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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

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L’essere psichico – The Psychic Being – Sri Aurobindo


L’essere psichico

L’anima è sempre pura, ma la conoscenza e la forza in esso sono coinvolti ed escono solo come essere psichico si evolve e diventa più forte.

Sri Aurobindo

D: Cosa si intende con l’Essere Psichico

La Madre e Sri Aurobindo

Di solito, tanto più verso l’interno e tutte le esperienze anormali psicologiche sono chiamate psichiche. Io uso la parola psichico per l’anima in quanto distinta dalla mente e dal vitale. Tutti i movimenti e le esperienze dell’anima  in questo senso sono chiamate psichiche, quelle che si innalzano dal contatto o direttamente l’essere psichico, dove mente  predomina il vitale, l’esperienza sarebbe stata chiamata psicologica (di superficie o occulta).

Sri Aurobindo

Intendo con lo psichico nell’intimo dell’anima del benessere e l’anima-natura. Questo non è il senso in cui la parola è usata nel linguaggio ordinario, o meglio, se è così utilizzato, è con grande vaghezza e disconoscimento gran parte della vera natura di questa anima, ed è data una vasta estensione di significato che porta è ben oltre . Tutti i fenomeni psicologici  anormali o soprannaturali o un personaggio occulto sono doppiati psichicamente; se un uomo ha una doppia personalità cambia da uno all’altro, se vi è l’apparizione di un uomo che muore, qualcosa della sua guaina semplice vitale oppure una forma pensiero di lui , appare  attraverso la stanza del suo amico chiedendo, se un poltergeist   in una casa, tutto ciò che è classificato in fenomeni psichici e considerato come un oggetto adatto per la ricerca psichica , anche se queste cose non hanno nulla a che fare con lo psichico. Ancora nello  Yoga  che è solo occulto, i  fenomeni dell’invisibile, vitale o mentale o fisico sottile, visioni, simboli, tutto ciò che misti, spesso perturbano, spesso oscuri, come campo spesso illusorio di esperienze che appartengono a questo, intervenendo tra l’anima ei suoi strumenti superficiali, o meglio al suo aspetto più esterno, tutto il caos della zona intermedia, si riassume come psichico e considerato come un luogo inferiore e  di dubbia  scoperta spirituale. Anche in questo caso vi è una confusione costante tra le mentale desiderio-anima che è una creazione del bisogno vitale dell’uomo, della sua forza vitale alla ricerca per il suo compimento e la vera anima che è una scintilla del fuoco divino, una parte del Divino . Perché l’anima, l’essere psichico usa la mente e il vitale e il corpo come strumenti di crescita e di esperienza si è guardato come se fosse una amalgama o qualche substrato sottile della mente e della vita. Ma nello yoga se accettiamo tutta questa massa caotica come l’anima o movimento dell’anima che entra in una confusione senza un problema. Tutto ciò che appartiene solo ai rivestimenti dell’anima, l’anima stessa è una divinità interiore maggiore della mente o la vita o del corpo. E ‘qualcosa che una volta che viene rilasciato dal oscuramento da parte dei suoi strumenti in una volta crea un contatto diretto con il Divino e con il sé e lo spirito.

Sri Aurobindo

The Psychic Being

The soul is always pure, but the knowledge and force in it are involved and come out only as the psychic being evolves and grows stronger .

SRI AUROBINDO

Q : What is Meant by the Psychic Being

The Mother and Sri Aurobindo

Ordinarily, all the more inward and all the abnormal psychological experiences are called psychic. I use the word psychic for the soul as distinguished from the mind and vital. All movements and experiences of the soul would in that sense be called psychic, those which rise from or directly touch the psychic being; where mind and vital predominate, the experience would be called psychological (surface or occult).

SRI AUROBINDO

I mean by the psychic the inmost soul-being and the soul-nature. This is not the sense in which the word is used in ordinary parlance, or rather, if it is so used, it is with great vagueness and much misprision of the true nature of this soul and it is given a wide extension of meaning which carries it far beyond that province. All phenomena of an abnormal or supernormal psychological or an occult character are dubbed psychic; if a man has a double personality changing from one to another, if an apparition of a dying man, something of his mere vital sheath or else a thought form of him, appears and stalks through the room of his wondering friend, if a poltergeist kicks up an Unseemly row in a house, all that is classed under psychic phenomena and regarded as a fit object for psychic re search, though these things have nothing whatever to do with the psychic. Again much in Yoga itself that is merely occult, phenomena of the unseen vital or mental or subtle physical planes, visions, symbols, all that mixed, often perturbed, often shadowy, often illusory range of experiences which belong to this intervening country between the soul and its superficial instruments, or rather to its outermost fringes, all the chaos of the intermediate zone, is summed up as psychic and considered as an inferior and dubious province of spiritual discovery. Again there is a constant confusion between the mentalised desire-soul which is a creation of the vital urge in man, of his life-force seeking for its fulfilment and the true soul which is a spark of the Divine Fire, a portion of the Divine. Because the soul, the psychic being uses the mind and the vital as well as the body as instruments for growth and experience it is  itself looked at as if it were some amalgam or some subtle substratum of mind and life. But in Yoga if we accept all this chaotic mass as soul-stuff or soul-movement we shall enter into a confusion without an issue. All that belongs only to the coverings of the soul; the soul itself is an inner divinity greater than mind or life or body. It is something that once it is released from obscuration by its instruments at once creates a direct contact with the Divine and with the self and spirit.

SRI AUROBINDO

Kundalini – Sri Aurobindo


Kundalini – Sri Aurobindo

Il processo di risveglio della kundalini che sale attraverso i centri, come pure la purificazione dei centri, è una conoscenza tantrica. Nel nostro yoga non c’è un processo volontario di purificazione e apertura dei centri e neppure un sollevamento della kundalini mediante un processo stabilito. Viene usato un altro metodo, ma c’è sempre l’ascesa della coscienza da e attraverso diversi livelli per congiungersi alla coscienza superiore al di sopra; c’è l’apertura dei centri e dei piani (mentale, vitale e fisico) cui questi centri presiedono; c’è anche la discesa, che è la chiave principale della trasformazione spirituale. Per questo c’è, come ho detto, una conoscenza tantrica dietro al processo di trasformazione nel nostro yoga.

Nel nostro yoga non c’è un’apertura voluta dei cakra; essi si aprono spontaneamente con la discesa della Forza. Nella disciplina tantrica si aprono dal basso verso l’alto, prima di tutti il mūlādhāra; nel nostro yoga si aprono dall’alto verso il basso. Ma l’ascesa della forza dal mūlādhāra avviene anche qui.

Nel Tantra i centri vengono aperti e la kundalini risvegliata con un processo particolare, l’azione della sua ascesa viene percepita attraverso la spina dorsale. Qui, invece, è una pressione della Forza dall’alto a risvegliarla e ad aprire i centri. C’è poi un’ascesa della coscienza che sale fino ad unirsi alla coscienza superiore al di sopra. Questo si ripete fin quando tutti i centri sono aperti e la coscienza s’innalza al di sopra del corpo. Ad uno stadio successivo, essa rimane al di sopra e si espande nella coscienza cosmica e nel sé universale. Questo è il decorso normale, ma a volte il processo è più rapido e c’è un’apertura improvvisa e definitiva al di sopra.

L’ascesa e la discesa della Forza in questo yoga si compiono a modo loro senza necessariamente riprodurre i particolari indicati nei libri tantrici. Molti diventano coscienti dei centri, ma altri sentono semplicemente l’ascesa e la discesa in modo generale o da un livello all’altro piuttosto che da un centro all’altro, sentono cioè la Forza che discende prima nella testa, poi nel cuore, poi nell’ombelico e ancora più sotto. Non è affatto necessario divenire coscienti delle divinità nei centri secondo la descrizione tantrica, ma alcuni sentono la Madre nei diversi centri. In queste cose la nostra sadhana non si attiene alla conoscenza data nei libri, ma aderisce solo alla verità essenziale che sta dietro e la realizza indipendentemente, senza sottostare alle antiche forme e simboli. I centri stessi hanno qui un’interpretazione diversa da quella data nei libri dei tantrici.

Sì, lo scopo del nostro yoga è stabilire un contatto diretto col Divino al di sopra e far discendere la Coscienza divina dall’alto in tutti i centri. I poteri occulti che appartengono ai piani mentali, vitali e fisico-sottile non sono il nostro scopo. Strada facendo, si può avere un contatto con varie Forze e Personalità divine, ma non occorre stabilirle nei centri, benché a volte ciò avvenga automaticamente per un certo tempo nel corso della sadhana. Ma non è una regola: il nostro yoga vuole essere plastico e permettere tutte le operazioni necessarie del Potere divino secondo la natura, ma queste, nei loro particolari, possono variare in ciascun individuo.

SA, Lettere, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In questo yoga il movimento avviene dall’alto verso il basso: all’inizio i due centri della testa, poi il centro del cuore, quindi quello ombelicale e infine gli altri due. Se l’esperienza superiore, con la sua coscienza, conoscenza e volontà superiori, si stabilisce dapprima e pienamente nei tre centri superiori, dopo è più facile aprire i tre centri inferiori senza creare troppo scompiglio.

SA, ivi, vol. IV, p. 234

Kundalini – Sri Aurobindo

The process of awakening the kundalini rising through the centers, as well as the purification of the centers, is a tantric knowledge. In this Yoga there is a voluntary process of purification and opening of the centers and even a lifting of the kundalini through an established process. Another method is used, but there is always the rise of consciousness and through various levels to join the higher consciousness above, there is the opening of centers and floors (mental, vital and physical) to which these centers preside over and there is also the descent, which is the main key of spiritual transformation. That is, as I said, tantric knowledge behind the process of transformation in our yoga.

In this Yoga there is no intentional opening of chakras, and they open spontaneously with the descent of the Force. In the discipline tantric open from bottom to top, first of all the muladhara; in our yoga open from top to bottom. But the rise of force from Muladhara is also here.

In Tantra the centers are opened and kundalini awakened with a particular process, the action of its rise is seen through the spine. Here, however, is a force of pressure from above to awaken and open centers. Then there is an ascent of consciousness that rises up to join the higher consciousness above. This is repeated until all the centers are open and the consciousness rises above the body. At a later stage, it remains above and expands into the cosmic consciousness and the universal self. This is the normal course, but sometimes the process is faster and there is an opening sudden and definitive above.

The ascent and descent of the Force in this yoga will make their way without necessarily reproduce the details mentioned in the books Tantric. Many become aware of the centers, but others simply feel the rise and descent in a general or from one level to another rather than from one center to another, feel that the Force which comes first in the head, then heart, then and even more below the navel. There is no need to become aware of the deities in tantric centers according to the description, but some feel the Mother in different centers. In these things our sadhana does not adhere to the knowledge given in the books, but only adheres to the essential truth that lies behind and produces independently, without being subjected to the ancient forms and symbols. The centers themselves have here a different interpretation from that given in the books of tantra.

Yes, our aim in yoga is to establish direct contact with the Divine above and to derive from the Divine Consciousness in all centers. The occult powers that belong to the mental planes, vital and physical-thin is not our purpose. Along the way, you can make contact with the various forces and divine personalities, but no need to establish them in the centers, although sometimes this is done automatically for some time in the course of sadhana. But there is one rule: our yoga aims to be plastic and allow all the necessary operations according to the nature of divine power, but these, in their details may vary in each individual.

SA, Letters, ed. Arka, 1988, vol. I, p. 83-85

In this yoga movement is from top to bottom: at the two centers of the head, then the heart center, then the cord and then the other two. If the superior experience, with his conscience, knowledge and desire above, and fully settled first in the three higher centers, it is easier to open after the three lower centers without creating too much havoc.

SA, ibid, vol. IV, p. 234

Una perla al giorno – Tirukkural, 834


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Non c’è sciocco più insensato di colui
che espone ardentemente ad altri
una sapienza che non riesce a seguire egli stesso.

Tirukkural, 834
There is no fool more foolish of him
that exposes ardently to other
a wisdom that can not follow himself.

Tirukkural, 834

Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Mankind – progress, helping others – Sri Aurobindo


Sull’umanità – il progresso, l’aiuto agli altri – Sri Aurobindo
L’umiltà davanti al Divino è anch’essa una conditio sine qua non della vita spirituale, mentre l’orgoglio, l’arroganza, la vanità e la presunzione spirituale spingono sempre verso il basso. (…) Il disprezzo per gli altri è sempre fuori luogo, tanto più che il Divino è in tutti. È ovvio che le attività e le aspirazioni degli uomini non sono né insignificanti né senza valore, poiché tutta la vita è una crescita dell’anima dall’oscurità alla Luce.
Secondo il nostro modo di vedere, l’umanità non può uscire dalle sue limitazioni e crescere con i normali mezzi adottati dalla mente umana: politica, riforme sociali, filantropia, ecc; questi possono essere solo palliativi temporanei o circoscritti. L’unica vera via d’uscita è un cambiamento di coscienza in un modo d’essere più grande, più vasto e più puro, e una vita e un’azione basate su tale cambiamento. È dunque a questo che bisogna rivolgere le energie una volta che l’orientamento spirituale sia completo. Questo non implica alcun disprezzo, significa preferire i soli mezzi efficaci a quelli che sono stati trovati inefficaci.
(Lettere, I, 190-1)
Personalmente, non ho un rispetto esagerato per l’Umanità e per quello che essa è, ma dire che non ha fatto alcun progresso è un pessimismo esagerato così come furono un ottimismo esagerato gli entusiastici alleluia del diciannovesimo secolo per un’Umanità in pieno progresso. (…) E, dopo tutto, il miglior modo di far progredire l’Umanità è avanzare personalmente; ciò può suonare individualistico o egoistico, ma non lo è: è solo buon senso. Come dice la Gita: “Tutto ciò che fanno i migliori viene preso a modello dagli altri” [III, 21].
(Lettere, II, 28-9)
Naturalmente la maggior parte degli uomini vive nella mente fisica e nel vitale, eccetto pochi santi e un numero un po’ più grande di intellettuali. È per questo che, come si è ora scoperto, l’umanità ha fatto pochi progressi negli ultimi tremila anni, eccetto nel campo della scienza e in quello materiale. Un po’ meno crudeltà e brutalità forse, più elasticità dell’intelletto nell’élite, una capacità più rapida di cambiamento nelle forme, ma tutto qui.
La nostra epoca è allo stesso tempo peggiore e migliore [di quella del passato]: da un lato la natura umana si è degradata fin nei suoi aspetti peggiori e c’è uno scatenamento delle forze vitali; dall’altro c’è, in compenso, una maggiore ricerca di qualcosa di oltre, una ricerca che ha in sé più luce e conoscenza.
(Lettere, V, 57)
Si deve spesso rinunciare al dharma inferiore per arrivare a un dharma più vasto, per esempio i doveri sociali, i debiti da saldare, una famiglia a cui badare, contribuire a servire il proprio paese, ecc.: chi si volge alla vita spirituale deve spesso lasciarsi indietro tutto ciò, e da molti viene rimproverato come adharma. Ma, se non segue questo adharma, resta sempre vincolato alla vita inferiore – dato che lì vi è sempre qualche dovere da assolvere – e non può dedicarsi al dharma spirituale, oppure può farlo solo quando è vecchio e le sue facoltà sono diminuite.
(Lettere, II, 26)
Il vero scopo dello yoga non è la filantropia, ma trovare il Divino, entrare nella coscienza divina e scoprire il proprio vero essere nel Divino.
L’idea di essere utili all’umanità è la vecchia confusione dovuta a idee di seconda mano importate dall’Occidente. Ovviamente, per essere ‘utili’ all’umanità non c’è bisogno dello yoga: chiunque conduca la vita umana è utile all’umanità, in un modo o nell’altro. Lo yoga è diretto verso il Divino, non verso l’uomo. Se fosse possibile far discendere una coscienza e un potere divino supermentale e stabilirli nel mondo materiale, questo evidentemente significherebbe un immenso cambiamento per la terra, inclusa l’umanità stessa e la sua vita. Ma l’effetto sull’umanità non sarebbe che uno dei risultati del cambiamento; in sé non costituisce lo scopo della sadhana. Lo scopo della sadhana può essere solo quello di vivere nella coscienza divina e manifestarla nella vita.
(Lettere, II, 26-7)
E’ sempre così nel comportamento umano: gli uomini vogliono aiutarsi l’un l’altro, spinti da motivi nascosti o da sentimenti che provengono dall’ego. Solo quando si vive in una coscienza superiore accade diversamente.
L’idea di aiutare gli altri è una sottile forma di ego. Solo la Forza divina può aiutare. Si può essere un Suo strumento, ma si deve allora prima imparare a diventare uno strumento idoneo e privo di ego.
L’idea di aiutare gli altri è un’illusione dell’ego. Solo quando la Madre autorizza e dà la Sua Forza si può aiutare, e anche allora solo entro certi limiti.
(Lettere, II, 260-1)
Mankind – progress, helping others – Sri Aurobindo

The humility before the Divine is also a conditio sine qua non of spiritual life, and pride, arrogance, vanity and presumption spiritual always pushes down. (…) The contempt for others is always out of place, especially since the Divine is in all. It is obvious that the activities and aspirations of men are neither trivial nor without value, because all life is a growth of the soul from darkness to light.
In our view, humanity can not escape from its limitations and grow with the normal means used by the human mind: politics, social reform, philanthropy, etc., these may be only temporary palliatives or circumscribed. The only real way out is a change of consciousness in a way of being bigger, broader, more pure, and life and action based on that change. It is therefore this that we must address the energy once the spiritual orientation is complete. This does not imply any contempt, means preferring the only effective means to those that have been found ineffective.
(Letters, I, 190-1)
Personally, I do not have an exaggerated respect for humanity and for what it is, but saying that he has made no progress is an exaggerated pessimism as an exaggerated optimism were the enthusiastic hallelujahs of the nineteenth century for Humanity in full progress. (…) And, after all, the best way to advance humanity is to advance personally, this may sound selfish or individualistic, but it is not: it’s just common sense. As the Gita says: “All they do is best modeled by others” [III, 21].
(Letters, II, 28-9)
Of course, most men live in the physical mind and life, except for a few saints and a number a little ‘bigger than intellectual. That is why, as we have now discovered, mankind has made little progress over the last three thousand years, except in science and in the material. A little ‘less cruelty and brutality, perhaps, more flexible intellectual elite, a capacity of more rapid change in the forms, but that’s all.
Our age is both worse and better [than the past]: on the one hand, human nature is degraded even in its worst and there is an outburst of vital forces, and secondly there is, on the other hand , looking for something more than a search that has in it more light and knowledge.
(Letters, V, 57)
It often has to give up less to get to a dharma dharma larger, for example, social duties, debts to be paid, a family to look after, help serve their country, etc..: Who turns to the spiritual life is often leaving behind everything, and is criticized by many as adharma. But, if it does not follow this adharma, remains bound to the lower life – because there is always a duty to perform – and can not devote himself to spiritual dharma, or can only do so when he is old, and his faculties are diminished.
(Letters, II, 26)
The real purpose of yoga is not philanthropy, but finding the Divine, to enter into the divine consciousness and discover their true being in the Divine.
The idea of being useful to humanity is the confusion due to old ideas of second-hand imported from the West. Obviously, to be ‘useful’ to humanity there is no need of yoga is anyone lead human life is useful to humanity in one way or another. Yoga is directed towards the Divine, not to man. If it were possible to bring down a supramental consciousness and a divine power and establish them in the material world, this of course would mean a huge change for the earth, including humanity itself and its life. But the effect would be that humanity is not a result of the change, in itself is not the purpose of sadhana. The purpose of sadhana can only be to live in divine consciousness and manifest it in life.
(Letters, II, 26-7)
It ‘always the case in human behavior: people want to help each other, driven by hidden motives or feelings that come from ego. Only when you live in a higher consciousness is just the same.
The idea of helping others is a subtle form of ego. Only the Divine Force can help. It may be His instrument, but then you must first learn to be an appropriate and selfless.
The idea of helping others is an illusion of the ego. Only when the mother allows and gives His strength you can help, and even then only within certain limits.
(Letters, II, 260-1)

Namastè


Namastè

Io con un respiro accarezzo il cielo
ora a mani giunte é di prana e pace
questo infinito e profondo soffio
ebbrezza degli istanti senza velo
bellezza srotola essenza vitale

Resto in silenzio senza turbamento
abbracciando tutto senza giudicare
una metamorfosi in un solo passo
acqua vitale sgorga nel mio deserto
in fiumi manifesto pace e amore

02.05.2011 Poetyca

Namaste

I caress the sky with a breathe
now joined hands is prana and peace
this endless, deep blow
thrill of the moment without veil
beauty unfolds vital essence

I remain quietly without agitation
embracing all without judgment
a transformation in one step
Life water gushes into my desert
in rivers I manifest peace and love

02.05.2011 Poetyca

Difficoltà nel Cammino – Difficulties in the Way – Sri Aurobindo


Difficoltà nel Cammino – Sri Aurobindo

“L’esacerbarsi di certi movimenti vitali è un fenomeno ben noto nello yoga e non significa che si sia caduti indietro, ma solo che ci si trova ora alle prese con gli istinti fondamentali della natura vitale e terrestre invece di continuare ad avere con loro un rapporto piacevole e cortese. Io stesso ho avuto l’esperienza, durante un certo stadio dello sviluppo spirituale, dell’esasperarsi di certe cose che prima esistevano appena o sembravano del tutto assenti dalla pura vita yogica. Queste cose si sollevano in tal modo perché stanno lottando per la propria sopravvivenza; […] in seguito, quando tali movimenti non riescono a raggiungere il loro scopo, che è di far deviare il sadhaka dalla sadhana, il tutto scompare e non c’è più alcun serio disturbo”.
(Lettere, V, 97)

“Sono del tutto d’accordo con voi nel non trovare allettante l’idea di un altro attacco [delle forze ostili] di questo genere. Se io stesso sono un eroe, credo che sia più per necessità che per scelta; non amo infatti le tempeste e le battaglie, almeno sul piano sottile. Può darsi che la via soleggiata sia un’illusione, anche se non credo che lo sia, perché ho visto persone seguirla per anni; […] ma non è detto che il sentiero debba essere periodicamente flagellato da violente tempeste, benché sia un fatto evidente che è così per moltissimi sadhaka”
(Lettere, VI, 86)

“Tutte le nature dal forte carattere hanno una forza rajasica estroversa, espansiva, e se bastasse questo a renderci inadatti allo yoga, pochissimi di noi avrebbero avuto una probabilità di riuscirvi. Quanto al dubbio della mente fisica sul fatto che ci si possa riuscire o no, chi non l’ha avuto? Per quanto mi riguarda, mi ha perseguitato per anni e anni, ed è solo negli ultimi due anni che l’ultima ombra del dubbio – non sulla fattibilità teorica, ma sulla certezza pratica della sua realizzazione allo stato attuale del mondo e della natura umana – mi ha interamente abbandonato”.
(Lettere, VI, 116 – Questa lettera è stata scritta il 16.04.1923)

“Non è che questa vostra difficoltà sia personale; ogni sadhaka che intraprenda il Cammino deve affrontare simili ostacoli. Mi ci sono voluti quattro anni di sforzo interiore per trovare un vero Sentiero, anche se l’aiuto divino era sempre con me, e anche allora mi sembrò di averlo trovato per caso; e mi ci sono voluti altri dieci anni di yoga intenso sotto una suprema guida interiore per tracciarlo, e ciò perché ho dovuto assimilare e superare il mio passato e il passato del mondo, prima di poter trovare il futuro e gettarne le basi”.
(Lettere, V, 121)

“Quanto alla Madre e me, abbiamo dovuto provare tutte le strade, seguire tutti i metodi, superare montagne di difficoltà, portare un fardello di gran lunga più pesante del vostro o di chiunque altro nell’Ashram e fuori, subire condizioni di gran lunga più difficili, combattere battaglie, sopportare ferite, aprire strade attraverso paludi, deserti e foreste impenetrabili, vincere masse ostili: un lavoro quale, sono certo, nessun altro ha compiuto prima di noi. Perché la Guida del Cammino, in un lavoro come il nostro, deve non solo far discendere, rappresentare o incarnare il Divino, ma rappresentare anche l’elemento ascendente dell’umanità, portare tutto il fardello dell’umanità, e sperimentare, non per puro gioco Lila, ma del tutto seriamente, tutte le ostruzioni, difficoltà e opposizioni possibili, in un’impresa irta di ostacoli e impedimenti, solo a lungo termine coronata da successo. Ma non è indispensabile né tollerabile che altri debbano sperimentare tutto da capo. È perché la nostra esperienza è completa che possiamo indicare agli altri una via più diretta e più facile… se solo accetteranno di seguirla. È grazie alla nostra esperienza, conquistata a duro prezzo, che possiamo esortare voi e gli altri: Prendete l’atteggiamento psichico, sostenuti apertamente o segretamente dal Divino – se segretamente, Egli si mostrerà tuttavia a tempo debito. Non insistete nel procedere su un sentiero faticoso, pieno di ostacoli e di difficoltà, su una via traversa”.
(Lettere, V, 120)

