what they call dreams
and know not
that you looks beyond the veil
the enchantment
of a parallel world
that who is blind
can not understand

You that have the power
to overcomes all
without stirring
or make noise
you know to bring the Light
even in the darkest corner
and you know that do not serve
big muscles and arms
of being strong
but a sincere heart

There are silences
that speak to the essence
where distances
are not separation
but sincere listening
that counts the stars
taken from the pockets
that you know to donate in the current
on research souls
of unconditional love

03.07.2011 Poetyca

Tutto ritorna – All returns


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Tutto ritorna

I sogni ed i desideri
mescolanza di attimi
per fuggire ogni ricordo
Dentro la cornice del tempo
non c’è più attesa
solo un piccolo germoglio
Sfavilleranno i suoi colori
abbracceranno il cielo
le sue giovani foglie
Flussi e riflussi
in cerchi concentrici
tutto ritorna come Primavera

10.06.2015 Poetyca

All returns

Dreams and wishes
mixture of moments
to escape all memory
Within the frame of time
there is no more waiting
only a small bud
Sfavilleranno its colors
embrace the sky
its young leaves
Ebb and Flow
in concentric circles
everything is like Spring

10/06/2015 Poetyca

Phil Collins – En Concert Complet a (Paris 2004)


Philip David Charles Collins (Londra, 30 gennaio 1951) è un cantautore, polistrumentista e musicista britannico, noto sia come solista sia come componente dello storico gruppo dei Genesis.

Collins è uno dei tre artisti (insieme a Paul McCartney e Michael Jackson), ad aver venduto oltre 150 milioni di album in tutto il mondo sia come solisti che come membri principali di una band[1].

https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Philip David Charles “Phil” Collins, LVO (born 30 January 1951),[6] is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, music producer and actor. He gained fame as both the drummer and lead singer for the rock group Genesis, and he also gained worldwide fame as a solo artist.

Collins is one of the most successful songwriters and performers of all time, singing the lead vocals on dozens of hit albums and singles in the UK and the US between 1976 and 2010, either as a solo artist or with Genesis. His solo singles, sometimes dealing with lost love and often featuring his distinctive gated reverb drum sound, ranged from the atmospheric “In the Air Tonight“, dance-rock of “Sussudio“, piano-driven power balladAgainst All Odds“, to the political and religious connotations of “Another Day in Paradise“. Collins has been described by AllMusic as “one of the most successful pop and adult contemporary singers of the ’80s and beyond”.[1]

Collins joined Genesis in 1970 as the group’s drummer and became their lead vocalist in 1975 following the departure of the original lead singer Peter Gabriel. His solo career, which was launched in 1981 and was heavily influenced by his personal life and soul music, brought both himself and Genesis greater commercial success. Collins’s total worldwide sales as a solo artist are 150 million.[7] Collins has won numerous music awards throughout his career, including seven Grammy Awards, six Brit Awards—winning Best British Male three times, three American Music Awards, an Academy Award, two Golden Globe Awards and a Disney Legend Award in 2002 for his solo work.[8][9][10] He received a star on the Hollywood Walk of Fame in 1999, was inducted into the Songwriters Hall of Fame in 2003, and into the Rock and Roll Hall of Fame as a member of Genesis in 2010.[11][12] Collins was listed at number 22 in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Drummers of All Time”.[13]

Collins is one of only three recording artists (along with Paul McCartney and Michael Jackson) who have sold over 100 million albums worldwide both as solo artists and (separately) as principal members of a band.[14] During his most successful period as a solo artist between 1981 and 1990, Collins had three UK number-one singles and seven number-one singles on the Billboard Hot 100 in the United States, as well as a U.S. number one with Genesis in 1986. When his work with Genesis, his work with other artists, as well as his solo career is totalled, Collins had more top 40 hits on the Billboard Hot 100 chart during the 1980s than any other artist.[15] In 2008, Collins was ranked the 22nd most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[16] Although one of the world’s best-selling recording artists and a highly respected drummer, Collins has garnered significant criticism over the years from music journalists and fellow artists. He announced his retirement in 2011 to focus on his family life,[17][18] though he continued to write songs and in 2013 he said he was considering a return to the music industry.[19]

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Io ci sono! – I am here!


Io ci sono!

Canto d’anima…
Lo senti?
Tu lo conosci
e non sei lontano…

Pareti che si dilatano
a volte esplodono
ma non temere
io non fuggo
resto qui
…e non temo

Tu mi guardi …
io lo so,non sei solo
come non lo sono …
stata mai

A volte …
sono solo parole
mentre io vorrei
dire quell’oltre
che conosco
che vedo dentro di me

Non ho trovato ancora
chi sappia aprire gli occhi
chi raccolga le chiavi
della propria prigione
ma non temo …

E anche se il silenzio scivola…
tu sentimi…
io ci sono!

12.11.2003 Poetyca

I am here!

Song of soul …
Hear that?
You know him
and you’re not far away …

Walls that expand
sometimes explode
but fear not
I do not run away
rest here
… and I’m not afraid

You look at me …
I know, you’re not alone
nor are …
was never

Sometimes …
just words
while I would like
say that beyond
I know
I see in me

I have not found yet
those who canopen your your eyes
those who collect the keys
of its prison
but I am not afraid …

And even if the silence slips …
you hear me …
I am there!

12.11.2003 Poetyca

Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo – Zen is the path that connects us to the Universe –


