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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

Speranze nuove – New hopes


hopeligth

Speranze nuove

Luce che avvolgi come in un manto
il nostro andare tra le strade del mondo
sconfiggi le tenebre con la tua presenza viva
 Regalaci la gioia di essere unico respiro
 in questa notte in attesa di Pace
 Perduta era la strada tra dubbio e paure
ed è ora  calore a rianimare Speranze nuove

23.09.2014 Poetyca

New hopes

Light that wrap as a cloak
our going on the streets of the world
vanquish darkness with your presence alive
  gift us the joy of being one breath
  in this ight of waiting for Peace
  Lost was the way among doubt and fears
and is now warm to reanimate new hopes

09/23/2014 Poetyca

Lo splendore è in te – The brilliance is in you


Lo splendore è in te

Piccola anima che a volte ti assopisci ed hai timore
per quelle ferite che la vita infligge,
una persona splendida sei tu!
Tu che cogli sfumature ed attraversi la notte,
che colori con magia mille istanti
Con te non servono neppure le parole,
con te che anche attraverso piccoli gesti
sai proteggere e vivere emozione,
vorrei che la vita fosse generosa.
Con te non mi è difficile esserci,
saper leggere nella tua trasparenza
e cogliere ogni cosa.
Non mi è difficile condividere
il cammino di questo mio esistere.
Esserci…
Per me esserci è nella scommessa del quotidiano,
nel passo leggero, quasi in punta di piedi ad osservare,
cogliere e sostenere, se sento che debbo essere più vicina .
E’ nell’ascolto intimo di quelle sensazioni che chiedono conferme
– lampi ed intuizioni – che accolgo e rifletto,
senza fretta – seppure io sia un’impulsiva,
è nell’entusiasmo vivo che a volte mi fa correre lontano
con la mente e con il cuore, con le mani piene di sogni
che vorrei distribuire intorno. Ma è sopratutto attesa, senza aspettative,
nella calma del silenzio, con la certezza che si compie per tutti
la bellezza della realizzazione.
Ogni giorno è meraviglia, è colore, incanto e respiro
che sa porgere senso ad ogni attimo di vita,
la cosa più bella è saperlo trovare insieme.
Sogni, utopie e desiderio di unità per molti,
per questo vagare senza saper trovare un senso preciso.
Un nuovo anno nella mia vita non è peso
ma ricerca consapevole di quel che è stato dono,di quello
che potrebbe essere sfuggito ed attesa di quello
che si coglierà ancora per essere consapevoli
di cosa si manifesta lungo questo mio cammino.
Non analisi fredda, razionale, non inventario e bilancio
ma un toccare con il cuore e scorgere lo sbocciare di semi inaspettati:
un filo sottile che ha saputo tracciare colori
ascolto per scoprire da che parte si deve andare.
Io sono in cammino da sempre e tanto ancora ho da scoprire.
Io sono senza età, perchè quello che sono lo vivo
e lo vivrò sempre con la consapevolezza che il vero senso delle cose
è scolpito in fondo all’anima e solo chi lo sa vedere,
lo coglie ed è capace di trovare valore nel proprio cammino.
Cara Anima
sappi che lo splendore è in te e non smettere mai di crederci, di stupirti
e di rialzarti se cadi, di essere la persona che sei
perchè è in questo la tua unicità.
5 giugno 2005 Poetyca
The brilliance is in you
Little soul that sometimes you fall asleep and you fear
for those wounds that life inflicts,
a wonderful person you!
You cross that captures the nuances and night,
color with magic moments that one thousand
With you do not even need the words,
with you that even through small gestures
You know protect and live emotion,
I wish that life was generous.
With you it’s hard to be there,
able to read in your transparency
and seize everything.
I can easily share
the journey of my existence.
Be there …
For me there is the challenge of everyday life,
in the light step, almost on tiptoe to observe,
understand and support, as I feel that I must be closer.
And ‘listening intimate feelings of those who ask for confirmation
– Flashes and insights – that I accept and reflect,
unhurried – although I am impulsive,
you live in the enthusiasm that sometimes makes me run away
with the mind and heart, with hands full of dreams
I would like to distribute around. But it is mostly waiting, no expectations,
in the stillness of silence, with the certainty that it does for all
the beauty of creation.
Every day you wonder, is color, charm and breath
who knows how to give meaning to every moment of life,
The best thing is to know to find together.
Dreams, utopias and desire for many units,
for this wandering without knowing how to find a precise meaning.
A new year in my life is not weight
but a conscious search for what was a gift, what
that might have escaped and waiting for what
that will take you again to be aware
what occurs along my path.
No analysis of cold, rational, non-inventory and budget
but touch the heart and see the blossoming of seeds unexpected:
a thin wire that has been able to trace color
listen to find out which way to go.
I am always on the move and so I still have to discover.
I am ageless, because what I am I live
and I will live forever with the knowledge that the true meaning of things
is carved at the bottom of the soul and just see who knows,
seizes him and is able to find value in their own way.
Dear Soul
know that the brilliance is in you and never stop believing, be amazed
and get up if you fall, you are the person you are
This is because your uniqueness.
June 5, 2005 Poetyca

Pagine nuove – New pages


Pagine nuove

Vengo a trovarti qui
tra queste tue pagine
che son nuove
anche se nate da lontano
per porgerti parole
che contengano una goccia
di gioia insieme ad un pensiero
per augurarti un viaggio sereno
tra le onde della vita

Brezze e carezze
nei sospiri di cielo
che nutrono speranze
e colorano gli attimi
con colori d’arcobaleno

Respiri del tempo
che ha inciso il passo
nelle pieghe del cuore
e sei qui a farti domande
su un destino in attesa
di risposte nuove

Socchiudi gli occhi
e raccogli i sogni
che mai smettono
d’accompagnare
istanti preziosi
senza prezzo

Sorridi ancora
mentre puoi respirare
quel dono prezioso
che palpita eterno
perché la vita
mai smette di donarsi
e di donare istanti
d’immenso valore

26.06.2003 Poetyca

New pages

I come to see you here
between these on your pages
who are new
even if born from a distance
to give us words
containing a drop
together with a thought of joy
wish you a peaceful journey
the waves of life

Breeze and caresses
the sighs of the sky
Hopes are that
and the color moments
colors of the rainbow

Breath of time
which affected the pace
in the folds of the heart
and are here to ask questions
a destiny waiting
new answers

Close my eyes
Pick up your dreams
that never stop
to accompany
precious moments
no price

Smile again
while you breathe
that precious gift
that beats forever
because life
never ceases to give himself
and to give instant
of immense value

26.06.2003 Poetyca

Esser forti – Be strong


sempreaccanto

Esser forti

L’istinto affonda i passi su nuvole
su impercettibili suoni d’infinito
dove non bussa la ragione
ma resta in attesa in sala d’aspetto
Con le mani si raccolgono stelle
mentre in ascolto
si disegnano forme nuove
nella polvere
Una mano invisibile ci guida
anche quando
al buio temiamo di esser soli
fino a quando
sulle nostre gambe
scopriamo di esser forti

18.10.2015 Poetyca

Be strong

The instinct sinks steps of clouds
of subtle sounds of infinity
where reason does not knock
but waits in the waiting room
With your hands they collect stars
while listening
They draw new shapes
in the dust
An invisible hand guides us
even when
fear of being alone in the dark
until
on our legs
we discover to be strong

18/10/2015 Poetyca

Una perla al giorno- Astravakra Gita


mandala1

Questo mondo, con tutte le sue meraviglie,
in realtà non è nulla.
Sapendo questo, liberi dai desideri
e dalla conoscenza che distingue e separa,
si trova la propria pace.

Astravakra Gita, 11, 8

This world, with all its wonders,
in reality it is nothing.
Knowing this, free from desires
and the knowledge that distinguishes and separates,
is their peace.

Astravakra Gita, 11, 8

Certezze – Certainties


Certezze

Cosa stringi
degli attimi incerti?
Tutto cambia
e tocca l’anima

Sorrisi
cancellati
dalla tempesta
a strappar certezze

Ma variabile
è il moto del tempo
e respiri
dopo il deserto
anche lo sciogliere
dell’arsura
con il dono
di sottile pioggia

Cosa insegna
la vita nel suo mutare?
A raccogliere gocce
come cosa preziosa
per volgere gli occhi
al generoso cielo

Irriga il cuore
con la speranza
che squarcia nubi
impigliando
le tue paure

05.05.2005 Poetyca

Certainties

What tighten
on moments of uncertainty?
everything changes
and touches the soul

smiles
deleted
by storm
certainties to wrest

but variable
is the motion time
and breathe
after the desert
also dissolve
dell’arsura
with the gift
of drizzle

what it teaches
life in its changing ?
To collect drops
as a precious thing
to turn the eyes
the generous sky

Flush the heart
with the hope
that pierces the clouds
hang up
your fears

05.05.2005 Poetyca

Corde d’anima – Strings of Soul


Corde d’anima

Nuova – mistica – ascesi
nel serpeggiare di un percorso
che di ricerca conosce traccia:
abbandono di orme antiche
per essere – solo –
in ascolto di silenzi rotti
da marosi quieti d’emozione

Vitale ciclo che prende forma
elaborando gli attimi
in sublime espansione
senza mirabolanti segni
ma oceani muti
capaci d’ esser moto
che tutto inebria
senza più divisione

Onde concentriche
che mescolano il divenire
per essere lampo e bagliore
che incida parole
dove il vuoto galoppa
per farsi rotolante tempesta
che frastagli e lambisca
mente e cuore

Oro che brilla
in pepite sottili
per portare dono
in diamanti e luce
d’inestimabile valore
tra parola e dialogo
che muto pizzichi
corde d’anima

17.08.2004 Poetyca
Strings of Soul

New – mystical – asceticism
in a meandering path
research knows that track:
abandonment of ancient footprints
to be – just –
listen for silences broken
by quiet waves of emotion

Life cycle that takes the form
developing the moments
in sublime expansion
amazing no signs
oceans, but dumb
capable of ‘being motorcycle
that all inebriates
no more division

concentric waves
that mix becoming
for flash and glow
affecting words
where the vacuum gallops
to get rolling storm
that indentations and almost touches
mind and heart

Gold that glitters
nuggets into thin
to bring a gift
in diamonds and light
of inestimable value
between word and dialogue
that dumb pinches
strings of the soul

17.08.2004 Poetyca

E forse – And maybe


E forse

…E nella notte
cadono stelle
– le tue parole –
bagliori silenti
e schegge di luna
che portano a casa
ancora una volta
il senso del tempo
non ancora perduto

…E nel gorgo di sospiri
raccogli attimi
avanzi di un sogno
che non toccavi più
– forse dimenticato –
o pieno di patina
lo tenevi nascosto

…E forse
ancora respira
nelle acque quiete
di una solitudine
ancora cercata
ma per pennellare
ogni suo istante
di polvere dorata

05.11.2003 Poetyca

 

And maybe

And in the night …
falling star
– your words –
silent glow
and slivers of moon
that lead home
again
timing
not yet lost

… And in the maelstrom of sighs
collect moments
remnants of a dream
it no longer meets
– perhaps forgot –
and full of patina
you kept it hidden

And maybe …
still breathing
quiet waters
a loneliness
still sought
but to brush
every moment
gold dust

05.11.2003 Poetyca

La pace e la non mente – The peace and the not mind – Osho


La pace e la non mente

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza. E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita. Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero. In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema. Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre. Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta. Le persone vengono da me e mi chiedono: “Come si può arrivare ad avere una mente serena?” E io rispondo: “Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare.” La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione. La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente. Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. L’insieme dei pensieri — milioni di pensieri — ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile “folla”? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire “folla”. Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare. Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora. Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e… all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito. La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono. Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono. La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa. Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti… ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni. La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono. Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la “gestalt”: non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto “tu”, perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane. Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo. Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino. Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti. Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te. Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto. Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra… ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero. La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te. Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più. Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.

Osho

The peace and the not mind

The problem, which is the basis of all problems, is the mind itself. So, first thing you need to know what is the mind, what material is made, whether an entity or just a process, whether substantive or only an appearance. And, unless you know the nature of mind, you will never solve any problem in your life. You may strive, but if you try to solve individual problems, individual, you are destined to fail. In fact, there is one particular problem: the mind is the problem. Even if you solve this or that problem, it will not help, because the root remains untouched. It ‘just like pruning the branches of a tree, prune without eliminating it. Sprout new leaves, new branches will grow, even more than before, pruning helps the tree to become more lush. Destroy yourself, not the tree. In that struggle, wasting energy, time, life, and the tree will become stronger, thicker and thicker. Do not attempt to solve individual problems separately: they do not exist, the mind itself is the problem. But the mind is hidden underground, which is why I say that is the root: not seen. When you’re facing a problem, this is the sunlight, you can see it, and so deceived. Always remember that what you see is never the root: the root is always invisible, it is always hidden. Do not fight with what ever it is manifest, because you’ll be fighting with shadows. If you look at your life, you can understand what I mean. I’m not talking about the mind on a theoretical level, but its practical reality. Here’s the thing: the mind must be dissolved. People come up to me and ask: “How can you get to have a peaceful mind?” And I say, “There is nothing like it. Mind serene? I’ve never heard of.” The mind is never quiet, peace is no-mind. The mind in itself, can never be peaceful, quiet. By its very nature, the mind is in tension, is in a state of confusion. The mind can never be clear, can not be clear, because by its nature is confusion, blurred. Clarity is possible without the mind, peace is possible without the mind, the silence is possible without the mind. So the first thing to do is understand the nature of the mind. If you try to look, you’ll see that you come into something like the mind. It is one thing, looks like a crowd. There are individual thoughts, but you shake so fast that it is impossible to see the intervals between one and another. The set of thoughts – thoughts of millions – they give you the illusion that the mind exists. It ‘just like a crowd: millions of people who flock; there something that can be defined as “crowd”? You can say that there is a crowd, beyond a set of individuals who are gathered in one place? But their being together, that are gathered in groups, it gives you the feeling that there is something you can define “crowd”. This is the first step in understanding the mind. Look and you will find thoughts, but do not meet the mind. And if this observation becomes truly your own experience, many things begin to change. Observe your mind and see where that is. You’ll find that the thoughts float, and that there are spaces between the intermediate and the other one. And if you prolong your observation, you will see that the intervals are more numerous than thought, because every thought must be separated from the other, in fact, each word is separate. And more, go to the bottom, and you’ll find more than one range, and larger and larger. You will see a thought that floats, then a space where there is no thought, then it will be another thought, then another space again. If you are unaware, you can not see these intervals: jumping from one thought to another, you never see that range. If you purchase awareness, you will see more and more space, if you become fully aware, then you will prove immense spaces. And in those spaces, the truth is knocking at your door. God is realized in those spaces, or in any other way you want to call this experience. It happens just like the clouds: the clouds are moving, and can be so dense as not to allow to see the sky behind them. He lost the blue vastness of the sky, you are completely enveloped in clouds. In this case goes on to observe: a cloud moves and another has not yet entered in your field of view e. .. suddenly, a glimpse into the blue of the endless sky. The same thing happens inside you that you are the blue vastness of the sky, and thoughts are like clouds that hover above you, they give you. So this is the first thing the mind does not exist as separate entities, there are only thoughts. The second thing: the thoughts exist apart from you are not one with your nature, but come and go, while you continue to exist, remains. You are like the sky is always there, nor is, nor should we. The clouds pass instead, are a phenomenon of a few moments, do not last forever. Even if you try to cling to a thought, you can not keep him down: it’s going, because it is born and dies. The thoughts are not yours, do not belong. Visitors, guests, but they are the hosts. Look deeply, at which point you will be truly the master and thoughts will be the guests. And as long as these remain are beautiful, but if you forget entirely to be the landlord, and they take your place, then you will be in trouble. That’s what hell is: you are the owner of the house, the house belongs to you, but the owners are the guests … receive them, Take care of it, but do not identify with them, otherwise this will become the masters. The mind becomes the problem, because thoughts are so deeply rooted in you that you have completely forgotten the distance between you and them, has forgotten that they are only visitors who come and go. Always remember the one who dwells in you: that is your nature. Always be careful what you never and never will be, just as the sky. Change the “Gestalt” do not lay down on the visitors, remain rooted in the awareness of being the master, guests can come and go. The next morning, day, evening, come and then leave, come the night and then again in the morning. You remain (not as “you”, because this is a thought) as pure consciousness, not your name, this is a thought, not your form, it too is a thought, not your body, because one day you will realize that it is also a thought: only pure consciousness, nameless, formless. Only the purity, the absence of form and name, only the real phenomenon of being conscious; only this remains. If you identify with, the mind becomes. If you identify with, becomes the body. If you identify the name and becomes the form, and at this point the master is lost and you forget what is eternal and the momentary gains importance and relevance. What is the world is momentary, the eternal is divine. This is the second insight that you have come to recognize that you are the master and thoughts are the guests. If you continue to see, soon you will come to the third point: you will see, that is, that thoughts are foreign intruders, strangers. No thought is yours: always enter from the outside, you’re just a step. A bird enters the house through a door and flies away from another. Just as a thought comes in and goes out to you. A thought is just outside of you, as an object. There is a quality of being completely different, that comes from not thinking, not thoughts, positive or negative, is not simply a state of mind. Limited to observing, stay aware but not thinking. And if some thought enters … and surely will, because they are not your thoughts, floating in the air. All around there is a noosphere, a sphere of thought that surrounds you completely. Just as the air, the thought is all around you, and you still get in on his own: just stop with the growth of your consciousness. When becoming more aware, thinking simply disappear, dissolve, because consciousness creates stronger energy of thought. Awareness is like fire to the thought. When you light a lamp at home, the darkness can no longer enter, turn it off, and the darkness spread all over in less than a second you wrap. The darkness does not go into a house with the lights on, the thoughts are like the darkness: enter only if there is no light inside. Awareness is a fire: more aware you become, the less thoughts come into you. If you really integrate into your awareness, thoughts do not come in you: become like an impregnable citadel, nothing can penetrate it. This does not mean to be closed, rather, is to be unconditionally open, but the same energy awareness becomes your stronghold. And if the thoughts you can not get in, you will turn around and leave. You’ll see them coming, and just as soon as you get close, take another route. Then you can go anywhere, nothing can more touching you. This is what we mean by enlightenment.
Osho

