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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

Ali aperte – Open wings


Ali aperte

Quando l’anima
apre le ali
tu non sai
dove arriverai.

S’impenna il silenzio
mentre ti ritrovi
a volare in alto…

Dove non immaginavi
di poter andare

Respirando il vento
che spazza
la danza di ombre beffarde
che non ti prenderanno mai.

02.05.2011 Poetyca

Open wings

When the soul
spreads its wings
you do not know
where to go.

Rears up silence
when you find yourself
to fly high …

Where never imagined
to be able to go

Breathing in the wind
that sweeps
the dance of teazing shadows
that never shall take you.

02.05.2011 Poetyca

Doni di vita – Gifts of life


basenotte1.jpg

Doni di vita

Tradurre in parole
istanti lievi
che scorrono tra le dita
è socchiudere gli occhi
respirando con fiducia
doni di vita

22.07.2015 Poetyca

Gifts of life

Put into words
moments mild
that flow through his fingers
is close your eyes
breathing with confidence
gifts of life

07/22/2015 Poetyca

Oltre – Beyond


🌸Oltre🌸

Vedere oltre
per poi incoraggiare
ed accompagnare
ad una visione corretta
del percorso
delle vita
è fornire a noi stessi
e agli altri
delle opportunità
importanti

29.12.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Beyond

See further
to then encourage
and accompany
to a correct view
of the route
of life
is to provide ourselves
and to others
important
opportunities

29.12.2021 Poetyca

Vita umana – Human life – Ghesce Kelsang Gyatso


🌸Vita umana🌸

Se vogliamo rendere
questa preziosa vita umana
veramente significativa
dovremmo guardarci
le nostre vite future
praticando il Dharma ora,
secondo la nostra capacità,
e quindi approfittare
di questa rara opportunità.

Ghesce Kelsang Gyatso
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Human life

If we want to make
this precious human life
truly meaningful
we should guard
our future lifetimes
by practicing Dharma now,
according to our capacity,
and thereby take advantage
of this rare opportunity.

Geshe Kelsang Gyatso

Gratitudine – Gratitude


🌸Gratitudine🌸

La vita è
tutto e niente
malgrado
bellezza
in innumerevoli
sfumature

Poi tutto
comprendi
ed apprezzi
di fronte
a perdite
inaspettate

La morte
scuote
e riconduce
al riconoscimento
di quanto ricevuto

29.12.2021 Poetyca
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Gratitude

Life is
all and nothing
Despite
beauty
in countless
nuances

Then everything
understand
and appreciate
in front of
to losses
unexpected

The death
shakes
and leads back
to recognition
than received

29.12.2021 Poetyca

Canti oltre la rete – Songs over the web


Premio Poeta dell’anno 2005
Renato Milleri

Parola

Parola:
frammento di stella
concesso dal cielo
per essere vita
oltre ogni apparire

Vibrazione eterna
che l’immagine cattura
e restituisce in un barlume
di attimi ricevuti
senza interruzione

Scheggia d’anima
che conosce linguaggio
da non poter tracciare
in un percorso
d’mpalpabile polvere
che respira eterno

16.04.2005 © Poetyca

Il nome che attendevi

Occhi scossi
e incanto
di tempi perduti
dove nulla esiste
oltre il pianto
d’anime in ricerca

Sorrisi e vacuità
lasciati alle spalle
come formicai
che non nutrono l’anima
come le mosche d’un incubo
che non rivela il senso

Dimmi straniero dei tuoi passi
e se senti ancora il suono
d’un respiro che oltrepassa
questo denso silenzio
e che cosa trattengono le tue mani

Dimmi cosa cerca
quella tua voglia di capire
e se avrai la forza
di scavare ancora
dentro la tua anima stanca
che non conosce la povertà
di chi non possiede nulla

Io ci sarò
come lampada nella notte
come attesa di pioggia
dopo la lunga siccità
e mi riconoscerai
semplicemente
come l’odore di casa

Sarò il nome che attendevi
e non è sorte quel destino
che hai costruito
spalancando consapevolezza
a quel che sei

Sarò vita oltre misura
per portare pace
dentro lo scavo di occhi
che non vedevano
la luce che abbraccia
senza nulla chiedere
allargando il confine
della tua verità

14.04.2005 ©Poetyca

Ascolto ed Incanti

E’ poesia di vita
è forza contro gli affanni
è sogno che cela il viaggio
di una mente
e della voce del cuore
per essere nel silenzio
cantore d’anima
che tutto accoglie
come dono

E’ bellezza
che si trasfigura
oltre le immagini
di passi tra le pieghe
di questo cammino
a volte difficile
per gli inciampi
di mani vuote
che non contengono
più emozioni

Solo le fronde
compagne d’incanti
sanno ascoltare
ed accogliere
quel che non dice
la voce muta
ma che trapela
dal cuore spalancato

Vibrazioni sottili
che son dialogo
oltre le parole
in danza d’anima
che si proietta
come raggio di sole

15.04.2005 © Poetyca

Word

World:
star fragment
granted from heaven
for life
look beyond

Vibration eternal
that the image capture
and returns in a glimpse
moments of the received
without interruption

Soul shard
who knows the language
they can not track
in a path
mpalpabile of dust
breathing forever

16.04.2005 © Poetyca

The name you’ve been waiting

Eyes shaken
and charm
of time lost
where nothing exists
cried over
in search of souls

Smiles and emptiness
left behind
as anthills
that nourish the soul
like flies in a nightmare
that reveals the meaning

Tell me stranger of your footsteps
and if you still feel the sound
of a breath that passes
this dense silence
and what to keep your hands

Tell me what to look for
the desire to understand your
and if you have the strength
to dig even
inside your weary soul
that knows no poverty
those who do not possess anything

I’ll be there
as a lamp in the night
as the expectation of rain
after the long drought
and I recognize
just
like the smell of home

I will be the name you’ve been waiting
and it is not fate that destiny
you built
widening awareness
then you’re

I will be life beyond measure
to bring peace
in the excavation of eyes
who did not
the light that embraces
without asking
expanding the boundary
of your truth

14.04.2005 © Poetyca

Listening and Incantations

And ‘the poetry of life
is strongly against the worries
it harbors the dream trip
of a mind
and the voice of the heart
to be in silence
soul singer
that all hosts
as a gift

And ‘beauty
that transforms
beyond images
of steps between the lines
of this path
sometimes difficult
for tripping
of empty
that do not contain
more emotions

Only the leaves
companions of charms
know how to listen
and welcome
that it does not say
the voice changes
but that transpires
from the heart wide open

Subtle vibrations
dialogue that are
beyond words
in dance of the soul
which is projected
as a ray of sunshine

15.04.2005 © Poetyca

Canti oltre la rete 2. Premio poeta dell’anno 2005 Renato Milleri (Remil) Di Aa.vv.

La storia palpita – The story beats


La storia palpita

E’ solo un attimo
un frammento
che scagliato nel tempo
racconta la vita
E’ solo un pensiero
confuso tra ombre
che non raccolgono mistero
E sei tu
perduto scultore
che plasmi emozioni
a cercare scaglie impercettibili
– luce prigioniera –
che non racconta più nulla
Sei tu pittore d’incanti
che riporti su tele
l’arcaico senso di ogni colore
Ma sei anche tu
poeta sensibile
che snodi percorsi
che son figli del cielo
Ecco ora la storia palpita

19.10.2003 Poetyca

The story beats

It ‘s just a moment
a fragment
thrown in that time
tells the story
It ‘s just a thought
confused shadows
does not raise mystery
And you are
lost sculptor
plasmas that emotions
to look for subtle scales
– Light prisoner –
that does not tell anything
You’re the painter of the charms
showing on canvas
the archaic meaning of each color
But are you
sensitive poet
joints that routes
who are children of the sky
Now, the story beats
19.10.2003 Poetyca

Relazioni di Amore – Odio – Relations of Love – Hate – Eckhart Tolle


 

Relazioni di Amore – Odio

A meno che e fintanto che non accedete alla frequenza di consapevolezza della presenza, tutte le relazioni umane, e in particolare quelle intime, saranno profondamente imperfette e in definitiva disfunzionali.
Potranno sembrare perfette per un po’, come quando siete “innamorati” , ma inevitabilmente questa apparente perfezione verrà sconvolta quando avranno luogo con frequenza crescente litigi, conflitti, insoddisfazioni e violenze emozionali e perfino fisiche.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo.
L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto.
E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo la relazione crolla definitivamente.
………………………..
il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica.
Dal lato positivo voi siete “innamorati” dell’altra persona.
Questo è dapprima uno stato profondamente soddisfacente. Vi sentite intensamente vivi. La vostra esistenza è all’improvviso diventata significativa perché qualcuno ha bisogno di voi, vi vuole e vi fa sentire speciali, e voi fate lo stesso nei suoi confronti.
Quando siete assieme, vi sentite completi.
Questa sensazione può diventare tanto intensa che il resto del mondo sbiadisce e diventa insignificante.
Tuttavia avrete forse notato che in tale intensità vi sono un senso di bisogno e una qualità di attaccamento.
Diventate dipendenti dall’altra persona, che agisce su di voi come una droga. Siete “su di giri” quando la droga è disponibile, ma perfino la possibilità che tale persona possa non esserci più per voi può condurvi a gelosia, ossessività, tentativi di manipolazione attraverso ricatti emotivi, biasimo e accuse: paura della perdita. Se l’altra persona vi lascia, questo fatto può far nascere la più intensa ostilità o l’afflizione o la disperazione più profonda. In un attimo la tenerezza affettuosa può trasformarsi in un attacco selvaggio o in un dolore orribile.
Dov’è finito l’amore? L’amore può trasformarsi nel suo contrario in un attimo?
Era amore in primo luogo o soltanto un attaccamento dovuto alla dipendenza?

Tratto da : “Il potere di adesso”
di Eckhart Tolle

 

Relations of Love – Hate

Unless and until access to the frequency of awareness of the presence, all human relationships, particularly intimate ones, are deeply flawed and ultimately dysfunctional.
They may seem perfect for a while ‘, as when you are “in love”, but inevitably this will be shocked when apparent perfection will take place with increasing frequency quarrels, conflicts, dissatisfaction, and emotional and even physical violence.
It seems that most “love relationships” become love-hate relationship within a short time.
Love can then in a blink of an eye turn into a savage attack, feelings of hostility or affection in a complete renunciation and considered normal. Then the relationship for some time, months or years, oscillating between the polarities of “love” and “hatred” and provides pleasure and pain in equal measure. It is not uncommon for couples to become addicted to these cycles.
Their drama makes them feel alive. When the balance between positive and negative polarities is lost and the negative cycles, destructive, are repeated with increasing frequency, which tends to happen sooner or later, then soon the relationship finally collapses.
… … … … … … … … … ..
the downside of a loving relationship is of course easier to recognize as a failure compared to the positive side.
It is also easier to recognize the source of negativity in the other person rather than see it in oneself.
It may be in various forms: possessiveness, jealousy, control, closure – if themselves – and unspoken resentment – need to be right, insensitivity, emotional demands and manipulation, urge to argue, criticize, judge, blame, or attack, anger, revenge for unconscious past pain inflicted by a parent, rage and physical violence.
On the positive side you are “in love” with the other person.
This is first a deeply satisfying state. You feel intensely alive. Your existence has suddenly become meaningful because someone needs you, wants you and makes you feel special, and you do the same to him ot her.
When you are together, you feel complete.
This feeling can become so intense that the rest of the world fades and becomes insignificant.
However, you may have noticed that in this intensity, there is a sense of need and quality of attachment.
Becoming dependent on the other person, who acts on you like a drug. You are “high” when the drug is available, but even the possibility that this person might not be there for you can lead to jealousy, possessiveness, attempts at manipulation through emotional blackmail, blaming and accusations, fear of loss. If the other person leaves you, this can give rise to the most intense hostility or distress or deeper despair. In an instant, loving tenderness can turn into a savage attack or dreadful pain.
Where’s the love? Love can turn into its opposite in an instant?
It was love at first or only attachment due to addiction?

Taken from: “The Power of Now”
Eckhart Tolle 

La rabbia – Anger


La rabbia

Perché cerchi la gioia fuori da te,
non sai che la puoi trovare solo nel tuo cuore?

Tagore

Che cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell’uomo.

Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.
Essendo l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali, molto interessanti risultano gli studi evolutivi, in grado di analizzare le pure espressioni della rabbia, prima cioè che vengano apprese quelle regole che ne controllano l’esibizione. Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l’emozione che predomina sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Da dove nasce la rabbia?

Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l’emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.

Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell’attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all’altro di ferire e l’eventuale possibilità di evitare l’evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Contro chi ci si arrabbia?

L’emozione della rabbia può essere quindi definita come la reazione che consegue ad una precisa sequenza di eventi

stato di bisogno
oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
assenza di paura verso l’oggetto frustrante
forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco.
Questo è quello che avviene in natura, anche se l’evoluzione sembra aver plasmato forti segnali che inducono la paura e di conseguenza la fuga, impedendo cosi l’aggressione dell’avversario. Nella specie umana, di solito, si assiste non solo ad una inibizione della tendenza all’azione di agg ressione e attacco ma addirittura al mascheramento dei segnali della rabbia verso l’oggetto frustrante. Nella specie umana, la cultura e le regole sociali a volte impediscono di dirigere la manifestazione e l’azione direttamente verso l’agente che scatena la rabbia.

Tre possono quindi essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia:

oggetto che provoca la frustrazione
un oggetto diverso rispetto a quello che provoca la frustrazione (spostamento dall’obiettivo originale)
la rabbia può infine essere diretta verso se stessi, trasformandosi in autolesionismo ed auto aggressione.

Come il corpo manifesta la rabbia?

Per quanto siano estremamente forti le pressioni contro la manifestazione della rabbia, essa possiede una tipica espressione facciale, ben riconoscibile in tutte le culture studiate. L’aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia e lo scoprire e digrignare i denti, rappresentano le modificazioni sintomatiche del viso che meglio esprimono l’emozione della rabbia. Tutta la muscolatura del corpo può estendersi fino all’immobilità.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L’organismo si prepara all’azione, all’attacco e all’aggressione. Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell’inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.

Quali sono le funzioni della rabbia?

Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell’oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell’organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l’induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall’uomo, hanno dimostrato che l’ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell’individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l’immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L’arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Anger


Why seek the joy out of you,
do not know that you can only find in your heart?

Tagore

What is anger? Anger is an emotion typical, seen as fundamental to all psychological theories since it is possible to identify a specific functional origin, characteristic of the antecedents, manifestations of expression and physiological changes consistent, predictable trends of the action. Since primitive emotion, it can be observed both in very young children that different species of man.

So, along with the joy and pain, anger is one of the earliest emotions.
Since the emotion whose expression is inhibited more by the culture and societies, are very interesting evolutionary studies, to analyze the pure expressions of anger, that is, they are first learned the rules that control the performance. Furthermore, the anger is part of the triad of hostility with the disgust and contempt, and represents the fulcrum and the basic emotion. These feelings often occur in combination, and despite having origins, experiences and different outcomes is difficult to identify the emotion that predominates over the others. Many appear to be the linguistic terms that refer to this emotional reaction: anger, frustration, rage and anger are the emotional state of intense anger, while others express the same sentiment but of lower intensity, such as: irritation, annoyance, impatience.

Where does the anger?

For most theories of anger is the typical reaction to frustration and coercion, both physical and psychological.
While representing the common denominators, compulsion and frustration is not in itself sufficient nor necessary conditions because the feeling of anger origins. The causal relationship that links the frustration to anger is not easy. Other factors seem to imply that the origins of the emotion anger. The responsibility and the knowledge that is attributed to the person who causes frustration or compulsion seem to be other important factors.

Even more of the specific circumstances of the damage, the one that weighs in activating an emotion of anger that seems to be a willingness to hurt another who gives and any chance to avoid the event or situation frustrating.
In short, we get angry when something or someone is opposed to the realization of our need, especially when the perceived intent to hinder the fulfillment.

Against whom are we angry?

The emotion of anger can then be defined as the reaction that follows a precise sequence of events

state of need
object (living or nonliving) which opposes the realization of this need
attribution to the object of intention to oppose
lack of fear toward the object frustrating
strong intention to attack, attack the frustrating object
act of aggression brought about through the attack.
This is what happens in nature, even if the evolution seems to have formed strong signals that induce fear and consequently the flight, thus preventing the attack of the opponent. In humans, usually, there is not only to an inhibition of the tendency of the action and attack adj ressure but also the masking of signals of anger toward the object frustrating. In humans, culture and social rules sometimes prevent the event and to direct the action directly to the agent that triggers the anger.

Three may be the final recipients of the fundamental our anger:

object that causes frustration
an object other than the one that causes the frustration (the original lens shift)
Finally, anger can be directed towards themselves, becoming self-harm and self-aggression.

As the body manifests the anger?

As the pressures are very strong against the manifestation of anger, it has a typical facial expression, recognizable in all cultures studied. The wrinkling of the forehead and eyebrows violent and discover and gnashing of teeth, the changes are symptomatic of the face that best express the emotion of anger. All the muscles of the body may extend up to immobility.
The most frequent subjective sensations may be the fear of losing control, the stiffening of the muscles, restlessness and warmth. The voice becomes more intense, the tone hissing, screeching and threatening. The body prepares for action, the attack and aggression. The psychophysiological changes are typical of a strong activation of the autonomic sympathetic nervous system, namely: rapid heartbeat, increased blood pressure and perfusion of peripheral blood vessels, increased muscle tension and sweating. Studies on the effects of inhibition of aggressive manifestations seem to indicate that those who do not in any way express their feelings of anger tend to experience them for a longer time.

What are the functions of anger?

The psychophysiological changes that occur through the powerful impulsive and aggressive mode with a strong propensity to action are instrumental in the removal of the object frustrating. Anger is definitely an emotional state that increases the body the fuel energy used to go to blows, these actions are, or just verbal expressions. The removal of the obstacle which opposes the realization of the need can be done either through the induction of fear and the resulting flight or by a violent attack.