– Lo Zen è la via che ci ricollega all’Universo –
La luce di una candela rischiara appena una stanza disadorna. Di fronte al muro siedono, perfettamente allineati, immobili personaggi vestiti con abiti neri, ampi, panneggianti. Il sobrio e vigoroso silenzio viene interrotto soltanto da una profonda voce che, ogni tanto, con severa compassione richiama alla bellezza del momento presente.
Cosa stanno facendo queste persone? Niente – potrebbe essere la risposta – sono semplicemente sedute. Esse in verità stanno meditando, stanno praticando zazen.
Ora, il termine Zen, che sta a indicare una delle forme che il buddhismo ha preso in Giappone, vuol dire meditazione. Esso deriva dal termine cinese chan, che a sua volta deriva dalla parola sanscrita dhyana, usata in India per indicare appunto la pratica della meditazione.
A questo punto è bene ricordare una cosa: in Occidente con meditazione, o meditatio, di solito si intende lo scegliere un passo del Vangelo sul quale riflettere, pensare, per poter giungere a una maggiore e più profonda comprensione del messaggio del Cristo. All’alba dell’incontro con le dottrine orientali, gli studiosi occidentali hanno definito “meditazione” tutta quella serie di pratiche ascetico-concentrative caratteristiche delle filosofie orientali. Ma, in ambito buddhista, il termine sanscrito che indica tali pratiche in generale è bhavana: esso deriva dalla radice verbale bhu, che vuol dire “essere”. Pertanto bhavana può essere tradotto come esserci, esserci di più, ora.
Dunque la pratica contemplativa buddhista non deve rimandare a una cogitazione continua, bensì a un essere totalmente calati nel momento presente. Si tratta in altre parole di essere completamente consapevoli di se stessi, del proprio corpo, dei propri pensieri, e di ciò che ci circonda.
Buddha, l’illuminato, è colui il quale è completamente sveglio, assolutamente calato nella irripetibile bellezza del momento presente, ed è proprio alla luce di tale fatto che nella tradizione Zen si arriva ad affermare che zazen è satori, e cioè che la pratica della meditazione è l’illuminazione: in altre parole se essere illuminati vuol dire essere completamente calati nel momento presente, e se meditare vuol dire esserci totalmente, allora i due termini coincidono.
La tradizione Zen si chiama in tal modo proprio perché avendo compreso l’importanza della pratica seduta, su essa pone un forte accento. Ma come si fa a fare zazen, o meglio la meditazione (zen) seduta (za)?
Innanzitutto occorre scegliere un posto dove sedersi che sia tranquillo, non troppo caldo nè troppo freddo, e poi indossare un abito ampio, comodo e possibilmente scuro. Scelto un cuscino consistente, occorre sedersi su di esso a gambe incrociate, per quaranta minuti circa, anche se all’inizio è possibile sedersi per un periodo minore.
La posizione da assumere è quella del loto completo: il piede destro che poggia sulla coscia sinistra e il piede sinistro che poggia sulla coscia destra. Tale posizione ha una valenza sia simbolica che pratica. Da un lato infatti simbolizza il loto, il fiore che, pur affondando le sue radici nella melma, si leva alto verso il cielo con i suoi petali arancioni, colore del sole nascente e della rinascita spirituale. Dall’altro invece la posizione del loto è estremamente pratica perché salda, stabile. Bisogna aver cura di sedersi in pizzo al cuscino e di far toccare bene a terra le ginocchia. In tal modo si viene a formare un tripode che dona stabilità e vigore a tutta la postura e permette alla schiena di stare naturalmente dritta, senza grossi sforzi. E’ possibile sedersi anche nella posizione del mezzo loto, con il piede destro sulla coscia sinistra o viceversa, cercando comunque di ricreare la stabilita di detto tripode.
La schiena deve essere mantenuta bene dritta, le mani toccano con il taglio interno l’addome e la sinistra poggia sulla destra. La misura della corretta sovrapposizione delle mani viene data dal dito medio sinistro, la cui falange centrale deve coincidere con la falange centrale del medio della mano destra. La punta dei pollici si sfiora a formare un perfetto ovale, che va mantenuto per tutta la durata della seduta. Questa posizione delle mani viene chiamata in giapponese hokkaijoin, o sigillo dell’Oceano del Dharma, ed è simbolo e indice della concentrazione: infatti se ci si assopisce i pollici si allentano e formano la cosiddetta “valle”, se invece ci si accanisce in un turbinio di pensieri i pollici premono forte l’uno contro l’altro andando a formare un “monte”. Inoltre è anche molto importante il movimento che si compie per assumere tale posizione. Le due mani partono da lati opposti e convergono verso il centro. Allo stesso modo la mente che di solito è dissipata, distratta in pensieri che la trascinano avanti e indietro, dovrebbe, all’inizio della seduta, ricentrarsi, focalizzarsi.
Le spalle devono essere rilassate e i gomiti distanziati dal corpo. Gli occhi, a differenza di altre scuole meditative, vengono tenuti aperti, e questo per il semplice motivo che il mantenere gli occhi chiusi, anche se all’inizio della seduta può risultare molto calmante, di fatto poi induce sonnolenza. Di solito si chiudono gli occhi quando si vuole dormire, mentre quando si è svegli gli occhi sono aperti. Ora, se questa deve esser la pratica del Risveglio, è bene che il corpo assuma l’atteggiamento di una persona sveglia.
Il mento deve essere rientrato e la nuca tesa: l’immagine che la tradizione Zen offre per aiutare il praticante ad assumere una corretta postura è quella di una colonna che a un’estremità spinge la terra in basso, e all’altra spinge in alto il cielo. In tal modo chi pratica diventa una sorta di asse cosmico che unisce le sfere celesti alla terra: il palo attraverso il quale è possibile raggiungere il cielo, o meglio l’Assoluto.
Ma cosa fare durante zazen? Si tratta fondamentalmente di focalizzare la propria consapevolezza su due cose: la postura e il respiro, le due ali su cui vola la meditazione.
Innanzitutto bisogna tornare costantemente alla posizione. Occorre sentire il proprio corpo mentre mantiene una corretta postura: non bisogna quindi piegare la schiena, afflosciarsi, allentare la posizione delle mani, perdere il contatto delle ginocchia, reclinare il capo o chiudere gli occhi.
Una corretta postura deve poi essere vivificata da una corretta attenzione al respiro. Si tratta in altre parole di osservare il proprio respiro senza per questo controllarlo o modificarlo in alcun modo. Se è superficiale lo si registra come tale, e quando è o affannoso, o calmo o profondo si fa lo stesso. Con il tempo e la pratica, il respiro diventerà quieto e impercettibile: l’espirazione si farà sottile e prolungata e l’inspirazione breve e decisa.
La tradizione paragona la mente discorsiva a un cane affamato: come il cane ha bisogno di rosicchiare continuamente qualcosa, così la mente discorsiva ha bisogno di “ruminare” costantemente pensieri. Si tratta allora di dare alla mente affamata un osso da rosicchiare, un qualcosa che calmi il suo desiderio di essere sempre impegnata in un processo cogitativo ma che allo stesso tempo la mantenga legata al momento presente.L’attenzione alla postura e alla respirazione è la risposta, è l’osso da gettare alla mente discorsiva, è l’oggetto che tiene la mente occupata e che altresì non la distoglie dal presente. Infatti sia la postura che il respiro sono elementi presenti ora, da percepire nell’immediatezza del presente.
Normalmente la mente discorsiva è persa in continui confronti, progetti futuri o ricordi passati: una rapida occhiata al momento presente e subito parte il “film” interiore, una carrellata di pensieri che distolgono dalla realtà. E parlare di realtà non è esagerato poiché, a pensarci bene, il passato è passato, il futuro deve ancora essere: solo la dimensione del presente effettivamente è, esiste, è reale. Ora, la mente discorsiva persa nei suoi pensieri fa vivere l’essere umano come un fantasma, alienato dal momento presente nel quale la vita si attua.
La pratica Zen, con il suo vigoroso richiamo alla presenza educa alla capacità di esserci, di esserci completamente, e permette al praticante di scoprire una dimensione sconosciuta anche se già presente di fronte agli occhi: la realtà vibrante del momento presente, nel quale è possibile scorgere il proprio Sé originale, natura misteriosamente sottile della vita che ci unisce in maniera inscindibile a tutti gli altri esseri.
Il semplice fatto di sedersi con tutto se stessi (o shikantaza in giapponese) vuol dire accettare e dunque comprendere la propria reale natura. La reale natura, o natura originale del Sé è comune a tutti gli esseri. Accettare e comprendere tale natura con la sola mente è impossibile, occorre accettarla, sentirla, assimilarla anche con il corpo: ecco perché si dà tanta importanza alla pratica dello zazen dove tutto il corpo e tutta la mente sono concentrati sulla postura.
Quando si è seduti, semplicemente seduti, gustando il silenzio e l’immobilità dello zazen, è possibile osservarsi, conoscersi, accettarsi e riconoscersi connessi e interconnessi con il resto del Cosmo. E’ per questo che si dice che lo zazen è la porta che dà accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo vivono da sempre: il nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