Filo infinito – Infinite wire


Filo infinito

La vita è un libro
ricolmo di parole:
Ricordi andati
con passi al sole
Attimi intensi
con brezze e tempesta

La vita nelle sue pagine
contiene dell’anima
ogni sua immagine
In questo istante tu …
Mi fai una dedica
che vergata con una piuma
accarezza il cuore

Gli ultimi fogli
restano immacolati
perché da scrivere ancora
Raccoglieranno il tempo
nel percorso da vivere

Nulla ora potrà spezzare
il filo sottile che snoda
l’argenteo riflesso
nell’accarezzare l’infinito

24.08.2003 Poetyca

Infinite wire

Life is a book
full of words:
Memories gone
steps with the sun
Intense moments
with winds and storm

Life in its pages
contains the soul
every image
At this moment you …
I do a dedication
who laid with a feather
caresses my heart

The last paper
remain blameless
because write again
Collect time
living in the path

Nothing can now break
the thin line that runs
the silvery reflection
caressing the infinite

24.08.2003 Poetyca

Briciole – Crumbs


base

Briciole

Sono briciole
attimi catturati a cullare
volo oltre la realtà prigione
mentre mille sfere di cielo
danzano nell’anima:
luci soffuse come musica
riempiono i confini del vuoto

25.07.2004 Poetyca

Crumbs

They are crumbs
captured moments to cradle
flight over reality prison
while a thousand spheres of heaven
dancing in the soul:
soft lighting like music
fill boundaries of the vacuum

25.07.2004 Poetyca

Yes – Close To The Edge (Full Album)


Gli Yes sono un gruppo musicale britannico formato nel 1968, annoverato tra i principali esponenti del rock progressivo.[5][6] La band, fondata dal cantante Jon Anderson, il bassista Chris Squire, il chitarrista Peter Banks, il tastierista Tony Kaye ed il batterista Bill Bruford,[1] ha conosciuto il periodo di maggior successo negli anni settanta e ottanta, e nel corso degli anni ha visto avvicendarsi numerosi componenti.[2]

Sebbene il gruppo abbia sempre conservato una certa complessità compositiva, sono due le formazioni rilevanti che, tra le tante susseguitesi nel corso del tempo, si sono distinte per aver adottato due stili musicali radicalmente differenti: la prima, quella del periodo progressive, o “classico”, degli anni settanta era composta da Jon Anderson, Chris Squire, Bill Bruford (o Alan White), dal chitarrista Steve Howe e dal tastierista Rick Wakeman ed era guidata dall’estro visionario di Anderson; l’altra, caratterizzata da sonorità prossime al pop rock e all’arena rock, ha attraversato gli anni ottanta e una parte dei novanta, e comprendeva Jon Anderson, Chris Squire, Tony Kaye, Alan White e il chitarrista Trevor Rabin. Il ruolo di leader, in quest’ultima line-up, era chiaramente ricoperto da Rabin.

Grazie ad album strutturalmente complessi ed articolati, acclamati da critica e pubblico, come The Yes Album, Fragile, Close to the Edge, Relayer, Going for the One e all’estroso e controverso Tales from Topographic Oceans, la band contribuisce in maniera sostanziale a delineare lo sviluppo della scena progressive inglese ed in seguito, dopo essersi riformata con Rabin, riscuote un notevole successo discografico e popolarità a livello mondiale con 90125.

Gli Yes, proponendo un sofisticato rock sinfonico e romantico che fa largo uso di strumenti elettronici innovativi,[1] come il sintetizzatore, il moog ed il mellotron, simboleggiano perfettamente lo stile progressive nella sua forma più pura e definiscono insieme ad altre formazioni, tra le quali King Crimson, Genesis e Gentle Giant, i canoni stessi del progressive rock.[5]

La band ha pubblicato un nuovo album in studio nel 2014, Heaven & Earth, ed è ancora attiva dalla sua fondazione, nel lontano 1968. È stata sempre presente nel corso degli anni, tranne per due brevissimi periodi: il primo agli inizi degli anni ottanta, a causa del temporaneo scioglimento della stessa, e il secondo a metà degli anni duemila. Di fatto gli anni duemiladieci rappresentano il sesto decennio di attività di questo gruppo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Yes

Yes are an English rock band formed in 1968 by bassist Chris Squire and singer Jon Anderson.

Yes first achieved success in the 1970s with a progressive, art and symphonic style of rock music. They are distinguished by their use of mystical and cosmic lyrics, live stage sets, and lengthy compositions, often with complex instrumental and vocal arrangements. Nine of their twenty studio albums have reached the top ten in either the UK or US, with two reaching number one in the UK. They have sold 13.5 million certified units in the US.[1] The band’s most recent line-up consists of singer Jon Davison, guitarist Steve Howe, bass guitarist Billy Sherwood, keyboardist Geoff Downes, and drummer Alan White.

Squire and guitarist Peter Banks had played together in The Syn and then Mabel Greer’s Toyshop. Anderson and later drummer Bill Bruford joined a line-up of Mabel Greer’s Toyshop, which evolved into Yes. Keyboardist Tony Kaye completed the first Yes lineup. The 1970s saw Yes release the albums widely viewed as their creative peak: The Yes Album, Fragile (both in 1971), Close to the Edge (1972), Tales from Topographic Oceans (1973), Relayer (1974) and Going for the One (1977). For most of this period, the band included Anderson, Squire, Howe (who replaced Banks in 1970), Rick Wakeman on keyboards and Bruford, or later Alan White, on drums; Kaye and Patrick Moraz each play keyboards on one of these albums. After the relative failure of Tormato (1978) and rise of punk rock, Anderson and Wakeman left in 1980; Squire, Howe and White recorded Drama with Downes and new vocalist Trevor Horn, both also members of The Buggles. Yes disbanded in 1981, with Howe and Downes subsequently creating Asia.

Yes reformed in 1983 with Anderson, Squire, White, a returning Kaye, and singer and guitarist Trevor Rabin, adopting a more pop rock sound. This quickly became the most commercially successful Yes lineup with 90125 (1983), which spawned the US number one single “Owner of a Lonely Heart”, and Big Generator (1987). The tour in support of Union (1991), which amalgamated members of Yes and Anderson Bruford Wakeman Howe, was a commercial success that featured an eight-man line-up (instead of a quintet). Subsequent albums and singles have sold less well.

The band toured almost constantly between 1996 and 2004, including both 30th and 35th anniversary shows, also releasing the albums Keys to Ascension (1996), Keys to Ascension 2 (1997), Open Your Eyes (1997), The Ladder (1999), and Magnification (2001) during this period. After a four-year hiatus, Yes resumed touring, replacing Anderson with Benoît David and Wakeman with his son Oliver Wakeman due to health issues. In 2011, they released Fly from Here featuring Downes, who returned on keyboards after 30 years. The following year David left the band due to illness and was replaced by Jon Davison, also of Glass Hammer.[2][3] The band’s twenty-first studio album Heaven & Earth, their first album with Davison, was released in July 2014. On 19 May 2015, Yes announced that due to leukemia, Squire was taking a leave from the band, with Sherwood announced as his temporary replacement. Squire died on 27 June 2015.

https://en.wikipedia.org/wiki/Yes_(band)

Oasi – Oasis


Oasi

Non è sparito il sole
cercalo tra le pieghe del sogno
e nei ricordi che non hai
mai cancellato
Colori danzano ancora
tra le note silenti
del nuovo giorno

Un oasi nel deserto
è lì che attende
con l’acqua
che la sete estingue

Non si sono abbattuti
temporali eterni
e smetterà questa paura
smetteranno le incertezze
e troveremo tutti
il filo sottile del senso
che era smarrito
da troppo tempo

Un oasi nel deserto
è lì che attende
con l’acqua
che la sete estingue

Racconterai allora
di quegli intensi attimi
rivestiti d’arcobaleno
Di quelle orme salate
che cancellerai
per sostituirle
alle tue ali nel cuore

Un oasi nel deserto
è lì che attende
con l’acqua
che la sete estingue

Stringi forte
quel pugno per trattenere
ogni possibile ricordo
ma l’altra mano aprila
per disegnare ancora
nel cielo una carezza
che abbia lo stesso colore
del tuo nuovo sorriso

08.08.2003 Poetyca

Oasis 

The sun has not disappeared
look for it in the folds of the dream
and memories that you have not
never deleted
Colors dance again
silent between notes
of a new day

An oasis in the desert
is there waiting
with water
that extinguishes thirst

They have not killed
time eternal
and stop this fear
stop the uncertainties
and find all
the thin thread of meaning
that was lost
too long

An oasis in the desert
is there waiting
with water
that extinguishes thirst

Then told
of those intense moments
lined rainbow
Of those footsteps salt
which deletes
to replace
wings to your heart

An oasis in the desert
is there waiting
with water
that extinguishes thirst

Hold strong
that handful to hold
every memory
but the other hand it opens
to draw again
in the sky caress
which has the same color
of your new smile

08.08.2003 Poetyca

Sfugge la vita – Escapes the life


Sfugge le vita

In attimi che non si comprendono
tutto accade
ed è silenzio che sovrasta
è timore per quel che non si attendeva
– testimoni muti –
non si poteva nulla

Scivola il tempo
tra la ferita
e quella vita
che ora sfugge
senza trattenere la ragione

La soglia del silenzio
è attraversata
mentre i dubbi assalgono
e non si trova pace
ed è l’universo
ad essere accoglienza
per una nuova luce
che oggi s’è accesa

07.05.2005 Poetyca

Escapes the life

In the moments that do not include
everything happens
and silence that dominates
fear is not what was expected
– Silent witnesses –
could not be anything

Time slips
between the wound
and that life
that now escapes
without retaining the reason

The threshold of silence
is crossed
while doubts assail
and you do not find peace
and the universe
to be welcoming
for a new light
that today is kindled

07.05.2005 Poetyca

Vita che respira – That breathes life


Vita che respira

Ogni cuore rifugge
se inarrestabile è il frastuono
e si frappone il silenzio
nella capacità di raccogliere
il giusto valore delle cose

A volte è prezzo troppo alto
che incide e scava
senza chiedere permesso
e come una frustata
segna l’anima confusa

Attimi e realtà
che non sfuggono più
e tra le dita scorrono
in un istante magico
che colora di tutto il senso

Nell’ovattato sentire
si percepisce l’attimo
che ci elargisce il dono
che non si era compreso:
e ancora è vita che respira

13.06.2007 Poetyca

That breathes life

Every heart shrinks
If the noise is unstoppable
and the silence stands
the ability to collect
the true value of things

Sometimes it is the price too high
affecting and digs
without asking
and as a whip
marks the confused soul

Moments and reality
who do not escape the most
and between the fingers slide
in a magic moment
that colors all the way

Inside muffled hearing
you feel the moment
that bestows the gift
that he had not understood:
and yet it is life that breathes

13.06.2007 Poetyca

Ombre – Shadows


Ombre

Giochi di ombre
sulla parete
nate da fiamma
che regala sogni
poi…
Un soffio e tutto riposa
nel mistero non svelato
di attimi racchiusi
in un anima in volo

18.11.2003 Poetyca

 

Shadows

Games of shadows
on the wall
born of fire
that gives dreams
then …
A breath and everything rests
the mystery is not revealed
moments of enclosed
a soul in flight

18.11.2003 Poetyca

Purpuree danze – Purple dances


Purpuree danze

Canti che snodano
gocce di rugiada
passi nell’ombra
e attesa frescura

Raccolti attimi
che palpitano ancora
per essere fonte di vita
oltre ogni apparire

Purpuree danze
al vortice d’anima
che espande chiarore
sovrastando il silenzio

03.08.2004 Poetyca

Purple dances

Songs that meander
drops of dew
steps in the shadows
cool and waiting

collected moments
that beat yet
to be the source of life
look beyond

purple dances
the vortex core
light that expands
drowning out the silence

03.08.2004 Poetyca

Goccia a goccia – Drop by drop


Goccia a goccia

Il tempo accoglie
sedimenta e nutre
il ricordo di attimi:
silenzio che s’impregna
della Bellezza mai perduta
che goccia a goccia
scava la roccia dell’Essere

21.11.2011 Poetyca

Drop by drop

Time welcomes
settles and feeds
the memory of moments:
silence that is impregnated
of theBeauty never lost
that drop by drop
the digs rock of Being

21.11.2011 Poetyca

Parola – Word


Parola

Parola…
frammento di stella
concesso dal cielo
per essere vita
oltre ogni apparire

Vibrazione eterna
che l’immagine cattura
e restituisce in un barlume
di attimi ricevuti
senza interruzione

Scheggia d’anima
che conosce linguaggio
da non poter tracciare
in un percorso
d’impalpabile polvere
che respira eterno

13.05.2007 Poetyca

Word

Word …
fragments of stars
granted from heaven
for being life
look beyond

Vibration eternal
that the image capture
and returns in a glimpse
of moments received
without interruption

Soul shard
who knows the language
they can not draw
in a route
of impalpable dust
that breathes forever

13.05.2007 Poetyca

Dissetare anime smarrite – Quench the thirst of lost souls


Dissetare anime smarrite

Cuore poeta
che racconti di mondi senza fine
e sogni oltre la vita
di carezze che non siano illusione
di attimi che conducano
alle vette del cuore
fermati ed ascolta
assapora
del silenzio ogni sfumatura
e che sia il timbro
del vibrare certo
l’effluvio dello sconfinato Amore
ad essere certezza
senza più attesa
Sia mondo che in te s’esprime
a trovar realtà
senza timore
Tutto t’accompagni
e costruisca speranza
che non smarrisca il cammino
per dissetare anime smarrite

27.02.2005 Poetyca

 

Quench the thirst of lost souls

Heart poet
that stories of worlds without end
over the life and dreams
of strokes that are not illusion
of moments that lead
to the peaks of the heart
stop and listen
relishes
every nuance of silence
and that both the stamp
some of the vibrating
the outpouring of boundless love
to be sure
no more waiting
World that is in you is expressed
to find reality
without fear
all with thee
and build hope
that it does not lose the way
lost souls to quench

27.02.2005 Poetyca

Grandi Onde – Great Waves – tratto da 101 storie Zen


8. Grandi Onde

All’inizio dell’era Meiji viveva un famoso lottatore che si chiamava O-nami, Grandi Onde. O-nami era fortissimo e conosceva l’arte della lotta. Quando gareggiava in privato, vinceva persino il suo maestro, ma in pubblico era così timido che riuscivano a batterlo anche i suoi allievi.

