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L’anima e la colazione


L’Anima e la Colazione

Un giorno uno studente Zen chiese al suo Maestro:

“Maestro, l’anima è immortale, oppure no? Noi sopravviviamo alla morte del nostro corpo, oppure veniamo annientati? Ci reincarniamo veramente? La nostra anima si dissolve e si divide in elementi che vengono riciclati , oppure entriamo, in quanto singola unità, nel corpo di un organismo biologico? Inoltre, conserviamo i nostri ricordi, oppure no? E’ forse falsa la dottrina della reincarnazione? E’ forse più giusta la nozione cristiana della resurrezione? E se è così, si risorge in quanto corpi, oppure la nostra anima entra in una sfera spirituale meravigliosamente platonica?”.

Il suo Maestro rispose:

“Guarda che ti si raffredda la colazione”.

Lo studente capì allora la che la colazione era più importante di qualsiasi paradiso, è molto più importante di qualsiasi concezione di Dio, perché solo la colazione era nel qui-e-ora.

La mente non è mai nel presente, mentre il tempo è sempre presente;
per cui la mente e il tempo non si incontrano mai.
Ecco dov’è il problema…

 

The Soul and Breakfast

One day a Zen student asked his teacher:

“Master, the soul is immortal, or not? We survive the death of our body, or we aredestroyed? There really reincarnate? Our soul dissolves and is divided into elements that are recycled, or enter as a single unit, in the body of a biological organism? addition, we store our memories, or not? And ‘perhaps the falsedoctrine of reincarnation? And’ perhaps more just the Christian notion of resurrection? And if so, is resurrected as bodies, or the our soul enters into aspiritual sphere wonderfully platonic? “.

His master replied:

“Look, you cool the breakfast.”

The student then realized that breakfast was more important than any paradise, is much more important than any conception of God, because only the breakfast was in the here-and-now.

The mind is never in the present, while the time is always present;
which the mind and the time never meet.
Here’s the problem …

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Piccole storie Zen – Amputarsi un braccio in una mattina innevata


AMPUTARSI UN BRACCIO IN UNA MATTINA INNEVATA

Bodhidharma, conosciuto come Daruma san in Giappone, giunse in Cina dopo un viaggio di tre anni dall’India. Gli insegnamenti di Shakyamuni Buddha sono stati trasmessi da maestro a discepolo così come l’acqua si travasa da un recipiente all’altro senza che ne vada persa una goccia. La Luce del Dharma è stata tramandata da Shakyamuni a Mahakashapa, da Mahakashapa ad Ananda e così via fino a Bodhidharma, che rappresenta la ventottesima generazione del lignaggio.

L’intrepido spirito necessario a raggiungere un paese sconosciuto in un’epoca in cui i trasporti non erano sviluppati e, ancora meno, il coraggio di partire in età già avanzata non possono appartenere certo a chi tiene a conservare la propria salute e alla propria vita. Proprio questa, invece, è la nobile pratica dei Buddha il cui cuore pieno di immensa compassione desidera trasmettere fedelmente la Verità e salvare gli esseri senzienti che sono nella confusione.

L’imperatore Wu di Liang venne a sapere dell’arrivo di Bodhidharma a Kwangchow il 21 settembre dell’anno 520 e inviò un emissario per invitarlo nell’attuale Nanchino. L’imperatore chiese a Bodhidharma: “Finora ho fatto costruire templi, copiare sutra e dato il mio appoggio a monaci e monache. Che merito ha ricavato da tutto questo?”.

La risposta di Bodhidharma fu concisa: “Nessun merito!”.

Ciò urtò molto l’imperatore Wu che si aspettava una risposta positiva.

La superficialità avrebbe portato una persona qualsiasi a elogiare l’imperatore ma Bodhidharma, che si era promesso di salvare tutte le creature senzienti, non aveva la minima intenzione di adulare né di scendere a compromessi con nessuno.

Quando Bodhidharma incontrò l’imperatore Wu, che veniva chiamato “il figlio celeste del cuore del Buddha”, capì che questi non era altro che un fanatico alla ricerca di vantaggi temporali. Fu così che Bodhidharma attraversò il fiume Azzurro, entrò nel paese di Wei, si stabilì presso il tempio Shao Lin e praticò zazen per nove anni seduto davanti a una parete. La gente del posto lo chiamava “il brahmano che fissa il muro”.

