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David Sylvian Anthology 1987-2011


[youtube https://youtu.be/uF7ppq4l2ZI]

David Sylvian, al secolo David Alan Batt (Beckenham, 23 febbraio 1958), è un cantante, musicista compositore britannico, noto per essere stato frontman della bandJapan e per la sua carriera solista, improntata ad una musica sofisticata e sperimentale.

Dal 1978 al 1983 è stato la voce dei Japan, band londinese nata dal Glam rock/New wave che negli ultimi album, da Gentlemen Take Polaroids fino a Tin Drum, si cimenterà in sonorità ispirate alla musica giapponese, grazie anche alla collaborazione di Ryūichi Sakamoto.

Ha poi intrapreso una carriera da solista tra musica elettronica, rock progressivo e ambient music. Ha collaborato con Sakamoto, Robert Fripp (negli album The First Daye Damage: live), Bill Nelson, Holger Czukay (con il quale ha inciso Flux And Mutability e Plight And Premoniton), Christian Fennesz, Mark Isham, Jon Hassell, David Torn,Chris Vrenna, Blonde Redhead, Virginia Astley, Arve Henriksen, Joan Wasser e molti altri.

Tra i suoi lavori si annoverano gli album Brilliant Trees, Gone to Earth, Secrets of the Beehive (considerato da molti la sua pietra miliare), The First Day (in collaborazione con Robert Fripp), Dead Bees on a Cake, Blemish e Snow Borne Sorrow con il progetto Nine Horses. La sua musica viene definita “intimista”, “minimalista” o “rock postmoderno”.

Ha scritto una canzone dal titolo For the Love of Life per l’adattamento in anime del manga Monster di Naoki Urasawa, di cui diviene la sigla di chiusura per la prima metà della serie.

Per Manafon del 2009 David Sylvian ha collaborato con Evan Parker, John Tilbury, Keith Rowe, Christian Fennesz, Yoshihide Otomo e altri.

https://it.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

David Sylvian (born David Alan Batt, 23 February 1958) is an English singer-songwriter and musician who came to prominence in the late 1970s as the lead vocalist and main songwriter in the group Japan. His subsequent solo work is described by AllMusic critic Jason Ankeny as “a far-ranging and esoteric career that encompassed not only solo projects but also a series of fascinating collaborative efforts.”[1] Sylvian’s solo work has been influenced by a variety of musical styles and genres, includingjazz, avant-garde, ambient, electronic, and progressive rock.

https://en.wikipedia.org/wiki/David_Sylvian

La paura dell’amore – Fear of love – Osho


La paura dell’amore

Ci sono due modi di vivere. Uno: dominati dalla paura; l’altro: orientati verso l’amore.

Vivere dominato dalla paura non ti condurrà mai a un rapporto profondo. Resti impaurito e non tolleri l’altro, non permetti all’altro di arrivare fino al tuo centro. Gli dai il permesso fino a un certo punto – poi c’è un muro e tutto si ferma.

La persona orientata verso l’amore è la persona religiosa. Una persona orientata verso l’amore è una persona che non ha paura del futuro, che non ha paura dei risultati e delle conseguenze, che vive qui e ora.

Se sai vivere in questo momento, nel momento presente, in questa pienezza, solo allora sai amare. L’amore è un fiore raro. Fiorisce solo ogni tanto. Milioni e milioni di persone vivono nella falsa convinzione di essere innamorate. Credono di amare, ma è soltanto una loro idea.

L’amore è un fiore raro perché fiorisce soltanto quando non c’è paura, mai prima. Questo vuol dire che l’amore può accadere solo a una persona profondamente spirituale, religiosa. Il sesso è per tutti, la conoscenza superficiale è per tutti. L’amore no.

Solo quando non ti senti impaurito, allora non c’è nulla da nascondere, allora puoi aprirti, allora puoi eliminare tutti i confini. E allora puoi invitare l’altro a penetrare fino al tuo centro.
E ricorda: se permetti a qualcuno di penetrarti profondamente, anche l’altro ti permetterà di farlo, perché quando lasci che qualcuno ti penetri, crei fiducia. Quando non hai paura, l’altro diventa intrepido.

Nell’amore che vediamo oggi intorno a noi, la paura è troppo spesso presente. Il marito ha paura della moglie, la moglie ha paura del marito. Gl’innamorati hanno sempre paura. Non si aprono, non eliminano i confini. Ma questo non è amore. È soltanto un contratto fra due persone impaurite, che dipendono l’una dall’altra, che si combattono, si sfruttano, si controllano, si dominano e si posseggono – ma non è amore.

Se puoi lasciare accadere l’amore, non c’è bisogno di preghiere, non c’è bisogno di meditazione, non c’è bisogno di nessuna chiesa, nessun tempio. Attraverso l’amore ti sarà successo tutto: meditazione, preghiera, dio. Ti sarà successo tutto. Questo è ciò che intende Gesú quando dice: L’Amore è dio. Ma l’amore è difficile. Bisogna abbandonare la paura. E questa è la stranezza: hai tanta paura ma non hai niente da perdere.

Cos’hai da perdere? Niente. Questo corpo sarà preso dalla morte. Prima che sia preso dalla morte, fanne dono all’amore. Tutto ciò che hai ti verrà tolto. Prima che ti sia tolto, perché non condividerlo? Questo è l’unico modo di possederlo davvero. Se sei capace di donare e condividere, sei il maestro. Ti verrà tolto. Non c’è niente che puoi tenere in eterno. La morte distruggerà tutto.

Così, se hai capito ciò che ho detto, la lotta è tra l’amore e la morte. Se sai donare, non ci sarà la morte. Prima che qualcosa ti sia tolta, l’avrai già donata, ne avrai fatto dono. Non può esserci morte. Per chi ama non c’è morte.

Allora cos’è questa paura? Perché hai così tanta paura?

Anche se si venisse a sapere tutto di te e tu diventassi come un libro aperto, perché aver paura? In quale maniera questo può farti del male? Sono solo idee sbagliate, condizionamenti dati dalla società – che ti devi nascondere, che ti devi proteggere, che devi stare sempre in guardia, che tutti sono dei nemici, che tutti sono contro di te.

Non c’è niente di cui avere paura. Questo deve essere compreso prima che possa accadere una vera relazione sentimentale. Non c’è niente di cui aver paura.

Meditaci su. E poi permetti all’altro di entrare in te, invitalo a entrare. Non creare barriere da nessuna parte, diventa un passaggio sempre aperto, senza porte, senza lucchetti. Allora l’amore è possibile.

Quando due centri s’incontrano, nasce una cosa nuova. Questa cosa nuova è l’amore. Ed è proprio come l’acqua – la sete di tante e tante vite viene appagata. Improvvisamente ti senti soddisfatto.

Quello è il segno visibile dell’amore; ti senti contento, come se avessi raggiunto tutto ciò che desideri. Non c’è più nulla da conseguire ora; sei arrivato alla meta. Non c’è un’altra meta, il destino si è compiuto. Il seme è diventato fiore, è arrivato alla completa fioritura.
Una profonda contentezza è il segno visibile dell’amore. Ogni qualvolta una persona è innamorata, si sente profondamente appagata. L’amore non si può vedere, ma la contentezza, la soddisfazione profonda tutt’intorno… ogni suo respiro, ogni suo atto, il suo essere stesso è contentezza.

Puoi sorprenderti quando dico che l’amore ti rende privo di desideri, ma il desiderio viene dall’insoddisfazione. Desìderi perché non hai. Desìderi perché pensi che se avrai qualcosa, sarai contento. Il desiderio viene dalla scontentezza.

Ma quando c’è l’amore e i due centri si sono incontrati, uniti e dissolti, ed è nata una nuova qualità alchemica, ti senti appagato. È come se l’intera esistenza si fosse fermata – non c’è più movimento. Allora, il momento presente è l’unico momento.

Per questo ti dico: l’amore fa sparire i desideri. Sii coraggioso, liberati dalla paura, sii aperto. Lascia che il centro di un altro s’incontri con quello che è in te e attraverso questo rinascerai, si creerà una nuova qualità dell’essere.

Se c’è l’amore, sentirai veramente per la prima volta che l’esistenza è divina e tutto il creato è una benedizione. Ma c’è molto da distruggere prima che ciò sia possibile. Molto dev’essere distrutto prima che ciò sia possibile. Devi abbattere tutto ciò che crea delle barriere dentro te.

Fai dell’amore un sadhana, una disciplina interiore. Non permettere che sia soltanto una cosa frivola, non permettere che sia solo un’occupazione della mente. Non permettere che sia soltanto una soddisfazione del corpo. Fanne una ricerca interiore.

La chiave di base è questa: devi permettere all’altro di penetrarti sin nel recesso più profondo del tuo intimo, fino alle fondamenta del tuo essere. La distruzione dell’ego è la meta. Da qualunque porta si entri nel mondo interiore – dall’amore, dalla meditazione, dallo yoga, dalla preghiera – qualunque sentiero si scelga, la meta è la stessa: la distruzione dell’ego, buttare via l’ego. Attraverso l’amore può essere fatto molto facilmente, ed è cosí naturale! L’amore è la religione naturale.

Osho

Fear of love

There are two ways to live. A: dominated by fear, the other: oriented towards love.

Life dominated by fear never lead you to a deep relationship. Remains scared and do not tolerate each other, do not allow one to reach to your center. You give permission to a certain point – then there is a wall and everything stops.

The oriented person, love is the religious person. A love-oriented person is a person who is not afraid of the future that is not afraid of the results and consequences that lives here and now.

If you can live in this moment, in the present moment, in this fullness, then you know only love. Love is a rare flower. It blooms only occasionally. Millions and millions of people live in the false belief of being in love. They believe that they love, but it is only their idea.

Love is a rare flower that blooms only when there is fear, never before. This means that love can only happen in a deeply spiritual, religious. Sex is for all, superficial knowledge is for everyone. Love not.

Only when you feel fearful, then there is nothing to hide, then you open yourself, then you can delete all the boundaries. And then you can invite the other to penetrate up to your center.
And remember: if you allow someone to penetrate deeply, the other will allow you to do so, because when you let someone penetrate, create trust. When you have no fear, the other becomes fearless.

In love we see around us today, the fear is too often present. The husband is afraid of his wife, the wife is afraid of her husband. Gl’innamorati are always afraid. Do not open, do not eliminate the boundaries. But this is not love. It is only a contract between two people afraid that depend on each other, fighting each other, are exploited, they control, dominate and possess – but not love.

If you happen to leave the love, there is no need of prayers, there is no need of meditation, you do not need no church, no temple. Through love you will all happened: meditation, prayer, god. You will all happened. This is what Jesus means when he says: Love is God. But love is difficult. We must abandon fear. And this is strange: you’re so afraid but you have nothing to lose.

You got to lose? Nothing. This body will be taken by death. Before it is taken by death, and make a gift of love. Everything you do you will be removed. Before you is taken away, why not share it? This is the only way to really own it. If you are capable of giving and sharing, are the master. You will be removed. There is nothing that you can keep forever. Death will destroy everything.

So, if you understood what I said, the fight is between love and death. If you can donate, there is death. Before anything will be removed, you must have already donated, you’ll become a gift. There can be no death. For those who love there is no death.

So what is this fear? Why did you so afraid?

Even if you came to know all about you and you became like an open book, why be afraid? In what way can this hurt? These are just misconceptions, conditioning data from the company – you have to hide, you have to protect yourself, you have to be constantly on guard, who are all enemies, that everyone is against you.

There is nothing to fear. This must be understood before it can happen a real relationship. There is nothing to be afraid.

Meditaci up. And then allow the other to enter into you, invite them to join. Do not create barriers anywhere, becomes a passage always open, no doors, no locks. So love is possible.

When two centers meet, something new is born. This new thing is love. And it is like water – the thirst of so many lives is satisfied. Suddenly you feel satisfied.

What is the visible sign of love, you feel happy, like I have achieved everything you want. There’s nothing left to achieve now; you get to your destination. There is another goal, destiny was fulfilled. The seed has become a flower, came to full bloom.
A deep contentment is the visible sign of love. Whenever a person is in love, you feel deeply satisfied. The love you can not see, but contentment, deep satisfaction all around … every breath, every action, his very being and contentment.

You may be surprised when I say that love makes you free from want, but the desire is dissatisfaction. Because you did not want. Why do you think that if you want something, you’ll be pleased. The desire comes from discontent.

But when there is love and the two centers have met together and dissolved, and was born a new quality alchemy, you feel satisfied. It is as if the whole life had stopped – no more movement. Then, the present moment is the only time.

For this reason I say love makes you want to disappear. Be brave and free of fear, be open. Let the center of another encounter with what is in you and through this rebirth, we will create a new quality of being.

If there is love, really feel for the first time the existence of God and all creation is a blessing. But there is much to be destroyed before it can be. Much needs to be destroyed before it can be. You have to break down all that he creates barriers within yourself.

Make love a sadhana, an inner discipline. Do not allow it to be just a frivolous thing, do not let the mind is just a job. Do not allow it to be only a satisfaction of the body. Make it a soul-searching.

The basic key is this: you must allow the other to penetrate even into the deepest recesses of your inner self, to the very foundations of your being. The destruction of the ego is the goal. Whichever door you enter the inner world – love, meditation, yoga, prayer – whatever path you choose, the goal is the same: the destruction of the ego, throw away the ego. Through love can be done very easily, and is so natural! Love is the natural religion.

Osho

Il derviscio – The dervish – Storia Sufi


Il derviscio

Un giorno un derviscio dalla mentalità convenzionale, prodotto di un’austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d’acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l’insegnamento sufi aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All’improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo l’invocazione derviscia. “Non serve a niente”, si disse, “perché quell’uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU …”.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere – lui che aveva studiato con tanto zelo – correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l’opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l’idea sottesa nei suoni.
Noleggiata una barca, remò in direzione dell’isola donde sembrava provenire la voce.
In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo vestito da derviscio che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica. “Amico mio”, gli disse, “la tua pronuncia è sbagliata. Mi incombe dirtelo perché è meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. Ecco come devi pronunciare”. E glielo spiegò.
“Grazie”, disse l’altro con umiltà.
Il primo derviscio risalì in barca, molto soddisfatto di aver compiuto una buona azione. Dopo tutto, non è detto che colui che riesce a ripetere correttamente la formula sacra possiede anche il potere di camminare sulle acque? Il derviscio non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva sempre sperato, per qualche ragione, di riuscirci prima o poi.
Dalla capanna non arrivava più alcun suono; tuttavia, era convinto che la lezione aveva dato i suoi frutti.
Fu allora che udì un U YA pronunciato con esitazione: il derviscio dell’isola si era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo…
Mentre il primo derviscio era assorto nelle sue riflessioni, meditando sulla perversità degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell’errore, i suoi occhi scorsero uno strano spettacolo: il derviscio della capanna aveva lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie dell’acqua…
Stupefatto, smise di remare. L’altro lo raggiunse e si rivolse a lui con queste parole: “Fratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l’invocazione, perché ho difficoltà a ricordarlo”.

Storia Sufi


The dervish

One day a dervish from the conventional wisdom, the product of an austere religious school, was walking along a water course, completely absorbed in theological and moral issues, because that was the shape that the Sufis had taken training in the community to which he belonged. For him religion emotional corresponded to the pursuit of the Supreme Truth.
Suddenly the train of thought was interrupted by a loud cry: someone was repeating the invocation dervish. “There’s no point,” he said, “because the man mispronounced syllables. Instead of chanting HU YA, YA U HU says …”.
The dervish then felt it his duty – he had studied with such zeal – that certainly does not fix the poor fellow had had the opportunity to be guided in the right way, and probably only did his best to be in harmony with the ‘ idea behind the sounds.
Chartered a boat, rowed towards the island from whence the voice seemed to come.
In a reed hut he saw, sitting on the floor, a man dressed as a dervish who swayed to the rhythm of repetition of the formula initiation. “My friend,” he said, “Your pronunciation is wrong. I tell lies because it is worthwhile to give advice and accept them just as deserving. Here’s how you say”. And he told her.
“Thanks,” said the other humbly.
The first dervish got into the boat, very happy to have done a good deed. After all, it is said that he who fails to correctly repeat the sacred formula also has the power to walk on water? The dervish had never seen anyone perform such a miracle, but he had always hoped for some reason, to succeed sooner or later.
From the hut could no longer any sound, however, was convinced that the lessons had paid off.
It was then that he heard a U YA pronounced hesitation, the dervish of the island was once again put to utter the formula in his own way …
While the former dervish was absorbed in thought, meditating on the perversity of men and their stubbornness to persevere in error, his eyes saw a strange sight: the dervish of the hut had left his island and was coming toward him walking on the surface of the water …
Stunned, he stopped rowing. The other joined him and addressed him with these words: “Brother, forgive me if I importune, but I came to ask you once again to teach the proper way to repeat the prayer, because I have trouble remembering.”

Sufi Story

La ricerca interiore – Inner search



La divinità
C’era un tempo in cui tutti gli uomini erano dei, ma abusavano talmente tanto della loro divinità che Brahma, capo degli dei, decise di togliere loro la potenza divina e nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata.
Dove nasconderla divenne quindi il grande problema.
Quando gli dei minori furono chiamati a consiglio per valutare questo problema, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra”.
Ma Brahma disse: “No, questo non basta perchè l’uomo scaverà e la troverà”.
Allora dissero gli dei: “Bene, allora affonderemo la sua divinità nell’oceano più profondo”.
Ma Brahma gli rispose ancora: “No, perchè prima o poi l’uomo esplorerà le profondità dell’oceano e sarà certo che un giorno la troverà e la riporterà in superficie per sempre”.
Allora gli dei conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla, perchè sembra che non ci sia nessun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente raggiungerla”.
Allora Brahma disse: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo: la nasconderemo profondamente in lui stesso perchè non penserà mai a cercarla lì”.
E da allora, l’uomo è andato su e giù per la terra esplorando, arrampicandosi, tuffandosi e scavando, cercando qualcosa che è già dentro di lui
Leggenda Indù
L’insegnamento
Insegnamento sul respiro
Quando sei consapevole del tuo repiro
sei totalmente impegnato ad imparare te stesso.
Stai imparando come il tuo Corpo-Mente reagisce
nel suo personale ed unico modo.
Desboo-ngoh
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Possiamo essere aperti, liberi da condizionamenti
e concentrati su Corpo – Mente
nelle sue azioni e reazioni,
per poi apprendere la manifestazione di quel che siamo.
Fare pratica è condurre l’attenzione al momento presente.
è viverci,per comprendere la nostra unicità,
un percorso limpido e non condizionato.

testo tratto da:

Poetyca

07.07.2010 Poetyca

Divinity
There was a time when all men were gods, but they abused so much of their deities Brahma, chief of the gods, decided to deprive them of their divine power and hide where they would not have ever found.
Where to hide it then became the big problem.
When the children were called in council to evaluate this issue, said, “we will bury man’s divinity deep in the earth.”
But Brahma said, “No, this is not enough because the man will dig and find it.”
Then the gods said: “Well, then sink his divinity deep in the ocean.”
But Brahma replied again: “No, because sooner or later man will explore the ocean depths to be sure that one day will find it and bring back to the surface for ever.”
Then the gods concluded: “We do not know where to hide it, because it seems that there is no place on earth or the sea where the man could not possibly achieve it.”
Then Brahma said, “That’s what we do with the divinity of man: the hiding deep in him why do not you ever think to look there.”
Since then, the man went up and down the land exploring, climbing, diving and digging, looking for something that is already inside of him
Hindu legend
Teaching
Teaching breath
When you are aware of your Respirable
you are totally committed to learning yourself.
You’re learning how your body reacts Mind
in his personal and unique way.
Desboo-ngoh
————————————–
We can be open, free from conditioning
and concentrates on the Body – Mind
in his actions and reactions,
then learn the manifestation of what we are.
Practice is to conduct the focus at present.
is live, to understand our uniqueness,
clear a path and not conditional.

Poetyca
07.07.2010 Poetyca

Nella filosofia buddista e la psicologia, la mente e il corpo non sono entità separate. Anche i testi medici della cultura buddista curare la mente e il corpo come parte di un intero spettro. Curare e calmare la mente e il corpo è guarito e calmato, l’inverso si applica anche. Buddisti tibetani, in particolare, hanno studiato e praticato la salute psico-fisica. Per capire questo “ecosistema” di interdipendenza, l’uso della “mente” termini e hanno bisogno di “corpo” di essere definite in modo buddista.
Per il buddista, il concetto della mente è molto più ampio di comprensione occidentale.
“La mente è definita nel buddismo come un fenomeno non-fisico che percepisce, pensa, riconosce, esperienze e reagisce all’ambiente.” http://www.buddhism.kalachakranet.org
Lama Zopa Rinpoche ricorda che la mente, come uno specchio, riflette chiaramente gli oggetti. Il sistema immunitario è la mente del corpo stesso. Si evidenzia come sano stati emotivi promuovere la salute e le emozioni negative portano malattie. In molti modi, questo interpretion buddista della mente prende in considerazione il funzionamento dell’intero sistema nervoso centrale. Solo la meditazione può esplorare e stabilizzare la mente, e, per impostazione predefinita, contemporaneamente, il corpo.
Il corpo, al buddista, è tutto ciò che è soggetta a fenomeni fisici, compresa l’espressione fisica in reazione ad uno stimolo. In tal modo, il corpo comprende il dolore fisico ed emotivo. Questa interpretazione estensiva della nozione di “corpo” identifica chiaramente il motivo per cui è difficile, per un buddista, alla mente e corpo separato. Per il pensiero occidentale, il dolore emotivo è più una mentalità piuttosto che una funzione del corpo. Eppure, per il buddista, il dolore emotivo si verifica quando la mente non riesce ad elevarsi al di sopra negatività, che porta sulla malattia del corpo. I due sono collegati tra loro.
Per i buddisti corpo, la mente “consapevolezza” = coscienza. Gli stati fisici, mentali e spirituali costantemente interagire nel regno della coscienza. La prospettiva occidentale che la coscienza emerge dalla attività del cervello, per il buddista, pari a una stretta prospettiva “materialista”. Attraverso la meditazione, il Buddista ritiene che un “consapevolezza intrinseca” in grado di sviluppare al di là del cervello e la percezione sensoriale.
Buddisti tibetani individuare otto tipi di coscienza:
* Shi Kun è il livello universale. Qui, “sé” si distingue dagli oggetti di consapevolezza.
* Sems è il livello di pensiero o di cognizione.
* 6 Sensi cognizione è il 6 ° senso, il coordinamento vista, udito, gusto, olfatto e tatto.
Buddisti sostengono che il loro sistema di credenze è una scienza spirituale. In altre parole, è “verificabile”. Nel 1940, uno studio era fatto di studenti dell’Università di Harvard. Sulla base delle loro personali, saggi di riflessione, gli studenti sono stati classificati come pessimisti o ottimisti. La loro salute è stata esaminata la storia 30 anni dopo. Pessimisti, con il loro 40, aveva una gamma più grave delle malattie e problemi di salute rispetto ai loro omologhi ottimista. Questo è solo uno di una serie di studi dimostrando una stretta correlazione tra salute mentale e fisica. Inoltre, accumulando prove che dimostrano che è malattia mentale in grado di avviare malessere fisico. Rabbia, ansia e depressione sono sempre più riconosciuta come veleni emozionale del corpo.
Sviluppare “sati” o consapevolezza e togliere il focus su “sé”. Poi, nel modo in cui buddista, la mente e il corpo possono essere sincronizzati e sani. Non ci può essere Illuminismo, quando il corpo e la mente sono visti come separati. Per un buddista, mente e corpo sono un tutt’uno. Esse devono essere!
Fonti
om http://www.healing.about.c
rg http://www.buddhism.kalachakranet.o
http://www.maithri.com
http://www.lifepositive.com
http://www.scienc e-spirit.org
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In Buddhist philosophy and psychology, the mind and body are not separate entities. Even the medical texts of Buddhist culture treat the mind and body as part of a whole spectrum. Heal and calm the mind, and the body is healed and calmed; the reverse applies also. Tibetan Buddhists, in particular, have studied and practiced psycho-physical health. To understand this “ecosystem” of interdependence, the use of the terms “mind” and “body” need to be defined in the Buddhist way.

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To the Buddhist, the concept of the mind is far broader than Western understanding.
“Mind is defined in Buddhism as a non-physical phenomenon which perceives, thinks, recognises, experiences and reacts to the environment.” http://www.buddhism.kalachakranet.org
Lama Zopa Rinpoche points out that the mind, like a mirror, clearly reflects objects. The immune system is the body’s own mind. It highlights how wholesome emotional states promote health and negative emotions bring illness. In many ways, this Buddhist interpretion of the mind takes into account the whole workings of the central nervous system. Only meditation can explore and stabilize the mind, and, by default, simultaneously, the body.

The body, to the Buddhist, is all that is prone to physical phenomena, including physical expression in reaction to a stimulus. Thereby, the body includes physical and emotional pain. This broad interpretation of the term “body” clearly identifies why it is difficult, for a Buddhist, to separate mind and body. To Western thinking, emotional pain is more a mind-set rather than a body function. Yet, for the Buddhist, emotional pain occurs when the mind fails to rise above negativity; it brings on body sickness. The two are inter-connected.
For the Buddhist, mind + body + “awareness” = consciousness. Physical, mental and spiritual states constantly interact in the realm of consciousness. The Western perspective that consciousness emerges from brain activity, for the Buddhist, amounts to a narrow, “materialistic” perspective. Through meditation, the Buddhist believes that an “intrinsic awareness” can develop beyond brain and sensory perception.
Tibetan Buddhists identify 8 kinds of consciousness:
* Kun shi is the universal level. Here, “self” is distinct from objects of awareness.
* Sems is the thought or cognition level.
* 6 Senses Cognition is the 6th sense, co-ordinating sight, hearing, taste, smell and touch.

Buddhists claim that their belief system is a spiritual science. In other words, it is “testable”. In the 1940’s, a study was made of students at Harvard University. Based on their personal, reflective essays, students were classified as pessimists or optimists. Their health history was examined 30 years later. Pessimists, by their 40’s, had a more serious range of diseases and health problems than their optimistic counterparts. This is only one of a number of studies proving a close correlation between mental and physical health. Further, accumulating evidence is showing that mental ill health can initiate physical ill health. Anger, anxiety and depression are becoming recognized as emotional poisons of the body.
Develop “sati” or mindfulness and remove the focus on “self”. Then, in the Buddhist way, the mind and body can be synchronized and healthy. There can be no Enlightenment when the body and mind are viewed as separate. For a Buddhist, mind and body are one. They MUST be one!

