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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

Apro la mano – I open my hand


Apro la mano

Non ho più
capelli lunghi
come la pazienza
come l’attesa
che scivola piano
e si allontana
dalla tua indifferenza

Forse tu hai creduto
io potessi attendere
potessi capire
questo tempo senza colore
che con maestria
hai costruito

Ho tagliato radici
con le fondamenta
del tuo silenzio
perchè il mio passo
sia pagina
senza rimpianto

Apro la mano
e lascio libera
la polvere accumulata
oggi non mi volto indietro
rincorrendo la vita
che tu hai fatto soffocare

11.02.2011 Poetyca

I open my hand

I no longer
long hair
such as patience
the expectation
slipping plane
and walks away
by your indifference

Perhaps you have believe
I could wait
I could understand
this time without color
that mastery
you have built

I cut the roots
with the foundation
your silence
because my step
may be, page
without regret

I open my hand
and I leave
accumulated dust
Today I do not look back
chasing life
that you took suppress

11.02.2011 Poetyca

Il solo nome – The only name


Il solo nome

Questo silenzio
è attesa di una luce
che buca il buio
e scrosta la vernice
dalle pareti dell’effimero

Una nuova era
un sogno o un canto
che viene da lontano
per colmare
la nostra attesa

Risposta certa
a voci che dalla notte
di tempi oltre lo spazio
chiamavano con amore
il solo nome che tutto racchiude

21.05.2011 Poetyca

The only name

This silence
is waiting for a light
that pierces the darkness
and peeling paint
from the walls of the ephemeral

A new era
a dream or a song
that comes from afar
to overcome
our expectation

Definite answer
voices in the night
of time beyond space
called with love
the only name that contains all

21.05.2011 Poetyca

Sonic Youth


I Sonic Youth sono stati un gruppo alternative/noise rock statunitense, formatosi nel 1981 a New York. Hanno all’attivo oltre 20 album. I componenti del gruppo sono Kim Gordon, Thurston Moore, Lee Ranaldo e Steve Shelley.

Partiti dall’esperienza no-wave e dall’avanguardia rock chitarristica dell’ensemble di Glenn Branca (del quale lo stesso Ranaldo ha fatto parte collaborando all’incisione di The Ascension) i Sonic Youth si propongono di creare un proprio carattere espressivo attraverso la sperimentazione delle possibilità offerte da strumenti rock convenzionali come basso, chitarra e batteria. Tratti riconoscibili della loro espressione musicale sono l’utilizzo di accordature “alternative”, chitarra preparata e di feedback, l’improvvisazione come valido ausilio creativo ed espressivo (vedi Velvet Underground) e l’eliminazione delle barriere distintive tra strumenti solisti e strumenti ritmici.

In trent’anni di carriera, i Sonic Youth sono diventati un’autentica istituzione della scena alternativa americana e
mondiale.Il gruppo si è sciolto nel 2011

https://it.wikipedia.org/wiki/Sonic_Youth
Sonic Youth was an American rock band from New York City, formed in 1981. Founding members Thurston Moore (guitar, vocals), Kim Gordon (bass guitar, vocals, guitar) and Lee Ranaldo (guitar, vocals) remained together for the entire history of the band, while Steve Shelley (drums) followed a series of short-term drummers in 1985, and rounded out the core line-up. In their early career Sonic Youth were associated with the no wave art and music scene in New York City. Part of the first wave of American noise rock groups, the band carried out their interpretation of the hardcore punk ethos throughout the evolving American underground that focused more on the DIY ethic of the genre rather than its specific sound.[3]

The band experienced relative commercial success and critical acclaim throughout their existence, continuing partly into the new millennium, including signing to major label DGC in 1990 and headlining the 1995 Lollapalooza festival. Sonic Youth have been praised for having “redefined what rock guitar could do”,using a wide variety of unorthodox guitar tunings and preparing guitars with objects like drum sticks and screwdrivers to alter the instruments’ timbre. The band is considered to be a pivotal influence on the alternative and indie rock movements.

In 1999 their music reached a new audience interested in 20th-century classical music and experimental music with the release of SYR4: Goodbye 20th Century, a double album of covers of avant-garde recordings that featured works by avant-garde classical composers such as John Cage, Yoko Ono, Steve Reich, Pauline Oliveros, George Maciunas, Cornelius Cardew, Nicolas Slonimsky and Christian Wolff as played by Sonic Youth along with several collaborators from the modern avant-garde music scene, such as Christian Marclay, William Winant, Wharton Tiers, Takehisa Kosugi and others.

In 2011 Ranaldo announced that the band was “ending for a while” following the separation of married couple Gordon and Moore.[5] Thurston Moore updated and clarified the position in May 2014: “Sonic Youth is on hiatus. The band is a democracy of sorts, and as long as Kim and I are working out our situation, the band can’t really function reasonably.”[6] Gordon refers several times in her 2015 autobiography Girl in a Band to the band having “split up”

https://en.wikipedia.org/wiki/Sonic_Youth

Niente più – Nothing more


23

Niente più

…e poi niente più
come voce
a squarciare il silenzio
come canto ed attesa
nella smania di vivere
…e poi la calma della sera
nel respiro trattenuto
di chi ha vissuto
ansimando vita
ed è grato di tutto

04.06.2015 Poetyca

Nothing more

… and then nothing more
as voice
to pierce the silence
like singing and waiting
the desire to live
… and then the calm of the evening
in breath-hold
of those who lived
panting life
and it is grateful for all

04/06/2015 Poetyca

Mareggiata – Sea storm


Mareggiata

Arde l’attesa
avara di minuti
nel percorso certo
di forza viva
che cerca voce
ascolto
espressione accesa
di un fuoco che surriscalda
queste impazienti ondate
che senza scialuppa
travalicano ogni confine

18.08.2011 Poetyca

Sea storm

Burns the wait
stingy minutes
in sure way
a living force
looking for voice
listening
turned expression
a fire that overheats
these impatient waves
that without boat
transcend all boundaries

18.08.2011 Poetyca

Buio sgomento – Blind terror


Buio sgomento

Notte fatta di buio 
e di foreste 
attorcigliata alle paure 
d’ingigantite ombre 
di silenzi e scricchiolii 
nel cuore della gente 

Notte di sussulti 
e vuoti spazi 
che incombono dal nulla 
come cappio e capestro 
a pesare sui respiri 
di chi ormai più non dorme 

Notte vipera silente 
che affonda strisciante 
inabissando i sensi 
nel limbo della mente 
dove nulla è ricordo 
e l’attesa è paziente 

Notte di segnali 
di ricerche immaginarie 
di spazi intermittenti 
per il riposo di membra stanche 
che rinnovano gli istanti 
come lampi di luce alle pareti 

01.11.2002  Poetyca

Blind terror

Night, made ​​of dark
and forests
twisted to fears
of magnified shadows 
of silence and crackling
in people’s hearts

Night of shocks
and empty spaces
incumbent out of nowhere
as a noose and gallows
to weigh on breathing
of those who does not sleep longer

Silent Night Viper
Creeping sinking
plunge the senses
in the limbo of the mind
where nothing is memory
be patient and wait

Night signals
Research imaginary
of intermittent gaps
for the rest weary limbs
renewing the instants
like flashes of light on the walls

01.11.2002 Poetyca

Essere innocenti – Be innocent – Osho


A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell’esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori; degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l’esistenza. L’esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei.

— Osho

We are all taught to be educated, not to be innocent or perceive the wonder of existence, we are taught the names of flowers, trees and how to get into communication with them, in harmony with existence. Existence is a mystery and is not accessible to those who always want to analyze, select, but only to those who are willing to fall in love, to dance with her.

– Osho

Compassione e saggezza – Compassion and Wisdom  


Compassione e saggezza

Paralleli tra brani dei Vangeli e sutra buddhisti

“Gli insegnamenti e le parole dei due Maestri a confronto”
Titolo originale dell’opera: Jesus and Buddha: The Parallel Sayings
Traduzione di Adria Tissoni Prefazione e introduzione:
Gruppo Editoriale Armenia S.p.A. Via Valtellina, 63 – Milano

Oggi, la cultura asiatica si sovrappone a quella europea e nordamericana; la terra non e’ che un minuscolo globo nell’universo e i suoi continenti vanno alla deriva secondo modalita’ che nessun geologo avrebbe mai previsto. Se avessimo letto i testi sacri buddhisti e cristiani con maggiore attenzione, avremmo probabilmente capito tempo fa quanto simili siano le varie culture e le diverse religioni.

O, forse, avremmo ripreso a leggere la famosa poesia di Kipling dal verso in cui afferma che “l’Oriente e’ l’Oriente, e l’Occidente e’ l’Occidente”, al verso in cui annuncia che questi due mondi non si incontreranno mai, fino a imbatterci in una strofa che il ventesimo secolo pare aver scordato, in cui l’autore osserva: “Non c’e’, ne’ Oriente, ne’ Occidente, ne’ Confine, ne’ Stirpe, ne’ Nascita / Quando due uomini forti si trovano faccia a faccia, pur provenendo dalle estremita’ della terra!”.

LA COMPASSIONE

L’affinita’ piu’sorprendente fra Gesu’ e il Buddha riguarda il concetto di amore: entrambi, infatti, predicano la Regola d’Oro, in base a cui ogni uomo deve trattare il suo prossimo come se stesso. Molte delle piu’ note affermazioni di Cristo, in ordine al fatto di porgere l’altra guancia, di amare i propri nemici; nonche’ l’idea che chi di spada ferisce, di spada perisce, si rispecchiano nelle parole del Buddha.
“La dottrina morale del Buddha”, osserva Burnett Hillman Streeter, illustre studioso di Oxford, “e’ sorprendentemente simile al discorso evangelico”. Inoltre, le parole dette da Gesu’ sulla montagna costituiscono il suo piu’ grande insegnamento, esattamente come il Dhammapada, concettualmente affine al Sermone, costituisce il libro piu’ importante del buddhismo: se esso e’ la trasposizione scritta in lingua pali della tradizione orale sorta tra i primi iniziati buddhisti, il discorso evangelico della montagna e altre parti dei quattro Vangeli vengono infatti attribuiti ai primi seguaci di Cristo.
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Cio’ che volete gli uomini facciano a Voi, anche voi fatelo a loro. LUCA 6, 31

Chi considera (gli altri) uguali a se stesso non danneggia, non uccide. DHAMMAPADA X, 129-130

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A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra. LUCA 6, 29

Se qualcuno ti colpisce con la mano, con un bastone, o con un coltello, dovresti abbandonare ogni desiderio e non pronunciare parole malvagie. MAJJHIMA NIKAYA 21, 6

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Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
[…]
A chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’a chiunque ti chiede; e a chi prende il tuo, non richiederlo. LUCA 6, 27-30

Ecco proprio in causa dell’ostilita’ mai si placa l’ostilita’, solo con la non ostilita’ si placa: questo e’ immutabile elemento.
[…]
Con la calma vinci l’ira, col bene vinci il male. Vinci la miseria con la liberalita’, con la verita’, la menzogna. DHAMMAPADA I, 5; XVII, 223

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In verita’ vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli piu’ piccoli, non l’avete fatto a me. MATTEO 25, 45

Se non vi aiutate gli uni gli altri, chi ci sara’ ad aiutarvi? Chiunque aiuta me, deve aiutare i malati. VINAYA, MAHAVAGGA 8, 26, 3

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Rimetti la spada nel fodero, perche’ tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. MATTEO 26, 52

Distaccandosi dal desiderio di prendere la vita, l’ascetico Gautama esiste, evitando di prendere la vita, senza bastone, ne’ spada. DIGHA NIKAYA 1, 1, 8

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Questo e’ il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha amore piu’ grande di questo: dare la vita per i propri amici. GIOVANNI 15, 12-13

Come una madre difenderebbe con la vita il suo proprio figlio, il suo unico figlio, cosi’ sviluppi egli un animo illimitato nei riguardi di tutti gli esseri viventi. Coltivi benevolenza ed animo illimitatamente benigno per tutto il mondo. SUTTA NIPATA 149-150

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La grazia e la verita’ vennero per mezzo di Gesu’ Cristo. GIOVANNI 1, 17

Il corpo del Buddha e’ nato dall’amore, dalla pazienza, dalla gentilezza e dalla verita’. VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 2

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Cosi’, vi dico, c’e’ gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. LUCA 15, 10

Il bodhisattva ama tutti gli esseri viventi, come fossero tutti suoi figli. VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 5

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Tu conosci i miei comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. MARCO 10, 19

Astieniti dall’uccidere e dal prendere cio’ che non ti e’ dato. Astieniti dall’impurita’ e dal dire il falso. Non accettare oro e argento. KHUDDAKAPATHA 2

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LA SAGGEZZA

Alla base del cristianesimo, che influenza gran parte del mondo occidentale , e del buddhismo, che rappresenta una forza trainante della cultura orientale, si ritrova la stessa saggezza. Sia Gesu’, sia il Buddha hanno posto l’accento sull’individuo, sottolineando che l’interiorita’ e’ piu’ importante dell’esteriorita’ e che ognuno di noi dovrebbe considerare la propria vita, invece di criticare quella altrui. Per descrivere la realta’ morale entrambi ricorrono, peraltro, alle medesime immagini: luce e tenebra , sole e pioggia, la pianta che da’ frutti e quella infruttifera. Gli studiosi che si interessano a Cristo come figura storica conferiscono oggi sempre piu’ importanza al suo ruolo di saggio del primo secolo: molti degli aforismi che citano per ritrarlo come tale racchiudono gli stessi consigli che il Buddha diede ai suoi seguaci, cinque secoli prima.

“Il regno dei cieli si puo’ paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso e’ il piu’ piccolo di tutti i semi; ma, una volta cresciuto, e’ piu’ grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli dal cielo e si annidano fra i Suoi rami. MATTEO 13, 31-32

Non supporre del bene: “non mi raggiungerà'”. Come versando l’acqua da una brocca si riempie un bicchiere, cosi’ il saggio si riempie di bene accumulandolo a poco a poco. DHAMMAPADA IX, 122

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Perche’ guardi la pagliuzza che e’ nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che e’ nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che e’ nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che e’ nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. LUCA 6, 41-42

I difetti altrui sono piu’ facili da vedere rispetto ai propri; i difetti degli altri vengono visti facilmente, perche’ vengono setacciati come pula; ma, i propri sono difficili da vedere. E’ come il baro che nasconde i suoi dadi e mostra quelli dell’avversario, richiamando l’attenzione sulle mancanze di questi, pensando continuamente di accusarlo. UDANAVARGA 27, 1

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“Maestro, questa donna e’ stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mose’, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”
[…]
E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzo’ il capo e disse loro: “Chi di voi e’ senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. GIOVANNI 8, 4-5; 7

Non le altrui cattive azioni non cio’ che gli altri fanno, o non fanno, ciascuno guardi Cio’ che lui stesso fa o non fa. DHAMMAPADA IV, 50

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“La lucerna del tuo corpo e’ l’occhio. Se il tuo occhio e’ sano, anche il tuo corpo e’ tutto nella luce; ma, se e’ malato, anche il tuo corpo e’ nelle tenebre. Bada dunque che la luce che e’ in te non sia tenebra. Se il tuo corpo e’ tutto luminoso senza avere alcuna parte nelle tenebre, tutto sara’ luminoso, come quando la lucerna ti illumina col suo bagliore”. LUCA 11, 34-36 Un uomo con gli occhi che porta una lampada vede tutti gli oggetti, cosi’ come uno che ha ascoltato la Legge Morale. diventera’ perfettamente saggio. UDANAVARGA 22, 4

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Percio’, vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete, o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale piu’ del cibo e il corpo piu’ del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, ne’ mietono, ne’ ammassano nei granai; eppure, il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse piu’ di loro? MATTEO 6, 25-26

Di chi non ha provviste, di chi ben conosce il valore del cibo, di chi libero si pasce di vacanza senza immagini mentali, la via e’ difficile a conoscere quale di uccello nel cielo. Di chi ha totalmente esausti gli asava, di chi e’ staccato dal cibo, di chi libero si pasce di vacanza senza immagini mentali, l’orma e’ difficile a conoscere quale di uccello nel cielo. DHAMMAPADA VII, 92-93

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Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori; perche’ siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. MATTEO 5, 45

La grande nuvola fa piovere su tutto, che sia di natura superiore, o inferiore. La luce del sole e della luna illumina tutto il mondo, sia colui che fa il bene sia colui che fa il male, sia colui che si eleva sia colui che si abbassa. SADHARMAPUNDARIKA SUTRA 5

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Non c’e’ albero buono che faccia frutti cattivi, ne’ albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, ne’ si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perche’ la bocca parla dalla pienezza del cuore. LUCA 6, 43-45

Qualsiasi cosa commetta una persona, che siano azioni virtuose o peccaminose, nessuna di esse ha poca importanza; tutte hanno qualche frutto. UDANAVARGA 9, 8

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“Non c’e’ nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo: sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”. MARCO 7, 15

“L’uccidere, il massacrare, il ferire, l’imprigionare esseri viventi; il furto, la menzogna, l’inganno, la frode, l’ipocrisia, l’adulterio: questo e’ putredine, non il cibo carneo”. SUTTA NIPATA 242

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Gesu’, pero’, non si confidava con loro, perche’ conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’e’ in ogni uomo. GIOVANNI 2, 24-25

Era esperto nel conoscere i pensieri e le azioni degli esseri viventi. VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 2

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Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”. GIOVANNI 7, 46

“Non ho mai visto prima d’ora – disse il venerabile Sariputto – ne’ ho mai udito riferire da alcuno di un maestro che parli cosi’ amabilmente, venuto dal cielo dei Tusita”. SUTTA NIPATA 955

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Compassion and Wisdom  

Parallels between the Gospels and the Buddhist sutra

“The teachings and words of two teachers in comparison”
Original title: Jesus and Buddha: The Parallel Sayings
Translated by Adria Tissoni Preface and introduction:
Gruppo Editoriale Armenia S.p.A. Via Valtellina, 63 – Milan

Today, the Asian culture overlaps with that of Europe and North America, the land is not ‘that a tiny globe in the universe and its continents drift in accordance with methods’ that no geologist would ever have expected. If we read the Buddhist scriptures and Christians more closely, we would have probably figured out long ago how similar the different cultures and different religions.