The extensive research done on the behavior of species other than human, have shown that the resulting anger and aggressive manifestations are determined for reasons directly or indirectly related to the survival of the individual and species. The animals often attack because something scares them or because they are attacked by predators, to get the better of the rival sex to chase an intruder from the territory or to defend their offspring.
In men, however, the reasons for an attack of rage concern more the frustration of activities that were associated with the image and self-realization. The goal here seems more open to change a behavior that is not considered appropriate. The angry, clearly justifying the reasons of discontent, seems to be a procedure for obtaining a useful change.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

La felicità – Happiness – Mauro Scardovelli


La felicità

L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego.
La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione.
Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi.
A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Gli inquinanti sono i mezzi che l’Ego utilizza per aumentare il suo potere sulla persona. Naturalmente per perseguire questa strategia, deve renderla del tutto inconsapevole: la persona non deve avere neppure il sospetto che sta impegnandosi con tutta se stessa a perseguire il suo male. Al contrario, deve credere che sta facendo le mosse giuste per “difendersi”, “proteggersi”, “perseguire i propri interessi”. Ecco perché la caratteristica fondamentale dell’Ego è la distorsione della realtà, o, in parole povere, la sistematica menzogna. La menzogna è necessaria per mantenere la persona nell’ignoranza. Ma l’Ego individuale non può far tutto da solo. Non ne sarebbe in grado. L’Ego individuale si costruisce attraverso l’interiorizzazione dell’Ego collettivo. Ecco perché è così importante, per sciogliere le proprie nevrosi, cominciare a diventare consapevoli delle sue determinanti culturali e collettive.
Dal punto di vista fisico, l’infelicità è un treno di onde negative, che produce malessere o malattia. E’ una musica stonata, che fa male all’orecchio e al cuore. Come treno di onde, l’infelicità si propaga nell’ambiente circostante, contaminando le persone intorno, a meno che non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza per sottrarsi al fenomeno della risonanza. La presenza di un infelice può rendere un gruppo depresso. Tutti si sentono meno bene, e per sottrarsi a questo dispiacere, facilmente compiono delle mosse controproducenti (v. oltre).
Chi è felice costituisce un esempio che è desiderabile seguire.
Naturalmente ci può essere chi vede nella felicità altrui una minaccia: una minaccia al proprio potere di imporre il suo cattivo umore e attraverso quello condizionare parenti, amici, conoscenti. In altre parole, i leader radicati nelle qualità dell’essere sono mal visti dai leader egoici negativi.
I genitori felici hanno molto più potere nell’educare i figli. Chi è felice significa che dà valore alla felicità. Genitori felici danno valore a ciò che può favorire felicità nei figli: affetto, presenza, empatia, amore. Non hanno quindi bisogno di compensarli per le loro carenze, di viziarli, di cedere ai ricatti. Inoltre, i figli vedono nei genitori dei modelli di come essi stessi potranno diventare nel futuro seguendo il loro esempio. Se i genitori sono tristi e di cattivo umore, i figli non avranno voglia di seguirli. Se cercheranno di insegnare loro qualcosa, mancheranno di leadership. I figli si opporranno: non voglio diventare come te!
Le parti interne meno evolute, le subpersonalità, si comportano come i figli: non hanno alcuna intenzione di seguire le direttive di un io-governo infelice! Rifiuteranno la sua leadership. Si opporranno e continueranno a fare di testa loro. Ma essendo molto piccole come età mentale, il loro contributo sarà scarsamente apprezzabile, se non addirittura dannoso o devastante. Tutte cose che alimenteranno l’infelicità del povero io-governo, sempre meno capace di governare e sempre più pronto a lamentarsi e subire.
Nella nostra filosofia, la felicità è spesso stata confusa con il piacere, senza guardare alle conseguenze che i diversi tipi di piacere recano con se.
Alcuni piaceri sono in realtà pieni di veleno, e oscurano la possibilità di essere felici.
Se una ferita mi prude, grattarmi offre un piacere momentaneo. Ma se continuo a grattarmi, che cosa accadrà? Se mi sento giù, cerco sollievo nell’alcol o nel cibo. Ma alla lunga, questa scelta dove mi porta?
Nella visione buddista, felicità significa gioia dell’essere, senza cause, senza condizioni. Sukha, ananda, non dipendono da prestazioni, aspetto esteriore, successo, salute, anche se possono esserne influenzate.
Dal nostro punto di vista, il cattivo umore è una forma, tra le più subdole, di racket, cioè di mafia psicologica, attraverso la quale una persona ruba l’energia ad un’altra, senza per questo diventare contenta.
In altri termini, è un equivalente aggressivo, una forma passivo-aggressiva: fa del male occultando la sua natura distruttiva. Dato che è una forma molto diffusa, è facile per chi la pratica sottrarsi al feedback e al confronto. In questo modo può continuare su questa strada per anni, senza averne la minima consapevolezza, e spargendo intorno a se molti semi di infelicità.
L’Ego, che si nutre di infelicità, trova in questa forma un modo semplice ed efficace per aumentare il suo potere sulla persona, sulla coppia, sulla famiglia, sul gruppo dove può esercitarla.
Le persone intorno, specie quelle predisposte a soffrire di sensi di colpa, quelle che ritengono che la felicità degli altri dipenda dal loro comportamento, cadono così in un tranello molto rischioso: per sottrarsi al peso del cattivo umore di un compagno o di un amico, cominciano a indagare sui suoi bisogni insoddisfatti, ottenendo in risposta una sequenza di lamentele: mi manca questo, avrei bisogno di quello, c’è questa cosa terribile che non riesco ad eliminare ecc. A questo punto loro si sentono in dovere di lenire il dolore dell’altro, cominciando ad agire in sua vece o facendo promesse che spesso richiederanno un impegno assai superiore alle previsioni, visto la passività della persona sofferente.
Ogni promessa diventa debito. Ed ecco che la relazione con l’altro lamentoso o di cattivo umore diventa una sorta di lavoro che diventa sempre più pesante. Da relazione fraterna, di aiuto, diventa una relazione parassitaria, in cui uno dei due continua a dare, e l’altro a ricevere e disperdere nel vento. Prima c’era una persona infelice, ora ce ne sono due. L’Ego di entrambi può festeggiare.
Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità.
L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore.
Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. E’ una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque.
Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti, certamente incapaci di una rivoluzione che vada al centro dei problemi: smascherare la natura impersonale e perversa dell’Ego e del potere dominio.
Mauro Scardovelli
Tratto da http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Happiness
The most important ethical commitment is to be happy in the now, moment by moment, content with what there is, as it is.
An unhappy person is basically a prey to his ego. As such it does not love anyone, but it feeds on contempt, from contempt for him.
Love your neighbor as yourself is only possible if you are happy inside, that is, if you are free from the domination of the ego.
Happiness, as opposed to popular belief, is not the result of the circumstances of life, more or less favorable. Rather, it arises naturally from the daily practice of the quality of being, as the appreciation, gratitude, generosity, integrity, compassion.
Who is happy radiate positive and do good to all people around. And given the nature of the interaction-be, do good to others is to do well for themselves.
In turn, the unhappiness stems from the practice of mental pollutants, such as anger, resentment, ingratitude, contempt, envy, suspicion and repression. The pollutants are the means that the ego uses to increase his power over the person. Of course to pursue this strategy, it must make the unaware: the person must not have even a suspicion that it is committing itself to pursue with all its evil. On the contrary, must believe he is doing the right moves to “defend”, “protection”, “pursue their own interests.” This is why the ego is the fundamental characteristic distortion of reality, or, in other words, the systematic falsehood. Lying is necessary to keep the person in ignorance. But the individual Ego can not do everything alone. Would not be able. The individual Ego is constructed through the collective internalization of the ego. That’s why it is so important, to dissolve their own neuroses begin to become aware of its cultural and collective determinants.
From the physical point of view, the misery is a train of negative waves, which produces discomfort or illness. It ‘a music tune, that hurts the ear and heart. As the wave train, unhappiness spreads into the surrounding environment, contaminating the people around, unless you have developed sufficient knowledge to avoid the phenomenon of resonance. The presence of a group can make an unhappy depressed. Everyone feels less well, and to avoid this disappointment, easily make counter moves (see below).
Who is happy is an example that it is desirable to follow.
Of course there may be those who see a threat in the happiness of others: a threat to their power to impose his bad mood, and through that influence relatives, friends and acquaintances. In other words, leaders are rooted in the quality of being unpopular leaders from negative ego.
The happy parents have much more power in educating children. Who is happy means that values happiness. Parents happy with what they value in their children may promote happiness: love, presence, empathy, love. Therefore did not need to compensate for their deficiencies, spoil, to give in to blackmail. In addition, parents of children seen in models of how they themselves can become in the future following their example. If the parents are sad and moody, the children will not want to follow. If they try to teach them anything, fail to leadership. The children will oppose: I do not want to be like you!
The internal parts of less developed, the sub-personalities, they behave like children: they have no intention to follow the directives of a self-governing miserable! Refuse his leadership. Will oppose and will continue to do their own heads. But as tiny as a mental age, their contribution is hardly noticeable, if not downright harmful or destructive. All things that will power the misery of poor self-government, less and less capable of governing and increasingly willing to complain and suffer.
In our philosophy, happiness has often been confused with pleasure, without looking at the effects that different kinds of pleasure traveling with you.
Some pleasures are actually full of poison, and obscure the possibility of being happy.
If a wound feels itchy, scratching offers a momentary pleasure. But if I continue to scratch, what will happen? If I’m feeling down, I seek relief in alcohol or food. But in the long run, this choice takes me?
In the Buddhist view, happiness is the joy of being, without cause, without condition. Sukha, ananda, are not dependent on performance, appearance, success, health, although they may be affected.
From our point of view, the bad mood is one form, one of the most subtle, of racketeering, mob psychology that is, through which a person steals the energy to another, without becoming happy.
In other words, is an equivalent aggressive, passive-aggressive form: evil is hiding his destructive nature. Since it is a very widespread, it is easy for the practitioner to avoid feedback and discussion. In this way it can continue on this road for years, without having the slightest awareness, and spreading around him many seeds of unhappiness.
The ego, which feeds on misery in this form is a simple and effective way to increase his power over the person, the couple, the family, where the group can exercise it.
The people around, especially those prone to suffer from feelings of guilt, those who believe that the happiness of others depends on their behavior, so they fall into a trap very risky: to escape the weight of the bad mood of a companion or a friend, begin to investigate their unmet needs, obtaining a sequence in response to complaints: I miss that, I need that, there is this terrible thing that I can not delete etc.. They will then feel obliged to ease the pain of the other, beginning to act on his behalf or making promises that often require a commitment far more than expected, given the passivity of the sufferer.
Every promise becomes debt. And so the relationship with the other whining or bad mood becomes a kind of work that becomes increasingly heavy. From fraternal relationship, help, becomes a parasitic relationship, where one of the two continues to make, and the other to receive and disperse in the wind. Before there was an unhappy person, now there are two. The ego can both celebrate.
Helping each other is never to do things in his place, his take on the load, its commitments and take responsibility. This only weakens the other, making it ever more dominated and fueling his anger and resentment. That is precisely those pollutants that prevent him from seeing reality as it is, in its infinite possibilities.
The aid is that only if accompanied by all the quality of being. Love in the first place. And to love a person means promote its evolution, its psychological and spiritual growth. To encourage that development of its resources and an inner government inspired by the messages of the soul, rather than by the propaganda of the Ego. Here is the difference between pity and compassion. Piety sees in her only problems. Compassion, in addition to the problems, he sees his strengths and resources. He sees only the symptoms of problems in the distorted way of looking at the world. Piety means that we replace the other: you are a poor man, I am superior in terms of your very best. Compassion sees the suffering of a reflection of your pain: I, at a deep level, I’m like you, a twig floating in the great river of life. I have my limits, as you have yours. But I know there’s something bigger that can help us both: the growth of awareness and openness of heart.
When the heart is closed, the eyes do not really see the reality, but invented out of whole cloth. Map that guides our lives are so profoundly false and distorted. It ‘a map paranoid who sees obstacles and enemies everywhere.
Helping a person is basically this: to promote the opening of his heart through the opening in your presence and awareness.
The first step in this direction is to get rid of guilt, inadequacy, unworthiness. All neurotic radical-dependent practice of judging, of criticism, of doverizzazioni through which culture is oppressive and ego weakens its members, making them slaves of false perceptions and induced needs certainly incapable of a revolution which goes to the heart of the problems : unmasking the impersonal nature of the ego and power and perverse domination.
Mauro Scardovelli
Taken from http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

L’amore – Love – Jiddu Krishnamurti


L’amore

L’amore è una cosa strana, e quanto facilmente ne smarriamo la calda fiamma!
La fiamma è spenta, e resta il fumo, che riempie i nostri cuori e le nostre menti,
e i giorni trascorrono nelle lacrime e nell’amarezza.
La canzone è dimenticata, e le parole hanno perso il loro significato;
il profumo è svanito, e le nostre mani sono vuote.
Non sappiamo mai come mantenere la fiamma sgombra dal fumo, e il fumo soffoca
sempre la fiamma; ma l’amore non è della mente, non è nella rete dei pensieri,
non può essere cercato, coltivato, nutrito;
è lì quando la mente è silenziosa e il cuore è vuoto dalle creazioni della mente.

Jiddu Krishnamurti

Love

Love is a strange thing, and how easily they get lost the hot flame!
The flame is extinguished, and remains the smoke that fills our hearts and our minds,
and days spent in tears and bitterness.
The song is forgotten, and words have lost their meaning;
the smell is gone, and our hands are empty.
We never know how to keep the flames from the smoke clears, and the smoke suffocates
Always the flame, but love is not of the mind, not in the network of thoughts,
can not be sought, cultivated, nurtured;
is there when the mind is silent and my heart is empty from the creations of the mind.

Jiddu Krishnamurti

Misterioso universo – Mysterious universe


Misterioso universo

Argentei riflessi
tra piccole onde
che cullano i pensieri
moti dell’anima
che al mattino
son nascosti da nebbie

Ti vengo a cercare
e m’ascolti
oltre il silenzio
bevendo gli attimi
che m’attraversano

Vita parallela
d’ attese e sogni
nel tempo che s’abbatte
per la lezione della vita
che è dono

Tutto di me conosci
del mio percorso
e come padre
mi consoli
insieme ai salici

In te mi specchio
liquido occhio
che tutto leggi
e m’abbracci

Fiume placido
che a volte
in un moto di vita
percorre il confine
e poi tracima

Con te i primi inganni
e le lacrime che rigavano
l’anima inqueta
e tu m’accoglievi
portando pace
al mio vivere le paure

Te ritraggo
in immagini vive
per essere di te figlio
che impara
il respiro di vita
oltre le stagioni

Tu amico
che la notte
accogli la luna
e ti fai accarezzare
dal generoso vento

Fonte di vita
per tutte le tue creature
che benevolo sorvegli
abbeverando radici
e dissetando stormi

Mi dicono in attesa
come te fratello
che nella mia anima vivo
e son guardiano
che raccoglie con te
speranze e sogni

Il sole gira ancora
e la mia anima accarezza
oltre il timore
di cadere da sottile lama

E tutto ora comprendo
del senso delle cose
e di questo respiro immoto
d’ un misterioso universo

14.04.2005 Poetyca

Mysterious universe

silvery reflections
of small waves
that cradle your thoughts
motions of the soul
in the morning
are hidden by fog

I’ll come and look
and hear me
than silence
drinking the moments
that m’attraversano

parallel lives
‘s hopes and dreams
in time s’abbatte
Lesson for life
which is a gift

Know everything about me
of my path
and as a father
comfort me
together with willows

My reflection in you
liquid eye
that all laws
and hug me

leisurely
that sometimes
in a movement of life
crosses the border
and then overflows

With you the first deception
and the tears streaming down
soul inqueta
welcomes me and you
bringing peace
I live in fear

you flinch
lives in pictures
for you son
who learns
the breath of life
over the seasons

you friend
the night
you welcome the moon
and I do pat
by the generous wind

Source of life
for all your creatures
monitor that kind
providing water in roots
flocks and drink

They tell me on hold
brother like you
I live in my soul
and I am the guardian
gathering with you
hopes and dreams

The sun still revolves
and caresses my soul
beyond fear
falling from thin blade

And I understand everything now
the meaning of things
and this breath motionless
d ‘a mysterious universe

14.04.2005 Poetyca

Intelletto e Fede – Intellect and Faith – Osho


Intelletto e Fede

La prima cosa da comprendere sull’intelletto è che la sua esistenza si fonda sulla negazione. La funzione primaria dell’intelletto è negare, dire di no. L’enfasi posta dalle Upanishad sulla non negazione, fondamentalmente ha lo scopo di liberarti dei tuoi sforzi intellettuali.
L’intelletto dice sempre di no. Per cui più si diventa intellettuali, più si diventa incapaci di dire di sì. Dire di sì implica fede, il no sottintende il dubbio, e l’intelletto dipende dal dubbio. Se dubiti, l’intelletto ha una funzione. Se non dubiti, non rimane possibilità di funzionamento intellettuale.
L’intelletto è negazione. Per cui, quando le Upanishad dicono: “Non negare nulla”, ciò vuol dire che all’intelletto non rimane nessuna funzione.Pensa alla tua mente: inizia a funzionare ogni volta che dici di no; quando dici di sì, il sì diventa un termine, il viaggio si è concluso.
Quest’epoca è una delle più intellettuali, e questo milieu intellettuale è creato dal continuo duubitare su tutto. Più un intelletto è grande, più sarà scettico: se dite di no potrà funzionare in modo estremamente acuto. Se dite sì, l’intelletto viene annientato. Per questo le religioni pongono l’accento sulla fede – perchè nella fede l’intelletto non può muoversi. Non nha più alcun appoggio. Non vi è ulteriore spostamento: il sì è la fine. Se riuscite a dire di sì all’intera esistenza, il pensiero si arresterà. Il pensiero ha in sè la qualità della negazione. Il Maestro dice: “Non negare”. E nella assenza di negazione l’intelletto si dissolve. E tu mi chiedi cosa fare con l’intelletto. Non ci sarà più! Non dovrai fare nulla, non lo devi negare. E non puoi negare l’intelletto, perchè la negazione è propria dell’intelletto. Se neghi l’intelletto, la negazione stessa darà più spazio alla tua mente intellettuale. Diventerai una vittima: se neghi l’intelletto sarai vittima di uno sforzo intellettuale più profondo. e’ impossibile negarlo. Come potresti? La negazione introduce il pensiero. Puoi trovare dei motivi per non negarlo, ma saranno tutti dei richiami intellettuali. Puoi ragionare sul perchè negarlo, ma saranno tutte argomentazioni intellettuali.
La fede non ha argomenti nè a favore nè contro. La sentiE di fatto chiamo irreligiosi coloro che hanno prodotto prove per l’esistenza di Dio, perchè i ragionamenti non hanno nulla a che vedere con la religione. In tutto il mondo, in particolare in Occidente, molti filosofi hanno cercato di provare l’esistenza di Dio. Io li chiamo irreligiosi, perchè se riesci a provare la Sua esistenza, l’intelletto diventa superiore all’esistenza stessa di Dio. Viene provata tramite l’intelletto, e qualsiasi cosa venga dimostrata attraverso l’intelletto, da questo può venire confutata. Per cui coloro che cercano di dare dimostrazioni, di fatto sfidano altri a confutare.
Gli atei esistono perchè vi sono teisti che amano la polemica. Quando dici: “Per questo motivo Dio esiste”, sfidi qualcun altro, sfidi l’intelletto di qualcuno a dire: “Questo ragionamento è falso”. E si possono portare prove a favore e contro ad infinitum… non si arriva mai ad alcuna conclusione. Persone veramente religiose non hanno mai discusso su Dio, hanno vissuto. Hanno vissuto come si dovrebbe vivere se Dio esistesse. Non puoi vedere Dio, ma puoi vedere una persona divina. Puoi vedere una persona che vive Dio. Quella è l’unica prova, ma non è una prova utile per l’intelletto. Quella prova non è affatto intellettuale. Quella prova è assolutamente aldilà dell’intelletto: raggiunge direttamente il tuo cuore. La senti.
Quando vedi un Ramakrishna o un Rama, quando incontri una persona come Gesù, non è l’intelletto che trae come conclusione e conferma che quest’uomo è divino. Innanzitutto lo senti. Il tuo cuore inizia a vibrare in una dimensione nuova, senti una nuova fragranza dell’essere. Ma si tratta di una sensazione: non la si può dimostrare.
L’intelletto può dimostrare o confutare, ma non ti potrà mai dare la fede. Anche quando dimostra, si limita a dimostrare se stesso. Nient’altro può essere comprovato. Se riesci a dimostrare l’esistenza di Dio, non hai affatto provato la Sua esistenza. Hai semplicemente dimostrato di essere un intellettuale, nient’altro. Hai dimostrato di avere un intelletto molto acuto, hai confermato il tuo ego. Nient’altro. E l’intelletto è il nutrimento più sottile dell’ego. Hai l’impressione di conoscere, di poter dimostrare, di poter confutare. Hai la sensazione di essere tu stesso il centro. Perfino Dio dipende da te: se TU lo dimostri, Lui esiste; se tu lo neghi, Lui non esiste più. Dio è di secondaria importanza. Ricorda: per l’intelletto tutto è secondario rispetto alla sua funzione primaria. Tutto il resto è una conseguenza: l’intelletto viene prima di ogni cosa.
La fede dice di buttar via questa supremazia dell’intelletto. Solo allora l’essere totale può affermare se stesso. E allora l’essere diventa primario e l’intelletto diventa secondario. In questo caso l’esistenza diventa l’elemento più importante e l’intelletto solo una parte. L’intelletto è dittatoriale. La fede è democratica, perchè la fede dà espressione al tuo essere totale. L’intelletto è solo una parte che cerca di essere assoluta.
Quando le Upanishad dicono di non negare… l’intelletto scompare. Se non neghi, non avrai affatto l’intelletto. Occorre il no, quello è il punto di partenza. Senza il no l’intelletto non può affermarsi.
Dite sì all’intera esistenza.

