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Il biglietto da visita


30. Il biglietto da visita

Keichu, il grande insegnante di Zen dell’era Meiji, era il capo di Kofuku, una cattedrale di Kyoto. Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita. Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, Governatore di Kyoto.

«Io non ho nulla a che fare con questo individuo» disse Keichu al suo aiutante. «Digli che se ne vada».

L’aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse. «È stata colpa mia» disse il governatore, e con una matita cancellò le parole ‘Governatore di Kyoto’. «Torna ad annunciarmi al tuo maestro».

«Oh, è Kitagaki?» esclamò il maestro quando lesse il biglietto. «Voglio vedere quest’uomo».

Tratto da 101 Storie Zen

Calling Card

Keichu, the great Zen teacher of the Meiji era, was the head of Tofuku, a cathedral in Kyoto. One day the governor of Kyoto called upon him for the first time.

His attendant presented the card of the governor, which read: Kitagaki, Governor of Kyoto.

“I have no business with such a fellow,” said Keichu to his attendant. “Tell him to get out of here.”The attendant carried the card back with apologies. “That was my error,” said the governor, and with a pencil he scratched out the words Governor of Kyoto. “Ask your teacher again.”

“Oh, is that Kitagaki?” exclaimed the teacher when he saw the card. “I want to see that fellow.”

Curare noi stessi


“Se non sappiamo come curare noi stessi e amare noi stessi, non possiamo prenderci cura delle persone che amiamo. Amare se stessi è la base per amare un’altra persona. “

Thich Nhat Hanh la vostra vera casa:La saggezza quotidiana

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“If we do not know how to take care of ourselves and to love ourselves, we cannot take care of the people we love. Loving oneself is the foundation for loving another person.”

Thich Nhat Hanh, Your True Home: The Everyday Wisdom

Osservare Insegnamento zen


Osservare le norme e attenersi alle regole
vuol dire legarsi senza una corda.
Agire liberamente e senza freni secondo i propri desideri
vuol dire ciò che farebbero gli eretici e i demoni.
Riconoscere la propria mente e purificarla
è il falso Zen del sedersi in silenzio.
Dar briglia sciolta a se stessi ignorando le condizioni che si trovano in rapporto reciproco
vuol dire cadere nell’abisso.
Essere vigilanti e mai ambigui
vuol dire portare delle catene e un giogo di ferro.
Pensare al bene e al male
appartiene al paradiso e all’inferno.
Avere una visione del Buddha e una visione del Dharma (il suo insegnamento)
vuol dire essere imprigionati in tra due montagne di ferro.
Chi capisce questo non appena sorge un pensiero,
il pensiero stesso esaurisce subito le proprie energie.
Sedersi privi di espressione nel quietismo,
è la pratica dei morti.
Se si procede ci si separerà dal principio.
Se ci si ritira si sarà contro la verità.
Se non ci si ritira né si procede siamo uomini morti che respirano.
Adesso ditemi:
che farete?

Un insegnamento
del Monaco Zen Mumon Roshi

Observe and follow the rules
means bind without a rope.
Act freely and without restraint as they wish
This would mean that the heretics and demons.
Recognizing one’s mind and purify
is the false Zen of sitting in silence.
Give free rein to themselves while ignoring the conditions found in the mutual relationship
means falling into the abyss.
Be vigilant and never ambiguous
means of lead chains and an iron yoke.
Think of good and evil
belongs to heaven and hell.
Having a vision and a vision of the Buddha Dharma (his teachings)
means to be trapped in between two iron mountains.
Who understands this is not just a thought arises,
thought the same once their energy runs out.
Sit no expression in the quietism,
is the practice of the dead.
If we proceed we will separate you from the beginning.
If you retreat you will be against the truth.
If you are not retired, nor shall we be dead men that breathe.
Now tell me:
you do?