Or, perhaps, we started to read the famous poem by Kipling verse stating that ‘the East and’ the East and the West and ‘the West’, the direction in which to announce that these two worlds will never meet, to come across a verse that seems to have forgotten the twentieth century, in which the author observes: “There is no ‘, it’ East, it ‘the West, it’ Border, it ‘Stirpe, I’ Birth / When two strong men come face to face, even though they came from the ends’ of the earth. ”

COMPASSION

The affinity ‘piu’sorprendente between Jesus’ and Buddha to the concept of love: both, in fact, they preach the Golden Rule, under which every man should treat his neighbor as himself. Many of the more ‘known Christ’s claims, regarding the fact of turning the other cheek, to love their enemies, as well as’ the idea that he who lives by the sword, dies by the sword, are reflected in the words of the Buddha.
“The moral teaching of the Buddha,” says Burnett Hillman Streeter, a distinguished Oxford scholar, “and ‘strikingly similar to the evangelical speech.” In addition, the words spoken by Jesus ‘on the mountain are his most’ great teaching, just as the Dhammapada, conceptually similar to the Sermon, the book is the most ‘important of Buddhism: and if it’ written in Pali language the transposition of the oral tradition sort of the first Buddhists started, the Gospel discourse on the Mount and other parts of the four Gospels are in fact attributed to the early followers of Christ.
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‘You want others to do to you, do ye even so to them. Luke 6: 31

Those who consider (others) equal to itself does not hurt, not kill. X Dhammapada, 129-130

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What strikes you on the cheek offer the other also. Luke 6, 29

If someone hits you with his hand with a stick or a knife, you should abandon any desires and utter no evil words. Majjhima Nikaya 21, 6

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Love your enemies, do good to them that hate you, bless those who curse you, pray for those who mistreat you.
[…]
Who takes away your cloak, do not withhold your tunic. Da’a anyone asks you, and who takes your goods do not ask. Luke 6, 27-30

That’s precisely because of the hostility ‘never calms down the hostilities’, not only with hostility ‘calms down: this’ unchanging element.
[…]
With the win quiet anger, overcome evil with good. Win the misery with the liberal ‘with the truth’, the lie. The Dhammapada, 5, XVII, 223

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In truth, ‘I tell you every time you did it to one of my brothers’ children, you’ve done to me. Matthew 25, 45

If you do not help one another, who will be there ‘to help you? Whoever helps me, must help the sick. Vinay, MAHAVAGGA 8, 26, 3

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Put your sword, ‘cause all those who take the sword shall perish by the sword.Matthew 26, 52

Departing from the desire to take life, the ascetic Gautama there, will refrain from taking life, without a stick, it ‘sword. Digha Nikaya 1, 1, 8

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That ‘s my commandment: love one another as I have loved you. No one has more love ‘of this great man lay down his life for his friends. John 15: 12-13

As a mother would protect with his life for his own son, her only son, so ‘he develop an unlimited mind towards all living beings. Cultivate kindness and unlimited benign mood for the whole world. Sutta Nipata 149-150

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The grace and truth ‘came through Jesus’ Christ. JOHN 1: 17

The body of the Buddha ‘born of the love, patience, kindness and the truth’.VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 2

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So, ‘I tell you, there’ joy before the angels of God over one sinner who repents. Luke 15, 10

The bodhisattva loves all living beings, as were all her children.VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 5

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You know my commandments: “Thou shalt not kill, Do not commit adultery, steal, bear false witness, Do not defraud, Honor your father and mother.” March 10, 19

Refrain from killing and from taking what ‘and you do not’ data. Abstain from impurity ‘and saying what is false. Do not accept gold and silver. KHUDDAKAPATHA 2

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WISDOM

The basis of Christianity, which affects much of the Western world, and Buddhism, which is a driving force of Eastern culture, we find the same wisdom. Both Jesus’, both the Buddha put emphasis on the individual, stressing that the inner ‘and’ most ‘important of the exterior’ and that everyone should consider their own lives, instead of criticizing that of others. To describe the reality ‘moral use both, however, the same images: light and darkness, sun and rain, the plant from’ fruit and the zero return.Scholars who are interested in Christ as a historical figure now give more and more ‘importance to its role as the rate of the first century, many of the aphorisms mentioning to portray him as such contain the same advice that the Buddha gave to his followers, five centuries before.

“The kingdom of heaven is’ like a grain of mustard seed which a man took and sowed in his field. It is’ the most ‘least of all seeds: but when he grew up, and’ more ‘of the other great shrubs and becomes a tree, so that the birds from the sky and make nests in its branches. Matthew 13: 31-32

Do not assume the good: “I do not reach ‘.” Like pouring water from a jug fills a glass, so ‘the wise man becomes full of good accumulating gradually. Dhammapada IX, 122

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‘Cause look at the speck that is’ in your brother, but do not notice the log that is’ in your own? How can you say to your brother, ‘Let me remove the speck that is’ in your eye, and you do not see the beam that is’ in your own? You hypocrite, first take the log out of your eye and then you will see clearly to take the speck out of your brother. Luke 6, 41-42

The faults of others are more ‘easy to see compared to their own and other defects are easily seen,’ cause they are sifted like chaff, but its difficult to see. It ‘s like the cheater who hides his dice and shows those of the adversary, drawing attention to the lack of them, constantly planning to indict him. UDANAVARGA 27, 1

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“Teacher, this woman ‘was caught in adultery. Now Moses’ in the law commanded us to stone such women. What do you think?”
[…]
As they persisted, get up ‘and said to them: “Which of you and’ without sin cast the first stone at her.” JOHN 8, 4-5, 7

Not the bad actions of others is not what ‘others are doing, or do not, everyone looks at what’ that he does or does not. Dhammapada IV, 50

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“The lamp of your body and the ‘eye. If your eye and’ healthy, even your body and ‘full of light but, if and’ sick, your body ‘in the darkness. Take heed therefore that the and light ‘in you is not darkness. If your body and’ full of light, having no part in the darkness, everything will be ‘bright, as when the lamp illumines you with its glow. “Luke 11: 34-36 A man with eyes can see a light that brings all the objects, so ‘as one who has listened to the Moral Law. become ‘perfectly wise. UDANAVARGA 22, 4

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So, ‘I tell you, do not worry about your life what you will eat or drink, nor about your body, what you will wear Is not life worth more than’ the food and the body more ‘clothing? Look at the birds of the air do not sow or ‘reap or’ gather into barns, yet your heavenly Father feeds them. Are you not much more ‘of them? Matthew 6: 25-26

Who has not provided, who knows well the value of food, free of those feeds on vacation without mental images, the way and ‘difficult to know which of bird in the sky.Of those who have totally exhausted the ASAVA, to whom and ‘cut off from food, free of those feeds on vacation without mental images, the footprint and’ difficult to know which of bird in the sky. Dhammapada VII, 92-93

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Love your enemies and pray for those who persecute you, ‘cause you may be sons of your heavenly Father, who makes his sun rise on the evil and the good, and sends rain on the just and the unjust. Matthew 5, 45

The great cloud rains on the whole, that the nature of higher or lower. The light from the sun and the moon illuminates the whole world, is one who does good is he who does evil is the one who stands to be one who falls. SADHARMAPUNDARIKA SUTRA 5

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There is no ‘good tree bear bad fruit, nor’ bad tree bear good fruit. Every tree, in fact, is known by its fruit do not gather figs from thorns, nor ‘do they pick grapes from a bramble bush. The good man brings forth good from the good treasure of his heart and the evil man out of his evil treasure brings out evil, ‘cause the abundance of the heart the mouth speaks. Luke 6, 43-45

Whatever a person commits, they are virtuous or sinful actions, none of them is of little importance, and all have some fruit. UDANAVARGA 9, 8

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“There is’ nothing outside a man which going into him can defile: are things which come out to the contamination.” March 7, 15

“The killing, the massacre, the hurt, the imprisonment of living beings, stealing, lying, deception, fraud, hypocrisy, adultery, and this’ decay, not the meaty food.” Sutta Nipata 242

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Jesus ‘, but’ does not trust himself to them, ‘cause everyone knew and did not need anyone to give his testimony in another, for he knew what was’ in every man. JOHN 2, 24-25

He was expert in knowing the thoughts and actions of living beings.VIMALAKIRTINIRDESHA SUTRA 2

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They said the guards: “No man ever spoke like this man.” JOHN 7, 46

“I’ve never seen before – said the venerable Sāriputta – I ‘I never heard any report from a teacher who speaks so’ kindly, came from the sky Tusita. Sutta Nipata 955


Condizionamenti – Conditionings – Osho


Condizionamenti

I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data ogni libertà di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un fosso! Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L’ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto! Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno! Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione.
Osho

Conditionings
Parents should be aware of how they affect their children. And children should be given every freedom to experience the good and evil, so they can decide for themselves. Let them find their way: you’re just very careful not to fall into a ditch! Do not say anything to your children that is not your own life experience. Accept your ignorance, this will provide you with more respect, more confidence in what you are. The ego of the parent claims to know everything! Be respectful of the child, parents expect the respect of children, but they forget that it is a mutual thing: respect children and they will respect you! Trust children and they will trust you, then you can a communication.
– Osho

La via dell’intelligenza – Intelligence way


La via dell’intelligenza

“Non può essere vulnerato da nessun dolore, né colpito da nessuna violenza; insensibile a ogni malvagità, atleta nella gara più sublime, […] pronto ad accogliere amoroso, con l’anima tutta quanta, quello che accade e quello che gli viene assegnato, tutto; […]. Quest’uomo sa che in suo potere è unicamente la propria interiorità e pensa senza interruzione alle cose proprie, quelle che l’universale connessione degli eventi gli arreca; e la prima cerca di rendere bella; nutre fede, invece, che le seconde siano buone. […]
L’unica cosa che rimane a chi è buono, come propria caratteristica, è l’amore, l’atteggiamento d’un’anima serena e tranquilla che accolga gli eventi a lei destinati.


