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Vita umana – Human life – Ghesce Kelsang Gyatso


🌸Vita umana🌸

Se vogliamo rendere
questa preziosa vita umana
veramente significativa
dovremmo guardarci
le nostre vite future
praticando il Dharma ora,
secondo la nostra capacità,
e quindi approfittare
di questa rara opportunità.

Ghesce Kelsang Gyatso
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Human life

If we want to make
this precious human life
truly meaningful
we should guard
our future lifetimes
by practicing Dharma now,
according to our capacity,
and thereby take advantage
of this rare opportunity.

Geshe Kelsang Gyatso

Ringraziare – Thanks – Rumi


🌸Ringraziare🌸

“Ringraziare per l’abbondanza
è maggiore dell’abbondanza stessa”.

Rumi
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Thanks

“Giving thanks for abundance
is greater than the abundance itself.”

Rumi

Azione e reazione – Action and reaction


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Azione e reazione

E’ molto importante fermarsi ad osservare se stessi, le dinamiche che conducono alla reazione:

1) Da dove ha origine quel fuoco?

2) Cosa vediamo negli altri che ci rispecchia?

3) Come placare la mente dalla reazione?

Ogni volta che sentiamo il medesimo disagio, che vorremmo aggredire il nostro ” avversario”, possiamo essere richiamati alla ricerca, a lasciare andare, a meditare per estinguere il fuoco.

Ogni volta che si presenta questo problema, non siamo di fronte ad un ostacolo da combattere ma si presenta a noi una ottima opportunità per sciogliere un nodo. Per trasformare la nostra rabbia in compassione.

Per essere consapevoli delle discrepanze tra quello che si vorrebbe essere e il nostro mondo interiore è fondamentale spendere del tempo verso l’ascolto di sè, di cosa fluisce in noi, non solo della presenza martellante di pensieri, di sentimenti di rabbia o desiderio, impellente bisogno di reazione.
La calma, il riposo, il centrarsi è la via per cogliere la nostra vera essenza.

28.10.2013 Poetyca

Action and reaction

It ‘s very important to stop and observe themselves, the dynamics that lead to the reaction :

1 ) Where does that fire?

2 ) What do you see in others that it reflects ?

3 ) How stilling the mind by the reaction ?

Whenever we feel the same discomfort , we would like to attack our ” adversary” , we can be reminded of the research, to let go , to meditate in order to extinguish the fire .

Whenever you have this problem , we are not faced with an obstacle to fight but presents us a great opportunity to fulfill a node. To transform our anger into compassion .

To be aware of the discrepancies between what you would like to be and our inner world it is essential to spend some time listening to himself , what flows into us , not just pounding the presence of thoughts, feelings of anger or desire , impelling need reaction .
The calm, rest, centered is the way to capture our true essence .

28/10/2013 Poetyca

Riflessioni sull’azione e la reazione – Reflections on action and reaction


Riflessioni sull’azione e la reazione
Spesso ci accade di vivere situazioni
capaci di creare una tensione emotiva:
senza renderci conto riproduciamo delle reazioni
istintive che erano per noi come meccanismi
innestati da una sorta di “pilota automatico”
dettato dalla mente che crede di intravedere
una condizione di sofferenza dalla quale proteggersi,
malgrado poi alla visione obiettiva dei fatti
la realtà era palesemente neutra.
La mente in questo caso, in forma inconscia
mette in atto da sè una condizione di difesa
“contro” dei fantasmi (solo nostri) ed aggredisce
il mondo esterno perchè ritenuto responsabile del nostro disagio,
questo atteggiamento disperde una grande quantità di energie che non era necessario
utilizzare perchè,in realtà, non era presente
alcun pericolo, questa reazione è come un girare a vuoto
e non è produttiva perchè non aiuta a risalire alla vera causa
per applicare strategie che riconducano ad azioni
di equilibrio in quella che è la via di mezzo, non solo,
l’energia intrappolata è spesso di rabbia sublimata e non riconosciuta,
capace di produrre anche malattie psicosomatiche.
Questi meccanismi sono simili
agli istinti animali di difesa del territorio.
Secondo Sigmund Freud in uno studio poi ripreso da sua
figlia Anna,i meccanismi di difesa agiscono
per proteggere l’Io” da situazioni di disagio emotivo.
Ecco che viene adottata tutta una serie di strategie,
tra queste la necessità di non trovare la vera
chiave che spinga l’io ad autoproteggersi.
Ma da dove nasce questa necessità di reazione?
Sicuramente dalla paura e dal disagio affettivo.
Certamente la struttura mentale di un essere animale
è più semplice di quella un essere umano, mi sono
trovata spesso ad osservare il modo di comportarsi
della mia cagnolina di due mesi, ho potuto notare
che più è stanca ( sotto stress) e maggiore è la
sua necessità di reagire al gioco con un atteggiamento
aggressivo,riconoscendo in lei la condizione
di stanchezza, le cause che possano determinare
l’effetto del suo disagio è per me più facile
capire quando placarla con delle carezze e farla
addormentare. Per gli umani è tutto più
complicato, gli stimoli e le risposte possono
infatti essere innumerevoli. Credo comunque
che sia necessario, per un discorso di consapevolezza,
assumersi le responsabilità delle proprie azioni piuttosto
che usare il meccanismo di “proiezione” addossandole ad altri.
Per aiutarci ad assumere un comportamente
equidistante e di rispetto verso noi stessi e gli altri,
per essere capaci di azioni costruttive piuttosto
che di reazioni emotive non produttive
sarebbe necessario porre a se stessi alcune domande:
– Sto reagendo a qualcosa?
– Quanto sento di fare danneggia qualcuno incluso me stesso?
– Sono davvero libero nel mio agire o qualcosa mi trascina per difendermi?
La necessità di difesa nasce dalla paura:
– Paura di non essere compresi ed accolti
– Paura di non essere amati
– Paura di essere in una situazione di inferiorità per cui si vuole affermare il proprio “Io”
Non sono gli altri ad emettere sentenze, siamo noi stessi
che sentiamo il disagio, crediamo di non meritare attenzione
e spesso la reazione è la ricerca da parte del nostro”Io” di tale attenzione.
Se imparassimo a meditare, a lasciare andare, a non disperdere energie
per un’inutile difesa, dove spesso la realtà è vista con la lente
deformante dell’io stesso; ma imparassimo ad accettarci per come siamo,
ad accettare gli altri, senza il dualismo che cerca solo il difetto
ed omette gli aspetti di gentilezza amorevole verso noi stessi
e verso gli altri potremmo imparare l’indipendenza del desiderio di
essere approvati, dalla sofferenza che ci faccia sentire esclusi.
Se liberassimo in modo maturo tutta quell’energia di attaccamento
al nostro “Io” saremmo in grado di vedere ed abbracciare la realtà per come essa è,
soprattutto saremmo capaci di amare incondizionatamente.
Sul percorso del Dharma i tre gioielli:
Buddha, Dharma e Shanga sono fondamentali
per poter comprendere noi stessi, per il confronto costruttivo
con gli altri, per saper sciogliere, attraverso un lavoro onesto
di rettitudine tutte le cause della sofferenza.
Avere amorevolezza, gentilezza e compassione è riconoscere
con umiltà il valore di questo legame che ci interconnette,
il rifugio nei tre gioielli è anche la serenità, la fiducia e la
nostra capacità di farci accogliere, di offrire quel che siamo,
consapevoli che la nostra reazione emotiva, se non costruttiva
danneggia non solo noi stessi ma anche gli altri
Fondamentali come guida le virtù morali :
compassione (percepire dentro di sé la gioia e il dolore dell’altro);
amorevolezza verso tutti gli esseri viventi;
letizia e considerazione del lato positivo delle cose;
imparzialità nel considerare la realtà
Il Nobile Ottuplice Sentiero è quanto possa far riflettere su dukkha – la sofferenza, il suo insorgere e il modo per liberarci di essa.
Ma importante è comprendere chi davvero origina la sofferenza
e come potersi liberare di essa e della sua energia che ci imprigiona.
Buon cammino
Poetyca
07.02.2007

Reflections on action and reaction
Often we happen to live situations
able to create emotional tension:
reproduced without realizing reactions
that were instinctive for us as mechanisms
grafted from a sort of “autopilot”
dictated by the mind that thinks glimpse
a condition of suffering from which to protect themselves,
then despite the objective view of the facts
the reality was clearly neutral.
The mind in this case, in an unconscious
put in place by a self-defense condition
“Against” ghosts (only ours) and attacks
the outside world held accountable because of our discomfort,
This approach dissipates a large amount of energy that was not necessary
use because, really, was not present
no danger, this reaction is like a idling
and is not productive because it does not help to trace the real cause
to implement strategies that lead back to action
balance in what is the middle way, not only
the trapped energy is often unrecognized and sublimated rage,
capable of producing even psychosomatic illness.
These mechanisms are similar
the animal instincts of territorial defense.
According to Sigmund Freud in a study later taken by his
daughter Anna, the defense mechanisms acting
to protect the ego “from situations of emotional distress.
Here is adopted in a variety of strategies,
among them the need not to find true
I push the key to protect themselves.
But where does this need to react?
Certainly the fear and emotional distress.
Certainly, the mental structure of an animal being
is simpler than a human being, I
often found to observe the behavior
my dog for two months, I have noticed
who is more tired (stress) and the greater the
its need to respond to the game with an attitude
aggressive, recognizing in her condition
of fatigue, causes that could lead
the effect of his discomfort is easier for me
understand when it settles down with it and caresses
sleep. For humans it’s all more
complicated stimuli and responses can
indeed be endless. But I think
that is necessary for a speech awareness
assume responsibility for their actions rather
that use the mechanism of “projection” pass it to others.
To help us behave
equidistant and respect for ourselves and others,
to be capable of constructive action rather
that emotional reactions to non-productive
would need to ask yourself some questions:
– I’m reacting to something?
– How do I feel hurt anyone including myself?
– I am very free in my work or something drags me to defend myself?
The need for protection stems from the fear:
– Fear of not being understood and accepted
– Fear of not being loved
– Fear of being in a position of inferiority for which you want to say their “I”
Are no others to make judgments, we ourselves
we feel discomfort, we do not deserve attention
and often the reaction is the research part of our “I” of that attention.
If learning to meditate, to let go, not wasting energy
unnecessary for the defense, where often the reality is seen through the lens
deforming the ego itself, but learned to accept as we are,
to accept others without dualism that seeks only the defect
and omits the aspects of loving kindness towards ourselves
and to others could learn of the desire for independence
be approved by the suffering that makes us feel excluded.
If released all that energy in a mature way of attachment
to our “I” would be able to see and embrace the reality as it is,
above would be able to love unconditionally.
On the path of Dharma three jewels:
Buddha, Dharma and Shanga are fundamental
to understand ourselves, for the constructive confrontation
with others, able to melt through honest work
righteousness of all causes of suffering.
Be loving, kindness and compassion is the recognition
with humility the value of this bond that connects us,
refuge in the Three Jewels is the serenity, confidence and
our ability to accommodate us, what we offer,
aware that our emotional reaction, if not constructive
affects not only ourselves but also other
Fundamental for guiding the moral virtues:
compassion (perceive within ourselves the joy and pain of);
kindness to all living beings;
joy and light of the positive side of things;
impartiality in considering the reality
The Noble Eightfold Path is able to reflect on what dukkha – suffering, its onset and how to get rid of it.
But it is important to understand who is really suffering originates
and how they can release it and its energy that imprisons us.
Safe journey
Poetyca
07.02.2007

Relazioni di Amore – Odio – Relations of Love – Hate – Eckhart Tolle


 

Relazioni di Amore – Odio

A meno che e fintanto che non accedete alla frequenza di consapevolezza della presenza, tutte le relazioni umane, e in particolare quelle intime, saranno profondamente imperfette e in definitiva disfunzionali.
Potranno sembrare perfette per un po’, come quando siete “innamorati” , ma inevitabilmente questa apparente perfezione verrà sconvolta quando avranno luogo con frequenza crescente litigi, conflitti, insoddisfazioni e violenze emozionali e perfino fisiche.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo.
L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto.
E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo la relazione crolla definitivamente.
………………………..
il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica.
Dal lato positivo voi siete “innamorati” dell’altra persona.
Questo è dapprima uno stato profondamente soddisfacente. Vi sentite intensamente vivi. La vostra esistenza è all’improvviso diventata significativa perché qualcuno ha bisogno di voi, vi vuole e vi fa sentire speciali, e voi fate lo stesso nei suoi confronti.
Quando siete assieme, vi sentite completi.
Questa sensazione può diventare tanto intensa che il resto del mondo sbiadisce e diventa insignificante.
Tuttavia avrete forse notato che in tale intensità vi sono un senso di bisogno e una qualità di attaccamento.
Diventate dipendenti dall’altra persona, che agisce su di voi come una droga. Siete “su di giri” quando la droga è disponibile, ma perfino la possibilità che tale persona possa non esserci più per voi può condurvi a gelosia, ossessività, tentativi di manipolazione attraverso ricatti emotivi, biasimo e accuse: paura della perdita. Se l’altra persona vi lascia, questo fatto può far nascere la più intensa ostilità o l’afflizione o la disperazione più profonda. In un attimo la tenerezza affettuosa può trasformarsi in un attacco selvaggio o in un dolore orribile.
Dov’è finito l’amore? L’amore può trasformarsi nel suo contrario in un attimo?
Era amore in primo luogo o soltanto un attaccamento dovuto alla dipendenza?

Tratto da : “Il potere di adesso”
di Eckhart Tolle

 

Relations of Love – Hate

Unless and until access to the frequency of awareness of the presence, all human relationships, particularly intimate ones, are deeply flawed and ultimately dysfunctional.
They may seem perfect for a while ‘, as when you are “in love”, but inevitably this will be shocked when apparent perfection will take place with increasing frequency quarrels, conflicts, dissatisfaction, and emotional and even physical violence.
It seems that most “love relationships” become love-hate relationship within a short time.
Love can then in a blink of an eye turn into a savage attack, feelings of hostility or affection in a complete renunciation and considered normal. Then the relationship for some time, months or years, oscillating between the polarities of “love” and “hatred” and provides pleasure and pain in equal measure. It is not uncommon for couples to become addicted to these cycles.
Their drama makes them feel alive. When the balance between positive and negative polarities is lost and the negative cycles, destructive, are repeated with increasing frequency, which tends to happen sooner or later, then soon the relationship finally collapses.
… … … … … … … … … ..
the downside of a loving relationship is of course easier to recognize as a failure compared to the positive side.
It is also easier to recognize the source of negativity in the other person rather than see it in oneself.
It may be in various forms: possessiveness, jealousy, control, closure – if themselves – and unspoken resentment – need to be right, insensitivity, emotional demands and manipulation, urge to argue, criticize, judge, blame, or attack, anger, revenge for unconscious past pain inflicted by a parent, rage and physical violence.
On the positive side you are “in love” with the other person.
This is first a deeply satisfying state. You feel intensely alive. Your existence has suddenly become meaningful because someone needs you, wants you and makes you feel special, and you do the same to him ot her.
When you are together, you feel complete.
This feeling can become so intense that the rest of the world fades and becomes insignificant.
However, you may have noticed that in this intensity, there is a sense of need and quality of attachment.
Becoming dependent on the other person, who acts on you like a drug. You are “high” when the drug is available, but even the possibility that this person might not be there for you can lead to jealousy, possessiveness, attempts at manipulation through emotional blackmail, blaming and accusations, fear of loss. If the other person leaves you, this can give rise to the most intense hostility or distress or deeper despair. In an instant, loving tenderness can turn into a savage attack or dreadful pain.
Where’s the love? Love can turn into its opposite in an instant?
It was love at first or only attachment due to addiction?

Taken from: “The Power of Now”
Eckhart Tolle 

La rabbia – Anger


La rabbia

Perché cerchi la gioia fuori da te,
non sai che la puoi trovare solo nel tuo cuore?

Tagore

Che cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell’uomo.

Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.
Essendo l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali, molto interessanti risultano gli studi evolutivi, in grado di analizzare le pure espressioni della rabbia, prima cioè che vengano apprese quelle regole che ne controllano l’esibizione. Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l’emozione che predomina sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Da dove nasce la rabbia?

Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l’emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.

Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell’attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all’altro di ferire e l’eventuale possibilità di evitare l’evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Contro chi ci si arrabbia?

L’emozione della rabbia può essere quindi definita come la reazione che consegue ad una precisa sequenza di eventi

stato di bisogno
oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
assenza di paura verso l’oggetto frustrante
forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco.
Questo è quello che avviene in natura, anche se l’evoluzione sembra aver plasmato forti segnali che inducono la paura e di conseguenza la fuga, impedendo cosi l’aggressione dell’avversario. Nella specie umana, di solito, si assiste non solo ad una inibizione della tendenza all’azione di agg ressione e attacco ma addirittura al mascheramento dei segnali della rabbia verso l’oggetto frustrante. Nella specie umana, la cultura e le regole sociali a volte impediscono di dirigere la manifestazione e l’azione direttamente verso l’agente che scatena la rabbia.

Tre possono quindi essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia:

oggetto che provoca la frustrazione
un oggetto diverso rispetto a quello che provoca la frustrazione (spostamento dall’obiettivo originale)
la rabbia può infine essere diretta verso se stessi, trasformandosi in autolesionismo ed auto aggressione.

Come il corpo manifesta la rabbia?

Per quanto siano estremamente forti le pressioni contro la manifestazione della rabbia, essa possiede una tipica espressione facciale, ben riconoscibile in tutte le culture studiate. L’aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia e lo scoprire e digrignare i denti, rappresentano le modificazioni sintomatiche del viso che meglio esprimono l’emozione della rabbia. Tutta la muscolatura del corpo può estendersi fino all’immobilità.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L’organismo si prepara all’azione, all’attacco e all’aggressione. Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell’inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.

Quali sono le funzioni della rabbia?

Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell’oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell’organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l’induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall’uomo, hanno dimostrato che l’ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell’individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l’immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L’arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Anger


Why seek the joy out of you,
do not know that you can only find in your heart?

Tagore

What is anger? Anger is an emotion typical, seen as fundamental to all psychological theories since it is possible to identify a specific functional origin, characteristic of the antecedents, manifestations of expression and physiological changes consistent, predictable trends of the action. Since primitive emotion, it can be observed both in very young children that different species of man.

So, along with the joy and pain, anger is one of the earliest emotions.
Since the emotion whose expression is inhibited more by the culture and societies, are very interesting evolutionary studies, to analyze the pure expressions of anger, that is, they are first learned the rules that control the performance. Furthermore, the anger is part of the triad of hostility with the disgust and contempt, and represents the fulcrum and the basic emotion. These feelings often occur in combination, and despite having origins, experiences and different outcomes is difficult to identify the emotion that predominates over the others. Many appear to be the linguistic terms that refer to this emotional reaction: anger, frustration, rage and anger are the emotional state of intense anger, while others express the same sentiment but of lower intensity, such as: irritation, annoyance, impatience.

Where does the anger?

For most theories of anger is the typical reaction to frustration and coercion, both physical and psychological.
While representing the common denominators, compulsion and frustration is not in itself sufficient nor necessary conditions because the feeling of anger origins. The causal relationship that links the frustration to anger is not easy. Other factors seem to imply that the origins of the emotion anger. The responsibility and the knowledge that is attributed to the person who causes frustration or compulsion seem to be other important factors.

Even more of the specific circumstances of the damage, the one that weighs in activating an emotion of anger that seems to be a willingness to hurt another who gives and any chance to avoid the event or situation frustrating.
In short, we get angry when something or someone is opposed to the realization of our need, especially when the perceived intent to hinder the fulfillment.

Against whom are we angry?

The emotion of anger can then be defined as the reaction that follows a precise sequence of events

state of need
object (living or nonliving) which opposes the realization of this need
attribution to the object of intention to oppose
lack of fear toward the object frustrating
strong intention to attack, attack the frustrating object
act of aggression brought about through the attack.
This is what happens in nature, even if the evolution seems to have formed strong signals that induce fear and consequently the flight, thus preventing the attack of the opponent. In humans, usually, there is not only to an inhibition of the tendency of the action and attack adj ressure but also the masking of signals of anger toward the object frustrating. In humans, culture and social rules sometimes prevent the event and to direct the action directly to the agent that triggers the anger.

Three may be the final recipients of the fundamental our anger:

object that causes frustration
an object other than the one that causes the frustration (the original lens shift)
Finally, anger can be directed towards themselves, becoming self-harm and self-aggression.

As the body manifests the anger?

As the pressures are very strong against the manifestation of anger, it has a typical facial expression, recognizable in all cultures studied. The wrinkling of the forehead and eyebrows violent and discover and gnashing of teeth, the changes are symptomatic of the face that best express the emotion of anger. All the muscles of the body may extend up to immobility.
The most frequent subjective sensations may be the fear of losing control, the stiffening of the muscles, restlessness and warmth. The voice becomes more intense, the tone hissing, screeching and threatening. The body prepares for action, the attack and aggression. The psychophysiological changes are typical of a strong activation of the autonomic sympathetic nervous system, namely: rapid heartbeat, increased blood pressure and perfusion of peripheral blood vessels, increased muscle tension and sweating. Studies on the effects of inhibition of aggressive manifestations seem to indicate that those who do not in any way express their feelings of anger tend to experience them for a longer time.