– Zen is the path that connects us to the Universe –

The light of a candle illuminates just a bare room. Sit facing the wall, perfectly aligned, real estate people dressed in blacks, wide, panneggianti. The simple and powerful silence is interrupted only by a deep voice, sometimes with severe compassion recalls the beauty of the present moment.
What are these people doing? Nothing – it could be the answer – they are just sitting. They really are speculating, are practicing zazen.
Now, the word Zen, meaning that they are one of the forms that Buddhism has taken in Japan, it means meditation. It comes from the Chinese word chan, which in turn derives from the Sanskrit word dhyana, which is used in India to indicate precisely the practice of meditation.
At this point it is worth remembering one thing: in the West with meditation or meditatio usually means the point on the Gospel on which to reflect, to think, to reach a broader and deeper understanding of the message of Christ. At the dawn of the meeting with the Eastern doctrines, Western scholars have called “meditation” whole series of ascetic practices-concentrative characteristics of Eastern philosophies. But, in the Buddhist context, the Sanskrit term that indicates this practice in general is bhavana: it derives from the verbal root bhu, meaning “be”. Therefore bhavana can be translated as, be more now.
So the Buddhist contemplative practice should not defer to a continuous cogitation, but declined to be totally in the present moment. It is in other words to be fully aware of themselves, of their bodies, their thoughts, and what surrounds us.
Buddha, the enlightened, is the one who is fully awake, absolutely fell in the unique beauty of the present moment, and is in the light of the fact that in the Zen tradition we come to say that zazen is satori, which is that the practice of Meditation is the light: in other words, to be enlightened is to be completely dropped in the present moment, and if there is to meditate totally, then the two terms coincide.
The Zen tradition is called so because they had understood the importance of the practice session, has a strong focus on it. But how do you do zazen, or rather meditation (Zen) sitting (za)?
First you choose a place to sit that is comfortable, not too hot nor too cold, and then wear loose clothing, comfortable and preferably dark. Chose a large pillow, you need to sit cross-legged on it for forty minutes, even if at first you can sit for a shorter period.
The position to be taken is that of the full-lotus: the right foot resting on the left thigh and left foot resting on the right thigh. This position has a value both symbolic and practical. On one hand, the lotus symbolizes the flower, although its roots in the mud, rises high into the sky with its orange petals, color of the rising sun and spiritual rebirth. On the other hand the lotus position is extremely practical because it firm and stable. We must take care to sit down to lace pillow and good to touch the knees to the ground. Thus is formed a tripod that gives stability and strength to the whole posture and allows the spine to stay straight course, without great effort. It ‘also possible to sit in half-lotus position, with your right foot on left thigh or vice versa, still trying to recreate the stability of this tripod.
The back should be well maintained straight, hands touching the abdomen with the internal cut and the left rests on the right. The correct measure of the overlap of the hands is given by the left middle finger, middle phalanx, which must coincide with the center of the middle phalanx of the right hand. The tip of the thumbs touching to form a perfect oval, which should be maintained for the duration of the session. This hand position is called in Japanese hokkaijoin, or seal of the Dharma Ocean, and is a symbol and index of concentration: in fact if you are asleep your thumbs become loose and form the so-called “valley”, but if there rages a whirlwind of thoughts strong thumbs pressed against each other going to form a “mountain”. It is also very important that the movement is done to take this position. The two hands start at opposite sides and converge toward the center. Similarly, the mind that is usually dissipated, distracted with thoughts that drag back and forth, should, at the beginning of the session, refocus, focus.
The shoulders should be relaxed and the elbows apart from the body. The eyes, unlike other schools of meditation, are kept open, and this for the simple reason that keeping your eyes closed, although the beginning of the session can be very soothing, in fact, then induces drowsiness. Usually you close your eyes when you want to sleep, and when you are awake eyes are open. Now, if this should be the practice of enlightenment, it is good to take the attitude that the body of a person awake.
The chin should be back and neck tense: the image that the Zen tradition offers to help the practitioner to assume a correct posture is that of a column at one end which pushes the earth down, and the other pushes up the sky. In this way, those who practice it becomes a kind of cosmic axis that unites the celestial spheres to the earth: the pole through which you can reach the sky, or rather the Absolute.
But what to do during zazen? It’s basically focus their awareness on two things: posture and breathing, the two wings on which flies meditation.
First we must constantly return to the position. Need to hear your body while maintaining proper posture so we should not bend your back, limp, loosen the hand position, losing touch knees, tilt your head or close his eyes.
Proper posture must then be enlivened by a proper attention to the breath. In other words it is to observe your breath without controlling it or modify it in any way. If it is superficial register as such, and when it is or wheezing, or calm or deep you do the same. With time and practice, the breath becomes quiet and inaudible exhalation will be thin and long and short and decisive inspiration.
Discursive tradition likens the mind to a hungry dog: how the dog needs something to chew constantly, so the mind needs to discursive “chewing” thoughts constantly. It is time to give hungry minds a bone to chew on, something to calm her desire to always be engaged in a process cogitative but at the same time keep tied at presente.L ‘attention to posture and breathing is response, is the bone to throw to the discursive mind, is the object that keeps the mind occupied and that also does not detract from the present. In fact, the posture is that the elements of breath are now to be perceived immediacy of the present.
Normally, the discursive mind is lost in continuous comparisons, past memories or future projects: a quick look at the present moment and just part of the “movie” inside, a roundup of thoughts that distract from the reality. And speaking of reality as it is no exaggeration to think of it, the past is past, the future is yet to be: only the size of this fact is, there is real. Now, the discursive mind lost in thought is the human being as a living ghost, alienated from the present moment in which life takes place.
The practice of Zen, with its strong appeal to the presence educates the ability to be there, be there completely, and allows the practitioner to discover an unknown dimension, even if already present before the eyes: the vibrant reality of the present moment, where you can see one’s self the original, subtle nature of life mysteriously unites us inseparably to all other beings.
The simple act of sitting down with their whole heart (or shikantaza in Japanese) means to accept and therefore understand its real nature. The real nature, or nature of the original self is common to all beings. Accept and understand the nature of the mind alone is impossible, you must accept it, feel it, even with the body to assimilate it here because it gives so much importance to the practice of zazen, where the whole body and whole mind focused on your posture.
When sitting, just sitting, enjoying the silence and stillness of zazen, you can observe, learn, accept and recognize connected and interconnected with the rest of the Cosmos. And ‘why you say that zazen is the door that gives access to real peace and harmony in which all existences in the cosmos have always lived: Nirvana.
Kodo Sawaki Roshi