“L’atteggiamento d’un’anima serena e tranquilla” Marco Aurelio
“L’intelletto non è ancora l’intelligenza e occorre imparare a
distinguere tra i due. L’intelletto è uno strumento dato all’uomo
perché possa cavarsela sul piano materiale, perché possa
risolvere i problemi della vita quotidiana, studiare la Natura e
trarre qualche conclusione da quello studio. L’intelligenza,
invece, nel senso iniziatico del termine, è una facoltà ben
superiore: posta al di sopra del piano astrale e mentale, ha la
capacità di dominare i sentimenti, i pensieri e tutte le
manifestazioni della vita psichica.
È questa intelligenza che gli Iniziati considerano come la vera
intelligenza; essa è legata al mondo della supercoscienza, che è
il mondo divino. Tutti gli esseri che hanno imparato a lavorare
dominando i propri pensieri, i propri sentimenti e legandosi alle
regioni superiori per fare con queste degli scambi, sono stati
capaci di realizzazioni sublimi. Sono loro che hanno permesso
all’umanità di progredire veramente.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov
☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥
L’intelligenza ha una doppia capacità secondo la direzione cui viene diretta, può essere orientata verso l’esterno o verso l’interno.
La natura del suo orientamento è la chiave dell’evoluzione dell’umanità.
L’intelligenza diretta verso l’esterno operando attraverso i sensi diventa “intelletto” la parte concreta e informativa dell’intelligenza.
Operando verso l’interno per mezzo della coscienza profonda diventa quel che si può definire vera intelligenza.
La distinzione tra intelletto e vera intelligenza è fondamentale per capire la condizione odierna del mondo.
L’intelletto fa riferimento a un’intelligenza che per determinare la verità usa la ragione ed è basata sull’attività sensoriale. Amplifica la capacità dei sensi con vari strumenti, come telescopi o microscopi, aumenta la capacità di calcolo con varie macchine come i computer e per comprendere il mondo inventa vari sistemi di misurazioni spaziali e temporali.
L’intelletto costruisce la realtà basandola sull’idea di un mondo esterno, annota i nomi e le forme delle cose nel mondo e le colloca in carie categorie e gerarchie.
Da qui deriva il concetto ayurvedico di mondo esterno come luogo di realizzazione dei piaceri, da esso nasce una visione materialistica della vita e una visione meccanicistica dell’Universo.
L’intelletto dirige la vita verso mete esterne: piacere, ricchezza, potere e conoscenza del mondo.
Crea un’idea corporea dell’esistenza, per cui si rimane intrappolati nel tempo e nello spazio, nel dispiacere e nella morte.
L’intelletto pone l’attenzione sull’esteriorità, i ruoli, l’identità, stato sociale e averi.
L’intelletto opera sotto il controllo dell’ego e delle emozioni.
La vera intelligenza è un potere di percezione interna e diretta. Rivela la natura delle cose trascendendo le apparenze sensoriali.
La vera intelligenza è pienamente consapevole dell’impermanenza di ogni realtà esterna e non ci lega a nessun nome o forma prefissata.
Impariamo per mezzo di essa a percepire la coscienza che sta dietro i movimenti della materia e dell’energia nel mondo esterno.
Ci liberiamo da strutture esterne che riguardano la religione, l’autorità e le istituzioni, trascendendo il tempo e lo spazio nella realtà della nostra Vera Natura.
L’intelletto ha una conoscenza indiretta e mediata riguardo i nomi, i numeri e le apparenze, per questa ragione non può risolvere i problemi umani a infondere un senso di pace. Non è sufficiente sapere concettualmente quali sono i nostri problemi, dobbiamo capirne l’origine nel cuore e nell’anima.
Senza il risveglio della vera intelligenza, la società rimarrà emotivamente instabile e spiritualmente poco evoluta. La cultura occidentale ha glorifica nella scienza una visione intellettuale della vita.
L’Ayurveda, che si basa sulla filosofia dello Yoga, considera l’intelletto come una intelligenza minore e ci aiuta a sviluppare l’intelligenza profonda che porta al di là dei sensi, verso la Verità all’interno del Cuore.
liberamente tratto da “Ayurveda e la Mente” di David Frawley
☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥
Memoria e intelletto
“Memoria ed Intelletto” sono termini riferiti a due funzionalità distinte del Cervello; la prima corrisponde alla capacità di evocazione selettiva della informazione acquisita nel passato, la seconda alla capacità di ragionamento che in gran misura viene specificatamente finalizzata a risolvere, ovvero ad evitare problemi da affrontare nel corso della propria vita intellettuale; le due funzioni di integrazione cerebrale cooperano per adeguare flessibilmente le proprie riflessioni e ragionamenti finalizzati a una maggiore o minore ampiezza problematica sia nella dimensione del futuro più immediato o di quello ben più distante.
Certamente “Memoria e Intelletto” formano una unità di enti complementari, tale che l’eccesso di uno rispetto all’altro deprime il valore esprimibile come prodotto di tali funzionalità, datosi che la prima funzione si arresterebbe all’esistenza e la seconda descriverebbe un divenire pieno di speranze o di timori, ma vuoto ed inutile nel generare un’effettiva crescita della propria personalità intelligente.
Dosare opportunamente le funzioni della “Memoria ad Intelletto” in relazione ad un fine è importante come andare in bicicletta, dove per procedere bisogna agire sull’uno e sull’altro pedale.
Come nella bicicletta possiamo usare un cambio per dosare gli sforzi sui pedali in modo da evitare fatiche non utili alla propria salute, così dobbiamo imparare ad utilizzare vari sistemi di integrazione delle aree cerebrali rispondenti a percorsi cerebrali differenziati; questi ultimi infatti correlano i due emisferi cerebrali essenzialmente con la parte emozionale del cervello (talamo quale sede della memoria emotiva), con l’ippocampo (sede principale della memoria a lungo termine) e con il cervelletto (che interagisce nella formazione della memoria operativa che implica il coordinamento di movimenti degli arti e del corpo). Pertanto “Memoria e Intelletto” costituiscono i due principali processi di integrazione tra le varie aree celebrali, che congiuntamente facilitano la evocazione delle memorie esperite in precedenza e le utilizzano per sviluppare l’esercizio di varie forme di intelletto più adeguate alla problematica da risolvere. Possiamo dire che, se il processo di integrazione privilegia il rapporto tra l’emisfero sinistro e l’ippocampo, riconosciamo tale tipologia di memorizzazione come “Memoria Semantica”, cioè appropriata all’espressione linguistica; se invece il rapporto focalizza il processo di integrazione cerebrale nell’area talamica, allora siamo in presenza di una evocazione mnemonica di tipo “Emotivo ovvero Empatico”; se invece nel processo integrativo della memoria viene incluso il cervelletto, allora parliamo di “Memoria Operativa” e così via dicendo.
Le memorie evocate sono come ombre che debbono essere ricondotte al confronto significativo con il presente in una prospettiva di sviluppo e risoluzione della informazione in conoscenza. Per attuare tale transizione tra passato, presente e anticipazione cognitiva, l’intelletto agisce come un processo parallelo di confronto selettivo della informazione memorizzata e attualizzata dai dati sensibili, teso a convergere verso un fine ovvero nella direzione finalizzata a risolvere determinati obiettivi e atteggiare la propria attività al seguito dell’impulso delle propria volontà e intuito. Dall’incrocio del sistema di integrazione divergente, della ricerca di una più o meno ampia evocazione mnemonica, con il processo convergente di elaborazione finalizzata più proprio dell’intelletto, emergono varie potenziali forme di intelligenza (critica, analitica, pragmatica, artistica , ecc. ecc ).
Howard Gardner e anche Edward De Bono, noti pedagogisti contemporanei, nei loro scritti finalizzati ad insegnare come sviluppare le abilità di pensiero, sostengono che “non” abbiamo un’intelligenza unica, ma almeno “sette” tipi diversi di intelligenza, ognuno dei quali può avere la prevalenza nelle diverse occasioni di risoluzione dei problemi. Comunque è bene osservare attentamente che i processi mentali organizzati da “memoria e intelletto”, debbono essere preceduti da una capacità di apprendere come articolare i processi di integrazione cerebrale, proprio al fine di rispondere, con peculiari strategie cognitive, a “pre-definire le aspettative e i risultati attesi”, che possono emergere dalla capacità di memorizzare ed nell’elaborare l’informazione in modo intelligente ed efficace. Prima di risolverlo o evitarlo, un problema va infatti pre-ordinato sulla base di una strategia basata sulla volontà e sull’intuito. Tale situazione è detta generalmente Problem Setting perché capace di elaborare con immediatezza le memorie a breve termine e integrarle con le altre forme di memoria a più lungo termine precedentemente descritte. Le categorie di integrazione della memoria e dell’intelletto vanno quindi a dipendere dalla preliminare capacità di porsi finalità ed obiettivi o scopi che sono in relazione diretta con il possibile prognostico relativo ai risultati attesi. È solo cosi che il circuito cerebrale del pensiero può infatti svilupparsi armonicamente.
Lo studio delle potenzialità di una tipologia specifica della Intelligenza, è stato attentamente realizzato sia con la “Risonanza Magnetica funzionale” sia mediante interviste ai campioni di scacchi, un ben noto ed antico gioco di strategie di Problem Solving.
Al contrario di un principiante, il quale tende normalmente a immaginarsi le mosse possibili di ogni singolo pezzo della scacchiera, il campione di scacchi facilita la integrazione funzionale delle memorie evocando il posizionamento di alcune schermate (Templates) della memoria evocate dalla propria esperienza, le quali vanno a focalizzare alcuni blocchi critici delle possibili configurazioni della scacchiera, sia in relazione ai pezzi che agli spazi rimasti vuoti (Chunk). Il campione, a differenza del dilettante, ragiona esclusivamente su di essi (Templates & Chunk) per reperire la strategia e ordire ingegnosamente una soluzione vincente denominata Scacco Matto.
Tale impostazione del gioco di famosi scacchisti è messa ancor più in evidenza da alcuni loro aforismi (cioè brevi concetti tratti dalla lunga esperienza).
1) Cerca di essere il giocatore di scacchi, non il pezzo sulla scacchiera (Ralph Charrell)
2) Un Maestro di scacchi non cerca la mossa migliore: la vede (Garry Gasparov)
3) A scacchi io mi sforzo sempre di giocare contro i pezzi del mio avversario piuttosto che contro di lui (Svezotar Gligoric)
Da tali aforismi si comprende quale sia il miglior modo di porsi il problema di risolvere soluzioni critiche basandole su finalità proprie di un giocatore professionista, che imposta il gioco utilizzando concezioni finalizzate ad integrare intelligentemente i processi mnemonici ed intellettivi per raggiungere l’obbiettivo mediante una serie di mosse vincenti.
Pertanto l’intelligenza e l’ingegno creativo non risiedono direttamente nella memoria o nell’ intelletto; proprio in quanto “memoria ed intelletto” presi fine a se stessi sono solo due funzioni cerebrali necessarie ma non sufficienti per produrre attività creative capaci di costruire conoscenze innovative.
L’espressione di intelligenza e creatività risulta quindi essere una funzione complessa dipendente dalla capacità di definire a priori apposite unità o configurazioni interpretative, che sono frutto dell’intuito e della volontà e quindi delle attività più recondite ed ancestrali degli esseri viventi.
Ciò è naturale in quanto, per esempio, è facile notare quanto sia difficile memorizzare una fila di “settanta” numeri in sequenza casuale, rispetto a rammentare “dieci” numeri telefonici di sette numeri ciascuno; infatti la memoria in questo caso è facilitata dalla suddivisione in blocchi dei numeri telefonici, ma in vero principalmente dalla opportunità di comunicare con altre persone. Similmente, sarebbe praticamente impossibile capire il significato di una frase se le parole non fossero disgiunte tra di loro e di fatto non si sapesse a priori dall’indice e dal titolo del libro il quadro cognitivo che andiamo scoprendo dedicandoci alla sua lettura.
La previsione realizzabile con l’intuito e la volontà di capire il divenire di una situazione è ciò che in fin dei conti permette di trovare soluzioni intelligenti e creative in un corretto apprendimento della funzionalità mnemonica e intellettiva del cervello.
Il conclusione possiamo ripetere con Seneca: “Non c’è vento favorevole a chi non sa dove andare”; pertanto, memoria e intelletto sono funzioni cerebrali che debbono coordinarsi per una esperienza consapevole finalizzata a verificare un’ipotesi, un sogno e comunque un fine che sta maturando dentro di noi… altresì inquietudini dovute al dubbio e all’indeterminazione di eventi inattesi ci tormenta e ci assale costantemente, affossando progressivamente tutti i valori costruiti dalla memoria e dall’ingegno più raffinato ed eloquente.
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu’ io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende;
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.
Veramente quant’io del regno santo
ne la mia mente potei far tesoro,
sarà ora materia del mio canto.
Dante Alighieri, Paradiso – Canto I
http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte25.htm
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Intelligence way

“It can not be hacked by any pain, nor suffering from any violence, numb to all wickedness, the most sublime athlete in the race, […] ready to receive love with the whole soul, what is happening and what is assigned, everything […]. This man knows that his power is only in its interior and think without interruption to their own interests, those of the universal connection of events adversely, and the first attempts to make nice ; nourishes faith, however, that the latter are good. […]
The only thing left to those who are good, as its characteristic is the love, the attitude of a soul in peace and tranquility that will accept her for events.
“The attitude of a soul in peace and tranquility” Marcus Aurelius


“The intellect is not the intelligence and we must learn to
distinguish between the two. The intellect is an instrument given to man
because they can get by on the material before it can
solve the problems of everyday life, study the nature and
draw some conclusions from that study. Intelligence,
Instead, in the sense of initiation of the term, is an option well
Top: placed above the astral and mental, has the
ability to control the feelings, thoughts and all
manifestations of psychic life.
It is this intelligence that the initiatives considered as the true
intelligence, it is linked to the world of super-consciousness, which is
the divine world. All beings who have learned to work
dominating their thoughts, their feelings and binding to
upper regions to do with this trade, were
capable of sublime creations. It is they who have allowed
humanity to really progress. ”
Mikhael Omraam Aïvanhov
Intelligence has a double capacity in the direction which is directed, it can be outward or inward.
The nature of his approach is the key to evolution of humanity.
The intelligence directed towards the outside by working through the senses becomes “understanding” the practical side of intelligence and information.
Working inward to the middle of the deep consciousness becomes what we can define true intelligence.
The real distinction between intellect and intelligence is critical to understand the situation today in the world.
The intelligence refers to intelligence that used to determine the truth and the reason is sensory-based activity. Amplifies the ability of the senses with various tools such as telescopes or microscopes, increased computing capacity with various machines such as computers and to understand the world invented various systems of measurements of space and time.
The mind constructs reality basing on the idea of an external world, note the names and shapes of things in the world and places them in categories and hierarchies caries.
Hence the concept of Ayurvedic outside world as a place of realization of pleasures, it comes from a materialistic vision of life and a mechanistic view of the universe.
The intellect directs his life towards external goals: pleasure, wealth, power and knowledge of the world.
Create an idea of bodily existence, so it remains trapped in time and space, in sorrow and death.
The mind focuses on the exterior, roles, identity, social status and possessions.
The intellect operates under the control of the ego and emotions.
The real intelligence is a power of inner perception and direct. Reveals the nature of things transcending sensory appearances.
The true intelligence is fully aware of the impermanence of all external reality, and there binds to any name or form fixed.
We learn to perceive it through the consciousness behind the movements of matter and energy in the outside world.
We are liberated from external concerning religion, authority and institutions, transcending time and space in the reality of our true nature.
The intellect has a mediated and indirect knowledge about the names, numbers and appearances, for this reason can not solve human problems to instill a sense of peace. It is not enough to know conceptually what are our problems, we must understand its origin in the heart and soul.
Without the awakening of true intelligence, the company will remain unstable emotionally and spiritually undeveloped. Western culture has glorified in science an intellectual vision of life.
Ayurveda, which is based on the philosophy of yoga, consider the intellect as a lesser intelligence and helps us to develop intelligence that leads to deep beyond the senses, to the Truth in the Heart.
freely based on “Ayurveda and the Mind” by David Frawley
Memory and intellect
“Memory and Intellect” are terms referring to two distinct features of the Brain: the first is the capacity of selective evocation of the information gathered in the past, the second to the ability to reason that in large measure is specifically designed to solve or prevent problems from face in the course of his intellectual life, the two functions of the brain work together to integrate flexibly adapt its thinking and reasoning aimed at a greater or lesser extent problematic both in size of the future of the much more immediate or more distant.
Of course, “Memory and Intellect” form a unity of complementary institutions, such that over each other to depress the value expressed as a product of these features, gave himself that the first function stops the existence and the second describes a becoming full of hopes or fears, but empty and useless in generating real growth of its intelligent personality.
Measure out the appropriate functions of the “Memory for Intellect” in relation to an end is as important as cycling, where do we need to act on one and on foot.
How we can use a bicycle in exchange for the determination of the efforts on the pedals to avoid hard work not relevant to their health, so we must learn to use various systems for the integration of brain areas responding to different brain pathways, the latter fact, correlate the two cerebral hemispheres mainly with the emotional part of the brain (the thalamus as the seat of emotional memory), with the hippocampus (headquarters of the long-term memory) and the cerebellum (which interact in the formation of working memory that involves the coordination of limb movements and the body). Therefore, “Memory and Intellect” are the two main processes of integration between different brain areas, which together facilitate the evocation of previously experienced memories and use them to develop the practice of various forms of understanding the most appropriate problem to be solved. We can say that if the integration process focuses on the relationship between the left hemisphere and the hippocampus, we recognize this type of storage as a “semantic memory”, that is appropriate linguistic expression, but if the report focuses on the integration process of brain thalamic area, then we are in the presence of a type of mnemonic evocation “or Emotional Empathy”, but if the memory is in the integration process including the cerebellum, then we speak of “working memory” and so on.
Evoked memories are like shadows that must be traced to the meaningful comparison with this in a perspective of development and resolution of information into knowledge. To implement such a transition between past, present and anticipating the cognitive intellect acts as a parallel process of selective comparison of information stored and updated from the sensitive data, tended to converge towards an end or in the direction aimed at solving particular its objectives and attitudes activities to follow the impulse of his will and intuition. From the intersection of the system of diverging, seeking a greater or lesser degree mnemonic evocation, through the process of development aimed more convergent their intellect, arise various potential forms of understanding (critical, analytical, pragmatic, artistic, etc.. etc.).
Howard Gardner and Edward De Bono also known contemporary educationists, in their writings aimed to teach how to develop thinking skills, say “no” we only intelligence, but at least “seven” different types of intelligence, each of which can have on several occasions in the prevalence of problem resolution. However it should be noted carefully that the mental processes organized by “memory and intellect,” must be preceded by a capacity to learn how to articulate the integration processes of the brain, precisely in order to respond with specific cognitive strategies, a “pre-define expectations and the expected results, which may arise from the capability of storing and processing information in an intelligent and effective. Prior to resolve or avoid this problem is in fact a pre-ordered on the basis of a strategy based on the will and intuition. This situation is generally described as “problem setting” because it is capable of developing an immediate short-term memories and integrate them with other forms of memory in the longer term described above. The categories of integration of memory and intellect are so dependent on the prior ability to ask the purposes and objectives or purposes that are directly related to the possible prognosis on the expected results. It is only then that the brain circuitry of thought can in fact develop in harmony.
The study of the potential of a specific type of intelligence, has been carefully designed with both the “functional MRI” and through interviews with samples of chess, a well known and ancient game of problem solving strategies.
Instead of a beginner, who normally tend to imagine the possible moves of each piece of the board, the chess champion facilitates the functional integration of evoking memories of some positioning screens (Templates) of the memory evoked by its experience, which going to focus some critical blocks of the possible configurations of the board, both in relation to the pieces that the empty spaces (Chunk). The sample, unlike the amateur thinks exclusively on them (Templates & Chunk) to find the strategy and a winning plot ingeniously called Checkmate.
This view of the famous chess game is put into sharper focus by some of their aphorisms (ie short concepts drawn from long experience).
1) Try to be the chess player, not the piece on the board (Ralph Charrell)
2) A Master of chess does not look the best move: he sees (Garry Gasparov)
3) In chess I always try to play against my opponent’s pieces rather than against him (Svezotar Gligoric)
From these aphorisms, one wonders what is the best way to address the problem solutions to solve critical building it on their goals of a professional player, which sets the game using concepts designed to intelligently integrate the intellectual and memory processes to achieve the goal through a series winning moves.
Therefore, the creative intelligence and ingenuity do not reside directly in your memory or ‘intellect, just as “memory and intellect,” taken as an end in themselves are only two brain functions necessary but not sufficient to produce creative activities capable of building innovative knowledge .
The expression of intelligence and creativity turns out to be a complex function dependent on the ability to define a priori the appropriate units or interpretative configurations, which are the result of intuition and the will and therefore of the most recondite and the ancestral beings.
This is natural as, for example, is easy to see how difficult it is to store a row of “seventy” in random numbers, compared to remind the “ten” numbers of seven numbers each, because the memory in this case is facilitated by division in blocks of telephone numbers, but mainly by the real opportunity to communicate with other people. Similarly, it would be virtually impossible to understand the meaning of a sentence if the words were not separated among themselves and did not know a priori from the index and the title of the book we discover that the cognitive framework dedicated to his reading.
The prediction achieved with the insight and the will to understand the future of a situation is what ultimately allows you to find creative and intelligent solutions in the successful acquisition of intellectual and mnemonic functions of the brain.
The conclusion we can say with Seneca: “There is no favorable wind for those who do not know where to go”, so memory and intellect are brain functions that must coordinate to a conscious experience aimed at verifying a hypothesis, however, a dream and a goal which is ripening within us … also due to doubts and fears of unexpected events all’indeterminazione assails us and haunts us constantly, gradually slowing down all the values built from memory and ingenuity more refined and eloquent.
Within that heaven which most his light receives
was’ me, and saw things that
neither knows nor can, who from above descends;
so near approaching its desire,
our understanding is so deep,
that memory can not go.
Truly whatever of the holy kingdom
Into my mind could treasure
will now become the subject of my song.
Dante Alighieri, Paradiso – Canto I
http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte25.htm