“Quanto alla fede, scrivete come se io non avessi mai avuto alcun dubbio o alcuna difficoltà. Ho avuto dubbi e difficoltà peggiori di quanto qualunque mente umana possa immaginare. Non è perché io abbia ignorato le difficoltà, ma proprio perché le ho viste più chiaramente e le ho sperimentate su una scala più vasta di qualsiasi mio contemporaneo o predecessore che, avendole affrontate e misurate, sono certo dei risultati del mio lavoro. Ma anche se vedessi la possibilità che esso finisca in un niente (il che è impossibile), continuerei imperturbato, perché avrei comunque eseguito come meglio potevo il lavoro che dovevo fare, e ciò che si fa in questo spirito conta sempre nell’economia dell’universo. Ma perché dovrei pensare che tutto questo potrebbe finire in un niente, quando vedo ogni passo e dove esso porta, e quando ogni settimana, ogni giorno – una volta era ogni anno, poi ogni mese, e in futuro sarà ogni giorno e ogni ora – mi porta sempre più vicino alla meta? Lungo la strada che si percorre sotto la Luce dall’alto, perfino ogni difficoltà può essere un aiuto e ha il suo valore, e la Notte stessa porta in sé la Luce che deve venire”.
(Lettere, VI, 91-2)

Difficulties in the Way – Sri Aurobindo

“The exacerbation of certain movements of life is a phenomenon well known in the yoga and does not mean that it has fallen back, but only that you are now grappling with the basic instincts of nature, life and earth instead of continuing to have with them a ratio pleasant and courteous. I myself have had the experience, during a certain stage of spiritual development, dell’esasperarsi certain things that previously existed or just appeared totally absent from the pure yogic life. These things are raised in this way because they are struggling for survival, […] later, when such movements can not reach their goal, which is to divert the sadhaka of the sadhana, everything disappears and there is no longer any serious disturbance. “
(Letters, V, 97)

“I totally agree with you in not find attractive the idea of ​​another attack [the insurgents] of this kind. If I am a hero, I think it is more by necessity than by choice, not because I love storms and battles, at least on the subtle plane. Maybe the way sunny is an illusion, although I do not think it is because I have seen people follow it for years […] but it is said that the path should be regularly lashed by violent storms, though it is an obvious fact that is so for many sadhaka “
(Letters, VI, 86)

“All natures have a force strong character rajasic extroverted, expansive, and if this was enough to make it unfit to yoga, very few of us would have had a chance to succeed. As to the question of the physical mind that you can succeed or not, who has not had? For me, haunted me for years and years, and is only over the past two years since the last shadow of doubt – not on theoretical feasibility, but on the practical certainty of its realization in the current state of the world and human nature – I was completely abandoned. “
(Letters, VI, 116 – This letter was written on 16/04/1923)

“It’s not that your difficulty is personal, every sadhaka who undertake the Walk facing similar obstacles. It took me four years of inner struggle to find a true path, even if divine help was always with me, and even then it seemed to have found it by accident, and it took me another ten years of intense yoga under a Supreme inner guidance to trace it, and that is because I had to assimilate and overcome my past and the past of the world, before you can find the future and lay a foundation. “
(Letters, V, 121)

“As for Mother and me, we had to try all the roads, follow all the methods, overcome mountains of difficulty, take a much heavier burden of your or anyone else in the Ashram and outside, subject to conditions far more hard, fight battles, bear wounds, open roads through swamps, deserts and impenetrable forests, to win the masses hostile work which I am sure no one else has done before us. Because the Guide of the Way, in a work like ours, must not only bring down, represent or embody the Divine, but also represent the ascending part of humanity, taking the whole burden of humanity, and experience, not by pure Lila game, but quite seriously, all obstructions, possible difficulties and opposition, in an enterprise fraught with obstacles and impediments, only long-term successful. But it is not necessary nor acceptable that others should experience all over again. It is because our experience is complete we can show others a more direct and easier … if only they agree to follow. Thanks to our experience, gained at a heavy price, we can encourage you and others: Take the psychic attitude, supported by the Divine openly or secretly – if secretly, He will, however, in due course. Do not insist on moving forward on a difficult path full of obstacles and difficulties, on a side street. “
(Letters, V, 120)

“With regard to faith, write as if I never had any doubt or any difficulty. I had doubts and difficulties worse than any human mind can imagine. It’s not because I’ve ignored the challenge, but because I saw them more clearly and I tried on a larger scale than my contemporary or predecessor who, having faced and measured, I am sure the results of my work. But even if I saw the possibility that it will end in nothing (which is impossible), I would continue undisturbed, because I would have done the job as best I could that I had to do, and what is done in this spirit of economy has always’ universe. But why should I think that all this could end in nothing, when I see each step and where it leads, and when every week, every day – it was once every year, then every month, and in the future will be every day and every hour – brings me closer to the goal? Along the road that runs under the light from above, even every difficulty can be a help and has its value, and the night brings with it the same light that must come. “
(Letters, VI, 91-2)

Una parte della verità – Part of the Truth


Una parte della Verità

“Quale religione bisogna seguire?”. “L’umanitarismo: questa è il vero Dharma (religione, legge, dovere)”. Se tutte le cose create si manifestano dalla medesima ‘sostanza’, dall’Energia dell’Assoluto, l’Anima Priva di Forma, allora tutte le cose in realtà sono Uno e le varie parti di quell’Uno dovrebbero vivere e funzionare in armonia le une con le altre. Per un essere umano, la religione in senso lato – l’espressione della fede nell’Assoluto e la Sua Creazione – non può che manifestarsi attraverso pensieri, parole e azioni di stampo umanitario. “La Creazione è vasta e vi sono molte dottrine. Aderite a un principio…quello di Verità, Semplicità e Amore. Vivete in Verità, Semplicità e Amore”. Le religioni formalizzate, con i loro rituali, i loro sistemi di credenze, le loro divinità e i miti che le circondano, costituiscono un aiuto vitale e una guida per l’umanità, ma l’esistenza e l’attività di Dio nella Creazione non dipendono in alcun modo dall’adorazione e dalle fede degli uomini. Le nostre limitate menti umane non sono in grado di comprendere o esprimere l’Infinito. Tutte le religioni contengono una parte della Verità e offrono ai loro praticanti un percorribile e collaudato sentiero per raggiungere e sperimentare Dio; tutte le religioni hanno prodotto santi e maestri di comprovata realizzazione, ma nessuna possiede tutta la Verità, perché il Divino può essere sperimentato in un infinito numero di maniere, come infinito è il numero di coloro che Lo cercano. A causa delle limitazioni del linguaggio e della varietà delle esperienze spirituali, i rituali e le tecniche di adorazione prescritte da ciascuna religione saranno in grado di condurre il ricercatore della verità solo fino a un certo punto del cammino: gli ultimi passi che lo separano dall’unione completa con Dio non sono riportati su alcuna carta e vengono ‘disegnati’ di volta in volta a seconda dei casi. “Seguite la religione che è nei vostri cuori”. Quando una persona vive in armonia con il Divino e la Creazione nel suo complesso, è libera di scegliere la religione e i rituali con i quali si sente maggiormente in sintonia. “In ogni città esiste una piazza centrale verso la quale confluiscono tutte le strade che la attraversano. Allo stesso modo, tutte le religioni confluiscono verso il medesimo punto: Dio. Per questo motivo, qualsiasi sia la religione che seguite, alla fine raggiungerete Dio”.

Babaji di Herakhan

Part of the Truth

“Which religion should follow?”. “Humanitarianism: This is the true Dharma (religion, law, duty).” If all things made manifest by the same ‘substance’, from Energy of the Absolute, the soul With no form, then all things are really one and the various parts of that One should live and work in harmony to with each other. For a human being, religion in the broadest sense – the expression of faith in the Absolute and His Creation – can only manifest through thoughts, words and actions of humanitarian mold. “Creation is vast and there are many doctrines. Adhere to the principle … that of Truth, Simplicity and Love. Live in Truth, Simplicity and Love.” Formalized religions, with their rituals, their belief systems, their deities and myths that surround them, are a vital support and guidance for mankind, but the existence and activity of God in creation does not depend in any way by the adoration and faith of men. Our limited human minds are unable to understand or express the Infinite. All religions contain a portion of the Truth and their practitioners to offer a viable and proven path to get to and experience God, all religions have produced saints and teachers with proven construction, but none has the whole truth, because the Divine can be experienced in an infinite number of ways, as infinite is the number of those who seek Him. Because of the limitations of language and the variety of spiritual experiences, rituals and techniques of worship prescribed by each religion will be able to lead the seeker of truth only to a certain point in the journey: the last steps that separate it from ‘ complete union with God are not listed on any paper and are ‘designed’ from time to time depending on the case. “Follow the religion that is in your hearts.” When a person lives in harmony with the Divine and Creation as a whole, is free to choose the religion and rituals with which you feel most in tune. “In every city there is a central square towards which converge all the roads that cross it. Similarly, all religions converge towards the same point: God For this reason, whatever religion they follow, in order to reach God” .

Babaji Herakhan

Frank Zappa – Joe’s Garage


Frank Vincent Zappa (Baltimora, 21 dicembre 1940Los Angeles, 4 dicembre 1993) è stato un compositore, chitarrista, cantante, arrangiatore, direttore d’orchestra eproduttore discografico statunitense. È considerato uno dei più grandi geni musicali del ‘900, capace di fondere tutti i generi a lui precedenti e contemporanei ottenendo un risultato insuperato.[2][3]

Definire il genere musicale di Zappa è quasi impossibile, ma si può affermare che fosse coinvolto in ambiti musicali come rock, blues, jazz, fusion, avanguardia, musica classica, satira e cabaret.[4][5]

http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa

 

Frank Vincent Zappa[1] (December 21, 1940 – December 4, 1993) was an American musician, bandleader, songwriter, composer, recording engineer, record producer, and film director. In a career spanning more than 30 years, Zappa composed rock, jazz, orchestral and musique concrète works. He also directed feature-length films and music videos, and designed album covers. Zappa produced almost all of the more than 60 albums he released with the band the Mothers of Invention and as a solo artist. While in his teens, he acquired a taste for 20th-century classical composers such as Edgard Varèse, Igor Stravinsky, and Anton Webern, along with 1950s rhythm and blues music. He began writing classical music in high school, while at the same time playing drums in rhythm and blues bands; he later switched to electric guitar.

Zappa was a self-taught composer and performer, and his diverse musical influences led him to create music that was often difficult to categorize. His 1966 debut album with the Mothers of Invention, Freak Out!, combined songs in conventional rock and roll format with collective improvisations and studio-generated sound collages. His later albums shared this eclectic and experimental approach, irrespective of whether the fundamental format was rock, jazz or classical. His lyrics—often humorously—reflected his iconoclastic view of established social and political processes, structures and movements. He was a strident critic of mainstream education and organized religion, and a forthright and passionate advocate for freedom of speech, self-education, political participation and the abolition of censorship.

He was a highly productive and prolific artist and gained widespread critical acclaim. He had some commercial success, particularly in Europe, and worked as an independent artist for most of his career. He also remains a major influence on musicians and composers. Zappa was posthumously inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1995 and received the Grammy Lifetime Achievement Award in 1997. Zappa was married to Kathryn J. “Kay” Sherman from 1960 to 1964. In 1967, he married Adelaide Gail Sloatman, with whom he remained until his death from prostate cancer in 1993. They had four children: Moon, Dweezil, Ahmet and Diva. In 2004,Rolling Stone magazine ranked him at No. 71 on its list of the “100 Greatest Artists of All Time”, and in 2011 at No. 22 on its list of the “100 Greatest Guitarists of All Time”.

http://en.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa

La mia Sadhana è per la Terra Sri Aurobindo – My Sadhana for the Earth – Sri Aurobindo


La mia Sadhana è per la Terra Sri Aurobindo

[Aurobindo parla qui di sé usando la prima persona plurale]
“Quello che stiamo facendo, se e quando vi riusciremo, sarà un inizio, non un compimento. Saranno le basi di una nuova coscienza sulla terra, una coscienza con infinite possibilità di manifestazione. Nella manifestazione c’è un eterno progresso; al di là di essa non c’è alcun progresso. Se lo scopo fosse la liberazione dell’anima dal rivestimento fisico, allora non ci sarebbe bisogno di far discendere la coscienza supermentale, la mukti e il nirvana basterebbero. Se lo scopo fosse di elevarsi ai piani sovrafisici, anche in questo caso non ci sarebbe bisogno di far discendere la coscienza supermentale: si può entrare in qualche paradiso superiore con la devozione al Signore di quel paradiso, ma questo non è progredire. Questi altri mondi sono di tipo fisso, ciascuno fissato nel proprio genere, nel proprio tipo e nella propria legge. L’evoluzione ha luogo qui sulla Terra e perciò la Terra è il terreno più idoneo al progresso”.
(Lettere, vol. I, p. 24-25)

“L’azione del potere supermentale che io vedo non è un’influenza sul fisico, che gli offra facoltà anormali, ma una penetrazione e permeazione che lo trasformi interamente. L’espressione ‘natura fisica’ non significa solo il corpo, ma include la trasformazione dell’intera mente fisica, del vitale e della natura materiale – non imponendo loro delle siddhi, ma creando una nuova natura fisica che dovrà essere la dimora dell’essere e della coscienza supermentale in una nuova evoluzione. Non ho appreso l’idea dai Veda né dalle Upanishad, e non sapevo se lì vi fosse qualcosa di simile. La conoscenza che ho ricevuto riguardo alla supermente è stata diretta, non mi è stata data in modo indiretto; solo in seguito ho scoperto, a conferma, certe rivelazioni nelle Upanishad e nei Veda”.
(Lettere, I, 88-89)

“La supermente non è grandiosa, distante, fredda e austera; non è qualcosa di opposto a una piena manifestazione vitale e fisica, o incompatibile con essa; al contrario, porta in sé l’unica possibilità della completa pienezza della forza vitale e della vita fisica sulla terra. Proprio perché è così, perché così mi è stata rivelata e per nessun altro motivo io l’ho seguita e ho perseverato finché sono venuto in contatto con essa e sono stato in grado di fare discendere qualche potere suo e la sua influenza. Io mi occupo della terra, non dei mondi al di là in quanto tali; io cerco una realizzazione terrestre, non un volo verso cime lontane. Gli altri yoga considerano questa vita una illusione o una fase passeggera; lo yoga supermentale la considera una cosa creata dal Divino per una manifestazione progressiva e si prefigge come scopo la perfezione della vita e del corpo. La supermente è semplicemente la Coscienza di Verità, e quel che porta nella sua discesa è la piena verità della vita, la piena verità della coscienza nella Materia”.
(Lettere, I, 100)

“La mia vita e il mio yoga personali sono sempre stati, fin dalla mia venuta in India, tanto di questo mondo quanto dell’altro. Tutti gli interessi umani appartengono, penso, a questo mondo e la maggior parte di essi sono entrati nel mio campo mentale e alcuni, come la politica, nella mia vita; ma allo stesso tempo, da quando ho messo piede sul suolo indiano a Bombay, ho cominciato ad avere esperienze spirituali, che non erano però separate da questo mondo, ma avevano anzi con esso un rapporto interiore e infinito, come ad esempio la percezione dell’Infinito che pervade lo spazio materiale e dell’Immanente che dimora negli oggetti e nei corpi materiali. Contemporaneamente, ho cominciato ad entrare in mondi e piani sovrafisici che avevano delle influenze e un effetto sul piano materiale, per cui mi era impossibile creare una netta separazione o un’opposizione inconciliabile fra quelli che ho chiamato i due termini dell’esistenza e tutto ciò che si trova fra di loro. Per me tutto è Brahman e trovo il Divino ovunque.

Ognuno ha il diritto di gettar via questo mondo e optare esclusivamente per un altro mondo, e se con questa scelta trova la pace è per lui una grande benedizione. Personalmente, per avere la pace, non ho trovano necessario fare una scelta. Nel mio yoga mi sono trovato spinto a includere entrambi i mondi nella mia prospettiva – lo spirituale e il materiale – e a cercare di stabilire la Coscienza divina e il Potere divino nel cuore degli uomini e nella vita terrestre, non per una salvezza personale soltanto, ma per una vita divina qui sulla terra.

Questo mi sembra uno scopo altrettanto spirituale di qualsiasi altro e il fatto che faccia entrare nella sua sfera gli interessi terreni e le cose terrene di questa vita non può, credo, appannarne la spiritualità o alterarne il carattere indiano. Questa per lo meno è sempre stata la mia opinione e la mia esperienza della realtà e della natura del mondo, delle cose e del Divino: mi sembra la verità integrale più aderente possibile ad essi e ho parlato quindi di tale ricerca come uno yoga integrale. Ognuno, naturalmente, è libero di rifiutare e non credere in questo tipo di integralità o di credere nella necessità spirituale di volgersi totalmente verso un altro mondo, ma questo renderebbe impossibile la pratica del mio yoga. […] E’ questo ideale di una vita divina e della conquista del mondo materiale da parte dello Spirito, è questa visione ed esperienza delle cose e della verità dell’esistenza, che mi ha permesso di scrivere La Vita Divina e Savitri”.
(Lettere, I, 130-1)

My Sadhana for the Earth Sri Aurobindo

[Aurobindo speaks here of himself using the first person plural]
“What we’re doing, and when you succeed, it will be a beginning, not an accomplishment. Will be the foundation of a new consciousness on earth, a consciousness with infinite possibilities of expression. In the event there is an eternal progress, beyond it there is no progress. If the purpose was the liberation of the soul from the physical coating, then there would be no need to bring down the supramental consciousness, mukti and nirvana would be enough. If the objective of rising to supraphysical plans, even in this case there would be no need to bring down the supramental consciousness: you can go to some paradise with more devotion to the Lord of that paradise, but this is not progress. These other worlds are of fixed type, each set in its class, and type in your own law. The evolution takes place here on Earth and the Earth so the ground is more suitable to progress. “
(Letters, vol. I, p. 24-25)

“The action of the supramental power that I see is not an influence on the physical, that will offer faculty abnormal, but penetration and permeation that transform spaces. The term ‘physical’ means not only the body, but includes the transformation of the entire physical mind, the vital and material nature – not imposing on them the siddhis, but creating a new physical nature to be the abode of being and the supramental consciousness into a new evolution. I have not learned the idea from the Vedas or the Upanishads, and did not know if there will be something similar. The knowledge I have received regarding the supermind was directed, I was given in an indirect way, and only later I discovered, confirming, certain revelations in the Upanishads and the Vedas. “
(Letters, I, 88-89)

“The supermind is not great, distant, cold and austere, is not something opposed to a full manifestation of life and physical sciences, or incompatible with it, on the contrary, possesses the unique ability of the complete fullness of life force and life physical earth. Because it is so, because that was revealed to me and for no other reason I followed and I persevered until I came into contact with it and I was able to take her down some power and influence. I take care of the earth, not the worlds beyond, as such, I seek a construction land, not a flight to distant summits. The other yoga consider this life a delusion or a passing phase; supramental yoga considers a thing created by the Divine for a progressive event and has set as goal the perfection of life and body. The supermind Consciousness is simply the truth, and what he brings to his descent is the full truth of life, the full truth of consciousness in Matter. “
(Letters, I, 100)

“My life and my personal yoga have always been, ever since my arrival in India, much of this world as the other. All belong to human interests, I think, in this world and most of them came into my mind field and some, like politics, in my life, but at the same time, since I set foot on Indian soil in Bombay, I began to have spiritual experiences, which had not separated from this world, but rather had an inner relationship with it, infinite, such as the perception of the Infinite that pervades the space material and the Immanent who dwells in the objects and material bodies. At the same time, I started to get into worlds and plans supraphysical who had the influence and effect on the material plane, so I was unable to create a clear separation or irreconcilable opposition between those who have called the two terms of life and everything which is located between them. For me everything is Brahman and I find the Divine everywhere.

Everyone has the right to throw away this world and opt only for another world, and if that choice is peace is a great blessing for him. Personally, to have peace, I find it necessary to make a choice. In my yoga, I found myself compelled to include in my perspective both worlds – the spiritual and the material – and to try to establish the Divine Consciousness and Divine Power in the hearts of men and terrestrial life, not for personal salvation only, but for a divine life here on earth.

This seems like a spiritual purpose as any other and the fact that it is entering into its sphere earthly interests and the things of this earthly life can not, I believe, appannarne spirituality or alter the character of India. This at least has always been my opinion and my experience of reality and the nature of the world, of things and the Divine: I think the whole truth as closely as possible to them and then I spoke of this research as an integral yoga. Everyone, of course, is free to reject and not believe in this kind of wholeness or spiritual belief in the need to turn to a totally different world, but this would make it impossible to practice my yoga. […] And ‘this ideal of a divine life and the conquest of the material world by the Spirit, is the vision and experience of things and the truth of existence, which allowed me to write The Life Divine and Savitri. “
(Letters, I, 130-1)

Amici – Friend – Vinicius De Moraes


Amici
“Ho amici che non sanno quanto sono miei amici.
Non percepiscono tutto l’amore che sento per loro né quanto siano necessari per me.
L’amicizia è un sentimento più nobile dell’amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l’amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.
Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza…
Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero.
Molti di loro, leggendo adesso questa “crônica” non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco.
E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.
Se uno di loro morisse io diventerei storto.
Se tutti morissero io crollerei.
E’ per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita.
E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo.
A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere…
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici.
Un amico non si fa, si riconosce.
Vinicius De Moraes♥ ♥ ♥ 

Friends
“I have friends who do not know how my friends.
Not receive all the love I feel for them and not what is needed for me.
Friendship is a most noble sentiment of love. This means that its object is divided among other emotions, while love is inseparable from jealousy, which admits of no rivalry.
I could stand, although not without pain, the death of all my loves, but I’d go mad if they die all my friends!
Even those who do not understand how my friends and how much my life depends on their existence …
Do not try some of them, I just know they exist. This simple condition encourages me to continue my life. But, just because I look for them assiduously, I can not tell them how much I love them. They do not believe me.
Many of them, now reading this “chronic” knows not to be included in the sacred list of my friends. But it’s nice that I know and feel that I love them, even if you do not declare them and not try.
And sometimes, when I look for them, I notice that they do not have the slightest notion of what I needed to be, what is essential to balance my life, because they are part of the world that I have painstakingly built, and have become the pillars of my fascination for life.
If one of them died I be wrong.
If all die I’d collapse.
And ‘why, unbeknownst to them, I pray for their lives.
And I am ashamed because my prayer is basically directed to my own welfare. It is perhaps the result of my selfishness.
Sometimes I find myself thinking hard about any of them. When I travel and I am in front of wonderful places, I drop a tear because they are not with me to share that pleasure …
If something has consumed me and I get older is furious because the wheel of life will not allow me to always have with me, as I speak, as I walk, live, all my friends, and especially those who only suspect or perhaps will never know who are my friends.
A friend does not, it is recognized. “Vinicius De Moraes

 
 

Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore” – See the mind and body through the”expert “-


– Vedere la mente e il corpo tramite il ”conoscitore” –

Sati è la capacità di riportarci al presente, come quando ci chiediamo: “Cosa sto facendo?”.
Sampajañña è la consapevolezza che in questo momento sto facendo questo o quest’altro.
Osserviamo l’inspirazione e l’espirazione con sati e sampajañña.
Solo la mente conta.
Ecco perché si dice che bisogna educarla. Ma se la mente è la mente, con quale strumento la educhiamo?
Sostenendo sati e sampajañña con continuità, saremo in grado di conoscerla. Il ‘conoscitore’ è un passo oltre la mente, è ciò che conosce lo stato della mente. La mente è la mente. Ciò che la riconosce semplicemente come tale è ‘il conoscitore’, che trascende la mente. Il conoscitore trascende la mente, ed è per questo che può sorvegliarla e insegnarle cosa è bene e cosa è male. Alla fine tutto si riconduce a questa mente iperattiva.
Quando la mente resta coinvolta nella sua stessa proliferazione, la consapevolezza è assente e la pratica è sterile. Dunque educhiamo la mente per udire il Dhamma, per coltivare il Buddho, la consapevolezza chiara e luminosa, ciò che sorpassa e trascende la mente ordinaria, che ne conosce tutte le vicissitudini. Ecco perché meditiamo sulla parola ‘Buddho’, per conoscere la mente oltre la mente. Osservate tutti i suoi movimenti, buoni o cattivi, finché il conoscitore comprende che la mente è soltanto la mente, non un sé o una persona. È ciò che si definisce cittanupassana, la contemplazione della mente. Contemplando così scopriremo che è impermanente, imperfetta e priva di un proprietario. Che questa mente non ci appartiene.
Riassumendo: la mente è ciò che riconosce gli oggetti dei sensi, i quali sono distinti dalla mente; il conoscitore è ciò che conosce tanto la mente che gli oggetti dei sensi per quelli che sono. Dobbiamo ricorrere a sati per ripulire di continuo la mente.
Tutti hanno sati; anche un gatto, quando va a caccia di topi. Un cane la possiede quando abbaia ai passanti. Anche questa è sati, ma non è quella del Dhamma. Benché tutti la possiedano, ne esistono diversi livelli, come ci sono molti livelli nel modo di guardare le cose. Come quando parlo della contemplazione del corpo; c’è che mi dice: “Ma cosa c’è da contemplare? È sotto gli occhi di tutti. Kesa e loma li vediamo già. E allora? La gente è fatta così. Certo che vede il corpo, ma è una visione distorta, non vede attraverso il Buddho, il conoscitore, il risvegliato.
Vede con gli occhi fisici, alla maniera ordinaria.
Vedere il corpo non è abbastanza. Limitarsi a questo è fonte di guai. Bisogna vedere il corpo dentro il corpo, allora si comincia a capire. Vederlo e basta ci espone ai suoi inganni, al fascino del suo aspetto esteriore. Quando non si vede l’impermanenza, l’imperfezione e l’assenza di un proprietario, si produce kamachanda, il desiderio sensoriale.
Ci si lascia sedurre dalle forme, dai suoni, dagli odori, dai sapori e dalle sensazioni. Vedere così è vedere con gli ordinari occhi di carne, che si spingono all’amore e all’odio e a discriminare fra piacevole e spiacevole. Il Buddha ha insegnato che non basta. Bisogna vedere con gli occhi della mente. Vedere il corpo nel corpo. Provate a guardarci dentro… che disgusto! Ci sono le cose di oggi mischiate alle cose di ieri, non ci si capisce nulla. Vedere in quest’altro modo è molto più rivelante che vedere con gli occhi fisici. Contemplate, guardate con gli occhi della mente, con gli occhi della saggezza. La capacità di comprensione varia da persona a persona. Per alcuni le cinque meditazione non hanno senso.
Cosa c’è da contemplare nei peli, i capelli, le unghie, i denti e la pelle? A sentir loro li vedono già, ma in realtà li vedono solo con l’occhio carnale, con quest’occhio pazzo che guarda solo quello che vuole guardare. Per vedere il corpo nel corpo c’è bisogno di una vista molto più acuta. Con questa pratica si può estirpare alla radice l’attaccamento ai cinque khandha. Sradicare l’attaccamento significa sradicare la sofferenza, dal momento che la sofferenza deriva dall’attaccarsi ai cinque khandha. Non dai cinque khandha in quanto tali, ma dal vederli come qualcosa che ci appartiene. Quando se ne vede chiaramente la natura attraverso la pratica meditativa, la sofferenza non fa più presa, come un bullone svitato.