What are the functions of anger?

The psychophysiological changes that occur through the powerful impulsive and aggressive mode with a strong propensity to action are instrumental in the removal of the object frustrating. Anger is definitely an emotional state that increases the body the fuel energy used to go to blows, these actions are, or just verbal expressions. The removal of the obstacle which opposes the realization of the need can be done either through the induction of fear and the resulting flight or by a violent attack.

The extensive research done on the behavior of species other than human, have shown that the resulting anger and aggressive manifestations are determined for reasons directly or indirectly related to the survival of the individual and species. The animals often attack because something scares them or because they are attacked by predators, to get the better of the rival sex to chase an intruder from the territory or to defend their offspring.
In men, however, the reasons for an attack of rage concern more the frustration of activities that were associated with the image and self-realization. The goal here seems more open to change a behavior that is not considered appropriate. The angry, clearly justifying the reasons of discontent, seems to be a procedure for obtaining a useful change.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

La piccola anima e il sole – The Little Soul and The Sun – di Neale Donald Walsch


La piccola anima e il sole



Non avere paura del buio, ti aiuterà a trovare la luce
di Neale Donald Walsch

(Sperling & Kupfer Editori)
Ai miei futuri nipotini se mai ne avrò,
e a tutte le Piccole Anime in attesa di venire al mondo.
Siete per noi benedizione e speranza, innocenza e gioia,
siete una promessa e la prova dell’amore infinito di Dio.

C’era una volta, in un luogo fuori dal tempo, una Piccola Anima
che disse a Dio: “Io so chi sono!”
“Ma è meraviglioso! E dimmi, chi sei?” chiese il Creatore.

“Sono la Luce!”
Il volto di Dio si illuminò di un grande sorriso.
“E’ proprio vero! Tu sei la Luce.”

La Piccola Anima si sentì tanto felice, perchè aveva finalmente
scoperto quello che tutti i suoi simili nel Regno avrebbero
dovuto immaginare.
“Oh”, mormorò, “è davvero fantastico!”

Ben presto però, sapere chi era non fu più sufficiente.
Sentiva crescere dentro di sè una certa agitazione,
perchè voleva essere ciò che era.
Tornò quindi da Dio (un’idea niente male per chiunque desideri
essere Chi è in realtà) e, dopo aver esordito con un:
“Ciao, Dio!” domandò: “Adesso che so Chi Sono, va bene se lo sono?”

E Lui rispose: “Intendi dire che vuoi essere Chi Sei Già?”
“Beh, una cosa è saperlo, ma quanto a esserlo veramente…
Insomma, io voglio capire come ci si sente nell’essere la Luce!”
“Ma tu sei la Luce”, ripetè Dio, sorridendo di nuovo.
“Si, ma voglio scoprire che cosa si prova!”
piagnucolò la Piccola Anima.

“Eh, già” ammise il Creatore nascondendo a malapena una risatina,
“avrei dovuto immaginarmelo.
Hai sempre avuto un grande spirito d’avventura.”
Poi cambiò espressione.
“Però, però… C’è un problemino..”
“Di che si tratta?”
“Ebbene, non c’è altro che Luce. Vedi io ho creato solo ciò che sei e,
di conseguenza, non posso suggerirti nulla per sentire Chi Sei,
perchè non c’è niente che tu non sia.”

“Ehh?” balbettò la Piccola Anima,
che a quel punto faceva fatica a seguirlo.
“Mettiamola in questo modo”, spiegò Dio. “Tu sei come una candela
nel Sole. Oh, esisti, indubbiamente. In mezzo a milioni di miliardi
di altre candele che tutte insieme lo rendono ciò che è.
E il sole non sarebbe il Sole senza di te.
Senza una delle sue fiammelle rimarrebbe una semplice stella…
perche’ non risulterebbe altrettanto splendente.
E, dunque, la domanda è questa:
Come fare a riconoscersi nella Luce quando se ne è circondati ?”

“Ehi”, protestò la Piccola Anima, “il Creatore sei tu. Escogita una soluzione !”
Lui sorrise di nuovo. “L’ho già trovata”, affermo’.
“Dal momento che non riesci a vederti come Luce quando sei dentro la luce,
verrai sommerso dalle tenebre.”

“E che cosa sarebbero queste tenebre”
“Sono ciò che tu non sei” fu la Sua risposta.
“Mi faranno paura?”
“Solo se sceglierai di lasciarti intimorire”, lo tranquillizzò Dio.
“In effetti, non esiste nulla di cui avere paura, a meno che non sia tu
a decidere altrimenti.
Vedi, siamo noi a inventarci tutto. A lavorare di fantasia.”

“Ah, se è così…” fece un sospiro di sollievo la Piccola Anima.
Poi Dio proseguì spiegando che si arriva alla percezione delle cose
quando ci appare il loro esatto opposto.
“E questa è una vera benedizione”, affermò, “perchè, se così non fosse,
tu non riusciresti a distinguerle.

Non capiresti che cos’è il Caldo senza il Freddo, ne’ che cos’è
Su se non ci fosse Giù, ne’ Veloce senza Lento.
Non sapresti che cos’è la Destra in mancanza della Sinistra,
e neppure che cosa sono Qui e Adesso, se non ci fossero La’ e Poi.
Perciò – concluse – quando le tenebre saranno ovunque,
non dovrai agitare i pugni e maledirle.
Sii piuttosto un fulgore nel buio e non farti prendere dalla collera.
Allora saprai Chi Sei in Realtà, e anche tutti gli altri lo sapranno.
Fa’ che la tua Luce risplenda al punto da mostrare a chiunque
quanto sei speciale!”

“Intendi dire che non é sbagliato fare in modo che gli altri
capiscano il mio valore?” chiese la Piccola Anima.
“Ma naturalmente!” ridacchiò Dio.
“E’ sicuramente un bene! Rammenta, però, che
non significa .

Tutti sono speciali, ognuno a modo proprio!
Tuttavia, molti lo hanno dimenticato. Capiranno che è buona cosa
esserlo nel momento in cui lo comprenderai tu.”

“Davvero?” esclamò la Piccola Anima danzando,
saltellando e ridendo di gioia.
“Posso essere speciale quanto voglio?”
“Oh, si, e puoi iniziare fin da ora”, rispose il Creatore
che danzava, saltellava e rideva a Sua volta.

“In che modo ti va di esserlo?”
“In che modo? Non capisco.”
“Beh”, suggerì Dio, “essere la Luce non ha altri significati,
ma l’essere speciali può essere interpretato in vari modi.
Lo si è quando si è teneri, o quando si è gentili, o creativi.
E ancora, si è speciali quando ci si dimostra pazienti.
Ti vengono in mente altri esempi?”

La Piccola Anima rimase seduta per qualche istante a riflettere.
“Ne ho trovati un sacco!” esclamo’ infine.
“Rendersi utili, e condividere le esperienze, e comportarsi
da buoni amici.
Essere premurosi nei confronti del prossimo.
Ecco, questi sono modi per essere speciali!”.

“Si!” ammise Dio, “e tu puoi sceglierli tutti, o trovare qualsiasi
altro modo per essere speciale che ti vada a genio, in ogni momento.
Ecco che cosa significa essere la Luce.”

“So cosa voglio essere, io so cosa voglio essere!” annunciò la Piccola Anima
sprizzando felicità da tutti i pori.
E ho deciso che sceglierò quella parte che viene chiamata
.
Non è forse speciale essere indulgenti?
“Oh, certo”, assicurò Dio. “E’ molto speciale.”

“Va bene, è proprio quello che voglio essere.
Voglio saper perdonare.
Voglio Fare Esperienza in questo modo.”

“C’è una cosa però che dovresti sapere.”
La Piccola Anima fu quasi sul punto di perdere la pazienza.
Sembrava ci fosse sempre qualche complicazione.
“Che c’è ancora?” ribattè con un sospiro.
“Non c’è nessuno da perdonare”, disse Dio.

“Nessuno?” Era difficile credere a ciò che aveva appena udito.
“Nessuno”, ripetè il Creatore. “Tutto ciò che ho creato è perfetto.
Non esiste anima che sia meno perfetta di te. Guardati attorno.”

Solo allora la Piccola Anima si rese conto che si era radunata
una grande folla.
Tanti altri suoni simili erano arrivati da ogni angolo del Regno
perchè si era sparsa la voce di quella straordinaria
conversazione con Dio e tutti volevano ascoltare.

Osservando le innumerevoli altre anime radunate li’ intorno,
non potè fare a meno di dare ragione al Creatore.
Nessuna appariva meno meravigliosa, meno magnifica o meno perfetta.
Tale era il prodigio di quello spettacolo, e tanta era la Luce
che si sprigionava tutt’attorno, che la Piccola Anima
riusciva a malapena a tenere lo sguardo fisso sulla moltitudine.

“Chi, dunque, dovrebbe essere perdonato?” tornò alla carica Dio.
“Accidenti, mi sa proprio che non mi divertirò!
Mi sarebbe tanto piaciuto essere Colui Che Perdona.
Volevo sapere come ci si sente a essere speciali in quel senso.”

La Piccola Anima capì, in quel momento, che cosa di prova
a essere tristi.

Ma un’Anima Amica si fece avanti tra la folla e disse:
“Non te la prendere, io ti aiuterò.”
“Dici davvero? Ma che cosa puoi fare?”
“Ecco, posso offrirti qualcuno da perdonare!”
“Tu puoi…”
“Certo! Posso venire nella tua prossima vita e fare qualcosa
che ti consentirà di dimostrare la tua indulgenza.”

“Ma perchè? Per quale motivo?” chiese la Piccola Anima.
“Sei un Essere di suprema perfezione! Puoi vibrare a una velocità
così grande da creare una Luce tanto splendente
da impedirmi quasi di guardarti!
Che cosa mai potrebbe indurti a rallentare le tue vibrazioni
fino a offuscarla? Che cosa potrebbe spingere te
-che sei in grado di danzare in cima alle stelle
e viaggiare per il Regno alla velocità del pensiero-
a calarti nella mia vita e divenire tanto pesante da compiere
questo atto malvagio?”

“E’ semplice”, spiegò l’Anima Amica, “perchè ti voglio bene.”
Sentendo quella risposta, lo stupore invase la Piccola Anima.
“Non essere tanto meravigliato, Piccola Anima.
Tu hai fatto lo stesso per me. Davvero non ricordi?
Oh, abbiamo danzato insieme molte volte, tu e io.
Nel corso di tutte le età del mondo e di ogni periodo storico,
abbiamo ballato.
Abbiamo giocato per tutto l’arco del tempo e in molti luoghi.
Solo che non te ne rammenti.

“Entrambi siamo stati Tutto. Siamo stati Su e Giu’,
la Sinistra e la Destra, il Qui e il La’, l’Adesso e il Poi;
e anche maschio e femmina, bene e male:
siamo ambedue stati la vittima e l’oppressore.
Ci siamo incontrati spesso, tu e io, in passato;
e ognuno ha offerto all’altro l’esatta e perfetta opportunità
di Esprimersi e di Fare Esperienza di Ciò che Siamo in Realtà.”

“E quindi”, continuò a spiegare l’Anima Amica,
“io verrò nella tua prossima vita e, questa volta, sarò il .
Commenterò nei tuoi confronti qualcosa di veramente terribile,
e allora riuscirai a provare come ci si sente nei panni
di Colui Che Perdona”.

“Ma che cosa farai”, domandò la Piccola Anima,
leggermente a disagio, “da risultare tanto tremendo?”
“Oh”, rispose l’Anima Amica strizzando l’occhio,
“ci faremo venire qualche bella idea”.

Poi soggiunse a voce bassa:
“Sai, tu hai ragione riguardo a una cosa”.
“E quale sarebbe?”
“Dovrò diminuire alquanto le mie vibrazioni, e aumentare
a dismisura il mio peso per commettere questa brutta cosa.
Mi toccherà fingere di essere ciò che non sono.
E quindi, ti chiedo in cambio un favore.”

“Oh, qualsiasi cosa, qualsiasi cosa!” gridò la Piccola Anima,
che intanto ballava e cantava.
“Riuscirò a perdonare, riuscirò a perdonare!”
Poi si rese conto del silenzio dell’Anima Amica e allora chiese:
“Che cosa posso fare per te? Sei davvero un angelo,
sei così disponibile ad accontentarmi!”

“E’ naturale che sia un angelo!” li interruppe Dio.
“Ognuno di voi lo e’! E rammentatelo sempre:
Io vi ho mandato solo angeli.”

A quel punto la Piccola Anima sentì ancora più forte il desiderio
di esaudire la richiesta e chiese di nuovo:
“Che cosa posso fare per te?”
“Quando ti colpirò e ti maltratterò, nell’attimo in cui commetterò
la cosa peggiore che tu possa immaginare,
in quello stesso istante …”

“Si? Si…”
“Dovrai rammentare Chi Sono in Realtà”, concluse l’Anima Amica
gravemente.
“Oh, ma lo farò!” esclamò la Piccola Anima, “lo prometto!
Ti ricorderò sempre così come sei qui, in questo momento!”

“Bene”, commentò l’Anima Amica, “perchè, vedi, dopo che
avrò finto con tanta fatica, avrò dimenticato chi sono.
E se non mi ricorderai per come sono, potrei non rammentarmelo
per un sacco di tempo.
Se mi scordassi Chi Sono, tu potresti addirittura dimenticare
Chi Sei, e saremo perduti entrambi.
E allora avremmo bisogno di un’altra anima che venisse
in nostro soccorso per rammentarci Chi Siamo.”

“No, questo non accadrà!” promise la Piccola Anima.
“Io ti ricorderò! E ti ringrazierò per avermi fatto questo dono:
l’opportunità di provare Chi Sono.”

Quindi, l’accordo fu fatto.
E la Piccola Anima andò verso una nuova vita,
felice di essere la Luce e raggiante per la parte
che aveva conquistato, la Capacità di Perdonare.

Attese con ansia ogni momento in cui avrebbe potuto fare
questa esperienza per ringraziare l’anima che
con il suo amore l’aveva resa possibile.

E in tutti gli istanti di quella nuova vita,
ogni qualvolta compariva una nuova anima a portare
gioia o tristezza –specialmente tristezza-
ricordava quello che aveva detto Dio.

“Rammentatelo sempre”,
aveva affermato con un sorriso,
“Io vi ho mandato solo angeli”.

The Little Soul and The Sun
A Children’s Parable
by Neale Donald Walsch, Conversations With God

Once upon no time, there was a little Soul who said to God, “I know who I am.”
And God said, “That’s wonderful! Who are you?”
And the Little Soul shouted, “I’m the Light!”
God smiled a big smile. “That’s right!” God exclaimed. “You are the Light.”
The Little Soul was so happy, for it had figured out what all the souls in the Kingdom were there to figure out.
“Wow,” said the Little Soul, “this is really cool!”
But soon, knowing who it was was not enough. The Little Soul felt stirrings inside, and now wanted to be who it was. And so the Little Soul went back to God (which is not a bad idea for all souls who want to be Who They Really Are) and said,
“Hi, God! Now that I know Who I am, is it okay for me to be it?”
And God said, “You mean you want to be Who You Already Are?”
“Well,” replied the Little Soul,” it’s one thing to know Who I Am, and another thing altogether to actually be it. I want to feel what it’s like to be the Light!”
“But you already are the Light,” God repeated, smiling again.
“Yes, but I want to see what that feels like!” cried the Little Soul.
“Well,” said God with a chuckle, “I suppose I should have known. You always were the adventuresome one.”
Then God’s expression changed. “There’s only one thing…”
“What?” asked the Little Soul.
“Well, there is nothing else but the Light. You see, I created nothing but what you are; and so, there is no easy way for you to experience yourself as Who You Are, since there is nothing that you are not.”
“Huh?” said the Little Soul, who was now a little confused.
“Think of it this way,” said God. “You are like a candle in the Sun. Oh, you’re there all right. Along with a million, gazillion other candles who make up the Sun. And the sun would not be the Sun without you. Nay, it would be a sun without one of its candles…and that would not be the Sun at all; for it would not shine as brightly. Yet, how to know yourself as the Light when you are amidst the Light -that is the question.”
“Well,” the Little Soul perked up, “you’re God. Think of something!”
Once more God smiled. “I already have,” God said. “Since you cannot see yourself as the Light when you are in the Light, we’ll surround you with darkness.”
“What’s darkness?” the Little Soul asked.
God replied, “It is that which you are not.”
“Will I be afraid of the dark?” cried the Little Soul.
“Only if you choose to be,” God answered. “There is nothing, really, to be afraid of, unless you decide that there is. You see, we are making it all up. We are pretending.”
“Oh,” said the Little Soul, and felt better already.
Then God explained that, in order to experience anything at all, the exact opposite of it will appear. “It is a great gift,” God said, “because without it, you could not know what anything is like. You could not know Warm without Cold, Up without Down, Fast without Slow. You could not know Left without Right, Here without There, Now without Then.”
“And so,” God concluded, “when you are surrounded with darkness, do not shake your fist and raise your voice and curse the darkness. Rather be a Light unto the darkness, and don’t be mad about it. Then you will know Who You Really Are, and all others will know, too. Let your Light shine so that everyone will know how special you are!”
“You mean it’s okay to let others see how special I am?” asked the Little Soul.
“Of course!” God chuckled. “It’s very okay! But remember,’special’ does not mean ‘better.’ Everybody is special, each in their own way! Yet many others have forgotten that. They will see that it is okay for them to be special only when you see that it is okay for you to be special.”
“Wow,” said the Little Soul, dancing and skipping and laughing and jumping with joy. “I can be as special as I want to be!”
“Yes, and you can start right now,” said God, who was dancing and skipping and laughing right along with the Little Soul.
“What part of special do you want to be?”
“What part of special?” the Little Soul repeated. “I don’t understand.”
“Well,” God explained, “being the Light is being special, and being special has a lot of parts to it. It is special to be kind. It is special to be gentle. It is special to be creative. It is special to be patient. Can you think of any other ways it is special to be?”
The Little Soul sat quietly for a moment. “I can think of lots of ways to be special!” the Little Soul then exclaimed. “It is special to be helpful. It is special to be sharing. It is special to be friendly. It is special to be considerate of others!”
“Yes!” God agreed, “and you can be all of those things, or any part of special you wish to be, at any moment. That’s what it means to be the Light.”
“I know what I want to be, I know what I want to be!” the Little Soul announced with great excitement. “I want to be the part of special called ‘forgiving’. Isn’t it special to be forgiving?”
“Oh, yes,” God assured the Little Soul. “That is very special.”
“Okay,” said the Little Soul. “That’s what I want to be. I want to be forgiving. I want to experience myself as that.”
“Good,” said God, “but there’s one thing you should know.”
The Little Soul was becoming a bit impatient now. It always seemed as though there were some complication.
“What is it?” the Little Soul sighed.
“There is no one to forgive.”
“No one?” The Little Soul could hardly believe what had been said.
“No one!” God repeated. “Everything I have made is perfect. There is not a single soul in all creation less perfect than you. Look around you.”
It was then that the Little Soul realized a large crowd had gathered. Souls had come from far and wide ~ from all over the Kingdom ~ for the word had gone forth that the Little Soul was having this extraordinary conversation with God, and everyone wanted to hear what they were saying. Looking at the countless other souls gathered there, the Little Soul had to agree. None appeared less wonderful, less magnificent, or less perfect than the Little Soul itself. Such was the wonder of the souls gathered around, and so bright was their Light, that the Little Soul could scarcely gaze upon them.
“Who, then, to forgive?” asked God.
“Boy, this is going to be no fun at all!” grumbled the Little Soul. “I wanted to experience myself as One Who Forgives. I wanted to know what that part of special felt like.”
And the Little Soul learned what it must feel like to be sad. But just then a Friendly Soul stepped forward from the crowd.
“Not to worry, Little Soul,” the Friendly Soul said, “I will help you.”
“You will?” the Little Soul brightened. “But what can you do?”
“Why, I can give you someone to forgive!”
“You can?”
“Certainly!” chirped the Friendly Soul. “I can come into your next lifetime and do something for you to forgive.”
“But why? Why would you do that?” the Little Soul asked. “You, who are a Being of such utter perfection! You, who vibrate with such a speed that it creates a Light so bright that I can hardly gaze upon you! What could cause you to want to slow down your vibration to such a speed that your bright Light would become dark and dense? What could cause you ~ who are so light that you dance upon the stars and move through the Kingdom with the speed of your thought–to come into my life and make yourself so heavy that you could do this bad thing?”
“Simple,” the Friendly Soul said. “I would do it because I love you.”
The Little Soul seemed surprised at the answer.
“Don’t be so amazed,” said the Friendly Soul, “you have done the same thing for me. Don’t you remember? Oh, we have danced together, you and I, many times. Through the eons and across all the ages have we danced. Across all time and in many places have we played together. You just don’t remember.”
“We have both been All Of It. We have been the Up and the Down of it, the Left and the Right of it. We have been the Here and the There of it, the Now and the Then of it. We have been the male and the female, the good and the bad; we have both been the victim and the villain of it.”
“Thus have we come together, you and I, many times before; each bringing to the other the exact and perfect opportunity to Express and to Experience Who We Really Are. And so,” the Friendly Soul explained further, “I will come into your next lifetime and be the ‘bad one’ this time. I will do something really terrible, and then you can experience yourself as the One Who Forgives.
“But what will you do?” the Little Soul asked, just a little nervously, “that will be so terrible?”
“Oh,” replied the Friendly Soul with a twinkle, “we’ll think of something.”
Then the Friendly Soul seemed to turn serious, and said in a quiet voice, “You are right about one thing, you know.”
“What is that?” the Little Soul wanted to know.
“I will have to slow down my vibration and become very heavy to do this not-so-nice thing. I will have to pretend to be something very unlike myself. And so, I have but one favour to ask of you in return.”
“Oh, anything, anything!” cried the Little Soul, and began to dance and sing, “I get to be forgiving, I get to be forgiving!”
Then the Little Soul saw that the Friendly Soul was remaining very quiet.
“What is it?” the Little Soul asked. “What can I do for you? You are such an angel to be willing to do this for me!”
“Of course this Friendly Soul is an angel!” God interrupted. “Everyone is! Always remember: I have sent you nothing but angels.”
And so the Little Soul wanted more than ever to grant the Friendly Soul’s request. “What can I do for you?” the Little Soul asked again.
“In the moment that I strike you and smite you,” the Friendly Soul replied, “in the moment that I do the worst to you that you could possible imagine ~ in that very moment…”
“Yes?” the Little Soul interrupted, “yes…?””Remember Who I Really Am.”
“Oh, I will!” cried the Little Soul, “I promise! I will always remember you as I see you right here, right now!”
“Good,” said the Friendly Soul, “because, you see, I will have been pretending so hard, I will have forgotten myself. And if you do not remember me as I really am, I may not be able to remember for a very long time. And if I forget Who I Am, you may even forget Who You Are, and we will both be lost. Then we will need another soul to come along and remind us both of Who We Are.”
“No, we won’t!” the Little Soul promised again. “I will remember you! And I will thank you for bringing me this gift ~ the chance to experience myself as Who I Am.
” And so, the agreement was made. And the Little Soul went forth into a new lifetime, excited to be the Light, which was very special, and excited to be that part of special called Forgiveness.
And the Little Soul waited anxiously to be able to experience itself as Forgiveness, and to thank whatever other soul made it possible. And at all the moments in that new lifetime, whenever a new soul appeared on the scene, whether that new soul brought joy or sadness–and especially if it brought sadness–the Little Soul thought of what God had said.
“Always remember,” God had smiled, “I have sent you nothing but angels.”
by Neale Donald Walsch, Conversations With God