a teaching
Monk’s Zen Roshi Mumon

L’artista


L’ Artista 

Quando un artista crea assomiglia ad uno sciamano. L’ispirazione gli giunge come un dono. I seguaci del Tao fanno lo stesso. La loro consapevolezza del Tao non è nulla di chiaramente formulato, né qualcosa che essi possiedono: è il Tao ad andare da loro come un dono. Per questo le arti e il Tao sono così saldamente alleati: perché l’atto del ricevere e dell’esprimere è il medesimo.
Proprio come un artista teme l’incapacità di fare arte, così il seguace ha il terrore di non sentire più il Tao.
Spesso le circostanze ci impongono di creare: come atleti sul campo di gara, come oratori di fronte ad un pubblico, come musicisti sul palcoscenico, come cuochi ai fornelli o genitori alle prese con i figli. In che modo mantenere vivo il flusso? Alcuni cercano di farlo conducendo una vita ordinata e regolare, altri mantenendosi costantemente attivi. Ognuno di noi è diverso, dunque non esiste nulla di assolutamente giusto o sbagliato. L’unica cosa che conta è sentire il Tao e tenere questa percezione in vita il più a lungo possibile. Se riusciamo a scoprire ciò che vi è di speciale e nascosto in noi, e a imparare ad esprimerlo, allora conosceremo il Tao.

“Il Tao per un anno” Deng Ming-Dao 

 

The Artist

When an artist creates resembles a shaman. The inspiration comes to him as a gift.The followers of the Tao do the same. Their awareness of the Tao is nothing clearly stated, nor something that they possess: the Tao is to come to them as a gift. For this reason the arts and the Tao are so tightly allied, because the act of receiving and expressing is the same.
Just as an artist fears an inability to make art, so the follower is terrified of no longer hearing the Tao.
Often the circumstances require us to create, as athletes on the racetrack, as speakers in front of an audience, as the musicians on stage, as cooks in the kitchenor parents struggling with their children. How to keep alive the flow? Some people try to do it by living a life orderly and regular, others remaining constantly active.Each of us is different, so there is nothing absolutely right or wrong. The only thing that matters is to hear the Tao, and keep this perception alive as long as possible. If we can discover what is special and hidden in us, and learn to express it, then we will know the Tao.

“The Tao for a year,” Deng Ming-Dao


Il consiglio di una madre


20. Il consiglio di una madre

Jiun, un maestro di Shingon, era un rinomato studioso di sanscrito dell’era Tokugawa, da giovane faceva conferenze ai suoi confratelli studenti.

Sua madre lo seppe e gli scrisse una lettera: «Non credo, figlio, che tu sia diventato un seguace del Buddha per il desiderio di trasformarti in un’enciclopedia ambulante per gli altri. Informazione e commento, gloria e onore non hanno mai fine. Vorrei che tu smettessi questa storia delle conferenze. Chiuditi in un piccolo tempio in qualche luogo remoto sulla montagna. Dedica il tuo tempo a meditare e raggiungi così la vera realizzazione di te stesso».

Da: 101 Storie Zen

A Mother’s Advice

Jiun, a Shogun master, was a well-known Sanskrit scholar of the Tokugawa era. When he was young he used to deliver lectures to his brother students.

His mother heard about this and wrote him a letter.:

“Son, I do not think you became a devotee of the Buddha because you desired to turn into a walking dictionary for others. There is no end to information and commentation, glory and honor. I wish you would stop this lecture business. Shut yourself up in a little temple in a remote part of the mountain. Devote your time to meditation and in this way attain true realization.”

From 101 Zen Stories

Piccole storie Zen – Amputarsi un braccio in una mattina innevata


AMPUTARSI UN BRACCIO IN UNA MATTINA INNEVATA

Bodhidharma, conosciuto come Daruma san in Giappone, giunse in Cina dopo un viaggio di tre anni dall’India. Gli insegnamenti di Shakyamuni Buddha sono stati trasmessi da maestro a discepolo così come l’acqua si travasa da un recipiente all’altro senza che ne vada persa una goccia. La Luce del Dharma è stata tramandata da Shakyamuni a Mahakashapa, da Mahakashapa ad Ananda e così via fino a Bodhidharma, che rappresenta la ventottesima generazione del lignaggio.