PJ Harvey


Polly Jean “PJ” Harvey (Yeovil, 9 ottobre 1969) è una cantautrice e musicista britannica.

https://it.wikipedia.org/wiki/PJ_Harvey

Polly Jean Harvey, MBE (born 9 October 1969), known as PJ Harvey, is an English musician, singer-songwriter, writer, poet, composer and occasional artist.Primarily known as a vocalist and guitarist, she is also proficient with a wide range of instruments including piano, organ, bass, saxophone, harmonica and, most recently, the autoharp.

Harvey began her career in 1988 when she joined local band Automatic Dlamini as a vocalist, guitarist, and saxophone player. The band’s frontman, John Parish, would become her long-term collaborator. In 1991, she formed an eponymous trio and subsequently began her professional career. The trio released two studio albums, Dry (1992) and Rid of Me (1993) before disbanding, after which Harvey continued as a solo artist. Since 1995, she has released a further six studio albums with collaborations from various musicians including John Parish, former bandmate Rob Ellis, Mick Harvey, and Eric Drew Feldman and has also worked extensively with record producer Flood.

Among the accolades she has received are the 2001 and 2011 Mercury Prize for Stories from the City, Stories from the Sea (2000) and Let England Shake (2011)[ respectively—the only artist to have been awarded the prize twice—eight Brit Award nominations, six Grammy Award nominations and two further Mercury Prize nominations. Rolling Stone awarded her 1992’s Best New Artist and Best Singer Songwriter and 1995’s Artist of the Year, and listed Rid of Me, To Bring You My Love (1995) and Stories from the City, Stories from the Sea on its 500 Greatest Albums of All Time list. In 2011, she was awarded for Outstanding Contribution To Music at the NME Awards.[10] In June 2013, she was awarded an MBE for services to music.

https://en.wikipedia.org/wiki/PJ_Harvey

Come angeli – Like angels


Come angeli

Ci sono incontri speciali
dove la voce tace
e parla il cuore
stelle negli occhi
vita ricca di senso
sincronia d’istanti
abbraccio e respiro
tempo e colore
arcobaleni e riflessi
anime sveglie
come angeli
rompono argini
e volano dove
tutto è chiarore

15.02.2011 Poetyca

Like angels

There are special meetings
where the voice is silent
and the heart speaks
stars in your eyes
life full of meaning
moments of synchronicity
hug and breath
time and color
rainbows and reflections
cute souls
like angels
levees break
and where to fly
everything is light

15.02.2011 Poetyca


Sera – Evening


Sera

Sono riflessi di luce
sulle onde del mare
carezze di cielo
abbraccio di nubi
che tingono di rosa
l’infinito di un respiro

03.04.2011 Poetyca

Evening

Are reflections of light
on the sea waves
caresses of heavens
embrace of clouds
that turn pink
infinity of a breath

03.04.2011 Poetyca

Magazine


[youtube https://www.youtube.com/watch?v=pzkZy7J9-mo]

Magazine è un gruppo musicale post-punk inglese formatosi a Manchester nel 1977 e attivo fino al 1981, prima della reunion avvenuta nel 2009.

Il singolo di debutto del gruppo è la hit Shot by Both Sides, mentre l’album d’esordio è Real Life.

Nel 2004 il chitarrista e fondatore John McGeogh è deceduto.

Nel 2009 la band si è riunita e nel 2011 ha pubblicato un disco di materiale inedito intitolato No Thyself.

https://it.wikipedia.org/wiki/Magazine_(gruppo_musicale)

 

Magazine were an English post-punk band active from 1977 to 1981, then again from 2009-2011. The band was formed by Howard Devoto after leaving punk bandBuzzcocks in early 1977. Devoto had decided to create a more progressive and less “traditional” rock band.

Magazine reunited in 2009 for a UK tour, with almost all the remaining members of the “classic” lineup, with the exception of guitarist John McGeoch, who died in 2004. He was replaced by Noko, who had played with Devoto in Luxuria. Magazine released an album of new material, No Thyself, in October 2011, followed by a short UK tour.

https://en.wikipedia.org/wiki/Magazine_(band)

 

Consapevolezza e paura – Awareness and Fear


Consapevolezza e Paura

Stando con te stesso… Osservandoti nella vita quotidiana con attento interesse, con l’intenzione di capire piuttosto che di giudicare, nell’accettazione completa di qualunque cosa possa emergere, per il solo fatto che è lì, tu dai modo a ciò che è profondo di venire in superficie e di arricchire la tua vita e la tua coscienza con le sue energie imprigionate. Questo è il grande lavoro della consapevolezza: rimuove gli ostacoli e libera le energie tramite la comprensione della natura della vita e della mente. L’intelligenza è la porta della libertà e l’attenzione cosciente è la madre dell’intelligenza.

Nisargadatta Maharaj

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

“Consapevolezza e paura”

Vi è un momento in cui decidiamo di proteggere il nostro silenzio; sediamo in una posizione stabile e comoda, oppure ci sdraiamo completamente rilassati, o ancora iniziamo a camminare lentamente. L’attenzione è tutta sul flusso calmo e regolare del respiro, sulla madre Terra che con amore gravitazionale ci stringe a sé, su un mantra che risuona silenzioso nelle buie profondità poste oltre la percezione. È la meditazione, la nostra meditazione. È l’attimo senza tempo in cui ogni aspetto contingente si dissolve e la consapevolezza tocca il puro esistere, scevro da ogni determinazione.
Per taluni pratica quotidiana, per altri appuntamento saltuario, per tutti ostacolata dall’insopprimibile disposizione della mente a produrre inarrestabili cascate di pensieri. La consapevolezza non richiede alcuna razionalizzazione, lo sfondo mentale dovrebbe quindi essere come il cielo di settembre: intensamente azzurro e senza nuvole. Invece un continuo flusso di ricordi e anticipazioni strappano via l’attenzione dalla sacralità del presente per rivolgerla all’irrealtà di ciò che è accaduto diversamente o che non accadrà nel modo in cui vogliamo o temiamo. Talvolta è la preoccupazione per qualche cosa che riguarda la nostra situazione di vita, l’immaginare noi stessi vincitori o sconfitti, altre volte è il dolore del passato che ritorna, altre ancora si tratta di frammenti del nostro personalissimo mondo, schegge impazzite che occupano il campo dell’attenzione con una danza vorticosa. E poi ansia, smania, sonnolenza, nervosismo… chi può vantare una meditazione che non sia mai inquinata da questi fattori?
Mi sono domandato spesso quale sia la radice profonda di questi ostacoli, per quale motivo qualcosa che ha la sua origine dentro di me interferisca con una scelta che io stesso – e solo io – ho compiuto. Difficilmente si può risolvere questo problema con gli strumenti della comprensione razionale, dato che ciò che capisce e ciò che deve essere capito sono la stessa cosa. Allora, non potendo rimuovere gli ostacoli alla meditazione, la cosa migliore da fare è portarli dentro la meditazione stessa; d’altra parte «Le afflizioni mentali si superano non già in virtù di azioni e parole, bensì vedendole con chiarezza molte volte» (Anguttara Nikāya; 5, 39). Accettare quindi i pensieri, senza opporsi e senza giudicarli, cercando solo di cogliere la loro verità con l’esercizio della trascendenza del sé.
Io non so se il barlume che ho intravisto nelle profondità della mente è qualcosa che riguarda solo la mia personale situazione di vita o ha un carattere più generale, ma voglio comunque condividere il frutto delle mie riflessioni con altri cercatori, con l’auspicio che per qualcuno possa rivelarsi un’utile traccia, ben sapendo tuttavia che nessuno può percorrere il cammino della meditazione al posto di un altro, e che in tale cammino non esistono scorciatoie.
Dunque, mi sembra che la paura giochi un ruolo fondamentale nelle difficoltà che incontriamo a liberarci dai pensieri vuoti e a mantenere l’attenzione concentrata sulla pura consapevolezza. Non si tratta di una paura immediata, cosciente, non ha un oggetto specifico; essa è piuttosto una nebbia densa e uniforme che avvolge la parte più profonda della persona.
La paura è in sé qualcosa di altamente positivo e fondamentale per la sopravvivenza. Nell’approssimarsi di un pericolo tutte le energie fisiche e mentali devono essere mobilitate per superare la situazione critica, ma qui stiamo parlando di uno stato di costante insicurezza nel quale una minaccia indefinita fa sentire i suoi effetti rimanendo al di fuori del campo della coscienza. L’origine di questa forma di paura è da ricercarsi probabilmente nell’educazione (tanto in famiglia che nella scuola è presente una buona dose di violenza, anche se raramente viene esplicitata), in esperienze passate dolorose (e più in generale nella scarsa qualità dei rapporti tra le persone), nell’immagine distorta del mondo fornita dai mezzi di comunicazione di massa. Come risultato di tutti questi fattori ci sentiamo genericamente più o meno insicuri. E come reagisce la mente di fronte ad una insicurezza non consapevole?
Reagisce mantenendo il pensiero in costante attività, come una caserma in stato di preallarme; ecco allora un sottile senso di colpa che ci blocca quando chiediamo al pensiero di fermarsi, anche solo per pochi minuti. In questi voli della mente non è infrequente immaginare situazioni critiche di cui siamo i protagonisti, o comunque nelle quali ci identifichiamo; così facendo ci tranquillizziamo convincendoci di essere in grado di superare le difficoltà. Altre volte invece vediamo noi stessi vincenti e riconosciuti, ma anche il senso di gratificazione che viene da questo genere di fantasie ha la sua origine nella paura; infatti aumentare il credito di cui godiamo nel tessuto sociale in cui siamo inseriti significa accrescere le difese da molte tra le minacce che possono essere rivolte contro di noi. Ancora, i ricordi dolorosi rinforzano la paura mostrando come l’ego possa realmente essere negato; infine, il pensiero anticipatorio legato alla preoccupazione per scadenze effettive si sviluppa vestendo gli eventi futuri con la paura indistinta, riversandovi sopra l’ansia, trasfigurandoli. Insomma, il bisogno di prefigurare, di ricordare, immaginare, o semplicemente di fuggire il silenzio nasce dalla paura profonda e nascosta, sottile e inespressa, che alberga nel nostro intimo. Naturalmente queste considerazioni non vanno prese in maniera troppo categorica; esse sono solo commenti che non possono né spiegare, né dimostrare, né convincere, essendo la via maestra alla comprensione dei propri stati mentali quella che passa per il portare gli ostacoli alla meditazione all’interno della meditazione stessa, nel tentativo di coglierne la profonda verità.
Intravedere la paura è comunque il primo passo per dissolverla. Qual è infatti la causa della paura se non una minaccia? E come può sopravvivere la paura se ci rendiamo conto che non esistono minacce? Quando sediamo tranquilli in meditazione non vi è alcun motivo di paura perché non vi sono pericoli né minacce. Questo è quanto ci può dire la consapevolezza, con uno specifico accento sulla sicurezza immediata. In altre parole, quando ci immergiamo nella consapevolezza del momento presente osserviamo esplicitamente la non ostilità di quanto ci circonda, avvertiamo il nostro essere al sicuro, riconosciamo la totale assenza di qualsiasi minaccia per la nostra persona. Al nostro pensiero, allora, verrà meno un’importante molla verso l’attività compulsiva e sarà quindi più facile ottenere quel silenzio interiore che ricerchiamo.
Consapevolezza e paura, dunque, si fronteggiano opponendosi l’una all’altra. La paura è di ostacolo alla consapevolezza spingendo la mente a generare una selva di pensieri che distraggono e stordiscono il meditante, ma la consapevolezza del presente nella sua effettiva realtà, sicura e protetta, dissolve la paura togliendole la stessa ragion d’essere.

Alessandro Cordelli

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

La persona che desidera solo il piacere e rifiuta il dolore consuma un’enorme quantità di energia resistendo alla vita e, nello stesso tempo, va completamente fuori bersaglio. È un’aspirazione destinata ad essere frustrata, dato che, eludendo determinate forme di sofferenza, inevitabilmente cadiamo vittime di altre. Al di sotto della nostra moderna cultura del’ostentato consumo ci sono una malnutrizione e un malessere spirituali così profondi che si manifestano con ogni genere di sintomo: malattie nervose, solitudine, alienazione, mancanza di scopi. Così sopprimendo, sfuggendo, seppellendo la testa nella sabbia o nel videotape, a lungo andare non arriviamo da nessuna parte. Se desideriamo realmente risolvere i nostri problemi – e i problemi del mondo, dato che provengono dalle stesse radici – dobbiamo aprirci e accettare la realtà della sofferenza con piena consapevolezza quando ci colpisce, fisicamente, emozionalmente, mentalmente, spiritualmente nel qui e ora. Allora, per quanto possa sembrare strano, raccogliamo laute ricompense, perché la sofferenza ha il suo lato positivo: da essa deriviamo l’esperienza della profondità della pienezza della nostra umanità. Ciò ci mette completamente in contatto con l’altra gente e il resto dell’universo.

John Snelling

☸ڿڰۣ–☀☼★ ♥☀ ☼★ ♥

Amore e Paura

Tutte le azioni umane sono motivate al loro livello più profondo da uno o due sentimenti: la paura o l’amore. In effetti esistono soltanto due sentimenti, solo due parole nel linguaggio dell’anima. Esse rappresentano gli estremi opposti della grande polarità che ho creato quando ho dato vita all’universo, e al vostro mondo, come lo conoscete oggi.
Essi costituiscono i due punti, l’Alfa e l’Omega, dai quali è consentito al sistema da voi definito “relatività” di esistere. Senza questi due punti, senza queste due idee circa le cose, nessun altro concetto potrebbe esistere.
Ogni pensiero umano, e ogni azione dell’uomo, si basa sull’amore o sulla paura. Non c’è altra motivazione umana e tutti gli altri concetti derivano unicamente da questi due. Sono soltanto versioni diverse, variazioni sullo stesso tema.
Rifletti con attenzione e vedrai che è vero. E’ questo ciò che ho definito il Pensiero Promotore. Si tratta di un pensiero di amore o di paura. Si tratta del pensiero dietro il pensiero dietro il pensiero. Si tratta del pensiero primario. Si tratta della forza primaria. Si tratta della forza bruta che guida il motore dell’esperienza umana.
E’ la ragione per cui il comportamento umano dà luogo a ripetute esperienze dopo ripetute esperienze; è la ragione per cui l’umanità ama, poi distrugge, poi ama di nuovo: c’è sempre l’oscillazione da un sentimento all’altro. L’amore promuove la paura che promuove l’amore che promuove la paura…..
La prima cosa della quale vi preoccupate dopo aver pronunciato le parole “Ti amo” è di domandarvi se ve le sentirete ripetere in risposta. E se ve le sentite ripetere, cominciate allora subito a preoccuparvi del fatto di poter perdere quell’amore appena trovato. E in tal modo tutte le azioni diventano reazioni, una difesa contro la perdita, anche mentre cercate di difendervi contro la perdita di Dio.
Eppure se sapeste Chi Siete, cioè l’essere più meraviglioso mai creato da Dio, non avreste più timore. Perchè chi potrebbe respingere una così stupenda magnificenza?
Ma non sapete Chi Siete, e vi considerate molto più scadenti.
Avete dimenticato ciò che significa essere amati senza condizioni. Non ricordate l’esperienza dell’amore di Dio. E così cercate di immaginare a che cosa potrebbe essere simile quell’amore, basandovi su quello che vedete dell’amore nel mondo.
La paura è l’energia che costringe, rinchiude, trattiene, trasforma, nasconde, accaparra, danneggia.
L’amore è l’energia che espande, apre, esprime, sopporta, rivela, condivide, risana.
La paura avvolge i vostri corpi con gli abiti, l’amore ci consente di starcene nudi. La paura si avvinghia e si aggrappa a tutto quello che abbiamo, l’amore distribuisce tutto quanto possediamo. La paura tiene costretti, l’amore tiene stretti. La paura afferra, l’amore lascia liberi. La paura affligge, l’amore consola. La paura guasta, l’amore migliora.
Ogni pensiero umano, ogni parola e ogni azione si fondano sull’uno o sull’altro di questi sentimenti. Non avete scelta a tale proposito, poichè non esiste nient’altro tra cui scegliere. Ma avete la possibilità di decidere a quale dei due rivolgervi.

“Conversazioni con Dio” di Donald Walsh

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Awareness and Fear

Being with yourself … Observing them in everyday life with keen interest, with the intention to understand rather than judge, in accepting full of whatever may emerge, simply because it’s there, you give way to what is to come to the surface and deep to enrich your life and your conscience with his energy trapped. This is the great work of awareness: removes obstacles and releases energies by understanding the nature of life and mind. Intelligence is the door to freedom and conscious attention is the mother of intelligence.

Nisargadatta Maharaj

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

“Awareness and fear”

There is a time when we decide to protect our silence, we sit in a stable and comfortable, or we lie completely relaxed, or even begin to walk slowly. The focus is on the whole calm and regular flow of breath, with love on Mother Earth that gravity holds us apart, on a mantra that resonates quietly placed in the dark depths beyond perception. It is meditation, our meditation. It is the timeless moment in which every aspect quota dissolves and awareness touches the pure existence, free from any determination.

For some daily practice, for other occasional appointment, for all hampered dall’insopprimibile disposition of the mind to produce unstoppable cascades of thoughts. Awareness does not require a rationalization, the background should be mental as the September sky: deep blue and cloudless. Instead, a continuous flow of memories and anticipations rip attention away from the sacredness of the present to turn it unreality of what happened differently or that will not happen in the way we want or fear. Sometimes the concern is something that concerns our life situation, to imagine ourselves winners or losers, sometimes the pain of the past coming back, yet others are fragments of our personal world, occupying the loose cannon field of attention with a whirling dance. Besides anxiety, mania, drowsiness, nervousness …who can boast a meditation that is never polluted by these factors?

I have often wondered what the root cause of these obstacles, why not something that has its source in me to interfere with a choice that I myself – and I just – I have done.One can hardly solve this problem with the tools of rational understanding, as this and who understands what needs to be understood the same thing. Then, unable to remove the obstacles to meditation, the best thing to do is bring them in meditation itself, on the other hand “The mental afflictions are overcome not by virtue of actions and words, but seeing clearly many times” (Anguttara Nikāya, 5, 39). Then accept the thoughts, without judging and without restricting, just trying to grasp their truth through the exercise of self-transcendence.

I do not know if I saw that glimmer in the depths of the mind is something that only affects my personal life situation or has a more general, but I still want to share the fruit of my thoughts with other seekers, with the hope that anyone can be a useful guide, however, knowing that no one can walk the path of meditation instead of another, and that in this way there are no shortcuts.
So, it seems to me that fear plays a key role in the difficulties we encounter a blank free from thoughts and to keep attention focused on the pure awareness. This is not an immediate fear, conscious, not a specific object, it is rather a dense fog enveloping even the deepest part of the person.

The fear is in itself something very positive and essential for survival. In the run of a danger all the physical and mental energies must be mobilized to overcome the critical situation, but we’re talking about a constant state of insecurity in which a threat indefinite feel its effects remain outside the field of consciousness. The origin of this kind of fear is likely to be found in education (both at home and in school is a good dose of violence, though rarely made explicit), and in painful past experiences (and more generally in the low quality of relationships between people), the distorted picture of the world provided by means of mass communication. As a result of all these factors we feel generally more or less insecure. And how the mind reacts in front of a non-conscious insecurity?

Reacts keeping the thought in constant activity, as a barracks in the state of early warning, then here is a subtle sense of guilt that blocks us when we ask the thought of stopping, even for a few minutes. In these flights of the mind to imagine it is not uncommon in critical situations are the protagonists, or at least in which we identify, by doing so we tranquillizziamo convincing us to be able to overcome the difficulties.Other times we see ourselves winning and recognized, but also the sense of gratification that comes from this kind of fantasy has its origin in fear, because increasing the credit that we enjoy in the social fabric in which we are engaged about raising the defenses of many between the threats that may be made against us. Still, the painful memories reinforce the fear by showing how the ego can actually be denied, and finally, the thought of a concern for anticipatory deadlines actual future events develops clothing with fear indistinct, pouring over the anxiety, transfiguration.In short, the need to anticipate, remember, imagine, or simply to escape the silence born of fear and hidden deep, subtle and unspoken, that dwells within us. Of course, these considerations should not be taken in too categorical, they are only comments that can neither explain or demonstrate, or persuade, as the royal road to understanding the mental states that lead passing through the obstacles to meditation within of meditation itself, in an attempt to grasp the profound truth.

A glimpse of the fear is still the first step to dissolve it. What is in fact the cause of fear if not a threat? And how can it survive the fear if we realize that there are no threats?When we sit quietly in meditation there is no reason to fear because there is no danger or threat. That is what we can say awareness, with a specific emphasis on the immediate safety. In other words, when we immerse ourselves in the knowledge of the present moment we see no explicit hostility to what surrounds us, we feel our be safe, we recognize the total absence of any threat to our person. In our thinking, then, spring will be less important to the compulsive activity and will be easier to get that inner silence we seek.

Awareness and fear, then, facing opposing each other. Fear is an obstacle to awareness of pushing the mind to create a forest of thoughts that distract and stun the meditator, but awareness of this reality in its effective, safe and secure, dissolves fear taking away the very raison d’etre.

Alessandro Cordelli

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

The person who wants only pleasure and refuses pain consumes an enormous amount of energy resisting life and at the same time, it should be completely off target. Aspiration is intended to be frustrated, because, by circumventing certain forms of suffering, inevitably fall victim to others. Under our modern consumer culture del’ostentato are malnutrition and a spiritual malaise so deep that occur with all kinds of symptoms: nervous disorders, loneliness, alienation, aimlessness. So suppressing, avoiding, burying our heads in the sand or in the videotape, in the long run does not come from nowhere. If we want to really solve our problems – and the world’s problems, since they come from the same roots – we must reach out and accept the reality of suffering in full awareness when we are struck, physically, emotionally, mentally, spiritually in the here and now. Then, as it may seem strange, we collect lavish rewards, because the suffering has its positive side: it derive from the experience of the depth of the fullness of our humanity. This puts us fully in touch with other people and the rest of the universe.

John Snelling

☸ ڿڰ – ☀ ☼ ★ ♥ ☀ ☼ ★ ♥

Love and Fear

All human actions are motivated at their deepest level by one or two emotions: fear or love. In fact there are only two emotions, only two words in the language of the soul.They represent opposite ends of the great polarity that I created when I created the universe, and your world as we know it today.

They are the two points, the Alpha and the Omega, which have enabled the system you called “relativity” to exist. Without these two points, without these two ideas about things, no other idea could exist.

Every human thought, and every human action is based on love or fear. There is no other human motivation and all other concepts are derived solely from those two. They are only different versions, variations on this theme.

Think carefully and you’ll see it’s true. And ‘this is what I have called the Thought Promoter. This is a thought of love or fear. This is the thought behind the thought behind the thought. This is the primary thought. This is the primary force. This is the brute force that drives the engine of human experience.

It ‘s the reason that human behavior results in repeated experiments after repeated experiences, is the reason why mankind loves, then destroy, then love again: there is always a feeling of the swing to the other. Love promotes the fear that promotes the love that promotes fear …..

The first thing that you care about having uttered the words “I love you” is to ask if you hear repeated in the answer. And if you hear them again, then immediately start to worry about being able to lose that love just found. And so all action becomes reactions, a defense against the loss, even as you seek to defend against the loss of God

Yet if you knew Who You Are, that is, being the most beautiful ever created by God, you’d have more fear. For who could reject such a wonderful magnificence?

But I do not know who you are, and I considered very inferior.

Have you forgotten what it means to be loved unconditionally. Do not remember the experience of God so I try to imagine what it might look like love, basing on what you see love in the world.

Fear is the energy forces, locked up, holds it, transforms it, hiding, hoarding, it hurts.

Love is the energy which expands, opens, expresses, supports, reveals, shares, heals.

Fear envelops your body with clothing, love allows us to just stay naked. Fear clings and clings to everything we have, love gives all that we possess. Fear keeps forced, love held close. Fear grasps, love lets free. Fear plagues, love consoles. The fear fails, the best love.

Every human thought, every word and action are based on one or other of these feelings. You have no choice about that, because there is nothing else to choose from. But you can decide which one to target.

“Conversations with God” by Donald Walsh

Dio dammi la forza – God give me strength


Dio dammi la forza

Dio dammi la forza che mi manca
e un barlume di grazia,
apri il mio cuore arido d’amore.
Fammi diventare più umile
tendi la tua mano per purificare
l’anima mia infedele.
Al tuo richiamo insegnami la poesia dell’amore
in un mondo senza fede
in cui tutto manca dalla fame alla sete per te….
Dio apri questi occhi stanchi fa che riposino
attraverso i tuoi riflessi, che giungano al mio cuore..
Aiutami a perdonare ad amare chi ti fa del male,
aiutami a capire per poter bere l’acqua limpida .
Fa che stanca alleggerisca e diventi una foglia leggera
per poter capire le parole che dicesti,
lassù sulla Croce immensa.
Oh Dio benedetto stammi vicino
che il maligno non mi aggredisca
per non essere povera di tutte le bellezze
che hai dato al mondo.
Non voglio farti del male perchè io ti voglio amare
voglio adorarti imparare tutto di te,
della tua bontà della tua umiltà.
Illumina tutto di me perchè possa avvicinarmi a te
Si, Dio accendi quella fiammella
che illumini la mia strada per venire a te purificata

Di Agnese Giallongo scritta nel 1990

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God give me strength

God give me strength that I miss
and a glimmer of grace,
open my dry heart of love.
Let me become more humble
Hold out your hand to purify
my soul unfaithful.
Your call to teach poetry del’amore
in a world without faith
when everything is missing from hunger to thirst for you ….
God does that go to these tired eyes rest
through your reflexes that come to my heart ..
Help me to forgive, to love who hurts you,
help me to understand in order to drink the water clear.
Does that relieves tired and become a light sheet
to understand the words that you said,
great up there on the Cross.
Oh God, blessed be near
that the evil I do not like attack
not to be poor than all the treasures
that have given the world.
I do not want to hurt you because I want to love you
I adore you learn everything about you,
your goodness of your humility.
Enlighten me, because everything can get close to you
Yes, God turn the flame
to lighten my way to come to you purified

Agnese Giallongo written in 1990

•.¸¸.•´¯`•.♥ ♥.•´¯`•.¸¸.•

Dios Dame La Fuerza

Gracias Dios por darme la fuerza que habia perdido
y un rayo de tu gracia
abre mi corazon sediento de amor
Hazme ser mas humilde
Purifica con tu mano
a mi alma infiel.
Tu llamado enseña la poesia del amor
en un mundo sin Fe
donde todo se pierde hasta el hambre y sed por Ti..
Dios Hace que estos ojos cansados descansen
a traves de tus reflexiones que llegan a mi corazon..
Ayudame a perdonar, a amar a quien te hiere
ayudame a entender para beber el agua cristalina.
Que alivian mi cansancio y se vuelven una sabana de luz
para entender las palabras que tu enunciaste,
al hablar ahi en tu immensa Cruz.
Oh Dios, bendecidos sean quienes cecrca
a Ti estan, que el maligno no los ataque
ni a los pobres ni a los tesoros
que al mundo otorgaste.
No te quiero herir porque te quiero amar
Adoro saber todo acerca de Ti
la bondad de tu humildad,
Iluminame, para que todo me acerque a Ti.
Si, Dios enciende la flama
para iluminar mi camino y llegar a Ti purificado.