Posso respirare – I can breathe


 Posso respirare

Vorrei poter chiamare

                       a raccolta

tutti i silenzi

             e farli tacere

smettere di vedere

ancora una volta

                     la danza

delle ombre

       -degli altri-

ma non smettono

di aleggiare qui intorno

e uncinate rostrano

senza preavviso

questo mio spazio

Vorrei poter tappare

orecchie e occhi

              del cuore

senza più resa

a quest’immagini

da combattere ancora

Sono le sensazioni

che tutto impregnano

e gridano sempre

-tolgono fiato-

ogni passo è lotta

tra quel che opprime

                 come cappio

e quel che rimbalza

sullo scudo

                  che pongo

Rifletto e cerco

ancora una volta

quel filo perduto

per capire

         respirando

dove poggiare

         il mio passo

Conosco il percorso

      il ripetersi stanco

di tutti i respiri

Solo un attimo

     un attimo ancora

e presto sarà silenzio

toccate le nuvole

    è il mio cuore

             che ascolto

Ora che resto

nell’impero del sole

   svaniscono ombre

e resto a guardare

Distacco e forza

  mi sorridono

    e posso

          respirare

   05.09.2002 Poetyca

I can breathe

I wish I could call

harvested

all silences

and shut them up

stop seeing

again

dance

shadows

-of the other-

But do not stop

to hover around here

and hooked rostrum

without notice

my space

I wish I could plug

ears and eyes

heart

made without

in these images

to fight again

These are the feelings

permeate everything

and cry forever

remove-breath-

each step is a struggle

between that which oppresses

as a loop

and what bounces

shield

I am asking

I reflect and try

again

lost the thread

to understand

breathing

where rest

my pace

I know the path

the tired repetition

of all breaths

Just a moment

even a moment

and soon will be silent

touch the clouds

My heart is

I listen to

Now that the rest

Empire of the Sun

shadows disappear

and watched

Posting and strength

I smile

and I can

breathe

05.09.2002 Poetyca

La natura – Nature


natura1

La natura
“Tutti gli elementi della natura, ogni fiore, ogni albero e ogni animale, hanno un’importante lezione da insegnarci”
Eckhart Tolle, “Guardiani dell’Essere”

Nature
“All the elements of nature, every flower, every tree and every animal have important lessons to teach us”
Eckhart Tolle, “Guardians of Being”