Non violenza – No Violence – Thich Nhat Hanh


Non violenza

“Noi che abbiamo toccato la guerra hanno il dovere di portare la verità sulla guerra a coloro che non hanno avuto un’esperienza diretta. Siamo la luce sulla punta della candela. E ‘davvero calda, ma ha il potere di lucentezza e illuminazione. Se si pratica la consapevolezza, sapremo guardare a fondo la natura della guerra e, con la nostra visione, le persone si svegliano in modo che insieme possiamo evitare di ripetere gli stessi orrori ancora e ancora. “
Thich Nhat Hanh, Love in azione: Scritti su Nonviolento cambiamento sociale
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“We who have touched war have a duty to bring the truth about war to those who have not had a direct experience of it. We are the light at the tip of the candle. It is really hot, but it has the power of shining and illuminating. If we practice mindfulness, we will know how to look deeply into the nature of war and, with our insight, wake people up so that together we can avoid repeating the same horrors again and again.”
Thich Nhat Hanh, Love in Action: Writings on Nonviolent Social Change

Realtà e propositi – Reality and purposes


Realtà e propositi

Quando, malgrado tante iniziative interiori, voglia di fare della nostra vita un percorso ricco di traguardi e di soddisfazioni, ci fermiamo al primo ostacolo, spesso colpevolizzando gli altri, alimentando un atteggiamento di rabbia e di vittimismo, non siamo in grado di lottare veramente per quello in cui abbiamo pensato di credere.
Da dove deriva la nostra poca autostima?
Il nostro proposito era eccessivo rispetto alla sua possibile realizzazione?

Allora dobbiamo conoscere prima noi stessi, i nostri mezzi e le nostre capacità e poi adattarci alla vita e alle sue opportunità.
Non frenare la nostra corsa ma quanto è necessario rallentare il passo per imparare a conoscere bene la strada da percorrere.

18.07.2011 Poetyca

Reality and purposes

When, despite many initiatives inner desire to make our lives a path full of goals and satisfactions, we stop at the first hurdle, often blaming others, nurturing an attitude of anger and victimhood, we are not able to really fight for that in which we thought to believe.
Where does our lack of confidence?
Our purpose was excessive in relation to its possible realization?

So first we must know ourselves, our means and our capabilities and then adapt to the life and its opportunities.
Do not stop our run, but what is necessary to slow down the pace to get to know well the way to go.

18.07.2011 Poetyca

L’arte di amare – The Art of Loving – Erih Fromm


L’arte di amare

“Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di ” una peste “, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente. Freud parte dal presupposto che l’amore sia la manifestazione della libido, e che la libido sia o rivolta verso altri (amore) o verso se stessi (amore per se stessi). Amore per gli altri e amore per se stessi sono reciprocamente esclusivi, nel senso che più ve n’è di uno, meno ve n’è dell’altro. Se l’amore per se stessi è peccato, ne deriva che l’altruismo è virtù. Sorgono ora queste domande: L’osservazione psicologica sopporta la tesi che ci sia una contraddizione basilare tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri? È l’amore per se stessi lo stesso fenomeno dell’egoismo, oppure è l’opposto? Inoltre, è l’egoismo per l’uomo moderno un vero interesse per se stesso come individuo, con tutte le sue possibilità intellettuali, emotive e sensuali? Non è egli diventato un’appendice del suo ruolo economico-sociale? È il suo egoismo uguale all’amore per se stesso, oppure è cagionato dalla mancanza di esso?…
….Siamo ora arrivati alle premesse psicologiche sulle quali si fonda il nostro argomento. Generalmente queste premesse sono come segue: non solo altri, ma anche noi stessi siamo l’oggetto dei nostri sentimenti e attitudini; le attitudini verso gli altri e verso noi stessi sono fondamentalmente congiuntive Rispetto al problema in questione ciò significa: l’amore per se stessi si trova in coloro che sono capaci di amare il prossimo. L’amore, come principio, è indissolubile per quel che riguarda la connessione tra “oggetti” e noi stessi. L’amore genuino è un’espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione. Non è un “affetto” nel senso di essere amato da qualcuno, ma uno sforzo attivo per la crescita e la felicità dell’essere amato, dettato dalla propria capacità di amare.
Amare qualcuno è la realizzazione e la concentrazione dei potere d’amore. L’affermazione fondamentale contenuta nell’amore è diretta verso la persona amata come verso un’incarnazione di qualità essenzialmente umane. L’amore per una persona implica l’amore per l’uomo come tale. La “divisione del lavoro “, come William James la chiama, per cui un uomo ama la famiglia ma non sente niente per lo ” straniero “, è sintomo d’incapacità d’amare. L’amore dell’uomo non è, come generalmente si crede, una astrazione che viene dopo l’amore per una specifica persona, ma è la sua premessa, sebbene geneticamente la si acquisisca amando specifici individui.
Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere. L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.
Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. P vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.
È più facile capire l’egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo, ad esempio, in una madre troppo premurosa. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà ha una profonda, repressa ostilità per l’oggetto del proprio interesse. È eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.
Questa teoria sulla natura dell’egoismo è nata dall’esperienza psicoanalitica dell'”altruismo” nevrotico, un sintomo di nevrosi osservato in molti soggetti turbati non solo da questo sintomo, ma da altri ad esso connessi, quali la depressione, la stanchezza, l’incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo, e via dicendo. Non solo l’altruismo non è considerato un “sintomo”; è spesso l’unico tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona ” altruista ” non vuole niente per sé; vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l’appagano. Uno studio analitico dimostra che questo altruismo non è qualcosa di separato dagli altri sintomi, ma uno di essi, e spesso il più importante; che il soggetto è inibito nelle proprie capacità di amare e di godere; che è pieno di ostilità verso la vita e che dietro la facciata dell’altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo. Questo individuo può essere curato solo se anche il suo altruismo è interpretato come un sintomo tra gli altri, in modo che la sua aridità, che sta alla base sia dell’altruismo che degli altri sintomi, possa essere corretta.”

Tratto da “L’arte di Amare” di Erich Fromm edito da Mondadori

The Art of Loving

Love yourself. While it raises no objection to the application of the concept of love to various objects, it is widely believed that it is virtuous to love others, love yourself and sin. It is Fro that as far as I can not love myself love others, that love for oneself is a selfish form of love. This view has its origins in Western thought. Calvin speaks of love for oneself as a “plague”, Freud speaks in termspsychiatric disorders, but despite that, his opinion is equal to that of Calvin. For him, love for oneself is narcissism, libido towards themselves. Narcissism is the first stage of human development, and the person returns in adulthood at this stage is unable to love, in the extreme case of mind is sick. Freud starts from the premise that love is the manifestation of libido, and libido is or is facing other (love) or to oneself (self-love themselves). Love for others and self-love are mutually exclusive in the sense that there is something more than one, unless there is something other. If the self-love is a sin, it follows that ‘altruism is a virtue. now these questions arise: The psychological observation supports the thesis that there is a basic contradiction between love for oneself and love for others? It is love for oneself the same phenomenon of’ selfishness, or is it the opposite? In addition, it is selfishness for the modern man a real interest for himself as an individual, with all his intellectual capabilities, emotional and sensual? Is he not become an appendage of its economic role -Social? his selfishness is equal to the love for himself, or is caused by the lack of it? ……. We are now arrived at the psychological premises on which it is based on our subject. Generally, these assumptions are as follows: not only others but also we ourselves are the object of our feelings and attitudes, attitudes toward others and ourselves are basically conjunctivae Compared to the problem in question, which means: self-love is the same in those who are capable of loving our neighbor.Love, in principle, is indissoluble as regards the connection between “objects” and ourselves. Genuine love is an expression of productivity and implies care, respect, responsibility and understanding. It is not an “affection” in the sense of being loved by someone, but an active effort for growth and happiness of the loved one, dictated by their capacity to love.
To love someone is the realization and the concentration of the power of love. The fundamental assertion contained in the love is directed toward a loved one to an embodiment as essentially human quality. Love for one person implies love for man as such. The “division of labor” as William James calls it, a man that loves his family but he feels nothing for the “foreign” is a symptom of inability to love.The love of man is not, as generally believed, an abstraction that is after the love for a specific person, but his premise, although it is genetically loving acquire specific individuals.
The result is that my ego has to be an object of love as any other being. The affirmation of life, happiness, growth, freedom is determined by its capacity to love, that is in the care, respect, responsibility and the understanding. If an individual is able to love productively, he loves himself too, if he can love only others can not love completely.
If the love of self is not separated from love for others, as we explain the self-interest, which of course excludes any genuine concern for others? The selfish, interested only in himself, wants everything for himself, feels no joy in giving, but only receive. He sees the outside world only in terms of what we can obtain, is not interested in the needs of others, or respect for their dignity and integrity. Can not see nothing but himself; judges everything and all the utility that comes him, is basically incapable of love. This does not prove that the concern for others and self-interest alternatives are inevitable? It would be so if the selfishness and self-love were the same thing. But this belief is the error that has caused so many wrong conclusions about our problem. Selfishness and self-love, instead of being equal, are opposites. The egoist is not too fond of himself, but too little, actually hates himself. This lack of self-love, which is only an expression of lack of productivity, leaves him empty and frustrated. It is only to be unhappy and anxious to reap the rewards from life that keeps himself to reach. It seems too self-interested, but it does not make a futile attempt to compensate for the lack of love for oneself. Freud argues that the egoist is a narcissist, he focused on himself all the ability to love. P selfish true that they are incapable of loving others, but they are also unable to love themselves.
It is easier to understand selfishness when compared to a morbid interest in others, as we find, for example, in a caring mother too. While she believes to be particularly attached to her baby actually has a deep, pent-up hostilities for the object of his interest. It is too thoughtful, too, not because you love your son, but because it must compensate for his inability to love him.
This theory about the nature of egoism is born from the experience of the psychoanalytic ‘”altruism” neurotic, a symptom of neurosis seen in many individuals not only troubled by this symptom, but by others connected to it, such as depression, fatigue, the ‘inability to work, failure in relationships with others, and so on. Not only that altruism is not considered a “symptom” is often the only positive trait of character of those who boast. The person “caring” does not want anything for himself and lives only for others, it has not considered important. It’s no surprise to discover that, in spite of their altruism, is very unhappy and that her relationships with those around her did not gratify. One case study shows that this altruism is not something separate from other symptoms, but one of them, and often the most important, that the subject is inhibited in their ability to love and enjoy, which is full of hostility towards life and that behind the facade of altruism lies a subtle but intense self-centeredness. This individual can be treated only if their altruism is interpreted as a symptom among others, so that its aridity, which is the basis of altruism is that of the other symptoms, can be corrected. “
Taken from “The Art of Loving” by Erich Fromm published by Mondadori

Nel rispetto di sè – In self-respect


Nel rispetto di sè
Siamo tutti contenitori di esperienze, aspettative mancate, intrecci di fiori e spine.A noi la forza di farci carico di quei segnali
che spesso intaccano la nostra anima, generando insicurezze.
Spesso interpretiamo gli eventi come se fossimo noi
la causa diretta: abbandoni, fughe, ferite e rabbia.
Ma è la vita ad essere dura, a non dare scelta e non tutti
hanno il coraggio di scavare e guardare in profondità,
di evitare gli impulsi per camminare con calma e compassione.
Ci si accanisce sugli altri, i più deboli,
per sentirci più forti,
quelli che non cedono, che sono ” normali”,
ma non sappiamo che queste maschere
ci rendono solo senza cuore.
Si proietta spesso come esterna la causa
di ogni nostro malessere,
ci viene insegnato a confrontarci con gli altri
e a vivere come uno svantaggio
se nella competizione non emergiamo
e la nostra frustrazione diventa scontento
per le conquiste degli altri, con i quali crediamo
di dover fare una gara.
Si dimentica il valore di Sè abbracciando il proprio Essere,
senza biasimo o ricerca di difetto, questo perchè
non si è avuto il sostegno emotivo
che ci incoraggiasse ad accogliere la nostra unicità.
Allora si crede che la pace sia uno stato di silenzio,
di calma dall’azione ma non è così!
La pace ha origine dal nostro interno,
dal vivere le cose con quell’apertura di cuore
che non ci rende separativi,
ma capaci di vivere ogni evento con armonia,
nel rispetto di sè e degli altri.
09.12.2011 Poetyca
In self-respect

We are all containers of experiences,
missed expectations, plots of flowers and thorns.
To us the strength to take care of those signals
that often affect our soul, creating insecurities.
We often interpret events as if we
the direct cause: neglect, escapes, injuries and anger.
But life has to be hard, not to give choice and not all
have the courage to dig deep and look,
avoid the impulse to walk calmly and compassion.
There rages on the other, the weaker
to feel stronger,
those who do not surrender, they are “normal”
but we know that these masks
only make us heartless.
projects are often the cause as external
of each of our malaise,
we are taught to deal with other
and to live as a disadvantage
If the competition does not emerge
and our frustration becomes unhappy
for the achievements of others with whom we
having to make a race.
They forget the value of embracing your Self Being,
without blame or find fault, this is because
has not had the emotional support
that encourages us to accept our uniqueness.
So you believe that peace is a state of silence,
of calm, but the action is not so!
Peace originates from our internal
from living things with openness of heart
that does not make us separative,
but able to live harmoniously with each event,
respecting yourself and others.
09.12.2011 Poetyca

Il potere delle parole – The power of words


Il potere delle parole

E’  stato accertato che le parole sono in grado di ferire,
di umiliare, di sollevare chi ha bisogno di attenzione.
Noi allora abbiamo una grande responsabilità nel modo di interagire con gli altri,perché quello che noi diciamo è causa di una reazione che imprime impressioni o idee nelle persone.
Un primo passo per portare pace in noi stessi e nel rapporto con gli altri
è nel dare un senso di incoraggiamento, di pulizia e armonia anche nelle nostre parole che diventano marcatori del nostro profondo rispetto per noi stessi e per gli altri.