Agnese Giallongo in 1990

Nessuna forma, nessuna vacuità


Riflettendo….
La Riflessione
Il regno del non-pensiero
non può essere immaginato dalla razionalità.
Nella sfera della vera “talità” (essenza della realtà così com’è)
non c’è né “io” né “altro”.
Maestro Yunmen (864-949)
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Senza voce,
nell’abbraccio di silenzio
dove il giudizio non separa
e tutto è accolto come è,
non esiste il distante
perchè tutto avviene
in uno spazio senza confine.
Tutto è mente pura
che non ha nome e non ha forma
ed accoglie con compassione
quel che arriva e che parte.
Poetyca
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L’insegnamento
Nessuna forma, nessuna vacuità
La tua vera mente è vuota e precede il pensiero.
La tua sostanza è prima del pensare.
La tua sostanza è sostanza universale.
Prima del pensiero, non c’è parola o espressione, né linguaggio.
Non c’è Dio, né Buddha,
non ci sono montagne, né fiumi, niente del tutto.
Perciò, nessuna forma, nessuna vacuità.
Maestro Seung Sahn sunim
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Nel profondo
Nulla si ferma
per essere valutato
Nulla si accompagna
per essere separato
quanto ogni cosa avviene
e non incontra reazione:
Spazio inimmaginabile
prima di tutte le cose,
prima che la superficie accolga
e lasci increspare.
Profondità dell’essere
è moto senza moto
che sa cambiare
in flessibile danza
come foglia che mai si adagia.
Poetyca
————————————
24.10.2009 Poetyca
Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it”>http://wwww.bodhidharma.it
No form, no emptiness
Reflecting ….
Reflection
The realm of non-thought
can not be imagined by rationality.
In the sphere of true “suchness” (essence of reality as it is)
there is no “I” or “other.”
Master Yunmen (864-949)
———–
Voiceless,
in the embrace of silence
where the assessment does not separate
and everything is accepted as is,
there is no distance
because everything happens
in an area without borders.
Everything is pure mind
which has no name and no form
with compassion and welcomes
and that part of what comes.
Poetyca
———–
The teaching
No form, no emptiness
Your true mind is empty and before the thought.
Your substance is before thinking.
Your substance is universal substance.
Before thinking, there is no word or expression, or language.
There is no God or Buddha,
there are no mountains, no rivers, nothing at all.
Therefore, no form, no emptiness.
Master Seung Sahn Sunim
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in depth
Nothing stops
to be evaluated
Nothing is accompanied
to be separated
because everything is
reaction and not met:
space unimaginable
before all things,
first accept that the surface
and let ruffle.
depths of
is motion without motion
who knows how to change
flexible in dance
as a leaf that never lies.
Poetyca
————
24.10.2009 Poetyca

Il Fiore di Bodhidharma

La fonte della vera felicità -The source of happiness – Eckhart Tolle


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La fonte della felicità

“La consapevolezza è il più grande mezzo per il cambiamento. […]
Guardare in faccia i fatti dà sempre potere.
Siate consapevoli che quello che pensate
crea in gran parte le emozioni che provate.
Sentite la connessione fra i pensieri e le emozioni.
E invece di essere i pensieri e le emozioni,
siate la consapevolezza che vi è dietro.
Non cercate la felicità, se la cercate non la troverete
perchè cercare è l’antitesi della felicità.
La felicità è sempre sfuggente,
ma si può ottenere adesso la liberazione dall’infelicità,
fronteggiando ciò che è invece di inventarvi delle storie.
L’infelicità copre il vostro naturale stato di benessere
e di pace interiore, la fonte della vera felicità.”
Eckhart Tolle – Un nuovo mondo

The source of happiness
“Awareness is the greatest means for change. […]
Face the facts always gives power.
Be aware that what you think
creates a large extent the emotions you feel.
Feel the connection between thoughts and emotions.
And instead of thoughts and emotions,
Be aware that there is behind.
Do not look for happiness, if you look for it you will not find
why look for is the antithesis of happiness.
Happiness is ever elusive,
but you can get the deliverance from misery,
facing what is rather to invent stories.
Unhappiness covers your natural state of well-being
and inner peace, the source of true happiness. “
Eckhart Tolle – A New World

Poema della Fede profonda – Poem of profound Faith – Hsin hsin ming


Poema della Fede profonda (Hsin hsin ming)”

di Seng Ts’an (3° patriarca della scuola ch’an IV sec. d.C.)

La Via Suprema non e’ difficile
se solo rifiuti di preferire
Senza attrazione o repulsione,
comprenderai chiaramente.

Basta lo spessore di un capello,
e ne sei lontano come il cielo dalla terra
Se desideri che si riveli,
non essere pro o contro.

Il dissidio tra pro e contro
e’ la malattia della mente.
Senza riconoscere il misterioso principio
praticare la quiete e inutile.

La Via e’ perfetta, un ampio spazio,
senza difetto, senza eccesso
Poiche’ afferri o rifiuti,
non la puoi realizzare.

Non inseguire l’esistenza condizionata,
non attaccarti al vuoto
Nell’unita’ e nell’uguaglianza
la confusione svanisce da se’.

Se cerchi la quiete fermando l’attivita’,
quella quiete sara’ perfino piu’ attiva.
Finche’ ristagni nella dualita’,
come puoi realizzare l ‘unita’?

Se non riesci a penetrare l ‘unita’,
entrambi gli opposti perdono la loro funzione.
Rifiuta l ‘esistenza e cadrai nell’esistenza.
Insegui il vuoto e lo rinnegherai.

Parlare e ragionare troppo
impedisce di armonizzarsi con la Via
Smetti di parlare, di ragionare,
e nulla sara’ incomprensibile.

Torna alla radice e realizza il principio
Insegui la chiarezza e la perderai.
Un solo istante volgendo interiormente la luce
e’ maggiore della mera vacuita’.

La precedente vacuita’ viene trasformata,
non era che il prodotto delle illusioni.
Non e’ necessario cercare il vero,
basta eliminare le opinioni.

Non dimorare in pensieri dualistici,
evita di seguirli.
Finche’ esistono giusto e sbagliato,
la mente e’ frammentata e persa.

Il due viene dall’uno,
ma non trattenere nemmeno l’uno.
Se la mente unica non si agita,
i diecimila fenomeni sono senza difetti.

Senza difetti, senza fenomeni;
nessuna agitazione, nessuna mente
ll soggetto si estingue e con l’oggetto.
l’oggetto scompare col soggetto.

L ‘oggetto e’ tale a causa del soggetto,
il soggetto e’ tale a causa dell’oggetto
Sappi che in origine
i due sono l’unica vacuita’.

Nell’unica vacuita’ i due sono lo stessa cosa
che contiene tutti i fenomeni
Senza discriminazione tra bello e brutto
come possono esservi pregiudizi?

La grande Via e’ ampia,
ne’ facile ne’ difficile
Con piccole idee sorgono timori;
piu’ hai fretta, piu’ ritardi.

Se ti attacchi a questo perderai la misura
La mente imbocchera’ una via sbagliata
lascia la presa e sii spontaneo,
senza andare e senza stare.

ln armonia con la tua natura, unito alla Via,
vaga tranquillo, senza impedimenti.
Avvinto dai pensieri, ti allontani dal reale
Cadere nel torpore e’ altrettanto negativo.

Non e’ bene affaticare lo spirito.
Perche’ oscillare tra avversione e attaccamento?
Se desideri penetrare l’unico veicolo.
non rifiutare il regno dei sensi.

Senza avversita’ per il regno dei sensi,
sarai uno con la vera illuminazione.
Il saggio non ha intenzioni,
il folle si pone da se’ in schiavitu’.

Un fenomeno non differisce da un altro
la mente illusa si aggrappa a cio’ che desidera.
Usare la mente per coltivare la mente:
non e’ questo un grande errore?

La mente illusa genera quiete o confusione.
L’illuminato non ha simpatie o antipatie.
La dualita’ di tutte le cose
sorge da false discriminazioni.

Un sogno, un ‘illusione, una folgore nel cielo:
come puo’ valere la peno di afferrarli?
Guadagno e perdita, giusto e sbagliato:
abbandonali tutti all’istante!

Se gli occhi non si chiudono per il sonno,
tutti i sogni svaniscono da soli
Se la mente non discrimina,
tutti i fenomeni appartengono all’unica quiddita’.

Il mistero dell’unica quiddita’ e’ profondo,
immoto, le cose condizionate dimenticate.
Contempla l’identita’ di tutti i fenomeni,
e tornerai all’essenza delle cose.

Nella dimensione incondizionata
non puo’ esserci misura ne’ confronto.
il movimento smette, smettendo si muove
smesso il movimento, nulla e’ smesso.
Quando non c’e’ piu’ dualismo,
come puo’ esserci l’uno?

Nell’assoluto, nell’infinito
non esistono regole ne’ misure.
Sviluppa una mente equanime,
e tutte le azioni si acquieteranno.

Gli angosciosi dubbi sono chiariti
La giusta fede e’ resa integra.
Nulla si trascina dietro,
nulla si ricorda.

Luminosa, vuota, spontanea,
la mente non si sforza.
E’ luogo inaccessibile al pensiero,
impenetrabile alla ragione e al sentimento.

Nel Regno Universale della vera quiddita
non esistono l ‘altro ne’ il se’.
E’ essenziale accordarsi con essa,
rievocando il non-duale.

Nel non-duale tutte le cose sono unita’,
nulla resta escluso
Tutti i saggi delle dieci direzioni
comprendono questo principio.

Esso non e’ veloce ne’ lento:
un pensiero per dieci mila anni.
Dimorando ovunque e in nessun luogo,
si rivelano le dieci direzioni.

Il minore e’ uguale al maggiore
nella realta’ dove non c’e illusione.
Il maggiore e’ uguale al minore,
non si vedono limiti.

L’esistenza non differisce dalla non esistenza,
la non esistenza non differisce dall ‘esistenza
Se non sei a questo punto,
non devi fermarti.

Uno e’ tutto,
tutto e’ uno.
Se puo’ essere cosi’,
perche preoccuparsi dell’incompletezza?

Fede e Mente non sono due.
La non dualita’ e’ Fede nella Mente.
Il sentiero delle parole e’ finito:
Non c’e passato, ne’ futuro, ne’ presente.

•°*”˜.•°*”˜•°*”˜ ♥ ˜”*°•.˜”*°•.˜”*°•

Hsin-hsin Ming:
Verses on the Faith-Mind
By Seng-ts’an, Third Chinese Patriarch
The Great Way is not difficult
for those not attached to preferences.
When neither love nor hate arises,
all is clear and undisguised.
Separate by the smallest amount, however,
and you are as far from it as heaven is from earth.

If you wish to know the truth,
then hold to no opinions for or against anything.
To set up what you like against what you dislike
is the disease of the mind.

When the fundamental nature of things is not recognized
the mind’s essential peace is disturbed to no avail.
The Way is perfect as vast space is perfect,
where nothing is lacking and nothing is in excess.

Indeed, it is due to our grasping and rejecting
that we do not know the true nature of things.
Live neither in the entanglements of outer things,
nor in ideas or feelings of emptiness.
Be serene and at one with things
and erroneous views will disappear by themselves.

When you try to stop activity to achieve quietude,
your very effort fills you with activity.
As long as you remain attached to one extreme or another
you will never know Oneness.
Those who do not live in the Single Way
cannot be free in either activity or quietude, in assertion or denial.

Deny the reality of things
and you miss their reality;
assert the emptiness of things
and you miss their reality.
The more you talk and think about it
the further you wander from the truth.
So cease attachment to talking and thinking,
and there is nothing you will not be able to know.

To return to the root is to find the essence,
but to pursue appearances or “enlightenment” is to miss the source.
To awaken even for a moment
is to go beyond appearance and emptiness.

Changes that seem to occur in the empty world
we make real only because of our ignorance.

Do not seek for the truth;
Only cease to cherish opinions.

Do not remain in a dualistic state;
avoid such easy habits carefully.
If you attach even to a trace
of this and that, of right and wrong,
the Mind-essence will be lost in confusion.
Although all dualities arise from the One,
do not be attached even to ideas of this One.

When the mind exists undisturbed in the Way,
there is no objection to anything in the world;
and when there is no objection to anything,
things cease to be— in the old way.
When no discriminating attachment arises,
the old mind ceases to exist.
Let go of things as separate existences
and mind too vanishes.
Likewise when the thinking subject vanishes
so too do the objects created by mind.

The arising of other gives rise to self;
giving rise to self generates others.
Know these seeming two as facets
of the One Fundamental Reality.
In this Emptiness, these two are really one—
and each contains all phenomena.
If not comparing, nor attached to “refined” and “vulgar”—
you will not fall into judgment and opinion.

The Great Way is embracing and spacious—
to live in it is neither easy nor difficult.
Those who rely on limited views are fearful and irresolute:
The faster they hurry, the slower they go.
To have a narrow mind,
and to be attached to getting enlightenment
is to lose one’s center and go astray.
When one is free from attachment,
all things are as they are,
and there is neither coming nor going.

When in harmony with the nature of things, your own fundamental nature,
and you will walk freely and undisturbed.
However, when mind is in bondage, the truth is hidden,
and everything is murky and unclear,
and the burdensome practice of judging
brings annoyance and weariness.
What benefit can be derived
from attachment to distinctions and separations?

If you wish to move in the One Way,
do not dislike the worlds of senses and ideas.
Indeed, to embrace them fully
is identical with true Enlightenment.
The wise person attaches to no goals
but the foolish person fetters himself or herself.
There is one Dharma, without differentiation.
Distinctions arise from the clinging needs of the ignorant.
To seek Mind with the discriminating mind
is the greatest of mistakes.

Rest and unrest derive from illusion;
with enlightenment, attachment to liking and disliking ceases.
All dualities come from ignorant inference.
They are like dreams, phantoms, hallucinations—
it is foolish to try to grasp them.
Gain and loss, right and wrong; finally abandon all such thoughts at once.

If the eye never sleeps,
all dreams will naturally cease.
If the mind makes no discriminations,
the ten thousand things
are as they are, of single essence.
To realize the mystery of this One-essence
is to be released from all entanglements.
When all things are seen without differentiation,
the One Self-essence is everywhere revealed.
No comparisons or analogies are possible
in this causeless, relationless state of just this One.

When movement stops, there is no movement—
and when no movement, there is no stopping.
When such dualities cease to exist
Oneness itself cannot exist.
To this ultimate state
no law or description applies.

For the Realized mind at one with the Way
all self-centered striving ceases.
Doubts and irresolutions vanish
and the Truth is confirmed in you.
With a single stroke you are freed from bondage;
nothing clings to you and you hold to nothing.
All is empty, clear, self-illuminating,
with no need to exert the mind.
Here, thinking, feeling, understanding, and imagination
are of no value.
In this world “as it really is”
there is neither self nor other-than-self.

To know this Reality directly
is possible only through practicing non-duality.
When you live this non-separation,
all things manifest the One, and nothing is excluded.
Whoever comes to enlightenment, no matter when or where,
Realizes personally this fundamental Source.

This Dharma-truth has nothing to do with big or small, with time and space.
Here a single thought is as ten thousand years.
Not here, not there—
but everywhere always right before your eyes.
Infinitely large and infinitely small: no difference,
for definitions are irrelevant
and no boundaries can be discerned.
So likewise with “existence” and “non-existence.”

Don’t waste your time in arguments and discussion
attempting to grasp the ungraspable.

Each thing reveals the One,
the One manifests as all things.
To live in this Realization
is not to worry about perfection or non-perfection.
To put your trust in the Heart-Mind is to live without separation,
and in this non-duality you are one with your Life-Source.

Words! Words!
The Way is beyond language,
for in it there is no yesterday,

no tomorrow

no today.

Frank Zappa – Joe’s Garage


Frank Vincent Zappa (Baltimora, 21 dicembre 1940Los Angeles, 4 dicembre 1993) è stato un compositore, chitarrista, cantante, arrangiatore, direttore d’orchestra eproduttore discografico statunitense. È considerato uno dei più grandi geni musicali del ‘900, capace di fondere tutti i generi a lui precedenti e contemporanei ottenendo un risultato insuperato.[2][3]

Definire il genere musicale di Zappa è quasi impossibile, ma si può affermare che fosse coinvolto in ambiti musicali come rock, blues, jazz, fusion, avanguardia, musica classica, satira e cabaret.[4][5]

http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa

 

Frank Vincent Zappa[1] (December 21, 1940 – December 4, 1993) was an American musician, bandleader, songwriter, composer, recording engineer, record producer, and film director. In a career spanning more than 30 years, Zappa composed rock, jazz, orchestral and musique concrète works. He also directed feature-length films and music videos, and designed album covers. Zappa produced almost all of the more than 60 albums he released with the band the Mothers of Invention and as a solo artist. While in his teens, he acquired a taste for 20th-century classical composers such as Edgard Varèse, Igor Stravinsky, and Anton Webern, along with 1950s rhythm and blues music. He began writing classical music in high school, while at the same time playing drums in rhythm and blues bands; he later switched to electric guitar.

Zappa was a self-taught composer and performer, and his diverse musical influences led him to create music that was often difficult to categorize. His 1966 debut album with the Mothers of Invention, Freak Out!, combined songs in conventional rock and roll format with collective improvisations and studio-generated sound collages. His later albums shared this eclectic and experimental approach, irrespective of whether the fundamental format was rock, jazz or classical. His lyrics—often humorously—reflected his iconoclastic view of established social and political processes, structures and movements. He was a strident critic of mainstream education and organized religion, and a forthright and passionate advocate for freedom of speech, self-education, political participation and the abolition of censorship.

He was a highly productive and prolific artist and gained widespread critical acclaim. He had some commercial success, particularly in Europe, and worked as an independent artist for most of his career. He also remains a major influence on musicians and composers. Zappa was posthumously inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1995 and received the Grammy Lifetime Achievement Award in 1997. Zappa was married to Kathryn J. “Kay” Sherman from 1960 to 1964. In 1967, he married Adelaide Gail Sloatman, with whom he remained until his death from prostate cancer in 1993. They had four children: Moon, Dweezil, Ahmet and Diva. In 2004,Rolling Stone magazine ranked him at No. 71 on its list of the “100 Greatest Artists of All Time”, and in 2011 at No. 22 on its list of the “100 Greatest Guitarists of All Time”.

http://en.wikipedia.org/wiki/Frank_Zappa

Signore liberami da me stesso – Lord, deliver me from myself – Michel Quoist


Signore liberami da me stesso.

Signore liberami da me stesso!
Signore, mi senti?
Soffro tremendamente.
Asserragliato in me stesso,
Prigioniero di me stesso.
Non sento che la mia voce,
Non vedo che me stesso,
E dietro di me non v’è che sofferenza.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravvedo rabbioso che ancora amo me stesso nell’altro.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perchè non lo colpisce altra parola fuorchè la sua.
Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto,
E mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce,
… perchè non posso veder nulla se non attraverso me.
Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero,
… per dispetto, perchè non li posso amare.
Vorrei uscire,
Vorrei camminare, correre verso un altro paese.
So che esiste la GIOIA, l’ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l’ho vista illuminare gli sguardi.
Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione,
Perchè la mia prigione sono io
Ed io mi amo,
Mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.
Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi trascino tastoni, accecato,
Urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti,
Mi ferisco
Ho male
Ho troppo male, e nessuno lo sa, perchè nessuno è entrato in casa mia.
Sono solo, solo.
Signore, Signore, mi senti?
Signore, indicami la mia porta,
prendi la mia mano,
Apri
Indicami la Via,
La via della GIOIA, della LUCE.
… Ma …
Ma, o Signore, mi senti Tu?
Figliuolo, Io ti ho sentito.
Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse, aprile,
la Mia luce ti rischiarerà.
Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo,
Mi troverai sulla soglia.
Io ti attendo, gli altri ti attendono,
Ma bisogna aprire,
Ma bisogna uscire da te.
Perchè rimanere prigioniero di te stesso?
Sei libero.
Non ho chiuso Io la tua porta,
Non posso riaprirla Io,
… perchè sei tu dall’interno a tenerla solidamente sprangata.

Michel Quoist

“Lord, deliver me from myself”

Lord, do you hear me?
I’m suffering dreadfully.
Locked in myself,
Prisoner of myself,
I hear nothing but my voice,
I see nothing but myself,
And behind me there is nothing but suffering.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my body; it is nothing but hunger, with its thousands of tentacles outstretched to appease its insatiable appetite.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my heart; when I think that it’s overflowing with love, I realize angrily that it is again myself that I love through the loved one.
Lord, do you hear me?
Deliver me from my mind, it is full of itself, of its ideas, its opinions; it cannot carry on a dialogue, as no words reach it but its own.
Alone, I am bored,
I am weary,
I hate myself,
I am disgusted with myself.
For ages I have been turning around inside myself like a sick man in his feverish bed.
Everything seems dark, ugly, horrid.
It’s because I can look only through myself.
I feel ready to hate men and the whole world.
It’s because I’m disappointed that I cannot love them.
I would like to get away,
Walk, run, to another land.
I know that joy exists, I have seen it on singing face.
I know that light exists, I have seen it in radiant eyes.
But, Lord, I cannot get away, for I love my prison and I hate it,
For my prison is myself.
And I love myself, Lord.
I both love and loathe myself.
Lord, I can no longer find my own door.
I grope around blindly,
I knock against my own walls, my own boundaries.
I hurt myself,
I am in pain,
I am in too much pain, and no one knows it, for no one has come in.
I am alone, all alone.
Lord, Lord, do you hear me?
Lord, show me my door,
take me by the hand.
Open the door,
Show me the way,
The path leading to joy, to light.
…But…
But, Lord, do you hear me?
Son, I have heard you.
I am sorry for you.
I have been watching your closed shutters; open them, my light will come in.
I have long been standing at your locked door; open it, you will find me on the threshold.
I am waiting for you, the others are waiting for you,
But you must open,
You must come out.
Why choose to be a prisoner of yourself?
You are free.
It is not I who locked the door,
It is not I who can open it.
…For it is you, from the inside, who persist in keeping it solidly barred.
This beautiful and gut-wrenching prayer is from Michel Quoist, Prayers of Life, (Gill and Macmillan, 1963), 87-89.