Luce e colore – Light and color


lilly77

Luce e colore

Occhi

Sono occhi

lo specchio

della nostra anima

Respiro

In un respiro

l’abbraccio

senza tempo

Luce e colore

accarezzano l’attimo

mentre sorrisi

illuminano la notte

Oltre le apparenze

L’aurora si offre

per essere

linfa dell’attimo

23.12.2014 Poetyca

Light and color

Eyes

have eyes

the mirror

of our soul

breath

In one breath

the embrace

timeless

Light and color

caress the moment

while smiles

light up the night

Beyond appearances

The sunrise offers

to be

sap of the moment

12/23/2014 Poetyca

Conversazione con Pitagora – From the Conversations with Pythagoras


Conversazione con Pitagora

Raccontaci, per favore, di Te: come Tu hai ricevuto Iniziazione e come dopo hai insegnato agli altri!
L’armonia fra lo sviluppo dell’amore, della saggezza e della forza Io la chiamerei la Regola d’Oro nell’arte dell’allevamento delle anime.
In quest’ultima incarnazione, Io ero già l’Anima con Cognizione Divina che avevo elaborato nelle tante vite precedenti.
Lo scopo dell’ultima incarnazione era l’affermazione della verità che parlava di Dio, per le tante successive generazioni umane sulla Terra.
Si potrebbe dire che Io sono stato l’ultimo di quelli che hanno ricevuto l’iniziazione nell’Egitto, secondo la tradizione che ha avuto inizio dal Tot — Atlant, ma dopo ci sono stati dei cambiamenti durante i secoli.
Mi davano le lezioni i sacerdoti i quali avevano una gran forza personale e conoscevano tanti misteri della magia. Ma in essi l’aumento della propria volontà e della forza personale è stato preponderante e ha occupato il posto della Luce Divina e della purezza dell’anima. L’aspirazione alla potenza personale e al desiderio di comandare sugli altri e il desiderio di essere prescelti hanno fatto oscurare l’amore dentro di loro. La loro volontà essi l’hanno considerata come la volontà del Dio, senza avere dubbi… La loro forza la immaginavano come la manifestazione suprema delle capacità umane… L’amore è stato perso, sono rimaste soltanto la prepotenza e la forza… Tante conoscenze degli abitanti di Atlantide, relative al pianeta Terra e agli altri corpi cosmici, sono state conservate grazie a loro… Loro avevano la capacità di influire sulle anime e sui corpi… Ma senza l’Amore Divino la forza è morta… L’anima, che ha avuto la trasformazione, grazie all’Amore, è capace di diventare saggia! Soltanto il cuore spirituale è capace di arrivare fino in fondo al Cammino di Cognizione del Creatore, senza inciampare, per dopo unirsi alla Sostanza Divina, che dirige tutta la Creazione del Mondo.
… Io sono grato a loro. Tutto quel che ho potuto, Io ho regalato dopo, quando loro s’incarnavano di nuovo…
… Per tanti anni essi Mi hanno insegnato, ma Io non ho perso né la purezza delle Mie aspirazioni, né l’Amore per il Creatore. La scienza della vita l’ho studiata per mezzo della mia consapevolezza, grazie al distaccamento dal corpo materiale. Ho imparato i metodi per crescere e ingrandirsi nelle dimensioni (eoni) diverse.
Ho conosciuto i riti del sacramento che esistevano in quei tempi. In uno di quei riti la morte si provava come nella realtà. Nel corso di questa esperienza la Mia Anima doveva sopportare tutta la scala della misurazione della diversità dell’Universo, partendo dall’inferno fino alla Luce per, alla fine, scegliere la Luce.
Ma il Contatto con la Luce i sacerdoti non potevano sentirlo.
Perciò l’ultimo passo Io l’ho fatto con l’aiuto delle Anime Divine, che Mi aspettavano nella Luce. Mi hanno fatto conoscere le Legge della vita delle anime e la Sostanza Divina ed Eterna. Mentre Io ero in Unione con il Supremo il mio corpo rimaneva disteso nella tomba di pietra, che è stata fatta per il rito d’iniziazione.
Mi hanno dato la possibilità di scegliere: entrare nella Luce e non tornare mai più nel corpo o il ritorno. Tornare significava diventare il Conduttore, Ricostruttore delle conoscenze, di tutto ciò che avevo imparato nella Grande Purezza del Primo Fattore. Io ho preferito il secondo, e la Mia scelta è stata decisa da Me come lo scopo della Mia vita.
Ho deciso di creare un sistema d’Iniziazioni diverso da quel “cerchio” mistico, che Io ho dovuto attraversare.
… Non Mi è stata data subito la possibilità di aprire la Scuola… Sono passati tanti anni. Sono stato prigioniero insieme con altri sacerdoti, quando l’invasione persiana, come un’ondata di mare in tempesta ha fatto affogare Egitto e altri paesi.
Negli anni di prigione la Mia Unione con la Luce Iniziale diventava sempre più forte, nonostante che il corpo si trovasse nelle condizioni difficili imposte dalla vita.
In quegli anni ho conosciuto anche i nuovi riti di altre religioni e altre scienze… Nei miei pensieri ho creato il progetto della Scuola, quale ho potuto realizzare più tardi a Crotone.
* * *
La giustizia Divina non è come quella che la gente, in gran parte, s’immagina. Nella vita delle persone arrivano le cose, che devono arrivare cioè tutto quello che loro hanno attirato con i loro pensieri e le azioni nel corso del proprio vissuto.
Il Dio è Creatore di queste Leggi! Non può succedere nessuna disgrazia, se non è stata meritata! Non può essere dato da sostenere un peso più grande della forza! Non può arrivare felicità non meritata, non indispensabile; soltanto l’orgoglio, il senso di pena verso se stessi, l’attaccamento per le cose e le persone, nonché l’invidia e la gelosia, fanno immaginare la felicità degli altri come non meritata!