Opinioni – Opinions – Jon Kabat – Zinn


Opinioni

Per arrivare nel punto da cui siamo partiti e conoscere il luogo come
se i nostri occhi lo vedessero per la prima volta.
Tanto per cominciare,corriamo il rischio che non succeda mai:Si possono mettere di mezzo molte cose che ci teniamo strette prendendole per buone.
Raggiungere un luogo o un punto di vista – qualunque luogo, qualunque opinione sincera – richiede apertura: in sostanza richiede una condizione di semplicità totale che ci permetta di vedere quel che c’è da vedere,
di conoscere quel che c’è da conoscere; entrambe le cose sono impossibili se persistiamo a vedere ciò che accade solo attraverso gli occhiali delle nostre idee ed opinioni,sia pure magnifiche e ricche di erudizione,e tanto più se non c’è ne accorgiamo.
L’apertura radicale a ciò che non abbiamo ancora sperimentato
– costa “niente meno che tutto”.
A volte non vogliamo pagarne il prezzo,attaccati come siamo all’idea che le cose dovrebbero andare proprio a modo nostro,condizionati come siamo a pensare di sapere come dovrebbe essere quel “modo nostro»,quando naturalmente siamo sempre gli ultimi arrivati – tutti noi – sempre vicini all’orizzonte di ciò che sta appena
al di là del familiare: l’ignoto.
E sottolineo sempre, che lo si sappia al momento oppure no,In quel territorio l’essenziale è fidarsi della propria intuizione più profonda anche se va controcorrente rispetto al pensiero convenzionale,che si voglia creare oppure scoprire qualcosa.

Jon Kabat – Zinn – Riprendere i sensi

Opinions

To get to where we started
and know the place as if our eyes
they saw it for the first time.
To begin with, we run the risk
that never happens: they can be put
half a lot of things that we hold tight by taking them for good.
Reach a place or a point of view
– any place, any sincere opinion – requires openness: in essence it requires a condition of total simplicity that allows us to see what is there
to see, to know what there is to know; both things are impossible if we persist in seeing what happens only through the glasses of our ideas and opinions, even if magnificent
and rich in learning, and even more if we do not notice it.
The radical opening to what we have not yet experienced – it costs “nothing less than everything”.
Sometimes we don’t want to pay the price,attack as we are at the idea that things should go our own way,
conditioned as we are to think
to know how it should be that “our way”, when of course we are always the last to arrive – all of us – always close to the horizon of this
which is just beyond the familiar: the unknown. And I always stress, let it be known at the moment or not, in that territory the essential thing is to trust one’s most profound intuition even if it goes against the current of conventional thinking,whether you want to create or discover something.

Jon Kabat – Zinn – Regaining the Senses

Sei – You are Eckhart Tolle


🌸Sei🌸

“Non sei separato
dal tutto.
Tu sei uno con il sole,
la terra, l’aria.
Non hai una vita.
Tu sei la vita”.

Eckhart Tolle
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸You are

“You are not separate
from the whole.
You are one with the sun,
the earth, the air.
You don’t have a life.
You are life.”

Eckhart Tolle

La felicità – Happiness – Mauro Scardovelli


La felicità

L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego.
La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione.
Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi.
A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Gli inquinanti sono i mezzi che l’Ego utilizza per aumentare il suo potere sulla persona. Naturalmente per perseguire questa strategia, deve renderla del tutto inconsapevole: la persona non deve avere neppure il sospetto che sta impegnandosi con tutta se stessa a perseguire il suo male. Al contrario, deve credere che sta facendo le mosse giuste per “difendersi”, “proteggersi”, “perseguire i propri interessi”. Ecco perché la caratteristica fondamentale dell’Ego è la distorsione della realtà, o, in parole povere, la sistematica menzogna. La menzogna è necessaria per mantenere la persona nell’ignoranza. Ma l’Ego individuale non può far tutto da solo. Non ne sarebbe in grado. L’Ego individuale si costruisce attraverso l’interiorizzazione dell’Ego collettivo. Ecco perché è così importante, per sciogliere le proprie nevrosi, cominciare a diventare consapevoli delle sue determinanti culturali e collettive.
Dal punto di vista fisico, l’infelicità è un treno di onde negative, che produce malessere o malattia. E’ una musica stonata, che fa male all’orecchio e al cuore. Come treno di onde, l’infelicità si propaga nell’ambiente circostante, contaminando le persone intorno, a meno che non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza per sottrarsi al fenomeno della risonanza. La presenza di un infelice può rendere un gruppo depresso. Tutti si sentono meno bene, e per sottrarsi a questo dispiacere, facilmente compiono delle mosse controproducenti (v. oltre).
Chi è felice costituisce un esempio che è desiderabile seguire.
Naturalmente ci può essere chi vede nella felicità altrui una minaccia: una minaccia al proprio potere di imporre il suo cattivo umore e attraverso quello condizionare parenti, amici, conoscenti. In altre parole, i leader radicati nelle qualità dell’essere sono mal visti dai leader egoici negativi.
I genitori felici hanno molto più potere nell’educare i figli. Chi è felice significa che dà valore alla felicità. Genitori felici danno valore a ciò che può favorire felicità nei figli: affetto, presenza, empatia, amore. Non hanno quindi bisogno di compensarli per le loro carenze, di viziarli, di cedere ai ricatti. Inoltre, i figli vedono nei genitori dei modelli di come essi stessi potranno diventare nel futuro seguendo il loro esempio. Se i genitori sono tristi e di cattivo umore, i figli non avranno voglia di seguirli. Se cercheranno di insegnare loro qualcosa, mancheranno di leadership. I figli si opporranno: non voglio diventare come te!
Le parti interne meno evolute, le subpersonalità, si comportano come i figli: non hanno alcuna intenzione di seguire le direttive di un io-governo infelice! Rifiuteranno la sua leadership. Si opporranno e continueranno a fare di testa loro. Ma essendo molto piccole come età mentale, il loro contributo sarà scarsamente apprezzabile, se non addirittura dannoso o devastante. Tutte cose che alimenteranno l’infelicità del povero io-governo, sempre meno capace di governare e sempre più pronto a lamentarsi e subire.
Nella nostra filosofia, la felicità è spesso stata confusa con il piacere, senza guardare alle conseguenze che i diversi tipi di piacere recano con se.
Alcuni piaceri sono in realtà pieni di veleno, e oscurano la possibilità di essere felici.
Se una ferita mi prude, grattarmi offre un piacere momentaneo. Ma se continuo a grattarmi, che cosa accadrà? Se mi sento giù, cerco sollievo nell’alcol o nel cibo. Ma alla lunga, questa scelta dove mi porta?
Nella visione buddista, felicità significa gioia dell’essere, senza cause, senza condizioni. Sukha, ananda, non dipendono da prestazioni, aspetto esteriore, successo, salute, anche se possono esserne influenzate.
Dal nostro punto di vista, il cattivo umore è una forma, tra le più subdole, di racket, cioè di mafia psicologica, attraverso la quale una persona ruba l’energia ad un’altra, senza per questo diventare contenta.
In altri termini, è un equivalente aggressivo, una forma passivo-aggressiva: fa del male occultando la sua natura distruttiva. Dato che è una forma molto diffusa, è facile per chi la pratica sottrarsi al feedback e al confronto. In questo modo può continuare su questa strada per anni, senza averne la minima consapevolezza, e spargendo intorno a se molti semi di infelicità.
L’Ego, che si nutre di infelicità, trova in questa forma un modo semplice ed efficace per aumentare il suo potere sulla persona, sulla coppia, sulla famiglia, sul gruppo dove può esercitarla.
Le persone intorno, specie quelle predisposte a soffrire di sensi di colpa, quelle che ritengono che la felicità degli altri dipenda dal loro comportamento, cadono così in un tranello molto rischioso: per sottrarsi al peso del cattivo umore di un compagno o di un amico, cominciano a indagare sui suoi bisogni insoddisfatti, ottenendo in risposta una sequenza di lamentele: mi manca questo, avrei bisogno di quello, c’è questa cosa terribile che non riesco ad eliminare ecc. A questo punto loro si sentono in dovere di lenire il dolore dell’altro, cominciando ad agire in sua vece o facendo promesse che spesso richiederanno un impegno assai superiore alle previsioni, visto la passività della persona sofferente.
Ogni promessa diventa debito. Ed ecco che la relazione con l’altro lamentoso o di cattivo umore diventa una sorta di lavoro che diventa sempre più pesante. Da relazione fraterna, di aiuto, diventa una relazione parassitaria, in cui uno dei due continua a dare, e l’altro a ricevere e disperdere nel vento. Prima c’era una persona infelice, ora ce ne sono due. L’Ego di entrambi può festeggiare.
Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità.
L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore.
Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. E’ una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque.
Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti, certamente incapaci di una rivoluzione che vada al centro dei problemi: smascherare la natura impersonale e perversa dell’Ego e del potere dominio.
Mauro Scardovelli
Tratto da http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Happiness
The most important ethical commitment is to be happy in the now, moment by moment, content with what there is, as it is.
An unhappy person is basically a prey to his ego. As such it does not love anyone, but it feeds on contempt, from contempt for him.
Love your neighbor as yourself is only possible if you are happy inside, that is, if you are free from the domination of the ego.
Happiness, as opposed to popular belief, is not the result of the circumstances of life, more or less favorable. Rather, it arises naturally from the daily practice of the quality of being, as the appreciation, gratitude, generosity, integrity, compassion.
Who is happy radiate positive and do good to all people around. And given the nature of the interaction-be, do good to others is to do well for themselves.
In turn, the unhappiness stems from the practice of mental pollutants, such as anger, resentment, ingratitude, contempt, envy, suspicion and repression. The pollutants are the means that the ego uses to increase his power over the person. Of course to pursue this strategy, it must make the unaware: the person must not have even a suspicion that it is committing itself to pursue with all its evil. On the contrary, must believe he is doing the right moves to “defend”, “protection”, “pursue their own interests.” This is why the ego is the fundamental characteristic distortion of reality, or, in other words, the systematic falsehood. Lying is necessary to keep the person in ignorance. But the individual Ego can not do everything alone. Would not be able. The individual Ego is constructed through the collective internalization of the ego. That’s why it is so important, to dissolve their own neuroses begin to become aware of its cultural and collective determinants.
From the physical point of view, the misery is a train of negative waves, which produces discomfort or illness. It ‘a music tune, that hurts the ear and heart. As the wave train, unhappiness spreads into the surrounding environment, contaminating the people around, unless you have developed sufficient knowledge to avoid the phenomenon of resonance. The presence of a group can make an unhappy depressed. Everyone feels less well, and to avoid this disappointment, easily make counter moves (see below).
Who is happy is an example that it is desirable to follow.
Of course there may be those who see a threat in the happiness of others: a threat to their power to impose his bad mood, and through that influence relatives, friends and acquaintances. In other words, leaders are rooted in the quality of being unpopular leaders from negative ego.
The happy parents have much more power in educating children. Who is happy means that values happiness. Parents happy with what they value in their children may promote happiness: love, presence, empathy, love. Therefore did not need to compensate for their deficiencies, spoil, to give in to blackmail. In addition, parents of children seen in models of how they themselves can become in the future following their example. If the parents are sad and moody, the children will not want to follow. If they try to teach them anything, fail to leadership. The children will oppose: I do not want to be like you!
The internal parts of less developed, the sub-personalities, they behave like children: they have no intention to follow the directives of a self-governing miserable! Refuse his leadership. Will oppose and will continue to do their own heads. But as tiny as a mental age, their contribution is hardly noticeable, if not downright harmful or destructive. All things that will power the misery of poor self-government, less and less capable of governing and increasingly willing to complain and suffer.
In our philosophy, happiness has often been confused with pleasure, without looking at the effects that different kinds of pleasure traveling with you.
Some pleasures are actually full of poison, and obscure the possibility of being happy.
If a wound feels itchy, scratching offers a momentary pleasure. But if I continue to scratch, what will happen? If I’m feeling down, I seek relief in alcohol or food. But in the long run, this choice takes me?
In the Buddhist view, happiness is the joy of being, without cause, without condition. Sukha, ananda, are not dependent on performance, appearance, success, health, although they may be affected.
From our point of view, the bad mood is one form, one of the most subtle, of racketeering, mob psychology that is, through which a person steals the energy to another, without becoming happy.
In other words, is an equivalent aggressive, passive-aggressive form: evil is hiding his destructive nature. Since it is a very widespread, it is easy for the practitioner to avoid feedback and discussion. In this way it can continue on this road for years, without having the slightest awareness, and spreading around him many seeds of unhappiness.
The ego, which feeds on misery in this form is a simple and effective way to increase his power over the person, the couple, the family, where the group can exercise it.
The people around, especially those prone to suffer from feelings of guilt, those who believe that the happiness of others depends on their behavior, so they fall into a trap very risky: to escape the weight of the bad mood of a companion or a friend, begin to investigate their unmet needs, obtaining a sequence in response to complaints: I miss that, I need that, there is this terrible thing that I can not delete etc.. They will then feel obliged to ease the pain of the other, beginning to act on his behalf or making promises that often require a commitment far more than expected, given the passivity of the sufferer.
Every promise becomes debt. And so the relationship with the other whining or bad mood becomes a kind of work that becomes increasingly heavy. From fraternal relationship, help, becomes a parasitic relationship, where one of the two continues to make, and the other to receive and disperse in the wind. Before there was an unhappy person, now there are two. The ego can both celebrate.
Helping each other is never to do things in his place, his take on the load, its commitments and take responsibility. This only weakens the other, making it ever more dominated and fueling his anger and resentment. That is precisely those pollutants that prevent him from seeing reality as it is, in its infinite possibilities.
The aid is that only if accompanied by all the quality of being. Love in the first place. And to love a person means promote its evolution, its psychological and spiritual growth. To encourage that development of its resources and an inner government inspired by the messages of the soul, rather than by the propaganda of the Ego. Here is the difference between pity and compassion. Piety sees in her only problems. Compassion, in addition to the problems, he sees his strengths and resources. He sees only the symptoms of problems in the distorted way of looking at the world. Piety means that we replace the other: you are a poor man, I am superior in terms of your very best. Compassion sees the suffering of a reflection of your pain: I, at a deep level, I’m like you, a twig floating in the great river of life. I have my limits, as you have yours. But I know there’s something bigger that can help us both: the growth of awareness and openness of heart.
When the heart is closed, the eyes do not really see the reality, but invented out of whole cloth. Map that guides our lives are so profoundly false and distorted. It ‘a map paranoid who sees obstacles and enemies everywhere.
Helping a person is basically this: to promote the opening of his heart through the opening in your presence and awareness.
The first step in this direction is to get rid of guilt, inadequacy, unworthiness. All neurotic radical-dependent practice of judging, of criticism, of doverizzazioni through which culture is oppressive and ego weakens its members, making them slaves of false perceptions and induced needs certainly incapable of a revolution which goes to the heart of the problems : unmasking the impersonal nature of the ego and power and perverse domination.
Mauro Scardovelli
Taken from http://www.aleph.ws/news/news.phtml?indice=19

Non avere fretta – Do not rush – Luciano De Crescenzo


🌸Non avere fretta🌸

C’era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese , calmissimo, rispose: “E chi vi dice che sia una disgrazia?”. Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro altri cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: “E chi vi dice che sia una fortuna?”. Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese:”E chi vi dice che sia una disgrazia?”. Manco a farlo apposta, infatti, scoppiò una guerra e l’unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte.

Questa parabola non ha fine, e potremmo applicarla a molti avvenimenti della nostra vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive inaspettate, basta attenere un po’ e lasciare che le cose abbiano il loro corso.

Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalle prime apparenze.

Luciano De Crescenzo
🌸🌿🌸
🌸Do not rush

Once upon a time there was a Chinese peasant who had escaped a horse. All the neighbors tried to console him, but the old Chinese, very calmly, replied: “And who tells you it is a disgrace?” In fact, it happened that, the next day, the very horse who had fled returned spontaneously to the farm, taking with him another five wild horses. The neighbors rushed to the old Chinese to congratulate him, but he stopped them saying: “And who tells you it’s a fortune?” A few days later, the farmer’s son, riding one of these wild horses, fell and broke his leg. New phrases of condolences of the neighbors and usual comment of the old Chinese: “And who tells you that it is a disgrace?”. In fact, a war broke out on purpose and the only one to be saved was the son of the farmer who, having broken his leg, could not leave for the front.

This parable has no end, and we could apply it to many events in our lives, public and private. Often what at first seems irretrievably nefarious can hide unexpected positive consequences, it is enough to wait a bit and let things take their course.

Even for the facts in short, as for the people, we must never be in a hurry to judge from the first appearances.

Luciano De Crescenzo

La nostra immagine – Our image


 

La nostra immagine

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi
sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve
un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino”.

J. Hillman, Il codice
dell’anima

Devi confrontarti con quello in cui credi riguardo la morte:
se finisce tutto,non esiste un oltre,oppure c’ė continuità
ma in modo diverso rispetto la corporeità.
Dunque una diversa esperienza percepibile con una sensibilità
che trascende la limitatezza di idee mentali e sensi fisici.
Allora nulla ė confrontabile e spiegabile
con l’esperienza da persone incarnate.
Mai nessuno potrebbe dirti in cosa credere o non credere:
Va sperimentato restando in ascolto.
Senza aspettative precise.

12.03.2016 Poetyca

 

Our image


“Before birth, the soul of each of us
choose an image or design that we will live on the earth, and receives
a companion to guide us up here, a daemon, which is
Our unique and typical. However, in coming into the world, we forget
all this and we believe we have come empty. It’s the Daimon
reminiscent of the content of our image, the elements of the
design chosen, he is therefore the bearer of our
destiny”.

J. Hillman, The Code soul


You have to confront what you believe about death:
if it’s all over, there is no addition or no continuity
but in a different way than the corporeal.
Thus a different experience perceivable with a sensitivity
that transcends the limitations of mental ideas and physical senses.
Then nothing is comparable and understandable
with experience from incarnate people.
No one would ever tell you what to believe or not to believe:
It should be experienced by listening.
Without clear expectations.


12/03/2016 Poetyca

✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼Biasimo e lode ✸¸.•°*”˜˜”*°•.☼


Non c’è mai stato, non ci sará, nè c’è adesso un uomo che sia sempre biasimato o un uomo che sia sempre lodato

Gautama Buddha

There has never been, there will not, nor is it now a man who is always blamed, or a man who is always praised

Gautama Buddha

Cadere – Fall – Victor Hugo




🌸Cadere🌸

Il cadere non esclude il librarsi.
Dalla caduta sorge l’ascesa.

Victor Hugo
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Fall

Falling does not exclude soaring.
From the fall comes the rise.

Victor Hugo

L’amore – Love – Jiddu Krishnamurti


L’amore

L’amore è una cosa strana, e quanto facilmente ne smarriamo la calda fiamma!
La fiamma è spenta, e resta il fumo, che riempie i nostri cuori e le nostre menti,
e i giorni trascorrono nelle lacrime e nell’amarezza.
La canzone è dimenticata, e le parole hanno perso il loro significato;
il profumo è svanito, e le nostre mani sono vuote.
Non sappiamo mai come mantenere la fiamma sgombra dal fumo, e il fumo soffoca
sempre la fiamma; ma l’amore non è della mente, non è nella rete dei pensieri,
non può essere cercato, coltivato, nutrito;
è lì quando la mente è silenziosa e il cuore è vuoto dalle creazioni della mente.