La tua destinazione – Your destination


La tua destinazione

Senza tempo
è un sospiro di nuvole
che cambia forma
tu la scegli con attenzione
anche oggi tu sai vedere
quello che dipinge il tuo cuore
Ricordi o viaggio indietro nel tempo?
Come un piccolo frammento di cielo
ogni cosa ritorna
a colorare la tua l’immaginazione
Piccolo uomo
tu credevi alle favole
e oggi tu sai vivere
oltre ogni forma
questa realtà
che ti prende per mano
e con lucciole e fate
ricama la tua destinazione

03.06.2011 Poetyca

Your destination

Timeless
is a sigh of clouds
that changes shape
you choose it carefully
Also today, you know to see
what paint to your heart
Memories or travel back in time?
Like a small piece of heaven
everything returns
to color your imagination
Little man
you believed in fairy tales
and now you know live
over all forms
this reality
who takes your hand
and fireflies and fairies
embroider your destination

03.06.2011 Poetyca

L’arte di amare – The Art of Loving – Erih Fromm


L’arte di amare

“Amore per se stessi. Mentre non suscita nessuna obiezione l’applicazione del concetto d’amore a vari oggetti, è opinione diffusa che sia virtuoso amare gli altri e peccato amare se stessi. Si ritiene che nella misura in cui amo me stesso non posso amare gli altri, che l’amore per se stessi sia una forma egoistica d’amore. Questo punto di vista ha la sua origine nel pensiero occidentale. Calvino parla di amore per se stessi come di ” una peste “, Freud ne parla in termini psichiatrici, ma, nonostante ciò, il suo giudizio è uguale a quello di Calvino. Per lui, amore per se stessi significa narcisismo, libido verso se stessi. Il narcisismo è il primo stadio dello sviluppo umano, e la persona che in età adulta ritorna a questo stadio è incapace di amare; nel caso estremo è malata di mente. Freud parte dal presupposto che l’amore sia la manifestazione della libido, e che la libido sia o rivolta verso altri (amore) o verso se stessi (amore per se stessi). Amore per gli altri e amore per se stessi sono reciprocamente esclusivi, nel senso che più ve n’è di uno, meno ve n’è dell’altro. Se l’amore per se stessi è peccato, ne deriva che l’altruismo è virtù. Sorgono ora queste domande: L’osservazione psicologica sopporta la tesi che ci sia una contraddizione basilare tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri? È l’amore per se stessi lo stesso fenomeno dell’egoismo, oppure è l’opposto? Inoltre, è l’egoismo per l’uomo moderno un vero interesse per se stesso come individuo, con tutte le sue possibilità intellettuali, emotive e sensuali? Non è egli diventato un’appendice del suo ruolo economico-sociale? È il suo egoismo uguale all’amore per se stesso, oppure è cagionato dalla mancanza di esso?…
….Siamo ora arrivati alle premesse psicologiche sulle quali si fonda il nostro argomento. Generalmente queste premesse sono come segue: non solo altri, ma anche noi stessi siamo l’oggetto dei nostri sentimenti e attitudini; le attitudini verso gli altri e verso noi stessi sono fondamentalmente congiuntive Rispetto al problema in questione ciò significa: l’amore per se stessi si trova in coloro che sono capaci di amare il prossimo. L’amore, come principio, è indissolubile per quel che riguarda la connessione tra “oggetti” e noi stessi. L’amore genuino è un’espressione di produttività ed implica cure, rispetto, responsabilità e comprensione. Non è un “affetto” nel senso di essere amato da qualcuno, ma uno sforzo attivo per la crescita e la felicità dell’essere amato, dettato dalla propria capacità di amare.
Amare qualcuno è la realizzazione e la concentrazione dei potere d’amore. L’affermazione fondamentale contenuta nell’amore è diretta verso la persona amata come verso un’incarnazione di qualità essenzialmente umane. L’amore per una persona implica l’amore per l’uomo come tale. La “divisione del lavoro “, come William James la chiama, per cui un uomo ama la famiglia ma non sente niente per lo ” straniero “, è sintomo d’incapacità d’amare. L’amore dell’uomo non è, come generalmente si crede, una astrazione che viene dopo l’amore per una specifica persona, ma è la sua premessa, sebbene geneticamente la si acquisisca amando specifici individui.
Ne deriva che il mio io deve essere un oggetto di amore tanto quanto ogni altro essere. L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.
Se l’amore per se stessi non è disgiunto dall’amore per gli altri, come ci spieghiamo l’egoismo, che ovviamente esclude qualsiasi interesse genuino per gli altri? L’egoista s’interessa solo di se stesso, vuole tutto per sé, non prova gioia nel dare, ma solo nel ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per le necessità degli altri, né rispetto per la loro dignità e integrità. Non può vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che gliene deriva; è fondamentalmente incapace d’amare. Questo non prova che l’interesse per gli altri e l’interesse per se stessi sono alternative inevitabili? Sarebbe così se l’egoismo e l’amore per se stessi fossero la stessa cosa. Ma questa convinzione è l’errore che ha suscitato tante conclusioni errate riguardo il nostro problema. Egoismo e amore per se stessi, anziché essere uguali, sono opposti. L’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco; in realtà odia se stesso. Questa mancanza di amore per sé, che è solo un’espressione di mancanza di produttività, lo lascia vuoto e frustrato. È solo un essere infelice e ansioso di trarre dalla vita le soddisfazioni che impedisce a se stesso di raggiungere. Sembra interessarsi troppo di sé, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sé. Freud sostiene che l’egoista è un narcisista, che ha concentrato su se stesso ogni capacità d’amore. P vero che gli egoisti sono incapaci di amare gli altri, ma sono anche incapaci di amare se stessi.
È più facile capire l’egoismo se lo si paragona ad un morboso interesse per gli altri, come lo troviamo, ad esempio, in una madre troppo premurosa. Mentre lei crede di essere particolarmente attaccata al suo bambino, in realtà ha una profonda, repressa ostilità per l’oggetto del proprio interesse. È eccessivamente premurosa, non perché ami troppo il proprio figlio, ma perché deve compensare la sua incapacità di amarlo.
Questa teoria sulla natura dell’egoismo è nata dall’esperienza psicoanalitica dell'”altruismo” nevrotico, un sintomo di nevrosi osservato in molti soggetti turbati non solo da questo sintomo, ma da altri ad esso connessi, quali la depressione, la stanchezza, l’incapacità di lavorare, il fallimento nei rapporti col prossimo, e via dicendo. Non solo l’altruismo non è considerato un “sintomo”; è spesso l’unico tratto positivo del carattere del quale i soggetti si vantano. La persona ” altruista ” non vuole niente per sé; vive solo per gli altri, si vanta di non considerarsi importante. È sorpresa di scoprire che, ad onta del proprio altruismo, è assai infelice e che i suoi rapporti con coloro che la circondano non l’appagano. Uno studio analitico dimostra che questo altruismo non è qualcosa di separato dagli altri sintomi, ma uno di essi, e spesso il più importante; che il soggetto è inibito nelle proprie capacità di amare e di godere; che è pieno di ostilità verso la vita e che dietro la facciata dell’altruismo si nasconde un sottile ma intenso egocentrismo. Questo individuo può essere curato solo se anche il suo altruismo è interpretato come un sintomo tra gli altri, in modo che la sua aridità, che sta alla base sia dell’altruismo che degli altri sintomi, possa essere corretta.”

Tratto da “L’arte di Amare” di Erich Fromm edito da Mondadori

The Art of Loving

Love yourself. While it raises no objection to the application of the concept of love to various objects, it is widely believed that it is virtuous to love others, love yourself and sin. It is Fro that as far as I can not love myself love others, that love for oneself is a selfish form of love. This view has its origins in Western thought. Calvin speaks of love for oneself as a “plague”, Freud speaks in termspsychiatric disorders, but despite that, his opinion is equal to that of Calvin. For him, love for oneself is narcissism, libido towards themselves. Narcissism is the first stage of human development, and the person returns in adulthood at this stage is unable to love, in the extreme case of mind is sick. Freud starts from the premise that love is the manifestation of libido, and libido is or is facing other (love) or to oneself (self-love themselves). Love for others and self-love are mutually exclusive in the sense that there is something more than one, unless there is something other. If the self-love is a sin, it follows that ‘altruism is a virtue. now these questions arise: The psychological observation supports the thesis that there is a basic contradiction between love for oneself and love for others? It is love for oneself the same phenomenon of’ selfishness, or is it the opposite? In addition, it is selfishness for the modern man a real interest for himself as an individual, with all his intellectual capabilities, emotional and sensual? Is he not become an appendage of its economic role -Social? his selfishness is equal to the love for himself, or is caused by the lack of it? ……. We are now arrived at the psychological premises on which it is based on our subject. Generally, these assumptions are as follows: not only others but also we ourselves are the object of our feelings and attitudes, attitudes toward others and ourselves are basically conjunctivae Compared to the problem in question, which means: self-love is the same in those who are capable of loving our neighbor.Love, in principle, is indissoluble as regards the connection between “objects” and ourselves. Genuine love is an expression of productivity and implies care, respect, responsibility and understanding. It is not an “affection” in the sense of being loved by someone, but an active effort for growth and happiness of the loved one, dictated by their capacity to love.
To love someone is the realization and the concentration of the power of love. The fundamental assertion contained in the love is directed toward a loved one to an embodiment as essentially human quality. Love for one person implies love for man as such. The “division of labor” as William James calls it, a man that loves his family but he feels nothing for the “foreign” is a symptom of inability to love.The love of man is not, as generally believed, an abstraction that is after the love for a specific person, but his premise, although it is genetically loving acquire specific individuals.
The result is that my ego has to be an object of love as any other being. The affirmation of life, happiness, growth, freedom is determined by its capacity to love, that is in the care, respect, responsibility and the understanding. If an individual is able to love productively, he loves himself too, if he can love only others can not love completely.
If the love of self is not separated from love for others, as we explain the self-interest, which of course excludes any genuine concern for others? The selfish, interested only in himself, wants everything for himself, feels no joy in giving, but only receive. He sees the outside world only in terms of what we can obtain, is not interested in the needs of others, or respect for their dignity and integrity. Can not see nothing but himself; judges everything and all the utility that comes him, is basically incapable of love. This does not prove that the concern for others and self-interest alternatives are inevitable? It would be so if the selfishness and self-love were the same thing. But this belief is the error that has caused so many wrong conclusions about our problem. Selfishness and self-love, instead of being equal, are opposites. The egoist is not too fond of himself, but too little, actually hates himself. This lack of self-love, which is only an expression of lack of productivity, leaves him empty and frustrated. It is only to be unhappy and anxious to reap the rewards from life that keeps himself to reach. It seems too self-interested, but it does not make a futile attempt to compensate for the lack of love for oneself. Freud argues that the egoist is a narcissist, he focused on himself all the ability to love. P selfish true that they are incapable of loving others, but they are also unable to love themselves.
It is easier to understand selfishness when compared to a morbid interest in others, as we find, for example, in a caring mother too. While she believes to be particularly attached to her baby actually has a deep, pent-up hostilities for the object of his interest. It is too thoughtful, too, not because you love your son, but because it must compensate for his inability to love him.
This theory about the nature of egoism is born from the experience of the psychoanalytic ‘”altruism” neurotic, a symptom of neurosis seen in many individuals not only troubled by this symptom, but by others connected to it, such as depression, fatigue, the ‘inability to work, failure in relationships with others, and so on. Not only that altruism is not considered a “symptom” is often the only positive trait of character of those who boast. The person “caring” does not want anything for himself and lives only for others, it has not considered important. It’s no surprise to discover that, in spite of their altruism, is very unhappy and that her relationships with those around her did not gratify. One case study shows that this altruism is not something separate from other symptoms, but one of them, and often the most important, that the subject is inhibited in their ability to love and enjoy, which is full of hostility towards life and that behind the facade of altruism lies a subtle but intense self-centeredness. This individual can be treated only if their altruism is interpreted as a symptom among others, so that its aridity, which is the basis of altruism is that of the other symptoms, can be corrected. “
Taken from “The Art of Loving” by Erich Fromm published by Mondadori

Top Tracks for Steve Miller Band


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La Steve Miller Band è un gruppo musicale rock statunitense costituito nel 1967 a San Francisco, California.[1] Il gruppo è diretto da Steve Miller che si esibisce allachitarra e nella veste di voce solista, noto per una serie di singoli, soprattutto di metà degli anni 1970, che rappresentano pietre miliari del rock classico radiofonico.

Nel 1965 dopo essersi trasferito a Chicago per suonare il blues, Steve Miller e il tastierista Barry Goldberg fondarono la Blues Band Goldberg-Miller insieme al bassistaShawn Yoder, al chitarrista ritmico Craymore Stevens, e il batterista Lance Haas. Il gruppo venne messo sotto contratto dall’etichetta discografica Epic Records dopo aver suonato in molti club di Chicago ed essere apparsi nella serie televisiva Hullabaloo assieme ai Four Tops and the Supremes.

Miller lasciò il gruppo per andare a San Francisco, dove era fiorente la scena psichedelica. Lì costituì, nel 1967, la Steve Miller Blues Band. Harvey Kornspan, socio manager del gruppo, negoziò e sottoscrisse un grande contratto (860 000 dollari in cinque anni, oltre a 25 000 dollari di denaro promozione che doveva essere speso a discrezione della band) con l’allora presidente della Capitol Records, Alan Livingston. Poco dopo, il nome della band venne accorciato a Steve Miller Band, al fine di ampliare il suo fascino. La band, composta da Miller, dal chitarrista James Cooke, dal bassista Lonnie Turner, dal batterista Tim Davis (che sostituì Lance Haas alla batteria) e Jim Peterman all’organo Hammond B3, accompagnò Chuck Berry in un concerto presso la Fillmore West che venne registrato e pubblicato come album live,Live at Fillmore Auditorium.[2] Il chitarrista Boz Scaggs si unì al gruppo subito dopo, quando lo stesso gruppo si esibì in giugno al Monterey Pop Festival.

Nel febbraio 1968, in Inghilterra, il gruppo registrava l’album di debutto, Children of the Future, presso gli studi Olympic con Glyn Johns al missaggio. L’album fu un insuccesso e non entrò fra i Top 100 chart album, ma i brani migliori erano l’acustico “Baby’s Calling Me Home” e il blues funky “Steppin’ Stone”. Il brano di chiusura del disco era una versione lenta del blues “Key To The Highway”.

Il loro secondo album Sailor vide la luce nell’ottobre 1968, balzando subito al numero 24 del Billboard. Fra i maggiori successi i singoli “Livin’ In The USA”, “Lucky Man”, “Overdrive” e “Dime-A-Dance Romance”.

La fama del gruppo andò crescendo alla pubblicazione di ogni nuovo album: Brave New World (numero 22, 1969), con le canzoni di successo “Space Cowboy” e “My Dark Hour” scritta e interpretata con Paul McCartney (aka Paul Ramon) alle percussioni, basso, chitarra e voce di fondo; seguita da Your Saving Grace (numero 38, 1969) e Number 5 (numero 23, 1970).

Nel 1971, Miller ebbe un incidente d’auto che gli procurò un frattura al collo. La Capitol Records pubblicò l’album Rock Love. L’album era caratterizzato inedite registrazioni dal vivo (tra cui una jam session di undici minuti sulla traccia del titolo) e materiale realizzato in studio, uno dei due album della Steve Miller Band non ancora pubblicato su CD, assieme all’altro Recall the Beginning…A Journey From Eden. Nel 1972, il doppio album compilation Anthology è stato pubblicato con 16 canzoni tratte dai primi cinque album della band.

The Joker (numero 2, 1973) mostrò al pubblico un nuovo stile della band. La traccia del titolo divenne un singolo numero 1 singolo nella Billboard Hot 100, nella UK Singles Chart, in Irlanda e nei Paesi Bassi per due settimane ed in Nuova Zelanda, secondo in Canada e Norvegia, quarto in Svezia, quinto in Svizzera ed Austria e settimo in Germania e venne certificato disco di platino per il raggiungimento di oltre un milione di copie vendute.

Tre anni dopo la band tornò con Fly Like an Eagle, che si piazzò al numero 3. I tre singoli estratti: “Take The Money and Run” (numero 11), “Fly Like an Eagle” (numero 2) e il secondo pezzo al primo posto, “Rock’n Me“. Miller dichiarò che l’introduzione della chitarra in “Rock’n Me” era un tributo alla canzone “All Right Now” della bandFree.[3]

Book of Dreams (numero 2, 1977) comprendeva altri tre successi: “Jet Airliner” (numero 8), “Jungle Love” (numero 23) (successivamente utilizzata per i titoli di testa dell’ottava stagione della sitcom Everybody Loves Raymond), e “Swingtown” (numero 17). L’album del 1982 Abracadabradiede al gruppo il terzo numero 1 con singolo del titolo. Il singolo di Miller scalzò dal primo posto della classifica i Chicago con la loro “Hard to Say I’m Sorry“, proprio come aveva fatto “Rock’n Me” con “If You Leave Me Now” nel 1976.[3]

Nel 1978 uscì Greatest Hits 1974-78 vendendo più di 13 milioni di copie mentre Miller continuava a tenere concerti da tutto esaurito.[4]

Il 15 giugno 2010 venne pubblicato Bingo!, un nuovo album di cover blues e R&B e il 18 aprile 2011 vide la luce Let Your Hair Down, album gemello di Bingo!.[5]

Uno dei decani della band, Norton Buffalo, morì di cancro ai polmoni il 30 ottobre 2009. John King (batterista durante l’era “The Joker”) morì poco dopo di cancro al rene il 26 ottobre 2010. James Cooke è morto di cancro il 16 maggio 2011.[6][7]

Il chitarrista blues Jacob Peterson entrò a far parte della band prima del tour di primavera del 2011. Dopo l’ingresso di Petersen, il chitarrista Kenny Lee Lewis passò definitivamente al basso.

Il 10 novembre 2011 la band si esibì all’interno degli stabilimenti Boeing di Everett, nello Stato di Washington, per celebrare il definitivo progetto dell’aereo 747-8. Il concerto iniziò con “Jet Airliner”.[8]

http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Miller_Band

The Steve Miller Band is an American rock band formed in 1966 in San Francisco, California.[4] The band is managed by Steve Miller on guitar and lead vocals, and is best known today for a string of (mainly) mid-1970s hit singles that are staples of classic rock radio, as well as several earlier acid rock albums. Steve Miller left his first band to move to San Francisco and form the Steve Miller Blues Band. Shortly after Harvey Kornspan negotiated the band’s landmark contract with Capitol Records in 1967, the band shortened its name to ‘Steve Miller Band’. In February 1968, the band recorded its debut album Children of the Future. They went on to produce albumsSailor, Brave New World, Your Saving Grace, Number 5, Rock Love and more. The Steve Miller Band’s Greatest Hits 1974-1978, released in 1978, sold over 13 million copies. They continued to produce more albums and in 2014, Steve Miller Band is touring with the rock band Journey.

In 1965 after moving to Chicago to play the blues, Steve Miller and keyboardist Barry Goldberg founded the Goldberg-Miller Blues Band along with bassist Shawn Yoder, rhythm guitarist Craymore Stevens, and drummer Lance Haas. The band was contracted to Epic Records after playing many Chicago clubs. They also appeared onHullabaloo with the Four Tops and the Supremes.

Miller left the group to go to San Francisco where the psychedelic scene was flourishing. He then formed the Steve Miller Blues Band. Harvey Kornspan, managing partner, wrote and negotiated the band’s landmark contract ($860,000 over 5 years as well as $25,000 of promotion money that was to be spent at the band’s discretion) with Capitol Records then president, Alan Livingston in 1967. Shortly after, the band’s name was shortened to the Steve Miller Band in order to broaden its appeal. The band, consisting of Miller, guitarist James Cooke, bassist Lonnie Turner, drummer Tim Davis (who replaced the departing Lance Haas on drums) and Jim Peterman on Hammond B3 organ, backed Chuck Berry at a gig at the Fillmore West that was released as the live album, Live at Fillmore Auditorium.[5] Guitarist Boz Scaggs joined the band soon after and the group performed at the Magic Mountain Festival and the Monterey Pop Festival in June.

In February 1968, while in England, the band recorded their debut album Children of the Future at Olympic studios with Glyn Johns as engineer/producer. The album did not score among the Top 100 album chart. The second album Sailor appeared in October 1968 and climbed the Billboard chart to #24. Successes included the single “Living in the USA”.

Brave New World (#22, 1969) featured the song “Space Cowboy” and “My Dark Hour” which was co-written by “Paul Ramon” (alias Paul McCartney) who also played drums, bass and guitar and sang backing vocals. This was followed by Your Saving Grace (#38, 1969); and then Number 5 (#23, 1970).

In 1971 Miller broke his neck in a car accident. Capitol Records released the album Rock Love, featuring unreleased live performances (including an eleven-minute jam on the title track) and studio material. This is one of two Steve Miller Band albums not to be released on CD, the other being Recall the Beginning…A Journey from Eden. In 1972, the double album compilation Anthology was released, containing 16 songs from the band’s first five albums.

The style and personnel of the band changed radically with The Joker (#1, 1973), concentrating on straightforward rock and leaving the psychedelic side of the band behind. The title track became a #1 single and was certified platinum, reaching over one million sales.

Three years later, the band returned with the album Fly Like an Eagle, which charted at #3. Three singles were released from the album: “Take the Money and Run” (#11), “Fly Like an Eagle” (#2) and their second Number One success, “Rock’n Me“. Miller credits the guitar intro to “Rock’n Me” as a tribute to the classic song by Free, “All Right Now“.[6]

Book of Dreams (#2, 1977) also included three successes: “Jet Airliner” (#8), “Jungle Love” (#23) (later becoming the song played over the opening credits of the 8th season of the sitcom Everybody Loves Raymond), and “Swingtown” (#17). 1982’s Abracadabra album gave Steve Miller his third Number One success with the title track. Miller’s hit pushed Chicago‘s “Hard to Say I’m Sorry” out of the #1 spot, just as his “Rock’n Me” had knocked Chicago’s “If You Leave Me Now” out of the #1 spot in 1976.[6]

Released in 1978, The Steve Miller Band’s Greatest Hits 1974-1978 has sold over 13 million copies and Miller continues to perform successful sold-out concert performances.[7]

Bingo!, a new album of blues and R&B covers, was released on June 15, 2010. Let Your Hair Down, a companion release to Bingo!, was released 10 months later, on April 18, 2011.[8]

Founding member Tim Davis died from complications due to diabetes on September 20, 1988 at the age of 44. Longtime band member Norton Buffalo died from lung cancer on October 30, 2009. John King (drummer during “The Joker” era) died after a short bout with kidney cancer on October 26, 2010. James Cooke died from cancer on 16 May 2011.[9][10]

Blues guitarist Jacob Peterson officially joined the band before the Spring 2011 tour. Following Petersen joining the band, longtime guitarist Kenny Lee Lewis switched instruments to become the band’s full-time bassist.

On November 10, 2011 the band played inside the Boeing factory in Everett, Washington to celebrate the successful delivery milestones of the 747-8 program. They opened the set with “Jet Airliner”.[11]

In 2014 Steve Miller Band is touring with fellow San Francisco rock band Journey.[12]

http://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Miller_Band

Una perla al giorno – Ramacaritamanasa, Uttara-kanda


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Il comportamento del malvagio e quello del buono
assomigliano alla condotta della scure e del legno di sandalo.
La scure taglia il sandalo, mentre questo le fa dono della sua virtù,
rendendolo profumato.

Ramacaritamanasa, Uttara-kanda, 36,4

The behavior of the evil and the good of the
resemble the conduct of the ax and sandalwood.
The ax cuts the sandal, while this makes a gift of his virtues,
  making it fragrant.

Ramacaritamanasa, Uttara-kanda, 36.4

L’arte della trascendenza – The Art Of Transcendence – Osho


L’arte delle trascendenza

“Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta. Era un afoso giorno d’estate e aveva molta sete; disse ad Ananda, il suo discepolo più vicino: «Ananda, torna indietro. Cinque o sei chilometri fa, abbiamo attraversato un ruscello. Porta un po’ d’acqua, prendi la mia ciotola. Sono molto stanco e assetato». Era invecchiato…

Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il ruscello erano passati alcuni carri che avevano reso fangosa l’acqua. Le foglie morte che giacevano sul fondo erano sulla superficie; non era più possibile berla, perché si era intorbidita. Egli tornò a mani vuote e disse: «Dovrai aspettare un po’; andrò più avanti. Ho sentito dire che due, tre chilometri più avanti c’è un grande fiume. Porterò l’acqua da là».
Ma il Buddha insistette: «Torna indietro e prendi l’acqua da quel ruscello».

Ananda non riusciva a capire la sua insistenza, ma se il Maestro diceva così, il discepolo doveva eseguire l’ordine. Sebbene vedesse l’assurdità della cosa – camminare ancora per cinque chilometri, nonostante l’acqua non si potesse bere – si mise in cammino.

Mentre partiva, il Buddha gli disse: «Non tornare se l’acqua è ancora torbida. In quel caso, siediti sulla riva in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel fiume. Siediti sulla riva in silenzio e osserva. Prima o poi l’acqua tornerà limpida, riempirai la ciotola e tornerai indietro».

Ananda andò e il Buddha aveva ragione: l’acqua era quasi pulita, le foglie se n’erano andate, il fango si era depositato; ma poiché non era ancora totalmente limpida, egli si sedette sulla riva a guardare il fiume scorrere. A poco a poco divenne chiaro come un cristallo. Allora tornò indietro danzando: aveva capito l’insistenza del Buddha. In ciò che era successo c’era un messaggio per lui, e l’aveva compreso. Diede l’acqua al Buddha e, ringraziandolo, gli toccò i piedi.

Il Buddha disse: «Che cosa stai facendo? Sono io che dovrei ringraziarti, poiché mi hai portato l’acqua».
Ananda rispose: «Adesso posso capire. Prima ero arrabbiato; non l’ho fatto vedere, ma lo ero perché pensavo fosse assurdo tornare indietro.

Tuttavia, ora comprendo il messaggio: era davvero ciò di cui avevo bisogno in questo momento. Seduto sulla riva del fiume, ho capito che la stessa cosa accade con la mente. Se salto nel ruscello, lo sporcherò di nuovo. Se salto nella mente, si crea più rumore, cominciano a sorgere nuovi problemi. Seduto in disparte, ho imparato la tecnica.

«Adesso anche con la mente mi siederò in disparte, osservandola in tutti i suoi problemi, la sporcizia, le foglie morte, le ferite, i traumi, i ricordi, i desideri. Imperturbato, starò seduto sulla riva, aspettando il momento in cui tutto sarà limpido.»
Accade da sé, perché quando siedi sulla riva della mente, non le dai più energia. Questa è la meditazione autentica. La meditazione è l’arte della trascendenza.”

OSHO, The Dhammapada: The Way of the Buddha, vol. 10, cap. 4.

The Art Of Transcendence

One day Buddha is passing by a forest. It is a hot summer day and he is feeling very thirsty. He says to Ananda, his chief disciple, “Ananda, you go back. Just three, four miles back we passed a small stream of water. You bring a little water — take my begging bowl. I am feeling very thirsty and tired.” He had become old.

Ananda goes back, but by the time he reaches the stream, a few bullock carts have just passed through the stream and they have made the whole stream muddy. Dead leaves which had settled into the bed have risen up; it is no longer possible to drink this water — it is too dirty. He comes back empty-handed, and he says, “You will have to wait a little. I will go ahead. I have heard that just two, three miles ahead there is a big river. I will bring water from there.”

But Buddha insists. He says, “You go back and bring water from the same stream.”

Ananda could not understand the insistence, but if the master says so, the disciple has to follow. Seeing the absurdity of it — that again he will have to walk three, four miles, and he knows that water is not worth drinking — he goes.

When he is going, Buddha says, “And don’t come back if the water is still dirty. If it is dirty, you simply sit on the bank silently. Don’t do anything, don’t get into the stream. Sit on the bank silently and watch. Sooner or later the water will be clear again, and then you fill the bowl and come back.”

Ananda goes there. Buddha is right: the water is almost clear, the leaves have moved, the dust has settled. But it is not absolutely clear yet, so he sits on the bank just watching the river flow by. Slowly slowly, it becomes crystal-clear. Then he comes dancing. Then he understands why Buddha was so insistent. There was a certain message in it for him, and he understood the message. He gave the water to Buddha, and he thanked Buddha, touched his feet.

Buddha says, “What are you doing? I should thank you that you have brought water for me.”

Ananda says, “Now I can understand. First I was angry; I didn’t show it, but I was angry because it was absurd to go back. But now I understand the message. This is what I actually needed in this moment. The same is the case with my mind — sitting on the bank of that small stream, I became aware that the same is the case with my mind. If I jump into the stream I will make it dirty again. If I jump into the mind more noise is created, more problems start coming up, surfacing. Sitting by the side I learned the technique.

“Now I will be sitting by the side of my mind too, watching it with all its dirtiness and problems and old leaves and hurts and wounds, memories, desires. Unconcerned I will sit on the bank and wait for the moment when everything is clear.”

And it happens on its own accord, because the moment you sit on the bank of your mind you are no longer giving energy to it. This is real meditation. Meditation is the art of transcendence.

Osho, The Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol. 10, ch. 4.

La rabbia – Anger


La rabbia

Perché cerchi la gioia fuori da te,
non sai che la puoi trovare solo nel tuo cuore?