O-nami capì che doveva farsi aiutare da un maestro di Zen. In un piccolo tempio poco lontano soggiornava temporaneamente Hakuju, un insegnante girovago. O-nami andò a trovarlo e gli spiegò il suo guaio.

«Tu ti chiami Grandi Onde,» gli disse l’insegnante «perciò stanotte rimani in questo tempio. Immaginati di essere quei marosi. Non sei più un lottatore che ha paura. Tu sei quelle ondate enormi che spazzano via tutto davanti a loro, distruggendo qualunque cosa incontrino. Fa’ così, e sarai il più grande lottatore del paese».

L’insegnante lo lasciò solo. O-nami rimase in meditazione, cercando di immaginare se stesso come onde. Pensava alle cose più disparate. Poi, gradualmente, si soffermava sempre più spesso sulla sensazione delle onde. Man mano che la notte avanzava le onde si facevano più grosse. Spazzarono via i fiori coi loro vasi. Sommersero perfino il Buddha nella sua cappella. Prima dell’alba il tempio non era più che il continuo fluire e rifluire di un mare immenso.

Al mattino l’insegnante trovò O-nami assorto in meditazione, con un lieve sorriso sul volto. Gli batté sulla spalla. «Ora niente potrà più turbarti» gli disse. «Tu sei quelle onde. Travolgerai tutto ciò che ti trovi davanti».

Quel giorno stesso O-nami partecipò alle gare di lotta e vinse. E da allora, nessuno in Giappone riuscì più a batterlo.

tratto da 101 storie Zen

 

Great Waves

In the early days of the Meiji era there lived a well-known wrestler called O-nami, Great Waves.

O-nami was immensly strong and knew the art of wresting. In his private bouts he defeated even his teacher, but in public was so bashful that his own pupils threw him.

O-nami felt he should go to a Zen master for help. Hakuju, a wandering teacher, was stopping in a little temple nearby, so O-nami went to see him and told him of his great trouble.

“Great Waves is your name,” the teacher advised, “so stay in this temple tonight. Imagine that you are those billows. You are no longer a wrestler who is afraid. You are those huge waves sweeping everything before them, swallowing all in their path. Do this and you will be the greatest wrestler in the land.”

The teacher retired. O-nami sat in meditation trying to imagine himself as waves. He thought of many different things. Then gradualy he turned more and more to the feeling of waves. As the night advanced the waves became larger and larger. They swept away the flowers in their vases. Even the Buddha in the shrine was inundated. Before dawn the temple was nothing but the ebb and flow of an immense sea.

In the morning the teacher found O-nami meditating, a faint smile on his face. He patted the wrestler’s shoulder. “Now nothing can disturb you,” he said. “You are those waves. You will sweep everything before you.”

The same day O-nami entered the wrestling contests and won. After that, no one in Japan was able to defeat him.

Take from 101 Zen Stories

Iniziare da adesso – Iniziare da adesso


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Iniziare da adesso

 E’ importante aprire le gabbie delle nostre prigioni,
 gli eventi passati, le esperienze con alcune persone
che sono stati motivo di sofferenza e di rabbia.
Siamo sempre in tempo per rimediare, per concederci
un nuovo inizio, una nuova opportunità, ma dobbiamo ricordare
di inziare da adesso, lasciando alle nostre spalle i veleni del passato.

10.11.2014 Poetyca

Start from now

 it is important to open the cages of our prisons,
 past events, experiences with some people
which have been a source of pain and anger.
We are always on time to fix it, to give us
a new beginning, a new opportunity, but we must remember
set me up to now, leaving behind us the poisons of the past.

10/11/2014 Poetyca

L’ego e il falso centro – Ego – The False Center – Osho


L’ego: il falso centro

Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.

Un bimbo nasce.

Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno.

Nascere significa questo.

Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.

Gli “Altri” significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto,

ed egli si dimentica del corpo.

E’ così che un bimbo cresce.

Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.

Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: “Quanto sei bello”, se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.

In questo modo, è nato l’ego.

Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.

Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.

E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.

Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.

L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!

Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi.

L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.

Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.

Gli altri non si preoccupano di te.

Il loro unico interesse è la società.

La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.

A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema.

Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.

Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.

Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi… semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.

Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.

E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone… e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità.

La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.

Se la società è in guerra, la morale cambia.

Se la società è in pace, esiste una morale diversa.

La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti.

Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.

La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.

E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.

Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: “Figlio bello! Siamo orgogliosi di te.” Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana — non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco — allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato… la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.

L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.

Ho sentito raccontare:

Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: “Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?”

Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: “Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto.”

Nasruddin replicò: “E allora, cosa te lo fa pensare… ?”

Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.

Non è un’esperienza diretta.

Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.

Nessun altro può metterci voce…. non sono affari suoi!

Nessun altro gli può dare una forma… vieni al mondo con quel centro.

Tu sei nato con lui.

Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa… ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.

Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.

Gli altri ti hanno dato quell’idea.

Quell’idea è l’ego.

Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé… perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.

E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno.

Sarete confusi, nel caos.

In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve.

Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.

Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: “Voglio andare a casa, ho paura del buio.”

La nonna allora gli disse: “So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?”

Il bambino rispose: “E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco.”

Anche dell’oscurità si pensa: “Questa è la mia”.

All’esterno… un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: “Questa è la mia oscurità.”

Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi… non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di “Io sono”. Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos… perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.

E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato… e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa.

La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto.

E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa.

Ma ecco che vi spaventate.

Oltre la siepe c’è il pericolo.

Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.

E’ necessario rischiare… essere coraggiosi.

Occorre fare un passo nell’ignoto.

Per un attimo, tutti i confini spariranno.

Per un attimo, avrete le vertigini.

Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.

Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti… dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere.

Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine.

Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.

La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna.

Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali.” Mille”, significa “infiniti petali”. E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

Voi però, vi accontentate di un ego di plastica.

E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può… non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto… non sono eterni, ma durano a lungo.

Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo. E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.

A noi sembra che il fiore vero sia morto… non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.

Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte… e continua a fiorire.

Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore… non vediamo mai la continuità.

E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri.

E’ lo stesso sole… ma con un abito diverso.

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.

Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla.

Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo?

L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo “sé”. Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?

Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.

Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa.

Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice.

L’ego è l’inferno.

Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare… e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.

Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza. Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: “E così, hai ancora da ridire, vero?”

Mulla rispose: “Ma se non ho aperto bocca.”

“Lo so”, rispose la moglie, “ma stai ascoltando in modo molto aggressivo.”

Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.

L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: “Non c’è niente”, comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente… l’altro ti rende cosciente di questa evidenza.

L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile. Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te?

Ti perderai. La tua identità si spezzerà.

Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.

Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.

Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro.

Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: “Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?”

Il maestro rispose: “E’ un problema suo, non mio.”

Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.

Vive sull’attenzione degli altri.

Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego?

E’ necessaria l’attenzione degli altri… e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione.

Questo è vero e proprio mendicare.

Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro.

Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi… se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.

Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo.

Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo.

Inizia a cercare l’ego: non negli altri — che non ti riguarda — ma in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno.

Ti aspetti qualcosa… e non succede niente. Ti aspetti qualcosa… e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo.

Le cause non stanno al di fuori di te.

Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice?

Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia?

Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.

Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te.

La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.

E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.

E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: “Sono diventato umile”.

Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile.

Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.

Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.

E’ unicamente semplice.

Non è neppure consapevole di esser umile.

Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.

Guarda le persone umili… ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: “Sono umile”, e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.

“Come sei umile!” vorrebbero sentirti dire. “Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te.” E osserva il sorriso che compare sui loro volti.

Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: ” Nessuno è come me”, e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. “Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini.”

Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio. Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: “Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori.”

All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando — era ancora buio — e anche lui cominciò a dire: “Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta.” E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: “Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?”

Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere.

Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego.

Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre.

Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.

Qualunque cosa tu faccia — umiliarti, renderti modesto e semplice — niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente. Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione.

E’ il tuo stesso ego.

Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere. Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.

Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro…. quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.

Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.

Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé. Quindi non affermare mai: “Ho lasciato cadere l’ego”. Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.

Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti… a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: “Aiuto! Aiuto!”

E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: “Aiuto! Aiuto!” E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca.

Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: “Per favore si avvicini”. E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.

La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: “Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi… adesso parliamo dei suoi!”

Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.

Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli.

Anzi, li danneggerai.

Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.

Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri.

In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.

E’ difficile vedere il proprio ego.

E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare.

Prova a vedere il tuo ego.

Osservalo semplicemente.

E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo.

Cade esattamente come una foglia secca.

L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade… e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente.

La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così…

Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca.

Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro.

Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare.

E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome.

Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.

Osho, Tratto da: Oltre le Frontiere della mente.

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Ego – The False Center

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

The first thing to be understood is what ego is. A child is born. A child is born without any knowledge, any consciousness of his own self. And when a child is born the first thing he becomes aware of is not himself; the first thing he becomes aware of is the other. It is natural, because the eyes open outwards, the hands touch others, the ears listen to others, the tongue tastes food and the nose smells the outside. All these senses open outwards.

That is what birth means. Birth means coming into this world, the world of the outside. So when a child is born, he is born into this world. He opens his eyes, sees others. ‘Other’ means the thou. He becomes aware of the mother first. Then, by and by, he becomes aware of his own body. That too is the other, that too belongs to the world. He is hungry and he feels the body; his need is satisfied, he forgets the body.

This is how a child grows. First he becomes aware of you, thou, other, and then by and by, in contrast to you, thou, he becomes aware of himself.

This awareness is a reflected awareness. He is not aware of who he is. He is simply aware of the mother and what she thinks about him. If she smiles, if she appreciates the child, if she says, “You are beautiful,” if she hugs and kisses him, the child feels good about himself. Now an ego is born.

Through appreciation, love, care, he feels he is good, he feels he is valuable, he feels he has some significance.

A center is born.

But this center is a reflected center. It is not his real being. He does not know who he is; he simply knows what others think about him. And this is the ego: the reflection, what others think. If nobody thinks that he is of any use, nobody appreciates him, nobody smiles, then too an ego is born: an ill ego; sad, rejected, like a wound; feeling inferior, worthless. This too is the ego. This too is a reflection.

First the mother – and mother means the world in the beginning. Then others will join the mother, and the world goes on growing. And the more the world grows, the more complex the ego becomes, because many others’ opinions are reflected.

The ego is an accumulated phenomenon, a by-product of living with others. If a child lives totally alone, he will never come to grow an ego. But that is not going to help. He will remain like an animal. That doesn’t mean that he will come to know the real self, no.

The real can be known only through the false, so the ego is a must. One has to pass through it. It is a discipline. The real can be known only through the illusion. You cannot know the truth directly. First you have to know that which is not true. First you have to encounter the untrue. Through that encounter you become capable of knowing the truth. If you know the false as the false, truth will dawn upon you.

Ego is a need; it is a social need, it is a social by-product. The society means all that is around you – not you, but all that is around you. All, minus you, is the society. And everybody reflects. You will go to school and the teacher will reflect who you are. You will be in friendship with other children and they will reflect who you are. By and by, everybody is adding to your ego, and everybody is trying to modify it in such a way that you don’t become a problem to the society.

They are not concerned with you.

They are concerned with the society.

Society is concerned with itself, and that’s how it should be.

They are not concerned that you should become a self-knower. They are concerned that you should become an efficient part in the mechanism of the society. You should fit into the pattern. So they are trying to give you an ego that fits with the society. They teach you morality. Morality means giving you an ego which will fit with the society. If you are immoral, you will always be a misfit somewhere or other. That’s why we put criminals in the prisons – not that they have done something wrong, not that by putting them in the prisons we are going to improve them, no. They simply don’t fit. They are troublemakers. They have certain types of egos of which the society doesn’t approve. If the society approves, everything is good.

One man kills somebody – he is a murderer.

And the same man in wartime kills thousands – he becomes a great hero. The society is not bothered by a murder, but the murder should be commited for the society – then it is okay. The society doesn’t bother about morality.

Morality means only that you should fit with the society.

If the society is at war, then the morality changes.

If the society is at peace, then there is a different morality.

Morality is a social politics. It is diplomacy. And each child has to be brought up in such a way that he fits into the society, that’s all. Because society is interested in efficient members. Society is not interested that you should attain to self-knowledge.

The society creates an ego because the ego can be controlled and manipulated. The self can never be controlled or manipulated. Nobody has ever heard of the society controlling a self – not possible.

And the child needs a center; the child is completely unaware of his own center. The society gives him a center and the child is by and by convinced that this is his center, the ego that society gives.

A child comes back to his home – if he has come first in his class, the whole family is happy. You hug and kiss him, and you take the child on your shoulders and dance and you say, “What a beautiful child! You are a pride to us.” You are giving him an ego, a subtle ego. And if the child comes home dejected, unsuccessful, a failure – he couldn’t pass, or he has just been on the back bench – then nobody appreciates him and the child feels rejected. He will try harder next time, because the center feels shaken.

Ego is always shaken, always in search of food, that somebody should appreciate it. That’s why you continuously ask for attention.

You get the idea of who you are from others.

It is not a direct experience.

It is from others that you get the idea of who you are. They shape your center. This center is false, because you carry your real center. That is nobody’s business. Nobody shapes it.

You come with it.

You are born with it.

So you have two centers. One center you come with, which is given by existence itself. That is the self. And the other center, which is created by the society, is the ego. It is a false thing – and it is a very great trick. Through the ego the society is controlling you. You have to behave in a certain way, because only then does the society appreciate you. You have to walk in a certain way; you have to laugh in a certain way; you have to follow certain manners, a morality, a code. Only then will the society appreciate you, and if it doesn’t, you ego will be shaken. And when the ego is shaken, you don’t know where you are, who you are.

The others have given you the idea.

That idea is the ego.

Try to understand it as deeply as possible, because this has to be thrown. And unless you throw it you will never be able to attain to the self. Because you are addicted to the center, you cannot move, and you cannot look at the self.

And remember, there is going to be an interim period, an interval, when the ego will be shattered, when you will not know who you are, when you will not know where you are going, when all boundaries will melt.

You will simply be confused, a chaos.

Because of this chaos, you are afraid to lose the ego. But it has to be so. One has to pass through the chaos before one attains to the real center.

And if you are daring, the period will be small.

If you are afraid, and you again fall back to the ego, and you again start arranging it, then it can be very, very long; many lives can be wasted.