La Giustizia del Dio è grande: ognuno raccoglie i frutti, che ha seminato e allevato. Se la frutta è amara, ognuno di noi ha la possibilità di allevare qualche cosa di diverso, per avere il risultato migliore e più dolce!
* * *
— Racconta: che cosa serve per non perdere il sentimento di felicità?
— Il Sole della Felicità sorge nel cielo interno!
Il Cammino si realizza grazie agli sforzi! Gli ostacoli soltanto aumentano le tue forze e fanno accrescere la saggezza nel superare le barriere!
L’Amore, che illumina da dentro, non si trasforma per colpa degli ostacoli del mondo delle conseguenze!
Purificandosi noi ci avviciniamo a Lui — al Creatore, alla Fonte del tutto. Bisogna diventare la Purezza Primordiale per manifestare Lui!
Diventa Dio colui, che ha percepito La Volontà Superiore e nello stesso momento è riuscito a trattenere acceso il Fuoco Divino che é divampato in lui!
Tutto quello, che tu vedi è stato creato dal Suo Amore e ogni atomo manifestato dal Suo Amore e dalla Sua Forza.
Chi ha ricevuto l’iniziazione, deve illuminare con il Fuoco, Che è stato ricevuto, e con se stesso riaccendere la luce nuova — la luce delle conoscenze e dell’amore verso l’Unica Volontà Creatrice — verso il Creatore del tutto!
* * *
— È necessario imparare la purezza della mente!
Ascoltando senza obiettare con i pensieri all’interlocutore!
Rispetta i pensieri degli altri con il silenzio dell’attenzione e con la profondità della percezione!
In questo si manifesta l’amore dell’uomo verso l’uomo nel momento della conversazione fra loro. In questo si manifesta l’amore dell’uomo per Dio nella conversazione con Lui.
Soltanto quando la tua mente si trova nel silenzio e ascolta, il cuore è colmo dell’amore, allora Dio parla con te.
Noi abbiamo chiesto:
— Ci racconti per favore, se nella Tua Scuola si usavano le tecniche simili ad asana di hatha-ioga per riordinare l’energetica dei corpi?
— Io personalmente conoscevo tali metodi, essi si usavano anche in Egitto. Ma Io non ne facevo uso nella Scuola creata da Me. Facevo così perché questo attira l’attenzione dell’allievo più verso il corpo che verso l’anima.
Le tappe iniziali da noi erano di “preparazione” e di “purificazione”, quando l’anima si riempiva delle conoscenze su moralità e purezza, sull’armonia dell’Intero e sul senso dell’esistenza dell’anima nel corpo, sul fatto che l’uomo è anima, il corpo è soltanto il suo involucro e la sua dimora temporanea. L’insegnamento dell’anima alla bontà, all’amore, alla calma, alla moralità era la tappa preparativa per quello che voi chiamate raja-ioga. Anche il modo armonioso della vita era favorevole a questo: la vastità della riva del mare, il clima piacevole per la vita, temperato nel freddo e nel caldo, la giusta e pura alimentazione. I Miei allievi praticavano anche fluenti esercizi di ginnastica per il corpo e bagno nel mare.
La tappa del lavoro pianificato con le energie del corpo si cominciava soltanto quando l’anima-amore superava la grandezza del corpo. La vita sulla riva del mare e l’armonia d’intorno favorivano questo.
Tutte le volte, su ogni tappa l’anima faceva il primo passo nell’assimilazione del nuovo scalino e invece il corpo si sottometteva e gradualmente assorbiva il nuovo stato d’anima. In questo modo il corpo si trasformava e si purificava. Qualunque tipo di problema del corpo se ne andava nel momento in cui si cancellavano sul piano causale il problema o il vizio dell’anima.
L’anima-amore, che supera di molto la grandezza del corpo, sintonizza esso come strumento, il quale per suonare in armonia con l’universo ha i sette chakra come cavità e meridiani, come le corde. Questo strumento permette all’anima umana di creare la Grande Musica della Vita e dell’Armonia.
Su questa tappa tanta attenzione prestavamo alla musica e alla danza che erano capaci di fare effetto e di trasmettere agli altri adepti i superiori stati d’anima.
Le meditazioni nella nostra Scuola di solito si compivano facendo una tranquilla camminata.
La fase di buddhi-ioga s’iniziava quando la vita dell’anima, nella qualità del “Proprio Mahadublo”, parlando con le vostre espressioni, diventava naturale.
Mentre ero incarnato avevo pochi allievi che sarebbero stati pronti a questo tipo di lavoro. Però, dopo, loro continuavano il lavoro della Scuola. Loro sostenevano lo spirito della fraternità Pitagorica nelle filiali create in tutto il Mediterraneo per più di 500 anni. Loro sono tutti pronti ad aiutarvi anche adesso nella diffusione e nell’introduzione delle vostre, cioè delle Nostre cognizioni comuni.
Prima tu Mi hai chiesto della materializzazione e della dematerializzazione. Io non ho risposto allora alla tua domanda. Ma ora sono pronto a rispondere.
Io non ho cercato di acquisire la dematerializzazione del corpo, non lo avevo come scopo. L’immortalità dell’anima nell’Unione con la Superiore Consapevolezza Divina, questo era lo scopo che avevamo Io e i Miei allievi. Se l’anima riesce a realizzarlo in tempo e così vive servendo il Creatore e la gente, allora il corpo materiale diventa Divino perché l’Anima Divina trasforma il piano materiale con Sé-Luce.
Dopo l’incendio nella scuola, per sostenere i Miei allievi che erano riusciti a salvarsi, ma erano privi di spirito dopo la notizia della Mia morte, Io senza fatica materializzavo il Mio corpo fisico e così apparivo davanti a loro. Perciò erano comparse leggende che Pitagora si era salvato. La materializzazione del Mio corpo era necessaria per sostenere quelli, che dovevano continuare il Compito di Dio, non fare spegnere la Luce Vera e portare le conoscenze superiori a quelli che continuano il proprio sviluppo nel corpo sulla Terra.