Jiddu Krishnamurti

Love

Love is a strange thing, and how easily they get lost the hot flame!
The flame is extinguished, and remains the smoke that fills our hearts and our minds,
and days spent in tears and bitterness.
The song is forgotten, and words have lost their meaning;
the smell is gone, and our hands are empty.
We never know how to keep the flames from the smoke clears, and the smoke suffocates
Always the flame, but love is not of the mind, not in the network of thoughts,
can not be sought, cultivated, nurtured;
is there when the mind is silent and my heart is empty from the creations of the mind.

Jiddu Krishnamurti

Alzati – Rise up – Buddha


🌸Alzati🌸

“Alziamoci e ringraziamo,
perché se non abbiamo
imparato molto oggi,
almeno abbiamo imparato un po’,
e se non imparassimo un po’,
almeno non ci siamo ammalati,
e se ci ammalassimo,
almeno non siamo morti;
quindi, siamo tutti grati.”

Buddha
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Rise up

“Let us rise up and be thankful,
for if we didn’t learn a lot today,
at least we learned a little,
and if we didn’t learn a little,
at least we didn’t get sick,
and if we got sick,
at least we didn’t die;
so,let us all be thankful.”

Buddha

Intelletto e Fede – Intellect and Faith – Osho


Intelletto e Fede

La prima cosa da comprendere sull’intelletto è che la sua esistenza si fonda sulla negazione. La funzione primaria dell’intelletto è negare, dire di no. L’enfasi posta dalle Upanishad sulla non negazione, fondamentalmente ha lo scopo di liberarti dei tuoi sforzi intellettuali.
L’intelletto dice sempre di no. Per cui più si diventa intellettuali, più si diventa incapaci di dire di sì. Dire di sì implica fede, il no sottintende il dubbio, e l’intelletto dipende dal dubbio. Se dubiti, l’intelletto ha una funzione. Se non dubiti, non rimane possibilità di funzionamento intellettuale.
L’intelletto è negazione. Per cui, quando le Upanishad dicono: “Non negare nulla”, ciò vuol dire che all’intelletto non rimane nessuna funzione.Pensa alla tua mente: inizia a funzionare ogni volta che dici di no; quando dici di sì, il sì diventa un termine, il viaggio si è concluso.
Quest’epoca è una delle più intellettuali, e questo milieu intellettuale è creato dal continuo duubitare su tutto. Più un intelletto è grande, più sarà scettico: se dite di no potrà funzionare in modo estremamente acuto. Se dite sì, l’intelletto viene annientato. Per questo le religioni pongono l’accento sulla fede – perchè nella fede l’intelletto non può muoversi. Non nha più alcun appoggio. Non vi è ulteriore spostamento: il sì è la fine. Se riuscite a dire di sì all’intera esistenza, il pensiero si arresterà. Il pensiero ha in sè la qualità della negazione. Il Maestro dice: “Non negare”. E nella assenza di negazione l’intelletto si dissolve. E tu mi chiedi cosa fare con l’intelletto. Non ci sarà più! Non dovrai fare nulla, non lo devi negare. E non puoi negare l’intelletto, perchè la negazione è propria dell’intelletto. Se neghi l’intelletto, la negazione stessa darà più spazio alla tua mente intellettuale. Diventerai una vittima: se neghi l’intelletto sarai vittima di uno sforzo intellettuale più profondo. e’ impossibile negarlo. Come potresti? La negazione introduce il pensiero. Puoi trovare dei motivi per non negarlo, ma saranno tutti dei richiami intellettuali. Puoi ragionare sul perchè negarlo, ma saranno tutte argomentazioni intellettuali.
La fede non ha argomenti nè a favore nè contro. La sentiE di fatto chiamo irreligiosi coloro che hanno prodotto prove per l’esistenza di Dio, perchè i ragionamenti non hanno nulla a che vedere con la religione. In tutto il mondo, in particolare in Occidente, molti filosofi hanno cercato di provare l’esistenza di Dio. Io li chiamo irreligiosi, perchè se riesci a provare la Sua esistenza, l’intelletto diventa superiore all’esistenza stessa di Dio. Viene provata tramite l’intelletto, e qualsiasi cosa venga dimostrata attraverso l’intelletto, da questo può venire confutata. Per cui coloro che cercano di dare dimostrazioni, di fatto sfidano altri a confutare.
Gli atei esistono perchè vi sono teisti che amano la polemica. Quando dici: “Per questo motivo Dio esiste”, sfidi qualcun altro, sfidi l’intelletto di qualcuno a dire: “Questo ragionamento è falso”. E si possono portare prove a favore e contro ad infinitum… non si arriva mai ad alcuna conclusione. Persone veramente religiose non hanno mai discusso su Dio, hanno vissuto. Hanno vissuto come si dovrebbe vivere se Dio esistesse. Non puoi vedere Dio, ma puoi vedere una persona divina. Puoi vedere una persona che vive Dio. Quella è l’unica prova, ma non è una prova utile per l’intelletto. Quella prova non è affatto intellettuale. Quella prova è assolutamente aldilà dell’intelletto: raggiunge direttamente il tuo cuore. La senti.
Quando vedi un Ramakrishna o un Rama, quando incontri una persona come Gesù, non è l’intelletto che trae come conclusione e conferma che quest’uomo è divino. Innanzitutto lo senti. Il tuo cuore inizia a vibrare in una dimensione nuova, senti una nuova fragranza dell’essere. Ma si tratta di una sensazione: non la si può dimostrare.
L’intelletto può dimostrare o confutare, ma non ti potrà mai dare la fede. Anche quando dimostra, si limita a dimostrare se stesso. Nient’altro può essere comprovato. Se riesci a dimostrare l’esistenza di Dio, non hai affatto provato la Sua esistenza. Hai semplicemente dimostrato di essere un intellettuale, nient’altro. Hai dimostrato di avere un intelletto molto acuto, hai confermato il tuo ego. Nient’altro. E l’intelletto è il nutrimento più sottile dell’ego. Hai l’impressione di conoscere, di poter dimostrare, di poter confutare. Hai la sensazione di essere tu stesso il centro. Perfino Dio dipende da te: se TU lo dimostri, Lui esiste; se tu lo neghi, Lui non esiste più. Dio è di secondaria importanza. Ricorda: per l’intelletto tutto è secondario rispetto alla sua funzione primaria. Tutto il resto è una conseguenza: l’intelletto viene prima di ogni cosa.
La fede dice di buttar via questa supremazia dell’intelletto. Solo allora l’essere totale può affermare se stesso. E allora l’essere diventa primario e l’intelletto diventa secondario. In questo caso l’esistenza diventa l’elemento più importante e l’intelletto solo una parte. L’intelletto è dittatoriale. La fede è democratica, perchè la fede dà espressione al tuo essere totale. L’intelletto è solo una parte che cerca di essere assoluta.
Quando le Upanishad dicono di non negare… l’intelletto scompare. Se non neghi, non avrai affatto l’intelletto. Occorre il no, quello è il punto di partenza. Senza il no l’intelletto non può affermarsi.
Dite sì all’intera esistenza.

Osho


Intellect and Faith

The first thing to understand is that the intellect is based on the denial of its existence. The primary function of the intellect is to deny, say no. The emphasis on non-denial from the Upanishads, basically aims to get rid of your intellectual efforts.
The mind always says no. So it becomes more intellectual, more we are unable to say yes. Saying yes implies faith, implies no doubt, and the intellect depends on doubt. If you doubt, the intellect has a function. If you do not doubt, there remains the possibility of intellectual functioning.
The intellect is denial. So when the Upanishads say: “Do not deny anything,” this means that the intellect does not stay any funzione.Pensa your mind starts to run every time you say no, when you say yes, yes becomes a term, the journey has ended.
This era is one of the most intellectual, and this intellectual milieu created by the continuous duubitare on everything. More intellect, the greater will be skeptical if you say you can not operate in an extremely acute. If you say yes, the mind is annihilated. Why religions emphasize on faith – faith in the intellect because it can not move. Nha no longer any support. There is no further shift: yes it is the end. If you can say yes whole life, thinking stops. The thought has in it the quality of the denial. The Master says: “Do not deny.” And in the absence of denial of the intellect dissolves. And you ask me what to do with the intellect. No more! You do not need to do anything, you must not deny. And you can not deny the intellect, because denial is his intellect. If you deny the intellect, the very negation will give more space to your intellectual mind. Become a victim: If you deny the intellect victim of a deeper intellectual effort. and ‘impossible to deny. How could you? The negation introduces the thought. You can find reasons not to deny it, but the calls will all be intellectuals. You can argue about why deny it, but they will all intellectual arguments.
Faith has no arguments either for or against. I heard her name is actually irreligious people who have given evidence for the existence of God, because the arguments have nothing to do with religion. Throughout the world, particularly in the West, many philosophers have tried to prove the existence of God: I call them irreligious, because if you can prove His existence, the intellect becomes more the very existence of God is proven through the intellect, and whatever is being demonstrated through the intellect, this can be refuted. So those who seek to give demonstrations, in fact, challenge others to disprove.
Atheists exist because there are theists who love controversy. When you say: “Therefore God exists”, you challenge someone, challenge the intellect of someone to say: “This reasoning is false.” And you can bring evidence for and against ad infinitum … you can never turn to any conclusion. People have never really discussed religion about God, they lived. They lived as if God should live there. You can not see God, but you can see a divine person. You can see a person living God That’s the only test, but is not a useful test for the intellect. That trial is not intellectual. That trial is absolutely beyond the intellect: it reaches directly to your heart. The feel.
When you see a Rama or Ramakrishna, when you meet a person like Jesus, not the intellect that draws as a conclusion and confirms that this man is divine. First you hear it. Your heart begins to vibrate in a new dimension, a new fragrance being heard. But it is a sensation you can not prove.
The intellect can prove or disprove, but you can never take the faith. Even when shown, only to prove himself. Nothing can be proven. If you can prove the existence of God, you have no proof of your existence. You simply proved to be an intellectual, nothing else. You have shown to have a very keen intellect, you have confirmed your ego. Nothing more. It is the nourishment of the intellect more subtle ego. You feel like you know, to be able to demonstrate, to be able to refute. You feel yourself to be the center. Even God is up to you: if you show it, He exists, and if you deny it, he no longer exists. God is of secondary importance. Remember: the intellect, everything is secondary to its primary function. Everything else is a consequence: the intellect comes before everything.
Faith says to throw away this supremacy of the intellect. Only then can claim the total being himself. So being becomes primary and the intellect becomes secondary. In this case the existence becomes the most important and only part of the intellect. The intellect is dictatorial. Faith is democratic, because faith gives expression to your total being. The intellect is only part of trying to be absolute.
When the Upanishads say they can not deny … intellect disappears. If you do not deny, you will not have all the intellect. It should be no, that’s the point of departure. Without the no intellect can not prevail.
Say yes to the whole existence.

Osho

Pensieri d’amore – Thoughts of love – Spiritual Thoughts of Meher Baba


pensieri spirituali di meher bada
Pensieri d’amore.
“Di certe persone abitate dall’odio, dalla violenza e dallo
spirito di distruzione, si dice che dovunque passino non ricresce
più l’erba. Questa immagine è ovviamente simbolica, ma non è
esagerata. Altri esseri, invece, che sono abitati dall’amore e
dalla bontà, lasciano dappertutto impronte veramente benefiche, e
chi si trova a passare per quei luoghi dopo di loro si sente
illuminato, riscaldato, vivificato. Allora, il fatto di conoscere
questa verità, non vi ispira la volontà di manifestarvi ovunque
come una presenza benefica? In tutti i luoghi in cui vi trovate,
almeno per qualche istante pensate a pronunciare gli auspici
migliori: “Che tutti coloro che verranno qui siano toccati dalla
luce! Poiché sono tutti figli di Dio, sia trasmesso loro il
desiderio di lavorare per la pace, per la fratellanza!”
Direte che nessuno vi ha mai paralato di una pratica simile. Ma
per quale ragione è necessario che qualcuno ve ne parli? È forse
necessario suggerirvi di desiderare le cose migliori per gli
esseri a voi cari? No, lo fate spontaneamente, perché i vostri
sentimenti vi spingono a farlo. Allora, perché non pensare
spontaneamente a formulare i migliori auspici anche per il mondo
intero?”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Pensieri spirituali di Meher Baba

Affinché l’umanità rinasca, bisogna che si schiuda il cuore dell’uomo perché vi nasca un amore nuovo: un amore che non conosce corruzione ed è assolutamente libero dall’avidità sia individuale che collettiva.
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La Nuova Umanità prenderà vita grazie a un’effusione di amore di smisurata abbondanza, e una simile elargizione di amore può solamente sgorgare dal risveglio spirituale suscitato dai Maestri Perfetti.
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L’amore è sostanzialmente contagioso: chi non ne ha lo prende da chi lo ha. Chi riceve Amore da altri non può non dare una risposta che è della natura stessa dell’amore.
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L’amore vero è invincibile: si rafforza e si espande fino a trasformare, alla fine, tutti quelli che tocca. L’umanità raggiungerà un nuovo modo di essere e di vivere mediante lo scambio libero e insopprimibile di amore puro tra cuore e cuore.
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Grazie all’amore divino la Nuova Umanità apprenderà l’arte di una vita armoniosa e collaborativa. Si libererà dalla tirannia delle forme morte e effonderà la vita creativa della saggezza spirituale; abbandonerà tutte le illusioni e si consoliderà nella Verità; godrà pace e perenne felicità; sarà iniziata alla vita dell’Eternità.
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L’Amore puro non è una cosa che si può imporre, né sottrarre a un altro con la forza. Deve manifestarsi dal di dentro con piena spontaneità. Quello che si può ottenere con una decisione audace è l’eliminazione di quei fattori che impediscono all’amore di manifestarsi.
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L’amore è la cosa più significativa della vita. Non può essere risvegliato che dal contatto con l’Incarnazione dell’amore. Meditazioni teoriche sull’amore potranno tessere una teoria al riguardo, ma il cuore rimarrà vuoto come prima. Amore genera amore; non lo si può risvegliare con alcun mezzo meccanico.
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Nello stato Aldilà, dal quale deriva l’universo intero e nel quale in fine esso si fonde, Dio è Amore infinito eternamente.
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Nella sfera mentale l’amore si esprime come completa rassegnazione alla volontà di Dio, l’Amato. Ogni desiderio egoistico è scomparso, comprese il volere intensamente la presenza dell’Amato, poiché l’enfasi ora è unicamente sul valore e la volontà dell’Amato e dell’unione con Lui.
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L’amore diventa consapevolmente infinito sia nell’essere che nell’espressione quando è trascesa la mente individuale. Questo amore può a ragione essere chiamato divino, perché è caratteristico dello stato di Dio nel quale ogni dualità è finalmente superata.
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La vita e l’amore sono inseparabili l’uno dall’altra. Dove c’è vita, c’è amore.
Brani tratti da DISCORSI – Meher Baba, Orizzonti Edizioni, maggio 2000
http://www.andreapangos.it/tutti/Pagine/Menu_verticale/Pensieri_spirituali/meher_baba_amore.html
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Thoughts of love.
“In some people live by hatred, violence and
spirit of destruction, it is said that wherever not pass grows
more grass. This image is obviously symbolic, but it is not
exaggerated. Other things, however, which are inhabited by love and
goodness, they leave footprints everywhere really beneficial, and
who is to go after them for those places you hear
lighted, heated, brought to life. So, the fact of knowing
this truth, there inspires the desire to express to anywhere
as a beneficial presence? In all the places where you are,
at least for a moment think about pronouncing the auspices
best: “Let all those who come here are touched by
light! Since they are all children of God, is transmitted to them
desire to work for peace, brotherhood! “
You say that nobody has ever paralic a similar practice. But
why must you talk to someone? It is perhaps
necessarily suggest a desire for better things
beings to you dear? No, you do so voluntarily, because your
feelings push you to do so. So why not think
spontaneously to express my best wishes for the world
whole? “
Mikhael Omraam Aïvanhov

Spiritual Thoughts of Meher Baba

That humanity is reborn, we must that opens the human heart, because there arises a new love, a love that knows no corruption and is absolutely free from greed both individual and collective.
❤ ❤ ❤ ❤
The New Humanity will come to life thanks to an outpouring of love of boundless abundance, and a similar outpouring of love can only spring from the spiritual awakening sparked by Perfect Masters.
❤ ❤ ❤ ❤
Love is essentially contagious: those who do not take it from whoever has it. Those who receive love from others can not give an answer that is the nature of love.
❤ ❤ ❤ ❤
True love is invincible: strengthens and expands to transform the end, all those it touches. Humanity will reach a new way of being and living through the free exchange of love and irrepressible pure of heart and heart.
❤ ❤ ❤ ❤
Through divine love the new humanity will learn the art of living a harmonious and cooperative. It will free from the tyranny of dead forms and poured out the creative life of spiritual wisdom, abandon all illusions and will strengthen the Truth will enjoy peace and everlasting happiness will be started in the life of Eternity.
❤ ❤ ❤ ❤
Pure love is not something that can be imposed, nor subtract from another with force. It must be seen from the inside with complete spontaneity. What can be achieved with a bold decision is to eliminate those factors that prevent love to manifest.
❤ ❤ ❤ ❤
Love is the most important thing in life. It can not be awakened by contact with the incarnation of love. Theoretical meditations on love can build a theory on this, but my heart will remain empty as before. Love begets love, it can not be awakened by any mechanical means.
❤ ❤ ❤ ❤
Beyond state, under whom the entire universe and where it merges in the end, God is infinite Love eternally.
❤ ❤ ❤ ❤
The mental and love is expressed as a full resignation to the will of God, the Beloved. Every selfish desire has disappeared, including the intensely will the presence of the Beloved, since the emphasis is now solely on the value and the will of the Beloved, and union with Him
❤ ❤ ❤ ❤
Love becomes conscious being who is infinite in the expression is transcended when the individual mind. This love can rightly be called divine, because it is characteristic of the rule of God in which all duality is finally over.
❤ ❤ ❤ ❤
Life and love are inseparable from each other. Where there is life, there is love.
Excerpts from speeches – Meher Baba, Horizons Publishing, May 2000
http://www.andreapangos.it/tutti/Pagine/Menu_verticale/Pensieri_spirituali/meher_baba_amore.html

Esercizio – Excercise – Mata Amritanandamayi


🌸Esercizio🌸

“Diamo esercizio fisico
al corpo,
ma trascurando il cuore.
L’esercizio per il cuore
sta elevando gli indigenti
e la sofferenza».

Mata Amritanandamayi
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Excercise

“We give physical exercise
to the body,
but neglect the heart.
The exercise for the heart
is uplifting the destitute
and the suffering.”

Mata Amritanandamayi

Apprendere dal gioco – Learn from the game


«Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.»