L’intrepido spirito necessario a raggiungere un paese sconosciuto in un’epoca in cui i trasporti non erano sviluppati e, ancora meno, il coraggio di partire in età già avanzata non possono appartenere certo a chi tiene a conservare la propria salute e alla propria vita. Proprio questa, invece, è la nobile pratica dei Buddha il cui cuore pieno di immensa compassione desidera trasmettere fedelmente la Verità e salvare gli esseri senzienti che sono nella confusione.

L’imperatore Wu di Liang venne a sapere dell’arrivo di Bodhidharma a Kwangchow il 21 settembre dell’anno 520 e inviò un emissario per invitarlo nell’attuale Nanchino. L’imperatore chiese a Bodhidharma: “Finora ho fatto costruire templi, copiare sutra e dato il mio appoggio a monaci e monache. Che merito ha ricavato da tutto questo?”.

La risposta di Bodhidharma fu concisa: “Nessun merito!”.

Ciò urtò molto l’imperatore Wu che si aspettava una risposta positiva.

La superficialità avrebbe portato una persona qualsiasi a elogiare l’imperatore ma Bodhidharma, che si era promesso di salvare tutte le creature senzienti, non aveva la minima intenzione di adulare né di scendere a compromessi con nessuno.

Quando Bodhidharma incontrò l’imperatore Wu, che veniva chiamato “il figlio celeste del cuore del Buddha”, capì che questi non era altro che un fanatico alla ricerca di vantaggi temporali. Fu così che Bodhidharma attraversò il fiume Azzurro, entrò nel paese di Wei, si stabilì presso il tempio Shao Lin e praticò zazen per nove anni seduto davanti a una parete. La gente del posto lo chiamava “il brahmano che fissa il muro”.

Il 9 dicembre, un novizio di nome Shen-kuang (Shinko in giapponese) venne a cercare Bodhidharma. Una spessa coltre di neve ricopriva le montagne; Shen-kuang dovette aprirsi un sentiero per seguire la giusta direzione e, finalmente, arrivò al muro di Bodhidharma. Le notti invernali in cima all’alta montagna erano così fredde da spezzare persino il bambu e sembrava impossibile poter resistere all’aperto, ma Bodhidharma non si voltò neppure a guardare. Shen-kuang rimase immobile per tutta la notte senza dormire, sedersi né riposare. La neve che continuava a scendere gli arrivò fino alla vita; le lacrime si ghiacciarono diventando perle gelate e i vestiti si indurirono tanto da fare sembrare il monaco un pezzo di ghiaccio. Il suo corpo era completamente irrigidito dal freddo, ma lo spirito alla ricerca della Via ardeva fervente.

Finalmente, quando dalla notte si cominciava a intravedere l’alba, Bodhidharma si voltò e chiese: “Sei rimasto a lungo immobile nella neve. Cosa stai cercando?”.

“Voglio chiedervi una cosa. Vi prego, abbiate pietà di me e mostratemi i veri insegnamenti buddhisti!”

La risposta di Bodhidharma all’onesta e sincera supplica di Shen-kuang, tuttavia, fu più fredda del ghiaccio. “Una persona va alla ricerca degli insegnamenti del Buddha mette a repentaglio la propria vita. Un ignorante di poca virtù che cerca gli insegnamenti del Buddha in modo avventato e presuntuoso perde solo tempo”.

A queste parole, la determinazione di Shen-kuang si fece ancora più salda. Impugnò una spada affilata, si amputò il braccio sinistro all’altezza del gomito e lo offrì a Bodhidharma.

Bodhidharma capì che Shen-kuang era degno di ricevere gli insegnamenti e lo accettò come discepolo.

Fu così che Bodhidharma divenne il primo patriarca dello zen cinese e Shen-kuang (noto in seguito come Huike o Eka in giapponese) il secondo.

CUTTING OFF YOUR ARM ON A SNOWY MORNING

Bodhidharma, known as Daruma-San in Japanese, came from India to China after traveling for three years. The teachings of Shakyamuni Buddha were handed down from master to disciple just as water is transferred from one vessel to another without any leakage. The Dharma Lamp was passed from Shakyamuni to Mahakashapa, from Mahakashapa to Ananda, and eventually down to Bodhidharma, who was the twenty-eighth generation of this lineage.