Tagore

Che cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell’uomo.

Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.
Essendo l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali, molto interessanti risultano gli studi evolutivi, in grado di analizzare le pure espressioni della rabbia, prima cioè che vengano apprese quelle regole che ne controllano l’esibizione. Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l’emozione che predomina sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Da dove nasce la rabbia?

Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l’emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.

Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell’attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all’altro di ferire e l’eventuale possibilità di evitare l’evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Contro chi ci si arrabbia?

L’emozione della rabbia può essere quindi definita come la reazione che consegue ad una precisa sequenza di eventi

stato di bisogno
oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
assenza di paura verso l’oggetto frustrante
forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco.
Questo è quello che avviene in natura, anche se l’evoluzione sembra aver plasmato forti segnali che inducono la paura e di conseguenza la fuga, impedendo cosi l’aggressione dell’avversario. Nella specie umana, di solito, si assiste non solo ad una inibizione della tendenza all’azione di agg ressione e attacco ma addirittura al mascheramento dei segnali della rabbia verso l’oggetto frustrante. Nella specie umana, la cultura e le regole sociali a volte impediscono di dirigere la manifestazione e l’azione direttamente verso l’agente che scatena la rabbia.

Tre possono quindi essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia:

oggetto che provoca la frustrazione
un oggetto diverso rispetto a quello che provoca la frustrazione (spostamento dall’obiettivo originale)
la rabbia può infine essere diretta verso se stessi, trasformandosi in autolesionismo ed auto aggressione.

Come il corpo manifesta la rabbia?

Per quanto siano estremamente forti le pressioni contro la manifestazione della rabbia, essa possiede una tipica espressione facciale, ben riconoscibile in tutte le culture studiate. L’aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia e lo scoprire e digrignare i denti, rappresentano le modificazioni sintomatiche del viso che meglio esprimono l’emozione della rabbia. Tutta la muscolatura del corpo può estendersi fino all’immobilità.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L’organismo si prepara all’azione, all’attacco e all’aggressione. Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell’inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.

Quali sono le funzioni della rabbia?

Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell’oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell’organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l’induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall’uomo, hanno dimostrato che l’ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell’individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l’immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L’arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Anger


Why seek the joy out of you,
do not know that you can only find in your heart?

Tagore

What is anger? Anger is an emotion typical, seen as fundamental to all psychological theories since it is possible to identify a specific functional origin, characteristic of the antecedents, manifestations of expression and physiological changes consistent, predictable trends of the action. Since primitive emotion, it can be observed both in very young children that different species of man.

So, along with the joy and pain, anger is one of the earliest emotions.
Since the emotion whose expression is inhibited more by the culture and societies, are very interesting evolutionary studies, to analyze the pure expressions of anger, that is, they are first learned the rules that control the performance. Furthermore, the anger is part of the triad of hostility with the disgust and contempt, and represents the fulcrum and the basic emotion. These feelings often occur in combination, and despite having origins, experiences and different outcomes is difficult to identify the emotion that predominates over the others. Many appear to be the linguistic terms that refer to this emotional reaction: anger, frustration, rage and anger are the emotional state of intense anger, while others express the same sentiment but of lower intensity, such as: irritation, annoyance, impatience.

Where does the anger?

For most theories of anger is the typical reaction to frustration and coercion, both physical and psychological.
While representing the common denominators, compulsion and frustration is not in itself sufficient nor necessary conditions because the feeling of anger origins. The causal relationship that links the frustration to anger is not easy. Other factors seem to imply that the origins of the emotion anger. The responsibility and the knowledge that is attributed to the person who causes frustration or compulsion seem to be other important factors.

Even more of the specific circumstances of the damage, the one that weighs in activating an emotion of anger that seems to be a willingness to hurt another who gives and any chance to avoid the event or situation frustrating.
In short, we get angry when something or someone is opposed to the realization of our need, especially when the perceived intent to hinder the fulfillment.

Against whom are we angry?

The emotion of anger can then be defined as the reaction that follows a precise sequence of events

state of need
object (living or nonliving) which opposes the realization of this need
attribution to the object of intention to oppose
lack of fear toward the object frustrating
strong intention to attack, attack the frustrating object
act of aggression brought about through the attack.
This is what happens in nature, even if the evolution seems to have formed strong signals that induce fear and consequently the flight, thus preventing the attack of the opponent. In humans, usually, there is not only to an inhibition of the tendency of the action and attack adj ressure but also the masking of signals of anger toward the object frustrating. In humans, culture and social rules sometimes prevent the event and to direct the action directly to the agent that triggers the anger.

Three may be the final recipients of the fundamental our anger:

object that causes frustration
an object other than the one that causes the frustration (the original lens shift)
Finally, anger can be directed towards themselves, becoming self-harm and self-aggression.

As the body manifests the anger?

As the pressures are very strong against the manifestation of anger, it has a typical facial expression, recognizable in all cultures studied. The wrinkling of the forehead and eyebrows violent and discover and gnashing of teeth, the changes are symptomatic of the face that best express the emotion of anger. All the muscles of the body may extend up to immobility.
The most frequent subjective sensations may be the fear of losing control, the stiffening of the muscles, restlessness and warmth. The voice becomes more intense, the tone hissing, screeching and threatening. The body prepares for action, the attack and aggression. The psychophysiological changes are typical of a strong activation of the autonomic sympathetic nervous system, namely: rapid heartbeat, increased blood pressure and perfusion of peripheral blood vessels, increased muscle tension and sweating. Studies on the effects of inhibition of aggressive manifestations seem to indicate that those who do not in any way express their feelings of anger tend to experience them for a longer time.

What are the functions of anger?

The psychophysiological changes that occur through the powerful impulsive and aggressive mode with a strong propensity to action are instrumental in the removal of the object frustrating. Anger is definitely an emotional state that increases the body the fuel energy used to go to blows, these actions are, or just verbal expressions. The removal of the obstacle which opposes the realization of the need can be done either through the induction of fear and the resulting flight or by a violent attack.

The extensive research done on the behavior of species other than human, have shown that the resulting anger and aggressive manifestations are determined for reasons directly or indirectly related to the survival of the individual and species. The animals often attack because something scares them or because they are attacked by predators, to get the better of the rival sex to chase an intruder from the territory or to defend their offspring.
In men, however, the reasons for an attack of rage concern more the frustration of activities that were associated with the image and self-realization. The goal here seems more open to change a behavior that is not considered appropriate. The angry, clearly justifying the reasons of discontent, seems to be a procedure for obtaining a useful change.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Gentilezza – Kindness – Goethe


🌸Gentilezza🌸

La gentilezza è
la catena d’oro
con la quale nella società
tutto è legato insieme.

Goethe
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Kindness

Kindness is
the golden chain
by which society
is bound together.

Goethe

Cambiare – Change


“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello?

Quando critichiamo gli altri, che secondo noi stanno sbagliando, crediamo di essere nel giusto. E se fossimo noi a sbagliare? Per quale motivo la nostra verità è più vera di quella di un altro? Siamo sempre pronti a giudicare gli altri, ma incapaci di esaminare noi stessi. Perché esaminare se stessi è doloroso. Quando versiamo sugli altri la colpa del nostro malessere, e della nostra insoddisfazione, come possiamo guarire il nostro cuore malato?

“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.” (Matteo 7, 3-5).

“Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.” (Matteo 12, 7)

http://www.lastellacometa.it/

“Why look at the speck in your brother?

When we criticize others, that we think are wrong, we believe to be right. And if we were to go wrong? Why is our truth is more true than another? We are always ready to judge others, but unable to examine ourselves. Because it is painful to look at themselves. When we pour on others because of our discomfort, and our dissatisfaction, how can we heal our sick heart?

“Why look at the speck in your brother, and do not notice the plank in your own eye? Or how can you say to your brother, ‘Let me remove the speck from your eye, when the beam is in thine own eye? You hypocrite, first take the plank out of your eye and then shalt thou see clearly to remove the speck from your brother. “(Matthew 7: 3-5).

“If you had known what it means: I desire mercy and not sacrifice, would not have condemned the guiltless.” (Matthew 12: 7)

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La responsabilità è tua!

La mente ordinaria getta sempre la responsabilità su qualcun altro. È sempre l’altro che ti fa soffrire. Sono tua moglie, tuo marito, i tuoi genitori, i tuoi bambini che ti fanno soffrire, oppure è il sistema economico della società, il capitalismo, il comunismo, il fascismo, l’ideologia politica dominante, la struttura sociale oppure sono il fato, il karma, Dio… qualsiasi nome ti venga in mente. Scuse, scuse e scuse – sono scuse per evitare la semplice osservazione che: “Io sono responsabile di me stesso. Nessun altro è responsabile per me; la responsabilità è assolutamente e completamente mia. Qualsiasi cosa io sia, sono io che l’ho creata.” Questo è il significato del sutra: Riduci tutte le responsabilità a una. E quell’uno sei tu. Quando avviene questa comprensione: Io sono responsabile della mia vita – della mia sofferenza, del mio dolore, di tutto ciò che mi è accaduto e che mi accade – io ho scelto che sia così; questi sono i semi che ho seminato e ora ne sto raccogliendo i frutti; io sono responsabile – una volta che questa intuizione diventa per te una comprensione naturale, tutto il resto è semplice. Allora la vita comincia a prendere una nuova svolta, si muove in una nuova dimensione. Questa dimensione è conversione, rivoluzione, mutamento – perché quando so di essere il responsabile, so anche di poter cambiare in qualsiasi momento decida di farlo. Nessuno può impedirmelo. Qualcuno può forse impedirti di abbandonare la tua infelicità, di trasformare la tua infelicità in beatitudine? Nessuno. Persino se sei in una cella, incatenato, imprigionato, nessuno può imprigionarti; la tua anima resta comunque libera. Naturalmente vivi in un contesto estremamente limitato, ma persino in quella situazione limitata puoi cantare. Puoi piangere lacrime di impotenza o puoi cantare. Persino con le catene ai piedi puoi danzare; persino il suono delle catene potrà essere melodica. Il sutra successivo:Sii grato a tutti. Atisha è davvero estremamente scientifico. Prima dice: prendi l’intera responsabilità su di te. In secondo luogo dice: sii grato a tutti. Ora che nessuno è responsabile della tua infelicità tranne te, se tutto è una tua creazione, cosa resta? Sii grato a tutti. Perché tutti stanno creando uno spazio nel quale puoi trasformarti – persino coloro che credono di ostacolarti, persino coloro che pensano di essere tuoi nemici. I tuoi amici, i tuoi nemici, la brava gente e la gente cattiva, le circostanze favorevoli, le circostanze sfavorevoli – tutto sta creando il contesto nel quale puoi trasformarti e diventare un buddha. Sii grato a tutti. A coloro che ti hanno aiutato, a coloro che hanno creato impedimenti, a coloro che ti sono stati indifferenti. Sii grato a tutti, perché tutti insieme stanno creando il contesto in cui nascono i buddha, in cui tu puoi diventare un buddha.

Osho

‎” I vostri due occhi fisici, vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale.
Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile.
Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l’invisibile diviene visibile” .

Paramahansa Yogananda – ” L’eterna ricerca dell’uomo “- ed. Astrolabio

‎”Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare, ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento…
Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà… Dobbiamo fare lo sforzo, per passare dalla miseria alla felicità, dallo sconforto al coraggio….”

Paramhansa Yogananda

Che cos’è il vero amore?

Rifletti sempre su questa profonda verità: tu non ap­partieni a nessuno e nessuno ti appartiene. Sei su que­sta Terra soltanto per un po’ di tempo. La vera ragione per cui sei qui è completamente diversa da qualsiasi cosa tu abbia potuto immaginare.

I tuoi familiari ti rivendicano come se appartenessi a loro. Se dovessi morire, però, e rinascere nella porta ac­canto, ti amerebbero? Ti riconoscerebbero?

I tuoi amici ti rivendicano come se appartenessi a loro, ma se in qualche modo smettessi di compiacerli, forse per qualche futile incomprensione, quanti di loro ti resterebbero vicini? Non tutti, certamente.

Le persone affermano di amare gli altri, ma in realtà amano se stesse, perché l’amore che provano per gli altri è finalizzato soltanto a farsi compiacere.

Il vero amore trova la felicità, anche a costo di un grande sacrificio personale, nella felicità dell’amato. Quante persone amano in questo modo? Pochissi­me! E di queste, quante sono ricambiate con lo stesso amore? Ancora meno!

Soltanto il nostro Amore per l’Amore è sempre pienamen­te ricambiato… Amare solamente per il piacere di Amare…Per­ché l’Amore ci sta vicino e ci avvolge quando gli altri si allontanano. L’Amore ci ama quando gli altri si rivoltano contro di noi. L’Amore si ricorda di noi quando tutti ci dimenticano. Noi siamo dell’Amore e dell’Amore soltanto, per tutta l’Eternità.

Paramhansa Yogananda

Nel cammino della vita e della morte dobbiamo camminare da soli; è un viaggio durante il quale conoscenza, esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto. La mente deve essere ripulita da tutto ciò che ha afferrato nel suo bisogno di trovare certezze; i suoi dèi e le sue virtù devono essere restituiti alle società che li hanno generati. Occorre raggiungere una solitudine completa e incontaminata … Krishnamurti

“Why look at the speck in your brother?

When we criticize others, that we think are wrong, we believe to be right. And if we were to go wrong? Why is our truth is more true than another? We are always ready to judge others, but unable to examine ourselves. Because it is painful to look at themselves. When we pour on others because of our discomfort, and our dissatisfaction, how can we heal our sick heart?

“Why look at the speck in your brother, and do not notice the plank in your own eye? Or how can you say to your brother, ‘Let me remove the speck from your eye, when the beam is in thine own eye? You hypocrite, first take the plank out of your eye and then shalt thou see clearly to remove the speck from your brother. “(Matthew 7: 3-5).

“If you had known what it means: I desire mercy and not sacrifice, would not have condemned the guiltless.” (Matthew 12: 7)

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“Why look at the speck in your brother?

When we criticize others, That we think are wrong, we believe to be right. And if we where to go wrong? Why is our truth is more true than another? We are always ready to judge others, but unable to Examine Ourselves. Because it is painful to look at themselves. When we pour on others Because of our discomfort, and our dissatisfaction, how can we heal our sick heart?

“Why look at the speck in your brother, and do not notice the plank in your own eye? Or how can you say to your brother, ‘Let me remove the speck from your eye, When the beam is in thine own eye? You hypocrite, first take the plank out of your eye and then shalt thou see to remove the speck from Clearly your brother. “(Matthew 7: 3-5).

“If You Had known what it means: I desire mercy and not sacrifice, would not have condemned the guiltless.” (Matthew 12: 7)

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The responsibility is yours!

The ordinary mind always throws the responsibility on someone else. It’s always the other who makes you suffer. I am your wife, your husband, your parents, your children make you suffer, or is the economic system of society, capitalism, communism, fascism, the dominant political ideology, social structure or are the fate, karma, God … whatever name you can think of. Excuses, excuses and apologies – no excuse to avoid the simple observation that: “I am responsible for myself. No one else is responsible for me, the responsibility is totally and completely my own. Whatever I am, I am that I created. “This is the meaning of the sutra: a reduction of all responsibility. And that one is you. When is this understanding, I am responsible for my life – my suffering, my pain, all that has happened to me and that happens to me – I chose to be so, these are the seeds I’ve sown, and now I’m reaping the benefits, I am responsible – once this insight becomes natural for you understanding, all the rest is easy. Then life begins to take a new turn, moves into a new dimension. This dimension is conversion, revolution, change – because when I know I’m the manager, I also know that they can change at any time decide to do so. No one can stop me. Perhaps someone can stop you from leaving your misery, to turn your misery into bliss? No one. Even if you are in a cell, chained, imprisoned, no one can imprison, your soul is still free. Of course, living in a highly limited, but even in that limited situation can sing. You can cry tears of helplessness or you can sing. Even with chains on their feet can dance, even the sound of the chains can be melodic. The next sutra: Be grateful to everyone. Atisha is really very scientific. First he says: take the whole responsibility on you. Secondly, he says: Be grateful to everyone. Now that no one is responsible for your misery but you, if everything is your creation, what remains? Be grateful to everyone. Because all are creating a space where you can turn you – even those who believe that they hinder you, even those who think they are your enemies. Your friends, your enemies, the good people and bad people, circumstances favorable, unfavorable circumstances – all are creating the context in which you can transform and become a buddha. Be grateful to everyone. To those who have helped you, to those who have created impediments to those who were indifferent to you. Be grateful to everyone, because all together are creating the context in which the Buddhas, where you can become a Buddha.

Osho

“Your two physical eyes, they will lead you to mistakenly think that this world of duality is real.
Open your spiritual eyes and see your invisible form.
If, in the inner silence, your spiritual eye is open, the invisible becomes visible. “

Paramahansa Yogananda – “The eternal quest of man” – ed. Astrolabe

“Often we continue to suffer without making an effort to change, that’s why we do not find lasting peace and contentment …
If we endure, we would certainly capable of overcoming all the difficulties … We must make the effort to move from misery to happiness, despondency to courage ….”

Paramhansa Yogananda


What is true love?

Think always of this profound truth: you do not belong to anyone and nobody belongs to you. You are on this Earth for only a little ‘time. The real reason you’re here is completely different from anything you could imagine.

Your family will claim it as if I belonged to them. If I should die, though, and be born next door, you would love? Do you recognize?

Your friends will claim it as if I belonged to them, but if somehow I stopped to please, perhaps
for some trivial misunderstanding, many of them remain close to you? Not everyone, of course.

People claim to love others, but really love themselves, because the love they feel for others is aimed only to please himself.

True love finds happiness, even at the cost of a great personal sacrifice, in the happiness of the beloved. How many people love it this way? Very few-me! And of those, how many are reciprocated with the same love? Even less!

Only Our Love for Love is always fully reciprocated … To love only for the pleasure of love … Because love around us and surrounds us when others turn away. Love loves us when others turn against us. Love remembers us when we all forget. We Love and Love only, for all Eternity.

Paramhansa Yogananda

In the way of life and death, we must walk alone, is a journey during which knowledge, experience and memory can not offer any comfort. The mind must be cleared of everything that has gripped in its need to find certainty, its gods and its virtues are to be returned to the society that spawned them. It should reach a complete solitude and pristine …

Krishnamurti

Lo splendore è in te – The brilliance is in you


Lo splendore è in te

Lo splendore è in te…

Piccola anima che a volte si assopisce ed ha timore per quelle ferite che la vita infligge, la persona splendida sei tu!

Tu che cogli sfumature ed attraversi la notte, che colori con magia mille istanti … Con te non servono neppure le parole, ed è per pochi, con te che anche attraverso piccoli gesti sai proteggere e vivere emozione, vorrei che la vita fosse generosa.

Con te non mi è difficile esserci, saper leggere nella tua trasparenza e cogliere ogni cosa.

Non mi è difficile condividere il cammino di questo mio esistere.

Esserci…

Per me esserci è nella scommessa del quotidiano, nel passo leggero, quasi in punta di piedi ad osservare, cogliere e sostenere se sento che debbo essere più vicina. E’ nell’ascolto intimo di quelle sensazioni che chiedono conferme – lampi ed intuizioni – che accolgo e rifletto, senza fretta – seppure io sia un’impulsiva, è nell’entusiasmo vivo che a volte mi fa correre lontano con la mente e con il cuore, con le mani piene di sogni che vorrei distribuire intorno.

Ma è sopratutto attesa, senza aspettative, che si compia negli altri la realizzazione .

Ogni giorno è meraviglia, è colore, incanto e respiro che sappia porgere senso ad ogni attimo di vita, la cosa più bella e saperlo trovare insieme.

Sogni, utopie e desiderio di unità per molti, per questo vagare senza saper trovare un senso preciso.

Un nuovo anno nella mia vita non è peso ma ricerca consapevole di quel che è stato dono,di quello che potrebbe essere sfuggito ed attesa di quello che si coglierà ancora per essere consapevoli di cosa si possa manifestare lungo questo mio cammino.

Non analisi fredda, razionale, non inventario e bilancio ma un toccare,con il cuore e uno scorgere lo sbocciare di semi inaspettati: un filo sottile che abbia saputo tracciare colori per avere poi ascoltato da che parte si dovesse andare.

Io sono in cammino da sempre e tanto ancora ho da scoprire.

Io sono senza età, perchè quello che sono lo vivo e lo vivrò sempre con la consapevolezza che il vero senso delle cose è scolpito in fondo all’anima e solo chi lo sa vedere, lo coglie è capace di trovare valore nel proprio cammino.

Sappi che lo splendore è in te e non smettere mai di credere, di stupirti e di rialzarti se cadi, di essere la persona che sei perchè è in questo la tua unicità.

05.06.2005 Poetyca

The brilliance is in you

The brilliance is in you …

Little soul who sometimes falls asleep and has fear of the wounds that life inflicts, the wonderful person you!

You cross that captures the nuances and night, that one thousand color with magic moments … With you do not even need words, and that is just with you know that even through small gestures and protect living emotion, I wish that life was generous.

With you it’s hard to be there, knowing how to read in your transparency and seize everything.

I can easily share the journey of my existence.

Be …

For me there is the bet of the day, the light step, almost on tiptoe to observe, understand and support if I feel that I must be closer. And ‘intimate listening seeking confirmation of those feelings – flashes and insights – that I accept and consider, in no hurry – even though I’m impulsive, living in the enthusiasm that sometimes it makes me run away with the mind and the heart, with hands full of dreams that I would like to distribute around.

But it is above expectation, with no expectations, which is carried in the other realization.

Every day you wonder, is color, charm and who can give meaning to breathe every moment of life, the best thing and being able to find together.

Dreams, utopias, and the desire for unity for many, for this wandering without knowing how to find a precise meaning.

A new year in my life is not weight but a conscious search for what was a gift, what could have escaped and waiting for what will take you to even be aware of what is observable along this my way.

Not cold analysis, rational, non-inventory and budget, but a touch, with a heart and see the blossoming of seeds unexpected: a thin wire that has been able to trace color to have then heard what side you were to go.

I am always on the move and so I still have to discover.

I am ageless, because I live what I am and always will live with the knowledge that the true meaning of things is carved at the bottom and only soul who knows how to see, he grasps is able to find value in their own way.

Know that the glory is in you and never stop believing, be surprised if you fall and get up, to be the person you are because this is your uniqueness.

05.06.2005 Poetyca

Lo scopo della vita – Purpose of life


“Dando uno scopo alla nostra vita, ne smorziamo la capacità emotiva. Se la nostra vita ha uno scopo viviamo per un minuto, per un giorno, per un anno, invece di vivere per ogni minuto, per ogni giorno, per ogni anno.”


Oscar Wilde

Il senso della vita

La vita non ha scopo. Non allarmarti. Tutta l’idea di scopo è sbagliata: essa nasce dalla cupidigia. La vita è pura gioia, di festa, divertimento, risate, senza uno scopo. La vita è fine a se stessa, non ha altro scopo. Nel momento in cui comprendi questo, capisci di che cosa tratta il tema della meditazione. Consiste nel vivere la tua vita in modo gioioso, festoso, totalmente, e senza un traguardo finale, senza uno scopo in vista, senza scopo. Proprio come un bambino che gioca sulla riva, raccogliendo conchiglie e pietre colorate: per quale scopo? Non vi è alcuno scopo.

Osho

Da sempre l’uomo va alla ricerca del senso della vita e della felicità, ma qual è il segreto per trovarli? La risposta del maestro spirituale e di meditazione Osho a questa domanda suona densa di significato: la via da seguire non passa per l’accumulo di cose, ricchezze o esperienze, perché la vita stessa è già in sé il dono più grande che ci sia mai stato fatto, e se siamo qui non è certo per merito nostro. L’esistenza è un dono divino e per questo il nostro atteggiamento nei suoi confronti deve essere quello del Baul, il “folle”, che simile a un bambino vive cantando e danzando, celebrando la realtà per quella che è, fino in fondo. Il Baul accoglie ogni aspetto del reale perché Dio è in ogni cosa, dalla più umile e degradata alla più nobile, nel fior di loto come nel fango che lo genera, nel vento, negli alberi e nelle nuvole. Il Baul non ha bisogno di templi e chiese per adorare Dio perché la sua è la religione dell’amore. Non ci saranno allora obiettivi da rincorrere, ideali o concreti, perché possiamo trovare la piena felicità solo dentro di noi, nell’armonia con noi stessi e con il mondo. Amore e meditazione sono gli strumenti che Osho ci indica per vivere una vita autentica e consapevole, libera dalle schiavitù e dagli schemi che il mondo e la società ci impongono

. La Vita è Dono Autore: Osho Editore: DeAgostini

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.. Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso: ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle. Poichè l’essere umano vi riesce solo in modo imperfettto, ha cercato con le religioni e le filosofie di rispondere a quell’esigenza in modo consolante. Ma simili richieste portano tutte alla medesima conclusione: la vita acquista un senso unicamente mediante l’amore. Vale a dire: quanto piu’ saremo capaci di amore e di abnegazione, tanto piu’ la nostra vita sarà ricca di significato.

“Il mio credo” Hermann Hesse

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La domanda che ciascuno si pone, non appena l’intelligenza si sviluppa, è questa: “Perché sono qui?” “Qual è lo scopo della mia vita?”

Ciascun essere ha un’idea diversa riguardo a quale sia lo scopo della vita. Alcuni credono che lo scopo della vita consista nell’essere virtuosi, e, tramite la pratica della virtù, essere felici. Ma la virtù, cos’è? Ci sono cose che a noi sembrano molto virtuose, ma che ad altri non sembrano virtuose affatto. Ciò che può essere virtù in una circostanza può essere peccato in un’altra. E quel che sembra molto virtuoso visto dall’esterno, potrebbe essere molto diverso se lo vedessimo dall’interno.

Di un uomo con un rosario in mano, seduto sulle scale del santuario, il mondo dirà: “Costui è molto virtuoso”. Ma anche se fosse interiormente molto virtuoso, il mondo non darà mai del virtuoso a un uomo che passeggia nei bassifondi o siede nei bar; questo per il semplice fatto che egli siede nei bar e passeggia nei bassifondi.