Pablo Neruda
Maria Montessori
Maria Montessori fu un’instancabile educatrice, un vero genio al servizio dei bambini, capace di mettere a punto un modello scientifico rivoluzionario, per aiutare i bambini disagiati, i bambini più svantaggiati sotto l’aspetto della socializzazione, i quali, pur non avendo necessariamente problemi di natura mentale o particolari handicap, hanno vissuto in zone o quartieri difficili, con genitori senza lavoro, in condizioni miserevoli, senza alcuna regola e abbandonati a se stessi e alla strada.
Il bambino possiede una specifica capacità di assimilazione delle esperienze che l’adulto ha completamente smarrito, una straordinaria capacità inconscia di apprendere che la Montessori chiamò “mente assorbente”, senza la quale non sarebbe possibile spiegarsi la grande capacità dell’uomo di adattarsi l’ambiente. Questa espressione designa la caratteristica dominante dell’apprendimento infantile da 0 a 3 anni: in tale periodo la mente del bambino assorbe gli stimoli ambientali e li rielabora in una dimensione precoscia, producendo
l’apprendimento di capacità fondamentali come quella linguistica, che si manifesta, quasi improvvisa e miracolosa. Il velocissimo sviluppo del bambino è reso possibile dall’esistenza di periodi sensitivi, cioè momenti speciali durante i quali il bambino è in grado di apprendere
con straordinaria facilità, senza apparente sforzo e senza intenzionalità. Tuttavia questo non significa che l’apprendimento sia processo semplicemente spontaneo, di fronte al quale l’adulto
non deve fare nulla: egli invece può e deve facilitarlo, creando le migliori condizioni perché le potenzialità straordinarie dei bambini vengano messe a frutto. Questi periodi sensitivi, infatti,
vanno sfruttati come finestre temporali nelle quali gli apprendimenti debbono essere facilitati con adeguati stimoli sensoriali
Naturalmente, l’ambiente e le condizioni in cui vivevano questi bambini, facevano di loro dei giovani con un futuro difficile e problematico. Per questa ragione, Maria Montessori si dedicò a questo tipo di bambini, applicando metodi innovativi dal punto di vista ludico, didattico, e assolutamente diversi rispetto quelli tradizionali.
Maria Montessori nacque a Chiaravalle (Ancona) nel 1870. A dodici anni seguì i genitori a Roma, dove studiò e si laureò in medicina nel 1896. Fu la prima donna in Italia a esercitare la professione medica, specializzandosi nello studio dei disordini mentali. Cominciò la sua esperienza lavorativa presso una clinica psichiatrica di Roma, esperienza davvero significativa, e che la portò alla realizzazione della sua teoria pedagogica sull’educazione dei soggetti anormali, i quali non hanno solo bisogno di cure e di assistenza, ma anche di un’educazione che modifichi la loro personalità.
Il 6 gennaio 1907, nel quartiere San Lorenzo, uno dei quartieri più poveri e degradati di Roma, la Montessori aprì il suo asilo, la “Casa de bambini”, nel quale dovette affrontare problemi pedagogici e didattici estremamente complessi, che richiesero un risanamento civile, sociale ed educativo.
Il metodo educativo fu molto innovativo: il bambino era visto come un individuo laborioso, impegnato attivamente nei suoi lavori; il gioco non doveva essere visto solo come divertimento, ma come impegno, come coinvolgimento nelle sue attività. Non si sarebbe trattato di metodo duro, impositivo, coercitivo, ma di un metodo che tenesse conto del rispetto dei bisogni e degli interessi del bambino, lasciando che, divertendosi, si impegnasse spontaneamente, facendo di ogni cosa una nuova scoperta su cui concentrarsi ed esercitarsi. In tutto questo, seppe anticipare i tempi.
Il metodo educativo utilizzato nella scuola aperta dalla Montessori, intendeva rinnovare il modo di intendere la scuola. I mobili, i tavolini, i seggiolini, le maniglie, gli interruttori: tutto doveva essere a dimensione dell’altezza dei bambini, avendo il compito primario di facilitare l’osservazione e la comprensione dei bisogni dei piccoli. Persino semplici operazioni quotidiane come il pelare le patate, abbottonarsi i vestiti, allacciarsi le scarpe, attaccare un bottone o apparecchiare la tavola, erano considerate materie di apprendimento.
Anche alla lettura veniva data molta importanza, aiutando i bambini a familiarizzare con le lettere dell’alfabeto, costruite con il cartone o in legno, in modo che, unendole tra loro, potessero formare semplici parole. Strumenti di legno colorati, in modo da essere maneggiati dai bambini, erano messi a loro disposizione per imparare a fare i conti e conoscere le varie forme geometriche. Poi avevano un continuo contatto con la natura: facevano il vino in classe dopo aver pigiato l’uva, catalogavano le foglie, uscivano in giardino, così che imparare sembrava sempre un gioco. Con questo metodo veniva insegnato il senso del dovere, la responsabilizzazione, perché le maestre insistevano sulla pulizia, l’ordine, il rispetto dei compagni. Era il materiale stesso che insegnava, e da nessuna parte si vedevano voti, premi o castighi. Il bambino non veniva corretto a parole, ma gli veniva concesso il tempo e l’occasione di verificare da solo se sbagliava.
Il fine dell’educazione per la Montessori è la difesa del la dignità e del la l ibertà
del l ‘ infanzia, contro le pretese degli adulti di imporre ai bambini i propri interessi, le
proprie esperienze e i propri punti di vista. E sbagliato, sia dal punto di vista psicologico, sia
dal punto di vista pedagogico, imporre ai bambini atteggiamenti ed abiti mentali che non
siano adatti alla loro natura, perché, così facendo, si finisce con l’ostacolare il libero
sviluppo delle loro capacità. La dignità dell’uomo consiste, infatti, nell’autonomia, cioè nella
capacità di essere indipendenti. Una reale azione educativa, dunque, è quella che aiuta il
bambino a raggiungere la piena indipendenza. Una madre, che, per fretta o comodità o
qualunque altro motivo, imbocca suo figlio, invece di insegnargli a mangiare da solo, o che
lo veste, non è una buona educatrice, perché i l figl io non va servito, ma aiutato a
crescere e a diventare indipendente. Ciò che ogni bambino chiede veramente agl i
adulti è anche i l motto del le case dei bambini: “aiutami a fare da me”. Bisogna, in
altre parole, evitare nel modo più assoluto di ostacolare le manifestazioni spontanee dei
bambini, in modo che il bambino non finisca con il “confondere il bene con l’immobilità e il
male con l’attività”. Nelle “Case dei bambini” bisogna consentire qualunque manifestazione
spontanea della personalità dei bambini, qualunque “azione utile che abbia uno scopo”. La
Montessori ha sempre raccomandato al le sue maestre di “evitare rigorosamente
l’arresto di movimenti spontanei e l’imposizione di atti per opera di altrui volontà”, in
quanto “non possiamo sapere le conseguenze di un atto spontaneo quando il bambino
comincia appena ad agire”. Tutte le manifestazioni spontanee del bambino che non
sono indecorose o dannose per la comunità, vanno rispettate “con religiosa venerazione”,
perché attraverso esse si manifesta la vita “come il sole si manifesta all’alba e il fiore al
primo spuntare dei petali”. Perché la finalità dell’acquisizione dell’autonomia venga
realizzata è di fondamentale importanza l ‘ambiente nel quale si svolge l’azione educativa,
anche dal punto di vista dell’organizzazione dello spazio architettonico. L’ambiente educativo
tradizionale non è affatto a misura di bambino, ma è funzionale all’adulto e non consente
una libera e spontanea manifestazione del bambino. Esso è stato concepito e realizzato nella
errata convinzione che un’efficace azione educativa possa avvenire solamente
nell’immobilità assoluta e nel silenzio più completo. L’azione educativa tradizionale rende i
bambini “artificialmente silenziosi come dei muti e immobili come dei paralitici”. Ma “individui
siffatti sono annientati, non educati”. Una vera educazione deve rendere gli individui
padroni di sé, deve dare loro la capacità di muoversi con garbo e di parlare con ordine e
precisione, avendo come unico limite le esigenze della comunità. L’ambiente educativo deve
essere dunque strutturato in modo tale da permettere ai bambini di muoversi liberamente
eliminando il più possibile barriere architettoniche e costrizioni di ogni tipo: tutto, in
sintesi, deve essere a misura di bambino. I tavoli, gli armadi, le sedie, gli scaffali, le
lavagne, devono essere leggeri, di piccole dimensioni, facilmente trasportabili e utilizzabili.
Nella scuola tradizionale l’ambiente educativo deve essere necessariamente deprimente per non
distrarre i fanciulli e far accettare loro “tutto ciò che il maestro decide autoritariamente di
insegnare”. Nella scuola su misura del bambino, invece, l’ambiente deve essere attraente e
piacevole, anche dal punto di vista estetico, perché la bellezza “rende gratificante il lavoro
scolastico e concilia l’alunno con la scuola. L’ambiente “bello” svolge una funzione educativa
non solo di tipo estetico, ma anche in senso più generale. I colori chiari e lucenti , per
esempio, fanno risaltare maggiormente eventuali macchie, i mobili e le suppellettili leggeri
evidenziano i movimenti bruschi e scoordinati dei bambini, facilitando il suo spontaneo
bisogno di imparare a controllare i suoi schemi motori .
La pedagogia montessoriana si inscrive in una peculiare visione dell’infanzia. Esiste una vera
e propria questione sociale legata all’infanzia. La storia, nel suo sviluppo, ha portato al
superamento di diverse forme di oppressione: quella degli schiavi, dei servi della gleba, dei
proletari. Solo i bambini sono rimasti interamente sottomessi all’oppressione degli adulti, ad
una tirannia legata alla loro ottusità ed incapacità di cogliere il vero bisogno dell’infanzia, che
non deve essere soffocata da una troppo rigida disciplina né servita, ma aiutata a
conquistare l’autonomia. Questa visione del bambino da liberare negli ultimi anni si evolve in
una visione che vede nel bambino stesso un modello che può insegnare agli adulti i valori
positivi della pace e della tolleranza. In alcune opere della maturità, quali ad esempio “La
pace e l’educazione” del 1933, oppure “Educazione e pace” del 1949 e “La formazione
del l ‘uomo” del 1949, la Montessori espresse una “filosofia del bambino” che ne
presenta la figura con tinte decisamente positive. Nel rispetto dei bambini e del loro
autonomo mondo interiore, Montessori intravede una possibile fonte di riscatto per l’adulto
e l’umanità intera. In un mondo, sconvolto periodicamente da pericoli di guerra, segnato
da tante sofferenze e ingiustizie, i bambini con il loro candore e la loro semplicità,
diventano indispensabili per far trionfare nell’animo degli adulti gli ideali della pace,
del l ‘amicizia e del la tol leranza. Qualche critico ha parlato di una sorta di
esaltazione poco oggettiva del bambino, cioè di “bambinismo”; è comunque certo
che la forte enfasi posta sul la necessità di osservare veramente i bambini e di
cogl iere i loro autentici bisogni, al di là di stereotipi e fraintendimenti, ha un
indubbio valore.
L’esaltazione del la spontaneità del bambino, definito come “embrione spirituale”,
potrebbe far accostare le riflessioni montessoriane a quelle froebeliane, con la
differenza che secondo la Montessori i l bambino, messo nelle condizioni ideal i per
manifestare spontaneamente i suoi bisogni chiede di essere aiutato ad imparare,
per crescere ed a fare da sé, mentre per Froebel la dimensione spontanea del
bambino è quel la del gioco. La scarsa attenzione dedicata dal la Montessori al gioco
è considerata da molti una del le carenze del suo metodo.
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L’infanzia come gioco: Fröbel

È dall’inizio dell’Ottocento che, grazie alle nuove scoperte in campo medico-scientifico che portarono a una netta diminuzione della mortalità infantile, che il bambino acquista una sua posizione all’interno della famiglia fin dalla nascita, anche se l’attenzione pedagogica alla prima infanzia inizia con Rousseau e Pestalozzi.
Ma è merito di Friedrich Fröbel (1782-1852) se tali intuizioni pedagogiche giunsero a tradursi in istituzioni scolastiche. Fröbel ebbe, infatti, l’occasione di sperimentare in pratica la validità del suo progetto formativo, dapprima lavorando a Keilhau con cinque bambini, e poi con la fondazione del primo “giardino generale tedesco dell’infanzia” a Blankenburg. L’istituzione sarà però chiusa dal governo prussiano nel 1850 sotto il sospetto di ateismo e socialismo.
Rispetto allo sperimentalismo di Pestalozzi, le posizioni di Fröbel prendono il via da riflessioni più filosofiche. Egli iniziò la sua riflessione dall’idea che il rapporto con la natura non dovesse essere mediato da logiche socio-economiche, ma piuttosto estetiche o, meglio, mistico-sentimentali. Egli cerca dunque di arrivare a scoprire le leggi che regolano la natura, l’organizzazione della sua struttura interna, per arrivare su queste basi a ricondurre la variabilità del tutto a un principio generale di unità. Questo sarà il concetto guida della sua filosofia come della sua pedagogia: se tutto proviene dall’unità e a essa tende, lo scopo naturale di tutte le attività – e quindi soprattutto di quella formativa – è aspirare al raggiungimento di tale unità.
Sarà poi l’incontro con Schelling a permettere e favorire un’organizzazione definitiva del suo pensiero sulla base della sostanziale unità tra Natura e Spirito, base teorica e giustificazione della sua ricerca nella natura delle leggi che sovrintendono ai processi di formazione, educazione ed evoluzione dell’uomo.
Dal punto di vista pedagogico Fröbel si allinea perfettamente con le idee romantiche dell’epoca e vede lo sviluppo come un processo lineare e continuo, in quanto esso è dato da una progressiva realizzare quell’energia divina che è insita in ciascun uomo.
• L’infanzia e il gioco
L’infanzia corrisponde per Fröbel alla prima fase educativa del bambino (prima educazione) e inizia subito dopo i primi mesi di vita, quando il bambino inizia a “rappresentare spontaneamente l’interno nell’esterno”. La funzione psicologica che rappresenta l’inizio di questa fase è il linguaggio, che permette al bambino di tradurre, grazie all’impulso creativo che è in lui, in rappresentazioni e quindi in azioni la complessità del sentire che è in lui.
Ogni atto umano per Fröbel è creativo ed è quindi espressione diretta del divino che è in ogni uomo. L’espressione dei processi rappresentativi e le corrispondenti azioni che ne deriveranno che iniziano a comparire nei bambini dovranno dunque essere liberi, in quanto ogni espressione, causa la sua origine divina, è in sé buona e giusta. Questa posizione teorica non arriva però a riflettersi in un suggerimento educativo che vede il precettore non coinvolto in questa fase dell’educazione. Al contrario egli dovrà intervenire e guidare, seppur discretamente, il bambino verso la precisione e la chiarezza.
La spontaneità del bambino va comunque salvaguardata a ogni costo, ed è in questo contesto che Fröbel introduce l’importante concetto del gioco come strumento educativo. L’autore, infatti, vede il gioco come attività fondamentale del bambino, e quindi come strumento principe per favorire l’espressione e la rappresentazione del suo interno in maniera creativa, naturalmente con il supporto del linguaggio. Il gioco è visto come momento in cui nel bambino si sperimenta il concetto di unità tanto caro a Fröbel in quanto permette in un certo senso al bambino di penetrare nelle cose, facendole sue, e alle cose di penetrare in lui, prestandogli i loro attribuiti nel gioco di finzione.
Il gioco è importante anche perché conduce il bambino alla scoperta del disegno, facilita l’evoluzione linguistica, metta le basi per l’apprendimento di concetti logico-matematici e anche per future applicazioni lavorative.
Il disegno diventa importante già in questa prima fase educativa, in quanto con la sua natura grafica favorisce nel bambino l’impulso a strutturare in un qualche modo le proprie rappresentazioni interne (mentre il linguaggio permette anche un fluire continuo, non strutturato), spesso ordinandole sulla base di categorie numeriche.
Non bisogna poi dimenticare che Fröbel include in questa prima fase educativa anche una forte attenzione all’educazione motoria, al ritmo, un’introduzione al mondo della musica e della danza, senza sottovalutare neanche l’importanza dei piccoli compiti domestici che possono essere affidati al bambino quali fonte di apprendimenti pratici.
• La seconda infanzia
La seconda fase dell’educazione segue un percorso opposto rispetto a quella della fase precedente. Se prima si trattava di favorire la spontanea esposizione da parte del bambino della sua interiorità, ora si chiede al fanciullo di intraprendere un cammino di interiorizzazione che deve essere guidata dalla curiosità e dall’interesse, così come l’espressività era guidata dalla creatività. Si passa dunque dall’espressione all’apprendimento, e fanno la loro comparsa l’istruzione formale e la scuola. Quest’ultima è vista come luogo dove l’uomo arriva a conoscere gli oggetti fuori di sé, la loro natura, le leggi che li governano. Ricordando le posizioni teoriche dell’autore non sarà difficile immaginare che questa conoscenza sarà poi finalizzata alla conoscenza delle leggi generali che governano l’interno dell’uomo come l’esterno, per arrivare dunque a comprendere l’unità del tutto.
L’impostazione metafisica di Fröbel si avverte molto distintamente nei suoi suggerimenti per l’insegnamento religioso e per quello scientifico. Per il primo egli immagina di richiedere ai fanciulli di arrivare all’intuizione di Dio (così come essi devono arrivare all’intuizione dell’unità), appoggiandosi essenzialmente agli strumenti dati dalla fede o, meglio, data la richiesta di una contemplazione, un riconoscimento, di un “pervenire” a Dio, attraverso una sensibilità mistica. Per l’apprendimento scientifico, invece, egli parte dalla considerazione che la natura tutta è espressione e rivelazione di Dio. Questa è la prima consapevolezza che, anche a livello formativo, si deve raggiungere per poter arrivare a comprendere le leggi scientifiche che regolano il mondo.
Su queste basi Fröbel innesta dei mediatori didattici, che possono in un certo senso semplificare il cammino dei fanciulli verso l’apprendimento. Egli pensa che l’apprendimento scientifico deve essere intuitivo come quello religioso e leggere la realtà in maniera analogica e non strettamente oggettiva, Fröbel, pensa di renderlo più “naturale” presentando ai bambini dei “doni” che rappresentino i diversi solidi. Dalla loro osservazione e manipolazione i giovani potranno arrivare a derivare la loro origine comune dalla sfera, e quindi a “presentire” in concetto stesso di unità – cui sempre si torna.
Parlando invece dell’insegnamento di lettura, scrittura e arte, Fröbel lascia momentaneamente da parte le sue preoccupazioni metafisiche. Definisce, infatti, la lingua come strumento espressivo, che si fa manifestazione della soggettività degli individui. Questo collegamento forte tra linguaggio, personalità ed espressività porta l’autore a prestare molta attenzione ai dialetti come manifestazione dell’individualità dei popoli, e al ritmo del discorso, come base dell’espressione poetica. L’espressione e il linguaggio sono visti come manifestazioni naturali e spontanee già del bambino: esse solleciteranno dunque spontaneamente il bisogno della scrittura, che sarà prima ideografica (basata cioè sul disegno, che abbiamo già visto tra i fattori fondamentali dell’educazione della prima infanzia) e poi basata su codici convenzionali. Alla scrittura farà seguito la lettura, nata dal bisogno di esplicitare, prima a sé e poi agli altri, quanto si è scritto.
La formazione estetica sarà invece basata, per Fröbel, sull’insegnamento artistico che trarrà spunto dall’osservazione e rappresentazione di suoni (musica e canto), superfici (viste come colori e quindi concretizzate nella pittura) e corpi (disegno).
• Il giardino d’infanzia e il materiale didattico
Il primo concetto che occorre sottolineare è che il giardino d’infanzia di Fröbel è pensato come una scuola in senso proprio e non come una semplice istituzione prescolastica sul modello di quelle che si stavano diffondendo più o meno negli stessi anni in tutta Europa.
Il giardino d’infanzia è pensato come distinto in due ambienti principali: uno esterno e uno interno. In quello esterno erano collocate delle piccole aree (“proprietà private”) per la coltivazione delle piante insieme a un’ampia area destinata al lavoro comune – che ben riflettono la dialettica fröbeliana tra individualità e società, la responsabilità individuale avvicinata a quella collettiva.
Il possesso non è quindi inteso in senso ideologico, ma come espressione di un bisogno psicologico del bambino volto ad aiutarlo a determinare la sua identità personale e a educarlo contemporaneamente all’assunzione di responsabilità.
La scuola “fuori”, diretto contatto con la natura e con la sua esplorazione, non esclude una scuola interna più ordinata. Qui si inseriscono i “doni” di cui si parlava sopra a proposito dell’insegnamento scientifico. Ma oltre a essere tramite per la trasmissione di una forma determinata di conoscenza, essi sono visti da Fröbel anche come forme di vita architettonica e forme estetiche e quindi come sussidio didattico per un’educazione all’arte e all’estetica.
Anche il materiale didattico strutturato può dunque, nell’ottica creativa e “giocosa” di Fröbel, godere una propria autonomia a trasformarsi in sussidio per altre attività anche lontane da quelle originali.

Fonte web

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Learn from the game

“The child who does not play is not a child but an adult who does not play has lost forever the child who has within himself.”