01.07.2012 Poetyca

The power of words

It was found that words can hurt,
to humiliate, to lift those in need of attention.
We then have a great responsibility in the way we interact with others, because what we say is due to a reaction that gives impressions or ideas in people.
A first step in bringing peace in ourselves and in relationship with others
it is in giving a sense of encouragement, cleaning and harmony in our own words that become markers of our deep respect for ourselves and for others.

01.07.2012 Poetyca

Il distacco dalle cose – The detachment from the things


Il distacco dalle cose

Il grande santo buddhista Nagarjuna andava in giro tutto nudo, con solo il perizoma e, paradossalmente, una ciotola dorata per raccogliere l’elemosina, dono del re che era suo discepolo. Una sera stava per mettersi a dormire, fra le rovine di un antico monastero, quando si accorse che un ladro lo stava spiando da dietro una colonna. “Tieni, prendila”, disse Nagarjuna, porgendogli la ciotola. “Così non mi verrai a disturbare quando sarò addormentato”. Il ladro arraffò la ciotola e fuggì via, per ritornare però il mattino seguente con la ciotola e una richiesta: “Quando ieri sera mi hai regalato questa ciotola con tanta generosità, mi hai fatto sentire molto povero. Insegnami come fai a procurarti la ricchezza che ti permette di avere questo sereno distacco dalle cose”.

The detachment from the things

The great Buddhist saint Nagarjuna went about naked, with only a loincloth and, paradoxically, a golden bowl to collect alms, a gift of the king who was his disciple. One evening he was going to get to sleep in the ruins of an ancient monastery, when he realized that a thief was spying on him from behind a column. “Here, take it,” said Nagarjuna, handing him the bowl. “So do not you come to disturb me when I’m asleep.” The thief snatched the bowl and ran away, but to return the next morning with a bowl and a request: “When last night you gave me this bowl so generously, you made me feel very poor. Teach me how do you get the wealth that allows you to have this serene detachment from things. “

Quando ho iniziato ad amare me stesso – When I started loving myself



“Quando ho iniziato ad amare me stesso”
apparentemente di Charlie Chaplin scritto sul suo 70 ° compleanno il 16 aprile 1959:

Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho capito che sono sempre e in ogni opportunità offerta
nel posto giusto al momento giusto.
E ho capito che tutto ciò che accade è giusto –
da allora in poi avrei potuto essere calmo.

Oggi lo so: si chiama FIDUCIA.
Quando ho iniziato ad amare me stesso ho capito quanto può offendere qualcuno
Quando cerco di forzare i miei desideri su questa persona,
anche se sapevo che il tempo non era giusto e la persona non era pronta per esso,
e anche se questa persona c’ è stata.

Oggi lo so: si chiama “rispetto”.
Quando ho iniziato ad amare me stesso
Potrei riconoscere che il dolore emotivo e dolore
sono solo avvertenze per il mio vivere non contro la mia verità.

Oggi lo so: Si chiama AUTENTICO ESSERE.
Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho smesso di desiderio di un’altra vita
e potevo vedere che tutto intorno a me era una richiesta a crescere.

Oggi lo so: Si chiama maturità.
Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho smesso di privare  me stesso del mio tempo libero
e ho smesso di disegnare ulteriori progetti magnifici per il futuro.

Oggi faccio solo ciò che è divertimento e gioia per me,
ciò che amo e ciò che fa ridere il mio cuore,
a modo mio e nel mio tempo.

Oggi lo so: si chiama onestà.
Quando ho iniziato ad amare me stesso
Sono scappato da tutto ciò che non era salutare per me,
da piatti, persone, cose, situazioni
e da ogni cosa che  mi tira giù e lontano da me stesso.
All’inizio l’ ho chiamato il “sano egoismo”,
ma oggi lo so: si chiama amor proprio.

Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho smesso di voler essere sempre nella ragione
così sono stato meno in torto.
Oggi ho riconosciuto: si chiama umiltà.

Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho rifiutato di vivere ulteriormente nel passato
e di preoccuparsi per il mio futuro.

Ora vivo solo, in questo momento in cui tutto avviene,
in questo modo io vivo ogni giorno e io lo chiamo COSCIENZA.

Quando ho iniziato ad amare me stesso
Ho riconosciuto che il mio pensiero
può farmi infelice e malato.
Quando ho chiesto se per le mie forze  del cuore,
la mia mente ha un partner importante.

Io chiamo questo oggi SAGGEZZA connessione al CUORE.
Non abbiamo bisogno di temere ulteriori discussioni,
conflitti e problemi con noi stessi e gli altri
dal momento che anche le stelle a volte battono l’una sull’altra
e creano nuovi mondi.

Oggi lo so: QUESTO E ‘QUESTA VITA!

“When I started loving myself”

apparently by Charlie Chaplin written on his 70th birthday on April 16, 1959:

When I started loving myself
I’ve understood that I’m always and at any given opportunity
in the right place at the right time.
And I’ve understood that all that happens is right –
from then on I could be calm.

Today I know: It’s called TRUST.
When I started to love myself I understood how much it can offend somebody
When I try to force my desires on this person,
even though I knew the time was not right and the person was not ready for it,
and even though this person was me.

Today I know: It’s called “RESPECT”.
When I started loving myself
I could recognize that emotional pain and grief
are just warnings for me to not live against my own truth.

Today I know: It’s called AUTHENTICALLY BEING.
When I started loving myself
I have stopped longing for another life
and could see that everything around me was a request to grow.

Today I know: It’s called MATURITY.
When I started loving myself
I’ve stopped depriving myself of my free time
and I’ve stopped sketching further magnificent projects for the future.

Today I only do what’s fun and joy for me,
what I love and what makes my heart laugh,
in my own way and in my tempo.

Today I know: it’s called HONESTY.
When I started loving myself
I’ve escaped from all what wasn’t healthy for me,
from dishes, people, things, situations
and from everyhting pulling me down and away from myself.
In the beginning I called it the “healthy egoism”,
but today I know: it’s called SELF-LOVE.

When I started loving myself
I’ve stopped wanting to be always right
thus I’ve been less wrong.
Today I’ve recognized: it’s called HUMBLENESS.

When I started loving myself
I’ve refused to live further in the past
and to worry about my future.

Now I live only at this moment where EVERYTHING takes place,
like this I live every day and I call it CONSCIOUSNESS.

When I started loving myself
I recognized, that my thinking
can make me miserable and sick.
When I though requested for my heart forces,
my mind got an important partner.

I call this connection today HEART WISDOM.
We do not need to fear further discussions,
conflicts and problems with ourselves and others
since even stars sometimes bang on each other
and create new worlds.

Today I know: THIS IS THIS LIFE!

Cambiamento – Change


Cambiamento

Tutto è evoluzione,

forza che accoglie e che lascia tutto perchè oltre le apparenze,

oltre le nostre paure – la vita merita sempre rispetto –

non viene dall’esterno la pace ma dalla nostra capacità di accogliere sempre il cambiamento.

Non ha senso attendere dall’esterno quello che sono noi stessi possiamo fare: accogliere la realtà con le sue trasformazioni.

20.06.2011 Poetyca

Change

Everything is changing,

force that accepts and leaves everything because beyond appearances,

our fears as well – life is worth more than –

But peace does not come from our ability to always accept the change.

It makes no sense to wait outside what we are ourselves we can do: accept the reality with its transformations.

20.06.2011 Poetyca

Madre terra – Mother Earth


Madre terra

Come noi siamo vita, dotati di consapevolezza, lo stesso è la Natura tutta in continua trasformazione. Non c’é solo materia ma quell’essenza che porta il senso stesso della vita e che ci rende parte del Tutto.Per gli Indù è Atman o scintilla divina di Brahnan, non dimentichiamo di rispettare e di accordare il nostro percorso con le leggi sottili dello Spirito.Per i buddhisti è importante la legge del Dharma che regola tutte le cose e alla quale andare in contrapposizione causa sofferenza.Saper seguire e non contrapporre la legge dell’armonia è abbracciare ogni essere con compassione senza sentirsene separati.Perchè dunque adottare un sistema antropomorfo ( con l’Uomo al centro )? Questo svilisce il valore degli altri esseri viventi e alimenta un atteggiamento di dominio e sfruttamento che stravolge la Natura e la impoverisce con conseguenze che avvelenano L’Uomo stesso.
Rispetto di sè, capacità di assumere un atteggiamento responsabile è offrire il meglio per proteggere ogni essere senziente con compassione e gentilezza amorevole.

31.01.2010 Poetyca

Mother Earth

As we are living, with awareness, the same is Nature all change constantly. There is not only matter but that essence that brings the very meaning of life and that makes us part of the Whole. For the Hindus is Atman or the divine spark of Brahnan not forget to respect and give our path with the laws of the thin Spirit. For Buddhists it is important to the law of Dharma, which regulates all things and which go into opposition causes suffering. Able to follow and not to impose the laws of harmony and embrace every being with compassion without feeling separated. Why then adopt a system anthropomorphic (with the man at the center)? This demeans the value of other living beings and feeds a attitude of domination and exploitation that distorts the nature and impoverishes with consequences that are poisoning the man himself.
Self-respect, ability to take a responsible attitude is offer the best to protect all sentient beings with compassion and loving-kindness.

21.01.2011 Poetyca

Karma:La Possessione che ci segue ovunque – Karma: The Possession That Follows Us Everywhere


Karma:La Possessione che ci segue ovunqueSi tratta di volizione mentale, o monaci, che io chiamo karma.
Avendo voluto, si agisce attraverso il corpo, la parola o la mente.– Il Buddha (Anguttaranikaya, III, pag 41.)

Karma è un argomento molto importante, quello che dovremmo capire chiaramente. Karma non è un concetto o una teoria, il karma è una legge naturale dell’universo. Comprendere il karma è la giusta comprensione (o Vista a destra) del Nobile Sentiero del Buddha. Con la giusta comprensione, ci rendiamo conto dei sani, vitali azioni che portano beneficio e la felicità a tutti gli esseri, come pure i malsani, le azioni negative che portano infelicità e sofferenza. Con questa comprensione corretta siamo in grado di coltivare la vera sapienza. La nostra attuale comprensione del karma possono essere vaghe o poco chiare. Anche se possiamo sapere che i nostri pensieri, parole e azioni portare beneficio o sofferenza a noi stessi e gli altri in questa vita presente, abbiamo dato una profonda considerazione del fatto che il karma è un bene che abbiamo portato con noi dal passato, e uno che sicuramente ci seguirà ovunque … anche in futuro?

Che cos’è il Karma?E ‘essenziale per capire il karma come fondamento per il nostro comportamento, per la nostra pratica del Dharma, e per la qualità della nostra vita nel suo complesso. La parola sanscrita karma significa azione. Questo si riferisce alla intenzionali azioni fisiche, verbali o mentali. Il karma è direttamente correlata alla nostra intenzione o motivazione, mentre facendo un’azione. Molto semplicemente, noi riceviamo ciò che diamo, noi esattamente quello che abbiamo raccolto delle piante. Le nostre azioni, siano essi positivi o negativi, virtuosi o non virtuosi, lasciare impronte o semi nella nostra mente, e queste impronte maturare nelle nostre esperienze di vita, quando le condizioni opportune si fondono insieme. Karma è la legge universale di causa ed effetto. I semi delle nostre azioni continueranno con noi da una vita all’altra e non perdersi. Il nostro rapporto con karma è molto semplice – noi siamo il prodotto reale del nostro karma. Siamo il prodotto di ogni pensiero, sentimento, parola e azione dal nostro passato e ci sarà il prodotto del nostro karma nel futuro.La vita è un continuum senza soluzione di continuità, ininterrottamente intrecciato con i fili del nostro karma, le nostre volitive (intenzionale) azioni. Che sia buono o cattivo, il nostro karma ci segue ovunque, in questa vita e il successivo. Se siamo compassionevole, saggio, onesto e abile, creiamo situazioni positive e armonico nella vita questa e delle future. Commettere azioni impure crudeli, disonesti, e altri tipi di corpo, parola e mente, noi certamente non sfuggire alle conseguenze di questi atti, sia in questa vita o in futuro. Qualunque sia la felicità e la fortuna che sperimentiamo nella vita o proviene da nostre azioni positive. I nostri problemi e conflitti derivare anche da nostre azioni negative e distruttive. Karma è la nostra unica proprietà vero – bene o nel male, ci segue ovunque. Pertanto, la legge del karma insegna che la responsabilità per le azioni impure nasce dalla persona che li commette. Anche in questo caso, il karma è la nostra unica vera proprietà.

Può essere fonte  alla confusione quando vediamo persone crudeli in posizioni di grande potere, persone ricche che sono disonesto o egoista, o molto gentili persone che hanno cose brutte accadono a loro o che muoiono giovani. Vedendo questo, possiamo certamente interrogarsi sulla Legge del Karma. Il nostro più grande ostacolo alla comprensione o addirittura credere nel karma può essere il fattore tempo. Molto spesso, i risultati delle nostre azioni verranno visualizzati con un ritardo di tempo. Come comuni esseri umani, che non hanno sviluppato l’occhio onnisciente della saggezza, non possiamo vedere nelle vite passate. Pertanto, è difficile distinguere quale azione che ha causato risultato. Dobbiamo renderci conto che stiamo solo guardando un periodo di tempo molto breve in questa vita uno. Molte delle esperienze che abbiamo in questa vita sono i risultati inevitabili di azioni compiute nelle vite precedenti. Inoltre, i semi delle nostre azioni in questa vita matureranno nelle vite future.

Le contemplazioni seguenti sono stati offerti dal Buddha nel Sutta Upajjhatthana: “Io sono il proprietario delle mie azioni (karma), erede di mie azioni, nato dalle mie azioni, connesse attraverso le mie azioni, e le mie azioni come il mio giudice. Qualsiasi cosa io faccia, nel bene o nel male, che si ereditano “.

Le quattro leggi del Karma

1. I risultati sono simili alla causa. Karma ed i suoi risultati sono certi e indefettibile. Azioni positive di corpo, parola e la mente sarà sempre portare il risultato positivo di una qualche forma di felicità e di beneficio. Azioni negative di corpo, parola e della mente porterà sempre il risultato negativo di una qualche forma di sofferenza. Karma ed i suoi risultati sono esattamente come un seme e il suo frutto.

2. Nessun risultato sono senza una causa. Azioni non impegnato, non porta risultati. E ‘ovvio che le cose non solo appaiono dal nulla. Se la causa non è stato creato, l’effetto non sarà sperimentato.

3. Una volta un’azione è fatto, il risultato non si perde. Un’azione fatto, non è perso e sarà sicuramente maturare e portare un risultato.

4. Karma si espande. Una volta che abbiamo un’impronta di un’azione nella nostra mente, tende ad essere assuefazione.

Cambiare il nostro Karma

  Alcune persone fraintendono il concetto di karma. Prendono la dottrina del Buddha della
legge di causalità nel senso che tutto è predeterminato, che non c’è nulla che l’individuo può fare.
Questo è un equivoco totale. Il termine stesso di karma o azione è un termine di forza attiva, che indica
che gli eventi futuri sono nelle vostre mani. Poiché l’azione è un fenomeno che è commesso da
una persona, un essere vivente, è nelle vostre mani se non ci si impegna in azione.

– Sua Santità il Dalai Lama, dal suo libro: Path to Bliss

Comprendere la legge universale del Karma, piuttosto che essere scoraggiante o travolgente, può effettivamente essere molto stimolante ed esaltante. Con una chiara comprensione della Legge del Karma (causa ed effetto / causalità), possiamo scegliere di essere il capitano della nostra nave. Siamo in grado di navigare la nostra vita nella direzione esatta che scegliamo, invece di essere sballottati sui mari tempestosi della nostra ignoranza e l’illusione. Se ignoriamo il funzionamento del karma, che tendono a creare molti problemi per noi stessi e gli altri. Tuttavia, con questo eccellente comprensione, abbiamo la capacità di trasformare la nostra mente, il cuore e la vita in meglio, e saremo in grado di beneficiare altri.