I have heard: One small child was visiting his grandparents. He was just four years old. In the night when the grandmother was putting him to sleep, he suddenly started crying and weeping and said, “I want to go home. I am afraid of darkness.” But the grandmother said, “I know well that at home also you sleep in the dark; I have never seen a light on. So why are you afraid here?” The boy said, “Yes, that’s right – but that is MY darkness.” This darkness is completely unknown.

Even with darkness you feel, “This is MINE.”

Outside – an unknown darkness.

With the ego you feel, “This is MY darkness.”

It may be troublesome, maybe it creates many miseries, but still mine. Something to hold to, something to cling to, something underneath the feet; you are not in a vacuum, not in an emptiness. You may be miserable, but at least you ARE. Even being miserable gives you a feeling of ‘I am’. Moving from it, fear takes over; you start feeling afraid of the unknown darkness and chaos – because society has managed to clear a small part of your being.

It is just like going to a forest. You make a little clearing, you clear a little ground; you make fencing, you make a small hut; you make a small garden, a lawn, and you are okay. Beyond your fence – the forest, the wild. Here everything is okay; you have planned everything. This is how it has happened.

Society has made a little clearing in your consciousness. It has cleaned just a little part completely, fenced it. Everything is okay there. That’s what all your universities are doing. The whole culture and conditioning is just to clear a part so that you can feel at home there.

And then you become afraid.

Beyond the fence there is danger.

Beyond the fence you are, as within the fence you are – and your conscious mind is just one part, one-tenth of your whole being. Nine-tenths is waiting in the darkness. And in that nine-tenths, somewhere your real center is hidden.

One has to be daring, courageous.

One has to take a step into the unknown.

For a while all boundaries will be lost.

For a while you will feel dizzy.

For a while, you will feel very afraid and shaken, as if an earthquake has happened. But if you are courageous and you don’t go backwards, if you don’t fall back to the ego and you go on and on, there is a hidden center within you that you have been carrying for many lives.

That is your soul, the self.

Once you come near it, everything changes, everything settles again. But now this settling is not done by the society. Now everything becomes a cosmos, not a chaos; a new order arises.

But this is no longer the order of the society – it is the very order of existence itself.

It is what Buddha calls Dhamma, Lao Tzu calls Tao, Heraclitus calls Logos. It is not man-made. It is the VERY order of existence itself. Then everything is suddenly beautiful again, and for the first time really beautiful, because man-made things cannot be beautiful. At the most you can hide the ugliness of them, that’s all. You can decorate them, but they can never be beautiful.

The difference is just like the difference between a real flower and a plastic or paper flower. The ego is a plastic flower – dead. It just looks like a flower, it is not a flower. You cannot really call it a flower. Even linguistically to call it a flower is wrong, because a flower is something which flowers. And this plastic thing is just a thing, not a flowering. It is dead. There is no life in it.

You have a flowering center within. That’s why Hindus call it a lotus – it is a flowering. They call it the one-thousand-petaled-lotus. One thousand means infinite petals. And it goes on flowering, it never stops, it never dies.

But you are satisfied with a plastic ego.

There are some reasons why you are satisfied. With a dead thing, there are many conveniences. One is that a dead thing never dies. It cannot – it was never alive. So you can have plastic flowers, they are good in a way. They are permanent; they are not eternal, but they are permanent.

The real flower outside in the garden is eternal, but not permanent. And the eternal has its own way of being eternal. The way of the eternal is to be born again and again and to die. Through death it refreshes itself, rejuvenates itself.

To us it appears that the flower has died – it never dies.

It simply changes bodies, so it is ever fresh.

It leaves the old body, it enters a new body. It flowers somewhere else; it goes on flowering.

But we cannot see the continuity because the continuity is invisible. We see only one flower, another flower; we never see the continuity.

It is the same flower which flowered yesterday.

It is the same sun, but in a different garb.

The ego has a certain quality – it is dead. It is a plastic thing. And it is very easy to get it, because others give it. You need not seek it, there is no search involved. That’s why unless you become a seeker after the unknown, you have not yet become an individual. You are just a part of the crowd. You are just a mob.

When you don’t have a real center, how can you be an individual?

The ego is not individual. Ego is a social phenomenon – it is society, its not you. But it gives you a function in the society, a hierarchy in the society. And if you remain satisfied with it, you will miss the whole opportunity of finding the self.

And that’s why you are so miserable.

With a plastic life, how can you be happy?

With a false life, how can you be ecstatic and blissful? And then this ego creates many miseries, millions of them.

You cannot see, because it is your own darkness. You are attuned to it.

Have you ever noticed that all types of miseries enter through the ego? It cannot make you blissful; it can only make you miserable.

Ego is hell.

Whenever you suffer, just try to watch and analyze, and you will find, somewhere the ego is the cause of it. And the ego goes on finding causes to suffer.

You are an egoist, as everyone is. Some are very gross, just on the surface, and they are not so difficult. Some are very subtle, deep down, and they are the real problems.

This ego comes continuously in conflict with others because every ego is so unconfident about itself. Is has to be – it is a false thing. When you don’t have anything in your hand and you just think that something is there, then there will be a problem.

If somebody says, “There is nothing,” immediately the fight will start, because you also feel that there is nothing. The other makes you aware of the fact.

Ego is false, it is nothing.

That you also know.

How can you miss knowing it? It is impossible! A conscious being – how can he miss knowing that this ego is just false? And then others say that there is nothing – and whenever the others say that there is nothing they hit a wound, they say a truth – and nothing hits like the truth.

You have to defend, because if you don’t defend, if you don’t become defensive, then where will you be?

You will be lost.

The identity will be broken.

So you have to defend and fight – that is the clash.

A man who attains to the self is never in any clash. Others may come and clash with him, but he is never in clash with anybody.

It happened that one Zen master was passing through a street. A man came running and hit him hard. The master fell down. Then he got up and started to walk in the same direction in which he was going before, not even looking back.

A disciple was with the master. He was simply shocked. He said, “Who is this man? What is this? If one lives in such a way, then anybody can come and kill you. And you have not even looked at that person, who he is, and why he did it.”

The master said, “That is his problem, not mine.”

You can clash with an enlightened man, but that is your problem, not his. And if you are hurt in that clash, that too is your own problem. He cannot hurt you. And it is like knocking against a wall – you will be hurt, but the wall has not hurt you.

The ego is always looking for some trouble. Why? Because if nobody pays attention to you, the ego feels hungry.

It lives on attention.

So even if somebody is fighting and angry with you, that too is good because at least the attention is paid. If somebody loves, it is okay. If somebody is not loving you, then even anger will be good. At least the attention will come to you. But if nobody is paying any attention to you, nobody thinks that you are somebody important, significant, then how will you feed your ego?

Other’s attention is needed.

In millions of ways you attract the attention of others; you dress in a certain way, you try to look beautiful, you behave, you become very polite, you change. When you feel what type of situation is there, you immediately change so that people pay attention to you.

This is a deep begging.

A real beggar is one who asks for and demands attention. And a real emperor is one who lives in himself; he has a center of his own, he doesn’t depend on anybody else.

Buddha sitting under his bodhi tree…if the whole world suddenly disappears, will it make any difference to Buddha? -none. It will not make any difference at all. If the whole world disappears, it will not make any difference because he has attained to the center.

But you, if the wife escapes, divorces you, goes to somebody else, you are completely shattered – because she had been paying attention to you, caring, loving, moving around you, helping you to feel that you were somebody. Your whole empire is lost, you are simply shattered. You start thinking about suicide. Why? Why, if a wife leaves you, should you commit suicide? Why, if a husband leaves you, should you commit suicide? Because you don’t have any center of your own. The wife was giving you the center; the husband was giving you the center.

This is how people exist. This is how people become dependent on others. It is a deep slavery. Ego HAS to be a slave. It depends on others. And only a person who has no ego is for the first time a master; he is no longer a slave. Try to understand this.

And start looking for the ego – not in others, that is not your business, but in yourself. Whenever you feel miserable, immediately close you eyes and try to find out from where the misery is coming and you will always find it is the false center which has clashed with someone.

You expected something, and it didn’t happen.

You expected something, and just the contrary happened – your ego is shaken, you are in misery. Just look, whenever you are miserable, try to find out why.

Causes are not outside you. The basic cause is within you – but you always look outside, you always ask:

Who is making me miserable?

Who is the cause of my anger?

Who is the cause of my anguish?

And if you look outside you will miss.

Just close the eyes and always look within.

The source of all misery, anger, anguish, is hidden in you, your ego.

And if you find the source, it will be easy to move beyond it. If you can see that it is your own ego that gives you trouble, you will prefer to drop it – because nobody can carry the source of misery if he understands it.

And remember, there is no need to drop the ego.

You cannot drop it.

If you try to drop it, you will attain to a certain subtle ego again which says, “I have become humble.”

Don’t try to be humble. That’s again ego in hiding – but it’s not dead.

Don’t try to be humble.

Nobody can try humility, and nobody can create humility through any effort of his own – no. When the ego is no more, a humbleness comes to you. It is not a creation. It is a shadow of the real center.

And a really humble man is neither humble nor egoistic.

He is simply simple.

He’s not even aware that he is humble.

If you are aware that you are humble, the ego is there.

Look at humble persons…. There are millions who think that they are very humble. They bow down very low, but watch them – they are the subtlest egoists. Now humility is their source of food. They say, “I am humble,” and then they look at you and they wait for you to appreciate them.

“You are really humble,” they would like you to say. “In fact, you are the most humble man in the world; nobody is as humble as you are.” Then see the smile that comes on their faces.

What is ego? Ego is a hierarchy that says, “No one is like me.” It can feed on humbleness – “Nobody is like me, I am the most humble man.”

It happened once:

A fakir, a beggar, was praying in a mosque, just early in the morning when it was still dark. It was a certain religious day for Mohammedians, and he was praying, and he was saying, “I am nobody. I am the poorest of the poor, the greatest sinner of sinners.”

Suddenly there was one more person who was praying. He was the emperor of that country, and he was not aware that there was somebody else there who was praying – it was dark, and the emperor was also saying:

“I am nobody. I am nothing. I am just empty, a beggar at our door.” When he heard that somebody else was saying the same thing, he said, “Stop! Who is trying to overtake me? Who are you? How dare you say before the emperor that you are nobody when he is saying that he is nobody?”

This is how the ego goes. It is so subtle. Its ways are so subtle and cunning; you have to be very, very alert, only then will you see it. Don’t try to be humble. Just try to see that all misery, all anguish comes through it.

Just watch! No need to drop it.

You cannot drop it. Who will drop it? Then the DROPPER will become the ego. It always comes back.

Whatsoever you do, stand out of it, and look and watch.

Whatsoever you do – humbleness, humility, simplicity – nothing will help. Only one thing is possible, and that is just to watch and see that it is the source of all misery. Don’t say it. Don’t repeat it – WATCH. Because if I say it is the source of all misery and you repeat it, then it is useless. YOU have to come to that understanding. Whenever you are miserable, just close the eyes and don’t try to find some cause outside. Try to see from where this misery is coming.

It is your own ego.

If you continuously feel and understand, and the understanding that the ego is the cause becomes so deep-rooted, one day you will suddenly see that it has disappeared. Nobody drops it – nobody can drop it. You simply see; it has simply disappeared, because the very understanding that ego causes all misery becomes the dropping. THE VERY UNDERSTANDING IS THE DISAPPEARANCE OF THE EGO.

And you are so clever in seeing the ego in others. Anybody can see someone else’s ego. When it comes to your own, then the problem arises – because you don’t know the territory, you have never traveled on it.

The whole path towards the divine, the ultimate, has to pass through this territory of the ego. The false has to be understood as false. The source of misery has to be understood as the source of misery – then it simply drops.

When you know it is poison, it drops. When you know it is fire, it drops. When you know this is the hell, it drops.

And then you never say, “I have dropped the ego.” Then you simply laugh at the whole thing, the joke that you were the creator of all misery.

I was just looking at a few cartoons of Charlie Brown. In one cartoon he is playing with blocks, making a house out of children’s blocks. He is sitting in the middle of the blocks building the walls. Then a moment comes when he is enclosed; all around he has made a wall. Then he cries, “Help, help!”

He has done the whole thing! Now he is enclosed, imprisoned. This is childish, but this is all that you have done also. You have made a house all around yourself, and now you are crying, “Help, help!” And the misery becomes a millionfold – because there are helpers who are also in the same boat.

It happened that one very beautiful woman went to see her psychiatrist for the first time. The psychiatrist said, “Come closer please.” When she came closer, he simply jumped and hugged and kissed the woman. She was shocked. Then he said, “Now sit down. This takes care of my problem, now what is your problem?”

The problem becomes multifold, because there are helpers who are in the same boat. And they would like to help, because when you help somebody the ego feels very good, very, very good – because you are a great helper, a great guru, a master; you are helping so many people. The greater the crowd of your followers, the better you feel.

But you are in the same boat – you cannot help.

Rather, you will harm.

People who still have their own problems cannot be of much help. Only someone who has no problems of his own can help you. Only then is there the clarity to see, to see through you. A mind that has no problems of its own can see you, you become transparent.

A mind that has no problems of its own can see through itself; that’s why it becomes capable of seeing through others.

In the West, there are many schools of psychoanalysis, many schools, and no help is reaching people, but rather, harm. Because the people who are helping others, or trying to help, or posing as helpers, are in the same boat.

…It is difficult to see one’s own ego.

It is very easy to see other’s egos. But that is not the point, you cannot help them.

Try to see your own ego.

Just watch it.

Don’t be in a hurry to drop it, just watch it. The more you watch, the more capable you will become. Suddenly one day, you simply see that it has dropped. And when it drops by itself, only then does it drop. There is no other way. Prematurely you cannot drop it.

It drops just like a dead leaf.

The tree is not doing anything – just a breeze, a situation, and the dead leaf simply drops. The tree is not even aware that the dead leaf has dropped. It makes no noise, it makes no claim – nothing.

The dead leaf simply drops and shatters on the ground, just like that.

When you are mature through understanding, awareness, and you have felt totally that ego is the cause of all your misery, simply one day you see the dead leaf dropping.

It settles into the ground, dies of its own accord. You have not done anything so you cannot claim that you have dropped it. You see that it has simply disappeared, and then the real center arises.

And that real center is the soul, the self, the god, the truth, or whatsoever you want to call it.

It is nameless, so all names are good.

You can give it any name of your own liking.

From Beyond the Frontier of the Mind by Osho

L’ascolto profondo è la via – Deep listening is the way


Riflettendo…
La Riflessione
Il tuo primo amore, non ha né inizio nè fine.
Il tuo primo amore non è il tuo primo amore
e non è neppure l’ultimo.
E’ solo amore.
E’ uno con ogni cosa.
Thich Nhat Hanh
—————————-
Provare amore è conoscere quel che nel profondo siamo,
vivere in continuità una metamorfosi che è dono
dove incondizionata è l’offerta di sè.
Non quantificabile e non enumerabile
perchè una volta che accesa è la fiamma
essa non si estingue, è un abbraccio alla sofferenza
di tutti gli esseri, consapevolezza che nulla è separato.
Poetyca
—————————-
L’insegnamento
L’ascolto profondo è la via
Ascoltate in modo da dare all’altra persona un sollievo
ed una possibilità di esprimersi,
in modo che senta che finalmente qualcuno la capisce.
Se mantenete viva la compassione mentre ascoltate,
rabbia ed irritazione non potranno emergere.
Altrimenti, le cose che vi dirà,
toccheranno la vostra collera e la vostra sofferenza.
Solamente la compassione può proteggervi
dal divenire furiosi o pieni di disperazione.
La parola amorevole vi salverà.
L’ascolto compassionevole vi salverà.
Questo è un miracolo realizzato da noi stessi.
Maestro Thich Nhat Hanh
……………………………..
Restare equidistanti, ancorati alla presenza
che accoglie senza giudicare, che si offre
come spazio libero per gli altri, per dare conforto,
per sollecitare la fiducia nelle proprie capacità,
non è come reggere uno specchio, per farsi poi contaminare
dalle immagini che altri vi riflettono o dalle proiezioni mentali
nel tentano di coinvolgerci.
Non è semplice, ma quando si ascoltano gli altri
non si deve perdere di vista il restare centrati sulla propria armonia,
sulla coerenza di parole ed atti; non sia per noi vissuta come minaccia
che ci turba il nostro sentire,l’altrui idea o pregiudizio,
poiché è solo riflesso di una mente confusa,
trascinata da impressioni e non capace di guardare in profondità
per estirpare la discordia e lavorare saggezza ed eauidistanza.
Prima di essere d’aiuto ad altri dobbiamo lavorare
sulla nostra capacità di fermezza e serenità di fronte alle altrui opinioni,
spesso legate ad apparenze e non ad una reale attenzione ai semi che si osservano.
Poetyca
———————————–
01.05.2010 Poetyca
Reflecting …

Reflection
Your first love, has neither beginning nor end.
Your first love is not your first love
nor is it the last.
And ‘only love.
And ‘one with everything.