Pablo Neruda
Maria Montessori
Maria Montessori was a tireless educator, a true genius in the service of children, able to develop a revolutionary scientific model to help disadvantaged children, the most disadvantaged children in the aspect of socialization, which, although not necessarily problems of mental disabilities or special, they lived in difficult areas or neighborhoods, with parents without work in miserable conditions, without any rules and left to themselves and to the road.
The child has a specific capacity to assimilate the experiences that adults have completely lost an extraordinary capacity to learn that the unconscious Montessori called the “absorbent mind”, without which it would be possible to explain the great man’s ability to adapt ‘s environment. This term refers to the dominant feature of learning by children 0 to 3 years: during this period the child’s mind absorbs environmental stimuli and reworks them in a size precoscia, producing
learning basic skills like language, which manifests itself, almost sudden and miraculous. The fast development of the child is made possible by the existence of sensitive periods, ie special moments during which the child is able to learn
with extraordinary ease, without apparent effort and without intention. However, this does not mean that the learning process is simply spontaneous, before which the adult
should not do anything but he can and should facilitate creating the best conditions for the extraordinary potential of the children are put to use. These sensitive periods, in fact,
be exploited as time windows in which the learning must be facilitated by appropriate sensory stimuli
Of course, the environment and the conditions under which these children lived, made them a future of young people with difficult and problematic. For this reason, Maria Montessori devoted himself to this kind of children, using innovative methods in terms of recreational, educational, and totally different from traditional ones.
Maria Montessori was born in Clairvaux (Ancona) in 1870. At twelve, he followed his parents to Rome, where he studied and graduated in medicine in 1896. It was the first woman in Italy to practice medicine, specializing in the study of mental disorders. He began his work experience at a psychiatric clinic in Rome, very significant experience, and that led to the realization of his educational theory on the education of abnormal subjects, who not only need care and assistance, but also a ‘ education that changes their personality.
On January 6, 1907, in San Lorenzo, one of the poorest and most degraded of Rome, Montessori opened her asylum, the “House of Children,” in which pedagogical and educational problems faced extremely complex, which required a civil recovery , social and educational.
The method of education was very innovative: the child was seen as a hard-working individual, actively engaged in its work, the game should not be seen only as entertainment but as a commitment, involvement in its activities. This was not the hard way, taxation, coercive, but a method which takes account of the needs and interests of the child, leaving, having fun, is committed spontaneously, making everything a new discovery of focus and practice . In all this, he knew that earlier.
The educational method used in the Montessori school opened, it intended to renew the understanding of the school. The furniture, tables, seats, handles, switches, to make it a height dimension of children, having the primary task of facilitating the observation and understanding of the needs of children. Even simple everyday tasks like peeling potatoes, buttoning clothes, tying shoes, attach a button or set the table, were considered subjects of learning.
Too much importance was given to reading, helping children to become familiar with the letters of the alphabet, made of cardboard or wood, so that joining them, could form simple words. Colorful wooden instruments, to be handled by children, were placed at their disposal to learn to cope and see the various geometric shapes. Then they had continuous contact with nature: the wine made in class after having pressed the grapes, cataloging the leaves, came out in the garden, so that always seemed to learn a game. With this method was taught a sense of duty, accountability, because the teachers insisted on cleanliness, order, respect for teammates. He was taught that the material itself, and nowhere could be seen ratings, awards or punishments.The child was not corrected by words, but he was given the time and the opportunity to test yourself if wrong.
The goal of education for Montessori is the defense of the dignity and the F REEDOM
of children ‘s, against the claims of adult children to impose their own interests,
their own experiences and perspectives. And wrong, both from the psychological point of view, both
from the pedagogical point of view, impose on children attitudes and habits of mind that
are appropriate to their nature, because by doing so, you end up with obstructed
development of their capacities. Human dignity is, in fact, autonomy, ie in
ability to be independent. A real educational activity, then, is what helps
child to achieve full independence. A mother who, for fast or convenience or
any other reason, take his son, instead of teaching him to eat alone, or
the dress, not a good teacher, for the son I should not be served, but helped
grow and to become independent. What every child asks the really agl
adults is also the motto of the homes of the children: “Help me to do it myself.” We must, in
other words, do not in any way, to hinder the spontaneous manifestations of
children, so that the child does not end with the “confuse the good with immobility and
evil with activity. “In” Case of the children “should enable any event
spontaneous character of children, any “action that has a useful purpose.” The
Montessori has always recommended to her teachers to “avoid strictly
the arrest of spontaneous movements and the imposition of measures by the work of others will, “in
because “we can not know the consequences of a spontaneous act when the child
just begins to act. “All the spontaneous manifestations of the child who does not
indecorous or are harmful to the community must be fulfilled “with religious reverence,”
because through them we see the life as the sun appears at dawn and in the flower
the first tick of the petals. “Because the purpose of the acquisition of autonomy is
made is crucial ‘s environment in which the action takes place educational
from the point of view of the architectural space. The educational environment
Traditional is not suitable for children, but it is functional and does not allow adult
free and spontaneous expression of the child. It was designed and built in
mistaken belief that effective education can only take action
absolute stillness and in complete silence. The action makes the traditional educational
children “artificially silent as the mute and motionless as the paralyzed.” But “people
such are destroyed, not educated. “A true education must make people
owners themselves, they must give them the ability to move gracefully and to speak in an orderly and
accuracy, limited only by having the needs of the community. The educational environment should
therefore be structured so as to allow children to move freely
eliminating the possible barriers and constraints of all kinds: everything,
summary, must be suitable for children. The tables, cupboards, chairs, shelves,
boards, should be light, small, easily transportable and usable.
In the traditional school environment education must be depressing to not necessarily
distract the children and to accept their “whatever the teacher decides to authoritatively
teach. “In the school the child to measure, however, the environment must be attractive and
pleasant, even from the aesthetic point of view, because beauty “makes the job rewarding
combines school and the student with the school. The environment “beautiful” has an educational function
not only aesthetic, but also more generally. Light colors and shiny, for
example, they stand out more stains, the furniture and furnishings light
show sudden movements and uncoordinated children by facilitating their spontaneous
need to learn to control his movement patterns.
The Montessori pedagogy is part of a unique vision of childhood. There is a real
and its social issues related to childhood. The story, in its development, has led to
overcome various forms of oppression: that of slaves, serfs, of
proletarians. Only the children were entirely subservient to the oppression of adults to
a tyranny inherent in their stupidity and inability to grasp the true needs of the child which
should not be stifled by too rigid discipline nor served, but it helps
gain independence. This vision of the child to be released in recent years evolved into
a vision that sees itself in the child a model that can teach adults the values
benefits of peace and tolerance. In some works of his maturity, such as “The
Peace and Education “of 1933, or” Education and Peace “of 1949 and” Training
of the ‘man’ of 1949, expressed a Montessori philosophy of child who
presents very positive picture with paint. In respect of children and their
own inner world, Montessori sees a possible source of redemption for the adult
and all humanity. In a world shaken by periodic threats of war marked
by so much suffering and injustice, children with their candor and their simplicity,
become necessary for the triumph of the soul of adult ideals of peace,
of the ‘friendship and the tolerance of intolerance. Some critics have spoken of a sort of
exaltation little objective of the child, that of “children” is certain, however,
that the strong emphasis on the need to observe children and really
Take iere their authentic needs, beyond the stereotypes and misconceptions, it has a
undoubted value.
The exaltation of the spontaneity of the child, defined as “spiritual embryo”
could pull the reflections Montessori froebeliane those with
difference according to the Montessori child, placed in the ideal conditions for
spontaneously express their needs asks for help to learn,
to grow and to do for themselves, and Froebel to the size of spontaneous
that the child is in the game. The lack of attention devoted to the game from the Montessori
is considered by many of the shortcomings of his method.
☀. ❀. ƸӜƷ ☀ ♥ ♥ ♥ ♥ ☠ ♥ ✿ ⊱
As the childhood game: Fröbel
Since the beginning of the nineteenth century, thanks to new discoveries in medical science that led to a sharp drop in infant mortality, the child acquires its position in the family since birth, although the pedagogical attention early childhood beginning with Rousseau and Pestalozzi.
But it is credited with Fröbel Friedrich (1782-1852) when these educational insights came to be translated into educational institutions. Fröbel had, in fact, the opportunity to experiment in practice the validity of his educational project, first working on Keilhau with five children, and then with the founding of the first “German general garden of childhood” in Blankenburg. The institution, however, closed by the Prussian government in 1850 under suspicion of atheism and socialism.
Compared to the experimentalism of Pestalozzi, the positions of Fröbel take away from the more philosophical reflections. He began his discussion by the idea that the relationship with nature should not be mediated by socio-economic logic, but rather aesthetic, or rather mystical-sentimental. He then tries to get to discover the laws that govern nature, the organization of its internal structure, to get on this basis due to the variability of all of a general principle of unity. This will be the guiding concept of his philosophy as its pedagogy, and if it all comes from the tents, the natural purpose of all activities – and therefore above all of that training – it is aspiring to attain that unity.
It will then be meeting with Schelling for providing and promoting an organization of his final thought on the basis of the substantial unity between Nature and Spirit, theoretical basis and justification of his research into the nature of the laws that govern the processes of training, education and evolution of ‘man.
From the pedagogical point of view Fröbel aligns perfectly with the romantic ideas of the time and sees the development as a linear and continuous, as it is given a progress that divine energy which is inherent in every man.
• Children and play
Childhood Fröbel corresponds to the first phase of child education (early education) and begins immediately after the first months of life when the child begins to spontaneously represent the interior in the exterior. ” The psychological function that represents the beginning of this phase is the language that allows the child to translate, through the creative impulse within him, and then into action representations in the complexity of feeling in him.
Every human act to Fröbel is creative and is thus a direct expression of the divine in every man. The expression of representative processes and the corresponding actions that will accrue starting to appear in children should therefore be free, because every expression, because its divine origin, is in itself good and just. This theoretical position, however, does not come to be reflected in an educational suggestion that sees the tutor is not involved in this phase of education. Instead he will have to step in and drive, albeit discreetly, the child to the accuracy and clarity.
The spontaneity of the child still has to be safeguarded at all costs, and in this context that Fröbel introduces the important concept of the game as an educational tool. The author, in fact, sees the game as a core activity of the child and then as a primary tool to facilitate the expression and representation of its interior in a creative way, of course with the support of the language. The game is seen as a moment in which the child experiences the concept of unity so dear to Fröbel as it allows in a sense the child to enter into things, making them his own, and things to penetrate him, lending their apportioned pretend play.
The game is also important because it brings the child to discover the design facilitates the evolution of language, put the foundation for the learning of logical-mathematical concepts and applications for future work.
The design becomes important even at this early stage of education, as with its graphical nature helps the child to the pulse structure in some way their own internal representations (while the language also allows a continuous flow, unstructured), often ordering on the basis of numerical categories.
We must not forget that at this early stage Fröbel includes a strong educational focus motor education, rhythm, introduction to the world of music and dance, without underestimating the importance of even small household tasks that may be assigned to child as a source of practical learning.
• The second child
The second phase of education follows a path opposite to that of the previous phase.If this was the first to encourage the spontaneous exposure of the child of his inner life, now you ask the child to undertake a process of internalization must be driven by curiosity and interest, as well as the expression was driven by creativity. It thus comes from the expression learning, and make their appearance as formal education and the school. The latter is seen as a place where people come to know objects outside themselves, their nature, the laws that govern them. Recalling the theoretical positions of the author is not difficult to imagine that this knowledge will then be aimed at the general knowledge of the laws that govern the inner man as the outside, so to get to understand the unity of the whole.
The setting of metaphysics Fröbel there is very clearly in his suggestions for religious education and science. For the first he imagines to ask the children to get the intuition of God (as they must arrive at the intuition of the unit), relying primarily with data from instruments faith or, rather, on the request of a contemplation, a recognition , a “send” to God through a mystical feeling. For the learning of science, however, he starts from the consideration that all of nature is an expression and revelation of God This is the first awareness that, even in training, you must achieve in order to get to understand the scientific laws that govern the world .
On this basis Fröbel grafts of educational mediators, in a way that can simplify the way of children towards learning. He believes that learning science should be as intuitive as that of religion and interpret reality in analog and are not strictly objective Fröbel, he plans to make it more “natural” by showing the children as “gifts” that represent the various solids. From their observation and manipulation to get the young people can derive their common origin from the sphere, and then to “present” in the very concept of unity – which always comes back.
Instead of talking about teaching reading, writing and art, Fröbel leave at the moment by his metaphysical concerns. It defines, in fact, the language as an expressive instrument, which is manifestation of the subjectivity of individuals. This strong link between language, personality and expressiveness leads the author to pay close attention to the dialects as a manifestation of the individuality of the people, and the rhythm of speech, as the basis of poetic expression. The expression and language are seen as natural and spontaneous manifestations of the child already: they spontaneously So we beg the need of writing, which will be the first ideographic (ie based on the design, which we have already seen a key factor in early childhood education ) and then based on the conventional codes. The writing will follow the reading, born of the need to clarify before him, and then the other, as it is written.
The aesthetic is instead based training for Fröbel, teaching art that will draw inspiration from the observation and representation of sounds (music and singing), surfaces (such as colors and then materialized views in painting) and bodies (figure).
• The kindergarten and teaching materials
The first concept that must be emphasized that the kindergarten Fröbel is designed as a school in the true sense and not as a mere pre-school institution modeled on those that were spreading more or less the same years in Europe.
The kindergarten is thought of as divided into two main areas: one outside and one inside. In the outer were placed in small areas (“private property”) for the cultivation of plants with a wide area for communal work – reflecting well the fröbeliana dialectic between individuality and society, individual responsibility and collective approached.
Possession is therefore not understood in an ideological sense, but as an expression of a psychological need of the child intended to help you determine his identity and bring them together and shared responsibility.
The school “out”, direct contact with nature and its exploration does not exclude a more orderly boarding school. Here you enter the “gifts” which was mentioned above in relation to science teaching. But besides being a conduit for the transmission of a particular form of knowledge, they are seen by Fröbel as life forms and architectural aesthetic forms, and then as a teaching aid for education in art and aesthetics.
The structured learning materials can, therefore, view creative and “playful” in Fröbel, enjoy their autonomy to become a subsidy for other activities too far from the original ones.
Web Source

Difficoltà – Hardship – Muso Kokushi


🌸Difficoltà🌸

“La difficoltà
è una benedizione
quando stimola lo sforzo
e sviluppo;
la facilità
è una maledizione
quando aumenta
compiacimento
e autoindulgenza”.

Muso Kokushi
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Hardship

“Hardship is a blessing
when it spurs effort
and development;
ease is a curse
when it increases
complacency
and self-indulgence.”

Muso Kokushi

Una perla al giorno – Wayne Dyer


Pace

 

“La pace è il risultato della riqualificazione tua mente per elaborare la vita così com’è,
anziché come si pensa che dovrebbe essere. “

Wayne Dyer

“Peace is the result of retraining your mind to process life as it is,
 rather than as you think it should be.”

 Wayne Dyer

Sul cammino della luce – On the Path of light – Omraam Mikhaël Aïvanhov


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Sul cammino della luce

« Una volta che vi siete avviati sul cammino della luce, sforzatevi di non tornare mai indietro. E per non tornare indietro, il metodo più sicuro consiste nel mostrarsi vigili in ogni minima azione della vita quotidiana. È inutile concepire nobili progetti se questi non sono sostenuti e nutriti ogni giorno da un corretto atteggiamento interiore, oltre che da un buon comportamento esteriore. È importante ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione. Dovete comprendere a fondo che la vostra esistenza non è solo una continuità, ma anche una totalità nella quale ciascun elemento ha legami segreti con tutti gli altri: nessuno di essi è isolato. La vita quotidiana costituisce la base sulla quale costruite tutti i vostri grandi progetti. Che siate orientati verso la filosofia, l’arte, la politica, la scienza o la spiritualità, non è sufficiente che riusciate ad acquisire competenze nelle varie materie, ma è tutta la vostra vita a dover nutrire la vostra vocazione. »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

On the path of light

« Once you are committed to following the path of light, do all you can not to leave it. And the surest way of doing this is to watch carefully how you perform the tiniest actions of daily life. There is no point in coming up with noble projects if they are not supported and nourished each day by a sound inner attitude and by good outer behaviour as well. Every thought, every feeling and every action are important. You must understand that your life is not just a continuum; it is also a totality, each element of which is secretly linked with all the others; not one element is isolated. Daily life is the foundation on which you build all your great plans. Whether you intend to go in for philosophy, art, politics, science or spirituality, it is not enough to achieve competence in these different subjects; your whole life must nurture your vocation. »

Omraam Mikhael Aivanhov

Provare – Try – Thomas Edison


🌸Provare🌸

La nostra
più grande debolezza
sta nel rinunciare.
Il modo più sicuro
per riuscire
è sempre provarci
ancora una volta.

Thomas Edison
🌸🌿🌸#Poetycamente
🌸Try

Our
greatest weakness
lies in giving up.
The safest way
in order to succeed
is always trying
once again.

Thomas Edison

La zattera – The raft


La zattera

Il Buddha paragonò il suo insegnamento a una zattera: essa
serve per attraversare il fiume. Chi ritenesse opportuno, arrivato a riva, portarsela dietro, confonderla con un totem, un idolo, una stampella cui aggrapparsi, sarebbe ancora in preda all’illusione.
L’insegnamento non è qualcosa cui attaccarsi, ma il suo scopo reale è essere semplicemente uno strumento, qualcosa da abbandonare una volta assolta la sua funzione: è un metodo di liberazione, non una dottrina cui aderire. La zattera ha la sua necessità, ma dopo è solo un peso inutile.

Poetyca

“Una volta il Buddha spiegò la dottrina di causa ed effetto ai suoi discepoli ed essi dissero di averla vista e compresa chiaramente. Allora il Buddha disse:”Bhikkhu, persino in merito a questa visione, così pura e chiara, se -vi ci aggrappate, se la vezzeggiate, se la tesaurizzate, s’ vi ci attaccate, non comprendete che l’insegnamento è simile ad una zattera utile per attraversare il fiume e non come oggetto posseduto” .
Il Buddha spiega in altra circostanza questa famosa similitudine in cui il suo insegnamento è paragonato a una zattera
utile per attraversare l’acqua e da non trasportarsi poi. sulle spalle: “Bhikkhu, un uomo sta compiendo un viaggio. Arriva davanti a una vasta distesa d’acqua. Dalla sua parte la riva è pericolosa mentre dall’altra è sicura e senza pericolo. Nessuna barca però va verso l’altra riva, che è sicura e senza pericolo, né c’è un ponte per attraversare l’acqua. Egli allora pensa tra sé e sé: “Questa distesa d’acqua è vasta e la riva da questa parte è piena di pericoli, dall’altra parte invece è sicura e senza pericolo. Nessuna barca va verso l’altra riva e non c’è un ponte per attraversare l’acqua. Sarebbe quindi opportuno che raccogliessi erba, legno, rami e foglie per farne una zattera e che per mezzo di questa zattera attraversassi 1’acqua per raggiungere l’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi”. Ed ecco che quell’uomo, bhikkhu, raccoglie erba, legno, rami e foglie e costruisce una zattera e con questa zattera attraversa l’acqua fino all’altra riva, al sicuro, usando mani e piedi come remi. Raggiunta l’altra riva, egli pensa: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto. Grazie ad essa ho attraversato l’acqua fino a questa riva per essere al sicuro, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io portassi questa zattera sulla testa o sulla schiena ovunque vada”.
“Che cosa pensate, bhikkhu , se egli agisse in questo modo, agirebbe bene riguardo alla zattera?”. “No, signore.” “In quale modo allora egli agirebbe bene per quel che concerne la zattera? Dopo aver attraversato ed essere andato dall’altra parte, supponete che quell’uomo pensi: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto.. Per merito suo ho raggiunto senza pericolo questa riva, usando mani e piedi come remi. Sarebbe bene che io tirassi a secco questa zattera sulla riva o che, Pur lasciandola in acqua, la legassi e poi continuassi per la mia strada, quale essa sia.” Se si comportasse in questo modo, quell’uomo agirebbe bene riguardo. a quella zattera.
“Allo stesso modo, bhikkhu, ho insegnato che la dottrina è simile a una zattera. Serve per attraversare e non per trasportarsela sulle spalle (lett. per prenderla). Voi, bhikkhu, che comprendete che l’insegnamento è simile a una zattera, voi dovreste abbandonare persino le cose (dhamma) buone e quanto più ancora dovreste abbandonare le cattive (àdhamma)”

Mahatanhasahkhaya-sutta

The raft

The Buddha compared his teachings to a raft: it
 need to cross the river. If deemed appropriate, come to shore, take her, confusing it with a totem, an idol, a crutch to hold on, it would still deluded.
Teaching is not something to latch on, but its real purpose is simply to be a tool, something to be abandoned once discharged its function: it is a method of liberation, not a doctrine adhere to. The raft has its necessity, but after only a useless burden.

Poetyca

“Once the Buddha explained the doctrine of cause and effect to his disciples and they said they have seen and understood clearly. Then the Buddha said: “Bhikkhus, even on this vision, so pure and clear, if we-will cling, if the vezzeggiate, if hoarded, s’ you are attached, do you not understand that teaching is similar to a useful life raft to cross the river and not the object possessed. “
The Buddha explains this famous simile in other circumstances in which his teaching is likened to a raft
useful to cross the water and not to be transported onwards. on his shoulders: “Bhikkhus, a man is making a trip. arrives in front of a vast expanse of water. On his side the shore is dangerous while the other is safe and without danger. No boat, however, goes to the other side, that is safe and without danger, nor is there a bridge to cross the water. He then thinks to himself: “This vast expanse of water and the shore on this side is full of dangers, on the other side Instead it is safe and without danger. No boat goes to the other side and there is no bridge to cross the water. It is therefore appropriate that raccogliessi grass, wood, branches and leaves to make a raft and raft through this attraversassi 1’acqua to reach the other shore safely, using hands and feet like oars. “And then THAT ‘Man, bhikkhus, gathers grass, wood, branches and leaves and this builds a raft and raft through the water to the other side, safely, using hands and feet like oars. reached the other shore, he thinks: ” This raft was of great help to me. Thanks to it I crossed the water to this river to be safe, using hands and feet like oars. Would be good to me to bring this raft on my head or on his back wherever he goes. “
“What do you think, bhikkhus, if he acted in this way would act good about the raft?”. “No, sir.” “In what way then he would act well for what concerns the raft? Having crossed and gone the other hand, suppose that the man thinks:” This raft was of great help to me .. Thanks to him I have reached this shore safely, using hands and feet like oars. I shot would be good if I dry this raft on the shore or that, yet still in the water, and then legassi I continued on my way, whatever it is. “If you behave in this way, the man would act good about. That raft.
“Similarly, bhikkhus, I taught that the doctrine is similar to a raft. Need to cross and not trasportarsela shoulders (literally, to take it). You, bhikkhus, you understand that teaching is like a raft, you should abandon even the things (dhamma) and the more good you should still leave the bad (àdhamma) “

Mahatanhasahkhaya-sutta

Consapevolezza dell’amore – Awareness of love


Sei sicuro?

In ognuno di noi c’è un fiume di percezioni, in flusso continuo giorno e notte. Meditare vuol dire sedere sulla riva di quel fiume e osservare tutte le percezioni.

Grazie all’energia della consapevolezza possiamo scoprire la natura delle nostre percezioni e sciogliere i nodi che ci legano alle percezioni errate.

Tutta la nostra sofferenza e’ nelle nostre percezioni errate. Vi invito quindi a praticare il mantra:

“Sei sicuro?”