Cambiare il nostro karma non è difficile. Tuttavia, questo cambiamento richiede una realizzazione molto sobrio e semplice, il riconoscimento che la nostra situazione nella vita è il risultato delle nostre azioni! Secondo gli insegnamenti buddisti, non c’è nessuno nell’universo che sta distribuendo premi e punizioni. Ci creare le cause delle nostre esperienze di vita dai nostri pensieri, parole e azioni, e noi sperimentiamo i risultati. In questo modo, possiamo imparare ad essere responsabile. Siamo in grado di assumere piena responsabilità per le nostre vite. Una volta che noi riconosciamo che la nostra situazione di vita è il risultato delle nostre azioni, possiamo cominciare a cambiare il nostro karma.

Per cambiare il nostro karma, abbiamo bisogno di comprendere le azioni negative, negativo, e non virtuosi che portano il dolore, l’infelicità e la sofferenza. Dobbiamo anche capire le azioni virtuose, positivo e virtuoso che portano beneficio e la felicità. Il resto è pratica diligente. Praticando il fondamento essenziale del sentiero buddhista, la moralità (integrità personale), trasformiamo il nostro karma e le nostre esperienze di vita. Attraverso la comprensione delle Quattro Nobili Verità e seguire il Nobile Ottuplice Sentiero noi trasformare il nostro karma. Praticando le Sei Paramita (Perfezioni), trasformiamo il nostro karma. Coltivando positivi, pensieri virtuosi, sentimenti, parole e azioni, esercitando la compassione, la gentilezza amorevole, e la saggezza nella nostra vita quotidiana, trasformiamo il nostro karma. A titolo di questa pratica, cambieremo l’intero corso della nostra esperienza di vita e di muoversi rapidamente verso la liberazione.

Gli insegnamenti buddhisti di tutte le linee offrono molte pratiche eccellenti per addestrare la mente, purificare il cuore di contaminazioni, e trasformare le nostre tendenze karmiche. E ‘saggio per noi veramente a contemplare il funzionamento del karma in modo che non siamo influenzati da opinioni illusi della realtà. Capire il karma e imparare ad assumersi la responsabilità per ogni nostro pensiero, parola e azione è vera sobrietà, saggezza, e il risveglio.

Le quattro potenze di purificazione

La purificazione pratica troviamo negli insegnamenti buddisti sono simili a quelle di molte altre religioni. Il fattore più importante che si richiede è la sincerità o l’onestà con se stessi. Quando vogliamo purificare il passato karma negativo, dobbiamo applicarci di impegnarsi in tutte le azioni con la motivazione corretta e utilizzando i seguenti quattro Forze di purificazione:

1. Potenza dell’oggetto: Si dovrebbe praticare ricordare e di pensare di tutti gli esseri senzienti si può hanno ferito. Tradizionalmente, si ricorda e genera compassione per tutti gli esseri senzienti e si rifugia nei Tre Gioielli di Buddha, Dharma e Sangha.

2. Power of Regret: Ci si accorge sobriamente, “quello che ho fatto è stato sbagliato e negativo.” One si rammarica di aver commesso l’azione e si sente il rimpianto nel cuore. Questo rimpianto non dovrebbe essere priva di senso senso di colpa, auto-recriminazione, o critiche, che si dice essere inutile tortura emotiva. Cosa si intende qui è quello di esaminare se stessi e le proprie azioni e di riconoscere veramente che le azioni negative compiute in passato erano molto imprudente. Con il rimpianto di potenza, ci si sente profondo rimorso per le loro azioni passate negative.

3. Power of Promise o Rimedio: Come logica conseguenza di quanto sopra, si deve promettere di non ripetere queste azioni negative se stessi e applicare diligentemente a fare azioni virtuose per contrastare quelli negativi. Può essere utile almeno a se stessi promettere per evitare un comportamento negativo per un determinato periodo di tempo. Non essendo onesti, in questa fase la pratica rende inutile o addirittura dannoso per se stessi. Qui si può anche contare su e pregare il Buddha e Bodhisttavas per la purificazione delle azioni negative ci si pente.

4. Power of Practice: Fondamentalmente qualsiasi azione positiva con una buona motivazione può essere utilizzato. Tradizionalmente nel Buddismo si può utilizzare pratiche quali prostrazioni (come un mezzo per distruggere l’orgoglio), fare offerte (per contrastare l’avidità), la lettura di testi buddisti (per contrastare l’ignoranza e pensieri negativi), e atti di cortesia a coltivare un cuore compassionevole, e così via.

Attraverso l’applicazione di queste quattro potenze di purificazione e di dedicarsi al percorso del Buddha della Liberazione, siamo in grado di purificare il karma delle azioni negative e trasformare completamente la nostra vita!

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Karma: The Possession That Follows Us Everywhere

It is mental volition, O monks, that I call karma.
Having willed, one acts through body, speech or mind.

– The Buddha (Anguttaranikaya, III, p. 41)

Karma is a very important subject, one which we should understand clearly. Karma is not a concept or a theory; karma is a natural law of the universe. Comprehending karma is the Right Understanding (or Right View) of Buddha’s Noble Eightfold Path. With right understanding, we realize the wholesome, life-affirming actions that bring benefit and happiness to all beings, as well the unwholesome, negative actions which bring unhappiness and suffering. With this correct understanding we are able to cultivate true wisdom. Our present understanding of karma may be vague or unclear. Although we may know that our thoughts, speech, and actions bring benefit or suffering to ourselves and others in this present life, have we given deep consideration to the fact that karma is a possession we have brought with us from the past, and one that will certainly follow us everywhere…even into the future?

What is Karma?

It is essential to understand karma as a foundation for our behavior, for our dharma practice, and for the quality of our lives as a whole. The Sanskrit word karma means action. This refers to intentional physical, verbal, or mental actions. Karma is directly related to our intention or motivation while doing an action. Very simply, we receive what we give; we harvest exactly what we plant. Our actions, whether they are positive or negative, virtuous or non virtuous, leave imprints or seeds in our minds, and these imprints ripen into our life experiences when the appropriate conditions come together. Karma is the universal law of cause and effect. The seeds of our actions continue with us from one lifetime to the next and do not get lost. Our relationship to karma is very simple — we are the actual product of our karma. We are the product of every thought, feeling, word, and action from our past and we will be the product of our karma in the future as well.

Life is a seamless continuum, uninterruptedly weaved together with the threads of our karma; our volitional (intentional) actions. Whether it is good or bad, our karma follows us everywhere, in this life and the next. If we are compassionate, wise, honest, and skillful, we create positive and harmonious circumstances in this and future lives. Committing cruel, dishonest, and other unskillful actions of body, speech, and mind, we will certainly not escape the consequences of these deeds, either in this life or in the future. Whatever happiness and good fortune we experience in or lives comes from our own positive actions. Our problems and conflicts also arise from our own negative and destructive actions. Karma is our only true property — for better or worse, it follows us everywhere. Therefore, the Law of Karma teaches that responsibility for unskillful actions is born by the person who commits them. Again, karma is our only true property.

It can be confusing when we see cruel people in positions of great power, wealthy people who are dishonest or selfish, or very kind people who have bad things happen to them or who die young. Seeing this, we may certainly wonder about the Law of Karma. Our largest obstacle to understanding or even believing in karma may be the factor of time. Most often, the results of our actions will show up after a delay of time. As ordinary human beings, who have not developed the omniscient eye of wisdom, we cannot see into past lives. Thus, it is difficult to discern which action caused which result. We must realize that we are only looking at a very small period of time in this one life. Many of the experiences we have in this life are the inevitable results of actions done in previous lives. In addition, the seeds of our actions in this life will ripen in future lives.

The following contemplations were offered by the Buddha in the Upajjhatthana Sutta: “I am the owner of my actions (karma), heir to my actions, born from my actions, related through my actions, and have my actions as my judge. Whatever I do, for good or for evil, that I will inherit.”

The Four Laws of Karma

1. Results are similar to the cause. Karma and its results are certain and unfailing. Positive actions of body, speech, and mind will always bring the positive result of some form of happiness and benefit. Negative actions of body, speech, and mind will always bring the negative result of some form of suffering. Karma and its results are exactly like a seed and its fruit.

2. No results come without a cause. Actions not engaged, will not brings results. It is obvious that things do not just appear out of nothing. If the cause has not been created, the effect will not be experienced.

3. Once an action is done, the result is never lost. An action done, is not lost and will definitely ripen and bring a result.

4. Karma expands. Once we have an imprint of an action in our mind, it tends to be habit-forming.

Changing Our Karma

  Some people misunderstand the concept of karma. They take the Buddha’s doctrine of the
law of causality to mean that all is predetermined, that there is nothing that the individual can do.
This is a total misunderstanding. The very term karma or action is a term of active force, which indicates
that future events are within your own hands. Since action is a phenomenon that is committed by
a person, a living being, it is within your own hands whether or not you engage in action.

– His Holiness the Dalai Lama, from his book: Path to Bliss

Understanding the universal Law of Karma, rather than being discouraging or overwhelming, can actually be very inspiring and uplifting. With a clear understanding of the Law of Karma (cause and effect/causality), we can choose to be the captain of our own ship. We can navigate our life in the exact direction we choose, rather than being tossed about upon the stormy seas of our own ignorance and delusion. If we ignore the workings of karma, we tend to create many problems for ourselves and others. However, with this excellent understanding, we have the ability to transform our mind, heart, and life for the better, and we will be able to benefit others as well.

Changing our karma is not difficult. However, this change does require a very sober realization and acknowledgment—simply that our situation in life is the result of our own actions! According to Buddhist teachings, there is nobody in the universe who is distributing rewards and punishments. We ourselves create the causes of our life experiences by our own thoughts, speech, and actions, and we experience the results. In this way, we can learn to be accountable. We can take full responsibility for our lives. Once we acknowledge that our situation in life is the result of our own actions, we can begin to change our karma.

To change our karma, we need to understand the unwholesome, negative, and non virtuous actions that bring pain, unhappiness, and suffering. We also need to understand the wholesome, positive, and virtuous actions that bring benefit and happiness. The rest is diligent practice. By practicing the essential foundation of the Buddhist Path, morality (personal integrity), we will transform our karma and our life experiences. By understanding the Four Noble Truths and following the Noble Eightfold Path we will transform our karma. By practicing The Six Paramitas (Perfections), we will transform our karma. By cultivating positive, virtuous thoughts, feelings, words, and actions, exercising compassion, loving-kindness, and wisdom in our daily lives, we will transform our karma. By way of this practice, we will change the entire course of our life experience and move swiftly toward liberation.

The Buddhist teachings of all lineages offer many excellent practices for training the mind, purifying the heart of defilements, and transforming our karmic tendencies. It is wise for us to truly contemplate the workings of karma so that we are not influenced by deluded views of reality. Understanding karma and learning to take responsibility for our every thought, word, and action is true sobriety, wisdom, and awakening.

The Four Powers of Purification

The purification practices we find in Buddhist teachings are similar to those in many other religions. The most essential factor that one requires is sincerity or honesty with oneself. When we want to purify past negative karma, we must apply ourselves to engaging in all actions with the correct motivation and by using the following Four Powers of Purification:

1. Power of the Object: One should practice remembering and thinking of all sentient beings one may have hurt. Traditionally, one remembers and generates compassion for all sentient beings and takes refuge in the Three Jewels of Buddha, Dharma, and Sangha.

2. Power of Regret: One realizes soberly, “what I did was wrong and negative.” One regrets having committed that action and feels this regret in their heart. This regret should not be senseless guilt, self-recrimination, or criticism, which are said to be useless emotional torture. What is intended here is to examine oneself and one’s actions and to truly recognize that negative actions done in the past were very unwise. With the power regret, one feels deep remorse for their past negative actions.

3. Power of Promise or Remedy: As a logical consequence of the above, one should promise not to repeat these negative actions and apply oneself diligently to doing virtuous actions in order to counteract the negative ones. It can be helpful to at least promise oneself to avoid a negative behavior for a specific period of time. Not being honest at this stage makes the practice useless or even harmful to oneself. Here one can also rely on and pray to the Buddhas and Bodhisttavas for the purification of the negative actions one regrets.

4. Power of Practice: Basically any positive action with a good motivation can be used. Traditionally in Buddhism one can use practices such as prostrations (as a means to destroy pride), making offerings (to counteract greed), reading Buddhist texts (to counteract ignorance and negative thoughts), and acts of kindness to cultivate a heart of compassion, and so forth.

Through applying these Four Powers of Purification and dedicating ourselves to the Buddha’s Path of Liberation, we can purify the karma of negative actions and completely transform our lives!

http://www.naljorprisondharmaservice.org/pdf/Karma.htm

Sognare un mondo migliore – Dreaming a better world


Sognare un mondo migliore
I presupposti dettati da Socrate sono molto importante capaci di aiutarci a trovare confidenza in noi stessi per porgere agli altri ASCOLTO e GENTILEZZA, dimenticandoc idi noi stessi, attraverso un percorso empatico che sia anche incoraggiamento. E’ stato comprovato che una orma educativa legata alla pressione e sottolineatura delle incapacità del bambino lo bloccano e lo sminuiscono rispetto all’incoraggiamento che aiuta a far fiorire la sua creatività. Apparire, prevaricare, cercare sempre di essere al centro dell’attenzione è un sinonimo di insicurezza e questa non migliora se ci circondiamo di persone che approvano tutto, alimentano il nostro ego, piuttosto che insegnarci ad avere una vera fiducia in noi stessi.Quante volte l’ho immaginato, ho creduto, sperato e cercato di trovare la mappa per svelare la via d’accesso ad un mondo migliore, equo e ricco d’amore. Ma so che è possibile, che tutto è capacità di essere e di manifestare armonia e volontà, con uno sforzo responsabile ed una mano tesa a chi abbiamo accanto. Non saprei che farmene di sogno se non è condiviso.
17.02.2011 Poetyca
Dreaming a better world
The conditions dictated by Socrates are very important
and able to help us find confidence in ourselves
LISTENING to give to others and KINDNESS, forgetting
ourselves, through a process that is also sympathetic encouragement.
It ‘been proven that a footprint related to the pressure and emphasis on educational
the inability of the child lock and the encouragement that helps to diminish respect forhis creativity to flourish. Appear, prevaricate, always try to be the focus of attention is a synonym for insecurity and this does not improve if we surround ourselves withpeople who approve all feed our ego, rather than teach us to have a real confidencein ourselves. How many times have I thought, I believed, hoped and tried to find the map to revealthe gateway to a better world, fair and full of love. But I know it’s possible that everything is being and ability to manifest harmony and will, with a responsible effortand a helping hand to those who we have next. I do not know what to do if a dream is not shared.
17.02.2011 Poetyca

Noi siamo quello che pensiamo


testo
Noi siamo quello che pensiamo
Noi siamo quello che pensiamo:
intenzioni, pensieri e azioni sono quel mondo che noi stessi
costruiamo dentro di noi, essi sono l’occhio che guarda e interpreta
il mondo esterno a noi. Allora se dentro di noi nasce una idea di cosa e corretto e cosa è scorretto, ma applichiamo questo solo verso gli altri ( e non guardiamo dentro noi stessi le cause delle nostre idee e sensazioni) noi creiamo una idea di separazione.
Cosa rimane allora se sentiamo noi stessi separati da tutto?
Nulla…solo la sensazioni di essere soli e sofferenti, immersi in una condizione dove perdiamo ogni cosa.
Vivere con la capacità si essere nel momento presente, senza attaccamento al passato o aspettativa verso il futuro apre la opportunità a vedere le cose con una prospettiva profonda – che parte da noi stessi ed abbraccia il mondo – in accoglienza e gentilezza amorevole perchè nulla è separato e noi non perdiamo nulla.
19.04.2011 Poetyca

We are what we believe

We are what we believe:
intentions, thoughts and actions are that world that we ourselves
build within us, they are to eye which looks and plays
the outside world to us. So if born in us an idea of what is correct and what is wrong, but this only apply to others (and no look within ourselves the causes of our ideas and feelings) we create an idea of separation.
What remains then, if we feel ourselves separate from everything?
Nothing … only the feeling of being alone and suffering, submerged in a situation where we lose everything.
Live with it the ability to be in the present moment, without expectation or attachment to the past to the future opens up the opportunity to see things with a deep perspective – which part of ourselves and embrace the world – in acceptance and loving kindness because nothing is separate and we no lose anything.
19.04.2011 Poetyca

La gentilezza del cuore – The kindness of the heart


La gentilezza del cuore

Forse è difficile per la nostra mente, propensa a misurare ogni cosa,
a decidere sempre cosa sia giusto o sbagliato il cancellare le opinioni ma è possibile rendersi conto che invece di vivere per riflesso condizionato si possa scegliere e quanto il peso della nostra scelta sia determinante per la qualità dei nostri pensieri. Ci si potrebbe educare all’evitare reazioni impulsive distruttive per protendere verso una gentilezza del cuore che è compassione verso noi stessi e verso gli altri per essere capaci di una controtendenza che genera un grande cambiamento. Riprendendo le parole di Gandhi – Sii il cambiamento che tu vuoi vedere avvenire nel mondo.