Thich Nhat Hanh
—————————-
Try to know what love is deep within us,
live in a continuous metamorphosis is a gift
where is the unconditional offer of its own.
Not quantifiable and non-enumerable
because once the flame is lit
it is not extinguished, is an embrace of suffering
of all beings, knowing that nothing is separate.

Poetyca

—————————-

Teaching

The deep listening is the way
Hear the other person to give relief
and a chance to express themselves,
so they feel that finally someone understands.
If you keep compassion alive while you listen,
anger and irritation may emerge.
Otherwise, the things you say,
touch your anger and your pain.
Only compassion can protect
from becoming angry or full of despair.
Loving speech will save you.
The compassionate listening will save you.
This is a miracle created by ourselves.

Master Thich Nhat Hanh

……………………………..

Remain equidistant, anchored to the presence
that welcomes non-judgmental, which offers
as free space for others, to comfort,
to elicit confidence in their abilities,
not how to hold a mirror to be contaminated, then
the images that will reflect or other mental projections
in trying to involve us.
It is not easy, but when you listen to others
one must not lose sight of their stay centered on harmony,
the consistency of words and deeds, is not experienced as a threat to us
that troubles us our feelings, ideas or other people’s prejudice,
it is only a reflection of a confused mind
driven by impressions and not able to look deeply
and work to eradicate discord and eauidistanza wisdom.
Before you can help others we need to work
our ability to firmness and serenity in the face of others’ opinions,
often linked to appearances and not to a real attention to the seeds that are observed.

Poetyca
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01.05.2010 Poetyca

Texts from

The Flower of Bodhidharma
Testi tratti da                                                                         

Il Fiore di Bodhidharma

La Grande Madre – The Great Mother


La Grande Madre

Ascoltate le parole della Grande Madre; lei che anticamente era chiamata fra gli uomini Artemide, Astarte, Atena, Dione, Melusine, Afrodite, Cerridwen, Dana, Arianrhod, Iside, Bride e con molti altri nomi ancora:”

“Ogni volta che avrete bisogno di qualcosa, una volta al mese, e meglio quando la …Luna è piena, allora vi riunirete in un luogo segreto ed adorerete il mio spirito, di colei che è la Regina di tutte le streghe. Lì vi riunirete, voi che desiderate imparare tutte le stregonerie e ancora non ne avete carpito i segreti più profondi; a costoro io insegnerò cose ancora sconosciute.
E sarete liberi dalla schiavitù; e come segno che siete realmente liberi, sarete nudi nei vostri riti; e danzerete, canterete, farete festa, suonerete e farete l’amore, tutto in mio onore. Perché mia è l’estasi dello spirito, e mia è anche la gioia sulla Terra; perché la mia legge è l’amore per tutti gli esseri.

Tenete puri i vostri più alti ideali; lottate per conquistarli; non permettete a nulla di fermarvi o di farvi deviare. Perché mia è la porta segreta che si apre verso la terra della giovinezza e mia è la coppa del vino della vita, e il calderone di Cerridwen, che è il Sacro Grail dell’immortalità. Io sono la graziosa Dea che elargisce il dono della gioia nel cuore dell’uomo. Sulla Terra, dono la conoscenza dello spirito eterno; e dopo la morte, dono pace e libertà, e l’incontro con quelli che partirono prima.
E non richiedo sacrifici, perché ricordate, io sono la madre di tutti i viventi, e il mio amore è riversato su tutta la Terra.
Sono la bellezza della terra verdeggiante, e la bianca Luna circondata di stelle, e i misteri delle acque, e il desiderio del cuore dell’uomo, chiama i vostri spiriti. Svegliatevi, e venite a me.
Perché io sono l’anima della natura, che dà vita all’universo.
Da me tutte le cose provengono, e a me tutte devono ritornare; e di fronte al mio volto, amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro più profondo sé divino sia avvolto nell’estasi dell’infinito. Lasciate che la mia adorazione risieda nel cuore che gioisce; perché ricordate, tutti gli atti di gioia e di piacere sono miei rituali. E per questo fate sì che in voi vi siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e rispetto.
E voi che pensate di cercarmi, sappiate che il ricercare e l’anelare non vi servirà, se non conoscete il mistero; che se quello che cercate non lo trovate dentro di voi, allora non lo troverete mai fuori da voi. Perché ricordate, io sono con voi sin dall’inizio; e sono ciò che otterrete alla fine del desiderio.”

( Dalla prima stesura di Gardner, del 1949, questo testo ha subito numerose modifiche. La versione finale, opera della Valiente)

“Miele alla Signora del Labirinto”

Su una tavoletta rinvenuta a Cnosso è stata decifrata quest’iscrizione che, secondo Mircea Eliade “è solo la prescrizione di un’offerta, e non può quindi entrare nella storia della letteratura” ma “il verso cretese ‘Miele alla Signora del Labirinto’ – che ci offre la prima specifica menzione mitologica di Arianna come “Signora del Labirinto” – deve essere, per così dire, ridedicato, riconsacrato, all’Arianna di tutti i successivi poeti”.

Oggigiorno Arianna è soprattutto nota per aver aiutato Teseo nell’uccisione di suo fratello, il Minotauro, e meno come regina degli Inferi con l’originario appellativo di Hagne, la pura e la santa. È anche nota come compagna di Dioniso: le è stato riconosciuto, in epoca classica, per via di matrimonio, titolo di ingresso nell’Olimpo, ed ora risiede nella costellazione della Corona Boreale (motivo dell’appellativo di Aridela “colei che splende da lontano”).

L’ingresso nell’Olimpo ellenico femminile è già di per sé un buon indizio della precedente divinità di Arianna, perché i greci integravano spesso nell’Olimpo le dee antiche facendole sposare a qualche divinità maschile, ove possibile. Ma in questo caso la storia è un po’ diversa: la dea cretese Ariadne (la Santissima) sorgeva come serpente dalle acque primordiali che da sempre sono associate simbolicamente al principio femminile.
Portava con sé, come corredo, gli attributi dell’originaria Dea Serpente la medesima divinità da cui si origina Arianna e la corona è uno dei suoi principali simboli: “Fin dal VII millennio a.C. la corona è la caratteristica più costante della Dea Serpente” (Marija Gimbutas).

Adorata soprattutto dalle donne, Arianna doveva avere riti che concernevano i cicli femminili del corpo, della mente e dello spirito.
La dea cretese governava i cicli di sviluppo/declino, vita/morte/rinascita. Era madre, cioè dispensatrice di nutrimento, donatrice di vita: il nome Ariadne significa infatti “fertilissima madre di orzo” ed è un epiteto della Dea Madre e nutrice.

Come trasformazione della Dea Serpente, era ancora simbolo della creazione e della ricreazione, ma rispetto al simbolismo originario, o alla Grande Madre (che sono archetipi molto potenti ma comprendono genericamente tutti gli aspetti della divinità primigenia femminile), ha delle specificità del tutto particolari differenziandosi con le sue caratteristiche di Signora del Labirinto, dea dell’estasi e della trasformazione che presiede ai percorsi umani di evoluzione interiore: la nascita, la morte e le trasformazioni TRA la nascita e la morte.
Regina degli inferi, come Persefone (la fanciulla che viveva metà della sua vita nel mondo invisibile e metà nel mondo manifesto e fertile), è stata chiamata colei che porta la “fruttuosa rinascita” ed è sempre rappresentata circondata di meandri, serpenti, spirali: elementi del labirinto e simboli della creatività e dell’energia produttiva della vita.

Signora del Labirinto – dea della luna brillante che illumina l’oscuro aldilà – è la Guida, colei che conosce i misteriosi percorsi della vita, i meandri dello spirito, e presiede alle fasi di trasformazione della coscienza.
Arianna è Dea; il Labirinto stesso è Arianna, fa parte di lei, e la sua sapienza è nell’essere simultaneamente “corpo” del labirinto (il luogo dei suoi misteri, il grembo/caverna dell’inizio di tutte le cose) e “Signora” dello stesso, conoscendone i misteri.

Le religioni correlate alle culture pre-patriarcali presso le quali in diverse zone della Terra, sono stati rinvenuti tracciati labirintici, considerano sempre una divinità femminile, una Dea numinosa che che presiede ai riti iniziatici del labirinto.
Con la guida o la protezione di questa Dea, il cercatore che si avventura nei labirinti compie il suo percorso spirituale evolutivo, imparando le lezioni della consapevolezza, della trasformazione, della rinascita e dell’immortalità.
Nel centro del labirinto a spirale un “mostro”, un Minotauro, attende il cercatore, ma tuttavia è un mostro che è sostanza – o parente – della Dea stessa (nel mito classico, il Minotauro è il fratello di Arianna, figlio della stessa madre Pasifae – dea anch’essa – e di un Toro sacro).

The Great Mother

Listen to the words of the Great Mother, she who was once called among men Artemis, Astarte, Athene, Dione, Melusine, Aphrodite, Cerridwen, Dana, Arianrhod, Isis, Bride and many other names: “

“Whenever you need something, once a month, and better … when the moon is full, then you will be meeting in a secret place and adore my spirit, of her who is the Queen of all witches. There you reunite, you who want to learn all sorcery and still not have taken away the deepest secrets, to teach them things I still unknown.
And you will be free from slavery, and as a sign that you are truly free, you will be naked in your rites, and will dance, sing, you will party, play and make love, all in my honor. Because mine is the ecstasy of the spirit, and mine is also joy on earth, for my law is love for all beings.

Keep pure your highest ideals, strive to conquer them, do not let anything stop you or make you deviate. Because mine is the secret door that opens onto the land of my youth and the cup of the wine of life, and the cauldron of Cerridwen, which is the holy grail of immortality. I am the gracious Goddess who gives the gift of joy in the heart of man. On Earth, a gift from the knowledge of the eternal spirit, and after death, the gift of peace and freedom, and meeting with those who started first.
And I do not require sacrifices, because remember, I am the mother of all living, and my love is poured all over the Earth.
They are the beauty of the green earth, and the white moon surrounded by stars, and the mysteries of the waters, and the desire of the human heart, call your spirits.Wake up, and come unto me.
Because I am the soul of nature that gives life to the universe.
From me all things come, and all I have to return, and in front of my face, beloved of gods and men, let your deepest divine self be enfolded in the ecstasy of infinity. Let my worship lies in the heart that rejoices, because remember, all acts of joy and pleasure are my rituals. And why do you ensure that there is beauty and strength, power and compassion, honor and humility, joy and respect.
And you think to look for, know that the search and the longing will not do you, if you do not know the mystery, that if you do not find what you are looking within yourself, then no one will ever find out from you. Because remember, I am with you from the beginning, and what you get at the end of desire. “

(From the first draft of Gardner, in 1949, this text has undergone numerous changes. The final version, the work of Valiente)

“Honey Lady of the Labyrinth”

On a tablet found at Knossos, which was deciphered this inscription, according to Mircea Eliade, “is just the prescription of a bid, and therefore can not enter into the history of literature” but “to the Cretan ‘Honey Lady of the Labyrinth’ – that gives us the first specific mention of the mythological Ariadne as “Lady of the Labyrinth” – should be, so to speak, rededicated, rededicated, all’Arianna of all subsequent poets. “

Today is above all known for Ariadne helped Theseus killing of his brother, the Minotaur, and less as the queen of the underworld with the original name of Hagne, the pure and holy. It is also known as the companion of Dionysus: she has been recognized in the classical era, by marriage, entrance ticket to Olympus, and now resides in the constellation Corona Borealis (Aridela reason of the title of “the one that shines from afar “).

The entrance to Olympus Hellenic women is in itself a good indication of the earlier gods of Ariadne, because the Greeks often supplemented Olympus goddesses making them marry to some ancient male deity, where possible. But in this case the story is a bit ‘different: the Cretan goddess Ariadne (the Holy) stood as a snake from the primordial waters that have always been symbolically associated with the feminine principle.
He brought with him, as a kit, the attributes of the original Snake Goddess from which the same deity originates Arianna and the crown is one of its main symbols: “From the seventh millennium BC the crown is the most constant of the Snake Goddess “(Marija Gimbutas).

Adored mainly by women, Arianna had to have rituals that concerned the cycles of the female body, mind and spirit.
The Cretan goddess ruled the development cycles / decline, life / death / rebirth.She was the mother, or dispensing of nourishment, giver of life: Ariadne’s name means “fertile mother of barley” and is an epithet of the Goddess Mother and nurse.

As a transformation of the Snake Goddess, was still a symbol of creation and recreation, but compared to the original symbol, or the Great Mother (which are very powerful archetypes, but generally include all aspects of the primordial female deities), has all of the specific details of the differing with its characteristics of a Lady of the Labyrinth, the goddess who presides over the transformation of ecstasy and the inner evolution of human pathways: the birth, death and transformation between the birth and death.
Queen of the underworld, like Persephone (the girl who lived half his life in the invisible world and half in the manifest world and fertile), has been called the one who brings the “fruitful rebirth” and is always represented surrounded by meandering snakes, spirals: elements of the maze and symbols of creativity and productive energy of life.

Lady of the Labyrinth – goddess of the shining moon that illuminates the dark beyond – is the guide, one who knows the mysterious paths of life, the intricacies of the spirit, and presides over the stages of transformation of consciousness.
Arianna is the Goddess and the Labyrinth itself is Arianna, is part of her, and her wisdom is being simultaneously “body” of the maze (the place of his mysteries, the womb / cave the beginning of all things) and ” Lady “of the same, knowing the mysteries.

Religions related to the pre-patriarchal cultures in different areas from which the Earth, have been found labyrinthine paths, always consider a female goddess, a goddess who presides over the numinous that initiation rites of the maze.
With the guidance or protection of this goddess, the seeker who ventures into the labyrinth fulfills his spiritual path of evolution, learning the lessons of awareness, transformation, rebirth and immortality.
In the center of the spiral maze a “monster”, a Minotaur, waiting for the seeker, but still is a monster that is the substance – or relative – the Goddess herself (in the classical myth, the Minotaur is the brother of Ariadne, the son of the same motherPasiphae – goddess also – and a sacred bull).

La preghiera del cuore – Prayer of the heart


 

PREGHIERA DEL CUORE detta anche PREGHIERA DI GESU’

” Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore ” (da ” i racconti del pellegrino russo “)

Una modalità particolare di preghiera è la orazione esicastica, chiamata (per fortuna!) preghiera del cuore o preghiera di Gesù.