http://it.pythagoras.name/talk.html

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From the Conversations with Pythagoras

“Tell us please about Yourself: how did You receive Initiations, how did You teach?”
“The harmony between the development of love, wisdom, and power — this I would call the Golden Law in the art of raising souls.
“In that last incarnation I was a Soul that already had an experience of cognition of God in many past lives. The main purpose of that incarnation was to reestablish the truth about God for many generations of people on the Earth.
“One can say that I was the last one of those who received an initiation in Egypt in the traditions which had originated from Thoth-the-Atlantean but had been perverted with time.
“The priests, who taught Me, possessed large personal power and knew many magical mysteries. But they get obsessed with growing their will and power, and thus they lost the Divine Light and the purity of souls. Their desire to rule over others, the feeling of being chosen — obscured love in them. They considered their personal will a manifestation of God’s will… They believed that their powers were the highest possible for man… They lost love; there remained only an aspiration for power. They had much knowledge remained from the Atlanteans — about the Earth and cosmic bodies, about many other things… They possessed the ability to influence bodies and souls…
“But without Divine Love the power is dead… Only a soul transformed with Love can become wise! Only the spiritual heart is capable of walking completely the entire Path of Cognition of the Creator without stumbling — and of merging into the Divine Essence which controls the Universe!
“… I am grateful to them. Later, I gave them everything I could — when they incarnated again…
“… For many years I had been learning from them, but I had not lost the purity of My aspirations and My love for the Creator. I studied the science of life. I mastered the methods of growing and expanding the consciousness in different eons. I went through the ritual of initiation, in the form it existed at that time. In that ritual, one experiences death as reality. The soul has to go through the entire scale of universal emanations — from hell to Light — and has to choose the Light.
“But the Light was not known to the priests.
“Therefore, this last step was revealed to Me by Divine Souls Who met Me in that Light. They initiated Me into the laws of soul’s life and into the Divine Essence. While My body lied in a stone coffin used in initiations, I stayed in Mergence with the Highest…
“I was given a choice: to remain in the Light and not return into the body — or to come back; to come back and become a Guide, to restore for people the knowledge which I perceived in the Purity of the Great Origin of Everything. I chose the second, because this choice was already made by Me as the purpose of My life.
“I decided to create a system of initiations different from this mystical ‘whirlpool’ that I had to go through.
“… Many years had passed before I gained an opportunity to create a School… I was taken captive among priests when Persian invaders came to Egypt and other countries.
“During the years of captivity, I strengthened My Mergence with the Primordial Light in the conditions harsh for the body.
“In those years I studied also other religious rituals and sciences… I devised mentally a project of the School, which I realized later in Croton.”
* * *
“The Divine justice is not like people imagine it. Nothing wrong comes to lives of people but only that which must come: what they have attracted by their own thoughts and past deeds.
“God is the Creator of these Laws! And no affliction can fall unjustly upon man! There can be no undeserved, unneeded joy; only self-conceit, self-pity, and envy make one see it so in others!
“The justice of God is great: everyone receives and partakes of the fruit which they themselves sowed and grew. The result can be bitter, but one can develop in oneself other qualities to make the fruit sweet and beautiful!”
* * *
“What does one need to do to retain the feeling of happiness?”
“The Sun of Happiness rises on the inner firmament!
“By making efforts will you traverse the Path! By overcoming obstacles will you increase your strength and grow your wisdom!
“Love that shines from within cannot be darkened by obstacles of the world of consequences!
“By purifying ourselves can we approach Him — the Creator, the Source of everything. And one has to become the Primordial Purity in order to be able to manifest Him!
“Everything you see is made by His Love, and every atom was manifested from His Love and Power.
“Everyone who received initiation has to shine with the Fire received and to ignite new light — the light of knowledge and love for the Creator of everything!”
* * *
“Learn purity of thinking!
“When listening to someone, do not oppose him or her in your thoughts!
“Respect the thoughts of your interlocutor — with your silent attention and deep comprehension!
“In this way people manifest their love toward each other in their conversation. In this way man manifests love for God when conversing with Him.
“Only when your mind is silent and listens, and your heart is full of love — only then God talks with you.”
We asked:
“Tell us please, did Your School use techniques similar to hatha yoga asanas for purifying the energies of the body?”
“I was familiar with such methods; they were used in Egypt, in particular. But I did not use them in My School, because they attract the attention of students to the body more than to the soul.
“The initial stages of learning in the School were purification and preparation — when the soul acquired knowledge about morality and purity, about the harmony of the Whole and the meaning of soul’s life in the body, the knowledge that man is a soul and the body is but soul’s temporary dwelling. Teaching students kindness, love, calm, morality — this was a preparatory stage before the next stage of raja yoga, as you call it. Our harmonious way of life also contributed to this: life at the expanse of the seashore, in pleasant climate with moderate heat and cold, with good nutrition. The students of the School used soft gymnastic exercises for bodies and swimming in the sea.
“The stage of work with the energies of the body began when the soul-love grew in size larger than the body, thanks in particular to life at the seashore and to the harmony of the sea expanse.
“Always the first step in mastering every new stage was done by the soul, and the body followed it by attuning to the new state of the soul. In this way the body purified. Any problem of the body went away when the corresponding problem or the vice of the soul disappeared on the causal plane.
“The soul-love, much larger than the body, attuned the body like an instrument which has seven chakras and the ‘strings’ of meridians so that to sound in harmony with the universe. This instrument allows the human soul to create the Great Music of Life and Harmony.
“On this stage we paid much attention to music and dance, which can imprint and convey to people elevated states of the soul.
“Students in our School usually performed meditations when walking slowly.
“The stage of buddhi yoga began when the soul could naturally live as a Mahadouble, speaking in your terms.
“I did not have many disciples ready for this work. But those who had mastered this stage continued then the work of the School. They supported the spirit of the Pythagorean Brotherhood in branches of the School created by them throughout the entire Mediterranean region — for more than 500 years. They all are willing to help you now with spreading and introducing your knowledge, Our common knowledge.
“You asked Me some time ago about materialization and dematerialization. I can answer this question now.
“I never tried to master dematerialization of the body; I never had such a goal. Immortality of the soul in Unity with the Highest Divine Consciousness — this was the task that I set for Me and for My disciples. If the soul manages to realize this task and lives in this state, serving the Creator and people — then the material body becomes Divine thanks to the Divine status of the Soul.

http://pythagoras.name/talk.html

Ritorno – Return


Ritorno

Volto riflesso sul lago
occhi che conoscono mondi
lontani e silenti
– vie percorse e sconosciute –
per essere ancora
il respiro di questo universo

Tragitto su sentieri
che in salita
ricordano fatiche
– senza tempo –
Dimore abbandonate
tra passi sicuri
senza nome

Poi il ritorno
a ricordare eventi
di quel che è stato
e tu eri
dove io ero
tra mondi lontani
ma racchiusi per sempre
negli eoni del cuore

07.09.2005 Poetyca

Return

Face reflected on the lake
eyes that know worlds
distant and silent
– Routes traveled and unknown –
to still be
the breath of the universe

Walking on trails
that uphill
recall efforts
– Timeless –
abandoned homes
safe distance between
nameless

Then the return
to remember events
of what has been
and you were
where I was
between distant worlds
but enclosed forever
over the eons of the heart

07.09.2005 Poetyca

Purpuree danze – Purple dances


Purpuree danze

Canti che snodano
gocce di rugiada
passi nell’ombra
e attesa frescura

Raccolti attimi
che palpitano ancora
per essere fonte di vita
oltre ogni apparire

Purpuree danze
al vortice d’anima
che espande chiarore
sovrastando il silenzio

03.08.2004 Poetyca

Purple dances

Songs that meander
drops of dew
steps in the shadows
cool and waiting

collected moments
that beat yet
to be the source of life
look beyond

purple dances
the vortex core
light that expands
drowning out the silence

03.08.2004 Poetyca

Come acqua – Like water


Come acqua

Come l’acqua che non ha una forma,
ma è umile,
si adatta al contenitore,
così anche noi possiamo essere senza orgoglio.