21.04.2011 Poetyca

The kindness of the heart

It may be hard for our minds, willing to measure everything,
always to decide what is right or wrong opinions, but you can delete realize that instead of living for the conditioned reflex can be chosen and how the weight of our choice is decisive for the quality of our thoughts. We could educate avoidance destructive impulsive reactions to reach out to a kindness of heart that has compassion for ourselves and for others to be able to counter that generates a great change. Echoing the words of Gandhi – Be the change you want to see in the world.

21.04.2011 Poetyca

La necessità di amore e compassione – The need of love and compassion


La necessità di amore e compassione

Possiamo rifiutare qualsiasi altra cosa: la religione, l’ideologia, tutta la saggezza impartitaci. Ma non possiamo sfuggire alla necessità di amore e compassione. Questa dunque è la mia vera religione, la mia semplice fede. In questo senso, non c’è bisogno per templi o chiese, per moschee o sinagoghe, non c’è bisogno di filosofie complicate, dottrine o dogmi. Il nostro cuore, la nostra mente sono il tempio. La dottrina è la compassione. Amore per gli altri e rispetto per i loro diritti e la loro dignità, non importa chi o cosa siano: queste sono le sole cose di cui in ultima analisi abbiamo bisogno. Fintanto che mettiamo in pratica nelle nostre esistenze quotidiane queste cose, senza tener conto del fatto che si sia istruiti o meno, se si creda in Buddha, Dio, si seguano altre religioni o non se ne segua alcuna, fintanto che abbiamo compassione per gli altri e ci comportiamo con compostezza e senso di responsabilità, non c’è alcun dubbio che saremo felici.(…) Pertanto, con le mani giunte, faccio appello ai lettori, affinché si assicurino di rendere il resto della loro vita quanto più significativo possibile. Fate questo impegnandovi nella pratica spirituale, se potete. …. Dal momento che, spero di aver chiarito, non c’è niente di misterioso in essa. Non consiste altro che nel comportarsi sulla base dell’attenzione agli altri. E posto che intraprendete questa pratica con sincerità e persistenza, poco a poco, passo dopo passo sarete gradualmente capaci di riorganizzare le vostre abitudini ed attitudini in modo da pensare meno ai vostri angusti interessi e più a quelli degli altri. Nel fare questo, scoprirete di provare pace e felicità per voi stessi. Abbandonate la vostra invidia, lasciate andare il vostro desiderio di trionfare su altri. Provate invece ad essere loro di beneficio. Con gentilezza, con coraggio e con la sicurezza che nel fare questo sicuramente avrete successo, date il benvenuto agli altri con un sorriso. Siate diretti. E provate ad essere imparziali. Trattate tutte le persone come se fossero amici intimi. Non dico questo né in veste di Dalai Lama, né come qualcuno dotato di abilità o poteri speciali. Non ne ho. Parlo come essere umano: uno che, come voi, desidera di essere felice e di non soffrire. Se non potete, per qualsiasi ragione, essere di beneficio agli altri, almeno non danneggiateli. Consideratevi dei turisti. Pensate al nostro pianeta come può essere visto dallo spazio, così piccolo ed insignificante ma tuttavia così bello. Ci può realmente essere qualcosa da guadagnare nel danneggiare gli altri durante la nostra permanenza qui? Non è preferibile, e più ragionevole rilassarsi e godere di noi stessi in modo quieto, proprio come se stessimo visitando un quartiere diverso? Pertanto, se nel mezzo del vostro godimento delle cose del mondo avete un momento, provate ad aiutare, in qualsiasi piccolissimo modo, coloro che sono oppressi e coloro che, per qualsiasi ragione, non possono o non sono capaci di aiutare sé stessi. Provate a non volgere lo sguardo da coloro la cui apparenza è disturbante, dai diseredati e malati. Provate a non pensarli mai inferiori a voi. Se potete, provate a non pensarvi nemmeno migliori del più umile dei mendicanti. Avrete il suo stesso aspetto nella tomba. Per concludere, vorrei condividere una breve preghiera che mi dona grande ispirazione nella mia richiesta di essere di beneficio agli altri: Possa io divenire in tutti i tempi, ora e per sempre Un protettore per coloro che non hanno protezione Una guida per coloro che hanno perso la strada Una barca per coloro che hanno oceani da attraversare Un ponte per coloro che hanno fiumi da attraversare Un santuario per coloro che sono in pericolo Una lampada per coloro che hanno bisogno di luce Un luogo di rifugio per coloro che hanno bisogno di riparo E un servitore di tutti coloro che hanno bisogno.

Sua Santità il Dalai Lama

Tratto da “Ancient wisdom, Modern world – Ethics for a new millennium” di S.S. Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama Little Brown – Gran Bretagna 1999 – Buddhismo Tibetano Traduzione di Valentina
Dolara.


The need of love and compassion

We can reject everything else: religion, ideology, all the wisdom impartitaci. But we can not escape the need for love and compassion. So this is my true religion, my simple faith. In this sense, there is no need for temples or churches, mosques or synagogues, there is no need for complicated philosophy, doctrine or dogma. Our hearts, our minds are the temple. The doctrine is compassion. Love for others and respect for their rights and their dignity, no matter who or what they are: these are the only things that ultimately we need. As long as we practice these things in our daily lives, without taking into account the fact that it is educated or not, if you believe in Buddha, God, follow other religions or do not follow any, as long as we have compassion for others and behave with poise and sense of responsibility, there is no doubt that we will be happy. (…) Therefore, with folded hands, I appeal to readers, so ensure you make the rest of their lives as meaningful as possible. Do this by engaging in spiritual practice, if you can. …. Since, I hope I have explained, there is nothing mysterious about it. It consists not only in acting on the basis of attention to others. And the place that you undertake this practice with sincerity and persistence, little by little, step by step you will be able to gradually reorganize your habits and attitudes to think less of your interests and more narrow than the other. In doing this, you will find peace and happiness to try for yourself. Leave your envy, let go of your desire to triumph over others. Try instead to be beneficial to them. With kindness, with courage and with confidence that surely you will succeed in doing this, please welcome to the other with a smile. Be direct. And try to be impartial. Treat all people as if they were close friends. I say this neither as Dalai Lama nor as someone with special skills or powers. I have not. I speak as a human being: one who, like you, want to be happy and not to suffer. If you can not, for whatever reason, be of benefit to others, at least not danneggiateli. Consider yourself the tourists. Take care of our planet as can be seen from space, so small and insignificant yet so beautiful. There may actually be something to gain by harming others during our stay here? It is preferable and more reasonable to relax and enjoy ourselves quietly, as if we were visiting a different neighborhood? Therefore, if in the midst of your enjoyment of the things the world you have a moment, try to help in any small way, those who are oppressed and those who, for whatever reason, can not or are unable to help themselves. Try not to turn away from those whose appearance is disturbing, from the poor and sick. Try not to think of you, never below. If you can, try not to think of even the best of the humblest of beggars. You will have the same look in his grave. To conclude, let me share a short prayer which gives me great inspiration in my request to be beneficial to others: May I become at all times, now and forever A protector for those without protection A guide for those who have lost A boat the way for those with oceans to cross A bridge for those with rivers to cross A sanctuary for those who are in danger A lamp for those who need light A place of refuge for those who need shelter and a servant of all those in need.

His Holiness the Dalai Lama

From “Ancient Wisdom, Modern World – Ethics for a New Millennium” by SS Tenzin Gyatzo, the fourteenth Dalai Lama’s Little Brown – Great Britain 1999 – Translation of Tibetan Buddhism Valentina Dolar.

Piccole storie Zen – Le due lune – Two moons – Littles zen story


LE DUE LUNE

Un giorno, mentre stavo riposando in una stanza del dipartimento editoriale, situato a lato di una strada, udii alcune persone parlare mentre stavano lentamente risalendo la salita. Senza prestare particolare attenzione, sentii qualcuno dire:

“Questo è uno dei due templi principali della scuola Soto. L’altro si chiama Eiheiji e si trova nella provincia di Fukui”.

Curioso di sapere chi fosse, mi sporsi per guardare fuori. Era il signor M., che ha un negozio vicino al portale del tempio e stava facendo da guida a un gruppo di visitatori che sembrava arrivare da lontano.

Alla domanda di uno dei visitatori sul perché questa scuola ha due templi principali,

il signor M. rispose: “Ascolta, è come una famiglia costituita da un padre e una madre. Il tempio Eiheiji è il padre e questo è la madre…”.

Al che il visitatore disse: “Chi ha più autorità?”.

E il signor M., con soddisfazione: “La madre”.

“Dunque si tratta di un piccolo uomo con una grande moglie, è così? E che cos’è questo grande edificio?” chiese poi il visitatore indicando la palestra del liceo di Tsurumi.

Il signor M.: “Qualsiasi cosa sia, si tratta di una madre molto forte, che dirige un liceo femminile. Prendendo spunto dal motto del fondatore ‘mettete al mondo figli e crescete’, è stata creata una grande setta religiosa”.

“Come si chiama il fondatore?” chiese il visitatore.

“Keizan Zenji.”

“Ho sentito parlare di Dogen, ma di Keizan, mai” replicò il visitatore.

“Lo immaginavo. Le mamme non diventano famose. E questo è ciò che le rende grandi” rispose il signor M.

Questa è solo una parte della conversazione che ho sentito. Però mi ha colpito molto e fatto riflettere perché è veritiera. Gasan Zenji è colui che lavorò in stretta collaborazione con Keizan Zenji per fondare Sojiji e stabilire le basi su cui oggi prospera la scuola Soto.

Gasan lasciò la propria famiglia per diventare novizio sul monte Hiei all’età di sedici anni. Per otto anni studiò il buddismo e, in particolare, approfondì la dottrina della setta Tendai. Tuttavia, realizzando che la vera pace della mente non si può ottenere tramite il buddismo scolastico, Gasan si allontanò dal monte Hiei, divenne un discepolo di Keizan Zenji e si dedicò alla pratica dello zen. Gasan era perspicace, sensibile di carattere e robusto di costituzione. Sembrava molto affidabile e Keizan Zenji si rallegrò di avere un tale successore. Nello stesso tempo, tuttavia, Gasan pareva piuttosto orgoglioso della propria intelligenza e Keizan Zenji decise in segreto che, al momento opportuno, avrebbe fatto qualcosa riguardo a quel comportamento altezzoso che lo portava a trattare la gente con una certa supponenza.

In una notte d’inverno con la luna allo zenith, le montagne, i fiumi, i campi e i villaggi erano tutti illuminati dal puro chiarore creando uno scenario di indescrivibile bellezza; in qualche modo la luce sembrava brillare persino attraverso il corpo e la mente degli uomini. Come se la domanda gli fosse appena venuta in mente, Keizan Zenji disse: “Gasan, lo sai che ci sono due lune?”.

“No, non lo sapevo” disse Gasan cadendo nel tranello. Vedendo Gasan in difficoltà nel trovare una risposta, Keizan Zenji disse con voce bassa e solenne: “Se non sai che ci sono due lune, non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen della scuola Soto”. Gasan non aveva mai sentito Keizan Zenji parlare in tono tanto severo e ne fu sconvolto.

In quel momento, a Gasan venne in mente un fatto storico avvenuto in Cina durante la dinastia Tang, di cui sono protagonisti Kyogen e il suo insegnante, il maestro zen Isan Reiyu

“Sei talmente istruito che non c’è niente che tu non sappia, ma ciò che hai imparato dai libri a me non serve. Vorrei però che tu mi descrivessi con parole tue il periodo trascorso prima che lasciassi il grembo di tua madre, quando non sapevi assolutamente niente.”

Kyogen diede più risposte, ma ogni volta il maestro Isan non le accettava replicando “quello l’hai visto con i tuoi occhi” o “quello l’hai sentito con le tue orecchie” o “quello l’hai letto su un libro”.

In difficoltà, Kyogen chiese: “La prego, me lo spieghi lei”.

Il maestro Isan rispose: “Se te lo spiegassi, lo farei con parole mie, e non ti sarebbe di nessuna utilità”.

Di fronte a questo rifiuto, Kyogen consultò i quaderni e i libri su cui aveva studiato fino ad allora, ma non riuscì a trovare niente. Confuso, Kyogen pensò: “Non posso saziare la fame solo guardando la rappresentazione di un dolce di riso” e bruciò tutti i libri e i quaderni. “Non studierò più gli insegnamenti buddisti. D’ora in poi farò la vita di un semplice monaco e non sottoporrò più la mia mente a severi discipline.”

Kyogen lasciò il maestrò Isan piangendo e raggiunse il monte Buto per saperne di più sulle rovine di Nanyo Echu (- 775 d.C.), dove il suo maestro aveva avuto il proprio eremo, e lì si costruì un ritiro. Piantò dei bambù e, immerso nello zazen, considerò gli alberi come suoi amici. Un giorno, mentre stava pulendo un sentiero, la scopa urtò un pezzo di mattonella che andò a colpire un bambù producendo un suono secco. Nel sentirlo, Kyogen ebbe un’esperienza di improvviso risveglio. Subito si lavò, si purificò e bruciò dell’incenso per rendere omaggio al grande Isan ora tanto lontano da lui. “Oh grande maestro Isan, se quella volta tu mi avessi dato una spiegazione, non avrei mai provato la gioia che provo oggi. Maestro, la tua gentilezza supera quella dei miei genitori.”

Simile a questo fatto realmente accaduto è l’esperienza più recente fatta dal maestro Tetsu Gikai, che a causa della sua intelligenza e perspicacia non poté ricevere la trasmissione del Dharma dal maestro Dogen.

Da quel momento in poi, il comportamento di Gasan cambiò radicalmente. Divenne umile, fece sollecitamente pratica con gli altri monaci e praticò lo zazen con severità. Il suo atteggiamento presuntuoso svanì completamente. Tuttavia, l’ombra del dubbio circa le due lune restò tale per i sei mesi successivi e oltre.

Trascorsi tre anni, la notte del 23 dicembre del 1301 la luna brillava fredda e minacciosa. Il maestro Keizan vide illuminata dalla luna la figura di Gasan assorta nello zazen e lesse la sua mente. Avvicinò quindi la mano all’orecchio di Gasan e fece un rumore con le dita. Nonostante il suono fosse appena udibile, per Gasan fu come un violento fragore che spazzò via tutti i dubbi che lo avevano attanagliato per tre anni.

“Oh, ecco cos’era. Ora capisco” Gasan recepì in modo chiaro il pensiero del maestro Keizan riguardo alle due lune.

Due lune diverse. Una, ovviamente, è quella che risplende in cielo; l’altra è la luce che brilla su tutti gli esseri viventi in tutto l’universo. In altre parole, indipendentemente da quanto una persona conosca la dottrina buddista, se questa non si manifesta o non viene praticata nella vita quotidiana, non si può considerare vera illuminazione. In questo senso le parole di Keizan “non posso permettere che tu diventi la maggiore autorità per la diffusione degli insegnamenti zen”, pur con la loro severità, hanno raggiunto gli strati più profondi della mente di Gazan. Ciò gli ha permesso di capire la relazione secondo la quale “uno è due” e “due sono uno” e di renderla parte di sé.