E’ una forma particolarmente efficace di preghiera in cui, seppure con modalità assolutamente diverse si persegue un effetto simile a quello della preghiera in lingue anche se probabilmente a livello più profondo: stabilire una diretta congiunzione dell’anima con Dio, saltando conpletamente gli ostacoli prodotti dalla mente e i suoi tarli. Praticata da molti Santi, si basa su un progressivo abbandono della propria materialità per raggiungere uno stato di coscienza di livello superiore a quello mentale per avvertire profondamente l’estasi del rapporto CUORE A CUORE con Dio.
Troviamo forme tecnicamente simili nella meditazione orientale, nello yoga, nel tai-chi, nel training autogeno, nell’ipnosi e autoipnosi.
La ovvia differenza consiste nel non cercare un rapporto con se stessi, ma con il Padre Celeste che permea tutte le cose e tutte le creature. Non è un modo panteistico di cercare Dio nelle sue creature, ma coglierlo attraverso di esse. Qui sta la grande distanza tra le dottrine orientali e questa preghiera: le tecniche possono somigliarsi, il percorso essere comune, ma il traguardo non sta sulla terra… è molto più in alto!!
C’è un rischio da evitare da subito: credere che la tecnica applicata sia la cosa fondamentale, che i mantra siano indispensabili, che tutto si riduca a una immobilità quasi forzata in cui si applicano respirazioni controllate e si ripetono parole sacre. Santa Teresa d’Avila raggiungeva livelli estatici di rapporto con Dio con esperienze persino di levitazione da terra senza usare tecniche sofisticate, ma attraverso un abbandono completo a Lui di tutto il corpo e di tutta la mente anche se pure lei aveva seguito un percorso progressivo che aveva chiamato metaforicamente “prima, seconda, terza, quarta acqua”

Da un articolo dell’esperto Benvenuto De Matteis: ” Senza pretendere di offrire delle regole valide per tutti o di esaurire un argomento così complesso e difficile, offriamo un primo abbozzo di percorso pratico-metodologico, nella consapevolezza che l’aspetto tecnico è secondario rispetto agli altri elementi della preghiera e non va perciò nè sopravvalutato nè troppo sviluppato, per non cadere nell’errore delle tecniche yogiche buddhiste e induiste che concedono troppo spazio allo sforzo “tecnico” personale e alle complesse architetture mistico-immaginative e gestuali che supportano le fasi della meditazione.”

E’ comunque una forma antica di preghiera, praticata in una forma o in un’altra dai mistici ed asceti di tutti i tempi, sicuramente anche prima dei tempi di Gesù, anche se i due maggiori sostenitori e diffusori di questa forma di preghiera sono stati: San Gregorio Il Sinaita, che, al XV secolo, introdusse la Preghiera di Gesù al monte Athos e ne fu l’instancabile propagatore; e San Simeone il Nuovo Teologo che fu il maestro eminente dell’ XI secolo nonchè San Giovanni Climaco detto S.Giovanni della Scala. L’immobilità, gli occhi chiusi, la postura sono elementi utili ma come ormai abbiamo ribadito più volte non bisogna avere eccessiva attenzione agli elementi puramente tecnici.

Metodo di San Giovanni Climaco (detto San Giovanni della Scala)
Senza alcun dubbio, fra tutti i metodi il primo posto spetta a quello raccomandato da Giovanni Climaco è semplice e piuttosto libero: questo favorisce chi è agli inizi perchè senza grandi regole o prescrizioni. Tale metodo, infatti, è particolarmente pratico e non presenta alcun pericolo: esso è alla portata di tutti i cristiani che vivono con pietà e cercano la salvezza, siano essi monaci o laici. Giovanni Climaco, grande guida dei monaci, parla di tale metodo in due punti della sua Scala verso il Paradiso (Klimax tou Paradeisou) nel gradino che tratta dell’obbedienza e in quello sulla preghiera.

“Rinchiudi il tuo pensiero nelle parole”

Nel gradino sulla preghiera Giovanni Climaco dice: “Sforzati di ricondurre o esattamente di rinchiudere il pensiero nella preghiera. Se, dato il suo stato d’infanzia, il tuo pensiero viene a mancare e si disperde, riconducilo. La mente tende all’instabilità. Ma colui che mette ordine in tutte le cose può darle stabilità. Se tu perseveri in questa attività e la custodisci costantemente, colui che stabilisce in te dei limiti al tuo mare verrà e le dirà durante la tua preghiera: “Fin qui giungerai e non oltre”(Gb 38.11). Non è possibile legare lo spirito; ma là dove si trova il creatore di tale spirito, tutto si sottomette a lui”.
La fase iniziale della preghiera consiste nel respingere i pensieri fin dal loro nascere, mediante la preghiera; la fase centrale si ha invece quando la mente rimane esclusivamente nelle parole pronunciate vocalmente o mentalmente; il coronamento, infine, è il rapimento della mente verso Dio. Nel gradino sull’obbedienza, Giovanni afferma: “Lotta costantemente con il tuo pensiero e fallo ritornare a te ogni volta che prende il volo. Dio non esige dai novizi una preghiera totalmente libera dalle distrazioni; non affliggerti se derubato, ma resisti e fai costantemente ritornare la mente verso di te”.
“Pregare con attenzione”

Il metodo esposto qui consiste fondamentalmente nel pregare con attenzione, cioè che ogni parola abbia un peso e sia diretta in un unica direzione, al di là del numero di ripetizioni o del tipo di formula;,sia che lo si faccia vocalmente che mentalmente. Quando si prega con attenzione, il cuore non può estraniarsi, come ha detto Marco l’Asceta: “La mente che prega senza distrazione rende il cuore contrito”.Così, dunque, colui che prega secondo il metodo esposto da Giovanni Climaco pregherà con le labbra, con la mente e con il cuore; e chi avrà progredito in questo modo di pregare possiederà la preghiera della mente e del cuore e attirerà su di sé la grazia divina, come si può vedere dalle parole del grande maestro dei monaci. Sembra semplice e ovvio, ma escludere il mondo e i tuoi problemi per rinchiudere i tuoi pensieri solo nelle parole spostandole progressivamente dalla mente al cuore è un percorso importante e non si può raggiungere senza un certo impegno e desiderio.

Possiamo racchiudere le tecniche della preghiera di Gesù in cinque categorie principali che potrebbero costituire anche un percorso graduale e progressivo:

1. Preghiera vocale/mentale semplice: senza sincronizzazione col respiro

Consiste nella continua e insistita ripetizione dell’invocazione “Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” fatta per un certo periodo di tempo. Nel primo periodo di pratica si può stabilire un programma graduale e progressivo di ripetizioni, ma tenendo presente che la nostra attuale condizione di vita non ci permette, perlomeno agli inizi, di andare oltre un certo numero.
Naturalmente l’invocazione può essere modificata o sostituita da parole sacre come: “Gesù, Abba, Kyrie Eleison, Spirito Santo, Ruah”.
L’invocazione risulta forse un poco lunga quando si vorrà passare a una sincronizzazione col respiro.

2. Preghiera vocale/mentale semplice: sincronizzata col ritmo respiratorio

Di questo secondo metodo esistono diverse varianti: noi suggeriamo, per esperienza, quello più semplice e naturale, senza trattenuto respiratorio:

I fase – abbinamento dell’inspirazione con la prima parte dell’invocazione: “Signore Gesù Cristo Figlio di Dio” o parola sacra

II fase – abbinamento dell’espirazione con la seconda parte dell’invocazione: “Abbi pietà di me peccatore”. o seconda parola sacra

Nella prima fase ci “riempiamo” del Nome e iniziamo a portare la nostra attenzione al cuore.Nella seconda fase ci “svuotiamo” dei nostri peccati ed iniziamo a “riposarci” e rilassarci, nella consapevolezza commossa e gioiosa della misericordia che ci viene donata da Gesù.

Questa tecnica sembra la più naturale ed equilibrata in quanto non altera il processo naturale del ritmo respiratorio e si integra perfettamente con il nostro funzionamento fisiologico. Anzi, portando la nostra attenzione sul respiro, permette una maggiore consapevolezza e controllo delle fasi inspiratorie ed espiratorie e l’eventuale correzione dei difetti. A lungo andare diventa spontanea e automatica.

3. Preghiera del cuore diretta

TECNICA DIRETTA, FONDAMENTALE

Consiste nella sequenza: INTELLIGENZA > DISCESA NEL CUORE > TRATTENIMENTO DEL RESPIRO > PREGHIERA DI GESU’

San Gregorio il Sinaita: “Siedi su di un seggio basso, fa discendere la intelligenza dalla testa nel cuore e mantienila in questo luogo; poi, penosamente inclinato fino a risentire un vivo dolore nel petto, nelle spalle e nel collo per la tensione dei muscoli, grida di cuore e di spirito : Signor Gesù Cristo, abbi pietà di me ! Ciò facendo, trattieni il respiro, non respirare con troppo ardire, in quanto ciò può dissipare il pensiero. Se pensieri sopravvengono , non prestarvi attenzione quand’anche fossero semplici e buoni, e non solo vani ed impuri. Trattenendo la respirazione per quanto puoi, imprigionando la tua intelligenza nel cuore e moltiplicando pazienemente i tuoi appelli al Signore Gesù, tu spezzerai e annienterai rapidamente questi pensieri con i colpi invisibili che infligge loro il Nome Divino. San Giovanni Climaco dice : ” Colpisci i tuoi avversari col Nome di Gesù ; non esiste arma più; potente sulla terra o nei cieli”.
Quando il tuo pensiero verrà meno, quando il tuo corpo e il tuo cuore saranno divenuti doloranti a forza di piantare in essi con frequenza il nome di Gesù, sicchè ogni occupazione avrà cessato di apportar loro il calore e la gioia necessari per sostenere lo zelo e la pazienza di colui che vi si dedica, allora (soltanto) alzati e solo o col tuo discepolo, salmodia o esercita il pensiero su tale passaggio delle Scritture o rifletti alla morte oppure leggi o dedicati al lavoro manuale o a qualche altra occu­pazione che faccia penare il tuo corpo

San Simeone il Nuovo Teologo:

Devi in primo luogo vegliare a tre cose : prima, a non avere alcuna preoccupazione, buona o cattiva; in secondo luogo, devi avere una coscienza pura in tutto che nulla ti rimproveri; e per terzo, ad avere un distacco perfetto in modo tale che il tuo pensiero non inclini verso alcuna attrazione di questo mondo. Avendo fortemente stabilito tutte queste disposizioni nel tuo cuore, stai in un luogo ritirato, solo, in un angolo; chiudi la porta, concentra la tua intelligenza, allontana da essa ogni oggetto temporale o vano, appoggia fortemente la barba contro il petto; trattieni un po’ la respirazione, fa discendere la tua intelligenza nel cuore mentre dirigi al tempo stesso su di esso gli occhi del corpo tuo, e presta attenzione a ciò che avviene ; costringi 1′ intelligenza a restarvi legata e cerca col pensiero di trovare il luogo dove si trova il cuore affinchè la tua intelligenza vi si fissi completamente. Dapprima vi incontrerai le tenebre e la pena ; ma poi, se perseveri in questo esercizio d’attenzione notte e giorno, tu ne ricaverai una gioia incessante. L’intelligenza, a forza di sforzarvisi, troverà il luogo del cuore, ed allora vedrà presto cose che mai ha visto e di cui non ha nozione : si vedrà luminosa, piena di saggezza e di discernimento. Ed allora, da qualsiasi parte possa venire un pensiero illegittimo, prima ancora che penetri nel cuore e vi introduca una qualsiasi immagine, l’ intelligenza lo scaccerà e 1′ annienterà dicendo : Signore Gesu’ Cristo, abbi pietà’ di me! È a partire da questo momento che essa comincia ad avere risentimento ed odio per i demoni, li insegue, li colpisce e li annienta. In merito alle altre cose che avvengono nello stesso tempo, tu apprenderai a conoscerle più tardi con l’aiuto di Dio, da te stesso, con la tua propria esperienza, nella misura stessa in cui custodirai nel tuo cuore Gesù, vale a dire la preghiera indicata: “ Signore Gesù, abbi pietà di me!”.

4. Preghiera del cuore mediata

TECNICA MEDIATA ACCESSORIA

Sequenza: RACCOLTA DELLO SPIRITO/MENTE NELLE NARICI > DISCESA-INALAZIONE NEL CUORE > TRATTENIMENTO-RIPOSO-GIOIA > PREGHIERA DI GESU’

In questo caso la discesa della mente nel cuore non è diretta, ma mediata, appunto, dall’inalazione. Non dobbiamo però fare dei raffronti inopportuni con le tecniche yogiche di meditazione tantrica (tibetane e induiste) che “pretendono” di guidare/controllare le “energie sottili” dell’essere umano. L’aiuto nel nostro caso è solo psicologico-immaginativo, quindi strumentale, in quanto è impensabile che lo spirito possa veramente raccogliersi nelle narici. Esiste d’altra parte un ricco parallelismo simbolico-spirituale di biblica matrice che rimanda al “soffio-spirito” e che andrebbe maggiormente sviluppato a livello pratico oltre che teologico.

A proposito di questa tecnica, San Niceforo l’ Astinente ci dice: “Prima di tutto, che la tua vita sia libera da ogni agitazione, da ogni preoccupazione, sii in pace con tutti. Poi, ritirati nella tua cella, ‘chiudi la porta dietro di te; siedi in qualche angolo e fai quanto ti dirò. Concentra il tuo spirito e fai seguire, per raggiungere il cuore, il cammino che segue l’aria, e costringilo a discendere nel cuore con l’aria che inspiri. Abitualo a non abbandonare questo luogo” troppo presto, in quanto al principio esso soffre molto di restare così rinchiuso ed allo stretto, ma quando vi si abitua non vuol più errare al di fuori”.Tu sai che la respirazione consiste nell’inspirare e nell’espirare aria. L’organo che a tale scopo serve è il cuore, esso è il principio della vita e del calore. Il cuore attira a sè il fiato per diffondere all’esterno il suo calore con l’espirazione e assicurarsi una temperatura ideale. Il principio o più precisamente lo strumento di questo ritmo sono i polmoni. Costruiti dal Creatore con un tenue tessuto, introducono ed estromettono l’aria come un soffietto, così che il cuore assorbendo nel respiro l’aria fredda ed emettendola riscaldata, mantiene intatta quella funzione che gli è stata affidata per l’equilibrio del corpo vivente.

1) Come già ho detto, mettiti seduto, raccogli il tuo spirito e introducilo nelle narici; è il cammino che l’aria segue per andare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel cuore, insieme con l’aria inspirata Quando vi sarà giunto, vedrai la gioia che eromperà: nulla avrai da rimpiangere. Come uno che torna a casa dopo una lunga assenza non sa frenare la gioia di aver ritrovato la moglie e i figli; così lo spirito quando si unisce all’anima, è colmo di gioia e di ineffabile allegrezza. A questo punto, abituati a non fare uscire lo spirito con impazienza, le prime volte si sentirà smarrito in questa interiore reclusione e prigione. Ma, quando si sarà ambientato, non avrà alcun desiderio di sortire nelle consuete divagazioni; il regno dei cieli è dentro di noi.

Chi volge nel suo intimo lo sguardo, e con pura preghiera cerca di dimorarvi, considera le cose esteriori prive di valore e di pregio.

2) Se fin da principio riesci a discendere nel cuore nel modo che ti ho descritto, ringrazia Dio! A lui dà gloria, esulta e sii fedele a questo esercizio, ti manifesterà le cose che ignori. A questo punto hai bisogno di un altro insegnamento: mentre il tuo pensiero dimora nel cuore, non stare silenzioso e ozioso, ma costantemente sii impegnato a gridare “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me”, e non ti stancare. Questa pratica tenendo lontano il tuo pensiero dalle divagazioni, lo rende invulnerabile e inattaccabile alle suggestioni del nemico, e ogni giorno lo eleva all’amore e alla nostalgia di Dio.