Osho


Intellect and Faith

The first thing to understand is that the intellect is based on the denial of its existence. The primary function of the intellect is to deny, say no. The emphasis on non-denial from the Upanishads, basically aims to get rid of your intellectual efforts.
The mind always says no. So it becomes more intellectual, more we are unable to say yes. Saying yes implies faith, implies no doubt, and the intellect depends on doubt. If you doubt, the intellect has a function. If you do not doubt, there remains the possibility of intellectual functioning.
The intellect is denial. So when the Upanishads say: “Do not deny anything,” this means that the intellect does not stay any funzione.Pensa your mind starts to run every time you say no, when you say yes, yes becomes a term, the journey has ended.
This era is one of the most intellectual, and this intellectual milieu created by the continuous duubitare on everything. More intellect, the greater will be skeptical if you say you can not operate in an extremely acute. If you say yes, the mind is annihilated. Why religions emphasize on faith – faith in the intellect because it can not move. Nha no longer any support. There is no further shift: yes it is the end. If you can say yes whole life, thinking stops. The thought has in it the quality of the denial. The Master says: “Do not deny.” And in the absence of denial of the intellect dissolves. And you ask me what to do with the intellect. No more! You do not need to do anything, you must not deny. And you can not deny the intellect, because denial is his intellect. If you deny the intellect, the very negation will give more space to your intellectual mind. Become a victim: If you deny the intellect victim of a deeper intellectual effort. and ‘impossible to deny. How could you? The negation introduces the thought. You can find reasons not to deny it, but the calls will all be intellectuals. You can argue about why deny it, but they will all intellectual arguments.
Faith has no arguments either for or against. I heard her name is actually irreligious people who have given evidence for the existence of God, because the arguments have nothing to do with religion. Throughout the world, particularly in the West, many philosophers have tried to prove the existence of God: I call them irreligious, because if you can prove His existence, the intellect becomes more the very existence of God is proven through the intellect, and whatever is being demonstrated through the intellect, this can be refuted. So those who seek to give demonstrations, in fact, challenge others to disprove.
Atheists exist because there are theists who love controversy. When you say: “Therefore God exists”, you challenge someone, challenge the intellect of someone to say: “This reasoning is false.” And you can bring evidence for and against ad infinitum … you can never turn to any conclusion. People have never really discussed religion about God, they lived. They lived as if God should live there. You can not see God, but you can see a divine person. You can see a person living God That’s the only test, but is not a useful test for the intellect. That trial is not intellectual. That trial is absolutely beyond the intellect: it reaches directly to your heart. The feel.
When you see a Rama or Ramakrishna, when you meet a person like Jesus, not the intellect that draws as a conclusion and confirms that this man is divine. First you hear it. Your heart begins to vibrate in a new dimension, a new fragrance being heard. But it is a sensation you can not prove.
The intellect can prove or disprove, but you can never take the faith. Even when shown, only to prove himself. Nothing can be proven. If you can prove the existence of God, you have no proof of your existence. You simply proved to be an intellectual, nothing else. You have shown to have a very keen intellect, you have confirmed your ego. Nothing more. It is the nourishment of the intellect more subtle ego. You feel like you know, to be able to demonstrate, to be able to refute. You feel yourself to be the center. Even God is up to you: if you show it, He exists, and if you deny it, he no longer exists. God is of secondary importance. Remember: the intellect, everything is secondary to its primary function. Everything else is a consequence: the intellect comes before everything.
Faith says to throw away this supremacy of the intellect. Only then can claim the total being himself. So being becomes primary and the intellect becomes secondary. In this case the existence becomes the most important and only part of the intellect. The intellect is dictatorial. Faith is democratic, because faith gives expression to your total being. The intellect is only part of trying to be absolute.
When the Upanishads say they can not deny … intellect disappears. If you do not deny, you will not have all the intellect. It should be no, that’s the point of departure. Without the no intellect can not prevail.
Say yes to the whole existence.

Osho

Il Duello del Maestro di Cerimonia del Tè – The Duel of the Master of Tea Ceremony – Suzuki Daisetz T


Il Duello del Maestro di Cerimonia del Tè

Un giorno, a Edo, un pacifico maestro del tè (che non aveva il rango di samurai, sebbene il protocollo gli imponesse di vestirsi come tale) fece un incontro che aveva sempre temuto da quando aveva lasciato il castello: si imbatte in un ronin(un samurai senza padrone) che lo sfidò a duello: Il maestro del tè spiegò chi era, ma il ronin, nella speranza di estorcere danaro alla sua vittima, continuò a minacciarlo. Pagare per venire lasciato in pace sarebbe stata un’azione disonorevole per il maestro del tè, per il suo signore e per il suo clan. L’unica alternativa era accettare la sfida. Ormai rassegnato alla morte, il maestro del tè aveva l’unico desiderio di morire in un modo degno di un samurai. Perciò chiese all’avversario il permesso di rinviare lo scontro e si precipitò in una scuola di scherma che aveva visto nelle vicinanze, sperando di ricevere almeno le informazioni fondamentali, cioè di imparare a morire onorevolmente di spada. Senza lettere di presentazione di solito era difficile farsi ricevere dal maestro di una scuola, ma in questo caso, i portinai si accorsero del turbamento del maestro del tè, e rimasero colpiti dall’enfasi con cui chiedeva di entrare. Egli venne finalmente condotto dal maestro che, dopo aver ascoltato attentamente la storia, pregò il visitatore di servire un po’ di tè prima di imparare l’arte di morire. Il maestro di scherma, vedendolo compiere la cerimonia del tè con totale concentrazione e serenità mentale, a un certo punto si batté la mano sul ginocchio, in segno di cordiale approvazione ed esclamò: “Ecco! Non c’è bisogno che tu impari l’arte della morte! Lo stato d’animo in cui ora ti trovi è sufficiente per permetterti di affrontare qualunque spadaccino. Quando vedrai il tuo ronin, comportati così: prima pensa che ti accingi a servire il tè ad un ospite. Salutalo cortesemente, scusandoti per il ritardo, e digli che ora sei pronto per lo scontro. Togliti il haori, la sopravveste, piegalo con cura, e poi posa su di esso il ventaglio, come quando stai lavorando. Poi cingiti la testa con il tenugui, la fascia, rimboccati le maniche e legale con una corda, e raccogli la tua hakama. Sguaina la spada, levala sopra la testa, pronto ad abbattere l’avversario e , chiudendo gli occhi, raccogli i tuoi pensieri per il combattimento. Quando lo udrai lanciare un urlo, colpiscilo con la tua spada. Probabilmente l’incontro si concluderà con la morte di entrambi”. Ringraziando profusamente lo schermitore, il maestro del tè ritornò dal ronin, si preparò ed attese. Il ronin vide “una persona completamente diversa” e “chiese perdono al maestro del tè per la sua scortese richiesta, affrettandosi ad andarsene”

Suzuki Daisetz T. “Zen and Japanese Culture” NewYork: Pantheon Book,1960

The Duel of the Master of Tea Ceremony

One day, in Edo, a peaceful tea master (who had the rank of samurai, the protocol to impose a dress like that) had a meeting that he had always feared since she left the castle, he runs into a ronin ( a masterless samurai) who challenged him to a duel: The tea master explained who he was, but the ronin, in the hope of extorting money to his victim, continued to threaten him. Paying for being left alone would have been dishonorable action for the tea master, for his master and his clan. The only alternative was to accept the challenge. Resigned to death, the tea master was the only wish of dying in a manner worthy of a samurai. So the opponent asked for permission to postpone the fight and ran a school of fencing that had seen nearby, hoping to receive at least basic information, that is to learn to die honorably by the sword. No letters of introduction was usually difficult to be received by the master of a school, but in this case, the caretakers noticed the disturbance of the tea master, and were struck with dall’enfasi asking to enter. He was finally taken by the master who, after listening carefully to the story, the visitor asked him to serve a little ‘tea before learning the art of dying. The fencing master, seeing him do the tea ceremony with full concentration and peace of mind, at one point slapped his hand on her knee as a sign of cordial approval and exclaimed: “Behold! There is no need for you to learn the art of death! The mood you are in now is sufficient to allow it to tackle any swordsman. When you see your ronin, behaved like this: first think that you prepare to serve tea to a visitor. Greet kindly, apologizing for the delay, and tell him that you are now ready for battle. Take off the haori, the surcoat, fold it carefully, and then lay the fan on it, like when you’re working. Then gird up my head with tenugui, the band, roll up your sleeves and legal with a rope, and pick up your hakama. Draws his sword, Leval overhead, ready to shoot down the opponent, and closing his eyes, collect your thoughts for combat. When you hear a scream run, hit him with your sword. Probably the meeting will end with the death of both. ” Thanking him profusely fencer, returned from the tea master ronin, he prepared himself and waited. The ronin saw “a completely different person” and “begged forgiveness from the tea master for his rude request, hurrying to leave,”

T. Suzuki Daisetz “Zen and Japanese Culture”, New York: Pantheon Books, 1960

Tutto è – All is


Tutto è

Tutto è ciclo
percorso a volte incerto
e rincorsa a piedi nudi
sul cuore in festa
per accogliere
nell’enfasi vivace
nuove stille di forza

Tutto è qui
nell’attimo in tripudio
che annuncia Primavera
per abbracciare nel silenzio
il trionfo del cuore
tutte le volte che un dubbio
ci ha fatto scivolare

Tutto è presenza
quadro infinito
dove gocce di brina
in un abbraccio di gioia
senza fare rumore
su questi colori
stemperano la vita

24.05,2011 Poetyca

All is

All is cycle
path often uncertain
and run up barefoot
in celebration on the heart
to accommodate
in emphasis lively
new floods of force

All is here
at the instant blaze
that announces Spring
to embrace in the silence
the triumph of the heart
every time that a doubt
did slipped us

All is presence
framework infinite
where drops of dew
in an embrace of joy
without a sound
on these colors
softened the life

24.05,2011 Poetyca

Riflessi di Luce – Reflex of Light


cuoreviaggio1.jpg

Riflessi di Luce

Ombre spezzate
spogliate dinnanzi
all’oscuro timore
Luminoso messaggio
ad abbracciare
enfasi viva
Si apre la gabbia
rinasce Speranza:
tu respira Amore

16.04.2014 Poetyca

Reflex of Light

broken shadows
stripped before
fear of the dark
bright message
to embrace
emphasis alive
He opens the cage
Hope is reborn:
you breathe Love

04/16/2014 Poetyca

Apprendere dal gioco – Learn from the game


«Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.»

Pablo Neruda
Maria Montessori
Maria Montessori fu un’instancabile educatrice, un vero genio al servizio dei bambini, capace di mettere a punto un modello scientifico rivoluzionario, per aiutare i bambini disagiati, i bambini più svantaggiati sotto l’aspetto della socializzazione, i quali, pur non avendo necessariamente problemi di natura mentale o particolari handicap, hanno vissuto in zone o quartieri difficili, con genitori senza lavoro, in condizioni miserevoli, senza alcuna regola e abbandonati a se stessi e alla strada.
Il bambino possiede una specifica capacità di assimilazione delle esperienze che l’adulto ha completamente smarrito, una straordinaria capacità inconscia di apprendere che la Montessori chiamò “mente assorbente”, senza la quale non sarebbe possibile spiegarsi la grande capacità dell’uomo di adattarsi l’ambiente. Questa espressione designa la caratteristica dominante dell’apprendimento infantile da 0 a 3 anni: in tale periodo la mente del bambino assorbe gli stimoli ambientali e li rielabora in una dimensione precoscia, producendo
l’apprendimento di capacità fondamentali come quella linguistica, che si manifesta, quasi improvvisa e miracolosa. Il velocissimo sviluppo del bambino è reso possibile dall’esistenza di periodi sensitivi, cioè momenti speciali durante i quali il bambino è in grado di apprendere
con straordinaria facilità, senza apparente sforzo e senza intenzionalità. Tuttavia questo non significa che l’apprendimento sia processo semplicemente spontaneo, di fronte al quale l’adulto
non deve fare nulla: egli invece può e deve facilitarlo, creando le migliori condizioni perché le potenzialità straordinarie dei bambini vengano messe a frutto. Questi periodi sensitivi, infatti,
vanno sfruttati come finestre temporali nelle quali gli apprendimenti debbono essere facilitati con adeguati stimoli sensoriali
Naturalmente, l’ambiente e le condizioni in cui vivevano questi bambini, facevano di loro dei giovani con un futuro difficile e problematico. Per questa ragione, Maria Montessori si dedicò a questo tipo di bambini, applicando metodi innovativi dal punto di vista ludico, didattico, e assolutamente diversi rispetto quelli tradizionali.
Maria Montessori nacque a Chiaravalle (Ancona) nel 1870. A dodici anni seguì i genitori a Roma, dove studiò e si laureò in medicina nel 1896. Fu la prima donna in Italia a esercitare la professione medica, specializzandosi nello studio dei disordini mentali. Cominciò la sua esperienza lavorativa presso una clinica psichiatrica di Roma, esperienza davvero significativa, e che la portò alla realizzazione della sua teoria pedagogica sull’educazione dei soggetti anormali, i quali non hanno solo bisogno di cure e di assistenza, ma anche di un’educazione che modifichi la loro personalità.
Il 6 gennaio 1907, nel quartiere San Lorenzo, uno dei quartieri più poveri e degradati di Roma, la Montessori aprì il suo asilo, la “Casa de bambini”, nel quale dovette affrontare problemi pedagogici e didattici estremamente complessi, che richiesero un risanamento civile, sociale ed educativo.
Il metodo educativo fu molto innovativo: il bambino era visto come un individuo laborioso, impegnato attivamente nei suoi lavori; il gioco non doveva essere visto solo come divertimento, ma come impegno, come coinvolgimento nelle sue attività. Non si sarebbe trattato di metodo duro, impositivo, coercitivo, ma di un metodo che tenesse conto del rispetto dei bisogni e degli interessi del bambino, lasciando che, divertendosi, si impegnasse spontaneamente, facendo di ogni cosa una nuova scoperta su cui concentrarsi ed esercitarsi. In tutto questo, seppe anticipare i tempi.
Il metodo educativo utilizzato nella scuola aperta dalla Montessori, intendeva rinnovare il modo di intendere la scuola. I mobili, i tavolini, i seggiolini, le maniglie, gli interruttori: tutto doveva essere a dimensione dell’altezza dei bambini, avendo il compito primario di facilitare l’osservazione e la comprensione dei bisogni dei piccoli. Persino semplici operazioni quotidiane come il pelare le patate, abbottonarsi i vestiti, allacciarsi le scarpe, attaccare un bottone o apparecchiare la tavola, erano considerate materie di apprendimento.
Anche alla lettura veniva data molta importanza, aiutando i bambini a familiarizzare con le lettere dell’alfabeto, costruite con il cartone o in legno, in modo che, unendole tra loro, potessero formare semplici parole. Strumenti di legno colorati, in modo da essere maneggiati dai bambini, erano messi a loro disposizione per imparare a fare i conti e conoscere le varie forme geometriche. Poi avevano un continuo contatto con la natura: facevano il vino in classe dopo aver pigiato l’uva, catalogavano le foglie, uscivano in giardino, così che imparare sembrava sempre un gioco. Con questo metodo veniva insegnato il senso del dovere, la responsabilizzazione, perché le maestre insistevano sulla pulizia, l’ordine, il rispetto dei compagni. Era il materiale stesso che insegnava, e da nessuna parte si vedevano voti, premi o castighi. Il bambino non veniva corretto a parole, ma gli veniva concesso il tempo e l’occasione di verificare da solo se sbagliava.
Il fine dell’educazione per la Montessori è la difesa del la dignità e del la l ibertà
del l ‘ infanzia, contro le pretese degli adulti di imporre ai bambini i propri interessi, le
proprie esperienze e i propri punti di vista. E sbagliato, sia dal punto di vista psicologico, sia
dal punto di vista pedagogico, imporre ai bambini atteggiamenti ed abiti mentali che non
siano adatti alla loro natura, perché, così facendo, si finisce con l’ostacolare il libero
sviluppo delle loro capacità. La dignità dell’uomo consiste, infatti, nell’autonomia, cioè nella
capacità di essere indipendenti. Una reale azione educativa, dunque, è quella che aiuta il
bambino a raggiungere la piena indipendenza. Una madre, che, per fretta o comodità o
qualunque altro motivo, imbocca suo figlio, invece di insegnargli a mangiare da solo, o che
lo veste, non è una buona educatrice, perché i l figl io non va servito, ma aiutato a
crescere e a diventare indipendente. Ciò che ogni bambino chiede veramente agl i
adulti è anche i l motto del le case dei bambini: “aiutami a fare da me”. Bisogna, in
altre parole, evitare nel modo più assoluto di ostacolare le manifestazioni spontanee dei
bambini, in modo che il bambino non finisca con il “confondere il bene con l’immobilità e il
male con l’attività”. Nelle “Case dei bambini” bisogna consentire qualunque manifestazione
spontanea della personalità dei bambini, qualunque “azione utile che abbia uno scopo”. La
Montessori ha sempre raccomandato al le sue maestre di “evitare rigorosamente
l’arresto di movimenti spontanei e l’imposizione di atti per opera di altrui volontà”, in
quanto “non possiamo sapere le conseguenze di un atto spontaneo quando il bambino
comincia appena ad agire”. Tutte le manifestazioni spontanee del bambino che non
sono indecorose o dannose per la comunità, vanno rispettate “con religiosa venerazione”,
perché attraverso esse si manifesta la vita “come il sole si manifesta all’alba e il fiore al
primo spuntare dei petali”. Perché la finalità dell’acquisizione dell’autonomia venga
realizzata è di fondamentale importanza l ‘ambiente nel quale si svolge l’azione educativa,
anche dal punto di vista dell’organizzazione dello spazio architettonico. L’ambiente educativo
tradizionale non è affatto a misura di bambino, ma è funzionale all’adulto e non consente
una libera e spontanea manifestazione del bambino. Esso è stato concepito e realizzato nella
errata convinzione che un’efficace azione educativa possa avvenire solamente
nell’immobilità assoluta e nel silenzio più completo. L’azione educativa tradizionale rende i
bambini “artificialmente silenziosi come dei muti e immobili come dei paralitici”. Ma “individui
siffatti sono annientati, non educati”. Una vera educazione deve rendere gli individui
padroni di sé, deve dare loro la capacità di muoversi con garbo e di parlare con ordine e
precisione, avendo come unico limite le esigenze della comunità. L’ambiente educativo deve
essere dunque strutturato in modo tale da permettere ai bambini di muoversi liberamente
eliminando il più possibile barriere architettoniche e costrizioni di ogni tipo: tutto, in
sintesi, deve essere a misura di bambino. I tavoli, gli armadi, le sedie, gli scaffali, le
lavagne, devono essere leggeri, di piccole dimensioni, facilmente trasportabili e utilizzabili.
Nella scuola tradizionale l’ambiente educativo deve essere necessariamente deprimente per non
distrarre i fanciulli e far accettare loro “tutto ciò che il maestro decide autoritariamente di
insegnare”. Nella scuola su misura del bambino, invece, l’ambiente deve essere attraente e
piacevole, anche dal punto di vista estetico, perché la bellezza “rende gratificante il lavoro
scolastico e concilia l’alunno con la scuola. L’ambiente “bello” svolge una funzione educativa
non solo di tipo estetico, ma anche in senso più generale. I colori chiari e lucenti , per
esempio, fanno risaltare maggiormente eventuali macchie, i mobili e le suppellettili leggeri
evidenziano i movimenti bruschi e scoordinati dei bambini, facilitando il suo spontaneo
bisogno di imparare a controllare i suoi schemi motori .
La pedagogia montessoriana si inscrive in una peculiare visione dell’infanzia. Esiste una vera
e propria questione sociale legata all’infanzia. La storia, nel suo sviluppo, ha portato al
superamento di diverse forme di oppressione: quella degli schiavi, dei servi della gleba, dei
proletari. Solo i bambini sono rimasti interamente sottomessi all’oppressione degli adulti, ad
una tirannia legata alla loro ottusità ed incapacità di cogliere il vero bisogno dell’infanzia, che
non deve essere soffocata da una troppo rigida disciplina né servita, ma aiutata a
conquistare l’autonomia. Questa visione del bambino da liberare negli ultimi anni si evolve in
una visione che vede nel bambino stesso un modello che può insegnare agli adulti i valori
positivi della pace e della tolleranza. In alcune opere della maturità, quali ad esempio “La
pace e l’educazione” del 1933, oppure “Educazione e pace” del 1949 e “La formazione
del l ‘uomo” del 1949, la Montessori espresse una “filosofia del bambino” che ne
presenta la figura con tinte decisamente positive. Nel rispetto dei bambini e del loro
autonomo mondo interiore, Montessori intravede una possibile fonte di riscatto per l’adulto
e l’umanità intera. In un mondo, sconvolto periodicamente da pericoli di guerra, segnato
da tante sofferenze e ingiustizie, i bambini con il loro candore e la loro semplicità,
diventano indispensabili per far trionfare nell’animo degli adulti gli ideali della pace,
del l ‘amicizia e del la tol leranza. Qualche critico ha parlato di una sorta di
esaltazione poco oggettiva del bambino, cioè di “bambinismo”; è comunque certo
che la forte enfasi posta sul la necessità di osservare veramente i bambini e di
cogl iere i loro autentici bisogni, al di là di stereotipi e fraintendimenti, ha un
indubbio valore.
L’esaltazione del la spontaneità del bambino, definito come “embrione spirituale”,
potrebbe far accostare le riflessioni montessoriane a quelle froebeliane, con la
differenza che secondo la Montessori i l bambino, messo nelle condizioni ideal i per
manifestare spontaneamente i suoi bisogni chiede di essere aiutato ad imparare,
per crescere ed a fare da sé, mentre per Froebel la dimensione spontanea del
bambino è quel la del gioco. La scarsa attenzione dedicata dal la Montessori al gioco
è considerata da molti una del le carenze del suo metodo.
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L’infanzia come gioco: Fröbel