Quando Gasan afferrò l’essenza degli insegnamenti del maestro Kazan, la felicità e l’ispirazione provate erano tanto intense da essere inesprimibili.

Da allora, tutto il paese fu rischiarato dalla luce delle due lune, il maestro Keizan e il suo discepolo Gasan che, divenuti una cosa sola, cominciarono a diffondere insieme gli insegnamenti. In quel periodo il maestro Keizan spiegava gli scritti biografici dei grandi maestri zen del passato a partire dal Buddha Shakyamuni fino a Ejo, il secondo abate del tempio Eiheiji, proprio nello stesso modo in cui era stata trasmessa la luce della luna. Questo è il famoso Denkoroku che, con lo Shobogenzo del maestro Dogen, include i due tesori delle Grandi Scritture della scuola zen Soto.

TWO MOONS

One day while I was resting in a room of the publishing department which is located at the side of a road, I heard the voices of some people who were slowly coming up the hill. Not particularly paying attention, I overheard the following:

“This is one of the two main temples of the Soto School. The other main temple is called Eiheiji, which is in Fukui Prefecture.”

Wondering who was speaking, I leaned over the fence and looked. It was Mr. M. who manages a store near the temple gate, and he was conducting a group of visitors who appeared to have come from far away.

One of the visitors asked, “Well, why is it that one school has two main temples?”

To this Mr. M. responded, “Look. It’s the same as a household having a father and a mother. Eiheiji is the father, and this is the mother …”

Visitor: “Well which one is more powerful?”

“The mother is,” Mr. M. answered with satisfaction.

“It’s a little man with a big wife then, isn’t it? What’s this building over here?” asked the visitor while pointing to the physical education building of Tsurumi College.

Mr. M.: “Well, whatever it is, this is a very strong mother, and she runs a college for girls only. The founder’s motto was “have babies and grow”, and by this he made up a big religious sect.”

Visitor: “Who was the founder?”

Mr. M.: “Keizan Zenji.”

Visitor: “I’ve heard about Dogen-san, but I’ve never heard about Keizan-san.”

Mr. M.: “That’s right. Mothers are never famous. That’s what’s great about …”

The above is only a part of the conversation I heard. I was very impressed and thought how true it was. The one who worked hand-in-glove with Keizan Zenji in founding Sojiji and in establishing the basis on which today’s Soto School is flourishing was Gasan Zenji.

Gasan left home and entered the priesthood on Mt. Hiei at the age of sixteen. For eight years he studied Buddhism and particularly studied the doctrine of the Tendai Sect which he mastered. However, realizing that true spiritual peace of mind cannot be obtained through scholastic Buddhism, Gasan came down from Mt. Hiei, became a disciple of Keizan Zenji, and devoted himself to the practice of Zen. Gasan was by nature keen and sensitive and, physically, was sturdily built. He appeared to be reliable, and Keizan Zenji was happy to be blessed with such a successor. On the other hand, Gasan seemed quite vain about his intelligence, and Keizan Zenji secretly planned, when the proper time arrived, to do something about this haughty attitude which seemed only to “put up” with people.

One winter night with the moon at its zenith, the mountains, rivers, fields and villages were all illuminated by the pure moonlight and presented an indescribably beautiful scene; somehow the light seemed even to shine through human bodies and minds. Keizan Zenji, as though the thought had just popped into his head, said “Gasan, do you know that there are two moons?”

“No, I don’t know that,” said Gasan, completely mystified. While looking at Gasan, who was having trouble coming up with an answer, Keizan Zenji said in a low and solemn voice, “If you do not know that there are two moons I cannot let you become the highest authority for spreading the Zen teachings of the Soto School.” Gasan had never before heard such stern words from Keizan Zenji and was shocked.

At that moment what crossed Gasan’s mind was the following historic incident which occurred during the Tang Dynasty in China between a prominent priest Kyogen and his teacher, Zen master Isan Reiyu.

“You are so widely learned there is nothing you do not know, but I have no use for the knowledge you’ve obtained through books. However, I would like to hear in your own words about the time before you left your mother’s womb, knowing neither east nor west.”

Kyogen answered, but each time, Master Isan did not accept the answer saying, “You saw that with your eyes,” or “you heard that with your ears,” or “that was written in a book.”

Looking troubled, Kyogen requested, “Please explain it to me.”

Master Isan answered, “If I explain it to you, it will be my words, and it won’t be of any relevance to you.”

Thus rejected, Kyogen took out his notes and books which he had studied up to that time, but he could not find out anything. Dumbfounded, Kyogen thought, “I can’t satisfy my hunger looking at paintings of rice cakes,” and he burned all his books and notes. “I will stop studying the Buddhist teachings. Hereafter, I am going to live the life of an ordinary monk and will no longer subject my mind to severe training.”

Kyogen parted from Master Isan in tears and entered Mt. Buto to inquire after the ruins of Nanyo Echu (~775 AD), where his master had had a hermitage and he built himself a retreat. He planted bamboo trees and was absorbed in zazen, making those bamboo trees as his friends. One day, as he was sweeping a pathway, his broom caught a piece of tile which went flying and hit a bamboo tree making a clinking sound. At the same time the clinking sound was heard, Kyogen was suddenly enlightened. Then, immediately cleansing and purifying himself and burning incense, he paid homage to the great Isan who was so far away. “Oh, great Master Isan, if you had given me an explanation at that time, I would not be experiencing this great joy today. Master, your kindness surpasses that of my parents.”

Similar to this historical fact, in more recent years, was the situation of Master Tettsu Gikai, who was not able to receive Dharma transmission from Master Dogen due to his cleverness and intelligence.

From this moment on, Gasan’s attitude changed completely. He became humble and trained carefully with the other monks and practiced zazen strictly. His conceited attitude disappeared completely. However, the cloud of doubt regarding the “Two Moons” remained unsolved six months and even a year later.

Three years passed, and on the night of December 23, 1301, the moon shone menacingly and coldly. Master Keizan saw the figure of Gasan in deep zazen through the moonlight and read his mind. He put his hand next to Gasan’s ear and snapped his fingers. Though the sound was barely audible, to Gasan it sounded like a loud crash which wiped away all of the doubts he had had for three years.

“Oh, that’s it! I understand now.” Gasan clearly understood Master Keizan’s mind about the two moons.

Two kinds of moons. One is, needless to say, the moon that shines in the sky. The other is the light which shines upon all the beings throughout the universe. That is – no matter how much one may be acquainted with the Buddhist doctrine, if it is not manifested or is not practiced in our daily lives, it is not true enlightenment. Accordingly, Keizan’s words, “I cannot allow you to be an authority on spreading the Zen teachings,” were severe, but they penetrated to the depths of Gasan’s mind. It enabled him to understand the relation of “one is two” and “two are one” and to make it a part of himself.

When Gasan grasped the essence of Master Keizan’s teachings the happiness and inspiration Gasan felt were so great, it was inexpressible for him.

Thereafter, the bright light of two moons, Master Keizan and his disciple Gasan having become one, shone throughout the country and they began to spread the teachings together. At that time, Master Keizan was explaining the biographical writings of great Zen masters in the past from the time of Shakyamuni Buddha to Ejo, the second abbot of the head temple of Eiheiji, similarly to the way the moon’s light was passed on. This is the famous Denkoroku which together with Master Dogen’s Shobogenzo comprises the Two Great Scriptural Treasures of the Soto School of Zen.

Il bozzolo – The cocoon – dal web


Il bozzolo

Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.
Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo,
e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita. Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo.
Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza… e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza… e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Chiesi la prosperità… e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare… e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore… e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori… e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi…
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.
Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.

Dal web
The cocoon
A man found a cocoon of a butterfly. One day a small opening appeared. He sat and watched the butterfly for several hours as it struggled to force its body through that little hole. Then it seemed to stop making any progress. It appeared as if it had gotten as far as it could, and it could go no further.
So the man decided to help the butterfly. He took a pair of scissors and snipped off the remaining bit of the cocoon.
The butterfly then emerged easily. But it had a swollen body and small, shriveled wings. The man continued to watch the butterfly because he expected that, at any moment, the wings would enlarge and expand to be able to support the body, which would contract in time.
Neither happened! In fact, the butterfly spent the rest of its life crawling around with a swollen body and shriveled wings. It never was able to fly.
What the man, in his kindness and haste, did not understand was that the restricting cocoon and the struggle required for the butterfly to get through the tiny opening were God’s way of forcing fluid from the body of the butterfly into its wings so that it would be ready for flight once it achieved its freedom from the cocoon.
Sometimes struggles are exactly what we need in our lives. If God allowed us to go through our lives without any obstacles, it would cripple us.
We would not be as strong as what we could have been. We could never fly!

I asked for strength … and God gave me difficulties to make me strong.
I asked for wisdom … and God gave me problems to solve.
I asked for prosperity … and God gave me brains and brawn to work. I asked if I could fly … and God gave me obstacles to overcome.
I asked for love … and God gave me to help people with problems. I asked for favors … and God gave me opportunities.
I have not received anything that I asked …
But I received everything I needed.
Live life without fear, tackle all obstacles and prove that you can overcome them.
~Author Unknown~

Roy Harper Full Concert – London 1990


[youtube https://youtu.be/MvvmDWqM7SM]

 

Roy Harper (Rusholme, 12 giugno 1941) è un cantautore inglese. Il suo stile è caratterizzato da lunghe digressione strumentali, da un particolare uso della voce e da testi spesso bizzarri.

https://it.wikipedia.org/wiki/Roy_Harper

Roy Harper (born 12 June 1941) is an English folk rock singer, songwriter and guitarist who has been a professional musician since 1964. Harper has released 22 studio albums and 10 live albums across his 50-year career.

Harper’s earliest musical influences were American blues musician Lead Belly and folk singer Woody Guthrie and, in his teens, jazz musician Miles Davis. Harper was also exposed to classical music in his childhood and has pointed to the influence of Jean Sibelius’s Karelia Suite. Lyrical influences include the 19th century Romantics, especially Shelley, and Keats’s poem “Endymion”. Harper has also cited the Beat poets as being highly influential, particularly Jack Kerouac. As a musician, Harper is known for his distinctive fingerstyle playing and lengthy, lyrical, complex compositions, a result of his love of jazz and Keats.

His influence upon other musicians has been acknowledged by Jimmy Page, Robert Plant, Pete Townshend, Kate Bush, Pink Floyd, and Ian Anderson of Jethro Tull, who said Harper was his “…primary influence as an acoustic guitarist and songwriter.” Neil McCormick of The Daily Telegraph described him as “one of Britain’s most complex and eloquent lyricists and genuinely original songwriters.”[7] His influence reached across the Atlantic where he was acknowledged by Seattle-based acoustic band Fleet Foxes, American musician and producer Jonathan Wilson and Californian harpist Joanna Newsom with whom he has also toured.

In 2005, Harper was awarded the MOJO Hero Award, and in 2013 a Lifetime Achievement Award at the BBC Radio 2 Folk Awards. In 2011, to celebrate his 70th birthday, he performed a celebratory concert at London’s Royal Festival Hall. His most recent album, Man and Myth, was released in 2013.

https://en.wikipedia.org/wiki/Roy_Harper

Ti auguro – I Wish you – Pam Brown


 

Ti auguro

Ti auguro la gioia di avere sempre qualcuno

con cui dividere ogni cosa…

Ti auguro di avere dei bei ricordi

cui ritornare col pensiero nei brutti momenti…

Ti auguro una tra le migliori piccole gioie quotidiane:

aprire un libro che ricordi bene,

lasciarne le pagine,

leggere le prime parole famigliari

Ti auguro la primavera e la meraviglia di

constatare che è sempre migliore di quanto

avevi osato sperare.

Ti auguro la felicità di un regalo da un bambino:

– un mazzo di denti di leone appassiti,

– una caramella succhiata a metà

– una rana

– un bacio

Ti auguro che tu possa, anche se solo una volta nella vita,

vedere qualcosa di infinitamente raro, strano e bello.

Ti auguro la malinconia di un giardino in inverno e,

dopo mesi d’attesa, i piccoli, verdi vegetali della primavera.

Ti auguro di rimanere affascinato dall’infinita

varietà della vita animale

Ti auguro la fiducia di una creatura selvatica,

conquistata con pazienza e amore.

Ti auguro che tu possa non dover comprare

l’amore al prezzo dell’umiliazione.

Ti auguro che tu possa sempre trovare le

parole giuste per mantenere al loro posto

gli spacconi e avere abbastanza forza

nelle ginocchia per camminare con dignità.

Ti auguro che tu possa avere un cuore pieno d’amore

e giudizi accorti.

Ti auguro la gioia di essere desiderato,

e di trovare il regalo perfetto,

sentire il profumo della terra, dal prato aperto.

Ti auguro lettere:

con una calligrafia che riconosci immediatamente,

con una calligrafia che non vedevi da anni.

Ti auguro lettere piene di elogi, piene di incoraggiamenti:

lettere di gratitudine e di amore.

Ti auguro lettere sciupate,

macchiate di inchiostro, scritte tutte storte

coperte di baci.

Ti auguro la felicità di dimenticare il passato

e di trovare nuovi inizi.

Ti auguro la felicità delle idee,

l’eccitamento della ragione,

il trionfo della conoscenza,

lo schiarirsi della vista, l’acuirsi dell’udito,

il protendersi verso nuove scoperte,

il trarre piacere dal passato così come dal presente.

Ti auguro la gioia della creatività.

Ti auguro felicità… ma non la felicità che si ottiene chiudendo fuori il mondo.

Nemmeno quella di rinnegare il tuo sogno per amor di agiatezza.

Ti auguro la felicità di fare quello che fai nel migliore dei modi.

Di correre il rischio di tentare, di correre il rischio di dare, di correre il rischio d’amare.

Tratta la felicità con gentilezza: è un prestito

Pam Brown

I wish you

I wish you the joy of always having someone

with whom to share everything …

I hope you have good memories

laid back with the thought in bad times …

I wish one of the best small daily joys:

open a book that you remember well,

leave the pages,

read the first word family

I wish you the wonder of spring and

stated that it is always better than

had dared to hope.

I wish you the happiness of a gift from a child:

– A bouquet of wilted dandelions,

– A half-sucked candy

– A frog

– A kiss

We hope that you can, even if only once in a lifetime,

see something infinitely rare, strange and beautiful.

I wish you the melancholy of a winter garden,

After months of waiting, the small, green vegetable of spring.

I wish to remain fascinated by the endless

variety of animal life

I wish you the confidence of a wild creature,

conquered with patience and love.

We hope that you will not have to buy

love at the price of humiliation.

We hope that you can always find

right words to keep in place

the bullies and have enough strength

in the knees to walk with dignity.

We hope that you might have a heart full of love

noticed and evaluations.

I wish you the joy of being wanted,

and find the perfect gift,

smell of the earth, from the open meadow.

I wish you letters:

with handwriting that you recognize immediately,

in a hand you have not seen for years.

I wish you letters full of praise, full of encouragement:

letters of gratitude and love.

I wish you letters wasted,

ink-stained, crooked written

covered with kisses.

I wish you happiness to forget the past

and find new beginnings.

I wish you the happiness of ideas,

the excitement of reason,

the triumph of knowledge,

clearing, the view, the worsening of hearing,

reaching out to new discoveries,

take pleasure in the past as well as from the present.

I wish you the joy of creativity.

I wish you happiness … but not the happiness that is achieved by closing out the world.

Not even to deny your dreams for the sake of comfort.

I wish you the happiness of doing what you do in the best way.

Run the risk of groped, to take the risk to give, to take the risk of loving.

Happiness is with kindness: it is a loan

Pam Brown

Cuore sconfinato – Boundless Heart – Buddha


🌸Cuore sconfinato🌸

“Proprio come una madre
proteggerebbe suo figlio,
il suo unico figlio, con la sua vita;
anche così si coltivi
un cuore sconfinato
verso tutti gli esseri “.

Il Buddha,
nel discorso
sulla gentilezza amorevole (Sn 1.8)
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Boundless heart

“Just as a mother
would protect her child,
her only child, with her life;
even so let one cultivate
a boundless heart
towards all beings.”

The Buddha,
in The Discourse
on Loving Kindness (Sn 1.8)