5. Preghiera del cuore mista

TECNICA MISTA

E’ questa una tecnica più avanzata e difficile.

Consiste nella sincronizzazione di un certo numero di battiti del cuore con ognuna delle fasi della respirazione, e nell’adattamento, ad ogni battito del cuore, di uno dei termini della Preghiera di Gesù: “Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore “.

Anche su questa tecnica si trovano preziose indicazione nei Racconti del Pellegrino:
“Bene. Allora immagina nella stessa maniera il tuo cuore e rivolgi ad esso i tuoi occhi, come se lo guardassi. Ascolta attentamente con la mente i suoi battiti, l’uno dopo l’altro. I santi Padri chiamano quest’operazione ‘ portare la mente dalla testa al cuore ‘. Quando ti sarai abituato a questo, comincia allora, sempre guardando interiormente il cuore, a far coincidere a ogni suo battito una parola della preghiera:

– Al primo battito dirai o penserai: “Signore; – al secondo: Gesù; – al terzo: Cristo; – al quarto: abbi pietà – al quinto: di me peccatore”.

Dopo aver dato questo insegnamento, il Pellegrino dice ancora al cieco che lo ascoltava:
” Ripeti molte volte questo esercizio; per te sarà facile, perchè conosci già la preghiera del cuore e sei preparato ad essa. Poi, quando ti sarai abituato anche a questo, comincia ad inspirare ed inspirare dal cuore tutta la preghiera di Gesù insieme con il respiro, così come insegnano i Padri.

– Inspirando devi dire o pensare: Signore Gesù Cristo;

– espirando: abbi pietà di me.

Ripetendo sempre più spesso questo esercizio, presto sentirai nel cuore un piacevole dolore, poi una specie di sensazione di sensazione di tepore. E in questo modo, con l’aiuto di Dio, farai tua la dolce e spontanea preghiera interiore del cuore. Ma sta bene attento a non coltivare figure o fantasie nella tua mente, chè i santi Padri raccomandano con forza di evitare la presenza di immagini nella preghiera interiore, e questo per non cadere in tentazione.”

Queste raccomandazioni sembrano apparentemente rimandare alla tecnica semplice di sincronizzazione con le fasi di inspiarzione-espirazione che abbiamo descritto all’inizio; ma riflettendo attentamente scopriamo che rispetto alla tecnica semplice da noi indicata c’è un elemento in più: il raccoglimento nel cuore. Questo la pone quindi tra le forme più avanzate e complesse che integrano l’attenzione, la postura, il respiro, la mente, il cuore e la preghiera di Gesù.

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PRAYER OF THE HEART also known as the Jesus Prayer ‘  

“Lord Jesus Christ, Son of God, have mercy on me a sinner” (from “Tales of the Russian pilgrim)

A particular method of prayer is the prayer hesychastic, call (thankfully!) Prayer or prayer of the heart of Jesus

It ‘a particularly effective form of prayer in which, albeit in very different is pursuing a similar effect to that of praying in tongues though probably on a deeper level: to establish a direct connection of the soul with God, bypassing obstacles Headline exactmatch products from the mind and its worms. Practiced by many saints, is based on a gradual abandonment of its materiality to achieve a state of consciousness above the level of mind to deeply feel the ecstasy of intimate relationship with God
Forms are technically similar in Eastern meditation, yoga, tai-chi in in biofeedback, hypnosis and self hypnosis.
The obvious difference lies in not seeking a relationship with oneself, but with the Heavenly Father that permeates all things and all creatures. It is not a pantheistic way of seeking God in His creatures, but grasping it through them. Herein lies the great distance between the Eastern doctrines and this prayer: techniques may resemble the path to be common, but the goal is not on earth … is much higher!
There is a risk to be avoided from the start: to believe that the technique is the most important thing that the mantras are necessary, that everything is reduced to an almost forced immobility in which they apply, controlled breathing and repeating sacred words. St. Teresa of Avila reaching levels of relationship with God through ecstatic experiences even levitation from the floor without using sophisticated techniques, but through a complete abandonment to Him the whole body and whole mind even though she had followed a progressive had called metaphorically “the first, second, third, fourth water”

Welcome to the expert from an article De Matteis: “Without claiming to offer the rules that apply to all or to exhaust a subject as complex and difficult, we first outline a path of practical and methodological, in the knowledge that the technical aspect is secondary to the other elements of prayer and therefore should not be overestimated nor not too developed, not to fall into the trap of Hindu and Buddhist yogic techniques that has too much effort “technical” personnel and complex architectures mystical imagery and gestures that support the phases of meditation. ”

It ‘still an ancient form of prayer, practiced in one form or another by the mystics and ascetics of all time, certainly well before the time of Jesus, even though the two main speakers and supporters of this form of prayer were : St. Gregory the Sinai, which, to the fifteenth century, introduced the Prayer of Jesus to the Mount Athos and was a tireless propagator, and St. Symeon the New Theologian, who was the leading master of ‘the eleventh century as well as St. John Climacus said S. Giovanni della Scala. The immobility, closed eyes, the posture is useful now but as we have said many times we should not have too much attention to purely technical factors.

Method of St. John Climacus (known as St. John of the Ladder)
Without doubt, among all the methods, first place goes to the one recommended by John Climacus is simple and rather off: this encourages those who are at the beginning because no major rules or regulations. This method is indeed very practical and there is no danger: it is accessible to all Christians who live with pity, and seek salvation, whether monks or laymen. John Climaco, great leader of the monks, speaks of this method in two places in his stairway to heaven (Klimax tou Paradeisou) that is in step and in obedience to the prayer.

“Pen your thoughts in the words”

In step John Climacus says about prayer: “Strive to bring back or just the thought of locking up in prayer. If, as was his childhood, your mind is lost and scattered, bring him. The mind tends to instability.But he who brings order in all things may give you stability. If you will persevere in this activity and keep them constantly, he who lays down with you to your limits and the sea will tell you during your prayer: “As you come, and no further” (Job 38.11). You can not bind the spirit, but where he is the creator of that spirit, all obey him. ”
The initial phase of prayer is to dismiss the thoughts since their birth, through prayer, the central phase is, instead, when the mind is only in the words spoken vocally or mentally, the culmination, finally, is the rapture of the mind to God In step obedience, John says, “constant struggle with your thoughts and have it return to you every time you take the flight. God does not require a prayer from novice totally free from distractions, do not fret if robbed, but resist and you continuously the mind back to you. ”
“Praying with care”

The method described here is basically to pray with attention, that every word has weight and is directed in one direction, beyond the number of repetitions or the type of formula;, whether it is done vocally and mentally. When we pray with attention, the heart can not alienate, as Mark the Ascetic says: “The mind praying without distraction makes a contrite heart.” So then, those who pray “according to the method described by John Climacus will pray withlips, his mind and heart, and who have progressed in this way of praying will own the prayer of the mind and heart and will draw upon himself the divine grace, as you can see from the words of the great master of the monks. It sounds simple and obvious, but exclude the world and your problems to lock up your thoughts in words only gradually moving from mind to heart is an important path and can not be achieved without some effort and desire.

We enclose the techniques of the prayer of Jesus in five main categories that may also be a gradual and progressive:

1. Vocal prayer / Mental simple: without synchronization with the breath

It consists in the continuous and insistent repetition of the invocation, “Lord Jesus Christ, Son of God, have mercy on me a sinner” made for a certain period of time. In the first period of practice you can establish a program of gradual and progressive reps, but keep in mind that our present condition of life does not allow us, at least in the beginning, to go beyond a certain number.
Of course, the invocation may be amended or replaced by such sacred words: “Jesus, Abba, Kyrie Eleison, Holy Spirit, Ruah”.
The invocation is perhaps a little long when you’ll want to switch to a synchronization with the breath.

2. Vocal prayer / Mental simple synchronized with the respiratory rhythm

In this second method there are several variants: we suggest, from experience, the most simple and natural, without respiratory held:

Phase I – combined with the first part of the inspiration of the invocation: “Lord Jesus Christ, Son of God” or sacred word

Phase II – combined with the second part of expiration of the invocation: “Have mercy on me a sinner.” or second word sacred

In the first stage “fill” the name and begin to bring our attention to the second phase we cuore.Nella “emptied” of our sins and begin to rest and relax in the knowledge that emotion and joy of mercy is given to us by Jesus

This technique seems the most natural and balanced because it does not alter the natural process of respiration rate and integrates seamlessly with our physiological functioning. Indeed, bringing our attention to the breath, allowing a greater awareness and control of inspiratory and expiratory phases and possible defect correction. In the long run it becomes automatic and spontaneous.

3. Prayer of the heart live

DIRECT TECHNOLOGY, BASIC

It consists of the sequence: INTELLIGENCE> DOWN IN THE HEART> holding the breath> PRAYER OF JESUS ​​’

St. Gregory the Sinai: “Sit on a seat bottom, is the intelligence from the head down in my heart and keep it in this place, and then, painfully inclined to suffer a severe pain in the chest, shoulders and neck muscle tension , cries of the heart and soul: the Lord Jesus Christ, have mercy on me! In doing so, hold your breath, not daring to breathe too, as this may dispel the thought. Thoughts if they occur, do not pay attention even if they were simple and good, and not only vain and impure. While holding the breath as you can, imprisoning your intelligence at the heart patients and multiplying your appeals to the Lord Jesus, you break and destroy them quickly these thoughts with imposing their invisible blows the divine name. St. John Climacus says, “Hit your opponents with the name of Jesus, there is no weapon, powerful on earth or in heaven.”
When do you think will not, when your body and your heart will become sore in force to plant them in the name of Jesus with frequency, so that every occupation has ceased to provide them with warmth and joy needed to sustain the zeal and the patience of someone who is dedicated, then (only) get up and alone or with your disciple, chanting exercises or thoughts on this passage of Scripture or death to think or read or devoted to manual labor or some other occupations that do suffer the your body

St. Symeon the New Theologian:

You must first ensure three things: first, to not have any concern, good or bad, and secondly, you must have a clear conscience that nothing in all reproaches, and third, to have a perfect posting in such a way that your thinking is not prone to any attraction in the world.Having strongly established all these provisions in your heart, you’re in a remote, alone in a corner, shut the door, focus your intelligence away from it each time or space, strongly supports a beard to his chest, hold a little ‘breathing, your intelligence is down in the heart while directing both eyes on it your body, and pay attention to what is happening, compel an’ intelligence and tries to remain tied with the thought of finding the place where is the heart so that your intelligence will be completely fixed. First you’ll meet darkness and pain, but then, if you persevere in this exercise of attention night and day, you’ll get a constant joy. Intelligence, by dint of sforzarvisi, find the place of the heart, and then things will soon see that man has ever seen and which has no notion: you will see bright, full of wisdom and discernment. So, any party can be thought illegitimate, even before getting into the heart and will introduce any image, ‘the intelligence and drive out a’ destroy saying, Lord Jesus ‘Christ, have mercy’ on me! It is from this moment that it begins to have resentment and hatred for demons, chasing them, hitting them and destroying them. With regard to other things happening at the same time, you will learn to know them later with the help of God, by yourself, with your own experience, in the same measure in which keep them in your heart Jesus, that is to say the prayer stated: “Lord Jesus, have mercy on me.”

4. Prayer of the heart mediated

TECHNOLOGY MEDIATED ACCESSORY

Sequence: HARVEST OF THE SPIRIT / MIND into the nostril> INHALATION IN THE HEART OF DOWN-> Holding JOY-REST-> PRAYER OF JESUS ​​’

In this case, the descent of the mind in the heart is not direct, but mediated, in fact, inhalation. But we must not make inappropriate comparisons with the tantric yogic techniques of meditation (Tibetan and Hindu) to “pretend” to drive / control the “subtle energies” of the human. The aid in our case is only psychological and imaginative, and instrumental, as it is unthinkable that the spirit can really get together in the nostrils. On the other hand there is a rich biblical parallel symbolic-spiritual matrix that refers to “mind-blowing” and that should be further developed in practice as well as theological.

About this technique, the St. Nicephorus’ abstinent tells us: “First of all, that your life is free of any agitation, any concern, be at peace with everyone. Then, retire to your cell, ‘shut the door behind you, sit in a corner and do what you say. Focuses your mind and you follow, to reach the heart, the path that follows the air, and compel them to descend to the heart with the air we breathe. Usually not leave this place “too soon, because the principle it suffers so much to stay locked up and a strong, but when you get used to it no longer wants to roam outside.” You know that breathing is inhaling and in ‘exhale air. The body that serves this purpose is the heart, it is the beginning of life and heat. The heart to pull on the wind to spread outside its heat with the breath and make an ideal temperature . The principle, or more precisely the instrument of this rhythm are the lungs. Made by the Creator with a soft cloth, being sidelined and introduce the air like a bellows, so that the heart in absorbing and emitting breathing cold air heated, retains the function entrusted to him for the balance of the living body.

1) As I said, sit up, pick up your spirit and introducilo nostrils, is the path that air follows to get to the heart. Push it, force detection down to the heart, along with the inspired air will come when you will see the joy that eromperà: you have nothing to regret. As one who returns home after a long absence can not stop the joy of having found his wife and children, so when the spirit is united to the soul, is filled with joy and gladness inexpressible. At this point, not used to bring out the spirit forward, the first few times you feel lost in this inner prison and jail. But when it will be set, will have no desire to sorting in the usual digressions, and the kingdom of heaven is within us.

Who draws the eye in his heart, and try to live a pure prayer, consider the external things of no value and quality.

2) For by now you can descend into the heart the way you’ve described, thank God! He gives glory, exult and be faithful to this exercise, you will manifest the things you ignore. At this point you need another lesson: While your thought dwells in the heart, do not stay silent and idle, but constantly Be committed to cry “Lord Jesus Christ, Son of God have mercy on me,” and do not tire. This practice taking away your thoughts from wandering, makes him invulnerable and impervious to the suggestions of the enemy, and every day it rises to the love and longing for God

5. Joint prayer of the heart

MIXED TECHNIQUE

And ‘This is a technique more advanced and difficult.

It consists in the synchronization of a number of beats of the heart with each phase of respiration, and adaptation, with each beat of the heart, one of the terms of the Jesus Prayer: “Lord Jesus Christ, Son of God, have mercy on me , a sinner. ”

Also on this technique are valuable indication of the Pilgrim Tales:
“Good. Then imagine the same way your heart and call it your eyes, as if watching him. Listen carefully with his mind ticks, one after the other. The holy Fathers called this operation ‘lead the mind from the head to heart. ‘When you get used to this, then began, still looking inside the heart to match his every beat a word of prayer:

– On the first beat will say or think, “Lord, – second: Jesus – in the third, Christ, – the fourth, pity – the fifth, to me a sinner.”

After giving this teaching, the Pilgrim says the blind man who listened to him:
“Repeat this exercise many times, it will be easy for you, because you already know the prayer of the heart and you’re prepared for it. Then, when you get used to this too, begin to breathe in and breathe from the heart throughout the prayer of Jesus together with thebreath, as the Fathers teach.

– Inhale, or think you have to say: Lord Jesus Christ;

– Exhaling, pity me.