Ven. Buddhadasa

http://www.buddhismobari.it/Buddhismo.htm

– See the mind and body through the”expert “-

Sati is the ability to bring us back to this, as when we ask, “What am I doing? ‘”.
Sampajañña is the realization that at this moment I’m doing this or that.
We observe the inhalation and exhalation with sati and sampajañña.
Only the mind is important.
That’s why we say that we must educate. But if the mind is the mind, as a tool to educate?
Supporting sampajañña sati and continuously, we will be able to meet you. The ‘expert’ is a step beyond the mind, you know what state of mind. The mind is the mind. This recognizes that this is simply as ‘the knower’, which transcends the mind.The knower transcends the mind, and that is why I can watch over and teach what is good and what is bad. At the end everything comes back to this hyperactive mind.
When the mind is involved in its own proliferation, awareness is absent and the practice is sterile. So we educate the mind to hear the Dhamma, to cultivate the Buddha, bright, clear awareness, which surpasses and transcends the ordinary mind, which knows all the ups and downs. That’s why we meditate on the word ‘Buddha’, to know the mind beyond the mind. Look at all his movements, good or bad, as long as the expert understands that the mind is only the mind, not a self or a person. It is what is called cittanupassana, the contemplation of the mind.Contemplating find that it is impermanent, imperfect, and without an owner. Mind that this does not belong to us.
In summary, the mind is what recognizes the objects of the senses, which are distinct from the mind, is what the knower knows that both the mind and the sense objects for what they are. We need to use sati to clear the mind constantly.
Everybody has sati, even a cat when it hunts for mice. A dog barks when it owns to the passers. This too is sati, but that is not the Dhamma. Although all have it, there are different levels, as there are many levels in the way of looking at things. Like when I speak of contemplation of the body is telling me: “What is there to contemplate? It is in everyone’s eyes. Loma kesa and already we see them. So what? People are like that. Of course I see the body, but it is a distorted view, does not see through the Buddha, the knower, the awakened one.
You see with physical eyes, in the ordinary way.
See the body is not enough. Simply this is a source of trouble. You have to see the body inside the body, then you begin to understand. See it just exposes us to his deception, the charm of his appearance. When you do not see the impermanence, imperfection and the absence of such an owner is produced kamachanda, sensory desire.
We are seduced by forms, sounds, smells, tastes and feelings. See so you see with the eyes of ordinary meat, which is pushing for love and hate and discriminate between pleasant and unpleasant. The Buddha taught that it is not enough. You have to see with the eyes of the mind. See the body in the body. Try to look inside …disgust! There are things to mix things today than yesterday, we do not understand anything. See in that way is much more revealing to see with physical eyes. Look out, look through the eyes of the mind, with eyes of wisdom. The ability of understanding varies from person to person. For some, the five meditation does not make sense.
What is there to provide in hair, hair, nails, teeth and skin? According to them they see them already, but in reality they see only the carnal eye, this eye with a madman who wants to watch only what you watch. To see the body in the body need a much more acute. This practice can eradicate the root attachment to the five khandhas.Eradicating the attachment means to eradicate suffering, because suffering comes from attachment to five khandhas. Not the five khandhas as such, but by seeing them as something that belongs to us. When he sees clearly the nature through the practice of meditation, suffering is no longer taken as a bolt unscrewed.

Fri Buddhadasa

http://www.buddhismobari.it/Buddhismo.htm

Nel profumo di rose – The scent of roses


Nel profumo di rose

Orme lasciate
sul percorso di nuvole
nel profumo di rose
che non possiamo
mai dimenticare

Respiri senza tempo
accarezzano il cuore
mentre noi figli delle stelle
cavalchiamo la notte
senza ombre o illusione

Lacrime di cristallo
non si possono scheggiare
nella luce di un ricordo
che è sospeso tra sogno
e questa vita reale

05.07.2011 Poetyca

The scent of roses

footprints left
on the path cloud
the fragrance of roses
that we can not
never forget

Breathe without time
caress your heart
while we children of the stars
are riding the night
without shadow or illusion

Crystal tears
you can not splinter
in the light of a memory
that is suspended between dream
and this real life

05.07.2011 Poetyca

Relazioni di Amore – Odio – Relations of Love – Hate – Eckhart Tolle


 

Relazioni di Amore – Odio

A meno che e fintanto che non accedete alla frequenza di consapevolezza della presenza, tutte le relazioni umane, e in particolare quelle intime, saranno profondamente imperfette e in definitiva disfunzionali.
Potranno sembrare perfette per un po’, come quando siete “innamorati” , ma inevitabilmente questa apparente perfezione verrà sconvolta quando avranno luogo con frequenza crescente litigi, conflitti, insoddisfazioni e violenze emozionali e perfino fisiche.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo.
L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto.
E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo la relazione crolla definitivamente.
………………………..
il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica.
Dal lato positivo voi siete “innamorati” dell’altra persona.
Questo è dapprima uno stato profondamente soddisfacente. Vi sentite intensamente vivi. La vostra esistenza è all’improvviso diventata significativa perché qualcuno ha bisogno di voi, vi vuole e vi fa sentire speciali, e voi fate lo stesso nei suoi confronti.
Quando siete assieme, vi sentite completi.
Questa sensazione può diventare tanto intensa che il resto del mondo sbiadisce e diventa insignificante.
Tuttavia avrete forse notato che in tale intensità vi sono un senso di bisogno e una qualità di attaccamento.
Diventate dipendenti dall’altra persona, che agisce su di voi come una droga. Siete “su di giri” quando la droga è disponibile, ma perfino la possibilità che tale persona possa non esserci più per voi può condurvi a gelosia, ossessività, tentativi di manipolazione attraverso ricatti emotivi, biasimo e accuse: paura della perdita. Se l’altra persona vi lascia, questo fatto può far nascere la più intensa ostilità o l’afflizione o la disperazione più profonda. In un attimo la tenerezza affettuosa può trasformarsi in un attacco selvaggio o in un dolore orribile.
Dov’è finito l’amore? L’amore può trasformarsi nel suo contrario in un attimo?
Era amore in primo luogo o soltanto un attaccamento dovuto alla dipendenza?

Tratto da : “Il potere di adesso”
di Eckhart Tolle

 

Relations of Love – Hate

Unless and until access to the frequency of awareness of the presence, all human relationships, particularly intimate ones, are deeply flawed and ultimately dysfunctional.
They may seem perfect for a while ‘, as when you are “in love”, but inevitably this will be shocked when apparent perfection will take place with increasing frequency quarrels, conflicts, dissatisfaction, and emotional and even physical violence.
It seems that most “love relationships” become love-hate relationship within a short time.
Love can then in a blink of an eye turn into a savage attack, feelings of hostility or affection in a complete renunciation and considered normal. Then the relationship for some time, months or years, oscillating between the polarities of “love” and “hatred” and provides pleasure and pain in equal measure. It is not uncommon for couples to become addicted to these cycles.
Their drama makes them feel alive. When the balance between positive and negative polarities is lost and the negative cycles, destructive, are repeated with increasing frequency, which tends to happen sooner or later, then soon the relationship finally collapses.
… … … … … … … … … ..
the downside of a loving relationship is of course easier to recognize as a failure compared to the positive side.
It is also easier to recognize the source of negativity in the other person rather than see it in oneself.
It may be in various forms: possessiveness, jealousy, control, closure – if themselves – and unspoken resentment – need to be right, insensitivity, emotional demands and manipulation, urge to argue, criticize, judge, blame, or attack, anger, revenge for unconscious past pain inflicted by a parent, rage and physical violence.
On the positive side you are “in love” with the other person.
This is first a deeply satisfying state. You feel intensely alive. Your existence has suddenly become meaningful because someone needs you, wants you and makes you feel special, and you do the same to him ot her.
When you are together, you feel complete.
This feeling can become so intense that the rest of the world fades and becomes insignificant.
However, you may have noticed that in this intensity, there is a sense of need and quality of attachment.
Becoming dependent on the other person, who acts on you like a drug. You are “high” when the drug is available, but even the possibility that this person might not be there for you can lead to jealousy, possessiveness, attempts at manipulation through emotional blackmail, blaming and accusations, fear of loss. If the other person leaves you, this can give rise to the most intense hostility or distress or deeper despair. In an instant, loving tenderness can turn into a savage attack or dreadful pain.
Where’s the love? Love can turn into its opposite in an instant?
It was love at first or only attachment due to addiction?

Taken from: “The Power of Now”
Eckhart Tolle 

Se tu sapessi – If you only knew


Se tu sapessi

Se tu sapessi con quanto amore guardo il tuo sguardo
che a volte è così triste e non ce la fa a vedere la luce.
Se tu sapessi con quanto amore stringo la tua mano quando scrivi parole che non riesci a condividere
se tu sapessi con quanta gioia mi stringo al tuo cuore quando regali un sorriso.
Se tu sapessi.. che ti sono accanto sempre in ogni stante e maggiormente nei momenti difficili.
Raccolgo i ricordi più belli che a volte tendi a dimenticare
raccolgo l’amore seppellito nel tuo cuore e te lo ripropongo attraverso gli incontri casuali
attraverso il tuo stesso sguardo riflesso su di uno specchio.
Se solo sapessi quanto soffro insieme a te dell’amaro della vita
Vorrei accarezzarti con mani di carne..
ma lo sussurro a chi ti sta accanto..
vorrei dirti le parole più vere dell’amore,
ma lo suggerisco a chi ti regala una parola.
Vorrei vederti raccogliere tutto l’amore che semini per sentirti soddisfatta della tua vita
ma come ogni cosa.. il tempo lascerà crescere il frutto che tu stessa hai fatto nascere.
Gioisci perché attraverso le tue mani io regalo l’amore a chi ha la fortuna di incontrarti.
Tu non lo sai forse ma io sono il tuo angelo..
quello che mai ti abbandonerà e che è qui solo per te
e grazie a te può amare il mondo.

 

If you only knew

If you only knew how much love I look with your eyes
that sometimes it is so sad and can not make it to see the light.
If you knew with how much love I hold your hand when you writewords that you can not share
if you knew with what joy I cling to your heart when it presents a smile.
If you only knew .. you are always next to each separate and more in difficult times.
I pick the best memories that sometimes you tend to forget
I gather the love buried in your heart and I will propose again throughchance encounters
look through your own reflection in a mirror.
If only I knew how I suffer with you of the bitter life
I would caress you with hands of flesh ..
but whisper to those around you ..
I would tell you the truest words of love,
but I recommend it to those who offer you a word.
I would like to see you collect all the love you sow to feel satisfied with your life
but like everything else .. leave time to grow the fruit that you yourselfhave given birth.
Rejoice because through your hands I love gift to those fortunate enough to meet you.
You do not know but maybe I’m your angel ..
what ever forsake you and that is here just for you
and thanks to you can love the world.

Preghiera – Prayer


Preghiera

« Il pregare è nella religione ciò che il pensiero è nella filosofia. Il senso religioso prega come l’organo del pensiero pensa »

Novalis
La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni. Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero; gli scopi della preghiera possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, lodare, ringraziare, santificare, o esprimere devozione o abbandono. La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui l’uomo ‘parla’ al sacro, mentre la fase inversa è la meditazione, durante la quale è il sacro che ‘parla’ all’uomo.
La preghiera può essere personale, oppure liturgica; solitamente questa seconda forma si ritrova come preghiera scritta (o comunque tramandata in qualche modo). Una delle forme di preghiera più diffuse è il canto devozionale.
Secondo la dottrina cattolica, quando l’uomo prega si eleva a Dio in modo cosciente. Il “tappeto di preghiera” è un piccolo tappeto che i musulmani usano per inginocchiarsi durante le preghiere giornaliere.
Forme di preghiera pubblica
Nell’ebraismo sono previsti per gli uomini tre preghiere nei giorni feriali, in ricordo dei sacrifici di animali e vegetali che venivano praticati nel Santuario: l’Arvith, Shachrith e Minchah. Le preghiere sono quattro il sabato e altri giorni particolari (5 volte per Yom Kippur). L’ordine delle preghiere si trova nel Siddur, il tradizionale libro delle preghiere ebraico. Sebbene la preghiera individuale sia valida, pregare con un minyan (numero minimo di dieci maschi adulti) è considerato ideale. Molte sinagoghe hanno un hazzan, cioè un cantore che guida la preghiera della comunità.
Nel Cristianesimo la forma classica e più antica di preghiera pubblica sono le ore canoniche, cioè momenti fissi durante la giornata in cui vengono recitati (o cantati) dei salmi più altre preghiere, dalla bibbia o composte dalle Chiese, oltre a inni e intercessioni. Di origine antichissima (la struttura è stata ereditata dalla preghiera ebraica sinagogale e del Tempio di Gerusalemme), le ore canoniche ebbero particolare rilievo nelle comunità monastiche come ufficio corale.
Nell’Islam la preghiera canonica è chiamata ṣalāt, prescritta 5 volte al giorno, in forma singola o collettiva, anche se sono previste e consigliate altre preghiere volontarie.
Forme di preghiera privata
Nelle devozioni private esistono vari tipi di preghiere, che hanno un unico fine: elevare l’anima a Dio. Elevare l’anima a Dio è infatti la definizione ufficiale della preghiera così come riportato dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
In realtà, come dice la Bibbia (Sap 1,7 e At 17,28), noi già viviamo ed esistiamo dentro Dio; come pure affermano alcune tradizioni religiose antiche dei popoli asiatici e americani. Essendo però Dio di natura trascendente e spirituale, la sua presenza non appare sempre immediatamente percepibile ed evidente. Ecco perché è necessario elevare l’anima a Dio, cioè compiere un atto di volontà (la volontà è una delle tre potenze dell’anima insieme alla memoria e all’intelletto) che ci rende più attenti, più sensibili, più partecipi di questa presenza che è sempre e ovunque. I modi di muovere la volontà e dunque l’anima a questa consapevolezza e a questa comunione sono molti e diversi. La tradizione cattolica ne enumera svariate decine che sono state ispirate dai santi nel corso dei secoli passati e che hanno trovato una eco più o meno duratura e diffusa, in funzione della semplicità, della praticità e della bellezza delle stesse modalità di preghiera.
Tra le forme private di preghiera più diffuse dalla tradizione cristiana troviamo:
la preghiera biblica (che utilizza direttamente le parole della Sacra Scrittura oppure che parte dalla lettura della Bibbia per poi aprirsi al colloquio personale con Dio, come fa la lectio divina);
il colloquio personale con Dio (che l’uomo può vivere in qualunque tempo e luogo);
il Santo Rosario (una forma devozionale nata nel Medioevo e diffusa oggi in tutti i popoli cattolici);
il culto delle immagini (fondato sul fatto che l’immagine sacra subito richiama alla mente la persona divina rappresentata e diffuso, oltre che nelle chiese, specialmente nei luoghi dove le chiese e i luoghi di culto pubblico sono lontani); tale culto non è accettato dal Protestantesimo;
la via crucis (devozione nata nel Medioevo e diffusa nel XVII secolo da san Leonardo da Porto Maurizio);
la vigilanza (cioè l’atteggiamento interiore dell’uomo che vigila sui suoi pensieri, discernendo quelli buoni da quelli malvagi per coltivare quelli buoni e rinnegare, dissolvere, dimenticare quelli malvagi);
la ripetizione (cioè l’atto della volontà che dà inizio ad un ciclo ripetitivo di brevi invocazioni o preghiere ben conosciute, che l’uomo ripete dentro di sé fino a formare un tappeto morbido e robusto sul quale l’anima si stende e si rilassa per poi entrare nella contemplazione);
la contemplazione (è la forma di preghiera considerata più santa, in quanto comunione stessa con il Santo, essendo stata definita dall’uomo la santità come la natura stessa di Dio; la contemplazione è la presenza viva di Dio nell’uomo che ispira direttamente pensieri, parole, immagini, azioni, per cui nella contemplazione l’uomo vede ciò che Dio vede, sente ciò che Dio sente, fa ciò che Dio fa);
la meditazione (è il fluire o il sorgere di pensieri che vengono suggeriti, stimolati, ispirati dalle fonti più diverse: ricordi, incontri, discorsi, letture, fatti, immagini, simboli, etc. Essendo immenso il bacino di spunti per la meditazione, essa è probabilmente la forma di orazione più praticata di ogni tempo).
Bibliografia
Jörg Zink, Come pregare, Claudiana, Torino 1988.
Giordano Berti, Preghiere di tutto il mondo, Vallardi, Milano 1999.
Gérald Messadié (a cura di), Il piccolo libro delle preghiere, Armenia, Milano 2003.
Catechismo della Chiesa Cattolica (di cui la Parte Quarta è interamente dedicata alla preghiera)
Prayer
Prayer is a form of religious practice that seeks to activate a volitional rapport to God or spirit through deliberate practice. Prayer may be either individual or communal and take place in public or in private. It may involve the use of words or song. When language is used, prayer may take the form of a hymn, incantation, formal creed, or a spontaneous utterance in the praying person. There are different forms of prayer such as petitionary prayer, prayers of supplication, thanksgiving, and worship/praise. Prayer may be directed towards a deity, spirit, deceased person, or lofty idea, for the purpose of worshipping, requesting guidance, requesting assistance, confessing sins or to express one’s thoughts and emotions. Thus, people pray for many reasons such as personal benefit or for the sake of others.
Most major religions involve prayer in one way or another. Some ritualize the act of prayer, requiring a strict sequence of actions or placing a restriction on who is permitted to pray, while others teach that prayer may be practiced spontaneously by anyone at any time.
Scientific studies regarding the use of prayer have mostly concentrated on its effect on the healing of sick or injured people. The efficacy of petition in prayer for physical healing to a deity has been evaluated in numerous studies, with contradictory results There has been some criticism of the way the studies were conducted
Forms of prayer
Various spiritual traditions offer a wide variety of devotional acts. There are morning and evening prayers, graces said over meals, and reverent physical gestures. Some Christians bow their heads and fold their hands. Some Native Americans regard dancing as a form of prayer. Some Sufis whirl. Hindus chant mantras. Orthodox Jews sway their bodies back and forth[10] and Salah for Muslims (“kneel and prostrate as seen on the right”). Quakers keep silent. Some pray according to standardized rituals and liturgies, while others prefer extemporaneous prayers. Still others combine the two.
These methods show a variety of understandings to prayer, which are led by underlying beliefs.
These beliefs may be that
the finite can communicate with the infinite
the infinite is interested in communicating with the finite
prayer is intended to inculcate certain attitudes in the one who prays, rather than to influence the recipient
prayer is intended to train a person to focus on the recipient through philosophy and intellectual contemplation
prayer is intended to enable a person to gain a direct experience of the recipient
prayer is intended to affect the very fabric of reality as we perceive it
prayer is a catalyst for change in oneself and/or one’s circumstances, or likewise those of third party beneficiaries
the recipient desires and appreciates prayer
or any combination of these.[citation needed]
The act of prayer is attested in written sources as early as 5000 years ago. Some anthropologists, such as Sir Edward Burnett Tylor and Sir James George Frazer, believed that the earliest intelligent modern humans practiced something that we would recognize today as prayer.
Friedrich Heiler is often cited in Christian circles for his systematic Typology of Prayer which lists six types of prayer: primitive, ritual, Greek cultural, philosophical, mystical, and prophetic
The act of worship
Prayer has many different forms. Prayer may be done privately and individually, or it may be done corporately in the presence of fellow believers. Prayer can be incorporated into a daily “thought life”, in which one is in constant communication with a god. Some people pray throughout all that is happening during the day and seek guidance as the day progresses. This is actually regarded as a requirement in several Christian denominations,[15] although enforcement is not possible nor desirable. There can be many different answers to prayer, just as there are many ways to interpret an answer to a question, if there in fact comes an answer.[15] Some may experience audible, physical, or mental epiphanies. If indeed an answer comes, the time and place it comes is considered random. Some outward acts that sometimes accompany prayer are: anointing with oil;[16] ringing a bell;[17] burning incense or paper;[18] lighting a candle or candles;[19] facing a specific direction (i.e. towards Mecca[20] or the East); making the sign of the cross. One less noticeable act related to prayer is fasting.
A variety of body postures may be assumed, often with specific meaning (mainly respect or adoration) associated with them: standing; sitting; kneeling; prostrate on the floor; eyes opened; eyes closed; hands folded or clasped; hands upraised; holding hands with others; a laying on of hands and others. Prayers may be recited from memory, read from a book of prayers, or composed spontaneously as they are prayed. They may be said, chanted, or sung. They may be with musical accompaniment or not. There may be a time of outward silence while prayers are offered mentally. Often, there are prayers to fit specific occasions, such as the blessing of a meal, the birth or death of a loved one, other significant events in the life of a believer, or days of the year that have special religious significance. Details corresponding to specific traditions are outlined below.