Ci sono gli amanti di Dio e ci sono i venditori di Dio. Se in un tempio siede un uomo con la barba lunga e il rosario fra le mani, tutti andranno da lui, il santone! Costui fa della sua devozione uno spettacolo, un commercio. Poi ci sono gli amanti di Dio. Costoro non professano nessuno amore per Dio. Sta scritto: “Sii un amico al tuo interno; quel che appare non ha alcuna importanza”. Questo comportamento è raro nel mondo.

Vediamo come gli innamorati, agli inizi, nascondano il loro amore. Lei non pronuncia il nome di lui davanti ad altri. Lui non pronuncia il nome di lei davanti ad altri. Quanto più nasconderà ad altri il suo amore colui che inizia ad amare Dio! Egli non nomina il nome di Dio.

C’è chi ritiene sia il potere, lo scopo della vita. Vediamo però che mentre alcuni desiderano il potere, ad altri non interessa affatto. È impossibile che lo scopo di Dio, della Vita, sia qualcosa che non tutti desiderano. E se il potere fosse lo scopo della vita, il più potente dovrebbe essere perennemente felice. Gli animali più potenti sono la tigre e il leone. Se andiamo dove sono le tigri, nella giungla, vediamo come la tigre sia sempre irrequieta, si muova su e giù in continuazione. Il suo potere è tanto grande da non darle requie. Ma se andiamo fra gli agnelli, che sono deboli, innocenti, indifesi, vediamo che gli agnelli giocano. Un agnello non vuol mai averla vinta su un altro agnello. Se lo spaventi, china la testa e va a nascondersi. Se lo nutri si avvicina, mangia, e ti dà fiducia. Quando dorme, dorme tranquillamente. Ma nella giungla, dove sono la tigre e il leone, si sente ruggire tutta la notte. E una tigre non permette ad un’altra tigre di avvicinarsi a lei. Se giunge una seconda tigre, le due combatteranno finché una sia morta, e ne rimanga una sola. Se ti avvicini a loro durante il giorno, noterai come il loro respiro sia affannoso. Quello stesso respiro che rende altri calmi e tranquilli, non le dà pace. Lei non ha pace, non ha calma, non ha riposo. Andate davanti alla gabbia delle tigri, e vedrete.

Se il potere fosse lo scopo della vita, la nazione più felice dovrebbe essere la più potente. Ma è così? C’è chi ritiene sia il piacere, lo scopo della vita: mangiare, bere e divertirsi, ché domani moriremo. Questo è ciò che tutti pensano al termine degli studi: “Divertiamoci e stiamo allegri, ché domani potremmo essere morti”. Ma non riescono mai a soddisfarsi. Se oggi andiamo all’osteria, domani vorremo un ristorante più lussuoso. Se oggi viaggiamo in autobus, domani vorremo un’automobile nostra. Vogliamo, per potercela spassare, tutti i teatri e tutti i ristoranti. E chi ha la salute, o le tasche sempre piene, per tutto questo divertimento? Neanche i ricchi possono, neanche i re. Quanto poco dura un piacere. Una cosa così breve, così imperfetta, non può essere lo scopo di Dio.

Volgiamoci ora alla tradizione, e troveremo nel Corano: “Conosci te stesso e conosci Dio” . Un’altra sura recita: “Conosci Dio nella natura”. Ma nella natura non troviamo nulla di perfetto, nulla che possiamo chiamare Dio, nessun uomo perfetto, nessuna donna perfetta. Chi è molto colto, non è coraggioso. Chi è molto coraggioso, non conosce nulla. Chi ha una grande immaginazione, ignora quanti pence sono contenuti in uno scellino, ed è manchevole sotto questo aspetto. Se lei è bellissima, allora manca di intelligenza e di cultura. Se ha cultura, non ha bellezza. Se ha una personalità forte, non ha intelligenza. Se è molto intelligente allora manca di fascino e non ha personalità.

In quale aspetto della natura possiamo dunque vedere Dio? Puoi vederlo nella tua natura, nell’ego, nel sé. Come possiamo vedere Dio nell’ego? Abbandoniamo la tradizione e guardiamo la cosa dal punto di vista scientifico: vedremo che il sé consiste prima di tutto in carne, sangue, ossa, pelle e nel respiro che tiene insieme il tutto. Il respiro è la vita. Quando il respiro è uscito dal corpo, la vita è andata via. È il respiro che ha dato forma al corpo. E cos’è il respiro? Il respiro è il suono. Quando è pesante, è un suono che le nostre orecchie possono sentire. Quando è leggero, è un suono sottile che le nostre orecchie non possono sentire. Quando una persona dorme profondamente ne sentiamo il russare, il respiro. Se andate vicino a un cavallo o a una mucca, e ascoltate attentamente, dopo poco udrete un suono sottile, il respiro. Ciò dimostra che il respiro è il suono, ed è tramite il suono che tutto divenne. Ecco perché gli indù lo chiamano Wada Brahma, il Dio-suono. Nel Corano è scritto “Kun faya Kun”, “Sii, e divenne”.

Respiro a parte, se guardiamo in noi stessi, vedremo che c’è qualcos’altro. C’è qualcosa che testimonia il respiro. Si tratta della coscienza che, nel suo aspetto individuale, chiamiamo anima. Quindi una persona, tramite il suo intelletto, sa di essere un essere invisibile. Allora dice alla sua anima: “Sei rimasta tanto a lungo delusa da questo corpo. Hai creduto di essere il corpo, ma non lo sei. Tu sei uno spirito”.

Poi però si pensa: “Forse non sono uno spirito. Forse si tratta di immaginazione. Se fossi uno spirito potrei andare in Russia, potrei andare a New York. Ma non posso recarmi in Russia o a New York se non con il vapore e con il treno. E se voglio avere notizie, devo spedire un telegramma”.

Questa è la perfezione di cui parla il Vangelo. “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” significa questo: che lo spirito è conscio del corpo, e il corpo è conscio dello spirito. Quando è così, l’uomo è perfetto. L’anima gli dà la vita eterna, il corpo diviene per lui un mezzo di esperienza. Ma gli uomini sono consci solo del corpo, oppure, se consci dello spirito, sono consci solo di quello.

Come divenire consci dello spirito? Zeb-un-Nissa, la nostra grande poetessa Sufi, così si esprime: “Tu sei una goccia nell’oceano. Ma se mantieni il pensiero sull’oceano, anche tu sarai l’oceano”. Se abbiamo coscienza solo del nostro sé saremo come animali, cercando di avere tutto per noi, prendendo tutto per noi. Taluni poi sono consci del loro piccolo gruppo, o della loro famiglia. La loro famiglia, il loro piccolo gruppo, li adorano. Taluni sono consci della loro nazione: la loro nazione li adora. La prosperità della nazione è la loro prosperità, il tracollo della nazione, il loro tracollo. I Maestri invece hanno sempre l’umanità intera davanti agli occhi. È dell’intera umanità che sono coscienti. Essi pensano: “Se io non ho mangiato, ma il mio fratello ha mangiato, va tutto bene. Se io non ho avuto nulla, ma il mio fratello ha avuto, tutto è a posto”. Tramite la coscienza del tutto, l’anima acquista la sua libertà. Non è costretta in alcun luogo, non è costretta da alcuna condizione. Più ci apriamo, più realizziamo lo scopo della vita.

Ho conosciuto personalmente un giudice, a Hyderabad, che sedeva tutto il giorno in tribunale, e durante il pranzo udì un ragazzo cantare in strada. In India ai ragazzi piace molto cantare in strada. Il ragazzo cantava una canzone molto volgare. Il giudice mandò a chiamare il ragazzo e gli fece cantare la canzone. Gliela fece cantare una seconda volta, poi una terza, e poi ancora, tantissime volte. Era una canzone molto comune. Le parole non erano composte da un poeta, né la musica era composta da un musicista. Era un innamorato che cantava alla sua ragazza: “Mi guardi come se volessi mangiarmelo”: un’espressione molto volgare. Il giudice vedeva ogni giorno come nel mondo ciascuno cerchi di divorare l’altro, di prendergli il meglio, e la canzone lo commosse a tal punto che da quel giorno si ritirò a vita privata. Diede via tutto e divenne un derviscio.

Questa fu l’interpretazione del giudice, che il mondo -la ragazza-lo guardava come se volesse mangiarlo. Ciò significa che le attrazioni e le tentazioni del mondo sono tali da consumare la vita di una persona prima che questa possa svegliarsi e realizzare la verità della sua vita. Ma questo non è il vero scopo della vita. Il vero scopo della vita è l’illuminazione. È la sola cosa che abbia valore. Il tempo della vita, tutto lo sforzo dovrebbe essere dedicato a questo. A realizzare, a riconoscere Dio, Colui che è all’interno.

Hali, un poeta indù, così si esprime: “O occhi che desiderate vedere Dio, guardate all’interno, il Dio che voi adorate intorno, è dentro”. Significa che gli occhi dovrebbero essere rivolti all’interno, per vedere Dio dentro noi stessi. Scopo dell’uomo dovrebbe essere riconoscere quel Dio, e, realizzandolo, divenire libero. Per realizzare la sua vita, indipendente ed immortale, libero dalla morte e dal marciume, libero dalle angosce, dalle preoccupazioni e dai dispiaceri del mondo.

Lo scopo della vita (2)

È la vita stessa a dirigere l’uomo verso il suo scopo, ed è colpa dell’uomo se non riesce a realizzare lo scopo della vita. È una confusione che sorge nel vedere la varietà del mondo, quando l’anima si risveglia, dopo la nascita su questa terra. L’uomo si fa perplesso e non riesce a decidere con certezza quali debbano essere la direzione e il sentiero più appropriati per il suo viaggio. Perciò, molto spesso, dalla giovinezza all’età adulta, l’uomo resta in questa perplessità. Egli crede talora che il suo sentiero sia quello spirituale, talora che sia quello commerciale, talora la via politica, talora questo, talora quello. Ma allo stesso tempo non è colpa della vita, né di quello spirito guida che dirige costantemente. In realtà, nella culla e da bambino il sentiero della vita inizia a mostrarsi all’uomo; la via viene mostrata nell’infanzia. La confusione sorge quando l’uomo cresce, dal suo essere attratto da più cose, e dal non sapere cosa è cosa, cosa è giusto, cosa è sbagliato.

Non v’è dubbio che la prima impressione che si riceve del mondo sia un’impressione di falsità. Il bambino apre gli occhi nella sincerità, e la prima impressione è di falsità. Ciò lo confonde, ed egli prende l’abitudine di negare anche ciò che è giusto, e va contro ogni verità religiosa. Non è una sola persona che si rivolta, ma migliaia, milioni di persone. Il bambino nega, perché la prima impressione è di falsità. Cresce nella falsità, senza sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e a volte questa confusione dura fino alla fine della vita.

A questo riguardo, del distinguere quale sia l’oggetto della vita di una persona, Sa’adi offre un verso molto istruttivo: “Ogni anima che viene sulla terra, viene con una luce già accesa in lui, per il suo lavoro sulla terra”, e se non la conosce, la colpa è del mondo che lo circonda, non dello spirito o della natura.

Se indagate tra le maggiori e peggiori tragedie della vita, troverete che nessuna è più grande di questa. Tutta la felicità, tutta la ricchezza, tutto quel che il mondo ha da offrire, tutto equivale a niente. Il potere, i possedimenti, tutto questo ci dà l’illusione che il suo proprietario sia fortunato. Ma nulla di ciò che il mondo ha da offrire è sufficiente. La sola cosa davvero sufficiente è la benedizione del Cielo, quella luce tramite cui l’uomo inizia a vedere il suo sentiero nella vita.

Prima di giudicare l’atteggiamento di un’altra persona dobbiamo fermarci e pensare che diritto abbiamo di giudicare se quella stia andando in una direzione giusta o sbagliata. Possiamo soltanto giudicare noi stessi, se noi stiamo andando in una direzione giusta o sbagliata, quando possiamo vedere la nostra strada davanti a noi. Come ha detto Gesù Cristo “Non giudicare”. Secondo gli indù l’uomo d’abitudine si sente attratto verso quattro oggetti apparenti, e percepisce che una di queste è la sua via: il Dharma, l’Ardh, il Karma, il Moksha.

1) Il Dharma, il dovere. Talvolta una persona dedica l’intera vita e tutto ciò che possiede a qualcuno che ama: un fratello, una sorella, la madre, il padre, il figlio o la figlia, un profeta, un insegnante, una musa, qualcuno verso cui ritiene di avere un dovere. Può essere che la stessa via sia un sentiero giusto, desiderabile, buono e virtuoso per uno, e che per un altro sia una strada sbagliata. Ma chi mai ha il diritto di chiamare sbagliato il sentiero di un altro? Ha un uomo, per quanto evoluto possa essere, il diritto di giudicare la via di un altro? Questo diritto non può averlo, dal momento che a ciascuno compete di risolvere il proprio enigma.

2) L’Ardh, la terra. Tutto ciò che la terra può offrire, ricchezza, possedimenti, posizione o potere, tutto ciò che il mondo può dare; una persona lavora per questo, desidera questo. Egli pensa: “Questa è la via larga, la via pratica; è l’altro a non conoscere la via saggia, la via giusta!” e se riusciamo a vedere il rovescio della medaglia, le maggiori beneficenze vengono da coloro che hanno lavorato in questo modo, e dato. Come si può giudicare e dire che questa non è la via giusta? Forse la via tramite la quale uno è asceso a quella posizione o ricchezza da dove comanda, non può, per la maggior parte dell’umanità, definirsi sbagliata.

3) La via della felicità, del comfort, del piacere. La persona che persegue la felicità, il piacere, il comfort, molto spesso pensa agli altri, o perlomeno ne comprende i desideri. Colui che dorme in una foresta di pietre ignora ciò che il mondo vuole, ma colui che cerca la felicità divide questa felicità con gli altri. Colui che tortura sé stesso non può dividere la felicità con gli altri, dal momento che sta torturando sé stesso. Quando riusciremo a vedere le cose da questo punto di vista, la tolleranza e l’indulgenza sorgeranno in noi nei confronti di tutti.

4) Moksha, la via lungo la quale avanzano tutte le persone religiose e pie. Essi cercano di conseguire una ricompensa, una felicità, in una vita futura. Essi pensano: “Se la vita in questo mondo è scoraggiante, se la nostra devozione, se il nostro servizio qui sono inutili, avremo una ricompensa nell’aldilà”. A qualunque religione, a qualunque fede essi appartengano, fintanto che rimangono sul loro sentiero senz’altro realizzeranno qualcosa, forse più di chi si aspetta una ricompensa per domani mattina. Pensate alla pazienza che hanno ed alle buone azioni che compiono. E mentre una persona che fa del bene e spera in una ricompensa immediata rischia di abbandonare la buona strada, colui che attende una ricompensa nell’al di là, al contrario, rimane sul buon cammino.

Le parole di Cristo, “Non giudicare” vengono in nostro aiuto nel dimostrare la profondità del problema. Maggiore sarà la nostra comprensione e meglio vedremo come i sentieri siano accordati ai temperamenti. Uno va per un sentiero, uno per un altro, ma tutti vanno verso un obiettivo. L’obiettivo non è diverso, è solo il sentiero ad essere diverso. E tutte queste controversie e lotte tra persone di diverse religioni, ciascuna delle quali dice: “Il mio sentiero è giusto”, come può essere giusto, come può essere questa l’idea di Cristo? Appena giudichiamo una persona spezziamo non solo l’insegnamento ma anche la vita di Cristo. Egli non ha solo insegnato, ha anche vissuto ciò che insegnava. A lui venivano portate persone con ogni tipo di difetti, e verso tutte mostrava tolleranza e indulgenza. Cristo disse: “Non chiamatemi buono”.

La più grande responsabilità che abbiamo nella vita è quella di trovare il nostro proprio sentiero, l’oggetto della nostra vita, non di perdere tempo con gli altri. Immaginate che qualcuno abbia un miglior scopo di vita, e che sia nostro amico, non dobbiamo tirarlo indietro. Se una persona ha uno scopo di vita che sembra essere peggiore, lasciamo che ce 0l’abbia, non dobbiamo tirarlo verso di noi. Non importa se al momento ci sembra un pessimo scopo, chissà che egli non abbia una lezione da imparare anche dal pessimo scopo. Nella vita impariamo molte cose dai nostri sbagli ed errori. Se una persona cade, impara dalla caduta. Se una persona ha creduto erroneamente ad un oggetto, seguendolo sinceramente arriverà infine al traguardo verso cui l’anima guida ogni individuo.

C’è una cosa che deve essere compresa. Di regola l’uomo mostra di avere, nella sua natura, un certo infantilismo. Questo infantilismo è la dipendenza. Ciò che vuole è qualcun altro che gli indichi lo scopo della vita, che gli dica cosa è buono. In primo luogo, nessuno ha il diritto di dirglielo. Anche se, per caso, l’altro è suo padre, sua madre, il suo insegnante, il loro primo dovere consiste nel risvegliare in lui lo spirito atto a realizzare lo scopo della sua vita, non dirgli: “Questo è lo scopo della tua vita”, perché l’anima è libera. Jelal-ud-Din Rumi dice “L’anima è imprigionata nel corpo mortale, ed è suo obiettivo costante di essere libera e di sperimentare quella libertà che è la sua vera natura”. E finché una persona nella posizione di padre, o madre, o insegnante, o guardiano, non ha compreso questo principio, che ogni anima deve essere libera di scegliere, non è davvero in grado di aiutare un altro.

Nella natura umana c’è anche un altro difetto oltre all’infantilismo. Senza dubbio sembra un difetto naturale. L’uomo in genere non sa qual è il suo problema. Chiedete a un medico, e vi dirà che su cento pazienti, a malapena uno è in grado di dirgli cos’ha che non vada. Lasciano al medico il compito di scoprirlo, compito impossibile. Nessuno può conoscere l’altrui voglia, pena, ambizione, desiderio, l’altrui continua nostalgia. Il lavoro di colui che aiuta, consiglia, guida un altro deve consistere nel rendere quella persona capace di conoscersi. Un bravo medico renderà quella persona capace di esprimere, percepire, realizzare cosa veramente non va in lui. Fin quando una persona non ha compreso pienamente il suo problema, non può essere aiutata.

E per finire, cosa ci insegna questo soggetto? Cosa ci suggerisce? Che dobbiamo coltivare in noi stessi quel senso atto a comprendere i nostri bisogni, afflizioni, il nostro lavoro, il nostro scopo. Senza dubbio gli obiettivi, buoni o cattivi che sembrino, sono passeggeri. Il vero obiettivo e scopo di tutte le anime, buone o malvagie che appaiano, sagge o stolte che sembrino, è quella nostalgia interiore e quell’impulso verso l’ obiettivo solo ed unico, la realizzazione dell’ideale spirituale. Un poeta indù dice “Non c’è nulla nel mondo che possa soddisfarti perfettamente, sebbene ci siano cose che possono soddisfarti momentaneamente”. Quindi la soddisfazione perfetta rimane comunque dipendente dall’ideale spirituale. E che importa il nome con cui viene chiamata, sia esso Dio o Bhagwan? Egli è lo spirito unico, nel Quale ed in Quale viviamo e ci muoviamo.

E se prendiamo l’ideale spirituale come nostro obiettivo riconosciuto, questo ideale ci aiuterà in tutti i nostri desideri e necessità ed in tutte le afflizioni, ed allo stesso tempo sarà questo ideale a sollevarci dalla densità che talora ci tiene legati. Non importa per quale via l’anima progredisca, sia essa la devozione,la religione, o un’altra via, fintanto che quell’ideale spirituale rimanga davanti a noi, fintanto che abbiamo davanti a noi quel porto verso cui convergono tutte le anime; quella pace; quella gioia costante; quell’Amico mai partito; quel Padre, sempre Padre, qui e là; quella Madre, la Madre di tutta l’umanità; quell’Ideale di perfetta bellezza. E mantenere quell’ideale davanti a noi, così che venga riflesso nel nostro cuore, è davvero il modo migliore per realizzare il vero scopo della vita umana.