È dall’inizio dell’Ottocento che, grazie alle nuove scoperte in campo medico-scientifico che portarono a una netta diminuzione della mortalità infantile, che il bambino acquista una sua posizione all’interno della famiglia fin dalla nascita, anche se l’attenzione pedagogica alla prima infanzia inizia con Rousseau e Pestalozzi.
Ma è merito di Friedrich Fröbel (1782-1852) se tali intuizioni pedagogiche giunsero a tradursi in istituzioni scolastiche. Fröbel ebbe, infatti, l’occasione di sperimentare in pratica la validità del suo progetto formativo, dapprima lavorando a Keilhau con cinque bambini, e poi con la fondazione del primo “giardino generale tedesco dell’infanzia” a Blankenburg. L’istituzione sarà però chiusa dal governo prussiano nel 1850 sotto il sospetto di ateismo e socialismo.
Rispetto allo sperimentalismo di Pestalozzi, le posizioni di Fröbel prendono il via da riflessioni più filosofiche. Egli iniziò la sua riflessione dall’idea che il rapporto con la natura non dovesse essere mediato da logiche socio-economiche, ma piuttosto estetiche o, meglio, mistico-sentimentali. Egli cerca dunque di arrivare a scoprire le leggi che regolano la natura, l’organizzazione della sua struttura interna, per arrivare su queste basi a ricondurre la variabilità del tutto a un principio generale di unità. Questo sarà il concetto guida della sua filosofia come della sua pedagogia: se tutto proviene dall’unità e a essa tende, lo scopo naturale di tutte le attività – e quindi soprattutto di quella formativa – è aspirare al raggiungimento di tale unità.
Sarà poi l’incontro con Schelling a permettere e favorire un’organizzazione definitiva del suo pensiero sulla base della sostanziale unità tra Natura e Spirito, base teorica e giustificazione della sua ricerca nella natura delle leggi che sovrintendono ai processi di formazione, educazione ed evoluzione dell’uomo.
Dal punto di vista pedagogico Fröbel si allinea perfettamente con le idee romantiche dell’epoca e vede lo sviluppo come un processo lineare e continuo, in quanto esso è dato da una progressiva realizzare quell’energia divina che è insita in ciascun uomo.
• L’infanzia e il gioco
L’infanzia corrisponde per Fröbel alla prima fase educativa del bambino (prima educazione) e inizia subito dopo i primi mesi di vita, quando il bambino inizia a “rappresentare spontaneamente l’interno nell’esterno”. La funzione psicologica che rappresenta l’inizio di questa fase è il linguaggio, che permette al bambino di tradurre, grazie all’impulso creativo che è in lui, in rappresentazioni e quindi in azioni la complessità del sentire che è in lui.
Ogni atto umano per Fröbel è creativo ed è quindi espressione diretta del divino che è in ogni uomo. L’espressione dei processi rappresentativi e le corrispondenti azioni che ne deriveranno che iniziano a comparire nei bambini dovranno dunque essere liberi, in quanto ogni espressione, causa la sua origine divina, è in sé buona e giusta. Questa posizione teorica non arriva però a riflettersi in un suggerimento educativo che vede il precettore non coinvolto in questa fase dell’educazione. Al contrario egli dovrà intervenire e guidare, seppur discretamente, il bambino verso la precisione e la chiarezza.
La spontaneità del bambino va comunque salvaguardata a ogni costo, ed è in questo contesto che Fröbel introduce l’importante concetto del gioco come strumento educativo. L’autore, infatti, vede il gioco come attività fondamentale del bambino, e quindi come strumento principe per favorire l’espressione e la rappresentazione del suo interno in maniera creativa, naturalmente con il supporto del linguaggio. Il gioco è visto come momento in cui nel bambino si sperimenta il concetto di unità tanto caro a Fröbel in quanto permette in un certo senso al bambino di penetrare nelle cose, facendole sue, e alle cose di penetrare in lui, prestandogli i loro attribuiti nel gioco di finzione.
Il gioco è importante anche perché conduce il bambino alla scoperta del disegno, facilita l’evoluzione linguistica, metta le basi per l’apprendimento di concetti logico-matematici e anche per future applicazioni lavorative.
Il disegno diventa importante già in questa prima fase educativa, in quanto con la sua natura grafica favorisce nel bambino l’impulso a strutturare in un qualche modo le proprie rappresentazioni interne (mentre il linguaggio permette anche un fluire continuo, non strutturato), spesso ordinandole sulla base di categorie numeriche.
Non bisogna poi dimenticare che Fröbel include in questa prima fase educativa anche una forte attenzione all’educazione motoria, al ritmo, un’introduzione al mondo della musica e della danza, senza sottovalutare neanche l’importanza dei piccoli compiti domestici che possono essere affidati al bambino quali fonte di apprendimenti pratici.
• La seconda infanzia
La seconda fase dell’educazione segue un percorso opposto rispetto a quella della fase precedente. Se prima si trattava di favorire la spontanea esposizione da parte del bambino della sua interiorità, ora si chiede al fanciullo di intraprendere un cammino di interiorizzazione che deve essere guidata dalla curiosità e dall’interesse, così come l’espressività era guidata dalla creatività. Si passa dunque dall’espressione all’apprendimento, e fanno la loro comparsa l’istruzione formale e la scuola. Quest’ultima è vista come luogo dove l’uomo arriva a conoscere gli oggetti fuori di sé, la loro natura, le leggi che li governano. Ricordando le posizioni teoriche dell’autore non sarà difficile immaginare che questa conoscenza sarà poi finalizzata alla conoscenza delle leggi generali che governano l’interno dell’uomo come l’esterno, per arrivare dunque a comprendere l’unità del tutto.
L’impostazione metafisica di Fröbel si avverte molto distintamente nei suoi suggerimenti per l’insegnamento religioso e per quello scientifico. Per il primo egli immagina di richiedere ai fanciulli di arrivare all’intuizione di Dio (così come essi devono arrivare all’intuizione dell’unità), appoggiandosi essenzialmente agli strumenti dati dalla fede o, meglio, data la richiesta di una contemplazione, un riconoscimento, di un “pervenire” a Dio, attraverso una sensibilità mistica. Per l’apprendimento scientifico, invece, egli parte dalla considerazione che la natura tutta è espressione e rivelazione di Dio. Questa è la prima consapevolezza che, anche a livello formativo, si deve raggiungere per poter arrivare a comprendere le leggi scientifiche che regolano il mondo.
Su queste basi Fröbel innesta dei mediatori didattici, che possono in un certo senso semplificare il cammino dei fanciulli verso l’apprendimento. Egli pensa che l’apprendimento scientifico deve essere intuitivo come quello religioso e leggere la realtà in maniera analogica e non strettamente oggettiva, Fröbel, pensa di renderlo più “naturale” presentando ai bambini dei “doni” che rappresentino i diversi solidi. Dalla loro osservazione e manipolazione i giovani potranno arrivare a derivare la loro origine comune dalla sfera, e quindi a “presentire” in concetto stesso di unità – cui sempre si torna.
Parlando invece dell’insegnamento di lettura, scrittura e arte, Fröbel lascia momentaneamente da parte le sue preoccupazioni metafisiche. Definisce, infatti, la lingua come strumento espressivo, che si fa manifestazione della soggettività degli individui. Questo collegamento forte tra linguaggio, personalità ed espressività porta l’autore a prestare molta attenzione ai dialetti come manifestazione dell’individualità dei popoli, e al ritmo del discorso, come base dell’espressione poetica. L’espressione e il linguaggio sono visti come manifestazioni naturali e spontanee già del bambino: esse solleciteranno dunque spontaneamente il bisogno della scrittura, che sarà prima ideografica (basata cioè sul disegno, che abbiamo già visto tra i fattori fondamentali dell’educazione della prima infanzia) e poi basata su codici convenzionali. Alla scrittura farà seguito la lettura, nata dal bisogno di esplicitare, prima a sé e poi agli altri, quanto si è scritto.
La formazione estetica sarà invece basata, per Fröbel, sull’insegnamento artistico che trarrà spunto dall’osservazione e rappresentazione di suoni (musica e canto), superfici (viste come colori e quindi concretizzate nella pittura) e corpi (disegno).
• Il giardino d’infanzia e il materiale didattico
Il primo concetto che occorre sottolineare è che il giardino d’infanzia di Fröbel è pensato come una scuola in senso proprio e non come una semplice istituzione prescolastica sul modello di quelle che si stavano diffondendo più o meno negli stessi anni in tutta Europa.
Il giardino d’infanzia è pensato come distinto in due ambienti principali: uno esterno e uno interno. In quello esterno erano collocate delle piccole aree (“proprietà private”) per la coltivazione delle piante insieme a un’ampia area destinata al lavoro comune – che ben riflettono la dialettica fröbeliana tra individualità e società, la responsabilità individuale avvicinata a quella collettiva.
Il possesso non è quindi inteso in senso ideologico, ma come espressione di un bisogno psicologico del bambino volto ad aiutarlo a determinare la sua identità personale e a educarlo contemporaneamente all’assunzione di responsabilità.
La scuola “fuori”, diretto contatto con la natura e con la sua esplorazione, non esclude una scuola interna più ordinata. Qui si inseriscono i “doni” di cui si parlava sopra a proposito dell’insegnamento scientifico. Ma oltre a essere tramite per la trasmissione di una forma determinata di conoscenza, essi sono visti da Fröbel anche come forme di vita architettonica e forme estetiche e quindi come sussidio didattico per un’educazione all’arte e all’estetica.
Anche il materiale didattico strutturato può dunque, nell’ottica creativa e “giocosa” di Fröbel, godere una propria autonomia a trasformarsi in sussidio per altre attività anche lontane da quelle originali.

Fonte web

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Learn from the game

“The child who does not play is not a child but an adult who does not play has lost forever the child who has within himself.”

Pablo Neruda
Maria Montessori
Maria Montessori was a tireless educator, a true genius in the service of children, able to develop a revolutionary scientific model to help disadvantaged children, the most disadvantaged children in the aspect of socialization, which, although not necessarily problems of mental disabilities or special, they lived in difficult areas or neighborhoods, with parents without work in miserable conditions, without any rules and left to themselves and to the road.
The child has a specific capacity to assimilate the experiences that adults have completely lost an extraordinary capacity to learn that the unconscious Montessori called the “absorbent mind”, without which it would be possible to explain the great man’s ability to adapt ‘s environment. This term refers to the dominant feature of learning by children 0 to 3 years: during this period the child’s mind absorbs environmental stimuli and reworks them in a size precoscia, producing
learning basic skills like language, which manifests itself, almost sudden and miraculous. The fast development of the child is made possible by the existence of sensitive periods, ie special moments during which the child is able to learn
with extraordinary ease, without apparent effort and without intention. However, this does not mean that the learning process is simply spontaneous, before which the adult
should not do anything but he can and should facilitate creating the best conditions for the extraordinary potential of the children are put to use. These sensitive periods, in fact,
be exploited as time windows in which the learning must be facilitated by appropriate sensory stimuli
Of course, the environment and the conditions under which these children lived, made them a future of young people with difficult and problematic. For this reason, Maria Montessori devoted himself to this kind of children, using innovative methods in terms of recreational, educational, and totally different from traditional ones.
Maria Montessori was born in Clairvaux (Ancona) in 1870. At twelve, he followed his parents to Rome, where he studied and graduated in medicine in 1896. It was the first woman in Italy to practice medicine, specializing in the study of mental disorders. He began his work experience at a psychiatric clinic in Rome, very significant experience, and that led to the realization of his educational theory on the education of abnormal subjects, who not only need care and assistance, but also a ‘ education that changes their personality.
On January 6, 1907, in San Lorenzo, one of the poorest and most degraded of Rome, Montessori opened her asylum, the “House of Children,” in which pedagogical and educational problems faced extremely complex, which required a civil recovery , social and educational.
The method of education was very innovative: the child was seen as a hard-working individual, actively engaged in its work, the game should not be seen only as entertainment but as a commitment, involvement in its activities. This was not the hard way, taxation, coercive, but a method which takes account of the needs and interests of the child, leaving, having fun, is committed spontaneously, making everything a new discovery of focus and practice . In all this, he knew that earlier.
The educational method used in the Montessori school opened, it intended to renew the understanding of the school. The furniture, tables, seats, handles, switches, to make it a height dimension of children, having the primary task of facilitating the observation and understanding of the needs of children. Even simple everyday tasks like peeling potatoes, buttoning clothes, tying shoes, attach a button or set the table, were considered subjects of learning.
Too much importance was given to reading, helping children to become familiar with the letters of the alphabet, made of cardboard or wood, so that joining them, could form simple words. Colorful wooden instruments, to be handled by children, were placed at their disposal to learn to cope and see the various geometric shapes. Then they had continuous contact with nature: the wine made in class after having pressed the grapes, cataloging the leaves, came out in the garden, so that always seemed to learn a game. With this method was taught a sense of duty, accountability, because the teachers insisted on cleanliness, order, respect for teammates. He was taught that the material itself, and nowhere could be seen ratings, awards or punishments.The child was not corrected by words, but he was given the time and the opportunity to test yourself if wrong.
The goal of education for Montessori is the defense of the dignity and the F REEDOM
of children ‘s, against the claims of adult children to impose their own interests,
their own experiences and perspectives. And wrong, both from the psychological point of view, both
from the pedagogical point of view, impose on children attitudes and habits of mind that
are appropriate to their nature, because by doing so, you end up with obstructed
development of their capacities. Human dignity is, in fact, autonomy, ie in
ability to be independent. A real educational activity, then, is what helps
child to achieve full independence. A mother who, for fast or convenience or
any other reason, take his son, instead of teaching him to eat alone, or
the dress, not a good teacher, for the son I should not be served, but helped
grow and to become independent. What every child asks the really agl
adults is also the motto of the homes of the children: “Help me to do it myself.” We must, in
other words, do not in any way, to hinder the spontaneous manifestations of
children, so that the child does not end with the “confuse the good with immobility and
evil with activity. “In” Case of the children “should enable any event
spontaneous character of children, any “action that has a useful purpose.” The
Montessori has always recommended to her teachers to “avoid strictly
the arrest of spontaneous movements and the imposition of measures by the work of others will, “in
because “we can not know the consequences of a spontaneous act when the child
just begins to act. “All the spontaneous manifestations of the child who does not
indecorous or are harmful to the community must be fulfilled “with religious reverence,”
because through them we see the life as the sun appears at dawn and in the flower
the first tick of the petals. “Because the purpose of the acquisition of autonomy is
made is crucial ‘s environment in which the action takes place educational
from the point of view of the architectural space. The educational environment
Traditional is not suitable for children, but it is functional and does not allow adult
free and spontaneous expression of the child. It was designed and built in
mistaken belief that effective education can only take action
absolute stillness and in complete silence. The action makes the traditional educational
children “artificially silent as the mute and motionless as the paralyzed.” But “people
such are destroyed, not educated. “A true education must make people
owners themselves, they must give them the ability to move gracefully and to speak in an orderly and
accuracy, limited only by having the needs of the community. The educational environment should
therefore be structured so as to allow children to move freely
eliminating the possible barriers and constraints of all kinds: everything,
summary, must be suitable for children. The tables, cupboards, chairs, shelves,
boards, should be light, small, easily transportable and usable.
In the traditional school environment education must be depressing to not necessarily
distract the children and to accept their “whatever the teacher decides to authoritatively
teach. “In the school the child to measure, however, the environment must be attractive and
pleasant, even from the aesthetic point of view, because beauty “makes the job rewarding
combines school and the student with the school. The environment “beautiful” has an educational function
not only aesthetic, but also more generally. Light colors and shiny, for
example, they stand out more stains, the furniture and furnishings light
show sudden movements and uncoordinated children by facilitating their spontaneous
need to learn to control his movement patterns.
The Montessori pedagogy is part of a unique vision of childhood. There is a real
and its social issues related to childhood. The story, in its development, has led to
overcome various forms of oppression: that of slaves, serfs, of
proletarians. Only the children were entirely subservient to the oppression of adults to
a tyranny inherent in their stupidity and inability to grasp the true needs of the child which
should not be stifled by too rigid discipline nor served, but it helps
gain independence. This vision of the child to be released in recent years evolved into
a vision that sees itself in the child a model that can teach adults the values
benefits of peace and tolerance. In some works of his maturity, such as “The
Peace and Education “of 1933, or” Education and Peace “of 1949 and” Training
of the ‘man’ of 1949, expressed a Montessori philosophy of child who
presents very positive picture with paint. In respect of children and their
own inner world, Montessori sees a possible source of redemption for the adult
and all humanity. In a world shaken by periodic threats of war marked
by so much suffering and injustice, children with their candor and their simplicity,
become necessary for the triumph of the soul of adult ideals of peace,
of the ‘friendship and the tolerance of intolerance. Some critics have spoken of a sort of
exaltation little objective of the child, that of “children” is certain, however,
that the strong emphasis on the need to observe children and really
Take iere their authentic needs, beyond the stereotypes and misconceptions, it has a
undoubted value.
The exaltation of the spontaneity of the child, defined as “spiritual embryo”
could pull the reflections Montessori froebeliane those with
difference according to the Montessori child, placed in the ideal conditions for
spontaneously express their needs asks for help to learn,
to grow and to do for themselves, and Froebel to the size of spontaneous
that the child is in the game. The lack of attention devoted to the game from the Montessori
is considered by many of the shortcomings of his method.
☀. ❀. ƸӜƷ ☀ ♥ ♥ ♥ ♥ ☠ ♥ ✿ ⊱
As the childhood game: Fröbel
Since the beginning of the nineteenth century, thanks to new discoveries in medical science that led to a sharp drop in infant mortality, the child acquires its position in the family since birth, although the pedagogical attention early childhood beginning with Rousseau and Pestalozzi.
But it is credited with Fröbel Friedrich (1782-1852) when these educational insights came to be translated into educational institutions. Fröbel had, in fact, the opportunity to experiment in practice the validity of his educational project, first working on Keilhau with five children, and then with the founding of the first “German general garden of childhood” in Blankenburg. The institution, however, closed by the Prussian government in 1850 under suspicion of atheism and socialism.
Compared to the experimentalism of Pestalozzi, the positions of Fröbel take away from the more philosophical reflections. He began his discussion by the idea that the relationship with nature should not be mediated by socio-economic logic, but rather aesthetic, or rather mystical-sentimental. He then tries to get to discover the laws that govern nature, the organization of its internal structure, to get on this basis due to the variability of all of a general principle of unity. This will be the guiding concept of his philosophy as its pedagogy, and if it all comes from the tents, the natural purpose of all activities – and therefore above all of that training – it is aspiring to attain that unity.
It will then be meeting with Schelling for providing and promoting an organization of his final thought on the basis of the substantial unity between Nature and Spirit, theoretical basis and justification of his research into the nature of the laws that govern the processes of training, education and evolution of ‘man.
From the pedagogical point of view Fröbel aligns perfectly with the romantic ideas of the time and sees the development as a linear and continuous, as it is given a progress that divine energy which is inherent in every man.
• Children and play
Childhood Fröbel corresponds to the first phase of child education (early education) and begins immediately after the first months of life when the child begins to spontaneously represent the interior in the exterior. ” The psychological function that represents the beginning of this phase is the language that allows the child to translate, through the creative impulse within him, and then into action representations in the complexity of feeling in him.
Every human act to Fröbel is creative and is thus a direct expression of the divine in every man. The expression of representative processes and the corresponding actions that will accrue starting to appear in children should therefore be free, because every expression, because its divine origin, is in itself good and just. This theoretical position, however, does not come to be reflected in an educational suggestion that sees the tutor is not involved in this phase of education. Instead he will have to step in and drive, albeit discreetly, the child to the accuracy and clarity.
The spontaneity of the child still has to be safeguarded at all costs, and in this context that Fröbel introduces the important concept of the game as an educational tool. The author, in fact, sees the game as a core activity of the child and then as a primary tool to facilitate the expression and representation of its interior in a creative way, of course with the support of the language. The game is seen as a moment in which the child experiences the concept of unity so dear to Fröbel as it allows in a sense the child to enter into things, making them his own, and things to penetrate him, lending their apportioned pretend play.
The game is also important because it brings the child to discover the design facilitates the evolution of language, put the foundation for the learning of logical-mathematical concepts and applications for future work.
The design becomes important even at this early stage of education, as with its graphical nature helps the child to the pulse structure in some way their own internal representations (while the language also allows a continuous flow, unstructured), often ordering on the basis of numerical categories.
We must not forget that at this early stage Fröbel includes a strong educational focus motor education, rhythm, introduction to the world of music and dance, without underestimating the importance of even small household tasks that may be assigned to child as a source of practical learning.
• The second child
The second phase of education follows a path opposite to that of the previous phase.If this was the first to encourage the spontaneous exposure of the child of his inner life, now you ask the child to undertake a process of internalization must be driven by curiosity and interest, as well as the expression was driven by creativity. It thus comes from the expression learning, and make their appearance as formal education and the school. The latter is seen as a place where people come to know objects outside themselves, their nature, the laws that govern them. Recalling the theoretical positions of the author is not difficult to imagine that this knowledge will then be aimed at the general knowledge of the laws that govern the inner man as the outside, so to get to understand the unity of the whole.
The setting of metaphysics Fröbel there is very clearly in his suggestions for religious education and science. For the first he imagines to ask the children to get the intuition of God (as they must arrive at the intuition of the unit), relying primarily with data from instruments faith or, rather, on the request of a contemplation, a recognition , a “send” to God through a mystical feeling. For the learning of science, however, he starts from the consideration that all of nature is an expression and revelation of God This is the first awareness that, even in training, you must achieve in order to get to understand the scientific laws that govern the world .
On this basis Fröbel grafts of educational mediators, in a way that can simplify the way of children towards learning. He believes that learning science should be as intuitive as that of religion and interpret reality in analog and are not strictly objective Fröbel, he plans to make it more “natural” by showing the children as “gifts” that represent the various solids. From their observation and manipulation to get the young people can derive their common origin from the sphere, and then to “present” in the very concept of unity – which always comes back.
Instead of talking about teaching reading, writing and art, Fröbel leave at the moment by his metaphysical concerns. It defines, in fact, the language as an expressive instrument, which is manifestation of the subjectivity of individuals. This strong link between language, personality and expressiveness leads the author to pay close attention to the dialects as a manifestation of the individuality of the people, and the rhythm of speech, as the basis of poetic expression. The expression and language are seen as natural and spontaneous manifestations of the child already: they spontaneously So we beg the need of writing, which will be the first ideographic (ie based on the design, which we have already seen a key factor in early childhood education ) and then based on the conventional codes. The writing will follow the reading, born of the need to clarify before him, and then the other, as it is written.
The aesthetic is instead based training for Fröbel, teaching art that will draw inspiration from the observation and representation of sounds (music and singing), surfaces (such as colors and then materialized views in painting) and bodies (figure).
• The kindergarten and teaching materials
The first concept that must be emphasized that the kindergarten Fröbel is designed as a school in the true sense and not as a mere pre-school institution modeled on those that were spreading more or less the same years in Europe.
The kindergarten is thought of as divided into two main areas: one outside and one inside. In the outer were placed in small areas (“private property”) for the cultivation of plants with a wide area for communal work – reflecting well the fröbeliana dialectic between individuality and society, individual responsibility and collective approached.
Possession is therefore not understood in an ideological sense, but as an expression of a psychological need of the child intended to help you determine his identity and bring them together and shared responsibility.
The school “out”, direct contact with nature and its exploration does not exclude a more orderly boarding school. Here you enter the “gifts” which was mentioned above in relation to science teaching. But besides being a conduit for the transmission of a particular form of knowledge, they are seen by Fröbel as life forms and architectural aesthetic forms, and then as a teaching aid for education in art and aesthetics.
The structured learning materials can, therefore, view creative and “playful” in Fröbel, enjoy their autonomy to become a subsidy for other activities too far from the original ones.
Web Source