By repeating this exercise more often, soon you will feel in my heart a pleasant pain, then a sort of feeling of feeling of warmth. And so, with the help of God, do your inner sweet and spontaneous prayer of the heart. But he is careful not to cultivate figures or patterns in your mind, that the holy Fathers strongly advised to avoid the presence of images in the interior prayer, and this will not fall into temptation. ”

These recommendations appear to apparently refer to the simple technique of synchronization with the phases of breath-inspiarzione we described earlier, but think carefully we find that compared to the simple technique we have shown there is an additional element: the gathering in the heart. This raises among the most advanced and complex forms that integrate attention, posture, breath, mind, heart and the prayer of Jesus

Lacrime del mondo – Tears of the world


Lacrime del mondo

Non smettono mai le lacrime del mondo
ed ogni giorno è un nuovo inizio
nessuno si prende cura di fermare
questo gioco inquieto senza una fine

02.05.2011 Poetyca

Tears of the world

Never stop the tears of the world
and every day is a new beginning
no one take care to stopping it
restless this game without an end

02.05.2011 Poetyca

Le vie del Dharma – The ways of the Dharma – Lama Geshe Gedun Tharcin


Le vie del Dharma

Noi ci troviamo qui per approfondire il discorso sul Dharma: il Dharma definitivo è quello che si chiama Nirvana, la fine della sofferenza, la via per arrivare alla liberazione. Il Dharma, quindi, non è altro che la somma di tutti quei mezzi che portano alla liberazione, alla illuminazione: lo studio, l’ascolto e la contemplazione.
C’è un altro termine in sanscrito che prende il nome di Abidharma, e cioè la suprema realizzazione della natura. L’Abidharma è la diretta comprensione, il diretto apparire dell’ultima suprema comprensione dei fenomeni, quello che noi chiamiamo il supremo Dharma e cioè un mezzo definitivo per arrivare al Nirvana.
Quando parliamo del Dharma vuol dire che abbiamo a che fare con qualcosa che ci può condurre alla liberazione dalla sofferenza, alla liberazione dal Samsara.
Samsara e Nirvana sono due parti molto distinte: il Samsara è una grossa confusione, un ingarbugliamento; il Nirvana è uno stato mentale, uno stato di realizzazione in cui ogni cosa è chiara e limpida e non c’è confusione. Il fatto che noi stiamo cercando il Nirvana vuol dire che stiamo in uno stato di confusione. I mezzi per uscirne e raggiungere quello stato di realizzazione, di chiarezza, che è invece il Nirvana, sono chiamati appunto Abidharma.
L’Abidharma è l’ultima realizzazione della vacuità, è l’ultima realizzazione della realtà, è l’ultima realizzazione della reale natura delle cose. Il percorso è semplice: Samsara, Abidharma e poi Dharma, ovvero il Nirvana.
Questo è il livello convenzionale dell’Abidharma, al contrario del livello ultimo cioè quello della reale comprensione della vera natura delle cose. Quindi quello che chiamiamo l’Abidharma convenzionale, che è correlato con l’Abidharma tradizionale, sono tutti quei mezzi per raggiungere l’ultimo Abidharma. Tali mezzi sono lo studio e la contemplazione ed entrambi ci permettono di comprendere la reale natura delle cose.
In questo momento noi viviamo nel Samsara indipendentemente dal fatto che siamo Buddha, Arhat o Bodhisattva e vogliamo uscire fuori dal Samsara. I mezzi che ci permettono di uscire dal Samsara sono correlati al Karma, poiché noi viviamo nel Samsara a causa del Karma: per uscire dal Samsara, dobbiamo cambiare il nostro Karma, cioè il nostro lavoro personale, qualcosa di concreto. Tutto ciò che succede nel Samsara dipende dal Karma.
A volte ci domandiamo come è possibile che tante cose sono prodotte dal Karma, è qualcosa di difficile da immaginare.
Il Buddha ha detto che comprendere i funzionamenti sottili del Karma, è più difficile che comprendere il concetto di vacuità. Inoltre, ha anche detto che tutti gli esseri supremi, Bodhisattva e Arhat possono aver compreso i concetti della vacuità, ma come funziona la vacuità, comprendere i sottili livelli del Karma può farlo solo un Buddha. Quindi non possiamo aspettarci di comprendere tutto quello che riguarda il Karma, questo è impossibile. Farò comunque del mio meglio per cercare di spiegarlo.
Come possiamo comprendere che tutti i diversi aspetti, tutte le diverse cose sono prodotti dal Karma? Innanzitutto vediamo la definizione di “Karma”: secondo i testi classici tibetani, è uno stato mentale. Ci sono due livelli mentali: uno è la mente temporanea, e cioè la mente che appare e scompare, e l’altro è la mente principale.
Il Karma è collegato alla mente secondaria, cioè a quella mente che appare e scompare: per esempio, la rabbia appartiene alla mente secondaria e non a quella primaria perché noi non siamo sempre arrabbiati, ma questo stato mentale va e viene. Ciò non vuol dire che se noi non siamo arrabbiati abbiamo abbandonato la rabbia, poiché è dentro di noi, nelle nostre profondità e come se stesse in uno stato di sonno.
Questa è una caratteristica della mente temporanea, qualcosa che va e viene, appare e scompare, a seconda delle differenti condizioni. La mente secondaria può essere tradotta come intenzione. Questa intenzione accompagna ogni funzione mentale e ci sono cinque menti che praticano l’intenzione: la prima è la sensazione, la seconda è la concezione, la terza è l’intenzione, la quarta è l’ispirazione e infine la quinta è il contatto. Queste cinque menti onnipresenti sono quelle che accompagnano ogni funzione mentale. Per quanto riguarda la sensazione ci sono tre tipi di sensazioni: piacevole, non piacevole e neutra.
Possiamo dire che ogni cosa che io faccio è sempre accompagnata da intenzioni, da motivazioni. Anche gli stati mentali positivi come la comprensione e la benevolenza sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche gli stati mentali negativi come la rabbia, e l’odio sono accompagnati da questi cinque stati mentali. Anche quando siamo arrabbiati c’è sempre una intenzione dietro la nostra rabbia. In quella intenzione c’è l’aspetto principale di quello che chiamiamo Karma.
Dal punto di vista psicologico è abbastanza chiaro come si crea il Karma. Se per esempio diamo del denaro a dei mendicanti in strada questo crea un buon Karma, ma come viene creato un buon Karma in quel momento? Perché in quel momento abbiamo una buona intenzione, una intenzione positiva che crea quello che viene chiamato il buon Karma.
Il fatto di produrre frutti spirituali è molto più potente del produrre aspetti materiali.
Il Buddha fa l’esempio del seme di sesamo che è molto piccolo però può produrre un grande albero. Lo stesso vale per noi una piccola intenzione positiva può produrre un grande frutto.
Quindi è chiaro come sia possibile produrre un buon Karma. Non è qualcosa a cui noi dobbiamo dare una fiducia cieca: si può sperimentare. Il Karma positivo crea risultati positivi, il Karma negativo crea risultati negativi. Se qualcuno crea un Karma negativo questo non scomparirà mai e darà sempre i suoi frutti.
Ci sono quattro caratteristiche del Karma: la prima è la certezza del Karma (è certo che un Karma positivo crea un risultato positivo e viceversa), la seconda è che noi non incontriamo mai nessun tipo di Karma che non sia stato creato da noi stessi (questo vuol dire che se hai creato un Karma positivo o negativo io non posso sperimentarlo al tuo posto, ma è tua piena responsabilità), la terza caratteristica è che se noi creiamo un Karma positivo o negativo questo non scomparirà, non andrà perduto.
Ci sono delle eccezioni, dei metodi che hanno la possibilità di cambiare o di estinguere il Karma, però questo non è affatto facile. La quarta caratteristica è che un piccolo Karma positivo può generare un grande frutto. Queste quattro caratteristiche del Karma sono la base dell’insegnamento del Buddha.
L’insegnamento del Buddha si può condensare in tre semplici versi: fare del bene, non fare del male e cercare di addestrare la mente. Il risultato delle cose cattive è la sofferenza. Il risultato delle cose positive è la felicità. Queste cose sia che siano positive che negative, buone o cattive dipendono dalla nostra intenzione mentale e cioè dal Karma.
Cercare di addestrare la mente, cercare di dominare la mente vuol dire dominare le nostre intenzioni, rivolgerle al positivo. Quindi nel verso che dice di non fare delle cose cattive, non fare del male, Buddha condensa tutto il suo insegnamento che riguarda l’etica. Se si dimora nella moralità, nell’etica, sarà impossibile fare delle cose cattive. Il primo verso dice: “Fai cose buone, fai del bene” in quel verso è condensato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la concentrazione. La principale sostanza della concentrazione è la consapevolezza mentale, se qualcuno vigila nella consapevolezza, farà delle cose buone.
Quando noi perdiamo la nostra consapevolezza, facciamo cose sbagliate, cose cattive. Il terzo verso dice “Cerca di dominare la tua mente”, in quel verso è concentrato l’insegnamento del Buddha per quel che riguarda la saggezza, cercando di sviluppare le tue qualità positive. Quindi la saggezza vuol dire cercare di determinare bene ciò che è sbagliato e ciò che è positivo. Noi commettiamo degli errori perché non abbiamo una visione chiara. Al contrario se noi avessimo una visione chiara di ciò che è buono e di ciò che è cattivo ci asterremmo dal commettere errori. Quindi bisogna avere una buona base di moralità e sviluppare la concentrazione.
Una volta che si è ottenuta la moralità e la concentrazione si sviluppa la saggezza. Nell’insegnamento del Buddha sono molto famosi i cinque precetti fondamentali. Essere radicati nei cinque precetti vuol dire evitare di essere coinvolti nelle cose negative. Inoltre ci sono le dieci azioni virtuose e le dieci azioni non virtuose e queste a loro volta sono suddivise in tre categorie: le azioni verbali, le azioni fisiche e le azioni mentali. Le azioni principali sono le azioni mentali: dalle azioni positive o negative di tipo mentale derivano le azioni fisiche e poi le azioni verbali.
Credo che per ora sia meglio fermarci qui.

Lama Geshe Gedun Tharcin


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The ways of the Dharma

We are here to deepen the discourse on Dharma: Dharma is what is called final Nirvana, the end of suffering, the way to achieve liberation. Dharma, therefore, is nothing more than the sum of all the means that lead to the release, the lighting: the study, listening and contemplation.
Is there another word in Sanskrit is called Abidharma, that is the supreme creation of nature. The Abidharma is the direct understanding, the direct appearance of the last supreme understanding, what we call the supreme Dharma and that the final half to get to Nirvana.
When we speak of the Dharma means that we are dealing with something that can lead to liberation from suffering, liberation from Samsara.
Samsara and Nirvana are two very distinct parts: the Samsara is a big confusion, garbled, Nirvana is a state of mind, a state of creation where everything is clean and clear and there is no confusion. The fact that we are seeking Nirvana means that we are in a state of confusion. The means to get out and reach that state of realization, clarity, which actually is the Nirvana, I just called Abidharma.
The Abidharma is the final realization of emptiness, is the latest realization of reality, is the final realization of the true nature of things. The route is simple: Samsara, and then Abidharma Dharma, or Nirvana.
This is the conventional level dell’Abidharma, unlike the last level, namely the real understanding of the true nature of things. So what we call the conventional Abidharma, which correlates with the traditional Abidharma have all the means to reach the last Abidharma. These means are the study and contemplation, and both help us understand the real nature of things.
Right now we live in Samsara whether we are Buddha, Bodhisattva and Arhat, or want to come out of Samsara. The means that allow us to get out of Samsara are related to the Karma, since we live in because of Samsara Karma: to exit from Samsara, we must change our karma, our own work, something concrete. Everything that happens depends in Samsara Karma.
Sometimes we wonder how it is possible that many things are produced by karma, is something difficult to imagine.
The Buddha said that understanding the subtle workings of karma, it is more difficult to understand the concept of emptiness. In addition, he also said that all supreme beings, Bodhisattvas and Arhat may have understood the concepts of emptiness, but how does the emptiness, understand the subtle levels of Karma can only do a Buddha. So we can not expect to understand everything about the Karma, this is impossible. I’ll still try my best to explain it.
How can we understand that all the different aspects, all other things are produced by Karma? First we see the definition of “Karma”: according to classical Tibetan texts, is a state of mind. There are two levels of mind: a mind is only temporary, and that is the mind that appears and disappears, and the other is the mastermind.
Karma is connected to the secondary mind, namely the mind that appears and disappears, for example, anger belongs to the mind and not secondary to the primary because we’re not always angry, but this state of mind comes and goes. This does not mean that if we are not mad we dropped out of anger, because it is within us, in our depth and as if in a state of sleep.
This is a temporary feature of the mind, something that comes and goes, comes and goes, depending on different conditions. The mind can be translated as secondary intention. This plan accompanies every mental function, and there are five minds engaged in the intention: the first is the feeling, the second is the concept, the third is the intention, the fourth is the inspiration and finally the fifth is the contact. These ubiquitous five minds are those that accompany any mental function. As for the feeling there are three kinds of feelings: pleasant, unpleasant and neutral.
We can say that everything I do is always accompanied by intention, by reasons.Even positive mental states such as understanding and goodwill are accompanied by these five states of mind. Even the negative mental states such as anger, hatred are accompanied by these five states of mind. Even when we are angry there is always an intention behind our anger. In the intention is the main aspect of what we call Karma.
From the psychological point of view is quite clear how you create the Karma. For example, if we give money to beggars in the street it creates good karma, but how you create good karma in that moment? Because at that time we have a good intention, a positive intention that creates what is called good karma.
Producing spiritual fruit is much more powerful aspects of producing materials.
The Buddha gives the example of sesame seed which is very small but can produce a large tree. The same applies to a small positive intent we can produce a great result.
So it is clear that it is possible to produce good karma. It is not something to which we must give a blind trust: you can experiment. Karma positive creates positive, negative creates negative karma. If someone creates a negative karma that will never disappear and will always bear fruit.
There are four characteristics of Karma: the first is the certainty of Karma (Karma is certain that a positive creates a positive result and vice versa), the second is that we never meet any kind of Karma that has not been created by ourselves ( This means that if you have a positive or negative karma I can not test it for you, but it is your full responsibility), the third characteristic is that if we create a positive or negative karma that will not disappear, it will be lost.
There are exceptions, the methods that have the ability to change or extinguish the Karma, but this is not easy. The fourth characteristic is that a small positive Karma can generate an abundance of fruit. These four characteristics of the Karma are the teaching of the Buddha.
The Buddha’s teaching can be condensed into three simple ways: to do good, do no harm and try to train the mind. The result of the bad things is suffering. The result of the positive things is happiness. These are things that are positive and negative, good or bad depends on our intention and that is the mental Karma.
Trying to train the mind, seek to dominate the mind means to dominate our intentions, to ask the positive. Then in verse that says not to do bad things, do no harm, Buddha condensing all his teaching concerning ethics. If you stay in morality, ethics, it will be impossible to do bad things. The first verse says: “Do good things, do good” in that it is condensed into the Buddha’s teaching with regard to the merger. The main ingredient is the concentration of mental awareness, if anyone watches in awareness, make good things.
When we lose our awareness, we do wrong things, bad things. The third verse says, “Try to dominate your mind,” that verse is concentrated in the Buddha’s teaching with regard to the wisdom, seeking to develop your positive qualities. So the wisdom means trying to determine clearly what is wrong and what is good. We make mistakes because we do not have a clear vision. Conversely, if we had a clear vision of what is good and what is bad we abstain from making mistakes. So you have to have a good basis for morality and develop concentration.
Once we obtained the morality and concentration develops wisdom. In the teaching of the Buddha are very famous five basic precepts. Being rooted in the five precepts means to avoid being involved in negative things. In addition, there are ten good deeds and the ten non-virtuous actions, and these in turn are divided into three categories: verbal actions, physical actions and mental acts. The main actions are the actions of mind: the positive actions and negative actions result in a mental and physical actions and verbal.
I think it is better to stop here for now.

Lama Geshe Gedun Tharcin