Il 9 dicembre, un novizio di nome Shen-kuang (Shinko in giapponese) venne a cercare Bodhidharma. Una spessa coltre di neve ricopriva le montagne; Shen-kuang dovette aprirsi un sentiero per seguire la giusta direzione e, finalmente, arrivò al muro di Bodhidharma. Le notti invernali in cima all’alta montagna erano così fredde da spezzare persino il bambu e sembrava impossibile poter resistere all’aperto, ma Bodhidharma non si voltò neppure a guardare. Shen-kuang rimase immobile per tutta la notte senza dormire, sedersi né riposare. La neve che continuava a scendere gli arrivò fino alla vita; le lacrime si ghiacciarono diventando perle gelate e i vestiti si indurirono tanto da fare sembrare il monaco un pezzo di ghiaccio. Il suo corpo era completamente irrigidito dal freddo, ma lo spirito alla ricerca della Via ardeva fervente.

Finalmente, quando dalla notte si cominciava a intravedere l’alba, Bodhidharma si voltò e chiese: “Sei rimasto a lungo immobile nella neve. Cosa stai cercando?”.

“Voglio chiedervi una cosa. Vi prego, abbiate pietà di me e mostratemi i veri insegnamenti buddhisti!”

La risposta di Bodhidharma all’onesta e sincera supplica di Shen-kuang, tuttavia, fu più fredda del ghiaccio. “Una persona va alla ricerca degli insegnamenti del Buddha mette a repentaglio la propria vita. Un ignorante di poca virtù che cerca gli insegnamenti del Buddha in modo avventato e presuntuoso perde solo tempo”.

A queste parole, la determinazione di Shen-kuang si fece ancora più salda. Impugnò una spada affilata, si amputò il braccio sinistro all’altezza del gomito e lo offrì a Bodhidharma.

Bodhidharma capì che Shen-kuang era degno di ricevere gli insegnamenti e lo accettò come discepolo.

Fu così che Bodhidharma divenne il primo patriarca dello zen cinese e Shen-kuang (noto in seguito come Huike o Eka in giapponese) il secondo.

CUTTING OFF YOUR ARM ON A SNOWY MORNING

Bodhidharma, known as Daruma-San in Japanese, came from India to China after traveling for three years. The teachings of Shakyamuni Buddha were handed down from master to disciple just as water is transferred from one vessel to another without any leakage. The Dharma Lamp was passed from Shakyamuni to Mahakashapa, from Mahakashapa to Ananda, and eventually down to Bodhidharma, who was the twenty-eighth generation of this lineage.

The intrepid spirit needed to set out for an unknown country at a time when transportation had not been developed and, moreover, to do it at an advanced age is something which an ordinary man who guards his body and life would not even think of. But this is the noble practice of Buddhas, who from their great compassionate hearts wish to faithfully transmit the Truth and save deluded sentient beings.

Emperor Wu of Liang found out that Bodhidharma had arrived in Kwangchow on September 21, 520, and dispatched an emissary to invite him to what is now Nanking. The emperor inquired of Bodhidharma, “I have up until now built temples, had sutras copied, and supported monks and nuns. What merit is there in these things?”

Bodhidharma curtly replied, “No merit!”

This greatly disappointed Emperor Wu, who was expecting a favorable answer.

The shallow thinking of ordinary people would have dictated flattering the Emperor, but for Bodhidharma, who had vowed to save deluded sentient beings, there was not the slightest intention of flattering or compromising with anyone.

When Bodhidharma met Emperor Wu, who was called “The Son of Heaven of the Buddha Mind”, he realized that the emperor was nothing more than a Buddhist fanatic who was seeking temporal gain. So, Bodhidharma crossed the Yangtze River, entered the country of Wei, settled down at Shao Lin Temple, sat down facing a wall and practiced zazen for nine years. The people of the area referred to him as “The wall-gazing Brahmin”.

On the ninth day of December a monk-in-training called Shen-kuang (Shinko, in Japanese) came looking for Bodhidharma. A deep snow had covered the mountains and Shen-kuang had to break a trail through the snow as he tried to follow the path, but finally he arrived at Bodhidharma’s wall. The winter night on the high mountain peak was so cold that even the joints of the bamboo cracked, and it seemed impossible to stand outdoors, but Bodhidharma did not even turn around to look. Shen-kuang stood stock-still throughout the night without sleeping, sitting, or resting. The falling snow drifted up to his waist; his tears froze into beads of ice; and his robes froze to his body so that he became like a block of ice. His whole body was rigid with cold, but the mind which seeks the Way was burning brightly.

Finally, as the night was turning to dawn, Bodhidharma turned and asked, “You’ve been standing in the snow a long time. What is it you’re looking for?”

“I have a request. Please have mercy on me and show me the true Buddhist teachings!”

But Bodhidharma’s answer to Shen-kuang’s tearfully earnest entreaty was colder than ice. “One seeks the Buddha’s teaching at the risk of one’s life. It is a waste of time for an ignorant person of little virtue to carelessly and conceitedly seek the teachings of the Buddha.”