The intrepid spirit needed to set out for an unknown country at a time when transportation had not been developed and, moreover, to do it at an advanced age is something which an ordinary man who guards his body and life would not even think of. But this is the noble practice of Buddhas, who from their great compassionate hearts wish to faithfully transmit the Truth and save deluded sentient beings.

Emperor Wu of Liang found out that Bodhidharma had arrived in Kwangchow on September 21, 520, and dispatched an emissary to invite him to what is now Nanking. The emperor inquired of Bodhidharma, “I have up until now built temples, had sutras copied, and supported monks and nuns. What merit is there in these things?”

Bodhidharma curtly replied, “No merit!”

This greatly disappointed Emperor Wu, who was expecting a favorable answer.

The shallow thinking of ordinary people would have dictated flattering the Emperor, but for Bodhidharma, who had vowed to save deluded sentient beings, there was not the slightest intention of flattering or compromising with anyone.

When Bodhidharma met Emperor Wu, who was called “The Son of Heaven of the Buddha Mind”, he realized that the emperor was nothing more than a Buddhist fanatic who was seeking temporal gain. So, Bodhidharma crossed the Yangtze River, entered the country of Wei, settled down at Shao Lin Temple, sat down facing a wall and practiced zazen for nine years. The people of the area referred to him as “The wall-gazing Brahmin”.

On the ninth day of December a monk-in-training called Shen-kuang (Shinko, in Japanese) came looking for Bodhidharma. A deep snow had covered the mountains and Shen-kuang had to break a trail through the snow as he tried to follow the path, but finally he arrived at Bodhidharma’s wall. The winter night on the high mountain peak was so cold that even the joints of the bamboo cracked, and it seemed impossible to stand outdoors, but Bodhidharma did not even turn around to look. Shen-kuang stood stock-still throughout the night without sleeping, sitting, or resting. The falling snow drifted up to his waist; his tears froze into beads of ice; and his robes froze to his body so that he became like a block of ice. His whole body was rigid with cold, but the mind which seeks the Way was burning brightly.

Finally, as the night was turning to dawn, Bodhidharma turned and asked, “You’ve been standing in the snow a long time. What is it you’re looking for?”

“I have a request. Please have mercy on me and show me the true Buddhist teachings!”

But Bodhidharma’s answer to Shen-kuang’s tearfully earnest entreaty was colder than ice. “One seeks the Buddha’s teaching at the risk of one’s life. It is a waste of time for an ignorant person of little virtue to carelessly and conceitedly seek the teachings of the Buddha.”

Hearing this, Shen-kuang made his resolve even firmer. Taking a sharp sword he cut off his left arm at the elbow and presented the severed arm to Bodhidharma.

Bodhidharma realized that this very Shen-kuang was a person worthy of succeeding to the teachings and allowed him to be a disciple.

In this manner, Bodhidharma became the first patriarch of Chinese Zen, and Shen-kuang (later known as Huike, or Eka in Japanese) became the second.

Come fare meditazione Zen


Come Fare Meditazione Zen

La meditazione Zen, nota anche con il nome di “Zazen”, è una pratica buddista utilizzata da secoli. La meditazione zen si è diffusa molto anche in occidente ed è praticata anche dai non buddisti per raggiungere uno stato di tranquillità.

1
La meditazione Zen è uno stato di concentrazione mediante il quale si dovrebbe raggiungere la cosiddetta “illuminazione”, dovrebbe far dimenticare di se stessi tanto da portarti ad aprire la mente e fonderla con l’universo. Non ti aspettare di raggiungere risultati così eclatanti dopo le prime esperienze, di certo potrai assicurarti una buona dose di calma e tranquillità.

2
Occorrente

    Un luogo tranquillo

Impegnati per far entrare la meditazione nella tua abituale routine. Stabilisci un tempo ben preciso, meglio se di mattina presto o in tarda notte e assicurati di avere un ambiente tranquillo dove poter meditare. Se non hai abbastanza tempo puoi praticare la meditazione anche solo durante i week end e poi pian piano integrarla nella vita quotidiana.