Non finisce a Mezzanotte – It does not end at midnight


 

Non finisce a mezzanotte

Ed è storia amara
storia di vita non troppo distante
tra il brillio di stelle di cartone
E’ storia che rincorre il valore
di persone e sogni
sul piatto della bilancia
Dove tutto pesa
nello scavo di occhi
che non sanno più guardare
con la dolcezza dell’amore
E’ storia da rotocalco
per una manciata di parole
che diano gloria evanescente
ed il citato nome
senza enfasi ma verità assolte
Per un pugno di fango
si perde tutto
anche la vita
schiacciata dal peso
del tradito onore
Favole cercate
favole tradite
per l’egocentrica danza
che non finisce a mezzanotte

22.05.2004 Poetyca

Poesia vincitrice il Primo premio – Città del Sole Athema Millennium

ASSOCIAZIONE CULTURALE ATHENA MILLENNIUM
Reggio Calabria
CONCORSO DI POESIA E NARRATIVA
“LA CITTA’ DEL SOLE” – 2004
Patrocinio
ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEI MICENEI
Belle Arti, Lettere, Scienze e Studi Futuribili

Selezione tenutasi il 28/06/2004

Poesia in lingua italiana

* 1° CLASSIFICATO: Targa artistica e diploma di merito, realizzazione di un proprio sito internet e associazione per un anno ad Athena Millennium.

 

It does not end at midnight

And it’s bitter story
history of life is not too far
between the sparkle of stars of cardboard
And ‘history that runs after the value
and dreams of people
on the scales
Where it all weighs
in the excavation of eyes
who no longer know to look
with the sweetness of love
And ‘history of gravure
for a handful of words
that glorify evanescent
and mentioned the name
without exaggeration, but the truth acquitted
For a handful of mud
you lose everything
the life
crushed by the weight
betrayed the honor
fables try
tales betrayed
Dance for the egocentric
that does not end at midnight

22.05.2004 Poetyca

Poetry First Prize Winner – City of the Sun Athem Millennium

CULTURAL ASSOCIATION ATHENA MILLENNIUM
Reggio Calabria
CONTEST OF POETRY AND FICTION
‘THE CITY’ OF THE SUN “- 2004
sponsorship
INTERNATIONAL ACADEMY OF Mycenaeans
Fine Arts, Humanities, Science and future studies

Selection held on 28/06/2004

Poetry in Italian

* 1 st place: artistic plaque and certificate of merit, the realization of its own websiteand association for a year to Athena Millennium.

La zattera – The raft


La zattera

Il Buddha paragonò il suo insegnamento a una zattera: essa
serve per attraversare il fiume. Chi ritenesse opportuno, arrivato a riva, portarsela dietro, confonderla con un totem, un idolo, una stampella cui aggrapparsi, sarebbe ancora in preda all’illusione.
L’insegnamento non è qualcosa cui attaccarsi, ma il suo scopo reale è essere semplicemente uno strumento, qualcosa da abbandonare una volta assolta la sua funzione: è un metodo di liberazione, non una dottrina cui aderire. La zattera ha la sua necessità, ma dopo è solo un peso inutile.

Poetyca

“Una volta il Buddha spiegò la dottrina di causa ed effetto ai suoi discepoli ed essi dissero di averla vista e compresa chiaramente. Allora il Buddha disse:”Bhikkhu, persino in merito a questa visione, così pura e chiara, se -vi ci aggrappate, se la vezzeggiate, se la tesaurizzate, s’ vi ci attaccate, non comprendete che l’insegnamento è simile ad una zattera utile per attraversare il fiume e non come oggetto posseduto” .
Il Buddha spiega in altra circostanza questa famosa similitudine in cui il suo insegnamento è paragonato a una zattera
utile per attraversare l’acqua e da non trasportarsi poi. sulle spalle: “Bhikkhu, un uomo sta compiendo un viaggio. Arriva davanti a una vasta distesa d’acqua. Dalla sua parte la riva è pericolosa mentre dall’altra è sicura e senza pericolo. Nessuna barca però va verso l’altra riva, che è sicura e senza pericolo, né c’è un ponte per attraversare l’acqua. Egli allora pensa tra sé e sé: “Questa distesa d’acqua è vasta e la riva da questa parte è piena di pericoli, dall’altra parte invece è sicura e senza pericolo. Nessuna barca va verso l’altra riva e non c’è un ponte per attraversare l’acqua. Sarebbe quindi opportuno che raccogliessi erba, legno, rami e foglie per farne una zattera e che per mezzo di questa zattera attraversassi 1’acqua per raggiungere l’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi”. Ed ecco che quell’uomo, bhikkhu, raccoglie erba, legno, rami e foglie e costruisce una zattera e con questa zattera attraversa l’acqua fino all’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi. Raggiunta l’altra riva, egli pensa: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto. Grazie ad essa ho attraversato l’acqua fino a questa riva per essere al sicuro, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io portassi questa zattera sulla testa o sulla schiena ovunque vada”.
“Che cosa pensate, bhikkhu , se egli agisse in questo modo, agirebbe bene riguardo alla zattera?”. “No, signore.” “In quale modo allora egli agirebbe bene per quel che concerne la zattera? Dopo aver attraversato ed essere andato dall’altra parte, supponete che quell’uomo pensi: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto.. Per merito suo ho raggiunto senza pericolo questa riva, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io tirassi a secco questa zattera sulla riva o che, Pur lasciandola in acqua, la legassi e poi continuassi per la mia strada, quale essa sia.” Se si comportasse in questo modo, quell’uomo agirebbe bene riguardo. a quella zattera.
“Allo stesso modo, bhikkhu, ho insegnato che la dottrina è simile a una zattera. Serve per attraversare e non per trasportarsela sulle spalle (lett. per prenderla). Voi, bhikkhu, che comprendete che l’insegnamento è simile a una zattera, voi dovreste abbandonare persino le cose (dhamma) buone e quanto più ancora dovreste abbandonare le cattive (àdhamma)”

Mahatanhasahkhaya-sutta

The raft

The Buddha compared his teachings to a raft: it
 need to cross the river. If deemed appropriate, come to shore, take her, confusing it with a totem, an idol, a crutch to hold on, it would still deluded.
Teaching is not something to latch on, but its real purpose is simply to be a tool, something to be abandoned once discharged its function: it is a method of liberation, not a doctrine adhere to. The raft has its necessity, but after only a useless burden.

Poetyca

“Once the Buddha explained the doctrine of cause and effect to his disciples and they said they have seen and understood clearly. Then the Buddha said: “Bhikkhus, even on this vision, so pure and clear, if we-will cling, if the vezzeggiate, if hoarded, s’ you are attached, do you not understand that teaching is similar to a useful life raft to cross the river and not the object possessed. “
The Buddha explains this famous simile in other circumstances in which his teaching is likened to a raft
useful to cross the water and not to be transported onwards. on his shoulders: “Bhikkhus, a man is making a trip. arrives in front of a vast expanse of water. On his side the shore is dangerous while the other is safe and without danger. No boat, however, goes to the other side, that is safe and without danger, nor is there a bridge to cross the water. He then thinks to himself: “This vast expanse of water and the shore on this side is full of dangers, on the other side Instead it is safe and without danger. No boat goes to the other side and there is no bridge to cross the water. It is therefore appropriate that raccogliessi grass, wood, branches and leaves to make a raft and raft through this attraversassi 1’acqua to reach the other shore safely, using hands and feet like oars. “And then THAT ‘Man, bhikkhus, gathers grass, wood, branches and leaves and this builds a raft and raft through the water to the other side, safely, using hands and feet like oars. reached the other shore, he thinks: ” This raft was of great help to me. Thanks to it I crossed the water to this river to be safe, using hands and feet like oars. Would be good to me to bring this raft on my head or on his back wherever he goes. “
“What do you think, bhikkhus, if he acted in this way would act good about the raft?”. “No, sir.” “In what way then he would act well for what concerns the raft? Having crossed and gone the other hand, suppose that the man thinks:” This raft was of great help to me .. Thanks to him I have reached this shore safely, using hands and feet like oars. I shot would be good if I dry this raft on the shore or that, yet still in the water, and then legassi I continued on my way, whatever it is. “If you behave in this way, the man would act good about. That raft.
“Similarly, bhikkhus, I taught that the doctrine is similar to a raft. Need to cross and not trasportarsela shoulders (literally, to take it). You, bhikkhus, you understand that teaching is like a raft, you should abandon even the things (dhamma) and the more good you should still leave the bad (àdhamma) “

Mahatanhasahkhaya-sutta

Il respiro consapevole – Conscious breathing – Eckhart Tolle


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Il respiro consapevole – Eckhart Tolle

Scoprite lo spazio interiore creando degli intervalli nel flusso dei pensieri. Senza questi intervalli, il vostro pensiero diventa ripetitivo, non ispirato, privo di ogni scintilla creativa, come è tuttora per la maggior parte delle persone sul pianeta.

Non avete bisogno di preoccuparvi della durata di questi intervalli, pochi secondi basteranno. A poco a poco aumenteranno da soli, senza alcuno sforzo da parte vostra. Più che la loro lunghezza è importante farli accadere frequentemente, cosi che le vostre attività giornaliere e il flusso dei vostri pensieri si alternino con lo spazio.

Recentemente qualcuno mi ha mostrato il programma annuale di una vasta organizzazione spirituale. Mentre lo esaminavo, ero colpito dalla grande scelta di interessanti seminari e gruppi di lavoro. Mi ricordava uno smorgasbord, uno di quei buffet scandinavi dove si può scegliere tra un enorme varietà di cibi abbondanti. Quella persona mi chiese se potevo raccomandargliene uno o due. “Non so” dissi. “Questi seminari sembrano tutti molto interessanti. “Ma una cosa so di sicuro” aggiunsi. “Rimani consapevole del tuo respiro più spesso che puoi, ogni volta che te ne ricordi. Fai questo per un anno e ciò produrrà una trasformazione più potente che non la partecipazione a tutti questi corsi. E non costa niente”.

Essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio. È un modo di generare consapevolezza. Sebbene la pienezza della coscienza esista già in forma non manifestata, siamo qui per portare la coscienza in questa dimensione.

Siate consapevoli del respiro. Fate attenzione alla sensazione del respiro. Sentite l’aria che entra ed esce dal corpo. Osservate come il petto e l’addome si espandono e si contraggono leggermente con l’inspirazione e l’espirazione. Un respiro consapevole è sufficiente a creare spazio li dove prima c’era un interrotta successione di un pensiero dopo l’altro. Un respiro consapevole, due o tre sarebbe ancora meglio, molte volte al giorno, è un modo eccellente per portare spazio nella vostra vita.

Anche se meditate sul respiro per due ore o più, cosa che alcuni hanno fatto, un solo respiro è tutto ciò di cui avete bisogno per essere consapevoli o meglio, tutto ciò di cui potete essere consapevoli. Il resto è memoria o anticipazione, cioè pensiero.

Il respirare non è in realtà qualcosa che si fa, ma qualcosa che si può osservare mentre accade. Il respirare accade da solo. È l’intelligenza interna del corpo che lo fa. Tutto quello che dovete fare è osservarlo mentre accade. Non implica alcuno sforzo o tensione. Fate attenzione, inoltre, alla breve pausa nel respiro, in particolare al punto di quiete alla fine dell’espirazione, prima dell’inizio di una nuova inspirazione.

In molte persone il respiro è innaturalmente superficiale. Quanto più sarete consapevoli del respiro, tanto più questo ritroverà la sua naturale profondità. Poiché il respiro in se non ha forma, è stato fin dall’antichità considerato uguale allo spirito: l’unica Vita senza forma. “Allora il Signore Dio modello l’uomo con la polvere del terreno e soffio nelle sue narici un alito di vita; così l’uomo divenne un essere vivente”.

La parole respiro in tedesco, Atmen, deriva dall’antica parola indiana (sanscrita) Atman, il cui significato è lo spirito divino innato o Dio dentro di noi.

Il fatto che il respiro non abbia forma è una delle ragioni per cui la consapevolezza del respiro è un modo straordinariamente efficace di portare spazio nella vostra vita, di generare consapevolezza. È un eccellente oggetto di meditazione proprio perché non è un oggetto, non ha struttura né forma. L’altro motivo è che il respiro è uno dei fenomeni più sottili e apparentemente più insignificanti. “La cosa più piccola” che, secondo Nietzsche, crea “la più grande felicità”.

Praticare o meno la consapevolezza del respiro come forma di meditazione vera e propria è una vostra scelta. La meditazione praticata regolarmente, comunque, non è un sostituto del portare la coscienza dello spazio nella vita di ogni giorno.

Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro. Il respiro cosciente ferma la mente. Ma lungi dall’essere in trance o mezzo addormentati, siete completamente svegli e totalmente vigili. Non state cadendo al di sotto del pensiero, ma vi state elevando sopra di esso. E se guardate più attentamente troverete che queste due cose, arrivare pienamente nel presente e smettere di pensare senza perdere consapevolezza, sono in realtà una sola e unica cosa, il sorgere della coscienza nello spazio.

– tratto dal libro “Un Mondo Nuovo” 

 

Conscious breathing – Eckhart Tolle

Discover inner space by creating intervals in the flow of thoughts. Without these intervals, your thinking becomes repetitive, not inspired, devoid of any creative spark, as is still for most of the people on the planet.

You do not need to worry about the duration of these intervals, a few seconds will do. Gradually increase alone, without any effort on your part. More than their length is important to make them happen frequently, so that your daily activities and the flow of your thoughts to alternate with the space.

Someone recently showed me the annual program of a large spiritual organization. As I examined him, I was struck by the great choice of interesting seminars and working groups. It reminded me of a smorgasbord, one of those Scandinavian buffet where you can choose from a huge variety of foods abundant. That person asked me if I could raccomandargliene one or two. “I do not know,” I said. “These seminars all look very interesting. “But one thing I know for sure,” I added. “Stay aware of your breathing as often as you can, whenever you remember. Do this for a year and this will produce a more powerful processing that does not participate in these courses. It does not cost anything. “

Being aware of the breath shifts attention from the thoughts and creates space. It is a way to generate awareness. Although the fullness of consciousness exists already in unmanifested form, we are here to bring consciousness into this dimension.

Be aware of the breath. Pay attention to the sensation of the breath. Feel the air that enters and leaves the body. See how the chest and abdomen expand and contract slightly with the inhalation and exhalation. A conscious breath is enough to create them space where before there was an interrupted sequence one thought after another. A conscious breathing, two or three would be even better, many times a day, is an excellent way to bring the space in your life.

Even if you meditate on the breath for two hours or more, which some have done, a single breath is all that you need to be aware or rather, all that you can be aware. The rest is memory or anticipation, that thought.

Breathing is not really something you do, but something that can be observed as it happens. Breathing happens by itself. It is the inner intelligence of the body that does. All you have to do is watch him happens. Does not involve any effort or strain. Pay attention also to the brief pause in breathing, especially at the point of rest at the end of exhalation, before the start of a new inspiration.

In many people’s breath is unnaturally shallow. The more you are aware of the breath, the more this will regain its natural depth. Because the breath itself has no form, has been since ancient times considered equal to the spirit, the only life without form. “Then the Lord God model man with the dust of the ground and breathed into his nostrils the breath of life; so man became a living being. “

The words breath in German, Breathing, comes from the Indian word (Sanskrit) Atman, whose meaning is innate divine spirit or God within us.

The fact that the breath has no form is one of the reasons why breath awareness is an extraordinarily effective way of bringing space into your life, to generate awareness. It is an excellent meditation object precisely because it is not an object, does not have the structure or form. The other reason is that the breath is one of the phenomena more subtle and seemingly insignificant. “The smallest thing” that, according to Nietzsche, creates “the greatest happiness”.

Practicing or not breath awareness as a form of meditation itself is your choice. Meditation practiced regularly, however, is not a substitute for bringing awareness of space in everyday life.

Be aware of your breath forces you to stay in the present moment, which is the key to all inner transformation. Whenever you are aware of the breath, you are absolutely present. You also realize that you can not think, and, at the same time, be aware of your breath. The breath stops the conscious mind. But far from being in a trance or half asleep, you are fully awake and fully alert. Not are falling below the thought, but there are raising above it. And if you look more closely you will find that these two things, get fully in the present and stop thinking without losing consciousness, they are actually one and the same thing, the rise of consciousness in space.

– Based on the book “A New World”

La Via della Devozione Sri Aurobindo – The Way of Devotion Sri Aurobindo


La Via della Devozione Sri Aurobindo

Come quando un’anima si fonde in Dio
per vivere in Lui per sempre e conoscerne la gioia,
la sua coscienza non conobbe più che Lui solo,
e tutto il suo sé separato si perse nel Suo.
Come un cielo stellato circonda la terra felice,
Lui la chiuse in sé in un cerchio di beatitudine
ed in Sé stesso e in lei chiuse il mondo.
Un isolamento senza limiti li unì in un solo essere.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

Se solo gli uomini potessero intravedere le beatitudini infinite, le forze perfette, gli orizzonti luminosi di conoscenza spontanea, le calme vastità del nostro essere che ci aspettano sulle vie che la nostra evoluzione animale non ha ancora conquistato, abbandonerebbero tutto e finché non avessero raggiunto questi tesori non si darebbero pace! Ma il cammino è stretto, le porte sono difficili da forzare, e la paura, la diffidenza, lo scetticismo sono qui, sentinelle della Natura, per impedirci di distogliere i nostri passi dai suoi pascoli consueti.
(Pensieri e Aforismi, 5)

L’Amore divino, a differenza di quello umano, è profondo, vasto e silenzioso; chi vuole diventarne cosciente e rispondervi, deve farsi calmo e tranquillo. Deve avere per suo unico fine di compiere il dono di sé, così da poter diventare ricettacolo e strumento, lasciando alla Saggezza e all’Amore divini la cura di colmarlo di ogni cosa necessaria. Deve anche convincersi che non può pretendere di progredire, evolversi e ottenere la realizzazione entro un dato tempo; deve essere pronto ad aspettare il tempo necessario, perseverare e fare dell’intera sua vita un’aspirazione e un’apertura per un’unica cosa: il Divino. Il segreto della sadhana è darsi, non esigere e prendere. Più ci si darà, più crescerà il potere di ricevere. (Lettere, II, 198)

E’ vero che si vive e si fa tutto in funzione di se stessi, ma questa è la natura dell’uomo: egli è centrato nel proprio ego, e fa tutto per il proprio ego; anche il suo amore e la sua simpatia sono per lo più basate sull’ego. Tutto ciò va cambiato e va centrato nel Divino, fatto per la Madre divina. La sadhana mira proprio a questo. Il silenzio, la crescita dello psichico e tutto il resto intendono arrivare a questo, ma non si può fare tutto in una volta. Quando la coscienza è pronta, allora l’amore psichico, l’impulso al dono di sé, cominciano a rivelarsi nel cuore e avviene il cambiamento – progressivamente, finché il dono di sé diventa totale. (Lettere, V, 131)

Quando l’approccio avviene attraverso il cuore, attraverso l’Amore e la Bhakti, il culmine supremo è in un Ananda trascendente, un’indicibile Felicità o Beatitudine ineffabile di unione con il Divino attraverso l’Amore. (Lettere, I, 89)

Sottomettersi significa darsi al Divino, donare al Divino tutto quello che si è o si possiede e non considerare niente come proprio, obbedire solo alla Volontà divina e a nessun’altra, vivere per il Divino e non per l’ego. Sottomettersi significa essere interamente nelle mani della Madre e non opporsi in alcun modo, per egoismo o altro, alla sua Luce, alla sua Conoscenza, alla sua Volontà, all’azione della sua Forza. Il Divino si dà a coloro che si danno a Lui senza riserva e in ogni loro parte. Per essi è la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani dell’Ananda. (Lettere, I, 223)

L’essenza della sottomissione è accettare senza riserve l’influenza e la guida quando la gioia e la pace discendono, accettarle senza porre quesiti o argomenti capziosi, e lasciarle crescere; quando si sente la Forza al lavoro, lasciarla agire senza opporsi; quando viene data la Conoscenza, riceverla e seguirla; quando la Volontà viene rivelata, farsi suo strumento. Il Divino può guidare, ma non costringe. C’è una libertà interiore, concessa a ogni essere mentale detto ‘uomo’, di acconsentire o no alla guida del Divino: come potrebbe altrimenti realizzarsi un’autentica evoluzione spirituale? Ogni persona – a meno che non faccia una sottomissione totale – ha fino a un certo punto la libertà di scelta e, quando la usa, deve accettarne le conseguenze, spirituali o di altro genere. L’aiuto può essere solo offerto, non imposto. L’offerta al Divino serve a liberarsi dall’illusione della separazione: l’atto stesso dell’offrire implica che tutto appartiene al Divino. (Lettere, I, 235-6)

Si può sentire la coscienza divina come uno stato spirituale impersonale: uno stato di pace, luce, gioia, vastità. La Presenza divina può anche essere sentita sotto forma di Qualcuno che è la fonte viva e l’essenza di quella luce, un Essere dunque, non semplicemente uno stato spirituale. La Presenza della Madre è ancora più concreta, distinta, personale: è la presenza non di uno sconosciuto, di un Potere o un Essere, ma di Qualcuno che ci è noto, intimo, che si ama e a cui si può offrire tutto l’essere in un modo concreto e vivente. (Lettere, II, 214)

L’obiettivo stesso dello yoga è un cambiamento di coscienza; acquisendo una nuova coscienza, o portando alla luce la coscienza nascosta del vero essere interiore, manifestandola a poco a poco e perfezionandola sempre più, si ottiene prima il contatto e quindi l’unione con il Divino. L’Ananda e la bhakti fanno parte di questa coscienza più profonda, e solo quando si vive e si cresce in essa possono divenire permanenti. Fino ad allora, si possono solo avere esperienze dell’Ananda e della Bhakti, ma non lo stato costante e permanente. Ma lo stato di bhakti e di sottomissione crescente non arriva a tutti sin dai primi stadi della sadhana; molti sadhaka, in realtà la maggioranza, hanno da percorrere un lungo cammino di purificazione e di tapasya (disciplina) prima che arrivi questo stato. (Lettere, II, 220-1)

Quando l’essere psichico si risveglia, divenite cosciente della vostra anima: conoscete il vostro vero Sé. E non commettete più l’errore di identificarvi con l’essere mentale e vitale, non li scambiate per l’anima. In secondo luogo, una volta risvegliato, l’essere psichico dà la vera bhakti per il Divino. Quella bhakti è completamente diversa dalla bhakti mentale e vitale. Proprio perché lo psichico è in diretto contatto con la Divinità che sta dietro, è capace di vera bhakti: non fa richieste, non ha riserve; sa come obbedire alla Verità nel modo giusto; si abbandona veramente a Dio e poiché è capace di abbandonarsi veramente, di conseguenza sa anche ricevere veramente. (Lettere, IV, 166-7)

La natura dell’Ineffabile è una Beatitudine trascendente, inimmaginabile e inesprimibile con la mente e la parola. Immanente e segreta, impregna tutto l’universo ed ogni cosa nell’universo. La sua presenza viene descritta come un etere segreto della beatitudine dell’essere, di cui la Scrittura dice che se non esistesse, nulla potrebbe vivere né respirare neanche per un istante. Questa beatitudine spirituale è anche qui, nei nostri cuori, celata in profondità, lontana dal lavorìo superficiale della mente che ne afferra solo qualche riflesso debole e imperfetto nelle diverse forme mentali, vitali e fisiche della gioia d’esistenza.
(Sintesi, II, p. 568)

L’amore viene a noi in modi diversi: può venire attraverso il risvegliarsi alla bellezza dell’Amante, alla vista del suo volto e della sua immagine ideale, attraverso i suoi misteriosi segni dietro le migliaia di aspetti delle cose di questo mondo, attraverso un lento o improvviso bisogno del cuore, una vaga sete dell’anima, mediante la sensazione di ‘qualcuno’ vicino a noi che ci attira o ci persegue con amore, o che è beatifico e bello, e che dobbiamo scoprire. Possiamo ricercarlo appassionatamente e inseguire l’invisibile Amato; ma può anche darsi che sia Lui a cercarci senza che noi ci pensiamo; può apparirci in mezzo alla folla e impadronirsi di noi di sua iniziativa, che lo vogliamo o meno. Può persino giungere come un nemico con la collera dell’amore e i nostri primi rapporti possono essere teatro di battaglie e conflitti. Ma Amore e Ananda sono l’ultima parola dell’Essere, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri”.
(Ivi, p. 578-9)

Il loto della conoscenza e della perfezione eterna è una gemma chiusa e ravvolta in noi. Si apre in modo rapido o gradatamente, un petalo dopo l’altro, mediante realizzazioni successive, appena l’intelligenza dell’uomo incomincia a volgersi verso l’Eterno, e il suo cuore, non più oppresso dall’attaccamento e confinato alle apparenze finite, si accende d’amore per l’Infinito. Ogni pensiero, tutta la vita e tutta l’energia che si sprigionano dalle nostre facoltà, ogni esperienza, passiva o attiva, divengono da questo momento altrettanti impulsi che lacerano i rivestimenti dell’anima e rimuovono gli ostacoli che impediscono il suo inevitabile schiudersi. Colui che sceglie l’Infinito è stato scelto dall’Infinto. Ha ricevuto l’impulso divino senza il quale non esiste possibilità di risveglio né di apertura spirituale; ma una volta ricevuta la divina chiamata, l’adempimento è sicuro, sia che avvenga per virtù di una rapida conquista in una sola vita umana, o con una paziente ricerca attraverso i numerosi stadi del ciclo delle esistenze nell’universo manifesto.
(Sintesi, I, 53-54)

The Way of Devotion Sri Aurobindo

As when a soul merges in God
to live in Him forever, and know the joy,
his conscience no longer knew that he alone,
and all of his separate self is lost in His.
As a starry sky surrounds the earth happy,
He closed himself in a circle of bliss
and in Himself, and she closed the world.
An isolation unlimited united them into one being.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

If only men could see the endless bliss, perfect strength, the bright horizons of knowledge spontaneously, the calm vastness of our being that await us in the ways that our animal evolution has not yet earned, would drop everything and until they had achieved these treasures would not be alone! But the road is narrow, the doors are hard to break in, and fear, distrust, skepticism here, sentinels of nature, to keep us from our feet away from his usual pasture.
(Thoughts and Aphorisms, 5)

Divine love, unlike the human one, is deep, vast and silent, and whoever wants to become conscious and responding to them, must be calm and quiet. Must have for its sole end of making the gift of himself, so he can become a receptacle and instrument, leaving the divine Wisdom and Love the care of every thing necessary to fill it. It must also be convinced that no one can pretend to forward, evolve and get to be realized within a given time, must be prepared to wait as long as necessary, endure and make the whole of his life an aspiration and an opening for one thing: the Divine. The secret of sadhana is to give oneself, not to demand and take. The more you give, the greater will power to receive. (Letters, II, 198)

It ‘true that we live and do everything according to themselves, but this is the nature of man: he is centered in the ego, and does it all for his ego, even his love and sympathy are mostly based on ego. All this must be changed and should be centered in the Divine, done for the Divine Mother. Sadhana aims at this. The silence, the growth of the psychic and the rest intend to achieve this, but you can not do everything at once. When the consciousness is ready, then the psychic love, the impulse to self-giving, they begin to reveal themselves in the heart and is changing – gradually, until the total gift of self becomes. (Letters, V, 131)

When the approach is through the heart, through love and Bhakti, the climax is a supreme Ananda transcendent, unspeakable happiness or bliss ineffable union with the Divine through love. (Letters, I, 89)

To submit himself to the Divine means, donate to the Divine, or whatever you have and you do not look nothing like their own, only to obey the Will of God and none else, to live for the Divine and not for the ego. To submit means to be entirely in the hands of the Mother and not oppose in any way, for selfish or anything, its light, to his knowledge, his Will, the action of his force. The Divine is given to those who give themselves to Him without reservation and in every part. For them it is the calm, light, power, bliss, freedom, the vastness, the heights of knowledge, Ananda oceans. (Letters, I, 223)

The essence of submission is to accept without reservation the influence and driving when the joy and peace descended, accept them without asking questions or specious arguments, and let them grow, and when you feel the force at work, leave it to act without opposition, when given the knowledge, receive it and follow it, and when the Will is proved, be his instrument. The Divine can guide, but not forced. There is an inner freedom, granted to every mind that ‘man’, or not to consent to the guidance of the Divine: How else could realize genuine spiritual evolution? Every person – unless it makes a total submission – has to some extent the freedom of choice and, when used, must accept the consequences, spiritual or otherwise. The aid may only be offered, not imposed. The offering to the Divine for getting rid of the illusion of separation: the very act of offering implies that everything belongs to the Divine. (Letters, I, 235-6)

You can feel the divine consciousness as an impersonal spiritual state: a state of peace, light, joy, vastness. The Divine Presence can also be heard as someone who is the living source and essence of that light, therefore, a Being, not merely a spiritual state. The Presence of the Mother is even more concrete, distinct, personal: it is not the presence of a stranger, or a Power of Being, but to anyone who we know, underwear, we love you and can offer the whole being and living in a concrete way. (Letters, II, 214)

The very purpose of yoga is a change of consciousness, gaining a new awareness, or bringing to light the hidden consciousness of the true inner being, manifesting gradually increasing and perfecting it, you get the first contact and union with the Divine. The Ananda and bhakti are part of this consciousness more profound, and only when you can live and grow in it may become permanent. Until then, you can only have experience and Bhakti Ananda, but it was constant and permanent. But the state of bhakti and increasing subjugation does not arrive at all since the early stages of sadhana; many sadhaka, in fact the majority, have to go a long way of purification and tapasya (discipline) before it reaches this state. (Letters, II, 220-1)

When the psychic being awakens, you become conscious of your soul: you know your true self. And do not make the mistake of identifying with the mental and vital, they are not mistaken for the soul. Secondly, once awakened, the psychic gives true bhakti for the Divine. That is completely different from bhakti bhakti mind and life. Just because the psychic is in direct contact with the Divinity behind, is capable of true bhakti: no demands, has no reservations; knows how to obey the Truth in the right way, you really leave it to God and is able to truly indulge therefore know very well received. (Letters, IV, 166-7)

The nature of the Ineffable Bliss is a transcendent, inexpressible and unthinkable with the mind and speech. Immanent and secret, permeates the entire universe and everything in the universe. Its presence is described as being an ether secret of happiness, of which Scripture says that if there were, nothing could live or breathe even for a moment. This spiritual bliss is also here, in our hearts, hidden in the depths, far from the surface workings of the mind that only grabs some reflection of weak and imperfect in various forms mental, vital and physical properties of the joy of existence.
(Summary, II, p. 568)

Love comes to us in several ways: it can come through the awakening to the beauty of the lover, the sight of his face and his ideal image, through his mysterious signs behind the thousands of aspects of the things of this world, through a slow or sudden need of the heart, a vague thirst of the soul by the feeling that ‘someone’ close to us that draws us and pursues us with love, or that is blissful and beautiful, and that we must discover. We can search for it passionately and pursue the invisible Amato, but it may be that he is looking for us without us think, can appear in the crowd and get hold of us on his own initiative, whether we like it or not. It may even come as an enemy with the rage of love and our initial reports may be the scene of battles and conflicts. But Love and Ananda are the last word of Being, the secret of secrets, the mystery of mysteries “.
(Ibid, p. 578-9)

The lotus of knowledge and eternal perfection is a bud closed and folded within us. It opens quickly or gradually, one petal after another, by setting an after, as soon as the intelligence of man begins to turn to the LORD, and his heart, no longer burdened by attachment and confined to appearances ended , lights up with love for the Infinite. Every thought, all life and all the energy that emanates from our faculties, every experience, passive or active, by this time become so many impulses that tear the coverings of the soul and removes obstacles that prevent its inevitable unfolding. He who chooses the Infinite was chosen dall’Infinto. He received the divine impulse, without which there is no possibility of revival of spiritual opening, but once received the divine call, the performance is safe, whether it happens by virtue of rapid wins in a single human life, or a patient search through the many stages of the cycle of existence manifested universe.
(Summary, I, 53-54)

Consapevolezza dell’amore – Awareness of love – Thich Nhat Hanh


Consapevolezza dell’amore

Guardare in profondità e praticare la consapevolezza dell’amore ci aiuta a essere lucidi, a essere amorevoli, e quella lucidità e gentilezza amorevole ci servono da protezione, preservandoci da pericoli di ogni genere. Di solito siamo convinti che il pericolo venga fuori da noi, mentre gran parte del pericolo che ci troviamo ad affrontare viene dal nostro interno.