Hearing this, Shen-kuang made his resolve even firmer. Taking a sharp sword he cut off his left arm at the elbow and presented the severed arm to Bodhidharma.

Bodhidharma realized that this very Shen-kuang was a person worthy of succeeding to the teachings and allowed him to be a disciple.

In this manner, Bodhidharma became the first patriarch of Chinese Zen, and Shen-kuang (later known as Huike, or Eka in Japanese) became the second.

Lo Zen di Joshu


41. Lo Zen di Joshu

Joshu cominciò lo studio dello Zen quando aveva sessant’anni e continuò sino agli ottanta, allorché realizzò lo Zen.

Insegnò dall’età di ottant’anni sino a quando raggiunse i centovent’anni.

Una volta uno studente gli domandò: «Se nella mia mente non c’è nulla, che cosa devo fare?».

Joshu rispose: «Buttalo via».

«Ma se non c’è nulla, come faccio a buttarlo via?» insistette l’allievo.

«Bè,» disse Joshu «allora attualo».

101 Storie Zen

Joshu’s Zen

Joshu began the study of Zen when he was sixty years old and continued until he was eighty, when he realized Zen.

He taught from the age of eighty until he was one hundred and twenty.

A student once asked him: “If I haven’t anything in my mind, what shall I do?”

Joshu replied: “Throw it out.”

“But if I haven’t anything, how can I throw it out?” continued the questioner.

“Well,” said Joshu, “then carry it out.”

101 Zen stories

Le tue qualità innate – Your innate qualities – Tenzin Palmo


Le tue qualità innate

Sviluppa la fiducia
nelle tue qualità innate
e credi che queste qualità
saranno portate a compimento.

Tenzin Palmo

Your innate qualities

Develop confidence
in your innate qualities
and believe that these qualities
will be brought to fruition.

Tenzin Palmo

Ordine – Order – Laozi


Ordine

Affronta le cose sul nascere,
metti ordine prima
che si manifesti il disordine.

Laozi

Order

Face things in the bud,
put order first
that disorder appears.

Laozi

Presenza mentale – Mindfulness – Thich Nath Hahn


La presenza mentale

È chiaro che, per prendere possesso della nostra mente e calmare i pensieri, è necessario coltivare anche la presenza mentale delle nostre sensazioni e percezioni.
Quando emerge un pensiero, o una sensazione, il vostro intento non dovrebbe essere quello di scacciarlo, odiarlo, preoccuparsene o temerlo. Perciò cosa si dovrebbe fare con i pensieri e le sensazioni? Semplicemente prendere atto della loro presenza. Per esempio, quando emerge un sentimento di tristezza, lo si riconosce immediatamente:”È emerso in me un sentimento di tristezza”.Se il sentimento permane, si continua a riconoscerlo:”In me c’è ancora un sentimento di tristezza”. Se emerge un altro pensiero o sensazione, riconosceteli nella stessa maniera. L’essenziale è non lasciare emergere nessun pensiero e sensazione senza che la presenza mentale lo riconosca, come una sentinella che registra ogni faccia che passa nel palazzo.
Perciò, il punto non è scacciare o intrattenere un certo pensiero. Il punto è esserne consapevoli.
Quando imparerete a calmare la mente, quando le sensazioni e i pensieri non vi disturberanno più, la vostra mente comincerà a Dimorare nella mente.

Tratto da “Il miracolo della presenza mentale” di Thich Nhat Han

Mindfulness

It is clear that, in order to take possession of our mind and calm our thoughts, it is also necessary to cultivate the mental presence of our sensations and perceptions.
When a thought or feeling emerges, your intent should not be to drive it away, hate it, worry about it or fear it. So what should be done with thoughts and feelings? Simply acknowledge their presence. For example, when a feeling of sadness emerges, it is immediately recognized: “A feeling of sadness emerged in me”. If the feeling remains, we continue to recognize it: “In me there is still a feeling of sadness”. If another thought or feeling emerges, recognize them in the same way. The essential thing is not to let any thoughts and feelings emerge without the mindfulness recognizing it, like a sentinel who records every face that passes in the palace.
Therefore, the point is not to drive out or entertain a certain thought. The point is to be aware of it.
When you learn to calm the mind, when feelings and thoughts will no longer disturb you, your mind will begin to abide in the mind.

From “The Miracle of Mindfulness” by Thich Nhat Han

Un singolo passo – A single step Laozi


Un singolo passo

Fai le cose difficili
quando sono facili,
e inizia le grandi cose
quando sono piccole.
Un viaggio di mille miglia
deve iniziare con un singolo passo.

Laozi

A single step

Do the hard things
when they are easy,
and the great things begin
when they are small.
A journey of a thousand miles
must start with a single step.

Laozi