3 Trova uno spazio abbastanza grande dove poterti sedere con le gambe incrociate, nella classica posizione del Buddha. Meglio se c’è una parete dove poter eventualmente appoggiare la schiena. La posizione dello zazen vuole che incroci le gambe portando i piedi sulle cosce. Se non riesci a tenere esattamente questa posizione puoi scegliere quella del mezzo loto (semplicemente seduta), o qualcosa di molto comodo se hai problemi alle articolazioni o alla schiena.

4 Mantieni la tua postura. Qualunque sia la posizione che hai scelto, è importante non muoversi e mantenerla, tieni la schiena dritta e la testa leggermente inclinata in avanti con il mento rivolto verso il basso. Durante la meditazione dovrai avere gli occhi aperti, ma ovviamente dovrai essere rilassata. La posizione con la testa leggermente inclinata ti porterà a guardare il pavimento, concentrati su di esso e non alzare lo sguardo verso il muro.

5 La posizione delle braccia è altrettanto importante. Tieni le mani in grembo (circa 2 cm sotto l’ombelico), con i palmi rivolti verso l’alto e le dita della mano sinistra appoggiate sulla parte superiore della mano destra. Per capire bene la posizione piramidale della meditazione, osserva una qualsiasi statua del Budda

6 Respira. Durante la meditazione Zen, non vi è un modo corretto di respirare, l’unico requisito è: respira in modo naturale! Non forzare o non tentare di controllare il tuo respiro espandendo i polmoni o respirando rapidamente. La meditazione Zazen prevede diverse pratiche, tutte hanno il medesimo scopo: non farsi prendere dai pensieri e liberare la mente. Per fare questo conta i tuoi respiri, da uno a dieci e poi inizia daccapo. Se perdi il conto prima di arrivare a dieci dovrai necessariamente ripartire da uno.

http://www.saperlo.it/guida/come-fare-meditazione-zen-15958/1

How to Do Zen Meditation

Zen meditation, also known as the “Zazen” is a Buddhist practice used for centuries. Zen meditation is very widespread in the West and is also practiced by non-Buddhists to reach a state of tranquility.

1
Zen meditation is a state of concentration by which you should reach the so-called “enlightenment”, should make us forget about themselves enough to get you to open your mind and merge with the universe. Do not expect to achieve results after the first experience of such magnitude, certainly you can ensure a good dose of calm and tranquility.

2
Necessary

    A quiet place

Committed to bring meditation into your regular routine. Establish a definite time, preferably early morning or late at night and make sure you have a quiet place to meditate. If you do not have enough time to practice meditation even during the weekend and then slowly incorporate it into daily life.

3 Find a space big enough where poterti sit with legs crossed, in the classic position of the Buddha. Better if there is a wall where you can possibly support the back. The position of zazen wants you cross your legs, bringing your feet on the thighs. If you can not hold this position, you can choose exactly the half-lotus (just sitting), or something very handy if you have joint problems or back pain.

4 Keep your posture. Whatever position you choose, it is important not to move and keep it, keep your back straight and head inclined slightly forward with the chin pointing down. During meditation, you should have your eyes open, but obviously you will need to be relaxed. The position with the head slightly inclined will get you to look at the floor, concentrate on it and look up toward the wall.

5 The position of the arms is also important. Keep your hands in your lap (about 2 inches below the navel), with palms facing upwards and the fingers of his left hand resting on top of the right hand. To understand the position of the pyramid meditation, observes any statue of the Buddha

Breathe 6. During meditation, Zen, there is no one correct way to breathe, the only requirement is: breathe naturally! Do not force or groped to control your breath expanding your lungs or breathing rapidly. Zazen Meditation involves different practices, all have the same goal: not to get caught by the thoughts and clear your mind. To do this, count your breaths from one to ten and then start all over again. If you lose count to ten before you arrive you’ll need to start from one.

http://www.saperlo.it/guida/come-fare-meditazione-zen-15958/1