Thich Nhat Hanh


Consapevolezza dell’amore

Guardare in profondità e praticare la consapevolezza dell’amore ci aiuta a essere lucidi, a essere amorevoli, e quella lucidità e gentilezza amorevole ci servono da protezione, preservandoci da pericoli di ogni genere. Di solito siamo convinti che il pericolo venga fuori da noi, mentre gran parte del pericolo che ci troviamo ad affrontare viene dal nostro interno.
Spesso, se non abbiamo una visione chiara della situazione, la paura e gli equivoci in cui cadiamo ci possono trascinare in situazioni pericolose. Le afflizioni fondamentali (dette anche “I tre veleni”) sono illusione, rabbia e brama; possono essere guarite e trasformate dalla pratica della consapevolezza dell’amore. La consapevolezza dell’amore può aiutarci a fermare la sofferenza fin da subito e ci tiene lontani dalle fiamme dei veleni.
Sappiamo che la compassione deve essere pervasa di comprensione e di saggezza, prajna, perché se non si comprende, non è possibile alcuna comprensione profonda. Ecco perché la pratica della compassione inizia con la pratica dell’osservazione profonda, vipasshyana. Quando pratichiamo la consapevolezza, acquisiamo una comprensione più profonda della situazione; a partire dalla comprensione, la compassione fluisce spontanea. Prajna poi porta con se Mastri che è amore, gentilezza e compassione.
Se sei in conflitto con un’altra persona, la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo. Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza e allora non avrai più voglia di farle del male, di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla. E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore. A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi: quando provi simpatia o affetto per qualcuno, sei in una posizione per capirlo o capirla. Se invece non hai alcuna empatia per quella persona, se non l’accetti, non avrai alcuna possibilità di capirla.
L’affetto e l’amore ci aiutano lungo il sentiero di prajna aumentano la nostra energia di comprensione. La comprensione e l’affetto sono interdipendenti fra loro: l’amore fatto di comprensione e la comprensione è fatta d’amore. La consapevolezza dell’amore ci può aiutare in moltissimi modi. Supponiamo che tu stia tornando a casa in auto, consapevole che a casa c’è tuo figlio ad attenderti: se pratichi la consapevolezza dell’amore, se pensi e tuo figlio che ti aspetta che tu arrivi a casa sano e salvo, sarai più presente e guiderai con più attenzione, in modo più sicuro.
Metti che ti venga in mente di bere qualcosa praticando la consapevolezza dell’amore pensi a tuo figlio e sai che fra pochi minuti dovrai metterti al volante. Anche se hai molta voglia di bere perché ti fa sentire bene,praticare la consapevolezza dell’amore ti aiuterà a scegliere di non farlo, in quel momento. E’ una buona pratica mettere una foto di tuo figlio o di qualcuno che ami sul cruscotto dell’auto che ti ricordi di praticare la consapevolezza dell’amore mentre sei al volante così guiderai con attenzione.
Puoi tenere con te una foto della persona che ami, nella cartella del lavoro o in un posto dove la puoi vedere spesso, un immagine che può anche raffigurare un buddha o un bodisattva, tua figlia, tuo figlio, il tuo coniuge o partner, perfino un animale domestico a cui sei affezionato.
Qualunque essere a cui vuoi bene può ispirarti ad essere più consapevole, a prenderti cura di te stesso, di te stessa. E prendendoti cura di te, ti prendi cura delle persone che ami. Questa è una pratica di consapevolezza dell’amore. Non occorre che tu sia una persona molto religiosa o che faccia una quantità di pratiche devozionali: basta che richiami nella mente le persone a cui vuoi bene.
Così richiamare alla mente la forma, la vista o il suono di una manifestazione di compassione può aiutarti a soffrire meno. Ogni volta che pensi a quella persona, ogni volta che prendi consapevolezza di quell’altra, ogni volta che con l’occhio della mente vedi quel luogo bellissimo, immediatamente nel tuo cuore nasce l’elemento della compassione e della comprensione. La consapevolezza dell’amore è la pratica in grado di far sgorgare in noi il nettare della compassione e della comprensione. E che ci aiuta ad evitare ogni genere di pericolo. Quando si corre dietro al denaro, alla notorietà e al potere, quando si permette chela fiamma dell’avidità bruci dentro di se, si stà malissimo.
Se non si sa come praticare, anche il fuoco del desiderio sessuale inappropriato può bruciare e far soffrire. In che modo la consapevolezza della’more e della compassione aiutano a soffrire di meno? Prima di avere una relazione sessuale con qualcuno, pratica la consapevolezza: osserva in profondità la situazione dell’altro e la tua. Quell’atto distruggerà la vostra vita darà origine a un bel po’ di sofferenza per le persone che ami, per la tua famiglia, la consapevolezza e la presenza mentale portano comprensione e saggezza. E la saggezza da come risultato l’amore e la condotta saggia, quella comprensione che ti aiuta ad astenerti dal compiere azioni che portano sofferenza.
E’ così che la consapevolezza della compassione può impedirti di bruciarti alla fiamma del desiderio. Consapevolezza, presenza mentale e compassione rendono molto facile la pratica degli Addestramenti. Una volta che hai l’amore nel cuore non devi fare niente di più: puoi praticare gli Addestramenti alla perfezione e con molta facilità, senza alcuna lotta. Ogni volta che l’energia della consapevolezza ti nasce nel cuore, puoi essere libero dall’avidità. E’ una specie di miracolo, non è una grande fatica.
La pratica dell’amore, la consapevolezza dell’amore, è bellissima; è davvero una porta universale. La compassione ci fa mettere in relazione con le altre persone e altri esseri nel migliore dei modi possibile. E’ per questo che la pratica mira a far scorrere il nettare della compassione: senza compassione ci inaridiremmo completamente, saremmo del tutto soli e isolati. La gente che non ha compassione è quella che di più soffre al mondo è terribilmente sola. Chi si comporta con crudeltà, chi non ha in sé amore e compassione soffre molto; ha bisogno di aiuto da parte nostra, non di punizione o di vendette. Se sei veramente intelligente, sai che generare sofferenza negli altri ti farà ricadere addosso solo altri pericoli e altre sofferenze.
Ogni violenza che facciamo a una persona è un atto di violenza che facciamo contro noi stessi. Se non capisci questa verità elementare, soffrirai sempre di più.
Quando hai subito torture, è molto difficile non provare rabbia nei confronti di chi ti ha fatto del male; a loro volta anche i reduci americani soffrono molto del fatto i aver ucciso o menomato tanta gente. Come aiutare sia chi ha subito violenza sia chi l’ha perpetrata con la consapevolezza e la compassione, la consapevolezza dell’amore.
Possiamo guardare con gli occhi dell’amore la persona che ci fa soffrire: ” questa persona che ho davanti, anche se ha fatto cose crudeli contro di me e contro gli altri, anche se ha perso il contatto con la propria umanità, è a sua volta una vittima della violenza della crudeltà. Praticherò per essere capace con gli occhi dell’amore e di aiutarla a entrare in contatto con la propria umanità”. La prima cosa che si nota quando si pratica la consapevolezza della compassione è che si smette di soffrire.
Quando hai in te abbastanza energia di compassione e di amore, il cuore ti diventa grande e puoi abbracciare ogni cosa, ogni persona, anche quelli che chiami nemici.
Quando sai osservare in profondità il nemico e riesci a vedere che è vittima di idee, concetti e informazioni sbagliate, di condizione di vita, culturali e sociali, allora riesci a restare calmo e a mantenere aperto il cuore e hai più possibilità di riuscire ad aiutarlo a mettersi in contatto con la propria umanità, con la propria innata natura di Buddha, e a trasformare i semi dell’odio e della violenza che ha dentro di sé.

(Il cuore del cosmo – Thich Nhat Hanh

Are you sure?

In each of us is a river of perceptions, in continuous flow day and night. Meditation means to sit on the bank of the river and observe all perceptions.

With energy awareness we discover the nature of our perceptions and loosen the knots that bind us to misperceptions.

All our suffering and ‘in our misperceptions. I therefore invite you to practice the mantra:

“Are you sure?”

Thich Nhat Hanh



Awareness of love

Looking in depth knowledge and practice of love helps us to be polished, to be loving, and loving-kindness and clarity that we need to protect, protecting them from dangers of all kinds. Usually we are convinced that the danger is outside of us, while much of the danger we face comes from within.
Often, if we do not have a clear view of the situation, fear and misunderstanding when we fall we can drag in dangerous situations. The fundamental afflictions (also called “Three Poisons”) is illusion, anger and greed, can be healed and transformed by the practice of awareness of love. Awareness of love can help stop the suffering immediately and keeps us away from the flames of poisons.
We know that compassion must be imbued with understanding and wisdom, prajna, because if you do not understand, can not be any deep understanding. That’s why the practice of compassion begins with the practical observation deep vipasshyana. When we practice awareness, gain a deeper understanding of the situation, starting with understanding, compassion flows spontaneously. Prajna then brings a Masters that is love, kindness and compassion.
If you are in conflict with another person, the first thing you should do is try to understand it thoroughly. Look deeply you will see her suffering and then you will not want to hurt her, to punish her or make her suffer, but will accept as it is and trying to help. It ‘s so that understanding can contribute to making love. In turn love helps to deepen understanding: When you feel sympathy or affection for someone, you are in a position to understand it or understand it. If you have no empathy for that person, if you do not agree, you will have no chance to understand it.
The affection and love help us along the path of prajna increase our understanding of energy. Understanding and affection are interdependent: the love that comprehension and understanding is made of love. Awareness of love can help us in many ways. Suppose you’re going home by car, knowing that your son is at home waiting for you: if you practice awareness of love, if you think that you and your child expects you to get home safely, this will be more and drive more carefully, more safely.
Suppose you have in mind a drink practicing the awareness of love you think your child and you know that in a few minutes you get behind the wheel. Even if you really want to drink because it makes you feel good, practice awareness of love will help you choose not to, at that time. It ‘s a good practice to put a picture of your child or someone you love on the dashboard that you remember to practice the awareness of love while you’re driving so drive carefully.
You can take with you a photo of the person you love, in your work or in a place where you can see often, an image that can depict a Buddha or a bodisattva, your daughter, your son, your spouse or partner, even a pet that you’re fond of.
Whatever you want to be good can inspire you to be more aware to take care of yourself, of yourself. And taking care of yourself, you take care of the people you love. This is a practical awareness of love. You need not be a very religious person, or face a variety of devotional practices: just call in mind that people you love.
So call to mind the shape, sight or sound of a demonstration of compassion can help you suffer less. Every time I think about that person every time you take awareness of that other, each time with the mind’s eye see that beautiful place immediately in your heart comes the element of compassion and understanding. Awareness is the practice of love can flow to us in the nectar of compassion and understanding. And that helps us to avoid any kind of danger. When we run after money, the notoriety and power, when you allow greed claw flame burning inside him, it ‘s terrible.
If you do not know how to practice, even the fire of sexual desire can burn and hurt inappropriate. How della’more awareness and compassion help to suffer less? Before having a sexual relationship with someone, practice awareness: look in depth the situation of others and yours. That act will destroy your life will give rise to a lot ‘of suffering for the people you love, your family, awareness and mindfulness bring understanding and wisdom. And the wisdom to result in love and wise conduct, that understanding that helps you to refrain from actions which bring suffering.
It ‘s so that awareness of compassion may prevent you from burning the flame of desire. Awareness, mindfulness and compassion make it very easy practice drills. Once you have love in the heart does not have to do anything more: you can practice trainings perfectly and very easily without any fight. Whenever the energy of awareness you born in the heart, can be free from greed. It ‘a kind of miracle, not a great effort.
The practice of love, the awareness of love, is beautiful, is really universal in scope. Compassion makes us to relate with other people and other beings in the best way possible. And ‘why the practice is to slide the nectar of compassion without pity we dry up completely, we would be completely alone and isolated. The people who have no compassion is one that suffers most of the world is terribly lonely. Those who behave with cruelty, who did not themselves suffer much love and compassion, it needs help from us, not punishment or vengeance. If you’re really smart, you know that create suffering in others you will only fall back on other hazards and other sufferings.
The violence we do to a person is an act of violence we do against ourselves. If you do not understand this basic truth, will suffer even more.
When you’ve been tortured, it is very difficult not to feel anger towards those who have wronged you, in turn, also the American veterans suffer much of the fact he killed or maimed many people. How to help both those who have suffered violence and those who have perpetrated with the knowledge and compassion, the awareness of love.
We can look with eyes of love the person that makes us suffer, “this person in front of me, even if he has done cruel things against me and against others, even though it has lost touch with their humanity, is itself Once a victim of violent cruelty. Be able to be practicing with the eyes of love and help her get in touch with their humanity. ” The first thing you notice when practice awareness of compassion is that it stops suffering.
When you’re in you enough energy of compassion and love, your heart becomes big and you can embrace everything, every person, even those you call enemies.
When you know the enemy in depth look and you see who is the victim of ideas, concepts and misinformation, living conditions, cultural and social, then you can remain calm and maintain an open heart and you have more chances of being able to help get in touch with their humanity, with its innate Buddha nature, and transform the seeds of hatred and violence that has inside.

(The heart of the cosmos – Thich Nhat Hanh

Il respiro consapevole – Conscious breathing – Eckhart Tolle


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Il respiro consapevole – Eckhart Tolle

Scoprite lo spazio interiore creando degli intervalli nel flusso dei pensieri. Senza questi intervalli, il vostro pensiero diventa ripetitivo, non ispirato, privo di ogni scintilla creativa, come è tuttora per la maggior parte delle persone sul pianeta.

Non avete bisogno di preoccuparvi della durata di questi intervalli, pochi secondi basteranno. A poco a poco aumenteranno da soli, senza alcuno sforzo da parte vostra. Più che la loro lunghezza è importante farli accadere frequentemente, cosi che le vostre attività giornaliere e il flusso dei vostri pensieri si alternino con lo spazio.

Recentemente qualcuno mi ha mostrato il programma annuale di una vasta organizzazione spirituale. Mentre lo esaminavo, ero colpito dalla grande scelta di interessanti seminari e gruppi di lavoro. Mi ricordava uno smorgasbord, uno di quei buffet scandinavi dove si può scegliere tra un enorme varietà di cibi abbondanti. Quella persona mi chiese se potevo raccomandargliene uno o due. “Non so” dissi. “Questi seminari sembrano tutti molto interessanti. “Ma una cosa so di sicuro” aggiunsi. “Rimani consapevole del tuo respiro più spesso che puoi, ogni volta che te ne ricordi. Fai questo per un anno e ciò produrrà una trasformazione più potente che non la partecipazione a tutti questi corsi. E non costa niente”.

Essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio. È un modo di generare consapevolezza. Sebbene la pienezza della coscienza esista già in forma non manifestata, siamo qui per portare la coscienza in questa dimensione.

Siate consapevoli del respiro. Fate attenzione alla sensazione del respiro. Sentite l’aria che entra ed esce dal corpo. Osservate come il petto e l’addome si espandono e si contraggono leggermente con l’inspirazione e l’espirazione. Un respiro consapevole è sufficiente a creare spazio li dove prima c’era un interrotta successione di un pensiero dopo l’altro. Un respiro consapevole, due o tre sarebbe ancora meglio, molte volte al giorno, è un modo eccellente per portare spazio nella vostra vita.

Anche se meditate sul respiro per due ore o più, cosa che alcuni hanno fatto, un solo respiro è tutto ciò di cui avete bisogno per essere consapevoli o meglio, tutto ciò di cui potete essere consapevoli. Il resto è memoria o anticipazione, cioè pensiero.

Il respirare non è in realtà qualcosa che si fa, ma qualcosa che si può osservare mentre accade. Il respirare accade da solo. È l’intelligenza interna del corpo che lo fa. Tutto quello che dovete fare è osservarlo mentre accade. Non implica alcuno sforzo o tensione. Fate attenzione, inoltre, alla breve pausa nel respiro, in particolare al punto di quiete alla fine dell’espirazione, prima dell’inizio di una nuova inspirazione.

In molte persone il respiro è innaturalmente superficiale. Quanto più sarete consapevoli del respiro, tanto più questo ritroverà la sua naturale profondità. Poiché il respiro in se non ha forma, è stato fin dall’antichità considerato uguale allo spirito: l’unica Vita senza forma. “Allora il Signore Dio modello l’uomo con la polvere del terreno e soffio nelle sue narici un alito di vita; così l’uomo divenne un essere vivente”.

La parole respiro in tedesco, Atmen, deriva dall’antica parola indiana (sanscrita) Atman, il cui significato è lo spirito divino innato o Dio dentro di noi.

Il fatto che il respiro non abbia forma è una delle ragioni per cui la consapevolezza del respiro è un modo straordinariamente efficace di portare spazio nella vostra vita, di generare consapevolezza. È un eccellente oggetto di meditazione proprio perché non è un oggetto, non ha struttura né forma. L’altro motivo è che il respiro è uno dei fenomeni più sottili e apparentemente più insignificanti. “La cosa più piccola” che, secondo Nietzsche, crea “la più grande felicità”.

Praticare o meno la consapevolezza del respiro come forma di meditazione vera e propria è una vostra scelta. La meditazione praticata regolarmente, comunque, non è un sostituto del portare la coscienza dello spazio nella vita di ogni giorno.

Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro. Il respiro cosciente ferma la mente. Ma lungi dall’essere in trance o mezzo addormentati, siete completamente svegli e totalmente vigili. Non state cadendo al di sotto del pensiero, ma vi state elevando sopra di esso. E se guardate più attentamente troverete che queste due cose, arrivare pienamente nel presente e smettere di pensare senza perdere consapevolezza, sono in realtà una sola e unica cosa, il sorgere della coscienza nello spazio.

– tratto dal libro “Un Mondo Nuovo” 

 

Conscious breathing – Eckhart Tolle

Discover inner space by creating intervals in the flow of thoughts. Without these intervals, your thinking becomes repetitive, not inspired, devoid of any creative spark, as is still for most of the people on the planet.

You do not need to worry about the duration of these intervals, a few seconds will do. Gradually increase alone, without any effort on your part. More than their length is important to make them happen frequently, so that your daily activities and the flow of your thoughts to alternate with the space.

Someone recently showed me the annual program of a large spiritual organization. As I examined him, I was struck by the great choice of interesting seminars and working groups. It reminded me of a smorgasbord, one of those Scandinavian buffet where you can choose from a huge variety of foods abundant. That person asked me if I could raccomandargliene one or two. “I do not know,” I said. “These seminars all look very interesting. “But one thing I know for sure,” I added. “Stay aware of your breathing as often as you can, whenever you remember. Do this for a year and this will produce a more powerful processing that does not participate in these courses. It does not cost anything. “

Being aware of the breath shifts attention from the thoughts and creates space. It is a way to generate awareness. Although the fullness of consciousness exists already in unmanifested form, we are here to bring consciousness into this dimension.

Be aware of the breath. Pay attention to the sensation of the breath. Feel the air that enters and leaves the body. See how the chest and abdomen expand and contract slightly with the inhalation and exhalation. A conscious breath is enough to create them space where before there was an interrupted sequence one thought after another. A conscious breathing, two or three would be even better, many times a day, is an excellent way to bring the space in your life.

Even if you meditate on the breath for two hours or more, which some have done, a single breath is all that you need to be aware or rather, all that you can be aware. The rest is memory or anticipation, that thought.

Breathing is not really something you do, but something that can be observed as it happens. Breathing happens by itself. It is the inner intelligence of the body that does. All you have to do is watch him happens. Does not involve any effort or strain. Pay attention also to the brief pause in breathing, especially at the point of rest at the end of exhalation, before the start of a new inspiration.

In many people’s breath is unnaturally shallow. The more you are aware of the breath, the more this will regain its natural depth. Because the breath itself has no form, has been since ancient times considered equal to the spirit, the only life without form. “Then the Lord God model man with the dust of the ground and breathed into his nostrils the breath of life; so man became a living being. “

The words breath in German, Breathing, comes from the Indian word (Sanskrit) Atman, whose meaning is innate divine spirit or God within us.

The fact that the breath has no form is one of the reasons why breath awareness is an extraordinarily effective way of bringing space into your life, to generate awareness. It is an excellent meditation object precisely because it is not an object, does not have the structure or form. The other reason is that the breath is one of the phenomena more subtle and seemingly insignificant. “The smallest thing” that, according to Nietzsche, creates “the greatest happiness”.

Practicing or not breath awareness as a form of meditation itself is your choice. Meditation practiced regularly, however, is not a substitute for bringing awareness of space in everyday life.

Be aware of your breath forces you to stay in the present moment, which is the key to all inner transformation. Whenever you are aware of the breath, you are absolutely present. You also realize that you can not think, and, at the same time, be aware of your breath. The breath stops the conscious mind. But far from being in a trance or half asleep, you are fully awake and fully alert. Not are falling below the thought, but there are raising above it. And if you look more closely you will find that these two things, get fully in the present and stop thinking without losing consciousness, they are actually one and the same thing, the rise of consciousness in space.