Spesso, se non abbiamo una visione chiara della situazione, la paura e gli equivoci in cui cadiamo ci possono trascinare in situazioni pericolose. Le afflizioni fondamentali (dette anche “I tre veleni”) sono illusione, rabbia e brama; possono essere guarite e trasformate dalla pratica della consapevolezza dell’amore. La consapevolezza dell’amore può aiutarci a fermare la sofferenza fin da subito e ci tiene lontani dalle fiamme dei veleni.

Sappiamo che la compassione deve essere pervasa di comprensione e di saggezza, prajna, perché se non si comprende, non è possibile alcuna comprensione profonda. Ecco perché la pratica della compassione inizia con la pratica dell’osservazione profonda, vipasshyana. Quando pratichiamo la consapevolezza, acquisiamo una comprensione più profonda della situazione; a partire dalla comprensione, la compassione fluisce spontanea. Prajna poi porta con se Mastri che è amore, gentilezza e compassione.

Se sei in conflitto con un’altra persona, la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo. Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza e allora non avrai più voglia di farle del male, di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla. E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore. A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi: quando provi simpatia o affetto per qualcuno, sei in una posizione per capirlo o capirla. Se invece non hai alcuna empatia per quella persona, se non l’accetti, non avrai alcuna possibilità di capirla.

L’affetto e l’amore ci aiutano lungo il sentiero di prajna aumentano la nostra energia di comprensione. La comprensione e l’affetto sono interdipendenti fra loro: l’amore fatto di comprensione e la comprensione è fatta d’amore. La consapevolezza dell’amore ci può aiutare in moltissimi modi. Supponiamo che tu stia tornando a casa in auto, consapevole che a casa c’è tuo figlio ad attenderti: se pratichi la consapevolezza dell’amore, se pensi e tuo figlio che ti aspetta che tu arrivi a casa sano e salvo, sarai più presente e guiderai con più attenzione, in modo più sicuro.

Metti che ti venga in mente di bere qualcosa praticando la consapevolezza dell’amore pensi a tuo figlio e sai che fra pochi minuti dovrai metterti al volante. Anche se hai molta voglia di bere perché ti fa sentire bene,praticare la consapevolezza dell’amore ti aiuterà a scegliere di non farlo, in quel momento. E’ una buona pratica mettere una foto di tuo figlio o di qualcuno che ami sul cruscotto dell’auto che ti ricordi di praticare la consapevolezza dell’amore mentre sei al volante così guiderai con attenzione.

Puoi tenere con te una foto della persona che ami, nella cartella del lavoro o in un posto dove la puoi vedere spesso, un immagine che può anche raffigurare un buddha o un bodisattva, tua figlia, tuo figlio, il tuo coniuge o partner, perfino un animale domestico a cui sei affezionato.

Qualunque essere a cui vuoi bene può ispirarti ad essere più consapevole, a prenderti cura di te stesso, di te stessa. E prendendoti cura di te, ti prendi cura delle persone che ami. Questa è una pratica di consapevolezza dell’amore. Non occorre che tu sia una persona molto religiosa o che faccia una quantità di pratiche devozionali: basta che richiami nella mente le persone a cui vuoi bene.

Così richiamare alla mente la forma, la vista o il suono di una manifestazione di compassione può aiutarti a soffrire meno. Ogni volta che pensi a quella persona, ogni volta che prendi consapevolezza di quell’altra, ogni volta che con l’occhio della mente vedi quel luogo bellissimo, immediatamente nel tuo cuore nasce l’elemento della compassione e della comprensione.  La consapevolezza dell’amore è la pratica in grado di far sgorgare in noi il nettare della compassione e della comprensione. E che ci aiuta ad evitare ogni genere di pericolo. Quando si corre dietro al denaro, alla notorietà e al potere, quando si permette chela fiamma dell’avidità bruci dentro di se, si stà malissimo.

Se non si sa come praticare, anche il fuoco del desiderio sessuale inappropriato può bruciare e far soffrire. In che modo la consapevolezza della’more e della compassione aiutano a soffrire di meno? Prima di avere una relazione sessuale con qualcuno, pratica la consapevolezza: osserva in profondità la situazione dell’altro e la tua. Quell’atto distruggerà la vostra vita darà origine a un bel po’ di sofferenza per le persone che ami, per la tua famiglia, la consapevolezza e la presenza mentale portano comprensione e saggezza. E la saggezza da come risultato l’amore e la condotta saggia, quella comprensione che ti aiuta ad astenerti dal compiere azioni che portano sofferenza.

E’ così che la consapevolezza della compassione può impedirti di bruciarti alla fiamma del desiderio. Consapevolezza, presenza mentale e compassione rendono molto facile la pratica degli Addestramenti. Una volta che hai l’amore nel cuore non devi fare niente di più: puoi praticare gli Addestramenti alla perfezione e con molta facilità, senza alcuna lotta. Ogni volta che l’energia della consapevolezza ti nasce nel cuore, puoi essere libero dall’avidità. E’ una specie di miracolo,  non è una grande fatica.

La pratica dell’amore, la consapevolezza dell’amore, è bellissima; è davvero una porta universale. La compassione ci fa mettere in relazione con le altre persone e altri esseri nel migliore dei modi possibile. E’ per questo che la pratica mira a far scorrere il nettare della compassione: senza compassione ci inaridiremmo completamente, saremmo del tutto soli e isolati. La gente che non ha compassione è quella che di più soffre al mondo è terribilmente sola. Chi si comporta con crudeltà, chi non ha in sé amore e compassione soffre molto; ha bisogno di aiuto da parte nostra, non di punizione o di vendette. Se sei veramente intelligente, sai che generare sofferenza negli altri ti farà ricadere addosso solo altri pericoli e altre sofferenze.

Ogni violenza che facciamo a una persona è un atto di violenza che facciamo contro noi stessi. Se non capisci questa verità elementare, soffrirai sempre di più.

Quando hai subito torture, è molto difficile non provare rabbia nei confronti di chi ti ha fatto del male; a loro volta anche i reduci americani soffrono molto del fatto i aver ucciso o menomato tanta gente. Come aiutare sia chi ha subito violenza sia chi l’ha perpetrata con la consapevolezza e la compassione, la consapevolezza dell’amore.

Possiamo guardare con gli occhi dell’amore la persona che ci fa soffrire: ” questa persona che ho davanti, anche se ha fatto cose crudeli contro di me e contro gli altri, anche se ha perso il contatto con la propria umanità, è a sua volta una vittima della violenza della crudeltà. Praticherò per essere capace con gli occhi dell’amore e di aiutarla a entrare in contatto con la propria umanità”. La prima cosa che si nota quando si pratica la consapevolezza della compassione è che si smette di soffrire.

Quando hai in te abbastanza energia di compassione e di amore, il cuore ti diventa grande e puoi abbracciare ogni cosa, ogni persona, anche quelli che chiami nemici.

Quando sai osservare in profondità il nemico e riesci a vedere che è vittima di idee, concetti e informazioni sbagliate, di condizione di vita, culturali e sociali, allora riesci a restare calmo e a mantenere aperto il cuore e hai più possibilità di riuscire ad aiutarlo a mettersi in contatto con la propria umanità, con la propria innata natura di Buddha, e a trasformare i semi dell’odio e della violenza che ha dentro di sé.

(Il cuore del cosmo – Thich Nhat Hanh

Awareness of love

Look deeply and practice mindfulness of love helps us to be lucid, to be loving, and the clarity and loving kindness to us serve as protection, preservandoci dangers of every kind. Usually we are convinced that the danger is outside of us, while most of the danger we face comes from within.

Often, if we do not have a clear view of the situation, the fear and misunderstanding that can drag us fall into dangerous situations. The fundamental delusions (also known as “The three poisons”) are illusion, anger and greed, can be healed and transformed by the practice of mindfulness of love. The awareness of love can help us stop the pain right away and keeps us away from the flames of poisons.

We know that compassion must be imbued with understanding and wisdom, prajna, because if you do not understand, can not be any deep understanding. That’s why the practice of compassion begins with the practice of observation deep, vipasshyana. When we practice mindfulness, we gain a deeper understanding of the situation, based on the understanding, compassion flows spontaneously. Prajna Masters brings with it then that is love, kindness and compassion.

If you are in conflict with another person, the first thing you should do is try to understand it thoroughly. Look deeply you will see her suffering and then you will not want to hurt her, to punish her or make her suffer, but will accept as it is and try to help. It ‘s so that understanding helps to make love possible. In turn, love helps to deepen understanding: When you feel sympathy or affection for someone, you’re in a position to understand it or understand it. If you do not have any empathy for that person, if not accept, you will not have any chance of understanding it.

The affection and love help us along the path of gnosis increase our understanding of energy. The understanding and affection are interdependent: the love of understanding and comprehension that is made of love. The awareness of love can help us in many ways. Suppose you are going home by car, knowing that your son is at home waiting for you: if you practice the awareness of love, and if you think your child is waiting for you to come home safe and sound, you’ll be more present and you’ll drive more carefully, more safely.

Suppose you have in mind a drink practicing mindful of the love you think about your son and you know that in a few minutes you get behind the wheel. Even if you really want to drink because it makes you feel good, practice mindfulness of love will help you choose not to, at that time. It ‘a good practice to put a photo of your child or someone you love on your dashboard that you remember to practice the awareness of love while you’re at the wheel so you’ll drive carefully.

You can keep with you a photo of the person you love, in your work or in a place where you can often see an image that can depict a Buddha or a bodisattva, your daughter, your son, your spouse or partner, even a pet you’re attached to.

Whatever you want to be good can inspire you to be more aware, to take care of yourself, of yourself. And taking care of yourself, you take care of your loved ones. This is a practice of awareness of love. You need not be a very religious person or a face amount of devotional practices: just recall that in mind the people you love.

So call to mind the shape, the sight or sound of a manifestation of compassion can help you suffer less. Every time you think about that person, every time you take knowledge of that other, each time with the mind’s eye see that beautiful place, just in your heart comes the element of compassion and understanding. The awareness of the practice of love is able to pour into us the nectar of compassion and understanding. And that helps us to avoid any kind of danger. When one runs after money, the fame and power, when you can claw flame burns within him of greed, it is terrible.

If you do not know how to practice, even the fire of sexual abuse can burn and cause suffering. How della’more awareness and compassion help us to suffer less? Before having a sexual relationship with someone, practice mindfulness: observe in depth the situation of others and yours. That act will destroy your life will give rise to quite a lot ‘of suffering for the people you love, for your family, awareness and mindfulness bring understanding and wisdom. And as a result of the wisdom of love and wise conduct, that understanding that helps you to refrain from actions that bring suffering.

It ‘s so that the awareness of compassion can affect your ability to burn the flame of desire. Awareness, mindfulness and compassion make it very easy the practice of Trainings. Once you have love in your heart you must not do anything more, you can practice the Trainings perfection and with great ease, without any fight. Whenever the energy of mindfulness will rise in the heart, you can be free from greed. It ‘a kind of miracle, not a great effort.

The practice of love, the awareness of love, is beautiful, is really a universal gate. Compassion makes us to relate with other people and other beings in the best way possible. And ‘why the practice is to slide the nectar of compassion: compassion without inaridiremmo us completely, we would be totally alone and isolated. The people who have no compassion is the one that suffers most in the world is terribly lonely. Who behaves with cruelty, who has not itself suffered much love and compassion, but we need help from us, not for punishment or revenge. If you’re really smart, you know cause suffering in others you will bring back wearing only other dangers and other afflictions.

All violence we do to a person is an act of violence we do against ourselves. If you do not understand this basic truth, you will suffer even more.

When you have been subjected to torture, it is very difficult not to feel anger towards those who have wronged you, in turn, also suffer a lot of American veterans have done a lot of people killed or maimed. How to help both those who have been abused or those who have perpetrated with the knowledge and compassion, the awareness of love.

We can look with the eyes of the person who makes us suffer, “this person in front of me, although he did cruel things against me and against others, even though it has lost touch with their humanity, is in its Once a victim of violence, of cruelty. I practice to be able with eyes of love and help her get in touch with their humanity. ” The first thing you notice when you practice awareness of compassion is that you stop suffering.

When you have enough energy in you with compassion and love, your heart becomes big and you can embrace everything, everyone, even those who call enemies.

When you know you look deep into the enemy and you can see who is the victim of ideas, concepts and misinformation, condition of life, cultural and social, then you can remain calm and maintain an open heart and you have more chance of being able to help get in touch with their humanity, with their innate Buddha nature, and transform the seeds of hatred and violence that has inside.

(The heart of the cosmos – Thich Nhat Hanh

La parabola dei dieci sciocchi – The parable of the ten fools –


La parabola dei dieci sciocchi

I dieci sciocchi della parabola guadarono un corso d’acqua e dopo aver raggiunto l’altra sponda vollero assicurarsi di aver tutti attraversato il guado senza danni. Uno dei dieci cominciò a contare, ma mentre contava gli altri lasciò fuori se stesso.

“Ne vedo solo nove; di sicuro ne abbiamo perduto uno. Chi può essere ?” disse. “Hai contato bene ?”, chiese un altro, e cominciò a contare. Ma anch’egli contò solo nove. Uno dopo l’altro ciascuno dei dieci contò solo nove, dimenticando se stesso.”Siamo soltanto nove”, furono tutti d’accordo; “Ma chi manca ?”, si chiesero. Ogni sforzo che fecero per scoprire l’individuo “mancante” fallì. “Chiunque sia quello che è affogato”, disse il più sentimentale dei dieci sciocchi, “lo abbiamo perduto”. Così dicendo scoppiò in lacrime e gli altri lo imitarono.

Vedendoli piangere sulla sponda del fiume, un viandante compassionevole ne chiese loro il motivo. Essi raccontarono cos’era accaduto e dissero che persino dopo essersi contati parecchie volte non poterono contarsi più di nove. Nell’udire la loro storia, ma vedendoli tutti davanti a lui, il viandante intuì ciò che era accaduto. Al fine di far conoscere loro di essere realmente dieci e che tutti erano sopravissuti al guado, disse loro:

“Che ognuno di voi conti se stesso, ma uno dopo l’altro, in serie, uno, due, tre e così via, mentre io darò un colpo a ciascuno, così sarete sicuri di essere tutti inclusi nel conteggio…e inclusi una volta solamente. Allora il decimo uomo mancante verrà trovato”. Udendo ciò, essi si rallegrarono alla prospettiva di ritrovare il loro compagno “perduto” e accettarono il metodo suggerito dal viandante. Mentre il gentile viandante dava a turno un colpo a ognuno dei dieci, quello che veniva colpito contava se stesso ad alta voce. “Dieci”, disse l’ultimo uomo mentre riceveva l’ultimo colpo. Meravigliati, si guardarono l’un l’altro. “Siamo dieci”, dissero con una sole voce e ringraziarono il viandante per aver rimosso la loro angoscia.

Questa è la parabola. Da dove fu introdotto il decimo uomo ? Era mai stato perduto ? Venendo a sapere che egli era stato sempre là, impararono forse qualcosa di nuovo ? La causa della loro angoscia non era la perdita di qualcuno, ma era la loro stessa ignoranza o, piuttosto, la semplice supposizione che uno di loro fosse stato perduto.

Tale è il tuo caso. In verità non c’è alcuna ragione per te di essere miserabile ed infelice. Tu stesso imponi delle limitazioni alla tua vera natura di essere infinito e quindi ti lamenti di essere una creatura finita. Quindi intraprendi questa o quella pratica spirituale per trascendere limitazioni inesistenti. Ma se la tua stessa pratica spirituale ammette l’esistenza delle limitazioni, come può aiutarti a trascenderle ?

Sappi che tu sei realmente l’infinito puro essere, il Sè. Tu sei sempre quel Sè e nient’altro che quel Sè. Quindi non puoi mai essere realmente ignorante del Sè. La tua ignoranza è semplicemente un’ignoranza immaginaria, come l’ignoranza dei dieci sciocchi a proposito del decimo uomo perduto. E’ questa ignoranza che provocò la loro angoscia.

Sappi allora che la vera conoscenza non crea per te un nuovo essere, rimuove soltanto la tua ignorante ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, viene semplicemente rivelata come il tuo vero stato naturale, eterno ed immortale. Il solo modo per liberarti della tua angoscia è conoscere ed essere il Sè. Come può essere irragiungibile ciò ?

Tratto da “Sii ciò che sei” a cura di David Godman
Edizioni “Il Punto d’Incontro” pag 33-34-35

The parable of the ten fools

The parable of the ten fools forded a stream and after reaching the other side wanted to make sure you have all crossed the ford without damage. One of the ten began to count, but while counting others left himself out.

“I see only nine; certainly we have lost one. Who can be?” said. “Have you counted correctly?” Asked another, and began to count. But he too counted only nine. One by one each of the ten counted only nine, forgetting himself. “We are only nine”, they agreed, “But who’s missing?” He asked. Every effort made to discover the individual “missing” failed. “Anyone that has drowned,” said the most sentimental of ten fools, “we lost”. So saying, he burst into tears, and others followed suit.

Seeing them crying on the riverbank, a compassionate traveler I asked them why. They told what had happened and said that even after being counted several times could not be counted more than nine. On hearing their story, but seeing them all before him, the wayfarer guessed what had happened. In order to introduce them to really be ten and that all had survived the ford, they said:

“Let each of you accounts himself, but one after another, in series, one, two, three and so on, while I give a shot at each, so you’re sure to be all included in the count … and included only once. Then the tenth man missing will be found. ” Hearing this, they rejoiced at the prospect of finding their mate “Lost” and accepted the method suggested by the traveler. While the kind wayfarer gave a blow alternately in each of the ten, one that was hit had himself aloud. “Ten,” said the last man while he received the last shot. Amazed, they looked at each other. “We’re ten,” they said with one voice alone and thanked the wayfarer for having removed their grief.

This is the parable. From where he was introduced the tenth man? Had ever been lost? Learning that he was always there, maybe they learned something new? The cause of their distress was not the loss of someone, but it was their own ignorance or, rather, the simple assumption that one of them had been lost.

This is your chance. In truth, there is no reason for you to be miserable and unhappy. You yourself impose upon the limitations of your true nature to be infinite and then you complain of being a finite creature. So you embark on this or that spiritual practice to transcend limitations exist. But if your own spiritual practice admits the existence of limitations, how it can help you transcend?

Know that you are truly the infinite pure being, the Self. You are always that Self and nothing but the Self. So you can never really be ignorant of the Self. Your ignorance is simply imaginary ignorance, as ignorance of the ten fools about the tenth man lost. And ‘this ignorance that caused them to grief.

Know then that true knowledge does not create for you a new being, just remove your ignorant ignorance. The bliss is not added to your nature, is simply revealed as your true natural state, eternal and immortal. The only way to get rid of your anxiety is to know and be the Self. How can this be unattainable?