Pre-Christian Europe

Etruscan, Greek, and Roman paganism
In the pre-Christian religions of Greeks and Romans (Ancient Greek religion, Roman religion), ceremonial prayer was highly formulaic and ritualized.[21][22] The Iguvine Tables contain a supplication that can be translated, “If anything was said improperly, if anything was done improperly, let it be as if it were done correctly.”
The formalism and formulaic nature of these prayers led them to be written down in language that may have only been partially understood by the writer, and our texts of these prayers may in fact be garbled. Prayers in Etruscan were used in the Roman world by augurs and other oracles long after Etruscan became a dead language. The Carmen Arvale and the Carmen Saliare are two specimens of partially preserved prayers that seem to have been unintelligible to their scribes, and whose language is full of archaisms and difficult passages.
Roman prayers and sacrifices were often envisioned as legal bargains between deity and worshipper. The Roman principle was expressed as do ut des: “I give, so that you may give.” Cato the Elder’s treatise on agriculture contains many examples of preserved traditional prayers; in one, a farmer addresses the unknown deity of a possibly sacred grove, and sacrifices a pig in order to placate the god or goddess of the place and beseech his or her permission to cut down some trees from the grove
Germanic paganism
An amount of accounts of prayers to the gods in Germanic paganism survived the process of Christianization, though only a single prayer has survived without the interjection of Christian references. This prayer is recorded in stanzas 2 and 3 of the poem Sigrdrífumál, compiled in the 13th century Poetic Edda from earlier traditional sources, where the valkyrie Sigrdrífa prays to the gods and the earth after being woken by the hero Sigurd.
A prayer to the bigger god Odin is mentioned in chapter 2 of the Völsunga saga where King Rerir prays for a child. His prayer is answered by Frigg, wife of Odin, who sends him an apple, which is dropped on his lap by Frigg’s servant in the form of a crow while Rerir is sitting on a mound. Rerir’s wife eats the apple and is then pregnant with the hero Völsung. In stanza 9 of the poem Oddrúnargrátr, a prayer is made to “kind wights, Frigg and Freyja, and many gods,” although since the poem is often considered one of the youngest poems in the Poetic Edda, the passage has been the matter of some debate.[26]
In chapter 21 of Jómsvíkinga saga, wishing to turn the tide of the Battle of Hjörungavágr, Haakon Sigurdsson eventually finds his prayers answered by the goddesses Þorgerðr Hölgabrúðr and Irpa (the first of the two described as Haakon’s patron goddess) who appear in the battle, kill many of the opposing fleet, and cause the remnants of their forces to flee. However, this depiction of a pagan prayer has been criticized as inaccurate due to the description of Haakon dropping to his knees.
The 11th century manuscript for the Anglo-Saxon charm Æcerbot presents what is thought to be an originally pagan prayer for the fertility of the speaker’s crops and land, though Christianization is apparent throughout the charm.[28] The 8th century Wessobrunn Prayer has been proposed as a Christianized pagan prayer and compared to the pagan Völuspá[29] and the Merseburg Incantations, the latter recorded in the 9th or 10th century but of much older traditional origins
Abrahamic religions
Bible
In the common Bible of the Abrahamic religions, various forms of prayer appear; the most common forms being petition, thanksgiving, and worship. The longest book in the Bible is the Book of Psalms, 150 religious songs which are often regarded as prayers. Other well-known Biblical prayers include the Song of Moses (Exodus 15:1-18), the Song of Hannah (1 Samuel 2:1-10), and the Magnificat (Luke 1:46-55). But perhaps the best-known prayer in the Christian Bible is the Lord’s Prayer (Matthew 6:9–13; Luke 11:2-4).
See also: Tanakh, New Testament, Prayer in the Hebrew Bible, and Prayer in the New Testament
Judaism
Jews pray three times a day, with lengthier prayers on special days, such as the Shabbat and Jewish holidays. The siddur is the prayerbook used by Jews all over the world, containing a set order of daily prayers. Jewish prayer is usually described as having two aspects: kavanah (intention) and keva (the ritualistic, structured elements).
The most important Jewish prayers are the Shema Yisrael (“Hear O Israel”) and the Amidah (“the standing prayer”).
Communal prayer is preferred over solitary prayer, and a quorum of 10 adult males (a minyan) is considered by Orthodox Judaism a prerequisite for several communal prayers.
Rationalist approach to prayer
In this view, ultimate goal of prayer is to help train a person to focus on divinity through philosophy and intellectual contemplation. This approach was taken by Maimonides and the other medieval rationalists. One example of this approach to prayer is noted by Rabbi Steven Weil, who was appointed the Orthodox Union’s Executive-Vice President in 2009. He notes that the word “prayer” is a derivative of the Latin “precari”, which means “to beg”. The Hebrew equivalent “tefilah”, however, along with its root “pelel” or its reflexive “l’hitpallel”, means the act of self-analysis or self-evaluation. This approach is sometimes described as the person praying having a dialogue or conversation with God.
Educational approach to prayer
In this view, prayer is not a conversation. Rather, it is meant to inculcate certain attitudes in the one who prays, but not to influence. This has been the approach of Rabbenu Bachya, Yehuda Halevy, Joseph Albo, Samson Raphael Hirsch, and Joseph Dov Soloveitchik. This view is expressed by Rabbi Nosson Scherman in the overview to the Artscroll Siddur (p. XIII); note that Scherman goes on to also affirm the Kabbalistic view (see below).
Kabbalistic approach to prayer
Kabbalah (Jewish mysticism) uses a series of kavanot, directions of intent, to specify the path the prayer ascends in the dialog with God, to increase its chances of being answered favorably. Kabbalists ascribe a higher meaning to the purpose of prayer, which is no less than affecting the very fabric of reality itself, restructuring and repairing the universe in a real fashion. In this view, every word of every prayer, and indeed, even every letter of every word, has a precise meaning and a precise effect. Prayers thus literally affect the mystical forces of the universe, and repair the fabric of creation.
Among Jews, this approach has been taken by the Chassidei Ashkenaz (German pietists of the Middle-Ages), the Arizal’s Kabbalist tradition, Ramchal, most of Hassidism, the Vilna Gaon, and Jacob Emden.
Christianity
Main articles: Prayer in Christianity and Christian worship
Christian prayers are quite varied. They can be completely spontaneous, or read entirely from a text, like the Anglican Book of Common Prayer. Probably the most common and universal prayer among Christians is the Lord’s Prayer, which according to the gospel accounts is how Jesus taught his disciples to pray. Some Protestant denominations choose not to recite the Lord’s Prayer or other rote prayers.
Christians generally pray to God or to the Father. Some Christians (e.g., Catholics, Orthodox) will also ask the righteous in heaven and “in Christ,” such as Virgin Mary or other saints to intercede by praying on their behalf (intercession of saints). Formulaic closures include “through our Lord Jesus Christ, Your Son, who lives and reigns with You, in the unity of the Holy Spirit, God, through all the ages of ages,” and “in the name of the Father, and the Son, and the Holy Spirit.”
It is customary among Protestants to end prayers with “In Jesus’ name, Amen” or “In the name of Christ, Amen”[34] However, the most commonly used closure in Christianity is simply “Amen” (from a Hebrew adverb used as a statement of affirmation or agreement, usually translated as so be it).
There is also the form of prayer called hesychast which is a repetitious type of prayer for the purpose of meditation. In the Western or Latin Rite of Catholic Church, probably the most common is the Rosary; In the Eastern Church (the Eastern rites of the Catholic Church and Orthodox Church), the Jesus Prayer.
Roman Catholic tradition includes specific prayers and devotions as acts of reparation which do not involve a petition for a living or deceased beneficiary, but aim to repair the sins of others, e.g. for the repair of the sin of blasphemy performed by others
Pentecostalism
In Pentecostal congregations, prayer is often done by speaking in a foreign tongue, a practice now known as glossolalia.[36] Practitioners of Pentecostal glossolalia may claim that the languages they speak in prayer are real foreign languages, and that the ability to speak those languages spontaneously is a gift of the Holy Spirit;[37][38] however, many people outside the movement have offered alternative views. George Barton Cutten suggested that glossolalia was a sign of mental illness.[39] Felicitas Goodman suggested that tongue speakers were under a form of hypnosis.[40] Others suggest that it is a learned behaviour. Some of these views have allegedly been refuted
Christian Science
Christian Science teaches that prayer is a spiritualization of thought or an understanding of God and of the nature of the underlying spiritual creation. Adherents believe that this can result in healing, by bringing spiritual reality (the “Kingdom of Heaven” in Biblical terms) into clearer focus in the human scene. The world as it appears to the senses is regarded as a distorted version of the world of spiritual ideas. Prayer can heal the distortion. Christian Scientists believe that prayer does not change the spiritual creation but gives a clearer view of it, and the result appears in the human scene as healing: the human picture adjusts to coincide more nearly with the divine reality. Christian Scientists do not practice intercessory prayer as it is commonly understood, and they generally avoid combining prayer with medical treatment in the belief that the two practices tend to work against each other. (However, the choice of healing method is regarded as a matter for the individual, and the Christian Science Church exerts no pressure on members to avoid medical treatment if they wish to avail of it as an alternative to Christian Science healing.) Prayer works through love: the recognition of God’s creation as spiritual, intact, and inherently lovable

Prevalence of prayer for health

Some modalities of alternative medicine employ prayer. A survey released in May 2004 by the National Center for Complementary and Alternative Medicine, part of the National Institutes of Health in the United States, found that in 2002, 43% of Americans pray for their own health, 24% pray for others’ health, and 10% participate in a prayer group for their own healt
Islam
Muslims pray a ritualistic prayer called salah or salat in Arabic, facing the Kaaba in Mecca, five times a day. The command to pray is in the Quran in several chapters. The prophet Muhammed showed each Muslim the true method of offering prayers thus the same method is observed till date. There is the “call for prayer” (adhan or azaan), where the muezzin calls for all the followers to stand together for the prayer. The prayer consists of standing, by mentioning -àllàh o -àqbàr (God is great) followed by recitation of the first chapter of the Quran. After the person bends and praises god, then prostrates and again praises god. The prayer ends with the following words “peace and blessings be upon you”. During the prayer a Muslim cannot talk or do anything else besides praying. Once the prayer is complete one can offer voluntary prayers or supplicate -àllàh for his needs. There are also many standard duas or supplications, also in Arabic, to be recited at various times, e.g. for one’s parents, after salah, before eating. Muslims may also say dua in their own words and languages for any issue they wish to communicate with God in the hope that God will answer their prayers.[20] Certain Shia fiqhs pray 3 times a day.
Bahá’í
Main article: Prayer in the Bahá’í Faith
Bahá’u’lláh, the Báb, and `Abdu’l-Bahá have revealed many prayers for general use, and some for specific occasions, including for unity, detachment, spiritual upliftment, and healing among others. Bahá’ís are also required to recite each day one of three obligatory prayers revealed by Bahá’u’lláh. The believers have been enjoined to face in the direction of the Qiblih when reciting their Obligatory Prayer. The longest obligatory prayer may be recited at any time during the day; another, of medium length, is recited once in the morning, once at midday, and once in the evening; and the shortest can be recited anytime between noon and sunset. Bahá’ís also read from and meditate on the scriptures every morning and evening.
Eastern religions
In contrast with Western religion, Eastern religion for the most part discards worship and places devotional emphasis on the practice of meditation alongside scriptural study. Consequently, prayer is seen as a form of meditation or an adjunct practice to meditation
Buddhism
n certain Buddhist sects, prayer accompanies meditation. Buddhism for the most part sees prayer as a secondary, supportive practice to meditation and scriptural study. Gautama Buddha claimed that human beings possess the capacity and potential to be liberated, or enlightened, through contemplation, leading to insight. Prayer is seen mainly as a powerful psycho-physical practice that can enhance meditation.[48]
In the earliest Buddhist tradition, the Theravada, and in the later Mahayana tradition of Zen (or Chán), prayer plays only an ancillary role. It is largely a ritual expression of wishes for success in the practice and in helping all beings.[49][50][51][52]
The skillful means (Sanskrit: upaya) of the transfer of merit (Sanskrit: parinamana) is an evocation and prayer. Moreover, indeterminate buddhas are available for intercession as they reside in awoken-fields (Sanskrit: buddha-kshetra).
The nirmanakaya of a awoken-field is what is generally known and understood as mandala. The opening and closing of the ring (Sanskrit: mandala) is an active prayer. An active prayer is a mindful activity, an activity in which mindfulness is not just cultivated but is.[53] A common prayer is “May the merit of my practice, adorn Buddhas’ Pure Lands, requite the fourfold kindness from above, and relieve the suffering of the three life-journeys below. Universally wishing sentient beings, Friends, foes, and karmic creditors, all to activate the bodhi mind, and all to be reborn in the Pure Land of Ultimate Bliss.” (願以此功德 莊嚴佛淨土 上報四重恩 下濟三途苦 普願諸眾生 冤親諸債主 悉發菩提心 同生極樂國)[54]
The Generation Stage (Sanskrit: utpatti-krama) of Vajrayana involves prayer elements.[55]
The Tibetan Buddhism tradition emphasizes an instructive and devotional relationship to a guru; this may involve devotional practices known as guru yoga which are congruent with prayer. It also appears that Tibetan Buddhism posits the existence of various deities, but the peak view of the tradition is that the deities or yidam are no more existent or real than the continuity (Sanskrit: santana; refer mindstream) of the practitioner, environment and activity. But how practitioners engage yidam or tutelary deities will depend upon the level or more appropriately yana at which they are practicing. At one level, one may pray to a deity for protection or assistance, taking a more subordinate role. At another level, one may invoke the deity, on a more equal footing. And at a higher level one may deliberately cultivate the idea that one has become the deity, whilst remaining aware that its ultimate nature is shunyata. The views of the more esoteric yana are impenetrable for those without direct experience and empowerment.
Pure Land Buddhism emphasizes the recitation by devotees of prayer-like mantras, a practice often called Nembutsu.[56]:190 On one level it is said that reciting these mantras can ensure rebirth into a sambhogakaya land (Sanskrit: buddha-kshetra) after bodily dissolution, a sheer ball spontaneously co-emergent to a buddha’s enlightened intention. According to Shinran, the founder of the Pure Land Buddhism tradition that is most prevalent in the US[56]:193[57] “for the long haul nothing is as efficacious as the Nembutsu.”[56]:197[58] On another, the practice is a form of meditation aimed at achieving realization.[citation needed]
But beyond all these practices the Buddha emphasized the primacy of individual practice and experience. He said that supplication to gods or deities was not necessary. Nevertheless, today many lay people in East Asian countries pray to the Buddha in ways that resemble Western prayer—asking for intervention and offering devotion.
Hinduism
Hinduism has incorporated many kinds of prayer (Sanskrit: prārthanā), from fire-based rituals to philosophical musings. While chanting involves ‘by dictum’ recitation of timeless verses or verses with timings and notations, dhyanam involves deep meditation (however short or long) on the preferred deity/God. Again the object to which prayers are offered could be a persons referred as devtas, trinity or incarnation of either devtas or trinity or simply plain formless meditation as practiced by the ancient sages. All of these are directed to fulfilling personal needs or deep spiritual enlightenment. Ritual invocation was part and parcel of the Vedic religion and as such permeated their sacred texts. Indeed, the highest sacred texts of the Hindus, the Vedas, are a large collection of mantras and prayer rituals. Classical Hinduism came to focus on extolling a single supreme force, Brahman, that is made manifest in several lower forms as the familiar gods of the Hindu pantheon[dubious – discuss]. Hindus in India have numerous devotional movements. Hindus may pray to the highest absolute God Brahman, or more commonly to Its three manifestations namely creator god called Brahma, preserver god called Vishnu and destroyer god (so that the creation cycle can start afresh) Shiva, and at the next level to Vishnu’s avatars (earthly appearances) Rama and Krishna or to many other male or female deities. Typically, Hindus pray with their hands (the palms) joined together in pranam. The hand gesture is similar to the popular Indian greeting namaste.
Jainism
Although Jains believe that no spirit or divine being can assist them on their path, they do hold some influence, and on special occasions, Jains will pray for right knowledge to the twenty-four Tirthankaras (saintly teachers) or sometimes to Hindu deities such as Ganesha.
Shinto
The practices involved in Shinto prayer are heavily influenced by Buddhism; Japanese Buddhism has also been strongly influenced by Shinto in turn. The most common and basic form of devotion involves throwing a coin, or several, into a collection box, ringing a bell, clapping one’s hands, and contemplating one’s wish or prayer silently. The bell and hand clapping are meant to wake up or attract the attention of the kami of the shrine, so that one’s prayer may be heard.
Shinto prayers quite frequently consist of wishes or favors asked of the kami, rather than lengthy praises or devotions. Unlike in certain other faiths, it is not considered irregular or inappropriate to ask favors of the kami in this way, and indeed many shrines are associated with particular favors, such as success on exams.
In addition, one may write one’s wish on a small wooden tablet, called an ema, and leave it hanging at the shrine, where the kami can read it. If the wish is granted, one may return to the shrine to leave another ema as an act of thanksgiving.
Sikhism
The Ardās (Punjabi: ਅਰਦਾਸ) is a Sikh prayer that is done before performing or after undertaking any significant task; after reciting the daily Banis (prayers); or completion of a service like the Paath (scripture reading/recitation), kirtan (hymn-singing) program or any other religious program. In Sikhism, these prayers are also said before and after eating. The prayer is a plea to God to support and help the devotee with whatever he or she is about to undertake or has done.
The Ardas is usually always done standing up with folded hands. The beginning of the Ardas is strictly set by the tenth Sikh Guru, Guru Gobind Singh. When it comes to conclusion of this prayer, the devotee uses word like “Waheguru please bless me in the task that I am about to undertake” when starting a new task or “Akal Purakh, having completed the hymn-singing, we ask for your continued blessings so that we can continue with your memory and remember you at all times”, etc. The word “Ardās” is derived from Persian word ‘Arazdashat’, meaning a request, supplication, prayer, petition or an address to a superior authority.
Ardās is a unique prayer based on the fact that it is one of the few well-known prayers in the Sikh religion that was not written in its entirety by the Gurus. The Ardās cannot be found within the pages of the Guru Granth Sahib because it is a continually changing devotional text that has evolved over time in order for it to encompass the feats, accomplishments, and feelings of all generations of Sikhs within its lines. Taking the various derivation of the word Ardās into account, the basic purpose of this prayer is an appeal to Waheguru for his protection and care, as well as being a plea for the welfare and prosperity of all mankind, and a means for the Sikhs to thank Waheguru for all that he has done
Taoism
Prayer in Taoism is less common than Fulu, which is the drawing and writing of supernatural talismans
Animism
Although prayer in its literal sense is not used in animism, communication with the spirit world is vital to the animist way of life. This is usually accomplished through a shaman who, through a trance, gains access to the spirit world and then shows the spirits’ thoughts to the people. Other ways to receive messages from the spirits include using astrology or contemplating fortune tellers and healers. The native religions in some parts of North, East and South Asia, America, Africa, and Oceania are often animistic.
America
The Aztec religion was not strictly animist. It had an ever increasing pantheon of deities, and the shamans performed ritual prayer to these deities in their respective temples. These shamans made petitions to the proper deities in exchange for a sacrifice offering: food, flowers, effigies, and animals, usually quail. But the larger the thing required from the God the larger the sacrifice had to be, and for the most important rites one would offer one’s own blood; by cutting his ears, arms, tongue, thighs, chest or genitals, and often a human life; either warrior, slave, or even self-sacrifice.[63]
The Pueblo Indians are known to have used prayer sticks, that is, sticks with feathers attached as supplicatory offerings. The Hopi Indians used prayer sticks as well, but they attached to it a small bag of sacred meat
Australia
In Australia, prayers to the “Great Wit” are performed by the “clever wapmen” and “clever women”, or kadji. These Aboriginal shamans use maban or mabain, the material that is believed to give them their purported magical powers
Neopaganism
Adherents to forms of modern Neopaganism pray to various gods. The most commonly worshiped and prayed to gods are those of Pre-Christian Europe, such as Celtic, Norse, or Graeco-Roman gods. Prayer can vary from sect to sect, and with some (such as Wicca) prayer may also be associated with ritual magick.
Theurgy and Western Esotericism
Practitioners of theurgy and western esotericism may practice a form of ritual which utilizes both pre-sanctioned prayers and names of God, and prayers “from the heart” that, when combined, allows the participant to ascend spiritually, and in some instances, induce a trance in which God or other spiritual beings may be realized. Very similar to hermetic qabala, and orthodox qabala, it is believed that prayer can influence both the physical and non-physical worlds. The use of ritualistic signs and names are believed to be archetypes in which the subconscious may take form as the Inner God, or another spiritual being, and the “prayer from the heart” to be that spiritual force speaking through the participant.
Meher Baba
The Indian spiritual teacher Meher Baba emphasized both the beauty of prayer as praise and the power of prayer as petition:
“The ideal prayer to the Lord is nothing more than spontaneous praise of His being. You praise Him, not in the spirit of bargain but in the spirit of self-forgetful appreciation of what He really is. You praise Him because He is praiseworthy. Your praise is a spontaneous appreciative response to his true being, as infinite light, infinite power and infinite bliss.”[66]
“Through repeated sincere prayers it is possible to effect an exit from the otherwise inexorable working out of the law of karma. The forgiveness asked from God evokes from Him His inscrutable grace, which alone can give new direction to the inexorable karmic determination
http://it.wikipedia.org/wiki/Preghiera
http://en.wikipedia.org/wiki/Prayer

Phil Collins – En Concert Complet a (Paris 2004)


Philip David Charles Collins (Londra, 30 gennaio 1951) è un cantautore, polistrumentista e musicista britannico, noto sia come solista sia come componente dello storico gruppo dei Genesis.

Collins è uno dei tre artisti (insieme a Paul McCartney e Michael Jackson), ad aver venduto oltre 150 milioni di album in tutto il mondo sia come solisti che come membri principali di una band[1].

https://it.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Philip David Charles “Phil” Collins, LVO (born 30 January 1951),[6] is an English singer, songwriter, multi-instrumentalist, music producer and actor. He gained fame as both the drummer and lead singer for the rock group Genesis, and he also gained worldwide fame as a solo artist.

Collins is one of the most successful songwriters and performers of all time, singing the lead vocals on dozens of hit albums and singles in the UK and the US between 1976 and 2010, either as a solo artist or with Genesis. His solo singles, sometimes dealing with lost love and often featuring his distinctive gated reverb drum sound, ranged from the atmospheric “In the Air Tonight“, dance-rock of “Sussudio“, piano-driven power balladAgainst All Odds“, to the political and religious connotations of “Another Day in Paradise“. Collins has been described by AllMusic as “one of the most successful pop and adult contemporary singers of the ’80s and beyond”.[1]

Collins joined Genesis in 1970 as the group’s drummer and became their lead vocalist in 1975 following the departure of the original lead singer Peter Gabriel. His solo career, which was launched in 1981 and was heavily influenced by his personal life and soul music, brought both himself and Genesis greater commercial success. Collins’s total worldwide sales as a solo artist are 150 million.[7] Collins has won numerous music awards throughout his career, including seven Grammy Awards, six Brit Awards—winning Best British Male three times, three American Music Awards, an Academy Award, two Golden Globe Awards and a Disney Legend Award in 2002 for his solo work.[8][9][10] He received a star on the Hollywood Walk of Fame in 1999, was inducted into the Songwriters Hall of Fame in 2003, and into the Rock and Roll Hall of Fame as a member of Genesis in 2010.[11][12] Collins was listed at number 22 in Rolling Stone magazine’s list of the “100 Greatest Drummers of All Time”.[13]

Collins is one of only three recording artists (along with Paul McCartney and Michael Jackson) who have sold over 100 million albums worldwide both as solo artists and (separately) as principal members of a band.[14] During his most successful period as a solo artist between 1981 and 1990, Collins had three UK number-one singles and seven number-one singles on the Billboard Hot 100 in the United States, as well as a U.S. number one with Genesis in 1986. When his work with Genesis, his work with other artists, as well as his solo career is totalled, Collins had more top 40 hits on the Billboard Hot 100 chart during the 1980s than any other artist.[15] In 2008, Collins was ranked the 22nd most successful artist on the “Billboard Hot 100 All-Time Top Artists”.[16] Although one of the world’s best-selling recording artists and a highly respected drummer, Collins has garnered significant criticism over the years from music journalists and fellow artists. He announced his retirement in 2011 to focus on his family life,[17][18] though he continued to write songs and in 2013 he said he was considering a return to the music industry.[19]

https://en.wikipedia.org/wiki/Phil_Collins

Lettera sulla felicità -Letter to Menoeceus – Epicuro


Epicuro

Lettera sulla felicità

Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

Letter to Menoeceus

Epicurus

In this letter, Epicurus summarizes his ethical doctrines:

Epicurus to Menoeceus, greetings:

Let no one be slow to seek wisdom when he is young nor weary in the search of it when he has grown old. For no age is too early or too late for the health of the soul. And to say that the season for studying philosophy has not yet come, or that it is past and gone, is like saying that the season for happiness is not yet or that it is now no more. Therefore, both old and young alike ought to seek wisdom, the former in order that, as age comes over him, he may be young in good things because of the grace of what has been, and the latter in order that, while he is young, he may at the same time be old, because he has no fear of the things which are to come. So we must exercise ourselves in the things which bring happiness, since, if that be present, we have everything, and, if that be absent, all our actions are directed towards attaining it.