Come l’acqua che lava tutte le nostre ferite
e ci disseta
così noi possiamo essere dono gratuito.
per coloro, che attendono una parola, o un gesto d’amore

Come l’acqua che ha una propria memoria
nelle proprie sue molecole, ed è vita
così noi possiamo ricordare ogni attimo…

che tutti noi siamo amore incondizionato.

23.10.2011 Poetyca

Like water

As the water has no shape,
but it is humble,
it adapts to the container,
we too might be without pride.

As the water that washes all our wounds
and it refreshes us
so us can be a free gift.
for those who await a word or a gesture of love

As the water has its own memory
in its own molecules, and it is life
so we can remember every moment …

that we are all unconditional love.

23.10.2011 Poetyca

Essere realistici – Be realistic


Essere realisti

Alla luce delle esperienze, ho compreso come in fondo in tutti si nasconde la paura,
il seme dell’orgoglio e pochi si arrendono all’ammettere di cosa abbiano bisogno.
Si diventa superficiali e si risolve tutto aggredendo o con la fuga.
Mancando di rispetto prima a se stessi e poi agli altri, senza rendersi conto
che si sta solo rimandando quel confronto con se stessi che prima o poi arriverà.
Forse quando si perdono per strada le persone che erano più sincere e vicine
e che non si è voluto ascoltare.
Saper essere umili è aprire il cuore, accogliere noi stessi per come siamo e farne dono agli altri.
Chi chiede una fredda perfezione che invece di avvicinare inevitabilmente allontana?
Chi costruisce mura invece di demolirle è chi non sa con chiarezza cosa vuole.
La chiarezza è la prima cosa da cercare.
Questo è vivere profondamente il travaglio della vita:
domande, dubbi, ricerca ed esperienza che rende profonda e vera una persona.
Non solo parole ed apparenze che contraddicono chi ama solo apparire
con un atteggiamento opposto a come usa le parole.
Quelli che un tempo erano visti come valori e ai quali si credeva,
donando ad occhi chiusi senza pensarci due volte e sentendo come si fosse rispettati,
attualmente ci fa tentennare prima di aprirci, di essere disposti a tutto,
dal momento che l’ipocrisia sa indossare bene le sue maschere allora è sempre meglio essere prudenti.
Le ferite fanno sempre male ma sapere che potrebbe esserci chi non ci comprende o ci rispetta
come noi proviamo a fare, anche in chi oggi sembra essere la persona più vicina,
aiuta comunque ad essere realisti.

Ma intanto possiamo prendere spazio e tempo per noi stessi,
per vivere la vita con gioia e con ogni sforzo per essere felici.
Felici di quello che siamo, prendendoci in giro per le cose che dimentichiamo,
per come siamo a volte distratti.
Per come la mattina possiamo progettare un intero giorno, poi la sera ritrovarci
soddisfatti se abbiamo tenuto fede almeno a tre cose, quelle più importanti.

13.08.2011 Poetyca

Be realistic

In the light of experience, I understand how the bottom is hidden in all the fear,
the seed of pride and admitting a few give up what they need.
It solves everything, becomes superficial to attack or flee. Disrespecting yourself first and then the others, without realizing that you are only postponing the confrontation with oneself that sooner or later it will come.

Maybe when you lose the street people who were sincere and close and did not want to listen. Knowing how to be humble is to open our hearts, to accept ourselves as we are and donate them to others.
Who ask that instead of a cold perfection inevitably gets away?
Those who build walls rather than demolish them are those who do not clearly know what they want. Clarity is the first thing to try.
This is to live deeply the travail of life questions concerning research and experience in a deep and true way that makes a person. Not only words and appearances that only appear to contradict for those who love with an attitude as opposed to using the words.

Those who were once seen as values ​​and which were believed by donating with your eyes closed without a second thought and feeling as if you were respected, now make us flinch first as open
to be willing to do anything, since it is hypocrisy knowing exactly that they are wearing masks, then it is always better to be cautious.
The wounds are always bad but knowing that there may be those who do not understand or respect us as we try to do,
even for those who now seem to be the closest persons, it is helpful to be realistic.

But in the meantime we can take space and time for ourselves,
to live life with joy and with every effort to be happy.
Happy to what we are, making funny things that we have forgotten,
as we are sometimes distracted.
For in the morning we can plan an entire day, then meet again in the evening satisfied if we have faith in at least three things, the most important ones.

13.08.2011 Poetyca

Gocce d’amore – Drops of love


Gocce d’amore

Noi siamo goccia d’amore
percorso del cuore
sorriso di un fiore
che apre al mondo
la sua bellezza
Tutto è unica sete
unica fame
unica manifestazione
di amore incondizionato

22.02.2011 Poetyca

 

Drops of love

We are drops of love
path of the heart
smile of a flower
that opens the world
its beauty
Everything is unique thirst
unique hunger
unique manifestation
unconditional love.

22.02.2011 Poetyca

 

Pagine nuove – New pages


Pagine nuove

Vengo a trovarti qui
tra queste tue pagine
che son nuove
anche se nate da lontano
per porgerti parole
che contengano una goccia
di gioia insieme ad un pensiero
per augurarti un viaggio sereno
tra le onde della vita

Brezze e carezze
nei sospiri di cielo
che nutrono speranze
e colorano gli attimi
con colori d’arcobaleno

Respiri del tempo
che ha inciso il passo
nelle pieghe del cuore
e sei qui a farti domande
su un destino in attesa
di risposte nuove

Socchiudi gli occhi
e raccogli i sogni
che mai smettono
d’accompagnare
istanti preziosi
senza prezzo

Sorridi ancora
mentre puoi respirare
quel dono prezioso
che palpita eterno
perché la vita
mai smette di donarsi
e di donare istanti
d’immenso valore

26.06.2003 Poetyca

New pages

I come to see you here
between these on your pages
who are new
even if born from a distance
to give us words
containing a drop
together with a thought of joy
wish you a peaceful journey
the waves of life

Breeze and caresses
the sighs of the sky
Hopes are that
and the color moments
colors of the rainbow

Breath of time
which affected the pace
in the folds of the heart
and are here to ask questions
a destiny waiting
new answers

Close my eyes
Pick up your dreams
that never stop
to accompany
precious moments
no price

Smile again
while you breathe
that precious gift
that beats forever
because life
never ceases to give himself
and to give instant
of immense value

26.06.2003 Poetyca