From “Be what you are” edited by David Godman
Editions of “The Meeting Point” p 33-34-35

Il teatro dell’ esistenza – – The drama of ‘existence – Diane Rizzetto


– Il teatro dell’ esistenza –

Sembra che noi spendiamo gran parte della nostra vita nella ricerca di ciò che crediamo ci renderà felici. In questo modo noi tessiamo le nostre vite in ciò che appare essere un convulso tentativo di mettere ordine in noi stessi, nelle nostre famiglie, nel mondo, facendo aggiustamenti e cambiamenti nella speranza di raddrizzare le nostre vite e rendere il mondo un luogo sicuro e confortevole. Quello che realmente stiamo tessendo è un sogno, un sogno che sorge dal senso di qualcosa di più pieno, qualcosa di integro, felice, sicuro e completo. Trascorrendo le nostre vite in una sorta di amnesia, abbiamo dimenticato che la vita “perfetta” non si può trovare altrove, che è proprio di fronte a noi. Crediamo con tutto il cuore che questo sé frammentato sia tutto ciò che c’è, e dissipiamo le nostre vite escogitando strategie per farci sentire più integri, meno minacciati.
Diveniamo grandi commediografi, creando personaggi e scene. Trasformandoci in protagonisti, stabiliamo i requisiti su come e chi dobbiamo essere per far sopravvivere ciò che crediamo essere un’esistenza indocile – e crediamo ai nostri drammi con ogni atomo del nostro essere. Per un certo tempo le nostre creazioni sembrano poter funzionare. La nuova relazione, il nuovo lavoro, il nuovo workshop, qualsiasi metodo scegliamo, può darci il senso che è ciò che metterà ordine nella nostra vita. Ma non passa molto tempo che la scontentezza, in una forma o l’altra, inizi nuovamente ad affiorare.
Come rispondere? Lavoriamo più duramente per sistemarci? Adottiamo un atteggiamento rassegnato? Forse cerchiamo degli insegnanti speciali o nuove pratiche. Quale che sia la nostra risposta, se il nostro scopo è il sistemarci, allora ciò che realmente stiamo facendo è dare la caccia a sogni su ciò che crediamo ci renderà felici. Qual è l’origine di questa credenza che qualcosa manchi? Perché cerchiamo di trasformare noi stessi e le circostanze della vita? Se siamo fortunati, possiamo cominciare a porci queste domande. Il nostro desiderio di aggiustare il mondo affinchè si adatti alla nostra concezione del modo in cui le cose dovrebbero essere riflette il paradosso di ciò che significa essere umani: noi consideriamo noi stessi, le nostre vite, come incompleti e frammentati; nello stesso tempo, abbiamo una vaga reminiscenza di integrità.
Per sentire che qualcosa manca, noi dobbiamo sapere che esiste un intero. Bramiamo ciò che siamo già, e la nostra brama è il risultato del non ricordare che la vita in ogni istante è tutto ciò che c’è. Così, come ricordare? Se cominciamo ad ascoltare apertamente, osservando e av-
vertendo il nostro senso di perdita piuttosto che cercare di ripararlo, il nostro disagio può divenire la nostra chiamata al risveglio. Quando cominciamo a mettere in discussione non le condizioni della nostra vita, ma l’insoddisfazione stessa, cominciamo realmente a praticare. Col
tempo, impariamo che è la credenza che noi e il mondo non siamo affatto adeguati che ci impedisce di comprendere la verità.
Noi abbiamo una scelta. Possiamo rimaneggiare il copione, perfino dare inizio a una nuova commedia, oppure possiamo osservare ed ascoltare il dolore, la paura, qualsiasi cosa non sia “proprio giusta”, come pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Possiamo ascoltarli come voce che sussurra da un qualche luogo intimo profondo, spronandoci a risvegliarci alla pienezza della vita, proprio qui, proprio ora. Se ci volgiamo e rivolgiamo continuamente verso ciò che sperimentiamo con apertura e volontà di imparare, allora potremo ricordare qualcosa. Potremo ricordarci che ciò di cui siamo in cerca è stato qui, tutto il tempo.
Essere umani significa dimenticare e ricordare. La nostra vita è proprio questo ciclo di dimenticare, ricordare, dimenticare, ricordare. Quando siamo addormentati, e prima o poi tutti siamo addormentati, siamo convinti che ciò che chiamiamo “io” sia tutto ciò che c’è. Perfino il solo supporre di mettere in discussione le nostre credenze più profonde e le nostre strategie per garantirci che questo sé prevarrà, è spaventoso.
Tuttavia, dal punto di vista della pratica, svegliarci dal nostro sonno richiede niente di meno che una meticolosa investigazione su tutti gli aspetti di questo meccanismo di auto conservazione. Dobbiamo incoraggiare noi stessi ad essere presenti a noi stessi, a sperimentare pienamente la nostra felicità o la nostra angoscia, il nostro orgoglio e la nostra vergogna, il nostro amore e il nostro odio, i nostri timori più profondi, in qualsiasi forma e contesto appaiano.
Questo lavoro deve procedere per 24 ore al giorno: ricordare, dimenticare, ricordare, dimenticare. Imparando lentamente ad essere presenti a qualunque circostanza sorga, anche solo per una frazione di secondo, non c’è più ne ricordare ne dimenticare: c’è, semplicemente, l’onnipervadente integrità.

Diane Rizzetto

– The drama of ‘existence –It seems that we spend much of our lives in search of what we believe will make us happy. In this way we weave our lives into what appears to be a frantic attempt to bring order into ourselves, our families, in the world, making adjustments and changes in the hope to straighten our lives and make the world a safe and comfortable . What we’re actually weaving a dream, a dream that arises from the sense of something fuller, something healthy, happy, safe and complete. Spending our lives in a kind of amnesia, we have forgotten that life “perfect” you can not find anywhere else, which is right in front of us. We believe with all my heart that this self is all that is fragmented, and dispel our lives devising strategies to make us feel more whole, less threatened.
We become great playwrights, creating characters and scenes. Transforming us into protagonists, we determine the requirements on how and who we have to be to survive what is believed to be intractable life – and we believe our dramas with every atom of our being. For some time our creations seem to work. The new report, the new work, the new workshop, whatever method we choose, can give us the sense that is what will put order into our lives. But not long that the discontent, in one form or another, begin to surface again.
How to respond? We work harder to settle? We adopt an attitude of resignation?Maybe try the special teachers or new practices. Whatever our response, if our goal is the system, then what we are really doing is chasing dreams of what we believe will make us happy. What is the origin of this belief that something is missing? Why do we seek to transform ourselves and the circumstances of life? If we’re lucky, we can begin to ask these questions. Our desire to fix the world so that it fits with our understanding of how things should be reflected in the paradox of what it means to be human: we view ourselves, our lives, as incomplete and fragmented, at the same time, we a vague recollection of integrity.
To hear that something is missing, we must know that there exists an integer. We crave what we have, and our desire is the result of not remembering that life in every moment is all there is. So, how to remember? If we begin to listen openly, observing and av-
Its focus our sense of loss rather than trying to fix it, our discomfort can become our wake-up call. When we begin to question not the conditions of our lives, but the dissatisfaction with itself, we begin to actually practice. With
time, we learn that it is the belief that we and the world we are not adequate to prevent us from understanding the truth.
We have a choice. We can recast the script, even to start a new play, or we can observe and hear the pain, fear, whatever is not “just right”, as thoughts, emotions and bodily sensations. We listen as a voice whispers from some deep inner place, prompting them to awaken to the fullness of life, right here, right now. If we turn and turn continually to what we experience with openness and willingness to learn, then we can remember something. We will remember that what we are looking for has been here all the time.
To be human is to forget and remember. Our life is just this cycle of forgetting, remembering, forget, remember. When we are asleep, and sooner or later we are all asleep, we are convinced that what we call “I” is all there is. Even the only suppose to question our deepest beliefs and our strategy to ensure that this self will prevail, it’s scary.
However, from a practical point of view, wake up from our sleep requires nothing less than a meticulous investigation of all aspects of this mechanism of self-preservation. We must encourage ourselves to be present to ourselves, to experience fully our happiness or our anguish, our pride and our shame, our love and our hatred, our deepest fears, in any form and context appear .
This work must be carried out for 24 hours a day to remember, forget, remember, remember. Slowly learning to be present in any circumstance arises, if only for a split second, there’s more you will forget to remember: there is simply the all-pervading integrity.Diane Rizzetto

La meditazione del Cuore – Meditation of the Heart – Gagan Daniele Pietrini


La meditazione del Cuore

Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.
Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.
Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo: l’amante entra alla presenza dell’Amato.
In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.
Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.
E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.
La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.
In questa meditazione immaginiamo tre cose.
1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.
2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.
3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.
Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.
Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Fonte: http://www.innernet.it/

Meditation of the Heart
All schools offer a way of meditation to calm the mind, because spiritual experiences occur beyond the level of the mind. The mind is known as “the assassin of the real” her thoughts, insulated in a world of illusions.
It keeps us identified with the ego, and his constant chatter drives us away from deeper levels of our being. Observing our thoughts, we can see how often the mind thinks of us, and not the other way. We are prisoners of our minds and our ego, but it can help to set us free.
Different spiritual traditions use different techniques to calm the mind. Sufism is a path of love. Love is the greatest force of creation that can take us beyond the ego and mind through deep prayer and meditation of Sufism: the lover comes to the presence of the Beloved.
In these states we can intimately know God’s love: gentle caress, whispered words in our hearts. We can prove the wonder of being loved, or enjoy the peace of our soul.But for the mystical journey goes even deeper, in the infinite void beyond the mind: “The dark silence in which every lover loses himself.”
For the Sufis, the mystical path is shaped by the absence of form, the presence of the ego to that of the Beloved sought from our hearts. In this way, love to love us back.God, our Beloved is in our hearts and calls us, seduces with gentle touch and the intoxicating fragrance of the union. The task of the lover is to surrender to the mystery of love, let your heart be open.
And even though most of this work happens inside of us secretly, deep in the center of our being, there are ancient techniques to open ourselves to the transcendent, to the wonder that lies in our hearts.
The heart of the Sufi meditation is a technique to lift the veil of separation and wake up to what is real. It is a simple but effective way to use the energy of the heart to calm the mind and go beyond the ego. It is best practice for half an hour every morning.
In this meditation, imagine three things.
1) We plan to get deeper and deeper within ourselves, in our most hidden self. There – in our inner being, the center of ourselves – we will find a place where there is peace, tranquility and, above all, love.
2) After finding this place, we must think of staying there, immersed in and surrounded by the Love of God We are in the deepest peace, loved, protected and safe. We are here with us all the same, the physical body and the rest, nothing is outside, not even the tip of a finger or the hair thinner. Our whole being is contained in the Love of God
3) While we are in that place, happy and serene in the presence of God, will overlook the thoughts in our heads: what we did yesterday, what we will do tomorrow.Memories emerge, they pass before the mind’s eye images. We have to imagine taking every thought, feeling and image, and sink it, soak in the feeling of love.
Every feeling, especially that of love, is much more dynamic process of thought. So doing well this practice, the highest concentration, all thoughts disappear. Nothing will remain and the mind is empty.
When we become familiar with this meditation, we will not use more imagination. We simply fill the heart with the feeling of love, and then drown every thought in my heart.Clearing your mind, we will create an interior space where we can become aware of the presence of our Beloved. God is always with us, but our mind, emotions and the outside world are veils that separate us. God is a silent void, and to experience it we must become silent. In meditation we return to God to give us, to our Beloved, from the world of form to the formless Truth within the heart.
Translated by Daniele Pietrini Gagan.
Source: http://www.innernet.it/

Non smarrite il cuore – Do not lose heart – Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore

 Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci  di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora.  Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller  Donne che corrono coi Lupi

Do not lose heart

 My friends, do not lose your heart. We were made for these times. Recently I heard that many people are deeply confused, and rightly so. Are concerned about the events of our world today. These are times, our, amazement and anger newspapers often justified for the last degradation of what most people care about civil and idealistic.

You are right in your assessments. The prestige and the presumption which some were inspired by approving heinous acts against children, old people, simple people, the poor, the helpless, the needy, is breathtaking. Nevertheless, I urge you, I ask you, I ask you please not to dry up the spirit crying these difficult times. Above all, do not lose hope. Especially because we were made for these times. Yes For years we have learned, practiced, we trained just waiting to meet exactly the field of this commitment …

I grew up in the Great Lakes area and I know a boat capable of keeping the sea when I see one. As to awakened souls, in water there have never been more capable boats than there are now in the world. And they are all very well equipped and able to sent signals to each other as never before in the history of humanity … Look over the bow, there are millions of boats of righteous souls with you in the water. Even if your surface is whipped by every wave in this stormy agitation, I assure you that the long wooden planks that make up your hull come from a greater forest. And ‘well known that the wood veined defies the storms, resists, supports and advances despite everything.

In any dark time there is a tendency to lose heart for what is wrong or not healed in the world. Do not focus on that. There is also a tendency to weaken lingering on what is out of their reach, about what can not yet be. Do not focus there. This is to miss the wind and do not raise the sails. We are needed, that’s all what we know now. And even though we meet resistance, so most will meet great souls who will hail us, love and lead, and recognize when they appear. Do not you told to believe? You had said to listen to a voice greater? You did not ask for clemency? Do not you remember that to be in grace means to submit to a voice greater? …

Our task is not to stop the entire world all at once, but to make efforts to improve the part of the world in our reach. Every little thing and peaceful soul can do to help another soul, to assist some of this poor suffering world, will be of immense help. We can not know what will be the action or who will ensure that the critical mass to hang durable. What is needed for a substantial change is a myriad of actions, adding, adding more, adding more all the time. We know that it is not for “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only to a small, determined group who will not give up the first, second, or hundredth gust of wind.

One of the most refreshing and powerful that you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines in the dark moments like gold. The light of the soul throws sparks, emits flashes, makes fire signals, stokes what is appropriate. Show the lighthouse soul in dark times like these – to be persistent and show compassion for others – both actions are of immense bravery and greatest necessity. The anguished souls take light from other souls who are fully lit and that the show spontaneously. If you want to calm the tumult, this is one of the most powerful things you can do.

There will always be a time when you feel discouraged. I myself have experienced the discouragement many times in life, but he did not keep the place, do not take it into account. Do not allow him to eat on my plate. The reason is this: to the bone I know one thing, as you know. And is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you are serving and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: they are words and deeds of the One who brought us here. With this in mind, I hope you will write this on your wall: “A large ship moored in the harbor is undoubtedly safe. But it is for this reason that the great ships were built. “

What this comes to you with much love and prayer to remember who you come from and why did you come on this beautiful Earth and necessary.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the best seller Women Who Run with the Wolve

PJ Harvey


Polly Jean “PJ” Harvey (Yeovil, 9 ottobre 1969) è una cantautrice e musicista britannica.

https://it.wikipedia.org/wiki/PJ_Harvey

Polly Jean Harvey, MBE (born 9 October 1969), known as PJ Harvey, is an English musician, singer-songwriter, writer, poet, composer and occasional artist.Primarily known as a vocalist and guitarist, she is also proficient with a wide range of instruments including piano, organ, bass, saxophone, harmonica and, most recently, the autoharp.

Harvey began her career in 1988 when she joined local band Automatic Dlamini as a vocalist, guitarist, and saxophone player. The band’s frontman, John Parish, would become her long-term collaborator. In 1991, she formed an eponymous trio and subsequently began her professional career. The trio released two studio albums, Dry (1992) and Rid of Me (1993) before disbanding, after which Harvey continued as a solo artist. Since 1995, she has released a further six studio albums with collaborations from various musicians including John Parish, former bandmate Rob Ellis, Mick Harvey, and Eric Drew Feldman and has also worked extensively with record producer Flood.

Among the accolades she has received are the 2001 and 2011 Mercury Prize for Stories from the City, Stories from the Sea (2000) and Let England Shake (2011)[ respectively—the only artist to have been awarded the prize twice—eight Brit Award nominations, six Grammy Award nominations and two further Mercury Prize nominations. Rolling Stone awarded her 1992’s Best New Artist and Best Singer Songwriter and 1995’s Artist of the Year, and listed Rid of Me, To Bring You My Love (1995) and Stories from the City, Stories from the Sea on its 500 Greatest Albums of All Time list. In 2011, she was awarded for Outstanding Contribution To Music at the NME Awards.[10] In June 2013, she was awarded an MBE for services to music.

https://en.wikipedia.org/wiki/PJ_Harvey

In quest’epoca – In this age


In quest’epoca
In quest’epoca di sapienza, oh Signore, fa’ che non diventiamo stolti: non permettere che la tua parola venga ammutolita dalla vuota parola umana. In quest’epoca di freddezza, fa’ ardere i nostri cuori: fa’ dimorare nell’amore coloro che pronunciano il tuo nome. In quest’epoca di stanchezza, dona potenza per compiere nuove opere: dove il nostro cuore si scoraggia, sii tu la nostra forza!
Lindolfo Weingärtner
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Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti: e dunque vieni sempre, Signore. Vieni, tu che ci ami: nessuno è in comunione col fratello se prima non è con te, o Signore. Noi siamo tutti lontani, smarriti, né sapiamo chi siamo, cosa vogliamo. Vieni, signore. Vieni sempre, Signore.

David M. Turoldo
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Signore, con te sono al sicuro; se tu mi sostieni, non ho nulla da temere; se tu mi abbandoni, non mi rimane alcuna speranza. Del futuro so poco, ma ho fiducia in te. Dona ciò chè bene per me. Prendi ciò che mi può danneggiare. Che cosa sia l’uno o l’altro, lo lascio alla tua decisione.

John Henry Newman

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So poco del futuro, ma ho fiducia in te. Dammi ciò che è bene per me. Toglimi ciò che mi può essere di danno. A te voglio lasciare ogni cosa. E quando mi arriveranno preoccupazioni e sofferenze, aiutami a sopportare. Fa’ che io ti riconosca, creda in te e ti serva.

John Henry Newman
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Signore, siamo deboli, timorosi, piccoli. Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi. Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te, della vita, della salvezza che ci offri. Concedici di essere forti in te. Amen

Eduard Thurneysen

In this age
Be wisdom in this age, oh Lord, do not become foolish: do not let your word be silenced by the mere word of man. In this age of coldness, is ‘burn our hearts: ‘do abide in those who pronounce your name. In this age of weariness, gives power to make new works: where our hearts are discouraged, you shall be our strength!
Lindolfo Weingärtner
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Come to find us, we are increasingly lost: and therefore is always, Lord. Come, you who love us: no one is in communion with his brotherwithout first is with thee, O Lord. We are all away, lost, or We knowwho we are, what we want. Come, sir. Always Come, Lord.
David M. Turoldo
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Lord, with you I m safe, if you support me, I have nothing to fear if youleave me, I do not no hope remains. I know little of the future, but Itrust in you. He gives all that well for me. Get what I may be damaged.What is one or the other, I leave to your decision.
John Henry Newman
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I know a little of the future, but I trust in you. Give me what’s good for me. Take away what I can be of harm. To you I want to leaveeverything. And when I have concerns and suffering, help me to bear.Fa ‘I recognize you, believe in you and serve you.John Henry Newman

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Lord, we are weak, afraid, small. But maybe you also want to serve us.Let us come into your work, not afford to have lived at all.
Do you know what we are, we know, all thirst for you, life, of salvationthat we offer. Grant us to be strong in you. Amen
Eduard Thurneysen

Amore insicuro – Insecure love – Mark D.White


Amore insicuro

Se vi siete innamorati di una persona profondamente insicura, che non crede in sé stessa e tende a sminuirsi di continuo, potrebbe venirsi a creare un rapporto basato sulla dipendenza affettiva.
Se inizialmente può rendervi felici sentirvi indispensabili ed avere a fianco qualcuno che vi ricorda quanto siete superiori, quanto ha bisogno di voi anche per delle sciocchezze, a lungo andare una simile relazione logora anche le persone più pazienti.

Mark D.White, psicologo americano autore di Iron Man and Philosophy: Facing the Stark Reality (The Blackwell Philosophy and Pop Culture Series).
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Insecure love

If you’re in love with a deeply insecure person who does not believe in itself and tends to belittle all the time, could come and create a relationship based on emotional dependence.
If at first may make you feel happy and needed to have someone beside you remember what you are superior, because he needs you even about trifles, in the long run such a report even the most worn-out patients.

Mark D.White, American psychologist, author of Iron Man and Philosophy: Facing the Stark Reality (The Blackwell Philosophy and Pop Culture Series).