Those things which without ceasing I have declared unto you, do them, and exercise yourself in them, holding them to be the elements of right life. First believe that God is a living being immortal and blessed, according to the notion of a god indicated by the common sense of mankind; and so believing, you shall not affirm of him anything that is foreign to his immortality or that is repugnant to his blessedness. Believe about him whatever may uphold both his blessedness and his immortality. For there are gods, and the knowledge of them is manifest; but they are not such as the multitude believe, seeing that men do not steadfastly maintain the notions they form respecting them. Not the man who denies the gods worshipped by the multitude, but he who affirms of the gods what the multitude believes about them is truly impious. For the utterances of the multitude about the gods are not true preconceptions but false assumptions; hence it is that the greatest evils happen to the wicked and the greatest blessings happen to the good from the hand of the gods, seeing that they are always favorable to their own good qualities and take pleasure in men like themselves, but reject as alien whatever is not of their kind.

Accustom yourself to believing that death is nothing to us, for good and evil imply the capacity for sensation, and death is the privation of all sentience; therefore a correct understanding that death is nothing to us makes the mortality of life enjoyable, not by adding to life a limitless time, but by taking away the yearning after immortality. For life has no terrors for him who has thoroughly understood that there are no terrors for him in ceasing to live. Foolish, therefore, is the man who says that he fears death, not because it will pain when it comes, but because it pains in the prospect. Whatever causes no annoyance when it is present, causes only a groundless pain in the expectation. Death, therefore, the most awful of evils, is nothing to us, seeing that, when we are, death is not come, and, when death is come, we are not. It is nothing, then, either to the living or to the dead, for with the living it is not and the dead exist no longer.

But in the world, at one time men shun death as the greatest of all evils, and at another time choose it as a respite from the evils in life. The wise man does not deprecate life nor does he fear the cessation of life. The thought of life is no offense to him, nor is the cessation of life regarded as an evil. And even as men choose of food not merely and simply the larger portion, but the more pleasant, so the wise seek to enjoy the time which is most pleasant and not merely that which is longest. And he who admonishes the young to live well and the old to make a good end speaks foolishly, not merely because of the desirability of life, but because the same exercise at once teaches to live well and to die well. Much worse is he who says that it were good not to be born, but when once one is born to pass quickly through the gates of Hades. For if he truly believes this, why does he not depart from life? It would be easy for him to do so once he were firmly convinced. If he speaks only in jest, his words are foolishness as those who hear him do not believe.

We must remember that the future is neither wholly ours nor wholly not ours, so that neither must we count upon it as quite certain to come nor despair of it as quite certain not to come.

We must also reflect that of desires some are natural, others are groundless; and that of the natural some are necessary as well as natural, and some natural only. And of the necessary desires some are necessary if we are to be happy, some if the body is to be rid of uneasiness, some if we are even to live. He who has a clear and certain understanding of these things will direct every preference and aversion toward securing health of body and tranquillity of mind, seeing that this is the sum and end of a blessed life. For the end of all our actions is to be free from pain and fear, and, when once we have attained all this, the tempest of the soul is laid; seeing that the living creature has no need to go in search of something that is lacking, nor to look for anything else by which the good of the soul and of the body will be fulfilled. When we are pained because of the absence of pleasure, then, and then only, do we feel the need of pleasure. Wherefore we call pleasure the alpha and omega of a blessed life. Pleasure is our first and kindred good. It is the starting-point of every choice and of every aversion, and to it we come back, inasmuch as we make feeling the rule by which to judge of every good thing.

And since pleasure is our first and native good, for that reason we do not choose every pleasure whatsoever, but will often pass over many pleasures when a greater annoyance ensues from them. And often we consider pains superior to pleasures when submission to the pains for a long time brings us as a consequence a greater pleasure. While therefore all pleasure because it is naturally akin to us is good, not all pleasure is should be chosen, just as all pain is an evil and yet not all pain is to be shunned. It is, however, by measuring one against another, and by looking at the conveniences and inconveniences, that all these matters must be judged. Sometimes we treat the good as an evil, and the evil, on the contrary, as a good.

Again, we regard independence of outward things as a great good, not so as in all cases to use little, but so as to be contented with little if we have not much, being honestly persuaded that they have the sweetest enjoyment of luxury who stand least in need of it, and that whatever is natural is easily procured and only the vain and worthless hard to win. Plain fare gives as much pleasure as a costly diet, when once the pain of want has been removed, while bread and water confer the highest possible pleasure when they are brought to hungry lips. To habituate one’s self, therefore, to simple and inexpensive diet supplies all that is needful for health, and enables a man to meet the necessary requirements of life without shrinking, and it places us in a better condition when we approach at intervals a costly fare and renders us fearless of fortune.

When we say, then, that pleasure is the end and aim, we do not mean the pleasures of the prodigal or the pleasures of sensuality, as we are understood to do by some through ignorance, prejudice, or willful misrepresentation. By pleasure we mean the absence of pain in the body and of trouble in the soul. It is not an unbroken succession of drinking-bouts and of revelry, not sexual lust, not the enjoyment of the fish and other delicacies of a luxurious table, which produce a pleasant life; it is sober reasoning, searching out the grounds of every choice and avoidance, and banishing those beliefs through which the greatest tumults take possession of the soul. Of all this the beginning and the greatest good is wisdom. Therefore wisdom is a more precious thing even than philosophy ; from it spring all the other virtues, for it teaches that we cannot live pleasantly without living wisely, honorably, and justly; nor live wisely, honorably, and justly without living pleasantly. For the virtues have grown into one with a pleasant life, and a pleasant life is inseparable from them.

Who, then, is superior in your judgment to such a man? He holds a holy belief concerning the gods, and is altogether free from the fear of death. He has diligently considered the end fixed by nature, and understands how easily the limit of good things can be reached and attained, and how either the duration or the intensity of evils is but slight. Fate, which some introduce as sovereign over all things, he scorns, affirming rather that some things happen of necessity, others by chance, others through our own agency. For he sees that necessity destroys responsibility and that chance is inconstant; whereas our own actions are autonomous, and it is to them that praise and blame naturally attach. It were better, indeed, to accept the legends of the gods than to bow beneath that yoke of destiny which the natural philosophers have imposed. The one holds out some faint hope that we may escape if we honor the gods, while the necessity of the naturalists is deaf to all entreaties. Nor does he hold chance to be a god, as the world in general does, for in the acts of a god there is no disorder; nor to be a cause, though an uncertain one, for he believes that no good or evil is dispensed by chance to men so as to make life blessed, though it supplies the starting-point of great good and great evil. He believes that the misfortune of the wise is better than the prosperity of the fool. It is better, in short, that what is well judged in action should not owe its successful issue to the aid of chance.

Exercise yourself in these and related precepts day and night, both by yourself and with one who is like-minded; then never, either in waking or in dream, will you be disturbed, but will live as a god among men. For man loses all semblance of mortality by living in the midst of immortal blessings.

Affrontare le emozioni negative – Dealing with Negative Emotions


Affrontare le Emozioni Negative

Tutti noi sappiamo di provare sia emozioni positive che emozioni negative. Non appena sentiamo le parole amore, gentilezza, generosità, le riconosciamo subito come emozioni positive, mentre quando sentiamo parlare di odio, collera, gelosia, depressione, le riconosciamo subito come emozioni sgradevoli.

Dal punto di vista del Buddha è possibile trasformare le nostre menti. Possiamo apprendere a conoscerci meglio, ad osservare la nostra mente e ad acquisire una grande familiarità con ciò che vi si trova.

Il motivo di ordine sostanzialmente pratico che ci spinge a intraprendere questo genere di impresa è che, innanzitutto, ci renderà più felici, e noi sappiamo bene che vogliamo essere felici e, in secondo luogo, semplificherà le nostre relazioni con gli altri.

Lavorare con le emozioni, passo per passo
Noi, di solito, soffochiamo i nostri sentimenti oppure li sbattiamo in faccia agli altri. L’approccio buddhista è di ordine pratico: per nostra, e altrui, fortuna, come abbiamo detto prima, esiste una terza opzione!
Il metodo buddhista di affrontare le emozioni implica il riconoscere di provarle e, quindi, lavorarci sopra.

1. Riconoscere e identificare le emozioni
A volte la nostra mente somiglia ad una giungla fitta di pensieri ed emozioni distruttivi: non è semplice capire veramente cosa bolle in pentola. Con consapevolezza, onestà e intelligenza selettiva, possiamo cominciare a identificare cosa è cosa: “Quella è collera; quello è desiderio; quella è paura” e così via. Una volta che sappiamo contro cosa dobbiamo schierarci, possiamo scegliere i metodi appropriati.

2. Avere un atteggiamento sano ed equilibrato rispetto alle nostre emozioni
Gli atteggiamenti da evitare comprendono il senso di colpa, l’odio verso se stessi o l’autocondanna. Inoltre, dobbiamo smetterla di identificarci con l’emozione, per esempio: “Io sono la mia rabbia”, perché questo ci porta ad esserne ossessionati e a recitare questa parte. Possiamo evitare tutto ciò grazie alla consapevolezza che le afflizioni mentali sono impermanenti, vanno e vengono nella nostra mente come nuvole nel cielo e inoltre, non sono la nostra vera natura.
Secondo il Buddha, la vera natura della nostra mente è pura, libera dalle afflizioni mentali, come un cielo limpido e senza nuvole.

3. Lavorare con l’emozione durante la meditazione, usando uno o più antidoti
Se nella nostra mente si trovano contemporaneamente molte emozioni distruttive diverse, la cosa migliore è iniziare da quella più potente e più molesta: non cercate di affrontarle tutte in blocco! Una volta che siete riusciti ad ottenere un po’ di controllo sulla più ingombrante, allora potete procedere con quella che viene subito dopo in ordine di grandezza.

Antidoti generali per le emozioni

1. Presenza mentale o consapevolezza di sé
Quando riusciamo ad essere coscienti del sorgere di un’emozione nella nostra mente, per esempio la collera, allora possiamo averne controllo e affrontarla in maniera più efficace. A volte potremmo riuscire semplicemente a lasciarla andare. Inoltre, grazie ad una pratica costante della meditazione, la nostra mente sarà più calma e sarà meno propensa a reagire alle situazioni in maniera emotiva.

2. Ricordare la natura della mente
La mente è chiara, non è materiale: è un flusso di eventi mentali che sorge e svanisce. Questi eventi mentali – pensieri, emozioni, ecc. – sono impermanenti: appaiono e scompaiono, vanno e vengono, non sono entità fisse e permanenti. Può risultare efficace immaginare che siano nuvole che vanno e vengono nel cielo, simili a sogni, simili ad arcobaleni, paragonabili al flusso e riflusso delle onde nel mare. Inoltre, è di grande aiuto imparare a non identificarsi con le emozioni: per esempio, invece di pensare “Sono arrabbiato”, pensate “La rabbia è nella mia mente”, in questo modo riduciamo il controllo che le emozioni hanno su di noi e così possiamo affrontarle in maniera più distaccata.

3. Sospendere il giudizio
Certi pensieri e certe emozioni ci piacciono mentre altri non ci piacciono. Questo conduce rispettivamente all’attaccamento/adesione e all’avversione/rifiuto. La nostra mente, quando è in preda all’attaccamento e all’avversione, non è pacifica. Piuttosto che questo, la cosa migliore da fare è coltivare un senso di equanimità: una consapevolezza non-giudicante e amorevole che accetta tutto ciò che sorge nella mente.

4. Fare un’analisi della realtà
Esplorate il concetto di “IO” che si nasconde dietro l’emozione: è qualcosa di concreto, che esiste per forza propria, indipendentemente, dalla propria parte? E’ qualcosa che potete localizzare nel vostro corpo o nella vostra mente? Che cosa è con esattezza?
Un’altra alternativa possibile è quella di esaminare l’oggetto per il quale stiamo provando quella particolare emozione: esiste proprio nel modo in cui ci appare oppure è possibile che ne stiamo avendo una percezione distorta ed erronea?

5. Pensare che i problemi degli altri sono simili ai nostri
Quando ci troviamo a sperimentare una difficoltà emotiva, tendiamo a divenirne ossessionati come se fossimo le uniche persone nell’intero universo ad avere problemi del genere. E’ ovvio che non è così; inoltre, questo modo di pensare rende il problema ancora più grave di quanto realmente sia. Perciò, è utile ricordare a noi stessi che ci sono molte altre persone che hanno un problema uguale o simile al nostro e che alcune persone hanno problemi di gran lunga peggiori dei nostri. Questo riduce il problema dalle dimensioni di una montagna a quelle di un sassolino, così è più facile da sopportare e ci aiuta anche ad essere più compassionevoli nei confronti degli altri.

Antidoti per la Collera

Nella maggior parte dei casi la nostra collera è diretta verso altre persone, ma possiamo anche prendercela con noi stessi o con oggetti inanimati. La collera spazia da una sensazione di irritazione provocata, per esempio, dal modo in cui qualcuno beve il tè, all’odio intenso che induce alla violenza fisica o, addirittura, ad uccidere.
La collera è l’esatto opposto della pazienza, della tolleranza, della compassione e dell’amore. E’ una concezione distorta, una maniera sbagliata di reagire alle situazioni, un’afflizione mentale: ci causa solo problemi e infelicità e non produce il risultato che speravamo di ottenere. Disturba la mente e ci porta a fare del male agli altri, sia con le azioni che con le parole: non è un modo di reagire intelligente ed efficace, in nessuna circostanza.
La pazienza, l’opposto della collera, è uno stato mentale di gran valore perché ci permette di accettare le difficoltà riducendo la sofferenza al minimo. Ma bisogna imparare ad avere pazienza e per svilupparla è necessario applicare gli antidoti per la collera.
L’approccio più efficace è riconoscere la collera o l’irritazione nel momento in cui sorge e affrontarla mentre si trova ancora all’interno della mente. Coglierla immediatamente non appena sorge è già di per sé sufficiente per far sbollire una buona parte dell’energia di collera. Dopodiché dovremmo esaminare l’emozione da diversi punti di vista: da cosa è stata causata? Che cosa speravamo di ricavarne? Come vediamo la situazione? Se abbiamo una comprensione chiara della collera, possiamo tenerla a bada con più risolutezza, perché nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto sia insensata, abbiamo meno probabilità di restarne coinvolti.
La collera distorce il nostro modo di percepire le cose. Così, dopo averla analizzata, dovremmo applicare un antidoto, come uno dei metodi esposti qui di seguito, per volgere la mente verso una prospettiva più corretta e più realistica. Però, non è cosa facile. L’energia della collera è davvero intensa e noi non siamo abituati a tentare di controllarla o di trasformarla.
E’ utile applicare ripetutamente questi metodi durante la meditazione, lavorando con le esperienze di collera realmente vissute o con situazioni immaginate; in seguito, quando la collera si presenta nelle nostre relazioni quotidiane, possiamo riportare alla mente qualsiasi intuizione maturata durante le sessioni di pratica e possiamo cercare di sottrarci dal solito vecchio e familiare cliché di arrabbiarci.
Non ci riusciremo ogni volta, è ovvio. A volte, passano addirittura minuti, ore o giorni, prima che ci rendiamo conto di esserci arrabbiati e di aver fatto del male a qualcuno! Ma non è mai troppo tardi per porvi rimedio. Sedetevi, richiamate alla mente la situazione, individuate che cosa è andato storto e cercate di farvi un’idea di come evitare di commettere nuovamente lo stesso errore. Questo genere di analisi è utile anche nel caso di problemi che risalgono a tanto tempo fa. Non è il caso di demoralizzarsi se la collera continua a sorgere con violenza: ci vuole tempo per troncare le abitudini incallite. Ciò che è importante è volere lavorarci sopra e provare a farlo.

1. Contemplate i limiti o svantaggi della collera, in tal modo vi convincerete di quanto è nociva e niente affatto utile e, di conseguenza, non vorrete assecondarla. In primo luogo, considerate gli effetti immediati della collera sulla mente e sul corpo. Come vi sentite quando siete arrabbiati? La vostra mente è pacifica e felice, oppure disturbata e insoddisfatta? Riuscite a pensare con chiarezza, a prendere decisioni sensate, oppure i pensieri si fanno confusi e sconnessi? E quali sono gli effetti sul vostro corpo? Vi sentite calmi e rilassati, oppure agitati e tesi? Studi scientifici hanno dimostrato che la collera è una causa rilevante di certi problemi di salute, quali disturbi cardiaci e cancro, ed è anche causa di morte prematura.
Quali sono gli effetti della vostra collera sulle persone che vi circondano? Se manifestate la collera con parole e azioni, cosa ne risulta? Potrebbe portarvi a fare del male alle persone che amate e a compromettere le relazioni affettive. Ma anche la collera diretta verso i vostri “nemici” – quelli che, secondo voi, il male se lo meritano – potrebbe ricadervi addosso in un secondo momento. E allora vi sembra questo il modo più saggio di affrontare i “nemici”?
Oltre a ciò, la collera produce effetti più sottili, meno evidenti, sulla nostra psiche. In termini di karma, ogni istante di collera lascia nella mente impronte che produrranno esperienze dolorose in futuro: ulteriore sofferenza. Inoltre, distrugge gran parte del karma virtuoso accumulato a costo di un duro lavoro. La collera è uno degli ostacoli maggiori per coltivare le qualità positive come amore, compassione e saggezza, e per fare progressi lungo il sentiero spirituale…
Riconoscete gli effetti nocivi della collera, determinatevi a non permetterle di invadere la vostra mente e imparate, piuttosto, come fare a disinnescarla.

2. Coltivate la gentilezza amorevole. E’ possibile svilupparla attraverso la contemplazione di pensieri quali: “Possano tutti gli esseri stare bene ed essere felici.” Se acquisiamo familiarità con la gentilezza amorevole e lasciamo che la nostra mente ne sia impregnata, la collera tenderà a sbollire in maniera del tutto naturale.

3. Ricordate il karma, causa ed effetto. Se qualcuno vi fa del male in qualche modo – comportandosi in maniera prepotente oppure ostile, ingannandovi o derubandovi, oppure danneggiando cose che vi appartengono – e, secondo voi, non avevate fatto niente per meritarlo, riconsiderate la situazione. Dal punto di vista del Buddhismo, qualsiasi disgrazia ci capiti è il risultato di azioni nocive che abbiamo compiuto nel passato, in questa vita oppure in vite precedenti.
Raccogliamo quel che abbiamo seminato. Quando riusciremo a vedere i nostri problemi sotto questa luce, la nostra capacità di accettarli aumenterà e ce ne assumeremo la responsabilità, invece di scaricare la colpa sugli altri.
Per di più, non appena comprendiamo che, infuriandoci e vendicandoci, non facciamo altro che porre le cause per sperimentare ulteriori problemi in futuro, saremo determinati a essere più pazienti e a stare più attenti al karma che creiamo.

4. Mettetevi al posto degli altri: provate a guardare la situazione dal loro punto di vista. Cosa li spinge a comportarsi così? Sono in uno stato mentale pacifico e felice, oppure confuso, meschino e fuori d’ogni controllo? Sono esseri umani proprio come voi, con problemi e preoccupazioni, anche loro cercano di essere felici e di trarre il meglio dalla vita. Ripensate alle vostre stesse esperienze, alle vostre manifestazioni di collera e di villania, così avrete un’idea più precisa di come se la stanno passando gli altri.
Inoltre, considerate: che tipo di risultato ci sarà se continueranno ad agire seguendo criteri ingannevoli? Saranno felici e soddisfatti, oppure stanno solo creando le condizioni per ulteriori guai e sofferenza?
Se comprendiamo a fondo la confusione e il dolore degli altri, saremo meno propensi a reagire rabbiosamente – cosa che non farebbe altro che accrescere la loro sofferenza – e saremo più propensi a guardarli con compassione.

Considerate la persona oggetto della vostra collera come se fosse uno specchio. Verificate: che cosa non vi piace dell’altra persona o per quale motivo provate rancore nei suoi confronti? Poi domandatevi: “E’ qualcosa che esiste anche dentro di me?” Qui si considera l’ipotesi che ciò che non ci piace degli altri è qualcosa che non ci piace di noi stessi: la soluzione è quella di sviluppare una maggiore accettazione dei nostri stessi difetti e di diventare meno giudicanti.

E’ più probabile che la collera sorga nella nostra mente quando siamo infelici o insoddisfatti. Se vi accorgete di irritarvi e di infuriarvi anche per un nonnulla, sedetevi e verificate che cosa sta succedendo negli strati più profondi della vostra mente. Vi si annidano pensieri tristi e ipercritici relativi a voi stessi o ad aspetti della vostra vita?
Vi state concentrando maggiormente sul lato negativo delle cose piuttosto che su quello positivo? Se è così, allora la meditazione sulla preziosità della vita umana costituisce un ottimo rimedio. Ci sono aspetti positivi che riguardano voi e la vostra vita e, se vi prestate maggiore attenzione, la vostra mente sarà più felice e appagata e sarà meno probabile che reagiate con rabbia anche quando si verificano problemi più gravi.

Le situazioni difficili sono in genere le più proficue in termini di crescita spirituale. Così, una persona che desta la nostra collera ci sta offrendo un’occasione per imparare che abbiamo ancora molto lavoro da fare. Potremmo credere di aver fatto molta strada per quel che riguarda la comprensione e il controllo della nostra mente e che adesso siamo sufficientemente pacifici, invece, ecco che, tutt’a un tratto, sorge la collera! Allora, ne consegue che quando gli altri ci fanno infuriare, ci stanno offrendo l’occasione di servirci della nostra conoscenza e di far crescere la nostra pazienza.
Contemplate tutto ciò e consolidate la decisione di comprendere la collera, portandola sotto controllo e imparando a reagire invece con pazienza. Sarà di beneficio per voi stessi e per gli altri.

Riflettete sulla morte. Dal momento che la morte potrebbe arrivare in qualsiasi momento, è illogico rimanere aggrappati alle differenze con gli altri. Morire con strascichi di collera non risolta crea il caos nella mente e rende impossibile una morte serena. Anche l’altra persona potrebbe morire in qualsiasi momento. Come vi sentireste se ciò accadesse prima che siate riusciti a chiarire i problemi tra voi?
Non c’è dubbio che voi stessi, l’altra persona e la vostra relazione siano cose destinate a finire. Alla luce di ciò, i problemi sono davvero così importanti? Valgono l’angoscia e l’infelicità che ci causano?

9. Tutti i metodi fin qui presentati implicano la meditazione volta ad affrontare la collera per conto nostro; ma è anche possibile risolvere un conflitto dialogando con l’altra persona. Però, in questo caso, bisogna agire con molta cautela. In primo luogo, dobbiamo valutare la disponibilità dell’altra persona al dialogo e se questo dialogo potrebbe produrre risultati positivi. In secondo luogo, dovremmo esaminare molto attentamente la nostra motivazione: vogliamo davvero appianare le nostre differenze con questa persona e arrivare ad una migliore comprensione reciproca, oppure vogliamo soltanto esprimere la nostra irritazione o magari vincere la battaglia?
Se iniziamo a discutere il problema con il desiderio di ferire l’altro oppure con aspettative e pretese, la comunicazione non funzionerà. Perciò, è necessario che le nostre intenzioni siano molto chiare e che siamo davvero sinceri e onesti nell’esprimere i nostri sentimenti. Questo genere di comunicazione aperta è potentissimo e può trasformare i nemici in amici.
Ovviamente, a volte siete talmente infuriati che l’ultima cosa che desiderate fare è sedervi a meditare! Come minimo, allora, dovreste cercare di evitare di rimanerne completamente coinvolti e di parlare aspramente o diventare violenti. Potreste escogitare qualche metodo per dar sfogo alla vostra energia senza fare del male all’altra persona, o potreste provare a diventare assolutamente insensibili, come foste fatti di pietra o di legno, finché la collera non sbollisce. In un secondo momento, quando la mente si sarà calmata, potrete meditare sul problema e applicare uno degli antidoti.
Un problema che si ripresenta con una certa frequenza, per esempio vi arrabbiate spesso con le persone con le quali vivete o lavorate, può essere affrontato con maggiore efficacia se riconsiderate la situazione nel corso della meditazione e programmate cosa dire e fare la prossima volta che capita. In questo modo, sarete più preparati e sarà meno probabile che siate colti alla sprovvista.

Queste note sono state messe insieme da ven. Sangye Khadro che le ha attinte da diverse fonti appartenenti alla tradizione tibetana. L’autrice ne ha gentilmente concesso l’uso. Leggera revisione di ven. Lobsang Tönden.

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Dealing with Negative Emotions

All we know is to experience positive emotions that negative emotions. As soon as we hear the words love, kindness, generosity, we recognize immediately as positive emotions, but when we hear talk of hatred, anger, jealousy, depression, we recognize immediately as unpleasant emotions.