Hazrat Inayat Khan

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Purpose of life
“Giving a purpose to our lives, it dampens the emotional capacity. If our life has a purpose to live a minute for a day for one year, instead of living for every minute, every day, every year. “
Oscar Wilde
The Meaning of Life
Life has no purpose. Do not panic. The whole idea of purpose is wrong: it comes from greed. Life is pure joy, of celebration, fun, laughter without a purpose. Life is an end in itself, has no other purpose. The moment you realize this, you know what is the theme of meditation. Is to live your life in a joyful, festive, totally, and without a final goal, no purpose in view, no purpose. Just like a child playing on the shore, collecting shells and colored stones: for what purpose? There is no purpose.
Osho
Always the man goes in search of the meaning of life and happiness, but what is the secret to find them? The response of the spiritual master Osho and meditation to this question sounds dense with meaning: the way ahead does not go for the accumulation of things, wealth or experience, because life itself is in itself the greatest gift we ever been done, and if we are here is not to our merit. Existence is a divine gift and that is why our attitude to it must be that of Baul, the maniac, who lives like a child singing and dancing, celebrating the reality for what it is, to the end. The Baul welcomes every aspect of reality because God is in everything, from the most humble and degraded the noblest, the lotus in the mud as it generates, in the wind, trees and clouds. The Baul has no need of temples and churches to worship God because his is the religion of love. There will then be chasing goals, ideals or solid, because we can all find happiness only within ourselves, in harmony with ourselves and the world.Love and meditation are the tools that Osho tells us to live an authentic life and conscious, free from slavery and drawings that the world and society impose on us
. Life is a Gift Author: Osho Publisher: De Agostini
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.. We claim that life must have meaning, but life is precisely the sense that we ourselves are willing to give it. As human beings we can only so imperfettto, tried with other religions and philosophies to meet that requirement so comforting. But such requests all lead to the same conclusion: life acquires meaning only through love. That is to say, as much as ‘we are capable of love and devotion, the more’ our life will be full of meaning.
“My belief” Hermann Hesse
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The question that everyone asks as soon as intelligence is developed, is this: “Why am I here?” “What is the purpose of my life?”
Each being has a different idea about what the purpose of life. Some believe that the purpose of life consists in being virtuous, and, through the practice of virtue, be happy.But virtue, is it? There are things that we seem to be very virtuous, but others do not seem at all virtuous. What may be a virtue in fact may be a sin in another. And it seems very virtuous from the outside, it might be very different if you were to see inside.
Of a man with a rosary in his hand, sitting on the stairs of the sanctuary, the world will say: “He is very virtuous.” But even if it was inwardly very virtuous, the world will never give the virtuous a man who’s walking in the shallows or sitting in bars, for the simple fact that he sits in bars and walking in the slums.
There are lovers of God, and there are vendors If God in a temple sits a man with a long beard and a rosary in his hands, all will go to him, the holy man! He makes a show of his devotion, a business. Then there are those who love God no They do not profess love for God is written: “Be a friend to your extension, what is not important.”This behavior is rare in the world.
Let’s see how the lovers at the beginning, hiding their love. She does not pronounce his name in front of others. He does not pronounce her name in front of others. The longer hide his love to others who begins to love God! He does not mention the name of God
Some people believe has the power, the purpose of life. We see, however, that while some want power, others do not care at all. It is impossible that the purpose of God, Life, is something that not everyone wants. And if the power was the purpose of life, the most powerful should be eternally happy. The animals most powerful are the tiger and the lion. If we go where the tigers in the jungle, we see that the tiger is always restless, moves up and down continuously. Its power is so great as to give it rest. But if we go among the lambs, which are weak, innocent, defenseless, we see that the lambs play. A lamb does not want to ever have won on another lamb. If it scares, bows his head and goes into hiding. If you feed him approaching, eat, and gives you confidence. When he sleeps, he sleeps peacefully. But in the jungle where the tiger and the lion is heard roaring through the night. And a tiger does not allow another tiger to approach her. If you get a second tiger, the two will fight until one is dead, and it remains one. If you approach them during the day, you’ll see how their breathing is labored. That same breath that makes it more quiet and peaceful, does not give peace. She has no peace, no peace, no rest. Go in front of the cage of tigers, and you’ll see.
If power was the purpose of life, the happiest nation should be the most powerful. But is this so? Some believe it is the pleasure, the purpose of life: eat, drink and be merry, for tomorrow we die. This is what everyone thinks at the end of the studies: “Let’s have fun and let us be merry, for tomorrow we may be dead.” But they can never be satisfied. If we go to the inn today, tomorrow we will want a more luxurious restaurant. If we travel by bus today, tomorrow we want our car. We want to potercela walk, all the theaters and all the restaurants. And who has health, or pockets always full, for all this fun? Even the rich can, not even the king. How long is a little pleasure.Something so short, so imperfect, can not be the purpose of God
Let us turn now to the tradition, and we will find in the Qur’an: “Know yourself and know God.” Another measure reads: “Know God in nature.” But in nature we do not find anything perfect, nothing we can call God, no perfect man, no perfect woman. Who is well educated, is not brave. Who is brave, knows nothing. If you have a great imagination, ignore those who are content pence in a shilling, and is deficient in this respect. If she is beautiful, then lack of intelligence and culture. If culture is not beauty.If you have a strong personality, not intelligence. If you are very intelligent so lacking in charm and has no personality.
In what aspect of nature so we can see God? You can see it in your nature, the ego, the self. As we can see God in the ego? Abandon tradition and look at it from the scientific point of view: we shall see that the self is first of all flesh, blood, bones, skin and breath holding everything together. The breath is life. When the breath left the body, life went on. It is the breath that gave shape to the body. And what is your breath? The breath is the sound. When it’s heavy, it is a sound that our ears can hear.When it is light, is a subtle sound that our ears can not hear. When a person we feel asleep snoring, breathing. If you go near a horse or a cow, and listen carefully, after a while you hear a subtle sound, breath. This shows that the breath is the sound, and it is through sound that was all. That’s why Hindus call it Brahman Wada, God-sound. In the Koran it is written “Kun faya Kun”, “Be, and became”.
Breath aside, if we look at ourselves, we will see that there is something else. There is something that bears witness to the breath. It is the consciousness that, in its individual aspect, we call soul. So a person, through his intellect, he knows to be an invisible being. Then he says to his soul: “You stayed so long frustrated by this body. You believed to be the body, but you’re not. You are a spirit.”
But then you think: “Maybe I’m not a spirit. Maybe it’s imagination. If I were a spirit I could go to Russia, I could go to New York. But I can not go to Russia or New York than with the steam and the train. And if I want to have news, I send a telegram. “
This is the perfection of which the Gospel speaks. “Be perfect as your heavenly Father is perfect” means this: that the spirit is conscious of the body and the body is conscious of the spirit. When so, the man is perfect. The soul gives eternal life, the body becomes for him a means of experience. But men are conscious only of the body, or, if aware of the spirit, are only aware of that.
How to become aware of the spirit? Zeb-un-Nissa, our great Sufi poet, puts it this way: “You are a drop in the ocean. But if you keep thinking of the ocean, you will also be the ocean.” If we are aware only of our own as we are animals, trying to get everything to us, taking everything for us. Some also are conscious of their small group, or their families. Their family, their small group, worship them. Some are aware of their nation, their nation loves them. The prosperity of the nation is their prosperity, the collapse of the nation, their collapse. The Masters always rather have the whole of humanity in sight. You are aware that the whole of humanity. They think: “If I have not eaten, but my brother has eaten all is well. If I did not have anything, but my brother had, everything is fine.” Through the consciousness of the whole, the soul acquires its freedom. It is not forced in any place, is not constrained by any conditions. The more we open, the more we realize the purpose of life.
I personally met a court in Hyderabad, who sat all day in court, and during lunch she heard a boy singing in the street. In India the kids really enjoy singing in the street. The boy sang a song very vulgar. The judge sent for the boy and made him sing the song.He did sing it to him a second time, then a third, and again, many times. It was a very common song. The words were composed by a poet, nor the music was composed by a musician. He was a lover singing to his girlfriend: “You look at me like I want to eat it” very vulgar expression. The judge saw every day as the world tries to devour each other, to take the best, and the song moved him so much that from that day he retired to private life. He gave it all away and became a dervish.
This was the interpretation of the court, that the world-the-girl looked at him as if he wanted to eat it. This means that the attractions and temptations of the world are likely to consume the life of a person before it can wake up and realize the truth of his life.But this is not the true purpose of life. The true purpose of life is enlightenment. It’s the only thing that has value. The time of life, every effort should be devoted to it. To realize, to recognize God, who is inside.
Hali, a Hindu poet, puts it thus: “O eyes that you want to see God, look within, the God you worship around, is inside.” It means that the eyes should be facing inside, to see God within ourselves. The aim should be to recognize the God of man, and, realizing it, become free. To realize his life, independent and immortal, free from death and decay, free from anxieties, worries and sorrows of the world.
The purpose of life (2)
It is life itself to be the lead man to his end, and the man’s fault if it fails to achieve the purpose of life. It is a confusion that arises in seeing the variety of the world, when the soul wakes up after the birth on this earth. The man is perplexed and can not determine with certainty which should be the direction and the path most appropriate for your trip. So, very often, from youth to adulthood, this man remains in doubt. He believes that his path is sometimes spiritual, sometimes it is the commercial one, sometimes the way politics, sometimes this, sometimes that. But at the same time is not the fault of life, nor the spirit guide who runs constantly. In fact, in the cradle and the path of life a child begins to show the man, the way is shown in childhood. The confusion arises when man grows his being attracted by many things, and do not know what’s what, what is right, what is wrong.
There is no doubt that the first impression one gets an impression of the world is false. The boy opens his eyes in the sincerity and the first impression is false. This confuses him, and he also began the habit of denying what is right, and goes against every religious truth. Not a single person who is addressed, but thousands, millions of people. The child denies it, because the first impression is false. He grew up in falsehood, not knowing what is right and what is wrong, and sometimes this confusion lasts until the end of life.
In this regard, the distinguish which is the subject of a person’s life, Sa’ad offers a very instructive to “Every soul that is on earth, comes with a light already burning in him, for his work on earth” and if you do not know it, the fault lies with the world around him, not the spirit or nature.
If you inquire among the largest and worst tragedies of life, you will find that none is bigger than this. All the happiness, all wealth, all that the world has to offer, everything amounts to nothing. Power, possessions, everything that gives us the illusion that its owner is lucky. But nothing that the world has to offer is enough. The only thing really is just the blessing of Heaven, that light by which a person begins to see his path in life.
Before you judge the attitude of another person we must stop and think that we have the right to judge whether that is going in one direction, right or wrong. We can only judge ourselves, if we are going in a direction right or wrong, when we see our way ahead. As Jesus said “Judge not”. According to the Hindu custom of man are you attracted to four apparent objects, and feels that one of these is his life: Dharma, the Ardh, Karma, the Moksha.
1) The Dharma, duty. Sometimes a person devotes his whole life and everything he has someone who loves a brother, sister, mother, father, son or daughter, a prophet, a teacher, a muse, someone to believe in have a duty. It may be that the same path is a path right, desirable, good and virtuous one, and that another is a wrong way. But who has the right to call the wrong path of another? He is a man, how advanced it may be, the right to judge the path of another? This right can not have it, since everyone competes to solve the enigma.
2) The Ardh the earth. All that the earth can offer, wealth, possessions, position or power, all that the world can give, a person works for this, like this. He thinks: “This is the broad way, the practical way, the other is wise not to know the way, the right way!”and if we see the downside, major charities come from those who have worked in this way, and given. As you can judge and say that this is not the right way? Perhaps the way through which one has ascended to that position or wealth from where commands can not, for most of humanity, defined wrong.
3) The Way to Happiness, comfort, pleasure. The person seeking happiness, pleasure, comfort, often thinks of others, or at least it includes the like. He who sleeps in a forest of stone not know what the world wants, but one who seeks the happiness divide this happiness with others. He tortures himself can not share the happiness with others, since it is torturing himself. When will we see things from this point of view, tolerance and indulgence will arise in us towards all.
4) Moksha, the path along which we can advance all the religious and pious people.They seek to achieve a reward, happiness, in a future life. They think: “If life in this world is daunting, if our devotion, if our service here is useless, we will have a reward in the hereafter.” In any religion, any faith they belong to, as long as they remain on the path certainly accomplish something, perhaps more than those who expect a reward for tomorrow morning. Think of the patience you have and the good deeds they perform. And while a person who does good and is hoping for a reward of immediate danger of abandoning the right road, one who expects a reward in the hereafter, by contrast, remains on the right path.
Christ’s words, “Judge not” come to our aid in demonstrating the depth of the problem. The greater our understanding and we will see how the paths are granted to the temperaments. One is a path, one for another, but all go toward a goal. The goal is no different, it’s just the path to be different. And all these disputes and conflicts between people of different religions, each of which says: “My path is right, how can it be right, how can this be the idea of Christ? As soon as we judge a person break not only teaching but also the life of Christ. He has not only taught, she also lived what he taught. To him were brought people with all kinds of defects, and showed tolerance towards all and indulgence. Christ said: “Do not call me good.”
The greatest responsibility we have in life is to find our own path, the object of our lives, not waste time with others. Imagine that someone has a better purpose in life, and it is our friend, we must not pull back. If a person has a purpose in life seems to be worse, let us 0l’abbia, we must not pull it toward us. It does not matter whether at the time it seems a bad end, who knows that he has no lesson to be learned even from bad purpose. In life we learn many things from our mistakes and errors. If a person falls, learn from the fall. If a person mistakenly believed to an object, following sincerely finally arrive at the goal toward which the soul guides every individual.
One thing must be understood. As a rule of having the man show, in its nature, a certain childishness. This is childish dependence. What he wants is someone else that indicates the purpose of life, to tell him what is good. First, nobody has the right to tell him. Even if, by chance, the other is his father, his mother, his teacher, their first duty is to awaken in him the spirit capable of achieving the purpose of his life, saying, “This is the purpose of your life “, because the soul is free. Jelal-ud-Din Rumi says, “The soul is imprisoned in the mortal body, and it is his constant goal to be free and experience the freedom that is his true nature.” And as long as a person in the position of father or mother or teacher, or guardian, did not understand this principle, that every soul should be free to choose, not really able to help another.
In human nature there is also another defect as well all’infantilismo. No doubt it seems a natural defect. The man usually does not know what is your problem. Ask a doctor, and he says that in a hundred patients, hardly one can tell what did not go. They leave the task to the doctor to find out, impossible task. No one can know another’s desire, pain, ambition, desire, the longing of others continues. The work of the one who helps, advises, guides another must be to make that person capable of knowing. A good doctor will make that person able to express, perceive, realize what’s really wrong with him. Until a person has fully understood the problem, can not be helped.
And finally, what do we learn this subject? What do you suggest? We must cultivate in ourselves to act that way to understand our needs and afflictions, our work, our purpose. No doubt the goals that seem good or bad, are passengers. The real aim and purpose of all souls, good or evil appearing, wise or foolish that they seem, is that nostalgia and inner impulse towards’ one and only goal, the realization of the spiritual.A Hindu poet says, “There is nothing in the world that could meet the criteria perfectly, although there are things that can satisfy you at the moment.” So perfect is still dependent on the satisfaction by the ideal spiritual. And who cares the name by which it is called, be it God or Bhagwan? He is the only spirit in which and how we live and move.
And if we take the spiritual ideal as our objective recognized, this ideal will help us in all our wants and needs and in all afflictions, and at the same time this will be ideal to lift us from the density that sometimes keeps us connected. No matter which way the soul progresses, it is devotion, religion, or another way, as long as the ideal spiritual remains before us, as long as we have before us that the port towards which converge all souls; that peace, that joy constant that friend never left, that Father, Father always, here and there, that Mother, the Mother of all humanity, the ideal of perfect beauty. And keep that ideal before us, so that is reflected in our heart, is really the best way to realize the true purpose of human life.
Hazrat Inayat Khan

Una contesa di Dharma – A Dharma contest – Mark Epstein




Una contesa di dharma - Mark Epstein

Alcuni amici avevano organizzato l’incontro di due eminenti maestri buddhisti a casa di un professore di psicologia della Harvard University. Essi rappresentavano due diverse tradizioni buddiste, e non si conoscevano: di fatto, le loro scuole avevano avuto ben pochi contatti negli ultimi duemila anni. Prima che il Buddismo e la psicologia occidentale potessero incontrarsi avrebbero dovuto farlo le diverse correnti del Buddismo. E noi saremmo stati testimoni di questo primo dialogo.
I maestri, il settantenne tibetano Kalu Rinpoche che aveva passato anni in ritiro solitario, e Seung Sahn, primo insegnante di Zen coreano negli Stati Uniti, dovevano cimentarsi nella reciproca comprensione degli insegnamenti del Buddha, a beneficio degli studiosi occidentali presenti. Avrebbe dovuto essere una forma elevata della cosiddetta ‘contesa di dharma’ (lo scontro di grandi menti rese ancor più penetranti da anni di studio e meditazione), e noi eravamo lì, con tutta l’aspettativa che meritano eventi storici di questa portata.
I due monaci entrarono con i loro abiti svolazzanti, marrone e giallo il tibetano, di un austero grigio e nero il coreano, seguiti da uno stuolo di giovani monaci e traduttori con il capo rasato. Presero posto su alcuni cuscini nella consueta posizione a gambe incrociate, e l’ospite fece segno che, essendo il maestro zen più giovane, stava a lui incominciare. Il lama tibetano sedeva immobile facendo scorrere fra le dita un rosario di legno (mala), e ripetendo fra sé e sé un mantra: “Om mani padme hum”. Il maestro zen, che già si era fatto una fama per il suo metodo di subissare di domande i suoi studenti finché questi erano costretti a confessare la propria ignoranza, e di gridargli poi: “Conservate questa mente-che-non-sa!”, si frugò dentro l’abito e ne estrasse un’arancia.
“Cos’è questo?”, chiese al lama.
“Cos’è questo?” era una tipica domanda per avviare il discorso, e noi lo sentivamo pronto ad avventarsi su qualsiasi risposta avesse ricevuto.
Il tibetano sedeva in silenzio snocciolando il suo rosario fra le dita senza dar segno di voler rispondere.
“Cos’è questo?”, insisté il maestro zen mettendo l’arancia sotto il naso del tibetano.
Kalu Rinpoche si chinò lentamente verso il monaco tibetano che gli sedeva accanto e gli faceva da interprete, e insieme parlarono per alcuni minuti. Alla fine il traduttore si rivolse all’uditorio e disse :”Rinpoche dice: ‘Ma cosa gli prende? Non hanno arance nel loro paese?’ ”.
Il dialogo si interruppe qui.
Tratto da: “Pensieri senza un pensatore”, di Mark Epstein, ed. Ubaldini

Una contesa di dharma – Mark Epstein
Alcuni amici avevano organizzato l’incontro di due eminenti maestri buddhisti a casa di un professore di psicologia della Harvard University. Essi rappresentavano due diverse tradizioni buddiste, e non si conoscevano: di fatto, le loro scuole avevano avuto ben pochi contatti negli ultimi duemila anni. Prima che il Buddismo e la psicologia occidentale potessero incontrarsi avrebbero dovuto farlo le diverse correnti del Buddismo. E noi saremmo stati testimoni di questo primo dialogo.
I maestri, il settantenne tibetano Kalu Rinpoche che aveva passato anni in ritiro solitario, e Seung Sahn, primo insegnante di Zen coreano negli Stati Uniti, dovevano cimentarsi nella reciproca comprensione degli insegnamenti del Buddha, a beneficio degli studiosi occidentali presenti. Avrebbe dovuto essere una forma elevata della cosiddetta ‘contesa di dharma’ (lo scontro di grandi menti rese ancor più penetranti da anni di studio e meditazione), e noi eravamo lì, con tutta l’aspettativa che meritano eventi storici di questa portata.
I due monaci entrarono con i loro abiti svolazzanti, marrone e giallo il tibetano, di un austero grigio e nero il coreano, seguiti da uno stuolo di giovani monaci e traduttori con il capo rasato. Presero posto su alcuni cuscini nella consueta posizione a gambe incrociate, e l’ospite fece segno che, essendo il maestro zen più giovane, stava a lui incominciare. Il lama tibetano sedeva immobile facendo scorrere fra le dita un rosario di legno (mala), e ripetendo fra sé e sé un mantra: “Om mani padme hum”. Il maestro zen, che già si era fatto una fama per il suo metodo di subissare di domande i suoi studenti finché questi erano costretti a confessare la propria ignoranza, e di gridargli poi: “Conservate questa mente-che-non-sa!”, si frugò dentro l’abito e ne estrasse un’arancia.
“Cos’è questo?”, chiese al lama.
“Cos’è questo?” era una tipica domanda per avviare il discorso, e noi lo sentivamo pronto ad avventarsi su qualsiasi risposta avesse ricevuto.
Il tibetano sedeva in silenzio snocciolando il suo rosario fra le dita senza dar segno di voler rispondere.
“Cos’è questo?”, insisté il maestro zen mettendo l’arancia sotto il naso del tibetano.
Kalu Rinpoche si chinò lentamente verso il monaco tibetano che gli sedeva accanto e gli faceva da interprete, e insieme parlarono per alcuni minuti. Alla fine il traduttore si rivolse all’uditorio e disse :”Rinpoche dice: ‘Ma cosa gli prende? Non hanno arance nel loro paese?’ ”.
Il dialogo si interruppe qui.
Tratto da: “Pensieri senza un pensatore”, di Mark Epstein, ed. Ubaldini

A Dharma Contest – Mark Epstein
Some friends had organized a meeting of two eminent Buddhist teachers at the home of a psychology professor from Harvard University. They represented two different Buddhist traditions, and they did not know each other: in fact, their schools had had very little contact in the last two thousand years. Before Buddhism and Western psychology could meet, the different streams of Buddhism should have met. And we would have witnessed this first dialogue.
The masters, the 70-year-old Tibetan Kalu Rinpoche who had spent years in solitary retreat, and Seung Sahn, the first Korean Zen teacher in the United States, had to try their hand at mutual understanding of the Buddha’s teachings, for the benefit of the Western scholars present. It should have been a high form of the so-called ‘dharma contest’ (the clash of great minds made even more penetrating by years of study and meditation), and we were there, with all the expectation that historical events of this magnitude deserve.
The two monks entered in their fluttering robes, Tibetan brown and yellow, Korean austere gray and black, followed by a crowd of young monks and translators with shaved heads. They took their places on some cushions in the usual cross-legged position, and the guest signaled that, being the youngest Zen master, it was up to him to begin. The Tibetan lama sat motionless running a wooden rosary (mala) between his fingers, and repeating a mantra to himself: “Om mani padme hum”. The Zen master, who had already made a name for himself for his method of overwhelming his students with questions until they were forced to confess their ignorance, and then shout at him: “Keep this mind-that-doesn’t-know!”, she rummaged inside her dress and pulled out an orange.
“What is this?”, He asked the lama.
“What is this?” it was a typical question to initiate the conversation, and we felt he was ready to pounce on any response he received.
The Tibetan sat silently rattling off his rosary between his fingers without giving any sign of wanting to answer.
“What is this?” Insisted the Zen master putting the orange under the Tibetan’s nose.
Kalu Rinpoche slowly leaned over to the Tibetan monk who sat next to him and acted as his interpreter, and they talked together for a few minutes. Eventually the translator turned to the audience and said: “Rinpoche says: ‘But what’s wrong with him? Don’t they have oranges in their country? ‘”.
The dialogue broke off here.
Taken from: “Thoughts without a thinker”, by Mark Epstein, ed. Ubaldini

A Dharma Contest – Mark Epstein
Some friends had organized a meeting of two eminent Buddhist teachers at the home of a psychology professor at Harvard University. They represented two different Buddhist traditions, and they did not know each other: in fact, their schools had had very little contact in the last two thousand years. Before Buddhism and Western psychology could meet, the different streams of Buddhism should have. And we would have witnessed this first dialogue.
The masters, the 70-year-old Tibetan Kalu Rinpoche who had spent years in solitary retreat, and Seung Sahn, the first Korean Zen teacher in the United States, had to try their hand at mutual understanding of the Buddha’s teachings, for the benefit of the Western scholars present. It should have been a high form of the so-called ‘dharma contest’ (the clash of great minds made even more penetrating by years of study and meditation), and we were there, with all the expectation that historical events of this magnitude deserve.
The two monks entered in their fluttering robes, Tibetan brown and yellow, Korean austere gray and black, followed by a crowd of young monks and translators with shaved heads. They took their places on some cushions in the usual cross-legged position, and the guest signaled that, being the youngest Zen master, it was up to him to begin. The Tibetan lama sat motionless running a wooden rosary (mala) between his fingers, and repeating a mantra to himself: “Om mani padme hum”. The Zen master, who had already made a name for himself for his method of overwhelming his students with questions until they were forced to confess their ignorance, and then shout at him: “Keep this mind-that-doesn’t-know!”, she rummaged inside her dress and pulled out an orange.
“What is this?”, He asked the lama.
“What is this?” it was a typical question to initiate the conversation, and we felt he was ready to pounce on any response he received.
The Tibetan sat silently rattling off his rosary between his fingers without giving any sign of wanting to answer.
“What is this?” Insisted the Zen master putting the orange under the Tibetan’s nose.
Kalu Rinpoche slowly leaned over to the Tibetan monk who sat next to him and acted as his interpreter, and they talked together for a few minutes. Eventually the translator turned to the audience and said: “Rinpoche says: ‘But what’s wrong with him? Don’t they have oranges in their country? ‘”.
The dialogue broke off here.
Taken from: “Thoughts without a thinker”, by Mark Epstein, ed. Ubaldini

La felicità – Happiness – Mauro Scardovelli


La felicità

L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego.
La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione.
Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi.
A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Gli inquinanti sono i mezzi che l’Ego utilizza per aumentare il suo potere sulla persona. Naturalmente per perseguire questa strategia, deve renderla del tutto inconsapevole: la persona non deve avere neppure il sospetto che sta impegnandosi con tutta se stessa a perseguire il suo male. Al contrario, deve credere che sta facendo le mosse giuste per “difendersi”, “proteggersi”, “perseguire i propri interessi”. Ecco perché la caratteristica fondamentale dell’Ego è la distorsione della realtà, o, in parole povere, la sistematica menzogna. La menzogna è necessaria per mantenere la persona nell’ignoranza. Ma l’Ego individuale non può far tutto da solo. Non ne sarebbe in grado. L’Ego individuale si costruisce attraverso l’interiorizzazione dell’Ego collettivo. Ecco perché è così importante, per sciogliere le proprie nevrosi, cominciare a diventare consapevoli delle sue determinanti culturali e collettive.
Dal punto di vista fisico, l’infelicità è un treno di onde negative, che produce malessere o malattia. E’ una musica stonata, che fa male all’orecchio e al cuore. Come treno di onde, l’infelicità si propaga nell’ambiente circostante, contaminando le persone intorno, a meno che non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza per sottrarsi al fenomeno della risonanza. La presenza di un infelice può rendere un gruppo depresso. Tutti si sentono meno bene, e per sottrarsi a questo dispiacere, facilmente compiono delle mosse controproducenti (v. oltre).
Chi è felice costituisce un esempio che è desiderabile seguire.
Naturalmente ci può essere chi vede nella felicità altrui una minaccia: una minaccia al proprio potere di imporre il suo cattivo umore e attraverso quello condizionare parenti, amici, conoscenti. In altre parole, i leader radicati nelle qualità dell’essere sono mal visti dai leader egoici negativi.
I genitori felici hanno molto più potere nell’educare i figli. Chi è felice significa che dà valore alla felicità. Genitori felici danno valore a ciò che può favorire felicità nei figli: affetto, presenza, empatia, amore. Non hanno quindi bisogno di compensarli per le loro carenze, di viziarli, di cedere ai ricatti. Inoltre, i figli vedono nei genitori dei modelli di come essi stessi potranno diventare nel futuro seguendo il loro esempio. Se i genitori sono tristi e di cattivo umore, i figli non avranno voglia di seguirli. Se cercheranno di insegnare loro qualcosa, mancheranno di leadership. I figli si opporranno: non voglio diventare come te!
Le parti interne meno evolute, le subpersonalità, si comportano come i figli: non hanno alcuna intenzione di seguire le direttive di un io-governo infelice! Rifiuteranno la sua leadership. Si opporranno e continueranno a fare di testa loro. Ma essendo molto piccole come età mentale, il loro contributo sarà scarsamente apprezzabile, se non addirittura dannoso o devastante. Tutte cose che alimenteranno l’infelicità del povero io-governo, sempre meno capace di governare e sempre più pronto a lamentarsi e subire.
Nella nostra filosofia, la felicità è spesso stata confusa con il piacere, senza guardare alle conseguenze che i diversi tipi di piacere recano con se.
Alcuni piaceri sono in realtà pieni di veleno, e oscurano la possibilità di essere felici.
Se una ferita mi prude, grattarmi offre un piacere momentaneo. Ma se continuo a grattarmi, che cosa accadrà? Se mi sento giù, cerco sollievo nell’alcol o nel cibo. Ma alla lunga, questa scelta dove mi porta?
Nella visione buddista, felicità significa gioia dell’essere, senza cause, senza condizioni. Sukha, ananda, non dipendono da prestazioni, aspetto esteriore, successo, salute, anche se possono esserne influenzate.
Dal nostro punto di vista, il cattivo umore è una forma, tra le più subdole, di racket, cioè di mafia psicologica, attraverso la quale una persona ruba l’energia ad un’altra, senza per questo diventare contenta.
In altri termini, è un equivalente aggressivo, una forma passivo-aggressiva: fa del male occultando la sua natura distruttiva. Dato che è una forma molto diffusa, è facile per chi la pratica sottrarsi al feedback e al confronto. In questo modo può continuare su questa strada per anni, senza averne la minima consapevolezza, e spargendo intorno a se molti semi di infelicità.
L’Ego, che si nutre di infelicità, trova in questa forma un modo semplice ed efficace per aumentare il suo potere sulla persona, sulla coppia, sulla famiglia, sul gruppo dove può esercitarla.
Le persone intorno, specie quelle predisposte a soffrire di sensi di colpa, quelle che ritengono che la felicità degli altri dipenda dal loro comportamento, cadono così in un tranello molto rischioso: per sottrarsi al peso del cattivo umore di un compagno o di un amico, cominciano a indagare sui suoi bisogni insoddisfatti, ottenendo in risposta una sequenza di lamentele: mi manca questo, avrei bisogno di quello, c’è questa cosa terribile che non riesco ad eliminare ecc. A questo punto loro si sentono in dovere di lenire il dolore dell’altro, cominciando ad agire in sua vece o facendo promesse che spesso richiederanno un impegno assai superiore alle previsioni, visto la passività della persona sofferente.
Ogni promessa diventa debito. Ed ecco che la relazione con l’altro lamentoso o di cattivo umore diventa una sorta di lavoro che diventa sempre più pesante. Da relazione fraterna, di aiuto, diventa una relazione parassitaria, in cui uno dei due continua a dare, e l’altro a ricevere e disperdere nel vento. Prima c’era una persona infelice, ora ce ne sono due. L’Ego di entrambi può festeggiare.
Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità.
L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore.
Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. E’ una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque.
Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti, certamente incapaci di una rivoluzione che vada al centro dei problemi: smascherare la natura impersonale e perversa dell’Ego e del potere dominio.
Mauro Scardovelli
Tratto da http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Happiness
The most important ethical commitment is to be happy in the now, moment by moment, content with what there is, as it is.
An unhappy person is basically a prey to his ego. As such it does not love anyone, but it feeds on contempt, from contempt for him.
Love your neighbor as yourself is only possible if you are happy inside, that is, if you are free from the domination of the ego.
Happiness, as opposed to popular belief, is not the result of the circumstances of life, more or less favorable. Rather, it arises naturally from the daily practice of the quality of being, as the appreciation, gratitude, generosity, integrity, compassion.
Who is happy radiate positive and do good to all people around. And given the nature of the interaction-be, do good to others is to do well for themselves.
In turn, the unhappiness stems from the practice of mental pollutants, such as anger, resentment, ingratitude, contempt, envy, suspicion and repression. The pollutants are the means that the ego uses to increase his power over the person. Of course to pursue this strategy, it must make the unaware: the person must not have even a suspicion that it is committing itself to pursue with all its evil. On the contrary, must believe he is doing the right moves to “defend”, “protection”, “pursue their own interests.” This is why the ego is the fundamental characteristic distortion of reality, or, in other words, the systematic falsehood. Lying is necessary to keep the person in ignorance. But the individual Ego can not do everything alone. Would not be able. The individual Ego is constructed through the collective internalization of the ego. That’s why it is so important, to dissolve their own neuroses begin to become aware of its cultural and collective determinants.
From the physical point of view, the misery is a train of negative waves, which produces discomfort or illness. It ‘a music tune, that hurts the ear and heart. As the wave train, unhappiness spreads into the surrounding environment, contaminating the people around, unless you have developed sufficient knowledge to avoid the phenomenon of resonance. The presence of a group can make an unhappy depressed. Everyone feels less well, and to avoid this disappointment, easily make counter moves (see below).
Who is happy is an example that it is desirable to follow.
Of course there may be those who see a threat in the happiness of others: a threat to their power to impose his bad mood, and through that influence relatives, friends and acquaintances. In other words, leaders are rooted in the quality of being unpopular leaders from negative ego.
The happy parents have much more power in educating children. Who is happy means that values happiness. Parents happy with what they value in their children may promote happiness: love, presence, empathy, love. Therefore did not need to compensate for their deficiencies, spoil, to give in to blackmail. In addition, parents of children seen in models of how they themselves can become in the future following their example. If the parents are sad and moody, the children will not want to follow. If they try to teach them anything, fail to leadership. The children will oppose: I do not want to be like you!
The internal parts of less developed, the sub-personalities, they behave like children: they have no intention to follow the directives of a self-governing miserable! Refuse his leadership. Will oppose and will continue to do their own heads. But as tiny as a mental age, their contribution is hardly noticeable, if not downright harmful or destructive. All things that will power the misery of poor self-government, less and less capable of governing and increasingly willing to complain and suffer.
In our philosophy, happiness has often been confused with pleasure, without looking at the effects that different kinds of pleasure traveling with you.
Some pleasures are actually full of poison, and obscure the possibility of being happy.
If a wound feels itchy, scratching offers a momentary pleasure. But if I continue to scratch, what will happen? If I’m feeling down, I seek relief in alcohol or food. But in the long run, this choice takes me?
In the Buddhist view, happiness is the joy of being, without cause, without condition. Sukha, ananda, are not dependent on performance, appearance, success, health, although they may be affected.
From our point of view, the bad mood is one form, one of the most subtle, of racketeering, mob psychology that is, through which a person steals the energy to another, without becoming happy.
In other words, is an equivalent aggressive, passive-aggressive form: evil is hiding his destructive nature. Since it is a very widespread, it is easy for the practitioner to avoid feedback and discussion. In this way it can continue on this road for years, without having the slightest awareness, and spreading around him many seeds of unhappiness.
The ego, which feeds on misery in this form is a simple and effective way to increase his power over the person, the couple, the family, where the group can exercise it.
The people around, especially those prone to suffer from feelings of guilt, those who believe that the happiness of others depends on their behavior, so they fall into a trap very risky: to escape the weight of the bad mood of a companion or a friend, begin to investigate their unmet needs, obtaining a sequence in response to complaints: I miss that, I need that, there is this terrible thing that I can not delete etc.. They will then feel obliged to ease the pain of the other, beginning to act on his behalf or making promises that often require a commitment far more than expected, given the passivity of the sufferer.
Every promise becomes debt. And so the relationship with the other whining or bad mood becomes a kind of work that becomes increasingly heavy. From fraternal relationship, help, becomes a parasitic relationship, where one of the two continues to make, and the other to receive and disperse in the wind. Before there was an unhappy person, now there are two. The ego can both celebrate.
Helping each other is never to do things in his place, his take on the load, its commitments and take responsibility. This only weakens the other, making it ever more dominated and fueling his anger and resentment. That is precisely those pollutants that prevent him from seeing reality as it is, in its infinite possibilities.
The aid is that only if accompanied by all the quality of being. Love in the first place. And to love a person means promote its evolution, its psychological and spiritual growth. To encourage that development of its resources and an inner government inspired by the messages of the soul, rather than by the propaganda of the Ego. Here is the difference between pity and compassion. Piety sees in her only problems. Compassion, in addition to the problems, he sees his strengths and resources. He sees only the symptoms of problems in the distorted way of looking at the world. Piety means that we replace the other: you are a poor man, I am superior in terms of your very best. Compassion sees the suffering of a reflection of your pain: I, at a deep level, I’m like you, a twig floating in the great river of life. I have my limits, as you have yours. But I know there’s something bigger that can help us both: the growth of awareness and openness of heart.
When the heart is closed, the eyes do not really see the reality, but invented out of whole cloth. Map that guides our lives are so profoundly false and distorted. It ‘a map paranoid who sees obstacles and enemies everywhere.
Helping a person is basically this: to promote the opening of his heart through the opening in your presence and awareness.
The first step in this direction is to get rid of guilt, inadequacy, unworthiness. All neurotic radical-dependent practice of judging, of criticism, of doverizzazioni through which culture is oppressive and ego weakens its members, making them slaves of false perceptions and induced needs certainly incapable of a revolution which goes to the heart of the problems : unmasking the impersonal nature of the ego and power and perverse domination.
Mauro Scardovelli
Taken from http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Come Acqua – As water