– Based on the book “A New World”

La Via della Devozione Sri Aurobindo – The Way of Devotion Sri Aurobindo


La Via della Devozione Sri Aurobindo

Come quando un’anima si fonde in Dio
per vivere in Lui per sempre e conoscerne la gioia,
la sua coscienza non conobbe più che Lui solo,
e tutto il suo sé separato si perse nel Suo.
Come un cielo stellato circonda la terra felice,
Lui la chiuse in sé in un cerchio di beatitudine
ed in Sé stesso e in lei chiuse il mondo.
Un isolamento senza limiti li unì in un solo essere.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

Se solo gli uomini potessero intravedere le beatitudini infinite, le forze perfette, gli orizzonti luminosi di conoscenza spontanea, le calme vastità del nostro essere che ci aspettano sulle vie che la nostra evoluzione animale non ha ancora conquistato, abbandonerebbero tutto e finché non avessero raggiunto questi tesori non si darebbero pace! Ma il cammino è stretto, le porte sono difficili da forzare, e la paura, la diffidenza, lo scetticismo sono qui, sentinelle della Natura, per impedirci di distogliere i nostri passi dai suoi pascoli consueti.
(Pensieri e Aforismi, 5)

L’Amore divino, a differenza di quello umano, è profondo, vasto e silenzioso; chi vuole diventarne cosciente e rispondervi, deve farsi calmo e tranquillo. Deve avere per suo unico fine di compiere il dono di sé, così da poter diventare ricettacolo e strumento, lasciando alla Saggezza e all’Amore divini la cura di colmarlo di ogni cosa necessaria. Deve anche convincersi che non può pretendere di progredire, evolversi e ottenere la realizzazione entro un dato tempo; deve essere pronto ad aspettare il tempo necessario, perseverare e fare dell’intera sua vita un’aspirazione e un’apertura per un’unica cosa: il Divino. Il segreto della sadhana è darsi, non esigere e prendere. Più ci si darà, più crescerà il potere di ricevere. (Lettere, II, 198)

E’ vero che si vive e si fa tutto in funzione di se stessi, ma questa è la natura dell’uomo: egli è centrato nel proprio ego, e fa tutto per il proprio ego; anche il suo amore e la sua simpatia sono per lo più basate sull’ego. Tutto ciò va cambiato e va centrato nel Divino, fatto per la Madre divina. La sadhana mira proprio a questo. Il silenzio, la crescita dello psichico e tutto il resto intendono arrivare a questo, ma non si può fare tutto in una volta. Quando la coscienza è pronta, allora l’amore psichico, l’impulso al dono di sé, cominciano a rivelarsi nel cuore e avviene il cambiamento – progressivamente, finché il dono di sé diventa totale. (Lettere, V, 131)

Quando l’approccio avviene attraverso il cuore, attraverso l’Amore e la Bhakti, il culmine supremo è in un Ananda trascendente, un’indicibile Felicità o Beatitudine ineffabile di unione con il Divino attraverso l’Amore. (Lettere, I, 89)

Sottomettersi significa darsi al Divino, donare al Divino tutto quello che si è o si possiede e non considerare niente come proprio, obbedire solo alla Volontà divina e a nessun’altra, vivere per il Divino e non per l’ego. Sottomettersi significa essere interamente nelle mani della Madre e non opporsi in alcun modo, per egoismo o altro, alla sua Luce, alla sua Conoscenza, alla sua Volontà, all’azione della sua Forza. Il Divino si dà a coloro che si danno a Lui senza riserva e in ogni loro parte. Per essi è la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani dell’Ananda. (Lettere, I, 223)

L’essenza della sottomissione è accettare senza riserve l’influenza e la guida quando la gioia e la pace discendono, accettarle senza porre quesiti o argomenti capziosi, e lasciarle crescere; quando si sente la Forza al lavoro, lasciarla agire senza opporsi; quando viene data la Conoscenza, riceverla e seguirla; quando la Volontà viene rivelata, farsi suo strumento. Il Divino può guidare, ma non costringe. C’è una libertà interiore, concessa a ogni essere mentale detto ‘uomo’, di acconsentire o no alla guida del Divino: come potrebbe altrimenti realizzarsi un’autentica evoluzione spirituale? Ogni persona – a meno che non faccia una sottomissione totale – ha fino a un certo punto la libertà di scelta e, quando la usa, deve accettarne le conseguenze, spirituali o di altro genere. L’aiuto può essere solo offerto, non imposto. L’offerta al Divino serve a liberarsi dall’illusione della separazione: l’atto stesso dell’offrire implica che tutto appartiene al Divino. (Lettere, I, 235-6)

Si può sentire la coscienza divina come uno stato spirituale impersonale: uno stato di pace, luce, gioia, vastità. La Presenza divina può anche essere sentita sotto forma di Qualcuno che è la fonte viva e l’essenza di quella luce, un Essere dunque, non semplicemente uno stato spirituale. La Presenza della Madre è ancora più concreta, distinta, personale: è la presenza non di uno sconosciuto, di un Potere o un Essere, ma di Qualcuno che ci è noto, intimo, che si ama e a cui si può offrire tutto l’essere in un modo concreto e vivente. (Lettere, II, 214)

L’obiettivo stesso dello yoga è un cambiamento di coscienza; acquisendo una nuova coscienza, o portando alla luce la coscienza nascosta del vero essere interiore, manifestandola a poco a poco e perfezionandola sempre più, si ottiene prima il contatto e quindi l’unione con il Divino. L’Ananda e la bhakti fanno parte di questa coscienza più profonda, e solo quando si vive e si cresce in essa possono divenire permanenti. Fino ad allora, si possono solo avere esperienze dell’Ananda e della Bhakti, ma non lo stato costante e permanente. Ma lo stato di bhakti e di sottomissione crescente non arriva a tutti sin dai primi stadi della sadhana; molti sadhaka, in realtà la maggioranza, hanno da percorrere un lungo cammino di purificazione e di tapasya (disciplina) prima che arrivi questo stato. (Lettere, II, 220-1)

Quando l’essere psichico si risveglia, divenite cosciente della vostra anima: conoscete il vostro vero Sé. E non commettete più l’errore di identificarvi con l’essere mentale e vitale, non li scambiate per l’anima. In secondo luogo, una volta risvegliato, l’essere psichico dà la vera bhakti per il Divino. Quella bhakti è completamente diversa dalla bhakti mentale e vitale. Proprio perché lo psichico è in diretto contatto con la Divinità che sta dietro, è capace di vera bhakti: non fa richieste, non ha riserve; sa come obbedire alla Verità nel modo giusto; si abbandona veramente a Dio e poiché è capace di abbandonarsi veramente, di conseguenza sa anche ricevere veramente. (Lettere, IV, 166-7)

La natura dell’Ineffabile è una Beatitudine trascendente, inimmaginabile e inesprimibile con la mente e la parola. Immanente e segreta, impregna tutto l’universo ed ogni cosa nell’universo. La sua presenza viene descritta come un etere segreto della beatitudine dell’essere, di cui la Scrittura dice che se non esistesse, nulla potrebbe vivere né respirare neanche per un istante. Questa beatitudine spirituale è anche qui, nei nostri cuori, celata in profondità, lontana dal lavorìo superficiale della mente che ne afferra solo qualche riflesso debole e imperfetto nelle diverse forme mentali, vitali e fisiche della gioia d’esistenza.
(Sintesi, II, p. 568)

L’amore viene a noi in modi diversi: può venire attraverso il risvegliarsi alla bellezza dell’Amante, alla vista del suo volto e della sua immagine ideale, attraverso i suoi misteriosi segni dietro le migliaia di aspetti delle cose di questo mondo, attraverso un lento o improvviso bisogno del cuore, una vaga sete dell’anima, mediante la sensazione di ‘qualcuno’ vicino a noi che ci attira o ci persegue con amore, o che è beatifico e bello, e che dobbiamo scoprire. Possiamo ricercarlo appassionatamente e inseguire l’invisibile Amato; ma può anche darsi che sia Lui a cercarci senza che noi ci pensiamo; può apparirci in mezzo alla folla e impadronirsi di noi di sua iniziativa, che lo vogliamo o meno. Può persino giungere come un nemico con la collera dell’amore e i nostri primi rapporti possono essere teatro di battaglie e conflitti. Ma Amore e Ananda sono l’ultima parola dell’Essere, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri”.
(Ivi, p. 578-9)

Il loto della conoscenza e della perfezione eterna è una gemma chiusa e ravvolta in noi. Si apre in modo rapido o gradatamente, un petalo dopo l’altro, mediante realizzazioni successive, appena l’intelligenza dell’uomo incomincia a volgersi verso l’Eterno, e il suo cuore, non più oppresso dall’attaccamento e confinato alle apparenze finite, si accende d’amore per l’Infinito. Ogni pensiero, tutta la vita e tutta l’energia che si sprigionano dalle nostre facoltà, ogni esperienza, passiva o attiva, divengono da questo momento altrettanti impulsi che lacerano i rivestimenti dell’anima e rimuovono gli ostacoli che impediscono il suo inevitabile schiudersi. Colui che sceglie l’Infinito è stato scelto dall’Infinto. Ha ricevuto l’impulso divino senza il quale non esiste possibilità di risveglio né di apertura spirituale; ma una volta ricevuta la divina chiamata, l’adempimento è sicuro, sia che avvenga per virtù di una rapida conquista in una sola vita umana, o con una paziente ricerca attraverso i numerosi stadi del ciclo delle esistenze nell’universo manifesto.
(Sintesi, I, 53-54)

The Way of Devotion Sri Aurobindo

As when a soul merges in God
to live in Him forever, and know the joy,
his conscience no longer knew that he alone,
and all of his separate self is lost in His.
As a starry sky surrounds the earth happy,
He closed himself in a circle of bliss
and in Himself, and she closed the world.
An isolation unlimited united them into one being.

(Savitri, V, III, 372-378, 410)

If only men could see the endless bliss, perfect strength, the bright horizons of knowledge spontaneously, the calm vastness of our being that await us in the ways that our animal evolution has not yet earned, would drop everything and until they had achieved these treasures would not be alone! But the road is narrow, the doors are hard to break in, and fear, distrust, skepticism here, sentinels of nature, to keep us from our feet away from his usual pasture.
(Thoughts and Aphorisms, 5)

Divine love, unlike the human one, is deep, vast and silent, and whoever wants to become conscious and responding to them, must be calm and quiet. Must have for its sole end of making the gift of himself, so he can become a receptacle and instrument, leaving the divine Wisdom and Love the care of every thing necessary to fill it. It must also be convinced that no one can pretend to forward, evolve and get to be realized within a given time, must be prepared to wait as long as necessary, endure and make the whole of his life an aspiration and an opening for one thing: the Divine. The secret of sadhana is to give oneself, not to demand and take. The more you give, the greater will power to receive. (Letters, II, 198)

It ‘true that we live and do everything according to themselves, but this is the nature of man: he is centered in the ego, and does it all for his ego, even his love and sympathy are mostly based on ego. All this must be changed and should be centered in the Divine, done for the Divine Mother. Sadhana aims at this. The silence, the growth of the psychic and the rest intend to achieve this, but you can not do everything at once. When the consciousness is ready, then the psychic love, the impulse to self-giving, they begin to reveal themselves in the heart and is changing – gradually, until the total gift of self becomes. (Letters, V, 131)

When the approach is through the heart, through love and Bhakti, the climax is a supreme Ananda transcendent, unspeakable happiness or bliss ineffable union with the Divine through love. (Letters, I, 89)

To submit himself to the Divine means, donate to the Divine, or whatever you have and you do not look nothing like their own, only to obey the Will of God and none else, to live for the Divine and not for the ego. To submit means to be entirely in the hands of the Mother and not oppose in any way, for selfish or anything, its light, to his knowledge, his Will, the action of his force. The Divine is given to those who give themselves to Him without reservation and in every part. For them it is the calm, light, power, bliss, freedom, the vastness, the heights of knowledge, Ananda oceans. (Letters, I, 223)

The essence of submission is to accept without reservation the influence and driving when the joy and peace descended, accept them without asking questions or specious arguments, and let them grow, and when you feel the force at work, leave it to act without opposition, when given the knowledge, receive it and follow it, and when the Will is proved, be his instrument. The Divine can guide, but not forced. There is an inner freedom, granted to every mind that ‘man’, or not to consent to the guidance of the Divine: How else could realize genuine spiritual evolution? Every person – unless it makes a total submission – has to some extent the freedom of choice and, when used, must accept the consequences, spiritual or otherwise. The aid may only be offered, not imposed. The offering to the Divine for getting rid of the illusion of separation: the very act of offering implies that everything belongs to the Divine. (Letters, I, 235-6)

You can feel the divine consciousness as an impersonal spiritual state: a state of peace, light, joy, vastness. The Divine Presence can also be heard as someone who is the living source and essence of that light, therefore, a Being, not merely a spiritual state. The Presence of the Mother is even more concrete, distinct, personal: it is not the presence of a stranger, or a Power of Being, but to anyone who we know, underwear, we love you and can offer the whole being and living in a concrete way. (Letters, II, 214)

The very purpose of yoga is a change of consciousness, gaining a new awareness, or bringing to light the hidden consciousness of the true inner being, manifesting gradually increasing and perfecting it, you get the first contact and union with the Divine. The Ananda and bhakti are part of this consciousness more profound, and only when you can live and grow in it may become permanent. Until then, you can only have experience and Bhakti Ananda, but it was constant and permanent. But the state of bhakti and increasing subjugation does not arrive at all since the early stages of sadhana; many sadhaka, in fact the majority, have to go a long way of purification and tapasya (discipline) before it reaches this state. (Letters, II, 220-1)

When the psychic being awakens, you become conscious of your soul: you know your true self. And do not make the mistake of identifying with the mental and vital, they are not mistaken for the soul. Secondly, once awakened, the psychic gives true bhakti for the Divine. That is completely different from bhakti bhakti mind and life. Just because the psychic is in direct contact with the Divinity behind, is capable of true bhakti: no demands, has no reservations; knows how to obey the Truth in the right way, you really leave it to God and is able to truly indulge therefore know very well received. (Letters, IV, 166-7)

The nature of the Ineffable Bliss is a transcendent, inexpressible and unthinkable with the mind and speech. Immanent and secret, permeates the entire universe and everything in the universe. Its presence is described as being an ether secret of happiness, of which Scripture says that if there were, nothing could live or breathe even for a moment. This spiritual bliss is also here, in our hearts, hidden in the depths, far from the surface workings of the mind that only grabs some reflection of weak and imperfect in various forms mental, vital and physical properties of the joy of existence.
(Summary, II, p. 568)

Love comes to us in several ways: it can come through the awakening to the beauty of the lover, the sight of his face and his ideal image, through his mysterious signs behind the thousands of aspects of the things of this world, through a slow or sudden need of the heart, a vague thirst of the soul by the feeling that ‘someone’ close to us that draws us and pursues us with love, or that is blissful and beautiful, and that we must discover. We can search for it passionately and pursue the invisible Amato, but it may be that he is looking for us without us think, can appear in the crowd and get hold of us on his own initiative, whether we like it or not. It may even come as an enemy with the rage of love and our initial reports may be the scene of battles and conflicts. But Love and Ananda are the last word of Being, the secret of secrets, the mystery of mysteries “.
(Ibid, p. 578-9)

The lotus of knowledge and eternal perfection is a bud closed and folded within us. It opens quickly or gradually, one petal after another, by setting an after, as soon as the intelligence of man begins to turn to the LORD, and his heart, no longer burdened by attachment and confined to appearances ended , lights up with love for the Infinite. Every thought, all life and all the energy that emanates from our faculties, every experience, passive or active, by this time become so many impulses that tear the coverings of the soul and removes obstacles that prevent its inevitable unfolding. He who chooses the Infinite was chosen dall’Infinto. He received the divine impulse, without which there is no possibility of revival of spiritual opening, but once received the divine call, the performance is safe, whether it happens by virtue of rapid wins in a single human life, or a patient search through the many stages of the cycle of existence manifested universe.
(Summary, I, 53-54)

Non smarrite il cuore! – Inspiration by Clarissa Pinkola Estes


Non smarrite il cuore!

Amici miei, non smarrite il cuore. Noi siamo stati fatti per questi tempi. Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi, e con ragione. Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado ultimo di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni. Il prestigio e la presunzione alle quali alcuni si sono ispirati nell’approvare atti efferati contro bambini, vecchi, la gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato. Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo questi tempi difficili. Soprattutto non perdete la speranza. Specialmente perchè siamo stati fatti per questi tempi. Sì. Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa d’incontrarci esattamente sul campo di questo impegno …

Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una. In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l’un l’altra come mai nella storia dell’umanità … Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua. Anche se la vostra superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E’ risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto.

In ogni periodo buio c’è la tendenza a perdersi d’animo per quanto è sbagliato o non guarito nel mondo. Non focalizzatevi su questo. C’è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci. Non focalizzatevi lì. Questo è mancare il vento e non alzare le vele. Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora. Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno, e le riconosceremo quando compariranno. Non avevate detto di credere? Non avevate detto di ascoltare una voce più grande? Non avevate chiesto la grazia? Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? …

Il nostro compito non è quello di fermare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d’azione. Ogni piccola e pacifica cosa che un’anima può fare per aiutare un’altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d’immenso aiuto. Non ci è dato sapere quale sarà l’azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole. Ciò di cui c’è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione. Sappiamo che non tocca a “tutti sulla Terra” portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda, o alla centesima raffica di vento.

Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro. La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente. Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare.

Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto. Il motivo è questo: fin nelle ossa so una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di chi siete al servizio e chi vi ha mandato qui. Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell’Uno che ci ha portati qui. Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: “ Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro. Ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite”.

Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da chi voi venite e perché siete venuti su questa bellissima e necessaria Terra.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Autrice del best seller Donne che corrono coi Lupi

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Inspiration by Clarissa Pinkola Estes

My friends, do not lose heart. We were made for these times. I have heard from so many recently who are deeply and properly bewildered. They are concerned about the state of affairs in our world right now. Ours is a time of almost daily astonishment and often righteous rage over the latest degradations of what matters most to civilized, visionary people.

You are right in your assessments. The luster and hubris some have aspired to while endorsing acts so heinous against children, elders, everyday people, the poor, the unguarded, the helpless, is breathtaking. Yet, I urge you, ask you, gentle you, to please not spend your spirit dry by bewailing these difficult times. Especially do not lose hope. Most particularly because, the fact is that we were made for these times. Yes. For years, we have been learning, practicing, been in training for and just waiting to meet this on this exact plain of engagement…

I grew up on the Great Lakes and recognize a seaworthy vessel when I see one. Regarding awakened souls, there have never been more able vessels in the waters than there are right now across the world. And they are fully provisioned and able to signal one another as never before in the history of humankind… Look out over the prow; there are millions of boats of righteous souls on the waters with you. Even though your veneers may shiver from every wave in this stormy roil, I assure you that the long timbers composing your prow and rudder come from a greater forest. That long-grained lumber is known to withstand storms, to hold together, to hold its own, and to advance, regardless.

In any dark time, there is a tendency to veer toward fainting over how much is wrong or unmended in the world. Do not focus on that. There is a tendency too to fall into being weakened by dwelling on what is outside your reach, by what cannot yet be. Do not focus there. That is spending the wind without raising the sails. We are needed, that is all we can know. And though we meet resistance, we more so will meet great souls who will hail us, love us and guide us, and we will know them when they appear. Didn’t you say you were a believer? Didn’t you say you pledged to listen to a voice greater? Didn’t you ask for grace? Don’t you remember that to be in grace means to submit to the voice greater?…

Ours is not the task of fixing the entire world all at once, but of stretching out to mend the part of the world that is within our reach. Any small, calm thing that one soul can do to help another soul, to assist some portion of this poor suffering world, will help immensely. It is not given to us to know which acts or by whom, will cause the critical mass to tip toward an enduring good. What is needed for dramatic change is an accumulation of acts, adding, adding to, adding more, continuing. We know that it does not take “everyone on Earth” to bring justice and peace, but only a small, determined group who will not give up during the first, second or hundredth gale.

One of the most calming and powerful actions you can do to intervene in a stormy world is to stand up and show your soul. Soul on deck shines like gold in dark times. The light of the soul throws sparks, can send up flares, builds signal fires, causes proper matters to catch fire. To display the lantern of the soul in shadowy times like these – to be fierce and to show mercy toward others, both, are acts of immense bravery and greatest necessity. Struggling souls catch light from other souls who are fully lit and willing to show it. If you would help them calm the tumult, this is one of the strongest things you can do.

There will always be times when you feel discouraged. I too have felt despair many times in my life, but I do not keep a chair for it; I will not entertain it. It is not allowed to eat from my plate. The reason is this: In my uttermost bones I know something, as do you. It is that there can be no despair when you remember why you came to Earth, who you serve, and who sent you here. The good words we say and the good deeds we do are not ours: They are the words and deeds of the One who brought us here. In that spirit, I hope you will write this on your wall: When a great ship is in harbor and moored, it is safe, there can be no doubt. But that is not what great ships are built for.

This comes with much love and a prayer that you remember who you came from, and why you came to this beautiful, needful Earth.

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.

Author of the bestseller Women Who Run with Wolves

Scelte – Choises – Deepak Chopra


🌸Scelte🌸

“Io e te siamo essenzialmente
creatori di scelte infinite.
In ogni momento
della nostra esistenza,
siamo in quel campo
di tutte le possibilità
dove abbiamo accesso
a un’infinità di scelte.”

Deepak Chopra
🌸🌿🌸#pensierieparole
🌸Choises

“You and I are essentially
infinite choice makers.
In every moment of our existence,
we are in that field
of all possibilities
where we have access
to an infinity of choices.”

Deepak Chopra