From the standpoint of the Buddha can transform our minds. We can learn to know ourselves better, to observe our mind and to gain a familiarity with what is there.

The practical reason in essence that drives us to undertake this kind of enterprise is that, first of all, make us happy, and we know that we want to be happy and, secondly, simplify our relationship with others.

Working with emotions, step by step
We usually smother our feelings, or slam them in the face to others. The Buddhist approach is a practical one: for us, and others, luck, as we said before, there is a third option!
The Buddhist method to deal with emotions involves recognizing to try it and then work on it.

1. Recognize and identify emotions
Sometimes our mind is like a jungle full of destructive thoughts and emotions: it is not easy to really understand what’s cooking. With awareness, honesty and intelligence selectively, we can begin to identify what is what: “That is anger, what is desire, that is fear,” and so on. Once we align ourselves against what we know, we can choose the appropriate methods.

2. Having a healthy attitude and in balance with our emotions
The attitudes to be avoided include guilt, the self-hatred or self-condemnation. In addition, we have to stop identifying with the emotion, for example: “I am my anger,” because that leads us to be obsessed and play this part. We can avoid all thanks to the awareness that mental afflictions are impermanent, they come and go in our mind like clouds in the sky and besides, they are not our true nature.
According to the Buddha, the true nature of our mind is pure, free from mental afflictions, such as a sky clear and cloudless.

3. Working with emotion during meditation, using one or more antidotes
If our minds are simultaneously many different destructive emotions, your best bet is to start from the more powerful and more troublesome: do not try to address them all by heart! Once you’ve managed to get a little ‘control on the bulkiest, then you can proceed with what comes next in order of magnitude.

Antidotes for general emotions

1. Mindfulness or awareness of self
When we can be aware of the rise of an emotion in our minds, for example anger, then we can have control and cope more effectively. Sometimes we may be able to simply let go. Moreover, thanks to constant practice of meditation, our mind will be calmer and be less inclined to react to situations emotionally.

2. Recall the nature of the mind
The mind is clear, is not material: it is a stream of mental events that arises and passes away. These mental events – thoughts, emotions, etc.. – Are impermanent: they appear and disappear, come and go, are not fixed entities and permanent. It can be effective is to imagine that clouds that come and go in the sky, like dreams, similar to rainbows, comparable to the flow and ebb of the waves in the sea. Furthermore, it is of great help to learn not to identify with the emotions: for example, instead of thinking “I’m angry”, think “The anger is in my mind”, so we reduce the control that emotions have on us and so we can address them in a more detached.

3. Suspend judgment
Certain thoughts and certain emotions we like and others do not like. This leads respectively to attachment / adhesion and aversion / rejection. Our mind, when it is in the grip attachment and aversion, is not peaceful. Rather than this, the best thing to do is to cultivate a sense of equanimity, a non-judgmental and loving awareness that accepts whatever arises in the mind.

4. Making an analysis of reality
Explore the concept of “I” who hides behind the emotion is something concrete, which exists in its own right, independently, on their side? It ‘something you can find in your body or your mind? What is it exactly?
Another possible alternative is to examine the object for which we are experiencing that particular emotion exists precisely in the way we see it, or you’re having a distorted and erroneous?

5. To think that the problems of others are similar to ours
When we are experiencing an emotional difficulty, we tend to become obsessed like we were the only people in the entire universe to have such problems. It ‘obvious that it is not so, also, this way of thinking makes the problem even more serious than it really is. Therefore, it is useful to remind ourselves that there are many other people who have a problem same as or similar to ours, and that some people have problems far worse than ours. This reduces the problem of the size of a mountain with those of a pebble, so it is easier to bear and also helps us to be more compassionate toward others.

Antidotes to Anger

In most cases, our anger is directed toward other people, but we can also blame ourselves or with inanimate objects. Anger ranges from a feeling of irritation caused, for example, by the way someone drinks the tea, which causes intense hatred or physical harm, even kill.
Anger is the exact opposite of patience, tolerance, compassion and love. It ‘a distorted view, a wrong way to react to situations, mental affliction: we only causes problems and unhappiness and does not produce the result we hoped to achieve. Disturbs the mind and leads us to do harm to others, and to actions than words: it is a way to respond intelligently and effectively, under any circumstances.
Patience, the opposite of anger is a mental state of great value because it allows us to accept the difficulties by reducing the pain to a minimum. But we must learn to have patience and to develop it is necessary to apply the antidotes to anger.
The most effective approach is to recognize the anger and irritation when they arise and deal with it while it’s still within the mind. Seize it immediately as it stands is in itself sufficient to cool off a good part of the energy of anger. Then we should examine the emotion from different points of view on what has been caused? What we were hoping to obtain? As we see the situation? If we have a clear understanding of anger, we can keep it at bay with more decisiveness, because when we realize how foolish we are less likely to restarne involved.
Anger distorts the way we perceive things. So, after having analyzed, we should apply an antidote, as one of the methods described below, to turn the mind towards a more correct and more realistic. However, it is not easy. The energy of anger is very intense and we’re not used to control it or turn it groped.
It ‘s useful to apply these methods repeatedly during meditation, working with the experiences of anger actually experienced or imagined situations, and later, when anger occurs in our everyday relationships, we can bring to mind any insight gained during the practice sessions and We usually try to escape from the old familiar cliché of being angry.
We do not succeed every time, obviously. Sometimes, even spend minutes, hours or days, before we realize that he be angry and hurt someone! But it’s never too late to remedy them. Sit down, call to mind the situation, find out what went wrong and try to get an idea of how to avoid making the same mistake again. This kind of analysis is also useful in case of problems dating back a long time ago. It is not the case of demoralized if the anger continues to rise with violence: it takes time to cut through the hardened habits. What is important is to will work at it and try to do it.

1. Contemplate the limitations or disadvantages of anger, so you will be convinced of what is harmful and not at all useful and, consequently, will not want to second it. First, consider the immediate effects of anger on the mind and body. How do you feel when you are angry? Your mind is peaceful and happy, or disturbed and dissatisfied? Can you think clearly, to make sound decisions, or the thoughts are confused and disconnected? And what are the effects on your body? You feel calm and relaxed, and tense, or agitated? Scientific studies have shown that anger is an important cause of certain health problems such as heart disease and cancer, and is also a cause of premature death.
What are the effects of your wrath on the people around you? If the anger expressed by words and deeds, what is it? It might take you hurt people you love and compromising relationships. But the anger directed toward your “enemies” – who do you think they deserve the bad – could ricadervi him later. And then I think this is the wisest way to deal with “enemies”?
In addition, anger produces effects more subtle, less obvious, on our psyche. In terms of karma, every moment of anger in the mind leaves footprints that will produce painful experiences in the future: more suffering. In addition, destroys much of the virtuous karma accumulated at the cost of hard work. Anger is one of the biggest obstacles to cultivate positive qualities such as love, compassion and wisdom, and to make progress along the spiritual path …
Recognize the harmful effects of anger, determinatevi not allow it to invade your mind and learn, rather, how to defuse it.

2. Cultivate loving kindness. And ‘possible to develop it through the contemplation of thoughts like: “May all beings be well and happy.” If we gain familiarity with loving kindness and let our minds it is impregnated, the anger will tend to cool off in a totally natural .

3. Remember karma, cause and effect. If someone does you wrong in some way – by acting in an arrogant or hostile, or ingannandovi derubandovi or damaging things that belong to you – and you think you had not done anything to deserve it, reconsidered the situation. From the standpoint of Buddhism, any misfortune happens to us is the result of malicious actions that we have done in the past, in this life or previous lives.
We collect what we have sown. When will we see our problems in this light, our ability to grow and we accept them take responsibility, instead of the blame on others.
Moreover, once we understand that, and infuriandoci vendicandoci, we only ask the causes to experience more problems in the future, we will be more patient and determined to be more careful with the karma we create.

4. Put yourself in the place of others: try to look at the situation from their point of view. What drives them to behave like this? They are in a state of mind peaceful and happy, or confused, miserable and out of each check? They are human beings just like you, with problems and concerns, they also seek to be happy and get the best out of life. Think back to your own experiences, your expressions of anger and rudeness, so you’ll have a better idea of how if the others are going through.
Also, consider what kind of result will be if we continue to act on misleading criteria? They will be happy and fulfilled, or are just setting the stage for further trouble and suffering?
If you fully understand the confusion and pain of others, we will be less likely to react angrily – something that would only increase their suffering – and we will be more inclined to look with compassion.

Consider the person the object of your anger as if it were a mirror. Check: what you do not like the other person or why try grudge against him? Then ask yourself: “It ‘something that exists inside of me?” Here we consider the hypothesis that what we do not like the others it is something that we do not like about ourselves: the solution is to develop a greater acceptance of our same flaws and become less judgmental.

It ‘s more likely that anger arises in our mind when we are unhappy or dissatisfied. If you find yourself irritated and even infuriated over nothing, sit back and see what’s happening in the deeper layers of your mind. Lurk there, and hypercritical thoughts sad for yourself or to aspects of your life?
Are you concentrating more on the negative side of things rather than the positive? If so, then meditation on the preciousness of human life is a good remedy. There are positive aspects that pertain to you and your life and, if given more attention, your mind will be happier and more satisfied and less likely to reagiate angrily even when serious problems occur.

Difficult situations are usually the most profitable in terms of spiritual growth. Thus, a person who arouses our anger is giving us an opportunity to learn that we still have much work to do. We may believe that you have come a long way as regards the understanding and control of our mind and we are now peaceful enough, but, lo, suddenly, there is anger! Then, it follows that when others make us angry, we are offering the opportunity to serve in our knowledge and grow our patience.
Contemplate this, and consolidated the decision to understand the anger, bringing under control and learning to react instead with patience. It will be of benefit to yourself and others.

Think about death. Since that death could come at any moment, it is illogical to cling to the differences with others. Dying with a legacy of unresolved anger creates havoc in the mind and makes impossible a peaceful death. The other person could die at any moment. How would you feel if this happened before you were able to clarify the problems between you?
No doubt yourself, the other person and your relationship is destined to end things. In light of this, the problems are really that important? Worth the agony and the misery we cause?

9. All methods presented here involve meditation time to face the wrath of our own, but it is also possible to resolve a conflict through dialogue with the other person. However, in this case, we must act with great caution. First, we must evaluate the person’s willingness to dialogue and if this dialogue could produce positive results. Secondly, we should consider very carefully what motivates us: we really want to iron out our differences with this person and come to a better mutual understanding, or just want to express our irritation or maybe even win the battle?
If we begin to discuss the problem with the desire to injure another or with the expectations and demands, communication will not work. Therefore, it is necessary that our intentions are very clear and we are really sincere and honest in our feelings. This kind of open communication is very powerful and can turn enemies into friends.
Of course, sometimes you are so angry that the last thing you want to do is sit and meditate! At a minimum, then, you should try to avoid being completely involved and speak harshly or become violent. You could devise some method to give vent to your energy without hurting the other person, or you could try to become completely numb, as if you were made of stone or wood, until the anger is not sbollisce. At a later stage, when the mind has calmed down, you can meditate on the problem and apply one of the antidotes.
A problem that occurs with some frequency, for example, often get angry with people with whom you live or work, can be tackled more effectively if they reconsidered the situation in the course of meditation and planned what to say and do the next time it happens . In this way, you’ll be more prepared and will be less likely to be blindsided.

These notes were put together by Fri Sangye Khadro that has gathered from various sources in the Tibetan tradition. The author has kindly allowed the use. Revised slightly to Fri Lobsang Tönden.

Il respiro consapevole – Conscious breathing – Eckhart Tolle


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Il respiro consapevole – Eckhart Tolle

Scoprite lo spazio interiore creando degli intervalli nel flusso dei pensieri. Senza questi intervalli, il vostro pensiero diventa ripetitivo, non ispirato, privo di ogni scintilla creativa, come è tuttora per la maggior parte delle persone sul pianeta.

Non avete bisogno di preoccuparvi della durata di questi intervalli, pochi secondi basteranno. A poco a poco aumenteranno da soli, senza alcuno sforzo da parte vostra. Più che la loro lunghezza è importante farli accadere frequentemente, cosi che le vostre attività giornaliere e il flusso dei vostri pensieri si alternino con lo spazio.

Recentemente qualcuno mi ha mostrato il programma annuale di una vasta organizzazione spirituale. Mentre lo esaminavo, ero colpito dalla grande scelta di interessanti seminari e gruppi di lavoro. Mi ricordava uno smorgasbord, uno di quei buffet scandinavi dove si può scegliere tra un enorme varietà di cibi abbondanti. Quella persona mi chiese se potevo raccomandargliene uno o due. “Non so” dissi. “Questi seminari sembrano tutti molto interessanti. “Ma una cosa so di sicuro” aggiunsi. “Rimani consapevole del tuo respiro più spesso che puoi, ogni volta che te ne ricordi. Fai questo per un anno e ciò produrrà una trasformazione più potente che non la partecipazione a tutti questi corsi. E non costa niente”.

Essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio. È un modo di generare consapevolezza. Sebbene la pienezza della coscienza esista già in forma non manifestata, siamo qui per portare la coscienza in questa dimensione.

Siate consapevoli del respiro. Fate attenzione alla sensazione del respiro. Sentite l’aria che entra ed esce dal corpo. Osservate come il petto e l’addome si espandono e si contraggono leggermente con l’inspirazione e l’espirazione. Un respiro consapevole è sufficiente a creare spazio li dove prima c’era un interrotta successione di un pensiero dopo l’altro. Un respiro consapevole, due o tre sarebbe ancora meglio, molte volte al giorno, è un modo eccellente per portare spazio nella vostra vita.

Anche se meditate sul respiro per due ore o più, cosa che alcuni hanno fatto, un solo respiro è tutto ciò di cui avete bisogno per essere consapevoli o meglio, tutto ciò di cui potete essere consapevoli. Il resto è memoria o anticipazione, cioè pensiero.

Il respirare non è in realtà qualcosa che si fa, ma qualcosa che si può osservare mentre accade. Il respirare accade da solo. È l’intelligenza interna del corpo che lo fa. Tutto quello che dovete fare è osservarlo mentre accade. Non implica alcuno sforzo o tensione. Fate attenzione, inoltre, alla breve pausa nel respiro, in particolare al punto di quiete alla fine dell’espirazione, prima dell’inizio di una nuova inspirazione.

In molte persone il respiro è innaturalmente superficiale. Quanto più sarete consapevoli del respiro, tanto più questo ritroverà la sua naturale profondità. Poiché il respiro in se non ha forma, è stato fin dall’antichità considerato uguale allo spirito: l’unica Vita senza forma. “Allora il Signore Dio modello l’uomo con la polvere del terreno e soffio nelle sue narici un alito di vita; così l’uomo divenne un essere vivente”.

La parole respiro in tedesco, Atmen, deriva dall’antica parola indiana (sanscrita) Atman, il cui significato è lo spirito divino innato o Dio dentro di noi.

Il fatto che il respiro non abbia forma è una delle ragioni per cui la consapevolezza del respiro è un modo straordinariamente efficace di portare spazio nella vostra vita, di generare consapevolezza. È un eccellente oggetto di meditazione proprio perché non è un oggetto, non ha struttura né forma. L’altro motivo è che il respiro è uno dei fenomeni più sottili e apparentemente più insignificanti. “La cosa più piccola” che, secondo Nietzsche, crea “la più grande felicità”.

Praticare o meno la consapevolezza del respiro come forma di meditazione vera e propria è una vostra scelta. La meditazione praticata regolarmente, comunque, non è un sostituto del portare la coscienza dello spazio nella vita di ogni giorno.

Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro. Il respiro cosciente ferma la mente. Ma lungi dall’essere in trance o mezzo addormentati, siete completamente svegli e totalmente vigili. Non state cadendo al di sotto del pensiero, ma vi state elevando sopra di esso. E se guardate più attentamente troverete che queste due cose, arrivare pienamente nel presente e smettere di pensare senza perdere consapevolezza, sono in realtà una sola e unica cosa, il sorgere della coscienza nello spazio.

– tratto dal libro “Un Mondo Nuovo” 

 

Conscious breathing – Eckhart Tolle

Discover inner space by creating intervals in the flow of thoughts. Without these intervals, your thinking becomes repetitive, not inspired, devoid of any creative spark, as is still for most of the people on the planet.

You do not need to worry about the duration of these intervals, a few seconds will do. Gradually increase alone, without any effort on your part. More than their length is important to make them happen frequently, so that your daily activities and the flow of your thoughts to alternate with the space.

Someone recently showed me the annual program of a large spiritual organization. As I examined him, I was struck by the great choice of interesting seminars and working groups. It reminded me of a smorgasbord, one of those Scandinavian buffet where you can choose from a huge variety of foods abundant. That person asked me if I could raccomandargliene one or two. “I do not know,” I said. “These seminars all look very interesting. “But one thing I know for sure,” I added. “Stay aware of your breathing as often as you can, whenever you remember. Do this for a year and this will produce a more powerful processing that does not participate in these courses. It does not cost anything. “

Being aware of the breath shifts attention from the thoughts and creates space. It is a way to generate awareness. Although the fullness of consciousness exists already in unmanifested form, we are here to bring consciousness into this dimension.

Be aware of the breath. Pay attention to the sensation of the breath. Feel the air that enters and leaves the body. See how the chest and abdomen expand and contract slightly with the inhalation and exhalation. A conscious breath is enough to create them space where before there was an interrupted sequence one thought after another. A conscious breathing, two or three would be even better, many times a day, is an excellent way to bring the space in your life.

Even if you meditate on the breath for two hours or more, which some have done, a single breath is all that you need to be aware or rather, all that you can be aware. The rest is memory or anticipation, that thought.

Breathing is not really something you do, but something that can be observed as it happens. Breathing happens by itself. It is the inner intelligence of the body that does. All you have to do is watch him happens. Does not involve any effort or strain. Pay attention also to the brief pause in breathing, especially at the point of rest at the end of exhalation, before the start of a new inspiration.

In many people’s breath is unnaturally shallow. The more you are aware of the breath, the more this will regain its natural depth. Because the breath itself has no form, has been since ancient times considered equal to the spirit, the only life without form. “Then the Lord God model man with the dust of the ground and breathed into his nostrils the breath of life; so man became a living being. “

The words breath in German, Breathing, comes from the Indian word (Sanskrit) Atman, whose meaning is innate divine spirit or God within us.

The fact that the breath has no form is one of the reasons why breath awareness is an extraordinarily effective way of bringing space into your life, to generate awareness. It is an excellent meditation object precisely because it is not an object, does not have the structure or form. The other reason is that the breath is one of the phenomena more subtle and seemingly insignificant. “The smallest thing” that, according to Nietzsche, creates “the greatest happiness”.

Practicing or not breath awareness as a form of meditation itself is your choice. Meditation practiced regularly, however, is not a substitute for bringing awareness of space in everyday life.

Be aware of your breath forces you to stay in the present moment, which is the key to all inner transformation. Whenever you are aware of the breath, you are absolutely present. You also realize that you can not think, and, at the same time, be aware of your breath. The breath stops the conscious mind. But far from being in a trance or half asleep, you are fully awake and fully alert. Not are falling below the thought, but there are raising above it. And if you look more closely you will find that these two things, get fully in the present and stop thinking without losing consciousness, they are actually one and the same thing, the rise of consciousness in space.

– Based on the book “A New World”

I doni di Dio – The gifts of God


farfalla

I doni di Dio

Un giorno l’uomo ha chiesto a Dio in regalo un fiore e una farfalla.
Ma come risposta Dio gli ha dato un cactus e un bruco.
L’uomo ci rimase male triste nell’anima perchè la sua richiesta non era stata esaudita.
Ha pensato che Dio, che si prende cura di tante persone, non ha pensato a lui.
In cuor suo ha deciso di dimenticare la sua richiesta e di non pensarci più.
Dopo qualche tempo quest’uomo ha visto il cactus e il bruco che nel frattempo si erano completamente trasformati.
Egli è rimasto molto sorpreso, quando si è accorto che su quel brutto cactus pieno di spine era spuntato un magnifico fiore.

E quel bruco, viscido si era trasformato in una splendida farfalla.
Dio le cose le fa sempre in modo giusto.
La sua via è sempre la migliore, anche quando sembra tutto sbagliato.
Se hai chiesto a Dio una cosa e ne hai ricevuto un’altra completamente diversa: abbi fiducia.

Puoi essere certo che Lui ti dà sempre e a tempo opportuno quello di cui tu hai bisogno.

Quello che vuoi non è sempre quello che ti serve.
Dio esaudisce sempre le nostre richieste. Allora, non smettere di rivolgerti a Lui, ma senza dubitare e senza lamentarti.
La spina di oggi è il fiore di domani.
Dio sceglie sempre le cose migliori per quelli che lasciano la scelta a Lui.

Dal web

The gifts of God

One day the man asked God the gift of a flower and a butterfly.
But how to answer God gave him a cactus and a caterpillar.
The man was upset sad soul because his request had not been answered.
He thought that God, who takes care of so many people, did not think of him.
In his heart he decided to forget his request and forget about it.
After some time the man saw the cactus and the caterpillar which in the meantime had completely transformed.
He was very surprised when he realized that on that ugly cactus full of thorns had popped a beautiful flower.

And the caterpillar, slimy had turned into a beautiful butterfly.
God always makes things in the right way.
His way is always the best, even when it seems all wrong.
If you asked God for one thing and you’ve got another completely different, be confident.

You can be sure that He always gives you the appropriate time and what you need.