Come acqua

I 3 insegnamenti dell’acqua per affrontare le sfide della vita quotidiana e raggiungere i tuoi obiettivi.

acqua

“Vuota la tua mente. Sii senza forma. Senza limiti, come l’acqua. Se metti dell’acqua in una tazza, l’acqua diviene tazza. Se la metti in una bottiglia, l’acqua diviene bottiglia. In una teiera, l’acqua diviene teiera. L’acqua può fluire o spezzare. Sii come l’acqua, amico mio.”

Bruce Lee.

Non ci sarebbe quasi da aggiungere altro; potrei finire l’articolo qui, ma… visto che ci sono, ne approfitto per parlarti dei 3 insegnamenti che l’acqua cerca di darci ogni giorno per aiutarci ad affrontare le nostre sfide quotidiane e a raggiungere i nostri obiettivi più importanti.

1. Affronta gli ostacoli come l’acqua

Hai mai visto una goccia d’acqua intestardirsi contro un ostacolo o cercare di proseguire su una strada senza via di uscita? Eh no, l’acqua è un pochino più furba: l’acqua si insinua tra le rocce e con i suo mille rivoli trova sempre la strada più efficace per aggirare gli ostacoli e proseguire il suo percorso verso valle.

Capita a volte che di fronte ad un problema riusciamo ad immaginare un’unica soluzione, un’unica alternativa, un’unica… strada.

Capita allora che ci intestardiamo nel voler proseguire su questa strada, nonostante i risultati desiderati continuino a non arrivare. Ce la prendiamo allora con il destino, la casualità, insomma… la sfiga! Ma come possiamo pretendere di ottenere risultati diversi se continuiamo a fare gli stessi errori?

L’acqua è decisamente più furba: se trova un ostacolo, semplicemente lo aggira e prosegue la sua strada fino all’ostacolo successivo. L’acqua non maledice l’universo per le rocce che incontra nel suo percorso: l’acqua se ne frega e va avanti.

Insomma, come già detto in un vecchio articolo: impara a seguire l’onda.

2. Segui le stagioni come l’acqua

Così come non esiste un’unica strada per superare gli ostacoli della vita quotidiana, le soluzioni che hanno funzionato in passato non è detto che funzionino nel presente o nel futuro. Per continuare ad ottenere risultati ambiziosi, devi comprendere in quale stagione ti trovi.

L’acqua sa adattarsi ad ogni stagione: ghiaccio d’inverno, l’acqua torna a scorrere nei ruscelli di montagna in primavera, per poi evaporare con il caldo dell’estate, ed infine riversarsi a terra nel piovoso autunno.

Se hai raggiunto obiettivi importanti in passato, non ti adagiare sugli allori. Cambia continuamente te stesso e le tue azioni: sperimenta, sbaglia e sperimenta ancora. Spesso ilsuccesso può essere più pericoloso di un fallimento; non ne sei convinto? Leggiti questo articolo sull’importanza dei fallimenti (si esatto… dei fallimenti).

3. Raggiungi gli obiettivi come l’acqua

L’acqua è uno degli elementi più efficaci presenti in natura: per alcuni aspetti, potremmo quasi dire che l’acqua è… pigra. Hai mai visto fare all’acqua un percorso diverso da quello più semplice o di minor resistenza?!

Spesso ci complichiamo la vita da soli: se il nostro obiettivo è andare dal punto A, al punto B, riusciamo ad inventarci i percorsi più assurdi, quando la strada più semplice è semprequella più diretta… ovvero la strada che sceglierebbe l’acqua.

Raggiungere un obiettivo semplicemente

Questa modo di raggiungere gli obiettivi ti è familiare?! La prossima volta che definisci un obiettivo e prepari un piano per raggiungerlo: lascia da parte le seghe mentali e concentrati sul percorso più semplice per raggiungerlo. Ricorda, più sarai in grado di ridurre un problema/obiettivo alle sue componenti essenziali e più alte saranno le tue probabilità di risolverlo/raggiungerlo.

Tratto da: http://www.efficacemente.com/2011/05/come-acqua/ 

As waterThe three water courses to meet the challenges of everyday life and reach your goals.“Empty your mind. Be formless. Without limits, such as water. If you put water into a cup, the water becomes the cup. If you put it in a bottle, the water becomes the bottle. In a pot, the water becomes the teapot. Water can flow or break. Be like water, my friend. “

Bruce Lee.

There would almost say more, I could finish the article here, but … since we are, I take this opportunity to talk about the three teachings that tell us as much water every day to help us face our daily challenges and achieve our most important goals.

1. Faces obstacles such as water

Have you ever seen a drop of water obstinate against an obstacle or try to go on a road with no way out? Oh no, water is a bit more clever: the water winds between the rocks, with its thousand streams is always the most effective way to get around the obstacles and continue on its path towards the valley.

It sometimes happens that when faced with a problem we can imagine a single solution, a single alternative, one way ….

It happens then that stubborn in wanting to continue on this path, despite the desired results have still not come. We then take it to fate, chance, well … bad luck! But how can we expect to get different results if we continue to make the same mistakes?

Water is much more clever: if it finds an obstacle, it simply bypasses and goes on his way to the next obstacle. The water does not curse the universe for the rocks it encounters in its path: the water does not care and goes forward.

Well, as mentioned in an old article: Learn to go with the flow.

2. Follow the seasons as the water

Just as there is no single way to overcome the obstacles of everyday life, the solutions that have worked in the past will not necessarily work in the present or future. To continue to achieve ambitious results, you need to understand in what season you are.

The water can adapt to every season: winter ice, the water returns to flow in mountain streams in the spring, and then evaporate in the heat of summer, and finally poured on the ground in the rainy autumn.

If you have reached important milestones in the past, do not rest on our laurels. Constantly changing yourself and your actions: experiment, experience and still wrong. Ilsuccesso can often be more dangerous than a failure, you’re not convinced? Read this article on the importance of failures (failures is exactly …).

3. Achieve goals, such as water

Water is one of the most effective elements found in nature: in some respects, we might almost say that water is … lazy. Have you ever seen the water to a location other than the simplest or least resistance?!

We often make things difficult for themselves: if our goal is to get from point A to point B, we can invent the most absurd locations, when the easiest way is more direct semprequella … or choose the path that water.

This way of achieving the objectives familiar?! The next time you define a goal and prepare a plan to get there: leaving aside the mental masturbations and concentrate on the simplest path to get there. Remember, the more you will be able to reduce a problem / goal to its essential components and higher will be your chance to solve / achieve it.

From: http://www.efficacemente.com/2011/05/come-acqua/

La magia è uno stato di consapevolezza – Magic is a state of awareness – Carlos Castaneda


La magia è uno stato di consapevolezza

In diverse occasioni don Juan tentò di dare un nome alla sua conoscenza, a mio beneficio. A suo parere il termine più adatto era nagualismo, anche se un po’ oscuro. Dire semplicemente “conoscenza” rendeva tutto troppo vago, e chiamarla “negromanzia” era spregiativo. “La padronanza dell’intento” era troppo astratto e “la ricerca della libertà totale” troppo lungo e metaforico. Alla fine, non riuscendo a trovare un lemma più appropriato, la chiamò “magia”, pur ammettendo una certa inaccuratezza.
Nel corso degli anni egli mi aveva fornito varie definizioni della magia, ma aveva sostenuto che le definizioni cambiano con il crescere della conoscenza. Verso la fine del mio apprendistato, mi sentii in grado di apprezzare una definizione più chiara, così gli posi la domanda ancora una volta.
«Dal punto di vista dell’uomo comune» disse don Juan «la magia è un insieme di sciocchezze, oppure uno spaventoso mistero che travalica la sua comprensione. E qui non sbaglia – non perché sia una verità assoluta, ma perché l’uomo comune non ha l’energia sufficiente per trattare con la magia.»
Fece un attimo di pausa, prima di continuare. «Gli esseri umani nascono con una quantità di energia limitata,» proseguì don Juan «un’energia spiegata sistematicamente a partire dal momento della nascita, in modo da essere usata con il maggior vantaggio dalla modalità del tempo.»
«Cosa intendi per “modalità del tempo”?» chiesi io.
«La modalità del tempo è il fascio preciso dei campi di energia recepiti» mi rispose. «Credo che la percezione umana sia cambiata nel tempo. Il tempo reale decide il modo; il tempo decide quale fascio preciso di campi di energia sarà usato, scegliendo tra una quantità incalcolabile. Tutta l’energia a nostra disposizione viene assorbita dal contatto con la modalità del tempo – quei pochi, scelti campi di energia – non lasciandoci nulla che possa esserci di aiuto a usare un qualsiasi altro campo di energia.»
Con un impercettibile inarcare delle sopracciglia mi spronava a considerare il tutto.
«Ecco cosa intendo quando dico che all’uomo comune manca l’energia necessaria per aver a che fare con la magia» continuò. «Se usa solo l’energia che ha, non può percepire i mondi creati dagli stregoni. Gli stregoni, infatti, per farlo, si servono di un insieme di campi di energia che di solito non sono usati. Naturalmente, se l’uomo comune intende percepire quei mondi e comprendere la percezione dei maestri dell’occulto, deve per forza usare lo stesso insieme usato da quelli, e ciò non è materialmente possibile, in quanto egli ha già spiegato tutta la sua energia.»
S’interruppe, quasi cercasse la parola più appropriata a esprimere il concetto.
«Mettiamola così» riprese. «Non è tanto che si apprenda la magia col tempo, quanto che si apprenda ad accumulare energia. Questa energia ti metterà in grado di maneggiare alcuni campi di energia che al momento ti sono inaccessibili. La magia è dunque l’abilità di usare campi di energia non necessari per la percezione del mondo di tutti i giorni, che noi conosciamo. La magia è uno stato di consapevolezza. È l’abilità di concepire qualcosa che sfugge alla percezione ordinaria.
«Quel che ti ho mostrato,» continuò don Juan «tutto ciò che ho sottoposto alla tua attenzione, non era che un accorgimento per convincerti che c’è più di quanto appaia a un primo sguardo. Non c’è bisogno che venga qualcuno a insegnarti la magia, perché in realtà non c’è nulla da imparare. Occorre solo che un maestro ci convinca dell’incalcolabile potere che abbiamo sulla punta delle dita. Che strano paradosso! Ogni guerriero sulla via della conoscenza crede, una volta o l’altra, di star acquisendo cognizioni magiche, ma tutto quello che fa è lasciarsi convincere dal potere nascosto dentro di sé, che riuscirà a raggiungere.»
«È quel che stai facendo con me, don Juan? Mi stai convincendo?»
«Proprio così. Sto cercando di convincerti che puoi raggiungerlo, quel potere. Ci sono passato anch’io. Ed ero duro da convincere, come te ora.»
«Una volta raggiunto, cosa ne facciamo esattamente, don Juan?»
«Nulla. Una volta raggiunto, esso si servirà per conto suo dei campi di energia che sono a nostra disposizione, ma inaccessibili. Questa è magia, come ho già detto. Allora cominciamo a vedere – cioè, a percepire – qualcos’altro, non immaginario, ma reale e concreto. Così cominciamo a conoscere senza dover usare le parole. Quel che ognuno di noi fa con l’accresciuta percezione, con quella conoscenza silenziosa, dipende dal carattere individuale.»
In una diversa occasione, mi diede una spiegazione di altro genere. Stavamo discutendo di tutt’altro quando, di punto in bianco, cambiò argomento e cominciò a raccontarmi una barzelletta. Rise, e con mano leggera mi diede dei colpetti sulla schiena, fra le scapole, quasi fosse affetto da grande timidezza e ritenesse da parte sua molto sfacciato toccarmi. La mia reazione nervosa lo fece ridacchiare.
«Come sei sensibile» disse, scherzando, e mi assestò una pacca sulla schiena con maggior forza.
Mi ronzarono le orecchie. Per un istante mi mancò il fiato, quasi mi avesse colpito ai polmoni. Respiravo con grande fatica, eppure, dopo aver tossito più volte, come soffocando, le mie vie nasali si aprirono e mi ritrovai a fare dei respiri profondi, rasserenanti. Provavo una tale sensazione di benessere che non me la presi affatto con lui per il colpo che mi aveva dato, benché fosse stato forte e inaspettato.
Poi don Juan iniziò una spiegazione davvero notevole. In termini chiari e concisi mi fornì una definizione più precisa della magia.
Ero entrato in un meraviglioso stato di consapevolezza! Avevo una lucidità di mente tale che riuscii a comprendere e assimilare tutto quello che don Juan stava dicendo. Diceva che nell’universo c’era una forza indescrivibile e smisurata che gli stregoni chiamavano intento, e che in assoluto tutto quel che esiste nell’intero cosmo è unito all’intento da un anello di collegamento. Gli stregoni o guerrieri, come li chiamava lui, si dedicavano a discutere, capire e utilizzare quell’anello di collegamento. Erano particolarmente occupati a liberarlo dagli stordimenti provocati dalle ordinarie preoccupazioni della vita quotidiana. La magia a questo livello poteva definirsi come il procedimento di ripulitura del proprio anello di collegamento con l’intento. Don Juan sottolineò che era molto difficile capire e imparare a praticare questo “procedimento di ripulitura”. Per questo gli stregoni dividevano il loro insegnamento in due categorie. Una comprendeva le lezioni per lo stato di consapevolezza della vita di ogni giorno, nelle quali il procedimento si presentava sotto alterate spoglie. L’altra comprendeva le lezioni per gli stati di consapevolezza intensa, come quello che stavo sperimentando al momento, nelle quali gli stregoni raggiungevano la conoscenza direttamente dall’intento, senza fastidiosi interventi della lingua parlata.
Don Juan spiegò che, usando la consapevolezza intensa per migliaia di anni di lotte dolorose, gli stregoni avevano acquisito una comprensione specifica dell’intento, e che avevano trasmesso questi nuclei di conoscenza diretta di generazione in generazione, fino al presente. Disse che era compito della magia prendere questa conoscenza, all’apparenza incomprensibile, e renderla comprensibile ai livelli di consapevolezza della vita di ogni giorno.
Dopo mi chiarì il ruolo della guida nella vita degli stregoni. Mi spiegò che una guida era chiamata “nagual” e che il nagual era una persona, uomo o donna, con un’energia straordinaria, un maestro dotato di sobrietà, resistenza, fermezza, che i veggenti vedevano come una sfera luminosa formata d quattro comparti, simili a quattro globi luminosi pressati l’uno contro l’altro. Grazie a questa straordinaria energia, i nagual erano intermediari. La loro energia permetteva loro di incanalare pace, armonia, allegria e conoscenza direttamente dalla fonte, dall’intento, e di trasmetterle ai loro compagni. I nagual avevano la responsabilità di fornire ciò che gli stregoni chiamavano “la possibilità minima”, la consapevolezza del proprio collegamento con l’intento.
Gli dissi che la mia mente afferrava tutto quello che lui mi stava spiegando e che l’unica parte della sua spiegazione ancora poco chiara era perché mai fossero necessarie due categorie di insegnamento. Riuscivo a capire con facilità tutto ciò che diceva del suo mondo, mentre egli me l’aveva descritto come un processo irto di difficoltà.
«Ti ci vorrà tutta la vita per ricordare quanto hai appreso oggi» affermò «perché si trattava nella quasi totalità di conoscenza silenziosa. Fra qualche istante avrai dimenticato tutto. È questo uno degli insondabili misteri della percezione.»
Don Juan allora mi fece cambiare livelli di consapevolezza, dandomi un colpetto sul lato sinistro, proprio all’estremo della gabbia toracica. All’istante persi la straordinaria chiarezza di mente, e non fui in grado di ricordare di averla mai avuta…
– da “Il Potere del Silenzio” di Carlos Castaneda –
Magic is a state of awareness
Don Juan on several occasions tried to give a name to his knowledge, for my benefit. In his opinion, the more appropriate term was nagualism, although a little ‘obscure. To simply say “knowledge” made it all too vague, and call it “necromancy” was derogatory. “The mastery of intent” was too abstract and “the search for total freedom” too long and metaphorical. In the end, failing to find a more appropriate motto, called it “magic”, while admitting a certain inaccuracy.
Over the years he provided me with various definitions of magic, but he argued that the definitions change with the growth of knowledge. Towards the end of my apprenticeship, I was able to appreciate a clearer definition, so I asked the question again.
“From the point of view of the common man,” said Don Juan, “the magic is a collection of nonsense, or a frightening mystery that goes beyond his understanding. It is not wrong here – not because it is an absolute truth, but because the common man does not have enough energy to deal with magic. “
He paused a moment before continuing. “Humans are born with a limited amount of energy,” don Juan went on, “explained an energy systematically from the moment of birth, to be used with the greatest advantage of the mode of the time.”
“What do you mean by” time mode “?” I asked.
“The mode of the time the beam is accurately incorporated the fields of energy,” he said. “I believe that human perception has changed over time. The real-time decides the way, the time it decides which precise beam of energy fields will be used, choosing from a number incalculable. All the energy available to us is absorbed by the contact mode of the time – the few chosen fields of energy – not leaving anything that might help us to use any other field of energy. “
With an imperceptible arch of the eyebrows urged me to consider everything.
“That’s what I mean when I say that the common man lacks the energy to have anything to do with magic,” he continued. “If only the energy it uses, can not perceive the worlds created by sorcerers. The sorcerers, in fact, to do this, you need a set of energy fields that are not usually used. Of course, if the common man wants to receive those worlds and understand the perception of the masters of the occult, must necessarily use the same set used by those, and this is not practicable, since he has already explained all of its energy. “
He paused, as though trying the most appropriate word to express the concept.
“Put it this way” he continued. “It is not so much that you learn the magic over time, as you learn to store energy. This energy you will be able to handle some fields of energy when you are inaccessible. The magic is thus the ability to use energy fields are not required for the perception of the world everyday, we know. Magic is a state of awareness. It is the ability to conceive of something beyond the ordinary perception.
“What I showed you,” don Juan continued, “all that I have brought to your attention, it was only a trick to convince you that there is more than it appears at first glance. You need not be someone to teach you the magic, because in reality there is nothing to learn. You only need to convince us that a master dell’incalcolabile power we have at your fingertips. What a strange paradox! Every warrior on the path of knowledge thinks, at one time or another, acquiring knowledge of star magic, but all it does is swayed by the hidden power within himself, that he will achieve. “
“That’s what you’re doing with me, don Juan? You’re convinced? “
“Exactly. I’m trying to convince you that you can get that power. I’ve been there too. And it was hard to convince, as you now. “
“Once reached, what do we do exactly, Don Juan?”
“Nothing. Once achieved, it will use on his own field of energy that are available to us, but inaccessible. This is magic, as I said. Then we begin to see – that is, to perceive – something else, not imaginary, but real and concrete. So we begin to know without having to use words. What each of us does with the increased perception, with the silent knowledge, depends on the individual character. “
On a different occasion, I gave an explanation of another kind. We were talking about anything when all of a sudden, changed the subject and began to tell me a joke. He laughed, with a light hand and patted me on the back between the shoulder blades, as if suffering from shyness and considered great by its very cheeky touch. My reaction made him nervous giggle.
“You’re so sensitive,” he said, joking, and I struck a pat on the back with greater force.
I buzzed my ears. For a moment I caught my breath, I almost had hit the lungs. I was breathing with great difficulty, but after you cough several times, such as choking, my nasal passages were opened and I found myself doing some deep breaths, calming. I felt such a feeling of well being that I did not mind at all with him for the blow that had given me, although it was strong and unexpected.
Don Juan then began a remarkable explanation. In clear and concise gave me a more precise definition of magic.
I walked into a wonderful state of consciousness! I had a clarity of mind that could understand and absorb everything that Don Juan was saying. He said that the universe was indescribable and immeasurable force which sorcerers call intent, and that absolutely everything that exists in the entire cosmos is the intent joined by a connecting link. The wizards and warriors, as he called them, were devoted to discuss, understand and use the ring connection. They were particularly busy dizziness caused by release from the ordinary concerns of daily life. The magic at this level could be defined as the process of cleaning your connecting link with intent. Don Juan remarked that it was very difficult to understand and learn to practice this “cleansing process”. For this sorcerers shared their teaching in two categories. One included the lessons for the state of awareness of everyday life, in which the procedure is presented in altered guise. The included lessons for other states of consciousness intense as what I was experiencing at the moment, in which sorcerers knowledge directly reached by the intention, without annoying intervention of the spoken language.
Don Juan explained that by using intense awareness for thousands of years of painful struggle, the sorcerers had acquired a detailed understanding of the intent, and that these nuclei had direct knowledge transmitted from generation to generation, until the present. He said it was up to take this knowledge of magic, seemingly incomprehensible, and make it understandable to the levels of awareness of everyday life.
After I explained the role of leadership in the lives of sorcerers. He explained that help was called a “nagual” and that the nagual was a person, man or woman, with extraordinary energy, with a master of simplicity, strength, firmness, that the visionaries saw a ball of light as consisting of four compartments , similar to the four globes of light pressed against each other. Thanks to this extraordinary energy, nagual were intermediaries. Their energy allowed them to channel peace, harmony, happiness and knowledge directly from the source, the intent, and to transmit them to their classmates. The nagual had a responsibility to provide what the sorcerers called “the minimum possible,” awareness of their link with intent.
I told him that my mind grasped everything he was explaining to me that the only part of his explanation was unclear why they need two categories of teaching. I could easily understand everything he said of his world, as he had described me as a process fraught with difficulty.
“It will take a lifetime to remember what you learned today,” he said, “because it was almost entirely silent knowledge. In a few moments you’ll have forgotten everything. This is one of the unfathomable mysteries of perception. “
Don Juan then made me change levels of awareness, giving me a pat on the left side, right end of the rib cage. I instantly lost the extraordinary clarity of mind, and I was not able to remember to have ever had …
– From “The Power of Silence” by Carlos Castaneda –