What you want is not always what you need.
God always hears our requests. So, do not stop to turn to Him, but without doubt and without complaint.
The plug is now the flower of tomorrow.
God always chooses the best things for those who leave the choice to Him

from the web

Il sasso nello stagno – The stone in the pond


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Il sasso nello stagno
Attraverso una semplice metafora
possiamo osservare alcuni meccanismi
della nostra mente che spesso ci sfuggono,
attraverso tale osservazione possiamo
assumerci le nostre personali responsabilità
riguardo quegli eventi che ci riguardano da vicino,
senza assumere l’atteggiamento da vittima,
soprattutto senza incolpare gli altri di quanto
ci accade:
Osserviamo come, lanciando un sasso in un stagno,
esso sia causa di una reazione dell’acqua, infatti
si vengono a formare dei cerchi concentrici e maggiore
e la spinta che imprimiamo al lancio
e maggiore è la reazione a tale spinta.
A volte si possono lanciare sassi con una tecnica
del tutto diversa, allora possiamo osservare come
il sasso possa rimbalzare sull’acqua.
Solo in nostro porre attenzione consapevolmente
permette di modificare traiettoria ed effetti.
Se ora attribuiamo ad ogni elemento la giusta collocazione,
ci accorgiamo che il sasso rappresenta il nostro ” Ego”,
quello che la mente considera essere un io,
una personalità, un soggetto pensante ed agente.
Dunque ad ogni nostra azione, spesso non ponderata nei suoi effetti,
dettata a volte come reazione o concausa ad eventi,
si scatenano dunque delle onde concentriche,
le quali coinvolgeranno tutto quel che incontrano.
Se, ad esempio, per un gesto di rabbia,
dettato dalla paura o dall’inconsapevolezza,
noi agiamo senza considerare che stiamo solo agendo
con il pilota automatico, senza conoscere le conseguenze,
siamo responsabili di quanto si genera.
Lo stesso accade quando, in una forma passiva,
dobbiamo subire le conseguenze degli atti di altre persone
( non consapevoli o vittime passive).
Se imparassimo ad usare attenzione,
a vivere con Compassione o Amorevolezza ( Metta)
verso coloro che agiscono senza sapere,
saremmo aperti ad un’alternativa molto importante.
Invece di farci risucchiare dal gorgo delle acque stagnanti
come quelle dell’odio, della rivalsa, della vendetta,
saremmo capaci di scelta, aprendoci a nuove prospettive.
Possiamo imparare a surfare sulle onde,
a stoppare la reazione a catena per operare in modo diverso,
un modo che faccia dello stagno un luogo limpido,
calmo,metafora per condurre la nostra pace interiore,
divenendo causa di amore incondizionato.
27.11. 2014 Poetyca
The stone in the pond
Through a simple metaphor
we can observe some mechanisms
of our mind that often elude us,
through this observation we can
assume our personal responsibility
about those events that concern us closely,
without assuming the attitude of the victim,
especially without blaming others than
happens to us:
We observe that, throwing a stone into a pond,
it is due to a reaction of water, in fact
are formed of concentric circles and greater
and the boost to the launch imprimiamo
and the greater the reaction to such a thrust.
Sometimes you can throw stones with a technique
completely different, then we can see how
the stone can bounce on water.
Only in our pay attention consciously
allows you to change the trajectory and spin.
If now we attribute to each element the right place,
we realize that the stone represents our “Ego”
what the mind sees as an I,
a personality, a thinking subject and agent.
So to all our actions, often unweighted in its effects,
dictated sometimes in reaction to events or contributing cause,
are unleashed therefore of concentric waves,
which will involve all I meet.
If, for example, for a gesture of anger,
dictated by fear or unconsciousness,
we act without considering that we are only acting
on autopilot, without knowing the consequences,
we are responsible for what you build.
The same happens when, in a passive form,
we must suffer the consequences of the acts of other persons
(Conscious or not passive victims).
If we learn to use attention,
to live with Compassion or Loving Kindness (Metta)
toward those who act without knowing,
we would be open to a very important alternative.
Instead of us sucked into the whirlpool of stagnant water
like those of hatred, revenge, revenge,
would be able to choice, opening up new perspectives.
We can learn to surf the waves,
to stop the chain reaction to operate in a different way,
a way that makes a place clear of the pond,
calm, metaphor to conduct our inner peace,
becoming a cause of unconditional love.
27.11. 2014 Poetyca

Anima in festa – Soul in celebration


Anima in festa

Unico cuore che danza
su musica arcana
che da sempre era scolpita
nei solchi dell’anima addormentata
Unica sinfonia che accarezza
speranza e luce di chi cerca
e sa di poter afferrare stelle in cielo
per portarle in cuore
Unica vetta da conquistare
con la forza di gettare lontano
ogni vecchia paura:
Fiore che sboccia
in fragranza d’Amore
Ecco l’anno che arriva
e non fa rumore
Ecco l’anno che attendiamo
con onde leggere che bagnano
petali d’anima in festa

31.12.2010 Poetyca

Soul in celebration

Only heart dance
on music arcana
who had always carved
asleep in the furrows of the soul
The only symphony that caresses
hope and light to those seeking
and knows he can catch stars in the sky
to bear in their hearts
Single peak to be conquered
with the strength to throw away
every old fear:
Blossoming flower
in the fragrance of Love
Here comes the year
and makes no noise
That’s the year that we look
with light waves that wash
petals in celebration of soul

31.12.2010 Poetyca

Gemme di poesia – Gems of poetry


Gemme di poesia

Gemme di luce
accendono la notte
dove le stelle
sono traccia del cuore
Piccole orme
accendono la vita
dove era tempesta
e buio che oscurava
quest’anima stanca

Sogni come nuvole
respirano piano
un’ultimo istante
perché sia sempre
quella voce mai spenta
di poesia e vibrante schiuma
di un mare a volte agitato
ma ricco di linfa
per un’onda di senso
che abbraccia tutto
e ci regala gioia

14.11.2011 Poetyca

Gems of poetry

Gems of light
light up the night
where the stars
are traces of the heart
small footprints
light up your life
where the storm was
and darkness that obscured
weary soul

Dreams like clouds
breathe up
one last time
because it is always
that voice never ceased
poetry and vibrant foam
Sea rough at times a
but full of sap
for a wave of sense
all-embracing
and gives us joy

14.11.2011 Poetyca

Attendendo la pioggia – Waiting for the rain


Attendendo la pioggia

Non è il capriccio di un attimo
un bizzarro percorso
la raccolta di nuvole
che grigie si abbattono
a togliere il fiato
e rallentano il cammino
Non è storia inventata
d’ un’anima fantasiosa
il percepire la rabbia
che tutto distrugge
Fiume senza argini
che trascina ricordi
e li proietta dove nulla
è reale pericolo
Trasformati giorni
in luoghi che vorticano
come fulmini a ciel sereno
Attendendo la pioggia
tutto sarà diverso
forza che lava
e irriga alla luce
un nuovo giorno

24.08.2003 Poetyca


Waiting for the rain

It is not the whim of a moment
an odd path
gathering clouds
gray that befall
to take your breath away
and slow down the path
It is not fiction
‘s imaginative soul
perceiving anger
that destroys all
River without banks
Remember that drag
and projects them where nothing
is real danger
Transformed days
in places that swirl
like lightning from the blue
Waiting for the rain
everything will be different
power washing
and irrigates the light
a new day

24.08.2003 Poetyca

La pratica della meditazione – The practice of meditation


La pratica della meditazione
La pratica della meditazione non è quel che comunemente si intende per pratica, nel senso di ripetizione intesa a preparare a una qualche prova futura. Può sembrare strano e illogico dire che la meditazione sotto forma di yoga, dhyana o za-zen, come è in uso presso gli induisti e i buddhisti è una pratica priva di scopo nel futuro immediato o lontano, poiché è l’arte dell’essere completamente centrati nel qui e ora. “Io non sono addormentato e non c’è nessun posto in cui voglia andare”.
Viviamo in una cultura totalmente stregata dall’illusione del tempo, in cui il cosiddetto momento presente è sentito come qualcosa di infinitesimale fra un passato potentemente condizionante e un futuro la cui importanza è assoluta. Non abbiamo un presente. La nostra coscienza è quasi totalmente occupata dal ricordo e dall’aspettativa. Non ci rendiamo conto che non c’è mai stata, non c è e non ci sarà mai altra esperienza che quella del presente.
Siamo perciò privi di contatto con la realtà. Confondiamo il mondo di cui si parla, che si descrive e si misura col mondo qual è in realtà. Siamo sotto l’incantesimo di quegli utili strumenti che sono i nomi, i numeri, i simboli, i segni, i concetti e le idee. Ecco dunque che la meditazione è l’arte di sospendere temporaneamente il pensiero verbale e simbolico, un po’ come un pubblico beneducato interrompe le conversazioni quando sta per iniziare un concerto.
Limitatevi a stare seduti, chiudere gli occhi e ascoltare tutti i suoni che possono essere nell’aria, senza provare a identificarli o a definirli. Ascoltate come ascoltereste la musica. Se vi accorgete che il dialogo mentale continua, non cercate di interromperlo con la volontà. Limitatevi a lasciare la lingua rilassata, abbandonata e comoda nella mascella inferiore, e ascoltate i vostri pensieri come ascoltereste gli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra, puro rumore nella vostra testa: i pensieri alla fine si placheranno da soli, come uno stagno agitato e fangoso si calma e torna limpido se non lo si disturba.
Ancora, prendete coscienza del vostro respiro e lasciate che i vostri polmoni funzionino al ritmo loro congeniale. E per un po’ restate semplicemente ad ascoltare e sentire il respiro. Ma, se possibile, non chiamatelo così. Limitatevi a vivere l’evento non verbale. Si può obiettare che questa non è meditazione ’spirituale’ ma semplice attenzione al mondo fisico: si dovrebbe però comprendere che spirituale e fisico sono soltanto idee, concetti filosofici, e che la realtà di cui ora avete coscienza non è un’idea. Di più, non c’è in voi un io che ne è cosciente. Anche quella era solo un’idea. Potete udirvi in ascolto?
E adesso cominciate a lasciar ‘cadere’ il vostro respiro all’esterno, lentamente e comodamente. Non sforzate né tendete i polmoni, ma lasciate che il respiro esca allo stesso modo di quando vi abbandonate in un letto accogliente. Lasciatelo semplicemente andare, andare, e andare. Non appena c’è un minimo sforzo, fatelo semplicemente rientrare come un riflesso, senza pressioni o strappi. Non pensate all’orologio. Non pensate a contare. Mantenete semplicemente questo stato tanto a lungo quanto dura il senso di beatitudine che dà.
Usando il respiro in questa maniera, scoprite come produrre energia senza forza. Ad esempio, una delle tecniche (in sanscrito upaya) usate per quietare la mente pensante e il suo meccanico chiacchiericcio è nota come mantra – che è il salmodiare un suono in quanto suono, piuttosto che per il significato. Per cui cominciate a emettere un’unica nota sull’onda dell’espirazione, all’altezza che vi viene più facile. Gli induisti e i buddhisti usano per questa pratica sillabe come OM, AUM (cioè HUNG), e i cristiani possono preferire AMEN O ALLELUIA, i mussulmani ALLAH e gli ebrei ADONAI: sostanzialmente non fa differenza, dal momento che ciò che conta è solo e unicamente il suono. Come i Buddhisti Zen potreste usare semplicemente la sillaba Mu (~). Scegliere questa sillaba, e lasciate che la vostra coscienza sprofondi giù, giù, giù dentro il suono fino a quando non provate più nessun senso di sforzo.
Soprattutto, non puntate a un risultato, a un improvviso cambiamento di coscienza o al satori: l’essenza della pratica della meditazione è tutta nel concentrarsi su ciò che È, non su ciò che dovrebbe o potrebbe essere. Il problema è: non usare la forza per svuotare la mente, o per concentrarsi su un punto di luce o altro, anche se, fatto senza accanimento, queste cose possono essere meravigliose.
Quanto dovrebbe durare tutto ciò? La mia idea, forse non ortodossa, è che lo si possa far durare fintanto che non c’è sensazione di sforzo – e può voler dire arrivare a trenta o quaranta minuti a seduta; dopo di che vorrete tornare allo stato di normale riposo e distrazione.
Sedendo per meditare, è bene mettere sul pavimento un cuscino abbastanza consistente, tenere la spina dorsale diritta ma non rigida, tenere le mani in grembo – a palme in alto – poggiare morbidamente l’una sull’altra e sedere a gambe incrociate nella posizione del Buddha, nella postura del mezzo ‘loro’ o del loto completo, o inginocchiati e seduti all’indietro sui calcagni. ‘Loro’ significa che uno o entrambi i piedi poggiano, con la pianta rivolta verso l’alto, sulla coscia opposta. Queste posture sono leggermente scomode, ma hanno, proprio per questo, il vantaggio di tenervi desti.
Può accadere che nel corso della meditazione abbiate visioni stupefacenti, idee abbaglianti e meravigliose fantasie. Può anche succedervi di avere l’impressione di stare per diventare chiaroveggenti, o di poter lasciare il corpo e viaggiare a volontà. Ma tutto ciò è distrazione. Lasciatelo stare e osservate semplicemente cosa accade ADESSO. Non si medita per acquistare poteri straordinari:
infatti, se riusciste a diventare onnipotenti e onniscienti, che fareste? Non ci sarebbero ad attendervi altre sorprese, e tutta la vostra vita sarebbe come far l’amore con una donna di plastica. Attenti, quindi, a tutti quei guru che promettono ‘meravigliosi risultati’ e altri futuri benefici dal loro insegnamento. Ciò che importa veramente è rendersi conto che il futuro non esiste, e che il vero senso della vita è l’esplorazione dell’eterno presente. FERMATEVI, GUARDATE e ASCOLTATE!
Si racconta che un uomo andò dal Buddha con un’offerta di fiori in ambo le mani. Il Buddha disse: “Lascialo cadere!”. Per cui egli fece cadere i fiori che aveva nella mano sinistra. Il Buddha disse ancora: “Lascialo cadere!”, ed egli lasciò cadere i fiori che teneva nella mano destra. Ma il Buddha disse: “Lascia cadere quello che non hai né a sinistra né a destra ma al centro!”. E l’uomo fu di colpo illuminato.
È meraviglioso avere la sensazione che tutto ciò che vive e che si muove sta cadendo o segue la gravità. Dopotutto, la terra sta cadendo intorno al sole, e a sua volta il sole sta cadendo intorno a qualche altra stella. Poiché l’energia è semplicemente il prendere la via della minima resistenza. L’energia è nella massa. La potenza dell’acqua è nel seguire il suo stesso peso. Tutto viene a colui che ha peso.
Un brano tratto dal testo di Alan Watts, “La via della liberazione”.

The practice of meditation

The practice of meditation is not what is commonly meant by practice, in the sense of repetition in order to prepare some future trial. It may seem strange and illogical to say that meditation in the form of yoga, dhyana or zazen, as is used by Hindus and Buddhists is no practical purpose in the near future or far away, as is the art of being completely centered in the here and now. “I’m not sleepy and there is no place where you want to go.”
We live in a culture totally bewitched by the illusion of time, in which the so-called present moment is felt as something between an infinitesimal powerfully past conditioning and a future whose importance is absolute. We have no present. Our consciousness is almost completely occupied by the memory and anticipation. We do not realize that there never was, is not there and there will never be another one of this experience.
We are therefore deprived of contact with reality. Confuse the world of which we speak, which is described and measured with the world what it really is. We are under the spell of those useful tools that are the names, numbers, symbols, signs, concepts and ideas. Here, then, that meditation is the art of temporarily suspending verbal and symbolic thought, a little ‘a polite audience interrupts the conversations when a concert is about to begin.
Limit yourself to sit, close your eyes and listen to all sounds that can be in the air, without trying to identify or define them. Listen as you listen to music. If you find that the mental dialogue continues, do not try to stop it at will. Limit yourself to leave the tongue relaxed and comfortable in the lower jaw dropped, and listen to your thoughts as we shall hear the birds chirping outside the window, pure noise in your head: thoughts eventually subside on their own, as a rough and muddy pond is calm and clear back if you do not bother.
Again, be aware of your breathing and let your lungs are working at their pace congenial. And for a while ‘stay just to listen and feel the breath. But, if possible, do not call it that. Limit yourself to experience the event non-verbal. It might be objected that this is not meditation ‘spiritual’ but simple attention to the physical world: But you should understand that the spiritual and physical are only ideas, philosophical concepts, and that the reality of which we have consciousness is not an idea. Moreover, there is an I in you that is conscious. Even that was just an idea. You can hear you listening?
And now you begin to let it ‘fall’ your breath out slowly and comfortably. Do not strive or tend the lungs, but let the breath go out the same way as when you indulge in a cozy bed. Just let it go, go, and go. As soon as there is a minimum of effort, just do it back in as a reflex, without pressure or tearing. Do not think the clock. Do not think that counts. Simply leave this state lasts as long as it gives a sense of bliss.
Using the breath in this way, discover how to produce energy without force. For example, one of the techniques (in Sanskrit upaya) used to quiet the thinking mind chatter and his mechanic is known as a mantra – which is the chanting sound as sound, rather than the meaning. So you begin to emit a single note on the wave of exhalation, the height that is easier. Hindus and Buddhists use this practice as a syllable OM, AUM (ie HUNG), and Christians may prefer O AMEN Alleluia, Muslims and Jews ALLAH ADONAI: basically makes no difference, since what matters is only and solely the sound. Like the Zen Buddhists might simply use the syllable Mu (~). Choose this syllable, and let your consciousness sink down, down, down into the sound until you try more than any sense of effort.
Above all, do not aim at a result, a sudden change in consciousness or satori: the essence of the practice of meditation is all about what is in focus, not on what should or could be. The problem is: do not use force to clear your mind, or focus on a point of light or otherwise, even if done without ferocity, these things can be wonderful.
How long should all this? My idea, perhaps unorthodox, is that it can be to take as long as there is no sense of effort – and can mean even reach thirty or forty minutes per session, after which you will want to return to normal rest and distraction .
Sitting down to meditate, it is good to put a pillow on the floor fairly consistent, keep the spine straight but not stiff, keep your hands in your lap – palms up – rest softly upon each other and sit cross-legged in the position of Buddha in the posture of the vehicle ‘them’ or full-lotus, or kneeling and sitting back on his heels. ‘They’ means that one or both feet are flat, with the sole facing upwards, on the opposite thigh. These postures are slightly uncomfortable, but, because of this, the advantage of keeping you awake.
It can happen that you have visions during meditation drugs, dazzling ideas and wonderful fantasies. It can also happen to have the impression of being to become clairvoyant, or you can leave the body and travel at will. But everything is a distraction. Leave it alone and simply observe what is happening NOW. Do not you meditate to acquire extraordinary powers:
In fact, if you managed to become omnipotent and omniscient, what would you do? There would be no more surprises waiting for you, and your whole life would be like making love to a women’s plastic. Beware, therefore, to all those gurus that promise ‘amazing results’ and other future benefits from their teaching. What really matters is to realize that the future does not exist, and that the true meaning of life is the exploration of the eternal present. STOP, LOOK and LISTEN!
It is said that a man came to the Buddha by offering flowers in both hands. The Buddha said: “Drop it.” So he dropped the flowers she had in her left hand. The Buddha also said: “Drop it!”, And he dropped the flowers she held in her right hand. But the Buddha said, “Drop what you do not have neither left nor right but in the middle.” And the man was suddenly illuminated.
It is wonderful to have the feeling that everything that lives and moves is falling or follows gravity. After all, the earth is falling around the sun, and in turn the sun is falling around some other star. Because energy is simply take the path of least resistance. Energy is in the mass. The power of water is in following its own weight. Everything comes to him who has weight.
An excerpt from the text of Alan Watts, “The path to liberation.”

La via dell’intelligenza – Intelligence way


La via dell’intelligenza

“Non può essere vulnerato da nessun dolore, né colpito da nessuna violenza; insensibile a ogni malvagità, atleta nella gara più sublime, […] pronto ad accogliere amoroso, con l’anima tutta quanta, quello che accade e quello che gli viene assegnato, tutto; […]. Quest’uomo sa che in suo potere è unicamente la propria interiorità e pensa senza interruzione alle cose proprie, quelle che l’universale connessione degli eventi gli arreca; e la prima cerca di rendere bella; nutre fede, invece, che le seconde siano buone. […]
L’unica cosa che rimane a chi è buono, come propria caratteristica, è l’amore, l’atteggiamento d’un’anima serena e tranquilla che accolga gli eventi a lei destinati.


“L’atteggiamento d’un’anima serena e tranquilla” Marco Aurelio
“L’intelletto non è ancora l’intelligenza e occorre imparare a
distinguere tra i due. L’intelletto è uno strumento dato all’uomo
perché possa cavarsela sul piano materiale, perché possa
risolvere i problemi della vita quotidiana, studiare la Natura e
trarre qualche conclusione da quello studio. L’intelligenza,
invece, nel senso iniziatico del termine, è una facoltà ben
superiore: posta al di sopra del piano astrale e mentale, ha la
capacità di dominare i sentimenti, i pensieri e tutte le
manifestazioni della vita psichica.
È questa intelligenza che gli Iniziati considerano come la vera
intelligenza; essa è legata al mondo della supercoscienza, che è
il mondo divino. Tutti gli esseri che hanno imparato a lavorare
dominando i propri pensieri, i propri sentimenti e legandosi alle
regioni superiori per fare con queste degli scambi, sono stati
capaci di realizzazioni sublimi. Sono loro che hanno permesso
all’umanità di progredire veramente.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov
☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥
L’intelligenza ha una doppia capacità secondo la direzione cui viene diretta, può essere orientata verso l’esterno o verso l’interno.
La natura del suo orientamento è la chiave dell’evoluzione dell’umanità.
L’intelligenza diretta verso l’esterno operando attraverso i sensi diventa “intelletto” la parte concreta e informativa dell’intelligenza.
Operando verso l’interno per mezzo della coscienza profonda diventa quel che si può definire vera intelligenza.
La distinzione tra intelletto e vera intelligenza è fondamentale per capire la condizione odierna del mondo.
L’intelletto fa riferimento a un’intelligenza che per determinare la verità usa la ragione ed è basata sull’attività sensoriale. Amplifica la capacità dei sensi con vari strumenti, come telescopi o microscopi, aumenta la capacità di calcolo con varie macchine come i computer e per comprendere il mondo inventa vari sistemi di misurazioni spaziali e temporali.
L’intelletto costruisce la realtà basandola sull’idea di un mondo esterno, annota i nomi e le forme delle cose nel mondo e le colloca in carie categorie e gerarchie.
Da qui deriva il concetto ayurvedico di mondo esterno come luogo di realizzazione dei piaceri, da esso nasce una visione materialistica della vita e una visione meccanicistica dell’Universo.
L’intelletto dirige la vita verso mete esterne: piacere, ricchezza, potere e conoscenza del mondo.
Crea un’idea corporea dell’esistenza, per cui si rimane intrappolati nel tempo e nello spazio, nel dispiacere e nella morte.
L’intelletto pone l’attenzione sull’esteriorità, i ruoli, l’identità, stato sociale e averi.
L’intelletto opera sotto il controllo dell’ego e delle emozioni.
La vera intelligenza è un potere di percezione interna e diretta. Rivela la natura delle cose trascendendo le apparenze sensoriali.
La vera intelligenza è pienamente consapevole dell’impermanenza di ogni realtà esterna e non ci lega a nessun nome o forma prefissata.
Impariamo per mezzo di essa a percepire la coscienza che sta dietro i movimenti della materia e dell’energia nel mondo esterno.
Ci liberiamo da strutture esterne che riguardano la religione, l’autorità e le istituzioni, trascendendo il tempo e lo spazio nella realtà della nostra Vera Natura.
L’intelletto ha una conoscenza indiretta e mediata riguardo i nomi, i numeri e le apparenze, per questa ragione non può risolvere i problemi umani a infondere un senso di pace. Non è sufficiente sapere concettualmente quali sono i nostri problemi, dobbiamo capirne l’origine nel cuore e nell’anima.
Senza il risveglio della vera intelligenza, la società rimarrà emotivamente instabile e spiritualmente poco evoluta. La cultura occidentale ha glorifica nella scienza una visione intellettuale della vita.
L’Ayurveda, che si basa sulla filosofia dello Yoga, considera l’intelletto come una intelligenza minore e ci aiuta a sviluppare l’intelligenza profonda che porta al di là dei sensi, verso la Verità all’interno del Cuore.
liberamente tratto da “Ayurveda e la Mente” di David Frawley
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Memoria e intelletto
“Memoria ed Intelletto” sono termini riferiti a due funzionalità distinte del Cervello; la prima corrisponde alla capacità di evocazione selettiva della informazione acquisita nel passato, la seconda alla capacità di ragionamento che in gran misura viene specificatamente finalizzata a risolvere, ovvero ad evitare problemi da affrontare nel corso della propria vita intellettuale; le due funzioni di integrazione cerebrale cooperano per adeguare flessibilmente le proprie riflessioni e ragionamenti finalizzati a una maggiore o minore ampiezza problematica sia nella dimensione del futuro più immediato o di quello ben più distante.
Certamente “Memoria e Intelletto” formano una unità di enti complementari, tale che l’eccesso di uno rispetto all’altro deprime il valore esprimibile come prodotto di tali funzionalità, datosi che la prima funzione si arresterebbe all’esistenza e la seconda descriverebbe un divenire pieno di speranze o di timori, ma vuoto ed inutile nel generare un’effettiva crescita della propria personalità intelligente.
Dosare opportunamente le funzioni della “Memoria ad Intelletto” in relazione ad un fine è importante come andare in bicicletta, dove per procedere bisogna agire sull’uno e sull’altro pedale.
Come nella bicicletta possiamo usare un cambio per dosare gli sforzi sui pedali in modo da evitare fatiche non utili alla propria salute, così dobbiamo imparare ad utilizzare vari sistemi di integrazione delle aree cerebrali rispondenti a percorsi cerebrali differenziati; questi ultimi infatti correlano i due emisferi cerebrali essenzialmente con la parte emozionale del cervello (talamo quale sede della memoria emotiva), con l’ippocampo (sede principale della memoria a lungo termine) e con il cervelletto (che interagisce nella formazione della memoria operativa che implica il coordinamento di movimenti degli arti e del corpo). Pertanto “Memoria e Intelletto” costituiscono i due principali processi di integrazione tra le varie aree celebrali, che congiuntamente facilitano la evocazione delle memorie esperite in precedenza e le utilizzano per sviluppare l’esercizio di varie forme di intelletto più adeguate alla problematica da risolvere. Possiamo dire che, se il processo di integrazione privilegia il rapporto tra l’emisfero sinistro e l’ippocampo, riconosciamo tale tipologia di memorizzazione come “Memoria Semantica”, cioè appropriata all’espressione linguistica; se invece il rapporto focalizza il processo di integrazione cerebrale nell’area talamica, allora siamo in presenza di una evocazione mnemonica di tipo “Emotivo ovvero Empatico”; se invece nel processo integrativo della memoria viene incluso il cervelletto, allora parliamo di “Memoria Operativa” e così via dicendo.
Le memorie evocate sono come ombre che debbono essere ricondotte al confronto significativo con il presente in una prospettiva di sviluppo e risoluzione della informazione in conoscenza. Per attuare tale transizione tra passato, presente e anticipazione cognitiva, l’intelletto agisce come un processo parallelo di confronto selettivo della informazione memorizzata e attualizzata dai dati sensibili, teso a convergere verso un fine ovvero nella direzione finalizzata a risolvere determinati obiettivi e atteggiare la propria attività al seguito dell’impulso delle propria volontà e intuito. Dall’incrocio del sistema di integrazione divergente, della ricerca di una più o meno ampia evocazione mnemonica, con il processo convergente di elaborazione finalizzata più proprio dell’intelletto, emergono varie potenziali forme di intelligenza (critica, analitica, pragmatica, artistica , ecc. ecc ).
Howard Gardner e anche Edward De Bono, noti pedagogisti contemporanei, nei loro scritti finalizzati ad insegnare come sviluppare le abilità di pensiero, sostengono che “non” abbiamo un’intelligenza unica, ma almeno “sette” tipi diversi di intelligenza, ognuno dei quali può avere la prevalenza nelle diverse occasioni di risoluzione dei problemi. Comunque è bene osservare attentamente che i processi mentali organizzati da “memoria e intelletto”, debbono essere preceduti da una capacità di apprendere come articolare i processi di integrazione cerebrale, proprio al fine di rispondere, con peculiari strategie cognitive, a “pre-definire le aspettative e i risultati attesi”, che possono emergere dalla capacità di memorizzare ed nell’elaborare l’informazione in modo intelligente ed efficace. Prima di risolverlo o evitarlo, un problema va infatti pre-ordinato sulla base di una strategia basata sulla volontà e sull’intuito. Tale situazione è detta generalmente Problem Setting perché capace di elaborare con immediatezza le memorie a breve termine e integrarle con le altre forme di memoria a più lungo termine precedentemente descritte. Le categorie di integrazione della memoria e dell’intelletto vanno quindi a dipendere dalla preliminare capacità di porsi finalità ed obiettivi o scopi che sono in relazione diretta con il possibile prognostico relativo ai risultati attesi. È solo cosi che il circuito cerebrale del pensiero può infatti svilupparsi armonicamente.
Lo studio delle potenzialità di una tipologia specifica della Intelligenza, è stato attentamente realizzato sia con la “Risonanza Magnetica funzionale” sia mediante interviste ai campioni di scacchi, un ben noto ed antico gioco di strategie di Problem Solving.
Al contrario di un principiante, il quale tende normalmente a immaginarsi le mosse possibili di ogni singolo pezzo della scacchiera, il campione di scacchi facilita la integrazione funzionale delle memorie evocando il posizionamento di alcune schermate (Templates) della memoria evocate dalla propria esperienza, le quali vanno a focalizzare alcuni blocchi critici delle possibili configurazioni della scacchiera, sia in relazione ai pezzi che agli spazi rimasti vuoti (Chunk). Il campione, a differenza del dilettante, ragiona esclusivamente su di essi (Templates & Chunk) per reperire la strategia e ordire ingegnosamente una soluzione vincente denominata Scacco Matto.
Tale impostazione del gioco di famosi scacchisti è messa ancor più in evidenza da alcuni loro aforismi (cioè brevi concetti tratti dalla lunga esperienza).
1) Cerca di essere il giocatore di scacchi, non il pezzo sulla scacchiera (Ralph Charrell)
2) Un Maestro di scacchi non cerca la mossa migliore: la vede (Garry Gasparov)
3) A scacchi io mi sforzo sempre di giocare contro i pezzi del mio avversario piuttosto che contro di lui (Svezotar Gligoric)
Da tali aforismi si comprende quale sia il miglior modo di porsi il problema di risolvere soluzioni critiche basandole su finalità proprie di un giocatore professionista, che imposta il gioco utilizzando concezioni finalizzate ad integrare intelligentemente i processi mnemonici ed intellettivi per raggiungere l’obbiettivo mediante una serie di mosse vincenti.
Pertanto l’intelligenza e l’ingegno creativo non risiedono direttamente nella memoria o nell’ intelletto; proprio in quanto “memoria ed intelletto” presi fine a se stessi sono solo due funzioni cerebrali necessarie ma non sufficienti per produrre attività creative capaci di costruire conoscenze innovative.
L’espressione di intelligenza e creatività risulta quindi essere una funzione complessa dipendente dalla capacità di definire a priori apposite unità o configurazioni interpretative, che sono frutto dell’intuito e della volontà e quindi delle attività più recondite ed ancestrali degli esseri viventi.
Ciò è naturale in quanto, per esempio, è facile notare quanto sia difficile memorizzare una fila di “settanta” numeri in sequenza casuale, rispetto a rammentare “dieci” numeri telefonici di sette numeri ciascuno; infatti la memoria in questo caso è facilitata dalla suddivisione in blocchi dei numeri telefonici, ma in vero principalmente dalla opportunità di comunicare con altre persone. Similmente, sarebbe praticamente impossibile capire il significato di una frase se le parole non fossero disgiunte tra di loro e di fatto non si sapesse a priori dall’indice e dal titolo del libro il quadro cognitivo che andiamo scoprendo dedicandoci alla sua lettura.
La previsione realizzabile con l’intuito e la volontà di capire il divenire di una situazione è ciò che in fin dei conti permette di trovare soluzioni intelligenti e creative in un corretto apprendimento della funzionalità mnemonica e intellettiva del cervello.
Il conclusione possiamo ripetere con Seneca: “Non c’è vento favorevole a chi non sa dove andare”; pertanto, memoria e intelletto sono funzioni cerebrali che debbono coordinarsi per una esperienza consapevole finalizzata a verificare un’ipotesi, un sogno e comunque un fine che sta maturando dentro di noi… altresì inquietudini dovute al dubbio e all’indeterminazione di eventi inattesi ci tormenta e ci assale costantemente, affossando progressivamente tutti i valori costruiti dalla memoria e dall’ingegno più raffinato ed eloquente.
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu’ io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende;
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.
Veramente quant’io del regno santo
ne la mia mente potei far tesoro,
sarà ora materia del mio canto.
Dante Alighieri, Paradiso – Canto I
http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte25.htm
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Intelligence way

“It can not be hacked by any pain, nor suffering from any violence, numb to all wickedness, the most sublime athlete in the race, […] ready to receive love with the whole soul, what is happening and what is assigned, everything […]. This man knows that his power is only in its interior and think without interruption to their own interests, those of the universal connection of events adversely, and the first attempts to make nice ; nourishes faith, however, that the latter are good. […]
The only thing left to those who are good, as its characteristic is the love, the attitude of a soul in peace and tranquility that will accept her for events.
“The attitude of a soul in peace and tranquility” Marcus Aurelius


“The intellect is not the intelligence and we must learn to
distinguish between the two. The intellect is an instrument given to man
because they can get by on the material before it can
solve the problems of everyday life, study the nature and
draw some conclusions from that study. Intelligence,
Instead, in the sense of initiation of the term, is an option well
Top: placed above the astral and mental, has the
ability to control the feelings, thoughts and all
manifestations of psychic life.
It is this intelligence that the initiatives considered as the true
intelligence, it is linked to the world of super-consciousness, which is
the divine world. All beings who have learned to work
dominating their thoughts, their feelings and binding to
upper regions to do with this trade, were
capable of sublime creations. It is they who have allowed
humanity to really progress. ”
Mikhael Omraam Aïvanhov
Intelligence has a double capacity in the direction which is directed, it can be outward or inward.
The nature of his approach is the key to evolution of humanity.
The intelligence directed towards the outside by working through the senses becomes “understanding” the practical side of intelligence and information.
Working inward to the middle of the deep consciousness becomes what we can define true intelligence.
The real distinction between intellect and intelligence is critical to understand the situation today in the world.
The intelligence refers to intelligence that used to determine the truth and the reason is sensory-based activity. Amplifies the ability of the senses with various tools such as telescopes or microscopes, increased computing capacity with various machines such as computers and to understand the world invented various systems of measurements of space and time.
The mind constructs reality basing on the idea of an external world, note the names and shapes of things in the world and places them in categories and hierarchies caries.
Hence the concept of Ayurvedic outside world as a place of realization of pleasures, it comes from a materialistic vision of life and a mechanistic view of the universe.
The intellect directs his life towards external goals: pleasure, wealth, power and knowledge of the world.
Create an idea of bodily existence, so it remains trapped in time and space, in sorrow and death.
The mind focuses on the exterior, roles, identity, social status and possessions.
The intellect operates under the control of the ego and emotions.
The real intelligence is a power of inner perception and direct. Reveals the nature of things transcending sensory appearances.
The true intelligence is fully aware of the impermanence of all external reality, and there binds to any name or form fixed.
We learn to perceive it through the consciousness behind the movements of matter and energy in the outside world.
We are liberated from external concerning religion, authority and institutions, transcending time and space in the reality of our true nature.
The intellect has a mediated and indirect knowledge about the names, numbers and appearances, for this reason can not solve human problems to instill a sense of peace. It is not enough to know conceptually what are our problems, we must understand its origin in the heart and soul.
Without the awakening of true intelligence, the company will remain unstable emotionally and spiritually undeveloped. Western culture has glorified in science an intellectual vision of life.
Ayurveda, which is based on the philosophy of yoga, consider the intellect as a lesser intelligence and helps us to develop intelligence that leads to deep beyond the senses, to the Truth in the Heart.
freely based on “Ayurveda and the Mind” by David Frawley
Memory and intellect
“Memory and Intellect” are terms referring to two distinct features of the Brain: the first is the capacity of selective evocation of the information gathered in the past, the second to the ability to reason that in large measure is specifically designed to solve or prevent problems from face in the course of his intellectual life, the two functions of the brain work together to integrate flexibly adapt its thinking and reasoning aimed at a greater or lesser extent problematic both in size of the future of the much more immediate or more distant.
Of course, “Memory and Intellect” form a unity of complementary institutions, such that over each other to depress the value expressed as a product of these features, gave himself that the first function stops the existence and the second describes a becoming full of hopes or fears, but empty and useless in generating real growth of its intelligent personality.
Measure out the appropriate functions of the “Memory for Intellect” in relation to an end is as important as cycling, where do we need to act on one and on foot.
How we can use a bicycle in exchange for the determination of the efforts on the pedals to avoid hard work not relevant to their health, so we must learn to use various systems for the integration of brain areas responding to different brain pathways, the latter fact, correlate the two cerebral hemispheres mainly with the emotional part of the brain (the thalamus as the seat of emotional memory), with the hippocampus (headquarters of the long-term memory) and the cerebellum (which interact in the formation of working memory that involves the coordination of limb movements and the body). Therefore, “Memory and Intellect” are the two main processes of integration between different brain areas, which together facilitate the evocation of previously experienced memories and use them to develop the practice of various forms of understanding the most appropriate problem to be solved. We can say that if the integration process focuses on the relationship between the left hemisphere and the hippocampus, we recognize this type of storage as a “semantic memory”, that is appropriate linguistic expression, but if the report focuses on the integration process of brain thalamic area, then we are in the presence of a type of mnemonic evocation “or Emotional Empathy”, but if the memory is in the integration process including the cerebellum, then we speak of “working memory” and so on.
Evoked memories are like shadows that must be traced to the meaningful comparison with this in a perspective of development and resolution of information into knowledge. To implement such a transition between past, present and anticipating the cognitive intellect acts as a parallel process of selective comparison of information stored and updated from the sensitive data, tended to converge towards an end or in the direction aimed at solving particular its objectives and attitudes activities to follow the impulse of his will and intuition. From the intersection of the system of diverging, seeking a greater or lesser degree mnemonic evocation, through the process of development aimed more convergent their intellect, arise various potential forms of understanding (critical, analytical, pragmatic, artistic, etc.. etc.).
Howard Gardner and Edward De Bono also known contemporary educationists, in their writings aimed to teach how to develop thinking skills, say “no” we only intelligence, but at least “seven” different types of intelligence, each of which can have on several occasions in the prevalence of problem resolution. However it should be noted carefully that the mental processes organized by “memory and intellect,” must be preceded by a capacity to learn how to articulate the integration processes of the brain, precisely in order to respond with specific cognitive strategies, a “pre-define expectations and the expected results, which may arise from the capability of storing and processing information in an intelligent and effective. Prior to resolve or avoid this problem is in fact a pre-ordered on the basis of a strategy based on the will and intuition. This situation is generally described as “problem setting” because it is capable of developing an immediate short-term memories and integrate them with other forms of memory in the longer term described above. The categories of integration of memory and intellect are so dependent on the prior ability to ask the purposes and objectives or purposes that are directly related to the possible prognosis on the expected results. It is only then that the brain circuitry of thought can in fact develop in harmony.
The study of the potential of a specific type of intelligence, has been carefully designed with both the “functional MRI” and through interviews with samples of chess, a well known and ancient game of problem solving strategies.
Instead of a beginner, who normally tend to imagine the possible moves of each piece of the board, the chess champion facilitates the functional integration of evoking memories of some positioning screens (Templates) of the memory evoked by its experience, which going to focus some critical blocks of the possible configurations of the board, both in relation to the pieces that the empty spaces (Chunk). The sample, unlike the amateur thinks exclusively on them (Templates & Chunk) to find the strategy and a winning plot ingeniously called Checkmate.
This view of the famous chess game is put into sharper focus by some of their aphorisms (ie short concepts drawn from long experience).
1) Try to be the chess player, not the piece on the board (Ralph Charrell)
2) A Master of chess does not look the best move: he sees (Garry Gasparov)
3) In chess I always try to play against my opponent’s pieces rather than against him (Svezotar Gligoric)
From these aphorisms, one wonders what is the best way to address the problem solutions to solve critical building it on their goals of a professional player, which sets the game using concepts designed to intelligently integrate the intellectual and memory processes to achieve the goal through a series winning moves.
Therefore, the creative intelligence and ingenuity do not reside directly in your memory or ‘intellect, just as “memory and intellect,” taken as an end in themselves are only two brain functions necessary but not sufficient to produce creative activities capable of building innovative knowledge .
The expression of intelligence and creativity turns out to be a complex function dependent on the ability to define a priori the appropriate units or interpretative configurations, which are the result of intuition and the will and therefore of the most recondite and the ancestral beings.
This is natural as, for example, is easy to see how difficult it is to store a row of “seventy” in random numbers, compared to remind the “ten” numbers of seven numbers each, because the memory in this case is facilitated by division in blocks of telephone numbers, but mainly by the real opportunity to communicate with other people. Similarly, it would be virtually impossible to understand the meaning of a sentence if the words were not separated among themselves and did not know a priori from the index and the title of the book we discover that the cognitive framework dedicated to his reading.
The prediction achieved with the insight and the will to understand the future of a situation is what ultimately allows you to find creative and intelligent solutions in the successful acquisition of intellectual and mnemonic functions of the brain.
The conclusion we can say with Seneca: “There is no favorable wind for those who do not know where to go”, so memory and intellect are brain functions that must coordinate to a conscious experience aimed at verifying a hypothesis, however, a dream and a goal which is ripening within us … also due to doubts and fears of unexpected events all’indeterminazione assails us and haunts us constantly, gradually slowing down all the values built from memory and ingenuity more refined and eloquent.
Within that heaven which most his light receives
was’ me, and saw things that
neither knows nor can, who from above descends;
so near approaching its desire,
our understanding is so deep,
that memory can not go.
Truly whatever of the holy kingdom
Into my mind could treasure
will now become the subject of my song.
Dante Alighieri, Paradiso – Canto I
http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte25.htm

Vivi in Armonia – adesso – Live in Harmony – now


Vivi in Armonia – adesso

“Immaginate di tracciare un solco e in questo solco di far
scorrere dell’acqua. Quel solco è la saggezza che vi indica la
giusta direzione, il cammino da seguire, mentre l’acqua è l’amore
che vi sostiene lungo tutto il cammino. Ogni giornata che vivete
nella saggezza e nell’amore prepara la giornata successiva,
nella quale avanzerete più facilmente. L’oggi fa seguito a ieri,
a sua volta verrà il domani, poi verranno i mesi, gli anni… tutta
la vita. E una vita traccia la via per le incarnazioni future.
All’inizio, sicuramente sentirete di non avere potere su
un’intera giornata e nemmeno su un’ora, ma solo sul minuto
presente. Ebbene, almeno per un minuto, fate lo sforzo di creare
in voi la chiarezza e la pace. Questo minuto influenzerà quello
seguente, e così, di minuto in minuto, vivrete in armonia
l’intera giornata.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Le dodici sfide dell’Armonia e della Serenità
1. Amare l’altro non significa che devi “volergli bene”, ma che il tuo stato di coscienza ti permette di vedere che tu e l’altro siete realmente Uno,almeno prova a crederci…

2. Se un tuo compagno si “dimentica” di salutarti, non ti offendere sicuramente non lo ha fatto apposta, e se anche fosse sappi che ha solo difficoltà a gestire la sua personalità, come l’addestratore con il suo cavallo selvaggio.

3. Se un tuo compagno ti appare antipatico, fastidioso o ti crea disagio chiediti sempre qual è lo specchio di te che ti rimanda (non possiamo percepire qualcosa che non ci appartiene).

4. Sappi distinguere dentro di te tra anima e personalità: l’anima non si offende, non si arrabbia, non si perde nel particolare, l’anima vuole giocare, sorridere, unire nella semplicità e vede solo ciò che conta veramente.

5. L’anima è semplice come un bambino, non conosce i formalismi, ma è saggia come un anziano, l’anima non teme la “brutta figura” e porta avanti i suoi impegni perché sa viverli con leggerezza e con gioia, come in un gioco.

6. Non ti identificare con le tue idee, né con il tuo lavoro, tu non sei né le tue idee, né il tuo lavoro.
Non ti identificare, con i tuoi pensieri, né con le tue emozioni, pensieri ed emozioni non sono tuoi… …vivi leggero!

7. Qualunque cosa intendi fare, falla perché ti dà gioia e falla per te stesso e per l’essenza che tu chiami Dio o come tu la senti, per nessun altro.

8. Ogni volta che ti senti “superiore” o “inferiore” a qualcuno sappi che sei in una grande illusione, siamo tutti tessere dello stesso mosaico, ognuna con un suo compito e delle sue qualità specifiche.

9. Concediti di osservare quando la personalità ti domina: ogni volta che hai paura sei nella personalità, ogni volta che ti offendi sei nella personalità, ogni volta che ti arrabbi sei nella personalità. Sii sincero e tenero con te stesso e con gli altri, comprendi le difficoltà a gestire le reazioni meccaniche e vai oltre.

10. Non c’è nulla di male a cadere, l’importante è accorgersene e rialzarsi, e se cadi 100 volte, rialzati 100 volte e continua a camminare.

11. Accetta che il tuo compagno possa cadere e non curarti della sua personalità, vai oltre e collegati alla sua anima, concentrati sempre sulla bellezza e sulle qualità positive tue e dell’altro.

12. Sappi ripristinare dentro di te lo stato di Armonia con te stesso e con gli altri non appena hai compreso che la tua Essenza più vera e quella dell’altro sono la stessa cosa, la stessa “Energia”. Osserva la tua personalità e ricorda chi sei veramente: sii più forte delle tue paure, più forte delle tue vergogne, più forte delle tuo orgoglio, più forte della tua rabbia… non prenderti troppo sul serio! Sii forte ridendo! Ridendo a tutte queste illusioni e torna a giocare con i tuoi compagni, ti stanno aspettando!

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Live in Harmony – now

“Imagine tracking a groove and this groove to
flowing water. That groove is the wisdom that shows the
right direction, the path to follow, while the water is love
that supports you throughout the journey. Every day you live
in wisdom and love preparing the next day,
in which progress more easily. The today follows yesterday,
in turn will be tomorrow, then will be months, years … all
life. And a life points the way for future incarnations.
At first, certainly feels it has no power over
whole day or even one hour, but only on the minutes
present. Well, at least for a minute, you make the effort to create
in you clarity and peace. This minute will affect the
following, and so, by the minute, you will live in harmony
the whole day. “

Mikhael Omraam Aïvanhov

The twelve challenges Harmony and Serenity
1. Loving others does not mean you “love him”, but that your state of consciousness allows you to see that you are really one and the other, at least try to believe it …

2. If your partner is a “forget” to say goodbye, do not be offended certainly did not do it on purpose, and know that even if he only has difficulty managing his personality, as the trainer with his wild horse.

3. If your partner when you begin an unpleasant, uncomfortable or makes them uncomfortable, you always ask yourself what is the mirror of you, who refers (we can not perceive something that is not ours).

4. Know inside you distinguish between soul and personality: the soul is not offended, not angry, not lost in the detail, the soul wants to play, laugh, join in the simplicity and sees only what really matters.

5. The soul is as simple as a child does not know the formalism, but as a wise elder, the soul does not fear the “bad shape” and carries out its commitments because they know live them with joy and lightness, as in a game .

6. Do not you identify with your ideas or with your work, you are neither your ideas or your work.
Do not you identify with your thoughts, neither with your emotions, thoughts and emotions are not your light … … live!

7. Whatever you want to do, do it because it gives you joy and do it for yourself and for the essence that you call God or how you feel it, for anyone else.

8. Whenever you feel “above” or “inferior” to know that someone you’re in a great illusion, we are all the same mosaic tiles, each with a specific task and its quality.

9. Give yourself permission to be observed when the personality dominates you: Whenever you are afraid you are in personality, every time you’re in the huff personality, every time you get angry you are in personality. Be sincere and gentle with yourself and with others, understand the difficulty in managing the mechanical responses and go beyond.

10. There is nothing wrong to fall, it is important to notice and get up, and if you fall 100 times, 100 times raised and continues to walk.

11. Accept that your partner can fall and take no note of her personality, go over and connected to his soul, always focused on the beauty and positive qualities and your other.

12. Know inside you restore the state of harmony with yourself and with others as soon as you realized that your true essence and that of the other are the same, the same “energy”. Watch your character and remember who you really are: be stronger than your fears, stronger than your shame, stronger than your pride, stronger than your anger … do not take themselves too seriously! Be strong, laughing! Laughing at all those illusions and come back to play with your teammates, waiting for you!

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Deep Purple-Made In Japan (1972)


I Deep Purple sono un gruppo musicale hard rock inglese, formatosi a Hertford nel 1968. Insieme a gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, sono considerati fra i principali pionieri del genere heavy metal.

Vengono considerati una delle band più influenti del panorama musicale degli anni settanta, con un substrato musicale molto vario, che spazia dal blues al rock and roll, dal funky al jazz e al folk, dalla musica orientale alla musica classica, fino all’R&B, a cui unirono un certo virtuosismo tecnico. Il suono della band comprende anche elementi di rock progressivo, genere in auge nel periodo.

Hanno venduto più di 100 milioni di copie nel mondo senza contare le enormi vendite di bootleg, ovvero il traffico di dischi illegali spesso registrati durante le esibizioni dal vivo del gruppo.

Il gruppo venne inserito nel Guinness dei primati come band più rumorosa del mondo a seguito di un concerto al Rainbow Theater di Londra durante il quale tre spettatori persero conoscenza a causa dei 117 dB raggiunti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Deep_Purple

Deep Purple are an English rock band formed in Hertford in 1968. They are considered to be among the pioneers of heavy metal and modern hard rock, although their musical approach changed over the years. Originally formed as a progressive rock band, the band shifted to a heavier sound in 1970. Deep Purple, together with Led Zeppelin and Black Sabbath, have been referred to as the “unholy trinity of British hard rock and heavy metal in the early to mid-Seventies”. They were listed in the 1975 Guinness Book of World Records as “the globe’s loudest band” for a 1972 concert at London’s Rainbow Theatre, and have sold over 100 million albums worldwide.
Deep Purple have had several line-up changes and an eight-year hiatus (1976–1984). The 1968–1976 line-ups are commonly labelled Mark I, II, III and IV Their second and most commercially successful line-up featured Ian Gillan (vocals), Jon Lord (organ), Roger Glover (bass), Ian Paice (drums), and Ritchie Blackmore (guitar). This line-up was active from 1969 to 1973, and was revived from 1984 to 1989, and again from 1992 to 1993. The band achieved more modest success in the intervening periods between 1968 and 1969 with the line-up including Rod Evans (vocals) and Nick Simper (bass, backing vocals), between 1974 and 1976 (Tommy Bolin replacing Blackmore in 1975) with the line-up including David Coverdale (vocals) and Glenn Hughes (bass, vocals), and between 1989 and 1992 with the line-up including Joe Lynn Turner (vocals). The band’s line-up (currently featuring Ian Gillan, and guitarist Steve Morse from 1994) has been much more stable in recent years, although organist Jon Lord’s retirement from the band in 2002 (being succeeded by Don Airey) left Ian Paice as the only original Deep Purple member still in the band.

Deep Purple were ranked number 22 on VH1’s Greatest Artists of Hard Rock programme and a poll on British radio station Planet Rock ranked them 5th among the “most influential bands ever”. At the 2011 Classic Rock Awards in London, they received the Innovator Award.[16] In October 2012, Deep Purple were nominated for the first time for the Rock and Roll Hall of Fame, but were not voted in the following March. In October 2013, the band was announced as a Hall of Fame nominee for a second time, but again was not voted in.

https://en.wikipedia.org/wiki/Deep_Purple